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Gli anziani e le lingue straniere

Glottodidattica  ( Università degli Studi di Bari Aldo Moro)

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Capitolo 1
Gli anziani e la formazione

La popolazione mondiale è sempre più vecchia e l’Italia è uno dei paesi con la percentuale più alta di
cittadini anziani. Entro il 2050 si prospetta un maggior incremento di anziani che superi addirittura i
bambini. In questo momento la popolazione anziana ha mediamente 60 anni, fattore molto importante perché
significa che la longevità rispetto al passato è più presente, sicuramente perché le loro condizioni di vita oggi
giorno sono migliorate specie in salute.
La nozione “terza età” è legata a fattori BIOLOGICI, PSICOLOGICI e SOCIOLOGICI. L’invecchiamento è
definito come un processo che porta alla riduzione progressiva della riserva funzionale. Gli aspetti cognitivi
di fatti differiscono dai giovani, ma è possibile l’insegnamento di determinate discipline, diversamente dai
pregiudizi attribuiti agli anziani con il così detto fenomeno di AGEISMO. Tutto ciò ovviamente porta a
demotivare l’anziano nei compiti cognitivi, riducendo inoltre l’autostima.
Esistono tre tipi d’invecchiamento, pertanto gli studiosi si sono interessati in particolare
dell’INVECCHIAMENTO DI SUCCESSO centrando notevolmente l’attenzione sul MANTENIMENTO
DELLE ATTIVITA’ COGNITIVE. È DEFINITO IN OLTRE COME INVECCHIAMENTO SANO, nella
quale l’anziano potrebbe essere predisposto all’apprendimento e agli stimoli cognitivi, (si dà il caso quindi
delle lingue straniere).
Le attività formative possono aumentare il livello di autostima nell’anziano. E’FONDAMENTALE NON
CHE AUSPICABILE, IL MANTENIMENTO DELLE CAPACITA’ COGNITIVE PER L’IMPEGNO
NELLO STUDIO DI UNA LINGUA STRANIERA PER POTER VIVERE UNA VECCHIAIA SANA.
L’educabilità nell’essere umano è una caratteristica che non si esaurisce, perciò è per natura predisposto
all’apprendimento anche in età avanzata.
LA GERAGOGIA è intesa come educazione dell’adulto ed è basata sul principio che l’essere umano
mantiene per tutta la vita tale potenzialità, anche se in certi aspetti differisce dall’individuo giovane. Questa
scienza non si interessa solamente della persona anziana, ma riguarda anche gli adulti per poterli preparare al
meglio attraverso l’educazione per esempio, ad un invecchiamento di successo.
L’EDUCAZIONE PERMANENTE è stata definita come educazione che permette di migliorare le
conoscenze e le capacità, per evitare il rischio di emarginazione e partecipare attivamente ad un contesto
sociale. Il fine dell’educazione permanente è quello di investire a livello Europeo, sulla formazione della
popolazione anziana.
Spesso siamo abituati a percepire l’educazione con finalità strumentali con titoli riconosciuti a livello
internazionale, mentre per l’anziano la questione è differente ed è preferibile un altro tipo di educazione,
ovvero quella NON PROFESSIONALE, definita per l’appunto NVAE, offerta dagli istituti di formazione
per adulti. Pertanto si può dire che le attività rivolte ad un pubblico di discenti anziani sono per la maggiore
di tipo NVAE, che può essere:
FORMALE quando permette di continuare o studi interrotti da giovane
NON FORMALE interessa gli studenti delle Università della terza età.
INFORMALE rientrano anche i mezzi di comunicazione come giornali ecc. che rientrano nelle attività di
autoapprendimento.

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Le parole chiave per l’educazione degli anziani sono EDUCABILITA’ inteso come potenziale che permette
al soggetto di essere educato nell’arco di tutta la vita, GRATUITA’ che permette all’anziano di formarsi
nell’arco di tutta la vita per il piacere dell’apprendimento, la LIBERTA’ intesa come tempo lungo e libero di
apprendimento a differenza degli adulti e INTEGRAZIONE con le generazioni più giovani.
La finalità dell’educazione degli anziani è sicuramente mirato al cambiamento interno ed esterno
dell’individuo, puntando alla realizzazione di sé e alla crescita personale al fine di evitare l’esclusione
sociale dell’anziano. Oggi giorno sono sempre più numerosi coloro che protraggono gli studi.
Le differenze d’apprendimento che differiscono dai giovani, non sono nella capacità di apprendimento,
quanto nella modalità di farlo. È importante considerare che la capacità di generare neuroni non si
interrompe ad una certa età.
Si sono ipotizzate diverse teorie riguardanti l’invecchiamento, ovvero LA TEORIA DELLO SVILUPPO
caratterizzata da 8 fasi nello sviluppo della persona, in cui la fase 8 è caratterizzata proprio dalla terza età, in
cui l’individuo realizza che alcuni desideri e situazioni sono rimasti irrisolti.

La PROSPETTIVA DELL’ARCO DELLA VITA e modello SOC DI BALDES:


E’ una teoria che si basa sull’idea di evoluzione che va oltre la crescita biologica ed è centrata sul
presupposto che lo sviluppo dell’essere umano prosegua per tutta la vita fornendo un invecchiamento di
successo.
Il modello SOC evidenzia che anche gli anziani con un potenziale di apprendimento limitato, sono in grado
di continuare ad imparare in modo efficiente.
Il modello di SOC è sviluppato su tre processi: SELEZIONE che agisce sugli obiettivi che una persona si
promette di perseguire, l’OTTIMIZZAZIONE porta alla valorizzazione delle risorse, la
COMPENSAZIONE porta allo sfruttamento delle risorse interne ed esterne all’individuo.
In questo modello l’attività cognitiva della vecchiaia è incentrata sulla saggezza, intesa come conoscenza in
merito ad argomenti basati sulla conoscenza del mondo.

INTELLIGENZA FLUIDA e INTELLIGENZA CRISTALLIZZATA DI CATTEL – HORN:


L’intelligenza fluida che permette di pensare con logica e risolvere i problemi incontrati per la prima volta e
l’intelligenza cristallizzata, che permette di utilizzare le competenze già possedute. È anche strettamente
legata alle conoscenze semantiche, lessicali e culturali, legati alla memoria dichiarativa.
Questi due elementi, sono gli elementi base di questo modello.
Possiamo quindi dire che nell’anziano è più sviluppata l’intelligenza cristallizzata in quanto saggio. I
meccanismi fluidi invece decadono e vengono compensati dalla saggezza.
Varie ricerche evidenziano che l’INTELLIGENZA CRISTALLIZZATA NON DECLINA FINO ALL’ETA’
MOLTO AVANZATA, mentre l’INTELLIGENZA FLUIDA DECLINA VERSO I 50 ANNI.

Secondo i pensieri e i pregiudizi di molti, il cervello è un organo destinato al decadimento con l’avanzare
dell’età, per ciò alcuni studiosi si sono interessati della questione e ad oggi possiamo dire che durante la
vecchiaia l’individuo grazie alla saggezza gode di ottime potenzialità.

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Capitolo 2
Gli anziani e le lingue straniere

È statisticamente provato che con l’avanzare dell’età diminuisce la percentuale degli anziani che conoscono
un'altra lingua. È curioso però, riflettere sul fatto che tutti siamo bilingui, specie se pensiamo che molti
anziani praticano il dialetto. Possiamo definire gli anziani italiani DIALETTOFONI perché in contesti sociali
anche formali, ricorrono molto spesso al dialetto date le scarse conoscenze della lingua straniera.
La lingua Franca è stata privilegiata nei curriculi educativi all’epoca nella quale le persone anziane
frequentavano la scuola, anche se in Italia il livello di conoscenza di una lingua è molto elementare.
È da considerare inoltre che il bilinguismo ha degli effetti positivi nella terza età. Addirittura si registrano
delle differenze evidenti di tipo cognitivo tra monolingui e bilingui, diminuendo o ritardando la possibilità di
demenza senile. Può anche sollecitare la memoria di lavoro e quella semantica. I vantaggi possono ottenersi
anche se si diventa bilingui in tarda età.
È possibile apprendere una lingua nella terza età, sfruttando l’intelligenza cristallizzata, non solo per i
vantaggi che si possono trarre, ma soprattutto perché le capacità legate alla conoscenza del linguaggio
(scritto e parlato) non risentono dell’invecchiamento.
Apprendere una lingua quindi, diviene un’esigenza anche per le persone anziane che oggi giorno sono più
soggette a spostamenti per viaggi ecc. E’ anche da considerare che il fenomeno dell’immigrazione ha influito
sull’apprendimento linguistico e l’adattamento alla comunità linguistica, così come accadde per i nostri
italiani negli Stati Uniti.

Per ogni fascia di studenti con età diverse, esistono tecniche glottodidattiche finalizzate alla buona riuscita
dell’insegnamento. Per le generazioni più anziane è la GLOTTODIDATTICA GERAGOGICA ad
occuparsene. Sotto quest’ottica è chiaro che l’attività formativa differisce da quella dei giovani sotto alcuni
aspetti.
Le finalità dell’Educazione linguistica dell’anziano non sono soltanto di tipo cognitivo e strumentale, ma
possono essere anche di tipo sociale e interculturale. È chiaro che così facendo, in prospettiva del domani, si
avrà un alto tasso d’istruzione tra gli anziani.
Negli ultimi anni si è istituita una branca specifica della glottodidattica per anziani per l’appunto
FOREIGN LANGUAGE GERAGOGY, che supera l’idea dell’esistenza di un PERIODO CRITICO
che si chiude con l’inizio della pubertà ed indaga sulle caratteristiche strategiche e cognitive di
apprendimento. Se durante il periodo critico non si ricevono adeguati stimoli, sarà difficile raggiungere
determinati traguardi nella terza età, come ad esempio nel nostro caso, in ambito linguistico, raggiungere la
competenza comunicativa pari ad un madrelingua.
Inoltre sono stati ipotizzati più periodi critici nel corso della vita in momenti diversi della maturazione
cognitiva dell’individuo.
Ovviamente al fine di ottenere un apprendimento linguistico di qualità, anche per questa categoria di
discenti, si è istituito un modello che tenga conto dei fattori cognitivi e dell’educabilità degli anziani.
Gli apprendimenti linguistici più giovani raggiungono risultati migliori di quelli degli adulti, ma sul lungo
periodo al contrario di quelli più maturi, INFLUENZATI ENTRAMBI DA FATTORI COME:
MOTIVAZIONE, ATTITUDINE e TIPO DI CONTESTO.

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L’apprendimento per gli adulti è differente anche perché si basa su alcuni principi tra cui la RIFLESSIONE e
sulla capacità dell’AUTOGESTIRSI. L’adulto inoltre possiede una forte capacità motivazionale e di tipo
strumentale per il raggiungimento dei suoi obiettivi rispetto ai bambini.
Sono stati istituiti 3 modelli di apprendimento negli adulti, ovvero quello di KNOWLES, ILLERIS e
JARVIS.
1. KNOWLES analizza la persona come un individuo con la consapevolezza del suo essere, con una
forte spinta motivazionale di tipo strumentale, con l’obiettivo di creare una pianificazione
dell’offerta formativa, secondo i bisogni dei discenti adulti.
2. ILLERIS ritiene che i fattori importanti per l’apprendimento siano basati sul COGNITIVISMO,
EMOTIVITA’ e CONTESTO SOCIALE e quindi su processi interi e processi esterni.
3. JARVIS l’individuo apprende quando prova disarmonia con il contesto sociale e questo quindi lo
spinge ad imparare cose nuove, apportando dei cambiamenti della visione delle cose nell’individuo
stesso.

