Sei sulla pagina 1di 178

1

2
INTRIGHI

di Antonio Fossati

Editore: Lulu.com

3
Titolo: Intrighi
di Antonio Fossati

Copyright 2010 by Antonio Fossati


ID: 392839
ISBN: 978-1-8479985-6-9

Editore: Lulu.com

Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e diffusione sono riservati


Nessuna parte dell'opera può essere riprodotta in qualsiasi forma o
rielaborata senza autorizzazione

4
Introduzione

Sono episodi della vita di Paolo, funzionario di un ente pubblico,


insegnante in scuole statali.
Racconta vicende vissute alla ricerca di spazi di libertà, senso di
giustizia, equità, nello svolgimento delle funzioni a contatto con
cittadini, allievi, nel rapporto con colleghi, nelle istituzioni.

L'uso del potere, in un sistema democratico, presenta, pure,


ostacoli, barriere, diffidenze, omertà, intrighi e illeciti, quando è
gestito con arbitrio, dispotismo, arroganza; rivela l'esistenza di
oligarchie, gruppi nostalgici della monarchia assoluta.

La democrazia è un sistema di governo che si realizza con un


procedimento complesso, irto di difficoltà. E' simile a un'ascensione
in montagna, in cui si intravede, in lontananza, la meta con gli
ostacoli per raggiungerla.
Si persegue nell'ambito delle leggi che taluni non rispettano.
Può sembrare di trovarsi in un recinto che loschi figuri infrangono,
distruggono, pur con la porta aperta, nella società civile, per
condurre l'esistenza in libertà, ma taluni non scoprono la via per
conseguirla.
La convivenza democratica è un percorso in salita da compiere
passo dopo passo.
Raffigura la donna dei propri sogni che appare come l'araba
fenice.

5
6
INTRIGHI

7
8
Aspetti ironici della vita

Nella zona sottostante le prealpi lombarde, si stende una vasta


area dove pullulano numerose iniziative economiche a carattere
artigianale, officine, laboratori, piccole aziende.
Si incontrano persone attive, rigorose, schematiche, con interessi,
quasi esclusivi, per il lavoro e il denaro. Appare carente l'attenzione
alla cultura, alle attività dell'intelletto, le arti, la lettura, anche a
quotidiani d'informazione per conoscere l'attualità, fatti importanti
nel paese, meglio quelli sportivi.
Aleggia una mentalità chiusa, ristretta, facile al pregiudizio, poco
incline al ragionamento, alla verifica di affermazioni, alle dicerie,
diffuse ad arte, da tipi senza scrupoli con lo scopo di guadagnare
soldi, fare il proprio comodo senza rispettare le leggi.
L'unico diversivo appare l'interesse per l'esercizio fisico, lo sport, in
massima parte calcio e ciclismo.
Il comportamento comune consiste in un frenetico movimento,
effettuato in forma istintiva, senza ponderazione, come se il
pensiero sia passività, inerzia, non lavoro.

9
Anche il padre di Paolo manifestava questo temperamento:
attivismo, immediatezza, impulsività, fugaci sprazzi di riflessione,
come il sopraggiungere di lampi improvvisi.
Al contrario, la madre era meditativa, apprezzava la lettura, gli
studi, stimava le persone colte, in possesso di titoli scolastici; si
documentava con riviste, pubblicazioni, libri.
Esercitava un'indiscussa influenza sul marito. Esponeva le idee
sulla gestione della famiglia, l'educazione dei figli; capiva,
comprendeva meglio le loro intenzioni, i desideri; interveniva per
comporre i conflitti, chiarire i motivi del diverbio.
Suggeriva interventi sull'attività, lo incoraggiava negli investimenti;
gli presentava i vantaggi, i lati positivi per spronarlo nelle decisioni.
Quando Paolo era tornato dal collegio, si erano posti la questione
dell'occupazione, se impiegarlo nell'azienda o proseguire la scuola.
Il padre affermava:
- Qui, ha già un lavoro, perché dovrebbe studiare?
- A me farebbe piacere, - ribatteva la madre - è utile possedere
un'istruzione, conoscere la contabilità, essere in grado di trattare
con gli uffici pubblici, le banche, capire le leggi, le direttive.
Paolo, a sua volta, si rendeva conto della condizione modesta della
famiglia, dei gravi impegni nell'attività, due fratelli piccoli che
frequentavano la scuola primaria.
Non riteneva opportuno proseguire. Decise di collaborare
nell'impresa con il genitore e il fratello.
Inserito nell'ambiente, venne coinvolto nei modi abituali di agire,
nel consueto frenetico attivismo.
Fermarsi a discutere per difficoltà, questioni inerenti alle
operazioni, sperimentare nuove tecniche, procedure, era ritenuto

10
una perdita di tempo, non progetti per migliorare il processo
produttivo.
Quando emergevano contrasti, disaccordi su scelte, decisioni,
s'innescavano liti, scontri, senza riuscire a imbastire un dialogo
sereno, intendersi con la necessaria pacatezza per individuare la
soluzione più conveniente.

Raggiunta l'età, venne chiamato al servizio di leva.


Si era interessato, da tempo, per entrare in aeronautica. Provava
una spiccata passione per gli aerei militari, era attratto dalla linea
filante, affusolata, dalla fulminea velocità nello sfrecciare in cielo,
dalle ammirevoli, entusiasmanti evoluzioni.

Sotto le armi, dovette sottostare alle impostazioni rigorose della


struttura, alla disciplina militare, adattarsi alle regole, attendere
durante le adunate, pazientare, stare in fila per ricevere il rancio,
aspettare il proprio turno ai servizi.
Capitavano momenti obbligati di pausa.
Era costretto ad adeguarsi, modificare il comportamento, frenare
l'impulsività, controllare il modo di agire.
Disponeva di tempo per riflettere, pensare.
Osservava l'ambiente, il temperamento dei compagni; ponderava le
azioni, ragionava sulle evenienze, sviluppava considerazioni sul
futuro.
Comprese la gerarchia dell'esercito, e, in particolare
nell'aeronautica, l'importanza della scolarità, requisito principale per
definire la posizione: più alto era il titolo di studio, altrettanto erano

11
le competenze tecniche assegnate, le responsabilità, il grado di
comando.
Già nel ginnasio aveva accresciuto l'interesse per il sapere, per la
conoscenza.
Terminato il servizio militare, decise di riprendere la scuola,
magari anche un corso serale.
Conseguì il diploma e, in seguito, la laurea in sociologia con
indirizzo al mondo del lavoro.
Gli studi sociali gli consentivano di indagare a fondo le vicende
della vita, i rapporti tra le persone, le istituzioni, le attività, la
distribuzione dei compiti, la caratteristica delle mansioni.
Inoltre, l'educazione in collegio gli aveva conferito un'accentuata
attenzione alla vita, alla società, una viva aspettativa per la
giustizia, lealtà, al rispetto delle persone.
Aveva interiorizzato forte senso dell'equità, uno spiccato gusto del
bello, dell'armonia.
Fattori che hanno influito, marcato l'atteggiamento, il modo di
comportarsi nelle relazioni, nel lavoro, nelle attività.
Principi, valori che lo accompagneranno nelle traversie della vita,
nelle difficoltà, come un faro, proposizioni da perseguire.
Provava disagio, angustia nel verificare patimenti, apprendere di
soprusi, ingiustizie; avvertiva una profonda avversione nel
constatare prepotenze tra esseri umani.
Si sollevava, in lui, un profondo senso di repulsione, contrarietà
nell'imbattersi in tali individui, incuranti di calpestare i diritti degli
altri, di accusare, colpire ingiustamente persone per trarre
vantaggio, sostenere falsità, calunnie per conseguire propri
interessi.

12
Comportamenti inconcepibili, che non sopportava, lo turbavano, lo
disgustavano.
Hobbes, nel '600, riconosceva al Sovrano Assoluto il potere
d'imporre ordine, disciplina al popolo per incapacità di convivere in
pace. Definiva il comportamento "homo homini lupus", l'uomo lupo
all'uomo, per cui riteneva necessaria la figura del re per evitare "la
guerra di tutti contro tutti".

Allora, non si concepiva il sistema di governo democratico, non si


pensava alla repubblica, non era conosciuto il criterio della
separazione dei poteri per conseguire forme di autorità espresse dal
popolo, per affermare la giustizia, equità, per una migliore
convivenza, per una società unita, condivisa.
Non erano concordate leggi fondamentali riguardanti la
costituzione dello stato, per definire le linee guida su cui fondare la
nazione, governare i cittadini.

All'università, aveva conosciuto Antonio, un compagno partecipe di


idee, opinioni, progetti esistenziali.
Discutevano con passione sulle problematiche che lo tormentavano.
- Hai saputo dell'omicidio all'Università di Roma? - gli chiese Paolo -
non riesco a immaginare come possano capitare fatti del genere nel
luogo dove si studia, si approfondisce il diritto, non capisco proprio!
- Sono cose che succedono - rispondeva - è la vita, purtroppo ci
sono anche queste persone, esiste il male.
- Ma com'è possibile compiere certe azioni? - replicava Paolo.
- Capita - spiegava con senso pratico - devi renderti conto che la
realtà è questa.

13
Antonio era affabile, di buon carattere, sensibile a questioni civili,
all'impegno sociale.
Era cresciuto in un ambiente laico, senza impronta religiosa, tra
persone disponibili, aperte alle differenze di pensiero, di cultura.
Dimostrava interesse all'evoluzione dell'umanità, un'educazione
positivista, indirizzata al senso pratico, scarso idealismo. Non
rimaneva disilluso per fatti incresciosi, gli dispiaceva, ma prendeva
atto.
- Quelli che comandano, che gestiscono il potere - sosteneva Paolo -
sono tenuti a rispettare le regole, le leggi come tutti, altrimenti che
senso avrebbe la democrazia?
- Capitano - rispondeva - persone con responsabilità che cercano di
conseguire i propri interessi; siamo noi a doverli controllare, non
permettere abusi.
- Ai posti di comando dovrebbero andare le persone migliori,
oneste, adatte a svolgere il compito.
- Certamente, ma coloro che sostengono posizioni autorevoli
avvertono anche la possibilità di trarre vantaggi personali, per cui
alcuni ne approfittano, non sanno rinunciare.
- Dovrebbero essere le persone adatte, confacenti a occupare posti
di potere - insisteva Paolo.
- Si eviterebbero molti errori, ma è difficile - ribatteva Antonio - in
genere, chi detiene una carica, preferisce circondarsi di collaboratori
docili che non sollevino difficoltà, non lo pongano in ombra; è un
metodo per conservare a lungo prestigio e posizione.
- In fondo, la vita - commentava Paolo - presenta lati ironici, come
beffe sarcastiche; in pubblico si proclamano giustizia, lealtà, si
professano valori umani, poi se intaccano propri interessi,

14
colpiscono di persona, allora si preferisce il tornaconto, senza
curarsi di sconfessare i principi enunciati.
Diventa uno sdoppiamento dell'essere; le direttive rivolte alla
società risultano diverse quando si riferiscono a se stessi; sul piano
individuale, ognuno razzola come crede pur di salvaguardare i
benefici.
- Ciascuno nella vita - replicava Antonio - deve agire secondo le
proprie convinzioni, seguendo i principi ritenuti importanti; se altri
sono incoerenti, sleali, dovranno confrontarsi con le leggi; sono
comunque sempre responsabili verso la comunità. Tu sei rigido, è la
vita concreta, a volte bisogna gestirsi come affermano i cinesi:
"Quando c'è la bufera, piegati come il bambù".
Occorre sapersi adattare, per non rischiare di spezzarsi con
eccessiva fermezza.
- Gli esseri umani sono molto diversi, - continuava Antonio - alcuni
credono nella libertà, la rispettano, la consentono, sono sinceri, altri
fingono di essere aperti, ma cercano sotterfugi per imporre la loro
volontà, per trarre vantaggi; esistono anche prepotenti, perversi,
disposti a tutto, a usare mezzi illegali, violenti, per sopraffare, per
costringere le persone ad agire per il loro tornaconto.

Capitavano momenti di allegria, di fruire dei lati gioiosi della vita.


Un mattino, Paolo, in compagnia di Antonio, aveva incontrato due
colleghi provenienti dalla sua stessa regione:
- Ciao, come va? E' un po' che non ci vediamo.
- Sai che cosa c'è capitato? - raccontò il più espansivo.
- Che cosa?

15
- Questa notte, - continuò - in auto, abbiamo intravisto, in
lontananza, due occhi che brillavano; chissà cos'è, ci chiedevamo,
un gatto, una volpe, una lepre?
Percorrevano la zona in collina, ricoperta da boschi, prati, poco
abitata, con caseggiati sparsi; era facile imbattersi in bestiole
selvatiche, ricci, conigli, anche cinghiali.
- Rallentai - raccontava - ma gli occhi non si spostavano; nel buio,
riuscivo appena a scorgere la figura minuscola, non feci in tempo a
scansarla, l'ho investita con un violento botto al paraurti.
- Avete riportato danni? - chiese Paolo.
- No! Mi sono fermato, siamo scesi a controllare - proseguiva - era
una grossa lepre, stesa, immobile, con la testa insanguinata; il
corpo si presentava integro, in buone condizioni, l'ho raccolta e
messa nel bagagliaio. Guardate!
Aprì il vano mostrando l'animale, poi avanzò una proposta:
- Non sappiamo cosa farne; se si può utilizzare, la cediamo
volentieri, altrimenti dovremmo buttarla.
Antonio viveva in famiglia con i genitori.
- La mostro a mia madre, - disse - poi, vi farò sapere.
Nel pomeriggio, al bar:
- Lei afferma che si può consumare, - riferì sorridendo - intende
cucinarla, se lo gradite, vi invito a pranzo domani.
La signora era affabile, si prodigava volentieri ai fornelli.
Preparò le tagliatelle con un copioso ragù di carne, misto a piselli e
fettine di tartufo nero della zona, un piatto succulento, da leccarsi i
baffi; in seguito, depose in tavola il vassoio ricolmo di grossi pezzi di
lepre arrosto con patate al forno.

16
Fu un lauto pranzo, gustoso, piacevole, trascorso in allegra
compagnia.
Una pausa epicurea nell'oasi di studio, nell'impegno dell'intelletto.

La cittadina è sede di una nota università con tradizioni antiche,


svariati indirizzi, corsi per assistenti sociali, istituti di grafica e arte
che richiamavano numerose ragazze dalle regioni vicine.
Offriva l'opportunità di sviluppare conoscenze piacevoli, con il
mare distante poche decine di chilometri, dove trascorrere momenti
lieti, spensierati.
Gli amici discutevano anche del modo di comportarsi con le
compagne.
- Al primo incontro con una ragazza - chiedeva Paolo - come ci si
dovrebbe comportare secondo te, tentare l'approccio spinto,
toccarla, palpeggiarla?
- Ma no! No! - ammoniva Antonio - prima devi conoscerla, capire
come si comporta, se dimostra piacere, gradisce la compagnia; in
un secondo tempo puoi baciarla sul viso, sulle labbra; devi verificare
le reazioni prima di allungare le mani, procedere a gradi; tutt'al più,
la prima volta, al momento di lasciarsi, puoi sfiorarle la guancia con
un leggero bacio.
Non è facile comprendere il temperamento femminile, le
intenzioni, la disponibilità; ognuna ha proprie caratteristiche, uno
specifico modo di esprimersi, personalità, aspettative.
Non esiste un metodo valido per ognuna, è questione di sensibilità,
di tatto, occorre percepire le sensazioni, i sentimenti, le emozioni
suscitate durante il rapporto.

17
Tuttavia, a Paolo, capitò di conoscere una ragazza impulsiva,
alquanto passionale.
Liliana appariva una piacente mora, con lunghi capelli neri, di
media statura, belloccia, formosa, con il seno e il fondoschiena
accentuati.
L'aspetto suscitava un immediato, irresistibile desiderio di
abbracciarla, stringerla, abbandonarsi alla sensualità stimolata dalla
figura morbida.
Si conobbero a una mostra etnografica che rappresentava sprazzi
di vita di un'antica popolazione regionale.
- Sono interessanti i costumi - affermò Paolo, rivolgendosi a lei - ti
sembra appropriata, convincente la documentazione storica?
- Certo, - rispose Liliana - è descritta bene, in modo chiaro,
avvincente; insegno alle elementari, ho intenzione di accompagnare
la classe a visitarla.
Sorse, in entrambi, una forte attrattiva, desiderio di conoscersi.
Paolo la trovava eccitante, procace; era stimolato dalla figura, le
labbra carnose, sensuali, il viso roseo, ben modellato, gli occhi
maliziosi che brillavano.
All'uscita, emozionato, le propose:
- Liliana, avrei piacere di rivederti, che cosa ne dici?
- Certo, se ti fa piacere, ti do il numero di telefono, puoi chiamarmi
quando vuoi.
- Certamente, ti cercherò presto, arrivederci!
- Ciao!
Si lasciarono con una calorosa stretta di mano.
All'appuntamento, si sentirono, subito, a loro agio, disinvolti, liberi.

18
Convennero di ritirarsi in un luogo riservato per godere di
maggiore intimità, manifestare i sentimenti, le sensazioni accese.
Si desideravano; presero a coprirsi di baci con voluttà, concedersi
calde effusioni, carezze, strette ardenti.
Liliana, dal canto suo, fu anche sincera e, senza alcuna remora, gli
confidò apertamente:
- Sai, avrei voluto abbandonarmi subito alla passione, abbracciarci,
stringerci la prima volta.
Paolo rimase colpito dalla franchezza; forse, pensò, desiderava
anche amoreggiare.
Al terzo incontro, si appartarono in un angolo per abbandonarsi
agli stimoli, in assoluta libertà. Paolo intendeva spingersi oltre
nell'amplesso, tentare di compiere l'atto sessuale.
Si prodigava con baci, stringerla tra le braccia, la sentiva
accondiscendere, esprimere desiderio, piacere; continuò, con i gesti
vogliosi, fino alla percezione di gradire il rapporto completo, senza
mostrare riserbo, difficoltà, come fosse un gesto naturale.
Ricordò i suggerimenti di Antonio; rimase perplesso, confuso.
Ma allora, rifletteva, come sono le donne, come ci si deve
comportare?
D'altra parte, lui stesso, quando incontrava quel tipo di donna,
formosa, stimolante, con il seno prosperoso, i glutei sodi, provava
fascino, desiderio di attrarla, stringerla, riempirla di baci per tutto il
corpo.
Incontrò pure ragazze piacevoli, attraenti, serie, impegnate, che,
nonostante i pressanti inviti, non accettavano evasioni, non
cercavano fugaci avventure.

19
Gli capitò di conoscere una ninfomane; una signora carina,
disponibile, dall'aspetto appariscente, longilinea, elegante, eccitava
il comportamento bramoso, sprizzante libidine.
Non appena si presentava l'occasione, invitava ad appartarsi e
prendeva l'iniziativa, soddisfacendo i suoi desideri, senza reticenze,
senza pudore.

Non è facile capire le donne.


Appaiono esseri speciali, entità complesse, involucri preziosi,
piacevoli, stimolanti.
Racchiudono un crogiolo di sentimenti, passioni contrapposte,
amore e odio, delicatezza e rigore, fragilità e forza, intelligenza,
malizia, attrattiva, seduzione, pure inganno e perfidia.
Risultano un arcano per l'uomo; sirene, la maga Circe.
Possono, pure, diventare ostacoli pericolosi se non si incontra la
persona confacente per condividere la vita e profondersi in un
amore coinvolgente da incentivare e desiderare per entrambi di
trasmetterla.

20
La baita in alta montagna

Paolo ambiva trascorrere alcuni giorni in montagna per fuggire dai


centri congestionati delle città, dagli ingorghi del traffico.
Voleva ritrovarsi in se stesso, profondersi nella natura, nel pacato
silenzio degli alti monti, contemplare lo spettacolo delle vette
imponenti che mostrano la fragilità dell'uomo, infondono serenità.
Si sentiva appagato nell'osservare il verde dei prati, i boschi di
betulle, castagni, faggi, le vallate con abeti, larici, pini; la vivace
espressione del creato, i torrenti impetuosi, gli ameni laghetti
specchianti alberi e monti circostanti, il fruscìo della pioggia leggera
che lustra, rinverdisce le foglie, vivifica ciò che bagna, anche le
rocce.
L'apparire, salendo, passo dopo passo, degli splendidi paesaggi, le
maestose cime, la multiforme vegetazione, la varietà di colori al
mutare delle stagioni, la quantità di arbusti e fiori con i gradevoli
effluvi e profumi.
Sono fenomeni, espressioni della montagna che trasmettono
tranquillità, suscitano gioia, fiducia nella vita.
Incontrare animali allo stato libero, le placide mucche con i vitellini
che ti osservano, con sguardo curioso, emettendo un muggito,
cavalli fieri e scattanti che non permettono di avvicinarli.
21
Udire un picchio tamburellare, con ritmo, la corteccia dell'albero,
gracchi e rondoni sorvolanti la valle, il cuculo, pur con il verso
ripetitivo che non infastidisce, sembra accompagnare la cadenza del
passo; pernici, fagiani e colorate coturnici che, improvvisamente, si
innalzano in volo, allo strepito delle foglie calpestate.
Più in alto, si incontrano vigili marmotte, ritte, sulle zampe
posteriori, in osservazione come sentinelle, squittiscono, con acuti
stridìi, per avvertire le compagne, e fuggono via, appena intraviste,
per rifugiarsi nelle tane.
A volte, si scorgono, in lontananza, camosci, cervi, impettiti
stambecchi con le grosse corna, eretti sul dirupo, il volteggiare di un
falco nel cielo con invidiabili virtuosismi.
L'ambiente montano, nelle forme varie e vivaci, rinvigorisce,
stimola in ogni condizione, con il sole e il brutto tempo, rivela un
fascino misterioso anche con le nuvole, la pioggia e la neve.
Permane una pace e un soffuso silenzio, interrotti unicamente dai
processi naturali e dagli animali: si ode il gradevole mormorìo di
ruscelli che scorrono gorgheggianti dai ghiacciai, il canto e il frullo di
uccelli volteggianti nell'aria, una varietà di voci, espressioni
specifiche della vita vegetale e animale.
Suoni che fugano gli assordanti, fastidiosi rumori degli abitati, di
fumi, olezzi e sgradevoli odori, oltre alla turpe visione di rifiuti
abbandonati nelle aree verdi.

L'ascensione richiedeva, almeno, un paio d'ore, per risalire il


dislivello di circa duemila metri dal letto del torrente, il punto da cui
partiva il sentiero.

22
Intendeva raggiungere la baita situata in una posizione
panoramica per ammirare la stupenda corona di montagne.
La capanna appariva alla sommità della valle, sul versante opposto
a quello dell'alto monte, con la cima aguzza, impressionante, per le
pareti scoscese e dirupate.
Era coperto, in gran parte, da un ghiacciaio crepacciato e ruinoso,
adagiato in forte pendìo, da sembrare in procinto di scivolare da un
momento all'altro.
Da tempo si stava ritirando, a causa di frequenti sgretolamenti,
delle frane, durante l'estate, che provocavano fragori vistosi,
spettacolari.
I ruscelli e i numerosi rigagnoli, confluenti dalla massa di ghiaccio,
scendevano fino a convogliare nel torrente.
Altri piccoli rivoli scorrevano dalla vedretta, posta su un largo
pianoro, a monte del rifugio, da cui si attingeva per rifornirsi di
acqua con lunghe tubature di gomma.
Paolo si era incamminato nella vallata popolata da abeti, pini e
cembri; una ridente area, pianeggiante, confacente per la
postazione di tende, un ambiente fresco, riparato, in prossimità del
corso.
La salita iniziava appena superato il ponte; procedendo
nell'ascensione, diminuivano gli alberi ad alto fusto fino a sparire,
nel frattempo, crescevano le piante basse e gli arbusti.
Il sentiero raggiungeva un esteso spiazzo coperto di erba; offriva
un ricco pascolo per le mucche e le immancabili capre che, in
montagna, si disperdono in ogni dove, si inerpicano sulle alture
come camosci.

23
All'estremità, nel punto in cui si elevava l'altra montagna, erano
dislocate poche casupole, abitate da pastori nella bella stagione.
Oltre l'altopiano, il percorso diventava selvaggio, aspro; si
insinuava in stretti passaggi, tra massi rocciosi e spazi aperti,
proseguendo con numerosi giri e tornanti, per salire sempre più in
alto.
La vegetazione era composta da piccoli arbusti, cembri e pini
mughi, ribes, pianticelle di mirtilli e rododendri, poi diventava
ancora più rara, fino alla crescita soltanto di erba e fiori, tra
l'emergere di spuntoni e rocce: l'ambiente tipico degli animali
d'altitudine, marmotte, camosci e cervi.
Guadava ruscelli che scorrevano, attraverso l'erba e le rocce, con
sussurri e mormorìi, altri scrosciavano tra i dirupi formando allegre
cascatelle, uno fragoroso che precipitava con furia, come incalzato
da forze misteriose, sprizzante gocce che brillavano, al sole, come
scintille.
In mezzo a tanti rivoli, non occorreva provvista d'acqua, in più,
residuavano piccoli cumuli di neve, incuneati in anfratti nascosti al
sole.
Dopo numerosi tornanti, il sentiero procedeva più irto, saliva quasi
in linea diretta, segnalato con punti gialli per indicare la via da
seguire; da quel momento si doveva procedere arrampicandosi tra
speroni, strettoie e rocce.
Aveva raggiunto, ormai, la parte terminale, scoscesa, più
impegnativa per la necessità di aggrapparsi a spuntoni onde
sormontare i massi e inerpicare; il percorso procedeva, in questa
forma, per un centinaio di metri.
Alla fine della scalata, apparve, davanti, la piccola baita.

24
Aveva raggiunto la meta: l'aver superato le difficoltà gli conferiva
piena gratificazione.
Acquisiva il piacere, l'appagamento di trovarsi in un punto
spettacolare, un angolo di serenità e pace assoluta.
Contemplava la montagna sovrastante, con la cresta ricoperta di
neve e ghiaccio da cui provenivano i mormorìi dei rivoli scorrenti. In
basso, s'intravedeva il letto sinuoso del torrente e casupole sparse;
attorno, altre cime appariscenti; in lontananza, si scorgeva
l'estremità di un altro grande ghiacciaio, sul quale sciavano pure
d'estate.

Stava a diretto contatto con la natura, immerso nelle gradevoli,


svariate forme espressive: l'imponenza dei monti, la maestosità dei
ghiacciai con i ruscelli, sotto i massi e la ghiaia, che si odono
scorrere senza vederli, il fruscìo itinerante delle acque, un
linguaggio che conferisce una sensazione catartica, liberatrice dalle
tensioni, i crepacci impressionanti, il fragore reboante dei blocchi
che franano; il rapido avvicendarsi delle nuvole con trasformazioni
varie e multicolori che offrono alla fantasia ogni genere di
rappresentazioni.

Era arrivato verso mezzogiorno, giusto il tempo del pranzo.


Aveva preso la chiave dall'albergatore per utilizzare la struttura
spartana, disadorna, ma fornita del necessario: il fornello a gas,
stoviglie per cucinare e brandine per il riposo.
Al centro era impiantata la stufa a legna, per il frequente
maltempo che abbassava la temperatura. Di notte, poteva scendere

25
sotto zero anche in settembre, e l'esile filo d'acqua della cannella,
predisposta per i frequentatori, gelava, restava bloccato.
Paolo aveva portato una buona scorta di alimenti, inoltre c'erano
cibi in scatola, altri conservati nelle buste.
Si rinfrescò alla fontanella, sostituendo la maglietta, madida di
sudore, e depose le provviste sugli scaffali. Poi si mise a cuocere la
pasta con il sugo pronto, un piatto gradito, in montagna, dopo una
lunga escursione, cibo caldo, ricco di carboidrati.
Più tardi, compì un giro di ricognizione sulle alture vicine per
osservare la zona, verificare il corso del rigagnolo che giungeva alla
capanna.

All'albergo, l'avevano avvertito dell'arrivo di un geologo,


interessato a studiare l'area.
Sull'imbrunire, giunse un giovane con un voluminoso zaino sulle
spalle, una figura snella, atletica, con capelli biondi, molto corti.
- Salve - gli rivolse Paolo.
- Buona sera - rispose - sono Eric, vengo dall'Università di ***, alla
pensione mi avevano assicurato di trovare il rifugio aperto, devo
approfondire la tipologia delle rocce.
Dalla pronuncia, si capiva che non era italiano, però conosceva
bene la lingua, si esprimeva con scioltezza, con precisione nei
termini.
Si tolse il capace sacco e lo appoggiò sulla panca di legno, attigua
al tavolone di rovere, a lato dell'ingresso.
- Vieni, ti mostro l'interno, - invitandolo - puoi sistemarti su questa
branda, l'altra serve a me.
- Bene, grazie.

26
Ormai era sera.
Adagiò i vestiti nell'angolo, estrasse dalla borsa l'occorrente per la
pulizia, l'attrezzatura, e li appoggiò sulla mensola.
Poi, dopo essersi lavato alla cannella, raccolse le provviste e, con
disinvoltura, si mise a trafficare ai fornelli.
- E' aperto il gas? - chiese.
- Sì, l'ho usato a mezzogiorno, - rispose Paolo - devi solo aprire la
manopola e accenderlo, i fiammiferi sono sul piano.
Le stoviglie erano a vista, come pure gli alimenti comuni, olio,
burro, sale, spezie, condimenti.
- Vorrei cuocere la pastasciutta - propose Eric - ti va? Ne metto
anche per te.
- D'accordo, con piacere.
Aprì la scatola di pelati e li tagliuzzò minutamente, lasciando
colare il liquido, poi pose il trito nel pentolino con l'aggiunta di olio,
per preparare il sugo. Sull'altro fuoco, appoggiò la pentola grande
con l'acqua. Giunta a ebollizione, infilò una manciata di spaghetti.
- Metto anche una punta di burro, - disse - perché i fili della pasta
non si attacchino.
Paolo capiva che era pratico, conosceva gli accorgimenti, non si
poneva difficoltà, anzi sembrava esercitare le operazioni con
piacere.
Viveva da anni con una compagna, pure impiegata all'università; si
aiutavano nei lavori di casa, alternandosi nei compiti senza
preclusioni.
- Ci accordiamo sulle faccende domestiche - raccontava - secondo
la disponibilità, senza conflitti per le mansioni, la qualità delle
prestazioni da compiere. Però, ci sono persone - precisava - che

27
intendono ancora suddividere le attività da donna e uomo; perfino
ragazze condividono tali distinzioni nella vita di coppia.
Intendeva svolgere uno studio particolareggiato per migliorare il
punteggio del curriculum, porsi in evidenza; aveva un incarico
provvisorio e ambiva diventare stabile, di ruolo.
Al mattino si alzò presto.
La finestrella non era riparata con tende, e il sole, appena sorto,
penetrava, all'interno, con i raggi luccicanti da imporre la sveglia,
come il canto del gallo in campagna.
D'altra parte, alla sera, nei rifugi non si fa tardi, si segue il ritmo
della natura, l'avvicendarsi della luce solare.
Eric preparò il thè per colazione, unendo fette di pane spalmate
con burro e marmellata.
Poi, predispose gli attrezzi e le provviste per il pranzo, nel capace
zaino, e partì alla ricerca.
- Vado in quel versante - indicando la destra del picco - dovrei
trovare rocce di particolare interesse; tornerò prima di sera.
- Ciao, fa attenzione! - rispose Paolo con un cenno della mano.
Rientrava all'imbrunire carico di campioni raccolti con cura. Li
avvolgeva in buste di plastica, catalogandoli, e li infilava in sacchetti
di tela.
Paolo, a sua volta, si dilettava con brevi escursioni nei dintorni;
controllava i tubi e il corso d'acqua della cannella.
I rigagnoli, pensava, attraggono gli animali; cercava l'occasione per
vederli.
Raggiungeva le cime circostanti, arrivò sul confine della nazione, al
culmine della catena disposta come spartiacque.
Appariva l'estensione di un altro grandioso ghiacciaio.

