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Rendite ed ammortamenti

Appunti del corso di Organizzazione per l'Innovazione

Corso di Studi di Ingegneria Gestionale (Laurea Magistrale)

Università degli Studi di Napoli Federico II

Prof. Giuseppe Bruno

Bozza - Novembre 2017

1
Le rendite

Una rendita è una successione di importi (rate) da riscuotere (o da pagare) a scadenze determinate.
Una circostanza tipica che può generare una rendita è la proprietà di di beni mobili o immobili:
esempi di rendite sono tipicamente i proventi dall'affitto di beni quali case, terreni ma anche i
proventi da attività di leasing, ovvero fitto di beni mobili. Pertanto una rendita R può essere
rappresentata come un'operazione finanziaria che, per il beneficiario, è caratterizzata da un cash
flow del tipo
cf(R)={(Rk, tk) con k=0..n }
in cui Rk rappresenta l'importo della singola rata e tk la scadenza, ovvero il tempo in cui deve essere
incassata (Figura 1). L'intervallo tn-to rappresenta la durata della rendita mente ciascun intervallo tk-
tk-1 è detto periodo di competenza.

R0 R1 R2 Rk Rn-1 Rn

t0 t1 t2 tk tn-1 tn
Figura 1 - Rappresentazione del cash flow di una rendita

Le rendite si possono classificare secondo diversi criteri. Un primo criterio è legato alla certezza
dell'esigibilità delle rate. In questo caso si parla di rendite certe se le rate sono definite apriori, nel
numero nell’ammontare e nelle epoche di pagamento. E' il caso, ad esempio, del fitto di un
magazzino regolato da un contratto di 4 anni, in cui si stabilisca che il locatore debba versare
l'importo di 10000 Euro ogni tre mesi, con scadenza anticipata. Una rendita è incerta se uno di
questi elementi non è definito con certezza a priori. Con riferimento all'esempio precedente, se
l'importo viene indicizzato, ovvero agganciato ad un tasso di interesse che può variare in funzione
dell'andamento di un mercato, la rendita è incerta nell'importo delle rate.
Una rendita è di durata finita se il numero di rate n è finito ovvero se la sua durata (tn-to) ha un
valore finito, altrimenti (n e tn→∞) è detta perpetua. Un'altra distinzione significativa è tra rendite

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cosiddette anticipate, per le quali l'incasso delle rate avviene all’inizio di ogni periodo, e quelle
posticipate, per le quali avviene alla fine. Ad esempio la riscossione di un fitto può avvenire
anticipatamente (più spesso) o posticipatamente mentre, di solito, il pagamento di uno stipendio,
che può essere visto come un caso di rendita, avviene secondo rate posticipate.
Una rendita si dice immediata se la prima rata (anticipata o posticipata) è disponibile nel primo
periodo di competenza (t1-to); altrimenti se la prima rata è disponibile al tempo ts si dice che la
rendita è differita di s periodi.
Si distinguono poi rendite costanti, se Rk=R per ogni k=1..n, e/o rendite con scadenze costanti o
periodiche, se tk-tk-1 per ogni k=1..n.
In Tabella 1 è rappresentato il caso di una rendita immediata costituita da 7 rate di scadenze e
importi diversi e con pagamento anticipato (caso a) e posticipato (b). Ovviamente, nel caso (b), tale
rendita si può vedere anche come una rendita posticipata di un periodo con pagamento anticipato.
Periodo to t1 t2 t3 t4 t5 t6 t7 t8
Importo 50 60 50 80 80 80 60 - -
(a)

Periodo to t1 t2 t3 t4 t5 t6 t7 t8
Importo 50 60 50 80 80 80 60 -
(b)

Tabella 1 - Esempi di rendite immediate (a) e posticipate (b)

Nel caso di rendite si pongono diversi problemi quali:


- l'individuazione del loro valore (attualizzato o capitalizzato) per un dato cash flow cf(R);
- la determinazione delle rate che assicurino una redditività attesa.
A tal fine è utile calcolare il valore complessivo della rendita ad un tempo non posteriore a quella
della scadenza della prima rata (valore attualizzato o scontato) e ad un tempo non anteriore a quello
della scadenza dell'ultima rata (montante). Con riferimento all'esempio di Tabella 1 si può
considerare come valore attuale quello ottenuto attualizzando tutti gli importi al tempo to e come
montante quello ottenuto capitalizzando tutti gli importi al tempo t7.
Nel seguito si riportano i valori di PV e FV nei casi più tipici di rendita. Si assumerà che il regime
adottato sia quello ad interesse (sconto) composto che è il regime più diffuso nel caso di operazioni
finanziarie, quali sono le rendite, a medio-lungo termine.

