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Itinerari Culturali e Turismo Relazionale Integrato:


Anima ed Animazione dei Territori Mediterranei
Un’idea forza per lo sviluppo ripartendo dalle risorse reali

a cura di Antonino Panzarella

Scritti di
Maria Claudia Brucculeri; Rita Cedrini; Giuseppe De Santis; Giuseppe Frisella;
Michele Germanà; Antonella Italia; Davide Leone; Giuseppe Lo Bocchiaro;
Antonino Panzarella; Federico Pensovecchio; Carla Quartarone;
Gaetano Renda; Daniele Ronsivalle; Giovanni Ruggieri; Francesco Senia;
Ettore Sessa; Angela Tanania; Ferdinando Trapani; Leonardo Urbani.

IL TERRITORIO DELLE RELAZIONI UMANE


Collana diretta da Leonardo Urbani

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Questa pubblicazione è stata realizzata con i contributi:
del Consorzio Universitario della Provincia di Palermo,
dell’associazione Culturale ITInerari del MEDiterraneo,
del Centro di Ricerca CRUEC.

si ringraziano:
L’Arcidiocesi di Palermo, l’Assessorato al Centro Storico del Comune di Palermo, il
Consorzio Universitario della Provincia di Palermo, il Comune di Piazza Armerina,
l’Associazione Vispi Siciliani di Piazza Armerina ed il suo presidente Totò Trumino, i soci
ITIMED, l’Ordine degli Architetti P. P. C. di Palermo, i relatori e tutti gli intervenuti agli incontri.

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INDICE
PARTE PRIMA - PRESENTAZIONE
Decalogos ed il Consorzio Universitario della Provincia di Palermo
Giuseppe Frisella...............................................................................................7
Un laboratorio siciliano per il turismo relazionale applicato agli itinerari culturali
Antonella Italia................................................................................................9
Quanti temi sul turismo e lo sviluppo territoriale?
I seminari decalogos come processo di animazione sul territorio
Antonino Panzarella.......................................................................................11
PARTE SECONDA – I SEMINARI
Una citta’ in estensione e la rivolta del mondo contadino
Leonardo Urbani...........................................................................................17
Itinerari sul territorio: forme, metodi di costruzione e racconto
Antonino Panzarella - Giuseppe Lo Bocchiaro - Davide Leone...................................23
Nozioni e concetti per la costruzione degli itinerari tematici del medioevo
in Sicilia
Ettore Sessa..................................................................................................33
L’armatura culturale del territorio: Distretti culturali e strategie territoriali
Daniele Ronsivalle.........................................................................................37
Antropologia del turismo
Rita Cedrini..................................................................................................39
Le strade degli “itinerari”. Ragionamenti intorno alla promozione
del territorio e dei beni culturali attraverso l’offerta di percorsi tematici
Carla Quartarone..........................................................................................41
I beni temporali della chiesa: gestione e problematiche di fruizione e recupero
Gaetano Renda.............................................................................................47
Territori e gruppi di azione locale: esperienze siciliane
Ferdinando Trapani - Federico Pensovecchio - Angela Tanania.................................51
Turisti o viaggiatori? Per un’introduzione alla semiotica del turismo
Maria Claudia Brucculeri.................................................................................59
Le opportunita’ del turismo insulare
Giovanni Ruggieri..........................................................................................61
PARTE TERZA – SPUNTI E RIFLESSIONI OPERATIVE
Il turismo relazionale integrato: nuovo paradigma delle politiche
di sviluppo locale 2010-2020
Giuseppe De Santis........................................................................................65
Politiche di rete e linee di offerta integrate
Michele Germanà - Angela Tanania...................................................................69
Benessere Umano e Turismo Responsabile
Francesco Antonio Senia.................................................................................73

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L’Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo (ITIMED), nasce dall’incontro di diffe-
renti figure professionali con un ambizioso programma: valorizzare, tutelare e promuo-
vere gli itinerari culturali al fine di preservare la memoria delle comunità del Mediterra-
neo ed i relativi territori promuovendo di fatto lo Sviluppo attraverso la Cultura.
Accrescendo la conoscenza dei percorsi storici, l’accessibilità del patrimonio artistico e
culturale e sviluppando investimenti in progettazioni integrate ecosostenibili, ITIMED
vuole promuovere l’integrazione culturale come strumento fondamentale della coope-
razione sociale e politica fra i paesi delle sponde mediterranee.
ll dialogo tra la cultura orientale e quella occidentale insieme alla cooperazione euro-
mediterranea, costituiscono i temi centrali della politica attuale della Comunità Europea.
A tal proposito ITIMED si è attivata dal 2007 al fine di costruire un sistema di reti di
ITINERARI INTER-CULTURALI, in grado di implementare, alle differenti scale territoriali,
il coinvolgimento degli attori pubblici e privati attraverso concrete occasioni di coope-
razione e di pace.
Innovazione, cooperazione e partecipazione costituiscono per ITIMED i mezzi princi-
pali da mettere in atto in un gioco di interdisciplinarietà coinvolgente studiosi, esperti
del territorio, managers del turismo, politici, fruitori, che insieme agli abitanti costitui-
scono gli stakeholders su cui calibrare le azioni .

Consiglio Direttivo anno 2007-2012

Presidente
Arch. Antonella Italia
Vice Presidente
Arch. Faustino Giambra
Segretario/Tesoriere
Arch. Giovanni D’Arpa

Consiglieri
Arch. Donatella Bertolo
Dott. Nicolay Catania
Arch. Giuseppe Lo Bocchiaro
Dott.ssa Giuseppina Lo Mascolo
Dott.ssa Maria Martinez
Responsabile settore Ricerca
Arch. Antonino Panzarella

Addetto stampa
Dott.ssa Marianna La Barbera

INFO: Associazione Culturale ITInerari del MEDiterraneo; sede, via G. Cusmano 28, 90141 Palermo; tel.fax. 091- 348728;
itimed@gmail.com, www.itimed.blogspot.com

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Parte Prima
Presentazione

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DECALOGOS ED IL CONSORZIO UNIVERSITARIO
DELLA PROVINCIA DI PALERMO

Giuseppe Frisella
Presidente del Consorzio Universitatio della Provincia di Palermo

Il Consorzio Universitario della Provincia di Palermo e la Associazione ITIMED hanno verificato


che vi è un momento di comune interesse e, quindi, di incontro, sul tema del turismo
relazionale.
La ragione di questo incontro e del segnale di interesse comune è da ricercarsi nella
constatazione delle similitudini di obiettivi e di agire.
Entrambe le realtà Associative operano e lavorano su “potenzialità territoriali”: su fattori e
elementi legati quindi al territorio ed ancora latenti, quasi addormentati e nascosti.
ITIMED e la prestigiosa scuola del prof. URBANI ha di fronte a sé un cospicuo giacimento di
potenzialità: il territorio regionale siciliano, i suoi tratti naturali e le sue esistenze costruite,
l’impronta della fatica, della esperienza e delle emozioni di popolazioni e tribù che si sono
susseguite nel tempo, lasciando sì dei manufatti ma soprattutto lasciando una eredità di
caratteri che sono pronti a fornire la capacità di relazione.
Lo studio di tali potenzialità relazionali, che sono l’impronta non solo del“dato”che è la“natura”
ma soprattutto dell’ “originale umano” e cioè l’impronta della metabolizzazione del contesto
per trarne esperienze, quindi pensiero, quindi potenzialità di relazione sociale, bene: tutto ciò è
il lavoro, quindi l’emozione, quindi la passione che può accomunare il percorso di ITIMED con il
percorso del Consorzio Universitario della Provincia di Palermo.
Da qui l’incontro e la stima e la ricerca di occasioni di comune lavoro.
Siamo, le due organizzazioni, entrambi motivati dalla lusinga del cercatore d’oro, e con passione
ed istinti al limite del ragionevole cerchiamo di scoprire potenzialità, giacimenti, materie e risorse
che altri non vedono – forse perchè distratti – e cerchiamo di unire elementi e potenzialità per
farne un principio di regole e, su questa intelaiatura, costruire una prospettiva.
ITIMED ha cercato e cerca queste potenzialità determinate dall’interazione fra natura ed
elemento umano, le valuta e ne cerca il filo denominatore e quindi con professionalità,
discrezione e soprattutto molta volontà le sottopone alla lettura di tutti per creare su ciò un
interesse ed un consenso su obiettivi e prospettive.
A noi Consorzio, che siamo mossi dalla stessa ansia di ricerca e di condivisione, ciò convince
ed appassiona e ci spinge a partecipare, seppure con la difficoltà di risorse comuni ad ogni
cercatore.
Ma per quanto piccolo sia il gesto, vale certamente la solidarietà ed il sentimento di unione che
accomuna ricercatori che si incontrano nel corso del loro cammino, l’unità dell’ansia di fare e di
condividere, con gli altri, le loro scoperte.
Questa pubblicazione è la testimonianza della volontà di cercare e di condividere; a questo
lavoro tributiamo il nostro apprezzamento e pieno sostegno.

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UN LABORATORIO SICILIANO PER IL TURISMO RELAZIONALE
APPLICATO AGLI ITINERARI CULTURALI

Antonella Italia
Presidente ITIMED

“Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi”. Attraverso
le parole di Marcel Proust l’associazione Itimed, che ha scelto questa frase quale
proprio motto, sottolinea ed evidenzia immediatamente con quale approccio intende
affrontare ed analizzare in ogni sua forma il tema del viaggio.
“Conoscenza” e “viaggio” hanno da sempre rappresentato un connubio che affonda le
sue ragioni profonde nella natura stessa dell’essere umano.
Il lavoro svolto in questi anni dall’associazione Itimed è stato quello di ricondurre
l’approccio del turista al suo profondo essere pellegrino- viaggiatore.
Il progetto-percorso: “Sulle tracce di pellegrini cavalieri e viaggiatori in Sicilia” ha infatti
lo scopo di unire la Sicilia, per mezzo di una linea invisibile determinata dai beni culturali
che ne fanno parte, ad una meta importante quale Gerusalemme, ricostruendo così le
tappe di un’identità storica, architettonica e spirituale complessa.
L’insieme dei segni materiali ed immateriali presenti lungo il percorso-itinerario
determina quell’armonia multisensoriale che lascia il vero “Segno” nella memoria del
viaggiatore creando una forte relazione con il territorio e con i luoghi.
Gli obiettivi dichiarati di questo approccio sono principalmente due:
1) offrire, attraverso un itinerario tematico, un turismo di qualità che abbatta le barriere
della globalizzazione e del turismo di massa e stabilisca un’immediata sinergia tra il
viaggiatore e il luogo visitato carico un insieme di elementi (il territorio in se’, gli abitanti
e l’identità locale);
2) promuovere la valorizzazione di localita’ dell’entroterra attraverso l’abbattimento
dell’evidente divario economico tra le aree interne e quelle costiere.
Il lavoro svolto sino ad oggi è stato quello di costruire un’offerta costituita da un insieme
riconoscibile, piuttosto che da parti; mettere in atto dei meccanismi di accoglienza in
modo da creare nel visitatore/fruitore un sorta di “rivelazione” capace di influenzare
positivamente l’idea pregressa del luogo; organizzare un sistema atto a favorire gli
scambi relazionali tra luogo e visitatore (ivi inclusi gli abitanti locali, non solo sotto
forma di attività commerciali) in modo da far immergere in prima persona il visitatore
nella realtà e nell’atmosfera locale; organizzare le informazioni in modo da generare
un senso di orientamento di tipo intuitivo durante il percorso (cartellonistica, mappe
e opuscoli informativi).
Attraverso la realizzazione del laboratorio Decalogos, nato per sperimentare come

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queste premesse tematiche siano state applicate nella gestione e nella fruizione di
un itinerario culturale pur complesso ed in continua formazione, ci siamo confrontati
dinamicamente con tematiche, esperienze ed attori analoghi, generando un’attrattività
che ha portato a determinare naturali aggregazioni ed affinità.
Uno dei risultati del laboratorio Decalogos è stato quello di attivare un processo di
animazione territoriale di cui l’ ”ITINERARIO CULTURALE DI VALORIZZAZIONE” ha
egregiamente svolto e può continuare a svolgere il ruolo significativo di aggregatore
e propulsore di economie reali all’interno del più ampio campo del turismo fra cui il
“turismo relazionale integrato”.
Il laboratorio ha inoltre generato la possibilità di costruire di una rete “attiva” di realtà
territoriali sia pubbliche che private che si possono confrontare costantemente sui
temi del turismo relazionale sostenibile ed integrato.
Oggi la finalità è quella di strutturare il territorio stesso come reale laboratorio di idee al
fine di trasformarle in concrete occasioni di lavoro.
Il recupero dei centri storici, i distretti culturali, etc, sono temi che tracciano, soprattutto
guardati in un’ottica di federalismo e quindi di autonomia socioeconomica, una strada
per lo sviluppo, che oggi, più di prima, è indispensabile attuare.

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QUANTI TEMI SUL TURISMO E LO SVILUPPO TERRITORIALE?
I SEMINARI DECALOGOS COME PROCESSO DI ANIMAZIONE SUL TERRITORIO

Antonino Panzarella
(PHD) Responsabile del settore Ricerca ITIMED1

Il ciclo di seminari Decalogos si è svolto tra il mese di Marzo ed il mese di Giugno


del 2010. L’iniziativa ha avuto lo scopo di indagare il rapporto complesso tra risorse
del territorio, economie connesse e nuove forme di turismo legando il suo svolgersi
al processo di implementazione del progetto di itinerario tematico relazionale sul
territorio siciliano.
L’esigenza di costruire questo ciclo di incontri come un processo di apprendimento
è stata dettata da due istanze prevalenti. Esse possono rappresentare anche, a mio
modo di vedere, il vero valore aggiunto dell’iniziativa.
La prima istanza è quella di costruire un linguaggio comune in seno all’associazione
ITIMED (ma non solo) costituita sin dalla sua nascita da figure professionali e
disciplinari, pur se complementari, con formazione essenzialmente differente. Già da
una prima sommaria collazione delle discipline e dalla varietà dei temi implicati nella
trattazione della fenomenologia del turismo ci si rende conto del complesso intreccio
di settori, campi di studio e linguaggi coinvolti. Da qui la necessità di ricondurci ad
un linguaggio comune, questione questa assolutamente non scontata a consuntivo
degli incontri.
La seconda istanza (ed è quella che sembra avere più funzionato) è la costruzione,
incontro dopo incontro, di una rete di soggetti (istituzioni, realtà associative, operatori
economici privati, etc...), complanari al progetto complessivo di itinerario culturale,
strutturato su una realtà regionale di Turismo Relazionale Integrato (TRI).
La formula utilizzata risponde ad un principio laboratoriale e dialogico di
strutturazione per i singoli incontri che ha consistito di tre fasi: la prima fase di
introduzione all’intervento e di concatenazione agli interventi precedenti; la fase
dell’intervento vero e proprio, in cui il relatore ha esposto ex cattedra argomentazioni
e problematiche; infine, la fase dialogica (dibattito) in cui gli intervenuti hanno avuto
modo di porre domande e intervenire ad arricchire la trattazione con esperienze
personali e proposte operative2.

1. L’Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo, nasce dall’incontro di differenti figure professionali con un
ambizioso programma: valorizzare, tutelare e promuovere itinerari culturali al fine di preservare la memoria delle
comunità del mediterraneo ed i relativi territori promuovendo di fatto uno sviluppo sostenibile .
ll dialogo tra la cultura orientale e quella occidentale insieme alla cooperazione euro-mediterranea, temi centrali
della Comunità Europea, costituiscono i riferimenti programmatici di ITIMED.
2. Il target di riferimento a cui gli incontri sono stati indirizzati si è via via ampliato, e differenziato di volta in volta

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I contributi sviluppati nei seminari sono raggruppabili nella seguente categorizzazione:

Il filo conduttore del TRI ha aperto i seminari con l’intervento del prof. Leonardo Urbani (cfr.
Parte seconda: I) in questa sede sono stati richiamati i successivi “capitoli” ed è stata più volte
sottolineata (anche durante la fase dei dibattiti) la“pervasività”del concetto e delle applicazioni
possibili.
L’interpretazione dell’eredità culturale è uno dei temi più importanti affrontati (cfr. Parte
seconda: II.a); i contributi che fanno parte di questa categoria sono stati: quello di Ettore
Sessa (cfr. Parte seconda: III) imperniato sul medioevo siculo-normanno e le implicazioni
storiografiche derivanti; il contributo di Rita Cedrini (cfr. Parte seconda: V) in cui, in particolare,
si sono esplicitate problematiche di attribuzione di valore cui l’antropologia può fornire
risposte; il contributo di Maria Claudia Brucculeri (cfr. Parte seconda: IX) nel quale l’eredità
culturale si confronta col problema dei segni, della loro spendibilità in termini di attrattività
del territorio e del loro significato.
La governance è stata affrontata negli interventi di: Maurizio Carta e Daniele Ronsivalle
(cfr. Parte seconda: IV) affrontando la fattibilità e lo stato di attuazione problematizzato
dell’esperienza dei distretti culturali; Gaetano Renda (cfr. Parte seconda: VII), che ha restituito
la situazione patrimoniale e le problematiche gestionali dell’ente proprietario di riferimento

rispetto all’argomento trattato. La diffusione dell’iniziativa mirata sui soggetti istituzionali, sul mondo accademi-
co e sui soggetti privati con particolare riferimento ai territori di Palermo e Piazza Armerina (cfr. Parte seconda
II.b,c). L’assessorato al turismo del comune di Palermo ha seguito gran parte degli incontri (dimostrandosi pronto
ed interessato ad un dialogo operativo volto al miglioramento dei servizi offerti); il Centro Regionale del Catalo-
go è stato presente a tutti gli incontri, mettendo a disposizione l’immensa mole di schedature (oggi informatiz-
zata) sul patrimonio architettonico della regione. Alcune associazioni di Palermo (Albergheria e Capo insieme,
Italia Nostra, FAI), Piazza Armerina (“I vispi siciliani”), Catania (FIAB), etc… hanno dato un concreto contributo
anche operativo alla costruzione dei ragionamenti di Decalogos.

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per il progetto ITIMED. L’ottavo incontro si è articolato in tre differenti contributi di Ferdinando
Trapani, Angela Tanania e Federico Pensovecchio (cfr. Parte seconda: VIII), in questo caso è
stata esposta e dibattuta l’esperienza dei programmi comunitari LEADER e dei Gruppi di
Azione Locale (GAL) anche in riferimento all’esperienza d’oltralpe. Il tema dell’economia
dei territori è stato affrontato nel corso del decimo incontro a Piazza Armerina, organizzato
insieme all’amministrazione comunale (cfr. Parte seconda: X).
Due esperienze in particolare sono state illustrate per descrivere due aspetti diversi delle
modalità di costruzione e comunicazione degli itinerari culturali. La prima fa riferimento
al secondo incontro, in cui si è illustrata la metodologia e lo stato di implementazione del
progetto ITIMED sul territorio regionale; la seconda fa riferimento alle esperienze condotte
dall’università degli studi di Palermo (Dipartimento di Storia e Progetto nell’architettura)
tenuto da Carla Qartarone (cfr. Parte seconda: VI).
Ci preme sottolineare, a chiusura di questo scritto, che il percorso Decalogos non si considera
“chiuso”e“determinato”in sé (come apparirà chiaro anche nella terza parte di questo lavoro); si
auspica al contrario che questo primo lavoro serva da volano per una nuova fase laboratoriale
che coinvolga più territori, più creatività e più relazioni virtuose, al fine di giungere ad un
processo stabile di auto-apprendimento endogeno, cioè auto-prodotto dai territori.

