Sei sulla pagina 1di 6

InStoria - Così parlò Zarathustra… 05/05/18, 11(53

. [ISSN 1974-028X]
.
FILOSOFIA, RELIGIONE

. N. 17 - Maggio 2009 (XLVIII)


.
COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA…
LA FINE DEI TEMPI NELL’OTTICA MAZDEISTA
. di Lawrence M.F. Sudbury

A differenza di quanto molti ritengono, la grande divaricazione tra Induismo e GBE EDITA E PUBBLICA:
Zoroastrismo o, più correttamente, Mazdeismo, non si gioca sul piano del passaggio dal
. .

- Archeologia e Storia
politeismo al monoteismo (dal momento che, come risulta da un’analisi più approfondita .

- Architettura
del Mazdismo, entrambe sono piuttosto religioni enoteistiche) quanto sul piano della .

- Edizioni d’Arte
concezione escatologica e della sua correlazione tra essa e una visione del tempo che, .

da ciclico, si trasforma per la prima volta in lineare. - Libri fotografici


.

- Poesia
.

Per rendersi conto di ciò è necessario dare una pur rapida scorsa agli elementi basilari di - Ristampe Anastatiche
.
.
questa fede antichissima ma, con i suoi 100.000 fedeli “Parsi” in India e i suoi circa - Saggi inediti
30.000 fedeli “Darihan” in Iran, ormai sempre più vicina all’estinzione dopo l’avvento
.
.

dell’Islam che l’ha sostitutita come “religione di stato” nelle aree persiane. .
.

Il primo concetto di cui tener conto è che, in origine, intorno al 1500 a.C., gli Ariani, di
origine indoeuropee, erano divisi nei due sottogruppi degli Indiani e degli Irani,
caratterizzati da una lingua comune e da una medesima religione, di ceppo induista.
MPORANEA
Dopo il 1300 a.C., comunque, i due gruppi, per ragioni di politica migratoria e di
separazione geografica, iniziarono a delinearsi come nettamente separati e a sviluppare,
a partire da un substrato comune, sistemi religiosi divaricati, con gli Indiani che diedero
.

.
vita ad una concezione più ascetico-filosofica del divino e gli Irani che, invece,
abbracciarono una concezione molto più pragmatica, legata al destino dell’uomo come
singolo e non più visto, come nell’Induismo, come “grannello di sabbia” nell’eterno ciclo InStoria.it
del divenire, lasciando, conseguentemente, grande spazio alle ispirazioni profetiche.

cerca
Sostanzialmente, nel suo insistere sulla centralità della persona umana in
by FreeFind
contrapposizione alla tradizione vedica, questo sviluppo ha molti punti in comune con il
buddhismo, nato in India nello stesso periodo, ma mentre il buddhismo è espressione
del popolo, lo sviluppo ariano-iranico è manifestazione della classe aristocratica ed è
probabilmente per questo che il primo ebbe maggior diffusione del secondo.

È, comunque, su questo substrato che si sviluppa la predicazione di Zarathustra, del


quale, al di là della successiva mitologizzazione della sua figura (che dai fedeli è posta
intorno all’8000 a.C, a lungo è stata ritenuta collocabile intorno al 600 a.C. e oggi, in
base a studi linguistico-filologici sui suoi testi, viene quasi universalmente considerata
databile all’incirca verso il 1200 a.C.), sappiamo davvero pochissimo.

Secondo le leggende, Zarathustra era di stirpe reale e si racconta che quando nacque
(ridendo), la terrà tremò, i ruscelli cantarono e i malvagi tentarono di ucciderlo.
Adolescente si ritirò in meditazione nel deserto, dove i Deva lo tentarono
promettendogli potere e ricchezza. Egli rifiutò dicendo: “No, io non rinnegherò la buona
religione degli adoratori di Mazda, no, anche se vita, membra ed anima dovessero
disgregarsi”.

Dopo questo evento il Dio buono gli apparve e Zarathustra incominciò a predicare la
nuova religione. Il suo cammino si fece molto difficile e il suo predicare alimentò
incomprensioni e disappunto, finché nella Battriana il Re Visthaspa lo ascoltò, lo prese
sotto la sua protezione e si convertì al suo insegnamento, con la popolazione locale,
continuamente esposta al pericolo delle invasioni nomadi, che si mostrò ben disposta ad
accettare una nuova religione basata sulla salvezza.

