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Presentazione

La nuova direttiva sui rifiuti 2008/98 stabilisce con chiarezza che la gestione dei rifiuti
deve essere conforme a una “gerarchia” che ponga in ordine di priorità prevenzione, riuso,
riciclaggio, altre forme di recupero e infine smaltimento. È perciò inequivocabile che i
rifiuti devono essere preventivamente trattati e per quanto possibile recuperati prima di
essere smaltiti. La direttiva sui rifiuti non si limita quindi alla fase post-produzione, ma
estende il campo di applicazione alla prima fase di “progettazione” di ciascun prodotto
commerciale, che deve essere mirata ad allungarne il più possibile il “ciclo di vita”, ad
agevolarne il loro riuso o in alternativa il riciclaggio come materiale per la produzione di
altri beni. Si deve perciò progressivamente passare da un modello di sistema produttivo
che consideri la produzione dei rifiuti come una variabile direttamente legata ai parametri
economici, a un modello fondato sul concetto di massimo recupero a fine vita dei prodotti e
di minimizzazione della presenza di sostanze e composti pericolosi nei rifiuti generati.
Nella gestione dei rifiuti si deve inoltre ricordare che è indispensabile raggiungere
un “obiettivo ambientale complessivo”, al fine di indirizzare le scelte di pianificazione
produttiva verso soluzioni che consentano di minimizzare l’impatto complessivo che,
sebbene in maniera approssimativa, può essere considerato proporzionale alla quantità dei
rifiuti che complessivamente verranno conferiti in discarica.
È questa la sfida che dovrà vedere impegnati i ricercatori nei prossimi anni, per fornire
supporto all’attuazione della nuova direttiva in termini di migliore efficacia e di costi
contenuti, così contribuendo alla limitazione del numero e dimensione degli impianti di
discarica. Ne dovrà risultare un sistema socio-economico più evoluto e consapevole, in
cui l’utilizzazione delle corrette tecnologie per il trattamento dei rifiuti sia considerata
favorevolmente dalla collettività piuttosto che con generico atteggiamento di rifiuto
derivante dalla convinzione che queste siano comunque responsabili di generazione e
diffusione di sostanze inquinanti.
E’ stata più volte è richiamata l’urgenza che i decisori politici e le amministrazioni locali
si avvalgano delle competenze della comunità scientifica, tipicamente non portatrice di
interessi ma che, nel rispetto dei principi dell’etica, riporta con neutralità e oggettività i
risultati raggiunti con gli studi. Naturalmente è compito dei rappresentanti degli Enti di
ricerca e delle Università dedicare ogni attenzione e cura al processo di trasferimento di
conoscenze, favorendo la rapida applicazione di tutti i risultati più innovativi ed efficaci.
Nel settore dei rifiuti, soprattutto nel nostro Paese, c’è ancora molto da fare e sono molti i
ricercatori, non solo quelli più direttamente coinvolti nello sviluppo e applicazione di nuove
tecnologie, che possono concorrere a realizzare gli obiettivi qui accennati. È appena il caso
di ricordare che la corretta gestione del ciclo dei rifiuti richiede valutazioni assai complesse
che non possono essere limitate a quelle tecnologiche, ma che devono riguardare con cura
anche maggiore gli aspetti socio economici delle soluzioni adottate e il loro possibile
impatto sulla salute dell’uomo.
Con questo workshop desideriamo realizzare un confronto di saperi sugli aspetti principali
della problematica dei rifiuti per comprendere meglio quali debbano essere le linee di
intervento della ricerca nei prossimi anni.

Giuseppe Cavarretta
Direttore del Dipartimento Terra e Ambiente
Finalità del workshop

Il workshop è un’occasione d’incontro fra ricercatori del settore, con la partecipazione


attiva di Istituzioni nazionali con le quali il CNR collabora per attuare sinergie e creare
opportunità utili in relazione alla partecipazione a progetti di largo respiro. Nel workshop
sono impegnati alcuni tra i più autorevoli operatori della ricerca di settore per delineare un
quadro di riferimento avanzato a livello nazionale, con l’obiettivo di identificare gli aspetti
che prioritariamente meritano investimenti in ricerca e sviluppo.
La recente direttiva 2008/98 pone nuovi obiettivi e apre nuove prospettive alla gestione dei
rifiuti, soprattutto in relazione alla produzione di materie prime secondarie che cessano di
essere rifiuto e agli standard richiesti ai fini del recupero di energia. Esistono esperienze
molto interessanti sul recupero dei rifiuti e sulla valorizzazione del loro contenuto, temi
sui quali la ricerca già fornisce soluzioni e può ancora dare un contributo importante. Nel
settore della caratterizzazione, la ricerca occupa naturalmente un ruolo primario al fine di
suggerire soluzioni per l’annoso problema della classificazione dei rifiuti con conseguente
attribuzione della/e classe/i di pericolo, per i quali la nuova direttiva delinea un nuovo
approccio.
Nel campo dei processi e delle tecnologie di trattamento la ricerca è fondamentale, sia per
ideare e mettere a punto nuove soluzioni, sia per valutare e confrontare schemi di possibili
alternative. Si tratta di valutazioni complesse di tipo integrato dove sono considerati molti
aspetti, fra i quali anche la minimizzazione del conferimento in discarica alla fine del
complessivo ciclo di trattamento. Gli stessi sistemi di trattamento mediante termodistruzione,
con tutte le possibili alternative tecnologiche quali la gassificazione, al centro di attese e
preoccupazioni, meritano valutazioni scientificamente rigorose sull’impatto ambientale e
sull’affidabilità tecnica.
La tracciabilità dei rifiuti è un ulteriore aspetto da non trascurare e che può costituire
l’elemento essenziale per un efficace contrasto della criminalità che opera nel settore e dei
relativi traffici illeciti.
In questo contesto multidisciplinare, oltre agli aspetti tecnici e tecnologici del ciclo dei
rifiuti, sono affrontati gli aspetti principali relativi agli impatti ambientali e sanitari delle
diverse modalità di gestione e le implicazioni socio-economiche, temi chiave per delineare
le giuste strategie per una gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti, senza tralasciare il
nodo del consenso.

Giuseppe Mininni
Responsabile del Progetto
Controllo dell’inquinamento e recupero ambientale
Sessione I: Il ciclo dei rifiuti
Sergio Marchisio (Istituto di Studi Giuridici Internazionali, CNR)
Nuovi profili giuridici della direttiva 2008/98
pag. 7

Antonio Cavaliere (Osservatorio Nazionale dei Rifiuti)


Gli obiettivi di supporto alla ricerca dell’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti
pag. 9

Giuseppe Mininni (Istituto di Ricerca Sulle Acque, CNR)


Il ruolo della ricerca nell’attuazione della disciplina sui rifiuti alla luce della nuova
direttiva 2008/98
pag. 11

Loredana Musmeci (Istituto Superiore di Sanità)


La classificazione e la caratterizzazione dei rifiuti
pag. 13

Luciano Morselli (Dip. di Chimica Industriale e dei Materiali – Univ. di Bologna)


La gestione integrata dei rifiuti con riferimenti agli strumenti di validazione
pag. 15

Sessione II: Sviluppo di processi


Riccardo Chirone (Istituto di Ricerche sulla Combustione, CNR)
I problemi tecnologici e ambientali di incenerimento e co-incenerimento: ricerca di base
e applicata
pag. 21

Pasquale De Stefanis (Dip. Ambiente, Cambiamenti Globali e Sviluppo Sostenibile,


ENEA)
Lo sviluppo di tecnologie innovative di trattamento termico dei rifiuti
pag. 23

Paolo Plescia (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati, CNR) e Renato De
Silva (Assing S.p.A.)
Applicazioni e prospettive del processo di micronizzazione dei rifiuti
pag. 25

Luigi Toro e Giuliana Furlani (Centro Interuniversitario HTR, Università La Sapienza


Roma)
Valorizzazione di materie prime secondarie
pag. 27

Stefano Ubaldini (Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, CNR)


Il recupero di metalli dai fanghi dell’industria elettronica e dalle pile
pag. 29

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Pietro Capaldi (Istituto Motori, CNR) e Espedito Vassallo (Istituto di Fisica del Plasma,
CNR)
Sistemi non convenzionali di smaltimento di rifiuti di varia natura ad elevata efficienza
di conversione energetica
pag. 31

Sessione III: Controllo e valutazione degli impianti


Fabrizio Bianchi (Istituto di Fisiologia Clinica, CNR)
Valutazione dell’impatto della gestione dei rifiuti sulla salute umana
pag. 37

Mauro Rotatori e Ettore Guerriero (Istituto sull’Inquinamento Atmosferico, CNR)


Il controllo ambientale degli impianti di trattamento dei rifiuti
pag. 41

Massimo Guidi e Brunella Raco (Istituto di Geoscienze e Georisorse, CNR)


Monitoraggio degli impianti di discarica
pag. 45

Eugenio Onori (Albo nazionale gestori ambientali - Ministero dell’Ambiente e della


Tutela del Territorio e del Mare)
I problemi associati al trasporto dei rifuti
pag. 47

Vito Felice Uricchio (Istituto di Ricerca Sulle Acque, CNR)


La tracciabilità dei rifiuti e il controllo dei traffici illeciti
pag. 49

Roberto Zoboli (Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo, CNR e Univ. Cattolica) e


Massimiliano Mazzanti (Univ. Ferrara e Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo,
CNR)
Aspetti economici del ciclo dei rifiuti e politica del consenso
pag. 53

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Sessione I
Il ciclo dei rifiuti
Nuovi profili giuridici della direttiva 2008/98
Sergio Marchisio
Istituto di Studi Giuridici Internazionali, CNR
sergio.marchisio@isgi.cnr.it

Parole chiave: direttiva 2008/98/CE, definizione rifiuto, sottoprodotto, gerarchia rifiuti,


riciclaggio.

La tutela dell’ambiente costituisce oggetto finalità, i criteri di priorità e i requisiti mi-


di interventi normativi a vari livelli: inter- nimi, gli adempimenti e gli obblighi dei
nazionale, comunitario, nazionale, regio- produttori di rifiuti e le funzioni dell’am-
nale, locale. Ciò vale anche, e soprattutto, ministrazione pubblica per la prevenzione e
in materia di gestione dei rifiuti, settore nel la gestione in sicurezza dei rifiuti prodotti.
quale la disciplina giuridica interna trova Particolare importanza rivestono la defini-
la sua origine in numerosi atti di legisla- zione di “rifiuto” e il significato del verbo
zione comunitaria, in particolare direttive, “disfarsi”. La normativa lascia aperta la
che hanno richiesto un continuo processo questione dei limiti alla nozione di rifiuto,
di adattamento dell’ordinamento italiano. specie con riferimento ai sottoprodotti e alle
Si tratta di una catena normativa che ha ri- materie prime secondarie.
chiesto interventi di conformazione durati Per sopperire a tali limiti e consolidare la
vari decenni, le cui tappe salienti sono sta- sistematicità della legislazione applicabile,
te il Decreto legislativo n. 22 del 1997 e, il PE e il Consiglio dell’Unione europea
più recentemente, il Decreto legislativo n. hanno adottato nel dicembre 2008 la nuova
152/2006. Direttiva 2008/98/CE, relativa ai rifiuti, la
Il panorama è complesso: ci troviamo di quale riordina la materia e pone agli Stati
fronte, da un lato, a norme quadro poste ai membri un’ulteriore esigenza di adattamen-
vari livelli che pongono i principi generali to da soddisfare entro due anni.
dalle quali discendono le norme attuative La nuova Direttiva quadro, che sostituisce
e, dall’altro lato, a regimi giuridici generali le direttive 2006/12/CE (rifiuti), 91/689/
cui si affiancano regimi speciali e derogato- CEE (rifiuti pericolosi) e 75/439/CEE (eli-
ri. Il contesto legislativo è quindi comples- minazione degli oli usati), si propone di aiu-
so e non sempre sistematico; certo di non tare l’Unione europea ad avvicinarsi a una
facile interpretazione ed applicazione. Da «società del riciclaggio», cercando di evi-
ciò l’obiettiva difficoltà per l’operatore di tare la produzione di rifiuti e di utilizzare i
ricondurre a unità il sistema in un quadro rifiuti come risorse.
normativo chiaro e certo. Essa ha come obiettivo principale quello di
Si impone quindi una ricostruzione sistema- ridurre al minimo le conseguenze negative,
tica della normativa applicabile, generale e sulla salute umana e sull’ambiente, deri-
speciale, per agevolare la lettura del com- vanti dalla produzione e dalla gestione dei
plesso sistema delle fonti in materia di ge- rifiuti.
stione dei rifiuti. La Direttiva 2008/98/CE chiarisce inoltre
La disciplina giuridica della gestione dei ri- i limiti inerenti la definizione di rifiuto e,
fiuti è contenuta nella parte IV del D. Lgs. in particolare, la distinzione rifiuto-sotto-
152/2006, il quale stabilisce i principi, le prodotto. La più attenta definizione delle

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nozioni comporta la distinzione tra rifiuti e Il rilascio delle autorizzazioni per il tratta-
sottoprodotti e introduce i criteri per cui i ri- mento dei rifiuti (operazioni di recupero e
fiuti cessano di essere tali quando siano sot- smaltimento) dovrà essere subordinata a una
toposti a un’operazione di recupero, incluso attenta valutazione dell’impatto sull’am-
il riciclaggio. Netta inoltre è la differenza biente e sulla salute, compreso il rispetto
tra i concetti di recupero e lo smaltimento, del paesaggio e l’assenza di inconvenienti
fondata in termini di impatto ambientale. quali rumori e odori.
Rispetto all’attuale Direttiva sui rifiuti Entro il 12 dicembre 2010, l’Italia sarà
(2006/12/CE), si accentua quindi un approc- quindi tenuta ad adattare il suo ordinamento
cio basato sulla prevenzione e sul riutilizzo, interno in materia di rifiuti alla nuova nor-
il tutto legato alla tracciabilità dell’intero mativa comunitaria. Ciò contribuirà a ren-
ciclo di vita dei prodotti e dei materiali e dere la legislazione italiana in materia di
non soltanto sulla fase in cui essi diventano gestione dei rifiuti più sistematica e meglio
rifiuti. Pertanto, le operazioni di smaltimen- coerente con i principi di tutela della salute
to, di recupero e di riciclaggio dei rifiuti ur- umana e dell’ambiente.
bani - provenienti dalla raccolta domestica
- si dovranno realizzare attraverso impianti Bibliografia
specializzati dando priorità alla raccolta dif-
ferenziata di carta, metalli, plastica e vetro. G.U.U.E., L 22 novembre 2008, pp. 3-30.
Viene inoltre rivista e ampliata la gerarchia Maurizio Pernice e Giuseppe Mininni, Il si-
dei rifiuti che indica le priorità da applicare stema normativo e tecnico di gestione dei
nella definizione della normativa e della po- rifiuti. La nuova disciplina dopo il D. Lgs.
litica in materia di gestione dei rifiuti con il 152/2006 e la sua riforma”, Wolters Kluwer
consolidamento dei principi di: prevenzio- Italia, IPSOA, 2008.
ne, preparazione per il riutilizzo, riciclag-
gio, recupero di altro tipo, per esempio il
recupero di energia e smaltimento.
Gli Stati membri dovranno adottare un
piano nazionale per l’intero sistema di ge-
stione dei rifiuti e potranno attuare misure
legislative di accompagnamento per defini-
re una responsabilità estesa dei produttori
e dei commercianti, inclusa l’accettazione
dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano
dopo l’utilizzo dei prodotti. L’esistenza di
piani nazionali diversamente articolati po-
trà limitare le esportazioni di rifiuti, in casi
di emergenza, destinati a inceneritori di altri
Paesi classificati come impianti di recupero,
qualora sia stato accertato che i rifiuti nazio-
nali avrebbero dovuto essere smaltiti o che
i rifiuti avrebbero dovuto essere trattati in
modo non coerente con i loro piani di ge-
stione dei rifiuti.
La nuova Direttiva consolida i principi se-
condo cui “chi inquina paga” e i costi della
gestione dei rifiuti spettano al produttore
iniziale o ai detentori del momento o ai pre-
cedenti detentori dei rifiuti.

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Gli obiettivi di supporto alla ricerca dell’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti
Antonio Cavaliere
Osservatorio Nazionale dei Rifiuti
Dipartimento di Ingegneria Chimica, Università di Napoli Federico II
antcaval@unina.it

Parole chiave: riciclo, reti, riduzione di CO2, pirolisi, bio-char.

