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Circolare NTC 2018, edifici esistenti: il Capitolo 8 con alcuni commenti tecnici

Alessandrini Stefania - Caporedattore INGENIO 04/12/2019 40126

edificio esistente

Si prosegue con la pubblicazione di alcuni Capitoli della Circolare esplicativa delle Norme Tecniche per le Costruzioni
2018.

In questo articolo in particolare proponiamo il testo del Capitolo 8 (scaricabile in pdf in fondo all’articolo) dedicato agli
EDIFICI ESISTENTI con i primi approfondimenti e commenti tecnici (vedi in basso all’articolo) da parte di alcuni esperti in
materia. L’articolo sarà poi aggiornato costantemente con ulteriori articoli di aiuto nella comprensione del testo.
Invitiamo pertanto i lettori a seguirci per rimanere aggiornati sul tema.

Il Capitolo C8 della Circolare NTC 2018

Le costruzioni esistenti rappresentano certamente argomento particolarmente significativo nell’ambito


dell’applicazione delle NTC. Rispetto al D.M. 14 gennaio 2008 la norma riporta alcune modifiche la cui portata
concettuale assume però particolare rilievo.

L’importanza che le criticità locali assumono negli edifici esistenti, in termini di danni a persone e cose, ha portato, fra
l’altro, a considerare con maggiore attenzione gli interventi locali di rafforzamento e gli interventi di miglioramento.

Tale maggiore attenzione si è anche tradotta in un diverso ordine di presentazione (le varie forme d’intervento sono ora
elencate dalla meno alla più impattante, dalla riparazione e rafforzamento locale all’adeguamento), nella diversa
definizione dell’intervento di adeguamento e nell’ampia considerazione dedicata alla valutazione e riduzione del rischio
sismico e, in special modo, nella maggiore attenzione prestata agli interventi finalizzati a ridurre la vulnerabilità delle
costruzioni esistenti.

La presente Circolare, quindi, fornisce istruzioni operative per la corretta ed uniforme applicazione dei principi riportati
nel Capitolo 8 delle NTC. Si osserva, in particolare, come molti dei contenuti delle Appendici della precedente Circolare
617 C.S.LL.PP. del 2 febbraio 2009, sono ora ricondotti al testo della Circolare stessa.

Paragrafo C8.1 - Che cosa si intende per “Costruzione Esistente”

La definizione ci viene data dal primo paragrafo del capitolo C8: “Le costruzioni esistenti sono definite, nel § 8.1 delle
NTC, come quelle costruzioni per le quali “alla data della redazione della valutazione di sicurezza e/o del progetto
d’intervento” la struttura sia stata “completamente realizzata”.

Detta definizione va certamente declinata per ciascuno caso in esame.

In termini del tutto generali, con l’espressione struttura completamente realizzata può intendersi una struttura per la
quale, alla data della redazione della valutazione di sicurezza e/o del progetto di intervento, sia stato redatto il
certificato di collaudo statico ai sensi delle Norme Tecniche vigenti all’epoca della costruzione; se all’epoca della
costruzione l’obbligo del collaudo statico non sussisteva, devono essere state almeno interamente realizzate le
strutture e i muri portanti e le strutture degli orizzontamenti e delle coperture.
I beni vincolati

Per gli interventi finalizzati alla riduzione della vulnerabilità sismica dei beni del patrimonio culturale vincolato, il
riferimento normativo, nelle more dell’emanazione di ulteriori disposizioni, è costituito dalla D.P.C.M. 9 febbraio 2011
“Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le
costruzioni di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008”. Tale direttiva, in considerazione della specificità e
articolazione del contenuto nonché delle caratteristiche del patrimonio storico edilizio italiano, è adottabile come
riferimento per le costruzioni che comunque abbiano una valenza storica, artistica o urbanistico-ambientale, anche se
non esplicitamente vincolate, fatto salvo quanto previsto al punto 8.4.3 delle NTC.

Paragrafo C8.1: la definizione dei Criteri Generali

La conoscenza della costruzione

La conoscenza della costruzione, se da un lato contribuisce ad aumentare l’accuratezza delle verifiche di sicurezza e
l’efficacia del progetto degli interventi, dall’altro dipende, di fatto, dalla possibilità di effettuare indagini approfondite in
relazione all’uso ed alla natura/tipologia della costruzione stessa.

Le NTC, al fine di tener conto dei diversi possibili gradi di approfondimento, utilizzano i concetti di livello di conoscenza
(relativo a geometria, organizzazione strutturale, dettagli costruttivi e materiali) e di fattore di confidenza (che modifica
i parametri di capacità in ragione del livello di conoscenza).

È necessario che il progettista espliciti, nei documenti progettuali, le caratteristiche geometriche e strutturali della
costruzione e il grado di approfondimento raggiunto dalle indagini.

In generale, la valutazione della sicurezza consiste nell’identificazione delle criticità nei confronti delle azioni
considerate, sia non sismiche, come pesi propri, sovraccarichi e azioni climatiche, sia sismiche.

L’attenzione ai meccanismi locali

Attenzione deve essere, dedicata alla individuazione, per quanto possibile, di situazioni critiche locali e al loro
conseguente effetto sulle verifiche. Esempi tipici sono la presenza e la realizzazione di cavedi, nicchie, canne fumarie,
aperture in breccia, riprese murarie nelle pareti portanti che, indebolendo sensibilmente i singoli elementi strutturali o
le connessioni tra i vari elementi costruttivi, possono facilitare l’innesco di meccanismi locali. Anche lo spostamento o la
demolizione di tramezzature o tamponature con rigidezza e resistenza non trascurabili per una specifica struttura,
potrebbero alterare la configurazione del fabbricato.

Riguardo ai dettagli costruttivi, per gli edifici esistenti le NTC non impongono la conformità alle prescrizioni previste per
le nuove costruzioni.

Gli esiti della valutazione della sicurezza comportano conseguenze diversificate in termini di tempi e necessità di
intervento, a seconda che le carenze della struttura si manifestino nei confronti delle azioni non sismiche o di quelle
sismiche.
Come è possibile intervenire sugli edifici esistenti

Le categorie di intervento si differenziano in interventi locali o di riparazione, di miglioramento e di adeguamento.

L’obbligo di collaudo statico anche per gli interventi di miglioramento sismico

Le NTC specificano, per ciascuna categoria, la condizione di applicazione, sancendo l’obbligatorietà del collaudo statico,
non solo per gli interventi di adeguamento, ma anche per quelli di miglioramento. Sono poi definiti alcuni fondamentali
criteri di intervento, comuni a tutte le tipologie, quali la ricerca della regolarità, l’attenzione necessaria per le fasi di
esecuzione e le priorità da assegnare e sono quindi esaminati i più usuali interventi per le varie tipologie strutturali.

Non è invece previsto il collaudo statico per gli interventi locali o di riparazione di cui al §8.4.1 delle NTC.

Al fine di una corretta valutazione del possibile utilizzo delle costruzioni, il tecnico incaricato delle verifiche o del
progetto deve esplicitare, nei documenti progettuali, i livelli di sicurezza attuali e quelli che l’eventuale intervento si
prefigge di conseguire, nonché le eventuali conseguenti limitazioni nell’uso della costruzione, esplicitando, per quanto
possibile anche il livello di sicurezza degli elementi costruttivi non strutturali.

Il complesso delle norme vigenti, infatti, consente l’utilizzo anche delle costruzioni esistenti che non raggiungano i livelli
di sicurezza richiesti per le costruzioni nuove.

Gli approfondimenti tecnici sul Capitolo 8 della Circolare NTC 2018

Sul Capitolo 8 INGENIO ha già iniziato a raccogliere alcune riflessioni e approfondimenti che riportiamo di seguito e che
speriamo siano di utilità ai professionisti tecnici.

Edifici in muratura

L'approfondimento parte con due articoli dedicati alle strutture esistenti in muratura descrivendo con dettaglio quelle
che sono le indicazioni e le novità descritte nel Capitolo 8 della Circolare.