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Calendario degli incontri (Marzo-Giugno2010)

I La teoria e le problematiche nell’implementazione del Turismo Relazionale


Integrato nel Mediterraneo
Leonardo Urbani - Palazzo Arcivescovile – Palermo 2/03

II Itinerari sul territorio: forme, metodi di costruzione e racconto


Antonino Panzarella, Giuseppe Lo Bocchiaro, Davide Leone - Palazzo Arcivescovile -
Palermo 11/03

III Nozioni e concetti per la costruzione degli itinerari tematici del medioevo in
Sicilia
Ettore Sessa - Palazzo Comitini – Palermo 25/03

IV Distretti culturali e strategie territoriali


Maurizio Carta, Daniele Ronsivalle - GAM S.Anna – Palermo 1/04

V Antropologia del turismo


Rita Cedrini - Palazzo Arcivescovile – Palermo 14/04

VI Le esperienze di costruzione di itinerari tematici storici dell’Università di


Palermo
Carla Quartarone - Palazzo Arcivescovile - Palermo 21/04

VII I beni temporali della chiesa: gestione e problematiche di fruizione e


recupero
Gaetano Renda - Palazzo Arcivescovile – Palermo 05/05

VIII Territori e gruppi di azione locale: esperienze siciliane


Ferdinando Trapani, Federico Pensovecchio, Angela Tanania - Palazzo Arcivescovile –
Palermo 12/05

IX La semiotica per una nuova forma di turismo


Maria Claudia Brucculeri - Palazzo Arcivescovile – Palermo 26/05

X Dal turismo evocato all’economia del turismo nelle isole europee


Giovanni Ruggieri - Sede Comunale - Piazza Armerina 17/06

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Parte Seconda
Seminari

Deca-Logo
Dieci temi su turismo e sviluppo territoriale

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UNA CITTA’ IN ESTENSIONE E LA RIVOLTA DEL MONDO CONTADINO

Leonardo Urbani
Professore Emerito UNIPA

Scrive Padoa Schioppa nel fondo del Corriere della Sera del 27.06.2010: “I problemi
posti dalla situazione economica e finanziaria infatti non sono certo passeggeri e la
ricerca di accordi internazionali continuerà a intrecciarsi con quella del compromesso e
del consenso interni.
Per i Paesi cosiddetti emergenti le due questioni sono relativamente meno ardue perché
essi sono sostenuti da una crescita economica robusta e, per ora, pressoché inarrestabile.
L’uscita dalla povertà è una trasformazione degli stili di vita che, una volta avviata,
difficilmente si ferma prima che l’acqua corrente e l’elettricità siano arrivate in tutte le case
e che i primi elettrodomestici siano venuti ad alleviare il lavoro domestico. In quei Paesi la
crescita forte aiuta i governi, sia quelli democraticamente eletti come in India e in Brasile
sia quelli oligarchici come in Cina.
Per i Paesi ricchi — Stati Uniti, Europa e Giappone — le sfide sono invece una prova assai
dura che investe non solo l’economia, ma anche l’equilibrio sociale e le stesse istituzioni
politiche. Sono i più ricchi, ma anche i più fragili, perché la loro crescita materiale è
largamente fondata sul consumo superfluo, perché il debito pubblico elevato e la finanza
malata sono in casa loro, perché la loro struttura sociale mal tollera la stagnazione
dell’economia e perché i loro regimi democratici non permettono cadute del consenso.
Tutto li rende prigionieri della veduta corta”.
Padoa Schioppa offre una visione che altri danno, rifacendosi al fordismo. Ne deriva un
mondo, quello attuale, che se si trattasse di scattare una istantanea, presenterebbe
nella parte vetero industriale dei paesi economicamente sviluppati, un quadro “post-
fordista invecchiato” nei paesi emergenti (Cina, India, Brasile) invece un quadro
“fordista”, ed in parte pre-fordista, più o meno coincidente con lo sviluppo in atto.
Dopo la globalizzazione, infatti, la dizione “fordista” va in parte ritoccata ma
ripresentandola si configura una realistica caricatura di come è andata atterrando
la”Globalizzazione” con le complessità intrinseche nel mondo e nella storia,
complicazioni e nebbie che sono scese su quelle ipotesi dinamiche che le proiezioni
degli indicatori finanziari, facevano prevedere.
La storia soprattutto negli ultimi vent’anni è poi andata, gonfiando incredibilmente la
moneta virtuale, ammalando gravemente di una pletorica immaterialità finanziaria, il
post-fordismo. Giovanni Sartori, sempre in un “fondo” del Corriere in data 25.06.2010
dice: “la stima che ho sott’occhio contabilizza il Pil, il Prodotto interno lordo, del mondo
in 54 trilioni di dollari, mentre gli attivi finanziari globali risultano quattro volte tanto, di

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addirittura 240 trilioni di dollari. Oggi, con i derivati e altre furbate del genere, questa
sproporzione è ancora cresciuta di chissà quanto. E questa sproporzione non solo è di
per sè malsana ma modifica la nozione stessa di sistema economico, di economia”.
Più o meno negli stessi giorni dei due articoli, si svolge il G20 per l’economia mondiale
che rimanda a provvedimenti incidenti e leggibili al 2013. Ogni mese che passa
si fa, sempre più attuale ciò che scrisse intorno alla metà del secolo scorso Ernst
F.Schumacher: “Se si tracciasse la curva della velocità del cambiamento, essa apparirebbe
come una curva esponenziale o logaritmica di accelerazione continua. E’ del tutto evidente
che nessuna curva di questo tipo può proseguire a lungo su questa terra. Fra non molto
dovrà fermarsi, e questo non può che significare la fine di un’era e la ‘rivoluzione di tutti i
valori’ o, per usare l’immagine del Vangelo, la separazione del grano dalla zizzania”.3
Davanti questo stato di cose che ribadisce la gravità della crisi, per cui si ipotizza, come
fa Schumacher, la chiusura di un ciclo, ritorna sensato chiedersi se l’orientarsi ad un
dopo-crisi, debba essere di “continuità” o di “discontinuità” rispetto le forme assunte
dallo Sviluppo tecnologico-industriale e, più ancora, informatico-finanziario che oggi
giorno guida ancora lo sviluppo.
Gli elementi sempre più illuminanti sui caratteri strutturali e non contingenti della crisi,
suggeriscono i percorsi di “discontinuità”, o forse meglio, un quadro in cui si realizzi un
“affiancamento” tra movimenti di una ripresa in “continuità (che sono indispensabili
per evitare traumi catastrofici), con movimenti che invece siano innovanti e in
“discontinuità”.
L’aspetto “discontinuo” si trova davanti processi diversi da quelli che sono stati anche
teorizzati ma soprattutto attuati dalla tipologia di sviluppo “ieri”. I processi dominanti
vedevano situazioni diffuse di “de-territorializzazione dell’economia” come caposaldo
fondamentale a cui dovevano riferirsi soprattutto le trans-nazionali, operando ora qui
ora là, secondo aspetti più o meno favorevoli, illuminati dalle sintesi di mercato.
A questo aspetto, la prassi ha mostrato che di fatto, se ne congiungono altri due: la
“de-contestualizzazione delle società” e la “de-composizione delle identità culturali”.
Sono queste logiche conseguenze del clima di movimento e delle dinamiche,
anche immateriali, messe in atto dallo sviluppo che ereditiamo. Sono fenomeni
che, se positivi entro quelle certe dimensioni, esaltate sovente come ricchezza della
internazionalizzazione, o delle accelerazioni produttive possibili ad una società
disarticolata, ma superando ciò che può essere positivo, si provocano variazioni
eccessive di tutto il sistema, e si rischia di entrare in una crisi più profonda antropologica,
ecologica, economica ed istituzionale.
Una prospettiva da prendersi in seria considerazione è quella di collocarsi in condizione
di “discontinuità” rispetto lo sviluppo dominante nel periodo che ci precede, significa
di conseguenza operare sul ribaltamento dei tre punti ora ricordati, e quindi puntare a:

3. Ernst F. Schumacher – Buon Lavoro - Red. Edizioni, Como 1995.

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ri-territorializzare l’economia; ri-contestualizzare la società; ri-comporre le varie identità
culturali.
La battaglia che si presenta appare subito complessa e va condotta anche sul piano
delle idee, ristrutturando una visione culturale nuova, che per molti aspetti rimodelli
quella giunta fino a noi, che ,senz’altro oggi molto indebolita, da 500 anni con fasi
diverse, ha diffuso nelle cose stesse, un razionalismo spesso inclinato verso nevrosi di
tipo vario, coinvolgenti uomini e società.
Ma ciò che deve affiancare le idee e che è di particolare urgenza, perché nell’innovazione
è implicita anche la sopravvivenza, sono materiali, idee e progetti che si presentano
in termini in certo senso inediti, tanto innovanti che possono trovare ispirazione da
quella natura storica e spaziale delle cose, che il Pianeta Terra mantiene serrate nelle
sue pieghe più profonde.
Per entrare nello specifico, bisogna ridurre il campo delle azioni immateriali e del
contesto informatico-finanziario per agire nel “reale di forma e materia” e fare in modo
che le azioni stesse siano, nella traslazione dal globale al locale, tangibili e riferite su
esempi concreti. Viene, a questo punto, da pensare ad una piccola area delle Madonie,
dove in due tipi di frassino può essere coltivata la “Manna”. Non è facile avere notizie
sulla presenza in altri punti del Pianeta di questa produzione, tanto che qualcuno
pensa non ce ne siano altri. Tra Pollina e Castelbuono, quindi, restano un centinaio di
persone, quasi tutte ultrasettantenni, a lavorare il prodotto ma c’è anche una piccola
azienda di gente giovane che ha afferrato e corretto i metodi tradizionali aprendo
un Agriturismo per stabilire relazioni internazionali anche attraverso un laboratorio
didattico, da lì si ripropongono le qualità farmaceutiche, cosmetiche, alimentari di
questo straordinario prodotto. L’Agriturismo si chiama: “La Manna di Zabbra”.
In un quadro di impatto diverso e più vasto, è stata formulata un’azione che è come
un appello che può, data la sua dimensione, aprire una finestra tale da far emergere
fatti significativi di “discontinuità”. In questo caso si configura la azione, legata ad un
altro prodotto straordinario, perché anche qui si mettono in gioco luoghi precisi come
per la “Manna”. Si tratta de “l’Arancia Rossa” le cui caratteristiche organolettiche e
sensoriali sono dovute a molte componenti, tra cui a tracce: diffuse, minute e sottili, di
lava vulcanica che impregnano la terra su cui l’Arancia Rossa si produce.
Il “Consorzio per l’arancia rossa”, di recente costituzione, occupa un’estensione
di 120.000 ettari delle province di Catania, Siracusa, Enna e già conta di parecchi
Agriturismi dell’ordine di un centinaio. Il numero può crescere sensibilmente e influire
sui territori circostanti, attrezzandosi nella direzione del Turismo Relazionale Integrato
(T.R.I.), con l’obiettivo di stabilire una presenza diretta anche nei mercati di “richiesta
turistica”, obiettivo che è proprio del T.R.I..
Il T.R.I. tende, infatti, a mettere in atto un sistema di rapporti da casa a casa e perciò
da quelle del territorio dell’Arancia Rossa a case di Parigi, Aix en Provence, Lisbona,
Amburgo, Cairo, etc. In un rapporto nel quale parte della clientela è insieme

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interessata al prodotto e al Territorio che entra con autorità nel prodotto e che diventa
oggetto centrale con cui mettere in atto una ri-territorializzazione dell’economia, non
accontentandosi più dell’ambito produttivo, ma anche della sua verticalizzazione e
commercializzazione, creando assieme un habitat sparso di alta qualità ambientale.
Questo habitat, giovandosi di una diffusa strumentazione telematica, può incentivare
le motivazioni che spingono a mettere in rete case locali con case sparse nel mondo
e, anche, arricchire la comunicazione con una attività dovuta ad una Piazza Telematica
che con l’ausilio di appositi team di studiosi e uomini di cultura, possa elaborare la
densità di storia, di letteratura, di paesaggio, di teatro o cinema, che è presente nel
territorio, un’offerta tra l’altro che può giovarsi delle occasioni offerte del Teatro Greco
di Siracusa e dal Festival del Cinema di Taormina.
Un punto dei giochi posti tra Piazze Telematiche e case dell’ “Arancia Rossa” e il resto del
tessuto abitativo del Turismo Relazionale Integrato, le cui case sono sparse nel mondo,
perché da un lato locali e dall’altro internazionali comporta anche il coinvolgimento
delle “Piazze Reali”; quelle stesse degli antichi centri urbani e paesi del Comprensorio
dell’Arancia Rossa che rianimeranno il rapporto interpersonale, della società mista
stanziale e internazionale, dell’area stessa.
Tutto il territorio potrà rianimarsi come una Nuova Città, richiamando così la geniale
intuizione che Giuseppe Samonà espose nel 1976 in un’aula universitaria siciliana
lanciando l’idea di una futura “Città in estensione”. Una innovazione che era oramai
indispensabile andare preordinando dal momento che è stato da tempo eliminato
l’antico rapporto, una vota ricco di contenuti; Città-Campagna.
Pensare il “nuovo”, già da allora, muoveva dal fatto che la società degli ultimi secoli era
riuscita solo a edificare una sequenza fatta di “Città, Metropoli, Megalopoli tendente
alla Necropoli” (come hanno sottolineato Geddes e Mumford) e nel resto, del territorio
non aveva immaginato altro se non “aree residuali” più o meno decorose.
Si configura oggi perciò, qualcosa che è molto più di un laboratorio. In questo nuovo
habitat che si aspira di configurare, dell’Arancia Rossa, infatti, in modo inedito, il
nuovo assetto assume con la concretezza di una ri-territorializzazione dell’economia,
di una ri-constestualizzazione della società, secondo una nuova animazione in
cui ritorna l’interesse relazionale e chiama in causa il principio di Sussidiarietà dato
che: … per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz’altro il Principio
di Sussidiarietà, espressione dell’inalienabile libertà umana e questo … implica sempre
finalità emancipatrici, perché favorisce la libertà e la partecipazione in quanto assunzione
di responsabilità. 4
Si potranno così animare popolazioni insieme locali e internazionali. Le “Piazze reali”
stimolate anche (dalla o) dalle “Piazze Telematiche”, non avranno solo un ruolo importante
tra gli ospitanti e gli ospiti del T.R.I., ma anche perché la gente, ritrovandosi in Piazza, potrà

4. Benedetto XVI – Caritas in Veritate -

20
partecipare e crescere in una cultura autentica, essendo per altro, fonte di stimolo, per
eventuali frenate alla corsa in avanti o ristagni noiosi, possibili talvolta quando, uomini di
cultura, o di scienza, risulteranno impegnati nei programmi delle “Piazze Telematiche”,
e potrebbero essere tentati a ruoli eccessivamente “docenti” anzicchè impegnarsi in un
dialogo rispettoso di tutti, - di cittadini con cittadini - questo senza mancare al rispetto
ed all’interesse che meritano soprattutto oggi uomini, come quelli che gestiranno i
programmi delle “Piazze Telematiche”, impegnati a far emergere una autentica vitalità
culturale.
Il clima familiare e interfamiliare negli inediti arricchimenti sempre possibili alla gente
che valorizza la relazionalità interpersonale, potranno così aiutare a configurare una
autentica nuova stagione di “ri-composizione delle identità culturali”.
A questa maniera può andare prendendo corpo una prospettiva con caratteri correttivi
e sostitutivi della de-territorializzazione dell’economia, della de-contestualizzazione
della società e della de-composizione delle identità culturali. È certamente prospettiva
ambiziosa ma è anche sempre più doveroso farla affiorare via via che la Crisi economico-
finanziaria denuncia la sua estensione e gravità.
Quella che ci pare realistica, e che tra l’altro, grazie all’Arancia Rossa è già in movimento,
è una soluzione che lascia un significativo aggancio al passato, ai Paesi e Nazioni che
sono state entusiasticamente immerse nella rivoluzione tecnologico-industriale, e che
secondo un vecchio approccio possiamo oggi considerare, come si è detto all’inizio
di queste pagine, in fase post-fordista, come anche quelli che ora si arrampicano e
crescono in una ritardata fase “fordista” o “pre-fordista”. Per tutti questi è opportuno
che prevedano di aderire ad una uscita dalla crisi con caratteri e dosi prevalenti (in
alcuni casi) di “continuità”.
Ma è diverso per un’area invece come quella Mediterranea, al margine per molto
tempo della rivoluzione tecnologica-industriale. E’ questa una collocazione che in
parte non è stata né desiderata né costruita ed è di una “marginalità inconsciamente
critica” (diversa da quella di Paesi come il Giappone nel secolo XIX, la Cina nel XX, che
è stata di “Marginalità acritica”! ... perciò questi ultimi Paesi sono stati capaci e “sciolti“
nell’attivarsi modernamente). Anche per le ragioni ora ricordate, il Mediterraneo è
un’area che può e deve sentirsi chiamata ad una uscita in “discontinuità”. E questo
soprattutto perché è l’area che ha generato l’Occidente e che riserva meglio che gli
altri territori occidentali industrializzati, le radici profonde della civiltà che Karl Jaspers
indicava come l’unica cultura dal “balzo in avanti”, con profonde riserve di armonia,
necessarie anche per un Umanesimo nuovo indispensabile al nostro tempo.
E’ lo stesso coraggio necessario, ampio e animato da nuove stagioni di imprenditori
che, partendo dal rilancio dell’Arancia Rossa, giovandosi del T.R.I. e puntando alla
“Città in Estensione”, potrà costituire uno degli stimoli di cui il Mediterraneo ha
bisogno per assumere nuova leadership nella quale convergano le forze e le strategie
di un rinnovato Mondo contadino che rivendica nei campi stessi anche le attrezzature

21
per la “energia rinnovabile” con gestione, pertinenza e proprietà. Così, ad es., è stato
sottolineato entro un quadro strategico generale affiorato durante una numerosa
riunione al Teatro Biondo di Palermo, indetta dal movimento “terra è vita”.
Da un altro lato l’auspicio è che si sciolga finalmente la “Marginalità critica” vissuta
nel Bacino Mediterraneo, nel confronti di quella parte di quel Moderno Occidente
oggi post-industriale, da questo stesso nostro mondo generato e modellato fino al
periodo plenum-medievale. Noi Mediterranei siamo davanti a un figlio (l’Occidente
informatico-finanziario) che è stato capace di manifestarsi in un’eccezionale fase di
sviluppo durata oramai diversi secoli, ma oggi appesantita da un assetto patologico di
concentrazioni, verticalizzazioni e accelerazioni che hanno, e continuano a diffondere,
prospettive disorganiche e disarmoniche. Il mondo, attraverso l’attuale crisi ha bisogno
di essere ricollocato nelle origini autentiche dell’occidente (certamente rimodellate
con le ricchezze e molte delle aperture degli ultimi secoli) per ridare allo sviluppo
capacità armoniche ed organiche.
La “Città in estensione” con le implicanze che sono potenziali nella sua auspicata
edificazione, può aiutare un rilancio dello “sviluppo”, caratterizzato da forti dosi di
quella “discontinuità” che in buona parte può attingersi nei giacimenti sommersi del
Mediterraneo.
Si tratta di creare un’area di equilibrio e di controllo indiretto che possa aiutare anche
le parti dell’Occidente, condizionate da una storia che le obbliga a uscire dalla crisi con
consistenti aspetti in “continuità”, perché possano moderare questa condizione con
innovanti innesti di quella “discontinuità” su cui, soprattutto il Mediterraneo, potrà
disegnare un suo rilancio.

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ITINERARI SUL TERRITORIO: FORME, METODI DI COSTRUZIONE E RACCONTO

Antonino Panzarella, Davide Leone, Giuseppe Lo Bocchiaro5

Itimed: il progetto di itinerario tematico culturale ed il territorio siciliano


Antonino Panzarella
PhD in Pianificazione Urbana e Territoriale UNIPA

Nel 2007 ITIMED6 avvia una “riflessione”, tutt’ora in fieri, incentrata sulla possibilità
di attivazione diretta nel territorio siciliano di un percorso tematico finalizzato alla
sperimentazione di nuove forme di turismo culturale.
L’esperienza di ricerca e le attività di sperimentazione svolte in Sicilia acquistano via
via senso attorno ad una particolare rilettura interpretativa del Bene Culturale ed alla
relativa “territorializzazione” che ne sostanzia l’esistenza.
Il dominio tematico “ampio” nel quale è stata inquadrata la riflessione è quello del
percorso inteso come “pellegrinaggio”. Quest’ultimo è qui considerato nella sua
accezione di “andare finalizzato”7, fuori dalla dimensione ordinaria della vita quotidiana
(luoghi, relazioni sociali, produzione di reddito); in questo senso, il pellegrinaggio può
essere inteso come il Viaggio nella sua dimensione di scoperta o ri-scoperta (forse) più
pura.
Cammini e pellegrinaggi hanno origini antichissime legate primariamente ad una
dimensione religiosa (comunque essenzialmente spirituale) dell’atto del camminare; in
tal senso ciò che più interessa la nostra ricerca è il rapporto che questo tipo di viaggio
riesce a costruire con i luoghi che coinvolge.
Nell’esperienza dei pellegrinaggi passati ed attuali (si pensi al cammino di Santiago o
agli storici cammini devozionali o penitenziali, come ad esempio la via Francigena) il
sistema dell’accoglienza del territorio è un elemento fondante. Nel pellegrinaggio e
nel suo “lento” percorrere si scopre una dimensione profonda delle ragioni stesse dei
luoghi.
In effetti, il valore aggiunto consiste proprio nel fatto che lo stesso territorio si racconta
attraverso gli abitanti, le attività e le risorse che lo fanno vivere.