L’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (Os- dalle associazioni e dai consorzi preposti al
servatorio o ONR) è un organo istituzionale buon funzionamento del ciclo.
di nomina pluriministeriale che studia, ana- In questa sede sono indicate nel seguente
lizza, vigila, supplisce e promuove azioni elenco solo alcuni possibili obiettivi, prima
normative, amministrative, formative ed di ricerca e poi di proposizione legislativa,
informative nel campo dell’intero Ciclo di che riguardano il sistema delle reti nel suo
Gestione dei Rifiuti in Italia (Ciclo) con complesso:
particolare riferimento ai Rifiuti Urbani e I. Omogeneizzazione della nomenclatura
alla prima parte delle azioni che caratteriz- nelle reti del riciclo.
zano la Gerarchia del Ciclo come definita II. Ridefinizione di «categorie» coinvolte
dall’Unione Europea, ovverosia quelle che nelle reti del riciclo.
fanno riferimento alla Prevenzione e al Re- III. Omogeneizzazione dell’apparato orga-
cupero di Materia. Pertanto anche se non nizzativo, di indirizzo e di controllo.
è compito dell’Osservatorio supportare di- IV. Separazione dei sistemi consortili dei
rettamente la ricerca, esso è un organo di prodotti da quelli dei materiali.
indirizzo e pertanto deve fornire indirizzi V. Caratterizzazione delle reti a seconda
anche in tal senso. Di fatto è nel programma della complessità dei prodotti.
dell’ONR per il 2009 trovare qualche forma Il primo obiettivo è dettato dalla varietà del-
di supporto per alcune tematiche strategiche la terminologia adottata specificamente per
per il “CICLO” e, in particolare: ogni categoria merceologica. Infatti i siste-
1) omogeneizzazione delle reti logistiche mi consortili, preposti alla implementazio-
obbligatorie del riciclo; ne delle reti del riciclo, sono nati e si sono
2) valutazione dei sistemi alternativi di re- evoluti indipendentemente l’uno dall’altro,
stituzione per prodotti complessi; crescendo giustamente sulle esperienze ma-
3) pirolisi e gassificazione come mezzo di turate in ogni singolo comparto. E’ possi-
separazione e valorizzazione della fra- bile oggi, a valle di una prima esperienza
zione inorganica dei RUB; storica sui sistemi consortili “più vecchi” e
4) compatibilità agronomica del bio-char. quelli in via di formazione, una maggiore
Per quanto concerne i primi due punti va omogeneizzazione anche delle diciture, che
sottolineato che l’evoluzione dei sistemi permettono una comparazione più imme-
di promozione per il riciclo dei materiali è, diata fra le varie esperienze. Questo è un
oggi in Italia, in gran parte affidata alla na- aspetto formale, di ricerca “tassonomica”,
turale deriva dei meccanismi messi in atto che diventa di sostanza proprio nella mi-
attraverso un esteso corpus di leggi, emen- gliore comprensione dei meccanismi che
damenti, regolamenti, emanati negli ultimi reggono il riciclo dei materiali. Si avverte,
dieci anni sia dagli organi istituzionali, che invece, sul piano sostanziale la necessità,

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indicata nell’obiettivo II, di ridefinire alcu- te ed economico le proprie finalità. Infatti
ne categorie coinvolte nelle reti di materia, dall’analisi delle reti si evince una loro forte
economiche e di informazione. In partico- eterogeneità frutto di una crescita separata
lare ciò riguarda il concetto di rifiuto e la dei «singoli sistemi del riciclo» piuttosto
sua trasportabilità. Per esempio si riscontra che di una loro crescita complessiva.
una certa difficoltà ad identificare quando Per quanto riguarda, invece, le tematiche
un prodotto diventa un rifiuto e quindi di- strategiche numerate all’inizio come 3 e 4
venta un materiale che sotto l’aspetto della va ben evidenziato che esse si riferiscono
proprietà e della trasportabilità ha delle sue a una drastica riduzione di gas climalte-
peculiarità. A titolo di esempio sembrerebbe ranti e alla considerazione che la riduzione
più opportuno inserire delle categorie inter- dell’effetto serra raggiungibile attraverso il
medie, come ad esempio “prodotto esausto” recupero di materia è molto più significati-
o “prodotto riciclabile” in queste termino- vo di quello associato al recupero energeti-
logie. Ciò presuppone aspetti giuridico-le- co. Nel suo insieme il settore dei rifiuti può
gislativi-amministrativi di notevole portata fornire un significativo contributo a questa
che vanno indagati in relazione a un quadro riduzione. Secondo una stima effettuata da
di riferimento di base che è bene svolgere in Prognos nel 2008, si potrebbe ottenere per
un ambiente scientifico piuttosto che in un l’Italia una riduzione delle emissioni di CO2
ambiente strettamente operativo. corrispondente al 30% degli obiettivi fissati
Il punto III attiene alle forme organizzative dal Protocollo di Kyoto al 2020 (30 Mil. di
delle reti. In particolare si possono deline- ton di CO2eq.). Il raggiungimento di questi
are con chiarezza la natura e l’estensione obiettivi può essere raggiunto attraverso tre
degli organi di controllo che sono oggi par- strumenti:
tizionati a seconda della rete di riciclo (Os- • la riduzione dal riciclaggio/recupero dei
servatorio Nazionale sui Rifiuti, Comitati di rifiuti, mediante la sostituzione di ma-
Controllo, etc.). terie prime vergini con materie prime
Il punto IV coinvolge la necessità di separa- seconde;
re i sistemi consortili che sono istituiti per la • la riduzione del biogas emesso dalle di-
prevenzione (in termini di ecodesign, ridu- scariche (l’Italia smaltisce oltre il 50%
zione e riuso del futuro rifiuto) nonché per dei RU in discarica);
l’internalizzazione dei costi di smaltimento • l’incremento del recupero del materiale
(consorzi di prodotti) da quelli dei materiali biodegradabile sotto forma di materiale
che sono istituiti per incrementare la raccol- valorizzato agronomicamente.
ta differenziata e il riciclo dei materiali. Un La pirolisi e/o la gassificazione dei rifiuti
sistema organizzativo di tal genere preve- biodegradabili potrebbero fornire un contri-
de una struttura matriciale in cui le colonne buto addizionale a quello che viene (e verrà)
sono costituite dai consorzi dei materiali fornito da parte dei processi biologici. Ciò
identificabili come categorie singolarmente sarà possibile se per questi processi termici
riciclabili e le righe rappresentano i consor- saranno ben studiate, valutate e quantificate
zi dei “prodotti”. E’ immediato rilevare che le capacità e le modalità chimico-fisiche di
i singoli elementi della matrice sono rap- trattenere nel residuo solido la parte inorga-
presentati da punti decisionali in termini di nica della frazione biodegradabile.
determinazione di Contributi Ambientali e A questa valutazione dovrebbe accompa-
di carichi economici da sostenere. gnarsi un’analoga valutazione della possi-
Infine il V e ultimo obiettivo tra quelli qui bilità di sfruttare queste frazioni per la valo-
identificati dovrebbe fornire una cornice rizzazione agronomica dei terreni.
legislativa e amministrativa di riferimento
in cui i vari sistemi consortili si inseriscono
per espletare nel modo più efficace, efficien-

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Il ruolo della ricerca nell’attuazione della disciplina
sui rifiuti alla luce della nuova direttiva 2008/98
Giuseppe Mininni
Istituto di Ricerca Sulle Acque, CNR
mininni@irsa.cnr.it

Parole chiave: prevenzione, riciclaggio, recupero, rifiuti organici, rifiuti pericolosi.

Gli aspetti della nuova direttiva 2008/98/CE dai parametri economici a una società dove
che maggiormente avranno incidenza sugli prodotti e beni di consumo siano progettati
indirizzi della ricerca scientifica e tecnolo- nell’ottica di garantirne il massimo recupero
gica sono senza dubbio il grande impulso a fine vita e comunque l’assenza, per quanto
che è previsto per le attività di prevenzio- possibile, di sostanze e composti pericolosi
ne e riciclaggio, per l’attenzione posta per nei rifiuti prodotti. In questa ottica si può
talune categorie di rifiuti (quelli organici e prevedere un’accelerazione dei trattamenti
quelli pericolosi) e infine per l’applicazione rivolti al recupero di materia, fino a giun-
delle migliori tecniche disponibili richieste gere alle condizioni che consentano a un
in talune condizioni. rifiuto di cessare di essere tale (effettiva uti-
La direttiva prescrive che i paesi membri lizzazione, esistenza di un mercato, confor-
garantiscano nella gestione dei rifiuti il ri- mità a requisiti di qualità, assenza di impatti
spetto della “gerarchia” dove nell’ordine negativi sull’ambiente a seguito del suo uti-
troviamo prevenzione, preparazione per il lizzo). Una delle più rilevanti novità appare,
riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo poi, la specificazione nell’allegato II delle
e smaltimento. Tale strategia generale deve condizioni che possono consentire l’attribu-
essere basata anche sul conseguimento di zione di “operazione di recupero” alle ope-
un “obiettivo ambientale complessivo” dato razioni di produzione di energia dai rifiuti.
dalla minimizzazione delle conseguenze ne- L’efficienza energetica da conseguire è stata
gative della gestione dei rifiuti per la salute fissata al 60% o al 65% per gli impianti esi-
umana e in generale per l’ambiente, da va- stenti o quelli nuovi, rispettivamente. Essa
lutare considerando il complessivo ciclo di deve essere calcolata su base annua consi-
vita delle sostanze che compongono i rifiuti. derando l’energia, elettrica e termica per usi
Gli obiettivi delineati sono molto ambizio- commerciali, prodotta al netto dell’uso di
si considerando che l’effettivo riciclaggio combustibili e altri materiali introdotti nel
di materiali derivanti dai rifiuti domestici ciclo termico, rapportata alla quantità com-
e similari, con riferimento almeno a carta, plessiva di calore introdotto con i rifiuti e
plastica, vetro e metalli, deve raggiungere con il combustibile. In pratica l’eventuale
nel 2020 almeno il 50%. Prevenzione e ri- uso di combustibili, indispensabile per le
ciclaggio sono, perciò, obiettivi effettivi da operazioni di start up, risulta così penaliz-
raggiungere, in modo che sia finalmente di- zante da non consentire la classificazione
sgiunto il binomio consolidato fra crescita della operazione come recupero.
economica e produzione di rifiuti. Si deve Le operazioni di recupero d’energia dai ri-
perciò progressivamente passare da una so- fiuti, ai fini di tale omologazione, dovranno
cietà dei consumi dove la produzione dei quindi utilizzare tecnologie innovative, con
rifiuti rappresenta una variabile dipendente produzione di energia elettrica e termica,

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per un effettivo utilizzo a fini commerciali. sfide per le quali la ricerca è chiamata a
Per i rifiuti organici (si tratta di rifiuti biode- dare risposte soprattutto con riferimento ai
gradabili di giardini e parchi, rifiuti alimen- seguenti settori principali:
tari e di cucina e rifiuti simili dell’industria a) individuazione del miglior risultato am-
alimentare) gli Stati membri devono adot- bientale complessivo per l’applicazione
tare misure atte a incentivarne la raccolta della gerarchia dei rifiuti;
separata finalizzata al compostaggio, il trat- b) individuazione dei fluissi di rifiuti e del-
tamento con elevati requisiti di protezione le relative tecniche di trattamento che
ambientale e l’utilizzazione di materiali consentano di conseguire i migliori ri-
sicuri derivanti da tale trattamento. Risulta sultati in termine di riciclaggio di mate-
perciò chiaro l’obiettivo di giungere, attra- ria;
verso il trattamento, alla produzione di ma- c) valutazione di scenari e sistemi di ge-
teriali (eventualmente compost di qualità) stione integrata dei rifiuti;
piuttosto che di altri rifiuti, ancorché trat- d) sviluppo di nuove tecniche di trattamen-
tati. to di rifiuti pericolosi in condizioni tali
La direttiva riserva ben tre articoli ai rifiu- da garantire la protezione dell’ambiente
ti pericolosi. È interessante osservare che e della salute umana;
mentre la gestione dei rifiuti non pericolosi e) sviluppo di nuove tecniche per la pro-
deve essere effettuata senza danneggiare la duzione di materiali derivanti dal tratta-
salute umana e senza recare pregiudizio per mento dei rifiuti organici;
l’ambiente (criterio del rischio sanitario ac- f) sviluppo di nuovi processi di recupero
cettabile), quella dei rifiuti pericolosi deve di energia dai rifiuti conformi agli stan-
garantire la protezione dell’ambiente e del- dard europei;
la salute umana, e perciò essere conforme a g) caratterizzazione e classificazione dei
più rigidi criteri di prevenzione. rifiuti pericolosi ai fini della loro gestio-
Emergono poi significative differenze ri- ne conforme.
spetto alla precedente impostazione norma-
tiva relativamente alla classificazione dei
rifiuti pericolosi, essendosi aggiunta una
nuova caratteristica di pericolo (sensibiliz-
zanti) e soprattutto facendosi riferimento,
per l’attribuzione delle caratteristiche di pe-
ricolo, direttamente ai metodi riportati nella
disciplina dei preparati pericolosi, che pre-
cedentemente erano richiamati solo ai fini
dell’attribuzione di un significato specifico
alle definizioni. L’uso diretto di tali metodi,
compresi quelli in vitro, potrebbe risultare
così complesso da rendere praticamente im-
possibile il loro uso di routine.
La direttiva prevede, infine, l’utilizzazione
delle migliori tecniche disponibili per lo
smaltimento dei rifiuti, per il recupero dei
rifiuti urbani non differenziati, e, in genera-
le, ai fini dell’individuazione delle misure
atte alla prevenzione della produzione dei
rifiuti che dovrebbero essere attuate dalle
imprese.
In definitiva la direttiva pone una serie di

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La classificazione e la caratterizzazione dei rifiuti
Loredana Musmeci
Istituto Superiore di Sanità
musmeci@iss.it

Parole chiave: rifiuti, direttiva, pericolosità.

In data 19 novembre 2008 è stata promul- III viene riportata una nota che afferma:
gata la nuova direttiva 2008/98/CE del Par- “L’attribuzione delle caratteristiche di peri-
lamento Europeo e del Consiglio relativa colo “tossico”, “molto tossico”, “nocivo”,
ai rifiuti che abroga alcune direttive, tra cui “corrosivo”, “irritante”, “cancerogeno”,
la direttiva 75/439/CEE, la 91/689/CEE “tossico per la riproduzione”, “mutageno”
e 2006/12/CEE (abrogate con effetto dal e “ecotossico” è effettuata secondo i criteri
12/12/2008). stabiliti nell’All. VI della dir. 67/548/CEE
La direttiva è entrata in vigore il 12/12/2008 del Consiglio, del 27/06/1967, concernen-
e gli Stati membri debbono recepire detta te il ravvicinamento delle disposizioni le-
direttiva entro il 12/12/2010, data quest’ul- gislative, regolamentari e amministrative,
tima in cui vengono definitivamente abro- relative alla classificazione, all’imballaggio
gate le direttive sopracitate, tra cui quella e all’etichettatura delle sostanze pericolo-
relativa ai rifiuti pericolosi (91/689/CEE). se”. Pertanto nella nuova direttiva viene
Pertanto le disposizioni riportate nel D.Lgs aggiunta la caratteristica “ECOTOSSICO”
152/2006 e s.m.i. saranno ancora in vigore tra quelle per le quali l’attribuzione della
per meno di 2 anni, dopo di ché si dovrà caratteristica di pericolo viene effettuata
passare al nuovo regime, che per i rifiuti pe- secondo i criteri stabiliti nell’All. VI della
ricolosi comporta alcune importanti novità. dir. 67/548/CE; quindi sembrerebbe che il
La nuova direttiva 2008/98/CE si adegua legislatore europeo abbia voluto uniforma-
pienamente agli attuali disposti normativi re pienamente la legislazione in materia di
in materia di classificazione delle sostanze “sostanze e rifiuti pericolosi”.
e preparati pericolosi e introduce nell’All. La metodologia per la valutazione di tale
III “Caratteristiche di pericolo per i rifiuti”, proprietà era ancora in corso di definizione
le seguenti nuove caratteristiche: H10 “Te- al momento della pubblicazione delle deci-
ratogeno” viene sostituito da “Tossico per sioni di cui sopra che hanno istituito le li-
la riproduzione” e viene introdotta la carat- ste dei rifiuti pericolosi a partire dal 1994 e
teristica di pericolo H13 “Sensibilizzante”: pertanto, per tale caratteristica, non era sta-
sostanze e preparati che, per inalazione o to inserito alcun valore limite. Nel corso del
penetrazione cutanea possono dar luogo ad 2003 la Commissione UE ha presentato un
una reazione di ipersensibilizzazione per documento di lavoro che includeva alcuni
cui una successiva esposizione alla sostanza criteri per la valutazione del rischio “eco-
o al preparato produce effetti nefasti carat- tossico”, specificatamente per i rifiuti, basa-
teristici. ti prevalentemente su test biologici effettua-
Tale caratteristica “Sensibilizzante” non era ti sugli eluati, ma a oggi non è stata ancora
presente nella precedente direttiva. Inoltre presa alcuna decisione conclusiva al fine di
nella nuova direttiva 2008/98/CE nell’All. promulgare un test specifico per i rifiuti per

13
la determinazione di detta caratteristica. ma modifica della direttiva 88/379/CEE).
La nuova direttiva 2008/98/CE sembra su- Si sottolinea innanzitutto il principio che
perare tale problema affermando, come pri- l’Allegato I non è un elenco esaustivo delle
ma detto, che anche per la caratteristica di sostanze pericolose presenti sul mercato: a
ECOTOSSICO si fa riferimento all’All. VI fronte delle oltre 3000 entrate (corrispon-
della dir. 67/548/CEE e s.m.i., e quindi si denti a circa 8000 sostanze) contenute in
applicano gli stessi criteri utilizzati per le detto Allegato, l’industria stima che cir-
sostanze pericolose. colino in Europa circa 20.000 sostanze in
L’attuale sistema di classificazione dei ri- qualche modo classificabili come pericolo-
fiuti pericolosi è, quindi per molti aspetti, se secondo i criteri stabiliti dalla direttiva
del tutto sovrapponibile a quello adottato 67/548/CEE. Inoltre, è sancito il principio
per la classificazione di sostanze e prepa- della responsabilizzazione dell’industria
rati pericolosi. Infatti, il principio adottato riguardo all’applicazione delle normative
dalla direttiva per la classificazione dei ri- sulle sostanze chimiche.
fiuti è che: qualsiasi sostanza pericolosa ai La conseguenza pratica di tale principio è
sensi della direttiva 67/548/CEE, relativa al che un utilizzatore professionale non può
ravvicinamento delle disposizioni legislati- ignorare una classificazione provvisoria ef-
ve, regolamentari e amministrative in me- fettuata dal suo fornitore di materie prime,
rito alla classificazione, all’imballaggio e ma deve prenderne atto anche ai fini della
all’etichettatura dei preparati pericolosi, se corretta applicazione della normativa sui
presente nel rifiuto in una certa concentra- rifiuti.
zione, fa classificare lo stesso pericoloso. Ciò in quanto è impensabile dover ricercare
Nel definire la presenza nel rifiuto di so- oltre 20.000 sostanze al fine di classificare
stanze pericolose, la decisione 2000/532/ un rifiuto, andranno pertanto ricercate uni-
CE e s.m.i. (così come la decisione 94/904/ camente quelle che ragionevolmente posso-
CE) fa riferimento sia ai limiti di concen- no essere contenute in funzione della cono-
trazione previsti dalla direttiva 88/379/CEE scenza del ciclo produttivo e/o di consumo
(modificata dalla direttiva 1999/45/CE) sia che ha generato il rifiuto.
alla direttiva 67/548/CEE. Entro il 12 dicembre 2010 gli Stati membri,
La nuova direttiva 2008/98/CE fa riferi- tra cui l’Italia, dovranno recepire la nuova
mento agli Allegati II e III della direttiva Direttiva 2008/98/CE.
1999/45/CE (direttiva preparati pericolosi). E’ auspicabile che a quella data si faccia
Poiché la classificazione dei rifiuti fa espli- piena chiarezza sulle modalità di classifica-
cito riferimento a quella delle sostanze pe- zione dei rifiuti pericolosi in base alle ca-
ricolose, al fine di evitare modifiche troppo ratteristiche di pericolo di cui all’Allegato
frequenti dell’elenco dei rifiuti pericolosi, è III ed inoltre occorre ricordare che nel 2015
stato previsto un meccanismo automatico di entra pienamente in vigore la disciplina
adeguamento in virtù del quale ogni volta del Regolamento REACH e del nuovo Re-
che una nuova sostanza è classificata come golamento Europeo (dicembre 2008) sulle
pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/ sostanze pericolose che non potrà non avere
CEE, se la stessa è presente in un rifiuto ripercussioni anche sulle modalità di classi-
per il quale è prevista la “voce speculare”, ficazione dei rifiuti pericolosi.
quest’ultimo sarà classificato pericoloso,
ove la concentrazione della sostanza stessa Bibliografia
raggiunga le concentrazioni previste nella
Decisione 2000/532/CE e s.m.i. Infatti, i Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Euro-
limiti indicati nella citata decisione rifletto- peo e del Consiglio del 19 novembre 2008
no le pertinenti disposizioni della direttiva relativa ai rifiuti e che abroga alcune diretti-
1999/45/CE, sui preparati pericolosi (ulti- ve GUUE del 22/11/2008 N. L 312/3.

