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La scapigliatura, non è una scuola o un movimento ma semplicemente un gruppo di scrittori dello stesso

momento (60-70 dell’800)e negli stessi ambienti (Milano ma anche Torino e Genova) e accomunati da
un’insofferenza per le convenzioni della letteratura contemporanea (manzonismo e romanticismo
sentimentale) con rifiuto e rivolta per la borghesia sia nella letteratura che nella vita. Il termine
scapigliatura definito da Cletto Arrighi (Carlo Righetti) e utilizzato dagli stessi per definirsi, rappresenta un
gruppo di spostati e ribelli alla loro classe di provenienza e volevano vivere in maniera eccentrica. Termine
arcaico riportato in vita per essere un equivalente del francese Bohème.Con gli scapigliati compare il
conflitto tra artista e società grazie al processo della modernizzazione economica e sociale che tende a
declassarli ed emarginarli, nascono negli artisti atteggiamenti ribelli e antiborghesi con una vita irregolare e
dissipata come rifiuto radicale delle norme morali e convenzioni correnti. Il processo economico, scientifico
e tecnico fanno assumere negli scapigliati un atteggiamento ambivalente da un lato ripulsione orrore
proprio dell'artista che si aggrappa ai valori del passato come natura, arte, bellezza e autenticità del
sentimento che il progresso distrugge; mentre dall'altro lato si rendono conto che quelli ideali sono ormai
perduti e si rassegnano delusi e disincantati alla scienza positiva (elementi concreti che si verificano
attraverso l’esperienza). Questa ambivalenza è una manifestazione che rappresenta quest’età di crisi negli
scrittori e artisti che si sentono smarriti e lacerati interiormente. Questo atteggiamento chiamato dualismo
dove si sentono divisi tra ideale e vero, bene e male, virtù e vizio, bello e orrendo senza un incontro tra i
due e le loro opere sono l'esplorazione di queste incertezze e perplessità. Questa situazione di disagio di
rivolta e di protesta che accomuna gli scapigliati riprende un po’ quella degli scrittori romantici europei e ne
deriva un recupero di alcuni temi romantici come l'esplorazione dell'irrazionale, del fantastico, del sogno e
dell'allucinazione, il nero,il macabro e l'orrore ma anche il culto della bellezza, l’esotismo e atteggiamenti
umoristici e ironici.Con l'unificazione dello Stato italiano ci furono alcuni progressi che vennero visti come
causa di angoscia, paura e terrore e queste tematiche affiorarono anche dalle pagine gli scapigliati. Gli
scapigliati guardano ai romantici tedeschi come Hoffman, Jean Paul e soprattutto ammirato e imitato il
poeta Baudelaire che aveva cantato l'angoscia della vita moderna nelle grandi metropoli, il vuoto e il
disgusto della vita e dell’irraggiungibile ideale.Un altro importante autore èPoe con i suoi racconti fantastici
e orrorosi della vita disordinata e maledetta. Per quanto riguarda il culto estetizzante dell'arte
impressionano gli scapigliati i poeti del Parnasseche è una scuola formatasi in Francia tra il 1866-76 che
mirava ad una forma perfetta ed impeccabile. La posizione della scapigliatura nella cultura dell'Ottocento
èun grande crocevia intellettuale da cui filtrano temi e forme delle letterature straniere che contribuiscono
a svecchiare e sprovincializzare il clima culturale italiano. Con il culto del vero e l'attenzione a ciò che è
patologico, orrido e deforme, quel proposito di analizzarlo con la crudeltà dell'anatomista gli scapigliati
portano in Italia il gusto del nascente naturalismo. La tensione verso il mistero e l’esplorazione delle zone
buie della psiche con mostri e impulsi inconfessabili anticipano le future soluzioni della letteratura
decadente. Decade anche la sensibilità degli artisti che porta alla fusione di diversi linguaggi artistici, per
questo troviamo diversi artisti che sono anche pittori o musicisti e nelle loro opere cercano di caricare la
parola di suggestioni cromatiche e musicali. Il culto per la bellezza e per la forma anticipa l’estetismo
decadente; e le bizzarre soluzioni stilistiche che cambiano l'uso della lingua comune con delle mescolanze
iniziano un filone sperimentale soprattutto lombardo che continuerà cuore 900. Nella scapigliatura ci sono
quindi le potenzialità per un gruppo di avanguardiase questo significa un rifiuto della soddisfazione del
gusto medio del mercato letterario e sperimentazione di forme e temi del futuro. Queste potenzialità però
non vengono realizzate che in minima parte, per mancanza di chiarezza di visione, di coraggio, elaborazione
culturale, ma anche per il clima asfittico ovvero noioso e di oppressione che si trova in Italia dopo
l'unificazione di questa. Gli scapigliati non aprono nuovi orizzonti conoscitivi, cosa che accadrà con il
decadentismo europeo e italiano e non arrivano neppure ad elaborare una lingua poetica che possa essere
strumento di avventura conoscitiva e spalanchi prospettive ignote ed inquietanti. Puntano ad ottenere
effetti cromatici musicali ma non riescono a caricare la parola poetica e rompono il rapporto razionale tra
parola e significato codificato (come invece fanno i simbolisti francesi), spesso si accontentano della
provocazione del linguaggio prosaico oppure la riproduzione del linguaggio delle forme metriche dei
romanticismo.

