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GIACOMO 

LEOPARDI  -  ​Nacque  nel  1798  a  Recanati,  nelle  MARCHE,  da  una  famiglia  nobile.  Il 
padre  era  un  uomo  colto  (possedeva  una  grande  biblioteca),  ma  di  mentalità  bigotta  e  reazionaria,  poco 
incline  ai  cambiamenti  politici  e  alle  idee  introdotte  dalla  rivoluzione  francese.  Un  ruolo  determinante 
ebbe  la  madre,  molto  dura,  gretta  e  poco  affettuosa  verso  il  piccolo  Giacomo.  Fino  a  12  anni  ebbe 
un’istruzione  tradizionale,  poi  si  chiuse  nella  biblioteca  paterna  per  7  anni  di  STUDIO  MATTO  E 
DISPERATISSIMO,  che  gli  causarono  gravi  problemi  fisici.  In  breve  tempo,  da  autodidatta,  apprese  le 
lingue  antiche  e  compose  le  prime  opere.  Tuttavia  si  trattava  di  una  cultura  di  tipo  accademico,  quindi 
arcaica e superata, e ben presto se ne rese conto. 
1815-1816 - DALL’ERUDIZIONE AL BELLO - LA PRIMA CONVERSIONE 
In  questi  anni  avviene  un  radicale  cambiamento  in  LEOPARDI  perché  abbandona gli studi filosofici e si 
appassiona  ai  grandi  poeti classici come OMERO, VIRGILIO e DANTE. Inizia anche a leggere autori più 
recenti  come  ROUSSEAU,  ALFIERI,Foscolo  ed  esprime  pareri  negativi  nei  confronti  della  cultura 
romantica  la  sua  guida  intellettuale  in  questi  anni  è  PIETRO  GIORDANI,Scrittore  di  orientamento 
classico  ma  di  idee  democratiche  e  laiche.Grazie  al  confronto  con l’amico, acquista la consapevolezza di 
aver  vissuto  fino  ad  allora  come  in  carcere  e  sente  il  bisogno  di  uscire  dal  suo  ambiente  e  aprirsi  verso il 
mondo.  
1819 - DAL BELLO AL VERO-LA SECONDA CONVERSIONE -  
Nel  1819  tenta la fuga dalla casa paterna, ma viene scoperto e riportato indietro. Questo tentativo fallito, 
acuito  dall  aggravarsi  dei  problemi  di  vista  che  gli  impediscono  di  trovare  conforto  nella  lettura,  lo 
gettano  completamente  nello sconforto. Avviene così la seconda conversione, DAL BELLO AL VERO, cioè 
dalla  poesia  di  immaginazione  alla  filosofia  e  ad  una  poesia  nutrita  di  pensiero  .  Leopardi  si  convince, 
infatti,  che  la  poesia  non  può  sottrarsi  alla  vita,  non  può  limitarsi  a  evocare  belle  favole  o  suscitare 
illusioni.  L’arte  deve  fare  i  conti  con  la  realtà  di  dolore  dell’individuo.  La  poesia  deve  riflette  sul male di 
vivere.  Il  1819  è  un  anno  di  intense  sperimentazioni  letterarie  tra  cui  l’INFINITO  che  getta  le  basi  di 
tutta  la  sua  poetica  e  lo  ZIBALDONE  Una  sorta  di  diario  intellettuale  avviato  2  anni  prima  a  cui 
Leopardi  affida  appunti,riflessioni ​filosofiche,Letterarie,linguistiche.La  stesura  dello  Zibaldone  lo 
accompagnerà per quasi tutta la vita. 
