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Lezione n.

3
Richiami del metodo della congruenza
Utilizzazione del principio di identità
Trascurabilità della deformabilità per sforzo normale

Utilizzando il principio di identità, si può risolvere la struttura riportata in figura.


q q
C

A
L

A B
ZZ L

Il sistema è una volta iperstatico (i=1), trattandosi di un’unica asta con 4 gradi di vincolo (le due
cerniere in A e B). Data la simmetria della struttura e del carico (struttura simmetrica con carico
simmetrico, o, più brevemente, struttura simmetrica), è possibile ridurre lo studio a quello di metà
struttura, una volta che in C si sostituisca il vincolo che rappresenta (staticamente e
cinematicamente) la metà soppressa della struttura stessa.
Alla luce dei risultati ottenuti nella lezione precedente, potremmo considerare la sola parte di
O
sinistra inserendo, al posto della metà struttura di destra, un bipendolo ad asse orizzontale, che
impedisce la rotazione e lo spostamento verticale della sezione in C, permettendone invece le
traslazioni verticali (movimenti consentiti sull’asse di simmetria in assenza di vincoli).
La struttura diventa quindi quella riportata in figura seguente. Siamo ancora in presenza di una
struttura una volta iperstatica (i=1), per cui l’unico vantaggio nell’utilizzazione del principio di
identità consiste, in questo caso, nella possibilità di studiare soltanto metà struttura, estendendo in
seguito i risultati alla porzione non considerata, per simmetria dei diagrammi di sollecitazione, delle
B

reazioni vincolari, degli spostamenti e delle deformazioni elastiche.


La struttura, nell’ottica del metodo della congruenza, può essere risolta introducendo una incognita
iperstatica conseguente alla soppressione di un vincolo. Eliminando, ad esempio, il vincolo alla
rotazione offerto dal bipendolo in C, l’incognita X1 è rappresentata dalla reazione che tale vincolo
esercitava sulla struttura di partenza.

Gianni Bartoli – Appunti di Tecnica delle Costruzioni Revisione – 21/10/01


Lezione n. 3 – pag. III.2

q q
X1
ϕC
C C

L L

A A

A
L/2 L/2

Il valore di X1 verrà quindi ricavato imponendo la congruenza tra i due sistemi, in questo caso
esplicitata dall’equazione
ϕC = 0
(annullamento del valore della rotazione in C), che rappresenta l’equazione, da un punto di vista
ZZ
cinematico, del vincolo soppresso in C. La rotazione dovrà essere calcolata nella struttura in cui tale
movimento è consentito (cioè nella “struttura principale” ossia nella struttura ottenuta dalla struttura
di partenza per soppressione dei gradi di iperstaticità): annullare tale rotazione significa quindi
imporre che il sistema dal quale siamo partiti sia equivalente in tutto e per tutto al sistema al quale
siamo pervenuti.
Tale equivalenza potrà essere istituita soltanto quando il valore dell’incognita X1 garantirà l’unica
(per il teorema di Kirchhoff) soluzione al tempo stesso equilibrata e congruente.
Utilizzando il principio di sovrapposizione degli effetti, la rotazione in C è espressa, nella struttura
principale gravata dei carichi esterni e dell’incognita iperstatica X1, dall’equazione
ϕ C = ϕ C (q ) + ϕ C (X1 )
O
dove, rispettivamente, i due termini rappresentano la rotazione indotta dai soli carichi e quella
indotta dal momento, per ora incognito, X1.
Ancora per linearità, la rotazione indotta dalla coppia X1 può essere valutata attraverso l’espressione
ϕ C (X1 ) = X1 ⋅ ϕ C (1)
essendo ϕC(1) il valore della rotazione indotta in C dall’applicazione di una coppia con stessa
B

direzione e verso di X1 ma di intensità unitaria.


In sostanza, si ottiene quindi
ϕ C = ϕ C (q ) + X1 ⋅ ϕ C (1)
Il vantaggio di tale posizione risiede nella “tecnica” di calcolo dei valori delle due rotazioni ϕC(q) e
ϕC(1). Il valore della rotazione ϕC(q) può infatti essere valutato facendo ricorso al principio dei
Lavori Virtuali (PLV) per travi deformabili: tale rotazione viene calcolata calcolando il lavoro che
un opportuno sistema di forze fittizio compie rispetto agli spostamenti del sistema gravato dai
carichi esterni. Chiameremo tale sistema (struttura principale + carichi esterni) “sistema 0”. Il
sistema fittizio di forze è offerto, ad esempio, ancora dalla struttura principale in cui si ponga, come
unica azione esterna, una coppia unitaria in C, ossia una coppia che corrisponde, a meno del valore,
proprio all’incognita iperstatica del problema. Questo secondo sistema, che è quindi costituito dalla
struttura principale gravata dalla azione della sola incognita iperstatica assunta, per il momento,
unitaria, viene comunemente denominato come “sistema 1”.

