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I Quaderni del 1943

Aprile
22 aprile 1943

[121] Mi pare che sia quasi inutile scrivere ancora avendo detto tutto1. Ma lei2 si raccomanda
di scrivere le cose che più mi colpiscono e io ubbidisco.
È la sera del Giovedì Santo3. Parlando di Gesù non mi distraggo perciò da Lui ma anzi mi
concentro in Lui. Le dirò dunque come ho passato queste ultime ventiquattro ore. Lei ieri sera mi ha
vista sfinita. Ero realmente sfinita. Ma quando tocco il fondo della resistenza umana, e a chi mi
vede do l’impressione d’essere un povero essere incapace persino di pensare, è proprio allora che ho
delle - dirò così - illuminazioni.
Ieri sera avevo letto il giornale; poi, stanca anche di quello, avevo chiuso gli occhi e stavo così...
inerte. D’un tratto ho visto, mentalmente, un terreno molto sassoso e brullo. Pareva la cima di un
poggetto, come se ne vedono tanti sulle nostre colline. Nudo di vegetazione, solo ricco di pietre e
selci ruvide e biancastre, aveva tutt’intorno un vasto orizzonte. Proprio sulla cima era nata una
pianta di mammole. Unica cosa che vivesse in tanto squallore. Vedevo distintamente il ciuffo delle
foglie ben folto e riunito come per opporre resistenza ai venti che battevano la cima. Qualche
boccio di viola, più o meno aperto, [122] sporgeva il capino dal cespo verde. Ma di completamente
sbocciata non ce ne era che una.
Bella, di un colore pieno, aperta e protesa verso l’alto.

Fu il suo stare così ritta, quasi fosse attirata da una forza speciale, che mi colpì l’attenzione e mi
fece cercare con lo sguardo. E vidi un’asse, una grossa asse infissa nel suolo. Pareva un tronco
appena piallato, quasi grezzo e scabro. A un mezzo metro dal suolo, forse meno, stavano due piedi
trafitti... Non ho visto che quelli ieri sera. Due piedi torturati. E che fossero torturati acerbamente lo
diceva la contrattura degli stessi con le dita quasi ripiegate verso la pianta come per spasimo
tetanico.
Del sangue, scivolando lungo i calcagni, scendeva sull’asse scabra e la rigava fino al suolo. Altre
gocce cadevano dalle dita contratte e piovevano sul cespo di viole. Ecco a che tendeva la violetta
tutta tesa verso l’alto! A quel sangue che la nutriva come, fra tanto squallore di suolo, nutriva
quell’unico cespo, saputo nascere contro quel legno.
Molte cose mi ha detto quella vista... E quando lei è venuto, io ero dietro a vedere quel segno che
era la mia predica del Mercoledì Santo. Non si è dileguata la figurazione. Non dileguano facilmente.
Restano nel cervello, nitide anche se le cose abituali le soverchiano, o tentano di soverchiarle.

Stamane poi, anche prima che lei venisse, ho intravisto il resto del corpo. Dico: intravisto, [123]
perché mi appariva e spariva come fra il fluttuare di veli di nebbia. Molto più nitido è stato altre
volte... Ma allora mi pareva morto. Ora mi pare vivo.
E penso che sia una grande pietà di Gesù non mostrarmi oggi il suo viso. Gesù è talmente
addolorato, la sua tristezza ha raggiunto una intensità così forte per tutta la nequizia umana che non
si stanca d’esser tale - ma anzi sempre più diviene nequizia - che non potremmo sopportare, senza
morirne di dolore, l’espressione del suo divino volto.
Gesù, il mio Maestro, con la sua parola senza suono, mi dice che il mio posto è più che mai ai
piedi della sua croce. Dal suo Sangue solo, io devo trarre vita... e il mio compito è solo quello di
essere incenso ai piedi del suo trono di Redentore.
Incenso che copre, col suo profumo, il lezzo del peccato, della cattiveria, della ferocia che la
terra esala. L’incenso non profuma che ardendo e consumandosi. E io devo fare la stessa cosa.
Mi dice ancora che il fiore può attirare altri sguardi alla sua Croce, può far curvare altre creature
sotto la pioggia del suo Sangue. Questo il compito del fiore verso il prossimo e verso Dio.
Riparazione d’amore verso Gesù e attrazione a Gesù [124] di molti cuori, accettando di vivere, per
questo, in un brullo deserto, sola con la croce.
Potrei dire che sono rimasta con le labbra appoggiate a quei piedi trafitti come bevendo ad una
sorgente che è freschezza e ardore insieme. Una sensazione spirituale, ma così viva da parere
reale...

Stamane poi alle 10 mi è giunta da Roma una lettera di una mia Suora, lettera che le mostrerò e
nella quale si parla proprio di questa missione ai piedi della croce, e alla lettera è unita una
immagine con un Crocifisso e sotto un turibolo ardente e la scritta: “Si elevi la mia orazione come
l’incenso al tuo cospetto”. Ho preso tutto questo come un muto discorso del mio Gesù alla sua
piccola ostia che si consuma piano piano più d’amore che di malattia.
Penso che domani è il Venerdì Santo: il giorno dei giorni per me. Vorrei accumulare sacrifici a
sacrifici per fare di esso un vero giorno di espiazione. Ma può fare così poche cose ormai Maria!
Ebbene, faremo quelle poche cose. Del resto... può darsi che domani ci pensi Gesù a darmi la mia
parte di dolore espiatorio. Io sto qui, ben stretta alla Croce. È il posto delle Marie, del resto. Così
non mi sfuggirà neppure un cenno del mio Redentore...

1 Nella “Autobiografia”. Vedi pag. 64.


2 Padre Migliorini.
3 22 aprile 1943.

23 aprile 1943,
[125] Mattina del Venerdì Santo1.
Dice Gesù:
«La prima volta mio Padre per purificare la terra mandò un lavacro d’acque, la seconda mandò
un lavacro di sangue, e di che Sangue! Né il primo né il secondo lavacro sono valsi a fare degli
uomini dei figli di Dio. Ora il Padre è stanco, e a far perire la razza umana lascia che si scatenino i
castighi dell’inferno, perché gli uomini hanno preferito l’inferno al Cielo e il loro dominatore:
Lucifero, li tortura per spingerli a bestemmiarCi per farne dei suoi completi figli.
Io verrei una seconda volta a morire, per salvarli da una morte più atroce ancora... Ma il Padre
mio non lo permette... Il mio Amore lo permetterebbe, la Giustizia no. Sa che sarebbe inutile. Perciò
verrò soltanto all’ultima ora. Ma guai a quelli che in quell’ora mi vedranno avendo eletto a loro
signore Lucifero! Non vi sarà bisogno di armi nelle mani dei miei angeli per vincere la battaglia
contro gli anticristi. Basterà il mio sguardo.
Oh! se gli uomini sapessero ancora volgersi a Me che sono la salvezza! Non desidero che questo
e piango perché vedo che niente è capace di fare loro [126] alzare il capo verso il Cielo da dove Io
tendo loro le braccia.
Soffri, Maria, a di’ ai buoni di soffrire per sopperire al mio secondo martirio che il Padre non
vuole Io compia. Ad ogni creatura che si immola è concesso di salvare qualche anima. Qualche... e
non è a stupirsi siano poche le concesse ad ogni piccolo redentore se si pensa che Io, il Redentore
divino, sul Calvario nell’ora dell’immolazione, di tutte le migliaia di persone presenti al mio morire
sono riuscito a salvare il ladrone, Longino, e pochi, pochi altri...»

Riflessione su un discorso che mi viene riportato, in cui è detto che molto si conta sulle mie
preghiere per ottenere, avendo riconosciuto che ciò che ho chiesto si è avverato.
“Non me ne viene nessun orgoglio, ma una più profonda gratitudine a Dio che è tanto buono da
permettere che io sappia ottenere2 la felicità d’altri cuori. Ma a questi cuori voglio dire, e lo dirò -
specie a quello che stamane m’ha fatto sapere il suo pensiero - che non è per mio merito che ciò
avviene. Tutti potrebbero arrivare alla stessa capacità se volessero. Non v’è un metodo o uno studio
speciale per arrivare a questa potenza d’impetrazione. L’importante è di fare del proprio cuore una
greppia di Betlemme per accogliervi Gesù infante e di se stessi una croce per portare Gesù
Redentore. Quando lo portiamo così: indissolubilmente, [127] noi non diveniamo che un
complemento di Lui, e Lui solo è il vero protagonista di ogni cosa. Il segreto per avere tutte le
grazie che il prossimo attribuisce ai nostri meriti inesistenti, è unicamente questo nostro
annullamento nel Cristo, così completo da dissolvere la nostra personalità umana e da obbligare
Gesù ad agire Lui solo in ogni evento. Noi non facciamo che portare a Lui le voci dei singoli unite a
un bacio d’amore. Il resto lo fa Lui”.

1 È il primo dettato ricevuto da Maria Valtorta (vedi la nota 2 di pag. 2). Marta Diciotti riferisce che avvenne verso
mezzogiorno del 23 aprile 1943, venerdì santo, e che Maria ne rimase sorpresa, le confidò il fatto e le chiese di andare a
cercare il Padre Migliorini. Marta uscì di casa usando qualche astuzia per non destare curiosità nella mamma di Maria,
che era donna molto autoritaria e non incline a cose di religione. Padre Migliorini venne subito e si intrattenne in
confidente colloquio con l’inferma scrittrice.
2 ottenere è aggiunto da noi.

24 aprile 1943. Sabato Santo1.


Mentre il “Gloria” canta nelle chiese...
Una delle cose che più mi porta a riflettere sulla dottrina di misericordia del mio Gesù è
l’episodio che si legge nel vangelo di S. Giovanni: “Maria piangente se ne stava fuori presso il
sepolcro... si voltò indietro e vide ritto in piedi Gesù... E Gesù le disse: ‘Maria!’...”. Non contento
ancora di avere amato tanto i peccatori fino al punto di dare la sua vita per loro, Gesù riserba la sua
prima manifestazione, dopo la Passione, ad una peccatrice convertita.
Non è sicuro che Gesù si fosse già presentato a sua Madre. Il cuore ci induce a crederlo ma
nessuno dei 4 evangelisti lo dice. [128] Di sicuro invece è questo apparire a Maria di Magdala. A
lei, che impersonifica la sterminata coorte dei redenti dall’amore di Cristo, Egli appare per la prima
volta e si manifesta nella sua seconda veste di Dio-Uomo in eterno. Prima era l’Uomo in cui si
celava un Dio. Avanti ancora, nei tempi dell’attesa, il Verbo era solo Dio. Ora è il Dio-Uomo che
porta nei cieli la nostra carne mortale. E questo capolavoro di divinità, per cui la carne nata da
donna diviene immortale e eterna, si svela ad una creatura che fu peccatrice... Non solo: ma a lei,
proprio a lei, affida il messaggio per i suoi stessi apostoli: “Va’ dai miei fratelli e di’ loro che salgo
al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Prima ancora che al Padre, a Maria la
peccatrice!
Che fiume di fiducia si riversa in me considerando questo! Come, come dovrebbe esser detto,
ridetto, continuamente detto alle povere anime titubanti e vergognose, perché sanno d’aver peccato,
che Gesù le ama tanto da anteporle al Padre e alla Madre sua. Perché penso che se non era ancora
salito al Padre, in quella prima ora di risurrezione non si era mostrato neanche alla Madre. In fondo
è una necessità di amorosa giustizia. Gesù è venuto per i peccatori. Dunque la primi[129]zia della
sua resurrezione vada a colei che è la capostipite dei peccatori redenti.
“Ai miei fratelli - al Padre mio e vostro - Dio mio a vostro”. Suonano come altrettante gioconde
campane, queste parole al mio cuore. Fratelli i discepoli fratelli noi che da loro discendiamo. Se
ancora un dubbio ci rimane, ecco che cade come la pietra del sepolcro, scrollata da questo turbine
d’amore, e la fiducia sorge nei cuori i più imprigionati e oppressi dal ricordo dei loro errori e dalla
riflessione dell’immensa distanza che separa noi: polvere, da Dio. Gesù lo dice: siamo fratelli,
abbiamo un unico Padre e un unico Dio con Cristo.
Oh! Egli ci afferra con le sue mani trafitte - è il primo gesto che fa dopo la sua morte - e ci lancia
sul cuore di Dio, nei cieli non più chiusi ma aperti dall’amore perché là si pianga le dolci lacrime
della ripacificazione col Padre nostro.
Alleluia! Gloria a Te, Maestro e Dio, che ci salvi col tuo dolore e ci dai per via di salute
l’Amore!

1 24 aprile1943.
Maggio
[130] Sabato 1° maggio 1943, ore 11.
Dice Gesù:
«Te ne addolori? Io pure. Poveri bimbi! I pargoli che Io amavo tanto e che devono morire così!
Ed Io che li carezzavo con una tenerezza di Padre e di Dio che vede nel pargolo il capolavoro, non
ancora profanato, della sua creazione! I bambini che muoiono, uccisi dall’odio e fra un coro di odio.
Oh! i padri e le madri non profanino, con le loro imprecazioni, l’olocausto innocente dei loro
fiori stroncati! Sappiano i padri e le madri che non una lacrima dei loro piccini, non un gemito di
questi innocenti immolati resta senza eco nel Cuore mio. A loro si apre il Cielo, ché non
differiscono per nulla dai loro lontani fratellini, uccisi da Erode in odio a Me. Anche questi sono
uccisi dai biechi Erodi custodi di un potere che Io ho dato loro perché lo usassero in bene e di cui
mi dovranno rendere conto.
Per tutti Io verrei. Ma specie per questi, testé nati alla vita, dono di Dio, e già strappati alla vita
dalla ferocia, dono del demonio. Però sappiate che per lavare il sangue contaminato che insozza la
terra, che è versato con astio e maledizione in astio e maledizione di Me che sono l’Amore, ci vuole
questa rugiada di sangue innocente, l’unico che ancora sappia sgorgare senza maledire, [131] senza
odiare così come Io, l’Agnello, versai il mio sangue per voi. Gli innocenti sono i piccoli agnelli
dell’èra nuova, gli unici il cui sacrificio, raccolto dagli angeli, sia completamente gradito al Padre
mio.
Dopo vengono i penitenti. Ma dopo. Poiché anche il più perfetto fra essi trascina nel suo
sacrificio scorie d’imperfezioni umane, di odii, di egoismi. I primi nella schiera dei nuovi redentori
sono i pargoli i cui occhi si chiudono fra un orrore per riaprirsi sul mio Cuore in Cielo.»

10 maggio 1943.
Il mio Giardiniere mi ha donato un giglio. Prima le violette. Le mie care violette che erano state
tutte sradicate dalla prepotenza altrui e che sono nate spontanee, dopo oltre tre anni che non vi erano
più, nelle cassette sul terrazzo.
Ma finché sono violette non c’è molto da stupirsi, vero? Il vento stesso può portare i semi; un
uccellino li può far cadere dal suo beccuccio... Ma un giglio! La pianta del giglio si propaga solo
per bulbo, e un bulbo di giglio è troppo [132] grosso e pesante perché lo possa portare il vento con
le sue ali o un uccello col suo becco. Eppure è nato nella cassetta del balcone.
Molti potrebbero dire che sono una pazza, ma io sostengo che questo nascere di un giglio così,
ha del miracoloso e vedo in questo miracolo una squisita gentilezza e una cara risposta del mio
Gesù. Egli sa come io ami i gigli e come soffersi di vederli tutti strappati dalla aiuola del mio
cortile. Sa che li amo come fiore e come simbolo e sa che paura, che rammarico che avevo in cuore
pensando che forse il mio giglio non era più candido e intatto. Ed Egli, da poche zolle ormai
sterilite, smagrite, indurite, trascurate, fa sorgere un giglio.
Egli lo può ben fare, Egli che ha creato i gigli delle convalli e che li nomina con tanto amore nel
suo vangelo! Perché devo dubitare sulla provenienza di questo fiore? Il Gesù che ha donato a
Teresina1 la neve per il giorno della sua vestizione non può dare a Maria un fiore di neve? Guai se
mano umana me lo spezzasse! Mi parrebbe un sacrilegio e ne avrei un dolore sommo.

Scrivo anche questa che a taluni potrebbe parere [133] un’inezia e che per me è invece cosa tanto
profonda. È una carezza anche questa del mio Dio, una gentilezza sua e che mi conferma e ribadisce
la dolce sensazione del 2 marzo scorso2, sensazione risentita, sebbene più lievemente, in questi
giorni.
Oh! Paradiso! Cosa sarai se qui solo lo3 sfiorarti lievemente è tale beatitudine?

Sono stanca a sfinita e col cuore in ansia per tante cose.


Penso ai miei di Calabria... Ho molto scritto a loro in questi giorni parlando apertamente di Dio e
dei doveri di un cristiano di fronte alla morte. Penso a Clotilde paralizzata... penso a Paola, a
Giuseppe dalle teorie... balzane, penso a tutti4. Come morranno, se devono morire? La Mano che ha
seminato i gigli e le viole per la povera Maria, scenda su quei cuori e li attiri a Sé...

Mi scrive la Badessa delle Trappiste e io ho scritto a lei. Sono contenta di aver pregato e di
pregare, così, per l’unità delle Chiese. Ignoravo che si pregasse per questo. Gesù, il mio unico
Maestro, mi ha guidato, come sempre, anche in questo.
[134] Così come mi ha guidato verso la sua serva Suor M. Gabriella5. Ho proprio la sensazione
d’esser tenuta per mano da Lui che mi conduce dove posso trovare del bene o anime che, per essere
già nella gloria, mi possono aiutare, con le loro dottrine di santità, ad aumentare la mia opera di
santificazione.
Posso dire che mai mi avvenne di cercare di conoscere una “Vita” nella quale non trovassi una
somiglianza con la mia. Somiglianza molto più grande e perfetta ma che è sempre: somiglianza. Ho
letto infinite “Vite” ma, di mio, ho sempre acquistato quelle che hanno punti di contatto con la mia
meschina vita e, dalla ripercussione che hanno in me - mentre le altre mi destano una ammirazione
sterile e basta - comprendo che io pure sono nella stessa scia (sebbene molto indietro) di ardimento
d’amore, di immolazione, di fiducia.
Trovo nella “Vita” di Suor M. Gabriella frasi uguali, fin nelle più piccole parole, alle mie. E
questo mi commuove tanto. Sento che dove Gesù regna padrone assoluto del nostro io, le anime,
come arpe toccate dalla stessa mano, dànno lo stesso suono... più o meno forte a seconda della loro
perfezione, ma sempre nelle stesse note.

1 S. Teresa di Lisieux.
2 È spiegata nello scritto del 13 maggio, pag. 59.
3 lo è nostra correzione da il
4 I parenti Belfanti, proprietari di alberghi a Reggio Calabria: Giuseppe era un cugino di Iside Fioravanzi, mamma della
scrittrice; Paola è figlia di Giuseppe; Clotilde era la moglie di un fratello di Giuseppe.
5 Suor Maria Gabriella, trappista di Grottaferrata (1914-1939).

[135] Mattina del 13 maggio 1943.


Poco fa lei1 è2 tornato a dirmi di scrivere. La fatica fisica è un nulla di fronte alla fatica morale
che devo compiere per alzare i veli oltre i quali è il soprannaturale. Perché? Per diverse ragioni.
La prima si è che mi pare di commettere quasi una profanazione rendendo noti i segreti di Dio in
me. E temo sempre che questa, se non profanazione, certo: proclamazione, mi possa produrre un
castigo: quello di essere privata delle divine carezze e delle divine parole. Si è sempre un poco
egoisti, noi viventi. E non si pensa che quanto Dio ci largisce può dar gioia ad altri e che, essendo
cosa di Dio, Padre di tutti, non è lecito a noi esserne avari e privarne i fratelli.
La seconda ragione è che un resto di diffidenza umana, verso di me e verso gli altri, mi fa sempre
pensare se quanto io avverto come “soprannaturale” non debba invece esser valutato da me come
illusione e dagli altri come una farneticazione.
Ho tanto sentito darmi della pazza che penso che... ancora il prossimo mi possa mettere in questa
categoria.

La terza ragione è che di questi favori io ho paura. Paura perché ho sempre [136] il terrore che
possano essere un inganno... Possibile che io, io nulla, possa meritare questi favori dal mio Re? E
paura che mi provochino della superbia. Sento che se me ne insuperbissi, anche per un attimo,
cesserebbero subito, non solo, ma io resterei anche senza quel minimo di soprannaturale che è
comune a moltissimi.
In castigo per la mia superbia. Oh! ne sono sicura, che Gesù mi punirebbe così!
E ora che le ho detto le ragioni per cui non amo parlare, le dirò quelle per cui sento che non sono
illusa, prendendo delle larve di delirio per verità soprannaturali a parole demoniache per parole
divine.
Sono sicura per la soavità e la pace che mi invadono dopo quelle parole e quelle carezze e per la
forza che mi investe, obbligandomi ad ascoltarle e a scriverle senza poterne mutare una parola. Alla
dolcissima forza con cui sono obbligata ad ascoltarle o a scriverle - e sempre in momenti che
esulano da ogni mia volontà di udire quelle cose (la prego credere che io non faccio nulla per
mettermi, dirò così: in posizione ricevente) - sento, se è il caso, una più viva forza che mi dice:
“Rendi noto questo. Taci a tutti quest’altro”. E con questa soave prepotenza non si transige...
[137] Ma di mio non c’è nulla. Se anche io penso (e me ne affliggo): “Gesù tace. Oh! se si
facesse sentire per consolarmi un pochino!”, stia certo che Egli continua a tacere. Solo quando
vuole si fa udire; e allora anche se io sono occupata d’altro, qualunque altro che magari mi urge
compiere, devo smettere e occuparmi di Lui solo. Come se, secondo il mio stile, preferisco un modo
di dire ad un altro e cerco cambiarlo, non posso. Così è detto e così deve restare.
Sempre stamane lei mi diceva di scrivere di sensazioni passate. Le ho detto che non potrei
ripetere ora esattamente quelle parole e perciò non le ripeto. Di mio non vi deve essere nulla. Ma le
posso fare una piccola enumerazione delle cose che ho avvertito.
Come le ho detto più volte3, in molte riprese, io ho sognato Gesù, Maria e i Santi. Però mentre
Gesù era sempre “vivo”, la Vergine e i Santi erano come statue o quadri: figurazioni. Solo un
fraticello francescano, che certo era santo, ho visto due volte come persona viva. E una mi diceva
che di tutti i mali “mi avrebbe ucciso quello che avevo lì” e mi toccava i polmoni. Questo sogno
[138] lo feci or sono sette anni, quando ai polmoni non avevo nulla di nulla.
Un’altra volta lo stesso fraticello francescano, che non mi è parso né S. Francesco né S. Antonio,
con un volto di luce, mi diceva: “Hai più meritato tu con questa malattia che una suora in convento.
Ogni anno dei tuoi vale una vita conventuale”. Questo me lo rispondeva perché io, vedendo la
morte in agguato, mi crucciavo di aver fatto così poco... La mia Superiora (morta dal 1925) mi
allontanava dalla morte, mi occultava ad essa dicendo: “Campa ancora qualche anno”, onde io
dicevo: “Ma cosa faccio io? Nulla! Fossi suora!”, e fu allora che il fraticello mi disse quelle parole.
Come le ho detto, il mio Angelo l’ho visto solo quella volta. Però delle volte sento come un
venticello alitarmi sul viso e penso che sia il mio buon angelo che mi ristora nei momenti in cui
sono tanto abbattuta da non potere agitare il ventaglio. Nell’estate del 1934 questa sensazione è
durata per dei mesi: i mesi di continuo pericolo mortale. Tolto questo, il mio angelo... fa il morto.
Lui che mi ha così ben tutelata, poppante e urlante nei solchi infuocati di Terra di Lavoro4, che mi
ha soccorsa nella sincope del 4 gennaio 1932, non si è mai mostrato o fatto sentire [139]
palesemente, fuorché quella volta. Se non è lui che ora ha piantato il giglio e le viole5, prendendoli a
giardini forniti... ma chi lo sa?
Ho invece visto e parlato (in sogno) a Padre Pio di Pietrelcina. L’ho visto, sempre in sogno, in
estasi, dopo la S. Messa, ho visto il suo sguardo penetrante e avvertito sulla mia mano la cicatrice
della stimmate quando mi prese per mano. E non in sogno ma bene sveglia, ho sentito il suo
profumo. Nessun giardino colmo di fiori in pieno sboccio può emanare le paradisiache fragranze
che empirono la mia camera la notte fra il 25 a 26 luglio del 1941 e il pomeriggio del 21 settembre
1942, proprio mentre un nostro amico parlava di me al Padre (io ignoravo che egli fosse partito per
S. Giovanni Rotondo). Tutte e due le volte ho poi ottenuto le grazie richieste. I1 profumo fu sentito
anche da Marta6. Era così forte che la svegliò. Poi cessò di colpo come di colpo era venuto.
Ma sentire del profumo è cosa abituale. Anche stamane, dopo la mia spietata notte di agonia, lo
sentii. Mi svegliò anzi dal sonno che mi aveva preso all’alba.

Erano le 6 quando [140] ne fui svegliata. La finestra era chiusa, fiori in stanza di notte non ne
tengo, profumi non ne ho, la porta era chiusa. Dunque nessun odore poteva penetrare dal di fuori.
Fu come una colonna di fragranza al lato destro del letto. Come venne sparì, lasciandomi una
dolcezza in cuore. Dire che è odore di questo o quel fiore è dire poco. Tutte le fragranze sono in
questo profumo. Le vene odorifere si mescolano come se le anime di tutti i fiori creati si agitassero
in una paradisiaca caròla. E ora veniamo alle sensazioni più nette e che vengono tutte da Gesù. Sì. È
Lui solo che si palesa così.
Le ho accennato alla sensazione di avere in me lo sguardo di Gesù e di guardare, attraverso ai
suoi occhi, i miei simili. Ciò è molto difficile a spiegarsi ed è avvenuto per molti anni di fila,
quando camminavo ancora.
Poi ci sono state, dirò così: le invasioni di amore, i soprassalti di amore: tormentosi nella loro
soavità. Era come se Dio precipitasse in me con la sua volontà d’essere amato. Anche questo si
spiega male. Codesti sono durati e durano ancora.
Però da quando sono sopraggiunte più vive manifestazioni direi che avverto meno questi. [141]
Forse è perché mi sono stabilizzata in essi. Quando si è fermi in un posto, ben radicati, non ci sono
più scosse. Non le pare?
Due anni fa per la prima volta avvertii una “voce” senza suono che rispondeva a mie domande
(domande che faccio a me stessa meditando su questo o quello) e con la voce una visione (mentale).
Ricordo bene. Era in seguito alla discussione con mio cugino (lo spiritista)7. Gli avevo risposto una
beffarda e pepata lettera.
Tre ore dopo, mentre mi rimuginavo lo scritto, ormai spedito, e me ne applaudivo portando
ragioni umane, e un po’ più di umane, ad approvazione della mia lettera di fuoco, avvertii la ‘voce’:
“Non giudicare. Tu non puoi sapere nulla.
Vi sono cose che Io permetto. Ve ne sono altre che Io provoco. E nessuna è senza scopo. E
nessuna è capita con giustizia da voi umani. Io solo sono Giudice e Salvatore. Pensa a quanti miei
servi furono tacciati da indemoniati perché parlarono ripetendo parole venute da zone di mistero.
Pensa a quanti altri, la cui vita parve sempre scorrere nella più ligia osservanza della Legge di Dio e
della mia Chiesa, sono ora fra i condannati da Me. Non giudicare. E non [142] temere. Io sono con
Te. Guarda: abbi un istante di percezione della mia Luce e vedrai che la più viva luce umana è
tenebrore rispetto alla Luce mia”.

E vidi come aprirsi una porta, una grande porta di bronzo, pesante, alta... Girava sui cardini con
un suono d’arpa. Non vedevo chi la spingesse ad aprirsi lentamente... Dallo spiraglio filtrò una luce
così viva, così festosa, così... non v’è aggettivo per descriverla, che mi colmò di cielo. La porta
continuava ad aprirsi, e dal vano sempre più ampio un fiume di raggi d’oro, di perle, di topazi, di
brillanti di tutte le gemme fatte luce, mi abbracciò tutta, mi sommerse. Compresi in quella Luce che
occorre amare tutti, non giudicare nessuno, perdonare tutto, vivere solo di Dio. Sono passati due
anni ma io vedo ancora quel fulgore...
Poi la settimana santa del 1942. Anzi la settimana di Passione. Il mercoledì di Passione,
all’improvviso, una frase mi suonò all’orecchio. Così viva l’impressione che posso proprio dire “mi
suonò”, per quanto non udissi suono alcuno. “Di quelli che Io ti ho dato, nessuno è perito tranne il
figlio di perdizione, e questo perché tu pure conoscessi l’amarezza di non esser riuscita a salvare
tutti i tuoi”.
[143] Come lei vede, una frase per metà evangelica, e perciò antica, e per metà nuova. Una frase
capace di8 rendere perplessi poiché Gesù mi ha dato molti - parenti, amici, maestri, condiscepole e
discepole - molti per i quali ho sofferto, agito, pregato. Fra questi molti, io ho avuto più di uno che
mi ha deluso nella mia sete di spirituale amore. Perciò potevo rimanere perplessa circa la persona
definita: figlio di perdizione. Ma quando Gesù parla, anche se la frase è in apparenza sibillina ai più,
è unita a una tal luce speciale che l’anima a cui la frase è detta capisce esattamente a chi si allude da
Cristo.
Compresi dunque che “il figlio di perdizione” era una delle mie figliuole di Associazione. Una
per la quale avevo fatto tanto, portandomela proprio sul cuore per salvarla perché avevo capito la
sua natura... In apparenza, lo scorso anno, non c’era nulla che facesse pensare a un suo errore. Ma io
compresi. Ho allora aumentato le preghiere per lei... e non ho potuto che impedire un delitto di
infanticidio.
Il Venerdì Santo vidi per la prima volta Gesù Crocifisso, fra i due ladroni, sulla [144] cima del
Golgota. Vista che durò per dei mesi, non continua ma molto frequente. Gesù mi appariva contro un
cielo fosco, in una luce livida, nudo contro la croce scura, un corpo molto lungo e piuttosto esile,
molto bianco come fosse svenato, un velo d’un azzurro smorto ai lombi, il volto piegato sul petto
nell’abbandono della morte, coi capelli che lo ombreggiavano. La croce era sempre in direzione di
oriente. Vedevo bene il ladrone di sinistra, male quello di destra.
Ma essi erano vivi; Gesù era morto. Qualche volta vedo ancora Gesù in croce ma ora è sempre
solo. Per quanto io pensi, non ho mai visto nessun quadro simile a questo.
In giugno, sotto questa impressione, scrissi la seguente poesia. Erano anni che non ne facevo più
perché con tanto male la vena poetica si è disseccata come fiore che muore. Glie la trascrivo non
perché sia un capolavoro ma perché rende l’impressione delle mie impressioni dopo quella visione e
le rende meglio che non le mie frasi di prosa. Subito dopo scrissi anche quella a Maria Vergine,
benché la Madonna io non la veda e non la senta mai. Le copio tutte a due.

[145] Redemisti nos Deo in sanguine Tuo. Sinistro è il monte dalla scabra roccia.
Il cielo si infosca sul tuo dolore mentre ti sveni a goccia a goccia sull’alta cima per noi, Signore.
Stai con le braccia aperte a croce col capo chino sotto la corona lo sguardo velato, spenta la voce
vivo solo il cuore che amore sprona. Guardi degli uomini l’odio e la guerra che fame e stragi,
nell’andar fatale, seminan fiere per tutta la terra.
E l’uomo sempre preferisce il Male al Bene che è tuo figlio, alla Pace che è santo fiore di celeste
aiuola all’Amore in cui ogni egoismo tace, alla Fe’, vita dei popoli sola.

E Tu ancora, sì, ancora una volta sali sul tuo Calvario per noi, a per noi ti offri, ostia che riscatta
i nostri mali e sul legno, alto verso il cielo, soffri.
Perché, perché novellamente asceso sei sulla croce dolorosa? L’uomo di folle cupidigia e d’ira
acceso contro sé stesso infierisce e domo non è finché, vinto, nel fango tristo donde lo traesti a più
alta sorte di nuovo non sia. E contro di Te, Cristo, si scaglia con furor cieco di morte.
[146] Pur Tu torni, per l’uomo che t’offende, ad espiar, ché ti sei fatto scudo per noi contro le
folgori tremende del Padre tuo e solo, livido, ignudo, nell’ultimo spasmo levando il viso gridi:
“Tutto è compiuto! Per quest’ora, Padre, perdona! Ad essi il Paradiso!

Io li ho redenti una volta ancora!”

16 giugno 1942.

Alla Vergine. Ave Maria! Tu che sei la santa proteggi questa giovinezza pia, tu che sei ricolma,
dolce Maria di grazia così tanta.
Per il Signore che è teco e tu con Lui, tu, benedetta fra le creature difendile dalle insidie oscure e
dai tristi giorni bui.
Per quel Figlio che nel seno avesti restando vergine, e che è Gesù pietoso, volgi, deh! volgi il
ciglio tuo amoroso.
Regina sei dei mesti.

Santa Maria! Prega per noi mortali. Senza di te troppo la nostra vita o Madre nostra, è simile a
smarrita arundine9 dall’ali stanche per troppo volo, o a navicella scossa da furia d’onde accavallate.
Deh! tu placa il nembo sull’acque irate ché sei, del mar la stella.
[147] Nella vita e più nell’ora in cui le luci per noi si spengon nel buio della morte tu, Vergine e
Madre, l’eterne porte aprici e a Dio ci adduci.

17 giugno 1942.

Sono contenta d’aver fatto i miei due ultimi... pasticci poetici per Gesù e Maria. Se anche le rime
sono zoppe non importa. Gesù me le classifica lo stesso con un bel voto perché guarda non la
metrica ma l’amore.
E in giugno, una sera che ero fra morte e vita, sentii anche chiamarmi da quella figliuola - “il
figlio di perdizione” - che era a Roma. Un grido di invocazione infinita: “Signorina, signorina! Non
mi guarda? Non mi sente? Non mi vuole più bene?”. Io lo sentii distintamente. Nessun altro lo udì.
Un mese e mezzo dopo seppi da lei, tornata a casa sua, la verità vera sulla sua assenza: un figlio. E
quella sera, disperata, era stata lì lì per uccidersi... e aveva chiamato me per resistere alla tentazione.
Aveva chiamato me, con la sua anima, me che non sapevo nulla di preciso, che la credevo via per
lavoro, che non volevo credere a quella “voce” del mercoledì di passione.
[148] Poi, delle volte, ho visto Gesù fanciullo sui sette, dieci anni. Bellissimo. Gesù uomo nella
pienezza della virilità. Ancor più bello.
Ma la sensazione più dolce, più piena, più sensibile, l’ho avuta il 2 marzo di quest’anno. Non
rida, Padre. Ma l’ho avuta la mattina della morte di Giacomino, il mio povero uccelletto.
Piangevo perché... sono una sciocca. Piangevo perché mi affeziono molto a tutto. Piangevo
perché nella mia segregazione di malata decenne ho un vero desiderio di affezioni intorno a me,
siano pure affezioni di bestiole. E mi lamentavo, piano, con Gesù. Gli dicevo: “Però, me lo potevi
lasciare. Me lo avevi dato. Perché me lo hai tolto? Sei geloso anche di un uccello?”. Poi conclusi:
“Ebbene... prendi anche questo mio dolore. Te lo offro, con tutto il resto, per quello che Tu sai”.

E allora ho sentito due braccia circondarmi e attirarmi contro un cuore, col capo su una spalla.
Ho avvertito il tepore di una carne contro la mia gota, il respiro e il pulsare di un cuore dentro un
petto vivo. Mi sono abbandonata a quell’abbraccio sentendo sul mio capo una voce mormorarmi nei
capelli: “Ma ti resto Io. Ti tengo Io, sul mio Cuore. Non piangere ché ti amo Io”.
[149] E non ho più pianto. E non ho più sentito dolore. Noti che quando mi muore un uccello, un
cane, sono pianti che durano mesi.... Quel giorno: ...finito tutto con l’abbraccio di Gesù. Qualche
volta, meno intenso, si ripete.
Poi, col venerdì santo di quest’anno, ossia il 23 aprile, la prima dettatura di Gesù10, e il 1°
maggio la seconda11.
Oh! ora poi ho proprio detto tutto e mi fermo con le spalle così rotte che mi pare d’aver portato
la croce su a giù per il Calvario.

1 Padre Migliorini.
2 è è nostra correzione da ha 3 Questi continui riferimenti sono, soprattutto, alla “Autobiografia”, già scritta per
desiderio del Padre Migliorini. Vedi pag. 41.
4 A Caserta, dove nacque il 14 marzo 1897 e dove rimase nei primi diciotto mesi di vita, Maria Valtorta era stata
affidata ad una nutrice sciagurata, che arrivava al punto di abbandonare la piccina nei campi.
5 Nello scritto del 10 maggio, pag. 56
6 Marta Diciotti.
7 Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice.
8 di è nostra correzione da da 9 Forse la scrittrice riteneva che arundine (che significa asta) potesse essere una
concessione poetica di rondine.
10 pag. 53.
11 pag. 55.

14 maggio 1943.
Ma dopo il Calvario viene sempre il Paradiso. Che notte di beatitudine!
Dalle 19 alle 22 mezza morta, sprofondata nelle nebbie del collasso. Dalle 22 alle 24 in
dormiveglia. Poi nella smania della soffocazione. Così mi trovò l’allarme dell’1,05. Cominciai a
pregare, come sempre1, per coloro che erano sotto le bombe.
Ma poi la preghiera cambiò, senza volere, in dolcissimo colloquio. Mi sentivo proprio viso a viso
con Gesù, meglio contro il suo Cuore. Non sono stati discorsi lunghi. No. [150] Brevi frasi, proprio
da Sposo a sposa, da innamorati, per dirsi che ci si ama con tutto il cuore... Ne sono rimasta
profumata. Ne sono rimasta saturata, come immersa in un mare di gioia, di dolcezza, di pace.
Ho visto dileguarsi l’ora beata con un santo rammarico... Ma era giusto avesse fine. Solo in
Paradiso non finirà. Ora vivo nel suo ricordo, nell’eco che ancora vibra in fondo al cuore e che mi
dà voglia di cantare, di ridere, di amare, con centuplicato ardore, tutte le creature, poiché sono
satura di amore, nutrita e consumata da esso.

1 Si ritrova nello scritto del 24 giugno, pag. 39.

Sera del 19 maggio 1943.


Dice Gesù:
«Questa è la punizione della vostra superbia umana. Troppo avete voluto e così perdete anche
quello che vi avevo concesso di avere. Le opere del genio e dell’ingegno1 umani, doni miei, delle
quali siete tanto superbi, vanno in polvere per ricordarvi che Io solo sono Eterno, che Io solo sono il
Dio, che Io solo sono Io.
Ma quello che è mio resta. Né l’uomo né il demonio lo possono distruggere. Nessun attentato,
nessuna astuzia vale a distruggere quello che Io feci e che sarà, uguale sempre, finché Io vorrò.
[151] Il mare, il cielo, le stelle, i monti, i fiori dei colli e le verdi foreste. Intoccabili i primi come
Me stesso, risorgenti i secondi da ogni labile morte portata loro dall’uomo come Io risorsi dalla
breve morte che l’uomo mi diede. E le piante stroncate, le erbe calpestate dalla guerra torneranno a
vivere come Io le feci il primo giorno.
Le vostre opere no. Non le opere d’arte. Non torneranno mai più a vivere le chiese e le cupole, i
palazzi e i monumenti dei quali vi gloriaste, fatti nei secoli e periti in un attimo per vostro castigo. E
le opere del progresso cadono lo stesso in briciole insieme al vostro stolto orgoglio che si crede un
dio, solo perché le inventò, a vi si rivoltano contro aumentando la distruzione e il dolore.
Ma la mia creazione resta, e resta più bella perché nella sua immutabilità, che nessun ordigno
scalfisce, parla ancora più forte di Me.

Tutto ciò che è vostro crolla. Ma ricordatevi, poveri uomini, che è meglio per voi rimanere senza
nulla avendo Me, al vivere fra i fastigi dell’arte e del progresso avendo perduto Me. [152]Una sola
cosa è necessaria all’uomo: il regno dello spirito dove Io sono, il Regno di Dio.»

1 ingegno è nostra correzione da ingenio

21 maggio 1943.
Ripenso all’ultimo colloquio fra lei1 e me e al suo desiderio che io dica se mi sono accorta di
aver fatto un po’ di bene alle anime.
Sì. Per bontà di Dio, sì. Per merito mio è, per lo meno, molto incerto, salvo qualche caso che è
sicuro perché in quei casi ho pagato io, di persona.
Fino al 1923 ho cercato di portare al bene le anime, ma ad un bene puramente umano. Mi sono
mostrata retta, seria, passabilmente buona, per portare altri ad esserlo ugualmente. Ma non guardavo
a fini soprannaturali. Era un’opera, dirò così: di bonifica puramente limitata ad un codice di morale
umana. Esulava dal mio modo di agire l’idea di fare cosa grata a Dio, di far cosa utile alle anime.
Ubbidivo al mio istinto, naturalmente retto, compiacendomi anche di essere citata a modello.
Questo mi ha salvata, molto probabilmente, da passi falsi. Era, forse, il frutto naturale di tante pure
preghiere fatte nell’infanzia e poi nell’adolescenza, in collegio, che mi ottenevano di rimanere
buona almeno secondo il concetto umano e di portare così altri ad esserlo.
Poi, fatta la luce in me, compresi che [153]bisognava elevare la bontà dal piano naturale ad un
piano soprannaturale, preoccupandosi non dell’utile che può venire in questa vita dall’esser buoni,
ma dall’utile che ne verrà nella vita eterna. Compresi che bisogna esser buoni e portare altri ad
esserlo, non per nostra gioia ma per “fare cortesia” a Gesù.
Ecco. Trovata questa verità trovai tutto, e tutto cambiò. Imperniato tutto il mio modo di esistere
sull’amore, anche il mio modo di operare cambiò metodo e aspirazione. Perciò dal 1923 lasciai
cadere sempre più in basso e nell’ombra il mio io umano, con tutte le sue umane sensazioni, idee,
opere, ecc. ecc., e senza mai più riflettere a quello che poteva, umanamente, produrmi il seguire la
via di Dio, mi occupai solo di quella via per cui incanalai me stessa e... aspirai dietro a me stessa
molti altri.
La prima creatura portata a Dio con la parola e con la preghiera - glie l’ho già detto2 - fu una
vecchierella di 70 anni passati, e poi, su, su, con un modo o con l’altro, ho pescato altri pesciolini
mettendoli nel vivaio del Signore. Purtroppo ne ho anche avuti di così... vivaci che una volta pescati
se la sono [154] anche svignata di nuovo, preferendo la melma fangosa e l’acqua putrida e stagnante
all’onda pura, cristallina, beatificante della divina peschiera.
Ma le diserzioni di alcuni, le mie sconfitte, non mi hanno sgomentata. Ho continuato lo stesso a
parlare di Dio anche quando ero convinta di parlare ad un cuore impenetrabile. Ho continuato a
pregare e ad agire noncurante delle ironie, degli sgarbi, delle delusioni. Qualche cosa resterà bene in
quei cuori! Non le pare?
E Dio farà il resto. Le sconfitte servono a mostrarmi che io senza aiuto di Dio sono men che
zero. Le vittorie servono a mostrarmi che la benignità di Dio è così paterna e grande che è sempre
pronta ad ascoltarci, quando chiediamo cose giuste e ad aiutarci quando ci diamo da fare in suo
onore.
Le ho detto3 di quella bambina, salvata dalla morte. E non mi ripeto. A voce le ho detto che non
uno di quelli che io ho raccomandato al Signore, fra i combattenti, è perito. Le posso anche
aggiungere che molte delle cose che chiedo per conto di altri le ottengo. È anzi ben difficile che non
le ottenga. Gesù è così buono che non mi nega nulla di quello che io chiedo per i miei fratelli. Se
mai è più restìo con me, [155] per cose che io chiedo per me stessa.
Ma forse dipende che io prego più per gli altri che per me e anche dal fatto che per me non
ricorro a certi mezzi... draconiani che mettono il buon Gesù nell’impossibilità di negarmi una cosa.
Forse anche dipende che io... so dire “grazie” a Gesù quando mi concede un favore. Sono così pochi
che sanno dire a Lui quel “grazie” che non si nega neppure allo spazzino che ci pulisce il
marciapiede!... Si tratta il buon Dio come un servo obbligato ad accontentarci... e il buon Dio
desidera tanto di sentirsi dire: “Grazie, Padre!”.
Delle mie ragazze posso dire che ho messo in loro una traccia che non morrà, anche se per ora, in
una almeno, pare traccia distrutta. Nei miei amici lo stesso e lo stesso in mie antiche ascoltatrici di
quando tenevo le conferenze.
Sì, posso dire, senza false modestie, che non sono passata inutilmente sulla terra. Come posso
dire che ho visto e vedo piovere nelle mie mani le grazie che chiedo. Dolce pioggia che io spargo
sui cuori, lieta se per essa, ottenuta anche a prezzo di sangue, un’anima si volge a Dio e sempre più
a Lui si stringe. Sono così contenta quando sento dire [156] da uno per il quale pregai: “Ho ottenuto
la grazia!”. Contenta perché penso che in quell’ora, quell’uno, è col cuore contento e perciò è
buono, contenta perché sempre più mi convinco come Gesù mi ama.
C’è una mia Suora, ora Provinciale a Roma, che dice apertamente che si è accorta che quel che
io chiedo ottengo e che conta perciò su me. Oh! ma la povera Maria ottiene tutto perché ha saputo
fare come Gesù: mettersi in croce. E poi fidare, fidare, in Gesù, con una fiducia molto più grande di
quella che ebbi in mio padre.

Molti non ottengono perché non sanno volgersi a Dio come a un vero Padre, Fratello e Sposo, e
gli parlano in punta di forchetta. Sembrano i discorsi ampollosi delle antiche tragedie o degli
ambasciatori: “Sire, in questo fausto giorno... Coll’animo ai vostri piedi vi umiliamo ecc. ecc.”. Oh!
no! Non è il mio stile. Io col sorriso, con le lacrime, con la semplicità, l’insistenza, la sicurezza,
parlo a Gesù finché Egli sorride... e quando sorride la grazia è certa.
E non è da dire che chieda poco. Sono una questuante mai contenta! Ma il Signore è così felice
di farla da Re che sparge i suoi tesori! [157] Delle volte è tale la pioggia di grazie che ottengo, che
ne rimango sbalordita, commossa, estasiata.
Forse non dovrei dire così, per umiltà. Ma guardo a Maria mia Madre, l’Umile per eccellenza... e
io Maria, di una piccolezza di formica rispetto a Lei, la imito cantando il Magnificat, perché anche
in me il Signore, non guardando la piccolezza della sua serva, ha fatto grandi cose!

1 Padre Migliorini.
2 Nella “Autobiografia”, pag. 243.
3 Nella “Autobiografia”, pag. 402-403.

22 maggio 1943.
Io mi so spiegare male, probabilmente perché sono un fiore selvaggio nato, fiorito, cresciuto
unicamente per volontà di Gesù e non so di vocaboli mistici, non conosco le sfumature
dell’ascetica. Nulla. Amo perché amo. Vivo come Dio vuole. Gioisco o subisco quello che Dio mi
manda o mi permette. Ma non so dire i “nomi” di questa o quella cosa che io provo.
Lei1 mi fa delle domande alle quali non so rispondere, e siccome non voglio trarre in errore
nessuno dando di me un concetto che non risponde al vero umilmente le dico quello che so, come lo
so, e non altro. [158] Forse lei leggendo e parlando con me capirà meglio di me a che punto sono.
Poco fa mi ha chiesto se io sono mai stata assorbita in Dio al punto da non avvertire più altro.
Ecco, non so se ho capito bene il suo pensiero. Se lei dice dell’estasi, così come si intende di
solito, non l’ho di certo mai avuta. Se invece parla di quel senso estatico in cui non è soppressa la
vitalità umana, ma tutta la vitalità è concentrata in un punto, polarizzata in esso, di modo che ogni
altra cosa perde valore e si vive fra le cose di ogni ora come circondati da una veste che ce ne isola
e protegge, facendoci intorno come un velo di fuoco dentro al quale noi ci muoviamo e agiamo
unicamente guardando il fulcro che ci attrae, allora sì, l’ho avuto molte volte. Tutto il mondo, che ci
urge intorno, perde forma e valore al punto di apparirci (per attimi) come un che di chimerico
mentre la realtà vera è quello che le potenze dell’anima nostra adorano, assorbono, vivono. Non so
se mi sono spiegata.
Credo che se ciò durasse ucciderebbe in breve tempo. Credo però anche che chi ha vissuto,
anche [159] una volta sola, tale esperienza mistica, ne rimane segnato per tutta la vita. È come un
accrescimento della nostra vitalità spirituale, un passaggio da una età minore ad una età maggiore
per cui, dopo ogni immersione in questa esperienza mistica, noi ci troviamo cresciuti in grazia e in
sapienza soprannaturale. E tali restiamo per sempre, se sappiamo esserne degni.
Non solo, credo anzi che, anche se per debolezza umana, facciamo qualche volta un ruzzolone,
ma non mettendoci la malizia, la grazia conseguita avanti non si annulla: resta intorpidita, questo sì,
di modo che si ritarda l’evento di una nuova immersione nella “gioia del gustare e vedere l’essenza
di Dio” (io credo che ciò che si prova sia questo), ma non si perde il beneficio conseguito. Solo
agendo con persistente, cosciente malizia, lo si perde.
Bisogna pensare che questa “gioia”, che ci astrae dal sensibile umano per immergerci in un
soprasensibile divino, ci viene donata da Dio e perciò da un Essere che non sciupa i suoi doni
donandoli con improvvida [160] prodigalità. Si suppone perciò che Egli, insieme al dono, dia altre
forze atte a renderci capaci di difendere il suo dono in noi, contro i nemici che sono in noi stessi: la
carne, le passioni, ecc. ecc., e perciò solo una voluta, sacrilega malizia può far sì che noi ci si renda
incapaci di conservare il dono di Dio in noi.
Mi fossi almeno spiegata bene! Ma ripeto: sono una analfabeta nella scienza mistica e perciò
dico con parole umane quello che è sopraumano.
Oggi mi era venuta sulle labbra una domanda che mi brucia sapere: “Ha sentito le mie preghiere
in questi giorni? Hanno conseguito lo scopo per cui le facevo?”

Non le ho chiesto nulla, mettendo anche questo piccolo sacrificio nel rogo dove ardo per tante
cose, in tanti modi. Sembrano sciocchezze queste. Ma delle volte costano una vera fatica. Si suda a
compierle...

Oh! Padre, come è martirizzante l’amore! L’amore quando precipita con tutta la sua violenza in
un cuore che è troppo piccolo per contenerlo!
Oh! Padre, come capisco il desiderio, il bisogno degli innamorati di Cristo di mettere la
solitudine intorno ai loro ardori! [161] Come desidero la notte, che mi dà modo di essere sola,
quando l’amore mi inebria, mi tortura, mi dà lacrime e risa.
Se le potessi far vedere quello che provo! Capisco, in certi momenti, come si possa morire
d’amore. Pure, per nessuna cosa al mondo, vorrei essere risparmiata da questa soavissima stretta
che è agonia per la carne, che non ne può sopportare la forza senza sentirsene spezzare, e che è
beatitudine per lo spirito.
Penso ad una frase del Cantico dei Cantici, il cui ricordo mi aleggia nella mente: “Stendetemi sui
fiori, appoggiatemi ai pomi, perché languo d’amore”. Mi pare dica così... e dice tanto bene poiché
realmente ci si sente languire distrutti dall’amore.

1 Padre Migliorini.

24 maggio 1943.
Come è buono il Signore! Quando io contemplo la bontà sconfinata di Dio mi sento sciogliere il
cuore di gratitudine e di amore. E anche di dolore perché vedo come sono pochi quelli che vedono
quanto sia buono il Signore.
Molti per dirlo “buono” vogliono da Lui cose strepitose, salvo poi proclamarlo non buono se
appena appena uno è colpito da qualcosa di spiacevole. Ma è “buono” [162] sempre, è un vero
“Papà” per i suoi figli fedeli, ed è buono anche coi meno fedeli per i quali prodiga infiniti tesori di
amore paziente che sa attendere il ravvedimento.
Ma coi suoi figli fedeli poi! Con quelli che mettono la loro mano di figli nella sua mano di Padre
e vanno così, guardandolo con il santo, amoroso orgoglio di figli innamorati del genitore, oh! con
quelli, che poema, che perfezione di bontà opera Iddio! Ha delle previdenze commoventi, di tutte le
ore, di tutti gli eventi. Non solo i bisogni ma anche i minimi desideri dei suoi piccoli figli fedeli Egli
muta in realtà e ci dà queste realtà come doni, come premi, proprio come un buon “Papà”, per farci
lieti.
Penso a quella frase evangelica: “Nessuno ha abbandonato casa e parenti per amor mio che non
riceva il centuplo adesso, e nel tempo avvenire la vita eterna”; e all’altra: “Date e vi sarà dato; vi
sarà versata in grembo una misura buona, piena, agitata e traboccante”.
Sì, è proprio così. A chi mette Dio sopra ogni cosa e fa di Dio il suo centro, del lavoro per il
Signore il suo scopo, Iddio dona non solo la mercede proporzionata al compiuto ma il “centuplo”,
fino1 il superfluo, in misura traboccante, poiché Iddio è così grande Signore che può coprire di
tesori a dismisura i suoi sudditi fedeli, ed è sì buon Padre che è per Lui gioia, nella gioia della sua
Essenza, [163] dare la gioia alle sue creature... Né i suoi tesori di Re e di Padre possono temere di
esser consumati poiché, come da inesausta fonte, trabocca dal seno della Triade Eterna un continuo
fluire di potenza che si evolve in grazie per coloro che lo amano.

1 fino può stare per perfino

30 giugno.
Dice Gesù:
«Sai cosa vogliono dire le mie Mani legate, sai chi me le lega? Sai perché tanto dolore è nel mio
[1] Mattina del 28 maggio 1943, venerdì.

Dice Gesù:
«Questa è una lezione tutta per te.
Io sono il tuo Maestro e tu lo riconosci. Questo tuo riconoscimento mi dà gioia.
Ma voglio che tu riconosca tutta la profondità di quello che faccio in te. Molte cose ti ho
insegnato e molte ancora te ne insegnerò perché sei ancora molto lontana dall’essere come Io ti
vorrei.
Una delle ultime cose insegnate è stata la potenza del silenzio. Te l’ho fatta capire mostrandoti1
Ma che taccio davanti ai miei accusatori di ora e di un tempo, davanti a Pilato, e ai Pilati, che non
mi accusano e, umanamente, non mi vogliono male, ma che non mi difendono per paura. Ho visto
che tu hai capito quella lezione e che eri desiderosa di imitarmi, pure riconoscendo che da te sola
non ci saresti mai riuscita.
Questo tuo desiderio a questa tua umiltà mi hanno indotto ad operare. Io opero sempre quando
vedo la disposizione di uno ad essere operato. Non sono soltanto Maestro; sono anche Medico e so,
come medico, che nessuna visita e nessuna dia[2]gnosi sono sufficienti a guarire se il malato si
rifiuta di assoggettarsi al medico. Non è la parola che salva: è l’opera. Allora Io ti ho operato
stringendoti al mio Cuore.
Ama il mio Cuore, Maria, perché è desso quello che ti ha sanato da uno dei tuoi principali difetti:
quello della veemenza, della resistenza, della mancanza di pieghevolezza alle cose di ogni ora.
Noiose, urtanti, ingiuste, è vero. Ma che occorre far divenire utili, giuste, amate, pensando alla vita
eterna dove le ritroverete. Stretta sul mio Cuore, e tu sai in che mattina, esso ti ha non soltanto
parlato2, ma ti ha purificato con le sue fiamme. Onde la tua umanità si è mutata, perdendo molto
dell’umanità - potrei dire: della ferinità - vostra a acquistando molto dell’umanità mia.
Altre cose opererò in te, se ti vedrò sempre volonterosa e umile, come altre ne ho operate per
renderti più gradita al Padre nostro. Di molte ti sei accorta d’essere guarita e da Chi. Di altre non te
ne sei accorta tanto la mia mano è stata lieve.
Ma pensa questo, per non sbagliare, quando ti guardi con stupore vedendo che le tue [3] braccia
mettono penne mutandosi in ali: tutto il bene che vedi essere nato dove prima erano erbacce e
bronchi di male è mio, te l’ho donato Io. Da te non avresti potuto nulla nonostante il tuo buon
volere.
Di quest’ultima cosa operata in te per cui sei diventata la mia imitatrice nel silenzio che è
prudenza, che è carità, che è sacrificio, a che mi piace più di un incenso, me ne hai dato lode
proclamando che Io avevo fatto la grazia. Questo riconoscimento mi spinge ad operare di più.
Sono Maestro a Medico, ma sono anche Padre. E se non fossi l’Uomo-Dio vorrei dire: sono
Madre per voi tutti perché come una madre Io vi porto, vi nutro, vi curo, vi istruisco, piango su voi,
di voi mi glorio. L’amore di un padre è già diverso. L’amore di una madre è l’amore degli amori,
dopo quello di Dio. È per questo che sulla croce vi ho dati alla Mamma mia. Non vi ho affidati al
Padre, dal quale, morendo, vi riscattavo. Vi ho dati alla Mamma perché eravate informi o appena
nati e [4] vi era bisogno di un seno di Mamma per voi.
Siate, sii per me una figlia che riconosce le cure date alla sua puerizia spirituale. Osserva i nati di
donna: poche luci nel pensiero rudimentale di un neonato, ma tu lo vedi sorridere e accarezzare la
mammella da cui gli viene il latte. Osserva i nati delle bestie: amano il grembo materno che li nutre,
amano l’ala che li copre.
Tu, donna figlia di donna, tu, creatura fatta a somiglianza di Dio, non essere inferiore ai nati
degli animali. Riconosci sempre il seno mio che ti alleva, nutre e istruisce, e amalo di un amore che
mi compensa e mi spinge a sempre più curarmi di te. Non ti stancare di amare. Tu sai che voglio
dire. Non ti stancare di amare se non vuoi che Io mi stanchi di operare.
Va’ in pace, ora. Ricorda, ascolta e ama. Sai cosa voglio dire. Così mi farai contento.
Sono Gesù, il Gesù che è il Salvatore.»
1 Nella “Autobiografia” sono svelate o adombrate le manifestazioni che la scrittrice aveva già avuto sulla passione del
Signore.
2 Il primo dettato è del 23 aprile ed è scritto sul quaderno n. 2.
L’intrecciarsi delle date da un quaderno all’altro ci dimostra che Maria Valtorta non scrisse sempre di continuo sullo
stesso quaderno fino ad esaurirne le pagine, ma si servì a volte di più quaderni alternativamente, forse per consentire al
solerte suo direttore spirituale, il P. Romualdo M. Migliorini o.s.m., l’immediata trascrizione dattilografata di quanto
ella riceveva (vedi pag 107).
Ci siamo proposti, con il presente volume, di pubblicare gli undici quaderni autografi dell’anno 1943 nel loro ordine
progressivo di pagine e non di date.

[5] 31 maggio 1943. Immediatamente dopo la S. Comunione.


Dice Gesù:
«Sai perché ti impressioni anche di una inezia e non vorresti commetterla? Perché Io sono in te.
Dove sono Io non vi può sussistere nulla che abbia neppure le più lontane parentele coll’impuro. La
sensibilità di un’anima data a Me è tale che la più esigua ragnatela di male le è pesante,
insopportabile, ripugnante più di un mare di fango a chi non è con Me.
Ma questo non per merito dell’anima. Unicamente perché là sono Io. Il merito dell’anima, se
mai c’è, è uno solo: quello della sua buona volontà di tenermi e tenersi in Me. Ricordalo e non ti
gloriare di quello che non è tuo ma è mio. Umiltà sempre se Io devo agire.
Agli occhi del mondo tu sei candida come neve alpina. Ma agli occhi miei sei ancora bigia per la
polvere che ti ricopre. Come è formata la polvere? Di particelle così minuscole che ad occhio nudo
non si vedono. Ma tante messe insieme fanno uno strato grigio che offusca e sporca le cose. Non
occorre avere addosso i massi [6] per morire di soffocazione o per apparire brutti. Anche un
mucchio di polvere può uccidere per asfissia e abbruttisce sempre.
I massi sono i peccati mortali. La polvere i peccati veniali. Anche le imperfezioni sono polvere;
più fina, ma sempre polvere. E bisogna levarla perché se si accumula, per quanto ogni sua molecola
sia impalpabile, insignificante, finisce per asfissiare l’animo a renderlo sporco. Il mondo non la
vede. Io sì. Vi sono cose candide, all’apparenza, ma che non lo sono. Vi sono cose pure,
all’apparenza, ma che non lo sono. Non per loro volontà, ma perché altre volontà le hanno
macchiate e corrotte. Finché vi è vita vi è pericolo. È la stessa vita che è pericolo.
Guarda la neve. Come è bianca! S’è formata alta, nel mio cielo. Guarda il giglio. Come è
perlaceo! La sua seta l’ho creata Io. Ma se tu guardi neve e giglio con un microscopio vedi quanti
germi impuri si sono mescolati, nel cadere attraverso gli spazi, prima di posarsi sulla terra, nel più
candido fiocco di neve; vedi quante microscopiche scaglie di polvere deturpano la seta angelica del
giglio testé schiuso. [7] E per la neve e il giglio, come cose inanimate, non v’è colpa se ciò avviene.
Ma per l’anima ragionevole sì. Essa può vigilare a provvedere. Come? Usando l’amore.
L’amore è il microscopio dell’anima. Più uno ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le
macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti. Ma non
mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di
mondarsi. Ricordalo sempre.
Io resto. Anzi tu devi cercare di avermil più spesso, anche sacramentalmente. Non c’è che il mio
Sangue che lavi il bigio della tua anima e la renda degna del Re, di Me. Hai visto quando Io non ti
venivo portato cosa è successo... Solo la mia potenza, operando un miracolo continuo, ha potuto
portarti avanti lo stesso, mantenerti la vita dello spirito sotto la polvere che si accumulava e che
non veniva mondata dal mio Sangue.
Ma non bisogna pretendere e osare [8] troppo! Io ti ho salvata per scopi miei che non vanno
giudicati a neppure scrutati. Ora tutto torna nella regola perché il miracolo è l’eccezione. E tu devi
pascerti di Me per essere sempre più degna di Me, mettendoci di tuo: infinito amore, tutto quello
che puoi spremere da tutto il tuo essere fino a rimanere esausta, infinita volontà di bene, infinita
attenzione, infinita umiltà, riconoscendo il tuo niente e il mio Tutto, e infinita volontà di purezza. Su
questa mi basta questo, per ora, e la separo dalla volontà in generale di proposito, come volontà
eccelsa.
Siamo in tempo di allarmi2 e se non vigilate il nemico vi colpisce. Ma che sono le bombe e gli
attacchi nemici, che uccidono solo il corpo, rispetto alle insidie del Nemico che vuole uccidere la
vostra anima? Quell’anima che Io ho ricomprata a prezzo di un Dolore e di un Sangue che non
hanno prezzo! Monta sul mio monte, afferrati alla mia Croce e vigila per te, su te, su molti. E prega.
Io ti amo e l’ilarità che senti in te è la prova del mio amore e che tu mi [9] accontenti abbastanza.
Quando Io sono in pace con un cuore, do pace a gioia. Questo è il segno.
Riguardo al futuro... Cosa vuoi sapere, povera anima?! Non sei lontana dalla verità, e stamane
l’hai sfiorata... Ma avresti il coraggio di conoscerla piena? Ringrazia la mia misericordia che, per
ora, te la nasconde in buona parte. Prega.
La Pentecoste è vicina.
Riguardo al Padre3 digli: “Colui che vive in carità e in purezza è già su un calvario e mi piace.
Sta a Me dare, nel modo che voglio, a ognuno la croce che gli spetta”.
Vai. Ti do la mia pace.»

E ora parlo io.


Stamane, aprendo a caso il Vangelo, mi si è aperto prima sul capitolo: “Insegnamenti di Gesù. S.
Matteo cap. 5”, poi al 1° capitolo di S. Luca. Infine al 21° capitolo di S. Luca e precisamente dal
versetto 8 al versetto 24. Giungendo al v. 20 ho avuto una scossa che si è ripetuta più forte al v. 24.
Gliene ho accennato stamane.
[10] Come attraverso4 dei veli o delle lontananze ho capito che lì c’è un riferimento a noi tutti.
Ma non ho visto chiaramente. Sono però rimasta sotto la penosa impressione che perdura come
goccia di amaritudine in mezzo alla dolcezza che mi sommerge.
Mi raccomando di tenere tutto per sé quanto le dico a le scrivo. Creda che mi costa tanto dover
dire e far conoscere certe cose. Mi sembra così impossibile che mi succedano! E pensare che è una
Volontà così prepotente che non dà pace finché non le si è dato retta.

Stamane ho dovuto smettere a metà il ringraziamento della Comunione perché non capivo più
niente tanto le altre parole suonavano forti e imponevano di essere scritte. Dopo, finalmente, ho
potuto pregare. Ma prima ho dovuto smettere. E dopo sono rimasta con l’eco di quelle parole nel
cuore, che vado meditando. Di mio non avrei potuto aggiungere nulla fuorché questo schiarimento.

1 Segue un al che omettiamo.


2 I segnali di allarme per le incursioni aeree della guerra.
3 Si tratta del P. Romualdo M. Migliorini, al quale la scrittrice si rivolge più sotto e molto spesso nei suoi scritti.
Nato a Volegno (Lucca) nel 1884, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria nel 1900 e fu ordinato sacerdote net 1908. Fino
al 1911 esercitò il sacro ministero in Italia, poi fu parroco in Canada, quindi passò nelle missioni del Sud-Africa dove
divenne superiore regolare e prefetto apostolico. Rientrato in Italia net 1939, fu priore del Convento di S. Andrea in
Viareggio, dove si dedicò ad un apostolato infaticabile soprattutto durante e dopo il passaggio della guerra. Verso il
1942 si recò a far visita all’inferma Maria Valtorta e ne divenne direttore spirituale e testimone degli scritti, che con
zelo trascriveva a macchina azzardandone la prima diffusione. Ma net 1946 dovette ritirarsi a Roma, dove confidò al
confratello P. Corrado M. Berti l’esistenza di Maria Valtorta. Sempre più sofferente, si spense a Carsòli (L’Aquila) nel
1952.
4 attraverso è nostra correzione da traverso
Giugno
1° giugno 1943.

Dice Gesù:
«Per essere salvati, o poveri uomini che tremate di paura, basterebbe che voi, come veri figli e
non come bastardi di cui Io sono Padre soltanto di nome mentre il vero padre è l’altro, sapeste
rapire al mio Cuore una scintilla della mia Misericordia. E non desidererei che di farmela rapire.
Sto col petto aperto perché possiate giungere più facilmente al mio Cuore. Ho dilatato la ferita
della lancia nel mio Cuore perché voi possiate entrare in esso. E non giova. Ho fatto servire le
vostre infinite offese come coltello di sacrificatore per sempre più riaprirla perché l’Amore sa fare
questo. Anche il male lo fa divenire bene, mentre voi, di tutto il bene che vi ho dato - sinanche Me
stesso vi ho dato che sono il Sommo Bene - ve ne servite in modo così osceno che diventa per voi
strumento di male.
Sto col mio Cuore aperto che goccia sangue, come dai miei occhi gocciano lacrime. E cadono,
sangue e pianto, inutilmente sulla terra. La terra è più benigna di voi al suo [12] Creatore. Apre le
sue arene per ricevere il Sangue del suo Dio. E voi, invece, mi chiudete il vostro cuore, unico calice
dove Esso vorrebbe scendere per trovare amore e dare gioia a pace.
Guardo il mio gregge... Mio? Non più mio. Eravate le mie pecorelle e siete uscite dai miei
pascoli... Fuori avete trovato il Maligno che vi ha sedotti e non vi siete più ricordati che a prezzo
del mio Sangue Io vi avevo radunati a salvati dai lupi a dai mercenari che vi volevano uccidere.
Sono morto Io per voi, per darvi la Vita e la Vita piena come Io l’ho nel Padre. E voi avete
preferito la morte. Vi siete messi sotto il segno del Maligno ed esso vi ha mutato in selvatici
caproni. Non ho più gregge. Il Pastore piange.
Solo qualche agnella fedele m’è rimasta, pronta ad offrire il collo al coltello del sacrificatore per
mescolare il suo sangue, non innocente ma amante, al mio innocentissimo, ed empire il calice che
sarà alzato nell’ultimo giorno, per l’ultima Messa, prima che siate chiamati al tremendo Giudizio.
[13] Per quel Sangue e per quei sangui, all’ultima ora, Io potrò mietere la mia ultima messe fra gli
ultimi salvati. Tutti gli altri... Serviranno da strame per i riposi dei demoni e per ramaglia
nell’incendio eterno.
Ma le mie agnelle saranno con Me. In un posto scelto da Me per il loro beato riposo dopo tanta
lotta. Diverso il posto loro da quello dei salvati. Per i generosi vi è un posto speciale. Non fra i
martiri e non fra i salvati. Sono meno dei primi e molto più dei secondi e stanno in mezzo, tra le due
schiere.
Perseverate, voi che mi amate. Quel posto merita ogni presente fatica perché è la zona dei
corredentori, a capo dei quali è Maria, mia Madre.»

Dice ancora Gesù:


«Credono che la penitenza sia una cosa inutile, sorpassata, una quieta manìa.
Non c’è che penitenza e amore che abbiano peso agli occhi di Dio per [14] arrestare gli
avvenimenti e deviarli.
Avete bisogno più di amore che di pane. Ma per il pane vi arrabattate a procurarvelo, rubandovi
il tozzo l’uno con l’altro come cani affamati, e siete poco dissimili, in realtà, da essi, pronti come
siete a dilaniarvi per un pugno di terra e per un fumo d’orgoglio. Mentre per acquistare e possedere
l’amore non fate nulla.
Non ve ne curate.
Ma sapete, o disgraziati, cosa fate trascurando l’amore? Perdete Dio, il suo aiuto in terra, la sua
vista in cielo. Cosa devo fare per farvi capire questo se i miei flagelli non bastano, se le mie bontà
non servono? Come devo fare scendere il Paraclito, in quale forma, perché vi investa a vi salvi? Se
il globo di fuoco portato dal vento veloce scendesse, per una nuova Pentecoste, su ognuno di voi -
non dividendosi in fiammelle che furono bastanti, allora, su dei poveri pescatori, rozzi e ignoranti
ma amanti di Me - scendesse pieno su ognuno di voi, non basterebbe lo stesso ad accendervi di
Dio. Prima dovreste sgombrare l’anima [15] dai vostri falsi dèi, e non lo volete fare perché li
preferite a Me, Dio vero.
Siete perduti, se un miracolo non si compie. Volgetevi e pregate l’Amare.»
2 giugno 1943.
Dice Gesù:
«In questo mese dedicato al mio Cuore e che quest’anno raduna le solennità che sono altrettanti
attestati d’amore di Noi, Trinità divina, che fate voi? È un mese d’amore e voi ne fate un mese di
inferno che odia. E così per il mese di Maria, mia Madre, e così per l’aprile in cui Io morii, or sono
20 secoli, e che vi riporta la mia Pasqua. Per voi è sempre così.
L’amore, la bontà, la volete solo da Dio e in Dio. Ma voi non volete amarci, amarvi, esser buoni.
Sì. Non volete amarci. Le vostre preghiere sono inutili perché sono spinte sulle vostre labbra non
dall’amore ma dall’egoismo. Volete essere preservati dal male. Ma non dite: “Però lo stesso sia
fatto ai nostri nemici”. No. Per loro impetrate stragi e rovine. [16] Quello che non volete per voi.
Non c’è palpito in voi che non abbia per segreta molla odio e egoismo. E così le vostre preghiere
sembrano palloncini che salgono per poca via a poi scoppiano ricadendo al suolo.
Provate a pregarci con amore, amore per tutti, ed Io vi aiuterò. “Ché se voi fate del bene a chi vi
vuole bene, che merito ne avete?” Siate simili a Noi che facciamo piovere sole a acqua sui giusti a
sugli ingiusti, lasciando solo a Noi il diritto di giudicare, quando sarà l’ora.
La Legge e la Parola sono sempre uguali, sono sempre quelle, figli che non ci amate. Venti
secoli sono nulla davanti alle verità eterne. Io, il Verbo, non sono venuto a mutare la Legge.
Neppure Io che sono il Verbo. E voi l’avete mutata perché sulla mia Legge e sulla mia Parola avete
messo una sovrapposizione delle vostre stolte parole, delle vostre cieche e crudeli leggi. Avete
creduto così di mutare la Legge e la Parola e di progredire.
Sì. Avete progredito. Ma come uno che non veda più la luce avete progredito non verso la mèta:
Dio, ma verso il punto opposto. [17] Siete regrediti verso la bestialità. State uccidendo la vostra
anima. Come? Sapete gridare per gli spazi:
“Salvate le nostre anime” e poi le uccidete da voi? Ma quando un naufragio inabissa una nave,
soltanto i vostri corpi muoiono e i miei angeli sono pronti a portare nei cieli le anime di coloro che
sono spirati col nome mio e di Maria, mia Madre, sul labbro. Mentre voi, nel naufragio della vostra
figliolanza di figli di Dio, uccidete le vostre anime. Oh! povero Cuore mio!
Parlo con te, Maria, che sai cosa voglia dire essere disamata, offesa, non riconosciuta, tradita, e
che ne hai sofferto fino ad ammalartene. Tu puoi capire il mio tormento paragonandolo al tuo.
L’amore misconosciuto è un tormento. E il mio è un infinito amore infinitamente misconosciuto.
Non sono due o tre persone che hanno mancato come per te. Per me sono milioni di persone che in
venti secoli mi hanno disamato, offeso, sprezzato. E il mio Cuore, che ama con la perfezione di un
cuore divino, si è dilatato [18] nella sofferenza del dolore. La lanciata non è stata dolorosa rispetto
alle ferite che mi ha inflitto, in venti secoli, nel Cuore, la razza umana. Io sono Dio e non passibile
di infermità umana; ma però passibile, nella mia Umanità, al dolore. E voi mi date un infinito e
continuo dolore.
Devo rifugiarmi sul cuore di mia Madre per superare certe ore di spasimo per le vostre brutture,
devo guardare i miei confessori per attutire l’amarezza di quello che siete voi, uomini, per Me che
vi ho amati fino a morire. Non vogliamo corone preziose sulle teste dei simulacri che mi
rappresentano e rappresentano la Madre mia e vostra, mentre voi ci configgete1 continuamente delle
spine rispetto alle quali quelle della mia corona erano rose.
Un’unica corona vogliamo da voi: “Il vostro amore”. Un amore che sia vero, di ogni ora, in ogni
evenienza. Basterebbe che questo ci fosse in pochi cuori, in ogni nazione, perché il male venisse
debellato dal Bene. Non sono forse bastati dodici veri apostoli, appoggiati al Cuore di Maria, [19]
per portare la Carità nel mondo? Ma voi ora siete peggio dei Gentili a dei Giudei.»

Dice ancora Gesù:


«Questo è per te. Considera il valore delle cose, anche piccole, se mi sono offerte con amore.
Io non ti ho abbracciata quando, in un grande dolore e in una grande prova, ti sei rassegnata,
perché non potevi fare diversamente, o quando in un’ora di grande fervore mi hai offerto te stessa.
Ti ho stretta al Cuore per una cosa che a vista umana può parere un’inezia. Ma Io la giudico da Dio
a non da uomo. I1 tuo spontaneo dedicare a Me quella pena e senza che Io parlassi e che nessun
agente esterno premesse su te, mi ha commosso spingendomi a premiarti subito. Tu sai come.
Ricorda sempre e sii sempre pieghevole alla mia Volontà che devi vedere in tutte le cose, anche
nelle più minuscole, e che devi sempre pensare come mossa da un desiderio di bene per te. Devi
essere come un’erba fiorita che si curva e si aderge ad ogni soffio d’Amore, perché la mia Volontà
è Amore. E in te tutto deve rispondere a questo [20] mio Amore con l’amore. Anche lo sguardo con
cui guardi il tuo prossimo deve essere sguardo d’amore, sempre. In tal modo anche un semplice
sguardo ti meriterà una mia carezza.
Non giudicare nulla spregevole, rispetto al soprannaturale. La vita è fatta di cose comuni ma che,
rivestite di amore, divengono eccelse. Mia Madre è stata ugualmente grande e degna
dell’ammirazione degli angeli nell’attimo del suo “fiat” come quando, lasciando le contemplazioni
dei più alti misteri e la meditazione del dolore che avrebbe ferito Lei attraverso la sua Creatura, si
dedicava alle umili incombenze della donna lavando, con amore, i miei pannilini, cucinando, con
amore, il cibo allo sposo, rassettando, con amore, la casa, ascoltando, con amore, i bisogni dei
vicini.
L’amore è sempre pronto, pieghevole, dolce, ilare, generoso, paziente. Ed è l’amore che apre i
cieli e ne fa scendere la nostra Trinità, la quale viene nei cuori non soltanto con tutti i suoi fulgori,
ma anche con tutte le sue tenerezze.
Io ti voglio condurre ad essere più pieghevole, morbida e forte di una matassa di seta. Se Io
voglio scherzare con te, se Io voglio mostrare che sono il Re, il Padrone, tu non devi reagire,
lamentarti, mettere il broncio. Se dopo averti tenuta per degli anni in un letto [21] Io volessi trartene
fuori, che ci sarebbe da stupire? Sarei padrone di farlo e tu dovresti essere generosa pronunciando il
“fiat” della guarigione come lo fosti per pronunciare il “fiat” della infermità.
Ho guarito la tua anima, potrei guarire il tuo corpo che è sempre meno paralizzato di quanto non
fosse la tua povera anima un tempo. E tu me ne dovresti ringraziare, anche se la guarigione vuol
dire dilazione dall’incontro fra Me e te nel Paradiso, se vuol dire pericolo di vivere nel mondo, se
vuol dire restituzione del tuo dono. Se Io lo facessi avrei i miei fini e tu, per piacermi, dovresti
essere lieta sempre, come ora.
Di cosa è composto il miele? Del succo di mille fiori. Di cosa è composta la perfezione? Del
frutto di mille sacrifici. Un’ape che volesse nutrirsi solo di un fiore non farebbe che poco miele e
stucchevole. Un’altra che mescola il succo di fiori dolcissimi a quello di altri amarognoli, di fiori
delicati nel loro sapore a quello di altri dall’aroma piccante, produce un miele abbondante e
salutare. Così avviene per l’anima. Bisogna che ti abitui a vedere in tutte le [22] cose il tuo Gesù
che le preordina per tuo bene e di tutte te ne devi servire per progredire.
Guarda, per non sbagliare devi fare così: guardi il tuo prossimo? Pensa di guardare Me. Parli al
tuo prossimo? Pensa di parlare con Me. Fai qualche piacere, qualche lavoro per il tuo prossimo?
Pensa che sono Io che te l’ho richiesto. Allora progredirai. Guai se uno si ferma a riflettere a chi
volge lo sguardo, la parola, l’opera! Ben poche volte parlerebbe, guarderebbe, farebbe con quella
carità che mi fa accetto il vostro agire. Io, sulla terra, facevo tutto pensando al Padre mio a alla
vostra redenzione. Tu fa’ tutto pensando a Me a alla redenzione dei peccatori.
Non basta essere rassegnata quando Io te lo impongo levandoti quello che giudico giusto levarti
per tuo bene. Occorre che tu ti abbeveri e nutri giubilante a tutti i calici che ti offro, correndo
incontro ad essi, benedicendo l’Amore tanto quando te li porge come quando te li leva,
chiedendomi anzi di darteli per impedire a Me di berli, quando sono amari.
Così mi sarai cara, tanto cara che Io ti amerò al punto da sospirare ardentemente di averti per
sempre nel mio Regno. Solo l’amore mi spinge a lasciarti qui ancora per renderti più buona. Solo
l’amore deve spingerti ad esser più buona per volare presto a Me.»

1 configgete è nostra correzione da concifiggete


3 giugno 1943.1
Dice Gesù:
«Molti mi chiedono un segno. Quale segno? Segno dell’ora o segno della mia potenza?
Il segno dell’ora lo avete già. Ripeto2: “Io non sono venuto a mutare la Legge”. Siete voi che
l’avete mutata. E Io non muto la mia Parola. Quello che ho detto ho detto. Tutto quanto doveva
avvenire, dal momento che Io parlavo, Uomo fra gli uomini, sino al momento in cui Io verrò, Dio
figlio di Dio, a giudicare gli uomini, è contenuto nel mio Vangelo.
Siete voi, stolti che avete la testa piena di mille rumori inutili e di pensieri perversi, che non
capite più quanto Io ho detto. Non siete forse salati col fuoco, con quel fuoco che salerà in eterno i
miei nemici? Questo che vi arde ora e che scende su voi per distruggervi e condurvi sempre più alla
bestemmia e all’eresia non è che un anticipo di quello che sarà il fuoco di cui Io parlo, destinato
agli scandalosi che non si convertono. [24] E voi siete di questi. Solo del corpo e delle ricchezze
inique vi preoccupate, e calpestate coscienze e altari, e profanate tutto quanto toccate, e uccidete in
voi Me stesso una seconda volta.
Ecco i doni che vi sa dare Lucifero sotto il cui segno vi siete messi. La Bestia soffia dalla sua
bocca il fuoco dopo avervi sommersi nel male della corruzione.
Sono i suoi doni. Non può darvi altro. Mentre Io vi avevo dato, insieme a Me stesso, tutti i tesori
della grazia.
Volete un segno della mia potenza? Ma sono venti secoli che vi do questo segno! A che è
giovato? Ho aperto su di voi i torrenti delle mie grazie e dal Cielo li ho fatti scendere sulla terra in
mille e diecimila miracoli. Ho sanato i vostri malati, ho sedato le vostre guerre, ho prosperato i
vostri affari, ho risposto ai vostri dubbi, anche su cose di fede, perché so la vostra debolezza che
non crede se non vede, sono venuto a ripetere la mia dottrina, ho mandato mia Madre perché con la
sua dolcezza vi piegasse a penitenza e ad amore. A che ha giovato?
[25] Mi avete trattato come uno scemo, sfruttando la mia potenza e la mia pazienza, convinti che
Io, dopo avere fatto il miracolo, non me ne ricordassi più. No, figli del mio dolore. Tutto è segnato
nel gran libro della mia Intelligenza e non è usato inchiostro per scrivere in essa, ma il carbone
acceso dell’Amore. E tutto viene ricordato.
Avete sfruttato la venuta di mia Madre per scopi umani, ne avete fatto oggetto di risa a di
commercio. Non sapete che Maria è il mio Tempio e il mio Tempio è casa di orazione e non
spelonca di ladri? Le sue parole, così affettuose, così supplici, così piene di pianto, per voi che le
avete ucciso il Figlio, e neppure sapete fare frutto di tanto sacrificio, vi sono suonate come canzone
inutile. Avete continuato la vostra strada di perdizione.
I miei messi, le anime che vivendo come dovreste vivere tutti sono divenute le mie banditrici per
ripetere una volta ancora la parola del mio Cuore, li avete trattati da “pazzi” e da “ossessi” e
qualche volta li avete uccisi, tormentati sempre. [26] Anche Io, dalla generazione adultera e omicida
del mio tempo mortale, fui detto: “pazzo ed ossesso”.
Il segno! Il segno lo avete e non serve a ridarvi la mia Paternità. Altro segno che questo non vi
sarà dato. Cercatelo nella mia parola e nella vostra coscienza, se pure riuscite ancora a ritrovarla
viva sotto l’ammasso di libidini, adulteri, fornicazioni, furti, omicidi, invidie, bestemmie a superbie
sotto le quali l’avete lapidata.
E’ l’Ascensione. Prima di ascendere Io benedissi3 mia Madre e i miei discepoli.
Non avevo altri da benedire poiché gli altri mi avevano respinto a maledetto. Anche ora benedico
i miei discepoli poiché gli altri non mi vogliono e bestemmiano sulla mia benedizione.»

1 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota a matita: In risposta ad una domanda di


Marta. Vedi la nota 6 di pag. 38.
2 Già nel dettato del 2 giugno, pag. 7.
3 benedissi è nostra correzione da benedii
4 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Amo tutte le anime. Amo quelle dei puri che vivono come il mio Cuore desidera per vostro
bene, dei miti come mite sono Io, dei generosi che espiano per tutti e continuano la mia Passione,
dei misericordiosi che mi imitano nei rispetti dei loro fratelli. Amo i peccatori perché è per loro che
Io divenni Redentore e salii in croce. I loro peccati mi danno dolore ma non estinguono il mio
amore per loro, non estinguono il desiderio di stringerli al mio seno pentiti. Amo le piccole anime
che non sono prive di imperfezioni ma che sono ricche di amore che annulla le imperfezioni.
Amo te, che ti chiami Maria, il più dolce dei nomi per Me. Il nome della Mamma mia. Quel
nome che è scudo e difesa contro le insidie del demonio, quel nome che è musica di cielo, quel
nome che fa trasalire di gioia la Trinità Nostra, quel nome di cui mi circondai nella vita e nell’ora
della morte. Maria di Magdala, Maria Cleofe: le fedeli di Me e di mia Madre.
Credi in questo amore per te. [28] Sentilo questo amore intorno a te. Povera anima! Non puoi
trovare che il mio Cuore che ti sappia amare come ti abbisogna. Ti ho tanto amata che ho persino
accontentato i tuoi capricci1, non troppo ragionevoli in verità, avallando con fatti veri i tuoi castelli
in aria. Non perché ciò mi sia piacevole, ma perché non volevo sminuirti di fronte al mondo e
perché sapevo che anche quei capricci si sarebbero poi mutati in arma di penitenza e di amore, e
perciò di santità.
Ti ho amata tanto che ho saputo aspettarti... Ti guardavo fare la caprettina bizzarra e delle volte
sorridevo, delle volte mi attristavo; ma non mi adiravo mai perché sapevo che la mia caprettina
sarebbe divenuta agnella un giorno. Se non ti avessi amata come ti ho amata, credi tu che saresti
quello che sei? No. Pensalo bene che tu non avresti che sempre più peggiorato. Ma c’ero Io che
vegliavo.
Non avere paura delle mie carezze. Gesù non fa mai paura. Abbandònati. Col tuo cuore e con la
tua generosità. Dámmi tutto. E prendi tutto da Me.
Ieri sera, stamattina, hai messo, sul [29] gran rogo del sacrificio per la pace, il tuo fascetto di
sacrificio, a l’hai messo con un sorriso spremuto dall’amore, lottando contro le lacrime umane che
volevano salire, contro i sussurri del Nemico che ti voleva turbare. Oh! cara! Non sarà dimenticato
questo tuo sacrificio fatto con gioia d’amore.
Ora ti chiedo una cosa. Tu sai, e ci pensi con dolore, che molte particole vengono sparse fra
sozzure e rovine, nella devastazione delle chiese. E’ come fossi Io travolto perché Io sono nel
Sacramento. Ebbene metti, idealmente, il tuo amore come un tappeto prezioso, come una tovaglia di
purissimo lino per raccogliere Me-Eucarestia, colpito, ferito, profanato, cacciato dai miei
Tabernacoli, non dai piccoli uomini che colpiscono le mie chiese - essi non sono che gli strumenti –
ma da Satana che li muove. Da Satana che sa che i tempi stringono e che questa è una delle lotte
decisive che anticipano la mia venuta.
Sì. Dietro il paravento delle razze, delle egemonie, dei diritti, dietro il movente delle necessità
politiche, si [30] celano, in realtà, Cielo e Inferno che combattono fra loro. E basterebbe che metà
dei credenti nel Dio vero - ma che dico? meno di questo, meno di un quarto dei credenti - fosse
realmente credente nel mio Nome perché le armi di Satana venissero domate. Ma dove è la Fede?
Ama Me Eucaristico. L’Eucarestia è il Cuore di Dio, è il mio Cuore. Vi ho dato il mio Cuore
nell’ultima Cena; ve lo do, purché lo vogliate, sempre. E non concepirete in voi il Cristo e non lo
darete alla luce se non saprete far vivere in voi il suo Cuore. Quando nel grembo di una donna si
forma una creatura, cosa si forma per prima cosa? Il cuore. Così è per la vita dello spirito. Non
darete il Cristo se non formate in voi il suo Cuore amando l’Eucarestia che è Vita e Vita vera.
Amando come mia Madre amò Me, appena concepito.
Oh! che carezze, attraverso la sua carne vergine, a Me, informe e minuscolo, che palpitavo in
Lei, col mio cuoricino embrionale! Oh! che palpiti, attraverso le oscure latebre dell’organismo,
comunicavo Io al suo [31] cuore, dal profondo di quel Tabernacolo vivo dove mi formavo per
nascere e morire per voi, crocifiggendo il cuore di mia Mamma alla mia stessa Croce, per voi!
Ma Io gli stessi palpiti ve li comunico al cuore quando mi ricevete. La vostra pesantezza carnale
e intellettuale non vi permette di percepirli, ma Io ve li do. Tu apriti tutta per ricevermi.
Tu, molte volte al giorno - non posso dirti: ad ogni momento, ma se fossi2 un cherubino e non
una creatura che della materia ha le stanchezze ti direi: ogni momento - ripeti questa preghiera:
“Gesù che sei colpito nelle nostre chiese per mano di Satana, ti adoro in tutte le particole sparse e
distrutte fra le rovine. Prendi me per tuo ciborio, per tuo trono, per tuo altare. Conosco di non
esserne degna, ma Tu ami stare fra coloro che ti amano ed io ti amo per me e per chi non ti ama. Mi
imporpori come sangue il dolore perché io divenga degno ornamento per ricevere Te che vuoi
essere simile a noi in quest’ora di guerra. Il mio amore sia lampada che arde davanti a Te,
Santissimo, e il mio olocausto incenso. Così sia”.»

1 La frase viene ripresa e spiegata nel dettato del 12 giugno, pag. 30.
2 fossi è nostra correzione da fosti

5 giugno 1943. Ore 12.


Dice Gesù:
«Vorreste che Io venissi e mi mostrassi per terrorizzare a incenerire i colpevoli.
O miseri! Non sapete quello che chiedete1!
Purtroppo verrò. Dico: “Purtroppo”, perché la mia sarà venuta di Giudizio e giudizio tremendo.
Avessi a venire per salvarvi non direi così e non cercherei di allontanare i tempi della mia venuta,
ma anzi mi precipiterei con ansia per salvarvi ancora. Ma il mio secondo avvento sarà avvento di
Giudizio severo, inesorabile, generale, e per la maggior parte di voi sarà giudizio di condanna.
Non sapete quello che chiedete. Ma se anche Io mi mostrassi, dove è nei cuori, e specie in quelli
maggiormente colpevoli delle sciagure di ora, quel tanto residuo di fede a di rispetto che li farebbe
curvare col volto a terra per chiedermi pietà e perdono? No, figli che chiedete al Padre vendetta
mentre Egli è Padre di perdono!
Se anche il mio Volto balenasse nei vostri cieli e la mia Voce, che ha fatto i mondi, tuonasse da
oriente ad occidente, le cose non muterebbero. Ma soltanto un nuovo coro blasfemo di insulti, ma
soltanto una nuova ridda [33] di ingiurie sarebbero lanciati contro la mia Persona.
Ripeto: potrei fare un miracolo e lo farei se sapessi che poi voi vi pentite e divenite migliori.
Voi, grandi colpevoli che portate i piccoli a disperare e a chiedere vendetta, e voi, piccoli colpevoli
che chiedete vendetta. Ma né voi, grandi colpevoli, né voi, piccoli colpevoli, vi pentireste a non
diverreste migliori dopo il miracolo. Calpestereste anzi, in una furia di gioia colpevole, i corpi dei
puniti, demeritando subito al mio cospetto, e vi montereste sopra per opprimere, a vostra volta, da
quel trono fondato su una punizione.
Questo vorreste. Che Io colpissi per potere colpire a vostra volta. Io sono Dio e vedo nel cuore
degli uomini e perciò non vi ascolto in questo. Non voglio che vi danniate tutti. I grandi colpevoli
sono già giudicati. Ma voi tento di salvarvi. E quest’ora, per voi, è vaglio di salvezza. Cadranno in
potere del Principe dei demoni coloro che già hanno in loro la zizzania del demonio, mentre coloro
che hanno in cuore il grano di frumento germinante l’eterno Pane, germoglieranno2 in Me in vita
eterna.»

1 Nel dettato del 3 giugno, pag. 10.


2 germoglieranno è nostra correzione da germolieranno
5 giugno 1943. Supplica a Maria Addolorata.
Maria, che ci hai preso per figli ai piedi della Croce; Maria, che sei la Madre nostra e del nostro
Dio e Fratello Gesù, ascolta la voce dei tuoi figli.
Ecco: ci trasciniamo ai piedi della Croce dove agonizza il Figlio tuo e dove Tu pure agonizzi col
tuo Cuore straziato, o Madre che vedi morire la tua Creatura.

Guardaci, Maria. Siamo tutti aspersi del Sangue del tuo Figlio. Egli è morto per noi, per darci la
Vita e la Pace in questo e nell’altro mondo. E noi, a Te che sei stata la prima pietra della nostra
redenzione, ci volgiamo per avere vita, salvezza e pace, che abbiamo demeritato di avere con la
nostra forma di vivere contraria e ribelle alla dottrina del Figlio tuo.
Sì, lo sappiamo d’aver meritato il flagello che ora ci colpisce. Lo riconosciamo umilmente per
assomigliare a Te che fosti l’Umilissima oltre che la Purissima. Ma, o Madre, oltre che pura Tu sei
pietosa. Pietà dunque di noi, Maria, che generasti al mondo la Misericordia stessa!
Salvaci, salvaci, o Maria, dalla furia nemica!
[35] Salva le nostre chiese e le nostre case, le chiese e le case di questa città3 che ti riconosce
Regina e Patrona.
Salva i nostri uomini, quegli uomini che Tu, Stella del Mare, tante volte salvasti dalle marine
sventure.
Salva noi tutti qui prostrati ai tuoi piedi; salva quelli che l’infermità impedisce di essere qui con
noi, ma che vi sono con le loro anime e il loro soffrire.
Salva anche coloro che sono assenti con la loro pervicace volontà, i figli sviati, i disgraziati più
grandi perché hanno perso la Luce, la Via, la Vita, perdendo tuo Figlio, Verità vera.
E per penetrare con la nostra preghiera nel tuo Cuore pietoso, ecco, o Maria, che ci spogliamo
dai rancori, dallo spirito di vendetta, dalla sete d’esser crudeli come altri lo sono con noi. Ci
ricordiamo, in quest’ora, che siamo tutti creati dal Padre, che siamo tutti fratelli del Figlio, che
siamo tutti amati dallo Spirito. Ci ricordiamo, in quest’ora, la preghiera del tuo Gesù, Martire per
noi: “Padre, perdona loro” e la ripetiamo per tutti, su tutti, per essere a nostra volta perdonati
dall’Eterno e salvati da Te.

[36] Ave, Maria! Dal tuo Cuore trafitto fa’ scendere su noi la grazia della salvezza per questa
città, per la patria nostra, per il mondo tutto che muore fra le rovine avendo perduto di vista il Cielo.
Santa Maria prega per noi. E se la volontà di Dio si avesse a compiere, per noi, cruentemente,
siici4 al fianco nell’ora della morte per portarci con Te, Maria5, a vederti e ringraziarti tra gli
splendori eterni di Dio. Amen.

3 Viareggio. Vedi pag. 87.


4 siici è nostra correzione da siaci
5 La preghiera terminava qui. Poi la scrittrice ha depennato Maria ed ha aggiunto le parole che seguono, precisando,
con annotazione a matita, che si trattava di Parole aggiunte, escluso l’Amen.

6 giugno 1943, ore 4,30 ant.ne.


Dice Gesù:
«Quest’oggi voglio parlarti della “grazia”. Vedrai che ha attinenza con gli altri argomenti anche
se a tutta prima non ti pare. Sei un po’ stanca, povera Maria, ma scrivi lo stesso. Queste lezioni ti
serviranno per i giorni di digiuno in cui Io, tuo Maestro, non ti parlerò.
Cosa è la grazia? L’hai studiato e spiegato molte volte. Ma Io te lo voglio spiegare a modo mio
nella sua natura e nei suoi effetti.
La grazia è possedere in voi la luce, la forza, la sapienza di Dio. Ossia possedere la somiglianza
intellettuale con Dio, il segno inconfondibile della vostra figliolanza in Dio.
Senza la grazia sareste semplicemente delle creature animali, arrivate ad un tale punto di
evoluzione da essere provvedute di ragione, [37] con un’anima, ma un’anima a livello di terra,
capace di condursi nelle contingenze della vita terrena ma incapace di elevarsi nelle plaghe in cui si
vive la vita dello spirito. Poco di più dei bruti, perciò, i quali si regolano soltanto per istinto e, in
verità, vi superano molto spesso col loro modo di condursi.
La grazia è dunque un dono sublime, il più grande dono che Dio, mio Padre, vi poteva dare. E
ve lo dà gratuitamente perché il suo amore di Padre, per voi, è infinito come infinito è Lui stesso.
Volere dire tutti gli attributi della grazia vorrebbe dire scrivere una lunga lista di aggettivi e
sostantivi, e non spiegherebbero ancora perfettamente cosa è questo dono.
Ricorda solo questo: la grazia è possedere il Padre, vivere nel Padre; la grazia è possedere il
Figlio, godere dei meriti infiniti del Figlio; la grazia è possedere lo Spirito Santo, fruire dei suoi
sette doni. La grazia, insomma, è possedere Noi, Dio Uno a Trino, ed avere intorno alla vostra
persona mortale le schiere degli angeli che adorano Noi in voi.
[38] Un’anima che perde la grazia perde tutto. Per lei inutilmente il Padre l’ha creata, per lei
inutilmente il Figlio l’ha redenta, per lei inutilmente lo Spirito Santo l’ha infusa dei suoi doni, per
lei inutilmente sono i Sacramenti. È morta. Ramo putrido che sotto l’azione corrosiva del peccato si
stacca a cade dall’albero vitale e finisce di corrompersi1 nel fango. Se un’anima sapesse conservarsi
come è dopo il Battesimo e dopo la Confermazione, ossia quando essa è imbibita letteralmente
dalla grazia, quell’anima sarebbe di poco minore a Dio. E questo ti dica tutto.
Quando leggete i prodigi dei miei santi voi strabiliate. Ma, mia cara, non c’è nulla da strabiliare.
I miei santi erano creature che possedevano la grazia, erano dèi, perciò, perché la grazia vi deifica.
Non l’ho forse detto Io nel mio Vangelo che i miei faranno gli stessi prodigi che Io faccio? Ma per
essere miei occorre vivere della mia Vita, ossia della vita della grazia.
Se voleste, potreste tutti essere capaci di prodigi, ossia di santità. Anzi Io vorrei che lo foste
perché allora vorrebbe dire che [39] il mio Sacrificio è stato coronato da vittoria e che Io vi ho
realmente strappati all’impero del Maligno, relegandolo nel suo Inferno, ribattendo sulla bocca di
esso una pietra inamovibile e ponendo su essa il trono di mia Madre, che fu l’Unica che tenne il suo
calcagno sul dragone, impotente di nuocerle.
Non tutte le anime in grazia possiedono la grazia nella stessa misura. Non perché Noi la si
infonda in misura diversa, ma perché in diversa maniera voi la sapete conservare in voi. Il peccato
mortale distrugge la grazia, il peccato veniale la sgretola, le imperfezioni la anemizzano. Vi sono
anime, non del tutto cattive, che languono in una etisia spirituale perché, con la loro inerzia, che le2
spinge a compiere continue imperfezioni, sempre più assottigliano3 la grazia, rendendola un filo
esilissimo, una fiammolina languente. Mentre dovrebbe essere un fuoco, un incendio vivo, bello,
purificatore. Il mondo crolla perché crolla la grazia nella quasi totalità delle anime e nelle altre
langue.
La grazia dà frutti diversi a seconda che più o meno è viva nel cuore vostro.
[40] Una terra è più fertile quanto più è ricca di elementi e beneficiata dal sole, dall’acqua, dalle
correnti aeree. Vi sono terre sterili, magre, che inutilmente vengono irrorate dall’acqua, scaldate dal
sole, corse dai venti. Lo stesso è delle anime. Vi sono anime che con ogni studio si caricano di
elementi vitali e perciò riescono a fruire del cento per cento degli effetti della grazia.
Gli elementi vitali sono: vivere secondo la mia Legge, casti, misericordiosi, umili, amorosi di
Dio e del prossimo; è4 vivere di preghiera “viva”. Allora la grazia cresce, fiorisce, mette radici
profonde e si eleva in albero di vita eterna. Allora lo Spirito Santo, come un sole, inonda dei suoi
sette raggi, dei suoi sette doni; allora Io, Figlio, vi penetro della pioggia divina del mio Sangue;
allora il Padre vi guarda con compiacenza vedendo in voi la sua somiglianza; allora Maria vi
carezza stringendovi sul seno che ha portato Me come i suoi figliolini minori ma cari, cari al suo
Cuore; allora i nove angelici cori fanno corona alla vostra anima tempio di Dio e cantano il “Gloria”
sublime; allora la vostra morte è Vita e la vostra Vita è beatitudine nel mio Regno.»

