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SISTEMA NERVOSO AUTONOMO

S.N.A  parte del sistema nervoso che provvede alla innervazione di quegli organi
(costituiti essenzialmente da muscolatura liscia) che devono operare indipendentemente
dalla volontà
Innerva quindi: - mm.liscia
- mm. Cardiaca
- ghiandole esocrine

S.N.Somatico  muscolatura scheletrica innervata direttamente da motoneuroni che sono


nel S.N.centrale

S.N.Autonomo  la componente efferente presenta SEMPRE una stazione intermedia


definita GANGLIO AUTONOMO che si trova nel S.N.Periferico

Ganglio ------ ammasso di cellule nervose (esistono anche i Gangli Spinali – sensitivi)
Nel SNA sono distinguibili in base alla loro posizione in:

- Paravertebrali: costituiscono il “tronco simpatico”


- Collaterali: si trovano tra i neuroni di origine dell’SNA e gli
organi bersaglio
- Terminali: sono all’interno della parete degli organi bersaglio

Il SNA può essere suddiviso in tre componenti:


- Simpatico (o toraco-lombare)
- Parasimpatico (o cranio-sacrale)
- Enterico localizzato nella parete degli organi digerenti e media i riflessi digestivi

I neuroni primari(pre-gangliari) che danno origine ai sistemi Simpatico e Parasimpatico si


trovano nel midollo spinale, nella regione intermedia, in particolare:
- COLONNA INTERMEDIO-LATERALE (e MED) per il sistema Toraco-lombare (C8L3)
- NUCEO SACRALE (S2-S3-S4) e NUCLEI DEI NERVI CRANICI per la componente
Cranio-Sacrale

SIMPATICO – Toraco-Lombare

I neuroni pregangliari del Sistema Simpatico originano dalla Colonna Intermedio-Lat (zona
intermedia sost.grigia).
Da qui escono dal midollo attraverso la radice ANT dei nervi spinali.
Poco dopo essere usciti dal midollo la maggior parte degli assoni dei neuroni del simpatico
entrano (attraverso il ramo comunicante bianco) nei Gangli Paravertebrali (tronco del
Simpatico).
Qui fanno sinapsi con altri neuroni che costituiscono la componente post-gangliare del
simpatico, gli assoni di questi ultimi neuroni rientrano nei nervi spinali attraverso il ramo
comunicante grigio per portarsi ai loro rispettivi organi bersaglio.

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Alcune fibre originate dalla Colonna intermedio-lat non fanno sinapsi nei gangli
Paravertebrali ma su altri gangli posti direttamente nelle vicinanze dei loro organi
bersaglio(quindi possono anche non rientrare nel n.somatico), questi gangli sono:
- g.celiaco
- g.mesenterico superiore
- g.mesenterico inferiore
I quali distribuiscono le loro fibre post-gangliari anche agli organi uro-genitali

PARASIMPATICO – Cranio-sacrale

CRANIO – i neuroni pregangliari della componente craniale si trovano in alcuni nuclei dei
nervi cranici, posti a varie altezze nel tronco dell’encefalo
- Edinger-Westfal
- Salivatorio Superiore
- Salivatorio Inferiore
- Dorsale del n.Vago
- Ambiguo

1) dal nucleo di Edinger-Westfal le fibre escono attraverso il n.Oculomotore (III), le


fibre fanno sinapsi nel ganglio ciliare da cui partono le fibre post-gangliari che si
distribuiscono ai muscoli intrinseci dell’occhio

2) dal nucleo salivatorio superiore le fibre escono attraverso il n.Faciale (VII) e


vanno a fare sinapsi con due distinti gangli : il ganglio pterigopalatino e il ganglio
sottomandibolare.
- dal g. pterigopalatino vanno alle gh.lacrimali e naso-palatine
(n.xxxxxxxx)
- dal g. sottomandibolare vanno alle gh.sottolinguali e
sottomandibolari (n.xxxxxxxx)

3) dal nucleo salivatorio inferiore le fibre escono attraverso il n.glossofaringeo (IX) e


vanno a fare sinapsi nel ganglio otico da cui le fibre post-gangliari si portano alla
gh.parotide

4) dai nuclei dorsale del vago e ambiguo, attraverso il n.Vago (X), le fibre si portano
a diversi gangli terminali che si distribuiscono (plessi) all’ampia varietà di organi che il
Vago innerva: cuore, organi del respiro e apparato digerente (fino alla flex colica SX)

SACRALE – la componente pregangliare sacrale del parasimpatico origina dalla colonna


intermedio-lat del midollo a livello sacrale (Nuc.Sacrale – S1-S2-S3).
Uscendo dal midollo le fibre pregangliari costituiscono i nn.Splancnici pelvici,
i quali si portano a vari gangli terminali, posti in corrispondenza dell’ultimo
tratto dell’apparato digerente (dopo la flex colica sx) e degli organi
dell’apparato uro-genitale

Queste fibre controllano perciò


- minzione
- defecazione

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- erezione organi cavernosi

CONTROLLO DEL SNA SU ALCUNI IMPORTANTI ORGANI

1) OCCHIO - riflesso pupillare

Il SNA (orto e para) controllano, ad esempio, lo stato di contrazione della pupilla (m.ciliare)
Midriasi (dilatazione)  SIMPATICO
Miosi (contrazione) PARASIMPATICO

PARASIMPATICO
La via afferente (occhio-encefalo) viaggia attraverso il n.Ottico(II), insieme a tutte le fibre
sensitive provenienti dalla retina, una quota di queste fibre si distacca dalla via ottica
principale (fascio mediale) e giunge al PRETETTO.
Da qui nascono le fibre dirette ai nuclei di Edinger-Westphal di ENTRAMBI i lati
(coordinazione pupille). Da questi ultimi nascono, infine, le fibre efferenti pregangliari
parasimpatiche del riflesso, che viaggiano all’interno del n.Oculomotore (III) fino al Ganglio
Ciliare, da questo nascono le fibre post-gangliari che si distribuiscono al m.sfintere della
pupilla (MIOSI)
ORTOSIMPATICO
La via efferente ortosimpatica nasce al livello più alto della colonna intermedio-lat del
midollo, in una zona definita “Centro Ciliare”, da qui le fibre pregangliari escono dal midollo
e fanno sinapsi nel più alto ganglio del tronco del simpatico: il Ganglio cervicale superiore
(tronco del simpatico), da qui le fibre post gangliari seguono la carotide interna fino al
m.radiale dell’iride (MIDRIASI)

2)VESCICA – minzione

La minzione (atto dell’urinare) è sotto il controllo prevalente del sistema Parasimpatico.


Il controllo della vescica invece è sotto il controllo combinato dell’ortosimpatico
(nn.splancnici lombari) e del parasimpatico (nn.splancnici pelvici).

PARASIMPATICO
Meccanocettori (pressione vescicale) e Nocicettori trasportano, attraverso fibre afferenti al
midollo, lo stimolo per la minzione.
Fibre parasimpatiche efferenti pregangliari originano dalla colonna intermedio-lat sacrale
(para), da qui attraverso i nn.splancnici pelvici si portano a gangli terminali da cui partono
le fibre post-gangliari che costituiscono il Plesso Ipogastrico e si distribuiscono ai muscoli:
- m. Detrusore della Vescica (CONTRAZIONE)
- m. Sfintere Interno (RILASCIAMENTO)

Tuttavia la minzione richiede anche l’intervento della volontà (x fortuna!!!), infatti attraverso
il n.Pudendo interno avviene il rilasciamento del m.Sfintere Esterno (inizio minzione)

ORTOSIMPATICO
L’ortosimpatico media lo stato della vescica che permette l’accumulo dell’urina.
Dalla colonna intermedio-lat lombare nascono le fibre pregangliari che attraverso i
nn.splancnici lombari giungono al Ganglio Mesenterico Inferiore, da qui originano le fibre
postgangliari che si distribuiscono ai muscoli

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- m.Detrusore della Vesciva (RILASCIAMENTO)
- m.Sfintere Interno (CONTRAZIONE)
In pratica permette il riempimento della vescica fino alla nascita degli stimoli mintori
3) RETTO – defecazione

Triplice controllo: Simpatico, Parasimpatico e Volontà.

PARASIMPATICO
Dalla colonna intermedio-lat sacrale nascono le fibre parasimpatiche pregangliari che,
attraverso i nn.splancnici pelvici, fanno sinapsi in gangli terminali della parete dell’ultimo
tratto dell’intestino. Da questi partono le fibre postgangliari che si distribuiscono al
m.Sfintere Interno e alla muscolatura delle pareti del retto.
L’azione è simile a quella che ha sulla vescica, cioè contrazione della muscolatura della
parete e rilasciamento dello Sfintere Interno.

Come per la minzione, anche la defecazione rimane sotto il controllo della volontà che per
mezzo del n.Pudendo determina il rilasciamento della Sfintere Esterno.

ORTOSIMPATICO
Da colonna intermedio-lat lombare, attraverso i nn.splancnici lombari, le fibre pregangliari
raggiungo il Ganglio Mesenterico Inferiore, le fibre postgangliari si portano così al retto
dove determinano contrazione dello Sfintere Interno e rilassamento della parete
dell’organo.

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SISTEMA NERVOSO AUTONOMO – NEUROTRASMETTITORI

Il neurotrasmettitore più diffuso nel SNA è l’Acetilcolina (Ach), poiché questo è il


neurotrasmettitore di TUTTE le componenti pregangliari, sia simpatici che parasimpatici.
Le fibre postgangliari invece si differenziano:
- parasimpatico  Acetilcolina
- simpatico  Noradrenalina (o Adrenalina a livello della
Surrenale)

-ACETILCOLINA-

Ci sono 2 tipi di recettori per l’Ach:


- NICOTINICO (ionotropo – canale ionico)
- MUSCARINICO (metabotropo – 2°mess)

A loro volta i recettori Nicotinici sono suddivisi in:


- di Tipo NERVOSO (2α β γ δ)  è quello che troviamo dei gangli vegetativi
- di Tipo MUSCOLARE (subα + subβ)  placca neuromotrice

E i recettori Muscarinici in:


- M1  a livello dei gangli vegetativi
- M2  a livello del Cuore
- M3  a livello della Muscolatura Liscia, in particolare del Tubo Digerente

A livello dei Gangli Vegetativi c’è una terza possibilità, che ha la funzione di modulare la
risposta dei due tipi di recettori: RECETTORI PEPTIDERGICI (sensibili a neuropeptidi)
che modulano l’effetto dei primi due tipi di recettori modificando il pot. di Membrana,
facilitando e meno, quindi, il legame con i neurotrasmettitore (non generano mai Pot
d’Azione)

RECETTORE NICOTINICO di Tipo Nervoso

Recettore IONOTROPO (2α β γ δ) accoppiato ad un canale ionico, il legame recettore-


neurotrasmettitore determina l’apertura di canali sulla memb. postsinaptica che causa un
POTENZIALE POSTSINAPTICO ECCITATORIO (EPSP)
Questo è un pot. PRECOCE, infatti si ha la risposta nel giro di 20ms (grazie al suo
accoppiamento con il canale). Generalmente ad un EPSP è accoppiato un POT.
D’AZIONE.

