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Capitolo ottavo

Rischio e opportunità
“Aumentando il grado di rischio di un investimento finanziario
crescono:
• gli utili attesi;
• le perdite effettive...”
Rischio e opportunità sono gemelli siamesi, uniti per la vita da
un legame indissolubile.
Non esiste opportunità senza rischio… purtroppo però spesso
esiste rischio senza opportunità…
Tutte le scelte che facciamo in campo finanziario comportano
rischi e offrono delle opportunità… purtroppo spesso la
combinazione dei due elementi non è ottimale.
Il rischio è la possibilità che, a fronte di una nostra scelta, si
produca un effetto non desiderato e, invece di ottenere un
vantaggio il risultato sia una perdita.
E' rischioso comperare un fondo monetario, è rischioso operare
con le azioni, i futures o con i covered warrant. Il rischio è
presente quando comperiamo dei BTP italiani, dei BUND
tedeschi o dei titoli in Rand Sudafricani.
All’atto pratico, ben pochi si rendono effettivamente conto dei
rischi connessi agli investimenti finanziari finché è troppo
tardi1 per porvi rimedio.
E’ opinione comune che a bassi livelli di rischio corrispondano
altrettanto bassi livelli di rendimento mentre, per ottenere dei
rendimenti più consistenti sia imperativo aumentare, anche in
maniera considerevole, il grado di rischio connesso. In realtà
non è proprio così…
A scuola ci hanno insegnato che, relativamente agli
investimenti finanziari, esistono varie tipologie di rischio –
tutte quante, alla fine, ottengono il solo risultato di farci
perdere soldi…

1
Leggi “le perdite sono decisamente troppo elevate”
Per prima cosa, parliamo di obbligazioni…
Il primo concetto che dobbiamo aver chiaro è che la finanza,
volenti o nolenti, si basa sul debito… quando acquistiamo uno
strumento finanziario, altro non facciamo che comprare
debiti...
Il primo rischio è quello relativo alla solvibilità
dell’emittente: se acquistiamo un Titolo di Stato (BOT, BTP,
CCT, Bund, T-bond o obbligazioni argentine che dir si voglia),
all’atto pratico ho prestato i miei soldi allo Stato che si è
impegnato a restituirmeli ad una determinata scadenza
aumentati di un interesse.
In pratica abbiamo acquistato una grossa, grossissima
cambiale… Sono convinto che se le obbligazioni
dell’Argentina si fossero chiamate semplicemente “Cambiali
Argentina” magari qualcuno non le avrebbe acquistate tanto a
cuor leggero…
Ma, si sa, i titoli di Stato si chiamano Buoni, non Cambiali…
Ovviamente, se l’emittente non ha la possibilità di restituire i
soldi ricevuti a prestito… beh, semplicemente li perdiamo.
Più l’emittente è ritenuto solvibile e più bassi saranno gli
interessi che andrà a corrispondere sulle somme ricevute a
prestito. Se viceversa l’emittente sarà ritenuto rischioso, per
farsi prestare soldi dovrà offrire interessi più elevati… Rischio
basso, interesse basso… Rischio alto, interesse alto. Non fa una
piega.
Il secondo rischio è il rischio di liquidabilità del titolo: gli
strumenti finanziari nascono (vengono emessi sul mercato),
vivono (sono negoziati sul mercato) e, alla fine muoiono
(vengono – quasi sempre - rimborsati dall’emittente). Se un
titolo è illiquido (poco negoziato) il rischio è che, nel caso in
cui lo si debba vendere prima della scadenza, non ci sia
nessuno disposto ad acquistarlo o che il potenziale acquirente
offra un prezzo da rapina e, invece di vendere il titolo, ci
tocchi svenderlo perdendoci un sacco di soldi.
L’importanza di una corretta valutazione di questo rischio si è
palesata con la crisi dei mutui subprime del 2007/2008 quando
uno dei mercati più liquidi al mondo è, di punto in bianco,
diventato totalmente illiquido e chi aveva dei titoli li poteva
solo svendere…

Il terzo rischio è quello legato al livello dei tassi d’interesse:


cerchiamo di farla semplice con un esempio:2
Il giorno 2 gennaio, con i tassi dei mercato al 4%, il signor
Rossi sottoscrive 10.000 euro di un titolo obbligazionario con
una scadenza a 1 anno una cedola annua del 4% e una
quotazione a 100.
Il 2 gennaio il signor Rossi spende 10.000 euro tondi tondi e tra
un anno esatto ne incasserà 10.400.
Ora, proviamo a disegnare due scenari ipotetici…
1) Il 3 gennaio, i tassi di interesse scendono di 2 punti
percentuali… cosa succede all’investimento del signor Rossi?
Praticamente quasi nulla… nella stragrande maggioranza dei
casi, il signor Rossi si terrà per un anno il suo titolo e a
scadenza incasserà i 10.400 euro (capitale + interessi).
Se però il signor Rossi avesse la necessità di vendere subito il
suo titolo (dopo un solo giorno dall’acquisto), ovviamente non
incasserebbe 10.400 euro ma “solo” 10.200. In pratica, 200
euro di guadagno per un investimento di un solo giorno
Per comprendere il perché, basta porsi nei panni del signor
Bianchi che, il 3 gennaio, con i tassi di mercato al 2%, acquista
il titolo del signor Rossi che ha un tasso del 4% e scadenza a un
2
“per farla semplice” significa che non ci sono commissioni di
sottoscrizione, ritenute sugli interessi, ratei ecc.. e i calcoli sono fatti con
l’accetta… lasciamo pure storcere il naso agli economisti, quello che
interessa è il concetto…
anno (meno un giorno). Il prezzo del titolo, in virtù dei tassi di
mercato al 2%, non sarà più a 100 ma sarà salito a 102… e per
acquistarlo il signor Bianchi spenderà 10.200 euro per
incassarne 10.400 dopo un anno…3
2) il 3 gennaio, i tassi di interesse salgono di 2 punti
percentuali… cosa succede all’investimento del signor Rossi?
Praticamente quasi nulla… nella stragrande maggioranza dei
casi, il signor Rossi si terrà per un anno il suo titolo e a
scadenza incasserà i 10.400 euro (capitale + interessi).
Se però il signor Rossi avesse la necessità di vendere subito il
suo titolo (dopo un solo giorno dall’acquisto), ovviamente non
incasserebbe 10.400 ma “solo” 9.800… In pratica, 200 euro di
perdita per un investimento di un solo giorno…
Per comprendere il perché, basta porsi nei panni del signor
Bianchi che, il 3 gennaio, con i tassi di mercato al 6%, acquista
il titolo del signor Rossi che ha un tasso del 4% e scadenza a un
anno (meno un giorno). Il prezzo del titolo, in virtù dei tassi di
mercato al 6%, non sarà più a 100 ma sarà sceso a 98… e per
acquistarlo il signor Bianchi spenderà 9.800 euro per
incassarne 10.400 dopo un anno…4
Anche se fatto in maniera molto grossolana, l’esempio sopra
esposto dovrebbe chiarire il meccanismo che, a fronte di
variazioni dei livelli dei tassi di interesse, si va a ripercuotere
sulla quotazione dei titoli. Ovviamente se la scadenza del titolo

3
...Se ieri investivi 10.000 euro per un anno guadagnavi 400 euro di
interessi; oggi i tassi sono scesi al 2% e con lo stesso investimento
guadagnerai solo 200 euro di interessi...
4
...Se ieri investivi 10.000 euro per un anno guadagnavi 400 euro di
interessi; oggi i tassi sono saliti al 6% e con lo stesso investimento
guadagnerai ben 600 euro di interessi...
è a 10 anni invece che a 1… le differenze sui prezzi sono
decisamente più forti… 5
Bisogna sempre aver presente che per arrivare al tasso effettivo
di interesse bisogna tener presente il tasso cedolare e la
differenza – positiva o negativa – fra prezzo di acquisto e
prezzo di rimborso o vendita…

5
Sempre in maniera molto grossolana, con una scadenza a 10 anni, nel
primo esempio il prezzo salirebbe verso quota 120 (si, dopo 1 solo giorno, a
vendere il titolo il signor Rossi incasserebbe 12.000 euro…) nel secondo
esempio il prezzo scenderebbe verso quota 80 (e, se il signor Rossi dovesse
vendere incasserebbe solo 8.000 euro).
… e poi di azioni…
Il rischio, specie per coloro che si avvicinano per la prima volta
agli investimenti azionari, viene di molto sottovalutato. In
borsa il rischio è indubbiamente grande, paradossalmente, e
scusateci se sfatiamo un mito, per guadagnare tanto bisogna
rischiare poco. E sapere esattamente quello che si rischia, in
qualunque momento.
E’ una bufala di quelle grosse il fatto che in borsa per
guadagnare tanto bisogna rischiare tanto: nella stragrande
maggioranza dei casi, maggiori sono i rischi, minori sono i
guadagni.
I problemi nascono dal fatto che chi vuole operare in borsa,
generalmente si accontenta se riesce a guadagnare due o tre
volte più del rendimento che si riesce ad ottenere investendo in
titoli obbligazionari. Per ottenere tutto questo, spesso e
volentieri, non si pone un limite a quanto si è disposti a
rischiare.
Per guadagnare veramente tanto, bisogna rischiare il minimo
indispensabile, riuscire ad ottenere il massimo risultato con il
minimo sforzo. E’ così facile farlo che molto pochi ci riescono.
Non è difficile rendersi conto che se rischiamo tanto, alla prima
operazione che sbagliamo difficilmente ne usciremo con tutte
le ossa intatte.
Le obbligazioni sono dei titoli di debito, le azioni sono dei titoli
di capitale… alla fine, anche per le azioni, l’unico rischio è
quello di perderci soldi, cambiano un po’ di cose…