1 corrompersi è nostra correzione da corrombersi


2 le è nostra correzione da li
3 assottigliano è nostra correzione da assotigliano
4 è potrebbe stare per cioè
7 giugno 1943.
Anzitutto metto qui il mio grazie per il suo caritatevole pensiero di portarmi copia della Supplica
e di esser stato così buono da aver accettato il mio foglietto così benignamente1. Ma però non è la
“mia” supplica. Di mio non c’è che la fatica di scriverla. Il pensiero non è mio. Non sono così
sublime da saper estrarre dal mio cuore pensieri così sovrumani di perdono.
Le ho detto ieri che mentre li scrivevo, e sentivo che erano giusti, dovevo fare una vera fatica
morale ad accettarli. Come lei avrà notato, leggendo gli appunti della mia vita, non possiedo proprio
per nulla il carattere di Giobbe. Sono, come Maria Valtorta, molto umana con tutto quello che
l’umanità porta con sé di suscettibilità, di orgoglio, di passioni ecc. ecc., e devo, per fare vivere la
Maria della Croce, incenerire me stessa ogni momento per rinascere dalle mie ceneri umane, mistica
fenice, in forma nuova e certamente più accetta al buon Dio.
Quando “la voce” mi dice2: «Tu non sei nulla; tu, da te stessa, non saresti mai capace di riuscire
a nulla», io ne sono persuasissima. [42] Non mi illudo sulla mia carnaccia e sulla mia embrionale
natura spirituale. So che una è matta come un puledro in primavera e l’altra è così embrionale che è
appena un debole abbozzo.
Perciò conforto la mia debolezza e imbriglio la mia materia con la Croce di Cristo. Solo
avvinghiata a Lui Crocifisso posso far stare ritta la mia anima e solo inchiodando con chiodi ben
ribaditi e bene mortificatori la mia carne la posso tenere lì, soggiogata, impotente di compiere le sue
mattane.
Perciò non diciamo “la mia supplica”. Essa è di un Altro. Non mi devo appropriare di quello che
non è mio. Me ne insuperbirei mentendo a me stessa, al mondo e a Dio. Se quelle parole hanno
servito - e non potevano non servire perché venivano da zone di luce, e di che luce! - rendiamone
grazie al Signore e basta.
Due sono le cose che più mi fanno stare con le orecchie aperte e gli occhi vigilanti per spiare il
più lieve movimento del Nemico delle anime che striscia, si insinua e fischia la sua seduttrice
canzone così sottilmente per ipnotizzarci e renderci alla sua mercé. Una, sono le tendenze della
carne, così proterva nonostante tutti [43] i cilizi; l’altra, le... lievitazioni della superbia che tenta
sempre di gonfiare... Sento per istinto che le une e le altre muoiono tre giorni dopo di noi e che solo
la bontà di Dio e una grande, grandissima volontà nostra, una volontà instancabile, alacre, vigilante,
le può rendere innocue3, sterilizzarle ad ogni nuova loro ondata di germi corruttori. E sento anche
che se io mi lasciassi avvinghiare dalle spire del senso o da quelle della superbia, il presente stato di
grazia cesserebbe di colpo, prima, molto prima di quello che vuole il mio Gesù, il quale non cessa
di tenermi fra le braccia e mormorarmi parole di vita.
Si figuri se vorrei perdere questa beatitudine per mia colpa! È dessa che mi impedisce di sentire
il mordente delle vicende umane che mi colpiscono, e il duplice mordente dei ricordi che si
affollano. Tutto scorre su me, tutto si avventa su me come acqua, come flutto, come maroso, ma
finché dura la presente beatitudine io sono come un blocco di cristallo sul quale tutto passa senza
lasciare segno, senza poter penetrare.
[44] Verrà il momento in cui Gesù tacerà e mi lascerà andare. Pazienza! E che perciò? Me ne
dovrò lamentare? No. Soffrirò certo ma accetterò la nuova prova, continuando ad amarlo anche se
Egli mi lascia sola. Se lo fa, saprà ben Lui perché lo fa. E certo avrò più merito, ad amarlo allora,
che non ne abbia ora.
Bella forza esser amorosa adesso che Egli è così sensibilmente amoroso! A meno di non
possedere il cuore di Giuda, chi si vede amato ama. Ma il più alto amore è quello che sa continuare
ad amare anche quando ci sembra di non essere più amati. Quando lo si fa con gli uomini non ne
ricaviamo costrutto, o ben raramente. Ma quando si fa così col buon Dio, allora si può esser certi
che dopo viene un ancora più intenso periodo di amore, perché Dio premia sempre dopo averci
provato, se abbiamo saputo esser fedeli.
1 Si rivolge al Padre Migliorini. La “Supplica” è del 5 giugno, pag. 15.
2 Nel dettato del 28 maggio, pag. 2.
3 innocue è nostra correzione da inocue

Sempre il 7 giugno 1943.


Dice Gesù:
«Continuo a parlarti della grazia4, la quale dà la vita dello spirito.
Quando Iddio creò il primo uomo, infuse in esso, oltre che la vita della materia, fino ad allora
inanimata, anche la vita dello spirito. Altrimenti non avrebbe potuto dire che vi aveva fatto a sua
immagine a somiglianza.
Quello che era di perfetto la prima creatura nessuno di voi lo può immaginare. Solo Noi
possiamo vedere, nell’eterno presente che è la nostra eternità, la perfezione dell’opera regale della
nostra Intelligenza creatrice. I1 seme di Adamo, se Adamo avesse saputo rimanere re quale Noi lo
avevamo fatto, con potestà5 su tutte le cose e con dipendenza solo da Dio - una dipendenza di figlio
amatissimo - sarebbe stato un seme di perpetua perfezione. Ma vi era un vinto che vegliava per
trarre vendetta.
Tu, Maria, che dici che dal tuo cuore non potrebbero uscire spontaneamente pensieri di perdono
perché la tua natura umana ti porta allo spirito di vendetta e solo per riguardo mio sai perdonare, ci
hai mai pensato che è stato lo spirito di vendetta che ha rovinato voi, figli di Adamo, e mandato Me,
Figlio di Dio, sulla [46] croce?

Lucifero - ed era il bello fra i belli creati da Me - dal baratro dove era piombato, brutto in eterno
dopo la blasfema rivolta al suo Creatore, fu assetato di vendetta. A1 primo peccato di superbia unì
così una serie interminabile di delitti, vendicandosi nei secoli dei secoli. E la prima vendetta fu sui
miei creati Adamo ed Eva. Nella perfezione della mia creazione il suo dente avvelenato mise il
segno della sua bestialità comunicandovi la sua stessa libidine di lussuria, di vendetta, di superbia. E
da allora il vostro spirito duella in voi contro i veleni del morso infernale.
Qualche rarissima volta lo spirito vince sulla carne e il sangue, e dà alla terra e al Cielo un nuovo
santo. Qualche volta lo spirito vive stentatamente, con stasi di letargo in cui è come fosse morto e
nelle quali vivete e agite come creature prive di luce, della mia Luce. Qualche altra, viene
letteralmente ucciso dalla creatura che volontariamente decade dal suo trono di figlia di Dio e
diventa peggio di un bruto. Diventa demonio, figlio di demonio.
In verità ti dico che oltre due terzi della razza umana appartengono a questa categoria che vive
sotto il segno della Bestia. [47] Per questa inutilmente Io sono morto.
La legge dei segnati dalla Bestia è in antitesi con la Legge mia. In una domina la carne e genera
opere di carne. Nell'altra domina lo spirito e genera opere di spirito. Quando lo spirito domina, là è
regno di Dio. Quando domina la carne, là è regno di Satana.
L'infinita Misericordia che anima la Triade ha dato al vostro spirito tutti gli aiuti per rimanere
dominatore. Ha dato il sacramento che leva il segno della Bestia nella vostra carne di figli di
Adamo e imprime il mio Segno. Ha dato la mia Parola di Vita, ha dato Me, Maestro a Redentore, ha
dato il mio Sangue nell’Eucarestia e sulla Croce, ha dato il Paraclito: lo Spirito di verità.
Colui che sa stare nello Spirito genera opere dello spirito. Dalla creatura posseduta dallo Spirito
sgorga carità, mitezza, purezza, scienza e ogni opera buona unita a umiltà grande. Dagli altri
escono, come serpi sibilanti, vizi, frodi, lussurie, delitti, poiché il loro cuore è nido di serpi infernali.
Ma dove sono quelli che sanno tendere alla vita dello spirito e rendersi degni di accogliere in sé
l’infusione vitale del Consolatore che viene con tutti i suoi doni ma vuole [48] per trono uno spirito
pronto, desideroso di Lui? No, che il mondo non lo vuole questo Spirito che vi fa buoni. I1 mondo
vuole il potere a qualunque costo, la ricchezza a qualunque costo, l’appagamento del senso a
qualunque costo, tutte le gioie della terra a qualunque costo, e respinge e bestemmia lo Spirito Santo
e impugna la sua Verità, e si paluda di vesti profetiche parlando parole che non escono dal seno
della Trinità Ss. ma dall’antro di Satana.
E ciò non è e non sarà perdonato. Mai . E che non sia perdonato lo vedete. Dio si ritira nell’alto
dei suoi Cieli perché l’uomo respinge il suo amore e vive per e nella carne. Ecco le cause della
vostra rovina e del nostro silenzio. Dal profondo escono i tentacoli di Satana, sulla terra l’uomo si
proclama dio e bestemmia il vero Dio, in alto il Cielo si chiude. Ed è già pietà, perché chiudendosi
rattiene le folgori che voi meritate.
Una nuova Pentecoste troverebbe i cuori più duri e sozzi di un macigno sprofondato in uno
stagno di fango. State perciò nel fango che avete voluto, [49] in attesa che un comando, che non
conosce ribellioni, ve ne tragga per giudicarvi e separare i figli dello spirito dai figli della carne.»

E ora, Gesù buono, lascia che parli io. Hai detto tante cose oggi che neppure le posso copiare
tutte6. E nelle prime ore ero così stanca e sofferente che facevo fatica a seguire la tua dolce voce.
Dopo è andato meglio. Ma ora il dolore mi prende. È un’ora di Getsemani.
Per chi soffro? Quale è l’anima alla quale occorre questa mia agonia per guarire, per sperare, per
tornare a Te? Non lo saprò mai su questa terra, ma sono convinta che esiste e che questa amarezza
mia la devo bere per uno scopo di espiazione. Lo faccio volentieri anche se il pianto mi riga le
guance. Ma lasciami piangere sul tuo Cuore perché se su esso è dolce amare su esso è dolce soffrire.
Tutte le tristezze vengono a ondate. Tu le sai tutte senza che io te le enumeri e tanto Tu che io
sappiamo anche cosa si nasconde dietro questo schermo nero che mi vuole avviluppare. [50] Per
non vederlo chiudo gli occhi. Faccio come i bambini paurosi del buio. E questa sera sono proprio
come una povera bambina sola in un luogo senza luce. Ogni angolo è un ricettacolo di ombre che
assumono aspetti terrorizzanti. Se chiudo ben stretto gli occhi, dopo averti guardato fisso fisso come
si guarda il sole, non mi resta sullo sfondo della rétina che la tua Immagine; se mi stringo stretta
stretta a Te non mi accorgo più della solitudine che ho intorno e dalla quale possono sorgere per me
tanti pericoli. Sento le tue braccia intorno a me e anche se piango non ho più paura.
Prenditi il mio pianto questa sera. Non ho che questo da darti in questa notte di pena. Non ti dico
neppure: “Levami questa pena”; ti dico solo: “Sia fatta la tua Volontà, ma aiutami, Gesù”.
Sì, aiutami, Maestro buono. Non mi lasciare andare. Tutto il dolore che vuoi, Signore, ma la tua
vicinanza sempre. So, credo che non è senza uno scopo di bene questo tormento morale; so, spero
che non è senza utilità; so che se soffrirò con pace, sul tuo Cuore la pace resterà in me e l’astio del
demonio non la potrà turbare. Perciò ti dico: eccomi, per tuo amore, a fare la tua Volontà...
[51] Non più tardi di questa mattina dicevo che la mia presente beatitudine mi impedisce di
sentire il mordente delle vicende umane. Invece questa sera ho sentito l’acre delle necessità dell’ora.
E ne ho sofferto tanto. Avessi sofferto sola sarebbe stato uno spasmodico soffrire. Ma ben sapendo
che nessuna creatura umana mi poteva consolare, mi sono rivolta a Te con fede. Tu li vuoi questi
atti di fede amorosa per compensarti di tutti i disamori che negano. E premi subito l’anima generosa
dandole consolazione.
Ora ho imparato. E vengo subito a rifugiarmi in Te; non m’accontento di pregarti, spingo oltre il
mio osare e vengo fra le tue braccia. Tu sei il mio Dio, ma sei anche il mio Fratello e Sposo, perciò
oltre che pregarti posso anche abbracciarti per non sentirmi così sola di fronte a un futuro, triste per
tutti, ma per me carico di incognite ancor più penose.
Tienimi così per tutto questo tristissimo mese, tienimi così fino alla morte.
Anche se non parli mi basta che Tu mi lasci stare sul tuo Cuore. Ricordati, della tua agonia,
Signore, e per la tua piccolissima ostia sii Tu l’angelo che conforta...

4 Già nel dettato del 6 giugno, pag. 16.


5 potestà è nostra correzione da podestà
6 Questa affermazione, con altre simili che incontreremo, sembra in contrasto con quanto è stato sempre asserito, che
cioè Maria Valtorta scriveva direttamente sui quaderni, di getto, senza rileggere né correggere. Marta Diciotti, da noi
interpellata, ha precisato che Maria ebbe un primo gruppo di quaderni dal Padre Migliorini, perché vi scrivesse le
memorie della propria vita. Terminata la «Autobiografia», Maria voleva riconsegnare, con i sette quaderni in tal modo
riempiti, anche quelli rimasti inutilizzati; ma il Padre volle lasciarglieli. Su di essi, di lì a poco, Maria iniziava a scrivere
i dettati, e il Padre Migliorini dovette cominciare a rifornirla di altri quaderni, che ella utilizzava scrivendo, a volte,
perfino sui risguardi, o su foglietti che poi inseriva in aggiunta alle pagine del quaderno. Dovendo stare sempre a letto,
scriveva tenendo sulle ginocchia un cartolare, che la stessa scrittrice aveva accuratamente foderato di stoffa ricavandovi
una tasca interna, in cui custodiva il quaderno nelle soste. Marta Diciotti, come altri testimoni, non è in grado di
ricordare se Maria Valtorta scrivesse anche dove capitava per poi copiare sul quaderno (vedi, ad esempio, pag. 125). Ma
ha voluto supporre che Maria abbia potuto usare tale sistema qualche volta, forse all’inizio, potendo essere colta di
sorpresa dalla «voce» che le ordinava di scrivere, o non presagendo la vastità della sua missione di scrittrice.
Aggiungiamo che a volte si ha l’impressione che la scrittrice, usando il termine «copiare», volesse intendere «scrivere
dopo avere ascoltato», quasi ricordando un dettato già ricevuto (vedi ad esempio, l’annotazione accanto alla data dell’8
giugno, pag.22; l’inizio del dettato dell’11 giugno, pag.28; e la nota 2 di pag. 114). Interessanti spiegazioni, sul modo di
ricevere i dettati, vengono fornite dalla stessa Maria Valtorta negli scritti del 3 novembre (pag. 351) e del 4 novembre
(pag. 354).

8 giugno 1943. (Ma udita il 7).


Dice Gesù:
«Senza il Padre Io non sarei stato. Ma senza lo Spirito Io non sarei venuto.
Perché è stato l’Amore del Padre che mi ha mandato. E Noi siamo tanto più presenti e operanti in
un cuore quanto più vivo è in esso l’amore. Ecco perciò la necessità di possedere in voi l’Amore,
ossia lo Spirito Santo.
Io l’ho detto che “bisogna rinascere nello Spirito per potere possedere la vita eterna”. La nascita
della carne da un’altra carne non vi differenzia dai bruti altro che in questo: che voi sarete giudicati
per non aver voluto rinascere nello Spirito. I bruti, di questo non sono responsabili. Voi sì. Voi
credenti nel mio Nome, voi rigenerati dal Battesimo, sì. Perché dunque voi non rinascete nello
Spirito? Perché uccidete in voi l’Amore?
Come può essere compresa la mia dottrina se l’Amore non è in voi? Io l’ho detto “che avreste
compreso quando avessi mandato il Consolatore, lo Spirito di Verità”. Ora Io ve l’ho mandato.
Sono salito volentieri sulla Croce per redimervi e per preparare la strada al Paraclito. Sono asceso
volentieri al Cielo, lasciando la Madre mia, l’Unica in cui lo Spirito era come nel seno del Padre
tanto Ella era piena di [53] grazia. Era anzi in Lei1 la “Grazia” stessa. Sono asceso lasciando gli
uomini che avevo tanto amati, fino a morire per essi di morte di croce, per potere mandare a voi
Colui alla cui luce tutto diviene chiaro. Ve lo continuo a mandare, ad alimentare questa luce con Me
stesso, perché Io sono nel Padre e nello Spirito e Loro sono in Me.
E Me mi avete, col mio Corpo, col mio Sangue, con la mia Essenza, nell’Eucarestia. Dio e
Fratello vostro. Ma voi vivete con la carne. Avete Me, Luce del mondo, e una volta ancora, anzi
sempre più, preferite le tenebre alla luce. Sembrate poveri folli. Ai tempi del mio vivere fra voi vi
avrebbero chiamati “ossessi”, posseduti da uno spirito impuro che vi piega a pervertimenti strani,
per cui amate le tenebre, le brutture, le compagnie immonde, mentre potreste vivere nella Luce e
nella Verità. Avete l’udito e non sentite, avete la vista e non vedete. Possedete la favella, ma la
usate per bestemmiare o per mentire. Avete un cuore e non lo alzate al Cielo ma lo vendete per
bassi amori e bassi interessi.
Perché vivete profanando a profanandovi? [54] Ma che sono per voi le parole di Verità a di Vita
che vi ho lasciate e che il Paraclito vi ha spiegate alla luce della Carità?
Ogni tanto Io tento un altro miracolo d’amore e vi chiamo, parlandovi in mille modi. Venite,
indagate, vi scuotete. Ma come? Con una curiosità scientifica. Il vostro spirito non si desta al tocco
del Mistero che si svela una volta ancora e vi mostra Dio e il suo amore. Povere creature accecate
dalla vostra scienza umana!
Una sola è la Scienza necessaria. La mia. E ve la comunica lo Spirito di Verità. Alla sua luce
tutto quanto è si santifica, si purifica, si fa buono. Se il vostro sapere trae origine da questo Sapere
perfetto, il vostro sapere umano dà opere di utilità vera. Altrimenti no. Se la scienza che possedete
è solo scienza umana, non è scienza vera. È profanazione. Essa strappa i veli che avvolgono le
forze cosmiche in un mistero in cui Io, che so dosare il bene e il male che dovete conoscere, le ho
avvolte.
Il dragone fischia: “Mordi, mordi, uomo, al frutto che ti farà dio”. [55] E voi mordete. Non
sapete che mangiate la vostra condanna. Divenite di una genialità semidivina, è vero, avete
strappato molti segreti all’universo e avete fatto schiave le forze della natura. Ma non avendo a
contrappeso l’amore nel vostro sapere, il vostro sapere è divenuto unicamente potere distruttore. E
Satana fischia la sua gioia perché nelle vostre scoperte vede il suo segno che nega Dio. Solo il suo
segno.
Se metteste il centesimo di quello che mettete nel male per compiere il bene, sareste già salvati.
Ma seguire il Bene vuol dire essere puri, continenti, misericordiosi, onesti, giusti e umili. E voi
invece preferite essere operatori di iniquità.»

1 in Lei è aggiunto da noi, trattandosi di un’omissione segnalata nel dettato dell’11 giugno, pag.29.

8 giuno 1943 (Sempre udita il 7).


«Non potete conciliare il Regno di Dio col regno di Satana. Non potete accontentare
contemporaneamente la carne e lo spirito. Dovete scegliere.
Vi ho dato l’intelligenza perché possiate scegliere. Vi ho dato la luce perché possiate vedere.
[56] Vi ho dato l’amore perché vi possiate guidare. E vi ho dato la libertà perché altrimenti non
avrebbe avuto merito la vostra esistenza. Avete sbagliato dieci, cento, mille volte.
Vi ho dato i Comandamenti per aiutarvi, vi ho dato i Profeti per gridarvi la mia Volontà. Avete
sbagliato cento, mille, diecimila volte.
Vi ho dato Me stesso, lasciando il seno del Padre per parlare a voi. Vi ho dato Me stesso,
umiliando Me, Dio, a morire come un malfattore per lavarvi il cuore e renderlo capace di accogliere
Dio. Vi ho dato lo Spirito perché vi fosse Maestro nella cognizione della mia dottrina di carità,
purezza, bontà, umiltà. Avete sbagliato diecimila, un milione di volte.
Non si può più contare il numero dei vostri errori. Li accumulate come una piramide gli uni sugli
altri. Fate una seconda Torre di Babele per montarvi sopra e dirvi: “Ecco che siamo simili a Dio e
scaliamo i cieli”. Satana vi aiuta e ride. Sa che la torre delle vostre colpe vi crollerà addosso quando
crederete di toccare i cieli e vi sprofonderà nell’inferno. Sta già crollando e travolgendovi. E non vi
fermate!
[57] Oh! fermatevi, fermatevi, figli! Fermatevi, miei tesori! Sentite la voce del Padre, del
Fratello, del Dio vostro che vi chiama, che vi chiama tesori anche ora perché siete ingemmati del
suo Sangue. Non scrollate da voi quel Sangue con ira, bestemmiandolo. Alzate la fronte malata
verso il Cielo, ché la rugiada divina vi lavi. Perché siete malati, poveri figli miei, e non lo sapete. Vi
siete lasciati baciare da Satana e la sua lebbra è su voi a in voi. Ma il mio amore, soltanto il mio
amore, vi può guarire.
Venite, non respingete la mia mano che cerca di attirarvi a Me. Credete che Io non vi possa
perdonare? Oh! Avrei perdonato anche a Giuda se in luogo di fuggire fosse venuto sotto la Croce
dove morivo a m’avesse detto: “Perdono!”. Sarebbe stato il mio primo redento perché era il più
grande colpevole, e su di lui avrei fatto piovere il Sangue del mio Cuore, trafitto non tanto dalla
lancia quanto dal suo e dai vostri tradimenti.
Venite. Le mie braccia sono aperte. Sulla croce mi doleva di averle inchiodate [58] soltanto
perché non avrei potuto stringerle intorno a voi e benedirvi. Ma ora sono libere di attirarvi al mio
Cuore. La mia bocca ha baci di perdono, il mio cuore ha tesori di amore.
Lasciate le ricchezze ingiuste e venite a Me, Ricchezza vera. Lasciate le gioie indegne e venite a
Me, Gioia vera. Lasciate i falsi dèi e venite a Me, Dio vero. Come vi sentireste lieti di una spirituale
letizia se vi affidaste a Me!
Io sono il Dio della Pace. Da Me sgorgano tutte le grazie. Ogni dolore in Me si placa. Ogni peso
diviene leggero. Ogni vostro atto, compiuto in mio Nome, si riveste della mia Bellezza. Io vi posso
dare tutto se venite al mio Cuore, e non in maniera umana, ma sovrumana, eterna, ineffabilmente
dolce. Non vi dico che non conoscerete più il dolore. L’ho conosciuto Io che sono Dio. Ma vi dico:
il dolore diverrà soave se sofferto sul mio Cuore.
Venite. Lasciate quello che muore, quello che vi fa male, Quello che vi vuole male. Venite a Chi
vi ama, a Chi vi sa dare le cose [59] che non nuocciono e non muoiono. Aiutatemi, con la vostra
volontà. La voglio per agire. Non perché mi occorra, ma perché occorre a voi per meritare il
Regno.
Venite. Aiutatemi a respingere l’Inferno nell’inferno e ad aprirvi il Cielo.

9 giugno 1943.
Risponde Gesù proprio a me:
«Capisco a compatisco la tua tristezza. Non è quella tristezza che Io accuso come una colpa.
Tristezza colpevole è quella che viene da insoffribilità delle cose a delle croci. Umane le prime,
soprannaturali le seconde. Tristezza colpevole è la sete di godimento, di ricchezze, sete che non è
appagata a che vi dà tristezza, o sete che dopo esser saziata vi lascia più tristi di prima perché in voi
la coscienza piange. Questa è la tristezza che Io condanno.
Ma la tristezza buona, sentita per le sventure altrui più che per le proprie, l’accoramento che dà
vedere Dio vilipeso, la pena per vincoli cari che si spezzano, Io non la condanno. Prima di voi l’ho
provata Io e ho pianto.
Quando poi l’anima sale anche più su e non solo ha in sé una tristezza non [60] condannabile, ma
mi sa dare quella sua tristezza perché Io usi il suo pianto per l’altrui bene, allora Io me la prendo,
quest’anima, e la cullo sul mio Cuore per addormentare la sua pena a darle1 la mia gioia.
La senti. So che la senti stillare in te. Quei trasalimenti di sollievo che senti, e ti sembrano raggi
nel buio che ti viene da molte cose, e ti sembrano liberazione da pesi che ti accasciano, sono Io che
vengo in te con la mia gioia.
Hai intuito anche l’origine di tanta cupezza nel dolore che, per tuo bene, ti invade. Sì. Tu,
vivendo in Me e per Me, scateni le ire del Nemico ed egli, non potendo fare altro, cerca di
spaventarti rendendo più nero il futuro di quanto già non sia. Ma non avere paura. Io sono con te.
Aumenta la tua tristezza anche il riflettere alle parole che dico all’anima tua, non per te ma per
tutti. Ma non rifiutarti di riceverle. Ho tanto poche persone in tutto il vasto mondo che si tendano
per ascoltare la mia Parola! Quelli ai quali vorrei parlare per ricondurli nella via della Vita non mi
vogliono ascoltare. Parlo allora ai pochi che mi vogliono ascoltare. Quando sarà utile, quanto ho
detto ai miei fedeli in segreto, sarà reso noto e così la [61] Parola continuerà a risuonare nel mondo.
Non ti rifiutare dunque all’opera mia, qualunque essa sia. Non te ne gloriare e non te ne spaurire.
Lasciami fare. Non faccio mai nulla senza scopo. Vieni a Me sempre con quella confidenza che mi
piace tanto. Quando Io trovo un’anima confidente apro il mio Cuore e la chiudo dentro ad esso. Ti
pare che ti possa accadere qualche cosa che sia vero male se sei chiusa nel mio Cuore? Ma neppure
l’Inferno può nuocerti finché sei lì. E ci sarai finché sarai pura, amorosa, confidente, fedele.»

1 darle è nostra correzione da dargli

10 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Se la mia Carne è realmente cibo e il mio Sangue è realmente bevanda, come mai le vostre
anime muoiono di inedia? Come mai non crescete nella vita della grazia?
Vi sono molti per i quali è come se le mie chiese non avessero ciborio. Sono coloro che mi
hanno rinnegato o dimenticato. Ma vi sono anche molti che si cibano di Me. [62] Eppure non
progrediscono. Mentre in altri, ad ogni unione con Me-Eucarestia, vi è un accrescimento di grazia.
Ti spiegherò le cause di queste differenze.
Vi sono i perfetti che mi cercano unicamente perché sanno che la mia gioia è di essere accolto
nel cuore degli uomini e che non hanno gioia più grande di questa di divenire una sola cosa con
Me. In questi l’incontro eucaristico diviene fusione, ed è tanto forte l’ardore che da Me emana e che
da loro si sprigiona, che come due metalli in un crogiolo noi si diventa una cosa sola. Naturalmente
quanto più la fusione è perfetta tanto più la creatura prende l’impronta mia, le mie proprietà, le mie
bellezze. Così sanno unirsi a Me quelli che voi chiamate poi “Santi”, ossia i perfetti che hanno
capito chi Io sono.
Ma in tutte le anime che vengono a Me con vero trasporto e puro cuore Io porto grazie indicibili
e trasfondo la mia grazia, di modo che esse procedono sulla via della Vita e anche se non
raggiungono una santità clamorosa, riconosciuta dal mondo, raggiungono sempre la vita eterna,
perché chi sta in Me ha vita eterna.
Per tutte le anime che sanno venire a Me con l’ardore dei primi e con la fiducia dei [63] secondi
a che mi dànno tutto quanto è in loro potere di dare, ossia tutto l’amore di cui sono capaci, Io sono
pronto a compiere prodigi di miracoli pur di unirmi a loro. Il cielo più bello per Me è nel cuore delle
creature che mi amano. Per loro, se la rabbia di Satana distruggesse tutte le chiese, Io saprei
scendere, in forma eucaristica, dai Cieli. I miei angeli mi porterebbero alle anime affamate di Me,
Pane vivo che dal Cielo discende.
Non è del resto cosa nuova. Quando la fede era ancora fiamma di amore vivo Io ho saputo
andare ad anime serafiche seppellite negli eremi o nelle celle murate. Non occorrono cattedrali a
contenermi. Mi basta un cuore che l’amore consacri. Anche la più vasta a splendida cattedrale è
sempre troppo angusta e povera per Me, Dio che empio di Me tutto quanto è. Opera umana è
soggetta alle limitazioni dell’umano e Io sono infinito. Mentre non m’è angusto e povero il vostro
cuore se la carità lo accende. E la più bella cattedrale è quella della vostra anima abitata da Dio.

Dio è in voi quando voi siete in grazia. Ed è del cuore vostro che Dio si vuole fare un altare. Nei
primi tempi della mia Chiesa non vi erano [64] le cattedrali, ma Io avevo un trono degno di Me in
ogni cuore di cristiano.
Vi sono poi quelli che vengono a Me soltanto quando il bisogno li spinge o la paura li sprona.
Allora vengono a bussare al Tabernacolo che si apre, concedendo sempre conforto, spesso, se è
utile, la grazia richiesta. Ma vorrei però che l’uomo venisse a Me non soltanto per chiedere ma
anche per dare.
Indi vengono quelli che si accostano alla Mensa, dove Io mi faccio cibo, per abitudine. In questi i
frutti del Sacramento durano per quel poco di tempo che durano le Specie e poi dileguano. Non
mettendo nessun palpito nel loro venire a Me, non progrediscono nella vita dello spirito che è
essenzialmente vita di carità.
Io sono Carità e porto carità, ma la mia carità viene a languire in queste anime tiepide che nulla
riesce a scaldare di più.
Altra categoria, quella dei farisei. Vi sono anche ora; è una gramigna che non muore. Costoro
fanno gli ardenti, ma sono più freddi della morte. Sempre uguali a quelli che mi misero a morte
vengono, mettendosi bene in mostra, gonfi di superbia, saturi di falsità, sicuri di possedere la
perfezione, senza misericordia fuor che per se stessi, convinti d’essere esempio al mondo. [65]
Invece sono quelli che scandalizzano i piccoli e li allontanano da Me perché la loro vita è una
antitesi di quella che dovrebbe essere e la loro pietà è di forma ma non di sostanza, e si tramuta, non
appena allontanati dall’altare, in durezza verso i fratelli. Questi mangiano la loro condanna perché
Io perdono molte cose, conoscendo la vostra debolezza, ma non perdono la mancanza di carità,
l’ipocrisia, la superbia. Da questi cuori Io fuggo al più presto possibile.
Considerando queste categorie è facile capire perché l’Eucarestia non ha ancora fatto del mondo
un Cielo come avrebbe dovuto fare. Siete voi che ostacolate questo avvento d’amore che vi
salverebbe come singoli e come società.
Se realmente vi nutriste di Me col cuore, con l’anima, con la mente, con la volontà, con la forza,
l’intelletto, con tutte insomma le potenze vostre, cadrebbero gli odî, e con gli odî le guerre, non vi
sarebbero più le frodi, non le calunnie, non le passioni sregolate che creano gli adulterî e con questi
gli omicidi, l’abbandono e la soppressione degli innocenti. I1 perdono reciproco sarebbe non sulle
labbra, ma nei cuori di tutti, e sareste perdonati dal Padre mio.
Vivreste da angeli passando le vostre giornate adorando Me in voi e invocando Me per la [66]
prossima venuta. La mia costante presenza nel vostro pensiero terrebbe voi lontani dal peccato, il
quale sempre comincia da un lavorìo del pensiero che poi si traduce in atto. Ma dal cuore fatto
ciborio non uscirebbero che pensieri soprannaturali e la terra ne sarebbe santificata.
La terra diverrebbe un altare, un enorme altare pronto ad accogliere la seconda venuta del Cristo,
Redentore del mondo.»

11 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Sei troppo afflitta per copiare quanto ti ho detto1, molto più che è argomento che ti costa
trascrivere. Lascialo dunque per oggi e ascolta Me che ti parlo.
Hai tanta pena, povera anima! Ma Io voglio sollevare la tua pena. Non “levare” la tua pena. Ma
sollevarla. Sollevarla consolandoti e sollevarla aiutandoti ad alzarla ben in alto perché sia tutta
meritoria. Se mi ascolti vedrai che la ferita duole meno.
Maria, non essere una che non sa fare fruttare le monete che Io le do. Ogni evento della vostra
giornata d’uomini è una moneta che Dio vi affida perché [67] la facciate fruttare per la vita eterna.
Della nuova moneta che Io ti do servitene in modo da ricavarne il cento per cento. In che modo?
Con la rassegnazione per prima cosa, accettando di bere questo calice senza torcere altrove la
testa evitando di assestare all’amarissimo orlo le labbra.
Con riconoscenza sempre, verso di Me che te lo porgo con la cognizione giusta, come solo Io la
posso avere, di fare a te del bene, di fare, ossia, per te un nuovo atto d’amore.
Con fiducia. Io ti aiuterò a portare la nuova croce e le altre che da questa sgorgheranno. Non sei
contenta d’avermi per Cireneo, Io, il tuo Gesù che ti ama?
Con vista superiore, soprattutto. Sì, non avvilire l’oro di questa croce sporcandolo con
retropensieri umani. E che ti importa che il mondo non ti comprenda, neppure nei tuoi più eletti
sentimenti? E che? Ti preoccupi perché sei giudicata fredda, egoista, senza amore verso tua madre?
E che? Ti addolori di un povero giudizio umano? No, Maria. Male sarebbe se Io ti avessi a
giudicare colpevole verso i comandamenti della Legge divina e umana per riguardo al tuo agire
verso tua [68] madre. Ma degli altri non te ne curare.
E guarda Me una volta ancora. Non fui Io forse vilipeso dall’insulto che Io ero bestemmiatore,
un ribelle al Dio d’Abramo, un ossesso, un figlio senza cuore?
Nessun discepolo è da più del Maestro, Maria, e ogni discepolo deve perciò essermi uguale nelle
offese che riceve e nelle opere che compie.
Alle offese ci pensano gli altri i quali “non sanno quello che fanno e che dicono”. Perciò
perdonali. Alle opere pensaci tu, continuando la tua via e alzando tanto in alto il tuo spirito fin
dove le pietre della maldicenza, della corta vista umana, non possono arrivare. Sono Io che vedo e
giudico e che ti premio e benedico. Gli altri sono polvere che cade.
Va’ in pace, Maria. Ecco che ti tocco per sollevare dal tuo capo la corona spinosa. Oggi la
porterò Io per te. E non cercare mai altri cuori fuorché il mio per consolare il tuo soffrire. Anche
percorressi2 tutta la terra non troveresti nessuno che ti capisse con verità e [69] giustizia come lo
può fare Gesù, tuo Maestro e Amico.
Va’ in pace. Ti do la mia pace.»

«Per capire le cose voi uomini avete bisogno di mettere meticolosamente tutte le cose in chiaro.
Punti, virgole, esclamativi, interrogativi, e spesso non servono.
Ma Dio non ha bisogno di sofisticare tanto per capire. Egli vede nel profondo e giudica il vostro
profondo. È per questo che Io vi ho detto: “Quando pregate non dite tante parole. Il vostro Padre sa
di che abbisognate”.
Il vostro Padre capisce, Maria, vede, giudica, con vera giustizia e con grande misericordia. Non
misura col vostro centimetro. Non condanna secondo il vostro codice, e non guarda coi vostri occhi
miopi. Anche quando una colpa c’è realmente, ma il colpevole ne è così umiliato da giudicarsi da sé
meritevole di condanna, Io, Misericordia, dico: “Non ti condanno. Va’ e non più peccare”, come ho
detto all’adultera.
Che il prossimo non capisca mai con vera giustizia ne hai continue prove. L’ultima è di ieri sera.
[70] Sono stati feriti il tuo cuore di figlia a la tua suscettibilità di donna con un unico colpo. E da chi
avrebbe potuto conoscerti a fondo. Questo ti dimostri una volta di più che non c’è che Dio che sia
infinitamente giusto. Lascia cadere tutto quello che non sia Dio. Voglio che tu viva di Dio solo.
Vuoi un esempio di come sia limitata la perspicacia umana? Tu, nel trascrivere una frase, hai
omesso, parendoti già chiaro il pensiero mentre Io te lo dettavo, due parolette: in lei. Due
microscopiche parolette. Ma dopo né tu né altri avete più capito il significato vero della frase. “Era
anzi in lei (Maria) la Grazia stessa”, cioè era pienamente in Maria Dio, Grazia stessa. Un’inezia di
omissione, ma che ha fatto sì che non afferraste più bene il senso della frase3.
Così è di tutto. La limitata vista intellettuale umana vede alla superficie e spesso malamente
anche alla superficie. Per questo vi ho detto: “Non giudicate”.
A persuadere te e altri che quanto scrivi non è cosa tua, lascio apposta delle lacune nella tua
mente, come quella dei dieci giusti che avrebbero potuto salvare quella antica città4. [71] L’hai
dovuto chiedere al Padre5. Oppure lascio che tu commetta una piccola modificazione per mostrarti
che da te sbagli subito e ti levo la voglia di riprovartici. In tal modo ti tengo bassa e persuasa che
nulla è tuo e tutto è mio.
Tutto il bene che voi fate, anche se molto vasto, è una piccolezza trascurabile se confrontata
all’infinito Bene che è Dio, e anche le vostre opere più perfette, di una perfezione umana, sono
piene di mende agli occhi di Dio. Ma se voi le offrite unite ai miei meriti, ecco che esse prendono le
caratteristiche che piacciono a Dio, acquistano in perfezione, in estensione, e divengono capaci di
redenzione.
Bisogna sapere fare tutto in Me e imitando Me e nel mio Nome. Allora il Padre mio vede nelle
vostre opere il mio segno e la somiglianza mia e le benedice e fa fruttare. Per una sbagliata umiltà
non devi mai dire: “Io non posso fare ciò”. Io l’ho detto: “Farete le stesse opere che faccio Io”.
Appunto perché rimanendo in Me con la vostra buona volontà divenite dei piccoli Cristi capaci di
seguire Me, Cristo vero, in tutte le contingenze della vita.»

1 Vedi la nota 6 di pag. 21.


2 percorressi è nostra correzione da percoressi
3 Nel dettato dell’8 giugno, pag. 22.
4 Non si è trovato alcun punto in cui la scrittrice dia chiarimenti sulla «lacuna» dei dieci giusti, di evidente natura
biblica, più volte ripresentata nel corso del volume.
5 Padre Migliorini.

12 giugno1943.
Dice Gesù:
«Molti, se molti leggessero quello che ti dètto, troverebbero che delle espressioni sono un po’
forti, quasi impossibili alla loro vista umana. I1 Padre1 se ne stupirà meno perché, come mio servo,
sa che nulla è impossibile a Dio, anche certe forme di condotta verso le anime che non sarebbero
seguite dagli uomini che misurano le cose e le applicano secondo una falsariga e un modello creato
da loro. Cioè sempre imperfetti.
Quando Io dico2: “Ti ho tanto amata che ho persino accontentato i tuoi capricci...”, dico una
frase che farebbe sgranare gli occhi a molti e farebbe applicare critiche irrispettose a Me e giudizi
poco piacevoli a te. Eppure è così, e questo avvenne per una mia vista giustissima.
Quando Io ti volli per Me, povera Maria, eri così umana e l’umanità che avevi avuto intorno a te
era ancor più umana di te stessa e ti aveva sempre più appesantita, di modo che eri proprio una
piccola selvaggia. Se Io allora ti avessi chiesto quello che ti ho chiesto dopo, e specie quello che
voglio da te, ora per ora, adesso, tu saresti fug[73]gita spaventata.
Ma Gesù non fa mai paura. Gesù coi suoi figli cari è un padre di un’amorevolezza perfetta; di
una amorevolezza divina, perché se Gesù fu uomo e dell’uomo conobbe i sentimenti, Egli è sempre
stato ed è Dio, e perciò nei sentimenti raggiunge la perfezione di Dio.
Allora Io per avvicinarti e perché tu ti avvicinassi senza timore e con sempre più amore, ho
seguito la regola in uso fra gli uomini per conquistare i bimbi scontrosi. Ti ho offerto e donato tutto
quanto desideravi. Erano inezie alle volte, delle altre erano cose grandi. Ebbene: il tuo Gesù te le ha
date.
Qualche volta sognavi ad occhi aperti e davi per certo il sogno. Un uomo ti avrebbe smentita
facendoti passare per pazza e insincera. Io, Dio, ho mutato i tuoi sogni in certezze per non avvilirti
al cospetto del mondo. In tal modo ho ottenuto che tu ti affezionassi3 talmente a Me da giungere a
quello che sei ora: una cosa sperduta in Me, inscindibile da Me.
Tu, essere finito e imperfetto, non esisti più con le tue limitazioni e imperfezioni umane, perché
sei assorbita, e da [74] te stessa ti sei fatta assorbire, da Me. Vedi Me in ogni cosa piacevole,
spiacevole, lieta, triste, che ti accada. Agisci guardando il mio Viso. Sei affascinata del mio Viso.
Potrei guidarti con lo sguardo. Con anche meno: il battito del mio Cuore, del mio Amore, ti guida.
Vivi del mio amore. Vivi nel mio amore. Vivi per il mio amore.
Quando hai una gioia mi corri incontro ridendo a dirmi grazie. Quando hai un bisogno tendi la
tua mano chiedendolo. Quando hai un dolore mi vieni sul Cuore per piangere. Sei talmente convinta
che Io sono il tuo Tutto, che prendi decisioni, che hai confidenze che alla corta vista umana
potrebbero parere imprudenze e pazzie. Ma tu sai che Io sono il tuo Tutto. Un Tutto-Dio e che posso
tutto, e ti fidi.
E’ proprio questa confidenza assoluta che mi spinge a compiere per te continui piccoli miracoli,
perché è la confidenza di chi mi ama quella che apre il mio Cuore di Dio per farne scendere torrenti
di grazie.
Sei mia perché Io ti ho saputo prendere, perché ho saputo fare della tua povera [75] umanità
avvilita un capolavoro della Misericordia. Sei mia, la mia piccola Mia. Eri di tante cose. Vivevi per
le sollecitudini umane. Soffrivi, morivi nella carne e nell’anima perché sei un’anima che il mondo
non sazia e non sapevi trovare la via. Adesso sei mia, solo mia. E anche sulla croce sei felice perché
hai chi ti ama come vuoi tu. Hai Me, tuo Dio e tuo Sposo, tuo Gesù.»

«Quando un’anima giunge ad essere così mia, l’amore le tiene posto di Legge e di
Comandamenti. Divini l’una e gli altri, ma che fanno ancora sentire la loro presenza. Sono come le
bardature messe alla vostra animalità perché non si impenni e vada nei precipizi.
Ma l’Amore non ha peso. Non è una briglia che esercita coercizioni. È una forza che vi conduce
liberandovi anche dalla vostra umanità. Quando un’anima ama realmente, l’Amore le tiene luogo
di tutto. È come un piccolo bimbo nelle braccia della sua mamma che lo nutre, lo veste, lo
addormenta, lo lava, lo porta [76-77] a spasso o lo mette nella cuna per suo bene. L’Amore è la
mistica nutrice che alleva le anime destinate al Cielo.
Se per un miracolo speciale, voluto per 3/4 dalla vostra volontà - perché senza la vostra volontà
certi miracoli non possono, non devono accadere - e per un quarto dalla mia benignità, tutte le
anime divenissero viventi solo per lo spirito, ossia tutte degne del Cielo, Io direi per la terra la
parola “Fine” per potervi portare tutti al Cielo prima che un nuovo fermento di umanità
corrompesse di nuovo qualcuno dei più deboli fra di voi. Ma disgraziatamente questo non accadrà
mai. Anzi sempre più spiritualità e amore muoiono sulla terra.
Per questo le anime che sanno vivere nella spiritualità e nell’amore devono toccare i vertici dello
spirito, della carità a del sacrificio - perché il sacrificio non manca mai in questa trinità di cose
necessarie per essere miei discepoli veri - e riparare per le altre che hanno sterilito spirito e amore
nei loro cuori.
Riparare, consolare, soffrire. Saranno le vittime quelle che salveranno il mondo.»

1 Padre Migliorini.
2 Nel dettato del 4 giugno, pag. 12.
3 affezionassi è nostra correzione da affezionassi

13 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Perché lo Spirito Santo possa scendere e operare liberamente in un cuore, bisogna coltivare in
se stessi la carità, la fedeltà, la purezza, la preghiera e l’umiltà.
I miei Apostoli si prepararono alla sua venuta con queste virtù unite ad un intenso raccoglimento.
Per imparare il medesimo, come per imparare le altre virtù, non avevano che da guardare Maria, la
Madre mia. In Essa lo spirito di raccoglimento era intensissimo. Anche nelle occupazioni della vita
Ella sapeva vivere raccolta in Dio e sua grande gioia era potersi isolare nella contemplazione1, nel
silenzio, nella solitudine.
Dio può parlare ovunque. Ma la sua Parola giunge a voi, mortali, le cui capacità di recezione
sono limitate, molto meglio quando potete essere in solitudine che non quando intorno a voi il
prossimo parla, si muove, si agita sovente in meschinità umane. Doppio merito e doppia grazia se
potete udire Dio anche fra il tumulto. Ma anche doppia, tripla fatica.
Però tu, Maria, non contravvenire alla santa carità e alla santa pazienza per l’idea di udire Me.
[80] Allora mutileresti il frutto di queste lezioni. Nulla, neppure il pensiero di udire la mia Voce, ti
deve rendere poco pronta ad esercitare condiscendenza e pazienza col tuo prossimo. Ti pare di
perdere il filo del mio dire?
Ti rammarichi perché capisci di aver dimenticato qualche gemma del mio dire? Oh! fidati di Me!
Io te la farò ritrovare, e più bella di prima perché legata con l’oro della carità e circondata dalle
perle della pazienza sminuzzata in infiniti atti, ma tutti, tutti preziosi.
Ricordati che “tutto quello che fate al prossimo lo fate a Me, Gesù”. Perciò sappi uscire dal tuo
colloquio con Me per ascoltare i bisogni, anche delle volte molto inutili, del prossimo, sempre con
un sorriso e con buona volontà. Tu avrai il merito della carità esercitata e loro non si
scandalizzeranno vedendo te irritata per aver dovuto lasciare la preghiera.
Maria Ss. sapeva, senza alterarsi, uscire dalla meditazione, dalla preghiera, dai soavi colloqui
con Dio - e tu puoi pensare a che altezze essi attingessero - ed occuparsi del prossimo senza perdere
di vista Dio e senza fare capire al prossimo che Ella era disturbata. Maria sia il tuo modello.

[81] Anche nella preghiera i miei Apostoli non avevano che da guardare Maria per imparare
come si prega per ottenere da Dio. E così per tutte le altre virtù necessarie a preparare la discesa del
Paraclito. Anche ora il Consolatore scende con maggiore veemenza quanto più uno spirito è
preparato a riceverlo.
Maria, la piena di grazia, non aveva bisogno di preparazione alcuna. Ma Ella vi ha dato
l’esempio. È vostra Madre e le madri sono il vivente esempio per i figli.
Maria era già piena di Spirito Santo. Era la sua Sposa e dello Sposo conosceva tutti i segreti. Ma
in Maria nulla doveva apparire diverso dagli altri. Io stesso, che ero Dio, mi assoggettai sulla terra
alle leggi della natura: ebbi fame, sete, freddo, fui affaticato, ebbi sonno; ma Io stesso, che ero Dio,
mi assoggettai sulla terra alle leggi del morale: sentii tedio, paura, tristezza, gioii dell’amicizia,
inorridii del tradimento, tremai fino a sudare sangue al pensiero di quello che avevo a soffrire,
pregai come un umile uomo bisognoso di tutto.
Anche Maria perciò ricevette, in forma palese, lo Spirito Santo. Anche le più grandi anime
devono seguire [82] la via che tutti seguono, nelle manifestazioni esterne, si intende, senza
singolarità, senza darsi delle pose che altro non sono che superbie ammantate di umiltà ipocrita.
Semplicità sempre perché lo Spirito venga a voi con piacere. E poi saper trattenere lo Spirito Santo
con una purezza vivissima2. Egli non sosta dove vi è impurità. Infine fedeltà alle sue ispirazioni.
Egli è, dirò così, l’Apostolo eterno e divino che predica instancabilmente3 alle anime la dottrina
del Cristo, che ve la illumina e spiega. Ma se è male accolto, se le porte dei cuori gli vengono
serrate davanti, se è ricevuto con ira, Egli fa quello che Io dissi ai miei Apostoli: se ne va e la sua
pace torna a Lui mentre voi ne rimanete senza.
Dio non si impone fuorché in casi speciali. Egli è sempre pronto a intervenire in vostro aiuto. Ma
vuole da voi desiderio di riceverlo, volontà di ascoltarlo, coraggio di seguirlo, generosità di
confessarlo. Allora Egli vi abbraccia, vi penetra, vi solleva, vi accende, vi deifica, vi fa cambiare la
vostra povera natura animale in una tutta spirituale, vi indìa e come un’aquila a volo vi porta in alto,
nei regni della Luce, in plaghe di purezza, vi avvicina al Sole della carità e ve ne [83] scalda, finché
vi apre le porte del suo Regno per una eternità di beatitudine.»

1 contemplazione è nostra correzione da comtemplazione


2 vivissima è nostra correzione da vivivissima 3 instancabilmente è nostra correzione da istancabilmente

22 giugno 1943, ore 23,30.


Dice Gesù:
«Uno dei segreti per raggiungere la santità è questo: non mai distogliere la mente da un pensiero
che deve reggere tutta la vita: Dio. Il pensiero di Dio deve essere come la nota su cui tutto il canto
dell’anima s’intona.
Hai visto come fanno gli artisti? Si muovono, vanno, vengono, sembra che non guardino giù dal
palcoscenico. Ma in realtà non perdono mai d’occhio il maestro di musica che dà loro il tempo.
Anche l’anima, per non sbagliare e per non distrarsi - cosa che la farebbe sbagliare - deve tenere
l’occhio dell’anima sempre fisso in Dio. Parlare, lavorare, camminare, ma l’occhio mentale non
deve perdere di vista Iddio.
Secondo punto per raggiungere la santità: non perdere mai la fede nel Signore.
Qualunque cosa avvenga, credere che avviene per bontà di Dio. Se è cosa penosa, anche cattiva,
e perciò voluta da forze estranee a Dio, pensare che Dio la permette per bontà.
Le anime che sanno vedere Dio ovunque, sanno anche cambiare tutte le cose in moneta eterna.
Le cose cattive sono monete fuori corso. Ma se le sapete trattare come si deve, esse divengono
legali e vi acquistano il Regno eterno.
Sta a voi rendere buono ciò che non è buono; fare delle prove, tentazioni, disgrazie - che fanno
rovinare del tutto anime già crollanti - tanti puntelli e fondamenta per edificare il tempio che non
muore. Il tempio di Dio in voi al presente, il tempio della beatitudine nel futuro, nel mio Regno.»

[84] 23 giugno, ore 9-10.


Dice Gesù:
«Nell’altro incontro eucaristico ti ho fatto vedere cosa è l’Eucarestia. Oggi ti mostrerò un’altra
verità eucaristica. Se l’Eucarestia è il cuore di Dio1, Maria è il ciborio di quel Cuore.
Guarda mia Madre, eterno ciborio vivo in cui scese il Pane che viene dal Cielo. Chi mi vuole
trovare, ma trovare con la pienezza delle doti, deve cercare la mia Maestà e Potenza, la mia
Divinità, nella dolcezza, nella purezza, nella carità di Maria. È Lei che del suo cuore fa il ciborio
per il cuore del suo e vostro Dio.
Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria, ed è mia Madre che con un sorriso ve lo
14 giugno 1943. Dopo la Comunione.
Dice Gesù:
«Prima ascolta quello che ti dico e poi, per ubbidienza al Padre1, copierai la lezione sui
consacrati
Sai perché, Maria, ti sono illuminate cose che sono proprio riservate solo a te? Perché tu non ti
sei accontentata di seguire Gesù fino al Cenacolo, ma sei entrata dietro al tuo Sposo di dolore,
anche nella camera della tortura. Ci vuole molta generosità, molta carità, molta fedeltà per fare
questo, ed Io so premiare questi tre molti.
Quando fui arrestato, apostoli e discepoli, che avevano saputo seguirmi giurandomi fedeltà fino
alla frazione del pane, fuggirono. Soltanto due mi seguirono. Giovanni l’amoroso e Pietro
l’impulsivo. Però Pietro, come tutti gli impulsivi, franse il suo impeto davanti al primo scoglio della
difficoltà e della paura e si fermò alla porta. Giovanni, il tutto amore, sfidò tutto e tutti ed entrò.
Vi fu più coraggio in Giovanni in quell’attimo, che in tutto il resto della sua vita. Dopo, durante
il lungo apostolato, era corroborato dallo Spirito Santo e aiutato, nei primi anni, dalla Madre mia,
Maestra [258] di fortezza e di apostolato. Inoltre era stato avvalorato nella fede dalla mia
Resurrezione 2, dai primi miracoli dal vedere sempre più propagarsi la mia dottrina.
Ma quella notte era solo. Aveva contro a sé una folla imbestialita, Satana soffiava i suoi dubbi
per trascinare gli altri, specie i fedeli, nel dubbio che è il primo passo della negazione. Aveva contro
la pavidità della sua carne che sentiva il pericolo del Maestro, e che sentiva traboccare lo stesso
pericolo sui suoi seguaci.
Ma Giovanni, amore e purezza, restò ed entrò dietro al suo Maestro, al suo Sposo, al suo Re. Re
di dolore, Sposo di dolore, Maestro di dolore.
Finché un’anima non accetta di essere ammessa nel “segreto del dolore” che Io, il Cristo, ho
gustato fino in fondo, non può pretendere di conoscere a fondo la mia dottrina, né di avere lumi che
escano dai piccoli lumi concessi a tutti.
Io sprigiono dalla mia Fronte incoronata di spine, dalle mie mani trafitte, dai miei piedi forati,
dal mio petto squarciato, raggi di luce speciale. Ma questi vanno a coloro che si affissano sulle mie
Piaghe e sul mio dolore e trovano dolore e piaghe più belli di ogni altra creata cosa.
[259] La stigmatizzazione 3 non è sempre cruenta. Ma ogni anima, innamorata di Me al punto di
seguirmi nella tortura e nella morte che è vita, porta le mie stigmate nel suo cuore, nella sua mente.
I miei raggi sono armi che feriscono e luci che illuminano. Sono grazia che entra e vivifica 4, sono
grazia che istruisce ed eleva.
Do per mia benignità a tutti, ma do infinitamente a chi si dà a Me totalmente. E credi che in
verità se le opere dei giusti sono scritte nel gran Libro che sarà aperto l’estremo giorno, le opere dei
miei amorosi fino all’olocausto, le opere delle vittime volontarie, a somiglianza mia, per la
redenzione dei fratelli, sono scritte nel mio Cuore, né mai, nei secoli dei secoli, saranno cancellate.
Che poi tu non possa spiegare come avviene il fenomeno di vedere certe speciali cose, riservate a
te sola, bene illuminate, è naturale. Non provare neanche a spiegare. Diresti molte parole e non
diresti nulla. Sono cose che si accettano e non si spiegano, neppure a se stessi. Si accettano con
semplicità di bimbo, con semplicità di colomba.
Si dà al prossimo quello che il buon Gesù dice di donare e si tiene per sé il resto come [260]
margherite preziose chiuse nel cuore, cercando di meritarne molte altre con una vita tutta immersa
nella carità, nella fedeltà, nella generosità, nella purezza.»
Udita il giorno 10 giugno e copiata oggi 14 giugno 1943.

Dice Gesù:
«Prega, offri e soffri molto per i miei sacerdoti. Molto sale è divenuto insipido e le anime ne
soffrono perdendo il sapore di Me e della mia Dottrina.
È qualche tempo che ti dico questo, ma tu non vuoi sentire questo. E non vuoi scrivere questo.
Te ne ritrai. Capisco il perché. Ma altri prima di te ne hanno parlato, per mia ispirazione, ed erano
dei santi. È inutile volersi chiudere occhi e orecchi per non vedere e non udire. La verità grida anche
col silenzio. Grida coi fatti che sono la più forte delle parole.
Perché non ripeti più la preghiera di M. Maddalena de’ Pazzi? Un tempo la dicevi sempre.
Perché non offri parte delle tue sofferenze quotidiane per tutto il Sacerdozio? Preghi e soffri per il
mio Vicario. Va bene. Preghi e soffri per qualche consacrato o consacrata che ti si raccomandano o
per i quali hai speciali doveri di riconoscenza. Va bene. [261] Ma non basta. E per gli altri che fai?
Hai messo una intenzione di sofferenza per il clero al mercoledì. Non basta. Occorre che tutti i
giorni tu preghi per i miei sacerdoti e che tu offra parte delle tue sofferenze per questo. Non
stancarti mai di pregare per loro che sono i maggiori responsabili della vita spirituale dei cattolici.

Se un laico basta faccia per dieci per non scandalizzare, i miei sacerdoti devono fare per cento,
per mille. Dovrebbero essere simili al loro Maestro in purezza, carità, distacco dalle cose del
mondo, umiltà, generosità. Invece lo stesso rilassamento di vita cristiana che è nei laici, è nei miei
sacerdoti e in genere in tutte le persone consacrate da voti speciali. Ma di queste ne parlerò poi 6.
Ora parlo dei sacerdoti, di coloro che hanno l’onore sublime di perpetuare dall’altare il mio
Sacrificio, di toccare Me, di ripetere il mio Vangelo.
Dovrebbero essere fiamme. Invece sono fumo. Fanno stancamente quello che devono fare. Non
si amano tra di loro e non amano voi come pastori che devono essere pronti a dare tutti se stessi,
anche sino al sacrificio della vita, per le loro pecorelle. Vengono al mio altare con il cuore colmo di
sollecitudini della terra.

[262] Mi consacrano con la mente altrove e neanche la mia Comunione accende nel loro spirito
quella carità che deve essere viva in tutti ma che nei miei sacerdoti deve essere vivissima.
Quando Io penso ai diaconi, ai preti della Chiesa catacombale, e li paragono a questi di ora, sento
un’infinita pietà per voi, turbe che rimanete senza o con troppo scarso cibo della mia Parola.
Quei diaconi, quei preti avevano contro tutta una società malevola, avevano contro il potere
costituito. Quei diaconi, quei preti dovevano espletare il loro ministero tra mille difficoltà; il più
incauto movimento li poteva far cadere in mano ai tiranni e condurre a morti di strazio. Eppure,
quanta fedeltà, quanto amore, quanta castità, quanto eroismo in loro! Hanno cementato col loro
sangue e il loro amore la Chiesa nascente e di ogni loro cuore hanno fatto un altare.
Ora splendono nella celeste Gerusalemme come altrettanti eterni altari sui quali Io, l’Agnello, mi
riposo beandomi di loro, i miei intrepidi confessori, i puri che hanno saputo lavare le sozzure del
paganesimo che li aveva saturati di sé per anni e anni prima della loro conversione alla Fede, e che
spruzzava il suo fango su loro anche dopo la loro [263] conversione, come un oceano di melma
contro scogli incrollabili.
Nel mio Sangue si erano detersi ed erano venuti a Me con bianche stole su cui era per ornamento
il loro sangue generoso e la loro carità veemente. Non avevano vesti esterne, né segni materiali
della loro milizia sacerdotale. Ma erano Sacerdoti nell’animo.
Ora c’è l’esterno della veste, ma il loro cuore non è più mio.
Ho pietà di voi, greggi senza pastori. Per questo trattengo ancora i miei fulmini: perché ho pietà.
So che molto di quello che siete proviene perché non siete sorretti.
Troppo pochi i veri sacerdoti che spezzano se stessi per prodigarsi ai loro figli! Mai come adesso
è necessario pregare il Padrone della messe, perché mandi veri operai alla sua messe che cade
sciupata perché non è sufficiente il numero dei veri instancabili operai, sui quali il mio occhio sì
posa con benedizioni ed amore infiniti e grati.
Avessi potuto dire a tutti i miei Sacerdoti: “Venite, servi buoni e fedeli, entrate nel gaudio del
vostro Signore!”.
Prega per il clero secolare e per quello conventuale.
[264] Quel giorno che nel mondo non vi fossero più sacerdoti realmente sacerdotali, il mondo
finirebbe in un orrore che parola non può descrivere. Sarebbe giunto il momento dell’”abbominio
della desolazione”. Ma giunto con una violenza così spaventosa, da essere un inferno portato sulla
terra.

Prega e di’ di pregare perché tutto il sale non divenga insipido in tutti meno che in Uno,
nell’ultimo Martire che ci sarà per l’ultima Messa, perché sino all’estremo giorno la mia Chiesa
militante sarà e il Sacrificio verrà compiuto.
Quanti più veri sacerdoti saranno nel mondo quando i tempi saranno compiuti e meno lungo e
crudele sarà il tempo dell’Anticristo e le ultime convulsioni della razza umana. Perché “i giusti” di
cui parlo quando predìco la fine del mondo, sono i veri sacerdoti, i veri consacrati nei conventi
sparsi sulla terra, le anime vittime ignota schiera di martiri che solo il mio occhio conosce mentre il
mondo non li vede, e coloro che agiscono con vera purezza di fede. Ma questi ultimi sono, anche a
loro stessa insaputa, consacrati a vittime.»

1 Padre Migliorini.
2 Resurrezione è nostra correzione da Resurrezzione
3 stigmatizzazione è nostra correzione da stigmatizazzione
4 vivifica è nostra correzione da vivivifica 5 Vedi la nota 6 di pag. 21.
6 Nel dettato del 15 giugno, pag. 114.

15 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Che il demonio cerchi di turbarti, è naturale. Non può più farlo sulla carne, e cerca perciò di
[265] turbare il tuo spirito.
Esso fa quello che è sua occupazione. Ossia tenta di avvilire le anime, di spaventarle, di farle
titubare. Generalmente cerca di farle peccare per staccarle da Me. Quando a questo non riesce,
perché l’anima è ben vigilante e l’insidia non entra, allora tenta di spaventarla e mettere pensieri in
apparenza buoni, ma che in verità sono nocivi.
Vedi, Maria. Tra il pensiero: “Io diverrò santa” e il pensiero: “È impossibile che io diventi
santa”, il più pericoloso e il più contrario a Me è il secondo. Il primo non è atto di superbia, se è
corroborato da tutti gli sforzi della volontà per raggiungere la santità.
Io ho detto: “Siate perfetti come il Padre mio”. Dicendo così, non vi ho fatto una semplice
esortazione, ma vi ho dato un dolce comando, dandovi la misura della perfezione: quella di Dio, il
Perfettissimo. Perché Io vi avrei voluto tutti perfetti per avervi tutti intorno a Me in eterno.
L’anima deve perciò tendere alla santità, dire a se stessa: “Voglio divenire santa” senza
titubanze, senza fiacchezze. Riconoscete di essere deboli? Ma Io lo so più di voi che siete deboli,
eppure vi ho detto: “Siate perfetti”, perché so che [266] se lo volete, con l’aiuto mio, potete essere
perfetti, ossia santi.
Questo il Maligno non lo vuole. Sa bene, perché è intelligentissimo, che quando un’anima ha
fatto il primo passo nella via della santità, ha gustato il primo boccone della santità, il cui sapore è
ineffabile1, diviene nostalgica di santità e per lui è perduta. Allora crea pensieri di falsa modestia e
di diffidenza.
“Non è possibile che io meriti il Paradiso. Per quanto Dio sia buono, è possibile che mi possa
perdonare, aiutare? È possibile che io, anche col suo aiuto lo possa accontentare? Sono buona a
nulla”.
Oppure sibila le sue insinuazioni. “Ma ti pare che tu possa divenire santa? Quello che provi, che
senti, che vedi, sono illusioni di mente malata. È la tua superbia che te le fa pensare. Tu santa? Ma
non ricordi questo... questo... questo? E non ricordi cosa ha detto il Cristo? Tu pensando così fai un
nuovo peccato, il mio stesso. Pensi di esser simile a Dio...”.
Lascialo sibilare. Non merita risposta. Quello che provi è da Dio, quello che pensi è il desiderio
mio che si ripercuote in te. Perciò è cosa santa. Ti ho detto quale è il segno mio. È la pace. Quando
in te senti pace è segno che è cosa di Dio quello che provi, senti, vedi, pensi. [267] Continua senza
titubare. Io sono con te.
Quando il Nemico nostro cerca di darti troppa noia, di’: “Ave Maria, Madre di Gesù, mi affido a
te”. Il demonio ha ancora più ribrezzo del nome di Maria che del mio Nome e della mia Croce. Non
ci riesce, ma cerca di nuocermi nei miei fedeli in mille maniere. Ma l’eco soltanto del nome di
Maria lo mette in fuga. Se il mondo sapesse chiamare Maria, sarebbe salvo.
Quindi invocare i nostri due Nomi insieme è cosa potente per fare cadere spezzate tutte le armi
che Satana avventa contro un cuore che è mio. Da sole le anime sono tutte dei nulla, delle
debolezze. Ma l’anima in grazia non è più sola. È con Dio.
Perciò quando l’altro ti turba con riflessioni di falsa modestia o di timore, devi sempre pensare:
“Non sono io che penso esser santa, ma è Gesù che vuole che io lo sia. Siamo noi: Gesù e io, Dio e
io, che vogliamo che ciò avvenga per gloria sua”.
Non ho forse detto Io: “Quando due saranno riuniti insieme a pregare, il Padre concederà loro il
richiesto”? [268] Ma che sarà quando Uno dei due è Gesù stesso?
Allora il Padre darà la grazia richiesta con misura piena, scossa, abbondante. Perché il Figlio è
potente sul Padre e tutte le cose sono fatte in nome del Figlio.»

sempre 15 giugno 1943. 2


Dice Gesù:
«Nella lezione sui sacerdoti3 ho detto che ti avrei fatto riflettere sui bisogni delle persone
consacrate da voti speciali, ma che non sono sacerdoti. Ossia delle vergini chiuse nei monasteri e
conventi sparsi per tutto il mondo.
Nella mente dei fondatori questi luoghi avrebbero dovuto essere altrettante case di Betania dove
Io stanco, disgustato, offeso, perseguitato, avessi a trovare ricovero e amore. E avrebbero dovuto
essere, sempre nella mente dei fondatori, tante vette dove, in solitudine e in preghiera, le anime pure
avrebbero continuato a pregare per gli abitanti del mondo, che lottano e spesso non pregano.

Castità, non solo di carne ma di pensiero e di anima, carità vivissima, preghiera, anzi: orazione
continua che le occupazioni non turbano, amore alla povertà, rispetto all’ubbidienza, silenzio
esteriore per udire nell’interno la voce di Dio, vocazione al sacrificio, spirito di vera penitenza, ecco
le virtù che dovrebbero compenetrare i cuori di tutte le donne che si [269] sono date a Me con voti
speciali.
Se così fosse, ogni giorno vi sarebbe un ardere di spirituali incensi e un lavacro di spirituali
aromi che purificherebbero la terra, salendo poi al mio trono. E la triste zizzania del peccato
verrebbe a poco a poco distrutta. Perché chi prega ottiene, e se proprio si pregasse fortemente per i
peccatori si otterrebbe la loro conversione.
Invece voi pregate per voi stessi. Questo è egoismo e ferisce la carità. Non tutte, ma molta parte
delle anime che sono nei conventi, perché ci sono entrate?
Guardiamo insieme i perché. Ti verrà spontaneo il bisogno di pregare per queste anime fuori di
strada, molto più che se fossero rimaste nel mondo.
Molte ci sono entrate per esaltazione, ubbidendo ad un impulso buono in sé ma non corroborato
da fermo proposito, da severa riflessione e vera vocazione. Hanno visto l’aratro, in un’ora di sole su
un campo fiorito, e vi hanno messo su la mano senza riflettere se avevano la forza di arare se stesse
col vomere tremendo delle rinunce. I fiori cadono, il sole tramonta. Viene la terra sassosa, dura,
tribolata, spinosa, viene la notte nera e burrascosa. [270] Queste anime che hanno ceduto a un sogno
senza riflettere, si trovano desolate in un mondo non loro, in cui non sanno muoversi che
malamente. Soffrono e fanno soffrire.
Altre sono entrate dopo una delusione. Hanno creduto di essere morte. Invece erano soltanto
tramortite. Anche superando la riflessione che a Dio vanno offerte le primizie e non gli avanzi,
occorrerebbe sempre riflettere se sia proprio morte dell’anima al mondo, o se è solo grave ferita.
Ogni ferita non mortale guarisce, e si torna più vivi di prima. Anche queste, anzi più queste di
quelle, si trovano poi turbate perché, oltre a 4 capire che il mondo monastico non è il loro, vi portano
dentro cose del mondo esterno: ricordi, rimpianti, nostalgie, desideri. Nel silenzio del chiostro
queste cose sono come aceto su una piaga; la stuzzicano, la irritano, avvelenano tutto, rendono
inquiete, astiose, mordenti. Anche queste soffrono e fanno soffrire senza meritare nulla.
Terza categoria: quelle che entrano per interesse. Sono sole, povere, paurose della vita, senza un
mestiere o una professione che le assicuri. Si ritirano. Prendono la casa di Dio per un sicuro albergo
dove c’è un letto e una mensa. [271] Si assicurano il domani. Ma Dio non si irride e non si inganna.
Dio vede nel fondo dei cuori. Che penserà Dio di costoro?

Infine vi sono le anime che si dànno a Dio con purezza di sentimento e vera vocazione. Queste
sono le perle. Ma sono poche rispetto alle altre. Anche queste possono guastarsi e ammalarsi. Anche
le perle si ammalano. È difficile che in una vita monastica non vi sia mai l’assalto di un germe che
cerca rovinare la perla datasi a Dio.
La mia grazia le aiuta. Ma occorre pregare per loro. La Comunione dei Santi c’è per questo.
Nessuno è tanto meschino che la sua preghiera non serva. Dio, attirato da una preghiera che sale dal
mondo, può scendere come forza nel cuore di una mia sposa che vacilla in un convento.
L’umanità non muore nell’essere umano quando valica la soglia di un monastero. Non muore
mai l’umanità. Essa entra, purtroppo, dentro le sacre mura e caccia Me. Essa crea le piccinerie, le
astiosità, gli zeli inconsulti, dissipa, ostacola, raffredda. Vero è che fa aumentare del centuplo la
santità delle “sante”. Ma non basta.
[272] Pregare, pregare, pregare per le mie spose. Che le illuse, le deluse, le interessate,
comprendano e sappiano aggiungere la croce del loro errore alle altre della vita conventuale per
farsene un nuovo gradino nella scala che sale al Cielo. È inutile essere mazzi di fiori messi su un
altare, se quei fiori rimangono umani. Io voglio fiori spirituali.
Sai che differenza c’è tra un’anima che vive nell’umano e una che vive nello spirituale? Tu hai
tanti fiori nella stanza e senti tanto profumo. Però confessi che tutte quelle rose, garofani, gigli,
gelsomini, non ti dànno neppure la più lontana somiglianza del “profumo” che senti delle volte e
che viene da regni soprannaturali. Quello è profumo di cielo e questo dei tuoi fiori profumo di terra.
Lo stesso è per le anime. Quelle veramente mistiche emanano un profumo celeste, le altre un
profumo umano. Questo può essere ammirato dal mondo, ma Io non lo apprezzo.
Io voglio che i miei conventi siano serre di cielo dove cadono, come foglie morte, le sollecitudini
umane, le superbie, le invidie, le critiche, gli egoismi, le falsità. È inutile osservare la regola
all’esterno se l’interno è sporcato da veleni umani.
[273] La preghiera non sale quando ha una zavorra di umanità appesa alle ali e l’orazione non
può svolgersi. La preghiera non si spande sulla terra per salvare i peccatori e non sale per 5
consolare Me, se è resa spessa da molto fango umano. Inutile allora consacrarsi a Me se il sacrificio
della libertà non deve dare il frutto per cui certi sacrifici sono ideati.
Tutto muore quando manca la carità, soprattutto quella, perché la carità di Me fa puri, buoni,
distaccati da tutto quello che non è Dio, amanti della Croce e delle croci; perché la carità di
prossimo fa pazienti, dolci, generosi.
Il mondo può essere aiutato dalle vergini. Ma le vergini devono essere aiutate dalle vittime.»

1 ineffabile è nostra correzione da ineffebile


2 La scrittrice aggiunge a matita: Questo l’ho dovuto ricostruire e ha frasi posposte. Vedi la nota 6 di pag. 21.
3 Del 10.14 giugno, pag. 109.
4 a è aggiunto da noi.
5 non sale per è aggiunto dalla scrittrice su una copia dattiloscritta.
16 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Ogni epoca ha avuto le sue forme di pietà.
La Chiesa è nata tra le onde agitate del mondo. Vergini e consacrati vivevano mescolati tra la
folla pagana, portando in essa il profumo di Cristo che li saturava ed hanno conquistato il mondo al
Cristo.
Poi venne l’epoca delle austere segregazioni. Seppellirsi al mondo era, secondo le vedute [274]
del tempo, necessario alla perfezione e alla continua redenzione delle anime. Dai monasteri, dagli
eremi, dalle celle murate, fiumi di sacrifici e di preghiere si sparsero sulla terra, scesero sul
Purgatorio, salirono al Cielo.
Più tardi vennero i conventi di vita attiva. Ospedali, asili, scuole, beneficiarono di questa nuova
manifestazione della religione cristiana.
Ma ora, nel mondo pagano di un nuovo paganesimo ancora più atroce perché più
demoniacamente sottile, occorrono di nuovo anime consacrate che vivano nel mondo come ai primi
tempi della mia Chiesa, per profumare il mondo di Me. Esse compendiano in sé la vita attiva e la
contemplativa in una parola sola: “Vittime”.
Di quante vittime ha bisogno questo povero mondo per ottenere pietà! Se gli uomini mi
ascoltassero, direi ad ogni singolo il mio amoroso comando: “Sacrificio penitenza, per essere
salvati”. Ma non ho che le Vittime che sappiano imitare Me nel sacrificio, che è la forma più alta
dell’amore.
Che ho detto Io? “Da questo si capirà se siete miei discepoli: se vi amerete scambievolmente...
Non c’è amore maggiore di chi dà la vita per i suoi amici”.
Le vittime hanno portato l’amore così in alto [275] da avere una forma simile al mio. Le vittime
dànno se stesse per Me perché Io sono nelle anime, e chi salva un’anima salva Me in quell’anima.
Dunque non vi è più grande amore per Me di quello di immolarsi per Me, vostro Amico, e per le
povere anime peccatrici che sono amici nostri decaduti. Dico: nostri, perché dove è un’anima
innamorata è anche Dio con lei, e perciò siamo due.
Molte volte tu pensi con rimpianto alla vita claustrale. Ma pensa, anima mia, che l’essere vittima
ti rende simile alle claustrali più austere. La vittima adora, la vittima espia, la vittima prega. La
preghiera di una vittima è uguale a quella della claustrata con in più la difficoltà di dovere vivere
di orazione tra le dissipazioni del mondo.
Anche qui Io sono il tuo esempio. Io, Vittima, ho saputo adorare, orare espiare, stando nel
mondo. Si può essere anime vittime di un’aurea perfezione stando tra la folla, e non esserlo stando
sotto il sigillo di una doppia grata. Anche qui è l’amore che conta e non le forme esteriori.
Come si fa ad essere vittime? [276] Vivendo con un unico pensiero: quello di consolare Me
redimendo gli altri. Gli altri si redimono col sacrificio. Me mi si consola con l’amore e accendendo
l’amore nei cuori spenti. La vita della vittima è un non appartenersi più perpetuo, un effondersi
continuo, un ardere incessante.
Ma a chi sa vivere così, viene concessa l’Invisibile Presenza di cui tu pure gioisci. Perché Io
sono dove sono i miei apostoli e i miei martiri. E le vittime sono martiri e apostoli.»

Dice ancora Gesù:


«Per preservare i corpi dalla corruzione della morte, fino dai tempi antichissimi, sono stati usati
speciali aromi che fermano la putrefazione e conservano le salme. Ma, o uomini che cadete
spiritualmente a brandelli, macerati dalle corruzioni di tutta una società inquinata fino alla midolla,
ma, o poveri uomini per i quali inutilmente sono morto, perché non usate per voi gli aromi che
fermino il vostro corrompersi?
Io ve li ho insegnati. Ve li ho insegnati con la vita, con la parola, con la morte. Nel mio Vangelo
è la norma per vivere [277] sani nella carne e nell’anima, nel pensiero e nell’azione. E quel Vangelo
Io l’ho vissuto nei miei trentatré anni di vita.
Voi non potete dirmi, come potete dirlo dei vostri falsi profeti: “Hai predicato una cosa, ma ne
hai fatta un’altra”. No. Gesù fu Maestro non di parola soltanto, ma di opera.
Vi ho insegnato a preferire la purezza e la continenza alla lussuria, la sobrietà alla crapula, la
fedeltà all’inganno, il lavoro all’ozio, l’onestà alla frode, il rispetto delle autorità alle ribellioni,
l’amore della famiglia alla dissipatezza, la misericordia alla durezza, l’umiltà alla superbia, la
giustizia al sopruso, la sincerità alla menzogna, il rispetto dell’innocenza allo scandalo, la fede alla
miscredenza, il sacrificio al godimento. Ma queste cose Io, Dio, le ho fatte prima di voi.
Voi vi siete messo tutto sotto i piedi ed avete ballato, come stolti, sulle massime divine in cui era
il vostro bene in questa e nell’altra vita.
Voi avete aumentato il sapere in tutti i campi fuorché nell’unico necessario. Nella conoscenza
del mio Vangelo. Voi vi siete saziati di tutti i cibi fuorché [278] dell’unico necessario: la mia
Parola. Avete creduto di alzarvi sino al livello del superuomo. Siete divenuti unicamente dei
superanimali. Il superuomo lo crea la mia Legge perché vi indìa e vi fa eterni. Tutto il resto non vi
alza. Vi fa soltanto insanire.
Marta mi disse: “Maestro, da quattro giorni è nel sepolcro e puzza già”. Ma voi da quanti secoli
ci siete? Sempre più sprofondate nel sepolcro e nella putredine di morte. Neppure la mia Voce vi
scuote. Neppure il mio pianto.
Ma come potete stare contenti, avviliti così? Avevate il Cielo, eravate eredi di Dio. Ora che
siete? Una massa di lebbrosi e di posseduti dai demoni che vi straziano, vi uccidono, vi fanno
delirare, vi trascinano nel fuoco ancora prima che siate morti. Avete il fuoco d’inferno nella mente e
nel cuore. Ed Io ci avevo messo il fuoco soavissimo della carità!

Gli aromi per salvarvi dalla totale putredine sono Penitenza, Sacrificio e Carità. Ma li vorrete
voi usare? No. Non guardate il Maestro crocifisso che col [279] suo sacrificio vi ha dato nuove
anime capaci di vita eterna, che vi ha mondato col suo Sangue e le sue lacrime dalla lebbra del
peccato. Non lo guardate.
Egli vi parla di bontà, di amore, di sacrificio. Voi volete essere cattivi, volete odiare, volete
godere.
Sulla gran Vittima a sulle piccole vittime che cercano di trasfondere in voi una vita nuova, voi
alzate il vostro pugno minacciante e lanciate la vostra deridente bestemmia.
Attenti, uomini pervicaci! La pazienza di Dio è immensa, ma non sta a voi di tentarla oltre,
perché è detto da Me: “Non tenterai il Signore Iddio tuo”.»

17 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Ti voglio parlare della prudenza umana.
La prudenza soprannaturale è una grande virtù. Ma la prudenza umana non è una virtù. Voi
uomini avete applicato questo nome, come una falsa etichetta, a sentimenti impropri e non virtuosi.
Così come chiamate: carità, l’obolo che date al povero.
[280] Ma se voi fate un’elemosina, anche vistosa, e se la fate per essere notati e applauditi dal
mondo, credete di fare un atto di carità? No. Disilludetevi. Carità vuol dire: amore. Carità è perciò
avere pietà e amore per tutti i bisognosi della terra. Non occorre denaro per fare un atto di carità.
Una parola di consiglio, di conforto, di dolcezza, un atto di aiuto materiale, una preghiera, sono
carità. Un’elemosina data con mal garbo, avvilendo il povero, in cui non sapete vedere Me, non è
carità.
Uguale cosa è per la prudenza. Voi chiamate prudenza la vostra viltà, la vostra smania di quieto
vivere, il vostro egoismo. Tre cose che non sono certo virtù.
Anche nei rapporti vostri con la religione siete amanti del quieto vivere. Quando sapete che una
franca professione di fede, che una espressione, detta come ve la sussurra lo Spirito di Verità,
possono urtare autorità, datori di lavoro, marito figli, genitori, dai quali vi aspettate aiuto materiale,
la vostra umana prudenza vi fa chiudere in un silenzio che non è prudente ma pusillanime, se pure
non è colpevole, perché arrivate a negare, a rinnegare, spergiurando, i vostri sentimenti più
spirituali.
[281] Pietro fu il primo che nell’ora del pericolo, per una prudenza umana, giunse a negare di
conoscermi. Io lo permisi, questo, perché, ravveduto, potesse poi compatire e perdonare i fratelli
pusillanimi. Ma quanti “Pietri” da allora a ora!
Avete sempre davanti alla mente un interesse meschino, e quello anteponete e tutelate a
discapito dell’interesse eterno che vi frutta la Verità coraggiosa e coraggiosamente professata.

Davanti a certe manifestazioni di Dio, voi, poveri uomini, non avete certo il coraggio di
Nicodemo e di Giuseppe, che in un’ora tremenda per il Nazareno e per i suoi seguaci seppero farsi
avanti per pensare a Me contro l’ostilità di tutta Gerusalemme. Tu stessa, delle volte, resti un poco
in sospeso davanti a certe mie espressioni e le vorresti rendere meno taglienti.
La prudenza umana vi guida. La portate dappertutto. Sino negli episcopi, sino nei conventi.
Come siete cambiati dai primi cristiani che non tenevano conto di nulla che fosse umano e
guardavano soltanto il Cielo!
È vero che Io ho detto di essere prudenti come i serpenti, ma non di una prudenza umana. [282]
Vi ho anche detto che per seguire Me occorre essere audaci contro tutti. Contro l’amore di sé;
contro il potere, quando vi perseguita perché siete miei seguaci; contro il padre, la madre, la sposa, i
figli, quando questi vogliono, per affetto umano e preoccupazione terrena, impedirvi di seguire la
mia Via, perché una sola cosa è necessaria: salvare la propria anima anche perdendo la vita della
carne per ottenere la Vita eterna.»

18 giugno 1943. 1
Dice Gesù:
«Per sostenere le forze fisiche occorre nutrire il corpo. L’indigente che non può acquistare cibo,
lo mendica ai ricchi. Di solito chiede pane. Senza il pane è impossibile la vita.
Voi siete dei poveri che avete bisogno di cibo per la vostra anima. Alla vostra povertà Io ho dato
il Pane eucaristico. Esso vi nutre le midolla dell’anima, dà vigore allo spirito, sostiene le forze
spirituali, aumenta il potere di tutte le facoltà intellettuali, perché dove è vigore di vita è anche
vigore di mente.
Cibo sano trasfonde sanità. Cibo vero infonde vita vera. Cibo santo suscita santità. [283] Cibo
divino dà Dio.

Ma oltre che poveri voi siete ammalati, deboli non della sola debolezza che dà la mancanza di
cibo e che cessa col cibo. Siete deboli per le malattie che vi estenuano. Quante malattie ha la vostra
anima! Quanti germi vi inocula il Maligno per creare queste malattie! A chi è debole e ammalato
occorre non solo pane ma anche vino.
Io nella mia Eucarestia vi ho lasciato i due segni di quello che occorre alla vostra natura di
uomini poveri e alla vostra debolezza di uomini ammalati. Pane che nutre, vino che corrobora.
Avrei potuto comunicarmi a voi senza segni esterni. Lo posso. Ma siete troppo pesanti per
afferrare lo spirituale. I vostri sensi esterni hanno bisogno di vedere.

La vostra anima, il vostro cuore, la vostra mente, si arrendono soltanto, e a fatica ancora, davanti
alle forme visibili e toccabili. Tanto è vero che, se arrivate a credere Me nell’Eucarestia e di
ricevere Me nella particola, non ammettete, nella grande maggioranza, l’infusione2 in voi dello
Spirito, dal quale vi vengono palpiti, luci, impulsi di opere buone.
[284] Se credeste con quella forza di cui il Mistero è degno, sentireste, nel ricevermi, entrare in
voi una vita. Il mio avvicinarmi a voi vi dovrebbe ardere come l’accostarsi ad una ardente fornace.
Il mio stare in voi dovrebbe farvi sommergere in un’estasi che vi astrarrebbe il profondo dello
spirito in un rapimento di Paradiso.
Il fondersi della vostra umanità bacata alla mia Umanità perfetta vi porterebbe salute anche
fisica, per cui, malati corporalmente, resistereste alle malattie finché Io dicessi “Basta” per aprirvi il
Cielo. Vi porterebbe intelligenza per capire prontamente e giustamente. Vi renderebbe impenetrabili
agli assalti sfrenati o alle sottili insidie della Bestia.
Invece posso fare poco perché entro dove la fede è languida, dove la carità è superficiale, dove la
volontà è in abbozzo, dove l’umanità è più forte dello spirito dove, soprattutto, non fate sforzo per
reprimere la carne onde emerga lo spirito.
Non vi sforzate per nulla. Aspettate da Me il miracolo. Nulla mi vieta di compierlo. Ma Io voglio
da parte vostra a1meno il desiderio di meritarlo.
A chi si volge a Me gridando di aiutarlo e imitando la fede delle turbe di Galilea, Io mi [285]
comunicherò non solo col mio Corpo e il mio Sangue, ma con la mia Carità, col mio Intelletto, con
la mia Forza, con la mia Volontà, con la mia Perfezione, con la mia Essenza. Sarò, nell’anima che
sa venire a Me, come sono in Cielo, nel seno del Padre da cui procedo generando lo Spirito che è
Carità e vertice di perfezione.»
1 In margine, la scrittrice annota a matita: Questi pensieri avanti la Comunione. Gesù me li ripete alle 16 quando
ricopio lo scritto. Vedi la nota 6 di pag. 21.
2 l’infusione è nostra correzione da all’infusione

19 giugno 1943.
Premetto due parole di spiegazione.
Stavo pregando, erano le 12 e pregavo ancora, perché in queste 6 ore della mattinata ero stata
interrotta tante mai volte che non avevo potuto terminare le mie orazioni mattinali. L’ultima
interruzione, la visita di una giovane mammina angosciata. Insomma era mezzogiorno e non avevo
potuto concentrarmi in pace per dieci minuti di fila.
Mentre esercitavo la pazienza a staia, pensavo, per confortarmene, alle parole udite ieri sera
molto tardi, e mi ripromettevo di copiarle1 per dare dolcezza al mio cuore. Perché sono parole di una
soavità molto alta. Me ne è rimasta l’anima profumata. Invece ecco che devo smettere di pregare
per scrivere quanto copio ora e che mi [286] sembra sia una risposta ad una sua domanda formulata
in una lettera, domanda alla quale io non ci pensavo più.
E ora che ho premesso questo prologo, vado avanti, copiando prima le parole di oggi e poi quelle
di ieri sera.

Dice Gesù:
«Giorni fa il Padre 2 ha scritto che rimaneva perplesso circa la vera fonte del flagello attuale
“perché un regno diviso in se stesso non è più un regno”. Mostrerò al Padre che ciò può essere,
essendo la divisione puramente apparente.
Lucifero, nelle sue manifestazioni, ha sempre cercato di imitare Iddio. Così come Dio ha dato ad
ogni Nazione il suo angelo tutelare, Lucifero le ha dato il suo demone. Ma come i diversi angeli
delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Dio, così i diversi demoni delle Nazioni ubbidiscono ad un
unico Lucifero.
L’ordine dato da Lucifero nella presente vicenda ai diversi demoni non è diverso a seconda degli
Stati. È un ordine unico per tutti. Donde si comprende che il regno di Satana non è diviso e perciò
dura.
Questo ordine può essere enunciato così: “Seminate orrore, disperazione, errori, perché [287] i
popoli si stacchino, maledicendolo, da Dio”.
I demoni ubbidiscono e seminano orrore e disperazione, spengono la fede strozzano la speranza,
distruggono la carità. Sulle rovine seminano odio, lussuria, ateismo. Seminano l’inferno. E riescono
perché trovano già il terreno propizio.
Anche i miei angeli lottano a difesa del Paese che ho loro assegnato. Ma i miei angeli non
trovano terreno propizio. Onde rimangono soccombenti rispetto ai nemici infernali. Per vincere, i
miei angeli dovrebbero essere aiutati da animi viventi nel e per il Bene. Viventi in Me. Ne trovano.
Ma sono troppo pochi rispetto a quelli che non credono, non amano, non perdonano, non sanno
soffrire.
È il caso di ripetere: “Satana ha chiesto di vagliarvi”. E, dal vaglio, risulta che la corruzione è
come nei tempi del diluvio, aggravata dal fatto che voi avete avuto il Cristo e la sua Chiesa, mentre
ai tempi di Noè ciò non era.

L’ho già detto 3 e lo ripeto: “Questa è lotta fra Cielo e inferno”. Voi non siete che un bugiardo
paravento. Dietro le vostre schiere battagliano angeli e demoni.
[288] Dietro i vostri pretesti è la ragione vera: la lotta di Satana contro Cristo.
Questa è una delle prime selezioni dell’umanità, che si avvicina alla sua ora ultima, per
separare la messe degli eletti dalla messe dei reprobi. Ma purtroppo la messe degli eletti è piccola
rispetto all’altra.
Quando Cristo verrà per vincere l’eterno antagonista nel suo Profeta troverà pochi segnati,
nello spirito, dalla Croce.»

E questa è l’altra di ieri sera.


Dice Gesù:
«Per ottenere veri frutti dall’Eucarestia, non bisogna considerare questa come un episodio che si
ripete ad epoche più o meno distanziate nel tempo, ma farne il pensiero base della vita.
Vivere pensando a Me-Eucarestia che mi appresto a venire o che sono venuto in voi, facendo
dell’incontro un continuo presente che dura quanto dura la vostra vita. Non separarsi con lo spirito
da Me, operare nel raggio che scaturisce dall’Eucarestia, non uscire mai dalla sua orbita come stelle
che rotano intorno al sole e vivono per merito di esso.
Anche qui ti propongo a modello Maria. La sua unione con Me deve essere il modello della tua
unione con Me. [289] La vita di Maria, mia Madre, fu tutta eucaristica. La vita di Maria, la piccola
vittima, deve essere tutta eucaristica.
Se Eucarestia vuol significare comunione, Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita4.
Poiché Io in mia Madre ero prima d’essere, come uomo, al mondo. Né, quando come uomo al
mondo non fui più, cessai d’essere in Lei. Non ci siamo più separati dal momento in cui
l’ubbidienza fu santificata sino all’altezza di Dio, ed Io divenni carne nel suo seno così puro che gli
angeli lo sono meno al paragone, così santo che tale non è nessun ciborio che m’accolga.
Solo nel seno di Dio vi è perfezione di santità maggiore a quella di Maria. Ella è, dopo Dio Uno
e Trino, la Santa dei Santi.
Se fosse concesso a voi mortali di vedere la bellezza di Maria quale essa è, ne restereste rapiti e
santificati. Non c’è paragone nell’Universo che valga a dirvi cosa è mia Madre. Siate santi e la
vedrete.
E se vedere Dio è la gioia dei beati, vedere Maria è la gioia di tutto il Paradiso. Perché in Lei non
soltanto si beano i cori [290] angelici e le schiere dei Santi, ma il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo
la contemplano come l’opera più bella della loro Trinità d’amore.

Non ci siamo mai separati tra noi due. Ella aspirava a Me con tutta la forza del suo cuore
verginale e immacolato attendendo il promesso Messia. Comunione purissima di desiderio che
attirava Me dal profondo del Cielo. Più viva comunione dal momento della beata annunciazione
sino all’ora della morte sulla Croce.
I nostri spiriti erano sempre uniti dall’amore. Comunione d’amore intensissimo e di immenso
dolore durante il mio martirio e nei giorni della mia sepoltura. Comunione eucaristica dopo la
gloriosa Risurrezione e l’Ascensione sino all’Assunzione che fu eterna unione della Madre
purissima col Figlio divino.
Maria è stata l’anima eucaristica perfetta. Sapeva trattenere il suo Dio con un amore ardente,
una purezza superangelica, un’adorazione continua. Come separarsi da quel cuore che viveva di
Me? Io rimanevo anche dopo la consumazione delle specie.
Le parole dette a mia Madre nei miei trentatré anni che le fui figlio sulla terra, non sono [291]
niente di fronte ai colloqui che Io-Eucarestia ebbi con Lei-Ciborio.
Ma quelle parole sono troppo divine e troppo pure perché mente d’uomo le possa conoscere e
labbra d’uomo ripetere. Nel Tempio di Gerusalemme solo il Sacerdote entrava nel Santo dei Santi
dove era l’Arca del Signore. Ma nel Tempio della Gerusalemme celeste solo Io, Dio, entro e
conosco i segreti dell’Arca santissima che è Maria, mia Madre. Sfòrzati d’imitare Maria. E, poiché
è troppo ardua cosa, di’ a Maria che ti aiuti. Ciò che all’uomo è impossibile, è possibile a Dio,
possibilissimo poi se chiesto in Maria, con Maria, per Maria.»
1 Vedi la nota 6 di pag. 21.
2 Padre Migliorini.
3 Nel dettato del 4 giugno, pag. 12-13.
4 Il concetto viene ripreso e spiegato nel dettato del 2 luglio, pag. 126.

20 giugno 1943. Ss. Trinità.1


Dice Gesù:
«Ora che hai visto 2, hai capito cosa è l’Eucarestia? È il mio Cuore che Io distribuisco a voi.
Dono più grande e più amoroso non potevo farvi.
Se quando ricevete la Comunione sapeste vedere Me che vi do il mio Cuore non ve ne
commuovereste? Ma la fede dovrebbe essere tanto forte e tanto forte la carità, da farvi vedere
questo. [292] Questa visione mentale non dovrebbe costituire un mio dono eccezionale. Dovrebbe
costituire la regola, la dolce regola.
E sarebbe la regola se foste realmente miei discepoli.
3
Allora vedreste Me, udreste Me dire sul Pane e sul Vino le parole della consacrazione, spezzare
e distribuire il Pane porgendovelo con le mie stesse Mani.

Il mio sacerdote scomparirebbe perché Io mi sovrapporrei a lui per dirvi: “Ecco il Corpo del
Signore Gesù Cristo, il mio Corpo che vi deve custodire per la vita eterna”. E alla luce dell’amore
vedreste che Io vi porgo lo stesso mio Cuore, la parte superperfetta del mio Corpo perfettissimo,
quella dalla quale sgorga la Carità stessa.
Ho fatto questo per amore di voi: ho dato Me stesso. E questo ho fatto per te oggi: ho sollevato il
velo del Mistero e ti ho fatto conoscere come Io vengo a voi, come mi do a voi, cosa vi do di mio,
anche se voi non sapete vedere e capire.
Basta per oggi. Non vi sono altre parole da dire. Guarda e adora.»

