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NOTIZIARIO

Settore Tecnico
del

Anno 2016, n°1

SPECIALE
CALCIO FEMMINILE
NOTIZIARIO DEL SETTORE TECNICO Anno 2016 n°1
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Firenze il 20 maggio 1968 n°1911 SOMMARIO
Questo è il primo numero del Notiziario del Settore Tecnico
consultabile esclusivamente in digitale

DIRETTORE RESPONSABILE
Paolo Corbi

COORDINAMENTO REDAZIONALE
Paolo Serena Scuola Allenatori

SPECIALE CALCIO FEMMINILE


QUANTO È DIFFICILE TIRARE CALCI AD UN PALLONE. SE SEI DONNA 4
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO di Rita Orgasmo
Felice Accame, Andrea Bernardini, Alessandro Danti, Alessandro Fonte, Giorgio Gasparini,
Sandro Mencucci, Rita Orgasmo, Matteo Osti, Francesco Perondi, Francesco Pistolesi, Scuola Allenatori
Angelo Pulcini, Maria Grazia Rubenni, Renzo Ulivieri, Marco Viani e Marco Zunino GENTIL SESSO, QUANTE DISCRIMINAZIONI... 24
di Francesco Pistolesi
FOTOGRAFIE
La storia
Getty Images e Paolo Serena
CALCIO FEMMINILE: COME È NATO, COSA È CAMBIATO 26
a cura di Marco Viani
PROGETTO GRAFICO
Paolo Serena Ufficio Stampa
AVVICINARE CALCIO MASCHILE E CALCIO FEMMINILE: È POSSIBILE 32
L’Intervista a Sandro Mencucci, Presidente della Fiorentina Women’s FC
TUTTO IL MATERIALE INVIATO
Scuola Allenatori
NON VERRÀ RESTITUITO.
LA RIPRODUZIONE DI ARTICOLI LA PREPARAZIONE AL GESTO TECNICO DEL PORTIERE 34
O DI IMMAGINI di Alessandro Danti
È AUTORIZZATA
A PATTO CHE Scuola Allenatori
NE VENGA CITATA LA FONTE IL MESTIERE DI OSSERVATORE CALCISTICO 42
A tu per tu con Marco Zunino, docente del corso di Coverciano

Sezione Medica
IN COPERTINA
Daniela Sabatino esulta dopo aver realizzato il momentaneo pareggio nella sfida contro l’Irlanda del Nord,
NON SOTTOVALUTIAMO L’IDRATAZIONE NEL CALCIO 45
disputata a Reggio Emilia il 12 aprile 2016 e poi terminata sul 3-1 per le Azzurre di Pulcini, Perondi, Gasparini, Osti, Fonte e Bernardini

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SPECIALE CALCIO FEMMINILE SCUOLA ALLENATORI

QUANTO È DIFFICILE
INTRODUZIONE

D
a grandi momenti derivano grandi opportunità. Queste opportunità sono sempre più

TIRARE CALCI AD UN PALLONE.


rare però, per un giovane che, abbracciando il rischio, si pone in discussione, in balia di
una società che lo mette ai margini per indebolirlo, per ostacolarlo nelle sue iniziative e
nei suoi propositi, per impedirgli di progredire, di sviluppare pienamente le sue poten-

SE SEI DONNA zialità. Ma cos’è un’opportunità? È una porta serrata dinnanzi alla quale il giovane deve reperire
dal mazzo la chiave che gli consenta di spalancarla, per estrinsecare il proprio modo di essere,
le sue capacità naturali, le competenze acquisite con abnegazione. Chi ci precede dovrebbe fare
da battistrada, accompagnando, ma pur lasciando il giovane camminare sulle proprie gambe. Bi-
Analisi delle difficoltà femminili in un mondo maschile sognerebbe trovare un giusto equilibrio tra la valorizzazione e la preservazione del “talento” e
invece questa gioventù si sente “messa in fila”, soffocata dall’interno dalla propria “dote” e dall’
di Rita Orgasmo esterno dall’ “ingombrante” figura di chi gli sta di fronte. Non sapendo se e quando arriverà il
proprio momento, è costretta a vedere solo la larghezza delle spalle di chi gli sta davanti. E se il
giovane poi fosse anche donna? Beh, allora sarà doppiamente penalizzata, perché vessata da futili
pregiudizi sul genere, probabili ancore di salvezza per chi non vuole o non è capace di migliorarsi.

“La dignità è qualcosa di diametralmente opposto all’orgoglio. Non permettere mai a nessuno di
abituarsi alla tua presenza. La sicurezza personale non è oscillare e sparire per destare attenzione,
o tornare quando non si ha di meglio da fare. Non siamo parcheggi. Il coraggio consiste nel con-
tinuare la propria strada. Per molti dare è indizio di stupidità, per me è l’essenza della vita. Io do
tutto di me, ma all’occorrenza so anche riprendermelo. Questo ogni volta che chi ho vicino smette
di darmi valore”.
Prima di venire a conoscenza di essere ammessa o meno a partecipare al corso per direttori spor-
tivi, mi sono imbattuta nel saggio di Oriana Fallaci “Il sesso inutile”, un reportage sulla condizione
delle donne in Medio Oriente.
Entrando a Coverciano - difficilmente le cose arrivano per caso - mi è tornata in mente l’Oriana:
“essere donna è una grande avventura, una sfida che non finisce mai, perché se sei donna devi
combattere di più, devi vedere di più, devi pensare di più”. Più che sesso “debole”, la donna è il
sesso “inutile”: l’ipocrisia di una civiltà occidentale apparentemente progressista, in cui la parità
di genere è un’illusione, una concessione per nascondere comunque l’inutilità di un sesso esclu-
so a priori dai centri di comando. Brera scriveva: “Il calcio è per gli uomini perché la porta della
propria squadra rappresenta il sesso della fidanzata, moglie, madre, sorella, da difendere contro
le insidie altrui, mentre la porta degli avversari è il sesso della donna che si intende conquistare”.

Però, se solo ci si sofferma per un attimo, sgomberando per un momento il cervello da preconcetti
e opinioni pret -à- porter, il football racchiude un femminino, più di quanto non siamo abituati a
pensare: le donne sono come una partita di calcio, uno spettacolo sorprendente, non sai mai cosa
ti riservino, diverse a seconda del Paese verso il quale ci si sposta, esilaranti come un gol negli ulti-
mi minuti di recupero. Le donne ti incuriosiscono come i 90 minuti, sanno tenerti sulle spine come
i supplementari e possono essere decisive come i tiri di rigore. Pertanto il mondo del pallone è
*Estratto della Tesi finale, al Corso per Direttore Sportivo 2015, cambiato e presenta ancora tanti margini di miglioramento, tant’è che si potrebbe dire che “il cal-
dal titolo “Le amazzoni del calcio: ammesse e non concesse. Dossier sul genere femminile”. cio è anche donna”, perché la porta della propria squadra rappresenta la mente di una donna, cul-
Il relatore della tesi è stato Felice Accame, dalle cui opere sono tratti alcuni brani della tesi. la di una civiltà, da cui attingere e fare affidamento, mentre la porta degli avversari è il cervello,

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il cuore di una comunità calcistica ancora da conquistare. Al contempo le quote rosa sono sempre LA SOCIETÀ È MASCHILE.
state e saranno vicine al mondo del pallone più di quanto si voglia far credere. Quindi il binomio CONSEGUENTEMENTE, ANCHE IL MONDO DEL CALCIO È PRETTAMENTE MASCHILE:
donna - calcio potrebbe essere considerato un connubio vincente, se ci alleniamo a non pensare di TESI DI MORRIS E BUYTENDIJK
aver subito gol ancora prima che la palla entri in rete. Il genere femminile non può essere posto ai
margini o deve riempire uno spazio a parte, come i bollettini meteorologici sui giornali. Tra uomo e donna vi è un’asimmetria di potere che viene alimentata da atteggiamenti e compor-
tamenti che definiamo maschilismo, sessismo, machismo, che continuano a nascondere il loro
“male” ad ogni tipo di medicina. La questione è obsoleta, ma tuttora assume un’urgenza particola-
re perché limita lo sviluppo sociale, culturale e civile: non dare a donne e uomini ciò che meritano,
ma ancor più non prendere da loro ciò che possono dare allo sviluppo della comunità, vuol dire
impoverire la società tutta.

Al maschilismo, una “derivazione” del patriarcato, che, ahimè, vive e gode di ottima salute, non è
stato dato nessun significato politico né sociologico: da qualsiasi parte tentiamo di esaminarlo, ha
solo un significato negativo, nel quale è stato racchiuso tutto il rancore, il risentimento, la rivalità
ma anche l’odio e l’invidia che sono stati trasmessi, dalle donne alle donne, da una generazione
all’altra, risalendo nel tempo. Il primo uomo che le donne conoscono, e con il quale si rapportano
e si confrontano, è il padre, di conseguenza con il patriarcato. Quest’uomo per secoli le ha “con-
segnate” ad un altro uomo, che oltre ad avere la stessa autorità paterna ha anche un “potere”
sessuale su di essa, che invece è stato sottratto al padre con la proibizione dell’incesto.

Da un uomo ad un altro, come un oggetto, a volte anche di scambio, da un “padre” ad un “ma-


schio” ed ecco servito il passaggio dal patriarcato al maschilismo. Il genere femminile è sempre
stato visto come un completamento dell’uomo e della casa, un oggetto senza dignità, senza diritti
e soprattutto senza pretese. Eppure le donne costituiscono – almeno - la metà della popolazione
mondiale, ma sono soggette a violenze psicologiche e fisiche, sono tenute ai margini del potere
religioso, sociale, economico, politico e militare. È vero che nei paesi occidentali le donne han-
no compiuto passi da gigante nella direzione della parità di genere, ma il quadro non è ancora
omogeneo; si può dire che in nessun luogo è stata raggiunta la piena parità. Alcuni paesi del Nord
Europa vivono in una situazione avanzata, mentre in altri, tra cui l’Italia, si ritrova in una fase di
stagnazione, di arretratezza. Le donne soffrono di carenze d’opportunità, e quindi di fiducia, sono
minoranza in casa propria.
Due ragazze dell’Under 16 durante lo stage svolto a Coverciano nel dicembre 2015
Ma perché sono ancora per lo più escluse dalle stanze del “potere” anche calcistico? Forse solo
per un retaggio culturale, storico. Perché siamo un Paese che poggia su fondamenta fatiscenti? Il
Dobbiamo allenarci a non considerare il gentil sesso come una “fauna speciale” da ovattare, per- CONI, costituito nel 1914, fu anche uno strumento nelle mani del Partito Nazionale Fascista, che
ché le donne devono imparare anche a difendersi da sole, a tutelare la loro essenza, cioè l’esser contribuiva al suo finanziamento e si riservava la nomina dei membri del Consiglio Nazionale.
donne, e quindi a sapersi bastare. Il che non implica il distacco dal sesso opposto o la solitudine, La permeazione del fascismo nelle organizzazioni sportive in Italia ha determinato un distacco
che è il veleno dell’animo umano, ma ci deve far acquisire la consapevolezza di chi siamo, da dove socio-politico nei confronti dello sport, nell’epoca post-fascista. Non a caso, nella Costituzione
veniamo e cosa vogliamo. Ed è sulla base di questa coscienza che dovrebbe far leva anche sul ge- della Repubblica Italiana, il termine sport, o attività sportiva, o attività di tempo libero, non ha
nere maschile, che donne e uomini dovrebbero andare gli uni verso gli altri, perché se siamo di- trovato diritto di cittadinanza. Ci sono voluti decenni e decenni prima che alla pratica sportiva ve-
versi per natura, entrambi siamo portatori di “handicap”, ovvero ad ognuno manca qualcosa che nisse riconosciuta quella valenza sociale, culturale, ricreativa, educativa, formativa che nessuno
l’altro possiede e, fino a prova contraria, bisogna fare un punto di forza delle differenze; bisogna ormai oserebbe confutare. E perché una parte delle donne non difende la loro dignità e accetta, e
guardarle come una risorsa e non come un rigetto. Sulle differenze bisogna fondare un ambiente quasi sembra subire passivamente, lo stato delle cose? Le “femmine” fungono sempre da scarto,
di lavoro eterogeneo.

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da alternative, quando, a salvaguardia del rispetto per se stesse, dovrebbero rivendicare l’essere
una prima scelta. Bisogna avere l’intelligenza, forse la “sfacciataggine” e – chissà - la fermezza, di
riconoscere e di provare a mutare le cose che possono essere trasformate, da quelle “sterili”, dalla
“natura morta”. L’essere umano rifiuta il cambiamento estremo dall’oggi al domani, è percepito
come concetto radicale, lontano dalla stabilità della nostra “zona comfort”, pertanto solo passo
dopo passo si può costruire un impero. Martina Rosucci

Nel corso dello sviluppo dell’umanità, la maggiore forza fisica ha portato gli uomini ad occuparsi
di attività come la guerra, che hanno permesso loro di acquisire potere e status e di ridurre le
donne in una condizione di subordinazione. Siamo consapevoli che il modello ancestrale che ci
circonda ormai stia stretto a tutti, uomini e donne, che abbia meno senso in una società complessa
dove c’è bisogno che tutti i membri partecipino alla costruzione civile. Proprio come in un club
sportivo, il cui nucleo primario, ai fini del sostentamento, necessita della cooperazione con le sue
arterie, cioè le aree di attività specifiche.