Attualizzazione di rendite immediate di durata finita (anticipata e posticipata)


Si consideri una rendita di n rate immediata nel caso anticipato (prima rata incassata all'inizio del
primo periodo di competenza) e nel caso posticipato (prima rata incassata alla fine del primo
periodo di competenza) (Tabella 2).
3
Periodo to t1 t2 ... tn-2 tn-1 tn
Importo (anticipato) R1 R2 R3 ... Rn-1 Rn -
Importo (posticipato) R1 R2 ... ... Rn-1 Rn

Tabella 2 - Esempio di rendite immediate e posticipate

Applicando le formule generalizzate per l'attualizzazione e la capitalizzazione del cash flow e,


assumendo to=0, si ottiene:

= + + +. . . + = = (1 + )
(1 + ) (1 + ) (1 + ) (1 + )
.. ..

= + +. . . + = = (1 + )
(1 + ) (1 + ) (1 + ) (1 + )
.. ..

Nel caso di rendite periodiche, assumendo il periodo di competenza come unità temporale di
riferimento, nelle espressioni si può sostituire k a tk, ottenendo

(1 + ) ( )
= + + +. . . + = =
(1 + ) (1 + ) (1 + ) (1 + )
.. ..

= + +. . . + = = (1 + )
(1 + ) (1 + ) (1 + ) (1 + )
.. ..

Moltiplicando membro a membro quest'ultima espressione per (1+i) si ottiene

(1 + ) ( )
= (1 + ) (1 + ) = (1 + ) =
.. ..

da cui si deduce che

= ovvero = (1 + )
(1 + )
Questo significa che il passaggio ad una rendita anticipata provoca sul valore attuale del cash flow
un incremento pari al tasso di interesse i.

Capitalizzazione di rendite immediate di durata finita (anticipata e posticipata)


Discorso analogo può essere fatto per il calcolo del montante al tempo tn. Considerando sempre la
notazione utilizzata relativamente ad una rendita di n rate immediata nel caso anticipato e nel caso
posticipato, applicando le formule generalizzate per la capitalizzazione del cash flow si ottiene:

= (1 + ) + (1 + ) + ⋯+ (1 + ) = (1 + )
..

= (1 + ) + (1 + ) + ⋯+ (1 + ) = (1 + )
..

4
Nel caso di rendite periodiche, assumendo il periodo di competenza come unità temporale di
riferimento, nelle espressioni si può sostituire k a tk, ottenendo

= (1 + ) + (1 + ) + ⋯+ (1 + ) = (1 + )
..

= (1 + ) + (1 + ) + ⋯+ (1 + ) = (1 + )
..

Moltiplicando membro a membro quest'ultima espressione per (1+i) si ottiene

(1 + ) = (1 + ) (1 + ) =
..

da cui si deduce che

= ovvero = (1 + )
(1 + )
che è una relazione simile a quella individuata nel caso di attualizzazione.

Attualizzazione di rendite immediate, periodiche con rate costanti


Si consideri caso di una rendita immediata con rate costanti le cui scadenze sono periodiche. Si
supponga, inoltre, per semplicità di esposizione, che le scadenze siano annuali e, pertanto, il tasso di
interesse da considerare sia quello annuale e che la durata complessiva sia di n anni. Nel caso le
rendite abbiano una scadenza diversa basta sostituire, nelle formule che si andranno ad individuare,
al tasso annuale il corrispondente tasso periodale secondo la formula di conversione tipica del
regime ad interesse composto. La rappresentazione del cash flow relativa a questa operazione è
rappresentato in Figura 1, nei due casi di rate con scadenza posticipata ed anticipata.
R R R R R
Rata
posticipata
0 1 2 k n-1 n
R R R R R
Rata
anticipata
0 1 2 k n-1 n

Figura 1 - Rappresentazione del cash flow di una rendita annuale costante

Riprendendo l'espressione generale del valore attualizzato, particolarizzata per il caso in esame e
sostituendo k=s+1, ovvero s=k-1, si ottiene:

(1 + ) (1 + ) ( ) (1 + ) (1 + )
= = =
.. .. ..

