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Yotobi e il percorso tragico degli

YouTuber: una storia ammonitrice


By: Il Duca di BaionettePosted on 28 Giugno 2017

La scorsa settimana ho accennato al video di Yotobi “Volare con i piedi per terra”, e vi ho
anticipato che ne avremmo parlato. Oggi lo commenterò in base ai suoi contenuti narrativi, ovvero
alla storia che racconta e a come questa viene strutturata, e ne approfitterò per qualche riflessione
ulteriore. Se non hai ancora visto il video di Yotobi, ti consiglio di guardarlo subito.

Cominciamo con la scena iniziale. Yotobi si è chiuso in bagno, al buio, con una torcia come
unica fonte di luce. Dice di voler rimanere lì, al sicuro, dove ha acqua e aria, perché non vuole più
uscire nel mondo esterno. Il mondo fuori da lì fa paura, vuole rimanere nel suo angoletto
rassicurante. Come ci spiega, questa è la condizione degli YouTuber (e dopo ci dirà quali intende
esattamente), terrorizzati dal cambiamento e bloccati nel proprio mondo limitato.

Non ci vuole un genio a capire che Yotobi non vive davvero chiuso dentro un cesso,
terrorizzato dall’uscirne, quindi sta recitando. Ed è abbastanza evidente anche che gli altri
YouTuber famosi non vivono davvero dentro cessi bui. La scenetta è un’estremizzazione del voler
rimanere chiusi in un certo ambito sicuro “per sempre”, rappresentato con il bagno, invece di
uscirne fuori e affrontare ciò che c’è fuori, assieme allo stress e ai pericoli che comporta. Sto
precisando perché alcuni commentatori del video si sono convinti che fosse tutto serissimo, senza
satira… ehmmm, ok… la bellezza dell’Asperger o qualcosa di simile.

Dopo questa breve presentazione del “personaggio” che Yotobi sta delineando incarnandolo,
arriviamo alla dichiarazione del problema: l’Adpocalypse già accennata una settimana fa, e
quindi che chi usava molto YouTube per guadagnare sta, al momento, perdendo una grossa fetta
degli introiti. E questo ha spaventato moltissimi YouTuber, terrorizzati dal non sapere se o quando
l’Adpocalypse finirà, perché non hanno un piano B per i loro guadagni. Questa situazione di
panico permette, per Yotobi, di delineare “il vero essere” degli YouTuber nascosti dietro la
maschera di sicurezza e figaggine che mostrano nei loro canali… ovvero delle persone
terrorizzate che non hanno il coraggio di affrontare il problema.

Nota, Yotobi descrive degli YouTuber che hanno già incontrato il problema in modo più blando in
passato, anche diverse volte come preciserà, e ogni volta si sono rifiutati di affrontarlo. Quindi, a
livello narrativo, il momento che sta descrivendo ora è quello del “midpoint” della storia di questi
individui. D’altronde Dara Marks non ci diceva proprio che se ci sono dei dubbi su quale sia il fatal
flaw del personaggio, è il midpoint a farcelo capire con sicurezza?

L’universalità del problema è confermata quando Yotobi si attribuisce il problema: “siamo


TUTTI così”, dice. A tutti gli effetti una resistenza al cambiamento e all’affrontare problemi è
universale, tutti prima o poi si trovano bloccati dal proprio sistema di valori sballato che impedisce
di mutare per affrontare nuove sfide. Qualche volta si supera il problema, qualche volta no. Per
questo le storie che ci parlano di persone che risolvono i propri problemi ci colpiscono così tanto,
risuonano con le nostre vite.

