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Canti di protesta politica e sociale

Giovanna Marini
Tutti i testi
Aggiornato il 27/11/2020

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ilDeposito.org - Canti di protesta politica e sociale

ilDeposito.org è un sito internet che si pone l'obiettivo di essere un archivio di testi e musica
di canti di protesta politica e sociale, canti che hanno sempre accompagnato la lotta delle
classi oppresse e del movimento operaio, che rappresentano un patrimonio politico e
culturale di valore fondamentale, da preservare e fare rivivere.

In questi canti è racchiusa e raccolta la tradizione, la memoria delle lotte politiche e sociali
che hanno caratterizzato la storia, in Italia ma non solo, con tutte le contraddizioni tipiche
dello sviluppo storico, politico e culturale di un società.

Dalla rivoluzione francese al risorgimento, passando per i canti antipiemontesi. Dagli inni
anarchici e socialisti dei primi anni del '900 ai canti della Grande Guerra. Dal primo
dopoguerra, ai canti della Resistenza, passando per i canti antifascisti. E poi il secondo
dopoguerra, la ricostruzione, il 'boom economico', le lotte studentesche e operaie di fine anni
'60 e degli anni '70. Il periodo del reflusso e infine il mondo attuale e la "globalizzazione".
Ogni periodo ha avuto i suoi canti, che sono più di semplici colonne sonore: sono veri e propri
documenti storici che ci permettono di entrare nel cuore degli avvenimenti, passando per
canali non tradizionali.

La presentazione completa del progetto è presente al seguente indirizzo:


https://www.ildeposito.org/presentazione/il-progetto.

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Questo canzoniere è pubblicato cura de ilDeposito.org


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Questo canzoniere può essere stampato e distribuito come meglio si crede.
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pagina 2
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A Riace
(2018)
di Giovanna Marini
Periodo: Il mondo "globalizzato" (1990 - oggi)
Lingua: italiano
Tags: emigrazione
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/riace

In Calabria è un paese che sa sperare bene, siamo soli qua non si va più avanti,
un sindaco capace di capire con il cuore, è arrivato il giorno il momento del coraggio
un bel giorno ai paesani così prese a per i nostri giovani chiudere e partire,
parlare: amici, chiudere e scappare, chiudere e migrare,
amici miei ascoltatemi sentite bene a me, oppure?
questo paese è morto cosi non si va avanti,
sono partiti tutti partono i migranti, Quelle case abbandonate, si vecchie
mancano le stagioni mancano i quattrini, sbeccolate,
mancano le braccia mancano i contadini, ma, potrebbero essere aggiustate
partono i Narduzzi, Capace, Natofini, Io li ho visti i migranti belli giovani e
Toscale, Caffitta, Capotonno, tanti,
stiamo andando a fondo,stiamo andando a forti ammassati nei campi senza un avvenire
fondo. Loro un aiuto a noi lo potremmo dare, e loro
a noi
Le vecchie case vuote da far male io non venite migranti, non è più l’ora di migrare,
voglio più vederle, questa è l’ora di abitare, venite,
venitemi ad aiutare persino i vecchi al bar vi scegliete una casa ve la riparate
non sanno cosa fare, ed è vostra per sempre, questa è una promessa
hanno perso il compagno per il loro tresette, è il sindaco che vi parla, venite,
mi guardano spaesati, qua male si mette, noi diamo una casa a voi, e voi ridate un
siamo soli, qua non c’è più vita, paese a noi..
Silenzio

Informazioni

" Sentite io vi devo dire una cosa a cui tengo molto, sta accadendo una cosa che dobbiamo seguire assolutamente,
Mimmo Lucano sindaco di Riace sta facendo sciopero della fame, lo sapete perché?
Lui ha fatto un esperienza, la più bella del mondo osannata da tutti, lui ha fatto un accoglienza di migranti da anni
e ha salvato il suo paese e ha salvato i migranti. Loro hanno ricostruito le case e il paese ora e’ nuovo e son tutti
contenti, e che facciamo noi? gli tagliamo i fondi, lui ha fatto attività culturali di tutti i tipi, è un'esperienza simbolo
che gira per il mondo, tranne che in Italia e che facciamo gli tagliamo i fondi… " (Giovanna Marini).
Il 2 ottobre 2018, un mese dopo questa dichiarazione Mimmo Lucano viene arrestato per "favoreggiamento
dell'immigrazione calndestina", segnando la fine dell'esperienza Riace, e causando l'allontanamento e la
dispersione dei migranti che vi abitavano.

Il testo è ripreso dal sito "Canzoni contro la guerra"

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Ballata di Ustica
(1999)
di Giovanna Marini
Periodo: Il mondo "globalizzato" (1990 - oggi)
Lingua: italiano
Tags: strategia della tensione
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/ballata-di-ustica

Era il dì 27 di giugno C'era in mare una nave da guerra


anno 80 del secolo scorso che portava bandiera americana
e un aereo in civile percorso e nel cielo tre caccia mortali
d'improvviso nel mare cascò. nella scia dell'aereo a lottar.

