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CARLO CATTANEO

SCRITTI ECONOMICI
A CURA DI

ALBERTO BERTOLINO

I
VOLUME

,
FIRENZE
FELICE LE MONNIER
CARLO CATTANEO

SCRITTI ECONOMICI
A CURA DI

ALBERTO BERTOLINO

VOLUME PRIMO

FIRENZE
FELICE LE MONNIER
1956
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA

518-55 - Tipografie «E. Ariani» e «L’Arte della Stampa, - Firenze


NOTA INTRODUTTIVA

Ricorrendo il novantottesimo anniversario delle


Cinque Giornate d i .Milano, nel marzo 1946 un
gruppo di studiosi e d i uomini politici decideva
d i promuovere la pubblicazione delle opere di
Carlo Cattaneo completa a misura del possibile.
L’attività multiforme svolta dal Cattaneo du-
rante il suo lunghissimo soggiorno nel Canton
Ticino, dalla maturità alla morte, faceva appa-
rire fin dail’inizio opportuna la collaborazione di
ammiratori svizzeri del pensatore lombardo.
Sorgeva così il Comitato italo-svizzero per la
pubblicazione delle opere di Carlo Cattaneo, alla
cui presidenza era chiamato, nella seduta del
27 settembre 1946, Alessandro Levi, professore
di filosofia del diritto, allora nell’ Università d i
Parma, dalla quale doveva passare poi a quella
d i Firenze. Lo designavano, per tale fatica, l’atti-
vità svolta nelle indagini d ì pensiero politico e
negli studi sul Risorgimento, i n particolar modo
il saggio magistrale sul « Positivismo politico di
Carlo Cattaneo » (1928).
D a Alessandro Levi avrebbe dovuto essere stesa
questa nota liminare. M a la morte Lo coglieva
VI NOTA INTRODUTTIVA

nell’estate del 1953 improvvisamente, in Isvizzera,


dove era tornato per rigustare, durante qualche
settimana, quel che il Suo animo profonda-
mente buono e generoso aveva saputo trovare di
meno amaro nell’esperienza dell’esiiio.
Grande e duraturo il rimpianto tra quanti co-
nobbero il Levi come docente, come studioso e
come uomo ; Egli f u doppiamente maestro, per
sicurezza d i dottrina, equilibrio d i pensiero, lim-
pidezza d’esposizione, m a anche per l’esempio
costantemente dato d i dedizione ai giovani, d i soli-
darietà umana, di elevata, concezione del dovere
civile, egualmente lontana dalla rnagniloquenza e
dalle compromissioni.
Qui vuol essere ricordata soprattutto l’alacrità
del presidente dei Comitato cattaneano, nell’indi-
rizzare verso uno sforzo comune l’attività d i stu-
diosi, nel provvedere a che i platonici consensi
si traducessero in aiuti materiali, nello stimolare
autori, collaboratori, editori, tipografi.
Merito precipuamente S u o se chi g l i è succe-
duto nell’uficio può presentare oggi agii studiosi
un bilancio attivo.
Il Comitato ha provveduto dapprima ad u n a
diligente schedatura dei materiale esistente nelle
quaranta grosse cartelle dell’Archivio Cattaneo,
custodito presso le Raccolte storiche del Comune
di Milano. Il catalogo è stato stampato per cura
delle Raccolte stesse, e più esattamente del loro
infaticabile direttore, il dott. Leopoldo Marchetti,
NOTA INTRODUTTIVA v II
grazie alla munificenza del Comune d i Milano
(Le carte di Carlo Cattaneo, Milano, 1951).
T r a le ((carte Crispi » nell’Archivio d i Stato
d i Palermo sono gli ottomila documenti circa che i
i l Cattaneo aveva raccolto per i l suo Archivio
triennale delle cose d’Italia, rimasto purtroppo,
per difficoltà editoriali, fermo al terzo volume
(1855). I tre volumi apparsi non riproducono
che settecento d i quei documenti. Il Comitato,
non illudendosi d i trovare un editore, per quanto
coraggioso, disposto a continuare la pubblicazione
dell’archivio dopo la secolare interruzione, m a
desideroso d i dare ai cultori degli studi intorno
al Risorgimento la possibilità d i conoscere almeno
il contenuto dei documenti rimasti inediti, ha
provveduto, fin dal 1948, al loro regesto. Il ia-
voro, già molto innanzi, sarà terminato nel cor-
rente anno ; le schede saranno conservate presso
le Raccolte storiche del Comune d i Milano,
dove gli studiosi potranno farsi un’idea pre-
cisa d i quanto il Cattaneo aveva messo insieme
per illustrare gli a n n i fortunosi che vanno dal-
l’assunzione d i P i o I X al pontificato fino alla
caduta d i Venezia.
M a il Comitato n o n si è limitato a questi la-
vori d’archivio. L a casa Barbèra aveva stampato
in tre volumi (1892-1901) ormai introvabili, un
Epistolario del Cattaneo, malamente raccolto ed
improvvidamente frammischiato ad alcuni scritti
politici. I l dottor Caddeo, lo storico della T i p o -
VIII NOTA INTRODUTTIVA

grafia di Capolago, ha corretto gli errori sulle


minute e sugli originali, ma soprattutto è riuscito
a trovare oltre un migliaio d i lettere inedite, ta-
lune delle quali servono a chiarire episodi o mal
noti o del tutto ignorati, riguardanti le vicende del-
l’Italia e della Svizzera in un periodo egualmente
capitale per l’una e per l’altra. Tre volumi del-
l’Epistolario rinnovato, contenenti le ,lettere dal
1820 al 1861 e molte annotazioni, sono già usciti,
in veste signorile, coi tipi del Barbèra; i l quarto
ed ultimo è assai avanzato.
Un’altra insigne casa editrice fiorentina, la
Le Monnier, aveva pubblicato, dal 1892 al 1901,
le Opere edite ed inedite del Cattaneo, i n sette
volumi. I primi d u e , contenenti g l i Scritti let-
terari, erano stati ristampati a m i addietro in
modo commendevole e ne rimanevano alcune cen-
tinaia d i copie; i l Comitato è venuto nella deii-
berazione di consentire all’editore di rimetterli in
circolazione, aggiungendovi soltanto alcune pa-
gine d i appendice, con scritti inediti o rari e con
una errata-corrige. Oltre questi due volumi, più
esattamente intitolati Scritti letterari, artistici,
linguistici e varii, fin dal 1949 i l Comitato ha
provveduto a pubblicare, sempre presso la casa
Le Monnier, un libretto contenente la esatta ri-
produzione della prima edizione italiana del fa-
moso scritto (che mancava nella vecchia raccolta)
Dell’insurrezione di Milano nel 1848 e della
successiva guerra, corredato d i un raffronto con
NOTA INTRODUTTIVA IX

la precedente edizione francese, d i pagine inedite


e d i note.
Sempre nell’edizione L e Monnier appaiono oggi
i primi volumi degli Scritti economici; curati
da Alberto Bertoiino, professore nell’ Università
d i Firenze.
Tra poco, nella stessa edizione, uscirà il primo
volume degli Scritti storici, a cura del prof.
Ernesto Sestan dell, Università d i Pisa, che s’è
valso anche del consiglio d i Gaetano Salvemini.
Seguiranno poi altri cinque volumi che compren-
deranno, tra l’altro, g l i Scritti filosofici, a cura
del prof. Norberto Bobbio dell’ Università d i To-
rino, e gli Scritti politici, a cura dell’avvocato
Mario Boneschi del Poro d i Milano.
Il nome e le benemerenze scientifiche degli
studiosi, che si sono assunti il compito della cer-
nita e della presentazione, dànno affidamento che
la pubblicazione degli scritti economici, storici,
filosofici, politici d i Carlo Cattaneo avrà, in non
piccola misura, valore e merito d i novità e d’ori-
ginalità.
Il Comitato per la pubblicazione delle opere
d i Carlo Cattaneo spera cosi d i poter adempiere,
senza eccessivi indugi, l’impegno assunto verso
i dotti, verso il pubblico, verso le persone che
gli sono state e gli sono generose d’appoggio
(primissimo il presidente Luigi E i n a u d i ) : im-
pegno d i contribuire efficacemente ad u n a maggiore
diffusione del pensiero e della prosa del grande
X NOTA INTRODUTTIVA

Lombardo, che nella varietà dei temi e delle


preoccupazioni seppe mostrare costante vigoria
d ì mente umanìstica ed u n a virtù di stile rara-
mente raggiunta nell’Ottocento italiano. Pare al
Comitato che modo più acconcio n o n g l i s i offra
d ì onorare in pari tempo la cara memoria del
prof. Alessandro Levi, suo primo presidentete ed
indimenticabile animatore.
Morcote (Svizzera), dicembre 1955.

PLINIO
BOLLA.
Presidente del Comitato italo-svizzero
per la pubblicazione delle opere di
Carlo Cattaneo.
PREFAZIONE

Non è facile scegliere, fra i numerosi scritti


cattaneani, quelli strettamente economici. Da
un punto di vista rigorosamente sistematico,
gli studi teoretici si riducono ai ben noti Del
pensiero come principio d’economia publica e
Dell’ « Economia Nazionale » d i F. List ; e,
forse, sotto questo riguardo, le idee più ela-
borate debbono essere cercate soprattutto nei
corsi di filosofia tenuti a Lugano.
Numerosi sono, invece, gli studi di economia
applicata; anzi, a quelli che per la specificità
dell’argomento rientrano sicuramente in questa
categoria, potrebbero essere aggiunti vari altri
di storia e di politica che contengono larghe
sezioni di ragionamento economico.
La difficoltà sopra accennata non è una
semplice questione di contenuto, ma deriva
dal particolare carattere del metodo seguito
dal Cattaneo; che, di ogni problema umano,
anche di quelli evidentemente economici, mira
a dare una soluzione complessa, nella quale si
sveli in molteplici forme la ragione del pro-
blema stesso: ogni fatto sociale è concepito
come una composizione di condizioni naturali
e atti spirituali, di tradizioni e innovazioni,
XII PREFAZIONE

di moventi individuali ed esigenze collettive.


I1 suo pensiero scopre questi elementi e li
fonde in un blocco granitico, in cui l’interesse
individuale si fa ordinamento giuridico e co-
stume sociale, la storia si traduce in strutture 3
di rapporti umani. Basti citare a questo pro-
posito la mirabile monografia sulle Interdizioni i
israelitiche, il cui complesso ed armonico con- i
tenuto potrebbe farla classificare ad un tempo I
opera storica o politica o giuridica od economica.
I1 Cattaneo è tuttavia lo scrittore del nostro
Ottocento che ha più di ogni altro la piena con-
sapevolezza della importanza del fattore econo- i
mito nelle determinazioni della vita sociale. i
Sotto questo riguardo egli è il più moderno dei
nostri scrittori della sua epoca. La sua cono-
scenza dell’economia non rimane su di un piano
meramente nozionale, ma si fa strumento d’in-
terpretazione dei fatti storici. Da ciò deriva il
sapore di concretezza che il lettore trova negli
studi cattaneani, tutti materiati di cose vi-
venti o vissute; da ciò, quell’afflato costrut-
tivo, la scoperta di architetture o la mira a
farne o rifarne, che è l’impronta caratteristica
di ogni pagina di tali studi.
La lettura degli scritti economici del Cat-
taneo dà forse con maggiore evidenza, che
non quella di altri suoi lavori, i l senso della
sua personalità, di uomo del Risorgimento, e
perciò nuovo. La sua insegna è fare l’Italia
in un rifacimento moderno delle sue condizioni
e dei suoi fattori. E questa modernità è fatta
scaturire dall’impiego degli strumenti e dei
PREFAZIONE XIII

criteri tecnici più efficienti (la svolgentesi ri-


voluzione industriale ne offriva un ricco arse-
nale) nelle varie attività economiche e per la
soluzione dei problemi sociali, e, nella lotta al
provincialismo, dall’inserimento della cultura
e delle esigenze materiali italiane nella proble-
matica della vita europea, anzi internazionale.
Negli scritti economici del Cattaneo non v i
è rilievo storico che, pur riconosciuto entro il
suo ambito di tempo nel suo valore positivo,
non si ponga come condizione e proponimento
di una modificazione, o riforma, non vi è osser-
vazione economica o politica particolare al-
l’Italia che non porti ad un confronto con ana-
loghi aspetti di altri paesi. L’idea e il contenuto
di « Il Politecnico » ne sono la prova; e special-
mente gli scritti sulle ferrovie e sulla politica
doganale sono la manifestazione più esplicita
di questa visuale caratteristicamente risorgi-
mentale dell’opera del Nostro.

***

Gli scritti, qui raccolti, si possono distin-


guere grossolanamente in cinque gruppi: 1) di
economia generale e problemi affini; 2) di eco-
nomia agraria in senso lato; 3) di politica do-
ganale, e sul vincolismo economico; 4) d i eco-
nomia monetaria e creditizia; 5 ) di economia
dei trasporti e delle comunicazioni. Ne indi-
cheremo, per ciascun gruppo, le caratteristiche
principali, rinviando ad altro momento uno
studio più analitico e conclusivo.
b. - CATTANEO. Scritti economici. i.
XIV PREFAZIONE

Lo scritto più importante del primo gruppo


ed insieme il fondamentale di tutta l’opera
economica del Cattaneo ha il significativo ti-
tolo Del pensiero come principio d’ economia
publica (1861). È una sintesi delle idee cat-
taneane sulla economia, nella quale confluisce
una larga conoscenza intorno allo sviluppo
delle dottrine e dei problemi economici, ed
è altresì uno studio monografico sulla funzione
creativa di attività economica da parte del
pensiero, manifestantesi in intelligenza e vo-
lontà. Pare allo scrittore lombardo, e con ra-
gione, che nei trattati di economia politica si
ignori quella funzione, che dovrebbe, invece,
essere posta a lato e in connessione con quella
dei fattori di produzione tradizionalmente rico-
nosciuti. La terra, il capitale e il lavoro dànno
un diverso rendimento in relazione alla mente
che li guida e li impiega. Sono le scoperte di
nuove materie e le invenzioni di nuovi stru-
menti e di nuovi metodi organizzativi, sono
le varie espressioni della cultura, siano reli-
giose che artistiche, morali, giuridiche, le quali
determinano ora uno stato ora un altro della
economia.
Una più estesa illustrazione di questa tesi
si può trovare particolarmente nei due discorsi
riuniti sotto il titolo di Industria e m o r d e (1845-
1846), nell’articolo sulla Esposizione d’industria
e belle arti a Torino nel 1844 (1845), e in quello
su L a Ragioneria (1839). Ma, come accenna-
vamo, essa è rifusa in tutti gli altri scritti
economici, in cui la valutazione positiva o ne-
PREFAZIONE XV

. gativa di condizioni o di azioni è in relazione


alla particolare funzione che vi esplica il
pensiero.
. A chiarire ancora il carattere della teoria
economica generale del Cattaneo, dobbiamo
richiamare l’attenzione su altri due fattori
della civiltà umana: la libertà e le istituzioni.
Della prima, che non è intesa soltanto come
libera concorrenza, bensì come volontà di « di-
sostruire ogni fatale ristagno economico, di-
))

remo in seguito. Ora dobbiamo sottolineare il


significato delle istituzioni, che sono per così
dire la precipitazione storica del pensiero, nel
suo farsi strumento pratico di vita e nell’as-
surgere a fatto sociale. Tutto ciò che un paese
è - afferma il Cattaneo - «non dipende dal
volere dell’individuo, ma dal concorso delle
istituzioni. La presente floridezza dell’Europa
scaturisce da molte e remote fonti, quali sono
l’ordine della famiglia, la libera possidenza, i
municipi, i giurati, i giudici pubici, l’alfabeto,
il calendario, l’orologio, la bussola, la stampa,
le poste, i giornali, i pesi, le misure, le monete,
le publiche discussioni, le società studiose e
mercantili ».
Si possono includere in questo primo gruppo
anche i saggi sul pauperismo - materia am-
piamente trattata dagli economisti dell’Ot-
tocento -, in cui, insieme con osservazioni
di carattere sociologico, si trovano elaborati
. principii generali di economia con particolare
riguardo alla distribuzione e al consumo della
ricchezza. Sebbene non manchino in questi,
XVI PREFAZIONE

come in altri saggi in cui affiorino questioni di


distribuzione, rilievi sull’ingiusto trattamento
delle classi povere, non v’è alcuna preoccu-
pazione relativamente alla struttura economica
della società contemporanea. Così, pur ammet-
tendo che causa della miseria è ((l’ineguale
scompartimento dei beni ». l’autore ritiene che
sia ((illusione il credere che lo sviluppo della
ricchezza possa ottenersi senza diseguale ri-
parto ». Incidentalmente, il Cattaneo manifesta
qua e là pensieri avversi alle dottrine socialiste.
I1 secondo gruppo è uno dei più numerosi
di questa raccolta. Sono studi magistrali, che,
nel mettere in luce le condizioni e lo sviluppo
agricolo di alcune zone, si snodano in varie
indagini economiche, demografiche, storiche,
giuridiche, sul costume, traducendosi infine in
profili completi della civiltà dei rispettivi agglo-
merati umani. Riguardano prevalentemente la
Lombardia; alcuni si riferiscono alla Sardegna,
all’Irlanda, all’hghilterra, tuttavia con larghi
confronti con le istituzioni agrarie dell’Alta
Italia: sono questi ultimi un vero modello del-
l’applicazione del metodo comparativo agli
studi economici.
Questa è la parte più nota, ripetutamente
edita, della produzione scientifica dell’econo-
mista lombardo, la parte per la quale egli
era particolarmente stimato all’estero. Ed essa
dà veramente la misura della sua personalità
intellettuale. Si veda il bel saggio Dell’agri-
coltura inglese paragonata alla nostra per avere
una prova della vasta e complessa cultura e
PREFAZIONE XVII

della .potenza d’ingegno di questo nostro scrit-


tore, di questo critico severo degli aspetti de-
leteri della vita italiana, ma insieme efficace
difensore delle istituzioni giuridiche ed eco-
nomiche che avevano nei secoli dato un pri-
mato agli italiani in alcuni settori e alcune
regioni. In questo come negli altri saggi di
economia rurale vi sono elementi per la cor-
retta interpretazione di problemi, che, come
quello delle aree depresse, sono diventati so-
lamente in questi anni d’interesse generale e
primario per gli economisti.
Altrettanto noti, e forse ancora più larga-
mente, sono i saggi di politica doganale e
commerciale in genere. Ne ristampò lo stesso
Cattaneo nelle due edizioni di suoi scritti da
lui curate. Egli, infatti, è conosciuto, anche
nel campo delle dottrine politiche, come l’al-
fiere della libertà economica nell’opera di for-
mazione del nuovo Stato italiano. E non c’è
dubbio che il liberismo può contare in lui
uno dei sostenitori più coerenti e vigorosi della
dottrina.
Tuttavia il liberismo cattaneano rivela,
come ogni altro atteggiamento intellettuale
del Nostro, una impronta personale. Proviene,
certamente, dalla dottrina « classica » inglese,
di cui ben pochi economisti del suo tempo
possedevano una conoscenza così approfondita
* come lui, che poteva avvalersi della lingua
inglese con la stessa facilità con cui usava
quella nativa. Il saggio teoricamente più rap-
presentativo di questo aspetto del suo libe-
XVIII PREFAZIONE

rismo, il quale è altresì uno dei migliori. con-


tributi alla storiografia del pensiero economico
contemporaneo, è quello, già citato, che ha
per titolo Dell’Economia Nazionale d i Fede-
rico List (1843). Ma prima di essere dottrina-
rio, il liberismo cattaneano trova la fonte più
genuina nella funzione storica della attività del
suo autore. Basterà porre il concetto cattaneano
di libertà economica sul piano politico per sco-
prirne il valore concretisticamente costruttivo :
libertà è liberazione da ogni impedimento al-
l’attuazione razionale della vita nelle sue sva-
riate manifestazioni sociali; è lotta ai vincoli
del tradizionalismo economico e giuridico e
quindi volontà di adesione alle innovazioni
più fruttuose; è negazione di privilegio. La
libertà è anche attività di creazione di condi-
zioni formali e sostanziali che portino ad un
aumento della prosperità nazionale.
I1 liberismo cattaneano non si esaurisce,
come tanta parte di questa dottrina, in un
assoluto individualismo e non si risolve in un
sostegno del conservatorismo. Non deve perciò
meravigliare se il Cattaneo non riuscisse sim-
patico alla classe dirigente italiana contempo-
ranee, alla quale parve un tipo paradossale.
I1 suo liberismo era in antitesi al lasciar fare
quietistico e tradizionalistico di questa classe,
che giungeva a porre, con il Rosmini, ((nella
povertà il progresso e la gloria e la potenza
delle nazioni »!
Un’ altra caratteristica del liberismo catta-
neano è la opposizione ad ogni forma, di nazio-
PREFAZIONE XIX
i
nalismo economico. Anzi egli spera che le na-
zioni del suo tempo si uniscano in vaste unioni
doganali, e, guardando all’Europa, invita perciò
la Francia a «far tacere le antiche avversioni,
e congiungersi in lega daziaria con tutto il
continente », contribuendo così a formare un
mercato «di duecento milioni in tutto e per
tutto », mentre « l’Inghilterra può già raddop-
piare da capo il suo smercio nelle vaste colonie
e per entro la vastità della popolazione chinese ».
Meno noti sono, invece, gli scritti in materia
monetaria e creditizia. Alcuni, come quello
Sulle fluttuazioni ilella produzione dell’oro (1839)
e l’altro Del credito e della riforma monetaria
(1839), sono larghe recensioni critiche di pub-
blicazioni uscite in quei tempi, nelle quali
l’autore ha interpolato varie considerazioni
personali e numerosi riferimenti teorici. Gli
altri, quasi tutti di carattere polemico, si svol-
gono principalmente intorno al progetto della
costituzione di una banca di sovvenzioni al
commercio delle sete. Qui teoria e tecnica cre-
ditizia si fondono in una argomentazione ser-
rata, non priva di arguzia, rimpolpata di osser-
vazioni realistiche relative alle condizioni ed
alle esigenze della produzione e dello smercio
delle sete. Su quest’ultimo punto è il caso di
richiamare l’attenzione degli studiosi su di un
altro saggio del Cattaneo, che eccelle per li-
nearità e chiarezza di elaborazione, dal titolo
Osservazioni sui prezzi attuali delle sete (1836).
Anche l’ultimo dei gruppi di scritti cattaneani
sopra elencati non è stato suffìcientemente va-
XX PREFAZIONE

lutato dagii studiosi: si riferisce alle ferrovie e


ai canali, e perciò fa parte dell’economia dei
trasporti e delle comunicazioni. Notevole è
l’importanza di questo settore dell’attività in-
tellettuale del nostro scrittore : interessa la
geografia e la tecnica delle costruzioni, la sta-
tistica e la storia economica, l’economia e la
politica. Non si sa, leggendo questi scritti, se
ammirare di più la competenza tecnica e il
realistico calcolo economico o la visuale ampia
e profetica della funzione economica, civile,
politica dello sviluppo delle ferrovie e dell’adat-
tamento di altri mezzi di comunicazione ai nuovi
bisogni nazionali.
È questa un’altra manifestazione di pensiero
nella quale, come abbiamo già accennato, il
Cattaneo si rivela uomo risorgimentale, cioè
costruttivo ed europeo. Può esser sembrato ai
suoi contemporanei ch’egli battesse troppo il
chiodo su Milano e sulla Lombardia per poter
esser giudicato disinteressato. La verità è che
questa preferenza era richiesta dalle cose. E d’al-
tronde, come ha notato Gabriele Rosa (OEI.,
I V , prefazione, p. 5) certe sue proposte, come
quella della ferrovia pel Gottardo, si dimostra-
rono, nella loro applicazione, vantaggiose alle
città e alle regioni che le avevano tenacemente
avversate.
Può anche darsi che un motivo di personale
convenienza, fosse nelle premure e nell’ardore
e, purtroppo, nell’asprezza polemica, con cui
trattava i problemi dell’apertura di nuove fer-
rovie; ma è certo che egli era fortemente con-
PREFAZIONE XXI

vinto dell’effetto risolutivo di molti problemi


sociali, economici, politici derivante da quel-
l’apertura : ampliamento del mercato locale, in-
crinamento della barriera politica divisoria fra
i vari staterelli italiani, diffusione sociale di
idee e di esigenze, allacciamento del mercato
italiano con altri europei. Un segno della grande
importanza ch’egli attribuiva a questi problemi
nel sistema della cultura positiva è nella di-
sposizione dell’indice del (( Politecnico » (IISe-
rie), il quale incomincia con la sezione « Armi
e Ferrovie ».
I1 dissenso fra Cattaneo ed altri studiosi,
specialmente ingegneri, su questi argomenti
stava nel fatto che questi ultimi vedevano
nelle ferrovie, nei canali, nei porti, la realiz-
zazione di una nuova tecnica, prima che un
atto economico. Su questo aspetto, invece, in-
siste il Cattaneo, considerandolo come costo
della costruzione e dell’esercizio delle Me; al
quale, pur tenendo conto delle innovazioni
tecniche, si preoccupa di apportare le mas-
sime riduzioni, consigliando per esempio di
adattare materie locali e situazioni naturali
all’opera pubblica da costruire, e valutandolo
altresì come fattore propulsivo di prosperità,
ossia nel suo rendimento indiretto. È questa
perspicace visuale economica e sociale che gli
fa preferire un itinerario ad un altro, fon-
dandone la scelta su accurate indagini demo-
grafiche, economiche, sociali, locali.
Questi scritti, che sono apparsi a taluni stu-
diosi di politica troppo tecnici per essere presi

i
XXII PREFAZIONE

nella, dovuta, considerazione in questo campo,


possono essere ancora, a nostro avviso, di va-
lido insegnamento a quanti si occupano di
economia e politica dei trasporti.

***
Questa raccolta di scritti economici è certa-
mente più ricca delle precedenti, ma non è
purtroppo completa. A tener conto solamente
di ciò che è già edito e noto attraverso l’accu-
rata bibliografia del Levi, ci sarebbe materia
per ancora almeno un quarto volume. Forse
qualche altro scritto potrebbe uscir fuori da
uno spoglio delle effemeridi del tempo, spe-
cialmente milanesi, e qualche cosa potrebbe
pur trarsi dall’Archivio Cattaneo di Milano,
sebbene una attenta lettura del diligente, mi-
nuzioso catalogo pubblicato qualche anno fa
non faccia sperare scoperte di rilievo.
Nei ristretti limiti di spazio impostici e se-
guendo un criterio cronologico nell’ordine della
raccolta, secondo le disposizioni fissate dalla
Presidenza del « Comitato italo-svizzero per la
pubblicazione delle opere di Carlo Cattaneo »,
abbiamo riunito gli scritti che più pienamente
rispondono alle aspettative principali degli stu-
diosi del Cattaneo e degli economisti in parti-
colare. Anzitutto, abbiamo creduto di dover
accogliere principalmente i saggi che l’econo-
mista lombardo aveva scelti per le raccolte
personalmente curate, cioè quelli compresi in
« Alcuni scritti del dottor Carlo Cattaneo » e
PREFAZIONE XXIII

nelle « Memorie di Economia Publica, dal 1833 ..


al 1860, I volume » (l’unico, come si sa, uscito).
‘ *
Non abbiamo tuttavia riprodotto le Prefazioni
al « Politecnico », in parte ristampate dal Cat-
taneo e in parte da altri, perchè non hanno
un contenuto strettamente o prevalentemente
economico, ma sembrano affini a saggi di filo-
sofia politica o della storia o di sociologia.
I n secondo luogo, abbiamo fatto posto a scritti
mai ristampati nelle ben note edizioni miscel-
lanee postume, tenendo anche conto di qualche
esplicito proponimento dell’autore : per esempio,
per il saggio Della carità legale (1836) (v. la .
nota a p. 184 del vol. III di « Alcuni scritti »):
si tratta di ventisei articoli, cioè più della metà
della raccolta. Speriamo che il lettore trovi pa-
gine di grande interesse fra questi scritti che
rivedono la luce, e particolarmente in quelli
intorno al commercio della seta e in quelli
sulle vie per i trasporti e le comunicazioni.
Purtroppo, restano fuori più di una quaran-
tina di articoli, di molti dei quali abbiamo però
dato l’indicazione bibliografica in nota a quelli,
di contenuto affine, integralmente ristampati.
Talvolta abbiamo corredato queste indicazioni
con altre di notiziole sui medesimi argomenti,
perchè spesso contengono qualche considera-
zione personale dell’autore e perchè informano
sulle ricerche preparatorie alla elaborazione dei
saggi maggiori. Ci illudiamo con ciò di contri-
buire ad una più facile consultazione dell’opera
economica cattaneana.
Degli articoli esclusi da questa collezione, a
XXIV PREFAZIONE

causa dell’accennata ristrettezza di spazio, po-


chissimi sono quelli che avevano fatto parte di
precedenti raccolte, e, per l’esclusione, si è te-
nuto conto dell’affinità dei loro argomenti con
quelli degli scritti scelti per la ristampa. Fra
gli esclusi, anche da ogni indicazione biblio-
grafica, ne debbono essere qui ricordati due,
che rivelano l’interesse del Cattaneo per le
nascenti questioni sindacali : Corporazioni delle
arti e scioperi in Inghilterra (« I1 Politecnico »,
1861, IX, pp. 512-544); S le fratellanze arti-
giane (SPE, cit. oltre, pp. 53-61).
Gli scritti qui pubblicati si trovano quasi
tutti elencati nella bibliografia che completa
il bel volume di Alessandro Levi, Il positivismo
politico d i Carlo Cattaneo (Bari, Laterza, 1928).
Non vi è l’articolo I1 Lucomagno e il Gottardo,
Lettera al S i g . Luigi Torelli (« Rivista Contem-
poranea », fasc. 38 del 1857), gentilmente se-
gnalato da Rinaldo Caddeo; e non vi è la nota
Porto franco d i Singapore (« Annali », 1831,
settembre, p. 192 e sgg.) che, pur non essendo
firmata, può essere attribuita al Cattaneo e
perciò ristampata. Siamo stati assai perplessi,
invece, se attribuire al Cattaneo un’altra nota
non firmata, veramente bella, intitolata Del
debito in Inghilterra (« Annali », 1836, XLVIII,
p. 129), ma ci è venuto a mancare il consiglio
del Levi, cui tante volte avevamo ricorso, e
crediamo di doverci per ora limitare a pro-
porne ad altri la questione.
Molti degli scritti qui ristampati sono stati
collazionati su precedenti riedizioni : per gli
PREFAZIONE XXV

scritti d i economia agraria ci siamo valsi della


raccolta d i saggi curata magistralmente da
Luigi Einaudi; gli altri sono stati attinti di-
rettamente alle fonti originarie. Qualche scritto,
inserito mutilato in altre raccolte, è stato ora
ripubblicato integralmente. Così si è fatto per
Esposizione d’industria e belle arti a Torino
nel 1844, già, ristampato parzialmente in
« Scritti completi editi ed inediti di Carlo Cat-
taneo » a cura di Arcangelo Ghisleri.
Non abbiamo, d’altro lato, riprodotto nel-
l’articolo sullo Stato delle Finanze del regno
d i Napoli le parti che il Cattaneo aveva estratte
fedelmente dal volume « Saggio sulla spesa pri-
vata e pubblica di G. Della Valle », di cui
l’articolo è un’ampia recensione, nè abbiamo
aggiunto all’articolo Regio prestito piemontese
sul pegno delle sete la riproduzione del decreto
con cui il prestito fu emesso: l’una e l’altra
omissione non nuocciono alla conoscenza degli
argomenti trattati nei relativi articoli.
Quanto ai titoli dei singoli scritti ci siamo
tenuti fedeli quasi sempre a quelli originali;
qualche volta, trattandosi di recensioni e se-
guendo un criterio adottato dall’autore per le
edizioni da lui stesso curate, li abbiamo sosti-
tuiti con altri più incisivi: così abbiamo pre-
ferito dare il titolo di L a ragioneria alla lunga
recensione originariamente pubblicata con l’in-
testazione (<La scienza dei conti, ossia l’Arte
di tenere i registri. Del Ragioniere Lodovico
G . Crippa »; Del credito e della riforma mone-
taria a « Des crises financières et de la réforme
XXVI PREFAZIONE

du système monétaire par Chitti»; Ad un de-


nigratore della Lombardia a « Nota ad un arti-
colo del signor Filarete Chasles nei' Débats
del 27 ottobre 1842 ».
Nel chiudere queste note, sia consentito di
rivolgere un pensiero affettuoso e grato alla,
memoria del caro, indimenticabile amico ,Ales-
sandro Levi, conoscitore dottissimo e profondo
del Cattaneo e della cultura, anche economica,
del nostro Ottocento.
A. B..

.
AVVERTENZA

Seguendo i criteri bibliografici applicati dal LEVI


(op.cit., pref. pp. X-XI, e p. 141 n.) e dall’EINAYDI
(op. cit., pp. 327-328), indicheremo abbreviatamente
con le parole ALCUNISCRITTI,l’opera miscellanea pub-
blicata dallo stesso Cattaneo: CARLO CATTANEO, Alcuni
scritti. In tre volumi in 8°, Milano, per Borroni e Scotti,
1846-1847; con MEMORIE,l’altro volume di scritti del-
l’autore pubblicato con il titolo: CARLO CATTANEO,
Memorie d i Economia Publica dal 1833 al 1860. Volume
primo in 8°, Milano, libreria di Francesco Sanvito, 1860;
con la sigla OEI., le Opere edite ed inedite d i Carlo Cat-
taneo, raccolte da Agostino Bertani e ordinate per cura
degli amici suoi. Voll. 7 in 160, Firenze, Successori
Le Monnier, 1881-1892; con la sigla SPE., gli Scritti
politici ed Epistolario di CARLO CATTANEO, pubblicati
da Gabriele Rosa e Jessie White Mario. Voll. 3 in 160,
Firenze, Barbera, 1892-1901; con la sigla SCEI.,gli
Scritti completi editi ed inediti di CARLOCATTANEO,rior-
dinati da Arcangelo Ghisleri. Voll. 3 in 16°, Milano,
’edizioni « Risorgimento », 1925-1926; con la menzione
Scritti (ed. Romussi), gli Scritti storici-letterari-linguistici-
economici di CARLO CATTANEO, ordinati per cura di
Carlo Romussi, vol. uno in 16° della ((Biblioteca clas-
sica economica)) n. 103, Milano, Sonzogno, 1898; e ,
infine, con quella di Saggi .(ed. Einaudi), i Saggi d i
economia rurale di CARLO CATTANEO,a cura d i Luigi
Einaudi, vol. uno in 8°, I della ((Biblioteca di Cultura
economica », Torino, Giulio Einaudi editore, 1939.
Abbrevieremo nella sola parola « Annali il titolo
del periodico « Annali Universali di Statistica, ‘Economia
Pubblica, Storia, Viaggi e Commercio » di Milano; in
quella di « Bollettino » il « Bollettino di Notizie stati-
stiche ed economiche, d’invenzioni e scoperte, italiane
e straniere » annesso agli Annali ora indicati; e in « 11
Politecnico » la rivista, cattaneana, il cui titolo completo
è: « Il Politecnico. Repertorio mensile di studi applicati
alla proaperità e cultura sociale», Milano, per Luigi
di Giacomo Pirola, 1833 e sgg.
Le altre fonti saranno indicate integralmente con il
loro titolo originale.
Saranno contrassegnate da asterischi le note del cu-
ratore.

.
S C R I T T I ECONOMICI

1. - CATTANEO. Scritti economici. I.


i

1.

Porto franco di Singapore*

Fra i tanti avvenimenti che negli ultimi tempi


apersero nuove fonti dì prosperità. al genere uma-
no, pochi son più rilevanti della fondazione del
gran porto franco di Singapore, e nessuno al
certo è men apprezzato dall’universale.
La più ricca via che il commercio percorra si
è certo quella delle marine indiane e chinesi dal-
l’Oceano Arabico fino al Giappone. Le perle, le
gemme, l’ebano, il sandalo, l’avorio, la, porcellana,
le tele dipinte, le vernici, gli aromi, i profumi, i
medicinali, varj metalli, il riso, lo zucchero, il
cotone, il tè manda i n ricambio i prodotti del-
l’America e dell’Europa. Ignota per lungo tempo
ai popoli stessi dell’occidente che quel commercio

* « Annali »,1631, XXIX, pp. 192-198. Non firmato, nè


attribuito dal Levi al Cattaneo; ma il contenuto e lo
stile sembrano, per tanti aspetti, del Nostro. E ormai
accertato (CADDEO,Epistolario, I, pp. 38, 390, Firenze,
Barbèra, 1949) che il Cattaneo avesse rapporti con gli
editori degli « Annali » fin dal 1828 e che il « Bollettino »,
aggiuntovi nel 1830, fosse da lui « suggerito » e « quasi
interamente redatto ». Tanta parte degli scritti anonimi
di politica economica, prima che apparisse nel 1833 il
primo firmato con il suo nome, è probabilmente di lui.
4 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI -I
faceva ricchi e potenti, quella strada era prima
della scoperta del Capo di Buona Speranza per-
corsa da due nazioni maomettane, ben iniziate
nella civiltà, la Malese e l’Araba. Il terzo anello
di quella gran catena d’universale commercio era
formato a quel tempo dagli Italiani, che anda-
vano poi nella Fiandra ad annodarsi colle città
Olandesi ed Anseatiche. Certo era il commercio
che aveva fatto penetrare il maomettismo per una
lunga striscia fino all’estremità, dell’Arcipelago
Indiano t r a popoli soggetti da tanti secoli alla
più diffusa e vasta delle credenze religiose, il
Buddismo.
La scoperta del Capo Africano, e la rapida ed
effimera grandezza che ne scaturì al Portogallo,
ruppe quell’aurea catena. La fortune mercantile
degli Italiani e degli Arabi rimase come il letto
d’un fiume che muta corso; e per colmo di mali,
quelli cadettero tosto sotto l’infiuenza spagnuola,
e questi sotto la turca. Più dura però fu la sorte
dei Malesi i quali nei Portoghesi non ebbero solo
fortunati rivali in mare. ma crudeli padroni in
pratica. Nè col decader dei Portoghesi ebbero
miglior destino. Vittime dell’impetuoso furor di
quelli a l principio del secolo XVI, divennero alla
fine di quello stesso secolo vittime della mercan-
tile dominazione olandese. Pochi anni prima un
solo dei loro principi, il regolo d’Achem nell‘isola
di Sumatra, metteva i n mare flotte da 500 vele, e
i n campo eserciti da 50.000 soldati. I n pochi anni
le loro flotte sparirono, i loro porti furono deso-
lati e interrotti ; i loro principi divennero ricetta-
tori di gabelle, e ciò che parrà impossibile le loro
ricche campagne studiosamente e sistematicamente
devastate. La compagnia olandese sicura del mo-
P O R T O FRANCO DI SINGAPORE 5

nopolio e mirando al solo guadagno netto deli-


berò d i ottenere il massimo lucro col minimo coni-
mercio. Quindi risolvette d’inviare in Europa
ogni anno circa 14 bastimenti di merci orientali
e di far distruggere sul luogo tutto il rimanente.
Si fecero trattati coi regoli indigeni, con cui ob
bligavansi ad estirpare gli arbori aromatici ed
esterminar i coltivatori, ed una fiotta s’aggiravano
per le isole, vigilando onde o la disobbedienza de-
gli uomini o la pertinacia della natura. non fa-
cessero risorgere su qualche remota riva i perse-
guitati vegetabili. Così, mentre poche piantagioni
privilegiate soddisfacevano scarsamente alle di-
mande dell’Europa, una nazione numerosa di
agricoltori e di naviganti periva di miseria nelle
regioni più ubertose dell’universo. Sotto quei
beati climi eran divenuti così impermeabili i var-
chi del mare e così selvatiche le terre, come se
giacessero sepolte sotto i ghiacci del polo.
La desoletrice potenza olandese venne meno
col cader del secolo passato. L‘Olanda provò an-
ch’essa alla sua volta il doloroso destino d‘un po-
polo divorato e dissangua to per impinguar gli
stranieri. Il commercio fu distrutto ; la madre
patria divenne negletta provincia d’un grande
impero, e le colonie dopo pochi anni divenncaro
preda della rivale Inghilterra. Nel 1804 la com-
pagnia inglese s’annidò nel bel mezzo delle anti-
che possessioni olandesi a Paulo-penang : e nel 1811
con una sola battaglia conquistò la vasta isola
d i Java, che ad onta del dominio olandese con-
tava sei milioni d’abitanti. La nuova signoria fu
più benigna a quelle misere nazioni.
Non si represse più la fertilità della terra ; se
ne assicurò la proprietà e il frutto a i coltivatori ;
6 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
si aprirono i porti, si rese libera l’esportazione,
e si abolirono i servigj forzati e le contribuzioni
arbitrarie a cui ogni abitante soggiaceva. E men-
t r e la prosperità privata, ajutata dall’inesauri-
bile ricchezza del suolo, cresceva a d occhio veg-
pente, le rendite pubbliche in t r e anni divennero
sette volte maggiori che non fossero sotto il brii-
tale sistema dei monopolio e della proibizione.
Nè le sole fonti interne si riaprirono, ma
eziandio quelle del commercio esterno, La gran
via mercantile della. China o del Giappone non
f u più sbarrata dalle gabelle, dalle fortezze e
dalle navi di una nazione inospitale; i due gran
varchi marittimi cioè gli stretti di Malacca a
settentrione e della Sunda a mezzodì si affolla-
rono di navi, che se non appartenevano a tutte
le nazioni dell’universo, almeno recavano libe-
ramente le merci d’ogni paese. Così nel massimo
furore della guerra marittima e del blocco conti-
nentale la libertà commerciale versava i suoi te-
sori a’ popoli che non l’avevano nè invocata, nè
sperata. Questa prosperità fu assai caduca.
Nel 1814 l’Olanda tra tante nazioni abbattute
dalle strane vicende del secolo, fu singolarmente
prescelta a risorgere ; anzi a partecipare alle spo-
glie d’un nemico di cui era stata la prima e più
facil preda. Divenuta ormai potente anche sul
continente europeo, riebbe le sue colonie asiati-
che, Malacca, Sumatra orientale, dava, Borneo,
Macassar e le Molucche. E. senza curarsi dei fe-
lici cangiamenti ivi intervenuti. si pose a gover-
narle colla stessa anteriore cecità. Chiuse i porti,
attraversò la navigazione, confiscò le terre p u r
dianzi concesse ai privati, otturò le miniere, de-
vastò le campagne e fece di quelle amene regioni
un vasto teatro di miseria, di stragi e di ribel-
PORTO FRANCO DI SISGAPORE 7

lione. Gli inglesi rendendo quelle colonie, non si


erano curati di far riconoscere agli Olandesi i be-
nigni t r a t t a t i conchiusi nel frattempo coi prin-
cipi indigeni e le proprietà garantite a i privati.
F u questo un meditato oblio. E forse come ri-
vali dell‘Olanda videro volontieri quella nazione
distruggere colle proprie mani la prosperità delle
sue colonie, e giusta il barbaro pregiudizio che
domina tuttora i n Europa. credettero propria
fortuna la miseria del vicino.
Però bentosto s’accorsero del danno che il
monopolio olandese arrecava e alle colonie bri-
tanniche ed al commercio della China e del Giap-
pone. Sentirono il disagio c l’umiliazione di un
precario passaggio per gli stretti di Malaca e
della Sunda. Le possessioni olandesi formano colà
un doppio vallo che si stende trasversalmente da
N. O. a S. E. dall’India ulteriore fino alle mal
note spiagge della Nuova Olanda. La prima linea
è formata dalla parte orientale di S i m a t r a . poi
Java, Sumbava, Hores e Gimor. L’altra più verso
Oriente da Malacca, l’immensa Borneo, Macassar
e le Molucche. In complesso è un labirinto d‘isole.
alcune piccole, alcune ben grandi quanto la Gran
Bretngna stessa, e tutte vietate alle navi straniere,
e ricinte di forti, di crociere e di dogane. Le navi
inglesi non avevano ormai nei tempi di guerra
sicura via per giungere nei mari della China se
non girando a mezzodì della Nuova Olanda. o
venendo per la via di Magellano dal Capo Hoorn.
Nel 1818 un uomo di gran mente e di gran cuore
de’ quali non manca ogni paese che apre rapide e
luminose carriere a l merito, immaginò il modo di
perforare quella importuna barriera, e di aprire
fra le inospite tane del monopolio un emporio di
libertà. E r a questi Stamfort Raffles, salito già da
8 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
un oscuro impieghetto al cospicuo grado di gover-
natore di Java, e autore della subita prosperità,
di quell’isola di cui già parlammo; poi dopo il
ritorno degli Olandesi fatto governatore Britan-
nico di Bencoolen. È questa città, sulla costa
esteriore ed occidentale di Sumatra lungo il mare
del Bengala, e appartiene agli inglesi, mentre le
altre parti di quella grand’isola e massime quelle
che riguardano l’Oriente e sono al di dentro da-
gli stretti di Malacca e della Sunda, appartengono
agli Olandesi. Raffles pose gli occhi sull’isoletta
d i Singapore posta all’estremità della penisola
di Malacca, in sito che non solo domina quello
stretto e quella penisola, ma eziandio Sumatra,
Borneo, Banca, Billiton, non che lo stretto della
Sunda e Batuvia stessa capitale delle colonie
olandesi. Singapore umile isoletta, ha uno spa-
zioso e sicuro porto; gli alti monti della vicina
penisola Malese son coperti di alte foreste; e
d’ogni parte vi affluiscono le provigioni nautiche
ed annonarie. I n cinque o sei giorni vi si perviene
dalla China, i n cinque o sei dal Bengala; tutti i
popoli dell‘ Indostan, dell’ impero Birmano, di
Siam, di Cambogia, Ciampa, Cocinchina, Tonchi-
no, tutti i popoli dell’isola e della penisola Ma-
lese vi giungono con breve tragitto, senza deviar
dalla più retta via mercantile, e se vi trovano
occasione di cambj. tuttochè diretti più oltre,
non si curano d’inoltrami; e lasciano da parte i
porti Olandesi di Batavia e Palembag. Singapore
sarà l’emporio prediletto delle nazioni che ver-
ranno formandosi nella Nuova Olanda e nella
Polinesia. I n faccia a un tal porto franco come
sostenere tutte le minute superstizioni del mo-
nopolio, come sostenere un sistema di violenta
devastazione? Le isole Olandesi son numerose e
PORTO FRANCO DI SINGAPORE 9

vaste : Java solo è grande più di mezza l'Italia;


e Rorneo più dell'intera Francia. Come chiuder
gli occhi di tutte quelle popolazioni; come ren-
derle contente di uno stato così calamitoso? E
come r a f f r e n a r e l'odio con un pugno d'armati
appartenenti a una nazione posta all'altra estre-
mità del globo, e mal fornita di valor militare e
di politica moderazione? La fondazione. di Sin-
gapore è una immensa conquista e per la causa
della libertà commerciale e per la causa dell'uma-
nità. I1 sanguinario monopolio Olandese o sarà
saggiamente abolito, o rovesciato dalla forza ine-
luttabile delle cose e del tempo. Le più ricche
terre del mondo si copriranno nuovamente dei
doni della natura. La nazione Malese ha conser-
vato i germi di civiltà, e a d onta di t r e secoli di
orribili miserie è proclive a ritornare alla nativa
mansuetudine. I n mezzo alle foreste di Java fra
cui il sospettoso Olandese non osava inoltrarsi se
non ricinto da armati. il virtuoso Raffles viag-
giava soletto f r a i saluti e le benedizioni di quelle
tribù sì pronte a riconoscenza. La loro bella lin-
gua, chiamata per la sua soavità e la sua poe-
tica vaghezza l'italiano dell'Asia, è per se un'ir-
regregabile prova della gentilezza naturale di quel
popolo Intanto l e nazioni d'Oriente tenute i n sì
stretta tutela dall'ipocrisia dall'impostura imi-
parano a conoscersi tra loro, e a vedere gli Euro-
pei sott'altro aspetto che di insaziabili e crudeli
nemici. Le nostre scienze non tarderanno a pene-
trare fra popoli di sottile ingegno. E questi non
son presagj per le età lontane. Singapore quando
fu aperta al commercio universale nel 1819 con-
tava da t r e a quattro mila abitanti. Sono appena
passati dodici anni, e già ne conta quasi cento-
10 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
mila. E la sua benefica influenza ha già, dato no-
velle vita a tutti i porti dell’India ulteriore e
dell’Arcipelago indiano.1

1 Noi auguriamo un si lieto avvenire a quello sta-


bilimento. Ma chi ce ne assicura sotto il regime della
Compagnia inglese delle Indie? Fino a che durerà la
gara ed una occulta guerra colla Compagnia olandese,
forse durerà la prosperità di Singapore: ma cessata o
diminuita, chi ci assicura che il regime del Bengala
non venga esteso anche a Singapore?
II.
Notizia sulla questione delle tariffe daziarie
negli Stati Uniti d’America
desunta da documenti ufficiali *

I. - ORIGINE DELLE TARIFFE


E DELLE RELATIVE COSTROVERSIE.

