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SETTANTA VOLTE SETTE


No i s i a mo t e mp e s t a - Mi c h e l a Mu r g i a

Sette sono i re di Roma. [...] Sette sono i colli su cui Roma è costruita. [...] Sette sono le generazioni per
cui devi essere stato romano per poterti dire romano davvero. Così dice il proverbio, ma questo
significa solo una cosa: che nessuno è romano, perché qui per secoli è arrivata così tanta gente dall’Italia
e da fuori che non esiste un solo abitante di Roma che non abbia un nonno, una bisnonna o un trisavolo
che proviene da qualche altra parte. Questo è vero soprattutto all’Esquilino, dove non solo nessuno è
romano da sette generazioni, ma a ogni generazione si cambia nazionalità. L’unico criterio per definire
l’identità non è la somiglianza, ma la differenza. Mi piace il sette. Se esiste un numero che somiglia a
Roma sicuramente è lui. [...]
Essere stata per tanto tempo la capitale del più grande impero di sempre l’ha fatta diventare il centro di
molte culture, lingue e usanze, con persone di ogni colore che da secoli si intrecciano per le sue strade e
le sue piazze. Dentro questo calderone di diversità ci sono quartieri in cui il miscuglio delle differenze è
più evidente: è casa mia, l’Esquilino, e il suo cuore pulsante, piazza Vittorio, quella famosa per il mercato
e perché c’è l’orchestra in cui suona mio padre.
Sette sono le note del pentagramma e i musicisti dell’orchestra le suonano tutte, ciascuno con uno
strumento che la maggior parte delle volte è venuto pure lui da chissà dove. Si chiama proprio così,
Orchestra di Piazza Vittorio, e mio papà dice che è il nome giusto, perché si capisce subito che la sua
musica non viene dalle aule composte dei conservatori, ma da una piazza dove sono finite le strade
spesso dissestate che abbiamo percorso. Mio padre e i suoi amici sono musicisti nati all’aperto, dove
ancora molta gente – a Roma come in ogni città d’Occidente – talvolta vive, dorme e cerca fortuna.
Suonano violini, viole, contrabbassi, trombe, ma anche strumenti che la maggior parte di chi va a
sentirli non sa nemmeno come si chiamino.
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La loro armonia non somiglia nemmeno a quella degli strumenti con cui si fa la musica classica, eppure
ci suonano anche quella. La loro versione del Flauto Magico di Mozart è fatta con gli strumenti del centro
Africa, con il cupo dei tamburi, i riverberi metallici della kalimba e le corde del niatiti. I puristi si
schifano, ma mio padre dice sempre che Mozart, che aveva senso dell’umorismo e parlava tre lingue
come molti di noi, si sarebbe sicuramente divertito.
Quando ero piccola credevo che l’Orchestra si fosse creata spontaneamente da sola, ma oggi so che non
è così: l’hanno pensata un gruppo di italiani che si sono riuniti per salvare un vecchio cinema che
rischiava di diventare una sala bingo, uno di quei posti dove gli anziani bruciano la pensione alle slot
machine e i giovani imparano a metter da parte il loro talento per confidare in una fortuna che però
non arriva mai. La lotta di quel gruppo di persone ebbe successo e rimise il cinema in mano al quartiere,
ma c’era bisogno di fare in quello spazio qualcosa di bello, inedito e vicino alle esigenze di quel pezzo di
Roma. [...]
A qualcuno venne l’idea di creare un’orchestra cercando le competenze musicali proprio nel quartiere,
tra di noi, cioè tra quelle persone che erano venute in Italia per cercare fortuna e facevano mille lavori
per campare. Non era facile: per uno come mio padre, che per vendere la verdura al mercato si alza alle
quattro del mattino, la musica non era certo la prima urgenza. Il niatiti lo suonava solo per noi, alle feste
maggiori. Eppure due cose al mondo possono farti sentire a casa ovunque: mangiare il cibo della tua
infanzia e cantare e suonare le tue canzoni.

ABOUT MARTINA
Born in Venice, raised in the Dolomites, graduated in Rome,
currently in SoCal.
I teach Italian online and I create videos for language lovers
about Italian history, language and literature. I am committed
to inspire learners to read, have fun and experiment with the
language.
When I am not behind the screen (or the camera) you can find
me "being Italian" (aka taking it slow, sipping espresso, making
lasagne or tiramisù), in my garden with my beloved plants or
out for a passeggiata in the neighborhood!

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