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Patologie del sistema nervoso

Le malattie che interessano il sistema


nervoso acquistano sempre più
importanza con l’invecchiamento
progressivo della popolazione.
Rappresentano le cause più frequenti
di disabilità e richiedono notevoli
risorse organizzative e assistenziali.
Patologie del sistema nervoso

Tra le patologie che stanno diventando


sempre più frequenti sono molto
importanti quelle che portano ad
interessamento delle funzioni
superiori, in particolare le
DEMENZE.
Le demenze
sono
malattie neurodegenerative
dell'encefalo,
che insorgono solitamente in
età avanzata
LA DEMENZA
Consiste in una
compromissione delle
funzioni corticali
superiori, caratterizzata
da un deterioramento,
persistente e
progressivo, delle
capacità intellettive,
comprese la memoria, del
comportamento e della
personalità
Le funzioni corticali superiori

1) Percezione.
2) Linguaggio.
3) Memoria.
4) Prassia. (capacità di compiere correttamente gesti
coordinati)
5) Sentimento.
6) Funzioni esecutive.
7) Attenzione.
8) Coscienza.
LA DEMENZA
Alla demenza è quindi legata
una progressiva limitazione
nelle attività quotidiane che
porta, nel lungo periodo, alla
necessità di assistenza
continua.
LA DEMENZA
Le cause della demenza non sono ancora state
chiarite del tutto.

Al momento, l'unica certezza è che, a provocarne


l'insorgenza, sono la morte delle cellule nervose
cerebrali e/o il loro cattivo funzionamento a
livello di comunicazione intercellulare.
FATTORI DI RISCHIO
I numerosi studi condotti sulle demenze hanno
portato all'individuazione di alcuni fattori di
rischio.
Un fattore di rischio o fattore favorente, è una
condizione particolare che predispone a un
determinato disturbo o malattia, ma che non ne
rappresenta propriamente la causa.
Tra i fattori favorenti le demenze, se
ne possono riconoscere di

modificabili e non modificabili.


Quelli modificabili sono

 l'ipercolesterolemia
 l'aterosclerosi,
 il fumo di sigaretta,
 l'abuso di alcol
 il diabete.
I fattori di rischio non modificabili
 l'età avanzata,
 la ricorrenza all'interno della
stessa famiglia di una
determinata forma di demenza,
 l'essere affetti da sindrome di
Down
La demenza colpisce:

dal 6 al 10% della popolazione


sopra i 65 anni
 circa il 20-25% dopo gli 85.
LA DEMENZA

L’operatore , a contatto continuo con il


paziente, ha un compito importante nel
cogliere e riferire sintomi precoci che
possano far pensare ad una possibile
demenza o ad un suo potenziale
aggravamento.
LA DEMENZA

Il SINTOMO iniziale e più frequente è la

perdita di memoria recente

Il paziente dimentica i nomi, i numeri di


telefono, gli eventi della giornata, gli
appuntamenti.
Possono comparire
anche perdita di
interesse;
cambiamenti della
personalità; disturbi del
sonno.
C
Circa il 15% dei casi di demenza è dovuta
alla presenza nell’encefalo di molteplici
infarti dovuti all’ostruzione di vasi cerebrali
di piccolo o medio calibro demenza
vascolare.
Il quadro clinico è quello di una demenza
che peggiora a gradini, non in modo
progressivo.
LA MALATTIA DÌ ALZHEIMER
 E’ la causa più frequente di demenza
(circa il 60% di tutte le forme di demenza).

 È caratterizzata dalla morte progressiva


e irreversibile delle cellule cerebrali
(neuroni).
La causa della malattia è ancora
sconosciuta.
il morbo di Alzheimer provoca problemi di
memoria, di pensiero e di
comportamento.

Nella fase iniziale, i sintomi di demenza


possono essere minimi, tuttavia, quando
la malattia provoca maggiori danni al
cervello, i sintomi peggiorano.
LA MALATTIA DÌ ALZHEIMER

La velocità con cui la malattia


progredisce è diversa per ciascuno,
tuttavia, in media, le persone che
soffrono del morbo di Alzheimer
vivono 8/10 anni dopo che i sintomi
si sono manifestati.
Il quadro clinico è caratterizzato da:

• Completo disorientamento;
• Incapacità a deambulare autonomamente;
• Incontinenza sfinterica;
• Perdita di peso;
• Incapacità a parlare;
• Irrequietezza e aggressività
Le cellule cerebrali
nell'ippocampo, una
parte del cervello
associata con
l'apprendimento, sono
spesso le prime a essere
danneggiate dal morbo di
Alzheimer.
Questo è il motivo per il quale la
perdita di memoria, soprattutto la
difficoltà a ricordare informazioni
recentemente apprese, rappresenta
spesso il primo sintomo della
malattia.
deficit della memoria

il paziente ripone gli oggetti in luoghi inappropriati


(con conseguente difficoltà a ritrovarli), diventa più
ripetitivo, dimentica gli appuntamenti, non ricorda
una breve lista di cose da comprare oppure i numeri
di telefono che compone abitualmente.
In questa fase il paziente può assumere un
comportamento che lo porta a evitare di svolgere
qualsiasi attività.
A mano a mano che la malattia
progredisce, si verifica un
interessamento della memoria
semantica, ossia del significato delle
parole.
Da ultimo è compromessa anche la
memoria remota per cui i ricordi più
lontani sono conservati più a lungo.
disorientamento temporale
Nella fase iniziale compare anche il disorientamento
temporale per cui il paziente non sa riferire con
esattezza il giorno, il mese o l’anno in corso;
in un primo momento tale disturbo può non essere
notato dai familiari, che se ne accorgono poi da
episodi più gravi, quando per es. il malato si sveglia
nel pomeriggio e chiede di fare colazione, poiché
non sa in che momento della giornata si trova.
comprensione verba
Anche la comprensione verbale viene intaccata
in maniera progressiva, per cui il paziente
mostra difficoltà nel seguire conversazioni a
più voci o discorsi complessi.
Successivamente tali difficoltà tenderanno ad
aumentare, finché il malato non sarà più in
grado di esprimere le proprie necessità e
comprenderà messaggi semplici solo se
ripetuti lentamente e più volte;
Si caratterizza per una perdita di
motivazione e iniziativa, per cui il
paziente è distaccato dall’ambiente
circostante, perde interesse nel fare le
cose o è meno motivato a iniziarne di
nuove.
deliri

I deliri più frequentemente presenti


nel paziente demente sono deliri di
ladrocinio o di persecuzione, meno
frequentemente deliri di gelosia;
in fase avanzata è frequente l’idea delirante
che la casa in cui il paziente vive non sia
casa sua, o che il paziente interagisca con i
personaggi televisivi, credendoli reali.
.
Può essere presente
anche un delirio di
abbandono,
per cui il paziente
crede che i familiari
vogliano abbandonarlo
Disturbi del comportament

Il paziente può presentare, in fase moderata-


grave di malattia, un disturbo del
comportamento motorio per cui tende a
compiere azioni ripetitive senza finalità, ad es.
spostare continuamente oggetti (come i
soprammobili), aprire e chiudere i cassetti o gli
armadi o mettersi e togliersi i vestiti in
continuazione.
Disturbi del comportamento

Tra questi disturbi


rientra anche il
vagabondaggio, per
cui il paziente
cammina per la casa
incessantemente,
senza un preciso
scopo.
Disturbi del comportamento
Un altro disturbo del comportamento che crea
enormi problemi nella gestione del paziente
con MA è l’insonnia.

Se non si risolve, è, insieme all’aggressività, il


principale motivo della richiesta di
istituzionalizzazione.
In genere accade che il paziente vada a
dormire e si risvegli nel mezzo della
notte, credendo che sia mattina e
iniziando a svolgere attività che
disturbano i familiari (es. prepararsi la
colazione, farsi la doccia, vestirsi, vagare
per la casa).
Fattori di rischio per il morbo di Alzheimer

Sebbene non si comprendono ancora tutte le


ragioni per le quali alcune persone sviluppano
il morbo di Alzheimer, mentre altre non ne
vengono colpite, la ricerca ha dato una
migliore comprensione di quali fattori
pongano qualcuno in una fascia di rischio più
elevata
L'età.

L'età avanzata rappresenta il massimo


fattore di rischio per sviluppare il morbo
di Alzheimer.
La maggior parte delle persone cui è stato
diagnosticato il morbo di Alzheimer ha
65 anni o più.
Membri della famiglia con il morbo di
Alzheimer.

Se il genitore o un fratello sviluppa il morbo di


Alzheimer, si hanno maggiori probabilità di
sviluppare la malattia rispetto a chi non ha un
parente di primo grado con il morbo di
Alzheimer.
Malattie cardiovascolari.

la salute del cervello è strettamente correlata


alla salute del cuore e dei vasi sanguigni.
Pertanto, i fattori che causano le malattie
cardiovascolari possono anche essere collegati
a un rischio maggiore di sviluppare il morbo di
Alzheimer e altre forme di demenza, tra cui il
fumo, l'obesità, il diabete, il colesterolo alto e
l’ipertensione nella mezza età.
Lesione traumatica del cervello.

