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Santa Gemma Galgani


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Santa Gemma Galgani


Nel MARTIROLOGIO ROMANO, 11 aprile, n. 11:
Vergine · Mistica
« A Lucca, santa Gemma Galgani, vergine, che, insigne nella contemplazione della Santa
Passione del Signore e nella paziente sopportazione dei dolori, a venticinque anni
Vergine
nel Sabato Santo concluse la sua angelica esistenza. »

Santa Gemma Galgani (Borgo Nuovo di Camigliano - Lucca, 12 marzo 1878; †


Lucca, 11 aprile 1903) è stata una mistica e vergine italiana. La prima santa
stigmatizzata del XX secolo.

Pur non facendone parte dal punto di vista giuridico, appartiene alla Famiglia
spirituale Passionista che comprende la Congregazione della Passione di Gesù Cristo
(Passionisti), le Monache Passioniste di clausura, Congregazioni di Suore di varie
epoche, nazioni e denominazioni, Istituti secolari e Movimenti laicali.

Indice

Biografia
La famiglia Galgani
Il periodo formativo, difficoltà economiche, lutti
La lunga malattia mortale
La grazia grandissima: le stimmate
Età alla morte 25 anni
L'incontro con i passionisti e l'ospitalità dai Giannini
Nascita Borgo Nuovo di Camigliano -
I dubbi del prelato e le rassicurazioni di padre Germano
Lucca
I colloqui estatici e le vessazioni diaboliche
12 marzo 1878
Gli ultimi mesi e la morte: 11 aprile 1903
Morte Lucca
Il culto 11 aprile 1903

I processi di canonizzazione
Iter verso la canonizzazione
I miracoli per la beatificazione e la canonizzazione Venerata da Chiesa cattolica
Il "caso Gemma" e san Pio da Pietrelcina Beatificazione 14 maggio 1933, da Pio XI
Opere Canonizzazione 2 maggio 1940, da Pio XII

Ricorrenza 11 aprile

Biografia
Santuario Monastero-Santuario di Santa
principale Gemma, Lucca

La famiglia Galgani
Patrona di Movimento Laicale Passionista,
Gemma è nata martedì 12 marzo 1878 dal dottore farmacista Enrico Galgani, nativo paracadutisti, farmacisti della
di Porcari e da Aurelia Landi originaria di San Gennaro, della provincia di Lucca. diocesi di Lucca
Quinta di otto figli venne battezzata il giorno seguente nella parrocchia di San Michele
Collegamenti esterni
a Camigliano, diocesi di Lucca. Al nome di Gemma, praticamente sconosciuto nelle
Scheda (http://www.santiebeati.it/dettaglio/31800)
consuetudini onomastiche della lucchesia, il padrino, lo zio Maurizio, fece aggiungere
su santiebeati.it
i nomi di Umberta e Pia. Il parroco della vicina Gragnano, don Olivo Dinelli, ebbe a
dire: "Le gemme sono in paradiso. Speriamo che anche questa bambina sia una
Gemma di paradiso". Profezia che divenne realtà. Diverso tempo dopo la nascita della "maggiorina" (la prima figlia femmina) i
Galgani si trasferirono a Lucca. Enrico cercava una migliore sistemazione per la famiglia che cresceva; Aurelia cominciava ad
avere gravi problemi di salute (tisi tubercolare) che ben presto la porteranno alla tomba ad appena 39 anni, quando Gemma
ne aveva appena sette. Durante il rito della confermazione, ricevuto da Gemma il 26 maggio 1885 nella chiesa di San Michele
in Foro, una arcana voce le chiese se voleva darle "volentieri" la mamma. Gemma, nella sua Autobiografia, scritta diversi anni
dopo, dirà che fu "costretta a rispondere di sì". Mamma Aurelia morirà nel settembre dello stesso anno.

Il periodo formativo, difficoltà economiche, lutti


Dopo aver frequentato l'asilo-scuola delle sorelle Vallini in piazza San Francesco a Lucca, Gemma iniziò la frequenza delle
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scuole elementari-medie presso le Suore Oblate dello Spirito Santo (comunemente dette Istituto di Santa Zita o Zitine)
fondate qualche anno prima dalla beata Elena Guerra (Lucca, 23 giugno 1835 - 11 aprile 1914).

Il 19 giugno 1887 ricevette la prima comunione nella parrocchia di san Frediano, dopo essere stata adeguatamente preparata
dalle suore e da monsignor Giovanni Volpi, che sarà sempre il suo confessore e direttore spirituale. Questo prelato sarà
nominato, qualche anno dopo, vescovo ausiliare di Lucca e in seguito vescovo di Arezzo.