I PROGRAMMI D’ISTRUZIONE per anziani, sono fin ora sempre stati parte dei programmi per
l’educazione degli adulti, pertanto abbiamo assistito ad una serie di adattamenti nelle pratiche
d’insegnamento della didattica per anziani, soprattutto incentrati sulle capacità d’apprendimento e le
capacità sensoriali.
L’insegnamento delle lingue straniere agli anziani riprende questi principi della geragogia, ponendosi gli
obiettivi finalizzati alla disciplina d’apprendimento (es. esprimersi in un'altra lingua).
La CRITICAL FOREIGN LINGUAGE GERAGOGY indaga su come insegnare al meglio le lingue
straniere agli anziani.

INTRODUZIONE

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L’invecchiamento è accompagnato da cambiamenti strutturali e funzionali del cervello. Si sono dedicati


molti studi ai processi cognitivi, all’attenzione e alla memoria in funzione all’invecchiamento, proponendo
diversi modelli per spiegare questo fenomeno.
Gli stessi studi hanno confermato un rallentamento e una minor efficienza dei processi cognitivi nell’anziano
compensati da altri fattori spiegati in seguito.
Nell’invecchiamento risultano avere carenza L’ATTENZIONE, LA MEMORIA e altri fattori dovuti dal
DEFICIT SENSORIALE.
Con il trascorrere degli anni si verifica un RALLENTAMENTO DELLA VELOCITA’ DI
ELABORAZIONE DELL’INFORMAZIONE.
Per la riduzione di elaborazione sono stati ipotizzati dei meccanismi che agiscono in particolar modo quando
il compito da svolgere è complesso.
Da un punto di vista glottogeragogico sarebbe auspicabile eliminare il “fattore tempo” per poter agevolare il
discente anziano nello svolgimento di determinate prestazioni didattiche in maniera ottimale.
Vi sono altri fattori da considerare come ad esempio L’INIBIZIONE e i PROCESSI RELATIVI ALLE
FUNZIONI DELLA MEMORIA DI LAVORO.
L’INIBIZIONE si basa sul presupposto che gli anziani hanno difficoltà a mantenere l’attenzione per un
periodo prolungato, non riescono a focalizzare l’attenzione sulle informazioni importanti e non riescono ad
inibire quelle meno rilevanti. Tutto ciò dipende dalla difficoltà di “filtrare” le informazioni. In virtù di quanto
detto possiamo dire che gli anziani possono distrarsi sia con fattori esterni (radio) che con fattori interni
(pensieri).
L’inibizione si può controllare da un punto di vista didattico, in rapporto alle diverse fasi della giornata. Per
gli anziani ad esempio il picco più alto del CICLO CIRCADIANO corrisponde alle prime ore del mattino,
ed è il momento migliore in cui l’attenzione è predisposta ad un’ottima prestazione specie per
l’apprendimento didattico, diversamente nei giovani, il cui picco di fascia oraria preferibile è l’altra metà
della giornata.

Capitolo 3

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Percezione sensoriale e invecchiamento

Una conseguenza molto diffusa dell’invecchiamento è il declino delle funzioni sensoriali, in particolare
VISTA e UDITO che variano tra gli individui.
A causa di tali fattore il soggetto anziano può sviluppare un maggiore stato di demotivazione che lo porta
alla rinuncia delle nuove attività con la conseguenza di isolamento dal mondo sociale per paura di eventuali
pregiudizi. Tutto ciò porterebbe a non sviluppare più i processi cognitivi.
Esistono però chiaramente delle soluzioni per compensare questi deficit sensoriali, perciò non deve essere
inteso come un ostacolo per l’apprendimento.

L’UDITO E L’INVECCHIAMENTO
Il declino sensoriale dell’udito può iniziarsi a manifestare già dai 50 anni, di fatti il 60% della popolazione
presenta questo sintomo in vecchiaia, a volte causando sordità profonda.
Da un punto di vista glottodidattico la presbiacusia può causare difficolta di percezione e riconoscimento
delle parole e questo potrebbe condurre il discende a modificare le proprie aspettative rinunciando tal volta
agli studi.
La presbiacusia può essere di vario tipo, come ad esempio la PRESBIACUSIA NEUTRALE comporta il
deterioramento delle parole percepite, LA PRESBIACUSIA MECCANICA non permettere di cogliere le
parole con frequenze alte, LA PRESBIACUSIA METABOLICA deficit in tutte le frequenze.
Con questo tipo di deficit sensoriale la funzione del sistema nervoso centrale subisce delle modificazioni
comportando un rallentamento della funzionalità del sistema uditivo.
Alcune ricerche hanno evidenziato che la popolazione di colore è meno soggetta all’insorgenza di questo
deficit rispetto alla popolazione bianca.
IL SUONO
Le onde sonore sono alla base del fenomeno uditivo ed hanno delle caratteristiche fisiche caratterizzandosi
per:
- ALTEZZA
- FREQUENZA (suoni ed ultrasuoni)
- TIMBRO
- VOLUME
Le lingue naturali presentano una gamma di frequenze armoniche diverse. Ad esempio, nelle lingue europee
come l’italiano e lo spagnolo, si percepiscono tra i 2000 e 4000 Hz, il tedesco tra i 3000 e 8000 Hz, mentre le
lingue slave tra i 150-200. Tutte queste lingue quindi hanno una frequenza medio- alta.
La voce umana generalmente si colloca tra i 500 e i 2000 Hz.
Il percorso del suono quindi inizia con la trasmissione di onde sonore di una determinata altezza e intensità
che raggiungono la membrana e il timpano.
È auspicabile nonché d’aiuto per l’anziano in ambito didattico, presentare l’argomento in modo da ridurre il
problema della discriminazione dell’input.

S’intende effetto mascheramento quell’input sonoro che viene mascherato da un altro suono più forte
trasmesso contemporaneamente. Questo è un fenomeno molto diffuso tra gli anziani.

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L’effetto mascheramento può avvenire anche in situazioni dove due voci maschili di simile frequenza si
sovrappongono. Chi si occupa dell’ambito dell’apprendimento didattico per anziani, dovrebbe tener conto
non solo dei deficit uditivi, ma anche di tale fenomeno, perché implica un ulteriore sforzo dei processi
cognitivi e dell’attenzione da parte dei discenti.
In situazioni di caos spesso tra giovani, accade un fenomeno denominato cocktail party che si verifica
quando ci si trova in contesti in cui molte persone parlano e si moltiplicano i rumori di fondo. Malgrado la
situazione, il nostro cervello tramite i processi di attenzione selettiva, riesce a concentrarsi sulla fonte da cui
proviene l’enunciato che gli interessa isolando il resto, anche se tutti i suoni, rilevanti o meno, raggiungono il
sistema uditivo. Ciò significa che i PROCESSI ATTENTIVI agiscono da filtro.
Nel caso descritto pocanzi, le caratteristiche della voce aiutano a riconoscere facilmente la voce che più ci
interessa in una conversazione. È dunque chiaro che l’anziano trova più difficoltà rispetto agli adulti a
concentrarsi in un contesto rumoroso, pertanto anche questo fattore è da considerarsi in glottodidattica.
I processi inibitori nell’anziano che dovrebbero funzionare da filtro, sono meno efficienti di quanto lo siano
nei giovani.
La compensazione del linguaggio è una caratteristica importante per la qualità della vita dell’anziano.
È chiaro che le operazioni di riconoscimento e codifica del suono sono operazioni che richiedono il
coinvolgimento del SISTEMA COGNITIVO oltre che del SISTEMA SENSORIALE.
La presbiacusia possono ridurre l’abilità uditiva comportando la difficoltà di funzionamento dei processi
cognitivi che elaborano il significato specie in ambito linguistico.

La compensazione linguistica prevede l’interazione costante tra i processi di TOP-DOWN e BOTTOM-UP


che consentono di contestualizzare quanto avviene attorno a noi e attribuirvi un significato.
Se ad esempio la ricezione delle parole è difficoltosa in un contesto rumoroso, il sistema di TOP-DOWN può
intervenire come processo di compensazione, facendo comprendere il messaggio.
La compensazione del linguaggio prevede un processo in cui i suoni o grafemi (in caso di codice scritto e
deficit visivo) a cui vengono attribuiti dei significati.
Nel caso in cui l’anziano sia impiegato nello studio di una lingua straniera diviene un problema da tener in
conto, specie nelle così dette “lingue opache” come l’inglese e il francese che hanno una scarsa
trasparenza fonologica, per caratteristiche acustico- fonetiche simili.
Il GRADO DI SOMIGLIANZA e il GRADO DI FREQUENZA con la quale incorrono le parole, sono stati
indicati come aspetti determinanti per la compensazione linguistica. Tale processo è definito dal modello
Neighborhood Activation Model nel quale appena una parola viene presentata, nel lessico mentale si attivano
una serie di parole che possiedono caratteristiche acustiche simili. Il modello quindi stabilisce che la
comprensione di una parola sia determinata dal numero di parole simili che si attivano assieme alla parola
target.
Nell’anziano il riconoscimento uditivo di parole con alta frequenza e densità fonetica è più lento e difficile di
quanto risulti esserlo per gli adulti giovani.
Se nell’anziano i processi di discriminazione acustico- fonetici sono compromessi, l’informazione giunge
confusa.
Questo fenomeno si verifica particolarmente quando le parole, specie in ambito didattico vengono presentate
ed ascoltate in modo isolato e non è possibile contestualizzarle. La contestualizzazione quindi per l’anziano
può risultare un’ottima risorsa di compensazione del deficit per discriminare le parole udite. È chiaro quindi
che l’anziano ricorre più volte alla contestualizzazione rispetto agli adulti giovani.

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Può risultare però molto difficoltoso contestualizzare nell’apprendimento linguistico della lingua inglese ad
esempio, in cui il contesto di una frase può difficilmente essere colto, dato che si ricorre alla translitterazione
nella costruzione di un significato coerente del discorso.
Essere a conoscenza di tutto ciò significa individuare, su basi scientifiche, le strategie educative che
possono favorire l’apprendimento per gli anziani.
Il processo di COMPENSAZIONE UDITIVA prevede sia il ricorso ad elementi di intelligenza
cristallizzata (conoscenze linguistiche semantico-lessicali) e sia abilità di intelligenza fluida che ricorre al
ragionamento (memoria di lavoro). Le prime non sembrano declinare negli anni, diversamente dalle seconde.
Con il passare dell’età si crea uno stretto rapporto tra SISTEMA SENSORIALE e COGNIZIONE, pertanto
si sono ipotizzate diversi casi:
- CAUSA COMUNE suppone il deterioramento del sistema sensoriale e sistema cognitivo in seguito
all’invecchiamento.
- CAUSE DEI CAMBIAMENTI del sistema cognitivo e sensoriale
- INTERAZIONE TRA SISTEMA SENSORIALE E COGNITIVO che prevede a causa del
deterioramento del sistema sensoriale, un maggior sforzo cognitivo.
Da questi casi possiamo affermare che IL DEFICIT SENSORIALE SVOLGE UN IMPORTANTE RUOLO
DI MEDIAZIONE TRA PERCEZIONE e SISTEMA NERVOSO.

