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SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI, “L’ORIENTALE”

CUMA. LE FORTIFICAZIONI – 2. I MATERIALI DAI TERRAPIENI ARCAICI

PER LE PROVINCE DI NAPOLI E CASERTA DIPARTIMENTO DI STUDI DEL MONDO CLASSICO


E DEL MEDITERRANEO ANTICO

CUMA. LE FORTIFICAZIONI
2. I MATERIALI DAI TERRAPIENI ARCAICI
Mariassunta Cuozzo – Bruno d’Agostino – Laura Del Verme

NAPOLI 2006
Cuma. Le fortificazioni
2. I materiali dai terrapieni arcaici
Stampato con il Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base (FIRB) 2001-2003
del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Abbreviazione: AIONArchStAnt Quad. 16


ISSN 1121-8452
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA
PER LE PROVINCE DI NAPOLI E CASERTA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI, “L’ORIENTALE”


DIPARTIMENTO DI STUDI DEL MONDO CLASSICO E DEL MEDITERRANEO ANTICO

CUMA. LE FORTIFICAZIONI
2. I materiali dai terrapieni arcaici.

Mariassunta Cuozzo – Bruno d’Agostino – Laura Del Verme

Napoli 2006
Illustrazione della copertina:
Ceramica di tipo protocorinzio della classe cd. ”cumana”.
Didramma di Cuma (Napoli, Coll. Santangelo 796)

La redazione del volume è stata curata da:


Patrizia Gastaldi
Premessa

I contesti di scavo e i criteri di articolazione Si sono selezionati con questo criterio alcuni contesti,
dei materiali tutti ormai classificati e studiati: i due terrapieni arcaici,
gli avancorpi, l’emplekton della fortificazione ellenistica,
La pubblicazione degli scavi di abitato pone rile- il grande strato di riporto deposto per elevare il livello
vanti problemi non soltanto per quanto attiene allo dell’area della necropoli di età imperiale.
scavo, ma anche riguardo alla edizione dei materiali. Per incominciare a costruire una tipologia delle classi
Ci si trova di fronte a due esigenze che appaiono in- “locali”, è sembrato opportuno prendere le mosse dai
conciliabili: occorre infatti dar conto di tutti i reperti, contesti più antichi, costituiti dai due terrapieni relati-
e nello stesso tempo è necessario presentare la massa vi alle fasi arcaiche delle mura settentrionali. I saggi dai
enorme di dati in un modo che renda comprensibile quali provengono sono quelli eseguiti nell’area della Por-
il senso della documentazione. A questa aporia si rie- ta Mediana, nel corso degli scavi condotti dal 1994 al
sce a far fronte quando esistano tipologie consolida- 2002. Oltre che dai motivi sopra indicati, questa scelta
te delle diverse classi di materiali: agli interminabili è stata anche imposta dall’esigenza di determinare con
cataloghi di frammenti si possono sostituite infatti le la maggior precisione possibile la cronologia delle due
tabelle dei materiali. Nel caso di Cuma ci si trova di fasi più antiche delle fortificazioni di Cuma. Come si
fronte a un campo vergine: dopo la meritoria e – per vedrà meglio in seguito, si è pervenuti così a stabilire
il suo tempo – esemplare monografia del Gabrici1, si per i due terrapieni un terminus ad quem, intorno al
può dire che quasi nulla sia stato pubblicato in segui- 560 a.C. per quello più antico, intorno al 500-490 a.C.
to: per tutte le classi ceramiche locali non si dispone per quello tardo-arcaico, riferibile con ogni probabilità
di una tipologia, né vi è possibilità di confronto con agli ultimi anni della tirannide di Aristodemo.
altri contesti di abitato editi.
Per affrontare il problema, occorreva dare l’assoluta
precedenza a quei contesti che per le loro caratteristi- A. I terrapieni arcaici
che deposizionali potevano considerarsi “closed finds”,
contesti chiusi. Per essi si può almeno disporre di un Nel volume appena apparso2 sono state ampiamente
terminus ad quem definito. Naturalmente essi poteva- descritte le due fasi delle fortificazioni arcaiche, for-
no contenere, e in realtà quasi sempre contenevano, nendo tutte le informazioni emerse dallo scavo. Ci si
un vasto quantitativo di ceramica “residua”, e tuttavia limiterà pertanto, per comodità del lettore, a ricorda-
erano pur sempre compresi in un arco di tempo deter- re in breve le caratteristiche delle due strutture. Nel-
minabile sulla base delle classi ceramiche meglio note, le note che seguono si è attinto al volume già pub-
e quindi “datanti”; essi avrebbero quindi permesso di blicato, rimandando, per ulteriori approfondimenti,
incominciare a definire segmenti di tipologia anche a quei testi e all’apparato di schede relative ai fatti e
per le classi ceramiche meno note, prime fra tutte la agli insiemi3.
ceramica grezza e la depurata acroma. Nel braccio occidentale della porta mediana, la cor-
1
Gabrici 1913. 3
Sul metodo di registrazione dei dati, e le sigle che identificano
2
Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 23-44, con l’apparato relativo i diversi insiemi e fatti, cfr. Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 19 ss.
agli insiemi e ai fatti.


Fig. 1. Il braccio ad est della porta mediana e l’ubicazione dei saggi nel terrapieno alto-arcaico.

tina esterna della fase di Aristodemo si imposta sulla teristiche diverse nelle due fasi, e merita pertanto una
rasatura della cortina precedente: il sistema più antico più accurata descrizione.
rimane pertanto nascosto al disotto di quello tardo-
arcaico e dell’attuale livello della falda freatica. Il terrapieno arcaico (TA)
La struttura delle due fasi arcaiche si è potuta invece Come si è già accennato, per il diverso rapporto tra
osservare con chiarezza nel braccio delle fortificazioni le due fasi arcaiche, il terrapieno pertinente alle forti-
situato ad oriente della porta: qui infatti la fortificazione ficazioni più antiche è stato rimesso in luce solo ad est
di Aristodemo ingloba al suo interno quella preceden- della porta5. Qui l’attività di spoglio aveva asportato i
te, che costituisce pertanto il nucleo centrale dell’intero blocchi della cortina interna, non intaccando le strut-
sistema. Le due fasi seguono lo stesso schema costrut- ture in scaglie che le foderavano. Questa circostanza
tivo: esso comporta la messa in opera di due cortine in ha condizionato l’esplorazione del terrapieno: la sua
ortostati, con fondazioni in assise piane; ogni cortina è asportazione rischia infatti di compromettere la fra-
foderata da una struttura in scaglie, che presenta verso gile consistenza delle strutture superstiti.
l’interno un andamento a gradoni inversi, molto rego- Per questo motivo ci si è limitati a due saggi, condotti
lare nella fase tardo-arcaica4. alle due estremità del tratto scavato (figg. 1.1-2, 2)6.
In entrambi i sistemi, tra le due struttura in scaglie Ad est (settore 5), si è rimessa in luce solo la parte
si inserisce un terrapieno, che presenta tuttavia carat- settentrionale delle fortificazioni. In corrispondenza
4
Cuma. Le fortificazioni 1, tav. a colori E a p. 187. Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 25 ss., 80 ss. tavv. 3,5:
6
5
Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 84 s. EM21012, EM21089 RMP21007.


Premessa

Settore 10

Settore 5

Fig. 2. Pianta schematica della porta mediana con la posizione delle sezioni.

del saggio il terrapieno (EM21012) era costituito da rapieno, che era andato in tal modo a sovrapporsi alla
un unico accumulo di scaglie di tufo di grandi dimen- rasatura della struttura in scaglie (SB21011)9. Questa
sioni disposte in modo caotico (fig. 3)7. La parte su- poggiava a sua volta su uno strato costituito da scaglie
periore si estendeva anche sulla rasatura della struttura di tufo disposte in modo caotico (US21025), che non
in scaglie (SB21011) ed era stata perciò inizialmente presentava soluzione di continuità con il terrapieno
distinta (US 19071)8; poiché tuttavia la composizio- centrale EM21012. Non è dunque possibile riconosce-
ne dello strato e i reperti rinvenuti non differivano da re in questo saggio la disposizione ordinata prospettata
quelli dello strato sottostante (US 21012) si è compreso all’inizio. Nonostante ciò, il terrapieno non appariva
che, al momento dello spoglio della cortina esterna, si inquinato da elementi più recenti, e la ceramica rinve-
era determinato uno smottamento della cima del ter- nuta si arresta al primo quarto del VI sec. a.C.
7
Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 84 s. EM21012, tav. 5 F. 9
Cuma. Le fortificazioni 1, fig. 12.
8
Cuma. Le fortificazioni 1, tav. 9 A.


Fig. 4. Il saggio nel sett. 10 da est.

Fig. 3. Il saggio nel sett. 5 (fig. 2: sez. MM’).

Nel saggio ad ovest (settore 10)10 la costruzione ap-


pariva invece regolare: la struttura in scaglie setten-
trionale mostrava una faccia verticale abbastanza ac-
curata (fig. 4)11, mentre quella meridionale aveva un
andamento a gradoni inversi poco aggettanti (figg. 5, 6).
Nonostante quest’aspetto ordinato, la parte superiore
del terrapieno risultò articolata in due fasi successive
(EM21030, EM21035)12, entrambe profondamente
rimaneggiate. Gli strati che lo costituivano (figg. 7, 8),
diversi per composizione, hanno restituito infatti ma- Fig. 5. Il saggio nel sett. 10 da nord. La struttura in scaglie
teriale attribuibile alle fasi più recenti di ristruttura- SB21034.
zione delle fortificazioni (cfr. fasi IVa, Vb). Solo lo
strato più profondo (US 21089/21090) può essere preesistente, e su uno strato (US 21100) a matrice
riferito alla fase costruttiva originaria (EM21089)13, argillosa, che deve probabilmente interpretarsi come
avendo restituito frammenti ceramici databili in un il piano di frequentazione ad esso pertinente.
arco cronologico compreso entro il primo quarto
del VI sec. a.C., coevi a quelli restituiti dal tratto Il terrapieno tardo-arcaico (TTA)
di terrapieno (EM21012) esaminato nel settore 5. Il terrapieno delle mura di Aristodemo (EM10039)
La US 21090 e la struttura in scaglie sttentrionale è stato esplorato attraverso un unico saggio situato ad
(SB21032) poggiano su un cumulo di scaglie (US ovest della porta, disturbato in superficie dall’impian-
21099, q.s.l.m. 3.04 m.), sicuramente un manufatto to di un moderno vigneto (fig. 9). Esso ha rimesso in

10
Nel volume Cuma. Le fortificazioni 1, alla fig. 11, invece del 12
Cuma. Le fortificazioni 1, EM21035: p. 134; EM21030:
sett. 10 è indicato il sett. 8, denominazione superata nel corso pp. 163 s.
dello scavo. 13
Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 84 s., tav. 5.D.
11
Cuma. Le fortificazioni 1, tav. 5.D, figg. 10-11.


Premessa

Fig. 6. Il saggio nel sett. 10 (fig. 2: sez. Q-Q’). Fig. 8. Il saggio nel sett. 10 (fig. 2: sez. P-P’).

cancellato in questo punto ogni eventuale traccia del


terrapieno e della cortina interna più antichi.
Il saggio ha permesso di analizzare la composizione
del terrapieno (fig. 10)16. Esso era costituito da strati
di taglime di tufo risultante dalla rifinitura in situ delle
strutture, alternati in modo irregolare a strati di terre-
no pozzolanico, o a matrice limo-sabbiosa. Essi sono
riferibili ad un solo momento costruttivo, e rappresen-
tano le diverse gettate, in relazione con la progressiva
messa in opera delle cortine in blocchi e delle strutture
in scaglie. Si susseguivano, dall’alto verso il basso , uno
strato di terreno pozzolanico con nuclei di pozzolana
pura (US 10039), uno strato (US 10093) di polvere
e taglime di tufo. Seguivano un nuovo strato di terre-
Fig. 7. Il saggio nel sett. 10 da est (US21080). no pozzolanico (US 10213) caratterizzato dalla forte
presenza di reperti malacologici, uno strato di terreno
luce la copertura del grande collettore tardo-arcaico (US 10214) a matrice limo-sabbiosa, quindi uno stra-
(CN10221)14; come si vede dalla sezione che rico- to (US 10215) composto di lenti alternate di terreno
struisce il rapporto tra il collettore e la cortina mura- pozzolanico, taglime di tufo e sabbia ed uno strato di
ria nata dalla sovrapposizione delle due fasi arcaiche15, taglime di tufo dallo spessore estremamente irregolare
la costruzione di questo imponente manufatto aveva (US 12016). Lo strato più profondo (US 10217), sul
14
Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 34 ss., tavv. 3, 5, fig. 21, tav. a zioni 1, tav. 5 A, cfr. anche la fig. 14. Per la cortina MR10149 cfr.
colori E a p. 187. p. 90, per MR10423 cfr. p. 85.
15
d’Agostino-D’Andrea 2002, p. 15 fig. 3; Cuma. Le fortifica- 16
Cuma. Le fortificazioni 1, pp. 94 s., tav. 5 L.


quale poggiavano le strutture in sca-
glie, era composto da terreno poz-
zolanico compatto, misto a vene di
taglime di tufo e scaglie. Al fondo
del saggio si rinvenne un cospicuo
deposito di gusci di ostriche.
Il terrapieno tardo-arcaico, a dif-
ferenza di quello più antico, con-
teneva un numero relativamente
elevato di frammenti ceramici ri-
salenti alla seconda metà dell’VIII
sec., frammenti di ossa provenienti
da individui cremati e due scara-
bei di tipo egiziano17. Questi ele-
menti suggeriscono che il terreno
provenga dallo scavo di un pro-
fondo fossato, che ha incontrato e
distrutto alcune tombe relative ai
primi momenti di vita della colo- Fig. 9. Il braccio occidentale delle mura e lo scavo del vigneto.
nia. Questa evidenza, assente nel
terrapieno più antico, conferma l’attribuzione del fos- nienza; per il terrapieno più antico si è invece ritenuto
sato al periodo di Aristodemo, in armonia con quanto opportuno presentare i reperti suddivisi in US, al fine
raccontano le fonti circa l’attività del tiranno18. Tutta- di conservare un chiaro rapporto con la complessa si-
via l’abbondante presenza di frammenti di anfore da tuazione di scavo.
trasporto e di ceramica comune, sia in argilla grezza Nella pubblicazione dei materiali dal terrapieno tar-
che in argilla depurata acroma, mostra chiaramente do-arcaico, una ulteriore diversità di trattamento è stata
che una parte consistente dei reperti proviene invece riservata alle diverse classi ceramiche: per la ceramica
da contesti di abitato. grezza e quella in argilla depurata acroma, la notevole
quantità dei reperti, la regolare ricorrenza delle forme,
permetteva di proporre una rassegna tipologica abba-
B. I criteri di articolazione dei materiali stanza serrata, tale da presentarsi come l’abbozzo di una
tipologia. Un trattamento per tipi è stato adottato anche
Per le diverse caratteristiche dei contesti di prove- per altre classi ceramiche, come le anfore da traspor-
nienza, non si è ritenuto opportuno trattare allo stesso to, la ceramica a vernice nera attica o di tipo attico, le
modo i materiali dai due terrapieni : mentre il terrapieno coppe ioniche: si tratta infatti anche in questo caso di
tardo-arcaico (denominato TTA) appariva chiaramen- classi ben rappresentate, per le quali si dispone di affi-
te il frutto di un’unica attività, molto più problemati- dabili tipologie di riferimento. Per queste classi è sem-
ca appariva la comprensione del terrapieno più antico brato inutile un catalogo, affidando la quantificazione
(denominato TA), che presentava situazioni diverse in dei reperti a tabelle redatte secondo i criteri correnti.
corrispondenza dei due saggi in esso praticati. Un trattamento diverso è stato invece adottato per tut-
Per questo motivo, è stato necessario trattare i due te le altre classi di materiali, per le quali le attestazioni
contesti con criteri diversi: i reperti dal terrapieno tar- erano limitate, e era prevalente la variabilità delle for-
do-arcaico vengono presentati suddivisi nelle diverse me e dei motivi decorativi. Per queste classi è sembrato
classi ceramiche, senza tener conto dei livelli di prove- indispensabile presentare un catalogo, con la speranza
17
Sul valore da attribuire, sul piano storico e culturale, a queste 18
Cfr. sull’argomento il recente articolo di L. Cerchiai, “Il cerchio
presenze contemporanee alla più antica evidenza da Pithecusae, di Aristodemo”, in AION ArchStAnt n.s. 7, 2000, pp. 115-116.
cfr. d’Agostino 1999; d’Agostino 2006.

10
Premessa

Fig. 10. Il saggio nel terrapieno tardo-arcaico (fig. 2: sez. AA).

che l’accrescersi dei contesti editi permetta di giungere a Cuma. Per i materiali considerati nel cap. I. 4-6 e nel
in tempi ragionevoli alla elaborazione di tipologie. cap. II. 3, la revisione della catalogazione e lo studio dei
I cataloghi dei due terrapieni sono dunque strutturati reperti sono stati curati da M. Cuozzo, alla quale si devo-
in maniera diversa: quello relativo al terrapieno arcai- no le introduzioni alle relative classi di materiali; le sche-
co comprende tutti i frammenti considerati, articolati de di catalogo della ceramica corinzia e di quella in argilla
nelle UUSS di origine; il catalogo relativo al terrapieno depurata a decorazione lineare sono state curate da Laura
tardo-arcaico è ordinato invece per classi di materiali, e Del Verme. Negli altri casi le schede di catalogo sono state
comprende – come si è detto – quelle classi non ricon- curate dagli autori delle introduzioni alle relative classi di
ducibili a tipologie e a una quantificazione snella. materiali. Un particolare ringraziamento va a V. Bellelli,
La trattazione dei reperti ed il loro inquadramento che ha accettato di scrivere l’introduzione al paragrafo sulla
cronologico e stilistico sono demandati soprattutto alle ceramica etrusco-corinzia. Importante è stato il contribu-
introduzioni riservate alle singole classi ceramiche, nelle to di P. Gastaldi, non soltanto per il coordinamento del
quali si considerano in modo unitario i materiali rinvenuti volume, ma anche per la guida allo studio della ceramica
in entrambi i contesti. Esse sono di diverso respiro: per grezza e in argilla depurata acroma. I disegni sono stati
le classi documentate da una evidenza abbastanza ricca eseguiti in parte dagli autori, in parte da Nadia Sergio, che
ed articolata, come la ceramica grezza e quella in argilla ne ha anche curato la lucidatura. L’apparato fotografico è
depurata acroma, o le anfore da trasporto, l’analisi è più stato messo a punto da R. Bocchino. La gratitudine degli
approfondita. Negli altri casi si è preferito limitarsi a una autori va al personale del Laboratorio di Archeologia, che
rassegna ragionata delle forme, accompagnata da alcune ospita la parte più significativa dei reperti, per la dispo-
indicazione essenziali relative allo stato dell’arte. nibilità dimostrata. A tal proposito, un ringraziamento
particolare va a C. De Finizio, nume tutelare della strut-
L’archiviazione e la prima catalogazione dei materiali tura, e agli operatori della Soprintendenza Archeologica,
è stata curata da L. Del Verme per questi contesti come per alcuni interventi di restauro.
per la gran parte dei reperti dallo scavo dell’“Orientale” Bruno d’Agostino

11
Appendice si presenta di colore marrone o nero e spesso assume delle
tonalità non omogenee e, nei casi in cui le pareti sono più
spesse, è visibile sempre uno strato interno grigio scuro
La classificazione delle argille compreso tra due strati superficiali più chiari.
Gli esemplari realizzati con questo tipo di corpo cerami-
Lo studio delle argille è stato condotto in modo empiri- co, soprattutto olle con labbro svasato o con orlo ingros-
co ma ha potuto tener conto dei risultati derivanti dal- sato, presentano molto frequentemente tracce di una forte
le analisi chimiche e petrografiche su campioni ceramici esposizione ad una fonte di calore forse perché tale corpo
provenienti da Ischia1. I risultati preliminari presentati in ceramico, per le sue caratteristiche, risultava adatto a soste-
questa sezione sono relativi all’individuazione, all’interno nere elevate temperature; inoltre, è forse possibile eviden-
delle tante classi documentate a Cuma e provenienti dal- ziare una certa analogia tra questo tipo di corpo ceramico
le indagini sulle fortificazioni arcaiche e tardo-arcaiche, e quello descritto a proposito degli stessi vasi rinvenuti
delle argille riferibili a produzioni locali2. Tralasciando nell’insediamento di P.ta Chiarito dove il corpo ceramico
per la sezione analitica la descrizione del colore, la tessi- è definito come “terra refrattaria”9.
tura ed eventuale presenza e/o assenza di ingobbio delle La superficie si presenta sia lisciata, mantenendo lo stesso
varietà individuate, una delle caratteristiche più evidenti colore del corpo ceramico, sia coperta da una densa in-
delle ceramiche prodotte a Cuma è la presenza di inclusi gubbiatura di colore anche diverso tra la parte interna e
di mica oro in discreta quantità, ben visibili, quando si quella esterna dello stesso vaso; è il caso di molte olle con
è in presenza di classi non verniciate, anche in superficie labbro svasato e di alcune coppe-coperchio.
e di piccolissimi grani neri, residui della natura vulcani-
ca di questi terreni; in genere la frattura si presenta più o Gruppo 20:
meno porosa ed il grado di compattezza varia a seconda Corpo ceramico compatto con numerosi vacuoli di dimen-
dello spessore delle pareti; per quanto riguarda il colore, sioni variabili tra mm. 0,6/1. Sono presenti molti inclusi
i toni dominanti sono il rosa carico (Munsell 5YR 7/4-6) di biotite e mica oro a granulometria fine insieme a quel-
ed il giallo-rosato (Munsell 7.5YR 7/4). Queste caratteri- li di dimensioni maggiori di carbonato di calcio e quarzo
stiche, riscontrabili già nelle più antiche produzioni locali e, solo nel caso dei bacini, anche di chamotte. Il colore,
di Ischia, hanno determinato la creazione, nella tradizione quasi sempre rossastro o più raramente rosa, è omogeneo
di studi sulle più antiche attestazioni di ceramica greca a tranne nei casi in cui i frammenti, che hanno uno spes-
Cuma ed Ischia, della categoria ‘argilla cumano-pitecusa- sore variabile tra cm. 1,4 e cm. 2,5, presentano il nucleo
na’ che viene adottata anche qui3. di colore grigio.
Tutti i frammenti realizzati con questo tipo di corpo cera-
mico non mostrano tracce di una forte esposizione a una
Argilla grezza4 fonte di calore e presentano sempre un’ingubbiatura co-
prente di colore rosa (Munsell 5YR 7/4), beige (Munsell
Gruppo 10: 7.5YR 8/2-8/4) o color crema (Munsell 10YR 8/2-8/4).
Corpo ceramico compatto, con pochi vacuoli di dimensioni I vasi realizzati con questo tipo di corpo ceramico, soprat-
pari solitamente a mm. 0,4/0,6 e con una forte concentra- tutto bacini e forme chiuse di grandi dimensioni, trovano
zione di inclusi di quarzo, biotite e calcare insieme a più radi precise corrispondenze nel repertorio formale e tipologi-
grani di chamotte a granulometria medio-grossolana. co della produzione nota in contesti etrusco-laziali con la
Lo spessore del manufatto, che varia tra cm. 0,7 e cm. 1,2, definizione di impasto chiaro-sabbioso10.

1
Per i dati tecnici esempi indicativi sono in Deriu 1989, pp. 79-91; p. 59, nota 176 ma soprattutto Buchner 1981, in cui lo studioso
Olcese-Picon-Thierrin Michael 1996; Olcese-Picon, 2002, ed inoltre ipotizza che il leggero slip giallino che ricopre il vaso possa essere
d’Agostino 1994-1995 e Pithekoussai 1. riferito all’uso di argilla corinzia originale (p. 267).
2
La schedatura delle argille è stata elaborata, su base esclusivamente 4
Per lo studio delle caratteristiche tecniche dell’argilla grezza
autoptica ed in un costante lavoro di gruppo su un ampio campio- cfr. pp. 57 ss.
ne di frammenti dall’équipe che lavora, dal 2000, alla classificazione 9
C. Gialanella definisce il corpo ceramico di quasi tutte le chytrai
dei materiali di Cuma. Le classi che hanno permesso di distinguere i rinvenute nel paleosuolo più recente dell’insediamento come “im-
corpi ceramici sono: argilla grezza, argilla depurata, vernice nera, le pasto granuloso nerastro (terra refrattaria)” che più raramente può
coppe ioniche, le anfore da trasporto. Il limite cronologico più alto assumere un colore bruno-rossastro o grigio: Gialanella 1994, pp.
è la data di fondazione della colonia, il limite più basso è la fine del 190-191, 196.
VI secolo a.C. Delle tante fabbriche importate, figurate e non, si è 10
Questa produzione è stata definita per la prima volta da E.
preferito fornire i dati relativi alle argille nel catalogo, alla fine della Gjerstad come “tardo-italogeometrica” per la decorazione a fasce
scheda analitica. Per le analisi delle argille delle fabbriche greche cfr. dipinte presente su alcuni bacini (Gjerstad 1953, p. 78 nota 1).
Boardman-Schweizer 1973; Jones 1986. Tale definizione è stata mantenuta da G. Colonna (Pyrgi I, pp.
3
Benton 1953, pp. 263-264; d’Agostino 1968, p. 86; Neeft 1987, 227-228) e successivamente rifiutata da Murray Threipland che

12
Premessa

Gruppo 30: Argilla depurata


Corpo ceramico generalmente poco compatto con pochi
vacuoli di piccole dimensioni variabili tra mm. 0,5/0,7. I Gruppo 50:
frequenti inclusi, soprattutto di biotite e mica oro, sono a Argilla poco compatta, porosa spesso caratterizzata da una cer-
granulometria fine; più radi quelli di carbonato di calcio. ta granulosità. Radi inclusi calcarei e di biotite. Il colore varia
Il colore è beige, abbastanza omogeneo e, anche in questo dal rosa carico (Munsell 5YR 7/6) al rosa più tenue (Munsell
caso, i frammenti dalla parete più spessa presentano il nu- 5YR 7/4) ma generalmente piuttosto uniforme. Quasi sempre
cleo di colore grigio; la superficie è coperta da un’ingub- è possibile notare una leggera scialbatura in superficie di colore
biatura sottile ma coprente dello stesso colore del corpo giallino (Munsell 2.5Y 8/2).
ceramico e su cui non si notano tracce di esposizione ad
una fonte diretta di calore. Gruppo 60:
Argilla piuttosto depurata in cui è possibile notare la presenza
Gruppo 40: di radi inclusi di biotite e di mica oro, presente invece in gran-
Corpo ceramico compatto con vacuoli di piccole dimen- de quantità anche in superficie; il colore varia dal beige (Munsell
sioni documentato da tre frammenti. Sono presenti in- 10YR 8/3) al rosa, più o meno scuro (Munsell 5YR 7/4). Anche
clusi di quarzo, calcare e mica oro a granulometria fine. se non sembra possibile isolare un colore predominante o gruppi
I frammenti presentano il nucleo nero e la superficie al- distinti, strette affinità si possono stabilire con un preciso range
l’esterno molto porosa e all’interno lisciata, in un caso della categoria Yellow-Red del codice Munsell11. I colori rosso e
anche a stecca, che non permette di distinguere chiara- nero della decorazione sono intenzionali; il range cromatico del
mente le linee del tornio che comunque appaiono piut- rosso-arancio è compreso tra i valori 5YR 7/2 e 7.5YR 5/2.
tosto distanziate. Per questi esemplari, caratterizzati da
un sottile spessore delle pareti (da cm. 0,4 a cm. 0,7), è Gruppo 70:
stata ipotizzata una cronologia riferibile alla prima fase Argilla piuttosto compatta con pochi vacuali. Frequenti e
di questa produzione. minuti inclusi calcarei e di mica oro insieme a quelli più rari
di biotite. Il colore quasi sempre rosa (Munsell 5YR 7/6) è
uniforme tranne che in esemplari caratterizzati da un sottile
nucleo grigio, imputabile a difetti di cottura.

ha adottato l’espressione di “coarse creamware” (Threipland-Torelli base alla forte concentrazione nell’argilla di cristalli di questo tipo
1970, p. 78) e da F. Serra che l’ha definita come impasto chiaro- (Rossi Diana-Clementini 1988, pp. 39-72).
sabbioso (Pyrgi II, p. 549). D. Rossi Diana e M. Clementini, dopo
11
I valori predominanti sono 5YR 8/3-4, 7/4-6 del Munsell
le analisi chimiche mineralogiche eseguite su alcuni esemplari, han- Soil Cart.
no classificato questa produzione come impasto augitico-chiaro in

13
parte prima:
le classi di materiali
Capitolo I

1. La ceramica preistorica (tav. 1) ducibili ad un ampio orizzonte cronologico che dal


Neolitico finale giunge alle ultime fasi della media
Se la più antica fase di occupazione del sito di Cuma Età del Bronzo.
sembra riferirsi, sulla base dei materiali recuperati nel Al Neolitico finale è attribuibile un frammento di
corso degli scavi effettuati sull’acropoli1, alla tarda olletta di impasto grigio scuro, che presenta un’ansa
Età del Bronzo, maggiore incertezza rimane sui li- canaliculata verticale impostata pochi centimetri al
velli più antichi di frequentazione del sito. di sotto dell’orlo (tav. 1.1)4.
L’insediamento, infatti, comincia a delinearsi in Tale esemplare per tipologia formale e posizio-
modo consistente solo nel Bronzo recente per poi ne dell’ansa trova un confronto molto puntuale in
affermarsi definitivamente nel corso del Bronzo fi- un’olletta a corpo ovoide rinvenuta negli strati tar-
nale e della successiva Età del Ferro2. do-neolitici di Quadrato di Torre Spaccata (Roma)
Di recente il complesso recupero e l’analisi dei e in un’olletta a corpo più schiacciato di Poggio San
materiali dei saggi realizzati da Buchner davanti al Rossore (Pisa)5.
tempio di Apollo, ha permesso a L. Jannelli di con- Il tipo di ansa si inserisce nella lunga tradizione
fermare e integrare notevolmente i pochi dati dispo- delle anse tubolari a rocchetto verticale tipiche della
nibili e di definire proprio le fasi di frequentazione cultura di Diana6 nonché di quelle a “flauto di Pan”
che hanno preceduto quelle meglio conosciute della legate alla cultura Chassey-Lagozza e costituisce uno
Cuma pre-protostorica3. degli elementi che caratterizzano l’aspetto definito
Nell’Eneolitico iniziale è individuato il primo mo- da Peroni “sub-neolitico” in riferimento al riparo de
mento di frequentazione del sito, che probabilmente La Romita di Asciano7; le anse canaliculate verticali
si protrae nel corso dell’Eneolitico più avanzato. Alle troveranno ancora ampia diffusione per gran parte
labili attestazioni pertinenti a questi primi momenti dell’Eneolitico dell’Italia centrale, dove saranno però
di vita, seguono quelle più massicce pertinenti alle associate principalmente ai vasi a fiasco.
fasi finali dell’Età del Bronzo. All’Eneolitico avanzato si riferisce probabilmente
Pur tenendo conto dei limiti legati all’esiguità un altro frammento di impasto bruno con decora-
quantitativa dei ritrovamenti, la presenza di mate- zione incisa a linee orizzontali (tav. 1.2)8. Motivo e
riali preistorici nello scavo del terrapieno arcaico e tecnica decorativa sono particolarmente diffusi nel-
di quello tardo-arcaico di Cuma consente di arric- la facies del Gaudo anche se possono caratterizzare
chire ulteriormente il quadro delle conoscenze. I altre culture della stessa età9.
pochi frammenti di impasto presenti sono ricon- La presenza di elementi di tipo Gaudo non rap-
1
Gabrici 1913; Buchner 1936-37. fig. 46.4.
2
Gabrici 1913, coll. 61-212; Buchner 1936-37, pp. 65-93; Bu- 6
Bagolini-Biagi 1976, p. 124, fig. 34.
chner 1950, pp. 97-107; Johannowsky 1975, pp. 99-100; Jannelli 7
Peroni 1962-1963, p. 306; Radi 1985, p. 231, fig. 2.4.
1999, pp. 83-88. 8
TA55.
3
Jannelli 1999, pp. 81-85. 9
Pontecagnano II.5, pp. 99-100; Bailo Modesti-Aurino 2004,
4
TA43. pp. 69, 79, fig. 2.
5
Bagnone 1985, p. 50, fig. 2.8; Anzidei-Carboni 1995, p. 153,

17
presenta una novità nel territorio flegreo; ad Ischia 2. La ceramica di impasto della prima Età del
in località Lacco Ameno e in località S. Michele, a Ferro (tav. 1)
Licola nei pressi di Masseria Spida, a Fuorigrotta su
Monte S. Angelo e a Monte Ruscello in località “De- Durante lo scavo dei due terrapieni è stata recuperata
puratore di Cuma”, sono da tempo attestati materiali una piccola quantità di ceramica riferibile alla Prima
attribuibili alla facies pestana10. Età del Ferro. La presenza di materiale residuale di que-
Ad un momento finale della media Età del Bronzo sto orizzonte cronologico non deve stupire, piuttosto
può essere attribuito, invece, un frammento di ampio potrebbe acquistare un certo rilievo se messo in rela-
labbro fortemente svasato pertinente con ogni pro- zione con quanto portato in luce dall’équipe francese
babilità ad una ciotola carenata di grosse dimensioni del Centre Jean Bérard. Il gruppo francese, che opera
(tav. 1.3)11; esso presenta una decorazione eseguita a Cuma con l’intento di localizzare il porto e studiare
ad excisione costituita da piccoli intagli triangolari la fascia costiera, nel corso della campagna di scavo
variamente disposti e marginati in alto da una pro- 2002, ha rinvenuto infatti due sepolture ad inumazio-
fonda solcatura orizzontale che rientra nel tipico re- ne della prima Età del Ferro in una zona poco distante
pertorio della cosiddetta “cultura appenninica”. Lo dal tratto delle fortificazioni settentrionali16.
stesso motivo e la stessa sintassi caratterizzano, in- Le due tombe fanno parte di una vasta necropoli
fatti, numerosi esemplari, principalmente ciotole, preellenica che è stata scavata solo parzialmente nel
pertinenti al BM312. secolo scorso e che si estendeva a nord-est dell’acro-
Evidenze riferibili a quest’ultimo periodo sono at- poli fino all’antico lago di Averno17: un’area che sarà
testate in gran parte dell’area flegrea sia costiera come poi, in parte, occupata dalla città greca.
su Monte Gauro e a Montagna Spaccata sia insula- La condizione di frammentarietà di questa classe
re come a Vivara-Punta Capitello, a Castiglione, a non ha consentito di raccogliere molte informazioni
Monte Vico e in località Mazzola d’Ischia13, mentre sul repertorio formale, infatti si tratta per lo più di
sembravano finora assenti tra i materiali cumani14. frammenti di pareti o di parti di vaso non riconduci-
Oltre a quelli analizzati, dal terrapieno arcaico e da bili a forme vascolari certe (cfr. fig. 11), nonostante
quello tardo-arcaico provengono, infine, quattro fram- ciò alcune forme sono state riconosciute, come l’askos
menti di impasto di grossi contenitori, probabilmen- a cui sembra rimandare un frammento di spalla su cui
te olle, con decorazione plastica a cordoni lisci o con è impostata un’ansa a bastoncello (tav. 1.5)18. L’askos
piccole impressioni digitali, che essendo per tipologia è una forma ben documentata nelle necropoli cam-
formale e decorativa di lunga durata, non consentono pane della cultura delle “Tombe a Fossa”; il tipo con
una più precisa attribuzione (tav. 1.4)15. ansa impostata interamente sulla spalla, attestata nella
Paola Aurino valle del Sarno, costituisce una novità per il repertorio
cumano, poiché gli askoi noti presentano tutti l’ansa
impostata sulla spalla e sul labbro19.

10
Albore Livadie 1985b, p. 56; Pontecagnano II.5, pp. 9-11. - diam. ric. 23.6; impasto a superficie bruna, lisciata a stecca.
11
TTA, US10226/1: frammento di ampio labbro fortemente
16
Le due sepolture sono state rinvenute nel settore A che si
svasato decorato ad excisione con motivo di piccoli triangolini mar- trova a 50 metri a nord-ovest della porta indagata dall’Università
ginati nella parte superiore da una profonda solcatura orizzontale. l’Orientale. Cfr. Brun et alii, 2000. Ringrazio la dott. ssa Priscil-
h max. 3.5; largh. max. 2.7; impasto a superficie marrone-rossastra, la Munzi per avermi fatto prendere visione dei corredi delle due
lisciata a stecca e lucidata, ricco di inclusi calcarei. tombe, da lei in corso di pubblicazione.
12
Macchiarola 1987, pp. 69-70.
17
Nel 1893 il colonello Stevens scoprì le prime tombe in pro-
13
Cazzella et alii 1975-80, pp. 211-216; Damiani et alii 1984, prietà L. Correale e nel fondo di G. d’Isanto, nel 1903 prima dal
pp. 1-38; Gialanella 2001, pp. 243-249. Dall’Osso e poi dall’avvocato E. Osta furono scavate complessi-
14
Tra i materiali dell’acropoli di Cuma un’unica ciotola con orlo vamente 36 sepolture: cfr. Albore Livadie1985c, pp. 62-75, con
svasato e bassa carena si ritrova anche in contesti appenninici cfr. bibliografia precedente.
Jannelli 1999, p. 84, fig. 9.
18
TTA10226/16.
15
TTA, US10213/1: frammento di olla. Orlo arrotondato, parete
19
Müller-Karpe 1959, tav. 21 C.7 e B.5; Gabrici 1913, figg. 14
a profilo continuo, decorazione plastica a cordone liscio. h max. 4.2 e 30; d’Agostino 1970, p. 596; Gastaldi 1979, p. 40.

18
parte prima: Capitolo I

parete stata nei centri della Fossakultur23, dove è


labbri pareti fondi anse Tot. Frr.
decorata presente, sia pure in maniera episodica,
anche il vaso biconico di tradizione vil-
TA
lanoviana a cui non possiamo escludere
forme chiuse non id 2 l’appartenenza del frammento con labbro
scodella/one 1(TA 56)
svasato rettilineo24.
Un solo frammento attesta la presenza
forme aperte non id 1
del tipo di olla a colletto, con orlo piatto
forme non identificate 44 espanso (tav. 1.9)25, un tipo che perdura
4 44 48 nella ceramica in argilla grezza26.
TTA L’anfora è documentata da due fram-
menti che rientrano nel tipo peculiare
forme chiuse non id 7 1
della produzione cumana con anse, non
askos 1 sormontanti, impostate sull’orlo e alla
olla 3 1 sommità della spalla27 (tav. 1.10)28.
anforetta 1 1
Le forme aperte riconosciute sono rap-
presentate da scodelle/scodelloni sia con il
forme aperte non id 10 2
corpo ovoide (tav. 1.11)29 che con il lab-
scodella/one 2 1 2 bro rientrante, con decorazione impressa
bacino 5 a rotella (tav. 1.12,15)30; il fondo è piatto
coperchio 1
profilato31; l’ansa è a maniglia semicircolare
obliqua (tav. 1.14)32 oppure sormontata
forme non identificate 27 163 2 11 1
da un elemento cilindrico con estremità
56 165 3 17 1 242 appiattita (tav. 1.13)33, che costituisce un
elemento distintivo della produzione del-
Fig. 11. Quantificazione della ceramica di impasto della Prima Età del Ferro.
le scodelle del Preellenico II34.
Alcuni frammenti sono pertinenti ai
Alle olle potrebbero appartenere alcuni frammen- bacini, con vasca troncoconica (tav. 1.16-17)35 o con
ti: un labbro svasato curvilineo (tav. 1.7)20; un labbro pareti verticali (tav. 18-20)36; per entrambi i tipi sono
svasato rettilineo con attacco del collo troncoconico documentati sia esemplari inornati che quelli con de-
(tav. 1.8) e una piccola porzione di ventre che con-
21 corazione plastica (cordone a costolatura liscia o bu-
serva l’attacco di un’ansa a maniglia semicircolare a gna conica).
bastoncello (tav. 1.6)22. Tali frammenti potrebbero es- I coperchi sono documentati da un frammento con
sere relativi al tipo di olla biconica con anse impostate labbro distinto e calotta a profilo arcuato37.
alla massima espansione, una forma, questa, ben atte- Francesca Spoto

20
TTA10202/12. 26
Cfr. il contributo di Margherita Nigro in questo volume.
21
TTA10226/17. 27
Gabrici 1913; d’Agostino 1970, p. 593, nota 1.
22
TTA10202a/13. 28
TTA10093/9 (tav. 1.10); 10039d/19.
23
d’Agostino 1970, p. 597; Gastaldi 1979, p. 41. 29
TTA10213/14.
24
Sono due i vasi biconici provenienti dalla necropoli di Cuma, 30
TA56; TTA10039c/7.
l’uno decorato con motivi impressi a rotella, l’altro con motivi in- 31
TTA10039/4.
cisi a pettine: cfr. Gabrici 1913, tav. XI, 8. Dall’Acropoli proven- 32
TTA10039/6.
gono alcuni frammenti relativi a tre esemplari di vasi biconici, due 33
TTA10226/18.
dei quali con superficie decorata, uno inornato. Difficile risulta, 34
Gabrici 1913, col. 104, tav. IX, 6; d’Agostino 1970, p. 596;
invece, l’attribuzione per altri due frammenti che potrebbero ap- Gastaldi 1979, pp. 42-43.
partenere sia a vasi biconici che ad anfore o brocche: cfr. Jannelli, 35
TTA10039/3; 10039/4.
1999, pp. 86-87. 36
TTA10202/10; 10202/11; 10226/20.
25
TTA10039/1. 37
TTA10039d/8.

19
3. La ceramica tardo-geometrica di tipo euboico- rinvenuti nelle necropoli della prima Età del Ferro in
cicladico (tav. 2.A) Etruria e in Campania44.
Dato lo stato di conservazione, è difficile inquadrare
Su questa – come sulle altre produzioni coeve, punto gli altri frammenti di skyphoi, con l’eccezione del fr.
di riferimento obbligato è ancora oggi la sintesi trac- TTA4 (tav. 2.A.5)45, che presenta un certo interesse.
ciata da N. Coldstream nel 196838. Dopo di allora, Nella fascia tra le anse, riquadrata da tratti vertica-
molto materiale nuovo è stato pubblicato, soprattut- li, si intravvede la parte superiore di un uccello, dal
to per merito di A. Andreiomenou39. Importanti, tra collo lungo e sinuoso e dal becco diritto, mentre sul
gli altri, sono infine la messa a punto di J. Boardman labbro è una decorazione a scacchiera: entrambi que-
sulla ceramica tardo-geometrica da Lefkandi e quel- sti motivi sono comuni nella ceramica euboica. Tut-
la di N. Coldstream sulle importazioni euboiche da tavia la scacchiera non compare quasi mai sul labbro.
Pithecusae40. La presenza di abbondante mica induce ad escludere
Nell’ambito euboico rientrano quattro frammenti una origine euboica dell’esemplare, che potrebbe for-
di cratere (TTA1 - tav. 2.A.1; TTA2 - fig. 45; e TA1 se essere cicladico.
- fig. 2.A.3 e TA39 - fig. 2.A.2). Il fr. TTA2, pitecu- Lo skyphos a labbro svasato TTA10 (tav. 2.A.10)
sano, è l’unico pertinente a una spalla; gli altri sono può essere avvicinato a un tipo documentato da esem-
frammenti di piedi: tra questi, solo il fr. TTA1 con- plari completi da Zagora, datati al TGII46.
serva una decorazione significativa, molto frequente Si deve considerare probabilmente una imitazione
in ambiente euboico e a Pithecusae. euboica di una kotyle corinzia del TGI il fr. TTA12
Anche gli altri frammenti dai terrapieni arcaici sono (tav. 2.A.12), eseguito in argilla euboica. La forma è
quasi tutti riconducibili a tipi del TGII. L’unica eccezio- quella della kotyle Aetos 66647; la decorazione con mo-
ne è data dal piccolo fr. di skyphos a chevrons (TTA3 tivo verticale a tremuli non è assente su coeve kotylai
- tav. 2.A.4), che trova precisi confronti a Pithecusae41. corinzie, dove assume tuttavia piuttosto la forma di
La cronologia del tipo è stata nuovamente discussa nel zig-zag48. La presenza di una produzione euboica di
2004, proponendo di datarlo alla transizione dal MGII kotylai d’imitazione corinzia è stata messa in luce già
al TGI42. Si tratta probabilmente di importazioni43. da molto tempo dal Boardman49.
I frammenti di skyphoi TTA6 e 9 (tav. 2.A.7,9) A giudicare dalla limitata evidenza qui considerata,
sembrano riferibili al tipo con chevrons sospesi; ri- che tra l’altro ha carattere residuale rispetto al contesto,
sulta comunque anomala in TTA9 la presenza di tre la ceramica di tipo euboico-cicladico sembra dunque
sottili fasce sul labbro e al sommo della spalla. Il tipo rappresentata solo da un esiguo numero di frammen-
a chevrons sospesi, originario dell’Eubea, è ben pre- ti, in genere databili al tardo-geometrico II.
sente tra gli esemplari d’importazione e d’imitazione Bruno d’Agostino

38
Coldstream 1968. trebbe suggerire una origine cicladica.
39
Un elenco dei suoi contributi si trova in Andreiomenou 1998, 44
Pontecagnano II.1, p. 45. Sull’inizio del tipo, riferibile in linea
pp. 153-166 (pp. 165 s.). Molto materiale nuovo si trova negli al- di massima al terzo quarto dell’VIII sec. (fase II B di Pontecagnano)
tri contributi compresi in quello stesso volume. cfr. Coldstream 1982, pp. 21 ss., 216 ss.
40
Boardman-Price 1980, pp. 57-79; Coldstream 1995, pp. 45
Per i confronti, v. infra, TTA4.
251-267. 46
Zagora 2, p. 194, tavv. 250-251.
41
d’Agostino 1994-1995, p. 44, n. 1, tav. XXXIV, riportato in 47
Cfr. per il profilo Pfaff 1988, p. 55, fig. 11, n. 44, considera-
d’Agostino 1999, p. 57, nota 10; Coldstream 1995, p. 261: i fram- ta da Pfaff una protokotyle; per il motivo verticale a tremuli, cfr.
menti da Ischia fig. 2.57-58 «are unlikely to have been made after Corinth VII.1, p. 36, tav. 16.107 (kotyle); Benton 1953, p. 276,
750 BC»; di diverso avviso: Descoeudres-Kearsley 1983, pp. 15 ss., tav. 41, n. 628 (skyphos); Lefkandi 1, tav. 38, n. 29 (cratere).
seguiti da De Vries 2003, p. 153, nota 58, figg. 8.14-15. 48
Cfr. Corinth VII.1, p. 36, tav. 16.107 (kotyle). Il motivo ricor-
42
d’Agostino 2006. Significativa in proposito è la posizione re su altre forme: Benton 1953, p. 276, tav. 41, n. 628 (skyphos);
espressa in Coldstream 1995, p. 266. Lefkandi 1, tav. 38, n. 29 (cratere).
43
Il fr. da Cuma e quello pithecusano dalla “Stipe dei Cavalli” 49
Sul filone corinzio della ceramica euboica, cfr. Boardman
sono stati sottoposti a P. Pelagatti e F. Villard, che li hanno giu- 1969, pp. 107 ss.; Lefkandi 1, pp. 66 s., con descrizione dei vari
dicati d’importazione, ma non li ritengono né euboici né corinzi tipi. Coldstream 1995, pp. 261 ss.
(cfr. d’Agostino 1999, p. 57, nota 11): l’abbondanza di mica po-

20
parte prima: Capitolo I

4. La ceramica sovraddipinta in bianco su nell’apparato decorativo di grandi vasi come anfore


fondo nero (tav. 2.B) o crateri54.
A Pithecusae questa classe ceramica è documenta-
Questa classe tardo-geometrica, contraddistinta da ta sia nella necropoli di S. Montano, sia nei contesti
una tecnica decorativa particolare che prevede l’uso dell’abitato, a Monte Vico, a Mezzavia-Mazzola ed
esclusivo di motivi sovraddipinti in bianco su fondo episodicamente nell’ambito dei materiali provenienti
nero, è documentata a Cuma da almeno due fram- dal terreno di risulta della “Stipe dei cavalli”.
menti riconoscibili (TTA14-15 - tav. 2.B). Il repertorio edito da S. Montano e Monte Vico è
Si tratta di un labbro (con collo) di oinochoe tri- costituito soprattutto da oinochoai – d’importazione
lobata e di un’ansa di kantharos (?) entrambi unifor- e di fabbrica locale – generalmente decorate da fasce
memente rivestiti di vernice bruno-nerastra, opaca e e linee orizzontali e/o da motivi ad onda.
poco aderente e decorati da fascette orizzontali so- È possibile riferire il frammento di Cuma TTA14 al
vraddipinte50. tipo di oinochoe più attestato nella produzione loca-
Le caratteristiche dell’argilla, la morfologia e la de- le di Pithecusae in questo stile, caratterizzato da una
corazione suggeriscono di attribuire i frammenti pro- bocca con lobi laterali svasati, poco delineati e dal
venienti dai terrapieno di Cuma ad una produzione collo cilindrico (alto, medio o atrofico) decorato da
pithecusana – finora mai attestata in altri centri della gruppi di fascette orizzontali sovraddipinte, in diversi
Campania – che rielabora, nello stile tardo-geometrico casi interrotte da un motivo ad onda55.
locale, una classe vascolare diffusa in Eubea e definita Più raramente si incontrano forme aperte come il
come “Black and White Style” e “Bichrome ware”51. kantharos: l’unico esemplare caratterizzato da questo
L’affermazione dell’uso della tecnica “white-on-dark”, tipo di trattamento proviene dalla “Stipe dei cavalli”
probabilmente di ispirazione cretese o cipriota, è con- ed è probabilmente una importazione euboica56.
siderata da Boardman52 come uno degli elementi di- La documentazione proveniente dalle necropoli te-
stintivi dello stile tardo-geometrico euboico mentre stimonia anche l’uso di linee ondulate o altri elementi
Coldstream sottolinea piuttosto il ruolo della produ- sovraddipinti come motivi accessori nella decorazione
zione corinzia dove motivi accessori sovraddipinti si di crateri o altre forme57.
trovano già dal periodo MG53. In Eubea gli elementi Un quadro più complesso è restituito dal contesto
sovraddipinti costituiscono la decorazione principale di Mezzavia-Mazzola. Un ampio gruppo di frammenti
di una larga serie di coppe e kotylai ma sono ampia- inediti, attualmente in esposizione presso il “Museo
mente attestati anche su skyphoi e oinochoai; linee Archeologico Nazionale” di Napoli ed appartenen-
ondulate sovraddipinte ed altri elementi ornamen- ti prevalentemente a crateri, rivela l’esistenza di una
tali sono adoperati, inoltre, come motivi accessori produzione figurata con motivi di tipo zoomorfo58,

50
Lo studio dei materiali cumani a me affidato è stato svolto co su fondo nero, cfr. p. es. Pithekoussai 1, T. 161.1, p. 203, tav. 63;
grazie alla borsa di studio ricevuta dalla “M. Aylwin Cotton Foun- T. 436.1, p. 449, tav. 135; e soprattutto T. 469.1, p. 470, tav. 138;
dation” per l’anno 2005-2006. Coldstream 1995, pp. 256-257.
51
Per tale definizione, cfr. Coldstream 1968 e soprattutto Col- 56
d’Agostino 1994-1995, p. 52, tav. XXXVI (probabilmente
dstream 1995, pp. 253-254, 256. d’importazione euboica).
52
Robertson 1948, p. 34 (per l’ascendenza cretese o cipriota). 57
Cfr., per esempio, Pithekoussai 1, Sp1/5, p. 697, tav. 235
Per discussione su questa classe cfr. soprattutto Boardman 1969, (cratere).
pp. 106-109; Boardman-Price 1980, pp. 65 ss. 58
Si tratta di esemplari provenienti da Mezzavia-Mazzola, sele-
53
Coldstream 1968, pp. 97, 100, 193-194; Coldstream 1995, zionati e schedati dalla scrivente, su incarico del Soprintendente
pp. 256-257. S. De Caro e della dott.ssa C. Gialanella, in occasione dell’apertura
54
La ceramica con motivi sovraddipinti in bianco su fondo nero della sala dedicata a Pithecusae nel “Museo Archeologico Nazio-
è ampiamente attestata a Lefkandi, Eretria, Calcide: cfr., in parti- nale” di Napoli. Il frammento di cratere inv. 245592 decorato da
colare, Boardman-Price 1980, pp. 65 ss. tavv. 50-51 ed anche tavv. un cavallo al galoppo è un esemplare privo di confronto per l’uso
37, 43, 50-54, 56-57, 60-63; Andreiomenou 1992, fig. 9, pp. 124 della tecnica in bianco su fondo nero; per lo stile è avvicinabile alla
ss.; Andreiomenou 1998, p. 156, nota 47, con bibliografia prece- produzione tardo-geometrica euboica (cfr. per esempio Boardman
dente; Kourou 1998, p. 168, nota 15 con bibliografia. 1952, pp. 18-19, A1, fig. 19; Buchner 1953-1954, pp. 52 ss., per
55
Per le oinochoai di produzione locale con decorazione in bian- il frammento con cavaliere da Cuma).

21
ornitomorfo e fitomorfo di un certo impegno con- di Pithecusae permette di avanzare alcune considera-
traddistinta da fitti e complessi ornati sovraddipinti, zioni sulla composizione del campione.
privi di precisi confronti59. Come è stato già notato nelle pubblicazioni preli-
minari, il repertorio ceramico rinvenuto nei terrapieni
di Cuma è costituito in gran parte da forme ricorrenti
nelle coeve associazioni funerarie. I materiali recupe-
5. La ceramica protocorinzia e italo-geometrica rati sono riferibili in gran parte a recipienti per il con-
(tavv. 2.C-8) sumo e l’offerta del vino o di cibi solidi e contenito-
ri per unguenti: forme aperte come skyphoi, kylikes,
A - Considerazioni preliminari lekanai, coppe, piatti; forme chiuse come oinochoai
e bottiglie, aryballoi o pissidi60.
Il panorama delineato dallo studio preliminare del-
la ceramica protocorinzia d’importazione e/o d’imi- La definizione delle classi e alcune osservazioni
tazione e del repertorio italo-geometrico, provenienti sulla storia degli studi
dai terrapieni arcaici, si presenta complesso e articola- Per quanto riguarda la definizione delle classi, si è
to, non solo dal punto di vista cronologico ma anche scelto di distinguere la ceramica d’imitazione proto-
sotto il profilo tecnico-stilistico, nella prospettiva di corinzia dalla più ampia classe italo-geometrica61.
una ricerca mirata all’individuazione dei tratti distin- La ceramica d’imitazione, che include esclusivamente
tivi delle produzioni “locali”, nonostante la relativa riproduzioni più o meno fedeli dei modelli protoco-
esiguità delle forme riconoscibili. rinzi fabbricate nelle botteghe di Cuma o Pithecusae
Nell’ambito delle classi di ceramica “fine”, le se- da artigiani provenienti dalla madrepatria o nati in
rie di tipo protocorinzio e italo-geometrico sono le loco, è stata trattata in maniera complementare alle
più rappresentate nel terrapieno arcaico; nel terra- importazioni, all’interno di un’unica classe. Al con-
pieno tardo-arcaico, a tali classi si affiancano il re- trario la ceramica italo-geometrica si caratterizza per
pertorio di tipo corinzio e la ceramica arcaica con un repertorio che accoglie, accanto alla componente
decorazione lineare, mentre più rare sono le atte- protocorinzia e corinzia, suggestioni morfologiche e
stazioni di altre classi vascolari d’importazione o stilistiche provenienti sia da altre fabbriche greche, so-
d’imitazione. prattutto di ambito greco-orientale, sia dall’ambiente
Sebbene si tratti nella maggioranza dei casi di fram- fenicio o dalla tradizione locale, rielaborando in uno
menti minuti, non sempre riconducibili ad un confron- stile proprio modelli diversi62.
to puntuale, la possibilità di comparare i dati dell’abi- Per lo studio delle ceramiche di tipo protocorin-
tato con quelli delle necropoli di Cuma e soprattutto zio e italo-geometrico della Campania greca, pun-
59
Numerosi frammenti di cratere provenienti da Mezzavia- è stata costantemente adottata per la tipologia dei materiali di
Mazzola sono decorati esclusivamente con questa tecnica (inv. Pontecagnano, a partire dalle considerazioni svolte in d’Agosti-
245608- 245616; 245612; 245618-245620; 245622; 245623; no 1968, pp. 90-108. Questa suddivisione invece non è gene-
245594; 245598; 245599): i motivi ornamentali possono essere ralmente utilizzata per l’Etruria dove si preferisce raggruppa-
di tipo ornitomorfo in “Bird style”, con aironi o di tipo lineare: sul re tutta la produzione locale nella classe “Italo-geometrica” o
“Black and White style” e sul “Bird style”, cfr. per esempio Kourou “Etrusco-geometrica”: cfr. per esempio CVA Tarquinia III dove
1998, p. 168, nota 15, pp. 170-174 con bibliografia. F. Canciani distingue le importazioni protocorinzie o cumane da
60
Sull’ipotesi che la formazione dei terrapieni derivi in par- tutta la produzione locale definita “Italo-geometrica”. Cfr. anche
te dalla distruzione di un settore della necropoli, cfr. d’Agostino Canciani, in Martelli 1987, pp. 9-15; Martelli 1987 (La ceramica
1999, pp. 54-56. “orientalizzante”); G. Bagnasco Gianni, in Tarchna III, pp. 338 ss.
61
I criteri di classificazione adottati sono stati elaborati nel- (Ceramica “etrusco-geometrica”).
l’ambito del gruppo di lavoro impegnato nell’edizione di un di- 62
d’Agostino 1968, pp. 86, 90; pp. 100-108; sull’influenza del
zionario tipologico dei materiali di Pontecagnano dove, tutta- gusto e delle componenti locali, cfr. Cuozzo c.s 2. Sulla presenza
via, le importazioni e imitazioni protocorinzie sono state distin- di altre componenti nella formazione del repertorio italo-geome-
te, cfr. Pontecagnano, Dizionario. Sulla tradizionale ripartizione trico cfr. in particolare il caso del piatto italo-geometrico, proba-
di A. Blakeway tra importazioni e fabbriche operanti in loco, bilmente elaborato a Pithecusae su ispirazione dei tipi i fenici in
cfr. Blakeway 1932-1933, pp. 170 ss. La distinzione tra “cera- red slip ware, cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 38, note 56-59, con
mica d’imitazione protocorinzia” e “ceramica italo-geometrica” bibliografia precedente.

22
parte prima: Capitolo I

to di partenza obbligato è la documentazione edita li, si è arricchito in anni recenti di nuovi importanti
riguardante le necropoli e l’abitato di Pithecusae, contributi66.
dalla monumentale pubblicazione della necropoli di Un ruolo privilegiato è rivestito da Tarquinia dove
S. Montano ad opera di G. Buchner e D. Ridgway l’edizione dei materiali provenienti dall’abitato e l’av-
(1993), ai contributi di vari autori su singole clas- vio di una campagna di analisi chimico-fisiche sulla
si di materiale, alle edizioni degli anni ’90 relative composizione delle argille ha permesso di rivedere la
ai rinvenimenti in diverse aree dell’abitato antico. problematica dei rapporti tra produzioni locali e cera-
L’evidenza di Pithecusae supplisce in parte alla ca- miche d’importazione istituendo un confronto diretto
renza di informazione sulle necropoli cumane anco- con il lavoro sulle ceramiche orientalizzanti tarquiniesi
ra sostanzialmente limitata all’edizione del Gabrici messo a punto da F. Canciani nel 197467.
del 191363.
In questo panorama, un contributo fondamentale La ceramica d’imitazione protocorinzia dai
è offerto anche dalle ricerche sulle ceramiche di tipo terrapieni
greco provenienti da altre aree della Campania. Un Una delle questioni di maggiore interesse riproposta
punto di riferimento importante, sia sul versante tec- dall’analisi dei materiali restituiti dai terrapieni di
nico-stilistico che su quello tipo-cronologico, per la Cuma riguarda le produzioni di tipo protocorinzio
rilevanza qualitativa e quantitativa del campione e la di fabbrica cumano-pithecusana.
possibilità di avvalersi delle sequenze stratigrafiche, è In primo luogo, si distingue una categoria di raffi-
fornito dalle tipologie elaborate per il vasto reperto- nate riproduzioni e rielaborazioni della ceramica del
rio di tipo protocorinzio e italo-geometrico restituito protocorinzio antico-medio caratterizzate dall’uso di
dalle necropoli di Pontecagnano64. ricoprire la superficie del vaso con uno spesso “coa-
Edizioni di materiali provenienti dalle necropoli ting” di colore bianco-giallino o crema, allo scopo di
e recenti cataloghi presentati in occasione di nuove ripetere la particolare colorazione dell’argilla corin-
esposizioni museali permettono il riscontro con le ce- zia. L’aspetto più conosciuto – sebbene ancora poco
ramiche di tipo greco presenti in diversi centri della studiato – di questa produzione è la classe vascolare
Campania (Valle del Sarno, Eboli, Capua, Nola, Sues- generalmente considerata di fabbrica cumana e per-
sula, Calatia, ecc.)65. tanto denominata “cumana” o “cumano-etrusca”- in
Per il confronto con le produzioni etrusco-geome- riferimento alle rielaborazioni diffuse in diversi centri
triche ed italo-geometriche dell’Etruria meridionale, dell’Etruria meridionale68.
il panorama delle importazioni e delle fabbriche locali La classe cd. “cumana” sembra privilegiare un numero
offerto da Veio, Vulci, Tarquinia, Cerveteri delineato limitato di forme – soprattutto oinochoai o aryballoi
nei suoi aspetti generali da F. Canciani e M. Martel- – che, in diversi casi, presentano il trattamento del-

63
Per le necropoli di Cuma cfr. Gabrici 1913. Per le necropoli produzioni d’importazione; II) produzioni fabbricate in loco da
e l’abitato di Pithecusae, cfr. soprattutto, Pithekoussai 1; Buchner artigiani greci immigrati; III) produzioni di artigiani locali. Su
1975; Buchner 1981, Buchner 1982a; Buchner 1982b; Ridgway questi argomenti cfr. anche Canciani, in Martelli 1987; Dik 1981;
1984; Ridgway 1988; Ridgway 1990; Ridgway 2004; Neeft 1981; Martelli 1987; Veio, Cerveteri Vulci; Micozzi 1994.
Neeft 1987; Coldstream 1995; d’Agostino 1994-1995; De Caro- 67
Cfr. in particolare G. Bagnasco Gianni, in Tarchna III, pp. 338 ss.;
Gialanella 1998. CVA Tarquinia III; Tanci-Tortioli 2002. Sulle produzioni più anti-
64
d’Agostino 1968; Cerchiai 1990; Cuozzo-D’Andrea 1991; che cfr. le considerazioni svolte in d’Agostino 2006.
Cuozzo c.s.1. Sulle ceramiche greche presenti nelle necropoli della Pri- 68
Sui prototipi di questa classe cfr. Payne 1933, pp. 12 ss., tavv.
ma Età del Ferro, il punto sulla situazione si trova in d’Agostino c.s. 7-8; Benson 1989, pp. 28-31, 41 ss., tavv. 8-9, (“Cumae group”
65
Cfr. soprattutto, Bonghi Jovino-Donceel 1969; d’Agostino -“Cumae workshop”), 10 (“Vine workshop”), 13-14 (“Toulou-
1979; Johannowsky 1983; Eboli; Suessula; da ultimo Calatia con se workshop”); per il prototipo protocorinzio delle oinochoai
bibliografia precedente. con teoria di pesci e sulla classe “cumano-etrusca” cfr. Ridgway
66
Come sottolineava F. Canciani (CVA Tarquinia III, p. 9), la 1984, pp. 85-86, 163, T. 1187 (PCA-PCMI): in questo esem-
definizione di “Ceramica etrusco-geometrica” fa riferimento alla plare i pesci ricorrono sulla spalla a differenza delle serie della
seconda e terza categoria enucleate dalla tradizionale ripartizione classe cd. “cumano-etrusca” dove la teoria ittiomorfa compare ge-
di A. Blakeway (1932-1933) che distingueva, nell’ambito delle neralmente nella parte mediana del ventre; su questi argomenti
ceramiche di tipo greco presenti in ambito etrusco-italico, tra: I) cfr. Dik 1981, pp. 69 ss.

23
la superficie descritto69 e sono decorate da complessi Per quanto riguarda i contesti cumani in esame, que-
motivi di tipo zoomorfo, ittiomorfo, ornitomorfo, fi- ste produzioni appaiono ben documentate all’interno
tomorfo direttamente derivati dalle serie protocorin- di entrambi i terrapieni: i frammenti sono riferibili ad
zie del “Cumae Group” e dei “workshops” correlati: i un repertorio di notevole qualità e si affiancano a po-
motivi ornamentali principali sono situati solitamente chi esemplari d’importazione appartenenti al “Cumae
nella parte mediana del ventre o estesi sull’intera su- Group” e al “Vine workshop” (oinochoai TA44 - tav.
perficie del corpo e completati da riempitivi in diver- 2.C.8; TTA24 - tav. 2.C.7). Dal contesto più antico
se combinazioni. L’attribuzione di tale produzione ad provengono, oltre all’aryballos TA87 (tav. 4.25) ed
officine impiantate a Pithecusae da artigiani corinzi è alla pisside con motivo ittiomorfo TA127 (tav. 4.26),
stata proposta da G. Buchner avanzando l’ipotesi che connessa per le caratteristiche tecniche e stilistiche ai
il peculiare “coating” di rivestimento fosse costituito “Pithecusan workshops”, anche una più ampia serie
da uno strato di argilla diluita importata direttamen- di frammenti a decorazione lineare che rivelano simi-
te da Corinto. C.W. Neeft ha ripreso tale argomento li caratteristiche (skyphos dei tipi “Thapsos” e “a sig-
ascrivendo ai “Pithecusan workshops” un’intera serie ma”: TA4, 58, 59; 46, 62, 154; kotyle TA66, 86). Per
di aryballoi di tipo protocorinzio diffusi prevalente- quanto riguarda il terrapieno tardo-arcaico, si segnala
mente a Pithecusae e Cuma70. la presenza di alcuni frammenti di oinochoe attribui-
Gli sviluppi della ricerca concorrono a delineare una bili alla classe “cumano-etrusca”: il primo esemplare è
problematica più vasta e complessa: si tratta in realtà decorato da un ornato fitomorfo (TTA23 - fig. A), una
di una classe caratterizzata anche da un ampio reper- seconda coppia di frammenti, invece, è caratterizzata
torio a decorazione lineare, contraddistinto da simili da un motivo serpentiforme recante tra le spire cer-
tratti tecnico-stilistici e da una raffinatezza decorati- chielli a punto centrale (TTA21, 22 - fig. A); ad oino-
va che rende talvolta arduo distinguere le importazio- choai dello stesso tipo appartengono anche due anse
ni dalle imitazioni o la eventuale presenza di distinte tortili (TTA25, 26). Si distinguono, inoltre, diversi
componenti di origine pithecusana o cumana; in al- frammenti a decorazione lineare (oinochoe TTA18,
tri casi, invece, è più difficile tracciare il confine con 20; skyphos del tipo “Thapsos” TTA28-30; kotyle
le fabbriche italo-geometriche. Sia a Pithecusae che a PCA TTA49, aryballos TTA65, 66, 67; coperchio di
Cuma la classe d’imitazione protocorinzia è attesta- pisside TTA73).
ta non soltanto nella necropoli ma anche nell’abita- A differenza delle coeve produzioni etrusco-meri-
to (per esempio a Mezzavia-Mazzola) con esemplari dionali di Tarquinia e Cerveteri, le ceramiche d’imi-
a decorazione figurata o lineare che si avvalgono di tazione protocorinzia fabbricate in Campania non
una gamma più ampia di forme: oltre all’oinochoe e sono state ancora studiate nel loro complesso. Per af-
all’aryballos, l’oinochoe conica, lo skyphos, la kotyle, frontare questa ricerca, sarebbe necessario non solo
il piatto, la pisside71. procedere a una attenta analisi dei rapporti tra fab-

69
Il “coating” di rivestimento è segnalato per diversi esemplari di totipi, in particolare, Benson 1989, pp. 28-42.
questa classe: molto frequente nel caso degli aryballoi contraddi- 71
Per le necropoli di Cuma, cfr. Gabrici 1913; per Pithecusae,
stingue anche un numero consistente di oinochoai a corpo ovoide cfr. Pithekoussai 1, pp. 728-732 (distribuzione e produzioni). Per
o di tipo conico, alcune forme aperte (skyphoi, kotylai) e pissidi. quanto riguarda gli esemplari provenienti da Mezzavia-Mazzola,
70
Questo argomento è discusso da Neeft 1987, pp. 59-65, note selezionati e schedati dalla scrivente, in occasione dell’apertura della
176-177 citando le osservazioni di G. Buchner a proposito di que- sala dedicata a Pithecusae nel “Museo Archeologico Nazionale” di
sta classe; cfr. anche Ridgway 1984, pp. 85, 163. In precedenza Napoli, ho avuto l’opportunità di discuterne con G. Buchner che
la classe era stata comunemente considerata “cumana”. Motivi e ravvisava in questo repertorio, a prevalente decorazione lineare,
riempitivi considerati caratteristici della classe “cumana” sono: la raffinatezza stilistica e tecnica nell’adozione di un “coating” di
pesci, motivi serpentiformi o ornitomorfi; ornati fitomorfi costi- argilla corinzia notata per i prodotti dei “Pithecusan workshops”.
tuiti da tralci, festoni, catene di fiori di loto o palmette stilizzate, Si tratta di alcuni frammenti inediti che comprendono: una oi-
festoni; motivi accessori come rombi, cerchielli con punto centra- nochoe con decorazione ittiomorfa ed esemplari a decorazione li-
le, triangoli campiti a rete, rombi, rosoni, asterischi, in alcuni casi neare – skyphos; kotyle, aryballos; pisside – attualmente in espo-
ravvivati da ritocchi sovraddipinti in bianco, cfr. Johansen 1923; sizione presso il “Museo Archeologico Nazionale” di Napoli (inv.
Payne 1931; Payne 1933; d’Agostino 1968; CVA Tarquinia III; 245580; 245575; 245577; 245578; 245579).
Dik 1981; Canciani, in Martelli 1987; Martelli 1987. Per i pro-

24
parte prima: Capitolo I

briche locali e esemplari d’importazione, ma anche tardo-geometrico che D. Ridgway74 propone di lo-
riconsiderare la circolazione di tali ceramiche e inda- calizzare nell’area antistante la chiesa di S. Restituta,
gare sistematicamente le produzioni sviluppate negli nella zona destinata in seguito al quartiere artigianale
altri centri, indigeni o etruschizzati, della Campania. ellenistico-romano75.
Emblematico è il caso di Pontecagnano, dove è atte- L’analisi delle argille impiegate per le produzioni tar-
stata una produzione locale su larga scala con deco- do-geometriche rinvenute a Pithecusae è stata condotta
razioni figurate (zoomorfe, ittiomorfe, fitomorfe) o attraverso campagne di esami archeometrici con il me-
di tipo lineare72 già a partire dalla fine dell’VIII-ini- todo della spettroscopia Mössbauer che hanno permesso
zio del VII sec.; questa produzione è affiancata da un di distinguere, nella maggioranza dei casi, i corpi cera-
ragguardevole numero di esemplari protocorinzi o cu- mici locali dalle importazioni corinzie ed euboiche.
mano-pithecusani d’importazione; ceramiche di tipo Meno chiara appare la situazione riguardante le ce-
cumano-pithecusano sono note inoltre in diverse altre ramiche restituite dalle necropoli di Cuma: un esame
aree della regione73. comparativo con il metodo Mössbauer non avrebbe
Lo studio delle produzioni di tipo protocorinzio permesso di rilevare significative differenze rispetto
della Campania e delle fabbriche italo-geometriche alle argille pithecusane, avvalorando l’ipotesi secondo
ad esse correlate costituisce un obiettivo di notevole la quale i giacimenti argillosi di Ischia sarebbero stati
importanza per la ricerca futura: in questa prospettiva gli unici dell’area del Golfo di Napoli76.
l’evidenza dei terrapieni delle fortificazioni di Cuma Tuttavia quesiti di notevole rilevo e nuove prospettive
offre un nuovo, interessante contributo. di ricerca sembrano aperte da una recente campagna
di analisi sulle composizioni chimiche e mineralogi-
Analisi delle argille e dei corpi ceramici: un che dei corpi ceramici effettuate su campioni di cera-
problema aperto miche ellenistiche (anfore e vernice nera) provenienti
La questione delle fabbriche cumano-pithecusane dal complesso di S. Restituta.
di tipo protocorinzio o italo-geometrico, riproposta Sulla base dei risultati preliminari della prima tor-
dai contesti cumani esaminati, appare strettamente nata di analisi, gli autori suggeriscono una possibile
connessa ad un secondo problema di notevole rilievo diversificazione tra la composizione delle argille impie-
che non può che rimanere aperto in questa sede, in- gate per le ceramiche fabbricate sull’isola e le produ-
dicando un ulteriore filone della ricerca futura: la pos- zioni della terraferma: a partire dai nuovi dati e sulla
sibilità di distinguere, in base all’esame archeometrico scorta di ricerche recenti nella regione, è stata avanza-
argille e/o corpi ceramici differenziati tra Pithecusae ta l’ipotesi della presenza di banchi d’argilla oltre che
e Cuma. Il problema è urgente, e va affrontato con ad Ischia anche nella zona flegrea77.
un programma di analisi sistematiche, dal momento In attesa delle indagini archeometriche, l’esame au-
che la distinzione sulla base del solo esame autoptico toptico dei corpi ceramici del repertorio restituito dai
appare ardua e aleatoria. terrapieni sembra suggerire un possibile criterio di di-
Nel caso di Pithecusae, è accertata la presenza di stinzione tra la produzione di Pithecusae e quella di
giacimenti d’argilla sull’isola ed è nota la tradizione Cuma. In particolare, nell’ambito delle classi locali in
figulina locale: non vi sono invece dati sul Ceramico ceramica “fine” orientalizzante sono stati identificati

72
d’Agostino 1968, pp. 86, 90-99; Cuozzo 2003, pp. 54-55; collocazione del quartiere ceramico di Pithecusae, cfr. Ridgway
Cuozzo c.s. 1. 1984, pp. 112, 115-118.
73
Cfr. in particolare, d’Agostino 1979; cfr. da ultimo Calatia, 75
Cfr. da ultimo Olcese-Picon-Thierrin Michael 1996.
pp. 112-114 (V. Bellelli), pp. 120-121 (R. Berriola). 76
Sui risultati degli esami archeometrici eseguiti sulle cerami-
74
L’ipotesi secondo la quale i giacimenti argillosi di Pithecusae che di Pithecusae cfr. Deriu-Buchner-Ridgway 1986; per il con-
sarebbero stati gli unici per il golfo di Napoli è stata avanzata da fronto con gli esemplari cumani, cfr. anche Buchner-Rittmann
G. Buchner nel 1948 (Buchner-Rittmann 1948, p. 45) e ripropo- 1948, p. 45; Buchner 1994; l’argomento è discusso da Neeft 1987
sta alla luce della documentazione di età più recente in Buchner p. 59, nota 176.
1994. Questa proposta è stata generalmente recepita: per esem- 77
Sulla campagna di analisi archeometriche sui materiali ellenistici
pio, Coldstream 1968, p. 231; Neeft 1987, p. 59, nota 176, con di S. Restituta, cfr. Olcese-Picon-Thierrin Michael 1996, in par-
bibliografia precedente. Sulla produzione ceramica dell’isola e la ticolare per le conclusioni, pp. 24-26 con le note corrispondenti.

25
due corpi ceramici principali (nn. 50 e 60/70) diver- Per quanto riguarda le forme chiuse, gli esemplari ri-
sificati per colore, consistenza, caratteristiche dell’in- conoscibili non sono numerosi ed appartengono pre-
gubbiatura e, forse, anche per inclusi. All’interno del valentemente ad oinochoai (TA2, 3, 44; TTA16-26)
primo gruppo, un consistente nucleo di frammenti ed aryballoi (TA87, 155; TTA65-69).
sembra avvicinabile, per le caratteristiche tecniche e
stilistiche, ai “Pithecusan workshops” individuati da Oinochoe
G. Buchner e K. Neeft78. I frammenti di oinochoe d’imitazione restituiti dai
terrapieni per l’orizzonte cronologico tra Protocorin-
B - La ceramica protocorinzia d’imitazione e zio Antico e Medio sono riferibili in gran parte, per
d’importazione (tavv. 2.C- 4) le caratteristiche tecniche e decorative, alle classi tra-
dizionalmente definite “cumana” o “cumano-etrusca”
La ceramica importata da Corinto o fabbricata a e/o ai “Pithecusan workshops”. Si tratta di una que-
Cuma e a Pithecusae imitando prototipi protoco- stione di notevole complessità già trattata nel para-
rinzi è documentata nei terrapieni con un repertorio grafo introduttivo che riguarda, come si è visto, non
ampio e diversificato che – anche se residuale – offre solo la produzione ad ornati di tipo fitomorfo (TTA23
importanti indicazioni cronologiche. - fig. A), ittiomorfo (TA127 - tav. 4.26) o zoomorfo
Per quanto riguarda la produzione protocorinzia, (TTA21-22 - fig. A) ma anche il repertorio a deco-
tra i contributi recenti, ci si limita a ricordare i più razione lineare84.
significativi79. La discussione sulle produzioni tardo- Anche i modelli protocorinzi di queste classi sono at-
geometriche e protocorinzie più antiche e la loro ar- testati in entrambi i terrapieni. Dal terrapieno arcaico
ticolazione cronologica è stata riproposta negli ultimi proviene il frammento TA44 (tav. 2.C.8) con decorazio-
anni da diversi autori80. A giudizio di chi scrive, ri- ne ornitomorfa avvicinabile al “Cumae group” (“Vine
mane comunque ancora valido il sistema cronologico workshop”): della decorazione figurata si conservano le
delineato nel 1968, dal Coldstream81. zampe di un uccello trampoliere poggianti su una linea
Per quanto riguarda le importazioni protocorinzie orizzontale. Al medesimo ambito appartiene il fram-
presenti a Cuma, base di partenza dei lavori citati è an- mento TTA24 (tav. 2.C.7) caratterizzato da un ornato
cora la sintesi di Gabrici del 1913 nel confronto con fitomorfo, purtroppo quasi completamente evanido,
l’ampia evidenza fornita dalle edizioni dei materiali di costituito da un fitto intreccio di tralci e festoni85.
Pithecusae da parte di G. Buchner, D. Ridgway ed al- Per quanto riguarda il repertorio a decorazione li-
tri autori82. neare, si segnala la presenza di un tipo del Protocorin-
zio Antico frequente in ambito campano: l’oinochoe
Rassegna delle forme (fig. 12) con il collo verniciato decorato da un pannello fron-
La documentazione relativa ad entrambi i conte- tale (o da una fascia continua) con motivo a scacchie-
sti esaminati (TA e TTA) si caratterizza per la net- ra (TTA16 - tav. 2.C.1)86; si datano tra Protocorinzio
ta prevalenza di forme aperte: soprattutto skyphoi, Antico e Medio le altre oinochoai ad ornati lineari
kylikes, kotylai, kantharoi. (TTA18-20 - tav. 2.C.3-5).

78
Neeft 1987, pp. 59-65, note 176-177; cfr. anche Ridgway 82
Per i riferimenti bibliografici, v. supra nota 63.
1984, pp. 85, 163. 83
Ai conteggi in tabella si devono aggiungere 110 pareti di for-
79
Neeft 1981; Neeft 1987; Dehl 1984; Amyx 1988; Pfaff 1988; ma aperta e 132 di forma chiusa, di incerta pertinenza fra la cera-
Benson 1989; per le prime analisi archeometriche sulle argille co- mica Protocorinzia e quella Corinzia.
rinzie, cfr. Boardman-Schweitzer 1973; da ultimo Whitbread 2003 84
Per le questioni connesse alle classi “cumana” o “cumano-etru-
con bibliografia; per le analisi sui materiali d’importazione e d’imi- sca” cfr. supra note 68-70; sui “Pithecusan workshops”, cfr., in par-
tazione di Pithecusae, cfr. Deriu-Buchner-Ridgway 1986. ticolare, Neeft 1987, pp. 59-65, note 176-177.
80
Cfr., tra gli altri, Neeft 1981; Bosana-Kourou 1983; Kourou 85
Sui prototipi di questa classe cfr. Payne 1931; Payne 1933, pp.
1994; Dehl 1984; Pfaff 1988; Ridgway 2000; Ridgway 2004; 12 ss., tavv. 7-8; Amyx 1988; Benson 1989, pp. 28-31, 41 ss.
DeVries 2003. Su questo argomento cfr. la discussione in d’Ago- 86
Per questo tipo cfr. d’Agostino 1968, pp. 98-99, tipo 16; Ga-
stino 2006. brici 1913, p. 235, fig. 79; Pithekoussai 1, p. 496, tav. 146.1.
81
Coldstream 1968, pp. 302 ss.

26
parte prima: Capitolo I

labbro collo spalla vasca piede-fondo ansa parete Tot. Frr.


TA
oinochoe 1 (TA57) 2 (TA2-3) 1 (TA44)
skyphos (Thapsos) 6 (TA58-59; 111-112; 1 (TA4)
113; 120)
skyphos (con ornati a sigma) 5 (TA45-46; 99) 3 (TA61-62;
154)
skyphos (a fascia risparmiata) 1 (TA5)
skyphos 3 (TA 60) 2 3
kotyle 3 (TA33; 86; 114) 1 (TA149) 1 (TA66) 3 (TA100; 115; 121)
kotyle miniaturistica 1 (TA140)
kantharos (tipo Itaca) 2 (TA63-64) 1 (TA65)
aryballos globulare 1 (TA155) 1 (TA87)
pisside 1 (TA127)
forma chiusa 24
forma aperta 7 4 67
21 2 4 8 11 99 145
TTA
oinochoe 5 (TTA16; 18) 1 (TTA19) 6 (TTA20; 26) 23 (TTA17; 21-25)
skyphos (Thapsos con pannello) 2 (TTA27-28) 2 (TTA29-30) 1
skyphos (Thapsos) 11 (TTA31-36) 5 (TTA37) 1 7
skyphos (con ornati a sigma) 1 (TTA38) 2 (TTA40-41) 8 (TTA39)
skyphos (a fascia risparmiata) 1 (TTA42)
skyphos e\o kotyle 2 2
skyphos e\o coppa 7 3 3 5
protokotyle 1 (TTA44)
kotyle (Aetos 666) 1 (TTA45) 1 (TTA46)
kotyle 17 (TTA43; 47-48; 39 (TTA53) 7 (TTA49; 20
50-52; 54-56) 57-58)
kylix (MPC) 6 (TTA59)
kantharos (tipo Itaca) 8 (TTA60-62) 5 4 (TTA63)
kyathos 1 (TTA64)
aryballos globulare 6 (TTA65-66)
aryballos conico 1 (TTA67)
aryballos ovoide 1 (TTA68)
aryballos 1 1 (TTA69) 1
pisside cilindrica 1 (TTA70) 1
vaso tripode 1 (TTA71)
coperchio di oinochoe 1 (TTA72)
coperchio di pisside 28 2 (TTA73)
79 6 14 71 18 21 44 253

Fig. 12. Quantificazione della ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione.

