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NON POSSIAMO PIU’ TACERE


LETTERA APERTA AGLI AMMINISTRATORI DELLA TOSCANA
E A QUANTI HANNO A CUORE IL DIRITTO ALL’ACQUA

Siamo fermamente contrari al progetto della Ingegnerie Toscane srl,


la nuova società che accorpa i servizi di ingegneria
di Acque spa, Publiacqua spa e Acquedotto del Fiora
perché:
• mette in discussione la questione democratica in materia di percorsi legislativi e normativi sulle
scelte che riguardano il servizio idrico, espropriando le rappresentanze elettive del potere decisionale
• favorisce interessi speculativi drenando risorse dal territorio toscano per trasferire fuori dall’ambito
territoriale il controllo della progettazione delle opere che assorbirà gli investimenti del settore idrico
nella regione
• accentra ed esternalizza attività ad alto valore quali progettualità, controllo della qualità delle acque,
direzione lavori, telecontrollo, ricerca e nuove tecnologie, controllo sicurezza, svuotando le aziende,
e con esse il servizio idrico integrato, di tutte le funzioni proprie della gestione stessa.
• mortifica il patrimonio di conoscenze e capacità di gestione, il know-how cresciuto e maturato nei
comuni, nelle vecchie municipalizzate e trasferito nelle aziende e che ha costruito in un secolo di
esperienza la ricchezza e capacità di gestione del servizio idrico in Toscana
• propone un modello di gestione dell’acqua, che richiama direttamente quello delle società quotate a
Piazza Affari la cui finalità è rivolta alla competizione tra investitori e al rendimento dei titoli
piuttosto che al benessere dei cittadini, alla qualità del servizio, alla salvaguardia dei territori e al
risparmio idrico.
• SAPRANNO ATO, CONVIRI, SINDACI, CONSIGLI COMUNALI, la stessa REGIONE
TOSCANA dirci inoltre se la nascita della nuova società di scopo srl è conforme e ossequiosa delle
delibere a suo tempo votate nei Consigli Comunali congiuntamente con gli atti di concessione del
servizio e della stessa legislazione vigente di settore?