1 In margine, la scrittrice annota a matita: Scritto avanti la Comunione e interrotto per la sua venuta (riferendosi al
Padre Migliorini).
2 È spiegato nello scritto del 23 giugno, pag. 35.
3 In margine, la scrittrice annota a matita: Scritto dopo la Comunione.
21 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Nei paesi d’Oriente è facile trovare delle grandi cisterne d’acqua proprio situate in luoghi così
aridi da fare stupore che si possa ritrovare tanta acqua. Esse sono alimentate da segrete vene,
sprofondate sotto all’arena o ai massi calcarei, che stillano da secoli quella loro benedetta ricchezza
in enormi cisternoni vecchi di secoli. Intorno ci sono palme a altre piante, belle verdi perché
fruiscono dell’umidore che esala dal suolo. Proteggono l’acqua che così rimane fresca e non
prosciugata dal sole cocente che tutto all’intorno essicca1 ogni cosa.
Sono la benedizione degli aridi deserti. La bontà del Creatore ha messo quelle vene profonde
d’acqua nel suolo per pietà degli uomini e le nutre dal giorno che la terra fu.
A queste cisterne affluiscono le carovane, accorrono gli animali dei deserti, e non è raro che un
piccolo villaggio sorga lì presso nel fresco dell’oasi. Villaggio che si può dire che viva del fluire di
quell’acqua.
Ora ti porto il paragone per l’anima. La cisterna che aduna le acque per il bene proprio e altrui è
l’anima che sa accogliere la grazia, che con fluire inesausto viene in lei per bontà di Dio. [294] La
sua stessa vita e quella di tanti altri che sono a contatto con lei, se ne avvantaggia e diviene
lussureggiante di frutti eterni, mentre i più diseredati, gli infelici che non sanno fare buon uso della
grazia, i prodighi che la sprecano, i colpevoli che la perdono, possono, al suo contatto, nutrirsene,
abbeverarsene, riflettere quanto è dolce l’acqua del Signore, e sono 2 portati a ripetere il grido della
Samaritana: “Signore, dammi di quest’acqua”.
Credi che, in verità, se uno mi chiedesse da bere Io subito darei a lui, fosse il più peccatore di
tutti gli uomini, l’acqua viva della grazia.
Però bisogna fare una riflessione. Se l’acqua che stilla dalle profondità della terra trovasse la
cisterna rotta nei suoi bordi, che avverrebbe? Che l’acqua si sperderebbe traboccando al suolo e
divenendo melma di cui solo godrebbero animali lubrici e insetti nocivi. Gli orientali hanno infatti
molta cura delle loro cisterne e ne riparano le erosioni perché neppure una goccia del prezioso
elemento si sperda.
Perché la grazia colmi l’anima tua, sii sempre attenta a che nulla intacchi il tuo spirito. Le
mancanze di fedeltà alla grazia sono altrettanti attentati all’incolumità della mistica cisterna in cui
Io verso senza sosta l’acqua zampillante da una sorgente di vita [295] eterna e che dà vita eterna.
Dunque, grande attenzione e grande fedeltà.

Poi, grande umiltà. Le piante verdi, che crescono rigogliose in grazia dell’umido del suolo, e che
servono a tenere fresca l’acqua impedendo al sole di evaporarla, sono l’umiltà che si fa rigogliosa in
un’anima che sa coltivare la grazia e che col suo rigoglio impedisce al sole della superbia di
consumare l’acqua preziosissima.
Poi, grande carità. La cisterna non vive per sé. Vive per gli altri. È stata creata per gli altri.
Altrimenti sarebbe stato inutile il suo essere. L’anima che Io ricolmo dei miei doni di grazia deve
esser lieta che tutti vengano ad attingere da lei.
Non commettere il brutto peccato dell’avarizia spirituale volendo tesaurizzare per te soltanto le
ricchezze che ti do. Te le, do gratuitamente, ma tu devi generosamente farne parte agli altri. Per le
preghiere e le sofferenze lo fai. Ma per le mie parole sei di una avarizia vergognosa. Spògliatene, di
questo difetto.
Io ho parlato alle turbe. Non ho sussurrato all’orecchio dei soli amici. Ho parlato ad amici e
nemici, a giudei e gentili, a chiunque veniva nel raggio della mia [296] Voce. Intendo che quanto
dico ai miei amici di ora non resti tesoro sepolto dall’avaro. Sarebbe mancare di carità e potrebbe
far sì che Io punissi l’avaro e il diffidente. Avaro, perché tiene per sé soltanto; diffidente, perché
crede che Io non abbia altre monete da dare.
Le mie ricchezze sono tali che i firmamenti non sarebbero sufficienti ad accoglierle. Esse si
rinnovano ad ogni attimo, ad ogni pulsare, per darti paragone umano, del gran cuore che è il fulcro
della Trinità nostra. Vita inesausta, creazione continua, rinnovazione eterna.
Dài dunque liberamente quello che Io ti do. Con carità, con generosità, con umiltà.
Questo fluire in te delle divine parole è arma a due tagli. Su uno è umiltà, su l’altro superbia. Un
taglio dà vita, l’altro dà morte. Perché ogni dono di Dio obbliga il ricevente ad una maggiore
perfezione; pena, nel caso contrario, di accrescere sul suo capo il giudizio di Dio. A chi molto è
dato, molto sarà chiesto.
Dunque, grande umiltà. Dare anonimamente come Io do gratuitamente. Per giustizia: pensa che
nulla è tuo ma è tutto mio. Per rispetto: ricorda che sono parole di Dio e sarebbe indecoroso farle
passare per tue. Per verità: dirle tue sarebbe menzogna.
[297] E ora va’ avanti a pregare. Ti do la mia pace.»

Ora parlo io: sono le 8 e 3/4 di mattina.


Stavo pregando, e avevo appena cominciato quando è arrivato questo. Per risparmiarmi un poco
di fatica, perché ho le spalle dolentissime, ho scritto addirittura sul quaderno3. Tanto lei4 mi ha
promesso di farmene una copia. Come vede, non essendo stata disturbata da chiacchiere inutili, ho
potuto scrivere sotto dettatura e, tolta una parola scritta male in prima pagina e rifatta, non c’è una
cancellatura.
Questa parabola delle acque mi piace molto. Mi rinfresca l’anima e la carne, che arde di febbre
come l’anima che ha sempre paura di sbagliare. Ho infatti un poco di avarizia spirituale e mi
spoglio a malincuore dei doni che mi dà il buon Gesù. Mi pare di strapparmi un pezzo di cuore e di
gettarlo sotto i piedi altrui. Ma me ne correggerò.
Come vede, dal mio letto ho fatto, presa per mano da Gesù, un bel viaggio nelle terre del Sud.
Non me lo sarei mai pensato quando stamane mi sono svegliata dal breve e interrotto sonno... Gesù
sa che mi piace viaggiare e mi ha portato fra palme e gazzelle.

1 essicca è nostra correzione da essica


2 sono è nostra correzione da siano
3 Vedi la nota 6 di pag. 21.
4 Padre Migliorini.

[298] 2 luglio 1943, ore 10,15.


Dice Gesù:
«Scrivi subito mentre Io sono ancora in te col Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità. Perciò hai
la pienezza della Sapienza in te. Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita.
La Madre non è diversa dal Figlio. Non nella natura umana, non nella missione sopraumana di
Redenzione.
Il Figlio, per toccare l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Padre: nel
Getsemani, sulla Croce. Fu il dolore portato ad altezze e asprezze infinite. La Madre, per toccare
l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Figlio: nei tre giorni della mia sepoltura.
Allora Maria fu sola. Le rimase solo la Fede, la Speranza, la Carità. Ma Io ero assente. Fu la
spada non confitta, ma trapassante, ma frugante nel suo Cuore. Non ne morì per unico volere
dell’Eterno. Perché per la Piena di Grazia restare priva dell’unione col suo Figlio e Dio era tale
spasimo, che senza una speciale grazia ne sarebbe morta.
Molte sono le pagine segrete che non conoscete circa la vita della Purissima Corredentrice. Ve
l’ho già detto1: “I segreti [299] di Maria sono troppo puri e divini perché mente d’uomo li possa
conoscere”. Ve ne accenno solo, quel tanto da aumentare in voi la venerazione alla più Santa del
Cielo, dopo Dio.
Quella ora dolorosissima, nel mare di dolori che fu la vita di mia Madre, consacrata al supremo
dolore e alla suprema gioia dal2 suo concepimento, ci voleva per completare quanto mancava alla
mia Passione.
Maria è Corredentrice. Dunque, tutto essendo in Lei inferiore solamente a Dio, anche il suo
23

Anche Maria perciò ricevette, in forma palese, lo Spirito Santo. Anche le più grandi anime
devono seguire [82] la via che tutti seguono, nelle manifestazioni esterne, si intende, senza
singolarità, senza darsi delle pose che altro non sono che superbie ammantate di umiltà ipocrita.
Semplicità sempre perché lo Spirito venga a voi con piacere. E poi saper trattenere lo Spirito Santo
con una purezza vivissima2. Egli non sosta dove vi è impurità. Infine fedeltà alle sue ispirazioni.
Egli è, dirò così, l’Apostolo eterno e divino che predica instancabilmente3 alle anime la dottrina
del Cristo, che ve la illumina e spiega. Ma se è male accolto, se le porte dei cuori gli vengono
serrate davanti, se è ricevuto con ira, Egli fa quello che Io dissi ai miei Apostoli: se ne va e la sua
pace torna a Lui mentre voi ne rimanete senza.
Dio non si impone fuorché in casi speciali. Egli è sempre pronto a intervenire in vostro aiuto. Ma
vuole da voi desiderio di riceverlo, volontà di ascoltarlo, coraggio di seguirlo, generosità di
confessarlo. Allora Egli vi abbraccia, vi penetra, vi solleva, vi accende, vi deifica, vi fa cambiare la
vostra povera natura animale in una tutta spirituale, vi indìa e come un’aquila a volo vi porta in alto,
nei regni della Luce, in plaghe di purezza, vi avvicina al Sole della carità e ve ne [83] scalda, finché
vi apre le porte del suo Regno per una eternità di beatitudine.»

1 contemplazione è nostra correzione da comtemplazione


2 vivissima è nostra correzione da vivivissima 3 instancabilmente è nostra correzione da istancabilmente

22 giugno 1943 , ore 23,30.


Dice Gesù:
«Uno dei segreti per raggiungere la santità è questo: non mai distogliere la mente da un pensiero
che deve reggere tutta la vita: Dio. Il pensiero di Dio deve essere come la nota su cui tutto il canto
dell’anima s’intona.
Hai visto come fanno gli artisti? Si muovono, vanno, vengono, sembra che non guardino giù dal
palcoscenico. Ma in realtà non perdono mai d’occhio il maestro di musica che dà loro il tempo.
Anche l’anima, per non sbagliare e per non distrarsi - cosa che la farebbe sbagliare - deve tenere
l’occhio dell’anima sempre fisso in Dio. Parlare, lavorare, camminare, ma l’occhio mentale non
deve perdere di vista Iddio.
Secondo punto per raggiungere la santità: non perdere mai la fede nel Signore.
Qualunque cosa avvenga, credere che avviene per bontà di Dio. Se è cosa penosa, anche cattiva,
e perciò voluta da forze estranee a Dio, pensare che Dio la permette per bontà.
Le anime che sanno vedere Dio ovunque, sanno anche cambiare tutte le cose in moneta eterna.
Le cose cattive sono monete fuori corso. Ma se le sapete trattare come si deve, esse divengono
legali e vi acquistano il Regno eterno.
Sta a voi rendere buono ciò che non è buono; fare delle prove, tentazioni, disgrazie - che fanno
rovinare del tutto anime già crollanti - tanti puntelli e fondamenta per edificare il tempio che non
muore. Il tempio di Dio in voi al presente, il tempio della beatitudine nel futuro, nel mio Regno.»

23 giugno 1943, ore 9-10.


Dice Gesù:
«Nell’altro incontro eucaristico ti ho fatto vedere cosa è l’Eucarestia. Oggi ti mostrerò un’altra
verità eucaristica. Se l’Eucarestia è il cuore di Dio1, Maria è il ciborio di quel Cuore.
Guarda mia Madre, eterno ciborio vivo in cui scese il Pane che viene dal Cielo. Chi mi vuole
trovare, ma trovare con la pienezza delle doti, deve cercare la mia Maestà e Potenza, la mia
Divinità, nella dolcezza, nella purezza, nella carità di Maria. È Lei che del suo cuore fa il ciborio
per il cuore del suo e vostro Dio.
Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria, ed è mia Madre che con un sorriso ve lo
porge come se vi offrisse il suo amatissimo Pargolo deposto nella cuna del suo purissimo, materno
cuore. È gioia di Maria, nel Cielo, darvi la sua Creatura e darvi il suo Signore. Con il Figlio vi dà il
suo cuore senza macchia, quel cuore che ha amato e sofferto in misura infinita.
È opinione diffusa che mia Madre non abbia sofferto altro che moralmente. No.
La Madre dei mortali ha conosciuto ogni genere di dolore. Non perché lo avesse meritato. Era
immacolata e l’eredità dolorifica di Adamo non era in Lei. [85] Ma perché, essendo Corredentrice e
Madre di tutto l’umano genere, doveva consumare il sacrificio fino al fondo e in tutte le forme.
Perciò soffrì, come donna, le inevitabili sofferenze della donna che concepisce una creatura, soffrì
stanchezze della carne appesantita del mio peso, soffrì nel darmi alla luce2, soffrì nell’affrettata
fuga, soffrì mancanza di cibo, soffrì caldo, gelo, sete, fame, povertà, fatica. Perché non avrebbe
dovuto soffrire se Io, il Figlio di Dio, soggiacqui alle sofferenze proprie dell’umanità?
Essere santi non vuole dire essere esenti dalle miserie della materia. Essere redentori, poi, vuol
dire essere particolarmente soggetti alle miserie della carne che ha sensibilità dolorifiche. La
santità e la redenzione si esplicano e si raggiungono con tutti i modi, anche con dei mali di denti,
per esempio. Basta che delle miserie carnali la creatura se ne faccia un’arma di merito e non di
peccato.
Io e Maria, delle miserie della natura umana abbiamo fatto tanti pesi di redenzione per voi.
Anche ora soffre mia Madre quando vi vede così sordi alla grazia, ribelli a Me. Santità, lo ripeto,
non vuole dire esclusione[86] del dolore, ma anzi vuol dire imposizione del dolore. .
Ringrazia dunque Maria, che mi ti dà con un sorriso di madre, per tutto il dolore che l’esser mia
Madre le ha portato. Non ci pensate mai a dire grazie a Maria nel cui seno divenni carne! Quella
Carne che ora do a voi per nutrirvi alla vita eterna.
Basta: contempla e adora Me raggiante nell’Eucarestia, nel trono vivo che è il petto di Maria, la
purissima Madre mia e vostra.»

Ora spiego io. Domenica, anzi no. Venerdì 18 mi pareva di vedere Gesù a fianco del letto, gliene
ho accennato. Ma non faceva nulla. Domenica 20, prima che venisse lei3, mentre c’era lei e dopo la
sua venuta per la Comunione, mi pareva di vedere Gesù, non più a fianco del letto, ma in fondo allo
stesso, che mi dava Lui la particola. Ma non aveva pisside in mano: aveva il suo Cuore e mi dava
come particola il suo Cuore levandoselo dal petto. Era di una maestà a di una dolcezza infinita. Mi
spiegò poi il significato della visione. L’avrà trovato nel quaderno4 in data 20 giugno.

Stamane vedo la Madonna. Pare seduta, sorridente con amore, e mestizia però.
Ha il manto scuro che le scende dal capo, aperto sulla veste pure scura, sembra marrone. Alla
vita [87] ha una cintura scura. Sembrano tre toni di marrone. In testa, sotto al manto, deve avere un
velo bianco perché ne intravedo un lieve filino.
Sul mezzo del petto raggia un’Ostia grandissima e bellissima. E - quello che costituisce il
mirabile della visione - pare che attraverso le Specie (che qui paiono come un quarzo bellissimo:
sono pane, ma paiono cristallo brillante) appaia un bellissimo bimbo. Il Bimbo-Dio fatto carne.
La Madonna, che ha le braccia aperte per tenere aperto il manto, guarda me e poi china il volto e
lo sguardo adoranti sull’Ostia che sfavilla nel suo petto. Nel suo petto, non sopra al petto. È come
se, per dei mistici raggi X, io potessi vedere nel petto di Maria, o meglio è come se dei raggi X
facessero apparire al di fuori quello che è dentro a Maria. Quasi Questa fosse di un corpo senza
opacità. Non so spiegare.
Insomma io vedo questo e Gesù me lo spiega5. La Vergine non parla. Sorride solo. Ma il suo
sorriso è eloquente come mille parole e più ancora.
Come mi piacerebbe saper dipingere per fargliene copia e fargliela vedere. E soprattutto le vorrei
fare vedere le diverse luminosità. Sono tre: una, di una pacata [88] soavità, costituita dal corpo di
Maria, è l’involucro esterno e protettore della seconda, raggiante e viva luminosità costituita dalla
grande Ostia. Una luce vittoriosa, direi, per usare parola umana, la quale fa da involucro interno al
Gioiello divino che splende come fuoco liquido di una bellezza che non si descrive e che è, nella
sua infinita bellezza, infinitamente dolce, ed è il piccolo Gesù che sorride con tutte le sue carni
tenerelle e innocenti per la natura sua di Dio e per la età sua di infante.
È uno splendore, questo terzo, sotto i veli degli altri due splendori, che non c’è paragone a
descriverlo. Bisogna pensare al sole, alla luna, alle stelle, prendere le luci diverse di tutti gli astri,
farne un unico vortice di luce che è oro fuso, diamante fuso, e questo dà una pallida similitudine di
quanto vede il mio cuore in quest’ora beata. Cosa sarà il Paradiso avvolto da quella luce?
Ugualmente non c’è paragone atto a dire la dolcezza del sorriso di Maria. Regale, santo, casto,
amoroso, mesto, invitante, confortevole... sono parole che dicono uno e dovrebbero dire mille per
accostarsi a quello che è quel sorriso verginale, materno, celeste.

1 Nei dettati del 4 giugno (pag. 13) e del 20 giugno (pag. 123).
2Da intendersi alla luce dei dettati del 7 settembre, del 15 settembre, del 27 novembre, dell’8 dicembre, del 18
dicembre, del 25 dicembre, del 29 dicembre. Inoltre, nella monumentale opera sulla vita del Signore, che sarà scritta da
Maria Valtorta, si legge che la divina maternità della Madonna non comportò in Lei alcun dolore fisico, che è frutto del
peccato originale, dalla cui macchia Ella fu preservata; ma che la Madonna, essendo la Corredentrice, soffrì ogni sorta
di dolore, procurato dalle circostanze e dagli uomini, anche a riguardo del suo concepimento e del suo parto verginali.
3 Padre Migliorini.
4 Nel quaderno n. 3.
5 Nel dettato del 20 giugno, pag.123.

24 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Adesso hai capito cosa volevo dirti con quei richiami biblici e quale attinenza con te essi
avessero1. Hai capito perché dico che questo “è il tuo piccolo Oreb di prima a di dopo”. Frase che ti
aveva tenuto la mente occupata per molti giorni e che nella tua ignoranza biblica non riuscivi a
spiegare. Hai anche capito perché da ieri mattina Io ti sussurri che tu per molto tempo hai fatto
quello che già fece il mio antico Servo e Profeta. Per la fatica che ti è costata la ricerca del passo
che ti si riferisce, non dimenticherai più l’episodio.
Quando il Padre2 ubbidì ad una ispirazione mia - perché tutto quanto è bene per le anime si
compie per mia ispirazione - e ti portò la Bibbia perché tu la conoscessi, avrei potuto anche dirti
dove trovare il passo a cui accennavo. Ma sarebbe stato troppo facile. Ho voluto che trovassi da te
per persuaderti sempre più che questo non è un inganno, ma è verità.
Sei così sospettosa! Ti ho dovuta condurre lentamente, molto lentamente al punto dove sei ora
perché ti impuntavi, per paura, come una capretta restia. [90] È per questo che alla tua preghiera di
ieri ho risposto dicendo quelle parole. Non credi forse che avverrebbe così?
Sì. Per colpirmi gli uomini hanno coraggio. Ma per venirmi accosto, attratti dal mio amore, no.
Credono ciecamente nel Male e nel Principe del Male. Quello lo seguono senza paura, non appena
si manifesta in una delle sue infinite forme dagli infiniti nomi. Ma non credono, o credono molto
malamente, nel Bene e nel Dio del Bene, e davanti alle sue manifestazioni fuggono. Sono coperti di
colpe e imitano Adamo quando si nascose al Creatore dopo avere peccato nell’Eden.
Per non avere paura della mia Voce e del mio Volto bisogna avere l’anima sgombra di colpe
gravi. Le imperfezioni permettono ancora che in voi sussista quel minimo di coraggio che vi
permetta di udire, senza tramortire, la mia Parola. Se per meritarla aveste dovuto essere senza
imperfezioni, nessun mortale l’avrebbe udita, tolta mia Madre.
Tu, lo vedi? Tu hai dovuto prima subire una vera opera di ricostruzione e di bonifica spirituale
fatta da Me, ed aiutata da te, per potere arrivare a meritare e a sopportare [91] la mia Parola e la mia
Vista. Cosa logica. Peccato, anche veniale, vuol dire parentela col demonio. Dove è demonio non
può essere Dio.
I peccatori potrei terrorizzarli con una apparizione tremenda in cui apparissi il Dio irato che
giudica e punisce. E qualche volta l’ho fatto per conquistare dei singoli cuori che volevo proprio
per Me e che solo con quel mezzo avrei preso. Ma sono casi rari. Preferisco attirare con l’Amore. E
l’Amore non è sentito da chi ha un amore colpevole col demonio. Ecco perché non mostro alle turbe
il mio Volto tutto amore. Lo serbo a chi mi ama dando a costoro la missione di parlare ai più sordi
ripetendo la mia Parola, chiedendo a costoro di divenire piccole copie di Me: Carità e Redenzione,
Innamorato e Vittima.
Io verrò, per tutti, un giorno. L’ultimo. Ma solo coloro la cui anima sarà stata purificata in vita
dall’amore potranno sostenere, senza precipitare nell’abisso, il mio Volto, il mio Sguardo, la mia
Voce il cui tuono farà sconvolgere i firmamenti e tremare gli abissi.»

[92] Ora spiego io, altrimenti lei non ci capisce nulla.


Una diecina di giorni or3 sono, forse più che meno, sentii dire dalla cara, adorata Voce, mentre
nel4 dormiveglia pensavo a Lui: “Tu sei sul tuo piccolo Oreb. Ricordalo”. Da allora, molte volte
avevo sentito ripetere, tutta per me, la frase:
“Questo è il tuo piccolo Oreb di prima e di dopo”.
Per quanto tormentassi la mia testa per spremere una luce storica e geografica, non trovavo nulla.
Volevo chiederne a lei, perché avevo capito che era qualcosa di biblico come la faccenda dei 10
giusti5. Ma proprio quando mi ero decisa a chiedere a lei, ecco che lei mi porta la Bibbia. Oh, bene!
mi dissi. Ora troverò. E pazientemente ho cominciato a leggerla, decisa di leggerla dalla prima
all’ultima parola. Ma non avevo, per ora, trovato nulla.
Ieri mattina, dopo avere scritto le parole di Gesù e descritto, con parole mie, la visione, feci
questa preghiera: “O Gesù, perché non mostri a tutti quanto sei divinamente bello e divinamente
buono? Se gli uomini ti vedessero così come ti vedo io, non potrebbero non capire la tua Bontà
infinita ed amarti di un amore che li [93] farebbe buoni. Marta vorrebbe che tu mostrassi il tuo
Volto irato per spaurire6. Io, invece, ti chiedo di mostrare il tuo Volto amoroso per conquistare
come hai conquistato me”.
E Gesù ha risposto: “Sarebbe inutile. L’amore non è capito. Se apparissi così, chi mi deriderebbe
e chi fuggirebbe. Non l’hai fatto tu pure? Per anni ed anni mi sei sfuggita. Eppure ti apparivo
sempre con veste d’amore nei sogni e nelle ispirazioni. Per altri anni hai sempre avuto paura delle
manifestazioni mie, e quando Io mi avvicinavo facevi come il mio antico Servo a Profeta: ti
nascondevi il volto per non vedermi. Ti ho dovuta preparare con una pazienza infinita e anche
adesso, in fondo, hai un po’ di paura che ciò sia un inganno. E hai la mia pace! Pensa che farebbero
coloro che non hanno la mia pace ma la guerra demoniaca in cuore...”.

Udito questo mi sono detta: qui occorre cercare assolutamente chi è questo Servo e Profeta e
cosa è l’Oreb. E ieri sera mi sono dedicata ad una passeggiata biblica.
Ho cercato nei profeti. Niente. Ho trovato il nome di Oreb e ho capito che era un monte. Ma era
troppo poco. [94] Su e giù, giù e su. Avevo la testa che mi scoppiava e non trovavo nulla. È venuto
l’allarme7 e io, dopo avere pregato per i bombardati, ho ripreso la mia scorreria biblica. Non trovavo
nulla. Sfido io! Mi ero partita da Giosuè in poi! Ero convinta, nella mia enorme ignoranza, che
Mosè non c’entrava e... lo trascuravo.
Visto che proprio non trovavo nulla, ho pregato lo Spirito Santo di farmelo trovare. Ero decisa di
sapere nella notte a costo di arrivare a mattina sfogliando la Bibbia. E lo Spirito Santo m’ha detto:
“Leggi l’Esodo”. Ho trovato subito. Ero lì vicina, perché sono alla fine della Genesi, e andavo a
cercare lontano! Ora so e sono contenta. E chi lo immaginava che l’Oreb era il Sinai? Nella mia
asineria sapevo che Mosè era andato sul Sinai e perciò dicevo: “Mosè non c’entra!”
Ecco perché Gesù dice che questo è il mio piccolo Oreb di prima a dopo e che io sembro il suo
Servo e Profeta. Infatti qui ho trovato la voce di Dio; infatti ci sono montata senza pensare a Dio,
seguendo una via comune, come Mosè dietro al suo gregge; infatti quando meno me l’aspettavo ho
ricevuto là le parole di Gesù e... mi sono coperta la faccia perché non ardivo [95] guardarlo. Ora
però ho imparato a guardarlo. Mi ci ha avvezzato. E sull’Oreb ci torno volentieri. Ecco spiegato.
Grazie, Padre, di avermi dato modo di leggere la Bibbia. Questo mi renderà meno ochetta e
capirò meglio.
Dice ancora Gesù, oggi 24 giugno 1943:
«Anche oggi8 che è la festa del mio Corpo divino, Satana mi ha colpito nelle mie Chiese e nei
miei figli. Non passo trionfalmente, Ostia di Pace, per le vostre contrade, su tappeti di fiori, fra canti
di osanna. Cado fra le macerie, nel fragore d’inferno dell’odio contro la Carità, scatenato con tutta
la sua forza.
I fiori di oggi, Corpus Domini del tempo dell’ira, sono i miei figli uccisi. E beati, fra questi,
coloro che cadono innocenti e che la loro morte senza rancore diviene bella come un martirio. Non
si vede il mio Sangue fra il sangue degli uccisi. Io resto col mio candore di Ostia. È il sangue degli
altri che mi spruzza, come è la crudeltà degli asserviti al Nemico che mi ferisce e ferisce con Me
coloro che sono ostie come Me. Dal più grande fra voi - dritto come su [96] una mistica croce fra il
tempio e il cielo, e ferito, sputacchiato, trafitto, flagellato, come il suo Signore, dalla menzogna
venduta al Nemico - al più piccolo bimbo sgozzato come un agnello innocente. Ma queste ostie non
sono immolate inutilmente. In loro non è macchia di odio. Sono le vittime. Beati in eterno d’essere
le vittime!

Nei miei figli più cari, nei figli veri, sta il mio segno. Vi ho segnati tutti, voi che mi amate e che
Io amo. Più della tiara che l’incorona, quel segno è divinamente indicatore sulla fronte del mio
Pietro attuale9, nel Pontefice di Pace in cui non vive lievito di odio. Più di ogni aureola quel segno
splende sul capo delle vittime che cadono con Me sotto le armi di Satana e che sono i precursori del
II° avvento di Cristo.
E gli stessi angeli delle chiese colpite che pregano, adorando le Particole travolte, raccolgano le
anime innocenti che avranno il loro pianto consolato in Cielo.»

1 Il riferimento è spiegato al termine del dettato.


2 Padre Migliorini.
3 or è aggiunto da noi.
4 nel è nostra correzione da fra 5 Vedi la nota 4 di pag.29.
6 Vedi la nota 1 di pag.10. Marta Diciotti è nata a Lucca nel 1910 ed è vissuta accanto a Maria Valtorta, assistendola
amorevolmente, dal 1935 fino alla morte dell’inferma scrittrice, avvenuta il 12 ottobre 1961. Ora ne custodisce le
memorie nella casa di Viareggio.
7 L’allarme che preannunciava le incursioni aeree della guerra.
8 Come nel dettato del 4 giugno, pag.12.
9 Pio XII, papa dal 1939 al 1958.

25 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Maria, non imitare mai i poveri uomini che si arrovellano per delle cose tutte terrene. Essi si
danneggiano a vicenda, si uccidono, si nuocciono in mille modi per cose che [97] non hanno
importanza vera, ma che sono grandi solamente davanti al loro piccolo pensiero terra terra1.
C’è tanto spazio nel mio Regno! Infinite sono le dimore che là ho fatte per i miei eletti!
Vivi, vivi per lo spirito e lascia cadere tutto quello che non è spirito. Sono scorie senza
importanza. Liberatene di tutte, anche della più piccina. Sii un’anima sciolta, libera, leggera, agile.
Imita gli uccelli creati da Me. Ad una rondine, per riposare un momento dal gran volo, basta una
pagliuzza sulla cresta dell’onda. Basta ad un usignolo, per cantare, un ramoscello esilissimo, in alto
di un albero. Se anche il mare è sconvolto, la rondine non viene sommersa. Il lieve filo di paglia è
sufficiente per sorreggerla fino al nuovo volo. Se anche il sole è poco nel fogliame, all’usignolo
basta quel ramoscello per trovare il sole e cantare.
Anche tu usa delle cose della terra come l’usignolo a la rondine. Come appoggi che aiutano, ma
che non sono indispensabili al volo e al canto e [98] che si lasciano senza rimpianto quando non
servono più. Perché è l’ala e la gola che dànno il volo e il canto, e non la pagliuzza o il ramoscello.
Anche per le anime è così. Non è la terra che dà il Cielo, ma è il Cielo che dà la terra, e della
terra ve ne dovete servire per prendere lo slancio al Cielo, non per mettervi le radici malsane di un
attaccamento colpevole alle cose che non sono eterne. Solo Dio e le cose di Dio sono eterne e
meritano il vostro attaccamento.

Quando Io ho ispirato il Padre2 a chiederti la tua piccola autobiografia, l’ho fatto perché sapevo
che te ne sarebbe venuto un bene. Hai espulso, scrivendola, tutto l’amaro, tutto il veleno, tutto il
lievito che la vita aveva deposto in te. Te ne sei mondata. Avevi bisogno di ridire a te stessa tutto il
sofferto e dirlo ad un cuore cristiano. È la cosa che più consola finché s’è uomini. Avevi bisogno di
fare, dirò così, della computisteria spirituale per vedere quanto avevi dato e ricevuto da Dio e a Dio,
quanto avevi dato e ricevuto dagli uomini e agli uomini.
Prese una per una, le cose della vita sono o troppo nere, o troppo rosee, e si è indotti, delle volte,
in errore nel valutarle. Allineate tutte, incasellate tutte come in [99] un mosaico, si vede che il nero
è necessario per non fare apparire troppo sfacciato il roseo. Si vede che tutto rientra armonicamente
nel disegno voluto dalla Bontà stessa per voi e che quanto avete ricevuto da Essa è infinitamente di
più di quanto avete dato, sia a Dio che al prossimo. Cadono allora gli egoismi, le superbie, i
rancori, e l’anima diviene riconoscente, umile, caritatevole, raggiunge il completo perdono.
Oh! coloro che perdonano! Essi sono la mia copia più somigliante perché Io ho perdonato tutti, e
continuo a perdonare. Allora l’uomo diviene spirituale.
Ecco perché ho voluto che tu subissi anche quella prova penosa. Hai sofferto ricordando e
scrivendo, ma la tua anima si è spogliata di tanta umanità che ostacolava la tua evoluzione da
creatura molto umana a creatura spirituale. Hai fatto come una crisalide che esce dal bozzolo:
l’involucro che ti carcerava lo spirito è caduto come una cosa morta e la tua anima ha aperto le ali.
Ora sappile3 tenere sempre aperte per stare molto alta e nel raggio di Dio. Di tutto il resto
sentine un’eco, vedine un riflesso: sola voce nel tuo cuore sia la mia Parola e sola vista il tuo Gesù.
Poi verrò Io a sarà la Pace senza fine.»

1 terra terra è nostra correzione da terra a terra 2 Padre Migliorini.


3 sappile è nostra correzione da sappiale

26 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Spogliatevi non solo da ciò che costituisce peso di umanità pura, ma anche da quello che è
affanno spirituale. Ora ti spiego cosa è questo, perché tu non interpreti male la mia espressione.
Affanno spirituale non è quel tendere sano, con tutte le forze intellettive, a Dio. Affanno
spirituale è quell’ansia che prende talvolta anche le anime più avanzate nella santità e che consiste
nella paura di non fare a tempo a fare tutto quello, spiritualmente parlando, che si vorrebbe fare,
tutto quello che sembra che Iddio voglia dall’anima, paura di staccarsi dall’orazione nella tema di
non potere gustare quel limpido ruscello di dolcezza che Io vi invio, paura di non poterlo più
ritrovare.

Queste paure sono ancora un resto di umanità che si infiltra nella spiritualità e le nuoce.
Bisogna seguire la via dello spirito con fermezza e con calma. Nessuna ansia, nessuna paura.
Sono Io che creo il tempo. Non ne avrò dunque quanto ne occorre per ogni anima che si affida a
Me? Sono Io che faccio fluire in voi l’onda della grazia; so quindi regolare il flusso della medesima
e mandarvi le mie luci nei momenti più propizi.
Se siete disturbati nell’orazione non è un [101] motivo di angustia. Basta che non siate voi,
volontariamente, per motivi umani e personali, che ve ne staccate.
In questo caso è certo che la fonte si inaridisce o si svia su altre anime aperte all’orazione. Ma
se il vostro disturbo è causato da carità di prossimo, non inaridisce in voi la sorgente di luce e non
la svia, ma anzi la aumenta e la attira, perché chi ha la carità ha Dio e chi ha Dio ha le sue luci.
Perciò tu non essere mai affannata. Prega, ascolta, medita, soffri, lavora, riposa sempre con
calma, fidandoti di Me. Io sono un Ospite perfetto. So conversare e so tacere a seconda che vedo
colui che mi ospita in condizione di potermi o non potermi ascoltare. Che diresti tu di un invitato
che ti si mettesse alle coste e non ti lasciasse pensare alle necessità della casa, specie in giorno di
invito? Diresti che non conosce le prime regole dell’educazione e le più comuni necessità di una
padrona di casa. Ma Io sono, Gesù. Perciò so tutto.
Quando il tuo prossimo ti toglie all’orazione e al conversare con Me, non me ne ho a male e tu
non ti devi innervosire. Sii paziente e caritatevole. Io sarò paziente e silenzioso. Poi, a carità fatta, ti
parlerò più[102] luminosamente di prima. Se invece ti affanni o ti innervosisci, la luce si offusca
come se una nube si frapponesse fra il tuo Sole e la tua anima.
Fidati, fidati, fidati del tuo Gesù. Per quanto tu mi possa amare, non mi ami che in misura
infinitamente piccola rispetto a quanto ti amo Io. Dunque fidati. Il mio Pane, che è non solo
Eucaristia che nutre, ma anche parola che istruisce, non ti mancherà mai se tu resti buona e
fiduciosa.»

«È di somma importanza, per l’anima che vuole avanzare nella via del Cielo, saper tenere le
potenze dell’anima ferme in Dio. Quando ciò avviene, l’anima è sicura.
Cosa sono le potenze dell’anima? Ora ti porto un paragone umano. La ruota come è fatta? Di un
cerchio, di tanti raggi infissi nel cerchio, di un anello che riunisce i raggi e li fa rotare intorno ad un
perno. In tal modo la ruota serve. Se qualcuna delle parti è rotta serve male, ma se è rotto l’anello
che tiene i raggi, la ruota non serve affatto.
Ed ora attenta, piccola Maria che ascolti il tuo Maestro. Il cerchio è l’umanità che raccoglie tutte
le potenze morali, fisiche e spirituali [103] che sono in un essere creato. È la fascia che aduna tutto
di un uomo. I raggi sono i sentimenti che si concentrano in un mistico anello - lo spirito - che li
raccoglie e che li irraggia, poiché è operazione doppia. Il perno è Dio. Se l’umanità è lesionata da
carie carnali, i sentimenti restano slegati e finiscono con lo1 sparpagliarsi nella polvere.
Ma se è rovinato lo spirito o anche semplicemente disimperniato dal suo pernio, allora il moto
mirabile dell’essere creato da Dio si ferma e subentra la morte.
Perciò non uscire mai dal fulcro divino è necessità assoluta per l’anima che vuole meritare il
Cielo. La tua umanità si presti pure ad aiutare il prossimo, si affatichi al suo servizio. È carità. Ma i
tuoi sentimenti non cessino di convergere allo spirito e partire dallo spirito. Così si alimenteranno di
Dio e porteranno, anche nelle umili faccende, l’impronta di Dio, poiché il tuo spirito è e deve
rimanere imperniato su Dio, fulcro divinissimo di tutto il creato, fulcro soavissimo della tua anima
che ha trovato la sua Via.
Quando le potenze dello spirito sono fisse [104] in Dio, credi pure che nessuna forza la può
togliere di là. Il moto diviene sempre più vorticoso, e tu sai che c’è una forza, che appunto è detta
centripeta2, che attira sempre più verso il centro le cose quanto più un moto è vorticoso.
L’amore è quello che dà il moto. Lo spirito fisso in Dio ama Dio suo fulcro. Dio ama lo spirito
imperniato su di Lui; e questo duplice amore aumenta il moto vorticoso, la corsa alata il cui
termine è l’incontro nel mio Regno fra lo spirito amante e il suo Creatore.»

1 con lo è nostra correzione da col


2 centripeta è nostra correzione da centrifuga
27 giugno 1943.
Dice Gesù:
«L’occhio umano non può fissare il sole, mentre può guardare la luna.
L’occhio dell’anima non può fissare la perfezione di Dio quale essa è. Ma può guardare laperfezione
di Maria.
Maria è come la luna rispetto al sole. Ne è illuminata e riflette su voi la luce che l’ha illuminata,
ma addolcendola di quei mistici vapori che la rendono sopportabile alla limitata vostra natura. È
per questo che Io ve la propongo da secoli come modello per voi tutti che ho voluto miei fratelli
appunto in Maria.
È la Madre. Che dolcezza per i figli guardare la madre! [105] Ve l’ho data per questo, perché
poteste avere una dolce Maestà la cui splendidezza fosse sufficiente a rapirvi, ma non ad
abbacinarvi. Solo ad anime speciali, che ho scelto per motivi insindacabili, ho mostrato Me stesso,
nel mio fulgore di Dio-Uomo, di Intelligenza e Perfezione assoluta. Ma insieme a quel dono ne ho
dovuto dare1 un altro che le rendesse capaci di sopportare la mia conoscenza senza rimanerne
annichilite2.

Mentre Maria la potete tutti guardare. Non perché Ella sia simile a voi. Oh! no!
La sua purezza è tanto alta che Io, suo Figlio e Dio, la tratto con venerazione. La sua perfezione
è tale che l’intero Paradiso s’inchina al suo trono sul quale scende l’eterno sorriso e l’eterno
splendore della Nostra Trinità. Ma questo splendore, che la compenetra e indìa più d’ogni altra
creatura, è soffuso dai veli candidissimi della sua carne immacolata, per cui Ella raggia come una
stella, raccogliendo tutta la luce di Dio e diffondendola come una luminosità soave su tutte le
creature.
E poi Ella vi è in eterno Madre. E della Madre ha tutte le pietà che vi scusano, che intercedono,
che ammaestrano pazientemente. Grande è la gioia di Maria quando può dire a chi l’ama: “Ama
mio Figlio”. [106] Grande è la mia gioia quando posso dire a chi mi ama: “Ama mia Madre”. E
grandissima è la nostra gioia quando vediamo che staccandosi dai miei piedi uno di voi va a Maria,
o staccandosi dal grembo di Maria uno di voi viene verso di Me. Perché la Madre giubila di dare
altri innamorati al Figlio a il Figlio giubila di vedere amata da altri la Madre. La nostra gloria non
cerca di sopraffarsi ma si completa nella gloria dell’altro.
Perciò ti dico: “Ama Maria. Ti do a Lei che ti ama e che ti illuminerà unicamente con la soavità
del suo sorriso”.»
1 dare risulta corretto, per errore, in darne
2 annichilite è nostra correzione da annichiliti

28 giugno 1943.
Dice Gesù:
«“Siate perfetti voi tutti che amo di un amore di privilegio. Vivete da angeli voi che costituite la
mia Corte sulla terra”.
Se per tutti è fatto l’invito amoroso d’essere perfetti come il Padre mio, per coloro che ho eletti a
miei intimi ed amici ciò diviene un soave comando. Essere miei discepoli - non nel senso vago che
è detto di tutti i cristiani, ma nel senso proprio con cui chiamavo: discepoli e amici, i miei dodici - è
grande onore, ma importa grande dovere.
Non basta più la piccola perfezione, ossia il non commettere colpe gravi e l’ubbidire alla [107]
Legge nelle sue regole più marcate. Occorre raggiungere la finezza della perfezione, seguire la
Legge sino nelle più lievi sfumature, direi quasi anticiparla con un di più. Come i bambini che non
soltanto vanno verso la casa del padre, camminando a fianco di chi li conduce, ma corrono avanti
festosi, superando fatiche e ostacoli di un sentiero più difficile per arrivare più presto, perché il loro
amore li sprona.
La casa del Padre vostro è in Cielo; l’amore è quello che vi sprona a superare, volando, ogni
difficoltà per raggiungere presto il Cielo dove il Padre vi attende colle braccia già aperte
all’abbraccio. Perciò non solo il mio discepolo deve ubbidire alla legge nelle cose grandi che ho
imposto a tutti, ma deve interpretare il mio desiderio, anche non espresso, che voi facciate il
massimo bene che potete, desiderio che l’amante comprende perché l’amore è luce e scienza.
Adesso ti spiego due punti del Vangelo. Uno è di Matteo e uno di Luca. In realtà sono un’unica
parabola, ma espressa con qualche differenza. Che nei miei evangelisti si trovino queste differenze
non deve fare stupore. Quando scrivevano quelle pagine erano ancora uomini. Già eletti, ma non
ancora glorificati. Perciò potevano commettere sviste ed errori, di forma, non di sostanza. Solo nella
gloria di Dio non si erra più. Ma per raggiungerla essi dovevano ancora molto lottare e soffrire.
[108] Soltanto uno degli evangelisti è di una esattezza fonografica nel riportare quanto Io dissi.
Ma quello era il puro e l’amoroso. Rifletti su ciò. La purezza e la carità sono tanto potenti che
permettono di capire, ricordare, trasmettere, senza l’errore neppure d’una virgola e di una
riflessione, la parola mia. Giovanni era un’anima su cui l’Amore scriveva le sue parole, e lo poteva
fare perché l’Amore non si posa e non ha contatto altro che coi puri di cuore, e Giovanni era
un’anima verginale, pura come quella d’un pargolo. Non ho affidato mia Madre a Pietro, ma a
Giovanni perché la Vergine doveva stare col vergine. Ricorda bene questo: che Dio non si
comunica con chi non ha purezza di cuore, conservata dalla nascita o riottenuta con assiduo lavoro
di penitenza e d’amore, sostanze spirituali che rendono all’anima quella candida freschezza che
attira il mio sguardo e ottiene la mia parola.
Dicono dunque i miei evangelisti che un personaggio - l’uno dice: re, l’altro fa capire che è un
ricco signore - fece un grande convito, di nozze probabilmente, invitando molti amici. Ma questi
addussero delle scuse, dice Luca, e Matteo rincara: se ne infischiarono. Purtroppo col vostro Dio
non adducete neppure delle scuse e ai suoi inviti rispondete sovente infischiandovene.
Allora il padrone del convito, dopo avere punito [109] i maleducati, per non sprecare inutilmente
i viveri già preparati, mandò i suoi servi ad adunare tutti i poveri, gli l zoppi, gli storpi, i ciechi che
erano intorno alla casa, già in attesa degli avanzi, oppure che accorrevano, combattuti fra il timore e
il bisogno, da tutto il paese. L’ordine era di aprire a questi la sala e farli sedere a mensa dopo averli
puliti e rivestiti a dovere. Ma la sala non era ancora piena. Allora quel ricco ordina ai servi di uscire
nuovamente e invitare chiunque, anche usando una dolce violenza. Entrano così non soltanto i
poveri che si aggirano intorno alle case dei ricchi, ma anche coloro che non ci pensavano, convinti
come erano di essere sconosciuti al padrone e di non avere bisogno di nulla.
Quando la sala fu piena, entrò il ricco signore e vide uno non è detto se fosse un povero o un
passante, ma è particolare di poco conto - che si era levato la veste di nozze, il che fa pensare fosse
un passante ricco e superbo e non un povero convinto d’esser un bisognoso. Allora il padrone
sdegnato, vedendo spregiato il suo dono e calpestato il rispetto per la dimora dell’ospite, lo fa
cacciare perché nulla di contaminato deve entrare nella sala delle nozze.
Ora ti spiego la duplice parabola.
Gli invitati sono coloro che Io chiamo con [110] vocazione speciale, grazia gratuita che Io
concedo come invito all’intimità nel mio palazzo con Me stesso, come elezione alla mia Corte. I
poveri, i ciechi, i monchi, i deformi sono coloro che non hanno avuto speciali chiamate e aiuti e che
coi loro soli mezzi non hanno potuto conservare o raggiungere ricchezza spirituale e salute, ma anzi
hanno, per imprudenze naturali, aumentata la loro infelicità. Sono cioè i poveri peccatori, le anime
deboli, povere, deformi, le quali non osano presentarsi alla porta, ma si aggirano nei pressi del
palazzo attendendo una misericordia che li ristori. I passanti frettolosi, che non si curano di ciò che
avviene nella dimora del Signore, sono coloro che vivono nelle religioni più o meno rivelate o nella
loro personale che ha nome: denaro, affari, ricchezze. Costoro credono di non avere bisogno di
conoscermi.
Ora si verifica il fatto che sovente i chiamati da Me trascurano il mio appello se ne
disinteressano, preferiscono occuparsi di cose umane invece di dedicarsi alle cose soprannaturali.
Allora Io faccio entrare i poveri, i ciechi, gli2 zoppi, i deformi; li rivesto della veste di nozze, li
faccio assidere alla mia mensa, li dichiaro ospiti miei e li tratto da amici. E chiamo anche quelli che
sono fuori della mia Chiesa, li attiro con insistenza e cortesia, li costringo anche con dolce violenza.
[111] Nel mio Regno c’è posto per tutti, e mia gioia è farvi entrare molti. Guai però a coloro che
eletti da Me per vocazione mi trascurano preferendo dedicarsi a cose naturali. E guai a coloro che,
benignamente accolti pur non essendone meritevoli, e rivestiti dalla mia magnanimità con la grazia
che ricopre e annulla le loro brutture, si levano la veste nuziale mancando di rispetto a Me e alla mia
dimora dove nulla di indegno deve circolare. Saranno espulsi dal Regno perché avranno calpestato
il dono di Dio.
Delle volte, fra i peccatori e i convertiti Io vedo anime così belle e così riconoscenti che le
eleggo a mie spose, al posto d’altre, già chiamate, che mi hanno respinto.
Tu, Maria, eri una poverella, mendicante, affamata, affannata, senza vesti. Dopo avere cercato da
te di saziare la tua fame, di calmare il tuo affanno, di coprire le tue miserie, senza riuscirvi, ti sei
accostata alla mia Dimora avendo compreso che solo in essa è pace e ristoro vero. Ed Io ti ho
accolta, mettendoti al posto di un’altra che, vocata da Me, ha respinto la grazia, e vedendoti
riconoscente e volonterosa ti ho eletta a sposa. La sposa non resta nella sala del convito. Penetra
nella camera dello [112] sposo e ne conosce i segreti. Ma guai se in te si assopisse la buona volontà
e la riconoscenza. Devi continuare a lavorare per piacermi sempre più. Lavorare per te, per
ringraziarmi d’averti chiamata. Lavorare per l’altra che ha respinto le mistiche nozze perché si
converta e torni a Me. Chi sia lo saprai un giorno.

Ora pasciti della mia mensa, rivestiti delle mie vesti, scaldati al mio fuoco, riposati sul mio
cuore, consolami delle defezioni dei vocati, amami per riconoscenza, amami per riparare, amami
per impetrare, amami per aumentare i tuoi meriti. Io do la veste nuziale a chi amo di un amore di
predilezione. Ma l’amata deve, con una vita di perfezione angelica, sempre più ornarla. Non devi
mai dire: “Basta”. Il tuo Sposo e Re è tal Signore che la veste della sposa deve essere ricoperta di
gemme onde essere degna di vestire la prescelta e sedere nel palazzo del suo Signore.»

Dice ancora Gesù:


«Questa volta mi ti mostro sotto altra veste. L’Eucarestia è Carne, ma è anche Sangue. Eccomi
nella veste di Sangue. [113] Guarda come trasuda e sgorga in rivoli sul mio volto sfigurato, come
scorre lungo il collo, sul torso, sulla veste, doppiamente rossa perché intrisa del mio Sangue. Vedi
come bagna le mani legate e scende sino ai piedi, al suolo. Sono proprio Colui che pigia l’uva di cui
parla il Profeta, ma il mio amore ha pigiato Me. Di questo Sangue che ho profuso tutto, sino
all’ultima goccia, per l’Umanità, ben pochi ne sanno valutare il prezzo infinito e fruire dei meriti
potentissimi.
Ora Io chiedo a chi lo sa guardare e capire, di imitare Veronica ed asciugare col suo amore il
Volto sanguinoso del suo Dio. Ora Io chiedo a chi mi ama di medicare con il suo amore le ferite che
continuamente gli uomini mi fanno. Ora Io chiedo, soprattutto, di non lasciare sperdere questo
Sangue, di raccoglierlo con attenzione infinita, nelle più piccole stille, e spargerlo su chi del mio
Sangue non si cura.
Nel mese che sta per finire, molto ti ho parlato del mio Cuore e del mio Corpo nel Sacramento.
Ora, per il mese del mio Sangue, ti farò pregare il Sangue mio. Di’ dunque così: “Divinissimo
Sangue che sgorghi per noi dalle vene del Dio umanato, scendi come rugiada di redenzione sulla
[114] terra contaminata e sulle anime che il peccato rende simili a lebbrosi. Ecco, io ti accolgo,
Sangue del mio Gesù, e ti spargo sulla Chiesa, sul mondo, sui peccatori, sul Purgatorio. Aiuta,
conforta, monda, accendi, penetra e feconda, o divinissimo Succo di Vita. Né ponga ostacolo al tuo
fluire l’indifferenza e la colpa. Ma anzi per i pochi che ti amano, per gli infiniti che muoiono senza
di Te, accelera e diffondi su tutti questa divinissima pioggia onde a Te si venga fidenti in vita, per
Te si sia perdonati in morte, con Te si venga nella gloria del tuo Regno. Così sia”.
Ora basta. Alla tua sete spirituale Io porgo le mie vene aperte. Bevi a questa fonte. Conoscerai il
Paradiso e il sapore del tuo Dio, né mai quel sapore ti verrà meno se tu saprai venire sempre a Me
con le labbra e l’anima mondata dall’amore.»
Il mio Gesù aveva cominciato a parlare alle 4 di mattina, fra le pause del mio dormiveglia.
Scendeva la parola come una goccia di luce nei risvegli e naufragava nei ritorni di sonno perché
sono così spossata e stanca... Era come se Gesù fosse curvo sul mio letto e mi dicesse una parola
dentro per dentro3. Però, venuta l’ora di sedermi e muovermi, scuotendo il sonno, quelle parole, che
erano [115] state ripetute più volte, come ritornello di una spirituale ninna-nanna, rifulsero
vivamente nella mia mente. Sono le due prime4 frasi del primo brano del 28. “Siate perfetti... Vivete
da angeli”. Dietro a quelle si snodarono le altre frasi. Ben poco rimaneva da dire quando venne lei5
con la S. Comunione. E fu tutto terminato subito dopo.
L’altro brano, come lei può capire facilmente, è una vista interna (si dice così?) del mio Gesù
ferito a gocciante sangue. Non è il bel Gesù bianco-vestito, ordinato, maestoso, delle altre volte, e
non è il fulgente Pargolo dell’ultima volta, sorridente dal seno di Maria.
È un triste, tristissimo Gesù, le cui lacrime si mescolano al sangue, contuso, spettinato, sporco,
strappato nella veste, con le mani legate, con la corona ben fitta sul capo. Vedo distintamente la
corona di grosse spine, non lunghe ma fitte fitte, che penetrano e sgraffiano le carni. Ogni capello
ha la sua goccia di sangue e sangue scende, in rivoletti, dalla fronte sugli occhi, lungo il naso, giù
per la barba e il collo, sulla veste, goccia sulle mani, e sembra più rosso tanto esse sono pallide,
bagna la terra dopo aver bagnato i piedi. Ma quello che è tristissimo a vedersi è [116] lo sguardo...
Chiede pietà e amore, e tradisce, sotto la sua rassegnata mansuetudine, un dolore infinito.
Anche qui6, se fossi capace, vorrei poterlo disegnare per lei e per me. Perché se penso bene,
nessun quadro di Gesù e Maria che io conosca assomiglia a ciò che vedo. Né nei tratti, né
nell’espressione. Questa soprattutto manca nelle opere di autori. Ma divenire pittrice io... Nulla è
impossibile a Dio, è vero, ma questa è cosa grossa!... E credo che il buon Dio non lo farà, anche
perché non me ne compiaccia...

1 gli è nostra correzione da i


2 gli è nostra corrézione da i
3 dentro per dentro significa di tanto in tanto, ogni tanto
4 prime è nostra correzione da I°
5 Padre Migliorini.
6 Come nello scritto del 23 giugno, pag. 36.

29 giugno 1943.
Dice Gesù:
«Anche oggi ti parlerò riferendomi al Vangelo. Ti illustrerò una frase. Una sola, ma che ha
significati vastissimi. Voi la considerate sempre sotto un sol punto di vista. La vostra limitatezza
umana non vi permette di più. Ma il mio Vangelo è opera spirituale, perciò il suo significato non
resta circoscritto al punto materiale di cui parla, ma si propaga come un suono in cerchi concentrici,
e sempre più vasti abbracciando tanti significati.
Io ho detto al giovane ricco: “Va’, vendi quello che hai e vieni a seguire Me”.
Voi avete creduto che Io dessi il consiglio evangelico della povertà. [117] Sì ma non della
povertà quale voi la intendete; non quello soltanto. Il denaro, le terre i palazzi, i gioielli, sono cose
che amate e che vi costa sacrificio a rinunciare di averle o dolore a perderle. Ma per una vocazione
d’amore sapete anche spogliarvene. Quante donne non hanno venduto tutto per mantenere lo sposo
o l’amante - il che è peggio - e continuare una vocazione di amore umano? Altri per un’idea fanno
getto della vita. Soldati, scienziati, politici, banditori di nuove dottrine sociali, più o meno giuste, si
immolano ogni giorno al loro ideale vendendo la vita, dando la vita per la bellezza, o per quello che
loro reputano bellezza, di una idea. Si fanno poveri della ricchezza della vita per la loro idea. Anche
fra i miei seguaci molti hanno saputo e sanno rinunciare alla ricchezza della vita, offrendola a Me
per amore mio e del loro prossimo. Rinuncia molto più grande di quella delle materiali ricchezze.
Ma nella mia frase c’è un altro significato ancora, come c’è una ricchezza più grande dell’oro e
della vita e infinitamente più cara. [118] La ricchezza intellettuale. Il proprio pensiero! Come ci si
tiene! Ci sono, è vero, gli scrittori che lo elargiscono alle folle. Ma lo fanno per lucro, e poi il vero
loro pensiero non lo dicono mai. Dicono quello che serve alla loro tesi, ma certe intime luci le
tengono sotto chiave nello scrigno della mente. Perché spesso sono pensieri di dolore per intime
pene o rimproveri della coscienza destata dalla voce di Dio.
Ebbene, in verità ti dico, che essendo questa una ricchezza più, grande e più pura - perché
ricchezza intellettuale e perciò incorporea - la sua rinuncia ha un valore diverso agli occhi miei.
Quanto in voi si accende, viene dal centro del Cielo dove Io, Dio Uno e Trino, sono. Non è quindi
giusto che voi diciate: “Questo pensiero è mio”. Io sono il Padre e il Dio di tutti. Perciò le
ricchezze di un figlio, che Io do a un figlio, devono essere godimento di tutti e non esclusivo di uno.
A quell’uno che si è meritato d’essere - dirò così - il depositario, il ricevente, resta la gioia d’esser
tale. Ma il dono deve circolare fra tutti. Perché parlo a uno per tutti. Quando uno trova un tesoro,
se è un onesto, si affretta a consegnarlo a chi di dovere e non [119] lo tiene colpevolmente per sé.
Colui che trova il Tesoro, la mia Voce, deve consegnarla ai fratelli. È tesoro di tutti.
Non amo gli avari. Neppure gli avari nella pietà. Ci sono molti che pregano per sé, usano delle
indulgenze per sé, si nutrono di Me per sé. Mai un pensiero per gli altri. È la loro anima che preme
loro. Non mi piacciono. Non si danneranno perché restano in grazia mia. Ma avranno solo quel
minimo di grazia che li salverà dall’Inferno. Il resto, che dovrà dare loro il Paradiso, dovranno
guadagnarselo con secoli di Purgatorio. L’avaro, materiale e spirituale, è un goloso, un ingordo e un
egoista. Si rimpinza. Ma non gli fa pro. Anzi questo produce in lui malattie dello spirito. Diviene un
impotente a quell’agilità spirituale che vi rende capaci di percepire le divine ispirazioni, regolarvi
su di esse e raggiungere con sicurezza il Cielo.
Vedi quanti significati può avere una mia parola evangelica? E ne ha altri ancora. Ora, piccola
gelosa dei miei segreti, regolati. Non fare delle ricchezze che ti do delle ricchezze ingiuste.
Riguardo a quanto ti dissi ieri1, non pensare [120] che colei per cui tu devi riparare sia un’anima
consacrata la cui vocazione vacilla. No. È una debole creatura che Io avevo eletta, ma che ascoltò le
voci delle creature più della mia e per meschine considerazioni umane perdette il trono nella casa
dello Sposo. Ora ne soffre. Ma non ha forza di riparare. Le aprirei ancora le braccia. Prega perché
sappia venire alla porta della mistica sala di nozze e vi sappia entrare con un’anima nuova. Anche
una lacrima offerta a tal scopo ha il suo peso e il suo valore.
Aiuta il tuo Gesù, Maria, ed Egli aiuterà te sempre più.»

1 28 giugno, pag. 46.


30 giugno 1943.

Dice Gesù:
«Sai cosa vogliono dire le mie Mani legate, sai chi me le lega? Sai perché tanto dolore è nel mio
sguardo, tanta stanchezza sul mio Volto? Sai cosa chiedo a quelli che mi sanno guardare?
Le mie Mani sono legate da Satana per mezzo dei peccatori. Non hai capito male. Ripeto: sono
legate da Satana per mezzo dei peccatori.
Tu dirai: “Ma, o Signore, come ciò può essere se Tu sei Dio?” Io sono il Dio della Misericordia e
del Perdono, Io sono il Dio potente, il Padre delle grazie. Ma il peccato paralizza la mia Potenza di
grazie, la mia Misericordia, il mio Perdono. Perché, se sono Misericordia, Grazia, Perdono, sono
anche Giustizia. Do perciò ad ognuno quello che si merita. E se tu consideri, con giustizia, devi dire
che do sempre più grazie di quello che non [164] meritate.
Se a una autorità della terra, anche ad un semplice messo municipale, voi faceste le offese che
fate a Me, sareste puniti con la prigione. Se poi fosse autorità più grande, sareste puniti anche con la
perdita della vita. E sono, le autorità, poveri uomini come voi, che rimangono autorità fintanto che
Io permetto lo siano per vostro merito, per loro prova, e quasi sempre per loro punizione. Vostro
merito: ubbidire e pazientare. Loro prova: non abusare del potere, non insuperbirsene credendosi
semidei, o dèi, perché vedono le folle pronte al loro cenno e a gridare “Osanna”. Uno solo è dio:
Dio . Loro punizione: perché è ancora più difficile che un’autorità resti onesta, nelle mille forme
dell’onestà, che non un ricco si salvi. Perciò la loro gloria umana è l’unica gloria che abbiano.
Quella eterna ben poche autorità la raggiungono.
Le colpe continue, sempre più perfide, che gli uomini commettono, per istigazione del Nemico
mio e vostro, legano la mia Misericordia, la mia Grazia, il mio Perdono. Ecco cosa sono le mie
Mani legate e chi sono quelli che le legano con la fune del Male: Satana e i suoi figli. [165] E le mie
Mani vorrebbero invece esser libere per perdonare, medicare, consolare, benedire.
O voi che mi amate, slegate col vostro amore le mie Mani legate! Riparate, riparate, o miei
diletti, amici e figli miei carissimi, all’oltraggio recato alle Mani del vostro Dio, Padre e Redentore.
L’amore è fiamma che consuma le catene e arde le ritorte rendendo libertà alle mie Mani legate.
Abbiate pietà, voi che mi amate del mio dolore, e pietà dei vostri lebbrosi fratelli che le mie Mani
soltanto possono sanare.
Il mio sguardo è pieno di dolore per tutti gli oltraggi che vengono recati a Me nel Sacramento e
nella mia Legge. Legge calpestata, Sacramento profanato. Hai letto? Hai sentito? Hai notato?
L’altare del Sacramento è sempre colpito. Non vedi in ciò il segno di Satana? E pensa questo, a tua
gioia. Dove fra la rovina si può trovare intatta la Pisside che mi contiene e raccoglierla coi dovuti
onori, è perché un cuore, o molti cuori, lontani dal luogo colpito, ma adoranti Me Eucarestia, hanno
deviato, col loro orare, il colpo diretto da Satana. Quelle Ostie che salvate, anime umili e amorose
che pregate per il mio Sacramento, [166] infondono in voi gli stessi frutti di una Comunione
d’amore.
La stanchezza è sul mio Volto perché constato sempre più fino a qual punto sono morto invano
per tanta umanità, perché mi accorgo sempre più che nulla - non parole, non miracoli, non castighi,
non grazie - serve a far pensare che Io sono Dio a che solo in Dio è Bene e Pace. Quando uno è
stanco e afflitto, coloro che lo amano gli dànno affetto per consolarlo, riposo per sollevarlo. Questo
Io ti chiedo e chiedo a quelli che mi amano.
Sono sbandito dalle chiese e dai cuori. Quando era pellegrino sulla terra non aveva, il Figlio
dell’Uomo, un sasso suo proprio su cui posare il capo. Ma ora che i cuori degli uomini sono di
sasso, ho forse dove posare la testa? No. Solo qualche raro, rarissimo cuore fedele. Gli altri sono
ostili al loro Amico e Redentore.
Apritemi dunque il cuore, voi che mi amate. Date ricetto al vostro Dio che piange di dolore
sull’umanità colpevole, ristorate Colui che dà Se stesso in sacrificio eterno e che non è compreso.
Io, Gesù, verrò con tutte le mie grazie e farò del cuore fedele un piccolo Paradiso.»
[167] Dice ancora Gesù:
«Fra le ricchezze da dare via per seguire Me e che ti ho elencate1, ve ne è un’altra ancora. Quella
che è la più legata allo spirito e che a strapparla fa più dolore che a strapparsi la carne. Sono gli
affetti, questa ricchezza così viva. Eppure per amore mio bisogna sapere dare via anche quelli.
Io non condanno gli affetti. Anzi li ho benedetti e santificati con la Legge e i Sacramenti. Ma
siete sulla terra per conquistare il Cielo. Quella è la dimora vera.
Quanto Io ho creato per voi quaggiù va guardato attraverso la lente di lassù. Quanto Io vi ho
donato va preso con riconoscenza, ma riconsegnato con prontezza alla mia richiesta.
Io non la distruggo la vostra ricchezza affettiva. La levo dalla terra per trapiantarla in Cielo. Là
saranno ricostruite in eterno le sante convivenze famigliari, le pure amicizie, tutte quelle forme di
affetto onesto e benedetto che Io Figlio di Dio fatto uomo, ho voluto anche per Me stesso e che so
quanto siano care. Ma se sono care, tanto care, non sono più care di Dio e della vita eterna.
Ma non dimostrano una vera fede nel dolce Padre che è nei Cieli coloro che davanti ad un [168]
affetto che si spezza non sanno pronunciare la parola più bella della figliolanza in Dio, ma si
ribellano. E non riflettono che se Io do quel dolore è certo per evitare dolori più grandi e per
procurare un merito maggiore!
Tu, anche tu non hai saputo dire: “Sia fatto come Tu vuoi!”. Sono dovuti passare degli anni
prima che tu mi dicessi: “Grazie, Padre, per quel dolore”. Ma credi tu che il tuo Gesù te lo avrebbe
dato se non fosse stato un bene dartelo? Ora rifletti e capisci. Ma quanto hai tenuto a farlo! Io ti
chiamavo, cercavo farti intendere la ragione. Ma non udivi il tuo Dio. Era l’ora delle tenebre per la
mente e per l’anima.
Non chiedermi: “Perché l’hai permessa?”. Se l’ho permessa non è stato senza motivo. Te ne
parlo questa sera in cui più soffri. Io sono con te appunto perché soffri. Ti faccio compagnia. Ma
ricorda che Io non ebbi nessuno nell’ora della tentazione. Ho dovuto superarla da Me. Tu invece mi
hai sempre avuto vicino, anche quando non mi vedevi perché lo Spirito del Male ti disturbava al
punto di impedirti di vedere e udire il tuo Gesù.

Ora, se Io ti dicessi che l’adesione di un figlio [169] alla morte di un padre abbrevia al medesimo
il Purgatorio, che il perdono di un figlio alle colpe, più o meno vere, di un padre, è refrigerio per
quell’anima, ci crederesti. Ma allora non ti davi pace e sciupavi il bene che facevi.
Rinunciare alla ricchezza di un affetto, per seguire la Volontà mia senza rimpianti umani, è la
perfezione della rinuncia consigliata al giovane del Vangelo.
Ricordalo per tutto il resto della vita. Un padre quale Io sono non dà mai nulla di nocivo ai figli.
Anche se l’apparenza è quella di un sasso a chi chiede un bacio, quel sasso è oro puro e eterno. Sta
all’anima il riconoscerlo e mantenerlo tale, pronunciando la parola che attirò Me dai Cieli nel seno
di Maria e mise Me sulla Croce per redimere il mondo: fiat.»

1 Nel dettato del 29 giugno, pag. 49.

Luglio
1 luglio 1943 .
Dice Gesù:
«Che un’anima provi tentazioni non deve stupire. La tentazione è anzi più violenta quanto più la
creatura è avanzata nella mia Via.
Satana è invidioso e astuto. Quindi spiega la sua intelligenza dove occorre più sforzo per
strappare un’anima al Cielo. Un uomo di mondo, che vive per la carne [170] non c’è bisogno di
tentarlo. Satana sa che egli lavora già di suo per uccidere la sua anima e lo lascia fare. Ma un’anima
che vuole essere di Dio attira tutto il suo livore.
Ma le anime non devono tremare, non devono accasciarsi. Essere tentato non è un male. È male
cedere alla tentazione.
Vi sono le grandi tentazioni. Davanti ad esse le anime rette si mettono subito in difesa. Ma vi
sono le piccole tentazioni che possono farvi cadere senza che ve ne accorgiate. Sono le armi
raffinate del Nemico. Le usa quando vede che l’anima è guardinga e attenta per le grandi. Allora
trascura i grandi mezzi e ricorre a questi, così sottili che entrano in voi da qualunque parte.
Perché permetto questo? Dove sarebbe il merito se non ci fosse lotta? Potreste dirvi miei se non
beveste al mio calice?
Cosa credete? Che il mio calice sia stato soltanto quello del dolore? No creature che mi amate.
Cristo - Egli ve lo dice per darvi coraggio - ha provato prima di voi la tentazione.
Credete voi che fu solo quella del deserto? No. Allora Satana fu vinto con grandi mezzi [171]
opposti ai suoi grandi tentativi. Ma in verità vi dico che Io, il Cristo, fui tentato altre volte. Il
Vangelo non lo dice. Ma come dice il Prediletto: “Se si avessero a narrare tutti i miracoli fatti da
Gesù, la terra non basterebbe a contenere i libri”.
Riflettete, discepoli cari. Quante volte Satana non avrà tentato il Figlio dell’uomo per
persuaderlo a desistere dalla sua evangelizzazione? Cosa conoscete voi delle stanchezze della carne
affaticata nel continuo pellegrinare, nel continuo evangelizzare, e delle stanchezze dell’anima, che
si vedeva e sentiva circondata da nemici e da anime che lo seguivano per curiosità o per speranza
di un utile umano? Quante volte, nei momenti di solitudine, il Tentatore mi circuiva
coll’accasciamento! E nella notte del Getsemani, non ci pensate con quale raffinatezza egli ha
cercato di vincere l’ultima battaglia fra il Salvatore dell’umano genere a l’inferno?
Non è dato a mente umana conoscere e penetrare nel segreto di quella lotta fra il divino e il
demoniaco. Solo Io che l’ho vissuta la conosco e perciò vi dico che Io sono dove è chi soffre per il
Bene. Io sono dove è un mio continuatore. Io sono dove è un piccolo Cristo. [172] Io sono dove il
sacrificio si consuma.
E vi dico, anime che espiate per tutti, vi dico: Non temete. Fino alla fine Io sono con voi. Io, il
Cristo, ho vinto il mondo, la morte e il demonio a prezzo del mio Sangue. Ma do a voi, anime
vittime, il mio Sangue contro il veleno di Lucifero.»

Dice Gesù:
«Alle vostre capacità intellettuali molto limitate, alla vostra spiritualità embrionale, non è
concesso conoscere il mistero della natura di Dio. Ma agli spirituali, fra la massa dei cosiddetti
spirituali, il mistero si rende più conoscibile. Agli amanti del Figlio, a coloro che sono veramente
segnati del mio Sangue, il mistero si svela con maggiore chiarezza perché il mio Sangue è Scienza e
la mia predilezione è Scuola.
Oggi1 è grande festa in Cielo perché tutto il Cielo canta oggi il Sanctus all’Agnello il cui Sangue
fu versato per la Redenzione umana. Tu sei una delle poche, troppo poche creature che venerino il
mio Sangue come va venerato. Ma a coloro che lo venerano, da quando esso fu sparso, quel Sangue
parla con parole di vita eterna e di scienza soprasensibile. Se il mio Sangue fosse più amato e
venerato, più invocato e creduto, molto del male che [173] vi porta all’abisso sarebbe scongiurato.
Parlò, questo Sangue, quando ancor non era sotto figura dell’agnello mosaico, sotto il velo delle
profetiche parole nel segno del Tau preservatore; parlò, dopo che fu sparso, nella bocca degli
apostoli; grida il suo potere nell’Apocalisse; invita col suo chiamare dalle bocche dei mistici. Ma
non è amato. Non è ricordato. Non è invocato. Non è venerato. Tante feste ha la mia Chiesa. Ma
una festa solennissima per il mio Sangue manca. E nel mio Sangue è la salvezza!
Oggi, festa del mio Sangue, ti illumino un mistero. Di’: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito
Santo”, poiché è di Noi che ti voglio parlare. Alla vostra pesantezza umana sono occorse figure per
pensare al Padre e allo Spirito, esseri incorporei di infinita bellezza, ma che voi non concepite coi
vostri sensi umani. Tanto che difficilmente ad Essi vi volgete, con tutta la pienezza del pensiero, per
invocarli come invocate Me che pensate come Uomo-Dio. Non comprendete perciò neppure
lontanamente l’incomparabile mistero della nostra Trinità.
Per pensare a Dio non bisogna portare paragoni con esseri creati. [174] Dio non si paragona. Egli
è. Nell’essere c’è tutto. Ma l’essere non ha corpo, e l’Essere eterno non ha corpo.
Guarda: Dio è luce. Ecco l’unica cosa che può ancora rappresentare Iddio senza essere in antitesi
con la sua spirituale Essenza. La luce è, eppure è incorporea. Tu la vedi ma non la puoi toccare.
Essa è.
La nostra Trinità è luce. Un’illimitata luce. Sorgente a Se stessa, vivente di Se stessa, operante
in Se stessa. L’universo non è tanto grande quanto Essa è infinita. La sua essenza empie i Cieli,
scorre sul Creato, domina sugli antri infernali. Non vi penetra - sarebbe finito l’Inferno - ma li
schiaccia col suo rutilare che è beatifico nel Cielo, confortatore sulla terra, terrorifico nell’Inferno.
Tutto è trino in Noi. Le forme, gli effetti, i poteri.
Dio è luce. Una luce vastissima, maestosa e pacata, è data dal Padre. Cerchio infinito che
abbraccia tutta la Creazione, dall’attimo in cui fu detto: “Sia la luce”, fino ai secoli dei secoli,
poiché Dio, che era in eterno, abbraccia la Creazione, da [175] quando essa è, e continuerà ad
abbracciare, quanto, nell’ultima forma, l’eterna, dopo il Giudizio, rimarrà del Creato. Abbraccerà
coloro che sono eterni con Lui nel Cielo.

Dentro al cerchio eternale del Padre è un secondo cerchio, generato dal Padre, diversamente
operante eppure non contrariamente operante, perché l’Essenza è una. Esso è il Figlio. La sua luce,
più vibrante, non dà soltanto la vita ai corpi, ma dà la Vita alle anime, che l’avevano perduta,
mediante il suo Sacrificio. È un dilagare di raggi potenti e soavi che nutrono la vostra umanità e
ammaestrano la vostra mente.
All’interno del secondo cerchio, prodotto dai due operare dei primi cerchi, è un terzo cerchio
dalla luce ancora più vibrante e accesa. È lo Spirito Santo. È l’Amore prodotto dai rapporti del
Padre col Figlio, tramite fra i Due, e conseguenza dei Due, meraviglia delle meraviglie.
Il Pensiero creò la Parola e il Pensiero e la Parola si amano. L’Amore è il Paraclito. Esso opera
sullo spirito vostro, sulla vostra anima, sulla vostra carne. Poiché consacra tutto il tempio, creato
dal Padre e redento dal Figlio, della vostra persona, creata a immagine e somiglianza di Dio Uno e
Trino. [176] Lo Spirito Santo è crisma sulla creazione, fatta dal Padre, della vostra persona, è grazia
per fruire del Sacrificio del Figlio, è Scienza e Luce per comprendere la Parola di Dio.
Luce più ristretta, non perché sia limitata rispetto agli altri, ma perché è lo spirito dello spirito di
Dio, e perché, nella sua condensazione, è potentissima come è potentissima nei suoi effetti.
Per questo Io dissi: “Quando verrà il Paraclito vi istruirà”. Neppure Io, che sono il Pensiero del
Padre divenuto Parola, posso farvi capire quanto può, con un solo balenare, farvi capire lo Spirito
Santo.
Se davanti al Figlio ogni ginocchio si deve curvare, davanti al Paraclito si deve inchinare ogni
spirito, perché lo Spirito dà vita allo spirito. È l’Amore che ha creato l’Universo, che ha istruito i
primi Servi di Dio, che ha spinto il Padre a dare i Comandamenti, che ha illuminato i Profeti, che ha
concepito con Maria il Redentore, che ha messo Me sulla Croce, che ha sostenuto i Martiri, che ha
retto la Chiesa, che opera i prodigi della grazia.
Fuoco bianco, insostenibile alla vista e alla natura umana, concentra in Sé il Padre e il Figlio
ed è la Gemma incomprensibile, inguardabile, della nostra eterna Bellezza. Fissa nell’abisso del
Cielo, attrae a Sé [177] tutti gli spiriti della mia Chiesa trionfante e aspira a Sé coloro che sanno
vivere di spirito nella Chiesa militante.
La nostra Trinità, la nostra triplice ed una natura si fissa in un unico splendore in quel punto da
cui si genera tutto quanto è, in un eterno essere.
Di’: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo”.»

Dice ancora:
«Non ho inteso, dicendo: dieci giusti2, di alludere che sarà salvo il luogo dove dieci giusti
saranno. Ma si può capire senza errore che se dieci anime giuste e generose si riuniranno in
preghiera, con fine santo, a chiedere pietà per un luogo Io non respingerò la loro preghiera. Non ho
detto che Io ascolterò le preghiere fatte da più persone in mio Nome? Le mie parole e le mie
promesse non vengono meno.
Ma saranno costanti nella fede, nel sacrificio, nella purezza spirituale e nella purezza
d’intenzione le persone che si riunissero ora per pregare a questo scopo?
Se ci saranno e saranno come devono essere: veri sacerdoti (sono sacerdoti coloro che pregano
per i fratelli e si immolano) Io li benedirò e darò quello che si chiede in mio Nome.»

[178] Scrivo stamane mentre aspetto lei3 perché ieri ero troppo sfinita per fare aggiunte.
Descrivere la Cosa che ho visto non si può. La parola manca. Mentre Gesù parlava io vedevo,
ma non posso ridire, in maniera che un altro veda, quanto la mia mente ha visto. Potrei di questo
fare la figura, anche essendo un asinello nel disegno. Basterebbe fare tre cerchi concentrici con un
punto al mezzo. Ma non direbbe nulla. Mancherebbe la Luce e mancherebbe l’intuizione dei
rapporti fra i tre cerchi e il punto che li accentra. Perciò diverrebbe un segno morto, mentre è tanto
vivo, operante, beatifico.
Certo, anche campassi mille anni, non dimenticherò più la bellezza di questa vista intellettuale.
Essa mi sarà aiuto, conforto, forza, difesa, tutto, in tutte le circostanze. Ed essa è calamita
ultrapotente che mi attira a sé a mi dà un’ansia indescrivibile di raggiungerla. Mi pare di vivere
sotto il sole. Ma che dico il sole?
Il sole è un astro spento e freddo rispetto al Fuoco divino incastonato nella profondità
dell’Empireo, così lontano e così vicino...
Sì. Ho l’impressione della sua smisurata lontananza, attraverso la quale scorre tutto l’Universo
che si bagna e vive della sua Luce, [179] e nello stesso tempo sento che ogni essere, il mio
specialmente per bontà di Dio che mi ha permesso di avere questa gioia, che non ha paragoni, è
vicino a questo Punto di Vita che è Dio e sotto il suo raggio che lo tiene raccolto, riparato, vitale,
come una campana di vetro sopra una delicatissima pianta. (E con questo banale paragone sciupo
tutto ma non trovo di meglio).
Insomma mi sento sotto l’Occhio di Dio. Ed è una sensazione di gioia, di calore, di forza, di pace
infinita, indescrivibile, letificante. Vivere così, sotto l’incomprensibile Gemma (come ha detto
giusto il mio Maestro!) della Bellezza divina, Gemma che riunisce in un unico insostenibile
Splendore le Tre Persone divine e ne fa un’Unità di Luce Divina, è una tale beatitudine per cui si
annulla tutto il sofferto e quello che avrò a soffrire...
Ora capisco veramente cosa voglia dire: Paradiso. Vuol dire vivere vedendo sempre quel Sole
Uno e Trino.

1 1° luglio, festa del Prez.mo Sangue.


2 Vedi la nota 4 di pag. 29.
3 Padre Migliorini.

9 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Il Signore parlando a Mosè disse: “Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile
che striscia sopra la terra. Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto per essere vostro Dio; e voi
sarete santi, perché [180] Io sono santo”.
Queste parole ti hanno colpito. Le vogliamo meditare insieme? Il tuo Maestro parla. Al popolo
ebraico di allora non poteva il Signore dare la perfezione della Legge come poi l’ho data Io a un
mondo più progredito e avviato a sempre maggiore civiltà. Civiltà non vuole dire perfezione. Vuol
dire unicamente complicazione. Voi siete divenuti sempre più complicati nelle abitudini, nei
costumi, nei divieti.
Allora le folle vivevano seguendo l’istinto più che ogni altra cosa, e se anche commettevano cose
che alla vostra mentalità attuale appaiono ripugnanti, non erano responsabili come lo siete voi per
tante altre. Essi le compievano senza malizia, portati a compierle dalle necessità e dalla mentalità
loro propria. Voi le commettete con malizia e qui sta la colpa. Tu però noti che, per quanto
87

Dài dunque liberamente quello che Io ti do. Con carità, con generosità, con umiltà.
Questo fluire in te delle divine parole è arma a due tagli. Su uno è umiltà, su l’altro superbia. Un
taglio dà vita, l’altro dà morte. Perché ogni dono di Dio obbliga il ricevente ad una maggiore
perfezione; pena, nel caso contrario, di accrescere sul suo capo il giudizio di Dio. A chi molto è
dato, molto sarà chiesto.
Dunque, grande umiltà. Dare anonimamente come Io do gratuitamente. Per giustizia: pensa che
nulla è tuo ma è tutto mio. Per rispetto: ricorda che sono parole di Dio e sarebbe indecoroso farle
passare per tue. Per verità: dirle tue sarebbe menzogna.
[297] E ora va’ avanti a pregare. Ti do la mia pace.»

Ora parlo io: sono le 8 e 3/4 di mattina.


Stavo pregando, e avevo appena cominciato quando è arrivato questo. Per risparmiarmi un poco
di fatica, perché ho le spalle dolentissime, ho scritto addirittura sul quaderno3. Tanto lei4 mi ha
promesso di farmene una copia. Come vede, non essendo stata disturbata da chiacchiere inutili, ho
potuto scrivere sotto dettatura e, tolta una parola scritta male in prima pagina e rifatta, non c’è una
cancellatura.
Questa parabola delle acque mi piace molto. Mi rinfresca l’anima e la carne, che arde di febbre
come l’anima che ha sempre paura di sbagliare. Ho infatti un poco di avarizia spirituale e mi
spoglio a malincuore dei doni che mi dà il buon Gesù. Mi pare di strapparmi un pezzo di cuore e di
gettarlo sotto i piedi altrui. Ma me ne correggerò.
Come vede, dal mio letto ho fatto, presa per mano da Gesù, un bel viaggio nelle terre del Sud.
Non me lo sarei mai pensato quando stamane mi sono svegliata dal breve e interrotto sonno... Gesù
sa che mi piace viaggiare e mi ha portato fra palme e gazzelle.

1 essicca è nostra correzione da essica


2 sono è nostra correzione da siano
3 Vedi la nota 6 di pag. 21.
4 Padre Migliorini.

2 luglio 1943 , ore 10,15.


Dice Gesù:
«Scrivi subito mentre Io sono ancora in te col Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità. Perciò hai
la pienezza della Sapienza in te. Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita.
La Madre non è diversa dal Figlio. Non nella natura umana, non nella missione sopraumana di
Redenzione.
Il Figlio, per toccare l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Padre: nel
Getsemani, sulla Croce. Fu il dolore portato ad altezze e asprezze infinite. La Madre, per toccare
l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Figlio: nei tre giorni della mia sepoltura.
Allora Maria fu sola. Le rimase solo la Fede, la Speranza, la Carità. Ma Io ero assente. Fu la
spada non confitta, ma trapassante, ma frugante nel suo Cuore. Non ne morì per unico volere
dell’Eterno. Perché per la Piena di Grazia restare priva dell’unione col suo Figlio e Dio era tale
spasimo, che senza una speciale grazia ne sarebbe morta.
Molte sono le pagine segrete che non conoscete circa la vita della Purissima Corredentrice. Ve
l’ho già detto1: “I segreti [299] di Maria sono troppo puri e divini perché mente d’uomo li possa
conoscere”. Ve ne accenno solo, quel tanto da aumentare in voi la venerazione alla più Santa del
Cielo, dopo Dio.
Quella ora dolorosissima, nel mare di dolori che fu la vita di mia Madre, consacrata al supremo
dolore e alla suprema gioia dal2 suo concepimento, ci voleva per completare quanto mancava alla
mia Passione.
Maria è Corredentrice. Dunque, tutto essendo in Lei inferiore solamente a Dio, anche il
suo dolore dovette essere quale nessun dolore di creatura umana giungerà mai ad essere.
Ora va’ avanti a pregare. Veramente te l’avevo fatto capire3, ma la tua imperfezione aveva
confuso tutto. Lo ripeto per chiarezza del Padre4 e tua.»

E noi siamo belli a serviti!... Vedo Gesù-Maestro, bianco vestito, a fianco del letto, dove sta lei
quando confessa.5

1 Nel dettato del 19 giugno, pag. 123.


2 dal potrebbe leggersi anche del
3 Nel dettato del 19 giugno, pag. 122.
4 Padre Migliorini.
5 Questo inserto è scritto a matita.

2 luglio 1943. Stesso giorno, ore 14

Dice Gesù:
«Nel mio Vangelo non v’è passo che non abbia riferimenti col soprannaturale.
Oggi ti faccio osservare il fatto della donna curvata da 18 anni.
[300] I pseudo superuomini di ora negano che il demonio possa essere autore di infermità
fisiche. Molte cose negano i superuomini. Troppe. Non si accorgono che i “posseduti”, ora, sono
loro. Negano esservi infermità causate da forze extranaturali. Non sanno però, con forze naturali,
comprendere e curare certe infermità. Non lo possono appunto perché certe infermità hanno radice
fuori dalla carne e opprimono questa, ma non nascono da questa. Nascono nelle zone dove si
agitano i regni dello spirito.
I regni dello spirito sono due: uno, celeste, viene da Dio; l’altro, maligno, viene da Satana.
Dio dà, talora, ai suoi predestinati, infermità che sono passaporto per il Regno divino. Satana dà,
ancora più di frequente, infermità che sono vendetta contro il servo di Dio o balzello sui poveri che
hanno ceduto alle sue seduzioni. Poveri, di una povertà orrenda perché è perdita della vera
ricchezza: quella della grazia che vi fa figli e eredi di Dio.
I rimedi umani sono inutili in tali casi. Solo il dito di Dio cancella il decreto di miseria e
sottoscrive al decreto di liberazione. [301] Colui che è liberato guarisce dal “possesso” se è
posseduto. Colui che è liberato entra nel Cielo, se la sua infermità è da Dio.
Ma oltre alle infermità della carne ci sono le infermità dello spirito. Sono opera del Maligno.
Esse vi curvano, vi fanno dibattere e schiumare, vi ottundono sensi e parola, vi portano ad
aberrazioni morali peggio delle malattie della carne, perché curvano e ottundono l’anima.
Io le posso guarire. Io solo. L’anima liberata dall’influsso che la teneva curvata si raddrizza e
glorifica il Signore, come la donna del Vangelo.

Tu lo provi. La tua carne muore e lo senti. Ma come ti senti libera e forte poiché il tuo Maestro
t’ha guarita! Una padronanza virile e pacifica ha invaso il tuo spirito. Hai la sensazione di catene
cadute infrante ai tuoi piedi.
Ora Io ti dico: “Seguimi. Seguimi col tuo spirito nuovo e non più peccare perché Satana non
possa gettare il suo laccio su te. Se mi seguirai da presso, egli non ti potrà nuocere, perché chi mi
segue non pecca e non peccando non si asservisce a colui che vuole fare di voi dei nemici miei”.»
3 luglio 1943.

Dice Gesù:
«Ti ho detto ieri che vi sono generi di infermità che esulano dalle comuni, volute cioè da forze
spirituali. Dio o Satana, agendo l’Uno dall’abisso del Cielo agendo l’altro dall’abisso
dell’Inferno, colpiscono, per cause diverse e con diverso scopo, certe creature.
Ma, data la sorgente diversa e opposta, una infermità, quella che viene da Dio porta seco,
traendola dalle scaturigini di una immisurabile Luce e di un immisurabile Amore, luce e amore per
la creatura martire del suo Dio. L’altra, provenendo dall’abisso stagnante dove regna Satana,
avviluppa di tenebre e di tormento.
Ho detto creatura martire del suo Dio. Sì. L’anima che si è abbandonata al suo Dio, totalmente,
ne diviene la martire. Dio stesso agisce qui da sacrificatore, né il martirio della creatura
abbandonata all’Amore è meno cruento, anche se sangue non è sparso materialmente, di colei che è
immolata da un carnefice. Poiché non solo la carne e il sangue, ma l’intelletto, l’anima e lo spirito,
vengono torturati in un felice martirio la cui fine, dopo la crocifissione spirituale - che stigmatizza
ogni potenza dell’essere, nella carne, nel sangue, nell’intelletto, nell’anima, nello spirito, mettendo
il glorioso sigillo mio - è l’abbraccio infuocato col Fuoco stesso, con la Carità accesa,
l’inabissamento nella ardente Unità [303] che è la nostra Trinità, la conoscenza completa di cosa sia
Dio e il possedere e l’essere posseduti in eterno da Dio.
Sì. Due sono le forme delle spirituali infermità, e due sono le forme di possessione spirituale. Se
si dice “posseduto” colui che è afferrato, straziato premuto, dominato da Satana, perché non si deve,
con ancor più giusta ragione, chiamare “posseduto” colui che è abbracciato, sollevato, plasmato,
dominato da Dio?
Beatifica, sublime, felice possessione! L’anima non ha che abbandonarsi, in amore, all’Amore
che la circonda, l’abbraccia, la penetra, la trasporta, le dà sensi nuovi e conoscenze sconosciute ai
mortali. È il tuffo nel gorgo di Dio, gorgo di Luce, di Scienza, di Carità, di ogni virtù. È tuffo nel
gorgo della Pace.

L’anima ne esce, in quei rari istanti in cui ne esce - sempre più rari quanto più l’anima è spersa in
Dio - profumata della Essenza del suo Dio, e nessun miasma della Terra e dell’Inferno può agire sul
suo spirito impregnato dell’aroma divino.
L’anima “posseduta” da Dio ne prende talmente la somiglianza che persino la forma esterna e
materiale del suo essere [304] subisce modificazioni. Dio traluce dal suo sguardo, dalle sue parole,
dal suo sorriso, dalla maestà nuova della sua espressione, onde chi la sfiora dice: “Qui c’è qualcosa
non di questa terra”.
L’anima “posseduta” da Dio è prezioso vaso sigillato, ma da cui esala l’aroma che lo colma.
Sigillato poiché l’amore consacra e il possesso rende proprietà d’Un so1o e so1o i1 So1o apre e
chiude quel sigillo apposto sullo spirito che si è dato a Lui. Esala perché l’aroma di Dio è tanto
potente che non solo empie l’interno del vaso, ma ne imbibisce la materia, onde l’effluvio spirituale
se ne effonde e passa fra la folla, purificandola dall’odore della carne e del sangue.
Se le creature sapessero cosa è “il possesso” di Dio, tutti vorrebbero essere “posseduti”. Ma per
saperlo occorre compiere il primo passo, il primo atto di generosità, di rinuncia, e poi perseverare
in quel primo atto. Il resto viene, perché, come un’onda elettrica, sprigionata dal polo A, viene
attirata dal più forte polo Z, così ugualmente l’anima che si è messa nell’orbita di Dio viene attirata
dallo Stesso, da qualunque punto dell’orbita si trovi.
Poiché Io sono l’Alfa e l’Omega e tutto [305] abbraccio di quanto è. Solo il contrario volere
umano, che mette sotto il sigillo della Bestia, distorna la mia azione, perché Io vi ho fatti liberi e
non violento la vostra volontà. Se perciò la vostra volontà è carne e sangue, ossia è Satana, la mia
Volontà non può agire poiché la mia Volontà è Spirito e agisce sul vostro spirito e lo spirito muore
dove regna la materia.
Occorre rinascere nello spirito per potere entrare nell’orbita di Dio e vincere la carne e il suo
padrone: Mammona. Allora avviene il “possesso”. Paradiso anticipato sulla terra, felice ascesa
dell’anima al Cielo nella morte, pienezza del Paradiso nel mio Regno dove i “miei” saranno con Me
in eterno, luce nella Luce, pace nella Pace, gioia nella Gioia, gloria nella Gloria.»
4 luglio 1943 .
Dice Gesù:
«L’Eucarestia è il mio Sangue e il mio Corpo. Ma avete mai riflettuto che quel Sangue a quel
Corpo sono stati formati1 col sangue e il latte di Maria?
Ella, la Purissima che accolse il Cielo [306] nel suo grembo vestendo delle sue carni di candore
immacolato il Verbo del Padre dopo le nozze divine con lo Spirito Santo, non s’è limitata a generare
il Salvatore. L’ha nutrito del suo latte. Onde voi, uomini che di Me vi cibate, succhiate il latte di
Maria che è divenuto sangue in Me.
Il latte verginale. Come potete dunque rimanere così sovente schiavi della carne se scende in voi,
insieme al mio Sangue, questo latte immacolato? È come se una fontana di purezza celeste
riversasse in voi i suoi flutti. E non ne restate mondi? Come potete essere così quando in voi circola
il latte della Vergine e il Sangue del Redentore? Quando vi accostate alla mia Mensa è come se
accostaste la vostra bocca al seno castissimo della Madre.
Pensatelo, figli che poco ci amate. Io sono contento che succhiate a quel seno da cui ho tratto
alimento. Ma vorrei che, come pargoli nutriti a un seno, in voi aumentasse la vita, vorrei cresceste e
vi irrobustiste. Il latte della nutrice trasfonde oltre la vita materiale, tendenze morali. Come potete
voi, nutriti a quel seno purissimo, non prendere somiglianza spiri[307]tuale di Maria? Ella vi stringe
al seno, così macilenti, malati, sporchi come siete. E vi deterge, vi nutre, vi porta dal suo
Primogenito perché vuole che lo amiate.
Se non fosse per le cure di Maria, per le preghiere di Maria, la razza umana non sarebbe più.
L’avrei cancellata perché veramente il vostro vivere ha toccato il profondo del Male e la Giustizia è
ferita, e la Pazienza è colmata, e la Punizione è pronta. Ma c’è Maria che vi ripara col suo manto, e
se Io posso, con un volger di sguardo, far prostrare il Paradiso e tremare gli astri, non posso nulla
contro mia Madre.
Sono il suo Dio, ma sono sempre il suo Pargolo. Su quel Cuore mi sono riposato nel primo sonno
d’infante e nell’ultimo della morte, e di quel Cuore so tutti i segreti. So dunque che punirvi sarebbe
dare un trafiggente dolore alla Madre del genere umano, alla Madre vera, che sempre spera potervi
condurre al Figlio suo.
Sono il suo Dio, ma Ella è mia Madre. Ed Io, perfetto in tutto, vi sono Maestro anche in questo:
nell’amore per la Madre. A chi ancora crede, nel mondo, Io dico: [308] “La salvezza del mondo è in
Maria”.
Se sapeste come Dio si ritira nel profondo, davanti alla sempre più montante marea dei delitti
che commettete, voi deicidi, voi fratricidi, voi violatori della legge, voi fornicatori, voi adulteri, voi
ladri, voi sentina di vizi, ne tremereste. Ma siete divenuti stolti.

Prima ero Io che ero ponte fra il mondo e il Cielo. Ma veramente, davanti alla vostra pertinacia
nel Male, il Cristo si ritira come un tempo da Gerusalemme poiché “l’ora non è ancora venuta” e
il Cristo, in attesa dell’ora, vi lascia al vostro Male perché lo compiate.

Ora, unico ponte resta Maria. Ma se dispregiate Essa pure, sarete schiacciati. Non permetto sia
vilipesa Colei in cui lo Spirito Santo discese per generare Me, Figlio di Dio e Salvatore del
mondo.»

1 sono stati formati è nostra correzione da è stato formato

6 luglio.
In attesa che parli Gesù, parlo io per chiarire alcuni punti.
4 luglio1943, sera.
Sentendomi nello stato attuale, ho avuto la tentazione di addolcire un poco le mortificazioni
abituali e che ho ripreso con rigore da qualche mese, perché ho sentito che Gesù le desiderava.
Ma il mio Gesù mi risponde: «No. Persevera. Il mondo è coperto da un mare di colpe e ci
vogliono oceani di penitenza per lavarle. Foste in molti ad espiare, potrei dire: rallenta. Ma siete
troppo pochi e la necessità è tanta. Per quello che potete fare, poco sarebbe riparato. C’è una
enorme sproporzione fra il peccato e l’espiazione. Ma Io non guardo a quanto potete fare; guardo e
giudico che fate tutto quello che potete.

Tutto. Voglio il tutto per riparare l’infinito. Il tutto dei miei imitatori: amanti e vittime, per
riparare l’infinito dei peccatori.
Persevera. Non morrai per questo. Ma anzi la Pace e la Luce entreranno1 sempre più in te.
Ricorda inoltre che quando hai, per prudenza umana, rallentato la penitenza, si è insinuata la
tentazione e ti ha piegata. Allora l’ho permesso. Ora no.
E ne puoi capire le ragioni.
Aiutami a vincere Satana nei cuori. Certi demoni si vincono con la preghiera [384] e la
sofferenza, ricòrdalo. Pietà, ti chiedo pietà per i peccatori e per Me. Sono i tuoi fratelli e non mi
sanno amare. La tua penitenza deve accendere il fuoco nei cuori spenti. Sono il tuo Fratello e sono
flagellato dai peccatori. Se mi vedessi umanamente flagellato, tu, che non puoi vedere frustare un
animale, non ti lanceresti a difesa del tuo Gesù?
Ricorda: ogni peccato, ogni bestemmia, ogni maledizione a Dio, ogni perdita di fede, ogni
tradimento è per Me un colpo di flagello. Doppiamente doloroso perché Io, ora, non sono più il
Gesù sconosciuto di venti secoli fa, ma sono il Gesù conosciuto. Il mondo sa quello che fa, ora, e
mi colpisce lo stesso.
Ricorda: non ti appartieni più. Sei la vittima. Dunque, per amore e per esser fedele al tuo
ministero, non rallentare. Ogni penitenza è una ferita di meno al tuo Dio, la prendi tu per Me. Ogni
penitenza è una luce che si accende in un cuore. Ti leverò Io di mano la penitenza quando
giudicherò che basta il soffrire e ti metterò in mano la palma. Io solo. Sono il tuo Signore.
Pensa quante volte fui stanco di soffrire eppure soffrii, per te... perché ti amavo...»

[Dice ancora Gesù:


Certi momenti di stanchezza, di timore, non devono impressionare. Sono collegati alla natura
umana intorno alla quale sempre si aggira il Nemico.
Satana è un divoratore insaziabile e la sua fame cresce più la sua preda è vasta. Come la fame,
cresce il livore contro il Cristo ed i cristiani. I veri cristiani. Perciò non lascia nulla di intentato. E
quando non può assalire di fronte come leone furente, si insinua strisciando. È sempre il Serpente
che cerca di avvolgere senza farsi sentire, pronto a stritolare quando ha avvolto. Perciò tenta, non
potendo altro, con la stanchezza e il timore.
È l’arma che ha provato anche con Me. Non vi è riuscito, ma sai quante volte l’ha usata? La più
sottile e stringente insidia fu nel Getsemani. Mi ha oppresso prospettandomi quello che avevo da
soffrire e quanto pochi ne avrebbero fruito.
Ho sofferto quel martirio dello spirito pensando alle “vittime” dei secoli avvenire che
l’avrebbero provato, per opera di Satana. Ho sofferto pensando a te.

