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Riccardo Mel - Luca Carniello

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Esercizi di Idraulica
Riccardo Mel - Luca Carniello

10 0

Esercizi di Idraulica
Questa dispensa è stata sviluppata al fine di poter fornire un valido contributo alla

preparazione dell’esame di Idraulica e di Meccanica dei fluidi per gli allievi ingegneri del

secondo anno.

Gli esercizi sono suddivisi in tre macro - argomenti: statica dei fluidi, dinamica dei fluidi

all’interno di condotte a pressione e dinamica dei fluidi a superficie libera.

I primi esercizi di ogni argomento, caratterizzati dalla lettera “P” e risolti in modo

dettagliato, sono volti a fornire una solida base al f ine di rendere gli studenti

indipendenti ad affrontare quelli via via più complessi. Gli esercizi che seguono,

caratterizzati da un diverso simbolo a seconda del grado di difficoltà, presentano

invece una guida sintetica alla soluzione, i risultati e un’analisi di sensibilità,

fondamentale per prendere conoscenza delle grandezze in gioco e per dare la

possibilità di ripetere tali esercizi con numeri diversi.

Gli autori si sentono in dovere di ringraziare il Prof. D’Alpaos, che negli anni ci ha

trasmesso entusiasmo, passione e conoscenza della materia.

Riccardo Mel, Luca Carniello

“ FIDEM QUI PERDIT PERDERE ULTRA NIHIL POTEST “


Sommario

A) Statica dei fluidi ..................................................... 1


A.1 Esercizi svolti integralmente..........................................................3

A.2 Esercizi in preparazione dell’esame di livello facile ....................19

A.3 Esercizi in preparazione dell’esame di livello intermedio ...........25

A.4 Esercizi in preparazione dell’esame di livello difficile .................40

B) Moti a pressione ................................................. 45


B.1 Esercizi svolti integralmente........................................................47

B.2 Esercizi in preparazione dell’esame di livello facile.....................56

B.3 Esercizi in preparazione dell’esame di livello intermedio ...........60

B.4 Esercizi in preparazione dell’esame di livello difficile .................71

C) Moti a superfice libera ........................................81


C.1 Esercizi svolti integralmente........................................................83

C.2 Esercizi in preparazione dell’esame di livello facile.....................89

C.3 Esercizi in preparazione dell’esame di livello intermedio ...........94

C.4 Esercizi in preparazione dell’esame di livello difficile .............. 108


A) Statica dei fluidi
1 P
Tema : Un serbatoio è riempito da tre liquidi con differente peso specifico, rispettivamente olio, acqua
e glicerina. Tali fluidi si trovano in quiete e presentano i seguenti pesi specifici: gOIL = 8000 N/m3;
gW = 9806 N/m3; gGLI = 11500 N/m3.
Calcolare :
O
• la pressione nel punto A PA; 0.75 m
A
• la pressione nell’interfaccia olio - acqua PB; γOIL=8000 N/m3 B hOIL=1.40 m

• la pressione nel punto C PC;


C
• la pressione nell’interfaccia acqua - glicerina PD; hW =2.00 m
γW =9806 N/m3 1.10 m
• la pressione sul fondo del serbatoio PE; D
• disegnare il diagramma delle pressioni agenti lungo
hGLI=2.35 m
la parete del serbatoio. γGLI=11500 N/m3
E

G ui d a al l a s ol uz i one
La soluzione dell’esercizio prevede il calcolo della pressione all’interno del serbatoio, contenente
più fluidi stratificati incomprimibili in condizioni di quiete, ad una generica profondità. Per
semplicità, potendo assumere la pressione atmosferica costante, negli esercizi di meccanica di
fluidi ci si riferisce alla pressione relativa, salvo dove indicato diversamente. Se si considera un
singolo fluido a diretto contatto con l’atmosfera, in esso la pressione risulta essere proporzionale
alla profondità del punto misurata a partire dalla superficie libera, indicata generalmente con la
lettera z, moltiplicata per il peso specifico del fluido. Ciò avviene, nell’esercizio proposto,
all’interno dello strato d’olio, ove con i si indica un generico punto posto all’interno dello strato.