I genitori che si trovano dinnanzi ad un figlio che vuole giocare a calcio, prima di fare una scelta,
devono sapere qualcosa di se stessi, dell’ambiente del calcio e dei suoi valori pur contradditori ma
sempre valori, e come tali capaci di cambiare il modo di pensare e di comportarsi delle persone. È
fondamentale che i genitori sappiano qualcosa del modo con cui il proprio figlio guarda al calcio,
del modo con cui - con il tempo e con la pratica - questo atteggiamento può cambiare, del modo in
cui può cambiare il proprio figlio, del modo in cui un gioco sportivo può diventare una dipendenza
a vita. In un saggio intitolato “Prima bisogna essere in due” il filosofo costruttivista Ernst Von Gla-
sersfeld sostiene che la condizione, senza la quale l’amore non esisterebbe, è la scelta - consapevo-
le o inconsapevole - di un modo di vedere l’altro come persona autonoma che viene considerata
indipendente dalla propria. C’è un atto di fiducia e un implicito rifiuto dell’imposizione. Questo
vale per il compagno della propria vita o per i figli. Ma nell’alternativa di assumere o meno questo rilevante: “l’epidemia calcistica” è stata una delle più vaste e più rapide del secolo scorso.
atteggiamento è coinvolta la nostra percezione e concezione del mondo. L’altro da sé è costruttore “Nessun altro avvenimento sulla Terra può avere un effetto altrettanto vasto, il che dimostra che
di un mondo “proprio”, ma abbiamo anche bisogno dell’altra persona per ricevere conferma della questa manifestazione sportiva tocca un qualche elemento primordiale dell’umanità. E viene da
nostra visione del mondo e una conferma non ha validità alcuna se non è data volontariamente; chiedersi su cosa si fonda tutto questo potere del gioco. Così il gioco si intende un’azione comple-
ecco perché concedere al partner autonomia, libertà di pensiero e di azione. Ragion per cui la tamente libera, senza scopo e senza costrizione, che al punto stesso impegna ed occupa tutte le
consapevolezza di ineliminabili differenze deve tradursi in tolleranza se vogliamo condividere forze dell’uomo. In questo senso il gioco sarebbe un tentato ritorno al paradiso: l’evasione dalla
qualcosa con altri: non c’è un mondo “giusto” corrispondente soltanto al nostro, ma dobbiamo società schiavizzante nella vita quotidiana e dalla necessità di guadagnarsi il pane”.
considerare altrettanto “giusto” il mondo altrui. Il problema della tolleranza tra genitori e figli è
reciproco. L’ attività calcistica di un figlio costituisce un valore - positivo o negativo - sia per il fi- Tra le tesi più sensate, per spiegare questa espansione, vi è sicuramente quella di Desmond Mor-
glio stesso che per il genitore. A volte la scelta può essere libera, a volte condizionata, per entram- ris. Secondo lo zoologo ed etologo inglese, nel suo libro “La tribù del calcio”, il gioco del calcio
bi i ruoli. “L’essere libero di” o “essere condizionato”, dipende da un lato dalla consapevolezza di ha avuto grande successo perché rappresenta un residuo simbolico della caccia primordiale. La
ciò che realmente si desidera e dall’altro lato dipende dal fatto che un valore è sempre attribuito caccia è un’attività fondamentale nelle primitive forme di comunità umane e, dopo la rivoluzione
a qualcosa e che nulla ha valore di per sé. I genitori quanto i figli hanno tutto da guadagnare inda- agricola, il suo significato è stato ritualizzato. La partita di calcio è, per l’appunto in chiave sim-
gando sul perché di tanta passione investita su checchessia e quindi su un’attività sportiva come bolica, un tipo di caccia “rituale” ed il rito non viene celebrato soltanto dai giocatori, ma da tutti
quella del calcio. coloro che fanno da corona al gioco, dai dirigenti agli organizzatori, dagli ufficiali di gara ai tifosi.
La preda, pertanto, diventa la palla e la coordinazione tra i cacciatori per catturarla diventa una
La Federazione Italiana Giuoco Calcio è stata fondata nel 1898 e in pochi anni ha annoverato so- strategia di squadra; nel gioco moderno la preda è diventata la porta, la porta avversaria, il gol.
cietà federate e tesserati fino a coinvolgere l’intero Paese. Fenomeni analoghi sono avvenuti in Nella mente collettiva dell’umanità civilizzata rimarrebbe un’esigenza antica da soddisfare. E,
molte nazioni e ben presto il movimento calcistico internazionale ha assunto una dimensione dal momento che nessun altro sport presenta le qualità della caccia primitiva, ecco che il calcio

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ne costituirebbe una soluzione ideale. Sarebbe così spiegato perché il calcio fa così tanto - e così punto, lo stadio “rivolge un muro privo di vita”, mentre “verso l’interno costruisce un muro di
presto - innamorare di sé, perché si è così diffuso e radicato nella maggior parte del pianeta. Da uomini”. Le file dei posti sono una sopra l’altra in modo da favorire la concentrazione verso un
un lato, occorre ammettere che la spiegazione concerne solo chi il calcio lo gioca - i protagonisti, unico centro, in basso. Nello stadio si forma una “massa” che “sta seduta dinanzi a se stessa”.
i cacciatori - e non chi lo sta a guardare. Morris dice semplicemente che gli spettatori sarebbero All’interno di questa massa, l’evento fondamentale è la “scarica”, perché “all’istante della scarica”
“costretti a divertirsi per procura”. Dall’altro, occorre rendersi conto che, come in ogni processo - in occasione del gol o di altro apice drammatico - “i componenti della massa si liberano delle loro
di valorizzazione, qualcosa sfugge a chi lo vive; ogni scelta, anche quella di giocare al calcio o di differenze e si sentono uguali”.
guardare una partita, è eseguita in base a criteri, spesso chiari alla mente del responsabile.
Una conferma di una parte rilevante di questa tesi ci proviene dalle teorie di Silvio Ceccato, se-
In “Massa e potere”, Elias Canetti ricostruisce con molta accuratezza quello che potremmo chia- condo il quale l’accumulo di attenzione, considerata in termini di energia, provoca malessere
mare l’effetto stadio. I luoghi dove si pratica il gioco, dice Canetti, costituiscono una massa “dop- o improvviso benessere a seconda delle opportunità di scaricarlo. Il momento del gol sarebbe,
piamente chiusa verso l’esterno e in se stessa”: lo stadio è “ben delimitato dall’esterno”, per l’ap- infatti, un’evidente circostanza liberatoria; evidente nel comportamento di chi il calcio lo gioca
ed evidente nel comportamento di chi il calcio lo sta a guardare. Tutto questo insieme di disposi-
tivi fa anche sì che un certo gradiente di quella che di solito viene riassunta come “violenza” sia
praticamente ineliminabile dagli stadi dove si gioca il calcio: “violenta” è la caccia, “violento” è il
sacrificio della vittima - preda, “violento” è l’atto con cui ci si libera dall’ansia dell’attesa. Ridotta
a pratiche più e meno simboliche - questa “violenza” rimarrà - sia nei protagonisti professionaliz-
zati che nei loro spettatori.

Categorizzare un’attività come gioco implica il dare origine ad un certo grado di ambiguità. L’am-
Alia Guagni biguità che deriva dal gioco dipende dalle operazioni mentali, alle quali viene circoscritta. L’an-
tropologo Gregory Bateson ne fornisce un esempio perfetto. Racconta di due popoli delle isole
Andamane ostili fra loro, in guerra aperta per i più svariati motivi, che lasciano sul campo molte
vite ciascuno. Quando i morti cominciano ad essere troppi, tuttavia, anche tra questi due popoli
sorge l’esigenza di smetterla e, per l’iniziativa dell’uno o dell’altro, fanno la pace. Per l’occasione,
per enfatizzarne il significato, organizzano una grande festa comune. È in questa circostanza che
viene ritualizzata l’esecuzione di un gioco: alcuni membri della comunità mimano atti aggressivi -
spintonamenti, pacche - residui simbolici delle azioni bellicose. Capita, però, che qualcuno ecceda
e che, all’improvviso, il giocoso svanisca e riaffiori l’ostilità aperta; capita che l’inquadramento
mentale si disintegri e può bastare un caso perché dalla festosa cerimonia di pace scaturisca, più
cruenta che mai, una nuova guerra. È evidente la fragilità del nostro schema mentale: ogni gioco
ha infatti questa potenzialità degenerativa.

Nel 1954, poi, Buytendijk, psicologo e accademico pontificio, pubblica “La psicologia del giocatore
e dello spettatore”, mettendo in evidenza tre caratteri fondamentali ai fini della straordinaria
diffusione del gioco del calcio: la maschilità, la cerimonialità e la drammaticità. La maschilità del
gioco - a detta di Buytendijk - proviene dal calciare, dal fatto che è il piede l’elemento corporeo
essenziale del gioco. Sferrare un calcio implica una perdita di equilibrio, di compostezza, cui inve-
ce viene educata fin dalla più tenera età la femmina; implica un momento di rottura negli schemi
corporei dell’umanità civilizzata, implica aggressività e, dunque - in una società tutta costruita
sull’asimmetria tra poteri del maschio e poteri della femmina - “virilità”. La cerimonialità è il ca-
rattere più evidente. L’attesa sugli spalti, l’entrata delle squadre in campo, la presenza di un arbi-
tro per far rispettare le regole, le sanzioni e le modalità ordinate della loro applicazione, l’inizio e
la fine del gioco e l’insieme dei riti ottemperati da tutti i protagonisti, fanno del calcio, prima che
uno spettacolo, una liturgia. Il rispetto dei costituenti del gioco, ne fa una tradizione consolidata,

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assicurando la continuità del suo successo. Il carattere della drammaticità, invece, va correlato
alla struttura temporale della partita: due tempi di uguale durata che, in quanto tali, favoriscono
l’alternarsi delle fasi di difesa e di attacco verso la conclusione che implica la gioia degli uni e la
disperazione degli altri. Il fatto che la partita, spesso, non sia decisiva, perché una partita, per
esempio, può essere solo una tappa di un lungo tour, fa sì che l’insieme dei risultati di una squadra
di calcio siano visti come “un’epopea”. “Il calcio costringe l’uomo ad imporsi in una disciplina, in
modo da ottenere, con l’allenamento, la padronanza di sé; con la padronanza, la superiorità; e con
la superiorità, la libertà. Questo gioco unisce i giocatori con un obiettivo comune: infatti il succes-
so e l’insuccesso di ogni singolo stanno nel successo e nell’insuccesso del tutto”.

I NUMERI DELLE DONNE NEL PALLONE:


I DATI DI UN FENOMENO CHE STENTA A DECOLLARE

Verifichiamo lo stadio di questa evoluzione del sesso di “second’ordine” nel mondo del calcio.
Dallo spoglio dei dati relativi ai Corsi di Formazione Istituzionale per i diversi ruoli societari - di
cui occorre appunto il riconoscimento federale (FIGC) - si registra, al 23 Ottobre 2015, il seguente
numero delle donne abilitate nelle diverse tipologie di corsi:

· 15 UEFA Pro
· 11 UEFA A
· 254 UEFA B
· 11 Allenatrici di III categoria · Area Medica: 1 (Milan).
· 302 Istruttrici Giovani Calciatori Nel 2010/11 erano presenti 45 donne, di cui:
· 109 Allenatrici calcio a cinque · Presidenti: 1 (Roma);
· 12 Preparatrici atletiche · Vice Presidenti: 1 (Napoli);
· 167 Medici · Area Amministrativa: 9 (Bologna, Brescia, Lecce, Palermo, Parma);
· 120 Operatrici sanitarie · Area Marketing e Commerciale: 5 (Brescia, Cagliari, Lazio, Milan);
· Su 209 Collaboratori della Gestione Sportiva, solo 8 donne iscritte all’Albo · Segreteria: 16 (Udinese, Bologna, Cagliari, Catania, Chievo, Inter, Juventus, Milan, Roma);
· Su 769 Direttori Sportivi, solo 15 donne iscritte al Albo dei professionisti · Area Comunicazione: 10 (Bologna, Catania, Cesena, Chievo, Inter, Palermo, Parma, Roma);
· Su 84 Osservatori Sportivi, solo una donna abilitata. · Affari legali: 1 (Lazio);
· Area Gestione impianti: 1 (Milan);
Analizziamo adesso gli organigrammi delle società di Serie A nelle ultime cinque annate sportive, · Organizzazione: 1 (Milan).
individuando i ruoli occupati da donne.
Nella stagione 2009/10 erano presenti 43 donne di cui: Nel 2011/12 erano presenti 54 donne, di cui:
· Presidenti: 2 (Bologna, Roma); · Presidenti: 3 (Inter, Lecce);
· Vice Presidente: 1 (Atalanta); · Vice- Presidenti: 2 (Napoli, Siena);
· Area Amministrativa: 6 (Atalanta, Livorno, Palermo, Parma, Roma); · Area Amministrativa: 10 (Bologna, Lecce, Novara, Palermo, Parma, Roma);
· Area Marketing e Commerciale: 5 (Bari, Cagliari, Lazio, Milan, Sampdoria); · Area Marketing e Commerciale: 7 (Atalanta, Cagliari, Chievo, Lazio, Milan, Roma, Siena);
· Segreteria: 13 (Udinese, Cagliari, Catania, Chievo, Inter, Juventus, Livorno, Milan, Roma); · Segreteria: 14 (Bologna, Cagliari, Catania, Chievo, Inter, Milan, Siena);
· Area Comunicazione: 12 (Catania, Chievo, Inter, Livorno, Palermo, Roma, Siena); · Area Comunicazione: 12 (Atalanta, Bologna, Catania, Chievo, Inter, Napoli, Novara, Parma, Roma);
· Affari Legali: 1 (Lazio); area Gestione impianti: 1 (Milan); · Affari Legali: 3 ( Catania, Lazio, Parma);
· Organizzazione: 1 (Milan); · Area Gestione impianti: 1 (Milan);
· Organizzazione: 2 (Milan, Juventus).