Interrotti gli studi presso le Zitine per ragioni di salute e per scarsa disponibilità economica della famiglia, Gemma frequentò
le scuole notturne della Dottrina Cristiana, molto incoraggiate dall'arcivescovo Nicola Ghilardi; in esse eccelse riportandone
premi e apprezzamenti dalla madrina contessa Guinigi.

Dopo la morte della mamma, altri gravi lutti si susseguirono nella famiglia Galgani. Nel 1894 morì, a soli diciotto anni, il
fratello Gino che studiava da seminarista. Gemma sentì profondamente questo vuoto affettivo e spirituale lasciatole dal
fratello da cui si riprese a fatica, ispirata anche dalla voce dell'angelo che la esortava a essere davvero sposa di un Re
Crocifisso. Aiutò la famiglia nell'asilo tenuto dalle sorelle Baccheretti (tra piazza Scarpellini e Corte Compagni) e anche nella
scuola di taglio delle signorine Sbaraglia in via Nuova. Nel 1896 per una incidentale carie ossea al piede destro ne subì il
raschiamento senza anestesia. Il coraggio della ragazza stupì i chirurghi. Nel Natale di quest'anno emise il voto di castità.

Nel novembre 1897 si spense anche il papà Enrico per un cancro alla gola a soli 57 anni di età. Egli lasciava la famiglia in un
gravissimo frangente finanziario, tanto grave che i figli e le sorelle dello scomparso vennero cacciati di casa e costretti e
dormire sul lastrico. Nei primi tempi furono aiutati dalla generosità di buone persone e la disponibilità di vari parenti.

Gemma venne accolta dalla zia paterna Carolina Galgani, sposata Lencioni, che aveva casa e negozio a Camaiore, a pochi km
da Lucca. Si prestò nel negozio di chincaglierie degli zii, senza mai rallentare la propria vita di preghiera e di frequenza dei
sacramenti,specialmente nella vicina e solitaria Badia di San Pietro. Diversi ragazzi non restarono insensibili alla sua virginea
bellezza; anche la zia Carolina desiderava vederla accasata. Avrebbe così risolto tutti i suoi problemi. Gemma, però, preferì
troncare questi progetti e queste richieste inopportune e tornò alla miseria di Lucca, in via del Biscione, dove si erano
trasferiti i fratelli con le sorelle e le due zie paterne (Elena ed Elisa).

La lunga malattia mortale


La permanenza a Camaiore si prolungò per vari mesi tra l'inverno e la primavera del 1897 - 1898. Nell'ultimo periodo nella
cittadina rivierasca Gemma avvertì già i primi sintomi della malattia che si aggraverà molto presto, con varie patologie
(osteite alle vertebre lombari e otite mastoidea). Fu costretta a rimanere a letto semiparalizzata per lunghi mesi.I medici che
si avvicendarono al suo capezzale cercarono di risolvere le sue patologie secondo i metodi empirici dell'epoca. Veniva
amorevolmente assistita dalle zie, dalle Suore Ministre degli Infermi di San Camillo (dette anche Barbantine, dal nome della
loro Fondatrice la beata Maria Domenica Brun Barbantini). Monsignor Volpi e altri ecclesiastici la confortavano e animavano
nei suoi dolori. L'8 dicembre 1898 emise il voto di verginità.

Da persone amiche e devote le venne data da leggere la biografia di san Gabriele dell'Addolorata (ancora venerabile)
imprestata dalla signora Cecilia Giannini. Dopo aver ricevuto il viatico, le apparve il giovane passionista che la chiamò con
affetto "sorella mia!". Ispirata da Gabriele la giovane invocò la allora beata Santa Margherita Maria Alacoque Il 2 marzo 1899,
dopo la novena rivolta alla beata delle Visitandine, guarì istantaneamente. Per tutta Lucca Gemma divenne "la ragazzina del
miracolo".

La grazia grandissima: le stimmate


Il periodo susseguente alla guarigione miracolosa si contraddistinse per una sempre più profonda immersione nella
contemplazione di Gesù Crocifisso. Sentì di voler essere sola e tutta di Gesù. Cercò di farsi religiosa claustrale ma per varie
ragioni, soprattutto per il grave stato di deperimento da cui si era appena ripresa e la grave indigenza economica che le
impediva di formarsi la dote necessaria al suo ingresso in una monastero di clausura, questo suo ardente desiderio venne
sempre frustrato. A nulla valsero anche le rassicurazioni celesti che la volevano monaca.

