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MILLE COSE NASCOSTE

3a edizione
riveduta, corretta e ampliata

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INTRODUZIONE ALLA TERZA EDIZIONE

'Mille cose nascoste' nasce nel 2008 come mio primo esperimento
letterario; doveva essere una sorta di 'bella copia' di alcuni
articoli che avevo scritto nel corso degli ultimi anni, pubblicati
e resi disponibili per divulgare nozioni che generalmente vengono
tenute nascoste. I feedback che avevo ricevuto ai singoli
articoli, mi convinsero a pubbicare in fretta e furia quella mini
raccolta, e nella fretta e nell' inesperienza, la prima edizione
del libro uscì con una copertina standard, con una impaginazione
pessima, senza numeri di pagina, e con caratteri spesso
illegibili. Eppure... 'Mille cose nascoste' fu un vero successo.
Ricevetti ottimi commenti da chiunque lo avesse letto; qualche
critica, lo ammetto, ma che presi come stimolo ad approfondire
quegli argomenti che avevo trattato in maniera un po'
'superficiale'. Dovetti correggere un grave errore: un articolo
riportava una foto delle piramidi di Xianyang sostenendo che
fossero quelle di Giza! Nel frattempo avevo migliorato e
notevolmente approfondito l' analisi del filmato Zeitgeist,
avvalendomi dell' aiuto di un caro amico studioso di letteratura
biblica, Antonello Corsi Pettinato.
Decisi dunque di tentare la pubblicazione della seconda
edizione, riveduta e corretta, nella quale inserii, oltre alla
nuova analisi del filmato, una esposizione delle teorie di
Zecharia Sitchin, visto che molti articoli del libro erano ad essa
collegati.

Nel frattempo pubblicai altri articoli, e un altro libro


specifico sulla teoria di Sitchin, 'Nibiru e gli Anunnaki',
continuai la stesura del mio 'capolavoro' ('Il fenomeno Nibiru' -
che nel frattempo era diventato tanto consistente da richiedere di
essere diviso in due volumi), dal quale presi varie informazioni,
e preparai la stesura finale del mio primo libro di traduzioni di

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testi sumeri. Tutto questo percorso mi ha portato, poche settimane
fa, a valutare l' idea di far seguire, a distanza di oltre un anno
e mezzo, la terza edizione riveduta, corretta, e notevolmente
ampliata. Questa edizione quindi include tutto il materiale delle
precedenti, ma aggiunge anche tantissime altre nozioni di
completamento ed articoli nuovi su temi che nel tempo mi son
trovato ad indagare; nasce sia come una sorta di aggiornamento per
chi già ha letto la prima o seconda edizione, ma anche come libro
a sé, completamente esaustivo degli argomenti trattati.
Va da se che, come per le altre due edizioni, resta valido il
concetto fondamentale che espressi nella introduzione originale:
“Siamo figli di una ‘Matrix’ che, proprio come nell’ omonimo
film, costituisce una ‘prigione per la mente’. E come nel film,
una volta presa la pillola del colore giusto, ci si scollega da
questa ‘matrice’ per iniziare a vedere le cose come stanno.”

Rinnoviamo allora, o prendiamo per la prima volta, questa


'pillola' per scollegarci dalla 'matrice ingannevole'.
Ringrazio di cuore tutti coloro che tramite il mio libro hanno
voluto scavare nel 'nascosto', augurandomi che questa nuova
versione serva a 'svegliare' tante altre persone.

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INTRODUZIONE AL LIBRO

I ritmi frenetici che ogni giorno ci troviamo a vivere, le


tematiche scottanti che ogni giorno riempiono le pagine dei
giornali, le notizie da gossip che affollano i rotocalchi, la
politica, pian piano hanno eliminato dall’ uomo la sua innata
voglia di cercare e di capire.
Fin dal primo apparire della civilizzazione l’ uomo ha sempre
cercato di far luce sulle cose che non comprendeva tramite lo
studio, l’ osservazione, la ricerca di fonti e l’ analisi di
fenomeni. Ma con il progredire della cultura e della tecnologia,
quello stesso uomo così aperto al mondo che lo circondava si è
cullato nelle comodità e ha perso la capacità di guardarsi
intorno, riconoscere un mistero e indagarlo.
Ha perso quel lato che abita ognuno di noi che fa sì che l’ uomo
tenda a qualcosa di più del semplice ‘vivere la giornata’. Ha
perso la capacità di sognare, di sperare, ma anche quella di
analizzare. L’ uomo ha perso la spinta che per millenni lo ha
accompagnato nella sua evoluzione.
E’ così che siamo arrivati a prendere per scontato le cose che
ci vengono dette, senza indagarle, senza metterle in dubbio. Siamo
diventati una massa da dirigere sottoposta a chi è capace, per
autorità o potere, di gestire le informazioni. Esistono persone
che decidono cosa noi dobbiamo sapere e cosa no; esistono persone
che scrivono la storia per noi e ce la presentano in un modo che
ha, ovviamente, un tornaconto per loro. E noi, inebetiti, non
siamo capaci di accorgercene e di ribellarci.
Se spesso la nostra principale preoccupazione è quella di
‘arrivare a fine mese’ barcamenandoci nella nostra vita
quotidiana, se sempre più spesso i nostri hobby sono futili
abitudini come la scuola di ballo o la palestra per tenersi in
forma o la partita in televisione, non facciamo altro che rendere
più facile il compito di questa elite di persone che sta li col

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ghigno in viso a ridere di quanto siamo diventati manovrabili.
Questa elite non ha una precisa connotazione politica o
religiosa, è un movimento nato millenni orsono che durante il
corso della nostra storia da creato 2 o 3 capisaldi da
presentarci, concetti da inculcarci usando opportuni mezzi, con l’
unico fine di tenerci assopiti. Perché? Perché un uomo il cui
animo è assopito sarà sempre controllabile e sfruttabile a proprio
vantaggio.
Bisogna che l’ uomo si renda conto che intorno a lui succedono
cose meravigliose che gli vengono nascoste; che si renda conto che
gli ideali che persegue non sono frutto della sua volontà ma di un
gioco di convincimento messo in atto da persone che ne traggono
vantaggio.
In quest’ ottica è nata la religione, la quale, se da un lato dà
speranza ad animi deboli, dall’ altro deresponsabilizza l’ uomo e
lo imprigiona in canoni o dogmi che servono a controllarlo e
dirigerlo. Un uomo deresponsabilizzato avrà sempre bisogno di una
‘entità’ esterna da seguire, a cui tendere, da imitare, sia questa
‘entità’ un dio, un personaggio politico, un capo carismatico o
altro.
Ma se l’ uomo riesce a riconoscere questo gioco che viene
diretto a suo discapito, se riesce ad aprire gli occhi e notare le
falle in questa fitta trama, allora può riuscire a riguadagnare un
po’ del sé che ha perso, e gli si apre davanti un mondo
completamente diverso da quello che gli è stato messo davanti.
Siamo figli di una ‘Matrix’ che, proprio come nell’ omonimo
film, costituisce una ‘prigione per la mente’. E come nel film,
una volta presa la pillola del colore giusto, ci si scollega da
questa ‘matrice’ per iniziare a vedere le cose come stanno.
Cosa succederà poi? Dove porterà il cambiamento che
inevitabilmente scaturirà da questa presa di coscienza? Potrà
essere individuale o collettivo, potrà essere all’ inizio solo una
‘perturbazione’ nella matrice di controllo. Ma potrà, un giorno,
anche destabilizzarla e rendere di nuovo l’ uomo libero.

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Il contenuto di questo libro, nel suo piccolo, ha questo scopo;
costituisce la ‘pillola’ che potrà permettervi di vedere il mondo
per come è, conoscere cose che vi vengono tenute nascoste o che vi
vengono presentate in versione modificata.
Scoprirete bambini che vedono a raggi X, imparerete quando dove
e come sono nate la figura di Jahwe e quella di Satana. Scoprirete
che millenni fa il nostro pianeta era popolato da esseri capaci di
volare, con una tecnologia che noi abbiamo riscoperto solo da
pochi decenni, e capaci di criptare nella pietra messaggi
universali.
Potrete poi scegliere se tornare alla vostra comoda vita di
tutti i giorni, o lasciare che le vostre nuove scoperte siano una
nuova linfa per quella parte di voi che finora è stata dormiente.

A chi sceglierà questa seconda strada dedico i miei anni di


ricerca e questo libro.

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• Zecharia Sitchin: esposizione acritica delle sue teorie (Pag.
11)
• La nascita di Satana (Pag. 19)
• La nascita di Yahweh (Pag. 29)
• Cronistoria della razza umana (Pag. 49)
• Ningishzidda e Ishkur – Quetzalcoatl e Viracocha: connessioni
tra mito sumero, egizio, e mesoamericano (Pag. 57)
• Fuente Magna: contatto tra la civiltà sumera e quella
boliviana (Pag. 63)
• Maya, egizi e sumeri – connessioni archeologiche (Pag. 69)
• Indigo Children: bambini prodigio o prossimo stadio
evolutivo? (Pag. 79)
• Il diluvio universale: analisi mitologica, archeologica e
scientifica di un mito (Pag. 89)
• Origine della civiltà sarda: autoctona, babilonese, lidica ed
etrusca (Pag. 107)
• Il reperto sumero–assiro WAK8535: le mappe di volo degli dei?
(Pag. 117)
• Zeitgeist: aprire la mente… o controllarla? (Pag. 129)

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ZECHARIA SITCHIN
Esposizione acritica delle sue teorie

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Zecharia Sitchin, nato nel 1920 a Baku, é uno scrittore ebreo
azero, cresciuto in Palestina, e attualmente residente negli Stati
Uniti, a New York.
Durante il suo soggiorno in Palestina, Sitchin apprende l'
ebraico antico, e impara a leggere e tradurre la scrittura
cuneiforme sumera. Si laurea in economia politica in Inghilterra,
ritorna in Israele dove svolge il ruolo di consulente per alcuni
giornali locali. Da sempre appassionato di storia, archeologia e
profondamente religioso, Sitchin dedica gran parte della sua
gioventù a raccogliere materiale sulle culture 'preistoriche' fino
alla stesura del suo primo libro: ‘Il pianeta degli dei’.
Da allora ha scritto 12 libri, tutti editi in Italia da PIEMME
e MACROLIBRI. Oltre ai libri, Sitchin cura, attraverso il suo
discepolo/webmaster Erik Poltorak, un sito web: www.sitchin.com
dove si possono trovare degli articoli specifici su determinati
argomenti inerenti le sue ricerche.
I libri di Sitchin sono tradotti in oltre 25 lingue. Il suo
primo libro "Il pianeta degli dei" é uno dei 10 libri più venduti
in assoluto, tradotto in 32 lingue compreso il braille e giunto
nel 2009 alla 50a ristampa.

Analizziamo ora in maniera approfondita le teorie di Zecharia


Sitchin.
Secondo Sitchin il nostro sistema solare avrebbe un pianeta
membro che viaggia su un’ orbita molto ellittica, con un periodo
di rivoluzione intorno al sole di circa 3.600 anni. Questo pianeta
(chiamato Nibiru o Marduk a seconda dei testi), circa 4 miliardi
di anni fa, quando il nostro sistema solare era ancora in via di
formazione, sarebbe stato catturato dall’ attrazione
gravitazionale di Nettuno e deviato dal suo percorso verso l’
interno. Una volta arrivato in prossimità di Giove il suo corso fu

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nuovamente deviato verso una orbita più interna fino a che venne a
trovarsi in posizione tra Marte e Giove dove alcuni suoi satelliti
ebbero una sorta di scontro cosmico con un pianeta che si trovava
in traiettoria chiamato Tiamat. Dallo scontro, Tiamat venne
sbalzato assieme a un suo satellite (Kingu) tra Venere e Marte
dando origine al sistema Terra-Luna; una parte del pianeta
colpito, sotto forma di frammenti, ricadde sul suo satellite, e i
residui dei satelliti di Marduk furono scagliati lungo una orbita
oblunga e retrograda dando origine alle comete, altri pezzi
rimasero li sul luogo dell' impatto tra Marte e Giove generando la
fascia degli asteroidi. Man mano che si stabilivano nuovi
equilibri e si andavano a stabilizzare le orbite, il sistema
solare prese la forma attuale.
Nibiru, che ospitava sulla sua superficie forme di vita
organica a livello macromolecolare, trasferì nell' urto parte di
questa materia sul pianeta colpito. Secondo Sitchin la vita sul
pianeta invasore evolvette molto più velocemente che sul nostro,
tanto che la civiltà che lo abitava (chiamati Anunnaki nei testi
sumeri e babilonesi), 450.000 anni fa circa, viaggiò fino alla
Terra per fondarvi una colonia, intraprendendo lavori di
estrazione di minerali, in particolare di oro. Questo elemento
doveva essere trasformato in fini polveri per essere rilasciato
nell’ atmosfera di Nibiru per ripararla dai danni che si
aggravavano ad ogni passaggio del pianeta nel suo punto più vicino
al nostro sole a causa dell’ eccessivo calore e dell’ aumento di
velocità che il pianeta subita nella parte più stretta della sua
ellisse rotazionale. Furono fondati così i primi insediamenti nel
medioriente, luogo di atterraggio degli abitanti del pianeta, e fu
stabilita una gerarchia di comando per i lavori. Nel contempo
venne mantenuta una stazione in orbita e successivamente fu
fondata una colonia su Lahmu (Marte) da dove un gruppo di questi
esseri (chiamati Igigi = coloro che osservano) dirigeva le
operazioni di trasferimento su Nibiru quando questo si avvicinava.
In seguito ad un ammutinamento di alcuni lavoratori, 300.000

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anni fa circa, uno degli scienziati venuti dal pianeta (Enki),
creò l' Homo Sapiens (Lulu) mescolando l' ovulo di una ominide
terrestre con il suo sperma. Questo per creare una serie di
individui che portassero avanti le operazioni di estrazione al
posto degli Anunnaki. Successivamente attraverso operazioni di
ingegneria genetica questi esemplari furono resi capaci di
procreare ottenendo quello che noi chiamiamo Homo Sapiens il quale
si diffuse sul pianeta, in particolar modo nell' Africa, nel medio
oriente, e nella valle dell' Indo.
Questi personaggi diedero inizio nel corso di vari millenni
alle varie forme di civiltà; la prima fu quella dei Sumeri, poi
quella egiziana e successivamente quella esteuropea-indiana.
Secondo Sitchin le storie raccontate dalla Bibbia, e quindi la
genesi, il diluvio universale, la vicenda di Sodoma e Gomorra, ma
anche alcuni racconti lasciatici dalle culture egizie e
mesopotamiche, non sarebbero altro che delle cronache dei tempi in
cui questi esseri abitavano sul nostro pianeta.

In particolare lui identifica tre episodi:

1) Il diluvio universale: fu causato dal distacco di una


massa di ghiaccio dall’ Antartide in un periodo a cavallo
della fine dell’ ultima era glaciale, approssimativamente tra
l’ 11.000 e il 10.000 a.C. – Sitchin narra che il racconto
della bibbia secondo cui ‘Dio mandò il diluvio’ non è altro
che un sunto della decisione di Enlil (il capo degli Anunnaki)
di non rivelare all’ uomo l’ avvicinarsi della imminente
catastrofe (che era stata prevista da un altro Anunnaki che
regnava nel Sudafrica);
2) Il racconto della Torre di Babele sarebbe la cronaca
del tentativo del dio Marduk di prendere possesso della zona a
nord di Sumer dove invece regnava un’ altra fazione. Per
impedire ciò, e la costruzione da parte di Marduk di un suo
tempio, la fazione regnante decise di muovere guerra e

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scacciare Marduk e i suoi seguaci dividendoli in varie terre e
ordinando ad ogni gruppo una nuova lingua. Sitchin data questo
evento a circa il 3450 a.C.;
3) La distruzione di Sodoma e Gomorra fu un atto in cui un
consiglio di Anunnaki mosse di nuovo guerra contro Marduk e
Nabu che ancora una volta pretendevano il dominio sulle terre
di Sumer e Babilonia. La guerra avvenne con l’ impiego di armi
nucleari e chimiche, di cui si troverebbero ancora i segni
nella penisola del Sinai, nella piana del Mar Morto, e nella
zona di Harappa – Moenjo Daro. Sitchin data questo evento al
2024 a.C.

Sitchin sostiene che le religioni delle prime culture


terrestri non sono altro che l’ eco delle vicende riguardanti
questi esseri, che vennero adorati dagli uomini e il cui culto si
sparse in tutto il mondo. Ciò fu agevolato dal fatto che alcuni di
questi esseri si trasferirono con dei seguaci nel continente
sudamericano, in quello asiatico, e nel nordeuropa, creando di
volta in volta dei piccoli gruppi da cui sarebbero discese le
popolazioni fino ad arrivare alle nascite di vere e proprie
civiltà.

Sitchin sostiene inoltre che:


- i maggiori centri megalitici sparsi nel globo furono
costruiti dagli Anunnaki con funzione calendariale, estrattiva e
astronomica;
- le Piramidi di Giza furono costruite subito dopo il
diluvio come 'fari' che segnassero la rotta di atterraggio verso
il Sinai dove era collocato lo spazioporto;
- la Sfinge fu costruita per segnalare cronologicamente il
momento della costruzione delle piramidi (l' era del Leone) e che
il suo volto fosse in origine quello del dio che progettò le
piramidi (Ningishzida) e che solo successivamente fu ri-scolpito
per immortalare il volto di Marduk/Ra;

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- la civiltà andina discende direttamente da quella
mesopotamica e si sarebbe formata in due diverse fasi: una tramite
un gruppo di coloni portati nelle ande per estrarre metalli, e una
a causa dell' esilio di una divinità espulsa dall' Egitto che si
stabilì nell' America centrale e che fondò i primi centri
astronomici in queste terre.

Sitchin basa le sue teorie sullo studio di tavolette di


argilla mesopotamiche contenenti le cronache ed i miti locali, sui
miti delle popolazioni di altre zone del globo (in particolare il
sudamerica), reperti archeologici quali sigilli, monili, statue,
incisioni, e studi in ambito scientifico che sembrano confermare
le sue conclusioni. Non ultima una rivisitazione linguistica degli
scritti lasciatici da sumeri, accadi, babilonesi e dal Vecchio
Testamento.
L’ immagine qui di seguito riporta lo schema presentato da
Sitchin per la orbita di Nibiru in relazione agli altri pianeti e
alle costellazioni della sfera zodiacale.

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LA NASCITA DI SATANA

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Siamo abituati a considerare Satana una entità preterumana,
dotata di determinati poteri, che ha lo scopo fondamentale di
combattere Dio, sottrargli le nostre anime tentandoci, facendoci
peccare, dannare. Sentiamo comunemente e temiamo espressioni come
‘tentato da satana’ o ‘posseduto da satana’. Siamo abituati a
sentir chiamare peccato qualsiasi atteggiamento non conforme a una
serie di dettami che una data religione ci ha imposto.
Così nel caso del cristianesimo, è peccato rubare, desiderare la
donna altrui, mentire, commettere adulterio.
Ma fermiamoci ad analizzare tutto ciò non dal punto di vista
religioso, ma da quello civile.
Siamo tutti d’ accordo che rubare è una azione infima, così come
siamo tutti d’ accordo che non fa piacere sentirci raccontare
menzogne. Non ci farebbe piacere se scoprissimo che nostra moglie
in nostra assenza andasse a letto con un altro uomo.
Ma a questo punto, questi ‘dettami’ cosa sono? Comandamenti per
meritare un paradiso, o semplici regole di convivenza civile?
E se si trasgredisce a uno o più di questi dettami, dobbiamo
essere ‘dannati’ nello spirito (ammesso che uno creda nella sua
esistenza) o solo puniti, sanzionati, da chi regolamenta una
società civile?
Pensiamo se effettivamente una religione non sia altro che un
corpus di codici, racconti, leggende, parabole, che raccontano una
storia, farcita di elementi sovrannaturali e/o spirituali, che ha
solo lo scopo di ‘formare’ una civiltà.
E’ proprio partendo da questo modo di vedere, e studiando la
storia iconografica e archeologica che possiamo capire cosa sia
successo 4000 anni fa quando iniziò a diffondersi l’ ebraismo, e
ad avere il sopravvento sulle religioni locali della Mesopotamia.
Un culto, una religione, è sempre accompagnato da conquiste
territoriali e da usurpazioni di terre e di potere… lo abbiamo
visto con le crociate, con la colonizzazione dell’ Africa, con l’

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arrivo degli europei nel centro America, con la cristianizzazione
dei pagani celti… stessa cosa che millenni fa successe quando i
primi re di popolazione semita riuscirono ad unificare sotto una
unica bandiera politica e religiosa le terre del medioriente. Il
processo di unificazione religiosa passa attraverso una conquista
politica durante la quale un gruppo di capi con sacerdoti annessi
ha iniziato una opera di ‘riscrittura’ della storia, delle regole
di vita, cercando di cancellare ciò che la popolazione che veniva
conquistata aveva come riferimento.
L’ ebraismo, fenomeno culturale religioso e civile che si può
far risalire alle popolazioni semitiche, nella sua fase iniziale
(II millennio a.C.) era per lo più enoteista, cioè aveva una
divinità principale (El) ma riconosceva anche le divinità dei
paesi in cui si diffondeva; solo successivamente si evolvette a
religione monoteista. Nella sua fase enoteista, l’ ebraismo
semita, che era di stampo enlilita (cioè evoluto di generazione in
generazione all’ interno delle popolazioni mesopotamiche che
adoravano Enlil, la divinità mesopotamica più potente) ebbe la
meglio sulle religioni camite che invece erano di stampo enkita
(dall’ adorazione di Enki, che era il fratello di Enlil nel
pantheon sumerobabilonese) e bandì le divinità non affini. Tutte
le divinità enkite quindi (Enki stesso, con i suoi figli Marduk,
Ningishzidda, Nergal, Gibil e Dumuzi) vennero ‘demonizzate’ e
definite ‘Shaytan’, il termine aramaico per ‘Avversario’.
Avversario della divinità ufficiale di derivazione enlilita che i
semiti adoravano, Yahweh, figlio di El (nella mitologia assira si
chiamava Jaw).
La stirpe camita/enkita comprendeva le popolazioni libanesi,
egiziane, e dell’ Africa centro-orientale. Tutte le divinità di
queste popolazioni vennero accomunate dunque nella figura dell’
avversario-satana definendo una struttura gerarchica che vedeva a
capo Satana (shaytan) nella figura di Enki, che comandava le orde
di ‘demoni’, i suoi 5 figli più tutte le altre divinità minori
loro seguaci.

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Da un punto di vista dell’ iconografia questo passaggio è
evidente. Il simbolo che nella cultura mesopotamica rappresentava
Enki, era il serpente.
Ningishzidda, suo figlio, che in Egitto era adorato con il nome
di Thot, era rappresentato da 2 serpenti attorcigliati. Sono
numerose le raffigurazioni sumere e accadiche sia di Enki sia di
Ningishzidda accompagnati / rappresentati da un serpente e,
particolare importantissimo, dall’ albero della vita.

Ningishzidda, nella sua classica Enki come serpente


raffigurazione come coppia di intorno all’ albero della
serpenti vita

Questo è un particolare degno di nota perché, nel racconto della


Genesi, è il serpente a tentare Eva a far mangiare il frutto dell’
Albero della Conoscenza, fatto in seguito al quale Dio espulse
Adamo ed Eva per impedirgli di mangiare anche dall’ Albero della
Vita. L’ icona del serpente è tuttora utilizzata dal
cristianesimo, derivazione ‘anomala’ dell’ ebraismo, come
rappresentazione di Satana.

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Illustrazione di una vecchia Satana rappresentato con testa
Bibbia in cui l’ arcangelo umana e corpo di serpente
Michele tiene a bada Satana mentre tenta Eva

Non solo, esiste un cilindro sumero che mostra la scena della


tentazione. E’ chiamato appunto ‘Cilindro della tentazione’, è
conservato al British Museum ed era conservato nella biblioteca
personale di Ashurbanipal. Mostra una donna e un dio seduti, un
albero, e un serpende dietro il dio, per identificarlo in Enki o
in una divinità della sua stirpe.

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Alla fine dei conti, Satana non è altro che una divinità adorata
da quei popoli che poi furono soggiogati dai semiti i quali
imposero il loro ‘protettore’ Yahweh come unico dio.
Capirete quindi che, espressioni come ‘tentato da Satana’, o
‘posseduto da Satana’, non hanno nessuna valenza reale, se non
indicare persone che conducono una vita (religiosa ma non solo) al
di fuori dei dettami imposti dal popolo semita migliaia di anni fa
e arrivati a noi come ‘comandamenti’.
Tra l’ affermazione dell’ ebraismo monoteista e i ‘comandamenti’
così come ci sono arrivati comunque ci sono circa 1000 anni di
salto. Nel frattempo, un’ altra serie di ‘comandamenti’ era stata
promulgata da un imperatore enlilita: il codice di Hammurabi.
Risalente al 1770 a.C. circa, era un codice di circa 300 leggi che
regolamentava la vita politica e civile nell’ impero babilonese.
Babilonia all’ epoca stava sotto il dominio enlilita, gli
imperatori avevano spesso nomi di divinità enlilite (il padre di
Hammurabi per esempio si chiamava Sin-Muballit – Sin era il nome
babilonese di Nannar, divinità sumera e nipote di Enlil). Quando,
secondo la bibbia, Yahweh diede a Mosè i comandamenti, essi in
effetti non erano altro che un ‘estratto’ del codice di Hammurabi
o di codici civili simili. Normalissime e naturali regole di vita
civile.
Nonostante la figura di Satana rappresenti Enki, il personaggio
più demonizzato dall’ ebraismo fu Marduk il ribelle, figlio di
Enki.
Marduk infatti, aveva al suo seguito il popolo egiziano (presso
cui era adorato come Ra) e quello babilonese. Con l’ aiuto di suo
figlio Nabu si ribellò al dominio enlilita conquistando Babilonia,
dove edificò la sua dimora (L’ Esagila) e per affermare la sua
supremazia fece edificare una torre.
Fu a quel punto che, secondo la bibbia, Yahweh distrusse la
torre di Babilonia e ‘confuse le lingue degli uomini’. Da un punto
di vista prettamente storico/culturale ciò significava un nuovo
affermarsi del semitismo enlilita e del monoteismo. La fase

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monoteista dell’ ebraismo passa anche un percorso durante il quale
tutti gli attributi e le opere di tutte le divinità precedenti
vengono associati alla divinità unica, Yahweh. Non solo quelle
enlilite, ma anche quelle enkite. Troviamo quindi da una parte una
demonizzazione di questa fazione, ma allo stesso tempo la
privazione di queste divinità delle loro caratteristiche peculiari
che vengono attribuite a Yahweh. Ciò genera quelle incongruenze
che si notano leggendo la Genesi, in particolare i repentini e
inspiegabili cambiamenti di idea di Dio.
Fermiamoci a pensare alla storia del diluvio. Dio decide di
sterminare la razza umana peccatrice e salva però un uomo con i
suoi 3 figli. Ciò ci viene spiegato con il fatto che “Noè trovò
grazia perché era puro dinanzi a Dio”.
Eppure dopo il diluvio, quando Noè coltiva il vigneto, produce
il vino e si ubriaca, avviene qualcosa che ci deve far riflettere.
Mentre Noè giace nudo nella sua tenda, suo figlio Cam entrandovi
vede le due nudità. Quando Noè se ne accorge lo maledice e auspica
in nome di Dio che: “Maledetto sia Cam! L’ ultimo degli schiavi
sarà lui per i suoi fratelli”. Allora Dio si era sbagliato e Noè
non era poi così puro? Oppure si era sbagliato perché non erano
così puri i suoi figli?
Questo dilemma si spiega andando a leggere il mito di Atra Hasis
/ Ziusudra, la figura corrispondente a Noè nel mito sumero e
babilonese del diluvio. In esso sono 2 le figure coinvolte. E’
Enlil il dio iracondo che decide di sterminare gli uomini, mentre
è invece Enki il dio misericordioso che comunica a Ziusudra la
decisione di Enlil e gli dà istruzioni per costruire l’ Arca.
L’ azione di attribuzione a Yahweh di tutte le opere, epiteti, e
caratteristiche degli altri dei precedenti è anche alla base del
plurale che spesso compare nella bibbia. Ci sono vari passi della
Genesi che trovano corrispondenza in scritti precedenti di almeno
1000 anni, come per esempio la creazione di Adamo. Una tavola
accadica rinvenuta a Ninive racconta di un consiglio degli dei
Anunnaki (il pantheon sumero) durante il quale Enki propone la

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creazione di un ‘Lulu’ ossia un lavoratore primitivo che portasse
il giogo degli dei. In questa tavola vengono riportati dialoghi
tra le varie divinità. L' operazione di creazione dell' uomo é
qualcosa senza precedenti e la frase pronunciata da Enki, che è
arrivata fino a noi tramite il riassunto presente nella Genesi, é:
“L’ essere di cui parliamo esiste già, dobbiamo solo imprimergli
la nostra immagine, che sia lui a portare il fardello degli dei”.
Paradossalmente, secondo gli scritti fu proprio Enki (assieme a
sua sorellastra Ninmah) a creare il primo uomo, e successivamente
Enlil a porlo nell’ Eden (E.Din era la zona della Mesopotamia a
oriente di Eridu, sulle sponde dell’ Eufrate).
Comico come questa azione fu attribuita a Yahweh, e il creatore
dell’ uomo Enki fu poi chiamato ‘Shaytan’, avversario di Yahweh.
L’ uomo è una creazione di Satana.

