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VITA PIA DE TOLOMEI

Pia de’ Tolomei è nata a Siena e probabilmente appartiene alla Famiglia Guastelloni, che
sono dei nobili banchieri senesi. Arriva in Maremma Toscana per sposare Nello dei
Pannocchieschi, che è signore del Castel di Pietra di Gavorrano, dove però nel 1297,
avrebbe fatto assassinare Pia, gettandola da una finestra dopo averla rinchiusa per un po’
di tempo nel suo castello.
Un alone di mistero avvolge proprio le motivazioni che avrebbero spinto Nello ad uccidere
Pia. C’è chi dice che lo abbia fatto per gelosia, chi per una presunta infedeltà di lei, e chi
sostiene che l’abbia ammazzata per liberarsi di lei.
Sulle nozze di Nello con Pia non ci sono documenti, è certo solo che Nello sposò la
contessa Margherita Aldobrandeschi.
Il mistero di Pia, però si infittisce: stando infatti alle testimonianze del tempo, nella famiglia
Tolomei non sarebbe esistita nessuna figlia o nipote che si chiamasse Pia.
Sembra solo che un Tolomei, sposò una Pia della famiglia Malavolti, e che questo
matrimonio non durò molto a causa dei numerosi amanti che la donna avrebbe avuto.
Così il Tolomei decise di farla sparire affidando l’incarico di ucciderla a Nello.

LA RIEVOCAZIONE A GAVORRANO

Nel comune di Gavorrano ogni seconda domenica del mese di agosto si rievoca la storia
di Pia de’ Tolomei. Il paese si divide in due contrade: il centro storico, che identifica la
contrada dei Pannocchieschi, contraddistinta dai colori oro e rosso, e la parte nuova della
cittadina, che appartiene alla contrada dei Tolomei, caratterizzata dai colori azzurro e
argento. Circa un centinaio di figuranti sfilano in corteo storico vestiti con costumi
medievali tra le vie del borgo. Il corteo culmina poi con la rappresentazione teatrale della
storia di Pia, al termine della quale la sfortunata viene trascinata da due guardie verso la
torre più alta di Gavorrano e, da lì, gettata nel vuoto.
Ad oggi il dirupo sottostante al Castello di Pietra di Gavorrano, è oggetto di scavi
archeologici ed è chiamato “Salto della Contessa”.
IL PONTE DELLA PIA

Il ponte della Pia è un curioso reperto a lei riferito dalla leggenda popolare, che risiede
lungo la statale che da Siena porta a Massa Marittima, nei pressi di Rosia.
Si tratta di un ponte a schiena d’asino, costituito da una sola arcata a tutto sesto e sorretto
da un basamento a scarpa, creato a tal modo per far sì che le acque del torrente
sottostante non indebolissero le sue fondamenta.
Questo ponte fu eretto in epoca romana e successivamente ricostruito intorno
all’anno Mille: la tradizione infatti vuole che da qui sia passata la Pia de’ Tolomei per
recarsi in esilio nel Castel di Pietra.
Questo evento è ricordato nel Canto V del Purgatorio ed è uno dei più struggenti passi
della Divina Commedia, riferito ad una donna che pare aver vissuto un’esistenza triste,
solitaria, malinconica ed incompresa.
Ci sono però forti sospetti che la biografia di questa gentildonna senese, sia
stata ricostruita a tavolino, proprio a partire dal passo dantesco e integrando varie
informazioni rinvenute negli archivi.

IL FANTASMA DI PIA

La morte così violenta di Pia, ovviamente non poteva che sollecitare la fantasia degli
amanti del mistero.
Sul ponte di Rosia infatti sono in molti a giurare di aver visto il fantasma della nobildonna,
che singhiozzava nelle notti prive di luna, circondata da un flebile chiarore, vestita di
bianco e con un velo a coprirle il volto.
Lo spettro attraverserebbe il ponticello all’altezza dell’eremo di Santa Lucia, sfiorando con
la punta dei piedi le pietre dell’antico manufatto.
La domanda sorge spontanea: che Pia stia ancora aspettando di salire in Paradiso?
In fondo è stata proprio lei a confessare a Dante che nessuno della sua famiglia avrebbe
pregato per lei.
PIA COME LA CANTO IO

Nel 2007 la cantante senese Gianna Nannini, affascinata dalla vicenda della sua
conterranea Pia dei Tolomei ha rivisitato in chiave rock la sua tragica vicenda e ha scritto
in collaborazione con Pia Pera, una musicista e compositrice, un album intitolato Pia come
la canto io che è poi diventato un musical, già presentato durante il festival di sanremo.  
I brani in sé attingono da vari generi, Rock e pop con venature elettroniche.
Nel testo della Nannini, come nel canto di Dante, il personaggio di Pia è dolce e
rassegnato, ma se la musicalità del testo dantesco è spenta e quasi sussurrata, nel brano
rock la pacatezza e la sensibilità di Pia sono ritmate da una musicalità accesa e vibrante in
forte contrappunto con la delicatezza del personaggio stesso.

1. La Divina Commedia – 1:20


2. Dolente Pia – 6:07
3. Mura mura – 4:07
4. Non c'è più sole – 3:48
5. Contrasto – 4:43
6. Le corna – 5:41
7. La gelosia – 3:45
8. Dolente Pia (Voce prigioniera) – 2:58
9. Testamento – 4:33
10. Settimanima – 3:24
11. Meravigliati i boschi – 4:21

IL FILM DI PIA DE’ TOLOMEI

Pia De’ Tolomei è la protagonista di numerosi libri, canzoni e film. Le diverse opere
raccontano storie differenti sia sulla sua fedeltà coniugale sia sulla sua morte. Ecco di
seguito uno stralcio del film
CANTO V

Il quinto canto del Purgatorio si svolge nella seconda balza dell’Antipurgatorio,


dove Dante incontra i morti di morte violenta che si sono pentiti solo in punto di morte.
Sono costretti infatti a girare intorno al monte e a invocare la misericordia divina. Dante ha
modo di parlare con Iacopo del Cassero,  Bonconte da Montefeltro, e Pia de’ Tolomei, che
gli rivolge una preghiera, affinchè nella vita eterna Dante possa pregare per lei:

“Deh, quando tu sarai tornato al mondo,


e riposato de la lunga via",
seguitò 'l terzo spirito al secondo,
"Ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che 'nnanellata pria
disposando m'avea con la sua gemma”

Come vediamo Pia prova rimpianto per i giorni felici del matrimonio, ma nelle sue parole
non si individua alcuna forma di odio e ne sono un esempio i verbi «disposare» e
«inanellare» che indicano proprio due momenti distinti della celebrazione del matrimonio:
la dichiarazione della promessa di sposalizio e la consegna dell’anello.
Tutto ciò ci fa capire che Pia dei Tolomei non porta rancore al marito ed è cosciente che la
vita è di un altro che ce la dona. Per questo nessuno ce ne può privare se non esercitando
un’inaccettabile violenza, ancor più grave se commessa dal coniuge che dovrebbe essere
garante di protezione e di difesa.
Nella donna quindi emergono raffinatezza, delicatezza e cultura, proprio come nelle
figure di Francesca e Beatrice, tre emblemi di cortesia in tre regni differenti, ad indicare
che questa virtù non basta a salvare.
Nel canto V ritorna centrale il tema dell’amore, non più adulterino, come nell’episodio di
Francesca e Paolo, ma sponsale, un termine che deriva dal verbo latino «spondeo» e
significa «promettere». Il matrimonio infatti è una promessa che dura tutta la vita,
qualunque cosa accada.