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Domenica

la memoria
Ali Agca 25 anni dopo, le lettere segrete
La MARCO ANSALDO e MARCO POLITI

il reportage
Torna il risciò nella Pechino del boom
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 di Repubblica FEDERICO RAMPINI

Lettere
d’amore
Uomini
Repubblica Nazionale 27 07/05/2006

Trent’anni fa, dal garage di una casa californiana, usciva


Sperimentare i nuovi
un nuovo tipo farmaci: destinato a cambiare il mondo
di computer
una necessità scientifica,
un business planetario,
cavia
FOTO CORBIS

un azzardo a volte mortale


dici e macchinari intorno, dopo avere ingurgitato una
ENRICO FRANCESCHINI
pillolina o qualcosa di simile. Così, nel febbraio scorso,
i luoghi
LONDRA ricevuto il messaggino e controllato il deprimente sta-
Bologna, ovvero la bellezza senza noia
È
to del suo conticino in banca, Ryan decide che è venu-
cominciato tutto con un messaggino. «Cer- to il momento di riprovarci. TAHAR BEN JELLOUN
cansi maschi adulti in piena salute», avverti- Il sito londinese della Parexel, a cui l’sms riferisce gli
va l’sms, dal tono vagamente malizioso, in- interessati, rafforza l’impressione che i volontari siano
viato a casaccio a decine di migliaia di telefo- in partenza per una vacanza tutto compreso, magari in la lettura
nini dalla Parexel International, una società che com- una lussuosa clinica della salute. Sotto il titolo, «Che
pie test sperimentali per conto di aziende farmaceuti-
che. Bisognava leggere oltre le prime righe del messag-
cosa ci guadagni», il bando di reclutamento avverte:
«Avrete un sacco di tempo per leggere, riposare e rilas-
La saga di Dominguin, ultimo matador
gio per capire che i «maschi in piena salute» non sarvi, in una struttura completa di tivù digitale, lettore GIANNI CLERICI, CONCITA DE GREGORIO e LAURA LAURENZI
venivano reclutati per una banca dello sperma o per un dvd, libero accesso a Internet, videogiochi, biliardo, o
film pornografico, bensì allo scopo di verificare un altrimenti potrete finalmente recuperare il sonno arre-
nuovo medicinale: servivano, in parole semplici, come trato». Il bando promette inoltre un check-up medico spettacoli
cavie umane. A Ryan Wilson, vent’anni, mezzo inglese totale, la tranquillità di un monitoraggio affidato a «una
mezzo irlandese, quella parola, «cavia», non piace, spe-
cie se applicata a se stesso. Ma siccome è sempre a cor-
moderna équipe medica a garanzia della vostra sicu-
rezza», e un bel po’ di soldi: duemila sterline, quasi tre-
Ava Gardner, il mito della diva scalza
to di soldi, preferisce riderci su con gli amici, nelle se- mila euro, per pochi giorni di ricovero in un attrezzato IRENE BIGNARDI e ANTONIO MONDA
rate al pub: «Ho trovato un modo di fare soldi senza la- laboratorio di Londra. Ryan ha già in mente come spen-
vorare», scherza. Ci ha già provato un paio di volte, sen- derli: un corso di lezioni di guida per prendere la pa-
za conseguenze negative e con concreta soddisfazione: tente, e un viaggio in qualche posticino esotico con Mi- l’incontro
la paga per prestare il proprio corpo alla scienza, o per- chelle, la sua ragazza. Sicché si candida e parte per la
lomeno al grande business della farmacologia, non è
niente male, un minimo di 150 sterline al giorno, più di
cosiddetta vacanza.
(segue nelle pagine successive)
La doppia vita di David Gilmour
200 euro, per starsene distesi su un lettino con tanti me- con un servizio di ELENA DUSI CURZIO MALTESE
28 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

la copertina Attratti da un messaggio pubblicitario diffuso via sms,


Uomini cavia otto giovani maschi britannici accettano di sottoporsi
alla sperimentazione di un nuovo farmaco. A due di loro
viene somministrato un placebo; gli altri sei, dopo pochi
minuti, accusano atroci dolori. Per uno di essi, il ventenne
Ryan Wilson, iniziano mesi di sofferenze inaudite

L’orrore del Tgn1412 gli animali. Ammette che può pro- di alleviare le sofferenze dei primi del sanitario, che soggiunge: «Dob- natissimo esperimento».
ENRICO FRANCESCHINI
vocare emicrania, nausea e reazio- volontari. Ma intanto l’esperimen- biamo avvertire i familiari». Gli otto sopravvissuti si sono ri-
(segue dalla copertina) ni allergiche, ma minimizza la gra- to va avanti lo stesso. Genitori, fratelli, amici, messi a volti a uno studio legale per ottene-
vità dei possibili effetti collaterali. Poco dopo le nove, quando tutti e conoscenza dell’accaduto duran- re una compensazione dalla Pa-

Q
ualche settimana più Ci vuole tempo per leggere atten- otto hanno ricevuto il farmaco, Ray te la notte, arrivano alla spicciola- rexel, che in un primo tempo, per
tardi, al laboratorio tamente undici pagine, stampate Khan, uno dei due fortunati a cui è ta il mattino seguente. Con loro c’è convincerli a rinunciare a ogni di-
della Parexel in un’ala in caratteri minuscoli: «Siamo un toccato il placebo, sente un grido anche Michelle Bayford, la fidan- ritto legale, aveva offerto 7 mila eu-
del Northwick Park po’ di fretta», dice il funzionario ai spaventoso: uno dei suoi vicini di zata di Ray Wilson. I medici le per- ro a ciascuno. L’inchiesta condotta
Hospital di Londra, volontari, «intanto firmate e dopo letto sbatte la testa contro il muro, mettono di vederlo, ma la ragazza dall’ente britannico che regola-
dopo i controlli medici vi spiego tutto io. Se facciamo tardi scosso da fremiti come un serpen- stenta a riconoscerlo: «Si è gonfia- menta la sperimentazione sui far-
per accertare che è in perfette con- sulla prevista tabella di marcia, po- te, implorando i medici di aiutarlo. to fino a sembrare un mostro, maci ha stabilito che il Tgn1412 non
dizioni di salute, uno sbrigativo treste perdere il 10 per cento della «Aiuto, aiuto, ho male da morire», sembra Elephant Man, è una cosa ha subito contaminazioni, che la
funzionario in camice bianco gli paga». E le cavie, pensando a quelle urla Ray Wilson, e in un paio di mi- orribile», dice ai giornalisti quan- dose non era sbagliata e che i test
consegna la consueta dichiarazio- 2 mila sterline, firmano: dopotutto nuti la scena diventa un pandemo- do lascia la clinica, sconvolta, sugli animali non avevano creato
ne in cui il volontario viene messo quello è un documento qualche ora dopo. motivi d’allarme. Ma la reazione
al corrente delle particolarità del
test, ne accetta i possibili rischi e se
standard, in un linguaggio
comunque poco com- Il governo di Londra Altri testimoni conferma-
no che Ray, la cavia in peg-
negli uomini è stata tragicamente
diversa da quella nei topolini e nel-
ne assume la responsabilità. prensibile a un non addet- giori condizioni, somiglia le scimmie. Il ministero della Sanità
L’esperimento riguarda un far-
maco provvisoriamente chiamato
to ai lavori. Che importan-
za può avere?
ha ordinato indagini davvero all’Uomo Elefante,
John Merrick, lo sfortunato
ha temporaneamente sospeso gli
esperimenti con farmaci di questo
Tgn1412, prodotto da una minu-
scola azienda tedesca, la Tegenero
I sei «maschi in piena sa-
lute» si somigliano non so-
supplementari e sospeso inglese del diciannovesimo
secolo nato con una rara
tipo, ordinando una seconda inda-
gine per individuare norme e con-
Ag, con appena quindici dipenden-
ti ma con grandi ambizioni. Il me-
lo fisicamente: sono tutti
giovani uomini, studenti o temporaneamente malformazione che lo sfi-
gurò e lo rese disabile, finito
trolli più efficaci.
Un rapporto dell’Academy of
dicinale appartiene infatti a una
nuova frontiera di farmaci, modifi-
al primo impiego, in diffi-
coltà economiche. Un mu- gli esperimenti a fare il fenomeno da barac-
cone nei circhi dell’Inghil-
Medical Sciences accusa la Parexel:
«La strategia più corretta sarebbe
cati geneticamente per ottenere la sulmano britannico, un terra vittoriana. David Lyn- sempre di somministrare una sin-
stessa struttura di un anticorpo
umano, con l’obiettivo di curare i
britannico di origine in-
diana e sei inglesi: due ri-
di questo tipo ch ne fece un film nel 1980.
Dal giorno della visita di
gola dose a un unico paziente, che
andrebbe osservato per un periodo
reumatismi, l’artrite, la leucemia, e ceveranno un placebo, agli altri sei nio: le cavie umane vomitano e de- Michelle in ospedale sono trascor- di tempo opportuno, prima di pas-
potenzialmente capaci di creare verrà somministrato il Tgn1412, fecano incontrollabilmente, uno se sei settimane. Sette volontari so- sare a un altro paziente». E il New
enormi profitti. Svariate compa- sotto forma di una specie di scirop- cerca di raggiungere la toilette e si no stati rilasciati, sebbene non sia- England Journal of Medicine si
gnie farmaceutiche in mezzo mon- po biancastro simile a latte. Alle ot- accascia privo di sensi nel corri- no del tutto guariti: i loro corpi han- chiede se l’incidente sia una conse-
do gareggiano per chi realizzerà per to del mattino del 13 marzo, giorno doio, un altro rotola giù dal letto, un no perduto l’immunità, hanno an- guenza del fatto che fino a quindici
primo una medicina del genere. fissato per l’esperimento, si ritro- terzo si contorce come un ossesso. cora scompensi fisici e problemi anni fa l’80 per cento della speri-
Le implicazioni commerciali, vano tutti nella medesima stanza, Immediatamente chiamato nell’a- psicologici. Solo Ray Wilson è tut- mentazione farmacologica era ef-
tuttavia, non vengono menzionate sdraiati sui lettini, quando il primo la della Parexel, il dottor Ganesh tora ricoverato: non sembra più fettuata da istituti accademici,
nelle undici pagine dattiloscritte volontario beve il farmaco. Alle ot- Suntharalingam, direttore dell’o- Elephant Man, non è più in perico- mentre oggi è quasi interamente in
messe in mano a Ryan Wilson e agli to e dieci, tocca al secondo volon- spedale, ordina di ricoverare tutti i lo di vita, ma ha le dita delle mani e mano a società private come la Pa-
altri sette volontari selezionati in- tario. Alle otto e venti minuti, men- volontari in rianimazione. Khan, dei piedi annerite dalla cancrena rexel, con un giro d’affari comples-
sieme a lui per il test; così come non tre il terzo volontario riceve la me- quello che ha preso il placebo, fa in ed è solo questione di tempo prima sivo di 12 miliardi di euro l’anno.
viene citato il fatto che si tratta di un dicina, è già evidente che qualcosa tempo a chiedere cosa sta succe- che le perda. «Sono rimasto in co- Una cifra vertiginosa, al cui con-
prodotto geneticamente modifica- non va: le prime cavie si lamentano dendo: «Sono seriamente malati», ma per quasi un mese», racconta. fronto i 3 mila euro offerti ai volon-
to, designato ad alterare il sistema di avere freddo, tengono la testa fra gli dice un medico. Ma nessuno, re- «Al risveglio, i medici mi hanno tari sono una manciata di polvere.
immunitario. La dichiarazione ri- le mani in preda a un crescente do- plica il giovane, rischia di morire, detto che posso ritenermi fortuna- «Se avete bisogno di soldi», conclu-
conosce che il farmaco non è mai lore, respirano affannosamente. non è vero? «Uno o due sono in pe- to ad essere vivo. Ma non potrò de Michelle, la fidanzata dell’ex Uo-
stato sperimentato su esseri uma- Di colpo la stanza d’ospedale, un ricolo di vita», è la gelida risposta realizzare il mio sogno di fare l’i- mo Elefante, «provate a fare qual-
ni, ma nota che non ha dato alcun attimo prima tranquilla, si riempie draulico né giocare mai più al mio siasi cosa. Ma pensateci bene pri-
esito negativo nei test condotti su- di medici e infermiere che cercano amato calcio. E tutto per quel dan- ma di fare la cavia umana».
Repubblica Nazionale 28 07/05/2006
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 29

10 anni
La ricerca
necessaria
per ogni
nuovo farmaco
Ma la caccia ai volontari
ora punta al Terzo mondo
ELENA DUSI I sei volontari britannici spediti nel reparto rianimazione dall’anticorpo mono-
clonale Tgn1412, non avevano bisogno di guarire da nulla. Erano perfettamente sa-

D
ieci anni di ricerca e 900 milioni di dollari di spesa: ecco cosa c’è dietro a un ni e partecipavano alla fase I della sperimentazione sull’uomo, quella che coinvol-
nuovo farmaco. Si parte simulando la forma della molecola al computer, per ge solo una manciata di individui e ha l’obiettivo di dimostrare la non nocività del

900 mln poi passare ai test in vitro e sui topolini, fino ad arrivare all’ultima impre-
scindibile tappa: la sperimentazione sull’uomo. Lungo il percorso si perdono nove
farmaci su dieci. Inutili, dannosi oppure troppo difficili da somministrare. E se si
nuovo farmaco. Per sicurezza avevano ricevuto una dose cinquecento volte più
bassa di quella risultata tossica nelle scimmie, ma la precauzione non è servita. La
sperimentazione ha preso la peggiore delle pieghe possibili e la storia del Tgn1412
La spesa calcola che al giorno d’oggi sono quasi ventimila i farmaci o i trattamenti approda- finirà qui. Il farmaco non raggiungerà mai le fasi di sperimentazione II e III, quelle
in dollari ti alla fase finale di sperimentazione, si ha un’idea della gigantesca mole di interes- in cui entrano in gioco i volontari malati, la coorte delle cavie umane si allarga fino
si che circonda il mondo delle cavie umane. ad accogliere centinaia e poi migliaia di individui e la medicina viene messa alla pro-
per ogni Davanti a tutti c’è la Big Pharma americana, con novemila test clinici in corso. L’Eu- va anche per la sua effettiva capacità di guarire.
medicinale ropa tutta intera, con le sue tremila sperimentazioni, supera di poco la sola Califor- È evidente che una ditta che per anni ha coccolato il sogno di introdurre un
nia. A quota mille c’è l’India, un paese di Bengodi per le multinazionali farmaceuti- nuovo medicinale sul mercato non abbia voglia di spargere troppo la voce quan-
che. Volontari in quantità, spese ridotte, nessun problema con l’inglese né con i da- do gli effetti sui volontari non sono buoni. Così un paio di anni fa c’è voluta un’a-
tabase informatici necessari per tenere il conto dei pazienti e delle reazioni ai test. zione legale dello stato di New York perché fossero pubblicati gli esiti fallimen-
Condurre una sperimentazione in India invece che ne- tari di un nuovo antidepressivo. E le più autorevoli
gli Usa dimezza i costi e riduce di un terzo i tempi. Ora che
Nuova Delhi ha emanato una legge che punisce gli atti di In Africa e Asia i costi riviste mediche del mondo, sommerse dai rapporti
di trial opachi e dai risultati ambigui, a metà dell’an-
pirateria farmaceutica, le grandi aziende non corrono no scorso si sono accordate per pubblicare solo spe-
neanche troppi rischi di vedersi scippare le formule.
Un terzo di tutti i farmaci in sperimentazione sul-
si dimezzano mentre i tempi rimentazioni registrate presso i National Institutes
of Health statunitensi.
l’uomo promette di combattere il cancro, altrettan-
ti sono rivolti contro le malattie rare. E se quasi uno
si riducono di un terzo A volte però i dilemmi etici sollevati da una speri-
mentazione umana non sono così facili da dirimere.
studio su due ricade sotto la supervisione di univer-
E il rispetto delle regole Gianfranco De Maio, responsabile medico della sezio-

90% sità o altri enti pubblici, i trial gestiti direttamente


dalle aziende farmaceutiche sfiorano quota quat-
tromila. Negli Usa, dove si calcola che 3,7 milioni di resta un punto interrogativo
ne italiana di Medici Senza Frontiere, porta come
esempio l’affare Tenofovir. L’antiretrovirale della ca-
liforniana Gilead si era mostrato promettente nel pre-
I farmaci persone abbiano partecipato ad almeno una speri- venire le infezioni da Hiv. I test erano partiti su volon-
scartati mentazione, le industrie hanno delegato il 75 per tari sieronegativi, ma ad alto rischio di infezione. Fra i
cento del lavoro a società private. Ne esistono quindicimila e ai loro sportelli prescelti: omosessuali di Atlanta e San Francisco, prostitute di Camerun, Nigeria,
dopo si ritrovano soprattutto ispanici, veterani di guerra e disoccupati. Per arro- Ghana e Cambogia, tossicodipendenti thailandesi.
i test falliti tondare la paga, non è difficile mentire ai reclutatori e iscriversi a due o tre spe- I test partirono nel 2003 finanziati tra l’altro dalla fondazione di Bill e Melinda Ga-
rimentazioni contemporaneamente. tes. Tutto procedette nella consueta indifferenza fino a quando gli attivisti di Act Up,
Eppure le regole per i test umani, sulla carta, sono rigidissime. I volontari devono un movimento per la difesa dei diritti dei sieropositivi, non assaltarono lo stand del-
conoscere ogni particolare del farmaco da testare, inclusi i possibili effetti collate- la Gilead alla conferenza mondiale sull’Aids di Bangkok, nel 2004. Gli attivisti la-
rali, e firmare un documento per il consenso informato che spesso supera le dieci mentavano che le volontarie avessero dovuto firmare una dichiarazione di con-
pagine. I controlli medici sono regolari e al manifestarsi dei primi sintomi anomali senso informato redatta in inglese e che in caso di infezione durante la sperimen-
il volontario viene obbligatoriamente escluso dal trial. A queste condizioni (unite a tazione la Gilead non garantisse alcuna terapia. Alle prostitute si deve insegnare co-
una manciata di dollari al mese come compenso) è naturale che nei paesi in via di me pretendere rapporti protetti dai loro clienti e ai tossicodipendenti si devono di-
sviluppo le cavie umane non manchino. Entrare in un protocollo di sperimenta- stribuire siringhe pulite, non li si lascia liberi di contrarre l’Hiv solo per vedere se il
zione, in Africa o in alcuni paesi dell’Asia, è infatti l’unico modo per ricevere farma- farmaco funziona, era il senso della protesta di Act Up. «L’organizzazione Family
ci innovativi ed essere seguiti da un medico con costanza. Ma il rispetto delle rego- Health International, che conduceva il progetto in Camerun», spiega De Maio, «ga-
le qui rimane un punto interrogativo, e non è un caso che John Le Carré abbia am- rantiva alle donne che si fossero ammalate l’assistenza di Medici Senza Frontiere.
bientato in Kenya il suo romanzo The constant gardener, con una donna che viene Ma noi non avevamo stretto alcun accordo con l’azienda. Semplicemente, se si ri-

9 mila assassinata per aver scoperto un giro di sperimentazioni illegali.