1822  -  FUORI  RECANATI  ​Nel  1822  esce  da  RECANATI  per  vedere  il  mondo  esterno  a  quella 
TOMBA  DEI  VIVI,  e  si  reca  a  ROMA.  Qui  va  incontro  a  una  nuova  delusione  perché  gli  ambienti 
letterari  gli  appaiono  vuoti  e  persino  la  monumentalità  della  città  lo  infastidisce.  Forse  perché  si  sente 
non  adatto  e  spaesato  in  un  ambiente  vasto  fisicamente  ma  dove  in  realtà  domina  il  formalismo  e 
l’ipocrisia 
1823-  RITORNO  A  RECANATI  ​Tornato  a  RECANATI  si  dedica  alla  stesura  delle  OPERETTE 
MORALI in cui esprime tutto il suo PESSIMISMO. 
1825-1828  FUORI  DA  RECANATI  ​Nel  1825  si  trasferisce  a  Milano  in  quanto  l’editore ​STELLA ​gli 
offre  alcune  collaborazioni  retribuite.  Nel  1827  si  stabilisce  a  FIRENZE  dove  incontra  VIEUSSEUX ​che 
faceva  parte  della  rivista  letteraria  ANTOLOGIA.  Nel  1828  soggiorna  a  PISA  dove  il  clima  mite  e  una 
relativa  tregua  dei  suoi  mali  favoriscono  un  risorgimento  della  sua  facoltà  di  sentire  e  di 
immaginare.Nello stesso anno compone A SILVIA che apre la serie dei grandi idilli. 
1828  -  RITORNO  A  RECANATI Subito dopo le sue condizioni di salute si aggravano e, quando 
l’editore  sospende  l’assegno,  deve  far  ritorno  a  RECANATI,  dove  rimane  per  16  mesi, 
completamente isolato da tutto, immerso nel suo pessimismo.  
1830-1833  -  FIRENZE E NAPOLI Nel 1830 accetta l’aiuto di alcuni amici fiorentini e si reca a 
FIRENZE.In  questo  periodo  stringe  rapporti  sociali più intensi partecipa al dibattito culturale e 
politico,  si  innamora  di  ​Fanny  Targioni  Tozzetti.  Respinto  dalla  donna,  compone  una  serie  di 
canti  dal  titolo  Il  Ciclo  di  Aspasia​.  Conosce  ANTONIO  RANIERI,  con  cui stringe una fraterna 
amicizia  e  con  cui  vive  fino  alla  morte.  Nel  1833  si  stabilisce  a NAPOLI con Ranieri.Qui entra 
in  polemica  con  l'ambiente  culturale  che  entra  in  contrasto col suo materialismo ateo.Compone 
il suo 'ultimo grande canto ​La ginestra​.Muore nel 1837.  
IL  PENSIERO.  Al  centro  della  riflessione  di  Leopardi  si  pone  subito  un  motivo  pessimistico, 
l'infelicità  dell'uomo.  Egli  arriva  a  individuare  la  causa  prima  di  questa  infelicità  in  alcune 
pagine  fondamentali  dello  Zibaldone  del  luglio  1820.  Identifica  la  felicità  con  il  piacere, 
sensibile  e  materiale.  Ma  l'uomo  aspira  a  un  piacere  infinito,  sia  per  estensione che per durata. 