Elderspeak:
Si definisce elderspeak il tipo di linguaggio usato spesso quando ci si rivolge agli anziani. Si caratterizza per
l’intonazione accentuata, rallentamento di eloquio e semplificazione del linguaggio.
Da un lato risulta essere vantaggioso per gli anziani così che il discorso possa essere più chiaro, dall’altro
porta stereotipi negativi perché viene usato sia con anziani che effettivamente hanno deficit sensoriali, sia
con soggetti pur sempre anziani che hanno una discreta capacità di comprensione.
Sarebbe consigliabile non utilizzarlo perché si rafforza un’identità negativa nell’anziano contribuendo lo
sviluppo di una bassa autostima.
Questo piccolo accorgimento diventa particolarmente utile ai fini didattici. È bene quindi liberarsi dei
concetti stereotipati sulle capacità di comprensione dell’anziano.

L’INVECCHIAMENTO E LA VISTA
La vista è l’altro sistema sensoriale coinvolto nell’apprendimento linguistico. In genere la perdita
dell’intensità della vista può essere meglio corretta rispetto al deficit uditivo.

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In sede didattica sarà molto importante tenere in considerazione la luminosità degli ambienti, la dimensione
dei caratteri e la distanza dalla quale l’allievo legge.
Nell’invecchiamento a partire dai 50 anni, la curvatura della cornea tende ad aumentare e a causare
cambiamenti della ricezione dell’immagine. In questa particolare fascia d’età ci si accorge che non si è più in
grado di leggere da vicino.
Con l’avanzare dell’età in oltre, la pupilla tende a restringersi, comportando maggiore difficoltà ai cambi di
intensità di luce.
Il funzionamento dell’occhio è legato ad un continuo movimento dei suoi componenti. Il battito delle
palpebre consente la corretta lacrimazione e protegge la cornea. Tali movimenti e funzioni nel corso
dell’invecchiamento subiscono modificazioni e rallentamenti che causano conseguenze dell’intensità della
vita nell’anziano.
La retina è responsabile di due sistemi di visione definiti VISIONE SCOPICA e VISIONE FOTOPICA.
- agisce con bassi livelli di luminosità ed è monocromatico
- è responsabile dell’alta definizione e della discriminazione dei colori
Nell’anziano quindi si verifica una notevole riduzione della vista scopica, in quanto insorgono più problemi,
specie di lettura, quando la luminosità è scarsa.

Alcuni studi hanno evidenziato che nell’invecchiamento il declino alla sensibilità ai colori è maggiore per i
colori come il verde e il blu, mentre il fenomeno diviene meno osservabile per la gamma dei rossi. Il ciò
accade soprattutto in condizioni di scarsa luminosità. L’insorgenza della cataratta causa maggiormente
l’alterazione della percezione dei colori.
Nella didattica per gli anziani, ad esempio con la presentazione di slide al Power Point è utile che i colori
usati non rientrino nella gamma di quelli appena citati.

I MOVIMENTI DELL’OCCHIO:
L’occhio si muove continuamente, più volte al secondo, grazie ad un sistema che consente di orientare lo
sguardo e mantenere per un certo tempo l’attenzione su un determinato oggetto.
I movimenti oculari sono riconducibili a 5 sistemi fondamentali:
- MOVIMENTI SACCACEI (movimenti estremamente veloci)
- MOVIMENTI DI INSEGUIMENTO LENTO
- RIFLESSO VESTIBOLO-OCULARE
- RIFLESSO OPTOCINETICO
- MOVIMENTO DI VERGENZA che consente di mantenere la fissazione sull’oggetto anche se lo
stesso di allontana e si avvicina.
Con l’invecchiamento si riduce il sistema di INSEGUIMENTO LENTO. I MOVIMENTI SACCARICI
mostrano nel tempo un certo rallentamento, mentre le FASI DI FISSAZIONE non subiscono cambiamenti
nell’anzianità.

I MOVIMENTI DELL’OCCHIO E LA LETTURA:


Malgrado si abbia l’impressione che la lettura sia un processo fluido, in realtà ci sono abilità complesse che
coinvolgono l’occhio, i suoi movimenti e i processi cognitivi come la memoria e l’attenzione.

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Durante il processo di lettura le informazioni vengono colte attraverso fissazioni, dove si possono cogliere
circa 8 lettere, dopodiché la curva di chiarezza della parola decresce, fino a non consentire più di stabilire il
significato della parola.
Nella lettura di un rigo vi sono saccadi da SX vs DX dette PROGRESSIVE (come per noi italiani) e saccadi
da DX vs SX dette REGRESSIVE (come per la lettura araba), che permettono di spostarsi rapidamente dalla
fine di una riga all’inizio di una riga successiva.
È importante tener presente che quando si legge in una lingua straniera i tempi di lettura tendono ad
allungarsi. Ciò significa CHE GLI ALLIEVI TENDONO A LEGGERE PIU’ LENTAMENTE I TESTI IN
LINGUA STRANIERA PERCHE’ L’ACCESSO ALLE RAPPRESNTAZIONI DEL LESSICO MENTALE
È PIU’ COMPLESSO ED ESSI IMPIEGANO MAGGIOR TEMPO NEI PROCESSI DI COMPRENSIONE
DELLA PAROLA SCRITTA E NEL COMPRENDERNE IL SIGNIFICATO CON I CONCETTI
RAPPRESENTATI NELLA MEMORIA SEMANTICA.
Ogni allievo ha un proprio tempo di lettura, pertanto nello sviluppo dell’abilità di lettura in classe, è bene
lasciare un certo tempo per una lettura individuale e silenziosa del testo prima di passare a una qualsiasi
attività didattica, in modo che ogni studente possa utilizzare le proprie strategie di comprensione secondo i
tempi che gli sono propri.

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Capitolo 4
La comprensione del testo

Leggere e comprendere un testo implica il coinvolgimento sia del sistema visivo, sia di importanti sistemi di
memoria come la memoria di lavoro e la memoria a lungo termine.
La lettura è un’attività fondamentale per il benessere generale dell’anziano, ma costituisce anche una risorsa
per la didattica.
Attraverso l’abilità di lettura gli anziani possono mantenere viva la curiosità e le conoscenze del mondo
acquisite nel corso della vita, ma possono anche acquisirne di nuove e mantenere il contatto con il mondo
che li circonda.
Il declino della memoria di lavoro in particolare, sembra svolgere un ruolo molto fondamentale nei processi
di lettura negli anziani.
Tale memoria nella senescenza, produce dei cambiamenti nelle abilità di lettura e comprensione.
Nell’anziano le conoscenze cristallizzate e alcune abilità verbali, come la competenza lessicale, sono ben
preservate se non addirittura migliori rispetto alle altre fasi della vita.
La competenza linguistica è un fattore molto importante nell’abilità di lettura, di fatti in diversi casi si è
verificato che in presenza di una competenza linguistica scarsa, si manifestava una prestazione più deficitaria
rispetto ad altri che hanno presentato una competenza linguistica più alta, che ha permesso di attuare le
strategie di lettura per coglierne il significato contestuale.
Si prendono quindi in esame molti fattori come ETA’, COMPETENZA LINGUISTICA,
SCOLARIZZAZIONE, CAPACITA’ INTELLETTIVE E CARATTERISTICHE DEL TESTO.
Lo studio ha evidenziato il deficit della comprensione del testo a partire dai 70 anni d’età, ma non coinvolge
tutti i soggetti perché la lettura è un’abilità che non declina degli anni.
Alcune differenze sono state notate in funzione dei tipi di testo, che possono essere ARGOMENTATIVO,
NARRATIVO, ESPOSITIVO, ecc. in ognuna di queste tipologie vi sono caratteristiche che possono facilitarne
o no la comprensione. La prestazione degli anziani risulta essere migliore soprattutto nella comprensione dei
testi narrativi perché la struttura è più organizzata rispetto alle altre tipologie ed implicano strategie di lettura
che richiedono un minor carico attentivo.
Gli anziani in oltre sembrano dimostrare una maggiore facilità rispetto ai giovani di leggere giornali, ed è
possibile che ciò dipenda dalla saggezza e dalla maggior conoscenza del mondo.
LA LUNGHEZZA DEL TESTO COSTRUISCE UNA VARIABILE IMPORTANTE PER LA
COMPRENSIONE. Sotto il profilo didattico l’insegnante deve utilizzare testi di lunghezza adeguata, specie
se il testo è in lingua straniera. Per gli anziani quindi sotto questo punto di vista sono molto utili le attività di
pre - lettura.
Nella comprensione, specie in chiave glottodidattica, vi sono 3 componenti importanti che garantiscono la
comprensione del testo:
- SCHEMA: Conoscenze essenziali ed acquisite
- CONTENUTO: In cui viene presentato il contesto e il luogo degli avvenimenti
- SISTEMA: In cui sono presenti le conoscenze linguistiche (lessicali, semantiche e morfosintattiche)

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GLI ANZIANI QUINDI, SEMBRANO COMPENSARE IL DECLINO DELLA LETTURA E


COMPRENSIONE DI TESTI, CON SPECIFICI ADEGUAMENTI, ATTRIBUENDO MAGGIOR
ATTENZIONE ALLA PRIMA LETTURA RISPETTO AI GIOVANI.
Al fine di questo discorso è importante sottolineare che, per un apprendimento si successo è bene applicare
strategie di METACOGNIZIONE che ne permettono la comprensione, la memorizzazione e il
ragionamento.

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Capitolo 5
L’attenzione e i processi di inibizione

L’attenzione è uno dei più importanti campi di ricerca in psicologia e in rapporto all’invecchiamento è
studiata sia all’interno delle teorie che ne descrivono i cambiamenti delle funzioni cognitive dell’anziano, sia
nell’ottica dei processi di declino delle aree prefrontali che portano maggior esposizione all’inibizione ad
esempio.
L’attenzione è al centro del sistema cognitivo ed interagisce con ogni suo componente, nonché gli aspetti
emotivi e motivazionali e percepisce le informazioni pertinenti al contesto.