Trascinò gli 81 sul fondo Più di un missile venne sparato


tra equipaggio, adulti e bambini e da scudo l'aereo civile
da Bologna a Palermo vicini ne ebbe a un tratto ferita mortale
al tramonto in un cielo seren. presso Ustica s'inabissò.

Alle grida di quegli innocenti Da 20 anni tremiamo al pensiero


al pensiero di cosi grande orrore al terrore di quegli innocenti
le richieste di tutti parenti non esiste ragione attenuante
fino ad oggi risposta non c'è. al delitto di stato che fu.

Un'inchiesta che dura 20 anni Che credete voialtri militari,


tra suicidi e scomparse improvvise che la guerra giustifichi tutto?
gli italiani han capito l'avviso Voi ci avete strappato il diritto
chi sapeva non voleva dir. a fiducia ed umana pietà.

Quell'arereo volava sicuro E allora non vi resta che dichiarare il vero


su una rotta del tutto ufficiale ai parenti ed alla nazione
ma nell'ombra di quelle sue ali e scontare la pena in prigione
un conflitto tra stati scoppiò. per la strage di umanità
e scontare la pena in prigione
per la strage di umanità.

Informazioni

Composizione per quartetto scritta per lo spettacolo I-TIGI, Canto per Ustica di Marco Paolini, chiesto
dell'associazione Familiari delle vittime di Ustica, prod. Comune di Bologna, Comune di Palermo e Romagna Teatri.

Sulla melodia di O Gorizia

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I treni per Reggio Calabria


(1975)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/i-treni-reggio-calabria

Andavano col treno giù nel meridione dormono dormono profondamente


per fare una grande manifestazione sopra le bombe non sentono più niente
il ventidue d'ottobre del settantadue
famiglie intere a tre generazioni
in curva il treno che pareva un balcone son venute tutte insieme da Torino
quei balconi con la coperta per la vanno dai parenti fanno una dimostrazione
processione dal treno non è sceso nessuno
il treno era coperto di bandiere rosse
slogans, cartelli e scritte a mano la vecchia e la figlia alle rifiniture
il marito alla verniciatura
da Roma Ostiense mille e duecento operai la figlia della figlia alle tappezzerie
vecchi, giovani e donne stanno in viaggio ormai da più di venti ore
con i bastoni e le bandierearrotolati
portati tutti a mazzo sulle spalle aspettano seduti sereni e contenti
sopra le bombe non gliene importa niente
Il treno parte e pare un incrociatore aspettano che è tutta una vita
tutti cantano bandiera rossa che stanno ad aspettare
dopo venti minuti che siamo in cammino
si ferma e non vuole più partire per un certificato mattinate intere
anni e anni per due soldi di pensione
si parla di una bomba sulla ferrovia erano venti treni più forti del tritolo
il treno torna alla stazione guardare quelle facce bastava solo
tutti corrono coi megafoni in mano
richiamano "andiamo via Cassino con la notte le stelle e con la luna
i binari stanno luccicanti
compagni da qui a Reggio è tutto un campo mai guardati con tanta attenzione
minato, e camminato sulle traversine
chi vuole si rimetta in cammino"
dopo un'ora quel treno che pareva un balcone mai individuata una regione
ha ripreso la sua processione dai sassi della massicciata
dalle chine di erba sulla vallata
anche a Cassino la linea è saltata dai buchi che fanno entrare il mare
siamo tutti attaccati al finestrino
Roma ostiense Cisterna Roma termini Cassino piano piano a passo d'uomo
adesso siamo a Roma tiburtino pareva che il treno si facesse portare
tirato per le briglie come un cavallo
Il treno di Bologna è saltato a Priverno tirato dal suo padrone
è una notte una notte d'inferno
i feriti tutti sono ripartiti a Napoli la galleria illuminata
caricati sopra un altro treno bassa e sfasciata con la fermata
il treno che pareva un balcone
funzionari responsabili sindacalisti qualcuno vuol salire attenzione
sdraiati sulle reti dei bagagli
per scrutare meglio la massicciata non fate salire nessuno
si sono tutti addormentati può essere una provocazione
si sporgono coi megafoni in mano
dormono dormono profondamente e un piede sullo scalino
sopra le bombe non sentono più niente
l'importante adesso è di essere partiti e gridano gridano quello che hanno in mente
ma i giovani hanno gli occhi spalancati solo comizi la gente sente
ora passa la notte e con la luce
vanno in giro tutti eccitati la ferrovia è tutta popolata
mentre i vecchi sono stremati

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contadini e pastori che l'hanno sorvegliata volavano sassi e provocazioni


col gregge sparpagliato ma nessuno s'è neppure voltato
la Calabria ci passa sotto i piedi ci passa gli operai dell'Emilia-Romagna
dal tetto di una casa una signora grassa guardavano con occhi stupiti

fa le corna e alza una mano i metalmeccanici di Torino e Milano


e un gruppo di bambini puntavano in avanti tenendosi per mano
ci guardano passare le voci rompevano il silenzio
e fanno il saluto romano e nelle pause si sentiva il mare