Ma  visto  che  nessuno  dei  piaceri  particolari  goduti  dall'uomo  può  soddisfare  questa  esigenza, 
nasce  in  lui  un  senso  di  insoddisfazione  perpetua,  un  vuoto  incolmabile  dell'anima.  Da  questa 
tensione  inappagata  verso  un  piacere  infinito  che  sempre  gli  sfugge,  nasce  per  Leopardi 
l'infelicità  dell'uomo. E  Leopardi  sottolinea  che ciò va inteso non in senso religioso ma in senso 
puramente  materiale.  L'uomo è dunque, per Leopardi, necessariamente infelice, per la sua stessa 
costituzione.​Fase  1  Il  pessimismo  storico  ​La  prima  fase  del  pensiero  leopardiano  è  tutta 
costruita  sull'antitesi  tra  natura  e  ragione, tra antichi e moderni. Gli antichi, nutriti di generose 
illusioni,  erano  capaci  di  azioni  eroiche  e  magnanime;  erano  anche  più  forti  fisicamente,  e 
questo  favoriva  la  loro  forza  morale;.  Perciò  essi  erano  più  grandi  di  noi  sia  nella  vita  civile, 
ricca  di  esempi  eroici  e  di  grandi  virtù,  sia  nella  vita  culturale.  Il  progresso  della  civiltà  e  della 
ragione,  spegnendo  le  illusioni,  ha  reso  i  moderni  incapaci  di  azioni  eroiche.  ​La  colpa 
dell'infelicità  presente  è  dunque  attribuita  all'uomo  stesso.  Leopardi  dà  un  giudizio  durissimo 
sulla  civiltà  dei  suoi  anni  ,soprattutto  l'Italia,  miserevolmente  decaduta  dalla  grandezza  del 
passato.Scaturisce  di  qui  la  tematica  civile  e  patriottica  che  caratterizza  le  prime  canzoni 
leopardiane.​Ne  deriva  anche  un  atteggiamento  titanico:il  poeta,  sentendosi  l’unico  depositario 
delle  virtù  antiche,si  erge  a  sfidare  il  FATO  che  ha  condannato  l’ITALIA  a  una  simile 
decadenza.  La  situazione  presente  è  la  conseguenza  del  ​PROCESSO  STORICO  che  ha 
allontanato  l’uomo  dalla  condizione  iniziale  di  felicità.Al  pessimismo  storico  subentra  il  ​Fase 
2Pessimismo  cosmico:  ​L'infelicità  non è più legata  ad una condizione storica dell'uomo, ma a 
una  condizione  assoluta,  diviene  un  dato  della  natura.  ne  deriva  un  abbandono  del  titanismo 
Infatti  non  resta che una contemplazione lucida della verità.  Subentra quindi un atteggiamento 
DISTACCATO  e  RASSEGNATO  che  porta  all’ATARASSIA.Questo  atteggiamento caratterizza 
le operette morali. 
Fase3​:Leopardi  usa  la  ragione  per  superare  l'Illuminismo,  poiché  negli  ultimi  anni  il  Leopardi 
poeta  diventa  filosofo  un  filosofo  che  mostra  di  riconoscere  il  valore  della  ragione  come 
strumento di riscatto per uomo 
 
NATURA  BENIGNA  ​La  natura  in  questa  prima  fase  è  concepita  da  Leopardi  come  madre 
benigna  e  attenta  al  bene  delle  sue  creature.  Essa  ha  voluto  sin  dalle  origini  offrire  un  rimedio 
all'uomo:  l'immaginazione  e  le  illusioni,  capaci  di  distoglierlo  dalla  consapevolezza  della  sua 
condizione,  Per  questo  gli  antichi  Greci  e  Romani,  come  i  FANCIULLI,  sono  più  vicini  alla 
natura  perché  capaci  di  ILLUDERSI.  Il  progresso  della  civiltà, ha allontanato l'uomo da quella 
condizione  privilegiata,gli  ha  fatto  capire  la  sua vera condizione e lo ha reso infelice.​La natura 
malvagia:  ​La  concezione  di una natura benigna e provvidenziale entra però in crisi. Leopardi si 
rende  conto  che,  più  che  al  bene  dei  singoli  individui,  la  natura  mira  alla  conservazione  della 
specie,  e  per  questo  fine  può  anche  sacrificare  il  bene  del  singolo  e  generare  sofferenza.  ​Ne 
deduce  che  il  male  non  è  un  semplice  accidente,  ma  rientra  nel  piano  stesso  della  natura​.  Si 
rende  conto  del  fatto  che  è  la  natura  che  ha  messo  nell'uomo  quel  desiderio  di  felicità  infinita, 
senza  dargli  i  mezzi  per  soddisfarlo.  In  una  fase  intermedia,  Leopardi  cerea  di  uscire  da  queste 
contraddizioni  attribuendo  la  responsabilità  del  male  al  fato​,  propone  quindi  una  concezione 
dualistica,  ​natura  benigna  contro  fato  maligno​.  Leopardi  concepisce  la  natura  come 
meccanismo  cieco,  indifferente  alla  sorte delle sue creature; meccanismo anche crudele, in cui la 
sofferenza  degli  esseri  e  la  loro  distruzione  è  legge  essenziale,  perché  gli  individui  devono  perire 
per  consentire  la  consumazione del mondo (ad esempio gli animali che devono servire da cibo ad 
altri  animali).  E  una  concezione  meccanicistica  e  materialistica.  La  colpa  dell'infelicità  non  è 
più  dell'uomo  stesso,  ma  solo  della  natura,  L'uomo  non  è  che  vittima  innocente  della  sua 
Crudeltà.​Mentre  prima  l'Infelicità’  era  considerata  assenza  del  piacere,  ora  essa  deriva  da 
MALI ESTERNI a cui nessuno può sfuggire, come m
​ alattie,cataclismi,vecchiaia e morte. 