28
Presentava la forma allungata di una lingua di ghiaccio protesa
nella vallata; alla fine, era crepata, sembrava la grossa zampa di un
felino.
Incontrava gruppi stridenti di pernici, stormi di gracchi,
volteggianti lentamente, compiaciuti nel compiere gli ampi giri,
scorse una lepre, nella fessura di una roccia, che sfuggì via nel
vederlo vicino; intravide un furtivo ermellino, minuto e rapido, che
sgusciò, all'improvviso, dal ghiaione per rinfilarsi subito. In seguito,
rivolgendo lo sguardo indietro, lo scorse un paio di volte, sembrava
seguirlo, di nascosto, per non farsi notare.
Al mattino presto, scrutava le zone erbose delle alture, di
avallamenti; a volte individuava un gruppetto di camosci brucare,
spostandosi di continuo, scomparivano in pochi minuti.
Anche le capre non stanno mai ferme; strappano i fili d'erba, qua e
là, camminano, curiosando, intrufolandosi ovunque, ma rimangono
in zone accessibili; per sicurezza, portano i caratteristici
campanacci per poterle rintracciare.
Eric compì escursioni per giorni, finchè una sera, appagato dal
risultato, dei campioni raccolti, decise di preparare il ritorno.
Infilò la quantità di sacchetti di pietre nello zaino, poi cercò di
sollevarlo, per provare a reggerlo. Era pesantissimo, lo alzava con
difficoltà, non era un carico agevole da trasportare a valle.
Paolo, impensierito, gli chiese:
- Ma non vorrai portarlo, così gravoso, giù in paese? Non c'è un
mulo o un altro modo per farlo?
- No, non ho trovato nulla, devo provvedere da solo.

29
- Ma almeno riduci i pezzi, levane alcuni, - insisteva - dividi il carico
in due viaggi, è un peso enorme, potresti scivolare, cadere,
procurarti distorsioni, fratture.
Eric rimase assorto, non rispondeva.
Al mattino, consumò la colazione, poi raccolse il sacco,
appoggiandolo sul tavolone, fuori dal rifugio, e si rivolse a Paolo:
- Mi aiuti a sistemarlo sulle spalle?
- Ma pensi di riuscire a portarlo giù al piano? Potresti compiere uno
scivolone, una caduta pericolosa con un carico simile?
Era deciso a proseguire.
Lo sollevò, reggendolo, mentre Eric glielo accomodava sulle spalle;
quando lo sentì ben equilibrato, strinse alla vita le ampie fasce
laterali; erano larghe, conformate appositamente per stringersi al
busto, in modo da distribuire il peso su tutto il corpo; si mosse per
verificare l'andatura, se riusciva a sostenerlo.
Poi, porse la mano a Paolo:
- Ciao, ti saluto, chissà, forse ci rivedremo ancora - e, lentamente,
con gravità, incominciò la discesa.
- Stai attento! - gli raccomandò Paolo - Passa dall'albergo, avvisa
quando arrivi.
Voleva accertarsi dell'esito, che non gli capitassero incidenti.

Paolo desiderava fermarsi ancora per cogliere pienamente la


sensazione di quiete, silenzio, percepire la pace profonda,
l'atmosfera mistica che si acquisisce in alta montagna.
Alla sera, nei giorni sereni, contemplava la magìa dei tramonti
incantevoli, lo splendore dei colori nella successione di rosa, azzurro
e blu, riflessi sulle cime e nel cielo, con l'avanzare dell'oscurità.

30
La notte, ammirava le innumerevoli stelle, lucenti nella immensa
distesa, sovrastante, che avvolgeva in un imponente, preziosissimo
manto.
In un tardo mattino, mentre rientrava dalle abituali escursioni,
vide il cielo, all'improvviso, oscurarsi in modo impressionante,
diffondersi un buio pesto foriero di un furioso temporale.
Si alzò, subito, un forte vento, con un sibilo sferzante, vorticoso, e
incominciarono a cadere grossi goccioloni, pesanti, rumorosi.
Reggeva una leggera giacca a vento con il cappuccio, la infilò di
fretta.
Immediatamente, prese a scendere una pioggia torrenziale,
impetuosa, per pochi minuti, perché si tramutò presto in una
violenta, tempestosa grandinata che batteva con forti colpi sulle
spalle e sulla testa, nonostante fossero coperti.
Si trovava a un centinaio di metri dalla baita, riuscì a ripararsi
dalla rabbiosa gragnola che sembrava una battaglia del cielo contro
la terra.
Cessata la grandine, riprese lo scroscio d'acqua battente fino a
diminuire d'intensità.
Verso sera il maltempo cessò presto, per cambiare completamente.
Dopo lo scuro grigiore dell'acquazzone, apparve un radioso
arcobaleno a ridare serenità, gioia.
Dipingeva il cielo con un arco variegato di brillanti colori, azzurro,
verde, giallo, violetto, unendo verso l'alto i massicci, elevati ai lati
della valle.
Pareva volesse ristabilire la pace con la terra, trasmettere ancora
fiducia, speranza alla vita.

31
Ma il tempo sulle alte vette varia con frequenza impensabile,
spesso tira vento e le nuvole si muovono rapidamente, non si era
ristabilito.
Un altro giorno, nel tardo pomeriggio, accadde un fenomeno
straordinario, un incanto, apparve, tutt'a un tratto, la neve.
Osservava scendere, lentamente, l'innumerevole quantità di falde
bianche, grandi fiocchi, silenziosi, leggeri, adagiarsi sul terreno,
soffici come bambagia; uno spettacolo affascinante, conferiva la
sensazione diffusa di unità, una commistione di semplicità e
pacatezza con la natura.
Si trovò avvolto, in breve tempo, in un'ampia distesa bianca che
copriva, attenuava le asperità del terreno, trasformava l'ambiente in
un immenso, morbido, candido paesaggio; un invito a cancellare, a
fugare le brutture, le cattiverie che si incontrano nella vita.
Ancor più sorprendente, poi, fu l'improvvisa comparsa di due cervi
che, superato il dosso, si avvicinavano al rifugio, guardinghi, con
passo lieve, lanciando intorno sguardi vigili, curiosi, poi si
allontanarono velocemente verso la montagna, sparendo alla vista,
lasciando impresse le orme nella neve.

Paolo aveva trascorso giorni in tranquillità, quiete, sperimentando


vicende con sentore d'avventura, contemplando visioni spettacolari,
avvincenti.
Si sentiva rasserenato, rinfrancato.
Decise di rientrare in società, tornare a casa e riprendere le attività
quotidiane.

32
In ufficio

Sono le sei e trenta, Paolo è a letto, dorme.


All'improvviso, un rumore lo sveglia, si è accesa la radio, ode una
voce.
S'accorge dell'ora, è tempo di alzarsi.
Consuma la colazione e si prepara per recarsi al lavoro.
E' un giorno come altri.
Da tempo aveva preso la decisione di usare l'auto per raggiungere
la metropolitana; l'ufficio si trovava in centro, nel cuore della città,
a pochi passi dal duomo.
Per il percorso, aveva sperimentato tutte le alternative possibili.
La forma più libera, indipendente, consisteva nel servirsi
unicamente dell'autovettura, però il fatto di dover guidare ogni
giorno, andata e ritorno, lo infastidiva.
La mattina, s'imbatteva in un logorante, intenso traffico,
concentrato agli incroci, lungo strade, tratti e vie delle città; inoltre,
incontrava difficoltà a parcheggiare e diventava dispendioso per il
consumo di benzina.

33
Un altro modo agevole consisteva nel raggiungere, con il mezzo, la
stazione ferroviaria, a pochi chilometri, prendere il treno ed entrare
in città, poi arrivare in ufficio con la linea sotterranea.
Questo, in effetti, risultava il modo migliore, più veloce per i tempi
di percorrenza; il tragitto alla ferrovia avveniva senza traffico,
poteva calcolare il tempo con precisione, altri pochi minuti in treno e
altrettanti in metropolitana; diventava ancor più economico con
l'abbonamento ai mezzi pubblici.
Presentava, però, un grave inconveniente: al ritorno non trovava
una coincidenza, accettabile, tra l'orario dei treni e l'uscita
dall'ufficio; doveva attendere più di un'ora.
Allora, decise di usare l'automobile, raggiungere la stazione della
metropolitana, poi, con un centinaio di metri a piedi, arrivare in
ufficio.
Nel complesso era la soluzione più conveniente, pratica sia
nell'andata che per il ritorno; alla sotterranea aspettava pochi
minuti, anche nel caso di doversi fermare per straordinari o
impegni.
I tempi di percorrenza non erano definibili in modo preciso, come
per il treno, tuttavia giungeva in tempo, tutt'al più con dieci minuti
di ritardo.

Immancabilmente, trovava Alberto seduto al tavolo nel locale dello


spogliatoio, arredato con armadietti personali, oltre alla macchinetta
del caffè, a gettoni; era diventato il centro di ritrovo.
L'impiegato sorseggiava la calda bevanda, sfogliando uno dei due
quotidiani che portava di solito. Ne acquistava uno economico e

34
l'altro d'informazione; inoltre si documentava anche con il
settimanale preferito.
Piccoletto, con l'aspetto curato, ben messo, non snello, non
appariva nemmeno grasso, portava occhiali vistosi, svolgeva il
compito di addetto all'amministrazione.
Un tipo sfuggente, viscido, non si capiva quali progetti avesse in
mente, quali fossero le intenzioni, i desideri, a che cosa aspirasse
veramente nella vita.
Talvolta veniva a fargli visita la sorella maggiore, pure occupata in
città, tal'altra il padre, raramente la madre che accusava difficoltà
nel camminare.
I parenti mostravano grande stima per lui, una forma di
venerazione, lo consideravano il beniamino della famiglia.
A volte concedevano confidenze:
- Alberto - raccontava il genitore - è appassionato di collezionismo;
di sera, dopo cena, si destreggia ad assemblare modellini di navi,
aerei, lo svolge con cura, è meticoloso, preciso; in camera conserva
una quantità di composizioni pregevoli, realizzate con una miriade
di pezzi.
Il padre era anziano, pure piccolo e grassottello, come i
componenti della famiglia, non era ricco, non aveva titoli di studio,
tuttavia esternava un portamento sostenuto, signorile, una
presenza assai distinta.
Ai complimenti per l'aspetto fisico ragguardevole, rispondeva:
- Alla sera, per cena, prendo sempre una patata lessa. Non chiariva
se consumava solo quella o se era la componente usuale, secondo
lui, per mantenersi in forma, in buona salute.

35
In ufficio, il figlio manifestava ambizioni di alta competenza in
questioni contabili e fiscali, si riteneva un grande esperto.
Oltre ad acquistare il quotidiano economico, spesso, tratteneva in
mano testi di legislazione tributaria; vantava conoscenze, contatti
ad alto livello con autori di libri, studiosi di scienza delle finanze.
Nel pomeriggio collaborava con il cognato ragioniere che gestiva
uno studio di consulenza e amministrazione aziendale.
Nonostante gli interessi e il compito specifico, svolto in ufficio, non
si capiva perchè Alberto avesse frequentato il corso di Abilitazione
Magistrale; un genere di studi ben diverso dalla funzione; titolo, poi,
conseguito negli anni in cui esercitava quelle mansioni.
Fatto certo, conosceva gli intrighi dell'ambiente. Manteneva
svariati contatti, anche poco chiari, come la sentita e
incomprensibile predilezione per il direttore di sede in un'altra
regione.
Il padre e lo zio avevano rivestito ruoli direzionali nell'ente e lui, a
quanto pare, si sentiva protetto, in una botte di ferro. Aveva
appreso le furbizie dell'impiegato pubblico, come gestire il lavoro,
destreggiarsi, approfittare delle mansioni.
Amministrava il piccolo potere di addetto agli acquisti, ai
pagamenti. Sapeva farsi desiderare, imporre l'attesa, non per il
numero di pratiche da evadere, quanto dal modo di comportarsi,
voluto, per scarsa diligenza nell'adempiere il compito.
Talvolta, accennava con ostentazione all'amico straniero, vicino di
casa, che possedeva una pistola: forse intendeva potenziare la sua
immagine, dimostrare forza, aggressività.
Al mattino, si soffermava con la collega a scambiare confidenze,
notizie, pettegolezzi.

36
Silvia era maggiore di una decina d'anni, con aspetto poco
attraente, il naso aquilino, la figura un po' incurvata, per la sua età,
da apparire ingobbita; il lato gradevole, da renderla quasi
aggraziata, riguardava i lunghi capelli rossi, color tiziano,
leggermente ondulati, che le scendevano lungo le spalle, sempre in
ordine.
Proveniva da un'isola lontana. Nei primi tempi, aveva vissuto in
città con la sorella, maritata, con la quale tratteneva un rapporto
conflittuale. Si sentivano, spesso, bisticciare al telefono, inoltre non
la ricordava con affetto.
Presiedeva l'ufficio cultura; un compito stimolante, con numerose
iniziative, contatti ragguardevoli, tratteneva rapporti con artisti,
attori dilettanti, pittori, cori folcloristici, popolari, collezionisti di
francobolli, di numismatica.
Diligente, s'impegnava con solerzia, dedizione.
Gradiva il lavoro, però, si lamentava di continuo e di tutto, persone,
disguidi nelle operazioni, soprattutto di colleghi e uno in particolare.
Ambiziosa, non consentiva intromissioni nelle attività, come del
resto altri impiegati.
Nutriva un legame, quasi morboso, con Alberto, pur con
temperamento ben diverso, si confidava per
ogni incombenza. A volte, a causa di contrattempi, difficoltà,
sprofondava in crisi di pianto, in una profusione di lacrime.
Non era piacente, tuttavia garbata, gentile, apprezzata dalle
numerose persone frequentate. In città, vantava conoscenze
rinomate nell'ambiente artistico, musicale.

37
Aveva affittato un piccolo teatro per le compagnie e i gruppi
musicali dove potersi esercitare, esibirsi in rassegne e
rappresentazioni.
Presenziava sempre agli spettacoli, e, pur vivendo sola, assisteva
fino a tarda notte.
Paolo aveva pensato di affiancarle, Enzo, come usciere, uno
scaltro autista che inventava mille scuse per assentarsi dall'ufficio,
onde aiutarla nelle manifestazioni e avere compagnia.
L'intraprendente commesso aveva allestito un piccolo servizio di
bevande; una buona idea, ma la collega traeva sempre motivo per
lagnarsi delle prestazioni, per il comportamento, la pulizia,
sembrava preferisse rimanere sola.
Seduta di fronte ad Alberto, prendeva il caffè con una compressa
dolcificante, versando metà bicchierino in quello del collega; ne
beveva molti ed era, già, tanto complicata, difficile da trattare.
Discutevano d'attualità, faccende di famiglia, iniziative e malignità
di colleghi in altri uffici, ma soprattutto sulle vicende dell'istituto.
In quel periodo, l'argomento di maggior interesse, negli approcci
mattutini, riguardava la situazione dell'ente.
Da qualche anno, ventilavano la proposta di decentramento di
alcune funzioni dello stato.
Gli altri impiegati erano persone mature, avanti negli anni,
arrivavano puntuali, sempre in orario.
C'era l'impassibile cassiere, piccolo, mingherlino, di carnagione
scura, imperturbabile, scambiava poche parole.
Seguivano le due signore impegnate alle iscrizioni, agli
abbonamenti, il settore organizzativo; donne rigide, poco affabili,

38
loquaci e con la lingua tagliente, insoddisfatte di tutto, assai critiche
delle attività e dei colleghi.
Erano nostalgiche dei tempi passati, quando l'ente e le
manifestazioni erano fiorenti, esercitavano maggiore influenza,
ottenevano considerazione, prestigio in città e nell'ambiente.
Il cassiere si dispiaceva del continuo malignare, per l'incessante
cicaleccio che, oltre a infastidirlo, temeva distrarlo nel delicato
compito.
Per questo si pensava di sistemarlo in uno spazio apposito; però,
poi, sarebbe emerso un pericolo ancora maggiore, cioè tenere
isolato il servizio cassa e renderlo più vulnerabile.
Nel turismo, invece, erano impegnate due signore gradevoli,
gentili, disponibili, non esprimevano lamentele, pretese.
Adempivano il compito con solerzia, gestivano i rapporti con
capacità, competenza, si mostravano di buon umore, operavano con
soddisfazione.
Svolgevano un servizio piacevole, vario, ma certamente contava
anche la personalità, il modo di essere, di affrontare le attività, la
vita. Per quanto si poteva conoscere, trattenevano relazioni familiari
serene, armoniose, si mostravano gratificate.

Paolo era solito, al mattino, visitare gli uffici, salutare il personale


e, nel contempo, verificare l'operatività.
Un giorno, udì l'addetta al turismo, mentre conversava con le
colleghe, pronunciare una frase singolare:
- Non è ancora passato sotto il rullo compressore.

39
Fu colpito dall'affermazione, ma non comprendeva il significato, il
riferimento. Rifletteva, incuriosito, rimuginava per scoprire a quale
persona fosse indirizzata.
Pensò al suo rapporto con il direttore, in genere rispettoso,
deferente, a volte anche critico, per cui immaginò che riguardasse
proprio lui, nuovo, poco diplomatico, schietto nei contatti d'ufficio.
Così, scoprendone il senso, venne a capo dell'arcana iperbole.
E' una forma emblematica per descrivere la funzionalità,
l'organizzazione del lavoro; il medesimo significato della formula
dialettale più esplicita, colorita:
"Padrum comanda, caval al trota", "Il padrone comanda e il cavallo
trotta".
Analizza il modo in cui si svolge il processo operativo nei rapporti
tra gli addetti, con attenzione ai gradi di autorità, senza indugiare,
senza recriminazioni, critiche; il metodo cui occorre attenersi nel
lavoro, nell'eseguire le direttive.
Affermazioni schematiche, dense di significato.
E' necessario, un'esigenza di funzionalità, per chiarezza dei compiti,
delle decisioni, per il rapido, scorrevole svolgersi delle operazioni.
Nel tempo, si è attenuata la forma rigida dei livelli di gerarchia, il
senso di potere, del comando, in quanto maggiormente permeati da
competenza, carisma, dialogo tra le componenti, in modo da
conseguire, ottenere una migliore, quasi gradita accettazione delle
disposizioni, risultanti dalla compartecipazione al processo, definite
con la consapevolezza, la considerazione delle qualità di chi le
impartisce.
In molti ambienti, inoltre, laddove possibile, si è sviluppata una
proficua forma collaborativa nelle scelte, con il coinvolgimento degli

40
appartenenti al settore, con discussioni di gruppo per raggiungere
l'intesa, la decisione migliore, poi veniva accettata ed eseguita di
comune accordo, con convinzione.
Dello sport si occupava Alfredo, persona discreta, semplice; non
raccontava degli impegni di lavoro, ma dei rapporti intrattenuti
all'esterno, delle conoscenze, anche di fatti ameni.
Era spassoso per l'abilità, le soluzioni escogitate per occuparsi
anche di faccende personali.
Lui, pure, conservava un'abitudine singolare.
Per una buona digestione, affermava, convinto:
- Alla fine del pasto, bevo un bel bicchiere d'acqua fresca e digerisco
tutto, sento lo stomaco a posto; mia moglie ne tiene, sempre, uno
in frigorifero.
La consorte, una signora simpatica, affabile, poco appariscente,
veniva di raro in ufficio, l'apprezzava, mostrava affetto,
considerazione.
L'impegno nello sport gli consentiva di svolgere, spesso, contatti
all'esterno; ciò suscitava invidia e lamentele fra le colleghe, in
particolare di Silvia.
Si udivano altercare, anche duramente.
- Tu hai bisogno d'uscire di continuo, non sei mai in ufficio, mentre
io sono sempre presente, compio molte ore di straordinario,
nemmeno tutte retribuite - lo rimproverava furiosa - tu, invece, te
ne vai in giro, tranquillo, a farti i fatti tuoi!
Alfredo, in genere, incassava, stava zitto, talvolta improvvisava
una rimbeccata, poi tornava nella sua stanza o si allontanava di
nuovo.

41
Non c'era modo di metter pace, stabilire concordia, era una lite
continua.
Si occupava di politica; fatto che lo favoriva a sviluppare
conoscenze e gestire le attività con disinvoltura.
A volte, eccedeva nell'autostima con affermazioni, frasi fuori
luogo, non appropriate, come chi vuol discutere di argomenti
sconosciuti, non pertinenti e fuoriesce con proposizioni senza senso,
vuote, pronunciate solo per parlare.
Il direttore arrivava più tardi, saliva direttamente nello studio; a
volte si intratteneva con le addette all'ufficio turistico per
disposizioni.
Un signore, riservato, distinto, non concedeva familiarità, non si
soffermava in discorsi futili o a chiacchierare con il personale.
Ricopriva una posizione di rilievo nell'ente, gestiva la regione con
maggiore consistenza operativa.
Sviluppava relazioni, iniziative, si interessava in particolare di
viaggi, di soggiorni in Italia e in Europa.
Ogni anno affittava la nave per organizzare una crociera nel
mediterraneo per gli associati.
Proveniva da una famiglia di marinai, aveva un fratello ufficiale.

Entrando nello spogliatoio, Paolo incontrava Silvia e Alberto, seduti


al tavolo:
- Ciao, come va, ci sono novità?
Prendeva il caffè in compagnia, scambiava notizie, si soffermava
per conoscere le incombenze istituzionali.
Discutevano di lavoro, vicende dell'ente.

42
Quanto alle problematiche d'ufficio, preferiva trattarle in privato
con gli interessati, in particolare con Silvia; con Alberto non si
permetteva rilievi, precisazioni, doveva usare tatto, cautela, era
permaloso, caparbio, non gradiva critiche, giudizi.
Paolo si occupava dell'andamento generale, del controllo degli
addetti, ascoltava le lagnanze, affrontava i problemi, le difficoltà
man mano si presentavano.
Nei periodi di intenso lavoro, interveniva con proposte,
collaborava, dove opportuno, per conseguire risultati soddisfacenti.
Si prestò a sostituire il cassiere per consentirgli di fruire delle ferie
accumulate da tempo.
In estate, capitavano, in prevalenza, operazioni connesse al
turismo; effettuavano il pagamento delle quote con assegni, per cui
non incorse nel pericolo di accettare cartamoneta falsa.

Appena assunto, non possedeva competenza specifica, ciò


nonostante, gli studi sociali risultavano pertinenti ad attività svolte
in relazione all'associazionismo.
La sua inesperienza riguardava, piuttosto, la modalità di gestire il
personale, relazionare nel pubblico impiego.
Struttura costituita da una rigida gerarchia formale, con la
definizione meticolosa delle mansioni. Oltre a ciò occorreva tener
presente i contatti politici e sindacali, la normativa, le numerose
disposizioni, i regolamenti.
L'aveva introdotto, con gradualità, il direttore precedente, solerte,
appassionato.

43
Ebbe l'accortezza di inserirlo nei vari uffici, per alcuni giorni, a
contatto con gli addetti per conoscere, sperimentare direttamente le
attività.
Con gli anni, poi, Paolo aveva acquisito esperienza, familiarità,
anche soddisfazione.

Tuttavia, incontrava difficoltà nel trattare i dipendenti, nei rapporti


con l'ambiente circostante; si sentiva estraneo, non interamente
partecipe, un po' a disagio.
Nell'attività artigianale, esercitata con il padre, le relazioni con i
subordinati si svolgevano in forma semplice, esplicita.
Operava a contatto, non in locali separati; gli ordini, i compiti
assegnati diventavano immediati, diretti, anche intuitivi,
nell'insieme, in quanto connessi al processo produttivo.
Non occorreva imporre un particolare atteggiamento, autoritario,
mettere per iscritto la direttiva per farla eseguire, affinchè fosse
chiara; lo sviluppo organizzativo risultava evidente, un flusso
naturale, come lo scorrere del fiume nell'alveo.
Bastava comunicare alla persona l'azione da compiere, al termine,
si attribuiva un'altra; a volte si interrompeva per incombenze
urgenti, necessità, come prestare aiuto al compagno.
Nessuno obiettava, al massimo chiedevano spiegazioni se non
appariva evidente, ma erano attimi, momentanee sospensioni per
chiarire.
Mentre, in ufficio, si seguiva una procedura ben diversa: l'addetto
alla particolare funzione non ne svolgeva altre, non pensava di
collaborare in caso di bisogno; inoltre, taluni, con anzianità di
servizio, pur in possesso della determinata qualifica, specifica

44
mansione, si sentivano il diritto, la pretesa di non compierla per
altri, non ritenevano di sottoporsi a un impiegato di grado
superiore, come fossero indipendenti; il loro compito risultava
limitato, circoscritto, come gestito in autonomia.
Capitava che il dirigente dovesse imporre autorevolezza,
trascrivere l'ordine per investire formalmente il subordinato,
comandarlo a svolgere quel determinato esercizio, pur definito dalle
mansioni attribuite.
Situazione difficile, intricata, che rendeva problematiche le
relazioni, angustiava l'esistenza a Paolo.
Era l'ultimo arrivato, con qualifica e titolo più alti, ma capiva
l'impossibilità d'intromettersi, di modificare le abitudini inveterate,
sviluppare la collaborazione tra gli uffici, al di là dei compiti specifici
di stretta competenza, cui ognuno era addetto.
Aveva studiato durante gli "anni caldi"; il periodo in cui criticavano
le autorità, lo stato, le istituzioni, contestavano i grandi organismi,
gli enti, i complessi industriali.
Si esprimeva netto rifiuto della gerarchia, delle strutture
burocratiche nell'intento di acquisire maggiore libertà, indipendenza,
equità.
Si ritenevano ingiustizie, condizioni disagiate, guerre, danni, mali,
causati dallo stato, dalle imprese, dalle multinazionali.
Era convinzione che i dipendenti, i prestatori di lavoro avessero
sempre ragione, potessero rivendicare piena discrezione nel
compierlo, avessero diritto per le svariate esigenze di vita.
Emergeva la concezione dell'essere quale Rousseau definiva
nell'Emilio: "Uscendo dalle mani dell'Autore delle cose tutto è bene,
ma tutto degenera tra le mani dell'uomo".

45
Nella tesi di laurea in sociologia, si era documentato sul concetto
di "alienazione" nel lavoro.
Aveva esaminato numerose ricerche effettuate in nord Europa, in
Italia, soprattutto in America del nord, dove era sorto il taylorismo,
particolare sistema di organizzare il processo produttivo.
Approfondì varie indagini svolte sul campo, concernenti contatti,
relazioni in settori industriali, nei servizi.
Aveva investigato la tipologia, il significato, le implicazioni del
rapporto gerarchico.
Trovò significativo, efficace lo scritto dello psicologo americano
Douglas Mc Gregor "L'aspetto umano nell'impresa", in cui supera
l'asettica, schematica teoria di Taylor, per proporre forme protese a
valorizzare meglio la persona.
Riscontrò stimolante, anche provocatoria "La piramide rovesciata"
dello svedese Jan Carlzon, con proposte intese a far emergere,
sviluppare le capacità, le qualità dei dipendenti; idee e progetti per
apprezzare, conferire maggior valore all'aspetto umano nel lavoro,
rendere la struttura meno rigida e formale.
Si consigliava con Edoardo sulle situazioni intricate, sconosciute, in
cui s'imbatteva:
- Com'è possibile capire, verificare le attività nell'ufficio, controllare
se una persona si impegna, svolge il compito con diligenza?
- Sai - gli rispondeva - devi tenere in considerazione il tempo, la
quantità di pratiche assegnate; poi, noi che sosteniamo la
democrazia, riteniamo, comunque, positiva la figura, il concetto
dell'impiegato.

46
Con questo intendeva specificare come doverosa e implicita la
fiducia nella disponibilità del dipendente; anche se poi, con
disappunto, amarezza, affermava:
- Noi, proponendo l'uguaglianza, la parità, siamo arrivati a diminuire
la forbice delle qualifiche, delle retribuzioni: crescono poco gli
stipendi ai gradi superiori, mentre si elevano maggiormente i
minori, oltre alla tendenza a migliorare, valorizzare le mansioni
basse.
Proseguiva:
- Vedi quella persona, possiede una carica politico-sindacale, è di
grado inferiore, eppure può assegnarmi dei compiti.
Non si mostrava soddisfatto, non era convinto dei risultati
raggiunti con le direttive sostenute, osservati nell'interesse
personale, per la carriera.
- C'è anche chi accenna - ribadiva - alla mobilità negli uffici, ad
abbandonare il concetto di garanzia del posto di lavoro; sono
contrario, si aprirebbe la porta al licenziamento, del resto, avrebbe
la stessa conseguenza la proposta ventilata di privatizzare il
rapporto di pubblico impiego.
- Ma se un impiegato non si applica, - obiettava Paolo - non opera
con assiduità, compie numerose assenze, si mette in malattia senza
ragione, come si può ritenere in confronto ai colleghi che si
dedicano con impegno? Deve emergere equità, senso di giustizia
verso le persone coscienziose, altrimenti si proteggono negligenti, si
avallerebbero furbizie, sotterfugi.
Allora, anche Paolo aderiva a proposte definite democratiche,
avanzate.

47
In seguito, nel constatare la realtà, verificando comportamenti
riprovevoli, divenne alquanto scettico, provando delusione,
sconcerto.

Rifletteva su modi, azioni controverse di colleghi.