C’è il rischio che la società della quale abbiamo comprato


azioni fallisca. In tal caso, se avanza qualcosa prima vengono
rimborsati – in tutto ma più frequentemente in parte - i
creditori (vedi “rischio solvibilità dell’emittente”) poi, se
avanza ancora qualcosa – e generalmente non avanza – si
rimborsano gli azionisti…
C’è il rischio di liquidabilità del titolo… se ho comprato in
grandi quantità titoli poco scambiati magari sarà difficoltoso
rivenderli…
C’è il rischio che la quotazione del titolo acquistato scenda
in maniera più o meno marcata… e questo, come abbiamo
visto parlando dei prezzi, può dipendere da svariate cause:
dirette, indirette, reali, irrazionali…

Uno degli aspetti meno considerati da chi opera sul mercato


azionario è il “tempo a mercato” che va a misurare il tempo in
cui i nostri soldi sono effettivamente investiti in titoli. Anche se
è poco considerato, è però un aspetto molto importante. Non
c’è una ricetta valida per tutti però, a livello generale, è
decisamente meglio stare investiti solo quando effettivamente
ne vale la pena…
Se abbiamo chiaro il “ciclo dei prezzi” visto in precedenza, è
facile rendersi conto di come il mercato si muova in fasi molto
diverse fra loro – rialzo o ribasso, impulso o congestione – e di
come non possa esistere un’operatività buona per tutte le
stagioni.
C’è chi opera solo la rialzo (la maggioranza dei non
professionisti), c’è chi predilige le fasi di congestione, chi
opera solo sui movimenti impulsivi, chi cerca la volatilità e chi
preferisce la tendenza… Operatività tutte molto diverse fra
loro.
L’investitore italiano medio opera generalmente solo al rialzo
ed è investito sul mercato al 100% delle sue disponibilità per
365 giorni all’anno.6
C’è un solo motivo valido per farlo, sempre quello: volerci
perdere soldi. Siccome non credo sia questo l’obiettivo che si
propone chi investe in borsa, vale la pena di riflettere un

6
366 negli anni bisestili
pochino e cercare di evitare tutte quelle fasi di mercato che non
vanno d’accordo con la nostra operatività.
Nomi…

The Saturday Evening Post - 18 Gennaio 1930

Tante sono le cause che concorrono a farci perdere soldi in


Borsa. Fra le principali possiamo annoverare il nome del titolo
che vogliamo comprare.
Il fatto che un titolo sia blasonato e abbia un nome prestigioso
non fornisce alcuna indicazione sulle soddisfazioni finanziarie
che tale titolo ci darà.
In moltissimi casi la scelta di quale titolo comperare si basa
proprio sul nome del titolo in questione e a un titolo
semisconosciuto preferiamo le molto più note Fiat, ENI, Enel,
Unicredit, Intesa, Generali...7
Un po' per abitudine, un po' perché a livello inconscio un
grande nome ci da più sicurezza, la scelta cade spessissimo
sempre sui soliti noti.
Il nome del titolo non è mai funzionale all'analisi, per avere un
segnale d'acquisto non serve che il titolo si chiami Fiat o
Generali, va benissimo anche Acqua Marcia, purché ci siano
segnali operativi.
Dobbiamo imparare a operare in borsa senza prendere in
considerazione il nome del titolo…
Non è cosa facile da fare però, se impariamo a farlo, la nostra
operatività ne trarrà un sicuro giovamento.
Nella realtà delle cose, il giudizio certo sulla bontà o meno di
un titolo può essere dato solo per quanto riguarda il suo
passato, la sua storia.
Tale giudizio non può però essere un indicatore affidabile di
quello che sarà l’andamento futuro del titolo:8 quello che
succede è che titoli fino ad oggi buoni, da domani lo sono un
po’ meno… e magari fra un mese sono delle ciofeche.
Possiamo prendere la regola operativa del “se sale si compra,
se scende si vende”, e, con un piccolo cambiamento, farla
diventare una regola di analisi fondamentale: “se sale è un
buon titolo, se scende è una ciofeca”.
In entrambi i casi non si prende in considerazione il nome del
titolo… è assolutamente ininfluente.