Chi pensa di non aver mai avuto problemi di questo genere, o non ha spirito critico per
capirlo (e non si accorge di aver magari vinto sfide simili in passato nella propria vita) oppure si
trova nel pieno di una fase di resistenza in cui sta negando di avere proprio ora un problema.
Accettare di essere così (almeno un po’) è segno di maturità e cautela, rifiutarlo è indizio di
immaturità e leggerezza.
La negazione è lo scoglio principale nel percorso di cambiamento. Magari Yotobi non ha
davvero il problema che descrive o magari non lo ha un altro grosso YouTuber che vede quel
video, ma se uno parte con l’idea che forse ce l’ha e quindi agisce come se lo avesse,
imponendosi di non abbassare la guardia, è meglio.

Accettare la possibilità di avere un problema è meglio rispetto a negarlo: uno YouTuber


timoroso di aver puntato troppo su YouTube si sforzerà ancora di più per differenziare il proprio
business, e questo sarà positivo sia se il problema era vero sia se non lo era (magari diversificava
già a sufficienza le entrate); uno YouTuber che rifiuta l’ipotesi di avere il problema non farà nulla
per cambiare la propria situazione e di sicuro non migliorerà (e se il problema lo aveva per
davvero, rischierà un finale tragico).
Un approccio cauto è meglio di lanciarsi, belli sicuri, dicendo “no, io non ho questi problemi, Yotobi
fottiti brutto merdone”.

Ma come bisogna reagire? Yotobi sottolinea bene le reazioni sbagliate degli Youtuber:

 Chi si sta cagando addosso (panico senza azioni).


 Chi sta sbattendo la testa contro lo spigolo della scrivania (azioni irrazionali e inutili).
 Chi chiede donazioni su Patreon senza mostrare la cifra (via di fuga facile, ma senza
soluzione reale).
 E chi chiede direttamente la carità in strada (nota: esagerazione satirica del caso prima).

Tutte reazioni che fanno evidentemente parte della fase di resistenza al problema, quella prima
che si scelga di cambiare e risolvere il proprio fatal flaw. Non entriamo nel dettaglio di quale sia
l’esatto fatal flaw della persona (Mancanza di fiducia in sé stessi? Paura degli spazi aperti?
Arroganza che impedisce di lavorare con altri? Odio verso i lavori fisici?), perché riguarda la storia
del singolo individuo e non il caso generale, quello che importa è che il risultato finale è essersi
affidati troppo a YouTube come fonte principale di guadagni direttamente dalla pubblicità.

Tra parentesi, per chi non è informato: Yotobi sta davvero esagerando nel momento in cui si
attribuisce quel problema, come se lui vivesse di pubblicità e basta… a parte fiere, eventi ecc. dal
2014 fa tour con i suoi spettacoli, ed è reduce proprio da qualche giorno dagli spettacoli tenuti a
Torino, Bologna (che è stato pure un tutto esaurito, per dire), Bari e Perugia. L’esagerazione del
problema ha scopo satirico di critica: invece di dire che lui al 90% ha il culo parato, si mette nel
mucchio degli YouTuber davvero nella merda.

Per affrontare veramente il problema però bisogna capire un concetto chiave di cui parla Yotobi: la
data di scadenza. Se si immagina YouTube come un trampolino di lancio verso splendide
carriere E BASTA, si corre il rischio di venirne annientati, come tanti si sono annientati seguendo il
sogno di diventare grandi attori a Hollywood nei decenni passati senza avere un piano B.

Se invece uno parte subito dicendo “ho una data di scadenza”, tutto diventa molto diverso. Non
hai più tempo infinito per sfondare e in cui rimanere famoso, sai che dovrai fare qualcosa
entro un certo momento che può essere tra un anno o dieci anni. Sai che dovunque sei arrivato
ora o dovunque arriverai dopo, non sarà un successo che rimarrà come “rendita” in eterno.
YouTube non è una rendita, non è un posto fisso statale con pensione.

