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16 gennaio 2021 - 11:36 > Versione online

Dal "vichingo" Jake Angeli ai Celti della


Lega, quando il Medioevo diventa uno
strumento politico. Di Carpegna Falconieri:
"Non è mai stato presente come adesso"

TRENTO. Il 6 gennaio 2021 a Washington un gruppo di sostenitori del presidente uscente


Donald Trump assalta il Campidoglio contestando il risultato delle elezioni presidenziali
vinte dallo sfidante democratico Joe Biden. All'interno, si sta tenendo la seduta che conferma
il risultato elettorale, quando il cordone della polizia viene facilmente superato, aprendo le
porte e i corridoi di uno dei luoghi più rappresentativi della democrazia a una vera e
propria orda.
A rubare la scena è una figura abbigliata con un accrocco di vestiti. A petto nudo nonostante
le temperature polari, Jake Angeli – poi identificato come uno dei tanti pseudonimi di Jacob
Anthony Chansley – porta un copricapo al confine fra l'avventuriero Davy Crockett e un
vichingo, con tanto di corna e di code di procione. “Sciamano di QAnon”, Angeli guida
l'assalto, attirando immediatamente l'attenzione dei media e guadagnandosi perfino una
(incomprensibile) gara ad accaparrarsi i natali – una finta Ansa gli “appioppa” delle origini
nonese, in specifico di Cloz.
I riferimenti al Medioevo nordico, d'altronde, non sono certo una novità nel mondo
dell'estrema destra. “Esiste una vastissima letteratura in proposito – spiega lo storico medievale
Tommaso di Carpegna Falconieri, specializzato proprio nell'uso politico e pubblico della storia
medievale e nel cosiddetto 'medievalismo', cioè lo studio delle rappresentazioni successive del
Medioevo – l'utilizzo di simbologie desunte da caratteri medievali non è nuovo nell'estrema
destra. Pensiamo alle rune utilizzate dai nazisti o anche dai gruppi eversivi di destra italiani
come Ordine nuovo”.
“Fenomeno conosciuto e studiato in Europa e Gran Bretagna, è esploso anche negli Stati Uniti
diventando massmediatico – prosegue – le idee di razze nordiche, ariane e pure si esprimono
nell'uso di questi riferimenti, portando con sé una concezione razzista. Se vogliamo, già alla
fine del '700 si diffonde l'anglo saxonism, costruito su un immaginario di un'Inghilterra e una
Scozia ancestrali e bianche, che escludono il meticciato”.
I processi non sono nuovi, dunque, ma rispondono ad esigenze particolari in contesti
temporali e geografici diversi, declinandosi in diverse forme. “Sono processi antichi ed è
molto interessante vedere come si esprimano nelle diverse culture – spiega di Carpegna Falconieri
– la Lega nord, ad esempio, si rifaceva al mito celtico. Il celtismo in Italia veniva visto come
equivalente degli scenari nordici, pensiamo all'utilizzo della croce celtica. Nei Paesi anglosassoni