La controversia che ferve tra la Carolina Ne-


ridionale e il governo americano a proposito delle
tariffe d’importazione non è materia di interesse
locale. Per verità, se politicamente essa non p u ò
partorire quei gravi effetti che molti vogliono pur
presagirne, riguardata dal lato economico non solo
è di somma importanza, ma gli argomenti arrecati
dalle parti contendenti possono agevolmente ap-
plicarsi alle relazioni mercantili di qualsiasi de-
gli stati europei, che tutti, qual più, qual meno,
soggiaciono alle seducenti dottrine del colbertismo.
Le colonie dell’america settentrionale da prin-
cipio presentavano una medesima ed unica indole
economica. Famiglie industri che fuggendo le par-
zialità religiose, e le improvvide istituzioni della
madre patria, si addentravano fra le solitudini
dell’America, disboscando terre e fondando casali,
tutte intente a raccogliere i primi e più facili
prodotti delle terra. Separate per l’atto di na-
vigazione nel 1663 dal commercio diretto di t u t t i

* « Annali », 1833, XXXV, pp. 133-166; ripubbl. in


Memorie, pp. 401-438 e OEI, V, pp. 85-124.
12 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I

i popoli, non si curavano di disputare alle navi


della prisca Inghilterra il diritto di accomodarle
delle necessarie manifatture.
La lunga guerra dell’indipendenza affrettò di
molto in America la formazione di un largo ceto
commerciale ed industriante. A un t r a t t o rimase
interrotta e la importazione delle merci britan-
niche e l’esportazione delle derrate indigene su
britannici legni ; si provò subitaneo difetto d’armi
e provvigioni guerresche e più ancora di cordame,
velame e ferramente navali. Non era agevole for-
nirsene a lontani porti d’altre nazioni, sotto la
continua molestia delle navi nemiche. Era forza
raccomandarsi alle proprie braccia e ai doni della
natura americana. Nè ciò riescì molto arduo a
gente che poc’anzi aveva lasciato le operose rive
dell’Inghilterra e non era nuova ai magisterj del-
le arti. Si raccolsero capitali, si costrussero opi-
fici ; operaj sopraggiungevano d a ogni parte.
T u t t a la nazione egualmente se ne plaudiva, e
non vi sospettava alcuna sorgente di future dis-
sensioni.
Allora cominciò a farsi manifesta fra i varj
stati americani una differenza che prima non ap-
pariva. La lunga costiera che fin d’alloro occu-
pavano, si stende ben 1200 miglia da settentrione
a mezzodì. E siccome, ad egual latitudine, le
estreme rive americane dell’Atlantico sono, come
notò Volney, più rigide delle corrispondenti rive
d’Europa nella regione di t r e gradi all’incirca
di latitudine: così i n alcuni stati verso il 46° si
riscontra il clima della Germania, i n altri quello
del Delta egizio, non che t u t t e le intermedie tem-
perature. La differenza dei climi importa diffe-
renza di coltivazione. Alcune regioni riescono si-
mili all’Inghilterra, altre alle cocenti Antille.
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 13

Quindi in alcuni stati giovava riprodurre le pra-


tiche della patria agricoltura; in altri si dava
mano ai sistemi delle colonie equinoziali; e dopo
le prime prove, fatte nell’anno 1616, s’introdus-
sero a turbe gli schiavi negri.
Uno degli effetti immancabili della invalsa
schiavitù dei lavoratori, si è il discredito e il di-
sprezzo di ogni genere di lavoro negli uomini li-
beri. L’ozio diviene indizio di libertà e dignità;
un ozio cencioso è maggior vanto che una abon-
devole industria. Il bianco che si degradasse a
por mano ad officj servili, verrebbe riguardato
come una contaminazione di tutto il suo ceto;
verrebbe perseguitato ed anche espulso. È perciò
che tanto le costruzioni navali, quanto le intra-
prese fabrili, ebbero gran voga negli stati setten-
trionali, chiamati Nuova Inghilterra, e presso-
chè nessuna f r a i padroni di schiavi delle terre
meridionali.
M a questi medesimi, sì per trovare un cambio
alle loro derrate, durante la guerra, sì per pro-
vedere a l proprio consumo, promovevano l a riu-
scita di quelle industrie e provocavano su quelle
il patrocinio delle leggi. La qual cosa i setten-
trionali non cessano di loro rinfacciare.
Conchiusasi, dopo sette anni di lotta, la pace
nel 1783, si riaprirono in parte al commercio le
intercluse vie ; anzi altre nuove si vennero prati-
cando colla Francia, coll’Olanda, coi porti del
Baltico e del Mediterraneo, dacchè col distacco
dall’Inghilterra l’Atto d i navigazione era dive-
nuto lettera morta. Poteva esser quella una tre-
menda scossa per l’industria americana. L a ne-
cessità e l’isolamento avea fatto tener buoni i
produtti di molte arti, che la subita concorrenza
estera dimostrò disadatti nella qualità, esorbi-
14 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I

t a n t i nel prezzo. Però la gravità del publico de-


bito, e la debolezza del credito f u cagione che
senza cura di alcuno si impedisse questo repen-
tino sconvolgimento,
I1 bisogno di provedere all’annue spese d’una
amministrazione tumultuariamente ordinata fra
il trambusto della guerra e dei furori popolari, la
necessità di saldar gli interessi dei debiti. ed av-
viare eziandio la restituzione del capitale, richie-
devano ingenti somme. Le publiche entrate consi-
stevano quasi per intero nel frutto delle dogane.
I1 tentar d'imporre gravezze di genere colà inusi-
tato era consiglio temerario presso un popolo, a
cui sarebbe sembrato di ricader tosto sotto il re-
gime coloniale. L’imposta prediale non poteva
tener dietro a l giornaliero movimento di sempre
novelle famiglie i n sempre nuove campagne. E d
anche oggidì le dogane sole producono 6/7 della
rendita nazionale. Infatti nel 1831, sulla totale
entrata di dollari 28,526,820, i dazj somministra-
rono 21,224,441. Quindi nei primi anni della pace
non fu mestieri t r a r r e i n campo dazj d i protezio-
ne, nè transitorj, nè stabili. Le dogane, perchè
producessero il necessario contante, si dovettero
tener tutte così elevate, che senza alcuna mente
del legislatore operavano come protettive. E per
dare una malleveria che non sarebbe mancata
autorità nel governo a trarre dai popoli i mezzi
di estinguere il debito, la costituzione adottata
nel li87 attribuì a l congresso « la facultà di sta-
bilire e riscuotere le tasse, i dazj, le imposte e le
accise, per pagare i debiti e provedere alla difesa
commune, e al bene generale degli Stati Uniti))
(Art. 1, Sez. VIII).
Quando poi la cosa publica, atteggiandosi to-
stamente a d insperata prosperità, permise che si
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 15

allentassero in parte almeno quei primi rigori


delle finanze, inaurse dubio a quali derrate do-
vessero concedersi le prime agevolezze. Non si po-
teva negare che le fortune di tante e sì spettabili
famiglie e la floridezza degli stati più popolosi
non facessero parte del bene generale. Del resto
si credeva appena alla ottenuta pace; si temeva
a d ogni istante non si riaccendesse la guerra,
nella quale sarebbero tornate le stesse angustie.
F u in allora che taluno divisò d’avvalersi della
tariffa daziaria per dare sussidio a certi generi
d’industria o più diffusi o più necessarj, scher-
mendoli dalla, concorrenza degli stranieri. Forse
a ciò contribuì la personale autorità di alcuni dei
principali magistrati della repubblica, nativi della
Nuova Inghilterra. La, tariffa protettiva ebbe
forma stabile il 4 luglio 1789. Nè si può vera-
mente dar biasimo agli Americani di aver abbrac-
ciato a scanso di mali imminenti degli ordini
finanziarj che l’Europa sospinta dai falsi econo-
misti adottò senza bisogno.
Verso gli ultimi tempi della potenza di Na-
poleone, s’accese tra gli Stati Uniti e l’impero
britannico una nuova guerra. E benchè il navi-
glio americano fosse omai divenuto potentissimo,
non potè impedire che il commercio venisse in-
tercetto; e non si desse nuovo impulso alla fat-
tizia industria, degli stati settentrionali. La quale,
al conchiudersi del t r a t t a t o di Gant nel 1815, si
trovò esposta a novelle angustie, come a queste
creature forzate e precarie pur sempre accade a
ogni alternativa di guerra, e di pace. Ciò rese vie-
più esigenti e pertinaci i fautori del colbertismo.
Si dettò la nuova tariffa del 27 aprile 1817, inti-
tolata : Atto per regolare i dazj su le importazioni
ed il tonnellaggio. E la protezione varcò ogni ra-
16 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I

gionevole misura. Gli stati agricoli s’avvidero


tosto che per effetto di quelle ordinazioni il prez-
zo dei loro crescenti produtti inviliva; perchè lo
straniero non ne faceva ricerca proporzionata al
continuo accrescimento, non potendo egli far ri-
cevere in cambio le sue merei manifatte. Ora, ben
due terzi delle esportazioni degli Stati E n i t i con-
sistono nei produtti agrarj del mezzodì : cotone,
tabacco, zuccaro, riso. Di 61 millioni d i dollari
esportati nel 1831 ben 40 consistevano in simili
derrate. I1 perchè gli stati meridionali si lagna-
rono di contribuire per due terzi delle publiche
gravezze doganali, cioè più di 16 milioni di dol-
lari. D i modo che, divise le rendite nazionali in
7 parti, essi da soli contribuivano per 4 parti ; gli
altri stati per due; rimanendo a conto commune
l’altro settimo, che si trae dalla vendita delle
terre demaniali, dai frutti del banco federale
da altre men gravose fonti. E la Carolina Meri-
dionale si vantava di contribuire sola più di t r e
millioni di dollari. I1 che darebbe per ognuno
de’ suoi abitanti, comprendendo liberi e schiavi,
più di cinque dollari per capo. Mentre gli altri
8 millioni, divisi per 6 millioni e mezzo d’abitanti
delle terre Settentrionali, darebbero poco più di
un dollaro. Inoltre erano essi doppiamente i n
balia dei settentrionali, cioè. nel prezzo e nella
qualità delle merci.
Dopo dieci anni di lagnanze, e due di caldis-
sime discussioni sulla gran questione della libertà
commerciale promosse tanto nel congresso quanto
per le stampe, con una sottigliezza d’argomenti
che f u ammirata anche dall’emula Inghilterra,
il 19 maggio 1848 si riconfermarono inspettata-
mente i vincoli della tariffa con u n : Atto p e r
alterare i singoli atti imponenti gabelle e dazj.
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 17

Al principio del 1832 il secretario delle finanze


Maclane dichiarò che il floridissimo stato delIa
republica permetteva un grandissimo elleviamento
nei dazj. Ma il congresso appena si lasciò muo-
vere a quel savio consiglio; poichè addivenne al-
l’atto 14 luglio 1832: Atto per alterare ed emen-
dare i singoli a t t i imponenti dazj sulle importa-
zioni. Si persistè a tassare in ragione del 20, del 25,
del 35 e persino del 50 per 100 del valore di al-
cune derrate; quando & fatto noto che il sospin-
gersi tant’oltre è provocare un ineluttabile con-
trabando, e traviare il commercio dalle schiette
ed onorate vie nelle torte e tenebrose, con vili-
pendio delle leggi e strage del publico costume, e
ruinoso sconcerto di t u t t i i prezzi e di tutte le
produzioni. Vero è però che si diminuì e la som-
ma totale dei dazj e la loro relazione al valor
della mercanzia ; si alleggerirono alquanto quelle
derrate che servono al vestire ed all’alimento dei
lavoratori del Sud e del Sud-Ovest; si cercò indi-
rettamente di promuovere il consumo delle coto-
nerie e delle altre merci, la cui materia prima si
trae dagli stati meridionali ; si riconobbe il prin-
cipio di venir gradatamente eguagliato, per quan-
t o possibile, gli aggravj f r a i membri dell’Unione,
e di diminuire in ragione delle spese nazionali
anche le esazioni.
E qui vuolsi notare che due sono le opinioni che
prevalgono su quest’ultimo punto. Alcuni voglio-
no che i denari affidati al governo siano nella
minor copia possibile e servano solamente alle
spese federali più necessarie, di amministrazione,
guerra, marina e ambascerie. Altri al contrario
vorrebbero che vi fosse sempre un soprapiù delle
rendite sulle spese, e si adoperasse a beneplacito
del governo in opera di publica utilità. Ma sif-
2. . CATTANEO.Scritti economici. I.
18 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

fatte intraprese nelle mani del governo centrale


riescono più lente, più disadatte, più dispendiose.
E ciò che peggio si è, non potendo venire equa-
mente ripartite fra t a n t i stati sì diversi di esten-
sione, di popolazione e di aspetto, aprono il campo
spesse volte alla parzialità dei capi ed alla servi-
lità dei cittadini, e sempre poi a mille gare e in-
terminabili lamenti. Comunque fossero le ottenute
riforme, la speranza di un radicale cangiamento
svanì. Il che f u effetto di molti antichi rancori e
cagione di nuovi ; come verremo esponendo.

II. - ALTRE
CONTROVERSIE CHE INFLUIRONO I N QUESTA.

Quelle differenze che notammo già fra le due


grandi sezioni della Lega, si erano fatte d’anno
i n anno più grandi. La sublime invenzione della
machina a vapore avea centuplicato la navigazio-
ne e l’industria e la ricchezza e la cultura e la
baldanza dei liberi cittadini della Nuova Inghil-
terra. Al contrario la convivenza cogli schiavi, la
libidine brutale che ne scaturisce, la opulenza fa-
cilmente conservata, l’abituale desidia, la beata
e boriosa ignoranza, l’isolamento dagli stranieri,
la cui conversazione coi temuti negri sembra do-
ver essere fiaccola di ribellioni, avevano appros-
simato sempre più i meridionali a l tipo feudale,
o piuttosto all’asiatico; per quanto ciò può av-
venire dov’è certezza di possessi e di stato perso-
nale, divisione e precisione di poteri, e assenza
di predominio soldatesco, o teocratico. A POCO a
poco presero vigore anche odj d’indole più pro-
fonda. Tutti sanno quanto sia lo zelo religioso i n
ogni parte degli Stati Uniti, alimentato com’è
dalla facoltà, che il cittadino h a di darsi tutto a
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 19

quella credenza religiosa che più lo alletta, e dal


nessun bisogno di misurarsi e simulare dove non
vi è sindacato. Tutte le sètte adoperano a d ac-
creditarsi e propagarsi, e fanno pompa delle loro
pratiche, e sono accese di una emulazione che le
depura. E udii raccontare dalla famiglia del cele-
bre oratore Cobbett, che in America riesce asso-
lutamente impossibile il rimaner qualche giorno
senza ascriversi a d alcuna delle varie congrega-
zioni religiose. Poichè fino a quando lo sconosciuto
non abbia fatto elezione dell’una o dell’altra, non
h a pace nè tregua dalle istanze dei zelatori di
ciascuna. Inoltre colà convengono d’ogni paese
d’Europa t u t t i i più ardenti settarj, le anime più
infiammate dalla contradizione, dalle persecu-
zioni, dai divieti e forse più di t u t t o dalla indiffe-
renza che per avventura esperimentarono nelle
patrie loro. I v i gesuiti, Ivi quacheri, ivi sociniani,
e moravi, e metodisti, e puritani e persino colo-
nie tutte d’israeliti. E d è da ben due secoli che si
vedono uomini i quali i n Europa invocavansi con-
tro a vicenda la spada e la, mannaja ed il rogo,
giunti colà declinare a poco a poco ad un entu-
siasmo incruento ; e divenir., d a nemici spietati,
emuli rispettosi e mansueti vicini, Tanto può la.
sapiente imparzialità, della legge, fatta quasi ma-
dre commune, e la facultà data a t u t t i di sfogarsi
liberamente. « Onde come dice un saggio scrit-
tore, non è raro vedere i membri d i una stessa fa-
miglia professare diversa religione, senza che ciò
pregiudichi alla buona armonie fra di loro. La
piena libertà i n cui è lasciata l’opinione di t u t t i fa
sì che nessuno pensi a vincolare l’altrui. Convinti
dalla necessità di una religione fondata sugli im-
mutabili principj della sana morale, quei governi
sembrano aver per iscopo d i render l’uomo rico-
20 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI -I
noscente alla divinità, giusto co’ suoi simili ed
utile alla società » (Londonio, Colonie Ingi.,
T. I., 289).
Questo calore di persuasioni religiose non ri-
mase straniero alle gare t r a i settentrionali ed i
meridionali. Non ostante la simiglianza e spesso
la identità dei dogmi teologici, differivano essi
immensamente nell’applicazione alla morale pu-
blica ed alla vita civile. I libri più venerati dalle
nazioni, cioè gli scrittori classici e i testi sacri,
soggiaciono a questa sventura, che i privati inter-
preti non si appagano di leggervi ed intendere
con semplicità di cuore la lettera scritta, ma tra-
svanno sovente e sottintendono ciò che non è
scritto, ma ch’essi vogliono complemento e corol-
lario della dottrina. E talora veggono conseguenze
necessarie ove non è sillaba di promesse. Ed ecco
donde ha principio t a n t a moltitudine di sètte. I
meridionali liberi a d un tempo e signori di schiavi,
detestano la servitù di sè stessi, ma non certa-
mente quella dei loro negri. I settentrionali, che
non sono in ciò abbagliati dall’avarizia e dal-
l’abitudine, maledicono la schiavitù in astratto,
i n t u t t i e dappertutto; e la gridano sacrilega e
incompatibile col cristianesimo, e proclamano
apostati del redentore i padroni e mercanti di
schiavi. Questi s’appellano alla lettera dell’evan-
gelio; dicono eh’ esso non entrò mai a prescri-
vere a che condizioni l’uomo possa procacciarsi
servigio dall’altro uomo; epperò non ha vietato
mai, nè consacrato, lo stato servile. Quindi gri-
dano : cave a consequentiariis ; si professano ti-
morati di Dio e allegano come fatto che l a servitù
e di negri e di bianchi fu in uso nei primi secoli
del cristianesimo: - che nel seno del cristiane-
simo nacque, e divenne universale, e in molte
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 21

regioni tuttavia dura, la privata schiavitù della


gleba, pressochè ignota agli idolatri, pressochè
ignota ai maomettani : - che nelle colonie di t u t t i
gli europei occidentali, e presso t u t t e le commu-
nioni cristiane, s’inventò e s‘introdusse la servitù
agraria dei negri, non in secoli pagani, ma in
queste nostre ultime età, e in mezzo all’ardore
delle più sottili dispute e delle più rigide riforme :
- che il primo esempio di questa pratica fu dato
all’America dall’umanissimo prelato Lascasas, e
per zelo di umanità, come è noto a t u t t i ; e f u san-
cito anzi lodato dal consiglio d i Castiglia, ove
sedevano tanti venerandi antistiti: - che final-
mente il primo che parlasse sì impetuosamente a
favore dei negri fu un R a y a l , avuto d a t u t t i in
conto di nemico del cristianesimo.1
Certo è questione da risolversi con altri argo-
menti, t r a t t i dalle intime ragioni dell’economia e
della, progressiva civiltà ; e vedo che nemanco le
fonti communi delle leggi positive rischiarano la
questione. E cito in proposito una imponente au-
torità. I n un dispaccio scritto da Lord Goderich,
ministro che tanto operò a sollievo dei negri e
diretto a l Cav. Carmichael Smyth, regio gover-
natore delle isole Lucaje 1’8 ottobre 1831. si legge :
« Nella nostra antica legge il padrone d’uno schia-
vo tiene quello stesso diritto di proprietà che
avrebbe su qualsiasi animale bruto. F u solo nel
secolo attuale, che nelle isole Barbade il volonta-
rio omicidio d’uno schiavo f u fatto delitto, e alla
Giamaica si prese a punire lo stupro forzato d’una

1 Questo ci rammenta quei versi del MONTI:


Fece l’Altra del fosco americano
tonar la causa; e regi e sacerdoti
col fulmine ferì del labbro insano.
22 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
schiava. Sembra universalmente convenuto che lo
schiavo non h a diritti, e perciò il poter del suo
padrone non ha limiti, se non ne trova per avven-
t u r a i n qualche singolare statuto. E da giurispe-
riti di grande autorità si sostiene tuttavia che
questa parte dei sudditi del re 6. fuori del grembo
della legge commune ». E qui il Ministro, dopo
molti preamboli e lunga esitanza, si fa ad asserire
che esso a d ogni modo porta opinione che si pos-
sano tener compresi nella legge commune. E po-
sta questa timida dichiarazione, si fa poi fran-
camente a dichiarare che t e r r à braccio forte per
f a r riconoscere una volta i diritti dell’umanità,
perchè è oramai tempo. F u solo in questo secolo
che anche le altre nazioni si avvidero della lacuna
che era a questo proposito anche nei codici più
umani. Un atto dell’anno 1830 prescrisse la schia-
vitù dei negri a bordo de’ legni austriaci. Questa
controversia fra il nuovo ministero inglese e le
colonie britanniche arde fieramente. Giamaica e
Maurizio minacciano ribellione, se i ministri ri-
formatori e il riformato parlamento mettono mano
ai loro schiavi. I l f a t t o e la forza irresistibile del
secolo decideranno senza dubbio a pro dei negri.
Frattanto i padroni minacciano il patibolo ai
missionar j che spiegano l’evangelio agli schiavi,
ed agli schiavi che si ingeriscono d’evangelio e
d’alfabeto, il che è per questi due libri la più
esimia lode. Per affrontare materiali interessi non
è prudenza appoggiarsi su. nudi argomenti d’or-
dine teocratico, che sono fornenti d i aborrirnento
smisurato e d’odio più, che civile, e sono atti piut-
tosto a incrudelire le discordie che a risanarle.
Bisogna persuadere gli uomini parlando loro dei
loro interessi, Altronde le ragioni della buona
economia e quindi del buon diritto, che non è se
LE TARIFFE DAZIARIE N E G L I STATI UNITI 23

non u n a raccolta dei p i ù sublimi corollarj d i quel-


la, sono le medesime in t u t t o il globo.
Cultura, sicurezza, e temperata libertà8 pro-
ducono la ricchezza, la pace e la bontà tanto i n
Europa, quanto nel Bengala e nel Giappone, e la
schiavitù dell’uomo è brutta, pericolosa e feconda
d’ogni miseria tanto a d Abila quanto a Calpe.
Le ragioni statutarie e le teocratiche n o n sono d i
buona maniera; perchè ogni paese ha le s u e , e so-
venti non sono le medesime nella medesima città,
e f r a uomini che apparentemente hanno la stesso
credenza. Pensate a d una scienza publica che val-
ga tanto per le centinaja dell’Europa, quanto per
le migliaja dell’Indostan e della China; e valga
tosto e per gli uomini che sono e quali sono, non
per un mondo ideale Hegeliano; e valga senza
spaventevoli sconvolgimenti che sarebbe follia SO-
gnare e delitto invocare. * qualche anno dacchè
i poeti, rinegando le più antiche e più benefiche e
venerande fonti di questo nostro laborioso incivi-
limento, e calpestando l’eredità dei primi nostri
avi, calunniano l’umanità come se fosse stata im-
provisata jeri; e fanno ciò con molte filosofiche
frasi. È moda e gergo e si logorerà.
Ma, per tornare all’America, è chiaro che que-
ste opinioni debbono diffondere gravi rancori fra i
settentrionali e i meridionali. Ecco poi i n qual
modo giungano a d infiltrare nella remota que-
stione delle tariffe.
I piccoli stati settentrionali, appoggiandosi
a d alcuni degli stati occidentali qual è a cagion
di esempio lo stato d’Illinnesia e ad alcuni degli
stati medj come Delaware e Nuova Jersey, ten-
gono nel congresso americano una preponderanza
di voti che sembra ingiusta, ove si riguardi alla
loro comparativa piccolezza ; ma appare del tutto
24 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
equa ove si ponga mente al numero degli uomini
liberi che ivi comprende t u t t i gli abitanti, men-
t r e negli stati meridionali comprende solo i pa-
droni. Nei primi gli uomini liberi sono più d i sei
millioni e mezzo, I? di schiavi appena si contano
cinque centinaja,. I? propriamente 5 4 4 ; dei quali
403 nel solo stato di Pensilvania, sicchè gli altri
stati settentrionali o non ne hanno affatto o po-
chissimi; i liberi di colore poi sono soli 117.557.
Nel resto dell’unione si trovano più di due mil-
lioni di schiavi, cioè 2.008.506 ; e di liberi 4.318.095 ;
ma quasi duecentomila di questi (cioè 193.966) es-
sendo di colore, non hanno la pienezza dei diritti
civili. Epperò gli iloti d’ogni sorta fanno più di
un terzo della popolazione.
La tariffa protettiva, essendo a d evidente gros-
sissimo vantaggio dei settentrionali, vien d a loro
mantenuta colla detta maggioranza di voti. E
quando i meridionali si lagnano che gli altri si
lascino guidare da iin vile interesse a sostenere
le oppressiva tariffa e abusino d’un vantaggio
d’ordine e di posizione si sentono rispondere che
anch’essi si lasciano guidare da un vile interesse
a conservare la schiavitù nefanda dei negri. che
fa vergogna al paese e a l genere umano. E se i
meridionali non rallentano dal loro lato, non è
agevole che impetrino qualche cosa dall’altro ;
perchè la Nuova Inghilterra sembra deliberata di
estorcer loro colla tortura delle dogane l’affran-
camento dei negri. Così due errori si appuntel-
lano a vicenda. Se non che allora resta a sperare
che cadano ambedue in un fascio. Chi parlò la
prima volta di tariffe protettive, e chi fece nel 1616
cogli avari Olandesi quel primo famoso baratto
di una dozzina di negri con alcune sacca di ta-
bacco di Virginia, non pensa di quanta zizzania
LO TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 25

spargeva la semente. Le instituzioni preparano


i tempi. E se in tanti anni di dissidio non si
giunge a spargere una stilla di sangue, è un pro-
digio riserbato a quell’unico fra i popoli della
terra, le pagine della cui storia sono più pure del
sangue civile che quelle di alcun popolo europeo.
Paragoniamo colle loro cronache le nostre dei
Ghibellini, degli Albigesi, degli Ugonotti, delle
Fiandre, delle ultime guerre e paci d’Europa, ed
i sei secoli di vita micidiale a cui soggiacque l’Ir-
landa.1
non è tacersi che alcuni vogliono che queste
ire siano forse fomentate da chi più dovrebbe ado-
perarsi a comporle. Non già che i rettori di quella
nazione siano uomini empj e crudeli. Ma, son uo-
mini anch’essi, figli o nipoti d’uomini nati fra
le corrutele dell’Europa. I1 più disadatto nome
che possa imporsi a i coloni dell’America si è
quello di popolo nuovo. I campi e i tetti, i porti,
le navi a vapore, i canali lunghi le trecento e più
miglia sono cose nuove; ma gli uomini no. Gli
uomini sono vecchie razze europee; anzi spesse
volte il rifiuto e lo scolo dell’Europa ; alcuni erano
persino sfuggiti alla giustizia ed alcuni dalla gin-
stizia stessa deportati. Adoperano a rinnorel-
larsi, a depurarsi, e con esito rapido e felice più
che altrove; ma non lo fanno senza fatica. Le
lingue, i libri buoni e i tristi, le leggi civili e
criminali le sètte, le fazioni, i costumi, i pre-

1 Noti il lettore come la schiavitù dei negri precedè


di 160 anni i primi moti della libertà americana. Essa è
reliquia del governo regio, tanto in quelle antiche co-
lonie inglesi, quanto nelle colonie francesi e spagnuole
della Luisiana e delle Floride e nei presenti dominj delle
corone di Francia, d’Olanda, del Portogallo e del Brasile.
26 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
giudizj, le parentele, e spesso gli odj e gli amori li
seguirono dall’Europa in America ; nè rimasero
per certo affondati o dilavati nelle acque del-
l’Atlantico i n t r e settimane di navigazione. Ve-
diamo i fatti. Quali furono le prime vicende delle
colonie Anglo-~Americane due secoli fa? La legge
marziale di Tommaso Dale, la guerra civile nella
Marilandia, nella Nuova York, nella Virginia.
Nell‘Inghilterra Nuova i settarj venivano a ter-
minare le battaglie cominciate nell’Inghilterra
vecchia, e si cacciavano di colonia in colonia.
Nelle loro conversioni. dice il già citato scrittore,
carcere, esilio, patiboli furono gli argomenti di
persuasione. Che più? Non arsero i coloni nel 1677
Jamestown. la prima città ch’essi stessi aveano
fabricata in quella parte di mondo?
Così è. Ma per la bontà di alcune istituzioni
le successive generazioni crebbero migliori dei loro
p a d r i , ch’erano già migliori degli a v i ; e le gene-
razioni crescenti saranno migliori ancora, perchè
allevate con cura e buona fede, e i n seno all’or-
dine ed alla ragione.
Predecessore dell’attual presidente Andrea
Jackson fu Giovanni Adams, nativo del piccolo
stato di Massacciussett. Lo a i vuole impegnato i n
intraprese industriali ; ed il suo ardore per i dazj
protettivi si attribuisce i n parte a ciò, i n parte a
zelo municipale. Però ha molti ammiratori e se-
guaci ; sarebbe stato rieletto alla presidenza, se i
due emuli Jackson e Calhoun, che isolati gli erano
inferiori, non avessero unite le loro aderenze i n
uno sforzo commune. Alcuni pretendono financo
che fra loro fosse un accordo, per cui Jackson
avesse la presidenza primo, e desse poi opera per-
chè gli fosse successore Calhoun. F a t t o si è che
Jackson venne eletto, poi rieletto; e Calhoun ri-
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 27

mase vice-presidente. Ora f u assunto senatore, il


quale è officio di più lunga durata dell’altro.
Jackson, oriundo del Mezzodì, fu sempre avver-
sario grande della tariffa; e tale si mostra tutta-
via ne’ suoi ragionamenti officiali ; ma creato ese-
cutore e vindice della legge, è astretto a far valere
la tariffa, che buona o cattiva è pur legge. Vuolsi
che Calhoun, o per togliere favore a Jackson, o
per acquistarlo seguendo le opinioni municipali,
abbia fatto animo ai capi caroliniani a levarsi
contro la legge. E che dal Iato opposto Adams si
adoperi peichè loro resista il congresso non che il
presidente Jackson, ch’essi con tanto ardore vol-
lero preferire a lui. Ma come ognun vede queste
passioncelle sono leve ben fiacche per ismuovere
sì ponderoso corpo, e a t a n t a distanza di città e
di assemblee. Sono inezie. La profonda piaga è
la schiavitù dei negri. Non si offendono impune-
mente le leggi dell’umanità.

III. - ULTIME DELIBERAZIONI E DICHIARAZIONI


DELLE PARTI CONTENDENTI.

Ordinanza dei Caroliniani. - La pertinacia


del congresso a d insistere nella parzialità dazia-
ria, se prima era biasimata, dopo l’atto del 14 lu-
glio 1832 fu guardata con indegnazione. La Ca-
rolina meridionale intraprese a, contestare la,
costituzionalità di quell’atto. Si adunò una con-
venzione nella città di Columbia; e il 24 novem-
bre 1832 emise un’ordinanze, dichiarando che
t u t t i gli atti e parti d’atti del congresso, aventi
apparenza di leggi per imporre dazj e gabelle
sulla importazione delle merci, e specialmente i
due a t t i del 29 maggio 1828 e del 14 luglio 1832.
28 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I

non essendo autorizzati dalla costituzione e vio-


landone il genuino senso e l’intento, erano nulli
e vani e non erano legge, Quindi vietò al magi-
strato di esigere i dazj ; vietò l’appello alle corti
federali in ogni caso in cui la validità dell’ordi-
nanza e dei conseguenti a t t i venisse contestata ;
vietò che si concedesse copia delle sentenze e dei
documenti a chi volesse prevalersene in appello,
e dichiarò l’appello stesso un’ingiuria ai tribunali
dello stato. Dichiarò che il popolo avrebbe soste-
nuto ad ogni rischio l a sua ordinanza; e al mi-
nimo uso della forza per parte del governo fede-
. rale, avrebbe receduto dall’Unione, fondando un
governo proprio.
A giustificarsi, dissero i Caroliniani, che
l’azienda federale era stata creata dagli stati,
quasi unicamente all’uopo di promovere quel com-
mercio che il governo negli ultimi anni aveva at-
teso a d inceppare. Provarono con quattro argo-
menti la legalità della loro ordinanza. 1°. I due
a t t i controversi avevano aspetto di leggi per de-
terminare le pubbliche rendite, ma i n sostanze
erano fatte per proteggere certe manifatture.
2°. La legge non operava uniforme ed imparziale
su tutte le classi e t u t t i gli stati. 3°. La somma
produtta dalle dogane superava i bisogni del go-
verno. 4°. I1 produtto veniva adoperato ad usi
non autorizzati dalla costituzione.
L’ordinanza non fu approvata nè d a molti cit-
tadini della stessa Carolina meridionale, nè dal
popolo dei vicini stati, consorti ad essa i n quella
controversia. La somma dei rappresentanti della
Georgia deliberò tosto al 29 novembre di riunire
una convenzione commune dei meridionali, che
proponesse la più opportuna vie a d ottenere un
sollievo dalle gravezze. M a dichiarò di abominare
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 29

la massima dell’annullamento della legge com-


mune per autorità d’uno degli stati ; e deplorò il
temerario passo a cui era addivenuta la Carolina.

Messaggio del presidente. - Alla tornata del


congresso federale nel principio di dicembre, il
presidente Jackson, nel suo discorso o messaggio
annuale, ragionò prima sulla prosperità della re-
publica, sulla vicina estinzione del publico debito,
sulla pattuita emigrazione dei selvaggi dalle re-
gioni dell’Ohio, sulla pace esterna, sul mirabile
aumento del commercio straniero che nell’annata
cadente erasi accresciuto di 200 e più millioni di i
franchi. Poi venne a mentovare la nuova diminu-
zione delle gabelle, proporzionata alla diminu-
zione delle spese. Disse esser debito di giustizia,
ed eziandio d i prudenza, che la protezione doga-
nale non oltrepassasse il limite necessario ad
eludere le fiscalità delle altre nazioni, e assicu-
rare l’bondanza di quegli oggetti che si richie-
dono per conservare l’indipendenza e la salvezza
commune in tempo d i guerra ; intento al quale era
necessario di procedere entro la debita misura.
M a se si chiariva che il favore prestato dalla
legge a certi interessi privati oltrepassasse sif-
fatto confine, egli consigliava una graduale dimi-
nuzione, tosto che il permettesse la publica fede
ed il riguardo dovuto alle vaste fortune ingolfate
in quelle intraprese. Non esser dubio che sarebbe
utile alla nazione che l’industria patria corri-
spondesse all’intero consumo. Nessun Americano
si sarebbe rifiutato di pagare a tal uopo per qual-
che tempo prezzi più gravi. M a non richiedevasi
se non una protezione transitoria; col sussidio
della quale alcuni opinavano che, per effetto del-
la sola concorrenza interna, i prezzi nazionali
30 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

sarebbero divenuti inferiori a quelli dell’estero.


M a l’esperienza faceva temere che ’ p.er ottener
questo bene, non si provocassero molti mali e si
generassero in una larga parte della nazione
scontentezze e rancori dannevoli alla commune
concordia.
Poichè si era estinto omai quell’immenso de-
bito publico a colmare il quale i cittadini eransi
sottomessi a tanti aggravj. E non si poteva pre-
sumere ch’essi volessero perpetuarsi t a n t a mole-
stia, solo per sostenere le lucrose imprese di cer-
tuni, tuttochè iniziate un tempo all’ombra della
legge. Siffatti ordini tendevano a d ammassar le
ricchezze i n poche mani e a fondar classi privile-
giate, e creare quei germi di servilità e corruttela,
di cui per effetto di simili eccezioni si erano in-
fette altre contrade. E d era opinione di molti che
si ledesse l’eguaglianza delle proprietà al co-
spetto della legge, e con ciò si violasse la giustizia
e la costituzione. E qui con saviezza e moderazio-
ne senza esempio, il presidente annunziò la spe-
ranza ch’ei nutriva di ridurre il governo a quella
semplice machina che la costituzione voleva ; co-
sicchè gli stati sentissero solamente il remoto in-
flusso di u n potere che si appagava di conservare
la interna ed esterna pace, assicurare l’unifor-
mità del sistema monetario, tutelare la santità
dei contratti, diffondere i lumi, e compiere non
sentito poche altre funzioni, non mirando a re-
stringere l’umana libertà, ma a d avvalorare i di-
ritti dell’uomo. Così si farebbe manifesto al mon-
do come il principio, che una nazione può reg-
gersi da sè, si confermasse nell’esempio dell’Ame-
rica, e per mezzo di un governo così semplice, fa-
cile ed economico, che appena se ne sentisse
l’azione.
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 31
i
Ragguaglio del secretario p e r le finanze. -
Ognun vede che il messaggio del presidente invol-
ge una tacita riprovazione delle dogane protettive.
Nè diversamente si contenne il secretario per le
finanze, riproducendo nel suo ragguaglio annuale
quegli stessi suggerimenti di equità, e libertà mer-
cantile che, proposti d a lui nell’annata antece- i
dente, non erano stati dal congresso francamente
abbracciati, Aggiunse che il produtto medio delle
dogane negli ultimi 6 anni era di 18 millioni di
dollari. Ai quali aggiungendosi 3 millioni incirca,
provenienti massime dal Banco, e dalla vendita
delle terre demaniali, si aveva un’entrata totale
di 21 millioni. Ora le spese, anco generosamente
valutate, non dovevano superare nell’entrante
anno e nei successivi i 15 millioni. Rimaneva
adunque un residuo di 6 millioni annui., Questo
sopra più di rendite, non richiesto dalla cosa pu-
blica, egli consigliava che si disgravasse dalle do-
gane dopo l’entrante anno 1833, e specialmente
su quelle merci che si chiamavano protette. E ri-
chiamando le già, note ragioni, annoverò e com-
mendò le riduzioni fatte nell’ultima tariffa. Ri-
conobbe che nelle ulteriori graduali riforme si do-
veva aver cura degli opificj esistenti e fondati
sotto la tutela della legge. Ma ciò piuttosto per
il rispetto dovuto ai diritti ed interessi della uni-
versa communanza, di cui quegli intraprenditori
erano s ì pregevol parte, che per alcun assoluto
impegno della publica fede. I principj del diritto
publico negli stati americani ripudiano ogni or-
dine di leggi che non sia riformabile e affatto con-
venzionale e soggetta al voler della nazione; e
tolga al poter sovrano e costituente il predominio
sui propri suoi rappresentanti e sulle loro delibe-
razioni ; e impedisca che i mutamenti sopravenuti
33 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
nella cosa publica o nella publica opinione influi-
scano sulle publiche deliberazioni. I n questo ed
ogni altro caso, le cause che provocano l’azione
della legge debbono determinare la sua durata.
Quella legge poi che conferisce favore a certi or-
dini di cittadini non ha altra ragione per venir
conserratu che l‘utilità che porta all’universale.
Erasi omai conseguito il vantato intento di ecci-
tare la industria americana : sventare la preva-
lenza della straniera : contrapesare la maggiore
esperienza. la maggior copia dei capitali, e la
minor mercede delle braccia : tutelare gli investi-
menti di denaro fatti nelle manifatture, ed assi-
curare i mezzi della coomune difesa in tempo di
guerra. Ma, dal 1789 in poi. il corso di 43 anni
aveva mirabilmente moltiplicate le ricchezze della
republica, aveva reso l’industria americana og-
getto di stupore alle genti più avverse e più lon-
tane. E l’abondanza del vivere, sì la cresciuta po-
polazione, sì finalmente la sagacità dei mecanici,
la singolare affluenza delle acque motrici e navi-

gabili, la diffusione del sapere anche nelle più
povere classi, l’allevamento delle gravezze sulle
materie grezze e sulle derrate di maggior consumo
avevano omai rimosso ogni diseguaglianza B fron-
te degli esteri, e quella necessità di protezione
ch’erasi per l’addietro allegata.
Perpetuar siffatto favore sarebbe assicurare
a certe a r t i un lucro negato ad altre: travolgere
un a t t o grazioso in perpetua obligazione, la quale
col progredir del tempo crescerebbe ognor più di
forza e d‘esigenza. Dei resto se mai alcuna prote-
zione contro l‘estera concorrenza era a concedersi
a certe manifatture più necessarie, non doveva
mai varcare il limite che assicurasse a i capitali in
esse impiegati quella medesima misura d’interessi
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 33

che veniva produtta dai capitali dedicati ad altre


imprese. L’ultima tariffa aveva conservato molti
dei dazj imposti sulla importazione d i certe ma-
terie prime, i quali incarivano il prezzo delle
manifatture senza alcun guadagno del fabrica-
tore. Quindi rendevano necessaria una taritfa di
protezione più alta ancora : la quale sembrava
concessa al manifattore. mentre in realtà favo-
riva solamente il produttore indigeno di quelle
stesse materie prime. Così si cresceva sempre più
il numero delle classi favorite, a scapito di chi
non vi era compreso. Ora la moltiplicazione delle
manifatture, la cresciuta richiesta delle materie
prime, e la facilità dei veicoli. avevano tolto il
bisogno di siffatta protezione all’agricultore. Onde
giacchè il servigio del publico non abbisognava
più di quei dazj. era diritto che si abolissero, e
che l a legge procedesse libera ed equa. come le
instituzioni dalle quali scaturiva.