RECETTORI MUSCARINICI M1 – Gangli Vegetativi

I recettori muscarinici sono definiti METABOTROPI in quanto non sono accoppiati a un


canale ionico, ma a un 2°messaggero che attiva una serie di processi intermedi, che
portano, fra le altre cose, alla nascita di un EPSP TARDIVO

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Quando avviene il legame recettore-neurotrasmettitore (nel rec. M1) viene attivata una
proteina Gq (subα di tipoQ) la quale attiva la FosfolipasiC che scinde i fosfolipidi (PIP 2) di
membrana in IP3 e DAG i quali mobilizzano le riserve di Ca2+ intracellulare, il calcio (anche
per il legame con la Calmodulina) esercita effetti vari, tra cui attivazione di Proteine
Chinasi o apertura di canali ionici i quali generano correnti ioniche che, in definitiva,
producono un EPSP TARDIVO
RECETTORI MUSCARINICI M2 - Cuore

Il Parasimpatico raggiunge il cuore attraverso il n.Vago


Il legame Ach-recettoreM2 attiva una proteina Gi (inibitoria) che svolge 2 principali azioni:
- Apre canali per K+, che fuoriuscendo dalla cellula,
iperpolarizza la membrana (agisce soprattutto a livello del Nodo SA)
- Inibisce l’Adenilato-ciclasi, riducendo quindi la [cAMP] e in
definitiva riducendo l’afflusso di Ca2+

Queste due azioni determinano l’effetto complessivo che il parasimpatico ha sul cuore:
- CRONOTROPISMO NEGATIVO diminuzione della
frequenza cardiaca
- INOTROPISMO NEGATIVO  diminuzione della forza
contrattile
- DROMOTROPISMO NEGATIVO  diminuzione della
velocità di conduzione cardiaca

RECETTORI MUSCARINICI M3 – Tubo Digerente

Con meccanismi simili all’M1 il legame recettoreM3-Ach determina:


- AUMENTO motilità
- AUMENTO secrezioni (ghiandolari e non)

-ADRENALINA e NORADRENALINA-

Rappresentano i neurotrasmettitori postgangliari del SNA SIMPATICO e agiscono su 5 tipi


di recettori METABOTROPI:

La NORADRENALINA agisce su tre tipi di recettori  α1, α2 e β1


L’ADRENALINA agisce invece sui recettori  α1, α2, β1 e β2
Esiste poi un terzo tipo di recettori, il recettore β3, che è presente nel tessuto adiposo
BRUNO

RECETTORI α1

Il recettore α1 attiva una proteina Gq (la stessa degli M1) con conseguente aumento, per
mezzo di IP3 e DAG, del Ca2+ intracellulare
Questo causa CONTRAZIONE della muscolatura liscia di Bronchioli, Sfinteri, Utero e Vasi
Sanguigni

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L’unica eccezione è la Muscolatura Intestinale che viene rilasciata, probabilmente per
effetto di un canale K+

RECETTORI α2

Agisce tramite una proteina Gi (inibitoria), questa causa diminuzione della [cAMP] e di
conseguenza una diminuzione del Ca2+ intracellulare
INIBIZIONE della secrezione di alcune ghiandole sulle quali arriva l’innervazione
simpatica: SALIVARI e PANCREAS ENDOCRINO (ma anche sulle surrenali)
Inoltre possono essere presenti nei gangli vegetativi, nella componente presinaptica, dove
esercitano una modulazione del rilascio di Ach

RECETTORI β1

Sono presenti a livello Cardiaco dove svolgono effetti opposti a quelli del parasimpatico
Agisce tramite una proteina Gs (stimolatoria) che aumenta la [cAMP] con conseguente
aumento del Ca2+ intracellulare e la comparsa di effetti:
- CRONOTROPISMO POSITIVO
- INOTROPISMO POSITIVO
- DROMOTROPISMO POSITIVO

RECETTORI β2

Si trovano su Bronchi, Vasi e Utero


Con un meccanismo ancora poco chiaro diminuiscono la [Ca2+]intracellulare con conseguente
RILASCIO della muscolatura liscia di questi vasi
(infatti i β-stimolanti sono usati per curare gli attacchi d’asma)

Nel complesso , riassumendo tutte le funzioni che svolge a livello dei vari distretti del
corpo, possiamo affermare che il SIMPATICO ha una azione ERGOTROFICA, entra cioè
in gioco ogni volta che l’organismo deve affrontare una situazione di stress (sia interno che
esterno) che impone una risposta di allarme e mobilizzazione di materiale energetico.
AZIONI:
- Occhio  Midriasi (visione a distanza)
- Cuore (β1)  Eff.Cronotropo, Inotropo e Dromotropo
positivo mettono il corpo in grado di correre o resistere per esempio a uno shock
- Intestino (α1)  Inibisce motilità e secrezione per evitare di
disperdere energie e per mantenere il sangue nelle regioni più utili alla risposta
d’allarme
- In generale reazioni di mobilizzazione di riserve energetiche

Il PARASIMPATICO interviene invece in condizioni TROFOTROFICHE, cioè quando


l’organismo è a riposo e può dedicarsi all’accumulo di riserve (REST & DIET)
AZIONI:
- Occhio  Miosi

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- Cuore (M2)  Eff.Cronotropo, Inotropo e Dromotropo
negativa
- Intestino (M3)  Aumenta motilità e secrezioni
- In generale reazioni di deposito delle riserve energetiche

In generale quindi simpatico e parasimpatico hanno effetti OPPOSTI, con l’eccezione del
controllo sugli organi riproduttivi dove, nell’uomo per esempio, hanno i seguenti effetti:
PARA  erezione
ORTO  eiaculazione

IPOTALAMO

Il controllo superiore delle funzioni autonome è affidato all’IPOTALAMO (secondo


Sherrington “il ganglio principale del corpo umano).

E’ fondamentale per regolare tutte quelle funzioni che devono rimanere costanti nel corso
della vita, es. Temperatura, in pratica controlla tutte quelle funzioni omeostatiche,
organizzando le risposte che ripristinano il valore ideale in seguito a variazioni e agendo
non solo sul SNA ma anche su altre strutture (es. Ipofisi)

Pesa 7-8g ed è divisa in due componenti:

- LATERALE  è presente un gruppo di fibre che nel complesso è definito come “fascio
telencefalico mediale” e dei nuclei non ben definiti che nel complesso prendono il nome di
“nuclei del Tuber Cinereum”

- MEDIALE  si distingue un gruppo di nuclei ANTERIORI, INTERMEDI e POSTERIORI

- ANTERIORE - n.paraventricolare integrazione


sensitiva e valutazione
- n.preottico devianza da valori biologici
- n.sopraottico + n.magnicellulari neuroipofisi
- n.sovrachiasmatico orologio biologico

- INTERMED. - nn.arcuato e infundibolare (regolazione


peso corporeo)
- n.ventromediale regolazioni complesse, quali accrescimento,
- n.dorsomediale maturazione sessuale e riproduzione

- POSTERIORE - nn.mammillari (PREmamm,mamm.PROP.DETTO,


SOPRAmamm)
- n.post ipotalamo

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Per coordinare le sue risposte l’Ipotalamo riceve fibre AFFERENTI da:
- Sistema Limbico
- Nuclei di origine delle fibre del SNA

Dall’Ipotalamo partono poi le fibre EFFETTRICI che si dirigono a:


- Nuclei di origine delle fibre del SNA
- Midollo Spinale
- Sistema Limbico

FIBRE AFFERENTI
Dal sist limbico

- Fascicolo telencefalico mediale  provengono e vanno al


sist.limbico (AFF/EFF)
- Fornice  connette Ippocampo e Ipotalamo, arriva ai nuclei
mammillari
- Stria Terminale  connette Amigdala e Ipotalamo, arriva
alla zona ventro-mediale
Dai nuclei del tronco dell’encefalo connessi al SNA
(principale nuc sensibilità viscerale)
- Fascicolo Noradrenergico ventrale  connette il nuc.del
tratto solitario e il nucleo
paraventricolare dell’ipotalamo
- Fascicolo Noradrenergico dorsale  connette il Locus
Ceruleus e l’ipotalamo POST
- Fascio Serotoninergico  che origina dai nuclei del Rafe
- Fascio Adrenergico  dal midollo allungato
- Fascio Retino-Ipotalamico origina dalla retina e arriva al
nucleo soprachiasmatico
(orologio biologico), responsabile del Ritmo Circadiano
Dal talamo e dai nuclei della base

- Fascio Talamo-ipotalamico
- Fascio Pallido-Ipotalamico
- Fascio longitudinale dorsale di Schutz  connette ipotalamo
al tronco dell’encefalo, riceve e trasmette informazioni sensoriali

FIBRE EFFERENTI

- Fascio Mammillo-talamico  nuclei mammillari – nuclei


anteriori talamo (sist limbico)
- Fascio Mammillo-tegmentale  nuclei mammillari –
sost.reticol. mesencefalo (SNA)

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- Fascio Ipotalamo-Ipofisario  si suddivide in due sotto
fascicoli che nascono dai nuclei sopraottico e paraventricolare, si dirige all’ipofisi
permettendo così anche il controllo della funzione endocrina

CONTROLLO IPOTALAMICO DEL PESO CORPOREO

In passato si pensava che al mantenimento della costanza del peso corporeo provvedesse
essenzialmente l’Ipotalamo, in particolare si pensava che ci fossero due centri:
- CENTRO DELLA FAME (ipotalamo lat) – attivo costantemente
- CENTRO DELLA SAZIETA’ (ipotalamo med) – inibisce centro fame
Stimolando/distruggendo i due centri ottenevo risposte di assunzione di cibo o di digiuno

Oggi questa visione è cambiata

3gruppi di meccanismi:

1) Meccanismi di controllo a BREVE TERMINE (fame nel corso della giornata)


2) Meccanismi che controllano la QUANTITA’ di cibo assunto in un pasto
3) Meccanismi a LUNGO TERMINE (mantenimento costanza del peso)

FATTORI CHE CONTROLLANO L’ASSUNZIONE A BREVE TERMINE

- Aumento della Motilità (Intestinale)


- Aumento della Temperatura (fino al completamento
dell’assunzione di cibo)
- Aumento Insulinemia che comporta una Caduta della
glicemia

MECCANISMI CHE CONTROLLANO L’ASSUNZIONE DURANTE IL PASTO

- Distensione dello Stomaco


- CCK  che media la sensazione di sazietà nell’ipotalamo
Questi due stimoli indicano al SNC di inibire l’assunzione di cibo, mediante fibre afferenti
VAGALI che arrivano al nucleo del Tratto Solitario da cui si portano all’ipotalamo

FATTORI CHE CONTROLLANO L’ASSUNZIONE A BREVE TERMINE

Leptina  ormone prodotto dagli adipociti (gene Ob), che quindi è proporzionale alla
massa grassa dell’organismo.
Il suo ruolo è quello di fare perdere peso (ratti Ob/Ob sono obesi e hanno diabete di tipo2)

La Leptina agisce sui Nuclei Arcuati dell’Ipotalamo su recettori OBR (il rec mutato in Topi
Db/Db causa gli stessi sintomi della mancata produzione di leptina negli Ob/Ob).