O z=0
LEGGE IDROSTATICA: P + γ • h = costante
zi z
γOIL h
i Pi = PO + γOIL • zi = 0 + γOIL • zi
h=0

La relazione individuata indica che in un fluido incomprimibile in quiete la pressione varia


linearmente con la profondità z: essa, più volte richiamata negli esercizi successivi, prende il
nome di legge idrostatica. Per quanto riguarda la soluzione dei punti C, D ed E, appartenenti agli
strati sottostanti, all’interno di ogni singolo strato gli strati sovrastanti contribuiscono con un
“carico” costante pari alla sommatoria dei relativi pesi specifici moltiplicati per le altezze dei
singoli strati. A tale pressione si deve aggiungere il contributo del fluido che costituisce lo strato in
esame, pari al peso specifico moltiplicato per la profondità all’interno dello strato e misurata a
partire dalla superficie di separazione con il fluido soprastante.

-3-
1 P
Procedimento risolutivo
Nell’esercizio proposto, ove ci sono tre fluidi stratificati, verranno introdotte le profondità
all’interno dei relativi strati zS, così come indicato in figura.
Per quanto riguarda il punto A, vi è un solo fluido che lo sovrasta. La pressione relativa sarà quindi
pari al prodotto tra il peso specifico dell’olio e l’altezza d’olio al di sopra di tale punto:
PA = PO + γOIL • zOIL_A = 0 + γOIL • 0.75
Il punto B, che si trova in corrispondenza dell’interfaccia tra olio e acqua, presenta anch’esso un
solo fluido soprastante. L’espressione per il calcolo della pressione resta quindi invariata.
PB = γOIL • zOIL_B = γOIL • hOIL = γOIL • 1.40
Due fluidi sovrastano il punto C: lo strato di olio, che contribuisce con una pressione costante pari
al prodotto del peso specifico dell’olio moltiplicato per l’altezza dell’intero strato d’olio, e l’acqua
che costituisce lo strato relativo al punto C. Il contributo dell’acqua è pari al suo peso specifico
moltiplicato per la profondità del punto considerato all’interno dello strato, misurata a partire dalla
superficie di separazione con l’olio zW.
PC = γOIL • hOIL + γW• zW_C = PB + γW • 0.90
Il calcolo della pressione nel punto D segue lo stesso procedimento, con l’unica differenza che
l’altezza dell’acqua soprastante è quella relativa all’intero strato.
PD = γOIL • hOIL + γW• zW_D = PB + γW • hW = PB + γW • 2.00
La sezione E viene infine risolta sommando alla pressione agente in corrispondenza del punto D il
peso dello strato di glicerina.
PE = γOIL • hOIL + γW• hW + γGLI• zGLI_E = PD + γGLI • hGLI = PD + γGLI • 2.35

zOIL A
P = Σ i(γi • hi)
B

zW
C L’andamento del diagramma delle
pressioni è lineare a tratti e
D
presenta come pendenze i valori
zGLI
del peso specifico del fluido in
ogni strato.

PAA =6.000 kPa PBB =11.20 kPa PCC = 20.03 kPa PDD = 30.81 kPa PEE = 57.84 kPa

-4-
19
Tema : Un serbatoio è costituito da due camere indipendenti messe in comunicazione tramite un foro
rettangolare presidiato da una paratoia della stessa forma del foro (altezza a = 3 m, larghezza B = 2 m,
peso P = 2000 N) incernierata in O. La camera di sinistra contiene acqua mentre quella di destra olio,
entrambe per un’altezza pari ad h = 7 m. Due sfere, S1 di diametro D1 = 70 cm ed S2 di diametro
D2 = 50 cm, in legno d’ebano (gE = 1.1 gW), collegate da un filo e montate su di una puleggia, sono
immerse rispettivamente nella camera di sinistra e in quella di destra.
Calcolare :
• la tensione del filo T, nell’ipotesi di sistema in equilibrio e S1 S2
di attrito trascurabile tra filo e puleggia;
• il peso specifico dell’olio γOIL; O h
acqua olio
• la forza esterna orizzontale F applicata in corrispondenza
G a
del baricentro della paratoia G necessaria affinchè il sistema γw = 9806 N/m3 γOIL
sia in equilibrio così come riportato in figura.

Guida alla soluzione e risultati

La tensione lungo il filo, costante in ogni suo tratto, è uguale alla risultante delle altre forze agenti
sulle sfere. Tale risultante, al fine di garantire l’equilibrio del sistema filo - sfere, è la stessa su
entrambe le sfere. La soluzione parte dal serbatoio di sinistra, ove è noto il peso specifico
dell’acqua e risulta pertanto possibile calcolare la tensione del filo, pari al peso immerso della
sfera. Con il medesimo equilibrio di forze sulla sfera del serbatoio di destra si calcola il peso
specifico dell’olio. Il modulo della forza esterna F si ottiene risolvendo l’equilibrio dei momenti
rispetto alla cerniera posta in O, ove il contributo del peso della paratoia risulta essere nullo.