NATURALISMO

Scrittori veristi italiani compreso Verga, nell’elaborare le loro teorie letterarie e nello scrivere le loro opere
prendono spunto con alcune differenze dal NATURALISMOche si afferma in Francia negli anni 70
dell'Ottocento. Il naturalismo si riprende dal pensiero culturale e filosofico del positivismo movimento di
pensiero che si diffonde dalla metà dell'Ottocento ed è espressione ideologica della nuova organizzazione
industriale della società borghese e il conseguente sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica; è
caratterizzato dal rifiuto di ogni visione religiosa metafisica o idealistica e dalla convinzione che tutto il reale
è un gioco di forze materiali, fisiche, chimiche, biologiche, regolate da fare leggi meccaniche spiegabili
scientificamente.Le esigenze di trasformare il romanzo in uno strumento scientifico e di rappresentare la
realtà in tutte le sue forme tradizionalmente rifiutata dal buon gusto letterario, furono riprese da Emile
Zola, uno scrittore che diede la sistemazione alle teorie naturaliste e riassunse il movimento ponendosi
come un caposcuola. Le concezioni alla base della narrativa di questo si trovano nel romanzo sperimentale
del 1880 dove sostiene che il metodo sperimentale delle scienze applicate in un primo tempo ai corpi
inanimati, poi ai corpi viventi, deve essere applicato anche alla sfera spirituale, agli atti intellettuali e
passionali dell'uomo. Di conseguenza la letteratura e la filosofia devono entrare a far parte delle scienze
grazie al metodo sperimentale,così il romanzo diviene il resoconto di un'esperienza scientifica esposto al
pubblico. Il presupposto di queste sue teorie: la convinzione che anche le qualità spirituali sono un dato di
natura come quelle fisiche e che leggi fisse reggono il funzionamento del corpo umano così come il
pensiero ed i sentimenti. La scienza sostiene Zola non ha ancora trovato con certezza tutte le leggi che
regolano la vita passionale e intellettuale dell'uomo ma alcuni principi sono l'ereditarietà biologica e
l'influsso esercitato dall' ambiente sociale e che modifica continuamente la vita dell'individuo. La
conclusione e il fine della scienza sperimentale è far sì che l'uomo diventi il padrone dei fenomeni per
dominarli così che anche nel romanzo sperimentale il fine è quello di impadronirsi dei meccanismi
psicologici per poterlo dirigere;il romanziere deve quindi aiutare le scienze politiche ed economiche nel
regolare la società ed eliminare le storture fornendo strumenti necessari per dirigere i fenomeni sociali con
una concezione progressista della società ed allo scrittore viene assegnato il compito di un impegno sociale
e politico.

L’Età DEL VERISMO

Zola si diffuse in Italia come romanziere scienziato e realista nonché scrittore sociale, contro le piaghe della
società in nome del progresso e dell’umanità. Negli ambienti culturali milanesi di sinistra, repubblicani e
socialisti c'erano diffondere esaltare le opere di Zola e per questo fu il centro diffusione Milano una realtà
moderna aperta ad accogliere il naturalismo. La sinistra milanese però rimase prigioniera delle sue
aspirazioni confuse e dimostrò di non avere la forza culturale e intellettuale per costituire una teoria
artistica coerente e per dare vita ad opere valide, creando un nuovo linguaggio letterario. Le formulazioni
teoriche rimasero generiche e approssimative e le opere creative si limitarono alla ricerca di effetti
scandalistici oportavano ad una protesta che continuava fino alla noia sulla vita degli emarginati.Capuana e
Verga due intellettuali conservatori meridionali, operavano nello stesso ambiente milanese, con le stesse
sollecitazioni del naturalismo francese e condividendo l'ammirazione per Zola. Luigi Capuana come critico
letterario del Corriere della Sera aveva una funzione fondamentale nel diffondere la conoscenza di Zola e
recensire le sue opere, in questi articoli si nota anche un modo di intendere la letteratura diverso da quello
del naturalismo francese per questo Capuana respinge la subordinazione della letteratura a scopi estrinseci
come la dimostrazione sperimentale di tesi scientifiche e l'impiego politico e sociale concordando
perfettamente con Vergache pur non manifestando pubblicamente le sue teorie le inserisce nelle sue opere
come le novelle o i romanzi. Il vedere concreti alcuni principi nelle opere di Verga da a Capuana l'occasione
di chiarire le sue posizioni teoriche recensendo malavoglia e secondo lui il naturalismo perde la sua volontà
di fare scienza e il suo impegno politico diretto, si traduce solo in un modo particolare di fare letteratura. La
scientificità non deve consistere nel trasformare la narrazione in un esperimento per tesi scientifiche main
una tecnica con cui viene rappresentata la realtà. La scientificità si manifesta solo nella forma artistica nella
maniera con cui l'artista crea le sue figure e organizza i suoi materiali; E questa maniera si riassume nel
principio dell'impersonalità dell'opera d'arte,intesa come eclissi dell'autore cioè scomparsa dal testo del
tradizionale, per questo impersonalità come fatto formale, ed è il motivo centrale della poetica di Capuana
e di Verga il luogo dello sperimentalismo scientifico del naturalismo francese. Il verismo è un’etichetta
generica che copre manifestazioni tra loro diverse, non esiste una scuola o un movimento organizzato e
vengono etichettati così tutti gli scrittori con un generico riferimento a una realtà non meglio definita o
ancor più superficialmente un interesse per figure e ambienti popolari, rappresentazione della miseria o il
colore locale e regionale. Non si parla di un programma culturale comune o una comune visione della realtà
e nemmeno di una tendenza generale tra vari scrittori, ma nel verismo si ha una serie di esperienze che
hanno tra loro ben poco di simile e che soprattutto non riprendono alla scuola naturalista francese da cui si
fa derivare il verismo italiano. Vergaimposta una rivoluzionaria tecnica narrativa che esprime una visione
della realtà pessimistica e materialistica. Verga non ha dietro di sé un vero movimento con cui può
elaborare e discutere idee o delineare un piano di rinnovamento letterario,eppure assorbendo molte
sollecitazioni culturali e avendo avuto diverse discussioni letterarie sia in Francia che in Italia, resta
comunque uno scrittore isolato. Accanto a lui c'è poi il suo amico Capuana con cui discute dei problemi
letterali e cerca di trovare posizioni teoriche e soluzioni narrative; Più tardi si aggiunse il giovane De
Roberto che è un autore di novelle e romanzi, su questi tre si basa il verismo inteso come gruppo di scrittori
con piena consapevolezza teorica che si rifanno al naturalismo francese discutendolo e rielaborandolo.
Verga non ebbe mai una larga influenza sulla cultura contemporanea e non creò mai una scuola o modello
da imitare per questo non c'era nessuna opera che si rifacesse a lui con il pessimismo materialistico. Negli
anni 90 dell'Ottocento il romanzo veristico o realistico viene soppiantato dal romanzo puramente
psicologico, non interessano più l'ambiente sociale o la mentalità di creature primitive e l'attenzione si
concentra sulla psicologia complicata.

