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Davide Dipilato – Focus Teorico “Don Perlimplin”

Bruno Maderna Serenata per un satellite (1969)

Scritta poco dopo il lancio di Estro satellite europeo progettato per studiare le aurore boreali, il tutto
coordinato da Umberto Montalenti, a cui è dedicata la composizione.

Guardando la partitura si nota innanzitutto la disposizione insolita dei righi: è tutto circolare, e forse evoca
l’immagine delle orbite. La musica classica ci ha abituato a confrontarci con una visione lineare, ovvero con
un punto di partenza, sviluppo, e fine stabiliti, temporalmente, melodicamente e armonicamente; qui
invece ci sono più possibili punti di ingresso e di uscita, in quanto costruito su frammenti che possono
essere disposti a piacere.

Decidere l’ordine spetta all’interprete, che in ogni esecuzione può cercare cose diverse; un’indicazione
importante che Maderna scrive è “improvvisando insomma, ma con le note scritte”. La riserva intervallare
più ricorrente è di semitoni, settime, e quarte (giuste ed eccedenti) dunque un’armonia che si fonda sulle
avanguardie della seconda scuola di Vienna. E a parte 4 accordi, si esegue sempre una nota alla volta.

3 esempi degli intervalli più ricorrenti

Il carattere dei frammenti è pressochè sempre lo stesso, ad eccezione di questo in cui l’atmosfera cupa e
inquietante si trasforma in un passaggio psichedelico, che ricorda un certo modo di suonare la chitarra
acustica con l’accordatura rientrante.
Anche l’organico è molto libero: Maderna suggerisce “violino, flauto (anche ottavino) oboe (anche l’oboe
d’amore, anche musette) clarinetto (trasportando naturalmente la parte) marimba – arpa – chitarra e
mandolino (suonando quello che possono) – tutti insieme o separati o a gruppi…”

La durata complessiva e l’andamento devono stare dentro intervalli richiesti dall’autore, tutto tra i 4 e i 12
minuti; in generale, per le esecuzioni che ho ascoltato io, non si superano i 10 minuti.

In mezzo a tutte queste indicazioni che lasciano spazio all’interprete, troviamo segni musicali di dinamica e
articolazione molto precisi, in un certo senso l’interpretazione è imposta e la forma è libera, come se si
fossero invertiti i ruoli del compositore e dell’esecutore. È quindi un’improvvisazione guidata, dove il brano
prende forma nel momento in cui viene suonato; prima di quel momento esso non esiste e quindi non è da
intendere come un’ esecuzione, piuttosto come creazione compartecipata tra autore e strumentista.

Per avvicinarmi a un brano così ho dovuto ascoltare più interpretazioni, ma devo ammettere che non ho
trovato una giustificazione musicale del percorso scelto dagli esecutori. Mi chiedo dunque se sia una ricerca
lecita o se si vada fuori tema; o forse un frammento vale l’altro? Probabilmente sì: un frammento vale
l’altro, perché vanno suonati tutti, e la circolarità è più corrispondente al percorso di un satellite rispetto
alla linearita.