γOIL = 8.096 kN/m3 T = 176.1 N F = 61.17 kN

A nal i s i d i s ens i b i l i tà

- 25 -
B) Moti a pressione
40 P
Tema : Due serbatoi sono collegati da un condotto di caratteristiche geometriche costanti in cui fluisce
una portata Q pari a 2 m3/s. Si trascurino le perdite localizzate all’imbocco e allo sbocco dei due serbatoi.
Le caratteristiche geometriche del condotto sono note e riportate in tabella.
Calcolare :
25 m
• il tirante che si realizza nel serbatoio di valle HV;
Q HV
• il coefficiente di scabrezza KS espresso secondo
Strickler che realizza le medesime perdite. D [m] eS [mm] L [m]

0.800 1.000 500

G ui d a al l a s ol uz i one
Questo tipo di esercizi, riguardanti il moto a pressione all’interno delle condotte, si impostano
risolvendo l’equazione di bilancio dell’energia tra due generiche sezioni di interesse A-A e B-B,
equazione che permette di calcolare l’energia e la pressione in qualunque punto compreso tra tali
sezioni. Nella scrittura dell’equazione, si deve tener conto delle perdite continue, di tutte le
perdite localizzate e di eventuali variazioni locali di energia, generate da appositi dispositivi,
che si realizzano lungo il percorso tra le due sezioni.
A B
EA − EB = Σ∆ECONT + Σ∆ELOC + Σ∆EPT

A B

1 PERDITE CONTINUE (Attrito tra fluido e fluido e tra fluido e condotto)

2 PERDITE LOCALIZZATE (e.g. Imbocco e sbocco, restringimenti di sezione, saracinesche,ecc.)

3 VARIAZIONI DI ENERGIA (Pompe e turbine)

Nel caso in esame l’unico termine di dissipazione, legato all’attrito tra fluido e fluido e tra fluido e
condotto, è fornito dalle perdite continue. Tale termine, espresso come il prodotto tra la pendenza
della linea dell’energia j moltiplicata per la lunghezza della condotta L, può essere calcolato
utilizzando diverse formule di moto uniforme tra cui qui ricordiamo la formula di Strickler, che
utilizza il coefficiente di scabrezza K S, e la formula di Darcy - Weisbach, che utilizza il
parametro di resistenza f valutabile attraverso il diagramma di Moody o, analiticamente, mediante
la formula di Colebrook-White.

j = f / D • v2 / 2g s s Q = A • KS • Rh2/3 • j1/2

DARCY - WEISBACH COLEBROOK - WHITE STRICKLER

Ove es è la scabrezza equivalente, Re il numero di Reynolds e Rh il raggio idraulico.

- 48 -
40 P
Procedimento risolutivo

Il bilancio di energia relativo all’esercizio proposto è molto semplice: le sezioni estreme A-A e B-B
sono rappresentate rispettivamente dai serbatoi di monte e di valle, ove l’energia coincide con il
tirante al loro interno, mentre le perdite sono costituite solo da quelle di tipo continuo. La scrittura
del bilancio di energia risulta essere:
EM − ∆ECONT = EV
∆ECONT = J • L
HM = E M ; HV = E V
La determinazione delle perdite continue secondo l’equazione di Darcy - Weisbach, valida sia in
condizioni di moto laminare che turbolento, richiede la conoscenza della portata Q fluente nella
condotta e la determinazione del coefficiente f il quale, visto il carattere turbolento del moto, si
calcola mediante l’applicazione della formula di Colebrook - White. Preliminarmente si consiglia
di calcolare e trascrivere le seguenti grandezze che saranno utili in seguito: area della sezione,
velocità nel condotto e numero di Reynolds.

La formula di Colebrook White è implicita: essa va


risolta per via iterativa ipotizzando un valore di f n per A 0.5027 m2 f’ 0.0207331

calcolare f n+1, fino ad arrivare a convergenza, con una


v 3.979 m/s f ’’ 0.0208173
tolleranza prescelta (e.g 10 -6 ). Per velocizzare la
convergenza si consiglia come valore di f’ di primo Re 3183098 f ’’’ 0.0208171
tentativo quello ottenuto ponendo uguale a zero la
frazione contenente il numero di Reynolds, trovando j 0.02101 f ’’’’ 0.0208171

così il valore corrispondente al coefficiente f in


∆ECONT 10.50 m f ’’’’’ 0.0208171
condizioni di moto turbolento in regime di parete scabra.
Generalmente sono sufficienti non più di 4 - 5 iterazioni.