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SPECIALE CALCIO FEMMINILE SCUOLA ALLENATORI

Nel 2012/13 erano presenti 53 donne, di cui: Possiamo notare che le aree nelle quali c’è maggiore presenza femminile sono: area Amministra-
· Vice Presidenti: 2 (Napoli, Siena); tiva, area Marketing e Commerciale, area Comunicazione e Segreteria. Dallo spoglio di queste
· Area Amministrativa: 9 (Bologna, Catania, Milan, Palermo, Parma); aree di attività specifiche evidenziamo alcune professioni “particolari”, sempre affidate a donne,
· Area Marketing e Commerciale: 8 (Atalanta, Bologna, Chievo, Lazio, Milan, Siena); come: 1 Direttrice editoriale (Inter), 1 Direttrice stadio (Milan), 1 Direttrice gestione e sviluppo
· Area Comunicazione: 15 (Atalanta, Catania, Chievo, Inter, Palermo, Parma, Pescara, Roma, Siena); delle risorse umane (Milan), queste sono rilevabili in tutte le cinque annate sportive analizzate;
· Segreteria: 13 (Bologna, Cagliari, Catania, Chievo, Inter, Milan, Siena, Torino, Udinese); mentre sono rilevabili 1 Allenatrice pilates per l’anno 2009/10 (Milan), 1 area Internal audit per
· Affari legali: 2 (Lazio, Parma); gli anni 2011/12 e 2012/13 (Juventus), 1 Direttrice organizzativa del settore giovanile per l’anno
· Area Gestione impianti: 1(Milan); 2012/13 (Milan), 1 Preparatrice atletica per l’anno 2012/13 (Udinese), 1 Consigliera incaricata con
· Organizzazione: 2 (Juventus, Milan); delega ai progetti speciali per gli anni 2012/13 e 2013/14 (Milan), 1 Delegata alla sicurezza per
· Area Medica: 1 (Udinese). l’anno 2013/2014 (Hellas Verona), 1 Direttrice artistica per l’anno 2013/14 (Inter), 1 Direttrice per
i progetti speciali per l’anno 2013/14 (Milan).
Nel 2013/14 erano presenti 55 donne, di cui:
· Presidenti: 1 (Inter); Possiamo dire che, rispetto alle figure professionali ricoperte da uomini, il rapporto è molto bas-
· Vice Presidenti: 2 (Napoli, Sampdoria); so, tenendo anche presente che qualche funzione affidata alle donne non è durata nel tempo. La
· Area Amministrativa: 15 (Bologna, Chievo, Livorno, Milan, Napoli, Parma); figura del Direttore Sportivo, così come quasi tutta l’area tecnico-sportiva in generale, tranne
· Area Marketing e Commerciale: 9 (Bologna, Cagliari, Chievo, Lazio, Milan, Sassuolo); rarissime eccezioni (vedi preparatrice atletica all’Udinese, o esperienza Morace - Bavagnoli alla
· Area Comunicazione: 9 (Fiorentina, Inter, Juventus, Parma, Roma, Sassuolo); Viterbese in serie C1, nel 1999), è ancora un tabù da sfatare. Non vogliamo certo credere che non
· Segreteria: 10 (Bologna, Cagliari, Chievo, Hellas Verona, Inter, Livorno, Milan, Sassuolo); ci sia almeno una donna professionale e competente in questo specifico settore. Probabilmente
· Affari legali: 4 (Hellas Verona, Inter, Lazio, Parma); è una questione di affidabilità, ovvero che le donne, soffrendo di carenze di opportunità e messe
· Area Gestione impianti: 1(Milan); al bando da una cultura “primitiva”, non hanno ancora dimostrato tutto il loro valore e di conse-
· Organizzazione: 4 (Hellas Verona, Inter, Milan). guenza è stata negata loro la conquista del rispetto altrui, che in questo caso si ottiene anche sul
campo. Pur ricordando, però, che quando da noi c’è in palio un posto di responsabilità, le donne
al massimo diventano una categoria di genere.
Katja Schroffenegger

Lo sappiamo: la figura del Direttore Sportivo è delicata e nevralgica, perché sta lì nel mezzo, tra
il Presidente e l’area tecnico-sportiva. Ha un potere singolare: non ha una sola attitudine preva-
lente, ma deve provvedere sia alla difesa, sia alla regia che al attacco. In difesa della società, deve
essere dalla parte del club. Deve alleviare la solitudine del Presidente, perché il Presidente è come
il portiere, un numero uno: è consapevole che se rimane tra i pali e non esce, quando necessario,
a prendersi il pallone, prima o poi arriverà l’uomo che insacca. In regia il Direttore Sportivo è un
uomo che detta i tempi e in attacco è un uomo da ultimo passaggio, un rifinitore: sa che il suo pas-
saggio deve rappresentare un’occasione da rete per l’allenatore e per i calciatori. E fino a prova
contraria, le partite si vincono a centrocampo.

UNO SGUARDO OLTRE IL NOSTRO CONFINE: COMPARAZIONE CON I DATI UEFA

Una comparazione con i dati UEFA è d’obbligo. Al 29 Ottobre 2015, dal documento “Women’s
football across the national associations”, si nota come, nella stagione 2014/15, il numero delle
persone che lavorano per le associazioni nazionali come allenatori nel calcio femminile sia au-
mentato da 369 a 417. La maggior parte dello staff di allenamento delle associazioni nazionali
lavora part-time. L’80% degli allenatori nel calcio femminile sono maschi, quindi solo il 20% sono
femmine. C’è da dire però, che nel Liechtenstein e a San Marino c’è un rapporto di 50:50, mentre
in Bulgaria e Kazakistan il 60% degli allenatori sono donne. L’Islanda, invece, non ha uno specifico

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QUANTE ABILITATE TRA LE DIRETTRICI SPORTIVE HANNO TROVATO LAVORO?

Al 2 novembre 2015, secondo i dati raccolti dalla Segreteria ADISE (Associazione Italiana Direttori
Sportivi), solo 13 su 22 - delle donne abilitate al Corso del Settore Tecnico FIGC per Direttori Spor-
tivi - collaborano o con società sportive che partecipano a diverse categorie, o con Leghe, o con
Melania Gabbiadini in azione contro la Svizzera
associazioni calcistiche.

CONCLUSIONI

In uno sport come il calcio, così diverso per antonomasia nei suoi tanti aspetti, un Direttore Spor-
tivo ha la cognizione che una squadra si costruisca sulle differenze: anagrafiche, fisico-atletiche,
psico-caratteriali e anche nazionali, in quanto ciò che siamo influisce sui nostri pensieri, ci pre-
dispone a determinate operazioni mentali e, di conseguenza, il nostro pensiero ha un riflesso sui
nostri atteggiamenti, sui comportamenti sociali; così anche in un team dovrebbe essere rispettata
una differenza di genere. Pertanto quest’apparente concessione di parità, riservata alle donne
del pallone, è fuorviante, è conformista, è deleteria alla comunità calcistica stessa, perché “non si
prova e non ci si predispone a fare il passo più lungo della gamba” e quindi si rimane sterili, fermi
sulla propria “mattonella”, il che vuol dire che ne usciamo tutti vinti. Se in questo clan calcistico
non c’è flessibilità mentale - la quale non pone in discussione i propri “credi”, perché significa sa-
persi adattare alle persone e alle situazioni - se non ci adeguiamo ai tempi, se non ci aggiorniamo,
così come si fa con qualsiasi strumento tecnologico oggi, come pretendiamo allora di rapportarci
al campo per analizzare, per rielaborare la dinamicità del gioco moderno e dunque lavorare sulla
programmabilità dei risultati?

Se l’oggetto di una società di calcio è l’attività sportiva, le società dovrebbero prestare ancor più
attenzione a tre fronti:
· dar vigore al corpo - sfera attinente alla preparazione fisico-atletica del calciatore, con allena-
menti tecnico-tattici, posturologia ed altro;
· penetrazione nell’intelligenza - sfera riguardante i processi comunicativi e relazionali, sia di
gruppo che individuali;
staff di allenamento devoto al calcio femminile, ma tutto lo staff lavora su entrambi i settori, sia · rettitudine dell’animo - sfera concernente l’integrità e il rigore morale.
maschile che femminile. Nelle nazionali femminili c’è un rapporto di 60:40 tra allenatori
maschi e femmine. Tre sfere interconnesse tra di loro, alla base del calcio, al fine del raggiungimento del benessere
Il 97% degli allenatori maschi contro il 3% delle femmine ha un’abilitazione per allenare. economico e sportivo. Il vecchio va ineluttabilmente cambiato e quindi gli addetti ai lavori non
Molti allenatori delle nazionali Under 17, Under 19 e nazionali maggiori hanno una licenza possono più sedersi al bar e rimanere passivi dinnanzi ad una cultura dogmatica, ma bisognerebbe
nazionale, di cui il 36% hanno una licenza UEFA Pro, il 44% ha una licenza UEFA A ed il 14% curare e formare lo “strumento testa” attraverso l’esercizio della riflessione. Il calcio è ancora pri-
ha una licenza UEFA B. Solo 5 allenatori di nazionali hanno una licenza nazionale. Ci sono gioniero di una cultura chiusa, misogina e, conseguentemente, questa cultura la portiamo anche
sul campo, con tutti i danni che ne sovvengono: siamo vittime del risultato sportivo, prestando
21.164 allenatrici donne qualificate che hanno una licenza C nazionale. E la ragione quindi,
più attenzione alla correzione dell’errore fine a se stesso che a stimolare le capacità cognitive dei
per la quale il calcio femminile è dominato da uomini, è che la maggior parte degli allena-
nostri atleti, per prepararli a vincere.
tori con licenze UEFA o nazionali sono maschi. In tutta Europa, solo 65 donne hanno una
licenza UEFA Pro ed il rapporto tra i due sessi è di 99:1 per quanto riguarda le licenza UEFA. Un significativo passo nella giusta direzione è stato fatto dai produttori di FIFA 16: il videogioco
Mentre 10.000 donne hanno una licenza C nazionale, con un rapporto tra i sessi di 96:4.

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SPECIALE CALCIO FEMMINILE SCUOLA ALLENATORI

di calcio più noto al mondo si è tinto di rosa per la prima volta nella sua nuova versione. Alla luce
del successo mediatico che ha riscosso il Mondiale di calcio femminile, almeno fuori dall’Italia, la
scelta appare puntuale ed è finalizzata non solo a garantire la presenza delle quote rosa nella serie
EA Sports (l’azienda produttrice), ma anche ad attirare verso la passione videoludica un numero
sempre crescente di ragazze e ragazzi. Anche se il calcio più formativo rimane quello “street” o
comunque quello degli oratori, ormai quasi in via di estinzione, non si può non considerare l’i-
niziativa del brand americano; al di là delle scelte di marketing, si deve tener presente che è un
modo per “educare” i nostri ragazzi a non guardare in un’unica direzione e ad aprirsi a nuove
frontiere, ad una “nuova mentalità”.

