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Docente:

Anna Rita Graziani


Corso di Psicologia Sociale

Capitolo 8: Le relazioni tra i gruppi sociali


Le relazioni tra i gruppi sociali: prospettive individualistiche
• Freud «psicologo sociale»: l’aggressività verso i membri di altri
gruppi è funzionale alla sopravvivenza del gruppo.
• Fa proprie molte idee della psicologia delle folle di Le Bon (1895):
nella folla scompare la razionalità individuale e appare
un’omogeneità di comportamenti derivante da un «contagio»
mentale, suggestione simile all’ipnosi => forte sentimento di
potenza vs. senso di responsabilità.
• Questo stato di suggestione è sostenuto dai legami (libidinali) di
identificazione ambivalente con il capo del gruppo e con gli altri
membri.
• Questa tensione va scaricata all’esterno, verso un altro gruppo,
per mantenere la coesione interna à hp di omologia tra conflitti
intrapsichici e interpersonali (psicologia collettiva).
• Limiti: le basi emotive del rapporto tra i gruppi è considerato
costante, indipendentemente dalle situazioni storiche,
economiche, sociali concrete.

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Le relazioni tra i gruppi sociali: prospettive individualistiche

• Contributi comportamentisti
• Dollard e Miller (1939): modello sulla motivazione individuale
da applicare ai fenomeni sociali (come Freud).
• La frustrazione è condizione necessaria e sufficiente per
generare aggressività.
• Berkowitz [1962; 1969]: modello individualistico: frustrazione
(in senso lato: ostacolo al raggiungimento di un obiettivo o
aspettative deluse) –> risveglio di uno stato di collera –>
aggressività, solo se compare un bersaglio già associato ad
un comportamento aggressivo.
• Ciò implica che gli individui si trovino contemporaneamente
nello stesso stato motivazionale, invece scelgono di colpire
obiettivi precisi in base a un criterio consensuale: percezione
socialmente condivisa di legittimità della violenza in una
certa situazione e verso un certo bersaglio.
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Le relazioni tra i gruppi sociali: prospettive individualistiche

• Critiche di Tajfel alle teorie individualiste:

Ø La selettività del bersaglio da colpire è «fortemente determinata


dal consenso sociale circa ciò che deve essere colpito piuttosto
che da segnali individuali, associati con aggressività
antecedente» [1978, 455]

Ø La comparsa di un comportamento aggressivo manifesto da


parte di soggetti che si trovano in situazioni sociali simili dipende
dalla percezione, socialmente condivisa, della legittimità della
violenza in quella data situazione

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Le relazioni tra i gruppi sociali: approccio psico-sociale

Paradossalmente i gruppi sociali rappresentano allo stesso tempo


la forza più costruttiva e più distruttiva della comunità umana.

Specificità del comportamento intergruppi


•Tajfel (1981): si può immaginare che comportamento
interpersonale e comportamento intergruppi siano posti su un
continuum teorico
•Comportamento interpersonale: principalmente basato sulle
caratteristiche individuali degli attori in interazione
Esempio: rapporto tra innamorati.
•Comportamento intergruppi: principalmente basato sulle
appartenenze a gruppi o categorie sociali degli attori in interazione
Esempio: scontro soldati di due eserciti opposti.
Dipende dalla credenza sulla permeabilità vs. rigidità dei confini

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
In quali condizioni si genera animosità fra i gruppi?
Sherif et al. (1961): i fenomeni intergruppi non possono essere
spiegati invocando esclusivamente problemi di personalità o
frustrazioni individuali
E’ necessario considerare le proprietà dei gruppi e le conseguenze
dell’appartenenza di gruppo sugli individui.

Gli esperimenti dei campi estivi (1948 - 1952)


Partecipanti: adolescenti americani, non consapevoli di
partecipare ad una ricerca, che trascorrevano 18 giorni in un
campo estivo diretto da Sherif e collaboratori
Procedura: 4 fasi, focalizzate su aspetti diversi del gruppo e del
comportamento intergruppi

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Gli esperimenti dei campi estivi per ragazzi

3 studi condotti da Sherif in “campi estivi”: modelli prototipici di


esperimenti sul campo à è possibile trasferire il rigore metodologico
della sperimentazione psicosociale di laboratorio a situazioni del
mondo reale.
1951 1° studio. Processo di formazione di un gruppo sociale.
1953 2° studio. Effetti della suddivisione di un gruppo in sottogruppi
posti in competizione sulla produzione di uno stato di conflittualità
intergruppi.
1955 3° studio. Processo di riduzione della conflittualità intergruppi
tramite l’assegnazione ai gruppi in conflitto di uno “scopo
sovraordinato”

