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Estratto da Itinera-mente

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INTERVISTA A MARCELO DASCAL


A cura di Alberto Lobianco

[trascriviamo di seguito l’intervista a Marcelo Dascal della Tel Aviv University in occasione del numero
monografico di “Intera-mente” dedicato al linguaggio. Ringraziamo Francesco Ciriolo per aver concesso
la pubblicazione]

Marcelo Dascal è professore di filosofia presso la Tel Aviv University. Ha inoltre insegnato e condotto ricerche
nelle maggiori università d’Europa, America e Australia. È socio del «Netherlands Institute of Advanced
Studies», dell’«Institute of Advanced Studies» presso la Hebrew Uuniversity e Leibniz Professor for Advanced
Interdisciplinary Studies alla Leipzig University. Marcelo Dascal ha scritto e coeditato circa 25 libri e più di 200
articoli e dirige la rivista Pragmatics & Cognition.
Sito web: http://www.tau.ac.il/humanities/philos/dascal/publications.html

Marcelo Dascal
Lecturing in Amsterdam,
June 2006

FRANCESCO CIRIOLO: Nel suo saggio [Language


as a cognitive technology] definisce le tecnologie cognitive

come un mezzo per adempiere a determinati obiettivi

cognitivi. In che senso, allora, il linguaggio e in particolare il

linguaggio naturale, può essere considerato una tecnologia

cognitiva? E cosa sono le tecnologie cognitive basate sul

linguaggio (language-based cognitive technologies)?

(BRUGEL, La torre di Babele, 1563)

MARCELO DASCAL: Il linguaggio può essere

considerato una tecnologia cognitiva perchè esso non è

solamente un veicolo di comunicazione, ma è uno strumento

costitutivo dello stesso pensare. Esso non serve solo per

comunicare quello che è stato pensato senza linguaggio.


F.C.: Oltre ad intendere il linguaggio come strumento e

come risorsa, lei afferma che può essere considerato come

un "ambiente del pensiero" (environment of thought).

Perché?

M.D.: Perchè sia come risorsa sia come strumento

utilizziamo il linguaggio naturale per compiti cognitivi

consapevolmente, mentre il linguaggio funziona come un

ambiente sempre presente nel quale si sviluppano tutti le

nostre attività cognitive, ma senza che ne siamo consapevoli.

F.C: Personalmente credo che a livello pragmatico

qualsiasi macchina artificiale non potrà mai essere in grado di

interpretare e capire frasi che riguardano idiomi, frasi

figurate, metafore e altre parole e proposizioni che per

essere comprese hanno bisogno di un contesto. Che ne pensa?


E secondo lei il linguaggio formale di un calcolatore

potrà mai essere totalmente corrispondente al linguaggio

naturale, ad esempio a livello sintattico o semantico?

M.D.: Affermazioni del tipo "il computer non potrà mai

fare questo o quest'altro", alle quali il prof. Hubert Dreyfus

ha dedicato due dei suoi libri, mi sembrano profezie difficili

da sostenere in un'epoca nella quale spesso gli sviluppi

tecnologici sono così veloci. Per la stessa ragione, mi sembra

imprudente affermare che il computer non potrà mai

interpretare metafore o attuare in termini non solo formali

ossia sintattici o semantci, ma anche in termini pragmatici.

Per questa ragione ho giustamente cercato di mostrare che

almeno parzialmente il linguaggio naturale ha un ruolo

cognitivo che può anche essere trasformato in una tecnologia

formale.