LA  POETICA:  IL  VAGO  E  INDEFINITO:  ➻Immaginazione:  ​Nel  1820  elabora  la  teoria  del 
piacere  che  è  il  nucleo  della  sua  filosofia  pessimistica  ed  è  anche  il  punto  di  avvio  della  sua 
poetica.Visto  che  il  Piacere  Infinito  è  Irraggiungibile,  l’uomo  può  solo  ricorrere 
all’Immaginazione  per  cercare  di  simularlo,  creando  intorno  a  sé  una sorta di realtà parallela e 
in  questo  modo  riesce  a  evadere  temporaneamente  dalla  sofferenza  che  la  natura  gli  ha 
riservato.  L’immaginazione  appaga  il  BISOGNO  DI  INFINITO  appoggiandosi  a  tutto  ciò  che 
può essere considerato IGNOTO, LONTANO, VAGO e INDEFINITO. 
  LA TEORIA DELLA VISIONE: ​Tutto ciò che impedisce la vista (come una siepe, un albero, una 
finestra  chiusa)  scatena  l’IMMAGINAZIONE  che  suscita  nella  mente  dell’uomo  l’idea 
dell’INFINITO che si trova dietro quegli ostacoli.  
LA  TEORIA  DEL  SUONO​:  Ci  sono  suoni  suggestivi  (come  un  canto  che  si  allontana,  il  suono 
del  vento  tra  le  foglie,  l’eco  nelle  valli)  che  suscitano  emozioni  capaci  di  evocare  l’idea  di 
INFINITO.  
IL  BELLO  POETICO  ​–  Tutto  ciò  che  evoca  l’idea  di  infinito  costituisce  il  bello  poetico. 
L'immaginazione  si  serve  di  immagini  che  la  mente  attinge  dai  ricordi  dell’infanzia,  che 
Leopardi chiama RIMEMBRANZE. 
  ANTICHI  E  MODERNI – I più grandi maestri della Poesia vaga e indefinita furono gli antichi. 
Essi,  infatti,  avevano  l'immaginazione  dei  fanciulli  perché  più  vicini  alla  natura.  I  moderni, 
invece,  hanno  perduto  questa  capacità  fanciullesca  perché  si  sono  allontanati  dalla  natura  per 
colpa  della  ​Ragione​.  Ad  essi  non  resta  che  la  ​poesia  sentimentale​,  che  prende  spunto  dalla 
consapevolezza dell’Infelicità. 
  ​IDILLI  1819-1821:  ​Presentano  tematiche  intime  e  autobiografiche,  hanno  un  linguaggio  più 
colloquiale  e  semplice.  Leopardi  definì  gli  Idilli  come  espressione  di  sentimenti  affezioni  e 
avventure  storiche  del  suo  animo.A  Leopardi  preme rappresentare realtà esterna come una serie 
di momenti essenziali della sua vita interiore . 