All'interno del primo articolo si approfondisce il nuovo modo di considerare i legami costitutivi con cui la muratura
viene calcolata, il tema del comportamento delle fasce murarie, l'introduzione dello Stato limite di Collasso per gli edifici
in muratura e molto altro ancora. >> VAI ALL'APPROFONDIMENTO

Anche nel secondo articolo si approfondisce il tema dei parametri meccanici della muratura ma con particolare
riferimento alle novità della tabella C8.5.I, alle conseguenze nelle verifiche, ... il tutto confrontandolo con la precedente
normativa. >> VAI ALL'APPROFONDIMENTO

Edifici in calcestruzzo armato

Nell'articolo, a firma della Professoressa Anna Saetta, viene trattato tema della sicurezza degli edifici esistenti in
calcestruzzo armato, con particolare riferimento ai valori da assumere per le proprietà dei materiali nel calcolo della
capacità, in accordo al metodo di analisi adottato, e di alcune modifiche nelle prescrizioni relative all’accettabilità dei
metodi di analisi lineare. VAI ALL'ARTICOLO >> I valori da assumere per le proprietà dei materiali nel calcolo della
capacità: le novità della Circolare

Metodi di rinforzo

Nell'articolo si analizza, invece, ciò che la Circolare "dice" sul particolare metodo MAD (Metodo Aderente), segnalando
la mancanza di chiarimenti in merito ad alcuni aspetti che, però, sono fondamentali per la buona e duratura riuscita di
un intervento di riparazione e rinforzo. VAI ALL'ARTICOLO >>> Le strutture esistenti e i metodi per il rinforzo di tipo
MAD: alcune osservazioni sulla Circolare
Strutture in muratura esistenti: nuove indicazioni dalla circolare NTC 2018
Adriano Castagnone, Valeria Seggiaro (S.T.A. DATA srl)

La circolare rappresenta uno strumento operativo importante per gli operatori del settore, impegnati nella
progettazione e nella realizzazione di nuove strutture e soprattutto negli interventi sulle costruzioni
esistenti. Tale circolare, in quanto esplicativa, provvederà ad integrare e completare le informazioni
presenti nel vigente testo normativo, assumendo un’importanza rilevante. Infatti, in assenza di tali
informazioni, alcuni dati integrativi dovrebbero essere assunti in base a esperienze personali o
pubblicazioni scientifiche.

Caratteristiche meccaniche della muratura


Focalizzando l’attenzione nell’ambito degli edifici in muratura un’importante novità è rappresentata dal
cambiamento del modo di considerare i legami costitutivi con cui la muratura viene calcolata. Questo viene
effettuato tramite la tabella C8.5.I, che differenzia le caratteristiche meccaniche della muratura a seconda
del tipo di criterio preferenziale di rottura della stessa.
Per capire meglio il problema prendiamo come esempio una muratura in mattoni pieni e malta di calce, a
seconda delle caratteristiche del blocco o delle prestazioni della malta, il punto debole della tessitura
muraria può essere localizzato lato legante piuttosto che aggregato. Per questo motivo il progettista deve
poter decidere se sia più idoneo un legame taglio-scorrimento piuttosto che taglio-diagonale.
Queste due tipologie di rottura sono rappresentate all’interno della tabella dai due fattori di resistenza a
taglio: il τ0 che è rappresentativo di una rottura di tipo diagonale, e fvo per una rottura a scorrimento.

Legami costitutivi delle fasce murarie


Un’altra novità è rappresentata dalla maggiore attenzione con cui viene analizzato il comportamento delle
fasce murarie: si passa infatti da una valutazione dei legami costituitivi di tipo bilineare ad una di tipo
multilineare. Questa novità non è un dettaglio trascurabile poichè fino ad ora, per indicazione della
normativa, i legami utilizzati per le fasce erano gli stessi di quelli utilizzati per i maschi, con correzioni
qualora esistesse un elemento in grado di resistere a trazione. Un legame multilineare (come rappresenta
l’immagine sottostante) si compone di un iniziale tratto elasto-plastico seguito da una prima caduta della
resistenza della muratura stessa, alla quale segue la mobilitazione di una resistenza residua prima del
raggiungimento della rottura definitiva. Nella figura seguente, l’area sottesa dal tratto orizzontale è quella
che compete alla resistenza residua.
Figura 1-Legame multilineare, fasce murarie

I valori della resistenza residua vengono determinati, secondo la circolare, come frazione della resistenza
massima fornita in base al tipo di architrave presente.
In alternativa la circolare permette l’utilizzo di un approccio semplificato che permette di degenerare un
legame multilineare in uno nuovamente bilineare.

Figura 2-Legame bilineare, fasce murarie

In questo caso il valore di resistenza massima si riduce al valore della resistenza residua, non raggiungendo
più il suo valore di picco. Tale approccio ha come conseguenza la perdita di una quota di prestazione di
resistenza importante nella definizione del legame costitutivo e rappresenta un approccio meno aderente
alla realtà.

Prove sperimentali
Un altro tema importante riguarda l’utilizzo dei risultati provenienti dalle prove sperimentali. Fino ad ora
quest’ultime venivano molto spesso utilizzate esclusivamente come parametro per validare le conclusioni
tratte da una semplice analisi visiva (prove di livello di conoscenza 2). Al contrario, la nuova circolare,
prevede la possibilità di utilizzare i risultati ottenuti direttamente all’interno del calcolo. Questo può essere
effettuato tramite la tabella C8.5.3, la quale fornisce diversi valori del parametro K a seconda della tipologia
di prova svolta. Tale parametro potrà essere utilizzato in formule di base statistica che pesano i risultati
delle prove con gli intervalli di prestazione forniti dalla tabella della circolare (tabella C8.5.I).
Metodi di verifica
Sempre per quanto riguarda gli edifici in muratura viene introdotto lo stato limite di collasso, SLC.
Quest’ultimo è sempre esistito anche nelle Normative Tecniche 2008 ma, per gli edifici in muratura, non
era contemplato. Già nelle Normative Tecniche 2018, tale stato limite viene definito in termini di capacità
con la stessa condizione che c’era in passato per lo stato limite di vita, ovvero il decadimento all’80% del
tagliante massimo.
Per la condizione ultima troviamo affiancata un’ulteriore verifica che è quella della soglia limite di
deformazione. Il valore di spostamento ultimo sarà perciò il minore tra il valore associato al decadimento
all’80% e il raggiungimento della soglia limite di deformazione. Questa soglia coinciderà con il
raggiungimento della deformazione limite ultima di tutti gli elementi di una data parete in un dato piano,
ovvero una concomitanza di rottura. È inoltre presente un controllo della duttilità limite attraverso il fattore
di struttura che assume, come limite superiore, un valore pari a 4.
Lo stato limite di vita (SLV) ha come condizione ultima una percentuale che riduce la capacità allo stato
limite di collasso, ovvero un coefficiente pari a ¾, che andrà a moltiplicare il valore dello spostamento
ultimo a SLC. Questo andrà confrontato con la richiesta massima dettata dallo spettro elastico per lo stato
limite di vita.
Anche qui è presente il controllo della duttilità limitata al valore massimo pari a 3.
Lo stato limite di danno (SLD) viene definito come raggiungimento del limite elastico della bilineare, che
viene confrontato con lo spostamento richiesto dallo spettro per lo stato limite di danno. A questo si
affianca una limitazione riguardante la soglia di resistenza, ovvero il caso in cui è presente una
contemporaneità di elementi che, in una data parete di un dato piano, sono entrati in campo plastico. Il
valore finale è rappresentato dal minor valore fra il limite elastico della bilineare e la soglia limite di
resistenza. Lo stato limite di operatività (SLO), con la stessa logica dell’SLV, viene calcolato partendo dallo
stato limite di danno, al quale viene applicato un coefficiente riduttivo.

Rigidezza dei solai


Nei metodi di calcolo, inoltre, interviene indirettamente il livello di prestazione degli orizzontamenti.