Se parti con l’idea che quel periodo sia effimero come i classici 15 minuti di celebrità, ti sforzerai
per costruire qualcosa d’altro a partire dal successo ottenuto. Così quando YouTube non fornirà
più tutti i tuoi guadagni, avrai intanto costruito un piano B, C o D che funzionerà benissimo. Ed
ecco, solo se non penserai che sarà automaticamente un trampolino di lancio… potrai farlo
diventare un trampolino di lancio con aggiunta di rete protettiva.
Magari hai costruito una base di pubblico vasta facendo un po’ di tutto e poi la usi come
trampolino per una carriera totalmente differente, sfruttando di quella massa quelli che sono
diventati fan della tua persona e non solo dei tuoi vecchi contenuti. Il video di Montemagno sul
caso del Doctor Clapis, passato da casinaro del trash ad artista serioso, merita veramente una
visione. O magari hai tramutato il tuo canale nel trampolino verso… un altro servizio, la vendita di
corsi o di contenuti col modello Freemium di cui abbiamo parlato la settimana scorsa nel mio
intervento sui theShow

L’importante è non aver pensato che il canale fosse fine a sé stesso, che da solo sarebbe
bastato sempre e comunque. No, non è così. Tanti grandi YouTuber hanno altre carriere e altri
guadagni oltre al loro canale. Se anche perdessero, facendo un caso folle, davvero l’80% dei loro
incassi pubblicitari da YouTube, non sarebbe una tragedia: se hanno saputo usare YouTube come
base per ottenere altro (Lavori di editing video? Ruoli da attore? Da presentatore?), la base di
pubblico rimarrà per spingere le altre fonti di guadagno anche se non produrrà in sé guadagno
direttamente coi video.

Il difetto che Yotobi critica è quello di affidarsi così tanto a YouTube che perfino quando
accade un macello, troppi YouTuber invece di affrontarlo si limitano a subirlo e frignare finché il
problema non passa da solo. Immaginate il primo problema avvenuto come l’incidente scatenante,
e quelli dopo come i vari problemi della prima metà del secondo atto. Ora arriva un problema di
dimensioni mai viste: quello del midpoint, l’Adpocalypse.

Se lo Youtuber non mette il culo in carreggiata nonostante tutti gli avvertimenti, se si blocca


nel voler fare come ha sempre fatto senza cambiare e senza capire la vera natura di YouTube…
lo attende un finale tragico. Magari finisce, prima o poi, a chiudere il canale per trovarsi un lavoro
totalmente diverso e rinunciare a ciò che ha fatto su YouTube per anni.

Il problema è ancora più grave se uno non solo si affidava solo e totalmente a YouTube, ma se in
più faceva fuffa. Tante carriere di gaming basate su bestemmie, fortuna e poco altro. Uno che ha
giocato per 10 anni gridando volgarità, senza preoccuparsi di costruire altro oltre agli incassi
pubblicitari delle views, che competenze lavorative porta? Avrebbe dovuto almeno tramutarsi in
un giocatore professionista vero.

Uno che è diventato un fenomeno dei fidget spinner e sarà finito nel dimenticatoio quando i fidget
spinner saranno passati di moda, cosa intende fare? Si mette in strada a chiedere l’elemosina
mentre fa numeri di abilità? E uno divenuto famoso facendo discorsi deliranti di insulti contro gay e
donne, collezionando al massimo qualche comparsata da celebrità trash in discoteca, che
professionalità rivenderà alle aziende fuori da YouTube quando il suo declino sarà ormai arrivato?
I personaggi di moda cambiano col tempo.

Uno che ha passato anni a fare aggressioni contro altri YouTuber e basta, senza divenire, che
ne so, un esperto di marketing o altro per pararsi il culo, che competenze lavorative porta? A
curriculum mette “Ho trollato Yotobi”, oppure “Ho giocato a Dark Souls 2 da ubriaco facendo tutti i
boss al primo tentativo” oppure “Ho tirato un brezel in faccia ad AdolfGamer88”? Fantastico, di
sicuro sono le abilità che l’azienda di cartotecnica a cui sta chiedendo lavoro vuole… due anni di
giurisprudenza mollata e le cazzate tra svantaggiati.