Ninmah ed Enki si apprestano a Ninmah tiene in braccio il Lulu


creare il primo uomo, il Lulu. dopo la sua nascita.

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LA NASCITA DI YAHWEH

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Che Genesi e gran parte del materiale contenuto nella Bibbia
siano echi di eventi immortalati su pietra precedentemente dai
Sumeri è ormai cosa nota. La religione ebraica, nata dal culto del
dio Enlil e della sua stirpe, è giunta a noi come religione
monoteista e ha spianato la strada per il cristianesimo e l'
islamismo. Ma nella sua fase iniziale l' ebraismo non conosceva
una singola divinità.
Quando leggiamo nella Bibbia il plurale Elohim non dobbiamo
lasciarci ingannare dalle spiegazioni che ora ci vengono date
dagli interpreti e apologeti di una religione monoteista. Loro
dicono infatti che Elohim è un plurale majestatis però non sanno o
non vogliono spiegare perché in alcuni casi verrebbe usato questo
plurale majestatis e altre volte invece la versione singolare.
La realtà è che il termine Elohim, plurale di Eloah (provenienti
entrambi dalla radice El = Signore/Dio), indica una 'collettività'
di dei. Ciò è eco delle innumerevoli iscrizioni sumere in cui si
parla di 'consiglio degli dei', dei 'sette che decretano i fati'
etc.
Abbiamo già affrontato in un precedente capitolo (vedi: La
nascita di Satana) il tema fondamentale dell' enoteismo ebraico e
di come venne creata la figura di Satana riferita alla stirpe
enkita (Enki, fratellastro di Enlil, e tutta la sua progenie,
erano rappresentati dal Serpente).
Qui andremo invece ad analizzare in profondità la nascita e l'
evoluzione della figura di El fino ad identificare Yahweh.

1) Da Enlil a El
Enlil, figlio di Anu, fratellastro di Enki, era considerato in
Mesopotamia la maggiore divinità. Anche se a capo del pantheon
sumero stava Anu, la sua figura era più quella di un 'patrono' che
quella di un Dio-guida. Era una 'carica onoraria' inquanto padre
delle due divinità principali, appunto Enlil ed Enki le quali,

31
assieme ai loro discendenti, fecero nascere ed evolvere la civiltà
a Sumer.
Il nome Enlil significa letteralmente 'Signore del Vento/Aria'
ma il termine Lil (scritto con un glifo leggermente diverso e
traslitterato Lil2) ha anche il significato di 'potere, comando'.
Da qui la nomina, in base a un gioco di parole, di Enlil come
'Signore del Comando', che viene fatta in molte tavolette sumere
dedicate all' esaltazione della figura di questa divinità.
Enlil veniva chiamato anche Ellil, nome da cui è nata poi la
radice accadica Ilu per descrivere gli dei, e dalla quale a sua
volta nacquero il termine ebraico El e quello arabo Allah.
El, dunque, non era un nome proprio di una divinità ma un
termine descrittivo.
Uno degli appellativi accadici di Enlil era Ilu.Kur.Gal,
'Signore della Grande Montagna', che è esattamente lo stesso
epiteto che l' ebraismo usa per la sua divinità con il nome El
Shaddai, nome derivante dall' accadico Shaddu (montagna).
A questo punto è bene tenere presente una cosa: essendo l'
ebraismo nato dalla devozione a Enlil, è a lui che vengono
attribuiti tutti gli eventi e le azioni principali e 'positivi'
per la civiltà ebraica. A lui e alla sua progenie.
Analizziamo quindi alcuni episodi raccontatici dalla Bibbia che
trovano riscontro in testi sumeri e che riguardano Enlil,
permettendoci di effettuare questa identificazione tra le due
divinità.

1.1) La Creazione
Nel racconto della creazione dell' uomo, il testo biblico ci
racconta che 'Gli Elohim (quindi un numero minimo di 2 divinità)
creò Adamo dalla terra, [...] maschio e femmina li creò[...]'. Si
usa qui un nome plurale (gli Elohim) ma un verbo singolare (creò).
Ma prima di questa creazione c' é nella Bibia una discussione tra
gli Elohim durante la quale uno esorta: 'Creiamo l' uomo a nostra
immagine e somiglianza', dunque nome e verbo sono in accordo al

32
plurale.
Successivamente si dice che 'Allora Il Signore Dio (singolare)
piantò un giardino nell' Eden a Oriente, e vi pose Adamo, perché
lo coltivasse [...]'.
Nelle bibbie moderne il tutto viene ridotto al singolare, ma è
rimasta la differenza di denominazione tra i due passaggi. Nel
primo si parla di 'Dio' che rivolgendosi a qualcuno dice 'Creiamo
l' uomo a nostra immagine', nel secondo si parla del 'Signore Dio'
e i verbi sono al singolare.
Da una analisi attenta si comprende come un gruppo di dei nel
primo passaggio crei l' uomo, e come poi un singolo dio, nel
secondo passaggio, lo ponga nel giardino dell' Eden.
Andando a leggere le traduzioni di alcuni miti sumeri, troviamo
una esatta corrispondenza.
Il primo passaggio della Genesi corrisponde a un testo
catalogato come 'Enki e Ninmah' e che racconta di una riunione di
divinità durante la quale Namma, la madre di Enki, propone di
creare un essere che porti il fardello del lavoro che spettava
agli dei. Le parole usate da Enki e tramandate nel mito sono: 'L'
essere di cui parlo esiste già, dobbiamo solo imprimergli la
nostra immagine'.
Anche qui, come nel primo passaggio della Genesi, abbiamo un
discorso tra varie divinità, l' uso del plurale, e l' intenzione
di creare un essere umano ad opera di più divinità.
Un altro testo, chiamato 'Atra Hasis e il diluvio', continua con
'Guardate, abbiamo qui Mami (uno degli epiteti di Ninmah), che sia
lei a dare vita al nuovo essere' e con la risposta di Ninmah: 'Da
sola non posso farlo, abbiamo qui Enki dio di grande sapienza, che
sia lui ad aiutarmi in questa impresa'.
Anche in questo passaggio quindi si fa riferimento al fatto che
la creazione avviene ad opera di almeno due diverse divinità.
Il secondo passaggio della genesi corrisponde al testo sumero in
cui l' Adama, l' essere appena creato, viveva nell' Abzu, sotto il
dominio di Enki, il suo creatore. In questo testo si racconta di

33
come gli altri dei che vivevano e lavoravano nell' Edin
(Mesopotamia) si ribellarono ad Enlil (sotto il cui dominio stava
la zona) chiedendo che 'Anche a noi sia portato il Lulu e che
sopporti lui le nostre fatiche'. Fu allora che Enlil con un 'raid'
nell' Abzu rubò l' Adama e lo portò nell' Edin, nella zona a est
dell' Eufrate (l' Eden a Oriente).
Anche in questo caso, come nel corrispondente racconto biblico,
il protagonista è UN dio e non un gruppo.

1.2) Il Diluvio
Nel racconto biblico del Diluvio Universale, Dio decide di
sterminare gli uomini a causa della loro 'corruzione morale'.
Questo Dio decide di mandare un diluvio che avrebbe distrutto ogni
forma di vita e simbolicamente lavato il peccato dal mondo.
Improvvisamente però leggiamo che 'Noè trovò grazia nel cuore di
Dio perché era un uomo giusto'. Quindi Dio cambia idea e decide di
salvare non solo Noè, ma anche sua moglie, i suoi 3 figli, e le 3
nuore.
Dio va da Noè e gli dà istruzioni per costruire una barca nella
quale dovrà salire con la famiglia prima del diluvio, e stipare
provviste animali e vegetali per poter far ripartire la vita dopo
la catastrofe.
Il racconto noto come 'Atra Hasis' è molto più dettagliato.
E' sempre Enlil che decide di distruggere i discendenti di Adapa
a causa del loro proliferare: 'Le loro voci mi arrecano fastidio,
il loro accoppiarsi mi toglie il sonno, [...] ma non posso fare
niente contro loro per causa di mio fratello, Egli li protegge'.
Successivamente Enlil convoca Enki e gli intima di usare il suo
potere per 'correggere i danni che la tua creazione ha portato...
crea quindi un diluvio che spazzi via l' uomo dalla terra', ma
Enki risponde che 'questo non è mio potere, non è una azione per
me... è una azione per te, Enlil, e tuo figlio Ninurta. Se vuoi un
diluvio dì a Ninurta di aprire le porte del cielo'. La frase
conclusiva del passaggio, pronunciata da Enlil, è una

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trasposizione della frase del racconto biblico: 'Ecco io allora lo
farò da me... manderò il diluvio per spazzare l' uomo dalla
terra'.
Nel racconto sumero però troviamo una differenza significativa.
Mentre nella Genesi è Dio a cambiare idea all' ultimo momento e
decidere di salvare Noè e la famiglia, nel corrispondente
passaggio sumero è Enki a voler salvare Utnapistim, suo sacerdote,
dirigendosi fuori dalla sua casa e facendo finta di parlare a un
paravento di canne (in modo che comunque Utnapistim potesse
sentirlo), perché Enlil aveva fatto giurare agli altri dei di non
rivelare la sua intenzione. Le parole del testo sumero iniziano
con 'O capanna di canne ascoltami! O Muro ascoltami! Abbatti
questa casa, lascia qui ogni tuo bene terreno e costruisci una
nave, riempila di tutto ciò che è vivo [...]'.
Questa divisione dei ruoli di distruttore e di salvatore nel
testo sumero, nel momento in cui si sono attribuite a Enlil tutte
le azioni 'positive' compiute da altri dei, è stata tradotta nell'
improvviso quanto sospetto 'cambiamento di idea' che compare nella
Genesì.

1.3) La Torre di Babele


Anche il racconto della Torre di babele, seppur di poche righe,
contiene una traccia utile a identificare Enlil con Dio. Mentre il
popolo che si è stanziato nella ‘Valle di Shinar’ costruisce la
città con la torre, ‘Il Signore venne giù a vedere la città e la
torre che i figli degli uomini avevano costruito’. A questo punto
Dio, rendendosi conto che l’ uomo era talmente civilizzato da
pensare come un ‘popolo’ e non come gruppi di singoli o tribù,
vede in questo un pericolo. Questa preoccupazione traspare dalle
parole: ‘Guardate! Ora la gente è unita, con una sola lingua, ed
ecco ciò che cominciano a fare. Compiendo questo niente sarà più
loro impossibile di ciò che immagineranno’.
Il Signore prende quindi una decisione ed esorta altri non
precisati dei a seguirlo: ‘Venite, scendiamo e confondiamo le loro

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lingue, così che non possano più comprendersi’. La strategia di
Dio è semplice ed efficace. Se gli uomini fino ad allora parlando
una lingua comune erano riusciti ad organizzarsi, ora con lingue
diverse non ci sarebbero più riusciti.
La Genesi è un ultracondensato di racconti, e ciò fa sì che le
varie parti del racconto della Torre di Babele siano riportate di
seguito anche se descrivono momenti diversi distanti parecchio nel
tempo.
Difatti nella Bibbia subito dopo questa esortazione da parte del
Signore, ci viene raccontato di come ‘Allora il Signore confuse le
loro lingue, e scacciò gli uomini in varie zone della terra’.
Ovviamente il ‘confondere’ le loro lingue non può essere un gesto
immediato. Anche la dispersione degli uomini dalla valle di Shinar
in altre terre non è una azione immediata. Per entrambe queste
opere è richiesto un certo lasso di tempo che però viene eliminato
nel racconto che è appunto un sunto.
E’ bene notare come anche in questo racconto c’ è un personaggio
al singolare che parla a un gruppo di altri personaggi, ma agisce
da solo. La distinzione singolare/plurale anche in questo
passaggio è chiara.
Abbiamo un corrispondente racconto sumero che possa aiutarci con
questo brano?
Esiste un racconto che contiene poche linee che descrivono un
fatto molto simile a quello raccontato dalla Genesi. Si tratta di
un racconto (catalogato K.3657 tradotto da G. Smith e da W.
Boscawen) che si suppone costituisca la ‘biografia’ di Marduk,
divinità enkita che agli occhi di Enlil (in modo particolare) fu
sempre sgradito per la sua pretesa regale. Infatti bisogna
ricordare che, quando furono divisi i regni sulla terra tra gli
dei, il ruolo più importante fu dato a Enlil, e nella ‘seconda
generazione’, cioè quella dei figli di questi dei, il prescelto
per il comando non fu Marduk come invece sarebbe dovuto essere, ma
Ninurta, figlio di Enlil.
In questo racconto si parla di Marduk e del suo esilio e di come

36
grazie a suo figlio Nabu tornò nelle sue terre a Canaan per
raggruppare i suoi seguaci dirigendosi in Mesopotamia dove fondare
una nuova città, Babilonia. Il progetto di Marduk prevedeva una
città con una grande ‘torre a gradini’ (uno Ziggurat) chiamata
Esagila (Casa del grande dio). Fu allora che Enlil, considerandolo
un affronto al suo ruolo, decise di intervenire per scacciare
Marduk. Convocato suo figlio Ninurta, Enlil dispose che ‘Non più
egli dovrà offendere il nostro potere, se ora il suo popolo lo
eleggerà sovrano niente più potrà essergli impedito’. Enlil lancia
dunque un appello a suo padre Anu, e non ottenendo il favore, si
rivolge misteriosamente a Damkina madre di Marduk la quale però
collerica risponde che ‘Il suo numero […] il suo nome io
sceglierò, al suo fianco starò’.
L’ enigmatica frase ‘Il suo numero’ è un riferimento al fatto
che gli dei Anunnaki, come ci dicono i sumeri, avevano un grado di
importanza definito da un numero. Anu che era il capo aveva rango
60, Enlil 50 e Marduk solo 10. A Ninurta era stato dato lo stesso
rango di Enlil. Ciò fa capire che l’ astio di Marduk era appunto
dovuto, come abbiamo scritto poc’ anzi, al fatto che come
precedentemente a suo padre Enki, anche a lui fu negato il
comando.
Il testo racconta che ‘grande astio provava lui per il Padre dei
Cieli’. L’ epiteto Padre dei Cieli identifica chiaramente Enlil,
Signore del Vento/Aria. Poche righe più avanti nel testo si legge
quindi che ‘Durante la notte il Signore del Cielo scese sulla
terra ma gli uomini contro lui si scagliarono […] Egli rase allora
al suolo la città, e il suo comando fu che fossero dispersi e le
loro menti confuse’. Al di la quindi degli epiteti e dei nomi,
abbiamo gli stessi elementi. La costruzione di una città con la
torre, l’ appello di un (singolare) dio ad altri dei (Ninurta,
Anu, Dam.Ki.Na), distruzione della torre, la dispersione del
popolo in varie terre, e la confusione (qui delle menti, nella
bibbia delle lingue).
Nel racconto della Genesi si dice che ‘allora questo posto fu

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chiamato Babele, perché qui il Signore Dio confuse le lingue dell’
uomo’. Il termine Babele prese da qui un significato di ‘bolgia,
confusione’, che è arrivato fino a noi. Ma questo termine non
significa ‘confusione’ ma ‘Porta del Dio / degli dei’ (Bab-ilu).
La frase enigmatica quindi è una pantomima che vuole tramandare
il nome della città assegnandogli un significato che non ha. Il
nome della città presumibilmente fu assegnato da Marduk, per la
quale appunto quella città era simbolicamente una porta di accesso
al potere. In che maniera? Nonostante Eridu, la prima città
mesopotamica, fosse la residenza onoraria di Enki, in tutto il
territorio mesopotamico era la fazione enlilita ad avere il
comando.
Tutti i templi di queste città mesopotamiche erano dedicati a
Enlil e la sua stirpe. Ve ne erano per Utu, per Ishkur, per
Inanna, per Ninurta, ma nessuno per i figli di Enki; se dunque
Marduk avesse stabilito un centro di culto e una città per se
stesso in Mesopotamia, sarebbe stato un affronto nei confronti di
Enlil perché se ne sarebbe dovuto riconoscere il potere anche in
quelle terre.

2) Gli altri El
Finora abbiamo stabilito che, quando nella Bibbia, o meglio nel
vecchio testamento, si fa riferimento al ‘Signore’ ci si riferisce
a Enlil. Il nome generalmente usato in molti di questi racconti è
El. Viene utilizzato sia come nome proprio sia come parte di un
epiteto, come per esempio il già visto El Shaddai, o anche El
Elyon. Abbiamo visto 3 esempi in cui i resoconti biblici sono
corrispondenti ad altrettanti racconti sumeri con protagonista
proprio Enlil. Dobbiamo quindi concludere che El è SEMPRE il dio
sumero Enlil? No.
Ci sono tantissimi altri episodi che, se presi singolarmente,
identificano El e Yahweh con altre divinità, a volte discendenti
di Enlil, ma altre volte discendenti di Enki.
Analizziamone alcuni:

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2.1) El come Enki
Abbiamo già visto che l’ atto della Creazione di Adamo avvenne
ad opera di Enki, e questo è il primo degli episodi che collega
questa divinità al Dio ebraico. Oltre a questo episodio abbiamo
visto anche il suo intervento nel salvare la vita a
Utnapistim/Noè. Ci son però anche altri riferimenti che sembrano
identificare Enki come probabile candidato a vestire i panni di
Yahweh/El. Innanzitutto Enki era il più saggio degli Anunnaki, era
colui che deteneva tutti i segreti della scienza, della medicina,
dell’ estrazione mineraria etc. Nonostante tutti gli dei avessero
conoscenze in questi ambiti ed alcuni addirittura eccellessero in
determinati campi per cui venivano adorati, era Enki il più grande
depositario di conoscenze. Egli incarna pienamente gli epiteti che
nel Vecchio testamento vengono dati a Dio. Uno dei nomi con cui
Enki veniva adorato era Bu.Zur, che può essere tradotto sia come
‘Lui che conosce i segreti’ ma anche come ‘Lui che abita le
miniere’ riferito al fatto che fu nelle miniere dell’ Ab.Zu che
gli Anunnaki prima, e l’ uomo poi, estraevano i minerali preziosi.
Questo epiteto rimanda alla frase che Yahweh rivolse a Ciro: ‘L’
argento e l’ oro sono miei, […] io ti donerò tesori nascosti e
ricchezze celate’ (Isaia 45:3). Il simbolo di Enki era il
serpente, e val la pena ricordare che Yahweh trasformo per
prodigio il bastone di Mosè proprio in un serpente. Il dominio di
Enki era l’ Ab.Zu, con questo termine era chiamato un regno che
‘si estendeva ai confini della terra’ (secondo i testi sumeri).
Questa definizione riporta alla mente una serie di domande
retoriche contenute nel Libro dei proverbi:
Chi è salito al cielo e ne è sceso? […] Chi ha fissato tutti i
confini della terra? Come si chiama? Quale è il nome di suo
figlio?
Ci viene detto quindi che Dio aveva un figlio. Trattandosi di
una narrazione di secoli precedenti la venuta di Gesù Cristo,
questo passaggio è alquanto enigmatico. Lo si può comprendere solo
ricordando che Enki lasciò il suo dominio dell’ Abzu a Nergal, suo

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figlio, e alla moglie di lui Ereshkigal.
Questa relazione identificherebbe dunque Enki in Dio, e Nergal
nel suo fantomatico figlio.

2.2) El/Yahweh come Ishkur


Come abbiamo visto, uno dei nomi che veniva dato a Enlil era
Ilu.Kur.Gal che trova il suo corrispondente nell’ ebraico El
Shaddai, Signore delle Montagne. Ma esisteva anche un altro
‘Signore delle Montagne’ nel territorio mesopotamico, precisamente
nella parte più a est. Era il figlio minore di Enlil conosciuto
dai sumeri come Ishkur e dagli accadi come Adad. Il suo regno era
la parte nord dell’ Asia Minore, dove svetta la catena del Tauro.
Il nome Ishkur è legato alle montagne dalla radice KUR, ma il
sillabico ISH è sempre stato controverso. Su questa parola si
possono fare due considerazioni: veniva tradotta in accadico con
Shaddu, ed è da questo termine che deriva l’ ebraico Shaddai; in
lingua accadica Isha significa 'signore'. Ishkur quindi potrebbe
essere 'Signore delle Montagne' (e vedremo più avanti quali),
esattamente come El Shaddai. Inoltre alcuni passi dei salmi
(135:7) e del libro di Giobbe parlano di Dio come di colui che
chiama la pioggia e le nubi durante l’ Esodo. In altri punti della
Bibbia si parla di Dio dicendo ‘Al suono della sua voce rombano le
acque, […] egli produce i fulmini e le nubi […] e libera i venti
dalle loro riserve’. Dio era quindi legato alle tempeste, e Ishkur
era appunto il dio delle tempeste. In tal veste era adorato come
Adad dagli accadi e come Teshub dagli ittiti e hurriti.

2.3) El/Yahweh come Ningishzidda


La conoscenza medica e scientifica di Enki vene trasmessa ai
suoi due figli prediletti: Marduk e Ningishzidda i quali erano
venerati in Egitto con i nomi di Ra e Thot. Uno dei lati più
controversi che la Bibbia assegna a Dio era la sua capacità di
guarire. Ci sono nella Bibbia innumerevoli riferimenti a questo
‘dio guaritore’. Nel libro di Geremia si legge ‘Guariscimi o

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Signore ed io sarò guarito […]’, mentre in Salmi 103:1-3 si legge
‘Anima mia benedici il Signore, […] egli guarisce tutte le mie
malattie’. Yahweh inoltre guarisce Ezechia salvandolo da morte
certa e gli dona oltre 10 anni di vita in più. Yahweh riportava in
vita i morti, come in una visione di Ezechiele. Yahweh inoltre era
un architetto eccezionale, dato che diede istruzioni dettagliate
per la costruzione del Tempio di Gerusalemme perfino sugli
orientamenti, sugli arredamenti, sui materiali da usare. La
divinità sumera che più corrisponde a tutti questi tratti è
Nigishzidda, infatti fu lui che in qualità di Thot accorse in
aiuto di Iside quando Horus fu morsicato da uno scorpione
velenoso, fu lui il rinomato architetto che indicò in sogno a re
Gudea come orientare il tempio di Lagash in onore di Ninurta, fu
lui che secondo gli egizi progettò le piramidi, e che secondo i
sumeri aiutò suo padre Enki a rendere i primi Lulu creati capaci
di procreare.

2.4) El/Yahweh come Nergal e Ninurta


C’ è un episodio della Bibbia, quello della distruzione di
Sodoma e Gomorra, che analizzato in alcuni dettagli (più che nella
storia completa) ci rimanda a un lungo testo sumero chiamato Epica
di Erra. Entrambi i racconti contengono elementi che hanno quasi
del fantascientifico: piogge di fuoco e zolfo, un vento maligno
che semina morte, divinità iraconde, la distruzione di una zona
geografica ben identificabile. Nel racconto della Bibbia la
distruzione arriva su Sodoma e Gomorra, due città ‘corrotte allo
sguardo di Dio’, mentre nell’ Epica di Erra ad essere distrutte
sono Sumer e la zona del Mar Morto.
Nel racconto biblico è Dio che distrugge queste città dopo
averne constatato la corruzione, mentre nel testo sumero a
condurre l’ attacco sono si due divinità distinte, ma delle quali
una in particolare si accanisce in maniera spietata. E’ appunto il
dio Erra. Questo nome è uno degli epiteti di Nergal, figlio di
Enki e fratello di Marduk, marito di Ereshkigal e quindi re dell’

41
Abzu.
La distruzione avviene a causa del tentativo di Marduk (ancora
una volta) e di suo figlio Nabu di prendere il controllo della
zona di Babilonia e di Nippur.
E’ per questo che Ninurta e Nergal, chiamati rispettivamente
nell’ epica Ishum (colui che brucia) ed Erra (colui che annienta),
vengono autorizzati a usare le ‘sette armi del terrore’ contro le
città conquistate da Nabu. Nel racconto biblico è famoso il
passaggio in cui si descrive la morte della moglie di Lot che,
fermatasi ad assistere alla distruzione delle città, venne
tramutata in una ‘colonna di sale’. Il termine esatto che viene
utilizzato nello scritto ebraico è ‘Netsiv Melah’. Ma se come è
probabile questo racconto è un eco della Epica di Erra, scritto in
sumero, si deve chiarire che il termine Melah deriva dal sumero
Ni.Mur che significava sia ‘sale’ che ‘vapore’. Nell’ epica di
Erra, il dio Nergal conducendo l’ attacco dichiara che ‘Le genti
io farò scomparire […] le loro anime tramuterò in vapore’ e il
termine utilizzato è proprio Ni.Mur.

3) Da El a Yahweh
Questa molteplice possibilità di identificare El con varie
divinità, si spiega con il fatto che tra l’ epoca sumeroaccadica e
l’ avvento del monoteismo ebraico ci sono comunque oltre 1000 anni
di storia, e tra la civiltà sumera e la stesura della Bibbia ci
son oltre 2000 anni. Durante questo arco di tempo la Mesopotamia
fu frazionata in tanti regni, si succedettero tante dinastie di
re, tanti popoli, ognuno dei quali venerava un particolare dio
derivato dal pantheon sumero. Questa venerazione avveniva
sistematicamente riconoscendo anche gli altri dei ma eleggendone
uno a ‘divinità principale o nazionale’.
E’ questa la chiave che ci porta a comprendere la ‘nascita di
Yahweh’. Due popoli, con le rispettive religioni, sono essenziali
in questo cammino. Gli Ittiti e gli Assiri.
Gli Ittiti erano un popolo proveniente dai balcani e stabilitosi

42
nell’ Anatolia del sud nel II millennio a.C., una epoca successiva
all’ espandersi della civiltà sumera e alla nascita del primo
regno di Babilonia. La prima vera fase in cui gli Ittiti si
diffusero coincide con la adozione della città di Hattusa come
loro capitale. Venendo in contatto con le popolazioni circostanti,
gli Ittiti adottarono un pantheon misto che si rifaceva in gran
parte alle divinità dei sumeri. Nei loro scritti sono menzionati
Utu e Teshub assieme ad altre divinità di più difficile
identificazione. Ma Utu è ben identificabile nell’ omonimo dio del
sole sumero, e Teshub è altrettanto identificabile nella versione
hurrita di Ishkur/Adad. Fu con gli Ittiti che molti degli dei
‘giovani’ sumeri trovarono un nuovo nome e un loro culto. E’
interessante notare che di volta in volta questi ‘dei nazionali’
venivano venerati attribuendogli opere di altri dei. In parallelo
a questa azione però gli Ittiti furono i primi a distaccarsi dalle
tradizioni mesopotamiche e creare una nuova religiosità basata sul
culto dei morti e su un nuovo concetti di aldilà. Fu con loro che
gli dei, da esseri in carne ed ossa che vivevano con il popolo,
diventano delle entità da venerare come ‘rappresentazioni’ o
‘incarnazioni’ di concetti astratti, come per esempio Illuyanka
come incarnazione delle forze del caos e Teshub, dio della
tempesta, come ‘portatore di ordine’.
Gli Assiri invece erano un popolo che abitava la zona a nord-est
della Mesopotamia, ai piedi dei monti Zagros, ed erano fortemente
imparentati con i babilonesi. Erano un popolo molto combattivo le
cui tracce ci arrivano già a cavallo del 1900 a.C. con l’ inizio
del loro primo regno. La religione Assira era una versione quasi
speculare di quella babilonese del periodo in cui Marduk era dio
nazionale di Babilonia. Il suo corrispondente era Ashur, un dio
molto violento, che veniva rappresentato con gli attributi di
precedenti divinità sumeroaccadiche. Alcune rappresentazioni lo
ritraggono all’ interno del disco solare, solitamente associato
alle divinità sumere e in particolare a Utu, altre volte ha in
mano il tridente, tipico di Ishkur, altre volte in mano porta una

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sorta di ‘cesta’ che vediamo in molte rappresentazioni di Marduk.
La figura di Ashur successivamente si evolvette nel Aleyan-Baal,
arrivato a noi tramite i fenici, ma adorato precedentemente da
tutti i popoli canaanei. Questo Baal é il punto focale della
trasformazione degli dei mesopotamici nella figura che poi nell’
ebraismo fu adorata come El/Yahweh.
Il Baal della mitologia canaanita è la prima figura che prende
su di se gli attributi di tutte le principali divinità precedenti.
Nel pantheon canaaneo Baal era figlio di El, e veniva chiamato
Baal’Hadad, un riferimento a quell’ Adad accadico incarnazione del
sumero Ish.Kur di cui abbiamo già parlato. Ciò identifica quindi
anche El con Enlil come già detto.