Figura 3-Rigidezza dei solai

L’importanza dei solai è notevole poichè il solaio ha la funzione, in quanto diaframma orizzontale, di
ripartire le forze sismiche sui vari pannelli murari. Qualora il solaio sia estremamente flessibile o addirittura
assente, ovvero non è in grado di garantire una significativa ripartizione delle azioni sismiche in porzioni più
o meno estese della struttura, l’analisi della risposta sismica può essere effettuata analizzando parte
dell’edificio come singoli setti murari, sottoposti alle azioni di loro competenza in base a una suddivisione
per aree di influenza conducendo singole analisi di capacità in campo non lineare.
Novità della circolare NTC2018 circa le caratteristiche dei
materiali di murature esistenti
Gianni Bizzotto – Concrete Srl

Nelle costruzioni esistenti è ovviamente di primaria importanza la conoscenza delle caratteristiche


meccaniche dei materiali costituenti gli elementi strutturali. Nel caso della muratura, data la particolare
tipologia (unione di blocchi naturali o artificiali e malte) e la grande varietà di materiali e tecniche
costruttive, il raggiungimento di uno dei livelli di conoscenza delle caratteristiche dei materiali previsti dalla
norma risulta in genere più difficoltoso rispetto al caso di edifici realizzati con diversa tecnologia. Non è da
sottovalutare inoltre, il maggiore onere economico rispetto ad altre tecnologie costruttive delle prove sui
materiali; prove che possono essere eseguite, a seconda dei casi, in situ o in laboratorio e che sono tra
l’altro non sempre di facile interpretazione.

Per questi motivi ha rivestito grande importanza nella applicazione delle NTC2008 ad edifici esistenti in
muratura il paragrafo C8A.2 TIPOLOGIE E RELATIVI PARAMETRI MECCANICI DELLE MURATURE allegato alla
circolare 2 febbraio2009 n°617/C.S.LL.PP. In particolare le tabelle C8A.2.1 e C8A.2.2 e relativi commentari si
sono rivelati strumenti indispensabili per la valutazione dei livelli di conoscenza previsti dalla norma.

Valori di riferimento dei parametri meccanici della muratura


Vista la notevole importanza dell’argomento esso è ripreso anche dalla Circolare interpretativa delle
NTC2018 al paragrafo C8.5.3.1. In particolare la tabella C8.5.I riporta, per il comportamento delle tipologie
murarie più ricorrenti, indicazioni, non vincolanti, sui possibili valori dei parametri meccanici identificati
attraverso il rilievo degli aspetti costruttivi (§C8.5.2.1) e relativi (….) a precise condizioni.
Rispetto alla normativa precedente sono presenti significative differenze.

Innanzitutto è stato ridotto il numero di tipologie di muratura da undici, presenti nella tabella C8A.2.1
(NTC08), a otto, presenti nella tabella C8.5.I (NTC18). Sono state eliminate le indicazioni relative a tipologie
di murature con blocchi artificiali di tecnologia moderna, per le quali i parametri da utilizzare per le
verifiche possono essere derivati dalle indicazioni per la progettazione di nuove costruzioni in muratura
(§11.10 delle NTC18).

Rispetto alla tabella C8A.2.1 (NTC08) nella quale erano presenti le proprietà:

• fm resistenza media a compressione della muratura


• τ0 resistenza media a taglio della muratura
• E valore medio del modulo di elasticità normale
• G valore medio del modulo di elasticità tangenziale
• w peso specifico medio della muratura

Nella tabella C8.5.I (NTC18) è stata aggiunta la nuova proprietà fv0 : resistenza media a taglio in assenza di
tensioni normali (con riferimento alla formula riportata, a proposito dei modelli di capacità, nel §C8.7.1.3).
Inoltre è stata modificata la descrizione della proprietà τ0 : resistenza media a taglio in assenza di tensioni
normali (con riferimento alla formula riportata, a proposito dei modelli di capacità, nel §C8.7.1.3).

Le due proprietà presentano la medesima descrizione; le differenze nella loro applicazione sono indicate in
§C8.7.1.3 con riferimento ai meccanismi di rottura a taglio.
Per quanto riguarda i maschi murari sono previsti due meccanismi di rottura a taglio: taglio-scorrimento e
taglio con fessurazione diagonale. Nelle fasce di piano di materiale esistente, invece, è previsto il solo
meccanismo di taglio con fessurazione diagonale. Tale indicazione non era presente nelle precedenti
norme (NTC08).

Il criterio di resistenza per la verifica a taglio-scorrimento, riservato quindi ai soli maschi murari, è quello
indicato al §7.8.2.2.2 delle NTC18 ( Vt=l’t fvd ). Nel caso di materiali esistenti vengono impiegati i valori di fv0
indicati in tabella C8.5.I, con la indicazione della limitazione fv,lim relativa alla rottura dei blocchi data dalla
relazione [C8.7.1.14]

0.065𝑓𝑏
𝑓𝑣,𝑙𝑖𝑚 =
0.7

dove fb è la resistenza a compressione del blocco normalizzata.

Si segnala la difficoltà per il progettista di reperire il dato fb. Essendo impossibile rifarsi ai dati del
produttore dei blocchi il metodo più attendibile per reperire il dato sono le prove di laboratorio su blocchi
prelevati in situ. I progettisti avrebbero certamente gradito nella norma qualche indicazione a proposito.

La tabella C8.5.I espone entrambe i parametri τ0 ed fv0 solo nel caso di murature a tessitura regolare.
Analizzando i valori si nota che, in questi casi, si ha fv0 ≅ 2 τ0 . La precedente normativa non riportava in
tabella il parametro fv0 ma nella formula [8.7.1.1] indicava come resistenza a taglio di riferimento della
muratura ft = 1.5 τ0. Si ha quindi un aumento significativo del valore della resistenza a taglio in assenza di
tensioni normali.

Per le valutazioni relative al taglio con verifica a fessurazione diagonale, sia nei maschi, sia nelle fasce, si
distinguono due famiglie di murature:

• le murature a tessitura irregolare, con rottura per trazione diagonale governata dal parametro τ0;
• le murature a tessitura regolare, per le quali la fessurazione può essere “a scaletta”, ossia con
andamento diagonale attraverso i giunti di malta (governata dal parametro di resistenza fv0,
associato idealmente alla crisi dei giunti), oppure diagonale attraverso gli inerti della muratura
(governata dal parametro di resistenza fv,lim).

La tabella C8.5.I, fornendo valori di riferimento per τ0 e fv0, suggerisce quale criterio adottare in funzione
della tipologia muraria. Se nella tabella sono presenti entrambe i valori è possibile utilizzare, sulla base delle
caratteristiche specifiche rilevate dal progettista, alternativamente uno dei due metodi.

Muratura irregolare
Nel caso di muratura irregolare, per la quale la tabella C8.5.I fornisce il solo parametro τ0 e non il parametro
fv0, la circolare suggerisce di valutare la resistenza a taglio di calcolo per azioni nel piano del pannello
secondo la relazione [C8.7.1.16]:

1.5𝜏0𝑑 𝜎0 𝑓𝑡𝑑 𝜎0
𝑉𝑡 = 𝑙𝑡 √1 + = 𝑙𝑡 √1 +
𝑏 1.5𝜏0𝑑 𝑏 𝑓𝑡𝑑

con:
• l lunghezza del pannello
• t spessore del pannello
• σ0 tensione normale media riferita all’area totale della sezione
• τ0 resistenza a trazione per fessurazione diagonale
• ft resistenza a taglio di riferimento della muratura (ft = 1.5 τ0 )
• b coefficiente correttivo legato alla distribuzione degli sforzi nella sezione, dipendente dalla
snellezza della parete.

La relazione [C8.7.1.16] è identica alla relazione prevista al punto C8.7.1.5 formula [8.7.1.1] della
precedente norma (Circ. n°617, NTC08) nel caso di muratura irregolare o caratterizzata da blocchi non
particolarmente resistenti. La novità consiste nel fatto che con la precedente normativa la valutazione della
applicabilità della formula alla tipologia muraria, cioè la valutazione della irregolarità della muratura, era
lasciata al progettista e non suggerita dalla norma.