Al di là delle costruzioni posteriori, sembra indubitabile la storicità della sua figura,


sebbene gli studiosi siano notevolmente discordi sia sul luogo della sua nascita (da
alcuni posta tra Afghanistan e Turkmenistan, da altri in Azebaijan), sia sulla sua
condizione sociale (secondo alcuni si trattava, dal persiano “Zaotar”, di un sacerdote,
secondo altri, dal turkmeno “zartosht”, “ricco di cammelli”, di un carovaniere
benestante).

http://www.instoria.it/home/mazdeismo_zarathustra.htm Pagina 1 di 6
InStoria - Così parlò Zarathustra… 05/05/18, 11(53

Se, però, anche alcuni degli elementi narrati sulla sua vita avessero un fondo di verità
storica (ad esempio, non esiste ragione di ritenere leggendario che Zoroastro avrebbe
avuto la rivelazione a trent’anni e avrebbe convertito il suo primo discepolo a
quarant’anni), la successiva tradizione religiosa rivestì Zarathustra di caratteri
sovrumani fino a dar vita a una vera e propria leggenda ricca di elementi mitici e
miracolistici, cosicché egli divenne l’uomo perfetto con cui ha inizio l’ultimo ciclo
trimillenario della storia del cosmo, scandita in quattro cicli di tremila anni,
caratterizzato dall’avvento della “buona religione”.

In ogni caso, chiunque egli fosse, Zoroastro (come venne conosciuto in occidente dalla
grecizzazione del suo nome) fu l’autore di una delle più grandi rivoluzioni religiose della
storia e il fondatore consapevole di una fede dualistica basata su un’elaborazione
filosofica del problema del male che, oggettivamente, è ancora oggi un vero e proprio
monumento alla dignità umana.

Come sulla vita del suo fondatore, anche la documentazione relativa alle origini dello
Zoroastrismo è molto scarsa. L’Avesta, il libro sacro mazdeo, noto anche come Zend
Avesta, venne tramandato per secoli per via orale e soltanto a partire dal III secolo d.C.
venne messo per iscritto.

Ne fanno parte le “Gatha”, inni religiosi che la tradizione (filologicamente forse a


ragione) attribuisce allo stesso Zarathustra, gli “Yasht”, inni posteriori in onore di
divinità minori e i “Videvdat”, testi che riguardano i demoni.

In sostanza, ciò che si evince in particolare dalle “Gatha” è che Zaratustra oppose alla
concezione fatalistica induista la sua religione basata sulla lotta contro il male tramite
pensiero puro, parola pura e azione pura.

Il tratto originale delle “Gatha” è proprio la loro natura speculativa e filosofica: il


pensiero di Zoroastro rielabora concetti e nozioni fondamentali della tradizione
indoiranica, dando però loro nuovi significati marcatamente astratti, trasferendosi da un
piano cosmico e rituale a un piano propriamente etico, dominato dal concetto di scelta e
costituendo una trama in cui si dispiega un pensiero organico e coerente.

Così, l’’innovazione gathica contrappose a un vecchio modo di concepire il divino e l’atto


cultuale, una nuova visione dell’uomo e del mondo, dominata dalla lotta tra Bene e Male
e dalla conseguente scelta che a ciascuno si impone.

Al fondo di tale rivoluzione c’è una consapevolezza del male, del dolore, dell’ingiustizia
che pervadono l’esistenza terrena, analoga nelle premesse a quella che sospinse il
Buddha verso l’illuminazione, ma che perviene a risultati completamente diversi rispetto
al Buddhismo.

Nodo centrale dello Zoroastrismo, dunque, è la costante lotta tra il bene e il male, che
viene sostanziata attraverso tratti semi-mitologici: agli inizi della creazione, esiste il dio
supremo, “Ahura Mazda” (che significa Signore Saggio), caratterizzato da luce infinita,
onniscienza e bontà. Egli è accompagnato da sette esseri, gli “Amesha Spenta”, detti i
“santi immortali”, responsabili delle sette creazioni dell’antica cosmogonia (e da qui il
marcato enoteismo mazdista).