27
Skyphos, kylix, kotyle, kantharos L’orizzonte cronologico del Protocorinzio Medio è
Come è stato già osservato da B. d’Agostino87, ec- caratterizzato dalla occorrenza di skyphoi “a sigma”
cetto pochi frammenti ancora riferibili alla transizione prevalentemente di produzione locale (TA45, 46, 61,
dal MGII al TGI (skyphos e protokotyle TTA3 - tav. 62, 99, 154; TTA38-41) o da più rari esemplari di
2.A.4, TTA44 - tav. 3.29), l’orizzonte più antico rap- skyphoi “a fascia risparmiata” (TA5 - tav. 3.22; TTA42
presentato si data al Tardo-Geometrico I, nell’arco del - tav. 3.24) e di tall kotylai (TA115, 121)92.
terzo quarto dell’VIII sec. a.C. Caratterizzano questa La fase tra Protocorinzio Medio II e Tardo-Protoco-
fase le kotylai del tipo “Aetos 666” e gli skyphoi del rinzio/Transizionale è documentata da un frammento
tipo “Thapsos con pannello” d’importazione o d’imi- di fondo decorato da un’ampia raggiera appartenen-
tazione (TA33, 114; TTA27, 28, 29, 30,45,46); tra te al tipo più comune di kylix a vasca bassa e com-
TGI e TGII si pone un esemplare del tipo “tripartito” pressa, recante generalmente nella zona tra le anse un
(TTA31- tav. 3.5)88. pannello con motivi “a sigma” (TTA59 - tav. 4.17),
Il momento cronologico documentato in maniera e da frammenti di kotyle riferibili alla medesima fase
più ampia coincide con il Protocorinzio Antico. Que- (TA100 - tav. 4.10).
sta fase è contraddistinta dalla presenza di skyphoi Il passaggio dal Tardo-Protocorinzio/Transizionale
del tipo “Thapsos senza pannello”, in gran parte al Corinzio è segnalato dalla presenza di alcuni fram-
d’imitazione (TA4, 58, 59, 111, 112, 113, 120) cui menti di fondo e piede pertinenti ad un tipo di kotyle
si associano kotylai che segnano il passaggio dalla di piccole dimensioni, caratterizzata, di solito, da un
hemispherical kotyle alla tall kotyle, quasi esclusivamente fregio con caccia alla lepre schematica (TA140 - tav.
d’importazione (TA149 - tav. 4.9; TTA47-53). Tra gli 4.8; TTA57-58 - tav. 4.13-14). Questo tipo, databile
esemplari più conservati, si distinguono alcuni fram- tra la seconda metà del VII e la metà del VI, ben do-
menti, decorati nella fascia tra le anse, da un pannello cumentato anche a Pithecusae, costituisce uno degli
campito da una rete di losanghe, delimitato, ai due elementi datanti del terrapieno arcaico93.
lati, da gruppi di tratti verticali interrotti da un mo-
tivo a clessidra (TTA50-52 - tav. 4.5-6), un tipo ben Aryballos
documentato anche a Pithecusae89. Frequente è anche Sono tutti d’imitazione gli aryballoi del Protoco-
il kantharos del “tipo Itaca”, con esemplari d’importa- rinzio Antico, di tipo globulare (TA87, 155 - tav.
zione e d’imitazione (TA63-66; TTA60-63)90. 4.24-25; TTA65-66 - tav. 4.27-28) o conico (TTA67
Tra Protocorinzio Antico e Medio si colloca un - tav. 4.29).
esemplare importato di kotyle in “black style” con Il frammento di aryballos globulare a corpo espan-
motivo a clessidra risparmiato tra le anse (TTA54 - so TTA66, che presenta la spalla decorata da uccelli
tav. 4.7)91. stilizzati posti negli spazi a risparmio di una raggiera,

87
Su questo argomento, cfr. d’Agostino 1999; d’Agostino 2006; ne TTA36. Per quanto riguarda le kotylai restituite dal terrapie-
cfr. anche Parte II, Cap. 1.a, 2.a. no tardo-arcaico, sembrano d’importazione TTA47-48; 50-53,
88
Per la discussione sulla cronologia di questi tipi, cfr. Neeft 1981; mentre TTA49 è d’imitazione. Per questi tipi di kotylai PCA, cfr.
Bosana-Kourou 1983; Kourou 1994; Dehl 1984; DeVries 2003; Perachora 2, nn. 378, 479-486.
d’Agostino 2006; per il repertorio d’importazione e d’imitazione 90
La revisione critica di questo tipo è affrontata in d’Agosti-
proveniente dalle necropoli di Pithecusae, cfr. Pithekoussai 1, pp. no 2002.
730-731 (distribuzione e produzioni); per la tipologia del reper- 91
Per questo tipo cfr. Perachora 2, nn. 568-579 (MPC).
torio d’imitazione, cfr. d’Agostino 1968, pp. 94 ss.; sullo skyphos 92
Per la tipologia del repertorio d’imitazione degli skyphoi con
del tipo “Thapsos tripartito”, cfr. Neeft 1981; d’Agostino 1994- decorazione “a sigma” e “a fascia risparmiata”, cfr. d’Agostino
1995, p. 45, n. 5, tav. XXXI. 1968, tipi 11 e 12. Tra gli skyphoi con decorazione “a sigma” e “a
89
Tra gli skyphoi del tipo “Thapsos senza pannello” dal terra- fascia risparmiata” sono d’importazione, TA45, 61, 99; TTA38,
pieno arcaico sembrano d’importazione TA111, 112, d’imitazio- 39; d’imitazione TA5, 46, 62, 154, TTA40, 41, 42;. Per la “tall
ne TA4, 58, 59, 113, 120; tra quelli del terrapieno tardo-arcaico, kotyle” MPC, cfr. Perachora 2, tav. 19, n. 379.
gli skyphoi TTA32-37 possono essere ascritti solo genericamen- 93
Per la cronologia e i confronti si rimanda alle schede di ca-
te alla classe “Thapsos”. I frammenti TTA32-3, d’importazione, talogo: TA140, TTA57; su questo tipo cfr. anche CVA Gela II,
e TTA34, d’imitazione, sono vicini al tipo “senza pannello”; tra p. 92 ss., tav. 26 con bibliografia.
gli altri frammenti, sono d’importazione TTA35, 37, d’imitazio-

28
parte prima: Capitolo I

trova confronto in esemplari dalle necropoli di Cuma forme come il bacino o il cratere. Nell’ambito delle for-
e Pithecusae94; TTA65 sembra costituire una variante me chiuse, i tipi riconoscibili sono in numero esiguo,
locale del “Circle type” distinto da K. Neeft. In questo nonostante la notevole quantità di pareti restituita dal
caso, infatti, il motivo a cerchielli concentrici non si terrapieno tardo-arcaico, ed appartengono prevalente-
trova sul ventre ma sulla spalla: esemplari simili sono mente ad oinochoai o bottiglie; pochi frammenti di co-
documentati a Pithecusae95. perchio documentano la presenza di olle stamnoidi.
Quasi assenti, sembrano le attestazioni riferibili ad
esemplari ovoidi e piriformi: è documentata la presenza Rassegna delle forme100 (fig. 13)
del tipo MPCII decorato da “cani correnti” (TTA68
- fig. 51) e di un esemplare piriforme TPC-TR con Oinochoe
deorazione “a spicchi” sottolineata da ritocchi in bian- Sono stati tutti inclusi nell’ambito della ceramica
co e paonazzo (TTA69)96. protocorinzia d’imitazione i frammenti ascrivibili ad
oinochoai trilobate, con collo cilindrico ed alto cor-
Pisside po, dipendenti direttamente dai modelli protocorinzi
La pisside è poco rappresentata nei contesti in esame97. dell’Orientalizzante Antico e Medio.
Si distingue, tuttavia, un esemplare di notevole qua- Per questo motivo sono comprese nella classe italo-
lità proveniente dal terrapieno arcaico ascrivibile per geometrica solo le serie più recenti. Queste sono rap-
le caratteristiche tecniche e decorative ai “Pithecusan presentate da alcuni esemplari (TTA74-79) che trovano
workshops”. Il frammento è decorato da un fregio confronto nelle produzioni tardo-orientalizzanti della
con pesci resi a linea di contorno e corpo campito a Campania: il tipo privo del collo con corpo a profilo
tratteggio obliquo affiancati da riempitivi a cerchiel- continuo (TTA74 - tav. 5.1) è simile ad esemplari da
lo; il fregio è seguito da una zona campita da motivi Pontecagnano; le anse a doppio bastoncello o a nastro
a tremolo (TA127 - tav. 4.26)98. caratterizzate da una decorazione semplificata o cor-
Dal terrapieno tardo-arcaico provengono alcuni fram- siva (TTA76, 77 - tav. 5.3,5) richiamano esemplari
menti d’importazione che identificano la presenza di attestati a Pontecagnano e Nola101.
una pisside cilindrica e di un coperchio con decora-
zione lineare (TTA70 - tav. 4.30, 73 - tav. 4.33)99. Oinochoe/Hydria
Di incerta attribuzione per produzione e forma re-
sta il frammento TTA80 (tav. 5.7), caratterizzato da
C - La ceramica italo-geometrica (tavv. 5-8) una spalla molto ampia decorata da un motivo “ad
onda”, a curve larghe e sinuose, seguito da linee e da
In entrambi i contesti considerati (TA e TTA), sono una fascia orizzontale. Per la morfologia della spalla e
prevalenti i vasi di forma aperta: soprattutto lekanai, la sintassi decorativa si avvicina ad oinochoai o hydrie
coppe, coppette, piatti; poco rappresentate sono altre di tradizione euboico-cicladica102.

94
Pithekoussai 1, T. 654, n. 8, pp. 637 ss., tav. 192; Gabrici la cronologia e i confronti si rimanda alle corrispondenti schede
1913, tav. XLIV.6. di catalogo.
95
Pithekoussai 1, T. 208, n. 14, p. 268, tav. 91; Neeft 1987, pp. 100
I tipi menzionati in tabella si riferiscono alle classificazioni
72-74, fig.18 “Circle type”. d’Agostino 1968 e Cuozzo-D’Andrea 1991.
96
Per questo tipo di aryballos ovoide cfr. Perachora 2, p. 14; per il 101
Per le oinochoai tardo-orientalizzanti, cfr. Cuozzo-D’Andrea
tipo piriforme con partizioni a spicchi rese a graffito e sottolineate 1991, 25B-C per TTA74, 77; Cuozzo c.s. 1, tipi 20D20 e 20C10
da ritocchi sovraddipinti, cfr. Neeft 1987, pp. 295-296, fig. 105. per TTA74, 78; Bonghi Jovino-Donceel 1969, p. 113, tav. XX per
97
Al contrario la pisside è ben rappresentata con diversi tipi nel- TTA79; Pithekoussai 1, tav. 81 per TTA75.
l’ambito della ceramica corinzia, cfr. infra nota 129. 102
Sulle produzioni coloniali di oinochoai e le hydrie di tradi-
98
Per le caratteristiche distintive della produzione dei “Pithecu- zione euboico-cicladica, cfr., per esempio, Lentini 1990, pp. 72,
san workshops”, cfr. Neeft 1987, pp. 59-65; per i confronti speci- 76, 79, fig.18 (oinochoai del tipo cut-away neck ); Lentini 1992,
fici si rimanda alla corrispondente scheda di catalogo. p. 22, fig. 57 (hydria); Lentini 1998, pp. 378-380, figg. 2-3; una
99
Per il repertorio d’importazione e di produzione locale da lata affinità si riscontra anche con un esemplare da Pithecusae, Pi-
Pithecusae, cfr. Pithekoussai 1, p. 731 (pyxis con coperchio); per thekoussai 1, T. 154, n. 1, tav. 60.

29
labbro collo spalla vasca piede-fondo ansa parete Tot. Frr.
TA
bottiglia (d’Agostino 22-23) 1 (TA141) 1 1
coppa 6 (TA90; 104; 129;
131; 157)
piatto 6 (TA34; 69; 92; 133; 1 (TA71) 5 (TA6-7; 70;
142-143) 93; 132)
lekane (d’Agostino 24-25) 2 (TA67; 117)
lekane (d’Agostino 25) 3 (TA116; 122; 128)
lekane (d’Agostino 25-26) 1 (TA89)
lekane (d’Agostino 26) 2 (TA47; 101)
lekane 13 (TA8-10; 68; 88;
102-103; 134-137; 156)
coppa/lekane 7 (TA91; 118) 1 (TA105)
forma chiusa 5 1 81
forma aperta 1 7 79
forma non identificata 2 2 1
44 1 2 18 3 161 229
TTA
oinochoe 1 2 12 (TTA74-75) 8 (TTA76-77)
oinochoe a bocca circolare 1 (TTA79) 1 (TTA78)
oinochoe/hydria 1 (TTA80)
bottiglia (d’Agostino21) 1 (TTA81) 1 (TTA83)
bottiglia (d’Agostino 23) 1 (TTA82) 1 (TTA84)
bottiglia 2 5 1
olla 1
cratere 1 (TTA85)
coppa (d’Agostino 27) 2 (TTA86-87)
coppa 32 (TTA88-96) 1
coppetta (Cuozzo 34A) 67 (TTA97-101)
piatto 12 (TTA102-105; 108) 6 4 (TTA106)
piatto (Cuozzo 30A) 1 (TTA107)
bacino 2 (TTA109-110)
lekane (d’Agostino 24-25) 3 (TTA111-113)
lekane (d’Agostino 26) 3 (TTA114-116)
lekane 32 (TTA117-133)
coperchio (Cuozzo 27B) 1 (TTA134)
forma aperta 54 22 257
forma chiusa 39 451
163 2 18 7 100 31 708 1029

Fig. 13. Quantificazione della ceramica italo-geometrica.

30
parte prima: Capitolo I

Bottiglia periodo Tardo-Orientalizzante106.


La bottiglia con alto labbro svasato “ad imbuto” e la È possibile osservare, come si vedrà più avanti anche
spalla costantemente decorata da un motivo “ad onda” per la lekane, che la decorazione del labbro sembra
è la forma chiusa più rappresentata accanto all’oino- acquistare valore cronologico: i frammenti ascrivibi-
choe (TA141 - tav. 5.12; TTA81-84 - tav. 5.8-11). li ai tipi più antichi (TTA86-88 - tav. 5.14-15, 18),
I frammenti riconoscibili possono essere ricondot- presentano costantemente gruppi di tratti sul labbro
ti per le caratteristiche morfologiche e decorative ai e generalmente un motivo “ad onda” sul colletto;
tipi d’Agostino 1968, 21 e 23 datati rispettivamente al contrario, i tipi più recenti a vasca arrotondata o
all’Orientalizzante Antico e Medio103. emisferica sono contraddistinti da una decorazione
semplificata, costituita da una fascetta orizzontale o
Cratere da una coppia di linee sul labbro e da un “motivo
La presenza del cratere è documentata da un unico ad onda” tra labbro e vasca che, in diversi casi è so-
frammento (labbro e parte superiore della vasca) di stituito da fasce e linee orizzontali (TA90, 91,129,
produzione incerta (TTA85 - tav. 5.13)104. 157; TTA89-95).
Sembra caratterizzare soprattutto la fase Tardo-Orien-
Coppa, coppetta talizzante il motivo a fascette oblique che acquista un
La coppa è una delle forme più comuni in entram- andamento radiale o elicoidale, a Pontecagnano usual-
bi i terrapieni. Si discostano dalla tipologia corrente mente adoperato non solo come decorazione del lab-
i frammenti TA131 (tav. 5.17) e TTA96 (tav. 6.5): il bro ma anche del piede, come nel caso del frammento
primo si data all’Orientalizzante Antico ed è caratte- TA6 (tav. 6.18)107.
rizzato da una decorazione, probabilmente ispirata La presenza di coppette a labbro ingrossato, con
ancora a modelli euboico-cicladici, che alterna una estremità arrotondata (TTA97-98 - tav. 6.6-7) o
fascia con gruppi di tremoli ad una zona campita pendula (TTA99-101 - tav. 6.8-10), caratterizza il
da una fila di sigma; il secondo esemplare, invece, è terrapieno tardo-arcaico108. Si tratta della versione
simile ad un tipo attestato a Pontecagnano entro la italo-geometrica di un tipo diffuso soprattutto nel
metà del VII sec. a.C.105. repertorio dell’argilla depurata-acroma e grezza che,
Le coppe più diffuse sono quelle carenate del- in Campania come in Etruria, caratterizza la transi-
l’Orientalizzante Antico e Medio e i tipi a vasca ar- zione tra il periodo Tardo-Orientalizzante e la pie-
rotondata o a calotta documentati soprattutto nel na età arcaica109.

103
d’Agostino 1968, pp. 102-104, fig. 18. andamento radiale o elicoidale è il più diffuso come decorazione
104
Il frammento che presenta un rivestimento uniforme in verni- del labbro e del piede delle forme aperte, tra la fine del VII e il
ce nerastra internamente ed esternamente dimostra, per i caratteri primo quarto del VI sec. a.C.: ricorre su coppe, piatti e, più ra-
morfologici e decorativi, una lata affinità con esemplari da Itaca: ramente, sulle lekanai; cfr. Cerchiai 1990, pp. 9, 30, 46-47, note
cfr. d’Agostino 2002, p. 360, fig. 4. 45-46, fig. 16; Cuozzo-D’Andrea 1991, pp. 75, 79-80; Cuozzo
105
d’Agostino 1968, p. 105, tipo 31. c.s. 2. È possibile che in questo ambito, dominato da soluzioni
106
d’Agostino 1968, pp. 105 ss., tipi 27-33; d’Agostino 1994- morfologiche e decorative insolite ispirate al lavoro delle fabbri-
1995, p. 54, n. 48. che etrusco-corinzie locali, trovino una spiegazione anche i fram-
107
Per i tipi tardo-orientalizzanti, cfr. Cuozzo c.s 1 e c.s. 2. A menti di lekane TA10, TTA133, privi di confronto, caratterizzati
Pontecagnano fascette oblique distanziate compaiono sporadi- da motivi sovraddipinti in bianco e paonazzo.
camente sul labbro delle coppe italo-geometriche nella seconda 108
Nell’ambito del terrapieno arcaico la forma è documenta-
metà del VII sec. a.C. mentre il motivo radiale o elicoidale, co- ta da un unico frammento in argilla depurata (TA145) mentre è
stituito da fascette oblique accostate che acquistano un movi- ampiamente attestata nel contesto più recente con esemplari de-
mento rotante, spesso marginate da linee di contorno concen- corati o acromi.
triche, costituisce uno dei tratti distintivi dello stile “fiammeg- 109
Cuozzo-D’Andrea 1991, p. 81, fig. 8, tipo 34 A (ceramica
giante” tardo-orientalizzante. Per quanto riguarda Pithecusae, italo-geometrica); p. 91, fig. 9, tipo 54 A (argilla grezza): il tipo
un solo esemplare decorato da fascette oblique distanziate sul italo-geometrico è caratterizzato generalmente da una decora-
labbro compare già nell’Orientalizzante Antico: (Pithekoussai 1, zione lineare semplificata, costituita da fasce e linee ma a Pon-
pp. 375 ss., T. 323, n. 4, tav. 120; per questo contesto, tuttavia, tecagnano non mancano esemplari con altri ornati (motivi ad
è segnalata una complessa situazione di scavo caratterizzata da onda; gruppi di tratti; ecc.). In Etruria, questo tipo di coppetta,
tagli e sovrapposizioni). A Pontecagnano il motivo a fascette con sia nella versione decorata che in quella acroma, è solitamente

31
Piatto in particolare il frammento TTA109 (tav. 7.2), che
Anche il piatto è una forma frequente in entrambi conserva un attacco di ansa verticale affiancata da
i contesti considerati. I frammenti riconoscibili pos- bugne plastiche113.
sono essere ascritti a due tipi principali: il piatto ca-
renato con ampio labbro a tesa, databile all’Orienta- Lekane
lizzante Antico e Medio (TA34; 132; TTA102-106) La lekane è la forma aperta più rappresentata ed
e i tipi di piatto o piattello a vasca svasata, con pareti appare attestata in tutta la gamma dei tipi finora noti
tese, spesso privi della distinzione tra labbro e vasca nel repertorio della Campania.
(TA7, 133, 142; TTA107-108) che caratterizzano il I tipi monoansati di dimensioni standard (diam. 15-
periodo Tardo-Orientalizzante110. 18 ca.), solitamente decorati da un motivo ad onda e
Come è stato proposto da B. d’Agostino e G. Buchner, dotati di una o tre bugne plastiche impostate sul lab-
questo piatto italo-geometrico, probabilmente ispirato bro, sul lato opposto all’ansa, sono prevalenti114. Sono
alla morfologia dei piatti fenici in red slip ware, è stato documentati tuttavia anche tipi diversi, come le leka-
elaborato a Pithecusae dove la produzione persiste con nai di grandi dimensioni (TTA118-119, diam. labbro
poche variazioni fino all’inizio del VI sec. a.C.111. Per 25-28 ca. - tav. 7.15-16) che sembrano trovare con-
quanto riguarda la decorazione del labbro, si riscontra fronto finora soltanto in alcuni esemplari provenienti
una notevole varietà di motivi in differenti combina- dall’abitato di Pithecusae (Mezzavia-Mazzola)115.
zioni (motivi ad onda; gruppi di tratti; motivi ad “S”; Interessante appare, inoltre, la probabile presenza
fascette radiali); i frammenti TTA107-108 presenta- della lekane biansata (TTA130-132 - tav. 8.12,15-16),
no una notevole affinità morfologica e decorativa con un tipo assente finora nel repertorio noto dalle necro-
la produzione tardo-orientalizzante di Pontecagnano, poli di Cuma ed attestato una sola volta nell’ambito
soprattutto per la presenza sul labbro del primo esem- dei corredi editi di Pithecusae. Per quanto riguarda
plare del peculiare motivo a fascette radiali con anda- i centri etruschi e indigeni della Campania, il tipo
mento elicoidale112. biansato, assente a Pontecagnano, è diffuso nelle aree
interne della regione, a Capua, Suessula, Calatia116.
Bacino Sebbene lo stato di conservazione dei frammenti iden-
La forma è rappresentata da alcuni frammenti di tificati nel terrapieno tardo-arcaico non permetta di
labbro provenienti dal terrapieno tardo-arcaico verificare la presenza della seconda ansa, la pertinen-
(TTA109-110 - tav. 6.14,16). Gli esemplari trova- za al tipo biansato sembra avvalorata da alcune carat-
no riscontro nel repertorio in argilla depurata acro- teristiche morfologiche e, soprattutto, decorative: si
ma e grezza di Cuma e della Campania: si distingue, nota infatti l’occorrenza di un ornato costituito da

inserito nella produzione etrusco-corinzia: su questo argomen- tardo-orientalizzanti a vasca arrotondata o emisferica, cfr. Cuoz-
to, cfr. Cerveteri, pp. 30, 112. 8, in particolare note 38-40; il zo c.s. 1. Per la distribuzione del tipo in Campania, cfr. inoltre da
tipo di piccole dimensioni (diam. 10-12) è generalmente datato ultimo, Calatia, pp. 120,152, n. 51 (R. Berriola). Sugli esemplari
nell’ambito della prima metà del VI sec. a.C.; per la Campania, da Pithecusae, diffusi nella necropoli dal TGII all’MPC ma deno-
cfr. anche Bonghi Jovino-Donceel 1969, pp. 81-82, 113-114, minati “scodella locale”, cfr. Pithekoussai 1; p. 732 (distribuzione
tavv. VI e XX. e produzioni); cfr. anche, d’Agostino 1994-1995, pp. 54-56, nn.
110
I frammenti si presentano così distribuiti: TA7, 34, 69, 70, 71, 48-61, tav. XXXVIII. Gli esemplari in catalogo sono così distri-
92, 93, 132, 133, 142, 142; TTA102-106. Per i frammenti TA69, buiti: TA9, 47, 67, 116- 118 e TTA112-135.
70,71, 92, 132, 133 poco conservati e spesso con decorazione eva- 115
Si tratta di alcuni esemplari inediti di lekane monoansata
nida l’attribuzione tipologica non può che restare generica. di grandi dimensioni schedati dalla scrivente ed attualmente in
111
Sull’origine di questo tipo di piatto v. supra p. 22. esposizione presso il “Museo Archeologico Nazionale” di Napoli
112
Per le produzioni italo-geometriche tardo-orientalizzanti (inv. 245584-5).
di Pontecagnano e la definizione dello stile “fiammeggiante”, 116
Per questi tipi cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 54, n. 48; per
cfr. supra nota 107. l’unico esemplare biansato da Pithecusae, cfr. Pithekoussai 1, T.
113
Su questo argomento cfr., in particolare, la discussione in 556, n. 2, p. 553, tav. 166; per la distribuzione in Campania,
Bagnasco Gianni 1997, pp. 99 ss.; cfr. anche le considerazioni cfr. da ultimo Calatia, pp. 120 s. (denominata “scodella” o “sco-
svolte nel capitolo II.3. dellone”): T. 284, nn. 99-100 (metà VII); T. 304, nn. 156-159
114
d’Agostino 1968, pp. 101 e 104-105, tipi 24-26; per i tipi (R. Berriola).

32
parte prima: Capitolo I

un’unica fascia continua, ondulata o orizzontale, che Etruria118 e in Campania119 sono pertinenti i pochi fram-
si estende dal labbro alle anse, motivo assente nelle menti di coperchio identificati (TTA134 - tav. 8.20).
lekanai monoansate.
Dalla osservazione della sintassi decorativa è possi-
bile individuare alcune linee di tendenza di carattere 6. La ceramica corinzia d’importazione e
cronologico, suggerite dal confronto con la tipologia d’imitazione120 (tav. 9, 10.A)
dei materiali di Pontecagnano e di altri centri della
Campania. Nell’ambito del terrapieno arcaico (TA), la cerami-
I frammenti considerati sembrano coprire l’intero ca corinzia è rappresentata da un numero limitato di
arco dell’Orientalizzante. Gli esemplari più antichi esemplari in gran parte riferibili a tipi che segnano
(TA9, 47, 67, 116, 117; TTA111-112, 114-119), da- il passaggio tra Protocorinzio e Corinzio, nell’arco
tabili tra il periodo Orientalizzante Antico e Medio compreso tra il TPC/TR e il CA/MC. In particolare,
sono caratterizzati dalla costante presenza del motivo come è stato già segnalato, acquistano valore datante
“ad onda” (sul colletto e/o sulla parte superiore del- – accanto alla kotyle di piccole dimensioni general-
la vasca) e dei gruppi di tratti verticali sul labbro; la mente decorata da un fregio con “cani correnti” a
vasca è profonda o media, rastremata o arrotondata silhouette sulla vasca e da una corona di raggi alla base,
(d’Agostino 1968, tipi 24-26). Tra Orientalizzante Me- (TA73 - fig. 42) – i frammenti di olpe e oinochoe in
dio e Recente si collocano esemplari contraddistinti stile “Black-Polychrome”, (TA11 - tav. 9.1; TA108 -
dalla sostituzione dei gruppi di tratti sul labbro con tav. 9.5) e una “Black kotyle” (TA107).
una fascetta o una coppia di linee orizzontali mentre Le considerazioni che seguono pertanto sono riferibili
il motivo “ad onda” diventa, in molti casi, una fascia prevalentemente alla ceramica proveniente dal terrapieno
ondulata a curve molto larghe, oppure è omesso (TA8, tardo-arcaico. È interessante notare una netta prevalen-
88, 89, 122, 101, 134; TTA120-128). za, in questo contesto, di ceramica meso/tardo-corinzia
Più raramente si incontra la decorazione a fascette a decorazione figurata (MC: TTA136 - tav. 9.2; 166,
oblique o radiali sul labbro, che sembra caratterizza- 167 - tav. 9. 29, 31; TTA177 - tav. 10.A.9; MC-TC:
re soprattutto alcune produzioni tardo-orientalizzan- TTA143 - tav. 9.10; 168 - tav. 9.30) o lineare.
ti (TA122 - tav. 7.19.)117. Alla fase più recente del- È soprattutto la fase tardo-corinzia ad essere rap-
l’Orientalizzante è da ascrivere anche una coppia di presentata da un’ampia gamma di esemplari, in larga
frammenti caratterizzata da una redazione degli usuali maggioranza a decorazione lineare, riferibili in alcuni
motivi decorativi sovraddipinta in bianco e paonazzo casi a tipi già attestati in diversi centri della Campania
(TA10 - tav. 8.17; TTA133 - tav. 8.19). in questa fase: “black kotyle” TTA147-153 - tav.
Dal punto di vista morfologico, accanto alle varie- 9.14-20; cratere TC, TTA141 (tav. 9.8); aryballos
tà dei tipi d’Agostino 1968, 25-26, che permangono “a 4 foglie” TTA159-163); in altri casi, al contrario,
fino agli inizi del VI sec., si affermano tipi più recenti si tratta di tipi poco frequenti o che non sembrano do-
a vasca emisferica. cumentati altrove nella regione (lekane/bowl TCI-II,
TTA169 (tav. 10.A.1); oinochoe TCI-II, TTA137-
Coperchio di olla 139 (tav. 9. 3-4, 6); cothon in “white style” TC II,
L’olla è poco attestata in entrambi i terrapieni. Ad TTA175-176 (tav. 10.A.7-8); pissidi TTA172-174
olle stamnoidi di piccole dimensioni con confronti in (tav. 10.3, 5-6)121.

117
Per il repertorio morfologico e decorativo tardo-orientaliz- 1991, pp. 77-78, note 124-130; Cuozzo c.s. 1 e c.s. 2.
zante di Pontecagnano, cfr. Cuozzo c.s 1 e c.s. 2; Cerchiai 1990; 120
Un sentito ringraziamento è dovuto a C.W. Neeft che, con la
Cuozzo-D’Andrea 1991, p. 75. Sul motivo decorativo a fascette consueta liberalità, ha fornito indicazioni e suggerimenti in merito
radiali, cfr. supra nota 107. alle attribuzioni dei vasi figurati e alla loro datazione.
118
Per l’Etruria, cfr. per esempio CVA Tarquinia III, tav. 30.3, 121
Per alcuni esempi della circolazione in Campania, cfr. la sintesi
pp. 38 ss. ripreso in Tanci-Tortoioli 2002, p. 136, n. 246. in Cerchiai 1997; Morgan 1997; cfr. anche Cerchiai 1990, T. 590,
119
Per la tipologia dei coperchi e la diffusione in Campania, cfr. Cer- pp. 12, 22, note 67-68 (oinochoe e cratere figurati mesocorinzi);
chiai 1990, pp. 30-31, note 48, 56, figg. 16, 41-3; Cuozzo-D’Andrea d’Agostino 2003; proviene da Pithecusae (Mezzavia- Mazzola ),

33
Rassegna delle forme (fig. 14)122 gio con teoria zoomorfa attorniata da rosette a mac-
chia, ripartite a croce. La “black kotyle” è il tipo più
Oinochoe frequente nel terrapieno tardo-arcaico: sono attestati
L’oinochoe è una forma ben documentata: si distin- pochi frammenti databili al CA-MC (TTA144-146
gue un frammento figurato mesocorinzio che conserva - tav. 9.11-13) e una larga maggioranza di esemplari
parte del corpo e dell’ala di una sfinge, con partico- tardo-corinzi a vasca alta decorata da linee paonazze so-
lari resi a graffito e ritocchi sovraddipinti in bianco e vraddipinte, sotto l’orlo (TTA147-148 - tav. 9.14-15;
paonazzo (TTA136 - tav. 9.2). Gli altri frammenti ap- TTA150-151 - tav. 9.17-18) e da sottili raggi accostati
partengono a tipi tardo-corinzi a decorazione lineare (TTA149 - tav. 9.16) o distanziati alla base. (TC II,
(TTA137-139 - tav. 9.6, 3-4) solitamente non docu- TTA152-153 - tav. 9.19-20)125.
mentati nell’usuale repertorio per l’esportazione. La kylix è rappresentata da pochi frammenti ap-
Tra le pareti con motivi figurati, per le quali non è stato partenenti al tipo mesocorinzio a vasca bassa e com-
possibile identificare la forma, si distingue un frammen- pressa “with offset rim” (TTA156 - tav. 9.25)126, in
to di forma chiusa decorato da una testa di guerriero un caso con decorazione del tipo “black-polychrome”
barbato, munito di elmo e rivolto a sinistra (MC o TC (TTA157 - tav. 9.26).
TTA168 - tav. 9.30): i particolari sono resi a graffito
(profilo, occhio) o con una doppia linea graffita (con- Aryballos, alabastron
torno dell’elmo; attacco inferiore del collo), ravvivati Le forme chiuse più comuni nel terrapieno tardo-
da ritocchi sovraddipinti in paonazzo (elmo). arcaico sono gli aryballoi e gli alabastra d’importazio-
Ad una forma chiusa appartiene anche il frammento ne che, in diversi casi, conservano traccia di motivi
mesocorinzio TTA167 (tav. 9.31) che conserva par- figurati127.
te di una pantera affiancata dagli usuali riempitivi a Il tipo più attestato è l’aryballos sferico “a 4 foglie”
macchia. di stile tardo-corinzio, con petali lanceolati (TTA159-
163 - fig. 57).
Cratere, kotyle, kylix Tra gli alabastra, si datano al Corinzio Antico un lab-
Un frammento di cratere tardo-corinzio123 (TTA141 bro decorato da una corona di foglie (TTA164 - tav.
- tav. 9.8), databile verso la metà del VI sec. a.C, è de- 9.27) ed un frammento di ventre e fondo (TTA165 -
corato da fregi con teoria zoomorfa. Si conserva parte tav. 9.28) che conserva parte del motivo figurato con
di uno dei fregi con capri pascenti ravvivati da parti- uccelli affrontati. È ascrivibile al repertorio mesoco-
colari sovraddipinti in bianco e paonazzo. Appartiene rinzio il frammento TTA166 (tav. 9.29) decorato da
probabilmente ad un cratere anche TTA140 (tav. 9.7) un ruminante recante tra le zampe un rosone ripartito
decorato da linguette inscritte in una doppia linea di a croce e circondato da riempitivi a macchia.
contorno, con particolari sovraddipinti.
La forma più rappresentata è la kotyle. Si distingue Lekane, Cothon
un unico frammento figurato (TTA143 - tav. 9.10)124 Alcuni frammenti attestano la presenza di tipi poco
databile tra MC e TC, che conserva parte di un fre- frequenti, ascrivibili al Tardo Corinzio II, come il

un esemplare inedito di cratere tardo-corinzio con scene di duello 124


Per questo tipo di kotyle mesocorinzia, cfr. Payne 1931 p. 309,
tra eroi, attualmente in esposizione presso il “Museo Archeologico fig. 150; Amyx 1988, pp. 457 ss. (CA-MC).
Nazionale” di Napoli (Inv. 245629); Bonghi Jovino 1982, pp. 18, 125
Per il tipo TR-CA, cfr. Payne 1931, p. 23, fig. 9A; per Pi-
53-54, 99-100, tavv. 21, 59-60 (oinochoe a fondo piano con fregi thecusae, cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 31, n. 37; per il tipo
zoomorfi TCI; aryballoi “a quattro foglie”; pisside tripode TC); da MC-TC I, cfr. Payne 1931, pp. 309-310, fig. 151; per il tipo TC II,
ultimo Calatia, p. 114 (oinochoe, olpe, kotylai con fregi zoomorfi, cfr. Payne 1931, p. 335, fig. 182.
MC), note 70-78, figg. 77, 78, 80 (V. Bellelli). 126
Su questo tipo mesocorinzio cfr. Payne 1931, pp. 263
122
Ai conteggi in tabella si devono aggiungere 110 pareti di for- (n. 2547 “Black-Polychrome”) e 310 ss.
ma aperta e 132 di forma chiusa, di incerta pertinenza fra la cera- 127
Per la tipologia degli aryballos sferici CA-MC ed TC, cfr.
mica Protocorinzia e quella Corinzia. Payne 1931, p. 281, fig. 125, pp. 319-322; sugli aryballoi tardo-
123
Per questo tipo cfr. Payne 1931, p. 330, fig. 174 e supra corinzi del tipo “a 4 foglie”, pp. 147, 320, figg. 54, 161.
nota 121 per alcuni esemplari dalla Campania.

34
parte prima: Capitolo I

labbro collo spalla vasca piede-fondo ansa parete Tot. Frr.


TA
oinochoe 1 (TA11)
olpe 1 (TA108)
kotyle 2 (TA72-73)
black-kotyle 1 (TA107)
kotyliskos 2 (TA35; 106)
1 1 3 2 7
TTA
oinochoe 3 (TTA137) 2 1 (TTA135) 2 (TTA139) 3 2
oinochoe (?) 1 (TTA136)
oinochoe a bocca cir- 1 (TTA138)
colare
cratere 7 (TTA141)
cratere (?) 1 (TTA140)
kotyle 2 (TTA142) 1 (TTA143) 1 14
black-kotyle 13 (TTA144-148; 3 (TTA149; 2 32
150-151) 152-153)
kotyliskos 2 (TTA154-155) 1
kylix 4 (TTA156-157) 2
aryballos sferico 4 (TTA158) 2 2 4
aryballos sferico (a 6 (TTA159-163) 4
quattro foglie)
alabastron 1 (TTA164) 2 (TTA165-166) 4
alabastron/aryballos 1 1
lekane/coppa 2 (TTA169-170)
coppetta 1 (TTA171)
pisside 3 (TTA172-174) 4
cothon 1 (TTA175) 2 (TTA176) 7
coperchio 3 (TTA177) 1 (TTA178) 1
forma chiusa 1 (TTA168) 1 (TTA167) 11 19
40 3 4 8 29 7 97 188

Fig. 14. Quantificazione della ceramica corinzia d’importazione e d’imitazione.

cothon documentato anche nelle necropoli cumane, na un motivo “a scala” a linee orizzontali (TTA169
o la coppa/lekane a vasca bassa e larga (lekane/bowl), - tav. 10.A.1)128.
che non sembra attestata altrove in Campania.
Il cothon ricorre nel tipo in “white style” (TCII; Pisside
TTA175-176 - tav. 10.A.7-8); i frammenti di leka- Sono attestati diversi tipi di pisside129. Si nota la
ne/bowl mostrano una decorazione lineare che alter- presenza di un frammento con decorazione figurata

128
Sul cothon in “white style type I”, cfr. Payne 1931, p. 335, avanzata del Tardo-Corinzio II poco attestato o assente nella altre
n. 151; Gabrici 1913, T. LXIX, n. 9; per la lekane o “Bowl”, cfr. aree della regione, per i tipi rappresentati cfr. Payne 1931, p. 308,
Payne 1931, p. 298. fig. 144, 147; pp. 322 ss., fig. 163; pp. 335 ss.
129
Si tratta in gran parte di un repertorio riferibile ad una fase

35
(TTA177 - tav. 10.A.9) riferibile ad un coperchio scavi ottocenteschi nelle necropoli cittadine, raccol-
di pisside tripode mesocorinzia: del fregio figurato si to recentemente in un dossier che sfiora i quaranta
conserva parte di un uccello acquatico circondato da esemplari, che vanno ad affiancarsi ad un’altra deci-
riempitivi a macchia ripartiti a croce. na di documenti provenienti da Pithecusae e Napoli/
Gli altri frammenti documentano la presenza di Partenope134. Il panorama è tipologicamente poco
diversi tipi di pisside tardocorinzia a decorazio- variato, forse anche a causa della unilateralità dei
ne lineare: a collo cilindrico e labbro ingrossato contesti di provenienza: infatti, nel repertorio sono
(TTA172 - tav. 10.A.3); “stemmed pixis without attestati prevalentemente unguentari decorati con
handles” (TTA173 - tav. 10.A.5); pisside tripode motivi lineari e a silhouette (aryballoi e alabastra in
TCII (TTA174 - tav. 10.A.6)130. varie fogge), come è di norma nei corredi funerari
Mariassunta Cuozzo di questo periodo, e solo rare forme chiuse per ver-
sare (oinochoai e olpai).
A giudicare dal materiale rinvenuto nelle necro-
7. Ceramica etrusco-corinzia (tav. 10.B)131 poli, dunque, la quasi totalità del materiale etru-
sco-corinzio importato a Cuma sembra costituito
La ceramica etrusco-corinzia ebbe una diffusione da poco appariscenti ceramiche lineari riservate alla
internazionale relativamente ampia ma tutt’altro che sfera della cura corporis, e marginalmente da vasel-
uniforme; in particolare, dalla carta di distribuzione lame da mensa. Documenti noti ancora in modo
sono completamente escluse le aree di cultura gre- insufficiente attestano peraltro la presenza a Cuma
ca del bacino orientale del Mediterraneo. Di questa di vasi etrusco-corinzi figurati di maggiore impe-
circostanza è stata fornita una spiegazione più che gno decorativo, destinati certamente alla tavola: è
ragionevole: in queste aree i vasi etrusco-corinzi non il caso del frammento di cratere a colonnette, ora a
erano in grado di “competere” con gli originali che Bonn, attribuito al Pittore dei Rosoni135, e del fram-
imitavano132. Nell’Occidente greco la situazione è mento di piatto con presine laterali della collezio-
sostanzialmente analoga, ma nella generale assenza ne Stevens, ancora inedito136. A questi esemplari va
di documentazione vi sono due macroscopiche ec- infine aggiunta la coppia di aryballoi figurati attri-
cezioni: Cuma, Pithecusae e Partenope, da un lato, buiti al Pittore di Züst e al Ciclo dei Galli Affron-
Marsiglia e territorio di sua influenza dall’altro. In tati (Gruppo di Toronto)137. Con queste qualificate
entrambi i casi, la presenza in percentuali apprezza- presenze, paradossalmente, Cuma scavalca l’etrusca
bili di produzioni corinzieggianti d’Etruria si spiega Capua nel primato delle importazioni di vasi etru-
ovviamente con le relazioni privilegiate instaurate da sco-corinzi figurati.
questi distretti del mondo greco con il mondo etru- Nel complesso la documentazione cumana di pro-
sco, ma mentre per Marsiglia e la Gallia meridionale venienza funeraria è databile tre il 630-20 e il 550
la circolazione dei vasi etrusco-corinzi è da collegare, a.C. e proviene da due distinti distretti produttivi:
almeno in parte, al commercio del vino (etrusco)133, l’Etruria meridionale costiera e l’Etruria campana.
per Cuma e il distretto flegreo la situazione appare La massiccia ricorrenza della forma dell’aryballos sfe-
più complessa. rico su piede ad anello, riconducibile alla forma C di
Il caso cumano, fino ad oggi, era noto esclusiva- Payne, su cui è stata recentemente attirata l’atten-
mente attraverso il materiale rinvenuto durante gli zione (Frère), rappresenta al momento il dato più

130
Per questo tipo di pisside tripode, cfr. Payne, p. 292, fig. 133
Su questo tema è ancora fondamentale l’analisi di Morel
129; p. 305. 1981b. Per un bilancio più aggiornato cfr. Frère c.s.
131
Ringrazio vivamente il prof. Bruno d’Agostino per avermi 134
Bellelli 1998.
affidato il gradito incarico di scrivere questa breve introduzione 135
Szilágyi 1998, p. 335, n. 9 bis. Cfr. successivamente Szi-
sulla ceramica etrusco-corinzia. Per le proficue discussioni, oltre lágyi 2001.
che il d’Agostino, ringrazio anche Laura Del Verme e Mariassunta 136
Cenno in Bellelli 1998, p. 13, con nota 27.
Cuozzo. 137
Cfr. rispettivamente Szilágyi 1998, p. 409, n. 20, p. 619,
132
Szilágyi 1992, p. 257. n. 57.

36
parte prima: Capitolo I

importante dal punto di vista statistico: la presenza riferimento cronologico sicuro (la forma del cratere,
diffusa del tipo in tutto il distretto tiberino, da Veio infatti, è molto popolare nella produzione etrusco-
a Chiusi138, e nella mesogaia campana, da Capua ai corinzia soprattutto nel periodo corrispondente alla
centri della Valle del Sarno, apre nuove prospettive III generazione vulcente della classificazione di Szi-
sui rapporti incrociati tra l’area cumana, l’entroterra lágyi: 580-560 a.C.143). In secondo luogo, il fram-
etruschizzato della Campania “opicia” e l’Etruria in- mento sottrae dall’isolamento il già citato esemplare
terna139. Nella stessa direzione conduce anche l’ana- del Museo di Bonn, ascritto al Pittore dei Rosoni,
lisi della distribuzione della ceramica di tipo etrusco- per il quale fino a tempi recenti la provenienza cu-
protocorinzio, su cui molte novità, ancora una volta, mana è stata accolta con eccessive riserve144. Alla luce
sono segnalate in ambito veiente e chiusino140. del nuovo frammento dal terrapieno arcaico oggi si
I nuovi dati offerti dagli scavi urbani nell’area delle può considerare come un dato acquisito il fatto che
fortificazioni, pur quantitativamente modesti, con- Cuma rientrava nel circuito di distribuzione estre-
sentono di precisare il quadro appena delineato e di mamente selettivo dei crateri etrusco-corinzi figu-
aggiornare il sommario bilancio dell’etrusco-corin- rati145; come si è anticipato, del resto, nella colonia
zio di provenienza cumana. euboica sono attestate anche altre forme del reper-
Nei terrapieni cumani sono stati rinvenuti una torio etrusco-corinzio figurato (e non), che riman-
quindicina di frammenti ascrivibili alla “galassia” dano alla sfera del consumo del vino e, più in gene-
delle produzioni etrusco-corinzie a decorazione li- rale, dell’uso da mensa.
neare; a questi si aggiunge un unico esemplare figu- Nella manciata di frammenti riferibili a forme
rato, il frammento di cratere a colonnette dal ter- chiuse, non è possibile isolare elementi diagnostici
rapieno arcaico (TA13 - tav. 10.B.4), con resti di per una classificazione tipologica puntuale: manca-
probabile fregio animalistico. L’esemplare è ascri- no infatti elementi relativi al ventre degli esemplari,
vibile al tipo, di amplissima diffusione, con collo ove per prassi era dislocata la decorazione principale
quasi atrofizzato che trapassa immediatamente nel- del vaso (il collo era per lo più interamente vernicia-
la spalla141. Il labbro a tesa piana è quello canonico to in nero). I frammenti individuati, in particolare,
in ambito corinzieggiante, ma sullo spessore non si sono relativi esclusivamente alla zona del collo delle
notano i tipici ornati a zig-zag o a sequenze di croci brocche: ove si tratti di porzioni di collo tendenti al
di S. Andrea caratteristici della bottega del Pittore tronco-conico, eventualmente con collarino plasti-
dei Rosoni. Per la decorazione figurata, non ci sono co alla base, a segnare l’attacco alla spalla convessa,
elementi a sufficienza per identificare il soggetto, in abbiamo a che fare probabilmente con oinochoai
cui va ravvisato probabilmente ciò che resta di un con bocca trilobata (si ricordi, a questo proposito,
felino gradiente142. che da Cuma se ne conserva un interessante esem-
Pur con tutti i limiti imposti dalle circostanze, il plare integro ascrivibile alla rara variante con ventre
pezzo è prezioso per almeno due motivi: innanzi- carenato146) piuttosto che con olpai (in particolare
tutto perché l’esemplare, al di là dell’attribuzione TTA179 - tav. 10.B.2). A questo proposito, non è
a uno specifico ceramografo, pressoché impossibile superfluo ricordare che la foggia tronco-conica del
per l’esiguità della parte figurata superstite, offre un collo, in luogo di quella cilindrica, è prerogativa

138
Cfr. a titolo esemplificativo Carbonara-Messineo-Pellegri- tav. LXXII; 214, n. 45.14, fig. 62.6, tav. LXXXIV; 236, nn.
no 1996, pp. 106-107, n. 24, figg. 204-204a; Messineo 1998, p. 49.17-18, fig. 69.4-5, tav. XCI; 283-284, nn. 63.14-15, fig. 88.1,
353, n. 18, fig. 119; Minetti 1997, p. 59, fig. 48; Minetti 2004, tav. CXIX; 311, n. 73.20, fig. 97.8, tav. CXXXII.
pp. 185-186, n. 43.14, fig. 51.9, tav. 43.14. 141
Data l’esiguità del pezzo non è possibile un raffronto con i
139
Cfr. Calatia, pp. 111-118. raggruppamenti creati da Bakir 1974.
140
Per l’area veiente v. per es. Carbonara-Messineo-Pellegrino 142
Cfr. a titolo esemplificativo Szilágyi 1998, tav. CXL, c (29).
1996, pp. 69, n. 55, figg. 126-126a; 69-70, n. 56, figg. 127-127a; 143
Cfr. Szilágyi 1998, pp. 289 ss. e, per la forma del cratere, p.
76, n. 6, figg. 141-141a; 110, n. 29, figg. 209-209a. Per l’area chiu- 357, nota 191 con riferimenti.
sina v. la ricca documentazione pubblicata in Minetti 2004, pp. 144
Cfr. a tal proposito le considerazioni di Szilágyi 1998, p. 370.
48, n. 9.13, tav. X; 54, n. 10.18, fig. 8.9, tav. XII; 135, n. 31.20, 145
Per le produzioni di Corinto cfr. Cristofani-Martelli 1991.
tav. LI; 158, n. 36.3, fig. 42.3, tav. LXII; 182, n. 42.9, fig. 50.4, 146
Bellelli 1998, p. 38, n. 39, fig. 7, tav. V c.

37
fin dal TR/CA delle oinochoai etrusco-corinzie147: carenato, e la presenza di un elemento interpretabile
a differenza di quanto si riscontra nelle omologhe come battente per l’alloggiamento di un coperchio
serie corinzie, infatti, la foggia del collo non subi- permette di pensare in via ipotetica ad un pyxidion a
sce un’evoluzione sistematica, ma rimane pressoché decorazione lineare149.
inalterata nel tempo, evidenziando attardamenti dei Per quanto riguarda le forme aperte, gli scavi dei
modelli italo-geometrici. Questo implica che nel re- terrapieni cumani apportano piccole ma importanti
pertorio etrusco-corinzio non si verifica quella chia- novità. A quanto pare abbiamo i primi frammenti di
ra scansione del profilo delle trefoil oinochoai che si coppette (su piede) etrusco-corinzie rinvenute nella
può osservare a Corinto a partire dal TR e che se- città greca e nell’intero comprensorio del Golfo di
condo H. Payne era il segno del passaggio dalla vec- Napoli. Il dato non è del tutto scontato, perché al di
chia alla nuova epoca148. Pertanto, essendo il tratto fuori di alcune aree fortemente etruschizzate dell’Italia
cronologicamente non distintivo in ambito etrusco, preromana, le forme in questione, variamente classifi-
una datazione per gli esemplari cumani con queste cate come coppe, coppette o calici, sono documentate
caratteristiche entro un orizzonte TR/CA va consi- molto raramente al di fuori del territorio etrusco150, a
derata come puramente orientativa. differenza delle forme di uso più strettamente potorio,
Tra i frammenti etrusco-corinzi rinvenuti nel terra- che ebbero una circolazione senz’altro maggiore.
pieno tardo-arcaico è stata individuata inoltre un’am- Com’è noto, la classificazione correntemente adot-
pia porzione di aryballos sferico con decorazione a tata, così come l’ha messa a punto G. Matteucig151, e
fasce (TTA183 - tav. 10.B.5). Benché manchino gli successivamente perfezionata G. Bartoloni152, contem-
elementi necessari per una classificazione più puntua- pla cinque tipi di coppetta su piede. Si tratta di forme
le, ovvero l’imboccatura, l’ansa a nastro e il fondo, è di tradizione per lo più locale, diffuse in età tardo e
probabile che l’esemplare fosse sprovvisto di piede ad sub-orientalizzante su scala “nazionale”, senza vistose
anello e rientrasse dunque tra le imitazioni del round differenze tra i distretti delle singole città. I due fram-
aryballos corinzio di tipo Payne B2. Caratteristica menti di Cuma TTA185-186 (tav. 10.B.7-8), presen-
dell’esemplare cumano è la decorazione a strette fasce tando labbro articolato, ingrossato sia all’interno che
monocrome parallele (si contano quattro elementi), all’esterno, con scanalature sulla superficie superiore,
più rara di quella a tre elementi con colori alternati sembrerebbero riferibili a coppette di tipo Bartoloni 5.
(nero e paonazzo), preferita probabilmente in ragio- Si tratta di caratteristiche coppette su piede sopraele-
ne dell’ampiezza del flacone, che sembra leggermen- vato, generalmente fornite di alto fusto scanalato (qui
te superiore alla norma. Del tutto consueta è invece mancante) e bacino poco profondo; di norma prive di
la decorazione della spalla con giro continuo di lin- decorazione, esse potevano tuttavia recare, come nel
guette pendenti. La peculiare tonalità vermiglia della caso in questione, semplici decorazioni lineari realiz-
vernice è da mettere in relazione probabilmente con zate corsivamente con l’ausilio del tornio153. Secon-
procedure difettose di cottura. La datazione del pezzo do una suggestiva ipotesi, si tratterebbe di versioni
può essere fissata agli inizi del VI secolo a.C. fittili di prototipi lignei154. Caratteristico ne è il lab-
È invece problematica la classificazione del fram- bro scanalato: nella ceramica etrusca aniconica, que-
mento di forma chiusa TTA184 (tav. 10.B.6). La sto dettaglio è molto raro: a nostra conoscenza, oltre
mancanza di confronti puntuali non consente precisa- che nelle coppette in discussione, il dettaglio occorre
zioni morfologiche; l’andamento della vasca, a profilo soltanto in un raro tipo di coppe di bucchero a vasca

147
Sull’argomento, con posizioni diverse: CVA Würzburg III, momento è registrato nel Piceno, a Belmonte Piceno: Dall’Osso
p. 35, commento a tav. 15, 1-2; Szilágyi 1985, p. 460. 1915, fig. a p. 141, in basso: ex. di forma assimilabile alla forma
148
Payne 1931, p. 32, fig. 10 (per Payne la curvatura del collo è 31 B del repertorio di Cuozzo-d’Andrea 1991 (p. 79, fig. 7).
caratteristica post-transizionale). Sull’argomento v. anche Corinth 151
Matteucig 1951, p. 74.
VII.2, pp. 70-71. 152
Bartoloni 1972, p. 225.
149
Sulla forma è ancora basilare l’articolo di Stibbe 1976, pp. 153
Cfr. per es. Carbonara-Messineo-Pellegrino 1996, p. 71, n. 61,
539-552. figg. 131-132-132a.
150
Uno dei pochi casi di esportazione documentati fino a questo 154
Mingazzini 1971, p. 355.

38
parte prima: Capitolo I

carenata caratteristiche dell’area ceretana155. Per quan- ribile ad una produzione campana di bucchero pe-
to riguarda la funzione, l’uso potorio va considerato sante; il repertorio vascolare e tipologico è del tut-
solo una delle possibili alternative. Probabilmente, si to affine a quello individuato da Claude Albore Li-
trattava di vasi-accessorio poli-funzionali, destinati vadie e Mariassunta Cuozzo per i centri di Capua
a contenere piccole quantità di sostanze solide, per i e Pontecagnano, con delle significative attestazioni
quali peraltro è documentato anche l’uso specializzato che lasciano inferire, in particolare, un ben definito
come thymiateria fittili156. Il rinvenimento di esem- circuito di contatti tra la colonia greca ed il centro
plari ascrivibili a questo tipo nella greca Cuma è fat- costiero salernitano.
to degno di nota. Le caratteristiche tecniche rimandano ad una pro-
Poco è possibile dire, infine, del frammento di piatto duzione di ottima qualità; tutti gli esemplari rinve-
con orlo a fascia TTA187 (tav. 10.B.9). L’esemplare nuti mostrano una frattura netta e compatta ed un
rientra in ogni caso in una serie distinta da quella corpo ceramico ricco di mica; i casi in cui è docu-
con orlo a cordone e presine laterali, caratteristica mentata una differenza tonale tra la colorazione del
dell’area vulcente. nucleo e la superficie sono abbastanza rari. Sia gli
In conclusione, i rinvenimenti di ceramica etru- esemplari ricomposti che i frammenti presentano
sco-corinzia effettuati nei terrapieni delle fortifica- una superficie piuttosto lucente e quando quest’ul-
zioni, pur nella loro intrinseca modestia, ampliano il tima è abrasa, spesso dipende dalle condizioni di
quadro delle conoscenze sulle importazioni etrusche giacitura del materiale.
a Cuma. I dati di recente acquisizione, confermano Solo il contesto arcaico ha restituito frammenti
infatti che oltre al bucchero, classe assai più facile da significativi di bucchero sottile, chiari indicatori di
identificare, nella città greca erano importate anche importazioni dall’Etruria Meridionale mentre dal
piccole quantità di ceramica etrusco-corinzia, e che terrapieno tardo-arcaico provengono solo numerose
il ventaglio dei prodotti richiesti comprendeva balsa- pareti e due frammenti di kantharos e/o kyathos.
mari, ricercati evidentemente per il loro contenuto, Un solo frammento di coppa, proveniente dal
vasi da mensa e vasi d’uso specializzato. Il frammen- contesto tardo-arcaico, conserva, graffiti sul fondo
to di cratere figurato, di per sé notevole, occupa in esterno, due segni alfabetici in legatura (TTA200 -
questo quadro un posto a sé stante: pur privo del suo tav. 11.19)157.
contesto originario, esso indica che nel flusso di im-
portazioni provenienti dall’Etruria potevano figurare Il terrapieno arcaico (fig. 15)
esemplari che nel modesto panorama dell’etrusco-
corinzio rappresentavano il meglio della produzione I pochi frammenti significativi che documentano la
contemporanea. presenza di bucchero etrusco nel terrapieno di I fase
Vincenzo Bellelli sono da riferire alle produzioni di bucchero sottile
(TA14 - tav. 11.2; TA150 - tav. 11.1 ) e transizionale
(TA15 - tav. 11.3; TA16 - tav. 11.10; TA74; TA151 -
8. Il bucchero (tav. 11) tav. 11.13). Se per il bucchero sottile si può ipotizzare
una sua importazione dall’Etruria Meridionale costie-
Il bucchero etrusco è ben rappresentato in entram- ra, per i tipi del bucchero transizionale i referenti più
bi i terrapieni arcaici e nei due contesti contribuisce prossimi sono da ricercare in ambito etrusco campa-
a definire una puntuale datazione delle fortificazioni no158. Nelle produzioni del VII sec. a.C. di area Etru-
della colonia euboica. sco meridionale sono da inquadrare sia il frammento
La maggior parte dei materiali rinvenuti nei tratti di oinochoe (TA14 - tav. 11.2) sia l’ansa di anforetta
finora indagati delle fortificazioni di Cuma è rife- “laziale” (TA150 - tav. 11.1); quest’ultima, in parti-
155
Pandolfini 1992, p. 15, n. E 42.1, fig. 370. p. 253, fig. 1c, n. 4.
156
Esplicita, in questo senso, la definizione adottata in CVA 158
Per Capua cfr. da ultimo Minoja 2000, con bibl. preceden-
Würzburg III, p. 34, commento a tav. 14, 9. te. Per Pontecagnano cfr. Cuozzo-D’Andrea 1991; Cuozzo 2003,
157
Per il suo inquadramento cfr. Del Verme-Sacco 2002-2003, pp. 53-54.

39
labbro collo spalla carena piede ansa parete decorata parete Tot. Frr.
TA
Bucchero sottile
oinochoe/anforetta 1 (TA150) 1 (TA14)
1 1 2
Bucchero pesante e transizionale
anforetta 12A 1 (TA15)
kantharos 2 (TA16) 1 (TA74)
calice 1 (TA151)
forma chiusa 1 5
forma aperta 2 1 4
3 4 2 9 18
TTA
Bucchero sottile
kantharos/kyathos 2
oinochoe/anforetta 1
forma chiusa 60
forma aperta 1
2 1 61 64
Bucchero pesante e transizionale
anforetta 12A 1 (TTA188)
oinochoe 13C 1
oinochoe 13D 1
oinochoe 12 (TTA 189) 4
olpe 14A 2 (TTA190-191)
olpe 14B 1
olla stamnoide 1 (TTA192)
kantharos 19A 1 (TTA193)
kantharos 1 5
kantharos/calice 3 (TTA 194) 3 (TTA195) 1
coppa 22A 45 (TTA196-198) 3 24
coppa 22B 1 (TTA 199) 6 (TTA200)
coppa 22B2 1
coppa 23A 37 (TTA201-202)
coppa 22/23 4 (TTA203)
coperchio 3 (TTA206)
forma chiusa 1 7 1 1 103
forma aperta 5 128
forma non id. 3 1 1
112 6 1 6 46 8 1 232 412

40
parte prima: Capitolo I

labbro collo spalla carena piede ansa parete decorata parete Tot. Frr.
Bucchero grigio
coppa 1 (TTA204)
coppetta 1 (TTA205)
forma chiusa 2
forma non id 1
2 3 5

Fig. 15. Quantificazione della ceramica di bucchero (I tipi si riferiscono alla classificazione di Cuozzo-D’Andrea 1991).

colare, risulta degna di grande interesse. La forma è aperte. Un solo frammento è decorato ed appartiene
ben nota anche nel repertorio del più antico impasto al corpo baccellato di una oinochoe e\o di una anfo-
orientalizzante, dove risulta spesso decorata a graffito retta162. L’unica forma chiaramente rappresentata è il
da una doppia spirale sul ventre e dal motivo a grup- kantharos e/o kyathos, qui noto da due frammenti di
pi di linee verticali sulle anse. Anche nel bucchero il ansa a nastro163. È possibile che si tratti di indicatori
tipo è presente con queste caratteristiche dal secondo di contatti con i centri dell’Etruria Meridionale costie-
quarto del VII secolo a.C. alla fine del secolo159, range ra, anche se l’assoluta mancanza di elementi tipologici
cronologico a cui rimanda anche questo frammen- chiari non consente di escludere la possibilità che pos-
to160. Alla produzione campana del primo quarto del sano essere importazioni dalla vicina Capua164.
secolo successivo sono da riferire il frammento di ansa Sono ancora da segnalare cinque frammenti di buc-
di anforetta (TA15 - tav. 11.3), la carena di kantha- chero grigio165; solo tre sono le attestazioni significa-
ros (TA16 - tav. 11.10) ed il labbro di calice (TA151 tive: due riferibili ad una coppa carenata (TTA204
- tav. 11.13), ma i dati relativi al bucchero transizio- - tav. 11.22) ed una terza ad una coppetta miniatu-
nale possono essere meglio inquadrati nel paragrafo ristica, a labbro rientrante (TTA205 - tav. 11.23).
seguente dal momento che tali tipi sono ben docu- Tutti rientrano in tipi caratteristici della seconda
mentati anche nel contesto tardo-arcaico161. metà del VI secolo a.C. La qualità del bucchero, piut-
tosto lucente, compatto in superficie e nel nucleo,
Il terrapieno tardo-arcaico (fig. 15) diversa da quella attestata nelle produzioni campa-
ne, pone il problema di una eventuale importazio-
Come già detto i dati relativi alla più antica produ- ne dall’Etruria166.
zione della classe sono scarsi e riferibile esclusivamente Per quanto riguarda i tipi del bucchero transizio-
a pareti; tali elementi permettono solo di indicare la nale e pesante, il panorama vascolare qui noto, mo-
presenza, tra le tante importazioni da altri centri du- stra una più ampia varietà di forme chiuse rispetto a
rante la fase finale del periodo Orientalizzante, anche quelle aperte che sono anche le più antiche (fig. 15).
di vasi in bucchero sottile. Se i frammenti ascrivibili ad anforetta, oinochoe, olpe
Il terrapieno tardo-arcaico ha restituito 60 pareti per- ed olla stamnoide risultano meno numerosi rispetto a
tinenti ad una o più forme chiuse, una sola a forme quelli che appartengono alle forme aperte, è pur vero

159
Rasmussen 1979, type 1a-1b, pp. 68-71, tavv. 1-2. Bucchero sottile nero-lucente. Fr. di ansa a nastro; (US10214/4);
160
Com’è ben noto le redazioni più recenti del tipo risultano h max. 0,7; Bucchero sottile, nero lucente.
prive di decorazione: cfr. Rasmussen 1979, tav. 2, nn. 8-12. 164
Unico centro in Campania dove è attestata la più antica fase
161
Grande è la quantità di buccheri proveniente dal terrapieno di produzione della classe (Albore Livadie 1979, fase IVA).
tardo-arcaico, che mostrano una maggiore articolazione formale 165
Tra questi, due sono pareti di forma chiusa (US10213/14).
e tipologica. 166
Sulla possibilità di identificare il bucchero grigio come una
162
Fr. di parete; (US10039d=US10273/4); h max. 1,2. Bucche- produzione specifica di alcuni centri dell’Etruria cfr. da ultimo P.
ro sottile, nero lucente. Decorata da baccellature. Tamburini, in Naso 2004, pp. 185, 189.
163
Fr. di ansa a nastro; (US10039/2); h max. 2,5; spessore 1; 0,5.

41
che queste ultime sono rappresentate esclusivamente e raccordo decorato da testine plastiche (TTA189 -
da pochi frammenti di kantharos e dalla coppa. Que- tav. 11.7). Quest’ultimo rientra, per la morfologia e
st’ultima, in particolare, è la forma nota dal maggior per il motivo sul raccordo, in un tipo di oinochoe
numero di frammenti e, per questo, è identificata da “monumentale”, rappresentata a Pontecagnano da
una più ampia articolazione tipologica. una serie di esemplari in bucchero ed impasto173. Lo
Sono invece del tutto assenti: pisside, kotyle, kylix stampo che orna il raccordo trova inoltre confronti
mentre pochi frammenti, dubbi, potrebbero essere puntuali anche a Caere, in ambito funerario ed abi-
riferiti ad un tipo di kantharos e\o di calice su bas- tativo, solo su oinochoai di bucchero174. Tale schema
so piede167. – che forse raffigura delle teste di serpente – non ri-
Le attestazioni di bucchero pesante sembrano dun- sulta essere molto comune e diffuso175 e rappresenta
que perlopiù inquadrabili nella seconda metà del VI l’unico elemento di puntuale confronto tra i vasi di
secolo a.C.; la sola coppa carenata, a vasca profonda168 Pontecagnano, Cuma e Caere.
risulta ben nota nei contesti funerari campani fino agli Gli esemplari di Pontecagnano e Caere rientrano, se
anni iniziali del V secolo a.C. pur con delle differenze, nella categoria delle Schna-
Il tipo più antico rappresentato è l’anforetta con alto belkannen ma l’unico che riprende in modo puntuale
collo troncoconico (TTA188 - tav. 11.4), mutuata dal la morfologia di questa particolare categoria di oino-
repertorio dell’impasto locale, e ricorrente nei corredi choai etrusche, è quello dalla necropoli di Caere176.
funerari dei centri campani durante il primo quarto Come rileva M. Cuozzo nello studio sugli esemplari
del VI secolo a.C.169. di Pontecagnano, è probabile che lo schema sia stato
Tra le forme chiuse, la sola oinochoe è attestata da ricavato da uno stampo per oggetti metallici177.
frammenti che consentono di individuare una serie L’oinochoe “a becco” di Pontecagnano potrebbe spie-
di tipi distribuiti lungo gli anni centrali del VI secolo garsi come una variante dell’oinochoe a corpo globu-
a.C. Anche se i frammenti più numerosi appartengo- lare e collo breve che ripropone alcune caratteristiche
no a parti morfologiche poco significative170, è stato recenziori dell’oinochoe “a becco”, un ibrido prodotto
possibile individuare i tipi: a bocca tonda, con collo dalle officine etrusche di Pontecagnano sulla scia di
breve171, a bocca impostata direttamente sulla spalla172 un patrimonio di conoscenze acquisito in un centro
e a un tipo a collo quasi cilindrico, con ansa a nastro dell’Etruria Meridionale178. E tuttavia, se è sicura una
167
Fr. di carena; (US10201/2); h max. 0,9; Bucchero pesante, 3.1, p. 145, fig. 351, E. 10. 1-3); dove lo stampo risulta davvero
nero lucente, ricco di mica; carena a spigolo. 2 frr. contigui di vasca; molto consunto.
(US10213/3); h max. 2,3; Bucchero pesante, nero lucente, ricco di 175
Non rientra in nessuno dei motivi finora noti sui buccheri a
mica; vasca carenata con attacco di un piede ad anello. Fr. di carena; stampo, sui quali cfr. Batignani 1965; Bruni 1989.
(US10226/9); h max. 2,8; Bucchero pesante, nero lucente. 176
Le placchette hanno una forma pseudo-rettangolare e le te-
168
Cuozzo-D’Andrea 1991, tipo 22A, pp. 72-73. ste risultano molto schiacciate e stilizzate: l’animale raffigurato ha
169
Per la sua diffusione nei contesti campani cfr. Cuozzo-D’An- un muso quasi rettangolare, disegnato, così come gli occhi, da un
drea 1991, p. 64, note 62-65. Per le affinità tra il repertorio del leggero rilievo cfr. Rasmussen 1979, tav. 61, nn. 419-420; per il
bucchero e quello dell’impasto cfr. Cuozzo-D’Andrea 1991. tipo cfr. Donati 1993.
170
Si tratta di frr. di labbro di bocca trilobata: (US10039/1); 177
Cuozzo 1993, p. 154 che riprende l’identificazione del mo-
(US10039d=US10273/1); (US10226/2) e di collo: (US10039/10); tivo, con teste di scimmia, proposta dal Rasmussen (Rasmussen
(US10214/2); (US10226/3). 1979, p. 44).
171
Tre frr. contigui di collo; (US10202/2); h max 4,1; Bucchero 178
Come risulta chiaro dall’inquadramento culturale dei buccheri
transizionale, nero lucente, ricco di mica. Cfr. Cuozzo-D’Andrea monumentali di Pontecagnano proposto da Mariassunta Cuozzo,
1991, 13C; Albore Livadie 1979, 10d. una serie di elementi stilistici relativi alle decorazioni – graffite e
172
Fr. di collo con attacco del labbro; (US10202/3); h max. 3,1; plastiche – attestate sui vasi da lei analizzati, le permettono di in-
Bucchero pesante, nero lucente, ricco di mica. Cfr. Cuozzo-D’An- dividuare, anche per la locale produzione di bucchero, la presen-
drea 1991, 13D; Albore Livadie 1979, 10e. za a Pontecagnano di una officina artigianale legata all’ambiente
173
Per l’inquadramento di questa classe di materiali cfr. Cuozzo etrusco meridionale che “pur nella varietà di referenti stilistici e
1993: le attestazioni del tipo in esame sono i nn. 11-12; 15-19. delle soluzioni sperimentali adottate, sembra privilegiare il rappor-
174
Si tratta del tipo 9b della tipologia di Rasmussen 1979. to con archetipi metallici, testimoniato, tra l’altro, dall’impiego
L’esemplare dalla necropoli proviene dalla tomba 155 di Monte di stampi di alta qualità che sembrano mutuati dalla bronzistica”.
Abatone (Rasmussen 1979, tav. 61, nn. 419-420). Gli esemplari Cuozzo 1993, p. 164.
dalla città provengono dallo scarico di Vigna Parrocchiale (Caere

42
parte prima: Capitolo I

loro datazione al secondo-terzo quarto del VI secolo rama vascolare dei buccheri campani non contempla
a.C., la loro provenienza deve considerarsi ancora un il kyathos185.
problema aperto179. La coppa è attestata da un numero molto considere-
L’esemplare da Cuma, purtroppo lacunoso della boc- vole di frammenti relativi a tutti i tipi individuati per
ca ma simile nel corpo ceramico a tutti i frammenti i contesti dell’Etruria Campana186 nell’arco cronologi-
di bucchero pesante finora individuati, potrebbe rien- co compreso tra il secondo quarto del VI secolo e gli
trare in questa tipologia. anni iniziali del V secolo a.C. La coppa carenata a vasca
Ancora a Pontecagnano rimandano le attestazioni profonda (TTA196-198 - tav. 11.14-16) e la coppa a
relative all’olpe (TTA190-191 - tav. 11. 5-6). La for- labbro rientrante (TTA203 - tav. 11.21) sono attesta-
ma è infatti nota da un tipo, con collo a profilo con- te dal maggior numero di individui, mentre la coppa
tinuo con il corpo e labbro curvilineo che non sem- carenata a vasca bassa (TTA199 - tav. 11.17) è meno
bra ricorrere altrove in Campania; prodotto e diffuso documentata. Questo dato trova confronto anche a
in Etruria ed a Pontecagnano durante la prima metà Pontecagnano dove la coppa carenata, a vasca bassa,
del VI secolo a.C., risulta maggiormente attestato, in è meno diffusa del tipo a vasca profonda e, con la sua
questo centro, nel secondo quarto del secolo180. varietà ad orlo piatto e labbro verticale, risulta anche
Ultima forma chiusa, qui rappresentata da un solo abbastanza rara nelle tombe dalla necropoli.
frammento di labbro, è l’olla stamnoide (TTA192 - Sulla base di queste considerazioni sembra di poter
tav. 11.8), ben nota in area Etrusco meridionale sia concludere che solo per quanto attiene alla presenza
con il tipo globulare che con il tipo a spalla distin- di buccheri sottili e – forse – di quelli grigi è possibile
ta181. Nel repertorio del bucchero campano questa ipotizzare una importazione di manufatti dai centri
forma è presente oltre che con tipi mutuati dalle lo- dell’Etruria; i buccheri transizionali e pesanti docu-
cali produzioni d’impasto, anche con redazioni vi- mentati nei due terrapieni identificano un flusso di
cine a quelle già note da altri contesti etruschi du- materiali importati dai vicini centri etrusco-campani:
rante l’Orientalizzante Recente182. Il tipo qui indi- in questo panorama, la produzione della città costie-
viduato – di piccole dimensioni, con breve labbro ra di Pontecagnano mostra le più strette affinità per
e corpo globulare – benché più recente, rientra in caratteristiche tecniche e tipologiche.
questa serie; presente sia nel repertorio dei bucche- Laura Del Verme
ri di Fratte sia in quello di Pontecagnano e Nola è
prodotto e diffuso, con queste caratteristiche, negli
anni compresi tra il secondo ed il terzo quarto del 9. Coppe ioniche
VI secolo a.C.183.
Le attestazioni di forme aperte offrono invece po- Introduzione
chi elementi di analisi. I dati quantitativi relativi al
kantharos mostrano chiaramente che solo in presen- La definizione di coppa “ionica” rimanda all’area
za di frammenti di labbro (TTA193 - tav. 11.9) e di greco-orientale, cui fu attribuita la produzione di que-
carena è stato possibile proporne l’attribuzione ad un sto tipo di coppa su piede, con labbro distinto e con
tipo prodotto nei centri campani nella prima metà la caratteristica decorazione a fasce orizzontali, alter-
del VI secolo a.C.184. La restante documentazione è nativamente verniciate e risparmiate.
per lo più riferibile ad anse a nastro, classificate come Il termine ha assunto un valore convenzionale fin
pertinenti a questa forma dal momento che il pano- dal suo utilizzo da parte di G. Vallet e F. Villard nel

179
Cuozzo 1993, p. 154. in abitato, cfr. Donati 1994, tipo 2, p. 133.
180
Cuozzo-D’Andrea 1991, tipo 14A, p. 68, fig. 5, nota 81. 183
Per Fratte cfr. Fratte, T. X, p. 221, fig. 364, n. 2. Per Nola cfr.
181
Rasmussen 1979, p. 26, n. 27, tav. 46.310; tav. 53.371; Bonghi Jovino-Donceel 1969, tav. XII, Tomba XXV, n. 1.
Caere 3.1, p. 141, E1.1, E1.2. 184
Alcuni frammenti di labbro, non in catalogo, provengono da
182
Albore Livadie 1979, tipo 14a. Per i tipi mutuati dall’impa- (US10202/4); (US10213/1); la carena da (US10226/6).
sto cfr. Cuozzo-D’Andrea 1991, tipo 15A, p. 68, fig. 5, nota 83 185
(US10039/3); (US10213/2); (US10226/8).
per la distribuzione nei centri della Campania. Per le attestazioni 186
Cfr. Albore Livadie 1979; Cuozzo-D’Andrea 1991.

43
fondamentale lavoro di classificazione delle coppe rin- L’esistenza di numerose fabbriche d’imitazione ha
venute a Megara Hyblaea187; i due studiosi, infatti, si posto lo studio delle coppe ioniche di fronte alla dif-
sono riferiti genericamente all’area geografica e cul- ficoltà di ricondurre i singoli esemplari a determinate
turale della Grecia dell’est, non potendo identificare produzioni, in particolare in assenza di dati certi, ot-
più precisi centri di produzione. tenuti con analisi archeometriche delle argille.
G. Vallet e F. Villard attribuirono la diffusione del- La grande quantità di coppe ioniche, e delle nume-
le coppe ioniche al commercio foceo, facendo coin- rose varianti rinvenute, ha portato all’elaborazione di
cidere la fine delle importazioni con la presa di Focea molteplici tipologie che, in alcuni casi, sono rimaste
e la battaglia di Alalia. Successivamente Villard ridi- parziali e legate ai singoli siti di rinvenimento193. La
mensiò il ruolo del commercio foceo, considerando i concordanza tra le varie tipologie ha fornito, però, un
focei non come agenti di trasmissione di questo tipo notevole contributo alla definizione di una più esat-
di ceramica, ma come clienti che, come tutti gli altri ta cronologia dei diversi tipi di coppe ioniche e delle
Greci d’Oriente e d’Occidente, l’acquisivano per il numerose produzioni locali.
proprio utilizzo188.
Gli studi degli ultimi quarant’anni hanno messo in I tipi
luce la vastissima area di diffusione delle coppe ioni-
che in età arcaica, dal Mar Nero al Mediterraneo oc- I frammenti di coppe ioniche, rinvenuti nel terra-
cidentale, e superando il limite dell’area di produzio- pieno arcaico e in quello tardo-arcaico di Cuma, sono
ne greco-orientale, costituita in particolare da Samo, stati classificati secondo la tipologia di F. Villard e G.
Mileto e Rodi, hanno accertato che gli stessi centri Vallet; per la cronologia ci si è riferiti ai più recenti
importatori producevano a loro volta imitazioni189. lavori di E. Pierro e S. Boldrini194.
Sono state quindi individuate produzioni locali e Sono state individuate coppe del tipo A2, B1, B2 e
regionali di coppe ioniche in tutto il mondo greco- B3, che coprono un arco cronologico che va dagli ul-
coloniale, e imitazioni realizzate anche da parte delle timi venti anni del VII alla fine del VI sec. a.C., non
comunità anelleniche190. risulta attestata la coppa più antica A1.
Per l’accettazione dell’esistenza di produzioni locali Tra il materiale del muro di I fase, vi sono pochi fram-
in Occidente, è stato fondamentale alla fine degli anni menti di coppe ioniche costituiti per lo più da A2 e B1,
’70 il rinvenimento sulla collina di Policoro, e successi- due frammenti che potrebbero essere attribuiti al tipo
vamente a Termitito e Metaponto, di fornaci con scarti B2, e manca del tutto la coppa B3.
di lavorazione di coppe ioniche191. D’allora sono state Il terrapieno tardo-arcaico ha restituito invece un
ipotizzate produzioni locali in tutto il Mediterraneo numero rilevante di frammenti di coppe ioniche, di
occidentale, in Francia e in Spagna, da Marsiglia ad cui 492 tipologicamente identificati. La maggior parte
Ampurias, in quasi tutte le poleis della Magna Grecia, del campione esaminato è riferibile al tipo B2, e solo
in Sicilia e, negli ultimi anni, è stata formulata l’ipo- una piccola percentuale di frammmenti è costituita
tesi di una produzione anche in Etruria192. dai tipi A2, B1 e B3195 (fig. 16).
187
Vallet-Villard 1955. 192
Per una recensione di tutta la documentazione disponibile
188
Cfr. Villard 1970, p. 118. in Magna Grecia cfr. Van Compernolle 1996, pp. 299-300; Van
189
Sulle ipotesi formulate sui centri di produzione greco-orien- Compernolle 2000, pp. 89-100. Per l’ipotesi di una produzione
tali cfr. Gravisca 4, p. 221, nota 61. Le analisi archeometriche etrusca di coppe ioniche cfr. Gravisca 4, p. 227.
condotte in anni più recenti hanno consentito di indicare come 193
Per le tipologie cfr. Gravisca 4, p. 137, nota 4.
alcuni dei centri produttori Samo, Mileto e altre città della Ionia 194
Pierro 1984, pp. 9-67; Gravisca 4, pp. 137-235.
del nord cfr. Dupont 1983, pp. 19-43; Dupont 1986, pp. 57-61; 195
L’analisi delle coppe ioniche rinvenute nel terrapieno tardo-
Jones 1986, pp. 690 ss. arcaico delle fortificazioni settentrionali di Cuma, è stata oggetto
190
Per una bibliografia sulla diffusione e le produzioni di coppe della mia tesi di laurea, discussa nel 2003, presso l’Università degli
ioniche cfr. CVA Gela II, pp. 5-7; Gravisca 4, pp. 137-235; Velia studi di Napoli, “L’Orientale”, sotto la guida del prof. B. d’Ago-
Studien 2, pp. 68-69; in particolare nel mediterraneo occidentale stino, che desidero ringraziare per avermi dato la possibilità di
e nella penisola iberica cfr. Ceràmiques jònies, pp. 35-37. intraprendere questo studio e per la sua guida costante nel corso
191
Cfr. Adamesteanu-Dilthey 1978, p. 523; Les Céramiques, della mia formazione.
pp. 312-316; Siris-Polieion, p. 130; D’Andria 1975, pp. 367 ss.

44
parte prima: Capitolo I

labbro piede ansa parete Il profilo del labbro, particolar-


Tot. Frr
TA mente sviluppato, si può ricondur-
A2 3 (TA 17, 123, 124) 1 (TA 18) re alla variante II/1 individuata da
B1 1 (TA 152) 2 (TA 19, 40)
S. Boldrini tra le coppe del santua-
B2 2 (TA 95, 153)
rio di Gravisca e datata tra il 620 e
il 575 a.C.200.
tipo non id. 1 (TA 94)
È stato rinvenuto anche un fram-
7 1 2 10
mento di labbro breve, inclinato,
TTA
con pareti sottili, e caratterizzato
A2 13 3 dalla decorazione esterna a filet-
B1 9 1 3 ti (tav. 12.5)201. L’unico confronto
B2 196 48 35 144 che si può trovare per questa coppa
B3 12 2 5 21 è una variante prodotta a Samo, che
tipo non id. 72 14 31 232 combina la decorazione della coppa
302 67 72 400 841 “a” della classificazione di Isler, cor-
rispondente al tipo A2, con il labbro
Fig. 16. Quantificazione delle coppe ioniche. breve e molto inclinato del tipo “e”,
la B1 di Vallet-Villard. Isler colloca
Coppa tipo A2 questa variante prima del 550 a.C.202.
La coppa A2 è caratterizzata da alto labbro appena Il muro arcaico ha restituito inoltre l’unico fram-
convesso all’esterno, una pronunciata curvatura del- mento di piede, tronco-conico basso e verniciato al-
la spalla e basso piede troncoconico. La produzione e l’esterno, che si possa riferire ad una coppa tipo A2
la diffusione di questo tipo di coppa è attestata tra il (tav. 12.24)203.
620 e la prima metà del VI sec. a.C.196. Nel terrapieno tardo-arcaico il tipo A2 è presen-
Tra i materiali del terrapieno di I fase sono stati in- te con una percentuale del 3%, corrispondente a 16
dividuati 3 frammenti di labbro, di cui uno con in- frammenti di labbro, di cui 6 con la caratteristica de-
terno verniciato ed all’esterno con labbro e fascetta corazione a filetti, realizzata sia in vernice bruna, che
all’altezza delle anse risparmiati (tav. 12.1)197. Gli altri rossa molto diluita. Il labbro che si presenta più breve
due frammenti si presentano nella variante con filetti e spesso (tav. 12.3)204 rispetto a quello degli esemplari
all’esterno, dipinti in vernice rossa molto diluita sul samii, potrebbe trovare confronto con il tipo II/2 del
labbro risparmiato (tav. 12.2)198. Questo tipo di de- santuario greco di Gravisca datato al 600-550205.
corazione è tipico delle coppe prodotte a Samo, ma si Per la variante con pareti particolarmente sottili
ritrova anche in molti esemplari in Etruria199. (tav. 12.4)206, si può stabilire un confronto con un fram-

196
Cfr. Gravisca 4, p.150. 203
TA18.
197
TA17. 204
TTA, US10273/ 1, 1 fr. di labbro; h max ric. 1,9; diam. ric. 17;
198
TA123, 124. argilla (Munsell 5YR 6/4); stracotto; vernice nera opaca all’interno.
199
Per Samo si veda il tipo “a” della classificazione di Isler in Les Alto labbro distinto dalla vasca da una risega poco pronunciata. Al-
Céramiques, pp. 77-78; il tipo “ii” della serie samia di Hayes in To- l’interno verniciato con orlo risparmiato, all’esterno fascetta sull’orlo
cra I, p. 115; si veda inoltre Samos IV, pp. 92-96, 152-153, tav. 2 e in vernice bruna e filetti sul labbro in vernice rossa molto diluita.
15. Per i contesti etruschi cfr. Pierro 1984, pp. 36-43; Gravisca 4, 205
Cfr. supra nota 200. Data la frammentarietà delle coppe A2
pp. 151, 152, nn. 246, 254; Tarchna III, pp. 393-396, tav. 116. nel terrapieno tardo-arcaico, l’identificazione delle varianti presenti
200
Cfr. Gravisca 4 pp.148-150. nelle classificazioni note in letteratura, viene effettuata soltanto in
201
TA94. base al labbro, non essendo possibile ricostruire le caratteristiche
202
Cfr. Les Céramiques p. 80, fig 33-34; Samos IV, tav. 14, n. esatte della vasca e del piede.
538. La coppa rinvenuta nell’Heraion di Samo presenta inoltre le 206
TTA, US10270/1, 1 fr. di labbro; h max. ric. 2,1; diam. ric. 16;
tracce dell’attacco di un alto piede, elemento che combinerebbe argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6); vernice bruna opaca. Alto
insieme anche il tipo “f ”, Isler però sottolinea il carattere speri- labbro, pareti sottili. All’interno verniciato con orlo risparmiato,
mentale di questa variante. all’esterno filetti in vernice rossa molto diluita.

45
mento rinvenuto nel “complesso sacro-istituzionale” di ed ha all’esterno labbro, spalla e una stretta fascetta
Tarquinia207. all’altezza delle anse risparmiati, il resto della vasca e
Lo stato di conservazione del materiale non per- l’interno sono verniciati214. Questo tipo di decorazione
mette di riferire a specifiche produzioni le coppe A2. è presente su un esemplare dal santuario greco di Gra-
Per alcuni frammenti si potrebbe ipotizzare una pro- visca e su coppe rinvenute in Spagna a Huelva215.
duzione locale, le caratteristiche tecniche dell’argilla, Nel terrapieno tardo-arcaico i frammenti ricondu-
infatti, sono assimilabili a quelle del gruppo 70208. Al- cibili alla coppa B1 sono 13; questi differiscono dal
tri frammenti che presentano invece un’argilla com- modello descritto da Vallet e Villard per la disposi-
patta, di colore marrone-rosato, più scura in superfi- zione della decorazione, i filetti sovradipinti paonaz-
cie (Munsell 7.5YR 7/4-5YR 6/4) potrebbero essere zi infatti sono presenti soltanto all’interno del labbro
d’importazione (fig. 17). Non è stata riscontrata una (tav. 12.8)216, o sono del tutto assenti.
costante corrispondenza tra le argille e le varianti mor- I frammenti sono decorati per lo più con una ver-
fologiche individuate, che possa contribuire a definire nice bruna, compatta e opaca stesa all’interno della
le diverse produzioni. coppa e all’esterno su labbro e spalla. Analogie nella
morfologia, caratterizzata da labbro molto estrofles-
Coppa tipo B1 so e vasca con pareti arrotondate, e nella decorazione
I frammenti del tipo B1 sono caratterizzati da breve priva di vernice sovraddipinta, si riscontrano con le
labbro estroflesso, distinto dalla vasca compressa con coppe rinvenute a Samo, Histria, Salamina di Cipro,
pareti sottili e spalla arrotondata. Huelva e in Etruria217.
La produzione del tipo, collocata tra l’ultimo ven- Dall’analisi autoptica delle argille che compongono
tennio del VII secolo a.C. e la prima metà del secolo le coppe B1, si è riscontrato che la pasta è ben depu-
successivo, potrebbe arrivare fino alla fine del VI se- rata, di un colore che varia dal beige-rosato (Munsell
colo a.C.209. 7.5YR 7/6-6/4) al marrone-rossastro con inclusi mica-
Nel muro arcaico sono stati rinvenuti 2 frammenti cei (Munsell 5YR 6/3-7/8)218 (fig. 17). Anche per que-
(tav. 12.6)210, con la caratteristica decorazione a filetti sto tipo di coppa non è possibile individuare i centri
sovradipinti in vernice paonazza, posti sia all’interno produttori, ma le differenti caratteristiche delle argille
che all’esterno su labbro spalla e vasca211. lasciano ipotizzare che siano d’importazione.
Questi esemplari, che trovano confronto con le cop-
pe di produzione greco-orientali rinvenute a Tocra e Coppa tipo B2
Histria, potrebbero essere d’importazione212. La coppa B2 è rappresentata nel terrapieno arcai-
Un terzo frammento (tav. 12.7)213 si presenta con co solo da due frammenti di labbro (tav. 12.9-10)219,
labbro inclinato e vasca particolarmente compressa mentre nel terrapieno tardoarcaico è il tipo meglio
207
Cfr. Tarchna III, tav. 116, n. 214/11. argilla (Munsell 5YR 6/4), molto depurata di colore camoscio-
208
Cfr. Appendice relativa alla classificazione delle argille. rosato; vernice bruna opaca diluita Labbro breve e molto incli-
209
Per la cronologia cfr. Gravisca 4, p. 159. Il limite cronologico nato, vasca bassa con pareti arrotondate. Interno verniciato con
inferiore alla fine del secolo è ipotizzato in particolare per le pro- orlo risparmiato e due filetti sovraddipinti in vernice paonazza sul
duzioni coloniali. Questa ipotesi sarebbe confermata anche dalla labbro; all’esterno labbro e spalla verniciati e vasca risparmiata.
presenza di una coppa B1 di produzione coloniale tra il carico del Affine per la forma ad un esemplare da Gravisca cfr. Gravisca 4,
relitto di Gela, datato tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., tav. 8, n. 300, e per la decorazione ad uno da Taranto cfr. Brijder
cfr. Panvini 2001, pp. 31, 47, tav. VI, n. 35. 1983, tav. 93, fig. a.
210
TA40, 152. 217
Cfr. Samos III, pp. 149-150, n. 29. Inoltre si veda il tipo “a”
211
Cfr. Vallet-Villard 1955, pp. 23-27. di Histria in Histria IV, pp. 14-115, fig. 30, nn. 748-751, e il tipo
212
Cfr. Tocra I, p. 120, fig. 55, n. 1197; Histria IV, pp. 114-115, “c” di Salamina di Cipro in Les Céramiques, p. 48, tav. XXII, fig.
fig. 30; Gravisca 4, pp. 158-159, tav. 8, n. 300. 4 g. Cfr. Cabrera Bonet 1988-1989, fig. 4, n. 62, fig. 5, n. 68. Per
213
TA19. l’Etruria cfr. Les Céramiques, pp. 163-166, 199-200, tav. LXXXVII,
214
La vernice dei frammenti dal muro arcaico si presenta per lo figg. 72-73; Gravisca 4, pag 160, n. 302.
più nera compatta e lucente. 218
Individuare più precise caratteristiche tecniche del corpo ce-
215
Cfr. Gravisca 4, p. 160, n. 306; Cabrera Bonet 1988-1989, ramico risulta difficile, il materiale infatti si presenta molto fram-
fig. 4, n. 62. mentario con pareti sottili e in alcuni casi con difetti di cottura.
216
TTA, US10202/1, 1 fr. di labbro; h max. 1,8; diam. ric. 14; 219
TA95, 153.