SAS e la TEORIA DEGLI SCHEMI:


Rispetto al ruolo dei processi attentivi sul controllo dell’azione, due studiosi hanno proposto il modello SAS
(Supervisory Attentional System) che descrive la natura dell’esecutivo centrale nel modello della memoria di
lavoro proposto da Baddely. Il modello SAS si basa su un’importante distinzione tra AZIONI
AUTOMATICHE e AZIONI CHE RICHIEDONO IL CONTROLLO COSCIENTE. Le prime sono azioni
che si compiono in modo inconsapevole, si basano su schemi ormai automatizzati e non richiedono l’uso di
specifiche risorse cognitive. In secondo luogo, nel momento in cui la situazione è nuova o complessa,
interviene il SAS che valuta i nuovi schemi da attivare.
Il SAS quindi agisce in base alla volontà e all’attivazione dell’attenzione cosciente ed è in grado di
modificare o interrompere l’azione in corso se lo schema risulta inappropriato.
L’esecutivo centrale ha il compito di distribuire ai vari sistemi cognitivi le risorse necessarie per affrontare
necessari compiti. Se il sistema d’attenzione non è efficiente, tale distribuzione non avviene in maniera
adeguata.
Questa ipotesi spiega il declino cognitivo dell’anziano.
I processi d’attenzione ci consentono di selezionare le informazioni rilevanti, di concentrarci sul compito,
di spostare rapidamente il focus dell’attenzione da un elemento all’altro. Siamo inoltre in grado di mantenere
l’attenzione su più elementi contemporaneamente se il compito lo richiede, ricorrendo all’attenzione divisa.
TIPI DI ATTENZIONE:
Esistono vari tipi di attenzione per svolgere determinati compiti, se ci si concentra su un solo aspetto si parla
di attenzione focalizzata, in modo prolungato attenzione mantenuta ed è molto importante in ambito
educativo. Se si svolgono contemporaneamente più compiti si parla di attenzione divisa o se si sposta
rapidamente l’attenzione da un’attività all’altra si parla di swiching che richiede rapidità e flessibilità nel
concentrarsi rapidamente su diverse informazioni. Molte attività in classe richiedono l’attività di swiching ad
esempio quando si passa da una lingua all’altra.
Predisponiamo in oltre, vari sistemi d’attenzione, ovvero il sistema attentivo anteriore che elabora
l’informazione, il sistema attentivo posteriore specifico per l’attenzione degli oggetti, il sistema attentivo di
vigilanza un sistema che predispone l’individuo alla preparazione di una risposta cogliendo gli stimoli che gli
giungono dall’ambiente.
L’esempio del “cocktail party” è una circostanza in cui ci porta ad utilizzare L’ATTENZIONE
SELETTIVA.

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Le informazioni prevedono una sorta di filtro, pertanto viene predisposto un modello dove il flusso delle
informazioni procede in base alle caratteristiche (acustiche e visive) continuando il percorso fino
all’elaborazione concettuale a carico dei SISTEMI CENTRALI e della MEMORIA A LUNGO TERMINE.
In questo modello il filtro si attiva molto presto e se individua caratteristiche non compatibili, lo stimolo non
rilevante riceve solo una prima elaborazione.
La ricerca ha elaborato successivamente nuove teorie riguardanti SIA L’ATTENZIONE che LA NATURA
DEL FILTRO, in cui si ritiene che tutte le informazioni vengono preventivamente sottoposte ad elaborazione
e solo successivamente interviene il filtro sensoriale. Questa teoria è detta EFFETTO PRIMING e opera
sull’influenza di uno stimolo sulle risposte a stimoli successivi. (vedi cap.7)
L’ATTENZIONE SELETTIVA NELL’ANZIANO PEGGIORA RISPETTO A QUELLA DEI GIOVANI
ADULTI in funzione alle difficoltà del compito, come ad esempio il riconoscimento semantico che richiede
un’elaborazione maggiore in ambito glottodidattico e mostrano una maggiore vulnerabilità all’interferenza.
Nell’anziano in oltre le informazioni irrilevanti non vengono filtrate sufficientemente e dunque tendono a
permanere nella memoria di lavoro interferendo con l’informazione corretta e rallentando il percorso di
elaborazione.

Quando si svolgono più compiti


contemporaneamente
ATTENZIONE DIVISA
se il compito non richiede particolare attenzione, il carico tra gli automatismi della memoria procedurale e i
processi attentivi riduce il quantitativo di risorse cognitive da distribuire.
Diversamente se la situazione si complica, si ricorre alla necessità di distribuire diversamente le risorse
attentive. In questo tipo di situazioni chiaramente IL FATTORE ESPERIENZA è determinante e permette di
svolgere al meglio il compito.
Se i compiti non sono particolarmente complessi, non noteremo alcuna differenza nello svolgimento dei
compiti tra adulti e anziani.
Molti fattori possono incidere sul livello di vigilanza nell’anziano come ad esempio gli aspetti relativi alle
caratteristiche dello stimolo (es. scarsa visibilità ecc.). Proprio per questo l’anziano può presentare deficit
visivi e uditivi con la conseguenza del rallentamento del compito, inoltre LO STATO DI VIGILANZA
influisce sulla lunghezza del compito. (Si consideri che in genere dopo mezz’ora il livello di vigilanza
decresce). Nonostante ciò però gli anziani sono in grado di prestare una notevole attenzione durante le
lezioni che non differiscono molto dai giovani, a patto che siano agevolate le modalità di presentazione del
compito compensando i deficit ed un buon livello di motivazione.

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L’INIBIZIONE:
Un ulteriore possibile spiegazione dell’invecchiamento cognitivo si riferisce al processo dell’inibizione,
ossia alla difficoltà che ha l’anziano ad escludere, grazie ai processi attentivi, l’accesso nella memoria
di lavoro di informazioni non permanenti.
In questo caso, gli stimoli non rilevanti, non interferiscono con i processi di elaborazione e sovraccaricano il
lavoro dell’esecutivo centrale riducendone lo spazio operativo. Il processo inibitorio quindi è una funziuone
dell’attenzione selettiva.
Sono state proposte 3 diverse funzioni inibitorie definite ACCES, DELETE, RESTRAINT.
Accade che il nostro pensiero ci faccia distrarre e sposti l’attenzione su eventi non pertinenti alla situazione.
I processi di inibizione controllano anche il materiale già presente nella memoria di lavoro attraverso la
funzione inibitoria di SOPPRESSIONE (ACCES). Si tratta di informazioni già attive che successivamente
sono divenute non rilevanti perché è cambiato l’obiettivo su cui porre l’attenzione.
Gli anziani sembrano essere vulnerabili a questo tipo di interferenza e hanno difficoltà nell’inibire
informazioni già acquisite.
Tra i 20 e i 60 anni i processi di inibizione non subiscono particolari variazioni, mentre dopo i 70 anni il
declino è più marcato, pertanto possiamo dire che i processi di inibizione sono significativi del declino
della memoria di lavoro solo nella fascia più avanzata di età.

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Capitolo 6
La memoria nell’invecchiamento

Dopo i 50 – 60 anni, è un’esperienza comune fare esperienze di défaillance della memoria, molto spesso
l’indebolimento della memoria viene recepito come uno dei segni più evidenti dell’invecchiamento, invece
può essere possibile una scarsa conoscenza o attenzione alle possibili strategie di memoria.
È da tener in considerazione che proprio durante la vecchiaia molti grandi ingegni hanno effettuato studi e
scoperte, pertanto possiamo dire che una memoria ben allenata non risente il trascorrere degli anni.
La metamemoria può svolgere un ruolo importante per migliorare la prestazione mnestica e favorire
l’efficacia della propria memoria lungo tutto il percorso della nostra vita.
Le aree del cervello dimostrano di essere sensibili diversamente all’invecchiamento e di conseguenza risente
dell’invecchiamento delle diverse aree dell’encefalo.
Ovviamente anche la memoria invecchia e generalmente comporta un declino intellettivo nelle facoltà
mnestiche, MA L’INVECCHIAMENTO NON RIGUARDA TUTTI I SISTEMI DI MEMORIA NELLO
STESSO MODO. VI SONO INFATTI ALCUNI TIPI DI MEMORIA CHE MANTENGONO QUASI
INTATTE LE LORO FUNZIONI.
La MEMORIA EPISODICA e la MEMORIA DI LAVORO si caratterizzano per un deterioramento
accentuato e rapido, mentre LA MEMORIA SENSORIALE e la MEMORIA PROCEDURALE e
SEMANTICA risultano preservate.
La MEMORIA A BREVE TERMINE è poco sensibile all’invecchiamento e non invecchia in modo
omogeneo.

Il carico cognitivo è minore quando il compito è accompagnato da elementi contestuali, indizi o


suggerimenti che possono facilitare la performance, mentre aumenta quando la persona non ha alcuna
facilitazione e deve trovare il modo per memorizzare e recuperare delle informazioni.

Con l’età i valori personali acquisiscono maggior importanza perciò le persone anziane ricorrono spesso ad
utilizzare le esperienze personali e le proprie emozioni nei processi di memorizzazione, ricorrendo al
processo di ricollezione che permette di rievocare dettagli e informazioni di un evento passato, coinvolgendo
molte aree del cervello, compreso l’ippocampo. Una ricerca ha rilevato che i compiti di rievocazione di
parole legate alle esperienze della vita personale di ogni anziano, fa sì che le prestazioni mnestiche siano
paragonate a quelle dei giovani, proprio perché affronta il compito con un atteggiamento emotivo e una certa
motivazione che lo porta alla buona riuscita dell’attività.
La percezione che abbiamo delle nostre capacità di raggiungere determinati obiettivi, agisce sulla nostra
motivazione. Possiamo quindi dire che l’attività mnestica dell’essere umano è il frutto di diversi sistemi
interagenti tra loro.
Esiste una suddivisione di tipi di memoria, tra cui la MEMORIA NON DICHIARATIVA (implicita) e LA
MEMORIA DICHIARATIVA (esplicita) che risente maggiormente dei sintomi dell’invecchiamento.

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Capitolo 7
La memoria a lungo termine

Con l’invecchiamento la memoria a lungo termine riduce a propria efficienza. La diversità di declino dei vari
tipi di memoria è risentita e differisce proprio per il fatto che ognuna ha un compito diverso.

LA COSCIENZA AUTONOETICA:
La nostra mente ha la capacità di farci viaggiare nel tempo orientando il nostro pensiero verso il futuro
(memoria prospettica) e verso il passato e farci provare il ricordo consapevole di rivivere nella mente un
evento della nostra vita attraverso al ricollezione di aspetti relativi a quell’evento (compito della memoria
episodica).
Per poter rievocare un determinato evento del nostro passato, abbiamo bisogno di una coscienza definita
AUTONOETICA, ossia della consapevolezza di aver vissuto quella determinata esperienza del passato.
LA COSCIENZA AUTONOETICA e LA PERCEZIONE DEL TEMPO, sono elementi fondamentali della
MEMORIA EPISODICA.
La MEMORIA SEMANTICA riguarda aspetti della consapevolezza NOETICA di fatti che si riferiscono
nello specifico al SE’.

Cosi come nei giovani, anche negli anziani l’organizzazione delle conoscenze avviene secondo strutture
come LA TEORIA DEI PROTOTIPI, LA TEORIA DEGLI SCRIPT, LE RETI SEMANTICHE e LA
TEORIA DEGLI SCHEMI.
Il problema dunque non risiede nella memoria semantica, di fatti alcuni studi osservano un aumento della
competenza lessicale con l’invecchiamento. L’attivazione della memoria semantica, che non essendo
compromessa dagli effetti dell’invecchiamento, è in grado di supportare l’acquisizione e l’integrazione di
nuove parole aumentando la competenza lessicale dell’apprendente anziano. Questo tipo di osservazioni
sono estremamente importanti in ambito glottodidattico.
La struttura degli SCHEMI non cambia nel corso della vita e addirittura gli anziani sembrano avere strutture
concettuali più ricche.
Sul piano didattico al fine di un buon apprendimento linguistico, si ricorre all’utilizzo degli SCRIPT e degli
SCHEMI, dato che tali strutture cognitive non declinano negli anni.