L’INFINITO  (1819)  ​–  Questo  CANTO  anticipa  alcuni  temi  che  saranno  sviluppati  in  seguito, 
come  la  TEORIA  DEL  PIACERE(1820).  In  particolare  Leopardi  sostiene  che  alcune sensazioni 
(visive  o uditive) hanno carattere Vago e indefinito e quindi sono inducono l’uomo a immaginare 
l’infinito.  ​La  poesia  si  divide  in  due  parti:   Nella  prima  parte  viene  descritta  una  sensazione 
VISIVA negata (la siepe che impedisce di contemplare il paesaggio che sta dietro di essa). Questo 
impedimento  fa  galoppare  la  fantasia  che  crea  una  propria  idea  di  quello  che  sta  dietro,  a 
immagine  di  quello  che  il  poeta  desidera:  spazi  infiniti,  silenzi  sovrumani  e  una  quiete 
profondissima.  ​Nella  seconda  parte  ​viene  descritta  una  sensazione  ​UDITIVA  (il  vento  che  fa 
sentire  la  sua  voce  mentre  scuote  le  foglie  degli  alberi).  Così  la  voce  del  vento  viene  paragonata 
alla  voce  dell’INFINITO  che  si  esprime  attraverso  il  SILENZIO  delle  cose  dimenticate.  Questo 
riporta  alla  mente  del  poeta  i  periodi  storici ormai passati e svaniti e lo spingono a confrontarle 
col periodo presente, destinato a subire la stessa sorte. Di fronte a queste immagini l’IO del poeta 
subisce  un  senso  di  Smarrimento,  per  poi  adattarsi  alla  situazione  e  Annegare  dolcemente 
nell’immensità Dell'infinito, come cullato da esso, senza più nessuna paura. 
Lo Zibaldone d​ i pensieri è un diario personale che raccoglie una grande quantità di appunti 
scritti tra luglio/agosto 1817 e dicembre 1832, per un totale di 4526 pagine. Il titolo deriva 
dalla caratteristica dell’opera che è una raccolta di pensieri, e prende il nome da un piatto tipico 
dell’EMILIA, costituito da un miscuglio di molti ingredienti diversi. Dopo la morte del poeta (nel 
1837) questi appunti sparsi erano rimasti presso l'amico Antonio Ranieri il quale lo tenne per 
oltre cinquant'anni con altri manoscritti, lasciandolo in un baule a sua volta finito in eredità a 
due donne di servizio. Si tratta di annotazioni di varia misura e ispirazione, caratterizzate da un 
tono di provvisorietà, a volte brevissime, a volte ampie.  
 
 
LA SERA DEL DÌ’ DI FESTA (1820)​ – Questa poesia inizia con la descrizione di un notturno 
lunare, una delle immagini Vaghe e indefinite capaci di evocare l’idea dell’infinito e dare 
all’uomo una parvenza di consolazione. Nei versi vengono trattati 2 temi cari a LEOPARDI: 
Nella prima parte si ha la contrapposizione tra 2 figure giovanili​:1)una fanciulla ignara di 
quello che il destino le riserverà, è fiduciosa nel suo futuro, in armonia con la notte serena. 2)Il 
poeta solitario, destinato dalla natura all’infelicità e consapevole di questo. Il poeta è quindi 
consapevole della sua diversità e per questo si sente escluso dal resto dell’umanità. Ma non si 
rassegna a questo destino, anzi si ribella violentemente ad esso​. La seconda parte tratta di un 
tema più generale:​ il Trascorrere del tempo che scorre e vanifica ogni evento umano. A suggerire 
questo contrasto vi è l’immagine di un canto solitario che risuona nella notte e si allontana 
lentamente. Questo canto fa tornare alla mente i suoni e la vita giorno di festa, che si sono 
dissolti senza lasciare traccia. I​ l legame tra le due parti è il fatto che I GIORNI DEL POETA 
sono pieni di dolore, ma anche questo dolore è NULLA ed è destinato a dissolversi col passare 
del tempo, esattamente come succede alle cose belle della vita. Q
​ uesta è l’unica cosa che 
accomuna la giovane fanciulla al poeta, sebbene la prima ne sia inconsapevole.  