Ormai siamo a Reggio e la stazione il silenzio di qulli fermi


è tutta nera di gente che stavano a guardare
domani chiuso tutto in segno di lutto e ogni tanto dalle vie laerali
ha detto Ciccio Franco "a sbarre" si vedevano sassi volare

e alla mattina c'era la paura e alla sera Reggio era trasformata


e il corteo non riusciva a partire pareva una giornata di mercato
ma gli operai di Reggio sono andati in testa quanti abbracci e quanta commozione
e il corteo si è mosso improvvisamente il nord è arrivato nel meridione

è partito a punta come un grosso serpente e alla sera Reggio era trasformata
con la testa corazzata pareva una giornata di mercato
i cartelli schierati lateralmente quanti abbracci e quanta commozione
l'avevano tutto fasciato gli operai hanno dato una dimostrazione

Informazioni

Gli accordi sono molto "abbozzati", il minimo per fornire un accompagnamento con la chitarra, per niente simile
all'originale.

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La linea rossa
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Tags: comunisti/socialisti
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/la-linea-rossa

La pace, l'amore, la Giustizia e verità


giustizia e la verità è proprio quello che ci va
siamo d'accordo e qui si parla solo
son belle cose ma di libertà
si deve andare più in là ma anche questa si sa
si deve andare più in là ora fa parte della
la Linea Rossa prosa della canzone d'attualità
è sempre andata più in là.
La pace, l'amore, la...
Al posto di pace già
ci metterei ostilità [Giustizia e verità
non suona cosi bene le lascerei per l'aldilà
per tutti ma qui parlerei piuttosto
suona bene per chi di libertà
ogni giorno non sa ma anche questa si sa
se il giorno dopo ora fa parte della
da mangiare ce l'ha. prosa della canzone
d'attualità.]
La pace, l'amore, la...

Al posto d'amore, sì La pace, l'amore, la


ci metterei guerra contro chi giustizia e la verità
beve il sangue siamo d'accordo
di chi è sua proprietà son belle cose ma
è più bello, lo so si deve andare più in là
chiamarlo carità si deve andare più in là
certo non fa piacere la Linea Rossa
la verità. è sempre andata più
la Linea Rossa
La pace, l'amore, la... è sempre andata più
la Linea Rossa
è sempre andata più in là.

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La manifestazione in cui morì Zibecchi


(1979)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Tags: repressione
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/la-manifestazione-cui-mori-zibecchi

Nella piazza un gran groviglio, chiama,


tutti corrono gridono piangono ha addosso ancora la giacca del pigiama,
per la gente dentro casa non è successo abita là sopra, cercava di dormire,
niente “Che c’è, che succede?”, si mette a gridare,
ma le sirene le grida, la puzza il fumo si “Corri, corri, corri! Chiama qualcuno!”.
sente Ma la gente è impazzita, non la ferma più
“assassini, assassini!”, continuano a nessuno,
gridare. “guarda la polizia, ne ha già ammazzato uno”,
Arrivano due uomini con le magliette chiare, ora sparano, sparano e continuano a sparare,
piangono, tossiscono, non sanno più parlare, “Chiama il servizio d’ordine, presto datti da
Zibecchi è per terra, la testa sullo scalino, fare!”.
le braccia un po’ in avanti, ma come per Il deputato entra nel bar, lo guardan nel
chiamare., silenzio,
la testa resta indietro, punta lontana, con le dita che tremano fa il numero del
le gambe stanno lì, ma come di nessuno, telefono,
una donna anziana grida uscendo da un in mano ha il libretto notes tutto
portone, spiegazzato,
“assassini, assassini!”, e ferma due “Non c’è tempo, muovetevi, presto, su,
celerini. venite,
“Assassini, assassini!”, e avanza le mani, bisogna fare i cordoni, c’è la gente
ne vengono giù dieci, scendono da un gippone, impazzita,
e trascinano la donna sopra un’auto militare, andate, sono qui, qui in mezzo alla gente,
di lei da quel giorno non s’è più sentito può accadere di tutto se non siamo presenti,
parlare. può accadere di tutto se non siamo presenti!”
“E’ un corteo, è un corteo!”, incominciano a
gridare, L’uomo ha attraversato la città,
ma le jeep impazzite non fanno più passare, era notte quand’era partito,
vengono degli uomini le mani piene di sassi, alle sue spalle la città era affamata,
“guardate, guardate, ci sparano addosso!”. sulla persiana la signora popolana.
“Sparano, sparano!”, corre la voce, Lui andava, guardava, guardava,
aumentano le grida, la gente si butta per lui a andare si toglieva la camicia,
terra, e si vedeva la gente morire,
chi raccoglie i bossoli e li guarda senza gente correre, gente star male.
fiato, “Ah che succede, che cosa devo fare?
chi cerca di scappare, i ferri pedonali, Io a casa mia non ci voglio tornare,
“sparano, sparano!”, continuano a gridare, devo restare, devo raccontare”,
e si aggrappano uno all’altro, fermano chi tutta la notte come un testimone,
vuole tutta la notte come un testimone,
[scappare, guardava, pensava, guardava, pensava,
finalmente un uomo autorevole compare, tutta la notte come un testimone,
è un compagno deputato, si guarda in giro, guardava, pensava, guardava, pensava.

