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SERRA MARTINA 4AC

Verifica di greco

Sulla base delle osservazioni espresse da Monaco e Bowra, si può concludere che Alceo possedette una
personalità eclettica, tendente sia alla concretezza che alla passionalità.
Questa unione tra attinenza al reale e tensione sentimentale è ben visibile, soprattutto, nei suoi
componimenti politici, nei quali è infatti possibile vedere come la “ristrettezza di vedute”, causata dal
coinvolgimento personale dell’autore alle lotte anti-tiranniche, si accompagni a un intenso e “indiviso”
trasporto emotivo, possibile solo in virtù di quella stessa partecipazione attiva.
È grazie all’incontro del poeta e del personaggio storico, infatti, che è possibile avvertire la portata della
gioia per la morte di Mirsilo e il suo disprezzo per Pittaco, visto come un traditore. Ciononostante, proprio
con quest’ultimo nome emerge la sua “ristrettezza”, dal momento che colui che presenta come semplice
tiranno “figlio di padre ignobile”, è noto dalla storiografia per essere stato uno dei Sette Sapienti.
L’arte alcaica, però, come sottolineato da Monaco non è solo portavoce di sentimenti che “nascono
esclusivamente dalla passione di parte”, come dimostra invece la lucida e precisa analisi sulla decadenza
dello Stato, il quale risulta presentato, in forma allegorica, come una nave incapace di far fronte alla
tempesta.

2) In Alceo il tema del vino ha un notevole sviluppo, infatti, questa bevanda assume di volta in volta
sfumature diverse. In questo caso, il vino è oggetto di giubilo per festeggiare la morte di Mirsilio.

- μεθύσθην: È un infinito aoristo passivo eolico da μεθύσκω, causativo di μεθύω (essere ubriaco). Rende
l’idea di un’azione in corso, infatti l’ubriacatura è un processo sostanzialmente lento che allontana l’uomo
dai suoi affanni in modo graduale. Corrisponde all’attico μεθυσθῆναι.

- πώνην è un infinito presente eolico e corrisponde all’attico πίνειν.

- κάτθανε è un indicativo aoristo, terza persona singolare, attivo. È un verbo con apocope e una mancanza
di aumento (epicismo). Deriva dal verbo καταθνῄσκω.

- Il soggetto di πώνην è τινα.

- la forma attica del πὲρ è περί.

3) Vino, oh caro ragazzo, e verità.

Saffo veneranda dai capelli di viola dal dolce sorriso.

- Il termine più evidente nel primo verso è ἀλάθεα che corrisponde a ἀλήθεια, fenomeno tipico dell’eolico.
Conserva la α lunga originaria che come esito nel dialetto ionico-attico ha la tipica η.

- Il primo frammento, con la sua menzione del vino, si inserisce tra i cosiddetti testi “simposiaci” alcaici;
nella produzione di Alceo, infatti, il tema del simposio è ricorrente e riveste un ruolo di primo piano, non
soltanto perché lì i suoi canti venivano eseguiti, ma anche per ciò che i simposi andavano a rappresentare.
Questi eventi riunivano infatti tutti i membri di un’eteria, i quali, uniti da giuramenti e da comuni ideali
politici, col bere insieme il vino annacquato (mezzo utile per portare allo scoperto la verità, come dice
questo specifico passo) e con il prendere parte insieme all’evento, rafforzavano la propria intesa ed
alimentavano i loro vincoli di familiarità.
L’idea di come nell’atmosfera intima, ideologicamente condivisa e disinibita per l’assunzione del vino
(esaltato nella sua accezione positiva di φαρμακός e come dono divino), si desse voce alla gioia e si
esorcizzassero dispiaceri e timori trova infatti perfetta espressione nei frammenti del poeta.
FAI QUI UN ELENCO SCHEMATIZZATO CON LE POESIE CHE AVETE FATTO VOI es.
Il vino visto come rimedio al dolere si trova in fr. XYZ, ma è visto nella sua accezione di mezzo per far
emergere la vera natura di un uomo in fr. UIO
La gioia nel fr.MNB di Mirsilo (anche qui connesso al brindndisi)