IL PRIMING E LA MEMORIA IMPLICITA:


Per effetto priming si intende un meccanismo di riconoscimento inconscio, proprio della memoria implicita,
che consente di recuperare, senza averne la consapevolezza, un informazione di tupo uditivo, visivo o
verbale a cui si è stati esposti in precedenza.
Tale sistema coinvolge le aree celebrali inerenti all’analisi.

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Vi sono diverse tipologie di PRIMING e di conseguenza si possono osservare diversi risultati, soprattutto in
funzione alla memoria.
Si distingue tra PRIMING PERCETTIVO (attraverso le prove di completamento) e PRIMING
CONCETTUALE (all’associazione di parole).
In sede glottodidattica la sollecitazione del priming è indicata specie nell’insegnamento per adulti e anziani,
perché coinvolge aree del cervello che sono ben preservate dalla vecchiaia.
L’effetto PRIMING dipende dalla modalità di presentazione dell’input. Se avviene in modalità UDITIVA
l’effetto di preattivazione del priming è inferiore rispetto alla presentazione VISIVA.
Se si predispone una lista di parole in modalità VISIVA e poi si chiede di riconoscerle in modalità UDITIVA
l’effetto PRIMING si riduce.
Esistono due tipi di priming, ovvero, PRIMING PERCETTIVO e PRIMING ASSOCIATIVO che risente
maggiormente degli effetti dell’età perché gli anziani riscontrano difficoltà nel creare nuove associazioni,
anche se gli effetti dell’invecchiamento non incidono particolarmente in modo rilevante sul priming.

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Capitolo 8
La memoria prospettica

La memoria prospettica si occupa del ricordo di azioni programmati in un futuro più o meno lontano. Gli
errori della memoria prospettica possono rendere difficile l’interazione con il contesto sociale. Non bisogna
però confondere gli errori di memoria prospettica con la distrazione.
Gli errori di memoria prospettica riguardano le azioni pianificate che ci si dimentica di realizzare nel
momento previsto.
La MEMORIA RETROSPETTIVA e LA MEMORIA PROSPETTICA sono collegate tra loro con la differenza
che la memoria retrospettiva si occupa del recupero di fatti dal passato, mentre la memoria prospettica si
occupa dello svolgimento delle azioni nel futuro.
Molti possono essere nella vita reale i fattori che influiscono positivamente o negativamente sul successo
della performance in questo tipo di memoria. Ade esempio fenomeni relativi al contesto sociale come l’ansia,
la motivazione e l’importanza che si attribuisce ad un determinato compito.
Il fattore motivazionale è fondamentale in quanto il grado d’interesse e di motivazione porta ad una
maggiore attenzione. Se il compito di memoria prospettica è particolarmente significativo per importanza e
sul piano emotivo, sarà molto più probabile che venga ricordato, malgrado l’interferenza di altre attività.
Esistono delle strategie di memoria prospettica basati sull’evento o sul tempo, specie per
l’invecchiamento.
Un compito di memoria prospettica può caratterizzarsi per diversi aspetti. Il primo riguarda l’evento, il
secondo si riferisce al tempo. Nel primo caso la presenza di un supporto esterno in ausilio diminuisce la
necessità di ricorrere ad un maggior carico cognitivo, nel secondo caso invece il soggetto ricorre solamente
ai processi automatizzati che richiedono un maggior carico cognitivo.
È possibile quindi che l’insuccesso in un compito di memoria prospettica non dipenda tanto dall’avere o
meno buona memoria, ma piuttosto dalle strategie inadeguate a cui si ricorre per ricordare il compito da
svolgere. Il risultato mostra una prestazione migliore negli anziani in quanto ricorrono a piccole strategie
(ES. UNA NOTA VICINO AL TELEFONO), al contrario se si chiedeva agli anziani di non ricorrere a
supporti esterni come stratagemmi, la loro prestazione risultava meno precisa ma migliore dei giovani.
Questo esperimento suggerisce che gli anziani acquisiscono, con l’esperienza, la consapevolezza che la loro
memoria può non essere efficiente e ricorrono alle strategie per compensare il deficit.
Es. collegare il compito da svolgere a qualche azione di routine della giornata è una buona strategia e
rappresenta un aiuto esterno, ma ci si può anche affidare alla memoria senza alcun aiuto esterno.
IL DECLINO DELLA MEMORIA PROSPETTICA SI VERIFICA PIU’ TARDI RISPETTO ALLA
MEMORIA RETROSPETTIVA, DAI 70 ANNI CIRCA IN AVANTI.

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MODELLO DELLA MEMORIA PROSPETTICA:


a) Fase di pianificazione dell’azione
b) Intervallo di ritenzione → all’interno dell’intervallo va ricordato di compiere l’azione (lunedì
deciderò se mercoledì andrò a Parigi).
c) Il lasso di tempo in cui può essere realizzata un’azione
d) Esecuzione delle intenzioni pianificate in precedenza
e) Valutazione in cui si decide se è il caso di ripeterla o meno

Da un punto di vista glottodidattico, la memoria prospettica svolge un ruolo importante e serve per il
successo dello studio e per gestire al meglio le proprie risorse.
L’anziano offre prestazioni soddisfacenti nei compiti di memoria prospettica ma è importante però lasciargli
il tempo necessario per produrre e ricorrere alle proprie strategie (prendere appunti) che può anche essere
sollecitato dall’insegnante.

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Capitolo 9
La memoria autobiografica

La memoria autobiografica è il tipo di memoria coinvolta nell’evocazione degli eventi nella nostra vita. Essa
è un particolare aspetto della memoria a lungo termine, che riguarda sia la componente episodica che quella
semantica. Inoltre non si occupa solamente della rievocazione di un insieme di ricordi passati, ma è anche la
consapevolezza di aver vissuto determinati eventi.
I ricordi autobiografici sono generati dal SELF – MEMORY SYSTEM (SMS), da cui dipende anche
l’interazione con il “SE OPERATIVO’” che costituisce le conoscenze e i ricordi autobiografici
dell’individuo che risiedono nella memoria a lungo termine.
Possiamo definire quindi che nel SMS la costruzione del ricordo si basa sull’interazione tra processi
cognitivi e individuo stesso. La memoria autobiografica è il rapporto del nostro passato con il nostro
divenire e ciò che immaginiamo di voler diventare.

La conoscenza autobiografica dell’individuo si suddivide in PERIODI DI VITA (ANNI) in cui gli eventi
specifici (secondi e ore) e quelli generali (giorni), fanno parte di una gerarchia e costituiscono conoscenze
generali che riguardano luoghi, persone, obiettivi, attività che si riferiscono ad un determinato periodo che
appartengono al sé concettuale. Spesso la valutazione positiva o negativa dei ricordi, rimane molto impressa
nella memoria.
Le informazioni autobiografiche contenute nei periodi di vita concorrono a formare gli schemi della storia
della vita.
La rievocazione del ricordo autobiografico non è costante per le varie fasi d’età. In genere i ricordi che
risalgono all’età dell’infanzia sono scarsi, soprattutto per quelli compresi nella fascia fino ai 5 anni. La
difficoltà di accedere ai ricordi di questo periodo di vita viene definita ANNESIA INFANTILE. I ricordi
invece che risalgono alla fascia dell’adolescenza e della giovinezza sono molto più rievocabili, perché
l’individuo sviluppa l’identità sociale, si relaziona con altri e affronta molte nuove esperienze sul punto di
vista relazionale e sociale.
Il periodo in cui si conservano meno ricordi va dai 40 e i 50 anni e si chiama EFFETTO DI RECENZA.
Si dà il caso che gli anziani hanno più difficoltà a ricordare esperienze più recenti. Questo fenomeno è stato
definito LEOPARDISMO, e si è notato che in tutte le generazioni i maschi dimostrano una minore
sensibilità delle ragazze verso la memoria della rievocazione di ricordi adolescenziali.

Se affrontiamo la tematica del ricordo in merito alla MEMORIA EPISODICA e MEMORIA SEMANTICA,
notiamo che alla base di tale distinzione è possibile osservare una diversa qualità del ricordo autobiografico
in funzione all’invecchiamento.
Gli studi dimostrano che il ricordo autobiografico negli anziani è più debole per quanto riguarda gli aspetti
EPISODICO, mentre è addirittura migliore dei giovani il ricordo di tipo SEMANTICO.
Nel tempo l’esperienza episodica consapevole, tende a trasformarsi in una dimensione semantica (neotica).
Il fattore emotivo ha un ruolo molto importante nella costruzione del ricordo autobiografico.

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Negli anziani quindi, gli studi confermano una separazione tra una componente

EPISODICA (diminuisce) SEMANTICA (aumenta)

Sul piano dell’educazione linguistica capita soprattutto con un pubblico di discenti adulti o anziani, di
stimolare l’interazione orale attraverso la narrazione autobiografica. Il metodo narrativo autobiografico
all’interno di un percorso di apprendimento linguistico può essere molto efficacie per lo sviluppo dell’abilità
orale in lingua straniera, ma soprattutto aiuta a sviluppare la competenza comunicativa.
Nell’insegnamento della lingua straniera l’insegnante che desideri utilizzare il metodo autobiografico dovrà
tener conto del ricordo autobiografico dell’anziano, invitandolo a parlare maggiormente deglio aspetti
generali fornendo parole chiave come →FATTORI SPAZIO-TEMPORALI, ASPETTI SEMANTICI e
FATTORI EMOTIVI.

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Capitolo 10
La memoria a breve termine

La memoria a breve termine è il sistema di memoria che presiede alla conservazione temporanea
dell’informazione necessaria all’esecuzione di un certo compito.

PIU’ SISTEMI DI MEMORIA:


Durante gli anni Sessanta – Settanta del secolo scorso vennero elaborati vari modelli di funzionamento della
memoria che presupponevano l’esistenza di diversi sistemi di memoria con specifiche funzioni e si
ipotizzarono due memorie, una PRIMARIA e una SECONDARIA.
Tali esperimenti suggerivano l’esistenza di una memoria diversa da quella a lungo termine.
Così come è stato descritto nell’altro volume, attraverso “il modello modale”, la rievocazione del ricordo
avviene attraverso il processo di REHALSAL, in cui diviene la condizione necessaria per il mantenimento
della traccia nella Memoria a lungo termine (MLT). Questo fattore e l’ipotesi dei livelli di elaborazione,
sono molto importanti nell’apprendimento linguistico.