Se tutte queste divinità erano ricondotte al nome El, che


potremmo pensare come un ‘nome collettivo’, serviva una figura che
potesse permettere il ‘grande passo’ nell’ azione di creazione di
una unica figura che rispondesse a tutte le caratteristiche degli
dei precedenti, ma che allo stesso tempo non fosse identificabile
come una ben precisa divinità tra tutte queste.
L’ unico candidato possibile, a nostro avviso, era il figlio di
Baal e di sua sorellastra Asherah. Si chiamava, stranamente, Jaw.
Questo nome era una radice che iniziò ad apparire in molti epiteti
divini; cronologicamente parlando non si hanno testimonianze di
questa radice prima del 1400 a.C., ed è bene evidenziare che è
questo, il XV secolo a.C., il lasso di tempo in cui si svolge l’
Esodo e Yahweh fa la sua prima comparsa.
Nel suo apparire a Mosè, quando egli gli chiede quale nome
dovesse dare agli Israeliti, con le famose parole ‘Il dio dei
vostri padri mi ha mandato[…] ma essi mi diranno: Chi è questo
Dio? Come si chiama? – Io cosa risponderò loro?’, Yahweh gli
risponde con l’ enigmatica frase:
Io sono colui che sono! […] dirai al tuo popolo: - Ehyeh mi ha
mandato da voi – Questo è il mio nome a Olam, con questo titolo
sarò ricordato di generazione in generazione.

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Ci sono ben due cose da notare in questo passaggio: il Dio dice
a Mosè che sarà ricordato con un titolo, facendo intendere che si
tratti di un epiteto e non di un nome proprio. Inoltre la prima
frase ‘Io sono colui che sono’ nell’ originale ebraico è Ehyeh
asher Ehyeh, che grammaticalmente non è un presente ma un futuro,
e il significato letterale è ‘Io sono chiunque sarò’.
A nostro avviso una frase simile è la chiave che ‘taglia’ con
tutte le passate personificazioni delle varie divinità in El, e
crea la figura di Yahweh come unico Dio che funge da ‘summa’ di
tutte le precedenti.
Questa rottura è ben resa anche dal passaggio in cui Yahweh dice
a Mosè: ‘Ad Abramo e Isacco mi presentai come El Shaddai […] ma il
mio nome Yahweh loro non conobbero’. Chiaro segno di un momento,
l’ incontro con Mosè, in cui questo Dio cambia identità da El a
Yahweh.
La frase ‘Io sono chiunque sarò’ suona come una imposizione che
vieta una ben precisa identificazione. Pone un muro che taglia con
le figure passate, rafforzato da quel passaggio da El Shaddai (e
quindi El) a Yahweh.
Con questa serie di frasi si apre quindi una nuova era
religiosa, in cui una nuova divinità viene creata raggruppando
tutte le possibili divinità sotto il nome di El e cambiandogli
nome in Yahweh eliminando, con la stessa definizione del nome,
ogni riferimento al passato.

A questo punto bisogna fare alcuni accenni alla figura di Yahweh


così come si é evoluta nell' ambito dei suoi sostenitori, nei vari
periodi. Abbiamo affermato che con il nome 'Yahweh' si intende
quel 'nome comune che é stato attribuito a Yaw, divinità
canaanita, alla quale son stati 'regalati' gli attributi dei
precedenti dei di origine mesopotamica. Ma cosa avvenne alla
figura di Yahweh prima che questa ci venne 'presentata
ufficialmente' con l' episodio dell' Esodo? Chi era questo
'Yahweh' prima di fare la sua comparsa ufficiale?

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Quando si parla della figura di Yahweh ogni risorsa comunemente
disponibile é strettamente legata alla tradizione biblica o, nei
rari casi più antichi, alle manifestazioni del culto yahwista di
poco precedente l’ epoca comunemente accettata per l’ origine dei
libri biblici. Pur se i racconti della bibbia, in particolar modo
l’ Esodo, si riferiscono a tempi di molto precedenti la redazione
dei libri, e quindi si colloca il personaggio Yahweh in quei
tempi, per trovare traccia scritta del nome di Yahweh in una
lingua standardizzata bisognerà aspettare il VII secolo a.C. e
stranamente il nome é scritto non in elamita o aramaico ma in
assiro.
Per intenderci, l’ Esodo che é stato collocato dai vari autori
tra il XV e il XIII secolo a.C., ci presenta l’ esordio del nome
di Yahweh, ma il libro che tratta di quest’ Esodo é stato scritto
circa 7 secoli dopo, dunque la testimonianza scritta del nome e
della figura di Yahweh é relativamente recente rispetto a tutto l’
arco storico biblico.

Ciò rende difficile inquadrare la figura di Yahweh nel contesto


della fase iniziale della storia del popolo di Israele, poichè nei
secoli in cui si sarebbe verificato l’ Esodo non ci sono
testimonianze scritte riguardanti Yahweh stesso.

Se il personaggio Yahweh viene messo in relazione alle divinità


semitiche dell’ ovest i cui nomi compaiono spesso nelle iscrizioni
canaanite, aramee, babilonesi ed ebree (per esempio Ya, Yami,
Yauwilum, Yaw) é possibile che si tratti di una delle divinità
canaanite minori presenti in tavole cuneiformi ritrovate a Taanach
e risalenti sicuramente a prima del XX secolo a.C.; eppure non
esistono prove conclusive e definitive di testimonianze di
scrittura cuneiforme del nome Yahweh prima dell’ VIII secolo a.C.

Tuttavia sembra che Yahweh sia stato una delle divinità del
deserto adorate dai Keniti prima di essere incontrato da Mosè nel
periodo dell’ Esodo. Ciò ci giunge da un documento nel ‘regno del
nord’ nel libro dell’ Esodo, e dalle tradizioni sacerdotali

46
successive.

D’ altra parte nella narrativa giudaica si afferma che il


personaggio Yahweh fosse conosciuto agli antenati di Israele sin
dai tempi di Enoch. Si noti comunque che si tratta, come già
detto, di una letteratura ‘postuma’. Le narrative di questo genere
non spiegano come mai i regni del nord, non immersi nel Yahwismo
fino al periodo dell’ Esodo, dovessero far risalire l’ origine del
culto Sinaitico proprio a Yahweh. Se in fin dei conti, nel periodo
risalente a circa il II millennio, i regni del nord di Israele non
avevano un culto di Yahweh paragonabile a quello che aveva Mosè
nel XV secolo, perchè questi stessi popoli fanno risalire a Yahweh
il culto del Sinai? Una analisi di questa problematica viene
affrontata dal professor H. Rowley il quale afferma che furono
solo le tribù che condivisero l’ esodo con Mosè ad affermare e
condividere il culto yahwista, ma nemmeno lui stabilisce un
perchè. Ad ogni modo le narrative canaanite e giudaiche ci
presentano la figura adorata nel culto yahwista come una figura
profondamente diversa, per esempio, da quella di Osiride in Egitto
o Tammuz e Marduk a Babilonia, o ancora Aleyan-Baal a Canaan. Fu
solo quando la Palestina divenne ufficialmente la ‘terra di
Yahweh’ che le tradizioni ebree e canaanite vengono assimilate
come a formare il risultato di un miscelamento di tradizioni
paragonabile a quello che si ha tra invasori e indigeni. Nell’
invasione ebraica nelle terre canaanite, gli ebrei impararono da
loro le tradizioni agroculturali e ‘tecnologiche’ integrando la
tradizione canaanita con la propria dottrina religiosa spirituale.

Questo interscambio di culture e tradizioni produce l’ avvento


di un culto sinaitico marcatamente rivolto a tradizioni di
fertilità, creando una sorta di parallelo con le altre figure
divine presenti in Mesopotamia.

Ma quanto possiamo fidarci delle testimonianze del I millennio


a.C. che descrivono il culto di Yahweh già in periodi risalenti al
II millennio o ancora precedenti? Come detto precedentemente una

47
traccia dell’ origine di Yahweh avviso è rimasta in alcune frasi
riportate nell’ Esodo. La frase che Yahweh pronuncia a Mosè: “Ad
Abramo e Isacco mi presentai come El Shaddai […] ma il mio nome
Yahweh loro non conobbero” ci riporta alla mente che la figura di
El Shaddai era un ‘dio delle Montagne’ e del deserto,
coerentemente con quanto tramandato dai regni del nord di Israele
che lo propongono come divinità presso i Keniti. Questa tribù era
provveniente dall’ asia minore e viene descritta come ‘gente abile
nella lavorazione dei metalli’. Se si ritiene veritiera questa
identificazione dei Keniti, la presenza di Yahweh (sotto altro
nome) nella loro tradizione precedente l’ epoca di Jethro e Abramo
può permetterci di ipotizzare che il culto di questo ‘proto-
Yahweh’ venisse dalle regioni mediorientali più a est, quasi ai
limiti dell’ Anatolia.

Questa serie di considerazioni e testimonianze provvenienti


dalla tradizione si ricollegano ai concetti espressi in qusto
stesso capitolo in particolar modo rafforzando quanto detto sulle
figure di Ishkur ed Enlil.

48
CRONISTORIA DELLA RAZZA UMANA

49
50
Secondo Sitchin, circa 450.000 anni fa il primo gruppo di
Anunnaki, capeggiati da Ea, arrivò sulla terra (Ki nei testi
sumeri), dove si era esiliato Alalu, precedente governatore di
Nibiru deposto da Anu.
Alalu aveva 'ricattato' Anu chiedendo il riconoscimento della
sua regalità in cambio dell' oro che aveva scoperto nelle acque
mesopotamiche al suo atterraggio (oro che doveva essere usato per
risanare l' atmosfera di Nibiru che si andava rarefacendo).
Ea fu dunque mandato sulla Terra per verificare la presenza di
tale oro.
Una volta confermata la presenza del prezioso metallo, la prima
squadra di 50 Anunnaki iniziò le opere di incanalamento delle
acque, e di estrazone dell' oro dall' acqua. Quest' oro veniva
mandato in orbita ad ogni passaggio di Nibiru vicino alla terra.
L' oro estratto dall' acqua però non era sufficiente, ma se ne
trovarono grosse quantità nelle miniere del sudest africano
(approssimativamente la zona della Tanzania giù fino al
Sudafrica). Enlil, erede legittimo di Anu e fratellastro di Ea,
ottenne da Anu di presiedere alla intera missione.
Ad Ea fu dato l’ appellattivo di Enki (signore della terra) in
qualità di padrone delle terre in cui giacevano le miniere, venne
messo a capo delle operazioni di scavo, gli venne assegnato l'
Absu (la Tanzania) mentre Enlil organizzò i primi insediamenti
intorno a Eridu.
La scienza ufficiale conferma che già in questo periodo (all’
incirca 400.000 anni fa) il sudafrica era popolato da ominidi del
tipo Homo Erectus.
Nel 300.000 a.C. circa, gli Anunnaki che estraevano l' oro nell'
Absu si amuttinarono, e durante una visita di Enlil dal fratello
Enki, si ammassarono davanti alla sua porta per protestare.
Si convocò il consiglio dei 7 Anunnaki reali durante il quale

51
Enlil voleva usare la linea dura contro gli ammutinati, mentre
Enki, che conduceva esperimenti assieme al figlio Ningishzidda,
propose la creazione di un Lulu, uno schiavo che portasse il giogo
del lavoro di estrazione.
Alla obiezione del consiglio secondo cui “nessuno mai fu creato
dal nulla”, Enki rispose con quella frase che é arrivata a noi
fino tramite la bibbia, seppur modificata:
“L’ essere che vogliamo esiste già qui nell Absu, dobbiamo solo
imprimergli la nostra immagine, che sia lui a portare il fardello
degli Anunnaki”.
Fu convocata Ninhursag / Ninmah, ufficiale medico degli
Anunnaki, (nonché sorellastra sia di Enlil che di Enki) ed Enki
dopo vari tentativi di manipolazione genetica (usando lo sperma
degli Anunnaki e l' ovulo di una ominide, impiantandolo nel grembo
di Ninmah), riuscì a creare il primo Lulu. Questo termine, Lu.Lu,
in sumero significa ‘Il mescolato’.
L' esperimento venne ripetuto tramite le 'dee della nascita',
cioè Sud (futura moglie di enlil) e altre 'infermiere' assistenti
di Ninmah. Vennero creati 7 maschi e sette femmine.
Inquanto 'ibridi' essi erano sterili e non potevano procreare.
Furono questi primi uomini a intraprendere le operazoni di scavo e
di estrazione.
Successivamente Enlil con un raid nell' Abzu prese alcuni dei
Lulu creati e li portò a Eridu 'nell eden ad oriente' cioè la zona
circostante il Tigri e l' Eufrate.
Quando la bibbia dice che Dio sistemò Adamo nell' Eden a
oriente, parla proprio di questa azione di Enlil. La zona intorno
ai due fiumi veniva chiamata E.Din (casa dei giusti) dai sumeri.
Tramite successivi esperimenti, Enki con l’ aiuto di suo figlio
Ningishzidda, rese gli uomini e le donne capaci di procreare.
Facciamo un salto temporale in avanti fino a Caino e Abele. In
seguito all' omicidio di Abele da parte di Caino, questi venne
scacciato dall' Eden. La Bibbia dice che Dio maledisse Caino e lo
espulse condannandolo a vagare senza meta, e da quel momento non

52
si sa più niente di Caino se non in un libro che ne elenca la
genealogia fino al pronipote Enoch.
La Bibbia dice anche che Dio pose un marchio su Caino, in modo
che i popoli potessero riconoscerlo e che non fosse ucciso. Si é
sempre pensato, come appare in varie raffigurazioni, che questo
marchio fosse una croce sulla fronte, ma ciò é in contrasto con il
fatto che la figura di Caino appare in 'miti' ben precedenti
quello cristiano. In miti in cui la croce non aveva lo stesso
significato che ha per i cristiani o gli ebrei.
Sitchin avanza una ipotesi, e cioè che questo 'marchio' fu una
modifica al suo genoma, che si riflettè nella mancanza di peli sul
viso. Questa é una caratteristica accertata delle popolazioni
mesoamericane e di quelle dell’ estremo oriente. Gli aztechi, gli
incas, i maya, ma anche gli Ainu giapponesi, in origine non
avevano barba né baffi.

Sitchin propone due teorie sugli spostamenti di Caino:


- una versione dice che Caino fu esiliato nelle terre ad ovest
oltre il grande mare (a ovest della mesopotamia, l' unico grande
mare può essere l' oceano, e le terre oltre l' oceano sono quelle
del sudamerica).
− una altra versione dice che Caino andò a est, nella 'terra di
Nod', passando la valle dell' Indo, e le sue discendenze si
stanziarono in India, al sud della Russia, in Cina, in Giappone,
fino ad arrivare poi al nord e centro America fino alle ande.

Anche se reputiamo valida la seconda versione, non si può non


notare delle numerose affinità genetiche che gli ultimi studi di
Spencer Welles hanno evidenziato tra le popolazione andine, gli
ainu giapponesi, e i mesopotamici.

A questo punto, riassumendo abbiamo:


- uno stanziamento principale in mesopotamia/turchia/africa;
- un piccolo stanziamento di Anunnaki e di discendenti di Caino

53
in mesoamerica (secondo la prima versione);
− uno stanziamento di discendenti di Caino in India e nei
dintrorni, in Cina, Giappone, nordamerica e giù fino alle ande.
Questo tragitto come legame tra Africa / Mesopotamia, estremo
oriente e americhe, sembra confermato dalla massiva presenza di
piramidi a gradoni nella provincia cinese dello Xianyang.

Va da se, che col passare dei millenni, non essendo ancora nate
le prime comunità umane organizzate in città, si ebbero numerosi
spostamenti lungo un arco di varie generazioni.
Questi spostamenti via terra coinvolsero i territori dell' asia
minore, l' europa balcanica, e dal lato africano anche la Spagna.
Si stavano differenziando inoltre vari tipi di 'Homo' che spesso
coesistevano pacificamente (come confermano le ultime analisi
evoluzionistiche).
Intorno al 60.000 a.C. successe qualcosa: si era in piena
glaciazione, e nelle regioni africane, seppur non invase dai
ghiacci, vi furono immani cambiamenti climatici. Il risultato fu
che la stragrande maggioranza degli uomini / ominidi perirono e
rimasero in vita solo quei nuclei più evoluti (in sostanza i
discendenti dell' Adama, il primo gruppo di Lulu) mentre gli altri
ominidi morirono.
E' a questo periodo, e sempre nelle regioni tanzaniche, che le
ultime investigazioni genetiche assegnano la nascita del nostro
più vicino diretto discendente. Un bel DVD del National Geographic
(Alla ricerca di Adamo, aprile 2006) che espone le analisi del
genetista Spencer Wells mostra come le popolazioni sparse per il
mondo abbiano in comune alcune mutazioni genetiche del cromosoma
Y, e risalendo indietro nel tempo, si è scoperto che il nostro
Adamo (non quello di cui parla la bibbia ovviamente) risale
proprio a circa 60.000 anni fa e viveva nella zona della Tanzania.
Intorno a 50.000 e 40.000 anni fa ci furono altri grossi
spostamenti di popoli via terra, attraverso i ghiacci, che
interessarono anche zone più periferiche come l' India e il

54
centro/nord Europa.
Facendo un salto ancora più avanti, intorno al 4000 a.C.
iniziano a fiorire le prime civiltà nel nordafrica e nell' asia
minore: sumeri, accadi, egiziani, ittiti, babilonesi, assiri,
ebrei etc.
Fermiamoci al 3500 a.C. circa. In questo periodo Marduk, figlio
di Enki, avanzò pretese di regalità in medioriente, raggruppando i
suoi seguaci e cercando di fondare una città con una 'torre' che
raggiungesse il cielo, la famosa Babilonia. Per questo fu punito
ed esiliato. I suoi domini in Egitto allora furono lasciati a suo
fratello Thot / Ningishzidda.
Secondo Sitchin, Marduk, che in Egitto era adorato in quel
periodo come Amon-Ra (Ra nascosto – epiteto dovuto al suo esilio),
reclamò il possesso dell' Egitto intorno al 3200 a.C. esiliando
suo fratello Ningishzidda / Thot.
In 'Architetti del tempo' e in ‘Gli dei dalle lacrime d oro'
Sitchin spiega come intorno al 3200 a.C. vi furono improvvisi
stanziamenti e spostamenti di popoli nel sudamerica, e allo stesso
tempo nell' europa del nord.
Gran parte delle costruzioni megalitiche della seconda ondata
(la prima fu tra il 12.000 a.C. e l' 8.000 a.C.) vengono
inquadrate proprio nell' arco di tempo che intercorre tra il 3200
a.C. e il 2100 a.C.
Ne cito solo alcuni: Stonehenge, Avesbury, Teotihuacan (anche se
per questa si sa solo che nel 1400 a.C. circa aveva raggiunto la
configurazione attuale), l' Esagila, il secondo strato di Baalbek.
Sitchin propone che intorno al 3150 a.C. Ningishzidda si
trasferì nel centroamerica, venendo adorato come Quetzalcoatl.
Intanto é utile ricordare come il nome 'Tenochtitlan', uno dei
più antichi stanziamenti nel centroamerica, significhi 'città di
Enoch' (T + Enoch + Ti = genitivo + Tlan = città), che sia il
famoso Enoch discendente di Caino?
Viracocha e Quetzalcoatl, le divinità a cui si deve la nascita
delle civiltà meso e sudamericane, venivano descritti come uomini

55
altissimi, dai capelli e dalla pelle chiara, e con una lunga
barba. Quetzalcoatl veniva chiamato 'il serpente alato'. Il
serpente era il simbolo della dinastia enkita, e quindi di
Ningishzidda. Il calendario maya, che parte dal 3113 a.C., é
secondo Sitchin un calendario istituito da Ningishzidda /
Quetzalcoatl all' epoca del suo arrivo presso le popolazioni
mesoamericane. I maya lo avrebbero semplicemente ereditato come
divinità.
Stonehenge nella sua prima fase composta da 7 pietre disposte a
cerchio rispecchia la disposizione delle pietre del Girsu di
Lagash, in mesopotamia, progettato da Ningishzidda, e il sito di
Teotihuacan rispecchia la disposizione del sito di Giza: in base a
questa ed altre considerazioni possiamo concludereche il fattore
comune a queste opere fu proprio la presenza di Thot /
Ningishzidda. Interessante notare come in effetti nelle prime
forme di religione nordica sia evidenziata la figura del serpente
(associato a Ningishzidda). Arrivati al 2000 a.C. circa, ormai i
discendenti dei primi Lulu si erano spostati in pressochè tutte le
regioni del globo.

Alcune riflessioni sul fenomeno aborigeni.


E' facile ipotizzare che, dopo la nuova ondata di evoluzione
dall' ADAMO del 60.000 a.C., alcune popolazioni africane (i sumeri
li chiamavano 'gli uomini dalla testa nera') che erano migrate
verso est sulla rotta che porta verso l' Asia orientale,
arrivarono fino alla Nuova Zelanda via mare, e da li all'
Australia. Vissuti poi in costante isolamento a causa del
ritirarsi dei ghiacci, e lontani dall' evolversi delle missioni e
delle civiltà aiutate dagli Anunnaki, ebbero uno sviluppo quasi
nullo, il chè fece si che arrivassero ai tempi d' oggi pressochè
senza evoluzioni nè genetiche nè di altro tipo.

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NINGISHZIDA E ISHKUR – QUETZALCOATL E VIRACOCHA
Connessioni tra mito sumero, egizio, e mesoamericano

57
58
Nel capitolo precedente abbiamo asserito che una divinità
mesopotamica ed egiziana, Ningishzidda, si sia 'trasferito' nel
centro America dando origine al mito di Quetzalcoatl.
Successivamente anche un altro degli Anunnaki seguì questa rotta,
stanziandosi nella zona del Perù. Era Ishkur, figio minore di
Enlil, che in Perù venne adorato come Viracocha. L'
identificazione di queste divinità é legata soprattutto alla loro
iconografia.
Nel caso di Ningishzidda / Quetzalcoatl ci sono anche dei tratti
mitologici comuni, come l' attribuzione a entrambe queste divinità
di un ruolo centrale nella nascita dell' uomo e nella sua
istruzione. Ningishzidda era una pacifica divinità rappresentata
da 2 serpenti incrociati, e quando nelle icone assumeva figura
umana aveva due serpenti cornuti che spuntavano dalle sue spalle.
Era un abile ingegnere, tanto che nei record sumeri figura sempre
lui come progettista dei templi degli altri dei. Gudea ci lascia
una tavoletta in cui racconta di un suo sogno in cui Ningishzidda
gli dà le istruzioni per costruire il Girsu dedicato a Ninurta.
Era chiamato anche 'il falco degli dei', il chè conferiva alla
divinità un accostamento agli uccelli e al volo. In questa veste é
il 'serpente piumato' Quetzalcoatl, che istruisce l' uomo e gli
insegna a scrivere, a costruire, etc. Ishkur era invece un dio
belligerante, rappresentato da una figura barbuta in piedi su un
toro, con in mano dei fulmini o un tridente, e nell' altra mano
spesso una scure o ascia. Gli stessi attributi descrivono
Viracocha, rappresentato con 2 fulmini in mano, e con una scure.
Il primo re della civiltà Inca di Cuzco, Manco Capac IV, dedito al
culto di Viracocha, è rappresentato proprio con in mano la scure
d' oro del dio. Capac IV era discendente del primo Manco Capac il
quale aveva fondato Cuzco intorno al 2400 a.C. Secondo la leggenda
Viracocha in persona gli diede questo strumento ordinandogli di

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fondare una città dove questo oggetto si fosse conficcato nel
terreno. Stabilitisi in tempi diversi nel continente americano,
ognuno di questi dei presiedeva alla civiltà di una diversa zona.
Quetzalcoatl in Mexico, dove troneggia l' effige del serpente in
moltissime costruzioni civili e religiose; e Viracocha nel Perù
dove, sulla costa a strapiombo sul mare, troneggia ancora la
Candelabra delle Ande, un 'megaglifo' rappresentate un tridente
del tutto uguale a quello che viene mostrato in tante effigi
raffiguranti Ishkur.

Sigillo di Ningishzidda come coppia di Quetzalcoatl con serpenti intrecciati


serpenti intrecciati a un bastone a un bastone

Teshub con i suoi tridenti ‘a candelabro’ La Candelabra delle Ande simbolo di Viracocha

60
Il più grande problema nel divulgare questa derivazione della
cultura mesoamericana da quella mesopotamica sta nella difficoltà
che la gente incontra nell' accettare un contatto tra queste due
popolazioni. La storia ufficiale ci dice che le più antiche
popolazioni mesoamericane civilizzate risalgono a circa il 1400
a.C., nonostante alcuni 'codici' scritti all' epoca della
conquista spagnola, sostengano chiaramente che città come Cuzco
erano già abitate 4000 anni prima della stesura del codice stesso.
Ciò porterebbe una datazione di circa il 2500 a.C., una datazione
che gli studiosi ortodossi non prendono nemmeno in considerazione.
Molti studiosi negano che ci sia mai stato un contatto tra queste
culture visto che quella sumera-accadica nel 1400 a.C. era ormai
sparita lasciando spazio a quella babilonese-assira.
In realtà studi eminenti nel campo linguistico, archeologico,
etnografico e molti reperti dissotterrati in Mexico, Bolivia e
Perù, ci raccontano che contatti tra sumeri e mesoamericani ce ne
furono tantissimi. Alcuni studi invece tendono a dimostrare che
addirittura la civiltà mesoamericana sia DERIVATA da gruppi di
sumeri e africani stabilitisi nel nuovo continente. In questa
ottica gli studi linguistici di Clyde Winters mostrano la comune
matrice linguistica tra la lngua Nauhatl e quella mesopotamica.
Winters é stato anche il traduttore delle iscrizioni del vaso di
Fuente Magna, un vaso ritrovato in Bolivia vicino al lago
Titicaca, che contiene glifi sumeri nella forma cuneiforme
utilizzata intorno al 3300 a.C. e di cui parleremo nel prossimo
capitolo.
Il dottor Bernardo Biados Yacovazzo inoltre ha ritrovato in
Bolivia e in Venezuela una serie di reperti ricoperti di scrizioni
elamite e fenice. Una analisi dei tratti di molti scheletri
dissotterrati a Cuzco e a Chichen Itza ha mostrato che questi
scheletri avevano una conformazione negroide... come anche le
famose statue Olmeche. Winters nei suoi studi riporta tantissimi
esempi di scopete archeologiche e linguistiche che associano la
civiltà Olmeca all' Africa, e dichiara che gli Olmechi erano un

61
popolo 'arrivato' nel mesoamerica, e composto per un buon 40% da
popolazioni africane.

Tabella fornita dal Dott. Bernardo Yacovazzo che mostra i glifi trovati in Bolivia
paragonati alla scrittura protoelamita.

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IL VASO DI FUENTE MAGNA

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Fuente Magna é una località nei pressi di Chua, sulle sponde del
lago Titicaca, a 80km da La Paz.

Nel 1992 una spedizione a Chua scoprì un vaso, rinvenuto da un


contadino locale decenni prima, che aveva la particolarità di
essere coperto di iscrizioni e di glifi. A una prima occhiata non
meravigliò di certo… lo shock si ebbe quando sul lato interno del
vaso furono notati dei simboli che con la cultura
olmeca/tolteca/azteca non avevano niente a che vedere.

Foto di questo vaso vennero mandate a consulenti linguistici che


affermarono senza ombra di dubbio né possibilità di smentita che
si trattava di scrittura cuneiforme Sumera. Tra i vari esperti che
si sono cimentati nello studio del vaso, due sono i casi più
eclatanti: Il prof. Alberto Marini ne fece una traduzione
sostenendo si trattasse di lingua sumera. Il prof. Clyde Winters
fornisce una datazione ancora precedente catalogandolo come Proto-
Sumero. Winters notò la somiglianza con alcuni glifi in uso dalle
popolazioni del Sahara già 5000 anni fa, e riuscì a fornire una
traduzione della parte interna del vaso:

Pa ge gi - Girls take an oath to act justly (this) place


Mi lu du - (This is) a favorable oracle of the people
I mi ki - Send forth a just divine decree
me su du - The charm (is) full of Good
Nia po - The (Goddess) Nia is pure
Pa - Take an oath
Mash - The Diviner
Nia mi - The divine decree of Nia
Du lu gi - to surround the people with Goodness
Ka me lu - Value the people's oracle
Zi - The soul
Nan na pa-I - appear as a witness to the Good

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Particolare della parte interna del vaso di Fuente Magna
con impressi i valori fonetici di alcuni
dei glifi sumeri presenti

Nel suo documento “Deciphrement of the cuneiform writing on the


Fuente Magna bowl” il dott. Winters specifica di essersi servito,
per l’ analisi dei glifi e per le traduzioni, esclusivamente di
materiale ufficialmente riconosciuto:

“To translate the cuneiform I used Samuel A. B. Mercer’s,


Assyrian grammar with chrestomuthy and glossary (AMS Press,1966)
to compare the signs found on the Fuente bowl with the cuneiform
syllabary. To read the Sumerian text I used John L. Hayes, A
Manuel of Sumerian: Grammar and text (Udena Publications, 2000)
and John A Halloran, Sumerian Lexicon”

Dopo aver fornito la traduzione dei tre ‘pannelli’ del vaso,


Winters fa la seguente osservazione:

“The cuneiform writing was interesting for two reasons. First,


we find that these panels have proto-Sumerian symbols mixed with

66
the cuneiform symbols. Secondly, whereas, the wedges of most
Sumerian cuneiform text point leftward, the wedges of the Fuente
cuneiform signs point rightward. This may result from the fact
that in the Fuente text , the letters are read from right to left,
instead of left to right like the cuneiform text from Mesopotamia.
The passage on the cuneiform panels of the Fuente Bowl seems to be
very similar to the Proto-Sumerian inscription on the right side
of the bowl.”

