Sei sulla pagina 1di 5

il problema dell’essere deve ispirare il nostro Esserci.

(NOTA PRELIMINARE
ALLA 7a EDIZIONE)

Questo ente, che noi stessi sempre siamo e che fra l’altro ha quella possibilità
d’essere che consiste nel porre il problema, lo designiamo col termine Esserci
[Dasein]. Par. 2

La posizione esplicita e trasparente del problema del senso dell’essere


richiede una adeguata esposizione preliminare di un ente (l’Esserci) nei
riguardi del suo essere. Par. 2

Questo colpo d’occhio direttivo sull’essere nasce da quella comprensione


media dell’essere in cui già da sempre ci muoviamo e che, alla fine, appartiene
alla costituzione essenziale dell’Esserci. Par. 2

l’ente che ha il carattere dell’Esserci ha un rapporto col problema dell’essere


stesso, Par. 2

si è annunciato qualcosa come un primato dell’Esserci. Par. 2

L’Esserci è inoltre distinto dagli altri enti. Par. 4

L’Esserci non è soltanto un ente che si presenta fra altri enti. Onticamente,
esso è caratterizzato piuttosto dal fatto che, per questo ente, nel suo essere,
ne va di questo essere stesso. La costituzione d’essere dell’Esserci implica
allora che l’Esserci, nel suo essere, abbia una relazione d’essere col proprio
essere. Par. 4

l’Esserci, in qualche modo e più o meno esplicitamente, si comprende nel suo


essere. Par. 4

La comprensione dell’essere è essa stessa una determinazione d’essere


dell’Esserci. La peculiarità ontica dell’Esserci sta nel suo esser-ontologico.
Par. 4

se riserviamo il termine ontologia alla ricerca teoretica esplicita concernente


l’essere dell’ente, allora l’esser-ontologico dell’Esserci dovrà esser detto pre-
ontologico. Par. 4

L’essere stesso verso cui l’Esserci può comportarsi in un modo o nell’altro e


verso cui sempre in qualche modo si comporta, noi lo chiamiamo esistenza.
Par. 4

è stato scelto il termine Esserci, quale pura espressione d’essere, per


designare questo ente. Par. 4

L’Esserci comprende sempre se stesso in base alla sua esistenza, cioè in base
a una possibilità che ha di essere o non essere se stesso. Queste possibilità
l’Esserci o le ha scelte da sé o è incappato in esse o è cresciuto già da sempre
in esse. L’esistenza è decisa, nel senso del possesso o dello smarrimento,
esclusivamente da ogni singolo Esserci. Par. 4
Il problema dell’esistenza è un «affare» ontico dell’Esserci. Par. 4

Il compito di un’analitica esistenziale dell’Esserci è predelineato, quanto alla


sua possibilità e alla sua necessità, nella costituzione ontica dell’Esserci. Par. 4

l’ontologia fondamentale, da cui soltanto tutte le altre possono scaturire, deve


esser cercata nell’analitica esistenziale dell’Esserci. Par. 4

l’analitica esistenziale, da parte sua, ha in ultima analisi radici esistentive,


cioè ontiche. Par. 4

L’interpretazione esistentiva può esigere una analitica esistenziale qualora la


conoscenza filosofica sia stata intesa nella sua possibilità e nella sua necessità.
Par. 5

L’analitica esistenziale, nel suo momento preparatorio, richiede, per il suo


particolare carattere, un’esposizione preliminare e una delimitazione rigorosa
rispetto a ricerche apparentemente parallele ad essa. PRIMA SEZIONE
L’ANALISI FONDAMENTALE DELL’ESSERCI NEL SUO MOMENTO
PREPARATORIO)

come l’analitica esistenziale dell’Esserci implichi anche un compito la cui


urgenza è a malapena inferiore a quella del problema dell’essere stesso: lo
scoprimento dello a priori che rende possibile la discussione filosofica del
seguente problema: «Che cos’è l’uomo?» L’analitica esistenziale dell’Esserci
precede ogni psicologia, ogni antropologia, e soprattutto ogni biologia. Par. 9

Le delimitazioni dell’analitica esistenziale rispetto all’antropologia, alla


psicologia e alla biologia non vanno oltre la questione fondamentalmente
ontologica. In sede «epistemologica» queste delimitazioni risultano
necessariamente insufficienti, non foss’altro perché la struttura scientifica di
queste discipline (non però la «scientificità» di coloro che ne promuovono il
progresso) oggi si è fatta sempre più problematica e abbisogna di nuovi
impulsi che debbono scaturire dalla problematica ontologica. Par. 10