Ricordò il caso successo in un istituto scolastico.
Il preside, nel coordinare la riunione, aveva invitato un docente a
segnare, sulla lavagna, il programma per evidenziarlo e promuovere
la discussione.
L'insegnante si mostrò sollecito alla richiesta; quando, però, il
dirigente venne chiamato al telefono, assentandosi pochi minuti, si
mise a gesticolare, mostrare insofferenza, smorfie nei confronti del
superiore, davanti ai colleghi.
Paolo lo conosceva, nutriva stima, ma rimase contrariato dai segni
contradditori, nell'agire in modo ambiguo; si direbbe con la mente
biforcuta.
Aveva riscontrato lo stesso comportamento nel dipendente di
un'azienda privata.
Era stato il collaboratore di fiducia del precedente datore di lavoro
che aveva cessato l'attività.
Non specificava se fosse per fallimento; lamentava la chiusura
dell'azienda e il licenziamento dei dipendenti.
Anche nella nuova aveva acquisito stima dal principale, un
rapporto di amicizia.
Si mostrava ossequioso, solerte, però appena restava solo con i
compagni, trovava mille argomenti per lagnarsi degli imprenditori,
criticava l'esperienza passata, sosteneva, con acredine, senso di

48
rivalsa, le rivendicazioni dei lavoratori, non cessava di parlar male
dei padroni.
Appariva sollecito di fronte al superiore, ma, appena possibile, si
abbandonava in lunghe discussioni, chiacchiere, sfoghi personali.
Cercava di essere ben voluto da tutti, dal principale e dai colleghi.

Ricordava Antonio, all'università, prammatico, positivo:


- Tu, fai troppo caso alle parole - gli suggeriva con un sorriso - se ti
accusano di essere autoritario, te la prendi, invece devi agire
secondo opportunità, devi essere severo se lo ritieni necessario,
senza curarti delle critiche.
In fondo aveva ragione.
Teorie, ideali vanno intesi come proposte, linee di tendenza,
esperimenti da verificare; poi, se necessario, occorre adeguarli alle
situazioni specifiche.
Il risultato si consegue nel modo più conveniente, proficuo, secondo
la rispondenza agli obiettivi da raggiungere.
Del resto, è facile incontrare persone che lanciano sassi nello
stagno e, subito dopo, nascondono la mano.
Nella realtà, poi, altri sopportano il rischio, l'impegno, la lotta per
promuovere innovazioni, progetti.

L'esempio sconcertante, per Paolo, riferendosi all'ufficio, appariva


il comportamento disinvolto, spregiudicato di Alberto.
Un collaboratore esterno, irritato per il trattamento, gli confidò,
sfogandosi:
- Quello è proprio un piccolo uomo!
In effetti era anche basso di statura e grassottello.

49
Doveva ricevere il saldo delle operazioni compiute, ma lo
costringeva a ritornare di continuo.
- Non ho ancora preparato il mandato - gli rispondeva tranquillo.
Forse non gli era simpatico, tuttavia era il modo di operare da
parte di Alberto.
Anche il direttore si lamentava:
- E' proprio come suo padre - specificando il comportamento, agiva
nello stesso modo.
La signora incaricata degli abbonamenti, invece, lo teneva in
grande considerazione.
Quando riscontrava disparità nei conteggi, si metteva in
agitazione, diventava intrattabile, angosciata, trasmetteva ansia
all'intero ufficio, andava in confusione.
Il collega veniva a conoscenza e la raggiungeva.
- Che c'è, signora, qualcosa non va?
- Oh! Signor Alberto, non mi tornano i conti, ho controllato varie
volte, ma non riesco a trovare l'errore.
- Non si preoccupi - interveniva - non c'è problema, verifico io, stia
tranquilla, poi le farò sapere - raccoglieva le carte e ritornava nella
sua stanza.
Il giorno seguente si presentava con i documenti e la rassicurava:
- Signora, è tutto a posto, ho risolto il disguido, metta via le
pratiche, non ci pensi più - e riconsegnava il carteggio.
Per l'anziana impiegata cessavano le angustie, il sofferto stato di
tensione, e l'attività dell'istituto riprendeva regolare andamento.

L'altro aspetto che suscitava perplessità, conflitti a Paolo,


riguardava il sistema di operare, la posizione dell'ente con l'esterno,

50
con gli organismi pubblici che svolgevano i medesimi servizi ai
cittadini.
L'istituzione operava nel tempo libero in relazione con gruppi,
organismi aziendali, associazioni culturali e circoli sportivi presenti
nel territorio di competenza.
A Paolo risultava problematico trovarsi in conflitto, rivali, le altre
strutture, i comuni, la provincia, entità pubbliche e associazioni
private.
Inoltre, non capiva perchè le decisioni, riguardanti attività in aree
periferiche, dovevano essere approvate dalla direzione nazionale,
lontana centinaia di chilometri, senza comprendere a fondo le
esigenze locali.
Comprese, poi, che le direttive provenivano dalla concezione
politica emersa nel periodo della costituzione.
La forma degli enti pubblici, la struttura, il rapporto con le realtà
circostanti, traggono origine, composizione da leggi, normative che
competono a organi elettivi e agli istituti predisposti per attuarle.

Constatava che, pur svolgendo servizi per la collettività, senza


interesse privato, non emergeva la preoccupazione di operare nella
forma più opportuna, efficace, riguardo tempi, orari, per offrire
prestazioni secondo le esigenze dei cittadini.
Sorge la problematica, anche l'ambiguità sul significato, il fine
della democrazia, della politica nel riscontro tra membri degli
organismi e i cittadini.
La vita, le azioni risultano come le rose, piacevoli, gradite, ma
presentano pure le spine; bisogna saperle prendere nel modo
adeguato per non pungersi.

51
I due anatroccoli

- Guarda zio! - esclamò gioiosa Margherita - guarda che cosa c'è


qui!
Era domenica mattina, Paolo stava uscendo per gli abituali
impegni dei giorni festivi, le si avvicinò.
La nipotina era appoggiata al muricciolo che reggeva una
gabbietta in metallo; stavano rinchiusi due minuti, graziosi paperini
gialli, inquieti e vigili per la condizione precaria.
Suscitano tenerezza i piccoli, anche gli animali, specie quelli gialli,
come i pulcini, (senza infierire contro i neri, come Calimero nel
tipico spot); il colore assegna una valenza e il giallo è caldo, vivo,
quanto invece non lo è il nero; inoltre gli anatroccoli hanno
un'espressione nei movimenti che li rende ancor più gradevoli,
divertenti.
Appaiono sempre felici, sorridenti, giulivi.
Il loro sommesso, ripetuto bisbiglio, qui qui, qui qui, diventa un
richiamo, il segno dell'essere, piacere dell'esistenza.
Nel procedere, con il lungo collo, sostenuto in alto, la testa, il
becco protesi in avanti, sembrano modelle in passerella; attirano
l'attenzione, soprattutto, nel dimenare la coda, suscitano sorrisi,
ilarità.
52
Attorno alla nipotina scodinzolava Tom, un grosso cane color grigio
fumo, il pelo rasato, giovane, saltellava con foga per invitarla a
giocare; di tanto in tanto si soffermava ad abbaiare davanti alla
gabbietta, mentre la nipotina e la nonna lo sgridavano:
- Zitto! Smettila, vai via! - per non impaurire oltre i piccoletti.
- Tom è cattivo - affermava preoccupata Margherita - li vuole
mangiare.
Aveva cinque anni, un visino grazioso, vispo, accattivante, i capelli
biondi ricci, vivace come un diavoletto, come gli animali che la
circondavano.
Era attratta dai paperini, stava accanto per proteggerli, tenere
compagnia.
A volte, combinava pure guai.
Vedeva la nonna annaffiare i vasi di fiori e lei, per imitarla,
riempiva una vaschetta, poi, non avendo piante, la versava ai lati
del ballatoio, spandendo acqua intorno; non immaginava che,
passando, le orme dei piedi avrebbero segnalato il cammino,
inzaccherando ovunque.
- Oh guarda! - esclamò, sorpreso, Paolo - che bei paperini, piccoli,
piccoli e gialli, sono proprio carini!
- Ma dove li metterai? - continuò pensieroso.
Non aveva piacere di vederli chiusi in uno spazio ristretto, li voleva
liberi, che fosse provvisoria la sistemazione nella gabbietta.
La nipotina tacque, non stava a lei occuparsene, neppure la nonna
espresse un parere.
Ci pensò nonno Angelo.
Il giardino era chiuso da mura su tre lati e, nell'angolo vicino al
box, conformò un piccolo recinto, per metterli al riparo.

53
Nell'area crescevano erba, arbusti, oltre a grandi vasi di fiori,
avrebbero trovato ombra e un rifugio sicuro.
Il sottofondo della gabbia era composto da una bacinella di
plastica da poter rimuovere, per cui, riempita d'acqua, diventava
una piacevole vaschetta nella quale gli anatroccoli si divertivano a
navigare avanti e indietro come barchette.
Nel nuotare i palmipedi sembrano possedere un motorino nascosto
per i veloci movimenti, la naturalezza, la disinvoltura nello scivolare
sull'acqua, loro ambiente naturale.
Si vedono felici, giocosi, con il tipico portamento, la testa, il becco,
appaiono sempre sorridenti, trasmettono una sensazione di gioia,
serenità a osservarli.
Nei giorni di festa, non avveniva il solito viavai di automezzi, per
cui il nonno li lascava liberi di scorazzare fuori dal giardino, giulivi e
chiacchierini, qui qui, mormoravano affiancati, in coppia,
inseparabili come gemelli.
Nella casa c'era un altro cane, Blob, più vecchio di Tom, un bel
labrador, con il pelo giallo chiaro, un simpatico muso bonario da
ispirare simpatia, gesti affettuosi, mostrava un'aria tranquilla,
l'incedere calmo, pacato.
Si lamentava con qualche abbaio se ritardavano a somministrargli
il pasto oppure quando lo lasciavano solo; interveniva con forti
latrati, in cadenza, quando notava qualcosa di insolito, se
intravedeva pericoli per le persone della casa.
Blob frequentava abitualmente la parte anteriore del fabbricato,
abitata dai nonni, mentre Tom stava nell'altra, dove risiedevano i
genitori di Margherita.
Al momento, non era presente.

54
Blob era controllato, più attento di Tom; il nonno vigilava
osservando la reazione verso gli anatroccoli.
Pare si fosse intenerito nel vedere i due animaletti, piccoli e
indifesi; li prese a cuore, sentiva di proteggerli, minuti, soli, senza la
mamma a prendersi cura.
Quando uscivano dal recinto, non li disturbava, li osservava
incuriosito, vigile, aveva dei riguardi, usava attenzione.
I due paperini si aggiravano giulivi nel giardino, scorazzavano
compiendo brevi corse, dimenando la coda, bisbigliando, qui qui, qui
qui, liberi, traboccanti di gioia.
Avevano familiarizzato e, alla vista di Blob, non si impaurivano;
nel cortile si tenevano compagnia, si avvicinavano tranquilli, lui li
guardava con tenerezza, come li avesse in custodia; gli animali
gradivano stare insieme, uniti.
Gli anatroccoli cercavano il cane, lo seguivano e lui a sua volta li
accompagnava come una famigliola; poi si accovacciavano, in un
angolo, affiancati, a riposare.
Era sorta una simpatica amicizia, una gradevole forma di
convivenza fra animali di specie diversa.
Un evento non comune che non capita spesso di vedere.

A Paolo tornò in mente il padre Arturo quando allevava galline,


anatre, tacchini, anche conigli, caprette e colombi.
Allora, gran parte del terreno, al di là dei capannoni, era tenuto a
giardino; in un lato coltivava ortofrutticoli per la famiglia, nell'altro
aveva disposto la recinzione per rinchiudere gli animali.
Teneva anche un cane, Leo, per fare la guardia, proteggere l'area
più esterna dall'abitazione.

55
Aveva sistemato due scalette rudimentali, ai piedi del grosso noce
e del melo, per indurre le galline a salire e appollaiarsi sui rami,
rifugiandosi nella notte, in modo da sfuggire a eventuali ladruncoli e
alle grinfie della faina.
Era stato derubato più volte e aveva escogitato l'espediente per
evitare intrusioni.
Tuttavia anche la curiosa trovata, talvolta, causava inconvenienti.
Successe di trovare stesi a terra, schiantati, una gallina e un gallo
di razza nana.
Non ebbe modo di scoprire la causa, se fosse stato un malore, la
perdita di equilibrio, della presa al ramo nel sonno o beccate
inflittesi tra loro.
Anche le pollastre, come tutti gli animali, sono insofferenti ai
recinti, stare rinchiusi e qualcuna, salendo sull'albero, riusciva a
svolazzare fuori.
Ma Leo non le lasciava tranquille.
Le rincorreva abbaiando furiosamente, facendole schiamazzare a più
non posso; le spaventava a morte, perdevano piume,
starnazzavano, disperate, cercando un riparo, taluna trovava modo
di rientrare nel pollaio, tal altra cadeva a terra o finiva addentata.
Fu costretto a disfarsi del cane.
Pure ai coniglietti appena nati capitò una brutta sorte.
Babbo Arturo soleva accoppiare le coniglie per figliare. Generavano
quatto, sei, a volte anche otto piccoli.
A una nidiata, accade un fatto orribile, cruento, pur trattandosi di
bestie.
Un giorno, a pranzo, raccontò:

56
- Chissà cosa sarà successo! Questa mattina ho trovato dei piccoli
morti, fuori dal covo; l'altro ieri, la coniglia ne aveva partoriti sei e
ora ne sono morti tre.
Non proseguì, nessuno pensò di approfondire.
Erano animali, ma venire a conoscenza della macabra sorte dei
piccoli, non era piacevole.
Paolo voleva chiarire la vicenda e, terminato il pasto, gli si
avvicinò, con voce sommessa, chiedendo:
- Ma come sono finiti? Che cosa è successo?
- Vieni - rispose - ti faccio vedere, non ho osato, ancora, buttarli.
In giardino, nella piccola stalla, si trovò davanti uno spettacolo
atroce, raccapricciante, piccoli di pochi centimetri, stesi, sparsi nella
gabbia, senza testa, senza zampette, uno rosicchiato.
Mamma coniglia sembrava sgomenta.
- Non saprei proprio che cosa sia stato - esclamò il padre,
dispiaciuto - un grosso topo o la faina.
Questi roditori, nelle aree aperte, in campagna, si scorgono pure
grossi, con code lunghe quanto il corpo, di venti, venticinque
centimetri, impressionanti.
- Ma i gatti - chiese - non li acciuffano?
- Non tutti agguantano quelli grossi - affermò il padre - li evitano.
- Che sia la faina allora?
- Se ne sente parlare, - rispose - può darsi che si aggiri nei dintorni.

Paolo aveva acchiappato diversi sorci con una grossa trappola


composta da lui stesso.
Un congegno di legno, come una scatola, con le estremità che
appaiono libere; l'ingresso presenta uno sportellino sospeso,

57
collegato a un gancio che, all'interno, regge la scaglia di formaggio,
mentre l'altro lato è chiuso da una fitta grata per sembrare aperto;
il topo entra a rosicchiare l'esca, muove il sostegno che fa scattare
la piccola saracinesca, rimanendo imprigionato.
Il marchingegno colse l'obiettivo più volte.
Non convinceva, invece, il metodo del pastone avvelenato, da
spargere negli angoli, per il pericolo di attrarre animali domestici.
Paolo era disgustato, dispiaciuto per l'afflizione del genitore che non
si capacitava dell'orribile scempio.
Intendeva scoprire la causa, capire chi fosse responsabile.
Alla sera, sull'imbrunire, si acquattò, nascosto, in osservazione per
controllare l'eventuale tentativo di smembramento, chi produceva
tale ferocia.
Non dovette attendere molto.
Scorse un grosso gatto, screziato, avvicinarsi, guardingo, con
l'atteggiamento del felino in agguato, il muso proteso in avanti, gli
occhi vigili, sbarrati, il corpo appiattito, rasente terra, con un balzo,
salire sulla finestrella e penetrare nella stalletta.
La costruzione presentava due aperture per il ricambio dell'aria,
per evitare l'addensarsi dello sgradevole odore di escrementi, nel
contempo, purtroppo, offriva facili passaggi a predatori per
intrufolarsi.
Non immaginava che il gatto potesse compiere quella strage;
invece lo vide avanzare, aggrapparsi con le unghie alla gabbia e
protendere il muso verso i piccoli per agguantarli.
Mamma coniglia si agitava, si muoveva disperata, i cuccioli erano
avvolti nel pelo e nella paglia, ma qualcuno avrebbe potuto
spostarsi, uscire dal covo, offrendo l'occasione al felino per

58
allungare la zampa e prendere tra le grinfie quanto riusciva
addentare.
Paolo trovava ripugnante il solo pensiero e lanciò, infuriato, un
grido per spaventarlo:
- Via! Vai via! - urlò con foga - correndo a scacciare il truce intruso.
Aveva assistito a una scena impressionante, sviluppata con
violento contrasto.
Appariva la tenera visione della nidiata con le premure della
coniglia, nel contempo, la ferocia del felino: uno spaccato di vita
delle bestie, della lotta per la sopravvivenza che affrontano ogni
giorno, nella foresta e fuori.
- E' il gatto fulvo che si aggira nei paraggi - raccontò al padre - l'ho
visto avvicinarsi, attaccarsi con le unghie alla gabbia e, con la
zampa, tentare di afferrare i coniglietti.
- Allora - riferì - è la femmina che ha figliato nel fienile, ha i piccoli,
proprio qui, sopra la conigliera.
Paolo aveva assistito al comportamento delle due bestie, entrambe
madri.
Ma la scena non si era svolta nella forma pacata, serena, come
nell'ammirevole ritratto di Segantini, raffigurante la donna con il
bambino tra le braccia, a fianco della mucca con il vitellino, nel
quadro "Le due madri".
Erano soddisfatti per aver scoperto la causa, e Paolo si preoccupò
di porre le griglie alle aperture per impedire l'accesso ai predatori.
Il caso era risolto e il genitore poteva, finalmente, rassicurarsi,
stare tranquillo.

Capitò un altro fatto, curioso, divertente.

59
Babbo Arturo non coltivava tutti gli anni lo stesso appezzamento di
terreno, alternava le parti da seminare, lasciando una zona libera
per crescere erba.
Paolo non amava osservare gli animali chiusi nei recinti e suggerì:
- Perchè non fai entrare le anatre nel prato?
- L'erba mi serve da essiccare, preparare il fieno per alimentare i
conigli durante l'inverno.
- Che problema possono causare se le introduci qualche volta?
Acconsentì all'idea; successe una scena sorprendente.
L'erba era alta una decina di centimetri, le otto anatre si erano
affiancate a brucarla. Procedevano in linea, come schierate,
radendola al suolo, come una falciatrice.
Il genitore sorrise allo spettacolo:
- Se continuano così - pronunciò divertito - addio erba per i conigli,
in pochi giorni la divorano tutta.

Paolo si compiaceva nel vedere i piccoli anatroccoli convivere in


festosa armonia con il cane.
Li osservava scorazzare per il giardino, felici, cogliere i fili d'erba,
acciuffare insetti, girovagare curiosi nel cortile.
Il cane stava in gruppo, li seguiva.
Una volta si era sdraiato, stanco di vagare, mentre i paperini
seguitavano a curiosare, si aggiravano, qui qui, qui qui. A un certo
punto, un piccolo si avvicinò al grosso animale e, sorpreso o
indispettito nel vederlo sdraiato, d'un tratto, gli diede una beccata
sulla zampa destra.
Blob non reagì, non abbaiò per protestare della bezzicata, si sentì
richiamato e si alzò, riprese il cammino con loro.

60
Quando gli anatroccoli erano stanchi di gironzolare, si riposavano
sotto il portico con il cane.
Nell'angolo, erano predisposti una stuoia, la ciotola dell'acqua e
un'altra per il cibo.
Così, accovacciati, in compagnia, se ne stavano tranquilli, quieti
per un po' di tempo.
Altre volte era il cane stesso a cercarli.
Alla sera, sull'imbrunire, li inseguiva per indirizzarli alla gabbietta e
indurli a entrare nel rifugio notturno, accanto al suo giaciglio.
La custodia metallica non durò a lungo, perchè, dopo alcune
settimane, era diventata angusta.
I piccoli crescevano in fretta, faticavano a introdursi, e il nonno
decise di lasciarli liberi, all'interno del recinto, anche di notte.
Ormai grandicelli, si acquattavano tra i vasi di fiori e le piante, e,
nell'eventualità, con il grosso becco, avrebbero potuto difendersi.
In seguito, venne costruito un lungo reticolato per circoscrivere
l'area, nel lato che separava il portico dal capannone; offriva
maggior spazio, permetteva di girovagare, piluccare l'erba senza
timore, erano custoditi.
La rete presentava due porte alle estremità. Quando il nonno si
allontanava, chiudeva quella in basso, verso il portico, e lasciava
aperta l'altra.
Gli animali si erano affezionati alla presenza, alle cure, secondo
l'imprinting di Lorenz, li accudiva, portava il cibo, ripuliva la
gabbietta, predisponeva la vaschetta per il bagno.
Attenzioni gradite; si divertivano a navigare, si trastullavano
scorrendo l'acqua attraverso il becco, un vezzo giocoso dei
palmipedi.

61
Quando si recava nell'altro fabbricato, pure con il cortile e l'aiuola,
Blob, di consueto, l'accompagnava e gli anatroccoli iniziarono a
prendere parte al seguito.
Era divertente, osservare il nonno procedere con il cane a fianco e,
subito dopo, i due paperini che, qui qui, qui qui, rincorrevano il
compagno, zampettando veloci, dimenando la coda, giulivi, come
piccoli a passeggio, in un corteo insolito, festoso.

Paolo riscontrò la diversità di comportamento fra le due specie


animali.
Nel recinto del giardino erano inserite due aperture, se la porta
inferiore era chiusa, per uscire, occorreva raggiungere quella più in
avanti.
Il nonno, quando si recava nell'altro terreno, sbarrava il
cancelletto in basso e lasciava aperto l'altro.
Gli anatroccoli osservavano lui e il cane incamminarsi e li seguivano,
procedendo in avanti nel recinto, fino a raggiungere l'apertura, poi
uscivano; al ritorno, rientravano nello stesso punto.
Quando, però, erano soli nella recinzione, con la porta inferiore
chiusa e l'altra aperta, non ripetevano la precedente esperienza;
giravano di continuo, avanti e indietro per pochi metri, nel tentativo
di trovare il punto libero, rimanendo vicini a quello chiuso.
Non si capacitavano di procedere oltre, di cercare più avanti.
Blob, invece, aveva compreso la situazione.
Per i bisogni, era solito entrare nel giardino e, quando trovava
chiusa la porta in basso, vicina al giaciglio, allungava lo sguardo in
avanti, come per osservare, e raggiungeva l'altra.

62
E' significativo come il cane avesse capito le alternative possibili,
fosse in grado di trovare la via aperta; scelta che gli anatroccoli non
sapevano compiere.
Sarà per questo che è in uso attribuire a talune persone appellativi
come "oca", "papera", "cervello da gallina" per il comportamento
sbadato di questi animali.

63
Attività e lavoro

Drìiin, drìiin, drìiin, è il suono ritmato della sveglia, procura minor


disturbo rispetto all'assordante, fastidioso stridulo del trillo che si
prolunga all'infinito, drìiiiiiiiiiiiiin, fin quando si decide di muoversi
dal letto e spegnere l'infernale meccanismo.
A volte, invece, è il richiamo sommesso, premuroso di un
genitore:
- Paolo, sono le sei e trenta - e dopo pochi minuti:
- Sono quasi le sette, Paolo svegliati! E' ora di alzarsi.
Può capitare anche di udire il tono burbero, alla parvenza, ma
brioso:
- Svegliati pigrone, è ora di alzarsi, è tardi, devi andare al lavoro! -
con una scrollata ai piedi o uno strattone al letto.
La domenica e nei giorni di festa, arriva il fratellino. Si sveglia
prima e trova un'impagabile soddisfazione richiamare con burle
spassose che lo divertono in modo esilarante.
Furtivo, con circospezione, si avvicina per solleticare il naso con
una piuma, una calza, o spruzzare acqua sul viso, poi fugge,
nascondendosi, per osservare, giulivo, la reazione e gongolare di
gioia.

64
Più avanti, per essere indipendente, si usa la sveglia digitale,
discreta, silenziosa. E' predisposta con modalità ancor più gradevoli
per richiamare ai compiti quotidiani con il suono della radio, la voce
armoniosa dell'annunciatrice o la musica della stazione preferita.
Sono gli impegni della vita che richiedono d'intervenire,
partecipare alle incombenze definite con il termine "attività", nel
significato generale, e "lavoro" per casi specifici, determinati.
I vocaboli attribuiscono notevoli differenze alle molteplici
operosità, secondo il modo di svolgerle, la tipologia di azioni e le
motivazioni intrinseche che spingono a eseguirle.
Azioni, movimenti, esercizi che richiedono sforzo fisico, impegno
mentale, logorìo psichico, specie quando sono ripetitivi, monotoni,
insignificanti.
Sono le forme con cui si sviluppa l'esistenza, necessità, situazioni
che si affrontano per vivere, che siamo impegnati a esercitare.
La difficoltà, la differenza riguarda la disponibilità, il livello
d'impegno, il grado di sforzo richiesto dall'attività che s'intende
svolgere, se gradita o contro i desideri, le proprie motivazioni.
Sono gli aspetti che conferiscono senso all'operosità: la
caratteristica, la qualità delle azioni, l'atteggiamento, il rapporto con
cui si è coinvolti.
Può essere laboriosa, impegnativa, ma se è ben accetta, scelta,
risulta gradevole, stimolante, svolta con partecipazione, interesse;
al contrario, diventa fastidiosa, angosciante, deprimente se non è
gradita, qualunque possa essere, se si svolge per necessità e si è
attorniati da esseri intriganti, viscidi, prepotenti.

65
Queste peculiarità consentono di definire "lavoro", un impegno
gravoso, oppressivo oppure "attività" se appaga, risulta stimolante,
piacevole.
Con il termine "lavoro" si indicano azioni che richiedono particolare
dedizione, compiti precisi, rispetto di orari, tempi, risultati; si può
aggiungere anche necessario, in quanto s'intende ottenere denaro
per l'esistenza.
Nella definizione di Joule (James Prescott), il lavoro è il risultato
conseguito da una forza per spostare, nella sua direzione, il punto di
applicazione.
In pratica è un movimento, un esercizio meccanico, un'azione con
un esito; appare più comprensibile riferendolo a quello manuale, ma
è applicabile anche alla mente, alla forma intellettuale: in quanto si
tratta pure di un processo, progressione graduale, sviluppo, con la
serie di passaggi, pensieri consecutivi che portano a risultati, validi,
efficaci o di nessun interesse, insignificanti.
L'espressione fisica lo definisce in modo preciso, determinato,
anche se tecnico, asettico nella concezione umana, in quanto
qualsiasi esercizio si svolga, manuale o intellettuale, richiede
impegno, impiego di energie.
In talune aree del paese si usa un'espressione significativa,
colorita, "andiamo a faticare"; riferendosi ad azioni impegnative,
gravose, compiute per ottenere la retribuzione.
Per cui si definisce "lavoro" il comportamento specifico collegato
all'esigenza di percepire la ricompensa, denaro.
E' la motivazione principale, per questo viene accettato anche se
poco gradito, non scelto, comunque svolto per bisogno, per
necessità di vivere.

66
Alla voce "lavoro", nei dizionari, si legge:
- l'azione del lavorare, l'impiego delle forze del corpo o della mente
per esercitare un mestiere o una professione;
- attività di produzione di beni o di servizi esplicata nell'esercizio di
un mestiere, una professione.
Viene attribuito un significato ampio, generale, connesso ad azioni
in campo economico, con i termini "mestiere, professione,
produzione di beni e servizi".
Non comprende le opere compiute liberamente, l'attività
spontanea, scelta, sportiva, culturale, artistica, esplorativa, anche
tecnico-scientifica, azioni effettuate comunque in forma autonoma,
indipendente, non retribuite, senza obbligo di orari, di presentare
risultati.
In seguito, potrebbero pure conseguire benefici, anche economici,
per aver raggiunto l'esito proposto, utilità, effetti giovevoli.

L'impegno fisico che l'escursionista impiega nello scalare la


montagna è altrettanto laborioso quanto attività manuali, con la
differenza che la prima risulta una libera scelta, mentre le altre, in
genere, sono compiute per riscuotere denaro.
Quindi sono attività l'arrampicata, scaricare pesi in azienda,
sistemare piante nel giardino di casa.
In una si riscontra predilezione, contatto con la natura, si
percepisce soddisfazione nella misura del successo raggiunto,
dell'impegno necessario: tanto più laboriosa risulta la scalata,
maggiore è la gratificazione nell'averla compiuta, oltre al
meraviglioso spettacolo offerto durante il percorso e alla sommità
della montagna.

67
Lo sforzo del lavoratore, invece, viene compensato dalla somma di
denaro ricevuta e dall'uso che intende farne, in quanto lo ripagherà
dell'impegno, anche svolto senza interesse, senza diretto
coinvolgimento.
La solerzia profusa nel trapiantare l'albero nel terreno di casa,
attività liberamente scelta, procura gratificazione nell'ottenere un
utile, assestare il giardino, ripararsi dal sole d'estate e, se è una
pianta da frutto, gustare i prodotti.
Si ricava un beneficio in tutti i casi, pur differente rispetto alle
attività, ma soprattutto è il sentimento interiore, la motivazione, gli
stimoli che hanno spinto a compierle.

Paolo praticava escursionismo in montagna in compagnia di amici.


Un mattino si erano incamminati per raggiungere il rifugio ai piedi
di una cima prestigiosa.
Era posto al culmine di un'ampia vallata, lungo il sentiero per la
vetta.
Dall'alto appariva un meraviglioso spettacolo di pinnacoli, rocce,
dirupi.
Non era un percorso di particolare impegno, effettuato con
adeguata preparazione, assiduo esercizio fisico.
Sandro, tipo allegro, amante dei piaceri, imprenditore con
gradevole senso umoristico, propose un quesito provocatorio:
- Ma! Chissà se lo faremmo! - affermò perplesso, fermandosi e,
rivolto agli altri, riformulò la frase:
- Che cosa ne dite? Compiremmo l'ascensione se fossimo pagati?
Paolo camminava vicino:
- Tu lo faresti? - gli chiese Sandro.

68
- Ma, parli seriamente? - abbozzò con un sorriso - Beh! Se non
impongono tempi stretti, accetterei; basta non essere obbligato a
svolgerla in un tempo stabilito, poi, dipende anche dai soldi.