Attualmente l' establishment archeologico non si pronuncia sulla


autenticità del vaso. Questo a causa del fatto che, se questa
fosse riconosciuta ufficialmente, si dovrebbe ammettere che nel IV
millennio a.C. ci furono colonie sumere nel centro-sudamerica.
Secondo la storia e l' archeologia ufficiali la regione Boliviana
non conobbe forme di civiltà progredite fino alla seconda metà del
II millennio a.C., periodo al quale viene fatta risalire la prima
fase di Tiwanaku (1200 a.C. circa).

Il vaso di Fuente Magna rimane a tutt’ oggi il più evidente caso


di testimonianza dell’ incontro tra due culture che, stando alla
storia ufficiale, non avrebbero nemmeno potuto mai sapere ognuna
dell’ esistenza dell’ altra.

Ma nel prossimo capitolo ne vedremo ancora altre.

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MAYA, EGIZI E SUMERI
Connessioni archeologiche

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Si sono fatti tantissimi studi e si sono scritti centinaia di
libri sulle piramidi egiziane, quelle azteche, e sulle ziggurat
mesopotamiche, come in generale anche sugli altri monumenti
megalitici sparsi per il globo. Pochi libri però hanno esaminato
le corrispondenze dell’ orientamento di questi monumenti l’ uno
rispetto all’ altro.

Quasi tutti gli autori si fermano ad esaminare l’ allineamento


che questi monumenti presentano con la levata eliaca, con una
particolare stella o costellazione, 'coincidenze' comunque da non
sottovalutare ma tutto sommato finora accettate (e nemmeno sempre
né da tutti) sostenendo che popoli di diversi luoghi e tempi
possono comunque aver avuto la stessa idea nel prendere le stelle
come punto di riferimento immutabile per il calcolo del tempo, o
per la progettazione di opere civili.

Sull’ allineamento di questi monumenti tra di loro, e su


analogie ‘non elementari’ presentate dai singoli monumenti
pochissimi hanno indagato. Mi pregio per esempio di essere il
primo in Italia ad aver menzionato e portato al pubblico un
particolare allineamento che lega Egitto e Mexico, riportato poco
più avanti. E’ poco noto che le rovine dell’ Esagila, il complesso
sacro dedicato a Marduk e a sua moglie Sarpanit, presenta una
caratteristica curiosa: la ziggurat che sorreggeva il Santa
Sanctorum con le statue degli dei (chiamato Ekua) ha lo stesso
numero di gradoni e lo stesso scarto dal ‘nord vero’ della
Piramide del Sole azteca. Coincidenza non da poco visto che Marduk
era una divinità solare.

Il Girsu dedicato a Ninurta, a Lagash, ha nel suo cortile una


serie di sette megaliti verticali disposti a cerchio con uno di
essi leggermente spostato in avanti rispetto al cerchio ipotetico,
esattamente come la prima fase di Stonehenge.

71
Se congiungiamo con una retta l’ Esagila, il centro del
complesso di Giza, e il complesso delle Piramidi del Sole e della
Luna azteche, questi 3 punti deviano dalla retta immaginaria di
meno di 1°. Anche Lagash sta su questa retta essendo a meno di 1°
da Babilonia.

punto 1: Esagila - Babilonia (2400 a.C.) / Girsu – Lagash (2150


a.C. circa)
punto 2: Piramidi di Giza - Egitto (ortodossi: 2500 a.C. -
Sitchin: 10500 a.C.)
punto 3: Teotihuacan - Mexico (ortodossi: 2000-1400 a.C. -
Sitchin 3000 a.C. circa)
punto 4: Stonehenge - Gran bretagna (prima fase 2900 a.C.)

Sempre in linea retta giacciono Bad Tibira, il centro


metallurgico mesopotamico in epoca sumera, il complesso di Giza, e
il Machu Pichu, l’ antica Tampu Toco, centro metallurgico
peruviano.

Mesopotamia ed Egitto sono abbastanza vicini geograficamente e


culturalmente, quindi non ci dovremmo stupire di trovare
similitudini artistiche. Ma trovare similitudini così accentuate
tra questi due popoli e un popolo, quello Maya, che si suppone

72
vissuto migliaia di anni dopo, e a migliaia di km di distanza,
senza che secondo la storia ufficiale questi potessero venire in
contatto, é davvero shockante. Eppure le sfingi egiziane e le
sfingi maya/azteche, entrambe con volto umano, presentano lo
stesso tipo di copricapo che arriva fino al collo, inciso con
‘scanalature’ orizzontali.

Sfinge egiziana con testa umana Sfinge maya con testa umana e
e tipico copricapo, da un vaso copricapo reale, alla base di
canope. una piramide

Entrambi i tipi di copricapo hanno sulla fronte un serpente. Ciò


è perfettamente coerente con l’ identificazione (introdotta da
Zecharia Sitchin) dei personaggi Ningishzidda/Quetzalcoatl. I
copricapi egiziani mostrerebbero un serpente in nome di Thot,
identificato da me nella divinità sumera Ningishzidda, di stirpe
enkita e quindi rappresentato dal serpente (come Enki e Marduk), e
quelli maya in nome di Quetzalcoatl, il ‘serpente piumato’
venerato da aztechi, maya e incas (in alcuni luoghi con il nome
Kukulkan).

Si è detto in tantissimi libri che le 3 piramidi di Giza


rispecchiano la disposizione della cintura di Orione, come a voler
duplicare in terra una struttura stellare in cui gli antichi egizi
identificavano la casa di Osiride, il Duat, secondo il principio:
come è nel cielo così in terra.

73
Questo allineamento però non è il solo meritevole di nota. C’ è
un altro allineamento che lega indissolubilmente il complesso di
piramidi di Giza con quello di Teotihuacan.

In entrambi i casi abbiamo 2 costruzioni maggiori che giaciono


allineate in linea retta, e una costruzione minore che giace
leggermente a sinistra di questa retta immaginaria. Nel caso di
Teotihuacan abbiamo una angolazione di 18°, mentre nel caso di
Giza 13°.

Teotihuacan, angolazione di 18° Giza, angolazione di 13°


rispetto alla retta immaginaria rispetto alla retta immaginaria

Entrambi i siti sono costruiti sopra un sistema di cunicoli e


gallerie, hanno riferimenti astronomici e son dediti al culto dei
morti:

- da Giza (Rosteau) il ka del faraone inizia il suo viaggio verso


il Duat;

74
– Teotihuacan rappresenta il 'sentiero dei morti', il corridoio
che scorre affianco alle costruzioni viene ancora chiamato
'corridoio dei morti'.

Il sito di Teotihuacan é legato al culto di Quetzalcoatl, quello


di Giza a Thot, entrambi legati alle figure del serpente e dell'
uccello:

Quetzalcoatl: il serpente alato o serpente piumato;

Thot: testa di ibis con sopra un serpente - inoltre Thot


corrisponde al greco Hermes, il cui simbolo, il caduceo, contiene
i due serpenti intrecciati e il cui elmo ha ali di uccello.

Le analogie comunque non si fermano qui. Ne possiamo trovare


molte altre studiando i reperti nelle tre regioni. Prendiamo ad
esempio la tecnica con cui venivano tenute assieme le pietre
megalitiche dei monumenti. A parte la forma in se, quello che
meraviglia è la comparsa della stessa tecnica nello stesso periodo
(secondo gli 'esperti') in due zone così distanti. E ricordiamo
anche che, secondo la storia ufficiale, mentre gli egiziani nel
2500 a.C. erano già esperti costruttori, gli antenati dei maya
erano solo un popolo poco meno che primitivo. Qui di seguito
vengono riportati due esempi di 'cardini' utilizzati dai due
popoli per tenere unite le grosse pietre nelle loro costruzioni.

Traccia di cardine maya Tracia di cardine egiziano

75
Sia in mesopotamia che in Egitto che nel centroamerica son stati
trovati dei bassorilievi e delle sculture che presentano lo stesso
enigmatico errore: raffigurano divinità o personaggi con 2 mani
sinistre.

E' sicuramente azzardato supporre si tratti di un errore, e che


tre civiltà, di cui due distanti oltre 2000 anni e 6000 km tra
loro, abbiano avuto lo stesso ‘problema di prospettiva’. Possibile
che tutte queste similitudini siano solo coincidenze? O forse,
come ci dicono gli innumerevoli esempi finora analizzati, le
popolazioni mesopotamica ed egizia erano strettamente collegate
tra loro e alle popolazioni del continente centrosudamericano?

Raffigurazione di Marduk,
divinità sumera e babilonese,
con due mani sinistre

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Divinità egiziana con due mani sinistre

Rilievo maya con divinità con due mani sinistre

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78
INDIGO CHILDREN
Bambini prodigio o prossimo stadio evolutivo?

79
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Il fenomeno degli Indigo Children, i bambini indaco, è uno dei
più controversi dell’ era moderna. Non molti sanno chi siano, e
pochi di coloro che hanno cercato informazioni in merito possono
dire esattamente di aver capito il nocciolo della questione.
Questo perché la stampa mondiale ha dato pochissimo rilievo a
questo fenomeno, e su Internet si trovano tantissime informazioni
‘pilotate’ che costituiscono una sorta di debunking sull’
argomento. Anche se alcuni siti incentrati sui misteri hanno
dedicato articoli a questo fenomeno, i punti di riferimento
ufficiali su Internet sono associazioni più a carattere umanitario
e psicopedagogico che altro. Esiste addirittura un intero network
di siti dedicati ai bambini indaco, che tratta l’ argomento sotto
l’ aspetto quasi religioso attribuendo a questi bambini (nel
frattempo alcuni diventati maggiorenni) un carattere quasi
‘messianico’. Altri siti li descrivono come una nuova
fenomenologia psicologica. Tutti questi siti, perfino il network
ufficiale, mandano a siti di psicologia, e a una serie di libri
scritti da autori che trattano l' argomento nel suo aspetto più
‘newage’ (alcuni rapportandolo alla 'quinta densità' o 'quinta
era') o psicologico.

Pochissimi siti però, e ancor meno organi di stampa classici,


hanno dedicato tempo allo studio del fenomeno per quel che è: un
gruppo di ragazzi nati tutti in un determinato arco di tempo e
capaci, secondo le testimonianze raccolte, di cose incredibili.
Analizziamo uno per uno i primi e più famosi casi di Indigo
Children.

Natalia Damkina
La prima 'Indigo Child' é stata Natalia Demkina, una ragazza di
Saransk. A 16 anni sosteneva di avere la 'dual vision', riusciva
cioè a vedere attraverso la materia. Ha diagnosticato decine e

81
decine di malattie e ha contraddetto tantissime analisi mediche
che sono state poi rifatte confermando le sue 'visioni'.
Il 14.01.2004 sul sito della English Pravda compariva la
seguente notizia: “Moscow's medical workers discovered a
magnificent gift of a sixteen-yearold girl Natalya Demkina from
Saransk. The girl possesses dual vision. She is capable of
discerning a person's internal organs without using X-ray or
ultrasound.”
Stando alle testimonianze della famiglia, Natasha a 6 mesi già
parlava, a 1 anno recitava poesie, e a 3 anni era capace di
scrivere frasi complesse. Negli anni successivi Natasha sviluppò
resistenza fisica alle basse temperature. Molti in paese hanno
testimoniato di averla vista passeggiare nuda durante l’ inverno,
a temperature tra i –5 e i –20°C.
Il dono della dual vision però si affacciò solo anni dopo.
Sconcertati dalle sue capacità, scoperte quasi per caso, i
genitori la portarono a fare dei checkup medici durante i quali i
maggiori medici moscoviti rimasero senza parole. Furono condotti
dei ‘trap-test’ su Natasha, facendola sfilare davanti a un gruppo
di persone malate e alcune sane. Natasha riusciva immediatamente a
identificare chi fosse malato e che tipo di patologie presentasse.
In particolar modo le sue diagnosi riguardavano patologie a
livello molecolare. In un caso specifico fu mostrata a Natasha una
donna con varie patologie di diverso tipo, che furono puntualmente
riconosciute da Natasha. Uno screening ai raggi X della donna
confermò ogni singola dichiarazione della bambina.
Natasha, ora quasi ventenne, parlando del suo dono dice: “Quando
guardo le persone, è come avere una ‘visione duale’, e posso
switchare immediatamente tra la visuale corporea della persona e
la visuale attraverso essa. Non so spiegare come avviene la mia
visuale, o come riesco a vedere le malattie, è come se io
ricevessi alcuni ‘impulsi’ dagli organi malati.”
Natasha studia in un centro medico multidisciplinare, studio che
ha intrapreso volontariamente perché “acquisendo una conoscenza e

82
una terminologia medica tecnica riesco a spiegare meglio ciò che
vedo”. Natasha fa riferimento ad alcuni casi controversi in cui da
ragazzina descriveva cellule ‘nere e brutte’, patologie
chiaramente difficilmente riconoscibili.
Uno studio del CSICOP sostiene che Natasha non abbia i poteri
che dichiara. A prova di ciò sottopose la bambina a un test medico
nel quale doveva riconoscere le malattie di 7 persone. Natasha
dichiarò da subito che, guardando le persone, non riusciva a
‘descrivere’ (e non ‘identificare’) alcune patologie. In altri 2
casi la bambina disse che non rivelava niente. Il test fu esteso a
10 persone, e il CSICOP dichiarò che Natasha identificò solo 2 su
10 patologie, asserendo quindi che i suoi poteri non potevano
essere ritenuti veritieri. Ma una indagine del Discovery Channel
successivamente stabilì che il test era condotto in maniera
impropria. Alcune delle ‘patologie’ presenti negli esaminati non
erano a carattere medico, o non erano delle vere e proprie
malattie. Per esempio una delle 10 persone aveva una calotta di
metallo nel cranio, fatto che Natasha non segnalò perché, come
disse in intervista, “io vedo le malattie non i metalli – quell’
uomo non aveva nessuna malattia”.

Natalia Damkina intervistata da Discovery Chanel

83
Boris Kipriyanovic
Il secondo caso di Indigo Child fu Boris Kipriyanovich, un
ragazzo che a sei anni parlava già dello spazio, nominava pianeti
e mondi sconosciuti, sosteneva di venire da Marte e ha parlato di
un nascondiglio dietro l' orecchio della sfinge. Il 12.03.2004 nel
sito della English Pravda compariva un articolo in cui il
giornalista raccoglieva testimonianze di alcune persone della
regione di Volgograd.
“Immaginate un gruppo di uomini che chiacchierano di notte
intorno a un falò e improvvisamente un bambino di 7 anni che
richiede di parlare – voleva raccontare la storia della vita su
Marte. Questo bambino parlava di città megalitiche, giganti
costruzioni, navi spaziali e rotte di viaggio, parlava della fuga
da un mondo morente e dei suoi viaggi verso un continente del
pianeta terra, chiamato Lemuria.”
La madre di Boris ricorda che a un anno il figlio trovò delle
lettere di cartone e iniziò a comporre parole, non solo nella sua
lingua. A un anno e mezzo era capace di leggere interi articoli di
giornale. A due anni iniziò a dipingere e mostrò grande abilità
nell’ uso delle sfumature e ombreggiature. Passati i due anni i
genitori lo portarono in un day-care dove gli insegnanti e i
medici rimasero stupiti dal modo in cui acquisiva informazioni e
sembrava ricordare tutto ciò che vedeva e sentiva. Ma il
‘problema’ che i medici notarono era che Boris sembrava imparare e
ricordare anche cose che all’ interno del centro non gli venivano
mostrate. Un medico del day-care parlando di Boris disse: “Non
sappiamo dove prenda queste informazioni”. A sei anni Boris iniziò
a parlare di una sua vita precedente su Marte, un pianeta che lui
descriveva come “attualmente non abitato in superficie… quelli
della mia stirpe che sono rimasti sono costretti a vivere in città
sotterranee, altri come me scapparono in altri mondi.”
Quando Boris scoprì il libro ‘In cerca delle città divine’ di
Ernst Muldashev, iniziò a raccontare delle città create da
extraterrestri e dei contatti della sua civiltà con quella

84
Lemuriana. Parlò delle piramidi, delle tombe megalitiche, e
sostenne che alcune cose scritte nel libro erano errate.
Parlò perfino di una stanza collocata dietro un orecchio della
sfinge di Giza. Ma Boris mostrava anche una altra caratteristica.
Era la prima volta che un bambino indaco mostrava conoscenza della
nascita di bambini come lui. Nominò e descrisse altri bambini con
capacità come le sue dicendo “ora il mondo è pronto, è giunto il
momento che la gente come me rinasca sulla terra”. Boris dichiarò
anche che la civiltà marziana che vive nelle città sotterranee è
responsabile della sparizione delle sonde terrestri mandate verso
Marte e Phobos. Secondo Boris “fu un atto deliberato con cui i
marziani colpirono le vostre sonde con speciali raggi perché
avevate visto cose che non dovevate vedere”. La cosa più
stupefacente fu constatare che effettivamente nel 1988 il
sensitivo russo Yuri Lushnichenko tentò di convincere l’ agenzia
spaziale russa che le sonde sarebbero state distrutte.
Lushnichenko fu deriso e ignorato, anche quando le due sonde
effettivamente scomparirono dai tracciati di controllo della base
terrestre. Boris è stato intervistato dal Progetto Camelot di
Kerry Cassidy, intervista durante la quale disegnò il sistema
solare come secondo lui era ai tempi della sua vita su Marte.

Boriska intervistato dal Progetto Camelot

85
Akiane Kramarik
Il caso che forse ha avuto più visibilità, anche se non così
misterioso come quelli di Boris e Natasha, fu una bambina
americana di nome Akiane Kramarik, nata nell’ Illinois il 9 Luglio
1994. Il dono di Akiane consiste in una memoria visiva perfetta,
in una straordinaria capacità nelle arti figurative e in una
precocità disarmante nella elaborazione di processi complessi.
Intervistata da Ophra Winfrey, e successivamente da Discovery
Chanel, Akiane a soli 12 anni sapeva parlare ben 8 lingue, sapeva
riconoscere qualsiasi tipo di linguaggio, e riproduceva dipinti
famosi. A 4 anni iniziava a dipingere, e impara a parlare e
scrivere correttamente in inglese, ma anche nella lingua della
madre, il lituano, oltre al russo e al linguaggio dei gesti.
Durante le trasmissioni vennero mostrati alcuni suoi quadri
dipinti nell’ arco di tempo tra gli 8 e gli 11 anni. Akiane è
anche il primo caso di Indigo Child mediatico. Cura un suo sito
personale di arte, in cui sono presenti i suoi dipinti e le sue
poesie. Nella homepage del suo sito fa bella mostra la sua foto
con una frase che Akiane scrisse a 9 anni: “Io insegno e loro
fuggono, io ascolto e loro arrivano… la mia forza è il mio
silenzio.”

Akiane in un suo autoritratto

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Chi sono allora gli Indigo Children?
Il fenomeno, pur se da quasi tutti ignorato, e ridotto dal
network ufficiale ad “anomalia dell’ apprendimento”, ha avuto
risalto specialmente in ambito newage, ed è stato anche alla base
della stesura di alcuni plot per serial TV e films. La serie TV
“4400” si basa in parte sulle testimonianze raccolte sugli Indigo
Children.
Chi ha seguito il fenomeno alle sue origini, prima che venisse
ridotto a fenomeno newage, dichiara che questi bambini hanno ‘una
marcia in più’ tanto che è stato proposto uno studio delle loro
funzioni cerebrali e della loro mappa genetica. Il nome stesso
‘Bambini Indaco’ deriva dal fatto che alcuni sensitivi sostengono
che l’ aura che circonda questi bambini sia appunto color indaco.
Chissà forse un giorno scopriremo che questi ragazzi sono un
nuovo stadio evolutivo, i primi di tanti personaggi ‘arrivati’ per
guidarci verso una nuova civiltà.

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IL DILUVIO UNIVERSALE

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90
Uno dei ‘misteri mitologici’ più controversi a livello globale è
il racconto di un diluvio che spazzò via la civiltà, al quale però
l’ uomo sopravvisse per volere dello stesso dio che aveva mandato
questa ‘punizione’. In alcuni racconti il diluvio è un evento
locale, in altri un evento a livello planetario; in alcuni
racconti si afferma addirittura che gli dei stessi (o il dio
stesso) aiutarono l’ uomo a ricreare la civiltà dopo il diluvio.
Quasi tutti i racconti però sono basati su alcuni concetti chiave:

· Il diluvio ha una funzione ‘punitiva’;

· Un uomo e una donna benedetti da un dio o dagli dei riescono a


salvarsi;

· Questa coppia ‘benedetta’ si salva grazie ad una imbarcazione


costruita secondo indicazioni divine;

· Il diluvio segna la fine di una era o di un percorso storico e


al diluvio segue una nuova fase evolutiva.

Nei suoi libri Zecharia Sitchin affronta l’ argomento del


diluvio più e più volte, alcune volte in modo marginale, in altre,
come del libro “L’ Altra Genesi”, in modo molto approfondito. La
sua teoria in merito è che il diluvio fu un evento catastrofico
dovuto allo sciogliersi dei ghiacci del polo sud, facilitato dal
passaggio di Nibiru in prossimità della terra che con la sua
spinta gravitazionale diede il ‘colpo di grazia’ al già
compromesso equilibrio climatico del pianeta. Tutto ciò avvenne
secondo Sitchin a cavallo del 10500 a.C. cioè alla fine della
ultima era glaciale; il crescere del livello marino, l’ insorgere
di bufere e uragani, lo scioglimento del ghiaccio che riversò
acqua dolce sul mare, causarono un mutamento climatico che, oltre
a questi fenomeni già citati, portò una serie di piogge abbondanti

91
e durature che sono rimaste nella memoria storica collettiva di
tutti i popoli della Terra.

Andiamo quindi ad analizzare alcuni dei miti arrivatici


riguardanti il diluvio.

1. Il diluvio nella Bibbia

Il racconto del diluvio universale presente nella Bibbia


presenta degli elementi estremamente controversi. Si ha l’
impressione, leggendolo, che il racconto sia incompleto o
quantomeno confusionario. Come se fosse un riassunto poco coerente
di una storia più complessa.

Il particolare che più di ogni altro ha colpito e lasciato


perplessi gli esegeti e studiosi (non necessariamente cristiani) è
l’ improvvisa decisione di Dio, dopo aver dichiarato la volontà di
eliminare il genere umano, di salvare 8 persone: Noè, la moglie, e
i suoi 3 figli con le rispettive mogli.

Se l’ umanità era corrotta, e Noè era garanzia di rettitudine,


così non lo era però per la moglie, per i 3 figli e le 3 nuore di
Noè (come vedremo tra poco). Eppure Dio permette che queste
persone siano i nuovi ‘capostipiti’ di tutta l’ umanità.

Altresì non si capisce come, dopo il diluvio, alla seconda


generazione si sarebbe ripopolato il mondo.

I matrimoni e le generazioni sarebbero avvenuti tra


consanguinei, una eventualità che, se nel IV e III millennio a.C.
era ben testimoniata in ambito reale e sacerdotale, il culto di
Dio aborriva e condannava salvo in casi eccezionali.

Un altro particolare è la cronologia del diluvio. In alcuni


passi (Genesi 7:17) si dice che il diluvio imperversò per 40
giorni e 40 notti, in altri versi “il diluvio spazzò la terra per
150 giorni” (Genesi 7:24), come se il racconto biblico fosse un
condensato di almeno 2 versioni. Inoltre, se si dà ragione alla
frase riguardante i 150 giorni, c’ è un altro punto da chiarire:

92
in Genesi 8:4 si afferma che “Alla fine dei 150 giorni le acque si
erano ritirate, e nel 17° giorno del 7° mese l’ Arca si posò sul
monte Ararat”. Ma 150 giorni sono 5 mesi, non 7 mesi. Nonostante
questo Noè rimane ancora nell’ Arca, perché in Genesi 8:5 si
afferma che “le acque continuarono a ritirarsi fino al 10° mese, e
il primo giorno del 10° mese le cime delle montagne divennero
visibili”.

Accenniamo ora a un particolare che ritroveremo anche in altri


miti del diluvio nelle varie culture, e che funge da ‘punto di
contatto tra le varie versioni’. E’ quello degli uccelli mandati
fuori dall’ Arca per capire se le acque si fossero ritirate.

Noè nel racconto biblico manda dapprima un corvo, che torna


indietro. Dopo sette giorni manda una colomba e anche lei ritorna
indietro. Così la stessa colomba dopo altri sette giorni, e dopo
la terza settimana torna con un ramoscello di ulivo in bocca, il
chè è per Noè segno che le acque si stavano ritirando. Dopo altri
sette giorni egli manda di nuovo la colomba che non fa ritorno.

Dopo che Noè ‘sbarca’ sull’ Ararat e offre un sacrificio a base


di carne a Dio, questo stabilisce un patto con Noè, dichiarando
che non distruggerà più l’umanità, né le piogge diventeranno mai
più un diluvio che distrugga ogni forma di vita. Mise nel cielo un
arcobaleno dicendo che “questo è il simbolo del mio patto con te”.
Noè successivamente pianta una vigna, produce del vino col quale
si ubriaca e giace nudo addormentato. Suo figlio Cam entrando
nella tenda del padre lo vede nudo e chiama i suoi due fratelli i
quali però, per non vedere le nudità del padre (sarebbe stato un
peccato gravissimo), entrano camminando a ritroso e coprono il
padre con un indumento. Quando Noè si sveglia e scopre che Cam lo
ha visto nudo lo maledice (Genesi 9:25): “Maledetto sia Cam! L’
ultimo degli schiavi Sarà lui per i suoi fratelli".

Dunque che Dio è quello che reputa Cam degno di rimanere in vita
salvandolo dal diluvio se compie poi un atto così disonorevole e
manca a una legge divina? O che Dio è che salva Noè che maledice

93
il suo stesso figlio?

Le discendenze dai 3 figli di Noè ci vengono specificate in


Genesi 10:

I figli di Sem: Elam, Asshur, Arphaxad, Lud e Aram

I figli di Jafet: Gomer, Magog, Madai, Javan, Tubal, Meshech e


Tiras

I figli di Cam: Cush, Mizraim, Put e Canaan

Sono tutte discendenze maschili, niente viene detto della parte


femminile quindi resta il mistero su come l’ umanità si ripopolò.
Indubbiamente sono contemplate anche sorelle non nominate dalle
quali, tramite matrimoni misti consanguinei, questi 16 nipoti
maschi di Noè generarono.

2. Il diluvio in Mesopotamia

Quando alla fine del XIX secolo importanti scavi in mesopotamia


portarono alla luce la vastissima biblioteca di Assurbanipal a
Ninive, la comunità archeologica e la comunità religiosa vennero
scosse dalla scoperta di alcune tavole che riportavano parole
completamente diverse dall’ assiro che era in corso di studio.
Esistevano intere tavolette che fungevano da dizionario con un'
altra lingua che veniva attribuita alla grande civiltà di Akkad.
Esistevano intere tavolette ricopiate nella lingua originale
accadica, che contenevano riferimenti a una lingua precedente, la
‘lingua degli dei di Sumer’. Una tavola dello stesso Assurbanipal
dichiarava:

“Il dio degli scribi mi ha concesso in dono la conoscenza della


sua arte. Sono stato iniziato ai segreti della scrittura. So anche
leggere le complicate tavole nella lingua di Sumer. Comprendo le
enigmatiche parole scritte nella pietra sin dai giorni prima del
diluvio.”

94
Queste frasi enigmatiche suggerirono a studiosi come H.
Rawlinson e J. Oppert che esisteva una civiltà precedente a quella
accadica, e che questa civiltà avesse una lingua propria, tracce
della quale si trovavano nelle tavolette dissepolte a Ninive.
Sumer fu identificata nella piana centro meridionale della
Mesopotamia, la Shin’ar di cui si parla nella Bibbia in Genesi
11:2 “muovendosi verso est trovarono una piana a Shin’ar e vi si
stabilirono”.

Tra le migliaia e migliaia di tavolette se ne trovarono alcune


che, sin dalle prime letture, si rivelarono particolarmente
interessanti per capire qualcosa di queste antiche civiltà. Vi si
raccontava la storia di un re, Gilgamesh, che ritenendosi di
origine semidivina, ingaggiò un viaggio lunghissimo e
faticosissimo per raggiungere la terra degli dei, il Tilmun, dove
avrebbe chiesto al dio del sole Shamash di aiutarlo ad accedere al
cielo. Nella seconda parte del viaggio, essendo fallito questo
obiettivo, Gilgamesh va alla ricerca di Ziusudra, un eroe che era
sopravvissuto al diluvio che aveva distrutto l’ umanità e al quale
il dio Enlil aveva concesso la vita eterna. Era il secondo
riferimento che si trovava a un ‘diluvio’. Come interpretare
questi riferimenti?