14
La gestione integrata dei rifiuti con riferimento agli strumenti di validazione
Luciano Morselli
Dipartimento di Chimica Industriale e dei Materiali, Univ. di Bologna
luciano.morselli@unibo.it

Parole chiave: sistema integrato di gestione, strumenti di validazione, Ecodesign.

La Gestione Integrata dei Rifiuti: ricer- Il SIGR deve far riferimento alla normati-
che, tecnologie per la validazione degli va vigente, soprattutto con attenzione alle
aspetti Gestionali. La nuova Direttiva Qua- strategie e scelte UE al fine di proiettare nel
dro 2008/98/CE prevede azioni più strin- tempo le scelte di gestione. Un SIGR deve
genti nel rendere più moderna e semplice la allo stesso tempo soddisfare criteri di vali-
politica di gestione dei rifiuti, nel ridefinire dazione quali: SIMA - Sistema Integrato di
la gerarchia di intervento, nel rafforzare la Monitoraggio Ambientale, LCA–Valutazio-
prevenzione e soprattutto in un concetto ne del Ciclo di Vita, RA-Analisi di Rischio,
innovativo di progettazione ecologica, un in un quadro generale di IA–Industrial Eco-
Ecodesign, che riduca, al contempo, la pro- logy e di Ecodesign.
duzione di rifiuti e la presenza di sostanze
nocive, favorendo tecnologie incentrate sui IA – Industrial Ecology. Rappresenta il
prodotti sostenibili, riutilizzabili e riciclabi- passaggio dei processi industriali da sistemi
li. La presente nota vuole mettere in rilievo lineari, in cui le risorse si muovono lungo
gli strumenti di validazione che possono il ciclo per diventare rifiuti, a sistemi chiu-
rendere un Sistema Integrato di Gestione si dove i rifiuti diventano input per nuovi
Rifiuti (SIGR) il più possibile aderente a processi. Il sistema industriale deve inte-
quelli che sono gli obiettivi che si pone. grare dall’ecologia il concetto di ciclo per
conservare e riutilizzare le risorse. Da qui
SIGR - Sistema Integrato di Gestione dei si possono declinare gli strumenti adottati
Rifiuti. E’ un approccio strategico che fa nei vari settori, ma che in quello dei rifiuti
parte di un percorso di sostenibilità ambien- rileva una importanza di ampio respiro.
tale, economica, accettabilità sociale, con
riferimenti alle nuove normative, alle BAT, Ecodesign. Rappresenta uno strumento
ai sistemi di validazione con un approccio per il sistema produttivo per un migliore
globale, un orientamento al mercato, alla sfruttamento delle materie prime ed ener-
flessibilità di interventi per le finalità di una gia, riducendo impatti ambientali e tossicità
efficace valorizzazione e corretto smalti- diffusa e dando maggior valore ai prodotti
mento. ottenuti e una maggiore efficienza ai servi-
Gli elementi caratterizzanti si rifanno a una zi. Unitamente alla Industrial Ecology ciò
gerarchia sequenziale di approccio, dal- comporta la ricerca di tecnologie innovative
la prevenzione alla discarica come ultima e gestionali per le aziende, favorendo pro-
ipotesi, dopo aver esplorato le potenzialità dotti sostenibili, riutilizzabili e riciclabili
di riciclo e recupero meccanico, biologico, ed una validazione ecosistemica e di qualità
chimico, termico, garantendo una salva- delle aziende stesse.
guardia ed un guadagno ambientale.

15
SIMA - Sistema Integrato di Monitorag- a) identificazione del pericolo;
gio Ambientale. Questo approccio meto- b) valutazione dell’esposizione;
dologico è applicabile a tutte le attività che c) valutazione della dose-risposta;
sono coinvolte nella gestione dei rifiuti che d) caratterizzazione del rischio.
possono presentare a livello locale proble- Gli strumenti utilizzati per condurre l’ana-
matiche di impatto ambientale. Il SIMA è lisi sono database costruiti ad hoc in fun-
uno strumento versatile che ha nei suoi pun- zione delle variabili che si intendono inda-
ti di forza l’organizzazione delle informa- gare, fogli di calcolo elettronici, modelli
zioni e si integra con l’analisi di rischio. “Fate & Transport” per la valutazione della
Il SIMA si basa da un lato su una previsione dispersione degli inquinanti nei comparti
modellistica della dispersione a livello loca- ambientali dalla sorgente al corpo recettore
le delle emissioni di un impianto, dall’altro e strumentazione GIS per la gestione, l’ana-
su una verifica sul campo di quanto indi- lisi e la visualizzazione di informazioni con
cato dal modello, attraverso la creazione e contenuto geografico/spaziale.
gestione di reti di monitoraggio nei siti di Ad oggi, l’analisi di rischio si avvale di
maggiore interesse quali i punti di massi- numerosi suggerimenti specifici presenti
ma e di minima ricaduta, di bianchi non in letteratura, tra cui possiamo citare a li-
influenzati; da qui la raccolta dei campioni vello internazionale i manuali dell’US EPA
ambientali, per verificarne gli impatti, quali e del DEFRA, mentre a livello nazionale è
materiale particolato e polveri sottili, depo- l’APAT a definire le linee guida di analisi
sizioni atmosferiche secche e umide, suoli, per i siti contaminati e le discariche.
vegetazione, corpi idrici superficiali. Il fine Per quanto concerne i risultati, questi sono
è quello di valutare la correlazione tra in- diversamente spendibili in funzione del li-
quinamento prodotto e fonte di emissione vello a cui può essere condotta l’analisi: a
dell’impianto e incidenza sulla qualità dei livello amministrativo come metodologia
vari comparti ambientali, mettendo in evi- di controllo degli impatti sulla salute uma-
denza o comparando con eventuali fonti di na, come strumento integrante dei processi
inquinamento secondarie. di valutazione degli impatti ambientali; a
livello aziendale come strumento tecnico-
LCA - Valutazione del Ciclo di Vita. operativo di supporto per la valutazione di
L’LCA applicato ad un sistema integrato di scenari alternativi di gestione di un impian-
gestione di RSU introduce un grande poten- to, di certificazione aziendale, nonché per
ziale di sviluppo, in particolare in suppor- adottare decisioni trasparenti e sostenibili.
to alle decisioni dei programmatori e delle
compagnie che gestiscono la raccolta, il tra- Conclusioni. Un Sistema Integrato di Ge-
sporto e il servizio di riciclo/smaltimento. stione dei Rifiuti va considerato quale ap-
Sebbene rappresenti tipicamente un pas- proccio strategico in ogni contesto sia di
saggio di ogni LCA di prodotto, la gestione RSU che di RS o anche RP. E’ sostenuto da
dei rifiuti può essere considerato un siste- una nuova Gerarchia e da strumenti che ri-
ma indipendente, i cui flussi in input sono sultano indispensabili al fine di ottenere e
rappresentati dai rifiuti delle attività umane validare un “Guadagno per l’Ambiente” che
e produttive e i cui flussi di output sono le possiamo includere in una strategia di Indu-
emissioni finali nell’ambiente (solide, liqui- strial Ecology ed Ecodesign in temi ed ana-
de e gassose) e i nuovi prodotti utili (mate- lisi declinabili in SIMA, LCA e RA. Ogni
riali riciclati, compost, energia). tipologia di rifiuto, soprattutto speciale, va
considerato come specifico flusso conside-
RA - Analisi di Rischio. Dal punto di vista rando le più appropriate BAT applicabili,
metodologico, il percorso generale di anali- riferimenti all’Ecodesign ed una puntuale
si è impostato in 4 fasi successive: ricognizione sul riutilizzo dei materiali ot-

16
tenuti sia all’interno di cicli di produzione
sia come prodotti eco-sostenibili ottenibili.
Un ampio discorso va riferito alle Società
preposte alla gestione sia in termini di strut-
ture e di tecnologie disponibili che possano
garantire la chiusura del ciclo di trasforma-
zione, sia in termini di potenzialità e garan-
zie per credibilità, competenze, efficienze e
salute per i cittadini.

Bibliografia

Morselli L. et al. The Science of the Total


Environment, 289(1-3), 177-188 (2002).
Morselli L. et al. Waste Management, 25,
191-196 (2005).
Diwekar U. Resources, Conservation and
Recycling 44 (2005) 215-235.
Morselli L. et al.Journal of Atmospheric
Chemistry, 59, 151-170 (2008).
US EPA, 2005, Human Health Risk Asses-
sment Protocol for Hazardous Waste Com-
bustion Facilities. EPA530-R-05-006.
Morselli L. et al., Integrated Waste Mana-
gement. Technologies and Environmental
Control. Clini C. et al. (eds.), Springer, The
Netherlands, 2008 (ISBN: 978-1-4020-
6597-2).

17
Sessione II
Sviluppo di processi
I problemi tecnologici e ambientali di incenerimento e co-incenerimento:
ricerca di base e applicata
Riccardo Chirone
Istituto di Ricerche sulla Combustione, CNR
chirone@irc.cnr.it

La produzione di rifiuti che fino a non mol- che risponda alla finalità di: i.) ridurre la
ti anni fa era considerata una conseguenza quantità e la pericolosità dei rifiuti prodot-
dello sviluppo e talvolta addirittura un indi- ti; ii.) massimizzare il recupero degli stessi
catore di benessere, costituisce oggi uno dei mediante processi di riciclo, reimpiego o
fenomeni più complessi da gestire in tutti i reintroduzione nei circuiti produttivi; iii.)
paesi industrializzati, sia per le implicazio- utilizzo di “nuove” prospettive di recupe-
ni ambientali che per quelle economiche e ro energetico tramite sistemi a freddo o a
sociali. La gestione dei rifiuti è certamente caldo, come la bio-ossidazione (aerobica o
un problema complesso che richiede rispo- anaerobica), la gassificazione, la pirolisi e
ste altrettanto complesse ed articolate. Deve l’incenerimento.
infatti essere efficace sia sul fronte della E’ evidente che sul piano dei processi e
pianificazione, sia sulla scelta delle tecno- delle tecnologie di trattamento la ricerca
logie da utilizzare al fine di ridurre drastica- è fondamentale, sia per ideare e mettere a
mente la quantità dei rifiuti prodotti e la loro punto nuove soluzioni, sia per valutare e
pericolosità e realizzare in modo efficiente confrontare possibili alternative. Si tratta
ed efficace il loro trattamento/smaltimento. di valutazioni complesse di tipo integrato.
Va inoltre considerato che in un contesto di Con specifico riferimento ai sistemi di trat-
consumo accentuato delle risorse naturali, i tamento termico le tecnologiche possibili
rifiuti possono rappresentare una risorsa sia riguardano la combustione, gassificazione e
con riferimento alla possibilità di costituire pirolisi, processi al centro di grandi attese
fonte di materie prime, sia con riferimento e preoccupazioni, che meritano valutazioni
alla possibilità di recupero dell’energia pos- scientificamente rigorose sia con riferimen-
seduta dal residuo stesso. to all’impatto ambientale sia alla affidabili-
E’ di tutta evidenza l’insostenibilità am- tà tecnica.
bientale di un sistema che non garantisca un Un ulteriore importante punto di riflessione
virtuoso recupero dai materiali post-consu- è costituito dal fatto che il trattamento ter-
mo. E’ per questo importante concepire uno mico finalizzato al recupero di energia dei
sviluppo sostenibile che sia naturalmente rifiuti può essere analizzato in un ambito
capace di garantire il crescente fabbisogno più generale legato alla produzione di ener-
di beni e servizi ma allo stesso tempo tenga gia in impianti di potenza. In tale senso è da
in giusta considerazione il carico ambien- considerare di estremo interesse la possibi-
tale relativo ai sistemi di smaltimento/re- lità di utilizzare alimentazioni multicombu-
cupero e le ripercussioni chequesti hanno stibili di combustibili fossili quali carbone
sulle diverse matrici ambientali: aria, acqua e di combustibili ausiliari quali biomasse
e suolo. E’ anche generalmente accettato il e rifiuti non pericolosi. Ciò infatti può co-
concetto che la risposta al “problema rifiu- stituire una risposta alle sempre più attuali
ti” non può essere semplicemente l’adegua- logiche di una riduzione delle emissioni di
mento delle capacità di smaltimento della gas responsabili dell’effetto serra e del re-
produzione dei rifiuti in continua espansio- cupero energetico di residui civili e/o indu-
ne, ma lo sviluppo di unprocesso virtuoso striali. Il considerare la possibile aggiunta

21
di rifiuti non pericolosi, oltre a costituire Lo studio dei processi di combustione e
un’ulteriore riduzione nell’uso di combu- gassificazione di combustibili solidi non
stibili fossili, ha il vantaggio di poter sfrut- convenzionali ha richiesto nel passato, e ri-
tare aspetti sinergici fra carbone, biomasse chiederà ancor più nel futuro, l’integrazio-
e rifiuti in grado di minimizzare gli aspetti ne di competenze diversificate per la com-
negativi specifici nell’utilizzo di ciascun di plessità e varietà dei fenomeni concorrenti.
questi materiali combustibili. Dal punto di Questi sono collegati all’ampia variabilità
vista delle emissioni vi è da considerare il dei parametri chimico-fisici dei combusti-
fatto che gli impianti di potenza sono ge- bili di partenza e l’adozione di tecnologie
neralmente equipaggiati con complessi ed avanzate di conversione quali i sistemi di
efficienti sistemi di trattamento fumi. gassificazione integrati in cicli combinati o
Naturalmente ciò prevede la disponibilità le combustioni e gassificazioni sotto pres-
di impianti in grado di operare con alimen- sione.
tazioni di combustibili che possono essere Nella presentazione orale, a titolo esempli-
molto differenti sia dal punto di vista chi- ficativo, vengono presentatealcune consi-
mico che fisico e l’individuazione di con- derazioni sugli sviluppi recenti della ricer-
dizioni di esercizio ottimizzate. Vi è quindi ca scientifica nel settore della conversione
lanecessità di un elevato grado di flessibi- termochimica dei rifiuti solidi urbani. In
lità degli impianti e una elevata capacità di particolare vengono presi in considerazio-
monitoraggio e controllo delle condizioni di ne due aspetti. Uno riguardala possibile
esercizio. D’altro canto va considerato che gestione dell’aleatorietà rispetto agli effet-
l’utilizzo di rifiuti come fonte energetica in tivi percorsi di reazione che il combustibile
impianti di potenza richiede che questo sia può seguire in ciò favorendo la produzione
preventivamente trattato con tutta una serie di prodotti di ossidazione completa o pro-
di problematiche sia di carattere economico dotti incombusti. Con riferimento a questo
che logistico. aspetto risulta di fondamentale importanza
In tale ambito la ricerca, sia di base che l’ausilio fornito dalla modellistica CFD e la
applicata, svolge un ruolo di fondamentale possibilità di disporre di sistemi diagnostici
importanza permettendo la messa a punto in grado di evidenziare i livelli di variabilità
e validazione di possibili emergenti tec- spazio-temporale delle grandezze che go-
nologie di combustione e gassificazione di vernano il processo di conversione termo-
combustibili alternativi non fossili, quali chimica. Ciò è requisito indispensabile per
biomassa, combustibili derivati da rifiuti l’adozione di opportuni strumenti di mo-
e varie tipologie di residui industriali. Ciò derazione delle aleatorietà con interventi a
che è richiesto è naturalmente, oltre ad una monte e/o a valle del processo.
sempre più elevata efficienza di conversio- Un secondo aspetto riguarda l’importanza di
ne energetica, anche la risposta a vincoli uno sviluppo tecnologico “knowledge-ba-
sempre più stringenti posti alle tecnologie sed”. Questo infatti è requisito indispensa-
di conversione energetica da considerazioni bile per ridurre le fasi di sviluppo e scale-up
ambientali, a livello regionale, nazionale e di processo e favorire un più rapido percor-
mondiale. so della curva di apprendimento successiva
L’influenza della natura del combustibile ad ogni eventuale implementazione. In tale
sui meccanismi della conversione termo- senso uno sviluppo tecnologico “knowled-
chimica possono essere tali da condizionare ge-based” è l’unico in grado di garantire ef-
significativamente le scelte di natura pro- fettivi “breakthrough” tecnologici.
cessistica e impiantistica. A ciò si aggiunge
la complessità del comportamento fluidodi-
namico degli ambienti in cui si sviluppa il
processo di conversione termochimica.

22
Lo sviluppo di tecnologie innovative di trattamento termico di rifiuti
Pasquale De Stefanis
Dipartimento Ambiente, Cambiamenti Globali e Sviluppo Sostenibile, ENEA
pasquale.destefanis@enea.it

Parole chiave: rifiuti, trattamenti termici, recupero energetico, recupero di materia,


gassificazione.