Ma non temere. Il mio martirio d’allora [386] ha riscattato le debolezze vostre, e se voi non
cedete al Nemico, la vostra debolezza, data da timore, da solo timore, non ha conseguenze. Satana
può darvi un brivido di timore. Ma nulla di più, perché Io sono presso i miei amici e imitatori. La
possessione assoluta è quando l’anima si mette sotto al giogo satanico col peccato. Altrimenti è
solo vendetta, e turba la superficie senza agitare il profondo dove Io regno.
È una sofferenza più o meno atroce. La tua di oggi è stato un lieve sibilo e basta. Sei troppo in
Me perché possa altro il demonio. Tempo fa, per anni, t’ha tormentata fortemente, e non sempre
t’ha trovata forte al punto da farlo tremare.
Ma il passato non conta. Io ti dico: persevera, il passato è morto. Anche quella prova era utile.
Ora è superata. Resta ora nel solco di Dio dove t’ho messa e non temere.
Io te lo dico: non temere. E ti dico: supera le stanchezze della carne, le paure della carne
insidiata da Satana, con l’ardimento dello spirito. Se soffrissi 2 sola, creatura mortale, non potresti
durare. Ma Io sono con te. Ma tu soffri per Me. Credi ciò con fede e ogni ardimento ti sarà facile,
perché lo spirito è più forte della materia ed è fortissimo quando è congiunto al suo Dio con nodo
di carità.»

[387] Spiego io perché lei3 non creda che c’è stato qualcosa di grave. No. Niente di grave.
Soltanto, davanti al gran soffrire, che mi strappa dei gridi involontari, avevo avuto un pensiero -
certo suscitato dal Nemico, come dice Gesù - di addolcire un poco le mie mortificazioni. Poche cose
in realtà, ma non posso fare di più. Ma ho avuto una pronta risposta, come lei vede. Perciò, finché
potrò, andrò avanti. Del resto, se considero il valore che ho messo a quelle quisquilie, e che è
ratificato dal buon Dio già in molte cose - e spero lo sarà anche per altre - sono tratta a concludere
che merita realmente resistere finché potrò. Ossia fino all’estremo.
E poi... Se la carne è stanca di sofferenza e chiede pietà, l’anima è talmente in pace e gioia!...
Non posso uscire dalla felicità soprannaturale che mi è rimasta dopo aver avuto la vista mentale
della Ss. Trinità 4. Sono sotto a quel sole... come un fiore. E guardo il mio Sole, che splende al
centro dei tre cerchi sublimi, il Sole dell’Unità di Dio, la cui luce di pace infinita e d’infinita
Bellezza mi infonde dei sensi nuovi. Per meritare questo, che è il soffrire? È perfetto godere.

1 entreranno è nostra correzione da entrerà


2 soffrissi è nostra correzione da soffristi
3 Padre Mígliorini.
4 Nello scritto del 1° luglio, pag. 76.

5 luglio 1943.
Dice Gesù:
«La mia Chiesa è simile ad un grande giardino che circonda il palazzo di un grande re.
Il re, per motivi suoi, non esce dal palazzo e perciò, dopo avere seminato i fiori e le piante più
belle, ha delegato un giardiniere a tutelare la sua Chiesa. Il giardiniere, a sua volta, ha molti aiutanti
che lo coadiuvano.
Nel giardino vi sono fiori e piante di tutte le specie. Dal re furono sparpagliate sulle aiuole, per
renderle fertili, tutte le sostanze fertilizzanti, e una volta fiorivano solo fiori e piante utili e belle.
Nel centro del giardino è una fontana dalle sette bocche che manda i suoi canali per ogni dove e
alimenta e ristora piante e fiori.
Ma il Maligno, nell’assenza del re, è entrato ed ha sparso a sua volta semi nocivi. Di modo che il
giardino ora presenta un aspetto disordinato, per non dire desolante. Erbacce malsane, spinose,
venefiche, si sono distese dove prima erano bordure, aiuole, cespugli bellissimi, e li hanno soffocati
o resi grami perché hanno succhiato gli umori della terra e impedito al sole di scendere sulle
pianticelle.
Il giardiniere e i suoi aiutanti si affannano a rimondare, ad estirpare, a raddrizzare [389]
pianticelle piegate sotto il peso di altre malsane. Ma se lavorano di qua, il Maligno lavora di là, e
così il giardino presenta sempre il suo aspetto desolato. Serpi, rospi, lumache approfittano del
disordine per annidarsi, per rodere per sbavare. Qua a là qualche pianta robusta resiste a tutto e
fiorisce alta nel cielo, qualche aiuola anche, specie se di gigli e rose. Ma le belle bordure delle
margheritine e delle violette sono quasi completamente cancellate.
Quando il re verrà, non conoscerà più il suo bel giardino divenuto selvaggio e con ira strapperà
le erbacce, schiaccerà gli animali lubrici, coglierà i fiori rimasti e li porterà nel suo palazzo,
cancellando per sempre il giardino.
Ora, attenta alla spiegazione.
Il re è Gesù Cristo. Il giardino è la sua Chiesa militante. Il giardiniere è il mio Pietro, e i suoi
aiutanti sono i sacerdoti. I fiori e le piante, i consacrati fedeli, i battezzati. Le sostanze fertilizzanti,
le virtù e soprattutto il Sangue mio, sparso tutto per fecondare il mondo e rendere fertile la terra alla
semente di vita eterna. La fontana sono i sette sacramenti. I semi nocivi sono i vizi, le passioni, i
peccati seminati da Satana in odio a Me.
[390] Il disordine è dato dal fatto che le piante buone non hanno reagito e si sono lasciate
soffocare da quelle malvagie che annullano il beneficio del mio Sangue, dei miei Sacramenti, del
Sole della grazia.
Il Sommo Giardiniere e i suoi pochi, veri aiutanti, non riescono a mettere ordine per la mala
volontà delle piante buone, per la loro pigrizia spirituale, e per la mala volontà e pigrizia di molti
falsi giardinieri che non si affaticano nel santo lavoro di coltivare, aiutare, raddrizzare le anime.
I serpi, i rospi e le lumache sono le tentazioni. Se tutti i giardinieri fossero solerti e se tutte le
piante fossero vigilanti, essi verrebbero schiacciati. Invece le anime non chiamano in soccorso la
chiesa quando comprendono che la tentazione è più forte di loro, e gli ecclesiastici non accorrono,
non tutti, quando una delle povere anime, che Io ho pagate col mio Dolore e affrancate in anticipo
col mio Sangue, chiede soccorso.
Le piante buone che resistono sono i veri sacerdoti: dal mio Vicario Giardiniere Sommo e
sommo albero che alza fino al cielo la sua cima intrepida e retta, ai semplici sacerdoti che sono
rimasti sale della terra.
Le aiuole, specie di rose e gigli, sono le anime verginali e le anime amanti.
[391] Ma le bordure delle margheritine: l’innocenza; e quelle di violette: la penitenza, mostrano
un aspetto desolante. L’innocenza nasce e fiorisce, ma presto non è più, perché la malizia, la
lussuria, il vizio, l’imprudenza, la distruggono. La penitenza è letteralmente prosciugata dalla
gramigna della tiepidezza. Solo qualche esemplare resiste. Ed è quell’esemplare che profuma, con
odore di purificazione, un largo raggio di giardino dai miasmi del Male.
Quando Io verrò, nell’ora mia terribile, strapperò, calpesterò, distruggerò erbe maledette e
parassiti maledetti, cancellerò il giardino dall’universo, portando con Me, nell’interno della mia
reggia, le piante benedette, i benedetti fiori che hanno saputo resistere e fiorire per la mia gioia.
E guai a coloro che saranno divelti da Me e lanciati nel regno di Mammona, il malvagio
seminatore che hanno preferito al Seminatore divino; e guai a coloro che hanno preferito ascoltare
la voce delle serpi e dei rospi e il bacio delle lumache alla voce dei miei angeli e al bacio della mia
grazia. Meglio per loro sarebbe stato se mai non fossero nati!
Ma gioia, gioia eterna a coloro che mi [392] sono rimasti servi buoni, fedeli casti, innamorati. E
gioia, ancora più grande, a quelli che hanno voluto essere doppiamente miei seguaci prendendo le
vie del Calvario per loro via, per compiere nel loro corpo quanto manca ancora all’eterna
passione del Cristo. I loro corpi glorificati splenderanno come soli nella vita eterna perché si
saranno nutriti del mio duplice pane: Eucarestia e Dolore, e avranno aumentato del loro sangue il
gran lavacro iniziato da Gesù, il capo, e proseguito da essi, le membra per mondare i fratelli e dare
gloria a Dio.»
Dico più tardi a Gesù: “Non comprendo questo passo del Vangelo” (cap. 2, v. 23-25, S. Giovanni),
ed Egli mi spiega così: «L’uomo è l’eterno selvaggio e l’eterno bambino. Per essere attratto e
sedotto, specie in quello che è buono - poiché la sua natura viziata lo porta facilmente ad accettare il
male e difficilmente ad accettare il bene - ha bisogno di una farandola di prodigi. Il prodigio lo
scuote e lo esalta. È un urto che lo spinge sui margini del Bene.
Sui margini, ho detto. Io sapevo che coloro che credevano per i miei miracoli erano sui margini.
[393] Essere lì non vuole dire essere nella mia Via. Vuol dire essere spettatori curiosi o interessati,
pronti ad allontanarsi quando l’utile cessa e un pericolo si profila, e a diventare accusatori e nemici
come prima si erano mostrati ammiratori e amici. L’uomo è ambiguo, finché non è tutto di Dio.
Io vedo nel fondo dei cuori. Perciò non mi sono fidato degli ammiratori di un’ora, dei credenti
dell’attimo. Non sarebbero stati quelli i veri confessori, i testimoni miei. Né Io avevo bisogno di
testimoni. Le mie opere testimoniavano per Me e ne testimoniava il Padre, Colui che in eterno è
Perfezione e Verità.
Ecco perché Giovanni dice: che non avevo bisogno che altri testimoniasse per Me. Altri che non
fosse il Padre e Me stesso.
Nell’uomo non alligna la verità, perciò la sua testimonianza non è verace e duratura. Molti
furono coloro che credettero, pochi quelli che perseverarono, pochissimi coloro che testimoniarono
per tutta la loro vita, e con la morte, che Io sono il Messia, Figlio vero di Dio vero.
Beatissimi in eterno costoro!»

[394] 16 luglio, sera.


Dice Gesù:
«A chi verrà a Me, sorgente di vita, Io darò la vita eterna. Sarò in lui come uno 1 zampillo che
non muore in eterno e che col suo essere lava e feconda. Ma a coloro che sanno venire a Me con
vero e generoso amore, Io non darò solo la vita eterna, né sarò soltanto fonte di vita eterna. Ma sarò
sorgente di perpetua dolcezza.
Il vero, generoso amore, lo possiedono quelli che non si curano altro che dei miei interessi e che
non staccano il loro sguardo spirituale da Me. Questi mi possederanno non soltanto come Datore di
salvezza, ma come oceano di beatitudine.
Io mi affliggo che il mondo non sappia amare e darsi a questo amore che lo farebbe beato,
perché so quanto perde il mondo non conoscendo l’amore. Esso l’amore perfetto del vostro Uno e
Trino Iddio, sta, non inoperoso poiché l’amore di Dio è sempre attivo, ma dispregiato dal mondo.

Come poveri dementi che non sanno distinguere le cose, gli uomini non vedono questo Tesoro
che è lì per loro, che attende d’essere effuso su loro, questo Tesoro che giace inerte poiché loro non
lo vogliono e, se si potessero 2 applicare alla perfezione [395] di Dio effetti e reazioni umane, dovrei
dire: e che opprime il nostro Cuore col suo peso che aumenta d’ora in ora. Ti spiegherò come3.
Ma la nostra Perfetta Trinità esula dalle forme umane. Solo Io, l’Uomo-Dio, ho un Cuore simile
al vostro: un cuore di uomo perfezionato, dalla mia Natura divina, ad essere Cuore di Uomo-Dio. E
questo Cuore è dilatato fino all’ambascia dall’amore che lo riempie e a cui il mondo non attinge.
Ecco allora che il mio amore di Uomo-Dio si riversa come oceano di gioia e sorgente di dolcezza
nei cuori che mi sanno amare non per un interesse troppo intriso di umano, ma per un amor vero in
cui ogni palpito ha uno scopo: fare il mio interesse.

Disposàti all’interesse del loro Gesù, ossia alla sua gloria che è, in fondo, la gloria vostra -
poiché la gloria di Dio si innimba della gloria delle anime ascese alla gloria - essi è giusto che
gustino, sino dalla terra, il sapore del loro Dio. Ed Io effondo le mie onde di dolcezza su di essi, con
tutto l’amore del mio Cuore.
Vieni. Ogni amarezza si annulla per colei che beve alla fonte del mio Amore.»

1 uno è nostra correzione da un


2 potessero è nostra correzione da potesse
3 Nel dettato del 18 luglio, pag. 172.
6 luglio 1943.

In attesa che parli Gesù, parlo io per chiarire alcuni punti.


I. Avrà notato1 che in data 28 giugno2 vi è una preghiera al Ss. Sangue. Però, mentre Gesù si
lamenta che troppo poco sia venerato il suo Sangue, non impone, prepotentemente, che quella
preghiera [309] sia fatta conoscere. Mentre quella del 4 giugno3, in riparazione a Gesù
Sacramentato, non mi dette tregua fintanto che io gliela mandai. Gesù mi fa capire che va molto
detta questa preghiera e, personalmente, me la fa dire con la frase dettata da Lui
“...per mano di Satana”.
Mi spiace disubbidire al censore ecclesiastico. Ma fra lui e il Maestro scelgo il Maestro. Già
anche volessi fare diverso non mi riuscirebbe.
Come mi spiace dovere dire che non conosco chi ha scritto quella preghiera. Oh, se lo conosco!
Ma Egli si nasconde dietro l’anonimo. Ci dà una formula perfetta nella sua concisione, completa,
quale solo Egli la poteva fare, chiede che sia detta e basta. Sicché io, ai lontani di qui, dico che fu
scritta da una inferma.
Scritta: è formula molto ampia. Io posso scrivere la Divina Commedia, se mi ci metto con
pazienza. Ma non sono certo io che l’ho composta. Ugualmente ora. Io l’ho scritta e Lui l’ha
composta. Ma ai vicini che potrebbero chiedere dove sta questa inferma, dico: “Non so chi ha scritto
quella preghiera”.
Se dicessi: “L’ho scritta io”, ne avrei lodi che [310] sarebbero ingiuste. Se dicessi chi l’ha
dettata, la gente crederebbe in due forme diverse. Di una, pazienza la subirei pensando a Gesù
chiamato “pazzo”. Ma l’altra non voglio sia detta.
Perché se Gesù si curva, vero Samaritano pietoso, sulla mia anima che è tutta uno strappo, ciò è
prova della sua infinita Misericordia e non di merito da parte mia.
Sento, con la medesima esattezza che se l’avessi già vissuto, che se la superbia entrasse in me
tutto finirebbe. Glielo dicevo stamane. È una mia persuasione personale, e il buon Gesù la conferma
dicendomi che “la superbia uccide tutte le virtù, la carità per prima. Conduce quindi con sé la
perdita della luce di Dio. Il superbo” mi spiega Gesù “non tratta con santo rispetto il buon Padre
dei Cieli non ha viscere di misericordia per i fratelli, si crede superiore alle debolezze della carne e
alle regole della Legge. Pecca perciò continuamente, e dello stesso peccato che fu causa della
rovina di Lucifero prima, d’Adamo e della progenie d’Adamo poi. Ma soprattutto uccide la carità.
Distrugge perciò l’unione con Dio”.
A proposito di carità. La prego insistere caldamente su questo soggetto presso le Suore
dell’Ospedale. È comprensibile e scusabile che siano stanche, indaffarate, nervose, sempre chiamate
e richiamate come sono da malati esigenti [311] e sovente ingrati. Ma vestono l’assisa della carità.
Della carità attiva e della più santa attività. Hanno fra le mani anime che soffrono in corpi
sofferenti, anime che, delle volte, incontrano il volto di Dio, nelle sue serve, proprio nelle corsie
dell’ospedale, anime che possono essere prossime ad incontrarsi col Dio eterno nel giudizio
particolare.
Oh! quanta responsabilità ha chi cura un infermo! Può, col suo modo di fare, impedire il
contatto, l’incontro fra due che, almeno da parte di Uno, si erano cercati senza potersi incontrare.
Il dolore è molto di frequente catena, scintilla, calamita fra Iddio e la creatura.
Ma quando e quanto più la creatura non conosce Iddio, bisogna saper sfruttare il mezzo -
malattia - con tanto infinito di carità, per ottenere che l’anima vada dove Gesù l’attira al suo Cuore
amabile, e non ne fugga scandalizzata, urtata, scettica4, perché vede che una serva di Gesù è... un
mazzo di ortiche invece d’essere un vellutato mazzo di violette.
Altri malati possono essere cattolici tiepidi... Ma come si possono accendere se sono circondati
da cuori che sotto la infiammata insegna della Croce sono [312] gelidi come carne morta?
Consegnare anime a Gesù, prendere queste povere anime che la vita getta sulle dolorose spiagge
di un ospedale come tanti naufraghi feriti e disperati, e raccoglierle con amore, curarle, calmarle,
infondere le tre sublimi virtù teologali, le altre soavissime virtù cardinali, condurle verso la Luce.
Fare sì che, nella vita se superano la malattia, nella morte se l’ora della morte è venuta, esse se ne
vadano fuori dal nosocomio, o dalla vita, con nell’anima, accesa dalla pietosa sorella infermiera, la
Luce che non muore.
Se è grande responsabilità esser madrine di battesimo, quale responsabilità è mai questa delle
“madrine del dolore e della morte”? Sono stata infermiera, e so e compatisco. Ma non tutti lo sono
stati.
Perché scandalizzare, far fare mormorazioni, ferire le anime, chiuderle nell’ora che dovrebbero
più stare aperte, perché si colpiscono con dell’anticarità?
Mi scusi e mi scusino le Suore. Ma per pietà di esse, che dovranno rispondere per esse stesse e
per le anime assistite, al Giudice eterno, ma per pietà di chi soffre nel corpo e ha tanto bisogno di
luce nell’anima, mi raccomando di insistere sulla carità che “ci fa serve pronte”, come diceva il
[313] nostro motto di infermiere samaritane.
Dalla carità viene alla infermiera la pazienza, la calma, il sorriso (così utile presso chi soffre e
così eroico). Viene tutto in questa vita e viene il bacio di Cristo nell’altra (delle volte anche in
questa), quel bacio che è passaporto per il regno di Dio.

Riguardo alla sua malata, da 14 anni inferma, pregherò per lei, soffrendo. Sarò felice se il mio
dolore le otterrà la visione del nostro divino e dolce Gesù. È sorda e muta. Ma fosse anche cieca,
Gesù potrebbe sempre brillare nelle sue tenebre e parlare ai suoi timpani spenti. Basterebbe si
svelasse un attimo... Dopo non si può più uscire dal suo solco di luce...
Pregherò molto per questa paralizzata nelle membra, come prego per le altre anime che lei dirige
e che sono più o meno appesantite nello spirito. Oh! vorrei molto soffrire per salire a Dio
trascinandomi dietro, come volo d’angeli, una vera tribù di anime. Non ho paura di soffrire troppo,
perché soffro per fare piacere a Gesù.
Ed ora grazie della sorpresa proprio inaspettata. Avevo, domenica, fatto un vero sacrificio
respingendo la tentazione di comperare [314] un libro: “La vita di G. M. Vianney “, che mi avevano
data a leggere.
Ma vede come è buono il Signore? Quando io contemplo la sua divina bontà mi salgono le
lacrime agli occhi. Perché io in tutto quello che ricevo vedo Gesù. È la mano di Gesù che mi dà
questo o quello. Una sensazione così viva per cui dico prima “grazie” a Gesù e poi al pietoso che,
ispirato da Gesù, dà un conforto alla povera Maria. Gesù sta come uno schermo fra me e il mondo,
ed io lo vedo sovrapporsi a tutto e a tutti.
Perciò: grazie, Padre, d’aver seguito l’ispirazione di Gesù e avermi...
Comincia a parlare Gesù e taccio io.

Dice Gesù:
«L’avermi visto cessare di soffrire nella carne fu un sollievo per mia Madre ma non fu
“l’allegrezza”. Vedeva non più spasimare la Carne del Figlio, sapeva che l’orrore del deicidio
materiale era finito.
Ma nella “Piena di Grazia” vi era anche la conoscenza dei secoli avvenire, in cui torme
incalcolabili di uomini avrebbero, continuato a ferire spiritualmente il Figlio suo, ed era sola .
Il deicidio non è finito sul Golgota nell’ora della mia morte. Esso si ripete ogni qualvolta un mio
redento uccide la sua anima, sconsacra il tempio [315] vivo del suo spirito, leva la mente sacrilega a
bestemmiare Me, non solo con il turpiloquio osceno, ma con mille maniere del vivere attuale,
sempre più contrario alla mia Legge e sempre più neutralizzante i meriti incalcolabili della mia
Passione e Morte.
Maria, Corredentrice eccelsa, non cessa di soffrire, come non cesso Io. Nella gloria intangibile
dei Cieli, Noi si soffre per gli uomini che ci rinnegano e ci offendono.
Maria è l’eterna puerpera che vi dà alla luce con un dolore senza pari, perché sa che quel dolore
genera non beati al cielo ma, nella maggior parte, dannati all’inferno. Sa che genera creature morte
o destinate a morire fra breve. Morte perché su certe creature il mio Sangue non penetra, come
fossero di durissimo diaspro. Dalla più giovane età uccidono se stesse. O destinate a morire fra
breve ossia coloro che, dopo una larva di vitalità cristiana, soccombono sotto la loro inerzia che
niente scuote.
Può Maria non soffrire di vedere perire le sue creature che costano il Sangue del Figlio? Il
Sangue sparso per tutti e che giova a così pochi!
[316] Quando il tempo cesserà d’essere, allora Maria cesserà di soffrire, perché il numero dei
beati sarà compiuto. Ella avrà generato, con dolore inenarrabile, il corpo che non muore, di cui il
suo Primogenito è il capo.
Se considerate questo, potete ben capire come il dolore di Maria fu sommo dolore. Potete capire
come - grande nel Concepimento immacolato, grande nella gloriosa sua Assunzione - Maria fu
grandissima nel ciclo della mia Passione, ossia dalla sera della Cena all’alba della Resurrezione.
Allora Ella fu il secondo - in numero e potenza - il secondo Cristo, e mentre il cielo si oscurava
sulla tragedia compiuta e si squarciava il velo del Tempio, i nostri Cuori si squarciarono d’uguale
ferita vedendo il numero immisurabile per cui la Passione fu inutile.
Tutto compiuto, in quell’ora, del sacrificio materiale. Tutto da iniziare, in rapporto del cammino
delle genti nel solco della Chiesa, nella matrice della Madre Vergine, per dare alla luce gli abitanti
della Gerusalemme che non muore.
E, per iniziarsi con quell’impronta di Croce, che tutto quanto è fatto per il Cielo deve portare, si
iniziò nel dolore della solitudine.
Era l’ora delle tenebre. Chiusi i Cieli. Assente l’Eterno. Il Figlio nella morte.
Maria sola iniziava il suo secondo mistico concepimento.»

[317] E adesso finisco io.


Dicevo dunque: grazie, Padre, d’avere seguito l’ispirazione di Gesù e di avermi dato modo di
rileggere la Vita del Curato d’Ars. Mi piace molto perché fu un’anima vittima.
Riguardo a me, sto, nel mio soffrire, placida come un bimbo nella cuna e un uccellino sotto l’ala
materna. Il mio Sole mi tiene funzione di vita, di antidolore, di tutto. Mi tengo sotto il suo raggiare e
sono felice.
Ha mai osservato i colombi? Quando possono farlo, si accoccolano al sole, aprono le alucce, le
alzano a turno per farsi baciare dal sole sotto le ali, alzano il capino e guardano, con palese
soddisfazione, direi quasi con animale beatitudine, il sole d’oro. Sono felici di farsi riscaldare da
esso, né si sa come possano resistere tanto tempo sotto il raggio di fuoco che scende a perpendicolo
dall’astro su di loro.
Io sembro una colombella sotto al sole. Sto lì, fissa fissa, e non mi muovo, lieta di sentirmi
invadere, struggere dal suo fuoco con la speranza d’esser presto consumata, attirata a Lui.
Oh! il mio Sole! Come dice lei tanto bene, dovrebbe un altro provare ciò che provo per capirlo...
Io mi sforzo inutilmente a spiegare come è [318] quella Luce: Pace, Maestà, Scienza, Bellezza...
No. Non si può dire cosa sia per l’anima questo inestinguibile, inesprimibile, letificante splendore.

1 Si rivolge al Padre Migliorini.


2 pag. 47.
3 pag. 13.
4 scandalizzata, urtata, scettica sono nostre correzioni da scandalizzato, urtato, scettico

7 luglio 1943.

Dice Gesù:
«Nel Pater noster è la perfezione della preghiera.
Osserva: nessun atto è assente nella brevità della formula. Fede, speranza, carità, ubbidienza,
rassegnazione, abbandono, domanda, contrizione, misericordia sono presenti. Dicendola, pregate
con tutto il Paradiso, durante le prime quattro petizioni, poi, lasciando il Cielo, che è la dimora che
vi attende, tornate sulla terra, rimanendo con le braccia alte verso il Cielo per implorare per le
necessità di quaggiù a per chiedere aiuto nella battaglia da vincersi per tornare lassù. “Padre nostro
che sei nei cieli”.
O Maria! Solo il mio amore poteva dirvi: dite “Padre nostro”. Con questa espressione vi ho
investiti pubblicamente del titolo sublime di figli dell’Altissimo e fratelli miei. Se qualcuno,
schiacciato dalla considerazione della sua nullità umana, può dubitare di essere figlio di Dio, creato
a sua immagine e somiglianza, pensando a questa mia parola non può più dubitare. Il Verbo di Dio
non [319] erra e non mente. E il Verbo vi dice: dite “Padre nostro”.
Avere un padre è dolce cosa e forte aiuto. Io, nell’ordine materiale, ho voluto avere un padre
sulla terra per tutelare la mia esistenza di bimbo, di fanciullo, di giovane. Con questo ho voluto
insegnarvi, sia ai figli che ai padri, quanto sia grande la figura morale del padre. Ma avere un Padre
di perfezione assoluta, quale è il Padre che è nei Cieli, è dolcezza delle dolcezze, aiuto degli aiuti.
Guardate a questo Padre-Dio con timore santo, ma sempre più forte del timore sia l’amore
riconoscente per il Datore della vita in terra e in cielo.

“Sia santificato il Nome tuo”.


Con lo stesso movimento dei serafini e di tutti i cori angelici, ai quali e coi quali vi unite
nell’esaltare il nome dell’Eterno, ripetete questa esultante, riconoscente, giusta lode al Santo dei
Santi. Ripetetela pensando a Me che prima di voi, Io, Dio figlio di Dio, l’ho detta con venerazione
somma e con sommo amore. Ripetetela nella gioia e nel dolore, nella luce e nelle tenebre, nella pace
e nella guerra. Beati quei figli che mai hanno dubitato del Padre1 e in ogni ora, in ogni evento,
hanno saputo dirgli: “Sia benedetto il tuo Nome!” .

“Venga il tuo Regno”.


[320] Questa invocazione dovrebbe essere il battito del pendolo di tutta la vostra vita, e tutto
dovrebbe gravitare su questa invocazione al Bene. Perché il Regno di Dio nei cuori, e dai cuori nel
mondo, vorrebbe dire: Bene, Pace, e ogni altra virtù. Scandite perciò la vostra vita di innumeri
implorazioni per l’avvento di questo Regno. Ma implorazioni vive, ossia agire nella vita applicando
il vostro sacrificio di ogni ora, perché agire bene vuol dire sacrificare la natura, a questo scopo.

“Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra”.


Il Regno del Cielo sarà di chi ha fatto la Volontà del Padre, non di chi avrà accumulato parole
su parole, e poi si è ribellato al volere del Padre, mentendo alle parole anzidette. Anche qui vi
unite a tutto il Paradiso che fa la Volontà del Padre.
E se tale Volontà la fanno gli abitanti del Regno, non la farete voi per divenire, a vostra volta,
abitanti di lassù? Oh! gioia che vi è stata preparata dall’amore uno e trino di Dio! Come potete voi
non adoperarvi con perseverante volontà a conquistarla?
Chi fa la Volontà del Padre vive in Dio. Vivendo in Dio non può errare, non può peccare, non
può perdere la sua dimora in Cielo, poiché il Padre non vi fa fare altro che ciò che è Bene, e che,
essendo Bene, salva dal peccare, [321] e conduce al Cielo. Chi fa sua la Volontà del Padre,
annullando la propria, conosce e gusta dalla Terra la Pace che è dote dei beati. Chi fa la Volontà
del Padre, uccidendo la propria volontà perversa e pervertita, non è più un uomo: è già uno spirito
mosso dall’amore e vivente nell’amore.
Dovete, con buona vo1ontà, svellere dal cuore vostro la volontà vostra e mettere al suo posto la
Volontà del Padre.
Dopo avere provveduto alle petizioni per lo spirito, poiché siete poveri, viventi fra i bisogni della
carne, chiedete il pane a Colui che provvede di cibo gli uccelli dell’aria e di vesti i gigli del campo.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.


Ho detto oggi e ho detto pane. Io non dico mai nulla di inutile.
Oggi. Chiedete giorno per giorno gli aiuti al Padre. È misura di prudenza, giustizia, umiltà.
Prudenza: se2 aveste tutto in una volta, ne sciupereste molto. Siete degli eterni bambini e
capricciosi per giunta. I doni di Dio non vanno sciupati. Inoltre, se2 aveste tutto, dimentichereste
Iddio.
Giustizia: Perché dovreste avere tutto in una volta quando Io ebbi, giorno per giorno, l’aiuto del
Padre? E non sarebbe ingiusto pensare che è bene che Dio vi dia tutto insieme, sotto-pensando
[322] con sollecitudine umana che, non si sa mai, è bene avere oggi tutto nella tema che domani
Dio non dia? La diffidenza, voi a ciò non3 riflettete, è un peccato. Non bisogna diffidare di Dio. Egli
vi ama con perfezione. È il Padre perfettissimo. Chiedere tutto insieme urta la fiducia e offende il
Padre Umiltà: il dover chiedere giorno per giorno vi rinfresca nella mente il concetto del vostro
nulla, della vostra condizione di poveri, e del Tutto e della Ricchezza di Dio.

Pane . Ho detto “pane” perché il pane è l’alimento-re, l’indispensabile alla vita. Con una parola e
nella parola ho chiuso, perché li chiedeste tutti, tutti i bisogni della vostra sosta terrena. Ma come
sono diverse le temperature della vostra spiritualità, così sono diverse le estensioni della parola.
“Pane-cibo” per coloro che hanno una spiritualità embrionale al punto che è già molto se sanno
chiedere a Dio il cibo per saziare il loro ventre. Vi è chi non lo chiede e lo prende con violenza,
imprecando a Dio e ai fratelli. Costui è guardato con ira dal Padre poiché calpesta il precetto da
cui vengono gli altri: “Ama il tuo Dio con tutto il tuo cuore, ama il tuo prossimo come te stesso”.
“Pane-aiuto” nelle necessità morali e materiali per chi non vive solo per il ventre, ma sa vivere
anche per il pensiero, avendo una spiritualità più formata. [323]
“Pane-religione” per coloro che, ancora più formati, antepongono Dio alle soddisfazioni del
senso e del sentimento umano e già sanno muovere le ali nel soprannaturale.
“Pane-spirito, pane-sacrifecio” a quelli che, raggiunta l’età piena dello spirito, sanno vivere
nello spirito e nella verità, occupandosi della carne e del sangue solo quel tanto che è strettamente
necessario per continuare ad esistere nella vita mortale, finché sia l’ora di andare a Dio. Questi
hanno ormai scalpellato se stessi sul mio modello e sono copie viventi di Me, sulle quali il Padre si
curva con abbraccio d’amore.
“Perdonaci i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”.
Non v’è, nel numero dei creati, nessuno, eccetto mia Madre, che non abbia avuto da farsi
perdonare dal Padre colpe più o meno gravi a seconda della propria capacità d’esser figli di Dio.
Pregate il Padre che vi cancelli dal novero dei suoi debitori. Se lo farete con animo umile, sincero,
contrito, piegherete l’Eterno in vostro favore.
Ma condizione essenziale per ottenere, per essere perdonati, è di perdonare. Se vorrete solo e
non darete pietà al vostro prossimo, non conoscerete perdono dell’Eterno. [324] Dio non ama gli
ipocriti e i crudeli, e colui che respinge il perdono al fratello respinge il perdono del Padre a se
stesso.
Considerate inoltre che, per quanto possiate essere stati feriti dal prossimo vostro, le vostre ferite
a Dio sono infinitamente più gravi. Questo pensiero vi spinga a perdonare tutto come Io perdonai
per mia Perfezione e per insegnare il perdono a voi.

“Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”.


In tentazione Dio non vi induce. Dio vi tenta con doni di Bene soltanto, e per attirarvi a Sé. Voi,
interpretando male le mie parole, credete che esse vogliano dire che Dio vi induca in tentazione per
provarvi. No. Il buon Padre che è nei Cieli il male lo permette, ma non lo crea. Egli è il Bene da cui
sgorga ogni bene. Ma il Male c’è. Ci fu dal momento in cui Lucifero si aderse contro Dio. Sta a voi
fare del Male un Bene, vincendolo e implorando dal Padre le forze per vincerlo.
Ecco cosa chiedete con l’ultima petizione. Che Dio vi dia tanta forza da sapere resistere alla
tentazione. Senza il suo aiuto la tentazione vi piegherebbe perché essa è astuta a forte, e voi siete
ottusi e deboli. Ma la Luce del Padre vi illumina, ma la [325] Potenza del Padre vi fortifica, ma
l’Amore del Padre vi protegge, onde il Male muore e voi ne rimanete liberati.
Questo è quanto chiedete col Pater che Io vi ho insegnato. In esso vi è tutto compreso, tutto
offerto, tutto chiesto di quanto è giusto sia chiesto e dato. Se il mondo sapesse vivere il Pater,
ilRegno di Dio sarebbe nel mondo. Ma il mondo non sa pregare. Non sa amare.
Non sa salvarsi. Sa solo odiare, peccare, dannarsi.
Ma Io non ho dato e fatto questa preghiera per il mondo che ha preferito essere regno di Satana.
Io ho dato e ho fatto questa preghiera per coloro che il Padre mi ha dato perché sono suoi, e l’ho
fatta affinché siano una cosa sola col Padre e con Me fin da questa vita, per raggiungere la
pienezza dell’unione nell’altra.»

1 Sulla parola Padre la scrittrice annota, a matita a tra parentesi, spirituale


2 I due se sono aggiunti da noi.
3 a ciò non è nostra correzione da non lo

8 luglio 1943.
Dice Gesù:
«È venuta, stabilendosi nelle città e nei paesi più importanti, una associazione benefica detta dei
“Datori di sangue”, la quale consiste di volonterosi che dànno, a richiesta dei medici, del loro
sangue agli svenati civili o militari. Molte vite sono state salvate così, e questi [326] generosi sono
encomiati, additati d’esempio alla Nazione, aiutati a superare la debolezza conseguente all’atto.
Sono, insomma, tenuti in atmosfera di privilegio.
È giusto. La loro è una grande carità, e se Io ho promesso un premio a chi dà un bicchiere
d’acqua in mio Nome, saprò certo avere un grande premio per chi sa dare il suo sangue per carità di
prossimo e non estingue il merito della sua carità con colpe gravi.
Ma non ci pensate che Io ve l’ho dato tutto il mio Sangue, e non per dare salvezza ad una carne
che poi dovrà sempre morire, ma per dare salvezza di vita eterna alla parte che non muore in
eterno?
Ve l’ho dato il mio Sangue, ed era quello di un Dio, fra strazi inauditi e inaudite offese. Ve l’ho
dato non chiesto. Ve l’ho dato per amore. Mi sono vestito di carne per potervelo dare. Mi sono
esiliato dai Cieli per potervelo dare. Ho sofferto per trentatré anni fame, freddo, stanchezze, soprusi,
beffe, per potervelo dare. Ho finito la mia vita sopportando il tradimento, che è tormentoso più
d’una ferita, il bacio infame bruciante più d’un rogo, le sevizie di bugiardi sacerdoti, di insani
governanti, di una plebe senza riconoscenza e senza onestà, sopportando gli scherni di soldatesche
pagane, le torture di una legge umana, una sentenza obbrobriosa, una morte orribile, tutto per darvi
il mio Sangue.
[327] L’ultime stille del mio Sangue, che aveva bagnato le strade e le corti di Gerusalemme e
aveva lasciato le sue impronte nel palazzo dove era un potere male interpretato e un cuore solo
timoroso di perdere il potere, s’erano raccolte tra il cuore e il polmone privi di moto, e mi furono
con violenza levate. Ma nella separazione del mio Spirito dalla carne ormai spenta, Io ho esultato
che anche quelle ultime stille fossero sparse.
Ero venuto per darvi tutto il mio Sangue e ve l’ho dato, e ve lo do, continuamente, nei sacri
misteri. Ma se sapessi che con una mia nuova venuta voi vi convertireste1, o perfetti pagani, o duri
rinnegatori del vostro Dio Crocifisso, verrei per darvi il mio Sangue in forma umana, quale ci vuole
per voi che vivete solo di carne e sangue, e avete ucciso o intorpidito lo spirito e con lo spirito
l’amore e la fede.
Ma a nulla gioverebbe. Aumentereste il vostro peso di colpe davanti agli occhi del Padre, e se
allora ebbi uno che mi vendette per trenta denari, ora ne avrei mille e centomila che mi
baratterebbero per il bacio d’una peccatrice, per l’utile di una promozione, per meno ancora.
Dirvi che siete e vivete di carne e sangue, è farvi ancora un elogio. Vivete di [328] fango e nel
fango, nuovi farisei che vi battete il petto e simulate una religione e una fede ma ve ne fate solo un
trampolino per utile vostro, utile terreno. Vivete non solo nel fango, ma in ancora più limacciosa
materia, voi che neppure avete la falsa pietà dei nuovi farisei e siete peggio dei pagani di or sono
venti secoli, e mescolate delitto a lussuria, ladroneccio d’ogni sorta a vizio d’ogni misura.
Ma, secondo l’antica legge, chi usa d’una cosa malvagia con la stessa cosa morrà. Voi vivete nel
fango e nel fango morrete. Precipiterete dal fango della terra al fango dell’inferno, poiché avete
distrutto la mia Legge nei vostri cuori, la mia Legge nuova di pietà, d’amore, di purezza, di bontà.
Ma per la milionesima volta vi dico, in verità, che solo coloro che sono segnati dal mio Sangue e
che vivono non nemici ma amici del Cristo Crocifisso, vedranno nell’ora della morte sorgere
l’aurora del giorno eterno, dove ogni tribolazione finisce e subentra la beatitudine di possedere per
sempre Iddio, senza veli e senza limitazioni.»

1 convertireste è nostra correzione da convertiste

12 luglio.
Dice Gesù:
«Lo sai perché chiedo1 ancora più intense riparazioni e universali preghiere al Ss. Sacramento?
Per giustizia. Dio è giusto anche nelle cose più [329] insignificanti. Pensa se non vuole essere giusto
in riflesso del suo culto.

I1 Sacramento condensa Corpo e Sangue, Anima e Divinità del tuo Gesù. Perciò, pregando con
spirito di riparazione Me Eucarestia, si prega non solo il mio Corpo ma il mio Sangue oltre che
l’Anima e la Divinità. Perciò le riparazioni al mio Sangue vengono assorbite da quelle date
all’Eucarestia in cui Io sono tutto.
Chiedo che il mio Sangue sia amato e usato per gli infiniti bisogni delle anime. Non lasciate
infruttuoso questo oceano di potenza le cui onde sono date dal mio Sangue. Ma, se sarebbe bene che
il Sangue del Redentore avesse molto maggior culto di quanto non abbia, è anche vero che, data la
sua santità, Io affido questo culto e questo ministero alle anime più dotate di doti spirituali.
Culto e ministero, ho detto. Per essere ministri di un culto non occorre essere sacerdoti. È
sacerdote ogni anima che sa essere mia vera discepola. Io non vi nego questo onore e non mi nego.
Nulla m’è più caro che d’essere attinto e sparso da mani amorose e pure su anime sterili, macchiate,
malate. Il sacerdote consacrato mi sparge sulle anime nella Confessione. Ma gli oscuri sacerdoti,
consacrati dall’amore che Io solo conosco, possono offrirmi e spargermi su tutte le anime.
[330] Né v’è più meritorio ministero di questo di unire il proprio sangue a quello della gran
Vittima e in una mistica Messa, in cui Io sono il Celebrante e voi gli accoliti, sacrificarsi insieme e
provvedere insieme ai fedeli e ai non fedeli, che pure hanno bisogno del mio Sangue e del vostro,
del mio Sacrificio e del vostro, per trovare la via della Vita e della Verità.
Altra ragione per cui esigo maggior riparazione verso Me Eucaristico si è che le imprecazioni
blasfeme vanno contro il Sacramento mentre il Sangue, in particolare, ne è risparmiato. La
dimenticanza che l’avvolge lo preserva. Meglio esser dimenticati che bestemmiati.
Ecco perché, con giustizia, ti dico che molto va riparato verso l’Eucarestia. Riparazione generale
al Sacramento, ma culto particolare dei discepoli più cari al mio Sangue.
Lo affido agli amici fra i miei amici. Come un esercito in battaglia chiude le bandiere nel
quadrato dei più fidi, così Io incastono il mio Sangue in mezzo a coloro che so più fidi, capaci di
qualunque sacrificio per amore del loro Re, e vi do la consegna di passare fra le folle col cuore
colmo del mio Sangue, perché Esso scenda sui poveri uomini a salvarli. Chi si sarà effuso
nell’interesse del suo Signore, avrà dal Signore alta mercede nel mio Regno, [331] così vi dice il
Signore, così vi dice il Redentore, così vi dice l’Amore, e così sarà poiché Iddio è fedele e veritiero
e dà il cento per uno.»

1 Nello scritto dal 6 luglio, pag. 131


52

Ma saranno costanti nella fede, nel sacrificio, nella purezza spirituale e nella purezza
d’intenzione le persone che si riunissero ora per pregare a questo scopo?
Se ci saranno e saranno come devono essere: veri sacerdoti (sono sacerdoti coloro che pregano
per i fratelli e si immolano) Io li benedirò e darò quello che si chiede in mio Nome.»

[178] Scrivo stamane mentre aspetto lei3 perché ieri ero troppo sfinita per fare aggiunte.
Descrivere la Cosa che ho visto non si può. La parola manca. Mentre Gesù parlava io vedevo,
ma non posso ridire, in maniera che un altro veda, quanto la mia mente ha visto. Potrei di questo
fare la figura, anche essendo un asinello nel disegno. Basterebbe fare tre cerchi concentrici con un
punto al mezzo. Ma non direbbe nulla. Mancherebbe la Luce e mancherebbe l’intuizione dei
rapporti fra i tre cerchi e il punto che li accentra. Perciò diverrebbe un segno morto, mentre è tanto
vivo, operante, beatifico.
Certo, anche campassi mille anni, non dimenticherò più la bellezza di questa vista intellettuale.
Essa mi sarà aiuto, conforto, forza, difesa, tutto, in tutte le circostanze. Ed essa è calamita
ultrapotente che mi attira a sé a mi dà un’ansia indescrivibile di raggiungerla. Mi pare di vivere
sotto il sole. Ma che dico il sole?
Il sole è un astro spento e freddo rispetto al Fuoco divino incastonato nella profondità
dell’Empireo, così lontano e così vicino...
Sì. Ho l’impressione della sua smisurata lontananza, attraverso la quale scorre tutto l’Universo
che si bagna e vive della sua Luce, [179] e nello stesso tempo sento che ogni essere, il mio
specialmente per bontà di Dio che mi ha permesso di avere questa gioia, che non ha paragoni, è
vicino a questo Punto di Vita che è Dio e sotto il suo raggio che lo tiene raccolto, riparato, vitale,
come una campana di vetro sopra una delicatissima pianta. (E con questo banale paragone sciupo
tutto ma non trovo di meglio).
Insomma mi sento sotto l’Occhio di Dio. Ed è una sensazione di gioia, di calore, di forza, di pace
infinita, indescrivibile, letificante. Vivere così, sotto l’incomprensibile Gemma (come ha detto
giusto il mio Maestro!) della Bellezza divina, Gemma che riunisce in un unico insostenibile
Splendore le Tre Persone divine e ne fa un’Unità di Luce Divina, è una tale beatitudine per cui si
annulla tutto il sofferto e quello che avrò a soffrire...
Ora capisco veramente cosa voglia dire: Paradiso. Vuol dire vivere vedendo sempre quel Sole
Uno e Trino.

1 1° luglio, festa del Prez.mo Sangue.


2 Vedi la nota 4 di pag. 29.
3 Padre Migliorini.

9 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Il Signore parlando a Mosè disse: “Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile
che striscia sopra la terra. Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto per essere vostro Dio; e voi
sarete santi, perché [180] Io sono santo”.
Queste parole ti hanno colpito. Le vogliamo meditare insieme? Il tuo Maestro parla. Al popolo
ebraico di allora non poteva il Signore dare la perfezione della Legge come poi l’ho data Io a un
mondo più progredito e avviato a sempre maggiore civiltà. Civiltà non vuole dire perfezione. Vuol
dire unicamente complicazione. Voi siete divenuti sempre più complicati nelle abitudini, nei
costumi, nei divieti.
Allora le folle vivevano seguendo l’istinto più che ogni altra cosa, e se anche commettevano cose
che alla vostra mentalità attuale appaiono ripugnanti, non erano responsabili come lo siete voi per
tante altre. Essi le compievano senza malizia, portati a compierle dalle necessità e dalla mentalità
loro propria. Voi le commettete con malizia e qui sta la colpa. Tu però noti che, per quanto
avessero molte attenuanti al loro modo d’agire, data la loro limitata civiltà, furono puniti quando
oltrepassarono la misura nel male commesso dalla loro mentalità bambina.
Il Signore dà loro delle leggi minute, e nello stesso tempo esterne più che interne. Io parlerò per
le vostre anime. Il Padre a Mosè parla anche per l’involucro delle vostre anime. Era un involucro la
cui asprezza rendeva quasi [181] ferino, nell’istinto e nel costume. Onde il Creatore dovette
continuare la sua creazione di voi, quali persone morali, limando, lisciando, mondando il vostro
involucro. Da qui le minuziosaggini materiali della Legge. Ma non deve, un’anima persa in Cristo-
Luce, vedere le cose materiali. Deve vedere quello che sotto alla natura si cela: ossia lo spirito e
quanto è detto allo spirito.
“Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile che striscia sulla terra”. Leggi: con
nessun rettile spirituale che insidia la vostra anima.
Le passioni sono i rettili satanici che salgono dal profondo fangoso per avvilupparvi il cuore e
contaminarvelo. Io ho detto: “Non sono le cose che entrano dalla bocca ed escono per le vie naturali
quelle che contaminano l’uomo, ma quello che dal cuore esce corrompe l’uomo, quando dal cuore
escono le passioni malvagie entrate a farvi nido come serpi in un cavo di roccia”. Io ho
perfezionato la Legge e vi ho mostrato quali sono i rettili che contaminano l’uomo, futuro cittadino
della Gerusalemme eterna.
Alzatevi, creature a cui ho dato la vita della vita. Non strisciate. Non abbiate contatto con ciò
che striscia. Io ho dato impulso al vostro spirito per salire. [182] La mia grazia è ala.
“Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto”.
Il popolo mosaico aveva un grande obbligo verso il Signore che lo aveva tratto dalla schiavitù.
Ma, o Maria, considera quale e quanta sia la gratitudine che dovete a Me Redentore. La schiavitù
d’Egitto opprimeva gli ebrei sulla terra, nel giorno mortale. Il peccato d’origine e tutti gli altri
peccati opprimono gli uomini per il giorno eterno. Ed Io ve ne ho liberati.
Io sono il Liberatore della stirpe umana e in verità ti dico che fra i condottieri e i liberatori di
tutta la terra, dai primi agli estremi giorni, non ve ne è né sarà uno simile a Me. Quale obbligo
dunque avete d’amarmi! Sì. Di amarmi. Io, in cambio di quanto vi ho dato, non chiedo che amore.
Io vi ho tratti dalla colpa per essere vostro Dio. Ma non il Dio che appare fra turbini e fulmini e
incenerisce e colpisce. Io sono il Gesù, il Dio di bontà, che appare come un candido fiore da un
candido cespo per salvarvi e passa fra voi sanandovi e benedicendovi, e muore benedicendovi e
dandovi perdono e Vita.
Ma voglio che voi cerchiate di imitarmi. [183] Tale il Cristo tale il cristiano, o figli che ho
immerso nel mio Sangue, eterna Piscina probatica dove guariscono le infermità dello spirito. Il
Signore dice: “Sarete santi perché Io sono santo”. Io vi dico: “Siate perfetti come è perfetto il Padre
mio”.
Oh! non vi do limitazione alla santità. Vi do la guida per condurvi: rinnegamento di ciò che è
Male. Vi do l’arma per vincere: la mia Croce. Vi do la medicina che rinforza e guarisce: il mio
Sangue. Vi do la misura della perfezione da raggiungere: quella di Dio. Raggiungetela e farete
giubilare il Cuore mio.
Ecco, piccola discepola del mio Cuore, ecco vista, attraverso la pupilla del Figlio di Dio, la
parola del Padre, eccola spiegata e compresa alla luce dello Spirito. Poiché in ogni parola nostra è il
Dio Uno e Trino e ogni parola va compresa con l’aiuto di Dio Uno e Trino.»

10 luglio 1943.

Dice Gesù:
«Ascolta, Maria. Conosci la parabola di quel padre che ha due figli: uno dice: “Sì, padre mio”, e
poi non fa nulla; l’altro dice: “No, padre mio”, e poi fa quello che il [184] padre gli chiede?
Non voglio qui farti meditare sui doveri dei figli e sulla bellezza dell’ubbidienza. No. Dico solo
che forse quel padre non era un modello di padre.
Prova ne sia che i figli non lo amavano: uno mentisce, l’altro risponde con un rifiuto che supera
poi con sforzo soprannaturale.
Non tutti i figli sono perfetti, ma anche è verità che non tutti i genitori sono perfetti. Il
comandamento dice: “Onora il padre e la madre” e chi lo contravviene pecca e sarà punito dalla
Giustizia divina. Ma la Giustizia non sarebbe giustizia se non usasse la stessa misura verso chi non
onora i figli. Onorare nel linguaggio antico vuol dire: trattare con del riguardo riverenziale una
persona. Ora se è doveroso onorare coloro che ci hanno dato la vita ed hanno provveduto ai nostri
bisogni di infante e di fanciullo, non è meno vero che anche si deve, dai genitori, onorare le creature
che Dio ha concesso di avere ed ha affidato alle creature che le hanno generate perché le allevino
santamente.
Troppo sovente i padri e le madri non riflettono che essi divengono depositari e custodi di un
prodigio di Dio Creatore. Poiché ogni esistenza nuova è un prodigio [185] del Creatore. Troppo
sovente i genitori non pensano che dentro quella carne generata dalla carne e dal sangue umano vi è
un’anima creata da Dio e che deve essere cresciuta ad una dottrina di spirito e verità per essere
riconsegnata a Dio degnamente.
Ogni figlio è un talento affidato dal Signore ad un suo servo. Ma guai a quel servo che non lo fa
fruttare, lo lascia inerte disinteressandosene, oppure, peggio ancora, lo disgrega e corrompe. Se a
colui che non veglia ad arricchire il talento vivo del buon Dio, Dio chiederà con voce severa il
perché e comminerà un lungo castigo, a colui che disperde e uccide l’anima di un figlio, Iddio,
padrone e giudice di tutto ciò che è, con inesorabile verdetto comminerà eterna pena al genitore
omicida della parte più preziosa del figlio: la sua anima.
Questo nel campo generale. Ora al lato particolare.

Sai come devi tu amare tua madre per poterla continuare ad amare? Di un amore unicamente
spirituale. L’altro... è inutile. Ella non lo vede, non lo capisce, non lo sente. E vi calpesta sopra
facendoti [186] sanguinare nella tua umanità. Perciò ti dico: amala solo spiritualmente. Ama cioè e
adoperati per la sua povera anima. Né ti dico oltre poiché sei figlia e non voglio che insieme si
manchi d’onore ad una madre. Io sono Dio e Giudice. Lo potrei fare. Ma con te non lo voglio fare.
Anche se un genitore manca va rispettato perché è “genitore”.
Ama la sua povera anima. Ha molto bisogno della tua carità di figlia. I padri e le madri che
peccano verso i figli hanno bisogno, in ordine alla vita eterna, dell’aiuto dei figli e del perdono dei
figli per avere alleggerita la pena.
Rifletti molto su quanto dico senza che Io abbia bisogno di1 aggiungere altro.
Se tu ti fermi a considerarla come donna non puoi onorarla. Ne convengo. Ma considera che è
un’anima figlia di Dio e molto, molto, molto rudimentale. La tua carità di figlia deve adoperarsi a
riparare le sue deficienze, devi arricchirla tu perché non si presenti troppo povera al Dio Giudice.
Hai pietà degli infermi e hai amore per i pargoli. Ma quale puerizia spirituale è più puerizia di
quella di tua madre? E quale infermità spirituale è più [187] infermità di quella di tua madre?
Abbraccia perciò il suo spirito oscuro e pesante e alzalo verso la Luce.
Difficile amore quello spirituale. Lo so. Ma è amore di perfezione. È l’amore che ho avuto Io per
tanti, mentre ero mortale. Io sapevo chi mi avrebbe tradito.
Sapevo chi mi avrebbe rinnegato. Sapevo chi sarebbe fuggito nell’ora tremenda. Nulla mi era
oscuro. Ebbene, ho compiuto prodigi immisurabili d’amore spirituale - poiché la mia Carne e il mio
Sangue fremevano di ripulsione quando sentivano a sé vicini i pavidi, i rinnegatori e specie il
traditore - per cercare di salvare i loro spiriti.
Molti ne ho salvati così. Solo i posseduti completamente dal demonio completamente dico,
furono tetragoni al mio lavacro d’amore spirituale. Gli altri, posseduti da una passione sola, furono
salvati avanti o dopo la mia Morte. Giuda Caifa, Anna e qualche altro, no, poiché i sette principi dei
demoni li tenevano avvinghiati con sette corde, e coorti di demoni erano in loro a compiere il lavoro
che fece di loro le gemme dell’Inferno.
Tu ama così. Farai il tuo dovere e mi [188] ti mostrerai discepola vera. Riguardo a lei, lascia a
Me l’uffizio di Giudice. Va’ in pace, anima cara, e non peccare.»
E ci voleva proprio parola e carezza!... Perché se dovessi davvero guardare alla umanità... ci
sarebbe da scappare in cima al Monte Bianco.

Questo ultimo brano mi è stato dettato alle 7 di mattina, e alle 11 di mattina per poco vado al
Creatore tanto si scatenò la ingiusta e crudele prepotenza di mia madre. Glie lo dicevo2 ieri che è in
un periodo feroce? Non ho esagerato. Ora che mi ha fatto stare male - è sera e ancora il cuore è
agitato, a detta del medico ho risicato la morte, e l’ho sentita - è contenta.
Amen. Ubbidisco a Gesù e offro questo dolore fisico e morale per la sua anima.

1 di è nostra correzione da da
2 Si rivolge al Padre Migliorini.

11 luglio 1943.

Dice Gesù:
«Chi uccide l’amore uccide la pace. La pace è tanto più viva quanto più vivo è l’amore. Vuoi la
misura di come un essere ami? Osserva se ha o non ha la pace con sé. Chi ama agisce bene. Agendo
bene non conosce turbamento. Questo serve per tutte le forme d’amore.
[189] L’amore naturale non differisce in certe facce dall’amore spirituale. Né si può dire che ne
differisca nelle reazioni. Quando una creatura non ama o ama male un’altra creatura, è inquieta,
sospettosa e portata a diffidare e ad accrescere sempre più i suoi torti e automaticamente i suoi
sospetti e le sue inquietudini. Quando poi una creatura non ama o ama malamente il suo Dio,
l’inquietudine aumenta infinitamente e non dà più pace. Come un vento di sventura, trascina sempre
più lontano dal porto la povera anima, che finisce col perire miseramente, se un miracolo di divina
bontà non interviene a salvarla. È logico che così sia.
Dio è senza colpa verso di voi, donde voi avete l’assoluto obbligo di amarlo poiché Egli vi dà
amore, e amore chiede amore. Quando voi negate a Dio amore, cadete, per naturale conseguenza, in
potere del principe del Male. Lasciate la Luce e le tenebre vi avvolgono. Comincia allora il
tormento che è la fase preparatoria delle pene future. Ma l’anima amante, sicura d’essere amante, è
nella pace. Potrà il prossimo accusarla di ogni più malvagia cosa, potranno le circostanze avere
[190] apparenza di punizione celeste. Ma l’anima non uscirà dalla sua pace. Poiché sa che ama, non
teme nulla.
Guarda Giovanni. “Uno di voi mi tradirà” dissi. E quella frase fu come una scintilla gettata in un
alveare operoso. Tutti se ne risentirono. Il colpevole giunse persino a denunciarsi da sé dicendo:
“Sono forse io?”, e ottenendo la mia risposta affermativa che solo l’ottusità altrui non permise fosse
compresa. La colpa ha di queste imprudenze: acceca al punto che conduce all’autodenunzia.
Ma Giovanni, l’amante fedele, non mosse il capo dal mio petto. La sua pace restò senza fremiti.
Egli sapeva che e come mi amava. Aveva a difesa, contro ogni accusa e rimprovero, la sua carità e
la sua purezza. È rimasto, col capo che non sapeva tradire, sul Cuore che non sapeva tradire.

Ti do Giovanni a modello. Sono anni che te lo do per intercessore. Ricorda. Prima intercedette,
ora ti istruisce sulle due qualità che fanno di un discepolo un prediletto: la carità e la purezza. Più
tu crescerai in esse e più crescerà la pace in te. E con la pace l’abbandono totale sul mio Cuore.
La morte degli amanti non è una mutazione: è una perfezione. [191] Passate dal riposo,
ostacolato dalla materia, al libero riposo dello spirito in Dio. Non è che un più stretto abbraccio in
una più viva luce.
Ecco la morte che Io riserbo a chi mi ama. Morte di pace dopo vita di pace. E nel mio Regno,
l’eterna Pace.»
97

Ma, secondo l’antica legge, chi usa d’una cosa malvagia con la stessa cosa morrà. Voi vivete nel
fango e nel fango morrete. Precipiterete dal fango della terra al fango dell’inferno, poiché avete
distrutto la mia Legge nei vostri cuori, la mia Legge nuova di pietà, d’amore, di purezza, di bontà.
Ma per la milionesima volta vi dico, in verità, che solo coloro che sono segnati dal mio Sangue e
che vivono non nemici ma amici del Cristo Crocifisso, vedranno nell’ora della morte sorgere
l’aurora del giorno eterno, dove ogni tribolazione finisce e subentra la beatitudine di possedere per
sempre Iddio, senza veli e senza limitazioni.»

1 convertireste è nostra correzione da convertiste

12 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Lo sai perché chiedo1 ancora più intense riparazioni e universali preghiere al Ss. Sacramento?
Per giustizia. Dio è giusto anche nelle cose più [329] insignificanti. Pensa se non vuole essere giusto
in riflesso del suo culto.

I1 Sacramento condensa Corpo e Sangue, Anima e Divinità del tuo Gesù. Perciò, pregando con
spirito di riparazione Me Eucarestia, si prega non solo il mio Corpo ma il mio Sangue oltre che
l’Anima e la Divinità. Perciò le riparazioni al mio Sangue vengono assorbite da quelle date
all’Eucarestia in cui Io sono tutto.
Chiedo che il mio Sangue sia amato e usato per gli infiniti bisogni delle anime. Non lasciate
infruttuoso questo oceano di potenza le cui onde sono date dal mio Sangue. Ma, se sarebbe bene che
il Sangue del Redentore avesse molto maggior culto di quanto non abbia, è anche vero che, data la
sua santità, Io affido questo culto e questo ministero alle anime più dotate di doti spirituali.
Culto e ministero, ho detto. Per essere ministri di un culto non occorre essere sacerdoti. È
sacerdote ogni anima che sa essere mia vera discepola. Io non vi nego questo onore e non mi nego.
Nulla m’è più caro che d’essere attinto e sparso da mani amorose e pure su anime sterili, macchiate,
malate. Il sacerdote consacrato mi sparge sulle anime nella Confessione. Ma gli oscuri sacerdoti,
consacrati dall’amore che Io solo conosco, possono offrirmi e spargermi su tutte le anime.
[330] Né v’è più meritorio ministero di questo di unire il proprio sangue a quello della gran
Vittima e in una mistica Messa, in cui Io sono il Celebrante e voi gli accoliti, sacrificarsi insieme e
provvedere insieme ai fedeli e ai non fedeli, che pure hanno bisogno del mio Sangue e del vostro,
del mio Sacrificio e del vostro, per trovare la via della Vita e della Verità.
Altra ragione per cui esigo maggior riparazione verso Me Eucaristico si è che le imprecazioni
blasfeme vanno contro il Sacramento mentre il Sangue, in particolare, ne è risparmiato. La
dimenticanza che l’avvolge lo preserva. Meglio esser dimenticati che bestemmiati.
Ecco perché, con giustizia, ti dico che molto va riparato verso l’Eucarestia. Riparazione generale
al Sacramento, ma culto particolare dei discepoli più cari al mio Sangue.
Lo affido agli amici fra i miei amici. Come un esercito in battaglia chiude le bandiere nel
quadrato dei più fidi, così Io incastono il mio Sangue in mezzo a coloro che so più fidi, capaci di
qualunque sacrificio per amore del loro Re, e vi do la consegna di passare fra le folle col cuore
colmo del mio Sangue, perché Esso scenda sui poveri uomini a salvarli. Chi si sarà effuso
nell’interesse del suo Signore, avrà dal Signore alta mercede nel mio Regno, [331] così vi dice il
Signore, così vi dice il Redentore, così vi dice l’Amore, e così sarà poiché Iddio è fedele e veritiero
e dà il cento per uno.»

1 Nello scritto dal 6 luglio, pag. 131


13 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Il regno di Dio è in voi. L’uomo non ha mai capito questa verità.

Io vivente, ha creduto che il mio regno fosse un regno di potere e di strapotere temporale. Questo
ha fatto sì che molti mi si stringessero intorno, sperando averne un utile futuro.
Ma Io non ho mentito, non ho ingannato. La mia Parola era chiara. Promettevo un regno, ma
segnavo anche la via per possederlo. Questa via non è e non era quella battuta di solito da coloro
che dànno la scalata a un potere. Era anzi la via opposta. E appunto perché era opposta, non fu
battuta generosamente che da pochi.
Il mio regno non è di questo mondo. Il mondo in cui sostate è la gomena per cui voi potete salire
sulla mia mistica nave. Ma salire su una gomena non è facile cosa. Occorre essere agili, leggeri,
sani, non soffrire dei capogiri che colpiscono coloro che abusano nei piaceri. Il vizio impedisce la
salita, le malattie pure e così la pletora dell’attaccamento alle cose della terra e la pigrizia dello
spirito.
Siate sani nell’anima, e siccome esser sani [332]completamente è quasi impossibile all’uomo,
guardate almeno di combattere all’inizio le vostre malattie spirituali.
Siate solerti. Non dite: “Ho già tanto lavorato che ora riposo”. No, figli che attendo nella gloria.
Il mio regno è tale gioia che nessuna fatica è troppo lunga e troppo grave per conquistarlo.
Quando voi agite secondo la mia Legge, è già in voi il mio Regno. E lo sentite dalla pace che
fluisce in voi come onda inesausta. Questa pace non è la povera pace umana, insidiata da tante cose
e persone nemiche. È Pace vera: è la mia Pace.
Nel libro di Giovanni è detto: “Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione”.
Ecco l’aiuto più grande per conquistare il mio eterno Regno di Pace. Io ve ne ho aperto le porte con
la mia grande tribolazione, ma voi discepoli fedeli che Io chiamo al Regno, non siete da più del
Maestro e dovete servirvi della stessa arma per salire a Me. La croce è scala, la croce è ala, il
dolore è medicina, il dolore è purificazione.
Tutto si compie solo quando si beve - per impedire a Me di berlo - l’amarezza delle amarezze: il
fiele e l’aceto, per riparare l’odio e il peccato e mondare le anime dei fratelli dall’odio e dal peccato.
Il fiele mi è dato dall’odio che mi maledice [333] dopo quanto ho donato; l’aceto, dal peccato che
inagrisce i miei tralci sino a renderli selvatici. La carità rende dolce il fiele e buono l’aceto, poiché
la carità ripara e redime.
Ma la carità non va mai disgiunta dalla sofferenza, poiché essendo cosa santa scatena le ire del
Nemico. In compenso, la sofferenza non va mai disgiunta dalla gloria, poiché Io sono giusto e do a
chi dona.»

14 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Chi chiude il cuore alla misericordia chiude il cuore a Dio. Perché Dio è nei fratelli vostri e
chi non è misericordioso verso i fratelli non è misericordioso verso Dio.
Non si può scindere Iddio dai suoi figli, e pensate bene che voi che vivete siete tutti figli
dell’Eterno che vi ha creati. Anche coloro che in apparenza non lo sono, perché viventi fuori della
mia Chiesa, lo sono. Non vi crediate lecito essere duri, egoisti, perché uno non è dei vostri.
L’origine è una: quella del Padre. Siete fratelli anche se non vivete sotto lo stesso paterno tetto. E
come non pensate ad agire per richiamare i lontani, gli sperduti, gli infelici, che per motivi diversi
sono fuori dalla mia dimora?
Dio non è privativa dei cattolici, e molto errano [334] quei cattolici che non si adoperano per gli
acattolici. Non lavorano per l’interesse del Padre, sono solo dei parassiti che vivono del Padre senza
dare ad Esso aiuto filiale. Dio non ha bisogno di aiuto perché potentissimo.
Ma lo vuole ugualmente da voi.
Dio circola come un sangue vitale nelle vene di tutto il corpo dell’Universo. Di questo gran
corpo creato da Lui, la Cattolicità è il centro. Ma come potrebbero le membra più lontane essere
vivificate da Dio se il centro si rinchiudesse in se stesso col suo Tesoro ed escludesse le membra dal
beneficio?
Dio è anche dove diversa fede o diverso spirito fa pensare non sia. E in verità vi dico che non è
ciò che appare ciò che è vero. Molti cattolici sono sprovvisti di Dio più di quello che non lo sia un
selvaggio. Perché molti cattolici hanno di figli di Dio solo il nome, peggio: vilipendono e fanno
vilipendere questo nome con le opere di una vita ipocrita, le cui manifestazioni sono all’antitesi dei
dettami della mia Legge, quando non giungono all’aperta ribellione che li fa nemici di Dio.
Mentre nella fede di un acattolico, errata nell’essenza ma corroborata da una vita retta, vi è di più
il segno del Padre. Queste sono solo creature che hanno bisogno di conoscere la Verità. I figli falsi,
invece, sono creature che devono conoscere, oltre che [335] la Verità, il Rispetto e l’Amore verso
Iddio.
Le anime che vogliono essere mie devono avere misericordia di queste altre povere anime. Ma le
anime-vittime devono immolarsi, anche, per esse. Io che feci di diverso? Non mi immolai per tutti?
Se è misericordia sfamare, vestire, dissetare, seppellire, istruire, confortare, che sarà mai ottenere, a
prezzo del proprio sacrificio, la Vita vera ai fratelli?
Se il mondo fosse misericordioso!... Il mondo possederebbe Iddio, e ciò che vi tortura cadrebbe
come foglia morta. Ma il mondo, e nel mondo specie i cristiani, hanno sostituito l’Amore con
l’Odio, la Verità con la Ipocrisia, la Luce con le Tenebre, Dio con Satana.
E Satana, là dove Io seminai Misericordia e la crebbi col mio Sangue, sparge i suoi triboli e li fa
prosperare col suo soffio d’inferno. Verrà la sua ora di sconfitta.
Ma per ora viene Lui perché voi lo aiutate.
Beati però coloro che sanno rimanere nella Verità e lavorare per la Verità. La loro misericordia
avrà il premio in Cielo.»

Dice ancora Gesù:


«Non avere titubanze e dubbi. Quello che ti ho detto è vero.
Essendo il Creatore, Dio è anche dove pare [336] non sia. Non è adorato in Verità, o non è
adorato affatto? Ma Egli vi è ugualmente.
Chi ha dato vita al lontano patagone, chi al cinese, chi all’africano idolatra?
Chi mantiene in vita il miscredente perché abbia1 tempo e modo di trovare la fede? Colui che è e
che nulla può menomare. L’esser la vita nelle creature, il generare delle cose tutte, è la
testimonianza alla quale, anche volendola negare, deve curvare la testa ogni vivente.
Ora, il portare a Dio le anime lontane, che lo sentono per istinto, ma non lo conoscono e non lo
servono nella Verità, è la più grande delle misericordie. Io ho detto: “Portate il Vangelo a tutte le
creature”. Ma quel comando, credi tu che Io2 lo abbia dato a quei dodici soli e ai loro diretti
discendenti nel sacerdozio? No.
Voglio che ogni anima veramente cristiana sia anima apostolica.
Il portare le anime a Me aumenta la mia gloria, ma aumenta anche la gloria del servo buono e
fedele che col suo sacrificio ha ottenuto di accrescere il mio gregge.
La santa che tu ami3 ha fatto più di cento missionari, ma la sua gloria in Cielo è cento volte più
grande perché conobbe [337] la perfezione della misericordia sulla terra e consumò se stessa per
dare la Vita vera agli idolatri e ai peccatori.
Tu mi dici: “Ma, Signore, quando uno ha peccato contro Te e nel peccato rimane, è morto alla
vita della grazia”. È vero. Ma Io sono il Risuscitatore, e davanti alle lacrime di chi piange sui morti
alla grazia Io sprigiono la mia potenza infinita.
Tre, i morti del Vangelo richiamati alla vita, perché non seppi resistere alle lacrime d’un
padre, d’una madre, d’una sorella. Le anime vittime e apostoliche devono essere sorelle, madri e
padri dei poveri morti alla grazia e venire a Me col cadavere del disgraziato fra le braccia, sulle
braccia,come loro più pesante croce e soffrire per esso finché Io dica le parole di Vita.»
1 abbia risulta corretto, per errore, in abbiano
2 che Io è aggiunto da noi.
3 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota: S. Teresa del B. G.

15 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Eccomi a medicarti tutta. Ma, povera Maria, certe ferite sono necessarie e rientrano nel lavoro
che un’anima deve subire per formarsi nella forma che l’Artefice divino le vuole dare. Il blocco di
marmo già sbozzato dice a se stesso: “Mi pare che basti di essere martellato, scalfito, scalpellato.
Sono bello abbastanza e rendo [338] l’idea dello scultore”. Ma lo scultore non la vede così, e
picchia, e scalpella ancora finché l’opera è perfetta. Lo stesso, Io con le anime; e quanto più ho
disegni speciali su un’anima, tanto più la lavoro.
Dunque senti. Tu sei immersa da qualche mese nella pace e nella gioia mistica.
Ma non ti devi dimenticare che molti non lo sono e che tu ci sei unicamente per grazia mia. Ora,
ecco, la bufera di ieri ha servito proprio a ricordarti queste due cose.
La prima è che tu sei una povera, povera creatura piena di manchevolezze e hai un grande
bisogno di aiuto da tutti per non mancare, hai soprattutto bisogno della amabilità del tuo Gesù. Se
Egli ti posa a terra per un attimo, fai come un bambino di pochi mesi: cadi subito, ti sporchi e ti fai
del male.
La seconda è che l’anima vittima è in continuo servizio per i suoi fratelli. Guarda, Maria, quanti,
quanti, quanti sono portati alla desolazione, e alla disperazione, da un complesso di circostanze. Il
vivere e il convivere, soprattutto, sono tante trappole per attanagliare le povere creature e portarle a
dubitare di se stesse, degli altri, di Dio. Non tutti, o Maria, hanno Me nel modo come tu mi hai. E se
tu, avendo Me, soffri così della altrui maniera [339] d’agire, pensa cosa devono soffrire gli altri che
non hanno il mio petto per piangervi sopra.
Tu mi hai sempre avuto, anche quando ti credevi sola e non venivi a Me. Non venivi, ma venivo
Io. La mia vicinanza non vista è bastata a metter pace nelle tempeste del tuo cuore. Una pace
relativa poiché tu, allora, non mi aiutavi. Ma era sempre tanta da impedire il tuo naufragio. Ma gli
altri!... Gli altri che mi sono nemici, gli altri che hanno talmente intiepidita la fede, da non essere
più fede!...
Essi, nella tempesta, non hanno il Maestro.
Se mi stessi l attenta, quando ti parlo! Te ne ho parlato in questi giorni sul come devi trattare tua
madre 2 e sulla necessità, per le vittime, di bere al mio posto il fiele e l’aceto 3. Perciò sta’ calma.
Lo hai bevuto, non troppo lietamente, in verità.
Ma lo hai bevuto. Non è stato senza scopo. Offri il tuo dolore, il tuo avvilimento per non essere
stata più brava. Offri tutto per i fratelli.

E non dubitare di Me. Il tuo Maestro capisce meglio di tutti. Se tu avessi avuto rancore o se
avessi inveito contro Me, mi avresti ferito. Ma la tua umiliazione verso tua madre e il tuo rifugiarti
in Me per aiuto, hanno annullato quel che è 4 dato dallo squilibrio [340] del tuo dominio.
Sei una bimba che ha fatto le bizze. I bimbi sono perdonati, specie quando sono malati e quando
si pentono d’esser stati bizzosi. E Gesù ti perdona. Vedrai che anche il Padre 5, che parla in mio
Nome e per mia ispirazione, ti dice lo stesso. Vuoi farne la prova? Non gli dare questo quaderno
prima della confessione e confèssati. Vedrai.
Sii buona e fiduciosa. Amami e soffri. Pensa che solo Io ti amo come ti occorre essere amata, che
solo Io ti comprendo alla perfezione, che solo Io ti posso consolare veramente. Soffri... Ce ne è un
bisogno infinito in questi giorni: per tutti e specie per voi italiani.
Ti ho detto d’essere cisterna di carità 6 per dare a tutti le dolci acque dell’amore. Ma ti dico che
devi, per una operazione dolorosissima, depurare anche le acque amarissime dell’odio allo scopo
di dissetare sempre più i fratelli morenti di tante seti.
I bisogni crescono, bisogna cresca la cisterna. E dato che sarebbe sacrilego e stolto unire l’amore
all’odio e corrompere la dolcezza dell’acqua d’amore con l’amarezza dell’acqua dell’odio, a costo
del tuo dolore devi metterti come un filtro soprannaturale: assorbire tu tutto l’amaro, lasciar
filtrare l’acqua depurata onde cresca [341] l’onda nella cisterna della carità.
Chi ha dato un bicchiere d’acqua in mio Nome sarà benedetto. Ma chi quel bicchiere se lo
spreme dal cuore, che avrà? Pensalo tu e sali.»

Ieri mi sono proprio lasciata prendere il sopravvento dall’umano. Non porto a mia scusante né il
dolore talmente spasmodico da farmi pensare con desiderio alla morfina, né i crucci di questi giorni,
né l’altrui 7 mancanza di prudenza e carità. Non invoco nulla a mia discolpa. Dico che ho lasciato
che l’umano mi soverchiasse e... ho straripato.
Dopo... mentre ancora straripavo, mi sono attaccata al mio Gesù perché sentivo la pazzia nel
cranio e la tentazione in cuore. Secondo atto di rinsavimento, dopo l’invocazione a Gesù, quello di
chiedere scusa a mamma. Terzo atto, una enorme paura di avere demeritato la parola di Gesù. Ho
fatto più atti di contrizione ieri sera che in un anno. Perché io non posso pensare di avere
addolorato Gesù. È di Lui che mi spiace! Però mi pareva che Gesù mi sorridesse perdonandomi.

La paura m’è durata sino alle 8 di [342] stamane, quando il Buonissimo mi ha parlato con la sua
cara Voce che è un vero balsamo sul cuore crucciato. Ora sono ansiosa di sentire cosa mi dice lei 8 e
per avere una nuova prova che quanto odo viene proprio da Gesù.

1 stessi è nostra correzione da stati


2 Nel dettato del 10 luglio, pag. 79.
3 Nel dettato del 13 luglio, pag. 141.
4 è è aggiunto da noi.
5 Padre Migliorini.
6 Nel dettato del 21 giugno, pag. 124.
7 i crucci e l’altrui sono nostre correzioni da ai crucci e all’altrui
8 Si rivolge al Padre Migliorini.

16 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Lo senti come fanno 1 male la ingratitudine e il disamore? Oh! nessuna tortura fisica è pari a
queste! E pensa che 2 per te sono poche persone ma per Me furono e sono moltitudini.
Dare affetto e ricevere indifferenza e astio, dare opere e vedersele respinte, supera in potenza i
colpi dei flagelli e il penetrare delle spine. Queste sono cose che colpiscono solo la carne, ma
indifferenza, ingratitudine, astio, colpiscono l’anima, scrollano lo spirito.
È perché so, che ti sto così vicino e ti conforto della mia Presenza. Non voglio che il tuo spirito
rimanga turbato. L’urto lo riceve. È inevitabile. Ma la mia Presenza rimette subito l’equilibrio.
Non guardare le creature: guarda Me. Non pensare alle creature altro che per provvedere alla
loro poverissima anima. Pensa a Me. Non amare le creature per la loro persona: ama in loro Me.
Così troverai in loro ciò che merita d’essere amato.
[343] Maria: è l’ora delle tenebre. Le cose si compiono come in sogno te le ho mostrate 3. Non è
arrivato fin troppo presto il momento della sicura conoscenza? Prega con tutta te stessa, perché il
momento è tremendo per se stesso e per le conseguenze.
Se le persone sapessero riflettere, si sforzerebbero ad essere buone per piegare la Bontà in loro
favore. Invece è sempre la stessa parola che devo dire: l’egoismo le domina. Perciò preghiere,
sacramenti e sacramentali, resi impuri dall’egoismo non hanno potere contro Lucifero che
sconvolge il mondo.»
1 fanno è nostra correzione da fa 2 Segue un se che omettiamo.
3 Probabile allusione al sogno riferito nella “Autobiografia”, pag. 323.
118

scuote e lo esalta. È un urto che lo spinge sui margini del Bene.


Sui margini, ho detto. Io sapevo che coloro che credevano per i miei miracoli erano sui margini.
[393] Essere lì non vuole dire essere nella mia Via. Vuol dire essere spettatori curiosi o interessati,
pronti ad allontanarsi quando l’utile cessa e un pericolo si profila, e a diventare accusatori e nemici
come prima si erano mostrati ammiratori e amici. L’uomo è ambiguo, finché non è tutto di Dio.
Io vedo nel fondo dei cuori. Perciò non mi sono fidato degli ammiratori di un’ora, dei credenti
dell’attimo. Non sarebbero stati quelli i veri confessori, i testimoni miei. Né Io avevo bisogno di
testimoni. Le mie opere testimoniavano per Me e ne testimoniava il Padre, Colui che in eterno è
Perfezione e Verità.
Ecco perché Giovanni dice: che non avevo bisogno che altri testimoniasse per Me. Altri che non
fosse il Padre e Me stesso.
Nell’uomo non alligna la verità, perciò la sua testimonianza non è verace e duratura. Molti
furono coloro che credettero, pochi quelli che perseverarono, pochissimi coloro che testimoniarono
per tutta la loro vita, e con la morte, che Io sono il Messia, Figlio vero di Dio vero.
Beatissimi in eterno costoro!»

16 luglio 1943, sera.


Dice Gesù:
«A chi verrà a Me, sorgente di vita, Io darò la vita eterna. Sarò in lui come uno 1 zampillo che
non muore in eterno e che col suo essere lava e feconda. Ma a coloro che sanno venire a Me con
vero e generoso amore, Io non darò solo la vita eterna, né sarò soltanto fonte di vita eterna. Ma sarò
sorgente di perpetua dolcezza.
Il vero, generoso amore, lo possiedono quelli che non si curano altro che dei miei interessi e che
non staccano il loro sguardo spirituale da Me. Questi mi possederanno non soltanto come Datore di
salvezza, ma come oceano di beatitudine.
Io mi affliggo che il mondo non sappia amare e darsi a questo amore che lo farebbe beato,
perché so quanto perde il mondo non conoscendo l’amore. Esso l’amore perfetto del vostro Uno e
Trino Iddio, sta, non inoperoso poiché l’amore di Dio è sempre attivo, ma dispregiato dal mondo.

Come poveri dementi che non sanno distinguere le cose, gli uomini non vedono questo Tesoro
che è lì per loro, che attende d’essere effuso su loro, questo Tesoro che giace inerte poiché loro non
lo vogliono e, se si potessero 2 applicare alla perfezione [395] di Dio effetti e reazioni umane, dovrei
dire: e che opprime il nostro Cuore col suo peso che aumenta d’ora in ora. Ti spiegherò come3.
Ma la nostra Perfetta Trinità esula dalle forme umane. Solo Io, l’Uomo-Dio, ho un Cuore simile
al vostro: un cuore di uomo perfezionato, dalla mia Natura divina, ad essere Cuore di Uomo-Dio. E
questo Cuore è dilatato fino all’ambascia dall’amore che lo riempie e a cui il mondo non attinge.
Ecco allora che il mio amore di Uomo-Dio si riversa come oceano di gioia e sorgente di dolcezza
nei cuori che mi sanno amare non per un interesse troppo intriso di umano, ma per un amor vero in
cui ogni palpito ha uno scopo: fare il mio interesse.
Disposàti all’interesse del loro Gesù, ossia alla sua gloria che è, in fondo, la gloria vostra -
poiché la gloria di Dio si innimba della gloria delle anime ascese alla gloria - essi è giusto che
gustino, sino dalla terra, il sapore del loro Dio. Ed Io effondo le mie onde di dolcezza su di essi, con
tutto l’amore del mio Cuore.
Vieni. Ogni amarezza si annulla per colei che beve alla fonte del mio Amore.»
1 uno è nostra correzione da un
2 potessero è nostra correzione da potesse
3 Nel dettato del 18 luglio, pag. 172.
17 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Hai mai visto come fanno coloro che vogliono avere della lana soffice per i loro sonni?
Chiamano il materassaio il quale batte e ribatte la lana finché è tutta una spuma. Più la lana è battuta
energicamente e più diviene soffice e pulita, perché la polvere e i detriti cascano al suolo e i
bioccoli restano ben mondi e spumosi.
Lo stesso, peggio ancora, lo si fa se quella lana la si vuole filare o tessere. Allora entra in opera
anche il pettine di ferro che districa rudemente la lana e la rende stesa come capelli ben pettinati.
Così fa chi fila lino e canapa; e persino la seta del bozzolo, per essere usata, deve prima subire il
tormento dell’acqua bollente, della spazzola ruvida e della macchina che la torce.
Anima mia, se questo è necessario fare per delle fibre naturali onde farne vesti e giacigli, come
non deve farsi lo stesso con la vostra anima per lavorarla alla vita eterna? Voi siete una fibra ben
più preziosa del lino, della canapa e della lana. Da voi deve uscire la stoffa di vita eterna.
Ma, non per imperfezione divina - poiché Dio crea le cose perfette - sibbene per imperfezione
vostra, le vostre anime sono selvagge, arruffate, piene di asprezze, di detriti, di polvere, non atte,
insomma, ad essere usate per la Città divina [397] dove tutto è perfetto.
Perciò la previdenza, la provvidenza, la bontà paterna del vostro Dio vi lavora. Con che? Con la
sua Volontà. La Volontà di Dio è lo strumento che fa di voi, fibre inselvatichite, stoffe preziose e
preziose lane. Vi lavora in mille modi: offrendovi delle croci, illustrandovi il bello di una
mortificazione e attirandovi col suo invito a compierla, guidandovi con le sue ispirazioni,
mortificandovi col suo paterno castigo, torcendovi colla guida dei comandamenti.
Questi, con la loro necessità che per volgere di secoli non cambia forma e vigore, sono proprio
quelli che fanno di voi un filato resistente e regolare, atto a formare la stoffa di vita eterna. Le altre
cose, poi, formano la stoffa di vita eterna, e più voi siete docili alla volontà del Signore e più la
stoffa si fa preziosa.

Quando poi non solo la seguite con docilità, questa Volontà benedetta che opera sempre per
vostro bene, ma con tutte le vostre forze chiedete a Dio di farvela conoscere perfettamente per
perfettamente eseguirla, costi quel che costi e abbia la forma anche più contraria alla vostra
umanità, quando agite così la stoffa si orna di ricami come un broccato.
Se poi a tutto questo aggiungete la perfezione [398] di chiedere per voi una Volontà di dolore per
essere simili a Me nell’opera di redenzione, allora nel broccato inserite gemme di incalcolabile
valore e della vostra originaria fibra imperfettissima fate un capolavoro di vita eterna.
Ma, o Maria, quante poche le anime che si sanno far lavorare da Dio!
Dio ha per voi sempre mano di Padre perfettissimo nell’amore e opera con Intelligenza divina.
Sa quindi fino a che punto può calcare la mano, e quale dose di forza vi deve infondere per
rendervi atti a subire le operazioni divine.
Ma quando l’uomo si ricusa al buon Padre che avete nei cieli, quando si ribella alla sua
Volontà, quando annulla col peccato i doni di forza che il Padre gli dona, come può il Padre che è
nei cieli lavorare quell’anima? Essa rimane selvaggia, si carica anzi sempre più di grovigli e di
impurità. E Io piango su lei vedendo che nulla, neppure il mio Sangue, effuso per tutti, la rigenera
alla bontà.
Quando poi un’anima non solo si rifiuta al lavoro di Dio ma cova in sé astio per il Padre e per i
fratelli, allora l’opera Nostra scompare totalmente e si insedia in quel groviglio di passioni
sregolate, il Padrone del peccato: Satana.
[399] È allora che deve subentrare l’opera paziente e generosa delle vittime. Queste lavorano per
sé e per gli altri. Queste ottengono che Dio torni, con miracolo di grazia, a lavorare quell’anima
dopo averne fugato Satana col fulgore del suo aspetto.
Quante sono le anime che mi salvano le vittime! Siete i mietitori soprannaturali che mietete
messe di vita eterna consumandovi nell’ingrato lavoro pieno di spine.
Ma ricorda che, coloro per cui occorre sacrificare se stessi per primi, sono quelli del nostro
sangue.
Io non ho distrutto i legami di famiglia. Li ho santificati. Ho detto di amare i parenti di amore
soprannaturale. E quale più alto amore, di avere carità delle anime malate del nostro sangue? Ti
parrebbe normale colui che facesse gli interessi di tutti meno quelli della sua casa? No: diresti che è
un pazzo. Lo stesso è fuori della giustizia che uno provveda per i bisogni spirituali del suo prossimo
lontano e non metta in prima linea il suo sangue più stretto.
Sai come regolarti. Non curarti se riceverai ingratitudine. Quello che non ti darà lei1, te [400] lo
darò lo. Intensifica il sacrificio per lei.»

1 Si riferisce alla mamma della scrittrice.

18 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Ti ho detto 1 che ti avrei spiegato come il Nostro amore aumenta il suo peso d’ora in ora.
Non cadere in un errore di interpretazione. In Dio tutto è in un eterno presente.
E tutto è perfetto e compiuto. Ma Dio non è mai inoperoso. Egli genera continuamente. Ti
porterò paragoni umani per illuminarti meglio.
Le Tre Persone che si amano, e che amano la loro opera, sono come altrettante sorgenti di calore
che convergono in un punto solo, da cui poi si riversano sull’universo. Ora il calore di tre bocche di
fuoco, continuamente emananti onde dello stesso calore (stesso nella potenza uguale sin dall’inizio),
cosa produce? Un aumento di calore nell’ambiente in cui si immettono le tre correnti. Ora se questo
è raccolto da strumenti pronti a riceverlo, l’equilibrio fra produzione e effusione rimane. Ma se gli
strumenti si rifiutano ad accoglierlo, ingombri da altri corpi, l’equilibrio si altera. E, nella vita
naturale, possono avvenire anche delle catastrofi.
Anche nella vita soprannaturale avvengono. [401] Non lo provi forse? Il tuo amore, non
riconosciuto e non accettato, non ti aumenta in cuore opprimendolo tanto che delle volte esplode in
uno scatto di giusto sdegno? Dico: giusto, perché sono giusto. Dico anche: però superalo per la
Carità. E se tanto può in voi che avete un amore relativo, che avverrà di Dio in cui tutto è infinito?
Il nostro Amore, che l’uomo rifiuta, cresce, cresce, cresce...
Oh, uomini disgraziati! Sta sopra loro il momento in cui 2 quell’Amore tuonerà con ira chiedendo
il perché del dispregio. E i tempi attuali sono già i primi soprassalti di questo Amore vilipeso che
per giustizia e rispetto della sua Perfezione non può oltre sopportare l’affronto. Onde Io vado
chiedendo come un mendico chi apra il cuore l’Amore Nostro intensissimo e se ne faccia vittima,
accettando d’essere consumata per dare sollievo all’Amore. È il rogo quello che offro, lo so, lo
avverto. Ma non fuggitelo, voi che ancora non siete venduti al Nemico.

Nessuno, per quanto sia piccolo e meschino, nessuno, per quanto possa esser stato peccatore,
può credersi respinto dal Nostro [402] Amore. Esso è Misericordia. E delle anime più misere può
fare e vuole fare delle stelle fulgidissime del suo Cielo.
Venite a Me voi tutti: poveri, macchiati, deboli, ed Io vi farò re. Venite a Me voi tutti che dalla
vostra miseria avete saputo capire la mia Grandezza, dalle vostre tenebre la mia Luce, dalla vostra
imperfezione la mia Perfezione, dal vostro egoismo la mia Bontà.
Venite! Entrate nel mio Amore e lasciatelo entrare in voi. Sono il Pastore che si è affaticato fino
alla morte per la pecorella smarrita e per essa ho dato il mio Sangue. O miei agnelli, non temete se
molti rovi e macchie sono sulla vostra veste e ferite nelle vostre carni. Aprite solo la vostra bocca, la
vostra anima, all’Amore mio e aspiratelo. Sarete giusti verso Dio e verso voi stessi, poiché darete a
Dio conforto e a voi salvezza.
Venite, o generosi che mi amate già, trascinate come un tramaglio i fratelli che titubano ancora.
Se in tutti chiedo di entrare per dare sollievo all’Amore respinto a voi, anime vittime, chiedo di
darvi totalmente a Me, all’opera, [403] distruttrice sulla terra, del mio Amore veemente, ma
creatrice di una gloria così alta che voi non potete concepire.
Quale fulgore avranno quelle anime che accolsero l’Amore di Dio fino ad esserne consumate!
Avranno il fulgore stesso del mio Amore che resterà in loro: Fuoco e Gemma eterna di divinissimo
splendore.»

Dice ancora Gesù:


«Sai come devi fare per ottenere il bene di tua madre? Lavorando per i contrari. Ossia: alla sua
impazienza opponi la tua pazienza; alla sua maniera ingiusta e insincera di vedere3, opponi la tua
sincerità; alla sua ribellione, la tua sommissione; al suo astio, il tuo amore; alla sua insopportabilità
di ogni cosa, la tua rassegnazione ilare.
Le anime si conquistano così: per i contrari. Ma non pensarti mai di farlo capire a lei. Lavora in
silenzio offrendo tutto a Me. Uniti otterremo quello che otterremo. Ma anche non giovasse nulla, tu
avrai fatto il tuo dovere e ne avrai il premio.»

1 Nel dettato del 16 luglio, pag. 170.


2 Sta sopra loro il momento in cui è nostra costruzione da Il momento sta loro sopra in cui
3 La scrittrice aggiunge a matita: (qui, veramente Gesù aveva detto una parola più esplicita. Ma m’è spiaciuto
scriverla)

[404] 23 luglio.
Dice Gesù:
«Quando il tempo verrà, molte stelle saranno travolte dalle spire di Lucifero che per vincere ha
bisogno di diminuire le luci delle anime.
Ciò potrà avvenire perché non solo i laici, ma anche gli ecclesiastici hanno perso e perdono
sempre più quella fermezza di fede, di carità, di forza, di purezza di distacco dalle seduzioni del
mondo, necessarie per rimanere nell’orbita della luce di Dio.
Comprendi chi sono le stelle di cui parlo? Sono quelli che Io ho definito sale della terra e luce
del mondo: i miei ministri.

Studio dell’acuta malizia di Satana è di spegnere, travolgendoli, questi luminari che sono luci
riflettenti la mia Luce alle turbe. Se con tanta luce che ancora la Chiesa sacerdotale emana, le anime
stanno sempre più sprofondando nelle tenebre, è intuitivo quale tenebra schiaccerà le turbe quando
molte stelle si spegneranno nel mio cielo.
Satana lo sa e semina i suoi semi per preparare la debolezza del sacerdozio, onde poterlo
travolgere facilmente in peccati, non tanto di senso quanto di pensiero. Nel caos mentale sarà per
lui facile provocare il caos spirituale. Nel caos spirituale i deboli, davanti alle fiumane delle
persecuzioni, commetteranno peccato di viltà, rinnegando la fede.
Non morrà la Chiesa perché Io sarò con essa. [405] Ma conoscerà ore di tenebre e orrore simili
a quelle della mia Passione, moltiplicate nel tempo perché così deve essere.
Deve essere che la Chiesa soffra quanto sofferse il suo Creatore, avanti di morire per risuscitare
in forma eterna. Deve essere che la Chiesa soffra molto più a lungo perché la Chiesa non è, nei suoi
membri, perfetta come il suo Creatore, e se Io soffersi delle ore essa deve soffrire delle settimane e
settimane di ore.
Come sorse perseguitata e alimentata da potere soprannaturale nei primi tempi e nei migliori suoi
figli, così ugualmente sarà di lei quando verranno i tempi ultimi in cui esisterà, sussisterà, resisterà
alla marea satanica e alle battaglie dell’Anticristo coi suoi figli migliori. Selezione dolorosa, ma
giusta.
Sera del 18 luglio 1943, subito dopo la andata via del Padre1.

Dice Gesù:
«No. Per ora quanto ti dico deve servire per te e per il Padre. Tu sai come regolarti.
Riguardo al Padre sono molto, molto contento che delle mie parole ne usi per sé, per l’anima
sua, per la sua predicazione, per guida e conforto di altre anime sacerdotali o meno. Ma non deve
rivelarne la fonte, per ora.
Uno dei maggiori dolori che Io abbia è quello di vedere come il razionalismo sia infiltrato nei
cuori, anche nei cuori che si dicono miei. Sarebbe inutile mettere a parte di tanto dono i sacerdoti.
Proprio fra questi si trovano [344] quelli che, predicando Me e i miei passati miracoli, negano la
Potenza mia, quasi Io non fossi più il Cristo capace di parlare ancora alle anime che languono per
mancanza della mia Parola, quasi ammettendo la mia incapacità attuale al miracolo e la potenza
della grazia in un cuore.
Credere è segno di purezza oltre che di fede. Credere è intelligenza oltre che fede. Chi crede in
purezza e in intelligenza distingue la mia Voce e la raccoglie.
Gli altri sofisticano, discutono, criticano, negano. E perché? Perché vivono della pesantezza e
non dello spirito. Sono ancorati alle cose che hanno trovato e non pensano che sono cose venute da
uomini, i quali non sempre hanno visto giusto, e se anche hanno visto giusto e scritto giusto hanno
scritto per il 1oro tempo e sono stati male capiti dai futuri. Non pensano che Io posso avere altro
da dire, atto ai bisogni dei tempi, e che sono Padrone di dirlo come e a chi mi piace, poiché Io sono
il Dio e il Verbo eterno che mai non cessa d’essere Parola del Padre.
Tento le ultime prove per infiammare le anime che non sono più anime vive ma automi dotati di
moto, ma non di intelligenza e carità. [345] Il mio operare, dal principio di questo secolo, l’ultimo
di questo II° millennio, è un miracolo di Carità per tentare la IIa salvezza del genere umano, specie
delle anime sacerdotali senza le quali la salvezza di molti è impossibile. Mi sostituisco Io ai pulpiti
vuoti o suonanti parole senza vita vera. Ma pochi sono coloro che sono degni di capirmi. Pochi
anche fra i miei ministri.
Perciò il Padre si regoli. Attinga e s’informi al mio dire per sé, per tutti, ma cerchi soprattutto di
accendere carità nei cuori, anche dei confratelli.
Meno scienza e più carità. Meno libri e più Vangelo. E luce nelle anime perché Io sono Luce.
Sgomberare tutto per far posto alla Luce.
Dice il Padre che sono terreno inaccessibile2? Dice poco: sono terreno nemico ed è un grande
dolore per Me.»