LE  OPERETTE  MORALI  (1824)  ​Scritte  quasi  tutte  di  ritorno  da  ROMA,  dove  aveva  fatto  la 
sua  prima  uscita da Recanati. Sono prose di argomento filosofico dove i protagonisti sono spesso 
personaggi  MITICI  (come  ERCOLE)  oppure  storici  (come  COLOMBO  o  TORQUATO  TASSO). 
In  queste  opere  è  molto  forte  la  FANTASIA  del  poeta,  ma  il  tema  dominante  rimane  sempre 
l’INFELICITA’  DELL’UOMO  e  i  MALI  CHE  AFFLIGGONO  L’UMANITA’.  Nelle  OPERETTE 
più mature si arriva anche a temi come IL SUICIDIO. Tra le maggiori OPERETTE ricordiamo:  
DIALOGO  DELLA  NATURA  E  DI  UN  ISLANDESE:​un  dialogo  tra  pastore  Islandese  e  la 
personificazione  della  natura  Dove  il  pastore  chiede  alla  natura  perché  lo  faccia  soffrire  ed 
essa  risponde  dicendo  che  non  vuole  il  male  del pastore ma che in realtà. Essa fa semplicemente 
il suo corso( non le importa di far soffrire l'uomo)  
GRANDI  IDILLI  1828-1830  ​Rappresentano  la  vetta  della  poesia  di  Leopardi.  Tra  essi 
ricordiamo  A  SILVIA,  LA  QUIETE  DOPO  LA  TEMPESTA,  ECC.  Anche se i temi sono simili a 
quelli  degli  IDILLI,  qui  si  coglie  la  fine delle illusioni giovanili del poeta e la consapevolezza del 
VERO.  Inizia  la  fase  del  PESSIMISMO  COSMICO.I  grandi  idilli  sono  percorsi  da  immagini 
liete  ma  queste  immagini  sono  quasi  rarefatte  ,sono  accompagnate  dalla  consapevolezza  del 
dolore,del  vuoto  dell'esistenza  e  della  morte.È  presente  un  linguaggio  più  misurato  sia  nella 
direzione  della  tenerezza  e  della  dolcezza,sia  nella  desolazione.  La  metrica  è  composta  da  una 
strofa di endecasillabi e settenari che si succedono liberamente senza uno schema fisso.  
Il  Periodo  che  va  dal  1816  fino  al  1819  è  ricco  di  esperimenti  letterari  che  si  rivolgono  in 
direzioni molto diverse Tra i canti ricordiamo: 
“Angelo  Mai”  una  canzone  civile  che  affronta  temi  già  conosciuti,  come  quello  della  felicità, 
dove  la  vita  viene  paragonata  a  un  vecchio  che  scala  una  montagna  convinto  di  raggiungere la 
vetta,  ovvero  la  felicità,  ma  che  quando  la  sta  per  raggiungere  precipita in un fosso che lo porta 
alla morte. 
A  SILVIA  :  Quando  scrisse  la  poesia,  Leopardi  si  trovava  a  Pisa.  La  musa  ispiratrice  è  Teresa 
Fattorini​,  figlia  del  cocchiere  di  casa  Leopardi  a  Recanati,  morta  di  TISI  a  21  anni  nel  1818. 