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Nell’Ipotalamo l’attivazione dei recettori OBR influenza la produzione di:
- NPY (INIBITO)
- ORM. α-melanotropo (ATTIVATO)

Il NPY, tramite l’azione della Orexina, è in grado di aumentare l’assunzione di cibo, il


consumo di energia e il tono del parasimpatico (Eff. Anabolico!!!)

L’ormone α-melanotropo ha invece azioni opposte, facilitando azione ormoni Tireotropo e


Corticotropo, diminuendo assunzione di cibo, aumentando il consumo di energia e
aumentando il tono del simpatico (Eff. Catabolico!!!)

Quindi la Leptina fa sì che prevalgano gli effetti dell’ormone α-melanotropo, con


conseguente diminuendo assunzione di cibo, aumentando il consumo di energia e
aumentando il tono del simpatico

A livello ipotalamico l’ormone α-melanotropo agisce attraverso due tipi di recettori: MC3 e
MC4. Esiste una proteina (simil-Aguti) che ha un effetto antagonista su questi recettori ed
è prodotta dalle stesse cellule che provvedono alla secrezione del NPY (effetto agonista
con NPY)

Inoltre sembra che l’ormone α-melanotropo possa attivare, a livello del muscolo
scheletrico, le proteine di disaccoppiamento UCP-1 e UCP-2, che disperdono l’energia
associata alla catena respiratoria di produzione di ATP

CONTROLLO IPOTALAMICO DELLA FUNZIONE ENDOCRINA

Le modalità con cui l’Ipotalamo influenza la funzione endocrina sono due:

- DIRETTA (neuroipofisi)  neuroni magnicellulari dei nuc


sopraottico e paraventricolare
- INDIRETTA (adenoipofisi)  neuroni parvicellulari dei nuc
ventro-med, dorso-med,
arcuato (e infundibolare)

I neuroni MAGNICELLULARI producono direttamente ADH e OSSITOCINA e li


trasportano nella ipofisi posteriore dove sono accumulate associate alle neurofisine, da qui
entrano nel circolo sistemico (neurosecrezione)

I neuroni PARVOCELLULARI producono le LIBERINE o le INIBINE, che modulano la


secrezione degli ormoni prodotti dalla adenoipofisi, che vengono rilasciate nel sistema
portale ipofisario

NEURONI MAGNICELLULARI  NEUROIPOFISI

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ADH  fondamentale per il controllo del bilancio idro-salino dell’organismo, facendo
risparmiare acqua

Secrezione aumentata da :
- ↑ osmolarità plasma (osmocettori presenti anche
nell’ipotalamo)
- ↓ massa liquida extracellulare (volume plasmatico)
- Morfina, barbi turici, nicotina
- Dolore, stress, fatica

Secrezione diminuita da:


- ↓ osmolarità plasma
- ↑ massa liquida extracellulare
- Alcool

L’ADH, per l’azione di risparmio idrico che effettua, agisce su due sistemi:

1) RENE – a livello del Dotto Collettore e parte terminale del Tubulo Distale, qui l’ADH
si lega a recettori di tipo V2, che attraverso una proteina Gs aumenta la [cAMP] la
quale attiva a sua volta una Chinasi che in definitiva aumenta la sintesi delle
ACQUAPORINE (aumentando il riassorbimento di acqua)

2) VASI – attraverso recettori di tipo V1

Normalmente la secrezione di ADH è inibita da una scarica tonica proveniente da


VOLOCETTORI (atrii e polmoni) e BAROCETTORI (arco aortico e seno carotideo).
Quando si verifica una riduzione del volume ematico si ha una perdita di questa scarica
tonica con conseguente liberazione di ADH.

OSSITOCINA  interviene al momento del parto, aumentando le contrazioni della


muscolatura uterina (durante la gravidanza queste contrazioni sono inibite dal
Progesterone), le quali a loro volta aumentano la secrezione di Ossitocina (riflesso di
Ferguson)

Accanto a questa funzione durante il parto, l’ossitocina determina anche la contrazione


delle cellule mioepiteliali dei dotti galattofori, determinando l’eiezione di latte. Il riflesso
comincia con lo stimolo della suzione del capezzolo da parte del neonato

NEURONI PARVICELLULARI  ADENOIPOFISI

Tramite la liberazione di particolari peptidi ad azione ormonale i neuroni parvicellulari


dell’ipotalamo sono in grado di controllare il rilascio degli ormoni adenoipofisari

 LIBERINE /favoriscono la liberazione di:

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- TRH  TSH e prolattina
- CRH  ACTH, β-lipoproteina
- GnRH  LH e FSH
- PRF  prolattina
- MRF  MSH (melanotropo), β-endorfine
- GHRH o GRH  GH

 INIBINE o STATINE /inibiscono la liberazione di:


- PIH  prolattina
- GIH  GH
- MIF  di MSH

Gli ormoni della adenoipofisi sono suddivisi in due gruppi in base alla loro funzione:

1) GLANDOTROPI – hanno come bersaglio una ghiandola endocrina


- ACTH  Gh.Surrenale
- TSH  Tiroide
- LH e FSH  gonadi

2) NON GLANDOTROPI
- Prolattina
- GH
- α-MSH
- β-endorfine

Il controllo sul rilascio degli ormoni adenoipofisari è basato su dei circuiti di controllo a
feed-back che possono coinvolgere anche i tessuti bersaglio:

- BREVI  controllo feed-back operato sulla cellula che


produce l’ormone stesso
- LUNGHI  controllo un gradino a monte, (es.
organoipofisi O ipofisiipotalamo)
- EXTRA-LUNGHI  controllo da organo bersaglio a
ipotalamo

Oltre che il controllo sull’assunzione di cibo, l’ipotalamo controlla l’assunzione di liquidi


(l’eccessivo carico infatti è un problema del rene soprattutto) evitando situazione di
disidratazione.

L’aumento di osmolarità o un ridotto volume ematico (quindi diminuzione della Pa) sono
stimoli che ci portano ad assumere acqua, infatti oltre a risposte ormonali (ADH), come al
solito, l’Ipotalamo agisce modificando il comportamento, aumentando cioè il desiderio di
acqua.

L’ADH e l’ANGIOTENSINA II lavorano insieme per contrastare perdita di liquidi


(reninaangiotensinaaldosterone)

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Effetti Angiotensina II (attiva) :
- vasocostrizione arteriosa (↑RPT  ↑Pa)
- determina secrezione ALDOSTERONE  aumento osmolarità per riassorbimento Na+
- facilita secrezione di ADH
- aumenta la sensazione di sete

Altri stimoli per la ricerca di acqua (sensazione della sete) sono:


- SECCHEZZA DELLE FACI
- ORGANO SUBFORNICALE che informa l’area preottica sul
volume di acqua circolante

IPOTALAMO – TERMOREGOLAZIONE

La temperatura è un parametro che va assolutamente mantenuto il più costante possibile,


anche se leggere variazioni rispetto al valore medio di 37°C sono comunque fisiologiche,
specialmente in relazione al ritmo circadiano
- Picco MINIMO  3-4 mattino, nella seconda metà della
notte
- Picco MASSIMO  seconda metà di un periodo di veglia
(pomeriggio)

Vi sono poi variazioni nel corso della vita, in particolare la temperatura di abbassa di
qualche decimo di grado con l’invecchiamento

In realtà, quando si parla di temperatura costante, si intende costante nelle parti più
interne dell’organismo, vi sono infatti regioni (prima fra tutte la CUTE) che subiscono
notevoli sbalzi termici senza risentirne.

La CUTE, per la sue esposizione all’ambiente esterno, ha un ruolo fondamentale nella


termoregolazione, infatti il calore prodotto e accumulato all’interno del corpo è dissipato
dalla cute, che attraverso particolari accorgimenti è in grado di regolare la quantità di
calore ceduto all’ambiente, in base alla situazione interna.

Fonti di CALORE – TERMOGENESI:

- CATABOLISMO
- AZIONE DINAMICO SPECIFICA DEGLI ALIMENTI
- ESERCIZIO FISICO
- BRIVIDI (attività muscolare a scopo termogenetico)
- TERMOGENESI DEL T.ADIPOSO BRUNO (neonato)

Meccanismi di Termodispersione:

- IRRAGGIAMENTO  si cede calore per mezzo di onde


INFRAROSSE
- CONDUZIONE  si cede calore ad un altro corpo, che in
partenza presenta una
temperatura inferiore (es. aria esterna)

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- CONVEZIONE  passaggio di calore attraverso un Fluido
(es. aria in movimento)
- EVAPORAZIONE  legata alla perdita d’acqua, può
essere:
– perspiratio insensibilis (quota minima di
evaporazione)
– perspiratio sensibilis (legata alla sudorazione)

Fra i meccanismi di termogenesi ve n’è uno particolare: il BRIVIDO, che consiste in un


aumento del tono muscolare e nella genesi di piccoli movimenti, questo lavoro muscolare
aggiuntivo è una buona fonte di calore, infatti il brivido è messo in atto in risposta a
temperature atmosferiche fredde.

Comunque, la regolazione principale della temperatura corporea è a carico della CUTE, in


particolare del distretto circolatorio cutaneo. Il sistema nervoso (Ipotalamo  SNA) infatti è
in grado di variare la perfusione del letto vascolare in questione in base alle condizioni:
- T° FREDDE  VASOCOSTRIZIONE  risparmio di calore
- T° CALDE  VASODILATAZIONE  dispersione di calore

Azione del SNA


- Simpatico  VASOCOSTRIZIONE
- Parasimpatico  SUDORAZIONE e VASODILATAZIONE
(non x via nervosa, infatti è causata dalla Bradichinina presente nel sudore)

Esistono 2 tipi di recettori nell’organismo che controllano la T° corporea:

1) PERIFERICI  cute e del midollo spinale (sensazione di caldo/freddo)


2) CENTRALI  a livello del Nuc.Preottico dell’Ipotalamo, (sensibili a caldo e freddo)
Inoltre a questo livello arrivano informazioni provenienti dai recettori
periferici

L’ipotalamo di configura quindi come centro di integrazione che stabilisce il valore ideale di
temperatura e si adopera, modulando il SNA, per mantenerlo il più costante possibile.