Gianni Bartoli – Appunti di Tecnica delle Costruzioni BOZZA SOGGETTA A REVISIONE


Lezione n. 3 – pag. III.3

q
X1=1
C C

“sistema 0” L “sistema 1”
L

A A

A
L/2 L/2

Utilizzando quindi il PLV, possiamo valutare il lavoro che il sistema “fitttizio” di forze (sistema 1)
compie sul sistema “reale” di spostamenti (sistema 0). Il lavoro virtuale esterno è offerto dalla
relazione
ZZ
L*e = 1 ⋅ ϕ C (q )
mentre il lavoro virtuale interno vale
 N χT M 
L*i = ∫ (N 0 ⋅ ε1 + T0 ⋅ γ1 + M 0 ⋅ k1 ) ds = ∫  N 0 ⋅ EA1 + T0 ⋅ GA1 + M 0 ⋅ EJ1  ds
str str
Da cui, uguagliando i due termini
 N χT M 
ϕ C (q ) = ∫  N 0 ⋅ 1 + T0 ⋅ 1 + M 0 ⋅ 1  ds
 EA GA EJ 
str
O
E’ sufficiente quindi risolvere le due strutture che abbiamo indicato come “sistema 0” e “sistema 1”
e valutare l’integrale riportato per ottenere il valore della rotazione provocata in C dai carichi. Tale
termine è sovente indicato, in termini generalizzati, come η10, intendendo, con tale notazione, di
indicare il valore dello spostamento (generalizzato, cioè può essere uno spostamento vero e proprio
o una rotazione) in direzione e verso dell’incognita iperstatica X1 (da cui il pedice “1”) causata
dall’azione dei soli carichi esterni (il “sistema 0”, appunto, da cui il secondo pedice “0”).
In maniera analoga, il valore della rotazione in C causato dall’azione di una coppia unitaria ancora
B

applicata in C, può essere ricavato ricorrendo al PLV in cui il sistema fittizio di forze in questo caso
coincide con il sistema reale di spostamenti.
Si ottiene cioè
L*e = 1 ⋅ ϕ C (1)
mentre il lavoro virtuale interno vale
 N χT M 
L*i = ∫ (N1 ⋅ ε1 + T1 ⋅ γ1 + M1 ⋅ k1 ) ds = ∫  N1 ⋅ 1 + T1 ⋅ 1 + M1 ⋅ 1  ds
 EA GA EJ 
str str
o anche
 (N )2 χ(T )2 (M )2 
ϕ C (1) = ∫  1 +
 EA
 GA
1 + 1  ds
EJ 
str
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Lezione n. 3 – pag. III.4

Il termine, nella notazione utilizzata nella scrittura dell’equazione di Müller-Breslau, viene indicato
con η11, valore dello spostamento (generalizzato) in direzione e verso dell’incognita iperstatica X1
(da cui il pedice “1”) causata dall’azione dell’incognita iperstatica posta uguale ad 1 (ancora il
“sistema 1”, per cui il secondo pedice è “1”).
La risoluzione dei due sistemi porge i risultati riportati nelle figure seguenti

“SISTEMA 0”
q
HC Equilibrio alla rotazione
C (momenti rispetto ad A):
L qL
H C ⋅ L − (qL ) ⋅ = 0 ⇒ H C =

A
2 2
“sistema 0” L
Equilibrio alla traslazione verticale:
VA = 0
A HA Equilibrio alla traslazione orizzontale:
ZZ VA
L/2
H C + H A − (qL ) = 0 ⇒ H A =
qL
2

-qL/2
- -qL/2

C - C C
O
qL2/8
+

N0 T0 M0

+
A A A z
B

z
qL/2

Equazioni dei diagrammi:


qL qL z
T0 (z ) = − (qz ) M 0 (z ) = ⋅ z − (qz ) ⋅
2 2 2

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Lezione n. 3 – pag. III.5

“SISTEMA 1”
HC
1 Equilibrio alla rotazione
C (momenti rispetto ad A):
1
HC ⋅ L + 1 = 0 ⇒ HC = −
L
“sistema 1” L
Equilibrio alla traslazione verticale:
VA = 0
HA
A Equilibrio alla traslazione orizzontale:

A
1
HC + HA = 0 ⇒ HA =
L/2 L

VA
ZZ
1/L
+
C
1/L

C
1
1

+
+
C

+
N1 T1 M1

A A z A z
O
Equazioni dei diagrammi:
1 1
T1 (z ) = M1 (z ) = ⋅ z
L L

Osservazione: i diagrammi precedenti sono stati disegnati utilizzando le seguenti ben note
B

convenzioni per le Caratteristiche di Sollecitazione (CdS):