5. Il presente contributo è il frutto delle riflessioni comuni degli autori. In particolare, il paragrafo 1 è stato redatto
da Antonino Panzarella; il paragrafo 2 da Davide Leone; il paragrafo 3 da Giuseppe Lo Bocchiaro.
6. L’Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo, nasce dall’incontro di differenti figure professionali con un
ambizioso programma: valorizzare, tutelare e promuovere itinerari culturali al fine di preservare la memoria delle
comunità del mediterraneo ed i relativi territori promuovendo di fatto uno sviluppo sostenibile .
ll dialogo tra la cultura orientale e quella occidentale insieme alla cooperazione euro-mediterranea, temi centrali
della Comunità Europea, costituiscono i riferimenti programmatici di ITIMED.
7. Ogni viaggio, reale o metaforico, che implichi nessi con la memoria o la ricerca spirituale, può essere definito
metaforicamente «pellegrinaggio».

23
Gli abitanti sono così“attori ed autori”del sistema relazionale di“accoglienza”che governa anche
e soprattutto la capacità di attrarre a sé flussi turistici8, fungendo di fatto da volano endogeno
per il territorio. Le connessioni semantiche che l’itinerario tematico propone sono capaci di
accrescere e (per così dire) complessificare le relazioni globali del sistema. Interessante da questo
punto di vista può essere l’esperienza dell’itinerario tematico “Abraham’s Path”, il cui motto è
non a caso “connecting the human family step by step”9; recentemente (Maggio 2010) è stato
siglato a Lucca un protocollo d’intesa tra questo itinerario e l’associazione delle vie Francigene
che è entrato così a far parte delle Cultural Routes of the Council of Europe10.L’itinerario tematico
(sulla comune base della sua radice territoriale) si espande e genera attrattività addizionali. In
Sicilia, secondo la tesi proposta, la realizzazione di un sistema così concepito può rivestire un
duplice ruolo:
1) offrire, attraverso un itinerario tematico, un turismo di qualità che abbatta le barriere della
globalizzazione e del turismo di massa e stabilisca un’immediata sinergia tra il viaggiatore e
il luogo visitato carico di un insieme di elementi (il territorio in sé, gli abitanti e l’identità locale);
2) promuovere la valorizzazione di località dell’entroterra attraverso l’abbattimento dell’evidente
divario economico tra le aree interne e quelle costiere.
Il lavoro di ricerca consiste nelle due fasi di organizzazione ed interpretazione delle risorse
relative al patrimonio culturale (materiale ed intangibile) e nell’individuazione dei soggetti
capaci di costituire la rete economica e sociale.
Il progetto-percorso“Il Cammino del Santo Sepolcro”ha lo scopo di unire la Sicilia, per mezzo di
una linea invisibile determinata dai beni culturali che ne fanno parte, ad una meta importante
quale Gerusalemme, ricostruendo così le tappe di un’identità storica ed architettonica
complessa di respiro Mediterraneo e mondiale.

fig.1 Schema di produzione dell’itinerario tematico di valorizzazione

8. Le nuove tecnologie della comunicazione diventano per questa fase fondamentale per la competitività dell’of-
ferta turistica territoriale integrata; l’accorciamento della filiera di vendita del prodotto turistico territoriale è uno
degli obiettivi primari per supportare il ritorno al territorio dei capitali investiti. Da questo punto di vista diventa
centrale l’integrazione con nuovi strumenti quali le “piazza telematiche” già contenute all’interno di alcuni docu-
menti di pianificazione strategica in Sicilia come ad esempio a Favara (AG).
9. Ulteriori informazioni su questo progetto possono essere reperite su www.abrahamspath.org.
10. Il Cultural Routes programme (nasce nel 1987) con l’obiettivo di rappresentare in maniera visibile le eredità
culturali delle differenti regioni d’Europa.

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Lo schema mostra il percorso (di indagine ed operativo) che supporta il progetto
attraverso il quale si lega il tema d’interpretazione delle valenze territoriali e storico-
artistiche con azioni specifiche di valorizzazione mirate all’amplificazione del “potere
attrattivo” del sistema territorio.
Una strategia di branding territoriale prende forma da un’analisi complessa delle
caratteristiche del “territorio culturale” siciliano. La strategia del Greater London Council
costituisce un riferimento fondante dell’approccio portato avanti. Sia in Gran Bretagna
sia in altre città dell’Europa e del Nord America sono state elaborate e sperimentate
specifiche strategie per la nascita di distretti culturali a fini di sviluppo ma, soprattutto,
con lo scopo di rivitalizzare le aree urbane in crisi o con un patrimonio edilizio sotto-
utilizzato11.
Nello schema si vede come, nella colonna che rappresenta il livello analitico, il
rapporto tra interpretazione e relazionalità sia biunivoco; vale a dire che esistono
dei feedback che attingono dal piano di interpretazione per formulare possibilità
relazionali differenziate, indirizzate ai soggetti coinvolti nella formazione e fruizione
dell’itinerario. In un certo senso è possibile pensare a diversi standard di relazionalità
ciblée.
Lo standard o livello base della relazionalità può essere rappresentato dall’accoglienza
effettuata nei siti. Il visitatore viene accolto da figure opportunamente formate
(tramite sessioni di formazione inbound e on the job, stage interni, con esperti e
membri del comitato scientifico dell’associazione), alle quali sono state fornite le
conoscenze necessarie per costruire un racconto dei luoghi, degli avvenimenti e dei
contesti culturali basato sia su una concatenazione logico-diacronica della storia, che
su una modalità comunicativo-relazionale frutto delle più moderne metodologie di
comunicazione efficace. L’accoglienza prevede inoltre un’importante fase dialogica
incoraggiata dai numerosi collegamenti e raffronti (ove possibile, con la situazione
del territorio di provenienza del visitatore) messi in atto durante l’esposizione. Questo
livello di relazionalità è stato utilizzato da ITIMED a Palermo nella fruizione della chiesa
Capitolare di San Cataldo. Questa architettura spinge la sua notorietà fino ad aver
rappresentato il brand di Palermo in moltissimi eventi promossi dall’amministrazione.
Per un’architettura così nota una strategia di comunicazione interpretativa come
quella descritta ha rappresentato il successo in termini di azione “rivelatrice” (Carter
2001, pag.6) per i visitatori12.
Esiste un secondo e più complesso livello che relaziona interpretazione-fruitori e
luoghi; questo è stato sperimentato in occasione della riapertura della chiesa di Santa

11. A differenza del caso anglosassone la Sicilia pur nelle sue aree più interne risulta essere come una spugna
intrisa di patrimoni culturali; il medioevo è un periodo decisivo nella territorializzazione dell’isola; è un periodo
dunque che merita particolare attenzione, da considerare come “cerniera” semantica tra mondo antico e svilup-
po moderno dell’isola.
12. Come testimoniano alcuni commenti lasciati dai visitatori, che restituiscono il valore dell’esperienza relazio-
nale. Alcuni di questi sono pubblicati sul sito dell’associazione itimed.blogspot.com.

25
Cristina La Vetere alla fruizione turistica dopo venti anni di non visitabilità del sito13.
In questo caso la riapertura ha implicato il tentativo di ricostituire un rapporto tra
bene culturale e intorno urbano; l’intorno urbano in questione è la via dei Pellegrini
(contenente probabilmente un antico tratto delle mura della Palermo punica) già di
per sé “testimonianza” del tema di base dell’itinerario. In questo caso il lavoro di ricerca
interpretativa è stata realizzata sotto forma di una mostra ed una conferenza negli
spazi urbani dell’attuale vicolo (sede di usi impropri e degrado). Lo scopo ultimo è,
anche in questo caso, quello di sperimentare il primo livello di relazionalità e mostrare
una nuova immagine (potenziale) non solo del monumento in sé ma anche di una
parte di città ad esso connessa. In questo caso l’invito dell’amministrazione e degli
attori coinvolti e di alcune economie locali ha mirato a costruire da subito il quadro
delle risorse progettuali coinvolgibili.
Un terzo livello applicativo riguarda una modalità particolare di fruizione dell’itinerario
urbano; in questo caso il modello interpretativo proposto14 ha messo insieme con
successo il percorso urbano dei cavalieri e pellegrini con una disciplina sportiva di
gruppo basata sull’orientamento intuitivo denominata Orienteering. In questo caso è
il fruitore che attraverso il meccanismo del “gioco” è invogliato a costruire la propria
“rivelazione” dei luoghi15.
Ecco allora che la relazionalità offre al visitatore qualcosa che va ben oltre la mera
informazione: offre da una parte la possibilità di conoscere a fondo il senso di un
luogo, dall’altra l’opportunità di immergersi totalmente in uno spazio, di compiere
una quête di valori precipui e indissociabili dall’identità stessa di chi la compie. Il
passaggio dall’informazione al rapporto diretto con lo spazio è sancito dalla libertà
di poter seguire non il cammino ma il proprio cammino, scegliendo di muoversi su
una strada o attraverso un dedalo di vicoli, soffermandosi ad osservare un particolare,
riconoscendosi in ciò che lo circonda. Il Cammino del Santo Sepolcro o itinerario dei
cavalieri e pellegrini è, da un punto di vista relazionale, una linea guida, un traguardo
da raggiungere nella sua totalità, attraverso un tempo lento e diluito.
La rete simbolica e reale che rappresenta questo itinerario e materializa i percorsi
diventa “processore” di relazioni formali ed informali tra soggetti che intorno
all’itinerario aggregano attività imprenditoriali connesse alla sua esistenza. Attraverso
una connessione semantica (tra cose e persone) è possibile attivare meccanismi di
trasferimento delle attrattività relative dei singoli elementi (economici e culturali),
influire sulle filiere produttive e sull’organizzazione dei servizi. Il fine ultimo di questa
rivalutazione del capitale umano locale come promotore delle proprie risorse è

13. La vicenda della riapertura di Santa Cristina è molto complessa e meriterebbe una trattazione specifica non
possibile in questa sede, soprattutto in relazione al rapporto tra bene culturale e città odierna.
14. Si è trattato di una manifestazione di una giornata denominata “Sulle orme dei Cavalieri” (itimed.blogspot.com).
15. Lo Sport Orientamento, o Orienteering, è una disciplina nata nei paesi nordici, all’inizio del XX secolo. Inizial-
mente svolta in contesti naturali viene praticata successivamente anche in contesti urbani; una delle sue caratte-
ristiche è quella di riuscire a coinvolgere una fascia d’età ampia (dagli adolescenti agli anziani).

26
“l’autonomia economica” del territorio, che insieme “all’innovazione politica” (come
sottolinea Latouche) può realizzare un processo di “decrescita come progetto locale”
(Latouche, 2008:56-57).

Note per la costruzione di un itinerario di visita territoriale e tematico a Piazza Armerina


Davide Leone
Assegnista di Ricerca in Pianificazione Urbana e Territoriale UNIPA

Un territorio è un palinsesto sul quale insistono molti valori (Corbòz, 1985). Il


rintracciamento di questi valori è il primo dei compiti progettuali per costruire un
itinerario in grado di aumentare l’offerta turistica di un luogo. I valori tuttavia si
presentano indistinti e confusi sul territorio. Molto spesso questi valori si trovano
immersi in un insieme di sovrastrutture che ne rendono difficoltosa la lettura. In
questo senso assume importanza lo sforzo di tematizzare i percorsi: la tematizzazione
è, infatti, lo strumento attraverso cui si tende a rivelare la chiarezza originale dei luoghi
accrescendone il valore e rendendone possibile l’inquadramento e la comprensione.
I valori di un territorio sono come le perle di una collana, sono perle ineguali questo
è certo, tuttavia il compito dell’itinerario è quello di trovare il filo giusto che le leghi
insieme. L’itinerario è proprio questo filo. Come in ogni collana sia il filo che le perle
non funzionano indipendentemente, ed un filo appropriato riesce ad accrescere il
valore di ciò che tiene insieme. Un itinerario non è altro che un racconto attraverso
cui luoghi differenti si confrontano e sono messi in una sequenza logica e percorribile
sia fisicamente che metaforicamente. Ciascun landmark di un itinerario deve riuscire a
sviluppare una connessione di senso con il precedente ed il successivo. Solo in questo
modo i luoghi riescono ad assumere un senso nuovo, diventando delle vere e proprie
voci in grado di narrare una storia.
Lo sforzo interpretativo di un itinerario tematico non può prescindere dal mezzo di
trasporto che si sceglie per gli spostamenti del viaggiatore. Pur sugli stessi percorsi
le percezioni delle persone variano grandemente a seconda di differenti fattori. In
massima sintesi si possono individuare tre elementi che influenzano il percorso ed il
viaggiatore in relazione al mezzo dello spostamento: la velocità, la protezione ed il
punto di vista.
Il primo elemento è senz’altro il più banale. Tuttavia è importante ricordare come la
velocità di uno spostamento influenzi fortemente ciò che si vede e come lo si vede.
Man mano che ci si allontana dalla velocità naturale (una persona normalmente
cammina a 5 km/h) cresce la difficoltà di assimilare i luoghi che si attraversano. Oltre
una certa velocità gli spostamenti diventano indifferenti al territorio che si percorre.
In questi casi diventa assai più importante ciò che avviene all’interno del mezzo che
consente lo spostamento sia esso un’auto, un treno, una nave o un aereo. In generale
velocità inferiori ai 20 km/h consentono ancora un rapporto naturale ed apprezzabile
con lo spostamento. Tuttavia la velocità non interessa unicamente il modo di esperire

27
un territorio, ma anche ciò che si può effettivamente raggiungere in un itinerario, in
un tempo ragionevole. La funzione del tematismo è proprio quella di tenere insieme
il tempo dello spostamento: tanto più forte sarà la “storia” del tematismo tanto più,
questa, sarà capace di tenere insieme i luoghi oggetto della visita.
Il secondo elemento che influenza lo spostamento è la protezione che si instaura
all’interno del mezzo di trasporto. All’interno di un abitacolo, infatti, si viene privati di
un contatto sensoriale completo con il territorio. L’unico senso stimolato è la vista. Il
tatto, l’olfatto, l’udito ed il gusto restano esclusi dall’esperienza. Mezzi di trasporto che
coinvolgono più sensi riescono a fornire un’esperienza più completa del passaggio in
un territorio, generando un ricordo più vivo, più completo e più complesso.
L’ultimo elemento da tenere in considerazione è quello del punto di vista. Spesso si
sottovaluta che differenti mezzi di trasporto propongono punti di vista altrettanto
differenti. Ciò che si vede da un pullman turistico è profondamente diverso da ciò che
si vede da un’automobile, ed ancora ciò che si vede passeggiando a piedi è differente
da ciò che si percepisce andando a cavallo.
La costruzione di un itinerario in ultimo deve confrontarsi con i temi della gestione e
della logistica. Da un lato deve essere in grado di garantire la visitabilità delle tappe
che propone, dall’altro deve garantire la sicurezza dei percorsi, sia in termini di tragitto,
fornendo indicazioni adeguate, che di sicurezza materiale. Questo tema non può che
essere affrontato attraverso un confronto con il tessuto sociale locale, intrecciando le
potenzialità economiche derivanti dalla gestione dei siti con le volontà e l’impegno
della comunità locale.
La costruzione dell’itinerario territoriale di Piazza Armerina, pur ancora in fase
embrionale, si propone di rispondere alla tre questioni di fondo più sopra esposte:
t Il rintracciamento di valori sul territorio e la costruzione di una proposta che li leghi
un continuum logico e fisico.
t Lo studio delle diferenti modalità di spostamento ottimizzando il tematismo, la
velocità, il tempo e la completezza dell’esperienza.
t La gestione locale ed autosostenibile dell’itinerario.
Il sistema di itinerari, in via di definizione a Piazza Armerina, si pone, nel palinsesto
appena delineato, come capace di attivare nuove economie, e di aiutare alla
costruzione di una comunità locale più consapevole delle risorse del territorio. La
grande sfida che si propone è quella di mettere in valore le risorse del territorio e di
lasciar gestire questo valore alla comunità locale. Solo disvelando (e monetizzando)
i valori del territorio si può arrivare a proporre modelli di gestione consapevoli ed
autosostenibili.

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L’itinerario urbano di Piazza Armerina. Le modalità di ricerca nell’azione condotte da
itimed nell’entroterra siciliano
Giuseppe Lo Bocchiaro
PhD in Pianificazione Urbana e Territoriale UNIPA

Premessa
Come l’itinerario territoriale più sopra descritto anche l’esperienza di costruzione
dell’itinerario urbano di visita a Piazza Armerina fa parte delle politiche di attivazione
di una offerta multiscalare e diversificata di turismo che ITIMED sta portando avanti
sulla scia e, in parallelo, alle attività poste in essere nell’ambito palermitano. Base di
confronto sono stati i primi materiali che, allo stato di bozze di lavoro, il gruppo di
ricerca aveva precedentemente elaborato nell’ambito di due stage (master MOTRIS di
II livello e corso IFTS “Tecnico superiore per la gestione del territorio e dell’ambiente”)
svoltisi presso l’associazione. All’interno di tali periodi di stage in particolare si è
proceduto ad una prima formulazione di due itinerari, uno urbano e l’altro extraurbano
e alla realizzazione di una mappa con l’individuazione di alcuni siti facenti capo al
tema centrale della “presenza degli ordini cavallereschi a Piazza Armerina”. Da questi
materiali di base si è proceduto alla visita ai luoghi come momento fondamentale di
verifica delle conoscenze fino a quel momento acquisite e come punto di partenza per
la formalizzazione di una prima proposta di itinerario turistico.
L’esperienza di verifica e costruzione dell’itinerario. Per l’ambito urbano lo scopo della
visita è stato quello di verificare la validità dell’elenco dei siti già formulato nelle ricerche
condotte nella fase di studio e della bozza di itinerario costruita solo sulla visualizzazione
cartografica dei siti e delle presenza monumentali. Di notevole importanza, nella fase
di studio, è stata l’elaborazione di una schedatura denominata “Tabella legame” che
di ogni sito storico, di ogni presenza monumentale, definisse in sintesi i caratteri di
pregio e di interesse e dichiarasse in modo esplicito il legame appunto con l’itinerario
tematico dei cavalieri e dei pellegrini secondo tre diverse possibilità: il legame storico
diretto (un sito come il Priorato di Sant’Andrea a Piazza Armerina è centrale nelle
vicende legate agli ordini cavallereschi), il legame da approfondire, il legame debole.
Quest’ultimo valore caratterizza spesso monumenti e mete di grande significatività in
senso generale ma non direttamente o affatto legati al percorso tematico dei cavalieri16.
L’organizzazione della visita ha avuto una duplice struttura:

16. Ogni tappa individuata è, nella fase di studio in corso, rappresentativa di occasioni specifiche di visitae porta
con sé diversi gradi di problematicità per l’implementazione complessiva della proposta di scoperta del centro
antico di Piazza Armerina:
- La tappa del Castello Aragonese è la più problematica, per le attuali condizioni di inagibilità del sito. Notevoli
sono le potenzialità di costruzione di un percorso che si snodi sul sistema dei bastioni, tutto esterno al castello
vero e proprio, ma ricadente dentro la proprietà privata di cui lo stesso edificio fa parte;
- La tappa al Duomo è imposta da un ragionamento più ampio che, rispetto ai luoghi specifici dell’itinerario dei
cavalieri, rende necessarie, lungo il percorso, mete imprescindibili della visita al centro storico.