7
Questi titoli sono praticamente presenti in moltissimi portafogli….
8
“I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri”… sta scritto
praticamente su tutte le pubblicità di tutti gli strumenti finanziari…
---Prezzi…

Associata al nome del titolo, un'altra grande causa di perdite in


borsa è il prezzo del titolo in questione.
Il prezzo al quale abbiamo acquistato il titolo, in pratica, rischia
di condizionare in maniera pesante la nostra operatività futura.
Volenti o nolenti, tale prezzo rimarrà scritto indelebilmente nel
nostro libro mastro di borsa9 e, purtroppo, il solo sapere di aver
acquistato il titolo a 10 euro ci impedirà di venderlo nel caso le
quotazioni scendano…
“ho comprato un buon titolo a 1010, anche se è sceso un po’
rimane pur sempre un buon titolo…”
Se il titolo poi scende tanto, rimane sempre un buon titolo ma
iniziamo a pensare non più a guadagnarci ma a come sarebbe
bello se tornasse solo al prezzo d'acquisto11.....
Non stiamo più lavorando per guadagnare ma per riuscire a
rivedere i nostri soldi e non è sicuramente questo il modo per
fare soldi in borsa.
Dobbiamo imparare a scordarci il prezzo d’acquisto dei titoli:
se ci sono dei segnali di vendita bisogna vendere senza essere
condizionati dal fatto di aver pagato il titolo più caro.
Dobbiamo imparare a scordarci il prezzo di vendita di un titolo:
se ci sono nuovi segnali positivi bisogna a ricomprare il titolo
senza essere condizionati dal fatto di averlo venduto poco
prima più a buon mercato.

9
Non importa quanti titoli sono presenti in portafoglio o da quanto tempo ci
siano, chi ha dei titoli in portafoglio conosce, al quarto decimale, il prezzo
al quale tali titoli sono stati acquistati,
10
In borsa generalmente la gente compra solamente titoli buoni a buon
mercato, nessuno compra ciofeche a prezzi alti. Generalmente, col tempo,
una buona parte dei quei titoli buoni comprati a buon mercato si
trasformano in ciofeche acquistate a prezzi assurdi…
11
Vedi più avanti al punto “Regole per gli stop”
…e ancoraggi

Nella realtà dei fatti, il nome del titolo ed il suo prezzo vanno a
creare degli ancoraggi che rischiano di condizionare
pesantemente la nostra operatività.
La funzione dell’ancora e la sua utilità è nota a tutti… serve a
tener ferma la nave ed evitare che possa muoversi liberamente.
Meno noto ma molto più insidioso è il meccanismo degli
ancoraggi mentali.
Tale meccanismo è presente praticamente in moltissimi aspetti
della nostra vita e, a differenza di una normale ancora, è quasi
sempre dannoso.
Il nome e il prezzo di un titolo creano un ancoraggio potente,
specialmente se su quel titolo abbiamo concluso delle
operazioni profittevoli…
Le probabilità di volerci fare altre operazioni sono decisamente
elevate…. Le probabilità che queste ulteriori operazioni siano
altrettanto profittevoli viceversa diminuiscono.
Nel boom della new economy, fra l’autunno del 1999 e la
primavera del 2000, i titoli internet e tecnologici hanno offerto
delle opportunità decisamente elevate.
Chi ha avuto la fortuna di cavalcare quel rialzo puntando su
quei titoli, a marzo 2000 aveva ottenuto delle performances
spettacolari.
Purtroppo, dopo marzo 2000 il vento è cambiato, a livello
generale per la borsa, molto più nello specifico per i titoli nella
new economy.
Purtroppo, molti degli investitori sono rimasti ancorati alle loro
scelte precedenti che tante soddisfazioni avevano dato e non
hanno cambiato titoli.
STM sopra i 70 euro me la ricordo bene, come mi ricordo le
Tiscali sopra quota 1.000 (prima delle rettifiche, corrisponde
pressappoco ai 50 attuali), mi ricordo le Seat sopra quota 7
(che fine hanno fatto?), le E.biscom, Freedomland,
Finmatica….
Nella primavera del 2003 la borsa ha toccato i minimi e da lì è
risalita fino a metà 2006.
I titoli migliori di quel periodo sono stati i bancari che hanno
dato moltissime soddisfazioni, Poi però la musica è cambiata
anche per i bancari e dal 2007 in poi gli investitori hanno
restituito quanto precedentemente guadagnato.
Anche in questo caso è entrato in campo l’ancoraggio mentale
che ha condizionato pesantemente il libero arbitrio
dell’investitore.
Anche in questo caso, l’investitore ha fatto di tutto per riuscire
a perdere soldi…
L’Overconfidence…

“A questo mondo, ci sono delle cose facili, altre difficili, altre


ancora impossibili.
Le cose che sappiamo sono facili.
Quelle che non sappiamo sono difficili.
Quelle che riteniamo di sapere, sono impossibili...."