I livelli di elaborazione e la relativa profondità di codifica si realizzano in funzione delle caratteristiche


del materiale da apprendere e del compito richiesto. Se il compito consiste nel trattenere nella memoria a
breve termie un numero di telefono che ci è stato appena riferito, il tempo necessario per digitarlo sulla
tastiera non vi sarà alcuna necessità di elaborazione profonda, diversamente se il compito invece, richiede
la comprensione di una frase, dove vi sarà un’elaborazione più profonda a livello semantico.
Per il mantenimento della traccia esistono due tipi di ripassi, uno chiamato RIPASSO DI
MANTENIMENTO, l’altro chiamato RIPASSO ELABORATIVO. È importante avere un percorso didattico
che garantisca l’elaborazione profonda e la memorizzazione stabile del materiale linguistico.
Nell’invecchiamento la MEMORIA A BREVE TERMINE presenta solo un lieve declino, mentre la
MEMORIA DI LAVORO è molto compromessa con il trascorrere degli anni. La letteratura a riguardo
conferma una riduzione modesta dello SPAN DI MEMORIA A BREVE TERMINE a confronto di un
declino evidente dello SPAN DI MEMORIA DI LAVORO.

Tutto ciò è imputabile da diversi fattori come ad esempio la riduzione delle risorse cognitive oppure è
possibile che la memoria di lavoro dovendo coordinare allo stesso tempo i vari sottosistemi, riduca lo SPAN
dovendo distribuire tra questi le risorse disponibili.
Diversi studi hanno rilevato differenze dovute all’età in tutti i tipi di SPAN di memoria, dove i compiti
richiedevano solo il mantenimento della traccia nella MEMORIA A BREVE TERMINE e nella MEMORIA
DI LAVORO che richiedeva una forma di elaborazione della traccia.
SI CONFERMA QUINDI IL MAGGIOR DECLINO DELLO SPAN DELLA MEMORIA DI LAVORO
NEGLI ANZIANI.
Da un punto di vista glottodidattico il dettato potrebbe risultare una tecnica inappropriata non solo perché il
sistema uditivo può essere deficitario, ma anche perché è un attività che richiede un eccessivo carico
cognitivo come ASCOLTARE, SCRIVERE, COMPRENDERE E CODIFICARE.

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Capitolo 11
La memoria di lavoro

Nel corso degli ultimi decenni sono stati proposti diversi modelli di memoria di lavoro, tra cui il primo
modello MULTICOMPONENZIALE.
I modelli proposti sul funzionamento della memoria di lavoro si dividono in modelli che prevedono
l’esistenza di magazzini specifici separati.
La MEMORIA DI LAVORO ha un ruolo centrale nelle attività di problem solving, di ragionamento e di
pianificazione della vita quotidiana.
Baddeley e Hitch proposero il primo modello multicomponenziale della memoria di lavoro che prevede due
sotto sistemi:

IL CICLO FONOLOGICO TACCUINO VISUO-SPAZIALE


(per l’elaborazione del materiale verbale) (per l’elaborazione del materiale visuo – spaziale)

ESECUTIVO CENTRALE
(sistema di controllo che coordina i due sottosistemi con il processo di elaborazione cognitiva delle
informazioni).
È inoltre coinvolto tutte le volte che un’informazione viene elaborata, manipolata e trasformata. Esso
pianifica ed individua ed integra le informazioni necessarie. Non ha capacità di immagazzinamento di
informazioni, ma è l’elemento centrale del modello, in quanto gestisce e distribuisce le risorse attentive ai
vari sistemi periferici.
Successivamente Baddeley ha introdotto nel modello un ulteriore componente, IL BUFFER EPISODICO che
svolge la funzione di integrare le informazioni provenienti dal ciclo fonologico. È dunque una componente
fondamentale per l’apprendimento e per il recupero del materiale appreso.

IL CICLO FONOLOGICO
È deputato all’immagazzinamento dell’elaborazione del materiale verbale ed è diviso in due componenti

MAGAZZINO FONOLOGICO CIRCUITO ARTICOLATORIO

Il magazzino fonologico trattiene per pochi secondi l’informazione destinata a cadere e a non intervenire nel
secondo sistema del circuito articolatorio che attraverso il rehearsal rinfresca la traccia inviandola
nuovamente al magazzino fonologico.
Questo processo diviene importante nell’apprendimento linguistico, specie nell’apprendimento del nuovo
lessico.

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LA MEMORIA VISUO-SPAZIALE:
Si riferisce all’elaborazione delle tracce visive e vi sarà un minore coinvolgimento della memoria a lungo
termine rispetto alla generazione delle immagini mentali, così come il riconoscimento di un oggetto
implicherà l’assemblaggio di diversi aspetti percettivi, come la forma, il colore ecc..
Secondo alcuni studi la componente visuo- spaziale sembra essere più vulnerabile al trascorrere degli anni
rispetto alla componente verbale.

La letteratura a riguardo conferma il rapporto tra il deficit della memoria di lavoro e l’efficienza cognitiva
nell’invecchiamento.
La velocità di elaborazione delle informazioni è un fenomeno che riguarda tutto l’arco della vita. Vi è un
aumento della velocità dopo l’infanzia che si mantiene nell’età adulta per poi decadere con l’invecchiamento.
Questo processo viene descritto come una U capovolta.
Un punto essenziale nella diminuzione della velocità di elaborazione è notare che gli anziani in molti compiti
cognitivi hanno dei deficit a causa del generale declino delle operazioni cognitive di base.
La teoria della velocità di elaborazione include due importanti meccanismi responsabili del rallentamento
cognitivo nell’anziano.
1. Il primo si riferisce all’eccessivo rallentamento con cui vengono eseguite determinate operazioni
cognitive, ed è particolarmente evidente quando vi sono limiti di tempo imposti, ed è in relazione
alla complessità del compito.
2. Il secondo è il MECCANISMO DELLA SIMULTANEITA’ che implica minor velocità di
elaborazione ed è possibile che a causa di questo meccanismo le informazioni non siano
immediatamente disponibili.
Sotto il profilo glottogeragogico questi due aspetti sono fondamentali da tener presenti nei processi
d’apprendimento.

ATTENZIONE, INIBIZIONE E INTERFERENZA:


I processi di controllo dell’attenzione e dell’inibizione risultano particolarmente sensibili all’invecchiamento.
Un’evidente conseguenza di ciò è che la memoria di lavoro è facilmente attaccata ai fenomeni di interferenza
che ne determinano il buon funzionamento.
INTERFERENZA RETROATTIVA →L’interferenza può riguardare sia la fase di codifica che la fase di
ritenzione. È possibile che informazioni non rilevanti non vengano eliminate nella fase di codifica e possono
successivamente inferire con le informazioni precedentemente acquisite.
INTERFERENZA PROATTIVA → Le informazioni acquisite entrano in competizione con le nuove
Gli anziani dimostrano maggiore difficoltà a mantenere attive nella memoria di lavoro le informazioni
rilevanti relative all’obiettivo e di conseguenza sono più esposti all’INTERFERENZA PROATTIVA,
riducendo la capacità della memoria di lavoro. In fase di recupero dell’informazione, ciò può comportare una
competizione tra l’informazione corretta e altre non pertinenti che possono interferire con essa allungando i
tempi di reazione e indurre quindi all’errore.
Tale fenomeno aumenta fra i 60-70 anni. Diversi esempi hanno dimostrato che gli anziani dimostrano
maggiore difficoltà ad ignorare le informazioni irrilevanti e sono particolarmente sensibili ai distrattori.
IL BILINGUISMO RISULTA ESSERE UN’OTTIMA SOLUZIONE CONTRO IL FENOMENTO
DELL’INTERFERENZA.

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L’ATTENZIONE → Il processo di accesso o uscita delle informazioni dal focus dell’attenzione viene
definito focus swiching. Tale processo non sembra essere vulnerabile al trascorrere degli anni.

Il cervello di una persona sana è in grado di apprendere lungo tutto il corso della vita, in particolare
l’apprendimento linguistico sembra essere molto utile alla salute del cervello e a sostenere una buona qualità
di vita nell’età senile.

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Capitolo 12
I fenomeni di compensazione e la plasticità neurale

Nell’ambito delle ricerche sui processi cognitivi sono stati descritti attraverso vari modelli, i fenomeni di
compensazione che il cervello sembra mettere in atto nel periodo dell’invecchiamento per sopperire al
declino di alcune aree neurali.
Tali modelli descrivono il rapporto tra invecchiamento del cervello e funzioni cognitive con particolare
attenzione ai fenomeni di compensazione, concentrando l’attenzione su componenti come:
1. MEMORIA EPISODICA
2. CORTECCIA PREFRONTALE
3. MEMORIA DI LAVORO
4. FUNZIONI SENSO – MOTORIE (nel modello STAC)

Questi modelli sono classificabili in:


1. MODELLO HERA fu proposto negli anni ’90 e conferma da un punto di vista neurofisiologico,
l’esistenza di una separazione tra una memoria semantica e una memoria episodica la cui attivazione
riguarda solo un nuovo input. La corteccia prefrontale ha un ruolo fondamentale nelle attività della
memoria episodica la cui attivazione si divide in SX e DX in funzione delle specifiche attività di
codifica o di revocazione.
2. MODELLO HAROLD si basa sulla riorganizzazione dei circuiti neurali dell’attività cognitiva
dell’anziano. In questo modello si è evidenziato come durante i specifici compiti verbali di codifica e
di recupero si attivassero determinate aree della corteccia prefrontale di DX o SX. Possiamo dire
quindi che di fronte ad uno stesso compito, mentre nell’adulto giovane si attiva un’area specifica
della corteccia prefrontale, nell’anziano si attiva anche l’aria corrispondente dell’altro emisfero. IL
MODELLO HAROLD PRESUPPONE SIA UN PROCESSO DI COMPENSAZIONE E DI
RIORGANIZZAZIONE NEURALE PER SOPPERIRE AD UNA MAGGIORE DIFFICOLTA’ DEI
PROCESSI COGNITIVI DELL’ANZIANO. Gli anziani che presentano maggiore attivazione
bilaterale eseguono più velocemente i compiti di memoria di lavoro di coloro che sviluppano una
minore capacità di attivazione. La dedifferenziazione è la difficoltà per l’anziano di attivare circuiti
neurali specifici per un determinato compito.
NELL’INVECCHIAMENTO AVVENGONO MUTAMENTI STRUTTURALI E FUNZIONALI CHE
MODIFICANO L’ATTIVITA’ CELEBRALE.
3. MODELLO CRUNCH si basa sull’ipotesi che l’aumento di attivazione neurale nei soggetti anziani
sia indispensabile come fenomeno di compensazione delle funzioni cognitive.
←(IPERATTIVAZIONE). In questo modello si pensa che rispetto agli adulti giovani, gli anziani
per ottenere la stessa performance devono necessariamente ricorrere all’attività neurale.
4. IL MODELLO PASA si basa sulla correlazione tra l’attivazione delle aree della corteccia
prefrontale e la dedifferenziazione. L’ipotesi di questo tipo di modello è che la riduzione dell’attività
di tali aree sia un fenomeno dovuto dall’invecchiamento indipendentemente dal grado di difficoltà
che il soggetto si trova ad affrontare. Tale fenomeno si verifica anche in presenza di compiti che
richiedono un basso carico cognitivo.
5. MODELLO STAC è il modello più recente ed evidenzia i fattori funzionali e le caratteristiche del
cervello nell’invecchiamento. L’invecchiamento è accompagnato dalla riduzione volumetrica e di
peso di alcune aree del cervello, IN PARTICOLARE LA DIMINUZIONE DELLA MATERIA
BIANCA che comporta la riduzione della velocità di elaborazione e il peggioramento del
funzionamento della MEMORIA DI LAVORO.