- Nel secondo frammento gli elementi di natura sentimentale che si possono individuare sono relativi alla
delicata descrizione di Saffo, la quale viene raffigurata mediante dettagli che evocano nel lettore un’idea di
candore. Ciononostante, spingendosi oltre una lettura letterale, gli aggettivi utilizzati per Saffo esulano da
un discorso meramente sentimentale, tratteggiandone la figura nella veste di “ministra” dei culti sacri di
Afrodite (dea che da un lato ha la viola come fiore sacro e che dall’altro viene definita da Omero
ϕιλομμειδής, “amante del riso”)
È verosimile, data la vicinanza geografica, cronologica e sociale che Alceo e la poetessa si conoscessero e
non è da escludere che il poeta abbia rivisto in lei, che a sua volta condivise per ragioni politiche un destino
d’esilio e rientrò in patria dopo l’ascesa di Pittaco, parte del proprio destino; tuttavia, a mio parere non è
possibile leggere un concreto intento politico in questo passo, visti i pochi versi rimasti.

4) L’eteria è costituita da un’aggregazione di soli uomini di estrazione aristocratica, i quali, legati mediante
giuramento, sono uniti tra di loro da ideali comuni. I suoi membri si ritrovano frequentemente nei simposi,
dove erano soliti discorrere di questioni civili, politiche e gnomiche col fine di educare i più giovani tra gli
etairoi. Il corrispettivo femminile dell’eteria era costituito dal tiaso, un’associazione a sfondo più
prevalentemente religioso (seppur inscindibile dall’aspetto sociale) che ospitava le fanciulle delle famiglie
più nobili e facoltose, le quali venivano inviate lì per essere istruite prima del matrimonio.

L’eteria di Alceo e il tiaso di Saffo, nello specifico, presentano diversi punti di contatto; entrambe le
associazioni sono in primo luogo rivolte a giovani nati in famiglie nobili e, in secondo luogo, hanno uno
scopo fortemente pedagogico sia dal punto di vista culturale (gli uomini lì apprendevano il valore e la virtù,
le donne i saperi utili alla loro futura vita da spose e madri) sia dal punto di vista sessuale. Sia l’eteria che il
tiaso, infatti, provvedevano alla formazione dei giovani e delle fanciulle in vista della futura vita coniugale
anche attraverso un’iniziazione alla sfera erotica attraverso pratiche omoerotiche.
In entrambi i luoghi, inoltre, è presente un clima di totale condivisione, il quale, trovando il suo fulcro
nell’ambiente maschile nel comune credo politico e nell’ambiente femminile nel culto di Afrodite, favoriva
il rafforzamento del sentimento comunitario.

5) La poesia di Saffo costituisce, secondo Rilke, “una nuova unità di misura per l’amore e per il dolore”
poiché la poetessa come nessuno prima di lei è stata in grado di esprimere queste emozioni con tanta
profondità e con tanta passione. Saffo con le sue parole celebra infatti un amore assoluto e totalizzante, ma
al contempo ambiguo: con lei il sentimento amoroso si manifesta sia attraverso immagini di assoluta
bellezza (CITA NUM FRAMM LA COSA PIU BELLA, QUALCOSE NUMERO DI FRAMMENTI SULLE STELLE) sia
con epiteti che ne tratteggiano anche la portata dolorosa e sconvolgente, λυσιμέλης e γλυκύπικρον.
Il passo in cui però emerge tutta la grandezza della “nuova unità di misura” imposta da Saffo sul tema
dell’amore e del dolore è la cosiddetta “Ode alla gelosia”, definita eccezionale già dall’Anonimo Del sublime.
Attraverso l’accumulo delle sensazioni fisiche che affliggono l’animo, infatti, la poetessa delinea la
“sintomatologia dell’amore”, dando corpo al dolore che l’imminente separazione da un’amata giovane del
proprio tiaso le causa.
6) “Il più bello di tutti gli astri” oppure “di tutte le stelle la più bella”

Si potrebbe affiancare alla poesia “La cosa più bella” e anche alla poesia “Chiari di luna”.

