Sei sulla pagina 1di 3

L’agricoltura dopo il Mille

Nei secoli che vanno dal X al XIII, si registrano in Europa un forte incremento
demografico e una forte crescita della produzione agricola, due fenomeni che
procedono parallelamente, rinforzandosi a vicenda.

La conquista dell’incolto
L'aumento della produzione dell'agricoltura si spiega, oltre che per uno spontaneo
miglioramento del clima, con l'introduzione di nuovi sistemi di coltivazione, con il
miglioramento degli attrezzi agricoli e, soprattutto, con l'ampliamento delle
superfici coltivate.
Il vasto processo di dissodamento di terre incolte, che vengono strappate alla foresta,
alle paludi, al pascolo, al mare, ha cronologie differenti nelle diverse zone d'Europa. A
grandi linee, si può dire che il periodo dei grandi dissodamenti inizia intorno alla
1
metà dell'XI sec. e si conclude alla metà del XIV, raggiungendo la maggiore intensità
nel XII sec. (l'età dei dissodamenti collettivi e della creazione di nuovi villaggi), con
un andamento, dunque, speculare a quello demografico.
La conquista dell'incolto è promossa dall'alto, dai poteri locali ovvero dai signori,
dai monasteri e dalle città; ma anche dal basso, dalle comunità contadine, man
mano che la crescita demografica si fa più impetuosa determinando una vera e propria
‘fame’ di terre da coltivare, per far fronte agli accresciuti bisogni alimentari.
L'allargamento massiccio e permanente degli spazi coltivati e la conseguente nascita
di tanti villaggi è ancor oggi testimoniata dai nomi dei luoghi che mantengono
traccia dei dissodamenti (ad esempio, in Italia i toponimi che si formano da ronco,
strumento utilizzato per il disboscamento, o in Francia quelli che terminano in -essart,
dal latino exarare cioè dissodare) o delle franchigie concesse per promuovere la
colonizzazione di boschi o terre molto difficili da mettere a coltura (ad esempio,
Francavilla o Borgofranco).
Con il nuovo millennio, si diffondono anche diverse innovazioni nell'agricoltura
europea. La rotazione triennale, che lascia incolto ogni anno solo un terzo delle
terre e permette di mantenere la fertilità dei campi e aumentare il coltivato, si
affianca, a poco a poco, a quella biennale o all'uso di abbandonare temporaneamente
le terre sfruttate all'incolto o all'uso del debbio. Le migliorie nell'aratro leggero e,
soprattutto, nell'aratro pesante (che si diffonde nell'Europa settentrionale), con
l'aggiunta di parti in ferro, consentono di aumentare l'efficacia dell'aratura. Un più
efficiente uso degli animali impegnati nei lavori agricoli si ottiene con la sostituzione
del bue con il cavallo da tiro, migliori metodi di traino (ad esempio, il collare a
spalla) e la diffusione della ferratura degli zoccoli, che permettono di ottenere il
massimo di forza motrice.

La produttività è davvero aumentata?


Tuttavia, va messo in rilievo che queste innovazioni tecnologiche (che non sono
‘invenzioni’ vere e proprie) non si diffondono in modo rapido né uniforme, né
sarebbero state in grado di determinare un consistente aumento della produttività dei
campi, come è stato sostenuto dagli storici che hanno parlato di ‘rivoluzione agricola’.
Secondo gli studi più recenti, il rapporto fra seminato e raccolto resta, infatti,
sostanzialmente
invariato (1:3–3,5) fino
al Trecento. L'aumento
della produzione agricola
europea in quei secoli è,
invece, da ricondursi in
prevalenza
all'ampliamento degli
spazi coltivati (più che
triplicati fra il X e il XIII
secolo). Massimo
Montanari sostiene che,
quando l'allargamento delle
terre coltivate, dietro la
spinta demografica, si
spingerà fino ai terreni
marginali poco adatti alle
colture, si verificherà addirittura una riduzione della produttività.

2
Il cambiamento del paesaggio
europeo
Dall'XI sec., si moltiplica inoltre
l'uso di mulini a energia
idraulica o eolica per macinare,
spremere, azionare mantici. Cresce
così il numero di fabbri,
maniscalchi, mugnai e artigiani
in genere e si fa più varia la
società rurale, non più composta
solo da contadini e pastori che si
costruivano da soli gli attrezzi del
lavoro o gli oggetti d'uso.
L'agricoltura, infine, resta del
tutto dipendente dal clima e,
anche dopo il Mille, raccolti buoni
continuano ad alternarsi con
cattive annate. Bonifiche,
dissodamenti e disboscamenti a
vantaggio della coltivazione di cereali (frumento, segale, avena, miglio, orzo, spelta)
accentuano il carattere agricolo delle campagne europee e ne cambiano
profondamente il paesaggio. Inoltre, man mano che si riducono, boschi e foreste
cominciano a diventare proprietà privata del re o dell'aristocrazia o delle città.
Perciò i contadini, che nell'Alto Medioevo utilizzavano il bosco (e, in generale, gli spazi
incolti) per raccogliere radici, frutti spontanei, erbe, legno o per pascolare animali o
per cacciare e pescare, vengono privati di una risorsa fondamentale e diventano
soprattutto produttori e consumatori di cereali, ovvero di pane. E proprio la qualità
del pane consumato (pane bianco, di mistura, di cereali inferiori come la spelta o il
sorgo) dà conto in quei secoli, in modo elementare ma immediato, della gerarchia
sociale.