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Teoria del conflitto realistico interguppi (Sherif e Sherif, 1953)
Ipotesi 1: quando individui che non si conoscono, si trovano a
interagire in una situazione che richiede la coordinazione fra le loro
azioni individuali, viene a formarsi un “gruppo” (norme, posizioni e
ruoli sociali differenziati gerarchicamente).
Ipotesi 2: quando 2 gruppi competono per il raggiungimento dello
stesso obiettivo, fra di essi si producono ostilità e reciproci stereotipi
negativi.
Ipotesi 3: il contatto fra membri di gruppi reciprocamente ostili, che
si ha nel corso di attività non competitive anche piacevoli, non riduce
lo stato di ostilità fra i gruppi.
Ipotesi 4: la semplice cooperazione fra i membri di gruppi già
reciprocamente ostili, nel corso di un’attività volta al raggiungimento
di uno “scopo sovraordinato”, è sufficiente a produrre un
miglioramento delle relazioni fra i 2 gruppi.

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Metodo
Soggetti Il campione sperimentale doveva essere il più possibile
omogeneo: 12 anni, gruppo etnico euro-americano, ceto medio,
religione protestante, livello di scolarizzazione e quoziente intellettivo
simili.
Procedura
- Durata: 18 giorni.
- Luogo: struttura residenziale posta in una zona isolata, non
collegato né raggiungibile a piedi dai centri abitati (per escludere
l’influenza di persone esterne al campo).
- Il gruppo degli sperimentatori in incognito sostituiva il personale del
campo estivo e registrava le osservazioni alla sera per non
insospettire i partecipanti. Sherif aveva il ruolo di custode del campo.

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Disegno (within subject)
4 condizioni sperimentali in sequenza temporale:
a) Prima condizione sperimentale
Arrivo e primi contatti: tutte le attività svolte come un unico gruppo.
Þ Formazione di gruppi amicali, omogenei per caratteristiche
personali dei membri.

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b) Seconda condizione sperimentale
Formazione di 2 gruppi sperimentali (dividendo i gruppi amicali per
escludere l’influenza potenziale di affinità di interessi e preferenze).
- Separazione (fisica) dei 2 gruppi
- i membri dei due gruppi svolgevano fra di loro le diverse attività
(raggiungere obiettivi comuni)
- socializzazione con i membri del proprio gruppo sperimentale.
Risultati:
- struttura di ruoli sociali con status differente
- coesione intragruppo: sentimenti di lealtà e solidarietà verso i soli
membri del gruppo
-norme di gruppo (soprannomi, parole d’ordine, slogan, sanzioni)
c) Terza condizione sperimentale
Contatto fra i 2 gruppi sperimentali:
-giochi competitivi con premi in palio
-creazioni di situazioni frustranti per uno dei 2 gruppi
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Risultati:
- aumento coesione intragruppo
- comportamenti ostili nei confronti dell’altro gruppo
- stereotipi negativi verso l’altro gruppo
Al fine di superare la tensione creatasi i gruppi vengono rimessi
a vivere insieme. La tensione permane.
d) Quarta condizione sperimentale
- scioglimento dei 2 gruppi sperimentali
- partecipazione a varie attività comuni (“scopo sovraordinato”)
Risultati
- diminuzione delle ostilità intergruppi di tipo diretto
- permanenza di segnali indiretti di ostilità intergruppi (Es. scelta
del vicino di posto, dei compagni di gioco).

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Conclusioni di Sherif: Teoria del conflitto realistico intergruppi


• Quando degli sconosciuti interagiscono in una situazione che
richiede cooperazione si forma un gruppo
• Scopi competitivi (conflitto di interessi) conducono a conflitto
intergruppi (ostilità e stereotipi negativi)
• Scopi sovraordinati conducono a cooperazione fra gruppi e
alla riduzione della conflittualità
• => La qualità di una relazione intergruppi dipende dal tipo di
obiettivo perseguito à ottenibile tramite collaborazione o
competizione con l’outgroup.
• Ma è davvero necessario, come indicato da Sherif, che sia
presente un interesse materiale concreto per originare una
tensione intergruppi?
• In realtà la conflittualità intergruppi era già in parte scattata
alla fine della II fase.