LA VITA: GIOVANNI VERGA

Cerca Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 in una famiglia di agiati proprietari terreni con ascendenze
nobiliari. Primi studi presso maestri privati da cui trasse il patriottismo e il gusto letterario romantico
definendo il suo primo romanzo, amore e patria, scritto a 16 anni è rimasto inedito. A 18 anni si iscrive alla
facoltà di legge a Catania ma non terminò i suoi corsi preferendo il lavoro letterario e giornalismo politico,
questa formazione irregolare segna una grande differenza dalla tradizione dei degli autori letterari di solito
molto acculturati. In questi anni il suo gusto si forma con gli scrittori francesi moderni più popolari e ai
romanzi storici italiani che lasciano un’impronta sensibile nei suoi primi romanzi. Nel 1865 si reca per la
prima volta a Firenze e ci ritorna nel 1869 deciso e consapevole del fatto che per diventare un vero scrittore
doveva liberarsi della sua provincia e venire a contatto con una vera società letteraria. Nel 1872 si
trasferisce a Milano allora il centro culturale più vivo ed entra in contatto con gli ambienti della
scapigliatura e troviamo tre romanzi: Eva, Eros etigre reale, legati ad un clima romantico. Nel 1878 c'è la
svolta verso il verismo con la pubblicazione di rosso malpelo, 1880 novelle di vita dei campi,1881 il primo
romanzo del ciclo dei vinti i malavoglia, 1883 novelle rusticane e per le vie, 1884 cavalleria rusticana, 1887
novelle di vagabondaggio e nel 1889 si concentra sul secondo romanzo del ciclo mastro don Gesualdo negli
anni successivi lavora al terzo romanzo la duchessa de leyra ma non riuscirà mai a portarlo a termine. Resta
a Milano per molto tempo e nel 1893 torna definitivamente a Catania, dopo il 1903 anno in cui viene
rappresentato il suo ultimo dramma, lo scrittore si chiuse in un silenzio totale, e dedicò la sua vita alla cura
delle proprietà agricole e preoccupato per problemi economici. Le lettere di quei tempi mostrano infatti la
perdita della passione anche per la contessa Dina Castellazzi di Sordevolo. Le sue posizioni politiche
diventano sempre più chiuse e conservatrici e con lo scoppio della prima guerra mondialee un interventista
e nel dopoguerra si schiera con i nazionalisti. Muore nel gennaio del 1922 anno che vedrà la marcia su
Roma e la salita al potere del fascismo. La sua produzione inizia con romanzi composti a Firenze e poi a
Milano, a Catania aveva pubblicato il romanzo una peccatrice poi ripudiato, fortemente autobiografico con
toni melodrammatici che tratta di una storia di un intellettuale borghese siciliano che conquista il successo
e la ricchezza perdendo l'amore per la donna desiderata e ne causa il suicidio. A Firenze termina storia di
una capinera è un romanzo sentimentale che narra di un amore impossibile e una monacazione forzata che
assicura un notevole e duraturo successo. A Milano termine Eva cominciato a Firenze un giovane pittore
che brucia le sue illusoni, i suoi ideali per una ballerina simbolo della corruzione di una società materialista.
La protesta per la nuova condizione dell'intellettuale emarginato e declassato nella società borghese è
vicina alla polemica anti capitalistica che caratterizza la scapigliatura. Troviamo dopo dei romanzi che
analizzano delle passioni mondane come Eros storia del progressivo inaridirsi di un giovane aristocratico
corrotto da una società raffinata e vuota e tigre reale che è il traviamento di un giovane innamorato di una
divoratrice di uomini e la sua redenzione grazie al ritorno in famiglia. I due romanzi confermano il successo
di Verga definito dalla critica come esempi di realismo e analisi di piaghe psicologiche e sociali.Questi
romanzi scrivono in un clima ancora tardoromantico rappresentato da ambienti aristocratici e bohème
artistica incentrata su passione di anime elevate e scritto in un linguaggio empatico ed emotivo, lontani dal
modello del naturalismo francese che però già si andava imponendo. Stava maturando in Verga una crisi e
dopo un silenzio di tre anni nel 1878 esce un racconto che si discosta dalla materia e dal linguaggio della
sua narrativa interiore, gli ambienti mondani,il soggettivismo esasperato, lirico e il melodrammatico si
trovano in rosso malpelo storia di un garzonedi miniera che vive in un ambiente duro e narrata con un
linguaggio nudo che rappresenta il modo di raccontare di una narrazione popolare. È la prima opera della
nuova maniera verista ispirata ad una rigorosa impersonalità. Il 1874 aveva pubblicato un bozzetto di
ambiente siciliano in nedda che descriveva la vita di un bracciante ma il racconto non può essere
considerato un preannuncio alla nuova svolta verista, perché i toni restavano comunque melodrammatici e
estranei all’impersonalità con un gusto tutto romantico, generico e sentimentale. Il cambio del linguaggio
inaugurato da rosso malpelo è stato interpretato come una vera e propria conversionee quindi una svolta
capitale con una chiarificazione progressiva di propositie la conquista di strumenti concettuali stilistici come
la concezione materialistica della realtà e l’impersonalità. La svolta verista è la conquista del metodo verista
con cui non vuole abbandonare gli ambienti dell'alta società per quelli popolari anzi si propone di tornare a
studiarli con strumenti più incisivi, iniziando dalla base che sono il punto di partenza dei suoi studi sulla
società puntando ad arrivare fino all’aristocrazia, alla politica e agli altri intellettuali. Il nuovo metodo
narrativo dello scrittore i principi di poetica su cui si fonda sono alla base del concetto di impersonalità
secondo la sua visione la rappresentazione artistica deve conferire l'impronta di cosa realmente avvenuta,
riportando documenti reali e facendo in modo che il lettore si trovi faccia a faccia col fatto nudoin modo
che non abbia l’impressione di vederlo attraverso la lente dello scrittore. Per questo motivo lo scrittoredeve
eclissarsi e mettersi nella pelle dei suoi personaggi vedere con gli occhi dei personaggi ed esprimersi con le