IPOTALAMO ANTERIORE  risponde al CALDO e favorisce TERMOLISI


(sudorazione e vasodilatazione)

IPOTALAMO POSTERIORE  risponde al FREDDO e favorisce TERMOGENESI


(brividi, vasocostrizione e termogenesi t.ad.bruno)

Al solito l’Ipotalamo non controlla solo risposte automatiche, ma governa anche il


comportamento, sua è la responsabilità del desiderio di coprirsi in risposta al freddo o
svestirsi in risposta al caldo.

Ci sono, infine, condizioni in cui l’organismo non riesce a mantenere la temperatura nei
valori fisiologici costanti:

1
 FEBBRE – il setpoint non è più a 37° ma più alto, si parla infatti di febbre quando la
temperatura corporea è maggiore di 37°

La febbre è dovuta a:
- produzione di Tossine (pirogeni esogeni)
- produzione di Citochine (pirogeni endogeni - IL-1 e TNF)

Può essere di tipo:


- continuo
- intermittente (ritorno al setpoint normale poi nuova
variazione)
- remittente (intermittente senza un ritorno alla T° ideale)

I Farmaci antipiretici di uso comune sono:


- Tachipirina – paracetamolo (agisce sul SNC)
- Aspirina – acido acetilsalicilico (effetto antinfiammatorio)

 IPOTERMIA – temperatura scende al di sotto dei 35°

Può essere:
1) PRIMARIA – si è esposti in modo inadeguato o per lungo tempo a una temperatura
esterna fredda, c’è una eccessiva perdita di calore dall’organismo
2) SECONDARIA – la perdita di temperatura deriva da cause esterne, che modulano
le risposte fisiologiche, ad esempio Alcool
3) ARTIFICIALE – viene prodotta nelle sale chirurgiche per rallentare il metabolismo
ed evitare danni irreversibili

L’ipotermia può portare a morte per arresto cardiaco, dovuto a aritmia e fibrillazione
ventricolare.

1
ELETTROENCEFALOGRAMMA – EEG

Registra l’attività elettrica cerebrale tramite elettrodi posti in superficie sullo scalpo

Può essere eseguito anche un ElettroCorticoGramma, che si esegue con elettrodi posti
direttamente sulla corteccia

La registrazione può essere di 2 tipi:

- UNIPOLARE  tra i vari elettrodi posizionati se ne sceglie uno a potenziale 0 che viene
preso come riferimento per stabilire le ddp degli altri elettrodi, questo elettrodo nullo viene
posto a livello del processo mastoideo o sul lobo dell’orecchio.

- BIPOLARE  ddp tra una coppia elettrodi, entrambi posti sullo scalpo (naturalmente si
usano più coppie)

Il posizionamento degli elettrodi è eseguito secondo il sistema internazionale “10 – 20”, in


pratica gli elettrodi vengono disposti a distanze del 10 o del 20% rispetto all’incrocio tra le
linee naso-inion e biauricolare
Si calcola il vertice (incrocio due linee), a partire dal vertice di dispongono gli altri elettrodi
a distanze del 10 o del 20% su linee parallele alle due di partenza. Con questo metodo
otteniamo una registrazione uniforme e uguale per tutti i laboratori

CONDIZIONI PER LA REGISTRAZIONE


- Ambiente isolato il più possibile (acusticamente e non)
- Possibilmente supini (ma anche seduti)
- Occhi chiusi
Situazione di VEGLIA RILASSATA AD OCCHI CHIUSI

L’apparato riporta quindi l’attività elettrica del cervello, dopo averla amplificata, su foglio di
carta. Qui sono evidenziati i grafoelementi che ci indicano che genere di attività elettrica è
in atto, questi elementi sono classificati in base a:
- frequenza
- ampiezza
- forma

1
Frequenza  numero di volte in cui il dato elemento di ripete nell’unità di tempo, siccome
il foglio si sposta a 1,5cm/sec si conta la frequenza dell’elemento in 1,5cm

Ampiezza  per convenzione un potenziale di +/- 50 μV si traduce in uno spostamento di


5mm, verso l’ALTO per un’onda NEGATIVA, verso il BASSO per un’onda POSITIVA

Forma/Morfologia - onde puntute


- onde sinusoidali
- punte onda (epilessia – piccolo male)
- morfologie particolari (complessi K o Fusi del sonno x es)

Cosa si vede in un ECG normale???

1) Presenza, tipicamente nella regione Occipitale, del RITMO α , caratterizzato da


onde che si ripetono per 8-12 volte per secondo e di ampiezza di 20-50 μV (2-5mm
sul grafico). Questo ritmo presenta una caratteristica fondamentale che prende il
nome di REAZIONE D’ARRESTO (vedi dopo), è presente cioè quando il soggetto è
in veglia rilassata, ferma e a occhi chiusi.

2) Se però chiediamo al soggetto di compiere una azione mentale, o diamo uno


stimolo “risvegliante” come un battito di mani, il ritmo α scompare (reazione di
arresto) sostituito da un ritmo più rapido, il RITMO β, che ha una frequenza di 14-30
onde/sec con una ampiezza di 5-10 μV (1mm). Questo ritmo β, oltre che subentrare
al ritmo α nella reazione d’arresto, può essere anche presente in condizioni normali
nella corteccia delle regioni frontali

3) Nell’adulto normale è possibile registrare anche il RITMO θ (teta), frequenza di 4-8


onde/sec con ampiezza anche di 100 μV (10mm). Questo ritmo può essere
presente a livello delle regioni temporali

4) Esiste, inoltre, un RITMO δ, che compare SOLO in condizioni patologiche, ha una


frequenza di 1-4 onde/sec e una ampiezza di 150 μV (15mm). Il Ritmo delta è
fisiologico solo nel SONNO profondo (fasi 3 e 4 sonno non-rem) detto anche sonno
sincronizzato o sonno a onde lente

1
A che cosa serve l’EEG?

- Studio epilessia
- Monitorare paziente in coma
- Diagnosi di alcune malattie del SNC infettive o infiammatorie
- Studio del sonno
- Diagnosticare la morte cerebrale

Si possono usare tecniche che ci aiutano a evidenziare particolari del tracciato EEG, in
particolare per lo studio dell’epilessia:

- Stimolazione luminosa intermittente  con stroboscopio che


emette stimoli luminosi a frequenza crescente (epilessie fotosensibili)
- Iperpnea  respirazione profonda per 3min abbassando la
pCO2 (ipocapnia), questo rende il cervello più sensibile abbassando la soglia
epilettica
- Far dormire il soggetto  alcune forme sono meglio
evidenziate durante il sonno
- Farmaci convulsivanti (NON si usa +)

Che cosa registriamo esattamente con l’EEG?

L’attività che noi registriamo è la somma di EPSP (pot. postsinaptico eccitatorio –


depolarizza cell) e IPSP (pot. postsinaptico inibitorio – iperpolarizza cell)che si generano
nei NEURONI PIRAMIDALI (sono le cellule che danno il maggior contributo). Questo
perché questi neuroni sono disposti parallelamente uno con l’altro, disposizione che facilita
la sommazione dei potenziali.

Questi neuroni ricevono soprattutto dal Talamo (nuc. Specifici e Aspecifici), dove le fibre
fanno sinapsi sostanzialmente con il SOMA o con il DENDRITE.
Il segno di quello che registriamo è uguale al segno del punto della cellula + vicino
all’elettrodo registrante, cioè i DENDRITI.

 Immaginiamo che si formi un EPSP sul soma, in questo caso esternamente alla sede
sinaptica prevalgono le cariche negative (polo negativo) mentre all’interno del soma e
esternamente alla sede opposta della cellula (dendriti) prevarranno cariche positive (polo
positivo), questo perché il neurone è diventa un piccolo DIPOLO. Se si verifica un EPSP
sul soma a livello dei dendriti, esternamente, prevarranno cariche positive = onda positiva
= deflessione negativa sulla carta

SOST.BIANCA CORTECCIA

1
 Se si forma un EPSP a livello dei dendriti, l’esterno di queste prolungamenti neuronali
diventerà negativo (depol), questo verrà letto come una onda negativa, che viene riportata
come una deflessione positiva sulla carta

SONNO – RITMI CIRCADIANI

Passiamo circa 1/3 della nostra vita dormendo, anche se la ragione per cui è necessario
dormire non è ancora chiara.

Idea vecchia del sonno  situazione passiva di deafferenzazione, cioè di assenza di


stimoli che non mantengono vigile l’organismo.
Idea moderna  fenomeno attivo, regolate da strutture cerebrali definite. Questo
fenomeno è da considerarsi un comportamento istintivo, adattativo, che risponde alla
necessità di ristoro.

La maggior parte delle cose che sappiamo del sonno derivano dall’EEG, in particolare
grazie a questa tecnica si è reso evidente la non uniformità delle fasi del sonno.
Per studiare il sonno si utilizza, più precisamente, il POLISONNOGRAMMA:
- EEG
- Elettroculogramma – x reg. movimento occhi
- Elettromiogramma – x registrare movimento muscoli (tibiale
ant.)

Il sonno è diviso in 2 fasi:


- non-REM
- REM (rapid eyes movement)

SONNO NON-REM

A sua volta sono identificabili 4stadi, che sono considerati step nei quali il sonno diviene
via via più profondo, fino alla fare rem

1) Stadio 1 o fase di addormentamento  dura 6-7minuti ed è caratterizzato dalla


progressiva scomparsa del RITMO α, sostituito da una attività poliritmica, con
prevalenza di onde tipiche del RITMO θ (teta – frequenza 5-7cicli/sec). Lo stadio 1
di ripete 1 sola volta per notte (addormentamento).

2) Stadio 2  caratterizzato da due complessi elettrografici ben definiti, a volte


associati tra loro.
- complesso K  onda bifasica, determinato da stimoli
subrisveglianti (es. rumore) nell’ambiente esterno
- fusi del sonno  attività a basso voltaggio con frequenza
nell’ambito del RITMO β (12-14onde/sec)
Iniziano inoltre a comparire onde ad altro voltaggio, tipiche del RITMO delta, ma
occupanti meno del 20% del tracciato

3) Stadio 3  caratterizzato di un RITMO δ che occupa tra il 20 e il 40% (cmq <50%)


del tracciato, registrato su tutti gli elettrodi disposti sullo scalpo

1
4) Stadio 4  le onde δ occupano più del 50% del tracciato

Il tono muscolare è sempre mantenuto, non vi sono particolari movimenti degli occhi.