Non solo: successivamente in altri scavi vennero trovate altre


versioni della stessa storia, anche se più frammentarie, scritte
in lingua sumerica, nelle quali i nomi cambiavano leggermente. Al
posto di Shamash compariva Utu, e al posto di Ziusudra compariva
Utnapistim. Ciò permise di stabilire che effettivamente la storia
di Gilgamesh era un poema molto antico che ogni popolo si
tramandava di generazione in generazione ma rimanendo sempre
fedeli, a parte le traduzioni dei nomi, alla storia originale.

Tutti questi particolari aiutarono gli studiosi a capire che


molti racconti del libro della Genesi in realtà non sono che echi
di racconti assiri, babilonesi, e ancora prima accadici e sumeri.

Una volta trovata la chiave di lettura fu facile identificare

95
altri passaggi della Genesi nelle tavole mesopotamiche.

Ma quale era il racconto del diluvio secondo i sumeri?

Quando Gilgamesh riesce finalmente a trovarsi di fronte


Ziusudra, egli gli racconta: “vieni Gilgamesh, un segreto io ti
svelerò… un segreto degli dei”.

La vicenda del diluvio ha inizio a Shuruppak. In un non


precisato periodo (Ziusudra non dà nessun riferimento temporale)
vi si trovarono riuniti tutti ‘i vecchi dei’. Il fatto che tutti
questi ‘vecchi dei’ fossero riuniti in un unico posto indica
secondo Sitchin che l’ evento si verificò in un arco temporale in
cui Nibiru si trovava vicino alla terra. Particolarmente
indicativa in questo senso è la presenza anche di Anu, dio supremo
del pantheon sumero ma che risiedeva nei cieli e solo raramente
faceva la sua comparsa a Sumer. Il testo recita:

In quei giorni il mondo pullulava, la gente si moltiplicava, il


mondo mugghiava come toro selvaggio e il grande dio venne destato
dal clamore. Enlil udì il clamore e disse:

“Lo strepitio dell’ umanità non è più tollerabile e il sonno non


è più possibile”. Così gli dei si accordarono per sterminare l’
umanità. Lo fece Enlil ma Ea, per il suo giuramento, mi avvertì in
sogno del tremendo piano.

Secondo la versione mesopotamica che è stata inserita nel


racconto di Gilgamesh quindi, il diluvio sembra un atto
volontariamente causato da un dio iracondo, Enlil. Questa del
racconto di Gilgamesh è una versione che riassume molto l’ inizio
della storia, quella della decisione di Enlil. Nel poema ‘Atra
Hasis e il diluvio invece’, ci si ferma di più su questa fase
iniziale raccontando che all’ inizio Enlil pretendeva che fosse Ea
a porre fine al genere umano, ma questi si rifiutò:

“questo non è mio potere, non è una azione per me... è una
azione per te, Enlil, e tuo figlio Ninurta. Se vuoi un diluvio dì
a Ninurta di aprire le porte del cielo”

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Quando Ea per far si che Ziusudra si salvasse gli dà le
indicazioni per costruire una barca, usa queste parole:

“Che la sua altezza sia uguale alla sua larghezza, che il suo
ponte abbia un tetto come la volta che ricopre l’ abisso; conduci
quindi nella nave il seme di tutte le creature viventi”

Il termine utilizzato nel poema per descrivere la barca è


Ma.Gur.Gur che significa ‘barca che può rotolare e capovolgersi’.
Dalla descrizione più che una barca o nave sembra si tratti di una
specie di ‘sottomarino’ o ‘sommergibile’. La frase ‘il seme di
tutte le creature viventi’ ha destato non poco imbarazzo tra i
sumerologi perché è una di quelle espressioni di chiara traduzione
ma con un significato che, nel contesto dell’ epoca, è
assolutamente fuori luogo. Se è lecito pensare a un vero e proprio
seme per le piante e i frutti, come si dovrebbe interpretare
questa espressione nel caso di animali e uomini?

Più avanti nel testo Ziusudra ricorda che:

Poi sorsero gli dei dell’ abisso: Nergal divelse le dighe delle
Acque dell’ Absu, Ninurta abbattè gli argini e i sette giudici,
gli Anunnaki, innalzarono le loro torce, illuminando la terra con
le loro livide fiamme.

L’ espressione ‘acque dell Absu’ è un riferimento geografico.


Indica che le acque si riversarono da Sud. L’ Absu era la regione
di dominio di Nergal e sua moglie Ereshkigal, e precedentemente
sotto dominio di Enki. Corrispondeva grossomodo al sudafrica fino
alla Tanzania. Una conferma di questo riferimento si trova qualche
riga più avanti nel testo:

I venti soffiarono per sei giorni e sei notti, fiumana buffera e


piena sopraffecero il mondo. All’ alba del settimo giorno la
tempesta del sud diminuì, divenne calmo il mare.

Dal racconto si legge che:

‘la nave sul monte Nisir si arenò, lì rimase incagliata la nave’

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Il monte Nisir, che ricorre in alcune tavolette di re
Assurbanipal in cui egli scrive di aver trovato la nave di
Ziusudra, attualmente viene generalmente identificato con il Pir
Magrun, ed è localizzato al confine tra il Kurdistan iraqeno e la
Turchia dell’ est, l’ antica Anatolia. Approssimativamente nel
tratto in cui è collocato l’ Ararat della bibbia (data la non
definitiva identificazione di entrambe le montagne ci si può
permettere una certa tolleranza). Ziusudra allora manda fuori
dalla nave una colomba che torna indietro non trovando dove
poggiarsi. Libera poi una rondine, ma anche lei torna indietro. E’
poi la volta del corvo che, trovando le acque diminuite e la
vegetazione libera, mangia, effettua dei giri intorno alla nave, e
poi vola via.

Val la pena notare come sia nel mito mesopotamico che in quello
biblico sono menzionati il corvo e la colomba.

C’ è un punto del racconto la cui traduzione viene resa in due


modi differenti a seconda dell’ interprete. Il passaggio sumero è:

“gish ma.gur.gur a.gal.la tu.ul.bul.bul.a.ta utu im.ma.ra.e


an.ki.a u.ga.ga”

Che viene tradotto in due modi diversi: “aprì una finestra della
grande nave (ma.gur.gur) e si prostrò davanti a Utu (il dio del
sole)” oppure, in una versione meno ‘devozionale’: “aprì una
finestra della nave (ma.gur.gur) e vedendo il sole (utu) cadde in
ginocchio e pianse”.

Nelle righe conclusive della storia, Ziusudra racconta che, una


volta che gli dei furono ridiscesi sulla terra e trovarono
Ziusudra vivo, Ishtar festeggiò e richiamò gli dei dicendo:

“Che tutti gli dei si riuniscano intorno al sacrificio. Tutti


fuorchè Enlil. Lui non si accosterà a questa offerta perché senza
riflettere ha portato il diluvio”.

98
3. Il diluvio nelle Ande e nel Sudamerica

Dalle popolazioni andine ci sono giunte poche testimonianze sul


diluvio. Non abbiamo racconti elaborati e dettagliati come nel
caso della bibbia, dell’ Atra Hasis o dell’ epopea di Gilgamesh.

Due racconti in particolare però ci raccontano dei particolari


abbastanza curiosi.

Il mito del diluvio e dei tre figli d Pacha (il primo uomo
creato) ci dice che il diluvio fu causa della distruzione del
primo popolo in seguito a un ‘gioco alla guerra’ dei tre fratelli.
Questi volevano combattere, ma non avendo avversari decisero di
combattere il drago il quale, ferito dalle frecce dei fratelli, si
difese gettando acqua dalla bocca. Quest’ acqua ricoprì le ande e
l’ intera terra.

Pacha, il primo uomo, trovò rifugio per sè, i suoi figli e loro
mogli, sulla vetta del monte Pichincha, che sovrastava la città di
Quito. Giunto al sicuro, costruì una capanna e vi raccolse
moltissime specie di animali e una bastevole quantità di cibo e
attese che la furia del diluvio si attenuasse. Dopo qualche tempo
liberò un grande uccello, l' Ullaguanga, che tuttavia non fece
ritorno perchè trovò sufficiente possibilità di nutrimento nei
corpi degli animali morti, sparsi nella vallata. Un altro uccello,
però, liberato da Pacha, tornò portando nel becco delle foglie
verdi e da questo segno Pacha dedusse che la vita vegetale aveva
ripreso a svolgersi e che, quindi, era ormai possibile lasciare la
cima del Pichincha.

In questo racconto si possono notare subito alcuni tratti comuni


agli altri miti: l’ acqua che ricopre un monte altissimo (Il
Pichincha è un vulcano dell’ Equador alto 4780 metri – l’ Ararat è
un vulcano alto 5170 metri) e tutte le terre circostanti, gli
uccelli che vengono mandati in avanscoperta (l’ uccello Ullaguanga
a volte è identificato con i ‘gallinazos’, gli avvoltoi, altre
volte con i corvi), un uomo saggio e la sua famiglia che si
salvano, la raccolta di animali per dare di nuovo inizio alla vita

99
dopo il ritirarsi delle acque.

E’ interessante anche notare la strana conclusione del racconto:

Insieme alla sua famiglia, si stabilì in una capanna nel luogo


ove sorge la città di Quito, per vivervi sempre, ma accadde che i
suoi figli si trovarono improvvisamente a parlare lingue diverse e
a non essere più in grado, quindi, di intendersi. A causa di
questo misterioso evento, i tre fratelli e il loro padre Pacha
lasciarono quel luogo e si separarono, volgendo ognuno in una
direzione e dando origine a tutti i popoli che oggi abitano quelle
terre.

In un solo mito ecco riuniti due eventi identificabili con il


diluvio universale e il confondersi delle lingue dell’ episodio
della torre di Babele.

Il secondo mito andino che ci parla di un diluvio è quello della


‘Ira degli dei’. Se nel primo mito troviamo in comune con quello
mesopotamico e biblico gli elementi già evidenziati, in questo
tali elementi sono assenti ma fa la comparsa un altro elemento
comune: un dio iracondo che decide di sterminare gli uomini per
‘motivi personali’.

Secondo questo racconto gli uomini, creati dal dio


Pachayachachic, a un certo punto della loro storia dimenticarono
il culto di questo dio, il quale, furioso, scagliò sulla Terra le
sue folgori sterminatrici. Questo però non bastò e dunque, sempre
più adirato, provocò un grande diluvio che sommerse ogni terra e
ogni villaggio, provocando la morte di gran parte degli uomini:
solo a quei pochi che si erano mantenuti fedeli a lui,
Pachayachachic permise di salvarsi trovando rifugio sulle alte
montagne o in profonde grotte.

E’ evidente un parallelo con il Dio biblico e con l’ Enlil


sumero, entrambi iracondi e vendicativi per puro interesse
personale. Inoltre il nome Pachayachachic viene tradotto in vari
modi: ‘Dio dell universo’, ‘dio invisibile’, ‘dio che vive nel

100
vento’, tutti epiteti che si prestano bene sia a rappresentare
Jahwe che, ancora meglio, Enlil.

In Centro America il mito sul diluvio più famoso è quello


contenuto nel codice Latino-Vaticano del popolo degli Aztechi. Si
dice infatti che la prima era della storia del mondo fu distrutta
da un diluvio d' acqua. Il primo sole, Matlactili, durò 4008 anni.
In questo tempo il popolo era costituito da esseri giganti che
mangiavano prevalentemente mais. Solo una coppia si salvò dal
diluvio (Nene e Tata) poichè era protetta da un albero. Comunque
altri miti locali affermavano che sette coppie si rifugiarono in
una caverna e ne uscirono quando le acque si ritirarono. Quando la
terra venne ripopolata, questi superstiti vennero considerati
delle divinità.

Secondo un altro popolo mesoamericano chiamato Mechoacanesecs,


il dio Tezcatilpoca volle distruggere tutta l' umanità con un
diluvio e salvò solo un uomo di nome Tezpi. Quest' ultimo si
imbarcò con la sua famiglia e ogni genere di animali e sementi su
un' arca. Quando il dio ordinò la fine del diluvio, l'
imbarcazione si arenò su una montagna. Tezpi, per sondare l'
abitabilità della terra, liberò un avvoltoio che non tornò perché
si nutriva delle carcasse degli animali. Allora vennero liberati
molti altri uccelli, dei quali tornò solo il colibrì con un ramo
nel becco. Il diluvio era finito. Quest’ ultimo racconto contiene
il particolare dell’ avvoltoio che abbiamo già visto nella storia
di Pacha.

In altre zone dell’ America latina poi son stati tramandati


molti racconti riguardanti il diluvio, più o meno tutti simili. I
Chibcha della Colombia dicono che furono portati alla civiltà da
un certo personaggio barbuto detto Bochica. Quest' ultimo aveva
una moglie invidiosa e cattiva, Chia, la quale fece piombare sulla
terra un diluvio che distrusse gran parte dell' umanità. Bochica
cacciò sua moglie facendola divenire la luna. Nonostante il
disastro, questo essere superiore riorganizzò i superstiti e alla

101
fine ascese al cielo divenendo un dio.

Gli Indios Tupinamba del Brasile raccontano che l' eroe


civilizzatore Monan aveva creato l' umanità ma distrutto il mondo
tramite un diluvio. Anche i Canari dell' Ecuador parlano di due
fratelli scampati al diluvio.

4. Il diluvio in Oceania

A Tahiti viene ancora raccontata una leggenda secondo la quale


l’ isola fu anticamente sommersa dal mare, nell' isola
sopravvissero solamente un uomo e una donna e gli animali che essi
salvarono; il disastro iniziò con grandi piogge e una tempesta
furiosa che fini per travolgere l'intera isola. Per salvarsi
assieme agli animali i due esseri umani si rifugiarono sul monte
più alto PITOHITI.

Finalmente dopo 10 notti cessò di piovere e il mare calò, così


la vita, grazie alla coppia, tornò a fiorire nell' isola. Dal
testo si può leggere:

Venne un forte vento del sud, con piogge e piene, e una forte
tempesta esiziale e turbini. Grandi alberi furono sradicati, con
massi di ogni genere e trasportati in aria. Soltanto una coppia fu
risparmiata, un uomo con sua moglie furono salvati. […] Tutta la
terra di Tahiti e Tai-arapu fu allagata dal mare e dalle acque
dolci. Il monte Orena rimase sommerso; solo il monte Pito-hiti si
mantenne sopra il livello delle acque. Sopra Tahiti piccola
(Mo'orea) pareva mare aperto: Nessuna montagna emergeva dalle
onde. […] Allora dissero: "L' ira di Ta'aroa, l' unico fondamento
del mondo, è placata! Il mare è calmo, si è abbassato e il tempo è
asciutto, ma noi rimaniamo tra cielo e terra.

Questi tre passaggi del racconto Tahitiano contengono elementi


che devono far pensare: innanzitutto nel primo estratto si dice
che la tempesta proveniva da sud, esattamente come nel mito di
Gilgamesh. Questo fatto è molto importante a causa della posizione

102
geografica dell’ arcipelago della Polinesia Francese in cui si
trovano le isole tahitiane. Situato a 6000 km a est dell’
Australia, è uno dei punti più a sud di tutto il globo. Una
tempesta che provenga da Sud dell’ Oceania può venire solo da uno
specifico luogo geografico: il polo sud, esattamente come
sostenuto da Sitchin.

Il secondo passaggio del brano fa riferimento al riversarsi di


“acque dolci”, un chiaro riferimento a ghiaccio disciolto, un
altro punto a favore della teoria del diluvio come sciogliemnto
dei ghiacci del polo sud.

Nel terzo estratto del brano troviamo, come nei miti visti in
precedenza, la figura di un dio iracondo: Ta’aroa. La mitologia
tahitiana non si può descrivere come esattamente politeista. Nei
testi rinvenutici e nelle leggende raccontate, solo Ta’aroa figura
come ‘grande dio eterno’ mentre le altre figure risultano come
degli dei creati ‘su commissione’ di Ta’aroa dagli ‘artisti della
creazione’. Questi avevano dei cesti ripieni di To’i, una sorta di
materiale non identificabile. Da questo materiale crearono 4
personaggi: Tane, Ru, Hina, Maui.

Dopo che Tane creò il cielo con le stelle, Ta’aora creò sette
livelli nel mondo e nell’ ultimo, il più basso, creò l’ uomo.

Nella sua accezione di ‘dio creatore’ Ta’aroa ricorda molto la


figura di Enki nella sua connotazione di ‘Nudimmud’, ossia ‘abile
creatore’, che Sitchin identifica in quel dio successivamente
adorato dagli egizi come Ptah, il ‘creatore delle cose’.

5. Il diluvio in altre culture

Sparse per il globo, quasi tutte le culture ci hanno lasciato


miti riguardanti il diluvio:

Nel mito polinesiano, il Nibbio e il Granchio litigarono e il


primo, in impeto di rabbia, colpisce il secondo sul cranio. Il
Granchio per vendicarsi inonda e annega tutti gli viventi. Gli

103
unici a salvarsi sono due giovani sposi e gli animali riparatisi
sulla loro imbarcazione.

Un mito cinese racconta che un tempo gli uomini si ribellarono


agli dei. L' universo allora piombò nel caos e le acque invasero
la terra.

Nel Laos e nella Thailandia settentrionale, si dice che un tempo


un popolo chiamato Then viveva in un regno superiore, mentre gli
inferi erano guidati da tre grandi uomini saggi. I Then decisero
che le persone avrebbero dovuto donare loro una parte del proprio
cibo. Il popolo si rifiutò e i Then fecero piombare un diluvio
sulla terra. I tre uomini tuttavia costruirono una zattere e
misero in salvo non solo se stessi ma anche alcune donne e
bambini. In questo modo salvarono l'umanità dall'estinzione. E’
importante in questo caso rimarcare che i termini usati nel mito,
in lingua thailandese, per ‘inferi’ in effetti vogliono dire
‘mondo inferiore’. Che sia o meno un riferimento geografico come
nel caso dell’ Absu sumero, la traduzione ‘inferi’ sembra dovuta
al contatto della civiltà occidentale con quella locale.

Nel Vietnam, secondo le leggende locali, trovarono scampo dalle


acque del diluvio solo un fratello e una sorella. Essi si
trovavano all' interno di una ‘cassa di legno’ nella quale c'
erano una coppia di ogni specie animale.

Gli aborigeni d' Australia delle coste settentrionali sostengono


che un diluvio distrusse un mondo precedente. Secondo altri miti
di altre tribù australiane, tuttavia, il serpente cosmico
Yurlunggur sarebbe il reale responsabile del diluvio.

In Giappone, alcune tradizioni ritengono che la creazione dell'


Oceania sarebbe derivata dal ritirarsi delle acque di un diluvio.
Per di più nelle isole Samoa e nelle isole Hawaii si ricorda un
diluvio che distrusse il mondo e quasi tutta l' umanità. Secondo i
Samoani, sopravvissero al disastro solo due uomini che approdarono
nelle isole Samoa.

104
Anche in Nord America molti gruppi di pellirosse e popolazioni
indigene tramandano racconti su una catastrofe dovuta all’ acqua:
gli Inuit dell' Alaska parlano di un diluvio e di un terremoto che
risparmiarono i pochi che fuggirono tramite canoe o scapparono sui
monti. Il popolo Luiseño e quello degli Huroni raccontano che si
abbatté un diluvio su tutta la terra e solo coloro che si
rifugiarono sulle vette delle montagne si salvarono. Anche i
Montagnais, gli Irochesi, i Chickasaw e i Sioux fanno riferimento
al mito del diluvio.

105
106
ORIGINE DELLA CIVILTA' SARDA
Autoctona - babilonese - lidica – etrusca

107
108
I lavori degli studiosi Sergio Frau, Leonardo Melis e di
Monsignor Giovanni Dejana, sacerdote di Jerzu ed emerito docente
della Pontificia Università Urbaniana di Roma, hanno contribuito
nel corso degli ultimi anni a ridare splendore a un popolo, quello
dei sardi, che per troppo tempo è stato ignorato nonostante ricco
di peculiarità storiche provenienti da ogni ambito, con
particolare rilievo in quello archeologico e linguistico.

Sergio Frau per esempio, pur secondo me sbagliando nella sua


identificazione della Sardegna con Atlantide, svolge un ottimo
lavoro di ricerca sulle popolazioni autoctone in relazione ai
famosi ‘popoli del mare’, lavoro che porta a conclusioni non del
tutto esatte ma che restituisce dignità ai sardi presentandoli per
quel che effettivamente erano: un popolo molto avanzato dalla
grande esperienza marittima.

Leonardo Melis dal canto suo è stato il primo, assieme a me, a


divulgare l’ ipotesi di una origine mediorientale (lui sostiene
sumera, io accadica) del popolo sardo, o di una sua parte. Lui
identifica questa origine negli Shardana, o, come traduce lui, ‘I
principi di Dan’ ove Dan / Danu è una delle regioni mediorientali di
maggior rilievo nella Mesopotamia del II millennio. Prima di lui,
l’ unico autore che da oltre 30 anni sostiene questa origine
mediorientale (portando a sostegno una mole di materiale
documentale e analitico che ha dell’ impressionante, la più
dettagliata e più convincente) è il mio vecchio professore di
Glottologia, il linguista Massimo Pittau, secondo il quale i
‘sardi’ come popolo sono nati dall’ unione di due correnti
entrambe provenienti, in tempi diversi, dalla Lidia: un primo
flusso identificabile nei Thyrrenoi (Tursceni), e un secondo
flusso identificabile negli Shardianoi (Shardana). Entrambi questi
gruppi lidici erano ‘popoli del mare’, gli Shardana anche

109
guerrieri al servizio di faraoni egiziani nel XV secolo a.C.

Monsignor Dejana, che per anni ha condotto studi emeriti


riguardo l’ origine del popolo sardo e i suoi rapporti con l’
Egitto e il medioriente, conclude (erroneamente secondo me) che
gli Shardana fossero proprio i ‘sardi nuragici’.

Tutti questi studiosi hanno trascurato una considerazione


importante: le testimonianze di contatto di popolazioni lidiche con
la regione Sardegna non vanno oltre il XV secolo a.C. La più
antica datazione accettata per Sardis, la capitale della Lidia,
non va oltre la fine del XIV secolo a.C. (alcuni sostengono 1320
a.C. circa), e i Thyrrenoi possono essere fatti risalire, nella
loro migrazione in Sardegna, al massimo a 200 anni prima. Ma è
ovvio che la Sardegna era abitata già prima da qualcuno; la
civiltà prenuragica Abealzu-Filigosa è fatta risalire al IV
millennio a.C., e a una data simile se non precedente è attribuita
la civiltà di Ozieri. Inoltre è bene ricordare che alcuni dei più
antichi nuraghi vengono fatti risalire a un periodo vicino al 1750
a.C., non compatibile con l’ avvento dei Thyrrenoi (nome che
significa in effetti: costruttori di torri), che arrivarono in
Sardegna nel XV secolo a.C. I Thyrrenoi devono dunque aver trovato
almeno alcune di queste strutture già nell’ isola, al limite
possono successivamente averne costruite di simili. Altresì
bisogna supporre che né i Thyrrenoi né gli Shardana conoscessero
questo tipo di costruzione, e ciò si evince dal fatto che in
Lidia, come in tutto il medioriente e il resto del globo, non ci
sono costruzioni simili. Le uniche torri circolari paragonabili si
trovano una a Cuzco (ove in effetti si tratta di una torre
semicircolare) e una in Sudafrica.

In base a queste considerazioni bisogna ammettere che nessuno


degli studiosi sopra citati ‘copre’ la reale storia del popolo
sardo se non a partire dalla metà del II millennio.

Particolarmente nel caso dell’ ipotesi avanzata da Leonardo


Melis a riguardo di una discendenza sumera, c’ è un grosso gap

110
temporale che egli non giustifica: la lingua sumera non veniva
parlata dai lidi del XV secolo a.C., che avevano un alfabeto non
cuneiforme e una lingua derivata da un miscuglio di accadico tardo
e protocanaanita (simile all’ ugaritico). Sostenere quindi, come
fa lui, che gli Shardana abbiano portato radici linguistiche
sumere in Sardegna è per lo meno azzardato, se non inverosimile.

Attenzione, i popoli mediorientali quali assiri e babilonesi


anche nel I millennio utilizzavano sporadicamente termini sumeri,
ma NON la lingua sumera. Usavano una lingua accadica (sotto forma
di dialetto babilonese o assiro a seconda della zona) CONTENENTE
termini sumeri di attinenza religiosa o scientifica (nomi di
metalli, di pianeti, di divinità etc).

Con questo articolo dunque mi propongo di tracciare una


‘timeline’ della popolazione sarda, pregiandomi di fornire alcune
indicazioni che finora non ho mai letto da studiosi sardi miei
conterranei, né da ‘eminenti’ studiosi o docenti di storia. Tempo
fa ne scrissi nel forum di Melis, ma purtroppo la discussione non
ebbe seguito.

Ebbene iniziamo.

Le prime tracce di insediamenti Homo Sapiens in Sardegna


risalgono a circa il 13000 a.C., periodo al quale sono attribuiti
ritrovamenti avvenuti in grotte nei pressi di Oliena. Un salto
temporale ci porta a numerosissime testimonianze di insediamenti
stabili nel neolitico a partire dal 6000 a.C. circa, specialmente
nelle regioni centrali pianeggianti. A questo periodo vengono
fatte risalire numerose ceramiche intagliate, si suppone
utilizzando conchiglie affilate. Questo tipo di lavorazione era
molto diffusa nel bacino del mediterraneo, ma anche nella zona
iberica e nel Libano.

A partire dal 4500 a.C. circa gli insediamenti si moltiplicano e


prende inizio quella che viene chiamata civiltà Bonu-Ighinu, della
quale perdiamo le tracce intorno al 3000 a.C. circa. Nel mentre
sono già attive, a partire dal 3600 a.C. circa, le già citate

111
civiltà di Ozieri e Filigosa, le quali hanno lasciato tutta una
serie di reperti lavorati e ‘costruzioni elementari’ di notevole
interesse. Erroneamente a questa civiltà viene fatto risalire l’
altare preistorico di Monte d’Accoddi nei pressi di Sassari. E’
invece verosimile che, nello stesso sito, a questa cultura
appartenga la ‘prima fase’ del complesso abitativo / religioso,
composta da abitazioni basse e da un monolito lavorato.

Nel III millennio le civiltà sarde erano già notevolmente


sviluppate: conoscevano la tessitura, avevano una forma di culto
basata sulla Dea Madre e su divinità associate ai fenomeni

naturali, lavoravano la selce, l’ ossidiana, ed erano esperti


intagliatori ed estrattori.

E’ dunque evidente che già prima della fine del III millennio
a.C. in Sardegna c’ era un certo numero di abitanti organizzati in
più civiltà, ma è a partire dai primi secoli del II millennio che
abbiamo un ‘boom’ di cultura e di ‘abilità’ in Sardegna. E alcuni
particolari, in questo periodo, riconducono al medioriente. Non
però alla Lidia, ma a una regione ben più famosa: Babilonia.

Nei miei studi di sumerologia e civiltà mesopotamiche mi sono


imbattuto in un testo babilonese molto controverso, chiamato dagli
studiosi ‘Enuma Nabo Shamatu’ che narra la fuga del dio Nabo dopo
una sconfitta subita in una non meglio identificata guerra in
territorio a est di Sumer.

Il testo riporta che:

"Nabo i sacri recinti abbandonò – nel deserto con gli uomini


camminava, fino al mare, alle isole del grande mare a nord trovò
rifugio e vi costruì un tempio, una casa per Amar-Ud".

Amar-Ud è uno dei modi di scrivere il nome del dio babilonese


Marduk, di cui Nabo era figlio. Se il territorio di guerra a est
di Sumer viene identificato con la regione del Mar Morto, le
uniche isole in un mare a nord di tale zona possono essere le
isole greche, Malta, la Sicilia e la Sardegna.

112
Ma in nessuno di questi luoghi troviamo templi dedicati a
Marduk….

Ad eccezione forse di uno: Monte d’Accoddi.

E’ un fatto innegabile che questo sito, una volta ricostruito a


modellino, abbia lasciato sgomenti gli studiosi di storia e
archeologia sarda: si sono trovati davanti una versione ridotta di
una zigguratt mesopotamica.

Quella che viene definita dagli studiosi una ‘curiosa


coincidenza’ è in realtà la chiave per capire come, a partire da
circa il 1900 a.C., in Sardegna entrano prepotentemente radici e
segni di cultura accadica e sumera. Ma la ricostruzione di Monte
d’Accoddi non rivela somiglianze con ‘UNA’ qualsiasi ziggurat
mesopotamica, bensì con una in particolare: l’ Esagila di
Babilonia, la ‘sacra casa di Marduk’.

La mia ipotesi è che la guerra che si menziona nel testo sopra


citato sia la stessa di cui si parla del poema Epica di Erra, una
guerra che fu causa della distruzione di Sumer a cavallo del 2000
a.C., mossa da Ishum ed Erra ai danni, appunto, di Marduk e suo
figlio Nabu con i loro seguaci.

A seguito di ciò, come si legge nell’ Enuma Nabo Shamatu, Nabu


si ‘esiliò’ (evidentemente con i suoi seguaci) in Sardegna e vi si
stanziò portando quel grado di civilizzazione che la Mesopotamia
aveva ormai da più di 1500 anni.