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il discorso è diverso, se non ribaltato. Una simbologia celtica veniva utilizzata invece dai
movimenti New Age e progressisti”.
Cosa suscita allora un Mario Borghezio con l'elmo da vichingo o un Jake Angeli che
scimmiotta uno sciamano in uno storico medievista? “Purtroppo le scene di Washington non
mi hanno meravigliato – confessa – i movimenti radicali hanno trovato una sponda nell'ultima
amministrazione americana, con voci marginali che sono tornate a farsi sentire. Pensiamo al
Ku Klux Klan, il cui foglio di riferimento si chiama non a caso 'The Crusader', 'il crociato'.
Il Medioevo viene utilizzato per la politica contemporanea, proponendo in questo caso un
abbigliamento che ha gli stessi riferimenti delle scritte e degli inni riportati sulle armi del
terrorista neozelandese che ha sparato nelle moschee o di Breivik che diceva di essere un
templare”.
“Gli usi della simbologia medievale sono distorti e piegati a rappresentazioni di identità
radicali e politiche di estrema destra – continua – e da questo punto di vista la Lega, a
posteriori, ha perfettamente mostrato la sua natura. Così fa il neofascismo. Un elemento
interessante, come dicevo, sta poi nella declinazione che ognuno dà a quei riferimenti. Solo in
Italia, ad esempio, si pensava che Tolkien fosse uno scrittore fascista, mentre negli anni '60
negli Usa era considerato al contrario un rappresentante del mondo ambientalista e hippie.
Le declinazioni locali, nondimeno, sono parte di un fenomeno che è invece globale e che è
appunto l'uso ideologico e distorto di immaginari attribuiti al Medioevo e che in realtà non
hanno nulla a che fare”.
Ma perché questo tipo di rappresentazione riesce a colpire così tanto l'opinione pubblica?
“Hanno una fortissima presa perché toccano delle corde, degli immaginari e degli archetipi
radicati nella nostra cultura – risponde il professore – archetipi come l'eroe, il guerriero
solitario, il giusto, il cavaliere, il barbaro puro. I simboli che usano vogliono rappresentare la
purezza”.
Il ruolo dello storico, di fronte a questi casi, diviene dunque decisivo, per smascherare l'uso
distorto del passato e decostruire i miti e i pregiudizi - riguardo alla simbologia leghista, una
ricerca dello storico Paolo Grillo ha dimostrato l'inesistenza storica della figura di Alberto da
Giussano, "l'eroe di Pontida" che avrebbe sconfitto il Barbarossa e che campeggia ancora nel
simbolo della Lega. Tra questi, quello duro a morire del vichingo con “l'elmo cornuto”. “
L'elmo dei vichinghi non ha mai avuto le corna – racconta il medievista romano – è una
rappresentazione da Medioevo inventato. La responsabilità di questa falsità storica è
riconosciuta ai costumisti del Ciclo dell'Anello di Wagner. In realtà il copricapo dei vichinghi
era simile a quello diffuso nella Russia medievale, con il paranaso e gli 'occhiali' simili a quelli di
un motociclista”.
“Lo storico ha come missione quella di comprendere, capire, storicizzare i fenomeni e
descriverli. Il mestiere dello storico non è quello dell'erudito che studia il passato per il
passato ma di uno studioso che parte dai bisogni del presente e si occupa anche di cose che
hanno grande impatto nella società contemporanea. C'è un dibattito negli Usa riguardo a
questi temi del Medioevo nordico e dell'uso politico, in cui si accusano gli storici di stimolare
questa situazione parlando di un Medioevo bianco. In questo caso, si scivola verso le distorsioni
del politicamente corretto. Come si fa infatti a parlare del Medioevo inglese o nordico se non
come di un Medioevo bianco? La guerra alle statue è un discorso che si intreccia, perché caricare
il passato di elementi del presente, che non gli competono, è a sua volta una deriva. Il
passato non può essere addomesticato quando non coincide con le nostre aspettative”.
Il personaggio di Jake Angeli, dunque, non è che l'espressione di un Medioevo inventato e
ritagliato su misura. “Egli deforma il passato, riempiendolo di valori che pensa abbia avuto
ma non ha avuto – conclude – per questo il Medioevo non è mai stato così presente come
adesso e gli storici, anche medievisti, sono sulla breccia o se vogliamo in trincea. Quando uno
storico affronta queste questioni lo fa con spirito di conoscenza e non con spirito censorio. Deve
classificare il fenomeno e per questo credo che al momento questa categoria sia impegnata

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fortemente dal punto di vista etico e civico”.


Tommaso di Carpegna Falconieri è un ricercatore e docente di Storia medievale all'Università
di Urbino. Nel 2020 è uscito il suo libro Nel labirinto del passato: 10 modi di riscrivere la
storia(Laterza), concentrato proprio sulle manipolazioni e le falsificazioni del passato.

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