Questa  LIRICA,  insieme  all’INFINITO  rappresenta  il  capolavoro  di  LEOPARDI.  ​L’argomento 
non  è  l’amore  tra  la  donna  e  il  poeta  ma  il  CONFRONTO  tra  le  loro  condizioni:  SILVIA 
appartiene  al  popolo,  il  poeta  è  un  aristocratico.  L’unica  cosa  che  li  accomuna  è  la  giovinezza 
che  porta  in entrambi Speranze e sogni che presto la NATURA trasformerà in DELUSIONE.  La 
poesia  riprende  il  tema  del  VAGO  E  INDEFINITO.  La  descrizione  di  SILIVIA è molto VAGA e 
priva  di  PARTICOLARI  FISICI.  Di  lei  conosciamo  solo  gli  ​OCCHI  (ridenti  e  fuggitivi), 
l’ATTEGGIAMENTO  (lieto  e  pensoso)  e  la  ​GIOVANE  ETA’  (sta  per  varcare  la  soglia  della 
giovinezza).  Anche  la  descrizione  dell’ambiente  è  VAGA:  il  poeta  dice  che  siamo  in 
PRIMAVERA,  ma  non  ci  sono  descrizioni  fisiche  di  questa  stagione,  solo  ALLUSIONI  agli 

ODORI  e  ai  COLORI.​Nella  poesia  ci  sono:  ​filtro  fisico: ​se tu non puoi vedere qualcosa la 


desideri  attraverso  l’immaginazione/memoria.  Esempio→  finestra  che  lo  allontana  e  lo  separa 
dal  mondo,  e  ciò  gli  stimola  l’immaginazione,  perché  percepisce  il  mondo  dalla  stanza  chiusa, 
ovvero  il  suo  mondo  interiore.  (simile  alla  siepe  dell’Infinito).​filtro  immaginazione​:  a  volte 
quando  i  sensi  vengono  messi  da  parte  dobbiamo  appunto  staccarci  dalla  realtà  usando  la 
nostra  immaginazione.​filtro  memoria:  ​richiama  un  particolare  del  passato,  come  il  canto  di 
Silvia​.filtro  letterario:  la  figura  di  Silvia  che  canta  è  un  ricordo  Virgiliano  del  canto  di  Circe 
(Eneide),  tramite  questo  filtro  Leopardi  ha  l’obiettivo  di  risvegliare  gli  antichi  (Virgilio)  con  il 
ricordo​.filtro  filosofico:  l’illusione  recuperata  della  memoria  non  può  più  essere  vista 
ingenuamente  come  negli  anni  giovanili.  Analizzando  questa  poesia  possiamo  dire  che 
LEOPARDI  non  è  solo  il  poeta  del  PESSIMISMO,  ma  anche  il  poeta  della  VITA.  Egli  infatti 
esprime  un  bisogno  di  VITA  e  di  GIOIA  che  però  non  riesce  a  soddisfare.  Quindi  il 
PESSIMISMO  nasce  come  conseguenza  dopo  la  DELUSIONE  subita.  E  non  si  manifesta  come 
RASSEGNAZIONE, ma come PROTESTA perché sente che la FELICITÀ’ gli è stata negata.  
A SE STESSO 1835: 
È  il  più  riuscito  e  intenso  dei canti del "ciclo di Aspasia"​. Viene meno il tono elegiaco degli idilli 
e  si  afferma  un  tono  nuovo,  più  energico  ed  eroico,  di  ribellione  contro  il  potere  del  male 
"ascoso".  ​Tutta  la  poesia  è  una  sorta  di  colloquio  tra  il  poeta  e  il  proprio  animo.  I  motivi  del 
colloquio  sono  tre:  la  constatazione  del  disinganno,  la  consapevolezza  della  rinuncia  a  ogni 
illusione  e  la  denuncia  del  malvagio  potere  della  natura.Nel  canto  si  manifesta  la  disillusione 
dopo  la  fine  dell'amore  per  Fanny.  Da  ciò  deriva  un  invito  a  non  illudersi più, ad abbandonare 
per  sempre  l'illusione  che  esista  qualcosa  nella  realtà  che  sia  degno  di  amore.  Il  poeta smetterà 
di  amare:  è  morta l'ultima illusione che lui aveva creduto eterna. Nel genere umano le illusioni e 
la  speranza  sono  finite.  L'  anafora  "perì...perì"  suona  come  un  doloroso  eco  dell'anima.  Il  suo 
cuore ora si riposa. Prima aveva amato abbastanza. Nessuna cosa merita più i sospiri dell'uomo. 