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che rappresenta la somma di n termini di una serie geometrica di ragione = (1 + ) < 1 che è
pari a
1−
=
1−
,

Pertanto
1 − (1 + ) 1 − (1 + )
(1 + ) = = (1 + )
1 − (1 + )
,

quindi, sostituendo
1 − (1 + )
= (1 + ) (1 + ) = = ⌉ (1)
..
( )
dove il simbolo ⌉ = si legge "a figurato n a tasso i".

Il valore attuale, nel caso di rendita anticipata, si può ricavare dalla relazione
= (1 + ) = (1 + ) ⌉ = ̈ ⌉
( )
dove il simbolo ̈ ⌉ = (1 + ) si legge "a anticipato n a tasso i".

Capitalizzazione di rendite immediate, periodiche con rate costanti


Sviluppando lo stesso approccio descritto per l'attualizzazione, sostituendo nella formula il fattore
di capitalizzazione, si ottiene:

= (1 + ) = (1 + ) = (1 + )
.. .. ..

che rappresenta la somma di n termini di una serie geometrica di ragione = (1 + ).


sostituendo il valore di = (1 + ) si ottiene
1 − (1 + ) 1 − (1 + ) (1 + ) − 1
= (1 + ) = = = = ⌉
1 − (1 + ) −
..
( )
dove il simbolo ⌉ = si legge "s figurato n a tasso i".

Il valore capitalizzato, nel caso di rendita anticipata, si può ricavare dalla relazione
= (1 + ) = (1 + ) ⌉ = ̈ ⌉
( )
dove il simbolo ̈ ⌉ = (1 + ) si legge "s anticipato n a tasso i".

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Gli ammortamenti

Se un soggetto si rivolge ad un istituto di credito (banca, società finanziaria...) per ottenere un


prestito per far fronte a necessità finanziarie o per provvedere all'acquisto di beni, il soggetto
restituirà il prestito nel tempo dando vita ad un'operazione che sarà rappresentata da un cash flow
tipico di un'operazione di finanziamento:
= {( , ): = > 0, = < 0 ∀ = 1. . }
dove > 0 indica il prestito iniziale e <0∀ = 1. . gli esborsi successivi.
La definizione delle modalità di restituzione del prestito iniziale attraverso gli esborsi successivi
consiste nella individuazione di un cosiddetto piano di ammortamento. Alla fine dell'operazione
l'insieme degli esborsi dovrà coprire il prestito iniziale e la remunerazione dell'istituto di credito.
Tale meccanismo è tipico di molte operazioni finanziarie quali la sottoscrizione di mutui, i
finanziamenti per l'acquisto di beni mobili. Per descrivere le caratteristiche di un piano di
ammortamento è utile introdurre la seguente notazione:
- PV capitale iniziale da restituire attraverso un piano di ammortamento;
- T= durata del piano ovvero il periodo in corrispondenza del quale il de capitale
iniziale deve essere completamente restituito;
- ∀ = 1. . le scadenze ovvero la periodicità con cui deve avvenire la restituzione
(scadenze mensili, trimestrali, semestrali, annuali...);
- ∀ = 1. . le rate attraverso le quali deve essere articolato il piano di ammortamento;
- ∀ = 1. . le quote capitali ovvero l'aliquota di capitale restituita in ciascuna rata k;
- ∀ = 1. . le quote di interesse ovvero l'aliquota di interesse restituita in ciascuna rata k;
- ∀ = 1. . il debito estinto ovvero l'aliquota di capitale restituita nelle prime k rate;
- ∀ = 1. . il debito residuo ovvero l'aliquota di capitale ancora da restituire dopo il
pagamento della rata k;
- l'interesse complessivo incassato dall'istituto di credito ovvero la differenza
tra la somma delle rate incassate ed il capitale iniziale ( = ∑ , − )