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Secondo questo modello, come “fenomeno di compensazione” il cervello attiva delle strutture di supporto
chiamate SCAFFOLDING che consentono di sopperire alle conseguenze dell’invecchiamento. Tali
circuiti si attivano ogniqualvolta il cervello si trovi impegnato in nuove sfide cognitive.
Gli elementi genetici come la salute, giocano il loro ruolo in questo tipo di fenomeno chiamato
SCAFFOLDING al fine di un buon funzionamento. Le attività intellettuali sono in grado di
migliorare questo processo.

LA RISERVA COGNITIVA:
La riserva cognitiva può essere considerata, per molti versi, complementare al modello STAC. Anch’essa è
considerata come una forma di compensazione del deficit cognitivo.
La riserva cognitiva sarebbe composta da una riserva neurale e una compensazione neurale. La riserva
neurale è relazionato con le reti neurali che ogni individuo sano dispone, mentre la compensazione neurale
riguarda il grado di abilità dell’individuo di ricorrere a circuiti diversi da quelli userebbe un individuo senza
patologie per sostenere le performance.
I soggetti con scarsa riserva cognitiva ricorrono a tali reti meno specifiche che non garantiscono la buona
riuscita del compito.
La qualità e la quantità della riserva cognitiva disponibile è fondamentale non solo rispetto ai cambiamenti di
diverse aree cerebrali con l’insorgenza di patologie, ma costituisce una risorsa per affrontare i cambiamenti
dell’invecchiamento. Un alto livello di riserva cognitiva ritarda la patologia. Favorendone lo sviluppo si
diminuisce il rischio di insorgenza dell’Alzheimer.

BILINGUISMO, PLURILINGUISMO E RISERVA COGNITIVA


Il sistema nervoso è in grado di modificarsi in modo permanente sia sul piano STRUTTURALE che
FUNZIONALE.
Grazie ai cambiamenti concessi dalla PLASTICITA’ NEURONALE, è possibile imparare più lingue nel
corso della vita, anche in età avanzata.
Con il termine BILINGUISMO si definisce un individuo che ha acquisito 2 o più lingue nell’infanzia e che è
in grado di parlarle con una certa padronanza. Più della metà della popolazione è bilingue.
La globalizzazione e i fenomeni migratori fanno sì che nella popolazione mondiale aumenti sempre di più il
grado di BILINGUISMO/PLURILINGUISMO nelle nostre società.
È POSSIBILE STABILIRE DIVERSI GRADI DI BILINGUISMO: → primario, secondario, simultaneo,
consecutivo, composto e coordinato.
● PRIMARIO → ACQUISIZIONE SPONTANEA DELLA PRIMA LINGUA IN ETA’ PRESCOLARE
● SECONDARIO → APPRENDIMENTO IN UN PERIODO SUCCESSIVO IN ETA’ SCOLARE CON
APPRENDIMENTO DELLE LINGUE SECONDE.
● SIMULTANEO → CONTESTI FAMILIARI BILINGUI IN CUI LE DUE LINGUE SONO
NORMALMENTE USATE
● CONSECUTIVO → BILINGUISMO MIGLIORATO IN SEGUITO ALLA MIGRAZIONE
● COMPOSTO → DUE PAROLE (gatto e cat) FANNO PARTE DI UN UNICO SISTEMA
CONCETTUALE, tipico del bilinguismo precoce
● COORDINATO → QUANDO LE DUE PAROLE (gatto e cat) FANNO RIFERIMENTO A SISTEMI
INDIPENDENTI, fenomeno tipico di chi apprende la lingua successivamente.

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È possibile sviluppare una competenza bilingue anche in altre fasi della vita, compresa l’età adulta, anche se
in questo caso l’acquisizione richiede uno sforzo maggiore rispetto all’infanzia e all’adolescenza.
L’APPRENDIMENTO DI UNA LINGUA PRODUCE L’AUMENTO DELLA MATERIA GRIGIA.
Il bilinguismo deve essere considerato un fattore positivo. Uno studio ha dimostrato come i bambini bilingui
fossero superiori in diversi test di tipo verbale rispetto ai coetanei monolingui. I soggetti bilingui sviluppano
una maggior capacità dei sistemi di controllo attentivo e rappresenta un vantaggio per la riserva cognitiva in
età adulta.
I benefici del bilinguismo si manifestano specialmente per chi ha un minor grado di istruzione (fino ad 11
anni di istruzione), mentre è meno evidente per coloro che presentavano un grado di istruzione maggiore di
12 anni, perché quest’ultimi hanno già raggiunto i livelli massimi di riserva cognitiva e quindi gli effetti del
bilinguismo erano minori, diversamente dagli altri con un grado di istruzione minore.
Gli effetti si manifestano maggiormente per le abilità di lettura e fluenza verbale, meno evidenti invece sono
gli effetti sulla memoria, il ragionamento e la velocità di elaborazione.

PLURILINGUISMO E PLASTICITA’ NEURALE E LA MATERIA GRIGIA:


Vi sono due principali teorie rispetto alla diversa organizzazione dei circuiti neurali in L1 e L2.
1. Nel caso in cui ADULTO e ANZIANO apprendano una L2 è richiesto un notevole sforzo di alcune
aree neurali, diversamente da chi l’apprende nell’INFANZIA dove i circuiti neurali utilizzati per
l’apprendimento sono simili alla L1.
2. I circuiti neurali dipendono dal diverso grado di apprendimento di L1 e L2.
Possiamo quindi dire che il successo dell’apprendimento di una seconda lingua si fonda in parte su processi
indipendenti all’età. In parte su altri processi che sono indipendenti da tale fattore.
Alcuni studi rilevano che grazie alla PLASTICITA’ NEURALE, l’apprendimento linguistico, comporta delle
modificazioni della densità e del volume della MATERIA GRIGIA e aiuta a preservare la MATERIA
BIANCA, che consente la trasmissione dei dati nelle varie aree del cervello.
Importanti variazioni sono state osservate anche nel volume dell’IPPOCAMPO, che svolge una funzione
fondamentale nell’acquisizione del nuovo lessico.
Alcune ricerche confermano variazioni della densità della materia grigia dopo i cinque mesi di corso
linguistico intensivo o dopo l’esperienza Erasmus.
È stato dimostrato che le modificazioni corticali sono più correlate al grado di competenza raggiunto più
tosto che al fattore età. Ciò dimostra che i soggetti che possiedono un’alto livello di competenza linguistica e
un uso frequente della seconda lingua, attivano le stesse aree per la L1 e la L2, indipendentemente dal
periodo in cui la lingua è stata appresa, diversamente da chi possiede una scarsa competenza linguistica della
L2.
Si evince che oltre al fattore età, l’apprendimento linguistico è riconducibile anche al tempo di esposizione
alla lingua straniera e al livello di competenza raggiunto.
I circuiti neurali predisposti al linguaggio sembrano essere meno sensibili ai danni dell’invecchiamento.

PLASTICITA’ NEURALE, APPRENDIMENTO LINGISTICO E LA MATERIA BIANCA:


La materia bianca ha il compito di controllare e facilitare la trasmissione dell’informazione tra diverse aree
neurali fra loro interconnesse. La plasticità del cervello, come per la materia grigia, implica variazioni anche
nella materia bianca in relazione all’apprendimento linguistico.

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I risultati degli studi mettono in evidenza che il cervello dei soggetti bilingui, rispetto ai monolingui, presenta
una maggiore connessione attraverso una maggiore densità della materia bianca di alcune reti neurali.
La plasticità neuronale, in relazione all’acquisizione precoce di più di una lingua, coinvolge anche la densità
della materia bianca.
L’incremento della materia bianca nei bilingui consecutivi rispetto ai monolingui avviene in età adulta, dopo
molti anni di uso delle lingue.
Da un lato si confermano i vantaggi del bilinguismo per la RISERVA COGNITIVA, dall’altro si osserva che
l’apprendimento linguistico favorisce la conservazione della MATERIA BIANCA.
Il bilinguismo e l’apprendimento delle lingue in età precoce, producono dei cambiamenti nella MATERIA
BIANCA i cui benefici sono preservati in età adulta.
La PLASTICITA’ CEREBRALE in funzione dell’apprendimento linguistico sembra protrarsi nell’arco della
vita e non solo nell’infanzia.

Capitolo 13

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Insegnare le lingue a studenti anziani

Nella vecchiaia decadono le funzioni dell’organismo poco esercitate mentre persistono e possono migliorare
quelle più utilizzate, così come si tende a preservare meccanismi di compensazione e riorganizzazione
celebrale.
La SCAFFOLDING THEORY OF COGNITIVE AGING (STAC) già citato nel capitolo precedente, fornisce
una visione dei cambiamenti cognitivi e celebrali dell’invecchiamento.
La competenza comunicativa di una lingua straniera di uno studente anziano è raggiungibile attraverso
l’azione dello SCAFFOLDING COGNITIVO – EMOZIONALE che sfrutta sia le risorse di riserva e di
compensazione interne che le risorse esterne, provenienti dall’ambiente nel quale l’anziano ha interagito nel
corso della sua vita.
Il modello dello SCAFFOLDING COGNITIVO – EMOZIONALE agisce nell’apprendimento che si basa su:
- Capacità interne dell’individuo anziano, affinché possa trovare delle strategie per l’apprendimento
- Considera gli aspetti cognitivi e le emozioni dell’anziano che influenzano l’acquisizione linguistica,
proprio perché il rapporto tra sistema sensoriale e aspetti cognitivi diviene sempre più stretto con
l’avanzare dell’età. Questo legame tra queste due componenti importanti diviene sempre più
importante perché ne permette l’elaborazione e la codifica delle informazioni.
Alla luce del modello SCAFFOLDING COGNITIVO – EMOZIONALE diviene centrale sfruttare le strategie
compensative che l’anziano con ridotte capacità sensoriali è in grado di attuare e le risorse che di norma non
vengono intaccate dall’età.
L’ambiente formativo è l’ente che eroga il corso ed è lo spazio che influisce sulle performance dei discenti
proprio perché deve rispondere alle loro esigenze, tenendo anche in conto i deficit sensoriali degli anziani.
Aspetti sensoriali: Riguardo la vista ci sono delle strategie per rimediare il deficit nel discente anziano,
come ad esempio rendere luminoso l’ambiente o anticipare l’argomento del testo che verrà trattato. Ci sono
in oltre aspetti della capacità visiva che non vengono intaccati dall’età, come ad esempio la percezione della
grandezza e della profondità o l’interpretazione delle espressioni facciali.
Le emozioni: Con l’avanzare dell’età cambia la percezione del tempo: la prospettiva diviene sempre più
limitata e l’anziano è orientato sul presente più tosto che sul futuro, in quanto percepisce quest’ultimo come
limitato ed incerto. Questa percezione temporale influenza la natura degli obiettivi che la persona si
prefigge di perseguire e la qualità dei suoi stati emotivi.
Gli anziani utilizzano le proprie emozioni selettivamente e dal punto di vista relazionale l’anziano tende a
selezionare i rapporti con gli altri mantenendo l’interazione con poche persone ben conosciute e a dare un
profondo valore alle relazioni. Dal punto di vista emotivo tende ad apprezzare e ad ottimizzare gli aspetti
positivi della vita e ad allontanare quelli negativi.
La relazione dell’insegnante in una classe di lingue con discenti anziani diviene molto importante, proprio
perché l’anziano è in grado di costruire un legame molto forte con l’insegnante, e questo diviene uno
strumento chiamato PATTO FORMATIVO che è basato sulla condivisione e sulla comunicazione, può
aiutare nella pianificazione e dei percorsi d’apprendimento e il raggiungimento degli obiettivi. Così facendo,
si aumenta l’autonomia e le potenzialità della MEMORIA PROSPETTICA degli anziani.
La relazione con i compagni di classe è un fattore che diventa altrettanto importante. Tendenzialmente si
formano classi con discenti coetanei per favorire l’integrazione, evitando classi miste con i giovani che
predispongono di diverse esigenze. Una soluzione quindi sarebbe creare corsi di lingua specifici per anziani.
Questo potrebbe far sentire i discenti a loro agio, aiutandoli dal punto di vista psicologico ed emotivo al fine
di un proficuo apprendimento.