La  vita  è  dolore  e  noia e il mondo è fango. ​Ora il suo animo si calma e capisce che il fato non ha 
concesso  altro  che  la  morte.  Si  dispera  un'ultima  volta  e  disprezza  se  stesso,  la natura​, il potere 
ascoso  del  male  e  ​l'infinita  inutilità  di  tutto.  In  questa  poesia  i  segmenti  sintattici  non 
coincidono  con  la  lunghezza  dei  versi  e  creano  numerosissimi  enjambement.  Il  lessico  si  riduce 
ad una scarna successione di verbi e sostantivi. 
LA GINESTRA  
Questo  CANTO  fu  composto  nel  1836  durante  il  soggiorno  a  NAPOLI.  Leopardi  vuole 
trasmettere  un  messaggio  di  solidarietà  umana  e,  cercando  di  superare  il  suo  pessimismo, 
volgere  lo  sguardo  verso  il  futuro.  I  secoli  passati  dall’eruzione  del  VESUVIO  non  hanno 
cambiato  la  condizione  dell’uomo  che  è  rimasto  SOLO  e  INDIFESO  davanti  alla  forza  della 
natura.  Sulle  falde  del  vulcano,  solo  la  GINESTRA  riesce  a  crescere  perché  ha  un  carattere 
TENACE  ma  FLESSIBILE,  pronta  ad  adattarsi  alle  condizioni  avverse  pur  di  sopravvivere.  La 
PRIMA  STROFA  ​inizia con la descrizione del paesaggio desolato del VESUVIO, rallegrato solo 
dalla  GINESTRA,  definita  IL  FIORE  DEL  DESERTO.  Questa  pianta  ​assume  un  valore 
simbolico  ​perché  rappresenta  la  SOFFERENZA  degli  esseri  umani  perseguitati  dalla  natura.  Il 
poeta  si  identifica  con  essa,  sia  perché  entrambi  vivono  nella  solitudine,  sia  perché  resistono  a 
condizioni  impossibili  imposte  dalla  natura.  ​Nella  SECONDA  e  TERZA  STROFA,  ​dopo  aver 
polemizzato  contro  il  pensiero  del  suo  tempo,  basato  sulla  fiducia  nel  progresso,  LEOPARDI 
afferma  che  il  progresso  anche  se  non  può  assicurare  la  felicità,  può  promettere  almeno  una 
società  più  giusta  basata  su  rapporti  umani  corretti  e  sulla  solidarietà.  Il  compito 
dell’intellettuale  è  far  conoscere  questo  pensiero  al  popolo.  ​La  QUARTA  STROFA  riprende  la 
descrizione  del  paesaggio  del  VESUVIO,  con  la  sua  lava  pietrificata.  Mentre  nelle  opere 
precedenti  il  paesaggio era sempre osservato con distacco, attraverso un filtro, come una finestra 
chiusa,  ora  il  poeta  si  immerge  nel  paesaggio,  senza  bisogno  di  sostituire  la  realtà  con 
l’immaginazione.  Ma il suo atteggiamento non è sereno e rilassato, bensì EROICO e consapevole 
della  tragedia  che  sta  vivendo.  La  QUINTA  STROFA  riprende  la  descrizione  della  potenza 
distruttiva  della  natura,  che  tratta  gli  uomini  come  se  fossero  formiche.  Così  il  VESUVIO  ha 
distrutto  le  vite  durante  la  sua  eruzione,  come  se  fosse  un  UTERO  TONANTE.  La  ​SESTA 
STROFA  t​ratta  il  tema  del  contrasto  tra  il  TEMPO  UMANO  che  passa  e  trasforma  le  cose e il 
TEMPO  DELLA  NATURA  che  rimane  immobile  e distrugge le cose.  Nella S​ETTIMA STROFA 
ritorna  la  GINESTRA  che  diventa  un  esempio  per  gli  uomini,  per  il  suo  comportamento 
EROICO.  Infatti  anche  se  è  una  pianta  fragile  è capace di resistere alle avversità della natura e 
del  tempo.  Essa  riesce  a  non  piegare  mai  il  capo,  ma  nello  stesso  tempo  non  cerca  di  imporre il 
suo dominio sulle altre piante. Per questo è considerata un esempio di virtù.