La pirolisi e la gassificazione (anche in A questi potenziali vantaggi fanno riscontro


combinazione fra loro), contano da tempo alcuni aspetti, principalmente di carattere
svariate applicazioni in campo industriale, tecnico-economico, che ne hanno frena-
soprattutto nei settori della chimica e del- to a tutt’oggi l’applicazione su vasta scala
la petrolchimica e, in misura minore, nella quali: i problemi di carattere tecnico tuttora
produzione di energia elettrica e/o termica a irrisolti, (scale-up degli impianti pilota alla
partire da colture e scarti di biomasse. taglia commerciale, tecniche e sistemi di
A differenza dell’incenerimento, basato sul- pretrattamento e alimentazione del rifiuto,
la combustione diretta e l’utilizzo del calore di depurazione spinta del gas prodotto, di
sensibile dei fumi per produrre vapore da conversione dello stesso in energia elettrica
utilizzare in un ciclo termico per la produ- tramite soluzioni impiantistiche a elevata ef-
zione di energia elettrica (soluzione non ot- ficienza), le incertezze di tipo economico le-
timale in termini energetico-ambientali, ma gate alla definizione dei costi di trattamento
di gran lunga la più adottata anche per la (a causa della limitata esperienza acquisita
presenza di incentivi), tali processi posso- nell’esercizio di impianti industriali), non-
no dare luogo a prodotti derivati costituiti ché la necessità di mettere in atto ulteriori
principalmente da un gas (e da una frazione programmi di R&S e dimostrazione.
liquida e/o solida nel caso della pirolisi), da In tema di trattamenti termici innovativi si
destinare alla produzione di energia in loco assiste periodicamente alla proposizione di
o essere impiegati per ottenere combustibili tecnologie, molto spesso caratterizzate da
o materie prime per l’industria chimica. nomi altisonanti (inclusa quella del plasma),
L’interesse relativamente recente verso che sotto l’aspetto tecnico sono sempre ri-
un’estensione del loro impiego al settore conducibili a processi di pirolisi, gassifica-
del trattamento termico dei rifiuti è determi- zione e combustione (anche in combinazio-
nato essenzialmente da una serie di poten- ne fra di loro), magari con utilizzo di aria
ziali vantaggi in termini di maggiore recu- arricchita o ossigeno puro.
pero del contenuto energetico dei rifiuti, di Per applicazioni finalizzate al recupero
riduzione delle portate di effluenti gassosi energetico di rifiuti, soprattutto quelli di
da sottoporre a trattamenti depurativi, di origine urbana, solo la gassificazione può
miglioramento delle caratteristiche di iner- essere ritenuta attualmente competitiva con
tizzazione dei residui solidi, nonché nella l’incenerimento. Il suo impiego è assai poco
possibilità di conseguire la convenienza diffuso in Europa, dove le esperienze relati-
economica per taglie di impianto più ridot- ve all’esercizio di impianti commerciali nel
te, con conseguente migliore integrazione corso degli anni ’90 hanno fornito risultati
con lo sviluppo della piccola e media im- deludenti, ma è abbastanza diffusa in Giap-
presa a livello locale. pone dove è presente, in misura minoritaria,

23
accanto all’incenerimento. Va comunque integrato finalizzato al recupero di materia-
evidenziato che la stragrande maggioranza li ad alto valore aggiunto in modo diretto
degli impianti di gassificazione attualmen- (carboni attivi, fibre di carbonio) o tramite
te operativi si configurano sostanzialmente successivi trattamenti (sintesi di materiali
come inceneritori a due stadi: il gas grezzo ceramici) nonché di combustibili (syngas,
prodotto dal processo viene immediatamen- idrogeno) da impiegare in apparecchiature
te combusto in loco per produrre energia ad alta efficienza energetica. Tutto questo
elettrica e/o calore tramite un ciclo termico con un’attenzione particolare alle tematiche
di tipo convenzionale. ambientali che da sempre caratterizza le at-
In linea con l’indirizzo europeo ribadito di tività del Dip. Ambiente dell’ENEA.
recente dalla direttiva 2008/98/CE in tema Tali attività si inquadrano all’interno di uno
di gerarchia di gestione dei rifiuti, le attività specifico progetto denominato “Tecnologie
di R&S si vanno sempre più orientando ver- per la gestione sostenibile dei rifiuti” che
so applicazioni finalizzate principalmente ha come obiettivo primario la diffusione di
alla valorizzazione dei rifiuti piuttosto che tecnologie innovative di recupero di ma-
allo smaltimento, in un panorama in cui il teria ed energia da rifiuti e la validazione
depauperamento delle risorse e la crisi eco- tecnico-economica delle sinergie ottenibili
nomica si configurano come fattori limitan- dall’integrazione del trattamento di flussi di
ti dai quali non è possibile prescindere. In rifiuti di origine urbana e industriale.
questo contesto anche i trattamenti termici Attualmente l’ENEA è coinvolta, nell’am-
possono essere visti come un punto di par- bito del VII Programma Quadro della UE,
tenza soprattutto se vanno oltre il recupero in un progetto denominato “TyGRe” (High
energetico diretto e mirano allo sviluppo added value materials from waste tyre gasi-
di una “chimica del recupero” finalizzata fication residues) che prevede il recupero di
all’ottenimento di materie prime e combu- pneumatici fuori uso tramite un trattamen-
stibili di seconda generazione. to termico costituito da una prima fase di
Sui temi della gestione e del trattamento dei gassificazione con vapore con produzione
rifiuti l’ENEA è attiva sin dalla fine degli di una corrente gassosa (da destinare alla
anni ’80 ed ha sviluppato competenze attra- produzione di energia, previa preventiva
verso la realizzazione e l’esercizio di una depurazione) e di un residuo solido (char),
serie di infrastrutture e impianti (su scala caratterizzato da un elevato tenore di carbo-
banco, pilota e semi-industriale) con l’obiet- nio e contenuti significativi di silice. Trami-
tivo di sperimentare processi innovativi per te un successivo stadio di riduzione ad alta
il trattamento termico di rifiuti finalizzati al temperatura è possibile ottenere carburo di
recupero di energia e materia. silicio (SiC) utilizzando come ulteriore fon-
Negli ultimi anni gli sforzi dell’ENEA si te di silice dei rottami di vetro, con evidenti
sono concentrati soprattutto nello sviluppo vantaggi economici ed ambientali.
di tecnologie di trattamento termico basate
Bibliografia
su processi combinati di pirolisi e gassifi-
cazione finalizzati al recupero, oltre che di Mininni G., De Stefanis P., Barni E., Chi-
energia, di materiali (solidi, liquidi gasso- rone
si), con particolare riguardo alla gassifica- R., Urciuolo M., New technologies for
zione con vapore che consente la produzio- MSW thermal treatment: the state of the art.
ne di correnti gassose ricche di idrogeno, da Proceedings of “XXXI Combustion Mee-
utilizzare come combustibile ovvero come ting”, Turin (I) 17-20 June 2008, pp III 3,
materia prima per l’industria chimica per 1-III 3, 6.
l’applicazione di processi di sintesi di tipo A.A.V.V., ENEA e le tecnologie per la ge-
“Fischer-Tropsch”. In questo ambito le at- stione sostenibile dei rifiuti. Dossier ENEA,
tività portate avanti adottano un approccio 2008

24
Applicazioni e prospettive del processo di micronizzazione dei rifiuti
Paolo Plescia
Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati, CNR
paolo.plescia@ismn.cnr.it
Renato De Silva
ASSING SpA

Parole chiave: meccanochimica, micronizzazione, rifiuti urbani, combustibili da rifiuto.

La questione rifiuti urbani è in Italia parti- passi industriali in impianti di piccole di-
colarmente sentita, soprattutto per le impli- mensioni per produttività comprese tra 1 e
cazioni socio-economiche e l’impatto che 4 ton/ora. La micronizzazione è la soluzio-
riesce ad avere sull’opinione pubblica. Nel ne scelta per portare le particelle di rifiuto
nostro Paese, lo smaltimento degli RSU è alle dimensioni del “grado di liberazione”
basato perlopiù sulla “messa a dimora” (di- dei componenti pericolosi, per poi sottrarli
scariche) e sulla “termovalorizzazione” (in- per ciclonature successive, e nel contempo
ceneritori), mentre la raccolta differenziata, l’azione meccanochimica porta alla declo-
seppur incentivata in molte regioni, non è rinazione dei composti organoclorurati,
spesso seguita da una filiera industriale ido- rompendo i legami cloro-carbonio e favo-
nea a recuperare i materiali. Altre soluzioni rendo l’aggregazione del radicale cloro con
di smaltimento e di recupero, innovative ed sali di calcio e sodio, in modo da precipitare
efficienti, non vengono di norma prese in cloruri di calcio e sodio che possono essere
considerazione per questioni di natura squi- facilmente sottratti. Le macchine per otte-
sitamente politica e commerciale. nere tale azione devono fornire una elevata
Nonostante questo quadro non esaltante, energia alle masse macinanti e determina-
nel 1999 il CNR e la Società ASSING Spa re azioni di URTO e ATTRITO. In queste
attivarono un progetto di ricerca MIUR re- condizioni l’urto determina l’espulsione
lativo alla realizzazione di nuove macchine dell’acqua per compressione non idrostati-
di trattamento di rifiuti solidi urbani, basate ca e la frantumazione del materiali fragili,
su mulini ad attrito derivati dagli analoghi mentre i materiali flessibili vengono dela-
di laboratorio per produrre effetti meccano- minati soprattutto dall’azione dell’ attrito.
chimici sui materiali. L’idea principale di La quantità di energia fornita dai mulini ad
THOR è basata sull’impiego di macchine di attrito e urto vanno da poche decine a mi-
macinazione per produrre combustibili ul- gliaia di J/sec a secondo della scala (Mio et
trafini di elevata qualità (CDR-Q) a partire al, 2004). Ad esempio, nel caso della declo-
dal rifiuto, sottraendo tutte le componenti rinazione del PVC, l’energia necessaria è di
pericolose per la combustione (metalli e 330 KJ/mole: una macchina a planetario da
clorurati). Tale tecnologia, già nota per le laboratorio (tipo Pulverisette 4, con giare da
applicazioni nella demolizione di organo- 10 cm cariche con 200g di sfere a 720RPM)
clorurati (PCB, TCDE) è stata inizialmente può realizzare la completa declorinazione
applicata con successo nel trattamento di in 128 min/mole; una macchina THOR, con
amianto, suoli e traversine ferroviarie con- giare da 1 metro cariche con 80 kg di sfe-
taminati da IPA (Plescia et al, 2003-2007). re, realizza lo stesso in 1.06 min/mole. Le
Dal progetto, concluso nel 2003, è nata la macchine di ultramacinazione realizzate in-
tecnologia THOR che oggi muove i primi dustrialmente dalla ASSING SpA (THOR)

25
e attualmente in fase di scale up su dimen- Bibliografia
sioni ancora maggiori in collaborazione con
Buzzi Unicem SpA, sono basate su mulini Mio H., Kano J., Saito F. “Scale-up method
a planetario modificati dove l’azione di at- of planetary ball mill” Chem. Engin. Scien-
tivazione chimica viene svolta dall’attrito ce 2004, 59, 5909 – 5916.
di sfere d’acciaio che permettono di rag- Plescia P., Gizzi D., Benedetti S., Fanizza
giungere dai 220 ai 500 Mpa di pressioni C., De Simone P., F. Paglietti Mechanoche-
d’attrito. Per studiare tali mulini sono state mical treatment to recyling asbestos wa-
impiegate nuove metodologie di indagine, stes”, Waste Management 2003 V.23, Issue
basate su film sensibili alla pressione. Nella 3, 209-218.
figura 1 è visibile l’immagine delle tracce Plescia P. Paoloni G., Tocino M., Sottile
lasciate sui film dalle sfere di macinazione R., The mechanochemical alternative for
in una giara di planetario. Si osservi come the recovery of the municipal solid wastes
le diverse colorazioni denotano i diversi li- ISWA Int. Congress 2007.
velli di pressione raggiunti, fino a toccare i Plescia P., Paoloni G., Tocino M.A., Sotti-
220 Mpa. I mulini descritti sono destinati le R. Dechlorination and recovery of PVC”
a diversi “clienti” e prima di tutto il tratta- Sardinia 2007 Int. Waste management and
mento dell’RSU indifferenziato e delle FOS Landfill Symposium.
(frazione organica secca). Per questi mate-
riali il THOR ha una richiesta di 120 kWh /
ton per rifiuti tal quali e produce una farina
con un D80 < 80 μm. Dato che l’obiettivo
è ottenere un buon combustibile, sono state
fatte diverse prove ed analisi sui materiali
ottenuti dai RSU (dati in tabella 1). I risulta-
ti confermano sostanzialmente tre cose:
- il prodotto, se micronizzato, aumenta di
due volte il potere calorifico inferiore (20-
24 MJ/kg), ha meno ceneri (< 6%) e bru-
cia prima (infiammabilità a temperature più
basse, intorno ai 120°C); 
Figura 1: Visualizzazione delle pressioni sulle
- i contenuti di metalli si riducono notevol- pareti delle giare di macinazione durante la
mente; micronizzazione.
- si riduce altresì il contenuto di cloro
Tabella 1: Caratteristiche del CDR-Q THOR
(<0.4%). confrontato con i parametri di normativa.
Infine, si vuole richiamare l’attenzione del
lettore sulle possibilità applicative della Parametro CDR CDRQ CDR
tecnologia di micronizzazione nei rifiuti. Le UNI9903 Thor
farine ottenute sono un ottimo combustibile Size (mm) -- -- < 0.2
(classificabile appieno come CDR-Q 2002)
direttamente valorizzabile in centrali termi-
P.C.I. (MJ/kg) > 15 > 20 22.4 – 26

che (purtroppo in Italia solo in cementerie e


Umidità % < 25 < 18 4

inceneritori), ma lo stesso è adatto ad un uso


Ceneri % < 20 < 15 3 -11

massivo nei gassificatori e nei pirolizzatori Cl % < 0.9 < 0.7 < 0.4

data la scarsa quantità di residui solidi e il S% < 0.6 < 0.3 < 0.1
minor apporto di pitch e tar. Metalli <1% < 500 ppm < 130 ppm

26
Valorizzazione di materie prime secondarie
Luigi Toro e Giuliana Furlani
Centro Interuniversitario HTR - Università La Sapienza Roma
Luigi.toro@uniroma1.it, giuliana.furlani@uniroma1.it

Parole chiave: materie prime secondarie, Raee, pile, fluff, metalli.

Alcune tipologie di rifiuti come i RAEE (ri- raw materials).


fiuti di apparecchiature elettriche ed elettro- In generale un’accurata valutazione della
niche), le pile esauste o il car fluff, spesso fattibilità tecnica ed economica del tratta-
contenenti materiali ed elementi pregiati, mento dei rifiuti come materie prime secon-
possono essere considerati come fonti di darie prevede una corretta combinazione
materie prime secondarie da sottoporre a dei tre sistemi.
processi di valorizzazione ai fini di impiego Da un idoneo trattamento finale dei rifiuti si
industriale, evitando la disposizione finale hanno tre tipi di vantaggi economici:
in discarica. • riduzione dei costi di conferimento in
Un trattamento non appropriato e/o uno discarica (il conferimento in discarica
smaltimento non corretto di questi rifiu- risulta piuttosto oneroso nel tempo spe-
ti comporta principalmente la diffusione cie nel caso delle discariche controlla-
nell’ambiente di sostanze pericolose per la te);
salute pubblica e la distruzione o comunque • riduzione dei costi connessi a possibili
lo spreco di materiali che possono essere danni ambientali presenti e/o futuri;
reimmessi nel ciclo produttivo, con conse- • compensazione dei costi tramite il va-
guente depauperamento di risorse presenti lore economico derivante dall’impiego
in quantità limitata sul nostro pianeta, ma come materia prima secondaria.
ancor più sul territorio nazionale. Ad esem- L’ampia diffusione sui mercati mondiali ed
pio lo smaltimento finale in inceneritore in particolare europei di apparecchiature
spesso produce delle ceneri particolarmente elettriche ed elettroniche (AEE) e di appa-
ricche in metalli pesanti che non potrebbe- recchi ad elevata tecnologia comporta l’esi-
ro essere smaltite se non in discarica con- stenza di una mole ingente di rifiuti che non
trollata e/o dopo inertizzazione: in pratica possono essere gettati in discarica per il con-
si produce uno scarto più nocivo dal punto tenuto di sostanze organiche ed inorganiche
di vista ambientale rispetto al materiale di di potenziale o riconosciuta nocività. Il flus-
partenza. so di questa particolare categoria di rifiuti
La destinazione finale dei rifiuti in genere e è in costante aumento tanto da richiedere
di quelli citati in particolare, oltre al confe- nuovi investimenti ed una adeguata regola-
rimento in discarica, può essere: mentazione del settore (Direttiva 2002/96/
• incenerimento in termovalorizzatore e UE, recepita in Italia con D.L. 151/2005).
concomitante riduzione di volume; Si tratta di un insieme eterogeneo di appa-
• conversione in CDR (combustibile da recchiature: grandi e piccoli elettrodome-
rifiuti) per i materiali con elevato potere stici, computer, telefoni, giocattoli, utensili
calorifico; elettrici. Per i rifiuti derivanti da queste ap-
• recupero di materiali (come secondary parecchiature (RAEE) sono state attivate fi-