Nel descrivere le teorie X e Y nel libro "L'aspetto umano


dell'impresa", Douglas Mc Gregor aveva esposto due diverse
modalità di approccio al lavoro e alla retribuzione da parte
dell'azienda.
La concezione X rappresenterebbe il punto di vista tradizionale sul
comando e il controllo dell'opera.
Mentalità dedotta dall'idea che l'uomo medio, in genere, prova
ripugnanza per il lavoro, per cui preferisce essere diretto, evitare
responsabilità, desidera sicurezza sopra ogni cosa; per questo, si
deduce che deve essere controllato, comandato e anche minacciato
con punizioni per conseguire gli obiettivi dell'impresa.
In seguito, lo sviluppo delle scienze sociali, dell'antropologia,
sociologia, psicologia - afferma Mc Gregor - ha reso possibile
approfondire, rielaborare le affermazioni sulla natura umana, sul
modo di comportarsi, riconoscendo ulteriori elementi d'intervento,
quali la motivazione, le aspirazioni individuali, gli aspetti privati a
indirizzare le persone nelle attività e, in particolare, nel lavoro.
Inoltre si è giunti a sostenere che le esigenze dell'uomo sono in
continua evoluzione.
La psicologia, oltre ai bisogni primari, fondamentali per l'esistenza,
quali la fame, la sete, il bisogno di ossigeno, del sonno, di
mantenere la temperatura corporea, considera altre motivazioni
importanti, l'affetto, il sesso, la conoscenza, la curiosità,

69
l'esplorazione, l'autorità, alcune ritenute apprese dall'ambiente,
dalla società.
Soddisfatti i bisogni primari, definiti da Mc Gregor egoistici,
fisiologici, l'uomo sente la necessità di ordine più elevato, chiede
una prospettiva di vita migliore, avverte esigenze sociali, la
proprietà, l'amore, le relazioni, la stima, il prestigio, il potere e, in
particolare, la gratificazione interiore, realizzare se stessi,
aspettative che non sono tutte, sempre, acquisibili con denaro, ma
con il comportamento indirizzato da aspettative personali, da
motivazioni individuali, interiori, secondo la propria indole.
Nello scritto, aveva espresso un'altra convinzione significativa, che
le stesse rivoluzioni politiche, spesso, vengono provocate, innescate
da situazioni, necessità fisiologiche, ma anche da frustrazioni,
inibizioni collettive e del singolo, riguardo alla libertà, la giustizia, ai
diritti, la dignità della persona.

Paolo lavorava nell'ente per il tempo libero che gestiva, con


struttura parallela, il gioco pronostici.
L'organismo era in via di scioglimento per il trasferimento delle
competenze agli enti locali.
Aveva accettato di collaborare nell'altro settore per necessità
contingenti, convinto di rimanere pochi mesi.
In sociologia aveva approfondito tematiche inerenti al lavoro, con
la tesi su "Il concetto di alienazione nelle scienze sociali".
Si era documentato attraverso varie ricerche compiute negli Stati
Uniti, in Europa e si prefiggeva di sperimentare le mansioni nella
struttura.

70
Era sorta una grave, quanto inopportuna conflittualità, contrasti
tra il personale dei due organismi e intendeva scoprirne le ragioni.
Il gioco si basava sull'estrazione dei numeri del lotto, per cui
l'attività era incentrata sulla data e l'ora in cui si sorteggiavano, poi
venivano controllate le schedine per individuare i pronostici
corrispondenti a quelli emersi.
Il tagliando assumeva un notevole valore in prospettiva, in quanto,
se vincente, risultava pari al relativo premio in denaro.
A volte erano pochi soldi, altre decine, centinaia e talvolta anche
decine di migliaia.
Lavoro affine ad attività bancarie.
Trattavano valori, verificavano schede che potevano rappresentare
moneta. Sbagliare una cifra nel leggere il numero, scriverla male,
non controllarla con precisione, oppure smarrire una parte del
tagliando, dimenticarlo nella custodia, poteva avere gravi
conseguenze monetarie, spese, esborsi.
Operazioni apparentemente semplici, monotone, ripetitive, ma di
notevole responsabilità, diverse dall'altra struttura.
Nell'ente di tempo libero organizzavano viaggi, giochi, gare,
campionati, rassegne teatrali, musicali; un'attività diversificata,
varia, gratificante, a contatto con persone interessate allo sport, alla
cultura, argomenti allietanti, ameni, di svago.
Paolo, all'inizio, aveva, pure, incontrato delle difficoltà; in seguito,
si era instaurato un clima di fiducia, una gradevole convivenza.
Nell'ente pronostici, aveva conosciuto persone con altre ambizioni,
modalità differenti nei rapporti in ufficio.

71
Mostravano diffidenza, erano più riservati, poco socievoli, tesi,
incentrati sul denaro che, in modo più o meno diretto, dovevano
maneggiare, in una forma quasi ossessiva.
Pierluigi diventava intrattabile, irascibile se gli capitava un
ammanco di cassa.
Non esistevano assicurazioni, indennità. Pare fosse d'obbligo
rifondere la somma di persona.
Era legato alla famiglia, affezionato alla moglie, alle due bambine;
diffidava di tutti, era sospettoso, proteso al guadagno, non
consentiva confidenze.
Si vantava di possedere una grossa pistola. Gli serviva per
accompagnare la moglie a casa, a sera tardi, al termine della
scuola.
- Di notte, s'incontrano certi ceffi - raccontava con la tipica
espressione gutturale - a volte, devo mettere mano al mio
giocattolo. Guai, se qualcuno osa molestare mia moglie!
Parlava di denaro, del bilancio familiare, di acquistare un
appartamento; era figlio unico, avrebbe ottenuto il contribuito dai
suoi.
Anche Umberto non aveva altro per la mente.
Il martedì, nella piazzetta sottostante l'ufficio, si svolgeva il
mercato di generi alimentari e abbigliamento.
Al mattino, di buon'ora, arrivavano numerosi commercianti,
indaffarati, vociferanti, ad allestire le bancarelle con la mercanzia.
- Si alzano presto, ma guadagnano bei soldi, altro che! se
guadagnano - affermava con animosità, invidia.

72
Speculava sui biglietti dei mezzi di trasporto, procurava stecche di
sigarette ai fumatori per raggranellare moneta, non parlava mai di
se stesso, della famiglia, era misterioso.
Accennava a trascorsi di guerra, a un periodo di prigionìa, alla
scheggia in corpo.
Si notavano, sul viso, evidenti chiazze rossastre, brune, come un
bevitore, il naso aquilino, la barba a punta che aguzzava il mento, si
muoveva di fretta, con passo veloce.
Riservato; nelle discussioni, sembrava in preda a frenesia, sfuggiva
alle domande come alla vista, spariva non si sa dove, a volte pareva
posseduto, indiavolato.
- E' nel magazzino! - rispondeva la segretaria a chi lo cercava.
Elda, invece, era discreta, gentile, disponibile.
Viveva sola, attempata e i più giovani, spavaldi, presuntuosi, la
deridevano perchè temeva rientrare a casa, tardi, con i mezzi
pubblici. Abitava in un lontano quartiere di periferia.
Antonella, profuga per motivi etnici, aveva lunghi capelli biondi,
curati, il viso gradevole, un fisico attraente; teneva un portamento
altezzoso, distaccato, non permetteva confidenze, neanche alle
colleghe, si atteggiava a miss dell'ufficio.
Arrivava sempre in ritardo, chiedeva permessi per esigenze di
famiglia, cresceva una bambina; si mostrava negligente, con scarsa
applicazione. Riservava benevolenza al collega, dongiovanni, che la
corteggiava, le manifestava attenzioni, favori.
Gianfranco aveva la moglie piacente, affabile, tuttavia vantava
numerose avventure d'amore.
Intratteneva rapporti con gestori di bar, punti di raccolta delle
giocate; pare avesse costituito un giro di piccanti amicizie femminili.

73
- La sera - affermava, compiaciuto - mi adagio nella poltrona,
davanti al televisore, con il bicchiere di whisky in mano, allungo i
piedi sul tavolino, poi, guai a chi mi disturba! Non mi muovo più,
non ci sono per nessuno.
Era un ambiente freddo, tecnico, non invitante, limitato negli
interessi, nella conversazione; i rapporti si svolgevano con una
cortesia misurata, vigile, scarsa fiducia.
Il tipo di lavoro, le mansioni esplicate avevano influito sul modo di
essere, di comportarsi.
Azioni semplici, ripetitive, da compiere con avvertenza,
osservazione minuziosa.
Trattavano schedine, soldi e numeri, nient'altro che numeri, soldi e
schedine.
Le persone sembravano maneggiare, ruotare attorno agli
elementi, per inerzia.
Anche i possessori dei tagliandi vincenti, nel riscuotere la vincita,
non accennavano ad altro:
- Accidenti! Se mettevo la X al posto dell'uno sulla ruota di Genova,
invece di ascoltare mia moglie, avrei ottenuto un undici e questa
settimana sarebbe stata una somma rilevante, invece di un misero
dieci.
- Quando si dice sfortuna! - un altro - Avevo composto un ottimo
sistema, se azzeccavo il numero della ruota di Venezia, avrei
realizzato un dodici, con undici e molti dieci, una bella cifra che mi
avrebbe risolto i problemi.
- Faccio la medesima schedina da anni, arriverà il momento di
vincere almeno un undici!
Paolo abbozzava risposte rassicuranti.

74
- Vedrà che andrà meglio la prossima volta, stia certo!
- Ma non può lamentarsi, non è neanche male la vincita ottenuta!
- Non si lasci coinvolgere troppo, lo prenda come un gioco, un
passatempo che può riservare frutti!
Si prendevano, in esame, dodici numeri estratti nel gioco del lotto;
ricompensavano chi ne aveva indovinato dieci, undici e dodici nella
scheda.
L'ammontare dei premi risultava dal calcolo di una percentuale
sull'importo complessivo delle giocate, a livello nazionale, poi veniva
suddiviso secondo il numero dei vincitori.
Dalle province arrivavano i sacchi delle schede per ferrovia,
mentre, in città, erano raccolte direttamente da incaricati.
Successivamente, si verificava l'ammontare delle somme
consegnate che dovevano corrispondere ai tipi di pronostico
compiuti, contrassegnati dal particolare bollino numerato, di valore
diverso secondo le colonne giocate.
In seguito, sezionati i tagliandi in due, una parte veniva chiusa nella
cassaforte, alla presenza del funzionario, l'altra rimaneva a
disposizione degli scrutatori per controllarle manualmente, una a
una e selezionare quelle corrispondenti ai numeri estratti.
Le ore impiegate nelle operazioni diventavano frenetiche,
movimentate.
Si diffondeva brusìo, fermento, apprensione per eventuali intoppi,
non completare in tempo: un treno fuori orario, il raccoglitore
intrappolato in un incidente, un conto che non tornava, lo scrutatore
in ritardo, un guazzabuglio da gestire all'istante.
Il direttore appariva a suo agio nel bailamme.

75
Solerte, preciso, otteneva considerazione, sovrintendeva con
scrupolo: era una giornata campale, svolta alla presenza di un
centinaio di persone.
La raccolta, il taglio e la custodia dovevano essere conclusi prima
del sorteggio, dell'estrazione delle palline.
Conosciuti i numeri, si diffondeva il silenzio assoluto per l'ufficio,
un'apparente tranquillità perchè iniziava la premurosa verifica delle
schede per individuare le vincenti.
Il regolamento consentiva di presentare reclamo, nei termini, al
possessore del tagliando con il numero uguale a quello assortito, nel
caso non fosse stato selezionato.
La scheda veniva controllata, osservando la parte in cassaforte e
la data della compilazione; a volte i contrassegni non
corrispondevano.
Le operazioni dovevano concludersi in giornata per comunicare i
risultati, la somma raccolta e le schede vincenti, al centro nazionale.
Occorreva, anche, depositare il denaro.
Al sabato, le banche erano chiuse, per cui si poneva nella cassa
continua.
Non veniva controllato subito, per cui, in seguito, al momento della
verifica, si potevano riscontrare disparità nei conteggi.
Il particolare rapporto richiedeva completa fiducia tra l'ente e la
banca, tra il personale dei due organismi.

Oltre a problemi di schede, soldi, vicende controverse,


imprevedibili, a Paolo capitò, pure, di udire una frase singolare:
- Andranno al governo anche i ... ma saremo sempre noi a
comandare!

76
Un'affermazione sibillina, oscura, difficile da interpretare, che gli
ritornava spesso in mente per coglierne il significato.
Conosceva la mentalità dei colleghi, i trascorsi del direttore, il modo
di agire, ma non capiva; temeva situazioni imbarazzanti,
inaspettate, possibilità di ricatto, di trovarsi coinvolto in ammanchi.
Erano in gioco svariati milioni, schedine di altrettanto valore,
occorreva lealtà, completa fiducia tra colleghi, e non solo tra loro.
Alla fine dei conteggi, si avvolgevano le banconote e gli assegni
per infilarli nei bussolotti di metallo.
Seguiva il momento di maggior tensione, preoccupante, doverli
portare in banca.
La consegna si svolgeva, a turno, con la scorta armata. Il maggior
rischio ricorreva nell'uscire con la borsa, recarsi allo sportello e
inserire i piccoli tubi.
Un giorno capitò di avvistare un'auto aggirarsi nei dintorni.
Sollevava sospetti. Si mosse l'automezzo delle guardie e il pericolo
si dileguò; l'area era libera, non successero intralci.
Recapitato il denaro, cessava l'ansia emettendo un sospiro di
sollievo; si rientrava in ufficio a completare i documenti per la sede
centrale.
Più avanti, il trasporto venne assegnato direttamente al servizio di
scorta.

Era un lavoro meticoloso, da svolgere con senso di responsabilità,


che le persone addette compivano con la necessaria diligenza.
Forse aspiravano a un trattamento economico migliore dei colleghi
dell'altra struttura.

77
Era comprensibile che impiegati, dediti al tempo libero, si
trovassero a disagio nel nuovo organismo, con un differente
compito, con rapporti, mansioni di tutt'altro genere.
Nel gioco pronostici circolavano schedine, numeri e soldi; soltanto
soldi, schedine e numeri, non esisteva altro.
Nell'ente per lo svago organizzavano viaggi, soggiorni balneari,
gare sportive, concorsi di canto, rassegne teatrali; mentre nel
nuovo non riscontravano interessi, relazioni amichevoli, altre
motivazioni dall'ambire maggior compenso.
Diventano appropriate le indicazioni di Mc Gregor sulle differenze
nell'applicare le teorie X e Y.
Oltre al comando, al controllo, all'autorità, vanno approfondite le
motivazioni interiori, personali, dell'impiegato, le ambizioni
prospettate nell'attività.
Nel caso specifico, gli incentivi, le ragioni potevano consistere nel
denaro e nella preparazione professionale.
Persone interessate alla carriera, allo stipendio, con studi di
ragioneria, contabilità, materie economiche, avrebbero potuto
riscontrare la spinta confacente, adeguata all'iter scolastico.

Negli organismi pubblici le decisioni sono demandate a strutture


composte da individui con finalità, in prevalenza, politiche, magari
con risvolti sociali, non certo professionali, il cui esito risulta
verificabile in seguito nei risultati.
Gli studi di sociologia, non potevano offrire a Paolo altro motivo
che conseguire il fine che si era proposto di verificare l'attività, le
mansioni, le aspettative, la disponibilità degli addetti.

78
Avrebbe potuto conseguire un beneficio ottenendo, poi, un
impiego confacente, gradito.
Invece erano intervenute esigenze diverse, la convenienza di
accomodamenti, la sistemazione di altre persone.
Emerse, come in un puzzle, l'esigenza di collocare i vari tasselli, o,
nel gioco degli scacchi dove Paolo rappresentava una pedina da
manovrare, una marionetta mossa da pupari.

Nelle grandi organizzazioni subentrano svariati fattori a


condizionare le scelte, le aspirazioni, anche valide, motivate.
Potrebbe esserci stato un tipo che desiderava abbandonare il
compito laborioso, poco qualificato, per assumerne uno di prestigio,
sostenuto da parenti, intrufolati nei raggiri politici.
Oppure si erano consolidate intese impensabili tra parti
contrapposte, che, per reciproca convenienza, avevano trovato
soluzioni soddisfacenti.
Manovre, trame fra personaggi ambiziosi, presi da smania di
danaro, potere, in accordo con burocrati inamovibili, qualcuno
legato ad ambienti nostalgici.
Importante, comunque, è che appaiano decisioni compiute per scopi
politici, esigenze democratiche. Mentre si soddisfano interessi
personali, di gruppo, collocando persone legate a questo e a
quell'altro; si sostiene la difesa dei privilegi di categoria, la
conservazione di posti direzionali, concepiti solo come potere, non
un servizio per i cittadini della repubblica.
Ricordava il mattino in cui aveva intravisto il direttore confabulare
con il funzionario dell'ente al piano terra; personaggi con posizioni
politiche contrapposte.

79
In seguito, riflettendo sui fatti successi, immaginò accordi per
assecondare la volontà, i desideri di altri in contrasto con le sue
aspettative, espresse più volte invano.
Paolo aveva pure un'amica, un'insegnante meticolosa, impegnata,
ma non si curava di intrallazzi, più o meno sociali, non coltivava
amicizie influenti.
La sofferta vicenda era capitata proprio nel periodo in cui stavamo
per lasciarsi.
Erano emerse divergenze sulle aspirazioni, sulla fedeltà, l'idea
dell'amore di coppia; e ognuno seguì la propria strada.

Ma allora - si chiedeva Paolo - che cos' è la democrazia? Un pugno


di polvere negli occhi degli ingenui, per impedire di osservare i fatti,
conoscere la verità?
- Sono cose che capitano! - raccomandava l'amico Antonio - chi ha
potere a volte lo usa a proprio vantaggio, per interesse personale,
succede, non devi abbatterti, prendi atto della vita reale!
Il cammino per la libertà, la giustizia, la democrazia è lungo,
intricato, disseminato di ostacoli, ma occorre non perdersi d'animo;
è il modo per conseguire la coesistenza tra esseri umani.
Il punto cruciale consiste nel trovare la convergenza, l'intesa sul
senso dei principi, dei valori che devono coinvolgere, impegnare
tutti nel praticarli.

80
Un giorno a scuola

Dopo anni, pervaso da sfiducia e diffidenza verso la società, per la


sgradita vicenda nell'impiego, Paolo ricevette l'incarico per
insegnare in un istituto statale.
Aveva pensato spesso alla professione e fu ben lieto di poterla
esercitare.
Le condizioni erano allettanti, l'orario, gli argomenti da sviluppare,
una funzione che impegnava maggiormente la mente, a diretto
contatto con giovani, con problematiche vive, attuali dell'esistenza.
Elementi che lo stimolavano, l'appassionavano ben oltre le vicende
giornaliere della routine in ufficio.
Riprendeva il rapporto con la conoscenza, si riappropriava dei
contenuti, approfondiva i temi che aveva appreso nel corso degli
studi.
Svolgeva il lavoro in tempi diversi, con minor numero di ore, in
modo vario, non ripetitivo.
Disponeva di tempo per apprendere, viaggiare, intrattenere
contatti; fruiva di vari periodi di vacanza, e, soprattutto, insegnava
in corsi frequentati in gran parte da ragazze.

81
Alla sveglia, il pensiero di trovarsi davanti numerose, piacevoli
fanciulle, lo solleticava, rincorandolo per dimenticare la vicenda
sofferta.
Si sentiva sollevato, come ravvivato per reagire, sviluppare
interessi, aspetti piacevoli dell'esistenza.
Si sentiva spronato ad approfondire le tematiche, gli elementi
significativi della professione.
Aveva studiato psicologia, sociologia, discipline che lo
predisponevano al rapporto con gruppi; gli consentivano di gestire
le situazioni in modo consapevole.
Insegnava Tecnica turistica, un campo sperimentato, nella
precedente attività, con viaggi in Italia, paesi del Mediterraneo, in
nazioni europee, in altri continenti.
Integrava l'orario settimanale in un Istituto Magistrale.
Si recava in una cittadina vicina, per alcune ore, due pomeriggi alla
settimana,
Le scuole non erano lontane, impiegava una decina di minuti in
auto; un percorso breve, agevole, assai minore di quello precedente
per raggiungere il capoluogo.
Svolgeva un corso di cultura giuridica, relativo al diritto pubblico.
Illustrava gli articoli della costituzione, i principi fondamentali, le
finalità, gli obiettivi della repubblica.
Temi avvincenti. Affrontava gli aspetti determinanti del vivere in
società, i valori della democrazia, della giustizia, della libertà, il
concetto di nazione, la struttura dello stato, la divisione dei poteri.
Il Parlamento, il Governo, la Magistratura.

82
Elementi che richiamavano gli interessi che l'avevano stimolato a
proseguire gli studi, per approfondire gli sviluppi antropologici,
filosofici, politici emersi nella evoluzione della civiltà umana.
Argomenti che si richiamavano ai pensatori dell'ottocento, Hobbes,
Locke, Montesquieu che ne avevano sviluppato la pregnanza, il
senso del potere, la libertà dell'individuo, il sovrano, lo stato, con gli
sviluppi del liberalismo moderno di Stuart Mill e Hill Green.
Il corso risultava integrativo del ciclo di studi ed era frequentato
interamente da ragazze.
Non era richiesto il fastidioso compito delle verifiche; venivano
svolte, al termine, con esami orali, come all'università.
Il fatto di esprimere il giudizio sugli allievi, in realtà, rappresenta
l'aspetto più impegnativo, angustiante per le conseguenze, riguardo
agli studenti. Sollevava perplessità, preoccupazione.
Non è piacevole comunicare il valore negativo; per alcuni può
essere di stimolo per migliorare, ma, in genere, provoca delusione,
sfiducia, e, peggio, umiliazione, un'offesa di fronte ai compagni.
Occorreva compierne due per trimestre.
La verifica, però, presentava il lato positivo di fungere
da feed-back, per conoscere la rispondenza, la comprensione della
materia, se ripetuta in forma mnemonica o assimilando il
significato.
Capiva se era stata compresa, presentata con chiarezza, aveva
suscitato interesse, passione.
Poteva conoscere il metodo di studio personale, di affrontare la
disciplina, riscontrare diligenza, impegno.

83
Quando la classe era numerosa, compiere le interrogazioni
prendeva molto tempo, diventava noioso ascoltare gli stessi
elementi più giorni.
Alla conclusione, emergeva il lato personale, umano del compito.
L'allievo non gradiva il giudizio d'insufficienza, evidenziandolo in
viso, esprimendo disagio nei confronti delle compagne; ma era
spiacevole anche per l'insegnante.
Ma furono una rarità; riusciva a stimolarle, ad applicarsi; nel
complesso, i valori negativi erano veramente pochi.
D'altra parte, è necessario esercitare una seria valutazione,
mostrando obiettività, svolta in forma comprensibile agli allievi, per
ritenerla adeguata, equa, e attribuire senso allo studio, merito
all'impegno, per gratificare chi si applica.
Inoltre è opportuno, proficuo, acquisire la conoscenza specifica
delle materie, per saperle esercitare nella professione.
Esprimere il giudizio con numeri o parole non è importante, risulta
una formalità, mentre, invece, è determinante la qualità,
l'oggettività, la capacità di valutare "sufficiente" l'esposizione, la
conoscenza dei contenuti, dei concetti.
E' fondamentale utilizzare un criterio comune, obiettivo, una forma
ponderata, imparziale; risulta pure una componente di rilievo
riguardo alla professionalità dei docenti.
Rappresenta un aspetto significativo della formazione, quanto le
stesse discipline.
Si tratta di esprimere giustizia verso giovani che entrano in rapporto
con la società, iniziano ad affrontare la vita.

84
Quanto agli allievi, conoscere il voto, dopo l'interrogazione, può
essere un diritto, ma con la conseguenza di rendere pubblico un
fatto privato, individuale, alquanto delicato.
Quando è negativo, non è gradito, provoca stati d'animo
incontrollabili sul piano personale, può suscitare reazioni spiacevoli,
disagio tra compagni, con le allieve, angustie nella classe.
Sono turbamenti espressi in volto, come doccia fredda, attimi di
gelo; nei maschi, poi, possono sorgere malumori, risentimenti, astio
verso l'insegnante; a volte con azioni, forme organizzate di rivalsa,
propositi di vendetta.
La questione preoccupava Paolo, suscitava dubbi, interrogativi.
Si consigliò con Marina, simpatica insegnante di materie
giuridiche:
- Come si stabilisce il voto? - le chiese - siamo tenuti a esprimerlo
direttamente in classe?
- Non sei obbligato, - rispose - ma se lo chiedono, è loro diritto, non
puoi rifiutarti di comunicarlo ad alta voce.
- Certo, - pensava Paolo - sono garantiti nel conoscere la
valutazione, in parte, prefigura l'esito dello scrutinio.
Però, se il giudizio è negativo, si trovano ad affrontare il senso
d'inadeguatezza, lo smacco nei riguardi dei compagni; un confronto
sgradevole per molti.
Si poneva anche il quesito del metodo da utilizzare.
Qualche collega, inflessibile, le improvvisava, nei momenti
opportuni, un altro consentiva agli allievi di presentarsi a scelta,
liberamente, chi, ancora, chiedeva volontari alla lezione.
Si consultò con Alfredo, insegnante stimato, solerte:

85
- Che cosa ne pensi - chiese - delle interrogazioni lasciate alla
discrezione dello studente, trovi la forma adeguata, opportuna?
- No! - rispose - non lo ritengo un criterio valido, non è serio
permettere agli allievi di scegliere il periodo, finirebbero per studiare
con arbitrio, discrezione, la scuola diventerebbe una burla.
Anche Paolo non era convinto.
- E' vero, - sosteneva - preparerebbero ciò che preferiscono,
tralasciando parti del programma, scegliere gli argomenti per la
verifica, in pratica conoscerebbero soltanto i capitoli selezionati.
Doveva decidere anche il modo di chiamare gli allievi.
Si rivolse alla gentile, saggia Marina:
- Usa i numeri, - consigliò - estrai i nomi a caso, puoi servirsi di vari
metodi.
Decise il sorteggio casuale, non voleva sollevare diffidenza, dubbi
per favori.
Poteva escogitare forme giocose, usare i dadi, scrivere i numeri su
fogli da porre nel sacchetto, comporre un apposito mazzo di carte,
segnate con le cifre corrispondenti all'elenco sul registro.
Avrebbe suscitato il sorriso, in un momento anche utile per allentare
la tensione, ma sarebbe mancata la necessaria serietà.
Decise di usare le pagine del testo, selezionare il nome con la
lettura del numero corrispondente sul registro.
Si poneva un'altra questione.
Intendeva mostrare comprensione, non essere troppo rigido,
insensibile.
Capita allo studente di essere impreparato; un malessere,
l'impegno, eventi improvvisi che impediscono di applicarsi.

86
Preferiva pienezza nelle verifiche, accertare la comprensione dei
contenuti, esprimere un voto equo, imparziale.
Permise, agli allievi, di giustificarsi per una volta, evitare la verifica
in un caso, a scelta, per trimestre.
Il metodo lo tranquillizzava, non imponeva eccessiva severità,
esprimeva tolleranza.
D'altra parte, non si mostrava accomodante, in modo da ritenere
facile, poco impegnativo lo studio.
Eliana, bionda, paffutella, il viso tondo, roseo, appariva
indifferente, disinteressata, non partecipava alle discussioni.
Stava tranquilla, placida, seduta al banco come assistere a uno
spettacolo.
Paolo era solito, nelle verifiche, ascoltate prima le linee essenziali
dell'argomento, poi, porre interrogativi, domande per approfondire
la capacità, il grado di comprensione, per capire se lo studente
aveva assimilato il contenuto.
Il metodo serviva ad acquisire elementi per esprimere, con
maggior consapevolezza, il livello, la sicurezza, la qualità
dell'esposizione con risposte adeguate, esaurienti.
Consentiva di definire il giudizio con obiettività, la visione completa
dell'interrogazione e stabilire il voto con certezza, mostrandosi
imparziale, equo.
Anche gli allievi potevano capacitarsene, prendere atto, seguendo
con attenzione.
Il fatto saliente è che s'instaura un clima di amicizia, tra i
compagni, una solidarietà che suscita, poi, dispiacere, malumori
nell'accettare giudizi negativi.

87
Succede soprattutto nelle terze; negli anni successivi, l'ambiente
assume aspetto più individuale, personale; il pensiero degli esami,
la conclusione del corso, impone di preoccuparsi del diploma,
terminare con esito positivo il ciclo di studi.
Quanto a Eliana aveva capito che non voleva impegnare la mente,
arrovellarsi il cervello. Otteneva prestazioni incerte, oscillavano
appena sulla sufficienza, ma avrebbe potuto applicarsi e
raggiungere un risultato soddisfacente.
Verso la fine del trimestre, prima dello scrutinio, alcuni si
preoccupavano di conoscere la posizione nell'eventualità di
migliorarla.
Paolo si rivolse a lei:
- Eliana, presenti valori incerti, vicini all'insufficienza, sono convinto
che tu possa progredire, se ti impegni puoi ottenere un voto più
alto.
- Per quale motivo dovrei faticare, se posso fare a meno? - rispose
con semplicità.
Dimostrava, come altri, di applicarsi al minimo, anche di un voto
basso, un risultato modesto.
Era riuscito, comunque, a smuoverla dal torpore, rivelava il
rapporto con lo studio, le sue intenzioni.
- Se sei iscritta al corso, - ammonì - significa che intendi conseguire
il diploma. In futuro, potresti svolgere questo lavoro, altrimenti per
quale motivo verresti a scuola? La vita richiede impegno,
applicazione, spesso anche sacrifici per raggiungere un risultato,
l'obiettivo.

88
Forse per il dialogo, l'emulazione delle compagne, l'amor proprio,
venne spronata a dedicarsi maggiormente e, anche se non apparve
tra le più diligenti, seppe, comunque, aguzzare l'intelletto.
Era quanto Paolo si proponeva, dimostrare impegno.
Temeva sopportasse difficoltà familiari. Solo la sorella maggiore si
preoccupava dell'esito scolastico, del profitto, mai un genitore.
Elisa presentava voti per una sufficienza sicura, tuttavia:
- Avrei una richiesta?
- Dimmi!
- Non ho risposto bene nell'ultima interrogazione, non sono
soddisfatta, vorrei migliorare, potrei sostenere un'altra prova?
Capitavano diversi casi, secondo le ambizioni, interessi personali.
Talvolta succedevano fatti imprevisti, inspiegabili.
Gli argomenti inerenti al turismo sono molti.
E' un settore economico che coinvolge l'agricoltura, il commercio, i
trasporti, attività di tempo libero, sport, arte, cultura, sviluppa
aspetti interessanti, piacevoli.
Un giorno, nel descrivere l'iniziativa imprenditoriale di gestire
l'albergo, Gabriella intervenne:
- Ma noi, persone normali, che cosa dovremmo fare?
Aveva posto un interrogativo curioso, usava un termine specifico
per qualificare determinate persone; si poneva a confronto con chi
intende promuovere un'attività economica.
Paolo fu sorpreso, non capiva il senso, il motivo dell'accenno alla
normalità per riferirsi a imprenditori.
Non seppe esporre una risposta.
Ascoltò un'altra bizzarra osservazione da un'allieva che discuteva
con i compagni:

89
- I laureati - affermava - non sono persone normali!
Gli parve, invece, divertente la proposta, formulata da Enrica, nel
descrivere i viaggi.
- Perchè non mettono cuccette sugli aerei? Così nelle traversate
oceaniche si potrebbe riposare meglio?
Paolo sorrise, appariva un'ingenuità, un'estrosa fantasticheria.
- Per questioni di spazio - spiegò - i velivoli non possono avere
dimensioni troppo grandi, aggiungere letti ridurrebbe il numero di
passeggeri e crescerebbe il prezzo dei biglietti, i viaggi aerei
diventerebbero troppo costosi.
Un'idea originale; allora, appariva avventata, senza senso, ma
esprimeva un'esigenza che si tende soddisfare.
Infatti, si costruiscono apparecchi giganteschi, equipaggiati di
cuccette, letti e salottini.
Anche nel corso magistrale ascoltò un'affermazione singolare.
Si parlava della società, dei conflitti tra categorie, di libertà,
giustizia, quando Margherita, preoccupata, espose una soluzione:
- Perchè non ci si ama? Con l'amore si potrebbero risolvere conflitti,
contrapposizioni!
Una ragazza dolce, il viso delicato, una graziosa figura che
emanava simpatia:
- Che cosa intendi dire? - le chiese - Spiegati meglio!
- Con l'amore, volendosi bene - ripeteva.
Non si capiva il senso concreto, pratico, se non l'auspicio per la
diffusione dell'affettuosità, d'amorevolezza fra le persone.