Nel mondo occidentale si diventa cavie umane in genere per malattia, quando l’u-
nica speranza di guarigione arriva da un farmaco o da una chirurgia innovativa. Jes-
se Gelsinger, l’ultima vittima di un trial clinico in ordine di tempo, aveva 18 anni ed
volge a noi un malato di Aids facciamo il possibile per curarlo».
Scoppiato lo scandalo Gilead, uno dopo l’altro i paesi coinvolti nei trial clinici
hanno fatto marcia indietro. «La Cambogia non è un cassonetto della spazzatura»,
dichiarò il primo ministro di Phnom Penh il 3 agosto 2004 e la sperimentazione del
I test clinici
era affetto da una patologia al fegato rara, ma non pericolosa per la sua vita. Nono- Tenofovir fu sommersa dalle polemiche. «È questo il modo migliore di sostenere i
in corso stante questo decise di sottoporsi a una terapia genica dell’università della Pennsyl- diritti dei malati di Aids?», si chiese subito dopo Joep Lange, che era presidente del-
attualmente vania, per morire quattro giorni dopo l’inizio del trattamento il 29 settembre 1999. la International Aids Society al tempo della conferenza di Bangkok.
negli Stati Uniti
Repubblica Nazionale 29 07/05/2006

3,7 mln
Le persone
che negli Usa
hanno partecipato
ai test
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la memoria Venticinque anni fa, il 13 maggio 1981,


Carteggio inedito un killer turco sparava a Karol Wojtyla
Ora, dopo “cinquanta versioni diverse”
sui mandanti dell’attentato e alla vigilia
di una sua definitiva uscita dal carcere,
promette di raccontare la verità

“Io,costrettoamentire”
le lettere di Ali Agca
MARCO ANSALDO ticanti, a elucubrazioni pseudoreligiose, si aprono im-
provvisi squarci di credibilità. Al limite della confes-

«C
arissimi amici Marco e Yasemin, sione. «Lucida follia», l’ha definita più di un psicolo-
per adesso non pubblicate il mio go dopo aver esaminato a lungo un personaggio che
discorso religioso. Adesso è me- quasi tutti gli inquirenti giudicano come «intelligen-
glio questa verità politica: (...) Sie- tissimo e scaltro». «È certo — ci scrive Agca in un mes-
te smarriti, no?». E come non es- saggio alla fine degli anni Novanta — che ho contri-
serlo, di fronte a questo profluvio buito all’aumento della confusione con le mie versio-
di messaggi, affermazioni, ritrattazioni, bugie. ni varie e anche contraddittorie nel campo giuridico e
Frammenti di verità forse. Tutti in ogni caso da soppe- politico. Io recito il mea culpa. Ma era molto difficile
sare, confrontare, attaccare a episodi e personaggi di un agire diversamente in un ambiente e circostanze par-
evento lontano, l’attentato al Papa, di cui sabato prossi- ticolari, in una situazione in cui si erano intromessi i
mo cadranno i 25 anni. Un caso la cui soluzione resta, an- servizi segreti di mezzo mondo dopo l’attentato al Pa-
cor oggi, ben avvolta nel mistero. Kgb e bulgari, oppure pa, dopo il caso Orlandi e dopo il mio incontro con il
la Cia? E i Lupi grigi? La Stasi tedesca? I silenzi del Vatica- Papa. Adesso abbiamo superato il tempo delle men-
no? I servizi segreti italiani? Nessuna prova. Sempre però zogne politiche e giuridiche. Pensate, se io accettavo
dritto al centro dell’intrigo, lui: l’enigmatico attentatore. una falsa conversione, allora ero libero in Vaticano fin
Sono lunghi anni di corrispondenze. Scambi di lettere, dall’anno 1983, scambiato con Emanuela oppure gra-
notizie, curiosità. E continui, ossessionanti riferimenti a ziato dal Presidente».
Piazza San Pietro e al 13 maggio 1981. E poi ancora, in una risposta scritta in perfetto italia-
Dentro c’è tutto Mehmet Ali Agca. I suoi mille lati no: «L’opinione pubblica, il cittadino comune possono
controversi. Le spiegazioni, i pentimenti, i legami. Per- pensare mille cose davanti a disinformazioni sistemati-
ché la sua storia si intreccia con almeno dieci casi di- che. Ma per i centri di potere non esiste nessun segreto
versi, da quello di Emanuela Orlandi alle vicende dello ma molti tabù, calcoli politici e preoccupazioni varie che
Ior vaticano, Marcinkus, Calvi, la Banda della Maglia- la verità finale possa provocare. Alcuni temono che pos-
na, il terzo segreto di Fatima. sa incominciare il processo
E da cui spunta anche il vol- del crollo spirituale del Muro
to umano di un killer descrit- vaticano, come per il Muro di
to come spietato, già accusa- Berlino. Per esempio, perché
to di aver ucciso nel 1979 il la Cia, il Sismi, il Sis britanni-
direttore del giornale Mil- co e altri non rivelano tutto
liyet, Abdi Ipekci, prima di sul caso Orlandi? Negli anni
mettersi a viaggiare fra tre Ottanta alcuni esponenti del
continenti e preparare l’ag- Vaticano per liberarmi hanno
guato a Giovanni Paolo II. organizzato l’intrigo Orlandi
Il fitto carteggio con Ali e altre storie che non rivelo.
Agca esce dagli scambi epi- Per capire qualcosa basta
stolari dell’ex terrorista con analizzare il documento (...)».
me a Repubblica assieme a Mai, nelle sue carte segre-
Yasemin Taskin, corrispon- te, Agca scorda il gesto per-
dente a Roma del quotidiano petrato il 13 maggio contro
turco Sabah. Sono lettere to- Karol Wojtyla. Non c’è pra-
talmente inedite, seleziona- ticamente lettera priva di
te tra decine e decine di mis- un accenno. Dalle risme che
sive, biglietti, aggiornamen- si accumulano emerge piut-
ti. Giunte dalle prigioni ita- tosto il ritratto odierno di un
liane prima, e da quella di uomo ormai lontano da
Kartal Maltepe a Istanbul quel giovane sicario ritenu-
dopo il 2000, una volta estra- to infallibile, e di una perso-
dato in patria. Lettere parti- na vicina ai cinquant’anni
te e arrivate nei modi più di- che dice di aver pagato per i
sparati e fantasiosi. Per consegna a mano o tramite ef- IL PAPA suoi delitti e tenta di giocarsi il futuro con le carte. Il
fettiva corrispondenza carceraria. Ma anche attraver- FERITO suo patrimonio. In mente, una strategia ben precisa:
so svariati messaggeri, in ruoli e posizioni diverse. La celebre mantenere — finora — il segreto sui suoi mandanti. E
Scritte a mano, a volte con macchina per scrivere o via istantanea tornare libero.
computer. Anche con il fax. In italiano o in turco, tal- dell’attentato Molto chiara e priva delle solite allusioni è una recen-
volta in inglese. Spesso trasmesse solo a voce, per l’im- al Papa del 13 te lettera di tre pagine, l’unica resa nota almeno in parte,
possibilità di comunicare a causa di semplice mancan- maggio 1981: indirizzata al presidente della commissione parlamen-
za di carta. Lo scorso anno, per punizione disciplinare Giovanni tare Mitrokhin, Paolo Guzzanti, e qui recapitata: «Se sarò
dopo un’intervista concessa a questo giornale, Agca ri- Paolo II scarcerato, allora chiarirò tutto con delle prove docu-
mase per diversi mesi privo di fogli e matite. Oggi ha dif- si accascia mentali. Per esempio, chi era l’uomo di cultura signor
ficoltà a impugnare la penna, per un disturbo che lo ha ferito in piazza Tomov? (Ivan Dontchev Tomov fu uno dei misteriosi
colpito alle dita. Anche i piedi sono gonfi, e cammina San Pietro. agenti bulgari sospettati del complotto, ndr). Uno scrit-
con fatica. Ma a venticinque anni dall’attentato, nono- Nella foto tore, un poeta, o il capo dell’orchestra locale? Magari po-
stante le «cinquanta versioni diverse date finora», co- grande: tete chiedere al Dottor Imposimato se lui riesce a capire.
Repubblica Nazionale 30 07/05/2006

me ammette qui con deprecabile orgoglio, con queste Ali Agca Adesso io credo che è venuto il tempo di fare chiarezza
lettere l’attentatore consegna alla cronaca un contri- nel carcere totale e definitiva sull’attentato al Papa. Inoltre esiste un
buto, un piccolo pezzo di verità, svelando suo malgra- di Ancona altro problema importante da risolvere, cioè la libera-
do tanti lati ignoti di un mistero tuttora irrisolto. nel 1977 zione di Emanuela Orlandi. Mi spiego meglio: Emanue-
«Cari amici, vi risponderò tra una settimana. Molti la Orlandi è stata rapita soltanto per ottenere la mia libe-
saluti. Con l’augurio di incontrarvi da uomo libero. M. razione. Adesso: io non rivelo chi ha rapito Emanuela, la
A. A.». È la fine dello scorso anno. E Mehmet Ali Agca fa Cia, il Sis britannico, il Kgb, il Gru o altro».
arrivare, imprevedibile come al solito, la sua ultima let- C’è naturalmente l’Agca privato. Quello che accenna
tera. Dentro c’è un messaggio preciso, nel codice che a un fidanzamento andato male. E la sua famiglia, che
ormai conosciamo, confermato anche dai latori delle firma compatta una lettera siglata dall’an-
sue missive. Significa: «Tra poco verrò liberato». Con- ziana madre Muzeyyen, e inviata al pontefi-
venevoli ripetuti spesso. Peccato questa volta non ce polacco con un testo scritto a macchina,
avergli dato credito fino in fondo. Con lui bisogna sem- in turco. «14 maggio 2000. A Sua Eccellenza il
pre leggere tra le righe. In effetti l’ex Lupo grigio verrà Papa. Siamo molto dispiaciuti dell’aggres-
rilasciato dal carcere l’8 gennaio, prima di essere nuo- sione avvenuta il 13 maggio 1981, ma gli anni
vamente ricondotto in prigione — una settimana più trascorsi nel frattempo sono serviti a cono-
tardi — dietro molte pressioni e la successiva marcia scerci meglio (...). Mio figlio non ha avuto an-
indietro delle autorità turche. Ma con l’ex killer venuto cora la sua libertà. Ci auguriamo che non ri-
dall’Anatolia non si sa mai se quel che dice è un gioco manga nulla di nascosto per quanto riguarda
di specchi o la realtà. Ogni volta occorre valutare con il terzo segreto di Fatima».
attenzione le sue dichiarazioni. Perché all’interno di Giovanni Paolo II muore, e l’uomo che lo vo-
quel che afferma c’è talvolta un granello di verità. leva uccidere chiede di partecipare ai funerali.
«Perché ho sparato al Papa? — si chiede da solo, in un La lettera arriva alla Procura di Istanbul e al mi-
memoriale lungo oltre dieci cartelle risalente al 2004 — nistero degli Esteri di Ankara il 4 aprile 2005.
il mio attentato è stato deciso da Dio Santissimo. 13 «Domando un permesso speciale urgente. Po-
maggio 1917 Fatima e 13 maggio 1981 non sono una trei andare in Vaticano con un aereo privato
coincidenza, ma una scelta divina. Il mondo avrà sor- scortato da una squadra dell’Interpol. Il gover-
presa quando rivelerò con le prove documentali il mi- no italiano e quello vaticano accetterebbero la
stero di Fatima tuttora non compreso. Nel suo incon- richiesta. Credo che il governo turco possa com-
tro con me (il celebre faccia a faccia nella cella di Re- prendere l’urgenza della questione». Autorizza-
bibbia, ndr) il Papa mi ha svelato che l’attentato era un zione negata.
segno di Dio. Una sofferenza di Dio. Un dolore di Dio. L’ultima missiva in ordine di tempo è laconica.
Allora perché il Vaticano non smentisce? Il mondo ha L’ex killer è depresso per la scarcerazione manca-
paura di verità religiose inquietanti. Perciò si occupa- ta, ma non dispera. Un suo nuovo rilascio, lo si in-
no di favole diaboliche come Harry Potter e del fanta- tuisce, potrebbe essere alle porte. A sorpresa, co-
sioso Codice Da Vinci. Signor Dan Brown, faresti me- me sempre: «Io non ho ancora una situazione giu-
glio a scrivere un libro su Fatima e il Vaticano». Agca è ridica molto chiara. Perciò non so quando sarò li-
freneticamente informato su tutto, e come hanno di- bero. Credo che la mia vita e la mia morte biologica,
mostrato gli interminabili processi è capace di elabo- la mia prigionia e la mia libertà, tutto sia totalmen-
rare le sue versioni e riadattarle. te nelle mani di Dio eterno onnipotente. Vi saluto e
Eppure in mezzo a dialoghi apparentemente farne- vi auguro tanta felicità». Firmato: Mehmet Ali Agca.
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 31

Parla il cardinale Achille Silvestrini


“Ma noi siamo convinti
che la regia era nell’Est”
MARCO POLITI

N
CITTÀ DEL VATICANO

essuno dimentica mai in Vaticano dov’era


quel fatale 13 maggio. «Io ero con Spadolini a casa di
Carlo Arturo Jemolo, morto il giorno prima — ricorda
il cardinale Achille Silvestrini, all’epoca ministro de-
gli esteri papale — e quando tornai in Vaticano, tro-
vai Porta Sant’Anna sbarrata».
Allarme rosso.
«Mi dissero che avevano sparato al
Papa, voltai la macchina e andai su-
bito al Gemelli».
Cosa le passò per la mente?
«Che era successo qualcosa di terri-
bile. Non sapevamo ancora nulla, ma
quando fu reso noto che l’attentatore
era un turco, pensai fin dal primo istan-
te che era stato mandato da qualcuno,
come i sicari nel Medioevo, incaricati di
portare il cadavere».
Immaginò le ragioni per assassinare
il Papa?
«Non c’erano elementi per dare un giudi-
zio. Indubbiamente sapevamo bene che
Giovanni Paolo II attirava l’avversione dell’E-
stperlanascitadiSolidarnoscinPolonia.Epoi
ilprimateWyszynskieragiàingravissimecon-
dizioni, aveva un tumore, e infatti è morto ven-
ti giorni dopo. Sembrava naturale che qualcu-
no avesse incoraggiato l’attentato».
C’erano già state segnalazioni di possi-
bili attentati, oltre a quella fatta pervenire
in Vaticano un anno prima dai servizi se-
greti francesi?
«Ricordo che già nel primo viaggio in Polonia
nel 1979 arrivavano segnalazioni. Ci dicevano
di stare attenti a chi avvicinava il Papa, a chi lo
toccava. Ci parlavano di scarpe da cui poteva
spuntare un chiodo avvelenato, ci mettevano in
guardia dall’avvelenamento dei cibi».
Come reagiva papa Wojtyla agli allarmi?
«Era sempre molto tranquillo: un uomo di fede
che sa di essere nelle mani della Provvidenza. E se
il pericolo avesse avuto un esito, si rimetteva alla
volontà di Dio».
Cosa disse dell’attentato?
«Una volta, durante un pranzo, affermò che
sin dal primo momento non ha avuto dubbi di
essere stato protetto e che il colpo non sarebbe
stato mortale».
Poi esplose l’affare della pista bulgara.
«All’epoca dipendevamo completamente dalle
indagini della magistratura italiana. Loro ne era-
FIUME DI PAROLE no convinti, tranne Andreotti che ha sempre
I manoscritti che riproduciamo escluso la pista bulgara».
in questa pagina sono alcune Andreotti glielo disse personalmente?
delle numerosissime lettere «Sì, parlando con noi. Riteneva poco credibili gli ele-
fin qui inedite scritte menti dell’inchiesta. E anche il giudice Santiapichi pen-
da Ali Agca, dalle diverse carceri sava che non fossero stati approfonditi abbastanza i le-
dove è stato via via detenuto, gami tra Ali Agca e i Lupi Grigi e che alla fine il processo
a due giornalisti di nazionalità non potesse che concludersi con un nulla di fatto».
italiana e turca con i quali L’affare dell’attentato si intrecciò in seguito con il ra-
ha intessuto un fitto epistolario pimento di Emanuela Orlandi.
durato anni e tuttora in corso «Io non ho mai creduto a un collegamento. Resta il mi-
In questo fiume di parole, stero su chi lanciasse questo tipo di messaggi».
nel quale sprazzi di lucidità Per moltissimi anni lei è stato intimo collabora-
si alternano ad apparenti tore del Segretario di Stato Casaroli. Lui che idea si
farneticazioni, è difficile era fatto dell’attentato?
discernere un filo che aiuti «Era convinto che la responsabilità fosse dell’Est».
a dipanare il mistero È anche la sua conclusione?
Repubblica Nazionale 31 07/05/2006

della sua complessa «Bulgari o non bulgari o chiunque fosse l’interme-


personalità diario, ho sempre avuto l’idea che l’attentato venis-
se dall’Est. Magari dicendo: prendiamo un musul-
mano turco, così nessuno può pensare che sia un
trotzkista o uno stalinista».
Pensa all’Unione Sovietica?
«A quel complesso».
Strutture governative o qualche scheggia impazzita?
«No, penso proprio a istituzioni di governo, tipo Kgb.
E magari potrebbero essere stati coinvolti anche quelli
della Germania orientale».
Né Eltsin né Gorbaciov hanno trovato nulla negli ar-
chivi del Kgb.
«Siamo convinti che conosciamo tutto? Il sistema so-
vietico era già in disfacimento e noi non lo sapevamo».
Eppure il Papa, a Sofia, ha discolpato la Bulgaria.
«Anch’io me lo sono chiesto. Forse voleva fare un ge-
sto di amicizia nei confronti del popolo bulgaro. Per dire
che era finita, e non lasciarli vivere con quella macchia
infamante? Chiediamoci anche: cosa pensavano della
vicenda i servizi americani? Perché il giorno che fosse ve-
nuto fuori che veramente l’attentato al Papa era stato
programmato da un governo dell’Est o da Mosca, si cor-
reva il rischio di interrompere le relazioni diplomatiche.
Penso che anche loro avessero interesse che non si an-
dasse troppo in là».
Nemmeno Giovanni Paolo II, per quanto ne sappia-
mo, ha voluto approfondire.
«Faceva parte della sua visione di fede. Nessuno ha
mai domandato a Giuda con chi si era messo d’accordo
per quei trenta denari. Cosa importano i dettagli?».
Quel fatto di sangue ha dato un marchio indelebile al
pontificato di Wojtyla.
«È stato un segno grandissimo. Ha mostrato che il Pa-
pa non è una figura mummificata nella sua maestà. In-
vece è carne viva, esposto sulla piazza. È significativo
che l’hanno colpito in Piazza San Pietro, con tutti i po-
sti del mondo dove andava. È l’immagine del Papa che
dà il suo sangue sulla tomba di Pietro».
32 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

il reportage Il Capitano Cao Yuyue è il decano


Antichi mestieri dei guidatori dei taxi a pedali. Un lavoro
che per tutto il Novecento è stato simbolo
di sfruttamento e di rivolta e che adesso
riappare nei vicoli della vecchia Pechino
come attrazione per i turisti occidentali

Torna l’uomo-risciò
FEDERICO RAMPINI
nella Cina del boom “veicolo mosso dall’uomo”, è originario di Tokyo dove lo inventa nel 1846
un missionario europeo per trasportare invalidi e ammalati. Alla nascita è