A un certo punto, dal dio supremo sono emanati due spiriti contrapposti, “Spenta
Mainyu”, lo spirito del bene e “Angra Mainyu” (o “Ahriman”), lo spirito del male o Spirito
Distruttore: essi sono come due gemelli eternamente in lotta tra di loro e il conflitto
interessa l’intero universo, inclusa l’umanità, alla quale è richiesto di compiere una
scelta tra la via del bene e della giustizia (“Asha”) che porta alla felicità o la via del male
che porta all’infelicità, all’inimicizia e alla guerra.

Secondo gran parte degli studiosi, il dualismo etico è il tratto più caratteristico e
originale del pensiero di Zoroastro, che deve completare la sua visione, tendenzialmente
monoteista, attraverso l’inserzione di un “principio del male”, dal momento che un
monoteismo puro e non dualistico non avrebbe potuto spiegare la presenza del dolore e
di tutto ciò che è negativo all’interno della creazione di un dio “infinitamente buono”.

Così, il dualismo di Zoroastro è un dualismo di due Spiriti (il Bene e il Male), non, come
in alcune derivazioni successive, di spirito e materia ed è confinato sul piano
dell’esistenza mentale, ma con una presenza di entrambi nel creato, in quanto
l’esistenza mentale o spirituale influisce su quella materiale.

Secondo Eliade, però, la religione di Zarathustra non è, in fin dei conti, dualistica,
perché l’opposizione avviene a livello degli spiriti emanati dal Dio Supremo: come il
bene origina le figure divine benefiche, così il male genera quelle malefiche, con il
risultato che nello Zoroastrismo non esiste determinismo: l’uomo è libero di scegliere,
come fece “Angra Mainyu”, emanato dal Dio Supremo, che scelse il male, e il problema

http://www.instoria.it/home/mazdeismo_zarathustra.htm Pagina 2 di 6
InStoria - Così parlò Zarathustra… 05/05/18, 11(53

diventa, dunque, spiegare l’esistenza del male, condizione preliminare per l’esistenza
del libero arbitrio.

In questo senso, la separazione iniziale tra il Bene il Male sembra esser stata il frutto
della scelta, introdotta da “Ahura Mazda”, tra la Giustizia e l’Inganno, abbracciati
rispettivamente da “Spenta Mainyu” e da “Angra Mainyu”.

Il libero arbitrio diventa, di conseguenza, il nodo centrale di tutto l’assunto religioso e,


quindi, dell’etica mazdeista, in cui l’amore per la pace, per la giustizia, per la verità e
per la terra sono considerate le virtù supreme: spetta all’uomo e al suo senso di
responsabilità seguire il principio del bene, nonostante la dura lotta interiore che
inevitabilmente dovrà affrontare.

Ogni altro dato, di fronte a questi principi fondamentali, passa in secondo piano. Così, lo
Zoroastrismo è una religione basata sull’uguaglianza sessuale tra uomini e donne e,
anzi, punto fondamentale del suo credo è l’uguaglianza di tutti gli esseri senza
distinzioni di razza o fede religiosa e rispetto totale verso ogni cosa.

Questo spiega il fatto che un tratto caratteristico dello zoroastrismo originale fosse
l’accentuato antiritualismo, che, però, andò un po’ spegnendosi con il passare del tempo
(così come andò perdendosi la sua marcata tolleranza, tanto da indurre alcuni gruppi a
ritenere un precetto fondamentale quello di “combattere l’eretico”).

È probabile che ciò fosse dovuto alla progressiva commistione con il potere politico.

Lo Zoroastrismo, infatti, nel tempo diffusosi soprattutto tra i popoli iranici d’Europa
(Sciti e Sarmati, per esempio) e d’Asia, fu certamente la religione favorita dalle due
grandi dinastie dell’antica Persia, gli Achemenidi ed i Sasanidi, sebbene, non essendo
sopravvissute fonti scritte persiane contemporanee di quel periodo, è difficile descrivere
la natura dell’antico Zoroastrismo in dettaglio cosicché, ad esempio, la descrizione di
Erodoto della religione persiana include in effetti alcune caratteristiche proprie dello
Zoroastrismo (come l’esposizione dei morti nelle cosiddette “Torri del Silenzio” perché il
corpo, privato dell’anima non “sporchi” la Madre Terra) e, in alcune iscrizioni, i re
achemenidi riconobbero la loro devozione ad “Ahura Mazda”, ma essi furono anche
partecipi dei rituali religiosi locali a Babilonia e in Egitto (di fatto, comunque, i Persiani
aiutarono certamente gli Ebrei a ritornare nella loro terra natia, ricostruendo i loro
templi, cosa che sembra escludere che vi fosse stata da parte loro una imposizione
dell’ortodossia religiosa sui sudditi).