7) La lingua di Saffo è il dialetto eolico di Lesbo.

Il lesbico e l’eolico d’Asia Minore rappresentano la forma più pura di dialetto eolico pervenuta e tra i
fenomeni tipici che lo contraddistinguono dallo ionico-attico d possiamo ricordare:

La BARITONESI ovvero tendenza ad evitare gli accenti sull’ultima sillaba, quindi le parole ossitone (ad
esempio ἔγω al posto di ἐγώ). Si assiste dunque a una tendenza a far arretrare l’accento.

La PSILOSI ovvero la scomparsa dell’aspirazione iniziale: lo spirito aspro sparisce e diventa dolce
(ἅρμα/ἄρμα)

Alcune varianti vocaliche come ο e υ per a e o (στρότος per στρατός, dove emerge anche la baritonesi; ἀπύ
per ἀπό)

8) Il Priamel, dal latino preambulum, è uno schema retorico che consiste nel presentare un elenco di oggetti
o immagini a cui, alla fine, viene contrapposto un termine di paragone ritenuto superiore. Si tratta di uno
procedimento retorico già presente in Omero e che è stato successivamente ripreso da diversi autori greci
e latini. Emblematica a tal proposito è l’ode di Saffo “LA COSA PIU BELLA” NOME SULLA MIA ANTOLOGIA
VEDI SE CORRISPONDE E CAMBIA SE NON LO FA, in cui la poetessa attraverso un priamel rafforzato
dall’uso dell’anafora, passa in rassegna le cose considerate maggiormente desiderabili dai più per
contrapporre a queste, infine, “ciò che uno ama”.

Il carme amebeo rappresenta un canto condotto da due diversi interlocutori, i quali in modo alternato si
rispondono con battute di lunghezza metrica pressoché identica; nel programma svolto, un esempio di
carme amebeo si può trovare in alcuni epitalami, ossia carmi nuziali. Più famosi, però, risultano i carmi
amebei a sfondo bucolico.

9) Con Anacreonte si passa a due generazioni dopo rispetto quella di Saffo e Alceo e la situazione sociale,
culturale e politica è cambiata visibilmente. Se Alceo rappresentava l’uomo in lotta con il tiranno,
Anacreonte rappresenta l’uomo uniformato al sistema tirannico e pienamente inserito in esso, tanto da
poter essere chiamato “poeta di corte”.
La vera arte di Anacreonte può essere considerata “il frutto più maturo della cultura ionica (…) cede di
fronte all’oppressione straniera e alla tirannide e si rifugia nelle gioie fugaci dell’esistenza, escludendo gli
urgenti problemi del momento” perché non essendo il poeta in disaccordo contro la tirannide in vigore e,
anzi, dipendendo da essa, si concentra su temi da lui più sentiti, quali quelli amorosi ed esistenzialisti.
Con ciò non si vuol dire che Anacreonte si sia completamente astenuto da scrivere versi a tema politico o
civile, attestati infatti da brevi frammenti superstiti, ma essi non rappresentano comunque la vera arte di
Anacreonte. L’assenza di una conflittualità politica vissuta, come nel caso invece della lirica alcaica, rende
questi versi poco sentiti e di tutt’altro spessore rispetto i componimenti amorosi e simposiaci.

10) εἰδέναι è un infinito perfetto, terza persona singolare da οἷδα, il verbo deriva dalla radice di όραω.
nAppare con un significato erotico il verbo παιζειν che significa “giocare” in quanto ha una precisa
connotazione erotica in riferimento ai giochi d’amore.

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