29
1. La verifica e descrizione del percorso. L’itinerario ipotizzato in studio ha subito, a
seguito della visita, modifiche anche sostanziali in funzione dell’interesse suscitato
da percorsi alternativi più rappresentativi dei caratteri storico-culturali e turistici dei
siti incontrati, delle particolari condizioni orografiche (diversificazione in percorsi
“soft” aperti a diversi tipi di utenti (bambini, anziani, persone con mobilità ridotta)
e percorsi “hard” su cui ipotizzare una visita con l’ausilio di mezzi quali bus navette
o altro; Una volta individuato il percorso ritenuto valido si è aperta la fase di
descrizione degli elementi urbani, monumenti e siti di interesse, piazze e strade,
che da una tappa all’altra strutturano l’itinerario.
2. L’indagine sulle “voci” degli abitanti. Mutuando il metodo dall’esperienza che chi
scrive ha portato avanti, con Davide Leone, all’interno della più ampia e articolata
ricerca MOTRIS, a Piazza Piazza Armerina il gruppo di ricerca ha impostato un’azione di
indagine tutta tesa alla raccolta di informazioni qualitative. La consapevolezza che ha
mosso l’indagine è quella che vede come elemento importante per la costruzione di un
itinerario di visita la conoscenza delle “voci” e delle storie di chi abita il territorio (aneddoti,
storie di vita ecc.). Il metodo si basa sulla costruzione di video-interviste semistrutturate
in cui il racconto individuale dell’intervistato (amministratori locali, protagonisti della
ricettività turistica, semplici cittadini) diventa elemento di una narrazione corale, fatta di
aneddoti e illustrazione dei luoghi capace di fornire un quadro, il più possibile articolato
della realtà studiata, capace di restituire il “sistema di relazioni profonde nel tempo fra
ambiente fisico, costruito e antropico” (Magnaghi, 2001). È questa la fase più significativa
dell’indagine, in cui il filo rosso dell’itinerario tematico, che guarda principalmente agli
elementi della città di pietra, si intreccia con la città degli uomini, e con le loro istanze
di promozione dei luoghi e di valorizzazione dell’offerta turistica locale. L’intenzione è
quella di lavorare sulla percezione dei luoghi espressa da chi li vive, li abita, li trasforma
e li veste di senso. La strutturazione del metodo consente inoltre di coinvolgere
attivamente la comunità locale che è chiamata a gestire anch’essa l’itinerario
proposto.

Risultati e aperture
I punti evidenziati fin qui rappresentano le tappe essenziali di un’esperienza tuttora in
corso e costituiscono nodi da sciogliere e da sviluppare nell’itinerario in costruzione.
I passi successivi saranno costituiti dalla definizione di itinerari molteplici e differenti
che tengano conto di variabili significative quali; la durata e la difficoltà del percorso
(in relazione alle esigenze di persone con ridotta mobilità); la compresenza, lungo il
cammino, di beni e siti significativi per il racconto dell’identità di Piazza Armerina ma
non direttamente legati al tema dei Cavalieri; l’incrocio dell’itinerario tematico con
altri itinerari significativi quale ad esempio quello dell’identità mineraria. A questo si
somma e in esso si deve integrare l’indagine qualitativa sulle “voci” degli abitanti in un
approccio in cui il racconto del territorio viene prodotto direttamente dalla comunità

30
locale. Questo, nelle intenzioni del gruppo di ricerca, dovrebbe dar luogo, nel momento
di una visione collettiva organizzata, ad un’animazione territoriale essenziale per la
presa di coscienza di ciò che è rappresentativo dell’identità locale e di una “visione
guida per il futuro” (Clementi, 2004) su cui realizzare la promozione di un turismo
differente, basato sulle persone prime che sui monumenti.

Riferimenti bibliografici
Carter, J. (Ed.) (2001), A sense of place: An interpretative planning (second edition).
Available from: http://www.scotinterpnet.org.uk [accessed on: 2 may 2009].
Clementi A. (2004), “L’urbanistica dei progetti urbani” in Clementi A. Ricci M. (a cura di),
Ripensare il progetto urbano, Meltemi, Roma.
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31
32
NOZIONI E CONCETTI PER LA COSTRUZIONE DEGLI ITINERARI
TEMATICI DEL MEDIOEVO IN SICILIA

Ettore Sessa
Docente di Storia dell’Architettura UNIPA

La costruzione di itinerari tematici relativi alla società e alle culture artistica e


architettonica del medioevo siciliano è stato il filo conduttore, tutt’altro che scontato,
della prima edizione del progetto di “Atelier del Patrimonio Siciliano”, anno 2000,
diretto da Carla Quartarone.
Nell’ambito di un più esteso programma intercontinentale volto al rilancio delle
culture mediterranee entrate in contatto con l’Islam (penisola Iberica e gran parte
dell’Italia insulare e meridionale) o a questo appartenenti (nord Africa, Asia occidentale
e parte della penisola Balcanica), il progetto siciliano muoveva dal proposito di offrire
un’alternativa culturale, orientata, alla consueta fruizione indifferenziata dei beni
culturali ed ambientali dell’isola.
Riferita tanto al flusso dei visitatori stranieri quanto al potenziale “bacino interno” di
utenza motivata, questa alternativa mirava a garantire una diversa divulgazione dei
caratteri della fase storica prescelta, attraverso una sorta di ideale inserimento “in
rete” dei suoi documenti-testimonianze (monumenti, luoghi legati ad avvenimenti
significativi, contesti urbani o paesaggistici, collezioni di oggetti e opere d’arte,
tradizionali manifestazioni celebrative di eventi tramandati dalla storia o dai racconti
popolari, epigrafi e reperti in genere); inserimento “in rete” che, effettivamente
predisponibile anche per la costituzione di un “museo immateriale” di tipo
multimediale, va inteso come orditura culturale di itinerari, con “stazioni” di interesse
storico-artistico che assegnano specifiche valenze alle relative aree di appartenenza,
non omettendone le più significative testimonianze di altri periodi storici ed
evidenziandone le qualità ambientali.
La scelta di formulare specifiche tematiche caratterizzanti i singoli itinerari (sia quelli
urbani sia quelli a scala territoriale), sempre all’interno però dello stesso arco temporale
(appositamente individuato come esemplare di una idea di peculiare identità culturale
siciliana), introduce significative varianti contenutistiche al filo conduttore generale.
È un modo nuovo di considerare il patrimonio culturale di una realtà geografica ricca
di stratificazioni storiche come poche altre in ambito europeo.
Questa nuova modalità di fruizione dei “beni culturali” comporta un diverso profilo di
operatori nel settore, non solamente in termini di competenza scientifica e di capacità
comunicative ma anche in relazione alle esigenze più articolate e differenziate dei
flussi di visitatori.
L’attenta valutazione dell’entità (e non quella meramente numerica) di questi ultimi

33
è una corretta risposta alla mutata realtà del turismo. È indispensabile per un rilancio
di competitività di questo settore dell’economia siciliana garantire un’offerta di
eccellenza culturale (e il sistema degli “itinerari per la conoscenza” ne sono esemplari)
supportata da un inappuntabile controllo logistico e dalla capacità di individuazione
e valorizzazione delle potenziali risorse e peculiarità delle aree interessate.
A questa prima esperienza condotta sulla produzione artistica e architettonica
siculo-normanna è, dunque, possibile sovrapporre le “reti” di itinerari relativi ad altri
significativi periodi storici della cultura siciliana. In una proiezione futura potrebbe
essere possibile aggregare itinerari differenziati nel tempo.
La conoscenza del patrimonio storico siciliano, cui peraltro si è continuato ad attribuire
una formidabile presenza attraverso tutte le periodizzazioni accreditate della civiltà
occidentale (e per due secoli anche attraverso l’appartenenza al mondo dell’Islam), è
stata solitamente ridotta ad una sorta di rivista di un campionario cospicuo ma spesso
incongruo e discontinuo, o comunque prevalentemente semplice riflesso (con solo
alcune intonazioni di originalità) di grandi fatti (tanto artistici quanto storici in genere)
squisitamente estranei ad uno sviluppo autoctono.
È, peraltro, una mistificazione di segno contrario all’orientamento critico formulato
dalla storiografia estera del secolo XIX e di gran parte di quello successivo; di quella
storiografia, cioè, prevalentemente originata sulla scorta delle “osservazioni” o dei
veri e propri studi scientifici di quei “viaggiatori illustri” che, proprio in virtù della
conoscenza tematica del patrimonio storico siciliano, avevano cercato e talvolta
individuato, nei singoli ambiti, tanto le matrici locali quanto le dipendenze allogene
quanto, ancora, i tratti salienti o le manifestazioni marginali.
Nasce, dunque, anche da motivazioni culturali orientate ad un rilancio dell’identità
artistico-architettonica siciliana (e dall’idea che tramite questo processo si inneschi un
rinnovato interesse per la storia della Sicilia, non ultimo presso i suoi stessi abitanti) il
progetto di “Atelier del Patrimonio Siciliano” per la “conoscenza itinerante” della storia
e della cultura artistica e architettonica della Sicilia medievale.
Proprio la realizzazione, attraverso i percorsi tematici, di una sorta di museo-itinerario
può essere la risposta più qualificata ad una oramai diffusa e preponderante
conoscenza superficiale e deviata (oltre che declassante) del patrimonio siciliano.

34
35
36 per la valorizzazione delle risorse culturali regionali
I distretti culturali in Sicilia: schema sintetico delle strategie
(fonte: M. Carta, Pianificare nel dominio culturale, Palermo, 2003)
L’ARMATURA CULTURALE DEL TERRITORIO:
DISTRETTI CULTURALI E STRATEGIE TERRITORIALI
W17

Daniele Ronsivalle
PhD in Pianificazione Urbana e Territoriale UNIPA

Il patrimonio culturale e il paesaggio siciliano sono ad oggi al centro delle politiche


regionali, nazionali e locali sui temi dello sviluppo centrato sulle risorse specifiche
dei nostri territori, tuttavia, il patrimonio culturale e il paesaggio - in Sicilia in modo
particolare - sono vittima di una condizione specifica in cui le molte promesse di
sviluppo fondate sulla costruzione di politiche che adottano il patrimonio culturale
come componente centrale della crescita, rimangono spesso non mantenute o
non ascoltate. Questo fenomeno, d’altra parte, si manifesta con una sintomatologia
progressivamente crescente nel corso di ciascun periodo di programmazione dei
Fondi Strutturali UE.
In sostanza, sembra che una vera e propria malattia, o forse una sindrome complessa,
pervada i gangli delle pubbliche amministrazioni che, dimenticando le indicazioni
progettuali date all’inizio della fase programmatoria, si ritrovano spesso a tamponare
specifici problemi di sviluppo locale che poco hanno a che vedere con le “magnifiche
sorti e progressive” dello sviluppo immaginato per i sei anni di programmazione dei
fondi strutturali.
Situazioni di cattiva progettazione o di cattivo uso delle risorse determinano spesso
una progressiva e preoccupante situazione di degrado della qualità del progetto a
fronte di un incremento deciso e significativo della quantità di finanziamento messo a
disposizione dagli organismi nazionali e comunitari.
La singola buona idea - ad esempio un trampolino per volo a vela – può essere

Daniele Ronsivalle (Catania, 1975) è architetto e dottore di ricerca in Pianificazione Urbana e Territoriale.
Si è formato presso la scuola di pianificazione territoriale dell’Università degli Studi di Palermo presso cui svolge
attività didattica e di ricerca, approfondendo costantemente le questioni della complessità del processo di pia-
nificazione e la necessità di costruire approcci multidisciplinari alla trasformazione del territorio.
Con questo spirito lavora in gruppi multidisciplinari nel campo della pianificazione territoriale orientata dal pa-
trimonio culturale e dal paesaggio come elementi capaci di indirizzare lo sviluppo dei territori a sviluppo lento,
collaborando alla redazione di strumenti strategici di ultima generazione e di attività di ricerca finalizzate alla
formulazione di future opzioni strategiche fondate sulle risorse culturali.
Ha sviluppato temi di ricerca ed esperienze professionali che hanno attivato nuove sperimentazioni sui temi del-
la valutazione all’interno dei processi di pianificazione nazionale e locale. In modo particolare negli ultimi anni
ha lavorato in gruppi pluridisciplinari nella formulazione di studi di fattibilità e ricerche applicate occupandosi
della valutazione e della programmazione territoriale.
Svolge attività didattica presso la Facoltà di Architettura di Palermo (C.I. di Tecniche di Valutazione e Programma-
zione Urbanistica) nei corsi di laurea di Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale e nel Corso di Laurea
Magistrale in Architettura.
Di recente ha curato con Alessandra Badami il volume Città d’acqua. Risorse culturali e sviluppo urbano nei water-
front per i tipi di Aracne editore.

37
innovativa, ma solo con un’attenta capacità di progettazione della stessa, è possibile
scongiurare difficoltà di uso della stessa struttura, compresi gli incidenti connessi alla
suddetta pratica sportiva.
Questa condizione nasce dalla presenza di importanti spunti di sviluppo che non
sono coordinati e gerarchizzati attraverso l’individuazione di una strategia generale
di sviluppo.
Ci troviamo, quindi, in una fase storica in cui è assodata la relazione tra cultura e
sviluppo, ma in cui, nonostante le indicazioni di principio siano state prodotte oltre
vent’anni fa, nonostante la declinazione del concetto di sostenibilità dello sviluppo
in sostenibilità culturale, economica, gestionale, politica, sociale, i nostri territori non
riescono a mettere a frutto questi principi.
È opportuno ripartire, quindi, dall’identità culturale come radice del progetto
di sviluppo e frutto del progetto stesso: l’identità dei luoghi e delle comunità è il
fondamento dello sviluppo locale e, quindi, appare chiaro che il patrimonio culturale,
naturalistico e il paesaggio, sono al centro dell’osservazione per la costruzione di una
visione culture-based.
La creazione di un sistema culturale integrato, quindi, garantisce la possibilità di
sfruttare con impegno e consapevolezza le risorse culturali locali per definire un sistema
di obiettivi integrati nell’agenda dello sviluppo locale culturalmente sostenibile.
La necessità di mettere a punto nuove strategie fondate sulla matrice culturale dello
sviluppo e i conseguenti strumenti di intepretazione-azione più adeguati dà alla
Sicilia un’occasione “dal basso” di sperimentazione e di sviluppo.
Cluster, sistemi e distretti culturali sono le tre condizioni in cui possiamo progettare
la visione culture-based dello sviluppo. I numerosi addensamenti di beni culturali e
servizi culturali garantiscono in alcuni casi la massa critica utile alla produzione di brevi
filiere di prodotto e di servizi culturali ma non riescono a collegare specifiche tematiche
territoriali identitarie, culturali, paesaggistiche mescolando i temi; la caratterizzazione
di sistema culturale locale consente di individuare relazioni storiche, identitarie,
funzionali tra i patrimoni culturali e i servizi culturali, con la possibilità di produrre piani
di interpretazione delle risorse culturali e del paesaggio attenti alla integrazione che già
esiste tra le componenti del sistema; i distretti culturali, da ultimo, rappresentano
la componente attiva, prospettiva e progettuale dei sistemi culturali locali, in cui lo
sviluppo locale viene orientato dalla visione di distretto.
Il distretto culturale locale ha la capacità strutturale di attivare la territorializzazione
dello sviluppo e di dare consistenza e corporeità territoriale alle “politiche” che la
programmazione attiva con ciclica ripetitività, proponendosi come incubatore di
innovazione territoriale: attivare economie della cultura in Sicilia significa proporre
nuovi assetti territoriali, nuove aggregazioni in cui ogni territorio, ogni città, ogni
parco archeologico, ogni riserva naturale sa quale ruolo giocare all’interno della
politica generale di sviluppo regionale.

38
ANTROPOLOGIA DEL TURISMO

Rita Cedrini
Docente di Antropologia UNIPA

L’offerta turistica, volta troppo spesso a esaltare i beni monumentali che preservano
le varie città, deve tener presente la risorsa costituita da un territorio da scoprire per
i colori, per i sapori, per le bellezze naturalistiche, artistiche ma anche per le novità
che sa offrire a chi lo percorre. I beni monumentali, infatti, offerti in pacchetti sempre
uguali, nell’essere fruiti da consistenze numeriche elevate, vanno incontro a un vero
e proprio consumo che determina nel tempo danni spesso irreparabili. Un esempio è
offerto dalla Cappella degli Scrovegni a Padova dove la continua e numerosa presenza
di visitatori ha danneggiato gli affreschi di Giotto; la qual cosa ha comportato la
decisione, dopo il restauro, di ritmare le presenze a trenta visitatori per volta per
quindici minuti.
Il territorio è di per sé un grande museo en plein air dove è possibile leggere il
retaggio del passato in beni architettonici, archeologici, artistici. Il paesaggio, infatti,
è un grande libro dove ogni comunità ha scritto la sua storia, ha disegnato le sue
economie, ha cadenzato la quotidianità in capacità del fare divenuta nel tempo vero
e proprio tratto culturale.
Sosteneva Marsilio Ficino che le città sono fatte di pietre ma sono gli uomini ad
attribuire valore alle pietre e che queste non parlano se non quando le interroghi.
Di pietra sono fatte anche le architetture rurali nate come risposte sociali a esigenze
che si sono venute a creare in un certo momento storico. Si pensi ai piccoli nuclei
abitativi, città di fondazione, del cinque, sei e settecento sorti per ripopolare campagne
devastate da carestie ed epidemie, divenuti nel tempo centri cittadini, ma anche ai più
recenti borghi del periodo fascista. Questi, spesso abbandonati, possono diventare
volano di nuove economie con proposte da offrire per un turismo diverso, finalizzato
alla conoscenza del territorio con le sue risorse, le sue diversità, le sue specificità.
Un’offerta altra, che valorizzi la Sicilia tutta con le sue potenzialità, può venire da
un turismo di taglio antropologico che suggerisca altre strade da percorrere. La
conoscenza dei luoghi avviene se li si percorre, se si entra in rapporto dialogico con i
suoni, i sapori, gli odori che caratterizzano una zona dall’altra.
La Sicilia nella sua lunga storia, dal suo esser isola ne ha avuto una negatività e una
positività: la prima è possibile leggerla nei tratti somatici che rimandano a sofferenze,
soprusi e dominazioni, la seconda nel grande retaggio di storia e cultura consegnato
alle comunità dalle dominazioni che si sono avvicendate.
Ogni comunità di quell’ incontro/scontro ne ha fatto selezione: da ogni cultura che
ha attraversato l’Isola ha preservato conservato ciò che ha ritenuto utile, funzionale

39
alla sua quotidianità. E’ accaduto così che parole di altre lingue siano entrate a far
parte della lingua siciliana, abitudini e usanze di terre lontane diventassero proprie,
tradizioni religiose svelassero matrici lontane di riti e culti di altre civiltà, rivelandosi
tratto caratterizzante di un’area piuttosto che un’altra. Ci sono dei tratti che solo di
recente sono stati letti come bene culturale: l’alimentazione è uno di questi. Nulla
più delle usanze alimentari rivela l’estraneità autoctona di alcuni prodotti dall’area
di diffusione lasciando così registrare i contributi di una certa storia a quella definita
microstoria delle comunità. L’uso dello zucchero nei dolci nella Sicilia occidentale
dichiara l’influenza araba su questa parte di territorio, mentre l’uso del miele rimanda
alla dominazione greca e romana nella Sicilia orientale, solo per fare un esempio.
I borghi, adeguando le diverse strutture ricettive già esistenti, possono trasformarsi
in nuova accoglienza dove vivere la terra che si visita dal di dentro, non soltanto
attraversarla. Dal borgo si possono raggiungere i luoghi di interesse archeologico,
artistico, monumentale e paesistico, tenendo presente che ci sono borghi da cui
facilmente è possibile raggiungere anche il mare. Spazi fino a ieri abbandonati,
inoltre, possono diventare vetrina dei prodotti del territorio, per esposizione e
commercializzazione, prodotti non facilmente reperibili in città. Le difficoltà di Santa
Caterina Villarmosa, centro del nisseno dove l’antica arte del ricamo è giunta fino ai
nostri giorni, di imporre i propri manufatti su un più vasto mercato potrebbe essere
risolto se il vicino borgo Petilia potesse essere interessato da un progetto quale
quello suggerito. Un artigianato coniugato tutto al femminile - che non si esplicita
solo nelle antiche usanze di costosi pezzi da corredo, ma in piccole quotidianità dove
il buon gusto e la raffinatezza fanno la differenza - potrebbe trovare facile veicolo
comunicativo considerando il valore di retaggio di un passato che trova e sue radici
nell’ergasterio imperiale del Palazzo Reale. A questa identità culturale potrebbe
affiancarsi la gamma dei diversi prodotti caseari che offre la zona - pezzati secondo
quanto concordato con le compagnie aeree - data la diversità di pascolo, così come i
prodotti delle diverse colture offerti in originali vasetti.
La nostra isola di questi esempi ne conserva vari e differenti. Si tratta di conoscerla,
di valorizzarla e di offrirla per incentivare non soltanto le piccole industrie che non
vogliono abbandonare antichi retaggi di capacità esecutive (dai formaggi alla
ceramica, dal ricamo all’argenteria, dalla lavorazione del ferro alla realizzazione
di liuti, solo per citarne alcuni), ma per consentire di far conoscere ciò che davvero
appartiene a questa terra e alla sua storia, passando per capacità di sedurre, come
Ulisse, non solo con il canto, ma con l ’incantamento dei suoi prodotti e la maestria
dei suoi artigiani.