Informazioni

Canzone dedicata a Giovannino Zibecchi, ucciso dalla polizia duranta una manifestazione, il 17 aprile 1975.

Fonte

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Lamento per la morte di Pasolini


(1979)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/lamento-la-morte-di-pasolini

Persi le forze mie persi l'ingegno Le undici e mezza mi sento morire


la morte mi è venuta a visitare la lingua mi cercava le parole
«e leva le gambe tue da questo regno» e tutto mi diceva che non giova
persi le forze mie persi l'ingegno. le undici e mezza mi sento morire.

Le undici le volte che l'ho visto Mezzanotte m'ho da confessare


gli vidi in faccia la mia gioventù cerco perdono dalla madre mia
o Cristo me l'hai fatto un bel disgusto e questo è un dovere che ho da fare
le undici volte che l'ho visto. mezzanotte m'ho da confessare.

Le undici e un quarto mi sento ferito Ma quella notte volevo parlare


davanti agli occhi ho le mani spezzate la pioggia il fango e l'auto per scappare
la lingua mi diceva «è andata è andata» solo a morire lì vicino al mare
le undici e un quarto mi sento ferito. ma quella notte volevo parlare
non può non può, può più parlare.

pagina 9
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Le Fosse Ardeatine
(2003)
di Giovanna Marini
Periodo: Il mondo "globalizzato" (1990 - oggi)
Lingua: italiano
Tags: antifascisti
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/le-fosse-ardeatine

Proclama scritto dal ottant’anni,


Comando Tedesco in Roma occupata, il più giovane quattordici anni ah Ah!
e affisso su tutti i muri della città il 25
marzo del ’44: Un maresciallo delle SS chiede chi è disposto
«Il 23 marzo nel pomeriggio viene lanciata a fare lavori pesanti,
una bomba da criminali comunisti-badogliani scavare fosse si faccia avanti!
contro una colonna tedesca C’è un lungo silenzio, poi mano a mano,
in transito per via Rasella. si offrono tutti. Ah!
Trentadue uccisi parecchi feriti. Il più giovane dei Di Consiglio
Per ogni tedesco ammazzato dieci che non è stato chiamato
criminali comunisti-badogliani saranno vuole raggiungere il padre e i fratelli,
fucilati. e il suo nome va dentro alla lista. Ah!
Quest’ordine è già stato eseguito»
Il cielo si fa nero, è quasi sera
Verso le due dentro a Regina Coeli entrano le Sento muovere nel cortile
SS, vedo i camion pronti a partire
aprono le porte vanno di cella in cella, E quelli con le mani legate issati
gridano nomi di uomini prigionieri sui camion in un silenzio straordinario
Il primo a essere chiamato E i soldati con i mitra puntati
il maggiore Talamo esce senza la giacca, e loro dentro accovacciati
vuol tornare a prenderla E da noi gli sportelli sono tutti sprangati,
ma no se lo portano via. Ah! Ah! c’è un gran silenzio
Ma una donna si mette a gridare,
Passano in fretta aprono e gridano un nome urla lamenti, ci fa male
e un uomo esce e non ritorna più. È la moglie di Genserico Fontana,
Bruno Pellegrino vede passare Alberto non riescono a farla tacere, lei ha capito…:
Fantacone,
lo portano in barella non poteva camminare, «Era nel primo pomeriggio: partivano,
capisce che è impossibile che lo portino a li ho visti io
lavorare, da via Tasso tre camion, amore mio
e allora si mette a gridare: Noi stavamo ad aspettare il secondo colloquio
«È una mattanza! È una mattanza! e la finestra dava sul cortile,
Assassini! Assassini!» e i camion erano del tipo militare telati
E tutto il carcere attacca a gridare coperti sopra e ai lati
«Assassini!». E i nostri cari con le mani legate, amore
Diceva il carcere «Assassini!» mio!
La frenesia, la confusione… E abbiamo cominciato a chiamare
Chiamava ognuno i suoi padri figli fratelli
Il tenente Tunath preleva nipoti,
gli uomini del terzo braccio amore mio
poi attende la lista della Polizia Italiana, E i soldati venivano incontro col mitra
ma la lista non arriva, non c’è! spianato
Allora prende a caso undici persone, “Via! Via! Kaputt!”, pazzi erano, erano pazzi
si fa dare il nome E noi che potevamo fare? Vi abbiamo visti
e le aggiunge alla sua lista ah! partire»
Solinas vede passare Manlio Bordon,
dalla sua cella è prelevato Michele Bolgia E vanno per Roma i camion, Roma deserta
Enrica Filippini vede passare il dottor Nessuno doveva vedere, nessuno doveva sapere!
Pierantoni Una camionetta girava da due ore
e i Di Consiglio sei Di Consiglio per il quartiere e un megafono strillava:
Non vedrà più Luigi Gavioli «Un convoglio deve passare,
Il più vecchio dei prelevati aveva che le persiane siano tutte sbarrate,