− Il verso di percorrenza della struttura è concorde con z e, di conseguenza, si assumono positivi
i momenti che tendono le fibre dalla parte tratteggiata. La convenzione è equivalente a quella
che si sintetizza nella figura seguente, in cui sono riportate le caratteristiche di sollecitazione
di segno positivo:

T N

M N M
T

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Lezione n. 3 – pag. III.6

La convenzione consiste nell’orientare la figura nella stessa direzione dell’asse della trave,
lasciando il tratteggio dalla stessa parte di quello prescelto per la struttura. Sono positive le
caratteristiche di sollecitazione se confrontate con quelle della figura, a seconda che si
consideri la risultante delle forze a sinistra della sezione in cui si stanno calcolando (e allora i
segni positivi sono quelli dati dalle CdS come riportate a sinistra) oppure delle forze a destra
della sezione (di conseguenza i segni positivi sono quelli dati dalle CdS come riportate a
destra)
− Qualunque sia la convenzione adottata, il diagramma dei momenti flettenti si disegna SEMPRE
dalla parte delle fibre tese.

Una volta disegnati i diagrammi è possibile quindi ricavare le espressioni per gli spostamenti,
attraverso le equazioni precedentemente scritte. Come già osservato, si trascurano i contributi
deformativi dovuti al taglio supponendo la struttura sufficientemente snella.

A
 N χT M 
ϕ C (q ) = η10 = ∫  N 0 ⋅ 1 + T0 ⋅ 1 + M 0 ⋅ 1  ds =
 EA GA EJ 
str
L/2 L
 qL  1  1  qL qz 2  1  1 qL qL3
= ∫ −   dz + ∫  z−  z dz = − +
ZZ 0
 2  L  EA  2
0
2  L  EJ 4 EA 24 EJ

 (N )2 χ(T )2 (M )2 
ϕ C (1) = η11 = ∫  1 +
 EA
 GA
1 + 1  ds =
EJ 
str
L/2 2 L 2 L/2
1 1 1  1 1 1 5L
= ∫  
 L  EA
dz +  z  ∫
 L  EJ
dz + ∫ (1)2
EJ
dz = +
2 L EA 6 EJ
0 0 0
O
Di conseguenza si ha
qL qL3  1 5L 
φ C = φ C (q ) + X1 ⋅ φ C (1) = η10 + X1 ⋅ η11 = − + + X1  + 
4 EA 24 EJ  2 L EA 6 EJ 

Per congruenza, tale rotazione deve essere complessivamente nulla, per cui si ottiene
B

qL qL3 qL3   6 J   6J 
− + ⋅ 1 −   1 −  
4 EA 24 EJ 24 EJ   L A  qL 2 2 2 
X1 = = =  L A 
1 5L 5 L   3 J  20  3J 
+ 1 +  1 +  
2 L EA 6 EJ 6 EJ   5 L2 A   5 L2 A 
   

E’ a questo punto interessante trarre un’altra conclusione. I termini riportati all’interno delle
parentesi tonde sono, nel caso di strutture snelle, spesso trascurabili rispetto all’unità.
Di questo è facile rendersene conto pensando, ad esempio, ad una trave la cui sezione sia
rettangolare di dimensioni b×h. In questo caso si ha infatti
b h3
J= A=bh
12
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Lezione n. 3 – pag. III.7

da cui
2
J 1 b h3 1 1 h
= =  
2 2 12 b h 12  L 
L A L
Se, come supposto, la struttura è snella, il rapporto h/L assume valori molto inferiori ad 1 (nel caso
del solido del De’ Saint Venant, di solito, si assume che L sia almeno un ordine di grandezza
maggiore rispetto alle dimensioni trasversali della sezione, e, quindi, ad h). Anche assumendo
h/L≈1/10, si avrebbero valori del rapporto J/(L2⋅A) nell’ordine di 1/1000, e quindi assolutamente
irrilevanti rispetto al valore 1.
Di conseguenza si può assumere per la struttura in figura, che
qL2
X1 ≈
20