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LE STRADE DEGLI “ITINERARI”. RAGIONAMENTI INTORNO ALLA
PROMOZIONE DEL TERRITORIO E DEI BENI CULTURALI ATTRAVERSO
L’OFFERTA DI PERCORSI TEMATICI

Carla Quartarone
Docente di Urbanistica UNIPA

Perché del successo dei Beni Culturali nella società post-industriale


Secondo Giuseppe De Rita, del quale cito brani da un saggio su AA.VV., Memorabilia: il
futuro della memoria vol. 1, Tutela e valorizzazione oggi a cura di Francesco Perego, alla
base della accresciuta domanda di fruizione del patrimonio culturale (nella società
del 2000, precisiamo) insistono quattro fattori:
- la crescita della dimensione immateriale (vale a dire il superamento del bisogno
di possedere oggetti per una maggiore attenzione alla qualità del prodotto),
dell’apprezzamento dei fattori estetici, dell’aspirazione ad una migliore qualità
della vita e dell’attenzione ai fattori immateriali di questa: i BBCC sono l’anima
dell’immaterialità come memoria degli alti livelli di vita del passato, come elemento
essenziale della qualità della vita.
- la crescita di soggettività che si traduce nella ricerca di un’esperienza emozionale
individuale: ogni evento è importante in quanto soggettivamente vissuto e
apprezzato. Tutto è ridotto ad esperienza individuale nella vita di oggi, vi è quindi una
sorta di coazione ad essere soggettivi ed insieme la ricerca di non essere appiattiti
nella banalità della massificazione.
I BBCC garantiscono l’alimentazione di emozioni individuali (una mostra, un
paesaggio,...) e insieme la memoria che vive in ogni bene culturale offre l’opportunità
di dare spessore a quelle emozioni e sensazioni che resterebbero muti fenomeni,
senza quella necessaria profondità di animo e di pensiero.
- la crescita del bisogno di immaginazione collettiva e di una comune memoria (una
radice collettiva: le radici di se e degli altri) che si ritrova nella lunga storia della cultura
e della diversità dei popoli.
- la crescita di un bisogno di stimoli alla fantasia, la ricerca di innovazione, di pensiero
immaginale, spesso legata anche alle professioni e che si ritrova nella diversità.
Coloro che fruiscono il turismo culturale non sempre sono consapevoli di queste
motivazioni e spesso incappano nell’opposto di una risposta a tale domanda: cioè nel
turismo di massa e nell’omologazione.
Le negatività dell’organizzazione del turismo di massa oggi sono:
- giri turistici con grandi numeri di partecipanti (di massa per l’appunto)
- sciami di gite scolastiche (spesso senza adeguata preparazione e senza adeguati
comunicatori)

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- tempi di organizzazione industriale
- interessi confusi
- nessuna informazione preliminare (salvo eccezioni)
- memorizzazione fotografica e non intima
- rinvio di conoscenza all’acquisto di cataloghi e libri che spesso non si leggono mai.
Riflettere sulla domanda di fruizione dei BBCC è compito essenziale per rendere
l’offerta più coerente con i bisogni e l’esperienza di turismo culturale capace di effetti
in profondità.
Se l’istanza del turismo culturale è avere un’esperienza emozionale consapevole, non
è detto che l’organizzazione del TC lo consente. Solo se il TC (vale a dire la domanda di
fruizione del patrimonio culturale) incontra un’offerta integrata di “territorio culturale”
(il TRI della ricerca Motris) si può davvero parlare di soddisfazione del turista.

Conoscenza scientifica e diffusione di conoscenza sui BBCC e sui territori di


contesto
Il TC, infatti, è in costante crescita, anche perché l’offerta si è moltiplicata e tende a
moltiplicarsi in specie a livello locale (anche se questa crescita in Italia ha subito una
battuta d’arresto perniciosa in relazione ai tagli della spesa nel settore operati dalle
ultime finanziarie).
Dalle analisi e dalle statistiche sul grado di soddisfazione del turista culturale (vedi
anche l’ultimo Rapporto sul turismo in Sicilia) emerge tuttavia che anche nelle mete
più frequentate
persistono carenze nell’insieme dei servizi complessivi che lasciano molto a
desiderare.
Recentemente un’inchiesta di “Presa diretta” su Rai-Tre ha mostrato come mentre in
Italia si moltiplicano i depositi, si chiudono parti di musei per carenza di personale,
aree archeologiche complesse e significative sono affidate a custodi occasionali,
viceversa, il centro storico di Montpellier in Francia, grazie ad un’organizzazione di
rete dell’ospitalità, dell’informazione e della promozione, con una accorta regia
dell’amministrazione pubblica e una pianificazione integrata e inclusiva, è riuscito a
diventare una delle più importanti mete del TC in Europa e nel mondo.
Venti anni fa, ma la cosa si ritrova in tutte le analisi sul turismo più recenti, si indicavano
come azioni necessarie per allargare la fruizione del PC:
- restaurare e migliorare la fruizione dei contesti e dei tessuti connettivi;
- pubblicizzare il patrimonio meno conosciuto per riequilibrare la pressione sul più
noto;
- fare emergere l’insieme dei fenomeni evolutivi che caratterizzano il contesto socio-
economico della meta culturale in se.
L’esempio dei Bronzi di Riace insegna che la massima pubblicità data alla scoperta,
per avere effetti durevoli, deve essere costantemente rinnovata e contestualizzata.

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Vale a dire, occorre un lavoro costante intorno ad ogni bene culturale e questo lavoro
deve infittire i legami tra bene culturale e territorio.
Questo aspetto del rapporto tra bene culturale o evento culturale e contesto deve
essere approfondito nella sua reciprocità. Il bene avulso dal sistema territoriale
che lo ha prodotto finisce con il diventare muto o dire poco; viceversa, senza una
consapevolezza di quel bene nel contesto territoriale si deteriora l’aura di rispetto e il
bene perde valore (anche l’ultimo garzone di bar deve sapere dare una indicazione,
un minimo d’informazione; nel tempo il rapporto degli uomini con il territorio si è
perso, occorre ricomporlo attraverso azioni specifiche di tipo didattico, soprattutto
oggi in Italia poiché sempre più frequentemente nei servizi all’ospitalità vengono
impiegati immigrati recenti con diverse culture, ma in generale perché sono diverse
le genti di oggi da quelle che quel bene hanno prodotto).
Nel racconto, nella valorizzazione, nella publicizzazione del Bene Culturale occorre
dare più peso al territorio di contesto, al suo nesso con la realtà contemporanea. In
questo trovano un ruolo anche gli urbanisti il cui mestiere è proprio quello di costruire
il “racconto” dell’insediamento umano nel territorio e di interpretarne costanti e
variabili, vincoli e tendenze evolutive.
Il territorio è soggetto/oggetto complesso, studiarlo significa attraversare molte
discipline e molti linguaggi; conoscerlo e farlo conoscere è compito squisitamente
transdisciplinare.
Per questo la valorizzazione dell’intreccio culturale che esprime un territorio, è
compito specifico che non può essere affidato allo storico, al geografo, all’archeologo,
all’urbanista da soli, bensì a chi sappia mettere insieme le giuste competenze.

La metodologia degli itinerari tematici per la valorizzazione del patrimonio


culturale
La programmazione delle priorità di spesa dei fondi comunitari, a tutti i livelli dall’UE
alle amministrazioni locali, ha privilegiato il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione
del patrimonio culturale, in specie nei territori con ritardo di sviluppo, incentivando
la formazione di reti e l’inserimento in itinerari di visita, piuttosto che il restauro e la
promozione di singole centralità.
Diverse esperienze e progetti in tal senso sono stati realizzati in Europa e in Italia sulla
scorta di precedenti esempi (prevalentemente in aree naturali alpine e subalpine) e di
itinerari storicamente affermati (come il Camino de Santiago).
Tra tutti, cito il progetto MEDA-Museo senza frontiere“Gli itinerari dell’arte islamica nel
Mediterraneo”, cui ho avuto il piacere di partecipare. Proposto alla UE da un piccolo
numero di soggetti guidati da una regista poliglotta, ha coinvolto un gran numero
di operatori e ricercatori di dieci nazioni, dando luogo ad un poderoso sforzo di
conciliazione e superamento dei numerosi punti di vista nazionali in un racconto
unitario della storia dell’arte islamica, rappresentata (proprio nel senso di messa in

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scena) attraverso itinerari “che utilizzano i territori locali come stanze di uno spazio
espositivo” e vengono promossi alla stregua di una grande “mostra” con la realizzazione
di eventi culturali e la produzione di Cataloghi. La costruzione di itinerari tematici
rientra nella vasta gamma di lavori intorno ai BBCC che costituiscono la catena della
cosiddetta “valorizzazione” e che consentono (a questi, intesi come “risorse”) di
dar luogo ad un rendimento che riduttivamente può essere misurato in grandezze
economiche.
Gli itinerari sono linee che si sviluppano o si tendono nel territorio offrendo la sicurezza
di raggiungere la meta e illuminando luoghi e punti di vista privilegiati per conoscere il
territorio di contesto. Se l’obbiettivo è promuovere i beni culturali ascrivibili ad un tema
(un periodo storico artistico) le tracce dei percorsi sono condizionate dalla sequenza
del racconto (lo sviluppo del tema) e dal posizionamento delle mete (ad esempio, i
Cataloghi di MSF). Se l’obbiettivo è quello di far conoscere il territorio, la traccia del
percorso ha forme e giaciture che discendono da ciò che si vuol far conoscere e il
mezzo di trasporto assume rilevanza nella forma del racconto (ad esempio “l’anello
della Montagna” sul Monte Amiata).
Gli itinerari o percorsi di visita guidata consentono di legare in un racconto storico,
artistico antropologico, o comunque tematico, un sistema variegato di categorie di
beni culturali di diversa importanza, dimensione e notorietà. Beni cosiddetti minori
o distanti dalle mete culturali più affermate assumono maggiore valore dal fatto di
essere inseriti come parte o meta irrinunciabile di una visita a tema. La costruzione
di itinerari ha bisogno di molte competenze (dalla capacità letteraria di rendere
conoscenze scientifiche a differenti livelli divulgativi, allo studio dei trasporti e della
mobilità in un territorio dato). Gli itinerari sono prodotti culturali e possono dar luogo a
molte attività, accadimenti, altri prodotti culturali. Per fare un esempio che conosco, il
progetto Meda già citato ha dato luogo ad un museo virtuale e ad un portale internet,
dove si possono conoscere singoli oggetti artistici, siti e monumenti dell’Arte islamica
nel Mediterraneo, si possono fare attività didattiche, ricerche scientifiche e si possono
costruire itinerari personali o fruire di offerte di viaggio organizzati da referenti locali.
Il tutto in un prodotto mediatico che risulta divulgativo senza rinunciare ad una solida
base scientifica.
Il riconoscimento degli itinerari tematici come prodotti culturali è importante. Ma è
altrettanto importante riconoscere che anche l’attività di gestione e animazione degli
itinerari è un’attività culturale altrettanto complessa che implica il concorso di molte
competenze.
Per fare un altro esempio che conosco bene cito gli itinerari dell’Arte e Architettura
liberty in Sicilia, raccolti in un cofanetto da poco uscito nelle edizioni Grafill e prodotti
nell’ambito di un corso di formazione universitaria post-laurea. Quel prodotto è
certamente un lavoro poderoso che non sarebbe stato possibile senza un consistente
finanziamento, ma anche se fosse tradotto in molte lingue, diffuso nelle sedi opportune,

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se fosse disegnato sul territorio da sistemi di segnaletica e pubblicità, resterebbe privo
di effetti e presto superato. Occorre che qualcuno o meglio qualcosa (un gruppo, un
ente, un’organizzazione, un’associazione, un’azienda.. ..una rete di piccole aziende
radicate al territorio) ne faccia occasione e ragione di animazione territoriale.
Associazioni volontarie come quella di ITImed possono svolgere il ruolo di animatori del
territorio, risolvendo le situazioni che sono di ostacolo alla fruizione dei beni culturali.
Pensiamo che tali operatori intermedi debbano agire nel senso della costruzioni di
intese, protocolli e reti con operatori dell’ospitalità, attori del Patrimonio Culturale
immateriale, imprese della ristorazione, aziende di produzioni ad “alta densità”
territoriale, amministrazioni locali, proprietari o gestori di beni culturali e ricercatori
universitari
con l’obiettivo di
tPòSJSFVOFTQFSJFO[BEJBVUFOUJDBDSFTDJUBDVMUVSBMF
tJODJSDVJUJFTDMVTJWJEJ##$$TFOTJCJMJ QFSDIÏEJQJDDPMBEJNFOTJPOF QPDPBDDFTTJCJMJ
nei tempi e nei modi del turismo di massa, o semplicemente perché poco noti)
tQFSQJDDPMJOVNFSJFPQFSDPMPSPDIFDFSDBOPVOSBQQPSUPBVUFOUJDPDPOVOBSFBMUË
diversa.
L’itinerario culturale è un legame efficace tra territorio e sviluppo laddove incontra la
capacità del territorio di farsi parte attiva del racconto di se.
Il progetto dell’itinerario culturale non si esaurisce nello sviluppo del tema e nella
sua pubblicità e diffusione: l’organizzazione ospitale del territorio oggetto di
visita, la modalità del viaggio così come le forme della ricettività sono fattori del
successo e dell’attrattività dell’offerta di turismo culturale. È quindi improprio che
siano separati. Trascurare queste componenti produce un effetto semplificante e
massificante degli stessi itinerari che, se catturati nella rete del turismo industriale,
possono essere frantumati e ricomposti in ragione dei fattori che costituiscono la
redditività dell’organizzazione del viaggio turistico gestito dagli agenti di viaggio. Si
vanificherebbe in tal modo l’obiettivo primo della costruzione di itinerari tematici:
la valorizzazione del patrimonio diffuso e distante dai flussi del turismo industriale.
Forme di ospitalità ed esperienza di visita culturale attraverso itinerari tematici sono
strettamente interagenti: lo dimostra lo stesso Camino de Santiago. Il Cammino è una
punteggiata di luoghi e persone che si prendono cura del pellegrino o del viaggiatore
senza ridurre le sue libertà.

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46
I BENI TEMPORALI DELLA CHIESA
GESTIONE E PROBLEMATICHE DI FRUIZIONE E RECUPERO

Gaetano Renda
Ufficio Beni Temporali dell’Arcidiocesi di Palermo

I beni culturali ecclesiastici. Sono opera da contemplare e riferimento per la preghiera,


sono segno e strumento. Il patrimonio immobiliare costituisce una vasta ricchezza
culturale. Perché questa ricchezza perduri nel tempo occorre trattarla adeguatamente,
attraverso tre operazioni fondamentali: conoscere; mantenere; valorizzare.

Conoscere
Si tratta di un’operazione preliminare e necessaria alla gestione dei beni temporali
ecclesiastici, dal momento che risulta pressoché impossibile amministrare un
patrimonio di cui non si conoscono entità e varietà. A questo proposito è fondamentale
innanzitutto capire cosa è un bene culturale. In campo legislativo una prima e
fondamentale regolamentazione è stata sancita dalla cosiddetta “legge Bottai” (L
1089/39), nonché dalla legge 1497/39 sulle bellezze naturali. Ma siamo ancora ben
lontani dalla definizione di Bene Culturale. Questo termine compare per la prima
volta solo dopo la convenzione dell’Aja, il 14 maggio del 1954. Ulteriore passo avanti
è stato compiuto dalla cosiddetta “Commissione Franceschini” del 1967, documento
che definisce per la prima volta il “patrimonio culturale”, per cui “Appartengono al
patrimonio culturale della Nazione tutti i beni aventi come riferimento alla storia della
civiltà. Sono assoggettati alla legge i Beni di interesse archeologico, storico, artistico,
ambientale e paesistico, archivistico e librario ed ogni altro bene che costituisca
testimonianza materiale avente valore di civiltà”.
E’ solo nel 1974 che l’interesse verso i Beni Culturali trova espressione in ambito
politico attraverso l’istituzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con
l’approvazione del Dlgs n.42 del 22 gennaio 2004, noto come Codice dei Beni Culturali
o codice Urbani dal nome del Ministro, si ha ulteriormente chiarito il concetto di bene
culturale: si legge all’ art. 10: “sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti
allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed
istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse
artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”.
Secondo il Comitato per il Patrimonio dell’Umanità (Siviglia 2009) attualmente l‘Italia
è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni
dell’umanità (44 siti).
Al di là delle valutazioni statistiche, de facto, ancora oggi non si conosce la consistenza
reale del nostro patrimonio. Secondo una ricerca commissionata dal Ministero dei Beni

47
Culturali alla PcW, in Italia esistono 4120 Musei dove sono impegnati 17.000 operatori.
Il censimento iniziato da parecchi anni non è stato tuttavia ancora concluso, né si
conoscono i tempi di fine lavori. Il patrimonio di beni storici e artistici racchiuso negli
edifici di culto, secondo dati elaborati da Vittorio Emiliani, è stimato nell’ordine del 70-
90% dell’intero patrimonio nazionale18.
Il quadro palermitano
L’Arcidiocesi di Palermo con una superficie di 1366 kmq ha una popolazione di
927.182 abitanti (ISTAT 2009) ha competenza su: 178 parrocchie con oltre 580 chiese;
31 Istituti Religiosi Maschili e 56 Istituti Religiosi Femminili; 69 Case dei Religiosi e 115
Case di Religiose; 6 Monasteri di Clausura; 16 istituti Secolari.L’ammontare dei Beni
facenti capo all’Arcidiocesi di Palermo e la loro distribuzione rispetto al centro storico
della città (vedi figg. 1, 2, 3 e 4) evidenziano le difficoltà cui si va incontro nel tentativo
di delineare un quadro quanto più chiaro e preciso non solo della quantità, ma anche,
per così dire, della qualità dei beni presi in considerazione.

Fig. 1 Fig. 2

Fig. 3 Fig. 4
Un dato particolarmente interessante è quello riguardante l’incidenza percentuale
delle chiese sulla superficie e sul volume del costruito del centro storico, pari a
circa il 20%. Emerge dunque non solo la necessità di conoscere, ma anche quella di
salvaguardare e mantenere adeguatamente quei beni culturali che costituiscono
quasi un quarto dell’intero costruito del centro storico di Palermo.

18. Cfr. V. Emiliani,Se crollano le torri, Milano, Rizzoli, 1990; Cap. VIII, Il patrimonio religioso - « a rischio » chiese e
conventi, pag. 127

48
Mantenere
L’ordinamento italiano, per dettato costituzionale, prevede che le materie di comune
interesse per lo Stato e la Chiesa vengano disciplinate attraverso degli accordi. I beni
appartenenti ad enti ecclesiastici sono generalmente beni che hanno la caratteristica
di essere ispirati a soggetti religiosi.
Il fenomeno religioso è preso in considerazione in modo diretto, dalla nostra
Costituzione, in quattro articoli: art. 7, 8, 19, 20.
Già prima della Costituzione esisteva l’accordo del 1929, conosciuto con il nome di
Patti Lateranensi; tale concordato è stato sostituito dall’accordo del 1984 (stipulato dal
governo Craxi), il quale prende in diretta considerazione i beni culturali di proprietà
di enti ecclesiastici. La legge 121 del 1985 rende esecutivo il concordato del 1984,
cioè l’intesa fra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Conferenza Episcopale
Italiana. Per dare attuazione all’articolo 12 degli Accordi di revisione del Concordato
Lateranense 18 febbraio1984, in data 13 settembre 1996 e 18 aprile 2000 il Ministro per
i beni e le attività culturali e il Presidente della C.E.I. hanno sottoscritto due importanti
intese riguardanti rispettivamente i soggetti e le modalità di collaborazione, la prima,
e la conservazione e la consultazione degli archivi e delle biblioteche, la seconda.
Il Testo Unico prevede un articolo specifico per i beni culturali d’interesse religioso:
l’art. 19 afferma che, quando si trattano i beni culturali d’interesse religioso, appartenenti
ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose, le Regioni devono
provvedere alle esigenze di culto, d’accordo con le rispettive autorità.
Sempre nel Testo Unico troviamo l’art. 5, che prevede l’obbligo da parte delle Chiese
di presentare l’elenco dei beni di loro proprietà; l’art. 21, che prescrive il divieto di
demolizione, rimozione e restauro senza autorizzazione; l’art. 55, che prevede i divieti
alla libera alienazione dei beni culturali.
Oltre a ciò, nel Codice di Diritto Canonico, Libro Quinto - I Beni Temporali della Chiesa
leggiamo:
Can. 1254 - 1. La Chiesa cattolica ha il diritto nativo, indipendentemente dal potere civile,
di acquistare, possedere, amministrare ed alienare i beni temporali per conseguire i fini che
le sono propri.
2. I fini propri sono principalmente: ordinare il culto divino, provvedere ad un onesto
sostentamento del clero e degli altri ministri, esercitare opere di apostolato sacro e di
carità, specialmente a servizio dei poveri.
Can. 1255 - La Chiesa universale e la Sede Apostolica, le Chiese particolari e tutte le altre
persone giuridiche, sia pubbliche sia private, sono soggetti capaci di acquistare, possedere,
amministrare ed alienare beni temporali a norma del diritto.
Dal vescovo devono provenire le richieste di intervento, di restauro e di conservazione,
e sarà lo stesso vescovo a presentarle ai sovrintendenti; questo sistema semplifica
molto le cose, perché individua un solo responsabile. Inoltre, esiste un accordo tra il
vescovo e le Sovrintendenze per quanto riguarda la tutela delle esigenze di culto.