1 Padre Migliorini.
2 inaccessibile è nostra correzione da inacessibile
19 luglio 1943.

Dice Gesù:
«Il dono che ti ho dato non ti induca mai alla superbia portandoti a credere di te quello che non è.
Tu non sei altro che un portavoce e un canale nel quale fluisce l’onda della mia Voce, ma come
prendo te potrei prendere [346] un’altra anima qualunque. Il solo prenderla la renderebbe capace di
essere canale e portavoce della Voce del Cristo poiché il mio tocco opera il miracolo. Ma tu non sei
nulla. Nulla più di un’innamorata.
I miei portavoce si trovano o tra i puri o tra i peccatori rea1mente convertiti.
Guarda il nucleo apostolico. A chi detti il Potere? A Pietro. L’uomo che era venuto a Me nel
culmine della virilità dopo aver avuto i trascorsi e le passioni della giovinezza a dell’età matura,
l’uomo che era ancora tanto uomo, dopo tre anni di contatto mio, da essere rinnegatore e violento.
A chi detti la rivelazione e la Rivelazione? A Giovanni, alla carne che non conobbe donna, e che
era sacerdote anche prima di esserlo. Era puro e innamorato.
A chi permisi di toccarmi le membra purissime e divine avanti e dopo la risurrezione? A Maria
di Magdala e non a Marta.
Pietro e Maria i convertiti. Giovanni il puro. È sempre così.
Però a Pietro, in cui si annidava la superbia di sé - “Maestro, ancorché tutti ti tradiscano, io non ti
tradirò” - non ho dato quanto ho dato a Giovanni. E Pietro, maturo e capo del nucleo, dovette
chiedere a Giovanni - un [347] ragazzo rispetto all’altro - di chiedere a Me chi fosse il traditore. E
fu a Giovanni che rivelai i tempi ultimi, non a Pietro, capo della mia Chiesa.
Parlo dove voglio. Parlo a chi voglio. Parlo come voglio. Io non conosco limitazioni.
L’unica limitazione, che non limita Me, ma ostacola il venire della mia Parola, sono1 la superbia
e il peccato. Ecco perché la mia Parola, che dovrebbe dilagare dalle profondità dei Cieli su tutto il
Creato e ammaestrare i cuori di tutti i segnati del mio segno, trova, in tutte le categorie, così pochi
canali. Il mondo, cattolico, cristiano, o d’altra fede, è mosso da due motori: superbia e peccato.
Come può entrare la mia Parola in questo meccanismo arido? Ne verrebbe stritolata e offesa.
Siate dei Giovanni o delle Marie, e diverrete voce della Voce. Estirpate il peccato e la superbia.
Coltivate carità, umiltà, purezza, fede, pentimento. Sono le piante sotto le quali il Maestro si asside
per ammaestrare le sue pecorelle.
Esser portavoce mio vuol dire entrare in una austerità quale nessuna regola monastica [348]
impone. La mia Presenza impone riserbatezze soprannaturali, dominio di sé, distacco dalle cose,
ardore di spirito, asprezza di penitenza, generosità di dolore, vivezza di fede, come nessun’altra
cosa al mondo.
È un dono. Ma viene tolto se colui a cui è dato esce dallo spirito e si ricorda d’esser carne e
sangue.
È una sofferenza. Ma se è sofferenza che stritola la carne e il sangue, ha in sé e con sé una vena
di tale dolcezza rispetto alla quale la manna degli antichi ebrei è amaro assenzio.
È una gloria. Ma non è gloria di questa terra.»
1 sono è nostra correzione da è

20 luglio 1943.
Dice Gesù:
«E scrivi dunque. Nel soprannaturale non bisogna mai avere paura. Chi ti detta sa quello che si
dice e chi ti legge capisce perché ho messo lui pure in condizioni di capire. Perciò via tutti i
retropensieri umani. Ricòrdati che sei il mio portavoce, quindi devi dire quanto ti dico senza
riflettere, umanamente, sull’impressione che altri ne possano avere.
Dunque: Le ragioni per cui feci di Pietro il capo delta Chiesa invece di fare capo il mio
Prediletto, sono diverse e tutte giuste. Non state a mettere sulla bilancia l’amore [349] di Pietro e
quello di Giovanni per trarre da questo il motivo della scelta. I vostri pesi e le vostre misure non
hanno corso in Cielo. Furono due amori diversi come diverse erano le indoli, le età, le forme
dell’amore. Diversi e ugualmente vòlti alto stesso scopo: Io, e ugualmente cari a Me. Dunque
eliminate il ma e il se dell’amore da questo.
Pietro era il più maturo degli apostoli, già rispettato come capo da altri pescatori, divenuti poi
apostoli; egli, come ho detto1, conosceva la vita in tutte le sue pieghe di luce e di ombra, era dotato
di forza di carattere, di ardimento e di una impulsività che ci voleva in quelle circostanze. Egli, per
sua penosa esperienza, conobbe la debolezza di un’ora e poté capire le debolezze degli altri nelle
ore di dubbio e pericolo.
L’ho già detto. Non era quello che mi amava di più. Era uno che mi amava con tutta la sua
capacità d’amare, come del resto tutti gli altri dodici, Giuda compreso finché non prestò orecchio
al seduttore.
Nella Chiesa, che si doveva formare tra tante lotte e insidie, vi era bisogno di uno che per età,
autorità, esperienza e irruenza, sapesse imporsi agli altri. E chi come Pietro, in queste [350] quattro
doti necessarie alla formazione della mia Chiesa?
Giovanni era il più giovane. Anima di fiore, non sapeva il male della vita. Era un giglio dal
boccio ancora serrato sul candore del suo interno. Si aprì nell’ora che il mio sguardo gli scese in
cuore e non seppe più che vedere Me. Era un bimbo dal cuore di eroe e di colomba. Pietro era il
sostegno del mio Cuore che vedeva il presente e il futuro, ma Giovanni era il conforto. Quanto
conforto solo dal suo sorriso dolce, dal suo sguardo puro, dalle sue rade parole, ma sempre così
amorose! Essere vicino a Giovanni era per Me come riposare presso un pozzo fresco, ombreggiato
da piante su un tappeto di fiori. Emanava pace.
Ma potevo Io imporlo, per prudenza e per giustizia, agli altri più anziani? Occorre avere presente
che erano uomini, destinati alla perfezione, ma uomini ancora. Ecco perché la mia Intelligenza
prescelse Pietro adulto, conoscitore delle miserie spirituali, impulsivo, autoritario, a Giovanni mite,
sognatore, giovane, ignaro.
Pietro era la “pratica”, il genio pratico. Giovanni era la “poesia”, il genio poetico. Ma quando i
tempi sono duri, ci vogliono [351] non solo penne di poeta ma pugni di ferro per tenere dura la
barra del timone.
In compenso, al mio Prediletto ho dato la visione dei tempi futuri dopo avergli dato le mie
confidenze più segrete e mia Madre. Potrei dire che Giovanni è l’ultimo, nell’ordine del tempo, E il
primo 2, nell’ordine dell’avvenire, dei profeti grandi. Perché egli chiude il ciclo iniziato da Mosè
riguardo all’Agnello che con la sua immolazione salva il mondo e vi alza il velo che avvolge
l’ultimo giorno.
Ma credete però che in Cielo il mio fulgore incorona la fronte di Pietro e di Giovanni della stessa
luce, e sarebbe bene per voi non fare confronti umani su esseri che sono sopraumani.»

Dice ancora Gesù:


«Considera il mio Fulgore e la mia Bellezza rispetto alla nera mostruosità della Bestia.
Non avere paura di guardare anche se è spettacolo repellente. Sei fra le mie braccia. Esso non
può accostarsi e nuocerti. Lo vedi? Non ti guarda neppure. Ha già tante prede da seguire.
Ora ti pare che meriti lasciare Me per seguire lui? Eppure il mondo lo segue e lascia Me per lui.
[352] Guarda come è satollo e palpitante. È la sua ora di festa. Ma guarda anche come cerca
l’ombra per agire. Odia la Luce, e si chiamava Lucifero! Lo vedi come ipnotizza coloro che non
sono segnati dal mio Sangue? Accumula i suoi sforzi perché sa che è la sua ora e che si avvicina
l’ora mia in cui sarà vinto in eterno.
La sua infernale astuzia e intelligenza satanica sono3 un continuo operare di Male, in
contrapposto al nostro uno e trino operare di Bene, per aumentare la sua preda. Ma astuzia e
intelligenza non prevarrebbero se negli uomini fossero il mio Sangue e la loro onesta volontà.
Troppe cose mancano all’uomo per avere armi da opporre alla Bestia, ed essa lo sa e apertamente
agisce, senza neppure più velarsi di apparenze bugiarde.
La sua schifosa bruttezza ti spinga ad una sempre maggiore diligenza e a una sempre maggiore
penitenza. Per te e per i tuoi disgraziati fratelli che hanno l’anima orba o sedotta e non vedono, o,
vedendolo, corrono incontro al Maligno, pur di averne l’aiuto di un’ora da pagare con una eternità
di dannazione.»
Devo spiegare io, se no non ci capisce 4 nulla.
[353] È dalla sera del 18 che il buon Gesù mi fa vedere una bestiaccia orrenda ma così orrenda
che mi dà ribrezzo e voglia di urlare. Il suo nome è noto. E il buon Gesù mi fa capire che
quell’aspetto è sempre inferiore alla realtà, perché nessuna realtà umana può giungere a
impersonare con esattezza la suprema Bellezza e la suprema Bruttezza.
Ora le descrivo la bestiaccia.
Mi pare di vedere un gran buco nero nero e profondissimo. Comprendo che è profondissimo, ma
non ne vedo che l’orifizio, tutto occupato da un mostro orribile.
Non è serpe, non è coccodrillo, non è dragone, non è pipistrello, ma ha, di tutti e quattro,
qualcosa.
Testa lunga e puntuta senza orecchie e con due occhi sornioni e feroci che sono sempre in caccia
di preda, una bocca vastissima e armata di ben aguzzi denti, sempre intenta ad acchiappare a volo
qualche incauto che arriva a portata delle sue mandibole. La testa insomma ha molto di quella del
serpe per la forma e del coccodrillo per i denti. Collo lungo e flessibile che permette molta agilità
alla testa tremenda.
Un corpaccio lubrico ricoperto da una pelle come quella delle anguille (per intendersi) ossia
senza scaglie, di colore fra il ruggine, il viola, il bigio scuro... non saprei. Ha [354] persino il colore
delle sanguisughe.
Alle spalle e alle anche (dico “anche” perché là finisce il ventre palpitante e gonfio di preda e
comincia la lunga coda che termina a punta), sono quattro zampacce corte e palmate come quelle
del coccodrillo. Alle spalle due alacce da pipistrello.
La bestiaccia non muove il gran corpo schifoso. Muove solo la coda che si divincola a “esse”
qua a là, e muove la testa orribile dagli occhi fascinatori e dalle mascelle sterminatrici.
Misericordia divina! Che brutta bestiaccia! Dal suo antro nero sprigiona tenebra e orrore. Le
assicuro che ieri, che la vedevo con tutta la sua più viva esattezza - e non capivo che ci stesse5 a fare
- mi veniva voglia di urlare di ribrezzo. Meno male che vedevo che verso di me non guardava mai
come per ripulsione. Reciproca ripulsione se mai. Se questo è una pallida raffigurazione di Satana,
che sarà mai lui? Roba da morire due volte di fila solo a vederlo!
Meno male anche che, se in un angolo era la bestiaccia, vicino vicino era il mio Gesù bianco,
bello, biondo... Luce nella luce! Confrontando la luminosa confortevole figura del Cristo con quella
dell’altro, il suo sguardo dolcissimo, chiaro, con quello bieco dell’altro, c’è proprio da compiangere
gli infelici peccatori destinati al secondo perché hanno respinto [355] Gesù.
Ebbene, ora che l’ho visto... vorrei non vederlo più perché è troppo brutto. Pregherò perché il
meno possibile di disgraziati vada a finire nelle sue grinfie, ma prego il buon Dio di levarmi questa
vista.
Oggi è meno viva e ne sono gratissima al Signore. E ancora più grata perché la cara Voce mi fa
capire il perché di quella visione che ieri mi terrorizzava credendola destinata a me per
avvertimento.

1 Nel dettato del 19 luglio, pag. 148.


2 primo è nostra trascrizione da I°
3 sono è nostra correzione da è
4 Si rivolge al Padre Migliorini.
5 stesse è nostra correzione da stasse
21 luglio 1943.

Dice Gesù:
Ti ho già detto che quanto è detto negli antichi libri ha un riferimento nel presente1. È come se
una serie di specchi ripetesse, portandolo sempre più avanti uno spettacolo visto più addietro.
Il mondo ripete se stesso negli errori e nei ravvedimenti, con questa differenza però: che gli
errori si sono sempre più perfezionati con l’evoluzione della razza verso la cosiddetta civiltà,
mentre i ravvedimenti sono divenuti sempre più embrionali. Perché? Perché, col passare del mondo
dall’età fanciulla ad età più completa, sono cresciute 2 la malizia e la superbia del mondo.
Ora siete nel culmine dell’età del mondo e avete raggiunto anche il culmine della [356] malizia e
della superbia.
Non pensare però che avete ancora tanto da vivere quanto siete vissuti. Siete al culmine, e ciò
dovrebbe dire: avete altrettanto da vivere. Ma non sarà. La parabola discendente del mondo verso la
fine non sarà lunga come quella ascendente. Sarà un precipitare nella fine. Vi fanno precipitare
appunto malizia e superbia. Due pesi che vi trascinano nel baratro della fine, al tremendo giudizio.
Superbia e malizia, oltreché trascinarvi nella parabola discendente, vi ottundono talmente lo
spirito da rendervi sempre più incapaci di fermare, col ravvedimento sincero, la discesa.
Ma se voi avete proceduto così: a ritroso nel Bene, a capofitto verso il Male; Io, l’Eterno, sono
rimasto fermo nella mia esatta misura del Bene e del Male. Dal dì che fu la luce, e con essa ebbe
inizio il mondo, è stabilito, dalla Mente che non erra, ciò che è Bene e ciò che è Male. E forza
umana, la piccola forza umana, non può smuovere e sgretolare quel codice eterno scritto dal dito di
Dio su pagine intoccabili e che non sono di questa terra.

Unica mutazione, dall’istante in cui il mio Volere creò il mondo e l’uomo, sta in questo: che
prima dovevate reggervi e [357] guidarvi sulle tavole della Legge e sulla parola dei Profeti; dopo
aveste Me, Verbo e Redentore, a spiegarvi la Legge a darvi il mio ammaestramento, il mio Sangue,
a portarvi con la mia venuta lo Spirito che non lascia ombre, a sorreggervi poi, nei secoli, coi
Sacramenti e i sacramentali.
Ma che ne avete fatto della mia venuta? Un nuovo peso di colpe di cui dovrete rispondere.
Vogliamo guardare insieme le pagine antiche in cui sono le spiegazioni dell’ora attuale? Le hai
sentite come un pungolo; ma Io lo le mostrerò meglio.
Cosa è promesso a chi osserva la Legge? Prosperità, abbondanza, pace potenza, discendenza
sana e abbondante, trionfo sui nemici, poiché il Signore sarebbe sul filo delle spade dei suoi servi
contro coloro che vorrebbero alzare la mano sui figli dell’Altissimo. Cosa è minacciato a chi la
trasgredisce? Fame, carestia, guerre, sconfitte, pestilenze, abbandono da parte di Dio, oppressione di
nemici per cui i già figli dell’Altissimo diverranno simili a mandre perseguitate e spaurite, destinate
al massacro.
Vi lamentate dell’ora che vivete. Ma la trovate ingiusta? Il suo rigore vi pare troppo duro? No. È
giusta e meno dura di quanto meritate.
Io vi ho salvato e risalvato in mille modi, [358] Io vi ho perdonato e riperdonato da settemila e
settemila delitti. Io sono venuto apposta per darvi Vita e Luce. Io, Luce del mondo, sono venuto fra
le vostre tenebre per portarvi la Parola e la Luce. Non ho più parlato fra i turbini e il fuoco
attraverso la bocca dei Profeti. No. Sono venuto Io, Io personalmente. Ho rotto con voi il mio pane,
ho diviso con voi il mio giaciglio 3, ho sudato con voi nella fatica, ho consumato Me stesso
nell’evangelizzarvi, sono morto per voi, ho dissipato con la mia Parola ogni dubbio sulla Legge, ho
dissipato con la mia Risurrezione ogni dubbio sulla mia Natura, vi ho lasciato Me stesso perché
fossi il vostro Cibo spirituale, atto a darvi la Vita, e voi mi avete dato la morte.
Vi ho dato la Parola e l’Amore e il Sangue di Dio, e voi avete chiuso le vostre orecchie alla
Parola, la vostra anima all’Amore, e avete bestemmiato il mio Sangue.
All’antico Tabernacolo, dove erano due tavole di pietra scritte dal dito di un Profeta e un poco di
manna, Io ho sostituito il nuovo Tabernacolo in cui è il Pane vero disceso dal Cielo e il mio Cuore
dove è scritto il Patto dell’amore che voi, non Io, infrangete.
Non potete più dire: “Non sappiamo come sia Dio”. Ho preso Carne perché aveste una Carne
da amare, non bastando alla vostra pesantezza di amare uno spirito.
Ebbene? Che avete fatto? Che avete sempre più fatto? Avete voltato le spalle a Dio, al suo altare,
alla sua Persona. Non avete voluto Dio, il Dio Uno e Trino, il Dio vero.
Avete voluto degli dèi. E i vostri dèi attuali sono più obbrobriosi degli dèi antichi o dei feticci
degli idolatri. Sì. Dei feticci degli idolatri. In quelli si annida ancora il rispetto per l’immagine di
Dio, così come la loro mentalità e ignoranza la sanno concepire. E in verità, in verità vi dico che
saranno molto meno severamente giudicati gli idolatri naturali di voi, idolatri di malizia, venduti
alla peggiore idolatria: la autoidolatria.
Sì, vi siete creati degli dèi di carne, e carne corrotta, e davanti ad essi avete saputo osannare e
piegare il capo e la schiena che non avete saputo curvare davanti a Dio. Avete disprezzato,
rinnegato, deriso, spezzato la mia Legge; ma avete accettato e ubbidito, come schiavi e come
animali addomesticati dal domatore, la bugiarda legge che vi hanno [360] dato dei poveri uomini
traviati più ancora di voi e il cui destino è tale da far tremare d’orrore tutto il cielo.
Idolatri, idolatri, pagani, venduti alla carne, al denaro, al potere, a Satana che è padrone di
questi tre regni nefasti della carne, del denaro e del potere!
Ma perché, perché, o popolo mio, sei uscito dal Regno che t’avevo dato, perché hai fuggito il tuo
Re di Perfezione e d’Amore e hai preferito le catene e la barbarie del Regno di Satana e il Principe
del Male e della Morte? È così che ricompensi l’Altissimo che ti è Padre e Salvatore? E ti stupisci
se fuoco scaturisce dalla terra e fuoco piove dal cielo per incenerire la razza proterva e traditrice che
ha rinnegato Dio e accolto Satana e i suoi ministri?
No, che Satana non ha bisogno di lavorare, di faticare per inghiottirvi! Io devo faticare per
vedere di attirarvi ancora, poiché se voi avete rinnegato la vostra origine, Io mi ricordo di esservi
Padre e Salvatore. Fino all’ora estrema, in cui sarete adunati per la selezione inesorabile, non
rinnego i miei disgraziati figli e tento salvarli ancora.
Questo, o Maria, questo castigo non è immeritato. È giusto. È grave perché le vostre [361] colpe
sono gravissime. Ma non è, non è dato per cattiveria da un Dio che è tutto bontà. Il vostro Dio
darebbe Se stesso per risparmiarvelo, se sapesse che ciò vi gioverebbe 4. Ma deve, deve lasciare che
voi stessi vi puniate delle vostre pazzie, dei vostri mercati colla Bestia.
Mille e diecimila si perderanno in ogni angolo della terra. Ma qualcuno sentirà nell’agonia che vi
strozza, risuonare la Voce di Dio, e alzerà dalle tenebre la faccia verso la Luce. Quell’uno che torna
giustificherà il flagello, poiché - sappilo e pensa quale obbligo avete di custodirla - il prezzo e il
valore di un’anima è tale che i tesori della terra non bastano a comperarla. Occorre il Sangue di
un Dio. I1 mio.»

1 Come nello scritto del 31 maggio, pag. 5.


2 sono cresciute è nostra correzione da è cresciuta
3 giaciglio è nostra correzione da giacilio
4 gioverebbe è nostra correzione da giovasse

22 luglio 1943 1.
Dice Gesù:
«Continuiamo il riferimento fra il passato e il presente, che nell’eterno essere di Dio è un sempre
“presente”. E oggi ti farò guardare quello che è più vicino al tuo cuore.
Io non nego l’amore di Patria. Io, l’eterno Figlio di Dio, divenuto Uomo, ho avuto una Patria e
l’ho amata di una perfezione d’amore. [362] La mia Patria terrena l’ho amata, avrei voluto saperla
degna della protezione di Dio e, sapendola invece indegna, ho pianto su essa. Capisco perciò il
dolore di un cuore leale che vede la Patria non solo in pericolo, ma condannata a giorni di un dolore
rispetto al quale la morte è un dono.
Ma dimmi, Maria. Potete voi dire che Io non ho amato questa terra che è la patria vostra e nella
quale ho mandato il mio Pietro a erigervi la Pietra che non crollerà per soffiare di venti; questa terra
dove, in un momento di prudenza umana Io sono venuto per confermare Pietro al martirio, perché
c’era bisogno di quel sangue in Roma per fare di Roma il centro del Cattolicesimo?
Potete voi dire che Io non ho amato questa terra nella quale i miei confessori sono caduti a
manipoli come spighe di un grano eterno, falciate da un Eterno Mietitore, per farne nutrimento al
vostro spirito?
Potete voi dire che Io non ho amato questa terra dove ho portato le reliquie della mia vita e della
mia morte: la casa di Nazaret dove venni concepito in un abbraccio di luminoso ardore tra il Divino
Spirito e la Vergine, e la Sindone dove il sudore della mia Morte ha impresso il segno del mio
dolore, sofferto per l’umanità?
Potete voi dire che Io non ho amato questa [363] terra dove sono fioriti i più grandi santi, quelli
simili a Me per il dono delle ferite, quelli che non hanno avuto veli nel vedere la Essenza Nostra,
quelli che, aiutati da Me, hanno creato opere che ripetono nei secoli il miracolo del pane e del pesce
moltiplicati per i bisogni dell’uomo?
Potete dire voi che Io non ho amato questa terra alla quale ho dato tanti geni tante vittorie, tanta
gloria, tanto bello di cielo, di terra, di mare, di fiori, di monti, di selve?
Potete dire voi che Io non ho amato questa terra dandovi aiuto per divenire liberi e uniti? Nelle
guerre contro nemici dieci volte più grandi di voi, in imprese folli, a giudizio umano, Io ero coi miei
angeli fra le vostre schiere. Ero Io, ero Io che illuminavo i condottieri, che proteggevo i gregari, che
sventavo i tradimenti, che vi davo Vittoria e Pace. Ero Io che vi davo la gioia della conquista,
quando questa non era opera di prepotenza, ma poteva essere opera di civilizzazione, o di
redenzione di terre vostre da un dominio straniero.

Potete dire voi che Io non vi ho concesso la più necessaria Pace: quella della mia Chiesa che i
vostri padri avevano offesa e che ha perdonato perché l’Italia fosse realmente [364] una e grande?
E non sono venuto a darvi acqua per le messi assetate, sole per i campi bagnati, salute nelle
epidemie?
E non vi ho dato la Voce che parla in mio Nome, che parla prima a voi che agli altri, perché
anche nel mio Vicario, Pastore universale, è l’amore di Patria, e il mio Vicario da secoli è italiano?
Dal cuore d’Italia si spande la Voce sul mondo e voi ne ricevete l’onda prima, anche la più lieve.
E che è giovato tutto ciò?
Avete prevaricato. Vi siete creduto lecito tutto perché avete stoltamente pensato di avere Dio al
vostro servizio. Avete pensato che la mia Giustizia mettesse l’avallo alle vostre colpe, alle vostre
prepotenze, alla vostra idolatria. Più Dio era buono e longanime, e più voi ve ne approfittavate.
Avete respinto sistematicamente il Bene e avete abbracciato il Male facendo di esso un culto.
E allora? Di che vi lamentate?
Ma “abbominio della desolazione” non è forse appena fuori della sede di Pietro? Non spinge le
sue onde fetide di vizio, concupiscenza, frode, idolatria del senso, delle ingiuste ricchezze, del
potere predato e predatore, contro i gradini stessi della Cattedra [365] di Pietro? E che volete di più?
Ma leggete con attenzione le parole di Giovanni e non chiedete di sapere oltre.
Dio non si schernisce e non si tenta, o figli. E voi l’avete tanto tentato e lo tentate
continuamente. Nell’interno delle vostre anime, delle vostre menti, dei vostri corpi, nell’interno
delle vostre case, nell’interno delle vostre istituzioni.
Dappertutto lo tentate e lo schernite.
I miei angeli si velano la faccia per non vedere il vostro mercimonio con Satana e i suoi
precursori. Ma Io lo vedo e dico: Basta!
Se Gerusalemme fu punita dei suoi delitti, non lo sarà la seconda Gerusalemme che dopo 20
secoli di cristianesimo alza, sugli altari bugiardi, nuovi dèi imposti da padroni ancor più segnati del
segno della Bestia di quel che non siate voi d’Italia, e crede di ingannare Cristo con un bugiardo
ossequio alla sua Croce e alla sua Chiesa, eseguito solo per raffinata ipocrisia che cela, sotto il
sorriso e l’inchino, la spada del sicario?
Sì. Compite pure l’ultimo delitto. Perseguitate Me nei miei Pontefici e nei miei fedeli veri. Ma
fatelo apertamente e fatelo presto. Ugualmente presto Io provvederò.2
È dolore parlare così e parlare ai meno colpe[366]voli. Ma non ho, negli altri, orecchie che mi
odano. Cadono e cadranno maledicendomi. Almeno, almeno sotto la sferza del flagello, nell’agonia
che stringe cuori e patria, sapessero convertirsi e chiedere pietà!

Ma non lo faranno. E pietà non ci sarà. La pietà piena che vorrei darvi. Troppo pochi coloro
che meritano, rispetto agli infiniti che demeritano ora per ora sempre più. Se i buoni fossero un
decimo dei malvagi, ciò che è segnato potrebbe conoscere mutamento. Invece la giustizia segue il
suo corso. Siete voi che la obbligate a seguirlo.
Ma se non sarà più pietà collettiva, sarà giustizia individuale. Coloro che macerano se stessi per
amore di patria e dei fratelli, saranno giudicati con immenso amore. Gli altri con rigore.
I maggiori colpevoli, poi, sarebbe meglio non fossero mai nati. Non una goccia di sangue estorta
alle vene degli umili, non un gemito, non un lutto, non una disperazione estorta a un cuore, non
un’anima rapita a Dio, rimarrà senza peso nel loro giudizio.
Perdonerò agli umili che possono disperare per orrore di eventi. Ma non perdonerò a coloro
che li hanno indotti alla disperazione in obbedienza ai voleri della Bestia.»

[367] Dice Gesù:


«La speranza vive dove vive la fede. La disperazione che conduce alla morte tante anime oggi ha
per presupposto la mancanza di una fede vera. Infatti colui che ha fede vera, chiede con tale
insistenza che ottiene.
Ma quando vedete che una preghiera resta non ascoltata, pensate pure che è viziata nella
richiesta o viziata nella fede. Se è viziata nella richiesta, allora Io, che so, non vi concedo quanto vi
darebbe la felicità d’un istante e il dolore per tutto il resto della vita terrena, e talora potrebbe darvi
anche pene nell’altra per il malo uso che voi potreste fare del mio dono. Se è viziata nella fede,
allora Io non la sento e non l’ascolto.
Il mondo non ha più fede e perciò non ha più speranza. Il mondo non crede che Dio è Padre
onnipotente. I1 mondo non crede che Dio è Padre amoroso. Se sapesse il mondo come è doloroso
per Me non potervi aiutare sempre e non potere sempre farvi felici!
Io vorrei che i miei figli fossero tanto miei da avere solo pensieri santi e sante domande da fare al
Padre, che allora le ascolterebbe sempre, sempre, sempre. [368] Non le concederebbe sempre, ma le
ascolterebbe sempre, e quando non potesse dare a un figlio ciò che un figlio chiede, sostituirebbe il
dono non dato per ragioni di divina intelligenza, con cento altri conforti più grandi ancora.
Tu ne sai qualcosa, tu che sei giunta alla Fede vera nel Dio e Padre tuo. Ma se mediti bene il
motivo base della morte della fede e della speranza, tu vedi che esso è la mancanza di carità.
Dio non è amato. Non dai cristiani solo di nome, ma da quelli che paiono essere cristiani
ferventi. Paiono, ma non sono tali. Molte pratiche religiose, molte preghiere, ma le une e le altre
superficiali, fatte e compiute più per superstizione che per religione. Temono in molti che se non è
detto quel dato numero dì preghiere, che se non sono fatte quelle date funzioni, Dio li punisca, anzi
- lasciano da parte Dio - non vadano bene le loro faccende. Egoismo anche in questo.

Non hanno capito cosa è l’amore del Padre verso i figli e dei figli verso il Padre. Dio è, credono
che sia. Ma così lontano, astratto... che è come non ci fosse. Dio lo credono non solo lontano, ma
arcigno e avaro. Dio lo credono seminatore di punizioni.
[369] No. Il vostro Dio è sempre presso a voi. Non è Lui che si allontana, siete voi. Non è Lui
che è avaro e arcigno, siete voi. Non è Lui che chiude le porte delle grazie, siete voi. Le chiudete col
vostro non avere fede e amore e speranza in Lui.
Ma venite, poveri figli, venite a Me che ardo del desiderio di farvi felici. Venite a Me che mi
accoro per non potervi stringere al seno e asciugarvi il pianto. Venite dall’Unico che vi dia bene e
pace, e amore vero e eterno.
Vivere presso a Me è gioia anche nel dolore. Morire con Me vicino è passare nella gioia. Chi si
affida a Me non deve avere paura di nulla sulla terra e di nulla nell’eternità, perché a chi mi è vero
figlio Io apro un cuore di vero Padre pieno di comprensione e di perdono.»

1 1943 è nostra sostituzione di 22, che era ripetuto per maggiore chiarezza.
2 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in margine, a matita: Dopo tre giorni cade Mussolini e 50 giorni dopo
il Vaticano è circondato da tedeschi.

2 agosto. 1
Dice Gesù:
«Stai sicura. Chi ha Me ha tutto. Non hai più fame e non hai più sete, secondo la mia promessa,
perché credi in Me. Non parlo della fame e della sete del povero corpo. Parlo della fame e della sete
del vostro cuore, della vostra anima, del vostro spirito. Solo il pensiero che mi hai vicino ti consola,
ti sostiene, ti nutre tutta.
No, che non mi stanco di stare vicino a te. [370] Gesù non si stanca mai di stare vicino ai suoi
poveri figli che senza di Lui sono tanto infelici. Guarda se mi stanco mai di stare nelle chiese ad
attendervi, chiuso in poco pane per assumere una forma visibile alla vostra pesantezza materiale.
Come il più dolce tesoro che Io abbia, sono le anime che il Padre mio mi ha date. Puoi tu
dubitare che Io non tratti con amoroso rispetto quanto mi è stato dato dal Padre mio?
Sono disceso dal Cielo, dove ero beato nella divinità eccelsa della mia Essenza per compiere
questo desiderio del Padre di salvare il genere umano da Lui creato. Circoscritto, Io l’Infinito, in
poca carne; avvilito, Io il Potente, in veste d’uomo oscuro; povero, Io il Padrone dell’Universo, in
un paesello qualsiasi; accusato, Io il senza Macchia, il Purissimo, di tutte le colpe morali e spirituali
come ribelle all’autorità umana, sovvertitore di popoli, violatore della legge divina bestemmiatore
di Dio; tutto ho subìto, tutto ho compiuto per rendere realtà il desiderio del Padre.

No, non mi stanco d’essere con te. Ti aspetto. Quando sarà la tua ora, salirai con Me alla vita
eterna, perché a chi crede in Me essa è serbata. Ti ho già detto 2 come colui che crede, realmente
crede, si salva. Poiché la Fede porta seco [371] le altre virtù e fa praticare le virtù e la Legge.»

Sempre il 2 agosto.3
Dice Gesù:
«Di’ al Padre 4, che chiede un segno per persuadere i confratelli a certe verità che non si possono
negare, che gli do la stessa risposta data al ricco Epulone: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non
ascolteranno neppure un morto risuscitato”.
Se non ascoltano la voce della loro coscienza ispirata da Me, che grida i suoi avvertimenti
inoppugnabili5 e veritieri, se soffocano sotto l’incredulità anche quel resto di sensibilità che
permane in loro, come vuoi che facciano a sentire altre cose? Se non chinano la fronte davanti alla
realtà che li colpisce e non ricordano non capiscono, non ammettono nulla, come vuoi che credano a
un segno?
Negano anche Me, anche se dicono di non negarmi; loro sono i “dotti” ed hanno soffocato la
bella, santa, semplice, pura capacità di credere, sotto le pietre e i mattoni della loro scienza, troppo
imbevuta di terra per potere capire ciò che non è terra.
Ah! Maria! Quanto dolore ha il tuo Gesù! Vedo morire quello che Io ho seminato a costo del mio
morire.
Ma neanche se Io apparissi mi crederebbero. Metterebbero in moto tutti gli arnesi della scienza
per pesare, elencare, analizzare la [372] meraviglia della mia apparizione, sciorinerebbero tutti i
ragionamenti della loro cultura, disturbando profeti e santi per citare, a rovescio e nel modo che più
121

Venite, o generosi che mi amate già, trascinate come un tramaglio i fratelli che titubano ancora.
Se in tutti chiedo di entrare per dare sollievo all’Amore respinto a voi, anime vittime, chiedo di
darvi totalmente a Me, all’opera, [403] distruttrice sulla terra, del mio Amore veemente, ma
creatrice di una gloria così alta che voi non potete concepire.
Quale fulgore avranno quelle anime che accolsero l’Amore di Dio fino ad esserne consumate!
Avranno il fulgore stesso del mio Amore che resterà in loro: Fuoco e Gemma eterna di divinissimo
splendore.»

Dice ancora Gesù:


«Sai come devi fare per ottenere il bene di tua madre? Lavorando per i contrari. Ossia: alla sua
impazienza opponi la tua pazienza; alla sua maniera ingiusta e insincera di vedere3, opponi la tua
sincerità; alla sua ribellione, la tua sommissione; al suo astio, il tuo amore; alla sua insopportabilità
di ogni cosa, la tua rassegnazione ilare.
Le anime si conquistano così: per i contrari. Ma non pensarti mai di farlo capire a lei. Lavora in
silenzio offrendo tutto a Me. Uniti otterremo quello che otterremo. Ma anche non giovasse nulla, tu
avrai fatto il tuo dovere e ne avrai il premio.»

1 Nel dettato del 16 luglio, pag. 170.


2 Sta sopra loro il momento in cui è nostra costruzione da Il momento sta loro sopra in cui
3 La scrittrice aggiunge a matita: (qui, veramente Gesù aveva detto una parola più esplicita. Ma m’è spiaciuto
scriverla)

23 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Quando il tempo verrà, molte stelle saranno travolte dalle spire di Lucifero che per vincere ha
bisogno di diminuire le luci delle anime.
Ciò potrà avvenire perché non solo i laici, ma anche gli ecclesiastici hanno perso e perdono
sempre più quella fermezza di fede, di carità, di forza, di purezza di distacco dalle seduzioni del
mondo, necessarie per rimanere nell’orbita della luce di Dio.
Comprendi chi sono le stelle di cui parlo? Sono quelli che Io ho definito sale della terra e luce
del mondo: i miei ministri.

Studio dell’acuta malizia di Satana è di spegnere, travolgendoli, questi luminari che sono luci
riflettenti la mia Luce alle turbe. Se con tanta luce che ancora la Chiesa sacerdotale emana, le anime
stanno sempre più sprofondando nelle tenebre, è intuitivo quale tenebra schiaccerà le turbe quando
molte stelle si spegneranno nel mio cielo.
Satana lo sa e semina i suoi semi per preparare la debolezza del sacerdozio, onde poterlo
travolgere facilmente in peccati, non tanto di senso quanto di pensiero. Nel caos mentale sarà per
lui facile provocare il caos spirituale. Nel caos spirituale i deboli, davanti alle fiumane delle
persecuzioni, commetteranno peccato di viltà, rinnegando la fede.
Non morrà la Chiesa perché Io sarò con essa. [405] Ma conoscerà ore di tenebre e orrore simili
a quelle della mia Passione, moltiplicate nel tempo perché così deve essere.
Deve essere che la Chiesa soffra quanto sofferse il suo Creatore, avanti di morire per risuscitare
in forma eterna. Deve essere che la Chiesa soffra molto più a lungo perché la Chiesa non è, nei suoi
membri, perfetta come il suo Creatore, e se Io soffersi delle ore essa deve soffrire delle settimane e
settimane di ore.
Come sorse perseguitata e alimentata da potere soprannaturale nei primi tempi e nei migliori suoi
figli, così ugualmente sarà di lei quando verranno i tempi ultimi in cui esisterà, sussisterà, resisterà
alla marea satanica e alle battaglie dell’Anticristo coi suoi figli migliori. Selezione dolorosa, ma
giusta.
È logico che in un mondo in cui tante luci spirituali saranno morte si instauri, palesemente, il
regno breve ma tremendo dell’Anticristo, generato da Satana così come il Cristo fu generato dal
Padre. Cristo figlio del Padre, generato dall’Amore con la Purezza. Anticristo figlio di Satana,
generato dall’Odio con l’Impurità triplice.
Come ulive fra le mole del frantoio, i figli del Cristo saranno perseguitati spremuti, [406]
stritolati dalla Bestia vorace. Ma non inghiottiti, poiché il Sangue non permetterà che siano corrotti
nello spirito. Come i primi, gli ultimi saranno falciati come manipoli di spighe nella persecuzione
estrema e la terra beverà il loro sangue. Ma beati in eterno per la loro perseveranza coloro che
muoiono fedeli al Signore.»

Lei 1 mi aveva detto che per capire Giovanni bisognava leggere le sue epistole e l’Apocalisse. Ho
preso la Bibbia e ho aperto a caso dove sono gli scritti del Prediletto. Mi si è aperta al 12° cap. Il
Maestro me lo spiega così.
Mi accorgo che giorni fa Gesù ebbe una frase simile al commento circa la maternità spirituale di
Maria 2, che si vuole vedere adombrata nella donna vestita di sole. Ma oggi Gesù non ne parla, di
Maria. Parla della condizione della Chiesa militante nei tempi ultimi. Leggerò attentamente
l’Apocalisse sperando in Gesù che mi sia luce per capirlo.

1 Padre Migliorini.
2 Nel dettato del 6 luglio, pag. 133.

24 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Ti ho già detto 1 che tutto il male che vi opprime ora è il frutto dell’abbandono della mia Legge
da parte dei singoli e della società. La mancanza di fede, la mancanza di carità, [407] la mancanza
di speranza, la mancanza di ogni virtù hanno una sola origine: la diserzione dalla mia milizia, dalla
milizia cristiana.
Come da un ceppo di radici venefiche, sono scaturite, al posto delle mie virtù, delle tendenze, dei
vizi, delle passioni peggio che umane: demoniache. La pianta della vita cristiana è morta in quasi
tutti i cuori, in molti vegeta a stento, in pochi è ancora florida, nutrita dal succo di Vita, ornata di
fronde robuste.
Né vi è da sperare che le cose cambino. Anzi volgeranno sempre al peggio perché, come un
bosco invaso da piante parassitarie e da insetti nocivi si spoglia sempre più da fronde e frutti e
finisce col morire, altrettanto avviene della società di ora, sempre più bruciata, soffocata, corrosa da
mille tendenze viziose e da mille peccati.
I principali: odio, lussuria, prepotenza, frode. Le prime: negazione di Dio, dottrine avverse alla
mia, culto esagerato di se stessi, egoismo e altre ancora.
La mia Parola non può scendere - seme e acqua di Vita e Vita vera - nelle anime. Esse sono
troppo occupate da altre cose. La maggioranza dei cristiani ha respinto il Cristo, perché al posto
del Cristo ha messo se stessa o il potere, il denaro, la carne. [408] Chi meno manca, manca
sempre, poiché non ha misericordia vera del suo prossimo. Chi è che non maledice, non impreca, al
giorno d’oggi?
Ma tu non maledire, non imprecare, figlia che amo. Lascia al tuo Dio il compito di punire. Tu
ama e abbi misericordia, per tutti. Anche per i colpevoli primi.

Sono dei disgraziati, sono dei disgraziati! Hanno rovinato tutto il buono che avevano con
accogliere il male di Satana. Hanno barattato un’eternità di gloria per una ora di gloria terrena.
Hanno venduto per trenta denari la loro anima a Satana. Sono i Giuda della loro anima. Mi fanno
sdegno e pietà. Sì, anche pietà, perché Io sono il Dio della misericordia e sento pietà dei miei figli
traviati.
Aiutami a salvarli dall’ultima colpa. Come vorrei poterli perdonare! Tu, figlia che amo, perdona.
Dal tuo cuore che possiede Me e la mia Parola non escano altro che parole di pace e di perdono.
Lo so che è difficile alla vostra umanità. Ma sopra di essa è lo spirito, e lo spirito è il regno del
Signore. Ora come potete voi avere il Signore in voi [409] se il vostro spirito non ha le stesse
passioni del suo Re?
E le mie passioni, come le mie parole, sono sante, misericordiose, buone. Hanno tutte il sigillo
dell’Amore, dell’Amore vero che non è mai tanto amore come quando si immola per i fratelli e
perdona ad essi.»

Dice ancora:
«Non mi piacciono quelli che gridano: “A morte!” dopo avere gridato: “Osanna!”.
Se coloro ai quali è lanciato il grido di condanna vi avessero dato quella preda e quel benessere,
ingiustamente carpito, che Io non ho potuto permettere vi dessero per non portare voi e loro ad una
perfezione di orgoglio, voi li acclamereste. Non pensereste che altri al posto vostro soffrirebbero e
che sono, come voi, figli miei.
Lasciate a Me il giudicare, il punire, il premiare. Cercate solo, per voi stessi di meritare il mio
premio. E siate coerenti e onesti.
È incoerenza, disonestà, viltà, infierire sugli sconfitti, quale che sia la loro sconfitta, giusta che
sia come punizione o dolorosa come frutto di immeritate circostanze.
È incoerenza perché non va all’uomo, ma all’azione dell’uomo, azione - ripeto - che avreste
approvata, anche se non buona, qualora vi avesse dato un utile. [410]
È, per la stessa ragione, disonestà: tutti, ricordatelo bene, avete la vostra parte di colpa nell’ora
attuale. Chi ne ha meno di tutti, poiché non ha commesso peccato di adorazione di un uomo e non
lo ha seguito contro la Legge, ha quello di non avere pregato mattina e sera per lui. I grandi hanno
bisogno delle preghiere dei piccoli per restare grandi nel Bene.
È, infine, viltà perché infierire su chi non è più potente, ma anzi è il più disgraziato di tutti,
odiato dal mondo, colpito da Dio, è colpa uguale a chi opprime un debole.
Queste cose, inconcepibili per la massa, sono sempre succo della mia Legge. E che la mia Legge
è seguita superficialmente, e non sostanzialmente, lo prova il fatto del modo come le masse si
rivoltano contro coloro che non vi hanno dato quanto il vostro egoismo attendeva.» 2
1 Soprattutto nei dettati del 21 e del 22 luglio (pag. 152 e seguenti)
2 Su una copia dattiloscritta, il testo prosegue con il seguente brano posto tra parentesi, al termine del quale la scrittrice
precisa, annotando a matita, che si tratta di Nota di P. Migliorini: «Il dettato precedente era di difficile applicazione nel
giorno in cui fu dato, 24 luglio 1943. Al 26 fu propagata la notizia che Mussolini aveva dato le sue dimissioni in mano
del Re e quanto avvenne o tentò avvenire in questo stesso giorno di disapprovazione verso l’uomo decaduto giustifica
ampiamente le raccomandazioni del Signore non solo, ma rende credibile che sia stato proprio Lui a dettare quanto è
stato scritto ».

25 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Ecco, guardiamo insieme due miracoli del Vangelo. Però, poiché Io sono Dio e parlo con
intelligenza divina, non ti prospetterò i miracoli come solitamente vi vengono prospettati. Ma ti farò
notare il miracolo nel miracolo.
Cominciamo dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci.
I miei sacerdoti predicano continuamente la [411] potenza di Dio che sfama le turbe moltiplicando
il poco cibo. Bello e dolce miracolo. Ma per un Dio che ha moltiplicato i soli nel firmamento, cosa è
mai la moltiplicazione di poche briciole di pane? Io, il Cristo, il Verbo del Padre, vi insegno un altro
miracolo nel miracolo.
Un miracolo che potete compiere anche voi quando sapete raggiungere quella potenza che
occorre.
Come ottengo Io quel miracolo? Soltanto col toccare i pani e con lo spezzarli con le mie mani di
Dio? No. Dice il Vangelo: “...e rese grazie”. Ecco il miracolo del miracolo. Io Figlio del Padre, Io
Onnipotente come il Padre, Io Creatore con il Padre, rendo grazie. Prego il Padre, mi umilio con
atto di sommissione e di fiducia.
Io non mi credo esonerato dal dovere di chiedere all’Eterno Padre, il quale ha il dovere di
soccorrere i suoi figli, ma ha anche il diritto d’esser riconosciuto come supremo Signore del Cielo
e della Terra.
Io: Dio come Lui, me lo ricordo questo diritto e compio questo dovere e ve lo insegno. E col
dovere di rispetto, quello di fiducia. Il miracolo del pane moltiplicato si compie dopo che Io ebbi
reso grazie al Padre. E voi?
L’altro miracolo. La barca di Pietro, presa da venti contrari, imbarcava acqua e sbandava. [412]
E i miei discepoli, con una grande paura per la loro vita, si affannavano a raddrizzare il timone, a
legare le vele, a gettare soprabordo l’acqua la zavorra, pronti a gettare le ceste dei pesci e le reti, pur
di alleggerire la barca e giungere a riva.
Le burrasche sul lago erano frequenti e improvvise e non c’era da scherzare. Molte volte Io li
avevo aiutati. Ma quel giorno Io non c’ero. Non c’ero materialmente, con loro. Ma il mio amore era
su loro perché Io sono sempre su chi mi ama. E i discepoli avevano paura. Ma - ecco il miracolo -
ma non chiamato, non presente, Io venni a mettere pace sui flutti e pace nelle anime.
La bontà mia è un continuo miracolo, figlia, un miracolo sul quale troppo poco riflettete.
Quando vi viene presentato questo punto evangelico, vi si fa notare la potenza della fede. Ma la mia
Bontà, che precorre anche ai vostri bisogni di discepoli e vi viene incontro camminando fra flutti di
tempesta, perché non ve la fanno osservare?
È più grande dell’Universo, del Bisogno e del Dolore, la mia Bontà; ed è più vigilante di ogni
intelligenza umana. Ha radici nell’amore paterno di Dio, la mia Bontà. Perché non venite ad essa,
non le credete ciecamente, non attingete alla sua infinità?
Io sono con voi fino alla fine dei secoli. [413] Sono lo Spirito di Dio fatto carne. So i bisogni
della carne, so i bisogni dello spirito e ho la potenza di Dio per aiutare i vostri bisogni, come ho
l’amore che mi sprona ad aiutarli. Poiché sono Uno col Padre e con lo Spirito, col Padre dal quale
procedo e con lo Spirito per il quale presi carne, e del Padre ho la Potenza e dello Spirito la
Carità.»

Questa mattina sono rimasta a bocca aperta. Avevo finito di scrivere quanto sopra mentre Marta
era a Messa e mamma dormiva. Raro, prezioso momento di silenzio, dunque. Una festa!
Torna Marta e mi dice, parlando del poco pane che aveva: “Mah! Ci vorrebbe che succedesse
quello che dice il Vangelo oggi “.
E io: “Perché? Che dice?”
E Marta: “Eh! dice della moltiplicazione dei pani a dei pesci”.
Sono rimasta come un pesce, a occhi e bocca sgranati. Gesù mi aveva spiegato il Vangelo di
questa domenica! Le assicuro1 che non pensavo lontanamente che oggi ci fosse questo brano
evangelico.

1 Si rivolge al Padre Migliorini.


26 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Io sono la Voce del Padre mossa dall’Amore. Come un fiume dilago sul mondo e vengo a
cercarvi ad uno ad uno per impregnarvi di Me. Come instancabile pastore Io corro dietro alle mie
pecorelle chiamandole con voce d’amore, e quando riesco a radunarne molte dimentico ogni fatica
nella gioia di avervi intorno a Me. Uso tutte le arti dell’amore per attirarvi al mio amore che salva.
Né, lo ripeto1, mi peserebbe il risoffrire la Passione, e anche più inacerbita nel supplizio, se ciò
valesse a radunarvi tutti nel mio ovile.
Ma fuori del medesimo sibila la seduzione e molti dei miei figli escono per seguirla. Troppi! Non
finirò mai di dirlo che questo è il mio dolore. Quando vengono queste ore, in cui anche i migliori
macchiano il loro esser migliori con lievito d’odio, Io soffro tanto. Poiché vorrei che foste penetrati
di Me al punto di non scendere a livore d’odio [492] verso chicchessia. L’odio è la vostra rovina e
voi ne fate la vostra dottrina, poveri figli che non conoscete più le dolci erbe del perdono.
Molto sarà perdonato a chi molto ama e perdona. Molto, tutto anche, se il vostro perdono sarà
assoluto.
Non vi pare d’avere bisogno del perdono di Dio? Sì. In verità vi dico che avete bisogno tutti
d’essere perdonati settanta volte sette, e che il vostro Dio sta col perdono per voi fra le sue mani
divine in attesa che voi lo meritiate con la vostra misericordia, perché Dio vuole il vostro bene. Io
ve lo dico che sono la Voce del Padre e parlo in suo nome. Io ve lo dico che sono Colui al quale
ogni giudizio è deferito dal Padre.
È detto: “Si fa più festa in cielo per un peccatore che si converte, che per dieci giusti che restano
nel Signore”. Ma Io vi dico che triplice, che decupla festa si farà in cielo per un mio figlio che sa
perdonare come Io seppi, e che quel perdono porta sulla terra la benedizione di Dio. E solo Io so di
quanta benedizione avete bisogno per allontanare i castighi incombenti.»

1 Già nei dettati del 23 aprile (pag. 53) e dell’11 agosto (pag. 187).

27 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Molti, per trarre un ammaestramento, hanno bisogno di mille libri di meditazione. Ma no. Basta
il mio Vangelo e la vita che vivete e che vi vive intorno.
Guarda, Maria, l’insegnamento di questi giorni1. Cosa vedi? Una grande dimostrazione di
debolezza umana. Con la stessa facilità con cui si agitavano in professioni di fede menzognera, così
ora rinnegano tutto il già asserito.
Ma il vero cristiano non deve fare così quando vi è bisogno di testimoniare la sua fede. Hai visto
come ha fatto il tuo Maestro davanti a Caifa? Lo sapevo che confessare che ero il Messia, Figlio di
Dio, avrebbe provocato la condanna, la più fiera condanna. Ma non ho esitato. Io, che davanti agli
accusatori ho osservato la regola del silenzio, qui seppi parlare alto e chiaro, poiché tacere sarebbe
stato rinnegamento sacrilego.
Quando sono in posta le cose del cielo non si deve esitare nella maniera di agire, poiché eterno
è il frutto che viene dalla nostra parola. L’uomo, essere di carne e sangue, non saprebbe esser
coraggioso di fronte a certe eroiche confessioni.
[494] Ed è per questo che l’uomo rinnega con facilità. Ma la creatura che vive nello spirito
possiede il coraggio dello spirito, poiché Io sono presso chi combatte contro il mondo e contro la
propria debolezza.
E con Me è Maria, la Madre di tutti, l’Aiuto di tutti. È Lei che ha sorriso ai martiri per incuorarli
al Cielo. È Lei che ha sorriso ai vergini per aiutarli nella vocazione angelica. È Lei che ha sorriso ai
colpevoli per attirarli al pentimento. È Lei di cui ha bisogno l’uomo sempre, e specie nelle ore di
più viva angoscia.

È sul seno della Madre che vi corroborate e trovate Me e il mio Perdono e col Perdono la forza.
Perché se voi siete in Me, fruite dei doni del Cristo e non conoscete il perire.»

1 Già nel dettato del 24 luglio, pag. 176.

28 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Non è molto tempo che ti ho detto l di aiutarmi a salvarli, i colpevoli dell’ultimo peccato. Ma tu
non hai capito quanto volevo dire. Hai pregato.
Mi basta questo perché, in verità, necessita solo [495] a Me di capire tutto. Ma per voi, figli miei,
non è necessaria la rivelazione assoluta. Tutto quanto vi dico è un dono al quale non avete diritto,
un dono spontaneo del Padre ai suoi più cari perché è caro al mio Cuore farvi le mie confidenze,
prendervi per mano ed introdurvi nel segreto del Re. Ma non dovete pretenderlo. È tanto bello
essere confidenti di un Dio, ma è anche tanto bello e santo essere figliolini, tutti e ciecamente
abbandonati al Padre che agisce di suo proprio e i figli si lasciano condurre senza voler sapere dove
il Padre li conduce.
State sicuri, o figli, Io vi guido su vie di Bene. Il vostro Padre non vuole che il vostro bene.
Sia i confidenti che i fidenti ci vogliono per la gioia del mio Cuore, ed è somma perfezione
essere, poi, “confidenti-fidenti”. Allora siete discepoli, già capaci di agire in nome del Maestro, e
pargoli che si lasciano condurre dal Padre.
Siete, allora, il mio conforto e la mia letizia.
In un mondo quale è il vostro è così difficile per Me trovare anime di discepoli!
Ed è ancora più difficile trovare, anche nei pargoli, anime di pargoli! Vi ha tanto corrotti il fiato
della Bestia che ha ucciso la semplicità, la fiducia, [496] l’innocenza, nella quale Io mi riposavo,
anche nelle anime dei bimbi.
Ieri non ti ho detto nulla, Maria, e tu eri smarrita come uno che ha perduto la via. Ma Io sono non
solo il tuo Maestro, sono il tuo Medico e medico non soltanto dello spirito, ma anche della tua
carne. Ho visto, ieri, che eri troppo stanca e ho taciuto, serbando ad oggi tante parole per te. Non
voglio che il mio piccolo portavoce si spezzi nello sforzo superiore alle sue forze. Oggi parlo per
ieri e per oggi.
Tu hai pregato, offerto e sofferto secondo il mio desiderio di impedire il compiersi dell’ultima
colpa. E vi sei riuscita, per quanto tu pensassi una cosa e in realtà “l’ultima colpa” fosse un’altra.
Avevo ispirato nelle anime migliori molti desideri di pregare e soffrire per questo scopo, perché vi
era bisogno di molto, molto, molto sforzo per vincere il pericolo. E vi è bisogno tuttora di molto,
molto, molto sforzo per condurre a termine la cosa senza degenerazioni peggiori del primo male.
Ieri, unico segno del mio essere con te per esserti Luce e Voce, è stato il guidarti la mano
nell’aprire il Libro alle pagine che a distanza di secoli [497] parlano di ora. Le leggeremo insieme
ed Io te le commenterò. Ma, da ieri, hai capito che in esse era “l’oggi”.

È stato impedito un grande male, Maria, un grande male. Ho avuto pietà di voi, popolo che avete
Roma cristiana per cuore. Però, ora più che mai, bisogna molto pregare e soffrire, Maria, e fare
pregare, e soffrire, se fosse possibile - ma è più difficile perché gli eroi della sofferenza sono molto
pochi - perché il “grande male” debellato non germogli, come pianta maligna, in mille piccoli mali
che finirebbero per formare un bosco maledetto in cui tutti perireste con orrore non immaginabile.
Ho avuto pietà di voi. Ma guai se, a questa pietà strappata alla Giustizia, per l’istanza delle
preghiere mie, di mia Madre, dei Protettori, e delle vittime, voi, o popolo mio, rispondeste con
azioni che vi farebbero demeritare la mia grazia. Guai se alla unica grande “autoidolatria”
succedesse la piccola e numerosa “autoidolatria”!
Uno solo è Dio, e sono lo, e non vi è 2 altro Dio all’infuori di Me. Questo va ricordato. Dio è
paziente, ma non è, nella sua infinita pazienza, colpevole verso Se stesso. E colpevole sarebbe se
spingesse la sua pazienza, nel non intervenire a dire: “Basta”, sino ad una indifferenza verso il
rispetto di Se stesso. [498]
Per un idolo caduto non innalzate tanti idoletti, tutti ornati degli stessi segni satanici di lussuria,
superbia, frode, prepotenza e simili.
Se sarete buoni vi salverò sino in fondo. Ve lo prometto, ed è promessa di un Dio. E, nella mia
Intelligenza a cui nulla è occulto - anche il più segreto dei delitti, anche il più insignificante dei moti
umani - non pretendo che tutto un popolo sia perfetto. So che se dovessi premiarvi quando tutti
aveste raggiunto la Bontà non vi premierei mai, ma intendo che se è inevitabile che qualcuno
pecchi, la massa sia tale da imporre ai Capi una condotta degna del mio premio. Poiché,
ricordatelo sempre 3, i Capi compiono i Peccati, ma è la massa che, coi suoi peccati minori, porta i
Capi al grande Peccare.
E per ora basta, anima mia. Più tardi rileggeremo insieme Isaia e, come nella sinagoga e nel
Tempio, Io te lo commenterò.»

1 Nel dettato del 24 luglio, pag. 176.


2 è è aggiunto da noi.
3 Già nel dettato del 24 luglio, pag. 176.

29 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Il Libro bisogna saperlo leggere non con gli occhi ma con lo spirito. Allora la Scienza
soprannaturale che lo ha ispirato si illumina di luce di Verità. Ma per ottenere questo occorre avere
uno spirito unito al mio Spirito. Allora è lo Spirito mio che vi conduce.
Ora guarda: nelle pagine di Isaia prendiamo, come tessere di un mosaico, le parole dei capitoli
letti insiemel e allineamole2 con vista soprannaturale. Ti risulteranno più chiare. Comincia da quelle
che ti ho indicate per i colpevoli.

“Anche ad avere compassione dell’empio, egli non imparerà giustizia; farà cose inique nella
terra dei santi e non vedrà la gloria del Signore.
Per questo ascoltate la parola del Signore, o schernitori, capi del mio popolo che è in
Gerusalemme. Voi avete detto: ‘Abbiamo fatto alleanza con la morte abbiamo stretto un patto con
l’inferno: quando passeranno i flagelli non verranno sopra di noi, perché abbiamo posto le nostre
speranze sulla menzogna e dalla menzogna siamo protetti’.

‘Sarà distrutta la vostra alleanza con la morte, non esisterà più il vostro patto con l’inferno;
quando passerà tempestoso il flagello vi travolgerà seco. E soltanto [500] gli strapazzi vi faranno
capire la lezione’.
Or dunque non schernite, che non sian più strette le vostre catene.
Guai a voi che vi rintanate nel vostro cuore per celarne al Signore i disegni! Fanno nelle tenebre
le opere loro e dicono: ‘Chi ci vede? Chi ci riconosce?’
Perverso è questo vostro pensiero.
Guai a voi, figli disertori che formate dei disegni, ma senza di Me, e ordite una tela che non è
secondo il mio spirito e accumulate peccato a peccato.
Per questo ecco quanto dice il Santo d’Israele: ‘Siccome voi avete disprezzato questa parola,
avete sperato nella calunnia e nel tumulto e vi fondaste su queste cose, questa iniquità sarà per voi
come breccia rovinosa impercettibile in alto muro, che all’improvviso, quando nessuno ci pensa, fa
venire il crollo e va in frantumi’.
Guai a coloro che scendono in Egitto a cercare aiuti, e sperano nei cavalli, ed han fiducia nei
cocchi, ché son molti, e nei cavalieri che son oltremodo vigorosi, e non han posto la loro fiducia nel
Santo. Non han cercato il Signore.
L’Egitto è uomo e non Dio, i suoi cavalli son carne e non spirito, il Signore stenderà la sua mano
e chi porge aiuto rovinerà, chi è aiutato [501] cadrà e saranno annientati tutti insieme.
Guai a te, saccheggiatore! Non sarai anche tu saccheggiato? Guai a te, schernitore! Non sarai
anche tu schernito? Quando avrai finito di saccheggiare sarai saccheggiato; quando, stanco, finirai
di schernire, sarai schernito”.
Prima di parlare dei soggetti e delle promesse di Dio, commentiamo questo brano.
Il cuore dell’uomo, che il profeta chiama empio, è un impasto di superbia, di prepotenza, di
ribellione. La triplice lussuria è in esso, trono su cui siede il Maligno per empire di pensieri
demoniaci quel cuore che ha ripudiato Dio e la sua Giustizia. Non può, da questo cuore, uscire che
iniquità, poiché suo Re è lo Spirito del Male, il quale concede effimeri trionfi scontati poi con
imperiture rovine. Passa, l’empio che regna sotto il segno della Bestia, come un torrente di dolore e
di corruzione nella terra dei santi - e Roma è terra di santi - trascinando al male altri empi minori e
tormentando i figli del Signore.
È giusto che il Signore veli la sua gloria davanti all’empio, in questa e nell’altra dimora. Due
volte l’empio vedrà la mia gloria, e vorrà non vederla poiché essa sarà per [502] lui terribile: alla
sua morte e nell’ultimo giorno. Allora Io gli chiederò: “Che hai fatto tu del popolo mio? Che dei
miei doni?” E sarà domanda che lo scaglierà, come saetta da arco, nel fondo da cui non si esce.
La mia seconda Gerusalemme terrena è Roma. Terra prediletta in cui ho voluto la mia Chiesa e
che, per essere centro del mondo, dovrebbe essere trattata come una fulgida reliquia da chi ne è
capo. E invece, come si sono comportati i nuovi schernitori di Dio? Alleandosi al delitto che dà
morte, sposando l’anima con Satana e credendo, con tale sacrilego meretricio, di salvarsi dai flagelli
ai quali sottoponevano gli altri.
No. La menzogna non salva. Ve lo dice il Padre di Verità. Il signore della menzogna in essa vi ci
invesca e al momento buono ve la rivolta contro per farvi perire. Io sono che salvo e nessuno fuori
di Me.
Sarete spogli della vostra fallace armatura proprio nell’ora in cui3 la mia punizione vi colpirà,
poiché Satana così agisce. Né può altrimenti agire perché esso può darvi frutti perituri. Io solo do
protezione che non conosce fine e quando appaio, per salvare o per dannare, Satana fugge
la[503]sciandovi soli, o figli stolti del peccato.
Capirete chi è Dio e chi è Lucifero solo fra le strette della tortura. Terribile lezione! E più
peccate e più la stretta sarà feroce poiché vi è un confine anche alla mia Bontà illimitata, ma
intelligente. Ricordatevelo.
Nulla è occulto al Signore di quanto l’uomo ordisce nell’ombra, anche in quella segreta del
cuore. E se i poveri vostri fratelli non vedono che l’esterno e possono essere ingannati dalla vostra
ipocrisia, Io vedo tutto e agisco come le vostre azioni meritano, e come muro minato da piccola
breccia, il vostro edificio, fondato sulla colpa, crollerà quando nessuno - né voi che vi tenete sicuri
dell’alleanza col Padre della Menzogna, né il popolo che vi teme credendovi invincibili - se lo
pensa.
Guai, guai, guai a voi che inducete il popolo mio a credere che Io proteggo il vostro mal fare.
Guai a voi che inducete i miei figli alla sfiducia nella mia Giustizia! Risponderete anche di questo
poiché lo scandalo ricade su chi lo crea. E quale scandalo più grande di indurre i piccoli a credere
che Dio protegge ingiustamente i grandi che peccano?
Quante anime mi avete strappato, o operatori di iniquità! Ma esse saranno ancora figlie della
mia Misericordia. Non così voi ai quali tutto avevo [504] dato per attirarvi a Me e fare di voi
strumenti di Bene e che vi siete dimenticati ogni cosa e mi avete posposto a Satana.
Guai a voi che formate alleanze dalle quali non può venire che male al mio popolo: male per la
carne e male per lo spirito, e lo sapete che è male e lo fate ugualmente, male usando del potere,
purché trionfi la vostra persona sulla terra. E che è la vostra persona? Un pugno d’argilla che
conserva una forma sinché la Misericordia la tiene umida di superna rugiada e, una volta seccata,
si sfarina come creta setacciata e si disperde.
Le vostre alleanze, vera unione dei precursori dell’Anticristo, non hanno base e non hanno forza
di vittoria. Come voi stessi si sbricioleranno e rimarrà di esse solo un ricordo di orrore nelle carni,
nelle case, nelle anime dei miei poveri figli.
Quando Dio tuona, che sono i cavalli numerosi e i cavalieri vigorosi? Pula che il vento sperde in
tutte le direzioni. Sono Io che do forza agli eserciti. Ma occorre che gli eserciti siano mossi per
ragione giusta e non per ferocia e superbia.
[505] Ogni colpa sarà punita e punito sarà da Dio ogni scherno, poiché Dio, dice il Signore, non
sarà mai schernito e non è lecito opprimere i minori.
Però, osserva una cosa, Maria. Anche da parte dei minori ci vuole rispetto alla Legge, acciò
abbiate con voi, sempre, il vostro Dio.»

1 A questo punto la scrittrice lascia un breve spazio, nel quale poi scrive a matita: cap. 26-33
2 allineamole è nostra correzione da allineiamole
3 in cui è nostra correzione da che

30 luglio 1943.
Dice Gesù:
«Guardiamo oggi quanto si riflette ai minori. Io dico, per bocca di Isaia facendo parlare o
parlando agli umili:
“Senza di Te, Signore, Iddio nostro, dei padroni ci hanno fatti schiavi, fa’ che soltanto per Te
abbiamo a ricordarci il tuo Nome. Chi muore torna a vivere; i giganti non risorgono: per questo Tu
li visitasti, li sterminasti e facesti sparire ogni loro memoria.
Va’, popolo mio, entra nelle tue camere, chiudi dietro di te le tue porte, nasconditi un lieve
istante, finché non sia passato lo sdegno. Ecco, il Signore uscirà dalla sua dimora e visiterà
l’iniquità di chi è contro di Lui sulla terra. In quel giorno il Signore visiterà colla sua spada dura,
grande e forte, il Leviatan, l’agile serpente, il Leviatan, serpente tortuoso.
[506] Con parole barbare, con lingua straniera, parlerà il Signore a questo popolo a cui ho detto:
‘Qui è il mio riposo, ristorate lo stanco, questo è il mio refrigerio’. Ma essi non hanno voluto darmi
ascolto.
E il Signore ha detto: ‘Perché questo popolo mi si avvicina con la bocca e mi onora coi labbri,
ma il suo cuore è lungi da Me, e mi rendono culto con precetti e insegnamenti d’uomini. Per questo
Io di nuovo ecciterò l’ammirazione di questo popolo con prodigio grande, stupendo; perirà la
sapienza dei savi’.
Perché l’oppressore è sparito, lo schernitore è annientato e sono sterminati quelli che tramavano
il male. Che facevano peccare gli uomini colle parole, che tendevano inganni a chi li riprendeva e
senza ragione si allontanavano dal giusto.
Per questo il Signore dice: ‘Non sarà confuso Giacobbe, non ora arrossirà il suo volto, ma
quando vedrà i suoi figli, opera delle sue mani, nel suo seno glorificherà il mio Nome. E quelli che
erravano con lo spirito apprenderanno la scienza e i mormoratori impareranno la legge’.
In quel giorno ognuno getterà via i suoi idoli d’oro e d’argento che vi fecero le vostre mani per
peccare e Assur cadrà per una spada che non è d’uomo, e la spada che non è d’uomo lo divorerà e
fuggirà non davanti alla spada e la sua gioventù pagherà [507] il tributo”.
La causa prima del male: essere rimasti senza Dio. Non avete voluto avere Dio per Padrone, e
padrone benigno, e così avete avuto dei padroni che hanno avvilito la vostra libertà d’uomini alla
mortificazione degli schiavi. Come schiavi vi hanno prestato, venduto, ritolto, come schiavi mandati
alla morte, ridendo e ingrassando sul vostro dolore.
Il mondo muore per non avere più Dio per Padrone; voi, in particolare, morite per non aver
voluto Dio per paterno Padrone. Volesse Iddio che ora vi volgeste a Lui!
Nel suo Nome è la salvezza. La vita è Vita nel suo Nome e la morte è risurrezione. Colui che vive
nel Signore non muore in eterno. Sono i giganti, ossia coloro che alzano la loro potenza di carne e
sangue, superba contro il Cielo, coloro che attirano il fulmine divino e crollano per non più
risorgere. Hanno avuto tutto sulla terra, poiché per essi viveva solo la legge della carne e del
sangue. Quindi è per loro finito il regno eterno e luminoso dello spirito. Finito da questa terra,
dove, di [508] loro stessa mano, l’hanno ucciso, e finito là dove non c’è limite di tempo, dove non
entrano anime morte.
Quando l’ora dello sdegno scocca nel Cielo e scende a colpire la Giustizia abbiate a norma
Carità e Prudenza. Ritiratevi, in luogo di schiamazzare come pollastrelle che vedono il nibbio,
ritiratevi in luogo di mormorare, ché solo a Dio spetta il giudicare, e pregate il Signore. Carità e
Prudenza per ottenere che il Male sia vinto dal Bene e la Pace trionfi negli Stati, nelle istituzioni,
nei cuori.
Dio, per punire, non abbisogna dei vostri consigli. Sa quando e come deve usare la spada per
uccidere il risorgente eterno, il Mostro che vi seduce, contrapposto al Risorgente divino che vi ha
salvato e vi salva col suo Sangue, e al quale troppo spesso grandi e piccoli del mondo non sanno
dare ascolto, sordi alle mie accorate preghiere di dare asilo allo stanco d’Amore, al vostro Gesù che
soffre di un amore perfetto sempre respinto.
Oh! se veniste a Me col vostro cuore, figli così teneramente amati dal vostro Dio, Padre e
Fratello! [509] Tutto strappereste al mio Amore se veniste a Me col vostro amore! Tutto, perché è
per Me sommo dolore non potervi coprire di doni in questa e nell’altra vita. Financo il culto che mi
date ha perso molto del segno mio ed ha assunto forme umane più consone al vostro modo di agire
pesante di pesantezza umana.
Tornate alla Sorgente, figli, alla Sorgente da cui rampolla Vita. Volgere di secoli non la caricano
di vecchiezza, poiché il Tempo è un attimo di fronte alla mia Eternità. Lavate nella Sorgente la
vostra anima, immergetevi il vostro spirito, perché vedano. Vedano Dio e i prodigi che compio per
eccitare la vostra ammirazione di modo che la mente vostra si spogli della scienza dei savi, fallace
scienza, e impari la Scienza da Me che sono la Sapienza di Dio.
Eppure lo vedete, o figli cari, cosa sa fare per voi il vostro Dio. Ho veduto l’afflizione del mio
popolo eletto, quella che conoscete perché già su voi, e quella che avreste conosciuto, già pronta
nell’ombra, e ho provveduto.
Ma guai anche a voi se la lezione non servisse. [510] Come potrei sempre accorrere, provvedere,
perdonare? Come se anche voi vi faceste oppressori? Come se voi pure diveniste schernitori? 1
Come se anche voi vi allontanaste dal Giusto che vi consigliasse per vostro bene e tramaste contro
di esso i vostri inganni? Egli è portatore della mia Parola, egli e i suoi ministri. E nella mia Parola è
la vera Scienza e la vera Legge che dànno il Bene.
Fate che di gioia si colori il Volto del vostro Gesù e dei suoi discepoli veri. E si coloreranno così
quel Volto e quei volti quando vi vedranno trionfare su tutte le idolatrie del senso, del denaro,
dell’orgoglio, che vi hanno sempre tormentato.
Chi siano gli “Assur” lo capisci da te. Ma a tutti dico: fate di non meritare come essi la spada
che non è d’uomo. No. Siate buoni. Il vostro Dio non vuol mostrarvi la spada che punisce, ma vuole
aprirvi le braccia che non sanno che amare e benedire e dirvi: “Venite, o figli, a riposare nella Pace
del Padre vostro”.»

1 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce: Il S. Padre parla un mese dopo
Dice Gesù:
«Ed ora, dopo le tessere nere e quelle violacee, le tessere d’oro del mosaico di Isaia.“

Dice il Signore: ‘Ecco, Io porrò a fondamento di Sion una pietra, una pietra eletta, angolare,
preziosa, basata sui fondamenti; chi crede non abbia fretta’.
‘Chi procede nella giustizia e dice il vero, chi aborrisce il guadagno della calunnia e scuote dalle
sue mani ogni regalo, chi si tura le orecchie per non sentire parlare di sangue e chiude gli occhi per
non vedere il male, abiterà in luogo eccelso, le fortezze delle rupi saranno la sua alta dimora’.
Rivolgi lo sguardo a Sion, i tuoi occhi vedranno Gerusalemme, dimora dell’abbondanza, tenda
che mai potrà essere trasportata: i suoi pioli non saranno tolti in eterno e nessuna delle sue corde
sarà rotta.
‘Dopo essersi inebriata nei cieli, la mia spada ecco piomberà sul popolo da Me condannato per
giudizio alla distruzione’... Vi si incontreranno (nella sua terra devastata) i demoni ecc. ecc.
Cercate con diligenza nel libro del Signore e leggete: di queste cose non ne manca una, e l’una
non è senza l’altra; perché ciò che esce dalla mia bocca lo comanda Lui e il suo spirito raduna le
cose”.
[512] La pietra eletta, angolare e preziosa, dalla base sicura su cui sorge la Sion eterna, è la mia
Chiesa e la Morale che viene dalla mia Legge, di cui la Chiesa è cattedra. Vano è cercare di
sostituire altra legge. Nessuna è sicura e giusta come questa, perché questa è dettata da mente
divina.
Ma anche nei cuori Io pongo una pietra angolare su cui si deve basare la vostra spirituale e
singola Sion e dalla quale deve il vostro spirito lanciarsi all’ascesa che lo porta a Me, nel regno
soprannaturale per il quale Io vi ho creato e che non è chiuso per voi, sino al momento della morte,
ma che ha sempre aperte le sue porte di luce per voi.
Beati quelli che sanno vivere nello spirito. La loro vita terrena è anticipata beatitudine di amore
con Me. Costoro sono quelli che procedono in Giustizia e in Verità, che non cercano le ricchezze
male acquisite con la frode e con l’usura, con l’inganno e la calunnia, sono coloro che non hanno
sete di vendetta e fame di vizio, mondi di pensiero, di cuore e di mani.
[513] Per essi sono serbate le dimore del Regno del Padre mio e fin da questa vita la grazia del
Signore li cinge come di una fortezza di rupi. Sono i “sicuri”.
Soltanto la loro volontà, se si perverte, può infrangere questa loro sicurezza che ha per pietre
angolari la Volontà di Dio e la loro volontà, la Parola di Dio e la loro ubbidienza alla Legge.
La Gerusalemme di cui parla Isaia è quaggiù la mia Chiesa, anticamera della celeste
Gerusalemme. In essa è abbondanza non di ricchezze umane, ma di tesori divini di Perdono e di
Scienza, come nella celeste Gerusalemme sono tesori divini di beatitudini.
Nessuna forza umana potrà, come turbine, devastare la mia Chiesa al punto di distruggerla. Io
sarò con lei, a far da piolo e da corda. Quando l’ora sarà, in cui la terra cesserà d’essere, dagli angeli
sarà trasportata in Cielo la mia Chiesa, che non può perire, perché cementata dal Sangue di un Dio
e dei suoi santi.
Un popolo, dice Isaia, sarà colpito dalla spada di Giustizia. Ma saranno molti di più, poiché il
mondo ha fornicato [514] col demonio in molte sue parti. Ed altre ancora sono in procinto di
peccare, nonostante tutto quanto Io ho operato per tenerle nella via della Vita. Pregare, pregare,
pregare molto per impedire nuove condanne, originate da nuove fornicazioni.
I demoni... oh! i demoni sono già là dove Io punirò. Sono i demoni, insediati da padroni nei
cuori, quelli che portano a morte le nazioni. E vi sono popoli in cui pochi cuori non siano dimora
dei demoni: legioni e legioni demoniache muovono come fantocci, intere nazioni. E come posso Io
regnare là dove i cuori si sono fatti dimora dei figli di Lucifero?
Altre applicazioni ha la parola profetica, ma Io ho voluto fartela vedere con riferimenti all’ora
che vivete. Né dirti di più per non accasciarti di più.
Prega. Il tuo Dio ti aprirà le porte prima che tu conosca il massimo orrore. Per ora entra nella
dimora del suo Cuore e dàmmi il tuo amore per placare la mia Giustizia. [515] In verità ti dico che
morire d’amore è la più cruenta delle morti perché si soffre non di una cosa sola, ma delle cose di
tutto il creato. Si soffre per l’interesse di Dio e del prossimo. È la morte del tuo Gesù, poiché,
sappilo, la parola più giusta sulla mia morte non è: flagelli, torture, croce; è: amore.
È l’amore quello che ha sacrificato il Figlio di Dio. L’amore per voi. Sia l’amore quello che
sacrifica i nuovi redentori.»
Agosto

1° agosto 1943.
Dice Gesù:
«Quando una creatura è realmente figlia del suo Signore soffre tanto delle ingiurie che vede fare
al medesimo, che nessuna gioia della terra, anche la più santa e grande, la può consolare.
Mia Madre, e con Lei tante sante madri dell’antica e nuova Legge, non si sentiva felicissima
nella sua felicità di madre e Madre di Dio, perché vedeva che Dio non era amato, in spirito e verità,
altro che da pochi. La grazia che le inondava l’anima con la sua pienezza, le anticipava la
cognizione del sacrilegio con cui la vera arca della Parola di [516] Dio sarebbe stata presa,
profanata, uccisa da un popolo nemico della Verità. Non è morta in questa cognizione, come la
nuora di Eli, perché Dio la soccorse, dovendola serbare a tutto il dolore, ma ne agonizzò per tutto il
resto della vita.
Mia Madre portò la croce prima di Me. Mia Madre conobbe le atroci torture dei crocifissi prima
di Me. Cominciò a portarla e a conoscerle dal momento in cui le fu rivelata la sua e mia missione.
Io col mio Sangue, Maria con le sue lacrime, vi abbiamo ottenuto il Perdono di Dio. E voi ne fate
così poco conto!
Le creature che amano Dio di amore vero soffrono per le ingiurie fatte a Dio come per spade
trapassate nel cuore e ne muoiono anche: vittime il cui olocausto è come incenso soave che profuma
il trono del Signore e come acqua che lava le colpe della terra.
“Se è di tutto cuore che tornate a Dio, togliete di mezzo gli dèi stranieri; preparate i vostri cuori
al Signore e servite Lui solo, ed Egli vi libererà dalle mani dei Filistei” dice il Libro. [517] Non
basta ad un popolo, per essere salvato, il sacrificio innocente di chi muore di dolore per vedere
offeso il suo Dio e colpiti dalla giustizia divina i colpevoli. Occorre che il popolo tutto torni al
Signore.
Io ho detto: “Non quelli che dicono: Signore, Signore; ma quelli che fanno le opere che Io dico
di fare, saranno ascoltati ed entreranno nel Regno mio”. Ora: le fate voi le opere che Io vi dico di
fare per vostro bene? No. Che questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore non è con Me.
Non Io regno nei vostri animi. Il posto è occupato da bugiarde deità che vi rovinano e non ve ne
sapete liberare.
La vostra superbia impedisce che il vostro cuore si sbricioli nel dolore di aver offeso Iddio e
sprema, nel dolore, l’acqua del pianto che monda.
La vostra incontinenza davanti agli stimoli della carne impedisce che dal vostro cuore escano
pensieri puri.
La vostra durezza impedisce al vostro cuore [518] d’essere misericordioso e chi non ha
misericordia non riceve misericordia da Dio.
Quanti dèi avete nel cuore al posto del Dio vero!
E così Io non vi posso liberare dalle mani dei Filistei. Liberarvene con la pienezza della
liberazione. Ne cade uno, dei nemici vostri, ma ne sorgono due 1. Sono forse ingiusto? No. Non fate
voi il simigliante, voi che levate, se lo levate, un vizio dal cuore vostro e ne mettete sette e tre volte
sette altri?
Oh! figli, figli che mi obbligate a punirvi! A punirvi tutti, poiché per colpire un Paese che è
caduto nel triplice e settemplice peccato, devo colpire anche i santi fra esso!
Ma le lacrime dei santi Io le rasciugo, mentre le lacrime dei ribelli, strappate non dal dolore santo
dello spirito, ma dal pesante dolore della carne che soffre come in essere inferiore e che nel pianto
si ribella e impreca il suo giusto Dio, saranno asciugate dal fiato dei demoni. [519] E vi assicuro
che il fuoco che ora vi brucia, scendendo dall’alto sulle vostre macchine d’inferno, non è nulla
rispetto a quella vampa che vi circonderà del peggiore tormento: quello di non vedere in eterno il
vostro Dio.»

1 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce, a matita: e infatti ora ne abbiamo due (28-9)
Dice Gesù:
«Se considerate la mia espressione: “In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi
precederanno nel regno di Dio” potete capire quale sia la potenza del credere, quando è assoluto e
retto nell’intenzione.
Ecco anche perché vi dico di non giudicare nessuno dei vostri fratelli e non dire, stoltamente: “Io
sono tranquillo circa la mia anima perché non ho fatto colpe gravi”.
No, che in verità voi commettete colpa più grande del pubblicano e della meretrice poiché quelli
sono dominati da passione di carne mentre voi siete sregolati nelle passioni della mente. Mancate
alla Carità e perciò offendete Iddio, mancate all’umiltà e perciò lo disgustate, mancate alla
contrizione e perciò lo rendete severo.
Il povero pubblicano, la povera meretrice, [520] che tante cose possono aver portato ad essere
tali, quando incontrano lo sguardo di Dio credono in Lui e vengono a Lui con tutta la loro forza di
fede, di amore, di umiltà, di pentimento. E allora non è solo un lavacro superficiale, ma una
saturazione del mio Potere quella che li guarisce e ne fa degli eroi.
Ma voi!... Così pochi i capaci d’esser fermi nella fede nel loro Dio! Guarda, Maria: come neve
che fiocca dalle nubi, così cascano le anime per mancanza di fede. E se un tempo era una nevicata
lenta, ora spesseggia sempre più come tormenta. Povere anime! Avrebbero tanto bisogno di credere
per salvare qualcosa del loro spirito già tanto ferito. Invece non sanno più credere.
E in che credono allora se non credono a Me, eterno? Vivere senza credere è impossibile. Chi
non crede in Dio, nel Dio vero, crederà per forza in altri dèi. Chi non crede in nessun dio crederà
agli idoli, crederà alla carne, crederà al denaro [521] avrà fede nella forza delle armi. Ma insomma
senza credere a nulla non si può stare. Peggio del buio che avvolge il cieco è il buio dell’anima che
non ha fede in nessuna cosa umana o soprumana. Non gli resta che uccidere anima e corpo nella
morte violenta.

Quando Giuda non ha più creduto in Me, non nella soddisfazione del denaro non nella
protezione della legge umana, si è ucciso. Rimorso per il delitto? No. Fosse stato quello, si sarebbe
ucciso subito dopo aver capito che Io sapevo. Ma non allora, ma non dopo il bacio infame e il mio
saluto amoroso, non allora, non quando mi vide sputacchiato, legato, trascinato via fra mille insulti.
Solo dopo aver capito che la legge non lo proteggeva - la povera legge umana che spesso crea o
istiga al delitto, ma poi si disinteressa dei suoi esecutori e complici e all’occorrenza ci si rivolta
contro e dopo averli usati li ammutolisce per sempre sopprimendoli - e solo dopo aver capito che
potere e denaro non venivano o erano troppo meschini per far felici, allora solo si è ucciso. Era nel
buio del nulla. Si gettò nel buio dell’inferno.

[522] Il mondo sta divenendo un caos senza luce perché la luce del credere si spegne sempre più
nei cuori. È una morte spirituale che fa orrore agli spiriti viventi in Me.
Perciò vi dico che se un pubblicano o una meretrice crederanno in Me, vi precederanno nel mio
Regno. Poiché chi realmente crede in Me vive ubbidiente alla mia Parola. Se peccatore si redime,
se senza colpa si preserva dalla stessa.
In uno o nell’altro modo, Io, Perdono e Amore, attendo chi crede in Me per incoronarlo di
gloria.»
110

pace, e amore vero e eterno.


Vivere presso a Me è gioia anche nel dolore. Morire con Me vicino è passare nella gioia. Chi si
affida a Me non deve avere paura di nulla sulla terra e di nulla nell’eternità, perché a chi mi è vero
figlio Io apro un cuore di vero Padre pieno di comprensione e di perdono.»

1 1943 è nostra sostituzione di 22, che era ripetuto per maggiore chiarezza.
2 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in margine, a matita: Dopo tre giorni cade Mussolini e 50 giorni dopo
il Vaticano è circondato da tedeschi.

2 agosto 1943. 1
Dice Gesù:
«Stai sicura. Chi ha Me ha tutto. Non hai più fame e non hai più sete, secondo la mia promessa,
perché credi in Me. Non parlo della fame e della sete del povero corpo. Parlo della fame e della sete
del vostro cuore, della vostra anima, del vostro spirito. Solo il pensiero che mi hai vicino ti consola,
ti sostiene, ti nutre tutta.
No, che non mi stanco di stare vicino a te. [370] Gesù non si stanca mai di stare vicino ai suoi
poveri figli che senza di Lui sono tanto infelici. Guarda se mi stanco mai di stare nelle chiese ad
attendervi, chiuso in poco pane per assumere una forma visibile alla vostra pesantezza materiale.
Come il più dolce tesoro che Io abbia, sono le anime che il Padre mio mi ha date. Puoi tu
dubitare che Io non tratti con amoroso rispetto quanto mi è stato dato dal Padre mio?
Sono disceso dal Cielo, dove ero beato nella divinità eccelsa della mia Essenza per compiere
questo desiderio del Padre di salvare il genere umano da Lui creato. Circoscritto, Io l’Infinito, in
poca carne; avvilito, Io il Potente, in veste d’uomo oscuro; povero, Io il Padrone dell’Universo, in
un paesello qualsiasi; accusato, Io il senza Macchia, il Purissimo, di tutte le colpe morali e spirituali
come ribelle all’autorità umana, sovvertitore di popoli, violatore della legge divina bestemmiatore
di Dio; tutto ho subìto, tutto ho compiuto per rendere realtà il desiderio del Padre.

No, non mi stanco d’essere con te. Ti aspetto. Quando sarà la tua ora, salirai con Me alla vita
eterna, perché a chi crede in Me essa è serbata. Ti ho già detto 2 come colui che crede, realmente
crede, si salva. Poiché la Fede porta seco [371] le altre virtù e fa praticare le virtù e la Legge.»

Sempre il 2 agosto 1943.3


Dice Gesù:
«Di’ al Padre 4, che chiede un segno per persuadere i confratelli a certe verità che non si possono
negare, che gli do la stessa risposta data al ricco Epulone: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non
ascolteranno neppure un morto risuscitato”.
Se non ascoltano la voce della loro coscienza ispirata da Me, che grida i suoi avvertimenti
inoppugnabili5 e veritieri, se soffocano sotto l’incredulità anche quel resto di sensibilità che
permane in loro, come vuoi che facciano a sentire altre cose? Se non chinano la fronte davanti alla
realtà che li colpisce e non ricordano non capiscono, non ammettono nulla, come vuoi che credano a
un segno?
Negano anche Me, anche se dicono di non negarmi; loro sono i “dotti” ed hanno soffocato la
bella, santa, semplice, pura capacità di credere, sotto le pietre e i mattoni della loro scienza, troppo
imbevuta di terra per potere capire ciò che non è terra.
Ah! Maria! Quanto dolore ha il tuo Gesù! Vedo morire quello che Io ho seminato a costo del mio
morire.
Ma neanche se Io apparissi mi crederebbero. Metterebbero in moto tutti gli arnesi della scienza
per pesare, elencare, analizzare la [372] meraviglia della mia apparizione, sciorinerebbero tutti i
ragionamenti della loro cultura, disturbando profeti e santi per citare, a rovescio e nel modo che più
torna loro comodo, le ragioni per cui Io, Re e Signore del Creato, non posso apparire.
Anche ora, come venti secoli or sono, dei semplici, dei bimbi mi seguirebbero e crederebbero in
Me. I semplici, perché hanno lo stesso cuore, vergine di razionalismo e di diffidenza e di superbia
della mente, dei pargoli. No. Non troverei nella mia Chiesa i capaci di credere. Ossia, nel grande
esercito dei miei ministri troverei qualche anima che ha saputo conservare la verginità più alta:
“quella dello spirito”.
O santa verginità dello spirito! Come sei preziosa, cara, diletta al mio Cuore che ti benedice e
predilige! O santa verginità dello spirito che conservi candore di Battesimo alle anime che ti
possiedono, che conservi ardore di Confermazione alle anime che ti conservano, che mantieni
nutrimento di Comunione alle anime che ti si abbandonano, che sei Matrimonio dell’anima col suo
Gesù Maestro e Amico, che sei Sacerdozio che consacri alla Verità, che sei Olio che mondi nell’ora
estrema per preparare all’ingresso nella dimora che vi ho preparato! [373] Santa verginità dello
spirito che sei luce per vedere, suono per intendere, come pochi ti sanno conservare!
Vedi, anima mia. Poche sono le cose che Io condanno severamente come questa del
razionalismo che svergina e sconsacra e uccide la Fede, dico Fede colla maiuscola per dire Fede
vera, assoluta, regale. Io lo condanno come mio sicario. È desso che uccide Me nei cuori e che ha
preparato e prepara tempi ben tristi alla Chiesa e al mondo.
Ho maledetto altre cose. Ma nessuna maledirò come questa. È stato il seme da cui sono venute
altre, altre, altre venefiche dottrine. È stato il perfido che apre le porte al nemico. Ha infatti aperto
le porte a Satana che mai, come da quando il razionalismo regna, ha regnato tanto.
Ma è detto: “Quando il Figlio dell’uomo verrà non troverà fede nei cuori”.
Perciò il razionalismo fa la sua opera. Io farò la mia.
Beati coloro che, come chiudono la porta al peccato e alle passioni, sanno chiudere le porte del
tempio segreto in faccia alla scienza che nega, e vivono, soli col Solo che è Tutto, sino all’ultimo.
In verità ti dico che stringerò al cuore il disgraziato che ha commesso un delitto umano, [374] e
se ne è pentito, purché abbia sempre ammesso che Io posso tutto, ma avrò volto di Giudice per
coloro che, in base ad una dottrinaria scienza umana, negano il soprannaturale nelle
manifestazioni che il Padre vorrebbe che Io dessi 6.
Un sordo nato non può udire, vero? Uno che abbia i timpani rotti per infortunio non può sentire,
vero? Solo Io potrei ridare loro l’udito col tocco delle mie mani.
Ma come posso dare udito ad uno spirito sordo se questo spirito non si lascia toccare da Me?
Riguardo alle domande del Padre sull’antagonista ultimo, lasciamo l’Orrore avvolto nell’ombra
del mistero. Nulla vi serve conoscere certe cose. Siate buoni e basta. La vostra bontà datela, con
anticipo sul momento, per lo scopo di abbreviare la durata del regno mostruoso sulla razza di
Adamo.
Riguardo al tempo... 1000,... 2000,... 3000, sono forme per dare un riferimento alla vostra
mentalità circoscritta. Così crudele la bestiale sovranità del figlio del Nemico - “figlio non da voler
carnale” ma da volere d’anima che ha raggiunto il vertice e il profondo della immedesimazione
con Satana - che ogni minuto sarà giorno, che ogni giorno [375] sarà anno, che ogni anno sarà
secolo per i viventi di quell’ora. Ma rispetto a Dio ogni secolo è millesimo di secondo, poiché
l’eternità è un essere di tempo la cui estensione non ha limite. Così smisurato quell’orrore che il
buio della più buia notte sarà luce di sole meridiano al confronto, per i figli degli uomini immersi
in esso.
Il suo nome potrebbe essere “Negazione”. Poiché negherà Iddio, negherà la Vita, negherà tutto.
Tutto, tutto, tutto.
Credete d’esserci? Oh! poverini! Come murmure lontano di tuono è quello che vivete. Allora
sarà scroscio di fulmine sopra il capo.
Siate buoni. La mia Misericordia è su voi.»
Alla sera dello stesso 2 agosto riappare il Gesù doloroso nella veste di sangue,
Colui che hapigiato Se stesso per divenire liquore di vita per noi.

È tristissimo. Non mi dice che due parole: “Soffro tanto!”. Ma me le dice proprio muovendo le
labbra. Non è come le altre volte che lo vedo triste o sorridente ma sempre a bocca chiusa, anche se
la sua parola colpisce il mio spirito. Ora muove proprio le labbra e [376] dice: “Soffro tanto!” e
l’accento è così triste, così accasciato, che mi colpisce come una spada.
Di che soffre, specialmente, questa sera il mio Gesù? Chi lo ha colpito, facendolo sanguinare e
piangere? Che cosa posso fargli per farlo sorridere?
Capisco che una colpa grave, non so da parte di chi e dove, è stata compiuta questa sera. E non
capisco altro.
Oggi ho potuto pregare poco, presa dai doveri dell’ospitalità. Ma la carità verso i pellegrini è
sempre preghiera, vero? Perciò non penso che soffra per me, e questo mi tiene tranquilla.

Mattina del 3 agosto 1943.


Sono stata con Gesù nella tortura. Questa notte ho creduto di dovere morire per soffocazione.
Che sofferenza! Meno male che c’era Lui che mi aiutava. Guardando il suo soffrire mi rincuoravo a
soffrire.
Sarà servita la mia agonia a consolare il mio Gesù? Se lo fosse, vorrei soffrirla tutte le notti per
asciugare il suo pianto e non sentire più quel lamento, detto con tanto dolore: “Soffro tanto”.

1 Segue l’annotazione tra parentesi: Ricopiato sul quaderno - e -, scritta con inchiostro rosso da altra mano, forse del
Padre Migliorini.
2 Nei dettati del 18 luglio (pag. 147 ) e del 22 luglio (pag. 157 ).
3 Segue un’annotazione uguale a quella della nota 1.
4 Padre Migliorini.
5 inoppugnabili è nostra correzione da inopugnabili
6 dessi è nostra correzione da dassi

4 agosto 1943.1
Dice Gesù:
«Perdere la vita, somma sventura per l’uomo che vive nella carne e nel sangue, non è una
perdita, ma un acquisto per l’uomo che vive di Fede e di spirito. Per questo Io ho detto: “Non
temete coloro che vi possono uccidere il corpo”.

Io sono presso gli innocenti, uccisi da qualsiasi causa di crudeltà umana; sono presso i martiri
come presso i soldati; sono presso gli oppressi sotto un giogo famigliare che giunge al delitto, come
presso 2 i soppressi con mezzi da Me maledetti nelle guerre sacrileghe e feroci.
Dico: sacrileghe. E che dovrei dire di diverso? Non è contravvenire alla mia Legge agire con
prepotenza, usando e abusando della forza per motivi di orgoglio umano che hanno per frutto
distruzione di vite e di coscienze? E quale tempio più grande del cuore dell’uomo da Me creato e
dove Io dovrei abitare? Ma può mai il Dio della Pace abitare dove sono pensieri di guerra? Abitare
dove sotto l’egida della guerra l’uomo si permette licenze colpevoli? Abitare dove sotto la raffica
della guerra muore la fede e subentra la non fede, [378] muore la speranza e subentra la
disperazione, muore la carità e subentra la ferocia, muore la preghiera e subentra la bestemmia?
Non sono, queste, sconsacrazioni di un cuore? E chi sconsacra non commette sacrilegio?
Perciò Io ho detto: “Non temete di chi uccide il corpo a non può 3 fare nulla di più”. Io conforto
gli ingiustamente uccisi nell’ora della prova, e ciò è garanzia che dopo quell’ora viene la Luce che
beatifica.
Ma vi dico: “Temete colui che, dopo avervi ucciso, vi può gettare nella geenna”. Ucciso come?
Ucciso che? La vostra anima e il vostro spirito. L’anima che è lo scrigno, l’arca santa, il ciborio che
contiene lo spirito, che è la gemma levata dalla mano di Dio dagli sconfinati tesori del suo Io per
porla dentro alla creatura: segno che non si può negare della vostra origine di figli miei.
Come il sangue nelle vene, sta lo spirito nel vostro interno di carne. E come il sangue dà vita alla
carne per vivere i giorni della terra, così lo spirito dà vita all’anima per vivere i giorni che non
hanno fine.
[379] Dunque la perdita, senza limite di misura, è quella dello spirito e non di poca carne. Né vi
è delitto più grande e più condannato da Dio di questo di uccidere uno spirito privandolo della
grazia che lo fa figlio di Dio.
Come un figlio nel seno della madre cresce a si forma, raggiungendo l’età perfetta della vita
intrauterina, attingendo nutrimento da organi che lo tengono in contatto cogli organi di nutrimento
della madre, così colui che sa vivere la vita dello spirito e conservare lo spirito è come un figlio nel
seno mio e cresce e raggiunge l’età perfetta della vita intra-Me, attingendo da Me nutrimento a
forza.
Non ti è gioia e sicurezza pensare che vivi di Me, in Me, per Me, con Me?
Colui che lascia che il Nemico uccida il suo spirito si rende complice del medesimo. Costui 4 con
le sue stesse mani tiene aperto il sacco in cui il Maledetto chiude la vostra anima, privandola della
Luce prima, della Vita poi, sprofondandola nel suo baratro infernale da dove non si esce e su cui
grava la maledizione eterna [380] di Dio. E potrò mai, Io che dico: “Non ammazzare” e condanno
l’uccisione di una carne, non pronunciare condanna su chi uccide lo spirito?
Su chi. Sicuro. Poiché avete una volontà e, se non volete voi, il Nemico non può. Perciò siete voi
che uccidete lo spirito vostro. E su chi uccide lo spirito, in verità in verità vi dico che con ira giusta
e terribile tuonerà la mia Voce di Padre rinnegato da un figlio, di Re defraudato da un suddito, per
pronunciare la parola di condanna.
Nel tuo soffrire stai dunque sicura: per la carne che muore, sempre più cresce lo spirito tuo: si
alimenta del morire, come vittima d’amore, del tuo corpo. Come sarà bello il giorno in cui,
rompendo l’argilla del vaso terreno, il tuo spirito sboccerà libero e forte per la gioia eterna del tuo
Gesù, in Cielo.»

1 Segue l’annotazione tra parentesi: Ricopiato nel quaderno - e -, scritta con inchiostro rosso da altra mano, forse del
Padre Migliorini.
2 presso è nostra correzione da sotto
3 può è nostra correzione da possono
4 Costui è nostra correzione da Colui

5 agosto 1943.1
Dice Gesù:
«Quest’ira delle nazioni è il prodromo dell’ira mia, poiché così deve avvenire. Ora penosa,
poveri figli miei che la subite, ma è inevitabile che ci sia perché tutto deve essere compiuto, di Bene
e Male, sulla Terra prima che venga la mia ora. Allora dirò: “Basta” e verrò come Giudice e Re ad
assumere anche il regno della terra ed e giudicare i peccati e i meriti dell’uomo.
Quando voi leggete nel libro di Giovanni le parole: “l’ora di giudicare i morti” pensate che si
riferisca a 2 coloro che sono già, da secoli magari, trapassati in altre sfere di mistero che sarà noto
solo quando uno vi sarà immesso. Sì. Morte vuol dire trasmigrazione dell’anima ad altre zone
diverse dalla terra. Ma vi è un senso più vasto nella parola di Giovanni: i morti di cui parla possono
essere anche vivi, secondo la carne, ma in verità essere, agli occhi di chi vede, dei Morti.
Sono i grandi Morti, poiché nessuna risurrezione sarà per loro. Morti a Dio, non avranno mai
più in eterno il bene di possedere la Vita, ossia Dio, poiché Dio è Vita eterna.
Ugualmente, con senso più vasto di quanto possano suscitare le semplici parole, i profeti, i servi,
i santi di cui parla Giovanni, adombrano, sotto quelle tre qualifiche, tutte le creature che hanno
saputo vivere nello spirito.
Quante umili vecchierelle, quanti poveri fanciulli, quanti semplici e indotti uomini, quante donne
illetterate 3, sconosciute alle folle, sono nascoste [382] e comprese nelle parole: profeti, servi, santi.
A segnalarle al mondo esso ne riderebbe. Ma in verità, in verità vi dico che è più profeta, servo e
santo mio, uno di questi poveri, secondo la carne, che non un dotto superbo, un grande borioso un
mio stesso ministro, nei quali manchi4 quello che vi fa santi agli occhi miei: saper vivere secondo la
mia Parola e saper fare la mia Volontà con fede, con carità, con speranza costanti.
I1 mio sorriso ai miei benedetti nell’ora della mia venuta di Re e Giudice accenderà un sole di
sette volte tanto il comune sole e splenderanno i miei cieli di esso, mentre i cori angelici canteranno
le lodi mie e dei miei servi che avranno in quell’ora proclamate da Me, contro il mondo stolto e
cieco, le loro virtù che li fanno miei figli.
Ma per coloro che tali non sono, e specie per quelli che col loro agire hanno portato a
perdizione la terra e i deboli della terra, il mio sguardo sarà folgore che precipita nell’abisso,
poiché è inevitabile che il Male esista, ma maledetti in eterno coloro che del Male si fanno servi e
amministratori 5.»