Furono mesi di profonda vita mistica. L'8 giugno 1899 (era l'ottava del Corpus Domini e vigilia della festa del Sacro Cuore di
Gesù) riceve la "grandissima grazia" delle stimmate, in via del Biscione. L'arcano fenomeno, come verrà definito da Pio XII
nella bolla di canonizzazione, si ripeterà periodicamente ogni giovedì dalle ore 20 alle 15 del venerdì successivo. Le stimmate,
comunque, si manifesteranno quasi tutti i giorni negli anni 1901- 1902, sia di giorno che di notte.

L'incontro con i passionisti e l'ospitalità dai Giannini


La ragazza non ebbe il coraggio di manifestare le stimmate al suo confessore, monsignor Giovanni Volpi; faceva fatica a
celarle anche ai suoi famigliari che non apprezzavano per nulla la sua vita di devozione. Gemma frequentava volentieri il
monastero della Visitandine, situato in via Elisa, nel quale sperava di poter entrare. Al termine del mese del Sacro Cuore
venne a sapere che nella cattedrale di san Martino si tenevano le missioni popolari predicate dai Passionisti in preparazione
all'anno giubilare del 1900.

Entrò in duomo e riconobbe nell'abito i religiosi confratelli di san Gabriele dell'Addolorata. Una locuzione interiore la spinse
finalmente ad aprirsi con uno di loro, padre Gaetano Guidi. Questi le credette e la mise in contatto con Cecilia Giannini, donna
pia, nubile, che viveva con la famiglia del fratello, Matteo, farmacista, il quale aveva casa in via del Seminario, dietro il
duomo. La frequentazione con i Giannini si intensificò finché Gemma venne accolta come ospite fissa, anzi come una figlia,
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della pur numerosa famiglia.

I dubbi del prelato e le rassicurazioni di padre Germano


Finalmente Gemma riuscì a parlare delle stimmate anche con monsignor Volpi. Questi, però,
molto perplesso, volle sottoporre a esame medico la giovane mentre era in estasi dolorosa
con le stimmate e altri segni cruenti della Passione, sanguinanti. Il dottor Pietro Pfanner. che
accompagnava il prelato, diede parere negativo del fenomeno quando al tocco di una pezzuola
inumidita scomparvero immediatamente. Seguirono mesi di perplessità e di angoscia. In
visione, Gemma vide verso la fine dell'anno un sacerdote passionista piuttosto anziano, con i
capelli bianchi, che pregava in una chiesa. Gesù le disse che quella persona avrebbe
conosciuto in lei le meraviglie della sua grazia. Era il padre Germano Ruoppolo, postulatore
generale dei Passionisti, grande studioso di mistica.

La giovane gli scrisse molte lettere a iniziare dal mese di gennaio 1900. Iniziava così uno degli
epistolari più ricchi e interessanti della storia della mistica cattolica. Germano giunse a Lucca
solo nel settembre dello stesso anno. Sottopose la giovane a vari esami per smascherare
qualsiasi tentativo di simulazione o di protagonismo, anche inconsapevoli. Alla fine si convinse Altra foto della santa
della assoluta integrità morale della giovane e della sua cristallina vita interiore, totalmente
aperta all'influsso del soprannaturale, della Grazia. Sempre Germano cercò di rassicurare monsignor Volpi della sincerità ed
equilibrio della giovane mistica. Suggestionato anche da alcuni ecclesiastici, prevenuti contro la giovane, forte anche del
parere negativo del dottor Pfanner, il prelato non sciolse mai in modo chiaro i suoi dubbi e le sue perplessità. Ciò fu origine di
un amaro conflitto attorno alla giovane stigmatizzata che non si risolse mai compiutamente. Solo molti anni dopo, in
occasione dei processi di canonizzazione, il vescovo ammise di essere stato troppo dubbioso e che davvero la Galgani era "un'
anima privilegiata".