Dopo il trionfo ottenuto sotto la protezione e la conversione di re achmenidi come


Vishtaspa e di Ciro il Grande (600-518 a.C.), lo zoroastrismo venne, comunque,
oscurato dall’arrivo di Alessandro Magno che fece della Persia una propaggine del regno
macedone. È durante questo periodo che andò perduta anche gran parte dell’Avesta,
all’infuori dei libri di cui si è detto.

Dopo la morte di Alessandro Magno e la disgregazione dell’impero, in Persia salì al


potere la dinastia dei Sasanidi (226-651 d.C.) che riportò lo zoroastrismo all’antico
vigore e, probabilmente, è a questo periodo che si deve un certo irrigidimento
nell’ortodossia religiosa, tanto che molte fonti cristiane del periodo in questione
informano che i re sasanidi perseguitarono i Cristiani in Persia, e un certo grado di
maggior sincretismo, che portò anche alla credenza popolare che “Ahura Mazda” e
“Angra Mainyu” fossero figli del dio del tempo Zurvan.

Nel VII secolo la dinastia sasanide fu abbattuta dagli Arabi musulmani e gli Zoroastriani
ottennero lo status di “Popolo del Libro” (“Ahl al-Kitāb”) da parte del califfo ’Umar bin
al-Khattāb, ma l’uso dell’Avesta antico (quello che ne rimaneva) e delle lingue persiane
fu proibito, dal momento che i conquistatori islamici considerarono gli insegnamenti di
Zarathustra come un culto politeistico. Così, lentamente ma inesorabilmente, il
Mazdismo perse la sua influenza, fino a ridursi ai minimi termini nel periodo
contemporaneo (comunque anche dovuti all’abitudine all’endogamia).

Al di là delle vicende storiche, che certamente influenzarono la purezza filosofico-


dottrinale originaria (si pensi alle cinque preghiere giornaliere del fedele, che
rappresentano piuttosto evidentemente un elemento spurio derivato dall’Islam), resa
ancora oggi la centralità spirituale del concetto etico di “purezza” che caratterizza tutto
il sistema religioso zoroastriano, tanto che l’iconografia del divino si riduce in realtà ad
una sorta di “culto del fuoco”, visto come “la più pura delle cose create” e tenuto
continuamente acceso e custodito in appositi templi.

Va ribadito, comunque, che quella della purezza non è una pura ossessione devozionale,
ma il frutto desiderato di un processo etico-filosofico alla cui base sta la libera scelta, il
libero arbitrio del singolo che decide di porsi nel campo del bene (puro) contro le forze
(impure) del male.

Ed è proprio sul concetto di scelta, dettata dal libero arbitrio, della purezza che si fonda

http://www.instoria.it/home/mazdeismo_zarathustra.htm Pagina 3 di 6
InStoria - Così parlò Zarathustra… 05/05/18, 11(53

l’intera escatologia, sia personale che cosmica, dello zoroastrismo.

Dal punto di vista dell’escatologia personale, tutto si gioca, infatti, sul classico (classico
per noi, dal momento che proprio nel Mazdeismo abbiamo una prima chiara e
inequivocabile formulazione etica in questo senso) meccanismo di azione-ricompensa.

Secondo la struttura escatologica zoroastriana, infatti, che, dal punto di vista della
simbologizzazione e leggendarizzazione popolare riprende una precedente tradizione
indo-iranica del viaggio dei morti e sottolinea l’importanza del giudizio post-mortem,
quando un uomo muore, la sua anima, dopo aver soggiornato tre giorni sopra il corpo,
si dirige al “Ponte Chinvat” (il “Ponte del Cernitore”) guidata da Sraosa (una divinità che
funge da figura di psicopompo) dove la aspetta il suo “Daéna”.