(Questo il commento ai versetti 17-18 del capitolo 11° dell’Apocalisse, come me lo commenta
Gesù.)

1 Segue l’annotazione tra parentesi: Ricopiato nel quaderno - e -, scritta con inchiostro rosso da altra mano, forse del
Padre Migliorini.
2 a è nostra correzione da ai
3 illetterate è nostra correzione da illeterate
4 manchi è nostra correzione da manchino
5 amministratori è nostra correzione da anninistratori
6 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Il mio Sangue, chiamato con ira su se stessi dai miei nemici e accusatori, non ha perduto le sue
duplici qualità di perdono e di condanna.
Passano i secoli, figlia, ma Io e tutto quanto è mio resta in un eterno presente. Nell’ora delle tenebre,
in cui splendeva solo la porpora del mio Sangue divino come un faro che voleva salvare l’umano
genere, ma che fu visto soltanto da pochi è avvenuto quello che si ripete nei secoli e si ripeterà
fintanto che sarà la Terra. Effuso con amore infinito, produsse miracoli di redenzione dove trovò
amore, ma divenne condanna su chi rispose con ira ed odio al sacrificio di un Dio.
Ma che ne dici? Io ero Dio e avevano annunciato la mia venuta i profeti, e avevano convalidato
la loro parola i miracoli da Me compiuti, e avevo confermato la mia natura divina Io stesso, in
un’ora di giudizio estremo nella quale l’accusato non mente. Eppure mi hanno ucciso. Non hanno a
loro discolpa, quei nemici del Cristo, l’avere ignorato chi fosse Colui che accusavano e volevano
morto. E perciò più severa fu la loro condanna perché, ricorda sempre, a colui a cui più è dato di
amore, di benefici, di conoscenza, [415] più è richiesto. Non deve l’idea della mia Bontà esonerarvi
dal dovere del rispetto.
Ma anche ora, figlia mia, ma anche ora non è la stessa cosa? Anche ora il mondo non ignora che
per essere salvo, per essere in pace, per essere felici, ci vuole l’aiuto mio. Ebbene: che fa il mondo?
Mi accusa e mi maledice. Mi accusa di non amarlo, di essere crudele, di essere indifferente, e mi
maledice per queste colpe di cui sono incolpevole.
E che? Come può il mondo accusare Dio? Come può l’uomo maledire Dio? Come formica che
tenti ribaltare un masso di monte, così sono gli stolti conati dell’uomo che odia Iddio. Non fa che
rovinarsi e precipitare nello sforzo sacrilego.
Questo per quelli che sono i moderni nipoti dei lontani ebrei. Gli altri, poi, i meno colpevoli nella
massa dei colpevoli, non maledicono e non accusano apertamente, ma non pregano con fiducia, non
vivono con sacrificio, non amano con ardore. Sono macchinette ancora ben mosse dal meccanismo
spirituale, ma senza propria forza di moto. Sono acque che vanno sotto la spinta di [416] secoli di
cristianesimo, ma che vanno unicamente per questo. Non per volontà propria. E come tutte le acque,
giunte in una piatta pianura e troppo lontane da montana sorgente, stagnano per troppo esiguo moto,
corrompendosi.
Non è corrompendosi o ribellandosi che si salva il mondo. E in verità ti dico che se non vengono
mali maggiori a questa povera razza umana per la quale sono morto, non è certo in grazia delle
preghiere senz’anima e delle esistenze piatte. Ma chi salva il mondo, e fino ad ora lo ha salvato,
sono i pochi sui quali il mio Sangue ha operato i miracoli dell’amore, perché li ha trovati coppe
d’amore al cielo levate.
Però con tanto dolore vedo che queste creature in cui attecchisce l’Amore divengono sempre più
poche. Le vittime! Le mie vittime! Oh! chi dà al Redentore, alla grande Vittima, un esercito di
vittime per salvare il mondo, che accusa Dio di peccato e non pensa che il suo male viene dall’aver
peccato l’uomo contro Dio e contro l’uomo?»

7 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Si legge nel Libro: “Egli (l’empio) sarà condotto al sepolcro e veglierà tra la turba dei morti:
gradito alla ghiaia di Cocito trascinerà dietro a sé tutti gli uomini e davanti a sé una turba
innumerevole”. [417]
L’umanità è tutta peccatrice. Una sola creatura non ha gustato, non dico l’amaro sapore, ma dico
anche: l’amaro odore, del peccato. E fu Maria, la mia dolcissima Madre, Colei che non mi fece
rimpiangere il Paradiso lasciato per divenire Carne fra voi a redimere la carne vostra, perché in
Maria Io trovavo gli eterni candori e gli1 splendenti amori che sono in Cielo. In Lei il Padre che la
vezzeggiava come la Perfetta fra le creature, in Lei lo Spirito Santo che del suo Fuoco la penetrò per
fare della Vergine la Madre, intorno a Lei le angeliche coorti adoranti la Trinità in una creatura.
Il seno di Maria! Il cuore di Maria! No. La mente più rapita in Dio non può scendere fin nel
profondo, o innalzarsi sino al vertice di queste due perfezioni di purezza e d’amore. Io ve le
illumino, le illumino ai più cari fra i cari. Ma solo quando sarete dove è la Scienza perfetta,
allora capirete Maria.
L’umanità è tutta peccatrice. Ma vi è il peccatore unicamente peccatore, e vi è l’empio, ossia
colui che porta il peccato ad una perfezione demoniaca. Poiché, nel Male, il Demonio sa
raggiungere la perfezione, e i suoi discepoli più [418] fidi non sono da meno del loro maestro.
Te l’ho già detto: “Lucifero si sforza ad imitare Iddio, nel male naturalmente. Assume le forme,
dirò così, di vita e di corte che ha avuto il Figlio di Dio. Si atteggia a Cristo il demonio, e come
Cristo ha apostoli e discepoli. Fra di essi sceglierà il perfetto per farne l’Anticristo. Per ora siamo
al periodo preparatorio dei precursori del medesimo”. Questo ho già detto 2.
L’empio sarà condotto al sepolcro. È naturale. Tutti gli aiuti può dare Lucifero ai suoi prediletti,
ai suoi fedeli, ai suoi schiavi, ma non l’immunità dalla Morte, perché solo Io sono Vita e ho vinto Io
solo la Morte. Perciò quando la somma del male commesso dall’empio è compiuta, Io do ordine
alla Morte di prendere possesso di quella carne. Essa carne conosce perciò l’orrore del sepolcro. E
per l’empio sarà vero sepolcro.
Per i buoni, per i redenti, per i perdonati non è tale, poiché credono e sanno in base alla fede.
Esso è luogo dove il vestito mortale torna alla sua natura di polvere sprigionando lo spirito in attesa
dell’ora in cui ciò che fu creato si riformerà per entrare nella gloria o nella dannazione con la
perfezione di creazione che Dio creò per l’uomo: ossia con l’unione di uno spirito e una carne.
[419] Spirito immortale come Dio suo Creatore a Padre, carne mortale come formata da un animale
terreno re della terra, erede del Cielo, ma che troppo sovente preferisce la terra al Cielo ed è animale
non perché dotato di “anima” ma perché vive non meno, e talora più, da bruto degli animali veri e
propri.
Le anime, scisse dai corpi, hanno tre dimore. E le avranno sinché non ne rimarranno che due,
dopo il Giudizio che non errerà. I beati gioiscono immediatamente dell’eterno riposo. I penanti
attivamente compiono la loro espiazione pensando all’ora della liberazione in Dio. I dannati si
agitano nel rovello del bene perduto. No, che tanto meno trovano riposo nella loro terribile tortura,
quanto più empi sono stati.
Ma l’Empio, colui che con la sua empietà ha trascinato altri all’empietà e sospinto altri al
peccato, (ecco gli uomini e le turbe di cui parla il Libro), sarà come una torre insonne in un mare di
tempesta. Davanti a sé la folla degli uccisi (nell’anima) da lui, davanti a sé il ricordo vivo dei tanti
omicidi d’anime da lui commessi, e il [420] rimorso, che non dà pace a chi uccide, dal giorno che
Caino sparse il sangue del fratello, lo flagellerà ben più atrocemente dei flagelli infernali.
Veglierà sul suo Delitto, che si avventò contro Dio nelle creature di Dio e che come belva
infuriata portò strage nelle anime. Tremendo avere davanti a sé la prova del malfatto! Castigo
aggiunto ai castighi! Orrore senza numero come senza numero sono le colpe dell’Empio fra i
peccatori.
Ma ora, Maria, a consolazione del tuo cuore che si accascia davanti a squarci di un altro mondo
dove non regna l’Amore ma il Rigore di Dio, solleva lo spirito ascoltando questa parola tutta per te
e per le anime come te.
Sai cosa rappresentano per Me i cuori dati all’Amore? Il mio Paradiso sulla terra. Siete voi che
portate un pezzettino di cielo su questo povero mondo, e su quel pezzettino posa i piedi il Figlio di
Dio per venire a trovare le sue delizie fra i figli del Padre.
Apri il cuore al tuo Gesù. E dàmmi il tuo cuore. Dàllo del tutto a Me. Lo voglio. Come Medico e
Amico di spirito e di carne, come Sposo e Dio che ti ha scelta per la tua fede e il tuo audace
sentimento di amore.»

1 gli è nostra correzione da i


2 Nel dettato del 19 giugno, pag. 121.
8 agosto 1943.
Mi dà Gesù consigli intimi che non vanno scritti.

9 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Temono la morte coloro che non conoscono l’amore e che non hanno la coscienza tranquilla.
E sono i più! Questi, quando per malattia o per età o per qualsiasi altro fatto, si sentono minacciati
da morte, si impauriscono, si affliggono si ribellano. Tentano anche, con tutte le forze ed i mezzi, di
sfuggirla. Inutilmente perché quando l’ora è segnata nessuna cautela vale a stornare la morte.
Sempre giusta l’ora della morte perché è data da Dio. Io solo sono il Padrone della vita e della
morte e se non sono miei certi mezzi di morte, usati dall’uomo per istigazione demoniaca, sono
sempre mie le sentenze di morte, date per levare un’anima da troppo tormento terreno o per
impedire maggiori colpe di quell’anima.
Ora osserva: il dono della vita, di una lunga vita, perché può essere dato da Me? Per due motivi.
Il primo: perché quella creatura che ne fruisce è uno spirito illuminato che ha missione di faro
per altri spiriti ancora avvolti nelle nebbie della materialità. Molti dei miei santi hanno toccato età
vetuste proprio per questo. [422] E solo Io so come anelavano invece di venire a Me.
Secondo: do lunga vita per fornire il mezzo, tutti i mezzi, ad una creatura informe per formarsi.
Studi, amicizie, incontri santi, dolori, gioie, letture, castighi di guerre o di malattie, tutto viene da
Me dato per cercare che un’anima cresca nella mia Età che non è come la vostra. Poiché Io voglio
dire che crescere nella mia Età vuol dire crescere nella mia Sapienza, e si può essere adulti nella
mia Età avendo l’età di bimbi nella vostra, o viceversa essere puerili nella mia Età avendo
cent’anni nella vostra. Io non guardo l’età della vostra carne che muore: guardo il vostro spirito, e
vorrei diveniste spiriti che sanno camminare, parlare, agire sicuri e non balbettanti, traballanti e
incapaci di fare come dei pargoli!
Ciò spiega perché Io dica il mio “Basta” molto sveltamente per creature che trovo adulte nella
Fede, nella Carità, nella Vita. Un padre desidera sempre di riunirsi ai suoi figli e con che gioia,
finita l’educazione o il servizio militare, non li stringe al cuore! E farà diverso il buon Padre che
avete nei cieli? No. Quando vede che una creatura è adulta nello spirito, arde dal desiderio di
prenderla con Sé, e se per pietà del popolo, lascia talora [423] i suoi servi sulla terra acciò siano
calamita e bussola agli altri, talora non resiste e si dà la gioia di mettere una nuova stella in Cielo
con l’anima di un santo.
Sono due attrazioni e due aspirazioni venienti da un agente unico: l’Amore. L’anima, qua dove
tu sei, attrae a sé Iddio, e Dio scende a trovare le sue delizie presso la creatura amante che vive di
Lui. L’anima aspira di salire per essere in eterno e senza veli col suo Dio. Dio, dal centro del suo
ardore, attrae a Sé l’anima così come il sole attira la goccia di rugiada, e aspira di averla presso di
Sé, gemma chiusa nel suo triplice fuoco che dà la Beatitudine.
Le braccia alzate dell’anima incontrano le braccia tese di Dio, Maria. E quando si toccano, si
sfiorano velocemente, è l’estasi sulla terra; quando si stringono durevolmente è la Beatitudine
senza fine del Cielo, del mio Cielo che ho creato per voi, miei diletti, e che mi darà un
sovrabbondare di gioia quando sarà colmo di tutti i miei diletti.
Che eterna giornata di gioia immisurabile la nostra, di noi che ci amiamo: Noi, Iddio Uno e
Trino; e voi, i figli di Dio!
Ma coloro che per sventura loro non hanno capito il mio Amore, non mi hanno dato [424] il loro
amore, non hanno capito che un’unica scienza è utile: quella dell’Amore, per quelli la morte è
temenza. Hanno paura. Più paura ancora hanno se sentono di avere agito poco bene o male del tutto.
La bocca menzognera dell’uomo - perché raramente la bocca dell’uomo dice la verità così bella e
benedetta, la verità che Io, Figlio di Dio e Parola del Padre, vi ho insegnato a dire sempre - la bocca
menzognera dell’uomo dice, per ingannare e confortare se stesso ed ingannare gli altri: “Io ho
agito e agisco bene”. Ma la coscienza, che sta come uno specchio a due facce sotto il vostro io e
sotto l’occhio di Dio, accusa l’uomo di non avere agito e di non agire per nulla bene come
proclama.
Quindi una grande paura li assilla: la paura del giudizio di Colui al quale i pensieri, gli atti, gli
affetti dell’uomo, non sono occulti. Ma se mi temete tanto come Giudice, o disgraziati, perché non
evitate d’avermi a Giudice? Perché non fate di Me 1 il vostro Padre? Ma se mi temete, perché non
agite secondo i miei ordini? Non mi sapete ascoltare quando vi parlo con voce di Padre che vi guida
ora per ora, con mano d’amore? Ma almeno ubbi[425]ditemi quando vi parlo con voce di Re. Sarà
ubbidienza meno premiata, perché meno spontanea e dolce al mio Cuore. Ma sarà sempre
ubbidienza. E perché allora non lo fate?
La morte non si evita. Beati quelli che verranno a quell’ora con veste d’amore incontro a Colui
che giunge. Placida come il transito del mio padre della terra, che non conobbe sussulti perché fu un
giusto che nulla aveva a rimprovero nella sua vita, sarà la morte di questi. Gaudiosa come il sonno
della Madre mia che chiuse gli occhi in terra su una visione d’amore, poiché d’amore fu tutta la sua
vita che non conobbe peccato, e li riaprì in Cielo svegliandosi sul Cuore di Dio, sarà la fine degli
amanti.
Sai, gioia mia, come sarà bello anche per te? Stamane, quando Io-Eucarestia venivo, tu hai avuto
un sussulto di estasi perché mi hai visto darti Me stesso. Ma non è nulla quello. Un granellino di
estasi gettato nel tuo cuore. Uno solo, per non incenerirti, perché lo hai sentito... hai creduto di
morire nell’emozione. Ma quando sarà il momento riverserò un fiume di gioia, perché non sarà più
necessario mantenere la tua vita umana e andremo via insieme.
Coraggio, ancora un poco di dolore per amore del tuo Gesù e poi il tuo Gesù abolirà per te il
dolore per darti Se stesso, completamente, [426] Se stesso, gioia senza misura.»

Infatti questa mattina ho avuto una così viva impressione che sono stata lì lì per gridare. Perché
si grida non solo di spavento o di dolore, ma anche per troppa gioia. Ho creduto che il cuore cedesse
nella gioia ed io morissi così, con la particola ancora sulla lingua.

1 Segue un che che omettiamo.

10 agosto 1943.
Mi lamento piano col Signore perché aprendo, come mia abitudine, a caso il libro del Vangelo o
della Bibbia, mi fa, anche questa mattina, cadere sotto agli occhi un punto tristissimo (Geremia cap. 9°).
Avrei tanto bisogno di una parola di speranza per la mia povera Patria!... Riconosco che siamo
colpevoli delle colpe di cui siamo accusati e puniti. Ma amore di patria mi fa sentire dolore delle
afflizioni con cui Dio ci colpisce.
Gesù mi lascia lamentare e poi mi richiama l’attenzione sui versetti 23, 24, e sull’ultima frase del
versetto 25. Comprendo che sarò istruita su questo... e aspetto.

Dice Gesù 1:
La preghiera è buona e santa cosa, buona cosa è pure meditare e studiare la Sapienza. Ma nulla è
più utile all’uomo di una conoscenza: quella di essere convinto di Dio.
Quando uno ha conosciuto veramente chi è il Signore, non sbaglia più, sa pregare non [427] con
un moto macchinale di labbra dal quale esulano serii propositi di bontà, di perdono, di continenza,
di umiltà, ma con vera adesione a Dio, ma con vero proposito di praticare sempre meglio la Legge
per essere benedetto da Dio.
Quando uno ha conosciuto chi è il Signore, possiede per sempre la Scienza, la Ricchezza, la Forza,
che dànno la Gloria vera che non muore in eterno e che piace a Dio.
Voi fate, preghiere e preghiere in questi tempi. Ma non servono come dovrebbero. Non pensate
che il vostro Dio abbia cambiato la sua Natura d’infinita Bontà e di Paternità perfetta! 2 È che a Lui
voi presentate preghiere contaminate da troppe cose.
Spogliatevi della triplice veste che opprime il vostro spirito e lo contamina. Via l’ipocrisia, via
l’odio, via la lussuria. Vi sarebbero altre cose da levare. Ma queste sono le più abbiette ai miei
occhi. E siete ipocriti quando venite a Me per funzioni religiose che compite con senso umano e
non soprannaturale.
Ma chi volete ingannare? Me? O infelici! Vi potrete ingannare fra di voi, mostrando un volto di
religione, una maschera, anzi, sul volto vero che è di irreligione, perché Religione vuol dire
ubbidienza ai desideri [428] e ai voleri di Dio, e voi nelle grandi e piccole cose disubbidite a Dio.
Potrete ingannarvi fra di voi, ma il vostro Dio non lo ingannate.
Che diresti, Maria, e che faresti se uno ti offrisse un mazzo di fiori o un piatto di frutta tutto
sporco o bacato? Che faceva meglio a non offrirtelo perché ti ripugna e ti offende. Ecco: Io dico lo
stesso della maggioranza delle vostre preghiere.

Odiate. Sicuro. Odiate. E siete così appesantiti nello spirito che neppure ve ne accorgete di essere
pieni di astio verso tutti e di egoismo. Ma che vi ho detto Io? “Se quando stai per pregare ti sovvieni
d’aver offeso il fratello o che egli ha qualcosa in cuore contro di te, riconcìliati prima con esso e poi
vieni”. Condizione essenziale per essere ascoltati è di non avere in cuore l’odio che uccide l’amore.
Come potete venire a Me, che sono Misericordia, quando non siete misericordiosi? Come potete
giudicare e pensare che Io, che sono Giustizia, non vi giudichi? Non vedete che dando condanna
d’odio verso chi vi nuoce - e non fu forse il primo, ma il primo foste voi -3 non vedete che da voi
stessi vi condannate?
Siete lussuriosi. Quanta lussuria: della carne, della mente, del cuore, dilaga sul mondo sgorgando
da voi come da tante bocche di [429] fontana le cui origini siano nel profondo dove regna il
Nemico! È un diluvio, non voluto da Dio, ma da Satana ed al quale vi siete prestati, quello che si
riversa sulla terra e vi scaccia la Luce, la Verità, la Vita. E Luce e Verità e Vita, come colomba che
non ama il fango putrido, si ritira nei Cieli, scendendo rapida da essi per raccogliere il volo sulle
rare creature che come vette di monte emergono sulla fanghiglia che vi disonora.
Il mio Figlio diletto ha preclusa la sua dimora fra gli uomini dagli uomini stessi. Ascoltatelo, o
voi che ancora lo sapete fare, voi che resistete all’onda corruttrice, per amore Nostro. In Lui è la
salvezza, perché Egli è l’eterno Redentore, ed i meriti infiniti del suo infinito dolore operano in
eterno. Ma voi li sterilite sotto il corrosivo del male satanico di cui siete ripieni. Più ancora del suo
Sangue sugli ebrei, questo vostro distruggere in voi gli effetti del suo Sangue col peccato, che amate
come la vostra vita di un’ora, vi condanna e vi fa degni del mio castigo.
Cuori incirconcisi siete. Non sapete, non volete mettere anello di triplice penitenza a quel vostro
cuore che avete tolto a Dio e avete dato al [430] Nemico di Dio e del genere umano. Questo è
quello che è necessario perché Io intervenga: pentirvi e fare penitenza. Senza queste due cose ogni
vostra preghiera, ogni vostro atto religioso è menzogna e offesa che fate a Dio.
E se lo Spirito d’Amore non può più operare in voi i prodigi dell’amore perché il vostro agire
neutralizza la sua azione, e se il Verbo del Padre non può più operare i miracoli del suo Sangue e
della sua Parola perché in voi sono forze contrarie, il Padre, il Signore Iddio, può sempre agitare su
voi la sferza della punizione e difendere in Sé le tre divine Persone troppo, troppo, troppo offese
dall’umanità.»

1 Ma, a partire dal 3° capoverso di pag. 185, sembrano parole dette dall’Eterno Padre.
2 Il punto esclamativo è nostro, poiché riteniamo che la frase non abbia senso se non esortativo.
3 Precede un e che omettiamo.
11 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Ieri sera tuo cugino1 si stupiva e rammaricava perché mentre scrivi non cessano le tue
sofferenze.
Perché dovrebbero cessare? Le missioni sono sempre penose alla natura umana. La carne soffre
nel servire Iddio. Ma tanto più soffre e tanto più si rende fruttifero il lavoro dello spirito.
Quando Io ho maggiormente compiuto la mia missione? Nelle ore di maggiore sofferenza. E Io
non avevo, allora, il bene che tu hai, perché Io [431] ero in quelle ore abbandonato dal Padre. Tu
non lo sei da Me, invece.

Non è più che sufficiente questo per ripagare il soffrire di un pugno di cenere quale è la tua
carne? Sì che lo è. Basterebbe ad essere sufficiente il sentirmi vicino.
Ma Io ti ho concesso non solo la vicinanza, ma la carezza, la vista, la parola.
La croce portata così non è, per l’anima, più croce. Lo resta per la carne ed il sangue. Ma quelli
me li hai dati in offerta totale, ed è bene siano consumati perché nel sacrificio si annullano le loro
colpe, delle quali - sei convinta - non occorre Io te ne parli per ricordartele. Me li hai dati per te e
per “molte cose”. Perciò portino essi la croce della sofferenza totale, perché è giusto che così
avvenga.
Lo sai quello che fai scrivendo? La mia Volontà. La volontà di missione che voglio tu faccia.
Anche se un’anima sola, una so1a, avesse a trovare la via, attraverso questa tua fatica voluta da
Me, sarebbe giustificata la fatica che a vista umana sembra inumana.
Io, lottando contro l’ambascia dell’agonia, ho fino all’estremo compìto la missione di Maestro e
Redentore. Ricorda Caifa, Pilato, le donne di Gerusalemme Disma. Fino all’ultimo, fino all’ultimo
ho confortato, ammaestrato, salvato. E Io solo so quello che era il mio soffrire! Il tuo è un nulla, al
paragone. [432]
Nessun discepolo è da più del suo Maestro, in qualunque cosa, e se il tuo Maestro ha sofferto
tanto per redimere gli uomini, tu, che ti sei messa sulla scia del Maestro, vuoi soffrire di meno?
Del resto Io so sino a qual punto devo gravare la mano. E se la gravo pesantemente è segno che ti
do la capacità di sopportare l’aggravio e che vi è un infinito bisogno di sofferenza per l’ora terribile
che vi sta sopra. La sofferenza degli olocausti è quella che impedisce non la rovina materiale ma la
rovina spirituale, che come nuvola carica di nebbie sta per accecare gli spiriti e condurli a
rovinare, materialmente e sempre più, quanto ancora resta salvo.»

Dice più tardi sempre rispondendo ad un mio lamento per le prospettive dolorose (sul domani
nostro) che mi illumina: «Ma, Maria, alle piccole amiche di Gesù non è concesso sottrarsi alla pena.
Il povero vostro Gesù, quando era nella sua Passione, ebbe l’unico conforto dalla assistenza della
Madre sua. Maria non ha perduto un gemito mio, non le è sfuggita una mia lacrima, non un
corrugamento di epidermide, un trasalimento di muscoli, una contrazione di volto, un [433]
singulto, un rantolo. Erano tante lanciate per il suo cuore di Mamma, ma non si è sottratta ad esse
perché sapeva che la sua presenza era l’unico conforto del suo Gesù.
La piccola Maria non deve essere dissimile dalla grande Maria. Anche ora Io soffro, soffro tanto
davanti alla pervicacia umana. Lo ripeto2: verrei di nuovo a morire per salvarvi, o uomini che
precipitate nel baratro di mille colpe. Soffro tanto... non posso tacere il mio dolore. E parlarne vuol
dire condurre chi mi ascolta alla visione di un ben triste futuro.
Ma è così dolce piangere insieme. Non mi sottrarre la tua spalla perché Io vi appoggi il mio Capo
sul quale l’Umanità ribadisce corone di spine. Le stesse spine pungeranno anche te. Ma pensa: il
nostro pianto e il nostro sangue verranno offerti insieme per tentare di arrestare il castigo.
Di questo c’è bisogno, Maria. Le altre cose lasciano ciò che trovano e vi uniscono nuove potenze di
male. Ma il sacrificio salva. Se dalla terra divenuta inferno nascessero molte anime di
sacrificio!...
Non ripeto per mancanza di argomenti, ripeto perché in queste parole è la chiave della
salvezza.»
[434] Creda, Padre 3, che soffro tanto. Le intuizioni che mi vengono sono più torturanti del mio
male fisico ed accrescono il medesimo. Confesso che umanamente vorrei sfuggire ad esse con la
morte. Ma, come vede, anche questo rientra nel campo di dolore che Dio ha seminato per me e che
io devo cogliere e mangiare come pane della mia vita.
E allora... avanti. Sono fra le spine di ogni genere, perché il buon Gesù mi svela orizzonti di
sangue e fuoco e Lucifero tenta sconvolgermi prospettandomi che presto resterò sola (senza il
Maestro) e che Egli è già stanco di me. Lo lascio dire, ma certo soffro.
Meno male che perdura viva la invisibile Presenza e questo mi dà tutto nel mio nulla.

1 Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice. A causa della guerra, da Reggio Calabria si trasferì con la
famiglia a Viareggio, e stette con la scrittrice dal luglio 1943 al novembre 1944.
2 Già nel dettato del 23 aprile, pag. 54.
3 Padre Migliorini.

12 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Quando la natura umana sa tanto ricordarsi la sua origine da saper vivere nel soprannaturale,
diviene più alta di quella angelica ed è agli angeli ragione di ammirazione.
Quando avviene questo? Quando una creatura vive inabissata nella mia Volontà, interamente
abbandonata a Me, non vivendo, non amando, non agendo che per Me e con Me. Allora eleva la sua
carne ad un grado non [435] concesso agli angeli, i quali non conoscono le ansie della carne e non
hanno il merito di domarle. Quando poi la creatura crocifigge se stessa per amore del Maestro
crocifisso, allora diviene ragione di ammirazione alle schiere angeliche, le quali non possono
soffrire per amor mio e crocifiggere se stesse come Gesù, Redentore del mondo e Figlio
dell’Eterno.
Intorno alla mia Croce, come già intorno alla mia cuna, erano schiere di angeli adoranti, perché
cuna e croce erano l’alfa e l’omega della mia missione di Redentore. Ma anche intorno ai piccoli
crocifissi che si immolano silenziosamente per legge di perfetto amore, sono le schiere degli spiriti
angelici, perché vedono Me in voi che per Me morite.
Lasciami dunque fare. Fare fino in fondo. Fra poco Io ti sarò padre, madre 1, oltreché fratello e
sposo. Non avrai più che Me fra poco. Vieni, il colpo è duro, ma siine avvertita e sii generosa.
Lasciami fare. Non faccio nulla che non abbia sigla d’amore. Sii come un agnello da poco nato fra
le mie mani di pastore buono. Se il tuo Pastore ti fa mangiare quest’erba [436] amara, anche questa,
è perché ti vuol dare un posto più bello nel suo Cuore. E non aver paura. Io ti aiuterò. Ti aiuto
sempre, lo vedi.
Ho bisogno del tuo dolore. Del dolore assoluto, completo, profondo. Tu non sai che valore avrà
nelle mie Mani. Quando lo saprai dirai che ho valorizzato al mille per cento 2 il tuo soffrire e me ne
ringrazierai. Ringràziamene però sin da ora con fiducia e con amore.
Nel coro delle voci che salgono dalla terra al Cielo mancano le voci che ringraziano. È una nota
muta, e ciò è molto male. È un grande demerito per la stirpe di Adamo che, amata e beneficata in
suprema maniera dal Dio Uno e Trino, non sa ringraziare. Ma se ciò sarà perdonato agli
analfabeti dell’Amore, a coloro che l’Amore stesso istruisce non viene concesso di non farlo.
Quando un piccolo bimbo commette un errore o lo commette un povero ignorante, lo si compatisce.
Non così quando lo stesso errore lo fa un adulto e un colto.
Ti sei educata dal Maestro e non devi mancare all’insegnamento del Maestro.
Ti ho cresciuta col mio amore come si cresce un [437] pargolo col latte. Sii fedele all’Amore
in tutte, tutte, tutte le cose.»
1 La scrittrice, che era figlia unica, perderà la mamma il 4 ottobre di quello stesso anno 1943. Il babbo era morto il 30 giugno 1935.
2 mille per cento è nostra trascrizione da 1000/100
12 agosto 1943, sera.

Dice Gesù:
«Anima mia, ascolta la parabola della perla.
Un granello di arena mosso dalle onde del mare viene inghiottito dalle valve del mollusco. Un
sassolino greggio e spregevole, un frammento minuscolo di roccia, una scheggia di pomice, tutte
cose che non meritano lo sguardo di un uomo.
Quel granello di rena inghiottito così rimpiange certo, nel primo tempo, le sconfinate praterie del
mare dove rotolava libero sotto la spinta delle correnti e dove vedeva tante cose belle, create dal
Padre mio. Ma dopo qualche tempo intorno al grigio e ruvido granellino si fa una pellicola bianca,
sempre più bella più soda, più regolare. E il sassolino non rimpiange più la libertà selvaggia di
prima, ma benedice il momento in cui1 fu precipitato, da un volere superiore alla sua intenzione, fra
le valve di quel [192] mollusco. Se il granellino potesse parlare direbbe: “Sia benedetto quel
momento in cui ho perduto la libertà! Sia benedetta la forza che la libertà mi ha levato e di me,
povero e brutto, ha fatto una preziosa margarita!”
L’anima è un sassolino di sua natura grezzo. Porta il segno della creazione divina, ma si è così
mal ridotto, rotolandosi in basso, che è divenuto sempre più scabro e sempre più grigio. La grazia,
come una corrente celeste, lo sospinge per gli sconfinati spazi dell’universo, verso il Cuore di Dio
che sta aperto per ricevere le sue creature. Sta col Cuore aperto il vostro Dio desiderando voi,
povere creature.
Ma sovente voi resistete alle correnti della grazia e all’invito di Dio che desidera chiudervi nel
suo Cuore. Credete d’esser più felici, più liberi, più padroni di voi stessi rimanendo fuori. No,
poveri figli miei. Felicità, libertà, padronanza sono dentro al Cuore di Dio. Fuori c’è l’insidia
della carne, l’insidia del mondo, l’insidia di Satana.
Credete essere liberi, ma siete legati come schiavi al remo. Credete di esser felici, ma le
sollecitudini, esse sole, sono già infelicità. E poi c’è tutto [193] il resto. Credete d’esser padroni, ma
siete servi di tutti, servi di voi stessi nella parte inferiore, e non ve ne viene gioia anche se lavorate
per darvi gioia.
Io do la gioia perché do la Pace, perché do la continenza, perché do la rassegnazione, la
pazienza, ogni virtù.
Beate quelle anime che non fanno troppa dura opposizione alla grazia che le sospinge verso di
Me. Beatissime quelle che non solo si lasciano portare a Me, ma a Me vengono con l’ansia del
desiderio per essere inghiottite dal mio Cuore.
Esso non respinge nessuno per meschino e grezzo che sia. Esso accoglie tutti, e più siete miseri,
ma insieme convinti che Io vi posso far belli, e più Io lavoro la vostra meschinità, la rivesto di veste
nuova, preziosa, pura. I miei meriti ed il mio amore operano la metamorfosi. Entrate creature e
uscite, alla Luce del Giorno di Dio, perle preziosissime.
L’anima qualche volta rimpiange la prima libertà. Specie nei primi tempi, poiché il mio lavoro è
severo pur sotto veste d’amore. Ma quanto più l’anima è volonterosa [194] e tanto più presto
comprende. Tanto più l’anima rinuncia ad ogni desiderio di falsa libertà e preferisce la regale
schiavitù dell’amore, e tanto più presto gusta la beatitudine della sua prigionia in Me ed accelera il
prodigio santificante dell’amore.
I1 mondo perde ogni attrattiva per quell’anima felice che vive chiusa in Me come perla nello
scrigno. Tutte le ricchezze della terra, tutti gli effimeri soli, tutte le insincere gioie e le pseudo-
libertà perdono luce e voce e resta sola la volontà, sempre più vasta e profonda, del nostro
reciproco amore, del nostro volere essere uno per l’altro, uno nell’altro, uno dell’altro.
Oh! troppo poco conosciuta beatitudine delle beatitudini, vivere con Me che so amare! Che se
Pietro esclamò sul Tabor, solo per vedermi trasfigurato: “Signore, è bene per noi lo stare qui”, che
dovrebbe dire l’anima che è trasfigurata essa stessa divenendo molecola del mio Cuore di Dio?
Ma pensa, Maria. Chi vive in Me diventa parte di Me2. Capisci? Di Me Gesù Figlio del Dio vero,
Sapienza del Padre, Redentore del mondo, Giudice eterno e Re del secolo futuro, Re in eterno.
Tutto questo diviene l’anima che vive [195]sprofondata nel mio Cuore. Parte integrante e viva del
Cuore di un Dio, vivrà eterna come Dio nella Luce, nella Pace, nella Gloria della mia Divinità.»
1 in cui è nostra correzione da che
2 Nel senso spiegato nei dettati del 17 agosto (p. 93), del 1° ottobre (p.247), del 7 ottobre (p. 271), del 10 ottobre (p.279).
13 agosto 1943.
Dice Gesù:
«Ripeterò quanto ho già detto1 riguardo ad un’anima che mi devi aiutare a portare alla Luce.
Così anche il Padre si regolerà. Inoltre questo ripetere risponde anche a quesiti del Padre il quale,
stia sicuro, è nel suo campo d’apostolato e molto avrà ancora da lavorarvi perché i pagani sono
qua ed egli è il mio missionario qua. Si armi perciò di fortezza, pazienza e costanza, e mi lavori i
cuori, più sordi dei sassi, perché la mia Voce entri in essi.
Entri . Se poi, entrata che sia, i cuori non la vorranno rendere Vita, peggio per essi. Io, la mia
piccola portatrice, e il mio missionario, saremo giustificati presso il Padre2. Riguardo ai cuori, ne
avranno a rispondere perché avranno chiuso se stessi alla Misericordia di Dio che usa tutti i mezzi:
dal suo Figlio diletto [196] ai servi fedeli del Figlio, per dare soprannaturale aiuto alle creature.
Usi perciò il Padre quanto giudica utile usare di quello che ti dico. Sono perle che gli do
gratuitamente. Ma di tutte le perle ne tengo indietro una, la perla madre, dirò così. Tengo indietro te,
di cui sono geloso e su cui esercito potere assoluto di proprietà.
Tu non sei Maria e non devi essere conosciuta per Maria. Sei un sospiro che esce dal mio Cuore,
un vento che spira e rinfresca le fronti senza che esse sappiano da dove venga né che nome abbia.
La tua personalità è annullata. Tu, come creatura, devi essere nulla. Devi non essere. Non essendo,
nessuno ti deve conoscere come scrittrice del mio Pensiero, nessuno meno due o tre creature di
privilegio, che tali siano per mia Volontà3. Tu sei il respiro di Gesù e basta. Più tardi, quando Io
vorrò, e nessuno ti potrà nuocere, sarà conosciuto il nome della mia piccola voce. Ma allora tu
sarai altrove, dove la piccineria umana non arriva e dove non agisce l’umana cattiveria.
Riguardo a quell’anima (e a molte come lei) [197] bisogna esercitare una carità super-perfetta.
Come l’ho esercitata Io molte volte nella mia vita terrena. Sono anime appena abbozzate. Tutto in
loro anela per istinto ad un perfezionamento, si tende verso un accrescimento di forma come il
neonato che si nutre, si agita, vagisce, aspirando di sapersi nutrire, sapersi muovere, sapersi
esprimere, con veri cibi, con veri passi, con vere parole. E come neonati vanno trattate. Senza
impazienze e senza ripugnanze.
Ma lo sai, anima mia, quante volte non mi sono sentito raggricciare le carni per un ribrezzo così
vivo che dal cuore affiorava alla carne quando dovevo avvicinare esseri di peccato? Eppure, se non
li avessi avvicinati avrei mai potuto attirarli a Me? Lo avrei potuto con una violenza da Dio. Ma
perché usarla quando vi è l’Amore che è la più cara delle calamite?
Ho iniziato la mia vita pubblica con una festa di nozze, nella quale ho dovuto sentire i soliti
discorsi e le solite allusioni di simili feste. Non ho ricusato l’invito di Matteo, tanto che mi fu
rimproverato, dai censori, sporchi di ciò che rimproveravano a Me, l’esser entrato in quella casa.
Non ho respinto la peccatrice che consumava [198]sulla mia Carne l’ultimo resto dei suoi artifizi di
seduzione e annullava il suo debito verso la Grazia con un atto di contrito e coraggioso amore. Non
ho sdegnato di parlare con la samaritana che era di tutti e di nessuno. Non ho taciuto perché nella
folla che mi ascoltava erano mescolati pagani o peccatori. Ma anzi proprio per loro trovavo gli
sguardi, i sorrisi, le parole più dolci d’amore.
Sono venuto e vengo per raccogliere tutte le mie pecore entro il mio ovile, e per le pecore
lontane e che hanno preso vie storte vado, Pastore buono e instancabile, fra rovi e spine,
piangendo lacrime e stillando sangue finché le ho trovate e raccolte. Se chiamo altri ad aiutarmi
all’opera devono questi altri agire come Me.
Lo so che c’è un santo pudore ed una istintiva gelosia che dànno sofferenza quando sono
sforzati. Ma bisogna superare il pudore santo e il non santo egoismo e lasciare che i
“piccoli vengano a Me” perché sentano la Voce mia attraverso l’opera tua. Agire davanti ad essi
con tanto amore e con completa libertà come se fossero persone convinte della mia Legge.
Non pensare che quanto dite è sprecato. No. Una terra arida su cui piova dopo [199] anni ed anni
di siccità pare che non si bagni se l’acqua piove dal cielo su essa; in realtà stenta ad imbibirsi
d’acqua più di una terra curata. Ma si bagna sempre. Così è per i cuori. Bisogna innaffiarli4, metterli
a contatto con l’acqua viva che scende dal Cielo e che al Cielo conduce. Io poi faccio il resto.
I miracoli della grazia nei cuori avvengono per un complesso di agenti, la cui radice è in Me.
Potrei fare tutto da solo. Ma amo associare i miei discepoli alla mia opera di Redenzione perché
condividano Meco la mia Gloria in Cielo.
Ho desiderato di assidermi con voi, amici miei, al banchetto celeste dove saranno celebrate le
glorie di Me Redentore, l’ho ardentemente desiderato da quando ancora il tempo non era, poiché
nulla è ignoto all’Intelligenza eterna. So il nome dei commensali, so quelli che dopo essersi nutriti
di Me sulla terra riceveranno da Me in Cielo il pane spezzato dalle mie Mani nell’agape fraterna in
cui Maestro e discepoli saranno per sempre uniti senza l’incubo della imminente Passione e del
sozzo tradimento.
[200] Animo, dunque. Se sarai urtata da idee che la mia Luce ti fa capire errate non ritirarti.
Come una mamma tieni sul cuore quegli infanti dello spirito anche se sono coperti di materie non
nette. Offri il tuo soffrire per questo urto alla mia Luce perché essa scenda a dar luce di vera fede
allo spirito anelante alla Fede, ma ancora incapace di andare ad essa.
Volevo finire di parlarti della perla5. Ho parlato d’altro per guidare il Padre la cui opera non è
stata inutile presso di te. La sua veste di figlio di Maria ha messo in fuga chi ti paralizzava udito e
vista spirituale e aizzava in te la parte inferiore.
Sei così perché hai avuto l’aiuto del Padre. Vi ho presi da due punti della terra e vi ho condotti
l’uno verso l’altro perché così doveva essere. Io so perché. Tu, ricordalo sempre, nel mio Sacerdote
devi vedere Me. Egli in te deve vedere Me. E non le briciole ma tutto il Pane Io ho serbato per lui,
perché proprio a lui, contro la tua stessa volontà, ho serbato la missione di essere il tuo fraterno
aiuto e tu il fraterno aiuto di lui.
Io so quali sono le pietre da unire per formare le muraglie della mia Città. [201]
Sembrano agenti per se stesse. In realtà una serve all’altra combaciando perfettamente. Io so.
Non è egli6 chi sparecchia e raccatta le briciole. Se mai egli è Lazzaro che prepara la casa per il
Maestro, la casa sei tu e sei anche Maria... Ma avrebbe potuto Maria stare ad ascoltare il Maestro se
Lazzaro non avesse preparato la casa all’ospite e se Marta non avesse atteso alle faccende?
Di Maria ho fatto una santa. Ma di Lazzaro e di Marta che ho fatto di meno?
Chi mi serve mi è ugualmente caro, qualunque sia l’opera che compie. L’importante è fare ciò
che Io voglio.»

Ecco risposto alla sua lettera, dove ha reputato utile di rispondere.


Vedo Gesù con la sua croce sulla spalla destra che va, va e nessuno lo segue. Mi guarda con
occhi di immenso dolore.

1 Nei dettati del 28 giugno (pag. 46) a del 29 giugno (pag. 49).
2 Dio Padre. Tutte le altre volte che nel presente dettato viene nominato il «Padre», è il Padre Migliorini.
3 che tali siano per mia Volontà è nostra costruzione da per mia Volontà che tali siano
4 innaffiarli è nostra correzione da inaffiarli
5 Nel dettato del 12 agosto, pag. 81.
6 egli è aggiunto da noi.
14 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Ti ho detto1 che sei così perché hai avuto l’aiuto del Padre2. Nessun orgoglio deve venire a lui,
nessun avvilimento a te, nessuno stupore a chicchessia per questa mia affermazione.
Io sono Iddio e non ho bisogno di [202] intermediari, è vero. Ma appunto perché sono perfetto in
tutto, nell’intelligenza come nell’amore, così so quanto è necessario a voi per spronarvi e farvi
sentire come vi amo. E questo chiedere la vostra collaborazione per compiere i miei prodigi non è
prova di debolezza da parte mia o di incapacità ad operare da solo, ma è prova di amore e di
intelligenza.
Vi amo tanto che mi abbasso a chiedervi di aiutarmi. Vi comprendo tanto che so che questa
richiesta vi sprona più di qualsiasi altra cosa.

Per divenire Cibo che nutre il vostro spirito Io non avrei bisogno di alcuno. Eppure chiedo mani
sacerdotali per operare il miracolo del pane che si muta in Corpo dell’Uomo-Dio. E così è per la
reciproca elevazione.
Io ho fondato una società vera in cui i membri sono, nel mio pensiero, uno per l’altro, uno di
sostegno all’altro. Dal più grande al più piccolo avete tutti la vostra ragione di essere nella
stupenda compagine della mia Chiesa, una nell’essenza e trina nella forma, come il suo Re e
Pontefice divino che è Uno e Trino col Padre e lo Spirito.
La Comunione dei santi unisce i cattolici [203] che furono con quelli che sono i cattolici che
penano con quelli che lottano e con quelli che godono. Cielo, terra e purgatorio si aiutano e
completano vicendevolmente, e nello stesso modo i membri della Chiesa militante devono aiutarsi e
completarsi vicendevolmente.
Oh! sublime carità che sei nata dal mio Cuore, squarciato dal tradimento prima che dalla
lanciata, segno vivo dell’appartenenza a Me! Se poteste vedere il valore che ha, agli occhi dei
celesti, l’amarvi come fratelli, secondo il mio comando d’amore, nessuno, fra i dotati di
intelligenza, non vorrebbe non amare il fratello con purezza, con vista spirituale e spirituale
ardore. Così si amavano i miei primi seguaci e questo loro amarsi ha fatto convinto il mondo della
verità del Cristo.
Ma ora... può più il mondo essere convinto di questo quando l’odio si è sostituito all’amore e
l’intelligenza serve per nuocere, la parola per mentire, il cuore per tradire, le mani per uccidere?
Pregate... Pregate pure. Ma può vivere una pianta appoggiata su un ardente granito? No. Muore
perché la sua radice non trova succo di vita. Così muore la vostra preghiera non [204] nutrita
dall’amore.
E pensare che sarebbe gran festa in Cielo se il grande peccatore: l’uomo, tornasse al Padre che
lo aspetta per perdonarlo e coprirlo di doni!

Vado, portando la Croce, raccogliendo le croci che Satana abbatte e che voi non sapete portare.
Il mondo ha respinto la Chiesa e le chiese cadono. Ma guai a quel giorno in cui il Figlio
dell’Uomo non avesse più altari per ripetere il Sacrifizio e più cibori per il Sacramento del mio
amore.»

1 Nel dettato del 13 agosto, pag. 85.


2 Padre Migliorini.

15 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Dei tuoi scritti va usato così.
La parte che è tua avrà il solito valore informativo per la curiosità dell’uomo che vuole sempre
scandagliare sui segreti delle anime.
La parte che è mia, e che va separata dalla tua, avrà valore formativo perché in essa vi è voce
evangelica e questa voce evangelica ha sempre valore di formazione spirituale, quale che sia il
modo con cui viene a voi. Anche quando il modo, o i modi, con cui essa è pervenuta alla
portata delle anime, non sono più di questa terra, essa resta quello che è e non perde il suo valore.
[205] Ero riluttante a dare la nuova formula di preghiera per oggi perché so che è sentita meno
ancora di quella del giugno1. Allora si chiedeva che le bombe risparmiassero case e persone di
Viareggio e questo era argomento comprensibile alla ottusità e alla paura umana. Oggi si chiede una
cosa più alta e universale e doloroso a constatarsi, non universalmente desiderata, non desiderata
neppure dalla totalità del piccolo nucleo viareggino.
Guerra vuol dire rovina di molti, ma anche utilità di molti e davanti all’utilità propria l’uomo
trascura l’utilità collettiva. Vi amate così poco fra di voi che vivete ognuno chiuso nel proprio
egoismo e armato di aculei per il vicino. Perciò se era poco sentita dallo spirito la prima preghiera,
ma era sentita solo dalla carne che tremava di paura per se stessa e per il suo avere di case, questa è
detta con lo spirito ancor più sordo.
Non è così che si ottiene ciò che si chiede. La tregua delle armi verrà, perché deve venire, ma
non sarà che tregua. E altro è tregua e altro è pace. Pace vuol dire concordia esterna e interna,
cercata e voluta con vista e affetto spirituale.
[206] Se sapeste venire a Me, colle labbra e l’anima monda e accesa di vera carità, vi darei
questa pace. Ve la darei contro tutti gli ostacoli che il Male mettesse per impedirla, perché Io sono
il Vincitore eterno. Ma anche fra i non molti che oggi pregheranno nelle chiese per questo, pochi,
pochi, pochi avranno i requisiti che fanno potente la preghiera. È una verità dolorosa e spaventosa,
ma non giova nasconderla poiché il suo male resta anche se nascosto.

Poveri uomini, come siete cattivi! Se tuonassi questa verità dai cieli, l’uomo ne resterebbe offeso
come i farisei quando li denunciavo scoprendo le loro occulte magagne.
Ma è come dico. La pace santa e vera non è desiderata da tutti. Siete così ottusi e impastati di
tendenze malvagie che non riuscite neppure a sentire il tono della verità che Uno da più di voi vi
svela. Ma la verità è quella, non vi può essere altra verità poiché ve ne è una sola.
Siamo sempre a quel discorso: “Se ci fossero dieci giusti...”2. Ma i giusti sono così pochi contro
la massa degli ingiusti. Satana ha un numero sterminato di figli [207] e servitori. Il Figlio di Dio, di
veri figli e veri servi ne ha un numero insignificante. E in questo squilibrio sta la causa della vostra
rovina.»

1 5 giugno, pag. 14.


2 Vedi la nota 4 di pag. 29.

16 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Sono il “Primogenito di fra i morti” secondo l’ordine umano a divino. Primogenito secondo
l’ordine umano perché figlio, per parte di madre, di Adamo, sono il primo generato, della stirpe di
Adamo, che sono nato come avrebbero dovuto nascere tutti i figli dei creati dal Padre mio.
Non sbarrare gli occhi. Maria è nata per volere di Dio senza macchia e questa preservazione è
stata voluta giustamente per preparare la mia venuta. Ma senza uno speciale volere, Maria, nata da
uomo e donna insieme congiunti secondo la legge della natura, non sarebbe stata diversa da tutte le
altre creature venute dalla radice contaminata di Adamo. Sarebbe stata una grande “giusta”, come
molti e molte altre dell’antico tempo, ma nulla di più. La Grazia, Vita dell’anima, sarebbe stata
uccisa in Lei dal peccato d’origine.
Sono Io che ho vinto la morte e la Morte. [208] Io che ho richiamato in Vita i morti del Limbo.
Dormivano. Come Lazzaro, la cui risurrezione adombra questa più vera. Io li ho chiamati. E sono
risorti. Io, nato da donna figlia di Adamo, ma senza macchia d’origine, ossia come avrebbero
dovuto essere tutti i figli di Adamo, sono perciò il Primogenito, secondo l’ordine naturale, di
Adamo, nato vivo in mezzo ai generati morti di Adamo.
Sono il “Primogenito” secondo l’ordine divino perché sono il Figlio del Padre il Generato, non
il creato da Lui.
Generare vuol dire produrre una vita. Creare vuol dire formare. Io posso creare un nuovo fiore.
L’artista può creare una nuova opera. Ma solo un padre e una madre possono generare una vita.
Sono dunque il “Primogenito” perché, nato da Dio, sono alla testa di tutti i nati (secondo la
grazia) da Dio.
Quando con la mia Morte ho squassato le porte dell’al di là e ne ho tratto i dormenti alla prima
risurrezione, ho anche aperto le chiuse dei laghi mistici nel cui lavaggio si deterge il segno che
uccide, muore la Morte dello spirito, la vera Morte, e nasce la Vita dello spirito, la vera Vita .
Sono infine il “Primogenito” di fra i morti [209] perché la mia Carne entrò prima nel Cielo, dove
entreranno alla Risurrezione ultima le carni dei santi i cui spiriti attendono nella Luce la
glorificazione del loro io completo, come è giusto che sia perché santificarono se stessi vincendo la
carne e martirizzandola per portarla a vittoria, come è giusto che sia perché i discepoli sono simili
al Maestro per amoroso volere del Maestro, e Io, Maestro vostro, sono entrato nella Gloria con la
mia Carne che f u martirizzata per la gloria di Dio.

Più avanti ti parlerò delle due risurrezioni, viste sempre da voi con1 riferimenti umani, mentre
vanno viste con vista spirituale.
Questa mia Primogenitura divina e umana mi dà, di conseguenza, diritti sovrani, poiché è
sempre il primogenito di un re colui che eredita la corona. E quale re più Re del Padre mio?
Re eterno il cui regno non ha principio né fine e contro il quale nessun nemico ha potere. Re
unico senza rivali che mi eleva nel generarmi alla sua stessa sovranità perché Io sono Uno col
Padre, consustanziale a Lui, inscindibile da Lui, parte viva attiva, perfetta di Lui. Re santo, santo,
santo di una Perfezione tale che è non immaginabile a mente umana. Sfolgora nel Cielo, sulla terra
e [210] sugli abissi, dilaga sui monti, investe di Sé quanto è, la santità gloriosa del Padre mio,
santità che Noi adoriamo perché è quella da cui siamo generati e da cui procediamo.
Gloria, gloria, gloria al Padre, Maria, gloria sempre perché da Lui viene ogni bene ed il primo
Bene sono Io, tuo Salvatore.
I1 mio regno non è di questa terra, secondo quanto vuol dire regnare sulla terra.
Ma è Regno della terra. Poiché Io sulla terra avrò regno. Regno palese e vero, non solo spirituale
quale è ora e di pochi. L’ora verrà in cui sarò Re solo e vero di questa terra che ho comperata col
mio Sangue, della quale sono stato creato Re dal Padre con ogni potere su di essa. Quando verrò?
Che è l’ora rispetto all’eternità? E che ti importerà dell’ora quando sarai nell’eternità?
Verrò. Non avrò nuova carne poiché ne ho già una perfetta. Evangelizzerò, non come
evangelizzai, ma con forza nuova, perché allora i buoni saranno non umanamente buoni come lo
erano i discepoli della mia prima venuta, ma saranno spiritualmente buoni, e i [211] malvagi
saranno spiritualmente malvagi satanicamente malvagi, perfettamente malvagi. Perciò la forma
sarà consona alle circostanze, perché se usassi la forma di 20 secoli or sono sarebbe superata, pei
perfetti nel bene, e sarebbe offrire modo ai satanici di recare un’offesa che non è permessa recare
al Verbo glorificato. Come una rete di maglia fina trascinerò dietro alla mia Luce i giunti alla
sottigliezza spirituale, ma i pesanti, per la congiunzione della carne con Satana, i Morti dello spirito
che la putredine dell’anima tiene confitti nel fango, non entreranno nella mia Luce e finiranno di
corrompersi nella congiunzione col Male e con la Tenebra.
Per ora preparo il tempo futuro usando singolarmente la Parola che scende dai cieli a dar luce
alle anime pronte a riceverla. Faccio di voi i radiotelefonisti intenti a udire l’insegnamento che è
perfetto e che avevo già dato e che non muto, poiché Una è la Verità, ma che è stato dimenticato o
svisato, troppo dimenticato e troppo svisato perché faceva comodo dimenticarlo e svisarlo.
Faccio questo perché ho pietà dell’Umanità che muore senza il pane dello spirito. Come ho dato
Me per pane dell’anima [212] vostra, così ora porgo la mia Parola per pane del vostro spirito. E
ripeto: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio a l’osservano”.»
16 agosto 1943, sera.

Dice Gesù:
«Ho detto che la mia nuova venuta avrà forma e forza nuova consona alle circostanze e ti ho
spiegato come saranno allora gli uomini. Il tempo dello spirito deve venire.
L’uomo è partito da una tenebra fonda e da un peso immane di fango, dopo aver perduto la Luce
divina di sua propria volontà, ubbidendo alla seduzione nemica il cui vero essere si adombra nel
frutto che insegna il Bene e il Male, ossia che ha svelato all’uomo quanto per suo bene Dio aveva
nascosto alla materia, alla mente, al cuore. Così puri, così pacifici, così onesti, così pii sareste stati
se non aveste morso la triplice concupiscenza che è dolce alla bocca, ma amara allo spirito più
dell’aceto e fiele che mi venne porto sulla Croce!
Piombato dalla dimora paradisiaca sulla terra, schiacciato dalla rivelazione della sua carne
profanata dalla lussuria, torturato dal rimorso di avere causato il suo male, angosciato dalla
persuasione d’aver suscitato l’ira punitiva di Dio Creatore, l’uomo non era che un povero essere
animale in cui [213] si dibattevano e lievitavano tutte le forze inferiori.
Ti ho già richiamato l’attenzione2 sulla differenza dei precetti dati a Mosè rispetto ai miei,
precetti necessari, nella loro urtante crudità, per frenare le tendenze dell’uomo, pezzo di carne
appena infuso di un moto animico dato da un’anima ferita a morte e tramortita in un coma
spirituale. Il ricordo della Luce perduta, vivendo nel profondo dell’anima, spingeva i passi3 alla
luce. Un molto faticoso cammino perché la materia pesa più dello spirito e trascina in basso. Ogni
tanto la bontà dell’Eterno dava all’umanità dei “fari” per la traversata tempestosa verso la Luce
vera. I patriarchi ed i profeti: ecco i fari dell’umanità cercante il porto di Luce.
Poi è venuto Quello che Giovanni, l’Amato, chiama “la vera Luce che illumina ogni uomo”.
Io sono venuto Luce del mondo e Verbo del Padre e vi ho riportato la Pace col Padre,
l’abbraccio che fa ritornare figli dell’Altissimo.
Io sono che ho riacceso la vita languente dello spirito vostro.
Io sono che vi ho insegnato la necessità di nascere nello spirito.
[214] Io sono che ho raccolto nella mia Persona tutta la Luce, la Sapienza l’Amore della Triade
e ve l’ho portata.

Io sono che col mio sacrificio ho riannodato la catena, là dove s’era spezzata, saldandovi
nuovamente al Padre e allo Spirito di Verità.
Io sono che, facendo leva del mio patibolo, ho sollevato il vostro spirito giacente nella mota e gli
ho dato un potente impulso per procedere verso la Luce di Dio, verso Me stesso che nel Cielo vi
attendo.
Ma pochi nel mondo e nei secoli ne hanno fruito perché il mondo ha preferito sempre più le
tenebre alla Luce. Io con la mia atroce morte vi ho ottenuto la venuta dello Spirito perfetto; ma, nei
secoli, sempre più l’umanità lo ha respinto, come ha respinto Me, come ha respinto il Padre.
Come di un liquore che si depura è avvenuto che ciò che è pesante è precipitato al fondo e le
parti nette hanno galleggiato. Così, nel corso dei secoli, è avvenuto dell’uomo. Colui che è voluto
rimanere carne e sangue è precipitato sempre più in basso, mentre coloro che, aristocrazia del mio
gregge, hanno voluto vivere nello spirito, sono divenuti sempre più spirituali. In mezzo, i tiepidi
senza nome. Sono due moti opposti della massa. Una parte, e sventuratamente è la più vasta, [215]
sempre più assorbe Satana e scende sotto al livello dei bruti. L’altra parte, la esigua, sempre più
assorbe Cristo, nutrendosi della sua Parola, che da 20 secoli non tace, e diviene sempre più capace
di comprendere lo Spirito.
Quando Io uso dei mezzi speciali è per accelerare, poiché i tempi stringono, la pienezza
dell’ammaestramento della Parola e la pienezza della formazione spirituale dei discepoli veri, dei
sudditi veri del Re Gesù Cristo. Non Re dei giudei come ironicamente disse e scrisse un uomo
debole che si credeva forte di un povero potere, ma Re del Mondo prima del giudizio del mondo.
L’uomo, procedendo verso l’ora ultima, deve raggiungere la spiritualità. Ma comprendimi. Dio
è spirito, Satana è spirito. Il primo è Spirito di Perfezione. Il secondo è spirito di peccato. La massa,
scissa in due per volontà propria, che Dio rispetta, segue ognuna la parte prescelta. I figli
dell’Altissimo e fratelli miei scelgono la parte di Dio e per amore nostro spiritualizzano la carne. 1
servi di Satana e figli della Bestia, la parte di Lucifero, e per schiavitù [216] voluta da essi stessi
uccidono lo spirito sotto la carnalità, fanno del loro spirito una carne e un sangue corrotti e
ripugnanti.
Quando regnerò sugli e negli spiriti giunti a quella maturazione che ora è di singoli e che allora
sarà di tutta la massa dei cristiani veri, Io mi rivolgerò a questa parte soltanto, perfezionandola
dell’ultimo ammaestramento con una nuova evangelizzazione, non diversa nel senso, che non può
mutare, ma nella forza che allora potranno capire e che oggi non capirebbero. Prova ne sia che
devo scegliere speciali creature degne di tanto per sforzo proprio o rese degne per miracolo
d’amore.
Venti secoli fa ho parlato a tutti. Quando il tempo sarà venuto parlerò a questi soltanto, convinto
dell’inutilità di parlare agli altri. Comincerà così la selezione degli eletti dai reprobi.
Tu, povera Maria, sei di queste anime rese degne per volontà mia. Di buono non hai che una
cosa: la buona volontà d’amore. Ma è quella che mi basta. Su essa posso porre la mia cattedra di
Maestro per fare della piccola anima un piedestallo per dire, ridire, e ridire ancora, le parole
d’amore e d’invito all’Amore, che guida e salva.
Verrò con la mia Carne glorificata.
Ho messo in moto la tua curiosità dicendo questo. Non saresti donna se non fossi4 curiosa. Ma Io
dico ciò che credo utile dire per vostro bene e non quello che sarebbe pascolo alla vostra curiosità
inutile. Se mi è caro esser Maestro so scegliere fra la Verità quelle verità che vi è utile conoscere e
basta.
Accontèntati perciò di sapere che è giusto che nel Regno dello spirito, i cui sudditi avranno
[217] spiritualizzato la carne, sia Re Colui che rivestì il suo Spirito perfetto di carne per redimere
ogni carne e santificarla, e santificò la sua di una duplice santità, perché carne innocente,
perfettamente innocente, e carne immolata nel sacrificio d’amore.
Verrò, con la mia Carne glorificata, a radunare le creature per l’ultima battaglia contro il
Nemico, giudicherò con la mia veste splendente di Carne glorificata i corpi dei riviventi per
l’estremo giudizio, tornerò per sempre al Cielo, dopo avere condannato alla morte eterna le carni
che non vollero divenire spiriti; e vi tornerò Re fulgido di un popolo fulgido in cui l’opera del
Padre, del Figlio, dello Spirito, sarà glorificata con la creazione del perfetto corpo umano quale il
Padre lo fece in Adamo, bello di indescrivibile bellezza, con la redenzione del seme d’Adamo per
opera del Figlio, con la santificazione operata dallo Spirito.»

1 con sembra corretto da come


2 Nel dettato del 9 luglio, pag. 77.
3 passi è lettura incerta; potrebbe leggersi anche padri
4 fossi è nostra correzione da fosti

17 agosto 1943.
Dice Gesù:
«Quando Io faccio dire dalla bocca dell’Amato che “anche quelli che mi trafissero” mi vedranno,
non intendo fare alludere a coloro che mi trafissero [218] or sono 20 secoli.
Quando Io verrò sarà venuto il tempo del trionfo del mio Regno. Ti ho spiegato1 come sarà il
Regno e come i sudditi di esso. Sarà il tempo della testimonianza dello spirito, parte divina chiusa
in voi e che vi dà l’immagine e somiglianza con Dio. Essendo tale, saranno le parti spirituali quelle
che saranno in causa avanti la decisione di giudizio che separa i maledetti dai benedetti. E nei
maledetti saranno coloro che col loro spirito sacrilego, che ha cercato la Bestia, adorato la Bestia e
prostituito con la Bestia, hanno trafitto, nei secoli, lo spirito divino del Figlio di Dio dopo avere, nei
capostipiti della serie maledetta, trafitto le carni del Figlio dell’Uomo.
Figlio dell’Uomo. Hai mai riflettuto che in questa parola è la verità spiegata ieri? Io sono, per
linea umana, il Figlio (primogenito) di Adamo.
La schiera dei trafittori miei è numerosa come rena sulla spiaggia di mare. Non si contano i suoi
granelli.
Tutti i delitti, tutti i peccati commessi contro di Me, intangibile ormai alla sofferenza umana, ma
suscettibile ancora alle offese recate al mio Spirito, sono segnati nei libri che ricordano le opere
degli uomini.
[219] Tutti i tradimenti dopo i miei benefici, tutte le abiure, tutte le negazioni e i peccati contro
la Verità, da Me portata, tutti i peccati contro lo Spirito Santo che ha parlato per bocca mia e che
per merito mio è venuto ad illuminare la parola del Verbo, tutte queste trafitture, fatte nei secoli,
dalla razza che Io volli salvare pur sapendola così restia al Bene, saranno presenti nell’interno
degli spiriti adunati, i quali, nella Luce folgorante del mio balenare, riconosceranno quello che
fecero colla loro pervicace volontà di impugnare ciò che fu detto e fatto da Uno che non poteva
mentire, né fare opere non utili secondo la legge divina d’amore.
I negatori dell’Amore sono coloro che mi hanno trafitto e con Me hanno colpito Colui che mi ha
generato e Colui che procede dal nostro amore di Padre e Figlio. Ogni giudizio è rimesso al Figlio,
ma il Figlio farà giudizio anche delle colpe commesse contro il Padre e lo Spirito.
Il portatore di Vita, il Vivente eterno e l’eterno Immolato che il mondo volle morto, ucciso come
si uccide il delinquente che nuoce - mentre Io ero il Santo che perdonava, il Buono che beneficava,
il Potente che guariva, il Sapiente che istruiva - è Colui che aprirà le porte alla Morte vera e
immetterà in [220] essa e corpi ed anime dei suoi trafittori. Il portatore della Vita che si vive in
Cielo chiuderà le porte dell’Inferno sul numero intoccabile dei maledetti, i quali hanno preferito la
Morte alla Vita.

Io lo farò perché Io, Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore e Signore vostro, Giudice eterno, ho le
chiavi della Morte e dell’Inferno.»

1 Nel dettato del 16 agosto, pag. 89.

18 agosto 1943 .
Dice Gesù:

«Continuo a spiegarti i passi che credo opportuni.


È detto: “A1 vincitore darò a mangiare dell’albero di vita...” E si è applicato tal pensiero a Me.
Sì, sono albero di vita eterna e mi do a voi per cibo nell’Eucarestia e la mia vista sarà cibo
gaudioso dei vincitori nell’altra vita. Ma vi è un altro significato che molti ignorano appunto perché
molti che mi commentano non sono “vincitori”.
Chi è vincitore? Cosa occorre per esserlo? Opere risuonanti di eroismo? No. Allora sarebbero
troppo pochi coloro che vincono. Sono vincitori coloro che vincono in sé la Bestia che vorrebbe
avere ragione di loro. In verità tra il martirio atroce ma breve, aiutato da coefficienti soprannaturali
e [221] naturali, e la lotta segreta, oscura e continua, è, sulle bilance di Dio, di maggior peso, o
quanto meno di un peso di diversa razza, ma prezioso, quest’ultima1.
Nessun tiranno è maggior tiranno della carne e del Demonio. E coloro che sanno vincere la
carne e il Demonio e fare della carne uno spirito e del demonio un vinto, sono i “vincitori”.
Ma per esserlo bisogna essersi dati totalmente all’Amore. Totalmente: colui che ama con tutte le
sue forze non riserba nulla per se stesso, e non serbando per se stesso non serba per la carne e per
il demonio. Dà tutto al suo Dio e Dio dà tutto al suo amatore.
Gli dà il suo Verbo. Ecco ciò che dà al vincitore da mangiare, sin da questa terra, né poteva dargli
cosa più grande. Dà Me, Verbo del Padre, per esser cibo dello spirito consacrato al cielo.
La mia Parola scende a nutrire le anime date tutte al loro Signore Iddio. Viene la mia Parola per
esservi sacerdote e guida a voi che cercate la guida vera e che vedete tante deboli guide per le turbe
che periscono senza guida vera. Voi che avete capito la Verità, sapete [222] che questo solo è
necessario: vivere della mia Parola, credere alla mia Parola, camminare secondo la mia Parola.
Che te ne pare di uno che vuol vivere di dolciumi, liquori e fumo? Tu dici che colui morrà
perché non è quello il cibo che necessita a viver sani. Lo stesso è di chi si affatica in mille
esteriorità e non bada a quello che è nucleo di tutta la vita dell’anima: la mia Parola.
Perché la Messa, perché l’Eucarestia, perché la Confessione non vi santificano come dovrebbe
avvenire? Perché sono per voi dei pro-forma, non li rendete fecondi con l’attenzione alla mia
Parola. Peggio: soffocate la mia Parola che Io lancio dall’alto del Cielo a richiamo e a luce vostra,
sotto la tiepidezza, l’ipocrisia, la colpa, più o meno grave.
Non mi amate: ecco tutto. Amare non vuol dire fare dentro per dentro2 una visita superficiale di
mondana cortesia. Amare vuol dire vivere con l’anima unita fusa, accesa ad un unico fuoco che
alimenta un’altra anima. Allora nella fusione avviene anche la comprensione.

Io parlo, non più lontano, dall’alto dei cieli, ma prendo dimora - e con Me il Padre [223] e lo
Spirito, perché siamo una cosa sola - Io prendo dimora nel cuore che mi ama e la mia parola non è
più sussurro, ma Voce piena, non è più isolata ma continua. Sono allora il “Maestro” vero. Sono
Colui che 20 secoli or sono parlava alle turbe instancabilmente e che ora trova la sua delizia a
parlare ai suoi prediletti che lo sanno ascoltare e di cui faccio i miei canali di grazia.
Quanta Vita vi do! Vita vera, Vita santa, Vita eterna, Vita gaudiosa con la mia Parola che è
Parola del Padre e Amore dello Spirito. Sì, che in verità Io do al “vincitore” da mangiare il frutto
dell’albero di Vita. Ve lo do da questa terra con la mia spirituale dottrina che torno a portare fra
gli uomini acciò non tutti gli uomini periscano. Ve la do nell’altra vita col mio essere fra voi in
eterno.
Io sono la Vita vera. Permanete in Me, miei diletti, e non conoscerete morte.»

1 quest’ultima è nostra correzione da quest’ultimo


2 dentro per dentro significa ogni tanto, di tanto in tanto

19 agosto 1943.
Dice Gesù:
«Sempre vedendo con l’occhio mio le parole dell’Amato si comprende che anche la “manna
nascosta” è la mia Parola. Manna perché raduna tutta la dolcezza [224] d’amore della Trinità
nostra che vi è Padre, Fratello e Sposo dell’anima e vi ama dei tre amori più alti. Nascosta perché
è detta nel segreto del cuore ai meritevoli di gustarla.
Bene Io vorrei poterla far piovere su tutti e nutrire tutti di essa. Ma è detto: “Non date le perle ai
porci e le cose sante ai cani”. E molti che pure sono stati lavati nel mio Battesimo e redenti dal mio
Sangue sono più abbietti dei porci e più cani dei cani.
Hai letto come agli antichi ebrei, immeritevoli di possederla, si guastasse la manna nel deserto.
Essi demeritavano per la loro mancanza di fede e per la loro sollecitudine umana. Posso Io avere
meno rispetto della mia Parola di quanto ne abbia avuto per la manna destinata a nutrire il ventre,
mentre la Parola è destinata a nutrire lo spirito?
Perciò do la manna a coloro che vincono la parte inferiore con tutte le sue tendenze alla non
fede, al senso, alle sollecitudini meschine ed egoiste. Do la manna della mia Parola che riempie di
dolcezza e di luce lo spirito vostro. Do il “sassolino bianco nel quale è scritto un nome nuovo” ossia
nel quale è rive[225]lata una Verità che è taciuta ai non degni. È la Verità che vi apre le porte
dell’eterna Vita, che ve ne dà le chiavi e vi mette sulla Via per giungere alla Porta della mia celeste
Città.
Io sono Via, Verità, Vita. Fuori di Me non c’è altra via, verità e vita. Colui che vince tutti gli
ostacoli per seguire Me, diverrà colonna del mio tempio e per la Parola che ha custodita e praticata,
dopo esser stato salvato nell’ora tremenda della prova dalla tentazione che uccide, avrà posto sul
mio stesso trono, insieme al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.»

Dice ancora:
«Il mondo perisce perché non ha custodito la mia Parola, perché l’ha trascurata e derisa. Nessuna
forza umana servirà a fermare la corsa del mondo all’abisso perché manca al mondo e alle f orze
del mondo la cosa che salva. La mia Legge.
Si è fatto un vuoto nella mistica foresta che avevo coltivata per voi perché aveste dimora
all’ombra del mio previdente amore. Le vostre colpe lo hanno fatto e nel vuoto si è insediato
padrone il Serpente eterno [226] che vi avvelena col suo fiato e vi uccide col suo morso e impedisce
che la mia Legge sia in voi agente di Bene.
Fumo, veleno, orrore, disperazione avete in voi e intorno a voi. E potevate avere Luce, Pace,
Speranza, Gioia. Questo potevate avere se aveste seguito la mia Parola, perché Io ho consumato
tutto l’orrore della vita per preservarne voi e l’ho fatto con quella atrocità di agonia che ho patito
per voi.
Ma avete gettato il mio dono e avete chiamato a maestro e re Satana. E Satana vi ammaestra e
regola, vi sala e sferza per rendervi degni del suo inferno.»

20 agosto1943.

Dice Gesù:
«Se si osservasse per bene quanto da qualche tempo avviene, e specie dagli inizi di questo secolo
che precede il secondo mille, si dovrebbe pensare che i sette sigilli sono stati aperti. Mai come ora
Io mi sono agitato per tornare fra voi con la mia Parola a radunare le schiere dei miei eletti per
partire con essi e coi miei angeli a dare battaglia alle forze occulte che lavorano per scavare
all’umanità le porte dell’abisso.
Guerra, fame, pestilenze, strumenti di [227]omicidio bellico - che sono più che le bestie feroci
menzionate dal Prediletto - terremoti, segni nel cielo, eruzioni dalle viscere del suolo e chiamate
miracolose a vie mistiche di piccole anime mosse dall’Amore, persecuzioni contro i miei seguaci,
altezze d’anime e bassezze di corpi, nulla manca dei segni per cui può parervi prossimo il momento
della mia Ira e della mia Giustizia.
Nell’orrore che provate, esclamate: “Il tempo è giunto; più tremendo di così non può divenire!”
E chiamate a gran voce la fine che vi liberi. La chiamano i colpevoli, irridendo e maledicendo come
sempre; la chiamano i buoni che non possono più oltre vedere il Male trionfare sul Bene.
Pace, miei eletti! Ancora un poco e poi verrò. La somma di sacrificio necessaria a giustificare la
creazione dell’uomo e il Sacrificio del Figlio di Dio non è ancora compiuta. Ancora non è
terminato lo schieramento delle mie1 coorti e gli angeli del Segno non hanno ancora posto il sigillo
glorioso su tutte le fronti di coloro che hanno meritato d’essere eletti alla gloria.
L’obbrobrio della terra è tale che il suo fumo, [228] di poco dissimile a quello che scaturisce
dalla dimora di Satana, sale sino ai piedi del trono di Dio con sacrilego impeto. Prima della
apparizione della mia Gloria occorre che oriente ed occidente siano purificati per essere degni
dell’apparire del mio Volto.
Incenso che purifica e olio che consacra il grande, sconfinato altare dove l’ultima Messa sarà
celebrata da Me, Pontefice eterno, servito all’altare da tutti i santi che cielo e terra avranno in
quell’ora, sono le preghiere e i patimenti dei miei santi, dei diletti al mio Cuore, dei già segnati del
mio Segno: della Croce benedetta, prima che gli angeli del Segno li abbiano contrassegnati.
È sulla terra che il segno si incide ed è la vostra volontà che lo incide. Poi gli angeli lo empiono
di un oro incandescente che non si cancella e che fa splendere come sole la vostra fronte nel mio
Paradiso.
Grande è l’orrore di ora, diletti miei; ma quanto, quanto, quanto ha ancora da aumentare per
essere l’Orrore dei tempi ultimi! E se veramente pare che assenzio si sia mescolato al pane, al vino,
al sonno dell’uomo, molto, molto, molto altro assenzio deve ancora gocciare nelle vostre acque,
sulle vostre tavole, sui vostri giacigli prima che abbiate raggiunto l’amarezza [229] totale che sarà
la compagna degli ultimi giorni di questa razza creata dall’Amore, salvata dall’Amore e che si è
venduta all’Odio.
Che se Caino andò ramingando per la terra per avere ucciso un sangue, innocente, ma sempre
sangue inquinato dalla colpa d’origine, e non trovò chi lo levasse dal tormento del ricordo perché il
segno di Dio era su lui per suo castigo - e generò nell’amarezza e nell’amarezza visse e vide vivere
e nell’amarezza morì - che non deve soffrire la razza dell’uomo che uccise di fatto e uccide, col
desiderio il Sangue innocentissimo che lo ha salvato?
Dunque pensate pure che questi sono i prodromi, ma non è ancora l’ora.
Vi sono i precursori di colui che ho detto potersi chiamare: “Negazione”, “Male fatto carne”,
“Orrore”, “Sacrilegio”, “Figlio di Satana”, “Vendetta” “Distruzione”, e potrei continuare a dargli
nomi di chiara e paurosa indicazione.
Ma egli non vi è ancora.

Sarà persona molto in alto, in alto come un astro. Non un astro umano che brilli in un cielo
umano. Ma un astro di una sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico,
conoscerà la superbia dopo l’umiltà, [230] l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la
fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento.
Meno pauroso il vedere piombare una stella dal firmamento che non vedere precipitare nelle
spire di Satana questa creatura già eletta, la quale del suo padre di elezione copierà il peccato.
Lucifero, per superbia, divenne il Maledetto e l’oscuro. L’Anticristo, per superbia di un’ora,
diverrà il maledetto e l’oscuro dopo essere stato un astro del mio esercito.
A premio della sua abiura, che scrollerà i cieli sotto un brivido di orrore e farà tremare le colonne
della mia Chiesa nello sgomento che susciterà il suo precipitare, otterrà l’aiuto completo di Satana,
il quale darà ad esso le chiavi del pozzo dell’abisso perché lo apra. Ma lo spalanchi del tutto perché
ne escano gli strumenti di orrore che nei millenni Satana ha fabbricato per portare gli uomini alla
totale disperazione, di modo che da loro stessi invochino Satana Re, e corrano al seguito
dell’Anticristo, l’unico che potrà spalancare le porte d’abisso per farne uscire il Re dell’abisso,
così come il Cristo ha aperto le porte dei Cieli per farne uscire la grazia e il perdono, che fanno
degli uomini dei simili a Dio e re [231 ] di un Regno eterno in cui il Re dei re sono lo.
Come il Padre ha dato a Me ogni potere, così Satana darà ad esso ogni potere e specie ogni
potere di seduzione, per trascinare al suo seguito i deboli e i corrosi dalle febbri delle ambizioni
come lo è esso, loro capo. Ma nella sua sfrenata ambizione troverà ancora troppo scarsi gli aiuti
soprannaturali di Satana e cercherà altri aiuti nei nemici del Cristo, i quali, armati di armi sempre
più micidiali, quali la loro libidine verso il Male li poteva indurre a creare per seminare
disperazione nelle folle, lo aiuteranno sinché Dio non dirà il suo “Basta” e li incenerirà col fulgore
del suo aspetto.2
Molto, troppo - e non per sete buona e per onesto desiderio di porre riparo al male incalzante, ma
sibbene soltanto per curiosità inutile - molto, troppo si è arzigogolato, nei secoli, su quanto
Giovanni dice nel capitolo 10 dell’Apocalisse.
Ma sappi, Maria, che Io permetto si sappia quanto può essere utile sapere e velo quanto trovo
utile che voi non sappiate.
Troppo deboli siete, poveri figli miei, per conoscere il nome d’onore dei “sette tuoni”
apocalittici. Il mio angelo ha detto a Giovanni: “Sigilla quello che han detto i sette tuoni e non lo
[232] scrivere”. Io dico che ciò che è sigillato non è ancora ora che sia aperto e se Giovanni non lo
ha scritto Io non lo dirò.
Del resto a voi non tocca gustare quell’orrore a perciò... Non vi resta che pregare per coloro che lo
dovranno subire, perché la forza non naufraghi in essi e non passino a far parte della turba di
coloro che sotto la sferza del flagello non conosceranno penitenza e bestemmieranno Iddio in luogo
di chiamarlo in loro aiuto. Molti di questi sono già sulla terra e il loro seme sarà sette volte sette
più demoniaco di essi.
Io, non il mio angelo, Io stesso giuro che quando sarà finito il tuono della settima tromba e
compito l’orrore del settimo flagello3, senza che la razza di Adamo riconosca Cristo Re, Signore,
Redentore e Dio, e invocata la sua Misericordia, il suo Nome nel quale è la salvezza, Io, per il mio
Nome e per la mia Natura, giuro che fermerò l’attimo nell’eternità. Cesserà il tempo e comincerà il
Giudizio. Il Giudizio che divide in eterno il Bene dal Male dopo millenni di convivenza sulla terra.4
Il Bene tornerà alla sorgente da cui è venuto. Il Male precipiterà dove è già stato precipitato
[233] dal momento della ribellione di Lucifero e da dove è uscito per turbare la debolezza di
Adamo nella seduzione del senso e dell’orgoglio.
Allora il mistero di Dio si compirà. Allora conoscerete Iddio. Tutti, tutti gli uomini della terra,
da Adamo all’ultimo nato, radunati come granelli di rena sulla duna del lido eterno, vedranno Iddio
Signore, Creatore, Giudice, Re.
Sì, lo vedrete questo Dio che avete amato, bestemmiato, seguito, schernito, benedetto, vilipeso,
servito, sfuggito. Lo vedrete. Saprete allora quanto Egli meritava il vostro amore e quanto era
meritevole il servirlo.
Oh! gioia di coloro che avranno consumato se stessi nell’amarlo e nell’ubbidirlo! Oh! terrore di
coloro che sono stati i suoi Giuda, i suoi Caini, di coloro che hanno preferito seguire l’Antagonista e
il Seduttore in luogo del Verbo umanato in cui è Redenzione; del Cristo: Via al Padre; di Gesù:
Verità santissima; del Verbo: Vita vera.»

1 mie è nostra correzione da miei


2 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota a matita: Sconfitta dell’Anticristo, ma non Giudizio universale
3 Come sopra, la scrittrice annota: I sette tuoni corrispondono alle 7 piaghe descritte avanti, al dì 22-8.
4 Come sopra, la scrittrice annota: Quando parla qui allude al tempo di pace che precederà la fine, tempo in cui
comincerà la selezione finale sotto la ultima manifestazione del Cristo-Re che molti non vorranno seguire. Il
mistero di Dio si compie subito dopo. Ma la lettura della nota è incerta.

21 agosto 1943 .

Dice Gesù:
«Nei due testimoni miei sono adombrati tutti i maestri nella fede: pontefici vescovi, [234]
ispirati, dottori della Chiesa, anime invase dalla Luce a dalla Voce. Essi, con voce pura da ogni
venatura umana, hanno proclamato Me e la verità della mia dottrina e hanno messo sigillo di santità,
di dolore, e anche di sangue, a conferma della loro voce.

Odiati come Me, Maestro dei maestri, Santo dei santi, sono stati, più o meno, sempre tormentati
dal mondo e dal potere, che trovano in essi coloro che con la loro stessa condotta dicono al mondo
e ai grandi del mondo: “Non è lecito ciò che fate”. Ma quando l’ora del figlio di Satana sarà
venuta, l’Inferno, saliente dall’abisso aperto dall’Anticristo, muoverà guerra spietata ad essi e,
secondo la vista umana, li vincerà e ucciderà.
Ma non sarà morte vera. Sarà anzi Vita delle vite, Vita vera e gloriosa. Perché se avranno Vita
coloro che seguono la mia Legge nei comandamenti, quale infinita pienezza di Vita avranno coloro
che seguono anche i miei evangelici consigli di perfezione e spingono il loro essere Meco sino al
sacrificio totale per amore del loro Gesù, l’eterno Immolato di cui si fanno imitatori sino al
sacrificio della vita?
Chiamati ad una fulgidissima risurrezione [237] saranno costoro che si spogliano della cosa più
cara all’uomo: la vita, pur di seguire Me per amore di Me e dei fratelli. Non mi stancherò mai di
ripetere questo: che non vi è cosa più grande dell’amore nel Cielo e sulla terra, e non vi è amore
più grande di quello di colui che dà la sua vita per i suoi fratelli.»
Dice ancora Gesù:
«Ti ho detto un giorno1 che in questa odierna tragedia sono già in moto le forze di Satana, il
quale ha mandato i suoi angeli neri a muovere i regni della terra l’uno contro l’altro. La Battaglia
soprannaturale è già iniziata. Essa è. È dietro alle quinte della piccola battaglia umana.
Piccola non per vastità di mole, ma per motivo. Non è, non è il piccolo motivo umano l’origine
di essa. Non è. È un altro il motivo vero che fa dei fratelli tante belve omicide che a vicenda si
mordono e uccidono.
Vi battete coi vostri corpi. Ma in realtà sono le anime quelle che si battono. Vi battete per
l’ordine di quattro o cinque potenti. Credete sia così. No. Uno è l’esecutore di questa rovina. Uno
che è sulla terra, perché voi lo volete, [238] ma non è di questa terra. Satana è che conduce i fili di
questa carneficina in cui sono più le anime che muoiono che non i corpi.
Questa è una delle battaglie iniziali. Il regno dell’Anticristo ha bisogno di un cemento fatto di
sangue e di odio per consolidarsi.

E voi, che non sapete più amare, lo servite a dovere e vi scannate a vicenda, e maledite chi non
ha colpa di questo vostro male: Iddio, il quale lotta coi suoi angeli per tutelare quanto è suo: la
Fede nel cuore dei cristiani, la Bontà nel cuore dei buoni.
Non sono Io che faccio la selezione, per ora. Siete voi che vi selezionate, spontaneamente.
Coloro che nonostante l’orrore sanno capire che Dio è sempre Dio, ossia Bontà e Giustizia, e che la
salvezza è nel seguire la Legge di Dio, si separano da coloro che negano queste verità. I primi
ascendono incontro alla Luce, gli altri precipitano verso le Tenebre.
Veramente Satana tende, coi suoi demoni, di dare una seconda scalata al Cielo.
Ma respinto dal mio arcangelo precipita sulla terra per vincere Dio attraverso il cuore dei suoi
figli. Poiché ogni anima che si perde è una sconfitta per Dio. E ci riesce Satana facilmente perché il
cuore degli uomini non ha più fiamma di spirito.
[239] Non ha più vita di spirito. È un nodo di peccato in cui prospera la triplice lussuria che
uccide lo spirito.
Beati quelli che han vinto in virtù del sangue dell’Agnello e sono rimasti e rimarranno fedeli
sempre. Beati quelli che avranno respinto Satana e le sue lusinghe e non si saranno preoccupati dei
suoi apparenti trionfi, dei suoi sforzi sferrati in quest’ora, che egli sa esser breve per il suo regno di
maledizione, e che rimarranno fedeli al Cristo e alla sua Chiesa, smembrata dalla persecuzione
anticristiana, martire invitta come il Gran Martire suo Sposo, il Cristo Crocifisso ma risorgente più
bella, dopo l’apparente morte, per entrare glorificata in Cielo, dove il Pontefice vero l’attende per
celebrare le nozze.»

1 Nei dettati del 4 giugno (pag. 12-23) e del 19 giugno (pag. 121).

22 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Ti ho detto un giorno1 che l’eterno invidioso
cerca di copiare Dio in tutte le manifestazioni di Dio.
Dio ha i suoi arcangeli fedeli. Satana ha i suoi. Michele: testimonianza di Dio ha un emulo
infernale; e così l’ha Gabriele: forza di Dio.
La prima bestia, uscente dal mare, che con voce di bestemmia fa proclamare agli illusi: “Chi è
simile alla bestia?”, corrisponde a Michele. Vinta e piagata dallo stesso nella battaglia fra le schiere
di Dio e di Lucifero, all’inizio del tempo, guarita da Satana, ha odio di morte verso Michele, e
amore, se d’amore può parlarsi fra i demoni - ma è meglio dire: soggezione assoluta - per Satana.
Ministro fedele del suo re maledetto, usa della intelligenza per nuocere alla stirpe dell’uomo,
creatura di Dio, e per servire il suo padrone. Forza senza fine e senza misura è usata [240] da essa
per persuadere l’uomo a cancellare, da se stesso il mio segno che fa orrore agli spiriti delle tenebre.
Levato quello, col peccato che leva la grazia, crisma luminoso sul vostro essere, la Bestia può
accostarsi ed indurre l’uomo ad adorarla come fosse un Dio ed a servirla nel delitto.
Se l’uomo riflettesse a quale soggezione si dona collo sposare la colpa, non peccherebbe. Ma
l’uomo non riflette. Guarda il momento e la gioia del momento e peggio di Esaù baratta la divina
genitura per un piatto di lenticchie.

Satana, però, non usa soltanto di questo violento seduttore dell’uomo. Per quanto l’uomo poco
rifletta, in genere, vi sono ancora troppi uomini che, non per amore, ma per timore del castigo, non
vogliono peccare gravemente. Ed ecco allora l’altro ministro satanico, la seconda bestia. Sotto veste
d’agnello ha spirito di dragone.
È la seconda manifestazione di Satana e corrisponde a Gabriele, perché annuncia la Bestia ed è la
sua forza più forte: quella che smantella senza parere e persuade con finta dolcezza che è giusto
seguire le orme della Bestia.
È inutile parlare di potenza politica e di terra. No. Se mai potete riferire alla prima il nome di
Potenza umana a alla seconda di Scienza umana. E se la Potenza di per se stessa produce dei
ribelli, la Scienza, quando è unicamente umana corrompe senza produrre ribellione e trae in
perdizione un numero infinito di adepti. Quanti si perdono per superbia della mente che fa loro
spregiare la Fede e uccidere l’anima con l’orgoglio che separa da Dio! Ché se Io mieterò
all’ultimo giorno la messe [241] della terra, già un mietitore è fra voi. Ed è questo spirito di Male
che vi falcia e non fa di voi spighe di eterno grano, ma paglia per le dimore di Satana.
Una, una sola scienza è necessaria. Lo ripeterò mille volte: conoscere Dio e servirlo, conoscerlo
nelle cose, vederlo negli avvenimenti e sapere distinguere Lui dal suo antagonista per non cadere in
perdizione. Invece vi preoccupate di aumentare il sapere umano a detrimento del sapere
sovrumano.
Io non condanno la Scienza. Ho anzi piacere che l’uomo approfondisca col sapere le cognizioni
che è andato accumulando, per potere sempre più comprendere ed ammirare Me nelle mie opere.
Vi ho dato l’intelligenza per questo. Ma dovete usarla per vedere Dio nella legge dell’astro, nella
formazione del fiore, nel concepimento dell’essere, e non usare l’intelligenza per violentare la vita
o negare il Creatore.
Razionalismo, Umanismo, Filosofismo, Teosofismo, Naturismo, Classicismo Darvinismo, avete
scuole e dottrine di tutti i generi e di tutte ve ne preoccupate, per quanto la Verità sia molto
snaturata o soppressa in esse. Solo la scuola del Cristianesimo non volete seguire ed approfondire.
Naturale resistenza, del resto. Approfondendo la coltura religiosa sareste obbligati o a seguire la
Legge, e non lo volete fare, o a confessare apertamente che volete calpestare la Legge. [242] E
anche questo non lo volete fare. Perciò non volete divenire dotti nella Scienza soprannaturale.
Ma poveri stolti! E che ve ne farete delle vostre scuolette e delle vostre parolette quando dovrete
sostenere il mio esame? Avete spento in voi la luce infinita della Scienza vera e avete creduto di
illuminare le vostre anime con dei surrogati di luce; così come dei poveri pazzi che pretendessero di
spegnere il sole facendo di tanti fanalini un nuovo sole. Ma se anche le nebbie nascondono il sole il
sole c’è sempre nel mio firmamento. Ma se anche con le vostre dottrine create nebbie che velano il
Sapere e la Verità, Verità e Sapere ci sono sempre perché vengono da Me che sono eterno.
Cercate la vera Sapienza a comprenderete la Scienza come va compresa. Sgombrate le vostre
anime da tutte le artificiose soprastrutture e innalzatevi la vera Fede. Come guglie di una cattedrale
spirituale fioriranno su di esse Scienza, Sapienza, Intelletto e Fortezza e Umiltà e Continenza,
perché il vero sapiente sa non solo lo scibile umano, ma sa la più difficile delle cose: dominare se
stesso nelle passioni della carne e fare della sua parte inferiore il piedestallo per innalzare l’anima
sua e lanciare lo spirito verso i Cieli, incontro a Me che vengo e sono in ogni cosa e che amo
essere il Maestro vero e santo dei fratelli miei.»
Più tardi e sempre il 22 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Le sette piaghe ultime corrispondono ai sette tuoni non descritti2. Come sempre, sono
descrizioni figurative nelle quali però non è esclusa totalmente la realtà. Ti spiego quanto reputo
opportuno che di esse ti sia spiegato.
La prima è l’ulcera.
Sin dai tempi di Mosè punii con malattie schifose le creature che avevano commesso peccati
imperdonabili verso di Me. Maria, sorella di Mosè, ebbe il corpo coperto di lebbra per avere parlato
male del mio servo Mosè. Come non deve avvenire uguale e più ancora di coloro che parlano male
del loro Dio? La lebbra, o l’ulcera che sia, sempre più si estende per avere sempre più voi estesi i
vostri peccati contro Dio e contro la mirabile opera di Dio che siete voi.
Quando vi avvoltolate nella lussuria, non credete forse di fare un peccato contro Dio? Ma sì che
lo fate, perché profanate il vostro corpo dove lo spirito risiede per accogliere Me, Spirito Supremo.
E a che punto sta arrivando la lussuria dell’uomo, compiuta con fredda e conscia volontà? È meglio
non approfondire questo abisso di ripugnante degradazione umana. Io ti dico che si chiamavano
immondi certi animali, ma che l’uomo li ha già superati e ancor più li supererà e che [244] se si
potesse creare un nuovo animale, ottenuto dall’incrocio delle scimmie coi serpenti e con i porci,
sarebbe ancora meno immondo di certi uomini i quali hanno dell’uomo l’aspetto, ma hanno
l’interno più lubrico e repellente del più sozzo animale.

Come ti ho detto, l’umanità si scinde sempre più. La parte spirituale, esigua al sommo, ascende.
La parte carnale, numerosissima, discende. Discende ad una profondità di vizio spaventosa.
Quando sarà venuto il tempo dell’ira, l’umanità avrà raggiunto la perfezione del vizio.
E vuoi che l’interno fetore delle loro anime morte non trasudi all’esterno e corrompa le carni,
adorate più di Me e usate per tutte le prostituzioni? E come le ulceri saranno provocate da voi, così
voi empirete di sangue il mare e le acque dei fiumi. Li state già empiendo con le vostre carneficine,
e gli abitanti delle acque diminuiscono, uccisi da voi, contribuendo alla vostra fame. Avete tanto
calpestato i doni che Dio vi ha dato per i vostri bisogni materiali, che terra, cielo e acque vi stanno
divenendo nemici e vi negano i frutti della terra e gli abitanti delle acque dei fiumi, dei boschi,
dell’aria.
Uccidete, uccidete pure, calpestate la legge d’amore e di perdono, spargete il sangue fraterno e
specie il sangue dei buoni, che per[245]seguitate appunto perché sono buoni. Badate però che un
giorno Iddio non vi obblighi a saziare la vostra fame e la vostra sete con il sangue che avete
sparso, in contrasto col mio ordine di pace e d’amore.
Ribelli voi alle leggi che vi ho dato, ribelli verso di voi gli astri e i pianeti che vi hanno finora
donato luce e calore quali vi abbisognavano3, ubbidendo, essi, alle regole che Io ho segnate per
bontà verso di voi.
Malattie ripugnanti a marchio del vostro vizio; sangue nelle acque a testimonianza di tutto il
sangue che avete voluto spargere, e fra questo vi è il mio; fuoco dal sole per farvi gustare un
anticipo delle eterne braci che attendono i maledetti; tenebre per avvertirvi che le tenebre attendono
chi odia la Luce; tutto ciò per indurvi a riflettere e a pentirvi.
E non gioverà. Continuerete a precipitare. Continuerete a compiere le vostre alleanze col male,
preparando la strada ai “re d’Oriente”, ossia agli aiuti del Figlio del Male.
Sembra che siano i miei angeli a portare le piaghe. In realtà siete voi. Voi le volete e voi le
avrete.
Divenuti dragoni e bestie voi stessi, per avere disposato il Dragone e la Bestia, partorirete dai
vostri interni corrotti gli esseri immondi: le dottrine demoniache assolute che compiendo falsi
prodigi sedurranno i potenti e li trascineranno a battaglia contro Dio. [246] Sarete così pervertiti che
prenderete per prodigi celesti quanto è creazione infernale.
Maria, ora ti prendo per mano per condurti nel punto più oscuro del libro di Giovanni. I
glossatori del medesimo hanno esaurito le loro capacità in molte deduzioni per spiegare a se stessi e
alle folle chi sia la “gran Babilonia”. Con vista umana, alla quale non erano estranee le scosse
impresse da avvenimenti desiderati o da avvenimenti accaduti, hanno dato il nome di Babilonia a
molte cose.
Ma come non hanno mai pensato che la “gran Babilonia” sia tutta la Terra? Sarei un ben piccolo
e limitato Iddio Creatore se non avessi creato che la Terra come mondo abitato! Con un palpito del
mio volere ho suscitato mondi e mondi dal nulla e li ho proiettati, pulviscolo luminoso,
nell’immensità del firmamento.
La Terra, di cui siete tanto orgogliosi e tanto feroci, non è che uno dei pulviscoli rotanti
nell’infinito, e non il più grande. Certo però è il più corrotto. Vite e vite pullulano nei milioni di
mondi che sono la gioia del vostro sguardo nelle notti serene, e la perfezione di Dio vi apparirà
[247] quando potrete vedere con la vista intellettuale dello spirito ricongiunto a Dio, le meraviglie
di quei mondi.
La Terra non è forse la gran meretrice che ha fornicato con tutte le potenze della terra e
dell’inferno, e gli abitanti della Terra non hanno prostituito se stessi: corpi ed anime, pur di
trionfare nel giorno della terra?
Sì che così è. I delitti della Terra hanno tutti i nomi di bestemmia, come li ha la Bestia con cui la
Terra e i suoi abitanti si sono alleati pur di trionfare. I sette peccati stanno come ornamento
orrendo sul capo della Bestia che trasporta Terra a terrestri4 ai pascoli del Male, e i dieci corni,
numero metaforico, stanno a dimostrare le infinite nefandezze compite pur di ottenere, a qualunque
costo, quanto vuole la sua feroce cupidigia.
Non è forse la Terra inzuppata del sangue dei martiri, resa ebbra da questo liquore santo che
bevuto dalla sua bocca sacrilega si è mutato in essa in filtro di ebbrietà maledetta? La Bestia che la
porta: compendio e sintesi di tutto il male compiuto da Adamo in poi pur di trionfare nel mondo e
nella carne, trae dietro sé coloro che adorandola diverranno re di un’ora e di un regno maledetto.
Siete re come figli di Dio, ed è regno eterno. Ma divenite re di un’ora e di un regno maledetto
quando adorate Satana, il quale [248] non può che darvi un effimero trionfo pagato a prezzo di
un’eternità d’orrore.
La Bestia - dice Giovanni - fu e non è. Alla fine del mondo così sarà. Fu perché realmente è
stata; non è perché Io, il Cristo, l’avrò vinta e sepolta perché non sarà più necessaria, allora, ai
trionfi del mondo.5
Non è la Terra seduta sulle acque dei suoi mari e non s’è servita di questi per nuocere? Di che
non s’è servita? Popoli, nazioni, razze, confini, interessi, cibi espansioni, tutto ha servito a lei per
fornicare e compiere sterminati omicidi e iscariotici tradimenti. Gli stessi suoi figli, nutriti da lei
con sangue di peccato, compiranno la vendetta di Dio su lei, distruggendola, distruggendosi,
portando la somma dei delitti contro Dio e contro l’uomo al numero perfetto che esige il tuonare
del mio: “Basta!”