Poiché lo stadio 3 e lo stadio 4 danno risposte uniformi in tutte le derivazioni molti autori le
definiscono FASE SINCRONIZZATO o A ONDE LENTE (low wave)
Dopo che, nell’approfondimento del sonno, si è giunti allo stadio 4, vi è normalmente un
ritorno allo stadio 2 che dura pochi minuti dopo il quale inizia la fase REM

SONNO REM

Caratterizzato dalla comparsa nell’elettroculogramma di perturbazioni dovute al


movimento casuale degli occhi.
Accanto a questo menome abbiamo una perdita del tono muscolare.
Nell’EEG compare un ritmo simil-α che presenta solamente una frequenza minore di 2-
3onde/sec rispetto a quello alfa normale.
Inoltre compaiono, appena prima dei movimenti oculari delle onde a dente di sega (Spike
PGO – ponto-genicolo-ocipitali) che presentano una frequenza simile a quella del ritmo θ.

Nel sonno REM, almeno in alcuni animali, è persa la termoregolazione, questo sonno
insorge durante un picco minimo di temperatura

Nell’uomo c’è anche una alterazione del ritmo e della frequenza cardiaca (con comparsa
anche di extrasistoli) e una alterazione del respiro.
Nel maschio sono spesso presenti erezione del pene

Mettendo insieme le varie fasi del sonno otteniamo un IPNOGRAMMA, che ci indica
l’andamento nel corso della notte del sonno.
90 min

VEGLIA  STADIO 1  ST.2  ST.3  ST.4  ST.2  1ªFASE REM  FASE 3….
Latenza 1ªFase REM 5-10min

La prima parte del sonno (non-REM + 1ªREM) dura circa 60-90 min

Tra l’inizio del sonno e l’esordio della fase REM trascorre un periodo chiamato LATENZA
1ª FASE REM, questo periodo è accorciato in alcune patologie, ad esempio:
- Depressione  in cui i pazienti cominciano il sonno
direttamente nella fase REM
- Desincronizzazione  paziente in cui si è persa la
sincronizzazione ambiente-orologio biologico (es. tenuto in un laboratorio senza stimoli
sincronizzanti i ritmi biologici)

1
Nel corso della notte FASI non-REM e FASI REM si ripetono ciclicamente, in particolare:
Dopo la 1ªFASE REM si torna progressivamente alla FASE 3 e 4, si instaurano quindi
macro-cicli che si ripetono più volte nel corso della notte.
Anche se le FASI 3 e 4 decrescono nella durata nel corso della notte: nella prima metà
della notte la fase delta è predominante ed è più lunga rispetto alla fase REM, nella
seconda metà della notte invece prevale l’attività REM, i cui cicli di allungano di volta in
volta (“i sogni del mattino si ricordano di più” perché nella fase REM si ha l’attività onirica
più importante)

Ciò che è stato descritto fino ad ora è valido per condizioni fisiologiche, in cui l’organismo
è sincronizzato con il ciclo luce/buio. Come molte funzioni biologiche, anche il ciclo sonno-
veglia segue il ritmo circadiano, essendo sincronizzato in modo da avere una durata di
circa 24ore.

In realtà se noi isoliamo il soggetto, ad esempio in una grotta o in un laboratorio buio,


l’alternanza sonno-veglia dura 25ore e in alcuni casi anche 30, questo ci indica che è il
sole che detta principalmente il tempo (anche se nell’Uomo esistono componenti culturali
che possono fungere da “segnatempo”).

La luce funge da segnatempo stimolando particolari fotorecettori nella retina che


attraverso il fascio retino-ipotalamico (via di sincronizzazione) arriva al Nucleo
Sovrachiasmatico dell’ Ipotalamo, che funge da orologio biologico interno.
Vi sono poi degli oscillatori endogeni, che mediano la sincronizzazione tra la funzione
biologica e l’alternanza luce-buio (ritmo circadiano sincronizzato nelle 24ore). In assenza
del segnatempo “luce-buio” questi oscillatori endogeni variano attività e il ritmo circadiano
(giornata biologica) si setta non più su 24ore ma su 25-30.

RITMI CIRCADIANI

Molte delle funzioni dell’organismo hanno un andamento circadiano, ovvero si ripetono


ciclicamente nell’arco delle 24ore (es. temperatura, secr.alcuni ormoni, etc.)

L’orologio biologico del corpo umano è il NUCLEO SOVRACHIASMATICO dell’ipotalamo,


con la sua distruzione infatti scompaiono molti dei ritmi circadiani fisiologici (temperatura,
sonno-veglia).

Ma come svolge la sua funzione sulla base degli elementi esterni (luce-buio)?

La via RETINO-IPOTALAMICA fa si che il NUC.SOVRACHIASMATICO sia costantemente


informato sul grado di luminosità dell’ambiente esterno. Essa nasce da particolari cellule
gangliari (e non da coni e bastoncelli), cosa che spiega il perché anche persone cieche
abbiamo ritmi circadiani normali.

Oltre al Nuc.Sovrachiasmatico anche la Gh.PINEALE (EPIFISI) interviene nella


regolazione del ritmo circadiano. Questa ghiandola produce infatti la Melatonina, che viene
normalmente secreta nel corso della notte. (utile per annullare il jet-lag perché resetta il
ritmo circadiano)

1
Quali meccanismi biochimici (endogeni) intervengono nella regolazione circadiana?

Primi studi compiuti su DROSOPHILA


In questo insetto la ciclicità è essenzialmente legata a due geni che producono le proteine:
- PER (period)
- TIM (timeless)
La produzione di queste due proteine è costante durante il periodo di veglia; quando c’è il
picco massimo di produzione queste si associano alla proteina CLOCK determinando il
sonno. Inoltre l’unione di PER e TIM con CLOCK determina inibizione della sintesi dei
PER e TIM le cui concentrazioni decrescono fino a un picco minimo al risveglio.
Esiste, nel nucleo sovrachiasmatico dell’ipotalamo dei mammiferi, una situazione
sovrapponibile: esistono infatti due proteine (CLOCK e DMAL-1) che si trovano
normalmente unite in un dimero (x mezzo del sito PAF).
Questo dimero può entrare nel nucleo della cellula e regolare, per mezzo del GENE E-
BOX, la sintesi di PER-1, PER-2 e PER-3 (period).
A questo punto queste ultime tre proteine di uniscono in un trimero che inibisce l’attività
delle proteine CLOCK e DMAL-1.

Questo meccanismo fa si che i neuroni del nucleo sovrachiasmatico dell’ipotalamo si


adatti all’alternanza luce-buio (ciclicità 24h)

Esistono funzioni biologiche che non seguono ciclicità giornaliere (24h):


- INFRAdiane  >24h
- ULTRAdiane  <24h
- CIRCANNUALI  es. migrazione uccelli
- MENSILI  ciclo mestruale femmine

Cosa succede se i meccanismi di sincronizzazione (stimoli esterni) scompaiono?

Il ciclo sonno-veglia assume una durata di 25ore, inoltre le caratteristiche


elettroencefalografiche del sonno presentano aspetti particolari:
- il sonno comincia direttamente con una FASE REM
(S.O.REM - sleep onset REM)
- la durata del sonno dipende dal momento in cui il soggetto
va a dormire, più precisamente dipende dal ciclo della temperatura, se si addormenta
quando la sua temperatura è massima il sonno durerà anche 12ore, se di addormenta
quando la temperatura è minima il sonno dura circa 6ore.
- Inoltre il SOREM è tipico dei sonni iniziati in corrispondenza
del picco minimo della temperatura

Questo ha fatto presupporre agli studiosi che il ciclo temperatura e il ciclo del sonno REM
abbiamo uno stesso orologio biologico (hanno andamenti uguali).

BORBELL (nel 1982) ha proposto un modello basato su due evidenze:

1) la temperatura e il sonnoREM vanno di pari passo


2) tendenza a dormire dipende dalla lunghezza del periodo di veglia che lo precede

1
per sintetizzare queste due premesse il modello presenta due funzioni:
a) CIRCADIANA (processo C)  espressione di un orologio biologico che regola
l’insorgenza del sonno REM e il ciclo della temperatura
b) OMEOSTATICA (processo S)  propensione al sonno (sonno lento o potenza del
delta) che dipende dalla lunghezza del periodo di veglia

La nostra possibilità di addormentarci in un certo momento della giornata è dovuta alla


combinazione di questi due fattori: cioè a quanto tempo abbiamo trascorso svegli prima e,
soprattutto, all’attività dell’orologio biologico.

Es  se siamo svegli da 15h ma il nostro processo C è in una fase non ottimale


(temperatura corporea non ottimale per esempio), la capacità di dormire potrebbe essere
sfavorevole rispetto al solo fattore omeostatico. E’ noto per esempio che il picco massimo
di sonno si ha alle 3-4 del mattino, una volta passato siamo in grado di rimanere svegli e
attivi anche tutta la mattina.

Questo spiegherebbe bene anche quello che succede nei pazienti DEPRESSI, nei quali si
ha la tendenza ad addormentarsi in fase REM (come i desincronizzati nella grotta).
Nei depressi mancherebbe la capacità di “ricaricare” il processo S (omeostatico) che
risulta sempre ipofunzionante, in questo modo prevale sempre il processo C (orologio) con
conseguente propensione al sonno REM

Questa teoria spiega anche le Forbidden Zones, che sono ore della giornata in cui è
impossibile dormire, qualunque siano le condizioni omeostatiche precedenti. In questi
momenti entrambi i processi potrebbero essere contrari al sonno.

STRUTTURE CHE SVOLGONO UN RUOLO NELL’INSORGENZA DEL SONNO

Fino all’inizio del secolo scorso di riteneva il sonno n fenomeno passivo dovuto alla
deafferenzazione del cervello (no stimoli).
Questa teoria era confermata daglie esperimenti sui gatti di Bremèr:

- CERVELLO isolato  sezione tra i collicoli (mesencefalo,


caudalmente al 3°n.cranico). Il tracciato EEG era un tracciato di sonno e la pupilla
era miotica. Questa era una conferma della teoria della deafferenzazione, infatti la
mancanza delle afferenze dai nervi cranici sensitive venivano a mancare e
l’animale dormiva

- ENCEFALO isolato  sezione tra midollo spinale e tronco


dell’encefalo (C1), in questo modo venivano mantenute tutte le afferenze dai nervi
cranici e l’animale rimaneva vigile, l’EEG era normale e i segni pupillari anche.

Questa vecchia idea è stata smentita dagli esperimenti di Moruzzi, questi esperimenti
hanno evidenziato come anche gli esperimenti di Bremer potessero essere letti in un altro
modo.