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Se vediamo qualcuno affacciato a monte e a valle delle cave


abbiamo l’ordine di sparare!» e i camion retrocedono fino all’ingresso
E poi i camion sono arrivati affinché loro non si vedano
circondati dalle moto col sidecar E nessuno li ha visti entrare
e i soldati con i mitra puntati, Solo i tedeschi militari immobili pronti per
Piazza Barberini, il Tritone, sparare
via Nazionale, il Colosseo, tutto sbreccolato A trecentotrentacinque uomini: cinque per
e Marco Aurelio sul suo cavallo dorato volta…
E la piazzetta ornata con la chiesa «E noi come potremo mai dimenticare
in cima alla scalinata che così sono morti i nostri padri?»
che sale sale fino al portale «Ma lo sai quante volte me li vedo
E da via Tasso e da Regina Coeli entrare dentro al buio delle cave, smarriti,
quei camion hanno sfilato si guardano intorno per capire»
fra le case scolorite e i muri vecchi «Ma che si sono detti in quel momento?
e le fontane delicate, Ma cosa avranno pensato?
e portavano al macello padri e figli Ma che gli avrà detto il cervello?
ammanettati Ma la bocca gli avrà parlato?»
E nessuno li ha seguiti! Trecentotrentacinque uomini, cinque per volta
Nessuno è andato a chiamare - E questo è vero! È vero! È tutto vero
Lo sai che me lo chiedo da cinquant’anni - E la storia l’ha detto e il tribunale ha
Nessuno è andato a domandare: parlato
Ma perché bloccano le strade? Così è stato, ma come si può pensare...!
Ma che cosa volete fare?
Arrivano sull’Ardeatina che il sole sta per – Ce ne sono cinque di troppo – dice Kappler
cadere – Questi hanno visto tutto, che ne facciamo?
mettono due sentinelle per bloccare veicoli e Uccidiamo anche loro?
pedoni Uccidiamo anche loro –.

Informazioni

Una cronaca precisa, puntuale e tragica dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui i nazisti trucidarono 335 persone
come rappresaglia.

Fonte

pagina 11
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Monòpoli
(1970)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/monopoli

Fu nel luglio del sessantadue Ed allora, finito l'orario,


che partimmo da Monòpoli facevamo lo straordinario
per andare a Cislago Varese, per pagare il biglietto del treno
frequentare un corso incapìbile. e più presto ripartire.

E noi tutti eravamo cortesi Ma alla fine della settimana


di passare a una vita borghese, ci fu il vitto da pagare
nel sentire che si stava bene, e nessuno poté più partire:
mentre invece non fu poi così. tutti chiusi nel Settentrione.

Dovevamo far quattr'ore di lavoro Così il Nord ci ha rubato


e quattr'ore di teoria dalla terra dove sono nato,
ed invece era tutto ingannato: con la perfida illusione
dieci ore stavi a lavorà. di passare a una vita migliore.

E quei soldi che ci dava - E noi tutti eravamo cortesi


mille lire la settimana -! di passare a una vita borghese,
Le ragazze eran tutte piangenti, nel sentire che si stava bene,
così pure quei pochi studenti. mentre invece non fu poi così.

Informazioni

Cronaca fedele di uno dei tanti drammi dell'emigrazione interna. Inserita nello spettacolo L'aria concessa è poca,
del 1970

pagina 12
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O padrone non lo fare [Se c'avessi cento figli]


(1966)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Tags: comunisti/socialisti
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/o-padrone-non-lo-fare-se-cavessi-cento-figli

Se ci avessi cento figli che io vi posso rovinà.


tutti quanti belli e forti
gli direi : «Vi preferisco morti Ci ho la tradotta dei crumiri
che a lavorare per il padron». che li porta a lavorare
che li porta a disertare
Il padrone in veste nera ma dalla loro società».
con la mano sopra il cuore:
«Mi fa tanto dispiacere «O padrone non lo fare...
ma io vi debbo licenzià».
Che farai allora crumiro
«O padrone non lo fare per i soldi del padrone
siamo in pochi ma a lottare tu rimani a guardare
e per farla scomparire ché da solo ti sei rovinà.
la maledetta proprietà».
«O padrone non lo fare
Il padrone in veste nera siamo in pochi ma a lottare
con la mano sopra il cuore: e per farla scomparire
«State attenti a lavorare la maledetta proprietà
la maledetta proprietà
la maledetta proprietà».

pagina 13
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Passerà
(1991)
di Giovanna Marini
Periodo: Il mondo "globalizzato" (1990 - oggi)
Lingua: italiano
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/passera

Credevo d'esser nata immortale Contenti delle briciole che ci han


che il mondo era da cambiare lasciato i potenti attenti
in un momento e non pensarci più solo alla loro continuità

Oh vita mia, oh vita mia Oh vita mia, oh vita mia


quanto è fatta di paura quanto si può sopportare
questa mia immobilità questa finta sazietà

Passerà passerà Passerà, passerà


ma la storia chi la fa? Ma la storia chi la fa?