I
PECHINO una portantina a cui sono aggiunte due grandi ruote, trainata a piedi (di
corsa): la versione moderna del triciclo a pedali arriverà un secolo più tar-
l risciò è l’unico mezzo per scivolare agilmente nei vicoli stretti del- di, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Già sul finire del XIX secolo i
la città vecchia, tra gli hutong di Pechino sopravvissuti all’invasione primi miglioramenti tecnici — molleggiature e gomme gonfiabili — ne fan-
di grattacieli, nella ragnatela di casupole basse botteghe e giardini no un mezzo di trasporto così confortevole e popolare che invade l’Asia,
segreti ereditati dal passato imperiale. L’ultimo angolo della Cina dalla Corea all’India. Non senza resistenze. A Pechino l’apparizione dei pri-
dove l’automobile fatica a penetrare. Il risciò l’hanno riscoperto i turisti, ne mi risciò trainati da esseri umani nel 1886 scatena reazioni furiose da par-
affittano a dozzine intasando i paesaggi più belli come il ponticello Yinding te della corporazione dei carrettieri coi muli. La rivolta nazionalista dei
(“lingotto d’argento”) che separa i laghetti Houhai e Qianhai. All’angolo di Boxer nel 1900 mette fuorilegge i risciò bollati come una intrusione della
quel ponte con molta pazienza e un po’ di fortuna si può incontrare il Ca- “tecnologia” straniera, visto che arrivano dal Giappone. È nella Cina re-
pitano Cao Yuyue, il decano dei guidatori di risciò di Pechino. Lo si ricono- pubblicana degli anni Venti che il risciò dilaga definitivamente, a Pechino
sce per l’imponente barba confuciana, veste tutto di nero dai pantaloni al raggiungono quota sessantamila e si calcola che a quell’epoca nella capi-
cappello, ha il cinturone con una borchia a forma di dragone. Con lui la vi- tale un uomo giovane su sei si mantiene trasportando passeggeri.
sita agli hutong acquista un sapore speciale. A 56 anni il Capitano ha una Oggi l’idea può far sorridere, ma l’avvento del risciò è una piccola rivo-
pancia che non gli consente gare di velocità, in salita la sua pedalata arran- luzione economica con effetti che anticipano quelli della futura automo-
ca, gli americani obesi non li carica. I clienti se li sceglie. In compenso la- bile e della motorizzazione privata: in una grande metropoli è un progres-
vora di fino, ha imparato a memoria interi brani in un inglese scolastico per so per la mobilità delle persone, e fa nascere dal nulla un’attività che dà la-
raccontare la storia delle dimore signorili del quartiere voro a un bel pezzo della popolazione. Il paesaggio ur-
— i siheyuan col cortile interno — e a fine corsa vi invita bano viene invaso e trasformato, ne riceve un’impronta
in casa sua a bere il tè con la moglie di fronte alla cucina inconfondibile. Agli incroci è un frastuono costante,
a carbone. Il racconto della sua vita è incluso nel prezzo provocato dal concerto dei campanelli a pedale che i
della corsa, 60 yuan (6 euro). passeggeri fanno squillare per chiedere strada. Alle sta-
«Sono nato un anno dopo la Repubblica popolare, zioni ferroviarie, nei parchi pubblici, all’uscita dei teatri
mio padre era un maestro elementare e si è trasferito si accalcano gli uomini dei risciò per conquistarsi i clien-
qui quando avevo sei anni. A quei tempi questo quar- ti, spesso intervengono i vigili per sedare le risse. Per svel-
tiere era povero, i vicoli erano sterrati, tutti polvere d’e- tire il traffico il governo investe nella pavimentazione
state e fango d’inverno. Ho vissuto i grandi movimenti stradale. L’uso del taxi pedestre è il primo servizio di
politici del maoismo, ricordo la grande carestia del massa che segnala la nascita di una middle class e attor-
1958-60 quando mangiavamo semi, foglie, radici, tut- no a questo mezzo si struttura tutta una nuova gerarchia
to quello che potevamo rubare agli alberi, ed era la ro- sociale. Mentre i veri ricchi hanno a disposizione ben al-
ba più commestibile. La pelle era gonfia, se la schiac- tri lussi — le carrozze o le prime automobili — la massa
ciavi col dito ti si formava un buco, ma solo chi alla visi- degli utenti di risciò sono piccoli commercianti e liberi
ta medica risultava in pericolo di vita otteneva una ra- professionisti, funzionari pubblici, insegnanti, il ceto
zione di semi di soia. Poi è arrivata la Rivoluzione cul- medio di una società in rapida evoluzione. Si affacciano
turale che alla mia generazione ha negato l’istruzione, sulla scena nuovi capitalisti, quelli che scommettono
la perdita più grave. A scuola era una guerra tra fazioni, sulla mobilità urbana e comprano intere “flotte” di risciò
gli studenti non studiavano, gli operai non lavoravano, da affittare ai manovratori. L’esercito degli uomini da
sembrava che contasse solo la rivoluzione anche se nessuno sapeva be- traino a sua volta diventa un moderno proletariato urbano, in cui conflui-
ne che razza di rivoluzione stessimo facendo. Nel 1969 come molti ra- scono i contadini immigrati dalle campagne e vecchi ceti decaduti. Milita-
Repubblica Nazionale 32 07/05/2006

gazzi della mia età fui spedito nei campi. A me toccò partire nello Hei- ri disoccupati, nobili rovinati al tavolo da gioco, artigiani e commercianti
longjang ai confini della Mongolia. Ho fatto di tutto, ho trasportato gra- falliti, per chi perde ogni status e reddito l’ultima spiaggia prima del suici-
noturco, ho nutrito i maiali. Il ricordo più terribile è il freddo che ti sve- dio è il lavoro del risciò.
gliava in mezzo alla notte e non c’era niente da fare. Da mangiare aveva- La figura dell’uomo da traino diventa un’ispirazione per letterati e arti-
mo patate e basta, solo ai malati davano un pane cotto al vapore». sti. Sui giornali degli anni Venti viene raffigurato nelle prime vignette co-
Nella storia del Capitano Cao Yuyue risuona un’eco lontana delle sven- miche. Nasce un intero genere letterario che lo vede protagonista: narra-
ture più antiche che sono all’origine del mestiere dei tiratori di risciò. Quan- tori e poeti mettono il portantino al centro delle loro opere per fare satira,
do questo mezzo fa la sua comparsa alla fine dell’Ottocento Pechino ha un umorismo e colore locale, o denuncia morale. Il massimo capolavoro del-
milione di abitanti di cui un terzo sono originari della Manciuria, discen- la letteratura cinese del Novecento, Xiangzi il Cammellodi Lao She (1937),
denti del popolo guerriero calato dal Nord per conquistare la Cina fon- è l’epopea tragica di un guidatore di risciò. Romanzo picaresco, affresco
dando la dinastia Qing. Gli eredi dei leggendari arcieri mancesi sono caduti sociale e satira di costume: Lao She interpreta la Cina del suo tempo guar-
molto in basso, costretti a vivere dei magri sussidi pubblici distribuiti dal- dandola con gli occhi di chi sopravvive trainando passeggeri a forza di brac-
la casa imperiale anch’essa in declino. Nel 1911 la prima rivoluzione re- cia e polpacci. La Pechino colorita dei mercatini e dei mille mestieri, del dia-
pubblicana rende la loro condizione ancora più precaria. Decine di mi- letto e dei proverbi arguti, insieme con le convulsioni di una guerra civile
gliaia diventano tiratori di risciò per sopravvivere. strisciante e le durezze della crisi economica, sono lo sfondo della vita di
Il risciò o rickshaw nella trascrizione inglese di jinrikisha, in giapponese Xiangzi detto il Cammello (non per il mestiere che fa, ma perché tra le sue
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 33

SECOLI DI STORIA
Qui accanto, un’incisione
del 1889: “Geisha e risciò”
In alto, due foto anni Venti
e un sedile di risciò attuale
In basso, un altro sedile
istoriato, una foto scattata
a Shanghai nel 1946
e una in Giappone
nel 1989. A sinistra,
il Capitano Cao Yuyue

tante disavventure viene rapito da una compagnia di soldati e fugge por-


tandosi dietro un cammello). Nonostante il tono ironico e leggero, il per-
sonaggio di Lao She è perseguitato dalla sorte fino a precipitare in una mi-
seria sordida e degradante. La storia è così terribile che per la prima edi-
zione straniera del romanzo, nel 1945, il traduttore americano Evan King
decide di sua iniziativa di cambiare la trama inventandosi un lieto fine.
Per l’intellighenzia di sinistra che si agita nella Pechino degli anni Venti
e Trenta la condizione del guidatore di risciò diventa un tormento e un sim-
bolo. Sociologi, studenti, artisti dalle idee egualitarie, vivono l’imbarazzo
di sedere sulla poltroncina imbottita di fronte alla schiena curva e sudata
di un loro simile. Nel 1919 dopo le sommosse del 4 maggio il giornale pro-
gressista Nuova Cina sottolinea la contraddizione etica degli attivisti de-
mocratici che vanno alle assemblee politiche trainati da poveracci che cor-
rono nel fango. I filo-occidentali si indignano di questo sfruttamento e vi
vedono la conferma dell’arretratezza cinese. Qualcuno si lancia in para-
goni: lo spettacolo dei portantini che litigano per un cliente diventa la me-
tafora di una Cina lacerata e servile di fronte all’imperialismo straniero.
Zhou Enlai, il futuro primo ministro di Mao, dedica al guidatore di risciò
uno dei suoi primi saggi marxisti sulla natura del capitalismo. I portantini
sono protagonisti di un violento episodio di lotta di classe, la rivolta “lud-
dista” del 1929 con scontri di piazza per distruggere i primi tram di Pechi-
no. La potenza evocativa del personaggio resta intatta fino a oggi: il sinolo-
go americano David Strand ha dedicato anni a ricostruire le vicende poli-
tiche della capitale attraverso il punto di osservazione di questo mestiere,
nel saggio Rickshaw Beijing: city people and politics in the 1920s.
La Cina comunista dopo la rivoluzione del 1949 dichiara guerra al risciò,
lusso borghese e simbolo di sfruttamento, e i tricicli vengono riconvertiti
al trasporto merci. A Pechino sono riapparsi da pochi anni come un’at-
trazione turistica solo nei vicoli del centro storico perché nessuno si so-
gnerebbe di usarli nella megalopoli moderna delle autostrade urbane tra
gli ingorghi asfissianti di Audi e Buick; nelle città di provincia invece il ri-
sciò a pedali è tornato in funzione, stavolta come il taxi dei poveri. Perciò
non c’è una linea di continuità diretta che unisca Cao Yuyue con i suoi pre-
decessori degli anni Venti. «Non sono nato tiratore di risciò — dice il Ca-
pitano —. Come primo mestiere facevo l’operaio. Quando sono arrivate
le riforme di mercato, le ristrutturazioni industriali, la mia fabbrica ha
chiuso e sono rimasto disoccupato. Ho fatto cento lavoretti, incluso il mu-
ratore, prima di diventare il Cammello degli hutong». In fondo questa è
sempre stata la storia dei guidatori di risciò. Non è un mestiere che si tra-
manda di padre in figlio, non ci sono dinastie di artigiani della corsa sul-
l’asfalto. Nella Pechino del primo Novecento pullulavano le storie di prin-
Repubblica Nazionale 33 07/05/2006

cipi decaduti, celebri mandarini depredati da concubine crudeli, profes-


sori universitari licenziati per motivi politici, tutti costretti a tirare il risciò
per mangiare. Alcune erano leggende. Di certo era vero il destino di un
esercito di ex arcieri mancesi ridotti a correre a piedi nudi per le vie della
capitale trainando passeggeri. Non si diventa guidatori di risciò per ono-
rare una tradizione, solo per caso e per disgrazia.
«Lavoro sei sette ore al giorno in cerca di clienti — dice il Capitano — per
portare a casa duemila yuan al mese (duecento euro). Tutto quello che
guadagno lo spendo in libri, manuali di conversazione in inglese. La com-
petizione aumenta, pedalare in concorrenza coi giovani è dura, il mio red-
dito è diminuito negli ultimi anni. Ma mi sono fatto tanti amici, i turisti ci-
nesi mi paragonano al personaggio di Lao She. E ho dodici quaderni di de-
diche firmate dai miei clienti stranieri, la mia casa mi sembra l’Onu. Ri-
cordo ancora i tempi in cui potevamo mangiare ravioli ripieni di carne so-
lo una volta all’anno, alla Festa della Primavera. Ora possiamo permet-
terci ravioli tutti i giorni. Non chiedo niente di più».
34 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

i luoghi “Ci sono città che sono soltanto città, un posto per fermarsi
Viaggi letterari a dormire. E ci sono città che stanno lì, senza arroganza,
senza rumore: ci osservano e noi abbassiamo lo sguardo”
Il grande scrittore marocchino ci racconta la capitale emiliana,
accompagnandoci alla scoperta di piazze, strade e monumenti
Ma soprattutto delle persone che la rendono viva e unica

La Basilica di Santo Stefano, che La Fontana del Nettuno è un capolavoro Il Palazzo del Podestà, che si affaccia
domina la bellissima piazza omonima, del Giambologna. È stata realizzata su piazza Maggiore, fu costruito
è un grande complesso di edifici sacri fra il 1563 e il 1566 sulla base nel XIII secolo. A quel nucleo originario
detto anche delle “Sette Chiese” di un disegno di Tommaso Laurenti appartiene anche la torre dell’Arengo

Bologna, la bellezza senza noia


C
TAHAR BEN JELLOUN BOLOGNA le sue passioni, la sua storia. Per me, una to della cultura cristiana. Questa me- per avvicinarsi della terra, come se si
città è fatta di volti, di misteri, degli uo- moria è quella celebrata da J. L. Borges preparasse a entrare nella terra. [...]
i sono città che sono sol- mini e delle donne che si spostano in quando faceva il bibliotecario a Buenos A Bologna il mio amore per il cinema
tanto città, un posto per quello spazio per vivere, dei bambini che Aires. Perfino da cieco continuava a es- ha trovato la felicità. La cineteca diretta
fermarsi a dormire. Ci so- giocano senza curarsi della sicurezza. sere il custode dei libri. Doveva ascol- da Giuseppe Bertolucci è ben più di un
no città fondate sull’occa- Che cosa sarebbe una città trasfor- tarli mormorare, sentirli attraversare e archivio del cinema. È anche una scuo-
sione e sulla necessità, che sono abita- mata in un museo, svuotata della sua leggere da voci misteriose. la, un laboratorio, con un capitale di ol-
te ma non fanno sognare i bambini. gente? Il più bel monumento, la più bel- La Basilica di San Petronio domina tre un milione di fotografie. È qui che re-
Ci sono città immense, grandi, alte, la cattedrale, i tesori dell’architettura Piazza Maggiore. [...] Entrando nella staurano i vecchi film. È qui che si orga-
vagabonde ed estenuanti. Salgono verso antica non potranno mai essere più im- basilica, sulla sinistra, si trova un gran- nizza la resistenza contro la grande me-
il cielo senza impressionare i bambini. portanti di un volto, del viso di un bam- de affresco di Giovanni Da Modena di- diocrità propagata dalla televisione ber-
Ci sono città semplici e modeste, bino che guarda alla vita con gli occhio- pinto nel 1415 che raffigura il profeta lusconiana. È qui che vengono i cineasti
città povere coperte di sabbia e di stan- ni spalancati e aspetta il futuro. Maometto all’inferno! È un’opera gi- italiani dei tempi d’oro a parlare agli stu-
chezza. Vivono nei romanzi dell’Ame- Preferisco le persone alle pietre. [...] gantesca, piena di personaggi di ogni denti. In questi giorni è venuto Mario
rica latina e diventano personaggi. Una sera ho visto una Bologna di bel- tipo. Non ne avevo mai sentito parlare. Monicelli per i suoi novant’anni. Intan-
Ci sono città che si danno come don- lezza sublime, dal terrazzo di una delle L’affresco è quasi nascosto. Per paura to i cinema si raggruppano in multisale
ne disassuefatte dall’amore, città che case più belle del centro storico. Sono di suscitare l’ira dei musulmani. Biso- e danno Star Wars III. [...]
spalancano porte e finestre perché il stato travolto dall’emozione: la luce del gna ricordare che è stato dipinto in Bologna è una delle città italiane più
vento spazzi via la polvere. cielo, la luna piena rosseggiante, il tet- un’epoca in cui la Chiesa considerava i ricche. Mostafa, un lavoratore maroc-
Ci sono città con pareti senza crepe, to della chiesa, i tetti di case semplici. musulmani eretici e traditori. L’odio chino incontrato per strada, mi ha det-
luoghi dove il tempo ha messo ordine Ho visto anche una Bologna in ma- antimusulmano e antiarabo era cosa to che è la città più cara d’Italia e che si
nelle pietre e nei cuori. no alla gioventù in un giorno di prote- diffusa nel mondo cristiano dell’epoca. disputa questo primato con Venezia
Ci sono città segrete che si slacciano le sta. Piazza Maggiore occupata da ra- È meglio non esibire questo dipinto che per via dei turisti. Ma dove vivono que-
vesti con delicatezza; dalle terrazze fiori- gazzi seduti per terra, sul marmo, che farebbe solo inasprire sensibilità e fan- sti immigrati? Lontano, lontano dal
te offrono tesori da contemplare a chi si fumano tranquillamente, tutti con lo tasie dei credenti musulmani. Bisogna centro storico mi detto Mostafa.
ferma, sorpreso, affascinato e a volte ra- stesso look: sono figli di Bologna che anche ricordare che l’islam non solo ri- Sono andato nel quartiere San Dona-
pito da tanta bellezza, una bellezza radi- esprimono il loro rifiuto per una vita spetta i profeti delle altre due religioni to, dove c’è il centro interculturale
cata nelle profondità della storia, nelle dominata da valori commerciali. È monoteiste, ma chiede ai credenti di Massimo Zonarelli. Ho visto bambini
epoche più remote, nelle radici dei valo- una delle tradizioni di questa città do- celebrarli e di integrarli nella storia del- neri, indiani e marocchini giocare nel
ri. Bologna è una di quelle città dove la ve la contestazione è sempre stata at- la loro religione. [...] cortile. Ho visto famiglie immigrate
bellezza non si annoia mai. Sta lì, senza tiva. Città universitaria, è il cuore del- Uscire del centro storico. Andare a spostarsi per vedere uno spettacolo di
arroganza, senza rumore: ci osserva e la cultura italiana. vedere come si è ingrandita Bologna, danza organizzato da un’associazione
“I suoi portici noi abbassiamo lo sguardo.
Ho camminato molto per Bologna,
La Biblioteca comunale dell’Archi-
ginnasio è un’opera d’arte che custo-
come si vive nelle periferie. Una dome-
nica sono andato al dopolavoro ferro-
del quartiere. Poi mi sono spostato fuo-
ri città, alla frontiera, ai bordi della stra-
con la faccia in su verso i tetti delle chie- disce alcune centinaia di migliaia di viario. Un parco un po’ trascurato, con da statale, dove ci sono i quartieri co-
mi hanno ricordato se, dei palazzi, delle case semplici, con
gli occhi rivolti al cielo ritagliato da tor-
volumi. È un cimitero, uno dei cimite-
ri più belli d’Italia perché è vivo. I libri
una fontana di acqua stagnante e i vec-
chietti che passano il tempo giocando
struiti con i prefabbricati, originaria-
mente predisposti per soggiorni tem-
la mia Fès: entrambe ri, una delle quali pende un po’, guar-
dando le tegole rosse.
sistemati in perfetto ordine sono
pronti a cadere tra le mani del ricerca-
alle bocce. È un quartiere popolare. Le
persone anziane, di condizioni piutto-
poranei. Sono appena visibili.
Sulla via del ritorno, noto una mo-
cinte da mura e porte Ci sono città dove si può camminare tore, dello studente o del professore. sto modeste, si ritrovano lì, parlano, schea da cui escono uomini in gandou-
Repubblica Nazionale 34 07/05/2006

senza aver bisogno di guardare il cielo. Si aprono per te, ti parlano e cancella- giocano, ridono e poi fantasticano sui ra bianca, uomini con barbe abbon-
che la notte venivano A Bologna conviene tenere lo sguardo
verso l’alto perché si scoprono fregi,
no il tempo. Libri immortali, pazienti,
eterni aspettano, certi dal 1595, data
tempi della loro giovinezza. [...]
Perché il tempo schiaccia le vecchiet-
danti. Mi fermo. Di fianco c’è la Resi-
denza sociale temporanea “Guglielmo
sculture, ornamenti, disegni sulla pie- di costruzione dell’edificio, altri dal te? Diventano piccole. Piccole figure che Marconi”. Dietro un portone chiuso,
chiuse, entrambe sedi tra, tracce di epoche diverse.
Quando viaggio, più di ogni cosa mi
tempo di Napoleone[...]
Questa biblioteca non è solo un ma-
si tengono per mano per andare su una
panchina sporcata dai piccioni. Cammi-
due custodi italiani. Ci fanno entrare.
Mi danno subito le informazioni di ba-
di grandi università” interessano le persone, il posto dell’uo-
mo nella città, il suo lavoro, i suoi sogni,
gazzino che contiene novecentomila
libri. È un’opera d’arte, un monumen-
nano con fatica. La vecchiaia è quel cor-
po che si schiaccia come per chinarsi,
se: abbiamo 24 camere, 67 letti, 20 fri-
goriferi, cucina e bagni comuni; qui
DOMENICA 7 MAGGIO 2006
ILLUSTRAZIONE DI GIPI
LA DOMENICA DI REPUBBLICA 35