Deliberazioni dei Caroliniani. - Frattanto


nella Carolina meridionale gli an u llatori sospin-
gevano sempre più le cose. Proposero che si vie-
tasse agli ufficiali dello stato di prendere anche
impieghi federali, Proposero il 15 dicembre un
a t t o pel quale col primo febrajo 1833 i proprie-
tarj di robe o denari che si sequestrassero od esi-
gessero, dai doganieri federali, potessero ripeterle
col relativo interesse ; e inoltre chiunque si oppo-
nesse all’esecuzione dell‘ordinanza, subisse una
multa dai 1000 a i 5000 dollari e il carcere da
6 mesi ad un anno, e prestasse risarcimento. E
soggiunsero un atto che dava facultà al governa-
tore dello stato di respingere colla forza ogni atto
di forza del governo federale. Però il governatore
stesso, l’8 dicembre, invitò con suo messaggio il
3. - CATTANEOScritta economica. I.
34 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

corpo legislativo dello stato a d invocare dal go-


verno federale l‘assembramento di una conven-
zione di t u t t i gli stati.

Proclama del presidente. - Il 10 dicembre


uscì un proclama del presidente ai cittadini della
Carolina meridionale creduto opera i n parte del
secretario Eduardo Livingston, i n parte del si-
gnor Taney. V’i si dice che il minaccevole conte-
gno che gli oppositori assunsero involgendosi nel
manto della publica autorità. lo invita a d una ple-
naria esposizione dello stato delle cose, prima di
por mano al potere che la republica gli ha con-
ti dat o.
L’ordinanza, dic’egli, si fonda sulla strana tesi
che uno stato possa tener posto nell’Unione e
tuttavia non essere obligato se non da quelle leggi
che gli vanno a grado. La costituzione dichiara
che le leggi federali sono la legge supremi della
nazione. Senza ciò nessuna unione potrebbe aver
durata. Infatti se i Caroliniani, tenendo incosti-
tuzionali le leggi daziarie, avessero diritto di
sospenderle nel loro porto di Chsrleston, qualun-
que altro stato potrebbe far lo stesso ne’ suoi
porti; perchè siffatte leggi o non devono valer per
nessnno o devono valer per tutti ad un modo.
Adunque non vi sarebbero più entrate publiche.
Se una t a l dottrina si fosse abbracciata da prin-
cipio, l’Unione si sarebbe dissipatai fin dal suo
nascere. Poichè la legge delle accise in Pensilva-
nia, quella dlell’embargo e della interdizione del
commercio negli stati orientali, lo tasso delle
Carrozze in Virginia furono pur considerate in-
costituzionali.
È: fatto che, prime ancora della guerra del-
l’Inclipendenza, questi stati formarono corpo,
L E TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 35
sotto a l nome di Colonie Unite d’America. Dalle
Colonie Unite si oppose resistenza alla potestà
reale. Si federarono sotto il nome di Stati Uniti ;
e la. costituzione presente rese l’Unione più stret-
ta. Nè mai questi popoli si considerarono se non
come un’unica nazione, Ora come potrebbero di
repente tenersi membri d i una lega temporaria,
dissolubile a piacimento? Fin nel primo Atto fe-
d e r a l e vi è un articolo che ordina a t u t t i gli stati
dover conformarsi alle determinazioni del con-
presso i n ogni controversia che venga a lui sot-
toposta. Ed in seguito erasi fatta la vigente co-
stituzione « all’intento d i forma i( n ’ un io ne più
perfetta ». E può egli credersi che una costitu-
zione, intesa a formar codesta più perfetta unio-
ne, sostituisse alla accennata solidale federazione
una forma di governo, la cui esistenza dipendesse
dagli interessi municipali, dal capriccio di uno
stato o dal predominio locale e momentaneo di
una fazione? La facultà data ad ogni stato di
an n ullare una legge federale è incompatibile col-
l’esistenza dell’Unione c ripugna alla lettera. allo
spirito e ad ogni principio della costituzione.
A sostegno dell’ordinanza erasi allegato in
primo luogo l‘intenzione negli autori della ta-
riffa di dar favore a certe arti. Ma nulla più pe-
ricoloso che i l credere che le intenzioni attribuite
al legislatore, rendano nulla la legge. Chi potrà
recar i n mezzo la prova di siffatte intenzioni?
Qual legge non verrebbe ca ssata con simile pro-
i esto? I n secondo luogo erasi allegata l‘operazio-
ne ineguale della legge. Ma questa objezionc po-
teva farsi ad ogni legge promulgata o promulga-
bile. Nessun senno d’uomo area peranco divisato
iin ordine d’imposte che operasse con perfetta
eguaglianza. In terzo luogo opponevasi che il pro-
!
36 CATTANEO - SCRITTI ECONOMlCI -I
dutto delle dogane superava i bisogni dello stato.
Ma la costituzione attribuiva espressamente a l
congresso il diritto di levare imposte, e determi-
nar la somma che il publico servizio richiedesse.
Nè su questa publica funzione i singoli stati
aveano altro modo legale d'influire che col can-
giare a tempo debito i rappresentanti che ne abu-
sassero. I Caroliniani attribuivano a l corpo le-
gislativo od alla convenzione di un singolo stato,
un'autorità rappresentativa che non esisteva nè
nel popolo dei singoli stati. nè in alcuno stato
separatamente, o nel primo magistrato d'alcuno
di essi. La quarta objezione, dell'uso illegale che
facevasi delle rendite, ove mai fosse fondata, do-
vevasi rivolgere contro In legge che determinava
le spese e non contro quella che stabiliva le en-
trate.
La costituzione dichiara che i tribunali fede-
rativi sono competenti in tutte le controversie
che surgono dalle leggi federali; e che le leggi
federali, la costituzione e i trattati esteri hanno
a prevalere alle costituzioni particolari ed alle
leggi dei singoli stati. I1 regolamento giudiziario
(Judiciary Act) determina il modo dell'appello
alla corte federale nei casi in cui i tribunali di
qualche stato decidessero contro questo articolo
della costituzione. Ebbene l'ordinanza sopprime
il diritto di appello, anzi ne f a delitto: astringe
giudici e giurati a far sacramento di tenere in
non cale ciò ch'esse prescrivono; e intima agli
officiali stessi della Federazione di desistere a un
dato tempo dall'esigere le imposte sancite dalla
legge. Così gli ordini della costituzione generale
sono abrogati da una scarsa maggioranza di vo-
tanti di un solo stato.
Si parla di fare arbitra una convenzione uni-
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 37

versale del modo di interpretare ed emendare il


patto federativo; ma fino a d ora questa via sa-
lutevole e legale non fu peranco tentata.’
L‘effetto di questo proclama fu di rialzare il
corso dei viglietti del Banco, i quali creano sca-
duti dal 115 al 104 ; esempio lungamente inaudito
in quel paese di sicurezza e di pace.

Altre deliberazioni dei Caroliniani. - Nella


Carolina meridionde gli uomini savj e temperati
non perdevano tempo. Radunati in convenzione,
dichiaravano, l’11 dicembre, di non riconoscere
sudditanza a d altro governo che al federale, con-
siderarono s’era espediente ordinarsi militar-
niente ed invocare il braccio del governo per raf-
frenare i perturbatori se mai trascorressero a vio-
lenze. 11 14 poi proposero una leva di volontarj
federali ; protestarono di avere eletto delegati alla
passata convenzione, perchè assicurati che si ab-
braccerebbero pacifici consigli. L’ordinanza in- \
ceppa va la libertà di coscienza. ingiungendo un
tirannico giuramento ; spogliava dei loro diritti
tutti quei cittadini che rifiutando di giurare
avrebbero perduto gli onori militari e civili ; S o t -
traeva i cittadini alla paterna autorità dei giu-
rati : e violava I’indipendenza dei giudici, rimo-
vendoli senza formale accusa (impeachement).
Infrangeva la costituzione ; contestando al con-
gresso la facoltà di levare imposte : ordinando che

1 Si è visto più sopra che il governatore propose


questo rimedio al Corpo Legislativo della Carolina Me-
ridionale il d i 8 dicembre a Columbia. Il presente pro-
clami del Presidente emanò il giorno 10 a Washington.
Ora si noti che queste città sono distanti all’incirca
come Napoli e Milano.

I
38 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I

nei porti della Carolina, a preferenza degli altri,


entrassero le merci franche d’imposta ; interdi-
cendo il beneficio dell’appello ; togliendo al go-
verno il braccio dei tribunali per l’esecuzione
delle leggi. I1 credito degli abitanti dello stato
già volgeva i n ruina. Un esercito stanziale, im-
ponente all’uopo di resistere alle forze federali,
era buono solamente a tiranneggiare i cittadini
ritrosi ; ed era un’insopportabile violenza quella
di costringere i privati a portar le armi contro
l’Unione e farsi ribelli. Perlochè protestavano
contro l’ordinanza annullatrice. sempre deliberati
tuttavia di continuare a d opporsi entro i limiti
legali, anche all’oppressione delle tariffe daziarie.
A siffatte proteste i leali erano animati dalle
ardite dimostrazioni che si facevano dalla molti-
tudine, massime nei distretti montuosi dello sta-
to ; in più luoghi si ardevano le effigie di Hamilton.
Calhoun ed altri annullatori.
Questi deliberavano intanto sull’ assembra-
mento di una convenzione generale per regolare i
casi di conflitto di poteri e far altre aggiunte alla
costituzione; e preparavano un memoriale da in-
dirigersi al congresso. Ma nello stesso giorno
12 dicembre 1832, cosa strana i n gente che parla
sì alto di diritti e di oppressione e invoca il nome
di Dio e dell’umanità, i rappresentanti sancivano
una legge che vieta di insegnare a leggere a i ne-
gri, Così questi oppressori dei loro simili dichia-
rarono guerra aperta all’Alfabeto. Qualche di-
sgraziato che vorrebbe distruggere l’istruzione, o
limitarla (cioè distruggerla almeno i n certi luo-
ghi e in certe persone) si trova per nostra igno-
minia anche in Europa. Ma un intero popolo che
congiuri in sì nefando proposito non si ride mai.
Nessuno deve più stupirsi della temerità, con cui
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 39

getta una sfida al governo ed alla pluralità degli


stati, i quali provocando all‘insurrezione i negri
potrebbero in poco d’ora ridurlo ad orribili estre-
mità. Ecco come conchiudeva i n quel giorno 12 di-
cembre il generale Hayne un suo indirizzo a i le-
gislatori della Carolina meridionale. Dopo aver
dichiarato ch’egli non riguardava come il mas-
simo dei mali lo scioglimento dell’unione, e che il
minimo passo violento dal lato del governo com-
mune avrebbe troncato ogni vincolo federale ; dopo
aver detto malignamente ch’era interesse degli
altri stati di accontentare i Caroliniani, perchè
non uscissero dalla federazione, usciva in queste
ascetiche parole : « Le mie preci saranno assidua-
mente rivolte a colui che si tiene in mano i nostri
destini, onde egli benedica le vie per le quali noi
tentiamo rivendicare i nostri sacri diritti, e con-
servi i n ogni congiuntura tutto questo nostro
paese nella sua santa custodia ! ». E queste belle ,
frasi quel giorno stesso i n cui si condannavano a l
più bestial grado d’ignoranza più di 335.000 es-
seri umani!

Deliberazioni d e i Virginiani. - La Virginia


contiene quasi settecentomila bianchi (691.3001
contro più di cinquecentomila coloriti (517,105),
dei quali soli 47.348 sono liberi; è lo stato che
contiene il massimo numero assoluto di schiavi,
mentre la Carolina meridionale ne contiene un
maggior numero relativo, cioè quasi 13 negri per
10 bianchi. Ad ogni modo è fortemente legata dai
medesimi interessi. Adunque il 13 dicembre il
governatore Floyd diresse a quel corpo legislativo
un messaggio in cui lagnandosi che i reclami della
Carolina fossero stati presi i n non cale, e rico-
noscendo non essere meraviglia che dov’era t a n t a
40 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI -I
diversità d’interessi talvolta la maggioranza po-
tesse pesare sulla parte minore ; diceva che quando
la maggioranza si negasse a far giustizia, sarebbe
savio consiglio appellarsene a quel tribunale d a
cui era emanata la costituzione stessa, cioè al
popolo, Il ciò rifiutare sarebbe impugnare la mas-
sima fondamentale di tutte le istituzioni ameri-
cane, che la nazione si regge da sè. Propose quindi
d’ invitar gli altri stati a celebrare una conven-
zione generale a difesa dei loro diritti, e a con-
servazione della concordia.
I1 comitato eletto a quest’uopo fece la sua re-
lazione il 22 dicembre ; ed il tenore è di grave mo-
mento. Vi si deplora l’oppressione daziaria, ma
si riprovano gli eccessi degli annullatori. Dopo la
libertà il più gran tesoro è l’unione. Volersi con-
tenere, sì i governi particolari che il generale, ne-
gli stretti limiti prefissi ; altrimenti t u t t o preci-
piterebbe o a l sangue civile o al consolidamento
della podestà centrale ed al despotismo. La par-
zialità, nella tariffa è contraria al patto federale ;
non sarà mai che gli stati la comportino come
stabile instituzione nazionale. Son quindi deli-
berati di por mano a t u t t i i modi legali per af-
francarsi; ma riprovano la precipitanza con la
quale i Caroliniani avevano stabilito senza ne-
cessità un sì vicino termine all‘esecuzione dell‘or-
dinanza, senza il consiglio degli stati vicini, con-
sorti i n causa ; senza dar campo alla loro medita-
zione; senza attendere un nuovo e più propizio
congresso. Si notava però essersi nel proclama
del presidente annunciati principii e vantate fa-
coltà di t a l natura ch’era loro debito di solenne-
mente condannare. Tendevano a l ruinoso fine di
cancellare i limiti che distinguono stato d a stato
e pervertir l’indole del reggimento federale. Gli

i
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 41

stati eran bensì tenuti alle leggi fondate nella


costituzione; ma la costituzione era opera d i li-
beri s t a t i ; nè poteva negarsi ad alcun di essi la
facoltà di pacificamente ritirarsene ad un tempo
indefinito e quando lo giudicasse necessario. Av-
verandosi il qual caso, in conseguenza dei prin-
cipii promulgati nel 1798, non si riconoscerà mai
che quando il cittadino, per obbedire al proprio
stato receduto dall’Unione, contraviene ad una
legge federale, debba come ribelle incorrere la
pena capitale. Certe dottrine inserite in quel
proclama danno troppo largo senso al patto fe-
derale; e se non vengono francamente rigettate,
serviranno a d accelerare quella dissoluzione che
p u r con esse si vorrebbe impedire. Però calda-
mente si implora la sospensione di ogni atto osti-
le, e con fraterno affetto si pregano i Caroliniani
a fare una pausa, rattenere l‘ordinanza e tentare
o per mezzo del congresso, o di una convenzione,
o dalla mediazione di qualche stato un pacifico
rimedio. E si supplica il presidente a rattenere il
braccio federale e non lasciar trascorrere le cose
a un estremo d’onde non sia dato retrocedere. Si
supplica il congresso a cancellare dal libro della
legge ogni parole che non sia d’equità, e fai.
rivivere la pace. Se poi esso persiste nelle sue
vie, al termine della sessione si raduni una con-
venzione generale che emendi il federale contratto.

Saviezza del congresso; sforzi degli annulla-


tori. - E veramente il congresso, per savia pro-
posta del signor Smith e con approvazione del
comitato per la finanza, che giudicò esser meglio
correggere i difetti delle legge che accendere la
guerra civile, invitò il segretario del tesoro a
proporre una emendazione della tariffa, dietro le
42 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I

tracce da lui medesimo segnate nel suo raggua-


glio annuale. Intanto gli annullatori vedendosi
minacciati dal governo, isolati dal di fuori. com-
battuti al di dentro, cercavano ognor più di dare
iin aspetto e un'energia legale alle loro opera-
zioni. Si propose di costringere tosto t u t t i gli
ufficiali civili a giurare fedeltà all’ordinanza. e
di dichiarare che ogni cittadino preso in armi
contro lo stato fosse reo di lesa maestà e con-
dannato a morte senza il beneficio dell'assistenza
sacerdotale : si abolirono le guardie d'onore di
Jackson e s'incorporavano nell’altre milizie ; nia
quando f u letto nella Camera il messaggio del
presidente. benchè molti l o ascoltassero con i n n -
nifesti segni di sdegno i' di derisione, non si tro-
g
rarono unanimi a riprovarlo: perchè 24 voti con-
tro 90 lo dichiararono legale. 11 Renato, che aveva
già respinto alcune delle misure proposte per dar
vigore all’ordinanza, insistè una seconda volta
nel suo rifiuto. cosicchè si vide che questa fazione
non poteva avere nè quell'impeto che viene dalla
popolarità, nè quello che viene dalla energia dei
magistrati.
a ssemblea d e l l a Nuova York. Al contrario
negli stati settentrionali, i nemici della schiavit è
radunavano assemblee per far animo a l governo.
La più notabile fu quella del poderoso stato di
Nuova-York. il quale solo contiene tanta popola-
zione quanta tutte l e 22 repubbliche svizzere, cioè
1.918.508, in cui solo 76 schiavi. Dichiarò a’ 20 di-
cembre, che siccome il popolo degli Stati Uniti
aveva goduto sotto gli ordini presenti inaudita
prosperità ; e mentre il resto d e l mondo era tutto
sconvolto e gente contra gente e regno contra re-
LE T A R I F F E D A Z I A R I E NEGLI S T A T I U N I T I 43

gno, esso era rimasto i n pace, intento a d erigere


città e ville, diffondere i lumi, inventar machine,
aprire al commercio intentate vie, promovere le
causa delle religioni, delle scienze e delle arti,
cosicchè salì a sublime altezza fra i popoli della
terra ; e siccome a d essi ed anche le straniere na-
zioni attribuivano questi beneficii all’unione fra-
terna di tutti gli stati : così convenivano nella
sentenza che l’unione si dovesse ad ogni modo
conservare ; consigliavano il presidente a d una
temperante fermezza, ed i loro fratelli della Ca-
rolina alla ragione ed alla quiete, e rammemora-
vano quella parole di Washington : « L’unita del
Governo è la gran colonna della vostra indipen-
denza. il sostegno della tranquillità interna e
della esterna pace ».

Ultimi atti del presidente. - Coll’entrare poi


del nuovo anno 1833 e col divenir imminente il
termine fatale stabilito dall‘ordinaza al 1° te-
brajo, il presidente si vide astretto a preparar
misure più efficaci: giacchè non v’era più campo
a mediazione o convenzione : le autorità della
Carolina avevano ordinato alle loro milizie di te-
nersi pronte, a d onta delle proposte riforme nella
tariffa. Egli dunque protestò che i Caroliniani
a torto si querelavano di sofferta oppressione ; a
torto pretendevano infrangere la loro giurata fede
e sconvolgere la pace, la prosperità e la libertà di
tanti millioni di fratelli. Che se era dovere trat-
tare con umanità il traviamento d‘una parte dei
cittadini, era dovere verso l’altra e maggior parte
di non lasciar cadere l‘autorità delle leggi finora
inviolata. Implorò i s u s s i d i necessar j per proteg-
gere l’ordine publico. E tosto nel congresso si
44 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI I

propose un atto, il quale era studiosamente di-


retto a declinare ogni conflitto fra le due parti,
ed ogni inutile umiliazione agli annullatori. Si
deve la dogana marittima, in caso di resistenza,
ritrarre a bordo di una nave o nella cittadella,
così lasciando agli avversarj il carico odioso del-
l’aggressione. Si sottopongono alle corti federali
i casi giuridici che nascessero in questa materia ;
si determina il modo di supplire agli atti che i
tribunali dello stato rifiutassero di prestare ; si
danno vari provvedimenti penali ai contraventori,
e compensi a i danneggiati. Si dà facoltà al pre-
sidente di avvalersi a sua discrezione di un a t t o
del 1793 per convocare la milizia a far rispettare
In legge, e un altro del 1807 per adoperare le
forze terrestri e marittime della, republica i n caso
di turbolenze.

IV. - MODI DI POR FINE ALLA CONTROVERSIA.

A questo pericolo, grande o piccolo che sia, ed


allo scandalo che è certamente grande, restano
tre rimedj.
1°. L’abolizione d‘ogni vincolo protettivo o
parziale nelle tariffe, ottenuta per la via consueta.
2°. L’abolizione per via straordinaria, cioè per
mezzo d’una emenda della costituzione. 3°. L’uso
delle armi.
Quanto al primo, che non può introdursi se
non lentamente, giova notare alcune delle riforme
proposte, per vedere, che se il miglioramento è
innegabile, è tuttavia ben remoto uno stato sod-
disfacente. Ecco alcune delle tasse presenti, colle
LE T A R I F F E D A Z I A R I E NEGLI S T A T I U N I T I 45
successive riduzioni proposte, e che dovrebbero
aver luogo il 3 marzo degli anni 1833, 34 e 35.

DAZIOPROPOSTO PEL
Dazio
MERCI presente 3 marzo
1833
3 marzo
1834 I 3 marzo
1835

Lane grezze,
che al luogo
d’esportazione
valgano più di
8 cent. di dol-
laro per libbra 40 x 100 25 X 100 1 5 x 100

Tappeti, fla-
nelle, bajette,
sciallimerini,
panni, ecc... 50 »

Calze e guan-
ti di lana, co-
tone o lino 25 »

Cotone filato 2 5 »

Vi sono altre merci che rimangono sotto dazj


esorbitanti; a cagion d’esempio, i galloni per
carrozze restano al 25x100, alcuni tessuti di co-
tone a1 30; altri al 25; le seterie asiatiche al 2 0 ;
cordame catramato 4 centesimi di dollaro per
libbra; alcune ferramenta grosse fino a 30 dol-
lari per tonnellata, e così discorrendo, Si aboli-
rono alcune vessazioni doganali sul tè recato da
navi americane. Ma oltre ogni credere sembre-
46 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

ranno strane le distinzioni che la dogana fa, tra


vari generi di libri. Si lasciano entrar franchi i
libri esteri che siano stampati almeno trent’anni
prima della loro importazione; il che fa credere
che i fabricatori di quelle tariffe hanno più sim-
patia pei libri vecchi che pei nuovi. I libri im-
pressi d a meno di 30 anni pagano 4 centesimi di
dollaro per volume, se sono in qualunque altra
lingua che inglese, greca e l a t i n a ; il che è una
lunga frase che vuol dir se sono francesi. Se son
poi greci o latini, pagano, slegati, centesimi 10 di
dollaro la libbra; e legati, 12 1/2. I1 che è un da-
zio di protezione per la carta cattiva, e di proibi-
zione per i cartoni. Inoltre si fa manifesta ingiu-
stizia a quei cittadini dell’Unione che parlano
francese come nella Nuova Orléans, o spagnuolo
come nelle Floride, o tedesco ed olandese come
qua e là in varj distretti dell’interno. I1 dazio di
4 centesimi di dollaro, ossia di 20 centesimi di
franco ogni volume, riesce lieve per le opere sun-
tuose i n gran formato e stranamente grave per i
libercoli d a pochi soldi. È una guerra che i libri
grossi fanno a i piccoli. I o credo che certi facitori
di tariffe avrebbero a impazzire se fossero costretti
davvero a d esporre i motivi che li guidarono nello
strano labirinto delle loro cifre, che pur sembrano
parti di consumata sapienza.
Questo progetto di riforma non era lavoro che
potesse reggere al martello della discussione, Di-
spiaceva ad ambe le p a r t i ; ciocchè sarebbe forse
un argomento d a recarsi i n sua difesa. Quindi vi
si fecero emende di gran rilievo ; anzi il senatore
Clay, d’accordo con Calhoun e gli altri meridio-
nali, propose, il 12 febbraio, un nuovo progetto.
E d è che per la fine del 1842 t u t t i i dazj vengano
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 47
ridutti al 20 per 100 del valore. I successivi ri-
bassi saranno di un 10 per 100 alla volta ; e avran-
no luogo di biennio i n biennio per 8 anni. E se
dopo ciò rimanesse ancora qualche eccedenza, si
torrà via per metà, nel 1841 e per metà nel 1842.
Ciò fa credere che alcuni articoli SU cui la tariffa
non tassa ad calorem ma a peso e misura, sog-
giacciono presentemente ad un dazio realmente
maggiore del 60 per 100 ; giacchè per farlo discen-
dere a l 20, non bastò alleviarlo di 10 per 100
quattro successive volte. Però anche questo pro-
getto ha qualche misura di viste protettive e
parziali. Infatti franca immantinenti da ogni da-
zio le sete provenienti da paesi al di qua dal Capo,
le seterie, le lanerie e le tele line. E dal 1842 in
poi franca parimenti l’oppio, il cotone crudo, il
mercurio ed altre merci. Però a scanso d’ogni
accidental disordine, lascia, facultà di cassare
avanti tempo i t r a t t i più odiosi e controversi
delle presenti tariffe, e di modificarle in caso di
guerra.
Il signor Drayton propose un altro progetto
d’indole affatto protettiva. E d è che la vigente
legge duri fino a l 3 marzo 1834. I n seguito la di-
minuzione che si decreterà. nei publici aggravj
si farà cader t u t t a sugli articoli n o n protetti, vale
a dire su quelli il cui dazio presente è minore del
25 per 100. I1 ribasso sarà di un 5 per 100 ogni
anno. Che se si addivenisse i n seguito a un nuovo
scarico, si farà, cadere anche sugli articoli pro-
tetti in ragione del 5 per 100, ma sugli altri in
ragione del 10. Nemmen questo progetto è tale da
conciliare le parti.
Passando ora al secondo rimedio, cioè l’emendo
della costituzione, giova sapere che il T’ articolo
48 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
della costituzione ammette due soli casi di ri-
forma. Per l’uno è mestieri che 2/3 di ambe le
camere dei rappresentanti, cioè, e dei senatori
la pronuncino necessaria e la propongano. Per
l’altro bisogna che il congresso venga dai corpi
legislativi di 2/3 degli stati invitato a convocare
una convenzione del popolo di t u t t i gli stati onde
proporre emende. La convenzione vien formata
dai rappresentanti eletti dal popolo con mandato
speciale. Ma prima che le riforme sì nell’un caso
che nell’altro diventino legge fondamentale e par-
t e della costituzione, devono venir ratifirate da
3/4 dei corpi legislativi; o da 3/4 delle conven-
zioni convocate nei singoli stati.
Questa riforma non è nell’interesse degli stati
settentrionali. Nella costituzione presente essi
sono rapresentati al pari degli stati più vasti, e
nei quali la popolazione o è già cresciuta o cre-
scerà, sproporzionatamente a quella dei piccoli.
I n una riforma potrebbe prevalere qualche altro
principio. Anzi se la riforma della costituzione
vien cercata come mezzo per ottener la riforma,
della tariffa, già s i suppone ch’ella debba togliere
l’equilibrio t r a i grandi ed i piccioli s t a t i e dare
il tracollo alla bilancia i n favore dei meridionali.
Ora questo squilibrio sarebbe perpetuo ; e dopo la
riforme della tariffa potrebbe produrre altri ef-
fetti spiacevoli e nocivi a i settentrionali. Par
quindi miglior consiglio ch’essi cedano su questo
punto, ed eludano la permanente riforma della
costituzione. È a questo punto che si riduce la
vecchia controversia degli unionisti e dei federali.
Quanto a l terzo rimedio, se pur può chiamarsi
rimedio l’uso delle armi civili, poche cose sono a
dirsi. Gli Stati Uniti d’America contano quasi
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 49

13 millioni d’abitanti; ma non avendo nè vicini


pericolosi al di fuori, nè popolazioni mal sodi-
sfatte a l di dentro, hanno uno stato militare che
non equivale nemmeno alla guarnigione d’una
città europea di secondo o di terz’ordine, E anche
quelle poche soldatesche sono disseminate in una
sterminata regione che si stende mille e cinque-
cento e più miglia da settentrione a mezzodì ed il
doppio da oriente a occidente. Però il radunarli 2
più agevole che non si crede per mezzo delle ormai
innumerevoli navi a vapore, le quali scorrono con-
tinuamente le coste, i canali e i fiumi che tessono
t u t t o il paese. L’ultimo ragguaglio del secretario
d i guerra e marina dà queste cifre:

Soldatesche federali degli s t a t i Uniti.


Semplici soldati . . . . . . . 5052
Sergenti e caporali . . . . . .
Artiglieria . . . . . . . . . 250
Artefici . . . . . . . . . . . 108
Musicanti . . . . . . . . . 226
Officiali . . . . . . . . . . 594
-
7134

F r a questi si comprendono 6 compagnie di


bersaglieri (in tutto uomini 685) aggiunte nel-
l‘anno scorso. Gli armamenti sono copiosi, anzi
sproporzionati al numero stanziale. Nel solo anno
scorso si providero per l’esercito : cannoni 145,
moschetti 27.435, moschetti scanalati 3490. Sic-
chè si può credere che le misure siano prese per
formare al bisogno un esercito poderoso i n breve
tempo, traendolo dalle milizie. Sui 1462 novizj

4. CATTANEO. S c r i t t i economici. I.
50 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
arrolati nello scorso anno è a notarsi che un terzo
e più fu raccolto nella Nuova Tork. Nella Cai.0-
lina stanziano a1 presente 13 compagnie, e 6 nella
vicina Georgia.
Passando dall'esercito alle milizie, basti il dire
che queste ascendono a 1.308.047, cioè, all'incirca,
al decimo della popolazione totale bianca. e ne-
gra, o sia a l quarto incirca di t u t t i i maschi
bianchi ; cosicchè comprende t u t t i gli uomini abili
dai 16 anni a i 60. Alcuni dubitano dell'obbedienza
delle milizie meridionali, se si dovessero chiamai.
in campo contro la Carolina.
Le forze dei Caroliniani sono o di volontari
che si arruolano per un :inno, o di militi scelti
che si chiamano per 6 mesi. Già s'intende che son
t u t t i bianchi. Le compagnie o centinaja di volon-
t a r j eleggono i proprj officiali. I1 governatore ebbe
facultà di provedere nuove armi per diecimila
uomini. Siccome poi tutto lo stato non ha che una
popolazione bianca di 257.563 anime, e può con-
tare tutt'al più 60 mila a r m a t i ; e molti di essi
parlano già di arrolarsi in volontarj federali ;
così i combattenti validi e volenti non pos sono
esser molto numerosi. Gli annullatori si vanta-
vano a l principio di gennajo di aver già 14.000
partitanti ; o di aver ricevuto esibizioni da molti
giovani virginiani. Certo una gran parte sarebbe
occupata a tenere in freno gli uomini di colore.
che non vorranno perdere la buona o la male OC-
casione di ribeccarsi, e che superano in numero
i bianchi; giacchè se ne contano 315.401 schiavi
e 7921 affrancati; il che fa ch'essi stiano ai bian-
chi come 13 a 10.
A provedere armi e munizioni si assegnarono
al governatore 200.000 dollari. E dacchè siamo in
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 51

questa materia, giova osservare quali siano le


fonti di queste rendite cantonali, le quali, a dif-
ferenza delle entrate federali, non sono t r a t t e
dalle dogane, ma son piuttosto misurate sugli
averi e in gran parte sono assolutamente prediali.
L’imposta pel 1832 è di centesimi 30 di dollaro
per ogni 100 dollari di terre e case; 60 centesimi
per ogni schiavo; 2 dollari per testatico d’ogni
negro libero; 5 dollari a l giorno per i teatri e i
luoghi di spettacolo ; dollari 2000 annui pei rice-
vitori di lotterie ; 60 centesimi per arti, mestieri
ed impieghi. Per questa volta non si tassarono i
biglietti del Banco, atteso il grave loro ribasso.
Ma con tutto ciò sembra che il Governo della Ca-
rolina non avesse soverchia copia di denari; sic-
chè? non si trovavano i 200.000 dollari ch’eransi
assegnati, come dissimo, al governatore : e si trat-
tava di levarli a prestito, cosa assai difficile per
il poco credito che ha la causa degli annullatori.
Perlocchè questi non sembrano più così accesi, e
i loro provedimenti penali non hanno ancor vi-
gore. Alcuni giovani che si accingevano a d ardere
l’effigie del presidente furono impediti dai colon-
nelli delle milizie. P u ò dunque credersi che si farà
luogo a mediazione, e fors’anche secretamente si
desidera da quegli stessi che apertamente se ne
fanno sprezzatori.
Verso la metà di gennajo (il 18), i Virginiani
aveano concluso i lunghi dibattimenti dei loro
rappresentanti con una dichiarazione di pacifico
intervento, esposta in termini piuttosto autore-
voli. E aveano nominati commissari a quest‘uopo
i signori Tazwell e Lee. Anzi alcuni volevano
trovar troppo magistrale il contegno preso in
questa occasione dalla Virginia, la quale di tempo
52 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
in tempo ama di rammentare com’ella è il più an-
tico degli s t a t i ; e come la Carolina, la Marilan-
dia, la Georgia e le altre colonie marittime poste
a mezzodì della Nuova York, fanno tutte parte
dell’antico territorio della Virginia, nome prima-
mente dato a t u t t a quella regione od onore della
real viragine Elisabetta.
Un vecchio esperto degli uomini e delle cose,
assicura che t u t t a questa controversia avrà un
fine pacifico, e che il discioglimento dell’unione
è da lungo tempo adoperato in America come uno
spauracchio, appunto perchè t u t t i sono persuasi
che sarebbe un gravissimo danno per tutti. I n -
fatti & questo vincolo solo che forma di loro una
nazione possente e temuta, invece d’una greggia
di piccole colonie sbrancate ; invidiose, nemiche,
costrette a vivere coll’armi alla mano perpetua-
mente, come g l i Europei, e a litigare a d ogni
istante per qualche spanna di selvaggia frontiera
a guisa dei barbari aborigeni. Così, anzichè star
oziosi sulle armi, pericolosi a sè ed altrui, son
tranquilli e operosi al d i dentro, e al di fuori son
difesi dalla bandiera stellata in tutti i mari d’am-
bo gli emisferi. Vent’anni fa, si fecero d a alcuni
le stesse minacce per ottenere il ribasso di mezzo
penny sulle melasse, al che si opponevano i me-
ridionali. Ora è giunta la volta per questi ; e cer-
tamente si sono posti all’opera con impeto mag-
giore, e con ardore veramente meridionale ; o per
meglio dire con quella violenza di modi che a
lungo andare deve contrarsi d a gente che nasce
f r a un popolo di schiavi, fra le percosse, le urla,
la disperazione e le più nefanda ignoranza di
tante infelici creature, Chi h a i n cuore un senso
di giustizia e d’umanità, deve sentirsi quasi ten-
LE TARIFFE DAZIARIE NEGLI STATI UNITI 53
t a t o ad invocar l’orribile ma, passeggiero flagello
della guerra, se si può sperare che tolga final-
mente questa infamia del mercato degli uomini.
Ecco lo Stato della popolazione bianca e co-
lorita, libera e schiava negli Stati Uniti qual è
data nel ragguaglio officiale del V censimento. Ho
aggiunto al numero assoluto anche una cifra che
indica in qual proporzione siano in ogni Stato le
due nemiche razze cominciando dagli Stati i quali
contano più schiavi che liberi e terminando collo
Stato di Vermonte il quale pon ha schiavi. (Segue
a p p . 54-55 la Tabella statistica).
Bianchi
Liberi
di

Totale
dei
colorati
liberi
e

I Totale
della
I
'
Per ogni 10.000 bian-
chi vi sono:
Liberi Colorati
colore popolaz. di liberi e
schiavi colore
schiavi
compl.
_____ ___ __ ~ _ _ _ _ _ _
I. Stati e territori
detti Meridionali :
t
Luisiana . . . . 89.441 16.710 109.588 126.298 215.739 1.868 12.252 14.120
Carolina mer.le 257.863 7.921 315.401 323.322 581.185 307 12.231 12.538
.
Mississipì . . . 70.443 519 65.659 66.178 136.621 73 9.320 9.393
Florida . . . . 18.385 844 15.50 1 16.345 34.730 458 8.431 8.889
Georgia . . . . 296.806 2.486 217.531 220.017 516.823 83 7.329 7.412
Virginia . . . . 694.300 47.348 469.757 517.105 1.211.405 681 6.765 7.446
Alabama . . . .
Carolina sett.le
190.406
472.843
1.527
19.543
117.549
245.601
119.076
265.144
I 309.482
737.987 I 80
413
6.173
5.194
6.253
5.607
Marilandia .. . 291.103 52.938 102.994 155.932 447.035 1.818 3.538 5.356
Kentucky . . . 517.787 4.917 I 165.213 170.130 687.917 94 3.190 3.284
Tennesee . . . 535.747 4.555 141.603 146.158 681.905 I 85 2.643 I 2.728
I Columbia. . . . 27.563 6.153 6.189 12.342 39.905 2.232
49 2.185 2.234
Delaware. . . 57.691 15.855 3.292 19.147 76.838 2.748 3.316
Nuova Jersey . . 300.266 18.303 2.254 20.557 320.823 609 684
Illinesia .. . . 155.061 1.637 747 2.384 157.445 105 153
Totale per gli Sta- .____
ti meridionali . 4.116.171 201.966 2.008.546 2.210.512
-
6.326.683
. - -
II. Stati e territorj
Settentrionali
Michigan .. . . 31.346 26 1 32 293 31.639 83 93
.
Pensilvania . . 1.309.900 37.930 403 38.333 1.348.233 289 292
Rhode-Island . . 93.621 3.564 14 3.578 97.199 380 38 1
Connecticut . . 289.603 8.047 25 8.072 297.675 277 278
Nuova York . . 1.873.663 44.869 76 44.945 1.918.608 239 239
Nuova Hampshire 268.721 602 5 607 2 69.3 28 22 22
Maine . . . . . 398.260 1.171 6 1.177 399.437 29 29
Indiana . . . . 330.399 3.629 3 3.632 334.03 1 109 109
Ohio. . . . . . 926.31 I 9.567 6 9.573 935.884 103 103
Massacciusett . 603.359 7.045 4 7.049 6 10.408 116 116
Vermont .. . . 279.766 881
___
88 1 280.647
-
31 31
Totale per gli Stati
Settentrionali .
6.404.949 117.566 574 118.140 6.523.089
Totale per i Me-
ridionali . . . 4.1 16.171 201.966 2.008.546 2.2 10.512 6.326.683
Totale per tutta
l’Unione .
. . 10.521.120 329.532 2.009.120 2.328.652 12.849.772
III.
Sulle leggi vincolanti il commercio dei grani,
versi di un fabbro-ottonajo di Sheffield.*

A quei pochi lettori che sono avidi di cifre e


di fredde e burbere discussioni, riescirà strano e
quasi molesto l'aspetto di versi i n questo nostro
impoetico Giornale. Ma versi sulla economia po-
litica, sulle leggi annonarie, sulla tassa del gra-
no, sulla libertà del commercio, fabbricati i n uno
fucina di Sheffield, hanno un incontestabile di-
ritto di cittadinanza appunto i n questi fogli.
L'autore è un fabbro-ottonaio e ferraio che
da sè si dichiara uno del ceto inferiore e vicino
all'infimo. La questione della libertà del com-
mercio e massime di quello dei grani, che i n Ita-
lia, e dovunque, è una questione di prosperità e
felicità, è per la popolazione britannica una que-
stione di vita. e di morte, di necessità e di fame.
Quindi questo grido di dolore che si leva d a una
fuliginosa fucina suona grave e tremendo come
la voce di un profeta. Egli esprime t u t t e le mise-
rie di milioni di viventi, e annunzia a i potenti
del secolo i terribili oracoli della verace economia,
la inevitabil sanzione degli errori delle nazioni
e della giustizia delle leggi. Queste poesie sono

* «Bollettino», agosto e settembre 1833, XXXVII,


pp. 375-377.
LEGGI VINCOLANTI IL COMMERCIO DEI GRANI 57

scritte da un uomo i cui maschi pensieri lottano


vittoriosamente colle difficoltà di un’arte che sem-
bra riservata ai delicati ed agili intelletti che una
lunga, scuola ha maturati. Ma il suo trionfo è
tanto più splendido. Le Rime sulle leggi annonarie
(Corn-law Rhymes) e il poemetto sull’ Amore
(Love) hanno già raggiunto la terza edizione, e
il Patriarca della Villa (Village-Patriarch) corre
allo stesso destino.
Ne rechiamo due t r a t t i letteralmente tradotti,
come può rilevarsi dal raffronto del testo. L’uno
è sulle leggi vincolanti il commercio alle quali
il poeta scaglia le più fiere imprecazioni, dicendo
ch’esse sono una mentita a tutto il sistema della
natura. Poi rappresenta l’universale commercio
di t u t t a la natura i n versi, in cui non so se più
risplenda la, verità del pensiero o la pittoresca
vaghezza delle immagini.
Mira i nembi, e le fonti, e cielo e terra! 1
Mira! Tutto è commercio ed armonia.
Le nubi dove son? che in ambra tinte,

1 Look on the clouds, the streams, the earth, the sky;


Lo all is interchange and harmony!
Where is the gorgeous pomp which, yestern morn,
Curtan’d you Orb, with amber, fold on fold?
Behold it in the blue of Rivelin, borne
To feed the all-feeding sea! the molten gold
Is flowing pale in Losley’s waters cold
To kindle into beauty tree and flower,
And wake to verdant life hill, vale and plain.
Cloud trades with river, and exchange is power:
B u t should the clouds, the streams, the winds disdain
Harmonious intercourse, nor dew nor rain
Would forest-crown the mountains : airless day
Would blast on Kinderscout the eathy glow;
No purply green would meeken into grey
O’er Don a t eve; no sound of river’s flow
Disturb the Sepulchre of all below.
58 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Falda volvendo sovra falda, al sole
Tessean cerchio pomposo in sull'aurora?
Eccole infuse in sen del rio che azzurro
Corre a pascere il mar che tutto pasce.
L'aurata nube scende scolorita
Delle fredd'acque in sen, per destar fiori
Ed arbuscelli a virginal bellezza,
E colli e valli a vita fresca e verde.
Nube e fiume han commercio; una virtude
Poderosa è in quel cambio. E se le nubi
E i venti e i fiumi disdegnoso niego
Fessero all'amorevole armonia :
Non scenderian nè pioggie. nè rugiade
A coronar di selve la montagna.
un meriggio senz’aure abbronzeria
Tutte del piano le rosate erùche,
Nè il verde in grigio tingeria l a sera,
Nè s'udirebbe il mùrmure d'un'onda
Nel gran sepolcro di tutta la Terra.

Ecco un altro brano sul dì di Domenica, in


cui respira t u t t a l'anima poetica d'un uomo fatto
per la natura, e che il destino rinchiude. nel re-
cinto d'una città t r a le incudini e le fornaci.
O dì di pace e di mercede, oh salve! 1
Tu sul fragor delle città diffondi

1 Hail Sabbath! Day of mercy. peace and rest !


Thou o'er loud cities throw’st a noiseless spell:
The hammer there, the wheel, the saw molest
Pale Thought no more : o'er Trade's contentious hell
Meek Quiet spreads her wings invisible.
And when thou com'st, less silent are the fields,
Thro' whose sweet paths the toil-freed townsman steals.
To him the very a i r a banquet yields.
Envious he watches the poised hawk that whcels
His flight on chainless winds. Each cloud reveals
A paradise of beauty to his ere.
His little boys are with him, seeking flowers
O r chasing the too - venturous gilded fly;
So by the daisy's side h e spends the hours,
Renewing friendship with the budding bowers.
LEGGI VISCOLANTI IL COMMERCIO DEI GRANI 59
Un queto incanto. Nè martelli o rote
O seghe assedian più l’anima stanca.
Sovra il ringhioso inferno dei baratti
Stende il Riposo l’invisibil ala.
Al tuo venir men mesta è la campagna
Pe’ cui dolci sentier libero muove
Il cittadino. A lui l’äere stessa
L’äer solo è una festa. Ei muto fisa
Invidiando il falco che librato
Ruota il suo vol sui venti vagabondi.
Ogni nube disvela alle sue ciglia
Un paradiso di bellezza. I figli
Gli folleggian d‘intorno e cercan fiori
E inseguon l’ale d’or della farfalla.
Assiso accanto ad una violetta
Ei spende l’ore, e l’amistade antica
Rinnovella coi floridi arboscelli.