All'ombra di una quercia con gli occhi Immersi in questo sonno saremo
nel cielo che pezzo di sereno risvegliati un giorno da un
avuto in premio a quest'età signore che pensava come me

Oh vita mia, oh vita mia Oh vita mia, Oh vita mia


quanto sarà finta o vera allora sarò io a cambiare
questa mia serenità la paura passerà

Passerà passerà Passerà e sapremo


Ma la storia chi la fa? la storia chi la fa

pagina 14
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Ragazzo gentile
(1976)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/ragazzo-gentile

Ragazzo gentile qui davanti a me C'è da costruire paesi e città


Mi stai a sentire ma dimmi il perché Buttare via i morti andare più in là
Le storie e i fatti della gente e poi Spianare montagne e riempire il mar
Le croci, gli eroi innalzati da noi E chi non lo vuole aiutarlo a morir
Si son rovesciati con la testa in giù E quanto ha patito la mia città
Stan lì dissanguati non parlano più chi è vivo lo vede chi è vivo lo sa.

pagina 15
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Se, Riflessione
(1991)
di Giovanna Marini
Periodo: Il mondo "globalizzato" (1990 - oggi)
Lingua: italiano
Tags: strategia della tensione
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/se-riflessione

Se quella sera non avesse parlato A Trapani c'è sempre il sole la bella gente
quella sera a Trapani davanti al televisore va su e giù per Corso per salutare e farsi
quella sera che il sole non riusciva a cadere salutare
e il cielo era rosso rosso sangue sparso ma in mezz'a tanta cortesia qui in Sicila
si può morire di televisione si può morire di
Se solo l'avesse guardato e guardando taciuto parole
e il televisore fosse rimasto muto smorto
muto opaco E io che gli volevo stringere la mano!
certo ora Mauro Rostagno sarebbe vivo ancora Mezzanotte e trapassa il tempo
ancora è sparita la luna e io m'addormento da sola.

Informazioni

Mauro Rostagno, studente di sociologia a Trento negli anni caldi della protesta studentesca, dopo un periodo di
ricerca e studio in India, a Puna, si dedicò al lavoro per il recupero dei tossicodipendenti nella comunità Saman
fondata e diretta da Cardella e Patrizia Rovere, a Erice, in Sicilia. Come giornalista e conduttore della televisione
locale Tele Cine, denunciò ripetutamente le collusioni tra mafia e politica locale. Venne ucciso il 26 settembre
1988.

(da "Un Paese Vuol dire" - Giovanna Marini, ed. Nota, 2009)

pagina 16
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Viva Voltaire e Montesquieu


(1968)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/viva-voltaire-e-montesquieu

Evviva Voltaire e Montesquieu, Ha bestemmiato,


potenti per molta ragione! odio la purezza.
hanno minato un regime ha tradito e s'è sporcato,
mangiandone ogni briciola buona. odio l'onestà.
È un profanatore,.
Perché e in nome di che odio il rigore,
non dovremmo divorare ciò che nutre, Allontanatelo,
anche in una istituzione troppo facile!
che prepariamo alla distruzione? è il pungolo della morte,
mascherati di virtù,
Ha bestemmiato! è un'ammonizione
a giustificazione
Questo grido l'aspettavo: è un puro che ha per i nostri ottimisti,
parlato. che mancate di invenzione!
Lo conosco - il puro - mi è entrato è uno scandalo
dentro da anni, mi ha vi aggrappate
violentato, infamante
si è confuso con me a verità prefabbricate,
a un punto tale che e lo coviamo
non so se non son io che ho gridato. pur sapendo
ingenuamente!
Riveste ogni mia intenzione che ora tutto è cambiato.
di polvere sottile ed antica,
cosi che tutto ciò Gridano i puri,
che al di fuori di me tirano fuori dei valori
di purezza e di virtù è ammantato sacri, intoccabili a priori
e non importa se siamo molto
richiama dal mio interiore ignari del significato di questi tesori.
la polvere sottile,
la scuote e Servono solo a linciare
malgrado me il profanatore,
scruto attentamente e sto a sentire. sorreggono il potere
e sono utili per chi non ha il coraggio
E sempre nascosto nella folla di scegliere
in ogni angolo oscuro; e vivrebbe nel terrore.
guardatevi dal buio,
dal gruppo chiuso e austero, Il puro per difetto:
guardatevi - che non nasconda il puro. ecco il primo assassino.