46
parte prima: Capitolo I

a) argilla gruppo 70
(Munsell 5YR 7/6)
350
b) argilla marrone-rosata compatta
(Munsell 7.5 YR 7/4, 5 YR 6/4)
c) argilla beige-rosata ben depurata
(Munsell 7.5 YR 7/6-6/4)
d) marrone-rossastra con inclusi micacei
(Munsell 5 YR 6/3-7/8)
e) argilla rosa compatta con inclusi micacei
(Munsell 5 YR 7/4)
f) argilla camoscio
(Munsell 7.5YR 8/2-8/4)
50
g) argilla rosso-arancio ben depurata e
compatta 7.5YR 6/6-7/6
h) argilla grigia con inclusi micacei
(Munsell 7.5 YR 6/10, 10 YR 6/1)

25

0
a b c d e f g h a b c d e f g h a b c d e f g h a b c d e f g h

A2 B1 B2 B3

Fig. 17. Distribuzione dei gruppi di argille rispetto ai tipi di coppe ioniche.

documentato, con una percentuale dell’86% circa, sul labbro all’interno, sul piede e sulle anse (fig. 18).
pari a 423 frammenti. Le coppe presentano delle variazioni nelle dimen-
Le coppe presentano la caratteristica decorazione sioni, che vanno da un diametro minimo di 13 cm.
esterna con labbro e fascia all’altezza delle anse rispar- ad un massimo di 17 cm., nella morfologia del labbro
miati, e così pure la risega esterna tra labbro e vasca e nel suo rapporto con la vasca.
è quasi sempre risparmiata. L’interno della coppa è Nei casi in cui lo stato di conservazione dei materia-
verniciato, tranne l’orlo che può essere o totalmente li lo ha consentito, sono stati distinti quattro gruppi
risparmiato oppure, se verniciato, sottolineato da una in base alla morfologia del labbro e dell’attacco del-
fascetta a risparmio. La vernice varia dal nero al bru- la vasca.
no, al rosso, talvolta assume toni olivastri, con riflessi Il primo, B2a (tav. 12.12)220, è caratterizzato da labbro
metallici o opaca, spesso si presenta molto diluita e inclinato verso l’esterno, distinto dalla vasca con pare-
distribuita in modo irregolare. Queste ultime caratte- ti arrotondate, il secondo B2b (tav. 12.11, 13-15)221,
ristiche si manifestano soprattutto nelle fasce esterne, molto più numeroso, dalla presenza di una pronunciata

220
TTA, US10039/10, 1 fr. di labbro; h max. 4,2; diam. ric. gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6); vernice nera con riflessi metalli-
15; argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6); vernice bruno-rossastra ci. Labbro inclinato distinto dalla vasca da una marcata risega,
diluita con riflessi metallici. Labbro inclinato e distinto, vasca con vasca profonda con pareti arrotondate. All’esterno labbro e una
profilo arrotondato. All’interno orlo risparmiato, all’esterno lab- fascia all’altezza delle anse risparmiati; all’interno verniciato con
bro e fascia all’altezza delle anse risparmiati. (Si segnala per questo fascetta risparmiata sotto l’orlo. Affine ad un esemplare da Pali-
frammento un errore di luicidatura nella resa della decorazione nuro cfr. Palinuro I, p. 36, fig. 1, n. 14. TTA, US10093/3, 1 fr.
esterna in Cuma. Le fortificazioni 1, p. 33, fig. 20.4). di labbro; h max. 3,2; diam. ric. 16; argilla (Munsell 10YR 6/3)
221
TTA, US10201/5, 1 fr. di labbro; h max. 5,2; argilla con inclusi di mica oro, di colore nocciola-grigio probabilmente

47
risega che distingue il labbro dalla vasca arrotondata. gliere un’evoluzione delle varietà finora individuate ed
Nell’ambito di questo secondo gruppo sono stati indivi- attribuire loro una sequenza cronologica poiché, nei
duati alcuni esemplari, B2b1, quantitativamente meno diversi contesti esaminati per stabilire dei confron-
numerosi, con il labbro leggermente rastremato e con ti, si è costatata la presenza, anche all’interno di uno
profilo esterno concavo (tav. 12.16-17)222. stesso centro, di coppe B2 di qualità e profili molto
La terza varietà, B2c (tav. 12.18-19)223, comprende diversi227.
esemplari con labbro leggermente più alto rispetto ai Non si può, però, non tener conto che W. Johan-
precedenti e risega molto pronunciata. nowsky rilevò, in base ai materiali di Velia, che la va-
L’ultimo raggruppamento, B2d (tav. 12.20-22)224, rietà con spalla arrotondata si trova in contesti più
è caratterizzato da labbro particolarmente alto, vasca antichi, prima dell’ultimo quarto del VI sec. a.C,
più bassa e larga con una risega poco pronunciata. mentre quella che presenta la risega diventa comune
Questa varietà sembra avere caratteristiche interme- a partire dal 530 a.C.228.
die tra le coppe B2 e le B3. Questa evoluzione del tipo B2 viene colta an-
Le coppe B2, datate da Vallet e Villard al 580-540 che per le coppe di produzione locale rinvenute nel
a.C.225, vengono prodotte nell’area greco-coloniale, santuario in località Santa Venera di Paestum229; si
in particolare nell’Italia meridionale, fino alla fine del propone una datazione al terzo quarto del VI seco-
VI secolo a.C.226. lo a.C. per le coppe prive di risega associate ad anse
Allo stato attuale della ricerca non è possibile co- a campana, e una cronologia successiva, che arriva

malcotta; vernice bruna lucente e compatta. Labbro inclinato di- All’esterno labbro e fascia all’altezza delle anse risparmiati. Affine
stinto dalla vasca da una pronunciata risega. Interno verniciato ad esemplari da Palinuro cfr. Palinuro I, p. 36, fig. 1, n. 9. TTA,
orlo risparmiato; all’esterno labbro e fascia all’altezza delle anse US10202/13, 1 fr. di labbro; h max. 2,2; diam. ric. 15; argilla
risparmiati. Affine ad un esemplare da Vico Equense cfr. Bonghi gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6); vernice bruna lucente compatta.
Jovino 1982, tav. 107, n. 3. TTA, US10039/12, 1 fr. di labbro; Labbro inclinato distinto dalla vasca da una pronunciata risega;
h max. 3,8; diam. ric. 16; argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6); all’interno orlo risparmiato, all’esterno labbro e fascia all’altezza
all’interno vernice nera diluita con riflessi metallici, all’esterno delle anse risparmiati.
vernice bruno-rossastra diluita. Labbro inclinato distinto dalla 224
TTA, US10226/28 fr. di labbro; h max. 2,9; diam. ric. 15;
vasca da una pronunciata risega, vasca con profilo arrotondato. argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6); vernice nera diluita con ri-
All’interno fascetta risparmiata sotto l’orlo, all’esterno labbro e flessi metallici. Labbro inclinato, distinto dalla vasca da una risega
fascia all’altezza delle anse risparmiati. TTA, US10226/13, 1 fr. poco pronunciata, all’interno orlo risparmiato, all’esterno labbro
di labbro; h max. 3,3; diam. ric. 14; argilla gruppo 70 (Munsell e fascia all’altezza delle anse risparmiati. Affine ad un esemplare
7.5YR 7/6); vernice bruna opaca diluita. Labbro poco inclinato da Gravisca cfr. Gravisca 4, tav. 9, n. 322. TTA, US10226/26, 1
distinto dalla vasca da una pronunciata risega, vasca con profilo fr. di labbro; h max. 3,7; argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6);
arrotondato. All’interno fascetta risparmiata sotto l’orlo, all’ester- vernice rosso-bruna diluita. Labbro inclinato distinto dalla va-
no labbro e fascia all’altezza delle anse risparmiati. sca bassa da una leggera risega. All’esterno labbro e una fascia
222
TTA, US10213/8, fr. di labbro; h max. 2,6; diam. ric. 14; all’altezza delle anse risparmiati, all’interno verniciato con una
argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/4) malcotta; vernice bruno- fascetta risparmiata sotto l’orlo. TTA, US10226/24, 1 fr. di lab-
marrone opaca diluita. Labbro con profilo concavo e leggermente bro; h max. 3,4; diam. ric. 17; argilla gruppo 70 (Munsell 5YR
rastremato all’orlo, distinto dalla vasca da una risega. Vasca con 7/6); vernice bruno-rossastra opaca diluita. Labbro inclinato,
pareti arrotondate; all’interno orlo risparmiato, all’esterno labbro distinto dalla vasca da una risega poco pronunciata; vasca con
e fascia all’altezza delle anse risparmiati. TTA, US10226/18, 1 pareti tese. All’interno orlo risparmiato, all’esterno labbro e fa-
fr. di labbro; h max. 2,2; diam. ric. 16; argilla gruppo 70 (Mun- scia all’altezza delle anse risparmiati. Affine ad un esemplare da
sell 5YR 7/6); vernice bruna diluita con riflessi metallici. Labbro Gravisca cfr. Gravisca 4, tav. 10, n. 331.
con profilo concavo, rastremato all’orlo, distinto dalla vasca da 225
Vallet-Villard 1955, pp. 22-23, 29.
una pronunciata risega. Vasca con pareti arrotondate. All’inter- 226
Cfr. CVA Gela II, p. 6; Pierro 1984, p. 53, nota 8; Gravisca 4,
no verniciato, filetto risparmiato sotto l’orlo. All’esterno vernice p. 163.
rossa molto diluita, labbro e fascia all’altezza delle anse rispar- 227
Per la presenza in medesimi contesti, anche in una stessa tom-
miati. Affine ad un esemplare dalle fortificazioni di Kaulonia cfr. ba, di coppe ioniche B2 dalle caratteristiche differenti si veda de
Kaulonia I, p. 46, fig. 29, n. 30. La Genière 1968, p. 196; Morel 1974, pp. 154-155. Variazioni
223
TTA, US10201/8, 1 fr. di labbro; h max. 2,6; diam. ric. morfologiche si ritrovano anche tra le B2 ritrovate nel carico del
14; argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/6); vernice marrone-ros- relitto arcaico di Pointe Lequin IA, cfr. Long-Miro-Volpe 1992,
sastra molto diluita all’esterno, vernice nera opaca all’interno. pp. 200-233.
Alto labbro inclinato, distinto dalla vasca da una pronunciata 228
Cfr. Johannowsky 1982, p. 240.
risega. Interno verniciato con fascetta risparmiata sotto l’orlo. 229
Cfr. Menard 1991, p. 477.

48
parte prima: Capitolo I

presentate anche da numerosi frammenti di anse a ba-


stoncello di dimensioni e diametro variabili e di piedi
troncoconici (tav. 12.25-27)230. Questi ultimi sono più
o meno alti, con interno risparmiato, profilo esterno
concavo, in alcuni casi leggermente modanato, e con
piano di posa inclinato verso l’interno. Alcuni piedi
hanno un’appendice conica all’interno.
La maggior parte dei frammenti di coppe B2 per
1 2
la variabilità formale trova confronti con i materiali
rinvenuti nel santuario emporico di Gravisca e con
quelli attestati nei vari centri della Campania, tra cui
Velia, Poseidonia, Pithecusae, Palinuro, Vico Equense,
Pompei e Piano di Sorrento231. Altre analogie sono sta-
te riscontrate con le coppe ioniche delle fortificazioni
settentrionali di Kaulonia, delle necropoli di Naxos
e del carico del relitto di Gela232. Allo stesso ambito
3 appartengono le coppe ritrovate ad Ampurias, Huel-
va, e quelle prodotte a Marsiglia233.
In base a questi elementi sembra possibile ricondurre
Fig.18. Frammenti di coppe ioniche tipo B2 dal terrapieno la morfologia delle coppe B2 rinvenute nel terrapieno
tardo-arcaico. all’area greco-coloniale d’occidente ed in particolare
ad un contesto tirrenico.
fino all’inizio del V sec. a.C., per quelle provviste di Alla variazione delle caratteristiche morfologiche
risega e di anse a ferro di cavallo. fa da riscontro una sostanziale omogeneità nella tec-
La difficoltà nel cogliere l’evoluzione del tipo B2 nica con cui sono realizzate le coppe, sia per quanto
tra il materiale del terrapieno tardo-arcaico di Cuma, riguarda la vernice che l’argilla.
è data anche dalla forte frammentarietà delle coppe, La maggior parte dei frammenti, infatti, è compo-
che non consente di associare alle varietà dei labbri sto dall’argilla del gruppo 70234, che si presenta per lo
caratteristiche ben distinte della vasca, delle anse e più di colore rossastro (Munsell 5YR 7/6), porosa in
dei piedi. frattura con vacuoli e numerosi inclusi di mica oro,
Si può soltanto rilevare che le coppe B2 sono rap- soprattutto in superficie. Le caratteristiche del corpo
230
TTA, US10226/65, 1 piede; h max. 3; diam. 6; argilla grup- p. 36-37; Palinuro II, pp. 106-109. Per Vico Equense cfr. Bon-
po 70 (Munsell 5YR 7/6), vernice rosso-bruna opaca con trac- ghi Jovino 1982, pp. 58, 101, 119, tavv. 23, 54, 107, 133; per
ce di pennello. Alto piede troncoconico con attacco della vasca, Pompei cfr. De Caro 1986, p. 71-72, tav. LXIII-LXIV; per Pia-
piccola appendice conica all’interno del piede. Interno del piede no di Sorrento cfr. Piano di Sorrento, p. 125, tav. 41. Colgo
risparmiato. TTA, US10093/20, 1 piede; h max. 3,1; diam. 6; l’occasione per ringraziare la Dott.ssa M. Cipriani che mi ha
argilla (Munsell 7.5YR 7/4), ben depurata di colore giallo-ros- permesso di visionare le coppe provenienti dall’Heroon e dal-
sastro; vernice nera compatta con riflessi metallici sulla vasca, le necropoli di Arcioni e Laghetto, conservate nei depositi del
più diluita sul piede. Piede troncoconico con attacco della vasca. museo di Paestum. Le caratteristiche morfologiche di queste
All’esterno del piede linea incisa. Interno del piede risparmia- coppe trovano confronti in particolare con la varietà B2b1 del
to. Affine ad un esemplare da Gravisca 4, tav. 11, n. 345. TTA, terrapieno tardo-arcaico.
US10039/25, 1 fr. di piede; h max. 1,9; diam. 8; argilla grup- 232
Cfr. Kaulonia I, p. 46-53; In particolare si vedano le coppe
po 70 (Munsell 5YR 6/6); vernice nera compatta lucente. Piede B2 rinvenute nelle necropoli di Naxos cfr. Naxos, pp. 349-350,
troncoconico con piano di appoggio inclinato verso l’interno. 407-409. Per il relitto di Gela, il cui carico di coppe ioniche è at-
All’esterno tre linee incise, interno risparmiato. tribuito ad ateliers coloniali cfr. Panvini 2001, pp. 31, 48, 49, tav.
231
Cfr. Gravisca 4, pp. 162-170, tavv. 9-11. Per Velia cfr. Morel VII, n. 38, 39, 40, 41, tav. VIII, n. 43.
1974, pp. 148-157; Les Céramiques, tav. CL, fig. 3; Per Poseido- 233
Cfr. Les Céramiques, p. 281, tav. CXXII; Cabrera Bonet 1988-
nia cfr. Menard 1991, pp. 477-498, figg. 47-53. Per Pithecusae 1989, pp. 59-64; Bertucchi-Gantès-Tréziny 1995, pp. 368-370;
cfr. Pithekoussai 1, T. 189-6, p. 242, tav. 82; d’Agostino 1994- Ceràmiques jònies, pp. 306-307.
1995, p. 51, tav. XXXVII, n. 35; per Palinuro cfr. Palinuro I, 234
Cfr. Appendice sulla classificazione delle argille.

49
ceramico permettono quindi di ipotizzare una pro- trambe le varietà, all’esterno sono risparmiati il lab-
duzione locale per la maggior parte delle coppe B2 bro, una fascia all’altezza delle anse e una fascetta più
esaminate235. sottile nella parte inferiore della vasca. L’interno, di
Sono stati inoltre individuati altri gruppi di argil- solito verniciato, presenta in 11 frammenti filetti di-
le, riferibili a un numero inferiore di frammenti: un pinti in vernice rossa molto diluita sul labbro o sulla
gruppo si distingue per la pasta di colore rosa (5YR vasca risparmiata. In alcuni frammenti il fondo del-
7/4) abbastanza compatta con inclusi di mica oro, la vasca verniciata è decorato con anelli concentrici
gli altri variano dal colore camoscio (Munsell 7.5YR e un tondo risparmiati. La vernice è nera, in alcuni
8/2-8/4) al marrone-rosato (5YR 6/2-6/4) fino al gri- casi più bruna e opaca, o con toni olivastri.
gio con numerosi inclusi micacei (7.5YR 6/2-10YR Gli esemplari rinvenuti trovano confronto con le
6/1). (fig. 17) Questi tipi di argille si riferiscono per coppe B3 di Gravisca e Tarquinia240, e con esemplari
lo più ad esemplari d’importazione che però difficil- greco-orientali, in particolare quelli provenienti da
mente possono essere ricondotti a produzioni spe- Tocra e dall’Heraion di Samo, soprattutto per la ca-
cifiche; in alcuni casi inoltre il colore delle argille è ratteristica decorazione interna a filetti dipinti241.
il risultato di errori verificatisi durante le operazio- Solo pochi frammenti di coppe B3 sembrano com-
ni di cottura. posti dall’argilla del gruppo 70, la maggior parte pre-
senta invece un’argilla più compatta e ben depurata
Coppa tipo B3 di colore rosso-arancio (7.5YR 6/6-7/6), o marro-
La coppa B3 è rappresentata nel terrapieno tardo- ne-rosata (7.5YR 7/4) e possono essere considerati
arcaico da 40 frammenti, sia nella morfologia tipica d’importazione (fig. 17).
delle coppe attiche dei “Piccoli Maestri” sia in quel-
la assimilabile alle coppe più profonde del tipo X di
Hayes236. Quest’ultimo (tav. 12.23, 28)237, caratteriz- Conclusioni
zato da un alto labbro inclinato, distinto dalla vasca
da una leggera risega e con spalla ancora accennata, Dall’analisi delle coppe ioniche rinvenute nelle for-
risulta attestato anche in Etruria238. Le coppe simili tificazioni cumane è possibile inferire una produzione
al tipo dei “Piccoli Maestri” presentano un labbro locale di questa classe, in particolare per il tipo B2.
rastremato, appena distinto dalla vasca all’esterno, Questo fu il tipo che si diffuse maggiormente in Oc-
con un marcato scalino interno all’attacco della va- cidente, dove fu imitato e prodotto nelle fabbriche
sca bassa e larga. locali fino alla fine del VI-inizi del V sec. a.C.
Le coppe B3 si datano al 560-530 a.C. in base alle La maggior parte delle coppe ioniche a Cuma è
corrispettive coppe attiche; nel secondo quarto del costituita proprio dal tipo B2 che, pur mostrando
VI secolo va probabilmente collocata la variante con una relativa variabilità morfologica, si presenta per
la vasca più profonda e spalla accennata, secondo la lo più con il dettaglio della risega tra labbro e va-
datazione fornita da Hayes per il tipo X239. sca242 e con una sostanziale omogeneità nelle carat-
Per quanto riguarda l’apparato decorativo, in en- teristiche tecniche.
235
Le stesse caratteristiche dell’argilla caratterizzano la locale (Munsell 5YR 7/4), malcotta; vernice rossa opaca molto diluita,
produzione di ceramica depurata e di vernice nera. Cfr. i con- interno risparmiato. Piede a tromba, profilo esterno concavo,
tributi di M. Nigro in questo volume. piano di appoggio leggermente inclinato verso l’interno. Affine
236
Tocra I, p. 114, fig. 57, p. 123. ad un esemplare da Gravisca cfr. Gravisca 4, tav. 18, n. 434.
237
TTA, US10226/91, 1 fr. di labbro; h max. 2,5; argilla (Mun- 238
Cfr. Pierro 1984, pp. 58-63; Gravisca 4, pp. 170-174.
sell 5YR 6/4), molto depurata, di colore marrone-rossastra, mal- 239
Cfr. Tocra I, p. 115.
cotta; vernice grigio-olivastra lucente e compatta all’interno, più 240
In particolare con le varianti V/2 e V/3 cfr. Gravisca 4, pp.
opaca e diluita all’esterno. Alto labbro inclinato distinto dalla 170-174, tavv. 16-18. Per Tarquinia cfr. Pierro 1984, tavv. XI
vasca da una leggera risega, spalla pronunciata. All’interno ver- e XXV, n. 38.
niciato con fascetta risparmiata sotto l’orlo. All’esterno fascetta 241
Cfr. Tocra I, p. 125, fig. 63, n. 1306; Samos III, pp. 131-132,
dipinta sull’orlo e sulla spalla. Affine ad esemplari provenienti c5, c3; Samos VI, pp. 23-24, tavv. 43-44. Si è riscontrata un’affi-
da Tocra cfr. Tocra I, p. 123, fig. 56, n. 1277, n. 1288. TTA, nità con gli esemplari esposti nel museo archeologico di Samo.
US10202/57, 1 fr. di piede; h max. 2; diam. 7; argilla gruppo 70 242
Th. Van Compernolle ipotizza che questa varietà sia tipica

50
parte prima: Capitolo I

Pur sottolineando la soggettività di un esame au- 10. Ceramica di tipo greco-orientale (tav. 13.A)
toptico del materiale, si può ritenere che l’unifor-
mità nelle caratteristiche dell’argilla e della vernice, All’interno di questa sezione sono stati inseriti al-
che trova confronto con le altre classi ceramiche del cuni frammenti che, per caratteristiche tecniche dif-
terrapieno tardoarcaico prodotte localmente243, sia ferenti da quelle della produzione locale, e per gli
un elemento valido per ipotizzare una produzione aspetti morfologici, possono essere ricondotti all’am-
cumana di coppe ioniche. bito greco-orientale. Questa definizione, che risulta
Questo dato può essere utile anche per la ricostru- ormai troppo generica, si riferisce a regioni diverse,
zione delle produzioni di coppe ioniche in altri cen- quali l’Eolide, la Ionia del nord, Chio, l’area sud-io-
tri della Campania. nica e la Doride, che hanno sviluppato nel corso del
In passato fu attribuita alle officine di Elea una tempo specifiche produzioni, che comprendono ce-
grande produzione di coppe B2 circolante in tutta ramiche a decorazioni figurate, ornamentali, a ban-
la Campania244; allo stato attuale, le analisi archeo- de e non decorate. Gli ultimi studi sono ormai volti
metriche condotte sulle coppe di Velia hanno escluso all’identificazione dei diversi luoghi di produzione,
invece una provenienza dell’argilla dal centro elea- costituiti sia dai numerosi centri principali, esporta-
te245. Questi dati potrebbero contribuire a confer- tori a lunga distanza, ma anche dai centri ”periferici”
mare l’ipotesi di Th. Van Compernolle, secondo cui del Mar Nero e del bacino del Mediterraneo, che a
si può immaginare una produzione cumana anche loro volta sviluppano e diffondono un artigianato
per le coppe di Elea246. Un’identificazione certa delle ceramico di tipo “greco-orientale”247.
produzioni di coppe ioniche della Magna Grecia, e Per il materiale cumano si conserva questa defini-
in particolare della Campania, può però essere fat- zione generale, poiché i frammenti sono pochi, di
ta solo tramite analisi archeometriche delle argille e piccole dimensioni, e pertinenti a forme ampiamen-
attraverso il confronto con i vari esemplari che cir- te diffuse, per lo più dipinte con la semplice deco-
colavano in Campania, che sono stati poi ritrovati razione a fasce, di cui non è possibile definire i luo-
in numerosi siti. ghi di origine.
Per gli altri tipi di coppe ioniche attestate a Cuma L’unica produzione che si riesce ad identificare è
l’attribuzione a determinate fabbriche risulta anco- quella di due frammenti di calici chioti rinvenuti nel
ra più complicata; la scarsità dei frammenti e il loro terrapieno arcaico (TA37, TA144), ben riconoscibili
stato estremamente frammentario rende, infatti, per la caratteristica ingubbiatura bianca compatta e
difficile anche l’analisi autoptica dei corpi ceramici. gessosa presente all’esterno, e per la vernice marrone-
Alcuni frammenti sembrano avere caratteristiche si- bruna all’interno.
mili a quelle della produzione locale, altri sono da Da questi frammenti non è possibile ricostruire la
considerare d’importazione. In particolare le cop- forma dei calici e determinare una cronologia precisa.
pe B1 provenienti dal terrapieno arcaico, e alcuni Per l’assenza della decorazione interna, che potrebbe
frammenti di coppe B3, anche per le caratteristiche però essere dovuta alle ridotte dimensioni dei fram-
morfologiche e della decorazione, potrebbero essere menti, si potrebbe ipotizzare una datazione all’ultimo
di origine greco-orientale. quarto del VII sec. a.C.248.

della produzione occidentale di coppe ioniche in quanto è presen- 247


Gli studi sulla ceramica greco-orientale che tentano di iden-
te soprattutto negli esemplari provenienti dal Mediterraneo occi- tificare i luoghi di produzione e le varie fasi cronologiche, si av-
dentale, e solo in una piccolissima percentuale dal Mediterraneo valgono sia di classificazioni compiute in base alle caratteristiche
orientale cfr. Van Compernolle 2000, pp. 96-97. morfologiche e stilistiche della ceramica decorata, che di analisi
243
Cfr. infra. chimico-fisiche compiute sul materiale della Grecia dell’est. Cfr.
244
Cfr. Les Céramiques, pp. 137-139; Johannowsky 1982, Dupont 1983; Samos VI; East Greek Pottery; Kerschner-Schlotzhauer
p. 240. 2005, con bibliografia precedente.
245
Cfr. Velia Studien 2, p. 69. V. Gassner ipotizza per le coppe 248
Cfr. Lemos 1991; Cook 1998, pp. 46-51; Lemos 2000, pp.
ioniche di Velia una produzione poseidoniate. 380-381.
246
Cfr. Van Compernolle 2000, p. 96.

51
La ceramica di tipo greco orientale è rappresentata echino verniciato (TTA207 - tav. 13.A.1), riconduci-
anche da un frammento di coppa emisferica (TA41), bile ad un’anfora del tipo decorato a bande prodotta
verniciata e decorata all’interno e all’esterno con fa- in ambito greco-orientale, e in Italia documentata in
scette sovradipinte in bianco e in rosso. Questo tipo Etruria, in Sicilia e in Campania252; il nostro esempla-
di coppa, prodotta tra la fine del VII e gli inizi del re trova precisi confronti con le anfore di Tarquinia
VI sec. a.C., è stata considerata per molto tempo di datate alla seconda metà del VI sec. a.C.253.
produzione rodia e discendente per la forma dal- A questo frammento si aggiungono due pareti, di cui
le più antiche “Vogelschalen”. Gli studi degli ultimi una decorata all’esterno da fasce orizzontali in verni-
cinquanta anni, e le analisi chimiche compiute sulla ce bruna e pertinente ad una forma chiusa (TTA208
ceramica, hanno ridimensionato il ruolo di Rodi e - tav. 13.A.2), e l’altra riferibile probabilmente ad un
hanno messo in luce una vasta area di produzione, amphoriskos (TTA217 - tav. 13.A.11) con una fascia
in cui sono emersi in particolar modo i centri del- risparmiata sul corpo, riempita da sottili filettature
la Ionia del nord249. La decorazione a fasce sovradi- in vernice diluita. Una produzione greco-orientale di
pinte in bianco-rosso-bianco, che sembra riprendere questo tipo di amphoriskos è stata ipotizzata per gli
la decorazione delle coppe ioniche A1, si ritrova in esemplari di Tarquinia della prima metà del VI sec.
molti esemplari diffusi dal mar Nero al Mediterra- a.C., che presentano però la fascia risparmiata sul li-
neo occidentale. Il nostro frammento trova infatti mite inferiore della spalla254.
confronti con coppe rinvenute a Histria, nei depo- Tra il materiale del terrapieno tardo-arcaico è stato
siti votivi di Tocra, a Gravisca ed in particolare, per ritrovato anche un frammento di coppa a fasce con orlo
le sovradipinture presenti sia all’esterno che all’in- indistinto arrotondato, leggermente rientrante, e con
terno, con le “bols à filets” rinvenute a Saint-Blaise vasca a calotta poco profonda (TTA209 - tav. 13.A.3).
nella Francia Meridionale250. Questo tipo di coppa, defnito da S. Boldrini “a pareti
Nel terrapieno del muro di prima fase è stato rinve- sottili”, discenderebbe dalle coppe a filetti considerate
nuto anche un frammento di ansa a triplo bastoncel- di tradizione “rodia” di cui si è parlato in precedenza
lo impostata su una spalla arrotondata (TA76 - tav. e si daterebbe al terzo quarto del VI sec. a.C.255. An-
13.A.7), pertinente probabilmente ad un oinochoe che questa forma, diffusa nel mondo greco-orientale
del Wild Goat style. Questo tipo di ansa rilevata, che e nel Mediterraneo occidentale256, ebbe come uno dei
in molti casi presentava due rotelle anche all’attacco centri produttori l’area nord-ionica257; in particolare
dell’orlo, è caratteristica tra le altre delle oinochoai una produzione di questo tipo di coppe, considerate
del Middle Wild Goat style II prodotte nell’ultimo come una serie tarda delle “band bowls”, è attestata a
quarto del VII sec. a.C. nella Ionia del sud251. Clazomene alla fine del VI sec. a.C.258.
Anche il terrapieno tardo-arcaico ha restituito alcu- Differisce dalle altre coppe a fasce presenti nel ter-
ni frammenti di ceramica di tipo greco-orientale, per rapieno la coppa (TTA210 - tav. 13.A.6) con orlo
lo più costituiti da forme aperte quali coppe e piatti, obliquo all’interno e le pareti più spesse, per la quale
e tre frammenti di forme chiuse. non sono stati trovati confronti precisi.
Tra queste ultime vi è un frammento di labbro ad Le coppe decorate a fasce con vernice nera, o aran-

249
Cfr. Tocra II, p. 20, Dupont 1983, pp. 31-33, Gravisca 4, la Campania si vedano in particolare gli esemplari provenienti da
pp. 102-103 con bibliografia relativa. S. Boldrini colloca la pro- Palinuro e Sala Consilina, cfr. Palinuro II, p. 132, fig. 13.1, tav.
duzione di questo tipo di coppe nella prima metà del VI sec. a.C. 45.3; de La Geniére 1968, p. 197, tav. 20, figg. 3.2, 6.1, 6.2.
in base ai confronti con i materiali di Tocra. 253
Pierro 1984, pp. 104-105, nn. 79-80.
250
Cfr. Histria I, pp. 379-382, fig. 201; Tocra I, pp. 44, 55-57, 254
Per l’ipotesi di una produzione greco-orientale si veda Pierro
figg. 28-29; Gravisca 4, p. 103, n. 183, tav. 2; Saint Blaise, p. 179, 1984, pp. 95-98 con bibliografia precedente.
n. 445, fig. 47. 255
Cfr. Gravisca 4, pp. 237-238.
251
Cfr. Cook 1998, pp. 33-45, figg. 8.8, 8.9; cfr. inoltre la 256
Per una lista di rinvenimenti di questo tipo di coppe si ve-
nuova classificazione della cermica greco-orientale in Kerschner- dano i confronti presi in considerazione in Gravisca 4, p. 245, n.
Schlotzhauer 2005, pp. 32-36, figg. 22, 24, 33. 476 e p. 246, n. 482.
252
Cfr. CVA Gela II, p. 4; Pierro 1984, pp. 103-107 con biblio- 257
Cfr. Dupont 1983, pp. 30-33.
grafia relativa ai rinvenimenti nella Grecia orientale e in Italia. Per 258
Cfr. Ersoy 2004, pp. 57-58, fig. 17 f e g.

52
parte prima: Capitolo I

cio, con labbro distinto ingrossato e sagomato, e orlo nella prima metà del VI sec. a.C.265. A Samo questo
piano o appena obliquo (TTA211-213 - tav. 13.A.4- piatto con decorazione a fascette concentriche è at-
5,8) trovano, invece, puntuali confronti con le cop- testato in contesti che vanno dall’inizio del VI secolo
pette a piede alto dell’ultimo quarto del VI sec. a.C. a.C. fino al 535 a.C.266.
rinvenute a Gravisca. Il terrapieno ha restituito anche due frammenti di
S. Boldrini inserisce queste coppe tra le ceramiche vasca che, per la forma, potrebbero appartenere sia al
ioniche in base ad esemplari simili, rinvenuti uno a piatto tipo i, che a quello j o x dello “stile di Cami-
Velia e un altro di provenienza sconosciuta, raccolto ro”267, con labbro a tesa piana e piede ad alto stelo o
nella collezione di Monaco, considerati ugualmente ad anello. Un frammento (TTA215 - tav. 13.A.10)
di tradizione ionica259. Coppe vicine a queste per le presenta all’esterno due fascette dipinte e all’interno
caratteristiche formali, ma completamente verniciate, la parte superiore di una decorazione a linguette, al-
sono attestate anche tra i materiali importati, o d’imi- ternativamente risparmiate e verniciate, che probabil-
tazione greco-orientale, della penisola iberica, e tra mente costituivano i petali di un motivo floreale po-
le coppette senza anse del carico del relitto di Pointe sto sul fondo del vaso268. L’altro esemplare (TTA216)
Lequin I A, probabilmente provenienti dall’Italia del è verniciato all’esterno con una fascetta risparmiata,
sud260. È da segnalare anche un esemplare simile nel all’interno è decorato con boccioli e fiori di loto posti
repertorio della locale produzione di vernice nera rin- in una fascia concentrica. In letteratura anche questa
venuta nel terrapieno tardo-arcaico261. produzione è stata a lungo attribuita a Rodi, in base
I nostri tre frammenti decorati a fasce, che presen- soprattutto ai numerosi ritrovamenti nelle necropoli
tano impasti e qualità delle vernici diversi fra loro, di Camiro269, ma i più recenti studi hanno accertato
sono probabilmente d’importazione, ma non è pos- che furono molteplici i centri di area ionica, e in par-
sibile risalire al luogo di produzione262. ticolare della Ionia del nord, a produrre questo tipo di
Oltre a questi materiali sono stati rinvenuti anche piatti270. Gli esemplari cumani trovano solo generici
tre frammenti di piatti riconducibili all’ambito gre- confronti con i numerosi piatti con decorazione flo-
co-orientale. Un esemplare (TTA214 - tav. 13.A.9) è reale e ornamentale, rinvenuti in area greco-orientale
costituito da un labbro che, per la forma, rimanda al e occidentale per lo più tra la fine del VII e la prima
piatto tipo i della classificazione dello “stile di Cami- metà del VI sec. a.C.271.
ro” della Kardara263, con labbro indistinto, orlo arro- Questo piccolo campione esaminato, costituito da
tondato e rientrante, posto su un alto piede a stelo, soli 15 frammenti, comprende materiale eterogeneo,
e definito dagli anglosassoni Fruit-stand264. Il fram- diverso nelle forme e per le caratteristiche delle argil-
mento è decorato con fascette concentriche poste al- le, che si colloca tra la fine del VII e i primi anni del
l’interno e all’esterno. VI sec. a.C., per quanto riguarda il terrapieno arcai-
Questo tipo di piatto viene prodotto in molte città co, e tra la prima e la seconda metà del VI per quello
greco-orientali, tra cui Samo, Mileto, i centri nord-io- tardo-arcaico.
nici, e si diffonde anche nel Mediterraneo occidentale Amelia Tubelli

259
Cfr. Gravisca 4, pp. 239, 247, nn. 490-492. 265
Cfr Tocra I, pp. 52-53, tav. 37; Saint-Blaise, pp. 198-199;
260
Cfr. Les Céramiques pp. 281, 284, tav. CXXIII, n. 4, tav. Gravisca 4, pp. 94-100, in particolare si veda il n. 174, con bi-
CXXXI, n. 10; Long-Miro-Volpe 1992, pp. 204-206, fig. 9, nn. bliografia relativa.
1, 3. Questa particolare forma di coppa è attestata anche tra la 266
Cfr. Samos IV, pp. 148-149, figg. 12-13; per i contesti più
ceramica corinzia, in una versione con esterno risparmiato e in- recenti cfr. Samos III, pp. 125-126.
tero verniciato con tondo decorato a fascette, cfr. Tocra I, p. 34, 267
Cfr. Kardara 1963, pp. 127-128, fig. B.
n. 269, fig. 17. 268
Cfr. Jacopi 1932, pp. 525-526, fig. 60.
261
Cfr. il contributo di Margherita Nigro, in questo volume. 269
Cfr. Jacopi 1931; Schiering 1957, pp. 34-36; Tocra I, pp.
262
È da segnalare però che il frammento TTA213 sembra avere 43-44.
caratteristiche tecniche simili a quelle della ceramica attica. 270
Cfr. Samos VI, pp. 80-83; Dupont 1983, pp. 30-36.
263
Cfr. Kardara 1963, pp. 115-128, fig. B. 271
Per una bibliografia sui rinvenimenti e le varie produzioni di
264
Cfr. Tocra I, pp. 49-50. questo tipo di piatti si veda da ultimo Gravisca 4, pp. 94-100.

53
(TTA219 - tav. 13.C.1).
11. Altre importazioni (tav. 13.B-D) Il particolare interesse di questi due frammenti non
sta nel fatto che essi documentano rapporti tra l’Etruria
Si sono raccolte sotto questa denominazione due e Cuma, dal momento che questi rapporti, continui ed
classi poco rappresentate, ma di notevole interesse, e intensi, sono ben noti276. Ciò che li rende importanti è
un gruppo di frammenti estranei per tipologia e per il loro carattere di importazioni da un centro ben iden-
argilla alle produzioni locali, per i quali non è stato tificabile, e la loro appartenenza a classi di manufatti
possibile identificare la fabbrica. Si segnala inoltre un che non circolano fuori dell’Etruria Meridionale.
frammento di parete di cratere laconico TA36. Infatti, come è stato evidenziato da ricerche recen-
ti, confermate dall’esame dei materiali dai due terra-
A - Red slip ware d’imitazione (tav. 13.B) pieni cumani, le attestazioni di varie classi di origine
etrusca circolanti a Cuma e in altri siti della Campa-
L’unica forma documentata è il piatto, in due esem- nia, come la ceramica etrusco-corinzia e il bucchero
plari, l’uno (TA48) d’imitazione pitecusana, l’altro devono in realtà ascriversi a produzioni locali. Le po-
(TTA218 - tav.13.B.2), di origine incerta. Come si è che importazioni sicure, nei nostri due contesti, sono
già avuto modo di accennare, il piatto di tipo fenicio rappresentate dal bucchero sottile277, e dal frammento
ha avuto una notevole fortuna in Occidente, fornen- di cratere a colonnette etrusco-corinzio con figura di
do il modello per rielaborazioni che sono entrate a felino (TA13 - tav. 10.B.4; fig. A).
far parte dei repertori locali di alcuni centri tirrenici, Tra le importazioni rientrano inoltre, oltre al bacino
come Caere e Pontecagnano. In questo processo, Pi- con labbro a fascia in argilla grezza (tav. 17.17), i pochi
thecusae ha avuto un ruolo essenziale: qui infatti la esemplari di anfore etrusche riconosciuti da S. Savelli278,
diffusione della red slip ware è notevole sia nella ne- tra i quali almeno uno (TA31) risale alla prima metà del
cropoli che nelle aree di abitato272; la sua popolarità VI sec., mentre gli altri due (TTA432-433) discendono
ha favorito l’elaborazione locale di forme estranee al fino alla fine del VI o agli inizi del V sec.
repertorio originario, come le coppe carenate TA49 I due frammenti di impasto rosso ceretano sono il
(tav. 13.B.1) e TA75273. Un caso analogo, di fabbrica tenue indizio di un itinerario che lega la Campania
incerta, è quella della lucerna TTA491. a Caere, esso è suggerito anche dal frammento di oi-
nochoe di bucchero con ansa decorata con teste zoo-
B - Impasto rosso ceretano (tav. 13.C.) morfe, eseguito con la stessa matrice di esemplari da
Caere e da Pontecagnano279: un itinerario documen-
Di notevole interesse è il rinvenimento, nel terrapieno tato, in maniera ben più efficace dalle terrecotte ar-
tardo-arcaico, di un frammento di labbro di un braciere chitettoniche280.
ceretano (TTA220 - tav. 13.C.2; fig. 64), dei tipi deco-
rati con scene di caccia274. Si tratta – come di consueto C - Ceramiche di fabbrica incerta (tav. 13.D)
– di una caccia alla lepre, ma rappresentata qui secondo
il nuovo schema elaborato in Attica verso il 580 a.C., che L’anfora TTA221 (tav.13.D.2), come è stato già ri-
introduce come protagonista la figura del cacciatore275. levato, è affine a un tipo della produzione locale in
Il frammento di braciere è accompagnato, nel terra- argilla acroma, che trova qualche confronto a Cuma,
pieno di Aristodemo, da un altro frammento di impa- tra i materiali senza contesto della necropoli, e a
sto rosso ceretano: il labbro svasato di una grande olla Velia281.

272
Cfr. d’Agostino 1994-1995, pp. 38, note 56-59, 63 ss., nn. 277
Si ritiene infatti che il bucchero sottile non fosse prodot-
100-110, con la bibliografia precedente. to in Campania, ma si tratta – naturalmente – di un argomento
273
Per le attestazioni pitecusane cfr. Buchner 1982a. sub iudice.
274
Cfr. Camporeale 1984. 278
Cfr. parte prima, capitolo 3.
275
Cfr. Schnapp 1997, pp. 200 ss. (in particolare p. 212 s.). 279
Cfr. il paragrafo 8.
276
Su questa prospettiva, aperta da E. Lepore, cfr. da ultimo 280
Cfr. p. 130.
d’Agostino 2001; d’Agostino-Cerchiai 2004. 281
Cfr. p. 84.

54
parte prima: Capitolo I

Di notevole interesse è l’anfora TTA222 (tav. 13.D.1): la ceramica di tipo greco-orientale283. Per la coppetta
come ha rilevato S. Savelli, per le caratteristiche for- TTA227 (tav. 13.D.5), anch’essa in argilla non locale,
mali e decorative essa è vicina alle anforette etrusche è stata rilevata una notevole affinità con un tipo della
frazionarie individuate da C. Albore Livadie; la scel- ceramica a vernice nera attica, e tuttavia le caratteri-
ta di imitarle era forse intesa a garantire la qualità del stiche dell’argilla non permettono una attribuzione a
vino contenuto282. questa fabbrica.
Le coppe TTA223-225 (tav. 13.D.3-5) hanno una Il frammento di sostegno con estremità configurata
morfologia molto semplice, genericamente affine a a zampa leonina TTA228 (tav. 13.D.8) proviene da
quella di tipi etrusco-corinzi e della classe con deco- una forma molto complessa, forse una lampada, un
razione lineare. L’esemplare TTA226 (tav. 13.D.7) si kernos o un perirrhanterion.
può avvicinare alle coppe TTA211-212, inserite tra Bruno d’Agostino

282
Per la disamina completa del pezzo cfr. la scheda del catalo- Si vedano i confronti indicati nella scheda relativa a
283

go redatta da S. Savelli. TTA211.

55
Capitolo II

1. La ceramica in argilla grezza (tav. 14-17) laziali e, nell’Italia meridionale, le ricerche condotte
nelle colonie di Velia e Locri insieme a quelle porta-
Con la definizione di ceramica in argilla grezza è te avanti nel centro etrusco di Pontecagnano e, nella
stata distinta la produzione vascolare caratterizzata da Campania interna, in quello indigeno di Cairano2.
un corpo ceramico particolarmente ricco di inclusi,
riferibile ad un arco cronologico compreso tra la fine 1. Caratteristiche tecniche
della Prima Età Ferro e l’Età Ellenistica1.
L’adozione di questa definizione, invece di quella più La produzione vascolare di ceramica in argilla grez-
diffusa in letteratura di “ceramica d’impasto”, è nata dal- za di Cuma è caratterizzata dalla realizzazione ese-
l’esigenza di distinguerla, anche a livello terminologico, guita esclusivamente con l’uso del tornio a differen-
dalla produzione della Prima Età del Ferro e dal reper- za, ad esempio, di quanto accade nella necropoli di
torio della ceramica fine di Età Orientalizzante. S. Montano ad Ischia3 o nel sito etrusco-campano di
Negli ultimi anni lo studio sulla ceramica in argilla Pontecagnano4.
grezza, soprattutto quella di Età Orientalizzante ed Ar- L’analisi del materiale, presentato in questo studio,
caica, è stata oggetto di un interesse sempre crescente, è stata eseguita attraverso l’esame autoptico dei fram-
legato allo sviluppo delle ricerche negli abitati antichi; menti, valutati in base alle varie caratteristiche del cor-
ne sono una valida testimonianza i contributi sui ma- po ceramico inteso nel significato che l’archeometria
teriali delle grandi aree urbane di Marzabotto, Cer- gli attribuisce:
veteri, Tarquinia e Gravisca, lo studio dei complessi – Consistenza: la consistenza più o meno compat-

1
Questo contributo si inserisce in un più ampio studio condotto metrico I e II, sono documentati tre vasi in argilla grezza realizzati
nell’ambito di un dottorato di ricerca, coordinato dal prof. Bruno a mano: si tratta di un’oinochoe, di una ciotola e di una piccola
d’Agostino, presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” olla con prese a lingua: Pithekoussai 1, T. 166, p. 209, n. 1, tav. 65;
(IV ciclo n.s.) dal titolo “La ceramica in argilla grezza e depura- T. 332, p. 389, n. 2, tav. 127; T. 522, p. 521, n. 1a, tav. 220.
ta non decorata in area medio-tirrenica tra l’Età Orientalizzante 4
A Pontecagnano, all’interno della ceramica in argilla grezza
e l’Età Ellenistica”. Desidero ringraziare il prof. B. d’Agostino per di Età Orientalizzante sono state riconosciute due produzioni:
avermi affidato questo progetto di ricerca e per avermi seguito nel una si caratterizza per la realizzazione manuale o con tornio a
mio studio, la prof.ssa P. Gastaldi per avermi guidato in tutte le ruota lenta e per la superficie lisciata a volte anche con l’uso del-
fasi del lavoro con affetto e fermezza, C. Mattioli (Università degli la stecca, l’altra per l’uso del tornio che viene introdotto, in base
Studi di Bologna) per aver mostrato sempre tanto interesse nella alle associazioni nei corredi funerari, intorno alla metà del VII
discussione dei temi riguardanti la mia ricerca, A. Lupia per es- sec. a.C. Per l’approfondimento della classe: Cinquantaquattro-
sere stata costantemente disponibile al confronto e infine G. Del Lupia, in Pontecagnano, Dizionario. Diversa è la situazione re-
Gobbo per avermi sempre sostenuto. lativa ai materiali provenienti da Cairano dove la maggior parte
2
A titolo esemplificativo: Mattioli 2005; Pisa-Piazza Dante; dei vasi con corpo ceramico grezzo sono stati realizzati a mano
Bonamici 2003; Accesa; Bouloumié-Marique 1978; Donati 1994; fino almeno all’inizio del V sec. a.C. con la tecnica della colom-
Tarchna II, Tarchna III; Gravisca 12.1; Caere 3.2; Threipland-To- bina o con la lavorazione separata delle varie parti del corpo suc-
relli 1970; Palatino I con ampia bibliografia di riferimento, so- cessivamente congiunte; l’uso del “tornio lento”, invece, è stato
prattutto per l’area laziale; Velia Studien 2; Locri II; Cairano; Cin- riconosciuto nella modellazione soprattutto di coppe, scodello-
quantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, Dizionario. ni, scodelle biansate e labbri di olle con ampio labbro svasato
3
Nei corredi di tre sepolture pitecusane, datate tra il Tardo Geo- (Cairano, pp. 10-15).

57
ta del corpo ceramico può dipendere, oltre che dal- un notevole spessore delle pareti, è invece legato pro-
le qualità della materia prima anche dalla grandezza, babilmente a processi di cottura di durata e di inten-
dalla quantità degli inclusi e dal processo di cottura. sità insufficiente; lo stesso effetto cromatico può esse-
Nel caso dei reperti esaminati si presenta abbastanza re anche causato da un’incompleta combustione delle
compatta ed è verificabile soprattutto attraverso l’os- sostanze organiche presenti nell’argilla.
servazione delle fratture che possono risultare più o – Vacuoli: sono visibili vacuoli di diversa dimen-
meno nette in base alla forma e alle dimensioni de- sione e dalla forma soprattutto allungata, molto pro-
gli inclusi. babilmente causata da una lavorazione accurata e ri-
– Inclusi: questa classe ceramica è caratterizzata da- petuta7.
gli inclusi presenti naturalmente nella materia prima – Superficie: la superficie dei reperti esaminati pre-
oppure aggiunti in fase di lavorazione per migliorare senta un trattamento di lisciatura o di ingubbiatura
la plasticità dell’argilla. che, nel caso dei materiali esaminati in questo studio,
L’esame del materiale cumano ha permesso di distin- non è esclusivo di una forma ceramica ma è legato, in
guere inclusi di carbonato di calcio, di quarzo, augi- modo particolare, a specifici tipi vascolari8.
te e di biotite e, solo in poche forme vascolari, anche La lisciatura è sempre presente sulle pareti interne
nuclei di chamotte5. ed esterne del vaso, soprattutto delle olle di medie
La granulometria è stata stabilita in base a tre pa- e piccole dimensioni e delle coppe coperchio; l’in-
rametri: gubbiatura, più o meno coprente, è stesa abbastan-
– fine intorno a 500 micron za uniformemente all’interno e all’esterno di tutte le
– media 500-900 micron altre forme.
– grossolana 1000-2000 micron In base all’analisi di queste caratteristiche sono stati
La concentrazione degli inclusi è variabile all’inter- distinti quattro gruppi di corpi ceramici riconducibili
no delle diverse forme vascolari e la loro distribuzio- ad un solo tipo di argilla locale in cui le differenze ri-
ne, abbastanza omogenea in tutta la densità, potrebbe scontrate andranno riferite ai diversi processi di lavora-
essere indice di una lavorazione accurata che avreb- zione a cui è stato sottoposto il singolo manufatto.
be eliminato le zone povere o eccessivamente ricche
di inclusi6. I gruppi sono stati identificati con un numero espres-
– Colore: il colore assunto dal corpo ceramico di- so in decine e ordinati, in ordine decrescente, in base
pende da più fattori che interagiscono durante il pro- alla loro attestazione.
cesso di cottura, in base al diverso livello di comple-
tamento o di continuità delle fasi di ossidazione e/o – Gruppo 10: corpo ceramico compatto, con pochi
di riduzione. vacuoli di dimensioni pari solitamente a mm. 0.4/0.6
La superficie del vaso subisce del resto anche nume- e con una forte concentrazione di inclusi di quarzo,
rosi cambiamenti dovuti alla lunga giacitura nel ter- biotite e calcare insieme a più radi grani di chamotte
reno o, in molti casi, alla prolungata esposizione ad a granulometria medio-grossolana.
una fonte diretta di calore. Lo spessore del manufatto, che varia tra cm. 0,7 e
Il colore grigio del nucleo, dalla tonalità più o meno cm. 1,2, si presenta di colore marrone o nero e spesso
scura e visibile su alcuni frammenti caratterizzati da assume delle tonalità non omogenee e, nei casi in cui

5
Non è escluso, tuttavia, come è stato dimostrato dalla Cuomo superiori a 1 mm.: Tarchna II, p. 317.
di Caprio (Tarchna II, p. 317), che gli inclusi di chamotte possano 7
Prova della connessione tra forma dei vacuoli e trattamento
essere confusi anche con glomeruli di argilla di origine naturale. dell’argilla sono le parti del vaso intenzionalmente meno depurate
6
Nel caso della ceramica d’impasto proveniente dal “com- come i piedi o le anse dove i vacuoli, oltre ad essere in numero
plesso sacro-istituzionale” di Tarquinia, la presenza di inclusi maggiore, assumono soprattutto una forma arrotondata.
di quarzo e pirosseni di grandi dimensioni ha fatto supporre 8
Per lisciatura si intende il trattamento delle pareti realizzato
che si potesse trattare di un’argilla allo stato naturale e quin- con una semplice levigazione effettuata anche solo con l’uso del-
di non sottoposta a processi di depurazione che avrebbero le dita, per ingubbiatura uno strato di argilla diluita con acqua,
automaticamente eliminato gli inclusi di dimensioni pari o stesa su tutta la superficie del manufatto.

58
parte prima: Capitolo II

le pareti sono più spesse, è visibile sempre uno strato soprattutto bacini e forme chiuse di grandi dimen-
interno grigio scuro compreso tra due strati superfi- sioni, trovano precise corrispondenze nel repertorio
ciali più chiari. formale e tipologico della produzione nota in conte-
Gli esemplari realizzati con questo tipo di corpo ce- sti etrusco-laziali con la definizione di impasto chia-
ramico, soprattutto olle con labbro svasato o con orlo ro-sabbioso10.
ingrossato, presentano molto frequentemente tracce
di una forte esposizione ad una fonte di calore forse – Gruppo 30: corpo ceramico generalmente poco
perché tale corpo ceramico, per le sue caratteristiche, compatto con pochi vacuoli di piccole dimensioni
risultava adatto a sostenere elevate temperature; inol- variabili tra mm. 0,5/0,7. I frequenti inclusi, soprat-
tre, è forse possibile evidenziare una certa analogia tra tutto di biotite e mica oro, sono a granulometria fine;
questo tipo di corpo ceramico e quello descritto a pro- più radi quelli di carbonato di calcio. Il colore è beige,
posito degli stessi vasi rinvenuti nell’insediamento di abbastanza omogeneo e, anche in questo caso, i fram-
P.ta Chiarito dove il corpo ceramico è definito come menti dalla parete più spessa presentano il nucleo di
“terra refrattaria”9. colore grigio; la superficie è coperta da un’ingubbia-
La superficie si presenta sia lisciata, mantenendo lo tura sottile ma coprente dello stesso colore del corpo
stesso colore del corpo ceramico, sia coperta da una ceramico e su cui non si notano tracce di esposizione
densa ingubbiatura di colore anche diverso tra la par- ad una fonte diretta di calore.
te interna e quella esterna dello stesso vaso; è il caso
di molte olle con labbro svasato e di alcune coppe- – Gruppo 40: corpo ceramico compatto con vacuoli
coperchio. di piccole dimensioni documentato da tre frammenti.
Sono presenti inclusi di quarzo, calcare e mica oro a
– Gruppo 20: corpo ceramico compatto con nu- granulometria fine. I frammenti presentano il nucleo
merosi vacuoli di dimensioni variabili tra mm. 0,6/1. nero e la superficie all’esterno molto porosa e all’in-
Sono presenti molti inclusi di biotite e mica oro a gra- terno lisciata, in un caso anche a stecca, che non per-
nulometria fine insieme a quelli di dimensioni mag- mette di distinguere chiaramente le linee del tornio
giori di carbonato di calcio e quarzo e, solo nel caso che comunque appaiono piuttosto distanziate. Per
dei bacini, anche di chamotte. Il colore, quasi sempre questi esemplari, caratterizzati da un sottile spessore
rossastro o più raramente rosa, è omogeneo tranne delle pareti (da cm. 0,4 a cm. 0,7), è stata ipotizza-
nei casi in cui i frammenti, che hanno uno spessore ta una cronologia riferibile alla prima fase di questa
variabile tra cm. 1,4 e cm. 2,5, presentano il nucleo produzione.
di colore grigio.
Tutti i frammenti realizzati con questo tipo di corpo All’interno del terrapieno tardo-arcaico sono stati
ceramico non mostrano tracce di una forte esposizione individuati due frammenti di labbro che, per le loro
a una fonte di calore e presentano sempre un’ingub- caratteristiche tecniche, sono stati considerati come
biatura coprente di colore rosa (Munsell 5YR 7/4), oggetti d’importazione11: si tratta di una chytra e di
beige (Munsell 7.5YR 8/2-8/4) o color crema (Mun- un bacino con labbro a fascia di cui, in base allo stato
sell 10YR 8/2-8/4). attuale della ricerca, non è stato possibile individuare
I vasi realizzati con questo tipo di corpo ceramico, l’area di provenienza.

9
C. Gialanella definisce il corpo ceramico di quasi tutte le chytrai ha adottato l’espressione di “coarse creamware” (Threipland-Torelli
rinvenute nel paleosuolo più recente dell’insediamento come “im- 1970, p. 78) e da F. Serra che l’ha definita come impasto chiaro-
pasto granuloso nerastro (terra refrattaria)” che più raramente può sabbioso (Pyrgi II, p. 549). D. Rossi Diana e M. Clementini, dopo
assumere un colore bruno-rossastro o grigio: Gialanella 1994, pp. le analisi chimiche mineralogiche eseguite su alcuni esemplari, han-
190-191, 196. no classificato questa produzione come impasto augitico-chiaro in
10
Questa produzione è stata definita per la prima volta da E. base alla forte concentrazione nell’argilla di cristalli di questo tipo
Gjerstad come “tardo-italogeometrica” per la decorazione a fasce (Rossi Diana-Clementini 1988, pp. 39-72).
dipinte presente su alcuni bacini (Gjerstad 1953, p. 78 nota 1). 11
Il rinvenimento fra il materiale cumano di oggetti d’importa-
Tale definizione è stata mantenuta da G. Colonna (Pyrgi I, pp. zione costituisce un dato molto significativo poiché la circolazione
227-228) e successivamente rifiutata da Murray Threipland che di questa classe di materiale, al di fuori del circuito locale, è un’ac-

59
I raggruppamenti proposti in questa fase del lavo- esempio la ceramica comune proveniente dagli stra-
ro andranno certamente riconsiderati alla luce dei ri- ti dell’isolato I2 e I3 dell’abitato di Centocamere a
sultati che si otterranno dall’indagine archeometrica Locri è tutta modellata al tornio e può essere rifini-
a cui verranno sottoposti diversi campioni di questa ta con l’ausilio del battitore. Il vasellame da fuoco ha
classe ceramica12. un corpo ceramico compatto e ricco di inclusi litici
I problemi relativi a questi aspetti sono stati affrontati di dimensioni non superiori a 1 mm. mentre i vasi da
da molti gruppi di ricerca che si occupano dell’esame cucina e da dispensa sono prodotti con corpi ceramici
di questa classe ceramica13. A Cerveteri, ad esempio, depurati; le superfici, inoltre, presentano una lisciatu-
per i materiali in argilla grezza (“impasti arcaici e tar- ra, eseguita in modo particolarmente accurato, sulla
do-arcaici”) da Vigna Parrocchiale, l’analisi autoptica vasca interna di casseruole e tegami16.
ha permesso di distinguere due classi: la ceramica da Va in genere osservato che in queste descrizio-
fuoco e la ceramica comune, caratterizzate da un’am- ni, basate esclusivamente sull’esame autoptico, vi è
pia variabilità nella composizione dell’argilla e nel sempre il rischio di incorrere in distinzioni troppo
trattamento delle superfici14. rigide che possono non avere riscontro con i reali
A Gravisca gli impasti, analizzati sulla base dell’ana- processi di produzione. A Tarquinia, infatti, dove si
lisi autoptica, sono stati suddivisi in sette tipi in base è potuto disporre del supporto delle analisi chimi-
al colore, consistenza, grana dell’impasto, aspetto co-fisiche, è stato possibile, ad esempio, diminuire
della superficie, qualità, quantità e dimensione degli drasticamente il numero degli impasti individuati ad
sgrassanti. I risultati ottenuti dall’analisi di queste ca- occhio, facendo luce contemporaneamente su molti
ratteristiche hanno permesso di individuare, anche in degli aspetti riguardanti le tecniche e le modalità di
questo caso, gruppi d’impasti probabilmente relativi produzione17. È stata dimostrata, infatti, la realizza-
a materiale d’importazione15. zione dei manufatti attraverso l’uso dell’argilla allo
Per i pochi siti dell’Italia meridionale disponiamo stato naturale senza alcun processo di depurazione
quasi esclusivamente di analisi macroscopiche; ad e sono state riconosciute le tecniche di lavorazione,

quisizione recente. Lo ha ampiamente dimostrato il rinvenimento state mantenute le definizioni note dalla tradizione degli studi: im-
di un’abbondante quantità di oggetti nei più importanti relitti ar- pasto bruno, impasto rosso, coarse ware e impasto chiaro.
caici del Mediterraneo occidentale la cui presenza è giustificabile 14
Caere 3.2, in particolare pp. 274-275. Nella ceramica da fuo-
non solo come vasellame di bordo ma anche come parte integrante co sono stati inseriti i materiali che presentano tracce di un’espo-
del carico (Palatino I, in particolare p. 221). Per il relitto dell’iso- sizione prolungata al fuoco, con un’argilla poco raffinata e con la
la del Giglio, Cristofani 1996; per quello d’Antibes, Bouloumié superficie cromaticamente variabile, soprattutto dal marrone al
1982; per quello di Pointe Lequin 1A, Long-Miro-Volpe 1992. Per grigio scuro oppure al nero; nella ceramica d’uso comune, inve-
la diffusione dei bacini con labbro a fascia: Palatino I, pp. 219-221; ce, sono stati inclusi tutti gli esemplari realizzati con impasti più
Bellelli-Botto 2002; per il riconoscimento di ceramica in argilla fini, soggetti all’aggiunta di degrassanti (soprattutto quarzo), con
grezza di produzione non locale, Gravisca 12.1, pp. 23-24; Velia la superficie coperta da una vernice trasparente che all’esterno è
Studien 2, p. 73; Accesa, pp. 15-23, in questi ultimi due contesti di colore chiaro e all’interno assume l’aspetto di una patina luci-
la presenza di materiale d’importazione è stata confermata dalle da. Si tratta di una scelta che appare di difficile applicazione sul
analisi archeometriche. materiale frammentari poiché, come è noto, un vaso sottoposto
12
Si tratta di un programma di lavoro che vedrà la partecipa- all’azione anche prolungata del fuoco può non presentare tutta la
zione di chi scrive e dei ricercatori del CNR-ISTEC (Istituto di superficie uniformemente annerita.
Scienze e Tecnologie dei Materiali Ceramici) con sede a Faenza 15
Gravisca 12.1, pp. 19-25; pp. 23-24: gli impasti d’importa-
(RA), che ringrazio per la disponibilità che hanno mostrato verso zione sono il B e il D di cui, tuttavia, non è stato possibile iden-
questo progetto. I risultati potranno essere confrontati con quelli tificare i centri di produzione.
conseguiti dalle ricerche realizzate su un’abbondante quantità di 16
Locri II, in particolare pp. 260-262.
materiale ceramico rinvenuto a Cuma durante le indagini portate 17
Tarchna II, pp. 49, 52-53, 313-329. Inizialmente erano stati
avanti dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. I dati non selezionati 54 campioni il cui numero, già nel corso della ricerca,
sono attualmente pubblicati ma l’informazione è stata resa nota era sceso a 33 a causa delle similitudini tecniche dei frammenti.
dalla prof. G. Greco durante il Seminario Les céramiques fines. Anche quest’ultimo gruppo che, in base all’analisi macroscopica,
13
A titolo esemplificativo ricordiamo la classificazione degli im- era sostanzialmente riconducibile a due soli insiemi, dopo l’ana-
pasti eseguita in modo autoptico per i materiali di Roselle (Do- lisi, è stato ridotto ad un solo campione. Per aggiornamenti e ul-
nati 1994, pp. 107-109), Pisa (Pisa-Piazza Dante, pp. 262-270) teriori conclusioni, anche a proposito dei materiali più antichi:
e Roma (Carafa 1995, pp. 18) dove, a livello terminologico, sono Tarchna III, in particolare pp. 8-11.

60
parte prima: Capitolo II

quella manuale e quella “con tornio primitivo” e con lisi statistiche sull’attestazione degli individui e quindi,
tornio veloce. in questa fase del lavoro, si propone solo una quantifi-
Anche l’importante studio di C. Mattioli sulla “ce- cazione complessiva dei frammenti20 (fig. 19).
ramica etrusco-padana”, datata tra la metà del VI e
la metà del IV sec. a.C., ha potuto contare su analisi 2.1 Criteri di classificazione
mineralogiche realizzate su una vasta campionatura di Le tipologie elaborate per questa classe ceramica, da
frammenti. Lo scopo era quello, tra l’altro, di verifi- un punto di vista metodologico, possono essere riunite
care se tutto il materiale rinvenuto a Marzabotto fos- sostanzialmente in due gruppi: le classificazioni basa-
se stato prodotto con l’uso di un solo tipo di argilla; te sugli attributi morfologici dei manufatti21 e quelle
i risultati hanno confermato tale ipotesi, attribuendo che prendono in considerazione preliminarmente la
la differenziazione delle caratteristiche tecniche all’ag- loro funzione22.
giunta o all’eliminazione di degrassanti18. I criteri relativi a quest’ultimo genere di tipologie,
Nei siti della Magna Grecia sono stati compiuti po- di solito riservata alle produzioni ceramiche di età
chi passi su questo aspetto della ricerca; infatti, solo la romana, quando sono state applicati ai repertori più
ceramica da fuoco e d’uso di età arcaica e tardo-arcaica antichi, sono stati fondati, come si è già visto, sul-
proveniente dall’abitato della colonia focea di Velia è l’esame delle caratteristiche tecniche dei singoli reci-
stata sottoposta ad analisi archeometriche che, compiu- pienti che hanno portato alla divisione in categorie
te su un numero sufficientemente ampio di campioni, funzionali all’interno delle quali i reperti sono stati
hanno permesso di individuare non solo le caratteri- poi tipologizzati in base alle loro caratteristiche mor-
stiche chimico-fisiche della produzione locale ma an- fologiche23. È il caso, ad esempio, dei materiali della
che di riconoscere i materiali importati da Poseidonia, Vigna Parrocchiale di Cerveteri divisi in ceramica da
dalla Calabria e addirittura da un’area non precisabile fuoco, rappresentata quasi esclusivamente da olle, e
tra Sicilia e Africa settentrionale19. in ceramica comune in cui sono state inserite oltre ad
alcune olle, ciotole e piccoli bacini24.
2. Quantificazione e classificazione Nello studio della ceramica comune di Locri, inve-
ce, sono state create quattro sezioni in cui i vasi sono
Anche in questo caso, come per la gran parte degli accomunati da una “generica analogia nella loro desti-
scavi d’abitato, ci si è trovati di fronte ad un’ingente nazione”: vasellame da fuoco, da cucina e da dispensa,
quantità di reperti caratterizzati da un’estrema fram- da mensa e da mescita (fig. 20). Questi gruppi sono
mentarietà che, insieme ad un frequente cattivo sta- stati costruiti attraverso l’analisi della forma, delle di-
to di conservazione, ha reso difficile la selezione tra mensioni, delle caratteristiche tecniche e infine delle
i manufatti da classificare e quelli esclusivamente da tracce d’uso dei singoli oggetti25.
conteggiare. Lo stesso metodo è stato seguito nello studio della
La mancanza di una documentazione sufficientemente ceramica arcaica e tardo-arcaica di Velia dove il ma-
ampia non permette attualmente l’elaborazione di ana- teriale è stato inserito in due grandi categorie: da una
18
Mattioli 2005. Lo studio è stato compiuto sui materiali rinve- una sintesi dei sistemi di quantificazione, anche in ambiente anglo-
nuti durante le indagini archeologiche eseguite nella Casa 1 Regio IV sassone: Py-Auroux 1991, pp. 83-100; Raux 1998, pp. 11-16.
Insula 2 e inserite in un più vasto progetto di ricerca coordinato dal 21
Per i criteri alla base della tipologia formale, Pontecagnano II.1,
prof. Sassatelli e relativo alla Regio IV Insula 2, alla Regio I Insula 5 pp. 13-17.
e al grande tempio urbano della città di Marzabotto. 22
Per l’approccio metodologico alla tipologia funzionale: Bats
19
Velia Studien 2, pp. 73-99. 1988, pp. 19-59, Ruby 1993; Ficana 2, 1, pp. 345-367.
20
Attualmente esistono numerosi sistemi di quantificazione per 23
A Gravisca è stata prima proposta una tipologia basata sugli
i reperti mobili; questi, creati molto spesso in base alle esigenze del attributi morfologici da cui poi è stata spesso dedotta la funzio-
contesto di riferimento, prendono in considerazione, ad esempio, il nalità dei vasi; ad esempio i bacini con vasca profonda sono stati
numero di labbri e/o dei piedi (N.M.I, Nombre Minimum d’Indivi- ritenuti come contenitori mentre quelli con vasca poco profonda
dus; nmi, nombre maximum d’individus), la superficie conservata di sono stati considerati o per usi sacrali (louteria) o per la lavorazio-
alcune parti del vaso (Estimated Vessel Equivalent, E.V.E.) o, grazie ne di sostanze alimentari (mortai) (Gravisca 12.1).
ad un sistema di calibratura, i reperti rappresentati esclusivamente 24
Caere 3.2, pp. 273-315.
da frammenti di parete (Nombre Typologique d’Individus, N.T.I.). Per 25
Locri II, pp. 257-246.

61
labbro ansa piede fondo pareti non-id Tot. Frr
TA
oinochoe 1(TA 42)
brocca 1(TA 20)
olla 30.A.10 1 (TA 77)
olla 30.B 1(TA 96)
olla 30. B.10 7 ( TA21, 78, 125, 130,
138, 146)
olla 30. B.20 10 (TA22, 50, 51, 79, 80,
81,82, 139)
olla 24
olla stamnoide 1 (TA97)
situla 2 (TA147) 2
scodellone 90. X.10 1 (TA24)
scodellone 90. X.20 2 (TA25, 126)
bacino 100.X.30 1(TA109)
coppetta 1(TA26)
coppa-coperchio 130. X.10 3(TA27, 148)
coppa-coperchio 130. X.20 1 (TA98)
coppa-coperchio 2 1 (TA28)
grosso cont 14 (TA119)
f. chiusa 2 4 18 1(TA23)
f . aperta
f. non id 1 1 472 4
62 6 1 19 487 4 579
TTA
oinochoe 1
brocca 6
olla 30. B.10 13
olla 30. B.20 28
olla 30. X.20 69
olla 30. B.30 1
olla 30.B.40 1
olla 30. B.50 1
olla 30. B.60 8
olla 6
chytra 3
olla biansata 2 4
olla stamnoide 3
situla 3 10
dinos 80.X.10 1
dinos 80.X.20 2
scodellone 90.X.10 1
scodellone 90.X.20 2

62
parte prima: Capitolo II

labbro ansa piede fondo pareti non-id Tot. Frr


bacino 100.X.10 28
bacino100.X.20 2
bacino 100.X.30 3
bacino 100.X.40 1
bacino 2 1
lekane 1
coppetta 1
coppa-coperchio 130.X.10 39
coppa-coperchio130.X.20 14
coppa-coperchio 11
lopas 1
teglia 1
sostegno 2
pithos 1
dolio 4 18
louterion 3
f. chiusa 113 105 14 51 24
f. aperta 12 17 1 1
f. non id 8 450 4 88 2187 21
390 569 37 140 2237 21 3394

Fig. 19. Quantificazione della ceramica in argilla grezza.

parte la ceramica da cucina in cui sono stati raggruppati periodo cronologico esaminato, i dati a disposizio-
tutti i manufatti, non decorati, legati alla preparazione ne non siano sufficienti a collegare gli oggetti ad uno
dei cibi e alla cottura degli alimenti (Küchenware)26, o più ambiti funzionali28. Si è trattato di un lavoro
dall’altra la ceramica d’uso in cui sono stati conside- molto complesso poiché il tipo di deposizione del
rati tutti i vasi per conservare, contenere e per sod- materiale, in giacitura secondaria, non permetteva la
disfare le esigenze della mensa (Gebrauchskeramik), a ricostruzione, neppure parziale, delle singole forme,
prescindere dalle loro caratteristiche tecniche e deco- rappresentate spesso da piccole parti del vaso anche
rative27 (fig. 21). poco diagnostiche.
A Cuma, invece, si è deciso di impostare una ti- Un problema ben presente alle équipes che lavorano
pologia basata sulle caratteristiche morfologiche dei in aree d’abitato e che ha fatto orientare la ricerca in
manufatti soprattutto nella convinzione che, per il due diverse direzioni; da un lato, infatti, si è cercato di
26
Nella ceramica da cucina sono stati inseriti anche un distan- e macinare e vasellame da cucina.
ziatore di fornace e un sostegno per pentole: Velia Studien 2, pp. 28
La stessa considerazione è stata espressa anche da M. Bon-
101. Sulla distinzione fra mantici e sostegni per pentole cfr. Mor- ghi Jovino a proposito del repertorio vascolare in impasto pro-
ris 1985 e Papadopoulos 1992. veniente dal “complesso sacro-istituzionale” della Civita di Tar-
27
Velia Studien 2, in particolare pp. 72-73. La scelta è stata quinia (Tarchna III, p. 8). In particolare, è stato fatto riferimento
dettata dal tipo di metodologia in base alla quale tutti i manufat- alle olle cilindro-ovoidi con labbro svasato che, rinvenute negli
ti sono stati considerati secondo la “vermuteten Funktion”. Tale insediamenti di riva della Prima Età del Ferro nei pressi di Ci-
approccio è stato adottato anche nella tipologia dei materiali del- vitavecchia, sono state considerate come contenitori per la con-
l’Agorà di Atene (Agorà XII, pp. 32 ss.) dove, nell’ampia classe servazione degli alimenti provenienti dall’ambiente marino o
della “domestic pottery”, sono stati inserite tre categorie funzio- lacustre e quindi per un uso decisamente improbabile nel con-
nali: vasellame per conservare e versare, vasellame per mescolare testo tarquiniese.

63
impostare una tipologia che avesse come riferimento
la forma intera, facendo ricorso anche ad altri contesti
di rinvenimento, ad esempio le necropoli, dall’altra si
è preferito proporre solo una tipologia delle parti di
vaso conservate29.
A Tarquinia, infatti, partendo dal presupposto che
sia arduo ricostruire dal materiale di abitato la forma
vascolare nella sua interezza, sono stati considerati
come esemplari di riferimento, oltre ai vasi integri,
anche le singole parti del vaso che conservano delle
peculiari caratteristiche morfologiche (“capofila”) a
cui riferire una serie di oggetti simili30.
A Pontecagnano, invece, i corredi delle tombe rin-
venute hanno permesso di creare la tipologia della
ceramica in argilla grezza quasi esclusivamente sulla
base delle forme complete dei vasi31; in questo caso i
contesti tombali hanno fornito anche una cronologia
precisa dello sviluppo morfologico dei diversi tipi.

2.2 Norme di classificazione


L’elaborazione del repertorio della ceramica in ar-
gilla grezza di Cuma, facendo riferimento, come è
stato sottolineato più volte, a contesti limitati sia per
la cronologia che per la qualità e quantità del mate-
riale, costituisce uno studio ancora in fieri. Per que-
sto motivo si è deciso di creare una classificazione il
più possibile aperta, che potesse essere ampliata con
l’avanzare della ricerca.
Al primo livello della classificazione sono state inse-
rite le forme (identificate con numero arabo espresso
in decine32), prima quelle chiuse e poi quelle aperte,
seguendo un ordine che dalla morfologia più com-
plessa arriva a quello meno elaborata33.
29
A questo proposito si veda il lavoro condotto da Carafa (Ca-
rafa 1995) per i materiali rinvenuti sulle pendici settentrionali del
Palatino, databili tra età orientalizzante e quella tardo-arcaica dove,
ad esempio, i frammenti di olle in coarse ware sono state inseriti in
161 tipi. A Cerveteri, invece, i frammenti ceramici sono stati inse-
riti all’interno di categorie predefinite: orli semplici, orli ingrossati,
a cordone o ad arpione (Caere 3.2, in particolare p. 274).
30
Per una sintesi di questo genere di classificazione, soprattut-
to relativamente alla ceramica d’impasto, Tarchna III, in partico-
lare pp. 2-4.
31
A titolo esemplificativo, per le classificazioni create in con-
testi d’abitato sulla base del riferimento a forme intere: Cairano;
Mattioli 2005; Donati 1994.
Fig. 20. Locri: A) Vasellame da fuoco. B) Vasellame da cuci-
32
Il numero in decine permetterà in futuro l’inserimento delle
na e da dispensa. C) Vasellame da mensa. D) Vasellame da forme attualmente non documentate.
mescita (1:6).
33
La successione delle forme è quella adottata dall’équipe impegnata
nell’elaborazione del dizionario terminologico di Pontecagnano.

64
parte prima: Capitolo II

singolo frammento o in un unico esemplare35.


L’elenco dei tipi segue, fino a quando è stato possi-
bile, un ordine diacronico, negli altri casi una succes-
sione puramente descrittiva.
Nel caso del materiale proveniente da contesti di
abitato come quello cumano, può accadere che l’esi-
guità dei frammenti renda difficile il riconoscimento
di un tipo: ad esempio, nel caso dell’oinochoe, l’assen-
za di attributi diagnostici relativi al collo e al corpo,
non hanno permesso l’attribuzione ad un tipo noto
ma consentono la definizione solo in base alla forma
di appartenenza.
L’ultimo livello della classificazione è quello della va-
rietà (definita con una lettera minuscola) stabilita in
base al mutamento morfologico di una parte del vaso
che non concorre alla caratterizzazione del tipo36.
La terminologia adottata in questo repertorio va-
scolare fa riferimento al Dizionario Terminologico di
Età Orientalizzante37.

2.3. Confronti e cronologia


I contesti cumani a cui poter far riferimento per
questa classe ceramica sono poco numerosi; alcuni
frammenti sono stati rinvenuti durante le indagini
Fig. 21. Velia: il repertorio vascolare: A) La ceramica da cu- di superficie eseguite sulle terrazze che circondano la
cina. B) La ceramica d’uso (1:6). grande area posta sull’estrema propaggine meridio-
nale del Monte di Cuma, nella zona nota con il to-
Per la complessa morfologia delle olle è stato neces- ponimo di fondo Valentino, dove è stato proposto di
sario l’inserimento di un ulteriore criterio di raggrup- collocare un’area sacra38: si tratta di bacini con labbro
pamento tipologico (contraddistinto da una lettera a fascia e vasca poco profonda dal profilo arcuato che
maiuscola34), teso a definire le caratteristiche morfo- presentano, nella parte superiore della vasca interna,
logiche comuni a più tipi. una decorazione a fascia di colore rosso-bruno39, lo
Nell’ordine della classificazione segue la definizione stesso tipo di bacino che, insieme a quello con breve
del tipo, espresso con un numero in decine. labbro a tesa e con due anse disposte orizzontalmen-
Per tipo si è inteso un modello mentale che può te sul labbro, è ben documentato tra i materiali rin-
essere riconosciuto attraverso l’associazione di vari venuti dall’équipe del Centre Jean Bérard, in una zona
attributi morfologici presenti, con una certa costanza, posta al di sotto dell’area prima ricordata40.
in un determinato numero di manufatti e non in un Diversa è la documentazione proveniente dai conte-
34
L’assenza del raggruppamento è indicata con la lettera X. 38
La Rocca-Rescigno-Soricelli 1995, con bibliografia di riferi-
35
Peroni 1967, p. 157; Morel 1981a, pp. 22-23; Pucci 1983; mento. Le terrazze si estendono a sud, ovest e sud-est dell’ampia
Palatino I, pp. 158-159. area situata all’esterno del circuito murario della città bassa.
36
L’inserimento della varietà, allo stato attuale della ricerca, è 39
Due sono gli esemplari pubblicati ma nel testo è citato il rin-
stata inserita per definire la forma della vasca dei bacini apparte- venimento di più frammenti con le stesse caratteristiche morfo-
nenti al tipo con labbro a fascia logiche e decorative. Nello stesso contributo, inoltre, viene ripor-
37
Dizionario orientalizzante. L’uso di questo strumento risulta tata un’indicazione secondo la quale un gruppo di frammenti di
indispensabile per cercare di giungere ad un linguaggio comune e ceramica comune di età arcaica non è stato considerato a causa
per evitare la disomogeneità terminologica tanto diffusa nella let- delle ridotte dimensioni.
teratura relativa a questa classe ceramica. 40
Le ricerche, portando alla luce un piccolo edificio di età

65
Fig. 22. Punta Chiarito: il repertorio vascolare della ceramica in argilla grezza (1:6).

sti pithecusani che hanno offerto una serie di riscontri abitative di P. ta Chiarito41, soprattutto dalla capanna
sia tipologici che cronologici estremamente importan- più recente, a pianta ovale, in uso fino a tutta la prima
ti per questa ricerca. metà del VI sec. a.C.42; la potente colata di fango for-
I confronti più numerosi provengono dalle strutture mata dai detriti di tufo verde dell’Epomeo ha sigillato
repubblicana, hanno messo in evidenza la presenza di un forte 42
La cronologia finale dell’insediamento è stata leggermente ri-
dislivello, situato nello stesso settore dello scavo e colmato da bassata rispetto alla precedente interpretazione (Gialanella 1994)
una serie di stati che hanno restituito un’abbondante quantità ed è stata collocata entro la prima metà del VI sec. a.C. (De Caro-
di materiale ceramico di età arcaica (Munzi c.s.). Gialanella 1998).
41
Gialanella 1994.

66
parte prima: Capitolo II

Fig. 23. S. Montano: il repertorio vascolare della ceramica in argilla grezza (1:6).

67
infatti tutta l’area, garantendo una buona conserva- la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C., come nel
zione dell’intero corredo domestico (fig. 22). caso dell’olla ovoide priva di labbro e del bacino con
Anche la necropoli di S. Montano rappresenta un ampia tesa, oppure tra la fine del VII e la prima metà
valido contributo per il confronto con i materiali esa- del secolo successivo, come sembrano dimostrare la
minati; almeno trentotto sepolture tra quelle edite, brocca a profilo continuo, l’olla stamnoide e il baci-
infatti, presentano all’interno dei corredi molti ma- no con labbro a fascia.
nufatti appartenenti a questa classe: si tratta di un re- Inoltre, un dato molto importante e che trova con-
pertorio vascolare abbastanza ampio, rappresentato da ferma anche nelle testimonianze offerte dal sito di
oinochoai, brocche, olle con labbro svasato (“chytrai”), Pontecagnano e dalla necropoli di Castellammare di
scodelloni e olle biansate impiegate anche come con- Stabia, proviene dalle attestazioni relative ad alcune
tenitori di sepolture ad enchytrimos datate soprattutto forme e tipi che invece non sembrano essere docu-
al TGII43 (fig. 23). mentati oltre l’ultima fase di vita dell’insediamento
I confronti riportati, insieme a quelli citati nel cor- di P. ta Chiarito: si tratta dell’olla con orlo ingrossa-
so della trattazione del repertorio vascolare, anche se to, spesso decorata da prese a lingua, di quella con
purtroppo limitati ai pochi contesti noti, sono stati solcature sulla parte superiore della vasca a cui si può
fondamentali per indicare l’arco cronologico delle for- aggiungere anche l’olla biansata e la coppetta con lab-
me e dei tipi attestati nel panorama della ceramica in bro a fascia.
argilla grezza di Cuma; entrambi i terrapieni indaga- Infine, una testimonianza altrettanto importante
ti, come più volte sottolineato, rappresentano infat- proviene dall’olla con labbro svasato, dall’olla stam-
ti dei contesti in giacitura secondaria dove, l’insieme noide e dalla situla che continuano ad essere attestate
del materiale rinvenuto, mette in evidenza anche un ma assumendo, dalla metà del VI sec. a.C., degli at-
ampio excursus cronologico. tributi morfologici diversi da quelli caratteristici della
Prima di proporre qualsiasi dato a proposito del- produzione arcaica.
la documentazione cumana, è opportuno ricordare Quindi, sebbene le testimonianze dei tipi documen-
che, nel caso di questa classe, i tipi vascolari tendono tati e oggetto di confronto si riferiscano ad un range
a mantenere immutati gli attributi morfologici an- cronologico piuttosto ampio, sembra delinearsi per la
che per un lungo periodo di tempo, rendendo mol- produzione vascolare di Cuma una datazione piuttosto
to difficile circoscrivere ad un breve periodo la loro alta, soprattutto rispetto a quella della messa in ope-
attestazione. ra del terrapieno tardo-arcaico44; questo dato, quindi,
Tale fattore è stato confermato anche dai dati prove- permette di inserire la ceramica in argilla grezza tra le
nienti proprio dalla necropoli e dall’abitato di Ischia altre classi di materiale di tipo residuale.
dove diverse forme, tra quelle attestate anche a Cuma,
risultano documentate senza soluzione di continui-
tà dal TGII fino alla prima metà del VI sec. a.C.: si 3. Il repertorio formale (fig. 24)
tratta dell’oinochoe, dell’olla – sia con labbro svasato
(“chytra”) sia con prese a lingua sul corpo –, dell’olla 10. Oinochoe
biansata e degli scodelloni a profilo continuo o con Sono riferibili a questa forma, per altro ben at-
vasca carenata. testata in Campania dalla fine dell’VIII sec. a.C.45,
Accanto a queste forme di lunga durata se ne distin- solo due frammenti di bocca trilobata, realizzati con
guono altre che, invece, sembrano essere documenta- corpo ceramico del gruppo 20 e coperti da un sottile
te in un periodo piuttosto circoscritto, compreso tra strato di ingubbiatura color crema46.

43
Pithekoussai 1. (Pithekoussai 1) e nell’abitato (Gialanella 1994, p. 184, A17, fig.
44
Questo dato sembra emergere anche dalle attestazioni del ter- 29.2) di Ischia. Più rare le attestazioni, soprattutto di età arcaica
rapieno di prima fase dove la scarsità del materiale spinge verso e classica, a Pontecagnano (Cinquantaquattro-Lupia, in Ponteca-
una conclusione piuttosto cauta. gnano, Dizionario).
45
La forma è ampiamente documentata dal TGII nella necropoli 46
TA42; TTA10271/1.

68
parte prima: Capitolo II

30.A.10

30.B.10

20.X.10 30.B.20

30.B.30 30.B.40

30.B.50 30.B.60

Fig. 24a. La ceramica in argilla grezza: Il repertorio vascolare (1:4).