Chi confrontasse questi versi a quelli del Cia-


battino dell’Adige ed altri simili potrà veder me-
glio che dalle colonne numeriche d’una tabelle
statistica qual differenza passi fra lo stato delle
menti delle due più poetiche nazioni del mondo
presente. I1 ciabattino dell‘Adige non si è nutrito
delle t r e grandi letture, della Bibbia, di Shake-
speare e delle viva eloquenza del Parlamento che
discende come pioggia quotidiana a fecondare le
materiali e torpide intelligenze del vulgo, inizian-
dolo alle più profonde controversie del genere
umano, e collegando nella sua mente l’esistenza
delle più umile famiglia coi destini di t u t t i i con-
tinenti e d‘ambo gli emisferi.

!
IV.

Compenso ai coloni britannici


per la liberazione dei Negri."

La causa della liberazione dei Negri e della abo-


lizione della schiavitù era già da lungo tempo de-
cisa dalla pubblica opinione, alla quale il voler re-
sistere sarebbe stato delirio. Non era sulla libertà
o sulla servitù dei Negri che si aggirava propria-
mente la questione, o piuttosto la parte disputabile
della questione, bensì volgeva sul diritto dei pa-
droni a d un compenso, sulla possibilità di darlo e
sul modo. I zelatori della dignità umana e della
offesa religione gridavano che ai coloni non si do-
veva compenso, più che non si debba a i ladroni o
ai pirati; che come cristiani e liberi uomini do-
vevano sapere che l'uomo non può far mercato
del proprio sangue; che quindi dovevan sapere
che comprando i loro simili non acquistavano
veramente alcun reale diritto ; e che chi non ave-
va diritti non doveva reclamar con cambio e com-
penso; per ultimo era anche troppo che avessero
goduto finora il prezzo del loro delitto e che la
legge gli avesse tollerati. Ma questa maniera di
ragionare, benchè fondata nella verità e nella giu-
Rtizia, non era temperata d a quella prudenza che
sa mirare in un medesimo tempo a i principj delle
cose ed alle loro conseguenze, e consulta t u t t i i
rapporti reali e necessarj del corpo sociale; pec-
* « Bollettino », agosto e settembre 1833, XXXVII,
pp. 384-387.
COMPENSO PER LA LIBERAZIONE DEI NEGRI 61
cava insomma di fanatismo, o di m o d e r a t o zelo
del giusto e del vero.
I savj all’incontro rammentavano qual fosse
lo stato delle Antille inglesi ; i coloni quasi t u t t i
ruinati dalla iniquità stessa del sistema da loro
tenacemente abbracciato, erano coperti di debiti ;
e le loro proprietà quasi tutte ipotecate ai sov-
ventori europei. Già da lungo tempo sarebbero
caduti in estrema ruina se il Parlamento instigato
e da loro e più ancora dai loro creditori i n In-
ghilterra, non avesse aggravato di gibelle l’im-
portazione dei prodotti coloniali d’altri paesi,
procurando così a d essi gli esorbitanti vantaggi
del monopolio. Ciò teneva a sì alto prezzo i pro-
dotti delle Antille britanniche che i coloni p o t è
vano sostener sè ed i loro creditori. E q u i si noti
quanti danni ne venissero alla nazione britan-
nica. Primieramente, pagar caro i prodotti colo-
niali più assai che non li pagano i popoli che non
hanno colonie. Secondo, non poterne provedere e
consumare la necessaria quantità , rimanendo la
più povera e numerosa parte della nazione inter-
detta affatto dall‘uso, massime dello zuccaro che
in t a n t a scarsità e rozzezza d’alimenti pure un
gran ristoro alle numerose famiglie. Terzo, non
poter sostenere a fronte degli stranieri, manifat-
ture che pur fiorirebbero nella Gran Brettagna se
il prezzo della prima materia coloniale non fosse
così esagerato. Quarto, perdere un’occasione di
cambj collo straniero. e di conseguenti trasporti
e noleggi. Quinto subire l‘immorale necessità del
contrabbando, e la conseguente moltiplicazione
delle ferite, dei processi e delle pene. Sesto, pa-
gare i n ultima analisi una forte contribuzione e
una gross parte delle pubbliche entrate (credo
i n sostanza circa 40 milioni di franchi) a una

i
62 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
parte della nazione che vive lontana i n un altro
emisfero, esercitando una inumana e sacrilega ti-
rannia contro l’opinione e il volere della madre
patria. Questi sono i soliti effetti della sconsi-
gliata ambizione coloniale.
Intanto però è certo che la ruina degli Antil-
lesi sarebbe caduta sui loro creditori; e pel na-
turale contraccolpo si sarebbe propagata a un
immenso numero d’altre innocenti famiglie ; e
nello stato fattizio del pubblico credito, sarebbe
stata una inestimabile calamità,. Questo era un
punire gli innocenti per i colpevoli ; i quali come
si vedeva dalla loro indebitata e precaria con-
dizione, s’erano puniti abbastanza d a sè. Altronde
giova tener vive nei popoli la certezza che la
proprietà acquistata a lettera di legge è inviola-
bile ; altrimenti incertezza, confusione, e scema-
mento di cambj e di utili transazioni.
Qui surse l’altra difficoltà. È egli possibile
accordare un compenso, e dividere su t u t t o il
paese con lieve danno la perdita, che cadendo
t u t t a sopra pochi gli opprimerebbe? La nazione
britannica è oppressa dagli sconsigliati debiti
accumulati dalla rapacità privata e dalle pas-
sioni politiche dei tempi andati. Più di 720 mil-
lioni di franchi vengono annualmente ingojati
dall’abisso scavato d a Pitt; è più di metà della
pubblica entrata. I1 popolo non ha più nulla da
dare, e va i n massa a rifugiarsi sulle liste dei
poveri; i ricchi non sono avvezzi a dare e non vi
si vogliono avvezzare; sono anzi avvezzi a rice-
vere sotto varj colori e già sono offesi dalle abo-
lite o decimate pensioni; e poi la più parte na-
turalmente avversi a un sacrificio dimandato in
favore della libertà e dell’opinione progressiva.
La nazione è già ridutta, all’abitude esterna, im-
COMPENSO PER LA LIBERAZIONE DEI NEGRI 63
mobilità. M a la necessità non h a legge; alle
tante migliaja di milioni di debito bisogna fare la
piacevole o spiacevole aggiunta di almeno 500 mi-
lioni di franchi, giacchè a impedire la succennata
gravissima calamità, non vuolsi di meno.
Resta la questione del modo, che veramente
non è ancora determinato. Sembra che il meno
inconvenevole sarà quello di emettere cartelle
al 3 per 100. Non sembra però che questa opera-
zione avrà sul credito pubblico il medesimo sfa-
vorevole effetto, che avrebbe se fosse instituita
per dar sussidio a potenze straniere od alimen-
tare una guerra. Qui non succederà, reale sposta-
mento di valori, perchè almeno 9/10 di t u t t a la
somma verranno impiegati nella liquidazione dei
crediti privati e nella cancellazione delle ipote-
che, e rimarrà quindi in gran parte nelle stesse
mani dei primitivi creditori; i quali invece di
essere creditori ipotecarj di debitori lontani e
insolventi, diverranno creditori chirograf j dello
Stato, con sicura decorrenza d’interessi. Nel me-
desimo tempo si crede che l’imprestito verrà fatto
e il compenso ripartito in otto successive rate
che occuperanno il giro di due anni. Così sarà
più facile trovare sovventori al 3 per 100 ; perchè
non si farà mai ricerca di enormi somme a d un
sol tratto. E si vede che l’intenzione del governo
inglese si è di cangiare a poco a poco i n 3 per 100
tutte le cartelle portanti maggior interesse ; ope-
razione che lo spirito di vera economia finalmente
colà prevalso nella cosa pubblica, e il fluttuante
stato delle carte estere, renderà sempre più facile. .
Frattanto le nazioni hanno un grande esem-
pio per imparare che coloro che s’ingolfano in
sistemi riprovati dalla morale e dal diritto, e
quindi dalla vera economia, consumano presto
64 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
o t a r d i la propria ruina ; e cagionano tardo pen-
timento anche a quelli che prostituirono le sa-
crosante ragioni della legge per proteggere l’al-
t r u i iniquità. La morale pubblica non & una fa-
vola immaginata dagli scrittori, e non si viola
impunemente nemmeno dai potenti.
Un altro progetto è quello di emettere vi-
glietti di piccolo ammonto portanti interesse del
4 per 100 e redimibili al pari entro anni 33. Con
ciò si vorrebbe rimediare nello stesso tempo ad
un altro inconveniente ed è che i piccoli coni-
mercianti che vogliono collocare a frutto i loro
risparmj o almeno investirli momentaneamente
scontando cartelle, o prendendole i n pegno di
prestanze fatte, sono astretti a gettarsi sopra i
fondi esteri se pur vogliono ricavare un medio-
cre interesse, giacchè le buone e solide carte per
la gran ricerca i n cui sono non ne concedono che
un assai meschino. Le somme così impiegate
sulle carte estere da’ cittadini Britannici supe-
I
rano giusta il più moderato calcolo i mille e cin-
quecento millioni di franchi ; e vuolsi che abbiano
già, scapitato di quasi t r e quarti del valore; e
ad ogni modo sì gli interessi che il capitale sono
soggetti a tutte le casualità di una politica com-
plicata e titubante, con una lontana minaccia
di fatali cadute. Ciò diffonde nel ceto mercan-
tile di quel paese un senso di pusillanimità che
si risveglia ad ogni più efimero moto del conti-
nente; e rende il pubblico annojato della pace e
timoroso della guerra, e nemico a d un tempo
dell’una e dell’altra. I n questo stato di cose
l’enorme somma di cinquecento millioni d i fran-
chi gettata sul pubblico mercato in piccole car-
telle con buon interesse sarebbe avidamente as-
sorbita. Si propone di farne distributrici t u t t e
COMPENSO PER LA LIBERAZIONE DEI NEGRI 65

quante le banche della Gran Brattagna per co-


modo degli acquirenti e facilità dello spaccio,
con incarico alle banche stesse di pagare le rate
trimestrali d’interesse sulle cartelle d a loro di-
stribuite. Un fondo di ammortimento di 1per 100
basterebbe a redimere tutte le cartelle i n 33 anni.
Le cartelle si rinnoverebbero ogni t r e o quattro
anni, e le banche ne riterrebbero una parte cor-
rispondente alla somma destinata per il fondo
di ammortimento.
I1 denaro così ottenuto verrebbe dato a pre-
stanza agli Antillesi a l 3 1/2 per cento; e il go-
verno si rivarrebbe del restante imponerido un
sopracarico di dazio all‘introduzione dello zuc-
caro che sarebbe di scellini 3 per centinajo, o
poco più di 3 centesimi per libra (16 once). Es-
sendo l‘importazione calcolabile a quattro mil-
lioni di centinaja produrrebbe 600.000 sterlini ;
550.000 ne produrrebbe l’interesse pagato dagli
Antillesi al 2 1/2 p e r 100. Ciò basterebbe a pagar
le spese del prestito ed a rifonderne gradatamente
in 35 anni il capitale, e a d allontanare la folla
dei piccoli capitalisti dalla pericolosa e degra-
dante lotteria delle cartelle estere, pestifero nu-
trimento di tutte le discordie che cruciano
l’Europa.
Ecco un prospetto
Interesse annuo dei 4 per 100 sopra fran-
chi 500 milioni .
. . . . . . . . . 20.000.000
Fondo d’ammortimento del 1 per 100 . . . . 5.000.000
Mezza per 100 di spese e banca , . . . . 2.500.000
Totale annuo 27.500.000
Sopracarico sul zuccaro Antillese di 3 scellini
o fr. 375 a 4 milioni di centinaja . . . 15.000.000
Interesse pagato dagli Antillesi al 2 1/2 per 100 12.500.000
Totale annuo 27.500.000
5. - Scritti economici. I.
CATTANEO.
V.
Notizie su la lega daziaria germanica.*

La nazione germanica era quella in Europa


che maggior detrimento e disagio soffriva dalle
insaziabili esigenze del colbertismo e dagli im-
portuni vincoli delle dogane proibitive ; essendo
ella divisa in più di 30 stati sovrani, i cui terri-
torj son quasi t u t t i smembrati in minori parti
fra loro disparate. La Germania sotto il flagello
della falsa economia era divenuta un immenso
campo di doganieri e frodatori che, o combatten-
dosi o dandosi clandestinamente la mano, cospi-
ravano pur sempre a divorare una larga porzione
delle communi ricchezze, a d opprimere l’agricul-
tura, l‘industria e l’onesto commercio e intercet-
tare i vincoli sociali fra le diverse membra della
nazione.
Questo stato di cose era tanto più arduo a
sanarsi i n quanto che l’opinione publica traviata
dalle male dottrine e stimolata da singolari cir-
costanze, lo aveva invocato come un rimedio a
gravi calamità; e avrebbe riguardato come un
publico danno ogni allentamento del sistema vin-
colante. L’industria germanica aveva gettato ra-
dice sotto l’artificiale influenze del sistema con-
tinentale, epperò non essendo fondata nella sta-

* <( Annali )), 1834, XXXIX, pp. 235-245; rip. i n Memo-


rie, PP. 439-452 e OEI, V, pp. 125-140.
LA LEGA DAZIARIA GERMANICA 67

bile e ferma natura delle cose, a l ritorno della


pace e al riaprimento dell'universale commercio,
si trovò in gravi angustie. Le manifatture inglesi
fecero una, repentina e ruinosa irruzione. L'in-
contestabile superiorità di quelle merci, l'impa-
zienza in che erano i popoli di poterne far uso
dopo sì lungo divieto e desiderio, l'inaudita ef-
ficacia delle macchine a diminuir le spese di pio-
duzione, l'affluenza dei capitali e quindi la tenuità
degli interessi pagati dai manifattori, e per ul-
time la smisurata accumulazione delle merci nei
publici e privati depositi e il conseguente biso-
gno di venderle ad ogni patto. fecero sì che tutti
i soliti avventori delle merci nazionali dessero
una precipitosa preferenza alle manifatture in-
glesi. La carestia avendo poi elevato il prezzo
delle sussistenze, e quindi la misura dei s a l a r j
tolse ai fabricatori tedeschi l'unico vantaggio che
avrebbe potuto sostenerli a fronte di s ì perico-
losa concorrenza. Gli sforzi fatti dalla legisla-
tura britannica per restaurare il corso della
moneta metallica, promossero la ricerca dei me-
talli nobili a d ogni costo, e produssero quel-
1 l’estremo avvilimento delle merci britanniche che
p a r v e fatto a bello studio per soffocare l'indu-
stria continentale.
Tutti invocarono protezione contro la con-
correnza straniera, che sembrò il fonte di tutti
i mali. Nessuna delle tante frazioni i n cui la Ger-
mania è scomposta, volle o potè rimanersi addie-
tro. E non essendo facile fra tanta varietà d'in-
teressi, e t a n t a esorbitanza di mercantili pretese,
l'irnprovvisare un sistema commune, ogni stato
si trincierò di dogane e di doganieri, e tentò con
vano consiglio di far da sè solo, A confermare i
popoli in questo errore si aggiungevano le pre-
68 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
dizioni di non so quali sognatori, che asserivano
la crescente importazione delle merci coloniali
dover impoverire progressivamente la Germania
e vuotarla affatto del numerario sonante. I1 qual
errore non deve riescire strano a noi, che ab-
biamo visto uno dei nostri più popolari econo-
misti accingersi a provar di proposito che l’im-
poverimento e la ruina dell’impero romano non
vennero già dalla irruzione dello sfrenato regime
asiatico, ma dalla illimitata importazione delle
sete e delle profumerie!
Così ai danni d’una impreveduta concorrenza
successero quelli dell’interdizione e scomunica
commerciale. Al furor dei torrenti successero le
deleterie esalazioni delle acque stagnanti. E ben-
tosto, massime nell’ Alta Germania, alcuni uo-
mini savj cominciarono a, mover dubio se i mali
publici dovessero riescir maggiori sotto il sistema
vincolante, che non erano stati dapprima sotto
l’impeto dell’irruzione straniera. E concepirono
i l pensiero di combattere, per quanto i dominanti
errori economici e la ragione di stato il permet-
tevano, l’economia proibitiva. Disgravarsi in mo-
do sensibile del peso delle dogane non era passi-
bile ; perchè la spesa degli armamenti perpetuata
anche in seno alla pace, e lo stato arretrato della
proprietà fondiaria, non comportavano lo stabi-
limento di un buon sistema di contribuzione pre-
diale d a sostituirsi al dispendioso fonte delle do-
gane. Rimase adunque di diminuire le molteplici
linee doganali ; raccogliere più stati e territorj
entro un’unica linea daziaria e sotto uniforme
regolamento; lasciar libero al di dentro della
linea commune il reciproco commercio ; e divider
poi i proventi della cassa commune fra i diversi
stati contraenti in ragion di popolazione.
LA LEGA DAZIARIA GERMANICA 69

Si noti che queste providenze non toccano la


questione fondamentale del sistema, proibitivo ;
essendochè la communanza delle dogane può adet-
tarsi tanto a tariffe proibitive o protettive e per
così dir pedagogiche, quanto a tariffe dettate dal
puro prncipio fiscale. È però vero che gli in-
ciampi del colbertisino si tolgono almeno fra le
diverse parti della nazione; e si rende libero il
commercio interno, il quale, come t u t t i sanno,
forma presso le grandi nazioni la massima parte
del commercio totale. Inoltre si apre una strada
a d ulteriori riforme, nelle quali è più facile far
concorrere vaste e possenti leghe che molte mi-
nute provncialità rattenute da gelosie locali, o
non facilmente dominate da elevate dottrine.
Quando la questione è ridotta a ventilarsi fra
grandi stati abbiam luogo a sperare che i pro-
gressi della libertà mercantile non saranno lenti ;
essendochè le due più possenti nazioni d’Europa
e le prime e più ardenti e pomi nelle vie proibi-
tive, si sono ormai rivolte all’opposto cammino ;
demoliscono le barriere che avevano così fatico-
samente inalzate fra loro ; e tuttochè lentainente
e di poca voglia hanno pure incominciato a far
penitenza solenne dei mali esempi.
La sconvenienza delle molteplici linee doga-
nali fu notata, fin nell’atto fondamentale che co-
stituì le confederazione militare della Germania
(Art. 19). Ma la Dieta in seguito non se ne oc-
cupò di proposito; le sue deliberazioni si limita-
rono principalmente all’ordinamento della difesa
armata di cui le circostanze non resero ancora
necessario l’uso ; e alla repressione delle crescenti
opinioni.
Veduta l’impossibilità di f a r della lega da-
ziaria un accessorio della federazione politica,
70 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
s’intavolarono trattative fra alcuni dei singoli
stati, e nel maggio 1820 si aperse una conferenza
a Darmstadt a cui concorsero Baviera, Wurtem-
berga, Baden, Assia-Darmstadt, i Ducati Sas
soni e il Principato di Reuss; vi si aggiunse in
seguito Assia Cassel e qualche altro piccolo stato.
Sommavano in tutto ad 8 millioni d’abitanti, il
libero mercato fra i quali sarebbe stato a d ogni
modo un vantaggio, anche fermo stando il siste-
ma proibitivo coll’estero. Ma Darmstadt, presso
cui erasi raccolta la Conferenza, f u il primo ad
esimersi. Baden oppose molte difficoltà, cioè: la
sua posizione t u t t a fluviale e quindi attissima al
commercio, prossima alle Svizzera e quindi aperta
al pericolo del contrabando; il suo stato econo-
mico, fondato quasi interamente nell’agricultu-
ra, e quindi bisognoso di grandi importazioni ed
esportazioni ; la modicità dei dazj a cui il popolo
era, avvezzo; e per ultimo la circostanza che il
ripartimento dei proventi delle dogane in ragion
di popolazione non era applicabile a’ suoi terri-
torj. Perocchè formando essi una popolazione mi-
nore del 40 per 100 a fronte di quella di Wurtem-
berga, e sottostando a un regime daziario molto
più mite, producevano tuttavia alle dogane il 25
per 100 di più. Il che non deve far meraviglia ove
si consideri che Baden si stende lungo l’ubertosa
riva del Reno, mentre Wurtemberga si sprofonda
negli orrori della Selva Nera. Adunque la con-
ferenza di Darmstadt non riuscì al desiderato
effetto.
Nel 1822 le nuove leggi proibitive con cui gli
avidi monopolisti francesi fecero angustiare l’in-
troduzione del bestiame, provocarono i loro vi-
cini ad una rappresaglia la quale cadde sul com-
mercio dei vini. Poichè riesce più facile aggiun-
LA LEGA DAZIARIA GERMANICA 71

ger male a male che trovarvi rimedio. Sursero


nuove trattative tra Wurtemberga e Baden; poi
t r a Wurtemberga e Baviera; e quest’ultime pro-
dussero un progetto di patto daziario, a discu-
tere il quale si radunò poi nel 1825 una nuova
Conferenza a Stuttgarda. Vi parteciparono Ba-
viera, Wurtemberga, Baden, Darmstadt e Nas-
sau. Ma anche questa volta gli interessi e le abi-
tudini dei Badesi non si trovarono conciliabili
con un sistema di vessatorie dogane e costosis-
sima percezione. Non si raggiunse l‘intento della
Conferenza. Questi ripetuti tentativi non furono
però inutili; le parti ebbero campo di conoscese
meglio i loro veri interessi, le buone dottrine ac-
quistarono seguito, e il tenebroso argomento co-
minciò a ricever qualche luce. T u t t a la Germania
si accalorò nell’Impresa. Alla fine si formarono
due leghe principali. Con la prima la Baviera si
collegò a l regno di Wurtemberga. Con l’altra la
Prussia collegandosi agli sparsi territorj delle
Assie ricongiunse le due parti principali in cui
è divisa.
I riguardi politici che forse per qualche tempo
ritardarono la fusione di queste due leghe in una
sola, d a ultimo la sollecitarono; e perchè il di-
sordine doganale diveniva un incentivo sempre
più pericoloso a d altri più gravi guai, e perchè
la Prussia acquistò campo di agire più libera-
mente nell’interno della Germania. S e soggiungo
in calce a questo articolo un completo e fedele
estratto. Un trattato conchiuso a Berlino il
22 marzo 1833 stabilì definitivamente il concor-
dato daziario fra l’Alta e la Bassa Germania.
Altri piccoli stati v i aderirono congiungendosi
con t r a t t a t i all’una o all’altra delle due leghe.
Uno di questi atti, sotto i l nome di Unione Tu-
72 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
ringica, comprese il regno e i ducati di Sassonia,
e i varj principati di Schwartzburg e di Reuss,
sparsi nelle montagne che dividono l’Alta Ger-
mania dalla Bassa. Altri speciali t r a t t a t i d’ac-
cessione fatti in varie epoche congiunsero alla
Prussia i piccoli stati di Anhalt (cioè Koethen,
Dessau e Bernburg), il principato di Waldeck e
alcuni territorj isolati appartenenti agli stati di
Oldenburgo, Meclenburgo, Assia Homburgo e
Lippe Detmold. I principati di Hohenzollern (cioè
Hechingen e Sigmaringen) e alcune particelle
isolate del granducato di Baden si unirono con
t r a t t a t i a, Wurtemberga. Così una sola area com-
merciale si estese dalle frontiere della Russia a
quelle dell’Olanda e della Svizzera, compren-
dendo un 20 milioni d’abitanti.
Rimangono tuttavia fuori della lega Baden,
Annover, e le città libere. L’invito f u solenne-
mente rigettato anche dagli Svizzeri. I1 motivo
del rifiuto non è solo i1 desiderio di preservar li-
bera da pericolosi vincoli la patria indipendenza
e sovranità, ma anche la considerazione che en-
trando nella lega germanica si aprirebbero bensì
il libero commercio con una vasta regione, ma si
dividerebbero dal rimanente del globo. Ciò che
per la Prussia e la Baviera è un vero progresso,
per la Svizzera sarebbe un passo decisamente
retrogrado; a tacere del resto.
I1 paese pel quale l‘accessione alla, lega, dazia-
ria riesce una questione veramente vitale, si è la
città di Francoforte. Entrando nella lega ella
dovrebbe trasmutare tutto il modo della sua esi-
stenza e rompere le sue intime relazioni coll’In-
gliilterra, le quali la resero in realtà un emporio
britannico, e la più ricca piazza della Germania.
Rimanendo fuori della lega elle si riduce a un
LA LEGA DAZIARIA GERMANICA 73

mero deposito di contrabando ; ma l’angustia del


suo territorio, che è per poco maggiore di quello
di San Marino, diviso in due porzioni e assediato
in giro dalle uniformi e concordi dogane della
lega, non lascia campo nè all’elusione, nè alla
corruzione, nè alla violenza, le quali t r e maniere
di contrabando non si possono praticare che su
un’nmpia e malvigilata frontiera. La fiera di
Offenbach posta alla distanza di un passeggio la
stringe davvicino. Potrebbe darsi eziandio che la
sua renitenza a entrar nella lega ponesse in pe-
ricolo anche il suo primato politico sulle città.
di Germania, che alcuni proposero di restituire
alla obliata Ratisbona.
Alcuni giornalisti tedeschi hanno detto erro-
neamente che la monarchia austriaca è trattenuta
dal prender parte alla lega per effetto delle com-
plicate relazioni che la stringono all’Ungheria e
all’ltalia. Questi scrittori mostrano d‘ignorare
che l’Ungheria cogli annessi stati di Transilva-
nia, Schiavonia e Croazia ha un sistema daziario
e commerciale tutto proprio, e separato affatto
dagli altri stati ereditarj ; e che nella linea dazia-
ria austriaca non è compreso se non quel lembo
d’ltalia che fa parte immediata degli stati im-
periali cioè il regno lombardo-veneto e alcuni
territorj del Tirolo e dell’Illiria. Ora qui non
esiste alcuna sorta di complicate relazioni, ma
bensì una perfetta uniformità cogli stati impe-
riali in Germania. Anzi è certo che una graduale
e moderata concorrenza infonderebbe incessante
vigore all‘industria generale dell’impero, la quale
non è più così incipiente d a esigere una prote-
zione artificiale. Nello stato prospero a cui è
giunta, essa h a molto più a temere delle inganne-
voli e sonnifere assicurazioni del sistema proibi-
74 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
tivo che dalle salutari ed elettriche scosse di une
moderata emulazione. L‘accessione delle provin-
cie non ungariche della monarchia austriaca rad-
doppierebbe l’area della lega che comprenderebbe
ornai più di 40 milioni d’abitanti e una conside-
revole varietà di climi e di produzioni. Si apri-
rebbe alle viste dello speculatore un campo assai
più vasto che non offra la Francia stessa, la na-
vigazione dì sette fiumi reali, il Po, il Reno, il
Wéser, l‘Elba, l’Oder, la Vistola e il Danubio,
e il libero accesso a quattro mari. Quanto poi
alle provincie italiche in particolare, v’ha luogo
a credere che rendendosi spedite e libere le com-
municazioni con la Prussia Renana ma ssimamen-
te, il setificio potrebbe trarne considerevole van-
taggio; ed è incontrastabile che per animare il
commercio del Tirolo e del Porto di Venezia
nulla gioverebbe tanto quanto l’aprire un libero
varco alla Baviera e alla Svevia e ad ambo i mari
della Germania settentrionale. Questa sarebbe la
più facile, spedita e n a t u r a via mercantile dal
Levante all’estremo Settentrione ; richiamerebbe
a Venezia molta parte del commercio di Malta,
Marsiglia e Gibilterra e ritornerebbe tutto
l’Adriatico a quella prosperità che da t r e secoli
ha smarrita, e di cui ogni zelatore del commun
bene deve invocare il risorgimento e ogni cultore
della buona economia deve additare il facile sen-
tiero.
SUNTO DEL TRATTATO DAZIARIO
FRA GLI STATI DELL’ALTA E BASSA GERMANIA.

I1 trattato a cui concorsero la Prussia, Assia Cas-


sel, Assia Darmstadt da una parte e Baviera e Wurtem-
berga dall’altra, si compone di 41 articoli che ho qui
ridotti in succinto sull’originale.
LA LEGA DAZIARIA GERMANICA 75
I. Le due leghe daziarie (Prusso-Assiana e Bavaro-
Wurtemberghese) sono congiunte in una sola.
II. La lega mantiene le speciali convenzioni che po-
tessero esistere f r a gli stati contraenti ed altri stati
esteri per qualche porzione dei territorj di questi.
III. Sono escluse quelle frazioni isolate degli stati
contraenti che per la loro solitaria posizione non pos-
sono venir involte nella linea daziaria, salve sempre le
agevolezze commerciali di cui già godono.
IV. In tutta la lega si regoleranno in modo uni-
forme i dazj d’importazione, esportazione e transito ;
cosicchè la legge doganale, la tariffa e l’ordinanza da-
ziaria siano parti integranti del trattato, salve quelle
varietà che non pregiudicassero all’oggetto della lega.
V. Non si fanno aggiunte al trattato se non di com-
mune formale consenso.
VI. F r a gli stati contraenti è libertà di commercio
e compartecipazione al provento dei dazj.
VII. La libertà non si estende al commercio, 1° del
sale e delle carte da giuoco; 2° degli articoli soggetti a
tasse diseguali nei singoli stati contraenti o tassati solo
in alcuni di essi; 3° degli articoli attualmente vincolati
d a patenti di privativa o di privilegio.
VIII. Le merci che soggiaciono a dazio sulla com-
mune frontiera, non si trasporteranno dai territorj
Prusso-Assiani ai territorj Bavaro-Wurtcmberghesi, o
viceversa, se non per le strade maestre, e pei fiumi na-
vigabili, e mediante notificazione agli appositi officj e
produzione delle polizze di carico e cedole di spedizione.
Sono esenti le materie prime in piccole quantità, gli
articoli d i minuto traffico sui confini e il bagaglio dei
viaggiatori ; nè si farà inspezione delle merci se non per
garantire i dazj parificanti, di cui più sotto.
IX. Ogni stato regolerà a suo beneplacito il com-
mercio delle carte da giuoco.
X. 1. E vietato importar sali o materie saline pro-
venienti da stati estranei alla lega quando ciò non sia
per conto dei governi.
76 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
2. Non transiteranno per territorj degli stati con-
traenti se non con loro permissione e con le opportune
cautele.
3. Si esporteranno liberamente a stati estranei.
4. Si importeranno da stato a stato quando sianvi
apposite convenzioni.
5. Estraendosi da uno stato per conto di altro stato,
si accompugneranno con licenze. E a tal uopo appositi
officiali vigileranno sulle saline dei privati.
6 . i n ogni spedizione di sali si determinerà l’itinera-
rio e si prenderanno cautele verso il contrabando.
7. Quando in uno degli stati il prezzo del sale sia
comparativamente cosi basso da provocare il contrabando
ad altro stato, l’approvvigionamento del sale si limiterà
al mero necessario in quei luoghi che non sieno lontani
dai communi confini più di sei ore.
XI. Nell’interno dei singoli stati contraenti si re-
goleranno in modo uniforme le tasse imposte agli arti-
coli indicati nell’articolo VII, n. 2. E per garantire i
fabricatori in uno stato dagli effetti della minore tassa-
zione dei detti articoli in altro stato, alle tasse attuali
s i aggiungeranno sovrimposte suppletorie o parificanti,
cioè in Prussia ed Assia Cassel su la birra, l’acquavite,
il tabacco, i l mosto e il vino; in Raviera e Wurtemberga
su la birra, l‘acquavite e l’orzo tallito; e in Assia Darm-
stadt SU la birra.
Le sovrimposte parificanti si regoleranno come segue :
1. Si misureranno sull’attual differenza f r a le tasse
dall’uno all’altro degli stati contraenti.
2. Alterandosi le tasse attuali si modificheranno in
proporzione anche le sovrimposte parificanti, dietro op-
portune trattative.
3. L’imposta che attualmente si riscuote in Prussia
su il mosto, il vino, il tabacco e l‘acquavite, e in Baviera
sulla birra e l’orzo tallito, servirà di estremo limite alle
sovrimposte parificanti che gli altri stati potranno sta-
bilire sull’importazione dei detti articoli d a altro stato
cui soggiaciono a nessuna o a minore imposta.
4. Non si dà rimborso di tasse a chi esporta in
altro degli stati contraenti alcun articolo tassato.
LA LEGA DAZIARIA GERMANICA 77

5. Son si stabiliranno imposte parificanti se non


su la birra, l’orzo tallito, le foglie di tabacco, il mosto
e il vino.
6 . Quando su i l vino, il mosto e il tabacco sia ri-
scossa un’imposta parificante, non si riscuoterà alcun‘al-
tra gravezza governativa e communale.
7. Non v’è imposta parificante per quegli articoli
esteri d’importazione o di transito che hanno già pa-
gato gabella presso uno degli offici doganali della lega e
che essendo produtti nell’interno della lega, transitano
per gli stati contraenti.
8. Le imposte parificanti vanno allo stato in cui
si importano le merci.
9. La loro riscossione si farà preferibilmente nello
stato da cui la merce si esporta.
10. Finchè non si convenga in proposito, l’impor-
tazione si farà per le vie indicate nell‘articolo V I I I .
X I I . Quanto agli altri dazi d i consumo, la merce
proveniente da altro degli stati contraenti non si aggra-
verà più della merce locale. I1 che vale anche per le
imposte communali.
XIII. I n generale non si esigeranno pedaggi od al-
t r e simili gravezze, se non in quanto corrispondano alle
spese ordinarie di costruzione e conservazione di ponti,
argini, strade e simili. 11 massimo limite s i desumerà
dalla tassa stradale (Chausséegeld) stabilita in Prussia
con la tariffa del 1828.
XIV. Si darà opera a stabilire un sistema uniforme
di pesi, misure e monete, e prima di tutto un commun
peso doganale. Frattanto si pubblicheranno reciproche
riduzioni dei pesi e delle misure delle attuali tariffe. Si
redigerà una tariffa in doppio, giusta i due sistemi ba-
varo e prussiano di pesi misure e monete. In Baviera.
Prussia ed Assia si tratterà a peso e misura locale; in
Wurtemberga a peso e misura di Baviera; aggiungen-
dosi poi nei registri la riduzione in misura bavara o
prussiana. In aspettazione d’una moneta uniforme, i
dazj si riscuoteranno nella moneta in cui si pagano le
altre contribuzioni locali ; accettandosi però le monete
d’oro e d’argento di qualsivoglia degli stati contraenti.
78 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
XV. Le gabelle sulla navigazione di quei fiumi che
furono contemplati dal Congresso di Vienna, o in altri
trattati, rimarranno in vigore, finchè non si convenga
altrimenti. Si solleciteranno trattative per agevolare il
trasporto dei prodotti nazionali sul Reno e suoi influenti.
Frattanto parità di trattamento per tutti i contraenti.
I pedaggi sugli altri fiumi non contemplati d a trattato,
verranno determinati dai singoli governi a loro modo,
salva però la parità del trattamento per tutti.
XVI. Coll’attivarsi delle dogane federali, cesseranno
tutti i diritti di deposito (Stapel-und Umschlags-rechte)
che non siano specialmente prescritti nel regolamento.
XVII. I diritti per canali, ponti, ecc. si riscuoteran-
no solo in quanto il commercio ne ritragga vero servigio,
e si serberà parità di trattamento.
XVIII. Si promoverà con uniformi principj l’indu-
stria; i varj sudditi avranno libero campo di esercitarla
da stato a stato, non pagando alcuna tassa che non si
paghi dai sudditi locali; e quelli di loro che viaggiassero
per fare incetta di materie prime, o raccoglier commis-
sioni, pagheranno la relativa tassa soltanto nel luogo di
loro residenza. A fiere e mercati avranno tutti paritài
di trattamento.
XIX. Nei porti marittimi prussiani tutti i sudditi
della lega avranno parità di trattamento, e nelle piazze
straniere avranno diritto all’assistenza dei consoli di
qualunque degli stati contraenti.
XX. A repressione dei frodatori delle dogane e dazi
di consumo si stabilirà un commune regolamento pe-
nale (Cartello).
XXI. I proventi degli stati si contraenti che parteci-
panti sono posti in commune ; eccettuandosi :
1° Le imposte sui produtti locali;
2° I pedaggi fluviali (art. XV);
3° I pedaggi stradali, e i diritti su ponti, argini,
canali, porti, emporj e simili;
4° Le confische e multe doganali nel territorio dei
singoli stati.
LA LEGA DAZIARIA GERMANICA 79

XXII. Questi proventi si ripartiscono in ragion di po.


polazione : deducendosi :
1° Le spese di percezione come all'art. XXX;
2° L e restituzioni d'esazioni indebite ;
3° I compensi convenuti per tasse già riscosse.
La popolazione di quegli stati estranei alla lega che
convenissero particolarmente con uno degli stati con-
traenti di lasciarsi involgere nella linea federale rice-
vendo in correspettivo d a quello stato un'annua somma,
sarà calcolata insieme alla popolazione del medesimo
stato contraente.
Lo stato della popolazione si assumerà di triennio
in triennio.
XXIII. Le remissioni di tasse a i manifattori, quando
non siano fondate nella commune legge daziaria, cadono
a carico dello stato che le concede.
XXIV. Son si amplieranno le esenzioni concesse ai
luoghi di fiera, anzi si tenderà a restringerle, ed anche
abolirle ; nè senza commune consenso se ne concederanno
di nuove.
XXV. Gli oggetti diretti ad ambascerie, corti e case
principesche non godono esenzione. I rimborsi che per
avventura si concedessero dai singoli governi in questo
proposito, non entrano nel conto commune. Potranno i
singoli governi dar passo franco nel lor territorio a certi
articoli; ma le somme per t a l modo sottratte alla cassa
commune verranno registrate a loro debito.
XXVI. I singoli stati hanno diritto di graziare e
commutar le pene, dandone a richiesta reciproca notizia.
XXVII. Nominano gli impiegati doganali, che sono
però sottoposti ad uniforme ordinanza.
XXVIII. Nominano una o più Direzioni doganali, le
cui attribuzioni che non siano già determinate da questo
trattato o dalla legge daaiaria, si determineranno con
apposita istruzione.
XXIX. Le Direzioni invieranno i prospetti trime-
strali e finali ad un officiocentrale, in cui ogni stato
80 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
potrà nominare un officiale, e da cui si redigerà un conto
corrente e si disporrà il conto annuale. Se l’incasso ef-
fettivo nelle‘ dogane di uno stato è minore della quota
trimestrale che gli compete, e una tal differenza è mag-
giore dell’ammonto di una mesata, la somma deficiente
gli verrà corrisposta da quegli stati che avranno fatto
in quel trimestre un incasso maggiore della debita quota.
XXX. 1. Per le spese di percezione a l di dentro della
linea commune ogni stato provederà nel proprio territorio.
2. Per le spese di percezione e sicurezza sulla linea
commune si determinerà per ogni stato una somma ap-
prossimativa che si preleverà sul produtto lordo delle
dogane locali.
3. Ove la percezione delle dogane communi sia
promiscua con quella delle imposte locali, si farà conto
separato delle spese competenti pel servizio della lega.
4. Gli impiegati doganali avranno stipendio uni-
forme.
XXXI. I singoli stati potranno inviare ispettori pro-
prj a rilevar l’andamento delle dogane lungo le frontiere
degli altri stati; si determineranno poi i limiti della loro
ingerenza.
XXXII. Potranno inviare eziandio commissarj presso
le Direzioni degli altri stati; ferma stando la massima
che si agevolino loro le più ampie e sicure informazioni.
Si potrà anche far uso di inviati appositi, o conferir
mandato speciale ai residenti ordinarj.
XXXIII. Ogni anno in principio di giugno i plenipo-
tenziarj dei governi contraenti terranno conferenza ; l’un
d’essi eletto a pluralità di voti, presiederà, ma senza
alcuna prerogativa. La prima conferenza si terrà in
Monaco e prima di sciogliersi determinerà il luogo per
la prossima tornata.
XXXIV. La conferenza si occuperà:
1° Degli inconvenienti che sorgeranno ;
2° Della conclusione dei conti sociali;
3° Delle proposte dei singoli stati;
4° Delle trattative per riforme e alterazioni nel
sistema.
L A LEGA DAZIARIA GERMANICA 81

XXXV. I casi pressanti che sopravvenissero si dl-


scuteranno in via diplomatica o in conferenza.
XXXVI. Il governo presso di cui si adunano i pleni-
potenziarj somministra loro gratuitamente il locale e
personale di cancelleria.
XXXVII. I governi che non hanno ancora tariffe com-
plete, vi provederanno onde la comparativa minoranza
delle imposte nei loro stati non danneggi il commercio
degli altri.
XXXVIII. i contraenti sono pronti ad aprir trattative
di unione cogli altri statti germanici che volessero entrar
nella lega.
XXXIX. Promoveranno il commune commercio colle
nazioni straniere per via di trattati.
XL. Commissarj si occuperanno a completare questo
trattato e i relativi provedimenti.
XLI. Il presente trattato duraturo dal 1° gen-
najo 1834 al 1° gennajo 1842. Se non si dichiara disciolto
due anni prima che il detto termine spiri, si riguarderà
rinnovato per altri dodici anni, e così di dodicennio in
dodicennio; salvo il caso che nel frattempo la Dieta
Germanica non dia compimento all’art. 19 del Patto fe-
derale, o non proveda al libero commercio delle vetto-
vaglie.
Al trattato seguono tre Atti principali; cioè la Or-
dinanza daziaria, l a Tariffa e un Regolamento penale
sul contrabando, detto Cartello daziario (Zollecartel).**

** Sulla politica doganale e restrittiva in genere, si


vedano pure le seguenti notizie dei Cattaneo : Monopolio
generale del caffè nell’isola d i Giava (« Bollettino » ago-
sto e settembre 1833 pp. 387-388). - Z u r i g o sul sistema
doganale (ibidem, febbraio 1834, pp. 208209). - Riforma
daziaria nel Messico (ibidem, febbraio 1834, pp. 215-216).

6. - CATTANEO.Scritti economici. I.
VI.

Osservazioni sui prezzi attuali delle sete.*

I1 prezzo delle nostre sete supera ormai di


gran lunga tutte le predizioni della pratica più
consumata. Per poco che la stagione sia propizia,
esso permette un anno d’abbondanza e di pro-
sperità a migliaia e migliaia di famiglie.
I1 monopolio di quel pugno di commissionarj
che a Londra si pappavano a dozzine i nostri mi-
lioni, e per soprapiù si facevano beffe di noi, f u
assalito con buona e leal guerra. M a per dap-
pocaggine e discordia di alcuni incettatori f u
guerra scabrosa e lunga e lasciò gravi ferite a chi
men le meritava e sopratutto non è guerra finita.
I proprietarj che mossi più d a un generoso buon
senso che dal calcolo, vennero fuori a impedire
la comune ruina, giovarono a sè ed agli a l t r i ; e
salvarono fors’anche molti di coloro che si mo-
stravano più linguacciuti contro i loro fratelli e
accrescevano colle loro dicerie il comune pericolo.
L’impianto del gran mercato delle sete i n Lon-
dra era dannoso e degradante. Egli era divenuto
un vero Monte dei pegni dove i Commissionarj
del nostro commercio facevano la figura poco
meno che di benefattori; e il più ricco paese del
continente rappresentava il personaggio del mi-

* (( Bollettino )), XLVIII, aprile 1836, pp, 75-86, e in


estratto, pp. 16 in 8°, Milano, 1836.
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE a3

serabile che riceve il prezzo della sua, roba, i n vili


e precarie sovvenzioni. I prezzi delle sete non si
convenivano per discussione mercantile tra eguali
ed eguali, ma si decretavano autocraticamente.
La gran sapienza del nostro negoziante era di
poter prevedere per induzione o intravedere per
anticipata confidenza il decreto dei superbi mo-
nopolisti. Era questa una istituzione assai co-
moda per chi ne godeva e per t u t t i i suoi dipen-
denti e turcimanni ; epperò a molti doveva dolere
di vederla assalita.
Tra gli sforzi fatti allora per danneggiar la
cosa pubblica, v’erano anche i falsi calcoli, ba-
sati principalmente sui risultamenti delle grandi
vendite periodiche del mercato di Londra, e sul-
l’irruzione tanto terribilissima delle sete chinesi
e indiane. Lunghe filze di cifre squadronate in
tabelle, dovevano provare che dal 1825 a l 1833
« il consumo delle sete italiane nella totalità f r a
le grezze E le filatoiate andava decrescendo E spe-
cialmente poi era rimarchevole la diminuizione nel
consumo dei nostri organzini»** se non che le
stesse cifre interrogate diversamente da altro
attuaro facevano deposizioni diametralmente op-
poste.
Codesto attuaro, appunto perchè ignorantis-
simo di setificio, di sovvenzioni e di spedizioni e
non guasto dalla pratica e soprattutto non inte-
ressato menomamente al gioco mercantile, di-
mostrò allora in questo Giornale che la bisogna

** I1 Cattaneo si riferisce ad un articolo, non firmato


pubblicato nel « Bollettino », 1834, pp. 309-316: Incanto
delle sete d i Londra alla fine ael febbraio 1834 e prezzo
corrente delle sete italiane in quell’epoca, coll’aggiuata
d i un quadro comparativo delle sete consumate nella
Gran Brettagna dal 1825 al 1834.
a4 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI -I
stava precisamente a rocescio. Paragonando gli
ultimi quattro anni (in allora 1830-1833)e i quat-
tro anni antecedenti (1826-1829) trovava che nel
secondo quadriennio il consumo delle sete torte
italiane era cresciuto di quasi 1/5, cioè del 19
per 100, e quello delle sete grezze era cresciuto
di quasi 2/5 cioè del 38 per 100; ciò che faceva
qualche milione di libbre e parecchi milioni di
franchi.
Poi si studiò di rinvenire alcuna delle ragioni
per cui il consumo delle sete doveva crescere e
non diminuire. Le sue ragioni allora parvero a
molti mal fondate ; perciò egli si crede i n diritto
di ripublicare qui un brano di quel deriso arti-
colo Dal quale si vedrà che le cose ch’erano una
mattezza teorica nel 1834 sono divenute verità
pratica nel 1836. Da ciò quei signori che per
aver in vita loro molto guadagnato credono di
aver molto ragionato, dovrebbero persuadersi che
i loro guadagni sono il più delle volte terni al
lotto e non calcoli di testa quadra, e che essi sul
prezzo possibile delle sete ne sapevano allora e
ne sanno adesso nè più nè meno di chicchessia,
perchè le cause del rialzo delle sete sono affatto
est r a n ce a l la p rat ica m erca nti le.
Le ragioni accennate allora per provare che
il consumo della seta doveva superar la produ-
zione e quindi di d a r aumento a i prezzi si potreb-
bero sviluppare comodamente con molto corredo
di fatti, e davvero gioverebbe che alcuno lo fa-
cesse. Eccole frattanto quali furono allora sca-
rabocchiate in quell’articolaccio di occasione.