Questi migranti arrivati in Sardegna si stanziarono in varie


zone dell’ isola, e interagirono con le culture locali non
sottomettendole ma mischiandovisi. E’ un dato di fatto che in
Sardegna l’ età del bronzo antico si sviluppa proprio a cavallo
del XIX secolo a.C., appena 100 anni dopo il periodo a cui
attribuisco l’ esilio di Nabu in Sardegna, ed è in questo periodo
che si hanno le prime testimonianze di uso del bronzo (civiltà di
Bonnannaro), mentre in Mesopotamia l’ età del bronzo inizia all’
incirca nel 2800 a.C. e giunge in Babilonia a cavallo del 2500

113
a.C.

Non è corretto invece asserire, come fanno molti, che in


Sardegna l’ età del bronzo arrivò dalla cultura italica /
appenninica, inquanto anche li il bronzo antico inizia a cavallo
del 1800 a.C. ed è quindi contemporanea, e non precedente, a
quello sardo. Tra i contributi che questo ceppo mesopotamico diede
alla cultura dell’ isola c’ è proprio Monte d’ Accoddi, il cui
nome secondo me deriva da ‘Akkad’. Infatti la struttura a tronco
di cono con rampa è sicuramente successiva al 2000 a.C.

Giungiamo dunque al XVI secolo, periodo nel quale la popolazione


autoctona ha integrato le colonie di origine babilonese accadica,
e un secolo dopo si trova ad affrontare una invasione di
navigatori provenenti dalla Lidia, quel popolo che i greci
chiamavano Tyrsenói o Tyrrhenói. Erano, come detto, un popolo di
navigatori, ma anche esperti lavoratori di metalli dato che tutte
le popolazioni anatoliche lo erano (particolarmente quelle di
discendenza ittita).

Questo gruppo lidico si stabilisce in Sardegna intorno al 1500 /


1450 a.C. e trova nell’ isola una popolazione mista, pacifica,
dedita prevalentemente all’ agricoltura e molto ferrata nelle
costruzioni, con un vivo culto dei morti e una notevole arte
edilizia e funeraria. I Thyrrenoi vi si integrano dando inizio a
una tradizione costiera e marittima, ma non limitandosi solo alle
zone costiere, anzi spingendosi anche all’ interno. La loro
influenza linguistica però non è marcata nelle zone interne, dove
vive ancora una spiccata componente accadica e sumera portata dai
primi ‘coloni’.

Circa due secoli e mezzo dopo, un altro gruppo di navigatori,


stavolta guerrieri e sempre provenienti dalla Lidia (precisamente
da Sardis), si spinge fino alla Sardegna. Sono un popolo nominato
anche negli annali faraonici egiziani, che ha prestato servizio
per faraoni nella battaglia di Qadesh; un popolo chiamato
Sardianói dai Greci, e Shrd dagli egiziani (che evidentemente li

114
chiamavano con un nome derivante dall’ appellativo greco). Questi
furono l’ ultimo gruppo di navigatori provenienti dal medioriente
che si stanziò nell’ isola, e fu questo popolo a dare alla regione
il nome di "Sardò".

A cavallo del X secolo a.C. gli abitanti autoctoni, il ceppo di


origine babilonese, e i due ceppi lidici, si erano amalgamati
definitivamente costituendo quel gruppo di abitanti che ora siamo
abituati a chiamare ‘sardi nuragici’, e che secoli più tardi si
trovò a dover affrontare la minaccia fenicia e successivamente
cartaginese. Fu proprio la componente Shardana a fermare i Fenici
nel loro avanzare nel Mediterraneo. L’ ultimo insediamento degno
di nota fu quello degli Etruschi, popolazione di origine lidica
del primo ceppo dei Thyrrenoi stanziatisi nell’ Italia centrale
appenninica e successivamente, da li, nell’ isola.

Veniamo ora al ‘mistero’ della scrittura sarda. Intanto è bene


sfatare il mito, nel caso ancora qualcuno ci credesse, secondo il
quale i ‘nuragici’ inventarono una loro lingua e un loro alfabeto.

In terra sarda sono stati trovati reperti contenenti almeno 5


tipi di scrittura precedente a quella latina: geroglifici
egiziani, scrittura minoica, scrittura fenicia, scrittura
protocanaanita, e scrittura etrusca.

Dal punto di vista dei lessemi, molto del sardo deriva dall’
etrusco, come ha abbondantemente dimostrato Massimo Pittau; ma vi
si trovano anche innumerevoli radici accadiche e addirittura
sumere, come evidenziato da Leonardo Melis.

Radici di evidente origine sumera sono DAM, DUMU, ITU, IKU,


SER/SAR, -MU.

Radici di origine accadica sono ETU, SUM/SAM, MERE/MARA, ATU.

Ma a parte le radici di parole sarde riconducibili ad


altrettante di origine sumera e accadica, esistono intere parole,
nella lingua sarda, che hanno mantenuto oltre a una omofonia anche
un significato similare. Non però con il sumero, come sostiene

115
Melis, ma appunto dall' accadico, compatibilmente con la
cronologia di eventi vista più su.

E' il caso di termini come il sardo ABBA (acqua) e l' accadico


ABUBU (diluvio, pioggia copiosa), il sardo ACCALAMAU (che ha perso
vigore, esaurito, appassito) e l' accadico AKALU (consumare,
irritare, far consumare), il sardo BABBU (padre) e l' accadico ABU
(padre, avo), il cagliaritano CALLONI (testicoli) e l' accadico
QALLU (genitali - sia maschili che femminili), il sardo MACCU
(matto, stupido) e l' accadico MAKU/MEKU (negligente, stupido, non
attento), e varie altre. Un lavoro dettagliato in merito é stato
condotto dallo studioso Salvatore Dedola, al cui lavoro rimando.

La dominazione romana poi ha portato all’ adozione dell’


alfabeto latino, cancellando ogni traccia dei precedenti alfabeti
mediorientali, e ‘latinizzando’ completamente i termini
(nonostante molte delle radici di cui sopra ancora sopravvivono).

La successiva dominazione spagnola tra il 1300 e il 1500 ha


prodotto quella lingua, o meglio, quel gruppo di lingue,
attualmente parlate in Sardegna.

116
IL REPERTO SUMERO-ASSIRO WAK8535
Mappe di volo degli dei?

117
118
Ritengo opportuno con questo articolo provare a gettare luce su
un reperto archeologico molto controverso, l’ oggetto catalogato
WAK8535. Si tratta di un oggetto stranissimo, analizzato da
Zecharia Sitchin in profondità, anche se personalmente ritengo che
abbia tralasciato nella sua analisi uno ‘spicchio’ fondamentale.
Tale oggetto è diviso in 8 ‘spicchi’ ognuno dei quali contenente
dei segni cuneiformi, delle sillabe, e delle linee molto
particolari come possiamo vedere qui sotto:

Nei suoi libri Sitchin offre solo un disegno fatto a mano e non
una foto. Ciò ha spesso messo in dubbio il fatto che tale reperto
esistesse realmente o che fosse esattamente come riportato nei
libri dell autore, una obiezione che viene mossa spesso a riguardo
dei disegni di sigilli presenti nei suoi libri. Sono andato a
prendere una foto della incisione originale, da un sito di
riproduzioni di tavole e sigilli mesopotamici.

119
.

L’ oggetto, che contiene una serie di linee e tracciati


stellari, altri glifi, e segni cuneiformi, venne trovato a Ninive
ed è fatto risalire al VII secolo a.C. però i segni cuneiformi
letti in assiro non hanno nessun senso. Lo spicchio che Sitchin
commenta nel suo libro presenta una ‘rotta’ che congiunge un
triangolo ripieno di segmenti orizzontali con un altro triangolo
(vicino al centro della tavoletta) contenente dei pallini e dei
simboli cuneiformi

Di fianco alla linea che congiunge i due triangoli si trova il


nome di Enlil e si riconosce il glifo di MUL (pianeta / corpo
celeste) alla fine di una frase che Sitchin traduce con ‘Enlil
viaggia verso i pianeti’:

120
I segni cuneiformi di fatto confermano il nome Enlil e il
termine ‘pianeti / oggetti celesti’; poco sopra questa serie di
caratteri cuneiformi ne compaiono altri due, e al di la della
linea di congiunzione dei due triangoli stanno altri due glifi. Il
primo di queste due serie è lo stesso, è sempre MUL. Sitchin
afferma che i glifi significano: MUL (KAKKAB) APIN e MUL (KAKKAB)
DILGAN. Purtroppo il glifo corrispondente a DILGAN non è ben
leggibile, ma quello per APIN lo è:

A proposito di questo termine segnalo che critici come Ian


Lawton o Gerald Foster fanno notare che Sitchin traduce con ‘Dove
è svolto il giusto cammino’, mentre in ogni versione dei lessici
APIN è l’ aratro. Questo è senz’ altro vero, infatti questo è uno
dei pochi errori di Sitchin, ma non è un errore di traduzione,
bensì di ‘licenza’. Lui afferma che si traduca ‘where the right
course is set’ ma in effetti sta facendo una estensione. Infatti
la A di APIN è una particella locativa che generalmente viene
posta alla fine del termine, ma in alcuni casi, se il termine
inizia con A, viene messa di fronte al termine facendone cadere la
A iniziale. Tale particella significa ‘dove – nel luogo in cui’, e
il termine APIN è l’ aratro. Ma cosa è un aratro? Un attrezzo per
fare solchi e filari, che corrono dritti in un campo. L’ aratro

121
serve per tracciare filari dritti, il ‘giusto percorso’ per la
semina. Ecco il signficato di ‘dove’ e ‘il gusto percorso’. E’ una
licenza molto fastidiosa, e i critici fanno bene a segnalare l’
errore di Sitchin, ma che non pecca in riscontro nel significato.

L’ altro termine, DILGAN, viene tradotto da Sitchin come ‘La


prima stazione’ identificando Giove. Il termine, dal sumero
DIL.GAN ha in effetti questo significato (DIL = Uno + GAN2 =
campo, fermata, porzione di terra).

Sitchin analizza superficialmente alcuni altri spicchi


osservando che contengono scritte che possono essere fatte
risalire a una funzione di indicazione di mansioni per il viaggio
verso la terra e per il viaggio nel cielo dalla terra, come lo
stivare derrate alimentari, raccogliere acqua, o disposizioni di
volo quali ‘rallentare, salire, aggirare le montagne’ etc.

Questa analisi di Sitchin é stata criticata da Ian Lawton, il


quale manifesta la sua perplessità su questi termini e si chiede
se sia verosimile descrivere delle rotte di volo con termini così
elementari. Inoltre aggiunge che difficilmente in una serie di
indicazioni simili potrebbero trovarsi mischiate istruzioni di
volo e compiti da assolvere a terra come per esempio lo stivare
grano. Possiamo lasciare a Lawton la sua perplessità ma non
possiamo non affermare che Lawton evidentemente non conosce come
vengono o dovrebbero essere condotte le analisi linguistiche di
reperti del passato. Non si può infatti analizzare un testo antico
senza calarsi nel modo in cui quel popolo usava la propria lingua.
I termini presenti, in cuneiforme misto accadico e sumero, sono
effettivamente ‘elementari’ per noi, ma dobbiamo calarci nella
mentalità dell’ epoca. Con questi termini per noi elementari, il
cuneiforme esprimeva intere idee. Il cuneiforme veniva poi
completato da una trascrizione sillabica (traslitterazione) che
aggiunge particelle, tempi verbali etc, in modo da ottenere una
frase più completa e sensata. Inoltre non dovremmo aspettarci che
una tavola simile sia scritta in modo ‘tecnico’ per noi, ma

122
comprendere che essa era una sorta di ‘riassunto’ documentale di
una o più rotte di viaggio. Viaggio che ovviamente gli Anunnaki
(nel caso dello spicchio preso in esame, Enlil) sapevano già bene
come compiere. Quindi la tavoletta non era un ‘manuale’ da cui
qualcuno dovesse imparare ma solo un documento che descriveva a
grandi linee i percorsi e le operazioni.

Altresì non dobbiamo sottovalutare l’ aspetto linguistico della


tavoletta. Quando noi leggiamo nella tavola i glifi AN
(alto/cielo) KUR (montagna) GIRIM (scivolare / planare) ILI
(sollevarsi) non dobbiamo reputarli indicazioni elementari
guardando il singolo significato, ma dobbiamo ragionare come un
sumero che scriveva SOLO con quei glifi, ed era abituato a
ragionare e leggere in base a quei glifi. Per esempio il fatto che
in successione si trovi tre volte il glifo KUR rappresenta per un
lettore sumero non tre volte il termine ‘montagna’ ma il
significato ‘gruppo di montagne’. In successione AN + KUR + KUR +
KUR + GIRIM + ILI prenderebbe per esempio il significato di ‘dal
cielo il gruppo di montagne planare e innalzarsi’, interpretabile
come ‘nella discesa dall’ alto planare e innalzarsi sulle
montagne’.

Mi sto spingendo in una mia personale interpretazione,


ovviamente, e non voglio che questa sia presa come buona; mi serve
solo per far capire come non abbia senso pretendere di trovare, in
un documento redatto in caratteri cuneformi, per loro natura
astratti e ‘incompleti’, indicazioni dettagliate secondo il nostro
paradigma linguistico.

La unica altra analisi, a parte quella di Sitchin, fatta su


questo reperto, viene da uno studio che sostiene che essa sia una
mappa stellare, o un astrolabio, che riproduce il cielo
mesopotamico del 3300 a.C.

Gli studiosi sono concordi sul fatto che si tratti di un


manufatto di epoca sumera o comunque legato all’ epoca sumera dal
suo contenuto. Non è però dato sapere come questa tavola vada

123
letta. Si suppone che essendo circolare e presenti spicchi che
puntano verso il centro, essa sia una rappresentazione della volta
celeste con punto di osservazione nel centro. Se una persona,
insomma, posta nell’ ideale centro nel 3300 a.C., avesse alzato lo
sguardo a 180°, avrebbe visto esattamente la situazione
immortalata in questa tavola.

Dovremmo quindi riconoscere in questa tavola degli oggetti


stellari a noi noti, e infatti il sito Ancient Impressions, che
tratta riproduzioni di questa tavola e ne offre una descrizione
accurata, ci riporta che:

“The tablet depicts a circle divided by radial lines into eight


equal sectors. The lines radiating from the center define eight
stellar sectors of 45 degrees each. Star figures are found in six
of these sectors. "God names" are used to signify Orion and the
Milky Way, in addition to known Sumerian star/constellation names.

[…]

The constellations depicted in each sector are drawn as dots


representing stars, connected by lines. Constellation figures are
identifiable in the six undamaged sectors. The stars and
constellations shown are identified as:

(1) Libra

(2) not identified

(3) Sirius (Arrow)

(4) Pegasus & Andromeda (Field & Plough)

(5) not identified

(6) Pleiades

(7) Gemini

(8) Hydra, Corvus & Virgo.

Thus the circular star map divides the night sky into eight
sectors and illustrates the most prominent constellations and

124
their direction of movement.”

E’ interessante notare che non si fa menzone della


riconoscibilissima Orione, e della costellazione presente nello
spicchio trattato da Sitchin. Infatti il termine APIN nelle
costellazioni babilonesi era l’ Aratro, il ‘Grande Carro o Orsa
Maggiore’. La lista qui sopra invece identifica l’ Aratro come
parte del sistema Pegaso – Andromeda.

Se la tesi della mappa celeste è vera, nelle notti del 3300 a.C.
avremmo dovuto vedere una situazione simile con, per esempio,
Orione quasi a 180° rispetto all’ Orsa Maggiore, o a Pegaso e
Andromeda, come rappresentato nella tavola. Ebbene con il
programma di simulazione Stellarium sono andato a verificare la
situazione celeste nel 3300 a.C., precisamente al 6 Marzo, così
come appariva a Baghdad, in Iraq (Sumer).

Dalla simulazione risulta che Orione di notte non è visibile


poiché sotto il piano dell’ orizzonte, dal quale ‘sorge’ ad Est
intorno alle 8.30 del mattino, la posizione dell’ Orsa Maggiore
invece a questo orario è Nord circa 30° rispetto all’ orizzonte
mentre la posizione del sistema Andromeda-Pegaso è ancora più
distante, si trova infatti a Sud ben più alta sull’ orizzonte.
Durante il giorno poi Orione tramonta ad Ovest alle 18.30 circa,
quando Andromeda-Pegaso non sono più visibilli e l’ Orsa Maggiore
è ancora alta nel cielo a Nord-Ovest. Dalle 19.30 Orione non è più
visibile, mentre L’ Orsa Maggiore è ancora alta e vi rimane per
tutta la notte fino a circa le 5 del mattino quando sorge il sole.

Questa simulazione ci mostra che MAI da Sumer si poteva vedere


Orione in posizione opposta al sistema Pegaso-Andromeda o all’
Orsa Maggiore, tantomeno di notte quando Orione non è visibile.
Ritengo quindi errata l’ interpretazione che è stata data di
questa tavola, almeno fino a che non sarà possibile conoscere i
metodi utilizzati da chi sostiene tale interpretazione.

125
Da parte mia, mi sento affermare che linguisticamente la
traduzione fatta da Sitchin é verosimile, e che la tesi sostenuta
nel sito Ancient Impression circa il significato di questo reperto
sia fallace.

Di seguito le immagini della simulazione:

Figura 1: Orione sorge ad Est alle 8.30 del mattino

Figura 2: Orsa Maggiore (Apin secondo Sitchin) alta sull


orizzonte lontana da Orione

126
Figura 3: Pegaso-Andromeda (Apin secondo Ancient Impressions) a
Sud molto alta sull Orizzonte

Figura 4: Orione tramonta ad Ovest alle 18.30, mentre Andromeda-


Pegaso non é più visibile e l’ Orsa Maggiore é ancora alta.

127
128
ZEITGEIST
Aprire la mente o solo controllarla?

129
130
Parte 1: Introduzione
Nella seconda metà del 2006 ha fatto la comparsa a livello
mondiale un documentario di Peter Joseph di circa 2 ore che ha
come obiettivo ‘aprire la mente’ dello spettatore, portare a sua
conoscenza alcuni significati nascosti dietro la facciata
mediatica di argomenti di notevole importanza come la massoneria,
l’ 11 settembre, le religioni etc.
Il documentario ha come ‘sottotitolo’: “la verità ci renderà
liberi”, eppure scopriremo sin dall’ inizio che dopo averlo visto
bisogna chiedersi: la verità di CHI?
In sostanza Zeitgeist è un documentario che vuole sostituire le
verità ufficiali (delle quali non mi azzardo a dire se siano
comprovate o meno, condivisibili o meno – ognuno lo deciderà da
se) con le verità condivise da un certo tipo di utenza tra cui i
produttori del documentario. Sin dall’ inizio del filmato è chiaro
chi siano i 2 ‘nemici’ principali contro cui il filmato di
scaglierà: la religione (in particolare quella cristiana) e il
governo statunitense (principalmente l’ amministrazione Bush ma
non solo). E’ importante sottolineare sin dall’ inizio di questo
documento il principio chiave su cui Zeitgeist è basato, una frase
recitata al minuto 06.30 :
“Più cerchi di informarti, più vedi da dove tutto viene… e anche
le cose più ovvie cambiano… e vedi bugie ovunque.”
Il concetto è perfettamente condivisibile, è lo stesso che viene
proclamato da revisionisti storici, da archeologi e scienziati non
ortodossi etc, è la chiave della ricerca: mettere sempre in dubbio
ciò che ci viene imposto e ricercare sempre una spiegazione. Ma da
li a usare questo concetto per ‘sostituire’ una verità con un’
altra confezionata ad arte che, come vedremo, presenta vari punti
erronei e imprecisi, è come voler liberare la gente da un sistema
di controllo solo per farlo divenire schiavo di un altro. Ed è
esattamente ciò che Zeitgeist vuole ottenere.

131
Parte 2: L’ analisi del filmato
Il documento è strutturato in 3 parti, la prima delle quali,
quella che qui andremo ad analizzare, ripercorre alcuni punti
essenziali della storia della civiltà umana (per esempio il mito
di Horus e Set, il significato dello zodiaco, l’ ermetismo etc) e
la nascita dei credo religiosi.
Analizziamo ora alcuni errori e alcune imprecisioni del filmato:
· Al minuto 13.28 del filmato si afferma che le case zodiacali
rappresentavano il cammino del Dio Sole lungo il corso di un anno,
ed erano associate a fenomeni naturali che si verificavano in quel
periodo dell’ anno. Viene fatto l’ esempio dell’ Acquario, uomo
dell’ acqua, che porta la pioggia in primavera. Eppure l’
Acquario, che va dal 20 Gennaio al 19 Febbraio, è la tipica casa
invernale, da li alla primavera c’ é in mezzo un intero periodo
invernale, la casa dei Pesci. La primavera inizia con l’ Ariete il
21 Marzo.
· Viene fatta una presentazione della figura di Horus: qui c’ è
un bruttissimo gioco di assonanze tra parole inglesi e il nome di
Horus. Al minuto 13.54 si afferma che la parola ‘Horizon’
(orizzonte) deriva da ‘Horus has Risen’ – ‘Horus é risorto’. Ma
basta andare a consultare un qualsiasi dizionario etimologico per
scoprire l’ origine della parola ‘orizzonte’:

132
· Viene utilizzato lo stesso schema per ‘insegnarci’ che anche
il termine ‘Hour’ – ‘Ora’, deriva da Horus. Ma questo concetto non
è alla base dell’ origine della parola Ora. Fu solo Macrobio
(filosofo latino del V secolo) a notare una certa somiglianza con
il nome Oro con cui gli egiziani chiamavano il sole. Ma l’ origine
della parola Ora è ancora più antica e il termine originale era il
greco ‘Oyra’.
· Similmente, al minuto 14.07 viene detto che Horus aveva un
fratello malvagio chiamato Set e che la battaglia che ogni giorno
si verificava tra Set e Horus era alla base del concetto di notte
che si avvicenda al giorno e viceversa. Di giorno Horus, il sole,
vince su Set, e la sera Set vince su Horus facendo calare il buio.
Da qui ci viene propinata l’ origine della parola ‘Sunset’ –
tramonto. Ciò però non ha senso perché il termine inglese non
deriva certo dagli originali egiziani né greci. Inoltre c’ è un
errore di fondo, un errore terribile che nemmeno il peggior
studente di egittologia o semplice storia antica commetterebbe:
Set non era fratello di Horus ma lo zio. Era fratello di Osiride,
padre di Horus.
· Nei minuti successivi viene fatta una presentazione della
storia di Horus. Si dice che nacque il 25 dicembre. Non é esatto.
Ogni riferimento a questa data é nata dopo il 1000 a.C. (mentre il
mito di Horus e la sua guerra contro Set per vendicare la morte
del padre Osiride risale ad almeno 2000 anni prima), e non si
riferisce alla sua nascita, ma a una serie di icone in cui la dea
Isis allatta suo figlio Horus a cavallo del solstizio d’ inverno
(22/25 dicembre). Questa data é attribuita a tutte le maggiori
divinitá solari, che avevano in comune un altro tratto: la conta
del tempo. Possiamo annoverare Viracocha, Shamash, Mithra, e tante
altre. L’ attribuzione giusta però non é LA DATA 25 DICEMBRE ma il
momento del solstizio qualsiasi data cadesse. Lo dimostra il fatto
che una di queste divinità, per l’ esattezza Inti Raymi, divinitá
Inca dell’ emisfero sud, riporta le stesse similitudini ma il 24
Giugno, data in cui, essendo le stagioni rovesciate, cade il

133
solstizio d’ inverno.
· Si dice poi che Horus fu battezzato da Anup a 30 anni. Anup in
realtà era uno dei nomi di Anubi, il divoratore d’ anime, anche
esso figlio di Osiride. Non era un ‘mentore’ o un profeta. Inutile
dire che nel mito egizio di Horus non esiste la figura del
battesimo. Il battesimo infatti, nonostante venisse officiato
anche dai seguaci di Iside in Egitto nel I millennio a.C., è un
concetto legato all’ ebraismo del II millennio a.C. C’ è anche da
segnalare che sono testimoniate in scritti pre-babilonesi del 2500
a.C. abluzioni rituali in nome di Ea (divinità sumera) e di suo
figlio Marduk sulle rive dell’ Eufrate nella comunità di Eridu.
Che questo rito avesse o meno il significato che noi attualmente
attribuiamo al sacramento, è comunque degno di essere menzionato
perché testimonierebbe una forma di battesimo precedente a quella
egiziana e probabilmente a quella ebraica.
· Vengono riportate poi una serie di nozioni delle quali non si
cita da dove vengano prese, il che fa sì che la gente debba
accettarle per forza. Per esempio che Horus veniva chiamato
‘Agnello di Dio’ e che avesse 12 apostoli che lo seguivano. Ad un
certo punto (minuto 15.15) si afferma che dopo essere stato
tradito da Typhon, Horus venne crocifisso, sepolto per 3 giorni, e
poi resuscitò. Tutto ciò è fasullo, infatti Typhon era uno dei
nomi di Set. Non esiste nessun brano che parli della crocifissione
di Horus, al contrario esiste un brano dell 1800 a.C. che parla di
una sua morte dovuta a uno scorpione. Sua madre Isis allora si
rivolse al dio Ra, progenitore di Osiride, che venne a prendere
Horus con la sua ‘camera celeste’ e lo riportò in vita.
· Successivamente (minuti 15.30 – 18.00) viene fatto un elenco
di personaggi messianici che hanno in comune i tratti descritti:
la nascita da una vergine il 25 dicembre, una stella dell’ est che
ne preannunciasse la nascita, la morte tramite crocifissione e la
resurrezione. Vengono citati Attis di Frigia, Krishna dell’ India,
Dioniso della Grecia e Mithra di Persia. Qui ci son errori
verificabili da chiunque voglia curiosare nei testi antichi.