49
Esiste inoltre una percentuale dell’8x1000 destinata ai beni culturali ecclesiastici, che
ammonta a circa l’8% del totale destinato alla Chiesa Cattolica.

Distribuzione 8x1000
35% Sostentamento dei sacerdoti
20% Interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo
12% Nuova edilizia di culto
8% Beni culturali ecclesiastici
16% Alle diocesi
10% Altre iniziative nazionali
Fig. 5 Distribuzione dell’8x1000 (percentuale)

Valorizzare
Il terzo punto, fondamentale, riguarda la valorizzazione. Valorizzare un bene significa, attraverso
la conoscenza e l’informazione, garantirne la conservazione e il mantenimento in maniera
attiva e dinamica.
Nel 1995 è stato istituito presso la Conferenza Episcopale Italiana l’Ufficio nazionale per i Beni
Culturali Ecclesiastici con la relativa Consulta nazionale e sedi regionali.
In linea generale, si nota un crescente spostamento di responsabilità dal clero verso i laici;
sono sempre più numerosi i laici ai quali vengono affidate responsabilità nell’ambito delle
istituzioni culturali e degli stessi uffici delle curie diocesane; le iniziative formative rivolte a laici
competenti sono in una fase di forte crescita. Nei prossimi anni si può prevedere un sempre più
vasto coinvolgimento di laici proprio nell’ambito della cura e della gestione dei beni culturali.
Questa tendenza pone e porrà alle diocesi evidenti problemi economici da affrontare per
tempo, con sensibilità ecclesiale, investendo in misura ragionevole. Trasformare i beni culturali
in un settore “assistito”, scaricando gli oneri economici solo o prevalentemente sui contributi
pubblici e sui contributi della CEI costituisce una pericolosa tentazione: ci si affida infatti a
sostegni incerti e precari e si deprime un soggetto – le comunità locali - che ha saputo creare e
mantenere da solo nel corso dei secoli, quasi per intero, il nostro patrimonio culturale.

Riferimenti bibliografici
Codice dei Beni Culturali e del paesaggio – D. Lgs. 42/2004
Emiliani V., Se crollano le torri, Milano, Rizzoli, 1990
Lista dei patrimoni dell’umanità
Codice di Diritto Canonico

50
TERRITORI E GRUPPI DI AZIONE LOCALE: ESPERIENZE SICILIANE

Ferdinando Trapani, Angela Tanania, Federico Pensovecchio19

I GAL dei programmi LEADER. Esperienze di sviluppo rurale in Sicilia ed in Europa


Ferdinando Trapani
Docente di Urbanistica UNIPA

Il programma Leader20 ha degli elementi di novità, che si concentrano sul valore


aggiunto dato dall’innovazione delle politiche di integrazione nelle singole realtà
territoriali in cui il rapporto tra fasce rurali e sistemi insediativi urbani (piccoli e medi)
non è di contrapposizione o di completa diversità. Il Leader rappresenta un elemento di
rottura rispetto alle politiche rurali basate sulla combinazione di politiche orientate sia
al sostegno dei prezzi che delle azienda (sia a livello di start-up che di consolidamento
e sviluppo). Il ribaltamento della prima concezione dei programmi di supporto
all’agricoltura in Europa consiste proprio nell’integrazione tra diversi strumenti e
categorie di intervento all’interno di un preciso territorio ed in secondo luogo nella
introduzione di un soggetto intermedio come il gruppo di azione locale G.A.L.

19. Il presente contributo è il frutto delle riflessioni comuni degli autori. In particolare, il paragrafo 1 e le
conclusioni sono stati redatti da Ferdinando Trapani; il paragrafo 2 da Angela Tanania; il paragrafo 4 da
Federico Pensovecchio. Ferdinando Trapani, architetto, ricercatore di Urbanistica presso il Dipartimento
Storia e Progetto nell’Architettura, Facoltà di Architettura, Università degli Studi di Palermo. È responsabile
del Laboratorio di Pianificazione Territoriale I nel corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale
Urbanistica ed Ambientale della Facoltà di Architettura e dell’insegnamento di tecnica e pianificazione
urbanistica nel corso triennale in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale della Facoltà di Economia
di Palermo. Attualmente è impegnato in ricerche su programmi di sviluppo locale per il turismo sostenibile
relazionale e integrato.
Angela Tanania, architetto, esperto in sviluppo locale. Dal 2003 impegnata in progetti di iniziativa comunitaria
e programmi di sviluppo locale; in particolare, dal 2005 collabora con i Gruppi di Azione Locale del Calatino -
GAL Kalat Est e GAL Kalat Ovest - e dal 2008 è consulente presso l’Agenzia per il Mediterraneo. Collabora con
l’Università degli Studi di Palermo.
Federico Pensovecchio, laureando in Architettura presso l’Università degli Studi di Palermo. È socio sostenitore
dell’Associazione Itimed dal 2008 e svolge attività di informazione culturale presso i siti dell’itinerario “Il
Cammino del Santo Sepolcro”.
20. Nella programmazione dei fondi strutturali 2007-2013 il programma Leader (Regolamento CE n. 1974/2006)
non è stato rinnovato ma è presente in Sicilia a livello di “approccio” considerando l’asse 4 del PSR che ha come
titolo: “attuazione dell’approccio Leader” (pag. 120 PSR Sicilia 2007-2013, gennaio 2008). Per comprendere il
processo leader è necessario, almeno fare riferimento alla programmazione precedente del Leader+. I riferimenti
Comunicazione della Commissione agli Stati membri recante gli orientamenti per l’iniziativa comunitaria
in materia di sviluppo rurale (LEADER+). Si veda: a) Articolo 20(1)(c) del Regolamento (CE) n. 1260/1999 del
Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi Strutturali, GU L 161 del 26.6.1999, pag.1;
b) Regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte
del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG), GU L 160 del 26.6.1999, pag. 80. Nel Leader+
(2000-2006) le aree interessate in Italia coinvolgono circa 9.000.000 di persone, di cui 5.000.000 nell’Obiettivo 1,
e 3.800.000 nel Obiettivo 5B

51
Nella nuova fase di programmazione 2007-2013 (PSR Sicilia) si afferma che è «necessario
creare nuovi Gruppi di Azione Locale (GAL) in grado di programmare e gestire i
Piani di Sviluppo Locale (PSL), miranti alla valorizzazione delle risorse endogene dei
territori siciliani e ad uno sviluppo rurale multisettoriale e integrato, basato su nuove
dinamiche». Il ruolo dei GAL è ritenuto fondamentale anche per l’avvicinamento
dei territori rurali ritenuti nel PSR “periferici”, ai centri decisionali dislocati nelle città
capoluogo. Analogamente alla programmazione dei fondi FESR e FSE e FEP, tramite
la sinergia con i programmi previsti con l’Obiettivo cooperazione (che sostituisce
l’insieme dei programmi di iniziativa comunitaria della programmazione precedente),
i GAL potranno confrontarsi e scambiare buone prassi con partner esterni ai territori
rurali siciliani.
I GAL costituiscono un soggetto, frutto della partecipazione pubblico – privata, che si
sono dimostrati come i più durevoli a confronto degli uffici unici dei PIT, delle Società
e dei consorzi dei Patti territoriali e più in generale delle altre tipologie di agenzie
prodotte durante la pluriennale esperienza del Mezzogiorno della programmazione
negoziata.
I Leader hanno portato in ambito rurale la partecipazione attraverso la, obbligatoria,
costruzione ed animazione del partenariato. In molti casi, ed anche in Sicilia, è
stato possibile rafforzare il dialogo e la cooperazione tra i diversi operatori rurali
sostituendosi o integrandosi con le associazioni di categoria, riducendo i potenziali
conflitti e favorire soluzioni negoziate mediante la consultazione e discussione (tra
sindaci, consigli comunali, imprenditori, lavoratori ed esperti tecnico-scientifici,
ecc.). Probabilmente l’aspetto strategico più importante e più innovativo soprattutto
in ambito rurale, è stato ed è ancora, laddove le esperienze sono state positive, il
fatto di potere «facilitare, attraverso l’interazione tra diversi partner, i processi di
adattamento e di cambiamento nel settore agricolo (per esempio, prodotti di qualità,
catene alimentari), l’integrazione della dimensione ambientale, la diversificazione
dell’economia rurale e la qualità della vita»21.

Strategie integrate per lo sviluppo locale


Angela Tanania
Architetto

Il processo di programmazione denominato “bottom-up” rappresenta un importante


momento di crescita nei processi di sviluppo territoriale. Diventa importante il ruolo
dei partenariati locali, in quanto è attribuito loro il compito di sensibilizzare ed animare
le comunità locali, traducendo in scelte strategiche i risultati della concertazione.
«La rappresentazione sociale dei fabbisogni del territorio e la conseguente definizione

21. Confronta queste note sui GAL rispetto a quanto esplicitamente dichiarato in sede comunitaria (http://www.
elard.eu/en/Localactiongroup)

52
delle strategie di sviluppo locale è il prodotto di un’impostazione di tipo progettuale
e partecipato, tesa a promuovere un cambiamento del contesto socio-istituzionale in
cui operano le imprese e i cittadini, favorendo un miglioramento della governance del
sistema locale. […] in ogni caso, è bene chiarire che l’efficacia dell’approccio Leader
non va misurata con il metro delle realizzazioni fisiche e degli investimenti materiali:
non è certo questa la dimensione nella quale operano i Gruppi di Azione Locale. In
generale, va riconosciuto che l’approccio Leader ha permesso di rafforzare le identità
territoriali e di portare alla luce elementi delle tradizioni socio-culturali e produttive
locali attorno ai quali aggregare il consenso e la partecipazione delle popolazioni rurali,
suscitando un rinnovato interesse per il territorio e le sue risorse» (D. Cacace, Inea)
Il Programma di Iniziativa Comunitaria Leader (Liaisons entre actions de dèveloppement de
l`economiè rurale) ha promosso lo sviluppo integrato, endogeno e sostenibile delle aree
rurali, In particolare, è stata una delle quattro iniziative finanziate dai Fondi strutturali
dell’UE a sostegno degli operatori del mondo rurale, al fine di contribuire a generare in
ogni territorio rurale dinamiche di sviluppo endogene e durature22, mettendo in primo
piano il partenariato e le reti di scambi di esperienza.
L’iniziativa LEADER+ (2000-2006) si è proposta di favorire l’attuazione di strategie
di sviluppo originali e di qualità; di sostenere la realizzazione di azioni integrate e/o
complementari con gli obiettivi di sviluppo dei programmi strutturali; di incentivare
l’apertura delle aree rurali verso gli altri paesi europei ed extraeuropei; di promuovere la
diffusione di esperienze, conoscenze e know-how; di sperimentare soluzioni ai problemi
di sviluppo delle aree rurali che possano costituire un esempio per le future politiche
dell’Unione Europea.
Gli elementi catalizzatori dei processi di sviluppo rurale sono i Gruppi di Azione Locale
(GAL) in grado di elaborare una strategia integrata locale, messa in atto attraverso i Piani
di Sviluppo Locale (PSL).
Per il conseguimento degli obiettivi -comunque- non può essere sufficiente garantire
solamente l’efficacia della strategia dei Programmi di Sviluppo Rurale senza che vi sia
un’integrazione anche con le altre Politiche, così come anche ricordato nel Piano Strategico
Nazionale (PSN) 2007/2013. La strategia nazionale richiede maggiore integrazione degli
interventi per la coerenza interna e la valutazione dell’efficacia delle scelte strategiche,
ancora l’integrazione tra più strumenti per migliorarne l’efficacia delle politiche.
I risultati e gli insegnamenti della passata programmazione sono alla base della nuovo
ciclo 2007-2013: i territori hanno maggiore consapevolezza delle proprie risorse; i
processi di bottom-up e la condivisione di strategie hanno rafforzato la capacità di
interpretazione dei fenomeni locali; il Leader risponde ai principi di governance, ha
contribuito alla diversificazione degli interventi; le politiche regionali hanno mostrato
maggiore interesse verso la complementarietà degli strumenti.

22. In Italia, l’IC Leader+ (2000-2006) ha operato attraverso 132 Piani di Sviluppo Locale (PSL) presentati dai
Gruppi di Azione Locale (GAL).

53
L’attuazione dell’approccio Leader, nella programmazione dei PSR 2007-2013, si pone
quale asse metodologico volto a rafforzare le capacità progettuali e gestionali dei
sistemi rurali locali, nonché all’integrazione territoriale dei processi di crescita (Asse 4);
trova altresì applicazione nelle azioni per migliorare la qualità di vita nelle zone rurali e
promuovere la diversificazione delle attività economiche (Asse 3).
Le strategie proposte dai GAL dovranno contribuire principalmente allo sviluppo del
potenziale turistico delle zone rurali; alla valorizzazione del patrimonio immobiliare
rurale, delle risorse territoriali; alla promozione delle produzioni tipiche locali.
Attraverso le politiche di rete e la messa a sistema dei contesti, l’approccio Leader applica al
massimo i principi di sussidiarietà – integrazione – complementarietà, impone un’intensa
attività di animazione per la costruzione di un partenariato rappresentativo delle esigenze
locali, per concorrere attivamente alla definizione di un progetto di sviluppo per le forze
economiche, sociali e istituzionali che operano nell’area.
Un ruolo sempre più centrale, nelle diverse Iniziative Leader, è stato attribuito alla
cooperazione tra territori e alla costituzione di reti: i partenariati costituiti si manifestano per
la volontà di promuovere la sinergia e la collaborazione tra i diversi GAL.
In Sicilia, in particolare, è stato raggiunto un risultato unico nelle pratiche Leader, ovvero
si è costituita la prima rete per la cooperazione euromediterranea, tra territori regionali ed
extraregionali, per la complementarietà degli interventi per lo sviluppo.
L’Agenzia per il Mediterraneo23 è anche gestore del marchio collettivo «Ruralità Mediterranea»,
strumento di promozione, nato con l’obiettivo di valorizzare e unire i territori delle aree rurali
del Mediterraneo attraverso un sistema collettivo di qualità riconoscibile, a sostegno delle
imprese dell’ospitalità, della ristorazione e dei prodotti enogastronomici ed artigianali.
La costruzione del sistema dell’offerta integrata della Sicilia e del Mediterraneo e la
promozione sui mercati internazionali, attraverso la piattaforma della“Ruralità Mediterranea”
può raggiungere risultati di massimo rilievo, e pertanto sarà perseguita nel corso della
programmazione 2007-2013.

Hängebrücke uno studio, una possibilità, una realtà


Federico Pensovecchio
Socio ITIMED

I GAL sono promotori della strategia di sviluppo del loro territorio e responsabili della sua
attuazione sulla base di un piano di sviluppo specifico.
Ai Gruppi di Azione Locale è delegata buona parte delle responsabilità di gestione (ad esempio
selezione dei progetti, monitoraggio dei pagamenti, compiti di valutazione e controllo)
delle singole operazioni. Il grado di autonomia dei GAL, tuttavia, può variare notevolmente a

23. Nel gennaio del 2008 i 12 Gruppi di Azione Locale (Gal) della Sicilia, con la partecipazione del Gal Alto Ca-
sertano, hanno costituito l’Agenzia per il Mediterraneo nel quadro dell’attuazione del Piano di Sviluppo Locale
(PSL) in ambito Leader+.

54
seconda delle modalità organizzative e del contesto istituzionale degli Stati membri. Così la
costruzione del ponte di sospensione sul fiume Iller non solo unisce due sponde ma
anche due comunità. Il progetto è stato in parte finanziato dalle due comunità coinvolte
Dietmannsried e Altusried, ma non senza sovvenzioni dalla contea, Alta Baviera,
sponsorizzazioni e finanziamenti nell’ambito IC Leader.
Il GAL regionale qui sostiene le misure finalizzate allo sviluppo rurale della contea di
Oberallgäu, è il destinatario della strategia della regione Oberallgäu.
La realizzazione del Ponte Hängebrücke, si colloca nel Landkreis (Distretto Rurale)
Oberallgäu compreso tra i Markt di Altusried e Dietmannssried nel Land della Baviera.
Alla fine della seconda guerra mondiale, il sito ove oggi è presente il Ponte
Hängebrücke si presentava privo d’identità culturale e fisica, infatti per collegare le
due sponde esisteva solo una piccola imbarcazione a remi, inoltre il luogo non aveva
una sua caratteristica. Solo nel 2001, quando il GAL Altusried entra a far parte della rete
rurale bavarese, è stata presentata una prima bozza per la realizzazione di un ponte
e, successivamente, nel 2003 è stato presentato uno studio di massima all’autorità
regionale bavarese della rete Leader; trova la sua realizzazione nel marzo 2004 grazie al
sostegno dell’iniziativa LEADER+ e degli amministratori locali nell’ambito dei progetti
del GAL Regionalentwicklung Altusried-Oberallgäu.
L’obiettivo prioritario del ponte era trasformare in opportunità il fiume Iller24. Il ponte,
che insiste in un’area di pregio paesaggistico e naturalistico (Markt Altusried - Markt
Dietmannsried), ha reso le due sponde attraversabili da pedoni e ciclisti; ha generato
consapevolezza e determinazione tra i soggetti locali, talvolta attori di quanto costruito.
La struttura del Ponte Hängebrücke si presenta leggera e ben ideata, in acciaio e
calcestruzzo armato, su una luce totale di 84,5 mt per una larghezza di 1,5 mt.

Conclusioni
Ferdinando Trapani

Rispetto alle precedenti politiche di sviluppo rurale i Leader hanno cercato, con vari livelli di
successo, un’innovazione di tipo organizzativo: a) strutturazione innovativa del Piano di azione
locale in senso sostenibile, b) livello di coesione interna tra le componenti locali-territoriali
ed esterna rispetto alle programmazioni istituzionali sovraordinate, c) qualificazione delle
procedure decisionali ed autorizzative mediante l’adozione di processi partecipativi strutturati.
Con il Programma di Sviluppo Rurale l’esperienza Leader avviata negli anni ’90, può essere
capitalizzata a vantaggio dei programmi strutturali, cioè ai programmi operativi (nelle
regioni dell’Obiettivo Convergenza) e ai documenti unici di programmazione (nelle regioni

24. Il fiume Iller (antico nome latino: Ilargus) è un fiume tedesco che scorre in Baviera e confluisce nel Danubio
alla sua destra orografica. Le sue sorgenti si trovano a circa 2000 m s.l.m. nelle Alpi, al confine tra Austria e Ger-
mania.. Presso Ulm l’Iller sfocia nel Danubio a 470 metri d’altezza. Ha una portata di 90 m3/s l’Iller è il settimo
fiume della Baviera.