1 Trascorse allora lo sbaglio di stampa di un 7 in-


vece di 9; ma ciò non porta alcun effetto al ragiona-
mento. Vuolsi leggere 781646 e non 981646 sulla fine della
p. 105.
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE 85
« Le fluttuazioni rapide e pericolose sì nei con-
sumi che nei prezzi non tolgono il f a t t o grande c
costante che la ricerca della seta va crescendo in
t u t t e le p a r t i del globo e in nessuna d i esse va d i -
m i n u e n d o . Ciò avviene per t r e ragioni : 1° perchè
l’incivilimento almeno apparente si propaga a
nuove regioni; 2° perchè la popolazione d’ogni
paese incivilito va d’anno i n anno crescendo :
3° perchè questo incivilimento crescente propaga
l‘agiatezza di ceto e la diffonde a, classi sempre
più numerose. E ciò alla barba di t u t t i i matti
che cianciano di statu quo e di mondo retrogrado.
Ma se in tutti i paesi la seta si p u ò consumare,
non in t u t t i si può egualmente produrre. Al con-
trario la produzione della seta non può propa-
garsi che in alcuni paesi privilegiati della natura
e dell’arte, e sempre lentamente; e ciò perchè
non solo il clima oppone nella maggior porte dei
paesi colti un ostacolo insuperabile, ma perchè
non è facile, come molti credono, il far balzar
fuori con un colpo di verga magica i capitali. i
vivaj, le piantagioni, i locali, gli imprenditori,
le proprietà minutamente divise e diligentemente
governate, e le popolazioni n umerose, intelligenti
e ubituate, in modo di elevare una poderosa con-
correnza. Inoltre non t u t t i i paesi producono sete
della medesima qualità e attitudine; ed è u n
falso spauracchio quello delle sete indiane e chi-
nesi, le quali sono per forza del clima inette a
far velluti, e rasi, e nastri figurati, e innumere-
voli altri lavori. E poi chi ci autorizza a inchio-
dare il destino delle nostre sete all’unico mercato
di Londra, scosso non ha guari da una profonde
riforme daziaria, e così facilmente agitato dal
raggiro di fallaci corrispondenze? Dai dati di un
86 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
solo mercato si potrà, forse far congettura a l
prezzo degli a l t r i ; ma per rilevare il consumo
universale è veramente d’uopo consultare lo stato
d i t u t t i i m e r a t i , perchè i consumi venuti meno
in una piazza, possono aver avuto compenso in
un’altra. Ora chi non sa che altri paesi, la Sviz-
zera cioè, l’Austria, la Prussia, e l a Russia van
crescendo in modo sensibile le loro dimande?
E dimande considerevoli non vennero fatte que-
st’anno (1834) dalla stessa piazza di Lione tutto-
chè circondata dalle piantagioni nazionali e per-
turbata dalle vicende politiche?
« N o n è perciò che si debba adulare l’avidità
dei proprietarj e provocare i trafficanti a teme-
rarie speranze. Gli Annali di Statistica non sono
instituiti a siffatto intento, ma a raccogliere con
imparziale diligenza i fatti interessanti la na-
zionale e la universale prosperità. Lasciamo che
le fazioni mercantili si accapiglino a loro piaci-
mento, e serbiamo illesa dalle loro emulazioni
l’integrità dei fatti e delle cifre ».***
Queste ragioni erano vere nel 1834 e l o sono
tuttavia nel 1836 per cui non occorre cambiare
una parola. Ma i ragionamenti dei pratici sono
in due anni cambiati da capo a fondo. Bensì a

1 Si dice che parecchie migliaja di setajuoli lionesi


sono andati a cercar pane e pace nella Svizzera e mas-
sime a Zurigo, città che prospera mirabilmente. E qui
i manifattori notino bene che a Lione vi erano le dogane
protettive e a Zurigo no.
*** Queste considerazioni sono la parte principale - il
resto comprende due quadri statistici e i relativi com-
menti - di una lunga lettera diretta al Lampato e pub-
blicata nel « Bollettino », XXXIX, 1834, pp. 104-107, con
il seguente titolo : Rettificazione all’ultimo articolo sul-
l’Incanto delle sete a Londra inserito nel fascicolo d i
marzo 1834 del « Bollettino di Statistica ».
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE 87

queste ragioni si potrebbero aggiungere altre


ancora.
1° Altra causa d’aumento del prezzo delle
sete è il perfezionamento delle macchine tanto
per torcere, quanto per tessere, non che di tutti
i procedimenti d’appresto e tintura. Molti hanno
già osservato che il prezzo delle stofle non cresce
in proporzione del prezzo della materia prima.
I1 fatto è in parte vero, e vuolsi attribuire non
solo ai prezzi bassi a cui si erano comperate le
sete per l’addietro e al bisogno di vendere, ma
anche ai progressi dell’arte i quali diminuiscono
le spese e le tare. Un distinto fabbricatore che
recò pur ora d a Londra nuove macchine per la
filatura di cotone, narra portenti dei nuovi a r -
tificj colà immaginati per torcere le sete, e parla
di risparmio nella spesa i n misura di 90 per 100.
Questo reca vantaggio alla materia prima, la
quale ottiene un margine per un rialzo di prezzo,
senza che si alteri p e r quanto a ciò il prezzo della
stoffa, Recherà, bensì danno alla nostra mano
d’opera se i manifattori non si svegliano, e in-
vece di fidarsi della frontiera, non guardano un
po’ al di là, della frontiera ciò che si va facendo
negli altri paesi di questo mondo.
2° Un’altra cagione indiretta che potrà ac-
crescere il prezzo della materia prima sarà il
risparmio d i tempo, prodotto appunto dalla mi-
glioria delle macchine, il qual risparmio di tempo
diventa risparmio d i capitale ; potendosi nello
stesso tempo e collo stesso capitale far correre
nella manifattura maggior massa di materia
prima.
3° Un’altra cagione potrà essere il ribasso
d’interesse, il quale è una delle grandi cause della
superiorità della industria britannica, alla quale
88 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
nessun artificio protettivo potrà, far fronte. Un
manifattore inglese che tenga impiegato un ca-
pitale, a cagion d’esempio, d’un milione al 3
per 100, quando ha guadagnato 30 mila franchi
ha finito il suo conto e può mangiarsi in pace il
soprappiù del suo guadagno. Ma il manifattore
italiano che p e r lo meno p e r lo meno paga il 6,
prima di metter in tasca mezzo centesimo, deve
guadagnare 60 mila franchi, e ciò con macchine
meschine e disadatte. Così coeteris parib us quan-
do il manifattor italiano può morire di fame, il
manifattore inglese ha 30 mila franchi su cui
vivere lautamente ed eziandio far borsa. Quindi
egli può ribassare i prezzi, pagare il contrab-
bando e assalire il nostro manifattore in mezzo
alle sue t r i n c e r e proibitive. Qui sta una differenza
che rende necessario di mobilizzare i capitali se-
p o l t i , o i n g o r g a t i , o m a l e i m p i e g a t i per diffidenza
e indolenza. Altrimenti ad onta di t u t t i i favori
del principe, la nostra industria dovrà soccom-
bere. O bisogna dire che le banche pubbliche sia-
no un affare di sterile lusso o è certo che un paese
senza banche non può tener fronte a que‘ paesi
dove esse danno un potente impulso alla circola-
zione dei capitali. È certo però eziandio che la
base di queste instituzioni sta nella confidenza
comune e nella certezza del futuro.
4° Un’altra cagione del rialzo delle nostre
sete, sarà nei probabili progressi della libertà del
commercio e nella vicina decadenza del sistema
proibitivo, del quale le più grandi nazioni si
vanno sempre più disingannando. Un grande e
luminoso esempio diede l’Inghilterra agevolando
la tanto temuta introduzione delle seterie fran-
cesi; la quale operazione invece di abbattere le
fabbriche nazionali inspirò loro nuova vita e ina-
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE 89

spettata perfezione e sopratutto moltiplicò il nu-


mero dei lavoranti con sommo stordimento degli
indotti. F u quella operazione che d i e d e il primo
slancio alla ricerca della seta e all'incredibile in-
cremento d e i p r e z z i . Col che si mostrò trionfal-
mente che gli interessi dei consumatori. degli in-
dustrianti e degli agricoltori sono egualmente fa-
voriti dalla libera concorrenza,
Nè il vantaggio viene solaniente dalla emula-
zione e da questa libera e rital concorrenza. Sic-
come il forastiero non ci porta la sua roba per
lasciarcela gratis : così ogni importazione ch'egli
f a , cagiona necessariamente una esportazione cor-
rispondente; quindi accresce la ricerca e i prezzi
di tutte quelle cose che i1 forastiero ama di avere
da noi cioè di tutte le cose belle e buone che la
nostra agricoltura o qualunque altra nostra in-
dustria produce. Viceversa ogni ostacolo opposto
alla libera importazione danneggia l'esportazione
c disannima il produttore delle merci ottime e ca-
paci di sostenere ogni estera concorrenza. Così
in Francia il sistema protettivo respingendo le
ferramenta, gli acciai. lo zucchero di canna, le
cotonine, il carbon fossile, diminuisce proporzio-
natamente l'esportazione dei vini, delle stoffe e
dei p a n n i che sono le t r e maggiori e migliori indu-
strie di quella nazione; ed inoltre costringe t u t t a
la popolazione e provedersi a più caro prezzo i n
minor quantità e peggior qualità lo zucchero in-
digeno e l'indigeno combustibile : mentre gli agri-
coltori non hanno ferro quanto basti agli arnesi
rurali. Si è dimostrato cento volte che ogni pro-
tezione si risolve in uno sforzo per avviare i me-
stieri malfatti a spese dei mestieri ben fatti ; ossia
in un impulso dato ai lavoranti a lasciare il me-
stiere che sanno, per farne un altro che non riesce.
90 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

Tutto questo sforzo torna vano, come prova


l’esperienza di tutte le nazioni. Poichè non si
potrà mai perpetuare questa stravaganza che
l’onesto padre di famiglia, scarso di borsa, debba
acquetarsi a pagar curo la roba cattiva del suo
paese, invece di pagare a minor prezzo la roba
migliore d’altro paese. Ora finchè ci saranno i
compratori d i roba estera ci saranno sempre anche
i venditori. Questa è una gran verità alla quale
bisogna chinar il capo. I manifattori non si
addormentino all’ombra delle proibizioni, le qua li
promovendo la pigrizia, e l‘imprevidenza, e le
speculazioni temerarie e malpiantate, preparano
la ruina degli infelici che le invocano. I manifat-
tori riconoscano che in mancanza della salubre e
avvivatrice atmosfera di una libera concorrenza,
il contrabbando è la sferra e il pungolo della loro
pigrizia, e il promotor potentissimo dell’attività
e del progresso. Egli è un amico burbero e im-
portuno che dice aspramente la verità, e la dice
ogni giorno ed ogni ora.
Perciò i proprietarj e i negozianti dovrebbero
seguire per opposizione l’esempio dei manifat-
t o r i ; e implorare dal principe la promozione del
commercio nella stessa misura in cui questi ne
implorano ciecamente la soppressione.
Essi renderebbero un beneficio agli stessi ma-
nifattori i quali verrebbero richiamati a tempo
dalle strade false su cui trascinano seco i capi-
tali del paese e le popolazioni più povere e bi-
sognose. Le produzioni ben fondate e condizionate
non temono concorrenza. Chi va a portare giojelli
od orologi a Ginevra, o maccheroni a Napoli?
Chi viene a portarci seta o formaggi di grana?
5° Un’altra cagione di aumento dei consumi
sta nel ribasso dei dazj; giacchè il loro importo
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE 91

entra nel prezzo di vendita e si paga dal consu-


matore. Con la loro abolizione o si apre il campo
a crescere il prezzo della materia prima, o il
prezzo delle stoffe diviene appetibile a numerose
classi, le quali altrimenti ne dovrebbero far senza,
e così cresce il consumo. I n Inghilterra l‘illustre
Huskisson ridusse d’un colpo il dazio d’importa-
zione delle sete torte al 14 per 100 di quello ch’era
per lo innanzi. E una volta che una gran nazione
abbia dato un passo di t a l fatta o le altre nazioni
devono conformarsi all‘esempio, o devono soc-
combere s u i mercati neutri e spiantar le fabbri-
che, Generalmente le sete grezze pagavano enor-
memente nell’uscire, e le sete torte pagavano
enormemente nell’entrare. Così i doganieri si
divertivano a incrociarsi ed eludersi, manomet-
tendo i più delicati interessi dello Stato. I1 dazio
d i transito poi con t u t t e le vessazioni che seco
portava era un invito a l forastiero a studiare
altra strada cosicchè l’alveo commerciale rima-
nesse in secco.
Le cinque cause qui aggiunte operano in pic-
colo e insensibilmente. Le grandi cause sono pur
sempre le tre accennate nel citato articolo, cioè
la diffusione dell‘incivilimento a nuovi paesi ;
l’incremento delle popolazioni ; e l’incremento delle
classi agiate in ogni data popolazione.
L’incremento universale delle popolazioni è
un fatto splendido e grandioso. Ma nessuno forse
calcolò finora gli effetti che può avere sull’incre-
mento di certi consumi come appunto della seta ;
nessuno s’immagina che sterminate conseguenze
possa avere.
Il Regno delle due Sicilie al tempo della bat-
taglia di Velletri contava 4 milioni d’anime ; ora
ne conta otto. I quattro milioni divennero otto
92 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
anche i n Irlanda. I1 rimanente della popolazione
britannica aumenta di 300.000 anime ogni anno.
La popolazione degli Stati Prussiani si è raddop-
piata in 26 anni. Quella degli Stati Uniti si rad-
doppia ogni 21 anno ; giacchè i n poco più di mezzo
secolo è. giunta dai 2 milioni ai 14; continuando
così pel1855 sarà di 28 milioni, e fra 42 anni sarà
di 56 milioni. La popolazione delle Spagna e del
Portogallo è in rapidissimo incremento ; lo scio-
glimento delle mani morte vi deve promovere
potentemente non solo la popolazione ma anche
l’agiatezza come già, abbiam visto avvenire fra
noi. Questi sono fatti estranei alla pratica mer-
cantile, eppure devono produrre qualche effetto.
Perchè o bisogna che questi figli di gente cal-
zata e vestita imparino a vivere nudi o bisogna
che l’incremento dei consumi accompagni l’incre-
mento delle popolazioni. Sembrano sogni e son
verità.
Supponendo che il consumo totale della seta
i n Europa sia di 23 milioni di nostre libbre os-
sia di 300 milioni d’once, e valutando la popola-
zione di questa regione a 2% milioni d’anime noi
vediamo che il consumo medio è poco più di
un’oncia di seta per testa. Dunque per il solo
incremento della popolazione Europea, ed om-
messo per ora ogni altro riguardo, bisogna ac-
crescere la produzione della seta i n modo che si
abbiano più di 110 mila libbre ogni milione d’in-
dividui che cresca. Chi dicesse che la massa della
popolazione in Europa cresce da 4 milioni ogni
anno, direbbe una cosa assai verisimile e che del
resto si potrebbe con alcune ricerche non difficili
approssimare al vero. Ebbene bisogna adunque
che pel solo incremento della popolazione d’Eu-
ropa il consumo della. seta s’accresca di quasi
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE 93
mezzo milione di libbre ogni anno. Ora la pro-
duzione totale degli Stati di Parma e Modena è
poco più di mezzo milione di libbre. Se dunque
ogni anno la produzione delle sete si estendesse
i n modo da equiparare il prodotto annuo di quei
due Stati, coprirebbe appunto l’aumento di ri-
cerca prodotto dall’aumento di questa popola-
zione. Basta questa sola causa a d assorbire l’au-
mento duodecimale che si attribuisce alla pro-
duzione serica del nostro Stato. Restano poi a d
aggiungersi t u t t e le altre cagioni d‘aumento.
Quindi coloro che guardano con occhi d’invidia.
e di dolore la propagazione del setificio nelle vi-
cine contrade, diffidano troppo dell’avvenire.
ll modo poi con cui si opera l‘incremento del-
le classi agiate è facile a spiegarsi:
Nei paesi feudali e semibarbari, che sono an-
cora molti e vasti, un ampio territorio conta po-
chissimi baroni che possedono tutta la terra. Vi
sono signorie che hanno le cinquecento, le sei-
cento e più mila pertiche di estensione. Appar-
tengono ad una sola famiglia, di cinque o sei
persone, la quale coi prodotti della più rozza
agricoltura ed anche solo della pastorizia, può
sostenere un fasto regale. Supponiamo eziandio
che t u t t a la famiglia e t u t t i i suoi dipendenti e
servi vestano di velluto; tranne questo pugno di
persone e qualche mercante che le provvede degli
oggetti di lusso, il resto della scarsa popolazione
è povero, abbietto; vive in tugurj di legno o di
terra, alla rinfusa con le pecore e col porcime, e
va seminudo o mal coperto di tela d a sacco, di
lana grossa non t i n t a non disgrassata e di fetide
pelli. Si dice che gli schiavi dei Bojari valacchi
che parlano pure a un dipresso la nostra lingua,
si coprono di un sajo di tela, alla quale danno
94 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
un po' di corpo coll'ungerla ben bene di sevo,
così riparano il freddo; e se la tengono addosso
finchè non cade a brani per vetustà. Quante
braccia di stoffe di seta venderete voi a costoro,
quanti nastri, quanta blonda?
Viene alla fine l'incivilimento, si scioglie i l
fedecommesso : si formano i capitali ; si veggono
quasi per incanto le famiglie passare in pochi
anni.
Dal nulla avito a l milionario onore.
Le seicento mila pertiche si ripartiscono suc-
cessivamente in un largo numero di famiglie.
Una dozzina di esse, formandosi per divisione
di patrimonj, viene a possedere le quattro, le
cinque, le dieci mila pertiche che lodevolmente
coltivate da agiati fittajuoli con corrispondenti
capitali e buone scorte, rendono a i padroni i 5O,
i 6 0 , i 100 mila franchi all'anno. Ecco i signori.
Un centinaio di famiglie possiede, a cagion
d'esempio, un migliaio di pertiche ciascuno. I1
padre di famiglia, tenendone più diligente c u r a ,
ne cava d a far vita da modesto gentiluomo. Ecco
collocate altre 100 mila pertiche.
Un migliaio di famiglie possiede in termine
medio duecento pertiche per famiglia. E così son
collocate altre 200 mila pertiche. Ne rimangono
ancora 200 mila che verranno minutamente di-
vise e suddivise fra t r e o quattromila famiglie in
proporzione di 40, 50, 100, 150 pertiche per fa-
miglia.
Queste due classi non potendo sostenersi col
solo prodotto della terra, si apprendono al com-
mercio, alle a r t i liberali, all'industria, agli im-
pieghi; anzi veramente non acquistano la loro
particella di possidenza, se non appunto coi cu-
muli di queste loro industrie. Alcune famiglie
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE 95

giunte a possedere, coltivano tuttavia i loro fondi


colle proprie braccia. Le ipoteche, i livelli, gli
affitti suddividono in mille modi i frutti delle
grandi delle piccole proprietà. Si formano gli
ordini dei capitalisti e dei personali che si con-
gregano insensibilmente a formar le città.
Così la squallida signoria baronale più popo-
lata d i cani di cignali che d‘uomini, è divenuta
un distretto tutto coltivato, pieno di paeselli, di
ville, di strade. Quanto più si fanno risparmj e
si accumulano capitali e i capitali si applicano
alla terra, ai mestieri, a l commercio; queste
classi tanto più crescono ; crescono soprattutto
coll’aumentarsi delle strade e delle scuole.
L’industria tesoreggia d‘anno in anno ; molte
cose prive di valore lo acquistano, voglio dire i
boschi, le miniere, le acque correnti, i sassi, la
creta, la sabbia; gli stessi vuoti e vasti palazzi
che erano una vana pompa e spesso un eremo de-
solato, si affittano e diventano a, spese di un so-
litario orgoglio una egregia e fruttifera pro-
prietà.
Così il « valor sociale s i d i f f o n d e su un gran
numero » di famiglie; tutte queste genti, i cui
bisavi erano forse sucidi schiavi della gleba, si
acquistano i comodi della vita. ed anche una parte
di lusso. E per tornare al mulino, diremo che
t u t t i diventato più o meno consumatori d ì seta.
Tutti hanno nasi e colli e teste da provvedere di
fazzoletti e cravatte e nastri da cuffia ; t u t t i hanno
abiti da foderare, e mogli d a condurre a spasso
la festa. Bisogna pensarci.
La veste di seta della donna ricca dura poco,
perchè se ne va con la moda; e quella della don-
n a non ricca dura poco, perchè di stoffetta leg-
~ . prezzo alto della seta e l’amore di far
g e ~ * : I1
96 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -1
pure un poco di buona figura. f a inventar mille
misture di seta e lana e cotone e che so io. La
seta v i si assorbe per mille maniere. senza quasi
che il consumatore si accorga di consumar seta.
Da pochi anni in qua i cascami stessi sono dire-
nuti una derrata d i molto pregio. Mille persone
vestendo velluti e tappezzando le sale di dama-
sco, consumeranno la seta a libbre ; ma milioni
e milioni di persone la consumano a once e de-
nari. E qui stia appunto la gran massa dei con-
sumi. Perchè un milione di once, fa molte e molte
migliaia di libbre.
Ciò ch'io dico non è favola. Questo passaggio
dalla barbarie feudale alla civiltà è u n fatto. E’:
questo il fedel riassunto della storia verace che
nel nostro privilegiato paese ebbe luogo da 700 an-
ni, ma che ia Prussia, Scozia, Danimarca, Sviz-
zera, Sassonia, Boemia, Moravia, Russia h a luogo
da poche generazioni, o anche da pochi a n n i ; e
si propagherà da un capo all'altro del globo.
Certamente si propagherà anche la produzione
della seta, ma non in proporzione. I nuovi pro-
duttori diverranno essi stessi consumatori, e al-
tri consumatori a milioni daranno i paesi ove la
seta non nasce. E poi perchè dipinger sempre a
neri colori l'avvenire'? Sappiamo noi quali altre
ricchezze ci preparano i progressi dell'agricol-
tura? Quei campi la cui speranza unica era nel
frumento e nella vite e nel pascolo non ci d a n n o
il granoturco e il riso e la seta, prodotti ignoti
a i nostri arcavoli?
Fra le varie cose strane che si ascoltano v'è
anche la querimonia di alcuni che dicono il prez-
zo alto delle sete essere ruinoso per noi, perchè
stimola le altre nazioni a far sempre maggiori
sforzi per produrre anche esse le sete, cosicchè
I P R E Z Z I ATTUALI DELLE SETE 97

crescendo a dismisura la produzione, un qualche


giorno i prezzi dovranno poi ribassare.
Adunque perchè fra dieci, o venti, o cento
anni potrà forse darsi che i prezzi della nostra
roba ribassino, noi dovremo cominciare a gettar
via trenta, o quaranta, o cento o più milioni per
ognuno di codesti dieci. o venti, o cento anni.
durante i quali noi possiamo pur vendere caro:’
Per quest’anno si t r a t t a nientemeno che di ven-
dere a d un prezzo doppio che non si rendesse
pochi anni sono. Si t r a t t a per l‘italia di raddop-
piare almen provvisoriamente una rendita an-
nua di duecento milioni di franchi. La produzione
serica dell’Italia t u t t a di quasi tredici milioni
di libbre, e se i n vece di rendere a 13 franchi si
vende anche solamente a 30, non si hanno 195 mi-
lioni di franchi, netti, nettissimi, senza che tre-
sca un centesimo di spesa a l produttore? Se la
fortune ci concede questo beneficio anche per un
solo anno, anche per una sola frazione di questa
somma, accettiamolo subito ; è tanto di guada-
gnato. E se l’anno seguente dovessimo anche ri-
metterne una porzione, ce ne rimarrebbe pur seni-
pre un qualche residuo. Stolti stoltissimi noi che
per molti anni abbiamo lasciati parecchi di questi
milioni a pochi monopolisti. E poi chi ci assicura
se questo ribasso succederà e quando? Ripeto
un’altra volta che il numero dei consumatori cre-
sce molto di più che non possa crescere il numero
dei produttori perchè la seta si p u ò consumare
i n t u t t i i paesi e non in t u t t i s i p u ò produrre.
Resta un‘ultima considerazione ed è che ta-
lora su un podere, dalla stessa quantità di foglia,
si ricava maggior raccolto che in altro podere
dove l’incuria dei rustici sciupa il pascolo degli
insetti inutilmente. La vigilanza del proprieta-
7. - CATTANEO. Scritti economici. I.
98 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
rio può in t a l caso accrescere il prodotto senza
spesa veruna. Se la somma di siffatti accresci-
menti estesi a t u t t a una vasta provincia dovesse
anche produrre un lieve ribasso di prezzo, la
rendita dei proprietarj ne verrebbe tuttavia mi-
gliorata.
Fra i servigi resi dall’immortal Romagnosi al
nostro paese, si riponga anche quello d’aver so-
vente obliato studj più pregiati, per dar periodico
conto i n questi Annali del mercato delle sete. Noi
l’abbiamo visto ravvolgere fasci di lettere mer-
cantili e corrispondenze spesso ingannevoli, per
trarne fuori quel costrutto che la mala fede cer-
cava di travisare. Fu egli il primo a f a r animo
agli amici del paese e a prepararci la redenzione
del monopolio delle sete. Dal che i pratici che
chiamano metafisica ogni ragionamento sottile e
delicato, dovrebbero imparare a portar qualche.
rispetto a quegli studj astratti dai quali può ve-
nir tanto impulso alla, pubblica ricchezza. Dio
voglia che non abbiamo a d abusare della pro-
sperità presente per sospingere i prezzi delle no-
stre sete a termini fattizj ed esagerati. L’avidità
cieca afferra ogni evento per esagerare le sue pre-
tese. A misurar la leggerezza del maggior nu-
mero basti il rammentare l’impressione fatta nel
ceto mercantile dall’ultimo incendio d i Nuova
York; il quale era non solo un caso affatto tran-
sitorio, ma di così poco momento al commercio
serico, che appena avrebbe potuto rincarare i
prezzi di una misera frazione per 100. Suppo-
niamo eziandio che t u t t a la città, fosse perita,
come mai i n Nuova York le sete e piuttosto le
seterie potevano trovarsi accumulate a milioni di
libbre, se quello è un mero emporio di locale
consumo per gli Stati più settentrionali dell’Unio-
I PREZZI ATTUALI DELLE SETE 99

ne? Quando le cose fossero messe così i n balìa


dell’immaginazione, il tracollo d’un solo istante
spargendo lo spavento nella t u r b a che non ra-
giona, farebbe retrocedere le cose ruinosamente.
Chi va piano va sano, Del resto per ora v’è da
andarne contenti. Le predizioni dei nostri An-
nali si sono avverate; chi ci avesse dato ascolto
avrebbe fatto un buon negozio.****
**** Ad introduzione agli scritti cattaneani sul proble-
ma serico si deve segnalare uno studio, assai interessante
anche per alcune idee sull’ufficio della statistica, di
G . D. ROMAGNOSI, Incanto delle sete d i Londra verso la
fine d i giugno 1833, e prezzo corrente delle sete italiane
in quell’epoca, colle norme dei Bollettini statistici («Bol-
lettino », 1833, XXXVII, pp. 365-374).
Si vedano del Cattaneo : Aumento dell’importazione
delle sete grezze nella Gran Brettagna; stato delle sete
sulla piazza d i Napoli (ibidem, 1836, XLVIII, pp. 206-207),
in cui sono riaffermate alcune idee fondamentali di po-
litica economica. Dopo avere accennato allo sviluppo cre-
scente del consumo delle sete, dovuto alla libertà del
commercio, così ammonisce: « I produttori però si ram-
mentino che dalla. troppa fiducia è breve il passo alla
troppa paura; e sì l’una si l’altra ci costerebbero molti
milioni. Intanto giova pubblicare tutti i fatti che ci
vengono a notizia; perchè finora fummo tutti ciechi al
giuoco delle bastonate. Se ognuno recherà in piazza la
sua quota d i propositi e spropositi, alla fine ci capiterà
fra le mani la verità. Ma i signori pratici si adattino a
lasciar ciarlare anche i non pratici; perchè plus vident
oculi quam oculus. ll monopolio giganteggia nelle tenebre
e detesta la luce ». - Sull’incanto delle sete seguito a
Londra in Febbrajo p . p . , e sul ribasso delle sete italiane
(ibidem, 1837, LI, pp. 309-511). - Prospetto dei prezzi
minimi e massimi praticati nel ventennio 1819-1838 per
i bozzoli, le sete grezze, ecc. d i Carlo Bellati (« I1 Poli-
tecnico », 1839, I, pp. 51-82). - Aumento del consumo
delle sete chinesi e bengaline a Londra (ibidem, 1839, I,
pp. 97-98).
VII.

Stato delle finanze nel Regno di Napoli; con alcuni


cenni sulla crescente prosperità di quel Paese.*

I seguenti cenni sono per la più parte tratti


da un’operetta pubblicata lo scorso anno in Na-
poli dal colto finanziere Giuseppe Della Valle,‘
uomo in cui la pratica è rispettabile perchè pre-
ceduta ed illuminata dalla buona dottrina e ben
diversa dalla pratica cieca con cui gli idioti danno
tempra indomabile alla nativa ignoranza.
Quelli che aggravati di pubbliche o private
faccende avessero pur vaghezza di iniziarsi con
poca fatica in alcuna delle più gravi questioni
dell’Economia Pubblica, si provvedano di que-
sta popolare operetta stesa senza involucro di
forme scientifiche. I n pochi giorni e senza im-
pegno di studj si troveranno avviati assai bene,
in modo di poter applicare a l bisogno in natu-
rale loro buon senso, e rendersi ragione suffi-
ciente di molte cose che loro saranno sembrate
dapprima ardue, anzi inestricabili ; quali sono
l’influenze del debito pubblico, dell’ammortizza-
zione, delle imposte, del lusso, delle macchine,
delle importazioni, delle esportazioni, e così di-
scorrendo, La scienza economica è cresciuta fra

* ((Annali », 1836, XLVIII, pp. 172-195.


1 Saggio sulla spesa privata e pubblica, Napoli,
Tipografia Flautina, 1835. Un volumetto in 8° di p. 344.
LE FINANZE NEL REGNO DI NAPOLI 101

spinose disputazioni, ma oramai ha raccolto una


ragguardevole dote di appurate verità, le quali
voglionsi diffondere francamente e largamente
perchè diano frutto. Perlocchè vuolsi raccoman-
dare la lettura di quelle opere, che se non com-
prendono t u t t a la scienza, almeno ne fanno ac-
cessibile a molti una considerevol parte.
Alle nozioni di Economia generale l’autore
ha intessuto molte preziose osservazioni speciali
allo Stato del quale è cittadino, mirando egli a
recare un utile prossimo e pronto. ((Chiamato,
dic’egli, a coprire una delle cariche più impor-
t a n t i di questo regno nel 1828, ho avuto occasione
spesso di vedere applicate ai f a t t i le teorie; do-
levami non pertanto di osservare le nostre finanze
sotto il peso di continui e crescenti bisogni,
quando al finir del 1830 Ferdinando ll, felice-
mente regnante. montò sul trono delle Due Sicilie.
Questo avvenimento segnerà un’epoca rimarcabile
della istoria finanziera del nostro paese. Giovine
egli di vivacissimo ingegno, di pronto e retto spi-
rito nel giudicar degli affari. dotato di fermezza
di carattere e soprattutto amantissimo del bene
de’ suoi popoli, rivolse le prime cure alle finanze
onde porle in armonia coi bisogni dello Stato e
colla fortuna dei contribuenti. Pronti ed energici
provvedimenti furon dati : una severa economia
f u portata sopra t u t t i i rami : alcune tasse furono
diminuite : preziosi risultamenti si ottennero in
breve periodo di tempo. Depositario intanto di
molti affari gelosi della finanza, testimonio delle
operazioni che la necessità aveva dettato agli ul-
timi due ministeri di finanze mi son trovato in
istato, coll‘ajuto delle conoscenze teoriche acqui-
state di poter dare un qualche giudizio sulle cose
economiche del nostro paese; ed ho pensato nel
102 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
presentare al pubblico un tributo delle mie osser-
vazioni che potessero esser queste accolte con be-
nignità e favore ». (Prefazione p. 4).
Le dottrine dell’autore in fatto di finanza sono
sane e semplici. E per esporle in breve colle sue
stesse parole: « Un buon regolamento di finanze
pubbliche poggiar deve sopra principii generali di
giustizia e di buon ordine, seguire il corso naturale
delle cose, e battere con perseveranza lo stesso cam-
mino. Imporre gravezze a’ cittadini il meno che
sia possibile, e nei limiti della stretta necessità:
cercare di diminuire la spesa improduttiva, ed au-
mentare la produttiva, quando si può : sostenere il
credito al più alto grado possibile: elevare alle
cariche pubbliche persone d i merito e d i maggior
talento : operare delle utili economie, quando se
ne presenta l’occasione : buona amministrazione,
non mai speculazioni : riserva ne’ casi straordi-
narii, f a r uso di risorse correnti pe‘ bisogni at-
tuali : buona contabilità del tesoro pubblico : co-
noscenza esatta dello stato economico del paese :
pubblicità delle Finanze ; questi debbono essere i
principii regolatori, a mio modo di vedere, dello
stato finanziero di un paese.
((Lasciamo ogni a l t r a via, In quale non può
essere che disastrosa ; que’ piani colossali e gigan-
teschi, che nel fondo poi racchiudono nuove gra-
vezze, o altri debiti mascherati. Conviene soprat-
tutto guardarsi dai progettisti, i quali vanno spac-
ciando di trovar ricchezze là dove non possono
esservene, di t r a r r e cioè, quali nuore divinità, la
materia dal nulla ».
E’ però a notarsi una cosa che scema pregio a
queste osservazioni; e si è l’esser elleno circo-
scritte alla parte continentale del dominio Sici-
liano : del che non vogliamo tuttavia accagionare
LE FINANZE NEL REGNO DI NAPOLI 103

quella barbara e stolta avversione che pur troppo


divide le due parti del regno, e che i prudenti do-
vrebbero studiarsi per ogni modo di dissipare per-
chè non cagioni altre lagrime e altre vergogne.
Venendo adunque alle finanze delle Provincie
di qua dal Faro, vuolsi sapere che nel 1830 la
spesa nazionale di quel paese superava di un mi-
lione di ducati l‘introito annuale ; e ciò senza porre
in conto il debito volante, ed altre eventuali de-
ficienze.
Ciò nullameno il novello Regnante nel 1831volle
a d ogni modo alleviare gli stenti del popolo, dimi-
nuendo di metà il dazio sul màcino delle farine e
rimettendo con ciò 300.000 ducati.1 E nel 1833 sop-
presse per intero l‘altra gravezza della rivela dei
vini che portava ducati 60.000. Oltre a ciò nel 1834
sopravvenne il nuovo peso dell’annuo pagamento
di 300 e più mila ducati agli Stati Uniti. Questo
si deve continuare fino all‘anno 1842 cioè fino al-
l‘estinzione scalare dell’intera sommi di 2.115.000
ducati e suoi interessi, dovuta in risarcimento di
depredazioni marittime fatte nei tempi di quello
sciagurato s i s t e m a continentale, di cui l‘Europa
va tuttavia vaneggiando. Così l’annua differenza
fra redditi e spese avrebbe dovuto oltrepassare due
milioni di ducati ; e ogni successivo anno avrebbe
dovuto crescere di t a l somma il tristo fardello del
debito pubblico.
Ora avvenne tutto il contrario. Lo s f a t o delle
finanze sì per cresciuta vigilanza e parsimonia, sì
per cresciuta prosperità si migliorò di tanto che
nell’anno 1835 il reddito e la spesa si pareggiarono
precisamente i n 26.100.107 ducati, compresa la ef-
fettiva estinzione di 700 mila ducati di debito pub-

1 Il ducato equivale in circa n franchi 41/3.


104 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
blico capitale. Il quale evento pone quelle finanze
a l disopra di quelle di molti Stati, i quali non
ponno procedere senza inabissarsi ognora più nel
baratro degli imprestiti.
Si noti però che il sostanziale miglioramento
delle finanze non corrisponde all’intera somma dei
detti due milioni di ducati. Bisogna sapere che
l’annuo fondo di animortimento destinato a ri-
comprare le cartelle di debito pubblico si ridusse
a soli 700 mila ducati, da 1.500.000 ch’era negli
anni addietro. Provvisione questa assai giusta e
savia ; perchè il prendere a prestito da un lato per
pagare un debito dall’altro ; il prendere a prestito
s o t t o a i p a r i per pagare a l p a r i è una operazione
gravemente dannosa allo Stato. fruttifera solo ai
banchieri, e soprattutto una stolta canzonatura
alle nazioni, alle quali si vuol far credere che il
debito venga diminuito con un vano raggiro che lo
accresce, Così adunque il reale miglioramento ot-
tenuto in quelle finanze dopo cinque anni ammonta
propriamente a 1.200.000 annui ducati. E inoltre
l’operazione dell‘ammortimento di illusoria che era
divenne reale e verace.
Questa diminuzione del fondo d’ammortimento
non diminuì il valore delle pubbliche cartelle, il
corso delle quali va prosperando e omai supera il
pari. Giacchè il valor delle carte non dipende gran
f a t t o da questi pasticcetti d’ammortizzazione, ma,
dal credito reale dello Stato, ossia dalla fiducia
inspirata, da una crescente prosperità. E già si
parla d‘una riduzione d’interessi al 4 per 100.
Però non mi par vero, che come crede l’Autore,
procedendo le cose come sono, si ritardi di tre-
dici anni l’estinzione totale del debito presente,
in quantochè invece di aver luogo nel 1858, debba
aver luogo solo nel 1871. Infatti codesta estinzione
Li? FINANZE NEL REGNO DI NAPOLI 105

prefissa pel 1858 era meramente nominale e ap-


parente ; essendochè per effettuarla era mestieri
aprire un altro debito. E inoltre ogni incremento
di pubblica prosperità impinguando spontanea-
mente il provento delle dogane può approssimare
il desiderato termine dell'estinzione benchè non si
possa sottomettere a calcolo preventivo i n tanta
incertezze d'uomini e di cose.
Codesto debito pubblico del regno al di qua
dal Faro era già nel 1815 di 800 mila ducati d'an-
nua rendita. Nel quinquennio di pace dal 1813
a i 1820 era salito a 1.700.000 ducati; restò sta-
zionario l'anno 1820; ma nel triennio dal 1821
a l 1824 era salito e 5 milioni e mezzo essendosi
con un sol prestito contratti 1,6 milioni di ducati.
I1 1° luglio 1833 la rendita inscritta a1 Gran Li-
bro era ancora di ducati 4.402.648; di cui però la
parte ammortizzabile ammontava solo a 3.267.165.
Ma vuolsi aggiungere un altro sopracarico di
annui ducati 574.530 per residue obbligazioni i n
lire sterline. cosicchè la rendita totale da ricom-
prarsi era nel 1° luglio 1833 di ducati 3.841.695;
e al 1° gennaio del corrente 1836 era già discesa
a 3.749.709.
Sommando adunque il residuo debito am-
mortizzabile di . . . . . . . . duc. 3.749.709
E il debito non ammortizzabile di . . . 1.135.483

11 debito totale in rendita . . . . . 4.885.192


O in capitale al 5 per 100 . . . . . . 97.703.840

Ridotto in franchi il debito degli Stati di qua


dal Faro ammonterà dunque a 424 milioni in
circa.
Venendo ora a parlare degli introiti, che come
si disse nello scorso anno oltrepassarono 26 mi-
106 CATTANEO - SCRITTI E C O N O M I C I - I

lioni e 100 mila ducati, vuolsi riflettere che tren-


t'anni addietro, cioè nel 1805 appena toccavano
16 milioni di ducati; eppure i popoli a grave
stento potevano pagarli. Cosicchè l'accrescimento
di questo trentennale intervallo è di più che dieci
milioni di ducati, ossia di quasi 44 milioni di
franchi all'anno, incremento che corrisponde al
621/2 per 100 e può in qualche modo rappresen-
tare l'immenso incremento di ricchezza e popo-
lazione che in quel paese si avverò anche in mezzo
ai più luttuosi sconvolgimenti; t a n t a è la forza
della crescente civiltà.
Le pubbliche rendite nel 1805 oltre alle con-
suete dogane protettive, a l sale, al tabacco, alle
imposte comunali ed ai dazj di consumo dei quali
una parte erasi alienata ai privati, consistevano
nel testatico, nella decima prediale sulle terre
non patrizie, nelle tasse baronali di Adoa, rilevio,
cavallo m o n t a t o , nella, tassa di nave bruciata e
dono gratuito, nella vendita di alcuni officj, e nel
provento del Tavoliere. Quanto sia stato il can-
giamento si potrà rilevare dalla seguente lista
delle rendite presenti, le quali nell'indole loro si
assomigliano assai a quelle degli altri Stati eu-
ropei, rimossa essendo ogni reliquia di feudale
vetustà. Questa specifica degli introiti come quella
che segue dalle spese è desunta dal libro del
sig. della Valle, essendosi solo resa più succinta
l'indicazione. (Vedi p. 259).