1
 nel gatto anestetizzato con Barbi turici, stimolando una porzione del tronco dell’encefalo
(sost.Reticolare) si ha una reazione di risveglio, se invece in un animale integro
distruggiamo questa struttura si crea una reazione di sonno profondo (fino al coma)

Esiste quindi una struttura, la Sost.Reticolare ascendente, che se stimolata è in grado di


aumentare il livello di vigilanza dell’organismo.

 un successivo esperimento ha chiarito definitivamente le cose.


Preparato medio-pontino per-trigeminale, sezione a livello del tronco che di fatto mantiene
solo i primi 3 nervi cranici (no afferenze sensitive a parte il n.ottico). Contrariamente a
quanto ci si aspettava l’animale rimaneva VIGILE, questo ha chiarito definitivamente che
per mantenere uno stato di veglia non occorre mantenere le afferenze sensitive, ma una
struttura particolare: la Sost.Reticolare Ascendente.
La Sost.Reticolare Ascendente è suddivisibile in due porzioni:
- ROSTRALE  determina la reazione di risveglio
(sost.reticol.ascendente prop.detta)
- CAUDALE  funzione ipnoinducente
(risultati ottenuti anestetizzando parti diverse attraverso i circoli di irrorazione diversi)

Nella parte CAUDALE, inoltre, sono stati identificati due nuclei di neuroni:
- nucei del Rafe  serotoninergici, hanno una funzione nel
controllo dell’insorgenza del sonno-REM (REM-off)
- nucleo del Tratto Solitario  avrebbe una funzione di
induzione del sonno attraverso una inibizione della sost.Reticolare Ascendente

Attualmente si conoscono 6 sistemi che controllano la vigilanza e determinano il ciclo


sonno-veglia nelle 24h.

1) AMINERGICI, hanno ammine come neurotrasmettitori


- Serotonina  nuclei del Rafe
- Noradrenalina  Locus Ceruleus
- Dopamina  Substantia Nigra

Tutte queste cellule sono massimamente attive nel corso della VEGLIA, sono
modicamente attive durante il sonno NON-REM e sono invece silenti nel sonno
REM (cell REM-Off). Proiettano alla corteccia (per tramite del talamo) ed hanno
quindi una funzione attivante/risvegliante

2) GLUTAMMATO, utilizzato dalla Sost. Reticolare Ascendente, la quale proietta, per


mezzo del talamo, a tutta la corteccia ed ha perciò una funzione risvegliante

3) COLINERGICO, i neuroni che utilizzano Ach sono presenti nel campo


gigantocellulare del ponte, o a livello del prosencefalo basale.
Le cellule del campo gigantocellulare del ponte sono le cosiddette cellule REM-on,
sono inattive nel corso della veglia, modicamente attive nel sonno NON-REM e
molto attive nel sonno REM.
Le cellule del prosencefalo basale sono attive anche nel corso della veglia.

1
Quindi in tutte le situazione in cui l’EEG appare desincronizzato (veglia e
sonnoREM) queste cellule sono attive

4) ISTAMINICO a livello dell’Ipotalamo Posteriore, in particolare del nucle tubulo-


mammillare, ed hanno effetto attivante

5) OREXINA , sempre a livello dell’Ipotalamo Post, l’orexina sembra avere funzione


riguardo l’assunzione di cibo e stimolante sull’EEG (induce desincronizz. – veglia)
Negli animali che non hanno questo mediatore si ha un quadro simile alla
Narcolessia umana (addormentamento improvviso con cataplessia)

6) Infine abbiamo strutture che attivamente contribuiscono all’induzione al sonno (fino


a qui erano componenti desincronizzanti sia nella veglia che nel sonno REM)
- Nucleo del tratto solitario  inibisce sost.reticolare
ascendente (induce sonno)
- Nucleo Preottico (usano GABA e GABALAMINA)  come
sopra

L’induzione del ritmo sonno-veglia deriva da un bilancio delle strutture fin qui elencate.

Anni 70 – McCartney e Obson propongono un modello sull’alternanza REM – non-REM, in


cui c’è un antagonismo tra due gruppi di cellule:

- Cellule REM-OFF (sistemi Aminergici)  attive nella veglia,


moderatamente attive nel sonno non-rem e silenti nel sonno rem
- Cellule REM-ON (Colinergiche del campo gigantocellulare)
 silenti nella veglia, moderatamente attive nel sonno non-rem e silenti nel sonno rem

L’alternanza REM – NON-REM è dovuta all’inibizione delle cellule REM-ON sulle cellule
REM-OFF quando comincia la fase REM del sonno. Dopo aver scaricato massimamente
per l’inizio della fase rem queste diminuiscono la loro frequenza di scarica per far tornare
dopo un certo tempo alla fase non rem.

1
GANGLI DELLA BASE

Strutture di sostanza grigia sottocorticali, connesse reciprocamente con essa in modo da


poterne modulare l’attività.

Distinti in:

- NUCLEO CAUDATO CAUDATO


STRIATO(hanno stessa derivazione
embriologica)
PUTAMEN
- NUCLEO LENTICOLARE
PALLIDO PALLIDO

- NUCLEO SUBTALAMICO

- SOSTANZA NERA

Attraverso la colorazione per l’acetilcolinesterasi è possibile distinguere all’interno dello


STRIATO:
- una componente a bassa att.enzimatica  STRIOSOMI
- una componente ad alta att.enzimatica  MATRICE

Nel PALLIDO distinguiamo


- PALLIDO ESTERNO
- PALLIDO INTERNO

Nella SOSTANZA NERA


- Pars COMPATTA

1
- Pars RETICOLATA (funzionalmente identica al pallido
interno)

Questi nuclei sono strettamente connessi con la corteccia, la quale proietta in modo
diffuso ai gangli della base, i quali a loro volta ri-proiettano a loro volta in corteccia (circuiti
riverberanti)
Si conoscono almeno 5 circuiti riverberanti:

1) Circuiti Scheletro-Motorio
Connette le aree motorie e sensitive (primaria, premotoria, supplementare,
somotosensitive 3,1,2, aree 5 e 7) con lo striato, in particolare con il PUTAMEN, in
modo somatotopicamente preciso

2) Circuito Oculomotorio
Parte dall’area 8 (campi oculari frontali o frontal-fields) e arrivano allo striato, in
particolare al CAUDATO e riproiettano poi, tramite stazioni intermedie, a questa
parte di corteccia.

3) Circuiti Cognitivi (2)


Sono coinvolti in alcuni aspetti cognitivi dell’attività motoria, nell’apprendimento
motorio e nella capacità di adattare il proprio comportamento con aspetti sociali
(empatia). Sono 2 e provengono da 2 parti della corteccia prefrontale:
- DORSO-LAT  da qui proiettano allo STRIATO che ritrasmette a questa
corteccia. Sembra che abbiamo un ruolo nell’apprendimento motorio

- ORBITO-FRONT  da qui proiettano allo STRIATO che ritrasmette poi alla


corteccia d’origine

5) Circuiti EMOZIONALI (sist.Limbico-Gangli)


Legato agli aspetti emozionali dell’attività motoria

Per ognuno di questi circuiti si ritiene vi siano due vie di collegamento con la corteccia:
- VIA DIRETTA
- VIA INDIRETTA
Il circuito più noto che prendiamo come esempio è lo scheletro motorio, l’origine sono
sempre le aree motorie e sensitive (primaria, premotoria, supplementare, somotosensitive
3,1,2, aree 5 e 7) che proiettano alla matrice dello striato (PUTAMEN)
Queste fibre sono tutte Eccitatorie, utilizzano, come neurotrasmettitore GLUTAMMATO,
infatti.

1
Dallo striato originano due vie principali:

Via Diretta

dal Putamen partono fibre per il


PALLIDO INT (fibre strio-pallidali) e per
la PARS RETICOLATA del S.NERA
(fibre strio-nigrali)

Queste fibre usano GABA e di


conseguenza sono vie INIBITORIE,
inoltre hanno la SOSTANZA P come
neuropeptide modulatore.

Dal Pallido int. E dalla Sost.nera


reticolata partono fibre GABA-ergiche
(INIBENTI) dirette al TALAMO, in
particolare ai nuclei VA e VL (ventro-ant
E vento-lat) che hanno funzione motoria
e riproiettano alla corteccia motoria.

Poiché abbiamo inibizione di una


inibizione (putamenpallido) l’attività
della Via Diretta è FACILITANTE sul
movimento

 Via Indiretta
Origina dal Putamen, le fibre di proiezione, sempre GABA-ergiche (inibitorie), si portano al
PALLIDO ESTERNO.
Questo a sua volta proietta con fibre ancora una volta Gaba-ergiche sia al PALLIDO
INTERNO che al NUCLE SUBTALAMICO

Anche in questo caso l’inibizione di un inibizione si risolve in una facilitazione dell’attività


del nucleo subtalamico, questo però, stimolato da proiezioni discendenti dalla corteccia
ATTIVA il PALLIDO INTERNO e della PARS RETICOLATA della SOSTANZA NERA, le
quali hanno una azione inibente il TALAMO; quindi in definitiva la via indiretta si risolve in
una inibizione del movimento

Un ulteriore tassello sul controllo dei circuiti dei gangli della base è rappresentato dalla
PARS COMPATTA DELLA SOSTANZA NERA (vie nigro-striatali).
Questo nucleo di neuroni utilizza come neurotrasmettitore la DOPAMINA, essa può agire
su entrambe le vie a livello dello striato grazie a 2 tipi di recettori : D1 per stimolare la via
DIRETTA e D2 per inibire la VIA INDIRETTA.

1
In sostanza quindi la SOST. NERA COMPATTA ha una azione che fa sì che prevalga
l’attività della via DIRETTA su quella indiretta, con un effetto finale di facilitazione del
movimento.

MALATTIE ASSOCIATE AI GANGLI DELLA BASE:

Ci sono alcune patologie del sistema nervoso che colpiscono specificatamente i nuclei
della base (Morbo di Parkinson, Ballismo, Corea di Hungtinton)

Morbo di Parkinson

Caratterizzata da ACINESIA, i soggetti appaiono rallentati nei movimenti e hanno difficoltà


a cominciare movimenti. L’acinesia si manifesta in altri comportamenti, ad esempio la
MICROGRAFIA o la POVERTA’ di MOVIMENTI, anche a livello della faccia (“giocatori di
poker”).
Oltre all’acinesia questa malattia è caratterizzata da un IPERTONO PLASTICO, diverso
cioè da quello del paziente con sindrome piramidale (reaz.coltello a serramanico), infatti
se proviamo a muovere l’arto esso si muove lentamente con piccoli scatti per poi rimanere
nella posizione in cui lo lasciamo (ipertonia a tubo di piombo con effetto a ruota dentata)
Altra caratteristica del morbo di Parkinson è il TREMORE A RIPOSO, soprattutto degli arti
superiori, piuttosto frequente (3-4 movimenti al secondo)
Ulteriore caratteristica del morbo di Parkinson è una forte DEPRESSIONE, anche non
associabile alla normale depressione dovuta alla condizione di malattia

All’esame autoptico è visibile una degenerazione della SOSTANZA NERA COMPATTA e


quindi della via nigro-striatale dopaminergica, con un conseguente deficit di DOPAMINA
(infatti la somministrazione di L-DOPA attenua i sintomi).

