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Filosofia analitica

Metafisica

Ontologia

L'Essere

Le filosofie della svolta linguistica


56 L’ermeneutica
57 Il decostruzionismo di Jacques Derrida
58 La filosofia del linguaggio ordinario
59 Leggere Austin
60 La filosofia analitica
• Esercizi di riepilogo
• I test di ammissione: leggere e comprendere

Scenari attuali:
Le discipline filosofiche alle soglie del XXI secolo

Filosofia contemporanea

Bertrand Russell nel 1907.


Nella filosofia contemporanea si è creata una certa divergenza tra i filosofi del
continente europeo e quelli anglosassoni (sostanzialmente inglesi e statunitensi),
[16] nonostante molti di questi traessero spunti da quella fucina di idee che fu il
Circolo di Vienna all'inizio del XX secolo.[17] La filosofia anglosassone ha avuto
un approccio più utilitaristico, che ha portato tra l'altro alla filosofia
analitica. La filosofia del continente europeo ha mantenuto una maggiore varietà di
filoni, restando più legata a impostazioni di tipo ontologico e gnoseologico,
ritrovando allo stesso tempo una maggiore vicinanza con le filosofie orientali, e
ricevendo l'apporto di nuovi campi d'indagine come la psicoanalisi,[18] o la
meccanica quantistica.[19]

La cosiddetta filosofia analitica, con Bertrand Russell, George Edward Moore e


Ludwig Wittgenstein, si sviluppò soprattutto a Oxford e Cambridge, dove si
riunirono anche gli empiristi logici emigrati dalla Germania e dall'Austria (ad
esempio Rudolf Carnap) e altri studiosi statunitensi (come Willard Van Orman Quine,
Donald Davidson e Saul Kripke), o comunque di lingua inglese (per esempio Alfred J.
Ayer).[16]
In Europa (specialmente in Germania ed in Francia) appartengono alla filosofia
continentale i fenomenologisti tedeschi Edmund Husserl e Martin Heidegger, i quali
aprirono la strada, presto seguiti da Jean-Paul Sartre e altri esistenzialisti,[20]
a tutta una varietà di scuole che portarono al postmodernismo.[21]

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Filosofie a confronto

Fondamentalmente, la filosofia occidentale è chiamata la scuola di pensiero dalla


filosofia greca che ha influenzato la maggior parte della civiltà occidentale. Al
contrario, la filosofia orientale si basa principalmente in Asia, in particolare
nella filosofia cinese. Inoltre, la filosofia occidentale trae le sue radici da
Roma e dal cristianesimo, in particolare dal giudeo-cristianesimo. La filosofia
orientale, d'altra parte, proviene dal confucianesimo, dal buddismo Mahayana e dal
taoismo. Quindi è sicuro dire che la filosofia orientale è il cinese classico,
mentre la filosofia occidentale è più latina nelle sue radici.
Le principali differenze tra la scuola di pensiero o le filosofie dell'Oriente e
dell'Occidente sono l'individualismo dell'Occidente e il Collectivismo dell'est. La
filosofia orientale è attirata molto di più nei gruppi o nella società o nelle
azioni e nei pensieri delle persone come uno per trovare un significato nella vita
mentre cercano di liberarsi del falso concetto di "me" e trovare un significato
nella scoperta del vero "me" in relazione a tutto ciò che li circonda, o come parte
di uno schema più grande. Al contrario, la civiltà occidentale è più
individualista, cercando di trovare il significato della vita qui e ora con sé al
centro come è già dato e parte del divino.

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Oriente e Occidente. La nascita della filosofia