Il rischio di morbo di Alzheimer e di altre


demenze aumenta dopo una lesione
cerebrale traumatica moderata o grave,
come un colpo alla testa o una lesione
del cranio che causi amnesia o perdita di
coscienza per più di 30 minuti.
Il cinquanta per cento delle lesioni
cerebrali traumatiche sono causate da
incidenti automobilistici.
Le persone che subiscono lesioni cerebrali
ripetute, come gli atleti e chi è
impegnato in operazioni di
combattimento, sono egualmente a
maggiore rischio di sviluppare demenza e
compromissione.
Approccio terapeutico

Non esistono attualmente farmaci efficaci


per la guarigione; alcuni nuovi farmaci
entrati da poco nell’uso clinico sembra
possano dare un rallentamento
dell’evoluzione della malattia …
IMPORTANTE
Approccio terapeutico
• Adeguata assistenza, precisa, personalizzata e
verificata costantemente;

• Il coinvolgimento della famiglia nel processo di


cura;

• La cura di eventuali patologie associate;

• La possibilità di interventi riabilitativi.


Che cos'è la malattia di Parkinson?

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa,


ad evoluzione lenta ma progressiva, che
coinvolge, principalmente, alcune funzioni
quali il controllo dei movimenti e
dell'equilibrio.
Il nome è legato a James Parkinson,
medico inglese del XIX secolo, che per
primo descrisse gran parte dei sintomi della
malattia in un famoso libretto, il "Trattato
sulla paralisi agitante".
Cause …

Il morbo di Parkinson è dovuto alla


degenerazione cronica e progressiva che
interessa soprattutto alcune strutture del
sistema nervoso centrale, in particolare
dove viene prodotta la dopamina, un
neurotrasmettitore essenziale per il
controllo dei movimenti corporei.
in altre parole diminuisce la quantità
disponibile nell’organismo di una
sostanza legata al controllo dei
movimento, la dopamina.
 dopo il morbo di Alzheimer, quella di Parkinson è
la malattia neurologica degenerativa più diffusa.
 Colpisce soprattutto l'età adulta (70-80%),
mentre si manifesta raramente prima dei 40
anni.
 la maggior parte delle persone a rischio è
rappresentata dalla fascia di età compresa tra i
50 e i 70 anni
 Si riscontra in entrambi i sessi, con una lieve
prevalenza, forse, in quello maschile.
Il tremore
I sintomi …
Il tremore è il sintomo più
frequente;
Compare sempre inizialmente
da un solo lato, rimanendo più
gravi in questa sede per tutta
la durata della malattia.
 La difficoltà ad
iniziare tutti i
movimenti volontari
e povertà dei
movimenti,
che portano andatura
lenta e a piccoli
passi.
il morbo di parkinson
• Difficoltà di arresto della marcia;
• Difficoltà a vestirsi;
• Difficoltà a scrivere;
• Difficoltà nella parola e abbondante
salivazione (scialorrea);
• Rigidità degli arti;
• Posture anomale in flessione (ricurve).
il morbo di parkinson
Questa difficoltà al controllo posturale
favorisce frequenti cadute sia nella
stazione eretta che nel corso della marcia.

È stata rilevata un’aumentata incidenza di


demenza e depressione tra i pazienti con il
Morbo di Parkinson.
Cosa cambia nel corpo?
I muscoli e i nervi che controllano la digestione
possono essere influenzati dalla malattia, con
conseguente costipazione e gastroparesi
(il cibo rimane nello stomaco per un periodo di tempo
più lungo del normale).
Importante

• Una alimentazione equilibrata, sulla base di


periodiche valutazioni nutrizionali, è
consigliata e deve essere finalizzata ad evitare
la perdita o il guadagno di peso.
Con l'avanzare della malattia, può
comparire la disfagia, ossia la
difficoltà nella deglutizione.
In questi casi può essere utile
assumere una postura eretta quando
si mangia, per ridurre il rischio di
soffocamento!!!
il morbo di parkinson
A differenza dell’Alzheimer però la
qualità della sopravvivenza è stata
indubbiamente migliorata in modo
significativo dai farmaci, anche se la
risposta alla terapia è molto diversa
da paziente a paziente.
aspetti assistenziali

Tra gli obiettivi principali:

• Cura della persona;


• Stimolazione dell’autonomia nella gestione
della quotidianità;
• Cura dello spazio vitale (prevenzione dei
pericoli ambientali);
aspetti assistenziali
• Stimolazione al movimento;
• Ricerca di strategie per stimolare la
memoria residua.
Per quanto riguarda il Morbo di Parkinson
particolare attenzione va posta al rischio
di cadute.
Stimolare la deambulazione, che deve
essere a passi lenti.