In una collettività come la nostra, la convivenza tra un uomo ed una donna non è semplice, ma ciò
non vuol dire che debba mancare l’educazione ed il rispetto verso l’altro, che sono alla base dei
rapporti umani; né è detto che non si possa “costruire” qualcosa assieme, laddove non ci fosse a
livello dirigenziale, in ambito calcistico, un “modo” per convivere, premesso che anche “natural-
mente” lo si può trovare. La caratteristica precipua che connota il genere femminile forse è l’acco-
glienza; le donne, anche per i diversi ruoli che ricoprono - lavoratrici, mamme, mogli - in genera-
le, si predispongono con più facilità ad accogliere le diversità, hanno una sensibilità e un tatto nel
percepire le persone e le situazioni differenti rispetto alla controparte maschile; hanno una pre-
disposizione “naturale” ad accogliere l’altro da sé, forse perché sono avvantaggiate dal cammino
della gravidanza. Mentre si po-
trebbe dire che ciò che connota
prevalentemente il genere ma-
schile è la penetrazione intellet-
tuale, cioè una certa acutezza, Valentina Cernoia
un’abilità nell’insinuarsi a livel-
lo mentale, una diffidenza quasi
selvaggia ed istintiva, ostentata
per “difendere la tana”. Quindi
una buona convivenza è tale se
ambedue i sessi imparano a “ru-
bare” ciò che caratterizza l’al-
tro, pur preservando la propria
identità. È un po’ come il calcio ne, che costituiscono e specificano le tante relazioni umane in gioco, sono cambiati e i rapporti fra
moderno, che richiede la parte- linguaggio e pensiero si sono evoluti. Va detto che ogni lingua si forma nelle parole che servono
cipazione dell’atleta sia alla fase in rapporto alle esperienze dei parlanti e, fra queste, sceglie le più comuni, per designarne, all’oc-
offensiva che a quella difensiva, correnza, altre meno comuni, attraverso la capacità combinatoria. A lingue diverse fanno da ri-
per apportare benefici sia alla scontro esperienze diverse e, dunque, i repertori non collimano. La parola così selezionata appare
squadra che al singolo stesso. allora costituita di due ordini di elementi: da una parte c’è l’elemento pubblico - il sonoro, il visivo
o quant’altro possiamo escogitare - e dall’altra c’è l’elemento privato - l’esperienza. Da una parte
L’asimmetria di genere produce il fisico, dall’altra il mentale, correlati tra di loro. Ogni parola ha un significato designato e uno
gerarchizzazione, che talvolta designante. L’apprendimento di una lingua consiste nel porre in relazione un elemento e l’altro e
crea attriti, ostacoli per una co- nel mantenerla ripetendosi. Il processo della comunicazione consiste nell’abilità di passare facil-
municazione efficace. Nel calcio mente dal privato al pubblico e dal pubblico al privato. Chi parla, per esempio, compie operazioni
anche i processi di comunicazio- mentali e conferisce loro pubblicità mentre a chi ascolta tocca il processo inverso: percepisce ciò

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che è pubblico e gli conferisce significato, ovvero passa al privato; ovviamente è difficile far coin-
cidere i due privati. La “comprensione” di un significato esige un gioco attenzionale che prevede
l’abbandono del fisico per passare automaticamente al mentale. Il che penalizza gli interlocutori
che, spesso, potrebbero ottenere preziose informazioni l’uno dall’altro, anche ponendo attenzio-
ne al modo con cui ci si esprime. Inoltre, in qualsiasi contesto - sia nel rapporto faccia a faccia che
al telefono, per esempio - le condizioni della trasmissione del messaggio possono essere distur-
bate da qualcosa, qualsiasi cosa possa fungere da distrattore dell’attenzione. Ad ognuno di noi, se
vuole rimanere attivo nel rapporto, tocca una continua riclassificazione. Mai dare per scontato Annamaria Serturini
nell’interlocutore, dunque, il rapporto fra designante e designato: può essere ben diverso dal no-
stro. È vero che ciascuno di noi può, in teoria, assegnare a piacere designati e designanti, ed è vero
anche che ciascuno di noi può modificare questi rapporti quando e come gli pare, ma è anche vero
che, così facendo, va incontro a comunicazioni poco efficaci, veri e propri malintesi, errori, da cui
la perdita di prestigio e di affidabilità sociale. Il linguaggio è un bene collettivo, fondamentalmen-
te insofferente alle regole: nessuno lo governa e tutti ne partecipiamo attivamente. La parola è il
più potente selettore sociale, nulla può essere lasciato al caso.

La comunicazione, anche nell’ambiente calcistico, è fondamentale, a maggior ragione per un Di-


rettore Sportivo; se in passato ci si imbatteva in comunicazioni “casarecce”, oggi, non si dovrebbe
commettere l’errore di una mediazione frivola - che invece imporrebbe certi linguaggi e che im-
porrebbe un adeguamento ai codici altrui – perché, così facendo, si rischia o di essere tagliati fuori
oppure si rischia una propaganda asettica.

La tribù del pallone si è evoluta, è in continuo mutamento e di certo nessuno può impedire il corso
degli eventi, né tantomeno ritenere che un atteggiamento di interesse verso il calcio appartenga
esclusivamente ai maschi. Perché mai una donna non può provare simile interesse? E se lo prova
è forse meno donna per questo? Non è invece una donna più completa ed evoluta? Sarebbe come
a dire che un maschio che sa cucinare un uovo al tegamino o passa un’ora davanti alle vetrine sia
un “invertito”. Invece è un uomo più moderno e completo di quello che si fa scegliere le giacche
e i calzini dalla moglie o dalla mamma. Quindi come giustifichereste a vostra figlia che un “siste-
ma”, a priori, indipendentemente dagli skills, dalla professionalità, dalla serietà, dal sacrificio, la
rifiuta solo perché donna? Ce la fareste a dirle “trovati un’alternativa, perché comunque, alla fine
di un corso, resteranno solo chiacchiere e la tua tesi prenderà polvere in biblioteca?”

La presenza femminile all’interno del calcio professionistico maschile resta ancora un tabù da
sfatare, una zona invalicabile. La donna resta al momento un sesso di second’ordine; ma se conti-
nuano a lievitare le abilitate, possibile che nessuna tra di loro si possa rivelare una risorsa per il
calcio italiano? Anche la meritocrazia ha un solo sesso?

C’è una storia che invita a riflettere ed è quella di Marina Rinaldi, forse la prima transgender di
una squadra maschile, precisamente dell’Ogliarese. “Una vita dedita al calcio”, come ha dichia-
rato in un’intervista qualche mese fa: “Il calcio era il mio sfogo, giocavo nell’Ogliarese, sperando
di distrarmi da questo istinto femminile, dal desiderio di affettività e normalità”. Prima portiere,
poi allenatore, quindi allenatrice. Continuare a fare del calcio la propria vita, tutto questo in soli
due anni da quando, a Bangkok, ha trovato la sua identità, diventando donna. Entusiasti i suoi gio-

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catori. Il rapporto con loro, spiega Marina, “è sorprendente”. Non si aspettava che un’allenatrice
potesse coinvolgere un gruppo a livello emotivo, oltre che tecnico.

Dinnanzi a questo caso singolare, possiamo ancora dire che il calcio è per gli uomini e degli uomi-
ni? Possiamo affermare che deve essere negato alle donne? Questo gioco ha davvero “un sesso”
che gli fa da padrone? Come in ogni gioco, tutti vi partecipano e ognuno fa la sua parte; non vi è
alcun divieto di sosta per nessun “genere”, il vincitore è chi si adatta più velocemente al cambia-
mento, a prescindere dalla propria “natura”, dalla razza, dall’età, dal colore della pelle e da qual-
sivoglia “diversità” ci si porti dietro.

Bisogna svegliarci dal letargo conoscitivo e aprirci al potere del “noi”, perché questo evento per-
metta all’immagine sfocata o distorta che abbiamo delle donne di infrangersi. Non a caso “il ta-
lento ti fa vincere una partita, ma l’intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere un cam-
pionato”. La volontà di sfidare il proprio destino, a costo della propria felicità, è una delle grandi
tentazioni umane. Quale parte di noi abbiamo intenzione di sacrificare e quale vogliamo salvare?
Bisogna provare a pensare fuori dal guscio, perché, se si rimane sempre troppo conformisti, non si
possono sfondare le regole “morali” e quindi non possiamo migliorare. D’altronde un amore senza
sussulti rischia di diventare qualcosa di cui aver paura.

Le donne sono attratte dal calcio perché è semplicemente come tutti gli altri sport: una forma di
espressione e, perché no, anche di comunicazione non verbale, una traduzione dei nostri pensieri
in gesti tecnico-tattici. Un modo, insomma, per dire la propria con un pallone tra i piedi o con una
penna tra le mani.

Nel primo capitolo della Genesi, nella sua forma più antica, Dio creò insieme ed a propria immagi-
ne e somiglianza maschio e femmina, Adamo e Lilith. Ella rappresentava originariamente l’intelli-
genza, la logica, la dignità della donna. Quella forza insopprimibile che porta la donna a scegliere
di essere se stessa, qualunque sia il prezzo da pagare. Il secondo capitolo della Genesi, invece, ci
narra che tutti discendono da una singola coppia di antenati originali: Dio dalla polvere modellò
Adamo e da una sua costola creò Eva, la donna che non mette in discussione la posizione dell’uo-
mo. Ella è solo una costola rivestita di carne, eppure permette ad Adamo di diventare uomo, gli
permette di conoscere il peccato, il lavoro, la sofferenza, la morte. Eva è solo una costola, una
piccola cosa, ma grazie a lei Adamo accede alla conoscenza. Insieme, Adamo ed Eva da creature
diventano creatori, dando alla luce il genere umano.

Matthew Henry, prete presbiteriano del Galles, sosteneva che “la donna è nata dalla costola
dell’uomo, non dalla testa per essere superiore né dai piedi per essere calpestata, ma dal lato per
esserne uguale”. Pertanto, se le donne sono “solo costole di”, all’uomo manca qualcosa. E così,
anche nel calcio, il segreto di un successo si cela nello spogliatoio: dopo che si allacciano gli scar-
pini, bisogna ricordarsi di guardare negli occhi il/la compagno/a che ci sta accanto. Noteremo
una persona desiderosa di trionfi, disposta a sacrificarsi per la maglia, con la consapevolezza che,
quando arriverà il momento, faremo lo stesso verso di lei. Se in questo processo un ingrediente è
sbilanciato, non possiamo arrivare alla meta desiderata.

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I
SPECIALE CALCIO FEMMINILE SCUOLA ALLENATORI

GENTIL SESSO,
l calcio rosa in Italia è ancora prigioniero di stereotipi, come quello che le calciatrici sono
scarse ed omosessuali; le giocatrici non hanno lo status di professioniste e godono di tutele
marginali. Il calcio continua a languire ai margini dello sport femminile, surclassato dalle
pallavoliste, strapazzato dalle tenniste, affogato dalle nuotatrici, infilzato dalle schermitrici.

QUANTE DISCRIMINAZIONI… Occorre un cambio netto di mentalità, accompagnato da un taglio ai luoghi comuni del passato per
far uscire le nostre donne dal Medioevo in cui si dibattono. In Italia, spicca il poco interesse dei
mass media per lo sport al femminile, che di fatto è molto esiguo per non dire quasi totalmente as-
sente; infatti, anche gli eventi più rilevanti a livello Europeo o Mondiale non vengono trasmessi e
la carta stampata non dedica lo stesso spazio alle notizie relative al calcio femminile come a quello
Poco seguite dai media, maschile. Le donne hanno diritto solo ad uno spazio marginale e di “nicchia”.
non tutelate a livello legislativo.
Ed i numeri sono una conseguenza Parlare a giovani calciatrici di concetti quali: smarcamento, finte o dribbling, passaggi, schemi o
più in generale di tattica di gioco, di contrasti, eccetera, non è impossibile. La donna non è infe-
riore e non deve più subire tali pregiudizi. Non devono esistere sport “più o meno femminili”, ma
solo sport. Ciò sia per la pratica vera e propria, sia per gli addetti ai lavori. Si auspica al riguardo
di Francesco Pistolesi che l’attività svolta nell’ambito del settore giovanile e scolastico, in collaborazione con le scuole e
le istituzioni, possa aiutare a superare queste problematiche e a far cambiare la coscienza sociale
sul tema eliminando una volta per tutte, col tempo, i pregiudizi e le disparità. In ambito legislati-
vo, un aspetto rilevante è rappresentato dal valore discriminante della L. n. 91/1981 per quanto
concerne le atlete madri e di conseguenza per ciò che ci riguarda le calciatrici. Queste ultime,
infatti, essendo considerate dilettanti, in caso di gravidanza, possono subire la risoluzione del
contratto di prestazione sportiva per inadempimento dell’atleta.

Perciò essere madre non appare essere un diritto, ma un privilegio.


La discriminazione è documentata dall’U.E. che evidenzia una percentuale di uomini europei che
pratica sport pari al 43% contro il 37% delle donne. Nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, i ragazzi
che praticano sport con regolarità sono il 19%, le ragazze sono appena l’8%.
Dati preoccupanti che hanno spinto le organizzazioni sportive di base a sollecitare l’Unione Euro-
pea ai fini di avviare politiche sportive per favorire la pratica dello sport tra le donne.

Il senso di unione, di appartenenza, la voglia di collaborare e di combattere, le idee e la tenacia


hanno rappresentato la base per costruire i diritti e le garanzie conquistati fino ad oggi; ma rap-
presentano ancora il punto di partenza per proseguire in questo cammino. Un cammino arduo e
complesso ma non impossibile. Le battaglie ancora da combattere sono molteplici in un duplice
senso: difendere il patrimonio raggiunto e conquistare altri diritti e garanzie che, pur fondamen-
tali, non sono ancora stati riconosciuti, né a livello legislativo, né a livello regolamentare, nono-
stante i principi contenuti nel Trattato di Lisbona e nella Carta dei Diritti fondamentali dell’U-
nione Europea, giuridicamente vincolanti non solo per tutti gli stati membri, ma anche per gli
ordinamenti sportivi. Appare chiaro pertanto come sia necessario continuare in questa direzione,
dando sempre maggior sostegno alle donne che intraprendono la carriera sportiva.