A causa della degenerazione di questa via viene a mancare il controllo dello striato da
parte della sostanza nera compatta. Infatti la Via Diretta non è più facilitata e la Via
Indiretta non è più inibita.

Quindi prevarrà l’azione della VIA INDIRETTA con


conseguente inibizione del movimento che si manifesta come
ACINESIA, POVERTA’ di MOVIEMENTO e IPERTONO.
Il TREMORE sembra dovuto alla liberazione, dal controllo dei
gangli, di alcune strutture del talamo che fanno partire questi
movimenti incontrollati A RIPOSO (tremore del cervelletto è
invece tipico delle fasi di movimento)
La DEPRESSIONE deriverebbe da una alterazione del
circuito che collega i gangli al sistema limbico.

Potrebbero esserci dei fattori esterni che influiscono


sull’insorgenza del Parkinson, questo si è reso noto quando
un gruppo di pazienti tossicodipendenti ha fatto uso di una
partita di eroina tagliata con una sostanza detta MTPT.

1
L’azione di questa sostanza si presentava solo dopo che questa veniva modificata da una
monoamminoossidasi e infatti inibitori delle monoamminoossidasi sono in grado di
migliorare (e prolungare) gli effetti della L-DOPA.

Ballismo

Condizione neurologica in cui sono manifesti movimenti


involontari delle radici degli arti, con movimenti così violenti e
frequenti che può portare a cachessia.
Più frequentemente è presente una versione di questa
patologia che riguarda solo una metà del corpo
(EMIBALLISMO).

La causa di questa malattia risiede spesso in un danno


vascolare al NUCLEO SUBTALAMICO, venendo a mancare
l’azione eccitatoria sul PALLIDO INTERNO questo non è più in
grado di inibire il talamo, fatto che causa appunto la comparsa
di movimenti involontari (manca il controllo inibente della via
indiretta)
Se si somministrano dei neurolettici che inibiscono il controllo
dopaminergica si ottiene un miglioramento della patologia.

 Corea di Hungtinton

Si caratterizza per la presenza di movimenti involontari COREICI, lenti, tentacolari che


riguardano anche l’arto distale.
Inoltre si ha la comparsa di una demenza e di un quadro cognitivo alterato, fino alla morte.
La malattia è ereditaria, autosomica dominante (braccio corto cromosoma 4) ad alta
penetranza e si manifesta intorno alla terza decade di vita.
Si manifesta con un deterioramento mentale che inizia con problemi verbali, una
demenza, fino poi la comparsa dei problemi motori.

La lesione è a carico del PALLIDO ESTERNO, in


particolare dei suoi neuroni Gaba-ergici (prevale la via
diretta).
In realtà ci sono altri danni nel SNC, in particolare si è
evidenziata una iperattività dei sistemi GLUTAMINERGICI,
il quale causa, interagendo con i recettori NMDA, una
citotossicità causata dall’eccessivo ingresso di Ca2+ con
attivazione di proteasi dannose per la cellula.

1
Gli aspetti MOTORI sono dovuti alla distruzione dei neuroni GABAergici nel pallido
esterno
Gli aspetti COGNITIVI sono dovuti soprattutto alla citotossicità da glutammato (iperattività
glutammato o ipersensibilità NMDA)

IL CERVELLETTO

E’ una struttura del SNC posto nella fossa cranica posteriore avente la forma di una
conchiglia semiaperta.

SUDDIVISIONE ANATOMICA

Si possono distinguere tre facce:


- inferiore (che poggia sulla fossa cranica)
- superiore (membrana tectoria)
- anteriore (che prede contatto con il tronco encefalico)

La superficie delle facce superiore ed inferiore presentano dei solchi che fanno si che si
possano distinguere nel cervelletto:

- Lobo Anteriore
- Lobo Posteriore Anteriore – fessura primaria – posteriore – fess. Postero-laterale – flocculonodulare
- Lobo Flocculonodulare

Ci sono poi due solchi longitudinali che permettono di distinguere:

1
- componente mediana  VERME
- componente intermedia degli emisferi  connessa al Verme
- componente laterale degli emisferi

SUDDIVISIONE FILOGENETICA

- Archicerebello  corrispondente al lobulo flocculo-


nodulare
- Paleocerebello  corrispondente al Verme e alla
Componente Intermedia
- Neocerebello  corrispondente alle porzioni laterali degli
emisferi cerebellari

SUDDIVISIONE FUNZIONALE

- Vestibolocerebello  corrispondente all’Archicerebello, è


connesso con i nuclei vestibolari
- Spinocerebello  corrispondente al Paleocerebello,
connesso dal midollo spinale da cui riceve informazioni di carattere propriocettivo
- Cerebrocerebello  corrispondente al Neocerebello, ha
caratteristiche simili ai Gangli della Base essendo connesso con la corteccia, in
particolare riceve afferenze dalle aree motrici (4 e 6), dalle aree somotosensitive
(3,1,2) e dalle aree 5e 7

La corteccia del cervelletto è uguale in tutta la superficie della corteccia ed è costituito da


tre strati:

1) Strato MOLECOLARE - cellule stellate


- cellule a canestro
- dendriti delle cellule di Purkinje
- fibre parallele, assoni delle cellule dello strato
dei granuli che raggiungono la superficie, si dividono e
percorrono la corteccia in senso orizzontale

2) Strato delle Cellule di Purkinje  contiene le cellule del Purkinje che sono
l’unico elemento EFFERENTE del cervelletto

3) Strato dei Granuli - cellule dei granuli facendo sinapsi creano particolari
- fibre AFF MUSCOIDI strutture dette GLOMERULI

1
- cellule del Golgi

Nel complesso al cervelletto arrivano due (in realtà 3) tipi di fibre afferenti:
- fibre MUSCOIDI
- fibre RAMPICANTI
- [fibre aminergiche da Locus Ceruleus (noradrenalina) e
nuclei del Rafe (serotonina)]

Fibre Muscoidi  provengono dalla corteccia


e dal midollo spinale (vie spinocerebellari,
ponto-dento-rubro-talamiche e fibre vestibolari),
fanno sinapsi con le cellule dei granuli
(glomeruli cerebellari) le quali proiettano poi allo
strato molecolare esterno (fibre parallele) dove
prendono contatto con i dendriti delle cellule di
Purkinje, con le cellule a canestro e con le
cellule stellate

Fibre Rampicanti  provengono SOLO dal


NUCLE OLIVARE INFERIORE, fanno sinapsi
direttamente con le cellule di Purkinje (i cui
assoni proiettano a 4nuclei profondi posti nella
sostanza bianca cerebellare, specifici per le
regioni funzionali del cervelletto) E con le cellule
dei NUCLEI stesse

NUCLEI CEREBELLARI:

- nucleo DENTATO  proiezioni del neocerebello verso la corteccia

- nucleo del FASTIGIO


Proiezio
ni al midollo dello spinocerebello
- nuclei GLOBOSO ed
EMBOLIFORME

Il vestibolocerebello non ha nuclei a cui proietta, ma si dirige


direttamente ai nuclei vestibolari (quindi direttamente al
tronco dell’encefalo)

1
EVENTI ELETTRICI:

Le fibre muscoidi proiettano alle cellule dei granuli, queste afferenze danno origine a
potenziali postsinaptici eccitatori (EPSP) semplici, detti anche SPIKE SINGOLI. Questi
possono ripetersi per numerose volte nell’arco di un secondo e sono seguiti da un IPSP
piuttosto prolungato (possibile ruolo nell’apprendimento motorio)

Le fibre rampicanti invece raggiungono le cellule del Purkinje e da un evento elettrico


detto SPIKE COMPLESSO (f = 3-4/sec), caratterizzato da uno spike iniziale
sovrapponibile a quello singolo, seguito da spike di minore entità a loro volta seguiti da un
IPSP (causa la depressione a lungo termine, importante per apprendimento). Questo
evento elettrico è stato messo in relazione ad alcune forme di apprendimento motorio a cui
parteciperebbe il cervelletto

VESTIBOLOCEREBELLO:

Riceve fibre vestibolo-cerebellari dai neuroni a T del Ganglio Vestibolare (dagli organi
vestibolari dell’orecchio interno).
Le fibre raggiungono la corteccia flocculo-nodulare (muscoidi), questa corteccia elabora
queste informazioni per poi emettere efferenze dirette ai NUCLEI VESTIBOLARI
LATERALI e MEDIALI. Da questi nuclei parte poi il FASCIO LONGITUDINALE
MEDIALE che è suddivisibile in due componenti:
- ascendente  vestibolo-oculare, ai nuclei motori dei
nn.cranici (oculomotore, trocleare, abducente, per riflesso oculomotore che coordina
testa e occhi)
- discendente  vestibolo-spinale, ai motoneuroni alfa e
gamma del midollo per i riflessi posturali (equilibrio e tono posturale)

Controllo POSTURA ed EQUILIBRIO (mm.assiali, estensori ed antigravitari) e


COORDINAMENTO COLLO-OCCHI

SPINOCEREBELLO:

Riceve afferenze propriocettive dalla periferia dai fasci SPINOCEREBELLARI (ventrale,


mediale e rostrale), dal fascio CUNEOCEREBELLARE e dal fascio
TRIGEMINOCEREBELLARE. Inoltre arrivano anche informazioni di carattere visivo e
acustico.

Le afferenze di distribuiscono somatotopicamente alle parti dello spinocerebello:


- tronco, collo e parti prossimali arti  VERME  FASTIGIO
- arti distali  PARTE INTERMEDIA EMISFERI 
GLOBOSO ed EMBOLIFORME

1
Lo spinocerebello proietta poi ai nuclei del FASTIGIO, GLOBOSO ed EMBOLIFORME:

1) FASTIGIO proietta a: - sost. RETICOLARE (cerebello-reticolare)  Vie Reticolospinali


- Nn. VESTIBOLARI (cerebello-vestibolari)  Vie Vestibolospianali
- VL TALAMO controlat  Cortex Motoria  Vie Corticospinali

2) GLOBOSO ed - VL TALAMO controlat  Cortex Motoria  Vie Corticospinali


EMBOLIFORME - N.ROSSO MAGNICELLULARE controlat  Via Rubrospinale

(Anche dalla corteccia partono fasci che raggiungono il NUC.ROSSO e da qui si portano al midollo mediante
il Fascio Rubro-spinale)

La somma di tutte le afferenze che raggiungono lo Spinocerebello fa sì che in questa


porzione di corteccia cerebellare ci sia una rappresentazione somatotopicamente
organizzata, ma raddoppiata: si forma un homunculus sul lobo anteriore e un homunculus
sul lobo posteriore.
Il tronco e il collo sono rappresentati a livello del Verme, mentre gli arti sono rappresentati
all’esterno (porzioni intermedie degli emisferi)

Poiché, inoltre, abbiamo una doppia decussazione, la lesioni di un emisfero cerebellare


danno una sintomatologia motoria IPSILATERALE.