loro parole,così che la sua mano sarà assolutamente invisibile e l'opera dovrà sembrare essersi fattada sé
rendendo con quest’impersonalità, un procedimento espressivo sigillo della personalità creatrice
dell’autore. Il lettore dovrà assistere ai fatti che si svolgono sotto i suoi occhi senza che nessuno gli spieghi
antefatti le storie dei personaggi e facendo in modo che gli attori si facciano conoscere con le loro azioni e
le loro parole durante il raccontoeliminando ogni artificiosità letterariacome l'intrusione dell'autore. I
principi della poetica si vedono dal 1878 in poi con una tecnica narrativa originale e innovatrice. A
raccontare non è il narratore onniscente tradizionale ed il punto di vista dello scrittore non si avverte mai,
la voce che racconta è allo stesso livello dei personaggi, non è un personaggio specifico ma il narratore si
mimetizza nei personaggi stessi, usando il loro modo di pensare e di sentire e con il loro modo di
esprimersi. Ad esempio nell’inizio di rosso malpelo che è la prima novella verista pubblicata da Verga
notiamo una visione primitiva e superstiziosa della realtà che può essere fatto da uno qualunque dei
minatori della cava in cui lavora malpelo. Questo anonimo narratore non informa sul carattere e sulla storia
di personaggi nè offre dettagliate descrizioni dei luoghi dove si svolge l'azione, parla comese si rivolgesse a
un pubblico appartenente a quell’ambiente e che conosce persone e luoghi.Se la voce narrante commenta
e giudica i fatti lo fa in base ad una visione elementare e rozzadella collettività popolare che non riesce a
dare una spiegazione psicologica delle azioni e deforma i fatti in base ai suoi principi interpretativi fondati
sull’utile e l'interesse egoistico. Il linguaggio spoglio e povero con modi di dire, paragoni, proverbi,
imprecazioni popolari, con una sintassi elementare e scorretta da cui traspare la struttura dialettale. Verga
ritiene che l'autore debba eclissarsi dell'opera perché non hai il diritto di giudicare la materia che
rappresenta. L'autore non hai il diritto di giudicare perché considerando lui il mondo come una realtà
pessimistica e dominata dal meccanismo della lotta per la vita dove il più forte schiaccia il più debole, dove i
valori ideali non trovano posto nella realtà, muovendo gli uomini dall’egoismo, dall'interesse economico e
dalla ricerca dell’utile. Essendo questa una legge della natura è universale e immodificabile e per questo
ritiene che non si possono dare alternative alla realtà esistente e neppure nella dimensione del
trascendente,poiché la sua visione materialistica e atea esclude ogni consolazione religiosa.La letteratura
non può contribuire a modificare la realtà ma può solo riprodurla fedelmente, senza passione, per questo la
tecnica impersonale di Verga è frutto di un una visione del mondo pessimistica ed è per lui il modo più
adatto per esprimerla. Questo pessimismo ha una connotazione fortemente conservatrice e per questo un
rifiuto per le ideologie progressiste contemporanea, democratiche e socialiste che giudica come fantasie
infantili. il pessimismo impedisce di indicare delle alternative ma permette a Verga di cogliere bene ciò che
vi è di negativo e anche se non da giudizi correttivi perché rappresenta bene oggettività delle cose rende il
pessimismo non come un limite della rappresentazione ma come condizione del suo valore conoscitivo e
critico. Il pessimismo conservatore di Verga definisce la sua immunità al mito del progresso e al mito del
popolo, pur trattando del popolo nelle sue opere, non si riscontra in essa quell’atteggiamento populistico
che consiste nella pietà per gli umili. Pur sottolineando la negatività del progresso moderno, Verga non
contrappone ad essa il mito della campagna poiché non crede che questa possa essere un'alternativa al
mondo brutale e corrotto né un antidoto ai suoi mali. Il pessimismo porta Verga a vedere il mondoprimitivo
della campagna come quello moderno, rettodalle leggedell’interesseeconomico, egoismo, ricerca dell’utile
e sopraffazione che pone gli uomini in conflitto tra loro; per questo Verga è uno scrittorescomodo, aspro,
sgradevole che urtaillettore e stimola la riflessionecritica senza diffondere miti ma distruggendoli. Nei
romanzi di Zola la voce che racconta riproduce il modo di vedere, di esprimersi dell'autore come borghese
colto che guarda dall'esterno e dall'alto e interviene con giudizio sulla materia trattata sia in modo esplicito
che in modoimplicito secondo il suo codice morale borghese. Tra il narratore e i personaggi c'è un distacco
netto che non avviene con Verga perché Zola intende narrare generalmente secondo un linguaggio
letterario e colto lontano dal gergo usato dei popolani, per questo la tecnica di Zola non ha nulla a che
vedere con quella di Verga poiché per Zola l’impersonalità significa assumere il distacco dallo scienziato e
guardare dall'esterno e dall'altro mentre per Verga significa eclissarsi nell’oggetto e immergersi. Le tecniche
narrative così lontane tra loro nascono dal due ideologia radicalmente diverse; Zola interviene a
commentare e giudicare dall'alto dal punto di vista scientifico perché ha fiducia nella funzione progressiva
della letteratura,venendo da una realtà dinamica di uno scrittore borghese democratico, con una società
già sviluppata che lo renda lo scrittore progressista che si sente portavoce di esigenze reali intorno a lui e sa
di rivolgersi ad un pubblico in grado di ricevere il suo messaggio e agire. Mentre Verga con il suo
pessimismo di chi ritiene che la realtà data siaimmodificabile viene da una realtà sociale, economica e
culturale ben diversa da quella francese e il galant’uomo del Sud proprietario terriero conservatore,che ha
di fronte a sé una borghesia pavida e parassitaria e masse contadine passive e rassegnate alla loro miseria;
convinto che nulla mai può mutare nella storia degli uomini e la letteratura può solo portare a conoscenza
la realtà ma non può modificarla rendendo così le sue opere con un grande valore conoscitivo e critico.