27
liere di raccolta dedicate a singole tipologie ed il riciclo degli autoveicoli debba raggiun-
di rifiuti, mentre è ancora carente l’attività gere il 95% in peso entro il gennaio 2015.
di riciclo intesa come processamento e re- Attualmente dagli autoveicoli rottamati si
cupero di materia. Data l’eterogeneità di tali recupera circa il 75% in peso corrisponden-
rifiuti devono essere sviluppati processi ad te prevalentemente al recupero dei materiali
hoc per ogni singolo tipo di RAEE. ferrosi. Il 25% del peso di tali veicoli arri-
L’attuale legislazione europea in materia di vati a fine vita è costituito da fluff, che non
pile e accumulatori è la direttiva 2006/66/ può essere avviato in discarica per il suo
EC. Si applica a tutti i tipi di pile, limitan- potere calorifico. Le tecnologie disponibili
do il contenuto di metalli pericolosi quali al momento non consentono di raggiungere
Cd e Pb. La direttiva promuove la raccolta i livelli di recupero imposti dalla normati-
e il riciclo, fissando quote minime di rac- va (recupero/riuso 95%, recupero/riciclo
colta differenziata e istituendo l’obbligo del 85% in peso, livelli da raggiungere entro il
riciclo per quelle raccolte, riciclo che deve 2015). Il car fluff è composto da plastiche,
avvenire tramite processi che assicurino un elastomeri, tessuti, vetro, vernici e materia-
livello minimo di efficienza. Secondo dati li ceramici ed elettrici, con un contenuto in
del 2002, la raccolta totale in Italia è di circa carbonio intorno al 50% e con un considere-
2800 tonnellate (circa il 12% del venduto). vole tenore di metalli (quali Fe, Cd, Cr, As,
La raccolta deve più che raddoppiare per Cu, Zn, Pb, Ni)3. La natura complessa del
rispondere agli obiettivi della nuova norma- fluff lo rende un rifiuto difficile da trattare,
tiva. ma interessante quale fonte di materie pri-
Esistono diversi metodi per il recupero di me secondarie di medio-elevato valore. Il
metalli pesanti da pile scariche1. Tali pro- suo trattamento al fine del recupero di ma-
cessi possono essere pirometallurgici o teria è necessario per il raggiungimento dei
idrometallurgici. In particolare, è stato livelli imposti dalla normativa.
sviluppato un processo idrometallurgico2 La ricerca riguardo al trattamento del car
che consente di recuperare da pile alcaline fluff è orientata verso il recupero di materia-
esauste tutti i materiali, in particolare zin- le come riempitivo in cementi o legante per
co e manganese. Detto processo costituisce asfalti, oppure verso il recupero di energia:
oggetto di un brevetto europeo di proprietà quest’ultimo è particolarmente interessante
dell’Università La Sapienza e dei suoi au- considerato l’elevato potere calorifico che
tori. Lo zinco viene infine recuperato come varia tra 16.9 e 30.7 MJ/kg. Molte ricerche
zinco metallico mentre il manganese si recu- riguardano la pirolisi e la gassificazione del
pera come diossido. Il processo è concepito fluff.
come zero-waste in modo tale da recuperare Un’opportuna combinazione di recupero
tutti i materiali contenuti nelle pile esauste di materia, tramite classificazione fisica, e
e di riutilizzare tutti i reagenti utilizzati nel recupero energetico tramite gassificazione
processo. dovrebbe essere la soluzione opportuna per
Un altro rifiuto importante per volumi pro- la valorizzazione del fluff.
dotti e gli annessi problemi di destinazione
è il car fluff cioè la frazione residua dopo la Bibliografia
macinazione degli autoveicoli a fine vita. I 1. Bernardes A. M., Espinosa D. C. R.,
veicoli da rottamare vengono messi in sicu- Tenório J. A. S. Journal of Power Sources
rezza e quindi frantumati per il recupero di 130 (2004) 291–298.
parti metalliche, mediante separazione ma- 2. Toro L., Vegliò F., Beolchini F., Pagna-
gnetica. La parte residua che costituisce il nelli F., Zanetti M., Furlani G. European
cosiddetto car fluff, viene raccolto in balle e patent EP 1 684 369 A1.
posto in discariche dedicate. La direttiva eu- 3. Lanoir et al. Waste Management & Rese-
ropea 2000/53/CE stabilisce che il recupero arch (1997) 15, 267-276.

28
Il recupero di metalli dai fanghi dell’industria elettronica e dalle pile
Stefano Ubaldini
Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, CNR
stefano.ubaldini@igag.cnr.it

Parole chiave: metalli pesanti, industria elettronica, pile esaurite, processi


idrometallurgici.

Le attività di ricerca di cui all’oggetto del stavano nel residuo solido. Il recupero selet-
presente lavoro sono state condotte in col- tivo di rame e nichel è possibile consideran-
laborazione con il Dipartimento di Chimi- do che la differenza dei rispettivi potenziali
ca dell’Università La Sapienza di Roma, standard è di circa 0,6 V. E’ stato misurato
con il Dipartimento di Chimica, Ingegneria sperimentalmente il potenziale catodico di
Chimica e Materiali, dell’Università degli decomposizione, che è risultato di 0,1 V per
Studi di L’Aquila e con il Dipartimento di il Cu sulla soluzione naturale di lisciviazio-
Scienze Marine, dell’Università Politecnica ne e di 1,1 V per il Ni (sulla soluzione resi-
delle Marche. dua alla deposizione del rame, alcalinizzata
E’ stato messo a punto, in scala di labora- con ammoniaca a pH 10,5) a 40°C.
torio, un processo idrometallurgico-elettro- Sono state ottimizzate le condizioni per
chimico a ridotto impatto ambientale, per la l’elettrodeposizione selettiva e quantitativa
separazione e il recupero selettivo di rame e di Cu e Ni su elettrodo di platino, a 40°C,
nichel da reflui dell’industria elettronica. in relazione al potenziale di scarica, densità
L’interesse per lo studio di tale processo di corrente e durata dell’elettrolisi. E’ sta-
scaturisce dai seguenti presupposti: to ottenuto un rendimento faradico di circa
- molte industrie producono nel loro ciclo di 100% per la deposizione selettiva e quanti-
lavorazione sostanze pericolose; tativa di entrambi i metalli, con depositi di
- la produzione mondiale di rifiuti industria- alta qualità e purezza. I consumi energetici
li è in continuo aumento; sono stati dell’ordine di 2,4 - 3 kWh/kg di
- le notevoli quantità prodotte giustificano Cu o Ni recuperato. Per la deposizione di
lo studio di nuovi processi di recupero, an- Ni è stato messo a punto un metodo inno-
che per gli elevati costi dovuti a trasporto, vativo di recupero elettrolitico da soluzioni
manipolazione e messa a dimora dei reflui; ammoniacali.
- è importante ridurre la quantità di rifiuti e Lo smaltimento delle pile scariche costitu-
recuperare i prodotti di valore. isce un serio problema ambientale a causa
I risultati hanno dimostrato la fattibilità tec- del loro contenuto in metalli pesanti. Le
nica di un circuito di processo che prevede pile alcaline e quelle zinco-carbone rico-
l’applicazione di tecnologie idrometallurgi- prono circa l’80% del mercato. Quelle al-
che-elettrochimiche nel trattamento di fan- caline, in particolare, hanno un contenuto
ghi industriali, ottenendo un recupero pres- medio di MnO2 del 35% e di Zn del 14%.
soché quantitativo di Cu e Ni (94-99 %). Il significativo contenuto in Mn e Zn rende
La soluzione, derivante dalla dissoluzione perciò le pile alcaline una potenziale fonte
acida del fango con H2SO4 a pH 2, conte- di tali metalli, il cui recupero può avere una
neva Cu e Ni alla concentrazione di 10 g/L; notevole rilevanza economica ed ambienta-
mentre gli altri elementi - come Sn e Pb - re- le; inoltre dall’1 gennaio 2009, in virtù del

29
dlg. 188/08, è obbligatoria anche in Italia la MnO2) e di Zn disciolti in soluzione (cir-
raccolta sistematica e l’avvio al riciclo delle ca 97% Zn). In tutte le condizioni operati-
pile e degli accumulatori privi di piombo. Il ve si è ottenuto un deposito di MnO2 e di
decreto legislativo, ha esteso in Italia l’ob- Zn ad elevato grado di purezza (superiore
bligo di recupero alle pile e agli accumula- al 90%), come dimostrano i risultati delle
tori. Tale decreto recepisce e rende effettiva analisi condotte per mezzo delle tecniche
la direttiva europea 2006/66/CE (che abroga diffratto-metriche ai RX (RXD).
la direttiva 91/157/CEE). Ad essere incluse
sono: le batterie primarie (cioè le pile) di Bibliografia
tipo zinco-carbone, alcalino-manganese, li-
tio, zinco-aria, ossido d’argento, le batterie Ognyanova, A. I., I. De Michelis, F. Ferella,
secondarie/ricaricabili (vale a dire gli accu- F. Vegliò, A.T. Ozturk, A.U. Akcil, S.
mulatori) al nichel-cadmio, nichel-idruro Ubaldini and M. Kitis. Recovery of Vana-
metallico, ioni e polimeri di litio. dium and Nickel from Industrial Wastes.
Il sistema sanzionatorio è stato inasprito e In: Proc. of the 11th Int. Mineral Processing
mira a raggiungere fondamentalmente due Symposium, Edited by Gülhan Özbayoğlu,
obiettivi: Ali İhsan Arol, Çetin Hoșten, Ümit Ata-
1) evitare che nel futuro prossimo vengano lay, Belek - Antalya, Turkey, October
immessi sul mercato pile ed accumulatori 21-23, 2008, 933-938.
che non siano in linea con i principi stabiliti Ubaldini, S., C. Abbruzzese, P. Fornari, A.
a livello europeo; Luptakova, R. Massidda and F. Vegliò.
2) favorire una nuova cultura avente come Electrohydrometallurgical recovery of
oggetto cardine la raccolta differenziata dei Zinc a nd Manganese from spent batteries.
rifiuti e di promuovere un alto livello di ri- Acta Metallurgica Slovaca, 14: 262-267,
ciclaggio. 2008.
I principali processi attuabili per il suddet- Ubaldini, S., P. Fornari, R. Massidda, I. De
to recupero sono di tipo pirometallurgico, Michelis, F. Ferella and F. Vegliò. Mn-Zn
che comportano alto consumo energetico ed recovery from wastes by hydrometallurgy-
emissioni di fumi inquinanti, e idrometal- cal applications. In: Proc. of the 11th Int.
lurgico, più economici e a minore consumo Mineral Processing Symposium, Ed. by G.
energetico. Özbayoğlu, A. İhsan Arol, Çetin Hoșten,
Lo studio è consistito nell’utilizzo di tecno- Ümit Atalay, Belek – Antalya, Turkey, Oc-
logie applicabili al trattamento dei minera- tober 21-23, 2008, 541-548.
li e alla dissoluzione dei metalli mediante Vatistas, N., M. Bartolozzi and S. Arras.
processi idrometallurgici. The dismantling of spent alkaline man-
Il recupero di Zn e Mn dalle soluzioni è sta- ganese dioxide batteries and the recovery
to attuato elettrochimicamente. of the zinc from the anodic material.
I prodotti delle pile alcaline utilizzate ave- Journal of Power Sources, 101: 182-187,
vano un contenuto pari al 16% in Zn e al 2001.
37% in Mn, sotto forma di MnO2. Il proces- Vegliò, F., R. Quaresima, P. Fornari and
so idrometallurgico ha consentito la disso- S. Ubaldini. Recovery of Valuable Metals
luzione delle specie metalliche presenti. Il from Electronic and Galvanic Industrial
processo elettrochimico è stato applicato a Wastes by Leaching and Electrowinning.
soluzioni aventi una concentrazione media Waste Management, 23(3): 245-252, 2003.
pari 10 g/L, sia di Mn che di Zn.
I risultati hanno dimostrato la fattibilità tec-
nica dell’applicazione delle suddette tecno-
logie; infatti, è stato ottenuto un recupero
pressoché quantitativo di Mn (oltre 95%

30
Sistemi non convenzionali di smaltimento di rifiuti di varia natura
ad elevata efficienza di conversione energetica
Pietro Capaldi
Istituto Motori, CNR
pietro.capaldi@cnr.it
Espedito Vassallo
Istituto di Fisica del Plasma, CNR
vassallo@ifp.cnr.it
Parole chiave: pirolisi, plasma, gassificazione, smaltimento, rifiuti.

La gestione integrata dei rifiuti urbani risul- cora lontana dagli obiettivi pianificati dalle
ta essere praticabile ed efficace su larga sca- Leggi vigenti (quale il D.L. 152), sia per i
la solo stimando la effettiva applicabilità ed costi operativi crescenti con le dimensioni
efficienza delle varie fasi logistiche e tec- dell’area servita (aumento di mezzi e perso-
nologiche, nonché la effettiva sostenibilità nale) sia per le resistenze offerte da alcune
economica e finanziaria a lungo termine (ri- fasce della popolazione. Tale aspetto pone
spondenza alla reale economia di mercato dei notevoli problemi alla stabilità del ciclo
per i materiali riciclati). Questi aspetti risul- integrato e alla interazione dei sottosistemi
tano i più limitanti rispetto a molte possibili che lo compongono (quali gli impianti CDR,
applicazioni ed è quello che ha sovente va- termovalorizzazione, compost e discarica);
nificato gli sforzi per rendere operativo un tale criticità pertanto è legata alla notevole
ciclo integrato all’interno di molte Regioni “lunghezza” dell’intero ciclo in termini di
italiane. L’attuale sistema di raccolta dei ri- numero di processi in serie.
fiuti ruota intorno ai sistemi di termovalo-
rizzazione basati sulla combustione diretta, I sistemi non convenzionali
che impongono l’utilizzo di un combustibi- Al fine di semplificare il suddetto ciclo è
le CDR dalle caratteristiche ben precise e stato necessario individuare delle soluzioni
che obbligano a un approccio di tipo diffe- tecnologiche di smaltimento più flessibili
renziato per la raccolta del rifiuto e di un del sistema di termovalorizzazione
articolato processo di trattamento separato che prescindessero da una fase di
delle varie frazioni, così come riportato nel- differenzazione spinta. Inoltre esse
la seguente figura. avrebbero dovuto soddisfare anche altre
specifiche mirate al raggiungimento di una
migliorata integrazione con il territorio ed
in particolare:
1) ridottissime dimensioni per ottenere
l’accettazione delle comunità locali; 2) li-
mitazione del bacino di raccolta, con smal-
timento in loco con conseguente riduzione
di costi da trasporto e del relativo inquina-
mento; 3) flessibilità nel trattamento di ri-
fiuti non provenienti da selezione CDR; 4)
emissioni inquinanti pari o migliori delle

 BAT (Best Available Technology); 5) pro-
Purtroppo la percentuale di differenzazio- cessi già industrializzati e non sperimenta-
ne, specie nel sud Italia, risulta essere an- li; 6) ridotti tempi di costruzione ed avvia-

31
mento; 7) costi specifici €/ton-ora rifiuto Pertanto, poiché il rifiuto non reagisce con
competitivi con le BAT, sia rispetto al co- l’ossigeno, risulta inibita la formazione di
sto dell’impianto che alla conduzione; 8) diossine e furani e la produzione di altri
consumi elettrici compatibili con le ridotte composti pericolosi. Inoltre risulta essere
disponibilità attuali del Paese; 9) massimo più agevole la neutralizzazione delle sostan-
rendimento energetico (elettrico o di produ- ze nocive in opportuni sistemi di captazione,
zione di combustibili pregiati). prima della combustione che ne renderebbe
In questo contesto sono stati oggetto molto problematica la successiva asporta-
di studio alcuni impianti di pirolisi (a zione. I gas prodotti, seppur grezzi, sono ca-
tamburo rotante, a griglia mobile etc.), di ratterizzati da una ridottissima presenza di
gassificazione (a letto fisso, letto mobile, metalli pesanti grazie alle modeste tempe-
letto fluido bollente o circolante, etc.), al rature di trasformazione (circa 500°C). La
plasma (ad arco trasferito e non-trasferito) possibilità di privare il rifiuto delle sostanze
ed infine impianti definibili come ibridi più pericolose a monte della combustione
(quali pirolisi/gassificazione, pirolisi/ conferisce alla pirolisi le caratteristiche di
plasma e gassificazione/plasma). processo “robusto” rispetto alla variabilità
Il sistema che meglio ha interpretato le esi- della composizione del rifiuto; pertanto ri-
genze prima citate appare quello di pirolisi sultano facilmente elaborabili da parte del
accoppiata a una gassificazione al plasma, sistema una notevole varietà di rifiuti qua-
in quanto esso unisce la flessibilità propria li: RSU e CDR di bassa qualità (Ecoballe),
della pirolisi all’elevata capacità di raffi- rifiuto da bonifica di discariche dimesse,
nazione della gassificazione al plasma, po- rifiuti ospedalieri, residui di rottamazione
nendo tale soluzione in condizione di netto autoveicoli (Fluff), materiali poliaccoppia-
vantaggio rispetto a ogni altra tipologia di ti (plastica-metallo) e fanghi industriali. In
processo. La flessibilità della pirolisi deriva Giappone la sola pirolisi viene da tempo
dal fatto che il processo di scomposizione impiegata con successo per il trattamento di
molecolare (che avviene riscaldando i ma- residui solidi urbani, ospedalieri, speciali ed
teriali di natura organica oltre certe tempe- in quelli della rottamazione delle automo-
rature ed in totale assenza di ossigeno) non bili. Per quanto concerne il trattamento di
implichi alcuna forma di combustione, ma dissociazione al plasma esso risulta essere
solo la trasformazione del materiale ini- ancora più flessibile della pirolisi, consen-
zialmente inserito in sostanze combustibili tendo il trattamento di una ampia categoria
grezze e la separazione dagli inerti even- di rifiuti tossici, ed in particolari condizioni
tualmente presenti. (analisi del potere calorifico) anche di rifiu-
ti solidi urbani. Pertanto la presenza di un
impianto di tipo indipendente sarebbe au-
spicabile all’interno di una piattaforma di
smaltimento ecologica, che potrebbe così
trattare rifiuti altrimenti non elaborabili per
altra via (per es. amianto). Nel caso di ac-
coppiamento con la pirolisi il trattamento al
plasma riguarderebbe solo la parte gassosa
degli idrocarburi grezzi e non la dissocia-
zione degli inerti e dei metalli (che risulta
essere particolarmente gravosa in termini
energetici) con un notevolissimo risparmio
in termini di consumi di elettricità. In ge-

 nerale le taglie di impianto possono essere
modeste (<4 ton/h), con tempi di realizza-

32
zione e messa in opera molto brevi e finan-
ziariamente compatibili con le esigenze del
capitale pubblico locale, privato o misto.
In conclusione gli impianti di smaltimento
di taglia ridotta che utilizzino questa parti-
colare tecnologia potrebbero essere la rispo-
sta immediatamente operativa per risolvere
il problema dei rifiuti in Italia. Lo smalti-
mento diffuso distribuisce il carico di emis-
sioni inquinanti in atmosfera, minimizzan-
do quello derivante dal trasporto e allenta
la tensione sociale relativa alla collocazione
degli impianti sul territorio. La pirolisi con
post-trattamento ad arco plasma rappresen-
ta, probabilmente, il sistema dotato della
maggiore flessibilità, economia di gestio-
ne ed efficienza energetica ed è in grado di
ridurre il numero di fasi dello smaltimento
integrato ed il ricorso alla discarica.