Muratura regolare
Nel caso di muratura regolare, per la quale la tabella C8.5.I fornisce entrambe i parametri τ0 e fv0, la verifica
a fessurazione diagonale è obbligatoria solo per le fasce di piano. Per i maschi murari, come visto sopra, è
possibile anche la verifica a scorrimento. Per questi ultimi in caso di analisi elastica è lasciata al progettista
la valutazione circa la applicabilità del metodo di verifica. In caso di analisi non lineare la resistenza deve
essere invece valutata come la minore tra i due diversi possibili meccanismi di rottura. La verifica a
fessurazione diagonale può essere svolta secondo la relazione semplificata [C8.7.1.16] che risulterà
generalmente più cautelativa, oppure dalla relazione più completa [C8.7.1.17]:

𝑙𝑡
𝑉𝑡 = ̃𝑣0𝑑 + 𝜇̃𝜎0 )=𝑙𝑡 ( 𝑓𝑣0𝑑 + 𝜇 𝜎0 ) ≤ 𝑉𝑡,𝑙𝑖𝑚
(𝑓
𝑏 𝑏 1+𝜇𝜑 1+𝜇𝜑

con:

• fv0d resistenza a taglio resistenza a taglio di calcolo in assenza di tensioni normali


• µ coefficiente di attrito
• φ rapporto tra altezza del blocco e la lunghezza di sovrapposizione minima dei blocchi di due corsi
successivi (tangente dell’angolo medio di inclinazione della fessura diagonale “a scaletta”)
La relazione [C8.7.1.17] è una novità rispetto alla precedente norma; per essere applicata richiede la
definizione di due nuove proprietà della muratura µ e φ. La circolare fornisce indicazioni su come valutare
le due proprietà.

Il valore limite Vt,lim può essere stimato, in via approssimata, in funzione della rottura a trazione dei blocchi
fbt attraverso la [C8.7.1.18]:
𝑙𝑡 𝑓𝑏𝑡𝑑 𝜎0
𝑉𝑡,𝑙𝑖𝑚 = √1 +
𝑏 2.3 𝑓𝑏𝑡𝑑

Si ripresenta la difficoltà di reperire il dato fbt che dovrebbe essere valutato attraverso prove di laboratorio
o a partire dalla resistenza a compressione del blocco fb (comunque da valutarsi tramite prove di
laboratorio) come fbt=0.1*fb.

Conclusioni
La Circolare NTC18 rispetto alla Circolare n°617 (NTC08) ha introdotto importanti innovazioni nell’ambito
delle caratteristiche meccaniche dei materiali di murature esistenti. Le innovazioni hanno interessato anche
i criteri di verifica con modifiche che potrebbero portare a risultati di verifica meno cautelativi rispetto ai
risultati che si otterrebbero applicando la precedente normativa.
La Circolare Esplicativa delle Norme Tecniche per le Costruzioni
Un commento sul paragrafo C8.7.2.2 Metodi di Analisi e Criteri di Verifica

Anna Saetta - IUAV

Introduzione
Il 18 gennaio 2019 il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, ha firmato il Decreto
Ministeriale relativo alla Circolare Esplicativa delle Norme Tecniche per le Costruzioni. A breve la
Circolare verrà pubblicata in Gazzetta ed il mondo dei professionisti avrà ufficialmente a disposizione
uno strumento fondamentale per una applicazione più efficace ed informata delle Norme Tecniche
2018. Restano però alcuni punti sui quali la nuova Circolare suggerisce metodi e modalità di
applicazione delle procedure che possono suscitare qualche dubbio o che, comunque, meritano
secondo la scrivente alcune riflessioni.
Tra gli altri, in questa breve nota si intende trattare il tema della sicurezza degli edifici esistenti in
calcestruzzo armato, in particolare con riferimento ai valori da assumere per le proprietà dei materiali
nel calcolo della capacità, in accordo al metodo di analisi adottato, e successivamente segnalando
alcune modifiche nelle prescrizioni relative all’accettabilità dei metodi di analisi lineare.

Utilizzo dei coefficienti parziali di sicurezza dei materiali nella valutazione di capacità (C8.7.2.2)
All’inizio del paragrafo C8.7.2.2 Metodi di Analisi e Criteri di Verifica si precisa la modalità di
applicazione dei Fattori di Confidenza (FC) e dei Coefficienti Parziali di sicurezza (m) alle proprietà
dei materiali (proprietà medie) per il calcolo della capacità, in funzione del metodo di analisi adottato:
“Nel caso di analisi lineare con spettro elastico la capacità si valuta dividendo le proprietà dei
materiali esistenti per il fattore di confidenza FC e per il coefficiente parziale. Per i materiali nuovi
o aggiunti si impiegano i valori di progetto.
Nel caso di analisi lineare con fattore di struttura q o di analisi non lineare, per gli elementi duttili
la capacità si valuta dividendo le proprietà dei materiali esistenti per il fattore di confidenza FC, per
gli elementi fragili le proprietà dei materiali esistenti si dividono sia per il fattore di confidenza FC
sia per il coefficiente parziale. Per i materiali nuovi o aggiunti si impiegano i valori di progetto.”
Una prima osservazione è la non rispondenza di tale asserto con quanto riportato nell’Eurocodice 8
parte 3 (vedi tabella 4.3 riportata in calce, tratta dalla versione inglese ove sono stati inclusi gli errata
corrige indicati con “AC1”). Infatti l’EC8-parte3 accumuna l’analisi lineare con spettro elastico
(ovvero il metodo basato sul calcolo dei i=C/D) e l’analisi non lineare, e per queste precisa che il
coefficiente parziale deve essere utilizzato soltanto nel calcolo della capacità degli
elementi/meccanismi fragili. Viceversa per l’analisi lineare con fattore di struttura q, nell’EC8-parte
3 si specifica che il coefficiente parziale deve essere applicato per valutare la capacità sia dei
meccanismi/elementi duttili che di quelli fragili (entrambi, in tale metodo, espressi in termini di
resistenze).

È quindi evidente il problema che si pone. La nuova Circolare riporta una modalità di applicazione
dei coefficienti parziali che non sembra corrispondere all’interpretazione basata sulla lettura
dell’EC8-parte 3, e dei testi di letteratura di ricercatori che da molti anni si occupano di tali questioni
(Fardis, Penelis, etc.). Interpretazione che vuole dare all’utilizzo dei fattori parziali dei materiali nelle
verifiche degli edifici esistenti anche un significato legato alla necessità di tenere conto di effetti quali
il “degrado ciclico” delle resistenze (cfr. paragrafo A.3.3.1 EC8-Parte 3). E quindi disponendo che
vadano utilizzati esclusivamente nei casi in cui la capacità è valutata in termini di resistenze, per
dividere assieme agli FC le proprietà dei materiali esistenti, e cioè:
- per i meccanismi/elementi fragili nel caso di analisi lineare con spettro elastico e di analisi
non lineare (si ricorda che in tali metodi la capacità degli elementi duttili è espressa in termini
di spostamento/deformazione)
- per entrambi i meccanismi/elementi, sia duttili che fragili, nel caso di analisi lineare con
fattore di struttura q.
Viceversa, quando la capacità è valutata in termini di spostamento/deformazione, e cioè per i
meccanismi/elementi duttili nel caso di analisi lineare con spettro elastico e di analisi non lineare, si
devono dividere le proprietà dei materiali esistenti soltanto per il fattore di confidenza FC.