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Rabbie ed Horwitz (1969): quali sono le condizioni minime sufficienti


a generare discriminazione intergruppi?
• è sufficiente la mera classificazione in gruppi? à Tajfel
• o è necessaria l’interdipendenza del destino? à Rabbie &
Horwitz

Esperimento di Rabbie ed Horwitz (1969):


•Procedura sperimentale: divisione di 8 soggetti estranei fra loro in
Blu e Verdi, seguita o meno da un’esperienza di destino comune à
solo 4 radio a transistor, assegnate a un solo gruppo, in base
•Al caso
•Alla decisione arbitraria dello sperimentatore
•Alla valutazione degli altri partecipanti
• condizione di controllo in cui non si parla di ricompense.
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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
•8 partecipanti divisi in due gruppi (blu e verdi) e senza interagire
devono valutare il proprio gruppo e l’altro gruppo.
•Poi devono compilare un test, un questionario e valutare due foto
di sconosciuti utilizzando scale preordinate.
•Sorteggio delle radioline transistor!

•Compito sperimentale: Ai soggetti era chiesto di valutare i


membri dell’ingroup e dell’outgroup (su alcune caratteristiche
quali cordialità, sincerità ecc.) e l’atmosfera dei 2 gruppi.

•Condizione di controllo: soggetti suddivisi in 2 gruppi, gruppo dei


verdi e gruppo dei blu

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

•Risultati: l’esperienza di un destino comune, positivo o negativo,


è la condizione necessaria e sufficiente a suscitare un bias
intergruppi: favoritismo verso l’ingroup, svalutazione
dell’outgroup.
•Interpretazione: reazione a cambiamenti di status (vincenti e
perdenti) ed emotivi (soddisfatti e insoddisfatti) percepiti in se
stessi e negli altri => facilità/difficoltà di interazione.

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Henri Tajfel:
è possibile individuare delle basi razionali
che spieghino la discriminazione
intergruppi, la formazione degli stereotipi
sociali e del pregiudizio sociale?

Tajfel parte dai risultati delle ricerche sulla categorizzazione


Bruner & Goodman (1947) à studi sulla sovrastima percettiva:
quando gli stimoli hanno un certo valore (es. monete) i soggetti
sperimentali sovrastimano la loro grandezza vs stimoli di controllo.
Gli autori lo considerano un «rendimento percettivo errato».
Interpretazione di Tajfel: l’organizzazione degli stimoli in categorie
differenti (con valore e senza valore), accentua le differenze.
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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
Campbell (1956): la categorizzazione permette di semplificare e
ordinare gli oggetti della realtà in base alla loro appartenenza
categoriale.
Compito: memorizzare la collocazione spaziale di sillabe senza
senso presentate su una linea orizzontale sempre nella stessa
posizione.
Stimoli:
•sillabe aventi la e come lettera centrale collocati sulla sinistra
•sillabe aventi la x come lettera finale collocati sulla destra
•sillabe casuali al centro.

Risultati: molti errori nel ricordare la posizione delle sillabe al centro


vs quelle laterali che presupponevano elementi impliciti di
categorizzazione => anche un indizio di classificazione degli stimoli
rappresenta il principio organizzatore della percezione.
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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Þ Tajfel formula 2 ipotesi sugli effetti cognitivi della


categorizzazione (classificazione di stimoli in categorie distinte,
A vs. B)

1. EFFETTO DI CONTRASTO intercategoriale: sovrastimare le


differenze degli stimoli della categoria A rispetto a quelli della
categoria B

2. EFFETTO DI ASSIMILAZIONE intracategoriale: sovrastimare le


somiglianze fra gli stimoli della stessa categoria.

Approccio cognitivo-motivazionale di Tajfel VS approccio dinamico-


relazionale (di derivazione lewiniana) di Rabbie e Horwitz

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Tajfel e Wilkes (1963):


Compito: stimare la lunghezza di 8 linee
Stimoli:
•condizione sperimentale: linee più corte sul cartoncino A / linee più
lunghe sul cartoncino B
•vs. condizione di controllo senza categorizzazione
Risultati: effetto di contrasto ® sovrastima della differenza tra la
linea più lunga della categoria A e la linea più corta della categoria B.