7
Dalla notazione introdotta si deducono facilmente le seguenti relazioni generali:
= + ∀ = 1. .
il debito estinto dopo il pagamento della rata k è pari alla somma delle quote capitali sborsate:

= ∀ = 1. .
,

il debito residuo dopo il pagamento della rata k è pari alla differenza tra il capitale iniziale ed il
debito estinto:
= − ∀ = 0. .
e le seguenti relazioni ricorsive:
= + ∀ = 1. .
= − ∀ = 1. .
Nel caso di regime ad interesse composto, che risulta quello più frequentemente utilizzato, la quota
di interesse è proporzionale al debito residuo e pertanto, fissato il tasso di interesse i,
= ∀ = 1. .
Valgono inoltre le condizioni iniziali e finali (per ammortamenti con prima rata posticipata)
= 0; =
Si definisce tasso di onerosità γ dell'ammortamento il rapporto
∑ ,
=

ovvero il rapporto tra la somma delle quote di interesse versate ed il prestito iniziale.

Esistono diverse modalità di estinzione del prestito iniziale. E' possibile un rimborso complessivo
unico alla scadenza (FV) in corrispondenza della quale si restituisce il prestito iniziale C
capitalizzato secondo un determinato regime = ( ).
In alternativa si può pensare ad un rimborso periodico dei soli interessi con la restituzione finale del
capitale iniziale ovvero
= {( , ): = > 0; = < 0 ∀ = 1. . − 1; = + }
Tuttavia il metodo più diffuso è quello del pagamento di rate periodiche che includono quote
capitale e e quote di interesse ovvero del rimborso parziale del debito (vedi Figura x):
= {( , ): = > 0; = + < 0 ∀ = 1. . ; }

C R1= C1+I1 R2= C2+I2 Rk= Ck+Ik Rn-1= Cn-1+In-1 Rn= Cn+In

t0 t1 t2 tk tn-1 tn
Figura 1 - Piano di ammortamento periodico con rimborso parziale del prestito
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Per definire un piano di ammortamento è necessario soddisfare le cosiddette condizioni di chiusura
che possono essere rappresentate da condizioni necessarie di chiusura elementare e condizioni
(iniziali o finali) di chiusura finanziaria.
La condizione di chiusura elementare è rappresentata dalla restituzione di tutto il capitale iniziale:

=
,
che equivale alle condizioni finali
= ; =0
Le condizioni di chiusura finanziaria, invece, equivalgono equivalentemente o alla circostanza che
il cash flow attualizzato o capitalizzato sia nullo. Nel caso di regime ad interesse composto, questo
significa che (condizione iniziale)

= (1 + )
,
o equivalentemente (condizione finale)

(1 + ) = (1 + )
,
Tipologia di ammortamento
La determinazione del piano di ammortamento nel caso di rimborso parziale consiste nella
definizione dell'importo di ciascuna rata ( = + < 0 ∀ = 1. . ) avendo fissato il tasso di
interesse i e la durata dell'ammortamento T ovvero la frequenza e il numero delle rate.
In questo ambito i tipi di ammortamento più utilizzati sono l'ammortamento a quote di capitale
costante o di tipo italiano e l'ammortamento a rate costanti o di tipo francese. Nel descrivere tali tipi
di ammortamento si supporrà che le rate abbiano una frequenza periodica (es: annuale) e che il tasso
di interesse sia riferito al periodo delle rate (es: tasso annuale).
 Ammortamento di tipo italiano
In questo caso il meccanismo di restituzione del debito avviene attraverso n rate caratterizzate dal
fatto che la quota capitale inclusa in ciascuna rata si mantenga costante durante tutta la durata
dell'ammortamento ovvero
= ∀ = 1. .
Per rispettare la condizione di chiusura elementare, la quota capitale presente dovrà essere tale che
= ovvero = = ∀ = 1. .
Una volta calcolata la quota capitale di ogni rata si può ricavare il piano di ammortamento secondo
una procedura caratterizzata dai seguenti passi:
1 - Inizializzazione
Si pongono = 0; = ; = 0; =1
2 - Calcolo dei parametri relativi al periodo k
9
Si pone = ; = + ; = − ; = + ; = +1
3 - Verifica condizione di chiusura
Se = = 0 il piano è completato. Altrimenti ripeti il passo 2
La procedura è descritta nella seguente tabella dove si illustra il passaggio tra i parametri del
periodo k-1 e quelli del periodo k, con l'indicazione dell'ordine delle operazioni da effettuare (in
grigio è evidenziato il valore vincolato)