Bibliografia

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Il ciclo integrato dei rifiuti in Campania:
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33
Sessione III
Controllo e valutazione
degli impianti
Valutazione dell’impatto della gestione dei rifiuti sulla salute umana
Fabrizio Bianchi
Istituto di Fisiologia Clinica, CNR
fabrizio.bianchi@ifc.cnr.it

Parole chiave: rifiuti e salute, epidemiologia ambientale, valutazione di rischio,


valutazione d’impatto, biomonitoraggio.

L’impatto sulla salute del ciclo dei rifiuti è namento da trasporto dei rifiuti.
un tema considerato ad alta priorità, sia sul Gli studi fino ad oggi effettuati hanno pro-
piano scientifico, sia su quello sociale ed dotto un corpo di conoscenze sugli effetti
economico, da tutte le principali agenzie e sanitari delle discariche che ha consentito
istituzioni scientifiche e politiche nazionali alla US-ATSDR (Agency for Toxic Sub-
e sovranazionali. stances and Diseases Registries) di definire
La complessità degli aspetti scientifici ed una lista di effetti prioritari: difetti congeni-
extrascientifici e delle loro interazioni con- ti e disordini riproduttivi, tumori seleziona-
ferisce al tema un posto di primo piano in ti, disordini immunitari, disfunzioni renali,
tutti i livelli di decisione. epatiche, malattie respiratorie e disordini
Il contributo degli studi sulla relazione tra neurotossici.
rifiuti e salute è rilevante per la comprensio- Per gli inceneritori e per le discariche il pro-
ne degli effetti, per la sorveglianza ambien- blema principale è quello della conoscenza
tale e sanitaria, per la valutazione e gestio- delle modalità di diffusione degli inquinan-
ne del rischio dell’intero ciclo di gestione e ti nelle matrici ambientali e dell’effettiva
delle tecnologie di trattamento dei rifiuti. La esposizione delle comunità. Nel caso di
ricerca in questo settore ha dato e ha ampie discariche incontrollate e illegali (>1200
prospettive per contribuire ancora significa- quelle censite nelle provincie di Napoli e
tivamente alla crescita di conoscenze sulla Caserta) la situazione è difficile per l’assen-
storia naturale delle malattie ad eziologia za di dati di caratterizzazione dei siti e del
ambientale e multifattoriale. loro intorno. Gli effetti delle combustioni
Un approccio avanzato sulla relazione tra incontrollate di rifiuti sono ancor più dif-
rifiuti e salute include studi sulla percezione ficili da valutare, soprattutto per l’estrema
del rischio e l’uso di tecniche di comunica- variabilità sul territorio.
zione e partecipazione, anch’esse oggetto di L’esposizione di comunità residenti attorno
ricerca. a discariche e inceneritori ha creato preoccu-
L’epidemiologia ambientale ha costitui- pazione da molti anni, e sul tema sono stati
to la base disciplinare per l’effettuazione pubblicati molti lavori scientifici e rassegne
di studi su inceneritori, soprattutto di vec- bibliografiche (Vrijheid 2000, Enviros-DE-
chia generazione, su discariche controllate, FRA 2004, Rushton 2003, Franchini 2004,
smaltimenti illegali, sia di rifiuti urbani che Linzalone 2007). Importanti progressi sono
pericolosi. stati recentemente raggiunti sull’uso di bio-
Pochi sono invece gli studi prodotti sull’im- marcatori misurati nel sangue, nei capelli o
patto complessivo dei cicli di gestione, in- nel latte materno per valutare l’esposizione
cludenti problemi in grado di costituire un reale a inquinanti (Linzalone 2004, 2007,
rischio rilevante per la salute, come l’inqui- Bianchi 2006).

37
Tra i risultati più consolidati sul tema dei ri- debba considerare il ruolo di molti altri fat-
schi sanitari intorno a discariche c’è l’incre- tori di rischio e di confondimento, le prove
mento di neonati con basso peso da madri disponibili indicano una criticità specifica
residenti in aree con siti di rifiuti (Vrijheid che motiva interventi di prevenzione prima-
2000). ria, in primo luogo le bonifiche.
Le malformazioni congenite in popolazio- Sull’impatto ambientale e sanitario degli
ni residenti intorno a discariche sono state inceneritori esiste una corposa letteratura
ripetutamente studiate, soprattutto in nord scientifica in relazione a microinquinanti
america e in Europa, e diversi studi hanno indicati come più pericolosi tra quelli pro-
riportato rischi crescenti all’avvicinarsi al dotti dalla combustione dei rifiuti, quali
sito di smaltimento. Due grandi studi effet- diossine e furani, cadmio, mercurio ed al-
tuati in Gran Bretagna (Elliott 2001) e in tri metalli pesanti, IPA oltre a CO, NOx, e
Europa (Dolk 1998, Vrijheid 2002), hanno polveri. Sull’argomento ci sono ottime ras-
mostrato incrementi di malformazioni totali segne bibliografiche relativamente recenti
e specifiche (+ 10% e 30% tra i nati entro 2 (Rushton 2003, Franchini 2004, Enviros-
o 3,5 km). Eccessi più rilevanti sono emer- Defra 2004). Sugli effetti degli inceneri-
si per malformazioni di sistema nervoso, tori che hanno operato nei passati decenni
cuore e genitali maschili (Vrijheid 2002). si sono accumulate evidenze che, sebbene
Alcuni studi non hanno evidenziato eccessi non ad elevata concordanza, vengono rite-
di rischio e molti altri sono stati oggetto di nute oggetto di attenzione, in particolare per
pubblicazione grigia. quanto concerne le patologie riconosciute/
Per quanto attiene la mortalità, in 593 siti US ipotizzate correlate ad agenti inquinanti
inclusi nella lista nazionale di priorità erano cancerogeni. Studi su impianti più recenti,
segnalati eccessi di mortalità per tumori di dotati di tecnologie avanzate di combustio-
polmone, vescica, stomaco (Johnson 1999). ne e di abbattimento, sono ancora numeri-
Studi epidemiologici effettuati con diver- camente ridotti.
so disegno e su aree geografiche di diversa “L’adozione di tecnologie avanzate di ab-
estensione hanno segnalato incrementi di ri- battimento rende probabile una minore oc-
schio per tumori di polmone, vescica, fega- correnza di effetti misurabili sulla salute
to, stomaco, prostata, linfomi non-Hodgkin, delle popolazioni residenti intorno agli im-
leucemie, leucemie infantili e mortalità pe- pianti. Tuttavia il loro impatto complessivo
rinatale. Recenti studi effettuati in Campa- sull’ambiente e sulla salute umana attra-
nia hanno riportato aumenti significativi di verso meccanismi di azione indiretta non è
mortalità per diversi tumori, malattie circo- ancora stato valutato. In particolare l’ince-
latorie e diabete in aree con elevata densità nerimento di rifiuti, attualmente in crescita
di siti di smaltimento e abbandono di rifiuti in molti paesi, può contribuire in modo non
pericolosi (Altavista et al 2004, Comba et al trascurabile alle emissioni di gas serra e di
2006). Uno studio successivo ha evidenzia- prodotti inquinanti persistenti su scala glo-
to incrementi di mortalità al crescere della bale” (Population health and waste mana-
pressione da rifiuti pericolosi per la morta- gement: scientific data and policy options,
lità generale, il complesso dei tumori, il tu- WHO, Rome, Italy, 29-30 March 2007).
more del fegato, in entrambi i sessi, tumori Nella prospettiva di sanità pubblica esiste
polmonari e gastrici negli uomini (Martuzzi una convergenza a livello internazionale
et al. 2009). Nella stessa area, tra le pro- sulla necessità di anticipare dal danno con-
vince di Caserta e di Napoli, sono emersi clamato (malattie o decessi) al manifestarsi
incrementi di rischio per malformazioni del di segnali precoci di perturbazione fisiolo-
sistema nervoso e dell’apparato urinario. gica (danni cromosomici, molecolari, epi-
Sebbene non si possa quantificare il ruolo genetici) all’accumulo di sostanze poten-
eziologico dell’inquinamento da rifiuti e si zialmente dannose.

38
Per l’avanzamento delle conoscenze e delle
capacità gestionali sono da considerare di
rilevo:
- la distinzione tra rifiuti urbani e rifiuti pe-
ricolosi, tra discariche autorizzate e siti ille-
gali di smaltimento di rifiuti pericolosi, tra
impianti d’incenerimento secondo le tecno-
logie usate e le condizioni di gestione e di
esercizio;
- la dimensione e le condizioni di esercizio
degli impianti di incenerimento;
- la valutazione dell’esposizione, facendo
ricorso a metodi e strumenti avanzati di
biomonitoraggio in comunità residenti in
aree con impianti (studio “Sebiorec” su bio-
marcatori di esposizione nelle provincie di
Napoli e Caserta);
- la gestione dell’incertezza;
- l’adesione a procedure basate sulle prove
scientifiche (evidence-based),
- il rafforzamento delle competenze sulla
comunicazione e la gestione del rischio.
Su queste linee il progetto interdipartimen-
tale Ambiente-Salute del CNR (PIAS) è
impegnato ad approfondire la conoscenza
scientifica e stimolare la ricerca multidisci-
plinare.

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Il controllo ambientale degli impianti di trattamento dei rifiuti
Mauro Rotatori e Ettore Guerriero
Istituto sull’Inquinamento Atmosferico, CNR
rotatori@iia.cnr.it, guerriero@iia.cnr.it

Parole chiave: incenerimento, emissioni, diossine, sme, protossido di azoto.

La valutazione del carico inquinante da im- chimici consente di tenere sotto controllo la
pianti di incenerimento e il periodico rile- funzionalità di un impianto e di individuare
vamento delle loro emissioni in atmosfera, eventuali anomalie di sistemi di conteni-
costituiscono mezzi di primaria importan- mento; questo consente interventi correttivi
za nella gestione della qualità dell’aria e, sulle cause di rischio evitando o minimiz-
in generale, dell’ambiente. La conoscenza zando eventuali danni.
del livello di emissione consente, oltre alla Nel caso di un impianto di trattamento di
verifica del rispetto di limiti e prescrizio- rifiuti andranno controllate le emissioni (ad
ni, il controllo del corretto funzionamento esempio fumi, acque di scarico, fanghi, etc.)
dell’impianto e la valutazione dell’effettivo e la qualità del prodotto finale (ad esempio:
carico inquinante. presenza di incombusti in scorie di inceneri-
E’ opportuno sottolineare che per la sor- mento; efficienza della inertizzazione di un
veglianza di un limite è necessario che lo prodotto mediante prove di cessione, etc.).
stesso sia correlato a una metodica di cam- Un efficace controllo delle emissioni in
pionamento e di analisi standardizzata o atmosfera può essere effettuato mediante
concordata al fine di uniformare, quanto Sistemi di Monitoraggio in continuo delle
più possibile, i risultati dei rilevamenti, in Emissioni (SME), correlando i dati da que-
particolar modo nei controllo di tipo fisca- sti forniti con gli altri parametri caratteristici
le. A tale proposito l’emanazione delle linee dell’emissione quali: portata degli effluenti,
guida per il contenimento delle emissioni contenuto percentuale di ossigeno, umidità
inquinanti degli impianti d’incenerimen- e temperatura.
to e fissazione delle prestazioni ambientali Relativamente ai microinquinanti, diossine
consentono di avere un punto di riferimento e furani (PCCDD/F) sono i più importanti
omogeneo per tutto il territorio nazionale. punti di discussione quando si parla di pro-
Per quanto riguarda il rilevamento delle cessi di incenerimento. La valutazione delle
emissioni da impianti di incenerimento di emissioni di PCDD/F da impianti industria-
rifiuti, uno degli aspetti che desta maggior li risulta importante non solo per verificare
interesse dal punto di vista ambientale è il rispetto dei limiti legislativi, ma anche per
quello relativo all’emissione di microinqui- progettare sistemi di abbattimento e per ve-
nanti sia organici che inorganici. In questi rificare l’efficienza dei processi che genera-
ultimi anni si è manifestata una tendenza ad no tali emissioni.
imporre limiti sempre più restrittivi al fine Recenti studi europei sulla determinazione
di operare una più efficace salvaguardia delle emissioni di PCDD/F e di PCB “dios-
dell’ambiente. sina-simili” (così definiti a causa della loro
La sorveglianza costante di un ristretto, ma elevata tossicità), hanno affrontato, in ac-
significativo, numero di parametri fisici e cordo con gli indirizzi comunitari legislativi

41
e normativi di settore, lo studio di sistemi di Il protossido d’azoto ha un GWP (Global
campionamento automatici “in continuo” di Potential Warming) o potenziale di riscal-
tali inquinanti. damento globale, pari a 310.
I suddetti sistemi si basano, come per il Da qui l’idea di modificare i materiali dei
campionamento in discontinuo, sulla nor- catalizzatori SCR per far in modo che ci sia
ma tecnica 1948-1 del 2006 e consentono la doppia riduzione di NOX ed N2O.
il prelievo su periodi statisticamente più Le modalità per la misura delle emissioni
significativi (28-30 giorni) ottenendo, così, sono state oggetto di diversi atti legislativi
informazioni sulla quantità totale di diossi- che, però, non hanno definito uno dei punti
ne e PCB emessi in tali periodi e di rilevare più importanti del processo di verifica delle
anche aumenti occasionali di emissioni do- emissioni, ossia se la misura costituisca un
vuti ad anomalie o a fasi transitorie. atto interno finalizzato alla corretta gestione
In tale contesto, l’Istituto sull’Inquinamen- dell’impianto o se i dati ottenuti possano o
to Atmosferico ha avviato un progetto volto debbano essere acquisiti dalla struttura pub-
all’esame di alcuni sistemi di campiona- blica di controllo al fine di verificare il ri-
mento in continuo di PCDD/F e PCB e alla spetto delle normative o delle prescrizioni.
definizione di procedure per la loro vali- E’ evidente che solo attraverso un sistema
dazione. Il progetto si basa sull’analisi dei che assicuri la qualità dei dati prodotti è
risultati provenienti da apposite campagne possibile operare un costante, effettivo e af-
di misura da effettuare su impianti indu- fidabile controllo.
striali nazionali, in cui è previsto l’impiego, Un primo tentativo di avviare una procedu-
in parallelo, di campionatori in continuo e ra di controllo di qualità nella misura delle
in discontinuo negli stessi periodi di riferi- emissioni si è avuto con il decreto del mi-
mento. nistero dell’ambiente 21 dicembre 1995 re-
L’attività vede il coinvolgimento e la colla- cante la “Disciplina dei metodi di controllo
borazione sia di soggetti privati, come le so- delle emissioni in atmosfera dagli impianti
cietà responsabili della progettazione e della industriali” che ha imposto l’adozione di
commercializzazione dei sistemi automatici particolari procedure per la misura degli
di campionamento oggetto di indagine, sia inquinanti negli impianti industriali me-
di altri enti di ricerca e università. diante strumentazioni operanti in continuo.
Un’altra tematica in fase di studio è l’ipo- In questo decreto appare evidente come la
tetico contributo dei catalizzatori SCR e legislazione si è orientata verso una stretta
SNCR installati sugli impianti all’emissio- collaborazione tra l’esercente dell’impian-
ne di protossido di azoto. Fino a pochi anni to e le strutture pubbliche responsabili del
fa il protossido di azoto era un gas poco controllo.
conosciuto e i sistemi SNCR erano molto Sebbene non esaustivo, esso può essere
usati, specie negli anni ‘70-’75 per abbatte- considerato un ottimo punto di partenza per
re la concentrazione degli NOX, così come l’elaborazione e l’emanazione di provvedi-
accade per i più attuali SCR. E’ molto più menti specifici in grado di portare gli im-
recente, invece, la scoperta che la riduzione pianti di incenerimento a un livello tecnico
degli NOX potrebbe avvenire a discapito di accettabile. In ultima analisi potrebbe esse-
un aumento di N2O. re possibile elaborare procedure e protocolli
Il protossido di azoto è il terzo gas serra più per un impianto di incenerimento che siano
importante dopo il biossido di carbonio e il in grado di integrare i risultati delle misure
metano (contribuisce per circa il 6% a tale all’impianto, alle emissioni e alle immis-
effetto) e il suo incremento in atmosfera è sioni con la garanzia di qualità dell’Ente
causa dell’assottigliamento dello strato di primario di certificazione, realmente al di
ozono perché contribuisce ad aumentare sopra delle parti e a sua volta accreditato
la concentrazione di NO nella stratosfera. a livello internazionale, al fine di fornire ai

42
responsabili politici ed amministrativi della di riferimento (SRM) comunitari debbano
gestione dell’ambiente una reale e coerente essere gli stessi a prescindere dalla finali-
visione dell’impatto dell’impianto, indipen- tà delle misure (verifica del rispetto di un
dentemente dalla sua collocazione e finalità valore limite o confronto tra SRM e SME
tecnologica. Tale soluzione è uno dei pochi installato), è importante notare che in altri
tentativi seri a cui si possa pensare per ri- Paesi gli SRM sono stati integrati da parte
portare la polemica sugli impianti di ince- del legislatore, per consentire di eseguire i
nerimento lungo una direttrice scientifica e test di QAL2 e AST mediante strumentazio-
tecnica realmente qualificata, svincolata da ni identiche a quelle installate. Ciò si è reso
sedicenti esperti ed in grado di assicurare il necessario in quanto per alcuni inquinanti
più profondo rispetto dell’ambiente. gli SRM hanno lasciato alquanto perplessi i
In molti casi, oltre al monitoraggio in con- costruttori degli strumenti.
tinuo devono essere effettuate misure ag- A fortiori, se il principio di misura adottato
giuntive per stabilire se l’impianto rispetta dallo SME può essere impiegato per fornire
i limiti fissati. Inoltre, mentre per le misure dati fiscali, non si spiega perché un sistema
esterne deve essere rilasciato un certificato analogo ma portatile non lo sia.
firmato da un professionista abilitato che si Inoltre, la maggior parte degli strumenti in-
assume la responsabilità di quanto riportato, stallati sugli impianti sono multiparametrici
i dati SME non sono accompagnati da certi- e l’impiego di strumentazione in continuo
ficazioni con assunzione di responsabilità. per le verifiche consentirebbe, rispetto alle
È dunque opportuno stabilire se i dati degli modalità di esecuzione dei Test QAL2 e
SME siano di natura fiscale o gestionale e, AST, di avere molti più dati in parallelo per
nel caso, stabilire delle responsabilità og- il calcolo della variabilità.
gettive e la modalità con cui evidenziarle. Auspichiamo che l’aggiornamento legisla-
È opportuno definire anche i requisiti del tivo in corso tenga conto di quanto sopra
Software di gestione degli SME (in parte esposto, sopperisca alle attuali carenze, con-
definiti dall’ex DM 21.12.95) stabilendo sentendo agli operatori del settore di lavora-
dei codici identificativi dei vari parametri re in un panorama scevro da ambiguità.
monitorati che consentano l’esportazione
dei dati in modo standardizzato per consen-
tire agli organi di controllo e poi all’ISPRA
un’agevole elaborazione dei dati nazionali
che il Ministero trasmette alla Comunità
Europea.
Attualmente la qualità delle performance di
misura di uno SME viene verificata in base
a quanto riportato nell’Allegato VI parte V
del testo unico mediante il calcolo dell’In-
dice di Accuratezza relativo. In questa parte
del testo unico viene ripreso quanto a suo
tempo previsto dal DM 21/12/1995, ma
tale approccio è ampiamente superato dalla
norma EN 14181:04 a cui due direttive spe-
cifiche (2000/76/CE e 2001/80/CE) faceva-
no esplicito richiamo, pur non citandola in
quanto allora in fase di elaborazione.
Nella citata norma si pongono a confronto
i dati forniti dallo SME con i dati forniti da
un sistema di riferimento. Sebbene i metodi

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Monitoraggio degli impianti di discarica
Massimo Guidi e Brunella Raco
Istituto di Geoscienze e Georisorse, CNR
m.guidi@igg.cnr.it, b.raco@igg.cnr.it

Parole chiave: discarica, monitoraggio, tracciante, biogas.