L’effetto di contrasto nella realtà sociale: “le categorie sono nomi che
tagliano a fette il mondo sociale” (Allport).
L’effetto di contrasto nella percezione degli altri: il giudizio sociale
carica gli oggetti sociali di valore e di rilevanza per le persone.
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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
Doise, Deschamps, Meyer (1978)
Compito: indicare quali aggettivi di una lista descrivevano meglio le
persone (3 ragazzi, poi 3 ragazze) presentate in fotografia.
•metà dei soggetti erano consapevoli di dover valutare foto di
ragazze e ragazzi (appartenenza categoriale saliente)
•metà dei soggetti non erano consapevoli di dover valutare foto di
persone di sesso opposto (condizione di controllo)
Risultati: nella condizione di “appartenenza categoriale saliente”
emerge un aumento delle differenze intercategoriali (contrasto) e un
aumento delle somiglianze intracategoriali (assimilazione).
La categorizzazione degli stimoli della percezione è un principio
organizzativo della conoscenza degli oggetti che spesso modifica e
distorce, agli occhi di chi percepisce, i dati della realtà.

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Linea di ricerca di Tajfel, Billig, Bundy & Flament (1971)


La semplice categorizzazione sociale, in assenza di conflitti
oggettivi di interessi o di interdipendenza del destino, è
sufficiente a far emergere fenomeni di discriminazione
intergruppi?

Paradigma sperimentale dei “gruppi minimi”


– assenza di interazioni faccia a faccia
– anonimato di tutti i partecipanti
– assenza di legame fra i criteri di categorizzazione in gruppi e
le risposte richieste ai soggetti
– assenza di interesse personale nelle risposte dei soggetti
– importanza concreta delle risorse in gioco
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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
Partecipanti: studenti di una scuola professionale (14-16 anni)
Procedura: In una prima fase i soggetti erano divisi in 2 gruppi
sulla base di un compito di percezione visiva o di un giudizio
estetico.
Compiti sperimentale (within pps, svolto in solitudine) à
distribuzione di risorse:
Ad un membro dell’ingroup e uno dell’outgroup (scelte
intergruppi)
A 2 membri dell’ingroup (scelte ingroup)
A 2 membri dell’outgroup (scelte outgroup)
mediante matrici, strutturate in modo tale per cui ad una certa
somma per un individuo ne corrisponde un’altra per l’altro.
I partecipanti non dovevano ricompensare se stessi.

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
Esempio delle strategie utilizzate da Tajfel e al. (1971) nelle matrici
ingroup 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19
outgroup 1 3 5 7 9 11 13 15 17 19 21 23 14

Strategie di ricompensa possibili:


l Massimo profitto comune: scelta della casella corrispondente
alla somma più alta da “estorcere” allo sperimentatore
l Massimo profitto per l’ingroup: massimo punteggio per il
membro del gruppo di appartenenza
l Massima differenza a favore dell’ingroup: scelta che
massimizza la differenza anche se questo implica un
guadagno relativamente minore rispetto a quello massimo
possibile
l Imparzialità: punteggi uguali o simili per i due destinatari
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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
•Risultati: strategie significativamente diverse:
•Per le scelte intergruppi: preponderanza del massimo profitto e
soprattutto della massima differenza a favore dell’ingroup;
rilevanza della scelta di equità.
•Per le scelte ingroup e le scelte outgroup la strategia dominante
era l’equità.
•Per le scelte ingroup il massimo profitto comune era più
frequente che per le scelte outgroup.
•Conclusioni: la categorizzazione sociale di per sé è sufficiente
per produrre discriminazione intergruppi.
•Interpretazione normativa avanzata inizialmente da Tajfel et al.
(1971): le scelte dei partecipanti riflettono un compromesso fra
due norme sociali: una norma di equità ed una norma centrata
sul primato del proprio gruppo, in base alla quale è “appropriato”
favorire i membri del proprio gruppo a discapito di gruppi esterni.
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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Spiegazioni alternative alla categorizzazione sociale:


Horwitz e Rabbie (1983) interpretano questi risultati in termini di
interdipendenza tra i membri dello stesso gruppo: in base al
principio della reciprocità, i soggetti favoriscono i membri
dell’ingroup per essere a loro volta favoriti dagli stessi.
Tale principio non spiega la strategia della massima differenza a
favore dell’ingroup: i membri dell’ingroup perdono benefici Þ
interesse personale non difeso.
Tajfel: strategia della massima differenza dell’ingroup per ottenere
una differenziazione positiva del proprio gruppo.
Billig e Tajfel (1973) testano un’ipotesi alternativa di somiglianza
interindividuale all’interno dei gruppi.