55
dell’Obiettivo Competitività). Tale esperienza si attesta non tanto nel livello di intensità egli aiuti
alle aziende, né tantomeno, nella capacità di potenziare il livello infrastrutturale degli ambiti
rurali, quanto invece nel campo immateriale della consapevolezza dei valori della campagna
rispetto alla città: un avanzamento sociale per coloro che hanno scelto di non vivere la loro vita
prevalentemente in città.
Tra le tante esperienze Leader in Europa, è emblematico il progetto LEADER della
Baviera in cui si è realizzato -apparentemente soltanto- un ponte pedonale su un
fiume. Dall’analisi del caso di studio emerge invece che si è trattato di un piccolissimo
investimento che ha creato una grande innovazione prima di tutto culturale in un
territorio debole. Il ponte ha cambiato la storia di due piccole città a carattere
prevalentemente rurale, che, a causa della separazione fluviale non avevano neanche
provato a gestire insieme politiche di sviluppo. Il nuovo ponte è una vera e propria
rifondazione urbana e rurale insieme che viene ritualizzata in un contesto naturalistico
di pregio e che, in questo modo, viene pure valorizzato a fini di turismo e tempo
libero.
Il privato è più presente ed importante nel GAL che non negli altri programmi
negoziati di ambito di sistemi locali (PMI) o di sviluppo strategico urbano. Ma al sud
sono mancati gli istituti di credito, non solo nei GAL ma in tutti i partenariati per i
programmi di sviluppo locale e nei piani strategici; ciò significa una differenza forte
nei livelli di reale autonomia dei GAL riguardo all’efficacia delle politiche di sviluppo
adottate.
Il fatto più importante ed innovativo dei Leader si individua però negli interventi
immateriali (servizi, la promozione, la commercializzazione, la valorizzazione del
patrimonio storico – ambientale), o meglio nell’effetto che tali tipi di progetti hanno
avuto nel potenziare il livello di coesione sociale e nella produzione di valori di
radicamento che probabilmente hanno rallentato, almeno, il sempre meno lento
processo di abbandono delle campagne da parte dei giovani. Certamente uno
dei settori più innovativi dei Leader e che hanno lasciato il segno è stato il robusto
sostegno all’agriturismo e più in generale, in modo indiretto ma importante, al turismo
rurale e sostenibile. In tal senso la sperimentazione teorica del turismo relazionale
integrato, è orientato a centrare nell’ambito di un nuovo protagonismo delle aziende
rurali la qualificazione delle politiche di sviluppo locale autodeterminate e fortemente
generate dal basso fino al punto di realizzarsi senza alcun sostegno finanziario
pubblico.

56
Riferimenti bibliografici
AA.VV (2009), Repertorio progetti cooperazione transnazionale nel Leader+, Rete
Nazionale Leader+, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali and
ATI INEA and Agriconsulting SpA.
DPS (2006), Lo sviluppo ai margini. Due anni sul campo a sostegno di progetti integrati
in aree periferiche del Mezzogiorno, Ministero dell’Econoia e dele Finanze,
Dipartimento per le Politiche di Sviluppo, Studiare Sviluppo, Roma
GAL partner (2004), Progetto di Cooperazione transnazionale “Riscoperta e
valorizzazione della Ruralità Mediterranea”, LEADER+ Sicilia 2000-2006 (Capofila
GAL Altocasertano)
GAL partner (a cura di) (2006), Progetto di Cooperazione Interterritoriale “Rete dei Distretti
Rurali Mediterranei”, LEADER+ Sicilia 2000-2006 (Capofila GAL Kalat Est)
MAGNAGHI A. (2000), Il progetto locale, Boringhieri, Torino.
MANCUSO V. (2009), La vita autentica, Raffaello Cortina, Milano
MINERVA M.L. (2009) (a cura di), Repertorio progetti cooperazione interterritoriale nel
Leader+, Rete Nazionale Leader+. Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e
Forestali and ATI INEA and Agriconsulting SpA.
MORIN E. (1973), Le paradigme perdu: La nature humaine; tr. it. Il paradigma perduto. Che
cos’è la natura umana, Feltrinelli, Milano 1999
URBANI L. (1980), La città concreta, Sellerio, Palermo
URBANI L. (2003) Habitat, Sellerio, Palermo
TRAPANI F. (2009), Verso la pianificazione territoriale integrata, Franco Angeli, Milano

57
58
TURISTI O VIAGGIATORI?
PER UN’INTRODUZIONE ALLA SEMIOTICA DEL TURISMO

Maria Claudia Brucculeri


Docente di Semiotica UNIPA

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più
d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi
estranei e non posseduti.
Italo Calvino, da “Le città invisibili”

Con il nostro intervento abbiamo voluto proporre una riflessione sul turismo
come fenomeno discorsivo, costruito cioè a partire dalla molteplicità dei discorsi
(giornalistico, letterario, promozionale, cinematografico etc.) che circolano nel nostro
universo culturale. Al di là del senso comune, che tende a considerare il turismo come
fatto ovvio e poco problematico, esso si presenta in realtà come un fenomeno socio-
culturale complesso, in cui non esiste una distinzione ontologica tra luoghi turistici
e luoghi non turistici, così come tra turisti e viaggiatori; entrambi, luoghi e soggetti,
sono effetti di senso prodotti, più o meno intenzionalmente, a partire da una serie di
discorsi, racconti, storie, narrazioni, testi, che definiscono o cambiano il senso e il valore
dei luoghi, a prescindere dalla loro materialità, e parallelamente fondano l’immagine
che abbiamo di noi e il senso che attribuiamo all’esperienza del viaggio. Lo dimostra
il fatto che ciò che oggi è considerato turistico non era tale un secolo fa (e viceversa) e
che anche i markers che segnalano la turisticità di un luogo mutano nel tempo e nello
spazio, a seconda dei generi testuali, dei contesti socio-culturali e delle epoche storiche
in cui sono prodotti. Pertanto, uno degli obiettivi della nostra rapida introduzione a una
semiotica del turismo è proprio quello di andare al di là del semplice riconoscimento
(ormai assodato) del turismo come fatto sociale e di indagare secondo quali processi
esso emerga come effetto di senso. Per far ciò occorre assumere un punto di vista
che sia in grado di analizzare il turismo, attraverso gli strumenti offerti dalla scienza
della significazione, come parte di un più ampio processo di auto-costruzione e
auto-rappresentazione della società, fondato su modelli semiotici profondi tra i quali
ricordiamo la narratività, modello che sintetizza la logica immanente secondo cui si
organizzano le azioni umane, e il quadrato semiotico, schema formale che rende conto
dell’articolazione degli universi di senso che strutturano la nostra esistenza individuale
e sociale. Da qui il titolo del nostro intervento, Turisti o viaggiatori? perché al di là delle
categorizzazioni e tipologie elaborate in diversi ambiti disciplinari, che ambiscono
ad essere definitive ed esaustive del reale, in effetti entrambe queste figure sono
costruzioni discorsive che si interdefiniscono, delle quali non si tratta di valutare come

59
migliore, né tanto meno come più o meno vera, l’una o l’altra, ma di vedere, invece,
secondo quali meccanismi siano prodotte dai discorsi sociali. Turista e viaggiatore,
infatti, non sono entità date e immutabili, ma cambiano nel tempo e si evolvono
sempre all’interno di una relazione dialettica, cosicché può anche accadere che le
caratteristiche dell’uno divengano peculiarità dell’altro, in un continuo spostamento
in cui ciò che conta non è la loro realtà referenziale, ma la relazione che fonda
entrambi. Per esplorare meglio queste figure abbiamo fatto riferimento alle diverse
logiche che sottendono la relazione del soggetto/visitatore con lo spazio-tempo del
viaggio, individuate da Landowski (1996),. Esse consentono di comprende come si
passi dall’essere semplicemente arrivati in un posto (un posto qualsiasi, in un primo
momento) all’essere realmente “presenti” all’hic et nunc, entrando cioè pienamente
in relazione con quel luogo. Alle quattro possibili logiche di relazione individuate
dall’autore si collegano quattro possibili figure di visitatore: l’esteta (soggetto che si
lascia prendere da una nuova forma di presenza a sé raggiungibile acclimatandosi
gradualmente al luogo visitato con disponibilità e apertura); il turista (viaggiatore
munito già in partenza di una visione bella e pronta dei posti da visitare, il cui viaggio
sarà guidato da un programma socialmente convenuto di messa in ordine del mondo
e di definizione di ciò che va visto/fatto); l’etnologo (viaggiatore curioso, animato da
un profondo desiderio di conoscere e comprendere l’Altro); l’uomo d’azione (uomo
affrettato, d’affari, passeggero in missione, è qui sempre e solo per fare ciò che c’è
da fare, nel prolungamento di un programma stabilito già a partire da casa propria).
Questi quattro tipi di visitatore, in virtù del loro carattere formale e interdefinito, si
rivelano un utilissimo punto di riferimento per rendere conto della complessità e
della ricchezza delle pratiche turistiche, per come si osservano nell’esperienza reale
o per come possono essere ricostruite a partire da testi dedicati al viaggio, come per
esempio film o romanzi. Dal nostro punto di vista, infatti, film, romanzi, racconti, sono
“esperimenti di pensiero” che ci offrono un prezioso materiale di studio per osservare,
come in uno specchio, i nostri modi di attribuire senso ai luoghi e di costruire,
parallelamente, la nostra identità di soggetti in viaggio.

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LE OPPORTUNITA’ DEL TURISMO INSULARE

Giovanni Ruggieri
Presidente Osservatorio sul Turismo delle Isole Europee – OTIE

Le isole e gli arcipelaghi che appartengono ai paesi dell’Unione Europea sono


caratterizzati da economie poco diversificate e legate fortemente al turismo. A questa
caratteristica si aggiunge anche la presenza di una ridotta competitività delle imprese
rispetto al mercato europeo, l’insufficiente disponibilità di risorse naturali ed umane ed
il forte sbilanciamento dei flussi commerciali a favore delle importazioni. Questi sono
dunque i principali fattori che incidono sulle dinamiche di crescita dei territori insulari
dell’Unione Europea e che devono essere alla base nelle politiche di sviluppo.
Con riferimento al turismo, che riveste un carattere dominante nello scenario
economico delle isole, bisogna tuttavia considerare che nelle isole maggiori lo spazio
litorale è l’ambiente, che spesso risulta sovrautilizzato sia dal punto di vista economico
che in termini di nuovi insediamenti abitativi. Da ciò deriva che il turismo costiero si è
pertanto concentrato in passato in poche località, poi definite turistiche, generando
fenomeni di addensamento della popolazione locale e turistica e di sovraffollamento
temporale legato agli arrivi turistici (stagionalità).
Se questo ciclo di crescita del turismo è finora stato guidato dalla domanda turistica
e da motivazioni di vacanza sempre più omogenee in termini di servizi richiesti e
di condizioni sempre più standardizzate per la fruizione dei territori, tuttavia risulta
ancora ridotto il peso che i territori insulari riescono ad avere nel proporre un’offerta
turistica ben differenziata rispetto a territori non insulari. A questo proposito bisogna
considerare che la particolarità del territorio insulare, porta con sé un insieme di
elementi nella scelta della vacanza che vanno ben oltre la semplice motivazione
balneare. La domanda turistica, nel suo processo di formazione (dalla scelta della
località alle condizioni prezzo, tempo e reddito), non soltanto viene richiamata
dall’esistenza di attrattori naturali, culturali ed artificiali, bensì viene spinta da una
voglia di allontanamento dai grandi agglomerati urbani in cui oggi si concentra la
maggior parte della popolazione Europea. Da ciò deriva che l’offerta insulare dovrà
essere meglio articolata, specializzata e differenziata rispetto agli altri turismi
continentali, al fine di costruire un modello turistico sempre più centrato sull’identità
insulare e nel contempo dominante ed incisivo nel guidare il mercato turistico.
Con riferimento alle isole europee ed in particolare alla Sicilia, tra le forme di turismo
che più delle altre si presentano idonee ad uno sviluppo sostenibile vi rientrano: il
turismo nautico, il turismo organizzato in alloggi privati il turismo relazionale.

61
Consiste nella sosta temporanea di imbarcazioni e navi da diporto - utilizzate ai fini turistici nei
Turismo nautico
porti - negli approdi turistici lungo la costa, attrezzati per l’assistenza all’imbarcazione e dotati
( lungo le coste e i borghi marinari)
di servizi per il turismo nautico.

Consiste nel soggiorno dei turisti in alloggi privati, adibiti ad usi turistici e commercializzati
Turismo in alloggi e case private
mediante canali distributivi nuovi. E’ un turismo che utilizza il sistema delle seconde case e degli
(organizzato professionalmente)
immobili attrezzati (bagno e cucina) ai fini turistici.

Turismo relazionale Consiste nel soddisfare l’esigenza dei turisti che intendono entrare a stretto contatto con la gente
(legame tra ospite e gente del luogo) del luogo e ricercano e desiderano un’esperienza di vita quotidiana e reale della destinazione.

Le tipologie innovative di turismo, dal nautico, agli alloggi privati al turismo relazionale,
portano con sé numerosi vantaggi per le isole dando a questi territori un nuovo
posizionamento.
Notevole potrebbe essere il numero di posti letto fornito dalle barche o degli alloggi
privati nelle aree costiere e sotto utilizzate. Nelle aree interne laddove non è presente
o è scarsa la ricettività ufficiale gli alloggi privati giocano un ruolo fondamentale. Da
queste considerazioni ne consegue che, oggi più che mai, si avverte la necessità di
strutturare per la Sicilia, un’offerta turistica che sia specifica per l’isola e che dia luogo
a forme di ospitalità insulare che siano riconoscibili e dotate di un elevato grado di
attrattività.

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Parte Terza
Spunti e riflessioni operative

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IL TURISMO RELAZIONALE INTEGRATO: NUOVO PARADIGMA DELLE
POLITICHE DI SVILUPPO LOCALE 2010-2020

Giuseppe De Santis
Esperto del Presidente della Regione Siciliana alla programmazione comunitaria e strategica

Il Turismo Relazionale Integrato può essere il nuovo paradigma delle politiche di


sviluppo locale sostenibile nel decennio 2010-2020. In Sicilia, nel Sud, nel Mediterraneo.
Paradigma, cioè modello interpretativo ed operativo: vision, strategia, metodo,
programma operativo.
Sono trascorsi oltre dieci anni dall’avvio,la sperimentazione e la diffusa attuazione di
politiche di sviluppo locale (Leader, Patti territoriali, Progetti Integrati Territoriali, fino
ai recenti Progetti Integrati di Sviluppo Territoriale). Con luci ed ombre, fasi di euforia
e momenti di crisi. E’ tempo di fare un bilancio globale, severo e sereno di questa
impegnativa esperienza,raccogliendone e valorizzandone il patrimonio positivo,
superandone i difetti,mettendone a sistema e in rete l’eredità viva e vitale.
Proprio nella fase più drammatica della grande crisi globale, in corso dall’estate del
2007, dagli effetti devastanti sul Sud e sulla Sicilia. Totale è, oggi, la frattura tra mondi
finanziari incontrollabili e economia reale, territori, persone. Occorre ripiantare
l’economia con i piedi per terra, rimettere al centro l’economia reale, i territori e le
persone, e, anche la democrazia.
Il Turismo Relazionale Integrato è uno degli strumenti privilegiati per lanciare la NUOVA
FRONTIERA dello sviluppo locale e de territoriale del prossimo decennio. Una nuova
stagione di governance territoriale che veda un maggiore protagonismo delle persone,
delle comunità locali, dei mondi vitali civili. dei gruppi professionali d’azione,delle
Agenzie locali, del privato sociale, del mondo privato, dei micro e piccoli imprenditori
rispetto agli apparati. Il protagonismo dei mondi vitali, produttivi ed innovativi,una
CONFEDERAZIONE DEI CREATIVI e degli innovatori. Una confederazione di mondi vitali
in grado di interagire, alla pari, con il sistema amministrativo, politico e con i poteri
consolidati. In grado di esprimere il massimo di autonomia e di autorappresentanza
possibili.
Il patrimonio innovativo di sviluppo locale, le sperimentazioni di distretti e comprensori di
svilupposostenibile,l’avviodivieretiecircuititematici (leviedeiborghiedeicastellimedievali,
il circuito dei borghi marinari, le vie del vino, gli embrioni di distretti enogastronomici,i
progetti di distretti del paesaggio, le vie dei viaggiatori pellegrini e cavalieri, le vie verdi,
etc.) vanno valorizzati, irrobustiti e posti in rete e a sistema, considerandoli e integrandoli
quali tasselli di un mosaico unitario e mobile. Una rete integrata di vie delle identità, di
economie delle identità, della relazionalità diretta, delle persone.

65
Per l’immediato, e in Sicilia, si tratta di agire, in modo attivo e coordinato, sulle
opportunità, gli strumenti e le risorse in campo e mobilitabili, qui e ora: i Progetti
Integrati di Sviluppo Urbano (PISU) e i Progetti Integrati di Sviluppo Territoriale (PIST),
nella fase di implementazione del relativo bando ex Programma operativo FESR 2007-
2013; la promozione della mappa dei Distretti turistici territoriali e tematici, in via di
definizione;la rete dei nuovi GAL (Gruppo di Azione Locale) per lo sviluppo rurale del
Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013; l’attivazione della mappa dei Distretti
Produttivi, a partire da quelli agroalimentari dell’Arancia rossa e delle Uve e dei Vini.
E’ il tempo di organizzare un robusto e combattivo FORUM DELLO SVILUPPO LOCALE,
quale sede di informazione,di confronto, di orientamento, di promozione, e di azione,
e, di negoziazione tra territori e Regione Siciliana. In altri tempi, hanno svolto un ruolo
positivo, a volte determinante, i Coordinamenti dei leader, dei patti territoriali e dei
PIT. Anche oggi, vi è bisogno di una sede unitaria di propulsione, di governance e di
negoziazione, di pari e anche superiore capacità, data la maggiore difficoltà dei tempi
e della necessità di performances più valorose.
In questo scenario, l’Associazione culturale Itinerari Mediterranei (ITIMED) si qualifica
come uno dei soggetti tra i più innovativi e qualificati nella governance territoriale,
nella promozione dello sviluppo locale, nella progettazione e implementazione del
Turismo Relazionale Integrato, a partire dal circuito direttamente promosso, quello dei
Viaggiatori, pellegrini e cavalieri per la Terra Santa,che contribuisce anche a valorizzare
il millenario patrimonio religioso e spirituale, inestricabilmente interconnesso ai
luoghi della memoria. Itimed, per l’attività già svolta e per l’alta qualità professionale
e scientifica che lo connota, è tra i gruppi leader della nuova stagione dello sviluppo
sostenibile nel ciclo 2010-2020.

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POLITICHE DI RETE E LINEE DI OFFERTA INTEGRATE

Michele Germanà, Angela Tanania25

Politiche di sviluppo locale


Angela Tanania
Architetto

Strategie e dinamiche guidano i processi di governo del territorio. Le politiche di


sviluppo locale, ed in particolare le politiche di sviluppo rurale, offrono la possibilità di
mettere in pratica i processi di partecipazione nella fase di definizione delle strategie
locali. La programmazione dal basso e la costruzione del partenariato locale attivano
modalità partecipative capaci di trasformare le realtà sino ai livelli alti.
Sino ad oggi, si sono sperimentate nuove prassi per il consolidamento delle capacità
tecniche di gestione di programmi territoriali di sviluppo. I territori, o meglio i territori
regionali devono adesso mettere a frutto quanto sperimentato dai processi a livello
“locale” e attivare politiche di rete volte alla messa a sistema dei contesti.
Le economie reali territoriali, in questi ultimi anni, affermano sempre più la convinzione
che il settore del turismo deve operare in modo complementare ed integrato con gli
altri settori -artigianato, servizi, produzione agroalimentare, ecc. - per la valorizzazione
e la promozione, per aumentare l’attrattività territoriale al fine di sviluppare la
competitività dell’offerta regionale nei mercati rilevanti26.
Le dinamiche interne ed esterne che governano i processi si compongono di un
sistema complesso di attività, prodotti, attori in gioco. In questo contesto, i processi
di sviluppo territoriale, ovvero le strategie di sviluppo locale, possono promuovere un
cambiamento del contesto socio-istituzionale, per contribuire alla diversificazione degli

25. Il presente contributo è il frutto delle riflessioni comuni degli autori. In particolare, il paragrafo 1 è stato
redatto da Angela Tanania; il paragrafo 2 da Michele Germanà.
Michele Germanà, architetto, impegnato da oltre 20 anni a sperimentare politiche di rete nei processi di
sviluppo di locale; ha ricoperto diverse cariche nei Programmi di Iniziativa Comunitaria LEADER, in particolare
responsabile dell’attuazione dei piani di sviluppo per il Calatino, del GAL Kalat Ovest e del GAL Kalat Est;
attualmente è Presidente dell’Agenzia per il Mediterraneo srl, consorzio dei GAL. Angela Tanania, architetto,
esperto in sviluppo locale. Dal 2003 impegnata in progetti di iniziativa comunitaria e programmi di sviluppo
locale; in particolare, dal 2005 collabora con i Gruppi di Azione Locale del Calatino - GAL Kalat Est e GAL Kalat
Ovest - e dal 2008 è consulente presso l’Agenzia per il Mediterraneo. Collabora con l’Università degli Studi di
Palermo.
26. I vantaggi competitivi risultanti dall’immissione delle realtà produttive che il mercato definisce “piccole” e
dalla messa in rete degli attrattori “minori”, comunque presenti sui territori, possono produrre effetti duraturi
aldilà delle “mode” dettate dal tempo. Tale principio è anche alla base del Turismo Relazionale Integrato,
fortemente sostenuto dall’Agenzia per il Mediterraneo, per cui il valore aggiunto “interno” dei territori locali
specifica i valori identitari, poggiando su dinamiche relazionali tra ospitanti e viaggiatori, dinamiche partenariali
pubblico private, relazioni tra le reti produttive e gli enti di governo.