Ancora oggi lo stoccaggio in discarica dei che il più recente DL 152/2006.


rifiuti solidi urbani è il metodo di smalti- In attesa che vengano messe a punto e rese
mento più diffuso in Italia. Le problemati- operative strategie alternative mirate alla ri-
che di maggiore rilevanza ambientale sono duzione a monte della produzione di rifiuti,
dovute alla produzione di percolato, spesso al riciclo massiccio delle materie recupera-
responsabile di contaminazione di suoli e bili e alla riduzione dei volumi e inertizza-
acque e di biogas che può essere la causa zione del restante, è di fondamentale impor-
della scarsa qualità dell’aria. tanza che si provveda alla migliore gestione
La normativa sullo smaltimento dei rifiu- possibile dell’esistente e del pregresso. In
ti nasce in Italia con grave ritardo rispetto questo contesto gli impianti di smaltimento
alle esigenze dettate dallo sviluppo demo- di rifiuti solidi urbani (MSW landfill), che
grafico e tecnologico; l’assenza di leggi ha spesso hanno accolto ed accolgono purtrop-
spesso permesso di utilizzare siti da adibi- po anche rifiuti di altro genere, rappresenta-
re a discariche in aree in cui la dispersione no per numero, distribuzione sul territorio e
del percolato e del biogas ha dato origine a rapida crescita dimensionale, uno fra i più
forme diffuse di contaminazione ambienta- gravi problemi per l’ambiente. L’impatto
le. E’ degli inizi degli anni ottanta il primo ambientale di questi impianti deve quindi
tentativo (DPR 915/82) di organizzare lo essere stimato e monitorato nel migliore dei
stoccaggio dei rifiuti, ma è solo con il DL modi possibili a tutela della salute del citta-
22/1997, meglio conosciuto come decreto dino, della protezione del territorio e dello
“Ronchi”, che si danno le prime indica- sviluppo ed applicazione della normativa di
zioni tecniche. Il monitoraggio delle varie salvaguardia ambientale.
matrici ambientali viene menzionato con In questo quadro è opportuno ricordare che
il DL 36/2003. Tale decreto, recependo la i vari paesi europei stanno recependo la
direttiva comunitaria nota come “Landfill “Landfill Directive” seguendo tempi e per-
Directive” (1999/31/CE), obbliga il gesto- corsi diversi, questo sia per i tempi necessari
re al monitoraggio: della qualità dell’aria, a sviluppare ed armonizzare le norme legi-
dell’acqua, del biogas convogliato ed anche slative nazionali ma anche per la mancanza
del biogas diffuso dal suolo. Purtroppo, nel di protocolli standardizzati nel settore del
DL 36/2003 non si specificano le indica- monitoraggio dell’impatto ambientale degli
zioni tecniche da seguire per l’esecuzione impianti di smaltimento MSW. Impatto che
delle misure, senza le quali, non solo non avviene sotto forma di rilascio di gas (bio-
è possibile confrontare dati provenienti da gas, quindi CO2 e CH4 più numerosi com-
siti diversi, ma spesso è anche difficile dare posti organici complessi), solidi (polveri) e
un’interpretazione univoca ai risultati otte- liquidi (percolato, una soluzione acquosa ad
nuti; tali problematiche caratterizzano an- alta concentrazione di sostanza organica ed

45
inorganica compresi metalli pesanti ed al- isotopica (2H/1H, 3H/H, 13C/12C e
tro); l’eventuale ma non infrequente presen- 18O/16O) di percolato ed acque;
za in discarica di sostanze ad alta tossicità d) campionamento dell’aria e determina-
chimica, biologica o radioattive amplifica il zione di CH4, aldeidi e chetoni, merca-
danno ambientale e sanitario. Gli effetti più patani e VOC;
gravi sono locali, anche di tipo genotossico e) campionamento del PM10 e determina-
e cancerogeno, spesso legati alla presenza zione delle specie solubili in acqua, in
di sostanze xenobiotiche, ma alcuni aspetti HNO3 e della composizione isotopica
(emissione di gas serra) sono globali e ri- del carbonio.
cadono sotto ulteriori capitoli di impegno Questa metodologia consente di verificare
quali quello del cambiamento climatico. In- gli effetti degli interventi volti a ridurre le
fine l’impatto economico: il monitoraggio emissioni di gas serra, di VOC e di odori-
supporta una corretta gestione e permette di geni. In particolare i dati chimici e isotopici
prevenire e ridurre il danno da contamina- dei profili, abbinati ai valori di flusso dif-
zione ed i conseguenti costi sociali e di suc- fuso in superficie, possono essere utilizzati
cessiva bonifica e opera nell’indirizzare la per determinare sul campo le velocità con
conduzione dell’impianto, ad esempio per cui avvengono i processi di ossidazione
l’emissione di gas diffuso dal suolo, verso batterica del metano e di altri VOC consen-
modalità di recupero e valorizzazione del tendo l’ottimizzazione degli interventi volti
biogas. alla riduzione delle immissioni nell’am-
Come ricordato, non esistono protocolli sta- biente di sostanze odorigine e di gas serra.
dardizzati per il monitoraggio ambientale Inoltre l’utilizzo delle tecniche isotopiche,
delle discariche MSW, ma i singoli enti di applicate al percolato ed alle acque sotter-
ricerca, o referenti per l’ambiente, sviluppa- ranee, permette di individuare “l’impronta
no nel tempo e condividono nella letteratura digitale” del contaminante anche in condi-
internazionale metodologie via via sempre zioni in cui i traccianti chimici tradizionali
più raffinate che sono insieme stimolo per (ad esempio cloruri) non possono fornire
la stesura e strumento di applicazione per le informazioni utili per il particolare contesto
normative nazionali ed europee. geologico (ad esempio presenza di argille
In questo contesto è stato messo a punto un di origine marina o di torbe). Di particola-
set integrato di procedure di campionamen- re interesse è risultato l’uso del trizio come
to e analisi (chimiche ed isotopiche, su aria, tracciante del percolato, metodica che ha
gas ed acque) che permettono il monitorag- consentito in molti casi dubbi di decidere in
gio dell’impatto ambientale di una discari- merito alla presenza di contaminazione del-
ca. Tale procedura si sviluppata secondo la le acque sotterranee dovuta alla discarica.
seguente linea: L’ampliamento dell’uso delle tecniche iso-
a) applicazione della metodologia per la topiche è un importante obiettivo di ricerca,
misura qualitativa e quantitativa delle In particolare, data l’elevata concentrazione
emissioni diffuse di biogas dal suolo in di trizio nel percolato, può essere di grande
atmosfera mediante camera di accumu- interesse determinare le quantità di metano
lo e trattamento geostatistico del dato; triziato presenti nell’aria in modo da quanti-
b) studio dei processi redox che avvengo- ficare con maggiore esattezza l’impatto che
no nella copertura e che coinvolgono il gli impianti di smaltimento RSU hanno sul
biogas diffuso utilizzando le variazioni territorio.
di concentrazione dei VOC lungo profili
verticali e i valori del δ13C della CO2,
del CH4 e degli idrocarburi da C2 a C5
campionati lungo i suddetti profili;
c) campionamento ed analisi chimica ed

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I problemi associati al trasporto dei rifiuti
Eugenio Onori
Albo nazionale gestori ambientali
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
onori.eugenio@minambiente.it

Parole chiave: trasporto dei rifiuti, Albo nazionale gestori ambientali, ADR.

Nell’ambito della gestione dei rifiuti, il soggetto alla normativa in materia di ge-
trasporto costituisce una fase importante e stione dei rifiuti, deve rispondere anche alle
delicata tanto da richiedere da parte del le- norme riguardanti la circolazione stradale,
gislatore europeo il suo controllo mediante l’autotrasporto di cose e il trasporto delle
l’iscrizione delle imprese interessate presso merci pericolose (ADR).
le competenti autorità degli stati membri. Al fine di garantire la sicurezza del trasporto
In attuazione delle disposizioni comuni- dei rifiuti risulta assolutamente necessario il
tarie, l’ordinamento italiano ha disposto raccordo con la normativa ADR. Tale nor-
l’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori mativa, infatti, disciplina: la classificazione
ambientali (già Albo nazionale dei gestori delle sostanze pericolose in riferimento al
rifiuti previsto dal D.Lgs 22/97) delle im- trasporto su strada, le prove che determina-
prese che trasportano i rifiuti. no la classificazione come pericolose delle
Ai fini dell’iscrizione all’Albo tali imprese singole sostanze, le modalità costruttive dei
devono dimostrare il possesso di determina- veicoli e delle cisterne, le condizioni di im-
ti requisiti, tra i quali la qualificazione del ballaggio delle merci, le caratteristiche de-
personale e la disponibilità di attrezzature gli imballaggi e dei contenitori, i requisiti
e veicoli idonei in relazione ai tipi di rifiuti dei mezzi di trasporto, compresi i documen-
che intendono trasportare. ti di viaggio.
Le imprese iscritte per il trasporto di rifiuti Risulta necessario, dunque, verificare se
per conto di terzi sono circa 18000, mentre il rifiuto che s’intende trasportare rientri o
le imprese iscritte per il trasporto dei propri meno nel suo campo di applicazione, tenuto
rifiuti non pericolosi e dei propri rifiuti pe- conto che le due normative (la disciplina dei
ricolosi in quantità non eccedenti 30 kg o rifiuti pericolosi e ADR) non seguono gli
30 litri al giorno sono circa 95.000. L’elen- stessi criteri. Anzi, va sottolineato che non
co degli iscritti è disponibile sul sito web è sufficiente che il rifiuto sia classificato pe-
http://www.albogestoririfiuti.it e contiene, ricoloso ai sensi del D.Lgs 152/06 per rien-
per ciascuna impresa, i dati anagrafici, le trare nel campo di applicazione dell’ADR.
categorie e classi d’iscrizione, le tipologie Allo stesso modo un rifiuto classificato non
dei rifiuti gestiti e i relativi codici dell’elen- pericoloso ai sensi della normativa sui ri-
co europeo dei rifiuti. La ricerca delle im- fiuti può essere sottoposto alle prescrizioni
prese può essere effettuata attraverso la previste dall’ADR. Infatti, anche se ai fini
corrispondente ragione sociale, la sezione della classificazione delle merci pericolose
regionale o provinciale di iscrizione, la ca- e dei rifiuti pericolosi si fa riferimento alla
tegoria, il codice dei rifiuti. medesima normativa (direttiva 67/548/CEE
Sotto il profilo tecnico e della sicurezza il e successive modifiche e integrazioni, e alla
trasporto dei rifiuti su strada, oltre ad essere direttiva 88/379/CEE e successive modifi-

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che e integrazioni, relative alla classifica- mente citata in una classe ADR ovvero, trat-
zione, all’imballaggio e all’etichettatura, tandosi spesso di miscela o soluzione, non
rispettivamente, delle sostanze pericolose e sia assimilabile a una materia nominalmen-
dei preparati pericolosi), diversi sono i cri- te citata. Se il rifiuto è assimilabile a una
teri di determinazione delle caratteristiche materia della tabella nominativa dell’ADR
chimico-fisiche e delle proprietà fisiologi- (tabella A) e a un gruppo di imballaggio,
che dei rifiuti che devono essere trasportati. l’assegnazione avviene in relazione al suo
I rifiuti devono essere classificati ai sensi grado di pericolo secondo i requisiti di cui
della normativa ADR qualora contengano alla sottosezione 2.2.x.1 delle varie classi.
materie pericolose in quantità tali da deter- Se, invece, il rifiuto non è assimilabile a una
minare la presenza di una o più caratteristi- materia nominalmente citata occorre proce-
che di pericolo riconducibili dere a identificare, facendo riferimento alle
rubriche collettive, la sostanza pericolosa
Tabella A
prevalente (e quindi la sua attribuzione a
Classi ADR
1 - Materie e oggetti esplosivi
2 - Gas compressi, liquefatti o una classe ADR).
disciolti sotto pressione
Per il trasporto dei rifiuti che non rientrano
nel campo di applicazione dell’ADR, inve-
3 - Materie liquide infiammabili
4.1 - Materie solide infiammabili
4.2 - Materie soggette ad accensione ce, devono essere osservate le disposizioni
spontanea tecniche dettate dall’ordinamento dell’Albo
(regolamento n.406/98, deliberazioni del
4.3 - Materie che a contatto con acqua
sviluppano gas infiammabili
5.1 - Materie comburenti Comitato nazionale dell’Albo) e riportate
5.2 - Perossidi organici nei provvedimenti d’iscrizione sotto forma
di prescrizioni.
6.1 - Materie tossiche
6.2 - Materie infettanti
7 - Materie radioattive Tali disposizioni riguardano: le caratteristi-
8 - Materie corrosive che delle carrozzerie dei veicoli, delle at-
trezzature e dei dispositivi installati, l’ido-
9 - Materie e oggetti pericolosi
diversi
neità dei contenitori in relazione allo stato
A sua volta ogni materia è assegnata a una fisico dei rifiuti, nonché le modalità di tra-
rubrica ONU nelle differenti classi. sporto. Specifiche disposizioni sono dettate
Sono utilizzate quattro rubriche ONU, così per i veicoli e i contenitori utilizzati per il
suddivise: trasporto dei rifiuti pericolosi.
A - rubriche individuali per materie e ogget- Infine, va segnalato che, anche se prevista (v.
ti ben definiti. Es.ONU 1090 acetone. art.193, comma 2, lettera l, del D.Lgs 152,
B - rubriche generiche, per gruppi di materie ma anche prima art. 18, comma 2, lettera i),
o articoli ben definiti. Es. ONU 1133 adesi- del D.Lgs 22/97), non è stata ancora ema-
vi, ONU 1266 prodotti per profumeria. nata una regolamentazione tecnica organica
C - rubriche specifiche n.a.s. relative a un del trasporto dei rifiuti che tenga conto an-
gruppo di materie od oggetti di particola- che delle varie modalità di trasporto e della
re natura chimica o tecnica, non altrimenti disciplina del trasporto intermodale.
specificate. Ad es.: ONU 1477 nitrati inor- Bibliografia
ganici nas.
D - rubriche generali n.a.s., relative a un E. Onori, B. Bracchetti, R. Laraia. L’iscri-
gruppo di materie od oggetti con una o più zione all’Albo nazionale gestori ambientali.
caratteristiche di pericolosità nas. Ad es. Egaf Edizioni. Forlì, 2008.
ONU 1993 liquido infiammabile. G. Protospataro, R. Danieli. Accordo ADR
Le ultime tre rubriche sono definite rubriche e norme complementari sulle merci perico-
collettive. Per classificare un rifiuto ai fini lose. Egaf Edizioni. Forlì, 2008.
dell’ADR occorre verificare se il rifiuto me- P.Ficco. Gestire i rifiuti. Edizioni Ambiente.
desimo è costituito da una materia nominal- Milano 2008.

48
La tracciabilità dei rifiuti e il controllo dei traffici illeciti
Vito Felice Uricchio
Istituto di Ricerca Sulle Acque, CNR
vito.uricchio@ba.irsa.cnr.it

Parole chiave: tracciabilità, contrasto criminalità ambientale, intelligenza artificiale,


RFID.