La creazione della Ingegnerie Toscane corrisponde, in primo luogo, ad un modello autoritario di percorso
decisionale, attuato all’insaputa degli attori principali coinvolti, non solo lavoratori e cittadini ma enti locali
proprietari del servizio e istituzioni regionali. La NewCo è stata costruita in maniera affrettata, prime delle
scadenze imposte dal decreto Calderoli e risponde esclusivamente alle volontà decisionali dei consigli di
amministrazione dei 3 Gestori, governati dal partner privato (Acea, Suez, Caltagirone), realizzando un
modello di accorpamento degli ambiti che, al momento, non è stato ancora deliberato nelle sedi opportune. Si
pone quindi come una forzatura, volta a scavalcare e a forzare la mano al legislatore regionale che,
ricordiamo, deve ancora varare una legge di riordino dei servizi pubblici locali.
Affermiamo, al contrario, che le decisioni che riguardano l’acqua debbano essere riportate entro lo spazio
democratico e partecipativo dei cittadini e delle rappresentanze elettive, a partire dai Comuni e dei Consigli
Comunali e richiamiamo, non ultima, la consultazione referendaria oramai alle porte, che crediamo possa
indirizzare la gestione del servizio verso modelli diversi da quello attuale.
Alcuni Consigli Comunali già nel 2008, Firenze tra questi, hanno sfiduciato proposte di accorpamento degli
ambiti 2-3-6, alla luce anche dell’istruttoria dell’Antitrust che individuava nel cartello Suez-Acea un’intesa
volta alla conquista degli acquedotti toscani. Crediamo invece che il vero interesse comune perseguito dalla
NewCo non andrà a vantaggio della gestione del servizio idrico in Toscana bensì dei grandi gruppi privati
che controllano attualmente grossa parte del Lazio e che hanno individuato nella nostra ricca Toscana un
territorio di espansione commerciale.
Riteniamo che la quantità di investimenti di cui necessità il comparto idrico, capace di muovere grandi
appalti e progetti ad alto valore, rappresenti un “piatto” decisamente appetibile per istituti finanziari e
imprenditori, che dubitiamo abbiamo a cuore la valorizzazione delle competenze e/o eccellenze delle
maestranze locali, così come dubitiamo siano interessati a comprendere la portata in termini di lavoro per le
imprese toscane che appalti e investimenti devono invece produrre per i nostri territori.
Non a caso l’accorpamento su scala regionale coinvolge gli ambiti dove il cartello Acea-Suez detiene oltre il
40-45% delle azioni nelle società di gestione. Non a caso ACEA si riserva una quota diretta di partecipazione
societaria nella Ingegnerie Toscane oltre che il controllo del consiglio d’amministrazione. Né possiamo
ignorare che la stessa Acea controlla società del gruppo (LaboratoRI spa) che svolgono attività praticamente
identiche alla Ingegnerie Toscane cui, leggiamo sulla stampa, la recente riorganizzazione laziale assegna
valore strategico di rilievo nazionale. E non possono non destare preoccupazione le voci che ci arrivano dalle
aziende, dove il management si esprime affermando che …. la direzione lavori necessita di presidi locali,
ma la progettazione si può fare a Roma come a Buenos Aires...
Il disegno delle Ingegnerie Toscane non corrisponde ad una aggregazione nata per ridurre i costi dei consigli
di amministrazione, che pure in questi anni abbiamo visto moltiplicarsi nella creazione di innumerevoli
società di scopo o controllate per scelte volute proprio dalla partnership privata delle aziende, bensì alla
creazione di una società svincolata dagli obblighi normativi del servizio idrico integrato vincolate, al
momento, all’ambito territoriale e alla componente pubblica, dove trasferire tutte le attività ad alto valore,
anche finalizzate al controllo della gestione operativa, proprie della gestione del servizio idrico.
E a pagarne l’aumento dei costi saranno i cittadini sia in via diretta con le bollette, che in via indiretta
attraverso gli investimenti, cui la regione è ripetutamente richiamata da una gestione privatistica che, lungi
dal portare capitali nelle aziende, provveda ad incassare i dividendi a fine anno e attua gli investimenti con i
capitali che derivano da prestiti bancari interamente pagati dagli utenti, interessi compresi.
Crediamo che le presunte sinergie realizzate dalla fusione societaria, piuttosto che la decantata realizzazione
di economie di scala, perseguiranno lo scopo di espropriare gli ambiti territoriali della gestione progettuale e
operativa del servizio idrico per trasferire fuori dai confini geografici degli ambiti stessi e fuori dalla stessa
Toscana il potere di regolazione e di direzione economica di un settore vitale per la sopravvivenza dei luoghi
che abitiamo e viviamo.
Dobbiamo scongiurare soprattutto che in caso di esito positivo del Referendum per la ripubblicizzazione
dell’acqua, gestori e concessionari del servizio, ormai svuotati di competenze e funzioni, si ritrovino
altrimenti a subire la beffa di ricorre obbligatoriamente alle aziende di scopo privatizzate per garantire la
continuità del servizio.
Crediamo fermamente che per gestire il bene comune acqua e le risorse naturali, tutelando ambiente e
materia ma anche sapere e risorse umane, utenti, istituzioni proprietarie sia indispensabile, in primo luogo,
mantenere uno stretto legame con il territorio.
A partire dalle conoscenze tecniche e amministrative locali, la gestione ottimale della risorsa idrica deve
rispondere a criteri geo-economici e garantire alla collettività l’utilizzo dell’acqua preservando l’ambiente e
il ciclo naturale delle acque. Collettività e territorio, costituiscono l’unico binomio adatto a rappresentare
criteri di efficienza ed efficacia nella gestione dell’acqua, perché competenze e saperi derivano direttamente
dai territori mentre dall’attività e memoria degli uomini che vivono e lavorano i luoghi deriva attenzione alla
salvaguardia dell’ambiente naturale, della salute e dei diritti delle comunità.
Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza ai lavoratori del servizio idrico nella convinzione che il percorso
che abbiamo intrapreso con la campagna referendaria “2 sì per l’acqua bene comune” saprà dare voce a
quelle istanze che animano cittadini, lavoratori e amministratori che non sono disposti a farsi espropriare del
bene più prezioso, l’acqua.

Firenze, 12 Febbraio 2011 Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua

Tutte le info collegate (Piano Industriale, Master Plan, Corrispondenze, ect.


Visibili al link diretto: http://www.acquabenecomunetoscana.it/spip.php?article12469