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RECENSIONI (/RECENSIONI) / UN UOMO CHE DORME

Un uomo che dorme


Giovanna Piazza
«S uadernauti»
22 settembre 2020
LEGGI ONLINE

/
Georges Perec
Un uomo che dorme (/libro/9788874622429)
euro 13,30
(/libro/9788874622429)

Dopo la prima edizione del 2009, nel giugno 2020 viene ristampato, sempre da uodlibet nella traduzione di
Jean Talon, Un uomo che dorme di Georges Perec (del uale su uesto blog si è recensito Le cose).
Scritto in seconda persona, come una lunga apostrofe a un anonimo studente di venticin ue anni,
protagonista della storia, il romanzo è caratterizzato da una curiosa contraddizione: se da un lato si
moltiplicano le azioni, si accumulano vorticosamente descrizioni minuziose di percezioni e di gesti, dall’altro
pare non accada mai alcunché di emblematico, signi cativo, esemplare.
“Ma niente è accaduto: nessun miracolo, nessuna esplosione”, p. 141.
Eppure, una tensione silenziosa innerva potentemente le pagine di uesto libro, uasi che il senso del
racconto fosse semplicemente nel ritmo, nel dispiegamento incessante della vita del protagonista.
Il uale, uscito dalla propria condizione sospesa, sembra risvegliarsi e vedere il mondo:
“Smetti di parlare come un uomo che sogna.
Guarda! Guardali! Migliaia e migliaia di sentinelle silenziose, immobili genti di terra, piantate lungo le
banchine, le rive”, pp. 143-144.
Il romanzo pare infatti un percorso dal sonno alla veglia, dall’assenza alla presenza, un via io che non
conduce il protagonista a particolari conseguimenti, a condizioni speciali, a prestigiose destinazioni, che non
(/libro/9788874622429)
comporta per lui ac uisizioni di intelligenza né di sa ezza, né tantomeno lo accompagna a ualche
esperienza estrema di distruzione o difesa di sé: “I disastri non esistono, sono altrove. La più in ma
catastrofe avrebbe forse potuto salvarti: se avessi perso tutto, avresti almeno avuto ualcosa da difendere,
delle parole da dire per convincere e commuovere”, p. 142.
Un cammino tutt’altro che lineare, ciclico piuttosto, dove però non si veri cano precise ripetizioni né esatti
ritorni: se a metà del romanzo lo studente ra iunge una condizione di distacco dal mondo, che tuttavia
ancora costituisce un luogo privilegiato e del tutto personale in cui annegare, il rifugio in un’uguaglianza
indi erente e paci cata con le cose e i viventi, nel nale invece il giovane sperimenterà la vertigine della
realtà senza più ltri, la semplicità di non essere, in ualche modo, speciale. Di essere unicamente esposto
alla vita presente. Una condizione che pare molto più intensa, precisa e indicibile di un'”esposizione generale
ai fenomeni esterni”, come sottolinea Gianni Celati nella postfazione.
“Impari a camminare da uomo solo, ad andare a zonzo, a tirar tardi, a vedere senza guardare e a guardare
senza vedere. Impari la trasparenza, l’immobilità, l’inesistenza. Impari a essere un’ombra e a guardare gli
uomini come se fossero pietre. Impari a restare seduto, a restare coricato, a restare in piedi. Impari a
masticare ogni boccone, a trovare in ogni briciola di cibo che porti alla bocca lo stesso identico neutro
sapore”, p. 57.
“Non hai imparato niente, tranne che la solitudine non insegna niente, che l’indi erenza non insegna niente:
era un’impostura, una fascinosa e ingannevole illusione”, p. 140; “Non sei più il padrone anonimo del mondo,
uello su cui la storia non aveva presa, uello che non sentiva cadere la pio ia, che non vedeva venire la
notte. Non sei più l’inaccessibile, il limpido, il trasparente”, p. 144.

/
Seppur breve, il romanzo è una piccola opera-mondo, dove coesistono, da una parte, il catalogo, l’elenco,
l’accumulo, la reiterazione e, dall’altra, uno stile improntato alla chiarezza, all’evidenza, alla rapidità, alla
frontalità.
“ uello che ti proponi non è di andare nudo, bensì di vestirti senza che ciò debba implicare ricercatezza o
trascuratezza; uello che ti proponi non è di lasciarti morire di fame, bensì di unicamente nutrirti. Non che
tu voglia compiere tali atti in uno stato di totale innocenza, ché innocenza è parola troppo grossa: vuoi
solamente, semplicemente (ammesso che uesto «semplicemente» possa avere un senso) lasciarli in un
terreno sgombro da ogni valore, un terreno neutro, evidente, palese, fattuale e non riconducibile a
nient’altro, ma soprattutto non funzionale, poiché il funzionale è il pe iore di tutti i valori, il più subdolo e
il più compromettente; che uindi non ci sia altro da dire se non: le i, sei vestito, mangi, dormi, cammini, e
che ueste siano azioni, gesti, ma non prove e non monete di scambio: il tuo abbigliamento, il tuo cibo e le
tue letture non parleranno più al tuo posto, non te ne servirai più per fare il furbo. Non gli a derai più
l’estenuante, impossibile, mortale compito di rappresentarti”, pp. 66-67.
Il romanzo incarna, inoltre, la cronaca di una attesa in nita, di una divagazione senza scopo e del vagare
sico, a piedi, del protagonista per le strade di una città, uesta sì nominata, Parigi; il diario della solitudine
del giovane, del suo progressivo ritrarsi dal mondo (“Poi, il giorno dell’esame arriva, e tu non ti alzi. Non è un
gesto premeditato, d’altronde non è neanche un gesto, bensì un’assenza di gesto, un gesto che non fai, dei
gesti che eviti di fare”, p. 20), la narrazione di un lungo silenzio, di un apprendistato al distacco e
all’indi erenza che rimarrà un gioco, una sospensione, un’illusione.
Costituisce, in ne, anche una provocazione, il romanzo, nella sua struttura fondata su un’unica voce che
continua a dire tu, disvelando l’illusorietà di un io personale, sebbene le vicende riguardino, in fondo, sempre
un unico persona io. Una voce narrante interna eppure lontana, capace di non identi carsi con alcunché di
particolare, ma solo con il usso, con il tempo.
“Il tempo, che su tutto veglia, ha trovato tuo malgrado la soluzione. Il tempo, che conosce la risposta, ha
continuato a scorrere”, p. 143.
Forse perché più di tutto pare essere, Un uomo che dorme, il racconto di ciò che vibra rimanendo invisibile
nella super cie, nell’ordinario, nel uotidiano, la restituzione sorridente e profondissima, acuta ma mai
gratuitamente brillante, della vita dietro, dentro e al di là delle forme e dei signi cati.
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