Ribollirà in quell’ora, fumando con odore grato al mio trono, il sangue dei martiri e dei profeti, e
le zolle della terra, che hanno raccolto i gemiti degli uccisi in odio a Me e ne hanno ricevuto gli
ultimi sussulti, getteranno un gran grido fatto di tutti quei gemiti santi e tremeranno di convulsione
d’angoscia, scrollando le città e le case degli uomini dove si pecca e uccide e empiendo di voce che
chiede Giustizia la volta dei Cieli.
[249] E Giustizia sarà. Io verrò. Verrò perché sono Fedele e Verace. Verrò a dare Pace ai fedeli
e Giudizio santo ai vissuti. Verrò col mio nome il cui senso è noto a Me solo e nelle cui lettere sono
gli attributi principali di Dio di cui sono Parte e Tutto.
Scrivi: Gesù: Grandezza, Eternità, Santità, Unità. Scrivi: Cristo: Carità Redenzione, Immensità,
Sapienza, Trinità, Onnipotenza (di Dio condensata nel nome del Verbo umanato). E se ti pare che
qualche attributo manchi, pensa che la Giustizia è compresa nella santità perché chi è santo è giusto,
la Regalità nella grandezza, la Creazione nell’onnipotenza.
Nel nome mio sono perciò proclamate le lodi di Dio.
Nome santo il cui suono atterra i demoni. Nome di Vita che dai Vita, Luce,
Forza a chi ti ama e invoca.
Nome che è corona sul mio capo6 di vincitore della Bestia e del suo profeta che saranno presi,
conficcati, sommersi, sepolti nel fuoco liquido ed eterno la cui mordente ferocia è inconcepibile a
senso umano.
Sarà allora il tempo del mio Regno della Terra. [250] Vi sarà perciò una tregua nei delitti
demoniaci per dar tempo all’uomo di riudire le voci del cielo. Levata di mezzo la forza che scatena
l’orrore, delle grandi correnti spirituali scenderanno come cascate di grazia, come fiumi di acque
celesti, a dire parole di Luce.
Ma come non raccolsero nei secoli le Voci isolate, cominciando da quella del Verbo, che parlano
di Bene, così saranno sordi gli uomini, sordi sempre - meno i segnati del mio segno, gli amici miei
dilettissimi tesi a seguire Me - sordi alle voci di molti spiriti, alle voci simili al rumore di molte
acque che canteranno il cantico nuovo per guidare i popoli incontro alla Luce e soprattutto a Me:
Parola eterna. Quando l’ultimo tentativo sarà compito7, Satana verrà per l’ultima volta e troverà
seguaci ai quattro angoli della terra, e saranno più numerosi della rena del mare. Oh! Cristo! Oh!
Gesù che sei morto per salvare gli uomini! Solo la pazienza di un Dio può aver atteso tanto, aver
fatto tanto, e aver ottenuto così poco senza ritirare agli uomini il suo dono e farli perire molto avanti
l’ora segnata! Solo la mia Pazienza che è Amore poteva attendervi, sapendo che come rena che
filtra da un sottilissimo crivello qualche rara anima sarebbe venuta alla gloria rispetto alla massa
che non sa, [251] che non vuole filtrare attraverso il crivello della Legge dell’Amore, del Sacrificio,
per giungere a Me.
Ma nell’ora della venuta, quando, in veste di Dio, Re e Giudice, Io verrò per radunare gli eletti e
maledire i reprobi, scagliandoli là dove l’Anticristo, la Bestia e Satana già saranno in eterno, dopo
la suprema vittoria di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Vincitore della Morte e del Male, a questi eletti
che hanno saputo rimanere “vivi” nella vita, vivi nello spirito attendendo la nostra ora di trionfo, Io
darò il possesso della celeste dimora, darò Me stesso senza soste e senza misura.
Tendi a quell’ora, Maria. Chiamala e chiamami con tutte le forze del tuo spirito. Ecco, Io già
vengo quando un’anima mi chiama. Insieme al Diletto che vide dalla Terra la gloria dell’Agnello,
Figlio di Dio, la gloria del suo e tuo Gesù, di’, ad ogni palpito del tuo cuore:
“Vieni, Signore Gesù”.»

Sono uno straccio, un povero straccetto. Non ho che l’anima immersa nella dolcezza.
[252] Nel dettarmi, Gesù mi fa capire che quando dice Terra vuol dire mondo preso non come
globo di polvere e di acque, ma bensì come unione di persone.
Non so se so spiegare bene. Quando dice Terra vuol dire, dirò così: ente morale, e quando dice
terra vuol dire semplicemente pianeta composto di zolle, di monti, di acque. Colpevole la prima,
innocente la seconda.
È per questo che può dire senza contraddirsi che il sangue dei martiri è divenuto veleno alla
Terra che l’ha bevuto (nei suoi abitanti) con ira sacrilega e l’ha sparso (nelle sue potenze statali) con
abuso blasfemo di potere temporale; mentre la terra-globo, rotante nello spazio dell’etere, ha bevuto
con rispetto e accolto con amore il sangue dei martiri e le loro convulsioni agoniche, e li presenta, le
une e l’altro, all’Eterno, chiedendo, materna e pietosa, che non siano stati sparsi e sofferte per nulla
e che sia fatta di essi giustizia.
Sono contenta d’aver avuto la spiegazione diretta del Libro che mi piace tanto ma umanamente
le assicuro8 che sono disfatta. Mi pare di essere una cosa vuota, una [253] cosa spremuta. Non ho
più nulla dentro dopo avere avuto tanto.
In questi giorni, schiacciata sotto le grandi voci che mi suonavano dentro, avevo una
insoffribilità di rumore umano, e ne ho avuto tanto intorno a me! Ho sofferto moltissimo, presa tra
le pastoie comuni della vita e le esigenze soprannaturali del Maestro.
Bene. Ora è fatta. E adesso dico: “Un po’ di riposo, se no la povera scribacchina di Gesù finisce
che si spezza come una macchina troppo usata”. Adesso a lei per la copia. Però, quando mi porterà
il fascicolo, mi riporti anche questo quaderno. Faccio meno fatica a correggere se ho davanti il
manoscritto. Altrimenti come faccio a ricordare e aggiungere le parole che mancano? Chi se le
ricorda? Dopo glielo rendo.

E invece c’è ancora da dire. Dice Gesù:


«Prima di 9 chiudere questo ciclo vi è da dire delle due risurrezioni.
[254] La prima ha inizio nel momento in cui l’anima si separa dal corpo e appare davanti a Me
nel giudizio singolo. Ma non è che risurrezione parziale. Più che risurrezione si potrebbe dire:
liberazione dello spirito dall’involucro della carne e attesa dello spirito di ricongiungersi alla carne
per ricostruire il tempio vivo, creato dal Padre, il tempio dell’uomo creato a immagine e
somiglianza di Dio.
Un’opera mancante di una parte è incompleta e perciò imperfetta. L’opera-uomo, perfetta nella
creazione sua, è incompleta e imperfetta se non è riunita nelle diverse sue parti. Destinati al Regno
luminoso o al soggiorno tenebroso, gli uomini devono essere in eterno in questi con la loro
perfezione di carne e spirito.
Perciò si parla di prima e di seconda risurrezione. Però osserva.
Colui che ha ucciso il suo spirito con vita terrena di peccato viene a Me, nel giudizio particolare,
con uno spirito già morto. La risurrezione finale farà sì che la sua [255] carne riprenda il peso dello
spirito morto per morire con esso totalmente. Mentre colui che ha vinto la carne nella vita terrena
viene a Me, nel giudizio particolare, con uno spirito vivo che, entrando nel Paradiso, aumenta il suo
vivere.
Anche i purganti sono dei “vivi”. Malati, ma vivi. Conseguita la guarigione nell’espiazione,
entreranno nel luogo che è Vita. Nella risurrezione finale il loro spirito vivo della Vita mia, alla
quale saranno indissolubilmente uniti, riprenderà la carne per renderla gloriosa e vivere con essa
totalmente così come Io con essa vivo.
Ecco perché si parla di morte prima e seconda e, di conseguenza, di risurrezione prima e
seconda. A questo eterno possesso della Luce - [256] poiché nel Paradiso possedete Dio, e Dio è
Luce - l’uomo ci deve giungere per volontà propria, come per volontà propria ha voluto perdere la
Luce e il Paradiso. Io vi do gli aiuti, ma la volontà deve essere vostra. .
Io sono fedele. Vi ho creato liberi e liberi vi lascio. E se pensate come è degno di ammirazione
questo rispetto di Dio per la volontà libera dell’uomo, potete capire come sarebbe doveroso per voi
non abusarne, compiendo con essa del male e doveroso avere per il Signore Iddio vostro rispetto,
riconoscenza e amore.
A quelli che non hanno prevaricato, Io dico: “La vostra dimora in Cielo è pronta, ed Io ardo che
voi siate nella mia Beatitudine”.»

1 Nel dettato del 19 giugno, pag. 121.


2 Nel dettato del 20 agosto, pag. 99.
3 quali vi abbisognavano è nostra correzione da quale vi abbisognava 4 terrestri è nostra correzione da terreni
5 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce, a matita: Dopo la sconfitta dell’Anticristo e la distruzione di
Babilonia.
6 Come sopra, la scrittrice annota: nel periodo di pace che precede il giudizio.
7 Come sopra, la scrittrice annota: Il tentativo della pace dopo i castighi, dell’evangelizzazione spirituale.
8 Si rivolge al Padre Migliorini.
9 di è nostra correzione da da
132

tutte, tutte, tutte le cose.»

1 La scrittrice, che era figlia unica, perderà la mamma il 4 ottobre di quello stesso anno 1943. Il babbo era morto il 30
giugno 1935.
2 mille per cento è nostra trascrizione da 1000/100

23 agosto 1943, ore 7 ant.ne: al Padre 1 e a me.

Dice Gesù:
«Ripeto a te a al Padre parole che ho dette 20 secoli fa e che sono sempre nuove e ora
particolarmente adatte al vostro caso: “Se osserverete i miei comandamenti, persevererete nell’amor
mio... Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa. Voi
siete miei amici se fate ciò che vi comando. Non vi chiamo più servi ma amici, perché vi ho fatto
conoscere quello che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto Me, ma sono Io che ho
scelto voi e vi ho destinati ad andare a portare frutti duraturi. Amatevi scambievolmente e amatemi
sempre più. Il mondo vi odia perché Io vi ho scelto. Il mondo non ama che se stesso e le proprie
opere e odia ciò che è sotto il mio Nome. Eppure Io ho fatto e faccio al mondo opere che nessun
altro ha fatto. Perciò non hanno scusante coloro che mi odiano. Ma ciò deve avvenire perché è
detto: ‘Mi odiasti senza ragione’. Non hanno scusante neppure al loro ostinarsi nel male, perché se
Io non [438] fossi venuto come Maestro sarebbero scusati, ma Io sono venuto e vengo e non mi si
vuole ascoltare. Perciò non hanno attenuante alcuna”.
Io vi comando, con comando d’amore perché siete i miei amici, di non far sperdere queste mie
parole. Usatele per voi e per molte altre anime. Non sono dette senza ragione. Ve le ho dette per
vostra gioia, o amici miei, coi quali mi è dolce dire i pensieri più segreti e chiedere aiuto per essere
amato da chi non sa più amare e che perisce senza sapere neppure che sta perendo.
Voglio che voi siate nella gioia. Ma gioia soprannaturale, perché per il mio amore sarete odiati
dal mondo al quale Io sono odioso. Pene e dolore dà il mondo a chi mi ama. Ma non importa. Io vi
dico: perseverate nel mio amore. Io sarò la vostra ricompensa.
Andate a spargere la Parola. Andateci con discernimento e cura. Applicatela non a tutti
ugualmente. Lo Spirito di Luce, di cui ieri si parlava nella Messa, vi aiuti nella scelta dei brani da
rendere noti e da tenere per ora ignoti. È mio consiglio che facciate una scelta delle parole dette.
[439] Vi sono brani che per ora devono restare un dolce colloquio fra di noi. Altri che vanno resi
noti solo a persone che, o per la loro veste o per la loro anima, sono già in grado di essere ammessi
a certe conoscenze. Altri brani possono essere detti e diffusi fra le anime.
Sante tutte le mie parole, ma non sante le folle. Occorre perciò che voi siate prudenti come serpi
per evitare le spire insidiose del gran serpente che è lo spirito del mondo, il quale soffoca e avvelena
ciò che è buono o lo travia in modo che il bene serva di pretesto al male.
I momenti in cui vivete, poveri amici miei, sono ancor più colmi di astio e di spirito contrario a
Dio di quanto non lo fossero quando Io venni giudicato da un pugno d’uomini resi pazzi dal
peccato. Perciò occorre essere vigilanti perché sarebbe còlto subito il pretesto di nuocere ai nemici,
di aizzare le folle per scopi non santi, che si ammantano di una parvenza buona ma che sotto sono
soltanto ribollire di passioni e ambizioni sociali.
La mia Parola di Verità non deve servire alla menzogna. La mia Parola di Misericordia non deve
[440] servire alle vendette, Attenzione, dunque.
Il Padre più di te deve sapere come regolarsi. Preghi, pregate. Lo Spirito Santo vi aiuterà.
Ricordate sempre che avete fra le mani medicine atte a curare le anime e che le anime sono ridotte
molto male dallo scempio che hanno fatto di esse le passioni e i peccati. Sono dilaniate dalle interne
esplosioni del Male e dissanguate dai colpi che l’esterno dà loro. Sono tutta una piaga e sono
esauste. Come medici dovete avere tocco leggero e pazienza somma per trattare queste povere
piagate e trasfondere in esse la Vita.
Io non posso fare a meno di dire ciò che dico, e voi non potete fare a meno di ricevere ciò che vi
dico. Ma ciò non toglie che ci vuole buon senso nell’usare del dono mio.
Regolatevi come per Suor Benigna2. Non una aperta e risuonante diffusione ma un lento
effondere sempre più vasto, e che sia senza nome. Ciò per tutela del tuo spirito che la superbia
potrebbe turbare e della tua persona che non ha bisogno di altre agitazioni. Quando la tua mano sarà
ferma nella [441] pace in attesa di risorgere nella gloria, allora, solo allora verrà fatto il tuo nome.
Essere perseguitati per amor mio è una gloria. Ma ho così pochi amici e così rari portavoce che
non voglio siano disturbati o distrutti dall’odio del mondo. Ho compassione delle anime e tutelo i
portatori della mia Voce come e più di Me stesso.
Non illudetevi di ottenere un gran che con le mie Parole. Cadono su anime quasi tutte morte. Ma
noi dobbiamo fino all’ultimo tentare la salvezza dei cuori. Siamo stati formati per questo, fratelli
miei. Inaliamo perciò l’ossigeno vero alle anime che soccombono all’asfissia del mondo, del senso,
del denaro. Noi compiamo la nostra opera. Se loro restano massi senza vita, peggio per loro.
Ti ho parlato con parole di 20 secoli or3 sono, perché sono sempre recenti e sempre dolci come
allora perché Io sono eterno e fedele e voi, che vi succedete nei secoli, siete sempre i miei apostoli
dell’ora presente, i miei amici, gli esecutori della Volontà del Padre e dei desideri miei.
Vi do la mia Pace, o miei benedetti!»

1 Padre Migliorini.
2 Suor Benigna Consolata Ferrero (1885-1916).
3 or è aggiunto da noi.

24 Agosto 1943. (In merito alla signora Curie1).

Dice Gesù:
«Sono creature umanamente perfette. In loro tutto ha raggiunto la perfezione eccetto il loro
spirito che è regredito sempre più sino a divenire un embrione di spirito. Hanno un genio perfetto,
una serietà perfetta, un’onestà perfetta, un’umiltà perfetta. Ma tutto umanamente perfetto. La loro
virtù è fiamma che non scalda. E’ fuoco freddo. Non ha valore per Me. Preferisco una spiritualità
imperfetta ad una umanità perfetta.

Tanto fulgore di perfezione umana è come la luminosità di 100, di 1.000 lampade ad arco. Fanno
luce; è innegabile. Ma è luce artificiale che, se un piccolo congegno si guasta, muore subito e di
essa non resta nulla. Mentre lo spirito, anche se è imperfetto, è sempre un piccolo sole vivente della
luce sua propria che scaturisce dalla Grazia che è in esso. Parlo dello spirito vivo, ossia vivente in
Me, vivificato dalla Grazia.
L’avere posseduto un’intelligenza superiore che ha permesso loro di addentrarsi nei misteri della
natura, avrebbe dovuto anche portarli a vedere la potenza di Dio e la sua esistenza il cui essere è
scritto su tutte le cose create. Invece nulla di questo. Sono esseri pieni di scienza, ma mancanti
[443] del filo che porta alla conoscenza esatta di quanto è. Inventori del nuovo, ma negatori
dell’eterno.
Scopritori di forze segrete, ma indifferenti alla Forza delle forze: Dio. Questo non lo cercano,
anzi volutamente lo negano. Al minimo lo trascurano.
È per questo che la scienza umana, innegabilmente progredita, non dà frutti buoni, ma
avvelenati. Manca nel cuore e nella mente degli scienziati il fuoco dell’amore che fa rispettare e
amare Dio, che fa rispettare e amare il prossimo.
Nel caso particolare, quella donna non nocque, anzi beneficò i fratelli. È già molto. Ma rifletti
su2 quale impulso avrebbe impresso alla sua scuola, ai suoi discepoli e ai discepoli dei discepoli se
al fascino del suo io avesse unito una religiosità profonda.
Credi pure, anima mia, che all’ora del giudizio appariranno più grandi delle piccole creature
illetterate3 che non dei luminari di scienza. Le prime, rese accese dall’amore, saranno vive stelle del
mio cielo. Gli altri, se pur non li condannerò per il bene che hanno compiuto umanamente, saranno
[444] semplicemente nebulose nel mio Paradiso. Saranno i salvati dalla mia Misericordia senza
merito alcuno da parte loro, salvati più per le preghiere dei beneficati da loro che per se stessi.
Ora dimmi: preferisci essere una piccola nullità nel campo del sapere ed esser mia, molto mia in
questa e nell’altra vita, o ti sarebbe piaciuto esser astro quaggiù e opaca nebulosa lassù? So già la
tua risposta e per questo ti dico: “Hai risposto saggiamente. Va’ in pace”.»

1 Marie Curie (1867-1934).


2 su è aggiunto da noi.
3 illetterate è nostra correzione da illeterate

25 agosto 1943.

Dice Gesù:
«Per Me non è diverso il grande che abita nelle regge o il pastore che dorme sull’erba in mezzo
al suo gregge. Siete tutti fratelli e figli miei, e per ricchi e poveri, per potenti e miseri, ho versato il
mio Sangue.
Non applaudo perciò a certe differenze che si stanno eseguendo ora. Non approvo le carneficine,
quale che sia il luogo dove si compiono. Non le approvo perché contrarie alla carità e perché serio
motivo ai deboli per disperare. Ma non approvo neppure che ci sia chi, sfruttando una posizione di
privilegio, si salva lasciando altri luoghi sotto la tormenta diabolica. [445]
Però sappi che Io sono là dove i miei soffrono. Sono perciò dove più vivo è il pericolo e
imminente la sciagura. Là dove si muore, per opera dell’uomo, là è il Redentore che assolve e
benedice.»

26 agosto 1943.

Dice Gesù:
«La bellezza, la potenza, la forza della Fede sono tali che la pienezza della stessa la potrete
capire solo in Cielo. Quaggiù non ne avete che un pallido riflesso, anche nelle anime più pervase di
Fede. Ma questo riflesso è già tanto vasto che basta a dare orientamento a tutta una vita e a condurla
dritta dritta a Me.
Parlo della Fede. Della Fede vera. Della mia Fede. Non vi è che un Dio, non vi è che un Cristo,
non vi è che una Fede.
Questa Fede vera che è nata con l’uomo, abitante della Terra, unico fiore nel deserto e nell’esilio
del primo uomo e dei suoi nati, che si è perfezionata nei secoli, attingendo la pienezza con la mia
venuta, sigillo, che non mentisce e che non si può smentire, alla fede dei patriarchi e dei profeti,
questa Fede di cui è custode la Chiesa, depositaria dei tesori del Verbo, non è mutabile, perché del
suo Creatore condivide gli attributi di immutabilità e di perfezione. [446]
Guarda bene. Che assicurava la Fede ai padri antichi? La mia venuta, atto di una carità così
eccelsa che basta esso solo a render sicuri di un Dio, Padre del genere umano. Assicurava la vita
eterna riserbata a tutti coloro che sono morti nel Signore e annunciava eterna punizione ai
trasgressori della Legge del Signore. Assicurava la nostra Una e Trina Entità. Assicurava l’esistenza
dello Spirito Santo da cui viene ogni soprannaturale lume spirituale.
Che assicura la Fede dei cristiani, da 20 secoli a questa parte? Le stesse cose.
Ho forse modificato Io la Fede? No. Anzi l’ho confermata e le ho costruito intorno la roccaforte
della mia Chiesa Cattolica, apostolica, romana, nella quale è la Verità da Me stesso deposta.
Fino all’ultimo giorno e all’ultimo uomo la Fede è e resta “quella”. Non ve ne può essere
un’altra. Che se voi mi dite che il mondo si evolve, Io vi rispondo che tale evoluzione non è
d’ostacolo alla Fede, ma anzi vi deve sempre più rendere facile il credere.
Credere non vuol dire essere dei creduloni. Credere è accettare e comprendere secondo il lume
dell’intelligenza quanto vi viene detto da coloro che non hanno mentito mai: dai Santi di Dio,
partendo dai patriarchi; credere è capire alla luce della Grazia, che Io vi ho portata piena e
sovrabbondante, quanto ancora resta oscuro all’intelligenza. Credere è soprattutto amare.
La credulità è sciocca.
Il credere è santo perché è avere lo spirito ubbidiente ai misteri del Signore.
Beati coloro che non mutano la loro fede. Beati quelli che restano fedeli al Signore. Luce su luce
è la Fede in un essere. Le cose, tutte le cose: soprannaturali o naturali che siano, si svelano in un
lume di verità, ignorato dagli increduli, e l’anima sale ad altezze di amore, di venerazione, di pace,
di sicurezza.
No, che non si può descrivere con parola umana ciò che è la Fede in un cuore.
E non si può neppure capire, da parte di coloro che credono, quale abisso di terrore, di tenebra, di
annientamento, sia un cuore privo di Fede.
Però non giudicare mai i tuoi disgraziati fratelli increduli. Credi anche per loro. Per riparare
alle loro negazioni. Io solo giudico. Io solo condanno. Io solo premio. E solo Io so come vorrei
soltanto premiare, perché vi amo. Vi amo al punto che per potervi salvare sono morto per [448] voi,
per tutti voi. E non mi potete dare1 gioia più grande di quella di salvare la vostra anima: di
lasciarmela salvare. E non mi potete dare dolore più grande di quello di voler perdere la vostra
anima respingendo il mio dono di salvazione.
Ora pensa tu, Maria mia, quanto dolore ha il tuo Gesù. Il tuo Gesù che vede perire le anime come
fiori arsi da un vento di fuoco che giorno per giorno accelera la sua opera distruttrice. In verità ti
dico che questo è molto più doloroso della barbara flagellazione.
Il tuo Gesù piange, Maria. Piangiamo insieme sulle povere anime che vogliono morire. Se anche
il nostro pianto non le salverà, resterà sempre il tuo a conforto del tuo Gesù, e di questo conforto
che tu sia benedetta.»

1 dare è nostra correzione da darmi

27 agosto 1943.
Dice Gesù:
«Anche nell’Apocalisse pare che i periodi si confondano, ma non è così. Sarebbe meglio dire: si
riflettono nei tempi futuri con aspetti sempre più grandiosi.
Ora siamo al periodo che Io chiamo: dei precursori dell’Anticristo. Poi verrà il periodo
dell’Anticristo che è il precursore di Satana. [449] Questo sarà aiutato dalle manifestazioni di
Satana: le due bestie nominate nell’Apocalisse. Sarà un periodo peggiore dell’attuale. Il Male cresce
sempre più. Vinto l’Anticristo, verrà il periodo di pace per dare tempo agli uomini, percossi dallo
stupore delle sette piaghe e della caduta di Babilonia, di raccogliersi sotto il segno mio. L’epoca
anticristiana assurgerà alla 1 massima potenza nella sua terza manifestazione, ossia quando vi sarà
l’ultima venuta di Satana.
Avete capito? Credere occorre, e non cavillare. Veramente tu avevi capito, appunto perché non
cavilli. I dettati non si contraddicono fra loro. Occorre saperli leggere con fede e semplicità di
cuore.
Come uno a cui prema di far intendere una cosa, Io vado sempre dritto alla cosa che più importa
e che qui è il mio regno. Perché nel regno è la giustificazione del mio essermi incarnato e morto.
Perché nel regno è la prova della mia infinita potenza, bontà, sapienza. Perché nel regno è la prova
della vita eterna, della resurrezione della carne, del mio potere di Giudice. Perciò quando ho parlato
per spiegare l’Apocalisse ho, ai singoli punti spiegati, messo quasi sempre a corona il mio Giudizio,
il mio trionfo, il mio regno, la sconfitta di Satana in se stesso, nella sua creatura, nei precursori.
Leggete bene a vedrete che non vi è contraddizione. Quello che ho detto ho detto.»

1 alla è nostra correzione da la


28 agosto 1943.
Dice Gesù:
«Quando Io dico d’essere “l’eterno Immolato”1 non dico un concetto nuovo.
Coloro che furono a Me più vicini: Pietro e Giovanni, hanno lo stesso concetto. Né possono
averlo diverso tutti coloro che meditano sulle opere del Padre, del Figlio e dello Spirito.
Talora a voi uomini fa stupore che Iddio, sapendo nella sua infinita Intelligenza tutte le cose,
abbia proceduto a creare l’uomo, e quasi vi chiedete se Dio sapeva o non sapeva quanto l’uomo
avrebbe commesso.
Oh! lo sapeva! Nulla è ignoto al Dio Uno e Trino. Tutti gli avvenimenti dell’Universo: nascite e
morti di pianeti, formarsi e disgregarsi di nebulose, vita o morte sugli astri lanciati nello spazio,
cataclismi, deflagrazioni, sono conosciuti, in eterno, dall’Eterno. E ugualmente in eterno sono
conosciuti tutti gli avvenimenti della Terra: uno dei milioni di mondi creati da Dio, quello che a voi
è noto perché ne siete abitatori.
E in eterno sono noti tutti gli avvenimenti dell’uomo, preso come abitante della Terra. Prima che
Adamo fosse, Iddio sapeva che Adamo avrebbe peccato. E con lui avrebbe peccato, per millenni, la
razza di Adamo. Non uno dei peccati degli uomini, non [451] una delle virtù degli uomini, sono
ignorati dalla Sapienza nostra sia nel momento in cui avvengono, sia da un tempo talmente
anticipato che non ha paragone con nessun limite del vostro tempo, risalendo a ritroso nei secoli dei
millenni sino al non essere del tempo: all’eternità.
Spingi lo sguardo, o Maria, nell’eternità nostra. Immergiti in questo segno di Dio. È come se tu
affissi lo sguardo verso un cielo tersissimo e pensi che oltre quell’azzurro, che ti pare limite, è altro,
altro, altro spazio sconfinato, sempre più alto... Un vortice di etere, un gorgo d’azzurro che tanto più
si fa fondo quanto più sali, né trovi confine ad esso. Il suo azzurro, che pure è, non è altro che il suo
non essere, come sostanza consistente. Il suo azzurro è fatto di milioni incalcolabili di chilometri di
etere nel quale danzano i mondi creati dal Padre mio.
Lo stesso è la nostra eternità. È! Quando cominciò? Mai! Quando finirà? Mai! Quanto durerà?
Sempre! Da quando dura? Da sempre!
[452] Mai. Sempre. Medita quale sconfinata potenza sta in queste due parolette applicate alla
Perfezione. Non il vostro “sempre” legato alla breve vita vostra e che non dura neppure per quanto
dura la vita. Non il vostro “mai” soggetto a così rapide smentite. Ma il nostro “sempre” e il nostro
“mai” che non conoscono menomazioni di sorta e si rivestono della nostra Perfezione.
Nulla è occulto a Dio. Nulla. E allora, vi chiedete voi, poveri uomini, perché Dio ha creato
l’uomo?
Oh! che inutile perché! Vorreste voi giudicare l’opera di Dio? Fare il processo alle sue azioni?
Quando sarete nella gloria comprenderete tutti i perché misteriosi.
Leggerete, con lo sguardo dello spirito libero, pagine che ora ignorate, che ora inutilmente volete
sfogliare cadendo, per la vostra inutile superbia di formiche che vogliono perforare un monte di
marmo, nei più perniciosi errori.
Quanti misteri ha ancora l’Universo per voi! Siete immersi nel mistero. Mistero di Dio. Mistero
dei perché di Dio. Mistero della seconda vita. [453] Mistero di leggi cosmiche. Mistero di rapporti
fra questo vostro pianeta e gli altri mondi.
Mistero dei rapporti fra i viventi sulla terra e i già passati alla seconda vita.
La vostra curiosità umana, il bisogno della vostra anima di ricongiungersi alle sue origini, vi
dànno sante e non sante inquietudini.
Sante, quando vi spingono a bene operare desiderando di approfondire il mistero e l’unione col
soprannaturale per sentirvi meno esiliati fuor dal Regno dello spirito, e per rendervi sempre più
capaci di capire le parole spirituali e di meritare la vita spirituale che raggiunge la perfezione
nell’altra vita, nella mia beatitudine.
Non sante, quando volete, scartando la bella e semplice Fede, imitare Adamo e conoscere ciò
che non è utile per ora conoscere, violando il segreto, forzando celestiali porte, disturbando riposi
paradisiaci, valicando barriere intoccabili.
Ciò è male, figli miei. Credetelo. Lasciate al vostro Dio l’iniziativa di istruirvi sui misteri dell’al
di là. Egli sa fino a che punto vi può introdurre nel segreto che sta oltre la morte. [454] Fidatevi del
vostro Padre e Maestro. Non vogliate irrispettosamente andare oltre al confine. Non vogliate volere
più di ciò che vuole Dio. Rispettate.
Questo vada per tutti coloro che non si accontentano di quanto ho detto e vogliono sapere di
più. Ma credete voi che se fosse stato bene il saperlo, Io avrei 2 smemorato i tre risuscitati del
Vangelo? Eppure nessuno di essi disse ciò che è l’altra parte. Neppure Io, Verbo del Padre e
Sapienza infinita, vi ho svelato il mistero della morte e con esso altri, la cui conoscenza non è
necessaria alla vostra santificazione, ma anzi è nociva ad essa.

Credere è più alto di conoscere. Credere è amare. Lo torno a dire 3. Credete dunque che se Dio
vi ha creati è stato per impulso d’amore. Credetelo con amore per rispondere a tale amore.
E con settemplice amore credete che Io, l’eterno Immolato, sono con giusta parola chiamato così
perché, da prima che il tempo fosse, Io sono il destinato ad essere immolato per salvare voi.
Non si è iniziato il mio olocausto con la mia vita corporale. [455] No. Esso era prima che Io
divenissi carne nel seno della Vergine. Non si è iniziato con la cacciata di Adamo. No. Esso era
prima che Adamo peccasse. Non si è iniziato quando il Padre disse: “Facciamo l’uomo”. No. Esso
era prima di tal pensiero creativo.
Esso olocausto, compiuto dalla seconda Persona della Nostra Trinità santa, è come palpito nel
centro dell’eterno cuore del nostro Essere, da sempre. Da sempre, capisci? Eterno come Noi siamo
eterni. Tutto previsto e tutto preordinato in eterno.
Io sono l’eterno Immolato, la Vittima eterna, Colui che vi trasfonde il suo Sangue per guarirvi
dalle malattie delle colpe, Colui che vi rinsalda con esso a Dio, Colui che vi dà tutte le certezze
della fede e della speranza e vi nutre della sua carità perché possiate credere, vivere in Dio,
santificarvi per mezzo della Parola che non muore e che non permette che chi di essa si nutre
muoia.
Credete in Me, amici miei, e chiedetemi la grazia di sempre più credere. La luce della Fede e
quella della Carità vi permetteranno di vedere sempre più chiaramente il vostro Dio, il vostro Gesù,
fin da questa vita.»

1 Nel dettato del 17 agosto, pag. 93.


2 avrei è nostra correzione da avessi
3 Già nel dettato del 26 agosto, pag. 193.

29 agosto 1943.
Dice Gesù:
«Vediamo insieme questo punto dei “Re”. “L’obbedienza val più dei sacrifici il dar retta più che
l’offrire il grasso dei montoni; perché la ribellione è come un peccato di magia, il non volere
assoggettarsi è come un peccato d’idolatria” (I Re, cap. 15°, v. 22).
L’obbedienza. La virtù che non volete praticare. Nascete e, appena potete manifestare un
sentimento, è sentimento di ribellione alla obbedienza. Vivete essendo disubbidienti. Morite ancora
disubbidienti. Il battesimo cancella il peccato d’origine, ma non annulla la tossina che vi lascia il
peccato.
Cosa è stato, in fondo, il peccato d’origine? Una disobbedienza. Adamo ed Eva vollero
disubbidire al Padre Creatore, aizzati a compiere questo atto di disamore dal Disobbediente sommo,
il quale è divenuto demone avendo rifiutato obbedienza d’amore al Sommo Iddio. Questo veleno
cova nel vostro sangue e solo una costante volontà vostra lo rende incapace di nuocere al vostro
spirito in maniera mortale.
Ma, o figli miei, quale cosa più meritoria di questa può essere da voi compiuta? Guardate bene.
[457] È più facile ancora compiere un sacrificio, fare un’offerta, praticare un’opera di
misericordia, che non essere obbedienti costantemente al volere di Dio. Esso vi si presenta minuto
per minuto come acqua che fluisce e passa portando altre onde di acqua e dietro queste altre ancora.
E voi siete come pesci immersi nella Volontà di Dio che vi scorre sopra. Se ne volete uscire morite,
figli miei. Essa è il vostro elemento vitale. Né v’è stilla di essa che non provenga da una ragione
d’amore. Credetelo.
Obbedire è fare la volontà di Dio. Quella volontà che vi ho insegnato a chiedere che si compia
col Pater noster e che vi ho insegnato a praticare con la parola e con l’esempio, condotto sino alla
morte.
Non obbedire e ribellarsi è compiere un peccato di magia, dice il libro. Infatti cosa fate
ribellandovi? Peccate. E il peccato che produce? Il vostro sposalizio col demonio. Non fate dunque
una magia? Non vi trasformate magicamente da figli di Dio in figli di Satana?
Non obbedire e non volersi assoggettare è come un peccato di idolatria, dice sempre il libro.
Infatti che fate non assoggettandovi? [458] Respingete Dio respingendo la sua Volontà. Lo ripudiate
per Padre e Signore. Ma siccome il cuore dell’uomo non può stare senza adorare qualche cosa al
posto del Dio vero che respingete, adorate il vostro io, la carne vostra, la vostra superbia, il vostro
denaro; adorate Satana nelle sue più acute manifestazioni. Ecco che perciò divenite idolatri. E di
che? Di ben orridi dèi che vi tengono schiavi e schiavi infelici.
Venite, venite, cari figli del mio amore, venite al paterno giogo che non fa male, che non
opprime, che non avvilisce, ma che anzi vi sorregge e vi guida e vi dà sicurezza di giungere al regno
beato dove non è più il dolore.
Il mondo, che vuole disubbidire, non sa che basterebbe questo atto di obbedienza a salvarlo.
Rientrare nel solco di Dio, seguire la voce di Dio, obbedire, ritrovare la casa del Padre, voluta
fuggire per una chimera di falsa dignità, ritrovare la mano del Padre che benedice e risana, ritrovare
il cuore del Padre che ama e perdona.
Riflettete, o figli, che per ridare a voi la grazia perduta due Purissimi, due Innocentissimi, due
Buonissimi, dovettero consumare l’Obbedienza somma. [459] La salvezza del genere umano ebbe,
nel tempo, inizio dal “fiat” di Maria davanti all’arcangelo mio, ed ebbe termine nel
"Consummatum!" di Gesù sulla croce. Le due più dolorose ubbidienze e le meno obbligatorie,
perché Io e mia Madre eravamo al di sopra della necessità di espiare, con l’obbedienza, il peccato.
Noi, che non peccammo, abbiamo redento il vostro peccato obbedendo. E non vorrete voi,
poveri figli, imitare il vostro Maestro e ottenere misericordia con l’obbedienza che è prova d’amore
e di fede?
Più bello e gradito delle stesse chiese, che mi elevate per voto, e di ogni altro voto, è questo
spirituale fiore di anima, nato, sulla terra, nel cuore dell’uomo ma che fiorisce in Cielo, eterno, per
vostra gloria.»

30 agosto 1943.

Dice Gesù:
«La tua risposta, sia al prossimo che si stupisce e ti fa osservare l’apparente abbandono di Dio
verso di te, sia al tentatore che vuole persuadere che tutto il tuo sacrificio non ti ottiene sollievo da
Dio, sia la stessa del vecchio Tobia. Anche a te stessa devi dire1: “Noi siam [460] figli di santi, e
aspettiamo quella vita che Dio darà a coloro che non perdono mai la loro fede in Lui”.
Figli di santi e chiamati alla stessa santità.
Non sei tu figlia di Dio, Maria? E chi più santo del Padre tuo? Se Egli, che è il Santo dei santi,
vuole per te tanto dolore, è segno che questo dolore ha per fine una gioia proporzionata al dolore:
ossia tanta, smisurata gioia, e gioia senza fine.
L’anima che arriva a credere fermamente che tutto quanto le accade ha origine da un amore e
produce una gioia eterna, è sicura come dentro ad una fortezza. Non può perire. Soffre, ma il suo
dolore è soprannaturale e dà frutti soprannaturali di vita.
Ancora un poco e poi verrà la gioia. Ancora un poco e poi verrò Io. Verrò non nei limiti che
devo imporre ora all’incontro per adattarlo alla tua umanità. Ma verrò da Dio ad anima: ossia
liberamente, completamente. Non temere. Vedrai allora come la mia dimora sia infinitamente più
bella di come l’hai vista nei sogni e immaginata col pensiero. Vedrai allora come sarà privo di pena
[461] l’unirsi con Me lasciando un corpo che è laccio all’anima e pericolo continuo.
Non perdere mai la fede nel tuo Gesù. Io ti sono vicino e lo senti. Ma non ricusare nessuno degli
aiuti che ho messo a vostra disposizione. La via soprannaturale nella quale cammini non ti esime
dal percorrere la via comune a tutte le creature viventi nella Chiesa.
Un olio ti ha liberata, e da schiava del Nemico ti ha fatta figlia di Dio. Un olio ti ha fatta milite di
Cristo. Un olio ti faccia compartecipe del Regno. L’anima che entra nella gloria diviene regina. E
per i re, lo hai letto, era necessaria l’unzione.
Voglio che anche le appannature dei passati peccati siano cancellate da te. Quando sarà l’ora
devi venire incontro, vergine saggia e previdente, con tutti gli ornamenti atti alle nozze.
Il dolore è una grande assoluzione quando è sofferto con santità. Ma, lo ripeto, neppure la mia
carezza ti deve far pensare che sei esente dai doveri di tutti. La perla nascosta, che solo Gesù
conosce, deve, agli occhi del mondo, non differire per nulla dalle anime sorelle che sono meno
trasformate di te in gemma per volere del tuo Signore.»

1 dire è nostra correzione da dirti

31 agosto 1943.

Dice Gesù:
«È inutile inorridire di certe manifestazioni attuali. Sono frutto dell’interno vostro.
Io l’ho detto: “È dal cuore che escono pensieri malvagi e malvagi sentimenti, e questi sono quelli
che contaminano”. Io ho anche detto che ogni uomo si riconosce dalle sue opere, e che come non si
può cogliere dolci frutti sul selvatico pruno così non si può trarre atti onesti da chi ha l’interno
disonesto. La disonestà non consiste soltanto nel rubare, nel mentire, nel nuocere al prossimo. È
disonestà il mancare verso Dio, il derubare Lui di quel rispetto amoroso che è dovere dell’uomo
verso il suo Creatore. È disonestà far servire i suoi doni per atti malvagi. Tutti i suoi doni e specie il
dono della vita.
Ora guarda e giudica come fate mal uso della vita che il Padre vi dona. Guarda e giudica come
fate mal uso del vostro corpo in cui alita l’anima, tempio riservato a Dio, in cui risiede la mente che
dovrebbe essere volta a comprendere la Legge di Dio come il cuore dovrebbe esser occupato ad
amarla e a praticarla.
Invece che fate? Fate resistenza alle voci del Signore, ai desideri del Signore, ai comandi del
Signore, alle [463] volontà del Signore. Come arieti selvaggi opponete la vostra durezza e la vostra
ribellione - due corna ben aguzze - ad ogni invito di Dio. Vi rovinate, ma continuate a resistere.
E vi dite cristiani? No, che non lo siete. Io, il Cristo, non vi ho insegnato ribellione,
disubbidienza, lussuria, crudeltà, idolatria. Io vi ho insegnato tutto il contrario. Vi ho mostrato come
va usata la vita, vi ho spiegato come voi siete templi di Dio che vuole vivere in voi, che ama vivere
in voi ben più che non in sontuosi templi ma fatti solo di pietre e di marmi.
No, Dio non vuole queste dimore fatte da mano d’uomo. Vuole voi, voi fatti dalla sua mano, voi
templi di sangue e di anima, voi che il sangue mio ha rivestito di porpora immortale e purificato
come preziosi altari. Questo è quello che vuole Dio per tornare a vivere in amorosa pace con voi.
Non persistete sulla dura via che avete intrapresa e che vi conduce alla rovina. Siate cristiani
veri e non cristiani a parole soltanto. Il mio segno sia realmente inciso [464] nelle fibre vive dei
vostri cuori, non sul frontone dei templi vuoti, dove non venite a pregare o ci venite con l’animo
turbato da tutte le sollecitudini vane e dalle fermentazioni dei vostri istinti inferiori.
Aprite il cuore all’Amore, figli. È quello che più vi manca. Siete senza carità verso Dio, verso il
prossimo, verso voi stessi. Sì, anche verso voi stessi, perché uccidete la vostra anima.
Ché - ricordatevelo sempre - le tentazioni è inevitabile che ci siano, ma esse non fanno male.
Male fate voi quando cedete ad esse. E non dite che esse sono più forti di voi. No. Il Padre dà a
seconda di quanto avete voi a dare. La tentazione richiede 10 di forza per resisterle? E Dio ve ne dà
10 e anche più. Il male è che siete voi che non fate che desiderare di cedere al male. E allora che
può Dio se voi distruggete le forze di Dio con la vostra volontà perversa e vi abbandonate al bacio
della tentazione?
Così facendo mettete l’anima in una morsa di morte e da un’anima malata o morente escono quei
sentimenti di cui vi stupite. Ma non può esser diverso. In corpo corrotto stanno fetori di morte.
[465] In anime corrotte stanno manifestazioni di peccato.»

Settembre
1° settembre 1943.
Dice Gesù:
«No, non sei sola. Hai il tuo Gesù vicino come ben pochi hanno, perché se è vero che sono con
tutti i miei figli con la mia Grazia, con ben pochi lo sono nella forma che Io sono con te e che ho
usata vedendo la tua penosissima condizione generale. Io so fin dove può arrivare la resistenza di
un essere e, dato che il peso di dolore che devi portare è schiacciante e non comune, ho sopperito ad
esso con mezzi straordinari che a ben pochi riserbo.
Mi ricordo del mio bisogno di aiuto nelle ore tragiche della Passione. E quello che ho desiderato
per Me voglio lo abbiano anche i miei due volte simili. Simili perché discepoli, simili perché
appassionati e crocifissi.
Non sei sola. Hai Me per Cireneo e hai mia Madre per Veronica. Maria è il modello delle orfane
e si ricorda il suo strazio di orfana così come Io ricordo i miei strazi d’agonia.
La santità non sopprime il dolore. Maria nella sua santità immacolata soffrì crudamente della
morte dei suoi genitori che [466] Ella non poté confortare coi suoi baci. Vedi come le somigli ? 1
Maria nella sua anima così perfetta, seconda solo a Dio, seppe amare e soffrire come nessun altro
perché la santità, essendo perfezionamento di tutte le sensibilità buone del cuore, porta di
conseguenza una accresciuta capacità di amare o di soffrire, tanto più accresciuta quanto più
l’anima è santa. E l’anima di Maria era santissima.

Ebbene questa Donna, alla quale non venne risparmiato nessun dolore - e nessuna come Lei
avrebbe dovuto esserne esente perché immacolata, libera perciò dal peso del dolore causato dalla
colpa di Adamo - questa Donna che ha sparso tante lacrime per tanti lutti e che si è vista rapire
padre, madre, sposo e Figlio dalla morte, Io te la do per Veronica e te la do per mamma.
È il mese del Cuore trafitto di Maria e della Esaltazione della mia Croce. Non rifiutare di essere
simile alla Trafitta e all’Immolato.»

1 La scrittrice aveva sofferto acutamente per non aver potuto assistere il babbo nel momento della morte, avvenuta nel 1935.
2 settembre 1943.

Dice Gesù:
«L’uva è tanto più dolce quanto più è matura, e tanto più è matura quanto più sole piglia. Il
padrone della vigna non coglie la sua uva per farne del vino se non [467] è ben maturata, e perché
maturi sfronda e pota di modo che il sole possa scendere e circolare fra grappolo e grappolo e fare,
dei chicchi aspri e verdi, tante perle di zucchero liquido.
Se l’uva rimanesse come è nell’aprile, ossia quando la vite è bella con le sue foglie nuove e i
suoi grappolini in fiore, o anche come è in giugno, già tutta piena di tralci flessibili e di grappoli
formati, non servirebbe a nulla fuorché a una gioia dell’occhio. Invece nell’autunno, dopo tanto sole
e tante potature, essa è bella in un’altra maniera e, oltre che bella, utile all’uomo.
Io sono il sole e voi, anime mie, siete la vigna dove si deve formare il vino eterno. Io sono il sole
e sono anche il vignaiolo. Io vi circondo e inondo dei miei raggi e vi mortifico perché voi diate
tralci carichi di frutti veri e non vani viticci che non servono a niente.
Bisogna lasciare che il sole e il vignaiolo lavorino a loro completo piacere l’anima vostra.
Bisogna, Maria mia, imitare molto, molto, molto il grappolo che non ha voci di proteste né atti di
resistenza per il sole e per il padrone della vigna [468] ma anzi si lascia scoprire per ricevere i raggi
caldi, si lascia medicare coi liquidi adatti, si lascia sistemare senza reazione alcuna. E così si fa
sempre più grosso e dolce, un vero prodigio di succhi e di bellezza.
Anche l’anima deve tanto più desiderare il sole e l’opera dell’eterno Vignaiolo quanto più si
avvicina per essa l’ora della divina vendemmia. Non è destinato al mistico tino il grappolo restio e
malato che non ha voluto divenire maturo, sano e dolce, e che si è nascosto per non esser curato. Ma
invece diviene degno della mia Vendemmia il grappolo che non ha avuto paura di cesoie e di
medicine e che docilmente si è sacrificato, nei suoi gusti, per Me.
Io sono il Vendemmiatore e tu il mio grappolo. La vendemmia si avvicina.
Aumenta i tuoi sforzi per assorbire quanto più puoi di Me. Io diverrò in te liquore di vita eterna.
Aumenta le tue generosità per assecondare l’opera del tuo amoroso Vignaiolo. Egli, il tuo Gesù,
non vuole altro che fare di te un grappolo degno d’esser posato ai piedi del trono di Dio.
Dolce cosa avere a Maestro Gesù, Maria, ma cosa che diviene perfetta quando del Maestro si
assimila tutto l’insegnamento.»

3 settembre 1943.
Dice Gesù:
«Beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: “Ave Maria”.
Ave: io ti saluto. Il più piccolo al più grande, il bimbo al genitore, l’inferiore al superiore, sono
tenuti, nella legge di educazione umana, a dire sovente il saluto rispettoso, doveroso, amoroso, a
seconda dei casi. Il fratello mio non deve negare questo atto di amore riverenziale alla Mamma
perfetta che abbiamo in Cielo.
Ave Maria. È un saluto che monda le labbra e il cuore perché non si possono1 dire quelle parole,
con riflessione e sentimento, senza sentirsi divenire più buoni! È come avvicinarsi ad una sorgente
di luce angelica e ad un’oasi fatta di gigli in fiore.
Ave, la parola dell’angelo che vi è concesso di dire per salutare Quella che salutano con amore le
Tre eterne Persone, l’invocazione che salva, abbiatela sempre molto sulle labbra. Ma non come
movimento macchinale dal quale l’anima sia esclusa, sibbene come moto dello spirito che si inchina
davanti alla regalità di Maria e si tende verso il suo cuore di Madre.
Se voi sapeste dire con vero spirito [468-A] queste parole, anche solo queste due parole, sareste
più buoni, più puri, più caritatevoli. Perché gli occhi del vostro spirito sarebbero allora fissi in
Maria e la santità di Lei vi entrerebbe nel cuore attraverso a quella contemplazione. Se le sapeste
dire non sareste mai desolati. Perché Ella è la fonte delle grazie e della misericordia. Le porte della
misericordia divina si aprono non soltanto sotto la spinta della mano di mia Madre, ma anche al
suo semplice sguardo.
Torno a dire: beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: Ave Maria.
Ma si pronuncia come si deve. Perché se è vero che Dio non si irride è anche vero che Maria non si
inganna.
Ricordatevi sempre che Ella è la Figlia del Padre, la Madre del Figlio, la Sposa dello Spirito
Santo, e che la sua fusione con la Trinità è perfetta. Perciò Ella del suo Signore possiede le potenze,
le intelligenze, le sapienze. E le possiede con la pienezza assoluta.

Inutile andare da Maria con l’anima sporca di corruzione e di odio. Ella vi è Madre e sa medicare
le vostre ferite, ma vuole che almeno sia in voi il desiderio [469] di guarire da esse.
A che giova volgersi a Maria, la Purissima, se lasciando il suo altare, o finendo di pronunciare il
suo nome, andate a commettere peccato di carne o a proferire parole di bestemmia? Che vale
volgersi a Maria, la Pietosa, se subito dopo, anzi se nel tempo stesso, avete in cuore rancori e sulle
labbra maledizioni per i fratelli?
Che vi può procurare di salvezza, questa Salvatrice, se voi distruggete con la vostra volontà
perversa, la vostra salvezza?
Tutto è possibile alla Misericordia di Dio e alla potenza di Maria, ma perché arrischiare la vita
eterna attendendo di conseguire la buona volontà di pentimento nell’ora della morte? Non sarebbe
bene, poiché non sapete quando sarà la vostra chiamata alle mie porte, essere amici veri di Maria
per tutta la vita e avere così garanzia di salvezza?
Perché, lo ripeto, l’amicizia con Maria è causa di perfezione perché infonde e trasfonde le virtù
dell’Amica eletta, che Dio non ha sdegnato e che vi ha concesso come coronamento dell’opera di
redenzione del Figlio suo. Io, il Cristo, vi ho salvato col Dolore e col Sangue; Ella, Maria, con il
Dolore e col suo pianto, e vorrebbe salvarvi col suo Amore e il suo sorriso.»

1 possono è nostra correzione da può

4 settembre 1943.
Dice Gesù:
«Dio non ha mandato il suo angelo a dire “ave” a Maria soltanto. Dio vi saluta o figli cari, con le
sue attenzioni, Dio vi manda per angeli le sue sante ispirazioni, Dio vi porta le sue benedizioni da
mattina a sera e da sera a mattina. Siete sempre circondati dalle onde amorose a previdenti l del
pensiero di Dio.
Come mai allora voi non avvertite nulla o tanto poco? Come mai non vivete in giustizia e
santità? Perché siete impermeabilizzati all’influsso della grazia, perché siete resi refrattari all’azione
dell’amore dalla vostra volontà contraria al Bene.

Gabriele disse a Maria: “Ave”, e il suono della voce angelica portò, sulla già inondata di grazia,
una nuova onda di grazia. La luce vivissima del suo spirito immacolato toccò il vertice della
luminosità perché la rispondenza dello spirito di Maria fu perfetta.
Umiltà, prontezza, pudore, preghiera..., che non trovò di eccelso la parola angelica per divenire
prima scintilla dell’incendio dell’Incarnazione? Grande il dono di preservazione dalla colpa di
origine che l’Eterno aveva fatto alla prescelta ad essere il primo tabernacolo del Corpo del Figlio.
Ma quanta, quanta, quanta rispondenza in Maria!
Se ad altra creatura fossero stati elargiti, non dico i doni segreti che solo Dio sapeva aver dati,
ma i doni palesi, di cui uno si accorge - quali intelligenza somma istruzioni soprannaturali,
contemplazioni accese, e parlo solo dei doni morali e spirituali - come non si sarebbe, almeno ad
intervalli, gloriata quella creatura di tanto dono?
Ma no, in Maria nulla di questo. Più Dio l’innalzava verso il suo trono e più aumentavano in Lei
riconoscenza, amore e umiltà. Più Dio le faceva capire come su di Lei fosse stesa la mano divina a
protezione contro ogni insidia del male e più in Lei aumentava la vigilanza contro il male.
Maria non ha commesso lo sbaglio che fa crollare tante anime, dotate della capacità di
perfezione, ossia non ha mai detto: “Sento che Dio mi veglia, sento che Dio mi ha scelta. Lascio a
Lui la briga di difendermi dal Nemico”. No. Maria, pur riconoscendo l’opera di Dio in Lei, agì
come se fosse la più derelitta, in doni spirituali, delle creature. Dall’alba al tramonto, e persino nel
suo sonno verginale vegliato dagli angeli, la sua anima rimaneva vigilante.
Non credete che la tentazione abbia risparmiato Maria. Non ha risparmiato Me il Tentatore; con
doppia ragione non risparmiò Lei. Doppia ragione. La prima di esse: Maria era la senza macchia ma
sempre creatura, Io ero Dio. La seconda: era più importante per Lucifero corrompere il seno della
donna che avrebbe portato il Cristo, che non attaccare Cristo stesso.
Egli, l’Astuto, sapeva che il Verbo si sarebbe fatto carne, per una fusione di spirito a Spirito, in
un seno in cui non fosse albergato nessun peccato. Nessun peccato, ripeto. Se, da Eva in poi, fosse
riuscito a indurre in tentazione tutte le donne, era sicuro che mai sarebbe stato vinto dal Vincitore
eterno.
Una sola gli ha sempre resistito: Maria. E Uno solo sa quale ricamo, quale filigrana di seduzione
stese Lucifero intorno a Maria per scuotere e appannare la sua superangelica anima. Quell’Uno che
sa è Dio. E dato che certi segreti sono troppo grandi per voi, non ve li dirà. Dallo splendore di Maria
in Cielo capirete la grandezza della sua anima. Grandezza conseguita di sua volontà, e che sarebbe
stata grandissima anche senza aiuti supremi, tanto Essa volle esser santa per amore del suo Dio.

Ben a ragione poté dunque dire l’Angelo: “Piena di grazia”. Sì, piena di grazia.
La Grazia era in Lei. La Grazia ossia Dio, e la grazia ossia il dono di Dio, da Lei saputo far
fruttare al mille per cento 2.
Ecco quello che ci vuole, o figli, per far sì che le cose celesti concepiscano in voi il Cristo: la
vostra aderenza alla grazia, il vostro raccogliere la grazia, il vostro moltiplicare la grazia, il vostro
aspirare la grazia. Il corpo per vivere deve aspirare aria e cibo. L’anima per vivere deve aspirare la
grazia. Allora avviene che la Luce scende dove può incarnarsi e il Cristo nasce misticamente in voi
come realmente nacque in Maria.
Ave Maria, piena di grazia. Guardatela, voi tutti, o cristiani, così dissimili dal primo Figlio di
Maria, guardatela soprattutto voi donne, così dissimili da Lei, e imparate, e meditate che la strada al
male dalle mille facce l’avete dischiusa voi con la vostra carnalità contraria alla vita della grazia
nelle creature, senza la quale l’uomo diviene un demone e il mondo un inferno.»

1 previdenti è nostra correzione da previdendi


2 mille per cento è nostra trascrizione da 1000/100

5 settembre 1943.

Dice Gesù:
«“Il Signore è con te”.
Sempre il Signore è con l’anima in grazia1. Dio non si allontana neppure quando il Tentatore si
avvicina. Dio si allontana soltanto quando la creatura cede al Tentatore e corrompe l’anima sua.
Allora Dio si ritira, perché Egli non può coabitare col Nemico. Si ritira e come un Padre, non
sdegnato ma addolorato, attende che venga la resipiscenza nel cuore della creatura e che essa
riannodi il legame d’amore con il Padre.
Dio vorrebbe essere sempre con voi. Se tutti i vostri angeli, numerosi come stelle in cielo,
potessero salutarvi colle parole: “Il Signore è teco”, la gioia del vostro Signore sarebbe completa
poiché Noi desideriamo essere con voi e per questo vi abbiamo creati.
Maria era con Dio e Dio era con Maria. Le due perfezioni si attiravano e si univano con un
incessante moto di affetti. La Perfezione infinita di Dio scendeva con gioia inconcepibile a voi
mortali, a possedere questa creatura. La perfezione umana di Maria: l’unica dei figli dell’uomo che
sia sempre stata perfetta, si lanciava incontro alla Perfezione divina per avere modo di vivere.
[475] Sì, l’essere con Dio era la vita di Maria e nell’ora superstraziante del Calvario e del
Sepolcro, quando i Cieli si chiusero sul Morente e sulla Trafitta, la privazione di Dio fu, delle sette
spade, la più accesa e trafiggente, tocco insuperabile all’edificio di dolore richiesto dalla
Redenzione.
Io ho toccato il vertice del dolore completo dal Getsemani all’ora di nona; Maria ha toccato il
vertice del dolore, completo anche in Lei nonostante non sia stata crocifissa materialmente, dal
Calvario al momento della Resurrezione. E il motivo di tale superdolore è uno solo: l’esser privati
dell’unione con Dio.
Anche per voi dovrebbe esser così. Ma l’uomo, ormai, trova gravosa l’unione con Noi e non
sente quale miseria è la sua quando è privo di Noi. Miseria, cecità, pazzia, morte, ecco cosa è la
perdita dell’unione col vostro Signore. E non ci pensate mai!
Se perdete poche monete, un oggetto, la salute, un impiego, un animale, vi mettete in moto per
ritrovarli e usate di tutti i mezzi umani e soprannaturali per riuscire allo scopo. Sì, per trovare
qualcosa di limitato e caduco sapete pregare.
[476] Ma quando perdete Dio non lo cercate. Non vi rivolgete ai miei Santi perché vi aiutino a
ritrovare la via di Dio, non usate delle cure umane per frenare i vostri impulsi. Vi pare cosa di poco
conto perdere l’unione con Dio. Ed è la cosa essenziale.
Maria non si separò mai da Dio. Gli spiriti rimasero fusi in un abbraccio d’amore che ebbe
coronamento in Cielo. Questa unione fu la principale forza di Maria, come figlia d’Adamo, perché
in essa trovava la corazza per rendere sé intoccabile dal morso del Tentatore.
Chi è con Dio non è che non veda il male che, come lurido indumento o ripugnante malattia,
ricopre tante creature. Lo vede, anzi, con maggiore nitidezza2 di molti altri, ma la sua vista non
corrompe nulla. Dagli occhi il male non entra a solleticare gli istinti covanti nella carne o i malvagi
movimenti della mente. Ciò avviene unicamente in coloro che, disuniti da Dio, hanno in sé ospite il
Nemico.
L’unito con Dio è saturo di Dio, e ogni altra cosa che non sia Dio resta alla superficie; vento
che corruga leggermente la superficie dell’animo e non entra a sconvolgere l’interno. Non solo.
L’unito con Dio, veramente unito [477] con Dio anziché assorbire l’esterno in sé, diffonde l’interno
sui prossimi: diffonde, cioè, il Bene, Iddio.
Sì, è proprio così: colui che è con Dio ha un potere irradiante, ben più potente di quello di tanti
corpi dell’universo sui quali l’uomo ha affaticato la mente e innalzato un monumento di orgoglio. E
soprattutto ha un potere soprannaturalmente utile, poiché chi porta il Santo dei santi in sé3, e vive di
Lui, lo comunica agli altri. È quello che fa dire: “Costui è un santo”.
Maria ha posseduto alla perfezione l’unione con Dio e con tutte le sue forze ha teso a sempre più
fondersi con Esso. Si potrebbe dire che Maria si annullò in Dio tanto visse di Lui solo.
Ho detto: “Maria trovò in questo la principale forza per rendersi intoccabile”. Non capite le cose
a rovescio. Maria, l’Umilissima, non osava neppure lontanamente pensare d’essere la creatura
perfetta. Ella ignorava il suo destino e la sua immacolatezza. Conobbe il mistero alle parole di
Gabriele e nell’abbraccio nuziale con lo Spirito Eterno. Ma durante la sua giovinezza, età piena di
insidie, ripeto: trovò nell’unione con Dio la forza. La volle trovare a qualunque costo perché
avrebbe preferito morire cento volte anziché uscire per un [478] attimo dall’alone di Dio.
Io vorrei che più di tante pratiche, più o meno pie, i miei diletti in specie, gli altri poi, tendessero
a questa pratica sovrana dell’unione con Me. Facile e realmente preghiera la preghiera, acceso il
cuore, casto il corpo, onesto il pensiero, tutto in voi diverrebbe4 santo e buono, e la terra
conoscerebbe i giorni nuovi in cui gli angeli potrebbero salutare gli uomini colle parole: “Il Signore
è con voi”.»

1 con l’anima in grazia deve intendersi con chi ha l’anima in grazia


2 nitidezza è nostra correzione da nitezza
3 sé è nostra correzione da lui
4 diverrebbe è nostra correzione da diverebbe
6 settembre 1943.

Dice Gesù:
«“Benedetta tu fra tutte le donne”.
Questa benedizione che voi dite malamente o non dite affatto a Colei che col suo sacrificio ha
iniziato la Redenzione, risuona continuamente in Cielo pronunciata con infinito amore dalla nostra
Trinità, con accesa carità dai salvati dal nostro sacrificio e dai cori angelici. Tutto il Paradiso
benedice Maria, capolavoro della Creazione universale e della Misericordia divina.
Se anche tutta l’opera del Padre per creare dal nulla la Terra non avesse servito che per
accogliere Maria, l’opera creativa avrebbe avuto la sua ragione d’essere, perché la perfezione di
questa Creatura è tale che essa è testimonianza non solo della sapienza e della potenza, ma
dell’amore con cui [479] Dio ha creato il mondo.
La creazione terrestre avendo invece dato Adamo e la razza di Adamo, Maria testimonia il super-
amore misericordioso di Dio verso l’uomo, perché attraverso Maria, Madre del Redentore, Dio ha
operato la salvezza del genere umano. Io sono il Cristo perché Maria mi ha concepito e dato al
Mondo.
Voi mi direte che come Dio potevo superare la necessità di prendere carne nel seno di una
donna. Tutto potevo, è vero. Ma riflettete quale legge d’ordine e bontà sta nel mio annichilimento in
veste mortale.
La colpa commessa dall’uomo doveva essere scontata dall’uomo e non dalla divinità non
incarnata. Come avrebbe potuto la Divinità, Spirito incorporeo, redimere col sacrificio di Se stessa
le colpe della carne? Necessità dunque che Io, Dio, pagassi con lo strazio di una Carne e di un
Sangue innocenti, nati da una innocente, le colpe della carne e del sangue.
La mia mente, il mio sentimento, il mio spirito avrebbero sofferto per le colpe vostre di mente, di
sentimento e di spirito. [480] Ma per essere Redenzione di tutte le concupiscenze, inoculate in
Adamo e nella sua progenie dal Tentatore, doveva, l’Immolato per tutte, essere dotato di una
natura simile alla vostra, resa degna d’esser data in riscatto a Dio dalla Divinità nascosta in essa,
come una gemma d’infinito soprannaturale valore nascosta sotto una veste comune e naturale.
Dio è ordine e Dio non viola e non violenta l’ordine, salvo che in casi eccezionalissimi, giudicati
utili dalla sua Intelligenza. Tale non era il caso della mia Redenzione.
Non dovevo unicamente cancellare la colpa dal momento di essa al momento del sacrificio e
annullare nei futuri gli effetti della colpa facendoli nascere, come Adamo avanti di commetterla,
ignari del male. No. Io dovevo con un sacrificio totale riparare la Colpa e le colpe di tutta
l’umanità, dare l’umanità già estinta l’assoluzione della colpa, a quella vivente in quell’ora e nella
futura il mezzo per essere aiutata a resistere al male e per essere perdonata dal male che la sua
debolezza l’avrebbe indotta a commettere.
Doveva perciò il mio sacrificio essere tale da presentare tutti i requisiti necessari, e tale poteva
essere solo in un Dio fatto uomo: ostia degna di Dio mezzo compreso dall’uomo. Inoltre Io venivo a
portare la Legge.
[481] Se la mia Umanità non fosse stata, come avreste potuto credere, voi, poveri fratelli miei,
che faticate ad aver fede in Me, vissuto per 33 anni sulla terra Uomo fra gli uomini? E come potevo
apparire già adulto a popoli ostili o ignoranti rendendoli persuasi della mia natura e della mia
dottrina? Sarei allora apparso agli occhi del mondo come uno spirito che avesse preso sembianza
d’uomo, ma non come uomo che nacque e morì versando sangue vero attraverso alle ferite di una
vera carne - e ciò a prova d’esser uomo - e risorse e ascese al Cielo col suo corpo glorificato - e ciò
a prova d’esser Dio che torna alla sua dimora eterna.
Non è più dolce per voi pensare che sono realmente vostro fratello, nella sorte di creature che
nascono, vivono, soffrono e muoiono, che non pensarmi spirito superiore alle esigenze
dell’umanità?
Necessità dunque che una donna mi generasse secondo la carne, dopo avermi concepito al
disopra della carne, poiché da nessun coniugio di creature, per sante che fossero, poteva esser
generato1 il Dio-Uomo, ma solo da uno sponsale tra la Purezza e l’Amore, tra lo Spirito e la
Vergine, creata senza macchia per esser matrice [482] alla carne di un Dio, la Vergine il cui
pensiero era gaudio di Dio da prima che il tempo fosse, la Vergine in cui si compendia la
Perfezione creativa del Padre, gioia del Cielo, salvezza della Terra, fiore della Creazione più bello
di tutti i fiori dell’Universo, astro vivo davanti al quale sembrano spenti i soli creati dal Padre mio.

Benedetta la Pura, destinata al Signore.


Benedetta la Desiderata della Trinità che anticipava col desiderio l’attimo di fondersi a Lei con
amplesso di trino amore.
Benedetta la Vincitrice che schiaccia il Tentatore sotto il candore della sua natura immacolata.
Benedetta la Vergine che non conosce che il bacio del Signore.
Benedetta la Madre divenuta tale per obbedienza santa alla volontà dell’Altissimo.
Benedetta la Martire che accetta il martirio per pietà di tutti voi.
Benedetta la Redentrice della donna e dei figli della donna, che annulla Eva e si innesta al suo
posto per portare il frutto della vita là dove il Nemico ha messo seme di morte.
Benedetta, benedetta, tre volte benedetta per il tuo “sì”, o Madre mia che hai permesso a Dio di
mantenere la promessa fatta ad Abramo, ai patriarchi e ai profeti, che hai dato sollievo all’Amore,
oppresso dal [483] dovere esser punitore e non salvatore, che hai sollevata la Terra dalla condanna
portata a lei da Eva.
Benedetta, benedetta, benedetta per la tua umiltà santa, per la tua carità accesa per la tua
verginità intoccata, per la tua maternità divina, molteplice, sempiterna, vera e spirituale, Madre che
col tuo amore e col tuo dolore generi continui figli per il regno del tuo Gesù.
Generatrice di grazia e di salvezza, generatrice della divina Misericordia, generatrice della
Chiesa universale, che tu sia benedetta in eterno per quanto hai compiuto, come benedetta in eterno
eri per quello che avresti compiuto.
Sacerdotessa santa, santa, santa, che hai celebrato il primo sacrificio e preparato con parte di te
stessa l’Ostia da immolare sull’altare del mondo.
Santa, santa, santa Madre mia, che non mi hai fatto rimpiangere il Cielo e il seno del Padre,
perché in te ho trovato un altro paradiso non dissimile a quello in cui la Triade opera le sue opere
divine; Maria che sei stata il conforto del tuo Figlio sulla terra e il gaudio del Figlio in Cielo, che sei
la gloria del Padre e l’Amore dello Spirito.»

1 generato è nostra correzione da creato

7 settembre 1943.

Dice Gesù:
«“Benedetto il frutto del tuo seno”.
La maternità divina e verginale rende Maria seconda soltanto a Dio.
Ma non soffermatevi a guardare unicamente la gloria di Maria. Pensate cosa le costò conseguire
quella gloria. Stolto colui che guarda il Cristo nella luce della risurrezione e non medita il
Redentore morente nelle tenebre del Venerdì santo. Non avrei avuto risurrezione se non avessi
patito la morte, e non avrei compiuto la Redenzione se non avessi avuto il martirio. Stolto colui che
pensa la gloria di Maria e non medita a come Ella giunse alla gloria. Il frutto del suo seno, Io, il
Cristo Verbo di Dio, ha straziato il suo seno.
E non capite malamente le mie parole1. Non l’ho straziato umanamente. Ella era superiore alle
miserie umane, su Lei non era la condanna di Eva, ma non era superiore al Dolore. E il Dolore
grande, maiuscolo, sovrano, assoluto, è penetrato in Lei con la violenza di una meteora che
precipita dal Cielo nel momento stesso in cui Ella conobbe l’estasi dell’abbraccio con lo Spirito
creatore.
Beatitudine e dolore hanno stretto in un unico laccio il cuore di Maria nell’attimo del suo
altissimo “fiat” e del suo castissimo sposalizio. [485] Beatitudine e dolore si fusero in una cosa sola
come Ella era divenuta una cosa sola con Dio. Chiamata ad una missione di redentrice, il dolore
superò sin dal primo momento la beatitudine. Questa venne alla sua Assunzione.
Congiunta allo Spirito di sapienza, Ella ebbe rivelato allo spirito quale futuro era riserbato alla
sua creatura, e non vi fu più gioia, nel senso abituale della parola, per Maria.
Ad ogni ora che passava, mentre mi formavo attingendo vita al suo sangue di madre-vergine, e
nascosto nel profondo avevo inenarrabili scambi di amore con la Madre mia, un amore e un dolore
senza paragone si alzavano come onde di un mare in tempesta nel cuore di Maria e la flagellavano
con la loro potenza. Il cuore di mia Madre conobbe il morso delle spade del dolore dal momento in
cui la Luce, lasciando il centro del Fuoco Uno e Trino, penetrò in Lei iniziando l’Incarnazione di
Dio e la Redenzione dell’uomo; e quel morso crebbe, ora per ora, durante la santa gestazione:
Sangue divino che si formava con una sorgente di sangue umano, Cuore del Figlio che pulsava al
ritmo del cuore della Mamma, Carne eterna che si formava con la carne immacolata della Vergine.
[486] Più grande il dolore nel momento in cui nacqui per essere Luce ad un mondo in tenebre. La
beatitudine della madre che bacia la sua creatura si cambiò in Maria, nella certezza della Martire
che sa più prossimo il martirio.
Benedetto il frutto del tuo seno.
Sì. Ma Io, a quel seno che meritava tutta la gioia destinata a un Adamo senza colpa, ho dovuto
dare tutto il dolore. E per voi. Per voi la pena di addolorare Giuseppe. Per voi il puerperio fra tanto
squallore. Per voi la profezia di Simeone che le rigirò la lama nella ferita, ribadendo e acutizzando
il morso della spada.
Per voi la fuga in terra straniera, per voi le ansie di tutta una vita, per voi gli affanni di sapermi
evangelizzante e perseguitato dalle caste nemiche, per voi lo spavento della cattura, il tormento
della molteplice tortura, l’agonia della mia agonia, la morte della mia morte.
Sono stato raccolto sul seno che m’aveva portato con una pietà quale più non poteva essere; ma,
in verità, vi dico che tra il mio cuore fermo al moto vitale e squarciato dalla lanciata, e quello della
Afflittissima che mi teneva in grembo, non vi era differenza di vita e di morte. Il cuore di Maria ed il
suo seno erano uccisi [487] come ero ucciso Io, l’Innocente.

Ai miracoli connessi alla Redenzione, noti ed ignoti, palesi a tutti o rivelati ai privilegiati,
aggiungete anche questo: del continuare della vita in Maria per opera dell’Eterno dopo che il suo
cuore fu spezzato dal e per il genere umano come quello del Figlio suo Gesù.

Voi, che non sapete e non volete sopportare il dolore, lo pensate che dolore sarà stato quello
della Benedetta, dell’Immacolata, della Santa, portare in sé un cuore lacerato, morto, abbandonato,
e vedere sul suo seno raccolto un corpo senza vita, straziato, sanguinoso, livido, che è stato il corpo
del Figlio, la Carne della sua carne, il Sangue del suo sangue, la Vita della sua vita, l’amore del suo
spirito?
Voi mi avete avuto perché Maria ha accettato, trentatré anni prima di Me, di bere il calice
dell’amarezza. Sull’orlo della coppa che ho bevuto fra sudori di sangue, ho trovato il sapore delle
labbra di mia Madre, e l’amaro [488] del suo pianto era fuso col fiele del mio sacrificio. E,
credetelo, di farla soffrire, Lei che non meritava il dolore, è stata per Me la cosa più costosa.
L’abbandono del Padre il dolore di mia Madre, il tradimento dell’amico in cui erano tutti i
tradimenti dei futuri, ecco le cose atrocissime del mio atroce strazio di Redentore. La lanciata di
Longino in un organo ormai insensibile al dolore è un nulla al paragone.
Io vorrei che per il dolore che ha straziato mia Madre per voi, voi le deste amore. Amore
grande, tenerissimo, di figli verso la più perfetta di tutte le madri, la Madre che non ha ancora
cessato di soffrire piangendo lacrime celesti sui figli del suo amore che ripudiano la casa
paterna e si fanno guardiani di bestie immonde: i vizi, anziché restare figli di re, figli di Dio.
E se si può dare una norma, sappiate che Io, Dio, non reputo sminuire Me stesso nell’amare con
infinito e venerante [489] amore la Madre mia, della quale vedo la natura immacolata, opera del
Padre, ma anche ricordo la vita martirizzata di Corredentrice, senza la quale Io non sarei stato
Uomo tra gli uomini e vostro Redentore eterno.»

1 Come potrebbe verificarsi per il dettato del 23 giugno, pag. 35.

8 settembre 1943.

Dice Gesù:
«E questo per te sola. Ho detto le altre cose per tutti, per contentare il Padre1.
Ma il mondo è troppo sordo e corrotto per udire parlare di Maria. Non merita questo dono.
A te per la tua festa 2 do l’intuizione segreta della Bellezza di Maria, il suo sorriso, il suo
silenzio. Sembrano cose senza peso. Hanno un valore infinito.
Maria ha attirato a sé milioni di creature con queste sue armi soavi. Ha evangelizzato prima di
Me col suo riservato tacere e il suo indescrivibile sorriso. Bastava apparisse perché si chetassero le
parole acri o impure, cadessero i rancori si calmassero i dolori.
[490] Il suo sguardo purificava, il suo silenzio innalzava, il suo sorriso insegnava. Nazareth ne
rimase imbalsamata per lungo tempo dopo la sua dipartita.
La Chiesa nascente si consolidò per virtù del suo silenzio e del suo sorriso eloquenti più di tutte
le parole, perché da essi traspariva il volto di Dio e la verità della sua missione.
Non ti chiedo che di guardare e imitare la Madre mia e tua. Cresci in bellezza spirituale per
somigliarle, impara da Lei il silenzio che parla a Dio e di Dio e il sorriso che insegna la fede, la
generosità, la carità.
Guardala sempre la dolce Madre mia per vederla nitidamente nell’ora della morte. Chi muore in
Maria ha subito Gesù.
Contempla Maria e ricevi la mia pace. Non occorre altro per essere felici.»

Da ieri vedo la Vergine, e la bellezza della visione sorridente e silenziosa supera la facoltà di
descrizione umana.
È il regalo di Gesù per la mia festa.
1 Padre Migliorini.
2 L’8 settembre, natività di Maria Ss., era la festa onomastica della scrittrice.
10 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Figlia, leggiamo insieme gli ultimi versetti dell’Ecclesiaste. Se egli era sapientissimo, Io sono la
Sapienza di Dio. Infinitamente a lui superiore, perciò. Ma come esso istruisco il mio popolo. Lo
istruisco da 20 secoli. Ho iniziato l’istruzione con la mia Parola e l’ho continuata attraverso la
parola [523] dei miei servi diletti.
Ma fra gli istruiti del mio popolo ho dei discepoli di predilezione ai quali il Maestro diviene oltre
che maestro: amico, e con ricchezza di re apre loro le porte dei tesori delle confidenze e delle
rivelazioni. Io prendo per mano questi prediletti e li porto meco nei penetrali segreti e li rendo
capaci di ricevere la mia Parola, data con una ampiezza che è riservata ai miei novelli Giovanni.
Mio piccolo Giovanni, ti affido la mia Parola. Trasmettila ai maestri, che ne usino per il bene
delle creature. Essa viene dall’Unico Pastore, dal Pastore buono che ha scritto la verità della sua
Parola col Sangue suo.
Quando un Capo del mondo, quando un Genio della Terra affidano a un fedele loro una sacra
bandiera o un prezioso segreto, quando trasmettono una consegna o la formula di un’invenzione,
[524] con quale sacro rispetto il fedele le porta e le trasmette! Ma Io sono molto più d’un Capo e di
un Genio. Io sono Dio, Verbo e Sapienza del Padre, Signore e redentore vostro. La mia Parola non
serve soltanto a dare un bene della Terra, ma a dare il Bene che non muore: la Vita eterna. Non c’è
perciò cosa più sacra e preziosa della mia Parola.
Ricevila con l’anima in ginocchio e il tuo amore sia l’incenso che purifica il tuo cuore che la
riceve, la tua mano che la scrive, la tua bocca che la ripete, il tuo occhio che la legge. Vivi da
angelo e da sacerdote, poiché ti ho concesso di udire ciò che odono gli angeli e ciò che ripetono i
sacerdoti. E vivi sempre più da vittima, perché è il sacrificio quello che apre le orecchie dello
spirito, ed è il sangue quello che lava [525] la lingua che parla del Signore.
In questi giorni che precedono la festa della Croce ho un immenso bisogno di anime crocifisse.
Fammi la carità di soffrire per Me. Credi al tuo Gesù! Se potessi tornare sulla Croce per voi, come,
come vi tornerei! Ma non posso1. E fra tanto sangue nemico, che con odio fratricida l’uomo sparge
sulla Terra, manca il mio Sangue che non posso più spargere dalla Croce per voi.
Mentre Io tramuto le specie del Pane e del Vino in Corpo e Sangue del Cristo sugli altari della
terra - troppo pochi, e troppo poco circondati di anime veramente oranti - voi mie piccole, care
vittime, cari fiori del mio giardino, sostituitevi al Redentore e datemi il vostro corpo per ostia di
propiziazione pei peccati del mondo.
[526] Figlia mia, non cercare nulla di più, dico anche Io con l’Ecclesiaste. E che vuoi di più della
missione di essere un piccolo Cristo al posto del tuo Gesù? E che desideri di più grande della mia
Parola?
Dio è semplice. Più ti avvicinerai a Dio a più diverrai semplice. Sentirai in te sempre più il tedio
e la vanità della scienza umana, anche di quella volta a Dio ma scritta dall’uomo. Più Dio ti
parlerà a più avvertirai la sofferenza del suono aspro e acerbo delle umane parole rispetto al tono
dolcissimo e soprannaturale della parola mia. Non ti affaticare con molte dottrine, non metterti
pastoie di molti regolamenti. Sii semplice e libera. Su te sia soltanto il giogo leggero che non è peso
ma ala: il mio.
[527] Non v’è che una cosa da fare per venire a Me senza errore. Quella che consiglia
l’Ecclesiaste ma che Io modifico così: “Ama Dio e osserva i suoi comandamenti”. Non dico:
“temi”. Dico: “ama”. L’amore è molto più alto del timore ed è più sicuro per raggiungere il fine. Il
timore è per quelli ancora lontani da Dio, per non farli sviare. Come un paraocchi impedisce alla
bestialità rinserrata nell’uomo di prendere il sopravvento ad ogni chimerica ombra seduttrice. Ma
per coloro che sono già presso a Dio, a coloro, soprattutto, che sono fra le braccia di Dio, l’amore
è quello che deve essere guida.
Tutte le vostre azioni Dio le porterà in giudizio. Ma è naturale che le azioni mosse dall’amore
non saranno mai completamente malvagie [528] e tali da disgustare il Signore. Avranno il segno
della vostra limitatezza umana, ma esso sarà ricoperto dall’insegna sfolgorante dell’amore che
annulla le colpe e rende le azioni dell’uomo grate al Signore.
Ecco, figlia mia. Mentre il mondo è pieno di fragore omicida e l’odio trabocca dai cuori, noi due
che ci amiamo, nel silenzio e nella pace, parliamo d’amore. E non c’è cosa che rallegri tanto il tuo
Gesù quanto queste mie piccole Betania in cui Io sono il Maestro che si riposa e che insegna ad una
Maria innamorata che lo guarda e ascolta con tutto il suo amore.
Ieri non hai potuto scrivere quanto ti ho detto? Non importa. Non te ne crucciare. Il seme di
quelle parole è in te lo stesso. Quando vorrò lo farò germinare. E sarà più bello ancora.
Sii sempre buona e paziente. Ti do la mia pace.»

1 Per giustizia. Vedi pag. 53.

11 settembre 1943.
Dice Gesù:
«Molte anime si perdono per volere “cercare quello che è al di sopra di esse, e quello che è al
disopra delle loro forze di indagine” come dice l’Ecclesiastico: cap. 3, v. 22.
È l’antico veleno. Sempre l’uomo ha avuto, ed ha, curiosità malsane e sacrileghe profanazioni.
Vuole spingere il suo indagare in plaghe che la sapienza divina tiene avvolte nel mistero non per
potere geloso ma per previdente amore. Guai se l’uomo conoscesse tutto del futuro e dei segreti
dell’universo! Non avreste più pace spirituale e pace naturale. Lasciate il futuro a Dio, creatore e
dispensatore del tempo e lasciate verginità a zone dell’universo il cui possesso vi darebbe armi per
turbare sempre più la vostra esistenza di individui e di spiriti.
Ho già detto1 che Io non sono contrario alle opere dell’intelligenza umana. Se lo fossi dovrei dire
che sono incoerente [530] verso Me stesso che ho dato all’uomo l’intelletto perché lo usi e non
perché lo tenga inerte. Ma però, per bocca della Sapienza, vi dico: Non vogliate essere curiosi
scrutatori delle opere di Dio, non cercate di andare oltre i confini che Io ho messo per separare la
potenza vostra da potenze più forti della vostra, da leggi di cosmo, da segreti di forze naturali, e
soprattutto da misteri d’oltre tomba le cui verità e la cui vita Io solo ho il diritto di svelarvi, perché
sono il Signore di tutte le cose mentre voi siete soltanto gli ospiti di questa povera terra e non sapete
cosa vi è riservato oltre la vita della terra.
Credete nell’altra vita. Basta credere a questo. Credete che in essa vi è un premio e un castigo,
frutto di una Giustizia santa, che attende di essere applicato ad ogni singolo. Questo ve l’ho fatto
conoscere per vostro bene. Non occorre che sappiate oltre.

[531] Non turbate, con le vostre pettegole curiosità, la pace soprannaturale dell’altra vita.
Anche se è verso i tormentati, ossia verso coloro che non hanno pace perché scissi da Me, il vostro
penetrare porta sempre un aumento di turbamento. Perché turbare con echi della terra la serenità
dei cieli? Perché aumentare il tormento dei puniti con voci che ricordano il mondo dove meritarono
il castigo? Abbiate rispetto dei primi e pietà dei secondi.
Io solo, Signore del Cielo e della Terra, arbitro supremo di tutte le cose, Potenza perfetta in tutte
le cose, posso prendere tali iniziative e riallacciare contatti dell’uomo col mistero dell’oltre vita. Io
solo. È allora che vi mando i miei messaggeri, e sempre per uno scopo di bene, non mai per
piegarmi a stolte e profanatrici indagini umane.
Beati coloro che credono senza avere visto, [532] ho detto a Tommaso, e lo ridico a tutti i curiosi
e gli increduli della terra. Non c’è bisogno di prove per credere alla seconda vita, che - intanto
sappiatelo - non è come arzigogolate voi ma come ho detto Io: una seconda vita, una, non più e più
vite. Siete uomini e non chicchi di grano che riseminati germogliano una, due, dieci, cento volte per
quante sono seminati.
Non c’è bisogno di prove. Basta la mia Parola. Ché se dite di credere ad essa e poi cercate
prove soprannaturali per credere, voi mentite e mi date del mentitore. Mentite perché colla bocca
dite di credere e con la mente non ci credete e cercate prove. Mi date del mentitore perché il
vostrocercare prove porta in sé il pensiero, sottotaciuto ma vivissimo, che Io posso aver detto cosa
non vera.
A punizione di tali inutili, pericolose, stolte curiosità e di tali irriverenti e sacrileghi pensieri, Io
permetto che nei disgraziati indagatori di ciò che non è necessario all’uomo indagare si crei con
fusione mentale, turbamento di spiriti e grave ferita alla Fede nei migliori di essi, morte della Fede
e dello spirito nei peggiori.
Quali sono i migliori fra questi violatori del mistero? Sono coloro che si accostano ad esso non
per fare un processo a Me, che sono improcessabile, ma per cercare Me che non sanno trovare per
altre vie più sicure: umili e alte come Colui che le ha segnate: il Cristo che è venuto apposta sulla
Terra per portare la dottrina sicura che vi guidasse alla seconda vita e per fondare la Chiesa,
depositaria e Maestra della mia dottrina. Costoro non sanno con semplicità di bambini e umiltà di
santi abbracciare i piedi della Chiesa e dire ad essa: “Ti amo, ti ubbidisco; guidami tu”. Ma però
cercano, con retto pensiero, Me. Perciò uso loro ancora molta misericordia.
Quali sono i peggiori fra questi violatori del mistero? Sono coloro che si accostano ad esso per
pura curiosità scientifica, per utile umano, di qualunque genere sia composto: dalla moneta vile
data a prezzo delle loro scienze di magia all’utile2 diretto che può loro venire (almeno credono che
possa loro venire) da guide ultraterrene. Ma non è così che si hanno le guide. Esse vengono
spontanee per mio comando e non per chiamata umana. Verso costoro sarò Giudice di una severità
inesorabile e li punirò per avere mancato di Fede e rispetto verso il Padrone di questa e della Vita
vera e per avere mancato di rispetto ai trapassati dei quali solo Io ho il diritto di farmi emanatore
di ordini capaci di3 distoglierli dalle loro estraterrene dimore.
Beati, beati, tre volte beati quelli che credono senza bisogno di prove; beati sette volte sette beati
coloro che non hanno mai dubitato per un attimo della mia parola e della mia dottrina, affidata
alla Maestra mia Sposa: la Chiesa, e senza mai aver osato, e neppure desiderato di osare, una
profanazione dei regni oltreterreni, sono convinti che la vita non muore su questa terra, ma cambia
natura e diviene eterna: beatifica per coloro che hanno saputo vivere di Me e in Me, orrifica per
coloro che ripudiando Dio hanno fornicato con Satana.
A questi puri credenti, a questi semplici ed umili spiriti, ai quali la Fede è luce e la mia Parola
vita, Io concedo ciò che nego agli indagatori: il possesso e la conoscenza della Verità
d’oltreterra.»

1 Nel dettato del 22 agosto, pag. 102.


2 all’utile è nostra correzione da a (od o) dell’utile
3 di è nostra correzione da da

12 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Fra i puri credenti, fra questi spiriti umili e semplici, di cui ieri ti ho parlato e ai quali concedo il
possesso della Verità, Io suscito speciali anime, le eleggo prima della loro incorporazione nella vita
perché Io so tutto dell’uomo che è vissuto, che vive e che vivrà, e so perciò già in anticipo come
ogni spirito agirà sulla terra, meritando o demeritando.
E non dite che ciò è ingiustizia perché non vi forzo a meritare. No: ciò è fedeltà alla mia opera e
alla mia promessa di creare l’uomo capace di guidarsi e libero di guidarsi. Io ai figli do gli aiuti,
tutti gli aiuti, ma non li forzo a servirsene. Lo desidero con tutto il mio amore, ma rispetto il
desiderio dell’uomo. Dio ha spinto il suo amore sino a sacrificare il suo Verbo perché vi portasse
la Parola e il Sangue. Ma di più non può fare, non vuole fare. [537] Che merito avreste ad esser
buoni se vi impedissi d’esser malvagi?

Alle anime, perciò, che eleggo, perché so in anticipo che saranno sante per amore o diverranno
sante dopo l’errore per pentimento sincero e duplice amore Io do anche ciò che non do alle masse.
Insegnamenti e luci che sono beatitudine per le stesse anime e guida per anime sorelle, meno
illuminate di esse perché meno fuse a Me di esse.
Guai però se queste predilette mostrano avarizia o superbia del dono mio. Non amo gli avari e
detesto i superbi.
I primi mancano alla Carità perché economizzano per se stessi ciò che è di tutti, perché Io sono
il Padre di tutti e i miei tesori li do agli amati perché siano i miei elemosinieri presso i poveri dello
spirito e non perché tesaurizzino avidamente e anticaritatevolmente gli stessi tesori, uccidendo la
carità e disubbidendo [538] al volere di Dio. Il solo fatto di uccidere la carità spezza il canale per
cui fluiscono ad essi le mie parole e spegne la luce per cui essi vedono la verità delle mie parole.
Perciò decadono dalle loro missioni di portatori della mia Voce. Questo spiega perché certe anime,
dianzi fari della Chiesa, periscono poi in un grigiore di nebbie perniciose.
Riguardo ai superbi, poi, essi vengono privati inesorabilmente e immediatamente del mio dono.
In essi la mia parola non si spegne piano come fiore che muore senz’acqua o uccello imprigionato
in buio carcere, come avviene negli avari. Essa muore subito come creatura strangolata. La
superbia è la quintessenza dell’anticarità, la perfezione dell’anticarità, e il suo veleno demoniaco
uccide istantaneamente la Luce nel cuore.
Mentre guardo con dolore e compassione le vostre debolezze, volgo altrove lo sguardo [539]
quando incontro un superbo. E sapete voi cosa è non avere più su di sé lo sguardo mio? È essere
dei poveri ciechi, dei poveri folli, dei miseri ebbri che vanno brancolando, di pericolo in pericolo, e
incontrano la morte. Ecco quello che è non avere più su di sé lo sguardo di Dio che vi protegge
come nulla di più vi può proteggere.
Alla santa e benedetta Madre mia fu concesso di esser Portatrice del Verbo non tanto per la sua
natura immacolata quanto per la sua umiltà superperfetta. Tutte le umiltà umane non fanno il
tesoro di umiltà della Umilissima che è rimasta tale; ta1e, capite, anche quando seppe il suo
destino d’esser la più Alta di tutte le creature. Maria ha consolato le Tre divine Persone, rimaste
ferite dalla superbia di Lucifero e della Prima Coppia1, con la sua [540] umiltà, seconda solo a
quella del Verbo.
Cara Madre mia, nostra perenne gioia! La potessi tu2 vedere oggi3 in Cielo mentre tutto il
Paradiso la circonda del suo amore e osanna a Lei e al suo Nome di salute! Vedresti un abisso di
gloria sprofondato in un superabisso di umiltà, e la luce inconcepibile di Maria sfavilla
doppiamente per la sua castissima, verginale umiltà che si raccoglie in adorazione davanti a Noi e
ci umilia tutti gli osanna celesti dicendo: “Domine, non sum digna”. Santa e prima Sacerdotessa!
Non degna Lei per la quale creeremmo un secondo Paradiso perché avesse delle raddoppiate 4
lodi!...

Guarda, Maria. In questo giorno di Maria abbi la visione della luce in cui è la tua e la mia Madre.
Hai visto la Luce rutilante, inguardabile, del nostro triplice Fuoco5. Guarda ora la luce soavissima di
Maria. [541] Abbeveratene, pascitene. Non sentirai mai nulla di più dolce scenderti in cuore.
Guarda, fin che te lo concedo, questa fontana, questo astro di luce che è Maria, splendente in Cielo
col suo corpo di candore che non poteva corrompersi perché è stato l’involucro santo del Dio fatto
carne oltre che perché ha raggiunto la perfezione umana di ogni santità, e supersplendente per il suo
spirito congiunto allo Spirito di Dio in nozze eterne.
Vedi: l’azzurro dei Cieli circonda il Candore e lo tinge di celesti riflessi, e la luce di Maria rende
luminosi i Cieli come per una soprumana alba d’aprile nella quale rida l’astro del mattino su un
mondo vergine e fiorito.
Guarda e ricorda la visione che gli angeli contemplano con un perenne riso di gioia. Sia 6 la tua
serenità, come la nostra7 è la tua forza.
A te sono mostrate cose che sorpassano [542] l’intelligenza dell’uomo, e ciò per volere di Dio.
Ma per averne sempre il dono impara da Maria a toccare i vertici dell’umiltà che abbassa la creta
per portare lo spirito in alto.
Ti ho serbato questo dono per il Nome di Maria. Per la Natività: il sorriso di Maria,
la Donna santa8; per il Nome: la gloria di Maria, la Madre di Dio.»
Ho visto, e non posso descrivere, la Madre nostra, nella sua dimora in Cielo. Come e, direi quasi,
più ancora che per Iddio mi serve qui il paragone “luce” per parlare di Lei.
Una luce confortevole, bianco-azzurra come quella del più terso raggio di luna moltiplicato per
una intensità soprannaturale. Non distinguo neppure per bene il volto e il corpo di Maria. Troppo
“luce” per essere distinti da occhio umano.
E spiego: non una luce abbagliante che [543] impedisca di guardare. Ma una luce che rende
“luce” i contorni e le forme del corpo glorificato di Maria, per cui non posso dire i colori del
medesimo.
Potrei dire che se si fossero rese luce montagne di perle si avrebbe un paragone di ciò che è la
Candidissima, beata in Cielo. E potrei anche dire che se una visione avesse potere di cambiare il
colore degli occhi umani, intridendo l’iride del colore emanato dalla visione, i miei occhi, color
marrone scuro, dovrebbero essere ora di un azzurrino9 di pallido zaffiro liquido, come quello che si
sprigiona da certe stelle nelle notti serene.

Sono immersa nella commozione che mi fa colare lacrime di spirituale gioia... e non posso dire
altro.10

1 La scrittrice annota sotto, a matita: (Adamo ed Eva)


2 tu è aggiunto da noi.
3 E’ il 12 settembre, festa del Nome di Maria.
4 raddoppiate è nostra correzione da raddopiate
5 Nello scritto del 1° luglio, pag. 76.
6 La scrittrice annota sopra, a matita: (la visione di oggi)
7 La scrittrice annota sopra, a matita: (della Ss. Trinità del 1° luglio)
8 Nel dettato dell’8 settembre, pag. 212.
9 azzurrino è nostra correzione da azzurino
10 Su una copia dattiloscritta, la scrittrice aggiunge a matita: (l’altro... sarebbero le parole di M. Ss., che temo
scrivere perché... ho paura degli uomini)

13 settembre 1943 (iniziata nel momento della Comunione).

Dice Gesù:
«L’arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma, secondo la vostra abitudine, con
l’anima assente, troppo assente, era presente alla mia morte di croce.
I sette grandi arcangeli che stanno in perenne davanti al trono di Dio, erano tutti presenti al mio
Sacrificio.
E non dire che ciò è in contraddizione col mio dire: “Il Cielo era chiuso”. Il Padre, lo ripeto 1, era
assente, lontano, nel momento in cui la Grande Vittima compiva l’Immolazione per la salute del
mondo.
Se il Padre fosse stato meco, il Sacrificio non sarebbe stato totale. Sarebbe stato unicamente
sacrificio della Carne condannata alla morte. Ma Io dovevo compiere il totale olocausto. Nessuna
delle tre facce dell’uomo: quella carnale, quella morale, quella spirituale, doveva essere esclusa dal
sacrificio, perché Io ero immolato per tutte le colpe, e non [545] soltanto per le colpe del senso. Or
dunque è comprensibile che anche il morale e lo spirituale mio dovevano essere stritolati, annichiliti
nella mola del tremendo Sacrificio. Ed è anche comprensibile che il mio Spirito non avrebbe
sofferto se esso fosse stato fuso con quello del Padre.
Ma ero solo. Innalzato, non materialmente ma soprannaturalmente, a una tale distanza dalla
Terra che nulla più di conforto poteva venirmi da essa. Isolato da ogni conforto umano. Innalzato
sul mio patibolo avevo portato su esso il peso immisurabile delle colpe di tutta un’umanità di
millenni passati e di millenni avvenire, ed esso peso mi schiacciava più della Croce, trascinata con
tanta fatica da un corpo già agonico per le erte, afose, sassose vie di Gerusalemme, fra i lazzi e gli
urtoni di una plebe imbestialita.
[546] Sulla Croce ero col mio soffrire totale di carne seviziata e col mio supersoffrire di spirito
accasciato da un cumulo di colpe che nessun aiuto divino rendeva sopportabili. Ero un naufrago in
mezzo ad un oceano in tempesta e dovevo morire così. Il mio Cuore si è schiantato sotto l’affanno
di questo peso e di questo abbandono.