Resta quindi un dubbio su quanto riportato nella nuova Circolare, ovvero se vi sia effettivamente stata
la volontà di differenziarsi dall’EC8-parte 3 ed anche dalla Circolare 2009 dove, ad esempio, nel caso
di analisi lineare con spettro elastico si trovava scritto: “Per il calcolo della capacità di
elementi/meccanismi duttili o fragili si impiegano le proprietà dei materiali esistenti direttamente
ottenute da prove in sito e da eventuali informazioni aggiuntive, divise per i fattori di confidenza. Per
i materiali nuovi o aggiunti si impiegano le proprietà nominali. Per il calcolo della capacità di
resistenza degli elementi fragili primari, le resistenze dei materiali si dividono per i corrispondenti
coefficienti parziali e per i fattori di confidenza.” (paragrafo C8.7.2.4 Metodi di analisi e criteri di
verifica).
Analisi Statica Lineare (C8.7.2.2.1)
Ulteriore osservazione riguarda la premessa alla descrizione dei metodi di analisi statica lineare,
rispettivamente analisi statica lineare con spettro elastico e analisi statica lineare con fattore di
comportamento q. In tale premessa è riportato il criterio di accettabilità del metodo (ovvero la verifica
sui valori i=C/D) che nella Circolare 2009 e nell’EC8-parte 3 è invece chiaramente riferita al solo
metodo basato sull’analisi statica lineare con spettro elastico (cfr. Tabella 4.3 sopra citata).
Rimane anche in questo caso un dubbio sull’effettiva volontà degli estensori della Circolare di
differenziarsi dall’EC8-parte 3 ed anche dalla Circolare 2009, richiedendo la verifica di accettabilità
anche per il caso in cui si utilizzi l’analisi statica lineare con fattore di comportamento q, metodo
che, ad oggi, è forse il più utilizzato in ambito professionale.
Le strutture esistenti e i metodi per il ripristino ed il rinforzo di tipo MAD

Marco Arduini – Co-Force s.r.l.


Andrea Nicoletti – Basf CC

Premessa
Il testo unico delle costruzioni 2018, seguendo il tracciato della precedente versione del 2008,
dedica il capitolo 8 ad illustrare i criteri guida per gli interventi di manutenzione straordinaria con
valenza strutturale. L’esigenza del legislatore si avverte chiaramente nello svolgimento del testo: si
vuole indirizzare il progettista ed il committente ad aumentare il livello di conoscenza sull’elemento
e/o il fabbricato su cui si interviene e ad eseguire interventi che possano aumentare il livello di
sicurezza.

Per “livello di sicurezza” il Testo Unico intende il miglioramento del rapporto tra capacità e
domanda: nel caso di interventi su strutture diverse dalla classe d’uso IV tale rapporto è riferito alle
sole condizioni di Stato Limite Ultimo SLU, invece, per le costruzioni di classe d’uso IV si
aggiungono ai requisiti di SLU anche requisiti agli Stati Limite di Esercizio.

Come nella Circolare del 2009 anche per la Circolare 2019 sono stati individuati diversi metodi per
realizzare interventi sulle strutture esistenti. Nella sostanza ci si riferisce a due principali casistiche:
- Metodi Aderenti MAD: dove cioè il rinforzo da applicare sulla struttura veniva intimamente
adeso al supporto
- Metodi Non Aderenti MNA: dove cioè il rinforzo non risultava adeso ma, in un qualche
modo, contribuiva al rafforzamento dell’elemento

Evidentemente il testo normativo non ha chiarito alcuni aspetti che, però, sono fondamentali per la
buona e duratura riuscita di un intervento di riparazione e rinforzo: questi aspetti sono
essenzialmente legati a:
- Stato e preparazione del supporto
- Delaminazioni / scorrimenti
- Limiti deformativi

La mancata definizione di limiti legati alle suddette situazioni produce situazioni dove il progetto
rischia di sopravvalutare la reale prestazione dell’intervento, oppure dove la durata reale
dell’intervento si riduce a pochi anni per poi dover procedere ad un nuovo intervento di ripristino
per il “restauro del restauro”.

In questa breve memoria ci si focalizza sui predetti aspetti con riferimento ai metodi MAD e,
mediante dati sperimentali, si forniscono riprove.

Sullo stato e preparazione del supporto per i metodi MAD


Con riferimento ai metodi MAD il testo normativo parte dal presupposto che il supporto esistente
sia sano e sufficientemente preparato per ricevere “IN PERFETTA ADERENZA” il sistema di
rinforzo.

1
Si crede comunemente che il ripristino del copriferro di elementi in calcestruzzo armato non
richieda particolari precauzioni per garantire la perfetta aderenza, in realtà esistono studi
sperimentali che dimostrano l’esatto contrario, vedi ad esempio [1] e [2]. Il supporto murario o
quello in calcestruzzo, a seconda della loro resistenza e del metodo di preparazione del supporto,
possono portare ad una sopravvalutazione delle reali prestazioni dell’intervento.
Impiegare malte a ritiro compensato su supporti poco ruvidi, ad esempio, conduce sicuramente al
distacco del copriferro ricostruito, stesse considerazioni per interventi dove il supporto vibra (es.
solette da ponte).
A causa dei fenomeni di degrado delle armature metalliche, inoltre, la preparazione del supporto di
calcestruzzo dovrebbe essere approfondita ed estesa a tutte le zone interessate da potenziali elettrici
negativi, spesso però ci si riduce a risanare solo la zona con evidente ruggine per poi scoprire dopo
pochi anni che nuova ruggine è apparsa a fianco di quella risanata provocando il distacco del
copriferro anche nella zona da poco risanata.

Per cercare di conservare l’aderenza al supporto si impiegano spesso perni di collegamento, ma il


dimensionamento di questi elementi è lasciato al libero arbitrio sicchè può capitare di osservare una
maglia fittissima di perni oppure una completamente rada. Nei lavori [1] e [2] gli Autori hanno
dimostrato che la prestazione teorica della “trave compatta e sana” non si ripristina perfettamente
anche con l’impiego di perniature, questi elementi, infatti, sono rigidi e tendono a concentrare
all’intorno tensioni tangenziali all’interfaccia con picchi tali da produrre locali delaminazioni, ne
consegue un comportamento inferiore alle attese.

Delaminazioni e scorrimenti per i metodi MAD


Le tecniche MAD si sono arricchite nel corso degli anni di svariati sistemi: si va dal ringrosso con
betoncini a ritiro compensato ed armatura di vario tipo (acciaio, inox, FRP), al placcaggio di lamiere
metalliche (steel plate bonding), all’incollaggio di tessuti fibrosi (FRP), al ringrosso con betoncini
fibrorinforzati di tipo duttile [3] (HPFRC) oppure all’impiego di intonaci con reti di vario tipo
inserite all’interno (FRCM), tutti i sistemi partono dal presupposto di funzionare per “aderenza” ma
il loro reale funzionamento è radicalmente differente.

Nel caso dei placcaggi in acciaio (cioè lamiere solo incollate) diverse esperienze hanno dimostrato
come sia quanto mai fragile il meccanismo di crisi e quasi sempre prevalente la delaminazione di
estremità rispetto a quella per trazione, vedi [6], eppure questa tecnica è contenuta nei software di
calcolo, la si utilizza in aggiunta all’armatura interna guardando semplicemente alla tensione di
calcolo fyd. Per questo sistema, in realtà, non è mai stata pubblicata una norma di calcolo di livello
internazionale.

Più recentemente, con l’avvento dei materiali compositi fibrosi a matrice polimerica, il CNR si è
posto il problema della delaminazione e con la raccomandazione CNR DT 200 – 2013 [4], si è
introdotto (per i prodotti costituiti da fili di carbonio, vetro o aramide immersi in resina più
comunemente chiamati FRP) un concetto basilare: “le performance del sistema di rinforzo FRP
non sono solo legate alle proprietà meccaniche dei materiali di rinforzo, ma sono anche
vincolate dalle caratteristiche del supporto”.

Gli FRP, in effetti, sono perfettamente inquadrabili nella famiglia MAD in quanto la resina
(matrice) di impregnazione delle fibre è anche “adesa” al supporto. Ebbene, si è sperimentalmente
osservato che la delaminazione del rinforzo FRP dal supporto, vedi [5] e [6] è tanto più probabile
rispetto alla rottura del materiale di rinforzo quanto più area resistente viene incollata al supporto.