INTROITO

1. Fondiaria con addizionali . . . . D. 7.442.626,-


2. Màcino . . . . . .. . . . . . . 626.942,-
3. Ventesimo comunale . . . . . . . 131.029,-
4. Imposidone per opere pubbliche . . . 14.878,-
LE FINANZE NEL REGNO DI NAPOLI 107

.
5 Debiti del distretto di Teramo . . D . 1.212,-
6 . Incanalamento della lava di Pollena . 10.250-
7 . Dogane e dazj di consumo . . . . . 5.751.000,-
. . . . . . .
8 Abolizione di franchigie 50.000,-
9. Tabacchi . . . . . . . . . . . . 902.000,-
10. Sali . . . . . . . . . . . . . . 3.075.105,-
11. Neve . . . . . . . . . . . . . 69.501,-
12. Polve ardente . . . . . . . . . . 193.792,-
.
13 Carte da giuoco . . . . . . . . . 15.190,-
14. Registro, bollo e crociata . . . . . 1.187.000,-
15. Lotteria . . . . . . . . . . . . 1.182.825-
.
16 Poste e procacci . . . . . . . . . 277.150,-
17. Monetazione . . . . . . . . . . 54.450,-
.
18 Ammortizzazione, Demanio. e annessi . 704.983-
.
19 Ponti, strade, acque, foreste e caccia . 90.005,-
20. Ritenuta del 21/2 sugli onorarj . . 123.840,-
.
21 Antica offerta di guerra . . . . . . 3.125,-
.
22 Straordinarj per significatorie e altro . 7.000,---
23. Certificati dell'antica amministrazione 6.000,-
24. Diritti di Cancelleria . . . . . . . 9.000,-
.
25 Prodotto del milione impiegato nella Cas-
sa di sconto . . . . . . . . . . . 60.000,-
26. Ritenuta del decimo . . . . . . . . 723.289,-
27 . Ritenuta di classifica . . . . . . 240.862,-
.
28 Ritenuta sui primi sei mesi . . . . . 40.000,-
29. Dal Gran Libro per semestri. ecc . . . 36.811,-
30. Arretrati . . . . . . . . . . . . 10.000,-
.
31 Diritti sanitarj . . . . . . . . . 25.000,-
.
32 Affitti di locali . . . . . . . . . . 1.500,-
.
33 Introiti diversi . . . . . . . . . 27.850,-
.
34 Quote dovute dalla Sicilia . . . . . 2.977.680.-
35. Imposizione fondiaria sul Principato Ci-
tra per la strada del Vallo di Novi . . 8.082,-

Totale D . 26.100.107,-
108 CATTANEO-SCRITTIECONOMICI-I

SPESE

1. Presidenza del Consiglio . . . . D. 54.874,-


2. Ministero degli affari esteri . . . . 250.000,-
. .
3. Ministero degli affari ecclesiastici 40.000,-
4. Ministero di grazia e giustizia . . . 729.368,-
5. Ministero delle finanze . . . . . . . 14.353.764,04
6. Ministero d'affari interni . . . . . . 1.879.897,97
7 . Ministero di guerra . . . . . . . . 7.200.000,-
8. Ministero di marina . . . . . . . 1.385.196,99
9. Ministero di polizia generale . . . . 207.006,-

Totale D. 26.100.107,-

Dal Prospetto degli introiti appare che som-


mando la fondiaria coi prodotti delle dogana e
dei dazj di consumo si ha quasi la metà della en-
t r a t a nazionale. Di una delle fonti di pubblica
rendita vuolsi desiderare la soppressione. Voglio
dire della lotteria, la cui natura è più perniciosa
in quello che in qualunque altro paese, perchè
quei popoli per aver soggiaciuto per molte età a
un arbitrario sistema proibitivo terminatore di
ogni industria, sono già oltremodo proclivi a con-
fidare nella fortuna assai più che nell'assidua fa-
tica e nello assiduo risparmio. Sarebbe un grande
alleviamento di miseria e di corruzione se quella
somma potesse sospingersi verso le Casse di Ri-
sparmio, le quali non solo tesoreggiano a, pro' del-
le a r t i e dell'agricoltura, ma diffondono nelle fa-
miglie uno spirito di misura e d i provvidenza, il
quale è il fondamento della virtù pubblica e della
nazionale onoratezza, ed è da fomentarsi più che
mai presso popoli i quali ammirano sopra tutto
chi caccia denaro, e sono tanto nemici della par-
LE F I N A N Z E NEL REGNO DI N A P O L I 109
simonia quanto amici della sobrietà. Anche il
dazio del sale, opportuno forse alle nazioni che
non hanno nè saline nè cave, non ben si adatta
a d un paese al quale il mare e la terra hanno
prodigato sotto ogni forma le sostanze saline. E’
un moltiplicare i guai della misera plebe il te-
nerla perpetuamente esposta a d una tentazione
insuperabile, in cui alle offerte generose della na-
t u r a si aggiungono gli stimoli del bisogno.
I due rami che potrebbero fecondarsi assai
con modi assai facili, sono quello di Poste e pro-
cacci, e quello delle dogane. Già la prosperità
generale li promove spontaneamente, ma l’arte
economica suggerisce due possenti stimoli ; cioè
la moltiplicazione delle strade comunali e il ge-
neroso ribasso delle tariffe. Quest‘ultimo sussidio
non costa nulla ed è di pronta applicazione. I n
Piemonte si è già veduta la prora. Così lo Stato
si allevierebbe in parte anche il carico di pascere
l’improduttiva industria di contrabbandieri e do-
ganieri; i quali potrebbero ridursi in buon nu-
mero alla zappa ed al telajo.
Nel Prospetto delle spese è a notarsi che sotto
la rubrica del ministero delle finanze sembrano
comprese molte uscite d’altro ramo. La spesa per
lo stato militare, per rispetto alla popolazione del
regno, è assai minore che in molti altri paesi.
A ognuno farà poi meraviglia la modicità della
dotazione largita a l ministerio di polizia generale,
giacchè non arriva a 900 mila franchi. Se la pa-
ragoniamo a quella della Francia, abbiamo luogo
a stupirci che con uno sforzo tanto minore si
possa ottenere un successo t a n t o più trionfante.
Giacchè il Regno delle Due Sicilie d a pressochè
otto secoli ch’egli esiste non f u m a i si tranquillo
ne’ suoi ordini pubblici, nè così sicuro a cittadini
110 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI-I

e forestieri anche nelle più erme valli della Ca-


labria e nelle lande del Tavoliere. Ma forse av-
viene degli Stati come degli uomini, che talora
infermano per troppa medicina.
Inseriamo qui sotto alcuni tratti in cui l’au-
tore ci ragguaglia dei generali progressi di quel
paese, il quale se rimase addietro di molte altre
terre d’Italia nei passati secoli, procede oramai
con così rapida prosperità, che presto potrà essere
di esempio e di conforto. Ma bisogna che quegli
uomini non tardino un altro secolo a instituire
casse di risparmio, scuole elementari e soprat-
tutto femminili, scuole carcerarie, asili dell’in-
fanzia, strade comunali, librerie circolanti e t u t t i
gli altri notissimi stimoli dell’industria e della
morale. Bisogna che le diffusione della buona eco-
nomia dissipi i sogni del colbertismo e rivendichi
i diritti del commercio universale. Gli scrittori,
che i n quel paese sono molti e vivacissimi, non
si stanchino di ripetere a sazietà i buoni consi-
gli. I1 maggior numero degli uomini è ancora
ben lontano dal conoscere il proprio vantaggio.
La mendicità, l’ignoranza, il sistema continen-
tale e mille altre pesti hanno p u r molti e molti
onesti partigiani che non professerebbero mai
siffatte opinioni se ne conoscessero la intrinseca
maleficenza e perversità,. Ma lasciamo parlar
l’autore.*+
Diminuzione delle terre inculte; stabilimento
d i confini tra le proprietà; aumento degli edifici
rurali, del bestiame e d e i concimi; cultura dei
gelso, della barbabietola e della robbia; vinifica-

** Il Cattaneo riporta, sotto i titoli riprodotti in cor-


sivo, alcune pagine del volume recensito. che qui non si
ristampano.
LE F I N A N Z E NEL REGNO DI N A P O L I 111

zione in casi chiusi; piantagione; proporzione f r a


le terre culte e inculte. Cagioni del ribasso dei
cereali. (Vedi p. 296).
Miglior prezzo d’altri generi; nuovi generi d i
cultura. (Vedi p. 208).

Manifatture, commercio estero, opere pubbli-


che, m o n t i frumentarj, piccola pastorizia, strade,
società, s t u d j d‘economia sociale, distribuzione
delle ricchezze, diminuzione della miseria e ge-
nerale miglioramento. (Vedi p. 319).

Per non lasciar di notare una singolarità di


questo scritto del sig. Della Valle, dirò che f u
steso i n forma di dialogo, come appare dall’ul-
timo brano inserito qui sopra ; ma comunque que-
sta forma sia poca accetta ai nostri giorni, ella
riesce singolarmente a d a t t a all’argomento perchè
previene il tedio delle obbiezioni che l’autore
avrebbe dovuto fare t r a t t o t r a t t o a sè medesimo,
e altronde rappresenta un genere di discorso assai
comune fra gli uomini culti dei nostri tempi.
VIII.

Ricerche sul progetto di una strada di ferro


da Milano a Venezia.*

1.

L’impresa di una strada ferrata vuolsi consi-


derare sotto due aspetti distinti. L’uno riguarda
l’utilità, d a conseguirsi ; l‘altro riguarda la ma-
terial costruzione dei lavori.
Ma siccome t u t t a l’impresa mira unicamente
a conseguire un lucro, e non a compiere un’opera
di difesa o d’ornamento: così la costruzione di-
vien pedissequa e subalterna alla utilità. Laonde
il primo quesito da sciogliersi non deve esser
questo : Qual è la linea che a m m e t t e la più breve,
più facile, men dispendiosa e più durevole di t u t t e
le costruzioni? Poichè la miglior costruzione po-
trebbe tuttavia riescire la meno adatta al gua-
dagno. Ma il primo quesito dev’esser questo:
Qual è la linea che promette maggiore ampiezza
di privato lucro e publica utilità? Sciolto questo
quesito, si vuol poi accomodarlo e contemperarlo
coll’altro ; ma l’uno è il padrone e l’altro è il ser-
vitore.

* « Annali »,1836, XLVIII, pp. 283-332,ed in estratto,


pp. 52 in 8°, Milano, 1836.
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 113

2.
Lo spazio d a percorrersi è un vasto piano che
insensibilmente si declina al mare. Da Milano a
Venezia si discende braccia 215, ossia circa 70 me-
tri. D e Milano a Verona il declivio generale è d i
poco più d’un mezzo metro o vogliam dire d’un
braccio per miglio ; e da Verona a Venezia, è circa
il doppio. Egli è adunque t r a 1/3000 e 1/1500 al-
l’incirca; mentre la strada ferrata da Parigi a
S . Germano è inclinata da 1/1000 a 1/333 1/3;
quella di Londra a Birmingham ha salite che mi-
surano 1/330; e in quella da Manchester a Li-
verpool il pendio generale è di 1/880, ma vi si
trova qualche t r a t t o che discende fino a 1 / 9 6 ; e
nondimeno non si potè conseguire senza gran-
dissimo smovimento di terra.
Dalla parte destra ossia meridionale della
strada attuale, la vastità del piano può dirsi il-
limitata; ma dalla parte sinistra, esse rade le
falde degli ultimi colli segnati a un dipresso dalle
città di Bergamo, Brescia e Verona, le quali
hanno qualche clivo nel loro medesimo recinto.
Anzi le colline fanno cerchio alla parte inferiore
del lago di Garda; e quantunque sconnesse e in-
terrotte, formano una delle più gravi difficoltà
d a superarsi coll’opere o d a eludersi, sia con un
lungo giro, sia colla sostenuta elevazione dei li-
velli o colla loro insensibile ondulazione.
Però il punto più difficile è al davanti di Vi-
cenza e Padova, dove si parano attraverso alla li-
nea prima i Colli Bèrici, poi i Colli Eugànei,
formando un riparo trasversale di circa 30 miglia
d a Vicenza a Este. Per entro questo vallo sono
8. - CATTANEO. Scritti economici. I.
114 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
t r e varchi naturali; cioè 1) l’intervallo tra i
Monti Vicentini e i Colli Berici ove siede Vi-
cenza; 2) l’intervallo tra i Berici e gli Euganei
pel qual si dirama dal Bacchiglione il fiumicello
Bisato; e finalmente 3) il primo lembo della pia-
nura o piuttosto l’intervallo tra i Colli Euganei
e il solingo Monsèlice, dove scorre il naviglio
d’Este e la strada da Mantova a Padova. Forse
studiando bene quei monticelli, che sorgono per
lo più i n forma conica cosicchè ed alcuni parvero
antichi vulcani, e a d altri isole derelitte del
mare, si troverebbero facili gole entro cui con
poca t r a t t a d’incavo o di sotterraneo aprir facil-
mente il passo in qualche punto. La facilità del
livello generale è indicata dall’ambigua dirama-
zione delle acque che s’aggirano intorno ai colli
e ne fanno un’isola; e si vuole che l’Adige che
ora passa a Legnago scorresse prima per Este e
Nonselice. Ma di questo a suo tempo.
Per ora ci basti stabilire che tra Milano e
Venezia l’area generale offre comodo campo a
variar le direzioni della linea principale e che
pertanto l’opera non deve sacrificarsi alla tiran-
nia del terreno. Le strade che si stanno costruen-
do da un mare all’altro fra Londra e Bristol, e fra
Bristol e Exeter, e le immense linee che gli Ame-
ricani costrussero nella montuosa Pensilvania ;
furono tracciate per ostacoli di lunga mano mag-
giori e dove la natura del suolo non lasciava adito
a varietà d i progetti.
Giacchè dunque non siamo angustiati a pas-
sare per varchi precisamente prestabiliti dalla
forma del paese: diamo un’occhiata al primo
quesito; cioè: Qual sia la linea che promette
maggiore utilità, f a t t a astrazione dalle difficoltà
dell’opera.
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 115

3.
I n una operazione incamminata da privati
vuolsi aver riguardo a due interessi che possono
per avventura esser concordi senza cessar per
questo d’esser distinti ; l’interesse cioè dei pro-
prietarj delle azioni e quello della massa degli
utenti, o piuttosto di t u t t a la popolazione. Gli
intraprenditori mirano a d ingrossare il dividendo
dei loro caratti, cioè il ricavo netto dell’azienda ;
il che si risolve nell’ottenere il massimo trasporto
d i persone e d i merci, ritraendone il massimo
di mercede col minimo di spesa. L’utilità degli
utenti si risolve nell’ottener pure il massimo tra-
sporto d i persone e d i merei ma col minimo di
mercede; il qual minimo detrae al maggior ri-
cavo degli imprenditori. Ma siccome se questi
esigessero eccessiva, mercede, diminuirebbero la,
spinta e il concorso degli uomini e delle merci:
così la massa totale delle operazioni si sceme-
rebbe; e sul totale svanirebbe il guadagno fatto
sulle parti. V’è dunque un punto di transazione
nel quale i due interessi debbono equilibrarsi a
produrre il massimo trasporto d’uomini e di
merci. E’ poi del buon senso degli imprenditori il
tenersi sempre a1 disotto di questo punto, mas-
sime dapprincipio ; perchè si t r a t t a di determi-
nare la moltitudine degli uomini a rompere le
consuetudini già prese, per confidarsi a un corso
di cose inusitato e ignoto.
Posto che l’interesse sì degli imprenditori che
degli utenti si unisca nel massimo trasporto d i
persone e d i merci nasce un’altra dimanda cioè:
in che modo questo massimo trasporto si possa
ottenere. Prescindiamo per u n istante da, ogni
altra considerazione.
116 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
II massimo trasporto di persone e di merci si
otterrà più sicuramente e prontamente passando
nei luoghi ove le persone e le merci si trovano
già raccolte i n maggior copia, o possono più fa-
cilmente raccogliersi.

4.
Ora io domando, troveremo noi maggiore af-
fluenza d’uomini e di roba nei luoghi dove fanno
capo le strade, oppure nelle solitudini? Troveremo
maggior affluenza nelle fiorenti città o nei poveri
casali ignoti al commercio e all‘industria? Ne
troveremo più a Brescia e Verona, o nelle risaie
del Tàrtaro e del Tione?
E’ vero che qui si tratta d’una strada che con-
duca velocemente da Milano a Venezia e non
d’una strada che vada a battere alle porte di
tutte quante le città. Ma è vero altresì che a cir-
costanze eguali, dobbiamo sempre preferire quella
linea che produce maggior numero di faccende;
perchè lo scopo non è tanto di passar velocemente
quanto di rendere lucrosa codesta velocità.
Le nostre città non sono solamente la fortuita
sede d’un maggior numero d’uomini, di negozi,
d’officine e di un più grosso deposito di derrate.
Tali sarebbero a cagion d’esempio Birmingham,
Trieste, Malta, Gibilterra; le quali non hanno
intimo vincolo morale colle circostanti popola-
zioni ; e si potrebbero dire città, cosmopolitiche e
stanno i n terra come le navi ancorate stanno nel
mare.
Le nostre città, sono il centro antico di tutte
le comunicazioni di una larga e popolosa provin-
c i a ; vi fanno capo tutte le strade, vi fanno capo
tutti i mercati del contado, sono come il cuore
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 117

nel sistema delle vene; sono termine a cui si di-


rigono i consumi, e d a cui si diramano le indu-
strie e i capitali; sono un punto d’intersezione
o piuttosto un centro d i gravità che non si può
f a r cadere su di un altro punto preso a d arbitrio.
Gli uomini vi s i congregano per diversi inte-
ressi, perchè v i trovano i tribunali, le intendenze,
le commissioni di leva, gli archivj, i libri delle
ipoteche, le amministrazioni militari e sacerdo-
tali, le grosse guarnigioni, gli ospitali. Sono il
soggiorno de’ facoltosi colle loro casse e le loro
amministrazioni; il p u n t o medio dei loro poderi,
lo sede dei loro palazzi, il luogo delle loro con-
suetudini e della loro influenza e considerazione,
il convegno delle parentele, la situazione più op-
portuna al collocamento delle figlie, ed agli studj
ed agli impieghi della gioventù. Insomma sono un
centro d’azione di una intera. popolazione di due-
cento o trecentomila abitanti. E’ più facile tirare
a Parigi t u t t a la possidenza francese, che far de-
sertare dal bottegone o dal raccolto una cinquan-
tina di gentiluomini bresciani. Fondate una città
nuova, recatevi ricchezze, manifatture, banchi e
ciò che volete; e poi la vostra città nuova sarà
Pietroburgo, ma non sarà. mai Mosca; sarà Co-
stantinopoli ma non sarà mai Roma; non avrà
radice nella terra e negli uomini. Staccatela e il
corpo tutto non sembrerà mutilato; perchè sarà
sempre una splendida appendice e non un pre-
zioso viscere vitale. Questa condizione delle no-
stre città è l’opera di secoli e di remotissimi av-
venimenti, e le sue cause sono più antiche d’ogni
memoria. ll dialetto segna l’opera indelebile di
quei primitivi consorzj e col dialetto varia di
provincia in provincia non solo l’indole e l’umo-
re, ma le coltura, la capacità, l’industria e l’or-
118 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
dine intero delle ricchezze. Questo fa che gli
uomini non si possano facilmente disgregare d a
quei loro centri naturali. Quindi la massima cor-
rente delle loro reciproche comunicazioni sarà
sempre sulla linea che unisce un massimo nu-
mero di questi tenaci e antichissimi centri. E
perciò farebbe grave errore chi regolasse in Italia
la direzione delle strade ferrate sulla direxione
che esse presero in alcune parti degli S t a t i U n i t i ;
nei quali paesi gli uomini non hanno affezioni
municipali e sono pronti come l'acqua a scor-
rere dove vuole il pendio e cangiano domicilio
come noi cangeremmo osteria. Gli italiani hanno
scoperto l'America; erano a quel tempo signori
del mare; eppure sono l'unico popolo marittimo
che non vi abbia stabilito il suo nome e la sua
lingua. Chi in Italia prescinde d a questo amore
delle patrie singolari, seminerà sempre nel-
l'arena.
5.

Negli S t a t i Uniti alcuni territorj percorsi da


strade ferrate sono ancora quasi deserti e in-
gombri di primitive foreste. Quindi le strade ta-
lora, a cagion d'esempio d a Cincinnati a Cum-
berlandgap, e di là a Columbia e Charleston, si
progettarono affatto rettilinee ; 1.° perchè non
v'era causa di deviare non v'essendo c i t t à ; e
2.° perchè gli enormi intervalli deserti che sono
d a città a città imponevano di studiar sopratutto
la brevità, del passaggio. Ma nelle parti interne
degli Stati Uniti t u t t o è rettilineo; la frontiera
del Nord-ovest fu segnata nei t r a t t a t i di pace
non con fiumi o con monti che ancora non avevano
nomi e forse non erano scoperti ancora; ma fu
indicata così all'ingrosso con un grado di lati-
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 119

tudine. I limiti tra alcuni Stati, a cagion d’esem-


pio il Kentucky e il Tennessee sono una astratta
linea retta. Gli Stati interni sono quadrettati
come una scacchiera. Ogni riquadro è destinato
a divenire un distretto, ed è suddiviso in altri
riquadri destinati a formare le comunità, le quali
sono suddivise i n altri quadretti che formeranno
i poderi, E’ la prima terra del mondo che sia stata
divisa con la squadre e col compasso; e dove
ogni città ed ogni villa sorgerà a l suo giusto e
debito luogo, su crocicchj di strade rettilinee e
con pianta affatto rettilinea. Lo stesso avverrà
nell’Oceanica dove si vende la terra per tante
ghinee al miglio quadro. Nondimeno nell’America
stesse la maggioranza delle strade ferrate ser-
peggia da città a città, e non è fatta per servire
unicamente ai punti estremi.

6.

I n Europa tutto h a già preso una forma for-


t u i t a e tortuosa. Le nostre città sono più anti-
che della geometria. I n Inghilterra i tronchi delle
strade ferrate sono pieni d i curve e d i articola-
zioni. La gran rotaja di ponente (Great W e s t e r n
Railroad) partendo d a Londra serpeggierà a
Windsor e Reading, perchè vi sono ville e giar-
dini e viste deliziose frequentate dalle famiglie
per passatempo; poi anderà a Bath perchè vi
sono bagni celebrati; poi a Bristol perchè si tra-
gitta in I r l a n d a ; poi ad Exeter perchè si toc-
cano le miniere del Devonshire e si va presso a
quelle di Cornovallia e si tragitta i n Francia e
in Portogallo. Guardate sulla carta e vedrete che
la strada da Londra a Exeter non è certo una
linea cervellotica segnata da astrazioni geome-
120 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
triche, ma da buon senso mercantile, che sa va-
lutare il proprio interesse negli interessi e nelle
abitudini altrui e avendo bisogno delle persone
sa andare a cercarle; e non le t i r a a forza pei
gheroni dell’abito dove non abbiano voglia d’an-
dare. Lo stesso dicasi della strada che diraman-
dosi da questa, fuori di Londra cinque miglia,
si volge verso settentrione e con molte piegature
va per Birmingham a comunicare con l a operosa
contea di Lancastro.

7.
La necessità di tener conto sopratutto dei
centri abitati appare da un altro fatto. I n In-
ghilterra, egualmente come da noi, si concepì il
pensiero di una strada ferrata col proposito prin-
cipalmente di trasportar le merci. Ebbene l’espe-
rienza dimostrò al contrario che le sole merci non
davano introito sufficiente a coprir l’interesse del
capitale impiegato. La strada da Manchester a
Liverpool dà un introito netto di due milioni di
franchi. Ma il trasporto delle merci produce solo
625 mila franchi, il che è m e n del terzo; e il re-
sto proviene interamente dal trasporto dei viag-
giatori. Non saprei veramente perchè non do-
vremmo tener conto di un’esperienza così gran-
diosa e cospicua. Forse la perdita o il guadagno
di t u t t a la operazione potrà appunto dipendere
da una città di più o di meno che l a strada
tocchi nel suo passaggio.

8.
Difficilmente si può ritrar vantaggio d a molte
persone disgregate. I n una vettura voi troverete
un operaio, un sensale, un mercante, uno spedi-
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A V E N E Z I A 121

tore; l’uno non curerà dell’altro; e ciascuno


penserà a’ suoi bisogni ed a’ suoi fini. Ma una
volta che siano avvicinati addivengono a contratti
e combinazioni d i mille maniere imprevedute,
alle quali non avrebbero mai pensato nell’isola-
mento. Allora la facilità del trasporto, la certezza
del pronto ritorno, la tenuità del prezzo, la vista
allettevole del continuo passaggio d’uomini e d i
cose, trascina l’umana pigrizia fuori del primo
proposito e dai confini dell’abitudine. Se non co-
gliete questi uomini al colo e là dove fortuita-
mente si trovano accozzati, se v i mettete dieci o
dodici miglia lontano nel mezzo d’una vigna o
d’un ginestraio a chiamarli a voi, non mi darete
a creder mai che t u t t i si accorgano di voi e dei
fatti vostri sicchè non siate per perderne molti
e molti.
Adunque chi vuol pigliar gli uomini, faccia
come quelli che pigliano i pesci; abbia il senso
comune di andarli a cercare dove si trovano.
Questo riguardo è tanto più necessario nelle
provincie Venete, perchè scarsissime vi sono tut-
tora le strade comunali ; e riescirà tanto più dif-
ficile di radunar passeggieri fuori del solito cen-
tro provinciale. La strada ferrata non è per sua
natura capace d i ricevere afflusso d i viandanti ad
ogni t r a t t o ed alla spicciolata; ma bisogna che
si radunino a certe stazioni. I n quelle provincie
gli abitanti di qualche borgo non lontano dalla
strada ferrata saranno i n necessità, di recarsi
prima a un capoluogo, affine di ritornar poi per
opposta direzione e riescire per mezzo d’un brac-
cio addizionale sulla linea maestra. I1 che non
è a trascurarsi, massime se l’impresa prosperando
dovesse estendersi verso il Friuli. Altrimenti la
strada animerà solamente i punti estremi.
122 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I

9.

Qualcuno pensa che la strada ferrata pas-


sando nei luoghi privi di città recherebbe nuova
vita a territorj obliati, e spargerebbe l’industria
e l’abbondanza ove n’è appunto maggiore il bi-
sogno. I1 pensiero è grandioso e l’intenzione be-
nefica.
Ma prima di tutto chi ai pasce di questa idea
non fa considerazione del tempo necessario a re-
carla ad effetto, Se voi siete contenti d’aspettare
Ia riuscita della vostra impresa fino a che si
fondi sulla vostra strada una nuova linea di opi-
ficj, di emporj mercantili, di centri stradali e
di città: temo assai che averete troppo ad aspet-
tare.
I n oltre non mi pare che si faccia conside-
razione del luogo. Questo è un pensiero egregio
quando si applichi alla Russia, a l Canadà, agli
Stati Uniti. Ma il nostro regno è già forse in
ragione di grandezza il più popolato del mondo.
Esso ha già la congrua sua dote di c i t t à ; voglio
dire che ne ha una di venti, trenta, cinquanta
mila abitanti ogni venti o trenta miglia. Queste
città son già forse troppe e troppo grandi per
l’area che le deve alimentare, non avendo esse
più quella floridezza di manifatture e di com-
mercio che nel Medio Evo le faceva sì ricche e
intraprendenti, Noi non abbiamo territorj vacui ;
quindi mal s’adatterebbe a noi una massima che
riesce provvida in regioni semiselvagge dove il
viaggiatore attraversa fra città e città, le fore-
ste di dieci, venti, di cento miglia; mentre sulla
strada fra Milano e Venezia non è facile misu-
rare cento passi di bosco o di brughiera.
UNA STRADA D I FERRO DA MILANO A VENEZIA 123

10.

Se voi supponete che t u t t i codesti nuovi sta-


bilimenti debbano farsi senza levare i capitali,
gli uomini e le industrie dai luoghi ove stanno,
io, giacchè dal nulla nulla si fa, vorrei sapere
da qual miniera terrestre od acquatica vi cave-
reste tante centinaia di milioni; giacchè i mi-
lioni non sono che il cumulo dei nostri guadagni
o piuttosto dei nostri risparmj.
Se poi il nuovo deve t r a r r e a sè gli utili del-
l’antico: egli sarà come un nuovo alveo di fiume
che per diffondere la fecondità i n un deserto la-
sciasse altrove le nude sabbie. Se voi supponete
che per fare un grande emporio commerciale
a Orzinuovi o a d Albaredo si debba dissanguare
l’industria e la possidenza di Brescia o di Ve-
r o n a : io vi domanderò che cosa avremo guada-
gnato con questo immenso traslocamento d’uo-
mini e di capitali. Avremo reso inutili i capitali
già investiti negli edificj, nelle strade, nei ca-
nali delle città presenti, per seppellire altra mas-
sa di capitali in nuovi edificj su un’altra linea
di città future. Cosicchè infine avremo due spese,
l’una antica e l’altra attuale, per avere il me-
desimo servigio di prima. Lasceremo un edificio
vuoto e inutile in un‘antica città per avere un
emporio pieno di mercanzie o un nuovo albergo
in un paesello senza nome. Così due edificj, ossia
due capitali, ci renderanno il servigio e il frutto
di un solo; il che è come dire che l’uno dei due
sarà gettato via.
I n Italia siamo già ricchi abbastanza d i edi-
ficj vasti e vacui, di mercati senza mercanti e
di vie senza viaggiatori. Nella più parte delle
124 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
nostre bellissime ed ampie città siamo simili a
quegli uomini che dimagrati d a malattia vanno
a volta cogli abiti larghi e flosci sulle coste, e coi
calzoni che sventolano a l luogo delle polpe per-
dute. I n tanto cangiamento di cose quanto ne
recarono gli ultimi quarant'anni, mentre Lon-
dra, Manchester, Liverpool, Birmingham, Parigi,
Berlino, Vienna, Odessa, si dilatarono a com-
prendere nuovi borghi e sobborghi o piuttosto no-
velle c i t t à ; due sole delle nostre città ebbero
bisogno di ampliare il loro circuito: Torino e
Trieste. Sicchè bisogna prima d'ogni a l t r a cosa
trar partito da, ciò che abbiamo. Bisogna poi far
passare la debil corrente del nostro commercio
sotto il naso degli uomini, perchè si allettino a
porvi mano e si disamorino di quella sterile e
fredda vita del piccolo possidente, la quale i n
alcune provincie ha fatto succedere a i trafficanti
e denarosi bisavoli una generazione di gentiluo-
mini, che pongono lo studio della vita a dare ad
una scarsa rendita le apparenze della prosperità.
I o parlo per vero dire; e chi ha esperienza dei
luoghi e delle famiglie mi darà ragione.
Adunque un'altra delle norme fondamentali
da seguirsi sarebbe quella di preferire a circo-
stanze eguali quelle situazioni che sono già pro-
ciste d i edificj: 1.° per recare men danno a chic-
chessia; 2.° per crescer valore a ciò che già pos-
sediamo ; 3.° per diminuire le spese accessorie, le
quali se non cadono sugli imprenditori della
strada, cadono pur sempre sulla nazione; e col
rendere inutili altre opere, riescono esse mede-
sime implicitamente inutili.
Dietro questo principio riescirà lodevolissimo
il pensiero del sig. Adalulfo Falconetti che la,
strada debba a Venezia far capo al consueto em-
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 125

porio mercantile. Oltre alle accennate utilità, ed


a l più comodo accesso delle navi, vuolsi riflettere
che il massimo introito dell’impresa consistendo
nei viaggiatori, tutto ciò che può accrescere ame-
nità o diletto reca aumento di lucro.

11.

Alcuni vagheggiando idee più vaste e gran-


diose, mirano principalmente a ciò che questa
linea potrà divenire quando in Europa siensi rese
generali siffatte comunicazioni, e pensano so-
prattutto a l modo di collegare questa linea colle
grandi correnti del commercio universale. Tro-
vano pertanto che siccome su questa linea Mi-
lano e Venezia sono i due punti d’applicazione
del commercio estero ; così il massimo interesse
dell’opera sia nell’abbreviare al massimo la di-
stanza f r a Milano e Venezia.
Posto il principio della maggior importanza
del trasporto delle persone a fronte di quello del-
le merci, vuolsi notare che l’andirivieni delle
persone è sempre maggiore a piccole distanze;
perchè sono più promiscui gli interessi, i traffichi,
le possidenze e più frequenti le amicizie e le pa-
rentele; e l’andata e il ritorno già per sè brevi
diventano con la strada ferrata quasi momenta-
nei. Padovani e Veneziani a cagion d’esempio
hanno mille volte più ragione d’andarsi a trovare
che Istriani e Piemontesi. Perlocchè si troverà,
maggiore l’annua somma, dei trasporti di persone
fra i varj punti intermedj, o pure tra i punti
intermedj ed uno degli estremi, che tra i due
opposti estremi, o tra luoghi stranieri e ancor
più lontani.
126 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Lo stesso dicasi dei bestiami e di quelle merci
che si potrebbero chiamar fresche, cioè i latti-
cinj, le frutta, gli ortaggi, il pesce, i testacei, il
pollame ed altre simili cose alimentari di breve
durata. Le quali avendo necessità di prontissimo
viaggio e per veicolo che non le riscaldi col scoti-
mento, costituiscono una grandissima parte dei
trasporti che si fanno sulle strade ferrate. Ora
esse appartengono quasi interamente al commer-
cio interno c di piccola distanza giacchè la spesa
di una lunga corsa equilibrando i prezzi toglie-
rebbe ogni convenienza al viaggio.

12.

E’ qui a rammentarsi una cosa non avvertita


da molte persone che avendo nel resto lodevole
cultura sono all'oscuro delle verità dell'econo-
mia politica. Nei paesi di qualche estensione la
massa del commercio estero è immensamente mi-
n o r e d i quella del commercio interno.
Gli Inglesi hanno colonie vastissime, fiorenti,
diffuse fino agli antipodi, marina infinita, posi-
zione ammirabile, capitali enormi; sono la na-
zione mercantile per eccellenza. Eppure Pitt ebbe
a dire che il loro commercio estero era soltanto
la 32a parte del loro traffico totale. E vero che
Pitt era politico e non economista e voleva ce-
lare alla nazione i danni della guerra. Ma il fatto
si è che tutto il valsente del gigantesco commercio
d i quel regno è appena il doppio delle annue
contribuzioni ch'esso paga al solo governo. Nel
quadriennio 1828 e 1831 il valor medio di tariffa
di tutte le importazioni ed esportazioni nelle
Isole Britanniche fu di annui 2847 milioni di
--

U S A STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 127

franchi. La qual somma divisa per la popolazione


darebbe 114 franchi p e r testa all’anno. Si noti
però che va crescendo con incredibile velocità ;
giacchè nell’ultimo quadriennio 1832-1835 la l ì -
bera importazione delle merci estere promossa
dal ministerio presente ha accresciuto l‘esporto
dei prodotti nazionali nella misura del 25 per
c e n t o ; cosicchè si esportò in quattro anni ciò che
per l’addietro appena si esportava in cinque.
In Francia giusta Bènoiston de Châteauneuf
membro di quell’Instituto, il termine medio di
tutte le importazioni ed esportazioni nel quin-
quennio 1827-1832 fu di 1226 milioni di franchi.
Divisa questa somma per la popolazione di quel
tempo di milioni 321/2 darebbe circa franchi 371/2
per testa all’anno, cioè il terzo di ciò che ab-
biam detto per l’Inghilterra. Ora la massa dei
prodotti agricoli e industriali della Francia sa-
rebbe, secondo lo stesso autore, da otto mila a
dieci mila milioni. Così il commercio estero della
Francia sarebbe appena dal 12 al 15 per cento
del suo commercio totale. Eppure In Francia ha
porti su diversi mari, colonie, navi, consoli, am-
basciatori, e ministri di commercio e di marina.
Come ciò avvenga f u già diffusamente spie-
gato in molti libri, e s’intenderà facilmente da
chicchessia quando si pensi che di t u t t o ciò che si
mangia, si beve, si veste, si arde e si consuma
in ogni modo, massime dalle classi più nume-
rose, la minima parte è quella che non sia frutto
della nostra terra e lavoro delle nostre arti.
Questi prodotti entrano in commercio e s‘aggi-
rano da mano a mano e d a luogo a luogo innal-
zando a rapida e invidiata fortuna le umili fa-

1 Notesstatistiques surlaFrance, 1834.


128 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
miglie che ne fanno traffico, benchè non figurino
sui registri degli arrivi e delle dogane.
Se il nostro commercio fosse nelle medesime
proporzioni di quello della Francia, avendo il
nostro regno quasi quattro milioni e mezzo d'abi-
tanti noi dovremmo avere presso a 170 milioni di
commercio estero e d a 1200 a 1300 milioni di
commercio totale. Qualora la cosa fosse così, io
domando se la nostra strada ferrata dovesse
prender di mira i soli 170 o non piuttosto t u t t i
i 1300 milioni? Ora, le provincie occidentali del
nostro regno sono molto più ricche d'interna
produzione e d'interno traffico che veruna pro-
vincia francese. Cresce adunque l'argomento.

13.

M a per veder le cose più intimamente, scom-


poniamo questo estero commercio nelle sue t r e
parti, le esportazioni, le importazioni e i tran-
siti per vedere qual conto vi possano fare gli
imprenditori della linea ferrata.
I n questo momento noi non possiamo attri-
buire un valore medio al nostro commercio
d'esportazione. l l suo principal ramo consiste
nella seta la quale cresce di circa otto per cento
all'anno i n quantità e d a qualche tempo è cre-
sciuta più del cento per cento i n valore; sicchè
noi stessi ne siamo stupefatti e quasi atterriti.
Ma essa crescerà molto maggiormente a misura
che gli studj dei naturalisti sulle malattie del
baco da seta illumineranno le famiglie e trion-
feranno delle abitudini. Intanto sette milioni di
libbre tra roba fina e scadente se valevano un
tempo cento milioni di franchi, adesso ne pos-
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 129
sono ben valere 200. Ma il cresciuto valore in-
trinseco non accresce i lucri di spedizione, se
non i n quanto si abbia maggior volume di merce
a traslocare.
Si osservi inoltre che le sete nel governo di
Venezia sono i n molto minor quantità e i n qua-
lità quasi sempre inferiore a quelle del governo
di Milano. Chi volesse segnar sulla carta del no-
stro regno una riga che attraversasse l’area più
favorevole alla produzione serica, dovrebbe a un
dipresso tirar una riga da Brescia lungo Berga-
mo, la Brianza e Como, verso il Lago Maggiore.
E non solo la produzione ma anche la massima
esportazione della seta succede da quella parte
verso Zurigo, Elberfelda, Lione e Londra,. Quindi
riesce affatto fuori dell’asse della nostra strada
ferrata. Si fa qualche esportazione anche verso
l’Austria e la Russia, ma essa riesce natural-
mente a maggior portata delle sete friulane, tre-
visane, bassanesi e trentine, le quali per recarsi
a quella volta non hanno bisogno di viaggiare tra
Milano e Venezia. Dunque d a questi duecento
milioni che possono figurare nella nostra espor-
tazione, la minor parte potrebbe riguardarsi co-
me stabilmente compresa nel commercio estero
sulla strada ferrata.
Un altro ramo di esportazione che si fa ascen-
dere d a diciotto a venti milioni di franchi è il
formaggio e per il suo maggior peso la massa di
questa derrata interessa la spedizione tre volte
più della seta. Ma questa produzione è quasi
tutta, al di qua di Lodi e dell’Adda, e i suoi esiti
sono più considerevoli in t u t t e le altre direzioni
che i n quella di Venezia. La causa si è che il
formaggio nostro al pari delle nostre sete è merce
assai costosa e ricercata solo d a nazioni ricche,
9. - CATTANEO.Scritti economici. I.
130 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
verso le quali deve adunque prendere l a sua di-
rezione.
Le altre nostre esportazioni, le seterie lisce e
soprattutto nere, le armi bresciane, le lanerie
venete e bergamasche, la carta, i libri, le carrozze,
le mobiglie, il riso, ecc., ecc., si diffondono i n
varie direzioni e in gran parte si rivolgono a i
vicini Stati italiani e allo Svizzero. Quelle poi
che si rivolgono verso l’Adriatico discendono i n
gran parte per la via delle acque. I1 qual genere
di trasporto non solo regge a pesi che sulle strade
rotabili darebbero incomodo e recherebbero gua-
sto, ma è più favorevole alla merce che discende
a l mare che a quella che sale. Per discendere ba-
sta trovare un congruo corso d‘acque, ma per
risalire si richiede il continuato appoggio di una
strada alzaia e uno sforzo d’uomini, di macchine
o di animali con grave perdita di tempo.
Concludiamo adunque che le migliori nostre
esportazioni sono delle provincie occidentali e
che mentre la maggior parte di esse si rivolge in
direzione diversa dalla strada, di Venezia, quella
parte che si rivolge appunto verso l’Adriatico si
suddivide ancora fra la strada acquatica e la
terrestre. Cosicchè ne viene di conseguenza che
il miglior sussidio alla strada ferrata non sarà
nel commercio d i esportazione.

14.

Veniamo alle importazioni. Queste sono na-


turalmente provocate dalle esportazioni alle quali
servono di prezzo e di concambio. E certamente
sarebbero quasi sempre in equilibrio, se venissero
abbandonate al loro corso naturale. Giacchè nè
noi mandiamo agli esteri la roba gratis, nè gli
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 131

esteri ne mandano gratis a noi. Ma può benissimo


avvenire che mentre noi dirigiamo le nostre espor-
tazioni verso occidente, una parte del concambio
ci arrivi dall’oriente ; ciò dipende dalla qualità
di merce che noi possiamo o vogliamo ricercare.
Dalla parte dell’Adriatico le nostre importa-
zioni sono assai maggiori delle esportazioni. Da
un sunto pubblicato in un Giornal di Trieste si
scorge che le nostre esportazioni verso quel porto
non fanno i n termine medio che il 16 per 100
‘delle importazioni da quel porto al nostro regno ;
e i n alcuni anni (1826 e 1828) non fecero che 1’11
per 100. Infatti le nostre esportazioni a l porto di
Trieste non giungono i n termine medio a 3 mi-
lioni di franchi (4.811.665) e nel 1826 appena
superano i 3 milioni (3.034.900); il che non giun-
ge alla sessantesima parte del valor attuale delle
nostre sole sete. Al contrario le importazioni
sono in termine medio qualche cosa di più di mi-
E lioni 281/2 (28.528.122); il che dovrebbe essere
circa un ottavo della nostra esportazione totale.
Ma, noi riceviamo qualche cosa da Livorno,
moltissimo d a Genova, coloniali, medicinali, tin-
ture, olj, pesce secco, agrumi, ecc.; la Svizzera
ci paga in bestiami, i n formaggi, in legnami, una
parte del nostro grano e della nostra seta; ma
un’altra parte è forza che ce la, paghi i n qualche
altro modo; altrimenti non potrebbe comperare.
Parimenti gran parte del valor delle nostre sete
inviate a Lione e a Londra si salda i n numera-
rio da mandarsi altrove. Ma molti milioni n o n si
possono saldare, se non in merci le quali entrando
variano molto di direzione, m a insomma difficil-
mente ci arrivano per la parte di Venezia. Co-
sicchè se le importazioni sulla linea ferrata fos-
sero anche dieci volte maggiori delle esportazio-
i32 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
ni, com’è probabile, esse sarebbero ancora una
scarsa parte del nastro commercio estero, il
quale come abbiamo detto è una scarsa parte del
nostro commercio totale.

15.
Venendo ora al commercio di transito, dob-
biamo primamente considerare che la direzione
di questa strada è d a levante a ponente. Quindi
non è disposta a giovar molto se non alle persone
che vengono per questa direzione, o per direxiono
molto affine a questa. Ora bisogna distinguere fra
lo stato attuale dei transiti su questa linea e 10
stato probabile o almeno possibile.
Per assestare un poco le idee, ed intercettare
ogni mescolanza dell’immaginazione i n un affare
di conto preventivo, facciamo così: sulla carta
geografica d’Europa si diramino d a Milano t r e
linee, l’una verso Genova, l’altra verso Lione e
la terza verso il Reno. Parimente t r e linee simili
si diramino da Venezia o da Trieste, l’una verso
Vienna, l’altra verso Belgrado e Odessa, l’altra
verso la bocca del Golfo Adriatico.
Una persona, a cagion d’esempio, che venisse
dall’Austria o dalla Russia potrebbe percorrere
la linea d i Trieste, Venezia e Milano; e ripren-
dendo quindi la primiera direzione trasversale,
potrebbe giungere comodamente per Genova alle
coste di Provenza, di Catalogna e a, t u t t a quella
parte del Mediterraneo, a Gibilterra, all’Atlan-
tico, ecc. Parimenti chi venisse lungo l’Adriatico
dalla Grecia o dall’Apulia a Venezia, giunto di
là i n poche ore a Milano potrebbe ripigliare la
sua direzione trasversale verso Ginevra, la Fran-
cia, l’Olanda, l’Inghilterra.
U N A STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 133

Ognuno vede però che questa è strada più


d a passeggieri che d a mercanzie.

16.