Annidato come pipistrello nero, Ha sempre il sospetto


ascolta con le orecchie e senza cuore, che chi gli sta vicino
privo di cervello e di piacere, ma ha nasconda un valore che lui non ha,
le regole imparate dal manuale. perché è puro per difetto
di passione - o meglio affetto
Ha bestemmiato. da una passione difettosa.
Ha tradito e s'è sporcato.
È un profanatore. È' l'amante della regola:
Allontanatelo. eccola lì, grassa, prosperosa,
È il pungolo della morte. portata a spalla dai morti
È un'ammonizione per i nostri ottimisti. che si mescolano ai vivi,
È uno scandalo infamante. loro bianchi e consunti,
Lo coviamo ingenuamente. lei ridente e volitiva li schiaccia col suo
peso

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in uno stato continuo di morte protettiva. certo un giorno l'avrà.

Trema il puro per difetto Nascosto fra voi con la mia idea,
che venga a mancare aspetto e non mi sporco:
chi la regola la sa inventare: basta che vostra mai non sia,
lo protegge, lo difende, che non arrivi in porto ».
se lo ingrazia nel terrore
se c'è chi osa sregolare. Così parla il puro per eccesso,
lontano da ogni compromesso
Ascoltatela la sua fine tragica: ma accade a volte, per una svista,
trascinato dal profanatore, che non è altro che un puro teppista.
che è la sua sorgente di vita e il suo
tormento Sa tutto senza dubbio né timore,
- lui lo sa e lo insegue non lo lascia un sfruttando gli altri in nome del rigore
momento - e forse - ma tardi - anche lui saprà
si ritrova all'aperto in uno spazio che è cullato proprio dalla società.
sconfinato, Si crede per nascita un eletto,
si perde si sente morire, infatti è come un figlio di papà,
non gli serve imparare e capire
Per salvarsi cerca, rabbioso, l'errore. e non sa
A volte succede che muore da eroe, che è assai lontano dalla libertà
aggrappato alla sua regola stretto stretto,
che non vuole mollare. Rimani nel tuo limbo
vuoto di paragoni,
Ma evviva Voltaire e Montesquieu, che nessuno ti avvicini
potenti per molta ragione! beato ed immacolato
hanno minato un regime estraniato e fallito
mangiandone ogni briciola buona. per non essere consumato
estraniato e fallito
Perché e in nome di che per non essere consumato.
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione L'idea è nobile e pura
che prepariamo alla distruzione? e noi poveri sporchi
lottiamo spalla a spalla
Ha bestemmiato! col corrotto ed il compromesso,
grida il puro immacolato, intralciati dal puro per difetto
quello per eccesso. e linciati dal puro per eccesso:
e restiamo offerti ed indifesi
Con questo è impossibile parlare: a una sola tua bella parola,
stupenda per armonia
Chi sei? dimmi il tuo nome tra fervore e teoria,
quello in cui credi; stupenda per armonia
e sei anche tu tra fervore e teoria.
alla ricerca dell'errore? Quale?
Ma evviva Voltaire e Montesquieu,
« Intellettuale io non sono, potenti per molta ragione!
non ho professione, né nome, né posto, hanno minato un regime
fuori dall'istituzione per evitare la mangiandone ogni briciola buona.
contaminazione. Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
Certo mi vuoi limitare, con quelle tue anche in una istituzione
definizioni, che prepariamo alla distruzione?
vuoi ridurmi a uno sporco mercante di idee
comuni; Verrà il giorno, se vogliamo,
e tu così mi combatti, lo so, di tagliar la testa al sovrano
ma io ti sfuggo, e di mandare a morte la corte;
non ho identità, ci saremo assicurati lunghi anni di vita,
non ho volto, non ho sostanza: giustamente nutriti dalla morte.
sono la verità.
Una sola idea ho e non importa se non ha Distruggiamo, divoriamo
niente a che vedere col mondo, ogni corte ch'è sempre bieca e forte

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ed ogni mito Tutti legati in un modo tale che


che nasce già esaurito; non si potranno mai più liberare.
e lui dirà: « A me, che vi ho nutrito,
vestito, Per primo c'è quello che ha fiutato
creato? », nella vita di essere un fallito
e noi: e, ritirato tra i puri per difetto,
« Sì a te, nostro re »; non violenta più il suo intelletto.
e lui:
« Senza di me dove finirà la nazione? ». E quello puro per eccesso,
« La tua testa è la soluzione, che rifiuta ma divora lo stesso,
non preoccuparti più per noi » perché non può non divorare:
« Chi vi guiderà, chi vi sceglierà la sorte? ma farlo senza ammetterlo
». è tra tutti i sistemi di gran lunga il
« La strada è nostra, l'entrata è la tua peggiore.
morte ». Succede che, invece di minare,
« Ingrati, ve ne pentiréte presto, finisce lui stesso ad ingrassare
quando guerra e fame... ». il regime e adesso non è più
« D'ora in poi scegliamo noi ». solo puro per eccesso,
ma è anche puro fesso
E così, e irrimediabilmente integrato.
mio grande sovrano,
anche per te C'è poi quello che ha minato e divorato,
arrivò la fine, ma poi il morto se lo è ritrovato
ma noti opporti a ciò che accade per dentro, e lo vive dandogli il suo nome,
preparazione; e resuscitato nella sua persona.
basta adattarsi a essere strumenti
di un grande disegno di evoluzione I puri t'han tagliato la testa,
fatto di vita, morte, pace e distruzione. le mani, le gambe ed il potere,
ma eri tu che lo dovevi fare,
Ma evviva Voltaire e Montesquieu, intellettuale.
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime O beati manichei
mangiandone ogni briciola buona.
Perché e in nome di che Per la vostra purezza pagano gli altri,
non dovremmo divorare ciò che nutre, non pagate voi.
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione? O beati manichei