L’impiegato presso l’ufficio titoli di una banca ha tutta la mia


solidarietà: fa uno dei mestieri più ingrati che esistano al
mondo. Tutte le operazioni profittevoli vengono fatte per
merito dei suoi clienti, tutte quelle in perdita sono solo colpa
sua…
Ci sono passato, vi posso garantire che è proprio così. E’ una
magra soddisfazione sapere che la realtà delle cose è un tantino
diversa però credo valga la pena sfatare questo mito e dare a
Cesare quel che è di Cesare…
La prima cosa da dire – e non è una mia opinione ma
solamente un dato di fatto – è che, come già più volte detto, più
dell’82% di chi opera in borsa perde.
Se lasciamo stare le statistiche a livello generale e andiamo
nello specifico, la sola conclusione logica che possiamo trarre è
che, al di là di ogni ragionevole dubbio, chiunque stia
leggendo queste righe ha meno di una possibilità su cinque di
riuscire a guadagnare soldi in borsa.12
E non sto parlando di Tizio, Caio o Sempronio, sto parlando
proprio di te che stai leggendo in questo momento.
Di positivo c’è il fatto che se sei arrivato a questo punto del
corso, qualche idea del perché si perdono soldi in borsa

12
E’ una pietosa bugia… nella realtà quelli veramente bravi non hanno
alcun interesse a leggere queste righe e quindi credo che le probabilità siano
più vicine a una su dieci…
dovresti avervela fatta. E questo è un buon punto da cui iniziare
a migliorare le tue possibilità… Non demoralizzarti, continua
pure a leggere e, ancora una volta, cerca di cambiare il modo
con cui vedi le cose…

Testa vinco io, croce perdi tu… purtroppo, troppo spesso è


proprio questo il modo in cui gestiamo le nostre operazioni
finanziarie. Ci teniamo ben stretti tutti i meriti e cerchiamo in
tutti i modi di scaricare la responsabilità delle perdite…
Iniziamo ad assumerci le nostre responsabilità: prendiamoci i
meriti e, allo stesso modo, prendiamoci le colpe.
Se faccio una buona operazione è merito mio.
Se faccio una cattiva operazione è sempre e solo colpa mia…
Se per un’operazione in perdita vado a cercare scuse o
giustificazioni sul perché l’operazione è andata male mi sto
solamente prendendo in giro e vado a creare un terreno molto
fertile dove il mio presunto acume finanziario riesce a crescere
a dismisura.
Invece di riuscire a trarre qualche insegnamento dai miei errori,
passo tutto il tempo a cercare qualcuno a cui addossare le
colpe, non sbaglio mai e, così facendo, continuo a restare dalla
parte dei perdenti….
E’ solo merito mio.
E’ solo colpa mia!
E’ decisamente importante riuscire a inquadrare correttamente
le nostre (per ora scarse) capacità.
Solo così sarà possibile farle crescere…
Day-trader, attenti all’"overconfidence"

Le stime più recenti sul trading online in Italia indicano una


crescita del numero degli operatori da 100mila (novembre ’99)
a 250mila (febbraio 2000) e le previsioni per il 2002 sono di un
ulteriore aumento a 700.000. Considerata la dimensione del
fenomeno è opportuno fare qualche considerazione sulla
redditività delle strategie di negoziazione in Borsa che si
basano sull’operatività online. Generalmente tali strategie
sfruttano i differenziali di prezzo che si formano all’interno
della giornata di contrattazione e sono influenzate da
componenti psicologiche che ne inficiano in maniera
determinante la profittabilità.
Recenti studi sui rendimenti di un campione di operatori online
statunitensi, mostrano infatti quanto possa essere difficile per
l’investitore online ottenere elevate performance dalla propria
attività di contrattazione.
In particolare, due ricercatori dell’Università di San Diego, B.
Barber e T. Odean hanno studiato le componenti psicologiche
che maggiormente influenzano il comportamento dei trader
online isolandone l’influenza sui rendimenti degli investitori.
Dalle loro analisi risulta che la variabile più influente sulle
strategie e sulle performance dei trader online è
l’overconfidence, ovvero la tendenza tra gli investitori a
sopravvalutare le proprie informazioni in termini di precisione
e di predittività.
L’overconfidence è un fenomeno collegato ad alcune
caratteristiche proprie dell’operatività telematica rispetto a
quella tradizionale: le commissioni minori, la velocità di
immissione degli ordini, la facilità di accesso e l’aspetto ludico
della negoziazione diretta con la piazza finanziaria; il
complesso di queste caratteristiche aumenta l’overconfidence
degli operatori online inducendoli ad un trading molto attivo.
Dall’analisi dei ricercatori di San Diego risulta tuttavia che
tanto più intensa è l’attività dei trader online, tanto più
contenuti sono i rendimenti netti (detratti quindi ai profitti lordi
i costi di commissione e di bid-ask spread), e tale scarto
aumenta all’aumentare del tasso di turnover del loro
portafoglio.
Un’attività di trading più attivo rispetto alla media "costa" agli
speculatori con un elevato livello di turnover di portafoglio 6.8
punti percentuali di rendimenti annuo.
Un secondo elemento che caratterizza le strategie degli
investitori overconfident consiste nell’errata selezione dei titoli
negoziati: Barber e Odean mostrano infatti che i trader online
vendono spesso i titoli profittevoli e tengono in portafoglio
quelli che hanno registrato performance peggiori.
Di quanto sopra si trova conferma restringendo l’analisi a un
campione di investitori che sono passati da una modalità
telefonica di trasmissione degli ordini al servizio di trading
online: se infatti prima del passaggio all’operatività via Internet
gli investitori considerati avevano in media risultati molto
buoni (superiori all’indice di mercato), in seguito i loro
rendimenti sono diminuiti considerevolmente, ed in media sono
stati inferiori ai rendimenti di mercato di circa tre punti
percentuali. L’indagine mostra che con l’operatività online i
trader hanno modificato le proprie strategie di negoziazione
scambiando più attivamente ed in maniera più speculativa
rispetto al periodo precedente. Questa scelta li ha portati a
realizzare performance peggiori.
Infine Barber e Odean sottolineano un risultato interessante
riguardo alle differenze di strategie e di performance tra i due
sessi.
Gli uomini sono maggiormente soggetti all’influenza
dell’overconfidence, tendono a detenere portafogli con un più
elevato livello di rischio e ad intraprendere strategie di trading
più aggressive. Questo determina un livello di turnover più
elevato ed un rendimento netto inferiore rispetto a quello delle
donne che operano online.
Lo studio dell’influenza delle componenti psicologiche sulle
strategie e sui rendimenti degli operatori online porta quindi a
risultati sorprendenti, che devono essere ulteriormente
approfonditi in un mercato in forte espansione come quello
italiano.
Il Sole 24 Ore - Giovedì 31 Agosto 2000 - di Barbara Rindi e
Paola Margiaria - Università Bocconi
Il gioco in borsa
"Dei tre principali modi di spendere denaro,
il gioco è il più stupido,
le donne il più piacevole,
la borsa il più veloce."