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L’età senile è molto proficua dal punto di vista della CREATIVITA’, non è un caso che illustre personalità
nel mondo dell’arte come Picasso, Manzoni ecc. hanno prodotto grandiose opere d’arte in età avanzata. La
creatività e la saggezza sono legate tra loro e caratterizzano l’invecchiamento di successo.
Il legame tra CREATIVITA’, SAGGEZZA e APPRENDIMENTO DELLE LINGUE STRANIERE è
duplice: da una parte è possibile sfruttare le capacità creative della terza età, dall’altra questo tipo di
apprendimento, ricuce il declino cognitivo con l’avanzare dell’età.

UN CRUCCIOLO PER ANZIANI:


Progettare un percorso didattico per insegnare le lingue straniere ad una classe di studenti anziani significa
definire IL CRUCCIOLO, inteso come strumento che permette di insegnare la lingua straniera. Indica gli
obiettivi e i contenuti del corso applicabili generalmente ad un corso di lingua straniera per adulti, tenendo in
considerazione le azioni di compensazione.
La prima caratteristica che debba avere un curricolo di lingue straniere per studenti anziani è l’inclusività
ovvero la capacità che permette di includere i senior esclusi dai percorsi formativi di lingue, a questo modo,
proponendo loro un crucciolo che risponda alle loro esigenze, soprattutto ricorrendo alla gratuità (così come
è stato accennato precedentemente), per permettere all’anziano di avvicinarsi all’attività per il piacere di
apprendere.
Un crucciolo ben organizzato punta ad utilizzare gli strumenti che ognuno possiede e può sviluppare.
Tra gli OBIETTIVI DIDATTICI da parte dei senior, troviamo la forte volontà di voler raggiungere un’ottima
competenza linguistica.
Al fine di un buon apprendimento sono state disposte diverse STRATEGIE che regolano e supportano
l’apprendimento. Esse riguardano le STRATEGIE COGNITIVE, METACOGNITIVE, DI
COMUNICAZIONE E SOCIO-AFFETTIVE.
Esistono anche le STRATEGIE DIRETTE che sono le STRATEGIE COMPENSATIVE, LE STRATEGIE DI
MEMORIA e LE STRATEGIE COGNITIVE.
LE STRATEGIE APPENA CITATE SONO ELEMENTI ESSENZIALI PER RAGGIUNGERE ALTI LIVELLI
DI COMPETENZA DELLA LINGUA STRANIERA.

CONTENUTI E SILLABO:
Con il sillabo si intendono gli argomenti, i contenuti e le strutture linguistiche e comunicative proposti in un
corso di lingua e la loro sequenza di presentazione.
Nella programmazione del sillabo i contenuti assumono un ruolo centrale, divenendo il fulcro del progetto.
Il sillabo viene costruito da una parte sulla base dell’analisi dei bisogni comunicativi dei discenti, dall’altra
in base a ciò che si intende presentare in classe che servirà agli studenti per risolvere ai loro bisogni.

La scelta di un nuovo corso di lingue da frequentare viene fatta dall’anziano in base agli argomenti proposti
che ai discenti devono essere familiari e che devono avere importanza per egli stesso.

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la scelta del materiale didattico in un corso di lingua straniera è legata alla scelta degli obiettivi e dei
contenuti. Va presa in considerazione l’idea che, trattandosi di un pubblico anziano, non sono forniti molti
libri dedicati a questo tipo di età e allo studio degli studenti di lingue anziani, pertanto le fonti multimediali
diventano molto d’aiuto per l’insegnante, con l’intento di andare incontro agli interessi dei studenti,
rievocando ricordi della loro giovinezza per rendere più interessante l’argomento.
Qualsiasi tipo di apprendimento può essere rallentato da variabili individuali come ad esempio le emozioni
e la motivazione che va sostenuta e porta alla soddisfazione dell’attività che si sta facendo.
Per lo studente di lingue anziano assumono grande rilevanza le MOTIVAZIONI DI TIPO INTRINSECO,
legate al contesto sociale in cui vivono al fine di produrre interesse, curiosità e piacere di poter parlare quella
determinata lingua e ottenere integrazione nella società.
La motivazione è considerata anche come una strategia di compensazione di fronte ad eventuali
difficoltà di apprendimento. Un modo per mantenere alta la motivazione è far sentire attivi e coinvolti
nell’attività i discenti anziani.

ESPERIENZA, ATTEGGIAMENTI, ATTRIBUZIONI E AUTOEFFICACIA:


Gli atteggiamenti circa l’apprendimento, sono fortemente collegati con la motivazione e possono essere
favorevoli o sfavorevoli per l’individuo.
Le attribuzioni sono i modi che le persone usano abitualmente per analizzare i propri successi o insuccessi e
sono collegati alla fiducia in se stessi e all’autostima.
Il senso di autoefficacia è legato ai singoli eventi e non alla personalità del soggetto. Diviene importante nei
contesti formativi e può essere modificato nel tempo grazie all’azione dell’insegnante.
Le caratteristiche legate ad atteggiamenti, attribuzioni e autoefficacia negli anziani si possono trasformare in
profezie negative che si autoavverano. Tal volta accade che l’anziano si senta incapace e per questo è indotto
alla demotivazione e al non riuscire ad utilizzare le strategie efficaci di memoria.

La maggior parte dei studenti senior ha avuto nel corso della sua vita esperienze di apprendimento linguistico
e ha sviluppato su di esso convinzioni e comportamenti.

LA LINGUA DELL’INSEGNANTE:
Molto spesso gli insegnanti della classe di lingue per anziani, ricorrono ad una tipologia di linguaggio
comunicativo chiamato ELDERSPEAK, da cui ne derivano pure FOREIGNER TALK e TEACHER TALK.
L’ELDERSPEAK riguarda la comunicazione tra una persona più giovane e un anziano ritenuto tal volta per
pregiudizio, giudicando il discente limitato nelle capacità di comprensione del messaggio. Questo può
causare demotivazione nel discente.
La comunicazione tra discente e insegnante diviene molto fondamentale sotto questo punto di vista, perciò
nel contesto di apprendimento delle Lingue straniere possiamo trovare nel parlato dell’insegnante una
semplificazione (FOREIGNER TALK e TEACHER TALK) affinché il messaggio sia compreso da tutti e che
la sua lingua sia modello per l’intera classe di lingue.
Per gli studenti anziani di lingue straniere l’input intesto come messaggio uditivo comprensibile, diviene
un’ottima strategia di compensazione.

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Come input importante visto come fenomeno di compensazione, è l’uso della lingua madre durante la
spiegazione affinché il messaggio sia certamente compreso da tutti. In base a quanto detto, l’insegnante
dovrebbe valutare quando usare la lingua madre e quando utilizzare la lingua straniera.

Il METODO AUTOBIOGRAFICO:
Per metodo narrativo si intende lo sfruttare a scopi conoscitivi la narrazione dell’individuo per far sì che entri
in confidenza con l’ambiente e possa produrre lingua a questa maniera.
Uno studioso schematizza gli effetti delle pratiche narrative nei contesti di formazione in : EFFETTO DI
ETEROSTIMA, quando il narratore si sente riconosciuto nella relazione di chi lo ascolta, EFFETTO DI
AUTOSTIMA quando dimostra di saper usare gli strumenti comunicativi per esprimersi ed infine
l’EFFETTO DI ESOSTIMA quando il narratore è in grado di arricchire con altri linguaggi il suo racconto.
La narrazione è uno degli strumenti per l’educazione interculturale in quanto permette di incontrare lingue,
culture e identità nuove. La pedagogia interculturale fondata sulla narrazione è collegata con l’educazione
linguistica ed hanno un ruolo importante nella terza età perché forniscono il senso di integrazione che gli
anziani cercano.
L’uso del metodo narrativo è diffuso nell’insegnamento linguistico ed è un’attività che può motivare lo
studente.

ASPETTI LETTERARI E CULTURALI:


Le lingue straniere possono dare un ulteriore valore se il loro studio non è limitato agli aspetti semplicemente
strumentali dello sviluppo delle competenze comunicative.
Le Lingue e le Letterature sono settori privilegiati per valorizzare e sviluppare i punti di forza nell’anziano,
per indurlo ad acquisire strumenti e competenze culturali e interculturali, dai quali gli anziani stessi possono
trarre motivazione per lo studio e averne anche una visione critica.
L’accostamento dell’apprendimento a testi letterari porta alla scoperta di diverse forme espressive,
stimolando la creatività dell’anziano. I testi letterari di tipo narrativo divengono strumenti di
SCAFFOLDING proprio perché nel testo letterario sono presenti STRUTTURE COGNITIVE che il lettore
anziano sviluppa attraverso la lettura e l’interpretazione.

Nell’apprendimento rientrano altri tipi di educazione che possono essere considerati “informali” oltre allo
studio della lingua in classe attraverso il materiale didattico, è possibile apprendere anche leggendo libri e
giornali, vedere programmi televisivi e film in lingua straniera. Questo metodo diviene un punto centrale per
la glottogeragogia.
Si è monitorato l’apprendimento e le varie metodologie di un gruppo di studenti anziani inglesi, i quali sono
frequentanti di un centro lingue self-access in una città giapponese dove ricevono supporto didattico
autodirigendosi e sviluppando competenze metacognitive.

CONCLUSIONI:

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L’apprendimento è un fattore che riguarda tutte le età della vita. Apprendere le lingue straniere in età
avanzata da un lato è possibile, dall’altro è auspicabile per i motivi che sono stati trattati nel nostro studio.
L’apprendimento linguistico inoltre, sembra essere uno dei fattori che concorrono ad accrescere la riserva
cognitiva in età avanzata.
L’obiettivo di questo studio è quello di mostrare che attraverso il modello di SCAFFOLDING esistono
fenomeni di compensazione nell’anziano che permettono la buona riuscita dell’apprendimento linguistico.

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