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche
Disegno sperimentale 2X2 incrociando il fattore somiglianza con il
fattore categorizzazione => 4 condizioni:
•“categorizzazione e somiglianza” (Þ gruppi minimi)
•“categorizzazione senza somiglianza” (Þ categorizzazione
casuale)
•“somiglianza senza categorizzazione”
•“assenza di categorizzazione, assenza di somiglianza”

Risultati:

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Le relazioni tra i gruppi sociali: le prime ricerche

Il favoritismo nella condizione di categorizzazione senza


somiglianza (III) è statisticamente più elevato di quello nella
condizione di somiglianza senza categorizzazione (II)
Þ la mera categorizzazione è una condizione sufficiente a
generare discriminazione intergruppi.

Continuità - discontinuità (Deutsch): quando un gruppo di


persone differiscono in base a una caratteristica che varia in
maniera continua tra loro, non si osserva nessuna
discriminazione (anche se i soggetti si percepiscono agli estremi
della distribuzione di quella caratteristica): è la discontinuità
«noi» vs «loro» che conduce alla differenziazione intergruppi.

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Evoluzione della concettualizzazione di Tajfel
Modello della differenziazione categoriale (Doise, 1976)
Il processo di categorizzazione fornisce uno strumento per
differenziare gruppi e categorie sociali a 3 livelli delle relazioni
intergruppi: comportamentale, dei giudizi di valore e delle
rappresentazioni
Le differenziazioni a ciascun livello sono interconnesse: ad
esempio, un giudizio di valore ed una rappresentazione
generalmente accompagnano il comportamento intergruppi
Verifiche sperimentali al modello della differenziazione
categoriale:
l’aspettativa di interazioni competitive con un altro gruppo induce
un aumento della differenziazione
l’incrocio delle appartenenze categoriali provoca una diminuzione
delle differenziazioni categoriali perché riduce la discontinuità
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Evoluzione della concettualizzazione di Tajfel

Esperimento di Doise e Weinberg (1972):


aspettative di interazione cooperativa o competitiva con l’outgroup
=> differenziazione valutativa e attribuzione di tratti stereotipici.
Esperimento di Deschamps e Doise (1978)
Compito: valutare su una serie di caratteristiche stereotipiche
soggetti giovani e adulti, maschi e femmine. 2 condizioni:
• categorizzazione semplice
• categorizzazione incrociata
Risultati: la differenziazione categoriale è minore nella condizione di
categorizzazione incrociata.
Interpretazione: nelle categorizzazioni incrociate si può ritrovare una
relativa continuità categoriale Þ è la discontinuità categoriale a
produrre la differenziazione valutativa.
Implicazioni pratiche: politiche di riduzione del pregiudizio sociale.
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La teoria dell’Identità Sociale (SIT)

•Tajfel et al. abbandonano l’interpretazione degli esperimenti sui


gruppi minimi in termini di norme sociali: perché l’introduzione di
una divisione in gruppi attiverebbe tali prescrizioni normative?
•Tajfel e Turner (1976) à La discriminazione intergruppi deriva dal
bisogno di affermare una specificità positiva dell’ingroup a scapito
dell’outgroup <=> identità sociale positiva.
•Identità sociale: l’insieme degli aspetti del concetto di sé che
derivano dall’appartenenza ad un gruppo
•à che è avvertita in termini:
•Cognitivi: consapevolezza di tale appartenenza
•Valutativi: valutazioni positive e negative associate
•Emotivi: investimento emozionale associato
•Oggettivi: fattori sociali, storici, economici.

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La teoria dell’Identità Sociale (SIT)
•Competizione sociale (Tajfel e Turner): il conflitto fra gruppi può
essere la conseguenza di una competizione non solo per risorse
materiali, ma anche di una competizione per il prestigio.
•Tre processi fondamentali in gioco nella competizione sociale:
– la categorizzazione sociale: permette di costruire una
rappresentazione semplificata del mondo sociale che comporta
un’accentuazione delle differenze fra categorie e una riduzione
delle differenze all’interno di ciascuna categoria
– l’identificazione sociale: gli individui si definiscono, o sono
percepiti dagli altri, come membri di un gruppo
– il confronto sociale: permette di determinare il valore relativo dei
gruppi rispetto a dimensioni di confronto rilevanti, in riferimento
alle quali raggiungere o mantenere una specificità positiva del
gruppo di appartenenza