Tale “Daéna” (o “visione mentale”), esprime il concetto di una sorta di “io interiore” di
cui l’anima diviene cosciente dopo il decesso. Di fatto, in questo senso, lo zoroastriano
stabilisce un rapporto privato e intimo con la fede, in molte circostanze fuori da ogni
mediazione ecclesiastica, quasi con una religione interiore il cui interlocutore è,
appunto, il “Daena”, il doppio celeste dell’io interiore.

Di natura divina, esso rappresenta lo specchio con cui Mazda vede in segreto le azioni
degli uomini, stabilisce se sono buone o malvagie. Dall’esito di questa sorta di “presa di
coscienza” tramite rispecchiamento del singolo, Mithra, Sraosa e Rashnu, i tre dei-
giudici stabiliscono l’esito dell’anima, che si sostanzia nella sua capacità, durante il
quarto giorno, di attraversamento del ponte, il cui passaggio risulterà facile per i buoni
e terribilmente difficile per i malvagi.

Ai primi Mazda darà il regno della salvezza, il “Garodman” (il paradiso, in cui dimorano
Ahura Mazda e i suoi angeli), o, se il peso delle azioni buone e quello delle cattive si
equiparano, l’”Haméstagan” (qualcosa di equiparabile al purgatorio o al limbo, in cui si
vegeta in uno stato di perfetto equilibrio tra bene e male e che, in effetti, non è una
concezione propria dell’Avesta, ma sviluppata solo in seguito nella letteratura
patristica), mentre i secondi verranno cacciati nel “Duzh Auhu” (il “Luogo dei
Menzogneri”, descritto nell’opera religioso-letteraria di Palahavi Visione dell’Arda Viraf,
con toni molto simili a quelli usati da Dante).

Come risulta evidente, i testi avestici danno un quadro coerente delle concezioni relative
al paradiso e all’inferno, così come del viaggio celeste dell’anima, sia come percorso
post-mortem che come esperienza di tipo sciamanico o piuttosto estatico che suggerisce
un parallelismo tra morte e iniziazione.

Soprattutto, però, rispetto alle altre religioni coeve, quello che emerge è un senso
dell’impegno del singolo a modellare la sua vita personale secondo criteri morali, la
conformità o meno ai quali determina una retribuzione assoluta, unica, senza possibilità
di scampo (e in questo senso è molto significativo che anche la concezione purgatoriale
sia, in fin dei conti, un elemento spurio e posteriore) né di ritorno (data l’unicità
dell’esistenza singolare e la sua non ciclicità).

Tutto ciò ci parla di una società in cui non esiste alcun livello di intromissione politica
nella sfera religiosa ma in cui, nel tentativo di una eticizzazione assoluta, ogni aspetto
deve forzatamente risultare, almeno teoricamente, subordinato alla linea morale
stabilità dalla fede, che, di conseguenza, diviene omninglobante.

Tale dato è riscontrabile anche passando dal piano dell’escatologia personale a quello
più generale dell’escatologia cosmica, che, però, aggiunge due elementi fondamentali a
questo quadro: la sconfitta del male e il tema del “grande perdono”.

Innanzitutto, nella descrizione dell’eschaton mazdeista, abbiamo quella che potrebbe


sembrare una piccola concessione all’originale concezione ciclica indiana del tempo (in
realtà è solo una concessione apparente e una sorta di retaggio storico all’interno di una
sostanziale linearità temporale che abbiamo detto essere tipica di questa religione) e
alle tradizioni religiose iraniche pre-zoroastriane, allorché, nelle “Gatha”, si introduce il
concetto delle “fravasi”: nella religione pre-zoroastriana esso designava lo spirito degli
antenati, geni protettori, ma presto con gli zoroastriani diviene, parimenti ai Daéna,
rappresentazione degli “Io superiori” delle anime, che scelgono di scendere sulla terra e
contribuire alla trasfigurazione cosmica.

Così, la prima “fravasi” a farlo fu quella di “Gavomart”, il primo uomo, che avrebbe
preceduto di 3000 anni la venuta di Zoroastro, e l’ultima sarà quella di “Saosyant”, il
Redentore escatologico, giunto 3000 anni dopo la morte di Zoroastro.