Il secondo quesito si risolve applicando la formula di Strickler, valida in regime di moto turbolento
su parete scabra. Si ricorda come il termine Rh rappresenti il raggio idraulico della sezione,
definito come rapporto tra area e perimetro bagnato: nel caso di condotte a pressione esso è pari a
D/4, ove D è il diametro della condotta. Dovendo riprodurre lo stesso valore della cadente
piezometrica j, l’unica incognita è rappresentata dal coefficiente di scabrezza KS.
KS = Q / (A • Rh2/3 • j1/2) = 2 / (0.5027 • 0.22/3 • 0.021011/2)

EV = 14.50 m KS = 80.27 m1/3s-1

- 49 -
69
Tema : Nel sistema rappresentato in figura, fluisce una portata Q pari a 9200 l/s. Essa si ripartisce
attraverso tre condotte A, B e C. Nelle condotte A e B sono inserite due tipologie di turbine T1 e T2 che
assorbono dal sistema rispettivamente le potenze WT1 e WT2. Nella condotta C di lunghezza LC pari a
4530 m e diametro dC = 0.8 m, caratterizzata da una scabrezza equivalente esC = 4.0 mm, fluisce una
portata QC = 1200 l/s. La ripartizione della portata nelle altre due condotte è tale per cui QA = 0.6 QB;
mentre la loro lunghezza, i loro diametri e il coefficiente di scabrezza secondo Strickler sono riportati in
tabella. Si trascurino tutte le perdite di carico localizzate. T1
QA T2 T2
Calcolare : A
T2
Q M QB V
• la perdita di carico che si realizza tra il nodo di T2
T1
monte e quello di valle ∆EMV; QC B
C
• la potenza assorbita dalle due tipologie di
Condotta: A B
turbine WT1 e WT2; L[m] 4000 4000
• illustrare sinteticamente i parametri che KS[m1/3s-1] 80 80
d[m] 1.5 1.4
determinano la diversa ripartizione delle portate.

Guida alla soluzione e risultati

Nei sistemi in parallelo le perdite di energia sono le stesse qualunque sia il percorso seguito tra i
nodi di monte e valle: la soluzione dell’esercizio parte dal calcolo di tali perdite lungo il tronco C.
Per risolvere gli altri tronchi si scrive un sistema di due equazioni in due incognite, rappresentate
dalle potenze delle due tipologie di turbina, ove i termini noti sono dati dalle differenze tra il salto
di energia e le perdite continue di ciascun tronco. Si precisa come le turbine della stessa tipologia
siano caratterizzate dalla stessa potenza ma non dallo sfruttamento del medesimo salto idraulico.

∆EMV = 50.01 m WT1 = 1075 kW WT2 = 669.2 kW

A nal i s i d i s ens i b i l i tà

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C) Moti a superficie libera
73 P
Tema : In un canale di larghezza B = 2 m, caratterizzato da una pendenza del fondo pari allo 0.2 % e
da un coefficiente di scabrezza del fondo secondo Strickler KS = 50 m1/3s-1, è inserito uno scalino di
fondo ben sagomato di altezza a variabile, così come riportato in tabella. Una portata Q = 3 m3/s fluisce
nel canale, in condizioni di moto permanente. Si trascurino le perdite di carico dovute al gradino.
Calcolare : 2 3 4 altezza a1 a2 a3
Q
• le sezioni caratteristiche del risalto e ricostruire [m] 0.1 0.3 0.8
a
qualitativamente il profilo nelle tre configurazioni.

G ui d a al l a s ol uz i one
La presenza di un ostacolo nel letto del canale produce differenti profili in funzione sia della
pendenza del fondo che dell’altezza dell’ostacolo. Il primo passo è sempre quello di calcolare le
caratteristiche di moto uniforme, che si realizza nelle sezioni 1 e 5 rispettivamente infinitamente a
monte e a valle dell’ostacolo, e le condizioni critiche, in maniera da determinare il tipo di
pendenza del fondo. Si noti come entrambe le condizioni non dipendano dall’altezza dell’ostacolo.

y0 v0 Fr0 H0 M0 yCR HCR

1.084 m 1.431 m/s 0.4462 1.153 m 0.7684 m2 0.6122 m 0.9183 m

Dai risultati si evince come la pendenza del fondo sia inferiore a quella critica. Il passo successivo
consiste nel determinare se si formerà il risalto e, in caso di risposta affermativa bisogna capire
dove esso si formerà e ricostruire i profili di moto permanente. Per sapere se si è in presenza di
un risalto bisogna verificare se l’energia specifica di moto uniforme H0 è maggiore di quella mini-
ma richiesta HMIN, pari all’energia specifica critica HCR maggiorata dell’altezza dell’ostacolo a.