69
20. Brocca prese a lingua, spesso unite da un cordone plastico.
20.X.10 Brocca a profilo continuo, con corpo ovoide Un esemplare di piccole dimensioni presenta sull’orlo
(tav. 14.1-2,4 ) una scanalatura probabilmente per l’alloggiamento
Labbro svasato, orlo arrotondato o tagliato obliqua- del coperchio (US 10226/2 - tav. 14.13). Il diametro
mente all’interno. Sul labbro e alla massima espansio- compreso tra 9 e 19 cm. I frammenti sono realizza-
ne è impostata un’ansa a bastoncello. Fondo piano. Il ti con corpo ceramico del gruppo 10 e sono lisciati
diametro è compreso tra 10 e 13 cm. sia all’interno che all’esterno, tranne due esemplari
Gli esemplari sono realizzati con corpo ceramico del prodotti con corpo ceramico del gruppo 40, carat-
gruppo 20 e presentano la superficie lisciata o coperta terizzato da un sottile spessore delle pareti e dalla
da un’ingubbiatura color crema47. superficie all’esterno porosa e all’interno lisciata, in
Il tipo è attestato tra i materiali rinvenuti sul piano un caso anche con l’ausilio di una stecca53.
di calpestio della capanna di P. ta Chiarito, datato tra La maggior parte degli esemplari presentano le su-
la fine del VII e la prima metà del VI sec. a.C.48. perfici annerite per una forte esposizione alla fiam-
ma54.
30. Olla49 Si tratta di un tipo di olla di lunga durata; a Cuma,
30.A. Olla cilindro-ovoide infatti, è attestata tra i materiali in impasto della Pri-
30.A.10 Olla cilindro-ovoide con breve labbro svasato ma Età del Ferro55 e in molti siti della Campania dal-
(tav. 14.3) l’Orientalizzante fino alla terzo quarto del VI a.C. come
Orlo arrotondato. Il labbro si raccorda al corpo, al- testimonia l’esemplare proveniente dalla necropoli di
l’esterno, con una gola ampia e profonda, all’interno, Castellammare di Stabia56.
con un profilo continuo; fondo piano. Il diametro del-
l’unico esemplare rinvenuto è di 14 cm.50. 30.B.20 Olla ovoide/globulare con labbro svasato (fig. 25;
In Campania il tipo è documentato dall’Orientaliz- tav. 14.15-22)
zante Antico all’età arcaica51. Orlo arrotondato o leggermente ingrossato. Il lab-
bro, che può assumere anche un profilo molto inclina-
30.B. Olla ovoide/globulare52 to, si raccorda al corpo, internamente, con un profilo
30.B.10 Olla ovoide/globulare con colletto e orlo ingros- continuo o definito, esternamente, con una gola bre-
sato (tavv. 14.6-14) ve e profonda; fondo piano. Il diametro è compreso
Colletto verticale; fondo piano. Al di sopra del punto tra 14 e 17 cm.
di massima espansione possono essere presenti delle Tutte le olle, tranne pochi casi57, sono realizzate con

47
TA20 (tav. 14.1); TTA10093/33 (tav. 14.4), 10039/31 (tav. 14.2), siamo escludere appartenga ad uno dei due esemplari. Dobbiamo
10039/52, 10039/58, 10039/18, 10202/1. del resto notare che il colletto di queste due olle presenta un an-
48
Gialanella 1994, p. 198, C14-C15, fig. 25. damento meno definito rispetto a quello degli altri esemplari es-
49
Dato lo stato di conservazione dei frammenti, in questa fase sendo probabilmente pertinente a forme relative ad un orizzonte
del lavoro si è preferito inserire in un unico raggruppamento le cronologico antico.
olle con corpo ovoide e quelle con corpo globulare, specificando 54
TA21; TA78; TA125 (tav. 14.6); TA130 (tav.14.7); TA138
per ogni tipo la variabilità della forma del corpo. (tav. 14.8); TA146; TTA10039/3 (tav. 14.9), 10039/4 (tav. 14.10),
50
TA77 (tav. 14.3). 10039/5, 10093/2 (tav. 14.11), 10202a/3 (tav. 14.12), 10202/19,
51
In Campania: Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, 10213/2, 10215/2, 10215/3, 10226/1, 10226/2 (tav. 14.13),
Dizionario (Orientalizzante); Cairano, pp. 50-51, 53B, tav. 8. Si 10226/3 (tav. 14.14), 10226/4.
tratta, com’è noto di un’olla molto diffusa nei contesti d’abitato, 55
Cfr. il contributo di F. Spoto in questo volume (Parte prima,
Carafa 1995, pp. 138-146 con ampia bibliografia. capitolo 1.2).
52
Nel terrapieno di età arcaica è stato rinvenuto un frammento 56
A titolo esemplificativo, per l’Orientalizzante: Gastaldi 1979,
riconducibile ad un’olla con presa a becco che, per la peculiarità p. 41, n. 10, fig. 12; Calatia, T. 284, p. 161, n. 121, fig. 142, T.
degli attributi morfologici e per l’assenza di confronti puntuali 304, p. 169, n. 176, fig. 148, T. 22, p. 174; Scatozza-Landi-Mu-
con esemplari noti, non è stata attualmente inserita nella classifi- rolo1996, T. 296, nn. 84, 86, tav. 20; Gialanella 1994, p. 191,
cazione di questo repertorio: TA96 (tav. 14.5). B62, fig. 17; per l’età arcaica: Cairano, p. 52, 53D, tav. 8; Piano
53
Come si è già detto, descrivendo i corpi ceramici, i frammenti di Sorrento: T. 4, p. 77, n. 91.
riconducibili al gruppo 40 sono solo tre: i due frammenti di olla 57
Poco numerosi gli esemplari dei gruppi 20 e 30.
descritti (TTA10039/3-4) e un frammento di parete che non pos-

70
parte prima: Capitolo II

40.X.10

50.X.10

60

80.X.10

70.X.10 80.X.20

Fig. 24b. La ceramica in argilla grezza: Il repertorio vascolare (1:4).

71
100.X.10
90.X.10

100.X.20
90.X.20

110 100.X.30

140.X.10
100.X.40

120.X.10

130.X.10

130.X.20

Fig. 24c. La ceramica in argilla grezza: Il repertorio vascolare (1:4).

72
parte prima: Capitolo II

variabile dal marrone (2.5YR 5/6-


6/6) all’arancio dalle tonalità più o
meno intense (Munsell 10YR 4/6-
5/6)60. Si distingue un’olla coperta
da un’ingubbiatura di colore beige
30.B.20 che presenta esternamente una de-
corazione composta da strette fasce
orizzontali di colore arancio, lo stes-
so usato per ricoprire la superficie
interna del vaso (fig. 25)61. Più rare
sono le olle con un solo strato di
ingubbiatura monocroma (arancio,
30.B.60 30.B.40 marrone, beige).
Si tratta di un tipo di olla ampia-
mente diffuso, attestato ad Ischia nella
necropoli di S. Montano dal TGI fino
al PCM, nell’abitato di P.ta Chiarito
tra la fine del VII sec. a.C. e la prima
metà del secolo successivo e in diversi
centri della Campania62.
80.X.20 30.B.60
È interessante evidenziare, a pro-
posito del trattamento della super-
Fig. 25. Olle 30.B.20, 30.B.40, 30.B.60 e dinos 80.X.20 in argilla grezza.
ficie di queste olle, che molti sono
gli esemplari della necropoli di S.
corpo ceramico del gruppo 10 . Se in molti esem-
58 Montano che presentano un’ingubbiatura composta
plari la superficie interna ed esterna si presenta li- da un sottile strato di colore crema o rosa (“scialba-
sciata e completamente annerita per un’esposizione tura crema o rosa” ) e che a Capua – come a Cuma
63

diretta ad una fonte di calore, in diversi casi, invece, – è attestata la tecnica della doppia ingubbiatura; ne
riceve un trattamento molto accurato che prevede, è testimonianza, ad esempio, una situla rinvenuta in
per la superficie interna, un doppio strato di ingub- un corredo datato all’ultima fase del periodo IV C che
biatura ; infatti, quello più o meno spesso di colo-
59 mostra sul primo strato di ingubbiatura beige, steso su
re beige (Munsell 7.5YR 8/2-8/4) o crema (Munsell tutta la superficie, un secondo strato di colore rosso
10YR 8/2-8/4), steso uniformemente tutto il vaso, arancio, uguale a quello usato per decorare la super-
viene coperto da una seconda ingubbiatura di colore ficie esterna con motivi subgeometrici64.

58
TA22; TA50 (tav. 14.15); TA51, 79-82, 139; TTA10039/7, p. 223, n. 27, tavv. CXXX, 75; T. 169, p. 224, n. 2; T. 208, p.
10039/8, 10093/3 (tav. 14.16), 10093/4, 10201/1, 10201/2, 268, n. 21; T. 640, p. 620, n. 1, tavv. CLXXXI, 178; per l’in-
10202a/4 (tav. 14.17), 10202a/5, 10202a/6, 10202/10, 10202/8 sediamento di P. ta Chiarito: Gialanella 1994, p. 191, B60, 61-
(tav. 14.18), 10202/7 (tav. 14.19), 10202/9, 10202/21, 10202/22, 63, 67, fig. 17, p. 196, C10, figg. 25, 32.7; a titolo esemplifica-
10213/4 (tav. 14.20), 10213/6, 10213/5, 10214/1, 10215/4 (tav. tivo per il resto dei contesti campani: Cuozzo-D’Andrea 1991,
14.21), 10217/1, 10226/13, 10226/8, 10226/6 (tav. 14.22), tipo 51A, p. 89 fig. 9; Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagna-
10226/5, 10226/7, 10226/11, 10226/12. no, Dizionario.
59
Si distingue un’olla rinvenuta nel terrapieno arcaico che pre- 63
Pithekoussai 1.
senta, sulla superficie interna del labbro, due sottili strisce di ar- 64
Johannowsky 1989, T. 940, p. 147 ss. Un simile trattamento è
gilla diluita di colore bianco (TA22). stato riconosciuto su alcune olle rinvenute nel santuario di Gravisca,
60
Di solito il colore interno si estende fino a coprire tutto l’orlo. morfologicamente simili a quelle attestate a Cuma (Gravisca 12.1,
61
TTA10213/4. pp. 162-163); in questo caso gli esemplari presentano un’in-
62
Per la necropoli di S. Montano: Pithekoussai 1, T. 137, n. gubbiatura stesa all’interno e/o all’esterno del vaso resa con uno
30, tav. 50; T. 141, p. 172, n. 4; T. 177, p. 230, n. 2, tav. 78; T. strato color crema a cui ne viene sovrapposto un secondo di co-
147, p. 182, n. 13; T. 160, p. 202, n. 7, tav. CCXXIV; T. 168, lore rosa o rosso.

73
30.B.30 Olla ovoide priva di labbro con scanalature gruppo 20 ed è coperto da un sottile strato di ingub-
orizzontali (tav.15.1) biatura color crema70.
Orlo arrotondato; fondo piano. L’estremità superio- Si tratta di tipo che non trova ampi riscontri; un’ol-
re del corpo è decorata da tre scanalature parallele. Il la simile, ma dal corpo globulare, è attestata a Vico
diametro è di 28 cm. Il corpo ceramico è quello del Equense nella necropoli di Via Nicotera in un conte-
gruppo 20 e l’ingubbiatura, molto densa e uniforme sto datato alla prima metà del VI sec. a.C.71.
su tutta la superficie del vaso, è color crema65.
Il tipo, non attestato in altri centri della Campania, 30.B.60 Olla ovoide priva di labbro con orlo piano
è ampiamente documentato in molti siti dell’Etruria (fig. 25; tav. 15.4-5)
e del Lazio in contesti funerari, abitativi e santuariali Orlo esternamente ingrossato. In tre esemplari l’estre-
tra il secondo quarto del VII e i decenni centrali del mità superiore del corpo è decorata o da un motivo
VI sec. a.C.66. ad onda o da linee orizzontali e oblique (fig. 25)72,
incise prima della cottura del vaso.
30.B.40 Olla ovoide priva di labbro (fig. 25, tav. 15.3) Il diametro è compreso tra i 25 e i 27 cm. e solo in
Orlo arrotondato. All’esterno, sotto l’orlo, è pre- un esemplare raggiunge 40 cm.73.
sente una gola breve ma piuttosto profonda, all’in- I manufatti sono realizzati con corpo ceramico del
terno un profilo continuo. L’esemplare, ricostruito gruppo 20 e hanno la superficie coperta da un’ingub-
da tre frammenti67, presenta sul corpo una decora- biatura che varia leggermente nella consistenza e nel
zione a impressioni digitali insieme ad un motivo ad colore: può presentarsi, infatti, con uno stato molto
onda inciso prima della cottura. Il diametro è di 21 coprente di color crema o con uno più sottile di co-
cm. (fig. 25). lore grigio chiaro che potrebbe essere stato causato da
Il manufatto è stato realizzato con corpo ceramico un’alterazione durante la cottura del manufatto74.
del gruppo 20 ed è coperto uniformemente da un’in- Il tipo, non documentato in altri centri della Cam-
gubbiatura coprente color crema68. pania, trova un confronto stringente, anche per la de-
La forma può essere confrontata con un frammento corazione, con un esemplare proveniente da un con-
di olla usato come coperchio di un’anfora destinata testo arcaico di Cozzo Presepe75.
ad una sepoltura ad enchytrismos della necropoli di S.
Montano, datata alla fine del VII sec. a.C.69. 40. Chytra
40.X.10 Chytra con corpo globulare (tav. 15.6-7)
30.B.50 Olla ovoide con labbro a colletto (tav. 15.2) Labbro curvilineo. Il labbro si raccorda al corpo con
Orlo arrotondato; fondo piano. Il labbro si raccorda un profilo continuo. Fondo piano o convesso. Sul lab-
al corpo, internamente, con uno spigolo pronuncia- bro e alla spalla è impostata un’ansa a nastro verticale.
to, esternamente, con una breve gola poco profonda. I manufatti, caratterizzati da un sottile spessore delle
Sulla spalla è presente una decorazione ad impressio- pareti, sono realizzati con corpo ceramico del gruppo 10 a
ni digitali. Il diametro è di 25 cm. granulometria fine; la superficie lisciata è di colore bruno
L’esemplare è realizzato con corpo ceramico del per una forte esposizione ad una fonte di calore76.

65
TTA10202/1 (tav. 15.1). 72
TTA10093/6,10226/15, 10215/7.
66
Per i centri dell’Etruria e nel Lazio: Capodanno 1998, pp. 73
TTA10215/8.
217-218, note 8-10 con bibliografia di riferimento; Gravisca 12.1, 74
TTA10093/6 (tav.15.4), 10202a/20, 10213/1, 10213/7,
p. 154, n. 316, tav. 33. 10215/7 (tav. 15.5), 10215/8, 10226/15, 10226/16.
67
Undici pareti, non contigue tra loro, potrebbero appartenere 75
Cozzo Presepe, p. 372, fig. 142, n. 436a. Da Lipari provengo-
allo stesso esemplare per il tipo di corpo ceramico, di ingubbia- no dei frammenti di forma chiusa di grandi dimensioni (il diame-
tura e di decorazione. tro della bocca oscilla tra 32 e 50 cm.), definiti giarroni o pithoi,
68
TTA10039/9 (tav. 15.3). molto simili nella morfologia e nella decorazione a quelli rinve-
69
Pithekoussai 1, T. 287, p. 349, n. 1a, tav. 222. L’esemplare pre- nuti a Cuma; per un confronto stringente, Meligunìs Lipára IX,
senta sulla parete l’attacco di un’ansa orizzontale a bastoncello. p. 70, fig. 23 a.
70
TTA10039/10 (tav. 15.2). 76
TTA10093/7 (tav. 15.6), 10215/12, 10226/18 (tav. 15.7).
71
Bonghi Jovino 1982, p. 47, n. 44, tav. 94.4.

74
parte prima: Capitolo II

Gli esemplari riprendono una forma molto diffusa I frammenti rinvenuti nei contesti indagati pre-
nel repertorio della ceramica greca, nota anche ad Ate- sentano un breve labbro a colletto con orlo tagliato
ne dall’ultimo quarto del VIII sec. a.C.77 e utilizzata, obliquamente all’interno e un corpo globulare. Il
come documentano le fonti, per la cottura di legumi labbro si raccorda al corpo, internamente, con un
e carne e per la bollitura di cereali78. profilo continuo, esternamente, con una gola breve
La forma, molto diffusa in Magna Grecia79, in Cam- e poco profonda; il fondo è piano. Sulla spalla sono
pania è attestata dall’epoca tardo-arcaica soprattutto impostate due anse oblique a bastoncello, ripiegate
in contesti d’abitato come dimostrano gli esemplari verso l’alto.
da Pontecagnano e Velia80. Gli esemplari, realizzati con corpo ceramico del
gruppo 30, presentano la superficie lisciata o coperta
50. Olla Biansata da una sottile ingubbiatura di colore beige84.
50.X.10 Olla biansata con labbro svasato (tav. 15.8-9) La forma trova un confronto molto stringente con
Orlo arrotondato, corpo globulare o ovoide; fon- un esemplare rinvenuto sul piano di calpestio della
do piano. Sul punto di massima espansione sono im- capanna di P. ta Chiarito datato entro la prima metà
postate due anse a bastoncello orizzontali e ripiegate del VI sec. a.C.85.
verso l’alto.
I due esemplari noti sono realizzati con il corpo ce- 70. Situla86
ramico del gruppo 20 con una sottile ingubbiatura 70.X.10 Situla con labbro a colletto (tav. 15.12-14)
di colore rosa81. Orlo arrotondato, corpo ovoide o globulare. Il lab-
La forma è documentata ad Ischia in un arco crono- bro si raccorda al corpo, internamente, con un profilo
logico abbastanza ampio; è infatti attestata sia nella ne- continuo, esternamente, con una gola breve e poco
cropoli, dove olle simili costituiscono alcune sepolture profonda; fondo piano. Ansa a bastoncello, impostata
ad enchytrismos del TGII82, sia nell’insediamento di P. ta sull’orlo e disposta a ponte sulle estremità dell’orlo.
Chiarito dove, un esemplare dal corpo globulare, rinve- Gli esemplari sono eseguiti con corpo ceramico del
nuto sul piano di calpestio della capanna a pianta ova- gruppo 20 a granulometria fine. La superficie pre-
le, è stato datato tra la fine del VII e la prima metà del senta una sottile e uniforme ingubbiatura color cre-
VI sec. a.C. Nella necropoli di Pontecagnano la forma ma a volte alterata nel colore per alterazione durante
è presente dalla prima metà del VII sec. a C.83. la cottura87.
Il tipo è abbondantemente documentato dall’Orien-
60. Olla stamnoide (tav. 15.10-11) talizzante Antico nell’area del santuario meridionale
Per questa forma vascolare non è stato definito il di Pontecagnano e nella tomba 500 di Capua datata
tipo di appartenenza poiché la sua attestazione, nel tra il 675 e il 640 a.C.88. I confronti più stringenti
repertorio coevo della ceramica in argilla grezza, ri- per l’età arcaica sono offerti da alcuni esemplari pro-
sulta ancora molto esigua. venienti da Acerra89.

77
Per le attestazioni ad Atene: Agorà XII, p. 224-226, nn. 1922- 83
Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, Dizionario.
1926, fig. 18, tav. 93; Kerameikos 7, 2, p. 42, T. 123 n. 4, tav. 26, 84
TA97 (tav. 15.10); 10093/8, 10214/3, 10226/20 (tav. 15.11).
a cui si devono aggiungere i diversi esemplari miniaturistici inse- 85
Il vaso non è pubblicato ma è esposto nel Museo Archeolo-
riti in tombe di bambino e quelli che, in molte sepolture costitui- gico Nazionale di Napoli.
scono l’unico oggetto di corredo; per Corinto: Corinth VII.2, pp. 86
Sono state attribuiti a questa forma solo i frammenti di lab-
155-156, An 291, 301, fig. 111, tav. 82. bro in cui era conservata una parte, anche esigua, dell’ansa; la for-
78
Bats 1988, pp. 43-45. ma del labbro, infatti, può essere comune anche alle brocche con
79
Quercia 2003, pp. 177-182, con bibliografia. labbro a colletto, tipo per ora non documentato nei terrapieni ma
80
Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, Dizionario; Velia invece noto in Campania (Cinquantaquattro-Lupia, in Ponteca-
Studien 2, p. 98-99. gnano, Dizionario).
81
TTA10202/21-22 (tav. 15.8-9). 87
TA147 (tav. 15.12); TTA10202/24 (tav. 15.13), 10216/2
82
Pithekoussai 1, T. 391, p. 426, n. 1, tav. CCI; T. 401, p. 431, n. 1; (tav. 15.14).
T. 518, p. 519, n. 1, tavv. CCI, 220; T. 522, p. 521, n. 1, tavv. CCI, 88
Johannowsky 1983, p. 163, 3, tav. LI, 1.
220; T. 668, p. 653, n. 1; Gialanella 1994, p. 198, C12, fig. 25. 89
Giampaola-Ronga-Sica 1997, p. 232, nota 29.

75
80. Dinos e uniforme ingubbiatura color crema o beige95.
80.X.10 Dinos con orlo arrotondato (tav. 15.15) Si tratta di un tipo che sembra discendere dalla for-
Corpo globulare. Fondo piano. La parte superiore ma ampiamente nota nel repertorio della Prima Età
del corpo presenta una decorazione ad impressioni del Ferro.
digitali. Il diametro è di 26 cm.
Il vaso è realizzato con corpo ceramico del gruppo 90.X.20. Scodellone con vasca carenata (tav. 16.2-5)
20 con un’ingubbiatura coprente color crema90. Carena a spigolo con labbro verticale o leggermente
Il tipo può essere confrontato, per la morfologia e la concavo; orlo arrotondato; piede ad anello. Gli esem-
decorazione, con un esemplare proveniente dall’abitato plari realizzati con corpo ceramico dei gruppi 10 e 20
di Pontecagnano, datato nel corso del VI sec. a.C.91. e presentano la superficie lisciata o coperta da un’in-
gubbiatura coprente color crema o beige96.
80.X.20 Dinos con orlo ingrossato (fig. 25; tav. 15.16-17) Il tipo è attestato ad Ischia nella necropoli di S.
Corpo globulare a profilo continuo o compresso. La Montano dal TGII al MPC e nell’abitato tra la fine
parte superiore del corpo presenta una decorazione a dell’VII e la prima metà del VI sec. a.C.97.
linee verticali e oblique incise prima della cottura e
in un caso inquadrate, nella parte inferiore, da una 100. Bacino/mortaio98
solcatura orizzontale (fig. 25). 100.X.10. Bacino/mortaio con labbro a fascia (tav.
Gli esemplari sono realizzati con corpo ceramico 16.6-13)
del gruppo 20 e sono coperti da un’ingubbiatura co- Labbro a fascia più o meno rilevata con margine in-
lor crema, in un caso marrone per alterazione duran- feriore arrotondato, pendulo o aggettante rispetto al-
te la cottura92. l’attacco della vasca. Orlo superiormente arrotondato
Molto simili sono due esemplari rinvenuti a Ponte- o più raramente assottigliato. Fondo piano o profilato.
cagnano, uno nel santuario meridionale e l’altro nella Il diametro è compreso tra i 25 e 36 cm.
tomba 4306 della necropoli di S. Antonio datata al In base alla morfologia della vasca sono state distin-
primo quarto del VI sec. a.C.93. te tre varietà:
Lo stesso tipo è attestato a Velia in un ambiente di a. Vasca a pareti tese.
età tardo-arcaica situato a sud dell’acropoli94. b. Vasca a pareti arcuate.
c. Vasca carenata99.
90. Scodellone I frammenti sono quasi tutti caratterizzati dal cor-
90.X.10 Scodellone con vasca a profilo continuo (tav. 16.1) po ceramico del gruppo 10 e 20 che, in questo tipo di
Orlo assottigliato o arrotondato, vasca a pareti ar- bacino, presenta anche numerosi inclusi di chamotte
cuate. Sotto il labbro è impostata un’ansa orizzontale di medie e grandi dimensioni100; la superficie, in-
a bastoncello. gubbiata di colore rosa o beige, sulla parte superiore
Gli esemplari sono realizzati con corpo ceramico del della vasca, all’esterno e all’interno, mostra frequen-
gruppo 30 e mostrano la superficie coperta da una densa temente una decorazione dipinta a fasce di colore

90
TTA10202/27 (tav. 15.15). Un esemplare con decorazione dipinta proviene dal terreno di ri-
91
Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, Dizionario. sulta della “stipe dei cavalli”: cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 53,
92
TTA10216/3 (tav. 15.16), 10213/10 (tav. 15.17) n. 44, tav. 37.
93
Cerchiai 1990, p. 20 fig. 12.4; Cinquantaquattro-Lupia, in 98
È stata usata la duplice definizione per la presenza di un
Pontecagnano, Dizionario. frammento di labbro che conserva l’attacco con il beccuccio.
94
Morel 1974, p. 150, figg. IV,1, V,16. (10202a/37).
95
TA24; TTA10226/21 (tav. 16.1). 99
I due esemplari appartenenti a questa varietà, distinguibili per
96
TA25 (tav. 16.2); TA126 (tav. 16.4); TTA10273/4 (tav. 16.3), un corpo ceramico a granulometria fine, per la morfologia del lab-
10093/11 (tav. 16.5). bro, possono essere confrontati con un esemplare proveniente dal-
97
Per la necropoli: Pithekoussai 1, T. 147, p. 182, n. 147; T. l’area del Cronicario di Sulcis, in un contesto datato tra l’inizio e la
315, p. 370, n. 3, tavv. CLV, 119; T. 323, T. 678, p. 658, tavv. metà del VII sec. a.C. (Bellelli-Botto 2002, pp. 279-280).
CLXXXVI; T. 698, p. 672, n. 1, tav. CLXXXVIII; T. 530, p. 529, 100
Si distinguono cinque frammenti realizzati con corpo cera-
n. 3, tav. 158; per l’abitato: Gialanella 1994, p. 198, C15, fig. 25. mico del gruppo 30.

76
parte prima: Capitolo II

arancio (Munsell 5YR 6/6-6/8) o bruno (Munsell 10 o 20 ed hanno la superficie coperta da un’ingub-
2.5YR 5/6-6/6)101. biatura di colore rosso-bruno o crema che, sulla parte
Molti esemplari mostrano difetti di cottura che inte- superiore della vasca, presenta una decorazione dipin-
ressano o il nucleo, di colore grigio, o solo la sua parte ta di colore viola106.
più interna. Un esemplare con la superficie molto po- Il tipo è documentato a P. ta Chiarito tra i materiali
rosa di colore verde (Munsell 5 Y 6/6-7/6), il nucleo rinvenuti alla base della banchina posta all’esterno della
completamente annerito e caratterizzato da molti va- capanna ovale della prima metà del VI sec. a.C.107.
cuoli di grandi dimensioni, pur non presentando una
morfologia alterata, potrebbe essere considerato come 100.X.30 Bacino con breve labbro a tesa (tav. 16.16; 17.1)
uno scarto di produzione (tav. 16.11)102. Vasca a pareti arcuate o tese; Sul labbro, in un caso
Questo tipo di bacino, ampiamente documenta- scanalato108, sono impostate due anse a maniglia o a
to in Etruria e nel Lazio103 nel repertorio della ce- bastoncello o a nastro che, in un caso, presenta alti
ramica in impasto chiaro-sabbioso, è stato recen- risalti agli attacchi (tav. 17.1)109.
temente oggetto di un’analisi sistematica che ha I frammenti sono realizzati con il corpo ceramico
proposto come area di origine, non Corinto ma del gruppo 20 e coperti da una spessa ingubbiatura
la Fenicia dove le più antiche attestazioni, coeve a rosa o crema110.
quelle delle sue colonie del Mediterraneo occiden- Il tipo, ampiamente diffuso in molti contesti etru-
tale e orientale, risalgono all’ultimo quarto del- schi dalla metà del VI sec. a.C.111. , è attestato a Cuma
l’VIII sec. a.C.104. anche tra i materiali provenienti dallo scavo condotto
Il tipo è attestato in Campania dalla seconda metà dall’équipe del Centre Jean Bérard112; La cronologia at-
del VII sec. a.C. ed è molto diffuso in tutta l’età ar- testata a Cuma è confermata, del resto, dalle attesta-
caica105. zioni di Pontecagnano e Acerra113.

100.X.20 Bacino con ampio labbro a tesa (tav. 16.14-15) 100.X.40 Bacino con labbro ingrossato (tav. 17.2)
Orlo arrotondato o scanalato; vasca a pareti arcuate. Vasca a pareti tese. L’unico esemplare attestato è rea-
Un esemplare presenta sul labbro l’attacco di un’an- lizzato con corpo ceramico del gruppo 30 e presenta
sa orizzontale. le pareti lisciate114. Il diametro è di 28 cm.
I frammenti sono realizzati con il corpo ceramico Questo bacino, poco diffuso in Campania115, può

101
TTA10093/12, 10093/13, 10201/4, 10201/5, 10202/28 Cuozzo-D’Andrea 1991, p. 90, fig. 9, tipo 53A; Piano di Sorrento,
(tav. 16.7), 10202/29, 10202/30 (tav. 16.6), 10202/31 (tav. T. 4, p. 77 n. 91; Morel 1974, p. 150, figg. III.4, V.13; Palinuro II,
16.11), 10202/32 (tav. 16.13), 10202/33 (tav. 16.8), 10202/34, T. III, tav. 9.5, T. XVII, tav. 17.3, tav. XXV, tav. 19.22; Fiammen-
10202/35, 10202/36 (tav. 16.9), 10202/38, 10202a/37, 10213/11, ghi 1985, pp. 62-63 nn. 67, 69, fig. 9; Cairano, pag. 76; de La
10213/12, 10214/4, 10219/1, 10226/22 (tav. 16.10), 10226/23, Genière 1968, p. 303, tav. 22.4.2.
10226/24 (tav. 16.12), 10226/25, 10226/26, 10226/27, 10226/28, 106
TTA10226/30 (tav. 16.14), 10226/31(tav. 16.15).
10226/29, 10226/30. 107
Gialanella 1994, p. 191, B68, fig. 17.
102
TTA10202/31 (tav. 16.11). 108
TA109 (tav. 16.16).
103
Palatino I, pp. 235-237, tavv. 62-64; pp. 219-222 per la dif- 109
TTA10274/5.
fusione della ceramica in impasto chiaro sabbioso; Gravisca 12.1, 110
TA109 (tav. 16.16); TTA10274/75 (tav. 17.1), 10216/4,
pp. 29-34, tavv. 1-3, entrambi con bibliografia di riferimento. 10213/13.
104
Bellelli-Botto 2002, con bibliografia specifica. 111
Per la diffusione di questo bacino in contesti etrusco-laziali,
105
Il terminus post quem è stato fissato in base all’attestazione di Gravisca 12.1, pp. 41-42, con bibliografia di riferimento.
un esemplare rinvenuto all’interno della sepoltura XXVIII della 112
Munzi c.s.
necropoli di Pontecagnano (d’Agostino 1968, p. 174, fig. 66.12) 113
Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, Dizionario; Giam-
che, per la cronologia del contesto (640-620), è stato considerato paola-Ronga-Sica 1997, fig. 8.13. L’esemplare rinvenuto nel terra-
come un probabile oggetto d’importazione (Bellelli-Botto 2002, pieno arcaico (TA109) può essere confrontato con un esemplare
p. 293); sempre a Pontecagnano, in un contesto dell’ultimo quar- ansato proveniente dagli scavi dell’area di Parco del Cavallo a Si-
to del VII, è stato rinvenuto un altro esemplare in impasto grez- bari (Sibari III, n. 408, figg. 434, 459).
zo (Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, Dizionario). Per 114
TTA10274/6 (tav. 17.2).
le attestazioni in Campania: La Rocca-Rescigno-Soricelli 1995, 115
L’unica testimonianza proviene dal quartiere artigianale di Pon-
p. 65 n. 14 tav. XXIV, p. 72 n. 33 tav. XXVII (ceramica a fasce); tecagnano, da un contesto del secondo quarto del V sec. a.C.

77
essere ricondotto a bacini noti ad Atene dalla metà tro è compreso tra i 14 e i 20 cm. con una maggio-
del VI.116. re concentrazione tra i 18 e 20 cm.122. Gli esemplari
sono realizzati con il corpo ceramico dei gruppi 10 e
110. Lekane (tav. 17.3) 30 come le olle ovoidi con labbro svasato con cui con-
A questa forma, per ora non attestata nel reperto- dividono anche lo stesso trattamento delle superfici;
rio vascolare della ceramica in argilla grezza, è ricon- le pareti possono essere lisciate o con evidenti tracce
ducibile un frammento caratterizzato da un labbro di esposizione ad una fonte di calore, oppure, in po-
a breve tesa e da una vasca probabilmente carenata. chi esemplari mostrare la superficie completamen-
Sotto il labbro sono impostate due anse orizzontali te ingubbiata di colore crema o presentare la tecnica
a nastro con bugne laterali coniche. Il diametro è di della doppia ingubbiatura: primo strato interno ed
20 cm. Il frammento è realizzato con corpo cerami- esterno di colore beige o crema coperto, solo interna-
co del gruppo 20 a granulometria fine. La superficie mente, da secondo strato di colore arancio (Munsell
esterna ha un’ingubbiatura color crema, quella inter- 10YR 4/8-5/8)123.
na è solo lisciata117. In base alla forma della vasca sono stati individua-
La forma, molto diffusa nel repertorio della cerami- ti due tipi:
ca a decorazione lineare, può essere confrontata con
un esemplare in argilla depurata acroma proveniente 130.X.10 Coppa-coperchio a pareti tese
dalla necropoli di Via Nicotera a Vico Equense118. Orlo arrotondato, piede ad anello124. La forma è
attestata nell’area del santuario meridionale di Pon-
120. Coppetta tecagnano dalla prima metà del VII sec. a.C. fino a
120.X.10 Coppetta con labbro a fascia (tav. 17.5-6) tutta l’età arcaica, come dimostrano i rinvenimenti in
Orlo arrotondato; fondo piano. I due esemplari at- contesti soprattutto d’abitato125.
testati sono realizzati con corpo ceramico del gruppo
20 e hanno la superficie lisciata119. 130.X.20 Coppa-coperchio a pareti arcuate
Il tipo, ampiamente attestato nei repertori di diver- Orlo arrotondato, piano, a volte leggermente ingros-
se classi ceramiche, è documentato in argilla grezza sato; piede ad anello126. Confronti si possono stabilire
nella necropoli di Pontecagnano e Castellammare di con alcuni esemplari provenienti dall’insediamento di
Stabia dal primo quarto del VI sec. a.C. al secondo P.ta Chiarito datati tra la fine del VII e la prima metà
quarto del secolo successivo120. del VI se. a.C.127.

130. Coppa-coperchio (tav. 17.4,7-12,14) 140. Lopas


È la forma in argilla grezza più diffusa, nei due ter- 140.X.10 Lopas a vasca bassa (tav. 17.13)
rapieni, dopo le olle con labbro svasato121. Il diame- Orlo con battente interno; vasca a pareti tese. Sotto

116
Per la produzione e la diffusione dei bacini di tipo attico, 123
Tra i materiali di Gravisca, anche per alcune coppe-coperchio,
Agorà XII, p. 222, fig. 16 n. 1891. così come per le tante olle con labbro svasato, è attestata la tecnica
117
TTA10202/40 (tav. 17.3). della doppia ingubbiatura (Gravisca 12.1, p. 110).
118
Bonghi Jovino 1982, p. 64, tavv. 42,2.5, 120,1. 124
TA27 (tav. 17.7); TA148 (tav.17.4); TTA10039/15-22,
119
TA26 (tav. 17.5); TTA10226/34 (tav. 17.6). 10093/15 (tav. 17.9), 10093/16, 10202/ 44-45, 50, 10202a/41,
120
Piano di Sorrento, p. 67, T. 8, n. 43; Cinquantaquattro-Lu- 10213/15-17, 10213/19, 10214/6, 10215/15-16, 10226/36,
pia, in Pontecagnano, Dizionario. 10226/39-41, 10226/39, 10226/41-48 (tav. 17.8), 10226/55-56
121
Questa forma sembra essere poco attestata in base alla do- (tav. 17.11), 10226/59, 10274/ 7-8.
cumentazione nota dai contesti campani; in effetti, considerando 125
Cinquantaquattro-Lupia, in Pontecagnano, Dizionario.
l’ampia diffusione che, invece, la coppa-coperchio mostra soprat- 126
TA98; TTA10093/17, 10202/42-43, 10202/46-47, 49,
tutto in età arcaica, ad esempio nei contesti etruschi (Gravisca 12.1, 10213/18, 10226/35, 10226/37-38 (tav. 17.14), 10226/40,
pp. 106-112 con confronti), è molto più probabile che le poche 10226/42-43 (tav. 17.12), 10226/60.
attestazioni in Campania riflettano solo la scarsità di documenta- 127
Gialanella 1994, p. 191, B69-B70, fig. 17; un esemplare
zione piuttosto che una reale scarsa diffusione. interamente ricostruito proveniente dalla capanna a pianta ova-
122
Solo un esemplare presenta un diametro di 10 cm. le, non pubblicato, è esposto nel Museo Archeologico Naziona-
TTA10226/43. le di Napoli.

78
parte prima: Capitolo II

il labbro sono impostate due anse orizzontali a baston- del VII e gli inizi del VI sec. a.C. e che, per la pre-
cello, ripiegate verso l’alto. Il diametro è di 15 cm. senza dell’attacco di un piede, sono stati considerati
L’unico esemplare rinvenuto è realizzato con corpo come dei piatti134.
ceramico del gruppo 10 a granulometria fine128. Il frammento trova confronti con esemplari noti
Si tratta di una forma utilizzata, secondo la tradizio- nei contesti ateniesi dove, per la presenza di evidenti
ne letteraria, soprattutto per la cottura del pesce129 e tracce di esposizione alla fiamma, sono stati ricollegati
che sembra godere di molta fortuna in base alle nu- al taéghnon, cioè a quella forma che, secondo le fonti
merose attestazioni in Grecia e in Magna Grecia dagli letterarie, sarebbe stata usata per la frittura di cibi (so-
inizi del V sec. a.C. fino all’Età romana130. Tuttavia, il prattutto di pesce)135. Alcuni esemplari simili sono noti
termine più antico della sua attestazione non concorda a Murlo dove però l’apertura praticata su una parte del-
perfettamente con i dati provenienti da altri contesti: la parete e l’assenza di chiare tracce di un’esposizione
la data del naufragio della nave rinvenuta nei pressi diretta ad una fonte di calore, hanno orientato verso
dell’isola di Porquerolles (relitto di Pointe Lequin 1A) l’interpretazione di questi oggetti come vassoi136.
fissata intorno al 515 a.C., ad esempio, fornisce un
importante aggancio cronologico per rialzare l’inizio 160. Sostegno
della sua produzione131. Questo dato trova conferma, 160.X.10 Sostegno su alti piedi (tav. 17.16)
non solo nelle testimonianze tardo-arcaiche di Velia132 Ampia vasca arcuata poco profonda; piedi verticali
– dove l’unico esemplare rinvenuto costituisce anche (probabilmente tre) a sezione rettangolare con piano
un oggetto d’importazione da Poseidonia – ma so- d’appoggio ingrossato. Gli esemplari sono realizzati
prattutto nella presenza di questa forma all’interno sia con corpo ceramico 10 che 20137. La superficie,
del terrapieno tardo-arcaico di Cuma. accuratamente ingubbiata, in un caso è color crema,
nell’altro beige. Attualmente non si dispone di con-
150. Teglia (tav. 17.15) fronti puntuali138.
A questa forma riconduce un frammento caratte-
rizzato da un breve labbro verticale con orlo piano, 4. Le importazioni
impostato direttamente su un largo fondo che non
sembra perfettamente aderire al piano d’appoggio. Il Come è stato precedentemente osservato, sono stati
diametro è di 32 cm. Il frammento, con corpo cera- rinvenuti nel terrapieno tardo-arcaico due frammenti
mico del gruppo 30, presenta la superficie ingubbiata che, per le loro caratteristiche tecniche, sono stati con-
di colore crema, quasi completamente alterata da una siderati di produzione non locale: un frammento di
forte esposizione ad una fonte di calore133. chytra con labbro a tesa e collo concavo; il diametro è
L’esemplare cumano può essere confrontato con di 17 cm. Il corpo ceramico ha consistenza compatta
due frammenti rinvenuti sul paleosuolo più recente con frequenti e minuti inclusi di carbonato di calcio
dell’insediamento di P. ta Chiarito, datato tra la fine a granulometria fine che, presenti nel nucleo e sulla

128
TTA10039/24 (tav. 17.13). 135
Sparkes 1962, p.129, tav. V, n. 5; Agorà XII, pp. 228-229, n.
129
Bats 1988, pp. 48-50. 1983, fig. 17, tav. 96; Bats 1988, p. 42, 50-51.
130
Agorà XII, pp. 227-228, fig. 18, tav. 85, nn. 1959, 1982. Le 136
Bouloumié-Marique 1978, pp. 113-131, nn. 1160-1165,
testimonianze ateniesi tardo-arcaiche sono scarse; un solo esempla- tav. 2, fig. 3. Non è stata scartata l’ipotesi di considerare questi og-
re, infatti, proveniente dalle pendici nord dell’Acropoli, è datato al getti come teglie connesse ai grandi coperchi rinvenuti nello stesso
primo ventennio del V sec. a.C. (Agorà XII, n. 1959, pl. 95) men- contesto e come del resto dimostra anche l’esposizione nel Museo
tre tutti gli altri manufatti si riferiscono a contesti datati a parti- di Murlo (Siena): i cibi, quindi, sarebbero stati posti su questi bassi
re dalla seconda metà del V sec. a.C. Per la diffusione in Magna tegami e cotti grazie al carbone ardente che ricopriva i grandi co-
Grecia, Quercia 2003, pp. 183-189. perchi, noti con la stessa funzione anche nel repertorio ateniese con
131
Long-Miro-Volpe 1992, p. 219, fig. 37, n. 19. la definizione di “cooking bells” (Agorà XII, p. 233, fig. 19, tav. 97).
132
Velia Studien 2, p. 99. Verso quest’interpretazione, Acquarossa 2.1, pp. 101-110.
133
TTA10039/41 (tav. 17.15). 137
TTA10226/59-65 (tav. 17.16).
134
Gialanella 1994, p. 190, B58-B59, fig. 17 (molto probabil- 138
Si potrebbe riportare come confronto generico il sostegno con-
mente i due frammenti, anche se non contigui, potrebbero appar- nesso al dinos della tomba 4306 di Pontecagnano datata al primo
tenere allo stesso esemplare). quarto del VI sec. a.C. (Cerchiai 1990, p. 20, fig. 12.4).

79
L’esemplare, per la peculiare morfologia del labbro,
potrebbe essere ricondotto alle produzioni dell’Etru-
ria meridionale141.

5. Grandi contenitori e louteria

Grandi contenitori (tavv. 17.19, 21)


A A Cuma, la classe dei grandi contenitori, solitamente
rinvenuti nell’aree di abitato dove venivano utilizzati
per la conservazione di derrate alimentari, risulta es-
sere un’evidenza ancora del tutto marginale.
Questa classe di materiali è documentata solo nel
terrapieno tardo-arcaico ed è rappresentata da un pi-
thos con labbro ricurvo, caratteristica molto comune
in questo genere di vaso, realizzato con un corpo cera-
mico ricco di inclusi di quarzo e biotite a granulome-
tria medio-grossa142, con la superficie coperta da una
B
spessa ingubbiatura rosso-bruna143 (tav. 17.19).
Al dolio, distinto dal pithos per la più ampia aper-
tura della bocca, sono riferibili quattro frammenti di
Fig. 26. A. Louterion con labbro a sezione quadrata e deco-
razione a cerchi concentrici; B. Louterion con labbro artico- orlo144, piano superiormente, con spesse pareti dal
lato e decorazione a scacchiera. profilo rigido, ricoperte da una densa ingubbiatura
di colore crema e decorate in quasi tutti i casi da mo-
superficie del corpo ceramico in modo non uniforme, tivi lineari, variamente disposti tra loro e incisi prima
lasciano supporre che siano stati aggiunti durante la della cottura145. Per questi esemplari non si dispone di
fase di modellazione del vaso. molti confronti e gli unici frammenti con cui poterli
Il corpo ceramico, appare nero, per un’esposizione raffrontare sono noti a Sibari146.
prolungata ad una fonte di calore e la superficie, di
colore rosso scuro (2.5YR 5/6-6/6), è lisciata ma ru- Louteria (fig. 26; tavv. 17.20, 22-24)
vida al tatto (tav. 17.18)139. Nel terrapieno tardo-arcaico sono stati rinvenuti tre
A questo si aggiunge un frammento di bacino con frammenti di labbro riferibili ai grandi bacini su alto
labbro a fascia poco rilevata, orlo superiormente pia- sostegno definiti louteria147.
no, vasca a pareti tese. Il diametro è di 30 cm. Il cor- Il primo esemplare presenta un labbro a sezione
po ceramico appare di colore giallo, abbastanza uni- quadrata con orlo superiormente piano e vasca poco
forme, con inclusi a granulometria medio-grossa di profonda a pareti tese ed è realizzato con un corpo
quarzo, biotite e chamotte. La superficie è coperta da ceramico dal colore alterato, ricco di inclusi di quar-
un’ingubbiatura dello stesso colore dell’argilla. L’or- zo, biotite e carbonato di calcio a granulometria me-
lo esterno e la parte superiore della superficie inter- dio-grossa.
na della vasca presentano una decorazione dipinta di Il trattamento della superficie è molto accurato: l’in-
colore bruno140 (tav. 17.17). gubbiatura, molto coprente, è bianca all’interno e al-

139
TTA10226/19 (tav. 17.18). 145
Le caratteristiche tecniche corrispondono a quelle del grup-
140
TTA10274/4 (tav. 17.17). po 20 della ceramica in argilla grezza. Diciotto frammenti di pa-
141
Caere 3.2, pp. 386-387, in particolare n. 11a.1-a.2. rete per il tipo di corpo ceramico e per la decorazione potrebbero
142
Le caratteristiche tecniche corrispondono a quelle del grup- appartenere a questi esemplari.
po 10 della ceramica in argilla grezza. 146
Sibari III, p. 410, n. 391, fig. 432, 459 con riferimenti.
143
TTA10202/1 (tav. 17.19). 147
Per la definizione in base alla funzione e alla destinazione di
144
TTA10214/1, 10214/2, 10217/1, 10226/1 (tav. 17.21). questi bacini: Iozzo 1985, in particolare pp. 8-12.

80
parte prima: Capitolo II

l’esterno della vasca mentre di colore bruno sull’orlo. Come per il louterion decorato da cerchi concentri-
Sulla superficie piana dell’orlo si conserva una deco- ci, anche in questo caso, lo schema decorativo ripro-
razione di colore bianco costituita da cerchi concen- duce dei motivi diffusi nel repertorio dei materiali di
trici mentre su quella esterna essa è composta da un rivestimento architettonico di età arcaica152. Un con-
motivo a treccia148 (fig. 26.A; tav. 17.20). fronto molto stringente nella decorazione (superficie
L’esemplare, per le caratteristiche morfologiche, può interna della vasca e motivo a scacchiera su parte del-
essere confrontato anche con un louterion proveniente l’orlo) può essere stabilito con un esemplare sporadi-
da Ischia (scavi nell’area sotto la chiesa di Santa Resti- co rinvenuto a Cerveteri153.
tuta a Lacco Ameno) e inserito, per la sua decorazio- Il terzo louterion, a differenza dei precedenti, è pri-
ne, da C. Rescigno nel gruppo ‘‘Firenze-Cuma’’ che vo di decorazione dipinta e presenta su tutta la super-
comprende vari frammenti di louteria (parti di basi, ficie una spessa ingubbiatura di colore beige154; per le
fusti e vasche) con una sintassi decorativa diffusa nel caratteristiche morfologiche del labbro (a sezione ret-
repertorio dei materiale di rivestimento architettonico tangolare con orlo superiormente piano) e della va-
attestato negli anni centrali del VI sec. a.C.149. sca (profonda e a pareti tese) può essere ricondotto
Il secondo esemplare si distingue dal precedente per ad alcuni esemplari decorati provenienti da Ischia155.
un labbro dalla forma articolata; l’orlo è composto da (tav. 17.22).
un tondino ben rilevato affiancato da due profonde Oltre a questi esemplari appena descritti, rinvenuti
solcature profondamente impresse e da una parte pia- nel terrapieno tardo arcaico e considerati di produ-
na. La vasca è profonda con pareti arcuate150. Il corpo zione locale, a Cuma, nel terrapieno di età arcaica, è
ceramico, simile a quello dell’esemplare con labbro a stato inoltre rinvenuto un louterion con labbro a fa-
sezione quadrata, presenta una decorazione in ottimo scia pendula che, per le caratteristiche tecniche del
stato di conservazione. La superficie interna della vasca corpo ceramico, è stato considerato come un oggetto
è coperta da un’ingubbiatura di colore bianco e deli- d’importazione156.
mitata, nella parte superiore, da una fascia di colore
bruno151; sulla parte piana dell’orlo è visibile una deco-
razione composta da un motivo a scacchiera costituita 2. La ceramica in argilla depurata acroma
da due file sovrapposte di rettangoli dipinti di bianco, (tav. 18-19)
rosso e bruno e delineati da uno schema preparatorio
composto da sottili linee incise. Il resto della superfi- Con la definizione di ceramica in argilla depurata
cie, la parete esterna della vasca e la superficie esterna acroma è stato distinto il repertorio vascolare caratteriz-
dell’orlo, presentano un sottile strato di ingubbiatura zato da un corpo ceramico depurato, con la superficie
di colore bruno (fig. 26.B; tav. 17.23). o lisciata o coperta da uno strato d’ingubbiatura157.
148
TTA10202/2 (tav. 17. 20). 154
TTA10026/2 (tav. 17.22). L’esemplare presenta un corpo cera-
149
Rescigno 1996, pp. 171-184, in particolare p. 180, n. 20, mico più depurato rispetto agli esemplari decorati, corrispondente
fig. 12; Rescigno 1993, pp. 41-51. Le caratteristiche morfologiche a quello del gruppo 20 della ceramica in argilla grezza.
e lo schema decorativo sono molto simili a quelle di un esemplare 155
Rescigno 1996, pp. 178-180, esemplari con vasca profonda
rinvenuto a Cerveteri (Caere 3.2, tipo 6.1, fig. 577) dove la deco- e orlo a fascia. Per un esemplare simile di età arcaica proveniente
razione mostra cerchi campiti di bianco ma su fondo rosso. Per il dagli scavi di Himera, Allegro 1982, tav. 23, n. 39.
rapporto morfologico con gli esemplari corinzi, Rescigno 1996, 156
TA119 (tav. 17.24).
in particolare nota 39, con bibliografia. 157
Allo stato attuale della ricerca l’esame dei frammenti è stato
150
TTA10202/3 (tav. 17.23). eseguito in modo autoptico, in attesa di poter disporre di analisi
151
La decorazione della superficie interna della vasca è presente chimico-fisiche, necessarie per comprendere, dalla composizione
anche su un louterion proveniente da Ischia, simile anche nella elementare e mineralogica, la provenienza e le tecniche di elabo-
forma a quello rinvenuto nel terrapieno (Rescigno 1996, p. 179- razione della materia prima. Verso tali obiettivi si sono orientate
180, n. 19, fig. 12). le uniche analisi archeometriche compiute su un contesto tar-
152
Rescigno 1996, pp. 171-173 con bibliografia di riferimento. doarcaico della Campania, l’abitato di Velia (Velia Studien 2, in
153
Nardi 1991, p. 1025, fig. 11; tale dato costituisce un impor- particolare pp. 73-75), e quelle eseguite sui materiali più antichi
tante tassello nella verifica dell’ipotesi avanzata da C. Rescigno a provenienti da Ischia e Pontecagnano (Deriu-Buchner-Ridgway
proposito della probabile importazione dell’esemplare ceretano 1986, pp. 99-116; Jones 1986; Ridgway 1988, in particolare pp.
(Rescigno 1996, in particolare nota 26). 489-490; Ridgway 1990, p. 67; d’Agostino 1990, pp. 73-85; Deriu

81
La classe, attestata in modo sporadico a Cuma nella te, mentre, poco rilevanti per la nostra ricerca si sono
prima metà del VI sec. a.C., è ben documentata so- dimostrati i piedi e i fondi o anche quelle parti ben
prattutto a partire dalla fase tardo-arcaica. conservate di parete che potevano essere pertinenti a
L’analisi autoptica dei frammenti ha evidenziato una diverse forme vascolari.
sostanziale omogeneità nelle qualità del corpo cerami- È chiaro che una scelta di questo tipo comporti l’im-
co e nel trattamento della superficie158. L’argilla è di possibilità di poter classificare una grande quantità di
colore rosa o più frequentemente rossastro e, in alcu- frammenti che, per le loro dimensioni troppo esigue,
ni casi, si presenta alterata nel nucleo per un’insuffi- non conservano alcuna caratteristica in grado di attri-
ciente durata e/o intensità della cottura in atmosfera buirli con certezza ad una forma di riferimento161.
ossidante; la frattura, abbastanza irregolare, mostra Se nella maggior parte dei casi non si è potuti giun-
numerosi vacuoli dalla forma allungata. Gli inclusi gere oltre una generica attribuzione ad una forma aper-
micacei e di calcare sono a granulometria fine e di- ta o chiusa, in altri, invece, si è potuto riconoscere la
sposti in modo uniforme159. forma di appartenenza ma senza arrivare al livello della
Il trattamento della superficie è reso o con una liscia- definizione tipologica. Tutto questo materiale, in base
tura eseguita con l’uso delle dita, lasciando inalterato alle informazioni che ha restituito, è stato comunque
il colore del corpo ceramico o con un sottile strato di quantificato e classificato con delle schede inserite in
ingubbiatura color crema steso in modo omogeneo un database. Quindi, in questa fase della ricerca, non
sulla parete interna ed esterna del vaso160. potendo procedere all’elaborazione di una tabella con
La grande frammentarietà del materiale analizza- il numero degli individui162, si è preferito fornire un
to ha determinato, anche in questo caso, la necessità conteggio complessivo dei frammenti suddivisi gene-
di operare una serie di scelte che rendessero possibile ricamente per forme (fig. 27)163.
l’individuazione delle forme all’interno del reperto- Dalla tabella si può facilmente notare come il
rio. Dunque, sono state prese in considerazione solo numero di pareti di questa classe sia molto eleva-
quelle parti del vaso con cui si poteva giungere ad to; infatti, separando la ceramica acroma dalle altre
un’identificazione della forma vascolare di riferimen- produzioni di ceramica fine decorata si incrementa
to. Ad esempio, sono stati privilegiati i frammenti inevitabilmente il numero degli elementi di questa
di labbro con parti consistenti di vasca o di corpo, i classe; infatti, un frammento di parete acroma può
frammenti di anse sono stati considerati solo quan- essere pertinente indifferentemente ad un vaso privo
do è stato possibile riferirli a specifiche forme ansa- di decorazione ma anche alla parte non verniciata di

1989, pp. 79-91). Di fondamentale importanza sono risultate 160


La superficie dei frammenti di ceramica depurata acroma può
le analisi chimico-fisiche eseguite sui materiali provenienti dalla essere priva di trattamento, levigata per sfregamento, ingubbiata o con
Civita di Tarquinia; in questo contesto, infatti, oltre ad essere lo stesso colore del corpo ceramico (Tarchna II, p. 113) o giallo-rosa
stata appurata una produzione di ceramica depurata dall’VIII al (Pisa-Piazza Dante, p. 257) o con una tonalità che lascia intravede-
II sec. a.C., da una parte non si sono potute dimostrare scienti- re la superficie sottostante (Gravisca 12.2, p. 282) oppure talvolta
ficamente delle differenze apprezzabili ad occhio, come nel caso rifinita da un’ulteriore lisciatura (Palatino I, p. 247).
delle produzioni più antiche, dall’altra, invece, sono state verificate 161
Le difficoltà che nascono dalla frammentarietà del materia-
delle precise corrispondenze tra l’analisi archeometrica e quella le proveniente da contesti d’abitato sono condivise da tanti grup-
autoptica: è il caso della distinzione chimico-fisica di alcuni sot- pi di ricerca e un metodo certamente innovativo per affrontarle
togruppi confrontabili con le varie sottoclassi individuate dagli è quello rappresentato dal capofila che, sperimentato dall’équipe
archeologi in base agli aspetti morfologici, tipologici e stilisti- dell’Università degli Studi di Milano sul materiale tarquiniese,
ci (per una sintesi di tutti i risultati, Tarchna III, pp. 333-338). tende a trarre il maggior numero di informazioni anche solo dalla
Questo tipo di analisi sono state indispensabili anche per con- parte del vaso conservata. Per i criteri metodologici, Tarchna III,
fermare la produzione locale della ceramica depurata rinvenuta in particolare pp. 2-4.
nell’abitato di Marzabotto (Mattioli 2005, p. 249). 162
Per una sintesi dei metodi elaborati per ottenere dalla quantifica-
158
Il dato si riferisce al materiale proveniente dal terrapieno zione dei frammenti il numero degli individui, cfr. supra nota 20.
tardo-arcaico poiché i pochi frammenti rinvenuti all’interno del 163
I dati quantitativi si riferiscono esclusivamente al terra-
contesto più antico presentano il corpo ceramico alterato da un’er- pieno di seconda fase. Allo stato attuale della ricerca è stato
rata cottura. escluso dal conteggio il terrapieno più antico dal momento
159
Per la descrizione analitica di questo corpo ceramico, cfr. Ap- che, per questo contesto, è stata operata una selezione dei ma-
pendice, la classificazione delle argille: gruppo 70. teriali rinvenuti.

82
parte prima: Capitolo II

un vaso decorato164. Un dato labbro ansa piede fondo pareti non id. Tot.
evidente se solo confrontiamo Frr
le quantificazioni della ceramica TA
acroma con quelle delle classi situla 1 (TA38)
decorate dove, infatti, il nume- coppetta 1 (TA145)
ro dei frammenti di parete è di kylix 1 (TA70)
gran lunga inferiore165. f. non id 30
Ma se questa suddetermina- 3 33
zione è inevitabile per le pare-
TTA
ti, i fondi e i piedi, essa non
anfora 3
riguarda i labbri e le anse che,
olpe 6
nel caso della ceramica acroma,
non sono decorati mentre nel- brocca 5
le altre classi a granulometria olla biansata 1 1
fine sono dipinte. situla 6 12
Tuttavia la scelta di mante- bacino 3
nere distinto il repertorio del- kylix 1
la ceramica acroma da quello coppa biansata 1
della ceramica con decorazio- coppetta 5
ne lineare è sembrata corretta piatto 3
poiché lo studio delle forme f. chiusa 68 59 25 127
ha permesso di riconoscere f. aperta 37 4
un repertorio formale auto- f. non id 7 4 9 3219 5
nomo che, anche se non del
146 76 29 136 3219 5 3611
tutto estraneo alle altre classi
di ceramica depurata di produ- Fig. 27. Quantificazione della ceramica in argilla depurata acroma.
zione locale, trova una precisa
collocazione cronologica all’interno della produzione menti pertinenti a forme ben riconoscibili: una situ-
arcaica grazie anche ai collegamenti che si possono la, nelle forme chiuse, una coppa con labbro a fascia
istituire con gli altri repertori coevi. e una di “tipo ionico”, tra le forme aperte.
Anche se la presenza della situla e della coppa con
1. Il repertorio formale (fig. 28) labbro a fascia è importante per il legame con un re-
pertorio di tradizione orientalizzante e l’attestazione di
Come si è già detto, le più antiche attestazioni in due kylikes acrome che imitano il tipo B2 delle coppe
ceramica depurata acroma provengono dai livelli del “di tipo ionico” costituisce sicuramente un dato molto
terrapieno arcaico databili agli anni centrali del VI sec. interessante per comprendere le dinamiche produttive
a.C. Si tratta di un repertorio formale rappresentato di questo centro166, è solo nel terrapieno tardo-arcai-
soltanto da un esiguo numero di pareti e dai fram- co, costruito alla fine del VI sec. a.C., che si può co-
164
Lo stato di conservazione e la depurazione del corpo cera- rati anche materiali appartenenti a vasi etrusco-corinzi con de-
mico hanno indotto diversi gruppi di ricerca a considerare unita- corazione figurata. La stessa situazione è stata ipotizzata anche
mente la ceramica depurata acroma e quella decorata a bande. A per i materiali acromi di Gravisca tra i quali potrebbero essere
titolo esemplificativo: per Veio, Threipland-Torelli 1970, p. 69, stati esaminati frammenti relativi ad esemplari decorati a fasce
per Roselle: Donati 1994, pp. 109-110; per Tarquinia: Tarchna II, (Gravisca 12.2, p. 281).
p. 99-101 dove la ceramica acroma e a bande costituiscono due 166
In questo quadro si inseriscono due frammenti rinvenuti du-
sottoclassi della ceramica etrusca depurata. rante le indagini nel tratto meridionale delle fortificazioni: si tratta
165
Considerazioni simili sono state espresse a proposito della di due esemplari di cui uno riconducibile ad un frammento di kylix
classificazione proposta per la ceramica acroma e a bande tarqui- di tipo B2 delle coppe di tipo ionico e l’altro confrontabile morfo-
niese (Tarchna II, p. 100) in cui potrebbero essere stati conside- logicamente con una coppa a vernice nera tipo C concave lip.

83
gliere lo sviluppo che assume dalla seconda metà del po. Fondo piatto o leggermente concavo. Il diametro
VI sec. a.C. il repertorio formale della produzione di della bocca è compreso tra i 4 e i 6 cm.
ceramica acroma167. I frammenti presentano un’argilla molto depurata
con una superficie ingubbiata di color crema173.
10. Anfora L’olpe con corpo a sacco, nota anche da numerosi
10.X.10. Anfora con labbro a tesa e orlo scanalato (tav. esemplari fuori contesto provenienti dalla necropoli
18.1-2) di Cuma,174 è presente isolatamente nella capanna di
Collo cilindrico. Si tratta di una forma attestata tra Punta Chiarito già nella prima metà del VI a.C.175,
i materiali fuori contesto della necropoli di Cuma che ma tuttavia è una delle forme peculiari del repertorio
ci permette di ricostruire la morfologia di quest’anfora tipico della seconda metà del VI sec.176. e continua
che presenta, oltre allo stesso labbro, un collo conca- fino alla fine del secolo successivo. Essa incontra mol-
vo, un corpo ovoide e un piede ad anello; le anse, a ta fortuna anche nelle classi ceramiche decorate come
nastro, sono impostate tra labbro e spalla168. mostrano le realtà delle necropoli di Fratte, Ponteca-
Il colore dell’argilla è di colore rossastro con nucleo gnano, Vico Equense e Ischia177.
grigio e la superficie è lisciata uniformemente169. Nel terrapieno tardo-arcaico questa forma è ben at-
Questo tipo di anfora non sembra avere un’ampia testata nella ceramica a decorazione lineare178.
diffusa in Campania; l’unico confronto, infatti, pro-
viene dai materiali tardo-arcaici di Velia170. 30. Brocca
30.X.10 Brocca con labbro svasato (tav. 18.9-11)
10.X.20. Anfora con collo cilindrico e orlo ingrossato Sebbene i frammenti provenienti dal terrapieno tardo-
(tav. 18.3) arcaico restituiscano solo la forma del labbro a colletto
L’unico esemplare riconducibile a questo tipo pre- svasato con orlo arrotondato179, a volte esternamente
senta un’argilla di colore grigio per un errato proce- scanalato, gli esemplari integri presenti in molti corredi
dimento di cottura171. tardo-arcaici dimostrano che questo tipo di labbro si in-
Quest’anfora, che in argilla depurata acroma non nestava su un corpo ovoide, anche dal profilo compresso,
è presente in nessun contesto noto, è meglio rappre- con un fondo piano. Sul labbro e sul punto di massima
sentata a Cuma fra i materiali in ceramica in argilla espansione è impostata un’ansa a bastoncello.
depurata con decorazione lineare172. La produzione di questa brocca si colloca tra la fine
del VI sec. a.C. e il primo quarto del secolo successi-
20. Olpe vo; è ben documentato infatti nella necropoli di Frat-
20.X.10 Olpe con corpo a sacco (tav. 18.4-8) te, Palinuro e Pontecagnano180.
Labbro svasato, orlo arrotondato; il collo, legger- Nel terrapieno tardo-arcaico questa forma è ben at-
mente concavo, forma un profilo continuo con il cor- testata nella ceramica a decorazione lineare181.

167
La classificazione della ceramica in argilla depurata acroma la necropoli sono custoditi nei depositi del Museo Archeologico
segue le norme stabilite per il repertorio della ceramica in argilla Nazionale di Napoli.
grezza, cfr. il paragrafo 1. 175
Per Ischia: Gialanella 1994, p. 190, figg. 15, 31.4, B55-B56.
168
L’esemplare (diam. bocca cm. 11, h cm. 18) è custodito 176
A Velia la forma ricorre fino alla fine del VI sec.: cfr. Velia
nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (inv. Studien 2, tav. 14, IIa.3 5-37.
140689). 177
Fratte, T. XXVII, p. 216, n. 11, fig. 355b; Cinquantaquat-
169
TTA10226/3 (tav. 18.1), 10226/2 (tav. 18.2). tro-Lupia in Pontecagnano, Dizionario; Pithekoussai 1, T. n. 6, tav.
170
Velia Studien 2, tav. II b. 55. Per un esemplare simile, con LXXXII; fuori contesto gli esemplari da Vico Equense (Bonghi
decorazione dipinta, cfr. TTA221, inserito tra le ceramiche di Jovino 1982, p. 64, nn. 4-5, tavv. 120. 2-5).
fabbrica incerta. 178
Cfr. il paragrafo 3.
171
TTA10226/3 (tav. 18.3). 179
TTA10201/9, 10202/1 (tav. 18.9), 10202/71, 10213/4 (tav.
172
Cfr. il paragrafo 3. 18.10), 10226/6 (tav. 18.11).
173
TTA10093/26, 10214/1 (tav. 18.7), 10216/2 (tav. 18.6), 180
Fratte, T. VI-XV, fig. 395.8; Palinuro II, T. XVII, n. 9, tavv. 12.2,
10217/1 (tav. 18.4), 10226/4 (tav. 18.5), 10226/5 (tav. 18.8). 44.6; Cinquantaquattro-Lupia in Pontecagnano, Dizionario.
174
Gabrici 1913, tav. LXVIII, 2.3. Gli oggetti provenienti dal- 181
Cfr. il paragrafo 3.

84
parte prima: Capitolo II

10.X.10 10.X.20 30.X.10

20.X.10 40.X.10 50.X.10

90.X.10

60.X.10

90.X.20

100.X.10

60.X.20 100.X.20

Fig. 28. La ceramica in argilla depurata acroma: Il repertorio vascolare (1:4).

85
40. Olla biansata ficie alterata nel colore per errore durante il procedi-
40.X.10. Olla biansata con collo concavo e labbro sva- mento di cottura188.
sato (tav. 18.12) Il tipo, molto diffuso nel repertorio della ceramica
Orlo ingrossato, collo concavo, corpo ovoide. Fondo in argilla grezza189, è documentato in argilla depura-
piano o piede a disco. Sul punto di massima espan- ta anche a Pontecagnano dall’ultimo quarto del VII
sione sono impostate due anse a maniglia semicirco- a tutto il VI sec. a.C.190.
lari a bastoncello182.
L’esemplare, coperto da una lisciatura color crema, 60.X.20 Bacino con ampio labbro a tesa (tav. 19.2)
è realizzato con un’argilla molto depurata, dal colo- Orlo esterno verticale o obliquo verso l’interno. Il
re parzialmente alterato per un errato procedimento diametro in entrambi gli esemplari è di 35 cm.
di cottura183. La vasca è a pareti arcuate o carenate. L’argilla è ca-
La forma è ben attestata nella necropoli di Fratte ratterizzata da una forte concentrazione di inclusi a
grazie a quattro esemplari provenienti da altrettante granulometria fine; la superficie mostra un sottile stra-
sepolture datate tra la fine del VI sec. a.C. e il primo to di argilla color crema191.
quarto del V sec. a.C.184. Il tipo, non documentato in altri contesti nel reper-
La forma è diffusa nel repertorio della ceramica a torio della ceramica in argilla depurata acroma, è at-
decorazione lineare185. testato nella ceramica a decorazione lineare192.

50. Situla 70. Kylix (tav. 19.3-4)


50.X.10 Situla con labbro a colletto (tav. 18.13-17) È importante segnalare la presenza in entrambi i
Orlo arrotondato o leggermente ingrossato, corpo terrapieni di frammenti che imitano la coppa di tipo
ovoide; ansa a bastoncello, disposta a ponte alle estre- ionico B2 così diffusa anche a Cuma193: il labbro è
mità del labbro. Il diametro della bocca è compreso svasato con orlo arrotondato; tra labbro e vasca, al-
tra i 15 e i 18 cm. l’esterno, è presente una carena. Sotto il labbro sono
Le situle sono realizzate con un’argilla di colore rosa impostate due anse bastoncello. Il diametro della boc-
o beige molto ben depurata, coperte da un sottile stra- ca è di 13 cm.
to di ingubbiatura colore crema186. Entrambi i frammenti riferibili a questa forma, pre-
A Cuma la forma è attestata dagli anni centrali del sentano un’argilla alterata completamente o solo nel
VI sec. a.C. per la presenza di un frammento nei li- nucleo194.
velli del terrapieno arcaico187. Gli esemplari, attestati in entrambi i contesti esami-
nati, possono essere considerati la redazione in argilla
60. Bacino depurata di una coppa “di tipo ionico” B2, datata dal
60.X.10 Bacino con labbro a fascia (tav. 19.1) secondo quarto del VI sec. a.C.
Orlo arrotondato. Il diametro della bocca è di 25 cm.
L’esiguità della superficie conservata non permette 80. Coppa biansata (tav. 19.5)
un’analisi della morfologia della vasca. Orlo arrotondato, vasca a profilo continuo. Il dia-
Il bacino, realizzato un’argilla in cui sono visibili metro della bocca è di 16 cm.
molti inclusi a granulometria fine, presenta la super- Il frammento, realizzato con un’argilla molto

182
Nel terrapieno è stata rinvenuta un’ansa che, per la superficie 187
TA38.
conservata del corpo, per le caratteristiche dell’argilla e del tratta- 188
TTA10093/1 (tav. 19.1).
mento della superficie, può essere ricondotta a questa forma. 189
Cfr. il contributo sulla ceramica in argilla grezza paragrafo 1,
183
TTA10226/10 (tav. 18.12). tipo 100.X.10.
184
Fratte, T. IV, n. 8, fig. 382; T. VI-XV, n. 4; T. 42, n. 6, fig. 190
Cinquantaquattro-Lupia in Pontecagnano, Dizionario.
400; T. 7, n. 5, fig. 404, con discussione sulla forma. 191
TTA10226/24, 10039/43 (tav. 19.2).
185
Cfr. il paragrafo 3. 192
Cfr. il paragrafo 3.
186
TA38 (tav. 18.16); TTA10039/2 (tav. 18.15), 10039/3 (tav. 18.13), 193
Cfr. parte prima, capitolo 1.9.
10202/4 (tav. 18.17), 10202/13, 10202/25, 10226/72 (tav. 18.14) 194
TA110 (tav. 19.3); TTA10202/13 (tav. 19.4).

86
parte prima: Capitolo II

depurata, presenta la superficie esterna coperta da Il tipo è attestato nel repertorio della ceramica a de-
un sottile stato di ingubbiatura color crema men- corazione lineare di Cuma203.
tre quella interna è lisciata dello stesso colore del-
l’argilla195. 100. Piatto
L’esemplare può essere considerato la redazione in 100.X.10 Piatto con orlo ingrossato (tav. 19.9)
argilla depurata acroma della coppa biansata nota in Vasca poco profonda a pareti tese. Il diametro della
età tardo-arcaica anche nel repertorio della ceramica bocca è di 18 cm.
a decorazione lineare di Cuma196. L’unico esemplare è realizzato con un’argilla di co-
lore rosa con piccoli inclusi calcarei ed è coperto da
90. Coppetta una sottile ingubbiatura all’interno color crema, al-
90.X.10 Coppetta con labbro a fascia (tav. 19.6,8) l’esterno rosa204.
Orlo arrotondato; vasca poco profonda a pareti ar- Il tipo, non documentato in Campania in argilla
cuate. Fondo piatto. Il diametro della bocca è com- depurata acroma, è riconducibile ad un tipo noto nel
preso tra i 10 e 12 cm. terrapieno nel repertorio della ceramica a decorazione
Le coppette, realizzate con un’argilla molto depura- lineare di Cuma205.
ta, in un caso con nucleo di colore grigio, presentano
la superficie coperta da un sottile strato di ingubbia- 100.X.20 Piatto con labbro a tesa (tav. 19.10-11)
tura di colore rosa o crema197. Orlo arrotondato; vasca poco fonda con pareti ar-
Il tipo è attestato anche tra i materiali del terrapie- cuate. Il diametro della bocca è compreso tra i 16 e
no arcaico grazie ad un esemplare con labbro ester- i 17 cm.
namente scanalato198. I due frammenti, di cui uno con nucleo grigio, sono
Questa coppetta, nel repertorio della ceramica in realizzati con un’argilla in cui sono visibili molti in-
argilla depurata acroma, è attestata a Pontecagnano clusi micacei; la superficie presenta una sottile ingub-
dal terzo quarto del VII sec. a.C. al primo quarto del biatura di colore rosa206.
secolo successivo199. Il tipo, non documentato nei siti campani, è invece
molto diffuso nel repertorio della ceramica in argilla
90.X.20 Coppetta monoansata (tav. 19.7) depurata acroma dei contesti etruschi207.
Orlo arrotondato, vasca a pareti arcuate, fondo piat-
to o profilato. All’altezza dell’orlo è impostata oriz- 2. La ceramica in argilla depurata acroma d’impor-
zontalmente un’ansa a nastro. Il diametro della bocca tazione
è compreso tra i 12 e i 13 cm.
I manufatti sono realizzati con argilla di colore rosa, Produzione corinzia (tav. 19. 12-14)
molto depurata e la superficie è lisciata dello stesso Si caratterizza per il colore del corpo ceramico (2.5YR
colore dell’argilla200. 8/2-8/4), sempre molto uniforme. Il corpo ceramico è
Il tipo è documentato nella necropoli di Fratte e Pa- compatto e regolare in frattura. Sono presenti minuti
linuro in sepolture dell’ultimo quarto del VI sec. a.C. inclusi di biotite e di calcare che, per l’incoerenza con
e in quella di Pontecagnano tra la fine del VI e gli inizi cui sono disposti nell’argilla, sembrerebbero essere ag-
del III sec. a.C.201. Tardo-arcaiche sono anche le atte- giunti durante la modellazione del vaso.
stazioni provenienti dall’abitato di Velia202. Tutti gli esemplari presentano le superfici trattate
195
TTA10226/18 (tav. 19.5). 4, 5; Cinquantaquattro-Lupia in Pontecagnano, Dizionario. Fuori
196
Cfr. il paragrafo 3. contesto è l’esemplare proveniente dalla necropoli di Via Nicotera
197
TA145 (tav. 19.6); TTA10226/22 (tav. 19.8). a Vico Equense (Bonghi Jovino 1982, tav. 120.42).
198
TA145. 202
Velia Studien 2, tav. 21, IIa.162.
199
Cinquantaquattro-Lupia in Pontecagnano, Dizionario. 203
Cfr. il paragrafo 3.
200
TTA10215/1, 10039/47, 10226/130 (tav. 19.7). 204
TTA10216 a /4 (tav. 19.9).
201
Fratte T. X, tav. 363.c; Palinuro II, T. III n. 4, 6-7 tav. 9.1, T. 205
Cfr. il paragrafo 3.
VIII n. 24, 25, tavv. 34.3, 7.2, T. X n. 11, T. XVIII n. 12, T. XIX 206
TTA10226/25 (tav. 19.10), 10226/26 (tav. 19.11).
n. 17-19, T. XXIII n. 25 tav. 15.1, T. XXVII n. 18, T. XXVIII n. 207
Per la distribuzione, Capodanno 1998, p. 226, fig. 110.

87
con un sottilissimo strato di ingubbiatura dello co- 3. La ceramica in argilla depurata a decorazione
lore dell’argilla. lineare (tav. 20-22.A)
Bacino con labbro a fascia
Orlo piano, distinto dal labbro; vasca a pareti tese, La definizione – aperta e problematica – di “cera-
piede a disco. Il diametro della bocca è compreso tra mica arcaica a decorazione lineare” è stata adottata
i 26 e i 30 cm.208. con l’intento di riunire nell’ambito di un’unica clas-
I due esemplari sono confrontabili con alcuni bacini se un’ampia produzione locale caratterizzata da una
corinzi datati alla fine del VII sec. a.C.209. sintassi decorativa semplificata, monocroma, costi-
Bacino privo di labbro tuita esclusivamente da bande, fasce e linee di colore
Orlo ingrossato; vasca a pareti tese. Sulla parete rosso-bruno213.
esterna della vasca sono presenti due scanalature. Il All’interno della classe si distinguono due principali
diametro della bocca è di 35 cm.210. tipi di tecnica e di sintassi decorativa: nel primo la su-
L’esemplare è confrontabile con un bacino di pro- perficie del vaso è ripartita da fasce e bande ottenute
duzione corinzia pubblicato tra i materiali rinvenuti con ampie pennellate di vernice, nel secondo, il vaso
nell’Agorà di Atene, datato tra l’ultimo ventennio del è verniciato per immersione214.
VI e il primo decennio del V sec. a.C.211. Si tratta di un repertorio vascolare nel quale conflui-
scono apporti eterogenei, spesso rielaborati secondo
Produzione attica (tav. 19.15) caratteri distintivi dei diversi ambienti locali. In primo
Si caratterizza per il colore della pasta (7.5YR 7/4-8/4). luogo rientra in questa classe il repertorio “standar-
L’argilla è compatta e regolare in frattura. dizzato”, “a bande” o “parzialmente verniciato”, delle
Sono presenti frequenti inclusi micacei. ceramiche tradizionalmente definite “di tipo ionico”
La superficie presenta un sottile strato di ingubbia- ma prodotte da officine occidentali e attestate in un
tura dello stesso colore dell’argilla. vasto ambito, dall’Etruria all’Italia Meridionale215. Non
Bacino privo di labbro è facile distinguere queste produzioni da quelle che
Orlo ingrossato; vasca a pareti tese. Sulla parete invece derivano dalla rielaborazione del patrimonio
esterna della vasca sono presenti due scanalature. Il italo-geometrico locale attraverso una semplificazione
diametro della bocca è di 35 cm.212. del repertorio decorativo e la ricezione di apporti da
L’esemplare trova un preciso confronto con quello altre classi vascolari, per esempio il bucchero216. Un
di produzione corinzia. ulteriore aspetto, che interviene a complicare il pro-
Margherita Nigro blema, è la contiguità che si verifica tra le ceramiche
“a bande” e la produzione in argilla “depurata acroma”:
in questa fase tali classi appaiono condividere larga-
mente il repertorio morfologico.
In particolare, G. Bagnasco Gianni ha sottolineato

208
TTA10093/1 (tav. 19.12), 10093/2 (tav. 19.13). lineare della Ionia d’Asia Minore non è stata studiata in modo si-
209
Corinth VII.2, n. 269, 272, 273, tav. 110. stematico e esauriente. All’argomento è dedicata la tesi di dotto-
210
TTA10202 a/12 (tav. 19.14). rato di Amelia Tubelli, in corso presso l’Università degli Studi di
211
Agorà XII, po. 221-223, n. 1895, tav. 90. Napoli “L’Orientale”.
212
TTA10216/1 (tav. 19.15). 216
Per gli apporti greco-orientali in Occidente e i rapporti con
213
Questo criterio di classificazione è stato elaborato nell’am- le produzioni locali cfr., in particolare, i diversi contributi in Les
bito del gruppo di lavoro impegnato nell’edizione di Pontecagna- Céramiques e, da ultimo, Les céramiques fines; cfr. anche Pierro
no, Dizionario. 1984; Bagnasco Gianni 1997; Gravisca 4; Ciuccarelli 2004; per la
214
Cuozzo-D’Andrea 1991, pp. 81-86. Campania: Fratte, pp. 293-296; Cuozzo-D’Andrea 1991, p. 81. Il
215
Come è noto, il problema venne posto, fin dal 1898 dal repertorio standardizzato considerato tradizionalmente “di tipo
Boehlau, nel suo classico libro (Boehlau 1898) nel quale rilevava ionico” è costituito soprattutto da olpette, coppe monoansate,
le affinità tra le produzioni delle città greche dell’Asia Minore e oinochoai, skyphoi: per queste forme si riconoscono, accanto alla
quelle dell’area tirrenica. È difficile definire con chiarezza la na- componente ionica, modelli attici e corinzi.
tura di queste affinità, poiché la stessa ceramica con decorazione

88
parte prima: Capitolo II

l’ambiguità di fondo che caratterizza la suddivisione arcaico è l’olpe; frequenti sono anche anfore, oino-
tra classe “acroma” e “a bande”, in presenza di ma- choai, brocche e olle.
teriali provenienti da scavi di abitato: si tratta nella L’olpe (TTA242-247 - tav. 20.12-17) è una delle
maggioranza dei casi di frammenti minuti che ren- forme caratterizzanti del repertorio ”standardizzato”
dono impossibile separare le due sottoclassi in modo considerato tradizionalmente di ispirazione ionica.
convincente: “sono infatti le dimensioni del fram- La maggioranza dei frammenti provenienti dal ter-
mento a determinare il grado dell’informazione in rapieno tardo-arcaico sembrano appartenere al tipo
nostro possesso”217. di piccole dimensioni a fondo piano con labbro e/o
Per quanto riguarda la Campania, osservazioni di no- metà superiore verniciati221.
tevole interesse sono state avanzate da A. Pontrandolfo Quanto alle altre forme: le anfore, le oinochoai, le
che ha suggerito l’esistenza di un repertorio “tirrenico”, brocche, le olle, trovano confronto nel repertorio ar-
con varianti locali; esso sembra diffondersi in parallelo caico di diversi centri campani concorrendo a deli-
alla produzione coloniale delle coppe ioniche, e viene neare le caratteristiche di un repertorio “tirrenico”,
ad affiancarsi al repertorio “standard” delle ceramiche discusso in anni recenti a proposito del centro etru-
considerate di tradizione greco-orientale218. sco-campano di Fratte222.
I dati emersi dal terrapieno tardo-arcaico non sem- La costante contiguità tra questo repertorio e quel-
brano discostarsi dal panorama fin qui delineato: anche lo della ceramica depurata acroma si osserva, come è
la “ceramica arcaica a decorazione lineare” di Cuma stato sottolineato, per la maggior parte delle forme
identifica una produzione composita ma caratterizza- identificate ma appare particolarmente rilevante nel
ta da una forte impronta locale al cui interno trovano caso dell’olla biansata (TTA255-256 - tav. 20.23):
spazio aspetti diversificati ed eterogenei. questa è stata riconosciuta proprio in base al confron-
Dal punto di vista cronologico la documentazio- to con il repertorio campano in argilla acroma, seb-
ne cumana in esame sembra fornire una conferma a bene nessuno dei frammenti cumani conservi traccia
quanto già indicato dai contesti di necropoli di diver- delle anse223.
si centri campani: la ceramica a decorazione lineare si
diffonde in una fase avanzata della seconda metà del Skyphos, coppa, piatto, bacino, lekane
VI sec.: è importante ribadire, infatti, che essa non è Le diverse componenti riconosciute all’interno della
attestata nel terrapieno arcaico. classe “a decorazione lineare” sono tutte rappresentate
Le considerazioni che seguono pertanto sono da nel repertorio delle forme aperte restituite dal terra-
riferire alla ceramica proveniente dal terrapieno tar- pieno tardo-arcaico di Cuma.
do-arcaico220. È attestato in diversi contesti campani lo skyphos
TTA257 (tav. 21.1) che si ispira alla morfologia tardo-
Rassegna delle forme (fig. 29) corinzia224.
Le coppe biansate TTA258-259 (tav. 21.2-3) pre-
Anfora, oinochoe, brocca, olpe, olla sentano una lata affinità con un tipo di “cup-skyphos”
La forma chiusa più comune nel terrapieno tardo- di tradizione greco-orientale, del quale sembrano co-

217
Bagnasco Gianni 1997, p. 99. Su questi problemi vedi supra dati quantitativi, soprattutto nel caso di forme ampiamente atte-
il contributo di Margherita Nigro. state come olpai e coppe monoansate, è necessario il confronto
218
Fratte, pp. 293-296. con la tabella fig. 29.
219
Per le considerazioni cronologiche sui due terrapieni cumani 221
Cuozzo-D’Andrea 1991, varietà 40A, p. 85, note 160-161.
cfr. parte seconda, capitolo 1 e 2. La componente “standardizzata” 222
Per la definizione di un repertorio “tirrenico” a proposito
tradizionalmente considerata d’ispirazione “ionica” sembra com- delle produzioni “di tipo ionico” di Fratte, cfr. A. Pontrandolfo,
parire verso l’ultimo quarto del secolo e permanere almeno fino in Fratte, pp. 293-296.
alla metà del secolo successivo: cfr. Fratte, p. 296. Cuozzo-D’An- 223
Cfr. il tipo 40.X.10 della ceramica d’argilla depurata acro-
drea 1991, pp. 81-82, 96 99. ma (tav. 18.12).
220
È importante sottolineare che i frammenti presenti nel cata- 224
Per i modelli tardo-corinzi, cfr. Corinth XIII, p. 106, figg. 33,
logo di questa classe rappresentano una significativa selezione del 221; Cuozzo-D’Andrea 1991, tipo 37 A, p. 85, note 154-155;
repertorio attestato nel terrapieno tardo-arcaico: per recuperare i Fratte, p. 228, fig. 381.