La Torre degli Asinelli e la Torre Il centro di Bologna è caratterizzato dai portici


Garisenda, note come le Due Torri, che si sviluppano per una lunghezza di oltre quaranta
erette nell’XII secolo, sono chilometri. Nella foto grande, i portici che salgono
uno dei simboli più antichi di Bologna verso la Basilica di San Luca

abitano solo uomini celibi, stanno in in quell’immensa ferita: quella soffe-


tre per camera; gli diamo alloggio per renza è la sofferenza di tutta la Terra.
un periodo tra i 6 e i 18 mesi, poi sono Il corpo si contorce, il viso è sfigurato
pregati di andare ad abitare altrove; la dalla disperazione, la testa si china, è
retta mensile è di 126 euro a persona. un’invocazione alla giustizia. Sono gri-
Come se avessero ricevuto un segna- da e lacrime che la morte scolpisce nel
le, si avvicinano dei marocchini in pic- corpo, nelle anime. Questo gruppo
coli gruppi, mi salutano e pensano su- scultoreo rappresenta il dolore del
bito che sono la persona giusta per rac- mondo, il dolore di tutte le madri del
cogliere e trasmettere le loro lamentele. mondo in ogni tempo. Solo le lacrime
Non sono contenti. Non sono felici. non invecchiano. Solo la tristezza ha i
«Siamo come una mosca nel vello della tratti degli spasmi del cuore, dell’incri-
pecora: nessuno ci vede e non riuscire- natura dell’anima. Quattro donne
mo a uscirne!». «È una specie di prigio- piangono. Una donna è muta. Un uo-
ne: siamo sorvegliati e non possiamo ri- mo in ginocchio, con il martello in ma-
cevere nessuno; siamo degli zoufris» no e una tenaglia appesa alla cintura,
(questa parola marocchina viene dalla guarda in lontananza. Il Cristo, la vitti-
parola francese “ouvrier”, operaio, e si- ma, è lì. I lamenti delle donne coprono
gnifica allo stesso tempo “scapolo” e l’eternità del suo silenzio, vestono la
“teppista”). «Io lavoro per gli italiani, do sua presenza per i secoli futuri.
la mia salute per questo paese e mi trat- Quest’opera è di una modernità ec-
tano come un prigioniero; voglio far ve- cezionale; ha la bellezza ed il mistero
nire qui la mia famiglia; ho presentato la dell’inesplicabile, è come se assistessi-
richiesta un anno fa e non ho ricevuto ri- mo a un’opera lirica o a una tragedia re-
sposta; mi dicono che devo avere una citata da personaggi muti. [...]
casa decente; sì, troverò una casa, ma in Lasciando la chiesa di Santa Maria
Italia della mia famiglia non ne vogliono della Vita ci si ritrova all’entrata della bi-
sapere, bisogna avere pazienza». blioteca pubblica Sala Borsa. Due lapidi
«Qui ci può stare solo chi guadagna commemorative ci guardano: una ci
tra 16mila e 24mila euro. Io, sono un parla dei partigiani che hanno fatto la re-
nove; voglio dire che guadagno nove- sistenza contro il fascismo e hanno dato
mila euro all’anno. Con che cosa lo pa- la vita per liberare Bologna. L’altra ci ri-
go un affitto in città? È impossibile. In corda un altro massacro degli innocen-
ogni modo sono i padroni italiani a de- ti, più recente: quello della stazione fer-
cidere della nostra vita; bisogna dire la roviaria di Bologna, avvenuto il 2 agosto
verità, siamo nelle loro mani. Non sia- 1980 alle 10,25. Ottantacinque persone
mo clandestini, ma sai che un padrone sono morte per l’esplosione di una
può fare di te un clandestino? Basta che bomba depositata al centro della stazio-
ti licenzino e tu non hai più le carte in ne. La più vecchia delle vittime si chia-
regola per il permesso di soggiorno, ec- mava Antonio Montanari e aveva 86 an-
Repubblica Nazionale 35 07/05/2006

co la verità, bisogna dirglielo che non ni. La più giovane, Angela Fersu, aveva 3
siamo contenti!». [...] anni. [...] La lettura degli 85 nomi somi-
Ritorno al centro storico. Ritorno al glia a una preghiera perché una simile
passato che si conserva con la sua bel- barbarie non si ripeta mai più. [...]
lezza e la sua grande semplicità: Santo La sera sono andato a passeggio sotto i
Stefano. Questa corte con un pozzo al portici. Ho avuto la sensazione di cam-
centro è di una semplicità che intimidi- minare in una città leggermente soprae-
sce. Un posto tranquillo, distensivo. levata. I portici, che percorrono una qua-
Un posto che ha duemila anni. Qui non rantina di chilometri, hanno qualcosa di
c’è bisogno di parlare né di commenta- intimo. Inevitabilmente mi hanno ricor-
re. Basta guardare, riempirsi gli occhi di dato le stradine della mia città natale, Fès,
questa bellezza più vicina all’essere una città fondata nell’808 da gente venu-
umano, all’anima di un popolo. ta dall’Arabia, una città fondata intorno a
Bologna il dolore. una sorgente d’acqua, una città, come
Bologna la sofferenza. Bologna, cinta da mura e da porte che la
Due opere sono qui per ricordare il notte venivano chiuse con chiavi gigan-
dolore e la sofferenza del mondo. Un tesche. Fès, città della cultura arabo-mu-
quadro di Guido Reni, Il massacro degli sulmana, città della convivenza ebraico-
innocenti, dipinto nel 1612, e una scul- musulmana, città dell’aristocrazia dei
tura, Il compianto di Niccolò dell’Arca, musulmani e degli ebrei che Isabella la
a Santa Maria della Vita. Cattolica ha espulso dalla Spagna nel
In ogni epoca ci sono stati innocenti 1492, la stessa Isabella il cui fanatismo ha
massacrati. La storia dell’umanità è pie- voluto che la cristianità si insediasse in
na di queste ingiustizie, di questa barba- due città marocchine, Ceuta e Melilla,
rie che si ripete in ogni luogo e in ogni occupate da cinquecento anni.
epoca. Il quadro di Guido Reni è partico- Fès, dove una donna venuta da Ké-
larmente espressivo. Non c’è niente da rouan ha fondato la prima grande uni-
aggiungere e soprattutto non delle frasi versità musulmana. Come a Bologna,
per spiegare e commentare l’inammis- dove c’è questa immensa università in
sibile. Dirò solo che si tratta di un’opera pieno centro storico. Fès e Bologna so-
universale, che ci riguarda tutti, chiun- no chiamate a confrontare la loro storia
que siamo e ovunque ci troviamo. e soprattutto ad avviare un gemellaggio
Il compianto. Anche se risale al XV se- che non sarà artificiale bensì basato su
colo, anche se ha come soggetto l’orro- punti comuni e su una presenza della
re suscitato dalla morte di Cristo, anche storia che irrora il presente. [...]
se riguarda un momento storico dell’u- Testo scritto per il film
manità, è di nuovo un’opera che ci par- “Dove la bellezza non si annoia mai
la di oggi. In questo senso è moderna e Un viaggio a Bologna”, prodotto da
contemporanea. Il dolore di una don- Movie Movie e realizzato da Francesco
na, madre o non madre, le sue lacrime, Conversano e Nene Grignaffini
le sue urla, con tutto il corpo contratto (traduzione di Elda Volterrani)
36 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

Li chiamavano Giulio I e Giulio II, sono stati


la coppia di amici-nemici che ha segnato
la cultura italiana del dopoguerra. Il primo
era il vulcanico creatore dello Struzzo, il secondo l’intellettuale severo
con la passione per i libri ma anche per le foto. A dieci anni dalla sua
morte vanno in mostra gli scatti che raccontano il periodo d’oro
Li abbiamo visti attraverso i ricordi della sorella Romilda

L’avventura
di un editore
Bollati e gli anni formidabili
A dieci anni dalla morte
di Giulio Bollati, avvenuta
il 18 maggio del 1996,
la seconda facoltà
di Architettura
del Politecnico di Torino
rende omaggio
alla corte del “principe” Einaudi
a uno dei protagonisti regala la sorella Romilda: «Era una Minox, mes in Val d’Aosta o nella tenuta di Luigi snob. Forse questo poteva farli sembrare
ETTORE BOFFANO
della cultura italiana lo stesso piccolo apparecchio verticale Einaudi a Dogliani, la Rolleiflex non si fer- antipatici, ma non lo erano. Io stavo in

C’
TORINO che Giulio impugna in una delle immagi- ma più. Documenta, ferma volti, espres- mezzo a loro come la sorella di Giulio e,
del dopoguerra, a lungo ni della mostra. Poi ancora io, un altro re- sioni e fa immaginare giudizi e contrasti non essendo brutta, avendo una certa al-
direttore generale Einaudi. è una foto che non esi- galo: una Rolleiflex. Una passione: che forse più dei mitici verbali delle riunioni di lure e con addosso quei due o tre bei vesti-
ste, perché dentro do- poi getterà, maniacale e ossessivo, nella via Biancamano. Fa in tempo a fissare per tichealloralapovertàdellanostrafamiglia
In esposizione al Castello vrebbe esserci anche scelta delle copertine dei libri. Dovevano sempre Cesare Pavese e poi tutti gli altri: mi consentiva, infastidivo le loro mogli
del Valentino, da domani chi avrebbe potuto essere le più belle e lui ci riusciva. Le foto- Italo Calvino, Felice Balbo, Ubaldo Scas- perché gli uomini del clan mi corteggiava-
scattarla. Ma Romilda Bollati di Saint grafie non le raccoglieva, non le faceva in- sellati, Natalia Ginzburg, Paolo Borin- no. C’è una foto scattata a Bocca di Magra
al 20 maggio, ci sono Pierre la rivede ogni volta, con i toni grigi quadrare, perché lui era uno che consu- ghieri. Ma com’erano gli “einaudiani”, che li racconta bene com’erano. I bagni
le fotografie scattate e un po’ seppiati come i ricordi di cin- mava tutto, che doveva consumare tutto. quegli uomini di sinistra, intellettuali e nel fiume, le gite in barca, quei costumi da
quant’anni fa, quando qualcuno le chie- Sono saltate fuori dai cassetti, dalle me- scrittori nella Torino e nell’Italia del dopo- mare semplici, quegli abbigliamenti un
dallo stesso Bollati, dalla fine de di raccontare di suo fratello Giulio. «Lo morie della sua prima famiglia: penso so- guerra? Antipatici e presuntuosi come po’ da straccioni. Era un eccesso di sem-
degli anni Quaranta agli anni intuisco di schiena, alto e bello, con la prattutto alla voglia di Albertina di riap- certa sinistra di oggi? «No, io non riesco a plicità per segnare una differenza, per
spalla sinistra un po’ abbassata perché la propriarsi della vita di quel padre che era ricordarli antipatici. Certo avevano un lo- mettere quasi un filtro tra sé e gli altri».
Settanta. Oltre cinquanta mano impugna la pipa. Una passeggiata rimasto a lungo al di fuori della sua». ro modo di essere: volutamente semplici, Le memorie di famiglia, così come le fo-
immagini (fra cui quelle in Valle d’Aosta o forse in Liguria, una pas- Nelle riunioni di Bocca di Magra, a Rhê- qualcuno povero e tutti assolutamente tografie, si sovrappongono a quelle di
seggiata che è avvenuta davvero, ma che “Casa Einaudi”, ma sempre più rarefatte,
che pubblichiamo nessuno ha mai fermato per sempre con man mano che i contrasti si accentuano e
in anteprima in queste un obiettivo. Giulio cammina e, accanto le separazioni prima si annunciano e poi
a lui, lo accompagna un altro uomo, an- si consumano. Da un certo punto in poi,
pagine), in cui compaiono che lui con la pipa e con la spalla sinistra di fotografie non ce ne sono più. «Dall’Ei-
Giulio Einaudi, Cesare piegata. È Einaudi, l’altro Giulio: insieme naudi se ne andò una prima volta nel
come l’amore e l’odio che li unì finché vis- 1981, per approdare a Milano, al “Saggia-
Pavese, Italo Calvino, Elio sero, uguali e diversi nello stesso tempo,
PARLAMENTO EUROPEO
UFFICIO D’INFORMAZIONE PER L’ITALIA tore”. Mario Formenton lo ricevette a Se-
Repubblica Nazionale 36 07/05/2006

Vittorini, Natalia Ginzburg, ma così eleganti, così bravi». COMMISSIONE EUROPEA


grate e Giulio, teso e tormentato per la se-

9 maggio
Giornata dell’Europa
RAPPRESENTANZA IN ITALIA

Poi c’è una foto vera, notturna ed esti- parazione dall’Einaudi, uscì dal collo-
Daniele Ponchiroli, Carlo va. L’uomo alto è in un tirassegno di una quio passando a piedi per i viali. Era buio
Emilio Gadda, Giorgio fiera, veste in chiaro come i borghesi mo- e finì nel famoso laghetto: dovettero
derni di quegli Anni Cinquanta italiani. asciugarlo e rivestirlo». Nel 1984 il rientro,
Manganelli, Paolo Fossati, Imbraccia un fucile e, davanti a lui col quando lo Struzzo è commissariato per
Guido Davico Bonino, mento quasi appoggiato al bancone, c’è evitare il fallimento e due vecchi amici di
una bambina attenta e orgogliosa. Altri Bollati, Antonio Maccanico e Nerio Nesi,
Ernesto Ferrero, Cesare due piccoli, un bambino e una bambina, gli chiedono di partecipare al salvataggio.
Cases, Vincenzo Consolo, sono ai lati, anche loro ammirano l’adul- Nel 1987, l’ultimo strappo. Romilda
to che sembra un guerriero sorridente. Bollati non è più la ragazza povera degli
Roberto Cerati e tanti altri. «Lui è mio fratello, e la bambina è sua fi- AnniCinquantachepasseggiavasullacol-
Si tratta di ritratti individuali glia Albertina che oggi ha curato la raccol- lina di Torino con Cesare Pavese. Acquista
ta delle fotografie del padre assieme alla per il fratello la casa editrice Boringhieri,
e di gruppo, colti ora compagna di Giulio, Agnese Incisa. E gli aggiunge il cognome Bollati al marchio
nella quiete estiva di Rhêmes altri due bambini sono i miei figli. È l’ulti- fondato da un altro transfuga “einaudia-
ma immagine di quando stavamo tutti no” e gli chiede di riprendere l’antica pas-
Notre-Dame e ora a Torino, insieme, poi Giulio si sarebbe separato sione delle copertine e dell’editore («Che
a Dogliani nelle Langhe. dalla madre di Albertina e, a lungo, non cosa faccio io?», aveva detto un giorno a un

Il Maestro
Uto Ughi
avrebbe più frequentato anche la figlia». giovane Carmine Donzelli appena entra-
La mostra , promossa Sono vivi, divertiti e quasi irridenti gli to all’Einaudi e che si era presentato sen-
in collaborazione occhi di “Giulio II”. «Giulio I era Einaudi, il za riconoscerlo, «Vendo libri»). «Quando
“principe” che mio fratello sopportava un Paolo Boringhieri era uscito da via Bian-
con la Fondazione Torino giorno sì e l’altro no. Non gli perdonava la camano, era stato Giulio a convincerlo a

e l’Orchestra
Musei, l’assessorato grandeur, le spese esagerate, le avventa- rilevare la collana scientifica dell’Einaudi

I Filarmonici di Roma
tezze. E la storia dello Struzzo ha dimo- e gli aveva anche dato l’idea del cartiglio,
alla Cultura, Albertina Bollati strato poi che aveva ragione lui, eccome. con le stelline e il motto “Celum stella-
e Agnese Incisa, sarà La grandeur delle “Grandi Opere” anche, tum”. Fu felice quando diventò la Bollati

Concerto per l’Europa


che Giulio aveva sempre contrastato, e Boringhieri, ma io sentivo che c’era un do-
replicata dal 20 giugno al 20 che segnarono la rovina». Tutte le altre im- lore, che comunque gli mancavano que-
Cattedrale di Palermo - 9 maggio 2006 ore 21,00
agosto alla Galleria d’arte magini, documenti borghesi e informali gli anni, Giulio II e gli einaudiani».
della storia di “Casa Einaudi”, le ha scatta- Romilda Bollati non sa se le condizio-
presenta: Lorena Bianchetti
moderna di Torino te l’intellettuale che dalla Normale di Pisa, ni di salute le permetteranno di andare al-
su RAIUNO Sabato 13 maggio 2006 alle ore 23,55
narra la leggenda dello Struzzo, approdò la mostra. «Se ci riuscirò, vorrei farlo da so-
a Torino in via Biancamano per caso, du- la, approfittando di un momento di chiu-
rante una tappa verso Parigi, e ci rimase sura al pubblico». Magari di sera, speran-
per sempre. «Io lo incantai, lui mi incantò. do immaginare in un angolo del salone la
Fu un colpo di fulmine», dirà Giulio Ei- L'Europa
«fotografia che non esiste». Quella volta in
naudi il giorno della morte dell’amico-ri- è i suoi Cittadini Valle d’Aosta o in Liguria, Giulio I e Giulio
vale, il 18 maggio del 1996. II che camminano davanti a tutti, con la
La prima macchina fotografica gliela pipa in mano: gli einaudiani.
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 37

VISTI DA VICINO
Le foto in queste pagine sono tratte
dalla mostra “Giulio Bollati: visti da vicino.
Immagini di cultura italiana” che si terrà
nella Sala delle Colonne della seconda
facoltà di architettura, Castello
del Valentino, Torino, da domani fino al 20
maggio e poi nella Galleria civica d’Arte
moderna e contemporanea di Torino
dal 20 giugno al 20 agosto.
Da sinistra, Giulio Bollati al luna park:
ai suoi piedi, al centro, la figlia Albertina
e ai lati i due figli di Romilda. A seguire,
Giulio Einaudi durante uno dei “ritiri”
della casa editrice a Rhêmes Notre-
Dame, in Valle d’Aosta. Nella foto
centrale, Giovanni Jervis, Luca Baranelli,
Paolo Spriano e Italo Calvino nel 1964,
sempre a Rhêmes Notre-Dame. Sopra,
Daniele Ponchiroli a casa Einaudi, a San
Giacomo di Dogliani. Sotto, Giorgio
Manganelli nella località valdostana

“Noi, i ragazzi di via Biancamano”