2
Senza tener conto di ciò si rischia di dimensionare non correttamente l’intervento perché ci si
concentra nella sezione dove il momento flettente e/o il taglio sono più elevati, ma la quando in
realtà la delaminazione avviene in una zona completamente differente da queste.
Purtroppo la spinta al calcolo automatico, seppur doverosa per la precisione del risultato, si rivela
critica in questo settore. Seguendo l’approccio normativo i programmi di calcolo sono molto precisi
nel definire le combinazioni di carico, ciò crea una quantità gigantesca di combinazioni, con il
rischio di perdere la definizione locale perché, per snellire la modellazione, la trave ad esempio
viene suddivisa in 3-4 blocchi e per ciascuno si verificano solo le solite classiche situazioni:
- Deformazione massima nel calcestruzzo compresso
- Deformazione massima nell’acciaio teso
- Deformazione massima nell’FRP

In un recente lavoro [5] gli Autori hanno dimostrato che l’aderenza di un riporto di calcestruzzo con
all’interno barre aventi elevata resistenza a trazione non può dirsi permanente qualunque sia il
livello deformativo presente sulla struttura: esiste un limite superato il quale l’armatura interna
scorre o il riporto delamina dal supporto. Per questo genere di sistema di rinforzo non esiste, al
momento, una raccomandazione di calcolo specifica, sebbene per le costruzioni in calcestruzzo con
armatura non metallica sia noto il legame di aderenza e la maggiore apertura di fessura [7].
Per contrastare il fenomeno dello scorrimento malta-barra si può ricorrere alle malte fibrorinforzate
duttili HPFRC come evidenziato in [8] e [9]

Il metodo FRCM, invece, oltre alle problematiche che saranno illustrate nel capitolo successivo, non
ha al momento normativa di calcolo, anzi spesso viene confuso e calcato come tecnica FRP sebbene
l’aderenza fibra-malta sia completamente differente (diciamo meglio: PEGGIORE) dall’aderenza
fibra-resina [10]. Tale modo di procedere introduce un ulteriore motivo di sopravvalutazione delle
reali capacità del sistema.

Sui limiti deformativi


La sostanziale differenza tra il metodo aderente FRP e il metodo aderente FRCM è ben spiegata da
questa immagine:

SISTEMA FRP SISTEMA FRCM


mentre il primo sistema raggiunge lo stato SLU senza presentare alcuna fessurazione, restando
quindi completamente integro, il secondo si fessura completamente. La ragione è abbastanza facile
da comprendere: il primo sistema ha una matrice dotata di allungamento a rottura superiore a quello
delle fibre, la seconda ha il contrario.

3
Contrariamente a quanto si ritiene, i prodotti utilizzati per gli interventi nelle strutture esistenti
possiedono deformazioni ultime molto differenti tra loro mentre raggiungono resistenze
paragonabili. Questa differenza la si deve al fenomeno dello snervamento dell’acciaio. Nel
calcestruzzo armato le barre di armatura ad aderenza migliorata sono realizzate in modo tale da
conservare una buona aderenza al calcestruzzo anche quando sopraggiunge lo snervamento, la
conseguenza è che il modello di calcolo agli SLU può permettersi di raggiungere deformazioni
elevate: fino al 10%.
Questo fenomeno non accade per i placcaggi nè per gli FRP né tantomeno per gli FRCM. Con
questi sistemi è la delaminazione a prevalere con regimi deformativi molto modesti se comparati
all’acciaio.
Completamente fuori luogo è, pertanto, la “conversione” per resistenza che si osserva dopo la
modellazione push-over di un edificio rinforzato con armatura metallica, questo perché la procedura
numerica dissipa energia con deformazioni che non sono raggiungibili dagli altri sistemi. Il
legislatore dovrebbe inserire un accenno a questa situazione imponendo l’uso della dinamica lineare
qualora si voglia procedere alla verifica sismica con i succitati sistemi di rinforzo che non
presentano elevati regimi deformativi.

Definire la “sicurezza” solo in base al rapporto domanda/capacità in regime di SLU significa


essenzialmente ragionare con un criterio di “resistenza”, ma come stabilire la resistenza residua di
un sistema come quello di Fig. 2 dopo un evento sismico? Quale criterio si può adottare su un
elemento strutturale che deformandosi si è lesionato? La famiglia FRCM presenta un problema
ulteriore praticamente insormontabile rispetto agli altri sistemi di rinforzo: la valutazione della
resistenza residua, perché mentre evolve il carico il materiale perde di omogeneità fessurandosi
notevolmente, ma pur conservando resistenza.

Proprio per questi aspetti negli edifici di classe d’uso IV il testo normativo prevede delle limitazioni
che, però, non sono orientate ai metodi di rinforzo succitati, ma solo al tradizionale cemento armato
con armatura metallica.

Conclusioni
In questa memoria si è trattata la situazione dei metodi di rinforzo ADERENTI che sono disponibili
oggi in commercio alla luce del testo normativo T.U. 2018. Mediante citazioni di dati sperimentali
si sono evidenziati alcuni aspetti che non sono contenuti nel testo normativo, ma che rendono un
intervento di riparazione e/o rinforzo su una struttura esistente ben fatto e duraturo.
Data la variegata disponibilità di sistemi si è cercato di chiarire quali siano le differenze, le
normative e le incertezze presenti nel processo progettuale per evitare sopravvalutazioni del reale
comportamento e sfatare alcuni modus-operandi che portano ad inevitabili errori.

Bibliografia
[1] Perez, Morency & Bissonnette in Concrete Repair, Rehabilitation and Retrofitting II -2009
[2] Arduini M., Nicoletti A., Lenotti M, “Reinforcement of RC beams by means of mortar liner.
Experiments and design rules” – Atti convengo AICAP – ATE Lecco 2018
[3] Li, V. C.; Wang, S.; and Wu, C., “Tensile Strain-Hardening Behavior of Polyvinyl Alcohol
Engineered Cementitious Composite (PVA-ECC),”ACI Materials Journal, V. 98, No. 6, 2001
[4] CNR DT 200 – 2013, “Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo di Interventi
di Consolidamento Statico mediante l’utilizzo di Compositi Fibrorinforzati

4
[5] Arduini M., Di Tommaso A., Nanni A., “Brittle failure in FRP plate and sheet bonded beams”,
ACI Structural Journal, vol. 94, n.4, July/August 1997.
[6] Arduini M., Nanni A., “Behaviour of precracked RC beams strengthened with carbon FRP
sheets”, Journal of Composites for Construction, ASCE, MAy 1997, vol. 1, n. 2, 1997
[7] ACI 440.1R-06, “Guide for the Design and Construction of Structural Concrete Reinforced with
FRP Bars
[8] Voo Y.L. et al. - Shear Strength of Steel Fiber-Reinforced Ultrahigh-Performance Concrete
Beams without Stirrups – ASCE Journal Structural Engineering – Nov. 2010
[9] Naaman A.E., Chao S., Bond Behavior of Reinforcing Bars in Tensile Strain- Hardening Fiber-
Reinforced Cement Composites, ACI Structural Journal, 2011
[10] Carbone I. - Delaminazione di compositi a matrice cementizia su supporti murari, tesi di
dottorato Univ. Roma Tre 2010

5
NTC 2018 per gli edifici esistenti: riduzione del rischio, sicurezza,
responsabilità

(Caro professionista, … stai sereno!)


di Antonio Borri – Università di Perugia

Premessa
In un recente articolo insieme al “giubilo” per la nascita delle nuove NTC accennavo a qualche
problema rimasto scoperto.
Il tema è quello delle responsabilità, e di questo tratta il presente contributo.