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La teoria dell’Identità Sociale (SIT)
•La SIT è una teoria motivazionale dei processi intergruppi: la
forza psicologica che motiva l’appartenenza ai gruppi e la
discriminazione intergruppi è il raggiungimento e il mantenimento
della stima di sé.
•Categorizzazione sociale + bisogno di identità sociale positiva +
confronto sociale con altri gruppi => specificità positiva del proprio
gruppo.
•=> La categorizzazione sociale è condizione necessaria ma non
sufficiente per la discriminazione intergruppi. È anche necessario
che:
•l’appartenenza al gruppo sia stata interiorizzata come parte del
concetto di sé,
•la situazione permetta confronti intergruppi di tipo valutativo,
•l’outgroup sia un oggetto di confronto significativo.

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La teoria dell’Identità Sociale (SIT)

•Se l’identità sociale non è soddisfacente (risultato di confronti


intergruppi prevalentemente negativi)

•l’individuo può operare come membro del gruppo per perseguire


un cambiamento sociale => comportamento intergruppi (credenza
che i confini tra due gruppi siano rigidi)

•l’individuo può passare da un gruppo all’altro (mobilità sociale) =>


comportamento interpersonale (credenza che i confini tra i gruppi
siano permeabili).

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La teoria della categorizzazione di Sé
Turner et al., 1987: focus sui processi cognitivi alla base dei
fenomeni intergruppi à il gruppo nella mente
la SIT nasce per spiegare le la SCT vuole spiegare il modo in cui
conseguenze dell’appartenenza ad un gli individui arrivano a definirsi come
gruppo; enfasi sugli aspetti membri di un gruppo e ad agire
motivazionali come tali

l’identità sociale è considerata come l’identità sociale costituisce un livello


un aspetto di Sé derivante di astrazione della rappresentazione
dall’appartenenza di gruppo cognitiva del sé

distingue fra agire nei termini del Sé considera sia il comportamento


ed agire nei termini del gruppo individuale che quello di gruppo
come un agire nei termini del Sé, un
Sé che opera a diversi livelli di
astrazione 35
La teoria della categorizzazione di Sé

Tre livelli fondamentali di categorizzazione di sé e degli altri:


•livello sovraordinato: Sé come essere umano (identità umana)
•livello intermedio: Sé come membro di un gruppo (identità sociale)
•livello subordinato: Sé come individuo unico (identità personale)
Conseguenze della categorizzazione di sé a livello intermedio:

accentuazione del carattere prototipico e stereotipico del gruppo


- depersonalizzazione della percezione di sé: aumento della
somiglianza percepita fra sé ed i membri del proprio gruppo (non ha
implicazioni negative ed è alla base dei fenomeni di gruppo)
- Antagonismo funzionale tra i livelli di categorizzazione del sé: a una
forte differenziazione intergruppi corrisponde una forte omogeneità
interindividuale (intragruppo) vs una forte differenziazione
interindividuale impedisce la discriminazione intergruppi.
36
La teoria della categorizzazione di Sé
Le categorie sociali più salienti in una certa situazione attivano una
certa categorizzazione sociale del sé:

•Modello “Accessibilità per Fit”: la categorizzazione sociale utilizzata


sarà quella che massimizza l’interazione fra accessibilità della
categoria (rispetto alle intenzioni presenti ed all’esperienza passata)
e corrispondenza fra stimoli e criteri che specificano la categoria;
•Principio del metacontrasto: la categorizzazione saliente sarà
quella che minimizza le differenze intracategoriali e massimizza le
differenze intercategoriali.
•Critiche: è difficile predire con esattezza quale categorizzazione di
sé sarà saliente in contesti in cui le categorizzazioni possibili sono
numerose (Hogg e McGarty, 1990).