VITA DEI CAMPI

Probabilmente lo sviluppo della narrativa di Verga della regressione è scaturita anche dal brano di Zola
dove crea una coro popolare per esprimere il pensiero del narratore ovviamente questo spunto preso da
Zola viene intensificato e reso proprio da Verga.Un' influenza molto importante è anche quella di Capuana
che con le sue recensioni diffondeva la conoscenza di Zola. La nuova narrativa di Verga si vede nella raccolta
dei racconti vita dei campi tra cui troviamo guerra di santi, la Lupa, pentolaccia, l'amante di gramigna, dove
spiccano le figure caratteristiche della vita contadina siciliana e viene applicata la narrativa
dell’impersonalità.Qui troviamo Verga che ancora è conteso tra un atteggiamento romantico dato dalla sua
formazione e le sue nuove tendenze veristicheche lo portano a studiare scientificamente le leggi del
meccanismo sociale e riconoscere che il mondo è dominato dalla stessa legge della lotta per la vita che
regola la società. Dopo il Gesualdo Verga lavora al terzo romanzo del ciclo dei vinti, la duchessa deLeyra ma
il lavoro non verrà mai portato a compimento forse per l’inaridimento dell'ispirazione, la stanchezza dello
scrittore ormai vecchio, o la difficoltà di affrontare con il metodo prescelto gli ambienti dell'alta società
oppure il logoramento dei moduli veristi che vengono sostituiti da quelli di D'Annunzio e Fogazzaro che
trattano la stessa materia con una diversa prospettiva una diversa tecnica narrativa. 1893 Verga torna a
vivere definitivamente a Catania e questo testimonia una rinuncia della letteratura poiché ha sempre
dimostrato quanto per lui fosse impossibile scrivere nell’ambiente della provincia, pubblica altre raccolte di
novelle e lavora per il teatro riproducendo la Lupa e facendo rappresentare dal tuo al mio, un dramma
incentrato su uno sciopero di solfatari e un operaio che sposata la figlia del padrone, tradisce i suoi
compagni per i suoi interessi;queste opere però sono stanche e non aggiungono nulla di nuovo alla sua
produzione.Due temi fondamentali di Verga la fiumana del progresso e la lotta per l'esistenza erano
all'inizio del processo destinato a trasformare l'Italia in un paese moderno e con l’affermarsi della visione
positivistica c'era una mentalità comune il mito del progresso che avrebbe dovuto assicurare all'umanità un
futuro radioso risolvendo problemi sociali e garantendo benessere e felicità. Concentrando la sua
attenzione sui vinti scoprì il rovescio della medaglia studiando gli effetti negativi della modernità e il prezzo
da pagare per quel progresso tra cui i conflitti sociali e la lotta per affermarsi sulla scena economica. Nella
lotta per la vita, se c'era chi vinceva c'era anche chi perdeva e veniva sfruttato e impoverito. La
modernizzazione distruggeva costumi, mentalità e valori delle antiche culture contadine. Anche nei nostri
tempi il progresso tecnologico ci viene celebrato come mezzo che garantisce una vita sempre più comoda e
sicura, grazie alle letture di Verga ci fa riflettere sul prezzo che siamo costretti a pagare per il progresso e
che comporta un regresso umano: inaridimento dei rapporti umani, spersonalizzazione, predominio dei
mass media, trionfo del digitale che porta a vivere in un mondo virtuale. Il progresso non è rettilineo, il
nostro sistema economico è soggetto a crisi periodiche che determinano arretramenti e provocano miseria
e fame, per questo Verga ci mostra come non bisogna abbandonarsi ai miti dominanti della propria epoca.