Non è questo il caso di chi ha portato competenze “reali” col canale: animazione, disegno,
editing video professionale, musica o simili. Lì effettivamente delle abilità sono state create, ma se
uno era davvero bravo è molto difficile che campasse di sola pubblicità: probabilmente già ora
faceva animazioni, editing video o realizzava illustrazioni su commissione. Quelli bravi trovano
clienti anche senza cercarli. Se ora non fanno già il 70% dei loro incassi fuori dalla pubblicità di
YouTube, è solo questione di tempo se continuano a impegnarsi prima di farcela.
Dato che Yotobi si è messo in mezzo accusandosi di portare fuffa, prosegue esagerando
l’esempio: anche lui, per dire, potrebbe prima o poi dover mollare tutto e andare a fare il lavapiatti.
Anche qui l’esagerazione ha scopo di ammonire: non è credibile che Yotobi tra due anni, come
dice, finirà così… non con tutti i soldi che di sicuro ha fatto negli anni (mica li avrò sperperati tutti,
no?), non con la sua base di pubblico che ha creato e che potrebbe tenere, come ha fatto Doctor
Clapis, mentre va a fare altro. Già ora fa i tour di spettacoli, come detto prima. Non è credibile che
Yotobi possa finire male, soprattutto se consideriamo che lui ha appena dimostrato di aver
capito che c’è un problema. Ha superato il midpoint, probabilmente.

L’esempio esagerato è come se dicesse: “non pensate che i vostri 300mila iscritti vi mettano al
sicuro, forse nemmeno i miei 1,2 milioni lo fanno”. E, come detto prima, solo un approccio cauto
che addirittura sovrastimi il pericolo può salvare: sottostimare i rischi non è un approccio
sano. Tutti elementi tipici di una “storia ammonitrice”, incluso esagerare gli effetti: come
quando Kellogg parlava di ragazzine e ragazzini che si ammalavano e morivano per aver preso il
vizio di masturbarsi, un tema diffuso tra Ottocento e primo Novecento per spaventare i bambini (di
cui ci è rimasto solo il classico “diventi cieco”).

In parte Yotobi mostra anche la soluzione al problema: se ora state portando fuffa, se portate
tre video al giorno totalmente inutili che vi fanno guadagnare solo per la pubblicità perché siete già
famosi e avete tanto pubblico (chi ha molto pubblico fa facilmente molte views, non serve un genio
a capirlo), dovete cominciare a pensare di cambiare formula… fate video memorabili. Fate video
utili, che la gente ricorderà. E per farlo è inutile dire che serve acquisire vere abilità e quelle abilità,
guarda caso, saranno poi spendibili altrove. L’approccio del fare video memorabili è l’approccio
per acquisire abilità spendibili.

Trovo abbastanza agghiacciante che alcuni, pochi per fortuna, non abbiano colto gli evidenti
sottintesi di ciò che diceva Yotobi, incluso il messaggio positivo su come si possa risolvere,
ovvero cambiando “mentalità” nel percepire il successo su YouTube. Alcuni nemmeno si sono
accorti dei toni usati, scambiandolo per un piagnisteo vuoto o un video troppo serio (manco fosse
quello di frignate dei theShow). È come avere due bastoncini in una mano, tre nell’altra, e non
riuscire a capire di averne complessivamente cinque perché li puoi sommare. Fortunatamente
quelli che non hanno avuto capacità di capire sono una minoranza, visto che il video di Yotobi ha
avuto un successo e un rapporto di “mi piace” su views molto alto.

Si tratta al di là di ogni ragionevole dubbio di un video di satira, visto che in ogni suo aspetto
ne assume la forma e i toni. Per chi non si ricorda cos’è la satira, è un genere che critica un
aspetto della società o della politica per mostrarne le storture, o le contraddizioni, e come effetto di
quanto denunciato promuoverne il cambiamento.  Non è previsto che fornisca soluzioni
dettagliate, deve solo indicare cosa non va e rendere consapevoli che vada cambiato. Nel caso
del video di Yotobi, in realtà, la satira risulta più costruttiva del solito visto che la risposta al
problema appare evidente fin dalle sue parole.