H0 HCR HCR + a1 HCR + a2 HCR + a3

1.084 m 0.9183 m 1.018 m 1.218 m 1.718 m

Risulta che il risalto si forma con le altezze a2 e a3. In tutte le tre configurazioni l’equazione che
permette di ricostruire i profili è quella di bilancio di energia tra monte e valle dell’ostacolo. Tale
energia, essendo lo scalino ben sagomato, risulta essere costante nelle sezioni 2, 3 e 4, poste
rispettivamente immediatamente a monte, al di sopra e immediatamente a valle dell’ostacolo.
Qualora vi sia un risalto, la corrente dovrà incrementare la propria energia a monte dello scalino, al
fine di poter passare l’ostacolo con il minimo dell’energia specifica HMIN in corrispondenza di
esso (sezione 3). Nota l’energia nella sezione 3, trascurando le perdite di carico dovute al gradino,
essa sarà pari all’energia in corrispondenza delle sezioni 2 e 4. L’ultimo passaggio consiste nel
definire la posizione del risalto rispetto all’ostacolo, confrontando la spinta nella sezione 4 M4 con
quella di moto uniforme di valle M0.

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73 P
Procedimento risolutivo
CASO 1: H0 > HCR + a1 — ASSENZA DI RISALTO
Il bilancio di energia tra le sezioni 2, 3 e 4 permette di determinare il tirante in tutte le sezioni di
interesse. Nelle sezioni 1 e 5 avremo condizioni di moto uniforme e, integrando i profili da valle
verso monte, si ottiene che il tirante sarà sempre y0 in corrispondenza delle sezioni 4 e 2:
E5 = E4 = E3 = E2 = E1 = E0 H4 = H3 + a1 = H2 = H0 H3 = H0 - a1 y4 = y2 = y0
L’unica incognita è rappresentata dal tirante in corrispondenza della sezione 3: esso viene
determinato esplicitandolo dall’espressione dell’energia specifica H3, ottenendo un’equazione che
presenta due possibili soluzioni, corrispondenti proprio ai due tiranti caratteristici dell’energia
specifica, uno di corrente lenta e l’altro di corrente rapida. Poichè soluzione ricercata è di corrente
lenta, andrà quindi esplicitato il termine “prevalente”, ossia quello piezometrico, ottenendo:
H3 = y3 + q2/(y32 2g) y3 = H3 - q2/(y322g)
In generale il valore di primo tentativo suggerito è pari a y3 = H3 per la soluzione in corrente lenta
(e comunque diverso da 0) e pari a 0 per quella di corrente rapida (e comunque minore di HMIN).

y2 = 1.048 m y3 = 0.9161 m y4 = 1.048 m y3 + a1 = 1.016 m < y0

Risulta che il tirante non resta costante quando la corrente passa sullo scalino, ma subisce,
contrariamente a quanto l’intuito suggerirebbe, un leggero abbassamento.
CASO 2: H0 < HCR + a2 ; M4 < M0 — RISALTO APPOGGIATO
L’energia risulta ancora costante nelle sezioni 2, 3 e 4, pari alla somma tra l’energia specifica
critica HC e l’altezza dell’ostacolo a. A partire da tale valore è possibile determinare in modo
iterativo il tirante in corrispondenza delle sezioni 4 e 2, esplicitando rispettivamente il termine
cinetico e quello piezometrico, in modo da trovare le soluzioni corrispondenti al tirante di corrente
rapida y4 e quello di corrente lenta y2. Nella sezione 3 si realizzerà invece il tirante critico.
E4 = E3 = E2 H4 = HCR + a2 = HMIN = H2 y4 = [q2/2g(HMIN - y4)]1/2 y2 = HMIN - q2/y222g
La spinta in corrispondenza della sezione 4 M4 risulta inferiore a quella di moto uniforme di valle:
il risalto si troverà appoggiato all’ostacolo il quale bilancia la differenza tra le due spinte.