Il duro pessimismo lontano dalle illusioni o consolazioni di Verga, che vede la realtà come un dato tragico e
immodificabile da contemplare con disperata rassegnazione ci porta a delle riflessioni in modo da non farci
ingannare dalla facciata o dal quadro roseo e ottimistico della realtà ma a scorgere quella che è la realtà che
si cela dietro stimolandoci a collocarci davanti alla realtà con un atteggiamento critico. Vengono indicati
oggi anche inaridimento umano che è un aspetto negativo esasperato dalla competitività e nei testi di
Verga viene testimoniato ciò che conta veramente. Accanto alla rappresentazione del negativo Verga
suggerisce delle alternative alla durezza del mondo come sentimenti autentici e profondi, la solidarietà
contro la lotta di tutti contro tutti. Neimalavoglia ad esempio la comunità familiare è il luogo dove si
trovano sentimenti miti che assicurano protezione e conforto. Il mastro don Gesualdo invece la sconfitta
umana del protagonista mossa da impulsi generosi e dolcezza, non riesce a realizzare le sue aspirazioni per
la sua smania di accumulare roba di cui resta prigioniero e per questo i sentimenti restano nostalgici ma
comunque di valore. Emerge anche la necessità della pietas da parte dell'uomo per le miserie le sofferenze.
Nelle opere di Verga possiamo notare come i vinti sono anche coloro che vengono emarginati per
superstizioni, per una comunità patriarcale e per questo maltrattati e visti dallo scrittore con simpatia e
solidarietà. La tecnica della regressione ci suggerisce la necessità di saperci calare nella visione dell'altro
anchese è completamente diverso da noi.

LE OPERE
ROSSO MALPELO da Vita dei campi, 1878, punto di vista del narratore popolare, descrizione delle condizioni
disumane di lavoro, lotta per la vita, pessimismo.La voce che racconta è interna al mondo rappresentato
evidenziando il procedimento della regressione con il principio dell'impersonalità, essendo soltanto un
portavoce di un ambiente popolare primitivo e rozzo, il narratore dice cose non attendibili, il narratore non
capisce le motivazioni dell'agire di malpelo e le deforma- Il comportamento del personaggio resta
impenetrabile al narratore che riflette la visione ottusa e disumana di un ambiente duro come quello della
cava. Il punto di vista del narratore basso con le deformazioni e le incomprensioni esercita sui valori
autentici del protagonista un processo per cui appaiono strani e incomprensibili. Lo straniamento hala
funzione di negare i valori, mostrare l’impraticabilità in un mondo dominato da un meccanismo della lotta
per la vita ma nel frattempo si verifica lo straniamento in senso inverso, ovvero nei confronti del narratore
e ciò che dovrebbe essere strano come insensibilità ai i valori, finisce per apparire normale e ciò appare
senza nessun intervento dell'autore ma lasciando parlare le cose e lo svolgimento delle azioni. Si tratta di
un ambiente popolare dominato dalle stesse leggi che regolano gli strati anche più alti. La visione
pessimistica del ragazzo indurito dalla disumanità della sua vita coglie perfettamente l’essenza della legge
che regola la realtà, la lotta per la vita, in cui prevale il più forte. In rosso malpelo si proietta il pessimismo
dello scrittore stesso e la sua visione rassegnata alla realtà,si può cogliere quindi l'importanza
dell'impostazione narrativa della novella che inaugurò il nuovo modo del Verga verista di narrare, il modo in
cui viene raccontata definisce l’opera come un'analisi dura e gustosa delle leggi sociali con un alto valore
conoscitivo e critico.