Esiste però una seconda categoria di persone che non hanno capito il video, e non per scarsa
intelligenza ma per mancanza di volontà di capirlo: chi si è sentito accusato, anche senza ragioni
reali, da Yotobi… la fase di resistenza include la negazione dell’avere un problema, e questo
significa dare addosso a Yotobi e criticare senza voler capire cosa dica, fermandosi alle comode e
rassicuranti apparenze. Si incazzano perché si sentono il bersaglio preciso della satira fatta:
questo ci mostra che Yotobi ha ragione, visto che qualcuno si è incazzato… se nessuno si fosse
incazzato, significava che la satira non stava colpendo nessun soggetto reale.

Chi già ora ha superato il problema non si sente colpito da Yotobi e trova ragionevole il suo
discorso. Se già ora uno guadagna il 30% dalla pubblicità su YouTube, un 40% da lavori ottenuti
direttamente nell’ambito delle competenze mostrate nei suoi video e un 30% da incassi legati a
comparsate in fiere e con pubblicità di prodotti dirette nei propri video (o con un secondo lavoro
del tutto slegato da quanto fa su YouTube), anche se perdesse tutta la pubblicità di YouTube,
scenario poco credibile, avrebbe il 70% degli incassi salvi.

Uno dovrebbe domandarsi: al momento la pubblicità di YouTube rappresenta al massimo il


30% delle sue entrate? Se la risposta è sì, probabilmente è già ora salvo. Se è no, sa di essere il
caso in pericolo descritto da Yotobi: non resta che accettarlo e cambiare per sviluppare più
guadagni possibilità da fonti alternative.

E ricordarsi anche che YouTube stesso può essere la trappola: se un giorno perdesse sempre
più popolarità a favore di altri social, non so, di Facebook Video… lo YouTuber sarà pronto? Si sta
già trasferendo costruendo un canale parallelo su una pagina Facebook? O sul prossimo grosso
social che arriverà? Anche questo è diversificare, per non perdere la base di fan, che sia o meno
monetizzata direttamente. E anche di questo ha già parlato Montemagno.

Bene, scusate il ragionamento lungo, ma ci tenevo a farlo. Come avete potuto vedere abbiamo
una narrazione tragica applicata a un video satirico, seguendo le buone pratiche insegnate anche
in Jumpcut Academy secondo cui un video che vuole avere successo deve fare tre cose:

 Sfidare ciò che si crede di solito: Yotobi lo fa, presenta il difetto comune di troppi
YouTuber e che molti ignorano.
 Avere una prospettiva originale: il quarto d’ora di notorietà spalmato su dieci anni, e
conseguenze di questa idea.
 Raccontare una storia: Yotobi lo fa molto bene, col modello tragico, con tanto di midpoint
molto evidente.

Ci troviamo di fronte a un buon video secondo i criteri tecnici della sua costruzione, nulla di cui
stupirsi che sia andato così bene perfino per gli standard di Yotobi: ha avuto più visioni questo dei
nove video precedenti negli ultimi otto mesi!

Rimane fuori dal mio discorso un ultimo elemento: avete notato che il video funziona alla grande,
ma non cerca di farci provare sentimenti positivi verso i personaggi tragici di cui parla?
Non proviamo quel rispetto e quella paura che proviamo per Macbeth o per Michael Corleone.
Parleremo del motivo per cui non viene costruita l’empatia nella satira, e anche dei problemi
dell’empatia e dell’immersione nelle storie comiche, in un intervento apposito. Forse già la
prossima settimana.

Non scordatevi intanto che a luglio si parlerà anche del primo film di Arma Letale.