Un tackle su Valentina Bergamaschi dell’under 19 *Estratto della Tesi finale, al Corso per Direttore Sportivo 2015,
dal titolo “L’evoluzione della donna nel mondo del calcio”

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SPECIALE CALCIO FEMMINILE LA STORIA

CALCIO FEMMINILE:
COME È NATO, COSA È CAMBIATO
Dalle British Ladies agli Europei di Svezia:
un excursus sulla storia in rosa del pallone nel Vecchio Continente

a cura di Marco Viani


Carolina Morace, calciatrice simbolo della Nazionale
*Traduzione integrale dal francese di un articolo dedicato all’ “universo rosa”, femminile italiana, premiata dal Presidente del Settore
dal titolo “Calcio femminile: una lunga, faticosa, realizzata storia”, Tecnico, Gianni Rivera, il giorno in cui è entrata a far
realizzato dalla redazione della rivista UEFA “Compétitions féminines” - Edizione 2014 parte della Hall of Fame del calcio italiano.

G
Nella sua straordinaria carriera,
la Morace ha collezionato 136 presenze in azzurro
li inizi della storia del calcio femminile furono felici: le donne giocavano, formavano squa- impreziosite da 95 gol
dre e attiravano pubblico alle partite. Poi questo sport venne considerato inconveniente
per loro e così hanno dovuto lottare, ma mai abbassando le braccia.
La donna che gioca a calcio, come ha scritto Virginia Woolf a proposito delle donne in
generale, “è quasi assente dalla Storia”. Quelle che hanno contribuito allo sviluppo di questo sport
non sono state, per loro sfortuna, delle eroine né alla loro epoca, né oggi. La maggior parte della e con non poco sollievo, una prova assai tangibile: una fotografia scattata nel 1895. È l’immagine
storia del calcio è stata scritta da uomini su uomini. La comparsa del calcio femminile in numerosi di Nettie Honeyball, impressionante nella sua divisa calcistica: una bluse messa dentro larghi pan-
scritti di storici è poco più di un curioso capitolo aneddotico e incompleto. taloni, essi stessi calcati in stretti stivali (gli stessi degli uomini all’epoca) e cinti da parastinchi. Di
grande statura, i capelli riccioli legati dietro la testa, Nettie Honeyball non aveva l’aria di scherza-
Quando si esamina un fatto storico a posteriori, si cerca generalmente di legare gli avvenimenti re. E non scherzava affatto.
tra loro, di mostrare la loro coerenza e di far emergere la logica del come e del perché del loro
svolgimento. Questo percorso è semplicemente impossibile con il calcio femminile. Questa fotografia corredava un resoconto della rivista Sketch sull’emergere di un fenomeno ap-
Questa disciplina non presenta una storia continua perché essa ha dovuto nascondersi per so- parentemente nuovo. L’anno precedente questa immagine, Nettie Honeyball aveva fondato un’or-
pravvivere. Per lungo tempo è stata priva di un’organizzazione degna di questo nome; da qui la ganizzazione chiamata British Ladies’ Football Club con la ferma intenzione di dimostrare che
difficoltà di trovare archivi e dati storici su di essa. Il suo progresso è andato a strappi, episodico le donne non erano quelle creature “decorative e insensate” che agli uomini piaceva così tanto
e frastagliato. Si pone pertanto il problema di sapere da dove iniziare quando si ricerca l’origine descrivere.
di questo sport.
Fervente promotrice del voto delle donne e del loro diritto a sedere in Parlamento, essa organizzò
Alcune prove attestano che le donne, al pari degli uomini, hanno iniziato a giocare a calcio in rapidamente quello che è stato, sulla base dei dépliants promozionali, “la prima partita di calcio
tempi lontani. Alcuni affreschi risalenti agli anni compresi tra il 25 e il 220 dopo Cristo, scoperti in femminile”. Questa partita fu disputata a Crouch End nel Middlesex da squadre rappresentanti
Cina, le mostrano a rincorrere un pallone. Inoltre, sembrerebbe che abbiano partecipato a giochi il nord e il sud dell’Inghilterra (sempre per la cronaca e senza approssimazione vinse il nord per
folcloristici simili al calcio nel XII secolo in Francia. A Inveresk, in Scozia, sono stati ritrovati re- 7-1). Nonostante fossero presenti migliaia di spettatori, la rivista Sketch scriveva: “Gli sforzi e
soconti, datati XVII secolo, di partite fra squadre di donne sposate e squadre di donne celibi. Per le giocatrici erano seguiti con una grande pietà. Il pubblico fece ritorno a casa senza nemmeno
la cronaca, con un po’ di approssimazione, vinsero il più delle volte le prime. aspettare la fine del primo tempo. L’articolo terminava così: “Tutti devono riconoscere che le don-
ne non sono fatte per il duro mondo del calcio. Questa disciplina è da consigliare a loro soltanto
Felicemente ogni persona che si immergerà negli archivi del calcio femminile troverà, prima o poi come esercizio fisico in giardino, ed è di gran cattivo gusto come divertimento pubblico”.

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SPECIALE CALCIO FEMMINILE LA STORIA

Fu precisamente come “esercizio fisico in giardino” che il calcio femminile ritornò a galla. E preci-
samente in un retro cortile appartenente a Dick Kerr & Co. Ltd, una società costruttrice di tranvai
responsabile della elettrificazione della linea Liverpool-Southport, ma trasformata in una fab-
brica di munizioni durante la prima guerra mondiale. Il nome di Nettie Honeyball sarebbe stato
Valentina pressoché sconosciuto alle nuove protagoniste, poiché le British Ladies’ Football Club si erano
Giacinti dissolte da tempo. Ad ogni modo, nel cortile della fabbrica Dick Kerr & Co. Ltd, quelle donne di-
ventate lavoratrici durante la guerra passavano la loro pausa-caffè a contendersi un pallone con
gli apprendisti.

Rapidamente, il loro interesse e la loro destrezza finirono per accrescersi: un disegnatore indu-
striale della fabbrica divenne il loro allenatore; e nel Natale del 1917, con il calcio maschile sem-
pre più raro in tempo di guerra, esse disputarono la prima partita di beneficenza. Sui manifesti
si poteva leggere: “Il grande divertimento delle vacanze”. Un pubblico di 10.000 persone accorse
per assistere alla vittoria delle Dick Kerr Ladies per 4-0. Tre anni più tardi, il 26 dicembre 1920 (se-
condo Boxing Day) ben 53000 spettatori erano presenti a Goodison Park, a Liverpool, per vederle
affrontare le St. Helen’s Ladies, con 10.000 persone costrette a rimanere fuori.

In quel momento il loro sport è in pieno sviluppo. Negli Stati Uniti, anche le facoltà riservate alle
donne iniziano a formare squadre. Nel 1916 fecero la loro apparizione in Francia le prime forma-
zioni femminili. Una rappresentativa francese fu rapidamente invitata in Inghilterra dalle Dick
Ladies. Furono disputate anche partite di ritorno. A Francoforte, in Germania, anche alcuni ar-
chivi attestano che le donne giocavano a calcio. Nel 1921, l’Inghilterra contava circa 150 squadre
femminili. Ma le cose cominciarono a complicarsi.

La federazione inglese di calcio (la FA), sospettando delle irregolarità finanziarie nei conti delle
Dick Kerr Ladies, si sentì “costretta a esprimere un forte disappunto” e ad affermare che “il cal-
cio è da sconsigliare alle donne e non dovrebbe essere incoraggiato”. Più di un quarto di secolo
era passato dal giorno in cui la rivista Sketch aveva dichiarato che esse “non erano fatte per il
football” e la mentalità non era affatto cambiata. Tutti i club maschili iscritti alla FA erano ormai
diffidati dal prestare i loro campi di gioco alle femmine.

Nel momento in cui, sotto l’impulso delle numerose partite disputate per beneficenza, il calcio
femminile poteva darsi una struttura di campionato, i club si trovarono senza terreni per giocare
e senza arbitri per dirigere i loro match. Come tante altre squadre, dal nome oggi completamente
dimenticato, le Dick Herr Ladies lottarono per sopravvivere, ma i loro sforzi risultarono vani. È
qui che il nostro racconto si interrompe brutalmente. Immaginiamo che quelle appassionate cal-
ciatrici abbiano continuato a giocare nei parchi, nelle strade, nei giardini e nei retro cortili; niente
però lo attesta mancando resoconti.

Nessuno all’epoca poteva sapere che la storia del calcio femminile sarebbe andata avanti, che la
volontà di giocare di queste donne avrebbe trovato mezzi per esprimersi (di nascosto non poten-
dolo fare davanti al pubblico) e che questa evoluzione si sarebbe rivelata largamente preziosa.
Se cerchiamo di seguire la storia punteggiata del calcio femminile, ci ritroviamo in Italia, a Mi-
lano, in via Stoppani 12 (un indirizzo che sarebbe diventato ancora più celebre) nel 1930, data di

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SPECIALE CALCIO FEMMINILE LA STORIA

nascita del Gruppo Femminile Calcistico. Il giorno della sua fondazione, secondo i resoconti, le femminile della FIFA. In tale occasione la Cina ha accolto undici altre squadre di tutte le Confe-
donne fecero il loro ingresso in campo in gonna. Bisognerà pertanto attendere il 1946 per vedere derazioni. Nel 1996, ad Atlanta, gli Stati Uniti hanno vinto il primo torneo olimpico, dopo aver
la nascita delle prime squadre in Italia, a Trieste. Un nuovo balzo nello spazio e nel tempo ci pro- trionfato nella Coppa del Mondo cinque anni prima.
ietta nei Paesi Bassi dove nel 1955 si forma la Federazione di calcio femminile olandese, anche se Gli Stati Uniti sono stati i primi a sperimentare il professionismo, spinti dal loro successo in Coppa
la Federazione calcistica dei Paesi Bassi (KNVB) celebra l’occasione intimando ai club maschili di del Mondo della FIFA nel 1999: la Federazione Women’s United Soccer Association (WUSA) è stata
non permettere alle donne di utilizzare i loro impianti. La stessa realtà regna in Germania, dove fondata nel 2001, anche se tre anni più tardi si è dissolta per difficoltà finanziarie. Le è succeduta
le istanze dirigenziali del calcio maschile non vogliono affatto che le femmine giochino al calcio. la National Women’s Soccer League (NWSL) che prosegue molto bene.
Ma nel 1964, in Danimarca, questo sport è praticato e, alla fine degli anni ’60, fa registrare una
migliore organizzazione. Arriviamo così agli inizi del calcio femminile come lo conosciamo, e il In Europa, una competizione per squadre nazionali esiste dal 1982 all’interno dell’UEFA. Nel ca-
filo della storia si solidifica, tessendo una rete in ogni direzione. Nel 1965 fanno la loro apparizione pitolo dei record, figura EURO 2013 in Svezia che è stato seguito da oltre 200.000 spettatori, senza
in Francia, a Reims, alcune squadre di donne. Lì, nell’est del paese, il calcio femminile era spari- contare i 250.000 visitatori nelle zone della pubblicità e telespettatori stimati 65 milioni. Molte
to dopo alcune partite di esibizione degli anni ‘20. Un tal Pierre Geoffrey, giornalista dell’Union, calciatrici sono oggi professioniste, in parte grazie alla creazione dell’UEFA Women’s Champions
prende le redini della squadra dello Stadio di Reims. La copertura mediatica che assicura e le sue League lanciata come Coppa Uefa nel 2001-2002 che ha già visto vincitori club tedeschi, francesi
capacità di allenatore rinforzano la popolarità di questo sport e contribuiscono a propagarlo geo- e inglesi, in rappresentanza di tre Paesi che dispongono oggi di floride federazioni professionisti-
graficamente. Così, nel 1971, conduce la nazionale femminile a disputare la prima partita ufficiale. che.
Nello stesso anno si svolge il primo campionato finlandese.
Una dei più grandi successi del calcio femminile a livello europeo, che è anche la prova tangibile
Un identico fervore si registra in tutta Europa. Le donne formano squadre. Sotto l’impulso di una della sua vitalità, è il fatto che la sua storia si presenta oggi come un filo continuo. Nella prefa-
disposizione dell’UEFA del 1971 che intima alle federazioni di farsi carico del calcio femminile zione della preziosa opera di Gail J. Newsham sulle Dick Kerr Ladies, sir Tom Finney (che prima
sul loro territorio, esse fanno venire meno, una dopo l’altra, l’interdizione che pesava sulla loro di diventare una star calcistica negli anni ‘50 faceva l’apprendista idraulico proprio a fianco del
disciplina. In Italia questo loro sport aspira a diventare semiprofessionistico: nel 1971, Sue Lopez, magazzino di frutta e verdura tenuto dal manager delle Ladies) ricorda: “All’epoca si pensava
calciatrice del Southampton WFC (di cui oggi dirige il settore del calcio femminile) è ingaggiata che il calcio femminile fosse una nuova disciplina, ma, ad essere sinceri, non era vero!” Finney è
dall’AS Roma e si vede offrire in cambio vitto e alloggio presso il suo allenatore. facilmente scusabile perché ogni volta che questa disciplina è riapparsa ha dovuto lottare contro
l’idea largamente diffusa che si trattasse di una novità e non di uno sport costituito da prendere
In Europa il calcio femminile è in pieno sviluppo, ma nel quotidiano le calciatrici devono sempre sul serio. Oggi le donne di questa prima generazione di calciatrici in Inghilterra, in Norvegia, in
lottare per giocare. In Norvegia, per esempio, Karen Espelund fa parte della prima generazione di Svezia, in Italia e altrove giocano a calcio. Così le future calciatrici non avranno soltanto una stra-
donne che giocano a calcio. È stata segretario generale della Federazione calcio norvegese (NFF) da pavimentata davanti a loro, ma potranno ormai anche appoggiarsi su una lunga tradizione.
per 10 anni. È diventata presidente della Commissione del calcio femminile dell’UEFA nel 2002,
per due mandati, e lo è stata di nuovo dopo il 2011. È stata anche, dallo stesso anno, la prima donna
membro del Comitato esecutivo dell’UEFA.
Karen Espelund è cresciuta a Trondheim. “Quando avevo sei o sette anni, è a scuola che ho sentito
dire per la prima volta che il calcio non era fatto per le donne. Non potevo capire che si potesse
voler proibire un tale divertimento a una bambina”. A 14 anni, Karen aveva già trovato e raggiun-
to una squadra.
Il lavoro più duro restava tuttavia da fare. “I problemi che avevamo davanti – ricorda – erano se-
gnatamente dovuti al fatto che ci veniva proibito di giocare su certi campi; non c’erano strutture
per noi. Non avevamo affatto la priorità quando si trattava di affittare i terreni di gioco e non c’e-
rano ancora competizioni organizzate a livello nazionale. La storia ci dice che abbiamo superato
questi problemi. Non abbiamo più bisogno di spogliatoi separati. Tutte noi abbiamo cominciato a
acquisire maggiore libertà”.