Riduzione del rischio Vs sicurezza


Il capitolo 8 delle NTC 2018 ha introdotto alcune importanti novità per gli interventi sugli edifici
esistenti, con un sostanziale cambiamento di filosofia rispetto alle norme precedenti: in alcuni casi
si è passati dalla “sicurezza” ad una (più morbida) richiesta di “riduzione del rischio sismico”.
Questo è il risultato di una lunga e (pare) avvincente disputa che ha contrapposto, in sede di
Consiglio Superiore dei LLPP, i “miglioristi” ai “sicuristi”. Alla fine, hanno prevalso i primi, forti del
fatto – indiscutibile - che le risorse del paese sono limitate, e quindi non si può pensare di riuscire a
mettere in sicurezza tutto il nostro patrimonio.
Meglio quindi - secondo questa visione - ridurre il rischio sismico a più costruzioni possibile,
piuttosto che metterne in sicurezza solo alcune. Questo concetto è efficacemente sintetizzato in
una frase del Prof. Franco Braga: “meno rischi per tutti anziché più sicurezza per pochi!”.
L’anticipazione di questo nuovo approccio si era avuta con il “sismabonus” licenziato a fine febbraio
2017, che ha indirizzato i provvedimenti sulle costruzioni (dei privati) verso una diffusa “riduzione
del rischio”, mediante la realizzazione di molti interventi (anche modesti), piuttosto che verso la
“sicurezza” di pochi (costosi) interventi di adeguamento.
È vero che spesso può bastare poco per ottenere benefici consistenti, e quindi è opportuno favorire
la strada degli interventi locali e dei miglioramenti, anche quelli più modesti. È altrettanto chiaro
però che la “riduzione del rischio” è cosa ben diversa dalla “sicurezza”, con risvolti specifici e
pregnanti sul tema “responsabilità”, che, come detto, costituisce il tema di questa nota.

Sicurezza: quale è il contesto attuale?


Nei terremoti del passato morivano centinaia, se non migliaia, di persone. Venivano seppellite, e la
cosa finiva lì. A quei tempi la vita era dura, breve e, almeno quella del popolo, aveva scarsa rilevanza.
Oggi, per nostra fortuna, il valore che si attribuisce alla vita umana è ben diverso, e l’attenzione della
comunità nei confronti della sicurezza e dell’integrità fisica delle persone è aumentata moltissimo.
Così, la “cultura della sicurezza” è entrata nella vita di tutti noi, nei cantieri, nelle Aziende, negli uffici
pubblici, etc.
Chi opera nell’edilizia conosce bene la mole di leggi e di disposizioni in tema di sicurezza, con tutte
le implicazioni e responsabilità connesse (RSPP, DVR, CSP/CSE, PSC, POS, PIMUS, DUVRI, etc etc).
Questa accentuata attenzione verso la sicurezza è arrivata a tutti i livelli e nei più diversi ambiti.
È quindi evidente che, sul tema della sicurezza, la collettività oggi ha molte aspettative, e quando,
purtroppo, avvengono dei disastri (e i terremoti, sfortunatamente, sono frequenti nel nostro paese),
i giudici applicano le leggi anche alla luce di queste aspettative.
Ed infatti, numerose sentenze passate in giudicato (definitive, e quindi di riferimento per il futuro)
sono in linea con questo principio generale: al primo posto si deve sempre mettere la sicurezza, e,
se le cose sono andate male, si parte dall’ipotesi che così non sia stato fatto.
Ad esempio, in una sentenza della Cassazione, relativa ad un tragico crollo a L’Aquila nel 2009, si
legge chiaramente quale sia la visione della giustizia sul tema della sicurezza:
“L’inesistenza di fondi sufficienti ed i vincoli di carattere culturale ed artistico non possono limitare
gli obblighi di sicurezza ...”
“Fermo resta l’obbligo di garantire, nelle more dell’intervento richiesto, un equivalente livello di
sicurezza e, nel caso in cui ciò non sia possibile, di interrompere l’attività”.
Quindi: non conta se non ci sono risorse per gli interventi, non conta se l’edificio è un bene culturale,
conta, prima di tutto e sopra a tutto, la sicurezza.
Su questo tema, cioè su come i giudici vedono le responsabilità dei tecnici (ma anche dei proprietari
o dei gestori) consiglio la lettura dell’e-book di Raffaele Guariniello: “Terremoti: obblighi e
responsabilità. Gli insegnamenti della Cassazione”.
Esaminando queste sentenze ci si rende conto che noi tecnici (in particolare noi ingegneri) siamo
visti dalla collettività (e quindi dai giudici) come i “garanti” della sicurezza. È chiaro quindi che se
qualcosa va male, siamo i primi ad essere messi sul banco degli imputati.
Potremmo stare a discutere per ore su cosa si debba intendere per “sicurezza” (concetto
probabilistico, in particolare per le problematiche sismiche), su quale sia la situazione degli edifici
pubblici (scuole, ospedali, chiese, etc) nel nostro paese, sul fatto che se si dovessero chiudere tutti
quelli che hanno dei coefficienti di sicurezza bassi, ne resterebbero ben pochi aperti, sul fatto che
nessuna norma vigente impone coefficienti di sicurezza eguali a uno per gli edifici esistenti, etc etc...
Potremmo discutere quanto vogliamo, ma se, malauguratamente, ci sono dei crolli e delle vittime,
quello che conta è come la pensano PM e giudici, e qualsiasi nostra argomentazione si deve
confrontare con quelle marcate aspettative di sicurezza di cui sopra.
In questo contesto, senza nulla togliere ai molti lati positivi delle innovazioni introdotte dalle NTC
2018, vanno considerati anche i possibili aspetti negativi ed i rischi connessi, alcuni dei quali
vengono qui di seguito esaminati e mostrati, nello spirito del “se li conosci li eviti..”.

“Si accetta il rischio, accanto alla sicurezza”


La frase sopra riportata riassume una delle novità più rilevanti del capitolo 8 delle nuove NTC, ovvero
il testo del § 8.4.2 (Intervento di miglioramento). Vi si legge, tra l’altro:

“Per la combinazione sismica delle azioni, il valore di E può essere minore dell’unità. A meno di
specifiche situazioni relative ai beni culturali, per le costruzioni di classe III ad uso scolastico e di
classe IV il valore di E, a seguito degli interventi di miglioramento, deve essere comunque non
minore di 0,6 ….. ”.

A prima vista, quanto sopra potrebbe sembrare una riduzione del livello di sicurezza, dichiarando
che, nel caso di interventi di miglioramento, il parametro E (rapporto tra capacità e domanda
sismica) a valle dei lavori può essere minore di 1.
In realtà, nessuna norma per gli edifici esistenti aveva mai messo l’asticella a quota 1, anche se
questo “numero magico”, per il solo fatto di corrispondere a quel 100% che suona come un “en
plein”, è stato sempre visto, nell’immaginario collettivo (ad esempio, da genitori e giudici), come la
“garanzia della sicurezza”.
L’obiettivo della norma qui introdotta è quello di favorire una riduzione del rischio la più diffusa
possibile, ma anche (e forse soprattutto) l’abbattimento di questo “totem” dell’1, dichiarando
ufficialmente (in una legge dello Stato) che per le scuole e per le costruzioni di classe IV va bene
(come minimo) anche uno 0,6.
Nella sostanza, questo valore appare accettabile: “garantire” che una struttura è in grado di
sopportare almeno il 60% della domanda sismica del sito (ovvero ha il 60% della capacità che si
richiede ad una scuola nuova) è già molto, e peraltro è in linea con quanto richiesto nelle
ricostruzioni post sismiche di questi ultimi anni.
Qualche risvolto non del tutto positivo, comunque, c’è. Ad esempio, pare che alcune ASL, in vista di
questa novità, si siano già allineate ed organizzate, nella logica del risparmio, chiedendo ai tecnici di
progettare interventi (su ospedali) strettamente “tarati” sul valore E = 0,6 e non una briciola di più!
Ok, basta ricordarsi che per le NTC 2018 il valore 0,6 è il “minimo” da raggiungere in un intervento
di miglioramento e nessuno (certo non le NTC 2018) ha detto che è sufficiente per la sicurezza.
Peraltro, sappiamo bene che la valutazione (obbligatoria) richiesta dal § 8.3 delle NTC si deve basare
su un insieme di considerazioni e non solo sul valore di ζE raggiunto con il miglioramento.
Questo ci viene ricordato anche dalla bozza della circolare esplicativa attualmente all’esame del
Consiglio Superiore dei LLPP, con una frase (riferita al caso degli edifici di classe IV), che chiarisce la
distanza tra “riduzione del rischio” e “sicurezza”:

“… il raggiungimento del valore minimo ζE, indicato al § 8.4.2 delle NTC per la definizione degli
interventi di miglioramento delle costruzioni di classe IV, non costituisce, di per sé, fattore sufficiente
per validarne l’uso.”

