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La Teoria esogena e endogena della moneta

Secondo la Scuola di Vienna (Hayek e Mises) la moneta sarebbe un fattore


esogeno al sistema economico la cui quantità eccessiva (per colpa dello
Stato sociale, della spesa pubblica e degli aumenti salariali) comporterebbe
inflazione, aumento dei prezzi, calo della fiducia nel valore del denaro con
conseguente depressione degli investimenti ed aumento della
disoccupazione (3). Ergo per far riprendere l’economia si deve tagliare la
spesa pubblica, ridurre o eliminare il Welfare, contenere la spinta salariale.
In una parola bisogna praticare politiche di “austerity”. E’, questo, il
programma tipico del liberismo, vecchio e nuovo (monetarismo).Alla
radice delle analisi della Scuola di Vienna c’è la cosiddetta “Teoria
quantitativa della moneta”, detta anche Teoria della moneta esogena.
Secondo tale teoria i prezzi aumentano o diminuiscono seguendo
l’andamento dell’aumento o della diminuzione della massa monetaria in
circolazione sicché la causa principale dell’inflazione è l’eccesso di offerta
monetaria da parte innanzitutto della Banca Centrale e delle banche
ordinarie.

Anche Keynes, nel formulare il suo pensiero, accettò come presupposto la


Teoria quantitativa della moneta, benché in una prospettiva per la quale gli
effetti inflazionistici, dello stampare moneta per gli investimenti pubblici
diretti a sostenere la domanda aggregata, si registrerebbero solo alla lunga
distanza, solo a pieno impiego. Sulla base di ciò gli autori postkeynesiani e
neokeynesiani hanno elaborato un modello diverso dalla Teoria
quantitativa della moneta. Si tratta della cosiddetta “Teoria endogena della
moneta”. Secondo questa prospettiva l’offerta di moneta bancaria dipende
dalla domanda di moneta delle imprese e delle famiglie. E’ una
applicazione del principio per il quale la domanda crea l’offerta, cioè a
fronte della domanda di moneta sono le banche a soddisfare la domanda.
Ciò che permette di soddisfare la domanda è il potere delle banche di
creare moneta bancaria dal nulla. Quando una impresa chiede un prestito
la banca emette un “pagherò” ben prima di aver raccolto, in termini di
depositi (risparmi) o di moneta accreditata dalla Banca Centrale (riserva
legale), l’equivalente monetario ossia la copertura reale del prestito
concesso. L’impresa userà il prestito, ottenuto sotto forma di promessa di
pagamento, investendolo nella produzione e quindi ricavandone un
profitto con il quale, in parte, andrà a saldare il prestito coprendo, in tal
modo, ossia in un momento successivo a quello di concessione del prestito,
il relativo deposito bancario.

La Banca Centrale, secondo gli “endogenisti”, può controllare la creazione


di moneta bancaria non tanto attraverso l’obbligo della riserva legale,
aumentando o diminuendo la misura di tale riserva, quanto piuttosto
attraverso il tasso di interesse con cui essa sconta il denaro alle banche,
perché in tal modo aumentando o diminuendo tale tasso di sconto
influenza anche il tasso di interesse con cui le banche offrono denaro alle
imprese e quindi influenza, alla fine, la domanda di moneta.

Corollario di tale teoria è quello per il quale l’inflazione non dipende dalla
quantità della massa monetaria perché dipende dalla domanda che ne crea
l’offerta. L’inflazione, per detto modello, deriva essenzialmente
dall’aumento dei costi di produzione (inflazione da costi), quindi da un
aumento del costo di materie prime o di energia, talvolta dei salari, ma non
dalla quantità della massa monetaria, di base e/o bancaria, in circolazione. 

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