Nel corso degli ultimi 15-20 anni, le donne sono state sempre di più a voler giocare a calcio. Nel
mondo intero, le squadre, i campionati, le strutture e le competizioni non riconosciute hanno
lasciato il posto a un’organizzazione ufficiale. Nel 1991 si è disputata la prima Coppa del Mondo

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SPECIALE CALCIO FEMMINILE UFFICIO STAMPA

AVVICINARE
Sono le parole di Sandro Mencucci, Consigliere Delegato dell’ACF Fiorentina e adesso anche Presi-
dente della Fiorentina Women’s FC. Per questo suo duplice ruolo, ricoperto sia nel calcio maschile
che in quello femminile, abbiamo fatto con lui una chiacchierata a proposito di questi due mondi
calcistici, così vicini eppure così estremamente lontani.
CALCIO MASCHILE E CALCIO FEMMINILE: Presidente Mencucci, da uomo di calcio quale lei è, che sta vivendo da vicino sia la realtà

È POSSIBILE
maschile che quella femminile, quali sono a suo giudizio le maggiori differenze tra questi
due ambienti?
“L’impegno messo sul terreno di gioco, in allenamento ed in partita, ma anche fuori dal rettangolo verde, è
lo stesso sia tra le ragazze che tra i ragazzi; le calciatrici sono professioniste di fatto e danno il massimo per
questa loro grande passione. La loro passione è rimasta tale e non si è tramutata in professionismo come in
ambito maschile; ma l’impegno è lo stesso”.
L’intervista a Sandro Mencucci, Presidente della Fiorentina Women’s FC
Come mai allora la mancata diffusione del calcio femminile in Italia?
a cura della Redazione “Perché il calcio è sempre stato maschilista e percepito come uno sport maschile. Purtroppo è stata la scarsa
informazione a portare a questo risultato”.

Vedendolo da vicino, com’è il calcio femminile?


“Uno sport fatto di grande entusiasmo e grande agonismo. Non ha la stessa visibilità di quello maschile, ov-
vio, ma proprio alla sua controparte maschile può anche insegnare qualcosa: come l’umiltà, il saper essere
più vicino alla gente ed ai propri tifosi”.

Per chiudere, un suo giudizio personale sul percorso portato avanti dalla Federazione…
“La FIGC sta facendo grandi cose per la diffusione del calcio femminile. Semmai trovo carente l’impegno da
parte delle squadre professionistiche maschili.
Dal punto di vista tecnico e tattico non abbiamo niente da invidiare, col nostro movimento in Italia, a realtà
più consolidate come quelle del Nord Europa o in Germania; è ad un livello fisico che siamo indietro rispetto
a questi paesi. Ma questo è dovuto al minor numero di tesserate ed i progetti portati avanti mirano a ridurre
questo gap esistente”.

“Abbiamo accolto con grande favore la norma della FIGC che obbliga le società maschili professionistiche ad
investire sul calcio femminile, aumentando progressivamente ogni anno il tesseramento di giovani calcia-
trici. Un impegno importante e che porterà a dei risultati nel futuro.
Per dare una vera spinta al movimento, però, ci sembrava giusto fare un ulteriore passo: è per questo che la
stessa proprietà dell’ACF Fiorentina ha acquisito il titolo sportivo e oggi può vantare una squadra anche nel Sandro Mencucci,
massimo campionato femminile: la Fiorentina Women’s Football Club”. Presidente della Fiorentina Women’s FC

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SCUOLA ALLENATORI SCUOLA ALLENATORI

LA PREPARAZIONE INTRODUZIONE

“Fermo! Segui l’azione del giocatore attaccante e, una volta in posizione corretta, fermati per po-
AL GESTO TECNICO DEL PORTIERE ter parare il tiro dell’avversario”.
Quante volte noi allenatori dei portieri abbiamo detto o ci siamo sentiti dire questa frase quando
eravamo noi in porta. Nel calcio moderno, con la tecnologia che adesso abbiamo a disposizione,
non possiamo evitare di analizzare dettagli importanti che prima non erano nemmeno lontana-
Uno studio sperimentale sulla postura mente valutabili. Pensiamo alla video match analisi che adesso è diventato un “must”, mentre so-
lamente qualche anno fa non era altro che un foglio di carta con qualche scritta o qualche appunto
preso durante lo svolgimento della gara. Potendo quindi visionare qualsiasi partita di qualsiasi
di Alessandro Danti livello, non possiamo evitare di vedere che nessun portiere in nessuna categoria riesce a rimanere
completamente fermo, poco prima del tiro del giocatore avversario. Che si tratti di una partita o
di un allenamento, adulti o bambini di qualsiasi serie, accade qualcosa al portiere che gli impone
di eseguire dei movimenti involontari, prima di eseguire un gesto tecnico, partendo da una posi-
zione di assoluta staticità.

Analizzando attentamente questo aspetto inconscio o riflesso, ho cercato di capire cosa portasse
il numero uno ad eseguire quel “saltello” o quella apertura improvvisa delle gambe, nell’attimo
Salvatore Sirigu

precedente all’esecuzione vera e propria del gesto tecnico. La risposta a questa domanda è emersa
chiaramente da un test scientifico da me inventato e condotto per realizzare la tesi sperimentale
del “Corso di specializzazione per allenatore dei portieri di prima squadra e settore giovanile”
svolto a Coverciano.

Partendo dalla letteratura scientifica, ho potuto constatare che tale movimento è riconducibile ad
un riflesso da stiramento, al quale l’organismo fa involontariamente ricorso, per cercare di reclu-
tare più energia possibile dalle fibre muscolari, al fine di ottimizzare e massimizzare il movimento
successivo. Tale pre-attivazione è inconscia e difficilmente controllabile, pertanto limitarla o ad-
dirittura evitarla risulta dispendioso e dannoso, in quanto consuma energia mentale e fisica, limi-
tando notevolmente la qualità del gesto tecnico-motorio successivo. La conferma di quanto scritto
sopra è stata data dal test sperimentale che ha evidenziato che, nel 100% dei casi, a prescindere
dal metodo utilizzato, si ha una pre-attivazione prima del gesto tecnico-motorio.
Successivamente analizzeremo la pre-attivazione e la relativa postura di partenza del portiere,
mettendo a confronto il metodo classico (statico) con il metodo sperimentale chiamato “frequen-
za” (dinamico). Prima però è opportuno precisare da un punto di vista scientifico cosa accade
all’organismo durante la pre-attivazione e in che modo è da considerarsi determinante per la
realizzazione delle azioni motorie successive.

FASE DI PRE-ATTIVAZIONE: IL CICLO ALLUNGAMENTO-ACCORCIAMENTO (SSC)

La maggior parte dei movimenti umani è caratterizzata da un’attivazione muscolare che compor-
ta una fase di contrazione muscolare di tipo eccentrico (allungamento), immediatamente seguita
Per leggere la tesi completa di Danti, collegarsi al sito del Settore Tecnico (www.settoretecnico.figc.it) da una fase concentrica (accorciamento) (Goubel, 1987; Komi, 1987). Questa particolare tipologia
e ricercarla nella sezione “Documenti”

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SCUOLA ALLENATORI SCUOLA ALLENATORI

di attivazione permette al complesso muscolo-tendineo di accumulare energia elastica durante la porta. L’obiettivo della postura di attesa del portiere è quella di renderlo il più pronto possibile ad
fase eccentrica, per poi rilasciarla durante la fase concentrica sotto forma di lavoro meccanico ed eseguire efficacemente una qualsiasi azione tecnico-motoria nel minor tempo possibile.
in modo assolutamente e metabolicamente gratuito. Prendiamo come esempio una comune molla:
se non gli si applica nessuna forza, risulta praticamente inutile e non ha alcuna funzione. Se però Vediamo quindi le differenze che ci sono tra il metodo classico in postura statica ed il metodo
la appoggiamo su di un piano e la comprimiamo, non appena viene rilasciata, schizza via imme- sperimentale con postura dinamica. Il metodo classico prevede che il portiere attenda il da farsi in
diatamente. Quindi possiamo dire che, facendo ricorso al ciclo di allungamento-accorciamento, è assoluta staticità, mantenendo il corpo più o meno flesso in avanti, in relazione alla vicinanza del
come se attivassimo la molla del complesso muscolo-tendineo, la quale prima viene caricata e poi pallone alla porta (più vicina sarà l’azione avversaria e più si tenderà a flettere il busto in avanti)
restituisce l’energia immagazzinata allungandosi successivamente, migliorando notevolmente la e le gambe piegate, anch’esse in funzione della vicinanza della palla, con l’appoggio dei piedi al
qualità del movimento successivo. terreno sull’avampiede (parte anteriore del piede, con i talloni sollevati). Non appena si compren-
dono le intenzioni dell’avversario, si chiede al portiere di rimanere fermo nella posizione spaziale
Da un punto di vista pratico e funzionale il ciclo SSC (Stretch-Shortening-Cycle) permette di avere in cui si trova, per poi eseguire l’intervento tecnico in funzione della traiettoria del pallone. La
una maggiore potenza nel movimento, essendo la potenza in rapporto tra forza e velocità: si può “frequenza”, ovvero il metodo sperimentale paragonato nel test, prevede gli stessi movimenti di
affermare che l’azione motoria successiva sarà più forte e veloce. Da un punto di vista scientifico preparazione del metodo classico fatta eccezione per un particolare fondamentale: poco prima del
quindi si può affermare che il ciclo allungamento-accorciamento, eseguito nella fase di prepara- calcio del pallone verso la porta, il portiere esegue 2 o 3 oscillazioni bipodaliche per poi eseguire la
zione al gesto tecnico specifico del portiere, porterà principalmente due benefici: sequenza di movimenti che caratterizza il gesto tecnico scelto, anziché rimanere fermo fino all’ul-
aumento della potenza espressa dai complessi muscolo-tendinei nei movimenti conseguenti; timo secondo. Tali oscillazioni prevedono che i piedi eseguano lo stesso movimento sincronizzato,
economizzare, da un punto di vista metabolico, il dispendio energetico nell’azione motoria suc- alzando ed abbassando i talloni da terra senza staccare eccessivamente l’avampiede dal terreno.
cessiva, attingendo dall’energia elastica immagazzinata in precedenza nella fase eccentrica. Questo movimento permette al portiere di essere sempre in contatto con il campo e, soprattutto,
di eseguire una serie, seppur breve, di cicli SSC, i quali accumulano energia elastica che viene im-
mediatamente restituita nell’esecuzione del gesto tecnico successivo. In qualunque momento o
METODI A CONFRONTO: IL METODO CLASSICO ED IL METODO SPERIMENTALE, per qualsiasi motivo, il movimento di pre-attivazione che caratterizza la “frequenza” può essere
DENOMINATO “FREQUENZA” interrotto o ripreso, per far fronte ad eventuali cambiamenti della situazione di gioco.