Riscontrava, tra i docenti, aspetti particolarmente negativi


nell'esercizio della funzione.

90
Emergevano concezioni differenziate sul ruolo, sulla funzione, il
livello dei contenuti da illustrare, la disciplina, la partecipazione,
serietà o rigore nel rapporto con gli allievi, nel definire le
valutazioni.
In un comune anno scolastico Paolo insegnava in due quarte, con
differenti colleghe per lettere e inglese.
Le classi manifestavano comportamenti diversi nelle lezioni, per
diligenza, interesse, prestazioni, anche riguardo all'esito.
La prima raccoglieva un numero limitato di allieve, attente,
disciplinate, intervenivano per chiarimenti, parlavano poco tra loro.
Paolo era gratificato dal risultato soddisfacente, conseguito senza
difficoltà; aveva svolto il programma con un mese d'anticipo.
Nel complesso il gruppo presentava una votazione discreta, anche
buona, solo una ragazza appariva indecisa; alla fine, spinta dalle
compagne, riuscì a migliorare e a raggiungere la sufficienza.
L'altra classe era numerosa, movimentata, le allieve sollevavano
fastidiosi bisbigli, brusìi continuati.
Non c'era modo di trattenerle, ottenere attenzione, molte erano
distratte, senza interesse.
Per Paolo diventavano laboriose anche le verifiche, acquisire
elementi per il voto.
Faticavano a esprimersi, abbozzando frasi, in forma discontinua,
frammentaria, rispondevano con monosillabi, difficoltà a dialogare,
esporre l'argomento in modo da capire se avevano assimilato il
senso.
Riscontrava una situazione alquanto incerta, scarsa conoscenza
della materia, uno stato generale di debole sufficienza, per non
mostrarsi esigente, pochi casi discreti.

91
Un livello preoccupante.
Immaginava difficoltà familiari, disagi, incomprensioni.
In classe, prestavano attenzioni a una compagna, non appariva
dissennata, ma non si applicava, non seguiva l'esposizione della
materia, sembrava avesse altri pensieri per la testa, incombenze
impegnative.
Dagli accenni, intuì problemi di droga, non riusciva a liberarsi,
nonostante l'aiuto affettuoso delle amiche.
Pochi mesi dopo abbandonò la scuola.
Paolo non conobbe la ragione.
Non si avventurava in domande fuori luogo, temeva di urtare la
suscettibilità, preferiva fossero le allieve a esporre le questioni.
Spiegava il valore dello studio, della competenza, strumenti
importanti nella vita.
Con il conoscere, svolgere bene il proprio lavoro, possedere capacità
professionali avrebbero potuto gestire meglio l'esistenza, farsi
apprezzare, essere valutate per le qualità.
Un mattino, nell'incentivarle, intervenne Antonella:
- Ma che serve studiare!? - affermò - Bisogna occuparsi della casa,
accudire alla famiglia, dobbiamo essere sempre noi a sbrigare tutto.
Un altro caso cui non seppe rispondere.
Era solo tra ragazze, non si sentiva d'intervenire nella particolare
problematica femminile, discutere sulla parità dei sessi, la
conduzione della casa, appariva fuori luogo, inadeguato.
Immaginò fosse orfana della madre, di trovarsi sola con il genitore,
con fratelli; preferiva non approfondire.
Aveva sollevato una questione spinosa, ma non intendeva
affrontarla, non aveva senso discutere in quella sede, da solo.

92
Agli scrutini avvertì, nelle due classi, le conseguenze dei diversi
metodi, degli atteggiamenti espressi dalle colleghe.
Le differenze maggiori emergevano tra le insegnanti di lettere, in
parte anche con quella d'inglese, la sola conosciuta.
La collega della classe composta da ragazze più diligenti, attente,
si mostrava rigorosa, esigente; si capiva nell'esporre le idee, nel
modo di presentarsi alle allieve.
Un giorno alcune compagne avevano chiesto a Paolo di spostare le
interrogazioni, perchè la collega, aveva proposto, all'improvviso,
una prova scritta per il giorno successivo.
Gli raccontarono, per convincerlo, che imponeva l'esercizio con
estrema decisione, in modo perentorio.
- Io, nella vita, - riferivano - ho dovuto faticare molto, ho fatto tanti
sacrifici e ritengo necessario che impariate anche voi, dovete
applicarvi al massimo, dovete spremervi, perchè la vita è dura,
richiede impegno.
Paolo si accorse che l'insegnante dell'altra classe, invece, appariva
permissiva. Descriveva il rapporto con le allieve con tolleranza,
comprensione.
Verificò, con rammarico, che formalizzavano anche le valutazioni
con criteri diversi, meticolose nell'una ed elastiche, accomodanti
nell'altra.
Per Paolo le due classi presentavano posizioni differenziate,
migliori, soddisfacenti nella prima, ma altrettanto scarse, deboli
nella seconda.
Al contrario, nello scrutinio finale, i gruppi apparivano al medesimo
livello, secondo la valutazione delle colleghe.

93
Paolo concordava soltanto con la docente di geografia, che
insegnava in entrambe, aveva pure accennato alle differenze
emerse.
Allo scrutinio, di un'altra scuola, era successo un fatto ancor più
singolare, imprevedibile.
L'insegnante d'inglese si era avvicinata per conoscere il parere su
un allievo ritenuto insufficiente.
Paolo concordava sullo scarso impegno del ragazzo, frequenti
distrazioni, disturbo, però, al momento del voto, cambiò
atteggiamento, espresse la sufficienza.

Indubbiamente la scuola presenta aspetti discutibili, necessita


cambiamenti, trasformazioni, la definizione di metodi omogenei nel
rapporto con gli allievi, imparzialità, maggior senso comune.
Sembra rappresenti la condizione culturale, piuttosto confusa, del
paese.
E' un settore decisivo, determinante per la società; dovrebbe
infondere i principi, le linee guida, i valori sui quali impostare la vita
per convivere in pace, crescere nello sviluppo della civiltà umana.

94
Paolo e le donne

Trascorse l'adolescenza in collegio, dove le conoscenze femminili


erano limitate a suore, signore dedite ai servizi di cucina,
lavanderia, all'ingresso per accogliere parenti e visitatori.
Raramente incontrava ragazze per conversare, scambiare opinioni.
Le poche occasioni si presentavano durante la visita dei familiari,
nelle passeggiate, le gite in località turistiche, svolte per svagarsi,
conoscere.
Successe a casa, durante le vacanze, di cogliere l'aspetto sessuale
della donna, soffermarsi a osservare la figura femminile.
L'essere che partecipa, condivide la vita con l'uomo; entità diversa,
non solo nel fisico.
Avvertiva una piacevole curiosità, un fremito nel corpo, scorgere
fotografie di modelle in pose appariscenti, poco vestite.
La sorella maggiore lavorava la lana, componeva maglie per
signore e ragazze.
Riceveva riviste che ritraevano, in copertina, indossatrici con
maglioni, camicette, vari capi d'abbigliamento.
Nella stagione estiva, le raffiguravano con abiti leggeri, velati, viste
al mare, in villeggiatura, con abiti succinti da stimolare attrattiva;

95
pose con parti scoperte, gambe nude con il costume da bagno, il
petto evidenziato dal reggiseno.
Si eccitava a osservarle, avvertiva un forte stimolo, un intenso
godimento che lo turbava, lo scuoteva.
Vedere un seno prosperoso, accentuato da magliette attillate,
camiciole trasparenti, semiaperte, con bottoni slacciati da
intravedere le curve del petto, gli acuiva il desiderio di scrutare
oltre.
Contemplava, compiaciuto, le gambe che attiravano lo sguardo per
condurlo in alto, attratto man mano le vedeva scoperte.
Suscitavano il desiderio d'intimità; accarezzare, palpeggiare,
sperimentare le sensazioni sollecitate, lasciare libero sfogo alla
tensione.
Avvertiva una particolare frenesia.
Incominciò, allora, a rivolgere l'attenzione alle peculiarità fisiche
della donna che incuriosivano, provocavano desiderio.
Sorgeva in lui la consapevolezza dell'istinto sessuale, stimolo
naturale di procreare, che lo sollecitava a indagare sul significato, la
ragione delle emozioni, dei sentimenti, ad approfondire le
motivazioni, la causa degli impulsi, in che cosa consistevano, perché
si accendevano.
Svolse un'accurata ricerca sull'argomento, consultando libri,
pubblicazioni, chiedendo consigli, documentandosi con scritti.
Numerosi autori, infatti, hanno argomentato sul sesso, delle
problematiche connesse, componendo poemi, romanzi, intrecciando
storie avvincenti, poesie, liriche amorose, ispirate dalla figura
femminile.

96
Già la Bibbia, nell'Antico Testamento, presentava l'attività sessuale
come espressione spontanea, naturale dell'istinto di procreare.
Si leggono riferimenti espliciti "unirsi, dormire accanto, giacere,
conoscere in senso biblico", descritti con il significato, lo scopo di
propagare la specie, definendo poi, in modo palese, segno di
benedizione divina generare numerosa prole, poter tramandare la
stirpe.
Tale idea della sessualità, come atto diretto, secondo natura, al
concepimento, proseguì fino all'epoca caratterizzata dalla "civiltà
contadina", per il prevalere dell'attività svolta dalla maggior parte
della popolazione.
Periodo in cui i figli diventavano aiuto concreto per coltivare la
terra; lavoro svolto, unicamente, con strumenti a mano, per cui
necessitava di numerose braccia.
Producevano alimenti, il che conferiva sicurezza, serenità per
vivere, per un'esistenza tranquilla.
Azioni, comportamenti che, nel complesso dei benefici,
esprimevano il concetto naturale, spontaneo del rapporto sessuale.
Si può sostenere che le modalità d'agire siano continuate in
concomitanza degli interessi economici, caratteristici dell'epoca.
Lo sviluppo della tecnologia, l'introduzione di macchinari per le
coltivazioni, i progressi della scienza nella qualità dei prodotti,
hanno ridotto notevolmente la manualità delle prestazioni e
l'apporto di braccia.
Per cui venne superato il modello di civiltà, quale operosità
prevalente della popolazione, per progredire nella società
industriale, dei consumi, post-industriale, dell'opulenza.

97
Di conseguenza, anche le condizioni sociali e la composizione
familiare ha mutato decisamente prospettiva formulando altre
esigenze, infondendo aspettative, modi di vivere autonomi,
indipendenti, disponibilità, esigenza di lavoro, professioni
diversificate, anche più gratificanti.
La civiltà industriale necessita ed è composta di specifici
organismi, divisione di compiti e capacità che richiedono studi
accurati, applicazione, competenze specialistiche.
La nuova prospettiva, le situazioni di vita, le proposte di lavoro
sono venute a scontrarsi con gli interessi economici caratterizzanti
persone e famiglie nella precedente condizione, per cui anche il fine
della relazione sessuale ha perso gli elementi importanti di
spontaneità, naturalezza, caratteristici allora, per assumerne,
spesso, altri ambigui, parziali, individuali, egoistici.
In questa diversa concezione il sesso viene considerato anche in
duplice dimensione.
Assume valenza la sola componente fisica del piacere, come
semplice rapporto biologico, meccanico, liberazione delle pulsioni
sessuali, quindi limitato, in complesso, meno naturale e spontaneo,
in quanto la relazione viene controllata, verificata per eventuali
conseguenze pratiche sul piano sociale ed economico.
Generalmente, ora, non è più pensato nella dimensione primaria,
principale, se non richiamato da alcune dottrine; risulta prospettato
più come piacere personale, privato, nel senso di considerarlo,
viverlo, secondo ottiche diverse, anche in possibile contrasto tra
esigenze maschili e femminili.
Del resto la conseguenza dell'atto, la procreazione, ricade e
rimane più esplicitamente, per concrete responsabilità, sulla donna

98
che partorisce (quantomeno fino alla scoperta, alla conoscenza,
all'uso di contraccettivi e leggi inerenti al concepimento).

Comunque, da allora, avanti nella storia e nelle vicende umane, è


proliferata una vasta descrizione delle dinamiche sessuali per conto
di noti scrittori, Leopardi nei Pensieri, Foscolo con Jacopo Ortis,
Goethe e I dolori del giovane Werther, De Musset, Rousseau con le
rispettive Confessioni e, nella specifica forma individuale,
approfondite da Kierkegaard nel Diario del seduttore.
L'argomento viene trattato, ormai, nella dimensione di piacere
personale, privato, per cui il rapporto si sviluppa anche con
diffidenza per i diversi fini ed effetti, spesso in contrasto tra i due
sessi anche nell'instaurare la relazione.
Ora, assume una concezione differente dalla naturale, originaria,
per le mutate condizioni sociali, per necessità, maggiori esigenze
dell'esistenza, in quanto il frutto dell'atto sessuale, la crescita della
prole, acquisisce notevole rilevanza sul piano economico, oltre che
per il tempo e le energie necessarie.
E' subentrato un conflitto tra l'istinto, le tensioni naturali e la
libera, spontanea espressività per eventuali conseguenze.
Freud, nel contempo, ha potuto interpretare le dinamiche interiori
emergenti, ostacoli personali, familiari, sociali che si frappongono
alla liberazione delle pulsioni, della libido, problematiche descritte
poi in una dimensione ampia, sociale, in senso politico, da Reich e
Marcuse.
Il tema della sessualità rimane fondamentale, determinante nella
vita, per la funzione riproduttiva, per il piacere, le emozioni, il
coinvolgimento individuale e sociale.

99
Manifesta la caratteristica, il livello, la qualità dei rapporti fra i sessi
e, in un certo senso, anche il grado di civiltà, l'evoluzione delle
relazioni umane.
Verifica l'autenticità, la sincerità dell'amore, rapporti improntati più
sull'egoismo individuale, magari con forme in contrapposizione, non
libera espressione, condivisa, partecipata con naturalezza.
Ora, rivela le difficoltà, i conflitti, la fragilità su cui è impostato,
praticato, in gran parte della popolazione, rispetto alla concezione
primaria.
Si avverte la crescente provvisorietà dei legami, la debolezza delle
relazioni, libere o istituzionalizzate dalla società, dagli ostacoli che le
coppie, le famiglie e i figli incontrano.

Anche Paolo, uscito dal collegio, si trovò ad affrontare la tematica


sessuale nelle implicazioni pratiche, riguardo alle esigenze della
vita.
Aveva deciso di collaborare nell'attività del padre, senza porsi la
soluzione, l'appagamento del desiderio, data, soprattutto, l'età.
Allora, nell'ambiente, la questione veniva affrontata con il
matrimonio, la formazione della famiglia, raggiunta la maturità.
Con questo senso, assumeva notevole rilievo la condizione
economica; il fatto di svolgere un'attività accetta, gradita, per
garantire sicurezza economica, serenità alla futura composizione e
la possibilità di costruire, acquistare un alloggio adeguato,
indipendente.

100
Nel frattempo, ammirava, compiaciuto, le fanciulle del paese che
incontrava, accennando timidi saluti, espressioni impacciate per
dimostrare affabilità, piacevolezza; non andava oltre i convenevoli.
Nelle ferie, in montagna e soprattutto al mare, non agiva
diversamente, pur con provato, ma contenuto desiderio; a meno di
imbattersi in occasioni di accentuato interesse per sentirsi stimolato
all'approccio e prospettare la costituzione di rapporti seri.
Al lago venne attratto da una piacente, deliziosa ragazza tedesca,
bionda, assai carina, il viso aggraziato, l'espressione dolce, amabile.
Provava fascino, ammirazione; la difficoltà della lingua impediva
d'instaurare un dialogo costruttivo.
La vedeva in compagnia dell'amica.
Pensò di invitarla a un giro in barca sul lago; non sembrava una
proposta sconveniente, per cui non avrebbero potuto rifiutare.
Le condusse con la pesante imbarcazione del cugino, più adatta per
la pesca.
Manovrando i remi, lanciava, di sfuggita, sguardi di compiacimento;
lei sorrideva, ricambiando, a sua volta, con la gioia in viso.
Entrambi dimostravano piacere della compagnia, soddisfazione
della pur breve gita.
Paolo pronunciava parole in francese, per lo più si spiegava con
gesti.
Capì che erano impiegate in una grande industria di auto del loro
paese, fruivano di una settimana di ferie.
Si rammaricava delle difficoltà nel comunicare, non poterle
esprimere i sentimenti, concordare un nuovo incontro.
L'occasione sembrava propizia, ma non ebbe modo di rivederla.
All'albergo del paesino non erano conosciute.

101
Era probabile, pensò, che fosse partita, avesse terminato la
vacanza.

Trascorse anni nell'azienda di famiglia e, nel periodo del servizio


militare, ebbe modo di pensare all'attività svolta.
Riflettendo, scoprì di non essere soddisfatto; non era appagato
dall'operare solo per acquisire soldi. Ricercava ulteriori stimoli, un
impiego in campo sociale, un'attività da coinvolgerlo di più con la
mente.
Dopo il congedo, decise di riprendere gli studi per ottenere un
titolo e conseguire un'occupazione diversa, interessante, piacevole.
A scuola incontrava ragazze simpatiche, graziose, amabili.
Anna sprigionava fascino; alta, snella, con capelli biondi, occhi
azzurri, il viso armonioso, le gote rosee; una figura perfetta, con
lineamenti deliziosi, appariva l'ideale di bellezza.
Era un'indossatrice; vestiva con cura, eleganza, abiti con colori
gradevoli, maglioncini rosa, azzurri, gonne rosse, nere, a quadri,
anche calze lunghe in tinta.
Mostrò, alle compagne, la rivista che la raffigurava sulla copertina;
a volte presentava capi di abbigliamento che pubblicizzava.
A scuola non era particolarmente brillante, compiva molte
assenze, non si applicava con impegno; tuttavia era gentile, seria.
Non s'integrava con la classe, sembrava di un altro ambiente, un
ceto d'alto livello.
Paolo, inconsciamente, si era invaghito.
rimaneva ammaliato, stregato dal fascino, dalla spontaneità,
l'armonia della splendida figura.
Sedevano nei banchi dell'ultima fila, in fondo, separati dalla corsia.

102
Le rivolgeva sguardi furtivi; a volte, le inseriva un bigliettino nel
libro per manifestare interesse, scoprire la reazione.
Tentava qualche approccio, ma non riusciva a esprimere,
comunicarle i sentimenti.
Le lezioni terminavano tardi; in genere, fuori, l'attendeva una
persona per accompagnarla a casa.
Una sera si accorse che s'incamminava, sola, lungo il marciapiedi.
Non osò presentarsi subito per proporle un passaggio;
nell'indecisione, la vide allontanarsi, girare l'angolo e sparire.
Rimase amareggiato, dispiaciuto per l'impiccio.
Era il primo amore; un sentimento profondo che lo aveva scosso,
suscitandogli una viva tenerezza.
Si sentiva innamorato, acceso da vibranti sensazioni, percepite con
angustia, celate pudicamente in sè.
Anche Lorella emanava attrattiva; affabile, diligente, modi
semplici, il seno accentuato.
La guardava con interesse.
Una sera, uscendo da scuola, si rivelò, pure, intraprendente:
- Paolo, mi potresti compiere un favore? Mi accompagni alla fermata
dell'autobus? Sono in sciopero e non vorrei restare a piedi!
- Certo, con piacere! - rispose premuroso, sorpreso.
Era lieto di assecondarla, mostrarsi gentile.
Nel tragitto discussero di studio, interrogazioni, gli esami prossimi.
Paolo si prefiggeva di accennare a vicende d'affetto. Gli piaceva,
ma non riusciva a introdurre l'argomento, sondare le intenzioni, era
impacciato.
Arrivarono alla stazione senza discutere di sesso:

103
- Puoi lasciarmi qui, ti ringrazio molto, non avrei saputo come
risolvere altrimenti. Grazie ancora, ciao!
Paolo ricambiò il saluto:
- Ciao! Ci vediamo domani! - sfiorandole i capelli con tenerezza.
Non intendeva impegnarsi, imbastire una relazione.
Era preoccupato per lo studio, il lavoro, le verifiche, l'esito finale.
Si sentiva confuso, impreparato a un legame affettivo. Preferiva
rimanere libero.
Lei non richiese il favore, lui non propose un nuovo incontro.
In aula si limitavano a sguardi d'amicizia, segni di simpatia,
nient'altro.

In quel periodo, dovette appurare l'altro aspetto triste, avvilente


del rapporto sessuale.
Ritornava tardi da scuola, a sera inoltrata e, specie d'estate,
notava numerose lucciole, ferme, lungo la strada, in attesa di
clienti.
Vedeva donne mostrare forme generose, provocanti, gonne corte
da intravedere gli slip, giubbini, camicette slacciate che lasciavano
fuoruscire seni floridi, abbondanti.
S'imbatteva nella forma cruda, violenta, opposta all'idea romantica
dell'amore, espresso nel matrimonio, la composizione della famiglia,
la nascita dei figli.
Un modo ben diverso di vivere la sessualità.
Rimase confuso, scosso dallo stato, la mentalità, il modello di vita
contrastante, disilluso, privo di idealità, fantasie amorose.
Non riusciva a capire, a comprendere la ragione.

104
Scorgeva giovani signore, ragazze provocanti, appariscenti e
rimaneva stupito, si meravigliava di trovarle sulla strada.
Con l'aspetto attraente, la figura desiderabile, pensava, non
potrebbero diventare compagne, mogli, soddisfare il desiderio di un
uomo, conseguire insieme gioia, felicità, invece di offrirsi ai passanti
per denaro?
Si chiedeva, poi, sarà solo questione di soldi?

All'università, l'ambiente divenne più favorevole; offriva numerose


opportunità di contatti piacevoli.
Le facoltà, i corsi richiamavano ragazze provenienti da città,
regioni vicine.
In estate, poi, giungevano anche dall'estero per imparare la lingua.
Paolo, allora, prospettava relazioni impegnative, era disponibile a
legarsi seriamente.
Incontrava solerti studentesse, figure splendide, armoniose, curve
seducenti.
Diventava facile conoscerle, stabilire rapporti.
Però, la lontananza dei paesi d'origine, i pochi giorni di permanenza,
in genere il periodo degli esami, non agevolava la formazione di
legami sicuri.
Scambiava baci, affettuosità, strette voluttuose, ma aldilà di fugaci
effusioni, non riusciva a sviluppare relazioni consistenti,
approfondite.
Incontrava pure ragazze serie, determinate, non arrendevoli come
qualcuno vantava.
Gli capitò un fatto sorprendente.

105
Si era espresso in un abbraccio appassionato con Manuela; ragazza
non particolarmente stimolante, ma affettuosa, amabile, sollecitava
il sentimento, lo trasmetteva con vivo ardore, coinvolgeva.
Si erano appartati nella zona boscosa, sotto un albero.
A seguito di carezze, palpeggi, strusciamenti, si sentì rapito in
un'improvvisa, accentuata sensualità.
La baciò sulle labbra, provava una passione travolgente; entrambi
partecipavano con ardore, sentimento, pervasi da ebbrezza di
piacere.
Sentiva l'amica abbandonarsi con calore, sprigionare il fremito dei
sensi.
Fu una lunga stretta, avvinghiati, scossi, ricolmi di voluttà.
Paolo si meravigliò dell'irruenza esternata con spontaneità,
naturalezza.

Frequentando il corso, conobbe Anita, bionda, belloccia, il viso


gradevole, occhi celesti; non alta, dolce, accomodante, il corpo
formoso suscitava attrattiva, passione.
La stringeva con vigore, sensualità, la tratteneva nelle braccia con
bramosìa, morbida, desiderabile; ma non si arrendeva.
- Basta! Devo rientrare, è tardi!
- Mi piaci, ti desidero tanto! - insisteva Paolo - vorrei stare con te,
passiamo la notte insieme, fammi venire nella tua camera.
- No, no, non è possibile! - ripeteva - domani devo partire presto;
vieni a casa mia, se vuoi, abito a ***, mamma gestisce una
tabaccheria, mi troverai facilmente.

106
La città si affacciava sul Tirreno, l'altra costa del mare, una località
turistica lontana dal paese di Paolo, difficile da raggiungere con
mezzi pubblici.
Succedevano, spesso, casi del genere.
Incontri di uno o due giorni, poche ore, poi ognuno ritornava
all'abitazione con i problemi di studio, le scadenze da affrontare.
Erano periodi limitati, trascorsi con la tensione degli esami che non
lasciavano spazio a sentimenti impegnativi, alla possibilità di
relazioni serie.

Terminati gli studi, trovò impiego nel capoluogo, in un ente che si


occupava di tempo libero.
L'attività offriva occasioni piacevoli; i viaggi, le persone che
frequentavano gli uffici, le manifestazioni culturali, mostre, teatri,
spettacoli.
I casi più fruttuosi capitarono nel turismo.
Sviluppò una sentita relazione con Carla; graziosa impiegata,
amabile, alta, bionda, con occhi cerulei, il seno prosperoso.
Si concedeva con spontaneità, riteneva naturale abbandonarsi al
rapporto d'amore.
Un giorno espresse una confidenza:
- Devo raccontarti un fatto successo da piccola - esclamò con
esitazione.
- Dimmi, non avere problemi - incoraggiava Paolo.
- I genitori mi avevano invitato a lezioni di musica dal maestro,
vicino di casa.

107
Mi aveva preso in simpatia, si mostrava gentile, premuroso, mi
accarezzava i capelli, mi rivolgeva complimenti per l'aspetto, la
figura.
Un giorno prese a palpeggiarmi, toccarmi il seno, allungare le mani
sulle gambe, sotto la gonna, poi, mi abbracciò in preda a frenesia;
mi sentivo impacciata, non riuscivo a reagire, un amico di famiglia e
... lasciavo fare, finì col possedermi.
- Accidenti! - pronunciò Paolo sdegnato - Che amico! Ma non
avvertivi i tuoi? Non parlavi del comportamento disgustoso?
- Non avevo il coraggio, provavo vergogna; dopo quella volta, non
ho più voluto vederlo, ho smesso di studiare musica; da allora non
l'ho più incontrato.
Paolo la trovava simpatica, gli piaceva, gradiva stare in
compagnia; ma non era convinto del rapporto, non si sentiva
abbastanza coinvolto, desiderava un legame più soddisfacente.
Non prefigurava di condividere la vita con lei.
Dopo le vacanze, Carla si mostrò risoluta e gli chiese:
- Che cosa pensi di fare, hai intenzione di formare famiglia?
- Ma! - rispose - devo riflettere, non mi sento pronto.
- Sai, ho conosciuto un ragazzo, vuole rivedermi, desidera stare con
me; intende sposarmi.
Gli proponeva di decidere; era confuso, non sapeva come
rispondere, essere esplicito.
Non si pronunciò.
Alla sera, la lasciò senza definire la questione; in seguito, cessarono
pure i contatti.
Paolo non osava chiamarla, non voleva assumere impegni e
nemmeno opporsi alla lusinghiera proposta ricevuta.

108
La lasciava libera di scegliere.

Con Enrica, invece, il rapporto si chiuse con sofferenza,


rammarico per un'espressione ambigua, poco chiara.
Seguiva la facoltà di biologia.
Raccontava degli studi, l'interesse per i mitili, l'argomento della tesi
di laurea.
Si frequentarono alcuni mesi.
Trascorrevano il pomeriggio in piacevoli conversazioni, parlando
degli impegni, d'attualità, progetti.
La trovava carina, il corpo delizioso, un'armonia di forme; appariva
snella, ma celava curve morbide, stimolanti, non era magra.
Un giorno, in auto, mentre si scambiavano baci voluttuosi, Paolo
ebbe l'ardire di accarezzarle il seno; la sentì gemere di piacere, aprì
la camicetta sfiorandolo con le labbra, si eccitava ancor più e si
abbandonò con tenerezza, liberando la passione.
Poco dopo, gli confidò:
- Senti, desidero andarmene da casa, vorrei essere indipendente,
sono stanca di abitare con il padre.
- Perché, che succede, che cosa non va?
- Non lo sopporto più, è dispotico, autoritario. Gestisce un negozio
di fruttivendolo; al termine del lavoro, si siede in poltrona e
pretende di essere servito: devo portargli il giornale, il caffè, le
pantofole, mi tratta come una serva.
Rimase stupito; non aveva mai accennato alla famiglia, alla
madre, non sapeva se era orfana.
- Caspita, mi dispiace, - profferì Paolo - è mai possibile che esistano
persone simili?

109
- Voglio essere libera; non m'importa come uno si guadagna i soldi,
pur che mi faccia star bene.
Paolo rimase colpito dalla frase, senza parole, non osava
approfondire.
Gli piaceva, si era affezionato, la trovava perspicace, attraente,
dolce, ma era preoccupato per l'ambiguo riferimento ai soldi; gli
suscitava disagio, inadeguatezza.
Desiderava continuare la relazione, disporre tempo per conoscerla
a fondo, vagliare le convinzioni, essere persuaso nel decidere di
vivere insieme.
Comprendeva la condizione insopportabile che ambiva risolvere,
potersi liberare al più presto.
Dal modo improvviso d'esporla, l'urgenza manifestata, desiderava
una risposta, un impegno rassicurante.
Invece Paolo era dubbioso, incerto per il senso della frase,
intravedeva ambiguità, una prospettiva inaccettabile.
Era ammutolito.
Si congedarono senza chiarire.
Non le garantiva l'indipendenza attesa, manifestata con premura,
sollecitudine.
In seguito, provò a telefonarle:
- Non ho tempo, - rispondeva - Sono occupata con lo studio, devo
completare la tesi.
Non era disponibile.
Paolo doveva prendere accordi con un amico all'università.
Gli capitò d'incontrarla, per caso, sul viale dell'istituto; non credeva
ai propri occhi:

110
- Ciao Enrica! - sorpreso, compiaciuto - Come stai, sono contento di
rivederti.
Era felice, entusiasta; lei, invece, si mostrava distaccata, fredda,
non rispose; appariva amareggiata, delusa.
- Ti posso accompagnare? - insisteva Paolo.
- No, no, ho un appuntamento con l'assistente per la tesi.
- Vediamoci un'altra volta - la seguiva, trepidante - mi farebbe
piacere, ti telefono!
- No, non posso, devo seguire il programma, concludere gli studi.
Si allontanò di fretta, decisa a troncare la relazione; si mostrava
risentita.
Provò a chiamarla al telefono, ma non riuscì a contattarla, non
ebbe più modo di rivederla.