MASSIMO NOVELLI

C
TORINO sabilità editoriali”. Poco dopo, lasciò pure lui, accettando la pro-
posta che gli era stata fatta da quelli del Saggiatore».
ome Joseph Conrad scrisse del suo Lord Jim, si potrebbe dire Non fu un addio indolore, vero?
che «era uno di noi». Dove “noi” sta per il mondo ormai favoloso e per- «Bollati soffrì parecchio questa separazione, questa incompren-
duto della vecchia casa editrice Einaudi, quella di Norberto Bobbio e sione reciproca con Einaudi. La grande svolta, il punto di rottura, si
di Cesare Pavese, di Italo Calvino e di Natalia Ginzburg, di Franco Ven- ebbe con la fissazione di Einaudi per le grandi opere come l’Enciclo-
turi e di Daniele Ponchiroli, di Massimo Mila, di Cesare Cases, di Elio pediadiretta da Ruggiero Romano, un grande storico sicuramente, su
Vittorini, di Vittorio Strada e del Divo Giulio, l’Editore: Giulio Einaudi, questo non si discute. Tuttavia quel tipo di opera, peraltro redatta in
naturalmente. Ma in realtà, più che «uno di noi», come rammenta og- larga parte fuori dalla Einaudi, oltre a rappresentare un investimento
gi il critico e scrittore Guido Davico Bonino, che in via Biancamano, a di denaro che non ci potevamo permettere, rischiava di snaturare
Torino, quartier generale dello Struzzo, lavorò dal 1961 al 1978, si de- completamente la nostra casa editrice. Noi eravamo abituati a fare li-
ve precisare che Giulio Bollati «era un vero maestro, prima di tutto sul bro per libro, ne avevamo il culto; magari su un testo si stava a ragio-
piano umano». Tante memorie, tanti frammenti, felici e amari, riaf- nare tre o quattro mesi. Così Bollati cominciò a dire di tenere i piedi
fiorano pertanto nella rievocazione di Davico Bonino, così come un per terra, ebbe un dissidio abbastanza forte con Romano. Fino alla de-
fondo di malinconia e di nostalgia. cisione di uscire dallo Struzzo dopo una vita. Con Einaudi ebbe in se-
Ricorda quelle fotografie scattate da Bollati? guito altri incontri, si salutavano, si parlavano. Tuttavia non ci fu mai
Repubblica Nazionale 37 07/05/2006

«Certo che le ricordo, ci sono anch’io, ero così più il legame di prima».
giovane... E com’era magro Giulio!». In casa editrice Bollati era anche il punto di
Com’era Bollati? Lo scrittore riferimento dei “grandi vecchi”: da Carlo Emi-
«Era un uomo di grande misura, di grande ri- lio Gadda a Paolo Volponi. Che cosa ricorda,
serbo critico, di straordinaria capacità e di note-
vole e raffinata cultura, che ci insegnò, innanzi-
e critico Guido Davico Bonino, lei che a quegli anni ha dedi-
cato un vivace libro, Alfabeto Einaudi, pubbli-
tutto, a vedere le varie sfaccettature della verità.
Era l’opposto di ogni manicheismo, avversava l’i-
Davico Bonino cato da Garzanti?
«Esattamente questo: che, da ammiraglio di
dolatria culturale. A noi giovani, allora molto ap-
passionati e piuttosto eccessivi, pronti alle infa- ripercorre il lavoro lunga carriera, teneva i rapporti con gente co-
me Volponi, la Elsa Morante, Gadda, Carlo Dio-
tuazioni nello sforzo di rinnovare l’orizzonte cul-
turale italiano, Bollati, che veniva dalla Normale di Bollati a Torino: nisotti, Cantimori. L’autore della Cognizione
del dolore, poi, si fidava soltanto di lui. Se c’era
di Pisa e aveva avuto come maestri Luigi Russo e qualcosa di delicato da discutere, da esamina-
Delio Cantimori, raccomandava di non prendere
delle facili cotte. Ecco, questa è stata la prima le-
“Ci insegnò re, era solito domandargli: “Che cosa ne pensa,
dottor Bollati? Lei che cosa ne dice?”. Del resto,
zione che ci ha dato».
Pare di capire, insomma, che almeno caratte-
ad evitare le facili con il suo paziente lavoro, fatto di lunghe te-
lefonate e di molte lusinghe, Bollati riuscì a
rialmente Bollati era l’opposto di Einaudi. Che ti-
po di rapporto ebbero? infatuazioni convincerlo a non cedere alle offerte della Gar-
zanti. Ricordo quando venne a Torino, in casa
«Il loro rapporto fu molto travagliato e com-
plesso. Bollati era il suo secondo, lavorava a stret- letterarie” editrice. Credo si tratti della sua unica visita, lo
portammo a visitare la basilica di Superga. A
to contatto con lui, ed Einaudi ne aveva una stima me parlò delle tasse, mi chiese dei consigli. Io
sconfinata. Ma erano l’uno l’opposto dell’altro. gli risposi: “Mi scusi, ingegnere, ma io non ne
Einaudi era molto prepotente, egocentrico, un fiammifero che si ac- so proprio nulla, fatico a capire qualcosa delle mie”».
cendeva con una frequenza impressionante. Perciò, al di là dei rap- Gadda, alla fine, scelse l’Einaudi. Lo fece grazie a Bollati?
porti calorosi tra loro, sotto la cenere covava il classico fuoco. Co- «Direi proprio di sì. Quando Gadda, quel giorno, entrò nella no-
munque, onestamente, non li ho mai visti litigare. E questa è la se- stra sala riunioni, accompagnato da Giancarlo Roscioni, si dires-
conda lezione impartitaci da Bollati: una lezione di grande civiltà, da se subito verso Bollati e gli disse: “Grazie, grazie, dottor Bollati,
gran signore qual era lui. Era il solo capace di dire a un nostro autore delle sue belle parole”. Giulio lo aveva davvero convinto. C’è inol-
importante di rivedere una certa pagina, un certo capitolo. Se si do- tre un altro tratto saliente della personalità di Bollati che vorrei ri-
veva dire qualcosa a un maestro dello stampo di Cantimori, chieder- cordare: riguarda la sua assoluta indifferenza per le offerte che gli
gli di ripassare un indice o qualcosa del genere, Bollati era l’unico in venivano dal mondo accademico».
grado di farlo. Gli dobbiamo tutti quel suo galateo editoriale». Volevano dargli una cattedra di letteratura italiana?
Ma un giorno se ne andò, lasciando lo Struzzo. In che modo av- «Sì. Ogni tanto in casa editrice arrivavano dei telegrammi con
venne la rottura? cui Bollati veniva invitato a partecipare a questo o a quel con-
«Io fui il primo ad andarmene. Quando lo feci, Calvino sbottò: corso per un incarico universitario. Lui li stracciava tutti. Ram-
“Dalla Einaudi non ci si dimette”. Io però gli risposi che se uno non mento uno degli ultimi: dall’Università di Firenze Franco Caret-
va più d’accordo, deve andarsene. Bollati, invece, quando ormai ti gli assicurava la cattedra di letteratura italiana, una materia
la rottura era inevitabile, decise di restare ancora per qualche tem- che Giulio conosceva come pochi altri. “Accetta!” gli dissi. “Vai!”,
po, chiarendo tuttavia che sarebbe rimasto a determinate condi- gli fece Giulio. Ma lui niente: «No, no. Io sono uno che fa libri».
zioni: “Se volete che rimanga lo faccio, ma non voglio più respon- Ecco, questo era Giulio Bollati».
38 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

la lettura A dieci anni dalla scomparsa del più celebre


Sangue e arena dei “matador”, lo spettacolo della tauromachia
conosce in Spagna un declino inarrestabile. Gli spalti
sono sempre più vuoti, il pubblico è sempre più anziano
L’unica cosa che ancora sopravvive è l’icona
dell’eroe bellissimo che con leggerezza sfidava il destino

Il mito perduto della corrida CONCITA DE GREGORIO

N
on piace più. È ferita a morte dallo sdegno per la ti in fila tu non entri. Perché gli altri — i figli e i nipoti delle dina- traccia di cosa significhi davvero, fuori dal cinema, sangue e are-
violenza, l’orrore per il sangue, la compassione stie dei toreri di Spagna — non ci sono più: la vena si è estinta, la na. Las Ventas di Madrid, la più grande plaza della capitale, ha
per gli animali. È condannata dal coro unanime casta ha liquidato gli eredi e si è sciolta. Avanti chi vuole e chi c’è. aperto un punto vendita di animali impagliati giocattoli elettro-
corretto e pulito di chi ripudia la bestialità degli Eppure vive ancora, lo sconcio irresistibile spettacolo del- nici e stampe d’arte che fa gridare d’orrore i puristi. Il fatto è che
uomini, il loro innegabile istinto a combattere e l’uomo che si gioca la vita contro la bestia furente. Vive in quella una corrida con “El Juli”, l’ultima stella di Spagna, può costare a
uccidere meglio se in pubblico, a mescolare il san- minoranza che resiste e che la domenica alle sei sceglie fra i posti chi la organizza 340mila euro: per rientrare delle spese bisogne-
gue e la polvere, il desiderio e la sopraffazione. Dovrebbe essere “sol” e “sombra” — al sole costano meno, è ovvio — perché è me- rebbe vendere almeno il 75 per cento dei posti a sedere (115 eu-
già morta la corrida e invece no, invece è come un toro invinci- glio un toro vero di una Ferrari in tv, un torero che rischia la vita di ro il più caro) e invece se ne vendono in media il 30 per cento. Sal-
bile e immortale, il più nero e grande dei tori: ci sono voluti gli ul- un calciatore che tutt’al più, se non finge, si gioca una caviglia. Per- vo che a San Isidro, ovviamente. Salvo che nelle feste religiose
timi trent’anni del secolo scorso per decretarne la decadenza, i ché c’è una verità smarrita altrove, e questo nessuno può negar- quando la folla arriva comunque come a messa. Nel resto del-
primi cinque di questo per stabilirne l’agonia. I nonni non ci por- lo, nella battaglia definitiva tra chi vince e chi perde, chi sopravvi- l’anno, cioè sempre, bisogna ingegnarsi: concerti di Shakira e
tano più i nipoti, non è un bello spettacolo per i bambini. ve e chi muore. Vive nell’immaginario dei ragazzini che ripudia- spettacoli di Sara Baras la stella del flamenco, versioni popolari
La foto di Picasso ad Arles coi figli terrorizzati e fieri al suo fianco è no le tradizioni dei nonni e che però si vestono così: con la “tore- della Carmenmolto adatta all’arena. Serate in affitto a privati da-
il reperto di un’epoca in cui i riti d’iniziazione dei fanciulli prevede- rita”, la giacca corta che dona tanto alle adolescenti ansiose di mo- narosi, anche. A Barcellona la plaza de Toros ai piedi della colli-
vano anche questo: l’animo, come si dice in Spagna, di stare diritti strare l’ombelico; coi pantaloni aderenti come calze che i ragazzi na di Montjuic è sventrata per ristrutturazione: diventerà un
davanti a un’esecuzione, e poi allora non c’erano i videogiochi, non scherzandoci ma mica tanto vestono per andare in discoteca ad centro commerciale con sala bingo inclusa. Even Corrales, pre-
c’era morte virtuale a distrarre i bimbi dai pomeriggi di noia, c’era esibire l’ingombro della loro virtù, proprio quella. sidente dell’associazione in difesa della corrida, è costernato.
solo morte vera. Oggi in Catalogna la corrida è vietata ai minori di 14. Dell’attrazione erotica che i toreri hanno esercitato da sem- Dice che forse dipende dal giorno della settimana: «La morte di
Nel resto di Spagna, dove vietata non è, gli spettatori hanno co- pre sulle folle di ogni sesso si sa. Dominguin ha avuto le donne domenica pomeriggio interferisce con il relax del weekend. Ma-
munque in media 50 anni. Le madri non lasciano andare i loro figli, più belle del mondo, per restare a lui. Non c’è nulla in letteratura gari il mercoledì dopo il lavoro andrebbe meglio».
spesso neppure i mariti. È roba da vecchi, da nostalgici. I ragazzi di che segnali una loro defezione di alcun tipo: solo poemi epici, li- Non dev’essere questo. Dal 1970 al 2005 le persone «non in-
vent’anni, dice un sondaggio recente, associano la plaza de toros al riche al rullo di tamburi, dipinti eroici. Anche nella morte, natu- teressate affatto alla corrida» sono passate in Spagna dal 40 al
regime di Franco: una ragione c’è. È roba da machoscondannati dal- ralmente: soprattutto nella morte. «La morte mette uova nello 70 per cento, i cultori sono scesi dal 60 al 30. Nei giovani sotto
la storia e dal governo socialista all’estinzione e intanto alla gogna. squarcio», scriveva Garcia Lorca del torero ucciso alle cinque del- i 24 anni se ne contano meno di due su dieci. Non fanno più
È folklore di cui vergognarsi come di un antenato cannibale. Ab- la sera. «So cos’è il paradiso», diceva Hemingway: «È una grande notizia nemmeno le donne torero, del resto la migliore di tut-
bandonata dai suoi eroi indigeni resi immortali da Garcia Lorca e plaza de toros nella quale mi hanno gentilmente riservato due te è stata Conchita Cintròn negli anni Quaranta, roba vecchia,
ancora ritratti nei finti manifesti d’epoca buoni per i turisti l’arena è posti in eterno». E del resto l’infatuazione di Picasso per Domin- le sue antenate le disegnava Goya due secoli fa, La morte del-
stata occupata dagli altri, da quelli venuti dopo e da fuori. Dagli ulti- guin è segnata dal desiderio e dalla passione carnale per il tore- la donna torero di Picasso è del ‘33. L’ultima, María Paz Vega,
mi, dai poveracci che si riscattano così: imitando un passato che non ro: Picasso, che era piccolo e scuro, si vestiva come il sottile ele- ha avuto un momento di gloria qualche anno fa soprattutto fra
è il loro, appropriandosi di una storia che non hanno avuto. gantissimo amico perché voleva essere lui, voleva incarnarlo. Lo gli inviati stranieri che correvano a raccontarne la marmoreità
L’erede di Dominguin oggi è un “moro” di vent’anni, un ra- convinse a lavorare insieme pur di stargli accanto, Tori e Toreri è dei glutei enfatizzata dal costume.
gazzo figlio di immigrati marocchini cresciuto in una sordida un libro ormai introvabile del ‘59 scritto e illustrato a quattro ma- Solo Pedro Almodovar, come al solito, ha trovato la chiave per
periferia operaia di Arles. Un musulmano, uno che intanto ha ni. C’è una foto, la copertina del catalogo della mostra che Lucia dire del tempo. Per raccontare l’agonia, letterale, della corrida e del
eliminato dal rito sacro della vestizione la preghiera alla Vergi- Bosè ha da poco inaugurato in Cile, che ritrae i due uomini insie- torero. Della torera, nel suo caso: la protagonista in coma di Parla
ne e il segno della croce. Mehdi Savalli è bisnipote di quelli che me: Picasso in un “traje” bianco e oro da matador, Dominguin in con lei. Ormai va così: le riviste di settore tengono George Clooney
nei dipinti di Goya erano ritratti nudi e in catene ai piedi del Si- una dolcevita nera da pittore. Si guardano, si sorridono. in copertina, devono pur vendere. La plaza de toros di Ronda, stre-
gnore: dice che a lui non gliene frega niente delle religioni, che Ormai non resta molto tempo per chi voglia andare a cercare pitoso luogo della mente prima che della geografia, è ormai solo
la sua religione è «andare avanti». Quando nel club più selettivo meta di torpedoni che fotografano terra bruciata e spalti vuoti. Da
e conservatore del mondo, quello dei matadores dal profilo pal- Bermejo, la fabbrica di spade di Cordova che ha forgiato ferri su mi-
lido, arrivano i ricci e le mani scure dei nipoti degli schiavi è se-
gno chiaro che la decadenza dell’arte è compiuta — scrivono sui
È ormai roba da machos condannati sura e capriccio per generazioni di matadores, l’unico “estoque”
da torero che ancora si vende è il tagliacarte da scrivania. L’esto-
giornali della destra i più scorretti fra i commentatori. È orribile
a dirsi ma c’è un seme di verità: se arriva in testa alle classifiche all’estinzione e intanto alla gogna, que non può sbagliare: si usa una volta sola e deve colpire il cuore.
Se non uccide sei morto, è solo questione di tempo. Una fantasti-
(campione 2005) un ragazzo come Mehdi è perché si è fatto po- ca metafora del vero amore, perciò della vita. I giapponesi e gli
sto, perché ha trovato vuoto, perché nessuno gli ha detto metti- folklore di cui vergognarsi americani in gita la trovano incantevole.

come di un antenato cannibale


DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 39

LA MIA CORSA FOLLE


E
rano i tempi in cui lo scriba ancora si accaniva nelle tenzoni del no, e qualche volta giungono a provocarli, facendosi magari calpe-
corpo, dedicandosi ad un’attività che amava denominare zennis stare o addirittura incornare.
, e cioè un tennis intriso di zen. Utile forse alla psiche, simile espe- Così fece anche il giovane scriba, guadagnandosi qualche stima
ACCANTO AL TORO rimento lo conduceva agli Championships di Wimbledon, e cioè al tor-
neo dei tornei. I risultati agonistici erano per solito tanto modesti che,
presso i suoi coetanei spagnoli, e riuscendo a nascondere un paura
tra le più vive che avesse mai provato. Lo sciagurato non aveva mai,
alla fine della prima settimana, lo scriba si ritrovava libero da impegni. infatti, visto un toro da vicino, se non da un posto del tutto sicuro
CHE FIUTA LA MORTE Per una curiosa coincidenza, la Feria di San Fermin coincide con
la seconda settimana degli Championships, e una lettura di Morte
dell’arena. Di lì, sul toro, prevale un giudizio che può essere estetico,
professionale, o addirittura, se non si è aficionados, compassione-
nel Pomeriggio, unita alle descrizioni dei tennisti spagnoli, fecero sì vole. Si può, magari, giungere a provare ammirazione per la sua
GIANNI CLERICI che lo scriba si dirigesse in quella cittadina, nella quale sperava, tra “bravura”, e a desiderare che, com’è avvenuto rarissime volte, ad un
l’altro, di ottenere un autografo da Hemingway. animale eroico venga concessa salva la vita.
Come ogni giovane aspirante a cerimonie di iniziazione , lo scriba Ma, visto da vicino, tanto da sfiorarvi, un toro è un animale sel-
non evitò di partecipare alla prova che, dal Corral del Gas raggiunge vaggio, di una imponenza, una compattezza, che vi terrorizza. Pro-
la Plaza de Toros. I sei tori che saranno messi a morte, più i sostituti, gettato prima dei carri armati, non ne è certo da meno. Simile espe-
percorrono il chilometro e mezzo della Calle Estafeta, superando i rienza va suggerita a tutte le anime belle degli animalisti che, di tori
giovani sciagurati vestiti di bianco che li precedono, li fiancheggia- e corrida, non capiscono un tubo.