Periodo Quota capitale Ck Quota interesse Ik Rata Rk Debito residuo Dk Debito estinto Ek

k-1 1- Dk-1 2 - Ek-1=PV- C

k 3-C 4 - Ik=i Dk-1 5 - Rk= C+ Ik 6 - Dk= Dk-1 - C 7 - Ek=PV- C

Figura 2 - Descrizione della procedura per la definzione del piano di ammortamento italiano

 Ammortamento di tipo francese


L'ammortamento francese prevede il pagamento di n rate di importo costante durante tutta la durata
dell'ammortamento ovvero
= ∀ = 1. .
In questo caso l'operazione finanziaria può essere vista, da parte dell'istituto di credito, come una
rendita periodica posticipata di importo costante. Pertanto la determinazione dell'importo della rata
può essere fatta sfruttando la formula dell'attualizzazione della rendita secondo la quale

= ⌉ e quindi = =
1 − (1 + ) ⌉
Una volta calcolato l'importo di ogni rata si può ricavare il piano di ammortamento secondo una
procedura caratterizzata dai seguenti passi:
1 - Inizializzazione
Si pongono = 0; = ; = 0; =1
2 - Calcolo dei parametri relativi al periodo k
Si pone = ; = + ; = − ; = + ; = +1
3 - Verifica condizione di chiusura
Se = ovvero = 0 il piano è completato. Altrimenti ripeti il passo 2
La procedura è descritta nella seguente tabella dove si illustra il passaggio tra i parametri del
periodo k-1 e quelli del periodo k, con l'indicazione dell'ordine delle operazioni da effettuare.

Periodo Quota capitale Ck Quota interesse Ik Rata Rk Debito residuo Dk Debito estinto Ek

k-1 1- Dk-1 2 - Ek-1=PV- Ck-1

k 5 - Ck=R- Ik 4 - Ik=i Dk-1 3-R 6 - Dk= Dk-1 - Ck 7 - Ek=PV- Ck

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Figura 3 - Descrizione della procedura per la definzione del piano di ammortamento francese

Esempio:
Nelle tabelle seguenti si riportano i piani di ammortamento italiano e francese di durata decennale con rate annuali al
tasso di interesse annuale del 5% per un prestito di 100.000 Euro.

Ammortamento italiano
La quota capitale costante è pari a
100.000
= = = = 10.000
10

Periodo Quota capitale Ck Quota interesse Ik Rata Rk Debito residuo Dk Debito estinto Ek
0 100.000 0
1 10.000 5.000 15.000 90.000 10.000
2 10.000 4.500 14.500 80.000 20.000
3 10.000 4.000 14.000 70.000 30.000
4 10.000 3.500 13.500 60.000 40.000
5 10.000 3.000 13.000 50.000 50.000
6 10.000 2.500 12.500 40.000 60.000
7 10.000 2.000 12.000 30.000 70.000
8 10.000 1.500 11.500 20.000 80.000
9 10.000 1.000 11.000 10.000 90.000
10 10.000 500 10.500 0 100.000
Totale 100.000 27.500 127.500

Ammortamento francese
La rata costante è pari a
0,050
= = = 100.000 = 12,950
1 − (1 + ) 0,386