In ufficio, gli capitò un'occasione divertente con ragazze che


prenotavano il soggiorno.
Paolo si era accorto che sceglievano la stessa località, nel periodo
preferito da lui.
Sorrise per l'opportunità e si offrì di accompagnarle in auto.
Viaggiando insieme, pensava, avrebbe approfondito la conoscenza.
Erano carine, simpatiche.
La più appariscente, con capelli chiari, corti, la figura piacevole,
armoniosa, si mostrava spigliata, sicura; le altre erano riservate,
tranquille.
Lavoravano, come commesse, in un grande magazzino
d'abbigliamento.
Nella struttura balneare, sperava di sviluppare un rapporto
speciale con qualcuna, magari la bionda, più attraente.

111
Avvertì, subito, diversità d'interessi, sugli argomenti di
conversazione, i progetti per la vacanza.
Nel modo di comportarsi, nei dialoghi, le frasi pronunciate,
rivelavano superficialità, leggerezza.
Si preoccupavano dei vestiti, trascorrevano il tempo in spiaggia a
imbastire scherzi con ragazzi spavaldi, arroganti, che tentavano
approcci in modo sgarbato, espressioni spinte, dirette al rapporto
sessuale.
Il villaggio era situato in una posizione amena, prospiciente il mare;
zona caratteristica della costa tirrenica, frastagliata, con insenature
raccolte, pittoresche.
Nella sala ritrovo, ebbe modo di scorgere due piacevoli signorine,
aggraziate, di buone maniere.
Dopo cena, si avvicinò:
- Ciao, vi piace il posto? Conoscete l'ambiente?
- E' panoramico, stupendo, siamo arrivate da poco, abbiamo
prenotato per due settimane - asserì Alida.
- Dalla pronuncia sembrate venete, ho indovinato?
- Beh! Siamo di una regione vicina, abitiamo a ***, ritorneremo
dopo la vacanza.
Soggiornavano nel medesimo periodo di Paolo.
- Che preferenze avete? Pensate di andare in spiaggia a prendere il
sole?
- No! Scendiamo raramente al mare; vorremmo visitare i paesi
vicini, la costa, siti archeologici - spiegava Alida.
- Interessa anche a me, anzi, se lo gradite, potremmo andare con la
mia auto.

112
- Come? Sei in macchina? Certo, con piacere, possiamo accordarci
sulle località, stendere un programma!
Scoprivano attitudini, interessi comuni.
Scambiarono progetti, desideri, stabilirono itinerari per la durata del
soggiorno.
Paolo fu lieto dell'incontro; poteva svagarsi, visitare l'intera
regione, trascorrere il tempo in piacevole compagnia.
Sviluppava una relazione significativa con ragazze colte, divertenti;
insegnavano nelle scuole superiori.
Si sentiva a proprio agio nel rapporto, nella conversazione.
Compivano gite istruttive, si documentavano con apposite guide.
Possedeva una piccola auto sportiva; si destreggiava volentieri nei
percorsi tortuosi, nelle frequenti giravolte, lungo la spettacolare
costa, risalendo le colline dell'entroterra.
Visitarono località rinomate, zone d'interesse archeologico.
Si recarono a Cuma, antica colonia della Magna Grecia, con l'antro,
sede dell'oracolo, in cui vaticinava la Sibilla; al lago d'Averno, con
reminiscenze mitologiche, considerato dagli antichi l'entrata
all'Oltretomba.
Ai Campi Flegrei verificarono, incuriositi, il fenomeno delle solfatare
con sorprendenti effusioni gassose, fumarole e laghetti di fango
bollente.
Ebbero pure l'ardire di ascendere, a piedi, alla sommità del
Vesuvio, compiere il giro attorno al cratere del vulcano. Dalle crepe
della roccia, sprigionavano vapori di fumo, leggere nuvolette, odori
di zolfo; uno spettacolo da inferno dantesco.
Alida era esuberante, anche fisicamente, il viso gradevole, il naso
accentuato, evidenziava il seno prorompente con abiti scollati,

113
camiciole semiaperte; determinata, volitiva, esprimeva con
chiarezza ambizioni, desideri riguardo all'eventuale compagno.
- A me piace un uomo sicuro, di successo, con una buona
posizione, che mi assicuri la vita agiata - affermava - non voglio
patire difficoltà, incorrere in problemi economici.
Marina, al contrario, mostrava un carattere accomodante, il viso
gradevole; era colta, spiritosa, si esprimeva con semplicità,
naturalezza.
Paolo capiva di non corrispondere alle aspettative di Alida, per cui
pensò di approfondire il rapporto con l'amica.
I dialoghi volgevano facilmente sul sesso, soprattutto al mare,
durante le ferie.
Pronunciava frasi scherzose per sondare le intenzioni, la
disponibilità di Marina.
Nell'ultima sera, si azzardò a provocarla, metterla alla prova.
Le chiese apertamente:
- Saresti disposta a incontrarmi nel bungalow questa notte, te la
senti di venire?
- Forse, sul tardi, quando sarà buio, non vorrei essere vista -
rispose Marina altrettanto schietta.
Rimase sorpreso per l'immediatezza del riscontro, senza
esitazione.
A notte inoltrata, pur incerto sulla promessa, stette in attesa,
trepidante, desideroso.
Rimase sveglio a lungo, fino allo spegnersi delle luci principali, non
udire più rumori.
Nel silenzio, nella soffusa penombra, si affacciava, con ansia, di
tanto in tanto alla porta.

114
Quando sentì bussare.
Accorse, trovò davanti Marina, premuroso, sottovoce:
- Ciao, vieni, entra!
- Come vedi, sono arrivata! - esclamò sorridente.
- Sono proprio contento, mi fa piacere, temevo volessi prendermi in
giro, invece eccoti qui! - l'accolse con gioia, felice.
Le prese la mano, invitandola a sedersi sul letto:
- Ti trovi a tuo agio? Come ti senti? - non rispose.
Si avvicinò ad accarezzarle il viso, poi l'avvolse con le braccia per
trarla a sè, sfiorando la guancia con le labbra e incominciò a
baciarla con ardore. Si abbandonarono entrambi, con spontaneità,
alla libera espressione dei sensi.
Nelle effusioni, Paolo ebbe la sensazione che avrebbe accettato il
rapporto completo; l'adagiò con delicatezza sul letto per compiere
l'atto, frementi d'ardore, di passione.
A seguito della felice notte, sorse, tra loro, la piacevole intesa di
rivedersi, mantenere i contatti.
Al mattino, Paolo doveva riaccompagnare, a casa, le amiche.
Portò anche Marina per un lungo tratto, fino alla stazione ferroviaria
dove avrebbe preso il treno per ritornare alla città d'origine.
Si rividero spesso, nei fine settimana, durante le vacanze.
Gli piaceva, era discreta, accomodante, colta. Insegnava latino e
greco in una scuola superiore. La riscontrava intelligente, raffinata,
aperta; ma non si sentiva pienamente attratto.
Desiderava una figura stimolante, un corpo più morbido, formoso;
sembrava fredda, spigolosa, pur gentile, brillante nella
conversazione, di gradevole compagnia; ma non era innamorato.
Forse anche Marina avvertiva la stessa sensazione.

115
Nel periodo di Pasqua, gli propose un viaggio con amici.
Aveva invitato Anna, una collega con cui partecipava a riunioni,
convegni sulla didattica.
Le accompagnava Boris, un ragazzone alto, biondo, corpulento, un
tipo focoso.
Avevano progettato di visitare la zona archeologica dell'alto Lazio,
l'Etruria, città, tombe dell'epoca.
Paolo si accorse che il tipo nutriva interesse per Marina, le
rivolgeva attenzioni, si comportava in modo confidenziale, come
intimo amico.
Non gli dispiaceva, perchè lui trovava stimolante la collega.
Anna, era mora, piccoletta, con capelli neri corvini, corti, il viso
grazioso, i lineamenti gradevoli; evidenziava un seno vistoso,
decisamente provocante.
Trovò simpatica l'iniziativa di Marina.
- Lei - pensava - si proponeva di legarsi al biondo, nel contempo
aveva organizzato un incontro per favorire lui e l'amica.
Un pensiero gentile, segno di comprensione, affabilità.
Paolo non ebbe remore nel prediligere Anna, mostrare favori,
gentilezze, imbastire scherzi giocosi per accendere l'interesse.
Era attratto dalla figura prosperosa, riscontrava in lei perspicaca,
acume, vivacità intellettuale nelle discussioni, nel complesso una
gradita intesa su interessi culturali, sociali.
Era discreta, intelligente, ma meno idealista in confronto a Paolo;
esperta, disillusa, evitava di appassionarsi a particolari convinzioni.
Ragionavano sulla vita, su esperienze politiche, sulla giustizia, la
società.

116
Sapeva indirizzarsi, con maggior senso pratico, alle necessità
immediate, personali, condurre l'esistenza in modo piacevole,
libera, indipendente.
Un mattino, mentre si preparavano a riprendere il viaggio, bussò
alla sua camera; era sola:
- Ciao, ma ... e Marina? - chiese - non c'è?
- E' uscita per la colazione, sarà andata con Boris!? - rispose con
cenno malizioso.
- Beh, mi fa piacere! Così siamo soli! - esclamò Paolo soddisfatto.
Si avvicinò, sorridendo, la guardava con desiderio, prese le braccia
e l'attirò a sè; lei cercò di ritrarsi, atteggiando una smorfia. Paolo
avvertì compiacenza nel contatto, l'avvolse di nuovo, baciandola
sulla guancia ... gradiva l'approccio.
Accostati al letto, Paolo la stringeva con ardore, sfiorava, con le
labbra, il viso, il collo, si soffermò sul seno. La sentiva partecipe, si
lasciava prendere dall'ardore dei sensi; erano avvinti, i corpi colmi
di desiderio e passione, travolti dalla voluttà.
Si piacevano.
Paolo era soddisfatto del contatto con Anna, stimolato, appagato
dalle forme morbide, provocanti, coinvolto appieno nell'amplesso.
Però, avvertiva una certa reticenza il lei, non si confidava
pienamente, appariva complicata, difficile da conoscere a fondo.
Partecipava alle schermaglie amorose come volesse sondare la
rispondenza di Paolo, quanto fosse attratto, fino a che punto.
I contatti con Marina, invece, si erano sempre svolti con
semplicità, in modo chiaro.
Lei stessa aveva percepito un freno nel loro rapporto e, con la gita,
intendeva risolvere la situazione imbarazzante.

117
Paolo propose ad Anna di rivedersi, stabilire un rapporto
continuativo, sicuro.
Gli piaceva stringerla, sentire le parti morbide, avvolgerla con le
braccia; era attratto dal seno prosperoso, invogliava a profondere la
brama sessuale, tuffare la voluttà, dar libero sfogo alle pulsioni.
Abitavano lontano; si accordavano per incontri nei fine settimana
in località intermedie.
Univano il piacere amoroso a quello culturale, visitando monumenti,
opere d'arte, centri storici nelle città scelte.
Durante le vacanze, coglievano l'opportunità per viaggiare nelle
zone ricche di interessi, bellezze naturali, artistiche, lungo le coste
del Mediterraneo.
Per maggior senso di libertà, si fermavano in campeggi, villaggi,
situati presso centri turistici.
Prediligevano il contatto diretto con la natura.
Condurre la vita in forma semplice, con modi, atteggiamenti aperti;
superare le formalità, le attenzioni per l'abbigliamento, le abitudini
cittadine dei luoghi di lavoro, infondeva serenità, distensione.
Visitavano paesi, località, popoli con usanze, linguaggi differenti;
ammiravano monumenti, località rinomate, città ricche di storia,
angoli pittoreschi, persone con abiti, costumi caratteristici in
Spagna, Jugoslavia, Grecia.
Arricchivano lo spirito e la mente; invogliati dalla curiosità,
assaggiavano specialità gastronomiche locali: vini e insalate greche,
liquori in Jugoslavia, l'aperitivo con stuzzichini in Spagna.
Gustavano e si divertivano assecondando il senso dell'avventura.
Paolo avvertiva un legame, un impegno affettivo con Anna.

118
Non si sentiva proprio innamorato, ma era attratto dalla figura,
stimolato dalla persona.
Non presentava proprio l'aspetto di una modella, non aveva il
vitino da vespa, notava qualche peluria; ma, nel complesso, riusciva
desiderabile, con il seno provocante.
La riteneva perspicace, aperta alle novità, accomodante nei
progetti, nell'organizzare le gite, nel condividere momenti piacevoli.
Capitava di discutere, ma senza animosità, si rispettavano le idee,
le posizioni personali.
Avevano stabilito un accordo paritetico sulle spese.
Suddividevano quelle necessarie, cui contribuivano in parti uguali,
dalle voluttuarie, individuali che effettuavano in modo autonomo,
come libera scelta.
Trascorsero anni in piacevole compagnia.
Paolo, nel frattempo, tendeva ad approfondire, conoscere le reali
aspettative di Anna riguardo alla loro relazione.
Dagli accenni, capiva che era propensa per il disimpegno, a un
rapporto libero, aperto alle opportunità, senza un vero legame, per
cui nessuno si proponeva di chiarire, definire la questione.
A casa, invece, la sorella maggiore di Paolo le rivolse una
domanda precisa:
- Che cosa pensi del matrimonio? Hai intenzione di sposarti?
Con la richiesta specifica intendeva scoprire i progetti.
- Perché? - rispose - E' proprio necessario? Per ora non ci penso.
Continuarono a frequentarsi, ma senza propositi espliciti.
Paolo capiva l'intenzione di non avere legami; preferiva cogliere le
occasioni, svagarsi, divertirsi, provare ogni piacere.

119
Partecipava a convegni sulla scuola con amiche, ma si allontanava
anche da sola, senza difficoltà; appariva felice d'incorrere in
avventure eccitanti.
Paolo notava una sentita ammirazione per le compagne del liceo.
Sembrava coltivasse il segreto desiderio di imitarle nelle vicende
pruriginose, nel racconto di amanti, nei rapporti liberi, della vita
sentimentale senza legami.
Eliana si era recata in Inghilterra per approfondire la lingua, aveva
trovato lavoro in una sala giochi; conviveva in barca con un
consulente d'azienda che girava per il mondo; lei, a volte, lo
accompagnava.
Renata si era sposata e aveva partorito un figlio.
Dopo la separazione, intrufolandosi in politica, aveva ottenuto il
prestigioso incarico d'inventariare i monumenti della regione.
Era diventata l'amante di un ricco uomo d'affari che le concedeva
piena libertà.
Non capiva, poi, se invidiava anche Valentina, un'altra collega,
appariscente, esuberante, con capelli biondi, lisci, lunghi oltre le
spalle. Persona sicura, non mostrava riserbo nel civettare, gradire le
attenzioni di allievi:
- Se mi piace - affermava - non ho problemi a compiere atti
d'amore.
Il suo comportamento spregiudicato aveva inferto una profonda
ferita al marito, che, provato dallo sconforto, era fuggito in Africa
per dimenticarla.
Anna aveva costituito una particolare intimità, un'intesa complice
con Florinda.

120
Era un'insegnante hippy, anticonformista, disponibile a ogni
esperienza.
La stimava, apprezzava le sue idee, la disinvoltura, conduceva la
vita in assoluta libertà, cogliendo ogni occasioni di piacere, senza
inibizioni, pregiudizi.
Aveva invitato Anna, con Paolo, a trascorrere il fine settimana in
campagna, a casa dell'amico.
Paolo non conosceva le loro intenzioni; ma, avvertiva un certo
interesse di Anna per il compagno.
Li scorgeva ammiccare, compiacersi in sorrisi maliziosi, rivolgersi
gentilezze.
Capiva che si piacevano, si desideravano, mostravano reciproca
attrattiva.
Intuì, dal comportamento, da accenni furbeschi che le ragazze si
proponevano lo scambio dei partner.
Paolo, poco distante da Anna, l'udì confidare a Florinda la sua
predilezione per il petto abbondante; al contrario la collega, pure
graziosa, il visino piacevole, mostrava un fisico alquanto snello,
magro, asciutto.
Florinda, allora, con un sorriso espressivo, accorto:
- Ahimè! - rivolta a Paolo, a voce alta - ho un seno piccolo, piccolo,
non come quello di Anna, immagino che non ti piaccio, vero?
- Ma no, che cosa dici? - rispose, avvicinandosi con una leggera
carezza ai capelli - sei tanto carina!
Non disse altro, preferì non avventurarsi in sgradevoli discussioni
sulla proposta ventilata.

121
Con il gesto affettuoso intendeva chiudere la questione. Conveniva
rimanere legati alle tradizioni, seguire la consuetudine, attenersi alle
rispettive concezioni sulla vita amorosa.
Lei comprese che non lo stimolava, non gli accendeva il desiderio.
Così abbandonarono l'idea singolare.
Per Paolo la questione era un'altra: non gradiva lo scambio della
persona amata.
Era disgustato, lo infastidiva solo il pensiero che Anna potesse
rivolgere affettuosità, gesti libidinosi, potesse abbandonarsi ad atti
sessuali con un altro; non voleva neanche immaginarlo.
Inoltre lui stesso provava angustia, disagio, all'idea di amoreggiare,
compiere rapporti intimi con una ragazza diversa.
Avvertiva l'atto come sgradevole, di cattivo gusto, fuori luogo. Lo
riteneva espressione di mero egoismo individuale, una meccanica
soddisfazione del sesso, senza affetto, priva di sentimenti amorosi.

Anna, orfana del babbo, abitava con la madre e due fratelli, il


terzo era ammogliato.
Era provata per una grave vicenda personale che l'aveva sconvolta,
le aveva provocato un trauma.
Appariva diffidente, disillusa sulle vicende importanti della vita.
In visita alla sua abitazione, il fratello minore si rivolse a Paolo:
- Come va con Anna, ti trovi a tuo agio? Andate d'accordo?
- Si certo! Stiamo bene insieme, capita di discutere, ma niente di
serio, ritroviamo subito l'intesa!
- Sai, - gli confidò con semplicità - mia sorella è un po' pazza, ha
idee stravaganti, tutte sue!
Si preoccupava della relazione, senza accenni al matrimonio.

122
Anche Paolo nutriva riserbo, non conosceva a fondo le sue
intenzioni, non si confidava pienamente, non era sicuro della sua
fedeltà.
Un pomeriggio, pur avvertita del suo arrivo, non la trovò in casa.
Era dispiaciuto per il disguido, infastidito, a seguito del lungo
viaggio effettuato.
Anna, invece, al rientro, appariva allegra, euforica.
Paolo rimase stupito, preoccupato; cercò di scoprire la ragione.
- Come mai hai fatto tardi? - le chiese impensierito.
- Abbiamo avuto una riunione a scuola, si era fatto tardi e un
collega ha voluto accompagnarmi, - spiegò - nel percorso mi ha
offerto da bere, ci siamo fermati in un bar per un bicchierino, aveva
insistito per un altro e abbiamo fatto tappa ancora.
Osservando la disinvoltura nel rispondere, il senso di soddisfazione
espresso, la serenità in viso, capiva che ne aveva bevuti parecchi,
non era più in lei.
Nella regione è abituale consumare alcoolici, anche grappa;
signore, ragazze partecipano alla consuetudine allegramente, senza
inibizioni.
Si mostrava rilassata, con un senso di abbandono, libera da
preoccupazioni, nessun rammarico per aver tardato.
Invece Paolo era angustiato, in pena che avesse scambiato
affettuosità, dei contatti fisici; gli affioravano dubbi inquietanti.
Lei, vedendolo pensieroso, meravigliato, pronunciò una frase
significativa:
- Sei un borghese!
Si sentiva indagata sulla lealtà del rapporto amoroso.

123
Più avanti, Paolo dovette cambiare orario di lavoro. Riprendeva
alla sera del venerdì fino al termine delle operazioni, a volte oltre
mezzanotte.
Anna immaginava avesse una relazione amorosa.
Un mattino:
- Sai, - gli raccontò - è arrivato Boris, nel pomeriggio l'accompagno
a visitare una mostra.
Non spiegò il motivo della sua visita.
Paolo accolse malamente la notizia, fu come un colpo, una
pugnalata, si sentiva offeso, minacciato.
Ebbe uno scatto d'ira, gli sembrava una provocazione, non gradiva
l'improvviso appuntamento, proprio con quel tipo pocco affidabile e
soprattutto un specie di maniaco del sesso.
Era contrariato, furioso:
- Perchè mai avrebbe bisogno della tua compagnia? Per quale
motivo devi stare sola con lui? Potevi rispondere di non avere
tempo, di essere impegnata!
Osservando la sua espressione, capì che gradiva l'accordo
convenuto, condivideva l'incontro, era eccitata, compiaciuta per le
attenzioni dell'amico.
Emergevano i primi disaccordi, seri contrasti sul senso della loro
convivenza.
Non aveva immaginato una situazione del genere, un simile
scontro, un conflitto nel loro rapporto che era fondato sulla
sincerità, sulla piena libertà di scelta.
Erano entrambi convinti sulla forma del legame, sul rispetto
reciproco.
Dovette ricredersi, suo malgrado, e prendere atto della situazione.

124
Capiva che non era la persona disponibile, intenzionata a una
relazione stabile, duratura.
Paolo era fedele. Non cercava di cogliere, approfittare di occasioni
per divertirsi. Rinunciò pure ad altre opportunità di lavoro per non
allontanarsi oltre.
Era attratto dalla figura, gli piaceva, convinto della capacità, della
solerzia nell'insegnamento, della serietà nell'operare, la lealtà nella
suddivisione delle spese.
Dilettato anche dal linguaggio espressivo, per la tipica cadenza
regionale, l'interporre frasi colorite, spiritose.
Riconosceva di non essere follemente innamorato, invaghito,
provava affezione, era diventata familiare, parte di sè.
Non poteva pensare di rivolgere affettuosità a un'altra donna,
mentre stava con lei, anche per evitarle amarezza, dispiacere.
Lasciarsi andare a brevi momenti di semplice soddisfazione fisica,
fugaci espressioni d'affetto, l'avrebbero perseguitato con il rimorso,
senso di colpa, turpitudine.
Al contrario, non era persuaso della sua lealtà, che provasse
disagio, sconveniente intrattenere rapporti sessuali con altri.
Avvertiva intenzioni recondite, occultate.
Non avevano mai chiarito esplicitamente, approfondito le intenzioni
circa la loro convivenza, sulla fedeltà, le reciproche aspettative nel
rapporto di coppia.
Paolo aveva accennato all'acquisto dell'appartamento, di alcuni
elettrodomestici, cercare, di comune accordo, una sistemazione
migliore.
Lei non si pronunciava; sembrava vivere alla giornata, senza
progetti per il futuro, come se non la riguardassero.

125
Nel periodo dei contrasti con Anna, venne emanato il decreto che
trasferiva il personale alla Regione.
Paolo, finalmente, cambiava istituto.
Nella nuova sistemazione, gli sembrava di aver trovato l'ambiente
adatto per acquisire serenità, la tranquillità auspicata per progettare
anche una nuova relazione amorosa.
Invece, la situazione si rivelò provvisoria, di breve periodo.
Pochi mesi dopo, venne rimandato nel precedente organismo.
L'ordine perentorio, inaspettato, lo fece sprofondare in uno stato di
grave sconforto, di profondo disagio nei riguardi della società, delle
istituzioni.
Scosso, incredulo per l'improvvisa imposizione, contraria ai desideri,
alle sue aspettative, colpito con un atto del governo, definito,
"democratico".
Anche la già allentata relazione con Anna, finiva per sfilacciarsi
ancor più.
Non esisteva dialogo, i pochi contatti esprimevano una cortesia
formale.
Lei si comportava in completa autonomia.
Nei giorni liberi incontrava Florinda, trascorreva il tempo con lei.
Aveva conosciuto Graziella, una ragazza amabile, una concittadina
impegnata nel volontariato. Si prestava a sostenere una tenera
ragazzina, delicata, graziosa, intrappolata nel consumo di droga.
Anna apprezzava la sua generosità, si confidava, forse cercava
consigli per se stessa.
Ormai i rapporti fra loro non esistevano più.

126
Si erano dissolti i punti che li univano per la convivenza; non
condividevano la stessa concezione dell'amore, dell'affetto, riguardo
alla fedeltà, alle aspettative di vita.
Concluso l'anno scolastico, Anna scelse di trascorrere le vacanze
per proprio conto.
La trovò, casualmente, all'ingresso di un'agenzia turistica:
- Ciao, come stai? - chiese Paolo.
- Vado in Inghilterra, partecipo a un corso di lingua; parto domani,
ti telefonerò al ritorno.
Paolo capì che si stavano separando.
Intraprendere, da sola, un viaggio all'estero, significava allontanarsi
di propria volontà, forse definitivamente.
- Buona vacanza, allora, divertiti! Ciao!
Un mese dopo, lo chiamò, invitandolo a casa di Graziella. Gli
propose di rivedersi, in modo da chiarire la situazione.
Ma Paolo non riscontrava più, in lei, la persona conosciuta in
precedenza, la sentiva estranea, lontana, non provava i sentimenti,
non avvertiva l'affetto che gli aveva suscitato per anni.
Capiva, però, che lei lo desiderava ancora.
Si era accorto, quando ritornava dai viaggi, di trovarla più
sensuale, ammiccante, vogliosa di sesso.
Anche allora si prodigò in moine, lasciva, bramosa, ma Paolo non
percepiva più gli stessi stimoli; non erano partecipi, non
condividevano la vita.
Avvertiva ancora una leggera attrazione fisica, ma non era
appassionante; rimaneva distaccato, quasi indifferente.
Dopo quell'incontro, si lasciarono senza più rivedersi.

127
Alcuni anni dopo le spiacevoli vicende dell'impiego, Paolo ricevette
l'incarico per insegnare in una scuola pubblica, in corsi frequentati
da una quantità di ragazze.
Da un giorno all'altro, si trovò davanti una miriade di graziose
fanciulle; gradevoli figure di giovani donne, desiderabili, con forme
stimolanti, evidenziate da jeans attillati, magliette aderenti,
camiciole in trasparenza. Era affascinato dai corpi sinuosi, i visi
attenti, incorniciati da capelli biondi, neri, rossi, corti, lunghi,
morbidi, curati, con occhi vivaci, azzurri, nocciola, verde brillante.
Si sentiva gratificato, soddisfatto, spinto a escogitare forme per
migliorare l'apprendimento, astrarre i contenuti salienti, illustrare le
linee della materia per comprendere il nesso, cogliere gli elementi
basilari.
Era appagato dalla funzione intellettiva.
Meditava, rifletteva sugli argomenti, ancor più per la presenza di
allieve giovani, esuberanti, che lo stimolavano a riappropriarsi
dell'esistenza.
Riprendeva a vivere.
Si presentavano nuove opportunità, prospettive allettanti.
Riusciva a dimenticare le perfidie subite, i rapporti sleali che
l'avevano profondamente deluso.
Provava attrazione, un sentimento naturale, spontaneo.
Desiderava essere accettato, gradito, anche compreso nell'intento di
formare famiglia, procreare.
Conosceva colleghe simpatiche, preparate, con lo scopo di
costituire relazioni amorose serie, durature; ma le riscontrava già
impegnate, anche con figli.

128
Inconsciamente, senza rendersi conto della differenza d'età,
rivolgeva l'attenzione anche alle allieve, facilmente più libere,
prestanti, confidando nell'affetto di qualcuna.
Viveva l'incertezza degli incarichi provvisori; cambiava istituto ogni
anno, interrompeva la possibilità di approfondire i rapporti,
instaurare valide amicizie.
In classe, non sempre riusciva a trattenere il piacere di osservare
l'aspetto, il volto, le stimolanti forme del seno; incuriosito,
soffermarsi un istante a scrutare il colore degli occhi.
Contemplava, furtivo, la stupenda figura di una fanciulla bionda, un
viso splendido, con pantaloni stretti, il maglione che accentuava il
petto prosperoso; una meraviglia di grazia, bellezza, un'armonia di
forme e colori.
Provava un'intima soddisfazione quando si svolgevano le prove
scritte; allora poteva ammirarle in tranquillità.
Le allieve avvertivano le attenzioni, pur sfuggenti, il senso degli
sguardi.
Un mattino Arianna, splendida ragazza bionda, si aggirava, china
tra i banchi, a confabulare con le amiche; mostrava la sua giovane
figura, i capelli lunghi che contornavano il viso, cadevano, morbidi,
sulle spalle, di tanto in tanto si muoveva per accomodarli,
mostrando il petto formoso.
Pareva soffermarsi, volutamente, per mettersi in evidenza, attirare
lo sguardo di Paolo.
- Arianna, perchè non torni al posto? Va a sederti! - l'invitava, quasi
dispiaciuto.
Lei si volse indietro, con sguardo stupito, sembrava volesse
rispondere: "Ma come, non le fa piacere ammirarmi?"

129
Margherita fu ancor più esplicita.
Nelle interrogazioni, uscivano dal banco e si avvicinavano alla
cattedra.
Si era posta, dritta, di fronte a Paolo che non potè fare a meno di
soffermarsi, un istante, a osservarle gli splendidi occhi verdi,
brillanti come gemme.
Lei, sorridente, divertita, esclamò:
- Sì! Ho gli occhi verdi! - senza scomporsi, senza imbarazzo.
Paolo, al contrario, provava angustia nel doverla interrogare;
avrebbe preferito trovarsi in ben altra situazione.
Avvertiva, in considerazione del ruolo, un conflitto interiore
riguardo al fatto di rivolgere maggior attenzione alle colleghe o alle
allieve.
Si trovava a dover scegliere la componente da assecondare,
indirizzare l'impegno, con cui interagire per comprendere le
necessità, i problemi.
Nonostante la disposizione ad affezionarsi alle classi, tuttavia gli fu
difficile manifestare amorevolezza a un'allieva in particolare.
Non mancavano le opportunità, ma la professione lo tratteneva
dall'azzardare passi suscettibili di critiche, intenti ambigui. Si
limitava a gesti di cortesia, gentilezze, cenni di compiacimento,
desiderio di compagnia.
Gli pareva naturale contattare le ragazze, le intratteneva con
semplicità, in modo spontaneo, senza alcuna remora, senza
cosiderare l'età, le eventuali incomprensioni, i fraintendimenti che
poteva suscitare.
Provava un forte stimolo, un acceso desiderio di costituire famiglia.
Ambiva potersi unire a una giovane piacente, condividere la vita.

130
Si accorse d'imbattersi in strani incontri, casi in cui si trovava,
sempre, alla sgradevole presenza di estranei.
In realtà, le sue attenzioni per le allieve erano avvertite da altre
persone, era sorvegliato, sotto controllo.
Anche le possibilità di contatto avvenivano in modi inusuali,
inconsueti; non poteva intrattenerle, sviluppare il dialogo, invitare la
ragazza in luoghi raccolti, riservati, stabilire incontri, rivedersi in
forma confidenziale.
Sembrava dovesse risolvere il rapporto nell'immediato, realizzare il
contatto fisico, anche sessuale, subito, in qualsiasi luogo.