Ho nominato Belgrado e Odessa; e ciò sem-


brerà fuori di proposito. Mi si abbia la pazienza
di osservare un istante, che continuando per mare
da Venezia a Trieste, e superate quindi le Alpi
Giulie che sono le più facili di tutte e sembrano
già prese di mira dai progettatori di strade fer-
rate, si giunge per le valli quasi rettilinee della
Culpa e della Sava appunto a Belgrado o Sem-
lino, ciò che è tutt’uno. Quivi d a poco tempo
hanno cominciato a scorrere le navi a vapore che
giù pel Basso Danubio, continuando sempre l a
stessa direzione giungono al Mar Nero nel Golfo
di Odessa. Se supponiamo f a t t a la strada fer-
rata da Milano a Venezia, siccome d a Venezia si
tragitta col vapore in poche ore a Trieste, e
Belgrado comunica per vapore con Odessa: ri-
marrebbero a percorrersi, o per canale, o per ro-
taja ferrata le dette 300 miglia lungo la Culpa e
la Sava fra Trieste e Belgrado. Questa ultima
città con Semlino e l e altre sue vicinanze è il
centro di tutte le acque dell’Ungheria, della Bo-
snia, della Servia e della Valacchia. E’ il punto
predestinato dalla natura a d essere l’emporio di
quelle ubertose e vastissime regioni quando ven-
gano a progredire nella civiltà. Così alternando
due corse di terra e due d’acqua si perverrebbe
da Milano a Odessa i n tre o quattro giorni.
Ora il commercio dei Genovesi con Odessa e
tutte quelle marine è antichissimo e vivacissimo.
Ma pel giro immenso che vuolsi fare dalle loro
navi intorno alla Turchia, alla Grecia ed al-
134 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
l’Italia, e per la tempestosa natura dei mari,
è lungo, pericoloso e in molti mesi dell’anno af-
fatto impossibile. I Genovesi potrebbero dunque
trar partito a certi rami di traffico, massime in
caso di perversa stagione o di guerra marittima
che ostruisse gli accessi del Mar Nero; e prin-
cipalmente se ne potrebbero giovare al passaggio
delle persone, Pei Lionesi e Ginevrini sarebbe la
più breve e sicura strada per avvicinarsi non
solo a Odessa, ma ad Astracan, a Tiflis e a Tra-
bizunda e connettere l’Oriente colle regioni del-
l’Atlantico. E questa linea retta non corrispon-
derebbe in lunghezza alla metà di quella tortuosa
curva che si aggira fra le scogliere dell’Arcipe-
lago. E sarebbe sempre preferibile a quella che
da Belgrado rimontando penosamente fino a
Vienna t u t t i i meandri del Danubio, deve lottare
per 400 miglia coll’incertezza dell’alveo e la forza
delle acque, senza avvicinarsi d’avvantaggio a l
mare e all’Europa occidentale. Quando la linea
poi dovesse prolungarsi per la Francia meridio-
nale d a Lione a Bordò, sarebbe il varco rapidis-
simo per cui non solo l’Alta Italia, e l’Unghe-
r i a ma anche la Russia meridionale, la Georgia,
la Persia comunicherebbero coll’Atlantico e col-
l’America.
M a queste cose sono fondate bensì nelle future
probabilità, ma lontane a d avverarsi. Per ora di
tutte queste direzioni adattabili all’asse della li-
nea ferrata; l’unica veramente capace di pro-
durre un pronto concorso di transiti, se non per
le merci almeno per i passeggieri sartà quella che
dalle Isole Jonie per Venezia, Milano e la Sviz-
zera si rivolgerà, alla Francia, al Reno, e più an-
cora all’Inghilterra. Questa direzione è oppor-
tuna agli stabilimenti degli Inglesi i n Grecia, e
UNA STRADA DI FERRO DA M I L A N O A VENEZIA 135
si collega alle loro speculazioni itinerarie che
per l’Eufrate e il Golfo Arabico tendono ad apri-
re una via diretta all’India ed all’Australia.
Questo può dirsi frutto maturo e vi si può
fare qualche assegnamento, ma le corse da Tra-
bizunda, da Odessa o anche solo da Vienna, a
Genova, a Lione, a Bordò o a Gibilterra saranno
discorso di fiori finchè la costruzione di altre
strade ferrate non congiunga per Genova i due
mari d’Italia.
17.

E qui su questa oscura materia dei transiti,


che è la base delle grandi speculazioni e l’incen-
tivo delle grandi speranze, mi si permetta di ag-
giungere qualche cosa ancora, colla promessa
d’esser breve.
Una volta la forza dirigeva i transiti piutto-
sto a d uno che a d altro porto. I soli Italiani
avevano forze e reputazione nel Mediterraneo, e
imponevano timore a i pirati d’oltremare. Vi era
ignoto il nome d’Inglesi, di Russi e d’olandesi;
la Francia ancora cavalleresca, rozza e cenciosa
non aveva nè canali nè strade. Marsiglia ed Ac-
quemorte erano porti per tragittar frati e pere-
grini. Malta era parte inosservata del regno Si-
ciliano; Odessa non v’era; Caffa e Pera erano
città genovesi: e i marinai greci erano assoldati
dalle nostre città. Essendo italiana t u t t a la ma-
rina era naturale che i porti d’Italia fossero gli
emporj del Mediterraneo. Genova e Venezia era-
n o i capistrada d i t u t t a l’Europa. I1 transito di
quei porti comprendeva tutto il commercio del-
l’Europa interna coi nostri mari, e colle altre
parti del mondo d’allora. I guadagni erano enor-
mi, perchè non v’era concorrenza.
136 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Ora t u t t a questa ragione dei transiti ha ces-
sato d'essere artificiale, ma obbedisce alle leggi
della libertà marittima. Le merci più non pas-
sano dove la forza del monopolio le strascina;
perchè non v'è più nazione che abbia la forza di
desolare i mari. Se una nazione ha porti, riceve
dal mare immediatamente quasi tutte le sue im-
portazioni, e per la stessa via manda i ricambj.
Il commercio di transito si riduce al bisognevole
dei popoli interni e remoti del mare. Ma questi
in Europa son pochi, e soprattutto i n caso di
necessita avrebbero accesso a l mare d a più parti ;
il che fa, concorrenza e limita i guadagni. A ca-
gion d'esempio la Svizzera da un lato scende in
I t a l i a ; dall'altro ha la navigazione del Reno,
e s'accosta a quella del Rodano e dei canali di
Borgogna. L'Ungheria, d a un lato a Fiume; dal-
l'altro può discendere in poche ore a l MarNero,
o avvicinarsi alle parti navigabili della Vistola.
Quindi se alcuno s'immaginasse che il transito
libero possa per alcuna umana industria dive-
nire ciò ch'era in altre età il transito obbligato,
si farebbe grave illusione.

Una nuova specie di transito obbligato f u in-


trodotto a memoria nostra dal sistema continen-
tale. Si era rinunciato ai beneficj del mare per
disperazione di poter dominarlo. Le dogane non
sarebbero bastate a troncare ogni commercio ma-
rittimo ; perchè l'indestruttibil forza del contrab-
bando segue le proibizioni come l'ombra segue
i corpi. Ma un nemico più formidabile era nel
gran numero degli armatori che le nazioni si av-
ventavano contro a vicenda. Essi scorrevano i
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 137

mari, e spaventavano i contrabbandieri, i quali


potevano bensì far calcoli posati per corrompere
od eludere le dogane, ma appena ardivano ci-
mentarsi colla ferocia di marinai affamati. Quindi
e non altronde venne la nuova fortuna della marina
greca, che sotto bandiera turca era quasi sempre
sicura degli armatori patentati e dall’infame le-
galità delle prede; e per questa via esercitava
quasi sola il contrabbando marittimo. Così men-
t r e i popoli culti traviati dalla falsa politica, e
dalla falsa economia sputavano i n faccia a l com-
mercio e alla fortuna, un popolo decaduto re-
staurava i suoi destini, e poneva le fondamenta
di una novella esistenza.
Durante il sistema continentale prevalsero
adunque le vie terrestri. I1 contrabbando terre-
stre assai maggiore del marittimo, si faceva at-
traverso a l centro dell’Europa, e si depositava
a Francoforte e nella Svizzera. La Francia poi
riceveva da terra per Costainizza e Trieste i
cotoni, le lane, le pelli, la vallonea e le altre
merci levantine. Ma t r a i porti dell’Adriatico e
la Francia non v’era che la sola linea daziaria
della Sesia, la quale per l’identità del regime sulle
due opposte rive nulla aveva di protettivo e re-
primente, e si riduceva a un mero pedaggio.
Quello sarebbe stato il momento i n cui il solo
commercio di transito e di spedizione avrebbe po-
tuto alimentare un costoso stabilimento itinera-
rio. Se non che le cose appoggiate a sistemi po-
litici e fattizj durano pochi giorni. Dal che de-
riva l‘avversione degli uomini del continente a
impegnare le loro fortune in grandi intraprese
le quali ad ogni volgere di vento si trovano con-
fitte sull’arena. Sembra inerzia ed è sperienza
ed implicita memoria dei patiti disastri. Dopo
138 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
lo scioglimento del sistema continentale la cosa,
per quanto riguarda i transiti, sta precisamente
a rovescio.
19.

Alcuni che guardano solo alla corteccia delle


cose diranno che il sistema continentale demo-
lito nel 1814 vive nel sistema protettivo adot-
tato poi da quasi t u t t i gli Stati Europei. L a so-
miglianza non si può negare; ma gli effetti sul
transito sono precisamente opposti. L’effetto del
sistema continentale napoleonico era quello di
f a r preferire le vie d i terra: perchè si trattava
di far senza il mare, e dalle rive del continente
europeo si dovevano affamare tutte le isole e le
altre quattro parti del mondo. I1 che proveniva
dall’ignorare il già mentovato principio di eco-
nomia che il commercio estero per quanto gigan-
tesco egli sia, non è tuttavia che una piccola
parte del commercio totale d’una regione al-
quanto estesa. E qui si vede quanto l’ignoranza
dell’economia possa tornar funesta agli Stati. Al
contrario l’effetto del sistema protettivo è quello
di far preferire le vie d i mare, rendendo intri-
cate, lente, e costose le vie di terra. Ogni nazione
è ridotta a provedersi pe’ suoi porti, quantunque
la natura in molti casi abbia predisposti aditi
più facili e vantaggiosi. I o vi dimando se per
regola generale conviene a cagion d’esempio con-
dur per terra da Trieste a Marsiglia una balla
di merci asiatiche? Bisognerebbe non solo far
più di 500 miglia, e passar le Alpi, ma altresì
pagare i carichi marittimi, il transito per la no-
stra linea, il transito pel Piemonte, un enorme
dazio protettivo all’ingresso i n Francia, e una
sequela di provisioni a i corrispondenti incaricati
U N A STRADA D I FERRO DA MILANO A VENEZIA 139

di dirigere e sospingere la merce di passo i n


passo. Quindi è naturale che o quel commercio
si abbandoni, o che le navi si dirigano dal Le-
vante a Marsiglia direttamente. E perciò finchè
prevale il sistema protettivo, nessuna opera stra-
dale, nessuna industria locomotiva potrà, fare che
grandi linee terrestri ottengano preferenza sulle
corse marittime rese brevi e certe dall’uso del
vapore.
20 .

Concludiamo coll’asserire in succinto che l’im-


presa d’una strada ferrata tra Venezia e Milano,
qualora gli uomini consentissero veramente a d ese-
guirla :
1.° Dovrebbe contar più sul trasporto delle
persone che delle merci.
2.° Riguardo alle persone, dovrebbe contar
più sugli indigeni che sui forastieri; e sui passeg-
gieri di breve distanza che sui viaggiatori di lunga
corsa.
3.° Riguardo alle merci dovrebbe contar mag-
giormente su quelle d‘interno giro che sul commer-
cio estero.
4.° Riguardo a l commercio estero dovrebbe
contar molte volte più sulle importazioni che
sulle esportazioni e ben poco per ora sui transiti.
5.° Che t u t t o il commercio estero e il tran-
sito principalmente, si vedrebbe crescere grada-
tamente a mano che gli Stati Europei ritornas-
sero dietro l’esempio della Gran Bretagna a quei
principj di libera concorrenza dai quali le Sviz-
zera non si dilungò mai, dando così solida base
alle sue manifatture ed alla sua prosperità.
140 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
6.° Che fino a quando la lotta fra i due prin-
cipj della concorrenza e della protezione terrà
nell’incertezza l’industria europea, sarà prudenza
stabilire i conti preventivi di imprese itinerarie
sulla base immancabile dei consumi interni e
della popolazione locale.
7.° Che una bella parte dei destini di que-
st’impresa s’appoggia alla propagazione di simili
opere verso i Golfi di Genova e di Guascogna.
8.° Che la riuscita generale dipende da un
congruo concorso di t u t t i questi introiti parziali.
Dalle quali conclusioni viene per corollario la
necessità di comprendere nella nostra linea quel
maggior numero d i città che compatibilmente s i
possa.
21.

Ma fra le tante città nostre a quali dovremo


dare la preferenza? Sarebbe difficile anzi impos-
sibile il decidere se la scelta toccasse al senti-
mento e alla genialità; ma qui deve decidere il
calcolo dell’interesse.
I1 progetto pubblicato a Venezia e ripubbli-
cato a Milano, sembra dettato soprattutto dallo
studio astratto dei livelli. Ma per i meno esperti
sembra dettato dal timor di mostrare parzialità.
Egli con zelo eremitico fugge a dritta e sinistra
l’ombra d‘ogni civico recinto e appena scorre
esitando presso il borgo non SO se di Soncino o
d’Orzinovi. Del resto, se le cose dette fin qui non
sono tutte strane e perverse, egli è il men frut-
tuoso e opportuno di t u t t i i progetti immagina-
bili, E’ però eccellente come punto da cui pren-
der le mosse; perchè così il peggior partito es-
sendo già stato proposto, t u t t i quelli che si po-
UNA
STRADA DI FERRO DA A VENEZIA
MILANO 141

tranno proporre saranno migliori. E d è meglio


cominciar da un cattivo progetto per terminare
con un buono ; che viceversa cominciar dal buono
per finire col tristo.
La nostra pianura è divisa in due zone, l’una
rasente i colli, l’altra più prossima a1 Po. Sulla
prima sorge Verona ; sii l‘altra sta Mantova.
Quale fra queste due zone guernite entrambe di
città, promette alla strada maggiori
gg vantaggi?
Ecco un altro quesito a sciogliersi. Propongo le
seguenti considerazioni.
1.° Il P o che scorre vicino alla zona infe-
riore forma già una strada naturale di trasporti.
In cui prossimità, per certe merci e in certe sta-
gioni e massime per l’uscita del regno, farebbe
alla strada ferrata una concorrenza che limite-
rebbe i guadagni. Una regione che possiede già
una comunicazione fluviale riceverebbe minori
vantaggi dalla nuova strada, e perciò sarebbe
men disposta a pagarne la mercede. Una tal con-
correnza sulla zona superiore si risentirebbe
meno.
2.° ll Po nel governo di Milano forma si-
stema coi laghi Verbano e Lario, coi tre navigli
milanesi, e col corso inferiore del Ticino, del-
l’Adda e del Mincio; e quindi apre la naviga-
zione con Pavia, Milano, Como, Lodi, Cremona
e Mantova. Da questa comunicazione col mare
è interdetta la città di Brescia.
3.° La zona più elevata è la parte del regno
che conta maggior popolazione, maggior indu-
stria, e maggior giro di capitali. Più all’insù la
terra montuose diviene scarsa alla produzione
agraria; più all’ingiù il paese è più scarso di
manifatture e di commercio. Su questa linea sono
gli sbocchi delle valli e dei laghi, e i depositi dei
142 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

prodotti della pianura. E’ dunque la linea che fa


sperare maggior numero di passeggieri e di mer-
canzie.
4.° Se si conduce sulla Mappa una linea
retta da Milano a Venezia perchè serva come di
modulo e di regolo, dal quale dilungarsi il meno
possibile, e si prescinde per un istante da ogni
considerazione di terreno e di livello: si troverà
che la linea passa rasente Peschiera e Verona.
Dunque la brevità astratta, concorre anch’essa
a far preferire la zona superiore. Dunque Milano,
Brescia, Verona, Venezia. Di Vicenza e Padova
vedremo poi.
22.
Ritorniamo a l progetto publicato il quale sem-
bra raccomandarsi per un’apparente premura di
brevità; giacchè chi tira dritto e non guarda i n
viso a nessuno, sembra sollecito unicamente d i
giungere alla meta. Scomponiamo diligentemente
tutte le circostanze. Calcoleremo le distanze in
miglia astratte ossia prese sulla scala del com-
passo. Non intendo per questo stabilire una mi-
sura a capriccio ma solo formare un sistema di
cifre per i confronti; alle miglia astratte si può
aggiungere quel tanto per cento che si trovi con-
veniente alla conformazione del suolo, per ridurre
le miglia astratte in miglia reali. Non bisogna
dimenticare di tener conto dell’area delle città
che la strada attraversa o rade. Ma bisogna an-
che por mente che difficilmente si trovano due ,
Carte sulle quali le città siano collocate a di-
stanza precisamente eguale; nel totale però un
errore fa compenso a un altro. I o mi son prevalso
della Carta di G . Pezze.
Nel progetto publicato la linea ferrata passa
USA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 143

sul meridiano di Brescia al disotto di Leno, poi


passa il Mincio a l disotto del colle della Volta,
poi l'Adige di fronte ad Albaredo, poi oltrepas-
sando Cologna si volge a sinistra e studia di
internarsi f r a i Berici e gli Euganei, poi varca
la Brenta circa tre miglia a l disopra di Padova,
tocca Mestre, e di là si torce alla parte meno
abitata di Venezia.
Riducendo questi spazi in miglia astratte, ab-
biamo all'incirca questi dati :
Da Milano a Leno . . . . . . miglia astr. 42
Da Leno al Mincio . . . . . . . . . . 21
Dal Mincio all'Adige . . . . . . . . . 22
Dall'Adige al Bisato . . . . . . . . . 14
Dal Bisato alla Brenta . . . . . . . . 15
Dalla Brenta a Mestre . . . . . . . . 16
Da Mestre a Venezia . . . . . . . . . 4
-
Totale 134

Inoltre questa strada non toccando alcuna


città nel suo passaggio dirama a ciascuna delle
città vicine, a guisa di sterminato polipo, altret-
tante braccia addizionali. Queste sono d a com-
prendersi nella somma, dei lavori; perchè sono
una necessaria membratura, senza la quale In
strada non varrebbe all'intento.
Braccio di Brescia . . . . . miglia astr. 11
Braccio di Mantova . . . . . . . . . S
Braccio di Verona . . . . . . . . . . 7
Braccio di Vicenza . . . . . . . . . 11
Braccio di Padova . . . . . . . . . . 3

Totale delle braccia addiz. 40


Linea maestra . , . , , 134
Totale dell'opere necessarie li4
144 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Abbandoniamo per un istante il progetto pu-
blicato, e supponiamo invece che i n vista della
maggiore utilità, si voglia comprendere nella li-
nea maestra il maggiore compatibil numero delle
suddette città. Si avrebbe :
Da Milano a Brescia . . . . miglia astr. 42
A Peschiera . . . . . . . . . . . . 20
Per Verona a S. Bonifacio . . . . . . 2
5
A Vicenza . . . . . . . . . . . . . 14
A Padova . . . . . . . . . . . . . 16
A Fusina . . . . . . . . . . . . . 16
A Venezia . . . . . . . . . . . . . 3

Totale 136
Adunque il progetto polipiforme richiederebbe
174 miglia d’opere, e la linea delle sei città ne
richiederebbe solo 136; permettendo così un ri-
sparmio di 38 miglia.
E’ vero che non si tien conto di Mantova; ma
questa città non avrebbe che ad allungare di po-
che miglia il suo braccio addizionale per trovarsi
nella medesima condizione che nel progetto pub-
blicato. I1 che vuol dire che sarebbero d a aggiun-
gersi alle 8 miglia del braccio di Mantova le 7 mi-
glia guadagnate sul braccio di Verona. Aggiunte
perciò 15 miglia e recata così la sommai dei lavori
da 136 a 151, rimarrebbe tuttavia un risparmio
generale di miglia 23 astratte che faranno quasi
30 effettive. Si supponga qualunque sbaglio di
misure ; non si giungerà mai a dissipare una così
palmar differenza.
23.
E difficile valutare in denaro la diminuzione
di spesa che ne verrebbe. Non abbiamo un dato
da cui argomentare la media spesa di un miglio di
’ I...

I U N A STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 145


lavori. Da Londra a Birmingham si valuta a 800
mila franchi al miglio inglese, e da Manchester
a Liverpool si valuta a un milione; da Londra
a Greenwich si valuta a t r e milioni, ma la strada
è t u t t a sorretta da un ordine di sontuose arcate,
come un acquedotto romano. Al contrario in Ame-
rica la rotaja semplice costò 100 mila franchi al
miglio italico; gli Americani non hanno a com-
prar fondi e demolir case; e fanno letto alle
strade degli immensi tronchi delle loro selve.
Però anche in America la rotaja duplice con so-
stegni di pietra ne costò più di 300 mila. Alcuni
hanno già detto che nel nostro paese la spesa
media dei lavori si potrebbe valutare a 400 mila
franchi al miglio. Ciò posto, 30 miglia rispar-
miate risparmierebbero 12 milioni. Fosse anche
la metà: fosse il terzo; sarebbe sempre una som-
ma ingente. Sopprimendo poi per ora anche il
braccio addizionale di Mantova, si risparmiereb-
bero altri 8 milioni.
24.

Vediamo le conseguenze che questo risparmio


recherebbe all’uso giornaliero della strada.
I viaggiatori di lungo corso i quali formano
il minor numero dei passeggieri, avrebbero a per-
correre d a Venezia a Milano due miglia di più
e perderebbero forse otto o dieci minuti in tutto
il viaggio. Ma voglio supporre che perdessero an-
che una mezz’ora. Però potranno giovarsi per le
faccende che avessero i n qualunque delle città
intermedie, o almeno sostarsi a vederle. Un viag-
giatore potrebbe toccar Brescia senza percorrere
il braccio d a Leno a Brescia; il che porterebbe
22 miglia tra la gita e il ritorno, I passeggieri che
d a Milano si recassero a Brescia o viceversa ri-
10. - CATTANEO.Scrttti economici, I.
_. ,---- ----- -, . . e -

146 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I


sparmierebbero 11 miglia, quelli tra Brescia e
Verona ne risparmierebbero 18 ; t r a Brescia e
Vicenza 22 ; tra Brescia e Venezia 9 ; tre Vicenza
e Verona 18; t r a Mantova stessa e Vicenza 4 ;
tra Mantova e Brescia 6 ; e così in proporzione.

25.

Inoltre si noti bene che tutte codeste brac-


cia addizionali, in fatto riescirebbero quasi in-
servibili. Sulle rotaje ferrate si ponno trascinare
carichi enormi ripartiti in più dozzine di carri
e rimorchiati da una sola macchina locomovente ;
.la cui forza può equivalere a quella di cento o
duecento e più cavalli, Ora un sol cavallo sulla
strada ferrata t r a Edimburgo e Dalkeith basta a
condurre 48 viaggiatori, ma naturalmente non
può far più di 10 di quelle miglia all'ora. Una
sola macchina può condurre con estrema velo-
cità molte centinaja di passeggieri. Alcune mac-
chine sono capaci di trascinare da mille a due-
mila centinaja di kilogrammi. Se la linea, per
esempio, tocca Brescia o Verona, nulla più fa-
cile che preparare uno, due o tre carri o calessi,
secondo accade, e attaccarli dietro la sequela degli
altri all'istante del loro quotidiano passaggio.
Anche un viaggiatore solo soletto può farsi pren-
dere all'atto che la macchina s'arresta per de-
porre gli arrivanti.
Che se d a Brescia alcuno debba recarsi per
un braccio di 10 miglia, con apposito veicolo a
incontrar la linea maestra: ne vien di conseguen-
za che non converrà, far questo tragitto se non
quando si trovi un numero di passeggieri che
franchi la spesa della corsa. Sarà mestieri per-
tanto che t u t t i questi passeggieri sieno pronti
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 147
lo stesso giorno alla stess’ora e per la stessa di-
rezione, Una sola città non può dar tanti pas-
seggieri da assicurarsi corse frequenti. Quindi
verrebbe la necessità o di correr molte volte con un
numero insufficiente di passeggieri a detrimento
dell’impresa ; o di dover pubblicare una tariffa di
giorni e di ore che la popolazione non sarebbe
certo disposta a studiare a memoria, e quindi
t u t t o cadrebbe nell’incertezza e nel languore.
Molti, massime se giunti dalle vicinanze, invece
di aspettar oziosamente sull’osteria l‘istante so-
spirato, si appiglierebbero ai soliti mezzi di t r a -
sporto. I1 poco numero dei passeggieri quotidiani
farebbe sostituire sui bracci addizionali i cavalli
alle macchine, Quindi d a Verona alla linea mae-
stra coi cavalli; sulla linea maestra fino a Leno
colla macchina; poi trovati di nuovo i cavalli,
andar con essi d a Leno a Brescia. Certamente
chi ha qualche riguardo ai propri comodi, pre-
ferirà di andar direttamente d a Verona a Bre-
scia; giacchè il miglior vantaggio è quello che
risparmia il tempo, l a spesa, la molestia e l’in-
certezza.
26.
Ben falsa idea si forma delle strade di ferro
e dell’ordine rigido che solo può prevenire lo
scontro e lo sterminio dei formidabili rotanti,
chi s’imagina che a d ogni istante possano con-
fluir sulla linea veicoli mossi con differenti gradi
di velocità,. Macchine che trascinano con corso
moderato il carico di intere navi in una volta;
macchine che volano coi calessini dei passeggieri
a 20 e forse a 30 miglia all’ora; cavalli che a
stento raggiungono la metà o il terzo o il quarto
di siffatta velocità. Questo avverrebbe sulla ro-
148 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI-I

t a j a che guida i n un senso; sull’altra attigua


carriera, medesima confusione i n senso opposto.
Sarebbe mestieri deputar cervelli sovrumani a
metter sesto in siffatto caos. La quantità poi
delle macchine qua e là disperse sui varj punti
di partenza, sarebbe enorme. Ogni macchina cre-
do costi i n Inghilterra 25 mila franchi e l’annua,
manutenzione val forse più del prezzo d’acquisto.
Bisogna imaginarsi un corso unico e armo-
nico di macchine che quando non si dia segnale
oltrepassino tranquillamente le città, e quando
il segnale si dia s’arrestino alle porte quel solo
istante che è necessario a ricevere il tributo o a
dimetterlo, o a cangiarlo. Nei tempi di fiera non
solo ogni macchina potrebbe condur centinaja di
passeggieri, o una comitiva di più macchine con-
durne migliaja ; ma questo passaggio ripetersi
più d’una volta al giorno, e inoltre alternarsi
colle corse più lente delle macchine da grave ca-
rico, senza che si dessero il minimo impaccio.
Supponiamo che i passeggieri dovessero passar
da Milano a Venezia i n 8 ore, e le merci i n dop-
pio tempo, Si potrebbe i n uno stesso giorno com-
piere a diverse ore t r e corse di passeggieri e t r e
di merci. E ogni corsa potrebbe consistere tanto
i n una macchina sola col suo corteggio di vei-
coli; quanto in una comitiva, d i più macchine.
Sull’altra rotaje avrebbe luogo l’andamento in-
verso da Venezia a Milano. Tutte le corse inter-
medie verrebbero comprese i n queste. D i una
mezza dozzina di viaggiatori partiti insieme da
Venezia ne potrebbe smontar uno per ogni città
senza alcuno impaccio alla condotta.
Supponendo invece che la corsa dei passeg-
gieri fosse di 10 o r e ; e quelle delle merci di 20:
si potrebbero ordinare ogni giorno t r e corse di
U N A STRADA D I FERRO DA MILANO A VENEZIA 149

passeggieri e due di merci. Queste combinazioni


sono facili sopra tessersi e possono variarsi se-
condo il bisogno, Qui si recano solo per mostrare
il vantaggio di una linea unica e armonica su
una linea polipiforme e sconnessa. Qualora i n
una città di passaggio si dovesse smovere fuor di
tempo uno straordinario cumulo di merci: dan-
done l’avviso per l’una rotaja, si vedrebbe, po-
che ore dopo, giungere per l’altra rotaja una
macchina o una comitiva di macchine di tal po-
tenza e in tal numero d a portarsi via, l’intera
città.
--
Partenza Viaggio Arrivo

1a Squadra Ore 6 ant.


di passeggieri Ore 2 pom.

1a Squadra 6 ani.
di merci H 10pom,

2a Squadra 2 pom.
di passeggieri
1) 10 pom.

2a Squadra pom. » 6 ant.


di merci
3a Squadra » 1 0pom. » 6 ant.
di passeggieri

3a Squadra )) 10pom. 6p o m .
di merci
27.
Ma per ritornare alla considerazione delle uti-
lità, sulla linea ferrata invece di pochi villaggi
si avrebbero sei città con circa quattrocento cin-
quanta mila abitanti, le quali nell’industria e
150 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
nel commercio formerebbero come una sola con-
tinuata metropoli, senza lasciar per questo d’es-
sere equabilmente ripartite sui territorj che le
alimentano e senza perdere in un informe con-
centramento la originale e svariata loro vitalità.
L’esperienza poi dimostra che il numero annuale
delle corse fatte dagli abitanti delle città poste
su una strada ferrata eguaglia la cifra della loro
popolazione. Si avrebbero dunque a sperare dalle
sole sei città, 450 mila corse d’andata e ritorno,
che a 10 lire ciascuna darebbe?-o milioni 41/2.
Inoltre si avrebbero nei punti intermedj lar-
ghe sorgenti di faccende e di lucro. Presso l’Adda
le linea passerebbe circa t r e miglia a l disotto di
Cassano. Colà si potrebbe dal gomito che fa il
Naviglio della Martesana prolungare un ramo
fino al labbro della rotaja ferrata. A t a l fine si
potrebbe avviare entro il Naviglio un maggiore
onciato d‘acque dell‘Adda : giunte alla rotaja si
lascerebbero ricadere alla Muzza, la quale rice-
verebbe così il tanto meno che l’Adda le potrebbe
dare per la solita bocca d’estrazione. Con ciò le
granaglie, i lini e le altre derrate dalla Gera
d’Adda, dal Cremasco e da t u t t a la linea ferrata
potrebbero recarsi prontamente pel Lario alla
Valtellina ed a i Grigioni. Discesa sull’altra riva
dell’Adda la strada passerebbe t r a il popoloso Tre-
viglio, e il frequentatissimo Santuario di Cara-
vaggio, raderebbe Romano e Calcio capiluoghi di
territorio, e presso la fiorente e industriosa
Chiari potrebbe facilmente connettersi colla Fusa,
la quale per la Francia Curta apre il varco alle
navi del Lago d’Iseo, a i lanificj di quella riviera,
alle cave di Sàrnico, al mercato di Lòvere, alle
fornaci di Pisogne e alle miniere ed alle fabbri-
che di Val Camonica e Val di Scalve.
U N A STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 151

Tutte quelle valli t r a i laghi di Como e di


Garda sono piene di opificj e di scavi ; Val Sàsina,
Val Torta, Val Brembana, Val Seriana, Val Ca-
monica, Val Trompia, Val Sabbia, Val Vestina.
I1 panno, la carta, il filo, le ferramenta, le legna,
la lignite, le pietre, i prodotti della pastorizia
e della caccia potrebbero discenderne in gran-
dissima, copia. A dare a questo traffico una spinta
prodigiosa non sarebbe necessario il dispendio
di una rotaja simile a quella del piano; nè la ra-
pidità delle discese lo comporterebbe. Ma quella
regione è copiosissima di ferro; anzi si può ben
dire una massa di materie ferruginee sparse qua
e là in forma di alte montagne su uno spazio di
mille e più miglia quadre. Vi si potrebbe dunque
imitare ciò che si fece in Inghilterra sulla strada
che dalle carboniere di Darlington conduce al
porto di Stockton. Quivi la distanza è di 25 di
quelle miglia, e il declivio è grande; cosicchè i
carri discendono in gran parte per proprio peso.
I cavalli che servono a ricondurre i carri, o a
vincere alcune salite intermedie, si trasportano
a basso sui carri stessi : e ciò per far presto e non
affaticarli. Nel caso nostro basterebbe stendere
una r o t a j a semplice ; stabilire a cagion d’esempio
il giorno per far discendere i carri, e la notte
per rimorchiarli o scarichi o quasi scarichi al-
l’insù. Le rotaje dovrebbero cominciarsi i n riva
a l lago, o vogliam dire nella parte più bassa delle
valli, e le comuni stesse o le società degli indu-
striosi le farebbero salire d’anno in anno nelle
parti più interne. La maggior parte dei minerali
e dei combustibili raddoppierebbero col rispar-
mio della condotta il primitivo valor locale.
Raccolti in Brescia i prodotti della industria
sì della città che della Val Trompia, la linea toc-
152 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
cando il Lago di Garda e Verona si troverebbe a
portata di tutto il traffico acquatico tra la pia-
nura Mantovana e Bresciana e le valli del Tirolo,
che hanno un continuo andirivieni di grani, le-
gnami e bestiami. E per quella parte verrebbe a
congiungersi all’immensa area mercantile della
lega Germanica, come per la parte opposta alle
pingui regioni che costeggiano la riva destra del
P o ; ed è per questo che il braccio addizionale di
Mantova sarebbe commendevole, cioè come capo
saldo di una linea ferrata verticale alle prima.
Inoltre pel Basso Adige raccoglierebbe le derrate
delle valli Veronesi, del Polesine, del Ferrarese ;
per Vicenza si farebbe più vicina agli industriosi
contorni di Bassano e di Schio, e alle selvose
montagne dei Sette Comuni; nel Veronese e nel
Vicentino i marmi, le terre, i combustibili fossili,
i vini, le f r u t t a , gli ortaggi che giacciono scarsi
di valore si cangierebbero colle derrate d’altre
provincie. La Marca Trevisana e il Friuli hanno
facili varchi nelle lagune venete: e i principali
centri di produzione e di consumo in t u t t a l’am-
piezza del regno trovandosi posti a facile con-
tatto, t u t t i i valori campestri e urbani ne avreb-
bero considerevole aumento.

28.

Abbiam veduto che colla sostituzione della


linea, unica al sistema dei bracci addizionali, t u t
t e le distanze intermedie si diminuiscono senza
che si aumenti gran fatto la distanza fra i due
punti estremi. Ma quand’anche questa distanza
si accrescesse notabilmente ciò ricadrebbe sem-
pre sul minor numero dei passeggieri. Che se si
parla dei viaggiatori esteri che venissero dalla
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 153
Grecia, dall’India o dagli Antipodi, io dimando
se la differenza di trenta minuti di tempo o di
pochi centesimi di spesa potrà, mai esser posta
i n conto in modo di far preferire un altro modo
di viaggio. Si ponga poi mente ad una special
condizione delle nostre città italiane le quali per
l a bellezza loro, e l’attrattiva delle memorie isto-
riche e delle meraviglie dell’arte sono visitate
piuttosto dagli ammiratori del bello che dai set-
tatori di lucro. I passeggieri innumerevoli che
vengono a peregrinare la terra d’Italia saranno
lietissimi di volar quasi per incanto d a Milano
a Venezia. Ma siccome il loro intento è di vedere,
e mirare e ammirare, e non già di correre i n
fretta e sparagnare uno scudo, così non possono
esser contenti d’oltrepassar Brescia o Sirmione,
o l’Arena di Verona, o gli edifizj di Palladio.
Chi viaggia per diletto, o per amor degli studj
preferirà questa linea, senza che ciò possa sviare
chi per guadagno o per necessità galoppa dal-
l’India all’Inghilterra, o dalla Grecia in Baviera.

Per accorciare la strada e diminuire le spese


e le difficoltà delle innumerevoli compere di ter-
reni e locali, gioverà spingere la corsa rasente le
città e le ville, ma se si può senza attraversarle.
Altrimenti o sarebbe mestieri camminar tortuo-
samente allungando i tronchi e sperdendo le forze
motrici contro le curve ; o veramente fare ampio
sperpero di edificj e giardini e altri fondi pre-
ziosi per affezione: e inoltre costrurre ponti e
volte innumerevoli per lasciar gli aditi usati
all’abitante, e allontanare ogni pericolo di vec-
chi o di fanciulli o di bestie vaganti lungo il
154 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
veloce passaggio dei veicoli. Fuori delle città si
avrà solo l’incontro di poche strade e delle rare
case dei sobborghi che le fiancheggiano. Si evi-
terà anche il ritardo dei dazj comunali per le
merci che debbono passar oltre.

30.

A Milano vorrebbesi porre i n conto anche la


differenza considerevole di livello fra la parte set-
tentrionale e meridionale della città la quale è
di parecchie braccia ; e senza misurazioni chiun-
que lo può riconoscere dal deflusso delle acque e
massime dalle cascate che fa il naviglio interno
per giungere da Porta Nuova alla Darsena Tici-
nese. Dovendosi già ascendere dal mare a più
di 200 braccia di altezza, pare opportuno rispar-
miare quanto si può di salita; il che involge
forza, combustibile e prezzo. Infatti nel progetto
di legge per la strada ferrata d a Parigi a Versail-
les si stabilì un aumento nella tariffa delle corse
in confronto di quella d a Parigi a San Germano,
appunto perchè il massimo declivio della linea di
Versailles giunge a cinque millimetri per metro
ossia 1/200; mentre il massimo declivio sulla
strada di San Germano è solo di t r e millimetri
ossia 1/333 1/3. I1 ministro di commercio n e l
proporre la legge disse: « che la tariffa doveva
proporzionarsi alle spese d i trattura c che queste
spese variano in ragione d e i declivj ». Anzi Ia
rotaja d a Versailles a Parigi ch‘era giudicata
pericolosa e quasi impossibile per la ripidezza
del pendio, divenne possibile cangiandosi dire-
zione e recandosi a confluire con quella di S. Ger-
mano a d Asnières.
Questa cura dei livelli deve esser maggiore i n
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 155
quantochè il più delle merci, e t r a queste le più
gregge e pesanti, si dirigeranno verso Milano e
nel senso della salita. Infatti, 1.° le importazioni
del commercio estero saranno da quel lato mag-
giori delle esportazioni. 2.° Selle importazioni
si preferirà la strada ferrata alla faticosa ascesa
del P o ; mentre nelle esportazioni la via fluviale
potrà trovarsi convenevole. 3.° I1 commercio in-
terno massime di commestibili, combustibili, e
materie murali tenderà piuttosto dalle altre pro-
vincie verso Milano che viceversa.
Posto che convenga prender di mira la parte
più bassa del nostro recinto, e che da quella par-
te si uniscono i tre naviglj, e possono farsi age-
volmente convergere le strade di Roma, di Ge-
nova e di Torino, massime poi se venissero a d
assumer la forma di strade ferrate: ne consegue
che quello sia il luogo più opportuno alla co-
struzione drll’emporio mercantile. Si formerebbe
così per noi quasi un porto marittimo. Ciò pre-
serverebbe il costoso lastrico interno da un rui-
noso attrito, e la cittadinanza da un pericoloso af-
follamento di trasporti nelle tortuose interne vie.
Si scanserebbe anche il carico e scarico dei carri
destinati a recare alla rotaja le merci giunte per
acqua e viceversa. Non si devierebbe il traffico
interno degli usati suoi depositi con disordine di
aziende, scialacquo di valori, e costruzione di
edificj inutili. Nella strada di ferro che dal Porto
di Cette deve condurre a Mompellieri si ebbe que-
sto riguardo di far capo nella parte più bassa e
mercantile di quell’amena e studiosa città. Mi
vergognerei però che queste parole potessero sem-
brar rivolte a promovere il barbaro desiderio che
molti spiegano di demolire le venerande colonne
di San Lorenzo e il più venerando arcone istorico
156 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
del Ponte ticinese. Al concorso delle persone ba-
sta allargare il ponte stesso praticandovi altre
arcate laterali, giacchè quell'altissima v l t a non
impedisce il passo a qualunque merce che non sia
il colosso di Rodi ritto in sulle gambe. Tutti san-
no che l'Arco di Azzone che ci sembrava una de-
formità a l Terraggio di S. Pietro in Campo Lo-
digiano, è divenuto un interessante ornamento
d'un parco delizioso. Chi sprezza le memorie dei
morti, rispetti almeno le opinioni dei vivi.

31.

I1 pensiero di penetrar nel cuore della città


per l'ampio e spopolato Corso di Porta Tosa,
è commendevole pel trasporto dei passeggieri, i
quali non amano di essere scarrozzati in un re-
moto sobborgo. Quel Corso è intersecato d a po-
chissime vie transverse; un arco di ponte baste-
rebbe a varcare il Naviglio e la strada che lo
costeggia; un altro arco allo sbocco del Durino
basterebbe a tutto quel crocicchio di anguste
vie. Forse i n processo di tempo e a cose prospere
si potrebbe dar vita a d entrambo i progetti, bifor-
cando la linea ferrata in vicinanza della città,
lasciando continuare i grossi carichi pel tronco
più basso verso la Porta Romana e Lodovica al-
l'Emporio; e dirizzando invece le condotte dei
passeggieri per la P o r t a Tosa fin presso alla
Piazze Fontana.
Se cominceremo a d accorgerci delle sublime
bellezza del Duomo visto d a quella parte, è facile
che cresca la voglia di dilatar tanto quelle demo-
lizioni che la Piazza Fontana riesca attigua a
Campo Santo. Un generoso allargamento della
Stretta delle Tanaglie sino a l Largo di Porta Tosa
U N A STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 157

dando un senso e un pensiero a quei disgiunti e


ineleganti spazj, ne farebbe una maestosa curva,
opportunissima a d arrestar gradatamente la foga
della corsa. E nel medesimo tempo a mezzo il
giro si presenterebbe all’occhio attonito dello
straniero la più magnifica marmorea mole del
Medio Evo. Così non agli occhi nostri ma a quello
dei nostri nepoti (perchè queste son cose forse re-
mote), la strada ferrata da Milano a Venezia
farebbe capo dal Duomo di Milano all’incompa-
rabile palazzo di S. Marco, offrendo nel punto più
bello e fantastico queste due belle e famose c i t t à ;
quella che trionfò di Barbarossa per terra e quella
che ne trionfò per mare; concordi allora nella
lagrimosa gloria dell’armi, come ora nel trionfo
i3 della pace, dell’industria e dell’intelligenza sullo
spazio, sul tempo, sullo spirito di discordia e
distruzione e sulla nativa inerzia degli uomini e
delle cose. E dimandando perdono di questo ca-
pitombolo poetico, ho a soggiungere qualche al-
t r a considerazione i n una materia alla quale v’è
di che non finir mai.

32.
?
Concesso che la linea delle sei città sia pre-
feribile a quella che costeggia la zona inferiore,
sarebbe a vedersi quali delle due promette mag-
gior facilità di lavori. Questo è quesito d a riser-
varsi agli uomini dell’arte. F o solo osservare che
le alture d a superarsi sulla linea delle città sa-
rebbero quelle di Lonato, tra l‘immenso campo
d i Nontechiaro e il piano della Logana presso il
Lago di Garda ; poi il piccolo clivo di Castelnuovo
al di là di Peschiera ; e quello di Caldiero a l di là
di Verona.
158 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

Ma si noti che t u t t e le strade ferrate hanno


incavi e sotterranei, e che codeste collinette rie-
scono inezie quando si raffrontino alle ripetute
catene di monti attraverso a cui furono proget-
t a t e altre strade; quelle a cagion d’esempio da
Vienna i n Galizia e d a Vienna a Trieste. Si noti
che chi eleggesse la zona più bassa avrebbe a
percorrere un terreno men fermo, e sotto alla
Gera D’Adda e alla Calciana avrebbe a costeg-
giare i Mosi del Cremasco, e attraversare le ri-
saje della Bassa Bresciana e Veronese, e molte
terre paludose intorno al Mincio e all’Adige. Gli
ingegneri calcoleranno se sia da preferirsi una
linea che corre per cento e più miglia su un fondo
eccellente lungo le cave di egregj materiali colla
interruzione di qualche breve rialto ; oppure sia
da preferirsi una linea su un fondo non fermo,
acquoso e povero di materiali opportuni. Le spese
nel primo caso sono facili a determinarsi : ma nel
secondo soggiacciono a maggiore incertezza. I
nostri vecchj ragionano ancora delle impreviste
difficoltà che s’incontrarono nel fondare la strada
di Mantova. Si dirà che gli uomini allora erano
nuovi a fare le strade, E noi siamo nuovi a far
le rotaje di ferro.

33.

A chi veda tracciata sulla carta la linea delle


città forse riescirà un po’ forte l’angolo di vi-
cenza. Ma si consideri bene che quell’angolo men-
t r e conduce a Vicenza, ciò che non è cosa neces-
saria, serve a scansare i Colli Berici, ciò che non
si può non fare. La questione adunque si è se
l’angolo debba farsi a mezzodì di quei Colli o a
settentrione dacchè deve pur farsi. L’angolo verso
U N A STRADA D I FERRO DA MILANO A VENEZIA 159

Vicenza è in miglior terreno, e richiede minore


sforzo di opere. Quello verso mezzodì si caccia i n
una valle paludose e scarsa d’abitatori e priva
di strade comunali, e dopo aver eluso i Colli Be-
rici deve pigliar briga anche coi Colli Euganei.
Sembra adunque a preferirsi anche per ragioni
meccaniche l’angolo sotto Vicenza.
Che se col tempo questa linea ferrata dovesse
connettersi a quella del Friuli, allora questo
tronco di Vicenza servirebbe a due strade ; di cui
l’una d a Vicenza verso Padova e Venezia; l’al-
tra da Venezia per le belle borgate di Cittadella
e Castelfranco a Treviso. I n questo caso si avrebbe
anche il risparmio di u n intero tronco di strada.
Infatti allora le due linee formerebbero un tra-
pezio i cui quattro lati sarebbero:
Da Vicenza a Treviso . . . . miglia astr. 29
Da Treviso per Mestre a Fusina . . . . 15
Da Fusina a Padova . . . . . . . . . 16
Da Padova a Vicenza . . . . . . . . . 16
-
Totale 76
Se invece partendo da S . Bonifacio si andasse
e Padova passando a mezzodì dei Colli Berici; e
venuto il tempo di costruir la strada’ di Treviso
si costruisse un’altra linea da S. Bonifacio a
Vicenza, si avrebbe :
Da S. Bonifacio a Vicenza . . mglia astr. 16
Da S. Bonifacio per Zimellae Lovola a Padova 28
-
che sommano 44

E si risparmierebbe il solo tronco da Vicenza a


Padova che è di 16 miglia, Cosicchè si avrebbero
sempre 28 miglia di p i ù ; non v i sarebbe passag-
gio tra Padova e Vicenza; e i Vicentini per an-
160 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
dare a Venezia dovrebbero recarsi prima a Tre-
viso facendo 12 miglia di più. Questo risparmio
sarebbe cosa sulla quale le due imprese (essen-
dovene due) dovrebbero patteggiare.