Periodo Quota capitale Ck Quota interesse Ik Rata Rk Debito residuo Dk Debito estinto Ek
0 100.000 0
1 7.950 5.000 12.950 92.050 7.950
2 8.348 4.602 12.950 83.702 16.298
3 8.765 4.185 12.950 74.936 25.064
4 9.204 3.747 12.950 65.733 34.267
5 9.664 3.287 12.950 56.069 43.931
6 10.147 2.803 12.950 45.922 54.078
7 10.654 2.296 12.950 35.267 64.733
8 11.187 1.763 12.950 24.080 75.920
9 11.746 1.204 12.950 12.334 87.666
10 12.334 617 12.950 0 100.000
Totale 100.000 29.505 129.505

Dal confronto tra le due tabelle si possono dedurre alcune caratteristiche che differenziano le due
tipologie di ammortamento. Nell'ammortamento italiano le quota di interesse e, quindi, le rate
decrescono secondo una progressione aritmetica di ragione = = 10.000 ∙ 0,05 = 500.
Questa circostanza si può dimostrare calcolando la differenza

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− = − = ( − )=
Nel caso francese, invece, le quote capitale crescono secondo una progressione geometrica di
ragione =1+ = 1,05. Infatti poichè
= − = − e = − = −
La differenza
− = − − + = ( − )=
Pertanto si ottiene
= (1 + )
La quota di interesse decresce in modo tale che
− = − = ( − )=
Si segnala, inoltre, che tasso di onerosità γ nel caso italiano è pari a
∑ , 27.500 29.505
= = = 0,275 = = 0,295
100.000 100.000

Tipo ammortamento Rata Quota capitale Quota di interesse


Decrescente Costante Decrescente
Italiano
(progr.aritmetica q=i C) C = PV/n (progr. aritmetica q=i C)
Costante Crescente Decrescente
Francese =
(progr.geometrica q=1+i ) (progr.aritmetica q=i Ck)
1 − (1 + )

Figura 4 - Confronto tra i tipi di ammortamento italiano e francese

I contratti di credito al consumo


Sempre più spesso si assiste a proposte finanziarie, in occasione dell'acquisto di beni mobili, che
prevedano forme di credito grazie alle quali è possibile, previo l'esborso di un anticipo in alcuni casi
non obbligatorio, ottenere la rateizzazione del prezzo di acquisto, per un certo periodo di tempo,
secondo un certo tasso di interesse. In generale le rate sono periodiche (più spesso mensili) è
possono essere costanti (più frequentemente) o variabili.
Se P è il prezzo del bene e A è l'importo di un eventuale anticipo, l'operazione finanziaria relativa al
finanziamento può essere vista come un incasso iniziale pari a (P-A) cui seguono una serie di rate di
importo Rk (Figura 5)

P-A -R1 -R2 -Rk -Rn-1 -Rn

0 1 2 k n-1 n
Figura 5 - Operazione finanziaria associata ad un contratto di credito al consumo

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Se si considera il caso di rate costanti (Rk=R), per determinare la rata, fissato un certo tasso di
interesse, l'importo ricevuto inizialmente (P-A) deve corrispondere al valore attualizzato delle rate
che si andranno a versare. Poichè l'operazione finanziaria relativa all'esborso delle rate, può essere
vista come l'esborso di una rendita di importo R, il suo valore attualizzato, sarà pari a ⌉ ,
pertanto si ottiene che − = ⌉ da cui si deduce che

=

Si precisa che nell'espressione di ⌉ il tasso i da considerare è il TAN convertibile m volte ovvero
i=TAN/m se le rate annuali sono pari a m (nel caso frequente di rate mensili i12=TAN/12).
Se è noto l'importo della rata R, si può calcolare il TAN convertibile m volte come TIR
dell'operazione finanziaria corrispondente. Per calcolare il TAN su base annua, che viene riportato a
scopi pubblicitari, bisogna moltiplicare il TIR ottenuto per m, numero di periodi in cui è stato diviso
l'anno per incassare la rata.
Poichè all'atto dell'attivazione del finanziamento ci sono delle spese di istruzione da sostenere (es:
spese di istruttoria e attivazione, commissioni...), un'indicazione più corretta dell'interesse associato
al finanziamento, è rappresentato dal cosiddetto TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che,
espresso in percentuale e su base annua, rappresenta il TIR dell'operazione se in essa si includono
tutti i costi accessori.

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