In sede storiografica l’intento dell’analitica esistenziale può essere chiarito


così: Cartesio, a cui si attribuisce con la scoperta del cogito sum l’avvio della
problematica filosofica moderna, indagò entro certi limiti il cogitare dell’ego.
Per contro lasciò del tutto indiscusso il sum, benché lo presenti come non
meno originario del cogito. Par. 10

Per facile che sia la distinzione formale della problematica ontologica dalla
ricerca ontica, l’esecuzione e soprattutto l’impostazione dell’analitica
esistenziale dell’Esserci non sono prive di difficoltà. Nel suo compito è
presente un’aspirazione che tormenta da lungo tempo la filosofia, ma che
finora è rimasta insoddisfatta: l’elaborazione dell’idea di un «concetto
naturale del mondo». Par. 11

Nel presente quadro di un’analitica esistenziale dell’Esserci effettivo sorge il


problema se il suddetto modo di darsi dell’io dischiuda l’Esserci nella sua
quotidianità, ammesso che lo dischiuda. È davvero evidente a priori che
l’accesso all’Esserci debba essere una riflessione puramente percettiva sull’io
degli atti? E se questo modo di «darsi a se stesso» dell’Esserci fosse uno
sviamento dell’analitica esistenziale radicato nello stesso essere dell’Esserci?
Par. 25

E se l’analitica esistenziale, fondandosi sulla detta datità dell’io, cadesse in


certo modo in una trappola tesagli dall’Esserci e dalla sua autointerpretazione
abituale? Par. 25

Nel suo stadio preparatorio, l’analitica esistenziale dell’Esserci ha come suo


tema conduttore la costituzione fondamentale di questo ente, l’essere-nel-
mondo. Par. 28

L’Esserci è un ente che, comprendendosi nel suo essere, si rapporta a questo


essere. Con ciò è indicato il concetto formale di esistenza. L’Esserci è inoltre
l’ente che io stesso sempre sono. L’esser-sempre-mio appartiene all’Esserci
esistente come condizione della possibilità dell’autenticità e dell’inautenticità.
L’Esserci esiste sempre in uno di questi modi o nell’indifferenza modale
rispetto a essi. Ma queste determinazioni d’essere dell’Esserci debbono ora
essere viste e intese a priori sul fondamento di quella costituzione d’essere
che noi indichiamo col nome di essere-nel-mondo. Par. 12

L’espressione composita «essere-nel-mondo» rivela, già nel suo conio, che ci si


riferisce a un fenomeno unitario. Par. 12

L’essere-nel-mondo è certamente una costituzione dell’Esserci necessaria a


priori, ma è tutt’altro che sufficiente a determinarne esaurientemente l’essere.
Par. 12

Di primo acchito completiamo l’espressione con: in-essere «nel mondo», e


tendiamo a comprendere siffatto in-essere come un «esser dentro…». Par. 12

L’in-essere è perciò l’espressione formale ed esistenziale dell’essere


dell’Esserci che ha la costituzione essenziale dell’essere-nel-mondo. Par. 12

Il concetto di effettività implica: l’essere-nel-mondo di un ente


«intramondano» tale da poter comprendersi come legato, nel suo «destino»,
all’essere dell’ente che incontra all’interno del proprio mondo. Par. 12

anche l’Esserci ha un suo proprio «essere nello spazio», che è però possibile
solo sul fondamento dell’essere-nel-mondo in generale. Par. 12

Solo la comprensione dell’essere-nel-mondo come struttura essenziale


dell’Esserci rende possibile la comprensione della spazialità esistenziale
dell’Esserci. Par. 12

Questa comprensione ci garantisce dalla cecità e dalla negazione preventiva


nei riguardi della struttura dell’essere-nel-mondo, negazione che è motivata
non ontologicamente ma «metafisicamente» con l’ingenua convinzione che
l’uomo sia innanzi tutto una cosa spirituale, la quale successivamente è posta
«in» uno spazio. Par. 12

L’essere-nel-mondo proprio dell’Esserci, in conseguenza della sua effettività, si


è già sempre distratto o addirittura disperso nelle varie maniere dell’in-essere.
Par. 12

«Prendersi cura» significa qui qualcosa come temere. In contrapposizione a


questi significati prescientifici e ontici, l’espressione «prendersi cura» è usata,
nelle presenti indagini, come termine ontologico (esistenziale) indicante
l’essere di un possibile essere-nel-mondo. Par. 12

l’essere dell’Esserci dev’essere reso visibile come Cura. Questo termine è, a


sua volta, da assumersi come concetto strutturale ontologico (cfr. il capitolo VI
di questa sezione). Esso non ha nulla a che fare con la «tribolazione», la
«tristezza», le «preoccupazioni» della vita, quali si trovano onticamente in
ogni Esserci. Al contrario, queste cose sono onticamente possibili, come del
resto la «serenità» e la «gaiezza», proprio perché l’Esserci, ontologicamente
inteso, è Cura. Poiché all’Esserci appartiene, in linea essenziale, l’essere-nel-
mondo, il suo essere in rapporto al mondo è essenzialmente prendersi cura.
Par. 12