Il “miracolo greco”
In primo luogo, si tratta di stabilire che cosa sia filosofia e che cosa non lo
sia. L’atto
di forza è stato compiuto nell’Ottocento dai filosofi (Hegel) e dagli studiosi
(Zeller) che
hanno identificato la tradizione occidentale scaturita dal pensiero positivo
apparso
in Grecia nel VI secolo a.C. come ‘la’ filosofia. La celebre tesi di Eduard Zeller
nella
sua opera monumentale Die Philosophie der Griechen in ihrer geschichtlichen
Entwicklung dargestellt (La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, 1844-
1852) è
sintetizzata come il “miracolo greco”: questo popolo – nel quale gli intellettuali
tedeschi del XIX secolo vedevano la propria prefigurazione – per le specificità
proprie
elaborò un sapere nuovo, originale, un nuovo modo di interrogarsi razionalmente
sul mondo, mentre gli altri popoli restavano immersi in forme più o meno complesse
di superstizione, tutt’al più erano stati capaci – Cina e India – di elaborare
alcune
dottrine, vincolate però alle tradizioni o alle religioni.
Alla tesi “nazionalista” occidentale appare contrapporsi negli stessi anni quella
“orientalista” elaborata da Friedrich Schelling e da August Gladisch: solo che
l’affermazione sulle origini indiane, egizie, persiane degli spunti di riflessione
poi
rielaborati dai primi filosofi non faceva, in effetti, che ribadire che il pensiero
autenticamente filosofico fosse quello greco e occidentale, mentre all’Oriente si
riconosceva il ruolo di riserva e miniera di miti.
La tesi occidentalista include un curioso paradosso: se il pensiero orientale non è
filosofico, in quanto limitato nel suo sviluppo dalla religione, perché la
filosofia
medievale e quella cristiana dovrebbero essere incluse nella tradizione
occidentale?
Quale criterio non contraddittorio può legittimare l’esclusione di Kŏngfūzĭ
(Confucio) o
delle Upanishad e l’inclusione di Agostino d’Ippona o di Tommaso d’Aquino? Un mero
criterio geografico che fa decidere che tutto ciò che si pensa a ovest degli Urali
e a
nord di Tunisi è filosofia e il resto superstizione o mito?
Il passato che scriviamo, il futuro che vogliamo
In tempi più recenti, in forme più aggiornate, tesi affini a quelle occidentaliste
sono
state rielaborate dall’inglese Eric A. Havelock (1902-1988); a esse si sono
contrapposte quelle di un altro autore inglese, Martin Bernal (1937-1913), l’autore
di
Atena Nera (1987), testo che sposta l’attenzione sui contributi africani e semitici
alla formazione del pensiero greco.
Occidentalisti e orientalisti (o africanisti) dibattono in realtà su un’altra
questione,
ossia se sia possibile impugnare la filosofia greca come un vessillo nell’epoca
degli
scontri per l’affermazione della supremazia coloniale (nell’Ottocento) o per la
legittimazione della guida culturale ed economica del mondo (nel Novecento e oggi).
Se la filosofia in quanto tale è solo greca e occidentale, allora le potenze che si
inquadrano all’interno di tale tradizione svolgono una funzione “civilizzatrice”.
Se
invece la filosofia greca e occidentale non si è originata per partenogenesi
culturale,
ma ha rielaborato i contributi di altre parti del mondo oppure è una pianta che si
è
formata anche in altre civiltà – come suggerisce nel suo Atlante di Filosofia
(2004)
Elmar Holenstein – allora tale pretesa è infondata e si tratta di ripensare la
filosofia
come un pensiero su scala interculturale globale.
A ripensare invece il nesso tra nascita (e in fondo essenza) della filosofia e
democrazia è la celebre tesi di Vernant: il pensiero positivo in Grecia nasce nelle
colonie democratiche, data l’assenza qui di autorità politiche e religiose che
potessero
imporre con la forza e per tradizione una legge senza argomentarla con la ragione.
Si tratta di una tesi affascinante, che lega indissolubilmente filosofia e
democrazia e
che fa apparire come “non-pensiero” quello che sorge in contesti politici e
culturali autoritari.
Si potrebbe ritenere questo approccio tipicamente francese, in quanto ricorda
l’art.16
della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789: “Uno stato che
non
garantisca i diritti umani e la separazione dei poteri, non ha costituzione”. Così
pure
un pensiero vincolato alle autorità esterne non è davvero filosofico. Il dubbio è
che la tesi di Vernant sia il tentativo di fondare nel passato attraverso una
proiezione,
tipicamente mitica, la perennità della democrazia.

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proiezióne s. f. [dal lat. proiectio -onis, der. di proicĕre «gettare avanti»,


part. pass. proiectus]. – 1. a. L’atto di proiettare, di lanciare nello spazio un
corpo pesante:
1 l'atto di scagliare in avanti, propulsione
2 allungamento, estensione
3 sporgenza, prominenza
4 architettura aggetto, elemento decorativo o architettonico o parte di un edificio
con estensione orizzontale, sporgente da una struttura muraria
5 diritto diritto di costruzione

proiectio/proiectionis
sostantivo femminile 3 declinazione

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