I colloqui estatici e le vessazioni diaboliche


La relativa tranquillità di casa Giannini permetteva a Gemma di potersi dedicare quasi del tutto esclusivamente alla preghiera.
Spesso era colta da estasi, durante le quali colloquiava con celesti interlocutori. A sua insaputa i Giannini, Cecilia, oppure
Eufemia o Annetta, trascrivevano come meglio potevano quanto la mistica diceva in questi colloqui. Essi ci sono stati
conservati e formano, insieme con l'epistolario, il Diario e l'Autobiografia, i testi fondamentali per conoscere la sua profonda e
straordinaria vita mistica, tutta conformata a Cristo crocifisso. In questi colloqui estatici, come pure dall'epistolario e da serie
testimonianze si viene a sapere anche delle vessazioni diaboliche che la tormentarono per anni, fino alla fine della sua breve
esistenza. L'Autobiografia, addirittura, scomparve dal tiretto dove era stata chiusa a chiave; quando ricomparve era tutta
affumicata e come ustionata in alcune sue parti si conserva presso la Casa generalizia dei Passionisti a Roma.

Gli ultimi mesi e la morte: 11 aprile 1903


Il 1902 fu un annus horribilis per la famiglia Galgani. In pochi mesi morirono la zia Elena, poi il fratello Tonino e infine la
sorellina Giulia, tutti colpiti dalla stessa malattia che aveva portato alla tomba mamma Aurelia. Anche Gemma cominciò a
manifestare i segni di etisia anche se i medici non ne erano del tutto certi. Per sicurezza, a salvaguardia della salute dei
bambini più piccoli dei Giannini, Gemma fu trasferita, nel gennaio 1903, in un appartamentino al secondo piano di via della
Rosa, strada parallela a via del Seminario. In questi ultimi mesi di vita Gemma sperimentò fino in fondo la derelizione e
l'abbandono del Calvario. Morì placidamente, assistita da vari sacerdoti, dalla zia superstite, Elisa e da quasi tutta la famiglia
Giannini alle 13.45 del sabato santo, 11 aprile 1903. Come si usava nella liturgia dell'epoca, già le campane avevano
annunziato la risurrezione di Cristo.

La salma fu trasportata nel cimitero comunale di Sant'Anna nel pomeriggio di Pasqua. Quindici giorni dopo, padre Germano
chiese e ottenne di far fare l'autopsia del corpo della giovane. Venne trovato il sangue ancora vivo e fluido. Il cuore, fresco,
leggermente schiacciato ai lati, fu espiantato e portato a Roma dal padre Germano stesso. Ora si trova nel santuario della
santa a Madrid, esposto alla venerazione dei fedeli.

Il culto
I resti mortali della santa furono posti in venerazione nel santuario di Lucca, fuori Porta Elisa. Iniziato nel 1935 fu terminato
nel 1953, cinquantesimo della sua morte. Ha la caratteristica di essere un santuario-monastero. Esso è infatti circondato dagli
edifici monastici delle claustrali passioniste che ne curano il culto e ne diffondono la devozione. Le monache passioniste con le
quali Gemma desiderava essere aggregata, giunsero a Lucca il 16 marzo 1905. Dopo alcune sistemazioni provvisorie si
stabilirono fuori Porta Elisa nel 1922, nella zona detta dell'Arancio, dove costruirono un piccolo oratorio che accolse l'urna
della santa fino alla sistemazione definitiva del santuario.

Altri santuari a lei dedicati si trovano a Madrid (dove si venera il suo cuore) e a Barcellona. Oltre la Spagna, dove la santa è
particolarmente invocata,centri di culto a lei dedicati si trovano in America Latina, specialmente a Montevideo (Uruguay),
Medellin (Colombia), Guayaquil (Ecuador), Vistamar (Puerto Rico), Santiago (Cile), nonché in Perù, Argentina e Venezuela. In
Africa la devozione a santa Gemma è presente a Lodja, nella Repubblica del Congo (ex-Zaire) e in Tanzania. Nel santuario
dell'Immacolata Concezione a Washington vi è un suo ritratto voluto dalle Donne Cattoliche, perché modello di santità in
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famiglia. Gemma fu particolarmente invocata dai missionari passionisti in Cina (provincia dello Hunan) dal 1922 alla fine degli
anni '50 del '900, tramite la Lega Santa Gemma per le missioni costituita tra i laici collaboratori dei missionari.

È la patrona del Movimento Laicale Passionista; dei paracadutisti e dei farmacisti di Lucca.

La sua memoria liturgica è celebrata il 16 maggio.