La predilezione per le giovani donne era diventata di dominio


pubblico.
Forse la semplicità, il modo schietto con cui esprimeva le attenzioni
avevano suscitato inquietudine, gelosie nei genitori, in adulti.
I pregiudizi, i timori, le precauzioni allarmate dei parenti, anche di
intriganti, avevano sollevato uno schermo protettivo tale da
impedire gesti, atti sgraditi, prevaricazioni.
Venne assalito, più volte, da espressioni violente, verbali, fisiche,
denunce, processi, una sequela di interventi senza alcun riscontro
nella realtà.
Gli capitarono eventi negativi, immotivati, gratuiti, a causa di
malignità, pregiudizi, senza azioni importune, riprovevoli, il
comportamento inoffensivo.
Paolo si limitava ad approcci verbali, cortesie, ammirazione per la
persona, accenni su interessi, lo studio.

131
Quando riteneva opportuno, offriva compagnia, invitava ad
approfondire, si rendeva disponibile a favori, chiarimenti delle
materie, proponeva un nuovo incontro, anche a casa.
Cercava, con discrezione, di ritrovarsi in luoghi raccolti, riservati,
per maggiore intimità.
Risultavano tentativi inutili, vani, non riusciva a stabilire alcuna
relazione di riguardo.
Anche nel proprio ambiente incontrava giovani carine, piacenti,
figure gradevoli, stimolanti, ma i contatti ripresentavano la
caratteristica di svolgersi in pubblico, davanti a estranei.
Ricevette, pure, aspri rimproveri da genitori, soltanto per un
saluto, per garbo o, addirittura, per averla notata:
- Tu! - lo sgridò un padre, sferrandogli un violento ceffone - devi
guardare soltanto quelle della tua età! - ghermendolo per il collo
come volesse strozzarlo.
A Paolo non interessava la figlia, era grassoccia, poco attraente, non
l'aveva mai interpellata.
Purtroppo, la folla, certe persone si lasciano trascinare facilmente
dalla emotività, da preconcetti, sollevati dall'ambiente, fomentati da
individui loschi con fini subdoli.
- Tu! Non ti azzardare a toccare mia figlia - gli urlò un altro,
afferrandolo per un braccio con uno strattone - altrimenti ti faccio
vedere io che cosa sono capace! Ti spedisco dritto all'ospedale!

Accadde, comunque, a Paolo d'invaghirsi di una graziosa biondina


che incontrava nei luoghi frequentati abitualmente.
Emilia presentava un fisico stimolante, formoso, morbidi capelli
biondi le incorniciavano il viso delicato, con vivaci occhi azzurri, il

132
nasino accattivante, il seno procace, una figura dolce, piacente che
suscitava attrazione anche nello scorgerla da lontano.
L'avvicinava per intrattenersi, dialogare, si offriva per aiutarla
nello studio, accompagnarla a casa; lei s'impauriva, fuggiva
precipitosa.
Le inviava vasi, mazzi di fiori con bigliettini affettuosi, lettere con
espressioni amorose.
Talvolta la vedeva con le compagne:
- Vieni a casa mia, porta la tua amica - la invitava con emozione -
parliamo di scuola, delle materie, mostro le diapositive dei viaggi,
puoi venire quando vuoi, vieni a trovarmi!
Lei non rispondeva, arrossiva e si allontanava.
A San Valentino le offrì dei cioccolatini:
- Prendi! - posandoli sul tavolo - dalli anche alle tue amiche!
Fu sorpresa, turbata; si alzò dalla sedia e se ne andò con le
compagne, abbandonandoli.
Paolo si recava anche a casa per dimostrare ai genitori intenzioni
serie, sincere, non celava scopi subdoli.
Ma la vicenda suscitava disapprovazione.
Il padre si espresse, diverse volte, in modi aspri, duri:
- Ma tu che cosa vuoi da mia figlia? Le mandi dei fiori! Non ti
vergogni? Lasciala stare o ti sistemo io!
Cercò di malmenarlo in varie occasioni, lo inseguì pure in un
parcheggio per assestargli una lezione.
- Ora ti faccio vedere io! - pronunciò con foga - ti tartasso, ti faccio
passare la voglia d'importunare mia figlia! Ti tengo d'occhio, guai se
osi avvicinarti a casa! - avanzando per aggredirlo, cercando di
schiaffeggiarlo.

133
Gli afferrò con forza il mignolo della sinistra, lo tirava, torcendolo,
sembrava volerlo strappare, mentre con l'altra mano cercava di
schiaffeggiarlo.
Assisteva alla scena una signora, accompagnata da un ragazzo,
mentre stava telefonando con il cellulare.
Parrebbero vicende per un fotoromanzo, scene da melodramma.

Paolo si è sempre espresso con lealtà, senza forme ambigue,


intenzioni occulte nei contatti con le ragazze, anche adolescenti.
Al contrario, non gli è stato possibile chiarire, dipanare il groviglio,
neppure con i genitori, i parenti, in alcun modo.
Riceveva indicazioni di contatti soltanto attraverso segni, gesti,
strani modi compiuti da conoscenti, estranei, da gente del luogo, di
svariati ceti sociali e origini etniche.
Sollevano storie fantasiose con sviluppi senza senso, irragionevoli,
interpretando fatti, colmi di pregiudizi, deduzioni sconcertanti
riguardo alla sua persona, al modo di comportarsi.
Un losco, turpe intrigo senza possibilità di spiegare, senza dialogo
per risolvere l'intreccio, smascherare le trame recondite.
Appare una diffusa messinscena, una canzonatura, un gioco
perverso per beffare, trarre in inganno, per celare fatti disonesti,
perfidie.
Alcuni sfruttano le ambiguità per interessi personali, trarne
pretesti, conclusioni pseudo culturali per ricavarne benefici, alla fine
anche economici.
Hanno avviluppato Paolo in invenzioni fantasiose, per indurlo a
presunti rapporti sessuali privi di consenso, per ingannarlo e fargli
compiere azioni riprovevoli, violenti e aggressive.

134
Una vicenda che rivela la mancanza del senso di libertà di
comportamento, libertà di scelta, del significato di cultura civile nel
modo di rapportarsi con una donna, forme espressive,
indispensabili, necessarie per instaurare un legame amoroso.

Certe consuetudini, atti usuali di costume, talvolta non vengono


considerati in modo aperto, alla luce del sole, ma interpretati
secondo interessi, fini precostituiti, volutamente camuffati.
Risultano intrisi d'acredine, di malignità, cattiverie di parte,
esprimono doppiezza nei fini, sono sterili contrapposizioni che non
portano a migliorare situazioni degradate, stati di ignoranza,
pregiudizi, a individuare le responsabilità per migliorare la vita
sociale.

Paolo si ritrova nella condizione di raffigurare la donna come


nell'adolescenza, separando l'aspetto fisico e la visione ideale.
Non può esprimersi con spontaneità, naturalezza, manifestare
emozioni, sentimenti, gli stimoli che l'essere donna, la bellezza
femminile suscita, promuove.
Rimane con il profondo desiderio, pur illusorio, d'incontrare una
giovane gradevole, piacente, disponibile ad accoglierlo, a ricevere il
suo seme, nell'intento di conseguire il frutto, e liberarlo dal senso di
frustrazione di un atto d'amore sterile, vano.

135
La torre in riva al mare

Una torre imponente si ergeva davanti al vasto oceano come un


faro, una guida per naviganti.
In alto, alla finestra, una graziosa vichinga scrutava l'orizzonte,
sperando nell'arrivo del principe per portarla con sé, liberandola
dalla condizione tarpata, dal groviglio in cui era avvolta.
Viveva nella casa a forma di baluardo, un rifugio, protetta da
genitori assillanti, parenti premurosi che frenavano ogni sua
espressione, desideri, ambizioni, contatti, impedendole di
comportarsi liberamente, con spontaneità.
Fantasticava, assorta, contemplando la sconfinata estensione
d'acqua, l'immenso spazio celeste.
Invito a sognare, scrutare i segreti del cuore, i sentimenti, a
immaginare momenti di intenso piacere, sprigionando il turbinìo di
passioni, voluttà, prorompenti in eccitanti amplessi con amanti
misteriosi, seducenti, irresistibili.
Voleva scrollarsi le costrizioni, i condizionamenti, vivere libera,
serena, aprirsi fiduciosa all'esistenza, librarsi felice per soddisfare le
aspirazioni, gratificarsi nella piena espressione dell'essere.

136
Si sentiva partecipe delle multiformi forze naturali, spiegate nella
distesa marina e celeste, invitanti a esternare le sensazioni.
Il vasto oceano, come un dio irascibile, appariva con improvvisi,
variegati aspetti: a volte calmo, placido, con onde lievi, cullanti,
azzurro chiaro, verso la riva, blu intenso in avanti, fino a diventare
scuro profondo negli abissi.
Un mare a volte impetuoso, come un gigante infuriato, che si
scaglia contro la riva con onde imponenti, fragorose, spumeggianti,
in una gradazione di colori, dal bianco della spuma al grigio sabbia
dell'arena sollevata, al grigio verde, al blu scuro, quasi nero; inoltre
una sparsa, diffusa quantità di piccole onde che si frangono ancor
prima di giungere alla riva, come risate, allegri giochini.
Uno spettacolo imponente, sublime magnificenza della natura che
affascina con avvincente espressività.
Si scatena con irruenza da propagare il senso del soprannaturale,
potenza che induce l'uomo a riflettere sulla fragilità, limitatezza;
una diffusa esplosione di forze che pervade l'ambiente fino a
provocare timore, ansia, generare panico.
Altrettanto maestoso appare il cielo, avvolgente, specchiato nel
mare calmo; spesso, ripresenta nell'atmosfera i medesimi
spettacoli, infinite trasformazioni, numerose, stupende tonalità delle
tinte.
A volte, ripropone la furia delle onde con rapidi movimenti delle
nuvole, sospinte da venti impetuosi, che mutano la figura in
continue, rapide evoluzioni, colori cangianti, un meccanismo
inarrestabile.

137
Il cielo, con il sole splendente, appare in un mirabile blu, intenso,
vivace e allegro, poi assume colorazioni più vive, secondo le ore
della giornata, verso un azzurro chiaro, sfumato.
Altre volte, presenta spettacoli inquietanti da suscitare sgomento:
un grigio pallido che prende la tinta del fumo per diventare scuro,
cupo, nero impressionante, dipinto con nuvole variegate, figure in
movimento, rappresentazioni fantastiche, virtuosismi pittorici,
animali mostruosi, personaggi da favola.
La natura presenta spettacoli immani, manifesta un ingegno
raffinato, forze nascoste che dipingono il cielo, come un'immensa
tela, immagini, forme strabilianti dai colori più vari.
Sembra offrire, ad artisti invisibili, una speciale tavolozza, con una
quantità infinita di colori.
La graziosa Ingrid, chiusa nella fortezza, pensierosa, si
accomodava i capelli biondi, raccolti, con nastrini rosa, in due
lunghe trecce ai lati del viso; occhioni azzurri, vivaci, un nasino
impertinente all'in su, le gote colorite, poche efelidi segnavano il
furbo visino che rivelava intelligenza, perspicacia.
Era inseguita da un tipo truculento, un individuo torvo, testa
piccola, fronte stretta, sfuggente, struttura tarchiata, massiccia,
poggiata su due grosse gambe che parevano pilastri, una figura
conica che a molti incuteva timore, fastidio.
Mango era di poche parole, con scarse qualità, la mente pigra,
irascibile, proteso a fare il proprio comodo senza alcun riguardo per
gli altri.
Aveva conosciuto Ingrid da piccolo, alle elementari; da allora,
come infatuato, la inseguiva ovunque, non appena la scorgeva,
quando usciva di casa, si recava a giocare, incontrava le amiche.

138
Non la lasciava mai, non le dava tregua.
La ragazzina era incuriosita, lusingata per l'assidua attenzione, ma
si sentiva imbarazzata, non sapeva come gestire il rapporto, a volte
si lasciava coinvolgere dai gesti affettuosi.
Il tipo, appena gli riusciva, la baciucchiava sul collo, si prodigava
su di lei con leccate da cane affettuoso, gesti che facevano
sorridere, divertivano la fanciulla. Sollecita nel fronteggiare gli slanci
focosi con l'intento di palpeggiarle i seni vistosi, allungare le mani
sul fondo schiena, ovunque riusciva, per avvolgere il corpo morbido,
sinuoso con la mole massiccia.
Ingrid era attraente, stimolava, le forme vistose suscitavano in
molti il desiderio di accarezzarla, abbracciarla, sognare contatti
amorosi.
L'aspetto procace sprigionava sensualità, accendeva bramosìe,
eccitava gesti vogliosi, parole piccanti per raccogliersi in segreta
intimità, anche da persone adulte.
- Ehi! Bella biondina, vieni con me! - la stuzzicavano - vieni che ti
porto a casa, andiamo a giocare al dottore!
La madre si preoccupava:
- Mia figlia ha molto seno, suscita attenzioni lascive - confidava alle
amiche.
Ciò nonostante era orgogliosa per aver cresciuto una ragazza tanto
desiderata. Era impensierita per l'accentuata sensualità, la vedeva
toccarsi, muoversi con inquietudine.
Le insegnava i segreti dell'attrattiva, le malizie della seduzione per
comportarsi in modo aggraziato, controllare i gesti.
Muoversi con accortezza per attirare l'attenzione, evidenziare parti
del corpo, chinarsi con un abito scollato, scoprire le gambe nei

139
momenti appropriati, gestire la figura per accendere interesse,
desiderio.
Le permetteva di frequentare ragazzotti, compagni di scuola. In
seguito, si era accorta che non erano affidabili, corretti, per cui
cercava di controllarla per evitare conseguenze spiacevoli.
Spesso, al pomeriggio, la sera, il padre si premurava di
allontanarla dal gruppo, suscitando il risentimento della ragazzina
che si lamentava, stizzita:
- Eh! Che cosa c'è? Sono con i miei amici, perché non mi lasci stare!
Aspetta! - e la trascinava via.

Anche Paolo, pur avanti negli anni, rimaneva ammaliato dalla


deliziosa fanciulla.
Osservava la figura aggraziata, le morbide rotondità, il petto
esuberante, i capelli biondi, lisci che accarezzavano le spalle, vivaci
occhi azzurri, la voce sensuale, con flessione modulata e la
pronuncia francese della erre, rimaneva stregato.
Nell'avvicinarla, provava emozione, sentiva il cuore palpitare:
- Ciao Ingrid, come stai? Come va la scuola? Se ti servono
spiegazioni, posso aiutarti, potresti venire a casa mia, quando vuoi,
che ne dici?
Lei non rispondeva; quando era sola fuggiva, turbata, in
compagnia dell'amica volgeva lo sguardo altrove, scostandosi.
Cercava ripetutamente di contattarla; provava in tutti modi.
Spesso, si recava direttamente al cancello della villetta:
- Potrei parlare con Ingrid? - chiedeva.
- E' con le sue amiche,
- E' con i compagni di scuola,

140
- Non è in casa.
La madre, i parenti lo scoraggiavano.
Altre volte:
- C'è Ingrid?
Compariva il padre o lo zio:
- Ma chi sei? Che cosa vuoi? Parlare con Ingrid? Ma sei pazzo,
vattene o ti sistemo io!
Non gli permettevano di incontrarla, d'intrattenersi.

Paolo avvertiva che la vicenda si era diffusa, propagata oltre il


privato, personale; era diventata di dominio pubblico, intervenivano
altri, estranei alla famiglia.
Si accorse di essere controllato da sconosciuti che si
intromettevano nei tentativi di approccio, prospettando uno
specifico modo per superare le resistenze, ottenere il consenso per
avvicinare l'amorosa.
Gli pareva di muoversi nel gioco dell'oca, indovinare i passi da
compiere per raggiungere la meta.
Le indicazioni per contattarla avvenivano senza parole, in forma
indiretta, con gesti, segni effettuati da varie persone.
Un modo che sollevava equivoci, incertezze sull'esito: a volte,
suonando all'ingresso, non otteneva risposta, oppure veniva
investito da parolacce, insultato dai parenti che provocavano un
putiferio.
Imbastivano furiose schermaglie con oggetti, uova, pomodori,
acqua; trasformavano l'innocua domanda in una lotta accanita come
intendesse assaltare una fortezza.

141
Per Paolo la situazione diventava un enigma, un dilemma
angosciante.
Non riusciva a capire, quale meccanismo negativo intervenisse nei
tentativi d'approccio; non poteva chiarire la vicenda, conoscere le
sue intenzioni.
Ingrid, a sua volta, si sentiva stimolata dagli strani eventi, dagli
scontri accesi, si eccitava nel vedersi al centro di attenzioni, desideri
ardenti.
Forse, provava un brivido sadico nell'osservare Paolo punito,
vessato, per manifestarle interesse.
Gli inviava messaggi in modi bizzarri, servendosi di altri, non
comunicava direttamente; per cui Paolo non conosceva l'esito del
corteggiamento, se gradiva le attenzioni, comprendeva i desideri.
Di conseguenza, la vicenda seguitava con ambiguità,
contraddizioni, cenni di invito, seguiti da rifiuti, modi sbrigativi per
dissuaderlo, allontanarlo.
Segnali che, talvolta, provenivano dai parenti stessi, da conoscenti,
senza mai un cenno verbale chiaro, esplicito consenso.

Ingrid lo attirava e respingeva di continuo, mentre lui si aspettava


il contatto diretto.
Forse si divertiva per incitarlo, maggiormente, alla lotta, spronarlo
alla sfida estrema per superare le difese schierate a proteggerla.
Non osava pronunciarsi, parlare con lui, nonostante i modi garbati
per entrare in contatto, inviava lettere, vasi, mazzi di fiori con
scritte amorose:
"Il vaso accoglie la terra pregna di umori per crescere la pianta.

142
I fiori, i colori, il profumo, la bellezza dell'insieme gratificano
l'impegno.
Il freddo, la nebbia, la neve nell'inverno invitano a desiderare il
calore della casa, l'amore, l'intimità, l'essenza della vita ... come il
vaso di fiori".
Pensò di recapitarle una composizione di piantine con petali gialli e
azzurri, riferendosi ai colori presenti nel suo viso:
"L'azzurro zaffiro degli occhi,
il giallo oro dei capelli,
la dolce armonia del viso,
la sinuosa femminilità della figura
sono preziosi elementi di te, vivamente impressi,
che stimolano il desiderio di esprimersi, di manifestarsi ..."
In una gita, le spedì una cartolina raffigurante il flusso delle
acque, unendo parole affettuose:
"Il mio amore vuol essere come le onde del mare,
a volte impetuose e irruenti,
a volte ridenti e spumeggianti,
a volte placide e carezzevoli.
Sei tu la mia spiaggia splendente e gaia,
morbida e duttile,
calda e avvolgente,
come l'immensa profondità del mare".

Ingrid si destreggiava nel gioco equivoco, forse con l'aspettativa di


una reazione altrettanto audace e risoluta quanto erano violenti e
infocati i rifiuti opposti.

143
Provocare una simile sfida, imbastire meccanismi subdoli, temerari
sarebbero da interpretare come malizia femminile, una forma astuta
per sondare, acuire il desiderio?
O forse sono sogni, fantasie di ragazzina, cullati nel cuore, che non
riesce a manifestare, esprimendole in forme incerte, ingannevoli che
altri, poi, interpretano a piacimento?
O forse, ancora, lei stessa è coinvolta in un gioco perfido che non
riesce a risolvere, che altri gestiscono?

D'altra parte Mango insisteva, perseguendo, con assillante


attaccamento, l'idea di sgretolare la resistenza.
Si accompagnava ad amici, guardia spalle, per mantenere la
situazione sotto controllo.
Giustificavano le sue pretese, gli riconoscevano il diritto di
precedenza, imponendo condizioni da "jus primae noctis" di atavica
memoria.
Ingrid accettava la sua petulanza, pur non convinta di ricambiarlo
negli affetti in modo sincero; rimaneva succube del tontolone,
irruento, irrazionale, frutto d'istinto e poca ragionevolezza.
- E' un amico - rispondeva alle compagne, ai conoscenti.
- E' la mia ragazza - invece, profferiva Mango, tronfio, spalleggiato
dagli scagnozzi, adducendo di frequentarla dalle elementari.

Una situazione confusa, un gioco intrigante di seduzione tessuto


con ambiguità, oscura furbizia.
Una vicenda ambigua osservata secondo la concezione femminile di
manifestare liberamente i sentimenti, di esprimere le scelte,
decidere secondo volontà.

144
Appare, ancora, la visione della donna come oggetto, proprietà,
ostaggio nelle mani di chi intende sopraffare, impadronirsi di quanto
ritiene gli appartenga, senza rispettare la libertà degli altri, senza
limiti per raggiungere il proprio scopo.

Paolo si trovava combattuto, ostacolato, fomentava opposizioni,


impedivano di contattarla senza chiarire la situazione. Mentre forze
misteriose lo sospingevano a perseverare, per dimostrare una
passione travolgente da superare le difficoltà.
Avvertiva un oscuro meccanismo che lo trascinava in un vortice
inarrestabile, ripetitivo, con atti mirati e reazioni contrapposte, un
continuo rimbalzo di gesti, riferimenti, sottoposto al consenso di
sconosciuti per avvicinarsi.
Con i segnali lo inducevano ad assecondare l'irrefrenabile,
prorompente desiderio sessuale, tale da azzardare qualunque
azione pur di ottenere la soddisfazione dell'istinto, senza
considerare la disponibilità, le reali intenzioni di Ingrid.
Si era confidato con una persona di fiducia che gli rispose con una
frase misteriosa:
- Ti faranno soffrire molto per questo!
Esprimere il tormento interno l'aveva liberato dalla tensione,
dall'angoscia, ma era impensierito, non capiva il significato;
sembrava conoscesse l'intrigo, ma non consigliava il modo di
risolverlo.
La vicenda era visibilmente avversata, provava imbarazzo per
l'incertezza, le contraddizioni, scosso dal conflitto che metteva in
discussione il modo di comportarsi.

145
Era spronato dal desiderio, indirizzato a osare, nel contempo
veniva respinto ... come se dovesse conquistare un castello.
I fatti, le persone, gli strani avvenimenti lo disorientavano, gli
provocavano sensazioni contrastanti, stati d'ansia, angustia,
turbamenti nell'affettività, accusava uno stato confusionale nella
persona, nell'essere.
Alla fine, riflettendo, trasse la considerazione:
"Se lei non si manifesta, non si espone, è inutile insistere, non ha
alcun senso, non ho motivo di perseguire nell'intento, pure illusorio,
di costituire famiglia in modo simile"
In una tarda mattinata, passando davanti alla villetta, l'aveva
intravista nel giardino, distesa sulla sdraia a leggere un libro; si era
fermato per salutarla:
- Ciao Ingrid, come stai?
- Ancora lei! - rispose sdegnata; si alzò con furia, rifugiandosi in
casa.
Si accorse di averla indispettita, per cui decise di evitare altri
approcci, neppure per chiarire la vicenda.
I fatti si svolgevano in quella forma e non ammettevano soluzione.
Del resto, non più giovane, non poteva attendersi, sperare
nell'affetto di una giovinetta, anche se il pensiero lo solleticava.
Riceveva inviti, ma sempre in forma equivoca, non diretti, espliciti,
cullava un'idea vana, impossibile.

Pur avendo, da tempo, abbandonato progetti di contatto, venne


raggiunto dalla citazione della Procura.

146
La ragazza lo accusava di molestia e aveva presentato in tribunale
le lettere ricevute, aggiungendo una presunta aggressione al padre,
confermata dei parenti.
In realtà, erano loro a respingere Paolo con forza, ogni qual volta
si avvicinava alla casa.
Per buona sorte, l'intervento di una persona autorevole convinse a
ritirare la querela.

E' una vicenda paradossale, svolta in conflitto, con gesti, interventi


di estranei, pure in una società evoluta, in cui si riconosce
apertamente l'emancipazione femminile, la parità dei sessi.
Mentre prosegue l'estenuante stillicidio di segni, riferimenti per
incitarlo a conquistare la giovane, a cogliere il fiore.
L'hanno avviluppato in un meccanismo subdolo, equivoco,
accusato di non osare a compiere l'atto d'amore, ripreso con
allusioni sarcastiche, cenni denigratori perchè non conquista la
fortezza, non s'introduce nel fortino.

Quali segrete intenzioni, occulte finalità nascondono questi strani


individui che ritengono la donna un castello da invadere, pure
nell'intento di costituire famiglia, per conseguire i frutti dell'amore?

147
Cronache di "giustizia"

Il dizionario Palazzi spiega il termine "giustizia" come "virtù morale


per la quale si dà a ciascuno ciò che gli è dovuto, e si rispetta il
diritto altrui".
Quanto a "giusto", "che osserva la giustizia", "legittimo, conforme
ai principi della morale".
Anche lo Zingarelli gli conferisce un significato pregnante "Virtù
per la quale si giudica rettamente e si riconosce e si dà a ciascuno
ciò che gli è dovuto, una delle quattro virtù cardinali, secondo la
teologia cattolica"
Viene definito "giusto": "Che è conforme a giustizia e legittimo.
Che giudica e agisce con giustizia".
Si può pensare che l'uomo, dal momento che si è trovato in
contatto con altri simili, si sia posto l'interrogativo:
"E' giusto questo? E' giusto ciò che faccio? Che cosa è giusto, come,
quando?" - riferendosi al comportamento, a scelte, rapporti, beni, la
casa, il terreno, oggetti, proprietà, quanto concerne i bisogni, le
necessità, la soddisfazione dei desideri; però quando si trova in
relazione con altri, a convivere.

148
L'essere umano vive la tematica secondo la cultura, l'ambiente in
cui ha vissuto, è inserito, educato; inoltre secondo il temperamento,
il modo di essere rispetto a desideri, necessità, anche riguardo ai
sacrifici imposti per attenersi alle regole, quanto lui stesso sia
disposto sostenere, sopportare.
Ogni associazione, società organizzate, e, in particolare, le nazioni,
l'umanità intera, si sono poste e si propongono di continuo la
problematica.
Il senso di giustizia, infatti, si afferma progressivamente nella
società secondo il graduale sviluppo della socialità, del livello
organizzato nella dimensione spaziale e temporale.
Anche usanze, consuetudini svolgono una funzione di rilievo nello
sviluppare ed estendere il senso del comportamento, ritenuto valido
e richiesto, poi, ai membri.
E' la dimensione culturale capace di vedere, osservare varie realtà,
necessità, bisogni, saper distinguere ciò che è personale, diretto,
immediato da quanto invece riguarda la comunità complessiva.
Più il concetto di giustizia, del giusto sono compresi, assimilati, nel
significato intrinseco, maggiore risulta la coesione sociale, l'unità
della nazione; la socializzazione progredisce in senso civile.
Si può affermare, in generale, che il significato di "giusto" sia
condiviso, poi, però si articola secondo le caratteristiche storiche,
culturali, sociali del gruppo, del popolo, della nazione.
Per cui laddove è possibile conseguire intese, accordi, si
propongono e si definiscono le norme, le leggi che indirizzano il
comportamento, stabilendo sanzioni a chi trasgredisce.
E' evidente che qualunque maniera di comportarsi imposta, possa
non essere accettata, a meno che si comprenda, se ne conosca

149
laragione, la motivazione per indirizzare il proprio agire secondo la
direttiva.
Nella medesima dimensione, quanto questi indirizzi, norme e leggi,
possono essere condivisi, assimilati e capiti nelle finalità, tantomeno
risulta gravoso adeguare il comportamento, anzi può diventare
agevole, gratificante conoscendo i vantaggi, i benefici che
consentono di raggiungere.

Volendo riferirsi, nello specifico, al nostro paese, che cosa si


potrebbe affermare al riguardo?
Esiste una scolarità elevata e, negli istituti superiori, s'insegna,
viene conosciuto il diritto, tuttavia, nella realtà, appare un livello
diffuso di conflittualità, litigiosità nell'adeguare il comportamento a
qualsiasi norma, nell'interpretazione, nell'acconsentire, condividere
il senso di equità che dovrebbe trasparire dalle leggi, sul significato
e le finalità che le sostengono, per le quali sono proposte.
Nel sistema democratico, una volta stabilite, le regole vanno
accettate, seguite anche se richiedono impegno, colpiscono
interessi, sono spiacevoli.
Altrimenti la società non avrebbe senso, il fatto di aderire alla
convivenza, al "contratto sociale" definito da Rousseau; si
ritornerebbe alla forma medioevale di Hobbes "della guerra di tutti
contro tutti", "dell'uomo lupo all'uomo", nella quale gli individui si
troverebbero un contratto stipulato tacitamente, imposto per essere
popolo, però sudditi di un sovrano che non ha nulla a che vedere
con il patto stesso, in quanto si pone al di sopra.
Afferma il pensatore francese: "L'individualismo, la libertà,
l'interesse personale, il rispetto dei patti possono esistere nella

150
società; fuori di essa non esiste morale. Dalla società gli individui
traggono le loro facoltà psichiche e morali, e attraverso di essa
diventano umani; la categoria fondamentale non è l'uomo ma il
cittadino."

* La vicenda nel pubblico impiego

Paolo era impiegato in un ente per il tempo libero, a carattere


nazionale, che operava per conto dello stato.
Nell'ideare l'organismo, avevano escogitato il metodo per
finanziarsi.
Istituirono il gioco pronostici in modo da contribuire, con i ricavi, a
coprire le spese di esercizio e le iniziative nel campo sportivo,
culturale, turistico.
In seguito emerse, nello stato, la necessità di riorganizzare
l'amministrazione, potenziando le strutture decentrate.
Trasferirono competenze agli enti periferici, anche le attività di
tempo libero. Di conseguenza, il personale sarebbe stato assegnato
a regioni, provincie e comuni.
Nella pubblica amministrazione, le decisioni richiedono specifiche
procedure e tempo per essere approvate, messe in atto.
L'ente, pur finanziato con i proventi del gioco, aveva accumulato
cospicue sofferenze verso gli organismi previdenziali.
Nella prospettiva dello scioglimento, e in attesa degli atti per il
passaggio ad altra struttura, pensarono di incrementare i ricavi
sviluppando il settore economico, in modo da pareggiare il bilancio.