IL CICLO DEI VINTIè un ciclo di romanzi a differenza di quello di Zola non pone nel centro intento scientifico
di seguire gli effetti dell’ereditarietà ma bensì la volontà di tracciare un quadro sociale passando in rassegna
tutte le classi, ceti popolari, borghesia e aristocrazia. Il criterio unificante è il principio della lotta per la
sopravvivenza seguendo le teorie di Darwin sull'evoluzione della specie animali adattandole alla società
umana dove la società è dominata da conflitti di interesse, il più forte trionfa. Verga però utilizza come
oggetto della narrazione vinti e per questo nei suoi romanzi viene analizzata la ricerca del meglio nel suo
progressivo elevarsi attraverso le classi sociali, avidità di ricchezza nella borghesia con il mastro don
Gesualdo, vanità aristocratica con la duchessa de leyra, ambizione politica con l'onorevole scipioni, e
artistica con l'uomo di lusso. Lo stile e il linguaggio si modificano gradatamente ad ogni tappa assumendo
un carattere proprio dal soggetto, per questo Verga si attiene scrupolosamente a questo concetto e nei
malavoglia che rappresenta la base sfera il narratore si adegua al linguaggio e l'ambiente popolare mentre
nel Gesualdo si innalza in un ambiente sociale più elevato.

MALAVOGLIAÈ il primo romanzo del ciclo , 1881 narra la storia di una famiglia di pescatori siciliani, laboriosi
e onesti chiamati malavoglia poichè il soprannome contrario alle qualità di chi li porta. Vivono in un paesino
di acitrezza e posseggono una casa e una barca conducendo una vita relativamente felice e tranquilla. Il
giovane ‘ntoni figlio di Bastianazzi nipote di padron ‘ntoni vecchio patriarca, deve partire per il servizio
militare e così la famiglia si trova in difficoltà economiche, dovranno pagare un lavorante, cattiva annata
per la pesca, la figlia maggiore Mena abbia bisogno della dote per sposarsi. Padron ‘ntoni decide così di
intraprendere un commercio di lupini per rivenderli in un porto vicino ma la barca naufraga e bastianazzi
muore, il carico va perduto e i malavoglia si trovano di fronte ad un debito da pagare e comincia così una
lunga serie di sventure: la casa viene pignorata, Luca il secondogenito muore in una battaglia, la madre
Maruzza viene uccisa dal colera, ‘Ntoni che ha conosciuto la vita delle grandi città non si adatta più ad una
vita di fatiche e comincia a frequentare le osterie, cattive compagnie e finisce per accoltellare una guardia
doganale eal processo però ottiene una condanna mite ma Lia la sorella minore fugge dal paese finisce in
una casa di malaffare in città; a causa del disonore caduto sulla famiglia Mena non si può più sposare, il
vecchio padron ‘Ntoni va a morire all'ospedale, l'ultimo figlio Alessi riscatta la casa e continua il mestiere
del nonno. ‘Ntoni uscito di prigione torna per una notte in famiglia ma si rende conto di non poter più
restare e si allontana per sempre.Nel tasto si evidenzia un mondo rurale arcaico del tutto il mobile e un
impatto con la storia poiché si nota che nel 1863 dopo l'unità d'Italia ci fu un rapido movimento di
trasformazione nella società italiana portando ad una difficoltà economica. Poi le forze disgregatrici della
modernità nel giovane ‘Ntoni che è uscito dal paese e venuto in contatto con la realtà moderna non può più
adattarsi al paese e accettare il suo fatalismo immobilista rassegnandosi ad un’esistenza di miserie mentre
il nonno rappresenta lo spirito tradizionalista e l’attaccamento ad una visione arcaica e i suoi valori;si nota
anche il concetto della disgregazione della famiglia nei momenti di difficoltà. Il testo ha un finale
emblematico dove il personaggio inquieto che aveva messo in crisi il sistema si distacca per sempre
allontanandosi verso il progresso. I malavoglia visti spesso come celebrazione di un mondo primordiale dei
suoi valori in realtà rappresenta la disgregazione del mondo e l'impossibilità dei valori arcaici. Per Verga la
legge della lotta per la vita è presente in ogni tempo e in ogni livello di scala sociale,lo scrittore però
proietta in alcuni personaggi una zona immune alle tensioni conservando quelli che sono dei valori
puramente ideali che non hanno posto nella realtà effettiva. La struttura romanzesca ha una costruzione
bipolare, è un romanzo corale dove il coro si divide in due parti: i malavoglia che hanno fede ai loro valori
puri e la comunità del paese che pettegola, cinica e mosso solo dall’interesse. Si alternano quindi questi
punti di vista opposti quello nobile e disinteressato e quello ottuso dei popolani.L’ottica del paese serve a
straniere i valori ideali dei malavoglia rendendoli strani e non compresi mentre il punto di vista dei
malavoglia serve a far comprendere la disumanità provocata dalla legge dell’interesse e della forza
rendendo così il testo diviso in due parti con un'idealizzazione romantica della realtà arcaica e il verismo
pessimistico che reagiscono l'uno contro l'altro.