I processi di canonizzazione
Quattro anni dopo la morte di Gemma, apparve la prima biografia, scritta da padre Germano. Ebbe un successo immediato e
clamoroso (cinque edizioni in due anni, per 23.000 copie, per un totale, nel 1913, di 52.000 copie). Si stamparono più di
8.000 copie delle Lettere ed estasi. Oltre un milione di immaginette diffusero in tutto il mondo il vero volto della
stimmatizzata lucchese. I processi Ordinari per la canonizzazione si aprirono a Lucca il 3 ottobre 1907. Ebbero un difficile
"iter" per via dei fenomeni mistici straordinari e per gli scritti della giovane che traboccavano di soprannaturale. I Passionisti
presero a cuore la causa di Gemma, riuscendo a dimostrare che nella storia dell'agiografia vi erano stati casi analoghi al suo. I
processi vennero ripresi e trasferiti a Pisa il 20 gennaio 1922 fino alla conclusione. La beatificazione fu celebrata il 14 maggio
1933 da Pio XI, dopo un supplemento di indagine teologica seguito direttamente dal papa. Il 2 maggio 1940 il nuovo papa,
Pio XII, la canonizzava dichiarandola 'stella del suo pontificato'.

I miracoli per la beatificazione e la canonizzazione


Nel caso di santa Gemma Galgani, la Chiesa ha riconosciuto e approvato quattro miracoli di guarigione, attribuiti alla sua
intercessione, due per la beatificazione e due per la canonizzazione.

Il primo miracolo approvato per la beatificazione riguarda Maria Menicucci, nata nel 1849 in provincia di Viterbo: a
trentacinque anni fu colpita da una grave forma di artro-sinovite traumatica e i medici pensavano di amputarle la gamba. Si
recò allora a Lucca, accompagnata da una parente che aveva deciso di entrare nel locale convento delle Passioniste. Dopo
aver ricevuto una reliquia di Gemma e averla posta sul ginocchio malato, la sera stessa, iniziata una novena,
improvvisamente guarì.

La seconda guarigione riguarda un sacerdote di Caprarola (Viterbo), don Ulisse Fabrizi: a settantasei anni era affetto da una
grave ulcera varicosa. La sera del 26 novembre 1919 pregò Gemma e la mattina dopo si svegliò perfettamente guarito: la
piaga era scomparsa e la pelle era ritornata "sana e rosea".

Il primo miracolo approvato per la canonizzazione avvenne il giorno stesso della beatificazione di Gemma: il 14 maggio 1933
Elisa Scarpelli, una bambina di Lappano, in provincia di Cosenza, affetta da lupus vulgaris al volto, aggravato da un'adenite
ulcerosa, dopo aver invocato la beata Gemma e aver posto una sua immagine sulla guancia malata, guarì improvvisamente,
scoprendosi allo specchio la pelle del viso intatta.

Il secondo miracolo avvenne due anni dopo, sempre a Lappano: uno zio di Elisa, Natale Scarpelli, affetto da un'ulcera varicosa
resistente a ogni cura, a causa della quale aveva perso il lavoro, la sera del 30 maggio 1935 pregò Gemma insieme alla
famiglia Scarpelli, mentre la gamba fu benedetta con una reliquia della beata. La mattina dopo, al risveglio, scoprì di essere
guarito e, due giorni dopo, riprese il lavoro[1].

Il "caso Gemma" e san Pio da Pietrelcina


Le stimmate di Gemma furono per il suo direttore spirituale un cruccio e causa di
grandi perplessità. Il giudizio formulato dal dottor Pietro Pfanner l'8 settembre 1899 di
"isterismo" pesò come un macigno nelle considerazioni successive sulla personalità
della santa. Questo giudizio, formulato in modo affrettato e superficiale, fu l'origine di
una vera e propria leggenda nera nei confronti dell'equilibrio della giovane
stigmatizzata lucchese che si trascina tuttora. Eminenti teologi, psicologi e psichiatri,
come Cornelio Fabro, Domenico Mucci, Giuseppe Esposito, Silvana Consiglio, Paolo
Marianeschi, Vittorino Andreoli e altri,per citare solo i più recenti, si sono divisi nella
valutazione del "caso Gemma"[2].

Un riferimento a parte merita la singolare colleganza della giovane stimmatizzata


lucchese con san Pio da Pietrelcina. Il santo del Gargano conobbe molto presto gli
Santuario convento Santa Gemma Galgani -
scritti di Gemma, tanto da usarne gli stessi concetti e la stessa fraseologia per
Lucca
spiegare al suo direttore spirituale i fenomeni mistici straordinari, specialmente quelli
passiopatici, che sperimentava nella sua persona. In questo caso non si può parlare di
plagio, più o meno consapevole, ma di profonda consonanza mistica, riespressa con linguaggio analogo.