Prima di confrontare i metodi, è op- La funzione della “postura in frequenza”, oltre a quanto trattato fino ad ora, ha lo scopo di eli-
portuno precisare la differenza tra minare il movimento inconscio analizzato in precedenza. Difatti, dalla video analisi di qualunque
posizione e postura del portiere: per portiere, si può facilmente notare che prima di ogni gesto tecnico, se riesce ad avere una postura
posizione si intende un punto dello statica, il portiere esegue un movimento di pre-attivazione più o meno accentuato. Chiaramente
spazio del campo di gioco, in cui è si- questo movimento inconscio è vincolato alle specifiche caratteristiche fisico-motorie del portiere
tuato il portiere, il quale può essere ed al suo bagaglio motorio. Troviamo portieri, soprattutto sudamericani, che seguono un vero e
modificato eseguendo varie moda- proprio salto prima di un gesto tecnico, qualunque esso sia. La frequenza quindi ha lo scopo di
lità di spostamento (corsa, sposta- eliminare completamente questi movimenti assolutamente casuali ed intonsi per fare spazio a dei
menti laterali, passo incrociato ecc.); movimenti volontari e controllati, che anticipando un riflesso inconscio permettano di pre-atti-
per postura, invece, si intende l’at- varsi ed essere pronti con dei gesti codificati e soprattutto funzionali. Il test sperimentale eseguito
teggiamento del corpo che si assume per analizzare le due diverse posture di attesa ha evidenziato molti aspetti che prima erano sco-
modificando i vari segmenti corpo- nosciuti, o meglio, non si credeva che avessero tanta importanza nella qualità del gesto tecnico
rei in funzione della situazione di successivo. Vediamo quindi la struttura del test e come è stato possibile raccogliere ed analizzare
gioco, senza però dover necessaria- i dati per produrre i risultati ottenuti.
mente modificare la posizione nello
spazio. La postura varia in relazione
allo sviluppo del gioco e soprattut- TEST SPERIMENTALE SULLE CONCLUSIONI DA 10 METRI
to relativamente alla posizione del
pallone in possesso dell’avversario Il test si pone l’obiettivo di valutare la qualità esecutiva di un tuffo su traiettoria a mezza altezza,
ed alla distanza di quest’ultimo dalla circa 1 metro da terra, su un tiro frontale a 10 metri di distanza rispetto alla posizione di partenza
del portiere. Il punto di possibile impatto con il pallone è stato fissato a 3 metri esatti dal piede

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SCUOLA ALLENATORI SCUOLA ALLENATORI

omologo al lato di spinta, così da garantire l’impegno massimale, per cercare di intercettare il prima, durante e dopo l’esecu-
pallone sulla linea di tuffo laterale. Per definire un protocollo di analisi valido e attendibile non si zione vera e propria del tuffo. La
può prescindere da alcune caratteristiche fondamentali: ripetibilità, oggettività, risultati chiari e possibilità di comunicazione dei
scientificamente validi. Pertanto è stato necessario ricorrere a delle attrezzature scientifiche uti- due dispositivi è una condizione
lizzate fino ad ora solamente in campo medico o bio-medico. L’area nella quale è stato svolto tutto imprescindibile per calcolare le
il lavoro è costituita da un campo sintetico, all’interno di una struttura coperta, così da eliminare differenti pre-attivazioni delle
la variabile degli agenti atmosferici e delle condizioni del campo all’esterno che variano, ovvia- varie fibre muscolari in funzione
mente, in funzione della stagione durante la quale viene svolta la prova. Lo spazio utilizzato per dell’inizio della prova, eviden-
l’area di lavoro è un quadrato di circa 15x15 metri, quindi con dimensioni assolutamente ridotte. ziando la sequenza di attivazione
Analizziamo le tre attrezzature fondamentali per la realizzazione del test. progressiva dei movimenti nel
metodo classico statico, contro
1. Elettromiografo BTS® FREEEMG 1000: que- una pre-attivazione simultanea
sto particolare strumento wireless permette dell’intera catena cinetica dei
di rilevare, singolarmente, 8 diversi muscoli, muscoli estensori del metodo
analizzando l’impegno muscolare ed i tempi sperimentale dinamico.
di attivazione. Dal momento che la trasmis- Un’istantanea dello schermo mentre viene rilevata l’attività dei muscoli
sione dei dati è senza fili, si ha la possibili- 3. Sparapalloni GLOBUS®: per essere
tà di poter eseguire qualsiasi movimento in attendibile, un test scientificamente valido deve essere ripetibile e, soprattutto, deve avere tutte
assoluta libertà e senza alcun vincolo legato le variabili sotto controllo. Capiamo bene che il tiro di un essere umano, per quanto allenato e abi-
L’elettromiografo edi muscoli sondati

alla presenza di cavi sparsi per l’area di lavo- le, non potrà mai avere la stessa traiettoria e la stessa velocità. Ecco perché la macchina sparapal-
ro. Dovendo analizzare la postura di attesa, loni diventa uno strumento fondamentale per la realizzazione di un test che richiede traiettorie e
prima ho eseguito un analisi bio-meccanica velocità costanti e soprattutto gestibili con estrema precisione.
del gesto del tuffo per comprendere al me-
glio quali fossero i principali muscoli deputa- Da uno studio che ho effettuato sulle velocità del pallone nelle conclusioni in porta, nelle tre cate-
ti all’esecuzione del gesto tecnico. Per tanto gorie analizzate nella tesi (giovanissimi nazionali, allievi nazionali e primavera), ho potuto calco-
dopo lo studio e le varie prove di collaudo del lare la velocità delle conclusioni in porta su tiri da 10/15 metri. Questi dati sono stati fondamen-
test è emerso che la scelta finale era sicura- tali per definire la soglia delle velocità massimali nelle varie categorie e tarare di conseguenza la
mente la catena dei muscoli estensori degli sparapalloni. Per il test ho deciso di definire la traiettoria del pallone ad 1 metro esatto da terra
arti inferiori (gastrocnemio, retto femorale, e le velocità della palla poco al di sopra della soglia massima rilevata per ogni categoria (studio
vasto mediale) ed il tibiale anteriore di en- eseguito con la pistola laser “Bushnell Velocity” su più di 400 conclusioni a rete). Ho scelto di sta-
trambe le gambe. Con gli 8 muscoli sopra cita- re leggermente al di sopra della velocità massima così da chiedere al portiere di eseguire il gesto
ti è stato possibile ottenere dei dati precisi e con un impegno massimale in ogni prova registrata. Questo per evitare che si lavorasse in “eco-
molto chiari relativamente a: sequenza di attivazione, tempo di pre-attivazione - qualità dell’im- nomia”, non capendo quindi quale sia la differenza reale tra i due metodi analizzati. Solo in alcuni
pegno muscolare. rari casi i portieri sono riusciti a toccare il pallone. Le prove sono state eseguite con traiettoria
lineare a 3 metri esatti di distanza dal piede omologo al lato del tuffo del portiere e su entrambi i
2. Sonda inerziale BTS® G-WALK: con questo sensore, posizionato precisamente in prossimità della lati (tuffo lato destro e tuffo lato sinistro).
vertebra L5, è possibile determinare gli spostamenti nello spazio ed i movimenti dell’esecutore
del test. Essendo anch’esso wireless, non vincola in alcun modo il tuffo del portiere. I dati ricavati
da questo strumento sono di fondamentale importanza sia per determinare la differenza tra le PROCEDURA DEL TEST SPERIMENTALE
pre-attivazioni dei due metodi, sia per calcolare forza ed accelerazione in ogni esecuzione tecnica.
La differenza di movimento, come abbiamo visto in precedenza, è data dalla pre-attivazione dina- Il portiere parte dalla posizione di partenza 1, in postura di attesa, utilizzando uno dei due metodi
mica utilizzata nel metodo sperimentale. Pertanto una volta individuato il momento esatto in cui messi a confronto. Con una luce colorata (verde) azionata dalla postazione computer (dedicata
inizia la sequenza di movimenti che caratterizza il gesto tecnico del tuffo, dato dallo spostamento all’acquisizione dei dati ed al controllo dei vari dispositivi) si dà inizio alla prova ed il portiere
laterale del baricentro (asse Y), uguale in tutte e due le esecuzioni, si può stabilire cosa accade assume la postura corretta e attende il secondo comando (luce rossa) che dà ufficialmente inizio

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SCUOLA ALLENATORI SCUOLA ALLENATORI

1. Forza espressa nel tuffo: in tutte le prove di tutte le categorie analizzate, l’espressione di forza
misurata in Newton è sempre maggiore nel metodo sperimentale. Non solo: solitamente il peggior
risultato ottenuto con il metodo sperimentale è maggiore del migliore risultato del metodo classi-
co. Nei portieri evoluti di età compresa fra i 16 ed i 19 anni il valore medio della forza espressa nel
metodo sperimentale è più del doppio che nel caso classico.

2. Accelerazione espressa nella fase di spinta: anche in questo caso il risultato è stato notevolmen-
te a favore del metodo sperimentale. Difatti tutti i valori medi di tutte le categorie vedono risultati
migliori utilizzando la frequenza durante la fase di preparazione al gesto tecnico. Sempre nella
medesima fascia di età (16/19 anni) l’accelerazione nella fase di spinta monopodica è doppia nel
metodo sperimentale.

3. Pre-attivazione dell’intera catena cinetica dei muscoli estensori: analizzando i tempi di pre-at-
tivazione delle singole fibre muscolari sondate (catena estensori degli arti inferiori + tibiale ante-
riore) è emerso che nel metodo classico si ha un’attivazione metabolica sequenziale dei muscoli
deputati all’azione tecnico-motoria del tuffo, evidenziando che si attivano uno dopo l’altro e so-
lamente “quando è strettamente necessario”. Questo risultato evidenzia che non è possibile fare
ricorso al ciclo allungamento-accorciamento, in quanto non si ha una pre-attivazione che permet-
Un’immagine schematizzata per capire come si svolga il test ta di immagazzinare energia elastica. Viceversa, nel metodo sperimentale, si ha una pre-attiva-
zione dell’intera catena dei muscoli analizzati, evidenziando che si pre-attivano tutti nello stesso
al test. D’ora in poi il portiere si concentrerà solamente sulla sparapalloni. Durante la breve at- momento (circa 300-400 millisecondi prima del primo movimento) permettendo così di attivare
tesa (circa 2-4 secondi) il software registra la soglia di attività basale dei singoli muscoli sondati il ciclo SSC e di utilizzare quindi l’energia elastica immagazzinata nel successivo gesto tecnico,
dall’elettromiografo wireless, pertanto è necessario che il portiere mantenga esattamente la stes- migliorandone notevolmente la qualità esecutiva in termini di forza e di accelerazione.
sa postura senza muoversi, altrimenti invaliderebbe la prova dovendo ripartire nuovamente. Al
comando prestabilito (luce verde non visibile in alcun modo dal portiere per evitare ogni possibile Precisando che tutti gli atleti sottoposti al test non avevano mai eseguito, prima di allora, il mo-
movimento in anticipo) l’addetto alla sparapalloni fa partire la palla e di conseguenza il portiere vimento sperimentale di preparazione in frequenza, non si può in alcun modo evitare di valutare
dovrà provare ad incentrare la traiettoria eseguendo una parata in tuffo a mezza altezza. Una volta i benefici di tale pre-attivazione. Malgrado fosse la prima volta che eseguivano quel particolare
campionata l’esecuzione tecnica, vengono fatti una serie di controlli (video e software) per capire movimento, si evince che, oltre ad essere di facile apprendimento, non necessita di alcun proto-
se è stato registrato tutto correttamente, se ci sono problemi di connessione tra i vari dispositivi collo di allenamento o di lunghi programmi di potenziamento muscolare. Il risultato della pre-at-
e soprattutto se il gesto tecnico è stato eseguito perfettamente. Tutte le prove con delle leggere tivazione in “frequenza” è immediato e rilevante. Ovviamente con un opportuno apprendimento
anomalie o con errori di acquisizione sono state invalidate per far sì che i dati analizzati fossero basato su una progressione didattica il risultato sarà sicuramente migliore. Inoltre, se si considera
quanto più reali possibile. la maggiore espressione di forza e di accelerazione, si può facilmente intuire che il gesto tecnico
sarà eseguito più velocemente. Considerando le velocità del calcio moderno ed i ridottissimi tem-
pi di reazione del portiere, avere una soluzione per eseguire un gesto tecnico più velocemente e
RISULTATI con una maggiore qualità risulta sicuramente molto utile.
La conclusione è affidata ad una frase di James Russel Lowell, che invita a riflettere ed a mettere in
Lo studio della fase di preparazione ad un qualsiasi gesto tecnico specifico del portiere, in questo dubbio ciò che si fa, per cercare di migliorare ogni giorno: “solo i morti e gli stupidi non cambiano
caso il tuffo, potrebbe sembrare non direttamente collegato con il fine ultimo, cioè l’esecuzione mai idea”. Per questo motivo, la speranza è che questo lavoro possa essere di aiuto per tanti e che
tecnica dell’azione motoria. Gli strumenti utilizzati, però, hanno permesso di analizzare l’intera ci sia la possibilità di condividerlo, svilupparlo e migliorarlo ulteriormente, con la collaborazione
esecuzione: dalla pre-attivazione all’atterraggio al suolo. L’intera analisi ha evidenziato dei risul- di tutti.
tati incredibilmente interessanti. Difatti la fase di preparazione influenza fortemente la qualità
dell’esecuzione successiva del gesto tecnico. Principalmente i risultati ottenuti hanno evidenziato
tre aspetti fondamentali che evidenziano come il metodo sperimentale della “postura in frequen-
za” dinamica sia migliore rispetto al metodo classico che prevede un’assoluta staticità:

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SCUOLA ALLENATORI SCUOLA ALLENATORI

IL MESTIERE DI Qual è il ruolo ricoperto dall’osservatore calcistico oggi nell’organigramma di una società
calcistica e quali sono le sue mansioni?
“Oggi l’osservatore calcistico è il primo collaboratore del direttore sportivo e può essere definito come il

OSSERVATORE CALCISTICO vero e proprio occhio del ds. All’osservatore viene demandata infatti l’azione di scouting: un’attività che il
direttore sportivo fatica a seguire direttamente nel calcio di oggi, impegnato com’è in un’ampissima rosa di
situazioni, dalla gestione dello spogliatoio ai rapporti con il Presidente”.