In borsa non si gioca, si opera. Per arrivare a giocare in borsa


servono anni di operatività; dopo si può iniziare a giocare e ci
si può pure divertire tanto. Se si inizia con lo spirito del gioco,
altro non si fa che unire due dei principali modi di perdere
denaro: il più stupido con il più rapido, come nel gioco delle tre
carte, il risultato è scontato e certo.
Operare in borsa è un gioco allo stesso modo in cui è un gioco
pilotare un aereo di linea. Prima di iniziare a operare, è buona
norma conoscere tutte le regole del gioco, e conoscerle bene.
Alcune regole sono di facile apprendimento, le tecniche di
analisi richiedono studi più o meno approfonditi ma sono alla
portata di tutti.
Molto più difficili da imparare sono quelle regole che non
troviamo scritte da alcuna parte ma dobbiamo coltivare e far
crescere in noi.
Voler giocare in borsa equivale a voler perdere soldi in borsa,
per guadagnare bisogna necessariamente lavorare tanto.
La parola “gioco” si porta dietro una connotazione ludica che
poco o nulla ha a che fare con l’investimento. Si porta dietro,
purtroppo, una innata predisposizione alla superficialità che di
sicuro nulla ha a che fare con l’investimento.
Tutti noi, se andiamo a passare una serata piacevole al casinò,
abbiamo quantomeno in buon senso di andarci con in tasca solo
i soldi che possiamo permetterci di perdere.
Ci rendiamo perfettamente conto che può succedere che
l’andamento della serata potrebbe portarci, a caldo, a prendere
delle decisioni sbagliate. Per evitare spiacevoli sorprese è
quindi decisamente meglio definire a mente fredda quello che
sarà il capitale da mettere nel portafoglio, e lasciare a casa
bancomat, carte di credito e assegni….
Nulla di particolarmente sofisticato, solo un briciolo di buon
senso… e lo facciamo praticamente tutti.
Uno dei ‘consigli teorici’13 molto diffuso per i mercati
finanziari recita che in borsa si devono investire solo i soldi che
si possono perdere…
Bel modo per approcciare il mercato, veramente un bel modo
per predisporsi a perdere un sacco di soldi.
L’investimento in borsa non può essere portato avanti alla
stregua di una serata al casinò! I soldi che investiamo, sono
generalmente molti di più, non possiamo permetterci di
perderli allegramente.
Basta poco per ovviare il problema: inquadrare l’investimento
nella giusta prospettiva e smettere di considerarlo un gioco.
Basta cercare di definire a mente fredda quello che vogliamo
fare, quello che ci possiamo permettere di perdere (non il
capitale, solo una piccola frazione del capitale..)
Basta sapere che le decisioni prese a caldo, generalmente sono
sbagliate e ci fanno perdere soldi.
Il solo punto di contatto fra la borsa e il casinò è che in
entrambe le situazioni dobbiamo gestire bene il rischio di
perdite. Se non lo facciamo, sarà solo questione di tempo, poi
le perdite l’avranno vinta….

