Sei sulla pagina 1di 3

L’INTEVENTO PUBBLICO IN ECONOMIA: DIFETTI E LIMITI

Lo stato e gli enti pubblici sono chiamati a fornire beni e servizi di cui necessitano i cittadini; da un
lato si studia il prelievo su privati, dall’altro la destinazione di tali ricchezze per soddisfare i bisogni
che un individuo avverte come membro della collettività al fine di fornire alla società uno stato di
benessere generale.
Per raggiungere tale scopo c’è bisogno di una serie di presupposti che però molto spesso non sono
riscontrabili nella realtà.
Secondo Pareto, tali presupposti sono:
 Un sistema economico basato su un regime di concorrenza perfetta ed un sistema
informativo uniforme.
 La presenza di “rendimenti di scala” che scaturiscono le possibilità di fornire lo stesso
servizio ad un numero molto alto di individui.
 La mancanza di beni pubblici.
Questi ultimi, in particolare, sono presenti in maniera esponenziale (scuole, strade, spiagge,
boschi) con la funzione di soddisfare direttamente le esigenze della collettività. Anche la mancanza
di un sistema informativo omogeneo influisce in modo negativo la fruizione, soprattutto perché
non tutti hanno accesso ad esse alla stessa maniera anche quando gli enti pubblici si organizzano
per fornire fonti di informazione alternative a quelle di mercato.
Molti studiosi hanno affrontato l’argomento degli interventi dello Stato sull’ economia traendo
però conclusione eterogenee e molto spesso discordanti tra loro.
Sono state elaborate varie teorie, ma le principali sono essenzialmente tre:
1- Teorie volontaristiche
2- Teorie politico-sociologiche
3- Teorie delle “scelte pubbliche”
TEORIE VOLONTARISTICHE
Le teorie volontaristiche sono state elaborate dagli studiosi Sax, De Viti De Marco e Wicksell.
Secondo Sax, l’intervento dello Stato in economia, è considerato un normale e libero scambio in
cui assumono rilevanza i costi di un servizio e l’utilità che ne trae il cittadino, dunque, anche se lo
Stato esercita un potere coattivo, non vi è dubbio che i cittadini traggono beneficio dai servizi
forniti.
La domanda che Sax si pone è fino a che punto lo Stato possa effettuare prelievi dai contribuenti
arrivando alla conclusione che l’equilibrio si raggiunge quando l’utilità marginale dei beni e dei
servizi pubblici coincide con quella dei privati.
Ad esempio, se le dosi di ricchezza a disposizione di un individuo sono dieci, lo Stato può
prelevarne una quantità tale da fare in modo che l’ultima dose prelevata al contribuente gli
fornisca un’utilità pari a quella che ottiene dall’ ultima dose di ricchezza che gli resta dopo aver
subito il prelievo. Quindi se un individuo dispone di dieci dosi di ricchezza è chiaro che l’utilità di
ognuna sarà diversa dalle altre: l’ultima dose avrà minore utilità della penultima e così via.
Sax afferma che potrà prelevare un determinato numero di dosi a patto che queste forniscano
un’utilità maggiore rispetto a quella che avrebbe un individuo se queste rimanessero nelle sue
mani; naturalmente questa teoria ha delle falle poiché queste dosi di ricchezza vengono
impegnate per servizi non richiesti da parte di alcune categorie, pertanto un singolo non può
determinare l’utilità di un ospedale se non se ne serve o di una scuola etc…
Lo studioso De Viti De Marco parte dalla constatazione che non può esserci una netta distinzione
tra bisogni individuali e collettivi perché i secondi sono spesso complementari ai primi, ad
esempio, si avverte il bisogno di una strada se si dispone di un’automobile o quando vi è l’esigenza
di spostarsi da un posto all’altro.
Per questo motivo i bisogni cambiano non solo da uno Stato all’altro, ma anche nel tempo e
tendono ad aumentare proprio perché sono complementari a quelli individuali. Quindi Sax giunge
alla conclusione che in uno Stato assoluto non si può parlare di scambio volontario in quanto il
benessere dei singoli è subordinato a quello della classe dirigente. In uno Stato democratico
invece, essendoci competizione tra le varie classi sociali, quella che riesce ad imporsi alle altre e ad
ottenere il potere, non potrà operare con criteri assolutistici ma potrà gestire il potere
governando. In questo caso, si può parlare, anche se solo in modo parziale, di scambio volontario
poiché lo Stato viene incontro alle richieste dei singoli.