Il risultato di tale concetto di para-ciclicità dell’entrata del sacro nel mondo terrestre è la
visione di una storia cosmica di 12.000 anni, divisa in quattro eoni di 3.000 anni
ciascuno.

http://www.instoria.it/home/mazdeismo_zarathustra.htm Pagina 4 di 6
InStoria - Così parlò Zarathustra… 05/05/18, 11(53

Il primo è il periodo di esistenza spirituale in cui Ahura Mazda, conscio della coesistenza
di Ahriman, crea il mondo in forma spirituale prima che in forma fisica, utilizzando le
“fravasi” come modello per ogni entità futura e Ahriman, che prima ignorava l’esistenza
del suo grande rivale, di rimando crea le schiere demoniache.

Nel secondo periodo Ahriman viene sottomesso da Ahura Mazda, che crea il mondo
nella sua forma materiale, ma, in seguito, Ahriman invade tale mondo con le sue
schiere.

Il terzo eone vede il conflitto tra i due rivali per il possesso dell’animo umano, fino al
momento in cui Zarathustra viene al mondo, inaugurando la quarta età, guidata da
Zarathustra stesso e dai suoi tre figli postumi, che nasceranno in forma miracolosa
(concepiti da vergini che si fanno il bagno in un lago e assorbono il seme di Zarathustra,
miracolosamente preservato) nel corso degli ultimi tre millenni. L’ultimo di tali figli,
dopo Hushedar e Hushedarmahnel, sarà, come accennato, il Messia chiamato
“Saosyant” (letteralmente “colui che darà beneficio e salvezza al mondo”), a cui
spetterà il compito di liberare la terra, ormai in decadenza, da Ahriman.

Alla fine del quarto eone, infatti, secondo gli “Yast”, “il sole è quasi scomparso dalla
viste ed è sempre velato da macchie, i giorni, i mesi e gli anni sono più corti e la terra è
più sterile; e il raccolto non corrisponde alla semina; e gli uomini […] diventano sempre
più ingannatori e dediti a pratiche vili. Essi non sanno più cosa sia la gratitudine. Solo
coloro che seguono una fede perversa [cioè solo gli adoratori di Ahriman] si
arricchiscono e ricevono onori [...] e una nuvola oscura copre il cielo rendendo il giorno
notte [...] e dal cielo pioveranno creaturo più devastanti del peggiore inverno.”

A questo punto apparità Saosyant a condurre l’umanità nella lotta contro la menzogna.
La sua figura, già abbozzata negli “Yasht”, viene sviluppata soprattutto tra IX e XI
secolo, ottenendo la sua massima definizione in quella grande “enciclopedia della
religione zoroastriana” che è il Denkard, in cui si narra che, trent’anni prima della
battaglia finale, la vergine Eredat-fedhri (“Aiutante Vittoriosa”) concepirà senza peccato,
mentre immersa nel lago Kansava, un figlio dal corpo lucente che, fino al momento in
cui si ergerà contro Ahriman, si nutrirà prima solo di vegetali, poi solo di acqua, infine,
solo di puro spirito.

All’età di trent’anni, infine, attorniato dai suoi fedeli, Saosyant ingaggerà una terribile
battaglia contro tutti gli spiriti del male, che verranno distrutti per sempre: un fiume di
metallo incandescente scioglierà ogni cosa e mentre i giusti vi passeranno in mezzo
“come in un fiume di latte”, i malvagi saranno imprigionati nel gorgo del metallo.

A questo punto, tutte le anime risorgeranno per il Giudizio Finale e i giusti vivranno
nella pace, mentre i peccatori saranno puniti per tre giorni ma poi verranno perdonati.
Da quel momento in poi il mondo raggiungerà la perfezione: la povertà, la vecchiaia, la
malattia, la fame e la sete e la morte stessa scompariranno, mentre si instaurerà il
“Buon Regno” (“Vohu Khshathra”) eterno.

Il senso simbolico di tutto questo è piuttosto evidente: ritorna, come in molte altre
escatologie, il tema della palingenesi edenica, questa volta, in linea con tutta l’etica
mazdeista, chiaramente ancora legato al senso di responsabilità personale del fedele.