Il vivace dibattito culturale e normativo sui n. 2008/98/CE del 19 novembre 2008, che
temi della gestione ottimale del ciclo dei all’art. 17 indica la necessità di porre in es-
rifiuti e del suo monitoraggio, ha determi- sere “misure volte a garantire la tracciabilità
nato un significativo interesse scientifico in dalla produzione alla destinazione finale e il
materia di tracciabilità. Attenzione che sca- controllo dei rifiuti pericolosi” per garanti-
turisce altresì dalla dimensione economica re la protezione dell’ambiente e della salute
degli interessi in gioco e dai significativi umana e dall’altro ha avviato un percorso
impatti sulla saluta umana e sull’ambiente. di armonizzazione delle normative penali in
Si pensi che ogni anno in Italia svanisco- materia di traffici illeciti di rifiuti.
no oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti, Le risposte agli obiettivi di tracciabilità
quantitativo raffigurabile in una montagna possono essere fornite attraverso metodolo-
dell’altezza di circa 1.900 metri con una gie di tipo documentale o mediante sistemi
base di 3 ettari. innovativi altamente tecnologici: tali ap-
Tra le attività illecite gestite dalla criminali- procci non si escludono vicendevolmente,
tà organizzata, sul piano economico, i traf- ma possono proficuamente integrarsi.
fici dei rifiuti sono secondi solo al traffico Con riferimento alle metodologie tradizio-
degli stupefacenti, con importi che in Italia nali, note con il termine di tracciabilità di
superano i 22 miliardi di euro l’anno. primo livello, è possibile considerare: il
I dati Europol (European Police Office) il- formulario d’identificazione rifiuti (FIR),
lustrano che la prevalenza dei traffici rive- contenente informazioni sui soggetti coin-
ste carattere internazionale (71%), per effet- volti (produttore, detentore, trasportatore,
to del cosiddetto “shopping normativo” che destinatario), sulle modalità di trasporto e
orienta i flussi di rifiuti verso nazioni con un la destinazione finale dei rifiuti; il registro
apparato sanzionatorio e penale più blando di carico e scarico; il modello unico di di-
e con controlli meno efficaci. chiarazione (Mud); la tracciabilità dei nodi
Infatti, tra gli Stati membri si registrano im- con flusso di dati che accompagna ogni mo-
portantissime oscillazioni con pene deten- vimentazione; il sistema ottico a barre; la
tive variabili tra 3 mesi e 6 anni e con san- proprietà e unicità dei contenitori; etc. sino
zioni pecuniarie comprese tra € 3.000 e € al nuovo catasto telematico dei rifiuti. Tali
850.000. Un recente studio condotto dalla strumenti si rivelano particolarmente utili
UE in 13 porti europei, ha messo in rilievo per la realizzazione di opportuni control-
che addirittura il 50% delle spedizioni di ri- li, tuttavia fondano la loro efficienza sulla
fiuti registrano violazioni normative. correttezza dei comportamenti da parte dei
Tale contesto ha orientato sia la definizio- principali attori impegnati nella filiera del
ne di alcuni importanti tratti della Diretti- ciclo dei rifiuti tra cui: gestori dei punti di
va del Parlamento europeo e del Consiglio raccolta; trasportatori responsabili della mi-

49
croraccolta; centri di stoccaggio tempora- attraverso varchi posizionati all’ingresso
neo; trasportatori di medio e lungo raggio; degli impianti di trattamento.
gestori di impianti di trattamento/smalti- Tra i sistemi evoluti di tracciabilità oltre
mento finale. all’RFID, che rappresenta la tecnologia più
La tecnologia e l’innovazione sicuramen- sicura ed affidabile, è possibile considerare
te possono conferire un significativo valo- anche approcci basati su GPRS, GPS, Wi-
re aggiunto a tali strumenti convenzionali, FI e WiMAX: tuttavia occorre considerare
consentendo di tracciare efficacemente i che le resistenze alla tracciabilità evoluta
rifiuti e di rilevare comportamenti illeciti o sono collegate al notevole incremento di
impropri. In particolare i dispositivi tecno- trasparenza che esse comportano.
logici possono essere orientati alla traccia- Le tecnologie basate su trasmissioni d’in-
bilità della materia, dei vettori di trasporto formazioni per la tracciabilità, acquistano
o alla verifica dell’interazione tra materia e ulteriore efficacia se configurati in un am-
trasporto. bito caratterizzato da un incremento della
Intendendo per tracciabilità il processo in- copertura satellitare: infatti lo stesso Siste-
formativo che segue il flusso di materia da ma di Posizionamento Galileo progettato
monte a valle della filiera di produzione- dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che
smaltimento del rifiuto, è possibile interve- rappresenta l’alternativa Europea al Global
nire tecnologicamente su più elementi per Positioning System (GPS), controllato dal
definire il percorso o il recapito finale. Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti,
La tracciabilità evoluta della materia oggi si pone tra i principali obiettivi la tracciabi-
può essere eseguita, ad esempio, utiliz- lità. Tale rete che conterà su una costellazio-
zando dispositivi RFID (Radio Frequency ne di 30 satelliti orbitanti su 3 piani inclinati
Identification) consistenti in piccoli dispo- rispetto al piano equatoriale terrestre e ad
sitivi elettronici, composti da un chip ed una quota di circa 24.000 km, dovrebbe en-
un’antenna. Il chip è in genere in grado di trare in esercizio il 2013, mentre attualmen-
trasportare 2.000 byte di dati o meno. Il di- te sono funzionanti solo impianti pilota ed
spositivo RFID, come il codice a barre o la alcuni sistemi di EGNOS (European Geo-
banda magnetica sul retro di una carta di stationary Navigation Overlay System), co-
credito, fornisce un identificatore univoco stituiti da una rete di satelliti e basi terrestri
per l’oggetto. Gli RFID, a differenza del- progettate per offrire un servizio di incre-
le altre tecnologie precedentemente cita- mento della accuratezza dei sistemi GPS e
te, hanno l’importante vantaggio di poter GLONASS in Europa.
trasmettere dati senza essere posizionati La tracciabilità dei trasporti di rifiuti può
in prossimità del lettore o dello scanner. beneficiare delle tecnologie di posiziona-
Anche se la tecnologia degli RFID risale a mento analoghe a quelle utilizzabili per il
circa 50 anni fa, solo recentemente si è per- tracking della materia, ma anche della sem-
venuti ad una significativa diffusione grazie pre più capillare diffusione di dispositivi di
alla contrazione dei costi che oscillano da 2 videosorveglianza orientati anche ad obiet-
a 10 centesimi di euro per pezzo ed all’im- tivi di natura diversa (sicurezza, controllo
plementazione di standard più puntuali. del traffico e della velocità veicolare, anti-
La ricerca, oggi è impegnata nella soluzione rapina ed antifurti, controlli in punti vendi-
di problemi legati alle collisioni di lettura e ta, servizi di vigilanza, etc.). Tali dispositivi
di tag e nel potenziamento degli RFID ad possono essere utilizzati per la ricostruzione
un’alta frequenza (HF), che possono con- dei percorsi da nodi viari, o anche, attraver-
sentire la tracciabilità in ambiti più estesi. so sistemi di videosorveglianza intelligente
Tuttavia anche le soluzioni a bassa frequen- per il rilevamento automatico degli smal-
za (LF) possono essere proficuamente uti- timenti abusivi, basati sul riconoscimento
lizzate per la tracciabilità dei rifiuti passanti delle azioni di smaltimento. I Sistemi di vi-

50
deosorveglianza intelligente possono essere trasporto di rifiuti solidi e liquidi allo scopo
proficuamente applicati in differenti conte- di poter considerare la tutela dell’ambiente
sti, tra cui luoghi in cui ricorrono con fre- tra gli elementi di valutazione per la scelta
quenza abbandoni di rifiuti, sversamenti di degli itinerari, etc.
liquami (es. strade periferiche, aree margi- Le attività di tracciamento dei materiali o
nali, doline ed inghiottitoi, pozzetti stradali, dei trasporti generano quantitativi partico-
etc.), evitando appostamenti e consentendo larmente significativi di dati, che posso-
operazioni e controlli su territori più ampi a no essere proficuamente gestiti attraverso
parità di numero di militari. La tecnologia tecnologie di Data Mining e di Knowled-
è matura in contesti particolari tra cui am- ge Discovery che consentono l’estrazione
bienti aperti e/o poco illuminati. non-banale di informazioni implicite, pre-
L’evoluzione del concetto di monitoraggio cedentemente non note. Alla base della tec-
da mera acquisizione e registrazione dei nologia del Data Mining vi è l’esplorazione
dati, in sistema integrato in grado di co- e l’analisi, eseguita in modo automatico o
niugare il controllo dinamico di parametri semiautomatico, di grandi quantità di dati
all’interazione spinta con l’applicazione di allo scopo di scoprire pattern significativi.
tecnologie basate su “Agenti Intelligenti” e Le tecniche di Data Mining (clustering, se-
sull’estrazione della conoscenza, ha aperto quence clustering, neural network, decision
nuove ed interessanti prospettive di ricerca trees, time series, logistic regression) sono
applicata. In tale direzione l’IRSA in col- fondate su specifici algoritmi. I pattern iden-
laborazione con il Politecnico di Bari ed il tificati possono essere a loro volta il punto
Centro Internazionale Alti Studi Universitari di partenza per ipotizzare e quindi verificare
(CIASU), ha sviluppato un sistema integrato nuove relazioni di tipo causale tra i fenome-
che consente sia la tracciabilità dei percorsi ni. Inoltre, le metodologie di analisi dei dati
effettuati che l’individuazione dei luoghi di spaziali applicate allo studio geografico del-
carico e scarico (anche parziale). Il sistema le locazioni in cui hanno avuto luogo eventi
si compone di una unità transponder GPS/ criminosi possono fornire utili indizi per ri-
GPRS/GSM, di ridotte dimensioni e peso, costruire il modus operandi del criminale ed
da montare su mezzi destinati al trasporto individuare pattern spaziali significativi che
di rifiuti solidi e liquidi, in grado di comuni- possano aiutare gli investigatori a prevenire
care ad un sistema centrale la posizione del o addirittura a determinare le zone di proba-
veicolo, le variazioni di peso, di rotta, etc. e bile provenienza dell’esecutore del crimi-
di un sistema informativo per la gestione e ne. Concetti come: journey to crime, crime
fruizione dei dati raccolti e trasmessi, non- travel demand, trip distribution demand ed
ché per l’estrazione della conoscenza (attra- analisi degli hot spot sono strumenti ormai
verso metodologie di Data Mining ed As- pienamente consolidati nella lotta al crimine
sociation Rules Discovery e di intelligenza ambientale. L’analisi del journey to crime è
artificiale) finalizzata all’implementazione centrale in discipline quali la criminologia
di funzioni di ottimizzazione dell’impiego ambientale, la ricerca geografica criminale
dei mezzi ed alla valutazione e gestione e lo studio delle localizzazioni prevalenti
delle situazioni di crisi ancor prima che si dei crimini. Da un punto di vista puramen-
verifichino. Tale sistema consente, quindi, te operativo, comprendere la mobilità cri-
di verificare l’effettivo itinerario seguito dal minale è la chiave per effettuare le attività
mezzo, valutare eventuali comportamenti di pronto intervento, di profiling geografico
sospetti come variazioni di percorso, soste e prevenzione del crimine. Il crime travel
prolungate, attraversamenti di aree protette, demand e la trip distribution demand sono
di aree carsiche, di buffer di corsi d’acqua, legati a varie funzioni distanza che tentano
lame e gravine, etc., analizzare i parametri una ricostruzione della probabile prove-
attinenti al rischio ambientale collegato al nienza di origine del criminale. L’analisi de-

51
gli hot spot invece consente di individuare, Senato della Repubblica - Indagine cono-
tramite metodi statistici del secondo ordine, scitiva sulle problematiche relative alla pro-
raggruppamenti significativi tra le località duzione e alla gestione dei rifiuti, con parti-
in cui i crimini hanno avuto luogo. colare riferimento ai costi posti a carico dei
Tale attività risulta di fondamentale impor- cittadini, alla tracciabilità, al compostaggio,
tanza ai fini dell’incremento dell’efficacia alla raccolta differenziata ed alla effettiva
dell’azione investigativa in campo ambien- destinazione al recupero ed al riuso dei ri-
tale, soprattutto per quanto concerne la lo- fiuti o delle loro porzioni. XVI Legislatura
calizzazione di quei soggetti che abbiano - 2009
evidenziato una condotta sanzionabile nei
termini della normativa specifica della ma-
teria.

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52
Aspetti economici del ciclo dei rifiuti
Roberto Zoboli
Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo, CNR e Università Cattolica
r.zoboli@ceris.cnr.it
Massimiliano Mazzanti
Università di Ferrara e Istituto di Ricerca sull’Impresa e lo Sviluppo, CNR
ma.maz@iol.it

Parole chiave: fattori socio-economici, decoupling, Environmental Kuznets Curve,


tariffe, politiche di gestione, valutazione delle politiche.

Le ricerche economiche sui rifiuti del CE- diversione dalla discarica anche in presenza
RIS-CNR si sono sviluppate attraverso la di deboli politiche delle discariche stesse.
partecipazione, in collaborazione con APAT, Scarsi o nulli appaiono, nel quadro europeo,
ai consorzi internazionali ETC/WMF (Eu- i possibili effetti di politiche sulla discarica
ropean Topic Centre on Waste and Material per la ‘prevenzione’ della produzione di
Flows, 2001-2004) e ETC/RWM (Europe- rifiuti.
an Topic Centre on Resources and Waste Una seconda linea di ricerca, che utilizza
Management, 2005-2008). Proseguono at- tecniche econometriche, riguarda le
tualmente attraverso ETC/SCP (European determinanti socio-economiche della
Topic Centre on Sustainable Consumption produzione e gestione di rifiuti urbani
and Production, 2009-2013). Altre attività a livello europeo e italiano (Mazzanti,
di ricerca sui rifiuti sono state realizzate in Montini e Zoboli 2008a, 2008b; Mazzanti e
collaborazione con IRSA-CNR. Zoboli 2005, 2008, 2009).
Una prima linea di ricerca riguarda la A livello europeo (UE25), sono state
valutazione delle politiche dei rifiuti in stimate relazioni tra produzione/gestione
termini di efficacia rispetto agli obiettivi. dei rifiuti e driver economici (reddito/
CERIS ha contribuito, oltre che ad analisi consumo) inserendo, in una formulazione
sulla politica del packaging in Italia, a di tipo ‘curva di Kuznets’, covariate
formulare uno schema metodologico- socio-economiche e localizzative (densità
modellistico per la valutazione di efficacia di popolazione, popolazione urbana,
ex post della direttiva sulle discariche dimensione media della famiglia, indici di
nei paesi europei. La valutazione delle vecchiaia) e variabili relative alle politiche
politiche soffre tipicamente di un problema (grado di decentralizzazione, attuazione
di co-causazione, poichè molti fattori delle direttive discariche ed incenerimento,
non controllabili influiscono sull’esito indice composito di azione di policy). I
delle politiche stesse. Lo schema si risultati indicano l’avvio di un processo
basa quindi, date le interdipendenze nel di ‘disaccoppiamento relativo’ tra reddito/
sistema rifiuti (urbani), sulla definizione consumo e produzione di rifiuti per l’Europa
di ‘fattori favorevoli’ e ‘fattori di ostacolo’ in complesso (seppure con differenza tra
alla diversione dalla discarica e alla EU15 e EU10), in cui i rifiuti crescono meno
minimizzazione dei suo impatti ambientali dei driver economici. Le altre variabili,
(Mazzanti e Zoboli 2006). L’efficacia delle comprese quelle di politica dei rifiuti, hanno
politiche sulla discarica è influenzata anche un ruolo poco significativo sulla produzione
da altre politiche, ad esempio quelle sulla di rifiuti.
raccolta differenziata, sull’incenerimento, Nel caso della gestione in discarica, vi sono
sul riciclo. Esse possono influire sulla indicazioni statisticamente significative

53
di un forte ‘disaccoppiamento assoluto’ combina con la raccolta differenziata e una
rispetto al reddito/consumo (declino tariffazione basata sui costi. La tassa sulla
della gestione in discarica al crescere del discarica non sembra invece impattare la
reddito), con un ruolo, in questo caso, di diversione in modo significativo.
fattori quali la densità di popolazione, che Ciò suggerisce che la nuova tariffazione del
fa aumentare la diversione dalla discarica, servizio, anche se migliora le condizioni
e un importante contributo delle politiche della gestione, può avere un limitato effetto
dei rifiuti. I dati suggeriscono tuttavia di ‘prevenzione’, e quest’ultima richiede
che politiche molto decentrate possono politiche esplicite e più creative.
indurre un rallentamento della diversione
dalla discarica. Risultati analoghi si Bibliografia
ottengono, con il segno rovesciato, per
l’incenerimento, che cresce con il reddito in Mazzanti M., Montini A. (eds.), (2009).
modo statisticamente significativo. Waste and Environmental Policy, Routledge,
In sintesi, politiche attuate nei paesi Cheltenam.
europei hanno avuto una certa efficacia Mazzanti M., Montini A., Zoboli R.
nel modificare le scelte di gestione, ma (2008a). Municipal waste generation and
non hanno avuto effetti significativi sulla socio-economic drivers. Evidence from
‘prevenzione’ (produzione di rifiuti) che è la comparing Northern and Southern Italy. The
prima priorità della ‘gerarchia’ dell’Unione Journal of Environment and Development,
Europea. vol. 17, pp. 51-69.
Nel caso dell’Italia, le relazioni tra Mazzanti M., Montini A., Zoboli R. (2008b).
produzione di rifiuti (urbani) e variabili (2007), Municipal waste generation and the
socio-economiche sono state testate su panel EKC hypothesis; New evidence exploiting
di dati regionali e provinciali (103 province), province-based panel data. Applied
elaborati a partire dai dati pubblici di APAT- Economics Letters, vol. December 12.
ONR per il periodo 1996-2004. Mazzanti M., Zoboli R. (2005). Delinking
Una significativa evidenza in favore di and Environmental Kuznets Curves for
disaccoppiamento tra produzione di rifiuti waste indicators in Europe, Environmental
e reddito emerge dai dati provinciali. Sciences, vol. 2(4), pp. 409-425.
Tuttavia, il punto di svolta della relazione Mazzanti M., Zoboli R. (2006). ‘Expost
reddito-rifiuti è a livelli molto alti di effectiveness evaluation of environmental
reddito procapite (23.000-26.000€), che policies’, ETC/RWM and EEA European
caratterizza solo poche regioni del Nord. Ciò Environment Agency, November.
implica che dalla sola dinamica del reddito Mazzanti M., Zoboli R. (2008). Waste
non possono essere attesi miglioramenti generation, waste disposal and policy
nella produzione di rifiuti. Emerge quindi effectiveness: Evidence on decoupling from
un ruolo per le politiche. Queste ultime, the European Union, Resource Conservation
tuttavia, appaiono sistematicamente più and Recycling, vol. 52(10), pp. 1221-1234.
sviluppate nelle regioni più ricche, ed Mazzanti M., Zoboli R. (2009). Municipal
emerge un’alta correlazione tra produzione Waste Kuznets Curves: Evidence on Socio-
di rifiuti e quota di raccolta differenziata. Economic Drivers and Policy Effectiveness
I dati mostrano inoltre che, nel periodo from the EU, Environmental and Resource
considerato, la diffusione del nuovo regime Economics (online 20 March 2009).
tariffario e la capacità di recupero dei costi
da parte dei gestori non sembrano impattare
la produzione di rifiuti stessi. Emerge invece
che la diversione dalla discarica è più forte
quando un’alta densità di popolazione si

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