37
La teoria della categorizzazione di Sé

Principio del meta contrasto


Gli effetti delle relazioni intergruppi
Omogeneità dell’outgroup è un esempio dell’effetto di assimilazione
intragruppo («loro sono tutti uguali, noi tutti diversi»).
Ricerche condotte con
•gruppi diversi di studenti universitari (Jones et al., 1981)
•gruppi di studenti vs anziani (Linville et al., 1989)
Risultati: somiglianza percepita tra i membri dell’outgroup > di quella tra i
membri dell’ingroup.
Interpretazioni:
•Ipotesi della familiarità: ognuno possiede più informazioni riguardo ai
membri dell’ingroup rispetto a quelli dell’outgroup, ai quali quindi attribuisce
una maggiore omogeneità.
•secondo Park, Judd e Ryan (1991), le persone depositano in memoria le
informazioni circa l’ingroup e l’outgroup in modo differente: le informazioni
sull’ingroup sono più concrete, precise e attendibili.
Omogeneità dell’ingroup per i gruppi minoritari (da un punto di vista
numerico, socio-culturale, economico...) : nel confronto con i gruppi
maggioritari sentono che la propria identità è minacciata e si percepiscono
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come più omogenei.
Gli effetti delle relazioni intergruppi
Stereotipi sociali e pregiudizi
Tajfel (1981): gli stereotipi cognitivi costituiscono prodotti peculiari
del processo cognitivo di categorizzazione finalizzato a semplificare
la complessità delle informazioni che riceviamo => assimilazione
intragruppo e contrasto intergruppi.

Devono essere differenziati dagli stereotipi sociali che hanno un


ancoraggio socio-culturale:
– costituiscono immagini mentali semplificate al massimo di una
categoria sociale, un’istituzione o un evento
– vengono condivisi da molte persone all’interno di gruppi o
istituzioni sociali, sono radicati nella e veicolati dalla cultura.
– sono resistenti al cambiamento
– si accompagnano spesso, ma non necessariamente, ai
pregiudizi.
40
Gli effetti delle relazioni intergruppi

Oltre alla funzione cognitiva di semplificazione dell’ambiente


(valenza individuale) gli stereotipi sociali hanno funzioni sociali:
aiutano a difendere il proprio sistema di valori, consentono la
spiegazione di eventi complessi, la differenziazione positiva
dell’ingroup rispetto all’outgroup, la giustificazione di azioni
progettate o commesse verso altri gruppi.

Poiché la categorizzazione sociale è caricata di valore, gli


stereotipi sociali sono vere e proprie rappresentazioni sociali
normative a cui si ancorano i pregiudizi à perciò sono resistenti
al cambiamento
Pregiudizi = atteggiamenti negativi verso persone, gruppi o altri
oggetti sociali salienti, assunti a priori e mantenuti anche se i fatti
li contraddicono.

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Gli effetti delle relazioni intergruppi

• Il linguaggio trasmette e mantiene gli stereotipi sociali


Maass et al. [1989] à studio sul Palio di Ferrara: partecipanti
sottoposti a comportamenti socialmente desiderabili e
indesiderabili messi in atto da membri dell’ingroup (stessa
contrada) e dall’outgroup. Poi veniva loro chiesto di scegliere la
descrizione più accurata tra 4 alternative corrispondenti ai 4
livelli di astrazione del LCM (modello delle categorie
linguistiche).

• Risultati: i comportamenti positivi dei membri dell’ingroup e


quelli negativi dei membri dell’outgroup sono descritti con
termini più astratti rispetto ai comportamenti negativi dei
membri dell’ingroup e quelli positivi dei membri dell’outgroup

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Gli effetti delle relazioni intergruppi

à bias linguistico intergruppi (Linguistic Intergroup Bias,


LIB), evidenziato in altre ricerche in contesti reali: l’astrazione
linguistica viene utilizzata per discriminare positivamente il
proprio gruppo e negativamente gli altri gruppi, contribuendo
così alla trasmissione e al mantenimento degli stereotipi.

Rubini e collaboratori hanno mostrato che il bias linguistico


intergruppi emerge anche in situazioni di gruppi minimi:
•la mera categorizzazione può essere sufficiente a produrre
discriminazione linguistica;
•la percezione dei gruppi come un’unica entità (entitativity) i
cui membri sono legati da un destino comune aumenta tale
discriminazione.
43
Gli effetti delle relazioni intergruppi
Come avviene il passaggio dalla discriminazione alla violenza verso
i componenti dell’outgroup?
•Contributi delle scienze sociali
•Taguieff (1988): tre livelli di razzismo, considerato equivalente
all’eterofobia
– Razzismo primario: è la naturale reazione di antipatia
all’estraneo, che può condurre ad aggressività. E’ universale e
spontaneo. Può essere strumentalizzato.
– Razzismo secondario: si basa sull’esistenza di una teoria che,
rappresentando l’“Altro” come una minaccia per il proprio gruppo;
fornisce basi logico-razionali alla discriminazione (teorie del
complotto)
– Razzismo terziario: presuppone i 2 precedenti e fonda la
discriminazione su argomentazioni che si riferiscono alla biologia