A tu per tu con Marco Zunino, docente del corso di Coverciano Ma non è possibile essere un osservatore anche senza una formazione ad hoc?
“L’ossevatore si può fare naturalmente a tutti i livelli, ma è solo a livello professionistico che diventa un’area
strategica fondamentale per le sorti di una società e quindi si può definire “scouting”.

a cura della Redazione La differenza tra vedere e osservare è ciò che caratterizza il professionista osservatore. A chiunque si può
chiedere informazioni riguardo ad un giocatore, ma la metodologia professionale adottata dall’osservatore
gli consentirà di raggiungere e di individuare quei parametri, di livello tecnico, tattico e comportamentali,
che sono stati indicati da una società per ricercare il proprio obiettivo specifico”.

Ha parlato di metodologia… in che senso?


“Il metodo è fondamentale in questo campo: consente di individuare, attraverso le competenze maturate
dalla formazione, tutto ciò che è interessante e fondamentale per la valutazione del calciatore, fino ad arri-
vare alla codificazione dei dati per la creazione e quindi l’inserimento di essi in una banca dati informatica,
oggi necessaria per potere effettuare lo scouting sul territorio di riferimento, che sia regionale o mondiale.

È importante tenere sempre presente che lo scouting del calciatore non è la statistica della azioni del cal-
ciatore: la match analysis è una questione, lo scouting un’altra. All’osservatore interessa la qualità di quel
gesto, la scelta tattica, l’esecuzione tecnica. Si tratta di espertizzazione, non di statistica.

Così come il calcio giocato è quasi l’opposto del calcio raccontato. La magia di una giocata, quella che induce
giornalisti e cronisti a crogiolarsi in epiche narrazioni, per l’osservatore è il frutto di una capacità coordina-
tiva: esistono indici e parametri che indicano quanto Messi sia bravo e l’osservatore è in grado di individuar-
lo, come pure è in grado di individuare chiunque possa essere funzionale alle esigenze della propria squadra.

M
Per arrivare a questo punto, però, lo scouting deve essere professionalizzato: serve quindi l’affidabilità pro-
fessionale che non può che arrivare dalla formazione, così come è successo in precedenza per le professioni
aggio 2015 è stato un mese importante per il Settore Tecnico della FIGC. Un mese di allenatore, direttore sportivo e preparatore atletico”.
che, probabilmente, tra qualche anno, riguardando indietro nel tempo, verrà defini-
to storico. Ma perché? Perché nel maggio 2015 è partito nelle aule del Centro Tecnico Può parlarci in maniera specifica del Corso per Osservatore Calcistico che si tiene a Cover-
Federale di Coverciano il primo “Corso per Osservatore Calcistico di Società Profes- ciano?
sionistiche”. Un corso che ha sancito la formalizzazione di una figura professionale sempre più “Il percorso didattico si articola in 72 ore di lezione: durante il corso vengono effettuate tre prove pratiche
importante nel calcio moderno. Una figura che un tempo era trasversale, ricoperta da allenatori e (monitoraggio del parco calciatori di riferimento, relazione sul calciatore ‘obiettivo’ e relazione sull’allena-
direttori sportivi, e che oggi invece, con una sempre maggiore specializzazione in tutti i ruoli - an- tore ‘obiettivo’) e, come sottolineato anche in precedenza, viene data grande importanza alla didattica della
che quelli attinenti alla sfera delle società calcistiche - è diventata una vera e propria professione. metodologia, la vera novità autentica del corso. Vengono affrontate molte altre materie ed i docenti sono
Di questa nuova figura professionale – nuova in quanto riconosciuta professionalmente con il tutti addetti ai lavori, dai ds agli osservatori, fino agli allenatori. Grande importanza viene data al ruolo del
recente corso di Coverciano – non potevamo che parlarne con Marco Zunino, direttore sportivo e portiere, con docenti specifici del settore.
docente di Metodologia dello Scouting e di Storia del Calcio al “Corso per Osservatore Calcistico di Il corso, sostanzialmente, è diviso a metà tra metodologia e tecnica applicata”.
Società Professionistiche”.

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NON SOTTOVALUTIAMO
UFFICIO STAMPA

Il testo di base del corso è un libro a lei molto caro...

L’IDRATAZIONE NEL CALCIO


“Sì, si intitola ‘Manuale per l’osservatore calcistico: tecniche e segreti dello sport più amato al mondo’ e nelle
pagine di questo libro ho racchiuso 25 anni di appunti e di studi sul tema, per arrivare ad una metodologia
di lavoro che consenta di avere tutti i mezzi necessari per individuare il talento calcistico su un terreno di
gioco.
Perché è fondamentale prevenire la disidratazione nei giocatori
È un manuale dove vengono spiegate le tecniche utili per individuare le caratteristiche e le qualità del cal-
ciatore, oltre a temi che riguardano anche piccoli accorgimenti pratici concernenti la professione, come le
penne da utilizzare: un osservatore, durante il suo lavoro non può lasciare niente al caso e anche solo pochi
attimi di distrazione, per il mancato funzionamento di una penna, possono risultare determinanti nell’esito
della valutazione finale. La memoria, infatti, dopo 24 ore tende a cancellare e a confondere le informazioni.

In questo libro troviamo tutti i compiti che può assolvere un osservatore in una società di calcio, come quelli
legati al desk e quindi l’analisi attraverso il computer e l’archiviazione dei dati nell’archivio informatico.

L’aspetto fondamentale nell’attività dello scouting è il contenuto, unito alla capacità di saper codificare quel
contenuto: per questo serviva un approccio più professionale, seguendo una rigorosa metodologia di lavoro.
Da qui è nata la volontà di creare quest’opera, un libro che dal prossimo corso per osservatore calcistico sarà
anche il testo di riferimento per gli allievi”.

Una volta terminato il corso, quali possono essere gli sbocchi lavorativi?
“L’obiettivo del corso è quello di poter dare agli allievi proprietà di mezzi e sensibilità, per forza di cosa diver-
si da altri professionisti del settore: tutti strumenti che consentiranno ai futuri osservatori di poter entrare di Angelo Pulcini*, Francesco Perondi**, Giorgio Gasparini***,
nell’area scouting di una società calcistica professionistica. Grazie anche e soprattutto a questo corso, oggi la Matteo Osti**, Alessandro Fonte**, Andrea Bernardini**

L
figura dell’osservatore calcistico è riconosciuta come professione ed in questo 2016 la Federazione richiederà
la qualifica federale per essere tesserati da una società come osservatore”. a capacità di prestazione ad alta intensità, come richiesta oggi dal calcio, dipende da molti
fattori. In questo caso specifico, per svolgere la propria attività al massimo delle capacità
individuali, ogni calciatore deve avere, oltre ad una preparazione atletica adeguata, una
composizione corporea bilanciata, non solo in termini di massa magra e massa grassa,
ma anche in termini di idratazione. Chi pratica sport deve ricorrere frequentemente alla re-idra-
tazione che non consiste solo nel “bere acqua”, ma, accanto a questa, occorre assumere liquidi
composti (sali minerali, carboidrati, vitamine, aminoacidi, etc.) nella giusta dose e nei tempi giusti
(prima, durante e dopo allenamento / partita), previo monitoraggio dei consumi individuali (per
esempio pesandosi prima e dopo la prestazione sportiva).
La scienza della nutrizione nello sport è molto attenta alla prevenzione della disidratazione du-
rante l’esercizio fisico, sia perché questa incide sul calo del rendimento con evidenti riduzioni del-
le espressioni di velocità, potenza, tecnica e “presa di decisione”, sia perché può pure predisporre
ai traumi muscolari indiretti (crampi, contratture, stiramenti, ecc.) e, nei casi più conclamati,
perfino mettere a rischio la salute stessa dell’atleta a iniziare dal colpo di calore.

* medico, nutrizionista
** preparatore atletico
*** fisioterapista
della SS Lazio nella prima parte di stagione 2015/2016

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SEZIONE MEDICA SEZIONE MEDICA

Vale la pena ricordare che le prestazioni dratazione: al superamento di determinati valori soglia (vedi chart 2) si aggiunge un supplemento
possono iniziare a subire un calo durante di integrazione idrica isotonica pre-confezionata.
l’attività fisica già quando si è perso circa il
2% del proprio peso corporeo attraverso il La tabella che segue mostra un campione di misurazioni dell’osmolarità dell’urina (in mOsmoli/
sudore e simili (per un atleta di 75 kg il 2% kg H20) effettuate sui nostri calciatori.
corrisponde a circa 1,5 kg), e anche meno
del 2% se l’idratazione è compromessa già La continua rilevazione fa prendere coscienza al giocato-
prima di iniziare. Tutto ciò è complicato re del proprio stato;
dal fatto che nello sportivo lo stato d’idra- i diversi colori evidenziano i vari livelli di idratazione;
tazione varia continuamente e rapidamen- nel giorno della partita i valori in media sono migliori ri-
te. spetto gli altri giorni.
È un dato da non sottovalutare, perché
sappiamo bene che, nel corso di un allena- Nei giorni in cui è stata effettuata la BIAV abbiamo
mento o di una partita, un calciatore può confrontato lo stato di idratazione con i valori otte-
perdere fino a 2,5 kg con un clima freddo e nuti con l’osmometro e le informazioni sono risulta-
Un esempio della variazione di peso prima e dopo allenamen-
to in un ambiente molto caldo e umido di un campione di fino a più di 4 kg con un clima molto caldo te praticamente sovrapponibili.
giocatori. Le variazioni del peso sono consistenti malgrado le e umido. Il controllo sistematico dello stato di idratazione in-
diverse pause “acqua”. Per questo dobbiamo rendere più consa- trodotto in questa stagione agonistica ha già dato i
pevoli i nostri giocatori su questo aspetto primi risultati e portato ad alcune considerazioni.
della loro salute sportiva, utilizzando per il controllo anche strumen- Un importante obiettivo raggiunto è la maggiore
ti molto semplici come la chart (colore delle urine), da esporre nei consapevolezza sull’importanza dell’idratazione da
bagni e utilizzare come primo orientamento. parte di tutta la squadra, con un miglioramento ine-
Per una corretta valutazione dello stato d’idratazione dei nostri atleti quivocabile del loro stato di salute “idrico”.
finora ci siamo affidati all’analisi d’impedenza bioelettrica vettoriale Un secondo risultato strettamente collegato al primo è che migliorando lo stato di salute “idrico”
(BIAV). Certamente si tratta di un metodo semplice, ma non così ra- potremmo aver ridotto il rischio di incorrere nei traumi muscolari indiretti. A rafforzare questa
pido da poter essere applicato quotidianamente nei nostri calciatori. seconda convinzione ci sono state alcune importanti osservazioni che abbiamo fatto confrontan-
Per questo abbiamo cercato e trovato uno strumento che, alla Lazio, do le osmolarità delle urine e il dosaggio della creatin-fosfochinasi (CPK) rilevato nel sangue dei
stiamo utilizzando dall’inizio della stagione agonistica 2015/2016. giocatori. Vale la pena ricordare che il CPK è un enzima la cui concentrazione aumenta nel sangue
Si tratta di in presenza di sofferenza muscolare.
un osmometro per urine portatile, Osmo- Ebbene, abbiamo osservato che i valori di CPK più alti li avevano i calciatori con osmolarità delle
check©, calibrato da 0-1550 mOsmoli/ urine più elevata e che, recuperata una condizione di normo-idratazione, i valori del CPK erano
kg H20; questo strumento è in grado di più che dimezzati.
misurare l’osmolarità delle urine utiliz- Riteniamo che queste prime osservazioni ci inducano a proseguire nel nostro programma di idra-
zandone solo poche gocce, fornendoci tazione e che la rilevazione della osmolarità delle urine possa far parte del nostro programma.
in questo modo informazioni affidabili e
facilmente ripetibili sullo stato di idrata-
zione dei nostri calciatori. Quando il di- BIBLIOGRAFIA
splay segnala un valore uguale o maggio-
re di 600 mOsmoli indica già un principio 1) Bangsbo. J. Physiological Demands of Football. (2014) Sports Science Exchange. Vol. 27,
di disidratazione; una lettura maggiore No. 125, 1-6.
Chart 2. Abbiamo realizzato una tabella di riferimento visivo di 1000 mOsmoli indica uno stato concla- 2) Da Silva, R.P., T. Mündel, A.J. Natali, M.G.B. Filho, R.C.G. Alfenas, J.R.P. Lima, F.G Belfort,
più dettagliata, per migliorare la consapevolezza dello stato di mato di disidratazione. P.R.N.R. Lopes, Marins JCB (2012) Pre-game hydration status, sweat loss, and fluid intake
idratazione e di conseguenza fornire una indicazione più incisiva Il monitoraggio dell’osmolarità delle in elite Brazilian young male soccer players during competition. J. Sports Sci. 30(1): 37-42.
sul feedback. urine è funzionale agli interventi di re-i-

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SCUOLA ALLENATORI

Sara Gama

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