134
· Di Krishna si dice che era figlio della vergine Devaki. Grande
errore infatti Devaki non era una vergine, e Krishna era il suo
ottavo figlio. La sua nascita non era stata preannunciata da una
stella ma da una profezia. L’ unico testo che parla di Devaki come
‘vergine e madre’ è uno scritto di E.Shurè del 1941 in cui tra l’
altro non cita nessuna fonte per questa sua attribuzione. Riguardo
alla datazione, il sito vedanta.it riporta:
“La nascita di Krishna avvenne nel giorno di Ashtami sotto la
stella ‘Rohini’. Questo giorno viene festeggiato con un festival
conosciuto come ‘Sri Krishna Jayanti’. Il giorno della
celebrazione può cadere in due diversi giorni, in quanto la stella
‘Rohini’ e ‘Ashtami’ possono non verificarsi in uno stesso giorno.
Comunque la celebrazione cade sempre fra Agosto e Settembre del
calendario cristiano.”
Krishna inoltre non morì crocifisso ma colpito da una freccia al
calcagno, che, come nella storia di Achille, era l’ unico suo
punto vulnerabile. Inoltre nel documentario si fa risalire Krishna
al 900 a.C., mentre la morte di Krishna, secondo la Mahabharata,
sarebbe avvenuta durante la guerra di 18 giorni con gli Arii nel
3102 a.C. e sarebbe stata l’ origine dell’ inizio del Kali Yuga,
l’ era attuale. Questa datazione è riportata anche nel Glossario
Sanscrito ufficiale della religione Indù curato da Sri
Ramanasramam. La morte di Krishna comunque viene descritta come
morte fisica in seguito alla quale riassunse la sua origine
divina. Ci permettiamo inoltre di far notare una cosa: Zeitgeist è
basato in buona parte sui lavori della ricercatrice Murdock, la
quale però nel suo libro che è servito come fonte per il
documentario fornisce una lista di possibili date attribuite al
Krishna. Non si capisce come mai Zeitgeist tra tutte queste scelga
solo quella del 900 a.C. che tra l’ altro non proviene da testi
vedici, ma dalle considerazioni di sir William Jones, linguista
tra i primi a tradurre i testi sanscriti. Non solo, il
documentario non si limita a ‘scegliere’ quella data, ma non fa
proprio menzione delle altre date. Forse perché tutte le altre

135
date invaliderebbero la teoria che si vuole proporre?
· Nel caso di Dioniso la cosa è ancora più eclatante perché non
esiste nessuna attribuzione della data del 25 dicembre. Inoltre
sua madre Semele non era affatto vergine, e Dioniso era figlio
illegittimo di Zeus. Il culto di Dioniso poi non ha niente in
comune con quello degli altri personaggi, e tantomeno con quello
di Gesù. Il culto principale di Dioniso infatti prevedeva lo
sparagmós e l’homophagía, cioè lo smembramento di una bestia che
veniva divorata cruda. In età romana poi il suo culto era composto
dai famosi baccanali, che in origine erano aperti solo alle donne
e sui quali il senato romano mise un bando (Senatusconsultum de
Bacchanalibus del 186 a.C.). Ciò rende poco probabile che l’
impero romano stesso, durante la fase della ‘stesura’ del
Cristianesimo, abbia scelto proprio la figura di Dioniso come
ispirazione.
· Per quanto riguarda Mithra invece, che viene descritto come un
personaggio del 1200 a.C. nato il 25 dicembre da una vergine,
seguito da 12 discepoli e chiamato ‘la verità’ o ‘la luce’, vale
il discorso fatto per le divinità solari la cui nascita viene
fatta risalire al solstizio d’ inverno. Tutte queste nozioni non
vengono dal culto originale di Mithra, che risale a oltre il II
millennio a.C. (e se ne trovano tracce in Bretagna, Italia, Cina,
India e altri paesi), ma dalla romanizzazione del mito, avvenuta
intorno al 300 a.C. Inoltre la prima traccia del nome di Mithra è
un sigillo ittita risalente al 1400 a.C. dove viene descritto un
patto tra ittiti e hurriti siglato in nome di cinque dei Indo-
Iranici: Indra, Mitra, Varuna e i due cavalieri, gli Ashvin o
Nasatya. Fu solo in epoca romana con la nascita del Mitraismo nel
II secolo a.C. (e ricordiamo che il Mitraismo era una religione
sincretica), che Mithra venne identificato con il Sol Invictus
festeggiato a cavallo, appunto, del solstizio d’ inverno (22/25
dicembre). Riguardo a Mithra bisogna notare anche un’ altra cosa.
Non si può studiare il Mitraismo, o comunque il mito di Mithra da
una fonte ed averne un chiaro panorama. Infatti esistono almeno 4

136
tipi diversi di culto Mitraico. Tanto per fare un esempio il più
completo sito italiano di Mitraismo riporta tutte nozioni
riguardanti Mithra già romanizzate, quindi chi vi accede troverà
apparenti conferme dei dati forniti da Zeitgeist. Ma basta andare
nel sito inglese del culto di Mithra per trovare abbondanti
notizie sull’ origine del personaggio e perfino la trascrizione
del mito della sua nascita, avvenuta da una roccia davanti a un
popolo di pastori. E’ interessante leggere alcuni passaggi del
mito:
The rock that was hit by lighting was moving and all the broken
fragments where floating around the rock. The rock kept on moving,
it appered it was growning out of the ground. The rock started to
glow red, a sharp contrast to rest of the valley which was still
engilfed in blue light. Then the rock seemed almost liguid like
water a sudden breeze from the east froze it momenterly, yet it
kept on growing. At last an outline of human figure began to take
shape. […] The figure was clearly human now, his was strong for a
momemt his face was of a young boy and then of a old beared man,
another moment mature man, his face was the face of all years. His
head was adorned with a phrygrian cap, armed with a knife and
carrying a torch on the other hand. […] The Assembly shouted in
the unison: “ We have seen the birth of Our Lord Mithra from the
Rock” –
In sostanza la nascita di Mithra avvenne da una roccia colpita
da un fulmine. Questa roccia sembrava divenire quasi liquida e d’
un tratto prese sembianze umane. Divenne un ragazzo con un capello
frigio, aveva un coltello e una torcia. Al vederlo i pastori
presenti gridarono ‘Abbiamo assistito alla nascita del Signore
Mithra dalla roccia’.
Quando successivamente si parla della figura di Gesù Cristo e in
particolare della analogia tra i 3 magi (i tre Re) e le tre stelle
della cintura di Orione (i cui nomi dovrebbero essere nomi di re)
che seguono la stella Sirio che sarebbe quindi la ‘stella dell
Est’ di cui si parla nelle predizioni della nascita di questi

137
personaggi messianici, troviamo altre imprecisioni.
Ci viene detto (minuto 18.00) che le tre stelle della cintura di
origine erano chiamate ‘I tre Re’. Questo non è assolutamente
vero. I nomi delle 3 stelle, Al-Nitak, Al-Nilam, e Mintaka,
vogliono dire tutti e tre ‘Cintura’ o ‘Fascia’. Il nome Al-Nilam è
il più specifico e significa ‘fascia di perle’ dall’ arabo Nazm
(perla).
Ancora prima di questo, al minuto 17.50, ci viene detto senza
nessuna motivazione che la ‘stella dell Est’ che i Magi seguivano
è Sirio, e che questa si allinea con la cintura di Orione (che
raffigurerebbe i 3 magi) e con il Sole (che rappresenterebbe Gesù)
esattamente il 25 Dicembre.
Anche qui c’ è un grossolano errore: nessun astronomo ha mai
fatto una identificazione della stella dell’ Est con Sirio. Le
teorie più accreditate nello spiegare il fenomeno sono che si
trattasse di una congiunzione di Giove e Saturno, o di una
congiunzione tra Venere e Giove. Anche in campo religioso alcuni
teologi e uomini di chiesa rifiutano l’ idea che la famosa stella
fosse davvero un riferimento a una situazione celeste. In
particolar modo l’ arcivescovo di Costantinopoli del IV secolo,
Ioannes Chrysostomos, fece notare che mentre le stelle nel cielo
si muovono da est a ovest, i magi per arrivare dalla Persia alla
Giudea avrebbero viaggiato da Nord a Sud, quindi vedendo il moto
delle stelle capovolto.
C’ è poi una disquisizione sulla Vergine Maria madre di Gesù che
sarebbe la costellazione della Vergine, sulla M e sui nomi delle
madri presunte vergini di molti personaggi messianici, i cui nomi
iniziano tutti per M perché M sarebbe la lettera somigliante al
geroglifico della Vergine. Però qualche minuto prima veniva citata
come vergine Devaki che non inizia per M, e si parlava di Dioniso,
la cui madre però si chiama Semele.
Questa è una tattica che in Zeitgeist viene usata spessissimo.
Si mettono nei propri ragionamenti elementi che non hanno nulla a
che vedere con l’ argomento solo perché ci son 2 o 3 parole in

138
comune, scegliendo solo esempi che supportino ciò che si dice
anche se esempi citati precedentemente smentiscono il tutto.
Fermiamoci inoltre a pensare che una cosa è parlare della
costellazione della Vergine, un’ altra è parlare del segno. Se si
fa una ricerca su siti di astronomia, si scopre che a causa di un
fenomeno chiamato ‘precessione degli equinozi’ ormai non esistono
più corrispondenze (da migliaia di anni) astronomiche tra il segno
della Vergine e la sua costellazione. E, guardacaso, la M
modificata è il simbolo del SEGNO non della costellazione.
Inoltre sarebbe opportuno che qualcuno spiegasse cosa c’ entra
la Vergine Maria con la costellazione della Vergine. Solo un
termine in comune. Riassumiamo: il teorema del regista è che il
mito della nascita di Gesù sarebbe in realtà una sorta di codice
di un evento astronomico: l’ allineamento delle 3 stelle della
cintura di Orione (i re magi) con Sirio (la stella dell Est) che
indicano il punto in cui il Sole sorge (Gesù nasce) il 25
Dicembre. A questo punto dovremmo aspettarci che, chiamata in
ballo la Vergine Maria, che si trova nello stesso luogo in cui
nasce il figlio, anche la costelazione della Vergine occupi un
posto allineato con questa rotta: Orione – Sirio – levata eliaca.
Inutile dire che non è così. Questa è la posizione di Orione, di
Sirio, e della Vergine:

139
Comunque il sole si muova lungo il corso dell’ anno, le 3
costellazioni Vergine, Orione e Cane Minore (di cui Sirio fa
parte) non sono MAI allineate in nessun modo.
E se questo fantomatico 25 Dicembre il sole si allinea con la
cintura di Orione e Sirio, in diagonale da NE a SO, la Vergine non
ha niente a che vedere con ciò. Importante notare un’ altra cosa…
quella riportata qui sopra è una rappresentazione della volta del
cielo presa da SkyMap.org tramite un software online di alto
livello. Se usate un qualsiasi altro software del genere la
rappresentazione della costellazione della Vergine è sempre la
stessa.
Non si capisce allora perché nel documentario l’ immagine che ci
viene data è la seguente:

Perfino la sua rappresentazione artistica, come possiamo vedere


nell' immagine ripostata qui di seguito, mostra la Vergine con
forma ‘chiusa’, con gli arti che si dipartono:

140
Il regista poi (minuto 18.42) parla della raffigurazione della
Vergine con in mano un covone di grano. Lo fa per introdurre un
altro concetto legato a Gesù e al suo luogo di nascita: Bethlem,
nome che vorrebbe dire ‘Casa del Pane’. E’ bene dire subito che la
parola Bethlem è di etimologia incerta.
Il nome Bethlem potrebbe avere due origini:
· Bayt Lahem – dall’ ebraico, con Lekhem che significa Pane –
significa ‘Città del Pane’
· Bayt Lahem – dall’ arabo (lingua ufficiale della Palestina),
con Lahem che significa Carne – significa ‘Casa della Carne’
Esiste ancora un’ altra versione, dello studioso George Adam
Smith che nel 1906 nel suo libro ‘Storia e geografia della Terra
Santa’ sostiene che il nome derivi da Bet-Lakhmu, dove quest’
ultima parola sarebbe il nome della divinità babilonese Lahamu di
cui si parla nel mito della creazione (Enuma Elish).

141
Personalmente, in base all’ origine dell’ ebraico dalle lingue
mesopotamiche, direi che se il nome derivasse dall’ ebraico il
termine che sta per ‘Casa’ non serebbe Bayt ma Bet (in ebraico per
esempio si diceva Bet Shamash e non Bayt Shamash – la Y ebraica
non è una lettera che possa ‘sparire’ di colpo), inoltre la K di
Lekhem in ebraico non cadrebbe perché, noto a tutti che l’ ebraico
non aveva vocali, il sillabico sarebbe stato LKM e non LHM. LHM
invece sarebbe stato il sillabico perfetto di Lahem: Carne.
Confesso comunque di non essere ferratissimo nell’ evoluzione
della lingua ebraica quindi concederei al regista il beneficio del
dubbio riguardo all’ origine del termine Bethlhem, anche se non si
capisce, ai fini della trattazione astronomica del mito della
nascita di Gesù, cosa c’ entrino il pane e la Vergine. C’ è da
aggiungere una cosa… in questo punto del filmato i redattori non
danno riferimenti a datazioni. Cioè non si riesce a capire in
quale periodo di tempo collocare tutte queste loro presunte
analogie. Ciò non è di poca importanza, perché fino al I millennio
a.C. Bethlem non si chiamava così, ma Ephrata, che significa
‘Fertilità’.
Qualche secondo dopo il documentario parla del fenomeno
astronomico che sta alla base del Sol Invictus: l’ apparente
fermarsi del Sole per 3 giorni a cavallo del 22-25 Dicembre,
secondo il regista (dichiarazione arbitraria tra l’ altro) in
corrispondenza della Croce del Sud. Dopo questi 3 giorni, in cui
sempre secondo il regista (minuto 20.19) gli antichi dicevano che
“il sole è morto sulla croce, morì per 3 giorni, solo per
risorgere di nuovo”, il Sole iniziava la sua risalita verso Nord.
Secondo il documentario “questo sarebbe il motivo per cui Gesù e
molte altre divinità legate al Sole condividono questa idea di
crocifissione, morte per 3 giorni, e resurrezione”.
A questo punto non possiamo esimerci dall’ affermare che questi
personaggi non potevano condividere niente di tutto ciò, né gli
antichi potevano fare determinate considerazioni sul Sole e la
Croce del Sud per vari motivi:

142
· Questo fenomeno avveniva al momento TEORICO della NASCITA di
Gesù e di questi altri personaggi, e non al momento della loro
MORTE. Ricordiamo che Gesù morì nel periodo della Pasqua Ebraica,
che corrisponde al nostro mese di Aprile, e non a Dicembre.
· La Croce del Sud è una costellazione AUSTRALE (dell’ emisfero
sud) che solo in determinati periodi era visibile nel cielo
boreale e solo al di sotto del 27° parallelo Nord. Guardacaso però
Bethlemme si trova a queste coordinate: 31°42′N 35°11′E e
Gerusalemme 10 Km più a Nord. La croce del Sud quindi, in inverno
(ricordiamo che stiamo parlando di Dicembre) non è mai visibile da
Bethlem.
· Al tempo dei romani, in cui si svolge la vicenda di Gesù
(quindi all’ origine del suo mito) la Croce del Sud non era stata
ancora catalogata. Fu catalogata nel 1516 da Andrea Corsali, un
navigatore italiano. Fa la sua comparsa nelle mappe solo a partire
dal 1598. Prima del XVI secolo le stelle della Croce del Sud erano
ritenute facenti parte della costellazione del Centauro, che con
il mito di Gesù non ha niente a che vedere. E’ importante chiarire
questo punto perché secondo Zeitgeist la Croce del Sud sullo
sfondo di questo allineamento: Orione – Sirio – levata eliaca
sarebbe il motivo per cui si parla di crocifissione. Ma se anche
le stelle al periodo erano conosciute, non ne era conosciuta la
forma come croce inquanto ritenute facenti parte del Centauro.
Ergo non potevano ‘rappresentare’ la crocifissione.
Concluderei con questa parte dedicata ad allineamenti a cavallo
del 22/25 dicembre con una precisazione. Zeitgeist fa un gioco
sporco non fornendo datazioni. Con questo intendo che Zeitgeist
non dice in quale periodo tutta questa messinscena del culto di
Gesù sarebbe stata organizzata. E’ importante capire questo perché
la data di nascita di Gesù Cristo NON viene definita da nessuna
fonte cristiana o non cristiana. Esistono in alcuni passi dei
vangeli dei riferimenti ma NESSUNO di questi fa pensare a una data
simile al 25 Dicembre. Si noti anche che prima di Ippolito di Roma
(nel 203 d.C.) nessun padre della Chiesa ha mai fornito questa

143
datazione. Le datazioni utilizzate sono: 18 Novembre o 6 Gennaio
(Clemente di Alessandria – 200 d.C.) – 20 Maggio (Autori egiziani
– 200 d.C.) – 10 gennaio (seguaci di Basilide 200 d.C.) – 19 o 20
Aprile (Altri autori in Egitto – 200 d.C.). Inoltre anche Cipriano
(243 d.C.) ed Epifanio (370 d.C.) preferiscono dare una data
discordante: 28 Marzo il primo e 6 Gennaio il secondo. Solo questo
basterebbe a far cadere tutta la prima parte del video, ma andiamo
avanti.
Viene fatta poi una analisi della raffigurazione del cerchio
zodiacale con al centro la figura di Gesù Cristo, dicendo che i 12
apostoli son in realtà un simbolo delle 12 costellazioni
zodiacali. Questo può anche starci bene perché, da che mondo è
mondo, le divinità o i personaggi preterumani son sempre stati
associati a stelle o costellazioni (fin dai tempi dei Sumeri).
Viene illustrato il simbolo della croce nel cerchio, e
identificato giustamente come simbolo pagano. Infatti, e qui
bisogna dare atto al regista, erroneamente molti credono che la
croce sia un simbolo cristiano, ma ci son testimonianze del 2000
a.C. che associano la croce a Tammuz. Il regista però se la cava
sbrigativamente nominando i ‘Pagani’ quindi utilizzando una
terminologia cristiana molto generalizzante. Diciamo che avrebbe
dovuto specificare a quali popolazioni in particolare si
riferisce. Vengono mostrati alcuni passi dei Vangeli e della
Bibbia in cui si auspica o riferisce che Gesù ritornerebbe, ma nel
documentario si osa addirittura fare un parallelo tra questi versi
e il moto del Sole che torna ogni giorno. E il “tornerà ancora”
che i Vangeli usano per parlare del Cristo viene tradotto in “ogni
giorno” riferito al sorgere giornaliero del Sole, e la “Corona di
spine” viene assocciata ai raggi solari.
Abbiamo successivamente una analisi della precessione degli
equinozi e ci viene raccontato con dovizia di particolari di come
le antiche civiltà fossero a conoscenza di questo fenomeno e
utilizzassero l’ intervallo di 2150 anni (in realtà varia tra 2148
a 2160 a seconda della ‘casa’ – infatti lo zodiaco non è composto

144
esatamente di 12 case da 30° ma alcune variano da 29.1° a 31.3°)
per identificare le varie ere astrologiche. Il regista ci dice che
dal 4300 a.C. al 2150 a.C. si era nell’ Era del Toro, e dal 2150
a.C. all’ anno 1 d.C. si viveva nell’ Era dell’ Ariete. Nel 1 a.C.
saremmo entrati nell’ Era dei Pesci e così via.
Desidero precisare che a causa dell’ inclinazione variabile
dell’ asse terrestre, non sono assolutamente certe le date di
inizio e fine di una era astrologica. A seconda delle fonti
troviamo anche 200 anni di scarto come inizio o fine della stessa
era. Si racconta che Mosè si infuriò con gli Israeliti perché
adoravano il vitello/toro d’ oro perché, essendo nel’ Era dell’
Ariete, non si doveva adorare un idolo dell’ Era precedente
(quella del Toro appunto). Così poi si parla del simbolismo dei
Pesci perché Gesù era un personaggio che introduceva a questa Era,
citando vari esempi della vita del Cristo. Fino a segnalare un
passo in cui, alla domanda su dove tenere la Pasqua dopo la sua
morte (rivoltagli dai discepoli), Gesù risponde con “appena
entrati in città troverete un uomo che porta una brocca d’ acqua…
seguitelo nella casa in cui entrerà..”. Identificato l’ uomo con
la brocca nella Era dell’ Acquario, secondo il regista: “Gesù
stava in realtà dicendo che dopo l’ Era dei Pesci viene quella
dell’ Acquario”. Tutto ciò è credibilissimo e giustissimo in
termini astrologici e astronomici. Ma, perché c’ è sempre un MA
con Zeitgeist, dobbiamo farci una domanda: Se i discepoli chiedono
a Gesù: “Dove si terrà la Pasqua dopo la tua morte?”, che senso
avrebbe per Gesù rispondere: “Dopo l’ Era dei Pesci viene quella
dell’ Acquario”? Se la frase di Gesù è un codice, e ritenendo che
il discorso debba avere COMUNQUE un senso, quale è allora il
significato astrologico (o meno) della domanda fatta dai
discepoli? Il regista non ce lo dice.
Si parla poi dell Apocalisse e di un passaggio del vangelo di
Matteo (Mat. 28:20) segnalando come ‘la fine dei tempi’ in realtà
sarebbe la fine della Era dei Pesci. Questa cosa non può essere né
confermata né smentita inquanto nessuno di noi era presente per

145
sapere cosa voleva scrivere Matteo l’ evangelista. Non si capisce
però come mai da questa interpretazione si vada a finire, subito
dopo, a riparlare delle similitudini tra Horus e Gesù.
Al minuto 27.50 il documentario ci dice che Gesù è un ibrido
letterario, e più precisamente un plagio della figura di Horus, il
dio sole egiziano. Ci viene riproposta la sfilza di
caratteristiche che li accomunerebbero, di cui abbiamo già
parlato, e si illustra un graffito del tempio di Luxor, risalente
a 3500 anni fa, che conterrebbe particolari della Annunciazione,
della immacolata concezione, della nascita ed adorazione di Horus.

Il documentario mostra dei dettagli per 1 o 2 secondi di alcune


zone del graffito, ma mettendo in pausa il filmato le immagini non
danno necessariamente l’ impressione di una annunciazione, di una
nascita, né tantomeno di una ‘immacolata concezione’. Mostra solo
delle divinità vicine l’ una all’ altra.

146
E’ importante notare che se si cerca su internet ‘Thaw Luxor
Horus’ non risulta NESSUN sito ufficiale (o ufficioso) di
egittologia nemmeno amatoriale o archeologia in generale che
identifichi nel graffito significati vagamente somiglianti con
quelli assegnatigli dal documentario. Tutti i links che vengono
restituiti dai motori di ricerca hanno a che vedere con Zeitgeist.
Come dire… l’ unica fonte per questa interpretazione é Zeitgeist
stesso. Ci viene detto che le similitudini tra Horus e Gesù sono
tantissime, e nel video scorrono 2 pagine affiancate che
dovrebbero riportare ‘fatti’ attribuibili a Horus che trovano
parallelo con il mito di Gesù. La qualità dell’ immagine è molto
bassa, e le pagine nel video scorrono via via più velocemente il
che rende difficile fermare il video e leggere le similitudini
riportate.
Ma qualcuna è leggibile quindi analizzabile.

147
Figurano all’ inizio alcune frasi generiche come ‘i racconti su
Horus’ paragonato con ‘i racconti su Gesù’, una similitudine che
non ha granchè senso; poi abbiamo frasi come “Ra il padre di Iu il
Su, o figlio di Dio, con il falco o la colomba come simbolo dello
spirito santo” paragonato con “Dio padre di Gesù con la colomba
come simbolo dello spirito santo”. Qui Ra è considerato padre di
Iu-Su (che dovrebbe essere Horus in base a non si sa cosa) quindi
equivalente a Dio, padre di Gesù, ma allo stesso tempo ‘Figlio di
Dio’. Come fa Ra ad essere padre e quindi Dio e allo stesso tempo
figlio di Dio?
Una frase sotto riporta “La trinità di Atum (Osiride) il padre,
Horus, il figlio, e Ra lo spirito”, paragonati a Dio, a Gesù e
allo spirito santo. Ma nella frase vista poco fa era Ra il padre…
ora lo diventa Osiride. Inoltre l’ attribuzione di Ra come ‘lo
spirito’ non si capisce da dove venga… Ra era progenitore di
Osiride.
Una frase sottostante cita “La prima venuta di Horus come figlio
della vergine, la seconda come figlio di Ra, il padre” paragonato
con “Il primo Gesù come figlio della vergine, il secondo come
figlio del padre”. Qui Ra diventa di nuovo ‘il padre’, e la storia
della vergine (che dovrebbe essere Isis) l’ abbiamo già
analizzata.
Una chicca tra le ‘similitudini’ è : “Le due madri di Horus
bambino: Isis e Nefti – che erano sorelle” paragonato con “Le due
madri di Gesù bambino – che erano sorelle”. Ora, sfido chiunque a
trovare riferimenti a Nefti come madre di Horus e di una sorella
di Maria considerata madre di Gesù. Nefti è moglie di Seth e madre
di Anubi, avuto con l’ inganno da suo fratello Osiride.
Altra similitudine sballata o riadattata: “Iside colta in
adulterio con Sut da Horus” paragonata alla generica ‘adultera’ di
cui si parla nel vangelo. Una forzatura bella e buona perché,
visti i precedenti concetti (anche se sbagliati) Isis non sarebbe
dovuta essere paragonata a una qualsiasi donna adultera, ma alla
madre di Gesù (inquanto madre di Horus, paragonato a Gesù). E

148
ovviamente non vi è traccia di Gesù che scopra sua madre in
adulterio.
Le altre frasi sono tutte di questo stampo, poi scorrono troppo
velocemente e nei fermoimmagine sono troppo sfocate per essere
lette bene. Andiamo quindi oltre.
Si arriva a parlare di altre narrazioni bibliche che hanno
riscontro in storie più antiche, prendendole per plagio… E qui
niente di male, concordo pienamente quando si parla della storia
sumera di Gilgamesh. La narrazione di Noè infatti riprende
fedelmente la storia raccontata da Ziusudra a Gilgamesh in cui
Enlil mandò il diluvio per punire l’ umanità. C’ è da dire però
che ormai è quasi universalmente accettato che la bibbia ebraica è
un sunto di racconti (che vengano considerate cronache o miti è
indifferente) di epoche precedenti e registrate per la prima volta
da sumeri e accadi.
Viene poi fatto (al minuto 29.50) un paragone tra la storia di
Mosè e quella di Sargon, ignorando però che si hanno prove dell’
esistenza di entrambe queste figure. Quindi non ha senso dire che
la figura di Mosè è un plagio della figura di Sargon. Esistono
record sia egiziani che ebraici (sia anche caananiti) dell’ esodo
(1450 a.C. circa), della figura di Giacobbe, e di un bambino
trovato da una principessa figlia di Tuthmosis I.
Il nome Mosè è stato per decenni oggetto di varie diatribe
inquanto gli archeologi più ortodossi traducono il termine in
lingua ebraica. Ma il nome Mosè (Moses), assegnato al bambino da
Hatshepsut, va tradotto in egiziano. E’ la radice Mss che veniva
data ai nomi dei personaggi regali in quei secoli (Tuthmosis =
Tehuti-Mss) e che significa ‘figlio di / benedetto da’.
La figura di Sargon, risalente a circa 700 anni prima, ha una
storia molto simile per alcuni aspetti. Ma se di entrambi vi è
prova scritta in steli e annali, la loro identificazione come una
unica persona è da considerarsi sbagliata.
C’ è anche da notare una cosa. Non si può affermare che la
figura di Mosè sia un plagio di quella di Sargon utilizzando solo

149
la similitudine della loro nascita. Sargon e Mosè ebbero due vite
completamente diverse. Sharru-Kin, o Sargon appunto, divenne re
grazie all’ aiuto di Inanna che se ne innamorò, fondò Agade e creò
il regno di Akkad. Mosè non divenne re ma anzi venne espulso da
Tuthmosis III che morì nel 1450 a.C.
Il rientro in Egitto di Mosè e del suo popolo è registrato negli
annali di Amenhotep, reggente successivo a Tuthmosis III, intorno
al 1430 a.C. Il documentario poi ci parla di Mosè come uomo che
ritirò le tavole della legge su un monte, facendo un paragone con
alcuni altri personaggi storici a cui viene attribuita la stessa
storia. Vengono citati Nemo di Babilonia e un certo Mises in
Egitto.