69
interventi e favorire politiche regionali volte alla complementarietà degli strumenti.
La costruzione del sistema dell’offerta integrata della Sicilia e del Mediterraneo e la
sua promozione sui mercati internazionali passa oggi attraverso la piattaforma della
“Ruralità mediterranea”, che può raggiungere risultati di massimo rilievo, così come è
avvenuto per la costituzione dell’Agenzia per il Mediterraneo27.
Nata nell’ambito del progetto di cooperazione interterritoriale “Rete dei distretti rurali
mediterranei” (Leader+ Sicilia 2000-2006), ha operato aggregando gli operatori dei
territori rurali per esprimere un’offerta turistica omogenea.
La costruzione di un “sistema territoriale di qualità” deve connettere operativamente
e gestionalmente le diverse aree interessate. Creare un’offerta integrata, ovvero
organizzare le linee di offerta per promuovere i territori: è un progetto ambizioso ma
l’azione dell’Agenzia per il Mediterraneo può fornire il supporto all’attivazione della
strategia comune, per le politiche di rete multilivello.

Politiche di rete multilivello


Michele Germanà
Architetto

I progetti di cooperazione transnazionale, «Ruralità Mediterranea», e interterritoriale,


«Rete dei distretti rurali mediterranei», complementari tra loro, attivati nella
programmazione 2000/2006 hanno avviato l’organizzazione di un’offerta complessiva
e qualificata del territorio rurale e mediterraneo attraverso azioni di valorizzazione e
promozione degli elementi caratterizzanti gli stessi territori.
Tra i risultati di maggior rilievo raggiunti, la realizzazione del Marchio collettivo
d’area «Ruralità Mediterranea», il piano di marketing, l’organizzazione di un’offerta
turistica al di fuori dei circuiti tradizionali, attività di comunicazione e promozione
internazionale, il portale www.ruralitamediterranea.com e la costituzione dell’Agenzia
per il Mediterraneo, gestore del sistema di controllo del Marchio, che ha operato anche
per l’allargamento e la diffusione del Marchio anche fuori le “aree GAL”.
Il progetto «Ruralità Mediterranea», in collaborazione col Touring Club Italiano, è stato
sviluppato per proporre una strategia comune per il lancio di aree marginali in un
ottica di sostenibilità, anche al fine di favorire l’attivazione di nuovi flussi turistici, quale
fattore trainante per l’artigianato, i prodotti tipici, l’enogastronomia e le molteplici
altre offerte. Il coinvolgimento dei diversi operatori dell’ospitalità, dell’artigianato,
dei prodotti tipici di più Regioni, uniti dal sistema Marchio, ha consentito di ottenere
importanti sinergie e di accrescere i risultati del progetto.
I territori che agiscono separatamente nell’ambito di un’offerta puramente locale,

27 Nel gennaio del 2008 i 12 Gruppi di Azione Locale (Gal) della Sicilia, con la partecipazione del Gal Alto Caser-
tano (Campania), hanno costituito l’Agenzia per il Mediterraneo nel quadro dell’attuazione dei Piani di Sviluppo
Locale (PSL) in ambito Leader+.

70
infatti, esercitano un impatto minimo, se non irrilevante, rispetto ad un mercato assai
diversificato e competitivo.
Lo stato di declino socio-economico impone l’adozione di nuovi processi decisionali
e di politiche di cooperazione tra i soggetti istituzionali e non, la cui vita è ancora
caratterizzata da parzialità delle visioni e da incomunicabilità, per intervenire con
modalità complementari nella valorizzazione delle risorse e la ristrutturazione della
società. A tal fine occorre adottare politiche di rete multilivello, quali strumenti per
realizzare il disegno d’integrazione attraverso il collegamento tra le diverse istanze
di sviluppo provenienti dal sistema delle istituzioni e dal sistema delle imprese, e
formatesi all’interno ed all’esterno delle realtà nazionali e locali.
La valorizzazione delle risorse e la riqualificazione territoriale, seguita dall’organizzazione
delle diverse linee di offerta, deve costruire la nuova immagine del Mediterraneo. Tali
processi necessitano di classi dirigenti responsabili e consapevoli dei mutamenti
epocali in corso.
L’Agenzia per il Mediterraneo, fondata da soggetti intermedi per la gestione dei fondi
strutturali (Gruppi d’Azione Locali), è stata costituita per realizzare politiche di rete
extraregionali e consentire la cooperazione tra i vari livelli istituzionali.
In tale contesto, l’Agenzia per il Mediterraneo, con la realizzazione del progetto di
cooperazione interterritoriale «Rete dei distretti rurali mediterranei», ha sviluppato e
rafforzato in ambito locale le strategie di internazionalizzazione previste dal progetto
«Ruralità Mediterranea», aumentandone la visibilità e l’efficacia. Le sinergie attivate
tra i due progetti, il Marchio e le iniziative ad esso collegate, sono state presentate
nell’ambito di rassegne, fiere ed eventi dedicati al turismo nel Mediterraneo. Ciò ha
permesso la diffusione e la conoscenza dei progetti e del Marchio presso gli operatori
di settore, rafforzando le basi sulle quali poggiare nuove iniziative di cooperazione.
L’Agenzia per il Mediterraneo si pone, pertanto, quale catalizzatore degli interessi tra
soggetti pubblici e privati, per l’attivazione di comuni strategie di cooperazione e per
dare continuità agli interventi per lo sviluppo.
I progetti di cooperazione Leader+ hanno sviluppato una piattaforma che sarà arricchita
con le linee di offerta territoriale che saremo capaci di organizzare, rappresentate da
un sistema collettivo di qualità riconoscibile.
In continuità con la programmazione 2000/2006, l’obiettivo generale del Progetto
«Ruralità Mediterranea» è in linea con i principali obiettivi della politica di sviluppo
rurale 2007/2013. Infatti, è un progetto trasversale che coinvolge operatori economici
appartenenti a vari settori per la qualificazione dell’offerta integrata, prevede interventi
per il miglioramento della competitività del settore agricolo, la valorizzazione
dell’ambiente e dello spazio rurale, il miglioramento della qualità della vita nelle zone
rurali.
Con la nuova programmazione occorre promuovere progetti di cooperazione capaci di
concentrare l’offerta e raggiungere una massa critica sufficiente per sviluppare efficaci

71
politiche di marketing e comunicazione per l’accesso ai mercati, anche attraverso la
promozione del marchio «Ruralità Mediterranea» a garanzia della qualità dei servizi,
dell’offerta turistica e dei prodotti locali.

Riferimenti bibliografici
AA.VV (2009), Repertorio progetti cooperazione transnazionale nel Leader+, Rete
Nazionale Leader+, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali and
ATI INEA and Agriconsulting SpA.
GAL partner (2004), Progetto di Cooperazione transnazionale “Riscoperta e Valorizzazione
della Ruralità Mediterranea”, LEADER+ Sicilia 2000-2006
GAL partner (a cura di) (2006), Progetto di Cooperazione Interterritoriale “Rete dei Distretti
Rurali Mediterranei”, LEADER+ Sicilia 2000-2006
Magnaghi A. (2000), Il progetto locale, Boringhieri, Torino.
Minerva M.L. (2009) (a cura di), Repertorio progetti cooperazione interterritoriale nel
Leader+, Rete Nazionale Leader+. Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e
Forestali and ATI INEA and Agriconsulting SpA.
Tarangioli S. (2009) (a cura di), Rural and Quality Food Districts as Governance
Instruments: The Italian Experience, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e
Forestali and ATI (INEA and Agriconsulting SpA).

Website
www.agenziaperilmediterraneo.eu
www.ruralitamediterranea.com

72
Benessere Umano e Turismo Responsabile

Francesco Antonio Senia28

L’industria turistica deve rendersi conto che, attraverso il suo impatto sulla società, ha una
responsabilità che non dovrebbe prendere alla leggera. Lansing and De Vries (2007)
Essere un turista è per natura un atto egocentrico. La sfida per come la vedo io è quella di
muoversi rapidamente oltre questo atteggiamento egoista ed introdurre un senso di re-
sponsabilità molto più grande verso i posti che abbiamo la fortuna di visitare. L. Hickman
(2007)
Nell’incipit del romanzo storico ‘A Tale of Two Cities’ (Racconto di due città, 1859) Char-
les Dickens scrisse:
“It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age
of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of
Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair,
we had everything before us, we had nothing before us, we were all going direct to Heaven,
we were all going direct the other way29…”
Queste parole valgono oggi per tutte le città del mondo e ci esortano a riflettere sulla
condizione degli uomini che le abitano ed il loro stato di sviluppo umano. Naturalmen-
te viene da chiedersi, come Dickens 150 anni fa, se non stiamo andando dritti verso un
pessimo futuro, verso un infausto abisso per il benessere della nostra specie. Abbiamo
di tutto e di più per soddifare i nostri “bisogni” (a spese di chi non ha nulla) ed anche se
questa situazione non ci rende realmente felici continuiamo a seguire un modello di
sviluppo illusorio che sgretola il nostro pianeta ed inaridisce la nostra anima.
Ma che cos’è il benessere umano e cosa c’entra questo con il turismo?
Il turismo è un’industria, estremamente lucrativa, competitiva, consumistica e fin pure
distruttiva ed ha la peculiare tendenza di promuovere e simultaneamente ostacolare

28. Francesco Antonio Senia: Dopo essere scappato dall’Università di Catania ed aver concluso i suoi studi di
chimica nel Regno Unito, ha iniziato la carriera di ricercatore nell’industria farmaceutica in Svizzera. Innamoratosi
delle montagne e della neve si e poi trasferito in Lapponia per compiere studi di glaciologia presso l’Arctic Centre
(University of Lapland) ed ha poi lavorato presso il Bristol Glaciology Centre (University of Bristol) collaborando
con altri centri di ricerca a studi di glaciologia e biogeochimica. Sulla cima del Monte Kenya si e poi sciolto
come un ghiacciaio tropicale sotto il sole dell’equatore ed ha iniziato a dedicarsi al turismo responsabile come
ricercatore sul campo per la Intrepid Travel per poi studiare in maniera multidisciplinare temi e problematiche
di sviluppo internazionale, umano e sociale (Master of Science in International Development, University of Bath).
Infine, dopo varie esperienze di volontariato in Africa ed aver curato alcuni progetti di sviluppo rurale (in senso
Gandhiano) ed effettuato valutazioni post-tsunami nel Tamil Nadu (India Sud-Orientale), è tornato alla sua terra
nativa dove intende portare avanti una rivoluzione nonviolenta.
29. “Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l’epoca della
fede e l’epoca dell’incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l’in-
verno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al
cielo, eravamo tutti diretti a quell’altra parte...”

73
lo sviluppo delle destinazioni turistiche. Le attività commerciali turistiche coprono un
ampio campo che si spinge fino a manifestazioni di carattere criminale. Anche le forme
apparentemente meno negative entrano spesso in conflitto con il benessere umano e
si contraddicono soffocando fino alla morte i posti e le culture che vorrebbero invece
valorizzare. Al centro dell’attuale sistema turistico vi è la “felicità” dei turisti ed ancor di
più il profitto di questa industria, poca o nulla è la considerazione dedicata al benesse-
re delle popolazioni ospitanti.
Grazie alle ricerche effettuate nel campo del turismo da studiosi appartenenti ad una
molteplicità di discipline ed organizzazioni quali Turism Concern30 sono stati ben eviden-
ziati un gran numero di dilemmi etici che hanno suggerito la sostituzione della conce-
zione fuorviante di ‘turismo sostenibile’ con l’idea di ‘turismo responsabile’. Quest’idea
di turismo è più difficile da concettualizzare e da rendere operativa, ma ha il pregio di
introdurre la nozione di responsabilità per sensibilizzare sia i ricercatori (ai quali viene
chiesto di sottoporre i fenomeni turistici ad un esame ancora più attento) che gli opera-
tori del settore verso le dimensioni morali connesse con lo sviluppo del turismo.
Per quanto riguarda l’industria turistica definita “alternativa” si può affermare che sem-
bra aver compreso l’importanza di conservare la bellezza e la salute dei paesaggi e
degli ecosistemi, ma è ancora in ritardo nel conciliare questi sforzi con il benessere e
lo sviluppo umano delle popolazioni locali (nei casi più delicati dei paesi detti “in via
di sviluppo” è spesso altamente controproducente verso i bisogni e le aspirazioni delle
popolazioni indigene). Porre l’attenzione sul benessere umano, in tutte le sue compo-
nenti (cioè andando oltre il mero aspetto economico), offre la possibilità di integrare
tutti i punti di vista che sostengono metodi etici rispetto ad un “turismo sostenibile”
svuotato di significato per muoversi su una solida base sia concettuale che pratica e
per andare oltre l’ossessione autolesionista di uno sviluppo turistico che non guarda gli
esseri umani come tali ma solo come flussi di numeri (di individui e di capitali).
Va precisato, però, che la nozione di benessere umano è una miscela estremamente
complessa di concetti, visioni e processi dinamici che necessita di essere sempre più de-
codificata e meglio integrata per poter produrre un’interfaccia ottimale con lo sviluppo
di un turismo capace di promuovere metodi efficaci per portare ad un cambiamento
in positivo verso priorità di sviluppo umano sia su scala locale che globale, pur ricono-
scendo e riconciliando la molteplicità di visioni esistenti in entrambi i livelli. Muoversi in
questa direzione richiede un grande sforzo per sviluppare ed integrare metodi teorici
ed empirici multidisciplinari utili a tale scopo. Sarà necessario prestare sempre più at-
tenzione alle componenti socio-politiche, relazionali e culturali del benessere umano
nonchè a quelle ambientali, ma, senza perdere di vista le componenti economiche che
possono acquistare nuovo valore umano in chiave di economia civile e solidale grazie
anche ai risultati emersi da studi di psicologia economica sulla felicità.

30. http://www.tourismconcern.org.uk/

74
Perchè ritengo così importante studiare il benessere umano in relazione al turismo
Diversamente dagli obiettivi tradizionali di sviluppo quale la stabilità economica nazio-
nale, il processo tramite cui il benessere umano si realizza è inseparabile dal risultato. È un
concetto dinamico ed olistico…
Va ribadito il fatto che lo sviluppo di attività turistiche sfrutta in particolare la diversità
culturale e la ricchezza biologica delle comunità ospitanti, ma dedica limitata atten-
zione al benessere generale della destinazione turistica. Questo atteggiamento, a lun-
go andare, è controproducente per le stesse attività turistiche perché le ripercussioni
economiche, ecologiche e socio-culturali sulla collettività causate da attività turistiche
“miopi” possono generare un profondo malessere nelle popolazioni locali che, infine,
arriva a minacciare la sostenibilità di tali attività. Da questo scaturisce l’importanza
di porre attenzione alla nozione di benessere umano per il beneficio di tutte le parti
coinvolte dalla pianificazione, all’offerta ed alla domanda/fruizione di turismo senza
tralasciare le popolazioni locali (soprattutto la parte non direttamente coinvolta in
tali attività).
Come ho già accennato vi è un largo spettro di discipline e ricerche dedicate al benessere
umano che spesso operano in maniera inter/trans-disciplinare. Studiare e capire i proces-
si multidimensionali relativi al benessere umano può, in particolar modo, facilitare la pro-
grammazione di strategie atte a ridurre la povertà (specialmente dove ci sono forme di po-
vertà croniche) e ad accrescere la comprensione dell’importanza della relazionalità tra esseri
umani e tra esseri umani ed altre specie (e con gli ecosistemi che ci circondono, ci ospitano
e ci proteggono). L’importanza, infatti, di trovare un equilibrio tra la visione antropocentrica
e biocentrica che evidenzi l’interrelazione del Sistema Terra con i sistemi umani acquista an-
cora più valore seguendo un approccio integrato, imperniato attorno al concetto benessere
umano. Infine un’altra idea importante introdotta, in questo campo, è quella di “responsible
well-being” (benessere responsabile) (Chambers 1997). Questo concetto acquisterà mag-
gior importanza al crescere della consapevolezza che gli esseri umani dipendono da risorse
naturali limitate e dai servizi offerti dagli ecosistemi (indispensabili per mantenere le condi-
zioni necessarie alla vita) e con la comprensione che le nostre azioni possono avere effetti
nocivi duraturi o peggio irreversibili su altri sistemi umani e naturali (Chambers 2005).
In conclusione lo studio ed il riconoscimento della complessità dei processi umani e naturali
che determinano il benessere umano in senso olistico (quindi includendo anche il benes-
sere spirituale) può contribuire ad orientare il turismo dalla sua principale preoccupazione
di sostenere una forte e costante crescita (in temini numerici) verso un obiettivo più sano
per contribuire a migliorare prima la vita dei meno fortunati nella società e, a lungo termi-
ne, approdare ad una buona qualità di vita per tutti gli esseri umani e non su questa Terra.
Più specificamente lo studio del benessere umano ci consentirà di mettere a punto metodi
partecipativi pratici più utili ed efficaci dall’analisi dei ‘costi-benefici’ alla educazione/forma-
zione per approdare ad un turismo più responsabile come quello sognato da Krippendorf
(1987):

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“La chiave per l’umanizzazione dei viaggi sta nell’individuo completo. Che non sia soltanto
una persona in vacanza ma un essere umano, cosciente di sè (e di altri), dei motivi e dei
desideri che l’hanno spinto al viaggio; una persona che ha imparato ad essere critica di sè
e che sappia usare la sua esperienza di altre culture per vedersi in una luce nuova. Questa
persona avrà intrapreso, o sarà pronta ad intraprendere, quello che possiamo definire un
viaggio interiore, che lo arricchirà di conoscenza, umiltà e con la buona volontà di condivi-
dere queste qualità. Soltanto allora saremo veramente capaci di far viaggiare l’umanità.”

Riferimenti bibliografici
Camfield, L. (2006).‘The Why and How of Understanding‘Subjective’Wellbeing: Exploratory
work by the WeD group in four developing countries’. WeD Working Paper 26.
Chambers, R. (1997). ‘Editorial: responsible well-being - a personal agenda for
development’, World Development 25(11):1743-1754. Chambers, R. (2005). Ideas for
Development, London: Earthscan.
Hickman, L. (2007). The final call: in search of the true cost of our holidays. London:
Transworld.
Krippendorf, J. (1987). The holiday makers: understanding the impact of leisure and travel.
Oxford: Heinemann.
Lansing, P. and De Vries, P. (2007). ‘Sustainable Tourism: Ethical Alternative or Marketing
Ploy?’ Journal of Business Ethics, 72(1):77–85.

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IL TERRITORIO DELLE RELAZIONI UMANE
Collana diretta da Leonardo Urbani

Elenco dei testi pubblicati da questa collana:

1. Lo stato della pianificazione comunale e l’immagine territoriale della Sicilia sud orientale
Autore: Trapani Ferdinando. Palermo 2001

2. Motris, Microcentralità Relazionali nel Mediterraneo – una ricerca per la mappatura


dell’offerta di turismo relazionale integrato in Sicilia. Autori: Gulotta Daniele, Fabio Naselli,
Ferdinando Trapani. Palermo 2004

3. International Cooperation in the mediterranean basin – agricolture and relational tourism for de-
velopment of in land areas “research, application and higher education. Autori vari. Palermo 2007

4. 3rd IRT International Scientific Conference Integrated Relational Tourism Territories and Develop-
ment In The Mediterranean Area. A cura di Ferdinando Trapani e Giovanni Ruggieri. Palermo 2010

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