Mia Madre m’era vicina. Lei sì. Eravamo noi due, i Martiri, avvolti nello strazio e
nell’abbandono. E il vederci l’un l’altro era tortura aggiunta a tortura. Poiché ogni mio fremito
lacerava le fibre di mia Madre, ed ogni suo gemito era un nuovo flagello sulle mie carni flagellate e
un nuovo chiodo infisso non nelle palme ma nel mio Cuore. Uniti e divisi nello stesso tempo per
soffrire di più, e su noi i Cieli chiusi sul corruccio del Padre e tanto lontani... [547]
Ma gli arcangeli erano presenti all’Immolazione del Figlio di Dio per la salute dell’uomo e alla
Tortura della Vergine-Madre. E se è detto nell’Apocalisse che agli ultimi tempi un Angelo farà
l’offerta dell’incenso più santo al trono di Dio, avanti di spargere il fuoco primo dell’ira divina sulla
Terra, come non pensate che fra le preghiere dei santi, incenso imperituro e degno dell’Altissimo,
non siano, prime fra tutte, le lacrime, oranti più di qualsiasi parola, della mia Santa benedetta, della
mia Martire dolcissima, della Madre mia, raccolte dall’angelo che portò l’annuncio e che raccolse
l’adesione, del testimone angelico degli sponsali soprannaturali per i quali la Natura Divina
contrasse legame con la natura umana, attrasse alle sue altezze una carne e abbassò il suo Spirito a
divenire carne per la pace fra l’uomo e Dio?
Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di2 Maria, impossibilitati [548] a
sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto
di luce tutti i particolari di quell’ora, tutti per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei
risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà
dato da Me Giudice supremo e Re altissimo.»

Si è iniziato il parlare di Gesù mentre dicevo il Confiteor e la mia mente ha visto Gabriele, luce
d’oro, curvo in adorazione della Croce, credo. Ma non vedevo la Croce.
Oggi, poi, sfogliando attentamente le pagine dattilografate per correggere i più piccoli errori di
trascrizione, acciò non vi siano svarioni che alterano il pensiero, trovo un mio commento, in data 31
maggio3, circa la distruzione di Gerusalemme... Ricordo l’impressione avuta quel giorno leggendo
S. Luca nel cap. 21 e nei versetti 20 a 24. Dicevo quel giorno: [549] “Ho capito che c’è un
riferimento a noi tutti. Non ho visto chiaramente. Sono però rimasta sotto la dolorosa impressione”.
Oggi rileggo S. Luca e purtroppo mi pare che il brano calza a dovere coi nostri disgraziati casi...
Gesù mi parla oggi di sette arcangeli che stanno sempre davanti al trono di Dio.
Ci sono proprio o è un numero allegorico? Ho cercato nella Bibbia, ma non ho trovato niente in
merito. Questa deve essere una di quelle “lacune” di cui parla Gesù l’ 11 giugno4.

1Già nel dettato del 5 settembre, pag. 206.


2 di è nostra correzione da della, cui forse stava per seguire la parola Madre, subito cambiata in Maria
3 pag. 5.
4 pag. 29.

14 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Si chiama “Festa di S. Croce”. Sarebbe meglio dire “Festa del Sacrificio”, perché sulla Croce
c’è stato l’apoteosi del Sacrificio mio di Redentore. E dicendo: del sacrificio, si potrebbe dire “del
Sangue”, perché sulla Croce ho finito di spargere il mio Sangue sino all’ultima [550] goccia, sin
quando esso non è già più sangue ma siero di sangue: il trasudato estremo di un corpo che muore.
Quanto sangue, Maria! E l’ho sparso da per tutto, per santificare tutto e tutti.
Anche in questo mio soffrire e sanguinare in più luoghi è il suo perché, che voi non indagate ma
che Io, per la festa della Croce, ti voglio rivelare.
L’ho sparso nel Getsemani, orto e uliveto, per santificare la campagna e le opere della
campagna. La campagna creata dal Padre mio con le sue messi, le sue viti, le sue piante da frutto, le
sue pianticelle minori, ma tutte utili all’uomo e delle quali il Padre insegnò l’uso e la coltura 1, con
soprannaturale insegnamento, ai primi uomini della terra. L’ho sparso là per santificare la terra e i
lavoratori della terra, in cui sono compresi anche i pastori delle diverse specie di animali concessi
dal Padre [551] all’uomo per aiuto e sostentamento dell’uomo.
Ho sparso il mio Sangue nel Tempio, poiché ero già ferito da pietre e bastoni per santificare nel
Tempio di Gerusalemme il Tempio futuro, il cui cemento si iniziava in quell’ora: la mia Chiesa e
tutte le chiese, case di Dio, e i ministri di esse.
L’ho sparso anche nel Sinedrio perché esso oltre che la Chiesa rappresentava anche la Scienza.
E solo Io so di quanto bisogno di santificazione ha la scienza umana, che usa di sé per rinnegare la
Verità e non per credere sempre più ad Essa, vedendo Iddio attraverso le scoperte della intelligenza
vostra.
L’ho sparso nel palazzo di Erode, per tutti i re della terra, investiti da Me del supremo potere
umano per la tutela dei loro popoli e della moralità dei loro stati.
Anche nelle regge so soltanto Io quanto, quanto, quanto ci sarebbe bisogno di ricordarsi che
Uno solo è Re: il Re dei re, e che la sua [552] Legge è la legge sovrana anche sui re della terra, i
quali sono tali finché Io non devo intervenire a privarli della corona della quale, o per colpa palese e
personale o per debolezza - colpa non materiale ma non meno condannata e condannabile perché
causa di tante rovine - non sono più degni.
E così ho sparso il mio Sangue nel Pretorio dove risiedeva l’Autorità. Quello che siano, perché
siano, finché siano le autorità, il potere, ti ho già detto tempo fa 2.
Quello che dovrebbero essere per non essere maledette dal Giusto eterno, lo possono ottenere
soltanto in grazia dell’ubbidienza alla mia Legge d’amore e giustizia e del mio preziosissimo
Sangue, che debella il peccato dai cuori e corrobora gli spiriti rendendoli capaci di agire in
santità, anche quando eventi permessi da Dio per prova di una Nazione e per punizione di un’altra
Nazione, facciano sì che l’Autorità imperante non [553] è del Paese stesso, ma del Paese vincitore
od oppressore. In questo caso soprattutto dovrebbe l’Autorità ricordarsi che è tale per permesso di
Dio e sempre per uno scopo che ha per base la santificazione delle due parti. Onde la necessità di
non usare del potere per dannarsi e dannare gli oppressi e i dominati con un abuso ingiusto del
potere. Ho dato il mio Sangue, spruzzandolo come pioggia santa nella casa di Pilato, per redimere
questa classe della Terra che ha un infinito bisogno d’esser redenta, perché da quando il mondo è,
essa ha creduto di poter far lecito ciò che lecito non è.
Ho imporporato di una sempre maggior aspersione di sangue i soldati flagellatori per infondere
alle milizie quel senso di umanità nella dolorosa evenienza delle guerre, malattie maledette che
sempre risorgono perché non sapete estirpare da voi il veleno dell’odio e inocularvi [554] l’amore.
Il soldato deve combattere, tale è la sua legge di dovere, e del suo combattere e uccidere non sarà
punito poiché l’ubbidienza lo giustifica. Ma punito sarà da Me quando nel suo combattere usa
ferocia e si permette abusi che non sono necessari e che anzi sono sempre da Me maledetti perché
inutili e perché contrari alla giustizia, che deve essere sempre giustizia anche quando una umana
vittoria inebria o un odio di razza suscita sentimenti contrari alla giustizia.
Il mio Sangue ha bagnato le vie della Città, stampando orme che, se più non si vedono, sono
rimaste e rimarranno eternamente presenti nelle menti degli abitatori dei Cieli altissimi. Ho voluto
santificare le vie dove tanto popolo passa e tanto male si commette.
E se tu pensi che il mio Sangue profuso ogni dove non ha santificato tutti i ministri della Chiesa,
non ha santificato le regge, [555] non le autorità, non le milizie, non il popolo, non la scienza, non
le città, non le vie e neppure le campagne, Io ti rispondo che Io l’ho sparso ugualmente pur sapendo
che per molti si sarebbe ritorto a condanna invece che esser salvezza secondo lo scopo per cui lo
spargevo, e l’ho sparso per quei pochi della Chiesa, della Scienza, del Potere degli Eserciti, del
Popolo, delle Città, delle Campagne, che hanno saputo raccoglierlo e comprenderne la voce
d’amore e quella voce seguirla nei suoi comandi. Benedetti loro, in eterno!
Ma l’ultimo Sangue non fu sparso sulle zolle, sulle pietre, sui volti e sulle vesti in luoghi dove
l’acqua di Dio o la mano dell’uomo lo poteva lavare e sperdere.
L’ultimo Sangue, raccolto fra il petto ed il cuore che già si gelava e sgorgato per l’ultimo
spregio - perché nel Figlio [556] di Dio e dell’Uomo non restasse una stilla di liquido vitale ed Io
fossi realmente l’Agnello sgozzato per l’olocausto accettevole al Signore - l’ultime gocce del
Sangue mio non sono andate disperse. C’era una Madre sotto quella Croce! Una Madre che
finalmente poteva stringersi al legno della Croce, tendersi verso la sua Creatura uccisa, baciarne i
piedi trafitti e rattratti nell’ultimo spasimo, e raccogliere nel suo velo verginale le estreme stille del
Sangue del suo Figlio che gocciavano dal costato aperto e rigavano il mio corpo senza respiro.
Dolorosissima Mamma mia! Dalla mia nascita alla morte mia Ella ha dovuto soffrire anche per
questo: di non poter dare alla sua Creatura quei conforti primi ed estremi che anche il più misero dei
figli dell’uomo ha nel nascere e nel morire, e del suo velo ha dovuto far veste per il Figlio neonato e
sudario per il Figlio svenato.
[557] Quel Sangue non s’è perduto. Esso c’è e vive e splende sul velo della Vergine. Porpora
divina sul candore verginale, sarà il gonfalone di Cristo Giudice nel giorno del Giudizio.»

1 coltura è nostra correzione da cultura


2 Ad esempio, nei dettati del 30 giugno (pag. 70), del 28 luglio (pag. 216) e, più diffusamente, del 29 e 30 luglio.

15 settembre 1943.

Dice Gesù:
«È opinione diffusa in molti cristiani, e cristiani cattolici, che mia Madre non abbia mai sofferto
come generalmente soffrono i mortali. Credono che il Dolore sia stato su Lei ma che, data la sua
natura immacolata, Ella lo abbia potuto sopportare agevolmente perché la Grazia lo attutiva.
Insomma credono che Ella ricevesse l’urto del Dolore, ma che esso non potesse penetrare in Lei
perché Ella era difesa, come da una infrangibile corazza, dalla sua natura immacolata e dalla Grazia.
Ma è un grave errore. Maria era la “Immacolata”, esente dalla eredità della colpa di Adamo
[558] e dei frutti di tale colpa, e in tale senso, infatti, avrebbe dovuto essere preservata dal soffrire
perché il Creatore aveva creato la razza dell’uomo esente dal dolore e dalla morte, che è il supremo
dolore dell’uomo. Ma Maria era la Corredentrice. E la missione di redentore è sempre missione di
infinito dolore. Altrimenti come potrebbe un redentore riscattare i peccati degli altri? Come una
vittima pagare per i fratelli? Maria era redentrice come Io ero Redentore. Giusto quindi che il
Dolore fosse il suo compagno.
Mi ha forse risparmiato il Dolore? No. Eppure se Maria era, per un miracolo di Dio, esente dalla
colpa dell’uomo, Lei nata da due carni divenute una carne sola per umano coniugio, Io, Dio, e
perciò puro da ogni e qualsiasi colpa o ombra di colpa, divenuto Uomo per gli sponsali della
Innocenza con la Grazia e perciò infinitamente superiore [559] a Lei, sono pure stato sacrificato al
Dolore, al Dolore che più grande non è mai stato e mai sarà, perché fu dolore di carne e sangue, di
mente, di cuore, d’anima, di spirito.

La Giustizia divina, che non mentisce e non contraddice mai Se stessa, fu fedele alle sue antiche
promesse, e alla Senza Colpa, come erano senza colpa i genitori primi, non applicò le due
principali condanne della carne, di Eva in specie: il dolore della morte e il dolore del parto.
La mia nascita fu un’estasi dolcissima. Nel silenzio della notte che isolava dal mondo la dimora
solitaria e umilissima, Maria s’era immersa nelle sue fervide contemplazioni di Dio. La preghiera di
Maria era sempre rapimento in Dio. E uscendo dal rapimento conobbe il Figlio. Fu anzi il primo
pianto del Figlio-Dio quello che strappò la Madre [560] dalla contemplazione spirituale di Dio per
portare il suo sguardo a contemplare il Miracolo più grande dell’Universo: un Dio incarnato per
la redenzione dell’uomo.
La morte di Maria fu un altro rapimento. L’orazione l’avvolse nelle sue bende d’amore,
precludendole ogni sensibilità umana, e l’Amore le venne incontro per la seconda volta per
stringere a Sé la Sposa desiderata da prima che il Tempo fosse.
E se il primo incontro fu un piegarsi dell’Amore sulla Vergine per coprire della sua divina
ombra la Tutta Casta e renderla feconda di una Carne divina, il secondo incontro fu l’abbraccio
totale dell’Inviolata con l’Amore che l’attrasse a Sé sin nell’altissimo Cielo. La contemplazione
ultima di Maria sulla terra ebbe termine in Cielo dove l’Innamorata di Dio 1, dove l’Ansiosa del
Figlio poté per sempre affissarsi, adorando, sul Padre, sul Figlio, sullo Spirito Santo, suoi perenni
[561] desideri e suoi eterni amatori.
Ma prima di quell’ora, povera Mamma, ha dovuto intridere Se stessa nel Dolore. E quali siano
stati i suoi dolori di tutta una vita, il cui vertice è nei giorni della mia Morte, già te ne ho parlato 2. E
come, essendo destinata a corredentrice, Ella ne sentì tutta l’asprezza, e perché la sentì, più di una
volta te l’ho detto3.
Pensa sempre che Ella è Maestra di Dolore come Io sono Maestro di Vita, pensa sempre che il
Dolore è vero, assoluto, solo quando Dio non è più presso ad uno spirito per sorreggerlo nella
prova. Pensa che Maria fu sola nell’ora tremenda per conoscere l’orrore della solitudine e per
espiare 1e vostre disperazioni di creature.
Essa è la Speranza, oltre che la Fede e la Carità. Le tre virtù teologali hanno in Lei la
personificazione, perché nessuno al mondo amò come Lei, nessuno credette [562] e soprattutto
nessuno sperò.
Fu un abisso di speranza. E perciò ho messo Lei Stella vostra per indicarvi la via del Cielo. Se in
Lei crederete sempre, non conoscerete mai l’orrore della disperazione e non ucciderete voi stessi
con la disperazione. Maria, Speranza di Dio che attendeva Lei per compiere la Redenzione
dell’uomo, sia dell’uomo la speranza.
Non perdete, o mortali, la vista della Stella del Mattino i cui raggi sono fatti dalle sette spade
infisse nel suo Cuore dolcissimo e purissimo, infisse per vostro amore. Vivete in Lei. E nella Santa
che è Madre di Dio e che per voi prega, senza stancarsi, davanti al Nostro Trono, morite.

Maria, che si addormì sul Cuore di Dio, vive ora in Cielo con la carne glorificata. L’anima che si
addormenta sul Cuore di Maria avrà in Cielo la carne glorificata quando il tempo sarà compiuto,
perché Ella è Salvezza vostra.»

1 Dio è nostra correzione da Iddio


2 Nel dettato del 2 luglio, pag. 126.
3 Alcuni di questi rinvii sono raggruppati nella nota 2 di pag. 35.

16 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Non è nel senso con cui tu lo intendi. Verrà l’ora della pace e del perdono anche per voi Italiani,
verrà l’ora in cui tornerete a stringere alleanza col Signore dopo essere stati nelle mani di Satana
che vi ha strapazzati come foste una matassa di filo nelle mani di un pazzo furente. Ma le parole di
Gioele (cap. II, v. 18-32) non sono dette particolarmente per questo o per quel popolo.
Esse sono per il mio popolo, per il popolo dell’Unico, Vero, Grande Re: del Signore Iddio
vostro, Uno e Trino, Creatore e Redentore del genere umano. Quel periodo di benessere di cui parla
Gioele è l’anticipato annunzio di quanto molto tempo dopo parla Giovanni nel suo Apocalisse.
Dopo le guerre tremende che Satana avrà portato alla Terra attraverso al suo Messo [564] di
tenebre: l’Anticristo, verrà il periodo della tregua in cui, dopo avervi mostrato con la cruenta prova
di che doni può esser autore Satana, cercherò di attirarvi a Me colmandovi di doni miei.
Oh! i miei doni! Saranno la vostra dolcezza! Non conoscerete fame, stragi, calamità. I vostri
corpi e più le vostre anime saranno pasciute dalla mano mia, la Terra sembrerà sorgere per una
seconda creazione, tutta nuova nei sentimenti che saranno di pace e concordia fra i popoli e di
pace fra Cielo e Terra, perché farò dilagare su voi lo Spirito mio che vi penetrerà e vi darà la vista
soprannaturale dei decreti di Dio.
Sarà il Regno dello Spirito. Il regno di Dio, quello che voi chiedete - e non sapete ciò che
chiedete perché non riflettete mai - col Pater noster. Dove volete che avvenga il Regno di Dio se
non nei vostri cuori? [565] È da lì che deve iniziarsi il Regno mio sulla Terra. Regno grande, ma
sempre limitato.
Dopo verrà il Regno senza confini né di terra, né di tempo. Il Regno eterno che farà di voi degli
eterni abitatori dei Cieli, poiché, è naturale, Io parlo a coloro che sono miei sudditi e non ai reprobi
che hanno già il loro re orrendo: Satana.
Il vostro Dio opererà tutti i prodigi per attirare a Sé il maggior numero di viventi, perché Io sono
Dio di Misericordia, di Perdono e di un Amore così infinito che per quanto possiate studiarvi e
comprenderne la misura non lo potete fare.

Quello che voi credete sia l’infinità del mio amore per voi, è come sassolino minuto del greto di
un rio rispetto ad una intera catena montana, le cui basi dividono i continenti e le cui cime si
fasciano [566] nelle nubi.
Ma credi tu che tanti prodigi di Amore e tante luci di Spirito convertiranno gli uomini al loro Dio
Eterno? Disilluditi. Se verso poveri animali privi di ragione Io usassi le cure che userò con voi per i
bisogni dei vostri corpi - solo queste - essi animali coi loro linguaggi informi loderebbero Me
dall’alba al tramonto, e se sapessero dove trovarmi si partirebbero da tutte le parti del globo per
venire a ringraziare il loro benefico Tutore. Ma gli uomini no.
Nella quasi totalità asso1utamente sordi alle voci e ai doni spirituali, e quasi del tutto sordi ai
doni corporali, in luogo di riconoscere la mia Bontà e di amarmi per riconoscenza, approfitteranno
del benessere che darò loro per discendere sempre più nell’abisso che a loro piace, dove, come
immonde [567] bestie in un pantano, si avvoltolano e li attendono ciò che seduce i nove decimi
dell’umanità: libidine, lussuria, frode, violenza, ladrocinio, eresia, superstizione e altre corruzioni
del senso e della mente, tanto orrende che pare impossibile agli onesti possano essere vere, ma vere
sono e fanno arrossire i Cieli e sollevare con moto di sdegno la nostra Divinità.
Non la paterna elargizione di doni e non i terrorizzanti segni del cielo saranno capaci di fare dei
viventi in quel tempo dei figli di Dio. E allora verrà il mio giorno grande e terribile.
Non giorno di ventiquattro ore. Il mio tempo ha diversa misurazione. È detto “giorno” perché
nel giorno si opera, e Io in quel tempo opererò. Opererò l’estrema selezione dei viventi sulla terra.
[568] Ed essa avverrà nell’u1timo scatenamento di Satana.
Allora si vedranno 1 coloro che hanno in essi il Regno di Dio e coloro che hanno il regno di
Satana. Poiché questi ultimi con bocca, atti, e soprattutto con cuore blasfemo commetteranno gli
ultimi spregi alla mia Legge e gli estremi sacrilegi verso Dio, mentre i primi, i figli e sudditi del
Signore - mentre l’ultima battaglia percuoterà la Terra con un orrore indicibile - si aggrapperanno
alla mia Croce, invocheranno il mio Nome che salva; e la mia venuta di Giudice non li atterrirà,
ma anzi sarà il loro giubilo poiché i fedeli sono i salvati, quelli che Gioele chiama gli “avanzi” del
Signore, ossia coloro che restano al Signore dopo le rapine di Satana.
Benedetti, benedetti, benedetti in eterno questi miei figli. Di loro è l’eterno Paradiso. Uniti ai
fedeli [569] al Signore di tutti i tempi, possederanno Iddio il cui possesso è beatitudine eterna.»

Dato che stamane pareva che Gesù mi lasciasse in riposo, dopo aver detto il “Veni, Sancte
Spiritus” come è mia abitudine, ho aperto a caso la Bibbia. Mi è capitato il II° capitolo del libro di
Gioele, e precisamente i versetti che vanno dal numero 18 al numero 32.
Io davo a quelle parole una interpretazione quale il mio cuore di italiana la sogna con tutte le sue
forze. Ma Gesù me ne spiega un ben più alto significato... a Maria asinella lo scrive dicendo a se
stessa che solo il Signore è sapiente.

1 vedranno è nostra correzione da vedrà


17 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Quanto ha detto la Sapienza nel cap. 6° v. 1-10 è già stato spiegato da Me più di una volta1 da
quando ti sono Maestro in maniera più vasta di quanto non lo sia per molti tuoi fratelli. Non
fermiamoci perciò a considerare quelle parole. La Sapienza vera te le ha spiegate molto avanti che il
Libro si aprisse per te a quella pagina.
E non stupire se più volte troverai nel Libro sentimenti e parole uguali a quelle che hai udite
direttamente da Me. Io sono la Parola del Padre. E la Parola è una. Perciò è la stessa ora come lo
era al tempo dei patriarchi e profeti. Naturale, quindi, che leggendo le antiche parole tu le abbia a
trovare uguali alle nuovissime che odi da Me. Sono Io che ti parlo come ero Io che parlavo ai
lontani. E se i tempi vostri e i vostri pensieri sono tanto mutati, e se tu, mio piccolo Giovanni, [608]
sei tanto diversa dai solenni patriarchi e dai veementi profeti, Io sono sempre quello, uguale,
immutabile nella parola, nella dottrina.
Non muta Iddio. Si adegua ai vostri mutamenti, alla vostra chiamiamola pure: evoluzione, nei
contorni del suo lavoro, ma il nucleo di esso, ma il contenuto vero del suo insegnamento in quello
che non è cosa della vita che passa, ma cosa dell’anima che non muore, resta e resterà sempre
quello anche se la Terra rimanesse Terra per mille e diecimila anni ancora e l’uomo raggiungesse
una evoluzione materiale - nota bene - tale da permettergli di abolire le leggi dello spazio, della
gravitazione, della velocità, e divenisse quasi onnipresente mediante strumenti che aboliscono le
separazioni, e ai quali è incamminato, e che voi chiamate con nomi scientifici di televisione,
telefoto e simili, o, mediante altri strumenti, abolisse [609] l’impossibilità di agire a distanza,
creando i radiocomandi che scateneranno sulla terra la vendetta demoniaca delle deflagrazioni a
distanza, dei raggi mortali e simili creazioni dal marchio satanico.
Non potrò mai Io dirvi, anche se riuscite a divenire assalitori d’altri pianeti e creatori di raggi
potenti come il raggio del mio sole e captatori di onde che aboliscono, per l’udito e per l’occhio, le
più sconfinate distanze, che vi è lecito abolire la Legge della Carità, della Continenza, della
Sincerità, dell’Onestà, dell’Umiltà. No, non ve lo potrò mai, mai dire. Ma anzi ora e sempre vi dico
e vi dirò: “Siate benedetti se usate l’intelletto a scoperte di bene comune. Siate maledetti se
prostituite la vostra intelligenza con un illecito commercio col Male per partorire opere di
malvagità e distruzione”.

E basta su ciò 2. Ti parlo invece per quello che ti può [610] essere conforto e guida.
È detto nell’Ecclesiastico cap. 33 v. 11-15 che diversi sono i destini dell’uomo.
Chi segna il vostro destino? Questo è un grande punto da stabilirsi per non cadere in errore.
Errore che può essere cagione di pensiero blasfemo e anche di morte dell’anima. L’uomo dice delle
volte: “Posto che il destino lo fa Iddio, Dio fu ingiusto e malvagio con costui perché lo ha colpito da
sventure”.
No, figlia. Dio non è mai malvagio e non è mai ingiusto. Voi siete dei miopi e non vedete che
molto malamente e solo le cose che sono vicine alla vostra pupilla. Come potete voi allora sapere il
perché - scritto nel Libro del Signore - del destino vostro? Come potete voi, dalla Terra, granello di
polvere turbinante nello spazio, [611] comprendere ciò che è la verità vera delle cose e che è scritta
in Cielo? Come dare un nome giusto ad una cosa che vi accade?
Il bambino al quale la madre porge una medicina piange, chiama brutta e cattiva la madre, cerca
respingere quel farmaco che a lui appare inutile e ripugnante. Ma la madre sa che essa fa ciò non
per cattiveria, ma per bontà, sa che nella autorità che dispiega in quel momento per farsi ubbidire
essa non è brutta, ma anzi si riveste di una maestà che l’abbellisce, essa sa che quella medicina è
utile alla sua creatura e con carezze o con voce severa la obbliga a prenderla. Se la madre potesse
prenderla lei per guarire il suo piccino malato, quanta ne prenderebbe!
Anche voi siete dei bambini rispetto al Padre buono che avete nei cieli. Egli vede le vostre
malattie e non vuole [612] che rimaniate ammalati. Vi vuole sani e forti, il vostro Padre d’amore. E
vi dà i farmachi per rendere robuste le vostre anime, per raddrizzarle, guarirle, per renderle non solo
sane ma anche belle.
Se Egli potesse farne a meno, di farvi piangere, credete che lo farebbe, Egli il cui Cuore tutto
amore è rigato dalle lacrime dei suoi figli? Ma a ognuno il suo tempo. Egli ha fatto tutto per voi, per
portarvi alla salute eterna.
Si è persino esiliato dai Cieli, ha persino spremuto il suo Sangue fino all’ultima goccia per
darvelo, farmaco santissimo che sana ogni piaga, vince ogni malattia, rinforza ogni debolezza.
Ora è il vostro tempo. Poiché, nonostante la Parola scesa dai Cieli a darvi la guida della Vita e
nonostante il Sangue profuso per redimervi, voi non avete saputo staccarvi dal peccato e in esso
sempre ricadete, Egli, l’Eterno che vi ama, vi dà un castigo [613] di dolore, più o meno grande a
seconda dell’altezza a cui vuole portarvi o del punto fino al quale vuole farvi espiare quaggiù il
vostro debito di figli disertori.

Vi sono, è vero, creature che hanno il dolore per divenire splendenti di doppia luce nell’altra vita.
Ma vi sono altre creature che devono avere il dolore per detergere la loro stola macchiata e
raggiungere la luce. Sono la grande maggioranza. Ma - è un controsenso ma è vero - ma sono
proprio costoro che più si ribellano al dolore e dicono ingiusto Iddio e cattivo perché li abbevera di
dolore.
Sono i più malati e si credono i più sani.
Quanto più uno è nella Luce e tanto più accetta, ama, desidera il dolore.
Accetta quando è una volta nella Luce. Ama quando è nella Luce due volte.
Desidera e chiede il dolore quando è tre volte nella Luce, immerso3 in essa e vivente [614] di
essa.
Mentre invece, quanto più uno è nelle tenebre e più fugge, odia, si ribella al dolore.
Fugge: le anime deboli che non hanno forza di compiere il gran male e il bene ma vivacchiano
una povera vita spirituale avvolta nelle caligini della tiepidezza e delle colpe veniali, hanno una
paura incoercibile per ogni pena di qualunque natura sia. Sono spiriti senza scheletro, senza forza.
Odia: i viziosi ai quali il dolore è ostacolo a seguire i vizi d’ogni natura, odiano questo grande
maestro di vita spirituale.
Si ribella: il grande peccatore, venduto totalmente a Satana, accumula delitto a delitto spirituale
attingendo le vette della ribellione che sono bestemmia e suicidio o omicidio, pur di vendicarsi
(almeno egli lo crede) della sofferenza. Su questo, l’opera paterna di Dio si tramuta [615] in
fermentazione di male, perché esso gran peccatore è impastato col Male come farina impastata col
lievito. E il Male, come lievito sotto la lavorazione del dolore, gonfia in essi e li rende pane per
l’Inferno.
A quale hai appartenuto di queste tre categorie? A quale appartieni ora? In quale vuoi restare?
Non occorre la risposta. La so. È per questo che ti parlo e sono con te.
Altre volte l’uomo dice: “Se ognuno ha un destino segnato è inutile arrabbattarsi e lottare.
Lasciamoci andare, tanto tutto è segnato”.
Altro pernicioso errore. Il destino è conosciuto da Dio, sì. Ma voi lo conoscete? No. Non lo
conoscete ora per ora.
Ti porto un esempio. Pietro mi rinnegò. Nel suo destino era [616] segnato che egli conoscesse
questo errore. Ma egli si pentì di avermi rinnegato e Dio lo perdonò e lo fece suo Pontefice. Se egli
avesse persistito nel suo errore, avrebbe potuto divenire il mio Vicario?
Non dire: era destinato. Non dimenticare mai che Dio conosce i vostri destini, ma il destino lo
fate voi. Egli non violenta la vostra libertà d’azione.
Vi dà i mezzi e i consigli, vi dà gli avvertimenti per rimettervi sulla via buona, ma se voi non civolete stare
su quella via, Egli non vi ci forza a restare.
Siete liberi. Vi ha creati maggiorenni. Gioia di Dio è se voi rimanete nella casa del Padre, ma se
dite: “Voglio andarmene” Egli non vi trattiene. Piange su voi e si accora sul vostro destino. E di più
non vuole fare, ché facendo di più vi leverebbe quella libertà che vi ha dato. Gioia di Dio quando,
comprendendo, sotto [617] il morso della carestia, che solo nella casa del Padre è gioia, voi tornate
a Lui. Gioia e riconoscenza di Dio a coloro che col loro sacrificio e le loro preghiere, soprattutto
queste due cose, e poi con le loro parole, riescono a rendermi un figlio. Ma di più no.
Però sappi che coloro che nella mia mano sono come molle argilla nella mano del vasaio, sono i
prediletti del Cuore mio. La mia mano è su loro dolce come una carezza. Le mie carezze li
modellano dando ad essi la mia impronta e somiglianza di mitezza, umiltà, carità, purezza, e la più
bella di tutte le somiglianze: la mia di Redentore.
Perché sono queste le anime che continuano la mia missione di Redentore ed alle quali Io dico
un continuo “grazie” che è la più protettrice delle benedizioni. E se il velo della Veronica è sacro
perché [618] porta la mia effigie, che saranno queste anime che sono la mia vera effigie?
Animo, Maria! La mia Pace è con te. Io sono con te. Non temere.»

1 Ad esempio, nei dettati del 24 luglio (p. 175 e seguenti), del 28 luglio (p. 214 e seguenti), del 25 agosto (p. 192), ecc.
2 Già, ad esempio, nel dettato del 21 luglio, pag. 152 e seguenti.
3 immerso è nostra correzione da immersa

18 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Ho detto ieri: “Il destino ve lo fate voi”. Ora aggiungo: Il destino ve lo fate voi. Ma quando uno
fa la Volontà che il Padre gli propone è sicuro di farsi un destino di luce, mentre quando uno si
chiude le orecchie e gli occhi per non sentire e non vedere la Volontà del Padre e chiude l’anima
all’amore che porta all’ubbidienza, seguendo non la voce dello spirito, ma quella della carne e del
sangue, attizzati da Satana, quest’uno si crea un destino di tenebre la cui fine è la morte dello
spirito.
Ora, se rifletti come nella vostra vita colui che ama - sia figlio, fratello, sposo, allievo, inferiore,
sia chi sia - cerca sempre di accon[619]tentare l’amato, puoi intuire agevolmente come coloro che
amano molto Dio seguano i desideri di Dio, quali essi siano; coloro che lo amano poco li seguano
meno e seguono solo quei desideri che costano ad essi non troppa fatica; infine coloro che non lo
amano affatto non lo seguono affatto nei desideri della sua santa Volontà, ma anzi si ribellano
gettandosi sul sentiero che porta agli antipodi della mèta che Dio consiglia e si allontanano dal
Padre bestemmiandolo.
Si potrebbe concludere perciò, senza tema di errare, che la misura con cui una creatura ama il
suo Creatore è data dalla misura con cui essa sa ubbidire ai desideri del suo Signore e Padre.
Mentisce colui che dice di amare Iddio e poi non sa seguire la sua Voce che gli parla con amore
per condurlo nella sua dimora.
E chi vuole ingannare con la sua [620] menzogna? Dio? Dio non si inganna. Le vostre parole
hanno il vero significato che hanno, e non quello che voi ad esse date, e quel significato vero Dio lo
comprende. Ora se voi dite d’amare il Signore e poi gli rifiutate l’ubbidienza, che è una delle prove
basilari dell’amore, Egli non può che chiamarvi ipocriti e mentitori e trattarvi per tali.
Volete forse ingannare Satana, usufruendo dei comodi accomodamenti di coscienza che vi
suggerisce e nello stesso tempo significargli che voi volete godere in questa vita, ma godere anche
nell’altra vita, barcamenando fra Dio e Satana, fra Cielo e Inferno? O stolti! L’Astuto non si
inganna e, meno paziente di Dio, esige immediato compenso e occorre pagarlo subito, perché egli
non accorda dilazione. E in verità vi dico che il suo giogo non è ala, ma è pesante macigno che
schiaccia e sprofonda nel fango e nel buio.
[621] Volete forse ingannare voi stessi dicendovi che non è che una necessità della terra quella
che vi spinge a fare la vostra volontà ma che, in fondo, voi vorreste fare quella di Dio perché la
preferite? Ipocriti, ipocriti ipocriti.
In voi è un giudice che non conosce sonno, ed è il vostro spirito. Anche se voi lo ferite a morte e
lo condannate a perire, esso grida in voi, finché siete di questa terra, grida le sue ansie di Cielo.
Voi lo gravate e imbavagliate per renderlo immobile e muto, ma esso si agita fin a liberarsi del
vostro bavaglio e getta il suo grido nel silenzio desolato del vostro cuore. E, come il grido del mio
Precursore, è tanto tormentosa per voi quella voce, che cercate di spegnerla per sempre. Non ci
riuscirete mai. Finché vivrete la udrete e nell’al di là griderà più forte rimproverandovi il vostro
delitto di omicidi della vostra anima.
[622] La chiave di certe aberrazioni umane che crescono sempre più e portano l’individuo a
mostruose delinquenze, è in questa voce della coscienza che voi cercate attutire con nuovi balzi di
ferocia, così come l’intossicato cerca di dimenticare la sua voluta sventura attossicandosi sempre
più, fino all’ebetimento.
Siate dei figli, creature mie. Amate, amate il nostro buon Padre che è nei Cieli. Amatelo per
quanto potete. Facile vi sarà, allora, seguire la sua benedetta Volontà e farvi un destino di gloria
eterna.

Io, che l’ho amato alla perfezione, l’ho accontentato sino al sacrificio della mia divinità che per
trentatré anni si è esiliata dai Cieli e della mia vita distrutta col più atroce martirio di carne, di
mente, di cuore, di spirito.
Mia Madre, che fu seconda a Me nel saper amare e che amò con tutta la perfezione possibile alla
creatura - perché, [623] sia detto per incidenza e a risposta ad una obbiezione che t’è stata fatta,
perché Maria possedeva la pienezza di ogni virtù e attributo, sempre e naturalmente come creatura
perfetta ma sempre creatura umana. Avendo in sé la pienezza della Grazia, ossia possedendo Dio
come Lei sola lo ha posseduto, è ovvio che la sua perfezione raggiungesse altezze soltanto inferiori
a quelle di Dio. - Ebbene, Maria, che fu seconda a Me nel saper amare, ha aderito alla Volontà di
Dio sino al sacrificio della sua vocazione, che era di dedicarsi unicamente alle contemplazioni di
Dio, e del suo cuore che le fu chiesto da Dio per essere stritolato.
La divina Maternità di Maria è la prova viva della sua adesione alla Volontà di Dio. Io, il Figlio
che non ha levato alla Madre il suo candore di giglio inviolato, sono la testimonianza della
condiscendenza di Maria ai voleri di Dio.
[624] Ella ha sfidato l’opinione del mondo, il giudizio dello sposo, oltre che abbracciato il suo
patibolo di Madre del Redentore, senza esitare.
Garantita che Dio non respingeva il dono del suo candore, disse il più alto “fiat” detto da labbra
mortali e non ebbe timori: la sua forza era Dio e a Lui Ella fidava il suo onore, il suo futuro, tutto,
senza riserve.
Ecco i vostri modelli: Io e Maria. Seguiteci e vi farete un destino quale Iddio desidera per ogni
sua creatura. Seguiteci e possederete la Pace, perché possederete Dio che è Pace e sentirete il
benessere del vostro spirito.
Le beatitudini che ho proclamato le avete già da questa terra se fate la Volontà del Padre vostro.
Poi, nel Cielo, esse saranno settanta volte più grandi perché nulla ostacolerà, allora, il vostro
fondersi in Dio.»

[625] 19 settembre.

Ieri sera: 18 settembre, soffrivo terribilmente. Era tutta la giornata che soffrivo così ed ero
proprio sfinita. Ogni respiro, ogni movimento, anche piccolo, mi era penosissimo e mi obbligava a
lamentarmi, io che non mi lamento mai. Tossire poi... avrei preferito una fucilata a un colpo di
tosse.
19 settembre 1943.

Ieri sera: 18 settembre, soffrivo terribilmente. Era tutta la giornata che soffrivo così ed ero
proprio sfinita. Ogni respiro, ogni movimento, anche piccolo, mi era penosissimo e mi obbligava a
lamentarmi, io che non mi lamento mai. Tossire poi... avrei preferito una fucilata a un colpo di
tosse.
Nell’ora delle cene, ossia dalle 20 alle 21, mentre ero rimasta sola, la mia vista mentale fu
beatificata dalla visione di Maria Ss. Cerco di descrivergliela1. Ma come fare a mostrarle la sua
bellezza e i suoi colori?
È vestita di bianco: un abito chiuso alla radice del collo, come fosse arricciato, perché vedo che
sul petto la stoffa forma delle molli pieghe che modellano castamente le forme di Maria. Le
maniche sono piuttosto strette e lunghe sino al polso. Alla vita una cintura tiene raccolta la veste.
Ma non è d’oro e non d’argento. Pare un cordone di seta, uguale di colore e lucentezza alla veste.
Non ha fiocchi, non scende sulla veste. La cinge, e basta.
[626] Sul capo un manto della stessa stoffa, leggera ma non velata, della veste. Esso scende
lungo le gote di Maria, si accosta al collo come vi fosse costretto da un fermaglio. Un lungo
fermaglio, però, perché vedo la gola candidissima di Maria. Insomma sta appoggiato alle spalle e
scende lungo l’alto del braccio e i fianchi sino a terra.
Ma come fare a dirle la splendidezza di quella candidissima e semplicissima veste? La neve è
grigia e opaca, il giglio è ancora meno bello. Sembra argento divenuto stoffa, tanto il suo bianco
splende. Oh! impotenza della parola a descrivere la luce! Solo nel Cielo, e per rivestire Maria, vi
può essere quella stoffa di un bianco fosforescente, diamantato, perlaceo, opalino, che è una gemma
senza essere gemma né conoscere l’alleanza delle gemme per splendere così!
Vedo l’ovale, piuttosto tondo, del volto di Maria. D’una tinta di avorio come certi petali di
magnolia, uguale nel colore a quello [627] del Figlio suo diverso nella forma che in Gesù è più
allungata e magra. Sul viso di fiore solo le labbra e le ciglia sottili, lievemente scure, mettono un
colore.

Gli occhi, non spalancati, ma semi velati dalla palpebra, hanno lo stesso sguardo del Figlio, e
hanno il colore azzurro di quelli di Gesù, ma più pallido. Sempre per portare paragone umano,
potrei dire che Gesù ha occhi di zaffiro e Maria di turchese. Lo sguardo serio e mesto di Gesù è in
Maria di una mestizia però unita al sorriso: il sorriso buono di chi è addolorato, ma vuole consolare
e incitare nello stesso tempo.
I capelli sono color del grano maturo o oro zecchino, se più le piace sempre tendenti al biondo-
rosso, ma più biondi che rossi, mentre in Gesù vi è più tendenza al biondo rame.
Le mani lunghe e sottili, dalle dita molto lunghe e affusolate, escono dalle maniche strette col
loro polso delicato e bianchissimo. Sono due petali di magnolia uniti in preghiera. Mi sembra
debbano odorare di fiore tanto del fiore in boccio hanno l’aspetto.
[628] Nessun monile, assolutamente nessuno. È tutta Maria che è Gemma di una luminosità di
alabastro, meglio di opale illuminato internamente da una fiamma. Il suo corpo glorificato emana
luce, una dolcissima luce che mi fa proprio pensare ad una lampada ardente davanti al Tabernacolo:
una lampada di candido alabastro o, ripeto, di opale.
Non vedo i piedi perché l’abito è tanto lungo che li copre. Eccole descritta la nostra Mamma.

Mi ha fatto e mi fa compagnia e mi pare che tutto intorno a me divenga luminoso e verginale, e


luce e purezza mi scendono in cuore e con esse un gaudio che mi fa piangere di beatitudine.
Credo che se Maria dicesse una parola sola l’anima mia tramortirebbe nell’estasi, perché solo un
filo mi trattiene dallo2 sprofondarmici, e questo solo per vedere la Benedetta e sentirmi baciata dal
suo sorriso e dal suo sguardo.
[629] È sera ormai e dico a Gesù: “Signore, non dici nulla oggi?”
Egli risponde che la mia lezione oggi me la dà Maria e che la contemplazione di Lei non richiede
altre parole. Infatti il solo vederla insegna la bellezza della purità, della preghiera e del silenzio. Tre
grandi cose molto poco e malamente praticate.
In mezzo al mio dolorare fisico e morale mi trovo nella gioia, perché la luce della più bella
Stella, di Maria, splende su me e mi è dato fissarla.
Più tardi...
...e Maria mi dice senza parlare che mi insegna un’altra cosa: a vedere, anche nei nemici, dei
figli suoi. Anche per essi Ella ha dato suo Figlio e li ha accettati per figli come ha accettato noi. Mi
fa capire che guardare con astio costoro è addolorare Lei e rendersi dissimili da Lei che guardò con
amorosa compassione i crocifissori del Figlio e i trafittori del suo Cuore immacolato.

1 Si rivolge al Padre Migliorini.


2 dallo è nostra correzione da dal

20 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Sai perché ho scelto te? Perché sei una miseria, e ne sei convinta di esserlo, e perché sei
animata dall’amore.
Io vado cercando umiltà e amore per depositare le mie parole e le mie grazie e per fare
risplendere le mie misericordie, poiché il mondo ha sempre bisogno di prove della misericordia per
conservare un minimo di amore e di fede in Me.
Se l’avvenuta formazione della mia Chiesa e l’affermarsi del Cristianesimo nel mondo avessero
dato i frutti che la prima fioritura faceva1 sperare, non ci sarebbe stato bisogno d’altro.
Io avevo dato ai credenti in Me tutto quanto era loro necessario per sempre più crescere nella
Fede e nella mia Dottrina. E l’avevo dato in forma perfetta come Io solo, il Perfettissimo, potevo
darla. Ora è successo che non quanto vi ho dato ha perduto col tempo la sua efficacia, ma si è
attutita in voi la facoltà di comprendere. Si è attutita perché [631] avete offuscato la vostra vista
spirituale col fumo delle umane superbie, il vostro udito spirituale col rumore di troppe umane
parole, il vostro gusto spirituale col sapore di tanta corruzione, il vostro tatto spirituale con l’abuso
di troppi contatti carnali, il vostro olfatto spirituale con il vostro pervertimento che vi spinge a
preferire ciò che è putrido a ciò che è puro. Si è attutita perché avete schiacciato Il vostro spirito
sotto le pietre del senso, della carne, della superbia, del male dalle mille forme.
Come un rivolo d’acqua destinato ad abbeverare i fiori delle vostre anime, avevo fatto scaturire
dai Cieli - meglio: dal mio Cuore che vi ama - la mia Dottrina. Ma voi in esso avete lanciato sassi e
macerie, suddividendolo in mille e mille fili di acqua che hanno finito a sperdersi senza giovamento
per voi, cristiani che più o meno avete rinnegato il Cristo.
Le eresie palesi hanno obliterato addirittura [632] molte vene che, partendo dal mio Cuore,
scendevano a nutrire l’organismo della Chiesa Una Cattolica, Romana, Universale, e molta parte
dell’organismo è divenuta un membro paralizzato, morto alla vita, destinato a portare cellule
cancrenose.
Ma le piccole eresie individuali sono - e quante! - sparse nel nucleo dei cattolici. E sono le più
perniciose, le più condannate. Perché - rifletti bene - perché, se a distanza di anni e secoli è
condannabile sino ad un certo punto il protestante, di qualsiasi chiesa sia, l’ortodosso, l’orientale, il
quale segue con fede ciò che i suoi antenati hanno2 ad esso lasciato come Fede vera, non è
perdonabile il vivente sotto il segno della Chiesa di Roma il quale si crea la particolare eresia della
sua sensualità del senso, della mente, e del cuore.
Quanti compromessi col Male! Quanti! E che Io vedo e condanno.
Di tutto si preoccupano i novanta centesimi3 dei cattolici, di tutto meno che della vita nella e per
[633] la mia Fede. E allora Io intervengo. Intervengo con l’insegnamento diretto che si sostituisce,
con le sue luci e le sue fiamme a tanti pulpiti troppo gelidi e troppo bui. Intervengo per essere il
Maestro al posto dei maestri che preferiscono coltivare i loro interessi materiali agli spirituali
interessi vostri e soprattutto miei. Poiché Io ho loro affidato i talenti vivi che siete voi, anime che
ho comprate col mio Sangue, vigne e granai del Cristo Redentore, non perché li lasciassero
inoperosi e incolti, ma perché consumassero se stessi nel farli fruttare e fruttificare.
Ebbene, Maria. Lo sai quali sono i più retrivi ad accettare questo aiuto che Io do per riparare ai
danni dell’inedia spirituale per cui voi cattolici morite? Sono proprio i miei sacerdoti. Le povere
anime sparse nel laicato cattolico accolgono con devozione questo [634] pane che Io spezzo alle
turbe sperse nel deserto poiché ho compassione di esse che vengono meno. Ma i dottori della
dottrina no.
È logico, del resto. Come 20 secoli or4 sono, la mia Parola che accarezza voi, povere anime, è
rimprovero a loro che vi hanno lasciato impoverire. E il rimprovero pesa sempre, anche se è giusto.
Ma ora come 20 secoli or4 sono non posso che ripetere loro: “Guai a voi, dottori della Legge che
avete usurpato la chiave della scienza e non siete entrati voi e avete messo impedimento a quelli che
entravano”.
Coloro che non sono entrati, perché voi avete sbarrato la via con le vostre piccinerie e
scandalizzato i cuori, che guardavano a voi come maestri, perché vi hanno visti più indifferenti di
essi stessi alle eterne Verità, saranno giudicati con pietà.
Ma voi, voi che avete preferito il denaro, gli onori, i comodi, l’utile dei famigliari [635] vostri
alla missione di essere i “maestri” in nome e per continuare il Cristo docente; ma voi che siete
tanto severi verso i vostri fratelli, pretendendo che diano ciò che voi non date e fruttifichino ciò che
voi non avete in essi seminato, mentre siete tanto indulgenti con voi stessi; ma voi che non credete
alle mie manifestazioni provocate, in fondo, da voi, poiché è per riparare alle rovine provocate da
voi che vengo ad ammaestrare i cuori spersi per il mondo, e osservate che tanto più vengo quanto
più i tempi si caricano di eresie, anche nell’interno della mia Chiesa; ma voi che deridete e
perseguitate i miei portavoce e li insultate dando loro del “pazzo” e dell’”ossesso”, come i vostri
lontani antenati dettero a Me; ma voi sarete trattati con severità.
Purificatevi col fuoco dell’amore e della penitenza i sensi dell’anima, e udrete, vedrete,
gusterete, odorerete, sentirete Me nelle parole che dico agli umili, e che [636] taccio a voi superbi,
perché solo chi ha cuore di pargolo entrerà nel mio Regno, e solo ai piccoli Io rivelo i segreti del
Re, perché il più grande fra voi cattolici è non colui che riveste una veste d’autorità, ma colui che
viene a Me con puro cuore, fidente come un bambino, amoroso come un pargolo verso la mamma
che lo nutre.
Beati i piccoli. Io li farò grandi in Cielo!»

1 faceva è nostra correzione da facevano


2 hanno è nostra correzione da ha
3 novanta centesimi è nostra trascrizione da 90/100
4 or è aggiunto da noi tutte a due le volte.

22 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Dal mio Vangelo esce un insegnamento per voi, umani così divisi dall’odio.
Ieri ti ho lasciata tranquilla per darti tempo di cambiare il pensiero e lo sguardo - anche questo,
sì, perché vi sono sguardi colpevoli per l’odio che li ricolma come e più di ogni parola - filtrando i
movimenti del tuo cuore attraverso l’insegnamento dolcissimo di Maria.
Le tempeste che sconvolgono un lago non [637] si calmano di colpo e soprattutto, calmandosi,
non restituiscono alle acque l’aspetto di prima immediatamente. Il torbido resta per qualche tempo a
corrompere colore e limpidità delle acque e solo quando le onde sono totalmente calmate, anche nel
profondo, l’acqua si chiarifica e torna azzurra e serena come il cielo. Lo stesso è quando l’odio si
precipita col suo vento di inferno in un cuore. Ci vuole del tempo perché l’anima si depuri dal suo
tossico anticristiano.
Bada, Maria, che Io comprendo che sotto certi agenti dolorosi è umano che sorga l’odio. Ma voi
non siete umani soltanto. Anzi l’umanità è fase transitoria della vostra vita, mentre il sopraumano è
ciò che non conosce brevità, perché dal momento in cui siete creati dal Padre voi siete e sarete
sempre, in luce o in tenebre, a seconda del vostro agire sulla terra, non fino alla fine del [638]
mondo, ma nell’eternità che non ha fine.
La terra! La lunga, dieci e dieci e dieci volte1 millenaria vita della terra cristiana e la sette volte
millenaria vita della Terra, pianeta creato dal Padre, che è nel mio tempo? Un attimo di eternità.
Ieri ti stavi purificando e ti ho lasciata immersa in questo lavoro necessario a tutti e specie ai
miei diletti perché Io non posso sostare dove è odio. Ricordalo sempre. Fosse anche il più
umanamente giusto e comprensibile degli odi. E ora parlo per te e per tutti.
L’insegnamento di cui ti parlo e che vi dà il mio Vangelo, e che voi poco o nulla meditate, è
insegnamento di alta carità. Tre sono gli episodi che ve lo dànno. Vi sono spiegati con altre forme,
ma Io, in quest’ora d’odio fra le razze del mondo, ve lo spiego a modo mio: il modo che tanto vi
sarebbe bisogno di meditare per uscire da questo pelago d’inferno nel quale voi [639] avete
tramutato la terra.
Il centurione che implora per il suo servo paralizzato, la donna cananea dalla risposta che è grido
di smisurata fiducia, la moglie di Ponzio Pilato. Tre gentili, tre fuori della Legge del Padre. Ma fra i
figli di Abramo, ma fra i viventi nella Legge data dal Signore al suo Profeta fra le folgori del Sinai,
chi aveva un cuore pari a quei tre cuori? Hanno avuto fede in Me più dei miei connazionali, hanno
riconosciuto chi Io sono al lume di questa fede, e il loro credere non è rimasto senza premio.
Ora Io voglio che questo vi faccia persuasi che in tutte le razze, in tutte le nazioni, vi sono dei
buoni, degli sconosciuti figli di Dio, poiché è mio figlio chi crede in Me e cerca Me con purezza di
cuore. Neppure in Israele Io avevo trovato tanta [640] fede quanta ne trovai in questi tre cuori
venuti a Me senza che Io li avessi materialmente chiamati. E come questi lontani, quanti ce ne sono
fra i viventi!
Non giudicate, figli, e non disprezzate. Amate soltanto, amate tutti; avete un unico Padre
Creatore, ricordatevelo, siete perciò fratelli fra voi. Un’unica polvere vi ha composto e un unico
soffio vi ha animati.

Perché allora tanto odio l’un verso l’altro? Non siate duri verso i fratelli. Guardate Gesù, il
Maestro che non falla e che non ha respinto il centurione pagano e la cananea, giudicata, in Israele,
una lebbrosa d’anima.
Badate che non sia Dio che giudica voi tali, infetti come siete di ferocia di frode, di lussuria e di
superbia. Mondatevi al fuoco dell’amore. Esso è acqua lustrale che vi rende l’anima nuovamente
bianca [641] ed è tocco che apre i vostri occhi accecati, i vostri orecchi tappati, che dà vita al
vostro animo paralizzato e vi rende capaci di capire ciò che il Divino Spirito dice al vostro spirito
bisognoso di tanta luce e di tanto perdono.»

1 volte è aggiunto da noi.

23 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Torno ad una delle note dominanti del mio parlare. Due sono le note dominanti, Maria.
Necessità dell’amore: la prima. Necessità della penitenza: la seconda.
Veramente il Dio Uno e Trino - che vi ha creati dandovi un regno in cui tutti vi erano sudditi e da
dove il dolore era sbandito, e morte non ci sarebbe stata a troncare fra spaventi dei morenti e gemiti
dei superstiti le vite dei più cari, ma solo una dormizione, come quella di Maria, per valicare, fra le
placide nebbie d’un sonno innocente, le porte [642] che erano così facili ad aprirsi sul paradiso
terrestre per inondarlo della luce del più alto Paradiso e della voce paterna del Signore, che trovava
la gioia a star coi figli - veramente il vostro Iddio aveva messo per voi una necessità sola: quella
dell’amore. Amore di figli al Padre, amore di sudditi al Re, amore di creati al Creatore Iddio.
E, se non aveste corroso con l’acido della colpa le radici dell’amore, esso sarebbe cresciuto
potente in voi, senza richiedervi nessuna fatica. Non fatica ma gioia per voi, ma bisogno che dà
sollievo quando lo si esplica, così come il respiro lo è per voi. Ed infatti l’amore era destinato che 1
fosse il respiro del vostro spirito, il sangue del vostro spirito.
Poi è venuta la colpa. Oh! la rovina della colpa!

Voi che inorridite per le rovine dei vostri palazzi, dei vostri templi, dei vostri ponti, [643] delle
vostre città, e maledite gli esplosivi che frangono, polverizzano, lesionano tutto, non pensate quale
rovina ha fatto la colpa nell’uomo? Nell’uomo, l’opera più perfetta della creazione, perché non fatto
da mano umana, ma dall’Intelligenza eterna che, dirò così, vi ha colati, metallo senza scorie, nella
forma sua stessa e ve ne ha tratto fatti a sua immagine e somiglianza, così belli e puri che l’occhio
di Dio giubilò davanti alla sua opera e trasalirono i cieli di ammirazione e la Terra cantò con voce
altissima, in mezzo all’armonia delle sfere, per la gloria d’esser il pianeta che, nelle origini
dell’Universo, diveniva immensa reggia del re-uomo, figlio di Dio.
La colpa, più nefasta d’ogni dinamite, ha sconvolto alle radici dell’uomo.
E sai dove esse erano? Nel pensiero di Dio, che aveva fatto l’uomo2.
La colpa ha sconvolto, alle radici dell’uomo, [644] quel complesso perfetto di carne e spirito, di
carne non dissimile, in moti di sentimento, dallo spirito di cui era solo più pesante ma non contraria
e tanto meno nemica; di spirito non prigioniero, e prigioniero vessato nella carcere della carne, ma
di spirito giubilante nella docile carne che esso guidava a Dio poiché, molecola dello spirito di Dio,
era attratto a Dio, come da calamita divina, mediante i rapporti d’amore fra il Creatore: il Tutto, e lo
spirito: la parte3.
La colpa ha sconvolto quell’armonico contorno che Dio aveva messo intorno al suo figlio perché
fosse re, e re felice.
Caduto l’amore dell’uomo verso Dio, cadde l’amore della Terra verso l’uomo. La ferocia si
scatenò sulla Terra fra gli inferiori, fra gli inferiori e l’uomo, e, orrore degli orrori, fra l’uomo e
l’uomo. Quel sangue, che doveva esser caldo solo d’amore di Dio, si fece caldo d’odio e [645]
ribollì e gocciò, contaminando l’altare della Terra su cui Dio aveva messo i suoi primi perché lo
amassero amandosi, e insegnassero l’amore ai futuri: unico rito che Dio voleva da voi.
Ed ecco allora che una pianta è nata dal seme della colpa; e fu una pianta di amaro frutto e di
pungenti rami: il dolore.
Prima il dolore sofferto come l’uomo lo poteva soffrire nella sua embrionale spiritualità
contaminata: un dolore animale fatto dei primi dolori della donna e delle prime ferite inferte alla
carne fraterna, un dolore feroce di ululi e maledizioni, seme di sempre nuove vendette. Poi,
raffinandosi nella ferocia ma non nel merito, anche il dolore si evolse divenendo più vasto e
complicato.
Io sono venuto a santificare il dolore, soffrendo il Dolore per voi e fondendo i vostri dolori
relativi al Mio infinito. Dando così merito al dolore.

[646] Io sono venuto a confermare con la mia Vita e la mia Morte il monito dato più e più volte
dai Profeti: non è la materiale circoncisione ciò che richiede Dio per perdonare e benedire i suoi
figli, sempre più, sempre più colpevoli, ma è la circoncisione dei cuori, dei sentimenti vostri, dei
vostri stimoli che il germe del primo peccato rende sempre stimoli di carne e sangue o della più
alta lussuria: quella della mente.
È lì, o figli, che dovete lavorare di ferro e di fuoco per segnare nella vostra anima il segno che
salva: quello di Dio. È lì, non col ferro e il fuoco delle vostre leggi feroci e delle vostre guerre
maledette. È lì: nel posto dove leggi e guerre dell’uomo trovano formazione, perché è inutile dire il
contrario. Se viveste nel segno del Signore, circoncisi spiritualmente per levare ciò che porta
impurità di ogni specie, non sareste quelli che siete: degli [647] insensati, per non dire delle belve.
E, notalo, belve e insensati di poco differiscono, poiché in tutti e due non v’è la ragione, ossia
quello che Dio ha messo nell’uomo per farlo re su tutti gli esseri della terra.
Due sono le necessità dell’uomo: l’amore e il dolore. L’amore che vi impedisce di commettere il
male. Il dolore che ripara il male.
Questa è la scienza da apprendere: sapere amare e sapere soffrire. Ma voi non sapete amare e
non sapete soffrire: sapete far soffrire, ma ciò non è amore, è, anzi, odio.
Perché siete sapienti nel male e tanto ignoranti nel bene? Perché? Non divenite mai sazi di odio e
ferocia? E volete che Dio vi perdoni?
Tornate all’amore, figli, e sappiate sopportare il dolore. Ché se non siete [648] tanto miei figli
da saper volere il dolore per espiare l’altrui peccare come Io seppi e volli, siate almeno figli al
punto da non maledirmi per il dolore che voi avete generato e di cui mi fate accusa.
Giù la vostra stolta superbia! Imparate dal pubblicano a riconoscere come siete indegni, come vi
siete resi indegni di vivere sotto lo Sguardo che è protezione. Gettate lungi da voi le vane seti della
terra e accostatevi alla Fonte di Vita che da venti secoli fluisce per voi. Inoculatevi la Vita nei cuori
che muoiono incancreniti nel peccato o intisichiti nell’indifferenza.
Chiamatemi ai vostri sepolcri. Sono il Cristo, il Risuscitatore.
Non chiedo che di essere chiamato per accorrere e dire: “Vieni f fuori”.
Fuori dalla morte. Fuori dal male. Fuori dall’egoismo, fuori dalla lussuria [649] fuori dall’odio
maledetto che vi consuma senza darvi gioia. Fuori da ciò che è orrore per entrare in Me, per entrare
con Me nella Luce, per rinascere nell’Amore, per conoscere la vera Scienza, per conseguire la Pace
e la Vita, che essendo mie hanno di Me l’eternità.»4

1 che è aggiunto da noi.


2 aveva fatto l’uomo è nostra costruzione da l’uomo aveva fatto, cui appunto segue, forse per mano di Padre
Migliorini, la seguente annotazione a matita: (Il pensiero di Dio ha fatto l’uomo).
3 Nel senso spiegato nei dettati del 17 agosto (pag. 93), del 1° ottobre (pag. 248), del 7 ottobre (pag. 272), del 10
ottobre (pag. 279).
4 La scrittrice aggiunge a matita: Geremia cap. 4° v. 4 e v. 22

24 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Coraggio, Maria. Pensa che soffri i dolori della mia agonia. Anche Io avevo tanto male ai
polmoni e al diaframma, ed ogni respiro, ogni movimento, ogni pulsazione, era un dolore aggiunto
al dolore. E non ero come te su un letto, ma gravato da un peso e su strade in salita. E poi sospeso,
sotto al sole, con tanta febbre che mi picchiava nelle vene come fossero infiniti martelli.
Ma non erano questi i dolori più gravi. [650] Era l’agonia del cuore e dello spirito quella che più
era tormentosa. E tormentosissima, poi, la certezza che per milioni e milioni di uomini il mio
soffrire era inutile. Eppure questa certezza non ha diminuito di un atomo la mia volontà di patire
per voi.
Oh! dolce patire, Maria, perché dato per riparazione al Padre e per vostra salvezza! Sapere che
quel segno che era rimasto su voi, offesa, che sarebbe stata eterna, della razza umana a Dio, veniva
lavato dal mio Sangue, e che il mio morire vi ridava la Vita. Sapere che, passata l’ora della
Giustizia, l’Amore vi avrebbe guardato attraverso di Me, Immolato, con amore. Tutto ciò innestava
una vena di balsamo nell’oceano di un’amarezza tale che la più grande delle amarezze subite sulla
terra, da quando l’uomo è, è poco più che nulla, perché su Me pesavano le colpe di tutta una
umanità e l’ira divina. [651]
Ho detto: “Siate simili a Me che sono mite ed umile di cuore”. L’ho detto a tutti perché sapevo
che in questa mia imitazione era la chiave della vostra felicità su questa terra e nel Cielo.
Avete tutte le rovine che avete, perché non siete miti e non siete umili.
Non nelle famiglie, non nelle vostre occupazioni e professioni, non nel più vasto ambito delle
Nazioni. Superbia e ira vi dominano e generano tanti vostri delitti.
Il terzo agente di delitti è la lussuria vostra; questo vi sembra individuale ma esso e i due primi
coinvolgono molti, molti e molti individui, continenti interi, talora sconvolgono la Terra,
unicamente col loro aver raggiunto la perfezione del male nell’anima di pochi figli di Satana, i
quali lo ubbidiscono per empire di messi maledette i granai del padre loro.
E in verità vi dico che ora è un momento in cui, per ordine [652] del padre della menzogna, i
suoi figli mietono fra le anime, che erano create per Me e che inutilmente ho fertilizzate col mio
Sangue. Messe abbondante più che ogni diabolica speranza concepisse, e i Cieli fremono per il
pianto del Redentore che vede la rovina dei due terzi del mondo dei cristiani. E dire due terzi è
ancora poco.
Ho detto a tutti: “Siate miti ed umili di cuore per essere simili a Me”. Ma ai miei benedetti,
amatissimi figli, ai prediletti del mio Cuore, ai miei piccoli redentori, il cui stillicidio di sacrificio
continua il fluire della sorgente redentrice scaturita dal mio Corpo svenato, Io dico, e lo dico
stringendoli al Cuore e baciandoli in fronte: “Siate simili a Me che fui generoso nella sofferenza
per il grande amore che mi infondeva tutto”.
Più si ama e più s’è generosi, Maria. Sali. Tocca il vertice. Io ti attendo sulla cima per portarti
[653] Meco nel Regno dell’Amore.»

25 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Parlare a te, che sei nubile, di questo argomento, può farti stupore. Ma tu non sei che il
“portavoce” e perciò devi assoggettarti a trasmettere qualunque cosa. Ciò che dico ora serve agli
altri. Serve a correggere uno e più errori, sempre maggiormente radicatisi nel mondo.
Il mondo si divide in due grandi categorie. La prima, che è vastissima, è quella dei senza scrupoli
di sorta: né umani, né spirituali. La seconda è quella dei timorati, la quale, però, si suddivide in altre
due classi: dei giustamente timorati e dei piccinamente timorati. Parlo alla prima grande categoria e
alla seconda classe della seconda categoria.
Il matrimonio non è riprovato da Dio, tanto che Io ne ho fatto un sacramento. E qui non parlo
neppure del matrimonio [654] come sacramento ma del matrimonio come coniugio; quale Dio
Creatore l’ha fatto creando maschio e femmina, perché si unissero formando una carne sola, che
una volta congiunta nessuna forza umana può scindere, né deve scindere.
Io, vedendo la vostra durezza di cuore, sempre più durezza, ho mutato il precetto di Mosè
sostituendo ad esso il sacramento. Scopo del mio atto era di dare un aiuto alla vostra anima di
coniugi contro la vostra carnalità di animali e un freno contro la vostra illecita facilità di ripudiare
ciò che prima avete eletto per passare a nuovi coniugii illeciti, a scapito delle vostre anime e delle
anime delle vostre creature.
Sbaglia tanto colui che si fa scandalo di una legge creata da Dio per perpetuare il miracolo della
creazione - e generalmente questi non sono i più casti ma i più ipocriti, perché i casti non vedono
nel coniugio che la santità dello scopo, mentre gli altri pensano [655] alla materialità dell’atto -
come colui che con leggerezza colpevole crede potere sormontare impunemente il divieto mio di
passare a nuovi amori, quando il primo non sia stato sciolto dalla morte.
Adultero e maledetto è quel vivente che scinde un’unione, prima voluta, per capriccio di carne o
per insofferenza morale. Ché se egli od ella dicono che il coniuge è ormai per essi cagione1 di peso
e ripugnanza, Io dico che Dio ha dato all’uomo riflessione e intelletto perché lo usi, e tanto più lo
usi in casi di così grave importanza come è la formazione di una nuova famiglia; Io dico ancora
che, se si è in un primo tempo errato per leggerezza o per calcolo occorre poi sopportare le
conseguenze per non creare maggiori sciagure che ricadono specialmente sul coniuge più buono e
sugli innocenti, portati a soffrire più che la vita non comporti, e a giudicare coloro che Io ho fatto
ingiudicabili per precetto: il padre e la madre. [656] Io dico infine che la virtù del sacramento, se
foste cristiani veri e non quei bastardi che siete, dovrebbe agire in voi, coniugi, per fare di voi
un’anima sola che si ama in una carne sola e non due belve che si odiano legate ad una stessa
catena.
Adultero e maledetto è quel vivente che con finzione oscena ha due o più vite coniugali, e rientra
presso l’altro coniuge e presso gli innocenti con la febbre del peccato nel sangue e l’odore del vizio
sulle labbra menzognere.
Nulla vi rende lecito d’essere adulteri. Nulla. Non l’abbandono o la malattia del coniuge, e
molto meno il suo carattere più o meno odioso. Il più delle volte è il vostro esser lussuriosi che vi fa
vedere odioso il compagno o la compagna. Lo volete vedere tale per giustificare a voi stessi il
vostro vergognoso operato che la coscienza vi rimprovera.
Io ho detto, e non muto il mio dire, che è adultero non solo chi consuma adulterio, ma chi
desidera consumarlo nel suo cuore [657] perché guarda con fame di sensi la donna o l’uomo non
suo.
Io ho detto, e non muto il mio dire, che è adultero colui che col suo modo d’agire mette nella
condizione d’essere a sua volta adultero l’altro coniuge. Due volte adultero, risponderà per la sua
anima perduta e per quella che ha portato a perdersi con la sua indifferenza, trascuratezza, villania
e infedeltà.
A tutti costoro la maledizione di Dio incombe, e non crediate che ciò sia un modo di dire.
Il mondo si frantuma in rovine perché per prime si sono rovinate le famiglie. Il fiume di sangue
che vi sommerge ha avuto gli argini sgretolati dai vostri singoli vizi che hanno spinto reggitori più o
meno grandi - dai capi di stato ai capi di paeselli - ad essere ladri e prepotenti per avere moneta e
lustro per le loro libidini.
Guardate la storia del mondo: è piena di esempi. La lussuria è sempre nella triplice
combinazione che provoca il crearsi delle vostre [658] rovine.
Interi stati sono stati distrutti, nazioni divelte dal seno della Chiesa, scissure secolari create a
scandalo e tormento di razze per la fame di carne dei reggitori. Ed è logico che sia così. La libidine
estingue la Luce dello spirito e uccide la Grazia. Senza Grazia e senza Luce voi non differite dai
bruti e compite perciò azioni da bruti.
Fate pure, se così vi piace. Ma ricordate, o viziosi che profanate le case e i cuori dei figli con il
vostro peccare, che Io vedo e ricordo e vi aspetto. Nello sguardo del vostro Dio che amava i pargoli
ed ha creato per essi la famiglia, vedrete una luce che non vorreste vedere e che vi fulminerà.» 2

1 cagione è nostra correzione da ragione


2 La scrittrice aggiunge a matita: S. Marco cap. 10, v. 5-16

26 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Avete letto nel mio Vangelo l’avvilimento del figlio prodigo che ha dilapidato nei vizi le
ricchezze avute dal padre e si riduce [659] a guardiano di porci. Ma pensate che ciò sia il massimo
dell’abiezione 1?
In verità vi dico che se vi fosse concesso salire al mio cospetto col vostro corpo e le vostre vesti
e uno di voi salisse, per la morte che ve lo porta, con la sua veste più lurida di porcaro che fosse
caduto morente in mezzo allo stabio coperto di lordura, non farebbe tanto ribrezzo ai celesti
abitatori del mio Regno e non susciterebbe il mio sdegno quanto crea tutto ciò l’apparire
dell’anima di un appestato dai vizi carnali.
Il primo avrebbe un sudiciume che perisce e che non è giudicato con rigore: frutto del suo
penoso lavoro attira, anzi, sull’onesto mandriano la benedizione divina. Il secondo è un sudiciume
che non perisce: lebbra dell’anima ha coperto questa di cancrene fetide che l’hanno corrosa senza
limite nel tempo. Nei secoli dei secoli il vizioso impenitente ha la sua anima [660] degna di Satana.
E quando dico “vizioso” non alludo soltanto a certe forme di vizio che voi stessi giudicate tali.
Le giudicate tali e le praticate lo stesso perché siete degli stolti che non sapete reagire agli stimoli
del male. Non avete in voi la mia Fede. Se l’aveste, vincereste la carne. Ma non l’avete e il senso
predomina sull’anima. Quando dico “vizioso” alludo anche ai vostri occulti peccati di senso, per
cui fate del matrimonio una prostituzione e distruggete la ragione per cui esso fu creato.
Dio non fece maschio e femmina perché raggiungessero stanchezza a nausea2 nei loro vizi.
Li ha fatti per una altissima ragione. Quando ha detto: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e
somiglianza e diamogli un aiuto perché non sia solo”, col suo divino Pensiero ha sottinteso che oltre
alla parte spirituale e intellettiva, che vi fa somiglianti a Dio, voi foste a Lui simili nel creare altre
[661] vite. Ma lo pensate che somiglianza sublime vi ha dato Iddio? Quella di creare altre creature:
creatori voi pure, o uomini e donne che vi sposate, creatori di uomini come Iddio eterno.
Ebbene, voi che avete fatto di tale missione? Inveite contro la colpa di Eva, voi, donne, quando
soffrite; maledite la colpa di Adamo, voi, uomini, quando faticate. Ma il Serpente non è ancora fra
voi, nell’interno delle vostre case, e non vi insegna col suo strisciante e bavoso abbraccio e
sussurro l’immoralità che vi fa ripudiatori della vostra missione creativa? E non è vizio questo di
aderire al senso sino alla nausea e di negarsi alla paternità e alla maternità?
Siate continenti se temete di non avere vesti e cibi per i nascituri. La castità non è privativa dei
vergini. La verginità è la superessenza della [662] castità, ed è depositata nel cuore degli eletti a
seguire l’Agnello e a parlare un linguaggio concesso a loro soli. Ma se il candore dei vergini si tinge
del fulgore che emanano3 il Verbo di Dio e la purissima Madre del Verbo, la stola dei coniugi santi
che seppero esser casti s’indora della luce che emana dal più casto e buono e santo dei coniugi: il
mio padre putativo che è l’esempio di tutte le virtù coniugali.
Siate casti nell’interno delle vostre case come fuori di esse. Pensate che nulla è nascosto a Dio.
Lasciate ai figli di Satana certi delitti occulti. Non siate inferiori ai bruti che comprendono la
bellezza del procreare e che sanno imporsi un freno quando la stagione avversa negherebbe
nutrimento ai piccoli loro.
Amatevi e amatemi pensando non al piccolo giorno di quaggiù, ma al giorno [663] eterno, e fate
che sia per voi di Luce piena.
Benedetti da ora, o coniugi, che sapete esser santi e vivere nella mia Legge. Al vostro focolare
s’assidono gli angeli e non ricusano di vegliare sui vostri riposi, poiché nulla di voi offende questi
luminosi spiriti che vedono il volto mio e, beati della sua Luce, non possono guardare ciò che è in
assoluta antitesi con la Luce.
E voi, coniugi che tali non siete, tornate nella via retta. Non è negando ad una vita di sorgere che
aumenteranno le vostre ricchezze. Esse, come da crivello sfondato, fuggiranno in mille rivoli,
perché altri vizi e peccati daranno l’assalto ai vostri averi e sarete poveri nel mondo e in Cielo per
colpa vostra.
Ricordate i miei comandamenti e le mie parole. A chi vive in Dio, Dio provvede.»

1 abiezione è nostra correzione da abbiezzione


2 nausea è nostra correzione da nausa 3 emanano è nostra correzione da emana
27 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Ho detto: “Se rimarrete fedeli alla mia Parola sarete veramente miei [570] discepoli, conoscerete
la Verità e la Verità vi farà liberi”.
Rimanere fedeli alla mia Parola vuole dire essere fedeli al Cristo, perché la Parola del Padre è
Gesù Cristo, Redentore vostro. Perciò rimanendo fedeli alla mia Parola rimanete fedeli alla eterna
Trinità Nostra, perché se amate il Verbo amate anche l’origine di Esso e amando Esso amate anche
lo Spirito Santo che ha, insieme al Padre, provveduto a mandare il Cristo in terra per darvi la
Dottrina di Vita e la Redenzione.
Ecco perché non è vero fedele colui che ama Me e non ama la mia Origine e non ama il mio
Fattore: l’Amore; perché è l’Amore che ha generato il Cristo ai viventi, come il Padre ha generato il
Figlio-Verbo1, è l’Amore che ha generato all’uomo il Redentore unendo le due nature divina e
umana in un unico nodo di fuoco dal quale è venuto al mondo la Luce vera.
Colui che ama Uno solo della Triade Santa e non ama gli Altri Due, colui non è un [571] vero
fedele e manca verso la Carità e la Fede. Mancando verso la Fede manca anche verso la Verità,
perché mette in dubbio la Verità che Io sono venuto a portarvi e si rifiuta di conoscerla mettendo un
impedimento alla sua intelligenza.
Come lo mette? Rifiutando Dio. Perché Dio è Carità, e chi tanto poco conosce la carità da essere
incapace di amare ciò che Dio ha fatto e ciò che Dio ha donato, come può dire d’essere in Dio? E se
non è in Dio così come figlio in seno del padre, come può avere in sé la capacità di intendere il
soprannaturale linguaggio del Padre?
Vedete come l’essenza della Fede sia come un cerchio meraviglioso che non conosce
interruzione e vi cinge di un unico abbraccio vitale? Ma se voi violentemente lo rompete per
superbia della mente, per durezza di cuore, per pesantezza di carne, ecco [572] che allora esso
presenta una lacuna che nessuna ragione umana è capace di colmare.
E succede di voi quello che sempre succede. Che voi precipitate fuori dal baratro aperto dal
vostro volere che non accetta con semplicità di pargoli ciò che la Bontà vi dice di credere, e nel
vostro precipitare non vi fermate al fango della terra. Sarebbe già una colpa, perché voi siete stati
fatti per il Cielo e non per sporcare l’anima nel fango della terra. Ma precipitate oltre la terra, nei
regni di Satana, perché chi vive avulso da Dio, dalla sua Parola e dal suo Amore, uccide in sé la
Vita e il suo essere è alimento per il fuoco orrendo dove s’aggira l’Odiatore di Dio.
Credete pure, figli miei, che basta respingere una parte di Verità per fare il caos in voi. Che
basta accogliere un vero di meno della mia dottrina perché si sconquassi tutto l’edificio della Fede
e voi vi troviate come fra le rovine di un palazzo crollato, pieno di baratri e [573] di pericoli.

Ora il mondo moderno non fa proprio così? Non sceglie dal mio parlare ciò che più gli fa
comodo e non rifiuta il resto? Non crede forse a singoli punti negandone altri? Ma, figli del mio
amore, riflettete. Posso Io essere venuto a dirvi parole inutili? Menzognere? Impossibili a credersi e
a mettersi in pratica?
No, creature del mio dolore. Io non ho detto una parola sola che sia inutile e non la dico. Non ho
detto una parola sola che non sia vera e non la dico. Non ho detto una parola sola che sia
impossibile allo spirito - dico allo spirito che è generato da Dio, parte di Dio stesso chiusa in voi 2 -
che lo spirito non possa credere. Io non ho detto una parola sola che voi non possiate praticare, sol
che vogliate farlo, perché Io sono Intelligente, Giusto, Buono, e non do ordini stolti, pesi superiori
alle vostre forze, né ho esigenze che per la [574] loro severità siano in contrasto con la bontà.
Siatemi fedeli, cari figli. Accettate la mia Parola senza volerla sindacare, e dove la vostra
debolezza non giunge a capire volgetevi a Me: Luce del mondo.
Per la milionesima volta Io, Dio, vi assicuro che non voglio la vostra rovina ma la vostra
salvezza, e come chioccia trepida della sua prole Io vi tengo sotto il mio abbraccio perché mi preme
la vostra eterna vita. Non uscite dal mio abbraccio. Io fedele ai miei figli e voi fedeli a Me.
Come sarà bello il giorno in cui, dopo esserci amati, attraverso a tanta distanza d’etere, voi
verrete a Me per sempre e ci potremo amare in sempiterno: luci tornate alla Luce; vite tornate alla
Vita; spiriti tornati allo Spirito; figli tornati al Padre; esuli tornati alla Patria; eredi di un Re assunti
al regno del vostro Iddio, Re dei re e Signore dell’Universo.»

1 il Figlio-Verbo è lettura incerta. Potrebbe leggersi anche il Figlio, il Verbo.


2 È detto meglio nel dettato del 1° ottobre, pag. 247-248

28 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Un esempio di fede limitata e delle conseguenze che essa porta lo abbiamo in Pietro.
Pietro, nella pesantezza del suo essere non ancora acceso dallo Spirito Santo e non corroborato
dalla mia Immolazione che sarebbe scesa su lui come su tutti - perché Io lo amavo molto il mio
generoso, impulsivo e anche così umano Pietro nel quale erano tante doti e tanta umanità: campione
vero dell’uomo umanamente buono e che per divenire santo ha bisogno di innestare la sua bontà
nella Bontà di Dio - Pietro non aveva accettato totalmente la mia Parola. Il suo stesso grande amore
per Me - e ciò lo ha assolto da ogni colpa - lo portava a rifiutare quelle verità di sangue che Io
annunciavo come a Me riserbate.
“Signore, questo non sia mai” aveva detto una volta. E se anche dopo il mio rimprovero non
l’aveva più ripetuto, nell’interno suo il cuore si rivoltava all’idea che il suo Signore [576] potesse
esser serbato a una sorte così orrenda e che il regno del suo Re avrebbe avuto per reggia la cima di
un monte e per trono una croce.
Giovanni invece accettava tutto; col cuore che gli si stritolava ma con anche cuore di bimbo, per
il quale la parola di chi lo ama è verità assoluta, chinava il capo e il cuore davanti alle predizioni del
suo Gesù a preparava se stesso, con la fedeltà assoluta nella vita, ad esser fedele al Maestro anche
nell’ora della Passione.
Giovanni, il puro e amoroso credente, restò fedele. Pietro, che voleva accogliere della Verità
quelle verità che seducevano il suo spirito troppo ancora amalgamato alla carne, mi rinnegò. E la
sua colpa di quell’ora è una mancanza di coraggio, ma anche e soprattutto una mancanza di fede.
Se avesse creduto in Me fedelissimamente, avrebbe capito che il suo Maestro non era [577] mai
tanto Re, Maestro e Signore, come in quell’ora in cui pareva un delinquente1 comune.
Allora Io ho raggiunto l’apice dell’insegnamento perché ho fatto del mio insegnamento non più
una teoria, ma un fatto vero.
Allora Io ho assunto il regno su tutti coloro che furono, che erano e che sarebbero stati, e ho
messo porpora e corona che più splendide non potevo assumerle, perché la prima era data dal
sangue di un Dio e la seconda era la testimonianza di quale forza raggiunga l’amore di Dio per voi,
di Dio che muore di martirio per levare dai martirî eterni gli uomini.
Allora Io ho ripreso piena e completa la mia veste di Signore del Cielo e della Terra, perché
solo il Signore del Cielo poteva dare soddisfazione al Signore Iddio e solo il Signore della Terra
poteva cancellare la colpa della Terra; di Signore della Vita e della Morte, perché ho comandato
alla Vita di tornare in voi [578] e alla Morte di non più uccidere. Parlo della vita e della morte
dello spirito, perché agli occhi miei ha solo valore ciò che è spirito.
Beati, beati, beati coloro che sanno esser veramente credenti in Me. Sempre.
Qualunque cosa accada e sotto qualsiasi luce si mostri. Ché se un’apparenza si drizza come
muro scabro e nero per spaurire la vostra anima, pensate sempre che dietro l’ostacolo che poco
dura, Dio, la sua Luce, la sua Verità, sono sempre, uguali ed ugualmente operanti a vostro
riguardo.
Pensate questo, con tutto il vostro cuore e la vostra mente, e saprete agire da veri discepoli miei.
Così agendo possederete la Verità. E la Verità, che risiederà come vita al centro del vostro essere, vi
condurrà alla Vita.»

1 delinquente è nostra correzione da deliqunte.

29 settembre 1943.

Dice Gesù:
«Dei “Pietri” ce ne sono sempre [579] stati e ce ne sono tanti. Essi vorrebbero da Me doni di
benessere terreno che Io non ho mai promesso di dare, perché Io vi indirizzo al Cielo e non alle cose
di quaggiù, e tutto quanto vi do di felicità terrena è un soprappiù che voi non meritate e non potete
esigere, e che vi do unicamente perché il novanta per cento1 degli uomini è così carne e sangue che
senza aver doni di questa terra mi si rivolterebbero tutti contro.
Vi ci rivoltate ugualmente, o figli ingrati, dando a Me la colpa del male creato da voi stessi.
Almeno lo sapeste sopportare con rassegnazione il male che è opera delle vostre azioni malvagie,
delle vostre lussurie, delle vostre prepotenze e sfrenatezze, delle vostre usure e frodi! Se sapeste
sopportarlo dicendo: “Ce lo siamo meritato”, esso male vi si muterebbe in bene, perché Dio
avrebbe pietà della vostra irriflessione.
Sì, se vi vedessi umili nel riconoscere i vostri torti, rassegnati a subirne le con[580]seguenze,
filiali nel volgere a Me lo sguardo lacrimoso e la parola supplice, Io che sono il Dio della
Misericordia e del Perdono, Io che sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto, e che
non ho perduto né perderò per scorrere di secoli - atomi della mia eternità - la mia sete di portarvi
salvezza e bene, interverrei a salvarvi ancora, facendo straripare il mio Amore e la mia
Misericordia sulla mia Giustizia che ferisce prima Me che voi, credetelo, poveri figli miei, perché il
dovervi punire, il dover lasciare che da voi stessi vi puniate con sofferenze create dal vostro duro
cuore e stolto intelletto, è ciò che costituisce il dolore del vostro Gesù, il cui nome è “Salvatore” e
non Giustiziere, di Gesù che pur di salvarvi ha operato, col Padre e lo Spirito, quel miracolo di
indescrivibile, immisurabile amore, quel miracolo che ha fatto restare immoti di reverente stupore i
Cieli, che ha fatto tremare d’ira gli abissi infernali ed arrestare per un’ora [581] la corsa degli
astri e le leggi dell’universo, quel miracolo che è stato lo staccarsi2 della seconda Persona dalla
divina Trinità per scendere: Luce eterna, Cuore di Dio, a divenire cuore di uomo nel seno di una
Vergine e luce agli uomini che avevano spento in loro la luce.
Questi numerosi e novelli Pietri - e mai come ora il mondo ne è pieno - quando vedono che Io
non do loro quello che la loro umanità desidera, giungono a credere che Io non sono quello che dico
di essere: ossia il Potente. E davanti a questa mia creduta impotenza, giudicano che non vale la pena
seguire Me e mi rinnegano, proprio come Pietro in quell’ora in cui le apparenze erano contro di Me.

Eppure, poveri figli miei, sono proprio le ore in cui, umanamente, sembra che Io sia assente,
quelle in cui Io sono curvo sui miei figli e lavoro per essi. Se non aveste in voi uno spirito contrario
a Dio, e molte volte già [582] in possesso di Satana, sentireste la mia invisibile Presenza e il mio
desiderio di aiutarvi. Ma voi mi fuggite. Voi preferite darvi all’amico di un’ora che seduce la
vostra carne con soddisfazioni dolci solo alla superficie, ma poi attossicanti nel profondo e
dannose come un veleno mortale. Voi preferite darvi, mani e piedi legati, al Nemico in agguato.
Rinnegate non solo Me, vostro Dio, ma la vostra dignità di uomini, la vostra intelligenza che vi
fa somiglianti a Dio sopra tutti gli animali creati dal Padre, unici capaci di pensare e agire non
coll’istinto rudimentale dei bruti, ma con un fulgore di intelletto che vi alza a sfere molto prossime
a Noi. Oh! questo sì che vi fa a Noi simiglianti, e non la conoscenza del Male! Ma voi ascoltate
sempre il sibilo del Serpente e volete conoscere anche il Male per essere simili a Dio. O stolti, stolti,
stolti!
Dio nella sua perfetta essenza può conoscere il Male, perché il male non ha potere su [583] Dio.
Ma voi no. Voi non siete perfetti e il Male non vi lascia indifferenti quando lo volete investigare,
conoscere e assaggiare. L’aver masticato di quell’esperienza portò la condanna dell’uomo al
lavoro, della donna alla maternità dolorosa, della razza al Dolore e alla Morte. Ma voi, non
ancora persuasi, sempre volete quel cibo d’inferno, e sempre più esso si evolve in voi in opere
maledette che aumentano dolore e morte, fatiche, fame ed ogni castigo su questa terra ed oltre,
perché, ripeto, del male che create mi accusate fattore, e mi maledite per ciò di cui sono innocente.
Uscite da Dio con ira, figli accecati dal vostro malanimo, e cadete nello stagno di Satana. Siete
nello stagno sino al collo e non volete afferrarvi alla Fede, gomena spirituale gettata a voi,
naufraghi, dalla Bontà eterna.
Se aveste quella Fede vera, quale Io vi dissi dovevate avere, nessuna prova contra[584]ria
potrebbe farvela perdere, e vincereste gli eventi avversi perché forzereste le porte della
Misericordia, così poco chiuse e che non chiedono che di essere aperte, e barrichereste quelle della
Giustizia, aperte a punire i vostri delitti e che, per l’amore infinito che abbiamo per voi,
desideriamo chiudere.
Come dovete fare coi miei rinnegatori? Quello che Io feci per Pietro. Piangere e pregare per
ricondurli a Me.
Non sta a voi scegliervi un posto in Cielo, l’ho detto a Giacomo e a Giovanni e lo dico a voi
pure. Ma fate con le vostre opere di meritarvene uno nel mio Cielo. E sapete quali sono le opere da
compiersi per meritarlo. Non avete che da guardare il vostro Gesù per sapere come dovete agire.
Carità, carità, carità soprattutto. Vedere in tutti Me, vostro Dio, servire i fratelli come Io vi ho
serviti sino all’olocausto della mia vita per strappare anime a Satana.
Anime, ho detto. Con questo non intendo [585] che dobbiate non avere carità anche per i corpi
dei vostri fratelli. Le opere di misericordia corporale servono a preparare la via alla più alta opera
di misericordia che è quella di abbeverare, sfamare, vestire, curare le anime nude e povere,
affamate e assetate dei poveri fratelli vostri, allontanatisi dal mio Ovile o cresciuti fuori di esso, e
che muoiono nel deserto.
Sta a voi, cristiani, e soprattutto a voi, mie amorose, benedette, dilettissime vittime, fiori vivi che
esalate il vostro spirito di fiore tutto per Me e che vivrete rose eterne in Cielo, sta a voi, miei veri
amici, ricondurmi gli erranti, senza giudicare se meritano d’esser degni del Cielo.
Non sta a voi giudicare del premio o del castigo. Io solo sono Giudice. A voi spetta solo di
ricondurre, con le mie stesse armi: preghiera e sacrificio, e poi per ultima la parola, i prodighi alla
casa del Padre, per poter fare giubilare il Cuore di Dio ed empire di gaudio i Cieli per un nuovo
peccatore che si converte, lascia le tenebre a ritorna alla Luce, alla Verità, all’Amore.»

1 novanta per cento è nostra trascrizione da 90/100


2 Vedi la nota 2 di pag. 578

30 settembre 1943.

Dice Gesù:
«È il segno1 che differenzia i veri dai falsi miei discepoli.
Il vero discepolo non ambisce esser conosciuto come da più degli altri. Umile come il suo
Maestro e come la Mamma mia dolcissima, vela con ogni cura le sue potenze soprannaturali sotto
una veste di vita comune. Sofferenza è per esso il vedere scoperta la sua vera natura e, se fosse
possibile ottenerlo, vorrebbe che nessuno se ne accorgesse e soprattutto ne parlasse.
Il falso discepolo, all’incontrario, si autoeleva, si autocelebra e attira l’attenzione di tutti sui suoi
atti e su se stesso; gli uni e l’altro ugualmente ipocriti. Con falsa umiltà si destreggia in modo da
obbligare gli altri a vederlo nella luce che a lui piace, ossia in una luce di santità che è invece
duplice peccato di menzogna e di superbia. Ma, figlia mia, come un fiore di carta differisce da un
fiore vero, così il falso discepolo differisce dal vero discepolo. [587] Può ingannare chi guarda
superficialmente, ma non inganna chi si avvicina ad esso con attenzione.
Inoltre - sappilo - su chi è un altro piccolo Me, tanto vive in Me e opera per Me, sta un segno che
le anime avvertono. Le anime, ho detto. È inutile rammaricarsi che gli altri se ne accorgono.
L’anima posseduta da Dio esala un profumo e una luce che sono di Dio, di Dio vivente in lei. E tu
sai che profumo e luce sfuggono ad ogni serrame quando sono intensi. E quale luce e profumo
saranno più intensi di quelli di Dio? Ora se una vista e un olfatto umano, ossia limitati, riescono a
percepire luce e profumi anche se ben serrati, vuoi tu che l’anima, la cui sensibilità non è umana ma
spirituale, non percepisca l’odore di Dio e la luce di Dio vivente in un cuore?

Te l’ho già detto altre volte2 che voi, miei [588] prediletti, siete luce e profumo nel mondo e
imbalsamate di Me i fratelli e ad essi trasmettete la mia Luce che è in voi. E allora perché te ne
stupisci? Lascia che il mondo dica, che il mondo buono e anche il men buono dica: “Tu sei una
figlia di Dio”. Serve anche questo per condurre a Me. Tu sii “Maria” anche in questo e di’ il tuo
Magnificat. Maria non si esaltava nella superbia dell’altrui lode, ma neppure negava le grandi cose
che Dio faceva in Lei.
Maria, ossia tu, non si esalti mai. Come un fiore sotto al sole, lasci che altri vedano come il Sole
l’abbraccia e umilmente dica: “Sono bella per grazia tua”, e caritatevolmente doni a tutti la gioia
che Dio mette in lei con la sua carezza di luce e col suo profumo di verità. E faccia tutto ciò
imitando il silenzio mio e di Maria.
Santa virtù del saper tacere! Il silenzio, Maria, parla più d’ogni parola quando è silenzio
d’amore.»

1 È chiarito nello scritto del 1° ottobre, pag. 246.


2 Ad esempio, nello scritto del 22 aprile (pag. 52) e nel dettato del 12 settembre (pag. 229).

Ottobre
1° ottobre 1943, ore 19.
Premetto che da ieri sono rimasta così sconvolta davanti alla profanazione del segreto di Dio in me, che
ne ho sofferto anche fisicamente con un bel collasso di cuore che m’ha tormentata dalle 10 alle 17. Ed ho
ancor più sofferto spiritualmente.
Capisco e compatisco la curiosità piccina di molte anime e applico loro tutte le attenuanti. Molte volte,
misurando gli altri alla loro misura, dànno lodi ecc. ecc. credendo che ciò piaccia a taluni come piace a loro.
Ma quando quei taluni sono già totalmente lavorati dal buon Dio, hanno reazioni molto diverse dalle comuni.
E non godono ma soffrono, soffrono e soffrono di sentire certe lodi e di vedere invasioni nel loro segreto.
E io ho sofferto (e soffro ancora). Sofferto tanto che m’era venuta una pazza voglia di non scrivere più
nulla, resistendo (e soffrendone, naturalmente) alla cara Voce, se questa non avesse voluto accontentarmi a
tacere per non darmi modo di servire all’altrui curiosità. Ma... Maria non è mai ascoltata [590] da Gesù in
certe cose. È Lui che impera, e quel che vuole vuole. Amen!
Apro a caso la Bibbia con nell’anima i propositi sopraddetti di mettere fine alla mia missione di
“scribacchina del buon Dio”. E il libro mi si apre al cap. 58 di Isaia; e Gesù parla così, rispondendo a tutti i
miei “ma” e “se”.

Dice Gesù:
«Voglio, assolutamente voglio che tu sia colei che grida le parole del Signore Iddio tuo, le parole
di sdegno per i peccati di questo mio popolo che non vuole convertirsi a Me, e le parole di amore
che come olio su flutti sconvolti si effondono dal mio Cuore turbato dal vostro modo di agire e
placano la tempesta della Giustizia offesa per attirarvi a Me, o infelici figli che morite in corpo ed
anima così atrocemente e così diabolicamente.
Te l’ho detto infinite volte, sotto forma di [591] luce o di suono te l’ho fatto capire: Tu non ti
appartieni più. Tu sei una cellula di Me e devi ubbidire al Tutto che sono Io, tuo Maestro e
Salvatore e Salvatore del mondo tutto. Perciò va’ avanti e non permetterti mai di rifiutarti al mio
Volere. Penserò Io a tutelare te. Tu va’ avanti ad essere il mio piccolo Giovanni al quale mi è tanto
di sollievo confidare il mio pensiero e affidare la mia Volontà.
Guarda, Maria. Questo mio popolo, divenuto più straniero e ribelle che vero popolo mio - poiché
è mio di nome soltanto, ma in realtà milita sotto altre bandiere e obbedisce ad altre leggi che non
sono certo la bandiera del Cristo e la Legge di Dio - questo popolo mi va cercando. Ma come mi
cerca?
L’ho, un giorno, paragonato ad un cieco. Oggi lo paragono ad un ebbro. È infatti ebbro per
essersi satollato, sino all’abbrutimento1, dei suoi vizi. [592] L’ebbro è un incapace di comprendere
e di guidarsi. La sua mente brancola nelle caligini del vino e ciò lo rende inferiore alle bestie stesse.
Mi cerca! Oh! popolo di pazzi e di fedifraghi, che avete minato l’integrità del vostro spirito con
le febbri dei sensi e dei peccati e che avete tradito Iddio, come puoi trovarmi, o popolo che eri mio,
se non levi da te la veste di lordura e non torni con lo spirito al tuo Signore, ma vi torni rea1mente,
e non per ipocrito e saltuario culto il cui pungolo è dato non dall’amore ma dal bisogno, dalla
paura, dall’interesse, e tutti e tre terreni, utili solo alla vostra parte che muore e non all’anima
immortale?
Ma se anche voi, nella boriosa ingiustizia vostra, trovate di esser viventi nella Giustizia e vi
autolodate come fedeli alla legge del vostro Iddio e accusate Dio di non esser buono perché vi
punisce di colpe che non avete commesse, ma anche se voi fate [593] tutto questo, Io, la Verità che
non erra, vi dico che è più vivo uno sepolto non da quattro ma da dieci volte quattro giorni nel
fetore di un sepolcro, che non voi che avete l’anima corrosa in sette e dieci punti dalle cancrene dei
vostri palesi o subdoli peccati. Ed i subdoli non sono i meno gravi. Ma anzi spesso sono
doppiamente colpevoli perché sfuggono alla legge umana e ingannano gli altri nel giudicarvi per
quello che siete.
Gli altri: uomini. Non Dio il quale vede il verminaio brulicante che si è sostituito in voi alla
vostra anima di luce, a quell’anima che Io vi ho data e che vi ho redenta e che mi è cara come fosse
una parte di Me stesso, e, misticamente, lo è poiché voi siete le membra del mio mistico Corpo e il
più piccolo di voi, sulla terra, è ai miei occhi uguale e anche superiore al più grande, perché Io non
guardo alle fangose glorie della terra ma al vero valore vostro che è dato da quello che [594] siete
rispetto alle leggi eterne.

La vostra ingiusta rampogna sale al mio trono e, se il peccato m’offende come lordura lanciata
alla mia Sublimità, il vostro rimprovero immeritato e irrispettoso è come un fumo che m’infastidia e
mi forza a sempre più allontanarmi da voi per sfuggirlo.
Avete pregato? Avete frequentato le chiese? Avete digiunato? Avete evitato di uccidere e di
rubare? E che perciò? Cosa avete fatto di più di quanto fosse vostro stretto dovere di fare? E come
lo avete fatto?
Avete pregato come e perché? Male, con l’anima assente o con l’anima sporca d’odio, e quasi
sempre per vostri interess