L’economista svedese Wicksell, precisa che se si lascia libertà di scelta al cittadino, quest’ultimo
preferirà non pagare per finanziare i servizi pubblici anche perché in alcuni casi si usufruisce di
servizi senza pagare un prezzo (polizia, scuola etc..) o di beni (spiagge, boschi etc..).
Per queste ragioni, gli utenti sosterranno il basso costo e la massimizzazione dei vantaggi anche
nel settore pubblico, applicando il principio del “massimo rendimento col minimo sforzo”. Anche
nelle teorie più evolute (Bowen), si evidenzia la coercibilità poiché a fronte di un prelievo imposto,
c’è una fornitura di servizi non richiesti (es. Scuola) e anche se sono richiesti come il servizio di
polizia, non se ne può determinare il vantaggio fin quando non se ne avvertirà la necessità.
Un altro limite delle teorie volontaristiche è la mancanza della conoscenza del costo e dell’utilità
finanziaria e quindi non può essere determinato il rapporto tra il sacrificio e l’utilità che ne
consegue.
TEORIE POLITICO-SOCIOLOGICHE
Le attività e i fenomeni finanziari, sono stati studiati anche sotto l’aspetto politico e sociale, questi
studi escludono la volontarietà dell’individuo e danno maggiore rilevanza alla coattività in quanto
lo Stato è considerato un ente superiore e quindi collocato al di sopra dei cittadini. I sostenitori di
queste teorie evidenziano come le attività pubbliche perseguano gli interessi della collettività e
non quelli del singolo, attività e iniziative dalle quali l’individuo potrebbe addirittura risultare
danneggiato (Espropri coattivi ecc.)
Secondo studiosi come Pareto, Mosca e Cosciani, il costante miglioramento delle condizioni di vita
e la conseguente crescita dei bisogni collettivi, fanno sì che lo Stato debba attuare continui
interventi con aumenti della spesa pubblica e conseguenti aumenti dei prelievi coattivi sui cittadini
mettendo in contrasto la classe dominante e il popolo. Secondo Puviani, lo Stato esercita il proprio
potere attuando delle operazioni attraverso le quali cerca di rafforzare la sua posizione di
comando dando l’impressione ai governati che lo stesso agisca per l’interesse collettivo (illusione
finanziaria). Si deduce che la coattività sia alla base dell’attività dello Stato poiché in tale campo
non hanno rilevanza le leggi di mercato; secondo Mosca, le entrate pubbliche sono regolate da
leggi politiche e non economiche anche se per le spese valgono i principi dell’utilità marginale che
regola l’attività privata.
In questo gruppo può rientrare anche la teoria socialista anche se la coazione è rivolta solo alla
classe capitalista che agisce in maniera da sfruttare i salariati.
Si evince che le teorie politico-sociologiche trovano maggior fondamento rispetto a quelle
volontaristiche perché anche nelle democrazie moderne vale il discorso dell’illusione finanziaria in
quanto il popolo non è in grado di quantificare se l’utilità dei servizi dello Stato sia comparabile col
prelievo coattivo esercitato sui cittadini.
TEORIA DELLE SCELTE PUBBLICHE
Tra le teorie Volontaristiche e quelle Politico-sociologiche, si interpone un’altra teoria sviluppatasi
nella seconda metà del secolo scorso, la “Teoria delle scelte pubbliche” i cui criteri si basano su
una netta distinzione tra le attività pubbliche e quelle private nonostante anche i soggetti pubblici
agiscono come i privati mettendo però, la loro attività al di sopra di quella dei privati vincolando gli
stessi ad effettuare le loro spese solo dopo aver soddisfatto i pagamenti coattivi che lo Stato
impone. J.Buchanan sostiene che i cittadini scelgono i propri candidati cercando di sfruttare le
proprie scelte politiche, dando il voto a coloro che sceglieranno un determinato indirizzo
economico piuttosto che un altro. Brennan afferma che in questo modo la struttura statale cerca
di massimizzare il gettito delle imposte creando così una forma di carattere monopolistico.
La concezione secondo cui lo Stato e gli enti pubblici operano per tenere in vita la loro leadership il
più a lungo possibile, si avvicina ad uno degli aspetti che caratterizzano l’attuale vita economico-
politica.