89
labbro collo spalla vasca piede-fondo ansa parete Tot. Frr.
TTA
anfora 8 (TTA229-232) 4
oinochoe 18 (TTA233-235) 1 6
brocca 50 (TTA236-240) 2 2 14 (TTA241)
brocca min. 1 (TTA242)
olpe 35 (TTA243-244) 12 (TTA245) 13 (TTA246-247) 13
olla stamnoide 8 (TTA248-252) 2 3 (TTA253)
olla stamnoide min. 1 (TTA254)
olla biansata 4 (TTA255-256)
olla 2
skyphos 1 (TTA257)
coppa biansata 15 (TTA258-259) 1
coppa monoansata 70 (TTA260-263) 29 (TTA264) 9
coppa 6 (TTA265-269) 1 1
coppetta 2
piatto 14 (TTA270-273) 1 (TTA274)
bacino 6 (TTA275-278) 24 2
lekane 43 (TTA279-280) 4
coppa-coperchio 1 (TTA281) 2
forma chiusa 10 11 459
forma aperta 24 7 132
285 12 5 27 82 59 604 1074

Fig. 29. Quantificazione della ceramica in argilla depurata a decorazione lineare.

stituire una corsiva rielaborazione locale; esemplari ni del repertorio italo-geometrico le coppe carenate
simili sono noti anche a Fratte e in altri centri della (TTA265-266 - tav. 21.9-10) che risentono anche delle
regione225. rinnovate tendenze “di tipo ionico”, mentre le coppe
Tra le forme aperte, la più rappresentata è la coppa a vasca emisferica rivelano una generica affinità con
monoansata che, accanto all’olpe, è uno dei tipi che il bucchero e le produzioni lineari di tipo etrusco-co-
caratterizzano il repertorio “standardizzato” considerato rinzio (TTA267-269 - tav. 21.11-13)227.
tradizionalmente di ispirazione ionica. Gli esemplari Un tipo squisitamente locale è il piatto (TTA270-
cumani sembrano appartenere in genere alla varietà più 274 - tav. 21.14-18), che dipende direttamente dalla
diffusa in Campania, caratterizzata dal fondo piano o tradizione italo-geometrica: la versione a profilo con-
appena concavo (TTA262, 264 - tav. 21.7-8)226 ma è tinuo non trova infatti diretti confronti nel repertorio
rappresentata anche una varietà con piede ad anello arcaico diffuso nella penisola né in quello di altri centri
(TTA261 - tav. 21.6). della Campania. Sembra trattarsi piuttosto dell’ultimo
Possono considerarsi attardamenti o rielaborazio- esito del tipo di piatto italo-geometrico elaborato a

225
Cfr. per esempio Fratte, p. 220, fig. 362.2; esemplari d’im- corrispondenti schede di catalogo. In particolare per TTA265-
portazione sono attestati a Palinuro e Vietri, cfr. Marcina, pp. 144, 266 cfr. il paragrafo sul repertorio italo-geometrico e TTA86-90;
150, nota 28; Palinuro II, p. 109, tav. 55.2.9. per TTA267-269, cfr., per esempio, Cerveteri, pp. 32, T. 45, 38,
226
Cuozzo-D’Andrea 1991, 38 A1, p. 84, note 156-157. 111-112, nota 38; Cuozzo-D’Andrea 1991, p. 80, 33A.
227
Per i confronti relativi ai singoli esemplari si rimanda alle

90
parte prima: Capitolo II

Pithecusae nell’ultimo quarto dell’VIII e diffuso nel- fologici e cronologici di questa classe ceramica233.
l’isola con piccole variazioni fino al VI sec. a.C.228. Studi più recenti hanno compiuto passi avanti nella
Il bacino è la forma aperta più strettamente dipen- ricerca, occupandosi dello sviluppo e della diffusione
dente dalla produzione in argilla grezza e depurata di un tipo specifico234 o analizzando il repertorio va-
acroma: gli esemplari attestati (TTA275-278 - tav. scolare nell’ambito di contesti diversi; in questi casi
21.19; 22.A.1-3) rientrano nella tipologia elaborata è stata spesso evidenziata una più ampia articolazio-
per il repertorio locale acromo229 e trovano confronto ne tipologica delle forme documentate235 e sono state
anche nel repertorio in argilla grezza230. riscontrate delle incongruenze cronologiche rispetto
Un particolare interesse riveste la presenza della leka- alle datazioni proposte sulla base della documentazio-
ne (TTA279-280 - tav. 22.A.4-5)231. Il tipo arcaico si ne ateniese, soprattutto quando le forme di cerami-
distingue nettamente da quello italo-geometrico per il ca a vernice nera sono state rinvenute in associazione
trattamento della superficie e, soprattutto, per l’estre- ad esemplari con decorazione figurata236. La classifi-
ma semplificazione della sintassi decorativa che pre- cazione ateniese, infatti, riflette una realtà specifica,
vede un esterno acromo o con decorazione limitata quella di un sito e di un’area d’abitato dove sono state
ad una singola fascia all’orlo, spesso rivestito da una adottate scelte ideologiche e funzionali che non pos-
leggera ingubbiatura poco aderente, mentre l’interno sono essere automaticamente applicate a necropoli o
è decorato da fasce e bande. a santuari appartenenti anche a realtà culturalmente,
Questa caratteristica, attestata per diverse forme aper- oltre che geograficamente, diverse237.
te del repertorio a decorazione lineare di Cuma, trova Tuttavia, anche se allo stato attuale della ricerca il
riscontro nell’ambito di altre produzioni arcaiche/tar- repertorio dell’Agorà di Atene non risulta esauriente
do-arcaiche. In particolare, un puntuale confronto si per affrontare lo studio della ceramica a vernice nera
può stabilire con il repertorio locale di Vico Equense tardo-arcaica, esso rappresenta sicuramente un sup-
dove è documentata una produzione tardo-arcaica di porto imprescindibile per esaminare, all’interno di
lekanai che, come a Cuma, limita la presenza di ban- un sistema codificato, i frammenti rinvenuti a Cuma
de alla parte interna del vaso232. e oggetto di questo studio. Tale scelta, pur con i li-
Mariassunta Cuozzo miti sopra esposti, ha inoltre evitato la creazione di
una nuova classificazione che si sarebbe inevitabil-
mente arricchita di un’ampia lista di comparanda tra
4. La ceramica a vernice nera d’importazione e il repertorio attestato nel terrapieno tardo-arcaico e
d’imitazione (tav. 22.B-24.A) quello documentato in altri contesti, primo tra tutti
quello ateniese.
La ceramica a vernice nera, rinvenuta esclusivamente
nel terrapieno tardo-arcaico, è stata analizzata con il 1. Le produzioni
supporto della classificazione elaborata per i materiali
provenienti dall’Agorà di Atene che, a trentacinque La maggior parte dei frammenti, in base all’analisi
anni dalla data di edizione, rappresenta ancora un va- autoptica delle caratteristiche tecniche, è riconduci-
lido strumento per la comprensione degli aspetti mor- bile a manufatti d’importazione attica. L’argilla, mol-

228
Cfr. supra p. 32. 1984, pp. 102-106; per lo stemless tipo inset lip: Shefton 1996a.
229
Cfr. tipo 60.X.20. 235
Long-Miro-Volpe 1992, p. 207, note 8-9, p. 217 (in partico-
230
Cfr. tipo 100.X.20. lare coppe senza anse e coppe di grandi dimensioni); Govi 1999,
231
Non sappiamo se le lekanai di questo periodo avessero una pp. 166-167 (kylix tipo B e oinochoe forma 2); Ridi 2002, pp.
o due anse. 191-192 (kylix tipo B, stemmed dish).
232
Bonghi Jovino 1982, p. 56, tav. 104.6; p. 57, tav. 105, 4,10; 236
Baldelli 1977, p. 283, nota 26 (lekythoi); Long-Miro-Vol-
p. 100, tav. 104.7-8. pe 1992, (stemmed dish, coppe senza anse, small bowl); Shefton
233
Agorà XII. Ringrazio la dott.ssa Elisabetta Govi che mi ha se- 1996a; Monte Maranfusa, p. 223 (stemless inset lip); Govi 1999
guito in questa ricerca, oggetto della mia tesi di Laurea. (kylix tipo B e oinochoe forma 2).
234
Per lo skyphos di tipo corinzio: Oakley 1988, pp. 165-191; per lo 237
Morel 1975, pp. 336-337; Morel 1998, p. 87; Govi 1999,
skyphos tipo B: Gill-Tomlinson 1985, pp. 115-118; per il bolsal: Gill, in particolare pp. 157-158.

91
to compatta, è caratterizzata dal colore, variabile dal di colore arancio è generalmente poco compatta e
rosa al rosa-arancio (Munsell 5YR 7/4-7/6)238, e dal opaca, quando di colore verde scuro è molto spessa
buon livello di depurazione; la frattura, infatti, sem- e lucente con evidenti riflessi metallici. Raramente
pre molto netta, mostra una bassa concentrazione di si notano tracce di microfessurazioni.
inclusi visibili ad occhio e pochi vacuoli di minute La decorazione di questi vasi è costituita da fasce
dimensioni e dalla forma allungata. Lo spessore degli risparmiate poste al di sotto o su parte della super-
esemplari oscilla tra mm. 2 e mm. 4.239. ficie piana dell’orlo, come nel caso dello stemmed
La superficie è coperta da uno strato di vernice ste- dish, o da sottili strisce di colore viola poste sull’or-
sa a pennello, di colore nero, omogeneo su tutto il lo o nell’interno della vasca, come nelle lekanai e
manufatto e che raramente assume tonalità tendenti nella coppa. Le caratteristiche di questo gruppo di
al grigio240; tale rivestimento, molto compatto e per- argilla, condivise da altre classi di ceramica depura-
fettamente aderente alla parete del vaso, è privo di ta attestate nei contesti indagati242, sono state con-
microfessurazioni241 ed è dotato di un buon grado siderate come relative a manufatti di probabile pro-
di lucentezza che, solo in pochi casi, assume rifles- duzione locale243.
si metallici. Diverse caratteristiche tecniche, distinguibili dai
Gli esemplari di kylix, skyphos e lekane presentano due gruppi prima descritti si riscontrano in due leka-
una decorazione costituita da una o due sottili strisce nai ed in un coperchio244: l’argilla, di colore grigio,
di colore rosso-violaceo. abbastanza uniforme, è molto depurata; la superfi-
Un cospicuo numero di frammenti, per le loro pe- cie è coperta da uno spesso e consistente strato di
culiarità tecniche, si distingue da queste caratteristi- vernice opaca di colore nero. Una delle lekanai pre-
che presentando un’argilla dalla consistenza molto senta una decorazione a sottili strisce di colore vio-
compatta, caratterizzata da un colore rosa intenso laceo poste sull’orlo e sulla parte interna, nel punto
che, in alcuni casi, assumendo tonalità molto accen- in cui il profilo della vasca cambia sensibilmente. Per
tuate, appare di colore rossastro (Munsell 5YR 6/6- questi esemplari non è stato possibile proporre un
7/6- 7/8). L’argilla, inoltre, presenta un’abbondante centro di produzione.
concentrazione di inclusi di mica oro, biotite e car- Infine, nell’abbondante quantità di frammenti di
bonato di calcio a granulometria fine. La frattura, parete ne sono state riconosciute molte, appartenenti
sempre irregolare, mostra molti vacuoli di minute per la maggior parte a forme aperte, che presentano
dimensioni, dalla forma allungata e tondeggiante. delle caratteristiche tecniche diverse rispetto a quel-
Lo spessore delle pareti, maggiore rispetto a quello le finora considerate: l’argilla, abbastanza depurata,
degli esemplari attici, non è mai inferiore a mm. 4 presenta un’ampia variabilità cromatica che oscilla
e può misurare anche mm. 6. dal camoscio al marrone rosato (7.5YR 8/2-8/4, 5YR
La superficie è rivestita da uno strato di vernice 6/2-6/4). La vernice, in tutti i casi di colore nero,
stesa a pennello che, nella maggior parte dei casi, ha generalmente una consistenza compatta ma mol-
è di colore nero ma può presentarsi anche di colo- to variabile nello spessore e nel grado di lucentezza.
re arancio o più raramente bruno o verde scuro con Non è stato possibile attribuire questi frammenti ad
diversi gradi di consistenza e lucentezza: quando è una precisa area di produzione245.

238
Rarissimi sono i casi in cui il nucleo assume un colore grigio 243
Per la ceramica a vernice nera di produzione locale rinvenuta
dovuto ad un errato procedimento di cottura. nei livelli dell’avancorpo occidentale, Scoppetta 2002-2003, pp.
239
La misura si riferisce alle pareti e non a quella degli orli il cui 141-151.
spessore dipende dalle caratteristiche morfologiche del tipo. 244
TTA10213/16 (tav. 24.A.5), 10215/5 (tav. 24.A.2), 10202/37
240
Si distinguono una kylix tipo C concave lip e uno stemmed (tav. 24.A.10).
dish convex and large che presentano la vernice della superficie in- 245
Le stesse caratteristiche sono state riscontrate anche su al-
terna di colore arancio. cuni frammenti di coppe di “tipo ionico”; tale dato permette di
241
L’aderenza della vernice al corpo ceramico dipende dai ri- ipotizzare che queste pareti, verniciate all’interno e all’esterno, sia-
spettivi gradi di dilatazione termica che interagiscono soprattutto no potute appartenere proprio alle vasche di questi vasi. Per una
durante la fase di raffreddamento del manufatto. dettagliata descrizione di questo tipo di argilla, cfr. parte prima,
242
Cfr. Appendice sulla classificazione delle argille (gruppo 70). capitolo 1.9.

92
parte prima: Capitolo II

labbro ansa piede parete Tot. Frr. ciato da quelli appartenenti ad un esemplare con de-
TTA corazione figurata246.
oinochoe 5 3
Altre imprecisioni possono riguardare la quantifica-
zione dei frammenti attribuiti alla produzione locale
skyphos 5 18 2
dove però il margine di errore si limita soprattutto al
cup 31 20
computo delle pareti; infatti, le forme di ceramica a
cup non id 1 vernice nera, tranne rarissime eccezioni, appartengo-
stemless 6 no ad un repertorio vascolare diverso da quello delle
cup-skyphos 1 altre classi di ceramica depurata le cui superfici ven-
small bowl 1 gono parzialmente coperte dalla vernice.
stemmed dish 19 Quindi, sebbene la frammentarietà abbia compro-
plate 1 messo la possibilità di ricostruire l’esatto numero d’in-
lekane 7 dividui presenti, dall’abbondante quantità di fram-
bacino 1
menti rinvenuti è stato comunque possibile ricostruire
un ampio repertorio vascolare della ceramica a vernice
coppa 1
nera attestata nel terrapieno tardo-arcaico.
coperchio 4
forma chiusa 7 109 11 223 3. Il repertorio formale
forma aperta 12 5 19 1040
forma non id 2 1 Oinochoe
102 134 53 1266 1555 L’oinochoe, unica forma chiusa attestata nel terra-
pieno, è rappresentata da cinque frammenti il cui stato
Fig. 30. Quantificazione della ceramica a vernice nera.
di conservazione non ha permesso la definizione del
tipo di appartenenza.
2. La quantificazione (fig. 30) In base alle caratteristiche dell’argilla e della vernice
quattro esemplari sono stati considerati di produzione
L’estrema frammentarietà del materiale incide sul- locale247 e uno d’importazione attica248.
l’esatta quantificazione degli esemplari di ceramica a
vernice nera. Lo stato di conservazione, infatti, oltre Skyphos (tav. 22.B.1-4)
a rendere difficile l’attribuzione di numerosi fram- I frammenti di skyphoi, tutti d’importazione attica,
menti ad una forma vascolare o ad un tipo, implica possono essere ricondotti a tipi noti nella classifica-
inevitabilmente una sovraestimazione quantitativa zione dell’Athenian Agorà249.
della classe che, oltre ad essere causata dalla difficoltà Allo skyphos di tipo corinzio appartengono due
di ricongiungere due o più frammenti probabilmen- frammenti di orlo e uno di piede250. Gli orli sono ca-
te appartenuti ad un unico esemplare, è incrementata ratterizzati dal sottile spessore della parete (mm. 3) e
soprattutto dalla presenza della vernice. Il trattamento l’esemplare meglio conservato, al di sotto dell’attacco
della superficie, infatti, non permette di distinguere, delle anse, mostra una decorazione composta da due
ad esempio nel caso dei frammenti di produzione at- sottili strisce di vernice violacea. Il piede, ad anello
tica, quelli relativi ad un vaso completamente verni- e con profilo esterno concavo, presentando la parte

246
Questo aspetto, motivato dall’esatta corrispondenza di molte forme figurata tutti gli esemplari che, in base alle peculiari caratteristiche de-
tra i due repertori, risulta di fondamentale importanza nella quantifica- corative e morfologiche, possono essere riferiti esclusivamente a questa
zione delle due classi e ha quindi spinto verso una scelta che, sebbene non classe. Tra i 20 Frr. di piede di cup è stato considerato l’esemplare con
faccia giungere all’esatto calcolo degli individui, cerca almeno di sistema- iscrizione, cfr. Del Verme-Sacco 2002-2003, p. 253, fig. 4.
tizzare la quantificazione dei dati. Pertanto, si è deciso di inserire nella 247
TTA10202/4-5, 10214/1, 10226/3.
tabella rappresentativa della ceramica a vernice nera, tutti i frammenti 248
TTA10202/3.
che, essendo coperti da vernice, per la loro forma potrebbero appartenere 249
Agorà XII, pp. 81-86, fig. 4, tavv. 14-17.
indifferentemente ad entrambe le classi, mentre in quella della ceramica 250
TTA10202/11-12, 10226/4 (tav. 22.B.1).

93
di superficie posta tra vasca e piede completamente modo attendibile uno sviluppo morfologico di que-
verniciata, riconduce questo esemplare a quelli privi sto tipo di kylix256: i primi esemplari presentano una
di decorazione; questi, insieme agli skyphoi con una vasca profonda su uno stelo piuttosto largo che, dal-
fascia risparmiata o sovraddipinta in rosso, risultano la fine del VI sec. a.C., tende a snellirsi modificando
poco attestati nel panorama di questo tipo di vaso, anche la capacità della vasca che diventa meno pro-
che si caratterizza anche per la tipica decorazione a fonda; negli esemplari più recenti la concavità del lab-
raggiera dipinta su fondo risparmiato251. bro si accentua fino a conferire alla vasca un aspetto
Due frammenti di orlo, con pareti della vasca sva- più articolato e il cordolo dello stelo, ingrossato ne-
sate, appartengono al tipo definito canted handles nel- gli esemplari più antichi, appare poi solo rilevato da
l’Athenian Agorà, molto diffuso nella ceramica figurata due scanalature.
e poco attestato, invece, nella versione completamente Questo tipo di kylix, uno dei più diffusi nel repertorio
verniciata252. Uno dei due frammenti presenta, all’al- della ceramica attica e in quello d’imitazione257, è rap-
tezza dell’attacco delle anse, una sottile striscia di co- presentato nel terrapieno da ventotto frammenti che,
lore viola. (tav. 22.B.2). La stessa decorazione, posta presentando una concavità del labbro poco accentuata,
al di sotto dell’attacco delle anse, è presente anche su possono essere riferiti alla produzione più antica258.
un frammento di orlo appartenente al tipo A, distin- Tutti gli esemplari sono d’importazione attica e sono
guibile dagli esemplari relativi al tipo corinzio per un caratterizzati, tranne alcuni casi, da un’argilla molto
maggiore spessore della parete253. depurata e da una vernice nera, compatta e lucente e
un esemplare presenta sulla carena una decorazione
Cup (tav. 22.B.5-11; 23.1) composta da una sottile striscia sovradipinta di colo-
Tutte le kylikes sono riferibili al tipo C concave lip re violaceo.
dell’Agorà che corrisponde a quello Kleine Schalen C Ad una varietà di questo tipo, definita with concave
della classificazione del Bloesch254. lip and offset rim on interior e nota da pochi esem-
La produzione di questo tipo inizia nell’ultimo quar- plari in contesti attici259, appartiene un esemplare di
to del VI sec. a.C. e si esaurisce nei primi decenni del produzione attica con il labbro separato dalla vasca,
secolo successivo e, infatti, pochi esemplari sono stati esternamente da una carena ed internamente da una
rinvenuti in contesti datati dopo il primo ventennio risega260 (tav. 22.B.11).
del V sec. a.C. La coppa è caratterizzata da un labbro Infine, due labbri, non contigui ma probabilmente
concavo, distinto dalla vasca da una carena e da un relativi ad un unico esemplare, presentano la vasca co-
piede a disco cavo quasi sempre con orlo esterno arro- perta da vernice di colore rosso261: si tratta di un par-
tondato, spesso risparmiato; su di esso s’imposta uno ticolare effetto di bicromia, probabilmente avvenuto,
stelo sottolineato da un cordolo che frequentemente all’inizio della produzione, in modo accidentale per
è coperto da vernice rossa o violacea. errori nel procedimento di cottura262 e poi diventato
Nonostante il Beazley abbia espresso dei dubbi sul- intenzionale da parte dei ceramisti che lo avrebbero
la possibilità di poter distinguere morfologicamente preferito soprattutto per i vasi decorati solo al centro
un esemplare dall’altro255, oggi è possibile delineare in della vasca263 (tav. 23.1).

251
Dalla seconda metà del V sec. a.C. il motivo a raggiera viene 10226/7-14 (tav. 22.B.10).
sostituito da quello a reticolo. 259
Roberts 1986, p. 11, tav. 6, datato entro il 480 a.C. Molte
252
TTA10202/28 (tav. 22.B.3), 10226/5 (tav. 22.B.2). kylikes appartenenti a questa varietà sono attestate tra il mate-
253
TTA10270/1 (tav. 22.B.4). Cfr. Agorà XII, pp. 84-85, fig. 4, riale d’importazione attica rinvenuto nel santuario di Gravisca
tavv. 16-17. (Gravisca 9, p. 26, tipo 12, tavv. 5-6).
254
Agorà XII, pp. 91-92, fig. 4, tavv. 19-20; Bloesch 1940, pp. 260
TTA10226/15 (tav. 22.B.11).
111-136. 261
TTA10202/25, 10226/22 (tav. 23.1).
255
Bloesch 1940, p. 133. 262
Per il procedimento tecnico, Vanderpool 1946, pp. 285-286;
256
Agorà XII, pp. 91-92. Richter1951, pp. 143-159; Farnsworth-Wisely-von Bothmer
257
Cfr. infra. 1958, pp. 165-173.
258
TTA10039/2 (tav. 22.B.5), 10093/2-3 (tav. 22.B.6, 8), 263
A titolo esemplificativo, Vanderpool 1946, tav. XXXV, n. 52.
10202/15-20 (tav. 22.B.7, 9), 10213/5-8, 10214/2-5,10215/1,

94
parte prima: Capitolo II

Stemless (tav. 23.2-5) Early 6 century and early 5 dell’Agorà272 e in particolare


Sono complessivamente sei i frammenti riferibili a agli esemplari che, dalla fine del VI sec. a.C., presen-
questa forma. Quattro frammenti di labbro, di cui tre tano una distinzione tra labbro e vasca evidenziata nel
d’importazione attica264 e uno probabilmente di pro- frammento rinvenuto, come negli esemplari atenie-
duzione locale265, appartengono al tipo bevelled foot si, da una sottile striscia di colore viola, dipinta sullo
della classificazione dell’Agorà, datato tra la fine del strato compatto di vernice di colore grigio e dalla lu-
VI sec. e il 480 a.C.266. Gli esemplari si caratterizzano centezza metallica273.
per un labbro leggermente concavo la cui separazione
dalla vasca, almeno in tre esemplari rinvenuti nel ter- Small bowl (tav. 23.7)
rapieno tardo-arcaico e come frequentemente attesta- Un unico esemplare, quasi integro, è riconducibile
no quelli ateniesi, è sottolineata da una sottile striscia per le caratteristiche tecniche ad un manufatto d’impor-
di colore viola o rosso scuro (tav. 23.2-3). tazione attica274. Questa coppetta trova un confronto
Due esemplari d’importazione attica sono ricondu- molto stringente con uno dei vasi attici recuperati nel
cibili al tipo denominato nel repertorio dell’Athenian relitto di Pointe Lequin 1A il cui naufragio, in base alla
Agorà con la definizione di inset lip267, caratterizzato da ceramica attica figurata, è stato datato al 515 a.C.275;
una netta risega posta all’interno, tra labbro e vasca268 questa datazione costituisce un riferimento cronologico
(tav. 23.5). molto importante, un terminus ante quem per questa
Questo tipo di kylix su basso piede è ampiamente dif- forma che, nel repertorio dell’Athenian Agorà, è docu-
fuso in modo particolare in tutto il bacino del Mediter- mentata solo a partire dal 480 a.C. e soprattutto dalla
raneo e soprattutto in Sicilia e in Spagna, motivo per cui metà del V sec. a.C.276.
B. Shefton gli ha dato la definizione di Castulo cup269,
dal nome del centro andaluso in cui è stata rinvenuta Stemmed dish (tav. 23.8-23)
una considerevole quantità di esemplari. Tali testimo- I frammenti di coppa su alto piede rientrano nei
nianze dimostrano come la produzione di questa cop- tipi convex and large e convex and small dell’Agorà277,
pa fosse mirata soprattutto all’esportazione più che alla dove risultano attestati tra la fine del VI e il secondo
distribuzione nei centri della Grecia dove risulta atte- quarto del secolo successivo e quindi in un periodo
stata dal 480 a.C.270. e quindi da un momento succes- limitato rispetto alla documentazione proveniente
sivo rispetto alle attestazioni arcaiche di alcuni centri dall’Etruria padana dove le importazione attiche re-
della Sicilia271. lative a questa forma risultano documentate fino al
IV sec. a.C.278.
Cup-skyphos (tav. 23.6) Le coppe convex and large sono rappresentate da
Nel terrapieno è stato rinvenuto un solo cup- nove frammenti di labbro; sette sono d’importazione
skyphos di produzione attica riconducibile al tipo attica e, tranne un esemplare con bordo superiormen-

264
TTA10039/5 (tav. 23.2), 10201/1 (tav. 23.3), 10202/26. occorrenza di questi tipi vascolari motivata, oltre che da ragioni
265
TTA10214/6 (tav. 23.4). culturali, probabilmente dalla diversità dei contesti, soprattutto
266
Agorà XII, pp. 98-99, fig. 5, tav. 21. d’abitato per Atene e invece quasi esclusivamente di necropoli per
267
Agorà XII, pp.101-102, fig. 5, tav. 22. l’area etrusco-padana. Come per gli stemless, anche in questo caso,
268
TTA10216/3, 10270/2 (tav. 23.5). grazie ai corredi tombali, è stato possibile rialzare la cronologia di
269
Shefton 1996a e 1996b, pp. 164-186. questi tipi. Per un accurato approfondimento di tali aspetti, Govi
270
Per la conferma della cronologia nei contesti dell’Athenian 1999, pp. 158-173.
Agorà, Rotroff-Oakley 1992. 272
Agorà XII, pp. 109-110, fig. 6, tav. 25.
271
Per la cronologia, Shefton 1996a, in particolare p. 89 (da 273
TTA10226/24 (tav. 23.6).
Montagna di Marzo, contesto tardo-arcaico); Monte Maranfusa, 274
TTA10226/25 (tav. 23.7).
pp. 47, 323 (l’esemplare è associato a materiale in ottimo stato 275
Long-Miro-Volpe 1992, in particolare per il confronto, p. 217,
di conservazione databile dalla metà alla fine del VI sec. a.C. e fig. 33, n. 1.
non oltre i primi due decenni del secolo successivo); da ultimo: 276
Agorà XII, pp. 132-138, fig. 9, tavv. 33-34. Solo una coppet-
Antonaccio 2004. Lo stesso dato è stato messo in evidenza da E. ta è datata tra il 500 e il 480 a.C.
Govi per le kylikes tipo B e per l’oinochoe di forma 2; anche nei 277
Agorà XII, pp. 138-141, fig. 9, tav. 35.
siti dell’Alto Adriatico, infatti, è stata dimostrata una maggiore 278
Govi 1999, p. 109 con bibliografia relativa.

95
te piano come nei due esemplari locali, gli altri sei si portazione attica286 che, per le sue caratteristiche mor-
distinguono per un orlo arrotondato e poco ingros- fologiche, rientra nel tipo broad rim dell’Agorà287.
sato279. Le due coppe di produzione locale presenta-
no una vernice di colore bruno, abbastanza lucente e Lekane (tav. 24.A.1-3, 5, 7)
poco compatta280 (tav. 23.14-15). Nel terrapieno sono state rinvenute sette lekanai,
Molto più variabile è la forma del labbro delle cop- diverse tra loro per il tipo d’appartenenza e per le ca-
pe appartenenti al tipo convex and small, attestate nel ratteristiche tecniche.
terrapieno grazie a dieci esemplari che, tranne un solo Tre esemplari, confrontabili con quelli ateniesi defi-
caso d’importazione attica281, sono probabilmente tut- niti lidded with ribbon handles288, datati già dal secondo
te di produzione locale282 (tav. 23.17-23) Queste sono quarto del VI sec. a.C., si differenziano tra loro per le
riconoscibili, oltre che per le caratteristiche dell’argil- caratteristiche tecniche; infatti, uno risulta d’impor-
la, per il tipo di vernice che, nella maggior parte dei tazione attica289, uno di produzione locale290 e il terzo
casi, è di colore arancio o bruno e solo raramente di presenta caratteristiche diverse dai precedenti ma di
colore nero; anche il grado di consistenza e lucentezza cui non è stato possibile individuare l’area di prove-
è molto variabile: generalmente è compatta e lucen- nienza291 (tav. 24.A.1-3).
te, quando di colore nero, mentre è diluita e opaca, A questo tipo possono essere ricondotti due esem-
quando di colore arancio o bruno. plari dalla forma miniaturistica che mostrano in
Queste coppette sono diffuse nel repertorio della modo molto preciso le caratteristiche morfologiche e
ceramica a vernice nera di produzione attica e soprat- tecniche dei manufatti a cui si riferiscono292: si tratta
tutto in quello d’imitazione, come dimostrano anche di due frammenti di produzione attica che conserva-
le testimonianze relative ai diversi siti dell’Italia me- no una parte di labbro con battente per il coperchio
ridionale e in particolar modo della Campania283 e e, in un caso, anche di una delle due prese verticali
come confermano i rinvenimenti del relitto di Pointe poste accanto ad una delle due anse; entrambi, come
Lequin 1A da cui è stato possibile appurare non solo gli esemplari dalle misure standard a cui si riferisco-
delle differenze morfologiche ma soprattutto delle no, presentano tracce di vernice violacea sul battente
incongruenze cronologiche rispetto al repertorio atti- e sulla parte superiore della vasca.
co284. La cronologia del naufragio (515 a.C.), infatti, Una lekane293, diversa da quelle precedentemente ana-
fornisce un aggancio cronologico importante che, in lizzate e di cui non è stato possibile riconoscere l’area
questo caso, si riferisce all’imitazione di un tipo che di produzione, mostra delle analogie nella forma del
ad Atene è attestato dalla fine del VI sec. a.C.285. labbro e della vasca con un esemplare a vernice nera
attestato a Tocra tra i materiali di produzione attica.
Piatto (tav. 23.24.) Queste lekanai presentano, come nell’esemplare docu-
I piatti, attestati nella versione completamente verni- mentato a Cuma, anche lo stesso tipo di decorazione
ciata dall’ultimo ventennio del VI sec. a.C., sono rap- costituita da sottile strisce suddipinte di colore viola
presentati nel terrapieno da un unico esemplare d’im- poste sul fondo della vasca294 (tav. 24.A.5).

279
TTA10202/30 (tav. 23.8), 10213/11-12 (tav. 23.9-10), ralogiche a cui è stato sottoposto un campione, seppure esiguo,
10226/26-28 (tav. 23.11-12), 10217/2 (tav. 23.13). di queste coppe.
280
TTA10215/3 (tav. 23.14), 10202/36 (tav. 23.15). 285
Fanno eccezione due esemplari: Agorà XII, n. 966 (525 ca a.C.),
281
TTA10213/13 (tav. 23.16). n. 974 (ultimo quarto del VI sec. a.C.).
282
TTA10201/3 (tav. 23.17), 10202/31-33 (tav. 23.18, 20,23), 286
TTA10215/2 (tav. 23.24).
10214/8, 10216/4, 10226/30-32 (tav. 23.19, 21-22); le incertezze 287
Agorà XII, pp. 144-145, tav. 9, fig. 36.
vertono su due esemplari: 10201/3, 10226/30. 288
Agorà XII, pp. 165-167, tav. 14, fig. 40.
283
Per la distribuzione in Italia meridionale Long-Miro-Volpe 289
TTA10226/34 (tav. 24.A.3).
1992, pp. 205-207 e in particolare note 6-7. 290
TTA10214/10 (tav. 24.A.1).
284
Long-Miro-Volpe 1992, pp. 205-207. La maggior parte 291
TTA10215/5 (tav. 24.A.2); l’origine laconica è solo un’ipotesi.
dei numerosi esemplari rinvenuti nel relitto sono stati conside- 292
TTA10226/41-42.
rati come prodotti provenienti probabilmente dall’Italia meri- 293
TTA10213/16 (tav. 24.A.5).
dionale in base ai risultati ottenuti dalle analisi chimico-mine- 294
Tocra I, p. 109, n. 1183.

96
parte prima: Capitolo II

Simile ma non identica è un’altra lekane di produ- contrario, per gli altri esemplari è stato possibile ri-
zione locale che, per le caratteristiche della vasca, è conoscere delle analogie morfologie con gli esemplari
confrontabile con un esemplare di ceramica di tipo classificati nell’Athenian Agorà302.
greco-orientale rinvenuto nello stesso contesto295
(tav. 24.A.7). 4. La cronologia

Bacino (tav. 24.A.4) Il repertorio vascolare della ceramica a vernice nera


Un esemplare di produzione locale296, per le caratte- può essere riferito ad un arco cronologico compreso
ristiche morfologiche, non trova confronto nel reper- tra l’ultimo quarto del VI sec. a.C. e gli inizi del secolo
torio della ceramica attica; mostra, invece, delle pre- successivo. Infatti, accanto a pochi esemplari di leka-
cise similitudini, per la forma del labbro, della vasca nai e all’unico frammento di bacino, attestati già dalla
e anche per l’attacco dell’ansa, con due bacini ansati prima metà del VI sec. a.C., tutti i tipi documentati
di produzione laconica rinvenuti in Sicilia, di cui uno sono riferibili ad un periodo molto circoscritto, limi-
proveniente da una sepoltura datata tra il secondo e tato all’ultimo quarto del VI sec. a.C.: si tratta degli
il terzo quarto del VI sec. a.C.297. esemplari di skyphos e di stemless del tipo bevelled
foot, degli unici esemplari di cup-skyphos e di piatto
Coppa (tav. 24.A.6) e delle kylikes appartenenti al tipo C concave lip; que-
Con questa definizione è stato classificato un esem- ste ultime sono rappresentate da ventotto frammen-
plare con una vasca dal profilo arcuato, orlo piano nella ti che identificano questo tipo come quello di gran
parte superiore e esternamente indistinto298, ricondu- lunga meglio documentato in tutto il repertorio del-
cibile, per le caratteristiche dell’argilla, ad un manu- la ceramica a vernice nera. L’abbondante presenza di
fatto di produzione locale299. La vernice è di colore queste coppe costituisce un riferimento cronologico
verde scuro, molto spessa e compatta con evidenti ri- significativo e molto attendibile grazie all’uniformi-
flessi metallici; sul limite interno dell’orlo e sulla pa- tà delle datazioni offerte sia dai contesti attici, dove
rete interna della vasca sono visibili due sottili strisce venivano prodotte, sia dai centri verso i quali queste
di vernice suddipinta di colore viola. kylikes venivano esportate e dove, in molti casi, ven-
Questo esemplare, di cui non è stato possibile in- nero presto imitate; inoltre, il rinvenimento di que-
staurare un confronto stringente con esemplari noti, sti esemplari in contesti stratigraficamente chiusi, ha
potrebbe essere considerato come una forma vascolare permesso di delineare uno sviluppo morfologico del
probabilmente elaborata localmente300. tipo che, sebbene mantenga inalterati i suoi attribu-
ti peculiari, rende possibile il riconoscimento di una
Coperchio (tav. 24.A.8-10) fase più antica, relativa ad un periodo compreso entro
Quattro sono i coperchi rinvenuti nel terrapieno; la fine del VI sec. a.C. Proprio a questa fase, distin-
due d’importazione attica, uno di produzione locale guibile – tra l’altro – per la concavità del labbro poco
mentre del quarto non è stato possibile riconoscere accentuata, possono riferirsi i numerosi frammenti
l’area di provenienza301. Per quest’ultimo esemplare, rinvenuti nel terrapieno.
avendo la calotta arcuata, a profilo continuo, non è Le corrispondenze cronologiche di questo tipo di cop-
stato possibile individuare dei confronti precisi; al pa, stabilite in base al confronto tra le evidenze ateniesi
295
TTA10202/2 (tav. 24.A.7); cfr. TTA211 (tav. 13.A.4). 299
TTA10226/36 (tav. 24.A.6).
296
TTA10213/1 (tav. 24.A.4). 300
Un vago confronto potrebbe essere istituito con alcune coppe,
297
Stibbe 1994, p. 219, fig. 345, dove viene confermata l’origi- attestate nella necropoli di Fratte dal secondo quarto del V sec.
ne laconica di questo esemplare precedentemente pubblicato (con a.C. con vasca dal profilo convesso, piede ad anello e caratteriz-
qualche incertezza rispetto all’area di produzione) insieme ad un zate dalla superficie piana dell’orlo che può essere o verniciata o
altro rinvenuto sporadicamente a Naxos (Pelagatti 1989, pp. 1-62, risparmiata; per l’analisi della forma e la distribuzione, Fratte, T.
in particolare pp. 18-19, figg. 77-80). 134, p. 250, fig. 428a.
298
L’unica distinzione si può notare in una scanalatura poco pro- 301
TTA10226/38-39 (tav. 24.A.8-9), 10216/8, 10202/37 (tav.
fonda, incisa tra orlo e vasca, percepibile soprattutto al tatto perché 24.A.10).
quasi completamente obliterata dallo strato di vernice. 302
Agorà XII, pp. 167-168, tav. 11, fig. 41.

97
e quelle di altri centri, non possono però essere estese per dedurre informazioni applicabili automaticamen-
ad altre forme documentate nel terrapieno come nel te ad altre realtà.
caso dei numerosi stemmed dish, ma in modo parti-
colare dei due stemless appartenenti al tipo inset lip e 5. La ceramica a vernice nera tardo-arcaica a Cuma
della coppa di piccole dimensioni. Ad Atene, infatti, e in Campania: repertori e produzioni (fig. 31)
queste forme risultano attestate, tranne rare eccezio-
ni, dal secondo decennio del V sec. a.C. e più precisa- La ceramica a vernice nera costituisce una delle clas-
mente, per quanto riguarda gli stemless e la coppetta, si ceramiche meglio documentate nel terrapieno di età
soprattutto dalla metà dello stesso secolo. tardo-arcaica. I frammenti riferibili a questa classe, ca-
Queste incongruenze cronologiche sono state mes- ratterizzati da una notevole frammentarietà, sono ri-
se in evidenza anche in altri contesti dove le indagini conducibili ad un ampio repertorio vascolare rappre-
hanno potuto appurare, analogamente a quanto notato sentato quasi esclusivamente da forme aperte poiché
a Cuma, la recensiorità delle datazioni ateniesi. le forme chiuse sono documentate solo da pochi ed
Per le forme in questione, il relitto di Pointe Lequin esigui frammenti di oinochoai.
1A, datato intorno al 515 a.C. in base al recupero di L’analisi delle caratteristiche tecniche, seppure in
un’abbondante e significativa quantità di ceramica at- modo autoptico, ha permesso di riconoscere, nella
tica figurata, ha fornito un riferimento cronologico stragrande maggioranza dei casi, gli esemplari d’im-
preciso; la data del naufragio, infatti, costituisce un portazione attica e quelli riferibili ad una probabi-
terminus ante quem per la diffusione degli stemmed le produzione locale303. Nel panorama delle forme
dish e delle coppette. d’importazione è attestato lo skyphos e la kylix del
Cronologie differenti, rispetto a quelle provenien- tipo C con labbro concavo, rappresentata anche da
ti dalle realtà ateniesi, interessano anche gli stemless due varietà e cioè quella “whit concave lip and offset
appartenenti al tipo inset lip dell’Athenian Agorà; in rim on interior” e quella con la superficie della vasca
questo caso, infatti, le indagini archeologiche con- verniciata di rosso; a questi si aggiungono i numerosi
dotte in diversi contesti siciliani hanno proposto una frammenti di stemmed dish del tipo convex and large
datazione più alta, almeno di un quarto di secolo per e l’unico esemplare appartenente alla stessa forma ma
queste kylikes su basso piede, così ampiamente dif- dalla vasca di dimensioni minori; meno numerosi sono
fuse al di fuori dei siti di produzione e caratterizza- invece gli stemless e le lekanai e i coperchi; le forme
te dalla profonda risega che separa, internamente, il small bowl, cup-skyphos e piatto sono rappresentate
labbro dalla vasca. da esemplari unici.
Quindi, i riferimenti cronologici che possono sca- Anche la produzione locale è rappresentata da un
turire da nuove indagini – come è stato dimostrato panorama di forme abbastanza ricco, confrontabile
anche in altri contesti nel caso di altre forme vasco- con il repertorio della ceramica attica e costituito so-
lari e di cui è stato accennato nella nota introduttiva prattutto da stemmed dish, in particolare quelli con
– risultano determinanti in questo studio poiché, il vasca dalle piccole dimensioni e con orlo variamente
repertorio dell’Athenian Agorà, sebbene rimanga un ingrossato, da meno numerosi esemplari di stemless,
importante punto di riferimento per l’analisi di que- lekanai e da alcuni coperchi304.
sta classe ceramica, non costituisce l’unico strumento Due forme aperte, tuttavia, non trovano confron-

303
A Cuma la produzione locale di ceramica a vernice nera tar- fondo Valentino (La Rocca-Rescigno-Soricelli 1995, p. 64, n. 13,
do-arcaica è attestata anche tra i materiali rinvenuti nello scavo tav. XXIII).
condotto dall’équipe del Centre Jean Bérard in una zona posta al 304
Nel repertorio della ceramica di produzione locale bisogna
di sotto delle terrazze del fondo Valentino. Tale dato è riportato aggiungere le kylikes del tipo C concave lip attestate nel tratto
nell’ambito di un più ampio studio condotto dalla dott. Mun- meridionale delle fortificazioni (Cuma. Le fortificazioni 1, p. 220,
zi sui materiali di ceramica depurata, non decorata di età arcaica fig. 125.1-2). Dallo stesso contesto proviene un’eccezionale imi-
(Munzi, c.s.). Ad una produzione definita genericamente regiona- tazione di questa kylix con la superficie priva di vernice, sempli-
le è invece riferito uno stemmed dish convex and small rinvenuto cemente lisciata.
durante le indagini di superficie compiute su una delle terrazze del

98
parte prima: Capitolo II

oltre a poche forme chiuse come crateri e anfore, è


costituito soprattutto da forme aperte quali skyphoi,
kylikes su alto e basso piede e coppe prive di anse su
alto piede.
L’analisi autoptica delle caratteristiche tecniche ha
permesso di individuare, grazie anche alle peculiari-
tà dell’argilla e della vernice, una grossa componen-
te di ceramica attica che si affianca, nella gran par-
te dei contesti, ad una produzione locale. Questa è
ampiamente diffusa, ad esempio, nella necropoli di
Fratte dove la maggior parte degli esemplari mostra-
no un’argilla di colore beige chiaro o nocciola più o
meno scuro, coperta da una vernice nera, poco co-
prente e opaca308. Il repertorio vascolare in questo
contesto è abbastanza ampio, composto soprattutto
da skyphoi, kylikes del tipo C concave lip con diffe-
rente concavità del labbro e profondità della vasca
e da stemmed dish con orlo variamente ingrossato,
Fig. 31. La ceramica a vernice nera in Campania in età tar- distinto dalla vasca attraverso una sottile scanalatura.
do-arcaica. Questi manufatti, da una parte riproducono morfo-
logicamente il repertorio della ceramica attica, dal-
to con questo repertorio; infatti, se una di queste, un l’altra mostrano, come nel caso dello stemmed dish
bacino305, è riconducibile precisamente a due esem- convex and small, un’elaborazione locale di questo
plari noti di produzione laconica, l’altra, una lekane, repertorio309. In questo contesto resta in secondo
invece, è molto simile ad alcuni esemplari conside- piano l’importazione attica che, nei corredi tardo-
rati come prodotti d’imitazione di ceramica greco- arcaici, si limita esclusivamente ad un unico esem-
orientale306. plare di kylix del tipo C concave lip310.
Inoltre, un esemplare di forma aperta, classificato Più abbondanti sono, invece, le importazioni attiche
genericamente come coppa, in base alle caratteristi- nella necropoli di Vico Equense311; in questo contesto
che tecniche e all’assenza di confronti stringenti con un esame autoptico delle argille ha permesso di rico-
altri esemplari, è stato considerato come una forma noscere sensibili differenze in una serie di manufatti
vascolare probabilmente elaborata localmente. la cui produzione è stata individuata in base alle va-
La ceramica a vernice nera, come a Cuma, è atte- riazioni cromatiche dell’argilla. Le diverse caratteristi-
stata in molti altri centri della Campania noti da evi- che, riconosciute soprattutto nelle coppette su piede,
denze tardo-arcaiche307: si tratta soprattutto di con- hanno messo in evidenza le diverse produzioni: quella
testi funerari in cui i corredi tombali hanno restitui- napoletana e quella pitecusana distinte da un’argilla
to un’abbondante attestazione di ceramica a vernice di colore giallo-rossastro312 a cui bisogna aggiungere
nera, rappresentata da un repertorio vascolare che, quella più genericamente attribuita alla Campania set-

305
TTA10213/1 (tav. 24.A.4). Morel 1974, Bencivenga Trillmich 1983, Fiammenghi 1994, Velia
306
TTA10202/2 (tav. 24.A.7). Studien 2 (Velia).
307
Palinuro II; Johannowsky 1965; CVA Capua IV; Johan- 308
Fratte.
nowsky 1989 (Capua); Cerulli Irelli 1965 (Alife); de la Genière 309
Fratte, T. VI-XV, p. 234, fig. 395.3.
1968 (Sala Consilina); d’Agostino 1968 (Pontecagnano); Bonghi 310
Fratte, T. XVIII, p. 224, n. 8.
Jovino-Donceel 1969 (Nola); Cairano; Bonghi Jovino 1982 (Vico 311
Bonghi Jovino 1982.
Equense); De Caro 1986 (Pompei); Fratte; Russo 1992 (Punta 312
Un riferimento alla produzione pitecusana di ceramica a ver-
Campanella); Giampaola-Ronga-Sica 1997 (Acerra); Menard 1991 nice nera di età arcaica è riportato, senza ulteriori specificazioni in
(Paestum); Albore Livadie 2001 (Castellamare di Stabia); Calatia; Morel 1974, p. 144, nota 15.

99
tentrionale caratterizzata invece da un colore variabile dendo confronti con repertori noti, è stata ipotiz-
dal bruno-giallino al rosa. La produzione di ceramica zata un’elaborazione locale per soddisfare probabil-
a vernice nera riferibile proprio alla zona settentriona- mente le esigenze connesse al santuario: si tratta di
le della Campania è stata ipotizzata anche sulla base oinochoai dal corpo cilindrico ma anche di phialai
di analisi autoptiche eseguite su alcuni esemplari pro- e basi per sostegno.
venienti dalle necropoli di Capua313 e Nola314. L’uni- La definizione di una produzione locale in que-
ca conferma relativa ad una produzione di ceramica sto centro è apparsa fondamentale per avvalorare
a vernice nera in quest’area della Campania proviene i risultati ottenuti dalle analisi chimiche compiute
dal rinvenimento di una fornace a Treglia (frazione sulla ceramica a vernice nera rinvenuta nell’abitato
di Pontelatone, Caserta) la cui indagine ha restituito tardo-arcaico della colonia focea di Velia318. In que-
molti frammenti di ceramica arcaica tra cui diverse sto sito, infatti, la produzione più abbondantemente
kylikes del tipo C concave lip315. attestata è proprio quella pestana, mentre quella di
All’area meridionale della Campania, invece, è stata ceramica attica e quella probabilmente riferibile ad
attribuita la produzione della ceramica a vernice nera alcuni centri non meglio precisati della Magna Gre-
rinvenuta durante le indagini di superficie condotte a cia, costituiscono solo una piccola parte rispetto alla
Punta Campanella e rappresentata da stemmed dish quantificazione complessiva319. Quello che emerge
convex and small e soprattutto da kylikes del tipo C è l’assenza, in questo sito, di una produzione locale
concave lip. di ceramica a vernice nera in età tardo-arcaica; tale
Proprio questo tipo di kylix, uno dei più diffusi nel dato, ipotizzato autopticamente più di trent’anni fa
repertorio attico, viene abbondantemente imitato nelle da J.P. Morel320, viene confermato oggi dai risultati
produzioni locali anche dei centri della Campania in- delle analisi scientifiche che, inevitabilmente, spingo-
terna come avviene nel sito indigeno di Cairano dove, no verso una rilettura dei rapporti e delle dinamiche
accanto a pochi esemplari di ceramica attica, questi esistenti tra le produzioni vascolari di questo centro
manufatti sono attestati insieme ad oggetti probabil- rispetto a quelle relative agli altri siti della Campa-
mente importati, come nel caso di alcuni esemplari nia e anche della Magna Grecia.
attestati nella necropoli di Sala Consilina, da uno dei
centri della Magna Grecia316.
A Paestum, tra i materiali di età arcaica e classica rin- 5. La ceramica attica figurata
venuti nell’area del santuario di Santa Venera, è stata
riconosciuta, accanto ad una parte di materiali d’im- I frammenti di ceramica figurata d’importazione at-
portazione corinzi ed attici, una produzione locale di tica rinvenuti nel terrapieno tardo-arcaico appartengo-
ceramica a vernice nera, questa volta confermata da no esclusivamente ad esemplari decorati a figure nere,
analisi chimiche-fisiche317. inquadrabili in un arco cronologico compreso tra la
I manufatti realizzati con questo tipo di argilla metà e la fine del VI sec. a.C. (fig. 32.)321.
(“Paestan B”) da una parte ripropongono i model- Il repertorio vascolare è costituito quasi esclusi-
li della ceramica attica più diffusi come kylikes tipo vamente da vasi di forma aperta e più precisamente
C concave lip, skyphoi e coppette su piede mentre, da kylikes del tipo lip cup e band cup: si tratta delle
dall’altra mostrano forme per le quali, non posse- coppe più comunemente definite dei “Piccoli Mae-
313
Johannowsky 1965. le varie produzioni riconosciute e per quelle non identificate,
314
Bonghi Jovino-Donceel 1969. pp. 332-340.
315
Albore Livadie 1991, pp. 149-151. 318
Velia Studien 2.
316
In base a studi, anche recenti, è stato possibile appurare 319
La produzione pestana costituisce il 53% contro il 13% della
la produzione locale di questa classe ceramica dall’età tardo-ar- ceramica attica e il 17% di frammenti riferibili a vasi prodotti in
caica in diversi centri della Magna Grecia. A titolo esemplifica- Magna Grecia; il 16% rappresenta la quantità di vasi di cui non
tivo: Dell’Aglio 1996, pp. 323-332; Semeraro 1997; Gagliardi è stato possibile identificare l’area di produzione.
2001, pp. 279-318; Monte Maranfusa, con bibliografia di rife- 320
Morel 1974, p. 144.
rimento. 321
Cfr. il contributo sulla quantificazione della ceramica a ver-
317
Menard 1991, in particolare p. 291; per la descrizione del- nice nera nel paragrafo 4.

100
parte prima: Capitolo II

labbro piede parete i particolari dei corpi e di colore


Tot. Frr.
TTA bianco per distinguere soprat-
anfora 1 4 (TTA 282-284) tutto le parti esposte delle figure
lip cup 10 (TTA 285-289) 2
femminili.
band cup 37 (TTA 291, 301) 17 (TTA 290, 292-300,
Pochi sono i frammenti realiz-
302-304) zati con un’esecuzione meno ac-
lip cup/band cup 5 3 (TTA 305-307)
curata, dove il graffito si limita
cassel 1 (TTA 308) 1 (TTA 309)
a pochi tratti essenziali e dove le
figure sono definite con un dise-
kylix tipo A 2 (TTA 310-312) 1 (TTA 311)
gno rapido e sommario.
kylix ad occhioni 3 (TTA 313, 315) 3 1 (TTA 314)
Anche se la ripetitività dei soggetti
kylik non id 1 30
presenti nel repertorio decorativo
ktemless 1 (TTA 316) di queste kylikes rende spesso dif-
lekythos 4 (TTA 317-318) ficile l’attribuzione precisa di un
forma chiusa 1 (TTA 319) esemplare all’opera di un partico-
56 8 64 128 lare pittore, nel caso dei frammen-
ti rinvenuti nel terrapieno, è stato
Fig. 32. Quantificazione della ceramica attica.
possibile proporre per due kylikes
del tipo band cup dei riferimenti
stri”, caratterizzate da raffigurazioni concentrate in ad opere attribuite all’Affecter Painter e all’Elbows Out
sottili fregi disposti sul labbro o nella fascia rispar- Painter (Pittore del Louvre E 705)325.
miata tra le anse322. Due tra i frammenti riconducibili a queste coppe
Tutti i frammenti rimandano ad un repertorio de- conservano parte di un’iscrizione (due lettere), esegui-
corativo legato essenzialmente agli schemi canonici di ta con vernice bruna diluita e con un tratto accurato.
questa produzione ampiamente diffusa soprattutto nel La prima presenta le lettere EI sulla zona risparmia-
terzo quarto del VI sec a.C.: animali (cervi, galline, ta tra le anse326, mentre la seconda mostra due lettere
leoni, cigni, pantere) e figure umane molto spesso in- identiche LL eseguite eccezionalmente sulla super-
serite in un gruppo che, almeno nella maggior parte ficie del labbro di una lip cup; questa iscrizione non
dei casi, mostrano un’accurata esecuzione . 323 potendo essere integrata con altre lettere, in base al
I frammenti rinvenuti nel terrapieno presentano le punto in cui si trova sul labbro, al limite con l’attacco
caratteristiche tecniche peculiari della ceramica attica: della vasca, deve essere considerata come un’iscrizione
argilla molto depurata di colore rosa-arancio (Munsell priva di senso, eseguita quindi con scopo puramente
5YR 7/4) , con una frattura netta dove sono visibili
324 decorativo327.
pochi vacuoli di piccole dimensioni; lo spessore delle pa- Un piccolo nucleo di frammenti appartengono a cop-
reti, nella quasi totalità dei frammenti, misura 3 mm. pe di tipo A; oltre a due kylikes decorate con occhioni,
Il graffito, eseguito a punta fine, nella maggior par- di cui una appartenente alla prima fase della produzio-
te degli esemplari è molto accurato; costante è l’uso ne per la presenza della cornea lasciata a risparmio, è
di vernice suddipinta, di colore paonazzo per esaltare importante segnalare la presenza di un esemplare con-

322
Per le coppe dei “Piccoli Maestri”: Beazley 1932; Villard 1946; to di band cup è stato rinvenuto durante le indagini di superficie
CVA New York II, p. 4; Haldestein 1983; Agorà XXIII; Vierneisel- eseguite sulle terrazze del fondo Valentino (La Rocca-Rescigno-
Kaeser 1990; CVA Malibu II; CVA Amsterdam II; Iozzo 2002; Soricelli 1995, p. 66, tav. XXXIV).
Gravisca 5, pp. 72-101, tutti con ampia bibliografia; ABV, pp. 159 ss.; 324
Solo due esemplari, uno di lip cup (TTA288 - fig. 68) e uno
Para, p. 67; Addenda, pp. 20 ss. di band cup (TTA301 - fig. 69) presentano il colore dell’argilla al-
323
Frammenti di kylikes dei “Piccoli Maestri” sono attestati a terato, in un caso di colore beige e nell’altro di colore grigio.
Cuma tra i materiali della Raccolta Stevens, rinvenuti sporadica- 325
TTA291; TTA290 (fig. 69).
mente (Gabrici 1913, col. 484, fig. 186) e ora custoditi nei depo- 326
TTA305 (fig. 70).
siti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Un frammen- 327
TTA289 (fig. 68).

101
servato in modo estremamente frammentario ma che, La ceramica figurata d’imitazione
per lo stile, può essere collocato intorno alla metà del
VI sec. a.C., costituendo quindi uno degli esemplari Dall’analisi autoptica degli esemplari decorati a fi-
più antichi tra i materiali di ceramica attica figurata gure nere si è potuto riscontrare che tre frammenti,
attestati nel terrapieno tardo-arcaico328. uno di forma aperta e due di forma chiusa, presen-
Il termine cronologico più recente della produzione, tano caratteristiche tecniche diverse da quelle indivi-
invece, è rappresentato da un top band stemless con duate per la ceramica attica. L’argilla è di colore ros-
decorazione ad occhioni posta sulla fascia risparmiata sastro (Munsell 5YR 6/6- 7/6- 7/8), con una frattura
tra le anse la cui ampia diffusione si colloca nel corso irregolare su cui sono visibili piccoli vacuoli di forma
dell’ultimo decennio del VI sec. a.C.329. allungata; è presente un’abbondante quantità di in-
Le forme chiuse, al contrario di quelle aperte, sono clusi a granulometria fine, soprattutto di carbonato
poco documentate; infatti, a parte alcuni frammenti di calcio e di mica331. Gli esemplari sono caratteriz-
di parete di anfore nella maggior parte dei casi recanti zati da uno spessore maggiore rispetto a quello degli
elementi decorativi (palmette, ovoli e linguette), queste esemplari di produzione attica. La vernice è compatta
forme sono rappresentate da due lekythoi di cui una, e poco lucente e, nella decorazione dei frammenti di
in base alla decorazione figurata posta sulla spalla, è forma chiusa, è di colore bruno.
stata attribuita al gruppo dell’Oplita che si Congeda, Margherita Nigro
appartenente alla più ampia classe delle lekythoi della
Classe di Phanyllis330.

328
TTA310 (fig. 70). 331
Le stesse caratteristiche tecniche si riscontrano negli esemplari
329
TTA316 (fig. 71). di ceramica a vernice nera ritenuti di produzione locale.
330
TTA317 (fig. 71).

102
Capitolo III

Le anfore da trasporto* 1993 da G. Buchner e D. Ridgway nell’edizione della


necropoli di S. Montano in cui sono state pubbli-
Le anfore da trasporto rinvenute negli emplekta delle cate le anfore da trasporto utilizzate nel sepolcre-
mura alto-arcaiche e di quelle tardo-arcaiche di Cuma to come enchytrismoi4. Proprio questi materiali sono
offrono un panorama assai ricco ed articolato sia per stati oggetto delle analisi metrologiche e archeome-
il numero cospicuo degli esemplari venuti alla luce, triche condotte da F. Durando e da A. Bonazzi5. Infi-
sia per la vasta gamma di fabbriche e di tipi attestati ne, sulle anfore di produzione greco-occidentale, una
(fig. 33). Si tratta di una classe di materiali già docu- classe particolarmente complessa, si è recentemente
mentata in Campania da molteplici rinvenimenti ed concentrata l’attenzione di V. Gassner che, a partire
oggetto di numerosi approfondimenti. La prima ras- dai rinvenimenti di Velia, ne ha proposto una nuo-
segna delle anfore da trasporto greche scoperte nella va classificazione ed ha svolto indagini di laboratorio
regione è stata elaborata nel 1981 da N. Di Sandro1 sulla composizione delle argille6.
ed aggiornata nel 1985 da C. Albore Livadie in occa- Come è noto, le anfore commerciali presentano
sione del Convegno sul Commercio Etrusco Arcai- molti aspetti problematici, sia per quanto riguarda
co2. In questa sede la studiosa ha esaminato i flussi la definizione delle fabbriche e dei tipi sia per ciò
commerciali etruschi in Campania dall’Orientalizzan- che concerne l’inquadramento cronologico. L’im-
te recente fino al V a.C. ed ha tracciato un quadro portanza delle scoperte di Cuma è, per quest’ulti-
di diffusione delle anfore da trasporto nella regione. mo aspetto, notevole: i due terrapieni hanno infat-
Un contributo importante sulla distribuzione di que- ti il vantaggio di presentare contesti chiusi, entro i
sti contenitori si deve ancora a N. Di Sandro che nel quali, come abbiamo visto, risultano associate classi
1986 ha curato la pubblicazione delle anfore arcaiche ceramiche differenti. Trattandosi tuttavia di mate-
rinvenute nello Scarico Gosetti di Pithecusae3. La ras- riale non stratificato, non è stato possibile seguire
segna di questi materiali nell’isola è stata ampliata nel lo sviluppo morfologico delle differenti produzioni
* Questo studio è parte della tesi di dottorato che ho in corso l’autorizzazione ad esaminare i materiali conservati nei magazzini.
presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” sotto Ringrazio inoltre P. Bernardini, M. Botto, F. Camia, L. Del Verme,
la direzione di Bruno d’Agostino che desidero ringraziare per M. Golin, G. Koehler, N. Kourou, V. Malpede, M. Martelli, A.
l’interesse e la pazienza con cui mi ha seguita e per gli stimoli Naso, S. Pope, S. Privitera, M. Rendeli, E. Santaniello che hanno
continui nell’approfondimento della ricerca. La mia gratitudine va facilitato la mia ricerca ed hanno discusso con me molti aspetti di
inoltre a J.-Chr. Sourisseau che mi ha indirizzata in molti aspetti questo lavoro. Vorrei infine esprimere la mia gratitudine ad E. Greco,
di questo studio e mi ha anticipato i risultati, ancora inediti, delle Direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, per l’ospitalità
sue ricerche. Ringrazio vivamente M. Bats per il soggiorno di e per aver appoggiato la mia ricerca presso le istituzioni greche.
studio che ho svolto presso il Centre Camille Jullian (Université 1
Di Sandro 1981a; Di Sandro 1981b; cfr. inoltre Di Sandro
de Provence). Sono particolarmente grata a F. Boitani (Museo 1990.
Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Museo Nazionale Etrusco di 2
Albore Livadie 1985a.
Tarquinia), a C. Gialanella (Museo Archeologico Lacco Ameno, 3
Di Sandro 1986.
Ischia), a M.C. Lentini (Museo Archeologico di Giardini Naxos), 4
Pithekoussai 1.
a T. Janin (Sito archeologico di Lattes), alla A’ e alla D’ Eforia delle 5
Durando 1989; Durando 1998; Bonazzi-Durando 2000.
Antichità Preistoriche e Classiche e all’American School of Classi- 6
Gassner 1994; Gassner 2000a; Gassner 2000b; Gassner 2003;
cal Studies at Athens (Scavi dell’Agorà di Atene e di Corinto) per Velia Studien 2; Gassner-Sauer 1999; Gassner-Sauer 2002.

103

30

25

20

15

10

corinzie A
"samie di Zeest"
Chio-Clazomene

Chio

Lesbo

SOS
fenicie del
Mediterraneo centrale

greco-orientali prod.
indeterminata

nord-Egeo

Clazomene

laconiche

Mileto

etrusche

à la brosse

ad ogiva di tipo
fenicio-occidentale
a fondo piano

greco-occidentali
ANFORE

Fig. 33. La distribuzione delle classi di anfore da trasporto nei due terrapieni.

di anfore da trasporto: per la loro classificazione si dimensioni e al colore (solo per i casi noti si è ritenu-
è dunque utilizzato il criterio stilistico sulla base di to opportuno definirne la natura)7.
tipologie elaborate in altri contesti. Le anfore da trasporto rinvenute nel terrapieno delle
Per quanto concerne lo stato di conservazione dei mura alto-arcaiche, pur essendo molto esigue, docu-
frammenti cumani, è il caso di osservare che solo una mentano una grande varietà di classi (fig. 34). Sono
piccola percentuale appartiene ad elementi significa- venuti alla luce frammenti di parete di anfore corinzie
tivi del vaso (orlo/labbro, ansa, fondo/piede), mentre A e di anfore attiche di tipo “SOS”: purtroppo il mo-
per il resto si tratta di parti del ventre o di esempla- desto stato di conservazione non consente un preciso
ri non riconoscibili. Per le argille, attendendo l’avvio inquadramento cronologico. È stato inoltre scoperto
di analisi fisico-chimiche, si è stabilito di presentar- un frammento di anfora à la brosse di una produzio-
ne una descrizione autoptica: il colore degli impasti ne non identificata, già riscontrata a Messina, a Pisa
è definito secondo la classificazione della Munsell Soil ed in Provenza in contesti della seconda metà del VI
Color Chart; gli inclusi sono stati descritti in base alle a.C.: questo ritrovamento ci permette dunque di rial-
7
Un programma di analisi di laboratorio sugli esemplari il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Napoli
cumani è stato infatti avviato ed attende di essere svolto presso Federico II in collaborazione con il prof. V. Morra.

104
parte prima: Capitolo III

Orlo/Labbro Ansa Piede/Fondo Parete Tot. Frr


TA
Anfore SOS 2(TA52)
Anfore à la brosse TA53
Anfore corinzie A 7(TA29; 83)
Anfore di Chio/Clazomene TA54
Anfore di Clazomene TA30
Anfore etrusche TA31
Anfore ad ogiva con fondo piano di TA32
tradizione fenicio-occidentale
Anfore non identificate 8
1 1 1 19 22
TTA
Anfore à la brosse TTA324; 325; 327; 328; TTA326; 331; 332; 333 TTA323; 330 260
329
Anfore laconiche TTA334; 335; 336 19

Anfore corinzie A TTA337; 338; 339; 340; 341; TTA363; 364; 365; 366; 651
342; 343; 344; 345; 346; 347; 367; 368
348; 349; 350; 351; 352; 353;
354; 355; 356; 357; 358; 359;
360; 361; 362
Anfore di Chio TTA369 TTA370 12
Anfore di Clazomene TTA371; 372 TTA373 5

Anfore di Mileto TTA374; 375; 376; 377 TTA378 111

Anfore di Lesbo TTA379 TTA380 9

Anfore “samie di Zeest” TTA381 45


Anfore del Nord-Egeo TTA382; 383
Anfore greco-orientali di produzione TTA384 TTA385
indeterminata
Anfore greco-occidentali TTA386; 387; 388; 389; 390; TTA399; 408; 409; 410; TTA396; 397; 1286
391; 392; 393; 394; 395; 400; 421; 422; 423; 424; 425; 398; 407; 419;
401; 402; 403; 404; 405; 406; 426; 427; 428; 429 420
411; 412; 413; 414; 415; 416;
417; 418
Anfore fenicie del Mediterraneo TTA430 1
centrale

Anfore etrusche TTA431; 432; 433

Anfore ad ogiva con fondo piano di TTA434; 435; 436; 437; TTA444; 445; 446; 447; 448; 449; TTA441;
tradizione fenicio-occidentale 438; 439; 440 450; 451; 452; 453; 454; 455; 456; 442; 443
457; 458; 459; 460; 461; 462; 463;
464; 465; 466; 467; 468
Anfore non identificate 1 12 2 2630
83 64 14 5029 5190

Fig. 34. Quantificazione delle anfore da trasporto.

105
zarne la datazione alla prima metà del VI a.C. Sono camente al VI a.C. appartengono invece i due conte-
documentati due esemplari di anfore greco-orientali nitori della Grecia del nord.
di produzione nord-ionica: in un caso si tratta di un Anche le anfore greco-occidentali sono ben documen-
frammento di parete di fabbrica clazomenia decorato tate: il tipo denominato da C.G. Koehler “corinzio B” di
a bande larghe; l’altro è costituito invece da un fram- età arcaica è attestato da molteplici individui sia di pro-
mento di orlo e collo di fattura chiota o clazomenia e duzione sibarita (10) che di fabbrica indeterminata (7).
databile nella seconda metà del VII a.C., provvisto di Consistente è anche il numero dei contenitori di forma
due fasce, una sulla superficie esterna dell’orlo, l’altra “ionico-massaliota” di provenienza locrese databili nella
intorno al punto di attacco dell’ansa. Della produ- seconda metà del VI a.C. (8). Nell’emplekton tardo-ar-
zione etrusca è possibile evidenziare un fondo di tipo caico è inoltre attestata l’anfora di produzione fenicio-
Py 3A/Gras EMC.2 compreso fra l’ultimo quarto del occidentale: si tratta di un solo esemplare ad ogiva di
VII a.C. ed il secondo quarto del VI a.C. Nel gruppo provenienza incerta inquadrabile nella prima metà del
delle anfore ad ogiva con fondo piano di tradizione VII a.C. Quanto agli altri materiali d’importazione, è
fenicio-occidentale rientra infine un frammento di difficile stabilire l’incidenza delle anfore etrusche: l’at-
ansa di fattura pithecusana oppure etrusca. tribuzione a questa fabbrica infatti è stata confermata
All’interno dell’emplekton tardo-arcaico è stato rin- solo per due esemplari datati nel VI a.C. relativi al tipo
venuto un numero davvero cospicuo di frammenti di Py 3C e Py 4/Gras EMD. Un altro frammento è dubi-
contenitori da trasporto di produzione greca, magno- tativamente assegnato al tipo Py 1-2/Gras EMA.2 oppu-
greca, etrusca e fenicia-occidentale (fig. 34). Il gruppo re Py 3A/Gras EMC.2. Restano invece fuori da questo
maggiormente rappresentato è costituito da quelli di conteggio i numerosi esemplari di anfore ad ogiva con
fattura corinzia pertinenti al gruppo A, i cui esemplari fondo piano di tradizione fenicio-occidentale che, pre-
(26) si concentrano nel VI a.C. e, in particolare, alla sentando una classificazione problematica, potrebbero
fine del secolo. Le anfore à la brosse sono invece docu- essere attribuiti sia a produzione etrusca sia a fattura pi-
mentate da pochi frammenti: questa scoperta è tuttavia thecusana. Solo analisi minero-petrografiche e chimiche
molto significativa per la varietà di produzioni attesta- delle argille ci consentiranno di stabilire i centri di pro-
te. Mentre tre di questi contenitori appartengono alla duzione di questi contenitori commerciali.
produzione attica della seconda metà del VI a.C., ne
è stato rinvenuto un gruppo omogeneo, composto da Le anfore “SOS”
tre frammenti, che imita il tipo attico ma la cui origine
è ignota. Si tratta tuttavia di una fabbrica differente Lo studio di riferimento sulle anfore di tipo “SOS” è
da quella scoperta nel terrapieno alto-arcaico, diffusa stato realizzato da A. Johnston e R.E. Jones nel 1978; re-
nel Mediterraneo occidentale: esemplari con le stesse centemente, M.A. Rizzo ha apportato alcune modifiche
caratteristiche tecniche, datati nella seconda metà del a questa classificazione8. La produzione è caratterizzata
VI a.C., sono infatti venuti alla luce in Provenza. Tra da una particolare decorazione posta sul collo: su una
i contenitori da trasporto di origine greca, quelli la- superficie risparmiata, sono dipinti motivi a zig zag e a
conici sono piuttosto rari: ne sono infatti venuti alla cerchio che assomigliano alle lettere dell’alfabeto greco
luce tre frammenti databili in momenti diversi del VI “SOS” o altri segni ad esse vicine9. Dal punto di vista
a.C. Le anfore greco-orientali sono quantitativamente morfologico sono state individuate tre forme principali
consistenti e provengono da numerose località: una è denominate Early, Middle e Late, e quest’ultima è stata
originaria di Chio, due di Clazomene, quattro di Mi- articolata in due varianti Late I e Late II. Le peculiarità
leto, una di Lesbo e due rientrano in una produzione generali del tipo sono costituite dal collo cilindrico o
indeterminata. A queste si aggiunge un esemplare del leggermente concavo, dalla spalla inclinata, dal ventre
tipo di “Samo di Zeest”. Nella maggior parte dei casi, rastremato, dall’alto piede ad anello troncoconico, dal-
essi si datano nella seconda metà del VI a.C. Generi- le anse verticali con sezione ovoidale. L’orlo ingrossato

8
Johnston-Jones 1978; Rizzo 1990, pp. 16-17. Inoltre cfr. 9
Per la gamma delle decorazioni poste sul collo delle anfore di
Johnston 1993, p. 357, nota 25. tipo “SOS”: Johnston-Jones 1978, pp. 135-139.

106
parte prima: Capitolo III

assume caratteristiche diverse in base all’evoluzione for- Le anfore à la brosse (tav. 24.B.1-9, 11-12, fig. B)
male del tipo. Quanto alla decorazione, l’orlo, il ventre
(ad eccezione di qualche banda risparmiata posta nella Il termine à la brosse è stato introdotto per designare ge-
parte alta) ed il piede sono verniciati di nero. Anche le nericamente contenitori da trasporto decorati con vernice
anse sono dipinte nello stesso colore oppure presenta- bruna passata a grosse pennellate sull’orlo, sulla spalla, sul
no fasce verticali sulla superficie esterna. ventre e sul piede21. Questa denominazione ha avuto poi
Questa classe di materiali è diffusa a partire dal TGI un uso restrittivo ed ha finito per indicare soltanto quel-
fino alla prima metà del VI a.C. ed è generalmente le anfore che si ispirano al tipo attico “SOS” ma hanno
prodotta ad Atene. Non mancano tuttavia esemplari perduto la caratteristica decorazione sul collo.
fabbricati a Calcide in Eubea ed imitazioni sono at- Esse sono caratterizzate dall’orlo ingrossato con pia-
testate, in minor quantità, in altri centri10. Le “SOS” no superiore arrotondato, dal collo cilindrico oppure
sono molto diffuse in Sicilia e Magna Grecia11; in concavo, dalla spalla arrotondata, dal ventre rastremato
Campania sono presenti a Calatia12, a Cuma, nel- e dal piede ad anello. Le anse sono impostate vertical-
la tomba 104 di Fondo Artiaco13, e a Ischia, nella mente sul collo e sulla spalla e presentano una sezio-
cosiddetta “Stipe dei Cavalli”14, nell’insediamento ne ovoidale. Sulla base della morfologia delle anfore
di Punta Chiarito15, nell’abitato di Mazzola16, nella à la brosse dell’Agorà di Atene, J.-Chr. Sourisseau ne
necropoli di S. Montano17 e nello Scarico Gosetti18. ha isolati due tipi distinti: il tipo A-Gre Att2A, che
Proprio in questi due ultimi contesti, accanto alla trova riscontro negli esemplari Agorà 1501 e 1503, e
produzione attica, sono attestate una fabbrica euboi- quello A-Gre Att2B, che corrisponde ad Agorà 150222.
ca19 ed una pithecusana20. Il tipo A-Gre Att2A è definito dall’orlo ingrossato
Nel terrapieno del muro di prima fase di Cuma sono di forma generalmente allungata, dal collo concavo,
stati rinvenuti due frammenti di parete di anfore atti- dalla spalla inclinata, dal ventre rastremato e dall’alto
che di tipo “SOS” (TA52). Uno di questi presenta la piede di forma troncoconica. Esso presenta elemen-
consueta decorazione a vernice nera con fasce rispar- ti di continuità morfologica con l’anfora “SOS” ed è
miate. A causa del loro stato di conservazione, non è diffuso dal primo-secondo quarto all’ultimo quarto
tuttavia possibile proporne un preciso inquadramento del VI a.C. Il tipo A-Gre Att2B possiede invece l’orlo
cronologico: per questo, si è stabilito di datarli gene- ingrossato con piano superiore arrotondato, il collo
ricamente tra la seconda metà dell’VIII a.C. e la pri- corto e di forma concava, la spalla inclinata, il ventre
ma metà del VI a.C. molto panciuto, il piede piccolo e troncoconico e si

10
Jones-Johnston 1978, pp. 125-128; Jones 1986, pp. 706-712; 16
Johnston-Jones 1978, p. 115, nn. 8, 45.
Albanese Procelli 1996, pp. 99-100 (con bibl. precedente). 17
Johnston-Jones 1978, p. 115, nn. 5 (=Pithekoussai 1, p. 443,
11
Per un quadro di distribuzione delle anfore di tipo “SOS” T. 429, tavv. CXCV, 208, 225), 6 (=Pithekoussai 1, pp. 620-621,
in Magna Grecia: Johnston-Jones 1978, pp. 115-117 (con bibl. T. 642, tav. 209), 7 (=Pithekoussai 1, p. 430, T. 398, tav. 208), 16
precedente). Inoltre Gras 1978, pp. 172-173, D 25-29, pl. 75 (=Pithekoussai 1, p. 689, T. 719, tav. 210), 47 (=Pithekoussai 1,
(Leuca); Orlandini 1982, pp. 319, 323, fig. 7; Panzeri Pozzetti p. 453, T. 442, tavv. 209, 226); Durando 1989, pp. 60, 77.
1986, pp. 141-142, nn. 76-78, tavv. 37-38; Scioli-Sacchi 1992, 18
Johnston-Jones 1978, p. 116, nn. 15 (=Di Sandro 1986, p. 16,
pp. 65-66, nn. 19-22, figg. 121-124, 181-182; Cavagnera 1995, SG1, tav. 1), 12; Di Sandro 1986, pp. 15-18, SG2-SG6, tav. 1.
pp. 43-44, nn. 19-23, figg. 32, 33, 181; Stea 1997, pp. 37-38, nn. 19
Johnston-Jones 1978, pp. 127-128, 115-116, n. 9 (=Pithekoussai 1,
23-27, figg. 38-42 (Incoronata di Metaponto); Berlingò 1993, pp. p. 700, S 2/3, tavv. 95, 244), 10, tav. 16, b, (=Di Sandro 1986, p.
11-13, figg. 23-26 (Siris); Vandermersch 1989, p. 97, nn. 485-486, 18, SG7, tav. 1), pp. 127-128; Di Sandro 1986, pp. 18-19, SG8,
fig. 64 (Caulonia). In Sicilia: Jones-Johnston 1978 1978, pp. 117- tav. 1; Durando 1989, p. 77.
119 (con bibl. precedente); Albanese Procelli 1996, pp. 99-102 20
Durando 1989, p. 78; Pithekoussai 1, pp. 478-9, T. 476, tav.
(con bibl. precedente); Vassallo 1999, p. 339 (Himera); Spagnolo 210. Dopo una revisione del frammento SG14, ritengo che si
2002, pp. 31-32 (Messina); Sourisseau 2002, p. 548; Sourisseau possa escludere una sua attribuzione a questa classe di anfore (Di
c.s. (Camarina); Blackman-Lentini 2003, p. 433, n. 1.8, p. 434, Sandro 1986, p. 21, tav. 2).
n. 2.7, fig. 46 (Naxos). 21
Lambrino 1938, pp. 132-141.
12
Calatia, p. 45, fig. 29, n. 24. 22
Agorà XII, pp. 192-193; Johnston-Jones 1978, pp. 121-122;
13
Di Sandro 1981a, p. 4 (=Albore Livadie 1985a, p. 138, n. 1). Rizzo 1990, p. 23; Py-Sourisseau 1993, pp. 35-36; Lawall 1995,
14
d’Agostino 1994-1995, pp. 60-61, nn. 84-85, tav. XLI. pp. 36-38; Sourisseau 1997, pp. 101-103.
15
Gialanella 1994, p. 183, A6, fig. 13.

107
inquadra cronologicamente tra la metà del VI a.C. ed ne sono venuti alla luce trentasette frammenti: si tratta
il secondo decennio del V a.C. di due orli (TTA324; TTA325), un piede (TTA323),
Il dibattito scientifico circa il luogo di produzione un’ansa (TTA326) e trentatre pareti. Il frammento di
delle anfore à la brosse è molto acceso: mentre M.F. piede TTA323, che è caratterizzato da un alto anello
Lambrino ha assegnato loro una provenienza ionica, troncoconico ed è decorato sulla superficie esterna da
forse milesia23, a Marsiglia, oltre al gruppo più con- vernice bruna diluita, rientra nel tipo A-Gre Att2A e può
sistente di origine ionica, ne è stato distinto uno di essere datato genericamente nel VI a.C. I frammenti
produzione attica24. M. Slaska, sulla base dei materia- TTA324 e TTA325 presentano l’orlo notevolmente
li di Gravisca, ne ha poi proposto una fabbricazione ingrossato e una gola nel piano inferiore di esso, in
greco-orientale25. Le analisi chimico-fisiche effettua- corrispondenza del punto di attacco del collo, e sono
te da A. Johnston e R.E. Jones hanno infine stabilito decorati da vernice bruna diluita. Essi appartengono
che nella maggior parte dei casi si tratta di prodotti dunque al tipo A-Gre Att2B e si datano nella secon-
attici26. Le recenti indagini archeologiche hanno tut- da metà del VI a.C. A causa della frammentarietà del
tavia confermato che in numerosi contesti della metà pezzo, non è stato invece possibile classificare l’ansa
del VI a.C.-inizi del V a.C. sono presenti esemplari TTA326.
molto simili, per caratteristiche formali e decorative, Tutti questi esemplari sono caratterizzati da un’ar-
a quelli attici ma pertinenti ad altri luoghi di origine, gilla di colore rosato (Munsell 7.5YR 7/6) che pre-
ancora ignoti27. senta minuscoli inclusi di mica, qualche grano di co-
Nel terrapieno alto-arcaico ed in quello tardo-arcaico lore bianco di piccole dimensioni ed inclusi bruni di
di Cuma sono venuti alla luce numerosi frammenti di circa 0,5-1 mm.
anfore à la brosse: mentre alcuni appartengono a pro-
duzione attica, altri sono pertinenti a due fabbriche Produzioni non identificate
distinte la cui provenienza è ancora indeterminata. Anfore à la brosse di produzione non attica sono state
riconosciute, come abbiamo detto, in numerosi con-
Produzione attica testi arcaici: si tratta di esemplari che imitano i pro-
Le analisi fisico-chimiche condotte da A. Johnston totipi attici ma si differenziano per le caratteristiche
e da R.E. Jones hanno dimostrato, come già detto, dell’argilla. Tuttavia numerose incertezze permangono
che la maggioranza delle anfore à la brosse è prodotta sull’identificazione dei centri di produzione di questa
in Attica28. Queste si datano tra il VI a.C. e gli ini- classe di anfore. Notevoli a questo proposito sono i
zi del V a.C., e sono molto diffuse in Magna Grecia rinvenimenti della Sicilia nella necropoli di Rifrisco-
ed in Sicilia29. In Campania ne sono stati rinvenuti laro a Camarina33, nell’abitato di Monte S. Mauro34
alcuni esemplari: uno a Cuma vicino al tipo Agorà e nell’isolato S di Messina35. In quest’ultima località,
150130, un altro nella necropoli S. Nazzaro di Avel- in particolare, sono venuti alla luce tre frammenti del
la del tipo Agorà 150231 e due frammenti di parete a tipo Agorà 1501 e 1502 caratterizzati da un’argilla di
Poseidonia32. colore rossiccio con numerosi inclusi di colore bianco
Nel contesto del terrapieno di seconda fase di Cuma e di mica36. Anche a Pisa sono stati rinvenuti esempla-

23
Lambrino 1938, pp. 135-136. 1996, p. 103 (con bibl. precedente); Vassallo 1999, pp. 339-341
24
Villard 1960, p. 49; Villard 1970, pp. 117-118; Gras 1988, (Himera); Panvini 2001, pp. 73-74 (Relitto di Gela); Sourisseau
p. 294. c.s. (Camarina).
25
Slaska 1978, pp. 223-224. 30
Di Sandro 1981a, pp. 4-5 (=Albore Livadie 1985a, p. 138,
26
Johnston-Jones 1978, pp. 121-122. n. 1).
27
Cfr. infra. 31
Albore Livadie 1985a, p. 138, n. 2.
28
Johnston-Jones 1978, pp. 121-122, seguito da Dupont 1982, 32
Poseidonia-Paestum III, p. 139, nn. 788b, 655, fig. 105.
p. 193. 33
Sourisseau c.s.
29
Per un quadro di distribuzione delle anfore à la brosse di 34
Albanese Procelli 1996, pp. 100, 103-104.
produzione attica in Magna Grecia: Semeraro 1997, p. 55, n. 30, 35
Spagnolo 2002, p. 32.
fig. 13; p. 58, n. 54, fig. 15; p. 156, n. 323 (Salento); Vandermersch 36
Agorà XII, pp. 192-193.
1989, p. 97, n. 487, fig. 64 (Caulonia). In Sicilia: Albanese Procelli

108
parte prima: Capitolo III

ri non attici caratterizzati da due paste: una di compo- spessore delle pareti (0,5 cm.). La pasta, molto depurata,
sizione fine ed omogenea di colore giallo-beige; l’altra è di colore rosa (Munsell 5YR 7/6) e presenta numerose
di colore rossastro o nocciola con inclusi bianchi37. In pagliuzze di mica e qualche incluso di piccole dimensioni
Provenza, infine, sono emersi altri due gruppi di anfore di colore bianco. Per questa produzione è possibile con-
à la brosse di origine non identificata che formalmente fermare la datazione, proposta per gli esemplari del sud
corrispondono al tipo attico Agorà 1502: uno presen- della Francia, nella seconda metà del VI a.C.
ta un’argilla di colore rosso intenso ed è arricchito da Nonostante gli impasti attestati a Cuma siano già
inclusi di calcite e di mica, l’altro è caratterizzato dal documentati nell’Occidente greco, resta tuttavia pro-
modesto spessore delle pareti, che si aggira intorno ai blematica la definizione dei centri di produzione di
0,5 cm., e si distingue per il colore di colore camoscio questi materiali, che solo l’avvio di analisi di laborato-
con numerose particelle di mica38. rio potrà contribuire a chiarire39. A questo proposito
Mentre un solo frammento di parete di anfora à la è opportuno ricordare che nello stesso comprensorio
brosse di produzione non attica è emerso nel terrapieno di Cuma, e precisamente ad Ischia, è nota un’imita-
del muro di prima fase (TA53), numerosi sono invece gli zione locale di anfore di tipo “SOS” che sono i pro-
esemplari rinvenuti nell’emplekton tardo-arcaico. Si tratta totipi delle anfore à la brosse40.
di tre frammenti di orlo (TTA327; TTA328; TTA329),
tre di ansa (TTA331; TTA332; TTA333), uno di piede Le anfore laconiche (tav. 24.B.10, 13-14, fig. 74)
(TTA330) e duecentoventisette di parete. La superficie
esterna dell’orlo e del piede e l’attacco inferiore dell’ansa Le anfore laconiche sono state oggetto di uno studio
sono decorati con vernice molto diluita di colore bruno. complessivo da parte di P. Pelagatti che, sulla base dei
L’orlo TTA327, con sezione a mandorla, rientra nel tipo materiali rinvenuti in Sicilia, ne ha proposto una seria-
A-Gre Att2A. Gli orli TTA328 ed TTA329, che sono zione tipologica41. Esse sono caratterizzate dall’orlo in-
ingrossati e presentano tutti i piani arrotondati, ed il pie- grossato con superficie superiore arrotondata, dal collo
de TTA330, di piccole dimensioni e con un diametro di cilindrico, dal collarino sul collo, dalla spalla arrotonda-
soli 8,2 cm., appartengono invece al tipo A-Gre Att2B. A ta, dal ventre rastremato e dal piede ad anello. Le anse
causa delle modeste condizioni di conservazione, non è sono verticali e a sezione ovoidale. La studiosa ne ha di-
stato possibile classificare i frammenti di ansa (TTA331; stinto due tipi: il tipo 1, diffuso tra la seconda metà del
TTA332; TTA333). VII e la prima metà del VI a.C., è caratterizzato dal col-
Mentre le caratteristiche formali e l’apparato decorativo lo allungato, dal collarino posto a metà di esso e dalla
degli esemplari cumani corrispondono dunque a quelli scanalatura nel punto di attacco della spalla, e presenta
di produzione attica, la composizione della pasta cera- una decorazione a vernice nera opaca su tutte le super-
mica ed alcune proprietà tecniche fanno propendere per fici. Lo sviluppo morfologico del tipo 2 è più comples-
altri luoghi di origine. Il frammento TA53 presenta, ad so: nella prima metà del VI a.C. l’orlo si ispessisce ed il
esempio, una particolare argilla di colore rosso (Munsell collarino, ben pronunciato, è ancora collocato in posi-
2.5YR 6/6) con numerosi inclusi di colore bianco e di zione distinta. Negli esemplari più recenti della seconda
mica come quella che riscontriamo nei già citati esem- metà del VI a.C., l’orlo è divenuto un toro espanso ed il
plari di Messina, di Pisa e della Provenza. La datazione collarino si presenta come una nervatura a spigolo vivo
dell’emplekton di prima fase ci consente dunque di rial- posta al di sotto di esso, in corrispondenza dell’attacco
zare la cronologia di questa produzione alla prima metà del collo. Quanto alla decorazione, gli esemplari della
del VI a.C. La caratteristica più evidente degli esemplari prima metà del VI a.C. hanno solo il collo risparmiato,
rinvenuti nelle mura tardo-arcaiche è costituita invece, mentre quelli datati nella seconda metà del secolo anche
come l’altra fabbrica attestata in Provenza, dallo scarso parte della spalla42.