y2 = 1.218 m y3 = 0.6122 m y4 = 0.3671 m M4 = 0.6924 m2 < M0

CASO 3: H0 < HCR + a3 ; M4 > M0 — RISALTO STACCATO


La terza configurazione differisce per il confronto tra le due spinte: il risalto si troverà staccato
dall’ostacolo di un tratto necessario a dissipare la spinta in eccesso tramite un profilo di tipo M3.

y2 = 1.677 m y3 = 0.6122 m y4 = 0.2827 m M4 = 0.8516 m2 > M0

- 86 -
73 P
Rappresentazione grafica
CASO 1: ASSENZA DI RISALTO
Il profilo che si viene a realizzare presenta altezza di moto uniforme da monte sino all’ostacolo
(sezione 2). Nel superare l’ostacolo, il tirante subisce un leggero abbassamento compensato da un
incremento del carico cinetico (sezione 3). Immediatamente a valle dell’ostacolo, il tirante
presenterà ancora caratteristiche di moto uniforme (sezione 4) che si conservano procedendo
ulteriormente verso valle.

1.048 m Q 1.048 m 0.916 m 1.048 m 1.048 m


2 3 a1 4
CASO 2: RISALTO APPOGGIATO
Qualora vi sia la presenza di un risalto, l’energia che esso dissipa va accumulata a monte
dell’ostacolo tramite un profilo di tipo M1. Raggiunto il massimo tirante nella sezione 2 esso
decresce presentando valori critici in corrispondenza della sezione 3 fino a congiungersi con il
risalto appoggiato all’ostacolo. Immediatamente a valle del risalto si avranno infine nuovamente
condizioni di moto uniforme comandate da valle. Si nota come la sezione 4 venga calcolata
solamente in via teorica, poichè essa viene occupata dal risalto stesso.
M1

Q
1.218 m yCR <<

1.048 m
<

1.048 m
2 3 a2 (4)
(0.367 m)
CASO 3: RISALTO STACCATO
Qualora il risalto risulti staccato dall’ostacolo, la sezione 4 è quella che presenta tirante minimo (e
spinta massima): da essa si realizzerà un profilo M3 fino alla sezione 4' immediatamente a monte
del risalto, in modo da ridurre la spinta fino al valore pari a M0. Si nota come tirante y4' possa
essere calcolato mediante la relazione tra altezze coniugate del risalto e come la posizione del
risalto stesso possa essere determinata confrontando i tiranti y4 e y4': un tirante maggiore
corrisponde a una spinta minore e viceversa, da cui la posizione del risalto.
M1

Q yCR
1.677 m
M3
<<

<

1.048 m
2 3 a3 4
0.283 m
4'
0.320 m

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100
Tema : Un canale rettangolare infinitamente lungo è caratterizzato da una pendenza del fondo costante
if = 0.0006 e da una scabrezza espressa secondo Strickler pari a 45 m1/3s-1 . Tra le sezioni 1 e 2 il canale
presenta una variazione di larghezza, passando da b = 4 m a B = 7 m. La portata fluente è costante nel
tempo e pari a Q = 15 m 3 /s. Si ipotizzi di trascurare le perdita localizzate in corrispondenza
dell’allargamento.
1 2
Calcolare :
• il tirante di moto uniforme e il tirante critico nei PIANTA

due tratti y0M, y0V, yCRM e yCRV, valutandovi il Q=15 m3/s


b=4 m B=7 m
carattere del moto e verificando se la presenza
dell’allargamento induce transizione del moto;
• il tirante nelle sezioni 1 e 2 y1 e y2;
KS=45 m1/3s-1
1
• tracciare l’andamento del profilo di moto 2 if = 0.0006
permanente nel canale.

Guida alla soluzione e risultati

Il tiranti di moto uniforme, determinati mediante la formula di Strickler, risultano in entrambi i


tratti di corrente lenta. Essendo tale corrente comandata da valle, in corrispondenza della sezione 2
si avranno le caratteristiche del moto uniforme di valle. Confrontando l’energia specifica in tale
sezione con quella minima nella sezione 1 HCRM, si verifica che la corrente ha energia sufficiente
per superare l’allargamento senza transizione. Per calcolare il tirante nella sezione 1 è sufficiente
eguagliare l’energia specifica tra le sezioni 1 e 2, esplicitare il termine y1 relativo all’energia di
posizione e iterare. Il profilo che si realizza nel tratto di monte risulterà di tipo M2.

y0M = 3.010 m y0V = 1.753 m yCRM = 1.123 m yCRV = 0.7765 m y1 = 1.518 m y2 = 1.753 m

A nal i s i d i s ens i b i l i tà

Risalto

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