151
Attuarono il progetto anche nella zona di Paolo, trasferendo
persone da province vicine, alla direzione regionale.
Pochi mesi dopo, alcuni impiegati si opposero allo spostamento,
imbastendo vivaci proteste, diffondendo astio e acredine tra gli
organismi.
Paolo aveva approfondito sociologia del lavoro; fu sorpreso dal
clamore suscitato per l'avvicendamento, dopotutto, era l'attività che
finanziava.
Nonostante ciò, la nuova condizione aveva sollevato accese
rimostranze.
Alla direzione cercavano impiegati disponibili e formularono la
proposta anche a Paolo. Accettò, manifestando l'intenzione di
restare solo fino allo scioglimento dell'ente.
Era convinto di rimanere pochi mesi, dal momento che le
procedure erano avviate.
Invece l'emanazione dei decreti per cessare e trasferire il personale
si protrasse oltre un anno.
In seguito, Paolo trovò da collocarsi in regione.
Era soddisfatto, riteneva conclusa la tormentata vicenda, vissuta
senza alcuna ricompensa o beneficio.
Al contrario, pochi mesi dopo, ricevette il fonogramma
dall'Assessore al personale, in contrasto con il precedente decreto,
che lo rimandava alla gestione del gioco, a seguito del telex della
Presidenza del Consiglio.
D'improvviso, venne imperiosamente trasferito al nuovo gestore,
disconoscendo completamente le sue aspettative.
Si oppose, ma non ascoltavano ragioni.
Presentò ricorso al Tribunale amministrativo che lo respinse.

152
Nove anni dopo, il Consiglio di Stato accolse la richiesta,
riassegnandolo alla regione.
Venne inserito nell'organico in modo formale, senza reintegrarlo e
nemmeno riconoscere una gratificazione, un risarcimento.

Una vicenda sofferta, provata da amarezza, delusione.


Rimase sconvolto nelle motivazioni, nel fine che l'avevano indotto
ad accettare, sul senso del lavoro, sui valori ritenuti fondamentali
nella società, la fiducia negli organi democratici della repubblica.

* Il caso in famiglia

Paolo, prima di completare gli studi, aveva collaborato, per lungo


tempo, nell'azienda artigianale del padre.
Nel corso degli anni, lo sviluppo dell'attività aveva consentito di
costituire una discreta estensione di immobili, impiegati nella
produzione di arredamenti.
Alla morte del genitore, gran parte del terreno e delle costruzioni
rimase esclusa dal testamento. Intestati alla madre, li aveva ceduti,
in precedenza, ai due figli che proseguivano l'azienda.
In pratica, nella successione, veniva considerata una minima parte
della proprietà costituita negli anni.
I beni rimanenti furono suddivisi in quote pari, in termini
aritmetici, tra i figli, non corrispondenti ad altrettanta equità nei
valori economici.
Paolo fece opposizione.

153
Il padre, negli ultimi tempi, gravemente ammalato, non era
consapevole della proposta da sottoscrivere; una precisazione
conosciuta, in confidenza dalla madre.
Lei era convinta che gli appartenenti erano assegnati ai due figli che
li occupavano.
Con la pubblicazione del testamento, i familiari destinatari delle
quote al piano terra, pensarono di venderle per monetizzare
l'eredità.
Si legge sui testi di diritto:
"Con l'apertura della successione, colui che è chiamato per
testamento o per legge non acquista automaticamente la qualità di
erede. L'apertura della successione indica soltanto il fenomeno della
temporanea esistenza di un patrimonio senza titolare: è poi
necessaria, perchè si produca l'acquisto del patrimonio ereditario,
l'accettazione da parte di coloro che sono chiamati."
Durante il processo, parenti e familiari ripetevano, davanti al
giudice, in qualità di testi, "che erano mantenuti dal padre", in
quanto titolare della ditta e con i ricavi "provvedeva anche al
mantenimento della famiglia".
Si riconosceva il valore determinante dell'azienda, in quanto, con
essa, il genitore aveva realizzato gli immobili posseduti.
A sua volta l'acquirente pretese di usare subito i locali, nonostante
la causa in corso.
In un primo momento i legali di Paolo e del fratello sostenevano
fosse impossibile disporne, data la contestazione.
Con il tempo, lasciarono libero corso agli eventi, intervenuti con
l'impetuosità di un torrente di montagna che travolge tutto quanto
trova nell'irruenza della corsa.

154
Un consulente e alcuni conoscenti rilevarono, con discrezione, il
raggiro attuato; la vicenda avrebbe dovuto svolgersi nel rispetto
della giustizia, anche sul piano etico oltre che nella forma.
Avevano stilato il contratto di compravendita davanti al notaio;
tuttavia, all'acquirente fu consentito di agire, disporre come fosse
proprietario a tutti gli effetti.
I testi riferiscono sulla figura del professionista:
"Il pubblico ufficiale attesta ciò che le parti gli hanno dichiarato e
la veridicità della loro firma. Non attesta la verità dei fatti che le
parti gli dichiarano, ma attesta soltanto che gli hanno fatto certe
dichiarazioni"
Di seguito, emerse la questione del box che Paolo utilizzava dalla
costruzione.
Il giudice gli attribuì il possesso; lo utilizzava da anni ed era in atto
la causa sugli immobili.
Il pretore successivo, invece, assegnò la proprietà all'acquirente,
aggiungendo le spese dell'uso anche per il periodo in cui il primo gli
aveva riconosciuto il possesso.
Il difensore di Paolo ritenne inutile opporsi; inoltre, non intendeva
neanche chiedere la visione dei libri contabili della società, nei quali
avrebbe riscontrato la conferma, di quanto Paolo e i testi
sostenevano riguardo alla gestione in comune del patrimonio della
famiglia con l'azienda.
La perizia, sui beni del padre, rilevava la cessione gratuita
dell'impresa.
Il giudice, a seguito della consulenza, riconosceva il passaggio
della ditta del padre a un fratello, con cui Paolo aveva raggiunto
l'intesa.

155
Tuttavia, pur avendo sottoscritto l'accordo, gli avvocati non
definirono il modo e il termine per attuarlo. Sembrava fosse a
discrezione dei legali e dei giudici che, di volta in volta,
intervenivano nel processo.
Ogni magistrato si occupava di una parte della causa, senza
considerare la situazione complessiva, gli atti promossi.
Non interessava agli avvocati, tantomeno ai giudici.
Di punto in bianco, intervenne un altro legale, con ampia
discrezionalità, a complicare i procedimenti, premere pesantemente
sulla questione del box, aggravando, in modo ambiguo, le spese.
Inoltre, il primo piano dell'immobile presenta due appartamenti,
occupati da Paolo e dal fratello.
Il testamento non attribuiva l'intera proprietà ai due, ma due
quinti, l'altro era del terzo fratello, oltre alla porzione del piano
terra.
A sua volta il giudice, chiamato per dividere la comunione, ritenne
di assegnare tutte le quote a un fratello, nonostante gli
appartamenti fossero due, occupati in forma autonoma.
Paolo aveva impugnato il testamento per lesione di legittima,
riteneva limitati i due quinti, non conferivano nemmeno l'intera
proprietà dell'abitazione.
Inoltre, la richiesta era convalidata dall'aver riconosciuta la libera
cessione dell'azienda al fratello (senza indagini sul terreno e i
capannoni).
C'è da chiedersi quale logica e buon senso abbiano guidato il
giudice nell'assegnare tutte le quote, quindi i due appartamenti, a
un solo fratello.

156
* L'intrigo

Paolo non gradisce la ressa, la confusione, la calura, diffuse in


genere, in estate nelle città di mare.
L'ambiente, però, favorisce incontri, conoscenze piacevoli.
La spiaggia, l'albergo, le camere, il lungo mare, il clima gioioso, la
disponibilità delle persone nelle vacanze offrono numerose
opportunità, per cui si era deciso a trascorrere una settimana.
Un mattino, passeggiando sulla riva, aveva notato, in mare, una
graziosa ragazza in costume da bagno, distesa sulla tavola da surf.
Era seduta con le mani appoggiate all'indietro, metteva in
evidenza il petto.
Presentava l'attraente postura di sirenetta; impossibile non
osservarla, forse cercava proprio di colpire l'attenzione.
Paolo entrò in acqua.
- Ciao - le disse, avvicinandosi - prendi il sole? - lanciando leggeri
spruzzi - potrei rinfrescarti, se vuoi? Oppure preferisci che
capovolga il surf?
Battute per iniziare il dialogo, conoscerla; non rispondeva, e si
allontanò, continuando la nuotata.
Ritornato sull'arenile, la rivide in piedi, poco oltre, si diresse verso
lei.
Nell'avvicinarsi, udì, all'improvviso, l'urlo lacerante di una donna; si
trovò, immediatamente, agguantato dal bagnino, afferrato per il
collo come per strozzarlo, lo strattonava, ripetutamente, con
impeto, violenza.

157
Paolo non capiva la ragione, rimase sorpreso, sconcertato per il
putiferio, per quanto succedeva ... i genitori erano accorsi a
rimproverarlo, il bagnino lo tratteneva in ostaggio con l'intenzione di
linciarlo; poco dopo arrivò la polizia che lo condusse in
commissariato.
Rimase in attesa più di un'ora; stavano interrogando la ragazza,
maggiorenne, accompagnata dai genitori.
A lui non chiesero nulla, nemmeno la versione dei fatti. Gli presero
le impronte digitali, come a un delinquente; poi, finalmente, gli
consentirono di andarsene.

Cinque anni dopo venne raggiunto dal provvedimento giudiziario


con l'accusa di aggressione alla ragazza:
"perchè con violenza e segnatamente cingendo con le braccia e
trascinando *** compiva atti idonei, diretti in modo non equivoco a
baciarla sulla bocca. Evento non verificatosi per cause indipendenti
dalla sua volontà, per la resistenza opposta dalla persona offesa".
Paolo si stava avvicinando alla giovane, che si era avviata per
incontrarsi, con l'intenzione di proseguire il dialogo scherzoso, come
avviene al mare.
In seguito, pensò di telefonarle per capire, conoscere i propositi:
- Ciao, come va? - chiese - sai della denuncia del tribunale? Sono
accusato di aggressione, come mai? Ti sembra che avevo agito in
questo modo? Che cosa ne pensi?
- Ma, non so, non sono al corrente - rispose - credevo che la
faccenda si fosse conclusa al commissariato!
Appariva sorpresa, anche dispiaciuta del contrattempo.
La settimana seguente, la chiamò di nuovo:

158
- Senti - la consigliava - dovresti ritirare la querela, andare dai
Carabinieri e sottoscrivere l'atto.
- Ci penserò - rispose - prima, vorrei sentire il tuo avvocato.
Di conseguenza, la vicenda venne gestita dal legale che propose
un indennizzo per annullarla.
Era la procedura adottata in casi simili.
La ragazza, però, certamente consigliata dai genitori, rifiutò
l'accordo, forse riteneva la somma limitata.
Era stata convinta per tentare un'altra versione, con la possibilità
di ricavare più soldi.
In fondo conveniva trascurare la verità sul fatto, come successo
realmente, e far emergere una versione più vantaggiosa, in modo
da acquisire denaro, senza preoccuparsi di colpire il malcapitato,
chissà per quali trame oscure, perfide ragioni.
Nel processo compariva anche la falsa testimonianza del bagnino a
confermare la presunta violenza!
Paolo venne condannato a un anno di carcere, con la sospensione
condizionale della pena.
In realtà, non ci sono state prove concrete, tangibili, per
avvalorare le affermazioni del bagnino e quelle dei genitori (e la
ragazza?). Erano solo parole, senza elementi concreti, validi, per
poter comprovare l'accaduto.
Insoddisfatti della sentenza, pretesero il risarcimento con un altro
prcesso, instaurato ancora con il falso castello di menzogne.
Nella richiesta si afferma:
"l'abbracciava, tentava di baciarla sulla bocca e la trascinava
altrove, stringendola tra le braccia e cercando di allontanarla dagli
occhi della madre e del bagnino, pure presenti in spiaggia; che

159
l'attrice riusciva a svincolarsi dalla stretta dello sconosciuto
aggressore e a ripararsi nel cabinotto del bagnino con la propria
madre".
Se si osserva la descrizione, il succedersi dei supposti movimenti
di Paolo, si notano gesti contraddittori, impossibili da compiere in
una piccola spiaggia, con spazi ristretti, alla presenza di poche
persone, distanti, tra loro, non più di dieci metri.
In particolare, Paolo sembrerebbe preso da un raptus improvviso
dopo la lunga nuotata.
Inoltre, dal racconto, pare abbiano assistito senza muoversi, come
fossero in attesa del gesto, prima d'intervenire.
A conforto di Paolo, venne riscontrata una carenza nella procedura
che impediva il risarcimento.

Comportamenti che si presume non siano appresi nelle aule


scolastiche, sui testi di studio.
Sono furbizie della vita che si apprendono da lesto-fanti, truffatori,
escogitati per trarre vantaggi, ottenere soldi.
Per costoro giustizia, diritto, verità ... sono parole vuote che
servono se sono utili, quando conviene, altrimenti si trascurano, si
cercano migliori soluzioni anche di senso opposto.

E' un'amara conclusione: i principi insegnati e appresi, nella realtà,


possono diventare formulazioni teoriche, idealità astratte, utopie.

160
La fanciulla nella grotta

Quel mattino Paolo si era levato all'alba, con tempo fresco; il sole
schiariva il cielo, ma non appariva ancora all'orizzonte.
Aveva raggiunto delle lande sperdute, sconfinate distese di
campagna, ai limiti della foresta, per allontanarsi dai centri affollati.
S'infastidiva nel rimanere intrappolato nel traffico congestionato
delle aree urbane, incontrare persone che si accalcano, fanno a
gomitate per sopravanzare, per acquisire sempre più soldi.
Era amareggiato per le ingiustizie patite nel paese pur definito
civile.
Per molti il criterio principale nella vita non è migliorare i rapporti
umani, rispettare i diritti degli altri, la libertà della persona, ma
conseguire il livello più alto di reddito, raggiungere il massimo
benessere economico, disporre di potere, avere soldi in quantità,
senza curarsi dei mezzi impiegati per ottenerli, anche illegali.
Sembrerebbe un "cinismo macchiavellico" indirizzato a interessi
personali, privati.
Nelle estensioni spopolate, selvagge, in un ambiente integro, a
contatto con la natura, poteva ritrovare serenità, pace, senza
condizionamenti, senza pretese in cambio di favori illeciti.

161
Avrebbe potuto ritemprarsi, dimenticare i soprusi, le perversità
d'individui disonesti, malvagi.
E' gravoso per taluni, attenersi alle regole della democrazia,
rispettare le norme come dovere di cittadino, anche da prte di chi
detiene cariche, ruoli importanti, dispone di potere.

Aveva progettato un lungo percorso per raggiungere il vulcano,


avvicinarsi al cratere e osservarlo da vicino.
Il sentiero si snodava attraverso un'infinita estensione di campi,
interminabili piantagioni di cotone.
Piantine con la fioritura bianca, sulla punta, da mostrare una
morbida distesa di ciuffi di bambagia da apparire come un'immagine
fiabesca, un mondo fantastico.
Raggiunse una coltivazione di banani; piante che presentano la
singolarità di crescere, accanto, germogli pronti a sostituire la
madre, dopo aver fruttificato, come progenie umana.
Superati i terreni lavorati, spariva anche il viottolo; poteva
stabilire solo la direzione da percorrere, entrava nella boscaglia,
infittita dal rigoglioso sottobosco.
Passo dopo passo, penetrava in mezzo alla florida vegetazione,
sempre più folta, coperta da ombreggianti noci, querce, mangrovie,
cedri, mogani, da frondosi alberi di mambo che trasmettevano la
sensazione di fresco, tranquillità.
Qua e là filtravano, a mala pena, raggi di sole, ormai levatosi, a
intiepidire l'atmosfera.
Regnava una pace solenne in mezzo ad alberi, arbusti, fiori,
erbaggi, interrotta da urla di scimmie ragno, da squittìi di numerosi
pappagalli, con le piume multicolori, gialle, verdi, celeste, che, a

162
frotte, fuggivano, nell'avvicinarsi, compiendo vorticosi svolazzi e un
sonoro fruscìo d'ali.
La strada era lunga, ma non affaticava per la diffusa frescura,
sotto le piante, l'estensione di verde. Era accompagnato dal garrulo
stridìo di colibrì, scriccioli, strogoni, dal tamburellare del picchio che
rinvigorivano, rendevano gradevole il cammino.
Man mano proseguiva, diventava difficile seguire un percorso.
Procedeva in salita. La foresta si diradava, comparivano massi,
rocce. Continuando l'ascesa, riuscì a scorgere la mole del vulcano
ergersi, con imponenza, sopra la distesa verde della vegetazione.
Era inattivo, fuoruscivano umori caldi, piccole nuvole di vapore;
nell'aria si percepiva un leggero odore di zolfo.
Paolo si avventurò sul lato in salita, sormontando, con
circospezione, innumerevoli sassi e macigni.
S'inerpicava, ormai, da ore, superando rocce, oltrepassando
ghiaioni.
Nell'aggirare la montagna, vide aprirsi un'ampia vallata, ricoperta
da boscaglia.
Proseguiva, controllando i passi, quando scorse una rientranza
scura, nascosta dalla vegetazione.
Avanzò, incuriosito, e vide un antro occultato; s'inoltrò ancora,
apparve uno spettacolo meraviglioso.
Davanti alla grotta si stendeva uno spiazzo di sabbia, a lato
scorreva un ruscello che confluiva, con un lieve mormorìo,
nell'incavatura, a forma di vasca.
Attorno proliferavano alberi, carichi di frutta, che diffondevano un
fragrante profumo; accattivanti pesche gialle, rosate, prugni con
susine viola, color miele, morbide albicocche, mele rosse e verdi,

163
deliziose ciliege; la vite formava un pergolato su cui era
accovacciata una minuta scimmia che mangiucchiava una banana.
Nella cavità filtrava il sole e, come una visione, intravide una
stupenda fanciulla, un'affascinante Jane, con lunghi capelli biondi,
protesi oltre le spalle, splendida figura con forme vistose; mirabile
bellezza dalla prorompente vitalità.
- E' un sogno! - pensò - un miraggio causato dalla stanchezza.
Un leggero panno bianco, corto e stretto, le avvolgeva i turgidi
seni, un altro, come un'eccitante minigonna, cingeva la vita,
coprendo i glutei, mostrava le gambe seducenti con il lato destro
scoperto.
Abiti semplici che evidenziavano il vitino sottile, la figura seducente.
Emanava un fascino irresistibile, un'attrattiva ammaliante, rimase
estasiato.
Si avvicinò, contemplando lo splendido viso, teneri occhi azzurri, il
nasino accattivante, l'aspetto delizioso con espressione intensa,
coinvolgente.
Paolo era rapito, strabiliato dalla vista inattesa; abbozzò il saluto:
- Ciao, ma . . . sei vera o sto sognando?
Lei accennò un sorriso, divertita:
- Scusi, mi prende in giro? - rispose - come vede, parlo con lei!
- Beh! Sono meravigliato di trovarti in questo angolo meraviglioso,
sperduto, sei in compagnia? - osservava Paolo, stupito.
- No, sono sola, mi sono rifugiata nella grotta da parecchi anni,
ormai.
- Com'è possibile viverci da tanto tempo? Come riesci?
- Mi sono adattata, ora mi trovo bene - rispose - ho quello che
serve, acqua, frutta, pesci, conigli, il clima è mite, con un gradevole

164
profumo nell'atmosfera. Ho la compagnia della scimmia, del
pappagallo, di numerosi uccelli che, alla sera, si riparano sugli
alberi, non mi sento sola.
Gli raccontò la sua sventura, la triste vicenda sofferta.
Viveva in campagna con i genitori, un posto isolato, lontano dal
villaggio.
Il paese era in guerra da anni. Udivano spari, colpi di cannone, il
rombo cubo di aerei che bombardavano.
I suoi si erano allontanati per procurare cibo.
- Li avevo attesi invano per giorni, settimane, ma non li ho più
rivisti. Mi sono trovata sola. Avevo paura. Ho cercato un rifugio più
sicuro e vedendo questo piacevole nascondiglio, ho deciso di
rimanere. Sono tornata alcune volte nella casa, sperando di rivedere
i genitori, ma è stato inutile.
La fanciulla emanava fascino; il corpo splendido, gli occhi vispi,
intelligenti, lo sguardo sereno, l'aspetto semplice, spartano poneva
in risalto la figura armoniosa, accresceva l'attrattiva.
Manifestava un leggero turbamento, appariva sorpresa,
circospetta, non spaventata.
La presenza di Paolo, l'espressione aperta, la premura per la sua
condizione, preoccupato per la solitudine, le infondevano serenità,
una benevole aspettativa; sentiva di potersi fidare, ricevere aiuto,
sostegno.
Con una pesca colorita in mano, si era appoggiata a una larga
pietra, piana, su cui erano stesi deliziosi frutti, albicocche, prugne,
avocado.
- Avevo percepito l'arrivo - confidò - dallo svolazzo degli uccelli
fuggiti, l'allontanarsi improvviso di animali, le urla del babbuino.

165
- Ero in apprensione, allora mi sono arrampicata sull'albero e ho
intravisto lei che saliva.
Parlava con un tono di voce dolce, con emozione, con fremiti nel
corpo, capiva di essere ammirata, desiderata, manifestava pudore,
un lieve rossore in viso, ma non si sentiva a disagio.
Vedeva Paolo appassionarsi, dispiaciuto della sua vicenda,
percepiva la sensazione di ottenere compagnia, di poter allacciare
una simpatica amicizia.
Paolo era estasiato, ammaliato dalla splendida ragazza; sentiva il
sangue affluire, acceso da un vivo impulso, una prorompente
vitalità.
- Gradisce una pesca? - gli chiese con amabilità.
Le si avvicinò, sorridendo di piacere.
Incrociarono gli sguardi, lei, nel porgere il frutto, abbassò gli occhi;
mostravano emozione, desiderio d'abbracciarsi, stringersi, cogliere
l'attimo in cui profondersi, in una piacevole intesa, abbandonandosi
allo stimolo dei sensi.
- Grazie - rispose Paolo, eccitato, - emana un profumo delizioso, è
rosa come il tuo viso, piacevole come te!
Fece il gesto, con la mano, di sfiorarle la guancia, lei si scostò, con
un cenno d'imbarazzo, di pudore.
Gustavano i frutti succulenti, scambiandosi occhiate ardenti.
- Sei proprio carina! - riprese Paolo, cercando, nuovamente, di
accarezzarla.
Non ebbe più timore, lo scrutava di sfuggita, scorgeva in lui
affettuosità, senso di protezione, poteva fidarsi ... gradiva il gesto
amoroso.

166
Paolo protese le mani per avvolgerle alla vita, si muoveva con
delicatezza, trepidante, per non intimorirla, la strinse a sè,
abbracciandola con viva amorevolezza.
Jane si abbandonò, lasciandosi cingere dalla stretta calorosa,
ponendo, a sua volta, le braccia intorno alla vita.
Paolo le sfiorò, con le labbra, la fronte, la guancia; erano entrambi
rapiti dal veemente impulso di baciarsi, in appassionante sintonia.
L'abbraccio amoroso esprimeva il suggello di una profonda intesa,
la promessa di unirsi per la vita, per una esistenza ricolma d'affetto
sincero tra un uomo e una donna con un passato di sofferenze e
angustie.
Si avvinsero con voluttà, passione, sprigionando vive emozioni,
con accentuata sensualità.
Paolo la baciava con bramosìa sul collo, sui seni, sul corpo intero;
fremevano di piacere, liberi all'impulso dei sensi, pienamente
coinvolti.
Trascorsero giorni di sublime felicità, compiendo amplessi in
completa armonia, pervasi da gratificazione.
Scoprivano la pienezza dell'affetto sincero, spontaneo, che li legava
per la vita.
Si adagiavano, dolcemente, nella conca, godendo del tepore
dell'acqua che fluiva con un lieve sussurro, abbracciati con
tenerezza, provando la gradevole sensazione del contatto fisico,
odorare i profumi diffusi nell'angolo di paradiso.
Vivevano in un eden.

167
Paolo, felice, si adoperava per agevolare l'amata Jane nelle attività
quotidiane, escogitava soluzioni per semplificarle, svolgerle con
facilità.
Lontano da inibizioni sociali, viveva con intensa soddisfazione, con
la compagnia di un'amorosa sognata, ambita, attorniato dalla
generosa disponibilità della natura con le numerose opportunità
offerte, oltre alle mirabili attrattive dell'habitat naturale,
incontaminato.

Intrecciando rami, costruì il giaciglio per distendersi, sollevandolo


dalla nuda terra; lo ricoprì con frasche, foglie e la coperta prelevata
dall'abitazione.
Jane, con pochi viaggi alla capanna, aveva raccolto oggetti di
cucina, strumenti per ripararsi dalle intemperie, gli accessori più
utili. Gli abiti erano diventati stretti, inadatti, non le servivano più.
Paolo si adoperò a comporre mensole, sostegni alle pareti,
congiungendo, appaiando paletti e listelli.
Riuscì ad assemblare anche un contenitore. Si destreggiava nel
fabbricare arredi per la grotta, grezzi, rudimentali, tuttavia erano
conformi all'ambiente.
Si ingegnò a predisporre una tagliola per conigli, connettere un
retino per la pesca, intrecciando steli di pianticelle.
Il rigagnolo vicino raggiungeva il ruscello, formando, poco più a
valle, un ameno laghetto, in cui proliferavano pesci.

Vivevano giornate felici, con serenità, nell'incanto della natura


incontaminata, ricca di delizie, ricolmi di gioia, pervasi da un
piacevole benessere.

168
Fin quando Jane incominciò ad avvertire nausea, provare languori;
le capitò anche di svenire.
Paolo corse vicino, premuroso, la prese tra le braccia, adagiandola
sul giaciglio.
Era preoccupato, in preda all'ansia:
- Che cosa ti succede amore mio? Come ti senti? Che cos'hai? -
chiedeva trepidante.
Non rispondeva, pativa un lieve mancamento.
Raccolse acqua fresca, spruzzandole delle gocce sul viso,
ventilandolo con una foglia.
Jane si riprese, acquistò consapevolezza.
- Ma che cos'hai tesoro? Cosa provi? Come ti senti? - sussurrava
Paolo, vivamente impensierito.
Da tempo Jane percepiva sensazioni insolite al ventre, al petto, ma
non capiva che cosa fossero.
- Sento qualcosa di strano, talvolta provo fastidio, nausea,
stanchezza; non ho voluto impensierirti; però, immagino qualche
eventualità.
- Spiegati, amore mio, che cosa vuoi dire?
Paolo era ansioso di conoscere, capire.
- Non posso affermarlo con certezza - riprese Jane - ma potrei
essere incinta, forse aspetto un bambino.
- Come? Veramente? - rispose esultante - sarebbe meraviglioso! Un
evento stupendo!
Paolo era sorpreso, felice.
L'esito, sorprendente, avrebbe trasformato la loro vita.
Lo impensierivano le responsabilità della famiglia allargata. Avrebbe
dovuto preoccuparsi del benessere del piccolo.

169
Da quel giorno osservava l'amata Jane con scrupolo, prestava
maggior attenzione, temeva gravi malori, evenienze improvvise,
pericoli.
Jane notava nel grembo un inspiegabile gonfiore, cresceva,
avvertiva, con maggior frequenza, le sensazioni strane.
Riflettevano sull'idea vagheggiata, consapevoli della possibilità di
dare alla luce un figlio.
Erano strabiliati al pensiero, non avevano immaginato un evento
simile, straordinario, di trovarsi, all'improvviso, in compagnia di un
piccolo essere.
Esultavano per l'evento frutto dell'amore, nel contempo si
sentivano imbarazzati per l'eccezionale vicenda, non sapevano come
affrontarla, gestire la situazione.
Ragionavano sulle opportunità, prefigurando ogni evenienza,
chiamati alle responsabilità che li avrebbe legati, avvinti
definitivamente nella vita.

La natura contribuisce a risolvere i casi più imprevisti e, pur


giovani e inesperti, si adoperarono per la nascita della graziosa
bimba, bionda come la madre.
Paolo era felice, orgoglioso di essere diventato padre, Jane era
altrettanto soddisfatta per avere concepito l'essere su cui
profondere amore. Si sentiva gratificata, dopo l'impegno laborioso,
gli spasimi sofferti nel travaglio.
Ripresero increduli, gioiosi, la vita con la piccola Elisa che
sollecitava nuove attenzioni, cure premurose.
Pur contenti, non erano spensierati, vigilavano sui bisogni della
figlioletta, pronti a offrirle assistenza, le cure necessarie.

170
La vita si svolgeva attorno a lei, assecondavano i desideri, le
necessità.
Jane l'allattava con amorevolezza, evidenziava la dolce figura del
contatto materno, espressione di ammirevole generosità.
Suscitava tenerezza, un profondo affetto.
Paolo la contemplava nel porgere il seno alla figlioletta,
osservando il petto che sbaciucchiava con voluttà.
Escogitavano progetti, prefiguravano imprevisti, malesseri,
situazioni difficoltose.
Jane avanzò una proposta:
- Senti, se dovesse capitare un disturbo a Elisa, qualche evenienza
particolare, potrebbe servire la capanna, sarebbe utile trovarsi
vicino al villaggio.
- Ma certo! - rispose Paolo - è un'ottima idea. Potrei controllare le
condizioni, indicami il percorso in modo da poterla raggiungere.
- D'accordo, domattina presto farò strada per un tratto, porto Elisa
con me, non posso accompagnarti a lungo - fece Jane - non è
difficile arrivarci.
Erano contenti della soluzione, un'opportunità proficua in caso di
malesseri, di particolari esigenze.
Al mattino, seguendo le indicazioni, raggiunse la casetta con
facilità.
Le condizioni erano discrete, non presentava gravi danni;
soprattutto, non era stata saccheggiata.
Occorreva assestare il tetto, accomodare la finestra, pulirla, togliere
il terriccio dal pavimento, spolverare i pochi oggetti, l'arredo.
Con qualche viaggio, pensò, posso sistemare tutto e renderla
accogliente.

171
- Allora - fece ansiosa Jane - come ti è sembrata?
- Beh! Nel complesso, è in buone condizioni, occorre qualche
aggiustamento, lo farò poco per volta.
Non voleva lasciare sola la famigliola, abbandonarli durante la
notte. Preferiva lavorare con la luce ed essere di ritorno prima del
tramonto.
- Certo - lo rassicurò Jane - è sufficiente che non piova all'interno,
che sia ben chiusa; quando Elisa sarà cresciuta, potremo recarci
assieme, trascorrere anche la notte.
La posizione della capanna consentiva a Jane e a Paolo di
raggiungere con facilità il villaggio, inoltre non erano lontani dal loro
piccolo eden.
Nel frattempo potevano godere delle delizie del paradiso.
Più avanti, avrebbero valutato altre opportunità, secondo le
prospettive, le necessità sopraggiunte.

172
Telegramma Presidenza del Consiglio

173
174
Telegrammi Coni - Regione Lombardia


175
176
I racconti

5 Introduzione

9 Aspetti ironici della vita

21 La baita in alta montagna

33 In ufficio

52 I due anatroccoli

64 Attività e lavoro

81 Un giorno a scuola

95 Paolo e le donne

136 La torre in riva al mare

148 Cronache di giustizia

161 La fanciulla nella grotta

173 Telegramma Presidenza Consiglio Ministri

175 Telegrammi R. Lombardia - Coni

177
178