37
Pancrazzi 1982, p. 336, fig. 2, n. 13. 41
Pelagatti 1992, pp. 130-138.
38
Sourisseau 1997, p. 114-116; Sourisseau 2000, pp. 140-141; 42
Per una classificazione tipologica degli esemplari più recenti
Sourisseau c.s. delle anfore laconiche: Py-Sourisseau 1993, p. 40; Sourisseau
39
Cfr. supra nota 7. 1997, pp. 109-111.
40
Cfr. supra nota 20.

109
Le anfore laconiche sono diffuse in Italia Meridio- seconda metà del secolo. L’orlo TTA336 appartiene
nale e, soprattutto, in Sicilia43; in Campania esse sono invece alla fine del VI a.C.
attestate da un unico esemplare rinvenuto nello Sca-
rico Gosetti di Pithecusae44. Le anfore corinzie A (tav. 25.1-13)
Nel contesto delle mura tardo-arcaiche di Cuma ne
sono venuti alla luce tre frammenti di orlo (TTA334; Le anfore corinzie A sono state identificate e classi-
TTA335; TTA336) e diciannove di parete. L’esemplare ficate per la prima volta da C.G. Koehler e sono state
TTA334 presenta l’orlo ingrossato con superficie su- recentemente analizzate da M. Lawall e J.Chr. Souris-
periore arrotondata e un collarino posto al di sotto di seau48. A partire dalle scoperte della necropoli di Ri-
esso, ma non direttamente a contatto. Questo fram- friscolaro a Camarina, quest’ultimo ha proposto una
mento rientra dunque nel gruppo più antico del tipo tipologia degli esemplari di VI a.C. che possiedono
2 della classificazione di P. Pelagatti45. L’orlo TTA335 numerose varianti e presentano una cronologia mol-
mostra il piano superiore leggermente digradante verso to problematica.
l’interno ed il collarino, che si trova al di sotto di esso, è Come è noto, questi contenitori hanno origine a
ben rilevato46. Il frammento TTA336 presenta una su- Corinto alla fine dell’VIII a.C.-inizi del VII a.C. e
perficie superiore piana e una sezione triangolare; a 0,5 sono prodotti fino al 300 a.C. Gli esemplari di VII
cm. al di sotto dell’orlo è posto un collarino che ha la a.C. sono caratterizzati dal labbro a tesa molto spor-
forma di una nervatura a spigolo vivo. Entrambi appar- gente, dall’ampio collo cilindrico, dalla spalla incli-
tengono dunque alla fase più recente di evoluzione del nata, dal ventre globulare e dal piede cilindrico, pro-
tipo 247. La decorazione presenta in tutti i frammenti filato all’esterno. Agli inizi del VI a.C. le proporzioni
le stesse caratteristiche: la superficie esterna ed interna dell’anfora sono ancora massicce e gli elementi che la
dell’orlo e quella interna del collo sono completamente compongono, in particolare il labbro ed il piede, ac-
dipinte con vernice nera leggermente metallizzata. La quistano una precisa definizione strutturale. Nel cor-
parte esterna del collo è resa a risparmio. so del VI a.C. lo sviluppo formale del tipo, comporta
Le proprietà dell’argilla rientrano in quelle tipiche una riduzione delle dimensioni del labbro, del collo e
della fabbrica laconica: la pasta ceramica è di colore del piede in rapporto alla grandezza del ventre.
rosa/violaceo ed è arricchita da poche pagliuzze di mica, Le anfore corinzie A sono molto diffuse in tutto il
da granelli di colore bianco e da radi inclusi di colore bacino del Mediterraneo49: numerose sono le attesta-
marrone di notevoli dimensioni (0,01 cm.). zioni in Magna Grecia e in Sicilia50. Nella terraferma
Quanto alla cronologia, mentre il frammento TTA334 campana il tipo è documentato nelle necropoli di
è databile nella prima metà del VI a.C., per l’esemplare Pontecagnano e Vico Equense, a Velia, ad Agropo-
TTA335 è possibile proporre un inquadramento nella li e a Poseidonia51. Questi materiali sono inoltre co-

43
Per un quadro di distribuzione delle anfore laconiche in Magna pp. 57-68; Whitbread 1995, pp. 253-346; Sourisseau c.s.
Grecia: Adamesteanu 1974, p. 114 (l’anfora è definita “attica 49
Per una rassegna completa della distribuzione delle anfore
arcaica”; per il problema cfr. Cavagnera 1995, p. 48, nota 25) corinzie A: Koehler 1979. Cfr. inoltre Sourisseau 1997, p. 75.
(Siris); Panzeri Pozzetti 1986, p. 143, n. 80, Tav. 38, 1; Cavagnera 50
Per un quadro della distribuzione delle anfore corinzie A
1995, pp. 44-45, nn. 24-28, figg. 35-38, 174; Stea 1997, p. 38, in Magna Grecia: Semeraro 1997, p. 388 (Salento); Cavagnera
n. 28, figg. 43, 241 (Incoronata di Metaponto); Morter-Leonard 1995, pp. 41-43, nn. 1-18, figg. 26-31, 171-172; Stea 1997, pp.
1998, p. 736, T. 207-8, fig. 17.6 (Metaponto). In Sicilia: Pelagatti 35-37, nn. 1-22, figg. 16-37, 238-240; Stea 2000, pp. 27-28,
1992 (con bibl. precedente); Sourisseau 2002, p. 548; Sourisseau nn. 1-4, figg. 14-17 (Incoronata di Metaponto); Morter-Leonard
c.s. (Camarina). 1998 (Metaponto). In Sicilia: Albanese Procelli 1996, pp. 95-
44
Di Sandro 1986, p. 20, tav. 2, SG11; Johnston 1988, p. 99 (con bibl. precedente); Vassallo 1999, pp. 331-339 (Himera);
448. Panvini 2001, pp. 70-72, tavv. XXII-XXIII, 128-135 (Relitto di
45
Pelagatti 1992, p. 135, fig. 49. Questo corrisponde al tipo Gela); Spagnolo 2002, p. 31 (Messina); Sourisseau 2002, p. 547;
A-GRE Lac1b della classificazione di Sourisseau (Py-Sourisseau Sourisseau c.s. (Camarina); Blackman-Lentini 2003, p. 433, nn.
1993, p. 40; Sourisseau 1997, pp. 109-110). 1.9-1.10, fig. 44; p. 434, n. 2.8, fig. 46 (Naxos).
46
Pelagatti 1992, pp. 136-137, fig. 56. 51
Per un quadro di diffusione delle anfore corinzie A in
47
Pelagatti 1992, pp. 137-138, figg. 54-55. Campania: Di Sandro 1981a, pp. 5-6; Albore Livadie 1985a, p.
48
Koehler 1979; Koehler 1981; Koehler 1992; Lawall 1995, 139, nn. 1-3 (con bibl. precedente) (Campania); Fiammenghi

110
parte prima: Capitolo III

spicui a Pithecusae, nello Scarico Gosetti52, nell’inse- no essere assegnati alla variante 4B oppure 4C. Que-
diamento di Punta Chiarito53 e nella necropoli di S. st’ultimi presentano l’orlo piano (TTA350) legger-
Montano54. mente digradante verso l’esterno (TTA342; TTA343;
Nel terrapieno delle mura di prima fase di Cuma TTA346; TTA347; TTA348; TTA349) o verso l’in-
sono stati rinvenuti sette frammenti di parete di anfore terno (TTA344; TTA345). Il piano esterno della tesa
corinzie A (TA29; TA83). Nel contesto dell’emplekton è verticale (TTA344; TTA345; TTA346; TTA347;
tardo-arcaico ne sono venuti alla luce numerosi esem- TTA349), leggermente digradante (verso l’interno:
plari: si tratta di ventisei frammenti di labbro, sei di TTA343; TTA348; verso l’esterno: TTA342) oppu-
ansa e seicentocinquantuno di parete. re concavo (TTA350). La superficie inferiore è oriz-
La maggior parte dei frammenti di labbro sono zontale e, in alcuni casi, presenta tracce dell’attacco
stati ordinati sulla base della tipologia elaborata nel dell’ansa (TTA342; TTA343; TTA345; TTA347). Il
contesto della necropoli di Rifriscolaro a Camarina labbro forma generalmente un angolo retto con l’attac-
che comprende sei tipi distinti55. A causa delle mo- co del collo (TTA346; TTA342; TTA348; TTA349;
deste condizioni di preservazione non è stato invece TTA350), anche se talvolta può presentare una certa
possibile classificare i restanti frammenti di labbro e pendenza (verso l’interno:TTA344; TTA345; verso
quelli di ansa: essi sono stati inseriti nel “Tipo non l’esterno: TTA343; TTA347). Il collo è cilindrico.
identificato”. Le anse, ove presenti, sono collocate proprio al di
In modeste condizioni è preservato l’unico esem- sotto della superficie inferiore dell’orlo e possiedono
plare pertinente al tipo 1: si tratta del frammento di un leggero appiattimento nel punto di curvatura; per
labbro TTA337. Esso è caratterizzato dalle piccole questo, al di sotto del labbro, sono provviste di una
dimensioni e si presenta leggermente pendente verso sezione ovoidale (TTA345; TTA347).
l’esterno. La superficie superiore è leggermente arro- Tutti questi frammenti presentano la pasta cerami-
tondata e convessa, quella inferiore è piana; l’estre- ca tipica della produzione delle anfore corinzie A: si
mità è poco spessa. tratta di un’argilla fine e compatta, di colore beige e
Al tipo 3 di Rifriscolaro-Camarina appartengono rosato arricchita da numerosi inclusi angolari di colo-
i labbri TTA338, TTA339, TTA340 che sono mas- re rosso e grigio (mudstone) di grandi dimensioni (da
sicci e pendenti. L’orlo è notevolmente digradan- 1 a 5 mm.), da rade pagliuzze di mica e da granelli di
te verso l’esterno e la superficie esterna è concava. colore bianco56.
Il profilo del labbro, che tende ad assottigliarsi, è Mentre per gli esemplari non classificati è proble-
molto spigoloso e presenta smussature ad entram- matico proporre una datazione, per gli altri possia-
be le estremità. L’ansa del frammento TTA340, che mo stabilire un inquadramento cronologico in base
si imposta sul collo, è a forma di gomito e mostra alla tipologia di Sourisseau: i frammenti pertinenti al
un certo appiattimento nel punto di curvatura ed tipo 3 sono dunque relativi al 580/570-550/540 a.C.,
una sezione circolare nei punti di attacco sul collo mentre quelli relativi al tipo 4 sono compresi tra la
e sulla spalla. metà del VI a.C. ed un momento di poco successivo
Nel tipo 4 rientrano i frammenti di labbro TTA341, al 490 a.C., in particolare la variante 4A è diffusa fra
TTA342, TTA343, TTA344, TTA345, TTA346, il 550-540 a.C. e ultimo quarto del VI a.C., mentre
TTA347, TTA348, TTA349, TTA350: essi sono le varianti 4B e 4C sono relative all’ultimo quarto del
caratterizzati da una struttura poco imponente e da VI a.C.-490 a.C. L’unico labbro pertinente al tipo 1
modeste dimensioni. Mentre il labbro TTA341 è presenta una datazione compresa fra la metà del VII
ascrivibile alla variante 4A, gli altri frammenti posso- e i primi anni del VI a.C.

1985, p. 62, nn. 59-60, fig. 9 (Agropoli); Poseidonia-Paestum II, p. 193, C3, figg. 22, 32.2.
p. 115, n. 166, fig. 65; Poseidonia-Paestum III, p. 138, n. 787b, 54
Durando 1989, pp. 78-80; Pithekoussai 1, p. 414, T. 368, tavv.
fig. 92 (Poseidonia); Gassner 1994, pp. 113-114; Velia Studien 2, CXCVI a-c, 196; p. 675, T. 702, tavv. CXCVI, 205, 225.
pp. 119-120 (Velia). 55
Sourisseau c.s.
52
Di Sandro 1986, pp. 22-29, SG48-SG56, tavv. 3-4. 56
Whitbread 1995, pp. 268-269.
53
Gialanella 1994, p. 183, A7, fig. 13; p. 187, B15-B16, fig. 16;

111
Le anfore di Chio (tav. 25.14-15, fig. 75) leggermente rigonfia che trova confronto puntuale
con un frammento fuori contesto dagli scavi di Mar-
Questa produzione è stata oggetto di uno studio siglia63. Tutte le superfici sono trattate con uno spes-
recente da parte di P. Dupont che ne ha proposto un so ingobbio bianco ed inoltre sull’orlo e sulla parte
quadro tipologico sulla base dei numerosi rinveni- superiore del collo è sovraddipinta una fascia di colo-
menti effettuati dal Mediterraneo occidentale alla re- re marrone scuro. Anche l’ansa TTA370 presenta lo
gione del Mar Nero57. La serie più antica delle anfore stesso tipo di slip e, nel punto di attacco, la consueta
chiote è quella definita white slipped per l’ingobbio decorazione a fasce di colore marrone.
bianco che ne riveste tutte le superfici. Segue poi un L’argilla di questi frammenti è di colore arancio
gruppo di anfore prive di slip e caratterizzate da un (Munsell 5YR 7/8), mostra talvolta un nucleo più
collo alto e sottile. La serie più recente, denominata scuro (Munsell 10YR 7/2) ed è ricca di sgrassanti: in-
swollen neck, si contraddistingue per la morfologia del fatti numerosi sono gli inclusi di colore bianco, nero
collo che è rigonfio. Il gruppo di anfore white slipped, e marrone e di mica.
oltre che dall’ingobbio, è caratterizzato dalla presenza Le caratteristiche morfologiche dell’orlo TTA369 e
di una decorazione dipinta con fasce orizzontali sul- quelle dell’ansa TTA370 non consentono di fare grosse
l’orlo, sulla parte inferiore della spalla, nel punto di precisazioni in campo cronologico: secondo la classi-
massima espansione e nella parte inferiore del ventre, ficazione di Dupont, queste rientrano nei tipi diffusi
nei punti di attacco delle anse. Sulla spalla è presen- nel VI a.C. La larghezza delle bande dipinte, che sono
te inoltre un motivo ad S coricata. Gli esemplari più molto sottili, trova tuttavia confronto in esemplari del
antichi (inizi VII a.C.) possiedono un collo ampio e terzo quarto del secolo64.
corto, un ventre panciuto e un piccolo piede ad anel- Un caso piuttosto problematico è rappresentato
lo troncoconico. L’evoluzione formale del tipo tende dal frammento di orlo TA54 scoperto nel terrapie-
poi ad accentuare l’allungamento del collo e del ventre no del muro di prima fase: esso è caratterizzato da
che acquisisce una conformazione ovoidale. Il piede un sottile slip incolore e da una decorazione stesa
diviene inoltre un piccolo bottone anulare. sulla superficie risparmiata che consiste di due fa-
Le anfore di Chio sono prodotte dagli inizi del VII sce di colore bruno, una posta sull’orlo ed una sul
a.C. al terzo quarto del VI a.C. e sono ampiamente at- collo, nel punto di attacco dell’ansa. Un esempla-
testate in Italia Meridionale, particolarmente in Sicilia58. re simile è stato rinvenuto nello Scarico Gosetti di
Numerosi sono gli esemplari rinvenuti a Pithecusae, nel- Pithecusae65. Anfore con queste stesse caratteristi-
lo Scarico Gosetti59 e nella necropoli di S. Montano60. che esornative, come nel caso di alcuni esemplari di
Nella terraferma campana il tipo è documentato nella Cerveteri databili nella seconda metà del VII a.C.66,
necropoli nord-orientale di Calatia61 e a Velia62. sono generalmente attribuite a fabbrica chiota: no-
Nell’emplekton delle mura di seconda fase di Cuma nostante la mancanza dello slip bianco, le peculiarità
sono stati rinvenuti un frammento di orlo (TTA369), dell’apparato decorativo rientrano infatti in questa
uno di ansa (TTA370) e dodici di parete di anfore produzione. Recenti scoperte consentono tuttavia
chiote del tipo white slipped. Il frammento TTA369 di stabilire che nella seconda metà del VII a.C. a
è caratterizzato dall’orlo ingrossato con superficie su- Clazomene siano state prodotte anfore che utilizza-
periore arrotondata e dal particolare collo di forma vano lo stesso sistema decorativo dei contenitori di
57
Dupont 1998, pp. 146-151 (con bibl. precedente). Cfr. anche 59
Di Sandro 1986, pp. 53-58, SG121-SG134, tav. 11.
Rizzo 1990, p. 24. Per le analisi delle argille: Whitbread 1995, pp. 60
Durando 1989, p. 80; Pithekoussai 1, p. 306, T. 216, tav.
135-153 (con bibl. precedente); de Domingo-Johnston 1997, pp. 212.
63-64, 66. 61
Albore Livadie 1985a, p. 139, n. 1.
58
Per un quadro di distribuzione delle anfore di Chio in Magna 62
Gassner 1994, p. 110; Velia Studien 2, pp. 122-123.
Grecia: Berlingò 1993, p. 8, fig. 12 (Siris). In Sicilia: Albanese 63
Sourisseau 1997, fig. 4, 1.
Procelli 1996, pp. 105-106 (con bibl. precedente); Vassallo 1999, p. 64
Dupont 1998, pp. 147-148, fig. 23.1g-h.
342 (Himera); Sourisseau 2002, p. 548; Sourisseau c.s. (Camarina); 65
Di Sandro 1986, pp. 53, 57, SG131, tav. 11.
Blackman-Lentini 2003, p. 426, n. 36, fig. 43; p. 433, n. 1.13, 66
Rizzo 1990, p. 22.
fig. 45 (Naxos).

112
parte prima: Capitolo III

Chio ma senza l’uso dell’ingobbio bianco. Alla luce (TTA371; TTA372), uno di ansa (TTA373) e cinque
di quanto detto ed in mancanza di analisi chimiche di parete del terrapieno tardo-arcaico. Negli esemplari
e petrografiche delle argille, è difficile proporre un TTA371 e TTA372 l’orlo è ingrossato ed aggettante e il
inquadramento preciso del frammento TA54: esso collo alto e leggermente svasato. Le superfici sono tratta-
potrebbe appartenene a produzione chiota, clazome- te con ingobbio incolore, ad eccezione di quella esterna
nia oppure, come è stato ipotizzato per le anfore di dell’orlo che è decorata da una fascia di colore marrone
Cerveteri, potrebbe essere stato fabbricato in qual- (TTA371) o arancio (TTA372). L’ansa TTA373, impo-
che altro centro della regione67. stata verticalmente e con sezione a nastro, è caratterizzata
dalla consueta fascia in vernice bruna posta sulla costa.
Le anfore di Clazomene (tav. 25.16-18, fig. 75) L’argilla di questi frammenti è di colore arancio-
rosato (Munsell 5YR 7/6) e presenta un nucleo più
Le anfore di Clazomene, riconosciute per la prima vol- scuro (10YR 7/2); sono visibili pochi inclusi micacei,
ta e classificate da P. Dupont, sono state recentemente cristalli trasparenti di quarzo e sgrassanti di grandi di-
tipologizzate da Y. Sezgin sulla base dei rinvenimenti del- mensioni di colore bianco, marrone e nero.
la necropoli di Akpinar, a Clazomene68. Queste, datate I frammenti di orlo TTA373 e TTA372, per le carat-
tra la metà del VII a.C. e la fine del VI a.C., sono state teristiche morfologiche e decorative, trovano confronto
distinte in sei gruppi. Tra questi, il gruppo VI è quello con gli esemplari del gruppo VI della classificazione di
più consistente e maggiormente diffuso nel Mediterra- Serzgin e si datano nell’ultimo quarto del VI a.C.70. A
neo e nel Mar Nero tra il 530 a.C. ed il 500 a.C. I con- causa della frammentarietà dell’ansa TTA373, risul-
tenitori che appartengono a questo tipo sono caratte- ta problematico stabilirne una cronologia precisa: è
rizzati, rispetto agli esemplari precedenti, da una forma per questo che se ne propone una datazione generica
molto allungata del collo, del ventre e del piede. L’orlo nella seconda metà del VII-VI a.C.
è ingrossato, il collo cilindrico, la spalla arrotondata, il
ventre rastremato e il piede ad anello. Ne esistono due Le anfore di Mileto (tav. 25.20-23, fig. 76)
varianti: una presenta il ventre panciuto o ovoidale ed
il piede conico e molto svasato; l’altra possiede propor- Le anfore di Mileto sono state di recente classificate
zioni più affusolate ed il piede stretto e cilindrico. La da P. Dupont nell’ambito del suo studio sulle anfore
decorazione consiste in entrambe le varianti in ampie da trasporto della Grecia dell’est71. Esse sono caratte-
fasce orizzontali (una sull’orlo, due sulla spalla, una sulla rizzate, nella forma canonica, dall’orlo a fascia sotto-
parte inferiore del ventre) e verticali (sulle anse). lineato da una o più nervature, dal collo cilindrico o
Queste anfore sono particolarmente diffuse in Mar concavo, dal risalto o dalla gola alla base di esso, dalla
Nero. In Italia Meridionale ne sono stati rinvenuti po- spalla arrotondata, dal ventre rastremato e dal piccolo
chi esemplari, principalmente in Sicilia69; non sono piede profilato. Le anse prendono forme diverse e pos-
tuttavia note nei contesti della Campania. sono presentare una sezione ovale o bifida. La varietà
Un solo frammento di parete di anfora di Clazomene delle caratteristiche formali (morfologia del ventre,
(TA30) è stato rinvenuto nell’emplekton del muro di punto di congiunzione fra collo e spalla, sistema di
prima fase di Cuma: esso è decorato da una ampia fa- nervature al di sotto dell’orlo) e le differenti compo-
scia orizzontale di colore arancio. A questa stessa classe sizioni degli impasti lasciano tuttavia ipotizzare che
di materiali appartengono invece due frammenti di orlo la loro attribuzione a Mileto sia solo indicativa: è in-

67
Sezgin 2004, pp. 171-172. Panvini 2001, p. 74, tav. XXV, 146 (Relitto di Gela); Spagnolo
68
Dupont 1998, pp. 151-156 (con bibl. precedente); Monachov 2002, p. 33 (Messina); Sourisseau 2002, p. 548; Sourisseau c.s.
1999, pp. 164-168; Sezgin 2004. (Camarina).
69
Per un quadro di distribuzione delle anfore di Clazomene in 70
Sezgin 2004, pp. 176-178, fig. 14.
Magna Grecia: Semeraro 1997, pp. 392-393 (Salento); Berlingò 71
Ruban 1991; Dupont 1998, pp. 170-177; Dupont 1999, pp.
1993, p. 11, fig. 21 (Siris); Cavagnera 1995, p. 46, n. 32-33, figg. 148-153; Seifert 2004; Naso c.s. Per le analisi delle argille: Dupont
41-42 (Incoronata di Metaponto). In Sicilia: Albanese Procelli 1996, 1982, pp. 203-206; Dupont 1983, p. 34; de Domingo-Johnston
p. 106 (con bibl. precedente); Vassallo 1999, pp. 346-347 (Himera); 1997, pp. 64-65, 67.

113
fatti probabile che esse siano state prodotte in centri che presentano nervature sul collo, appartengono al
diversi della Caria72. tipo standard del secondo-terzo quarto del VI a.C.78.
La classe, diffusa nel Mediterraneo73 e, in particola- L’orlo TTA377, invece, rientra, in base alla classifica-
re, nel Mar Nero74, è inquadrabile tra l’ultimo quarto zione di P. Dupont, nell’ultimo quarto del VI a.C.79.
del VII a.C. ed il IV a.C.; di recente tuttavia questa Complesso è l’inquadramento dell’ansa TTA378 pre-
datazione è stata rialzata alla fine dell’VIII a.C.-inizi servata in modestissime condizioni.
del VII a.C.75. In Campania questi contenitori sono
noti nei contesti dello scarico Gosetti di Pithecusae e Le anfore di Lesbo (tav. 25.24, fig. 76)
della necropoli di Fratte76.
Quattro orli (TTA374; TTA375; TTA376; TTA377), Le anfore di Lesbo sono state oggetto di una classi-
un’ansa (TTA378) e centoundici frammenti di parete ficazione da parte di B.G. Clinkenbeard che è stata di
messi in luce nell’emplekton delle mura tardo-arcaiche di recente ripresa da P. Dupont80. L’elemento caratteristi-
Cuma rientrano nel gruppo delle anfore milesie. Negli co di questi contenitori è costituito dalle imponenti
esemplari TTA374 ed TTA375 l’orlo è a fascia e presen- anse a sezione circolare che presentano un peculiare
ta una nervatura rilevata nel punto di attacco del collo. attacco inferiore: esso è decorato da una nervatura
Quest’ultimo possiede una forma troncoconica e mostra che prosegue sul ventre e prende il nome di “coda di
tracce dell’attacco dell’ansa. Del frammento TTA376 in- topo”81. Sono stati distinti due gruppi di impasti: uno
vece, si conserva solo l’orlo: esso è caratterizzato dalla me- di argilla grigia o nera (Lesbian Gray Amphorae), l’altro
desima morfologia dei precedenti. L’esemplare TTA377 di colore rosso. Quest’ultimo è tipico della produzio-
costituisce invece una variante del tipo standard dell’an- ne definita tumbler-bottomed da Zeest e fractional red
fora di Mileto e presenta un orlo a fascia meno sviluppa- da Clinkenbeard82.
to in altezza e leggermente ingrossato con una superficie Le anfore di Lesbo sono diffuse dalla prima metà
superiore piana. Sul collo troncoconico vi sono resti del- del VI a.C. fino al secondo quarto del V a.C. e sono
l’attacco dell’ansa. L’ansa TTA378 è impostata vertical- attestate in numerosi centri della Magna Grecia e del-
mente e presenta una sezione ovoidale. la Sicilia83. In Campania sono state rinvenute nello
Questi frammenti possiedono lo stesso tipo di pasta: Scarico Gosetti di Pithecusae84.
si tratta di un’argilla di colore rosa (Munsell 5YR 6/6 L’orlo TTA379, l’ansa TTA380 e nove pareti rinve-
e 7/6) con nucleo leggermente più scuro ed arricchi- nuti nel terrapieno tardo-arcaico di Cuma apparten-
ta con numerossisimi inclusi micacei che rendono la gono al gruppo a pasta rossa. L’orlo TTA379 è legger-
superficie e la frattura brillanti. mente ingrossato e presenta una superficie superiore
L’orlo a fascia, come quello dei frammenti TTA374, arrotondata; l’ansa TTA380 possiede una sezione cir-
TTA375, TTA376, è piuttosto comune nel VII-VI colare e nel punto inferiore di attacco mostra la con-
a.C.77; in particolare gli esemplari TTA374 e TTA375, sueta forma a “coda di topo”.

72
Dupont 1998, p. 176. pp. 156-163.
73
Queste anfore sono ancora poco riconosciute in Occidente. 81
Grace 1961, fig. 53.
Per un quadro di distribuzione delle anfore di Mileto in Magna 82
Sulla composizione delle argille delle anfore di Lesbo: Whitbread
Grecia e Sicilia: Semeraro 1997, p. 212, n. 699, fig. 189; p. 393 1995, pp. 154-164; de Domingo-Johnston 1997, pp. 65, 67. Sulla
(Salento); Albanese Procelli 1996, pp. 104-105, 107 (Sicilia); problematica definizione del luogo di produzione delle anfore di
Panvini 2001, p. 75, tav. XXV, 149 (Relitto di Gela); Sourisseau Lesbo a pasta grigia: Dupont 1998, pp. 158-159 (con bibl. precedente).
c.s. (Camarina). Sulle anfore di Lesbo a pasta rossa: Zeest 1960, p. 74, pl. III.9a-b;
74
Monachov 1999, pp. 168-170 (con bibl. precedente). Clinkenbeard 1986, p. 354.
75
Naso c.s. 83
Per un quadro di distribuzione delle anfore di Lesbo in
76
Di Sandro 1981a, pp. 7-8, fig. 3, 3; Di Sandro 1986, p. 121, Magna Grecia: Stea 2000, p. 28, n. 5, figg. 18, 168 (Incoronata
SG327, pl. 27. di Metaponto); Berlingò 1993, p. 9, fig. 16 (Siris). In Sicilia:
77
Ruban 1991, p. 183, fig. 1, tabella riassuntiva p. 190; Dupont Albanese Procelli 1996, p. 107 (Sicilia); Vassallo 1999, pp. 347-349
1998, pp. 173-174; Naso c.s. (Himera); Panvini 2001, p. 73, tav. XXIV, 142 (Relitto di Gela);
78
Dupont 1998, p. 174, fig. 23.8b. Sourisseau 2002, p. 548; Sourisseau c.s. (Camarina); Blackman-
79
Dupont 1998, pp. 172, 174, fig. 23.8d. Lentini 2003, p. 426, n. 35, fig. 43 (Naxos).
80
Clinkenbeard 1982; Clinkenbeard 1986; Dupont 1998, 84
Di Sandro 1986, pp. 85-87, SG201-SG203, tav. 17.

114
parte prima: Capitolo III

Per quanto concerne gli impasti, quello dell’orlo in diverse località del Mediterraneo90. A causa del-
TTA379 è di colore rosa ed uniforme (Munsell 5YR la recente definizione della classe, esse sono tuttavia
6/6), l’ansa TTA380, invece, è caratterizzata, a cau- poco note in Italia Meridionale91: in Campania alcu-
sa dell’incompleta riossidazione alla fine del processo ni esemplari sono documentati a Velia92.
di cottura, da un netto contrasto tra la superficie di Nel terrapieno tardo-arcaico di Cuma ne sono ve-
colore rosa (Munsell 5YR 6/6) ed il nucleo di colore nuti alla luce un frammento di orlo (TTA381) e qua-
grigio (Munsell 5YR 6/1). rantacinque di parete. L’orlo TTA381 è ingrossato e
Mentre risulta problematico, a causa delle modeste pendente e il collo cilindrico è caratterizzato dalla
condizioni di conservazione, stabilire una precisa data- presenza di una gola.
zione del frammento di ansa TTA380, è invece possibile L’argilla è fine, lisciata in superficie e di colore ca-
fissare, per confronto con esemplari simili, la cronologia moscio (Munsell 7.5YR 7/4), arricchita da numerosi
dell’orlo TTA379 all’ultimo quarto del VI a.C.85. inclusi micacei e di colore bianco e da qualche granello
di colore nero di piccole dimensioni. Su tutte le super-
Le anfore “samie di Zeest” (tav. 25.25, fig. 76) fici è inoltre presente un leggero ingobbio incolore.
Per le caratteristiche morfologiche, l’orlo TTA381
Le cosiddette anfore “samie di Zeest” sono state ini- rientra nel tipo standard ed è inquadrabile nella se-
zialmente classificate da J.B. Zeest, sulla base dell’argilla, conda metà del VI a.C.93.
come samie, e dunque inserite da V. Grace nella tipo-
logia di questa classe86. Recentemente P. Dupont ne ha Le anfore del nord-Egeo (tav. 25.26-27, fig. 76)
messo in discussione il luogo di origine ed ha proposto,
per le caratteristiche morfologiche e l’aspetto della pasta Le anfore del nord-Egeo sono una classe di materiali
ceramica, una provenienza comune con le anfore “pro- piuttosto problematica per la quale manca una vera e
totasie”87. La classe è caratterizzata dall’orlo ingrossato propria tipologia di riferimento: nonostante nell’area
pendente oppure a mandorla, dal collo cilindrico che nord-egea siano stati individuati numerosi luoghi di
reca una scanalatura all’altezza dell’attacco delle anse, produzione (tra cui Taso, Mende, Maronea, Torone),
dalla spalla arrotondata, dal ventre rastremato e dal la loro classificazione non è stata tuttavia precisata94.
piede anulare troncoconico e profilato. Questa produ- La difficoltà nello studio tipologico è data dalla rela-
zione potrebbe essere collocata, in base ai rinvenimen- tiva omogeità formale che le contraddistingue: questo
ti di Taso ed Abdera, nella Tracia egea piuttosto che a fatto rende dunque molto problematico riconoscere
Samo e riferirsi a più centri della stessa area geografica, i diversi tipi ed attribuirli ai relativi centri di fabbri-
come documenta la grande varietà degli impasti88. V. cazione. Tra le proprietà formali che riscontriamo in
Gassner invece ha recentemente proposto di attribuir- maniera omogenea nell’ambito di queste produzioni,
la ad area medio-ionica dal momento che molti luoghi vi sono l’orlo leggermente ingrossato a sezione ovoidale
di fabbricazione sono collocati, oltre che a Samo stessa, o triangolare, la gola nel punto di attacco del collo, il
tra Efeso e la penisola di Karaburun89. collo cilindrico, la spalla arrotondata, il ventre rastre-
Queste anfore, molto diffuse in Mar Nero e gene- mato, il piede ad anello e le anse verticali a sezione
ralmente in associazione con le quelle “prototasie” ovoidale con una impressione digitale nel punto di at-
tardive, sono attestate nella seconda metà del VI a.C. tacco inferiore. Un simile quadro è complicato dalla

85
Dupont 1998, pp. 161-163, fig. 23.5c. 1999, pp. 153-157.
86
Zeest 1960, p. 70, pl. 1: 3; Grace 1971, p. 73. 91
Sulla presenza di anfore “samie di Zeest” in Sicilia: Sourisseau
87
Dupont 1998, pp. 178-186 (con bibl. precedente); Dupont 2002, p. 548; Sourisseau c.s. (Camarina); Spagnolo 2003, pp.
1999, pp. 153-157; Dupont 2000, p. 58. 627-628 (Gela).
88
Dupont 1998, pp. 182-183; Dupont 1999, p. 153, note 92
Cfr. supra nota 89.
97-98; p. 156. 93
Dupont 1998, pp. 178-179, fig. 23.12a.
89
Velia Studien 2, pp. 123-129; Gassner 2003, pp. 96-97. 94
Études Thasiennes IV; Zeest 1960; Garlan 1988; Grandjean
90
Per un quadro di distribuzione delle anfore “samie di Zeest” 1992; Whitbread 1995; Lawall 1997; Monachov 1999, pp. 173-
nel Mar Nero e nel Mediterraneo: Dupont 1998, p. 184; Dupont 180; Spagnolo 2003.

115
notevole difficoltà nella distinzione degli impasti che l’esterno. Entrambi sono caratterizzati dalla presenza
presentano caratteristiche molto simili: si tratta infatti di un leggero slip incolore.
di argille depurate e lisciate, di colore bruno, su cui è Le caratteristiche degli impasti di questi esemplari
generalmente passato un ingobbio leggero95. sono molto simili: l’argilla è di colore rosa (Munsell
Queste produzioni sono diffuse nel Mediterraneo 5YR 7/6) ben depurata con numerosi inclusi di mica
dal VI a.C. al IV a.C. Il tipo, ben attestato in Sicilia96, e di colore bianco di piccole dimensioni. Si potrebbe
è documentato in Campania a Velia97, nella necropoli dunque trattare di una serie omogenea di anfore di
di Via Nicotera a Vico Equense98 e nello Scarico Go- provenienza greco-orientale il cui centro di produzione
setti a Pithecusae99. non è stato ancora individuato. Questa fabbrica dove-
In questa classe rientrano due frammenti di orlo va essere tuttavia notevolmente diffusa in età arcaica in
(TTA382 e TTA383) rinvenuti nell’emplekton tardo- Italia Meridionale, come documentano i rinvenimen-
arcaico di Cuma: essi sono caratterizzati da una sezione ti di Camarina: esemplari con le stesse caratteristiche
di forma triangolare, ma presentano paste diverse. Nel formali (orlo leggermente ingrossato con sottile colla-
primo l’argilla, fine e depurata, è di colore rosa (Munsell rino sul collo) sono infatti attestati nella necropoli di
5YR 7/6) arricchita da pochi e minuscoli inclusi bianchi; Rifriscolaro100.
nel secondo, la pasta ceramica è a sandwich rosa in su-
perficie (Munsell 5YR 7/6) e marrone in nucleo (Mun- Le anfore greco-occidentali: una definizione
sell 5YR 6/4) e presenta numerosi granelli bianchi e pa- problematica (tav. 26, figg. B-C)
gliuzze di mica. È dunque probabile che questi esemplari
corrispondano a fabbriche diverse che tuttavia, allo stato Si è stabilito di denominare “greco-occidentale” una
della ricerca, risulta problematico definire. serie particolarmente problematica di anfore di età arcaica
In mancanza di uno studio puntuale sulle produzioni e classica, molto diffusa nel Mediterraneo e, in partico-
del nord-Egeo e per l’estrema frammentarietà dei due lare, nelle colonie greche di Occidente, di cui ci sfuggo-
esemplari cumani, non è stato possibile precisarne il no l’origine e le modalità di sviluppo. Nella storia degli
quadro cronologico di appartenenza che è generalmen- studi queste anfore sono state di volta in volta designate
te ascrivibile al VI a.C. con appellativi diversi (“corinzie B”, “ioniche”, “ionico-
corinzie”, “massaliote”, “ionico-massaliote”, “chiote”,
Le anfore greco-orientali di produzione “pseudo-chiote” etc.) in base alle differenti caratteristi-
indeterminata (tav. 25.28-29, fig. 76) che morfologiche e ai presunti luoghi di origine101. Ogni
classe presenta molteplici impasti che attestano l’esisten-
Nel terrapieno delle mura tardo arcaiche di Cuma za di più centri di produzione: essi tuttavia risultano di
sono stati rinvenuti un frammento di orlo (TTA384) complessa distinzione ed identificazione.
ed uno di piede (TTA385) che presentano caratteri- Le anfore “corinzie B”, secondo la classificazione
stiche morfologiche e tecniche proprie delle anfore di Koehler, sono prodotte in Grecia dalla fine del VI
greco-orientali, ma che tuttavia non è stato possibile a.C. e sono caratterizzate, in età arcaica, dalla presen-
definire con maggior precisione. L’orlo TTA384, leg- za di un collarino nella parte superiore del collo e da
germente ingrossato e con una superficie superiore un piede cilindrico internamente vuoto e profilato al-
piana, è caratterizzato da un sottile collarino. Il piede l’esterno (fig. 35.A). Ritroviamo i medesimi elementi
TTA385, con un diamentro di piccole dimensioni, formali in altre produzioni documentate in Occiden-
è costituito da un anello basso svasato e profilato al- te, che si diversificano da queste per le caratteristiche
95
Per le analisi delle argille delle anfore di produzione nord-egea: 99
Di Sandro 1986, pp. 82-84, SG197-SG200, tav. 16.
Whitbread 1995; Lawall 1997, pp. 117-118. 100
Devo l’informazione a J.-Chr. Sourisseau che ha in studio le
96
Vassallo 1999, pp. 343, 346 (Himera); Sourisseau 2002, anfore da trasporto di Camarina: Sourisseau 2002, p. 549, fig. 62;
p. 548; Sourisseau c.s. (Camarina); Spagnolo 2003 (con bibl. Sourisseau c.s. (Camarina).
precedente). 101
Sulla definizione di anfore greco-occidentali e per un inquadramento
97
Velia Studien 2, pp. 120-121; Gassner 2003, p. 97. generale di queste problematiche: Albanese Procelli 1996, pp. 111-115;
98
Albore Livadie 1985a, p. 141, n. 1 (=Di Sandro 1981a, pp. Spagnolo 2002, p. 33, nota 37; p. 37, nota 69; p. 42, n. 128; Velia
10-11, fig. 3.4). Studien 2, pp. 173-179 (con bibl. precedente).

116
parte prima: Capitolo III

dell’argilla: esse sono convenzional-


mente definite “ioniche” o “ioni-
co-corinzie”. Le anfore della serie
“ionico-massaliota”, così chiama-
te per la supposta origine focea, si
differenziano invece da quelle di
forma “corinzia B” (“corinzie B-
ioniche/ionico-corinzie”), per al-
cune peculiarità tecniche (presenza
di un risalto compreso entro due A B
scanalature nel punto di passaggio
C
fra orlo e collo e piede a bottone) e
per la cronologia seriore (fig. 35.B).
Fig. 35. A. Anfora greco-occidentale: tipo “corinzio B arcaico”. B. Anfora greco-occi-
Infine i contenitori da trasporto de- dentale: tipo “ionico-massaliota”. C. Anfora greco-occidentale: tipo “chiota”.
nominati “chioti”, di “tipo chiota”
oppure “pseudo-chioti”, per una presunta somiglianza nima ed esportate in tutto il Mediterraneo. Il centro
con le anfore di Chio, si caratterizzano per la morfo- propulsore di questa trasformazione è stato ancora una
logia del collo che è rigonfio e per la diffusione dalla volta identificato con Locri per la massiccia fabbrica-
fine del VI a.C. fino al III a.C. (fig. 35.C). zione locale di questo tipo di contenitori; va tuttavia
L’evoluzione formale delle anfore greco-occidentali sottolineato che una produzione campana di anfore
(tipo “corinzio B arcaico”, tipo “ionico-massaliota”, cd. chiote è attestata già a partire dal primo quarto
tipo “chiota”) è chiara nelle sue linee generali ma pone del V a.C.105.
ancora molti punti interrogativi. Mentre le anfore “co- L’esigenza di riconoscere per le anfore greco-occiden-
rinzie B” di età arcaica e le “ioniche/ionico-corinzie” tali un unico modello di sviluppo, a prescindere dai
sono un gruppo unitario a tutti gli effetti, il rappor- differenti luoghi di produzione, ha spinto gli studiosi
to di esse con le “ionico-massaliote” resta piuttosto ad elaborare tipologie unitarie delle diverse forme atte-
problematico: si è infatti concordi nell’ipotizzare che state: è a C. Vandermersch (sugli esemplari più recenti
l’anfora di forma “corinzia B” abbia costituito il pro- di età classica) prima106, e a J.-Chr. Sourisseau107 e V.
totipo di quella “ionico-massaliota”, ma le modalità Gassner108 poi, che si deve la definizione dell’evolu-
con le quali sia avvenuta questa trasformazione non zione formale della serie. Quanto alla localizzazione
sono ancora chiare. È probabile che il processo si sia dei centri di produzione, le analisi archeometriche re-
verificato in un unico centro di produzione e che, centemente compiute da V. Gassner e R. Sauer hanno
dopo una rapida diffusione, il nuovo esemplare sia consentito di stabilire che essi si concentrano in tre
stato imitato in altre località . Sul luogo in cui ciò
102
aree distinte del Mediterraneo centrale e occidentale.
sia avvenuto, regna tuttavia grande incertezza: sono Si tratta della zona ionico-adriatica che comprende la
state proposte le città di Marsiglia103 e Locri104, ma Grecia nord-occidentale e l’Albania (Corcyra, Corin-
allo stato attuale della ricerca, non sussistono elementi to?, Apollonia?) e le coste orientali dell’Italia (Sibari/
dirimenti per una attribuzione certa. Alla fine del VI- Crotone), della Magna Grecia che include l’area tir-
prima metà del V a.C. la forma “ionico-massaliota” si renica (Poseidonia, Elea, zona del Golfo di Napoli) e
è evoluta in quella di tipo “chiota” forse per imitare quella sud-calabrese (Regio/Messina, Locri, Caulonia)
le anfore del tipo bulgy neck prodotte nell’isola omo- e del sud della Francia (Marsiglia)109.
102
Gras 1978, p. 175; Koehler 1981; Gras 1987; Vandermersch 106
Vandermersch 1994.
1989, pp. 94-97; Albanese Procelli 1996, pp. 111-112; Sourisseau 107
Py-Sourisseau 1993, pp. 38-39; Sourisseau 1993.
1998. 108
Velia Studien 2, pp. 179-182.
103
Sourisseau 1998, p. 147. 109
Per una rassegna delle problematiche relative ai centri di
104
Spagnolo 2002, p. 40. produzione delle anfore greco-occidentali: Velia Studien 2, pp.
105
Spagnolo 2002, pp. 42-43. 173-219.

117
Numerosi sono i frammenti di anfore greco-occiden- si molti dubbi114. Oltre a queste attribuzioni, è stata
tali rinvenuti nel terrapieno tardo-arcaico di Cuma: prospettata una produzione di V-IV a.C. in Epiro115,
essi appartengono in maggiore misura al tipo “corinzio una a Vasilikon, nei pressi di Calcide, ed un’altra an-
B arcaico” e a quello “ionico-massaliota”. Non sono cora ad Amaroussi in Attica116. Secondo Koehler le
stati rinvenuti esemplari del tipo “chiota”. anfore “corinzie B arcaiche” di produzione greca sono
diffuse a partire dall’ultimo quarto del VI a.C. fino al
1. Le anfore di tipo “corinzio B arcaico” secondo quarto del V a.C., quando la forma subisce
una radicale trasformazione117.
In questa sede si è stabilito di utilizzare questa defini- Accanto al gruppo di origine greca, è stata ammessa
zione per quegli esemplari che presentano le caratteri- l’esistenza di più centri di produzione di anfore “co-
stiche morfologiche proprie delle anfore corinzie B di rinzie B arcaiche” in Magna Grecia sin dagli inizi del
età arcaica della classificazione di C.G. Koehler: l’orlo VI a.C.: si tratta delle cosiddette anfore “ioniche/io-
è ingrossato, il collo è cilindrico con un collarino nella nico-corinzie”118. Questa proposta è stata di recente
parte alta, la spalla è arrotondata, il ventre è globulare. confermata dalle analisi di laboratorio condotte da G.
Il piede è simile a quello delle anfore corinzie A, vuoto Spagnolo e V. Gassner sugli esemplari di Messina e
all’interno e con la parte terminale profilata. Le anse Velia che ne hanno evidenziato diverse produzioni in
sono verticali e posseggono una sezione ovoidale110. Calabria, le più importanti localizzate a Sibari-Cro-
Questi contenitori, come già detto, sono caratte- tone e Caulonia119.
rizzati da una notevole varietà di impasti: nonostan- La ricostruzione, che prevede nel VI a.C. due aree
te siano state compiute numerose analisi chimiche e distinte di fabbricazione di anfore “corinzie B”, una
petrografiche, vi sono ancora molti dubbi sulla defi- in Grecia e l’altra in Magna Grecia, è stata messa in
nitiva attribuzione dei centri di produzione111. Vi è la discussione, come già accennato, da J.-Chr. Sourisseau,
tendenza, che di recente è stata messa in discussione, che, in uno studio ancora sostanzialmente inedito, ha
a distinguere un gruppo “corinzio B” di produzione proposto di attribuirle esclusivamente ad area calabre-
greca da uno di fabbricazione greco-occidentale (c.d. se e in particolare a Sibari120.
“ionico/ionico-corinzio”). Per quanto concerne la Il tipo è molto diffuso in Magna Grecia e Sicilia121;
provenienza dalla Grecia si è inizialmente stabilito, in Campania è documentato a Cuma, ad Agropoli,
sulla base di analisi fisico-chimiche, di attribuirne la a Piano di Sorrento, a Fratte, nel territorio di Gra-
produzione sia a Corinto che a Corcyra112: mentre la gnano, nelle necropoli di Vico Equense e Nocera ed
fabbricazione corcirese è stata confermata, per l’età in recuperi marini122. A Pithecusae ne sono venuti
classica, dal rinvenimento di forni di lavorazione113, alla luce alcuni frammenti nello Scarico Gosetti e
sull’origine corinzia del tipo sono invece stati espres- nell’abitato di Punta Chiarito123. Nel contesto del-
110
Koehler 1979, pp. 33-34; Koehler 1981, pp. 452-453. Gras 1996, p. 130 (con bibl. precedente); Sourisseau 1997, p. 81
111
Per una trattazione completa delle analisi di laboratorio condotte (con bibl. precedente); Semeraro 1997, pp. 91-94, n. 172a-g, fig. 48
sulle anfore “corinzie B” : Whitbread 1995, pp. 255-346. (con bibl. precedente); Velia Studien 2, p. 209.
112
Farnsworth-Perlman-Asaro 1977; Koehler 1981, p. 452; 119
Spagnolo 2002, pp. 34-36; Barone et alii 2002, pp. 96-99,
Jones 1986, pp. 712-720. tab. V B; Velian Studien 2, pp. 186-188, 193-195.
113
Kourkoumelis-Rodostamos 1988; Kourkoumelis 1990 pp. 120
Sourisseau (in corso di studio).
42-47; Preka-Alexandri 1992. 121
Per un quadro di diffusione delle anfore di tipo “corinzio B”
114
Lo studio petrografico condotto da I.K. Whitbread ha messo in Magna Grecia e Sicilia: Spagnolo 2002, p. 34, nota 40 (con
in dubbio l’esistenza di una produzione corinzia di anfore corinzie B bibl. precedente).
(Whitbread 1995, pp. 278-285; cfr. inoltre Whitbread 2003). 122
Per un quadro di diffusione delle anfore di tipo “corinzio B”
Questa ipotesi è stata tuttavia riproposta grazie ad un’indagine in Campania: Di Sandro 1981a, pp. 6-7, figg. 1, 2.2, 3.1-2; Albore
allo spettrofotometro (Desy-De Paepe 1990). Livadie 1985a, p. 139 (con bibl. precedente); Velia Studien 2, pp.
115
Kourkoumelis-Rodostamos 1988, p. 113. 182-206 (Campania); Fiammenghi 1985, pp. 61-62, nn. 49-52,
116
Segnalazione di Sourisseau 1997, p. 84; Fillières 1978, pp. fig. 9 (Agropoli); Fratte, p. 35, n. 5, fig. 25 (Fratte); Albore Livadie
120-122. 1992, p. 236, n. 32, fig. 30 (Piano di Sorrento).
117
Koehler 1981, pp. 452-453. Sulla cronologia cfr. inoltre Gras 123
Di Sandro 1986, pp. 34-38, tav. 7; Gialanella 1994, p. 187,
1987, p. 44, note 22-23 (con bibl. precedente). B17, fig. 16.
118
Pelagatti 1980-81, p. 722; Py 1990, p. 534; Slaska 1990, p. 231;

118
parte prima: Capitolo III

l’emplekton del muro tardo-arcaico di Cuma ne sono sell 7.5YR 7/4) ed è caratterizzata da una superficie
stati individuati numerosi esemplari che appartengo- molto ruvida e da una notevole quantità di vacuoli.
no a due produzioni distinte, una sibarita, l’altra di Numerosi sono i granelli di mica e gli inclusi di me-
origine non identificata. die dimensioni di colore marrone, bianco e grigio.
Queste caratteristiche rientrano nel primo gruppo di
Produzione sibarita impasti delle anfore di produzione sibarita rinvenu-
Una produzione di anfore “corinzie B arcaiche” a te a Messina128.
Sibari è stata dapprima ipotizzata da J.-Chr. Souris- In assenza di dati più precisi circa lo sviluppo for-
seau124 e recentemente confermata dalle analisi ar- male di questo tipo, si è stabilito di inquadrare gene-
cheometriche eseguite da G. Spagnolo e G. Barone ricamente i frammenti cumani nel VI a.C.
sugli esemplari di Messina e da V. Gassner e R. Sauer
nell’ambito delle indagini condotte a Velia125. In que- Produzione non identificata
st’ultimo studio si sottolinea tuttavia l’impossibilità di Tra gli esemplari di forma “corinzia B arcaica” rin-
distinguere la produzione sibarita da quella crotonia- venuti nel terrapieno tardo-arcaico di Cuma ne è sta-
te. Questi contenitori commerciali, esportati in gran to isolato un gruppo omogeneo sia per la morfologia
quantità a Marsiglia126, sono invece generalmente poco che per le caratteristiche dell’argilla. Si tratta di sette
attestati nell’area dell’Arco Calabro-Peloritano127. Essi frammenti di orlo, uno di piede, tre di ansa e trecen-
sono diffusi dalla prima metà del VI a.C. fino alla di- tottantasei di parete. Gli orli sono internamente pie-
struzione di Sibari (510 a.C.). ni e presentano una superficie superiore arrotondata
Nel terrapieno tardo-arcaico di Cuma ne sono stati (TTA400; TTA401; TTA402; TTA403; TTA406)
messi in luce numerosi frammenti: dieci di orlo, tre di oppure piana (TTA404; TTA405). Sul collo, di forma
piede, uno di ansa e centotrentotto di parete. In base cilindrica, è posto il consueto collarino. Il frammento
alle diverse caratteristiche formali, gli orli sono stati TTA406 è il solo a presentare varietà morfologiche
classificati in due varianti: nella prima (Variante 10) per la presenza di due gole, una posta a metà dell’or-
rientrano quegli esemplari in cui l’orlo, con superficie lo, l’altra nella parte centrale del collarino. Il piede
superiore arrotondata, è costituito da un’ampia camera è internamente cavo e possiede la superficie esterna
d’aria formata per ripiegamento del bordo verso l’ester- profilata (TTA407).
no (TTA386; TTA387; TTA388); del secondo gruppo L’argilla è gialla (Munsell 10YR 8/4), depurata e leg-
(Variante 20) fanno parte invece quei frammenti che germente saponosa in superficie, e presenta inclusi di
si presentano internamente pieni (TTA389; TTA390; medie e grandi dimensioni di colore grigio e bianco
TTA391; TTA392; TTA393; TTA394; TTA395). Fra in piccola quantità.
questi ultimi alcuni mostrano una superficie superiore Molto problematica è la definizione del centro di
arrotondata (TTA389; TTA390; TTA391; TTA392), produzione di questi materiali: nonostante essi presen-
altri piana (TTA393; TTA394). Uno solo possiede il tino alcuni elementi in comune, sia formali che tecni-
piano superiore digradante verso l’interno (TTA395). ci, con le anfore corinzie B di produzione corinzia e/o
Il collo cilindrico presenta un collarino nella parte alta. corcirese, la loro attribuzione ad area magno-greca e,
Le anse sono verticali ed a sezione ovoidale (TTA399). in particolare, ad un centro, ancora da localizzare, del-
Il piede è di forma cilindrica, cavo all’interno e pro- la Calabria, quale ci è stata proposta da J.-Chr. Sou-
filato all’esterno: nella parte superiore esso ha un an- risseau, ci appare molto verosimile sia per le caratteri-
damento convesso ben delineato e mostra, nel punto stiche macroscopiche dell’argilla sia per le peculiarità
di appoggio, un ispessimento della parete (TTA396; morfologiche. Questo dato sarebbe inoltre confortato
TTA397; TTA398). dalle indagini archeometriche condotte da V. Gassner
La pasta ceramica è omogenea, di colore rosa (Mun- che hanno confermato l’esistenza di diverse produzioni
124
Sourisseau 2000, p. 140. 2002, p. 36, nota 60; Velia Studien 2, pp. 186-188.
125
Velia Studien 2, pp. 186-188. 128
Campione Me 6-Me 8. Spagnolo 2002, p. 34; Barone et alii
126
Sourisseau 2000. 2002, tavv. V, B e VI, 3.
127
Sibari III, p. 79, n. 85, figg. 74, 168. Cfr. inoltre Spagnolo

119
di anfore di forma “corinzia B arcaica” in Calabria129. V. Gassner134. Ulteriori produzioni di anfore “ionico-
In mancanza di analisi di laboratorio sulla composizio- massaliote” sono indiziate in Calabria (Regio/Messi-
ne delle impasti, non sussistono tuttavia dati sufficienti na, Kaulonia, località tirreniche della Lucania) ed in
per proporre un preciso inquadramento di questa pro- Campania (golfo di Napoli)135. Quanto alla Sicilia, è
duzione. Anche la cronologia, senza ulteriori elementi stato supposto che Palermo e Gela siano stati centri
di confronto, risulta incerta: si è per questo stabilito di di fabbricazione136.
datare i frammenti nel VI a.C., e cioè nel momento di In Campania l’anfora “ionico-massaliota” è attesta-
diffusione dell’anfora di forma “corinzia B arcaica”. ta da molteplici rinvenimenti nelle necropoli di Vico
Equense, Pompei, Calatia, Vietri sul Mare, Fratte, No-
2. Le anfore di tipo “ionico-massaliota” cera, Pontecagnano, ad Agropoli, a Piano di Sorrento,
a Poseidonia, nello Scarico Gosetti di Pithecusae, in
Con questa denominazione si intendono quelle an- un recupero marino a Portici e a Velia137.
fore di produzione greco-occidentale simili alle “massa- Tra i materiali del terrapieno tardo-arcaico di Cuma,
liote” di forma 1 della classificazione di G. Bertucchi: sulla base degli impasti, è stata distinta la produzione
esse sono caratterizzate dall’orlo a cuscinetto rigonfio, locrese di anfore di tipo “ionico-massaliota”.
dal risalto compreso entro due scanalature nel punto
di passaggio fra orlo e collo, dal collo cilindrico, dalla Produzione locrese
spalla arrotondata, dal ventre rastremato, dal piede a Il rinvenimento di officine di lavorazione nella zona
bottone e dalle anse verticali a sezione ovoidale130. della Stoà ad U di Locri ha consentito di individuare
Il termine “ionico-massaliota” è stato infatti intro- una produzione locale di anfore da trasporto com-
dotto per indicare quelle anfore morfologicamente af- presa tra il VI ed il III a.C. che è stata oggetto di una
fini alle “massaliote” a pasta micacea di età arcaica, ma tipologia da parte di M. Barra Bagnasco138. In questa
caratterizzate da argille di diversa composizione, per classificazione i materiali più antichi, che rientrano
le quali si è inizialmente prospettata una provenienza nel tipo “ionico-massaliota”, traggono la loro deno-
ionica131. Contenitori di questo tipo furono realizza- minazione dall’orlo a cuscinetto rigonfio.
ti a Marsiglia tra il 540-530 a.C. ed il 500 a.C. con Nell’emplekton del muro tardo-arcaico di Cuma,
una pasta non micacea132 e, contemporaneamente, sono stati rinvenuti otto frammenti di orlo, due di
in molti centri della Magna Grecia e, probabilmen- piede, nove di ansa e settecentosessantadue di parete
te, della Sicilia. Mentre a Locri la fabbricazione è at- di anfore di produzione locrese. I frammenti di orlo,
testata dal rinvenimento di una fornace attiva nella che rientrano nella variante “a cuscinetto rigonfio”
seconda metà del VI a.C.133, a Velia e Poseidonia la della classificazione di M. Barra Bagnasco, sono costi-
loro realizzazione è stata invece confermata dalle tuiti da una camera d’aria continua creata attraverso
analisi archeometriche condotte da G. Spagnolo e da il ripiegamento del bordo superiore verso l’esterno

129
Sourisseau 1997, pp. 94-96; Spagnolo 2002, p. 36, note Albanese Procelli 1996, pp. 110-115; Sourisseau 1998, p. 143;
66-67; Velia Studien 2, pp. 193-195; Sourisseau c.d.s. Vassallo 1999, pp. 352-357; Velia Studien 2, pp. 203-204.
130
Bertucchi 1992, pp. 37-51. 137
Per la diffusione delle anfore “ionico-massaliote” in Campania:
131
Villard 1960, p. 50; Py 1978, p. 3; Gras 1987, pp. 44-45; Morel Di Sandro 1981b; Albore Livadie 1985a, pp. 139-140 (con
1988, p. 448; Morel 1993-1994, p. 350. Per le varie denominazioni bibl. precedente); Di Sandro 1990; Velia Studien 2, pp. 195-203
attribuite a questa classe di anfore: Gras 1988, p. 292; Vandermersch (Campania); Fiammenghi 1985, p. 61, nn. 53-55, 57-58, fig. 9
1989, p. 94; Vandermersch 1994, pp. 60, 203, nota 10; Albanese (Agropoli); Di Sandro 1986, pp. 44-52 (Pithecusae); Fratte, p.
Procelli 1996, pp. 110-115. 53, n. 9, fig. 55; p. 56, n. 13, fig. 56a; p. 258, n. 6, fig. 438; p.
132
Sul rapporto tra anfore massaliote a pasta micacea e non 259, n. 4, fig. 440 (Fratte); Poseidonia-Paestum II, fig. 65, n. 165;
micacea: da ultimo Reille-Abbas 1992 (con bibl. precedente). Poseidonia-Paestum III, pp. 138-139, nn. 62, 126, 443, figg. 92,
133
Barra Bagnasco 1992, pp. 209-210. 105, (Poseidonia); Albore Livadie 1992, p. 236, nn. 33-34,
134
Gassner-Sauer 1999; Gassner-Sauer 2002; Spagnolo 2002, fig. 30 (Piano di Sorrento); Gassner 1994, pp. 108-110; Velia
pp. 37-39; Barone et alii 2002, p. 100, tav. V B; Velia Studien 2, Studien 2 (Velia).
pp. 195-201. 138
Barra Bagnasco 1992, pp. 208-211; Velia Studien 2, pp.
135
Velia Studien 2, pp. 182-206. 189-191.
136
Sulla produzione delle anfore “ionico-massaliote” in Sicilia:

120
parte prima: Capitolo III

(TTA411; TTA412; TTA413; TTA414; TTA415; teristiche morfologiche molto simili144. Essi sono
TTA416; TTA417). Solo il frammento TTA418 si caratterizzati da un orlo ingrossato a sezione ovale
presenta internamente pieno. Alla base dell’orlo, nel collocato direttamente sulla spalla non carenata (in
punto di passaggio con il collo, è collocato un risalto T.-3.1.1.2 esso talvolta si innesta per mezzo di una
compreso entro due scanalature: questo è generalmen- breve gola). Al di sotto dell’orlo la parete esterna del
te ben delineato, tuttavia in alcuni casi è visibile solo corpo mostra una corta e caratteristica traiettoria ret-
una gola (TTA415; TTA418). Il piede è di piccole to-obliqua che forma, subito dopo, una spalla alta e
dimensioni e presenta la consueta forma a bottone. perfettamente convessa. Il corpo, di forma ogivale,
Le anse sono verticali ed a sezione ovoidale. presenta il diametro massimo nel terzo superiore. Il
Questa produzione è caratterizzata da un pasta de- fondo è indifferenziato ed arrotondato. La maggio-
purata di colore giallo chiaro (Munsell 10YR 8/4) e re differenza morfologica fra questi due tipi è costi-
beige-rosato (Munsell 7.5YR 8/4), molto compatta e tuita dalle anse: in T-3.1.1.1. esse sono impostate
lisciata in superficie, con inclusi di colore bianco e nero sulla spalla con l’attacco superiore ben distanziato
di piccole dimensioni e scarsa presenza di mica. dall’orlo ed hanno un profilo a semicerchio, talvol-
I frammenti cumani si datano, per confronto con gli ta angolato, ed una sezione circolare; in T-3.1.1.2.
esemplari di Locri, nella seconda metà del VI a.C.139. presentano invece un andamento quasi circolare ed
una sezione circolare o ovale.
Le anfore fenicie del Mediterraneo centrale I due tipi in esame sono tra i più antichi prodotti
(tav. 27.1, fig. D) nell’area punica del Mediterraneo centrale: la for-
ma T-3.1.1.1, generalmente attribuita a Cartagine,
Le anfore fenicie e puniche del Mediterraneo cen- si data tra la metà dell’VIII a.C. e gli inizi del VII
tro-occidentale sono state classificate da J. Ramon a.C., anche se nuovi rinvenimenti ne attestano la
Torres140 che ha sistematizzato ed ordinato in una produzione a Sant’Imbenia, sulla costa sud-occiden-
unica tipologia le precedenti classificazioni parti- tale della Sardegna, già a partire dagli inizi dell’VIII
colaristiche e a carattere regionale141. L’attenzione a.C.145. Il tipo T-3.1.1.2, invece, compreso tra la se-
dello studioso si è rivolta in particolare ai rinveni- conda metà-ultimo terzo dell’VIII a.C. e il VII a.C.,
menti della penisola iberica e delle adiacenti isole, è fabbricato a Mozia, Cartagine e in Sardegna meri-
del nord-Africa occidentale ed atlantico, della Si- dionale146. Queste anfore sono ampiamente diffuse
cilia, di Malta e della Sardegna. Tra i materiali del negli insediamenti fenici e non delle coste del Me-
terrapieno tardo-arcaico delle mura di Cuma sono diterraneo centrale: contenitori del tipo T-3.1.1.1
venuti alla luce un frammento di parete ed uno di sono stati infatti rinvenuti a Cartagine, a Gela, in
orlo (TTA430) di anfore fenicie del Mediterraneo Sardegna (nel litorale di Cagliari e a Sulcis); mentre
centrale142. L’orlo presenta una struttura a cordone la forma T-3.1.1.2 è attestata a Byrsa, a Cartagine, a
che rientra nella forma T-3.1.1.1 oppure T-3.1.1.2 Malta, a Toscanos, a Mozia, in Sardegna (a Sulcis e
della classificazione di Ramon Torres (=Bartoloni a Nora). In Campania esse sono documentate nella
tipo B1-B2)143: questi tipi presentano infatti carat- necropoli di S. Montano a Pithecusae: si tratta del-

139
Cfr. supra nota precedente. di tipo Bartoloni B1 (Bartoloni 1988, p. 32, fig. 4) confluiscono nei
140
Ramon Torres 1995. tipi T-3.1.1.1 e T-3.1.1.2 (Ramon Torres 1995, pp. 180-183, figg.
141
Per repertori sulle anfore fenicie e puniche di Occidente: 30-31), mentre quelle del tipo B2 (Bartoloni 1988, p. 32, figg. 4)
Cintas 1950, pp.139-153; Mañá de Angulo 1951; Pellicer Catalán sono estranee alle produzioni di area fenicia e potrebbero riferirsi
1978; Florido Navarro 1984; Bartoloni 1988. Per una bibliografia al gruppo “tirrenico” (Ramon Torres 1995, pp. 277-279).
completa e ragionata sulle anfore fenicio-puniche del Mediterraneo 145
Oggiano 2000, pp. 240-243; Botto 2000, p. 88; Ramon
centrale e occidentale: Ramon Torres 1995, pp. 299-332. 2000, pp. 285-286.
142
Vorrei ringraziare P. Bernardini e, in particolare, M. Botto 146
Per un quadro sintetico delle problematiche circa le aree di
per aver discusso con me le problematiche relative alle anfore produzione delle anfore fenicie del Mediterraneo centrale: Botto
fenicie. 1993; Ramon Torres 1995; Docter et alii 1997; Oggiano 2000, pp.
143
Bartoloni 1988, pp. 32-33, fig. 4. 239-242; Ramon 2000; Spanò Giammellaro 2000, pp. 303-311;
144
Secondo la recente classificazione di Ramon Torres, le anfore Petacco 2003 (con bibl. precedente).

121
l’esemplare della tomba 342 (=T-3.1.1.2) attribuito questo sono attualmente utilizzate, anche in contesti
a produzione moziese147 e di quello della sepoltura diversi da quelli di origine, le due tipologie regionali di
523 (=T-3.1.1.1) di fabbrica cartaginese148. Molto M. Py e M. Gras (la prima basata sui rinvenimenti del
significativo è il rinvenimento di queste anfore in sud della Gallia, la seconda elaborata a partire dai mate-
ambito italico in contesti indigeni del Latium Vetus riali dell’Etruria Meridionale)151. Le anfore etrusche pre-
relativi al periodo orientalizzante: alcuni esemplari sentano l’orlo ingrossato, impostato direttamente sulla
sono stati infatti scoperti in sepolture delle élites lo- spalla oppure su di un breve collo, la spalla arrotondata
cali a Castel di Decima e alla Laurentina149. Si deve o sfuggente e il ventre rastremato. Il fondo può essere
invece sottoporre a verifica l’ipotesi di una produ- piano oppure indifferenziato. Le anse verticali descri-
zione etrusca di anfore fenicie ad ogiva nella seconda vono un profilo “ad orecchio” o ad angolo retto.
metà dell’VIII a.C. come documenterebbe il rinve- Esse sono diffuse dalla seconda metà del VII a.C. alla
nimento dell’anfora della tomba 418 di S. Montano metà del III a.C.152 e sono frequenti in Magna Grecia
attribuita all’Etruria meridionale e di alcuni fram- ed in Sicilia, in particolare a Camarina ed Himera153;
menti dall’Etruria e dal Lazio150. sono inoltre molto numerose nella terraferma cam-
Gli esemplari cumani presentano un’argilla di colore pana (Calatia, Cuma, Avella, Nola, Capua, Nocera,
arancio (Munsell 2.5YR 6/6) con molti inclusi di co- Pontecagnano, Stabiae, Vico Equense, Sorrento, Frat-
lore bianco di piccole e medie dimensioni e radi gra- te, S. Agata dei Goti, Agro Caleno, Minori, Pompei) e
nelli di quarzo e di colore nero. La superficie esterna presenti in minor quantità ad Ischia, come documen-
e parte di quella interna sono trattate con una ingob- tano i rinvenimenti dello Scarico Gosetti154.
bio coprente di colore bianco. Per questi, sulla base Nell’emplekton delle mura di prima fase di Cuma
dell’analisi macroscopica delle argille, è ancora pro- è stato scoperto un fondo di anfora etrusca (TA31)
blematico stabilire il luogo di produzione. relativo alla forma Py 3A/Gras EMC.2. Nel terrapie-
A causa delle modestissime condizioni di preserva- no delle mura tardo-arcaiche sono venuti alla luce tre
zione del frammento TTA430, non siamo in grado di frammenti di orlo: mentre TTA432 rientra nel tipo
proporne una datazione precisa: si è stabilito di inqua- Py 3C, l’esemplare TTA433 appartiene al tipo Py
drarlo genericamente tra la metà dell’VIII ed il VII a.C., 4/Gras EMD. Dubitativa è l’attribuzione del fram-
e cioè nel momento di massima diffusione nel Medi- mento TTA431 al tipo Py 1/2 oppure Py 3A/Gras
terraneo centrale dei tipi T-3.1.1.1 e T-3.1.1.2. EMC.2155.

Le anfore etrusche (tav. 27.2-5, fig. D) Tipo Py 3A/Gras EMC.2


Il tipo 3A della classificazione di Py corrisponde al
Nonostante le anfore etrusche siano state oggetto di gruppo EMC.2 della tipologia di Gras156. Esso è carat-
molteplici classificazioni, una tipologia completa di que- terizzato dall’orlo ingrossato, dal collo concavo, dalla
sta classe di materiali non è stata ancora stabilita: per spalla arrotondata, dall’ampio ventre rastremato, dal
147
Pithekoussai 1, pp. 393-4, T. 342, tavv. CC, 215; p. 522, T. Il commercio etrusco arcaico (con bibl. precedente); Rizzo
523, tavv. CC, 216; Durando 1989, pp. 85-86; Botto 1993, pp. 1990.
19-20, nota 18; Ramon Torres 1995, p. 143; Bonazzi-Durando 153
Gras 1985, pp. 336-364; Vassallo 1999, pp. 358-363; Sourisseau
2000, p. 1265. 2002, p. 551; Sourisseau c.s.
148
Pithekoussai 1, p. 522, T. 523, tavv. CC, 216; Ramon Torres 154
Per un quadro della distribuzione delle anfore etrusche
1995, p. 143; Bonazzi-Durando 2000, p. 1265. in Campania: Albore Livadie 1985a, pp. 141-144; Gras 1985,
149
Gras 1981; Gras 1985, pp. 291-320; Zevi 1985; Botto 1989; pp. 357-360; Di Sandro 1986, pp. 117-118; Albore Livadie 1992,
Botto 1990; Botto 1993; Docter 1994, p. 113, n. 57. p. 236, n. 31, fig. 30; Calatia, pp. 130-132.
150
Pithekoussai 1, p. 437, T. 418, tavv. CXCVIII, 201, 226; 155
Sono otto i frammenti di parete rinvenuti nel terrapieno del
Durando 1998 p. 392; Bonazzi-Durando 2000, p. 1265; Petacco muro di prima fase e millequarantuno quelli dell’emplekton tardo-
2003, pp. 46-47 (in particolare note 55-57). Per le produzioni arcaico che non è stato possibile attribuire ad alcuna produzione: essi
etrusche di anfore fenicie a Cartagine: Docter et alii 1997; Docter potrebbero essere pertinenti a fabbrica etrusca oppure pithecusana
1998; Docter 1999. (Cfr. infra). Si attendono dunque analisi di laboratorio per la
151
Py 1985; Gras 1985, pp. 328-329. definizione dei centri di fabbricazione.
152
Py 1985; Gras 1985, pp. 325-366 (con bibl. precedente); 156
Py 1985, pp. 74, 77-78, fig. 4; Gras 1985, p. 329, fig. 46b.

122
parte prima: Capitolo III

fondo arrotondato e raramente a punta. Le anse verti- marrone di grandi dimensioni e da granelli di mica.
cali presentano un profilo arrotondato ed una sezione Radi sono gli inclusi bianchi di medie dimensioni. In
circolare alla base. La superficie è generalmente rive- entrambi la superficie esterna è rivestita da un ingob-
stita da un ingobbio. bio di colore beige.
In Gallia Meridionale questa forma è diffusa tra l’ul- Per confronto con gli esemplari della Gallia, il fram-
timo quarto del VII ed il terzo quarto del VI a.C.; in mento TTA432 può essere datato tra l’ultimo quarto
Campania il tipo è attestato nelle necropoli di Capua, del VI e gli inizi del V a.C.
Nocera, Castellammare di Stabia, Vico Equense, Cales
e S. Agata dei Goti tra l’ultimo quarto del VII a.C. e Tipo Py 4/Gras EMD
la fine del VI a.C.157. Il tipo 4 della classificazione di Py corrisponde al
In questo tipo rientra il fondo TA31 rinvenuto nel- gruppo EMD della tipologia di Gras161. Esso pre-
l’emplekton di prima fase. Esso è arrotondato e pre- senta l’orlo ingrossato ed allungato che si imposta
senta una pasta ceramica a sandwich (in superficie direttamente sulla spalla arrotondata. Il ventre è
Munsell 7.5YR 4/0; in nucleo 7.5YR 7/4) con mol- rastremato ed il fondo è appuntito. Le anse han-
ti granelli di quarzo ed una quantità media di inclu- no una sezione rotonda e si presentano piuttosto
si di colore bianco. Pochi sono i grani trasparenti e massicce. La superficie è coperta da un ingobbio
di colore nero e marrone di grandi dimensioni. Per di colore crema.
le modeste dimensioni, risulta difficile proporre una Il tipo è diffuso in Gallia tra l’ultimo quarto del
datazione precisa per il fondo TA31 che è compreso VI e gli inizi del IV a.C.; in Campania questa for-
tra l’ultimo quarto del VII a.C. ed il secondo quarto ma è rappresentata da numerosi esemplari rinvenuti
del VI a.C.158. a Cuma, Calatia, Nocera, Vico Equense, Castellam-
mare di Stabia, Minori, Pompei, Piano di Sorrento,
Tipo Py 3C Velia e nell’Agro Caleno ed è datata tra la fine del VI
Nel tipo 3C della tipologia di Py l’orlo è ingrossa- e la prima metà del IV a.C.162.
to, massiccio e spesso allungato; il breve collo è con- In questo tipo rientra l’orlo TTA433 venuto alla
cavo; la spalla è arrotondata; il ventre è rastremato; il luce nell’emplekton tardo-arcaico di Cuma: esso è
fondo è a punta oppure presenta una piccola superfi- ingrossato e di forma allungata e si caratterizza per
cie piana; le anse sono imponenti e posseggono una l’assenza del collo. Il frammento presenta una pasta
sezione circolare. Caratteristica di questa forma è la ceramica di colore marrone nella parte esterna del
composizione della pasta bruno-rossastra e quella del- nucleo (Munsell 7.5YR 7/6) e grigio-nero in quella
l’ingobbio di colore bianco molto spesso e denso159. interna (Munsell 10YR 4/2). È inoltre particolar-
In Gallia Meridionale questo tipo è diffuso tra il 525 mente ricco di inclusi sia in superficie che in frat-
ed il 375 a.C. In Magna Grecia e Sicilia è documen- tura: vi sono infatti molti granelli di colore nero di
tato in pochi esemplari, mentre non sono note atte- piccole, medie e grandi dimensioni, radi inclusi di
stazioni in Campania160. mica e grani di colore bianco di piccole dimensio-
Il frammento TTA432, venuto alla luce nel terra- ni. Sulla superficie esterna vi è un ingobbio molto
pieno tardo-arcaico, appartiene a questo tipo ed è in- sottile di colore beige.
grossato e a mandorla. Esso è imponente ed è carat- Per confronto con un esemplare coevo rinvenuto
terizzato da una gola nel piano inferiore e da un corto nella necropoli di Nocera, questo frammento può es-
collo concavo. sere datato nell’ultimo quarto del VI a.C. o agli inizi
La pasta è di colore rosa (Munsell 5YR 7/8) ed è del V a.C.163.
arricchito da una quantità media di inclusi di colore
157
Albore Livadie 1985a, p. 143; Passaro-Ciaccia 1996, p. 36, 161
Py 1985, p. 78, 80-81, fig. 6; Gras 1985, p. 329, fig. 46b.
fig. 6; Maggio 2002, p. 49. 162
Albore Livadie 1985a, pp. 143-144; Albore Livadie 1992, p. 236,
158
Py 1985, pp. 74, 78, fig. 4; Gras 1985, p. 329. n. 31, fig. 30; Gassner 1994, p. 115, n. 45, fig. a p. 113.
159
Py 1993, p. 29. 163
Albore Livadie 1985a, p. 144, n. 10 (=Albore Livadie 1978,
160
Py 1985, p. 94. p. 112, T. 77, fig. 23).

123
Le anfore ad ogiva con fondo piano di tradizione
fenicio-occidentale (tav. 27.6-24, fig. D)

La definizione di “anfora ad ogiva con fondo piano


di tradizione fenicio-occidentale” è convenzionale ed è
utilizzata in questa sede per designare quei contenitori
che presentano caratteristiche morfologiche proprie del
repertorio delle anfore fenicio-occidentali ad ogiva (orlo
a cordone, spalla arrotondata, ventre ad ogiva, anse im-
postate superiormente sulla spalla ed inferiormente in
prossimità della massima espansione del ventre) ma si Fig. 36. Anfora fenicia: tipo Bartoloni B3 e C1.
differenziano per la struttura del fondo che forma un
punto di appoggio piano164. In questa categoria rien-
tra dunque un ampio gruppo di materiali composto da
molteplici classi di anfore di diversa provenienza, cro-
nologia e fattura che dipendono da un unico prototi-
po e sono accomunate dalle medesime caratteristiche
morfologiche generali: si tratta delle anfore fenicie di
tipo B3 e C1 della tipologia di P. Bartoloni (fig. 36),
che corrispondono alle forme A e B di produzione pi-
thecusana identificate da G. Buchner (fig. 37), e delle
anfore etrusche di tipo Py 1-2,5/Gras EMA165 (fig. 38).
Queste classi di anfore, per la genericità del modello
di riferimento, risultano di complessa distinzione, so-
prattutto nel caso di esemplari frammentari, quando
sfugge la visione d’insieme del contenitore. A questo Fig. 37. Anfora di produzione pithecusana: tipo Buchner
riguardo, va aggiunto che l’analisi macroscopica delle A e B.
argille non sempre si rivela utile nella definizione del-
le singole fabbriche166. Di fronte a queste difficoltà, si cusae dove sono venuti alla luce numerosi esemplari
è stabilito in questa sede di creare un insieme unitario di produzione locale: si tratta di una serie omogenea
che comprende quelle anfore che, pur appartenendo a dal punto di vista morfologico che costituisce il tipo
produzioni diverse, dipendono da un modello comune A della classificazione di G. Buchner167. Queste anfore
e presentano la stessa articolazione formale. risalgono al terzo quarto dell’VIII a.C. e sono ampia-
La definizione dell’origine e dello sviluppo evolutivo mente diffuse nell’ultimo quarto dello stesso secolo. Il
del tipo dell’anfora ad ogiva con fondo piano si rivela fondo piano è invece molto raro nelle altre serie feni-
dunque molto problematica. Le attestazioni più an- cio-occidentali (=Bartoloni tipo B3): pochi esempla-
tiche e numerose di questa forma si trovano a Pithe- ri, compresi fra la fine dell’VIII a.C. e la prima metà

164
Cfr. “Le anfore fenicie del Mediterraneo centrale” supra. 167
Sulla diffusione dell’anfora di tipo A della classificazione di
165
In questa categoria rientra dunque parte delle anfore cosiddette Buchner: Buchner 1982a; Di Sandro 1986, pp. 110-113; Durando
ZitA della classificazione di Docter (Docter et alii 1997; Docter 1989, pp. 87-88; Pithekoussai 1, T. 291, p. 351, tavv. 194, 225; T.
1998; Docter 1999). 341, p. 393, tav. 215; T. 343, p. 394, tav. 194; T. 344, p. 394, tav.
166
Sulla difficoltà nella definizione delle diverse classi di anfore CXCI, pp. 195, 226; T. 351, p. 397, tavv. 196, 227; T. 365, p. 412,
pertinenti al modello ad ogiva con fondo piano: Albore Livadie tavv. CXCI, 197; T. 419, pp. 437-438, tavv. 198, 225; T. 540, p.
1985a; Di Sandro 1986, pp. 106-110; Bartoloni 1988, pp. 34, 41; 536, tavv. CXCII, 197; Gialanella 1994, pp. 191-192, B71, fig. 18;
Botto 1993; Sourisseau 1997, pp. 41-63; Docter et alii 1997; Docter p. 199, D1-D2, figg. 26, 27, 33.4-5; Docter et alii 1997, pp. 26-28;
1998; Durando 1998; Docter 1999; Bonazzi-Durando 2000. Docter 1998, pp. 362-363; Durando 1998, pp. 394-396.

124
TIPO PY 1/2 E 5 parte prima: Capitolo III

TIPO PY 1/2 E 5

TIPO GRAS EMA

Fig. 38. Anfora etrusca: tipo Py 1-2 e 5 e tipo Gras EMA.

del VII a.C., sono stati rinvenuti a Cartagine, Mo- collo creato dalla spalla a pareti concave, dal punto
zia e nella Sardegna meridionale168. Entrambi i tipi di massima espansione del corpo spostato in basso,
(Buchner tipo A e Bartoloni tipo B3) presentano le dal fondo piccolo e piano e dalle anse impostate ad
stesse caratteristiche formali: l’orlo a cordoncino è angolo retto (=Buchner tipo B)169. Anch’esse appar-
impostato sulla spalla che è arrotondata e segue una tengono, come le più antiche, al repertorio locale.
linea continua con il profilo del ventre; il fondo è Un gruppo di esemplari affine al tipo B di Ischia è
piano; le anse, a sezione circolare o ellittica, sono in- prodotto inoltre a Sulcis in Sardegna tra l’ultimo
grossate e/o appiattite in corrispondenza dell’attacco quarto del VII a.C. ed il primo quarto del VI a.C.
superiore ed inferiore. A metà del VII a.C., nella ne- (=Bartoloni tipo C1)170. La variante Buchner tipo
cropoli di S. Montano a Ischia, le anfore Buchner B/Bartoloni tipo C1 si impone rapidamente sia in
tipo A sono sostituite da contenitori che presenta- Etruria che in Campania dove, dalla seconda metà
no la stessa struttura generale ma presentano alcune del VII a.C., inizia ad essere prodotta in notevoli
peculiarità. Essi sono caratterizzati da una sorta di quantità. Essa rappresenta il prototipo delle anfore
168
Bartoloni inserisce dunque l’anfora ad ogiva con fondo piano 1989, pp. 89-90; Pithekoussai 1, p. 337, T. 278, tav. 217; p. 338,
nella classificazione delle anfore fenicie di Sardegna (Bartoloni T. 280, tav. 217; p. 338, T. 281, tav. CXCIII; p. 345, T. 285, tavv.
1988, p. 34, fig. 5). Come già detto, Ramon Torres ritiene che CXCIII, 218, 229; p. 349, T. 287, tav. CXCIII; p. 349, T. 288,
questo gruppo non sia pertinente al repertorio fenicio ma ad ambito tav. 218; p. 350, T. 290, tav. CXCIII; p. 465, T. 460; p. 531, T.
“tirrenico” (cfr. supra nota 144). 534, tav. CXCIII; Durando 1998, p. 397.
169
Sulla diffusione dell’anfora di tipo B della classificazione di 170
Bartoloni 1988, p. 41.
Buchner: Buchner 1982a; Di Sandro 1986, pp. 113-115; Durando 171
Py 1985; Gras 1985, pp. 328-329.

125
di produzione etrusca (Tipo Py 1-2,5/Gras EMA)171 messi in luce sette frammenti di orlo, tre di fondo, ven-
e di quelle di “tipo etrusco” attribuite da C. Albore ticinque di ansa176. L’orlo ingrossato e arrotondato nella
Livadie a produzione campana172. superficie superiore si imposta direttamente sulla spal-
Il luogo di origine dell’anfora a fondo piano, dun- la (TTA434; TTA435; TTA436; TTA437; TTA438;
que, va ricercato in ambito tirrenico, dove più antiche TTA439; TTA440). Il fondo è piano (TTA441; TTA442;
e numerose sono le attestazioni: è verosimile infatti TTA443). L’ansa mostra una sezione circolare ed una
che, in questo contesto, contenitori ad ogiva, diffusi impostazione ad angolo retto.
già dagli inizi dell’VIII a.C., furono adattati, attraverso Questi frammenti presentano un pasta non omoge-
l’introduzione di un fondo piano, a nuove esigenze di nea e sgrassanti di varia natura che, ad un’analisi ma-
trasporto e conservazione delle materie prime. Ancora croscopica, è difficile distinguere: si tratta di numerosi
molto problematica è tuttavia la definizione del centro grani di colore bianco, nero e marrone e di inclusi di
in cui ebbe origine questo processo e delle modalità quarzo. La pasta rivela gamme cromatiche diverse e
con cui si svolse. Sulla base della anteriorità del tipo assume talvolta, per motivi legati alla cottura del ma-
ischitano e sulla sua notevole diffusione, è stato infatti nufatto, una colorazione a sandwich. È inoltre pre-
supposto che queste anfore siano state prodotte dal- sente un leggero ingobbio di colore beige che ricopre
la componente fenicia presente nell’insediamento di le superfici esterne.
Pithecusae: artigiani levantini residenti in condizioni Come abbiamo già detto, nell’ambito del modello
di metecìa avrebbero modificato ed adattato una va- a fondo piano, molto problematico risulta stabilire le
riante del proprio repertorio tradizionale173. Questa diverse classi di produzione. Per quanto riguarda gli
ipotesi deve essere tuttavia sottoposta a verifica poi- esemplari cumani, questa difficoltà è accentuata dal
ché il quadro di riferimento appare in continua evo- modesto stato di conservazione dei frammenti: si trat-
luzione sulla base delle nuove acquisizioni dell’inda- ta infatti di singole parti di orlo, di ansa, di fondo e di
gine archeologica174. parete che non consentono di comprendere la tetto-
Altrettanto complesse restano le dinamiche di tra- nica del contenitore. Quanto alla composizione degli
smissione del modello dell’anfora a fondo piano nel impasti, è possibile ipotizzare che si tratti di produzio-
VII a.C. in ambito etrusco ed etrusco-campano: mol- ni pithecusane (Buchner tipo A/B) o etrusche (Gras
te incertezze vi sono infatti sui vettori e sulle moda- EM A/Py 1/2, 5). L’analisi macroscopica delle argille
lità di acquisizione del tipo e, in particolare, sul ruo- e delle ingubbiature non ci ha tuttavia consentito di
lo giocato da Pithecusae e dalle colonie fenicie della distinguerne ulteriormente le fabbriche177: per la de-
Sardegna meridionale175. finitiva attribuzione dei centri di produzione si rinvia
Nel terrapieno del muro di prima fase di Cuma è sta- dunque ad uno studio scientifico degli impasti, che è
ta rinvenuta una sola ansa di anfora a ogiva con fondo in attesa di essere realizzato178.
piano (TA32). Nell’emplekton di seconda fase sono stati Sveva Savelli

172
Albore Livadie 1985a, pp. 127-135; contra Gras 1985, pp. piano in ambito etrusco ed etrusco campano: Petacco 2003, pp.
333, 358. 63-64 (con bibl. precedente).
173
Sulle implicazioni dell’introduzione del fondo piano da parte 176
Per il rinvenimento di frammenti di parete relativi a questo
di Pithecusae nell’anfora di trasporto di modello fenicio-occidentale: gruppo cfr. supra nota 155.
Di Sandro 1986, pp. 106-107; Durando 1989, p. 87; Botto 1993, 177
Per la problematica classificazione delle anfore pithecusane e
p. 24; Petacco 2003, pp. 52-53. etrusche: Bonazzi Durando 2000, p. 1263, nota 3; Petacco 2003,
174
Botto 1993, p. 24. pp. 58-59.
175
Sulle dinamiche di trasmissione del tipo ad ogiva con fondo 178
Cfr. supra nota 7.