13
Personalmente ritengo eticamente corretto che chi da consigli di questo
tipo o chi tali consigli li prende per buoni, finisca poi col perdere tutti i soldi
investiti in borsa…
La Media Prezzi…
Una delle tecniche maggiormente usate da chi opera in borsa è
la famigerata "media prezzi".
La storia è pressappoco questa... "C'era una volta un
risparmiatore che decise di investire un po' dei suoi soldi
comperando un titolo azionario. Era una persona avveduta e
così scelse un buon titolo e nell'estate 2001 investì 10.000 Euro
in azioni Fiat...
Si ritrovò con 950 azioni, pagate la bellezza di 10,5 euro
ciascuna...14
Qualche mese dopo ci fu l'undici settembre e la borsa crollò.
Però, il nostro investitore non si perse d'animo e riuscì a
comperare altri 10.000 euro di azioni proprio sul minimo di
quella settimana disastrosa... Stavolta, con 10.000 Euro riuscì
ad avere 1.540 azioni a 6,5 e si ritrovò con in totale 2.490
azioni ad un prezzo medio di circa 8 euro.
Passò qualche mese e purtroppo le Fiat a febbraio 2002
segnarono un nuovo minimo verso quota 5,5.
Con molta fortuna, anche in questo caso il nostro amico riuscì
quasi a centrare il minimo investendo altri 10.000 euro.
Con il titolo a quota 5,5 riuscì a comperare ben 1.820 azioni...
in totale aveva in portafoglio 4.306 azioni a poco meno di 7
euro di prezzo medio.

14
Nelle pagine che avevo originariamente scritto nel 2002 stava scritto “Si
ritrovò con 370 azioni, pagate la bellezza di 27 euro ciascuna...”.
Tenuto conto delle rettifiche sulle serie storiche del titolo dovute ad
operazioni di aumento di capitale, ho preso il grafico del titolo ad oggi e
riscritto l’esempio con i prezzi rettificati… e, visto che siamo ormai nel
2011, sono anche potuto andare un po’ più avanti…
Riuscì a investire su tutti i minimi seguenti... a maggio a 5, a
giugno a 4,7, ad agosto a 4; a settembre a 3,85, ad ottobre a
3,3... A febbraio 2003 fece l'ultimo acquisto a 2,3 e, a quel
punto, si trovò senza più soldi da investire...
A fronte di un investimento di 90.000 Euro, si ritrovava con la
bellezza di 20.920 azioni in portafoglio che, in media, gli erano
costate 4,30 euro cadauna... e ora le Fiat valevano sui 2,30
euro... la perdita virtuale sul portafoglio era quasi di 42.000
euro, quasi la metà di quanto aveva investito."

Data Investimento prezzo nr. Azioni


giu-01 9.975 10,5 950
set-01 10.010 6,5 1.540
feb-02 10.010 5,5 1.820
mag-02 10.000 5 2.000
giu-02 10.011 4,7 2.130
ago-02 10.000 4 2.500
set-02 10.010 3,85 2.600
ott-02 9.999 3,3 3.030
feb-03 10.005 2,3 4.350

Totali 90.020 4,30 20.920

Tabella riepilogativa dell’esempio sopra esposto


Nella tabella che segue troviamo i controvalori
dell’investimento e delle relative perdite o utili calcolati su
valori minimi o massimi fatti segnare successivamente.
Mettiamo per un attimo nei panni del risparmiatore
dell’esempio.
Col senno di poi, possiamo magari supporre di essere stati così
bravi da aver chiuso l’operazione sui massimi di giugno 2007
guadagnandoci un sacco di soldi.
Dal punto di vista pratico però le considerazioni da fare,
sempre col senno di poi, sono altre.
Il periodo più importante per capire il comportamento del
nostro risparmiatore va da marzo a maggio del 2006…
A marzo 2006, per la prima volta da quasi 5 anni, il nostro
risparmiatore tipo riesce a rivedere tutti i suoi soldini. Dopo 5
anni dove ha visto il suo capitale passare da 90.000 a meno di
40.000 euro… beh, è facile pensare che non gli sembrava vero
di poter chiudere l’operazione in pari.
Se non l’ha chiusa a marzo, l’ha quasi sicuramente fatto un
paio di mesi dopo, quando ha rivisto gli spettri delle perdite
rifarsi sotto…
Data nr. Azioni prezzo investito controvalore utile/perdita
giu-01 950 10,5 9.975 9.975 -
set-01 2.490 6,5 19.985 16.185 - 3.800
feb-02 4.310 5,5 29.995 23.705 - 6.290
mag-02 6.310 5 39.995 31.550 - 8.445
giu-02 8.440 4,7 50.006 39.668 - 10.338
ago-02 10.940 4 60.006 43.760 - 16.246
set-02 13.540 3,85 70.016 52.129 - 17.887
ott-02 16.570 3,3 80.015 54.681 - 25.334
feb-03 20.920 2,3 90.020 48.116 - 41.904
mag-03 20.920 2,8 90.020 58.576 - 31.444
set-03 20.920 3 90.020 62.760 - 27.260
mag-04 20.920 2,3 90.020 48.116 - 41.904
apr-05 20.920 1,9 90.020 39.748 - 50.272
mar-06 20.920 4,31 90.020 90.165 145
apr-06 20.920 5 90.020 104.600 14.580
mag-06 20.920 4 90.020 83.680 - 6.340
giu-07 20.920 10,5 90.020 219.660 129.640
lug-08 20.920 4,3 90.020 89.956 - 64
gen-09 20.920 1,5 90.020 31.380 - 58.640
ott-09 20.920 4,9 90.020 102.508 12.488
feb-10 20.920 3,4 90.020 71.128 - 18.892
apr-10 20.920 4,4 90.020 92.048 2.028
gen-11 20.920 8 90.020 167.360 77.340
set-11 20.920 3,5 90.020 73.220 - 16.800