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Gli effetti delle relazioni intergruppi

Bauman (1989): ricostruzione delle vicende che hanno portato allo


sterminio degli Ebrei da parte dei nazisti, a partire da un’ideologia
razzista sostenuta da una moderna strumentazione burocratica
•Critiche a Taguieff:
– distinzione non chiara fra razzismo secondario e terziario;
– necessità di distinguere fra razzismo ed eterofobia = naturale
reazione emotiva (disagio, imbarazzo, ansia) di fronte all’«altro»
che mette in discussione la differenza tra il modo di vita familiare
(giusto) e quello estraneo (sbagliato);
– distinzione fra eterofobia ed inimicizia competitiva = forma di
antagonismo più specifica, spinta alla separazione, generata dal
bisogno di costruire un a propria identità distinguendosi da
persone e gruppi estranei.

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Gli effetti delle relazioni intergruppi

Il razzismo, secondo Bauman, esprime


•la convinzione che determinati difetti di una certa categoria di
individui non possano essere eliminati o corretti
•e pretende di giustificare in termini biologici questa irrimediabile
inferiorità o pericolosità
=> per questo è inevitabilmente associato alla strategia
dell’allontanamento, nelle forme dell’espulsione e della distruzione.
La teoria delle relazioni intergruppi permette di comprendere i
fenomeni di etnocentrismo, discriminazione, intolleranza MA non
può spiegare da sola il razzismo che va distinto da altre forme di
discriminazione.

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Gli effetti delle relazioni intergruppi
Razzismo e pregiudizio manifesti (rifiuto e ostilità esplicita verso gli
outgroup) sono oggi contrastati dai valori democratici di uguaglianza
=> emergono nuove forme di razzismo e pregiudizio

à Razzismo moderno (simbolico, avversivo o ambivalente):


Emozioni consolidate di antipatia e ostilità verso le minoranze;
Atteggiamenti ambivalenti: credenza che il razzismo sia scomparso e
che se le minoranze non ottengono vantaggi sociali sia colpa loro
(incapacità, irresponsabilità); negazione delle differenze di valori;
Conduzione di vite separate, disaccordo con politiche volte a ridurre gli
svantaggi delle minoranze.

à Pregiudizio sottile (Pettigrew e Meertens,1995):


Difesa dei valori tradizionali;
Attribuzione di responsabilità ai membri dell’outgroup;
Assenza di emozioni positive verso l’outgroup;
Comportamenti finalizzati alla svalutazione delle minoranze.

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Gli effetti delle relazioni intergruppi
Importanza della componente emozionale del pregiudizio:
le emozioni esperite verso un gruppo predicono il comportamento
(disgusto o paura => evitamento; rabbia => attacco)

Stereotype Content Model (Fiske et al., 2002): dalla combinazione


delle dimensioni competence e warm dipendono le emozioni esperite
verso un gruppo: per es. ammirazione (c+w), invidia (solo c), simpatia
o pietà (solo w), disprezzo (nessuna).

•Sessismo: uno delle forme di discriminazione più diffuse e resistenti


al cambiamento.
Stereotipi di genere (Fiske, 1998): le donne vengono considerate
calde, emozionali ed espressive mentre gli uomini competenti e
indipendenti.
Linguaggio che privilegia sostantivi e pronomi maschili e sostanzia il
genere umano attraverso il sostantivo «uomini».
LIB: nella selezione del personale le caratteristiche positive delle
donne sono descritte in modo più concreto di quelle degli uomini.

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Gli effetti delle relazioni intergruppi
•Deumanizzazione: considerare gli altri come non umani (tendenza
pervasiva al di fuori di contesti di violenza e conflitti).

•Infraumanizzazioneà è relativa: le persone tendono a descrivere


l’ingroup come pienamente umano, mentre all’outgroup sono attribuite
qualità meno umane (Leyens et al., 2000).
•Es: differenze nell’attribuzione di emozioni secondarie (imbarazzo,
risentimento) ma non primarie (paura, gioia).

•Haslam (2006) distingue due modalità di deumanizzazione (sia


interpersonale che intergruppi):
•Deumanizzazione animalistica à nega all’altro le qualità unicamente
umane che ci distinguono dagli animali (emozioni secondarie, capacità
linguistiche, intellettive)
•Deumanizzazione meccanicistica à nega all’altro i tratti essenziali della
natura umana (affettività, apertura agli altri, profondità, immaginazione)
considerandolo come una macchina, un automa.

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