Un altro riferimento che non può essere trascurato, di questo straordinario collegamento dei due santi stimmatizzati, è dato
dalla loro specifica missione nella Chiesa.

Gli stigmatizzati, riconosciuti come autentici dal magistero ecclesiastico, hanno svolto una specifica missione nella Chiesa del
loro tempo che si prolunga anche dopo la loro morte. Gemma fu chiamata dal Signore a offrire sé stessa per la conversione
dei peccatori e la santificazione del clero. Come segno e centro di irradiazione di questa offerta doveva essere costruito il
monastero delle passioniste in Lucca. Questo desiderio si poté realizzare solo dopo la sua morte. San Pio da Pietrelcina svolse
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la duplice missione di stigmatizzato con la costituzione del Gruppi di preghiera e con la erezione dell'Ospedale Casa sollievo
della sofferenza[3], accanto al suo convento e al santuario che ora ne custodisce le spoglie. Gli stigmatizzati non vanno visti
solo come immagini stampate di Gesù Crocifisso, per citare una espressione di Paolo VI usata nei confronti di Padre Pio da
Pietrelcina, ma possono essere compresi in modo adeguato solo se inseriti nel contesto della missione della Chiesa secondo i
suoi molteplici aspetti che si riducono, in fondo, nella pratica delle opere di misericordia e nella preghiera di intercessione.[4]

Opere
Lettere e scritti personali e lettere a lei o in riferimento a lei (a cura di FABIANO GIORGINI), San Gabriele edizioni, San Gabriele (TE), 2004;
Sola con Gesù solo. Colloqui estatici della stimmatizzata di Lucca,(a cura di TITO PAOLO ZECCA) San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2003.

Note

1.Piero Vigorelli, Miracoli, Edizioni Piemme, 2004, pp.58-61

2.Vedi specialmente il volume Mistica,salvezza e redenzione nell'esperienza di Gemma Galgani, a cura di P. CIARDELLA, Città Nuova, Roma 2005
3.http://www.operapadrepio.it/
4.Vedi Luca Lucchini, Nella comunione dei santi. Santa Gemma Galgani a San Pio da Pietralcina, Libreria Editrice Vaticana, 2005.

Bibliografia

FRANÇOIS-MARIE LETHEL, TITO ZECCA, FABIANO GIORGINI, Una grazia grandissima. Le stigmate di santa Gemma Galgani, Lucca 2000
PIERO CIARDELLA (a cura di), Mistica, salvezza e redenzione nell'esperienza di Gemma Galgani, Città Nuova, Roma, 2005, Atti del
convegno di Lucca del 19-21 febbraio 2004
PIERO CIARDELLA (a cura di), Identità femminile e testimonianza del Vangelo a Lucca tra Ottocento e Novecento: Maria Domenica Brun
Barbantini, Elena Guerra e Gemma Galgani, Lucca 2004
P. GERMANO DI SAN STANISLAO, Santa Gemma Galgani, Passionisti, Roma 1992 (biografia fondamentale)
JEAN-FRANÇOIS VILLEPELÉE, La follia della croce. Gemma Galgani, Città Nuova, Roma 1983
TITO PAOLO ZECCA, Santa Gemma Galgani, San Paolo, Cinisello B. (MI) 2003
TITO PAOLO ZECCA, Gli angeli nella vita e negli scritti di Gemma Galgani, Paoline Ed., Milano 2005
TITO PAOLO ZECCA, Meditiamo 15 giorni con Gemma Galgani, Paoline Ed., Milano 2005
ENRICO ZOFFOLI, La povera Gemma, Roma 1957 (studi fondamentali)
CORNELIO FABRO, Gemma Galgani: Testimone del soprannaturale, CIPI, Roma, s.d. (studio filosofico-teologico del "caso Gemma")

Voci correlate
Congregazione della Passione di Gesù Cristo
Monache Passioniste
Congregazione missionaria delle Sorelle di Santa Gemma
San Gabriele dell'Addolorata
Germano Ruoppolo di santo Stanislao, venerabile

Collegamenti esterni

Il sito ufficiale dell'arcidiocesi di Lucca (http://www.diocesilucca.it)


Il sito ufficiale del Santuario di Lucca (http://www.santagemma.it)
Il sito ufficiale delle Sorelle di Santa Gemma (http://www.santagemma.org)
Il sito ufficiale dei Passionisti (http://www.passiochristi.org)

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