Si tratta ora di riprendere l’interpretazione del fenomeno dell’in-essere


tenendo presenti i risultati delle analisi particolareggiate intorno al mondo e
al Chi. Questo esame più approfondito dell’in-essere non ha solo lo scopo di
una rinnovata e più sicura ispezione fenomenologica della totalità delle
strutture dell’essere-nel-mondo, ma anche quello di aprire la via per cogliere
l’essere originario dell’Esserci stesso, la Cura. Par. 28

Nell’acquietamento la Cura si mette nella visione ambientale preveggente


divenuta libera. La scoperta del mondo delle opere da parte della visione
ambientale preveggente ha il carattere ontologico del dis-allontanamento. La
visione ambientale preveggente, divenuta libera, non ha più alcun utilizzabile
del cui avvicinamento possa prendersi cura. Ma poichè il dis-allontanamento
fa parte della sua essenza, essa si crea nuove possibilità di dis-
allontanamento, tendendo a distaccarsi dall’utilizzabile più vicino per dirigersi
verso il mondo lontano ed estraneo. La Cura diventa il prendersi cura delle
possibilità di vedere il «mondo» nel suo semplice apparire, nel suo aspetto,
soffermandovisi e permanendovi. L’Esserci cerca ciò che è lontano unicamente
per portarselo vicino nel suo aspetto. L’Esserci è interessato solo all’aspetto
del mondo; in questo modo di essere egli tende a liberarsi da se stesso quale
essere-nel-mondo, a liberarsi dall’essere presso l’utilizzabile quotidiano più
vicino. Par. 36

l’essere del Ci. Il suo tema era la costituzione ontologica dell’apertura


essenziale dell’Esserci. L’essere di quest’ultima è costituito dalla situazione
emotiva, dalla comprensione e dal discorso. Il modo di essere quotidiano
dell’apertura è caratterizzato dalla chiacchiera, dalla curiosità e dall’equivoco.
Questi tre fenomeni rivelano, da parte loro, la natura di moto della deiezione e
ne pongono in luce i caratteri essenziali: la tentazione, la tranquillizzazione,
l’estraniazione e l’autoimprigionamento. Con questa analisi è stato chiarito
l’insieme della costituzione esistenziale dell’Esserci nei suoi tratti essenziali
ed è stato determinato il terreno fenomenico per l’interpretazione
«complessiva» dell’essere dell’Esserci in quanto Cura. Par. 38

[Il termine situazione («stato», «essere in un certo stato») importa anche un


significato spaziale. Non è nostra intenzione tentare di eliminare questo
significato dal concetto esistenziale. Esso è infatti implicito anche nel «Ci»
dell’Esserci. Par. 60]

[L’apertura completa del Ci dell’Esserci, costituita dalla comprensione, dalla


situazione emotiva e dalla deiezione, trova la sua articolazione nel discorso.
Perciò il discorso non si temporalizza primariamente in una determinata
estasi. Tuttavia, poiché di fatto il discorso si esprime per lo più nel linguaggio
e, innanzi tutto, prende la forma di un parlare del «mondo-ambiente»
prendendosene così cura, la presentazione ha una funzione costitutiva
privilegiata. Par. 67 c]

La parte B (l’essere quotidiano del Ci e la deiezione dell’Esserci) prende in


esame la chiacchiera (§ 35), la curiosità (§ 36) e l’equivoco (§ 37), quali
modalità esistenziali dell’essere quotidiano del Ci, considerandoli in
corrispondenza ai fenomeni costitutivi del discorso e della visione che ha
luogo nella comprensione, e in conformità all’interpretazione (spiegazione)
che le è propria. In questi fenomeni si fa chiaro un modo fondamentale
dell’essere del Ci che interpretiamo come deiezione; questa forma di «caduta»
rivela un «movimento» che è esistenzialmente proprio dell’Esserci (§ 38). Par.
28

Chiacchiera, curiosità ed equivoco caratterizzano il modo in cui l’Esserci è


quotidianamente il suo «Ci», cioè l’apertura dell’essere-nel-mondo. Questi
caratteri, in quanto esistenziali, non sono determinazioni semplicemente-
presenti nell’Esserci, ma contribuiscono a costituirne l’essere. In essi e nella
loro connessione ontologica si rivela un modo fondamentale dell’essere della
quotidianità che noi chiamiamo la deiezione dell’Esserci. Par. 38

Lo stato di deiezione presso il «mondo» significa l’immedesimazione


nell’essere-assieme dominato dalla chiacchiera, dalla curiosità e dall’equivoco.
Par. 38