LA ROBAPubblicato nel 1880 è raccolta nel 1883 nelle novelle rusticane, i temi sono l'immagine del surf
made man, la celebrazione dell'accumulo capitalistico, l'eroismo e la disumana negatività del
protagonista,lostravolgimento dei valori.La roba rappresenta la nuova direzione della narrativa di Verga con
l'abbandono definitivo del romantico.I valori positivi scompaiono e la realtà è dominata dalla logica
dell’interesse e della forza, la famiglia non è centro ideale dei valori e per questo mazzarò rimpiange i soldi
spesi per il funerale della madre. Al centro della novella troviamo il tema della dinamicità sociale che
travolge gli equilibri tradizionali e il self made man rurale dal nulla si crea una fortuna con una scalata
sociale identificabile nel processo storico della modernità. Mazzarò è visto dalla prospettiva di un ipotetico
viandante di livello culturale alto e per questo rispetto a rosso malpelo dove il narratore si serviva del
personaggio ma lo rendeva estraneo ai suoi sentimenti in la roba il narratore è in sintonia con l'eroe e la sua
logica. I temi della novella sono: l'ammirazione per la potenza dell’accumulo capitalistico che riesce a creare
ricchezza immensa, le virtù eroiche nel protagonista come intelligenza energia e la capacità di sacrificare
tutto alla roba, il carattere faustiano dell’eroe che lo spinge a collocarsi in posizione antagonistica rispetto
alla sua autorità in terra. Nella novella abbiamo lo straniamento rovesciato che si trova nel momento in cui
la logica della roba viene messo sotto una luce epica e diventa strana l’avidità disumana e crudele di
mazzaroin un mondo che conosce solo l'interesse ed ignora ogni altro valore scaturisce così una critica della
religione della roba. Nella novella c'è la problematica in cui mazzarò viene visto sia come eroico checome
disumano perché si trova come gestoazzardato quello che nel momento dellamorte vuole
portareconsélaroba tentando di uccidere le anatre tacchini,per questo mazzarò si scontra con gli
avversariumani, con la società, con le leggi economiche ma anche con la natura stessa che lo porta ad un
pensiero assurdo che non risponde ad alcuna logica economica e tragico nella prospettiva dell’autore ma
sensibile nel momento in cui il personaggio ha riposto la sua ragione di vita nell’accumulo di roba e viene
sconfitto quindi dei limiti di natura.

IL MASTRO DON-GESUALDO

1889 esce il secondo romanzo del ciclo dei vinti In Italia pre-unitaria a Vizzini nella provincia di Catania
Gesualdo Motta dal semplice muratore grazie alla sua intelligenza e la sua energia inizia ad accumulare una
fortuna nella sua scesa dovrebbe essere coronata dal matrimonio con bianca trao che è una discendente da
una famiglia nobile ma in rovina. Gesualdo credeva che il matrimonioavrebbe aperto delle porte nel mondo
aristocratico ma invece resta escluso dalla società nobiliare che lo disprezza per le sue origini per questo
viene chiamato don che era l’appellativo destinato ai signori ma anche mastro che indicava la provenienza
umile di un semplice muratore. La moglie non lo ama e dopo un po’ nasce Isabella che però è frutto di una
relazione di bianca con un cugino prima del matrimonio e crescendo anche Isabella respinge suo padre per
via delle sue origini; Gesualdo viene respinto anche da parte della famiglia che sono gelosi dei suoi averi e
vogliono spogliarlo di questi. Isabella si innamora del cugino povero e fugge con lui e per riparare Gesualdo
la da in moglie al duca di leyra è un nobile squattrinato ma deve sborsare una dote spropositata; così più la
salute di Gesualdo viene meno che si ammala e viene accolto a Palermo nel palazzo del genero e della figlia
che non lo ama e Gesualdo resta angosciato nel vedere lo sperpero delle sue ricchezze accumulate e muore
solo sotto lo sguardo infastidito e sprezzante di un servo. Verga resta fedele al principio dell'impersonalità
ma l’ambiente borghese e aristocratico permette un innalzamento del livello del narratore per questo non
ci sono più le deformazioni e gli effetti di straniamento ma il narratore ha uno sguardo lucidamente critico
nel ritrarre ambienti e figure ma ciò non significa che il narratore torna ad essere un onnisciente. L'ascesa
sociale viene trattata dal narratore grazie ai ricordi che Gesualdo racconta alla fine della giornata, una
particolarità che si distingue Gesualdo dai malavoglia è che al centro troviamo una figura protagonista e
non un coro di persone e infatti la narrazione focalizzata sul protagonista e lo strumento utilizzato è quello
del discorso indiretto libero per questo noi vediamo i fatti come li vede protagonista grazie ai suoi occhi. Il
conflitto tra i due poli si interiorizza in Gesualdo perché se da un lato c'è un bisogno di relazioni umane
autentiche come il culto della famiglia, l'amore che vorrebbe dalla moglie e dalla figlia dall'altro lato questi
valori vengono fermati dall’attenzione gelosa all’interesse economico poiché la roba è il fine della sua
esistenza e lo porta ad essere disumano ad esempio quando rinuncia a diodata per sposare bianca solo per
ottenere un nome nella società. nel romanzo si vede come l’economicità ha il trionfo sui valori ed il verismo
diventa quindi al suo pessimismo assoluto e non permette di rappresentare un'alternativa ad una realtà
dura e disumanizzata. Le scelte di Gesualdo portano la convinzione di una totale sconfitta umana tanto che
per seguire il suo sogno finisce odiato invidiato del tutto il paese e la sua lotta epica per la roba lo ha
portato ad un cancro fino alla morte. Nasce da questa opera la religione della roba che non appartiene a
Bergamo bensì a Gesualdo poiché lo scrittore e contrario all’accumulare ricchezza. Il narratore riconosce
eroico lo sforzo di Gesualdo che fa una faticae ottiene solo odio e dolore e come unico sbocco la morte la
lotta dell’eroe ha come fine un fallimento esistenziale infatti Gesualdo è un vincitore materialmente ma è
un vinto sul piano umanoper questo Gesualdo è un eroe tipico di quel progresso un self made man che si
costruisce da sé il proprio destino.

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