NEOCEREBELLO:

Ha un ruolo simile ai Gangli della Base, infatti riceve fibre dalla corteccia motoria e
ritrasmette ad esse.
(CORTO – PONTO – DENTO – TALAMO O RUBRO)
Cortex (4 e 6, 3-1-2, 5 e 7)  f. cortico-pontino  nuc. pontini  f. ponto-cerebellari  neocerebello
 nuc. Dentato

Da esso partono proiezioni per:


- VL TALAMO controlaterale  Cortex
- NUCLEO ROSSO PARVICELLULARE controlat.  Via
rubro-spinale, rubro-talamica o rubro-olivare

Questo circuito controlla la corteccia motoria in modo che vi sia una coordinazione
temporale nel movimento, inoltre è stato evidenziato come i neuroni del nucleo dentato
sparano PRIMA di quelli della corteccia motoria.

1
FUNZIONI MOTORIE DEL CERVELLETTO:

Possiamo dedurre la funzione delle 3parti del cervelletto studiando o sintomi che si
presentano in seguito a lesioni a carico del cervelletto.

Lesioni Vestibolocerebellari  SINDROME ARCHICEREBELLARE

Il sintomo principale è un DISTURBO DELLA MARCIA, che viene definita “ATASSIA” cioè
una marcia con base di appoggio larga e secondo una traiettoria non retta; inoltre il
paziente non mantiene bene l’equilibrio, è instabile, fatto che si rende noto soprattutto se
gli chiediamo di chiudere gli occhi

Questi sintomi sono chiari se messi in relazione con le afferenze che l’archicerebello ha
con il sistema vestibolare e rende evidente il suo ruolo nel CONTROLLO
DELL’EQUILIBRIO.

Lesioni Spinocerebellari

Lesioni unilaterali dello spinocerebello comportano una IPOTONIA dell’emisoma


ipsilaterale (doppia decussazione).
Caratteristica la reazione che il paziente ha quando gli chiediamo di opporre resistenza a
un movimento forzato che gli facciamo compiere, egli infatti non riesce a opporre
resistenza efficacemente, inoltre, se cessiamo improvvisamente la nostra spinta otterremo
quello che è definito “segno del rimbalzo o riflesso pendolare”, cioè un movimento

1
rapido nella direzione in cui stava esercitando resistenza (questo indica che il tono
muscolare non si adegua al cambio di situazione rapida)

Si ritiene che lo spinocerebello abbia il compito di comparare, attraverso tutte le sue


afferenze, l’attività programmata con l’effettiva esecuzione del movimento. Per questo
motivo questa parte del cervelletto riceve costantemente informazioni PROPRIOCETTIVE
(ma anche UDITIVE e VISIVE) in modo da poter correggere tutti gli aspetti del movimento
(traiettoria, postura, conformazione delle mani, ecc).

Nella fase di programmazione il ruolo chiave è svolto dal NEOCEREBELLO e dai GANGLI
DELLA BASE, una volta che il movimento è iniziato è lo SPINOCEREBELLO che controlla
la sua corretta esecuzione e che corregge eventuali errori.

Lesioni Neocerebello  SINDROME CEREBRO-CEREBELLARE

Interviene, insieme ai Gangli della Base, nella programmazione dei movimenti.


Questo è confermato dal fatto che i neuroni del Nuc. Dentato sparano PRIMA dell’inizio
del movimento stesso, anticipando anche i neuroni dell’area motoria primaria.
Quando viene lesionata questa area di verificano alcuni ERRORI nell’esecuzione dei
movimenti, probabilmente per azione combinata di cerebro e spino-cerebello.
In particolare si ha DISSINERGIA, cioè non esiste coordinazione dei gruppi muscolari
agonisti e antagonisti; DISMETRIA, cioè in termini spazio-temporali l’azione non è ben
misurata, il paziente sa dove si trova l’oggetto ma non lo raggiunge bene, spesso
allungando lo spazio (va oltre) e non calcolando bene i tempi di raggiungimento (prova
INDICE-NASO).
Inoltre è presente la DIAGOCINESIA, cioè l’assenza di coordinazione tra gli atti motori che
compongono una sequenza motoria complessa (es prono-supinazione).
Inoltre nell’esecuzione del movimento è presente un TREMORE, di tipo “intenzionale”
(compare quando si decide di compiere il movimento) che scompare a riposo, soprattutto
verso la fine del movimento, legato, in pratica, alla mal programmazione del movimento

Ovviamente è difficile che i sintomi delle lesioni delle tre diverse componenti del cervelletto
si presentino da soli, questo perché le patologie del cervelletto (es Tumore) difficilmente si
limitano a una delle tre, ci troveremo di fronte a un quadro complesso.

APPRENDIMENTO MOTORIO:

Oltre a un ruolo nella coordinazione, esecuzione e programmazione del movimento


sembra che il cervelletto abbia un ruolo anche nell’Apprendimento Motorio. Questo grazie
agli effetti delle sue afferenze sui circuiti elettrici cerebellari.
+ + GABA -
f.Muscoidi  cell.Granuli  fibre parallele  cell.Purkinje  Nuclei Cervelletto

Quando le fibre parallele eccitano le cellule del Purkinje si verifica uno SPIKE SEMPLICE
(EPSP) che può ripetersi diverse volte al secondo. Questo EPSP è seguito da un IPSP
dovuto alle cellule a Canestro e alle cellule Stellate

1
(nuc.Olivare Inf) f.Rampicanti  cell.Purkije  Nuclei Cervelletto

Quando le fibre rampicanti eccitano le cellule del Purkinje si ha uno SPIKE COMPLESSO,
costituito da UNO SPIKE AMPIO seguito da vari SPIKE di minore ampiezza. Questo Spike
complesso si può ripetere solo 3-4volte al secondo ed è seguito anch’esso da un IPSP
dovuto alle cellule a Canestro e Stellate.

Questa differenza è importante perché lo SPIKE COMPLESSO ha una funzione di


modulazione sullo SPIKE SEMPLICE, soprattutto in relazione a compiti di
APPRENDIMENTO MOTORIO.

ESPERIMENTO SCIMMIA-BARRETTA  una scimmia è addestrata a mantenere in una


posizione fissa una barretta. Se si modificava la posizione della barretta essa era in grado
di riposizionarla in maniera corretta. Si è visto che mentre la scimmia manteneva la
barretta nella posizione corretta la barretta erano presenti solo SPIKE SEMPLICI ed erano
presenti solo saltuariamente degli SPIKE COMPLESSI.
Se venivano apportati cambiamenti sostanziali (es applicando una forza continua
perturbante) e la scimmia doveva “riapprendere” il giusto modo per riportare nella
posizione corretta la sbarretta comparivano molti SPIKE COMPLESSI e
proporzionatamente meno SPIKE SEMPLICI. Mano a mano, però, che la scimmia
imparava la nuova tecnica diminuivano gli SPIKE COMPLESSI e proporzionalmente
anche gli SPIKE SEMPLICI.

L’ipotesi è che gli SPIKE COMPLESSI (rampicanti) abbiano un ruolo fondamentale


nell’APPRENDIMENTO DI NUOVI COMPITI MOTORI e che, una volta che il nuovo
compito sia stato appreso determinino una diminuzione degli SPIKE SEMPLICI (muscoidi)
per periodo di tempo prolungato (depressione a lungo termine)

Questa capacità di modulazione degli spike complessi (depressione di lungo termine) è


stata meglio definita anche dal punto di vista degli eventi cellulari.
Questa depressione a lungo termine si verifica quando la cellula del Purkinje è attivata
contemporaneamente da fibre muscoidi (attraverso le fibre parallele) e rampicanti
(direttamente) che agiscono su due recettori per il Glutammato diversi:

- MUSCOIDI  spike SEMPLICE  rec. AMPA-KAINATO


+ +
(entra Na , esce K EPSP)
- RAMPICANTI  spike COMPLESSO  rec.
METABOTROPO (si attiva solo per stimolazione concomitante anche delle muscoidi
perché richiede [glutammato] alto!) che attiva IP3 e DAG, questi aumentano [Ca2+]intracell,
viene creato NITROSSIDO il quale attiva cAMP che INIBISCE recettori
AMPAKAINATO.

ESPERIMENTO con LENTI PRISMATICHE  riguarda il riflesso vestibolo-oculare


(mantenimento fissazione visiva). Se indosso lenti prismatiche (che invertono il campo
visivo) perdo questo riflesso. Nei pazienti normali dopo un certo periodo ho una ripresa del
riflesso vestibolo-oculare che mi permette di continuare a fissare un oggetto muovendo la
testa. Nei pazienti CEREBELLARI questo NON avviene (indicando quindi un ruolo
nell’apprendimento motorio)

1
ESPERIMENTO sul RIFL.AMMICCAMENTO  ammiccamento se tocco la cornea, nei
conigli, dopo “condizionamento” si riusciva anche a ottenere questo riflesso grazie a uno
stimolo sonoro(Pavlov). Nei conigli cerebellari non era possibile questa associazione.
ORGANIZZAZIONE CIRCUITI

- Muscoidi Granuli  Purkinje


Golgi  Granuli (inibiti)
- Rampicanti Purkinje
Nuclei cerebellari

Tra tutti gli elementi che costituiscono il cervelletto vengono così a crearsi dei circuiti di
controllo, in particolare su tre punti:

1) cell.GRANULI  controllata dalle cellule del


Golgi (che le inibiscono) attivate o dalle fibre
muscoidi o dalle stesse cell. dei Granuli che
gli mandano Collaterali

2) cell.PURKINJE  sono attivate dalle fibre


rampicanti e dalle fibre parallele delle cellule
dei granuli. Queste fibre però attivano le cell.
Stellate e le cell. Canestro che hanno una
attività inibitoria sulle cell. Purkinje

3) NUCLEI CEREBELLARI  attivati


direttamente dalle fibre muscoidi e
rampicanti, ma inibite dalle cellule del
Purkinje.

Questo gioco di controlli, attivazione/inibizione, sarebbe alla base del controllo istante per
istante (on-line) che in cervelletto ha sulle varie componenti motorie.