Si diceva, però, che la caratteristica connotativa di questa visione escatologica è data


dall’introduzione della linearità temporale e, d’altra parte, non poteva essere
diversamente: proprio il libero arbitrio implica questa visione, dal momento che la scelta
di campo del singolo deve essere definitiva, addirittura ontologica e, in questo senso,
non può ammettere “prove d’appello” legate ad una visione ciclica dei tempi e della vita.

Si tratta, comunque, di una scelta che, oltre che etico-morale, si prospetta come
razionale: la vittoria finale del principio del bene sulla malvagità è non solo una
speranza, ma è l’elemento portante di tutta la teologia zoroastriana, così come è
l’elemento di spinta non solo inconscio, ma anche conscio e consapevole per la scelta di
campo del fedele che ha così tutti i motivi per conformarsi ai dettami religiosi e unirsi da
subito a quel grande movimento di anime che porterà ineluttabilmente alla palingenesi
universale post-escatologica.

Se, però, il giudizio è ineludibile, definitivo e vincolato ad una sola esistenza, resta il
problema di come fare convivere l’idea di un “deus iudicans” con quella di un “deus
amoris” che pervade tutta la religiosità mazdeista. Come visto, l’escatologia
zoroastriana supera abilmente l’impaccio con l’escamotage dei tre giorni di punizione
(ovviamente tremenda) seguiti da un perdono generalizzato che riesce a far sintesi delle
due figure, riducendo all’unità una dicotomia che, invece, resterà tale nel Cristianesimo.

Al di là di questa differenza, è, comunque, impossibile non vedere in tutti i racconti


dell’eschaton (e non solo dell’eschaton) zoroastriano, delle notevoli analogie con la
future religione Cristiana, dalla concezione messianica alle specificazioni sull’ultimo

http://www.instoria.it/home/mazdeismo_zarathustra.htm Pagina 5 di 6
InStoria - Così parlò Zarathustra… 05/05/18, 11(53

Messia, a, in ultima analisi, tutta la raffigurazione apocalittica.

Riferimenti bibliografici:

P. RIWACZEK, In Search of Zarathustra: The First Prophet and the Ideas That Changed the World, Knopf 2003
R.C. ZAEHNER, The Dawn and Twilight of Zoroastrianism, Phoenix Press 2003
R. PETTAZZONI, La religione di Zarathustra nella storia religiosa dell’Iran, Zanichelli 1920
M.N. DHALLA, History of Zoroastrianism, K. R. Cama Oriental Institute 1994
J.C. TAVADIA, The Zoroastrian Religion in the Avesta, Foster Press 1999
G.GNOLI, “Lo Zoroastrismo”, in G. Filoramo (a cura di), Storia delle Religioni, Vol. I, Edizioni Laterza 1994
P. DU BREUIL, Zarathustra, ECIG 1990
J. KELLERNS, P.O. SKJAEVO, Essays on Zarathustra and Zoroastrianism, Mazda Pub. 2000
F. M. KOTWAL, J.W. BOYD, A Guide to the Zoroastrian Religion, Harvard U.P.1982
M. Eliade, The Quest: History and Meaning in Religion, Midway Reprint 1984
Erodoto, Storie
P. KERSHASP, Studies in Ancient Persian History, Kegan 1905
J. E CURTIS, N. Tallis, Forgotten Empire: The World of Ancient Persia, University of California Press 2005
M. BOYCE (a cura di), Textual Sources for the Study of Zoroastrianism, University Of Chicago Press 1990
P. CLARK, Zoroastrianism: An Introduction to Ancient Faith, Sussex Academic Press 1999
A.A. ABDALLAH, P. SORGO, Religioni di Ieri e di Oggi, F.Angeli 2001
C.F. HORNE, The Book of Arda Viraf: A Dantesque Vision of Heaven and Hell, Kessinger Publishing 2005
W.W. MALANDRA (a cura di), An Introduction to Ancient Iranian Religion: Readings from the Avesta and the Achaemenid
Inscriptions, University Of Minnesota Press 1983
J. AMOUZGAR, Le Cinquieme Livre du Denkard (Cahiers de Studia Iranica), Peeters Publishers 2001.

Nessun costo mensile. Garanzia 30 gg


Lettore Carte SumUp® 19€
soddisfatto o rimborsato. Comincia subito!

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE]


.

http://www.instoria.it/home/mazdeismo_zarathustra.htm Pagina 6 di 6