126
Capitolo IV

1. Lucerne (tav. 28) stato possibile solo ipotizzare la produzione locale a


causa di una più abbondante concentrazione di in-
A. Lucerne di tipo attico clusi dall’aspetto dorato.
La vernice, stesa a pennello, copre frequentemen-
Nel terrapieno tardo-arcaico sono state rinvenute te la superficie interna e in tutti i casi quella del di-
diciannove lucerne caratterizzate, nella maggior parte sco, completamente o limitatamente ad alcune strisce
dei casi, da un buono stato di conservazione1. concentriche. La vernice presenta caratteristiche non
Le lucerne sono di forma circolare con corpo aperto omogenee; può essere nera, solitamente compatta e
dove il beccuccio, composto da un foro per lo stoppi- lucente, di colore bruno, frequentemente diluita e
no, è separato dalla vasca dalla superficie del disco. Un opaca e, di colore arancio, generalmente poco com-
esemplare, conservato quasi integralmente, insieme a patta e opaca.
due frammenti di fondo presentano una protuberanza La parte delle pareti risparmiate dalla vernice, in di-
nella parte centrale la cui funzione non è stata esatta- versi esemplari, sono trattate con una lisciatura abba-
mente riconosciuta; in altri contesti è stata interpre- stanza accurata. Un solo esemplare è acromo.
tata o come un espediente per facilitare il trasporto Le lucerne rinvenute nel terrapieno tardo-arcaico
dell’oggetto2 o, nel caso di una protuberanza aperta, sono state considerate in base alle loro caratteristiche
per fissare la lucerna su un sostegno3. morfologiche e la maggior parte di esse possono es-
Tutti gli esemplari sono lavorati al tornio e, tranne sere riunite in tre gruppi.
rari casi, non presentano tracce d’uso4. Al primo gruppo appartengono le lucerne con di-
Le caratteristiche tecniche degli esemplari sono sta- sco curvilineo, a profilo continuo con il corpo, con il
te esaminate in modo autoptico: l’argilla è solitamen- fondo piatto, con il disco completamente verniciato,
te compatta e depurata anche se in alcuni esempla- quasi tutte riferibili ad oggetti di probabile produzione
ri sono visibili molti inclusi a granulometria fine di locale e che, in base alla superficie conservata, posso-
mica e calcare; il colore dell’argilla varia dal rossastro no essere confrontate genericamente con il tipo 21 A
al rosa, fino al beige. Tali dati hanno reso difficile il dell’Athenian Agorà, datato tra la fine del VI e il 480
riconoscimento, seppure a livello di ipotesi, del luo- a.C.5 e attestato a Tocra già dalla seconda metà del VI
go di produzione; infatti, fatta eccezione per pochi sec. a.C.6. Al secondo gruppo appartengono esemplari
frammenti le cui caratteristiche tecniche permettono diversi da un punto di vista tecnico ma simili per i loro
di ricondurli ad oggetti d’importazione attica, per le attributi morfologici: il disco, più o meno inclinato
restanti lucerne non è stato possibile definire, la loro verso l’interno, la spalla a profilo definito e la vasca
area di origine e, anche nel caso di altri esemplari è con pareti rettilinee, spesso divergenti verso l’alto; il
1
Ai diciotto esemplari devono aggiungersi alcuni frammenti, che 3
Menzel 1969, p. 13.
per l’esiguità della superficie conservata, non permettono un’anali- 4
Le tracce d’uso sono presenti su due esemplari e su due fram-
si morfologica precisa: si tratta di cinque frammenti di beccuccio, menti di beccuccio.
due di spalla, due di disco, di un piede a disco e di cinque fondi 5
Agorà IV, pp. 44-45, tavv. 6-34.
piani di cui tre con protuberanza centrale chiusa. 6
Tocra I, p. 141, nn. 1428-1430, fig. 68.
2
Agorà IV, p. 25; Bailey, p. 29.

127
fondo è piatto o con basso piede ad anello. La ver- torio delle forme vascolari. Gli esemplari considerati
nice è disposta sul fondo della vasca e su tutta la su- sono riconducibili a fornelli e a pesi da telaio.
perficie del disco o sul margine interno ed esterno.
Le caratteristiche morfologiche permettono di con- Fornelli
frontare genericamente questi esemplari con il tipo I fornelli sono rappresentati da frammenti di base
19 Variants dell’Athenian Agorà, datato tra l’ultimo con corpo a botte o da parti dell’apertura9, dalla for-
quarto del VI e gli inizi del V sec. a.C.7. ma arcuata o rettangolare, praticata intorno alla base
All’ultimo gruppo appartengono le lucerne con un per l’immissione del combustibile. Il diametro della
disco concavo, leggermente inclinato verso l’interno base misura circa 30 cm.
e con una spalla dal profilo arrotondato; il fondo è Gli esemplari sono realizzati con corpi ceramici a
piatto e più raramente, gli esemplari appartenenti a granulometria medio-grossa, corrispondenti a quelli
questo tipo, presentano un basso piede ad anello; la del gruppo 10 e 30 della classificazione adottata per i
parte centrale del fondo può avere una protuberan- frammenti di ceramica in argilla grezza. In due esem-
za conica, spesso aperta alla sommità. Gli esemplari plari è presente una decorazione: in un caso è compo-
possono essere confrontati con un esemplare inserito sta da linee verticali e orizzontali, incise sulla parete
nel tipo 19 Variants dell’Athenian Agorà, datato tra esterna prima della cottura, nell’altro caso, invece, è
l’ultimo quarto del VI sec. a.C. e il primo ventennio costituita da impressioni digitali poste lungo il mar-
del secolo successivo8. gine dell’apertura10 (tav. 28.23).
Margherita Nigro Due dei quattro esemplari attestati non mostrano
tracce di esposizione diretta alla fiamma e presentano
la superficie esterna sempre trattata con strati più o
B. Altre produzioni meno densi di ingubbiatura color crema o rosa men-
tre quella interna è lisciata e mostra una velatura di
Pochi sono gli esemplari di lucerna non riconduci- argilla diluita biancastra; questo trattamento, notato
bili ai tipi attici. Si segnalano, tra questi, una lucer- anche su molti fornelli rinvenuti in altri contesti, è
na corinzia d’importazione (TTA488 - fig. 77), del stato interpretato come il risultato di una particolare
tipo a disco piatto e spalla compressa, e un esemplare reazione al fuoco piuttosto che come un espediente
di fabbrica incerta (TTA491 - fig. 77), riconducibile per rendere le superfici più resistenti alle alte tempe-
per la forma al tipo greco arcaico ma imitante per la rature11.
tecnica la “red slip ware” fenicia. Il tipo attestato a Cuma, dal corpo a botte e con
Red. apertura nella parte superiore, è molto diffuso dalla
metà del VII sec. a.C. e corrisponde al tipo 3a della
2. Instrumentum (tav. 28) classificazione elaborata dalla Scheffer per i fornel-
li di Acquarossa12. Nei contesti campani questo tipo
In questa classe di materiali sono stati inseriti i ma- è documentato ad Ischia dove è rappresentato da un
nufatti che, per le loro caratteristiche morfologiche, esemplare, completamente ricostruito, proveniente
non possono essere considerati all’interno del reper- dal quartiere metallurgico in località Mazzola13 e da

7
Agorà IV, p. 42, tavv. 5-33. la superficie coperta da un’ingubbiatura di colore rosso-bruno con
8
Agorà IV, p. 42, tavv. 5-33. Le lucerne possono essere con- tracce di esposizione alla fiamma: TTA10202a/1, 10202/1.
frontate con gli esemplari inseriti nel tipo 8 della classificazione 10
Fa eccezione un esemplare realizzato con corpo ceramico
elaborata per gli esemplari di Gravisca (Gravisca 11, pp. 55-56, del gruppo 10; questo frammento, pertinente alla base, conserva
tav. 6 con confronti). parte dell’apertura di forma rettangolare decorata da impressio-
9
All’interno del terrapieno tardo-arcaico, inoltre, sono stati rin- ni digitali.
venuti altri due frammenti di fornello relativi al piano d’appoggio il 11
Acquarossa 2.1, p. 59, nota 59; Caere 3.2, p. 444; Gravisca
cui stato di conservazione non ha permesso l’attribuzione ad un tipo 12.1, p. 265.
specifico; gli esemplari presentano un corpo ceramico ricco di inclu- 12
Acquarossa 2.1.
si (gruppo 10 della classificazione della ceramica in argilla grezza) e 13
Gialanella 1994, p. 192, fig. 31.5.

128
parte prima: Capitolo IV

alcuni frammenti provenienti dallo scarico Gosetti, pochi sono riconducibili a specifici contesti di scavo.
dall’acropoli di Monte Vico e dall’insediamento di Paradossalmente, da questo punto di vista abbiamo un
Punta Chiarito14. quadro più circostanziato per gli scarabei, egiziani o
d’imitazione, ritrovati in vari paesi che si affacciano sul
Pesi da telaio Mediterraneo, dove gli scarabei sono fra gli oggetti di
Nel terrapieno tardo-arcaico sono stati rinvenuti otto tipo egiziano di gran lunga più comuni. In Campania
pesi da telaio che, ad eccezione di un unico esemplare da questo punto di vista il quadro si presenta partico-
frammentario, presentano un ottimo stato di conserva- larmente ricco. A partire dall’Età del Ferro, e con una
zione15. Gli oggetti hanno una forma troncopiramidale forte intensificazione nel corso dell’Orientalizzante,
su basi rettangolari o quadrate con lieve rastremazio- nei corredi delle tombe di numerose località – Capua,
ne e solo un esemplare presenta una forma parallele- Calatia, Suessula, Montesarchio, Cuma, Pithecusae, Val-
pipeda16 (tav. 28.20). L’altezza oscilla tra 4 e 5,5 cm. e le del Sarno, Nola, Sorrento, Pontecagnano – figurano
il foro, sempre praticato parallelamente alla base e con scarabei e scaraboidi in steatite o, più spesso, in faience
una leggera inclinazione rispetto all’asse orizzontale, si egiziana o pasta azzurra o blu. Meno frequenti sono gli
trova a una distanza di circa cm. 0,7 dalla base minore amuleti antropomorfi raffiguranti divinità egiziane quali
e, solo nel peso dalla forma parallelepipeda17, è posto Bes, Nefertum, e Mut. Mentre una parte degli scarabei
quasi al centro dell’oggetto e con un diametro di cm. sono di provenienza egiziana, la maggioranza appare co-
0,8 pari al doppio della misura dei fori presenti sugli stituita di imitazioni e rielaborazioni realizzate in am-
altri pesi. Uno degli esemplari dalla forma troncopira- bito fenicio e in altre zone del Mediterraneo orientale.
midale mostra sulla base minore e sulle facce maggiori Sulle basi troviamo le tipiche iscrizioni geroglifiche su
un segno inciso a croce (tav. 28.21). scarabei – formule benaugurali e di protezione, nomi
Gli oggetti sono realizzati con un corpo ceramico di divinità e, più limitatamente, di faraoni – ma anche
non depurato e le uniche differenze che si possono raffigurazioni, ad esempio scene di caccia.
riscontrare riguardano una diversa concentrazione e Gli scarabei si rinvengono a volte montati in pen-
granulometria degli inclusi18. La superficie è lisciata dagli a forma di anello circolare o ellittico, di bron-
negli esemplari più depurati ed è ingubbiata di colore zo, argento o oro, forniti a volte di anello o cilindro
crema o beige in quelli caratterizzati da una maggiore di sospensione per portarli al collo. Tale sistema di
concentrazione di inclusi. montaggio doveva essere più comune di quanto risulta
Margherita Nigro dall’evidenza archeologica: il foro passante degli sca-
rabei appare infatti spesso ostruito dai resti metallici
del pendaglio, evidentemente distrutto dalla corrosio-
3. Gli scarabei (fig. 78) ne. Lo scarabeo è inserito nel pendaglio come castone
rotante, a volte avvolto in una lamina che ne protegge
Data la particolare storia della ricerca archeologica i bordi nascondendo quasi tutto il dorso, ma lascia
in Egitto, delle molte migliaia di scarabei egiziani che scoperta la base incisa. In sostanza, lo scarabeo diventa
si trovano in musei e collezioni private relativamente così sigillo19 uso già documentato in Egitto, e poi per

14
Gialanella 1994, p. 185, A25; p. 192, B 72-73, figg. 31.5-6. te l’impronta di un foro; questa caratteristica, presente an-
15
Questi oggetti, ampiamente attestati negli abitati antichi, che in altro esemplare rinvenuto nel terrapieno tardo-arcaico
sono stati oggetto di numerose ricerche tese soprattutto a spiegar- (TTA10226/1), è stata riscontrata su altri pesi da telaio rin-
ne la funzione; il lungo dibattito comunque può essere sintetiz- venuti in altri contesti ed è stata spiegata come un errore non
zato nelle tesi di chi attribuisce a questi manufatti un significato corretto da parte dell’artigiano oppure con l’attribuzione di si-
religioso oppure una funzione di ordine pratico, in connessione gnificati di ordine pratico o decorativo (Palatino I, p. 244 con
con l’attività di tessitura. Per una sintesi della storia degli studi, bibliografia di riferimento).
Locri II, pp. 185-201, in particolare nota 5; Palatino I, p. 244; 18
Il corpo ceramico utilizzato per la realizzazione dei pesi da te-
Tarchna III, pp. 137-138. laio corrisponde a quello del gruppo 30 della classificazione della
16
Forma troncopiramidale su basi rettangolari: TTA495-496; su ceramica in argilla grezza.
base quadrata TTA497-500; forma parallelepipeda TTA501. 19
Cfr. ad es. Clerc et al. 1976, pp. 114, 116, 168; Vercoutter
17
Su una delle facce minori di quest’esemplare è presen- 1945, p. 92; Poole 1993, pp. 409-411.

129
gli scarabei di stile greco ed etrusca che rimpiazzano le fortificazioni settentrionali, nella cui area sarebbe
quelli egiziani/egittizzanti a partire dall’epoca arcaica20. stato attinto il terreno per la costituzione del terra-
Esclusa una possibile funzione pratica, la popolarità pieno25. Diverse sono le notizie di attestazioni dalla
dello scarabeo nel Mediterraneo, anche nella sua ve- necropoli, che testimoniano il riutilizzo di antefisse
ste di sigillo, doveva dipendere da altre considerazio- e tegole di gronda per la creazione di sepolcri alla
ni. Poteva essere prestigioso ornamento esotico, ma cappuccina26.
anche, e forse soprattutto, avere specifiche valenze La presentazione di questo modesto numero di
simboliche o cultuali: compare infatti principalmen- frammenti contribuisce, comunque, all’integrazione
te nelle tombe di bambini e donne, non solo in Italia del corpus di terrecotte cumane, che con le recenti
ma anche nella Sardegna punica e in Medio Orien- edizioni scientifiche di vecchi complessi di materiali,
te21, cosa che ha fatto ipotizzare uno specifico ruolo va acquisendo sempre maggiore corpo27.
di amuleto protettore dell’infanzia22. Particolarmente I frammenti oggetto di quest’analisi si inquadrano
significativo da questo punto di vista è il rinvenimento senza difficoltà nel panorama noto per la città eu-
di numerosi scarabei, per lo più montati come sigil- boica28, pur introducendo sottili variazioni che do-
li in pendagli di argento o oro, nel tofet di Cartagine cumentano delle possibili alternative nella combi-
(tempio di Tanit) e in quello di Mozia23. nazione dei prototipi, come nel caso del frammento
Federico Poole n. 507, in cui ad un prototipo del campo centrale
ricorrente nella serie C2105 si accosta una forma di
listello inconsueta. Le varianti dimensionali attestate
4. Le terrecotte architettoniche (fig. A) ad es. nei frammenti nn. 512, 513, 514 e 516 con-
tribuiscono alla definizione dell’ipotesi che la botte-
L’analisi delle terrecotte architettoniche rinvenu- ga lavorava su specifiche commesse, adattandosi alle
te nel terrapieno della fase tardo arcaica, sebbene dimensioni dell’edificio da decorare, ulteriore spia
provenienti da un contesto chiuso a differenza della dell’accordo della bottega con il cantiere.
maggior parte dei reperti finora noti per lo più at- Per tutti i frammenti è possibile ipotizzare una crono-
tribuibili a rinvenimenti fortuiti, ancora una volta logia compresa nella seconda metà del VI secolo a.C.,
non consente di risalire al complesso architettonico con qualche dubbio per i frammenti di lastre più sem-
di appartenenza. Per questo motivo è impossibile ri- plici (gruppo A100), che potrebbero anche essere leg-
costruire con certezza il sistema di rivestimento cui germente più antiche, ma in proposito mancano dati
pertiene il loro utilizzo primario24. C’è un’alta pro- certi. Il contesto di scavo non ci è di aiuto in questo,
babilità che l’origine della loro presenza nel riempi- permettendo di fissare solo un terminus ante quem tra
mento delle fortificazioni sia, almeno in parte, da fine VI e inizi V a.C.
attribuire ad un riutilizzo nella necropoli antistante Francesca Fratta

20
Cfr. Zazoff 1983, pp. 99-100. settentrionale.
21
Cfr. Hölbl 1986, pp. 422-24. 26
Cfr. Rescigno 1998, p. 192.
22
Cfr. De Salvia 1978; Hölbl 1979, pp. 229 ss. 27
Dopo le prime edizioni di frammenti cumani, da parte di
23
Gorton 1996, pp. 27-30 Koch e di Gabrici, cfr. Koch 1912, Gabrici 1913, coll. 551-553,
24
Per il punto della situazione dei rinvenimenti cumani cfr. da figg. 202-202, tav. LXXV.4; cfr. recentemente Scatozza 1971; Re-
ultimo Rescigno 1998, pp. 191-196. scigno 1998; da ultimo Rescigno c.s.
25
Tra i materiali rinvenuti nel terrapieno, diversi frammen- 28
Per l’inquadramento dei frammenti si fa riferimento alla re-
ti sono indiziati di una provenienza dal contesto della necropoli cente proposta tipologica di C. Rescigno (Rescigno 1998).

130
parte seconda:
i cataloghi
Capitolo I

Il terrapieno arcaico un excursus simile a quello ricavato dalla ceramica


corinzia: tra il 620 e il 580 a.C.: unico elemento
A. Gli elementi datanti decisamente recenziore è un frammento di labbro
(TA95) pertinente con ogni probabilità a una coppa
La ceramica più antica, chiaramente residuale, risale B2, che si colloca pertanto tra il 580 ed il 540 a.C.:
alla seconda metà dell’VIII sec. a.C.: due frammenti sembra saggio datarla al momento iniziale di questo
di kotyle (TA33, TA114) sembrano ancora riferibili periodo, dal momento che si tratta di un esemplare
al TGI; leggermente più numerosi sono i frammenti isolato in un panorama coerentemente più antico.
riconducibili al TGII (PCA) (aryballoi TA87, TA155,
kotyle TA86, pisside TA127). L’unica forma ben atte- Tra le poche attestazioni del bucchero, l’anforetta
stata è quella dello skyphos tipo Thapsos senza pan- (TA15), tipica del repertorio della Campania Me-
nello (TA4, TA58, TA59, TA111-113, TA120). ridionale, è diffusa nel primo quarto del VI sec., i
Per definire la cronologia del muro di I fase, scarso due frammenti (kantharos TA74, calice TA151) in
interesse ha la distinzione tra le UUSS indisturbate e bucchero pesante campano sono databili fra il pri-
quelle che hanno subito rimaneggiamenti recenti, dal mo e il secondo quarto del VI sec.
momento che questi si distinguono per una enorme Indicatore ancor più preciso è il frammento di cra-
distanza cronologica dal complesso delle ceramiche tere etrusco-corinzio (TA13), che non è anteriore al
incluse in origine nel terrapieno. 580 a.C., quando l’uso di questa forma si diffonde
Si può pertanto considerare l’intera evidenza arcai- in Etruria (v. infra TA36).
ca in modo unitario, concentrando l’attenzione sulle L’esame di questi dati suggerisce di assegnare que-
attestazioni ceramiche più recenti. Saranno natural- sta fase al 560 ca. a.C.
mente privilegiate quelle classi per le quali, all’inter- Bruno d’Agostino
no di ciascuna forma, il succedersi dei vari tipi ha il
valore di un forte indicatore cronologico. B. Il Catalogo
Conviene quindi prendere le mosse dalla ceramica
protocorinzia e corinzia, d’importazione e d’imitazio- Il catalogo dei frammenti ceramici dai due trat-
ne, ben rappresentata negli strati del terrapieno. Tra gli ti dell’emplekton di prima fase finora indagati delle
elementi “recenti” si segnala un gruppo significativo di fortificazioni settentrionali (settori 5, 8) si divide in
frammenti inquadrabili nell’Orientalizzante Recente, due parti: la prima comprende le UUSS non distur-
e pertanto nell’arco compreso tra il TPC/TR e il CA: bate e contiene tutti i frammenti di forme ricono-
rientrano in questo gruppo l’oinochoe (TA11) nel- scibili, mentre gli altri frammenti non identificabili
lo stile Black Polychrome, l’olpe (TA108), ed alcune sono stati inseriti nelle tabelle allegate alle introdu-
kotylai: TA73, TA140, di tipo miniaturistico, simili zioni alle diverse classi di materiali; la seconda parte
agli esemplari dalla “Stipe dei Cavalli” di Pithecusae, comprende le UUSS del settore 8 rimaneggiate in
datata al passaggio dal VII al VI sec. a.C., e TA72, di età imperiale e tardoantica. Di queste UUSS viene
un tipo che il Payne attribuisce al TPC. presentata solo una scelta dei frammenti attribuiti a
Tra le coppe ioniche, quelle del tipo B1 indicano forme riferibili al contesto di età arcaica.
133
Per la stesura del catalogo solo nel caso della ce- lingua italiana, dei periodi. Tra le produzioni locali
ramica protocorinzia e corinzia d’importazione e solo per lo studio della ceramica grezza e di quella
d’imitazione e delle coppe ioniche si è fatto uso, nella di argilla depurata acroma si è potuto tener conto
definizione dei tipi, della terminologia convenziona- di un inquadramento tipologico, elaborato sui tanti
le, ormai codificata e delle abbreviazioni usuali, in dati relativi al terrapieno tardo-arcaico.

134
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

A - Settore 5 Ceramica italo-geometrica

US 19071 6. Piatto o coppa (tav. 6.18).


Fr. di piede ad anello; h max. 1,3; diam. ric. 6,5. Argilla 60
(Munsell 5YR 7/6); vernice bruna. Margine esterno verni-
Ceramica euboico-cicladica ciato, base d’appoggio decorata da tratti obliqui, tracce di
vernice sul fondo esterno; vasca decorata all’interno da due
1. Cratere miniaturistico (tav. 2.A.3) linee concentriche. La decorazione a tratti obliqui radiali sul
Fr. di piede con attacco della vasca; h max. 3,4; diam. ric. piede inizia a Pontecagnano intorno al terzo quarto del VII
5,5. Argilla 50 di colore rosa scuro (Munsell 5YR 8/2), a sec., e permane fino agli inizi del VI sec. a.C.
frattura granulosa, superficie ricoperta da un leggerissimo Cuozzo c.s. 1.
ingubbiatura crema, stracotto. Alto piede svasato cavo, vasca
rastremata. All’esterno fasce orizzontali sulla vasca, motivi 7. Piatto.
ad esse sul margine; all’interno vasca decorata da tre fasce Fr. di piede; h max. 1,6. Argilla 60 (Munsell 10YR 8/3); ver-
orizzontali. nice bruna. Piede ad anello con base sagomata. Tracce di di-
Probabilmente pitecusano. La forma ricorda i piedi dei crateri pinture paonazze sulla base d’appoggio; dipinture brune sul
euboici. Per la decorazione, piuttosto comune, cfr. d’Agosti- margine e sulla vasca interna.
no 1994-1995, p. 58, tav. XXXIX, 74 ed – in questo stesso È riferibile ad un tipo di piatto ben noto dalla Stipe dei Ca-
contesto – TA39. valli di Ischia su cui cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 38, tav.
XXXII, n. 61.
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione
8. Lekane (tav. 8.3)
2. Oinochoe (tav. 2.C.6) Fr. di labbro con attacco della vasca; h max. 2. Argilla 60
Fr. di ansa con attacco del corpo; h max. 6,5. Argilla giallo- (Munsell 5YR 7/6); vernice arancio. Orlo distinto all’inter-
ocra (Munsell 10YR 8/4), molto depurata, a frattura netta, no ed all’esterno, vasca emisferica. Orlo verniciato; all’ester-
corinzia; vernice bruna, quasi completamente evanida. Ansa no, sulla vasca, larga fascia con contorno superiore sinuoso;
verticale, a nastro. Sull’ansa, decorazione a linee verticali. all’interno, sotto l’orlo, fascia risparmiata, seguita da un’am-
Tracce di decorazione sull’attacco inferiore. pia fascia dipinta.

3. Oinochoe 9. Lekane (tav. 7.3)


Fr. di ansa; h max. 2,3. Argilla (Munsell 10YR 8/4), mol- Fr. di labbro; h max. 2,7; diam. orlo ric. 24,6. Argilla 60
to depurata, a frattura netta, spesso slip giallo-ocra, vernice (Munsell 5YR 7/6); vernice arancio; superficie abrasa. Orlo
bruna. Ansa verticale a doppio bastoncello. Si conserva solo profilato all’esterno, vasca con carena arrotondata. Sull’orlo,
uno dei bastoncelli, interamente verniciato. Probabilmente un gruppo di tratti verticali; all’esterno, vernice abrasa; all’in-
pitecusano. terno, ampia fascia verniciata.

4. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.7) 10. Lekane (tav. 8.17)


Ansa con attacco della vasca; h max. 2,1. Argilla 50 (Munsell Fr. di labbro; h max. 3,2. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4); vernice
5YR 7/4-6); vernice bruna. Ansa orizzontale a bastoncello, bruna, in parte abrasa sotto l’orlo. Orlo ingrossato piano, pro-
vasca ampia, verniciata all’interno ed all’esterno. Fascia rispar- filato all’esterno. L’orlo, verniciato superiormente, è ornato da
miata al di sopra delle anse, su cui si conservano due sottili due fasce paonazze sovraddipinte. La vasca esterna ha un’ampia
fasce orizzontali. fascia risparmiata sotto l’orlo, decorata da una sottile linea ad
Simile a due esemplari, di produzione locale, da S. Montano in onda su un gruppo di tre linee orizzontali; la parte inferiore è
un contesto datato al TGI: cfr. Pithekoussai 1, p. 295, T. 240, completamente verniciata. All’interno la vasca è verniciata.
tav. 95, n. 1; p. 546, T. 549, tav. 163, n. 2.
Ceramica corinzia d’importazione e d’imitazione
5. Coppa con fascia risparmiata (tav. 3.22)
Fr. di labbro; h max. 2,5. Argilla 50 (Munsell 5YR 8/4), orlo 11. Oinochoe (tav. 9.1)
annerito per effetto della cottura; vernice bruna. Labbro obli- Fr. di spalla; h max. 3,2. Argilla 50 (Munsell 5YR 8/4); vernice
quo, vasca arrotondata; all’interno vasca verniciata; all’esterno bruna e paonazza, sovraddipinture bianche; superficie abrasa.
labbro verniciato, fascia risparmiata all’altezza delle anse, di cui Spalla tesa decorata a graffito: motivo a linguette policrome
si conserva la traccia di un attacco. sulle quali in alcuni punti si conserva parte del colore bruno
Su questo tipo di coppe, cfr. d’Agostino 1968, fig. 15, tipo e paonazzo. Due linee orizzontali sovraddipinte.
12. Rientra nel gruppo Black Polychrome, riferibile al TR/CA,
cfr. Payne 1931, p. 299, n. 745.

135
Ceramica etrusco-corinzia la carena del kantharos e del calice biansato (Cuozzo-D’An-
drea 1991, tipo 20A2). A Pontecagnano la carena decorata
12. Olpe/oinochoe (tav. 10.B.1) da questo tipo di tacche è caratteristica del Kantharos 19A1,
Fr. di collo; h max. 4,3. Argilla a nucleo grigiastro (Munsell documentato in corredi databili tra l’ultimo quarto del VII
5YR 7/6); vernice marrone-rossiccia. Collo a pareti conca- ed il primo quarto del secolo successivo: cfr. Cuozzo-D’An-
ve con attacco sottolineato da un sottile collarino a rilievo. drea 1991, p. 70, fig. 6.
Esterno verniciato. Riferibile al TR/CA.
Coppe ioniche
13. Cratere a colonnette (tav. 10.B.4, fig. A)
Fr. di labbro, collo ed attacco della spalla; h max. 3,8; diam. 17. Coppa A2 (tav. 12.1)
ric. 20,6. Argilla di colore rosa (Munsell 5YR 8/4; 5YR 7/4), Fr. di labbro; h max. 3,5. Argilla 70,(Munsell 5YR 7/4); ver-
molto depurata, dura e compatta, priva di inclusi a frattura nice nera compatta e lucente. Alto labbro inclinato, vasca ar-
netta; vernice marrone. Ampio labbro a tesa con orlo profilato, rotondata. All’esterno orlo, fascia sulla spalla e parte inferiore
colletto svasato, attacco della spalla arcuato. Labbro vernicia- della vasca verniciati; all’interno fascetta sotto l’orlo rispar-
to con due o tre linee bianche sovradipinte; orlo decorato da miata, vasca interamente verniciata.
una fascetta a risparmio tra due fascette verniciate. All’ester-
no, collo verniciato; fascia sulla spalla, seguita da parte di una 18. Coppa A2 (tav. 12.24)
testa di felino (pantera?). Interno verniciato. Fr. di piede, h max. 1,8; diam. piede 5. Argilla 70 (Mun-
Nella ceramica etrusco-corinzia il cratere è eccezionale pri- sell 5YR 7/49); vernice nera compatta e lucente. Basso pie-
ma della terza generazione, che si fa iniziare intorno al 580. de troncoconico, verniciato all’esterno, interno del piede ri-
Pertanto il frammento può datarsi approssimativamente al sparmiato.
secondo quarto del VI sec. a.C.
Szilágyi 1998, p. 357, nota 191; sulla terza generazione cfr. 19. Coppa B1 (tav. 12.7)
pp. 289 ss. Fr. di vasca con attacco dell’ansa; h max. 2,6. Argilla (Mun-
sell 5YR 7/4), con nucleo grigio; vernice nera compatta e
Bucchero lucente. All’esterno labbro e spalla risparmiati, vasca verni-
ciata con fascia risparmiata all’altezza delle anse; all’interno
14. Anfora o oinochoe (tav. 11.2) vasca verniciata.
Fr. di parete; h max. 3. Bucchero sottile d’importazione, Per la decorazione affine ad un esemplare proveniente da
nero lucente, a frattura irregolare. Parete decorata a graffito Gravisca, cfr. Gravisca 4, tav. 8, n. 306, per la forma del-
da sottili linee verticali, inquadrate da un gruppo di due li- la vasca particolarmente compressa cfr. Les Céramiques, tav.
nee orizzontali. LXXXII, fig. 69.
Trova confronto, sia per il tipo di decorazione sia per le ca-
ratteristiche del bucchero, nella produzioni dell’Etruria Me- Argilla grezza
ridionale, della seconda metà del VII secolo a.C. su cui cfr.
Rasmussen 1979, p. 131. 20. Brocca 20.X.10 (tav. 14.1)
Fr. di labbro; h max. 4,1; diam ric. 11. Corpo ceramico del
15. Anforetta (tav. 11.3) gruppo 20, con presenza di inclusi di piccole dimensioni;
Fr. di ansa; h max. 3,1. Bucchero pesante campano, nero, superficie lisciata all’interno, all’esterno con ingubbiatura
poco lucente ricco di mica, frattura irregolare di colore gri- color crema.
gio-bruno. Ansa a bastoncello.
La forma, ignota al repertorio del bucchero dell’Etruria Me- 21. Olla 30.B.10
ridionale, è attestata in Campania, nei contesti funerari di 1 fr. di orlo; h max. 2,6. Corpo ceramico del gruppo 10. Su-
Pontecagnano dove il tipo 12A, mutuato da repertorio della perficie lisciata. Breve colletto.
locale produzione d’impasto, risulta diffuso in bucchero du-
rante l’Orientalizzante recente: cfr. Cuozzo-D’Andrea 1991, 22. Olla 30.B.20
p. 64, fig. 5. 1 fr. di labbro; h max. 2,7. Corpo ceramico del gruppo 30.
Superficie lisciata, annerita. Sulla superficie interna tracce di
16. Kantharos (tav. 11.10) due sottili fasce di ingubbiatura di colore bianco.
Fr. di carena; h max. 1,6. Bucchero pesante campano, nero
poco lucente, ricco di mica, frattura irregolare. Carena de- 23. Parete di forma chiusa
corata a tacche oblique Fr. di parete; h max. 5,8. Corpo ceramico del gruppo 30. In-
Nel repertorio etrusco-meridionale questa decorazione è mol- gubbiatura color crema all’interno, all’esterno con tracce di
to comune e diffusa su calici, kantharoi e kyathoi (Rasmus- bruciato. La parete è decorata con impressioni digitali ese-
sen 1979, p. 133); nel repertorio campano essa decora solo guite prima della cottura.

136
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

24. Scodellone 90.X.10 32. Anfora ad ogiva con fondo piano di tradizione
Fr. di orlo; h max. 5,1. Corpo ceramico del gruppo 30. Su- fenicio-occidentale
perficie lisciata, all’esterno con tracce di ingubbiatura di co- Fr. di ansa; diam 3,6; h max. 6,4. Argilla (Munsell nucleo
lore crema. esterno 5YR 6/6; nucleo interno 5YR 7/2), con molti inclu-
si trasparenti di piccole e medie dimensioni e di colore nero,
25. Scodellone 90.X.20 (tav. 16.2) grigio e marrone di medie dimensioni. In superficie tracce di
Fr. di labbro; h max. 4,8; diam. ric. 30. Corpo ceramico del ingubbiatura di colore crema.
gruppo 20. Superficie con ingubbiatura color crema. Ansa verticale a sezione circolare.

26. Coppetta 120.X.10 (tav. 17.5)


Fr. di labbro; h max. 1,8; diam. ric. 12,5. Corpo ceramico US 21012
del gruppo 20. Superficie lisciata.
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione
27. Coppa coperchio 130.X.10 (tav. 17.7)
Fr. di orlo; h max. 4,3; diam. ric. 21,4. Corpo ceramico del 33. Kotyle (tav. 3.32)
gruppo 30. Superficie lisciata. Fr. di labbro; h max. 1,3. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4); ver-
nice bruna. All’esterno, motivo a chévrons sotto una linea
28. Coppa coperchio 130 (tav. 17.10) orizzontale. All’interno orlo risparmiato, vasca verniciata.
Fr. di piede ad anello; h max. 3,7; diam. ric. 7. Corpo cera- Forma TGI, vicina alla kotyle Aetos 666.
mico del gruppo 30. Superficie con ingubbiatura color cre- Cfr. Pithekoussai 1, p. 372, T. 320, tav. 119, n. 1; p. 388,
ma. Alto piede ad anello, margine profilato. T. 331, tav. 127.

Anfore da trasporto Ceramica italo-geometrica

29. Anfora corinzia A 34. Piatto (tav. 6.15)


Fr. di parete; h max. 5,1. Argilla (Munsell 7.5YR 7/4), con Fr. di labbro con attacco della carena; h max. 0,8. Argilla
numerosi inclusi di colore rosso e grigio (mudstone) di gran- (Munsell 5YR 7/4); vernice arancio. Labbro a tesa, esterna-
di dimensioni (1-3 mm.) e radi inclusi di colore bianco di mente verniciato; all’interno, ampia fascia distanziata dall’or-
piccole dimensioni. lo. Sul labbro è visibile un foro di sospensione.
Datazione: VII a.C.-prima metà VI a.C.
Bibl.: Koehler 1979; Koehler 1981; Koehler 1992. Ceramica corinzia d’importazione e d’imitazione

30. Anfora di Clazomene 35. Kotyliskos (tav. 9.22)


Fr. di parete; h 6,9; spessore 0,8. Argilla (Munsell in superfi- 1 piede; h max. 0,9; diam. ric. 2,6. Argilla di colore beige
cie 5YR 6/8; nucleo 5YR 5/1), con numerosi inclusi di mica (Munsell 7.5Y 8/5), molto depurata, compatta, priva di in-
e trasparenti di piccole dimensioni e con media quantità di clusi, a frattura netta, corinzia; vernice bruna. Esterno del
inclusi di colore bianco di piccole dimensioni. Su tutta la piede e interno verniciati.
superficie esterna leggero slip incolore. Sulla superficie ester- Cfr. Payne 1931, p. 334, fig. 181.
na risparmiata fascia orizzontale dello spessore di 3,1 di co-
lore arancio. Ceramica laconica
Datazione: seconda metà VII-prima metà VI a.C.
Bibl.: Sezgin 2004. 36. Cratere
Fr. di vasca; h max. 5,8. Argilla rosa (Munsell 5YR 8/2-7/2)
31. Anfora etrusca (tav. 27.4) con inclusi neri e mica; vernice nera, compatta, poco lucen-
Fr di fondo; h max. 5,4. Argilla (Munsell in superficie 7.5YR te. Vernice bruna all’interno ed all’esterno, fascia paonazza
4/0; nucleo 7.5YR 7/4) con molti inclusi di quarzo di pic- all’esterno.
cole dimensioni, media quantità di inclusi di colore bianco
di medie dimensioni, pochi inclusi trasparenti e di colore Ceramica di tipo greco-orientale
nero e marrone di grandi dimensioni. In superficie tracce di
ingubbiatura crema. Fondo arrotondato. Tipo Py 3A/Gras 37. Calice chiota
EMC.2 Fr. di labbro; h max. 2,1. Argilla di colore beige-rosato (Mun-
Datazione: ultimo quarto VII-secondo quarto VI a.C. sell 5YR 8/2-3), molto depurata, compatta, priva di inclusi,
Bibl.: Py 1985, pp. 74, 78, fig. 4; Gras 1985, p. 329. a frattura netta; vernice bruna diluita, ingubbiatura bianca
compatta e gessosa. Non si conserva l’orlo. All’interno ver-

137
nice bruna, all’esterno: spessa ingubbiatura bianca, fascetta Argilla grezza
marrone poco al di sopra della carena.
42. Oinochoe 10
Argilla depurata acroma Fr. di bocca trilobata; h max. 3,2; Corpo ceramico del grup-
po 20. Superficie con ingubbiatura color crema.
38. Situla 50.X.10. (tav. 18.16)
Fr. di ansa con parte del labbro; h max. 5,7. Argilla comple-
tamente annerita, superficie lisciata di colore rosa. B - Settore 8

US 21089
US 21022
Ceramica preistorica
Ceramica euboico-cicladico
43. Olletta (tav. 1.1)
39. Cratere (tav. 2.A.2) Fr. di orlo con ansa; h max. 4,5; largh. max. 5. Impasto a
Fr. di piede; h max. 5,6. Argilla 50, di colore rosa scuro (Mun- superficie grigio scura, lisciata a stecca e lucidata. Orlo arro-
sell 5YR 7/6) con nucleo grigiastro; vernice bruna; ingubbia- tondato, parete a profilo continuo, ansa canaliculata verticale
tura biancastra. Alto piede a tromba di cui non si conserva impostata appena al di sotto dell’orlo.
la base d’appoggio; decorato all’esterno da due fasce; parte Neolitico finale.
inferiore interamente dipinta in bruno.
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione
Coppe ioniche
44. Oinochoe (tav. 2.C.8; fig. A)
40. Coppa B1 Fr. di parete; h max. 2,6. Argilla di colore giallino (Munsell
Fr. di vasca, h max. 1,6. Argilla di colore beige-rosato (Mun- 10YR 8/4-6), molto depurata, compatta, corinzia; vernice bru-
sell 7.5YR 7/6-6/4), ben depurata, compatta; vernice nera, na. Decorazione: un uccello trampoliere, di cui si conservano
compatta e lucente. All’esterno fascia risparmiata e tracce di solo le zampe poggianti su una sottile linea orizzontale.
2 linee sovraddipinte; all’interno verniciato con tracce di 4 Avvicinabile al Cumae Group (Vine workshop): Perachora II,
linee sovraddipinte. p. 55, n. 391, tav. 20c. Su queste classi cfr. Benson 1989, pp.
28-31, e in particolare p. 31, n. 31, tav. 11.8.
Ceramica di tipo greco-orientale

TA46

TA45

TA41 Fig. 40. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita-


zione.
Fig. 39. Ceramica di tipo greco-orientale.
45. Skyphos con ornati a sigma (tav. 3.20; fig. 40)
41. Coppa emisferica (fig. 39) Fr. di labbro; h max. 2,4; diam. ric. 13,2. Argilla di colore
Fr. di vasca; h max. 3,5. Argilla di colore beige chiaro (Mun- rosa-giallino (Munsell 2.5Y 8/6), molto depurata, compatta,
sell 10YR 7/3), molto depurata, compatta, priva di inclusi; corinzia; vernice bruno-arancio. Labbro appena svasato, vasca
vernice nera opaca. Verniciata all’esterno e all’interno. De- arrotondata. All’esterno, sul labbro quattro linee orizzontali e
corazione sovraddipinta: all’esterno e all’interno, sulla parte una quinta al sommo della spalla; tra le anse: fascia delimitata
bassa e su quella mediana della vasca fascetta paonazza tra da un gruppo di linee verticali; in corrispondenza dell’attacco
due linee bianche. dell’ansa: tracce di una fascia che interseca il gruppo di linee
Cfr. Tocra I, pp. 55-57, nn. 760-762, figg. 28-29. Simile per verticali. All’interno, vasca interamente verniciata tranne una
la decorazione ad un esemplare da Saint-Blaise cfr. Saint-Blaise, sottile fascia in corrispondenza dell’orlo.
p. 179, n. 445, fig. 47. Cfr. Perachora 2, tav. 29, n. 694.

138
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

46. Skyphos con ornati a sigma (tav. 3.21; fig. 40) tità di inclusi di colore bruno di medie e grandi dimensioni,
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,6. Argilla rosa (Munsell 7.5YR radi inclusi di mica di piccole dimensioni. Un frammento è
7/8) con ingubbiatura crema; vernice bruna all’esterno e decorato con vernice nera e presenta due fasce risparmiate
arancio all’interno. Breve labbro obliquo, spalla arrotonda- dello spessore di 0,4 che corrono parallele. L’altro frammen-
ta. All’esterno, due linee orizzontali sul labbro e una terza al to è decorato su tutta la superficie esterna con vernice nera.
sommo della spalla. Fra le anse, fascia con motivi a sigma de- Produzione attica.
limitati ai lati da gruppi di linee verticali. Interno vernicia- Datazione: seconda metà VIII a.C.-prima metà VI a.C.
to salvo due linee risparmiate sull’orlo e alla base del labbro. Bibl.: Johnston-Jones 1978.
Probabile produzione pitecusana.
Cfr. d’Agostino 1968, p. 97, tipo 11.a, fig. 14. 53. Anfora à la brosse (fig. B)
Fr. di parete; h max. 6,7, spessore 1. Argilla (Munsell 2.5YR
Ceramica italo-geometrica 6/6), con numerosi granelli di mica e numerosi inclusi di
colore bianco di grandi, medie e piccole dimensioni; vernice
47. Lekane (tav. 7.12). diluita di colore bruno su tutta la superficie esterna. Produ-
Fr. di labbro; h max. 2,1. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4); ver- zione non identificata.
nice bruna. Labbro superiormente piatto, orlo distinto. Orlo Datazione: prima metà VI a.C.
superiormente decorato da tratti obliqui. All’esterno, spessa Bibl.: Pancrazzi 1982, p. 336; Sourisseau 1997, p. 114-116;
linea ad onda al disotto dell’orlo. Interno verniciato tranne Sourisseau 2000, pp. 140-141; Spagnolo 2002, p. 32; Sou-
una fascia risparmiata sul labbro. risseau c.s.
Cfr. d’Agostino 1968, p. 104, tipo 26, fig. 19. Simile ad un
esemplare dalla necropoli di San Montano (Pithekoussai 1, 54. Anfora di produzione chiota/clazomenia (tav. 25.19)
p. 553, T. 556, tav. 166, n. 2). Fr. di orlo, parte del collo e dell’attacco dell’ansa; h max. 5,1.
Argilla (Munsell 7.5YR 7/4), a frattura granulosa, radi in-
Red slip ware d’imitazione clusi di colore bianco di piccole dimensioni e di colore nero
di medie dimensioni. Orlo ingrossato con superficie esterna
48. Piatto arrotondata, collo cilindrico, sul collo tracce di attacco del-
Fr. di labbro; lungh. max. 2,4. Argilla 50 (Munsell 5YR 7-6); l’ansa. Orlo decorato all’esterno da fascia di colore bruno in
vernice lucente rosso-mattone (Munsell 5YR 7/6). Labbro a vernice diluita; ampia fascia ondulata sul collo nel punto di
tesa. attacco dell’ansa.
Imitazione pithecusana: cfr. Buchner 1982a, p. 284, fig. 6.a. Datazione: seconda metà VII a.C.
Bibl.: Sezgin 2004, pp. 171-172.
49. Coppa carenata (tav. 13.B.1)
Fr. con attacco del labbro, colletto e parte superiore della va-
sca; h max. 00. Argilla gruppo 50 (Munsell 5YR 7/6), ver- US 21090
nice opaca.
Cfr. Pithekoussai 1, T. 271, pp. 323-326, tav. 102, n. 9: MPC; Ceramica preistorica
d’Agostino 1994-1995, p. 64, tav. XL, n. 108).
55. Parete (tav. 1.2).
Argilla grezza Fr. di parete a profilo rettilineo con decorazione incisa a linee
orizzontali. h max. 2.6, largh. max. 2.1. Impasto a superficie
50. Olla 30.B.20 (tav. 14.15) bruna, lisciata a stecca e lucidata.
Fr. di labbro; h max. 3,3; diam. 17. Corpo ceramico del grup- Eneolitico.
po 20. Superficie lisciata con orlo coperto da un sottile strato
di ingubbiatura di colore bruno. Ceramica della prima Età del Ferro

51. Olla 30.B.20 56. Scodella (tav. 1.12)


Fr. di labbro; h max. 2,3. Corpo ceramico del gruppo 10. Su- Fr. di labbro; h max. 1,6; largh. max. 1,5. Impasto a superficie
perficie con ingubbiatura all’interno color arancio, all’ester- bruna levigata. Labbro lievemente rientrante, decorato con un
no color beige. gruppo di tre linee oblique e parallele, rese a rotella.

Anfore da trasporto Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione

52. Anfora di tipo “SOS” 57. Oinochoe (tav. 2.C.2)


2 frr. di parete; spessore 1. Argilla (Munsell 5YR 7/6), con radi Fr. di spalla; h max. 3. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/3); vernice
inclusi di colore bianco di grandi dimensioni, media quan- bruna. Fascia seguita da una catena di rombi.

139
Una sintassi decorativa analoga si ritrova sulla spalla di un’oi- do (Munsell 5YR 7/4), molto depurata, con slip color crema.
nochoe PCA dalla necropoli di Cuma (Gabrici 1913, tav. Produzione pitecusana. All’esterno, labbro ornato da linee
XXXII, n. 3). orizzontali; sulla spalla, pannello decorato da un gruppo di
sigma a quattro tratti.
Sul tipo, cfr. Pithekoussai 1, p. 359, T. 303 (MPC-TPC),
tav. 115, n. 2 (corinzio).

63. Kantharos ‘tipo Itaca’ (tav. 4.15)


Fr. di labbro; h max. 1,6; diam. orlo ric. 7,3. Argilla di colore
giallo (Munsell 2.5Y 8/2), molto depurata, corinzia; vernice
TA58 nera, poco lucente. Alto labbro leggermente svasato. Intera-
mente verniciato all’interno ed all’esterno; vernice scrostata
all’interno.
Per i problemi legati alla genesi del tipo e alla sua diffusione
Fig. 41. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita- in Occidente cfr. d’Agostino 2002.
zione.
64. Kantharos ‘tipo Itaca’ (tav. 4.19)
58. Skyphos tipo Thapsos senza pannello (tav. 3.6; fig. 41) Fr. di labbro; h max. 1,5; diam. ric. 7. Argilla di colore rosa-
Fr. di labbro; h max. 2,5; diam. ric. 14,8. Argilla rosa pallida giallino (Munsell 5YR 8/3), molto depurata, corinzia; verni-
(Munsell 5YR 7/3-8/3), molto depurata, con vacuoli di medie ce nera opaca. Alto labbro verticale. Interamente verniciato
dimensioni, color crema; vernice bruno-marrone all’esterno e all’interno ed all’esterno.
all’interno. Breve labbro verticale, spalla ampia, arrotondata. Per gli esemplari d’imitazione cfr. d’Agostino 1979, p. 65,
All’esterno, sul labbro e sulla spalla, linee orizzontali; orlo e fig. 37, n. 8, nota 27. Un esemplare d’imitazione è anche
interno verniciati, salvo una fascia sottile al disotto dell’orlo. noto a Cuma, tra i materiali della collezione Stevens (MANN
Produzione pithecusana. 139898).
Sul tipo cfr. Kourou 1981; Neeft 1981, p. 15, fig. 4a; Kourou
1994. 65. Kantharos ‘tipo Itaca’ (tav. 4.21)
1 ansa; h max. 3; 0,9-0,6. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4);
59. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.17). vernice poco lucente. Ansa verticale a nastro. Interamente
Fr. di labbro; h max. 1,4. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4); ver- verniciata.
nice marrone all’esterno, arancio all’interno. Breve labbro,
quasi verticale, decorato all’esterno da linee orizzontali che 66. Kotyle
proseguono sulla spalla; interno verniciato con fascia rispar- Fr. di ansa con attacco alla vasca. Lungh. max. 3,4. Argilla 50
miata sotto l’orlo. (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Ansa a bastoncello. Sul-
V. supra n. 58. l’esterno dell’ansa, due linee; interno verniciato.
Cfr. Pithekoussai 1, p. 198, tav. 61, T. 159.2: TGII (impor-
60. Skyphos (tav. 3.25) tazione).
Fr. di labbro; h max. 0,9. Argilla di colore rosa-giallino (Mun-
sell 7.5YR 7/4), molto depurata, corinzia; vernice bruna bril- Ceramica italo-geometrica
lante all’esterno, rosso-bruna all’interno. Breve labbro svasa-
to, decorato all’esterno con tre linee orizzontali e una quarta 67. Lekane (tav. 7.8)
all’attacco della spalla; interno verniciato con sottile fascia Fr. di labbro; h max. 2; diam. ric. 15,4. Argilla 60 (Munsell
risparmiata al disotto dell’orlo. 2.5Y 7/4); vernice bruna. Orlo piano, profilato all’esterno,
Sul tipo cfr. Pithekoussai 1, p. 359, T. 303.2 tav. 115: MPC- decorato da gruppi di linee verticali; all’esterno, al sommo
TPC. della vasca, linea ad onda, a curve larghe; all’interno vasca
verniciata.
61. Skyphos con ornati a sigma Cfr. d’Agostino 1968, p. 104, tipi 24-25.
Fr. di vasca; h max. 0,7. Argilla di colore rosa-giallino (Mun-
sell 7.5YR 7/4), molto depurata, corinzia; vernice bruno 68. Lekane (tav. 7.17)
marrone. All’esterno, labbro decorato con linee orizzon- Fr. di labbro; h max. 1,8. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/3);
tali; sulla spalla, fila di sigma a quattro tratti; interno ver- vernice bruna. Orlo piano, profilato all’esterno, decorato da
niciato. gruppi di tratti verticali; all’esterno, al sommo della vasca, si
vede un motivo a ‘v’, forse parte di una serie di sigma cori-
62. Skyphos con ornati a sigma cati; vasca internamente verniciata, salvo una fascetta rispar-
Fr. di vasca; h max. 1,3. Argilla di colore rosa-giallino palli- miata al disotto dell’orlo.

140
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

69. Piatto patta, a frattura netta; vernice nera, lucente e compatta. Ansa
1 Fr. di labbro; h max. 0,9. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/3); ver- verticale, a triplo bastoncello impostata su una spalla arro-
nice rossiccia. Labbro a tesa; tracce di vernice all’esterno. tondata; non si conserva la parte superiore dell’attacco ed
uno dei bastoncelli.
70. Piatto Per la presenza del tipo di ansa nella ceramica greco-orienta-
Fr. di piede con attacco della vasca; diam. ric. 6,3. Argilla 60, le cfr. p. es. Cook 1998, figg. 8.8-9; Kerschner-Schlotzhauer
rosa carico (Munsell 5YR 7/4), molto micacea; vernice ros- 2005, p. 32, figg. 22, 24.
siccia. Sul fondo esterno, due coppie di linee concentriche;
taglio del piede risparmiato; esterno della vasca uniforme- Argilla grezza
mente verniciato; all’interno, una fascia.
77. Olla 30.A.10 (tav. 14.3)
71. Piatto Fr. di labbro; h max. 6,1; diam. ric. 14. Corpo ceramico del
Fr. di vasca. Lungh. max. 3,5. Argilla 60, rosa (Munsell 5YR gruppo 30. Superficie lisciata all’interno, esternamente an-
7/4), molto micacea; vernice rossiccia. All’esterno, larga fa- nerita.
scia seguita da una coppia di fascette; all’interno, due linee
seguite da una larga fascia. 78. Olla 30.B.10
Fr. di orlo; h max. 2,6. Corpo ceramico del gruppo 10. Su-
Ceramica corinzia d’importazione e d’imitazione perficie lisciata, completamente annerita.

72. Kotyle 79. Olla 30.B.20


Fr. di parete; h max. 2,5. Argilla di colore giallo rosato (Mun- Fr. di labbro; h max. 2,6. Corpo ceramico del gruppo 30.
sell 2.5Y 8/4), molto depurata corinzia; vernice bruno-rossic- Superficie lisciata.
cia. Verniciato all’esterno, con vernice parzialmente scrostata
e, all’interno, tracce di vernice. 80. Olla 30.B.20
Per il tipo cfr. Payne 1931, p. 23, fig. 9a: TPC. Fr. di labbro; h max. 2,7; Corpo ceramico del gruppo 30.
Superficie lisciata.
73. Kotyle (fig. 42)
Fr. di parete; lungh. max. 1,4. Argilla (Munsell 5YR 8/4) co- 81. Olla 30.B.20
rinzia; vernice bruna. All’esterno: motivo decorativo “a cane Fr. di labbro; h max. 2,7; diam. orlo ric. 18. Corpo ceramico
corrente”; interno verniciato. del gruppo 30. Superficie con ingubbiatura di color beige.

82. Olla 30.B.20


Bucchero Fr. di labbro; h max. 2,7. Corpo ceramico gruppo 30. Su-
perficie lisciata.
74. Kantharos
Fr. di ansa; h max. 2,8. Bucchero pesante, nero, lucente; Anfore da trasporto
frattura irregolare di colore nero-bruno. Ansa verticale, a
nastro. 83. Anfora corinzia A
Si tratta di un prodotto di fabbrica campana databile tra pri- 6 frr. di parete. Argilla (Munsell 7.5YR 7/4), con numerosi inclusi
mo e secondo quarto del VI sec. a.C.: cfr. Cuozzo-D’Andrea di colore rosso e grigio (mudstone) di grandi dimensioni (1-3 mm.)
1991, tipo 19.a, p. 70, fig. 6. e radi inclusi di colore bianco di piccole dimensioni.
Datazione: VII a.C.-prima metà VI a.C.
Red slip ware d’imitazione Bibl.: Koehler 1979; Koehler 1981; Koehler 1992.

75. Coppa carenata Fornello


Fr. di vasca; h max. 0,9. Argilla 50 (Munsell 5YR 7-6); ver-
nice lucente rosso-mattone (Munsell 2.5YR 5/8). Verniciato 84. Fornello (tav. 28.22)
all’interno ed all’esterno. Fr. di base con apertura di forma arcuata; h max. 11. Corpo
Simile per la forma al n. 49. ceramico del gruppo 30. Superficie con sottile ingubbiatura
di colore beige.
Ceramica di tipo greco-orientale
Metalli
76. Oinochoe (tav. 13.A.7)
Fr. di ansa con attacco del corpo; h max. 10,1. Argilla di co- 85. Fibula
lore giallo-ocra (Munsell 10YR 7/3), molto depurata, com- 1 fr. di molla di fibula; lungh. 1,2.

141
C - Parte seconda (Selezione) 91. Coppa/lekane
3 frr. di labbro e estremità superiore della vasca; Argilla 60
(Munsell 5YR 7/6-8); vernice bruno-marrone. Il fr. più gran-
US 21030 de (h max. 2) presenta tracce di tre fascette all’esterno e una
sull’orlo.
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione
92. Piatto
86. Kotyle (tav. 4.4) Fr. di labbro; h max. 0,8. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/8); vernice
Fr. di labbro; h max. 1,4. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/8); ver- bruno-arancio. Labbro a tesa decorato da un’ampia fascia.
nice arancio. Orlo arrotondato, vasca profonda. All’interno,
vasca verniciata, orlo risparmiato; all’esterno, orlo sottolinea- 93. Piatto (tav. 6.19)
to in arancio, la parte conservata della vasca esterna è rispar- Fr. di piede; h max. 1,6. Argilla 70 (Munsell 5YR 7/6); ver-
miata. Tipo con vasca arrotondata, PCA. nice bruna e arancio. Ampio piede ad anello, vasca ampia.
All’esterno, fascia bruna seguita da tre linee arancio; appog-
gio del piede verniciato in bruno; sul fondo esterno, due linee
arancio e una bruna; all’interno, fascia bruna.

Coppe ioniche

94. Coppa con labbro a filetti (tav. 12.5)


TA73 TA87 Fr. di labbro; h max. 1; argilla gruppo 70 (Munsell 5YR 7/4);
vernice nera con riflessi metallici. Breve labbro svasato. Al-
Fig. 42. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita- l’esterno filetti in vernice evanida; all’interno verniciato con
zione. orlo risparmiato.
Per la decorazione a filetti e per la forma del labbro cfr. Samos IV,
87. Aryballos globulare (tav. 4.25; fig. 42) tav. 14, n. 538.
Fr. di parete; h max. 0,8. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/8), slip co- Prima metà del VI sec. a.C.
lore crema; vernice bruna. Sulla spalla: motivi triangolari con
tratto verticale mediano. Un motivo simile è noto a Ischia su 95. Coppa B2 (tav. 12.9)
un aryballos globulare da un contesto del TGII (Pithekoussai 1, Fr. di labbro; h max. 1,6. Argilla bruciata; vernice bruna.
T. 652, tav. 182, p. 632, n. 5). Labbro svasato, marcata distinzione all’interno tra labbro e
vasca. All’esterno fascetta dipinta sull’orlo e sulla vasca poco
Ceramica italo-geometrica sopra le anse; all’interno verniciato con fascetta risparmiata
sotto l’orlo.
88. Lekane (tav. 8.9)
Fr. di labbro; h max. 1,6. diam. ric. 18,4. Argilla 60 (Munsell Argilla grezza
5YR 7/8), con nucleo grigio; vernice arancio. Orlo piatto;
bugna triangolare. Orlo verniciato con fascia risparmiata; al- 96. Olla 30.B. (tav. 14.5)
l’esterno ampie tracce di vernice; all’interno vasca verniciata, Fr. di labbro; h max. 11,2. Corpo ceramico del gruppo 20.
fascetta risparmiata sotto l’orlo. Superficie lisciata. Labbro a tesa, corpo ovoide. Sotto il lab-
bro parte di una presa a becco.
89. Lekane (tav. 7.20)
Fr. di labbro; h max. 2; diam. ric. 13,6. Argilla 60 (Munsell 97. Olla stamnoide 60 (tav.15.10)
5YR 7/8); vernice bruna. Orlo piatto, distinto, vasca poco Fr. di labbro; h max. 5,1; diam. ric. 16. Corpo ceramico del
profonda, a carena arrotondata. All’esterno, linea ad onda a gruppo 30. Superficie lisciata.
curve larghe sulla carena; all’interno, fascia sotto l’orlo. Cfr.
d’Agostino 1968, p. 104, tipi 25/26, fig. 19. 98. Coppa-coperchio 130.X.20
1 fr. di orlo; h max. 3,6. Corpo ceramico del gruppo 30. Su-
90. Coppa perficie con sottile ingubbiatura color crema.
Fr. di labbro e attacco della vasca; h max. 1,9. Argilla 60
(Munsell 5YR 7/8); vernice bruno-marrone. Labbro con orlo
piatto poco sporgente all’interno e all’esterno; parte superiore
della vasca arrotondata. Foro per sospensione al di sotto del
labbro. All’esterno, orlo verniciato, ampia fascia seguita da
linea sulla vasca; interno e orlo verniciati.

142
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

US 21031 105. Coppa / lekane


Fr. di vasca; lung. max. 6,5. Argilla 60, rosata (Munsell 5YR
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione 8/4), con venatura mediana grigia, micacea; vernice arancio al-
l’esterno, bruna e rossiccia all’interno. All’esterno, motivo ad
99. Skyphos con ornati a sigma onda entro due fasce; all’interno, fascia bruna e ampia zona a
3 frr. pertinenti a uno stesso vaso; h max. 3. Argilla bian- risparmio interrotta da una fascetta rossa tra due linee brune.
castra, giallina in superficie (Munsell 2.5Y 8/6), corinzia;
vernice bruno-marrone. Labbro svasato distinto, spalla ar- Ceramica corinzia d’importazione e d’imitazione
rotondata. All’esterno, sul labbro, si conservano tre linee
orizzontali; sulla spalla, gruppi di tratti verticali marginati 106. Kotyliskos (tav. 9.23)
in alto da una linea orizzontale. Metà inferiore della vasca Fr. di piede; diam. 3,1. Argilla di colore rosa (Munsell 7.5YR
ed interno verniciati. 8/4-6) molto depurata, priva di inclusi visibili, a frattura net-
ta, con superficie avorio, corinzia; vernice bruno-rossiccia.
100. Kotyle (tav. 4.10) Piede a disco profilato. Interamente verniciato all’esterno e
1 fr. di parete; h max. 2,3. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/6), con all’interno. Fondo esterno del piede risparmiato.
slip color crema; vernice bruna. All’esterno, fascetta paonazza Per il tipo, v. supra TA35.
entro coppie di linee e fascette brune. Nella metà inferiore,
decorazione a raggi. Interno verniciato. Per il tipo cfr. Pay- 107. Black Kotyle
ne 1931, p. 23, fig. 9.a: TPC-TR. Cfr. Perachora 2, tav. 29, Fr. di parete di vasca. Argilla rosata (Munsell 2.5Y 8/6) con
nn. 689-91: MPC. venatura giallina, corinzia; vernice nera. Verniciata all’inter-
no e all’esterno, e ivi decorata con coppie di linee paonazze
Ceramica italo-geometrica sormontante da una linea bianca, sovraddipinte.

101. Lekane (tav. 7.21) 108. Olpe (tav. 9.5)


Fr. di labbro; h max. 2,6. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/6); ver- Fr. di piede; h max. 3; diam. ric. 9. Argilla di colore rosa-
nice arancio. Orlo obliquo, profilato all’interno e all’esterno, giallino (Munsell 7.5YR 8/6), priva di inclusi, corinzia; ver-
vasca profonda, a profilo teso. Sul labbro, tracce di vernice nice bruna. Ampio piede ad anello. Attacco tra corpo e pie-
rossa. All’esterno linea ad onda a curve larghe su fascia oriz- de profilato. Al disopra del piede, fila di triangoli; fascetta
zontale; all’interno ampia fascia nella parte superiore della va- paonazza tra due linee a metà del piede. Nel fondo esterno il
sca. Si conserva anche un’ansa a nastro, di incerta pertinenza, disco centrale è verniciato. Cfr. per il tipo Amyx 1988, tav.
decorata all’esterno con una fascia bruna. 21.1a: TR.
Per la sintassi decorativa, cfr. d’Agostino 1968, p. 104, tipo
26 fig. 19. Argilla grezza

102. Lekane 109. Bacino 100.X.30 (tav. 16.16)


2 frr. di labbro e vasca; h max. 2,5. Argilla 60, rosa-pallido 1 fr. di labbro; h max. 2,4; diam. 24. Corpo ceramico del
(Munsell 5YR 8/4), con venatura mediana grigia, molto mi- gruppo 20. Superficie ingobbiata color crema.
cacea; vernice arancio. Labbro rientrante con orlo obliquo,
vasca arrotondata. All’esterno, una fascia a metà della vasca; Argilla depurata acroma
una fascetta sul labbro e l’attacco di una fascia all’interno,
presso la frattura. 110. Kylix 70 (tav. 19.3)
1 fr. di labbro; h max. 5,2; diam. 14. Argilla annerita, su-
103. Lekane perficie lisciata.
Fr di labbro e attacco della vasca; h 2. Argilla 60, rosata (Mun-
sell 5YR 8/4), con venatura mediana grigia, micacea; vernice
arancio quasi completamente evanida. Orlo piatto profilato US 21033
all’esterno. Tracce di vernice sull’orlo e, all’interno della va-
sca, fascia dipinta. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione

104. Coppa 111. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.9)


Fr. di labbro e attacco della vasca; h 1. Argilla 60, rosata (Mun- Fr. di labbro; h max. 1,7. Argilla di colore giallastro (Munsell
sell 5YR 8/6), micacea con inclusi vulcanici; vernice arancio 2.5Y 8/6), molto depurata, priva di inclusi visibili, a frattu-
quasi completamente evanida. Orlo piano con labbro profi- ra netta, corinzia; vernice bruna. Breve labbro svasato, vasca
lato all’esterno. Orlo verniciato. profonda. Decorazione quasi completamente evanida. Cfr.
supra TA58.

143
112. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.15) oblique; all’esterno, sottile linea ad onda; all’interno, larga
Fr. di labbro e parte della vasca con attacco dell’ansa; h max. fascia poco sotto l’orlo.
2,6. Argilla di colore giallo-rosa (Munsell 2.5Y 8/4), a frattura Cfr. d’Agostino 1968, p. 104, tipo 25, fig. 19.
netta, corinzia; vernice bruna, parzialmente evanida. Labbro
quasi verticale, vasca profonda, a profilo arrotondato; anse 117. Lekane (tav. 7.11)
orizzontali, a bastoncello. All’esterno, linee sul labbro; trac- Fr. di labbro; h max. 2,8; diam. ric. 20,6. Argilla 60 (Mun-
ce di vernice sulla spalla; fascetta al disotto delle anse; vasca sell 5YR 7/6); vernice bruna, parzialmente evanida. Labbro
ed interno verniciati. distinto con orlo profilato all’esterno, vasca profonda. Trac-
cia dell’attacco di un’ansa. All’interno vasca completamente
113. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.13) verniciata; sull’orlo, gruppi di sottili tratti verticali.
Fr. di labbro; h max. 1,8; diam. orlo ric. 7,5. Argilla 50 (Mun- Cfr. d’Agostino 1968, p. 104, tipo 24-25, fig. 19.
sell 5YR 7/4), molto micacea; vernice bruno-marrone. Breve
labbro svasato, vasca profonda. All’esterno, orlo verniciato, 118. Coppa / lekane (tav. 8.10)
parte superiore della vasca ornata da 5 fascette brune, oriz- Fr. di Labbro; h max. 1,4; diam. ric. 22. Argilla 60 (Munsell
zontali. All’interno, vasca verniciata, due fascette risparmiate 5YR 7/6); vernice bruna. Orlo distinto, vasca profonda. Fa-
sul labbro. Cfr. supra TA58. scetta orizzontale sull’orlo; tracce di un motivo ondulato al-
l’esterno; fascetta orizzontale all’interno, sotto l’orlo.

Louteria

119. Louterion (tav. 17.24)


Fr. di labbro; h max. 3,8. Corpo ceramico di colore beige con
parte centrale del nucleo grigio per effetto di cattiva cottura.
Sono visibili inclusi di grandi dimensioni di quarzo, bioti-
te, chamotte. La superficie è coperta da uno spesso strato di
TA114 colore beige. Labbro a fascia pendula. Le caratteristiche tec-
niche permettono di attribuire il frammento ad una produ-
zione non locale.
Fig. 43. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita-
zione.
US 21035
114. Kotyle (tav. 3.33; fig. 43)
Fr. di labbro; h max. 2; diam. ric. 11. Argilla rosa (Munsell Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione
7.5YR 8/6), con slip crema; vernice arancio all’esterno, bruna
all’interno. Orlo assottigliato, verticale, vasca profonda, a pro- 120. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.14)
filo arcuato. Interamente verniciata; all’esterno due linee ri- Fr. di labbro; h max. 1,7; diam. ric. 13. Argilla 70 (Munsell
sparmiate nella metà superiore della vasca; all’interno, fascetta 5YR 7/6) con ingubbiatura biancastra; vernice bruna. Bre-
risparmiata sull’orlo. Simile ad una coppa da Corinto (Corinth ve labbro verticale, vasca profonda. All’esterno, ampia fascia
XV.III, p. 16, pl. 1, n. 10); per esemplari analoghi cfr. inoltre sul labbro e fascia sottile alla sommità della vasca; all’interno:
Perachora 1, tavv. 11.4; 121.8; Benton 1953, tav. 41, 621. Cfr. fascia sottile sul labbro e vasca verniciata. Variante corsiva lo-
inoltre Pithekoussai 1, T.572.1, p. 565, tav. 168: TGI. cale. V. supra TA58.

115. Kotyle 121. Kotyle


Fr. di parete; h 2,2. Argilla di colore giallo-rosa (Munsell Fr. di parete; h max. 2,5. Argilla di colore rosa-giallino (Munsell
2.5Y 8/4), a frattura netta, corinzia; vernice bruna. Alta vasca 2.5Y 8/4), a frattura netta, corinzia; vernice rossiccia all’esterno,
a pareti rastremate. All’esterno, parte di un raggio. Interno bruna all’interno. Parete a profilo teso. All’esterno, nove fasce
verniciato. “Tall kotyle” MPC: Perachora 2, tav. 19, n. 379; sottili orizzontali. Interno verniciato.
Pithekoussai 1, T. 272.7, p. 329, tav. 107. Per il tipo, cfr. Perachora 1, p. 69, nn. 556-557, tav. 27: MPC.

Ceramica italo-geometrica Ceramica italo-geometrica

116. Lekane (tav. 7.10) 122. Lekane (tav. 7.19)


Fr. di Labbro; h max. 1.2 Argilla 60 (Munsell 5YR 7/6); Fr. di labbro; h max. 1,2; diam. ric. 14,6. Argilla 60 (Munsell
vernice bruno-rossiccia. Orlo obliquo, distinto, vasca poco 5YR 7/6); vernice arancio. Orlo piano, sporgente all’interno
profonda, traccia dell’attacco di un’ansa. Sul labbro, fascette ed all’esterno. All’esterno, linea ad onda sulla vasca. All’in-

144
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

terno, vasca verniciata, sul labbro, elemento di una decora- Ceramica italo-geometrica
zione a fascette oblique.
Per il tipo, cfr. d’Agostino 1968, p. 104, n. 25, fig. 19. 128. Lekane
Fr. di labbro; h max. 1,7. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4); verni-
Coppe ioniche ce marrone all’esterno, arancio all’interno. Orlo piatto, spor-
gente all’interno e all’esterno; vasca a profilo teso. All’esterno,
123. Coppa A2 (tav. 12.2) fascia al disotto dell’orlo; interno verniciato.
Fr. di labbro; h max. 2,4; diam. ric. 12. Argilla 70 (Munsell Cfr. d’Agostino 1968, p. 104, tipo 25, fig. 19.
5YR 7/6); vernice nera. Alto labbro svasato con profilo appe-
na convesso, spalla pronunciata. All’esterno labbro e sommità 129. Coppa (tav. 6.3)
della spalla risparmiati, sul labbro filetti dipinti in rosso. In- 2 frr. di labbro e vasca; h max. 2,8. Argilla 70 (Munsell 5YR
terno verniciato con fascetta risparmiata sotto l’orlo. 7/6); vernice bruna. Orlo piatto, vasca emisferica. Sul labbro,
Affine agli esemplari prodotti a Samo, cfr. Les Céramiques, ampia fascia, che lo copre quasi interamente; all’esterno, sul-
tav. XXXIII, figg. 8, 9. la vasca, due fasce di cui la superiore marginata da una linea
bruna; all’interno: fascetta a metà della vasca.
124. Coppa A2 Nel repertorio di Pontecagnano il tipo è caratteristico del pri-
Fr. di labbro, h max. 2. Argilla 70 (Munsell 5YR 7/6); ver- mo quarto del VI sec.
nice nera. Alto labbro svasato con profilo appena convesso. Cfr. n.157.
All’esterno labbro e sommità della spalla risparmiati, sul lab-
bro filetti dipinti in rosso. Interno verniciato con fascetta ri- Argilla grezza
sparmiata sotto l’orlo.
130. Olla 30.B.10 (tav. 14.7)
Argilla grezza Fr. di orlo; h max. 2,9; diam. ric. 12. Corpo ceramico del
gruppo 10. Superficie lisciata, completamente annerita al-
125. Olla 30.B.10 (tav. 14.6) l’esterno. Breve colletto.
Fr. di orlo; h max. 3,4. Corpo ceramico del gruppo 10. Su-
perficie lisciata.
US 21046
126. Scodellone 90.X.20 (tav. 16.4)
Fr. di labbro; h max. 9,5; diam. ric. 36. Corpo ceramico del Ceramica italo-geometrica
gruppo 10. Superficie lisciata.
131. Coppa (tav. 5.17)
Fr. di labbro; h max. 4,1. Argilla rosata (Munsell 5YR 7/4-6),
US 21036 stracotta, con nucleo grigio, ingubbiatura biancastra; verni-
ce bruna. Orlo arrotondato, vasca profonda, a profilo arcua-
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione to. All’esterno tre coppie di linee inquadrano due fasce; nella
superiore, più grande, gruppi di motivi a tremolo, nella in-
127. Pisside (tav. 4.26; fig. A) feriore una fila continua di motivi a sigma; all’interno, due
Fr. di labbro; h max. 3. Argilla 50 (Munsell 2.5Y 7/4-8/4); ampie fasce orizzontali.
vernice bruno-marrone. Orlo obliquo, parete diritta. All’ester- Per un apparato decorativo simile anche nella distribuzione del-
no linea sotto l’orlo; segue una fascia decorata da un pesce le partizioni cfr. una lekane di tipo euboico-cicladico da Naxos
reso con linea di contorno, testa delineata con puntino per (P. Pelagatti, in Céramique grecque, tav. XXXVI, fig. 2).
l’occhio, corpo riempito a tratteggio obliquo, riempitivo a
cerchietto e parte posteriore di un altro pesce, obliquo; nella 132. Piatto
fascia sottostante, serie continua di ornati a tremulo tra due Fr. di piede; h max. 1,4. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/6); ver-
linee; all’interno, vasca verniciata, con linea arancio subito al nice arancio, evanida all’interno. Piede sagomato, formato da
disotto dell’orlo. Una fascetta a risparmio sotto l’orlo. Pro- due anelli concentrici, l’esterno piatto, l’interno arrotonda-
duzione pitecusana. to, ad anello. All’esterno, la fascia tra i due anelli e il margi-
Per la forma, cfr. Robertson 1948, p. 26, fig. 16, n. 83 (Ae- ne adiacente dell’anello esterno sono verniciati; all’interno,
tos, Itaca). Per il partito decorativo e le caratteristiche dell’ar- decorazione a fasce.
gilla e dell’ingubbiatura può essere attribuito ai Pithekusan
workshops: Neeft 1987, pp. 59 ss.; pittore Y, p. 64, n. 16, Pi- 133. Piatto
thekoussai 1, T. 172.4, tav. 140. Motivi analoghi si ritrovano Fr. di labbro e attacco della vasca; lungh. max. 4,5. Argilla
su una kotyle da Caere: Sartori 2002, pp. 34-35,B. 26.17, 60, a superficie rosa con ampia venatura grigia (Munsell 5YR
tav. XXI fig. 46a-b. 7/6), stracotta, molto micacea; vernice arancio all’esterno e

145
bruna all’interno, quasi completamente evanida. Labbro a Ceramica italo-geometrica
tesa; vasca arcuata.
141. Bottiglia (tav. 5.12)
134. Lekane (tav. 7.18) Fr. di fondo; h max. 1,6; diam. 6. Argilla 50 bruciata; vernice
Fr. di labbro; h max. 1,4; diam. ric. 24,4. Argilla 70 (Mun- bruna. Fondo piatto, corpo rastremato. Due fasce sull’estre-
sell 5YR 8/4); vernice bruno-marrone. Orlo piatto sporgente mità inferiore del corpo.
all’interno; bugna conica. Orlo superiormente ornato da tre Sulla classe cfr. d’Agostino 1968, pp. 101-104, fig. 18, tipi
fascette brune, vasca esterna ed interna verniciate. 22-23.

135. Lekane (tav. 8.13) 142. Piatto


1 fr. di labbro; h max. 2; diam. ric. 2.4. Argilla 60 (Munsell Fr. di labbro; lungh. max. 3,7. Argilla gruppo 60, con nu-
5YR 7/8); vernice arancio. Orlo piatto leggermente ingros- cleo grigio. Orlo profilato; labbro a tesa interamente dipin-
sato, bugna a linguetta, vasca tesa. All’esterno, motivo conti- to su una faccia; sull’altra, due fasce separate da una fascetta
nuo a sigma coricati seguiti da una fascia; all’interno, fascetta a risparmio.
bruno-arancio alla sommità della vasca. Per il tipo, cfr. d’Agostino 1994-95, pp. 36 s., n. 50-55, tav.
XXIX-XXXI.
136. Lekane
1 fr. di labbro; h max. 2,4. Argilla gruppo 60 (Munsell 5YR 143. Piatto
7/8); vernice arancio. Orlo piatto sporgente all’interno e al- Fr. di labbro; lungh. max. 2,4. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/8)
l’esterno, attacco della vasca e di un’ansa a nastro. Decorazio- con nucleo grigio; vernice bruna all’esterno, traccia di vernice
ne a gruppi di tratti verticali sull’orlo, intersecati da una linea arancio all’interno. Labbro a tesa con orlo verticale ingrossato;
che corre lungo l’interno dell’orlo; interno verniciato. all’esterno una larga fascia seguita da due linee.

137. Lekane Ceramica di tipo greco-orientale


Fr. di labbro e parte superiore della vasca; h max. 2,1. Argil-
la stracotta; vernice bruna. Orlo piatto sporgente all’interno 144. Calice chiota
e all’esterno. Una fascia sull’orlo e tracce di vernice sul ta- 2 frr. di parete; h max. 2,4; Argilla di colore beige-rosato (Mun-
glio; all’esterno, linea a onda, seguita da una fascetta; inter- sell 5YR 8/2-3), molto depurata, compatta, priva di inclu-
no verniciato. si, a frattura netta, ingubbiatura bianca compatta e gessosa;
vernice bruna. Interno verniciato; all’esterno linea arancio
Argilla grezza all’altezza della carena.

138. Olla 30.B.10 (tav. 14.8) Argilla depurata acroma


Fr. di labbro; h max. 5,1; diam. ric. 16. Corpo ceramico del
gruppo 10. Superficie lisciata. Breve colletto, corpo ovoide. 145. Coppetta 90.X.10 (tav. 19.6)
Decorazione a cordone, con presa a lingua sulla spalla. Fr. di labbro; h max. 2,8; diam. 14. Argilla 10. Superficie con
ingubbiatura color crema.
139. Olla 30.B.20
Fr. di labbro; h max. 3,1. Corpo ceramico del gruppo 30. Su-
perficie con sottile strato di ingubbiatura color crema. US 21059

Argilla grezza
US 21047
146. Olla 30.B.10
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione Fr. di orlo; h max. 3. Corpo ceramico del gruppo 10. Super-
ficie lisciata. Breve colletto.
140. Kotyle (tav. 4.8)
Fr. di piede; h max. 1,2; diam. ric. 4. Argilla di colore giallino 147. Situla 70.X.10 (tav. 15.12)
(Munsell 2.5YR 7/2), molto depurata, priva di inclusi, a frat- Fr. di labbro; h max. 5; diam. 12. Corpo ceramico del grup-
tura netta; vernice bruna. Piede a disco profilato. All’esterno: po 20. Superficie con ingubbiatura colore crema.
parte inferiore di un raggio poggiante su una linea orizzonta-
le; fascetta sul piede; all’interno: tracce di vernice. 148. Coppa-coperchio 130.X.10 (tav. 17.4)
Per esemplari analoghi ad Ischia, in un contesto della fine del Fr di orlo; h max. 5,2; diam. 16. Corpo ceramico del gruppo 10.
VII-inizi VI a.C. cfr. d’Agostino 1994-95, pp. 32-33, nn. 41- Superficie lisciata.
42 tav.14: TR-CA.

146
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

US 21080 linee e in basso dalla vasca verniciata; interno verniciato.


Fabbrica incerta.
Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione Cfr. Perachora 2, p. 79, tav. 29, nn. 689-691.

149. Kotyle (tav. 4.9)


Fr. di vasca; h max. 2,6. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/8); verni-
ce bruno-rossiccia all’esterno, arancio all’interno. Parete ret-
tilinea, traccia dell’attacco dell’ansa Pannello con gruppi di
linee verticali nella fascia tra le anse; vasca decorata da linee
orizzontali distanziate. Interno verniciato. TA154 TA155
Cfr. Perachora 2, p. 53, tav. 19, nn. 378-382: PCA-MPC.
Fig. 44. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita-
Bucchero zione.

150. Anforetta (tav. 11.1) 155. Aryballos globulare (tav. 4.24; fig. 44).
Fr. di ansa; h max. 0,7. Ansa a nastro, impostata sulla bocca Fr. di spalla; h max. 1,6. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4), in-
e decorata, nella parte superiore, da un gruppo di linee verti- gubbiatura bianca; vernice bruna. Spalla decorata a raggi
cali graffite, ottenute con uno stilo sottile. Bucchero sottile, bruni e rosette a puntini; una fascetta rossiccia e una bruna
d’importazione, nero, lucente, a frattura netta. alla base della spalla, alle quali si sovrappone la parte termi-
nale del raggio.
151. Calice (tav. 11.13) Ricorda la decorazione di un aryballos globulare PCA da
Fr. di labbro; h max. ric. 3. Alto labbro, svasato, decorato a un contesto tombale di Ischia datato dagli editori al TGII
metà da due scanalature. Bucchero pesante campano, nero, (Pithekoussai 1, T. 160, tav. 62, p. 201, n. 4).
poco lucente ricco di mica, a frattura irregolare.
Rientra nel tipo 21A della classificazione dei buccheri di Ponte- Ceramica italo-geometrica
cagnano (Cuozzo-D’Andrea 1991, pp. 71-72, fig. 6), diffuso nel
centro etrusco tra primo e secondo quarto del VI sec. a.C. 156. Lekane
Fr. di vasca; h max. 4,2. Argilla 50 (Munsell 7.5YR 8/2-7/2);
Coppe ioniche vernice bruna. Spalla arrotondata; vasca rastremata. All’ester-
no, sulla spalla, linea a onda a curve larghe; parte inferiore
152. Coppa B1 (tav. 12.6) della vasca verniciata; all’interno, larga fascia verniciata.
Fr. labbro; h max. 2,2. Argilla (Munsell 7.5YR 7/6), ben de-
purata di colore beige-rosata; vernice nera opaca. Breve lab- 157. Coppa (tav. 6.4)
bro svasato, vasca con profilo arrotondato. Interamente ver- Fr. di labbro; h max. 2,4; diam. ric. 14. Argilla 60 (Munsell
niciato, 2 linee in vernice paonazza sovradipinta sul labbro 5YR 7/6-8); vernice bruna e arancio. Orlo obliquo rientran-
all’interno e sulla spalla all’esterno. Cfr. Tocra I, p. 120, fig. te, vasca emisferica. Orlo con fascia dipinta in bruno, fascet-
55, n. 1197; Gravisca 4, tav. 8, n. 300. te orizzontali, concentriche sia sulla vasca interna che sulla
vasca esterna.
153. Coppa B2 (tav. 12.10) Nel repertorio di Pontecagnano il tipo è caratteristico del pri-
Fr. di labbro; h max. 1,5. Argilla 70 (Munsell 5YR 7/8); ver- mo quarto del VI sec. Cfr. Cuozzo c.s. 1,120 (B) 20-30.
nice bruna. Labbro inclinato, all’esterno risparmiato con una Simile al TA129.
fascetta dipinta sull’orlo, all’interno verniciato con una fascet-
ta risparmiata sotto l’orlo.