A
Le considerazioni precedenti ci inducono a trarre quindi la conclusione che
Per strutture snelle il contributo deformativo dovuto allo sforzo normale è, in
generale, trascurabile rispetto a quello dovuto al momento flettente
Naturalmente l’affermazione precedente cessa di avere validità nel caso in cui si considerino
strutture in cui il momento flettente è o totalmente assente o di gran lunga inferiore rispetto allo
ZZ
sforzo normale presente. Il concetto di “momento flettente inferiore rispetto allo sforzo normale” si
può più correttamente esprimere valutando il rapporto tra M(z) e N(z) lungo lo sviluppo della
struttura. Introducendo la grandezza “eccentricità” definita, in ogni sezione, dal rapporto
M (z)
e( z ) =
N(z)
dimensionalmente rappresentato da una lunghezza, occorre quindi valutare che tale eccentricità sia
sufficientemente grande, altrimenti il contributo deformativo dello sforzo normale può risultare
preponderante rispetto a quello offerto dal momento flettente. In generale, si affermerà quindi che il
contributo deformativo offerto dallo sforzo normale risulta trascurabile rispetto a quello del
O
momento flettente se, lungo la trave, la disuguaglianza seguente è verificata
e( z )
>> 1
h
La funzione eccentricità rappresenta, lungo lo sviluppo della struttura, il luogo geometrico dei punti
dai quali passa, in ogni sezione, la risultante delle CdS valutata in tale sezione. Tale luogo
geometrico assume il nome di “curva delle pressioni” ed, in ogni punto, la risultante delle CdS
B

risulta tangente a tale curva. Ad esempio, in una struttura esclusivamente soggetta a sforzo normale,
l’eccentrità è comunque nulla, e, di conseguenza, la curva delle pressioni coincide con l’asse
geometrico della trave. Se, viceversa, considerassimo una struttura sottoposta a solo momento
flettente, la curva delle pressioni tenderebbe ad assumere una distanza infinita rispetto all’asse.
La posizione della curva delle pressioni rispetto all’asse della trave assume quindi la funzione di
indicare la prevalenza tra sforzo normale e momento flettente, e di conseguenza di giustificare o
meno la trascurabilità delle deformazioni imputabili ad una piuttosto che all’altra CdS.

Ricapitolando si può quindi affermare che


Per strutture snelle in cui la curva delle pressioni sia sufficientemente distante
dall’asse della trave, il contributo deformativo dovuto allo sforzo normale è, in
generale, trascurabile rispetto a quello dovuto al momento flettente

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Lezione n. 3 – pag. III.8

Tornando all’esercizio proposto, possiamo concluderlo ricavando i valori delle sollecitazioni nella
struttura. Il Principio di Sovrapposizione degli Effetti utilizzato in precedenza per ricavare il valore
dell’incognita iperstatica X1 può essere utilizzato anche per tracciare i diagrammi finali.
La struttura di partenza può infatti essere pensata come la somma del “sistema 0” e del “sistema 1”
moltiplicato per il valore di X1.
Si può, in sostanza, affermare che qualunque effetto ξ(z) in ogni sezione della struttura iperstatica
può essere valutato come
ξ(z ) = ξ 0 (z ) + X1 ⋅ ξ1 (z )
dove ξ0(z) rappresenta tale effetto valutato nel “sistema 0” mentre ξ1(z) è lo stesso effetto nel
“sistema 1”. Con il termine “effetto” si possono identificare tutte le grandezze statiche e
cinematiche della struttura, quali reazioni vincolari, CdS, deformazioni, spostamenti. Ad esempio, il
diagramma del momento flettente può essere valutato come

A
M (z ) = M 0 (z ) + X1 ⋅ M1 (z )
utilizzando i diagrammi M0(z) e M1(z) già visti in precedenza.
Nelle figure seguenti sono quindi riportati i valori delle reazioni vincolari ed i diagrammi delle CdS.
11/20 qL
1/20 qL2
ZZ C

sistema effettivo L

A 9/20 qL
O
L/2
-11/20 qL
qL2/20
- -11/20 qL -

C C C
-
B

81/800 qL2
+
N T M

A + A z A
9/20 qL
z

Osservazione: i diagrammi del taglio e del momento hanno nel tratto verticale le equazioni
9 9 z
T(z ) = qL − (qz ) M (z ) = qL ⋅ z − (qz ) ⋅
20 20 2
ottenute ancora per composizione lineare delle precedenti equazioni dei due sistemi.

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Lezione n. 3 – pag. III.9

Il valore massimo del momento flettente, si ottiene nella sezione in cui la sua derivata
(rappresentata dal diagramma del taglio) ha valore nullo.
Quindi l’ascissa z0 di momento massimo vale
9 9
T(z 0 ) = qL − (qz 0 ) = 0 ⇒ z 0 = L
20 20
e il momento massimo assume di conseguenza il valore
2
9  9  q  9  81 2
M max = M (z 0 ) = qL ⋅  L  − ⋅  L  = qL
20  20  2  20  800

Infine, le reazioni vincolari ed i diagrammi della struttura di partenza possono essere ricavati per
simmetria da quelli appena disegnati
q C q

A
-11/20 qL -

L struttura di N
ZZ partenza

A 9/20 qL B A B
9/20 qL
L

qL2/20
-11/20 qL -

- C - C
O
T 81/800 qL2 M 81/800 qL2
+ +
B

+ A z B + A B
9/20 qL
z
9/20 qL

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