« Liberaci dal male », Ma evviva, evviva il compromesso


gridiamo all'intellettuale: riconosciuto come tale,
« Tutti a scandalizzarsi usato come arma insidiosa,
e nessuno a scandalizzare ». a un taglio solo ma mortale;
e non quello che chiamate con i vostri
Dove vai, intellettuale? risonanti e stupendi sostantivi,
Eri nato per portare solamente per salvare il rigore
una sana rovina, e ti sei di voialtri, sofferti e falsi puri!
ridotto a prefetto di disciplina;
dove vai? dove vai? dove vai? O beati manichei!
Hai gli occhi, ma li chiudi
e ti lasci portare Ma evviva quello che ogni giorno
fuori dal mondo, e poi sceglie e sa
parli senza far male a nessuno quel genere di guerra
e il tuo dolore lo soffriamo noi. che gli va
e ha il coraggio di dichiararsi dentro
I puri ti han tagliato la testa, la società,
le mani, le gambe ed il potere, impegnato ogni giorno a creare
ma eri tu che lo dovevi fare, la preziosa ostilità!
intellettuale.
O beati manichei!
Ma io ci penso e poi mi dico quale
è quello che ci libera dal male. Ma guardiamoci intorno e vediamo

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l'uomo puro, ma puro davvero, i re, i regimi ed il potere


circondato da un lato dai bianchi e a noi ci dà baldanza di sapere
manichei onnipresenti che siamo sempre la minoranza.
e dall'altro, con mille seduzioni,
lusingato e soffocato dal potere; Com'è bello stare in pochi ma eletti,
e tutti insieme gli tagliano la testa, o che sollievo le mani pulite,
e mani, le gambe ed il volere. le manterremo fino alla morte;
ma come ci servono le mani sporche!
O beati manichei!
La mia lettera sta per finire,
E più noi ci tuffiamo nel fango, vi saluto con molto affetto;
più la strada nascerà sotto di noi, non ho deciso di morire,
invece di andare sotto ai piedi ma una volta per tutte di troncare
di quegli altri del governo; e poi con la purezza, l'onestà e il rigore
come può un piatto di bilancia e affrettarmi invece a pensare
essere abbassato, se noi al solito, e parlare per tagliare la testa,
per paura di un piatto non pulito, le mani e le gambe al potere;
restiamo appesi in aria come spiriti? perché i fatti
me li han fatti venire
O beati manichei! in mente e da tempo ricordare,
con la loro importante lezione,
E intanto trionfano i governi, Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione.

Informazioni

Una lunga cantata di Giovanna Marini, dedicata a tutti "i puri per difetto o per eccesso", di cui, secondo lei, era
pieno nel 1968, il Movimento tudentesco.

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Voglio la mia libertà


(1974)
di Giovanna Marini
Periodo: La contestazione e i movimenti di liberazione (1967-1979)
Lingua: italiano
Tags: carcere
Indirizzo: https://www.ildeposito.org/canti/voglio-la-mia-liberta

Due guardie mi vennero a prendere a casa Spiare la luce del sole da terra
c'era mia madre vestita di nero. con gli occhi fissi senza speranza.
Di corsa le scale coi polsi legati nella cella gelata non puoi fare un passo,
su un cellulare: una gabbia di ferro. ti guardi intorno: niente e nessuno.
Gli occhi fissavano nella mia mente E non hai più sole non hai più luna,
quel pezzo di strada della mia borgata. solo un pezzo di cielo, solo dei sogni.
Ti senti un oggetto, ti danno del tu Percosse e grida rimbombano sui muri
tu non puoi parlare, non puoi pensare. in un silenzio più vuoto del buio.
un numero al posto del nome di sempre, Nell'arsa mia gola un grido si ferma,
le impronte invece di firmare. coscienza che sale di cose mai pensate:
Non puoi far niente un'ingiustizia,
ascolti e taci non puoi accettarla;
fino a negare te stesso. voglio la mia libertà.

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Indice alfabetico

A Riace 3 Monòpoli 12
Ballata di Ustica 4 O padrone non lo fare [Se c'avessi cento figli] 13
I treni per Reggio Calabria 5 Passerà 14
La linea rossa 7 Ragazzo gentile 15
La manifestazione in cui morì Zibecchi 8 Se, Riflessione 16
Lamento per la morte di Pasolini 9 Viva Voltaire e Montesquieu 17
Le Fosse Ardeatine 10 Voglio la mia libertà 21

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