US 21084

Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione

154. Skyphos con ornati a sigma (tav. 3.26; fig. 44)


Fr. di vasca; h max. 1,1. Argilla di colore rosa arancio carico
(Munsell 5YR 8/4), molto depurata, priva di inclusi, a frattura
netta, con sottile ingubbiatura crema; vernice bruna all’ester-
no, arancio all’interno. Spalla arrotondata; all’esterno, pan-
nello decorato da motivi a sigma, inquadrato, in alto da due

147
Indice delle classi ceramiche del catalogo TA

Classe di Materiale US Riferimento al catalogo TA Figure/Tavole


Anfore da trasporto US 19071 029. Anfora corinzia A
Anfore da trasporto US 19071 030. Anfora di Clazomene
Anfore da trasporto US 19071 031. Anfora etrusca Tav. 27.4
Anfore da trasporto US 19071 032. Anfora ad ogiva con fondo piano di tradizione fenicio-oc-
cidentale
Anfore da trasporto US 21089 052. Anfora di tipo “SOS”
Anfore da trasporto US 21089 053. Anfora à la brosse Fig. B
Anfore da trasporto US 21089 054. Anfora di produzione chiota/clazomenia Tav. 25.19
Anfore da trasporto US 21090 083. Anfora corinzia A
Argilla depurata acroma US 21012 038. Situla 50.X.10 Tav. 18.16
Argilla depurata acroma US 21031 110. Kylix 70 Tav. 19.3
Argilla depurata acroma US 21047 145. Coppetta 90.X.10 Tav. 19.6
Argilla grezza US 19071 020. Brocca 20.X.10. Tav. 14.1
Argilla grezza US 19071 021. Olla 30.B.10
Argilla grezza US 19071 022. Olla 30.B.20
Argilla grezza US 19071 023. Parete di forma chiusa
Argilla grezza US 19071 024. Scodellone 90.X.10.
Argilla grezza US 19071 025. Scodellone 90.X.20 Tav. 16.2
Argilla grezza US 19071 026. Coppetta 120.X.10 Tav. 17.5
Argilla grezza US 19071 027. Coppa coperchio 130.X.10 Tav. 17.7
Argilla grezza US 19071 028. Coppa coperchio 130 Tav. 17.10
Argilla grezza US 21022 042. Oinochoe 10
Argilla grezza US 21089 050. Olla 30.B.20 Tav. 14.15
Argilla grezza US 21089 051. Olla 30.B.20
Argilla grezza US 21090 077. Olla 30.A.10 Tav. 14.3
Argilla grezza US 21090 078. Olla 30.B.10
Argilla grezza US 21090 079. Olla 30.B.20
Argilla grezza US 21090 080. Olla 30.B.20
Argilla grezza US 21090 081. Olla 30.B.20
Argilla grezza US 21090 082. Olla 30.B.20
Argilla grezza US 21030 096. Olla 30.B Tav. 14.5
Argilla grezza US 21030 097. Olla stamnoide 60 Tav. 15.10
Argilla grezza US 21030 098. Coppa-coperchio 130.X.20
Argilla grezza US 21031 109. Bacino 100.X.30 Tav. 16.16
Argilla grezza US 21035 125. Olla 30.B.10 Tav. 14.6
Argilla grezza US 21035 126. Scodellone 90.X.20 Tav. 16.4
Argilla grezza US 21036 130. Olla 30.B.10 Tav. 14.7
Argilla grezza US 21046 138. Olla 30.B.10 Tav. 14.8
Argilla grezza US 21046 139. Olla 30.B.20
Argilla grezza US 21059 146. Olla 30.B.10

148
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

Classe di Materiale US Riferimento al catalogo TA Figure/Tavole


Argilla grezza US 21059 147. Situla 70.X.10 Tav. 15.12
Argilla grezza US 21059 148. Coppa-coperchio 130.X.10 Tav. 17.4
Bucchero US 19071 014. Anfora o oinochoe Tav. 11.2
Bucchero US 19071 015. Anforetta Tav. 11.3
Bucchero US 19071 016. Kantharos Tav. 11.10
Bucchero US 21090 074. Kantharos
Bucchero US 21080 150. Anforetta Tav. 11.1
Bucchero US 21080 151. Calice Tav. 11.13
Ceramica corinzia US 19071 011. Oinochoe Tav. 9.1
Ceramica corinzia US 21012 035. Kotyliskos Tav. 9.22
Ceramica corinzia US 21090 072. Kotyle
Ceramica corinzia US 21090 073. Kotyle Fig. 42
Ceramica corinzia US 21031 106. Kotyliskos Tav. 9.23
Ceramica corinzia US 21031 107. Black Kotyle
Ceramica corinzia US 21031 108. Olpe Tav. 9.5
Ceramica della Prima Età del Ferro US 21090 056. Scodella Tav. 1.12
Ceramica di tipo greco-orientale US 21012 037. Calice chiota
Ceramica di tipo greco-orientale US 21022 041. Coppa emisferica Fig. 39
Ceramica di tipo greco-orientale US 21090 076. Oinochoe Tav. 13.A.7
Ceramica di tipo greco-orientale US 21047 144. Calice chiota
Ceramica etrusco-corinzia US 19071 012. Olpe/oinochoe Tav. 10.B.1
Ceramica etrusco-corinzia US 19071 013. Cratere a colonnette Tav. 10.B.4; Fig. A
Ceramica euboico-cicladica US 19071 001. Cratere miniaturistico Tav. 2.A.3
Ceramica euboico-cicladica US 21022 039. Cratere Tav. 2.A.2
Ceramica italo-geometrica US 19071 006. Piatto o coppa Tav. 6.18
Ceramica italo-geometrica US 19071 007. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 19071 008. Lekane Tav. 8.3
Ceramica italo-geometrica US 19071 009. Lekane Tav. 7.3
Ceramica italo-geometrica US 19071 010. Lekane Tav. 8.17
Ceramica italo-geometrica US 21012 034. Piatto Tav. 6.15
Ceramica italo-geometrica US 21089 047. Lekane Tav. 7.12
Ceramica italo-geometrica US 21090 067. Lekane Tav. 7.8
Ceramica italo-geometrica US 21090 068. Lekane Tav. 7.17
Ceramica italo-geometrica US 21090 069. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21090 070. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21090 071. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21030 088. Lekane Tav. 8.9
Ceramica italo-geometrica US 21030 089. Lekane Tav. 7.20
Ceramica italo-geometrica US 21030 090. Coppa
Ceramica italo-geometrica US 21030 091. Coppa/lekane
Ceramica italo-geometrica US 21030 092. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21030 093. Piatto Tav. 6.19

149
Classe di Materiale US Riferimento al catalogo TA Figure/Tavole
Ceramica italo-geometrica US 21031 101. Lekane Tav. 7.21
Ceramica italo-geometrica US 21031 102. Lekane
Ceramica italo-geometrica US 21031 103. Lekane
Ceramica italo-geometrica US 21031 104. Coppa
Ceramica italo-geometrica US 21031 105. Coppa / lekane
Ceramica italo-geometrica US 21033 116. Lekane Tav. 7.10
Ceramica italo-geometrica US 21033 117. Lekane Tav.7.11
Ceramica italo-geometrica US 21033 118. Coppa / lekane Tav. 8.10
Ceramica italo-geometrica US 21035 122. Lekane Tav. 7.19
Ceramica italo-geometrica US 21036 128. Lekane
Ceramica italo-geometrica US 21036 129. Coppa Tav. 6.3
Ceramica italo-geometrica US 21046 131. Coppa Tav. 5.17
Ceramica italo-geometrica US 21046 132. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21046 133. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21046 134. Lekane Tav. 7.18
Ceramica italo-geometrica US 21046 135. Lekane Tav. 8.13
Ceramica italo-geometrica US 21046 136. Lekane
Ceramica italo-geometrica US 21046 137. Lekane
Ceramica italo-geometrica US 21047 141. Bottiglia Tav. 5.12
Ceramica italo-geometrica US 21047 142. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21047 143. Piatto
Ceramica italo-geometrica US 21084 156. Lekane
Ceramica italo-geometrica US 21084 157. Coppa Tav. 6.4
Ceramica laconica US 21012 036. Cratere
Ceramica preistorica US 21089 043. Olletta Tav. 1.1
Ceramica preistorica US 21090 055. Parete Tav. 1.2
Ceramica protocorinzia US 19071 002. Oinochoe Tav. 2.C.6
Ceramica protocorinzia US 19071 003. Oinochoe
Ceramica protocorinzia US 19071 004. Skyphos tipo Thapsos Tav. 3.7
Ceramica protocorinzia US 19071 005. Coppa con fascia risparmiata Tav. 3.22
Ceramica protocorinzia US 21012 033. Kotyle Tav. 3.32
Ceramica protocorinzia US 21089 044. Oinochoe Tav. 2.C.8; fig. A
Ceramica protocorinzia US 21089 045. Skyphos con ornati a sigma Tav. 3.20; fig. 40
Ceramica protocorinzia US 21089 046. Skyphos con ornati a sigma Tav. 3.21; fig. 40
Ceramica protocorinzia US 21090 057. Oinochoe Tav. 2.C.2
Ceramica protocorinzia US 21090 058. Skyphos tipo Thapsos senza pannello Tav. 3.6; fig. 41
Ceramica protocorinzia US 21090 059. Skyphos tipo Thapsos Tav. 3.17
Ceramica protocorinzia US 21090 060. Skyphos Tav. 3.25
Ceramica protocorinzia US 21090 061. Skyphos con ornati a sigma
Ceramica protocorinzia US 21090 062. Skyphos con ornati a sigma
Ceramica protocorinzia US 21090 063. Kantharos ‘tipo Itaca’ Tav. 4.15
Ceramica protocorinzia US 21090 064. Kantharos ‘tipo Itaca’ Tav. 4.19

150
parte seconda: Capitolo I - Il terrapieno arcaico

Classe di Materiale US Riferimento al catalogo TA Figure/Tavole


Ceramica protocorinzia US 21090 065. Kantharos ‘tipo Itaca’ Tav. 4.21
Ceramica protocorinzia US 21090 066. Kotyle
Ceramica protocorinzia US 21030 086. Kotyle Tav. 4.4
Ceramica protocorinzia US 21030 087. Aryballos globulare Tav. 4.25; fig. 42
Ceramica protocorinzia US 21031 099. Skyphos con ornati a sigma
Ceramica protocorinzia US 21031 100. Kotyle Tav. 4.10
Ceramica protocorinzia US 21033 111. Skyphos tipo Thapsos Tav. 3.9
Ceramica protocorinzia US 21033 112. Skyphos tipo Thapsos Tav. 3.15
Ceramica protocorinzia US 21033 113. Skyphos tipo Thapsos Tav. 3.13
Ceramica protocorinzia US 21033 114. Kotyle Tav.3.33; fig. 43
Ceramica protocorinzia US 21033 115. Kotyle
Ceramica protocorinzia US 21035 120. Skyphos tipo Thapsos Tav. 3.14
Ceramica protocorinzia US 21035 121. Kotyle
Ceramica protocorinzia US 21036 127. Pisside Tav. 4.26; fig. A
Ceramica protocorinzia US 21047 140. Kotyle Tav. 4.8
Ceramica protocorinzia US 21080 149. Kotyle Tav. 4.9
Ceramica protocorinzia US 21084 154. Skyphos con ornati a sigma Tav. 3.26; fig. 44
Ceramica protocorinzia US 21084 155. Aryballos globulare Tav. 4.24; fig. 44
Coppe ioniche US 19071 017. Coppa A2 Tav. 12.1
Coppe ioniche US 19071 018. Coppa A2 Tav. 12.24
Coppe ioniche US 19071 019. Coppa B1 Tav. 12.7
Coppe ioniche US 21022 040. Coppa B1
Coppe ioniche US 21030 094. Coppa con labbro a filetti Tav. 12.5
Coppe ioniche US 21030 095. Coppa B2 Tav. 12.9
Coppe ioniche US 21035 123. Coppa A2 Tav. 12.2
Coppe ioniche US 21035 124. Coppa A2
Coppe ioniche US 21080 152. Coppa B1 Tav. 12.6
Coppe ioniche US 21080 153. Coppa B2 Tav. 12.10
Fornello US 21090 084. Fornello Tav. 28.22
Louteria US 21033 119. Louterion Tav. 17.24
Metalli US 21090 085. Fibula
Red slip ware d’imitazione US 21089 048. Piatto
Red slip ware d’imitazione US 21089 049. Coppa carenata Tav. 13.B.1
Red slip ware d’imitazione US 21090 075. Coppa carenata

151
TTA24
TA44
TA127 TA13

TTA22

TTA21 TTA168

TTA23

TTA507 TTA510
TTA512

TTA508

TTA511 TTA515

TTA511
TTA513 TTA516 TTA514

Fig. A. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione (TA44, TA127, TTA21, TTA22, TTA24); Ceramica etrusco-
corinzia (TA13); Ceramica corinzia (TTA168); Terrecotte architettoniche.
TTA325

TTA323
TTA324

TTA327

TTA331
TA53 TTA329
TTA326

TTA328

TTA387

TTA332
TTA330
TTA333

TTA388

TTA389
TTA386

TTA390 TTA391 TTA392

Fig. B. Anfore à la brosse (TA53, TTA323-331); Anfore greco-occidentali di tipo “corinzio B” arcaico (TTA386-392).
TTA395

TTA401
TTA400

TTA393

TTA394

TTA402 TTA403 TTA404 TTA405

TTA406

TTA411 TTA412

TTA413 TTA415

TTA414

TTA416 TTA417

TTA418

Fig. C. Anfore greco-occidentali: di tipo “corinzio B” arcaico (TTA393-406); di tipo “ionico-massaliota” (TTA411-418).
TTA433

TTA431 TTA432

TTA430 TTA434
TTA435

TTA440
TTA436 TTA437

TTA438
TTA439

TTA441

TTA444

TTA442

TTA444 TTA450
TTA443

Fig. D. Anfore etrusche (TTA431-433); Anfore fenicie del Mediterraneo Centrale (TTA430); Anfore ad ogiva con fondo pia-
no di tradizione fenicio-occidentale (TTA434-450).
Capitolo II

Il terrapieno tardo-arcaico corinzia, ed è imponente la presenza del bucchero di


transizione e pesante.
A. Gli elementi datanti Tra le classi che hanno un significato cronologico
più preciso, la ceramica corinzia copre la prima metà
Occorre premettere che la documentazione pro- del VI sec., con la presenza significativa di due fram-
veniente dal terrapieno tardo-arcaico è di gran lun- menti del TCII (TTA139, 174). Le coppe ioniche
ga più abbondante della scarna evidenza ricavata dai sono piuttosto numerose: è largamente rappresenta-
due modesti saggi nel terrapieno più antico. Quando, no il tipo B2, che nel terrapieno arcaico era presente
nel confronto tra i due contesti, si sottolinea l’assenza con due soli frammenti, e non mancano le coppe B3,
nel primo di classi di materiali ben rappresentate nel parallele al tipo attico “dei Piccoli Maestri”.
secondo, l’affermazione va dunque presa col benefi- Naturalmente, la cronologia più precisa è fornita dal-
cio dell’inventario. la ceramica attica a figure nere: essa compare nel ter-
Dal terrapieno di Aristodemo proviene una massa zo quarto del VI sec. ed è rappresentata soprattutto da
imponente di ceramica residua: il fenomeno si spiega, kylikes; l’esemplare più recente è una coppa ad occhioni
come è stato già detto, con l’ipotesi che la terra sia (TTA316) datata all’ultimo ventennio del secolo.
stata prelevata attraverso lo scavo del grande fossato La ceramica a vernice nera compare nell’ultimo quar-
di cui si è verificata l’esistenza attraverso le prospezio- to del VI sec., e permette di stabilire un terminus ad
ni meccaniche. quem per la deposizione del terrapieno. Il tipo deter-
È tuttavia anche ben rappresentata la produzio- minante è quello delle coppe di tipo C, rappresenta-
ne successiva alla chiusura del contesto più antico. te da un buon numero di esemplari d’importazione,
Compare ora la ceramica depurata con decorazione databili tra l’ultimo ventennio del VI ed i primi anni
lineare, che tuttavia non si presta a datazioni preci- del V sec. Al volgere del VI si collocano anche alcune
se; diviene un po’ più frequente la ceramica etrusco- tra le anfore da trasporto1.
Bruno d’Agostino

1
Corinzie A tipo 4B-C; laconica (TTA336), di Mileto (TTA379),
di Lesbo (TTA379), etrusche dei tipi Py 3c (TTA432), Py 4
(TTA433).

153
B. Catalogo 5. Skyphos (tav. 2.A.6; fig. 45)
Fr. di labbro e vasca con attacco dell’ansa; h max. 2,2; diam.
ric. 12,2. Argilla rosa pallido (Munsell 5YR 7/6), micacea,
probabilmente pitecusana; vernice arancio. Breve labbro ver-
1. Ceramica euboico-cicladica ticale, vasca poco profonda. All’esterno, sul labbro, due linee
orizzontali; l’attacco dell’ansa è delimitato da una coppia di
1. Cratere (tav. 2.A.1; fig. 45) tratti verticali. Sull’ansa correva una fascetta orizzontale. In-
Fr. di piede; h max. 6. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/3-7/4), terno verniciato.
con ingubbiatura crema probabilmente pitecusana; vernice
bruna largamente evanida. Piede tronco-conico cavo. Serie 6. Skyphos (tav. 2.A.7; fig. 45)
di strette fasce seguite da un’ampia fascia con decorazione 2 frr. contigui di labbro e vasca; h max. 1,1; diam. ric. 12.
a tremolo. All’interno, all’estremità inferiore è una fascia Argilla rosata (Munsell 5YR 7/6), micacea, ingubbiatura
orizzontale. biancastra; vernice arancio, largamente evanida. Superficie
d’Agostino 1999, p. 52, n. 8, fig. 1. Per citare solo qualche in parte abrasa. Breve labbro appena inclinato; spalla arro-
confronto: Zagora 2, tav. 243 a-b; d’Agostino 1994-1995, tondata. Orlo risparmiato; sul labbro due fascette; nella zona
p. 57, n. 68, tav. XXXIX. tra le anse chevrons sospesi; sull’attacco della vasca, tracce di
vernice; interno verniciato.
2. Cratere (fig. 45)
Fr. di spalla; h max. 3. Argilla 50 (Munsell 5YR 8/4-7/4), 7. Skyphos
con frequenti inclusi neri, probabilmente pitecusana; verni- Fr. di ansa con attacco della vasca; h max. 2,5. Argilla rosa-
ce bruna. Interno verniciato. All’esterno, si conserva un ele- ta (Munsell 5YR 7/6), micacea. Tracce di vernice all’esterno;
mento di una serie di triangoli eretti con decorazione a rete, interno verniciato.
disegnati con pennello spesso.
Ritenuto pitecusano da G. Buchner: cfr. Pithekoussai 1, tav. 8. Skyphos (tav. 2.A.8; fig. 45)
238.9: Sp 1/9, euboico, chews presenta la stessa decorazio- Fr. di labbro e vasca; h max. 2,3. Argilla rosa-arancio (Munsell
ne sulla spalla. 5YR 7/5), con ingubbiatura biancastra, forse euboica; vernice
bruna, in parte evanida. Breve labbro verticale, vasca profon-
3. Skyphos (tav. 2.A.4; fig. 45) da. All’esterno, sul labbro, due fascette orizzontali; sulla vasca
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,8. Argilla rosa pallido (Mun- decorazione lineare simile a un meandro. Interno verniciato
sell 5YR 7/4-6) molto micacea con qualche granulo di cal- salvo una fascetta sull’orlo.
care; vernice arancio. Labbro inclinato, spalla arrotondata. Per il motivo a meandro tracciato con un unico tratto spes-
All’esterno sul labbro una fascia, seguita da una linea, sulla so, cfr. il fr di cratere da Eretria in ArchEph 1982, p. 177,
spalla una linea che sormonta una fila di chevrons. Interno tav. 29, gruppo 129-136.
verniciato salvo una fascetta sull’orlo. d’Agostino 1999,
p. 52, n. 2, fig. 1. 9. Skyphos (tav. 2.A.9; fig. 45)
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,9; diam. ric. 11,5. Argilla 50
4. Skyphos (tav. 2.A.5; fig. 45) (Munsell 5YR 7/4); vernice bruno marrone. Alto labbro in-
Fr. di vasca con attacco del labbro; h max. 3,5. Argilla rosa- clinato. All’esterno, sul labbro: tre linee orizzontali; sulla va-
ta micacea con venatura interna arancio (Munsell 5YR 7/5), sca: fila di chevrons sospesi. Interno verniciato salvo una fa-
vernice bruna, in parte evanida. All’esterno, sul labbro, de- scetta sull’orlo.
corazione a scacchiera; nella fascia fra le anse: riquadro deli-
mitato a destra da due linee verticali, a sinistra un’altra linea, 10. Skyphos (tav. 2.A.10; fig. 45)
forse parte di un motivo decorativo. Nel campo uccello, di Fr. di labbro e vasca; h max. 2,7; diam. ric. 13,4. Argilla
cui si conservano la testa e il collo e due riempitivi a punto. 50 (Munsell 5YR 7/4) con ingubbiatura biancastra; ver-
Interno verniciato con fascetta risparmiata nella parte me- nice arancio. Labbro svasato. Orlo verniciato. All’esterno,
diana del labbro. all’attacco del labbro: una fascetta orizzontale; sulla vasca:
d’Agostino 1999, p. 52, n. 1, fig. 2. Il tipo dell’uccello con una fascetta orizzontale che sormonta una fascia tra le anse,
lungo collo sinuoso e becco diritto trova confronto a Eretria: con tre tratti verticali. Interno verniciato con fascia rispar-
ArchEph 1981, tav. 17, nn. 22-24. Il motivo a scacchiera sul miata sul labbro.
labbro di una forma aperta è raro: cfr. ArchEph 1982, p. 186,
nn. 269-270, tav. 37. Notevole è il confronto con una cop- 11. Skyphos (tav. 2.A.11; fig. 45)
pa a calice da Naxos: Euboica, p. 386, fig. 17 (M.C. Lenti- Fr. di labbro e vasca; h max. 2,5; diam. ric. 10. Argilla ro-
ni): anche lo skyphos cumano doveva avere il labbro alto e sata (Munsell 5YR 7/5), poco micacea; vernice bruna. Lab-
inclinato all’esterno. bro poco inclinato, spalla arrotondata. All’esterno: una fa-

154
parte seconda: Capitolo II - Il terrapieno tardo-arcaico

TTA2 TTA3 TTA4

TTA1

TTA5 TTA6 TTA8

TTA9 TTA10 TTA11 TTA12

Fig. 45. Ceramica euboico-cicladica.

scia orizzontale campita da un gruppo di undici lunghi tratti scia, orizzontali.


obliqui, poggianti su due linee orizzontali. Interno vernicia- Cfr. Pithekoussai 1, T. 622, p. 602, tav. 175, n. 5 (TGII-PCA).
to salvo l’orlo.
2. Ceramica sovraddipinta in bianco su fondo nero
12. Kotyle (tav. 2.A.12; fig. 45)
Fr. di orlo e vasca; h max. 3. Argilla rosa arancio (Munsell 5YR 14. Oinochoe (tav. 2.B.1; fig. 46)
7/5) con ingubbiatura beige, euboica; vernice bruna; sovraddi- Fr. di labbro con attacco del collo; h max. 3. Argilla 50 (Mun-
pinture in bianco. Orlo distinto, assottigliato, vasca arroton- sell 5YR 7/4); poco depurata, a frattura granulosa, probabil-
data, profonda. All’esterno, sulla vasca: una fascia orizzonta- mente pitecusana; vernice nerastra, opaca; decorazione sovrad-
le intersecata da un gruppo di nove, lunghi tremuli. Interno dipinta in bianco, parzialmente evanida. Esterno interamente
verniciato, cinque tratti obliqui sovraddipinti sull’orlo. verniciato, all’attacco tra labbro e collo: tre fascette orizzontali
Cfr. per il profilo Pfaff 1988, p. 55, fig. 11, n. 44; Benton sovraddipinte; sul collo tracce di decorazione sovraddipinta.
1953, p. 276, tav. 41, n. 628. All’interno, all’attacco del labbro, fascia orizzontale.
Per questo tipo di oinochoe trilobata con decorazione sovrad-
13. Lekythos (tav. 2.A.13) dipinta, cfr. Pithekoussai 1, T. 469, n. 1, p. 470, tav. 138.
Fr. di collo; h max. 5. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4-6), a
frattura granulosa; vernice arancio, in parte evanida. Alto 15. Kantharos (tav. 2.B.2, fig. 46)
e stretto collo cilindrico. All’esterno: in alto, tracce di de- Fr. di ansa; h max 3,2. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4), pro-
corazione, seguite da una fascia, quattro fascette ed una fa- babilmente pitecusana; vernice nerastra, opaca; decorazione

155
sovraddipinta in bianco. Ansa a nastro interamente verniciata 17. Oinochoe (fig. 47)
salvo la zona mediana, sul lato interno dell’ansa. All’esterno Fr. di parete; h max. 0,9. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/6); vernice
tre fascette sovraddipinte, orizzontali e distanziate. arancio. All’esterno motivo a sigma tra due fascette orizzontali.
Cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 52, tav. XXXVI. Il motivo è piuttosto comune nelle oinochoai della produ-
zione tardo-geometrica pitecusana (cfr. p. es. Pithekoussai 1,
T. 171.1, p. 225, tav. 76, locale TGII).

18. Oinochoe (tav. 2.C.3; fig. 47)


Fr. di collo cilindrico; h max. 3,2. Argilla 50 (Munsell 5YR
8/2), ingubbiatura crema; probabilmente pitecusana; vernice
bruna. Fascetta seguita da cinque linee orizzontali; sei tratti
verticali sovrapposti all’ultima linea.
TTA15

TTA14 19. Oinochoe (tav. 2.C.4)


Fr. di spalla e ventre; h max. 4,5. Argilla 50 (Munsell 5YR
7/6), leggera ingubbiatura biancastra; vernice bruna. Sulla
Fig. 46. Ceramica sovraddipinta in bianco. spalla zona risparmiata in cui si distingue parte di una rosetta
a punti (un punto centrale e quattro esterni); sul ventre una
zona campita da motivi a sigma irregolari entro due gruppi
di tre linee orizzontali; una quarta linea poggia su una zona
3. Ceramica protocorinzia d’importazione e interamente verniciata.
d’imitazione
20. Oinochoe (tav. 2.C.5; fig. 47)
16. Oinochoe (tav. 2.C.1) Fr. di ansa con attacco della spalla; h max. 6,8; spessore
Fr. di collo sub-cilindrico; h max. 6,2. Argilla e vernice stra- 1,5-0,5. Argilla 50 (Munsell 5YR 8/4), ingubbiatura bian-
cotte; vernice bruna. All’esterno, collo interamente verni- castra; vernice arancio. Ansa verticale, a nastro, spalla arro-
ciato eccetto un pannello frontale con motivo a scacchiera tondata. Sull’ansa linee orizzontali seguite da un’ampia fascia
poggiante, nella parte inferiore, su tre linee orizzontali. Per le irregolare; colature di vernice nella parte posteriore dell’ansa;
oinochoai TGI-II con pannello frontale, a decorazione linea- sulla spalla: una fascia seguita da tre linee orizzontali; in corri-
re, cfr. Pithekoussai 1, T. 184, p. 236, tav. 80, n. 1 (TGI); T. spondenza del raccordo inferiore dell’ansa si conservano par-
495, p. 496, tav. 146, n. 1 (con motivo a scacchiera TGII). te di un pannello e tracce di un secondo pannello entrambi
Per esemplari simili con zona continua decorata a scacchiera campiti da una catena di losanghe e marginati da un gruppo
nella parte mediana del collo: Gabrici 1913, fig. 79; d’Ago- di dieci tratti verticali.
stino 1968, p. 98, fig. 16, n. 16.
21. Oinochoe (fig. A)
Fr. di parete; h max. ric. 3,2. Argilla 50 (Munsell 2.5Y 8/4),
slip crema, a frattura granulosa, probabilmente pitecusana;
vernice bruna, sovraddipinture bianche. Del motivo figu-
rato si conserva parte della testa, del corpo e della coda di
un serpente con occhi a risparmio e squame sovraddipinte;
TTA17
un riempitivo a cerchiello con punto centrale.
Cfr. d’Agostino 1968, p. 98, fig. 16, n. 17. Per la tecnica
e la decorazione cfr. gli aryballoi attribuiti da C.W. Neeft
ai ‘Pithekousan workshops’ (Neeft 1987, pp. 59-65, nota
176).

22. Oinochoe (fig. A)


Fr. di parete; h max. 2,4. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4-6),
slip crema; vernice bruna, in parte evanida. Si conserva parte
di una zona con riempitivi a cerchiello con punto centrale e
TTA20
motivi a zeta; seguono linee orizzontali. Cfr. n. 21.
TTA18

23. Oinochoe (fig. A)


Fig. 47. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita- Fr. di parete; h max. 3,3. Argilla di colore biancastro (Munsell
zione. 2.5Y 8/2-4), micacea; vernice bruna e arancio, quasi comple-

156
parte seconda: Capitolo II - Il terrapieno tardo-arcaico

tamente evanida. Si conserva parte di un motivo fitomorfo con (Munsell 5YR 7/4-6), a nucleo grigio; vernice arancio. Al-
fiore di loto e tralci. l’esterno, all’attacco del labbro, una linea orizzontale e
Cfr. Payne 1931, p. 9, fig. 4; Payne 1933, fig. 7, nn. 1-3; per tracce di una seconda; sulla vasca pannello con catena di
gli esemplari del ‘Cumae Group’ dalle necropoli, cfr. Gabrici losanghe delimitato superiormente da una linea orizzonta-
1913, tav. XXXI. 1-2. le; interno verniciato salvo una linea all’attacco tra labbro
e vasca. Cfr. n. 29.
24. Oinochoe (tav. 2.C.7; fig. A)
Fr. di parete; h max. 2,8. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2), mol- 31. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.5)
to depurata e compatta corinzia; vernice bruna. Si conserva Fr. di labbro e spalla con attacco dell’ansa; h max. 2; diam.
parte di un motivo fitomorfo. Cfr. n. 23. ric. 9. Argilla di colore giallino (Munsell 2.5Y 8/2), compat-
ta, corinzia; vernice bruna, parzialmente evanida all’ester-
25. Oinochoe no. Labbro appena inclinato, vasca arrotondata. All’esterno,
Fr. di ansa; h max. 6,1, spessore 2,5. Argilla 50 (Munsell dal labbro all’attacco della spalla: cinque linee orizzontali;
5YR 8/2), ingubbiatura biancastra, frattura granulosa; ver- all’attacco dell’ansa: tracce di due tratti verticali e parte di
nice bruna, in parte evanida. Ansa verticale, tortile, in parte un pannello. Interno verniciato salvo una linea sotto l’orlo.
verniciata. d’Agostino 1999, p. 45, tav. XXXIV, n. 5. Appartiene pro-
babilmente al tipo tripartito distinto da C.W. Neeft (Neeft
26. Oinochoe 1981, p. 11, fig. 2).
Fr. di ansa con attacco del corpo; h max. 3.4. Argilla 50 (Mun-
sell 5YR 7/4-6), ingubbiatura biancastra, frattura granulosa, 32. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.8)
probabilmente pitecusana; vernice bruna, in parte evanida. 3 frr. contigui di labbro, spalla e vasca con ansa; h max. 3,6;
Ansa verticale, tortile, interamente verniciata. Sulla spalla tre diam. ric. 12. Argilla di colore giallino (Munsell 2.5Y 8/2),
linee orizzontali; sul ventre, all’attacco inferiore dell’ansa: trac- mal cotta o bruciata, corinzia; vernice bruna, parzialmente
cia di due linee orizzontali. Cfr. Gabrici 1913, tav. L, n. 5; evanida. Breve labbro quasi verticale, vasca arrotondata, pro-
Pithekoussai 1, T. 141, p. 172, tav. 51, n. 1 (PCA). fonda. Anse orizzontali, a bastoncello, impostate sulla spal-
la. All’esterno, dal labbro alla spalla: undici linee orizzonta-
27. Skyphos tipo Thapsos con pannello (tav. 3.1; fig. 48) li, parte inferiore della vasca interamente verniciata. Interno
Fr. di labbro e spalla con attacco della vasca; h max. 4; diam. verniciato salvo una linea sotto l’orlo. Due linee orizzontali
ric. 9. Argilla di colore giallino (Munsell 2.5Y 8/2), molto de- sull’ansa.
purata, compatta, corinzia; vernice bruna. Breve labbro, spalla
arrotondata, vasca ampia e profonda. All’esterno linee oriz- 33. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.16)
zontali interrotte da un pannello marginato da quattro tratti Fr. di labbro e spalla; h max. 1,8. Argilla di colore giallino
verticali. Interno verniciato salvo una linea sull’orlo. (Munsell 2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia,
d’Agostino 1999, p. 52, fig. 1 n. 7. Rientra nel tipo b della vernice bruna, largamente evanida. Labbro inclinato, spalla
classificazione di C. Neeft (Neeft 1981, p. 22, nota 42); sulla arrotondata. All’esterno sei linee orizzontali. All’interno, sul
classe cfr. Kourou 1994. labbro quattro linee orizzontali, vasca verniciata.

28. Skyphos tipo Thapsos con pannello (tav. 3.2) 34. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.10)
Fr. di labbro e spalla; h max. 1,6. Argilla 50 (Munsell 5YR Fr. di labbro con attacco della spalla; h max. 1. Argilla 50
7/4); vernice arancio. Breve labbro appena inclinato, spalla (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Labbro quasi verticale.
arrotondata. All’esterno, sul labbro ed all’attacco della spalla: Orlo verniciato. All’esterno quattro linee orizzontali; interno
sei linee orizzontali seguite da un pannello; interno verniciato verniciato salvo una linea sull’orlo.
salvo due linee poco al di sotto dell’orlo.
35. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.11)
29. Skyphos tipo Thapsos con pannello (tav. 3.3) Fr. di labbro con attacco della spalla; h max. 1,9. Argilla di
Fr. di spalla e vasca; h max. 2,2. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4), colore giallino (Munsell 2.5Y 8/2), corinzia; vernice bruna,
ingubbiatura biancastra; vernice arancio-bruna, parzialmente in parte evanida. Breve labbro appena inclinato, vasca arro-
evanida. All’esterno, sulla spalla: due tratti verticali e tracce di tondata. All’esterno sei linee orizzontali; interno verniciato
un terzo che delimitano un pannello con motivo a catena di salvo una linea sull’orlo e sul labbro.
losanghe; sulla vasca linee orizzontali. Interno verniciato.
Cfr. Pithekoussai 1, T. 212, p. 273, tav. 92, n. 6 (losanghe 36. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.12)
con punto centrale). Fr. di labbro e spalla con attacco della vasca e dell’ansa; h
max. 2,4; diam. ric. 7,2. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/6); ver-
30. Skyphos tipo Thapsos con pannello (tav. 3.4) nice bruna. Labbro inclinato, spalla arrotondata. All’ester-
Fr. di spalla con attacco del labbro; h max. 1,8. Argilla 50 no, dal labbro all’attacco della spalla cinque linee orizzon-

157
TTA40 TTA43
TTA44

TTA27

TTA46 TTA47

Fig. 48. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imitazione.

tali; l’ultima si estende sulla parte conservata dell’ansa; al di l’esterno, sul labbro una linea orizzontale; sulla spalla due li-
sotto dell’ansa: tracce di vernice. Interno verniciato salvo una nee orizzontali; un pannello con tracce di dieci sigma; vasca
linea sotto l’orlo. verniciata. Interno verniciato.
Cfr. d’Agostino 1968, p. 97, fig. 14, tipo 11a.
37. Skyphos tipo Thapsos (tav. 3.18)
Fr. di vasca; h max. 3,1. Argilla di colore giallino (Munsell 41. Skyphos con ornati a sigma (tav. 3.27)
2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia; vernice nera, Fr. di spalla e vasca; h max. 1,8. Argilla 60 (Munsell 5YR 8/4);
compatta, poco lucente. Vasca profonda. All’esterno, sulla vernice bruna. All’esterno, sulla spalla un gruppo di dieci tratti
spalla quattro linee orizzontali; sulla vasca una zona intera- verticali e traccia di un undicesimo; vasca verniciata. Interno
mente verniciata. Interno verniciato. verniciato. Cfr. n. 40.

38. Skyphos con ornati a sigma (tav. 3.19) 42. Skyphos a fascia risparmiata (tav. 3.24)
Fr. di labbro con attacco della spalla; h max. 1,2. Argilla di Fr. di labbro e spalla; h max. 2,1. Argilla 50 (Munsell 2.5Y
colore giallastro con venatura rosata (Munsell 7.5YR 8/4), 8/4); vernice arancio Breve labbro, inclinato, spalla arroton-
compatta, corinzia; vernice bruna. Labbro appena inclinato. data. All’esterno, sulla spalla una fascia risparmiata. Interno
All’esterno, sul labbro: quattro linee orizzontali; all’attacco verniciato.
con la spalla: tracce di un gruppo di tratti verticali. Interno Cfr. d’Agostino 1968, pp. 96-87, fig. 15, tipo 12.
verniciato salvo una linea risparmiata poco sotto l’orlo ed una
all’attacco tra labbro e spalla. 43. Kotyle (tav. 3.28; fig. 48)
Cfr. Perachora 2, tav. 29, n. 694. 2 frr. contigui di orlo e vasca; h max. 1,5. Argilla rosa-aran-
cio (Munsell 7.5YR 7/4), dura e micacea, ingubbiatura bian-
39. Skyphos con ornati a sigma (tav. 3.23) castra; vernice arancio. Orlo appena rientrante. All’esterno,
Fr. di vasca; h max. 4. Argilla di colore bianco-giallino (Mun- sull’orlo, quattro tratti verticali; sulla vasca quattro fascette
sell 2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia; vernice orizzontali. Interno verniciato.
bruna. All’esterno, sulla spalla parte di un pannello deco-
rato da un motivo a sigma; sulla vasca una zona verniciata. 44. Protokotyle (tav. 3.29; fig. 48)
Interno verniciato. Cfr. n. 38. Fr. di orlo e vasca; h max. 2; diam. orlo ric. 14. Argilla 50
(Munsell 2.5Y 8/3); vernice arancio. Orlo distinto, vasca ar-
40. Skyphos con ornati a sigma (fig. 48) rotondata. All’esterno una fascetta intersecata da sei chevrons
Fr. di spalla con attacco del labbro e della vasca; h max. 3,1. poggianti su due fascette orizzontali. Interno verniciato salvo
Argilla 50 (Munsell 5YR 7/6); vernice bruna e arancio. Al- una linea sotto l’orlo.

158
parte seconda: Capitolo II - Il terrapieno tardo-arcaico

Cfr. per il profilo Neeft 1975; Pfaff 1988, p. 55, fig. 11, n. Cfr. Perachora 2, p. 67, tav. 26, n. 486; Pithekoussai 1, T. 483,
41; Pithekoussai 1, T. 161, p. 204, tav. 63, n. 3; T. 469, p. p. 484, tav. 143, n.5 (PCA).
470, tav. 138, n. 2.; d’Agostino 1994-1995, p. 48, tav. XXXV.
17-20; d’Agostino 1999, p. 52, fig. 1, nn. 3-5; 51. Kotyle (tav. 4.6)
Fr. di orlo e vasca; h max. 1,4. Argilla di colore rosa-giallino
45. Kotyle tipo Aetos 666 (tav. 3.30) (Munsell 7.5YR 8/4), molto depurata, compatta, corinzia;
Fr. di orlo e vasca; h max. 1,8. Argilla di colore giallino (Mun- vernice arancio. All’esterno, sotto l’orlo due linee orizzonta-
sell 2.5Y 8/2), compatta, corinzia; vernice arancio, largamente li; nella zona tra le anse tracce di un pannello probabilmente
evanida. All’esterno, sull’orlo, due fascette orizzontali; sulla campito da un motivo a losanghe, sei tratti verticali e parte
vasca tracce di chevrons. Interno verniciato salvo una fascet- di un motivo a clessidra. Interno verniciato salvo due linee
ta sull’orlo. sotto l’orlo. Cfr. n. 50.

46. Kotyle tipo Aetos 666 (tav. 3.31; fig. 48)


Fr. di ansa orizzontale, a bastoncello; lungh. max. 2,8. Argilla
50 (Munsell 5YR 8/4), mal cotta; vernice bruna. Sulla costo-
la, serie di tratti verticali.
Cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 45, tav. XXXIV, n. 3.
TTA50 TTA52

47. Kotyle (tav. 4.1; fig. 48)


2 frr. contigui di orlo e vasca con attacco dell’ansa; h max. 5;
diam. ric. 10. Argilla (Munsell 2.5YR 8/2-4; 5YR 8/2), mol-
to depurata, compatta, di colore giallino con una venatura
rosata; vernice bruna, largamente evanida all’esterno. Vasca
alta, arrotondata, anse a bastoncello. Orlo verniciato. Al-
l’esterno, tra l’orlo e l’attacco della vasca: una fascetta ed una
linea orizzontali; tra le anse: un gruppo di sei tratti verticali TTA53 TTA54

e traccia di un settimo; sulla vasca: linee orizzontali; sull’an-


sa: una linea orizzontale. Interno verniciato salvo tre linee Fig. 49. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita-
poco sotto l’orlo. zione.
Cfr. Perachora 2, p. 67, tav. 25, n. 492; Pithekoussai 1, T. 155,
p. 193, tav. 60, n. 1. (TGII).
52. Kotyle (fig. 49)
48. Kotyle (tav. 4.2) Fr. di orlo e vasca; h max. 1,5. Argilla di colore rosa-giallino
Fr. di orlo e vasca con attacco dell’ansa; h max. 3; diam. (Munsell 7.5YR  8/4), molto depurata, compatta, corinzia;
ric. 10. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2-4), corinzia; verni- vernice arancio. All’esterno, sotto l’orlo due linee orizzonta-
ce bruna, quasi completamente evanida all’interno. Al- li; nella zona tra le anse un pannello campito da un motivo
l’esterno, tra l’orlo e l’attacco della vasca due linee oriz- a losanghe con punto centrale. Interno verniciato salvo tre
zontali; nella zona tra le anse otto tratti verticali; sulla linee sotto l’orlo.
vasca, al di sotto della zona tra le anse linee orizzontali; Cfr. 50-51.
sull’ansa una linea orizzontale. Interno verniciato salvo
due linee sotto l’orlo. 53. Kotyle (fig. 49)
Fr. di vasca; h max. 2,1. Argilla di colore giallo-verdino (Munsell
49. Kotyle (tav. 4.3) 2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia; vernice bruna. Al-
Fr. di piede ad anello con attacco della vasca; h max. 2,1; diam. l’esterno, nella zona tra le anse una linea orizzontale, tratti verticali
piede ric. 4. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4); vernice arancio. e triangolo reticolato su linee orizzontali. Interno verniciato.
Interamente verniciato salvo la base d’appoggio. Cfr. Perachora 2, p. 66, tav. 26, n. 479; Pithekoussai 1, T. 152,
p. 189, tav. 59, n. 6 (PCA).
50. Kotyle (tav. 4.5; fig. 49)
Fr. di orlo e vasca; h max. 1,4. Argilla di colore rosa-gialli- 54. Kotyle (tav. 4.7; fig. 49)
no (Munsell 7.5YR 8/4), molto depurata, compatta, corin- Fr. di orlo e vasca; h max. 1,4. Argilla di colore giallino (Mun-
zia; vernice arancio. Orlo verniciato. All’esterno, sotto l’orlo sell 7.5YR 8/4), molto depurata, compatta, corinzia; vernice
due linee orizzontali; nella zona tra le anse sei tratti verticali bruna e arancio, sovraddipinture in bianco. Orlo verniciato.
che inquadrano un pannello campito da una rete di losan- All’esterno, sotto l’orlo una linea a risparmio; vasca verniciata;
ghe con punto centrale. Interno verniciato salvo due linee nella zona tra le anse un motivo a clessidra risparmiato, in-
sotto l’orlo. quadrato, a destra, da un tratto verticale ed inferiormente da

159
una linea orizzontale, entrambi sovraddipinti; la linea sembra sell 2.5Y 8/2-4), molto depurata, compatta, corinzia; vernice
interrotta dal motivo a clessidra. bruna, opaca, scrostata in più punti. Interamente verniciato.
Cfr. Perachora 2, tav. 27, nn. 568-579, p. 70 (MPC); Pi- Per il tipo cfr. d’Agostino 2002.
thekoussai 1, T. 137, p. 166, tav. 41, n. 2 (MPC).
61. Kantharos ‘tipo Itaca’ (tav. 4.20)
55. Kotyle (tav. 4.12) Fr. di labbro e spalla; h max. 3,2. Argilla di colore rosato
Fr. di orlo e vasca; h max. 3,2. Argilla di colore giallino (Mun- (Munsell 5YR 8/3), molto depurata, compatta, poco mica-
sell 2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia; vernice cea; vernice nera, opaca. Interamente verniciato.
bruna, largamente evanida all’esterno. All’esterno, tra l’orlo
e l’attacco della vasca una linea orizzontale; nella zona tra le 62. Kantharos ‘tipo Itaca’ (tav. 4.16)
anse tracce di dieci tratti verticali entro due linee orizzontali; Fr. di labbro e spalla; h max. 3,5. Argilla di colore rosa chia-
nella metà inferiore della vasca due linee orizzontali distan- ro (Munsell 5YR 7/3), depurata, con radi e minuti vacuoli;
ziate. Interno verniciato salvo una linea sotto l’orlo. vernice bruna, parzialmente evanida all’interno e quasi com-
pletamente all’esterno. Labbro a colletto appena svasato ad
56. Kotyle (tav. 4.11) orlo obliquo. Interamente verniciato.
Fr. di orlo e vasca con attacco dell’ansa; h max. 2; diam. ric. Cfr. n. 60.
7,3. Argilla di colore rosa chiaro (Munsell 7.5YR 8/4); verni-
ce nera, opaca e rossiccia. All’esterno, sull’orlo una linea oriz-
zontale; in corrispondenza di uno degli attacchi dell’ansa un
tratto verticale e tracce di un secondo; sulla parte conservata
dell’ansa tracce di una linea orizzontale; sulla parte mediana
della vasca una linea orizzontale seguita da una zona verni-
ciata. Interno verniciato.
Cfr. Perachora 2, p. 248, tav. 19, n. 2424 (TR); Payne 1931,
p. 279, fig. 120.
TTA63

57. Kotyle (tav. 4.13)


Fr. di piede con attacco della vasca; h max. 1,4; diam. piede
ric. 3. Argilla (Munsell 7.5YR 8/4) corinzia; vernice bruna.
Piede ad anello, fondo rastremato. All’esterno, sulla vasca, Fig. 50. Kantharos ‘tipo Itaca’.
raggi distanziati; sul fondo una linea concentrica; sul piede
una fascia orizzontale all’esterno ed una alla base. Interno 63. Kantharos ‘tipo Itaca’ (tav. 4.22; fig. 50)
verniciato. Per il tipo, generalmente decorato con il moti- 2 frr. contigui di piede con attacco della vasca; h max. 1;
vo MPC dei cani correnti a silhouette, e diffuso, soprattutto diam. ric. 4. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4-6), probabilmen-
nella versione miniaturistica, dalla seconda metà del VII al te pitecusana; vernice bruna, opaca. Piede ad anello. Vasca
primo quarto del VI sec. a.C. verniciata all’interno ed all’esterno. Segno a croce graffito
Cfr. TA73,140. sotto il piede.
Su questo esemplare cfr. Del Verme-Sacco 2002-2003, pp.
58. Kotyle (tav. 4.14) 252 s, fig. 1.b, 2, 3.
Fr. di piede con attacco della vasca; h max. 1,1; diam. piede
ric. 4. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2), corinzia; vernice bruna, 64. Kyathos (tav. 4.23; fig. 51)
largamente evanida. Piede ad anello. All’esterno, sulla va- Fr. di vasca; h max. 2,5. Argilla rosata (Munsell 2.5Y 8/2); ver-
sca, tracce di un raggio; sul piede due linee orizzontali, una nice marrone all’esterno, nera all’interno. Tremuli verticali sor-
all’esterno ed una alla base. Interno verniciato. montati da tre sottili linee orizzontali. Interno verniciato.
Cfr n. 57.
65. Aryballos globulare (tav. 4.27; fig. 51)
59. Kylix (tav. 4.17) 2 frr. contigui di spalla e ventre; h max. 2,2. Argilla 50
Fr. di vasca; h max. 0,8. Argilla di colore giallino (Munsell (Munsell 5YR 7/4), grigiastra e mal cotta all’interno, in-
2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia; vernice bruna. gubbiatura biancastra, frattura granulosa; vernice aran-
All’esterno fascia e uno dei raggi. Interno verniciato. cio. Sulla spalla tracce di un motivo a cerchi concentrici
Cfr. Payne 1931, p. 23, fig. 9b (TPC); Pithekoussai 1, T. 259, inscritti l’uno nell’altro, irregolari e distanziati; sul ventre
tav. 100, n. 2 (MPC). linee orizzontali.
Per un tipo affine nella produzione locale di Pithecusae
60. Kantharos ‘tipo Itaca’ (tav. 4.18) (PCA) cfr. Pithekoussai 1, T. 208, pp. 267 s., tav. 91, n. 14
Fr. di labbro e spalla; h max. 3. Argilla di colore giallino (Mun- (con tratti obliqui all’interno dei cerchi). La sintassi de-

160
parte seconda: Capitolo II - Il terrapieno tardo-arcaico

corativa di questo esemplare si distingue dal ‘Circle type’ bianco racchiudono una fascetta orizzontale paonazza.
identificato da C.W. Neeft (Neeft 1987, pp. 72-74, fig. Cfr. Neeft 1987, pp. 295-296, fig. 161b (TPC-TR).
18) poiché in quel tipo il motivo ricorre costantemente
sulla spalla. 70. Pisside (tav. 4.30)
Fr. di orlo e vasca; h max. 1,3; diam. ric. 8,9. Argilla di co-
lore giallino (Munsell 2.5Y 8/2), molto depurata, compatta,
corinzia; vernice bruno-rossiccia. Orlo distinto, vasca cilin-
drica. All’esterno, sull’orlo una larga fascia; all’attacco della
vasca una linea orizzontale e parte di un pannello decorato
con un motivo a tremuli.
Cfr. Pithekoussai 1, T. 354, pp. 399-400, tav. 129, n. 3
(PCA).
TTA64
71. Vaso tripode (tav. 4.31)
TTA65
Fr. di piede; h max. 2,2; spessore 1,8-0,5. Argilla 50 (Munsell
5YR 8/3), a frattura granulosa, ingubbiatura biancastra al-
l’esterno; vernice bruna. All’esterno due fasce orizzontali; una
fascia continua dai margini laterali alla base del piede.
Si tratta probabilmente di un piede di coppetta tripode PCA,
cfr. Pithekoussai 1, T. 545, p. 542, tav. 161, n. 4; cfr. anche De
TTA68
Miro 1983, p. 93, fig. 89 (dalla metà del VII a.C.).
TTA66
72. Coperchio di oinochoe trilobata (tav. 4.32)
Fr. di tesa; h max. 1,2. Argilla di colore giallino (Munsell
Fig. 51. Ceramica protocorinzia d’importazione e d’imita- 2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia; vernice bru-
zione. na, quasi completamente evanida. Orlo profilato. Tracce di
vernice nella parte superiore e sull’orlo.
66. Aryballos globulare (tav. 4.28; fig. 51) Cfr. Corinth XV.3, tav. 11, n. 213 (PCA-MPC); Calatia, p.
Fr. di spalla e ventre; h max. 2,1. Argilla stracotta; vernice 145, fig. 116, n. 2.
bruna. Sulla spalla parte inferiore di un raggio che delimita
un uccello stilizzato; sul ventre linee orizzontali. Per il mo- 73. Coperchio di pisside cilindrica (tav. 4.33)
tivo dell’uccello stilizzato cfr. Pithekoussai 1, T. 654, p. 639, Fr. di calotta; h max. 0,5. Argilla 50 (Munsell 2.5Y 8/2-4),
tav. 192, n. 8, (PCA); per la decorazione a raggi sulla spalla ingubbiatura biancastra; vernice bruna e arancio. Sull’orlo
cfr. Neeft 1987, ‘Cumae 39 group’, p. 57; per un esemplare una linea orizzontale. All’esterno, sulla calotta sei linee oriz-
affine cfr. Gabrici 1913, tav. XLIV, n. 6. zontali concentriche.
Cfr. Pithekoussai 1, T. 483, p. 485, tav. 143, n. 7 (PCA).
67. Aryballos conico (tav. 4.29)
Fr. di spalla con attacco dell’ansa; h max. 1,1. Argilla 50
(Munsell 5YR 7/4-6); vernice bruna. Due fascette orizzontali 4. Ceramica italo-geometrica
distanziate. Per il tipo cfr. Neeft 1987, ‘aryballoi with bands
only’, pp. 121-125. 74. Oinochoe (tav. 5.1)
2 frr. contigui di spalla con attacco del labbro; h max. 4. Ar-
68. Aryballos ovoide (fig. 51) gilla 60 (Munsell 5YR 7/6); vernice arancio. All’esterno, al-
Fr. di spalla; h max. 1,2. Argilla di colore giallino (Munsell l’attacco del labbro fascia orizzontale; sulla spalla due fascette
2.5Y 8/2), molto depurata, compatta, corinzia; vernice bru- orizzontali, una zona risparmiata con tracce di un motivo a
na. Motivo figurato poco leggibile, a cani correnti (?), su una sigma (?). All’interno: attacco del labbro verniciato.
linea orizzontale. Cfr. Cuozzo, in Pontecagnano. Dizionario, tipo 20(D)20
Cfr. Perachora 2, tav. 1, p. 14, n. 16 (MPC). (Orientalizzante Recente).

69. Aryballos 75. Oinochoe (tav. 5.2)


Fr. di spalla; h max. 1,6. Argilla di colore rosa-arancio (Munsell Fr. di spalla con attacco del collo; h max. 2,2. Argilla 60
2.5Y 8/2-4), depurata; vernice nera, opaca, sovraddipinture in (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Spalla ampia recante
bianco e paonazzo; particolari graffiti. Interamente verniciato, un collarino all’attacco del collo. All’esterno: collarino ed
traccia di una linguetta sovraddipinta in paonazzo margina- attacco del collo verniciati; sulla spalla motivo a denti di
ta da una coppia di linee graffite; due linee sovraddipinte in lupo distanziati.

161
Per la morfologia e la presenza del collarino cfr. Pithekoussai 1, 80. Oinochoe/Hydria (tav. 5.7; fig. 52)
T. 189, p. 241, tav. 81, n. 2 (Orientalizzante Recente). Fr. di spalla con attacco del collo e del ventre; h max. 6,5.
Argilla di colore rosa scuro (Munsell 5YR 7/4-6/4), dura, a
76. Oinochoe (tav. 5.3) frattura netta, con presenza di mica e di radi inclusi vulcanici
Fr. di ansa, a doppio bastoncello; h max. 4; spessore 3. Argilla di medie dimensioni, ingubbiatura biancastra; vernice bru-
60 (Munsell 5YR 7/6), spessa ingubbiatura biancastra; vernice na. Ampia spalla arrotondata, ventre espanso. Alla base del
bruna, diluita. Sui bastoncelli due serie di tratti orizzontali, collo fascetta orizzontale; sulla spalla motivo ad onda segui-
simmetrici, che prendono una conformazione a macchia. to da due fascette orizzontali; sul ventre zona verniciata. Per
Cfr. Cuozzo-D’Andrea 1991, tipo 25B, pp. 75-76, fig. 7 (fine la morfologia della spalla e la sintassi decorativa, una certa
VII-primo quarto del VI sec. a.C.). affinità si riscontra con esemplari di ispirazione euboico-ci-
cladica, cfr. per esempio Lentini 1990; Lentini 1992; Lentini
77. Oinochoe (tav. 5.5) 1998, p. 379, figg. 2-3.
Fr. di ansa e spalla; h max. 14; spessore 2,7-1. Argilla 60
(Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Ansa a nastro; spalla con- 81. Bottiglia (tav. 5.8)
servata nel punto di attacco dell’ansa. Attacco superiore ed Fr. di labbro con attacco della spalla; h max. 2,7. Argilla 60
inferiore verniciati. L’ansa è percorsa da una fascetta vertica- (Munsell 5YR 7/6); vernice arancio. Alto labbro svasato (ad
le con parte mediana sinuosa; sulla spalla un tratto orizzon- imbuto). All’esterno, sul labbro: tre fascette orizzontali; al-
tale risparmiato. l’attacco della spalla: fascetta orizzontale.
Cfr. Bonghi Jovino-Donceel 1969, p. 113, tav. XX, n. 11 Cfr. d’Agostino 1968, p. 103, fig. 18, IX.2, tipo 21.
(Orientalizzante Recente).
82. Bottiglia (tav. 5.9)
78. Oinochoe a bocca circolare (tav. 5.4) Fr. di labbro con attacco dell’ansa e della spalla; h max. 2,5;
Fr. di ansa con attacco della bocca; h max. 1,5; spessore 2- diam. ric. 4,5. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna.
0,5. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/4); vernice arancio. Ansa a Labbro svasato (ad imbuto). Sull’orlo fascetta orizzontale; al-
nastro. All’esterno, nella parte superiore dell’ansa: tre fascette l’esterno, sul labbro motivo ad onda; all’attacco tra labbro e
orizzontali; all’attacco del labbro: fascetta orizzontale. spalla fascetta orizzontale; all’interno, sul labbro due fascette
Cfr. Pithekoussai 1, T. 168, p. 220, tav. 74, n. 14; T. 215, p. orizzontali distanziate.
276, tav. 93, n. 2 (TGII). Cfr. d’Agostino 1968, pp. 103-104, fig. 18, XXIII.25,
tipo 23.
79. Oinochoe a bocca circolare (tav. 5.6)
Fr. di labbro; h max. 2; diam. ric. 7,5. Argilla stracotta, leg- 83. Bottiglia (tav. 5.10)
gera ingubbiatura biancastra; vernice bruna. Labbro appena Fr. di fondo e parte inferiore del corpo; h max. 1; diam. fondo
svasato con orlo obliquo all’interno. Sull’orlo: fascetta oriz- ric. 4,2. Argilla 50, stracotta, a nucleo grigio; vernice bruna,
zontale; sul labbro quattro fascette orizzontali. molto diluita. Parte inferiore del corpo verniciata.
Per il tipo cfr. CVA Napoli IV, p. 15, tav. 10, nn. 6-7 (metà Cfr. d’Agostino 1968, p. 103, fig. 18, IX.2, tipo 21.
del VII sec. a.C.).
84. Bottiglia (tav. 5.11)
Fr. di fondo e parte inferiore del corpo; h max. 1,9; diam.
fondo ric. 5,8. Argilla 50 (Munsell 5YR 7/6), leggera ingub-
biatura biancastra; vernice bruna, largamente evanida. Sul
corpo: due fascette orizzontali.
Cfr. d’Agostino 1968, pp. 103-104, fig. 18, XXIII.25,
tipo 23.

85. Cratere (tav. 5.13)


Fr. di labbro e collo con attacco della vasca; h max. 2,6; diam.
ric. 17,4. Argilla di colore rosa-arancio (Munsell 5YR 7/6),
dura, a frattura irregolare, micacea; vernice arancio. Labbro
appena sporgente all’esterno con orlo piano ad estremità in-
grossata. Tracce di vernice sull’orlo. All’esterno, dal labbro
all’attacco della spalla ampia fascia orizzontale. Interno ver-
TTA80 niciato.
Una certa affinità si riscontra con d’Agostino 2002, p. 359,
fig. 3, nota 10.
Fig. 52. Oinochoe/Hydria italo-geometrica.

162
parte seconda: Capitolo II - Il terrapieno tardo-arcaico

86. Coppa (tav. 5.14) all’interno: ampia fascia orizzontale seguita da una fascetta
Fr. di labbro e colletto; h max. 1,5. Argilla 60 (Munsell 5YR orizzontale.
7/6), ingubbiatura biancastra; vernice arancio. Breve labbro
sporgente all’esterno con orlo obliquo all’interno, colletto ver- 93. Coppa (tav. 5.22)
ticale. Sul labbro un gruppo di cinque tratti obliqui; all’ester- Fr. di orlo e vasca; h max. 1,6; diam. ric. 13,4. Argilla 60
no, su orlo e labbro: fascetta orizzontale, sul colletto motivo (Munsell 5YR 7/4), leggera ingubbiatura biancastra, visibile
ad onda, a curve strette; all’interno, nella parte superiore del solo all’interno; vernice bruna. Orlo appena obliquo all’in-
colletto fascetta orizzontale. terno, vasca a calotta. Orlo verniciato; all’esterno, sulla vasca:
Per questo tipo di coppa carenata cfr. d’Agostino 1968, p. 105, motivo ad onda su una fascetta orizzontale.
fig. 20, tipo 27.
94. Coppa (tav. 6.1)
87. Coppa (tav. 5.15) Fr. di labbro e vasca; h max. 2,5; diam. ric. 11,3. Argilla 60
Fr. di labbro e colletto; h max. 2,3. Argilla 60 (Munsell 5YR (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Labbro sporgente all’ester-
7/6); vernice arancio. Breve labbro sporgente all’esterno con no con orlo piano, vasca arrotondata. Labbro verniciato; al-
orlo obliquo all’interno, colletto quasi verticale. Sul labbro l’esterno, sulla vasca motivo ad onda, a curve larghe su una
un gruppo di quattro tratti obliqui; all’esterno, sul colletto un fascetta orizzontale; all’interno, nella parte bassa della vasca
motivo ad onda, a curve strette. Interno verniciato salvo una fascetta orizzontale seguita da una fascia orizzontale.
fascetta orizzontale sotto l’orlo. Per questo tipo, cfr. n. 86. Cfr. Cuozzo, in Pontecagnano. Dizionario, tipo 120(A)60
(Orientalizzante Recente).
88. Coppa (tav. 5.18)
Fr. di labbro e colletto; h max. 1,4. Argilla 60 (Munsell 5YR 95. Coppa (tav. 6.2)
7/6), ingubbiatura biancastra; vernice arancio. Breve labbro Fr. di labbro e vasca; h max. 1,6; diam. ric. 13,8. Argilla 60
sporgente all’esterno con orlo ingrossato, colletto verticale. (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Labbro sporgente all’ester-
Sul labbro tre tratti verticali. Interno verniciato salvo una fa- no con orlo piano, vasca arrotondata. Sul labbro due fascet-
scetta orizzontale in corrispondenza dell’orlo. te orizzontali; all’esterno, sulla vasca ampio motivo ad onda
a curve larghe ed espanse; all’interno, nella parte superiore
89. Coppa (tav. 5.16) della vasca fascia orizzontale.
Fr. di labbro e colletto; h max. 2; diam. ric. 11,6. Argilla 60
(Munsell 5YR 7/4), ingubbiatura biancastra; vernice bruna. 96. Coppa (tav. 6.5)
Breve labbro sporgente all’esterno con orlo obliquo all’inter- Fr. di labbro e vasca; h max. 3. Argilla 60 (Munsell 5YR
no, colletto verticale. Sul labbro fascia orizzontale; all’ester- 7/4); vernice bruna. Alto labbro concavo, vasca arrotonda-
no, sul colletto due fascette orizzontali; all’interno, alla base ta. All’esterno, sotto l’orlo una linea orizzontale, sul labbro:
del colletto fascetta orizzontale. motivo ad onda, sulla vasca: una fascetta orizzontale; all’in-
terno, sul labbro larga fascia orizzontale, sulla vasca fascetta
90. Coppa (tav. 5.19) orizzontale.
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,8. Argilla 60 (Munsell 5YR Un confronto lato si può istituire con d’Agostino 1968, p.
7/4), ingubbiatura biancastra; vernice arancio e bruna. Labbro 105, fig. 21, tipo 31.
sporgente all’esterno con orlo obliquo all’interno. Sul labbro
fascia orizzontale; all’esterno, sul colletto motivo ad onda su 97. Coppetta (tav. 6.7)
una fascia orizzontale. Interno verniciato salvo una fascetta Fr. di labbro e vasca; h max. 2,3. Argilla 60 (Munsell 5YR
orizzontale sotto l’orlo. 7/4-6); vernice arancio. Labbro ricurvo con orlo ingrossato,
vasca arrotondata. All’esterno, sul labbro tre fascette orizzon-
91. Coppa (tav. 5.20) tali. All’interno, sotto l’orlo fascetta orizzontale.
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,9; diam. ric. 11,6. Argilla 60 Cfr. Cuozzo-D’Andrea 1991, tipo 34A, p. 81, fig. 8.
(Munsell 5YR 7/6), ingubbiatura biancastra; vernice arancio.
Labbro sporgente con orlo obliquo all’interno, vasca arroton- 98. Coppetta (tav. 6.6)
data. All’esterno, sulla vasca motivo ad onda a curve strette Fr. di labbro e vasca; h max. 2,5; diam. ric. 11,4. Argilla 60
su due fascette orizzontali. Interno verniciato. (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Labbro ricurvo con orlo in-
Cfr. d’Agostino 1994-1995, p. 52, tav. XXXVIII, n. 42. grossato, vasca arrotondata. Due fori per sospensione sul lab-
bro. Labbro verniciato all’esterno ed all’interno. Cfr. n. 97.
92. Coppa (tav. 5.21)
Fr. di labbro e vasca; h max. 3; diam. ric. 13,4. Argilla 60 99. Coppetta (tav. 6.8)
(Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Labbro distinto con orlo Fr. di labbro e vasca; h max. 2,6; diam. ric. 10,5. Argilla 60
piano, vasca arrotondata. Labbro verniciato; all’esterno, sul- (Munsell 5YR 7/6); vernice arancio. Labbro ricurvo con orlo
la vasca: fascia ondulata seguita da una fascia orizzontale; ingrossato, vasca arrotondata. Labbro verniciato all’esterno ed

163
all’interno; all’esterno, sulla vasca quattro fascette orizzontali; 107. Piatto (tav. 6.16; fig. 53)
all’interno, sulla vasca due fascette orizzontali. Cfr. n. 97. 2 frr. contigui del labbro; h max. 1,8; diam. ric. 23,2. Argilla
stracotta; vernice arancio, bruna e rossiccia. Ampio labbro a
100. Coppetta (tav. 6.9) tesa. Due fori per sospensione sul labbro. Orlo verniciato. Al-
2 frr. contigui di labbro e vasca; h max. 2,8; diam. ric. 11,3. l’esterno: fascette oblique radiali, entro due linee orizzontali,
Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4-6); vernice bruna. Labbro ri- tre fascette e due linee orizzontali ed una zona con tracce di
curvo con orlo ingrossato, vasca arrotondata. Tracce di due tratti verticali; all’interno: due fasce orizzontali distanziate.
fori per sospensione sul labbro. Labbro verniciato all’esterno La decorazione richiama lo stile “fiammeggiante” definito da
ed all’interno; all’interno, all’attacco superiore della vasca una L. Cerchiai per le produzioni tardo-orientalizzanti di Ponte-
linea orizzontale. Cfr. n. 97. cagnano: Cerchiai 1990, p. 137; Cuozzo-D’Andrea 1991,
tipo 30A, fig. 7, p. 79.
101. Coppetta (tav. 6.10)
2 frr. contigui di labbro e vasca; h max. 3,1; diam. ric. 10,5.
Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4); vernice bruna. Labbro ricur-
vo con orlo ingrossato, vasca arrotondata. Labbro verniciato
all’esterno ed all’interno; all’interno, all’estremità inferiore
della vasca fascia orizzontale. Cfr. n. 97.

102. Piatto (tav. 6.13)


Fr. di labbro; lungh. 2,2. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/6), leg-
gera ingubbiatura biancastra; vernice bruna, in parte evanida.
TTA106
Labbro a tesa. All’esterno tracce di vernice; all’interno motivo
ad onda a curve strette; un tratto verticale.

103. Piatto (tav. 6.17)


Fr. di labbro ed attacco della vasca; lungh. 2,9. Argilla 60
(Munsell 5YR 7/4), ingubbiatura crema; vernice arancio e
bruna. Labbro a tesa. All’esterno, sull’orlo e sul labbro fascet-
ta orizzontale; quattro tratti verticali; all’interno, sul labbro: TTA107
un gruppo di dodici tratti verticali, nella parte superiore della
vasca fascia orizzontale. Cfr. d’Agostino 1968, p. 89, fig. 10,
tipo 35; Gabrici 1913, tav. LIII. 1.

104. Piatto (tav. 6.12)


Fr. di vasca con attacco del labbro; lungh. 2,8. Argilla 50
(Munsell 5YR 7/4), a frattura granulosa, probabilmente pite-
cusana; vernice rossiccia. All’esterno, sul labbro tracce di una
fascetta orizzontale; all’interno, sul labbro tre tratti verticali,
intersecati nella metà inferiore da una linea orizzontale; sulla TTA109
vasca larga fascia orizzontale.

105. Piatto (tav. 6.11) Fig. 53. Ceramica italo-geometrica.


Fr. di labbro; lungh. 3,5. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4); ver-
nice arancio. Ampio labbro a tesa. Interno, orlo e parte supe- 108. Piatto (tav. 6.14)
riore esterna del labbro verniciati. All’esterno: un raggio con Fr. di labbro; lungh. 2,5. Argilla 60 (Munsell 5YR 8/3); ver-
estremità superiore allargata. nice arancio, quasi completamente evanida. Labbro a tesa.
Sull’orlo: fascetta orizzontale; all’esterno: fascetta orizzon-
106. Piatto (tav. 6.20; fig. 53) tale intersecata da due tratti obliqui; all’interno tre fascette
Fr. di piede e attacco della vasca; lungh. 4,5. Argilla 60 (Mun- orizzontali.
sell 5YR 7/4); vernice arancio e rossiccia. Piede ad anello. Al-
l’esterno, sulla vasca e sul piede: due fascette distanziate; sul 109. Bacino (tav. 7.2; fig. 53)
fondo fascetta orizzontale e una zona con motivi ad “esse” en- Fr. di labbro con attacco dell’ansa e vasca; h max. 3,8. Argilla
tro due gruppi di tre linee orizzontali. All’interno, sul fondo 60 (Munsell 5YR 8/3), poco depurata; vernice bruna. Ampio
larga fascia orizzontale. labbro a tesa, appena inclinato; sul labbro è impostata un’an-
sa, verticale, a nastro affiancata lateralmente da una bugna.

164
parte seconda: Capitolo II - Il terrapieno tardo-arcaico

Sul labbro due serie di linguette contrapposte; all’interno, (Munsell 5YR 7/6); vernice arancio e bruna. Labbro sporgente
nella parte superiore della vasca larga fascia. Attacco esterno all’interno ed all’esterno, con orlo piano. Sul labbro gruppo
dell’ansa verniciato. Tipi simili sono presenti a Cuma nel di sei tratti verticali; all’esterno, sulla vasca, motivo ad onda,
repertorio dell’argilla depurata acroma e grezza tra il perio- a curve larghe; all’interno, nella parte superiore della vasca:
do tardo-orientalizzante ed arcaico; cfr. infra, argilla grezza larga fascia orizzontale. Cfr. n. 114.
100.X.20; depurata acroma 60.X.20.
116. Lekane (tav. 7.13)
110. Bacino (tav. 7.1) Fr. di labbro e vasca; h max. 2; diam. ric. 22. Argilla 60
Fr. di labbro e vasca ; h max. 4,7; diam. ric. 34. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/6) leggera ingubbiatura biancastra; vernice
(Munsell 5YR 7/4), poco depurata, a frattura granulosa; ver- arancio e bruna. Labbro sporgente all’interno ed all’esterno,
nice bruna e arancio. Ampio labbro a tesa, vasca profonda. con orlo piano, vasca arrotondata. Sul labbro gruppo di sette
Tracce dell’attacco dell’ansa sul labbro. Sull’orlo e sul labbro: tratti obliqui; all’esterno, tra labbro e vasca motivo ad onda
fascetta orizzontale; cinque fascette oblique; all’interno, nella a curve larghe; sulla vasca fascetta orizzontale. Interno ver-
parte superiore della vasca larga fascia orizzontale. niciato. Cfr. n. 118.

111. Lekane (tav. 7.5) 117. Lekane (tav. 7.14)


Fr. di labbro con attacco della vasca; h max. 1. Argilla 60 Fr. di labbro e vasca; h max. 2,8. Argilla 50 (Munsell 5YR
(Munsell 5YR 7/4), leggera ingubbiatura biancastra; vernice 7/4), mal cotta; vernice bruna. Superficie abrasa. Labbro ap-
arancio e bruna. Labbro sporgente all’interno ed all’esterno, pena sporgente all’esterno ed all’interno con orlo piano, va-
con orlo appena obliquo all’interno. Sul labbro: gruppo di sca arrotondata. Sul labbro gruppo di nove tratti obliqui; al-
nove tratti obliqui; all’esterno, tra labbro e vasca: motivo ad l’esterno, sulla vasca, tracce di vernice seguite da una fascetta
onda. Interno verniciato salvo una fascetta orizzontale all’at- orizzontale. Interno verniciato.
tacco del labbro.
Per questo tipo di lekane monoansata cfr. d’Agostino 1968, 118. Lekane (tav. 7.15)
fig. 19, p. 104, tipi 24-25. Fr. di labbro con attacco della vasca; h max. 1,8. Argilla 50
(Munsell 5YR 8/2), a frattura granulosa, leggera ingubbiatura
112. Lekane (tav. 7.6) biancastra; probabilmente pitecusana; vernice bruna. Labbro
Fr. di labbro con attacco dell’ansa; h max. 1,5. Argilla gruppo sporgente all’esterno ed all’interno con orlo appena obliquo
60 (Munsell 5YR 8/3); vernice arancio, parzialmente evanida. all’interno. Sul labbro un gruppo di dodici tratti obliqui. Al-
Superficie abrasa. Labbro appena sporgente all’esterno con orlo l’esterno, tra labbro e vasca, motivo ad onda, a curve larghe.
piano. Sul labbro: un gruppo di dieci tratti verticali; all’esterno: Interno verniciato. Si tratta di un tipo di grandi dimensioni
motivo ad onda, a curve strette. Interno verniciato tranne una che trova confronto in esemplari provenienti dal quartiere
linea orizzontale all’attacco del labbro. Cfr. n. 111. metallurgico di Pithecusae, in loc. Mazzola, entrambi con
diametro all’orlo di 26-28 cm. ed attualmente in esposizione
113. Lekane (tav. 7.7) presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN
Fr. di labbro e parte dell’ansa; h max. 1,7. Argilla 60 (Munsell 245584-245583).
5YR 7/4); vernice arancio e bruna. Labbro sporgente all’ester-
no con orlo piano. Ansa, a nastro, impostata obliquamente. 119. Lekane (tav. 7.16)
Sul labbro: gruppo di quattro tratti verticali; sull’ansa: fascet- Fr. di labbro e vasca; h max. 3,7. Argilla 50 (Munsell 5YR
ta irregolare. Interno verniciato salvo una fascetta orizzontale 8/3); vernice bruna e arancio, largamente evanida all’esterno.
all’attacco della vasca. Cfr. n. 111. Labbro sporgente all’esterno ed all’interno con orlo piano, va-
sca arrotondata. Sul labbro un gruppo di sei tratti verticali e
114. Lekane (tav. 7.9) traccia di un tratto orizzontale; all’esterno, sulla vasca, trac-
Fr. di labbro con attacco dell’ansa e della vasca; h max. 1,8; ce di fasce orizzontali. Interno verniciato. Per questo tipo di
diam. ric. 15,8. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/6); vernice bruno- lekane monoansata di grandi dimensioni, cfr. n. 118.
arancio. Labbro appena sporgente all’interno ed all’esterno,
con orlo piano, vasca arrotondata. Attacco di un’ansa oriz- 120. Lekane (tav. 8.1)
zontale, a nastro. Sul labbro un gruppo di dieci tratti verti- Fr. di labbro e vasca; h max. 1,8. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4),
cali; all’esterno tracce di un motivo ad onda entro due linee leggera ingubbiatura biancastra, visibile solo all’esterno; ver-
orizzontali. Interno verniciato. nice bruna e rossiccia. Labbro sporgente all’esterno ed all’in-
Per questo tipo di lekane monoansata cfr. d’Agostino 1968, terno con orlo piano, vasca arrotondata. Sul labbro tracce di
fig. 19, p. 104, tipo 26. una fascetta orizzontale; all’esterno, tra labbro e vasca, mo-
tivo ad onda a curve larghe; nella parte mediana della vasca
115. Lekane (tav. 7.4) fascia orizzontale; all’interno, nella parte superiore della va-
Fr. di labbro e vasca; h max. 2,1; diam. ric. 22. Argilla 60 sca: ampia fascia orizzontale.

165
121. Lekane (tav. 8.2) ce; all’esterno, tra orlo e vasca, motivo ad onda; all’interno,
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,5; diam. ric. 9,5. Argilla 60 nella parte mediana della vasca, linea orizzontale.
(Munsell 5YR 7/6), leggera ingubbiatura biancastra; verni-
ce arancio. Labbro sporgente all’interno ed all’esterno, con 128. Lekane (tav. 8.18)
orlo piano, vasca arrotondata. Tracce di vernice sull’orlo. Al- Fr. di orlo e vasca con una bugna arrotondata; h max. 2,4.
l’esterno, tra labbro e vasca, fascetta orizzontale; sulla vasca Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4); vernice arancio e bruna. Sul
motivo ad onda a curve strette. Interno verniciato. labbro due linee orizzontali; all’esterno, sulla vasca, tracce
di un motivo ad onda; all’interno, nella parte superiore del-
122. Lekane (tav. 8.5) la vasca, fascetta orizzontale.
Fr. di labbro e vasca; h max. 2,4; diam. ric. 13,5. Argilla 60
(Munsell 5YR 7/4), leggera ingubbiatura biancastra; ver- 129. Lekane (tav. 8.14)
nice arancio. Labbro distinto, appena sporgente all’ester- Fr. di labbro e vasca con attacco dell’ansa; h max. 2,2; diam.
no, con orlo piano, vasca arrotondata. Sul labbro due linee ric. 12. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4), ingubbiatura bianca-
orizzontali; all’esterno, tra labbro e vasca, motivo ad onda stra; vernice arancio e bruna. Labbro sporgente all’esterno
a curve larghe; nella parte mediana della vasca fascia oriz- con orlo obliquo, vasca a calotta; ansa orizzontale, a nastro,
zontale seguita da una linea orizzontale; all’interno, nella impostata sull’orlo e sulla vasca. Sul labbro due fascette oriz-
parte superiore della vasca, fascetta orizzontale. zontali; all’esterno, sulla vasca due fascette orizzontali; sul-
l’ansa fascetta orizzontale; all’interno, nella parte superiore
123. Lekane (tav. 8.6) della vasca, tre fascette orizzontali.
Fr. di orlo e vasca; h max. 2,5; diam. ric. 17. Argilla 60 Per questo tipo di lekane monoansata cfr. Cuozzo, in Pon-
(Munsell 5YR 7/6); vernice arancio. Orlo piano, vasca ar- tecagnano. Dizionario, tipo 110.X.40 (Orientalizzante re-
rotondata. Sull’orlo fascetta orizzontale; all’esterno, tra orlo cente).
e vasca, motivo ad onda a curve larghe ed fascia orizzonta-
le; all’interno, nella parte superiore della vasca, larga fascia 130. Lekane (tav. 8.12)
orizzontale. Fr. di labbro ed ansa con attacco della vasca; h max. 2,3;
diam. ric. 21. Argilla 60 (Munsell 5YR 7/4); vernice arancio.
124. Lekane (tav. 8.7) Labbro sporgente all’interno ed all’esterno con orlo appena
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,8; diam. ric. 14,6. Argilla 60 obliquo all’interno; ansa orizzontale, a nastro. Sul labbro:
(Munsell 5YR 7/4); vernice arancio. Labbro sporgente al- fascetta orizzontale, un gruppo di dieci tratti verticali inter-
l’esterno con orlo piano, vasca arrotondata. Sul labbro fa- secati da una fascetta orizzontale; all’esterno, alla sommità
scetta orizzontale; all’esterno motivo ad onda, a curve molto dell’ansa, una traccia di vernice che si estende fino al labbro;
larghe; all’interno, nella parte superiore della vasca, ampia sull’ansa fascia orizzontale. Interno verniciato.
fascia orizzontale. Si tratta probabilmente del tipo biansato: cfr. Johannowsky
1983, T. 514, tav. XLIX, n. 18; T. 548, tav. LIV, n. 10; da
125. Lekane (tav. 8.4) ultimo Calatia, T. 284, p. 158, fig. 136, n. 97; T. 304, p.
Fr. di labbro con attacco dell’ansa e della vasca; h max. 1,8. 165, fig. 146, nn. 156-157.
Argilla 60 (Munsell 5YR 8/3); vernice arancio. Labbro spor-
gente all’esterno con orlo piano, ingrossato, vasca arroton- 131. Lekane (tav. 8.15)
data. Sul labbro fascetta orizzontale; all’esterno, all’attacco Fr. di labbro, vasca e ansa; h max. 3; diam. ric. 17,2; spesso-
dell’ansa, fascetta orizzontale, sulla vasca: motivo ad onda re 1,5. Argilla 60 (Munsell 5YR 8/4), ingubbiatura bianca-
e fascetta orizzontale; all’interno, nella parte superiore della stra; vernice arancio. Labbro distinto, sporgente all’esterno
vasca, fascia orizzontale. ed all’interno, con orlo appena obliquo, vasca profonda con
breve raccordo concavo nel punto di attacco al labbro. Sul
126. Lekane (tav. 8.8) labbro fascia orizzontale; all’esterno, sulla parte superiore
Fr. di labbro e vasca; h max. 1,8; diam. ric. 14,8. Argilla 60, della vasca e sull’ansa, un’unica fascia irregolare; nella parte
a nucleo grigio; vernice arancio e bruna. Labbro sporgente mediana della vasca larga fascia orizzontale; all’interno, al-
all’esterno ed all’interno con orlo piano, vasca arrotondata. l’attacco della vasca, fascetta orizzontale.
Labbro verniciato; all’esterno, tra labbro e vasca, motivo ad È simile per morfologia e decorazione ad un tipo di leka-
onda, a curve larghe su due fascette orizzontali; all’interno, ne biansata, cfr. Calatia, T. 284, p. 158, fig. 136, n. 100;
nella parte superiore della vasca due fasce orizzontali. T. 304, p. 165, fig. 146, n. 160; CVA Napoli IV, p. 30, tav.
27.1-2
127. Lekane (tav. 8.11)
Fr. di orlo e vasca con attacco dell’ansa; h max. 1,8. Argilla 132. Lekane (tav. 8.16)
60 (Munsell 5YR 7/4); vernice arancio-rossiccia, largamen- 2 frr. contigui del labbro con attacco dell’ansa. h max. 1,9;
te evanida. Orlo appena obliquo. Sull’orlo tracce di verni- diam. ric. 14,3. Argilla 60 (Munsell 2.5Y 8/3); vernice bru-

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parte seconda: Capitolo II - Il terrapieno tardo-arcaico

na. Labbro appena sporgente all’esterno ed all’interno, con zia; vernice bruna, sovraddipinture in bianco e paonazzo;
orlo obliquo. Sul labbro fascette radiali; all’esterno, sulla particolari a graffito. Registro figurato marginato da una
vasca, all’altezza dell’attacco dell’ansa: tracce di un motivo coppia di fasce orizzontali, ravvivate da linee sovraddipin-
ad onda (?) con due sbavature laterali oblique; nella parte te; del motivo figurato si conserva parte di una sfinge (ala,
mediana della vasca fascetta orizzontale; all’interno: fascia corpo, coda,) con particolari a graffito, sovvraddipinti in
orizzontale. paonazzo; sulla sinistra riempitivo a macchia.
Cfr. n.131. Cfr. Blomberg 1983, tav. 37 b (MC).

137. Oinochoe (tav. 9.6)


2 frr. non contigui di labbro, collo ed attacco della spalla;
h max. 4,2. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2), corinzia; vernice
bruna in gran parte evanida. Bocca trilobata, breve collo.
Tracce di vernice all’interno ed all’esterno.
Per un tipo affine cfr. Payne 1931, p. 337, fig. 193 (TC).

TTA133

Fig. 54. Lekane italo-geometrica.

133. Lekane (tav. 8.19; fig. 54)


Fr. di orlo, vasca e presa; h max. 3,2; diam. ric. 15,8. Argilla TTA135
60 (Munsell 5YR 7/4); vernice arancio, largamente scrosta-
ta all’esterno, sovraddipinture in bianco e paonazzo. Vasca
a calotta; presa plastica recante bugnette alle due estremità.
Sull’orlo: un gruppo di sette tratti verticali e tracce di un TTA136
ottavo, sovraddipinti in bianco. All’esterno: due fasce oriz-
zontali parzialmente conservate. All’interno, all’attacco della
vasca due linee orizzontali sovraddipinte, una in bianco, la
seconda in paonazzo.

134. Coperchio (tav. 8.20)


Fr. di calotta; h max. 3; diam. ric. 13. Argilla 60 (Munsell TTA140

5YR 7/6), leggera ingubbiatura biancastra; vernice arancio


e bruna. Calotta arrotondata. All’esterno tre fascette oriz-
zontali seguite da larga fascia orizzontale. Fig. 55. Ceramica corinzia d’importazione e d’imitazione.
Cfr. Cuozzo-D’Andrea 1991, p. 77, fig. 7, tipo 27B.
138. Oinochoe a bocca circolare (tav. 9.3)
5. Ceramica corinzia d’importazione e d’imitazione Fr. di labbro e collo con attacco della spalla; h max. 5,3;
diam. ric. 11,5. Argilla molto depurata di colore biancastro
135. Oinochoe (fig. 55) (Munsell 10YR 8/2-3); vernice bruna in gran parte evani-
Fr. di spalla; h max. 1,4. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2), corin- da. Labbro distinto con orlo ingrossato e sagomato, breve
zia; vernice bruna, decorazione del tipo ‘black-polychro- collo. Tracce di vernice sull’orlo, sul labbro e sulla spalla,
me’ con sovraddipinture in paonazzo; particolari a graffito. collo verniciato.
Sulla spalla quattro linguette e tracce di una quinta, deli- Una certa affinità si riscontra con Corinth VII.2, p. 101,
mitate da coppie di linee graffite; sulla terza tracce di ver- tav. 109, An 5 (TC).
nice paonazza.
Cfr. Payne 1931, pp. 298-299 (CA-MC). 139. Oinochoe (tav. 9.4)
Fr. di piede a disco con attacco del ventre; h max. 3; diam.
136. Oinochoe (?) (tav. 9.2; fig. 55) piede ric. 5,5. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2) corinzia; vernice
Fr. di parete; h max. 4,5. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2) corin- nera, in parte evanida. Sul ventre larga fascia orizzontale.

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Cfr. McPhee 2005, p. 45, fig. 4, C- 1937-1017, C-1947- 143. Kotyle (tav. 9.10; fig. 56)
163 (TC II). Fr. di vasca; h max. 3,6. Argilla (Munsell 5YR 7/4-6), corin-
zia; vernice bruna, in parte evanida all’interno; sovraddipin-
140. Cratere (tav. 9.7; fig. 55) ture in paonazzo. All’esterno parte di un registro figurato con
Fr. di parete; h max. 2,8. Argilla (Munsell 2.5Y 8/2-4), co- teoria zoomorfa; si conservano le zampe di un ruminante gra-
rinzia; vernice bruno-nerastra, sovraddipinture in paonazzo. diente verso destra e rosette a macchia ripartite a croce; nella
All’esterno quattro linguette alternate, in bruno e paonazzo, metà inferiore della vasca: una fascetta orizzontale, una linea
ciascuna inscritta in una seconda linea di contorno. Interno a risparmio, una seconda fascetta ritoccata in paonazzo; parte
verniciato.