Tabella riassuntiva profitti e perdite …


Ci sono due grossi errori che si commettono mediando i prezzi
al ribasso:
• in primo luogo, a livello mentale, la sola nostra
preoccupazione è quella di sperare che il titolo torni al
prezzo al quale lo abbiamo comperato per poter uscire
senza perderci soldi - e in borsa si opera solamente per
guadagnare soldi, non per uscire in pari;
• secondo, ma non meno importante, quando mediamo al
ribasso, abbiamo identificato con precisione quasi
assoluta una tendenza ribassista...
E, a questo punto, dovrebbe ritornarci in mente la solita regola:
Se sale si compra, se scende si vende…
Paperino e Paperone…
Quella che abbiamo appena visto è quella che a ragione posso
definire “la media di Paperino” che, in genere, ottiene il solo
risultato di farci perdere soldi.
Ricordiamoci però che Paperino ha uno zio… e zio Paperone,
visto dov’è arrivato, preferisce usare “la media di Paperone”.
Ancora una volta teniamoci ben stretta la regola del “se sale si
compra, se scende si vende” e impariamo a mediare al rialzo i
nostri investimenti… Non è facile però, se impariamo a farlo, i
profitti non tarderanno ad arrivare…
Nell’esempio precedente abbiamo visto Paperino acquistare le
Fiat nel periodo da giugno 2001 al prezzo massimo di 10,50
euro, fino a febbraio 2003 al prezzo minimo di 2,30 euro…
Paperone, a differenza di Paperino, compra, mediando al rialzo,
su tutti i massimi… diciamo da giugno 2005 fino a luglio
2007…

nr.
Data Investimento prezzo Azioni
giu-05 10.004 2,65 3.775
set-05 10.000 3,2 3.125
gen-06 10.010 3,5 2.860
mag-06 10.000 5 2.000
nov-06 9.983 6,7 1.490
feb-07 10.004 8,1 1.235
apr-07 9.988 8,5 1.175
mag-07 10.023 9,5 1.055
lug-07 9.996 10,2 980

Totali 90.006 5,09 17.695

Gli acquisti di Paperone…


nr.
Data Azioni prezzo investito controvalore utile/perdita
giu-05 3775 2,65 10.004 10.004 -
set-05 6900 3,2 20.004 22.080 2.076
gen-06 9760 3,5 30.014 34.160 4.146
mag-06 11760 5 40.014 58.800 18.786
nov-06 13250 6,7 49.997 88.775 38.778
feb-07 14485 8,1 60.000 117.329 57.328
apr-07 15660 8,5 69.988 133.110 63.122
mag-07 16715 9,5 80.010 158.793 78.782
lug-07 17695 10,2 90.006 180.489 90.483
ago-07 17695 7,8 90.006 138.021 48.015
ott-07 17695 10 90.006 176.950 86.944
nov-07 17695 8 90.006 141.560 51.554
giu-08 17695 5,09 90.006 90.068 61
lug-08 17695 4,3 90.006 76.089 -13.918
gen-09 17695 1,5 90.006 26.543 -63.464
ott-09 17695 4,9 90.006 86.706 -3.301
feb-10 17695 3,4 90.006 60.163 -29.843
apr-10 17695 4,4 90.006 77.858 -12.148
gen-11 17695 8 90.006 141.560 51.554
set-11 17695 3,5 90.006 61.933 -28.074

Tabella riassuntiva profitti e perdite

Quando Paperone fa l’ultimo acquisto, al prezzo più alto dal


2001 e che non sarebbe mai più stato rivisto in futuro,15 il suo
investimento è praticamente già raddoppiato. Altrettanto

15
Almeno fino al 2011 quando sto scrivendo queste righe….
importante il fatto che fino a quel momento non è mai stato in
perdita. A voi le considerazioni su quando Paperone ha chiuso
l’operazione e quanto ci ha guadagnato…