“Dominguin, l’ultimo torero” LAURA LAURENZI

A
ndava a sfidare la morte senza pregare nessun timenti e medica le ferite, anche le più profonde: «Ho un gran- ni le loro nozze prima che nel 1968 la paziente moglie italiana
santo. Senza paura, senza portafortuna o amu- de rispetto per la tauromachia, parte fondamentale della cul- decida di chiudere.
leti. Lucia Bosè ricorda gli anni di fuoco vissuti tura ispanica. Avevamo il nostro allevamento, i nostri tori. Sul suo corpo elegante e nodoso Dominguin aveva 143 cica-
da moglie del torero (quando parla di lui dice Però io non vado alle corride. Non vado e basta». trici. «Ogni ferita del mio corpo porta il nome di una donna: i to-
sempre «il torero», non lo chiama mai per no- Fu per le corna dei tori più che per quelle d’alcova che il loro ri lo sapevano ed erano gelosi», dirà. Un inventario pieno di stel-
me). Ricorda l’angoscia, la grandezza, il cuore in amore finì. In tempi più irruenti, vent’anni fa per l’esattezza, lo le il catalogo delle sue conquiste, prima ma anche durante Lu-
tumulto. Ma anche la lievità con cui Dominguin scendeva nel- raccontò chiaramente, senza mezzi toni. Non aveva mai visto cia. Molto sangue & arena. Bellezze impressionanti e assolute.
l’arena a condurre il suo ballo stretto, geometrico, sprezzante una corrida in vita sua; dopo sposati il marito la portò final- Non solo Ava Gardner, Lana Turner, Lauren Bacall, ma anche Ri-
attorno al toro ipnotizzato. mente a vederne una: «Uno spettacolo orrendo, uno schifo. Io, ta Hayworth, Brigitte Bardot, Deborah Kerr, Romy Schneider
«Non c’era nessuna liturgia speciale prima della corrida. Lui pallida, mi sentivo svenire». A casa cominciarono a discutere: che quasi lo convinse ad abbandonare le corride.
non era superstizioso, non aveva nessun portafortuna. Non «Ma quanti tori hai ammazzato? E lui con orgoglio: duemila. E intanto Lucia Bosè a casa a fare la madre — tre figli ma sa-
pregava mai, e per questo fu molto criticato. Era l’unico tore- Duemila? Mi misi a urlare: sei un assassino, un assassino… Ven- rebbero stati otto se non li avesse persi — e la moglie: la mo-
ro al mondo che non avesse il suo santo protettore, un’imma- nero le incomprensioni, i rancori. Non ci siamo mai capiti. Io ho glie che china la testa. Il suo amore si è mutato in odio, e la sua
gine sacra, una statuina da mettere sul comò nella stanza in cercato di entrare nel suo mondo, nella sua filosofia, ma anco- vita si è consacrata all’irritato ricordo di un marito fuori dal-
cui il mozzo di spada procedeva alla sua vestizione. Sa che co- ra oggi detesto le corride, i tori, le arene, il sangue». l’ordinario, tormentoso e infedele. Lui dopo il divorzio si è ri-
sa diceva? Diceva: “Io non credo in Dio, perché io sono Dio!”». Vent’anni fa. Oggi, ormai pacificata, Lucia Bosè preferisce sposato con una grande di Spagna, Rosario Primo de Rivera,
Lucia Bosè è seduta nel salotto della sua bella casa lumino- raccontare quanto Dominguin fosse bello, «di una bellezza religiosissima nipote del fondatore del partito falangista, la
sa nel villaggio di Brieva, vicino a Segovia, a piedi scalzi, con il che lascia senza fiato», quando si incontrarono la prima volta, vedova ufficiale, che è morta lo scorso marzo. Un matrimonio
gatto acciambellato sulle ginocchia. Gli anni sono passati, e i a Madrid, nel 1955. Due mesi dopo erano già marito e moglie, celebrato solo civilmente. Lucia Bosè infatti si è sempre op-
suoi sono 75, ma irradia ancora luce e fiera bellezza il suo vol- Luchino Visconti testimone di nozze. «Era di una bellezza che posta all’annullamento della Sacra Rota; el matador resta il
to che Picasso definì «un perfetto mosaico di ossa». Liturgia, colpiva dritto al cuore, una bellezza molto maschile, molto vi- suo sposo: «Una volta che la Chiesa te l’ha dato è tuo per l’e-
concentrazione, silenzio: cosa c’era attorno al torero prima rile». E aveva il carisma del torero, aggiunge, e la Spagna leg- ternità, lo abbiamo giurato di fronte a Dio».
della partita con la morte? «Se vuole sapere la verità, la corri- gendaria negli occhi. In che cosa consiste il carisma del tore- È passato tanto tempo da quel matrimonio «peggio di una
da per lui era una cosa normalissima. Come ci salutavamo ro? le chiedo. «Non è semplice da spiegare in poche parole. Di- corrida». Nessun pentimento: «Non rinnego niente. Il torero
quando lui usciva per andare alla plaza de toros? Ciao, ciao. rei: il carisma di una persona che tutti i giorni si gioca la vita». mi ha fatto passare momenti indimenticabili, mi ha trattato
Tutto qui. Come se fosse un operaio che andava a lavorare in L’attrice e il torero: una vita da fotoromanzo in technicolor. come una regina, mi ha dato tre figli meravigliosi. Ma a un cer-
fabbrica, la cosa più normale del mondo. Come un atleta che Al primissimo incontro, come spesso accade, lui le risulta to punto è finita. Se penso alla nostra storia, è come se avessi
va a fare i suoi allenamenti, o come un attore che va a girare un molto ma molto antipatico: «Aveva un’aria da padreterno e recitato in una pièce: a un certo punto cala il sipario. Senza la-
film, o a recitare in teatro. Chissà che idee vi siete fatti voi in sembrava che recitasse sempre una parte, quella dell’uomo crime e senza piagnistei. Lui si è risposato e io no: forse non ho
Italia: che io tremassi di terrore, che dicessi oddio che paura, fatale, del torero stracciacuori». Ci mette una settimana Lucia trovato l’uomo giusto. Ognuno ha cominciato una nuova vita.
che svenissi ogni volta? Ma quando mai. Io semplicemente Bosè prima di cedergli, è con lui che perde la verginità, fanno La mia è piena e intensa. Porto in giro per il mondo la piccola
aspettavo. Mi sedevo accanto al telefono — all’epoca non esi- l’amore per tre giorni di seguito: «La sua fu una corte spietata. mostra Homenaje al Torero, che ora è a Santiago del Cile, con
stevano i cellulari — e aspettavo che squillasse, e di sentire dal- E un giorno, senza neanche darmi un bacio, mi disse: ci spo- memorabilia di famiglia, disegni del grande pittore, foto, ce-
l’altro capo del filo la sua voce che mi diceva: tutto bene. Se in- siamo». Per lui rinuncia alla carriera, al successo, al suo Pae- ramiche che documentano la grande amicizia fra Dominguin
vece a chiamare non era lui, capivo che a quel punto dovevo se, agli amici. Per lui vive reclusa in una villa da miliardari con e Picasso. Lo faccio perché l’arte non deve restare nascosta nei
preoccuparmi». quattordici persone di servizio e senza il permesso di uscire da cassetti, e perché mi fa comodo avere un po’ di soldi da inve-
Curiosamente non parlavano mai di tori fra loro: «Per lui to- sola neppure per andare dal parrucchiere. Durano tredici an- stire nel mio Museo degli Angeli. Ho progetti di lavoro: in ago-
reare era come una forma di orgasmo. Ho sempre pensato sto sarò a Catania a girare I viceré di Faenza, dove ho un bellis-
questo ma non gliel’ho mai detto. I toreri non parlano alle mo- simo personaggio di una zia principessa e zitella. E mi godo la
gli del loro lavoro e le mogli non osano chiedere. Certe emo-
zioni fanno parte dei loro segreti. La vita non si può racconta-
Lucia Bosè ricorda i suoi tredici mia famiglia: ho otto nipoti e sono diventata anche bisnonna
da quando, due anni fa, è nata Dora».
re tutta. Devono esserci delle zone di ombra, di silenzio».
Una cosa Lucia Bosè oggi non dice. O meglio non dice più: anni da moglie del grande toreador Al torero, dice, non pensa mai, o forse non pensa più: «Davve-
ro sono dieci anni dalla morte? Ne è sicura? Come vola il tempo.
quanto lei odiasse le corride. Ora ne parla con freddezza di-
plomatica, sfuma con distacco, poiché il tempo mitiga i risen- “Aveva il carisma di una persona Io avrei detto sette anni, al massimo otto. E che giorno era esat-
tamente? Devo chiederlo ai miei figli, loro ricordano meglio».

che tutti i giorni si gioca la vita”


40 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

Sedici anni dopo la sua morte e la pubblicazione di un’autobiografia


incompiuta e rimaneggiata da altri, esce negli Stati Uniti
una voluminosa biografia della “donna più bella mai apparsa
sullo schermo”. Non riuscì mai a diventare una grande attrice, ma la sua avvenenza
e la sua sensualità restano un mito più duraturo dei film che interpretò. Hollywood
la sfruttò cinicamente, senza mai preoccuparsi di capirla

ANTONIO MONDA
NEW YORK

Q uando morì per una broncopolmoni-


te nel suo esilio dorato di Londra, i cri-
tici di ogni parte del mondo scrissero
che se n’era andata «la donna più
bella mai apparsa sullo schermo».
Ava Gardner aveva interpretato pochi film me-
morabili e molte pellicole mediocri, ma non
c’era fotogramma di cui non si fosse impadro-
nita, trasformandolo in un’immagine che di-
pendeva totalmente dalla sua presenza. In
quarant’anni di carriera non fu mai una gran-
de attrice, ma sin dagli esordi aveva dimostrato
di essere molto di più: una star, al di sopra dei film
che interpretava e della sua stessa vita.
In quel gelido giorno di gennaio in cui si spen-
sero gli occhi che avevano ammaliato tre mariti,
numerosi amanti e il pubblico di ogni continen-
te aveva compiuto da poco sessantasette anni, e
nei giorni finali del declino stava lavorando ala-
cremente alla propria autobiografia, nella quale
aveva promesso di raccontare la verità su se stes-
sa, su Hollywood e sugli uomini che aveva ama-
to. Non riuscì mai a terminarla, e il libro fu rima-

Ava
neggiato da editor che ne vollero immortalare
l’immagine di diva indomita e sincera, consape-
vole della forza e della fragilità della propria stra-

Gardner
bordante sensualità.
A sedici anni da quell’autobiografia apocrifa
viene pubblicata oggi in America una voluminosa
biografia a firma di Lee Server, che sin dal titolo,
Love is nothing, promette di seguire lo stesso iti-
nerario suggerito dal libro precedente, ma offre in
aggiunta testimonianze e documenti inediti. Il te-
sto gioca sull’ambiguità che la diva manifestò nei
rapporti sentimentali. Anche nel pieno delle rela-
zioni più tumultuose la Gardner dichiarò: «L’a-
more non è nulla». Ma in più di una occasione ret-
tificò in forma dolente: «Love is nothing but pain:
l’amore non è nient’altro che dolore». Server è l’ul-
timo di una lunga serie di
uomini ammaliati dall’at-
trice e si mostra convinto
che la sua personalità im-
prescindibilmente libera e
la sua folgorante bellezza
carnale abbiano messo in
secondo piano i difetti ca-
ratteriali, gli atteggiamenti
La ragazza scalza
capricciosi e a volte sprez-
zanti, e una mancanza di
talento recitativo di cui era
la prima a soffrire.
Era la più piccola dei
dall’inferno del sud
al paradiso delle dive
sette figli di una scozzese e
di un oriundo irlandese
che coltivava senza fortu-
na il tabacco a Brogden,
nella Carolina del Nord.
Visse tutta l’adolescenza
in campagna, non ter-
minò mai la scuola e di-
venne la mascotte della contea per la bellezza pre- SEX APPEAL
coce e il linguaggio irriverente e colorito. Da pic- Tre immagini
cola sognava di passare tutta la vita in quei campi, della vita
ma il suo destino cambiò quando andò a trovare e della carriera
la sorella Beatrice che si era stabilita a New York di Ava Gardner
con il fidanzato e lui, che di mestiere faceva il fo- Sopra, con Grace
tografo, le chiese di ritrarla per il proprio portfolio. Kelly in “Mogambo”
Quell’immagine folgorò un talent scout della di John Ford (1953)
Mgm, che convinse lo studio ad assumerla subito Qui accanto, ai tempi
per cinquanta dollari a settimana, unicamente della dolce vita,
sulla base della sua bellezza. con Walter Chiari
Si trasferì a Hollywood a poco più di diciotto an- a Roma
ni e, nonostante il casting director Al Altman aves- Nella foto grande,
se scritto in un memo «in quella ragazza del Sud ho una posa del 1952
visto il fuoco negli occhi», venne scritturata solo che mette in evidenza
per parti secondarie di film di serie B. Tra il 1942 ed le sue celebri gambe
il 1945 partecipò a ventisei pellicole assolutamen- per le quali
te trascurabili, ma venne notata da Mickey Roo- impazzivano platee
ney, che cominciò a corteggiarla. Rooney pensa- di spettatori
va solo a un’avventura, lei spiegò che non ne ave- di tutto il mondo
va alcuna intenzione, e che era vergine. Rooney si
disse pronto a sposarla e lei accettò. Server non
sottovaluta la dose di opportunismo che ebbero
entrambi in quella scelta, il ruolo di manager, pro-
duttori e agenti, e il misto di cinismo, vuoto mora-
le e leggerezza hollywoodiana che caratterizzò
quel primo matrimonio. Certo è che durò poco più
di un anno e che poi Rooney definì quel rapporto
esclusivamente come una «sinfonia sessuale».
Durò ancora meno il matrimonio successivo
con Artie Shaw, segnato da abusi e prevaricazioni
e dal corteggiamento parallelo da parte del mi-
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 41

Si prese gli uomini (e i cocktail) che le piacevano


Amori, nozze e sbronze
della star che amava la vita
IRENE BIGNARDI

I
l paradosso di ogni biografia, e di quella forma abregée di
biografia che sono le commemorazioni giornalistiche, è
che il biografato i suoi segreti spesso e giustamente se li
tiene per sé. Nel caso di Ava Gardner, la biografata ha parla-
to, a voce e nel suo libro che non ha fatto in tempo a veder
stampato (Ava Gardner, la mia vita). E ha sempre parlato
con una voce chiara e inequivoca, parolacce — le sue ado-
rate parolacce da carrettiere — comprese.
Ha parlato contro la macchina dello studio system, che
per diciassette anni l’ha tenuta prigioniera della Metro
Goldwyn Mayer, delle sue strettissime regole e della sua in-
differenza nei confronti della bomba inesplosa di bellezza e
di erotismo che si trovava tra le mani e sotto contratto, sen-
za mai provare a trovarle una parte importante e soddisfa-
cente, senza mai insegnarle a recitare («timbro il cartellino,
mi lavo e vado a casa», diceva, riassumendo la sua vita di la-
voratrice del cinema). Ha parlato contro il conformismo
della fintamente per bene società dello spettacolo, riuscen-
do a sopravvivere a modo suo in un’industria di rara ipo-
crita crudeltà: imponendo le sue regole di libertà (e, anche
se non è vero, viene da pensare che la sua parte in La con-
tessa scalza sia nata proprio da lei, dalla sua libertà anti-
convenzionale e simbolica di andare sempre e da sempre
a piedi nudi). Ha parlato contro l’ipocrisia dei legami
protratti fuori dall’amore: quando non funziona-
va, non funzionava più, diceva, e basta. E ha
parlato dei suoi amori.
«Querido Luis Miguel… Ti mando
queste righe per ricordare la nostra
storia d’amore, quella impossibile
avventura che tanta invidia su-
scitò nella mia amata Spagna, e
che né tu né io volemmo fosse
altra cosa». Così scriveva Ava la
bruna, Ava la bellissima dagli
occhi di smeraldo (non sem-
bra descrivere lei il titolo del bel
racconto di Salinger: Bella boc-
ca e occhi miei verdi?), offrendo-
si all’attenzione dei biografi suoi
ed altrui in occasione di un’annun-
ciata biografia di Dominguin a cui lei
intendeva così contribuire, ricordando
uno dei grandi amori della sua vita e celebran-
dolo. Con la fiera impudicizia di una donna che nella sua na-
tia North Carolina era stata, secondo un unanime ricordo,
un «ragazzaccio» (la forma di libertà fisica e morale che so-
la, negli anni in cui lei era ragazzina, era consentita alle
“femmine”), perennemente stracciata, perennemente a
piedi nudi, e che da adulta si era concessa l’inconcepibile li-
bertà di essere liberamente sensuale, di prendersi gli uomi-
ni che le piacevano (e anche quelli che non le piacevano,
come nel caso di Mickey Rooney: ma queste sono cose di cui
a volte ci si accorge troppo tardi o su cui ci si illude), di spo-
sarli quando necessario, di non sposarli quando le andava
di non sposarli, di «divorare la vita e godere delle sue pas-
sioni». E quindi un matrimonio di sedici mesi con Rooney,
un anno e otto giorni con Artie Shaw, cinque anni e mezzo
(ma anche una amicizia per la vita) con Frank Sinatra, e poi
Howard Hughes, e, appunto, Dominguin, spregiudicata-
mente descritto come «amante e anche molto amico», con
«un corpo arrogante…».
Nel tourbillon de la vie cantato da un’altra immagine leg-
gendaria, Jeanne Moreau, Dominguin avrebbe poi incon-
trato Lucia Bosè, Ava Gardner avrebbe avuto un lungo flirt
con Walter Chiari sullo sfondo della dolce vita romana, del-
la Hollywood sul Tevere e delle notti piene di paparazzi, e
via via, di storia in storia, fino alla solitudine con cagnetto
degli ultimi anni (ma «se fossi realmente così triste e sola co-
me si dice in certi resoconti», scriveva lei, «mi farei saltare le
cervella»), malconcia dopo alcuni gravi problemi fisici, ma-
lata, nella sua casa di Londra dove è morta nel 1990.
Ad Ava Gardner piaceva vivere. Niente nevrosi, al massi-
mo qualche malinconia da bella del Sud. Le piaceva vivere,
bere e, miracolo dei metabolismi fortunati, abbuffarsi. C’è
da traballare a leggere la dieta quotidiana di cui si nutriva
quel corpo da dea, una dieta che partiva da breakfast a base
Repubblica Nazionale 41 07/05/2006

di pollo fritto e focacce di granturco.


C’è da traballare a sentire la gamma delle sue preferenze
alcoliche come le elenca uno dei suoi biografi, Roland Fla-
mini: «Gin, vodka, tequila, rum, scotch, whisky di segale,
bourbon, birra, champagne, o come si ostinava a chiamar-
lo lei, “shampoo”, brandy, crème de menthe…», il tutto me-
scolato in forma di Bloody Mary, Daiquiri, Alexander, Whi-
sky Sour, Martini, di un cocktail di sua invenzione chiama-
to Touch of Venus, in onore di un film da poco interpretato
doppiata nelle parti musicali di Show Boate riuscì ad (un misto, orrore, di drambuie e tequila), o in forma di Sola-
Ebbe tre mariti (il più eccellere solo sotto la direzione di grandi registi: sombra, «una miscela letale di assenzio e cognac spagnolo»
(Ava dixit) che la spinse, una volta, in Messico, a montare su
George Cukor in Bhowani Junction, John Ford in
celebre fu Frank Sinatra) Mogambo, Joseph Manckiewicz nella Contessa Scal-
za e John Huston, che dopo La Notte dell’Iguana la
un cavallo in un’arena da corrida e a farsi scaraventare per
terra, con effetti devastanti per la sua faccia.
e numerosissimi amanti volle per un indimenticabile cameo nell’Uomo dai
sette capestri: la parte di Lily Langtry, la diva che ave-
C’è da traballare a scoprire che a venticinque anni aveva
letto solo due libri: la Bibbia e Via col vento. Ma che, forte di
una diabolica volontà di imparare, a trentadue, ai tempi in
ma non rinunciò va ispirato l’intera esistenza del giudice Roy Bean.
Server si dilunga sulle relazioni tormentate di cui si preparava a girare Il sole sorgerà ancora, poteva arri-
schiarsi a denunciare a Hemingway — ovviamente affasci-
quegli anni, chiassosamente raccontate dai ta-
mai alla sua libertà bloid e condite da espliciti riferimenti sessuali: nato dalla magnetica bellezza che Ava già aveva sfoggiato in
Le nevi del Kilimangiaro e che doveva ora esibire per dare
George C. Scott la picchiò ripetutamente; di Sina-
tra, che pure la amò perdutamente, lei ebbe a di- corpo a Lady Brett Ashley («dotata di egual fascino sia da
liardario Howard Hugues, con cui lei giocò come re: «A letto non abbiamo mai litigato; i problemi sbronza che da sobria», secondo Hemingway, e in questo
il gatto col topo. Alla fine della guerra la Gardner nascevano sempre sulla via del bidet». Era consa- molto simile ad Ava) — il fatto che il copione, nella versione
era un tipico personaggio hollywoodiano: aveva pevole della propria ignoranza ma anche ironica: voluta da Zanuck, faceva schifo e che «lui» doveva miglio-
conquistato le pagine di tutti i tabloid ma non ave- tra gli aneddoti più divertenti c’è un incontro con rarlo. Per inciso, Hemingway lo fece rifare al suo amico Pe-
va interpretato nulla di interessante. Ma nel 1946 Tolkien, nel quale nessuno dei due sa chi è l’altro. ter Viertel, ma la Fox trovò modo di edulcorare il tutto. E Pa-
due episodi cambiarono drasticamente la sua esi- Un crescente fastidio per la vita hollywoodiana pa — ricorda la Gardner — lo etichettò «l’ignobile viaggio di
stenza: conobbe Frank Sinatra, con cui avviò la la portò a trasferirsi in Spagna, dove fu amante di Darryl Zanuck nella Generazione Perduta».
più importante relazione della sua vita, sfociata Luis Dominguin e divenne «aficionada» dell’arte Robert Graves, il poeta, lo scrittore di Io, Claudio, folgo-
nel terzo matrimonio, e venne scritturata come della corrida. Frequentò a lungo anche l’Italia, rato da un incontro con lei, dedicò alla dea bruna del Sud,
protagonista femminile per The Killers, il film di ispirò a Fellini la sequenza della Dolce Vita sull’ar- nel 1958, un racconto intitolato Un brindisi per Ava Gard-
Robert Siodmak tratto dal racconto di He- rivo della diva americana e ebbe un burrascoso ner e le fece leggere una sua poesia che, diceva, gli sembra-
mingway. Ava capì che si trattava della grande oc- flirt con Walter Chiari, definito da Server come il va quasi di aver scritto per lei. «Parla sempre con quella vo-
casione e si trasformò in un’icona dello schermo, Danny Kaye italiano. Si trasferì quindi in Inghil- ce / Anche agli estranei… / È selvaggia e innocente, pro-
senza riuscire tuttavia a cancellare l’immagine terra e lì rimase sino alla fine, interpretando spo- messa all’amore / Attraverso tutte le sventure…». Una de-
costruita dai publicist della Mgm, che avevano ap- radicamente altri film trascurabili e qualche serie scrizione che assomiglia davvero alla donna che amava de-
provato una campagna pubblicitaria nella quale televisiva. Negli ultimi giorni si disse orgogliosa scriversi come «una meridionale stanca della disciplina
la si definiva «il più bell’animale del mondo». che un’isola delle Fiji fosse stata chiamata Ava in americana»: i poeti la sanno lunga.
The Killers fu un grande successo e l’attrice co- suo onore, e che nella Carolina del Nord avessero
minciò ad avere ruoli da protagonista, ma venne aperto un Ava Gardner Museum.
42 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

i sapori Economica, facile da reperire, coltivata praticamente


Cibi universali ovunque, consigliata da tutti i dietologi
Ma soprattutto capace di arricchire di gusto ogni piatto
Ecco i segreti dell’ortaggio più versatile, amato
dai cuochi più tradizionalisti come dai profeti
della nuova cucina, che nel prossimo fine settimana
sarà celebrato a Bagnone, in provincia di Massa Carrara