Inutile dire che non ho trovato nessuna traccia di questi due


personaggi. Non solo, mentre il nome Mises potrebbe essere lo
stesso Mosè, visto che si scrive Mss, il nome Nemo non è
assolutamente un nome babilonese. Ho cercato questo nome nei
maggiori siti che catalogano testi babilonesi (sacred texts –
biblioteca pleyades – library of halexandria – gateways to babylon
– shrine of Inanna – ancient manuscripts and treatisies) e non
risulta da nessuna parte.
Ancora una volta l’ unica fonte di Zeitgeist è Zeitgeist stesso.
Sono aperto comunque a ogni segnalazione su questi nomi che non

150
siano riferimenti al documentario.
Viene fatto poi un parallelo tra i 10 Comandamenti e il Libro
dei Morti egiziano (minuto 31.00) e precisamente alla formula 125.
Questa formula però si riferisce non alle leggi di qualche dio, ma
alla condizioni per cui la fenice può rinascere, e l’ uomo (nel
testo è lo scriba Ani) può accedere al regno dell’ aldilà (il
Duat).
La formula 125 tradotta inizia con:
“La mia purità è quella del Gran Beh-nu che è a het-nen-nesut
(la città del bambino re) poiché io sono le nari del signore Shu
che fa vivere gli uomini il giorno in cui l’ Occhio si riempie in
Eliopoli nell’ ultimo giorno del mese di Mekir alla presenza del
signore di questa terra”.
Il più completo sito di testi egiziani e loro analisi,
anticoegitto.net, riporta riguardo al 125° capitolo:
“Il capitolo 125 del libro segue le prove dello scriba Ani nel
suo viaggio attraverso l’aldilà, a partire dal giorno del
giudizio. Ani chiede a Tem-Ra, capo degli dei di Eliopoli: -Quanto
tempo devo vivere?- e Team-Ra risponde: - Tu esisterai per milioni
di milioni di anni, un periodo di milioni di anni-.”
Successivamente l’ anima incontra i vari dei che gli chiedono un
resoconto della sua vita e di proclamare di non aver commesso i 42
peccati terreni. I comandamenti sono 10, i peccati del papiro dei
morti sono 42. Mi sembra che il paragone sia un po’ troppo
azzardato…
Anche non credendo alla favola di Mosè e del dio che incide le
tavole di suo pugno, in tempi più vicini a Mosè si poteva trovare
un altro termine di paragone per i comandamenti: il codice di
Ammurabi risalente ad appena 3 secoli prima.
Invece questo perseverare con i paragoni tra l’ ebraismo e la
cultura egizia fa commettere ai registi di Zeitgeist errori che ne
invalidano il lavoro. Successivamente si afferma che le basi del
giudaismo sono tutte ascrivibili alla cultura egizia. Vengono
messi nella lista anche la Pasqua e la circoncisione. La prima non

151
ha niente a che vedere con la cultura egizia, infatti se la Pesach
(il nome originale della pasqua ebraica) celebra la liberazione
degli ebrei dall’ Egitto, questa è una festa prettamente ebraica e
non contemplata dalla cultura o dalla religione egiziane. La
circoncisione è una pratica medico-religiosa praticata da vari
popoli sparsi per il globo (per esempio anche in Oceania). Se è
vero che la circoncisione veniva praticata in Egitto come
‘affiliazione’ religiosa a Ra, tutti i riferimenti a questa
pratica vengono dall’ epoca in cui in Egitto vivevano migliaia di
semiti presso i quali questa pratica era di uso comune. Non si può
quindi affermare che la circoncisione giudaica deriva dalla
pratica egizia, poiché potrebbero essere stati i primi semiti ad
introdurre questa pratica in Egitto.
Il documentario prosegue poi con una affermazione di Giustino
Martire, vissuto a cavallo del II secolo, secondo la quale quando
si parla della nascita morte e resurrezione di Gesù, non si dice
niente di diverso da ciò che viene attribuito al ‘Figlio del dio
Giove’.
Ma la frase esatta di Giustino è “Non proponiamo niente di
diverso da quel che voi attribuite ai figli di Giove”.
Anche la frase successiva è di Giustino: “quando diciamo che lui
è nato da una vergine, accettatelo in comune con ciò che credete
di Perseo”. Queste frasi non vogliono dire che la figura di Gesù è
copiata, ma suggeriscono all’ interlocutore, evidentemente di
diversa cultura, che il cristianesimo dopotutto non propone cose
assurde da credere e niente di diverso da ciò che la cultura dell’
interlocutore attribuisce ai figli di Giove (importante anche
notare il plurale) e di di trovare un qualcosa che accomuna la
figura del Gesù cristiano e quella del Perseo greco. Per
intenderci, se un cristiano potesse ipoteticamente incontrare un
babilonese e gli dicesse “quando noi parliamo della visione di
Ezechiele riguardante una scala che sale verso il cielo non
proponiamo niente di diverso da ciò che voi dite della camera
celeste di Inanna” non vuol dire che la scala vista da Ezechiele

152
sia la camera celeste di cui parlano tanti racconti su Inanna.
Significa che in entrambi i casi vengono attribuiti ai due
personaggi elementi ‘celesti’. E’ un ‘creare un ponte’ tra le due
culture per rendere l’ una più accetabile dall’ altra. La
differenza è abissale.
Lo speaker nel documentario poi prende in giro i fondamentalisti
cristiani, e li non possiamo che ridere della ottusità di alcuni
personaggi che davvero hanno vissuto per secoli con una unica
verità derivante dalla fede. C’ è da dire però che questo
atteggiamento è comune a quasi tutte le religioni. Anche questo
passaggio di scherno comunque contiene un errore. Si dice ‘ragazzi
questa gente è davvero convinta che il mondo abbia 12000 anni’.
Non è esatto… secondo il fondamentalismo cristiano il mondo
avrebbe ora circa 6000 anni. Infatti alla fine del XIX secolo il
vescovo teosofo Lightfoot calcolava che il mondo era stato creato
alle 9 del mattino del 23 Ottobre 4004 a.C e gli facevano eco
prelati a spiegare che “essendo Dio onnipotente nulla Gli impediva
di aver creato il mondo con le mummie”. La cosa è ancora più
grave, certo, ma denota che lo speaker (e chi ha curato il
documentario) è male informato sul fondamentalismo cristiano.
Ancora una volta il documentario cerca di attribuire ad altri
personaggi le caratteristiche di Gesù portando avanti delle
analogie. Stavolta (minuto 33.20) il personaggio scelto è
Giuseppe, figlio di Giacobbe. Mai errore poteva essere più grande
per il documentario. Qui le similitudini sono davvero riadattate
per chi è abituato solo a leggere senza ragionare.
· Si parla di una nascita miracolosa di Giuseppe, della quale
non troviamo traccia.
· Si dice che Giuseppe aveva 12 fratelli e Gesù 12 discepoli;
invece Giuseppe era il penultimo dei 12 figli di Giacobbe, quindi
aveva 11 fratelli.
· Fu venduto per 20 monete, e Gesù per 30. Qui sorvoleremmo ma a
parte il numero di monete diverso (che rende la similitudine molto
labile) bisogna notare che Giuseppe fu venduto perché gli altri

153
fratelli volevano ucciderlo per gelosia ma Ruben il primogenito si
oppose. Gesù fu venduto per motivi completamente diversi.
· Entrambi furono venduti da un personaggio che si chiama Giuda.
E qui niente da dire se non che il nome Giuda era il più diffuso
all’ epoca assieme, appunto, a Giuseppe (Yussuf).
· Viene detto che Giuseppe iniziò a ‘lavorare’ (senza spiegare
in che modo) a 30 anni e così anche Gesù iniziò a predicare a 30
anni. Ho consultato 3 bibbie diverse e non c’ è riferimento in
Genesi 37-50, che trattano della vita di Giuseppe, a una età di 30
anni alla quale possa aver ‘lavorato’ in qualunque maniera.

Lo speaker termina questa sezione con ‘il parallelo potrebbe


andare avanti all’ infinito’. Certo, se si inventano le cose anche
oltre l’ infinito.
Giungiamo quindi al rush finale della prima parte di Zeitgeist,
e finalmente l’ autore ha il coraggio di dire a cosa vuole
arrivare: esiste una prova non biblica dell’ esistenza di Gesù?
No. Ora, il documentario afferma che al tempo di Gesù c’ erano
almeno 40 storici illustri che hanno lasciato una marea di
materiale, e nessuno parla di Gesù. Per non analizzare tutti i
personaggi basta prenderne in esame 3. Ho scelto Petronio, Seneca

154
e Tacito.

Petronio visse tra il 14 e il 66, nato a Cuma, in Campania, e


non ha niente a che vedere con la storia di Gesù che si svolge in
Galilea. Non si capisce perché né come avrebbe dovuto o potuto
raccontare di Gesù del quale probabilmente non avrebbe nemmeno
conosciuto l’ esistenza (inquanto contemporaneo – ricordiamo che
noi adesso conosciamo i personaggi sparsi per il mondo grazie ai
media, che all’ epoca non esistevano).
Seneca era nato in Spagna a Cordoba e visse tra il 4 e il 65.
Visse i primi anni della sua vita a Cordoba, poi qualche anno a
Roma, poi visse dal 26 al 31 in Egitto, e al suo ritorno a Roma fu
esiliato in Corsica fino al 49 anno in cui fece ritorno a Roma e
incontrò il bambino Nerone del quale fu tutore fino alla sua
investitura. Visse sempre a Roma e morì nel 65. Anche lui, come
Petronio, non avrebbe avuto modo di conoscere la figura di Gesù,
le cui opere (che coprono solo 3 anni)si svolgevano nel periodo
del suo esilio in Egitto.
Riguardo a Tacito possiamo dire che era nato a Roma nel 55
(alcuni dicono nell’ odierna Terni nel 57) e morì nel 117 (o nel
123). Avendo vissuto dopo gli anni di Gesù, almeno
cronologicamente avrebbe potuto essere a conoscenza della figura,
quantomeno da annali dell’ impero romano. Ma Tacito era nato a
Roma e i suoi scritti riguardano quasi per intero la vita di

155
personaggi romani. La sua opera più grande sono gli Annali in cui
parla dell’ intervallo di tempo tra Augusto (morto nel 14) e
Domiziano (morto nel 96).
Tacito non visse mai fuori da Roma se non verso la fine della
sua vita quando fu governatore in Anatolia.
E’ proprio in questo periodo che Tacito reda i suoi annali. E
paradossalmente nel 15° capitolo esiste un paragrafo che sembra
smentire, come vedremo tra poco, chi ha redatto il documentario.
La ricerca condotta da chi ha redatto Zeitgeist in materia di
prove sull’ esistenza di Gesù contiene 2 errori fondamentali:
1) si aspetta di trovare racconti su Gesù poco dopo la sua
morte, mentre sarebbe più ovvio andare a pescare nei testi scritti
molti anni dopo, diciamo nell’ arco di un secolo, durante il quale
la storia di Gesù si sarebbe diffusa nelle varie province dell’
impero romano;
2) non tiene conto di alcuni testi non cristiani del II secolo
che fanno riferimento alla figura di Gesù, alcune volte chiamato
solo con il suo nome (e quindi costituiscono prove parziali
inquanto non si può essere certi che si parli proprio di quel
Gesù) e altre volte chiamato ‘Gesù noto il Cristo’ o solo
‘Cristo’.
Esempi di questi testi sono il Testimonium Flavianum di Giuseppe
Flavio, che riporta due passi cruciali:
1. “convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse il fratello di
Gesù, detto il Cristo, di nome Giacomo, e alcuni altri,
accusandoli di trasgressione della legge e condannandoli alla
lapidazione”;
2. “Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna
chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro
di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé
molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E
quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì
di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato.
Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo

156
già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre
meraviglie riguardo a lui.”
Anche l’ opera ‘Dialoghi con Trifone il giudeo’ di Giustino
contiene un passo importante:
“È sorta un’ eresia senza Dio e senza Legge da un certo Gesù,
impostore Galileo; dopo che noi lo avevamo crocifisso, i suoi
discepoli lo trafugarono nottetempo dalla tomba ove lo si era
sepolto dopo averlo calato dalla croce, ed ingannano gli uomini
dicendo che è risorto dai morti e asceso al cielo.”.
Veniamo ora agli Annali di Tacito.
Il 15° capitolo contiene un paragrafo che recita:
“L’autore di questa denominazione, Cristo, sotto l’impero di
Tiberio (imperatore dal 14 al 37 d.C.), era stato condannato al
supplizio dal Procuratore Ponzio Pilato; ma, repressa per il
momento, l’esiziale superstizione erompeva di nuovo, non solo per
la Giudea, origine di quel male, ma anche per l’ Urbe, ove da ogni
parte confluiscono tutte le cose atroci e vergognose”.
Eppure nel documentario Tacito figura nella lista dei famosi
scrittori che non avrebbero lasciato segni riguardo a Gesù.
Esistono poi alcuni scritti greci e di altre regioni del
medioriente che, pur non nominandolo, sembrano far riferimento a
Gesù con alcuni epiteti. Sarei tentato, visto che un epiteto non
sempre è identificativo di una persona, di non includere questi
passaggi nella mia analisi, ma siccome Zeitgeist in tantissimi
passaggi fa il gioco delle somiglianze basandosi proprio su
epiteti (come nel caso di Mithra etc) reputo sia giusto per almeno
un caso molto evidente fare lo stesso gioco.
Si tratta di una frase tratta da una lettera di Mara bar
Serapion, storico siriano, databile a prima del 70.
La lettera riporta scritta una sua considerazione contro i
giudei: “A che cosa è servito ai giudei uccidere il loro saggio
re, visto che il regno è stato poi tolto loro”. Ricordando che
Gesù, in croce, aveva sulla testa l’ iscrizione di scherno ‘Jesus
Nazarenus Rex Iudeorum’ (Gesù Nazareno re dei Giudei) è

157
auspicabile pensare che la frase stia parlando proprio di Gesù.
Il caso più ecclatante comunque ci viene da Celso, notissimo per
le sue polemiche con i Cristiani. Celso, vissuto nel II secolo,
sosteneva che Gesù fosse nato da adulterio, e che i suoi
‘miracoli’ erano il frutto di magie e stregonerie esoteriche
apprese in Egitto.
Due sono i suoi passaggi più importanti, talmente espliciti che
ci chiediamo come chi ha creato Zeitgeist non ne sia a conoscenza:
1. “Gesù raccolse attorno a sé dieci o undici uomini sciagurati,
i peggiori dei pubblicani e dei marinai, e con loro se la svignava
qua e là, vergognosamente e sordidamente raccattando provviste”;
2. “Colui al quale avete dato il nome di Gesù in realtà non era
che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli
attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e
i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti
non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza
pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di
credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il
risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle
critiche che vi venivano portate”
Celso in questa ultima frase riconosce quindi l’ esistenza della
PERSONA di Gesù ma non la sua FIGURA, e accusa i Cristiani di aver
‘fabbricato ad arte’ un culto inventando o esagerando le vicende
di tale persona.
Zeitgeist si chiude parlando della politicizzazione della
religione tramite il Concilio di Nicea. Lo fa introducendo una
frase di Thomas Paine:
“La religione Cristiana è una parodia del culto del Sole. Hanno
messo una figura umana al posto del Sole e lo adorano come
originariamente si adorava il Sole.”
Si parla poi del fatto che per 1600 anni, dal Concilio in poi,
il Vaticano ha mantenuto il potere sugli uomini, sui regni, e si è
macchiato di gravissime colpe abusando del suo potere di
controllo.

158
Personalmente siamo convinti che la religione Cristiana abbia
creato tantissimi danni al mondo, e che sia effettivamente nata,
tramite l’ Ebraismo, da un riassunto di precedenti culti, ma non
da quello del Sole. Nessuna civiltà ha adorato il Sole come astro,
ma come simbolo di una o più divinità. Dire ‘il Dio-Sole’ era
attribuire a una particolare divinità la massima importanza.
Successe per Ra e successivamente per Horus in Egitto, per Assur
in Assiria, per Teshub nel regno Accadico, per Viracocha nel
Mexico, per Marduk a Babilonia, e in ogni altra forma di culto
nella storia della civiltà umana. Addirittura contemporaneamente,
a seconda del centro di culto, lo stesso titolo veniva dato a più
divinità.
La religione Cristiana nasce da una evoluzione dell’ Ebraismo
che ‘demonizzò’ gli dei mesopotamici eleggendo ad unico Dio una
divinità di stirpe enlilita (di origine sumerica quindi) tra il
1700 e il 1400 a.C. La ‘base mitologica’ narrata dalla religione
Ebraica (Vecchio Testamento) non era altro che il condensato di
storie più antiche narrate da sumeri, accadi, ittiti e babilonesi.
Ma il Cristianesimo (Nuovo Testamento) nasce da una figura della
quale Zeitgeist ha cercato, senza riuscirci a causa dei tantissimi
errori, di negare l’ esistenza storica. Per quanto riguarda il
Concilio di Nicea è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare e
riconoscere, come afferma il documentario, che prima del Concilio
esistevano almeno 4 tipi di Cristianesimo, e che il Cattolicesimo
attuale nacque proprio a Nicea quando l’ imperatore Costantino
costrinse i vescovi a decidere quali libri sarebbero dovuti essere
la base della nuova religione.
I libri non scelti vennero chiamati ‘apocrifi’, molti vennero
bruciati. Chi non si atteneva ai nuovi dettami cattolici veniva
chiamato eretico e perseguitato.
Non solo, fu proprio a partire dal Concilio di Nicea, convocato
dall’ imperatore Costantino I, che iniziò a delinearsi uno dei
punti fondamentali del potere cristiano-cattolico/romano: il dogma
della Trinità.

159
Fino ad allora la dottrina cattolica contemplava un Dio padre,
un suo emissario in terra, Gesù Cristo, e uno spirito ispiratore,
lo Spirito Santo, per mezzo del quale Gesù operava in terra il
volere di Dio.
L’ impero romano, ormai totalmente affiliato alla religione
neonata, non aveva nessun ruolo nella vita religiosa fino a quel
momento. Era visto come una sorta di ‘longa manus’ del potere
religioso, ma niente di più. Fu il dogma della Trinità, col quale
si affermava che Gesù è della “stessa sostanza del Padre” e che
“Dio è uno solo, unica e assolutamente semplice è la sua Sostanza,
ma comune a tre Persone uguali e distinte”, a fare dell’
Imperatore il rappresentante di Dio in terra. Se la religione
aveva scopo di amministrare le anime dei cristiani, l’ Impero
aveva lo scopo di amministrarne la vita di tutti i giorni.

Parte 3: Considerazioni finali


Vorrei concludere questa trattazione riprendendo il concetto che
ho espresso all’ inizio: Zeitgeist vuole cancellare una verità,
quella propinata dalla religione Cristiana, non per renderci
liberi, ma per inculcarne un’ altra nella mente di chi vede il
filmato.
Lo fa per un motivo ben preciso: la prima parte, che qui abbiamo
analizzato, serve solo come lunga ‘preparazione’ per creare nel
pubblico lo status mentale adatto per diffidare di istituzioni e
organizzazioni di potere.
Tutto ciò serve per introdurre le altre parti del filmato,
riguardanti l’ 11 Settembre e i giochi di potere del governo degli
Stati Uniti, nelle quali si sosterrà che l’ attentato dell’ 11
Settembre 2001 è stato un autoattentato organizzato da un governo
ombra statunitense per giustificare la guerra in Afghanistan.
Lascio a chi è più ferrato di me in materia l’ analisi di questi
argomenti, ma mi auguro che chi vorrà cimentarsi tenga conto del
gioco sporco e delle bugie adoperate da Zeitgeist nel trattare la
prima parte.

160
Zeitgeist prima di affrontare il discorso del concilio di Nicea
afferma:
“La Cristianità, appunto, non si basa sulla verità”.
Aggiungerei: “Zeitgeist nemmeno”.

Nota: Metodo di questo documento


Il sito ufficiale di Zeitgeist (www.zeitgeistmovie.com) contiene
una sezione Question/Answers nella quale i redattori prevengono
ogni possibile diatriba sostenendo che il loro lavoro verrà
attaccato parte per parte da ‘debunkers’ utilizzando metodi
scorretti. Questa premessa serve a chi ha redatto il documentario
per poter ‘fare la vittima’ e, a ogni obiezione, dire: ‘ecco lo
sapevamo’.
E’ bene chiarire come avviene il dibattito tra 2 correnti di
verità, cosa siano i debunkers, e cosa siano i
complottisti/revisionisti. Un complottista, nel caso specifico chi
ha redatto Zeitgeist, sostiene che determinate verità siano
fasulle, create ad hoc per un determinato scopo, per lo più quello
di obnubilare le menti o mantenere la gente sotto controllo. Non
ultimo, nascondere determinati fatti creando versioni alternative.
Il debunker, è colui che contrasta le tesi dei complottisti,
cercando le falle del loro ragionamento e fornendo motivazioni
(più o meno valide) ai punti chiave della teoria ufficiale.
Potremmo fare vari esempi:
· Verità ufficiale: L’ uomo è andato sulla Luna / Tesi
complottista: lo sbarco sulla Luna è un falso / Tesi debunker: lo
sbarco sulla Luna è un dato di fatto;
· Verità ufficiale: Nella 2a guerra mondiale son stati uccisi 6
milioni di ebrei / Tesi revisionista: i forni crematori e le
camere a gas sono dei falsi storici / Tesi debunker: l’ Olocausto
è un dato di fatto;
E’ bene notare che spesso i complottisti/revisionisti affermano,
e questo a ragione, che non ci si può basare solo su testi
ufficiali e ‘ortodossi’ per le proprie analisi storiche perché

161
potrebbero essere contaminati a seguito del solito discorso ‘la
storia la fanno i vincitori’, cioè, come avvenne nel medioevo, chi
ha il potere potrebbe eliminare fonti o proibirne l’ accesso
quando queste sostenessero tesi contrarie o raccontassero storie
diverse.
Sia i revisionisti/complottisti sia i debunkers effettuano
ricerche su svariato materiale e ognuno adduce delle prove a
sostegno del suo ragionamento.
C’ è da dire però che raramente l’ establishment, cioè il
circuito ufficiale od ortodosso, riconosce la validità di fonti
usate da revisionisti.
E’ il caso per esempio della lunghissima diatriba sulla
datazione delle piramidi e della sfinge egizia.
Nel caso di Zeitgeist, nella pagina delle Q/A, i redattori
mettono le mani avanti sostenendo che i debunkers hanno un
classico metodo di procedere, e che quindi le loro opposizioni non
saranno da tener conto.
Vediamo quale sarebbe questo ‘classico metodo’:

· They attack / marginalize the messengers:


I have read countless posts where rather than reading any of the
knowledge produced by a particular scholar, they simply dig up or
invent some “flaw” in regard to that person and dismiss their work
based on that association

Loro attaccano il ‘messaggero’:


Ho letto innumerevoli posts in cui anzi che leggere il materiale
prodotto da un particolare studioso, loro semplicemente inventano
qualche ‘falla’ riguardo a quella persona e scartano il suo lavoro
in base a ciò.

E’ bene chiarire che questo articolo non si comporta così.


In nessun caso siamo andati a cercare falle nella storia o l
attendibilità di una fonte. Siamo semplicemente sostenitori del

162
principio per cui è sempre meglio andare a vedere i testi antichi
che le loro rielaborazioni o interpretazioni, ma allo stesso tempo
non invalidiamo una traduzione o una interpretazione se questa non
si discosta troppo dall’ etimologia dei termini e non va in
contrasto con fonti più antiche e originali. Per esempio
critichiamo la data attribuita a Krishna del 900 a.C. solo perché
il calendario vedico dichiara esplicitamente che la data di morte
di Krishna è il 3102 a.C.

· They do no real research:


Based on what I have seen, 95% of all “debunkers” who claim the
information in Part 1 is unfounded have never opened anything
other than the Bible and an Encyclopedia.[…] The other 5% have
blindly read Establishment, Apologist literature on the Internet
and nothing more

Loro non fanno vera ricerca:


Da quel che ho visto, il 95% di tutti i debunkers che ritengono
le informazioni della prima parte infondate non ha letto altro che
la Bibbia e qualche Enciclopedia […] Il rimanente 5% ha letto
ciecamente materiale di Establishment, materiale apologetico su
internet, e niente di più.

Anche qui ci tengo a precisare che il sottoscritto è un


revisionista storico, studioso e ricercatore di mitologia e storia
alternativa, seguace delle teorie Sitchiniane (non si può certo
dire che sia Establishment) e che non usa enciclopedie. La mia
libreria virtuale è fatta di centinaia di links che vanno dai siti
NewAge a quelli ufficiali, la mia libreria cartacea va dai libri
di Z.Hawass e M.Lehner fino a quelli più analitici e alternativi
di R.Bauval, M.Cremo, e Z.Sitchin.
Quindi questo documento non rientra nemmeno in questo secondo
punto.

163
· They blindly ask “Where are the ‘Primary Sources’?”
or ancient original texts. These individuals declare that ‘If we
cannot see it in the original texts, then it cannot be known as
true’.

Loro ciecamente chiedono “Dove sono le fonti originali?”


Questi individui dichiarano che se una nozione non è presa da
testi originali non può essere vera.

Nemmeno in questo caso l’ articolo si comporta così.


L’ articolo in alcuni punti accusa il documentario di non dare
fonti, ma sostiene allo stesso tempo che le ricerche fatte nella
stesura dell’ articolo non hanno trovato nessun riscontro di
quelle nozioni. Non solo, a volte, come nel caso di E.Shurè,
segnala che questo scrittore, che è stato usato come fonte, nel
suo libro a sua volta non fornisce fonti per le sue asserzioni
riguardo Devaki. Riconosciamo tra l’ altro che l’ analisi storica,
e soprattutto la decifrazione di codici, steli e graffiti, è più
un lavoro interpretativo e di ragionamento che letterario. Se così
non fosse non potremmo sostenere le tesi di Sitchin, il più grande
esempio di ragionamento ed associazione tra le varie idee, culti,
miti, prove e indizi, che la ricerca ‘alternativa’ abbia mai
conosciuto.

· They projected their own subjective interpretation of a piece


of information by using “semantic manipulation”.
Rather than making an objective assessment about presented
information in context, situations are narrowly defined and
adapted to the debunkers cause by redefining the terms by which
the meaning is extrapolated.

Loro proiettano le proprie interpretazioni soggettive di una


informazione usando una ‘manipolazione semantica’.

164
Piuttosto che fare una analisi oggettiva dell’ informazione
presentata nel suo contesto, le situazioni vengono adattate e
definite in relazione alla ‘causa’ dei debunkers tramite la
ridefinizione dei termini estrapolandone il significato.

Anche in questo caso il nostro articolo supera la prova. Infatti


quando si tratta di informazioni linguistiche l’ articolo va a
vedere l’ etimologia di un termine, la radice linguistica, e fa
considerazioni basate sulla conoscenza della lingua. Non si
cercano significati precisi ma si utilizzano quelli etimologici
certi. Altresì, come nel caso di Mosè, si segnalano errori
concettuali (Mosè che viene tradotto in ebraico nonostante la
scena si svolga in Egitto) o di traduzione.

C’ inoltre da dire che tutto il documentario è un riadattamento


e una selezione di fonti in modo che diano sostegno alla tesi del
complottista. E’ per esempio il caso di Krishna nato da una
vergine: si cita una nozione di Shurè che si basa su una frase ‘o
tu vergine e madre’, ma non si cita la Mahabharata che dichiara
che Krishna è l’ ottavo figlio di Devaki. Si sostiene che Krishna
visse in India nel 900 a.C. ma si omette che i testi vedici
dichiarano che la morte di Krishna avvenne del 3102 a.C.
In sostanza si accusa il ‘debunker’ di fare un gioco sporco che
il complottista fa per primo. E anche in quest’ ultimo caso il
nostro articolo si comporta in maniera diversa da quella
auspicata.
Riassumendo, pensiamo di non rientrare nella categoria dei
‘debunkers scorretti’ descritta dal sito di Zeitgeist, riteniamo
che la nostra analisi sia condotta in maniera corretta e
adeguatamente approfondita, e riteniamo sia doveroso segnalare
quando il documento dice qualcosa di giusto ma soprattutto quando
fornisce nozioni errate.
Siamo aperti, in qualsiasi momento, al dialogo. Non premettiamo
niente, non mettiamo le mani avanti riguardo a niente. Ma siamo

165
consapevoli che una verità ufficiale che riteniamo sbagliata debba
essere combattuta con argomenti giusti, metodi corretti, e
informazioni attendibili.

Bibliografia:
· Assiro-Babilonesi (A.Caubet / P.Pouyssegur)
· Le opere dei faraoni (H.Stierlin)
· Antiche civiltà (National Geographic)
· Sumeri (A.Parrot)
· I sumeri (G.Pettinato)
· Le religioni monoteiste (M.Mineo)
· L’ epopea di Gilgamesh (Fabbri Editore – i grandi classici)
· Archeologia eretica (L.Burgin)
· Il mistero di Orione (R.Bauval)
· Misteri antichi (M.Baigent)
· L’ altra genesi (Z.Sitchin)
· Le astronavi del Sinai (Z.Sitchin)
· Spedizioni nell’ altro passato (Z.Sitchin)
· Dizionario delle dinastie faraoniche (C.Roehrig / F.Serino)
· Magia e iniziazione nell’ antico Egitto (R.Lachaud)
· Egitto esoterico (E.Hornung)
· Induismo – diz. di storia, cultura e religione (A.Dallapiccola)
· Induismo (C.Pieruccini / G.Boccali)
· Mitra-Varuna (G.Dumezil)
· Mitra (R.Merkelbach)
· Mahabharata
· Storia e geografia della Terrasanta (G.A.Smith)

Siti consultati:

· Biblioteca Pleyades manuscripts:


http://www.bibliotecapleyades.net/esp_ciencia_ancientmanuscripts.h
tm#contents
· Lybrary of Halexndria - ancient texts:
http://www.halexandria.org/dward374.htm
· Bible Gateway search: http://www.biblegateway.com/
· Shrine of Inanna: http://inanna.virtualave.net/inanna.html
· Gateways to Babylon: http://www.gatewaystobabylon.com/
· Etana - World's largest portal of neareast culture:
http://www.etana.org/abzu/
· Exploring Neareast Cultures:
http://eawc.evansville.edu/nepage.htm
· Universo online: http://www.universonline.it
· Sky Maps: http://www.skymap.org
· Advaita Vedanta: http://www.vedanta.it/
· Glossario Sanscrito: http://www.ramana-maharshi.it/
· Mithra Deo Soli Invictus:
http://www.rajayoga.it/mithra/introduzione.htm
· Mithras: http://www.bizstore.f9.co.uk/indexmithras.htm

166
· Enciclopedia dell antico:
http://www.einaudiscuola.it/enciclopedia_antico/enciclopedia_home.
html
· Catholic Encyclopedia: www.newadvent.org/cathen
· Atrocultura:
http://astrocultura.uai.it/personaggi/corsali/costellazione.htm

167
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Alessandro Demontis nasce a Sassari nel 1974, dal 2005 risiede nel
Lazio. E' chimico industriale e lavora come progettista presso una
multinazionale leader nel campo del' ingegneria impiantistica.
Da sempre appassionato di esoterismo e religioni, nel corso di
oltre 20 anni si é interessato di teoria e ritualistica magica,
storia delle religioni ebraica e cristiana, religione animista,
archeologia misterica, linguistica, glottologia, e dal 2001 si
interessa della teoria di Zecharia Sitchin, della quale é il più
profondo conoscitore in Italia.
Ha scritto tantissimi articoli di analisi religiosa, linguistica,
archeologica e mitologica, particolarmente son stati apprezzati i
suoi articoli 'La nascita di Yahweh', ' La nascita di Satana', 'Il
diluvio universale', 'Origine della civiltà sarda', nonché il
lunghissimo articolo 'Il sigillo sumero VA243', il più
approfondito studio sull' argomento, ove vengono discusse tutte le
critiche mosse all' interpretazione di Sitchin di questo reperto.
Ha studiato iscrizioni etrusche con il prof. Massimo Pittau dell'
Università di Sassari e, da autodidata, la lingua sumera
cuneiforme e traslitterata.

Ha pubblicato i libri:
– Mille cose nascoste
– Nibiru e gli Anunnaki

e ha in corso di pubblicazione il suo primo libro di testi Sumeri
tradotti e commentati (con dizionario essenziale).
Il suo prossimo libro 'Il fenomeno Nibiru', in due volumi, é la
più corposa opera riguardante la teoria di Zecharia Sitchin, che
raccoglie tutti gli indizi e le scoperte a sostegno (in campo
scientifico, archeologico, geologico) e le analisi di tutte le
critiche mosse alla teoria.

E' amministratore del più completo gruppo relativo alla teoria di


Zecharia Sitchin su Facebook: Zecharia Sitchin – Italia
http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=57267336893&ref=ts

I suoi articoli possono essere consultati e scaricati liberamente


nel suo sito:
http://gizidda.altervista.org/

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