Forse sarebbe opportuno che nella dichiarazione che dobbiamo rilasciare ai sensi del § 8.3,
scrivessimo quale è la massima accelerazione ag per la quale è valida tale dichiarazione.
Ad esempio, se il parametro ζE valutato a valle dell’intervento è proprio il valore minimo previsto,
diciamo esplicitamente che lo SLV è garantito fino al valore della accelerazione di picco che
corrisponde a quello 0,6 assunto in pieno accordo con la norma.

Maggiori perplessità sorgono per altri aspetti, apparentemente di dettaglio, contenuti nel § 8.4.2.

“Cultura della sicurezza” ma non “Sicurezza della cultura”


A qualcuno, leggendo il testo del § 8.4.2, potrebbe essere sfuggito quell’incipit: “A meno di
specifiche situazioni relative ai beni culturali...”, che, messo lì, condiziona decisamente (cioè
annulla) tutto quello che segue.
In pratica, lì si dice che la richiesta di raggiungere il valore minimo di 0,6 non vale per i beni culturali.
È innegabile infatti che qualsiasi bene culturale è, per definizione, un caso specifico, e quindi le
Soprintendenze non avranno alcun problema ad appellarsi a quelle particolarità per chiamarsi fuori,
tutte le volte che lo vorranno, dall’obbligo di raggiungere (almeno) lo 0,6.
È sconcertante constatare come quella “cultura della sicurezza” che ormai pervade la vita di tutti
noi comuni mortali, si arresta e svanisce sulla soglia delle costruzioni “tutelate” che, evidentemente,
vivono in un mondo tutto loro: si sequestra una scuola come quella di Ribolla (GR), perché c’è un
indice di sicurezza di 0,985 invece di 1 (sentenza della Cassazione n. 190/2018) ma si lasciano
tranquillamente aperte talune chiese ed altri edifici storici che hanno quell’indice a livelli infimi.
Quale sia la realtà ce ne accorgiamo purtroppo ad ogni sisma: abbiamo visto quante di queste
costruzioni – certo assai più delle scuole – sono crollate rovinosamente nei sismi recenti, e solo il
caso ha sin qui evitato perdite di vite umane.
Anche per le NTC 2018, l’essere “bene culturale” prevale sulla sicurezza, e perciò, per una scuola o
per qualsiasi edificio di classe IV soggetto a vincolo, tutto viene demandato a quella disciplina
speciale che “tutela” i beni culturali.
Bisogna ricordare però che il tecnico che ha progettato l’intervento di miglioramento non può
chiamarsi fuori dall’obbligo di rilasciare la dichiarazione relativa alla sicurezza (§ 8.3) e con essa la
fruibilità del bene (accollandosi tutti i rischi del caso).
Anche qui (anzi, soprattutto qui) sarebbe opportuno che nella suddetta dichiarazione riportassimo
il valore della massima accelerazione ag per la quale è stata fatta la valutazione della sicurezza
(corrispondente al parametro ζE valutato a valle dell’intervento) ricordando che tale valore è stato
assunto in accordo con la norma e sulla base delle indicazioni avute dalla Soprintendenza.

La “maledizione” dello 0,1!


Tornando alle costruzioni ordinarie, occorre esaminare un’altra frase del §8.4.2, all’apparenza
pacifica e inoffensiva, ma che, in realtà, è potenzialmente foriera di problematiche complesse.
Anzitutto, ricordo che nella versione originaria del § 8.4.2 delle NTC licenziate nel 2014 c’era scritto:
“…. per le costruzioni di classe III e II il valore di E, sempre a seguito degli interventi di miglioramento,
deve essere comunque non minore di 0,1”.
Un articolo mio e dell’Ing. De Maria (Ingenio, 9 dicembre 2015) mostrava, anche attraverso alcuni
esempi, il “non senso” di quello 0,1.
Nelle NTC 2018, questo (dannato) 0,1 è uscito dalla porta, ma è rientrato dalla finestra:
“…. per le rimanenti costruzioni di classe III e per quelle di classe II il valore di E, sempre a seguito
degli interventi di miglioramento, deve essere incrementato di un valore comunque non minore di
0,1”.
Adesso si tratta di un incremento e non di un valore assoluto, ed una indicazione è meglio di nessuna
indicazione; è un grosso passo avanti, ma in molti casi può non bastare.
Le insidie maggiori riguardano, vista la loro importanza, le costruzioni di classe III (escluse le scuole),
ovvero quelle con affollamenti significativi, le industrie con attività pericolose per l’ambiente, o altre
situazioni particolarmente delicate per le conseguenze che potrebbero derivare dal loro collasso.
L’obiettivo della norma, anche qui, è quello di favorire la maggior diffusione possibile degli interventi
di miglioramento sismico, con un approccio simile a quello adottato per il sismabonus: fate
qualcosa, anche poco, ma fate qualcosa che riduca il rischio!
L’analogia con il sismabonus, però, finisce qui: lì si chiede al professionista di fare la classificazione
sismica, non una vera e propria verifica di sicurezza, come invece è richiesto qui, nelle NTC 2018.
Così, ove ci si limitasse a quell’esiguo incremento (0,1) lo slogan: “si accetta il rischio, accanto alla
sicurezza” può non funzionare, nel senso la sicurezza potrebbe essere davvero un po’ troppo
lontana ...
Certo, tutto dipende da dove si parte! Nessun problema se E nello stato iniziale è sufficientemente
alto, ma se invece si parte da valori bassi e siamo costretti a limitarci – ad esempio per carenza di
risorse - ad incrementarlo solo di uno 0,1, il risultato potrebbe non essere molto positivo.
Per fare un esempio, pensiamo di intervenire su un edificio di classe III (non scolastico) che ha un
valore di E = 0,2 nello stato attuale e per il quale il committente intenda fare il minimo possibile. In
accordo con le NTC 2018, possiamo limitarci a raggiungere, a valle dell’intervento, il valore E = 0,3.
Ora, non ci sono dubbi che un miglioramento, seppur modesto, è sempre meglio di nessun
miglioramento, però, altrettanto ovviamente, se le condizioni iniziali sono così precarie, non sarà
certo quello 0,1 in più a cambiare la situazione...
Il problema maggiore, è che a valle dell’intervento siamo obbligati a fare la verifica della sicurezza,
e lì dobbiamo dichiarare che la costruzione è sicura e quindi può essere utilizzata.
Adesso, un conto è ottemperare alla richiesta di riduzione del rischio (“ho migliorato E di uno 0,1”)
altra cosa è dichiarare la sicurezza e con essa la possibilità di fruizione della costruzione.
E il punto § 8.3, inequivocabilmente, chiede di fare una “verifica di sicurezza” e non una “verifica
della riduzione del rischio”!
Proseguendo nell’esempio, siamo ora di fronte a un dilemma: come possiamo dichiarare che è
sicuro questo edificio, definibile “a sicurezza ridotta conclamata” (avendo appena dichiarato che
per esso E è eguale a 0,3)? Dovevamo rifiutare l’incarico?
Per casi con valori di E post intervento così bassi, dovremmo scrivere, nella relazione, che “sebbene
siano state rispettate le indicazioni della norma, i coefficienti di sicurezza a valle dell’intervento non
sono giudicati confacenti al caso in esame”, invitando con ciò la committenza a riflettere
sull’argomento “responsabilità” …
In conclusione, come detto, una indicazione (questo 0,1) è meglio di nessuna indicazione, ma se lo
spirito della norma voleva essere quello del sismabonus (riducete il rischio, anche di poco!) sarebbe
stato opportuno (almeno per questi casi) evitare la richiesta di dichiarare sicure costruzioni
palesemente non sicure.