Cipolla
Così umile, così elegante
impossibile farne a meno
LICIA GRANELLO

D
icono che quella di Treschietto, presente in quantità tra i rude-
ri del castello locale, impedisca al fantasma del malefico conte
Malaspina di scorrazzare libero per la campagna della Luni-
giana. Pasquale Potenza, docente di biochimica a Buenos Ai-
res, l’ha appena elevata al rango di Viagra dei poveri, perché
condivide con il celebre farmaco salva-passione lo stesso be-
nemerito principio attivo, l’ossido nitroso. I medici di campagna la consi-
gliano per scacciare i parassiti, guarire infezioni, lenire le punture d’insetti.
Nei preparati galenici, abbassa la glicemia, ha funzione diuretica e digestiva.
Economica, facile da reperire, coltivata praticamente ovunque e ovun-
que festeggiata, a cominciare da Bagnone, Massa Carrara, dove nel prossi-
mo fine settimana la cipolla verrà celebrata — tra film, dibattiti, ricette rac-
contate e realizzate in piazza — a partire dai bulbi dei produttori di Iden-
tità Immutate, meritoria rete solidale di territori custodi
della tradizione produttiva.
Attraversa l’intera storia dell’uomo moderno, la cipol-

‘‘
la, protagonista delle dispense senza limiti di classe so-
ciale, cultura, geografia, se è vero che dalle dinastie cine-
si ai Fenici, non c’è stata cucina in cui non abbia fatto ca-
polino. Perché è versatile come nessun altro ortaggio,
Certaldo è un castello adorata dai praticanti della cucina iper-tradizionale co-
me dagli adepti della Nuova Cucina.
di Val d’Elsa... Così umile — va sempre lavata prima di sbucciarla pro-
Nel quale usò prio perché nasce e cresce sprofondata nella terra — da
un lungo tempo essere diventata il cibo simbolo del mangiar povero: pa-
ne e cipolla. Ma anche così elegante da figurare — prota-
d’andare ogn’anno gonista adorata — in uno dei piatti-culto della cucina sto-
una volta, un de’ frati rica di Francia, la Soupe à l’oignon gratinee, versione im-
di Santo Antonio, preziosita dalla groviera di una ricetta abusata in tutta la
il cui nome cucina contadina, dalla Val d’Aosta alla Sicilia.
Quasi impossibile non amarla. Quasi impossibile eli-
era frate Cipolla, minarla. Molto difficile che anche il più severo dei dieto-
forse non meno logi la escluda dalla dieta quotidiana: se le analisi allergo-
per lo nome che logiche — dai test bioenergetici a quelli ematici — spesso
condannano le Solanacee (pomodori, melanzane e pata-
per altra divozione te, in primis) — la cipolla non compare praticamente mai
vedutovi volentieri, nelle liste di proscrizione.
con ciò sia cosa Gli chef più innovativi hanno imparato a modularla per
arricchire le proprie ricette senza coprirle. Gualtiero Mar-
che quel terreno chesi, nella sua instancabile ricerca di estrarre il massimo
produca cipolle dei sapori primari, ha eliminato il soffritto per esaltare il
famose per tutta gusto del riso. La cipolla, però, non è stata cancellata, ma
semplicemente “spostata” alla preparazione del burro
la Toscana
Repubblica Nazionale 42 07/05/2006

composto con cui il risotto viene mantecato a fine cottu-


BOCCACCIO ra. Risotto che prenderà un bel color nocciola se nel bro-
do di cottura metterete due metà di cipolla fatte abbru-
Il Decamerone stolire in una padella antiaderente…
Del resto, come spesso succede, più che la materia pri-
ma conta la sua preparazione: tra una padellata di cipolle
fritte e una cipolla al forno (o caramellata, come quella go-
losa che Davide Oldani elabora nella sua osteria d’elite alla
periferia di Milano) c’è una bella differenza.
L’altra diversità importante è nei tempi di raccolta: la ci-
polla, infatti, è figlia di due stagioni differenti, inizio e fine in-
verno, che si traducono in sapori distinti. In primavera, il gusto
è dolce, aromatico, stuzzicante, perfetto per le prime insalatine
tenere, per le delicate frittate composte con le erbe di campo, per
certe minestre lievi, quasi medicali. Addirittura, raccogliendola pri-
ma che sia matura, la cipolla anticipata, battezzata cipollotto, è ingre-
diente-base del cesto di verdure in pinzimonio, simbolo della nuova sta-
gione che avanza. La maturazione autunnale, invece, ce la consegna di ca-
rattere forte, deciso, quasi scorbutico, da domare nei fumi delle zuppe in-
vernali o con ripieni importanti.
Se poi la coda dell’inverno vi ha lasciato con la gola fiamme, i gargarismi
con brodo di cipolla aiuteranno faringe e tonsille a decongestionarsi. Me-
glio se lontano da appuntamenti amorosi.

LE TIPOLOGIE

Bianca Gialla Rossa Cipollina Cipollotto


Ha bulbo e “tuniche” La buccia è sottile. Sia il bulbo Da piccola È una cipolla raccolta
interne candide Come per la rossa, che le tuniche sono a piccolissima, è la più prima della completa
La forma è rotonda, il sapore cambia di un colore rossastro usata per le conserve maturazione
più o meno secondo la varietà: più o meno intenso In cucina, si serve Delle due varietà, quello
schiacciata sui poli, bulbo chiaro e sapore È di aspetto globoso, glassata. Il colore bianco, dal sapore
la grandezza dipende dolce per la varietà a forma di trottola è bianco, il gusto dolce deciso, è più adatto
dalla varietà. Il sapore precoce, colore Le dimensioni variano Le varietà più note alla cottura, mentre
è tendenzialmente e sapore più intensi secondo le qualità, sono la Borettana il rosso dà il meglio di sé
dolce per la qualità tardiva così come il gusto e la Maggiolina crudo in insalata
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 43

itinerari Certaldo (Fi) Tropea (Vv) Giarratana (Rg)


Stefania Moroni, Nel secolo XII, i
conti Alberti
Nell’entroterra di
questo bel borgo
La cipolla che si
coltiva in questo
appassionata inserirono la affacciato come centro poco
ricercatrice cipolla coltivata
intorno al borgo
una terrazza sul
mar Tirreno, da
distante da
Ragusa,
alimentare, nello stemma oltre duemila festeggiata il 14
è la figlia del paese natale di Boccaccio
È presidio Slow Food
anni si coltiva una delle varietà più note
e interessanti
agosto, è straordinariamente dolce e
grande (fino a due chili)
di Aimo e Nadia Moroni
Gli spaghetti al cipollotto DOVE DORMIRE DOVE DORMIRE DOVE DORMIRE
CASA GORI LA BUSSOLA AGRITURISMO MAIAZZÈ (con cucina)
di Tropea con peperoncino Viale Matteotti 42 Viale Berto, Loc. Capo Vaticano Loc. San Giacomo
fresco e parmigiano Tel. 0571-663281
Doppia da 65 euro, colazione inclusa
Tel. 0963-663226
Doppia da 56 euro, colazione inclusa
Tel. 0932-231501
Doppia da 60 euro, colazione inclusa
Bonati di 5 anni sono
uno dei piatti-culto DOVE MANGIARE DOVE MANGIARE DOVE MANGIARE
OSTERIA DEL VICARIO (con camere) OSTERIA DEL PESCATORE DA ANDREA
del loro ristorante di Milano Via Rivellino 3 - Tel. 0571-668228 Via del Monte 7 - Tel. 0963-603018 Via Maddalena 24 - Palazzolo Acreide
Doppia da 90 euro, colazione inclusa Sempre aperto, menù da 20 euro Tel. 0931-881488 - Menù da 35 euro

DOVE COMPRARE DOVE COMPRARE DOVE COMPRARE


IL POZZINO ACCADEMIA DELLA CIPOLLA ROSSA AGRICOLA CARUSO
Via Piano di Sotto 74 Via Provinciale S. Domenica di Ricadi Via dei Vespri 23
Tel. 0571-667129 Tel. 0963-669523 Tel. 0932-975028

14.500
Gli ettari dedicati alla
440mila
Le tonnellate prodotte
140 milioni
Il giro d’affari annuo
coltivazione della cipolla ogni anno in Italia del settore

Il Viagra degli antichi


toccasana anche per l’anima
MARINO NIOLA

L
a cipolla liofilizzata? L’hanno inventata gli antichi
Egizi. Gli imbalsamatori di Tutankhamon provve-
devano, infatti, a mettere accanto alle mummie un
corredo di cipolle, anch’esse regolarmente avvolte in
bende perché si conservassero per l’eternità. Al popolo
delle piramidi l’allium cepa — è questo il suo nome
scientifico — piaceva molto, e in più veniva considera-
to un cibo sacro: viatico per le anime e toccasana per i
corpi. Erodoto racconta che la costruzione della pira-
mide di Cheope richiese un investimento in cipolle dav-
vero faraonico, per nutrire l’esercito di schiavi impe-
gnato nei lavori.
Nell’antichità questo prezioso e gustoso ortaggio
aveva fama di possedere virtù energetiche e corrobo-
ranti. Non un semplice alimento da contadini disere-
dati. Un mangiare da lavoratori o da soldati, piuttosto.
Al punto da essere parte integrante, insieme al farro,
della razione kappa distribuita ai soldati romani, non-
ché ai gladiatori, prima dei combattimenti per au-
mentarne il furore bellico.
Evidentemente quelle riconosciute alla cipolla non
erano solo qualità nutrizionali, ma anche proprietà sim-
boliche, poteri magico-religiosi. Addirittura profetici,
secondo Artemidoro, autore del più antico libro sull’in-
terpretazione dei sogni. Sognare un’abbuffata di cipolle
sarebbe stato per un ammalato sicuro presagio di guari-
gione. Senza contare che una dose quotidiana dell’umi-
le bulbo era considerata la condizione necessaria e suffi-
ciente per un’attività erotica intensa e gratificante. La
soupe à l’oignon come afrodisiaco insomma. Oggi nes-
suno lo direbbe. Eppure i popoli mediterranei la consi-
deravano un miracoloso stimolante del desiderio. Tanto
che il poeta latino Marziale le dedica un celebre epi-
gramma in cui raccomanda a tutti coloro che hanno pro-
blemi con le voglie e con la moglie di mandar giù monta-
gne di allium cepa per ritrovare, come per incanto, l’en-
tusiasmo dei giorni migliori.
Miscela di forza magica e di vigore terragno, di linfe
vitali e di poteri soprannaturali, la cipolla si impone an-
che nell’immaginario alimentare dell’Europa medie-
vale e moderna per la sua capacità di dare insieme so-
stentamento, piacere e salute, quasi a costo zero. Con
una disponibilità democratica che ne fa il simbolo
principe del mangiare da poveri. L’espressione “pane e
cipolla” diventa il sinonimo stesso della miseria conta-
dina, lo stigma e la conferma di una condizione sociale
umile proprio come lo è questo bulbo che nasce e vive
nella terra, alimento umile per gente umile, aggettivo
che non a caso deriva dalla parola humus. Come dire
Repubblica Nazionale 43 07/05/2006

che il vegetale che occupa il grado più basso nella ge-


rarchia della natura è cibo adeguato a coloro che occu-
pano un gradino altrettanto basso nella gerarchia del-
la società. Così almeno sostengono molti moralisti e
naturalisti ancien régime.
Ma esiste anche un partito della cipolla che ne fa un
simbolo ideale di equilibrio dietetico naturale, di una ali-
mentazione sana anche perché povera. L’arco costitu-
zionale dei sostenitori della cepa va dalla medievale
Scuola medica salernitana fino alla macrobiotica con-
temporanea. Tutti insieme appassionatamente concor-
di nell’attribuire ai suoi fosfati, nitrati, olii essenziali e
Quella raccolta glucochinini straordinarie proprietà terapeutiche. Sen-
za dire di quel solfuro di allile e propile, che ne fa il più po-
in primavera tente lacrimogeno inventato da madre natura. Con que-
st’arma, invero assai economica, il cinema ha strappato
è più dolce mentre il pianto a generazioni di scafatissimi divi. Lacrime sen-
za pena, così Pablo Neruda chiamava questa commozio-
in autunno l’aroma ne a buon mercato che la cipolla ci infligge senza afflig-
gerci. Al cinema come in cucina.

è forte e deciso
LE ALTERNATIVE

Erba cipollina Lampascione Porraccio Porro Scalogno


Pianta perenne e Simile alla cipolla, Varietà selvatica, Lungo e delicato, Il più noto alter ego
resistente. Le foglie, cresce spontaneo è usato come di misure diverse, della cipolla ha
filiformi e cilindriche lungo le coste aromatizzante se ne utilizza la parte dimensioni minori,
cave, ricordano il dei Paesi mediterranei Il bulbo insaporisce bianca, più tenera e sapore originale,
gusto della cipolla, Ha un gusto le carni (hamburger), e dolce. Consumato aromatico, elegante
ma in modo più dalle note amarognole le foglie novelle danno crudo, va tagliato Il bulbo, a forma
delicato. Perfetta Come sottolio, gusto alle frittate, al momento, a fiaschetto allungato,
per minestre, frittate è croccante le guaine si fanno altrimenti rischia è bianco sfumato
e insalate e gustoso bollire con minestre di ossidarsi al viola
44 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

le tendenze
Ripescaggi

Le trame bizantine in scena a Firenze nella cornice di “Artigianato


& Palazzo”, il punto antico a Bellaria sulla passerella
del “Forum Internazionale del Ricamo”. Si moltiplicano le occasioni
per apprezzare i mille modi in cui un’arte dimenticata ritorna
per ispirare la moda, il design e perfino l’alta cucina. Un “sogno
a colori” per ritrovare il gusto dell’armonia e della lentezza

PRONTI A TUTTO
Sportivi ed eleganti
allo stesso tempo
IDEA ROMANTICA Sono i nuovi sandali
Per questa estate di Valentino, disegnati
Armani propone giocando intorno
un sandalo spuntato a una fantasia pavone
in raso, decorato in bianco e fucsia
con rose in fettuccia
di organza
con strass Swarovski
DISEGNATA
PER STUPIRE
Arriva da Ferré,
STILE MONASTERO questa borsa-gioiello:
Su abiti sottili ma anche le decorazioni, ricamate
su una camicetta Krizia propone con pietre dure,
questa cintura in cordone di seta Swarovski e perline
con sfere di metallo e nappine di seta: bianche, sono in pizzo
la trama ricorda il saio dei monaci

Il nuovo lusso I
l filo del ricamo viene dall’arabo, da Raqama. Intarsiato,
fluttuante, decorativo. Sintesi di luce e colore, recupera
l’antico per gli abiti del futuro e si ricicla in tecnoma-
cramé. I pizzi vittoriani si connettono al gotico e al punk.
I fusetti in osso ai tubini senza cuciture disegnati sul pro-
gramma del pc. Il filo del ricamo corre da un capo all’altro

ricomincia del pianeta, salta da un secolo all’altro e lega stretta la trama di


Fiandra al cucito hi-tech. Trasforma quel che resta del minima-
lismo in ornamento, il buio urbano in luccichìo, l’opacità in
fluorescenza. Un nuovo lusso.
I sociologi spiegano il gran ritorno del ricamo col bisogno di de-

da pizzi e merletti corazione, l’arricchimento del sé; gli stilisti parlano di repechage
romantico. E il fascino contemporaneo del Sangallo, della brode-
rie anglaise, diventa subito business. Libri, mostre, convegni, cor-
si. Da un lato la moda con gli abiti impreziositi di strass, il dressing
up, l’arte di agghindarsi; dall’altro, i tessuti artigianali che si ispi-
rano ai fili dorati, argentati, incrostati di perle del periodo bizanti-
AMBRA SOMASCHINI no usati per personalizzare e arredare.
Un trionfo di pizzo Valencienne e nuovi merletti che incrocia il
ricamo con una nuova voglia di concentrazione, di lentezza, di rea-
Repubblica Nazionale 44 07/05/2006

DOLCE zione al diktat della velocità. Embroidery, italian fashion, Il ricamo


SENSUALITÀ nella moda italiana(Damiani, in uscita a giorni) lega designer e sti-
Accanto, listi dall’etno folk al concettuale, dal romanticismo al dark. Dia-
il look D&G manti grezzi sfaccettati da Alessandro De Benedetti, atmosfere Art
per l’estate: Nouveau tradotte in paillettes da Veronica Etro, gorgiere in ma-
un gioco raffinato cramè nelle scintillanti seduzioni di Anna Molinari (modelli al-
di ricami l’Inde le Palais di Bologna). Mentre Textiles, le tour du monde illu-
e trasparenze stré des techniques traditionelle di John Gillow (Alternatives) viag-
A destra, gia attraverso il ricamo nella storia dei popoli e delle culture.
l’abito in georgette Il ricamo bizantino fa un percorso simile. Dopo essere appro-
di seta blu klein dato a Tokyo, Osaka e Norimberga, va in mostra a Firenze con
di Etro con la parte Artigianato & Palazzo (giardino di Palazzo Corsini sul Prato, dal
inferiore ricamata 12 maggio) e in autunno alla Internazionale parigina del ricamo.
a mano «Le trame di Bisanzio seducono perché appartengono nello
stesso tempo a passato e futuro — spiega Irma Scudellari Me-
landri, che presenta a Artigianato & Palazzo il libro Bello come
un sogno d’Oriente —, provengono dalle vesti di corte, dagli ar-
redi sacri conservati nei musei di Ravenna e finiscono per deco-
rare abiti e arredi di domani».
I riflettori sul punto antico si accendono anche al Forum In-
ternazionale del Ricamo (dal 13 maggio a Bellaria, Rimini) che fa
sfilare in passerella Giappone, Australia, Gran Bretagna, Fran-
cia, Spagna e Paesi scandinavi: segno di una tendenza globale.
La finlandese Riikka Latva-Somppi incide con pizzi preziosi le
diafane superfici dei piatti. Il gruppo olandese Moooi realizza
sgabelli a piccolo punto lavorati come centrini settecenteschi.
La pasticceria milanese Alvin’s confeziona torte ricamate. Cele-
brazione di un nuovo lusso? Sì, se il nuovo lusso è quello rin-
tracciato dal filosofo Thierry Paquot in Eloge du luxe (Bourin):
«Il nuovo lusso non è più quello élitario e sociale di ieri. Spinge
l’individuo a ritrovarsi nella sua dimensione interiore, si basa su
colore, armonia, gusto del piacere. È accessibile a tutti e senza
frontiere. È uno scarto di felicità, un sogno ricamato a colori».
DOMENICA 7 MAGGIO 2006 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 45

Punto erba
Conosciuto in Egitto e in
Perù fin dal 900 a.C. È
uno dei più antichi. In
alcuni lavori, come
nell’Ars Canusina, è la
base del ricamo. Si può
lavorare senza
cerchietto in filo dritto o
su un tracciato
stampato. Va lavorato
da sinistra verso destra
Quel filo sottile che colora
Punto raso
la trama di tessuti e storie
Rende il tessuto quasi come
STEFANO BARTEZZAGHI
fosse dipinto. È originario

B
del Giappone dove roccatello, cappa, catenella, corallo, erba,
filza, nodini, Madera, margherita, ombra,
viene ricamato in sfumature Palestina, pieno, raso, Richelieu, Rinasci-
ricchissime su sete pesanti mento, smerlo, vapore: difficilmente un
quiz che chiedesse cosa abbiano in co-
per kimono, scialli e arazzi mune queste parole sarebbe risolto. Sono
Deve essere sempre tutti nomi di punti di ricamo, e molti altri ce ne sono.
eseguito su telaio Tanta fantasia di parole trova un corrispettivo sim-
bolico in quel senso figurato del verbo “ricamare” per
dopo aver riportato il quale si “ricama” quando alla cronaca di fatti real-
il disegno su tessuto mente accaduti si sovrappongono aggiunte, invenzio-
e ripassato i contorni ni, dettagli coloriti: le infiorescenze dell’arte — fatal-
mente menzognera — del narratore. Attività degli
a punto filza spioni deviati: aggiungere piccoli ricami e forzature
che rendano “più sexy” un dossier.
Per quanto il ricamo sia stato a lungo, e forse sia nato, co-
me arte maschile, oggi solo brutali semplificazioni virili
Mezzo punto potrebbero confondere la figura della tessitrice a quella
della tricoteuse rivoluzionaria, la merlettaia di un mestis-
È noto anche come simo film di Goretta alla ricamatrice vera e propria.
“gobelin obliquo” Telai, trame e orditi, ferri da calza, anche uncinetti
o “gros point” non sono strumenti di ricamo, ma di tessitura: produ-
cono i tessuti, sottili e decorativi come i merletti o gros-
È un mezzo punto croce si e caldi come i maglioni. Il ricamo è invece un’arte in-
lavorato su un canovaccio: terpolata e aggiuntiva, prodotta da aghi sottili, fili co-
lorati, estro di chi lo esegue a partire da un tessuto sog-
ogni punto ricopre giacente: esattamente come una chiacchiera fantasio-
un filo orizzontale sa aggiunge colore e grazia a un testo realistico (testo e
e uno verticale tessuto: medesima etimologia).
È una vendetta della linea curva nei
Di solito con questo punto
si realizzano
confronti dell’ortogonalità. Sull’anda-
mento cartesiano della tessitura e della
Una vendetta della linea
grandi pannelli maglia (catene di punti sulla linea dei
ferri, incroci di trame e orditi nei telai) il
curva nei confronti
ricamo costruisce figure, motivi orna-
mentali, idee nuove: come una variazio- dell’ortogonalità
ne sul tema, la “grazia” che abbellisce i
Punto croce caratteri tipografici, un simmetrico sca-
rabocchio nel vuoto di una pagina.
Sullo schema cartesiano
Le origini di questo punto
antichissimo sono legate
In quello che è forse il più curioso
dei suoi libri, Adriano Sofri cerca una
di tessitura e maglia
ai cristiani copti d'Egitto.
Si ritrova specialmente
sua “opposizione” trasversale, utile
a comprendere meglio coppie antro-
nascono figure,
nei costumi tradizionali
pologiche come “uomo/donna” o
politiche come “destra/sinistra”. In idee nuove,
in colori sgargianti particolare cerca un modo sintetico
delle donne slave
e convincente per raffigurare la dif-
ferenza fra il maschile e il femminile,
motivi ornamentali
e orientali. È composto e ammettendo il carattere strava-
da tante crocette gante e metaforico della sua trovata finisce per op-
porre due termini: Il nodo e il chiodo (Sellerio, 1995).
che formano disegni Il chiodo è visto nella sua qualità di strumento di of-
fantasia o motivi fesa e di penetrazione, che rompe e si conficca: è il
polo maschile dell’opposizione. Quello femminile è
geometrici invece il nodo: la paziente ricucitura, la sapienza
tessile, l’attitudine discreta al legame più che alla
rottura. Tutti possono vedere che Ulisse è dalla par-
te del chiodo, e Penelope dalla parte del nodo. Gio-
Punto ombra casta si impicca, Edipo si cava gli occhi con una fib-
Originario dell’India, bia. Sofri ricorda anche la mitologica gara di tessi-
tura fra Aracne e Atena, dove la tessitrice pareggiò
in Italia se ne trova traccia l’opera della dea con un arazzo raffigurante scene di
a partire dal ‘600. La sua adulterio di Zeus (e fu punita con la trasformazione
caratteristica è di correre nell’animale forse più inviso alle donne, ma pur
sempre tessitore: il ragno).
tra due linee parallele L’arte dell’intreccio e del ricamo, dunque, si può
Si ottengono effetti trasformare in un’arte schiettamente narrativa: co-
di trasparenze me il filo della scrittura corsiva produce il filo di una
narrazione, così il filo da cucito dà forma a figure e a
e leggerissimi rilievi messi storie, che ricordano quelle del mondo. Nel Rinasci-
in risalto dall’impiego mento italiano, artisti (perlopiù maschi) lavoravano
al ricamo paramenti sacri, istoriandoli con sacre fi-
di tessuti come l’organdis, gurazioni. Nel continuo — e sorprendente — scam-
il bisso, le batiste bio fra testi e tessuti, lo stesso avveniva con la poe-
sia: i versi “reticolati”, i versi “intessuti” (in cui ec-
celse Rabano Mauro), i carmi figurati sono veri e pro-
pri ricami di parole. Sulla pagina che riporta il car-
me, il più delle volte trascritto lettera per lettera in ri-
Punto bizantino ghe e colonne, giochi di colori delle lettere e degli
sfondi ricavano la figura della croce, o altri motivi fi-
I decori si ispirano gurativi o puramente ornamentali. Il ricamo, da fan-
ai mosaici e ai rilievi tasia che interviene su una trama data, nel linguag-
del Duomo di Ravenna gio poetico rovescia la sua funzione: è una costrizio-
ne che argina il fluire della poesia. Ma in entrambi i
Il massimo splendore casi la logica del nodo (fissità e collegamento) ag-
dopo l’antichità torna giunge significati, e “parla” all’occhio che la scruta.
alla fine dei ‘40
quando questi ricami
esprimono
un alto senso artistico
decorando tende
cuscini e tappeti
da tavolo
46 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 7 MAGGIO 2006

l’incontro Èil leader e l’anima dei Pink Floyd,


Dietro le quinte
gruppo musicale leggendario, eppure
nessuno è più lontano di lui dal mito
di morte e autodistruzione che circonda
le stelle del rock. Otto figli - una sta
per renderlo nonno,
la più piccola ha tre anni -
una passione
per la famiglia, l’arte,
la letteratura, i viaggi
mediterranei alla maniera
David Gilmour del “Grand Tour”
“Farò concerti negli Stati
Uniti per tutta l’estate - racconta -
ma non vedo l’ora di tornare a casa,
a Londra, e accendere il camino”
CURZIO MALTESE po e l’anima dei Pink Floyd, il gruppo sto. Non è stato sempre così. Ho co- basta rincretinirsi davanti a uno luoghi classici, come il leggendario
che ha venduto più dischi nella storia minciato a fare figli presto ma mi sono schermo. Ero tentato di buttare anche Live at Pompei e il concerto in piazza

I
ROMA della musica di un singolo album The accorto di essere un padre un po’ più tutti i romanzi di Harry Potter ma alla San Marco a Venezia. L’isola dell’ulti-
Dark Side of the Moon, in classifica tardi. E ho capito che era magnifico. fine è pur sempre una lettura. Ho pro- mo suo album è Kastelorizo a poche
l suo suono, leggendario nella tutte le settimane da quarant’anni. Dostoevskij scriveva che alla condi- vato allora a leggerli, per capire, ma ho decine di miglia da Rodi, dove ha una
storia del rock, si riconosce alla Forse soltanto Bob Dylan, fra le pop zione di padre si devono i tre quarti di abbandonato presto la fatica. Li ha casa da trent’anni. «Ho trascorso mol-
terza nota. Per riconoscere il star, è stato altrettanto tenace nel di- felicità della vita di un uomo. In più, letti mia moglie, che è scrittrice, e mi tissimo tempo in visita ai luoghi del-
suo volto occorre un po’ più di fendere la propria vita privata e la sua non sono credente e considero i figli ha spiegato la chiave del loro succes- l’antichità, un po’ in tutto il mondo,
tempo. È difficile collegare questo bel famiglia dalla trappola del successo. l’unica forma di immortalità che ci è so, Non c’è mai una descrizione, è dalle città azteche alla Muraglia cine-
sessantenne dall’aria intellettuale David Gilmour è la negazione di tut- concessa. Nel mio caso, preferisco di azione pura, in ogni pagina». se, ma in particolare in Italia e in Gre-
con il ragazzo luciferino, idolo di mi- to il mito di morte, autodistruttivo, che gran lunga i figli alla musica». Avere un figlio cambia le prospettive cia. Sono uno di quegli inglesi inna-
lioni di fan, che torturava nelle cave di ha circondato e inghiottito tante stelle Essere figli di un mito può essere co- di un uomo, impone di pensare al futu- morati del Mediterraneo, della sua
Pompei la più inconfondibile delle del rock. Compreso il primo leader dei modo ma anche terribilmente com- ro, spesso stravolge la scala dei valori. cultura, dell’architettura, del cibo.
chitarre rock. A chi scrive è capitato Pink Flyd e inventore della musica psi- plicato da un punto di vista psicologi- Chissà com’è moltiplicato per otto. Dei suoi colori. Il verde dei giardini,
d’incontrarlo due anni fa in una bana- chedelica, Syd Barrett, finito in mani- co. «Sono molti anni che mi pongo il «Cambia lo sguardo sul mondo, sulla l’azzurro del cielo, il bianco delle case.
le coda ai Fori Imperiali, con uno stuo- comio tanti anni fa per un cocktail di problema. Io sono cresciuto in una fa- società, sulla politica. Ogni mattina, I viaggi sono quasi sempre legati a un
lo di famigliari e amici, la guida in ma- acidi. Gilmour ne ha sempre preso le miglia piuttosto modesta. Mio padre quando apro il giornale o ascolto un no- libro, è il modo migliore per conosce-
no e l’espressione compresa di un parti all’interno dei Pink Floyd e gli ha insegnava a Cambridge ma s’era fatto tiziario alla radio, m’indigno perché la re il mondo. Ho letto i libri dei grandi
professore di storia dell’arte in gita. dedicato un album e due splendide avanti a colpi di borse di studio. Non politica e i media non sembrano essere viaggiatori inglesi nell’Italia dell’Ot-
C’è voluta mezzora per realizzare: canzoni scritte insieme a Roger Waters, aveva bisogno d’insegnarmi che nella mai sfiorati dalla domanda che io e mi- tocento, ho girato per il sud della
«Massì, è David Gilmour!». Wish You Were Here e Shine on You vita la cosa più difficile è trovare la lioni di genitori si fanno tutti i giorni: Francia con in mano le Città Bianche
Per caso, l’incontro e l’intervista so- Crazy Diamond. In qualche modo, il propria strada. I miei figli hanno mol- che mondo stiamo lasciando ai figli? Mi di Joseph Roth per ritrovare quei luo-
no fissati in un albergo di fronte a Vil- pensiero dell’amico perduto per sem- te porte aperte ma sono spesso trap- piacerebbe che i grandi della terra si tro- ghi. Spesso con la musica cerco di ri-
la Borghese. Pare di capire che Roma pre nel buco nero della follia, cristalliz- pole, perdite di tempo. L’ho capito vassero a discutere di questioni serie costruire la suggestione dei paesaggi
sia una delle sue mete preferite. «Per zato in una gloria adolescente come al- tardi anch’io. Con i primi non c’ero come il mutamento climatico, che è che ho visitato».
me è la città più bella del mondo». È tri protagonisti di quegli anni, ha con- mai, ero sempre in giro per il mondo. molto più pericoloso di Osama bin La- È un vorace lettore di romanzi, una
venuto la prima volta quarant’anni fa, dotto Gilmour su di una strada com- Agli ultimi ho cercato di complicare la den e del terrorismo. Invece abbiamo passione ereditata dalla madre, morta
per lavorare alla colonna sonora di pletamente diversa. Una volta posata vita, di fargli capire che l’indipenden- una specie di direttorio internazionale due anni fa a New York. «Ho comincia-
Zabriskie Point di Antonioni. «Per la la chitarra, alla fine dei tour, David en- za è più importante del privilegio. Na- che discute soltanto la mappa del pote- to a leggere piuttosto tardi, verso i do-
verità, quella volta fu un’esperienza tra in una vita segreta e bella, lontanis- turalmente loro non ascoltano quello re. Uno come Bush, che scatena una dici anni. Tardi almeno rispetto ai miei
assurda. Michelangelo montava tutto sima dagli stereotipi del suo ambiente. che dici ma guardano quello che fai. A guerra ogni due anni e se ne frega del- genitori. Ma da quando ho fatto la pri-
il giorno e noi di notte scrivevamo le Famiglia, viaggi, letture e l’altra sua volte, sono anche un padre severo. l’accordo di Kyoto sull’emissione di gas ma tessera della biblioteca di Cam-
musiche rinchiusi in uno studio di grande passione, il volo. Tre anni fa ho buttato la televisione, nell’atmosfera, è l’incarnazione di una bridge non ho più smesso. Andavo
Repubblica Nazionale 46 07/05/2006

piazza Cavour, in una nuvola di fumo «Se non avessi suonato, avrei fatto politica rimasta ferma al secolo scorso». avanti per grandi passioni, la letteratu-
e con una scorta imponente di botti-
glie di vino. Ogni tanto Antonioni ve-
l’aviatore». Era il sogno di bambino,
maturato sulle pagine del Piccolo Preferisco i figli L’impegno sociale di Gilmour, assai
meno sbandierato di tanti altri, è in
ra inglese, poi quella americana, poi i
russi. Ancora adesso mi capita di rima-
niva a farci visita. Ricordo che le pro- Principe di Antoine de Saint-Exupery, compenso piuttosto concreto. Da an- nere sveglio una notte per il piacere di
stitute, davanti all’albergo, lo saluta-
vano: buonanotte, maestro. Davvero
una delle tante buone letture che si
trovavano nella casa nel parco dell’u-
alla musica ni figura nelle classifiche dei grandi fi-
lantropi del Regno Unito. In genere
finire un romanzo». Il libro che ha cam-
biato la sua vita? «Non è facile. Me ne
un’avventura curiosa per un ragazzo
di vent’anni».
niversità di Cambridge, dove il padre
di David insegnava zoologia. Nel suo
Ho cominciato presto non ne parla ma due anni fa ha ven-
duto una casa a Londra del valore di
lasci dire almeno due. Le Memorie di
Adriano e Il Maestro e Margherita. Li ri-
Da allora è tornato quasi tutti gli an-
ni a Roma dove ha molti amici. Sem-
hangar oggi ci sono due aerei della se-
conda guerra mondiale (uno dei due è ma mi sono accorto quattro milioni di sterline per costrui-
re un rifugio di senzatetto. Perché ha
leggo a distanza di anni e ogni volta mi
sorprendono. Non avere il tempo di
pre in giro per monumenti, musei,
mostre, l’ultima quella di Antonello
un glorioso Stearman), del tutto simi-
li a quelli dei film di Indiana Jones. Ve- di essere un padre deciso di pubblicizzare il suo gesto?
«Due ragioni. La prima è che in Gran
leggere è l’aspetto più spiacevole dei
tour. Ora devo fare una serie di concer-
da Messina, con un clan di parenti, derlo volteggiare nel cielo, scendere Bretagna, ma non soltanto da noi, i ti negli Stati Uniti, ne avrò per tutta l’e-
amici e figli. Otto figli, la seconda di
ventott’anni che sta per renderlo non-
in picchiata come un falco o disegna-
re cerchi nell’aria, sono scene che a
un po’ più tardi ricchi danno pochissimo per la soli-
darietà. In percentuale molto meno
state. È eccitante, si capisce. Ma non
vedo l’ora di tornare a settembre a Lon-
no, la più piccola di tre. Per le strade
della capitale sembra davvero un se-
terra mettono i brividi. «In realtà
prendo pochissimi rischi. Ho il bre-
E ho capito degli operai, che sentono davvero il
problema. Era insomma un suggeri-
dra, accendere il camino e sedermi a
cominciare un nuovo romanzo. Non
reno patriarca inglese. Eppure è il ca- vetto da una vita, conosco bene i limi-
ti miei e dell’aereo. Rischiano molto di che era magnifico mento per chi può e deve restituire al-
la società una parte della fortuna che
c’è nulla di più bello».

più i deltaplanisti della domenica, la società gli ha permesso di accumu-


quelli che fanno le corse in moto e per- lare, per i fortunati come me. L’altra
fino, se vogliamo dar retta alle statisti- ragione è che, pur essendo laburista,
che, i semplici automobilisti. In ogni non condivido la politica di Blair che
caso, ne vale la pena. Volare è la mia ha ereditato dalla signora Thatcher
droga, il mio zen, la mia medicina. milioni di poveri e non ha fatto quasi
Stare lassù qualche ora è un modo per nulla per aiutarli. Naturalmente non è ‘‘
rigenerarsi, pensare, sognare. Ritro- con la beneficenza che si risolvono
varsi soli con sé stessi, lontano dal la- questi problemi. Ma si tratta di com-
voro, da tutto, anche dalla famiglia». battere anche con un gesto simbolico
Otto figli debbono essere un discre- l’egoismo sociale. So che Bob Geldof è
to impegno anche per uno che può stato molto criticato ma io trovo che
permettersi un esercito di baby-sitter. abbia avuto una buona influenza su
Tanto più per chi, come lui, ha rinun- molte persone. Questioni gigante-
ciato da tempo alla vita randagia del- sche come il debito dei paesi poveri
lo show business per stare il più possi- sono state almeno affrontate, anche
FOTO GETTY IMAGES

bile con i figli. Il suo tour primaverile grazie ai concerti Live Aid».
per presentare l’ultima bellissima Nella sera romana torniamo a par-
raccolta, On an Island, è stata un’ec- lare dei piaceri della vita, le letture, i
cezione, una specie di breve vacanza. viaggi, l’arte. È stata di Gilmour la
«Per me la famiglia viene al primo po- scelta di ambientare alcuni degli epo-
sto, prima della musica e di tutto il re- cali concerti e filmati dei Pink Floyd in