34.
Riguardo poi al primo e rozzo calcolo delle
opere è a notarsi eziandio che noi abbiamo il van-
taggio dell'abbondanza e durezza delle pietre per
la costruzione dei sostegni e dei letti delle rotaje.
I n Inghilterra, e massime nelle parti più interne,
pel caro prezzo dei buoni materiali, i d a d i di so-
stegno si tengono a tale distanza che & forza poi
dare alle spranghe della rotaja una grossezza
enorme. Dapprima si facevano pesanti d a 15 a
20 libbre per i a r d a ; in seguito si trovò meglio
di farle pesanti quattro o cinque volte tanto.
Sembra adunque che colà si prodighi il ferro per
risparmiare la pietra.
A imitare i l loro buon senso, forse n o i do-
vremo fare il contrario e prodigar la pietra per
risparmiai-e il ferro, E a questo intento conver-
rebbe instituire esperienze per veder se sia ne-
cessario stendere spranghe capaci di reggere a
ogni enormità di peso, o non piuttosto rivestire
di mediocri lastre una rotaja di granito, o di
marmo.
Le prime strade fatte dagli Americani ave-
vano sostegni di pietra, ma quelle che si stanno
costruendo son tutte di travi ferrate e alcune
anche a semplice carriera costano quanto le pri-
me che si facevano di pietra, a carriera raddop-
piata.
Nella strada d a Cette a Mompellier si ebbe
la più che francese prudenza di comperare il
I
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A 161
VENEZIA

terreno sufficiente per costrurre le due carriere ;


ma frattanto se ne costruisce una sola ; quando il
concorso dei passeggieri lo richiederà si farà
l’altra.
Questo è un esempio al quale si dovrebbe far
molta riflessione dai nostri imprenditori.
Gli Stati Uniti hanno qualche centinajo di
miglia di strade ferrate d’una sola carriera. Cer-
tamente ci servirà più una carriera semplice che
giunga da Milano a Venezia che una carriera
doppia che ci pianti a mezza strada. Così forse
si potrebbe differire un buon terzo della spesa
da farsi poscia a buon tempo e colpo sicuro.

35.
Noi siamo ben doviziosi di miniere ; ma il mi-
nerale non divien ferro senza il fuoco; perciò la
questione del ferro divien questione di combusti-
bile; e guardandola sotto questo lume molti can-
geranno sentenza. I combustibili fossili fino a d
ora non ci prestano plausibile sussidio ; epperò
tutto lo sforzo d i questa impresa eseguita dai
fonditori nostri ricadrebbe sui nostri boschi ; o
vogliam dire sui comodi o piuttosto sulle neces-
sità della vita; e turberebbe il solito costo di
quelle a r t i che si fondano sull‘uso del fuoco come
le filande, le raffinerie, le fabbriche di ferramen-
t a , bronzi, vetri. terraglie, porcellane, calce e
mattoni. Q u i si t r a t t a d’una dimanda straordi-
naria di molti milioni di ferro.
Partiamo da un limite di f a t t o ; trovo in u n
giornale che le spranghe in Inghilterra sieno per-
sino di 75 libbre per iarda. Quella libbra è eguale
a kilogrammi 0,453. L’iarda corrisponde a me-
tri 0,915; perlocchè ogni metro di spranghe pe-
11. . CATTANEO.Scritti economici. I.
162 CATTANEO - SCRITTI ECOSOMICI -I
serà kilogrammi 37.131. I n America, perchè si
t r a t t a soltanto di rivestirne le travi, di rado le
spranghe oltrepassano 20 kilogrammi per metro
e talora sono soltanto lastre da 10, d a 6 e persino
da 4 kilogrammi al metro. Partiamo col calcolo
dal limite massimo di kilogrammi 37,131, e ve-
diamo quanti metri sarebbe la nostra linea.
Supponiamo che il suo decorso ridotto a mi-
glia reali sia di 150 miglia italiche, che corri-
spondono a miglia metriche 277 3 / 4 incirca; os-
sia metri 277.777 Questi metri di spranghe pe-
sando kilogrammi 37,13 ciascuno, peseranno in
totale kilogrammi 10..513.860. 01, ossia più di
10 milioni di kilogrammi. Ora la linea delle spran-
ghe essendo quadruplice per essere la strada a
duplice carriera, d'andata e ritorno, il peso to-
tale delle rotaje sarà 41.255.440. 04, ossia in nu-
meri tondi 41 milioni.
Veniamo a l prezzo. La costruzione delle strade
ferrate è divenuta oggetto di moda, e vien pro-
mossa senza discernimento anche in quei paesi
che dovrebbero pensar prima a molte altre cose
meno splendide, cioè a cagion d'esempio alle
strade comunali senza cui le strade di ferro fanno
poco f r u t t o ; intanto il prezzo del ferro aumenta
enormemente. Solamente nella scorsa estate una
botte, ossia tonnellata di spranghe di ferro si
dice costasse in Inghilterra 130 franchi; ora ne
costa 300. I n Francia per i vantaggi del sistema
protettivo 20 per cento di più. Supponiamo che
all'epoca debita abbia a valere d a noi ciò che vale
altrove; a franchi 36 a l centinajo metrico ossia
36 centesimi al kilogrammo, tutta questa massa
di spranghe per la nostra impresa costerebbe qua-
si quindici milioni di franchi (14.851.958.
41).
Forse per la facilità di sottoporre alle rotaje
.-

UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 163

letti di solido materiale, nel nostro paese le


spranghe, come già, si disse, non si dorranno far
così forti, cosicchè invece di 15 milioni in ra-
gione di 37 kilogrammi al metro basteranno forse
10 milioni o anche meno. Noto però che in una
cosa soggetta ad attrito sia meglio largheggiare
per ottener maggior durata e fermezza, Inoltre
resta pur sempre a farsi conto del ferro necessa-
rio ai ponti. a i parapetti. alle chiavi, alle mac-
chine, agli strumenti. Ebbene la maggior parte
dei milioni che ne costituiscono il prezzo. rap-
presenta l’enorme consiinio di legname necessario
alla confezione di queste ferramenta.

36.
Ora, se per fare d’una faccenda d‘interesse
un fioretto sentimentale, voleste provvedervi piut-
tosto da u n fonditore che da un altro, e doveste
spendere solamente qualche centesimo di più al
kilogrammo, verreste per ogni centesimo a sa-
crificar sulla massa 412.143 franchi; cioè a pro-
digare inutilmente una corrispondente massa di
legname, con pubblico e privato danno. S o n già
che si debba accarezzare il vulgar pregiudizio
la ricerca delle legna sia per cagionare la di-
struzione dei boschi ; chè anzi l’incarimento pro-
gressivo del combustibile accresce la spinta a far
piantagioni e la cura a conservarle: ma bensì la
ricerca delle Iegna aggravando i prezzi, reca di-
sagio alla vita e impedimento a molte arti.
Supponendo il ferro estero e il ferro nostrale
a egual prezzo, il doverne fornir tanta copia
staordinariamente e in breve tempo, potrebbe
già recar disordine all’andamento generale dei
nostri consumi e delle nostre arti. Che se poi il
164 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
ferro nostrale dovesse costare il doppio del ferro
estero, come è assai probabile: sarebbe una vera
follia prodigare i milioni per sacrificare a una
meschina e falsa idea, i nostri comodi, la, salute
e gli avviamenti della industria generale. Se vo-
gliamo dar valore alla nostra produzione, biso-
gna facilitare i cambj. Posto che noi consumiamo
i nostri legnami a f a r bollire la seta da ornarne
t u t t a l’Europa ; è un compenso naturale che l’Eu-
ropa consumi del suo carbone a cuocere il ferro
per i nostri straordinarj bisogni. Certamente
l’uso che facciamo noi del combustibile come sus-
sidio alla produzione serica è molte volte più
proficuo di quello che essa fa del s u o ; e noi dob-
biam pensare a far della roba nostra quell’uso
che si possa migliore. Nel caso poi che dovesse
fra noi surgere qualche altra simile imprese pri-
ma che questa fosse compiuta, nascerebbe anche
l’incalcolabile incarimento di una concorrenza
pressante. Comprate adunque il ferro di Carin-
tia, d’Ungheria, di Svezia, di quel paese qualun-
i que da cui potete averlo a un millesimo di meno :
pensate a far la vostra strada, e non a d essere
i mecenati dei fornaciaj. A g e quod agis.

37.
Con ciò non si arreca pregiudizio ai fonditori
nostrali. Essi non hanno fatto preparativi ; non
hanno preso impegni; non perdono alcun avvia-
mento o alcuna fondata aspettativa. Noi abbiam
dovere di far risparmio del nostro combustibile e
aver riguardo ai nostri bisogni e alle necessità
del povero e dello artigiano. L’impresa è già be-
nefica per loro più che per gli a l t r i ; perchè le
loro manifatture come più pesanti di tutte i n
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 165

proporzion di lavoro, guadagnano più di tutte


sull’agevolato trasporto. Del resto i soli acces-
sorj delle opere darebbero loro occupazione vi-
vissima ; le rotaje declivi nell’interno delle valli
potrebbero divenire loro privata impresa, e la
riparazione della strada? delle macchine e dei
rotanti aprirebbe una nuova e perpetua fonte di
lavori.
Vi sarebbe fra noi un fonditore capace di ese-
guire in men di quattro mesi (dal 6 di maggio 1835
alla fine di settembre) la improvvisa commissione
di quasi due milioni di kilogrammi (1.828.800), e
ciò senza interrompere il corso della solita fab-
bricazione e senza cercare ajuto a d alcun’altra
officina? ll Cancelliere delle finanze britanniche
nel suo ragguaglio annuale (6 maggio prossimo
passato) giustamente si vanta di questo fatto che
rende mirabile al mondo la potenza di quei fab-
bricatori.
38.
Qui sarebbe il luogo di dir qualche cosa del-
l‘altra linea di rotaie che dorrebbe condur da
Venezia a Trieste. Pel momento le due imprese
si farebbero certo d a n n o disputandosi a vicenda
i larovatori, le materie c quel che è peggio g l i
azionisti. E incredibile la velocità con cui gli
uomini, docili all’immaginazione più che al ra-
ziocinio, passano dall’indolenza all‘eccesso del-
l‘attività per poi ripiombare nella inerzia. Ine-
sperti di queste operazioni, scevri di credito e
di mezzi, incertissimi dell‘esito, nondimeno intra-
prendiamo la più gigantesca linea che siasi ten-
tata i n Europa, giacchè riesce mezza volta di più
che quella tre Birmingham e Londra. Eppure
non ci basta, bisogna nello stesso fiato intrapren-
166 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
derne un’altra che passi attraverso ai più sfre-
nati torrenti d’Italia, un solo dei quali vuole
un ponte più lungo di due mila passi, se pure
sarà contento di sopportarlo. Se ci cale di ten-
t a r cose eseguibili, poniamo per principio d i far
le cose ad una ad una.

39.
Ora in caso di alternativa qual delle due linee
converrebbe a farsi per la prima?
Nell‘interesse municipale dei Triestini e Ve-
neziani gioca che il tragitto marittimo d a Trieste a
Venezia divenga parte necessaria della strada mer-
cantile che dall’Italia va all’Austria, all’Unghe-
r i a ed alla Russia. Aperta una rapida linea ter-
restre esse rimarrebbero bensì vicine al passag-
gio, ma non vi sarebbero mai comprese. I n ciò gli
interessi di Trieste e di Venezia son concordi, e
i mercanti devono badare all’interesse e non alle
gelosie ed emulazioni ed agli altri pensieri d a
dilettante.
Nell’interesse degli imprenditori per ciò che
riguarda il commercio estero, la strada da Trie-
ste a Venezia se passasse per Udine, o anche solo
per Palma, formerebbe una costosissima, curva,
e precisamente un arco semicircolare a cui la li-
nea del tragitto marittimo servirebbe di corda.
Pel trasporto dei viaggiatori ella avrebbe a lot-
tar col vapore; pel trasporto delle grosse merci
ella avrebbe a lottare col cabottaggio, al quale
non avrebbe ad opporre che la spesa di scarico
e ricarico dai carri alle navi. Quindi sarebbe un
mero supplemento alla navigazione e un rime-
dio per i casi urgenti e i giorni burrascosi.
Per ciò che riguarda la circolazione interna
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 167

chi non sa che quella è la parte del regno meno


copiosa di prodotti agrarj, di manifatture e di
case mercantili? La popolazione poi quantunque
del doppio più scarsa che in altre nostre provin-
cie, è pur costretta a recarsi in cerca di lavoro
nelle regioni vicine, cosicchè le braccia già poche
al bisogno divengono più poche ancora. Quel pae-
se sembra dover raccogliere assai maggior bene-
ficio dalla moltiplicazione delle strade comunali,
le quali prepareranno i ruscelli che devono con-
fluire a suo tempo nel commercio centrale di una
strada di ferro.
Se poi la strada per amor di brevità, dovesse
lasciar a parte la presente linea stradale, lasciar
in secco Udine e dirigersi verso Aquileia e Con-
cordia, non solo perderebbe tutte le communica-
zioni fra i luoghi più popolati della Trevisana e
del Friuli, ma si andrebbe a conficcare in un la-
birinto d’acque e di pantani, i n mezzo a lagune
senza popolo e non so qual tesoro basterebbe a
spingerla a salvamento. Questo progetto di strada
ferrata non è adunque così promettente che con-
venga a trasceglierlo per una prima prova.

40.
Quanto alla linea d a Vienna a Trieste ella è
inviluppata in tante diramazioni di monti che
forse nessuna regione d’Europa presenta un’area
più ribelle a questo genere di lavori. Sarà. mag-
gior lode giungerne a compimento. Ma certo un
paese che voglia sostenere la sua potenza indu-
striale e pecuniaria a fronte delle nazioni vicine,
non può per alcuna difficoltà di lavoro lasciarsi
atterrire da simili imprese, perchè f r a pochi an-
ni saranno opere di prima e suprema necessità.
168 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
A Genova visti i progetti di strade di ferro
andarsi propagando intorno a Marsiglia, nasce
già un giusto timore che la corrente commerciale
t r a il Mediterraneo e l’Europa interiore e set-
tentrionale non abbia a deviarsi da quella retta
linea che d a Genova per l’Appennino e le Alpi
guida a1 Reno. Quindi è ben naturale che un po-
polo vigilante e denaroso pensi ad agevolare il
varco da Genova al lago Maggiore con una linea
ferrata e già se ne ragiona da molti, Se fossero
certi di trovare a Milano un’altra strada ferrata
che li conducesse per Venezia verso Trieste e
Odessa, essi preferirebbero sicuramente di con-
giungere le due linee passando per Milano; poi-
chè farebbero un’opera sola e due servigi. Allora
Milano diverrebbe il punto d’intersezione t r a la
linea di Levante e quella di Mezzodì; e sarebbe
il primo mercato dell’Europa meridionale; e al-
lora la materia dei transiti potrebbe divenire una
larga fonte di lucro. Ma se la linea di Milano a
Venezia s’avesse a differire, egli è certo che la
linea genovese dovrebbe studiarsi brevissima e
diretta dagli Appennini a l Verbano, evitando
l’inutile perditempo di un transito per la nostra
frontiera. Perlocchè la nostra esitanza potrebbe
divenir doppiamente dannosa. E la valle del Ro-
dano raccoglierebbe i frutti stoltamente da noi
rifiutati. E si noti che la corrente mercantile è
sempre maggiore da mezzodì a settentrione che
da levante a ponente ; perchè a diverse latitudini
e diversi climi le produzioni essendo più varie
che in una medesima t r a t t a di mondo sottoposta
a una medesime latitudine: gli oggetti di cambio
e quindi le materie di trasporto sono in copia
immensamente maggiore.
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO AVENEZIA 169

41.

Alcuni vorrebbero sentirsi a sminuzzare t u t t i


i vantaggi che la strada ferrata può recare al no-
stro paese. Ci vorrebbe molta pazienza a darla ad
intendere a chi ha potuto durare fino a questo
presente giorno senza capirne niente. Ma a com-
piere un lavoro statistico di siffatta natura si
vorrebbero lunghe fatiche quante bastassero a
raccogliere molta copia di fatti recenti e accer-
tati. E qui manca omai lo spazio; e l’aggiunger
fatti parrebbe forse verbosità. Frattanto basti
il dire che una strada ferrata i n fin del conto è
una strada. Se nessuno ardirebbe negare che le
altre strade rendano servigio, non so perchè du-
biterebbe che questa ne possa rendere. secondo
la sua attitudine a prestar l’officio di strada. Che
se si volesse dire che non è come un‘altra strada,
si potrebbe rispondere che è appunto più strada
di qualunque altra, perchè trasporta roba e genie
con più rapidità, più certezza, più puntualità,
più frequenza e con meno prezzo, meno molestia.
meno lungaggini. meno guasto e meno pericolo
di rapine, di scambi, di travasi e d‘altra infedeltà
d’ogni genere : cosicchè si mettono in movimento
molte persone e innumerevoli cose che non si
sarebbero mosse mai e che sarebbero rimaste
senza attività e senza valore sepolte i n un remoto
angolo del paese. Essa promove t u t t a l’azienda
commerciale attenuando le due voragini dell‘uma-
na forza, lo spazio e il tempo; cosicchè l’attività
d’un uomo e de’ suoi capitali può spandersi a
incredibili distanze, e provocar la produzione da
terre e braccia infruttuose e assistere i n disparati
luoghi molteplici interessi ; mentre il povero non
170 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
è più legato per la gola a u n solo mercato, a un
solo sovventore, a un solo venditore, a un solo
compratore ; e le derrate più spregevoli possono
recarsi in tempo utile in quel luogo dove possono
prestare miglior servigio e quindi acquistare mag-
giore pregio. Dalle quali cose tutte hi accresce
quel dividendo della ricchezza nazionale cui cia-
scuno partecipa, e quindi s’accresce la quota di
ciascuno.
Quanto all’utile che può recare specialmente
a tale O tal altra ciità, a tale o tal altro posto,
bisogna ricordare il detto di Bentham: che il
commercio e l’industria si stendono quanto il ca-
pitale. I1 capitale domina il commercio. ll com-
mercio può crear le strade ; ma le strade non ba-
stano a creare il commercio.

Gli imprenditori si ricordino che 1111 buon


consiglio il quale costerà loro sicuramente poco,
e probabilmente nulla, può salvare ingenti som-
me o renderle meglio fruttifere. Quindi facciano
ricerca di l u t t i quegli uomini che in paese si co-
noscono depositarj di studj o d’esperienze ; non
aprano concorsi all’ambizione. m a facciano pri-
vate istanze; perchè v i sono molti originali che
non è facile t r a r dal silenzio e dalla solitudine,
ma che quelli del mestiere sanno benissimo tro-
vare, consultare. volgere a profitto, e poi rime-
ritarli denunziandoli alla moltitudine come uomi-
ni da tavolino, uomini da gabinetto, teste calde,
pieni di teorica e vuoti di pratica, e altri simili
arzigogoli di una naturale invidia e gelosia.
Per volgere le ricerche a buon fine giovandosi
a d un tempo dell’esperienza degli esteri e delle
USA STRADA DI F E R R O DA MILANO A VENEZIA 171

nostre conoscenze locali, sarebbe utile raccogliere


in succinto i primarj fatti relativi a tutte le im-
prese di questo genere o già compiute, o almeno
preparate, in lnghilterra, in America, in Fran-
cia, in Germania. Se ne trova una incredibil co-
pia disseminata in trattati, repertorj, giornali,
opuscoli e discussioni parlamentarie di varj pae-
si. Nessuna mente può scorrere con sicurezza sii
tanti dati, tante cifre e tante difformi misure, se
non le vede schierate in buon ordine, breve spa-
zio e forma evidente.
Quanto poi alle conoscenze locali che dai no-
stri studiosi sono t nn t ( ) indegnamente neglette,
un altr’ordine di ricerche sarebbe a instituirsi : i
centri di produzione, di consumo, le esportazioni,
le importazioni; : le spese e le maniere di tra-
sporto di distretto in distretto, esoprattutto il
prezzo medio delle principali derrate locali. Di-
sposti in tabella i singoli prezzi locali ridotti a
misure uniformi, apparirebbe quali prodotti po-
tranno acquistar valore cangiando di luogo, e
qual margine di lucro vi sia : e se ne potrebbe
anche valutar la massa. Poi calcolate le spese d i
trasporto fino alla strada ferrata, se rimanesse
ancora u n margine si potrebbe dividerlo per la
tassa di trasporto sii un miglio di strada ferrata.
Il quoziente indicherebbe il numero delle miglia
che quella merce potrebbe percorrere sulla stra-
da : finchè non fosse esaurito il margine e rista-
bilito l’equilibrio. Questo servirebbe a congettu-
rare SII quali derrate vi potrà essere crescente
movimento. E sarà ad aggiungersi al Prospetto
del movimento medio attuale di merci e persone
sulla direzione della linea ferrata.
172 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I

43.
Quanto a l tempo necessario a compiere sì ra-
sta impresa, si pensi all'interesse perduto dei
capitali impiegati nelle prime annate, i quali non
possono dar pieno frutto che ad opera compiuta.
E qui appare il maggior vantaggio della linea
delle città: 1.° perchè anche un breve tronco po-
trà servire se non altro fra due città e produr
qualche f r u t t o ; 2.° perchè in caso d'impresa in-
terrotta e monca, le città attigue avrebbero una
spinta a rianimare il progetto colle forze proprie,
mentre una strada su una linea campestre abban-
donata una volta, non troverebbe più misericor-
dia ; 3.° perchè le città o per interesse, o per imi-
tazione prenderebbero fervore all'impresa, e con-
correrebbero alla compera delle azioni, la quale
non è la parte più facile dell'impresa in un paese
come il nostro avvezzo a speculazioni minute, ge-
lose, solitarie e sospettoso d'ogni impiego che
non porti seco cadastrino, attestato d'ipoteche,
ampio margine e cognizione perfetta delle per-
sone.

44.

L'espropriazione dei possessori dei fondi ne-


cessarj alla linea è questione di gran conseguenza
in Inghilterra per lo stato antiquato di quella
legislazione civile che ha preferito l'arbitrio sel-
vatico del possidente alle esigenze sociali. Ma da
noi ove da tempo immemorabile vige il diritto di
passar con un canale attraverso i fondi di chic-
chessia purchè si presti al proprietario il previo
UNA STRADA D I FERRODAMILANO A VENEZIA 173
legale compenso, il passaggio coattivo di una
strada diventa una mera applicazione di un prin-
cipio eminente, consacrato dal senno dei nostri
avi e dal precetto delle più recenti legislazioni.
E’ a questo fecondissimo principio che noi dob-
biamo quell'ammirabile sistema d'irrigazione che
rende la nostra terra la più ubertosa del mondo.
E questo principio maturamente e saggiamente
assecondato ci può guidar oltre a un più eccelso
grado di comune prosperità.
Intanto può formarci esperienza la legge spe-
ciale d'espropriazione promulgata dal R. Go-
r e m o Sassone il 3 luglio 1835 e la legge generale
emanata dal G. D. Governo Badese il 18 agosto
dello stesso anno.

L'esempio delle nazioni più culte, e perciò


più denarose, e perciò più potenti e formidabili,
vuol essere considerato con giudizio e docilità.
Nella sola Inghilterra si stanno costruendo
323 miglia di strade ferrate e si sta disponendo
la costruzione di altre 630 miglia. Fra le imprese
già, avviate e quelle che si van preparando si
parla nientemeno che della spesa di 440 milioni
di franchi, a non parlare d'innumerevoli altri
progetti che la pubblica approvazione non ha per
anco accreditati. Sir Robert Peel, uomo non
troppo vago di novità, disse agli elettori di Tam-
worth; riguardar egli le strade ferrate come un
poderoso strumento per conservare l'alta prepon-
deranza della sua nazione.
Negli Stati Uniti si sta lavorando a 500 mi-
174 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I
i
glia di travi rivestite di ferro, che richiedono la
somma di 176 milioni, La Francia si va ingolfando
sempre più in questo genere d’imprese; dopo
essersi provata nelle strade di breve corso intorno
a S . Etienne, S. Germano, Versailles, Mompel-
i lieri ecc. va ora progettando immense linee da
Lione alla Loira, e da Parigi a Brusselles, al-
l’Havre, a Bordò, a Marsiglia. La Fiandra cerca
d i acquistar il transito dalla Prussia aIl’Inghil-
terra. I n Germania fervono progetti di strade da
città a città: Elberfelda e Colonia; Basilea e
Francoforte; Augusta e Monaco; Dresda e Lip-
sia : Breslavia, Berlino, Stettino, Annover, Am-
burgo e Lubecca e altre ancora. Che avverrà de-
gli indugiatori, voglio dire di quelli che con di-
cerie cercano disanimare gli uomini intrapren-
denti e quelli che li assecondano? O riesciranno
a mettere il loro paese fuori del commercio e
sotto una specie d’interdizione mercantile, espo-
nendo a gravi ed imminenti angustie la produ-
zione nazionale che non potrà redimersi dalle
eccedenti spese di trasporto ; o dovranno volendo
e non volendo obedir più t a r d i alla forza del tem-
po che ei sta sopra inesorabile e cedere all’esem-
pio altrui. Ma l’aver tardato costerà caro sì per
l’incarita materia, sì pei preoccupati capitali ; e
pertanto si espierà i n molti milioni di lucro ces-
sante e di maggior dispendio emergente. Questo
è il bene che i retrogradi possono aspirare a ren-
dere alle famiglie ed allo Stato.
Dunque la strada si farà o non si farà? Ri-
spondo che se non si vorrà farla tosto, si dovrà
f a r l a p o i ; ella è nel corso naturale degli avveni-
menti. Le difficoltà non sono nè geografiche nè
architettoniche, nè economiche, ma sono di quel-
la natura che sempre si oppone a tutte le utili
UNA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 175
e luminose innovazioni. Quindi s’è impossibile
che queste difficoltà non cedano alle costanza
degli uomini buoni e industriosi: sarebbe però
caso unico e mirabile ch’elle cedessero al primo
tentativo.

46.

Qualche parola infine anche per me, Ho steso


con fretta forse eccessiva, e quindi con qualche
disordine di materie e incuria di modi, ciò che
mi si offerse primamente al pensiero su questo
argomento. Prego quelli che hanno qualche cosa
a dire a non aspettare che il tempo passi per
riassumere poi in forma oracolare le cose già
peste e crivellate dall’industria altrui, e venderci
non utili consigli ma tarde sentenze d a barbas-
soro. I giornali stanno aperti a tutti, e i loro re-
dattori sono pronti a insaccare ogni scritto che
tocchi un argomento in voga. Ognuno che lo può
dica la sua quota di propositi e spropositi come
ho fatt’io; a forza di cercar la verità forse av-
verrà ch’ella c i capiti alle mani. I n quanto a me
ho detto ciò che mi pareva vero e soltanto perchè
mi pareva vero; epperò mi protesto alieno dal-
l’ostinarmi in qualunque mia congettura che sot-
to l’esame altrui risultasse non vera.
L’aver avuto la buona ventura negli scorsi
anni di congetturare qualche parte di vero su
altre questioni economiche, come la tariffa da-
ziaria americana, la lega daziaria germanica, e
il crescente consumo delle sete, mi fece animo a
produr questi pensieri che quando anche riuscis-
sero infruttuosi all’opera, gioveranno a stabilir
le questioni o almeno a provocarle; e ad ogni
modo saranno sempre un omaggio alla causa del
176 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
ben comune; l’amor del quale sarebbe sempre la
mia guida e il mio conforto anche quando dovessi
raccoglierne la più spiacevole retribuzione.”*
** Deve essere qui segnalato un altro scritto del Cat-
taneo, in cui sono ribaditi i concetti fondamentali svolti
nella precedente memoria : Osservazioni alle ricerche sul
progetto di una strada di ferro da Milano a Venezia colle
relative risposte (« Bollettino »,XLIX, agosto 1836, pp. 193-
208). Rispondendo con vivacità alle «poche e deboli
osservazioni » di un critico che si cela sotto il nome di
Eumene, il C . torna a dimostrare che seguendo, nella co-
struzione della strada ferrata, «la linea delle città » si
risparmia in distanza, in tempo e in spese e si stimola
lo sviluppo economico, che non seguendo « la linea delle
campagne », che passerebbe per Brescia, Verona, Vi-
cenza.
Qualche mese dopo il C. ritorna sulla questione, pur
da un particolare angolo visuale, commentando una me-
moria anonima pubblicata nel « Bollettino », dicem. 1837,
LIV, pp. 313-316, dal titolo Intorno alla progettata strada
a ruotaje d i ferro nel regno lombardo-veneto i n 1-apporto
ai bisogni della Città e Provincia d i Bergamo; le catta-
neane Osservazioni alla premessa memoria seguono a
pp. 336-349 del medesimo fascicolo.
Nel frattempo il Nostro andava raccogliendo dati e
notizie sulla progettata linea ferroviaria : Primo modello
d i strada ferrata f a t t o eseguire dal sig. Luigi Decristo-
foris p e r ordine dell’l. R. Istituto. Altro modello esposto
nelle sale della Borsa (« Bollettino », gennaio 1837, LI,
pp. 82-83). - Tre nuovi progetti per la strada ferrata da
Milano a Venezia (ibidem, marzo 1837, LI, pp. 311-314). -
D i una nuova linea per la strada ferrata lombardo-veneta
(ibidem, aprile 1837, LII, pp. 73-81)). - Recenti notizie
sulla strada ferrata lombardo-veneta (ibidem, mag-
gio 1837, LII, pp. 203-204). - Progressi delle imprese per
le strade ferrate nel regno lombardo-veneto (« Politec-
nico », 1839, I, pp. 101-102).
Ma un esame sistematico di tutta la letteratura sul-
l’argomento è fatto dal Cattaneo in una lunga memoria,
USA STRADA DI FERRO DA MILANO A VENEZIA 177

nella quale confluiscono un sano positivismo economico e


una sbalorditiva competenza tecnica in materia di traspor-
ti, memoria che a malincuore, per esigenze di spazio, non
possiamo qui ripubblicare: D i vari scritti intorno alla
strada ferrata da Milano a Venezia (« ll Politecnico »,
1841, IV, pp. 40-106), d i cui f u fatto l’estratto in 8°,
pp. 68, presso la tip. Pirola di Milano, 1841. Fra gli
scritti ivi criticati sono quelli dell’ing. Giovanni Milani,
dirigente tecnico superiore della società costruttrice della
nuova linea, il quale rispose piuttosto violentemente alle
osservazioni mossegli; ma il Cattaneo, che di polemica
era maestro, replicò con un lunghissimo, documentato
articolo (un centinaio di pagine) inserito in « ’Il Politec-
nico » 1841, I V , pp. 273-292 del fasc. XXI e pp. 36-404
del fasc. XXII. Spoglio dei numerosi rilievi personali-
stici, l’articolo costituisce una chiarificazione delle idee
contenute nelle precedenti memorie. Alcuni dei docu-
menti epistolari, di cui è intessuto l’articolo, sono stati
riprodotti da R. CADDEO nell‘Epistolario d i C a r l o Cattaneo
(Firenze, Barbèra, 1949), I, lettere n. 33, 35, 37, 41, 42,
43, 44. Vedi pure in S. P. E.,I, pp. 71-73.
In questo medesimo volume dell’Epistolario, a pp. 404-
405 è un gustoso frammento, che il CADDEOporta alla
luce dall’Archivio Cattaneo di Milano (M., Cart. 110) e
suppone pubblicato t r a il 1838 e il 1840 sul giornale
« Moda » o sulla « Rivista di Casa » milanesi, dal titolo :
Nuova moda. Progettisti d i strade ferrate.
I1 contrasto fra il Cattaneo e gli ingegneri contempo-
ranei fu quasi generale ed e r a alimentato forse dallo
scarso rilievo dato da questi ultimi alle considerazioni eco-
nomiche, che debbono accompagnare le iniziative di que-
sto genere perchè riescano fruttuose, e dal malcelato di-
sappunto degli ingegneri che una persona non qualificata
tecnicamente s’immischiasse in simili faccende. Tutta-
via, i fatti davano ragione al Cattaneo.

12. - S c r i t t i economici. I.
CATTANEO.
Ricerche economiche sulle Interdizioni
imposte dalla legge civile agli Israeliti.*

INTRODUZIONE.
« Beneficio adfici hominem interest
hominis ».
Pandect., Leg. 7 de serv. esport.

Sella impossibilità d i t u t t o prevedere e com-


prendere colla breviloquente lettera della legge, i
legislatori hanno invitato il giudice a consultare
i principj del diritto naturale ; dichiarando così
i n modo solenne che la mente del legislatore e il
diritto naturale sono in perfetta consonanza.
Le nostre più recenti legislazioni, il codice
francese e la più parte delle novelle leggi europee
ammettono gli Israeliti alla libera possidenza pre-
diale; gli statuti svizzeri gli escludono; la legge
russa gli esclude i n alcune poche provincie, men-
t r e i n altre non solo gli ammette, ma con riguar-
devoli esenzioni gli alletta ad unire alla vita cam-

* « Annali di Giurisprudenza pratica » di Mila-


no, 1836, XXlII ; ripubblicato dallo stesso Cattaneo nelle
« Memorie » I, pp. 1-143, e incluso in OEI, IV, pp. 24-180,
e BIBLIOTECA UNIVERSALE SONZOGNO, n. 263, 1899, pp. 112.
Una recensione del lavoro a firma A . P. è a pp. 129-
133 del fasc. 152, vol. LI, 1837 degli « Annali ». Nel
fasc. 153 dello stesso volume, a pp. 293-303, è un saggio
del lavoro sotto il titolo: Cause della decadenza delle
interdizioni israelitiche.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 179

pestre la proprietà fondiaria.1 Le continue pere-


grinazioni dei trafficanti israeliti, la varietà ed
estensione delle loro intraprese mercantili, i loro
stabilimenti in territorj ove la legge è loro i n sì
vario grado propizia, devono recare a frequente
conflitto queste legislazioni. E il presente scritto
prende appunto occasione da una di queste con-
troversie in cui lo stato della questione si avvi-
luppò a, segno di portai pericolo alla pacifica
vicinanza di due territorj e perturbazione a l com-
mercio e all‘interesse d i molti.
Ora nella dubiezza di controversie ove ci vien
meno anche la luce della romana equità, come
risponderemo noi all’invito che il legislatore ci
fa d i risalire alle fonti del diritto naturale? Come
supplire con uno stesso ed unico diritto naturale
a legislazioni fra loro discordanti, anzi opposte’?
Non si può negare che nell’incertezza il prin-
cipio di tolleranza non sin la più sicura guida a i
nostri passi; giacchè non solo sembra aver diretto
la mente del legislatore in tutte le successive in-
novazioni delle nostre leggi fin dalla seconda metà.
dello scorso secolo : 2 ma riesce luminosamente
consentaneo ai più preziosi interessi delle famiglie
e dello Stato.
Le leggi di tolleranza furono universalmente
attribuite a un indefinito principio di equità e di
imanità inspirato dall’indole dei tempi ; e forse
veramente non ebbero altra fonte. Quindi nessuno

1 Ucase 13 aprile 1835. « Gli Ebrei che si dedicheranno


all’agricultura, saranno esenti dalla capitazione per 25 an-
ni; se formano grandi colonie, saranno esenti per 50 an-
ni, ec. ». Si aggiunge l’esenzione dall’imposta prediale,
dalla coscrizione militare, con altri privilegi e onori.
2 Vedi ed. li ottobre 1781, 30 maggio 1782, 3 febbrajo
e 2 novembre 1783, 15 aprile, 8 agosto e 1° novembre 1786.
180 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
si curò di mostrare ch’elle avessero un solido fon-
damento nei materiali interessi. Ma i progressi
della buona economia vanno a poco a poco rive-
lando che la tolleranza non è che un più delicato
senso d i giustizia e d i sociale utilità, con cui gli
/
impulsi spontanei della benevolenza precorrono il
convincimento della ragione.
Però quella, parte della publica economia la
quale svolge gli effetti pratici della legge civile
non f u presa ancora a d oggetto di deliberata in-
vestigazione. I giurisconsulti non amano dilun-
garsi dalle fonti positive ; e gli economisti sono per
lo più digiuni di dottrine legali e proclivi a con-
fondere i confini dell’autorità con quelli dell’ar-
bitrio. La scienza stessa, dell’economia conta poco
più di un secolo di vita. I primi tentativi di Serra,
di Mun, di Child, di Locke, di Bandini non pote-
vano creare ad un tratto la scienza. Alcuni scritti
furono impressi e non publicati, o almeno ebbero
limitatissima circolazione e rimasero non curati
dai contemporanei ed ignoti agli altri scrittori. La
prima cattedra di economia f u salita da Genovesi
nel 1754 per fondazione del filantropo fiorentino
Intieri. Gli scritti di Decker datano dal 1744 e i
primi saggi di Verri e di Beccaria dal 1762. L’or-
dinatore e maestro della scienza Adam Smith
stampò li anni dopo e fu contemporaneo di molti
tuttora viventi. Epperò è naturale che la scienza
economica non sia ancora pervenuta a tutte le sue
applicazioni.
Romagnosi come in sua gioventù affaticò ad
unificare il diritto e la morale, derivandoli dal
commune principio d’una necessità finale atteg-
giata variamente dall’azione progressiva del tempo,
così nella sua provetta età ci indicò il metodo col
quale unificare il diritto e l’economia sottopo-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 181
nendo al freno del diritto le pretensioni dell’inte-
resse, e alla sanzione dell’interesse le asserzioni
del diritto, Ora la grand’opera da lui additata
alla laboriose gioventù resta a compiersi. Ma chi
le intraprendesse in t u t t a la sua vastità, non po-
trebbe certo recare le proprie fatiche a condegna
profondità e pienezza. Resta quindi soltanto la
speranza di condurre a fine ora l‘uno ora l’altro
lavoro speciale e preparar così la materia prima
di quelle collezioni che si chiamano trattati. I
Così han proceduto, dopo gli esempi immortali
di Galileo, le scienze fisiche, le quali finchè si ten-
nero sulla strada ambiziose delle generalità, in-
tente a spiegar t u t t o non giunsero a spiegar nulla.
Così procedette la stessa economia sociale, i cui
progressi si devono principalmente agli studi spe-
ciali ; come quelli di Dudley North sulla libertà
del commercio, ddi Beccaria, di Verri e d i Vasco
sulle monete, di Galiani e di Verri sul commercio
dei grani, di Adam Smith sulla divisione dei la-
vori e la natura dei capitali, di Malthus sulla po-
polazione. di Say siigli ingorghi, di Gioja sulle
tasse dei commestibili. di Bianchini sui vincoli
dell’industria, di Bentham sulla libere misura
dell’interesse, di Storch sulla carta monetata, di
Ricardo sulle mercedi, e così discorrendo : mentre
nelle mani dei colbertisti, dei fisiocratici e degli
altri che vollero ritrovar l‘origine unica delle ric-
chezze o abbracciar d’un abbraccio tutta la vastità
del vero, l’economia produsse solo focose dispu-
tazioni che traviarono i creduli, e screditarono
nell’animo dei non creduli l a scienza nascente.
Questa Memoria prendendo occasione da una
coiitroversia giuridica sulla libera possidenza pre-
diale degli Israeliti, prende a investigare le con-
seguenze economiche di questa e delle altre inter-
182 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
dizioni inflitte loro dalle antiche leggi, e l'indi-
retto modo con cui contribuirono a ingigantire la
loro opulenza. Avventura quindi alcune vaghe con-
getture sull’aumento possibile della popolazione
israelitica. Infine per dimostrare praticamente il
nesso della questione giuridica colla economia ad
un tempo e colla morale, aggiunge alcune osser-
vazioni intorno all'iniluenza delle dette interdi-
zioni sulla publica morale degli Israeliti.
Le leggi sono a riguardarsi come f r u t t i di sta-
gione, e come effetti obligati d’innumerevoli e i ~ -
condite cause ; ed & somma stoltezza il dispregiar
le leggi sotto cui vissero i nostri maggiori. I1 pro-
gresso dell'urmanità è faticoso, lento e graduale.
I nostri padri ci hanno tramandato un tesoro
inestimabile di dottrine, di arti utili e di generosi
esempli. È debito della posterità essere ricono-
scente alle loro fatiche, compatire alla sventura
che ebbero di non vivere in giorni migliori, e di
consacrare la vita ad aumentar col dovuto obolo
il deposito sacro del sapere universale e della co-
mune prosperità.
Chi dal titolo di questa Memoria si credesse
invitato a raccogliervi allnsioni teologiche o sar-
casmi politici, si troverebbe deluso. È questo un
mero commentario ad una parte oscurissima della
legislazione universale, a lode dei legislatori che
precorsero coi loro decreti i lumi e i consigli della
scienza. E nel medesimo tempo è un tentativo per
dimostrare in forza di quali scmplicissime cagioni
e di quali leggi economiche gli Israeliti, che for-
mano circa la centesima parte della popolazione
europea e nemmeno la millesima della popolazione
americana, siano giunti a tanta, ricchezza, che,
per dirlo colle parole d'Adriano Balbi, ((non an-
drebbe per fermo errato di molto chi dicesse pos-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 183

sedere gli Ebrei quasi l’ottavo di t u t t o il nume-


rario esistente nelle mani degli europei e dei po-
poli che ne derivarono)). Sotto il quale aspetto
potrebbe da questa Memoria trarsi un capitolo
d a valer d’appendice a i soliti trattati di sociale
economia.
Milano, febbraio 1836

CAPO I

OCCASIONE DI QUESTA MEMORIA

§ 1. Stato civile degli Israeliani


in Basilea-Campagna.
Gli antichi statuti interdicono agli Israeliti il
diritto di libera possidenza. nella. Campagna di
Basilea. Sulla. in ciò di mirabile ; dacchè poco di-
versamente ordinavano le antiche leggi in tutta
l’Europa. F u negli ultimi anni del passato secolo
e nei primi del secolo presente che uno spirito di
moderazione civile e d i tolleranza religiosa co-
minciò a diffondersi nelle legislazioni degli s t a t i
più potenti, i quali, posti dalle emulnzioni politi-
che nella necessità d’esser forti, sentivano il bi-
sogno d i acquistarsi nervo col migliore ordina-
mento dei privati interessi. L’Austria, la Russia,
l’Olanda la Francia, gli Stati-Uniti, la Prussia e
l’Inghilterra per vie diverse si inoltrarono alla
stessa meta, come voleva le pienezza dei tempi.
Però la grand’opera della restaurazione univer-
sale della legge civile non è ancora egualmente
avviata in ogni paese. Gli stati più piccoli più
lungamente rimangono sotto il giogo di quelle
massime anguste e personali che nell’ampiezza
184 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

delle grandi amministrazioni e nel conflitto di sva-


riati interessi, vanno senza contrasto e senza con-
futazione insensibilmente smarrite. Tra questi go-
verni fu anche quello dell’antico cantone di
Basilea. E la testè nata republica di Basilea-Cam-
pagna si trovò ad un tempo di aver ereditato parte
de’ suoi dominii rurali ed i suoi vecchi statuti.
Epperò esercitato osservatore delle cose d’Europa
non ne farà ragione di biasimo o ai lode o di
meraviglia.

§ 2. S t a t o civile degli Israeliti in Francia


prima del 1791.

P e r non parlare d i cose molto antiche, non è


gran tempo che gli Israeliti erano in Francia a
condizioni assai peggiori che non siano di presente
a Basilea. Non solo era vietata la libera possi-
denza, ma, in alcune provincie veniva loro conteso
anche il diritto di libero soggiorno. Alla morte
del padre si costrinsero i figli a uscir del luogo
ov’erano nati e dov’era, il loro domicilio paterno ;
o, come s’esprime l’interprete della stessa magi-
stratura che infliggeva loro questo duro tratta-
mento, si negava, loro (( ie droit e t Zu consolation
de conserver un domicile dans la maison pater-
nelle )).1 Nel qual caso c i si affaccia tosto all’ani-
mo la brama di sapere in qual altro paese quegli
sciagurati avessero miglior diritto di vivere che i n
quello ove la legge aveva loro permesso il primo
respiro della vita.
Luigi XIV nel 1685 comandò che tutti gli Ebrei
stabiliti nelle isole francesi d’America sgombras-

1 Motifs de l‘arrêt d u Conseil souverain d’Alsace,


9 déc. 1755,
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 185
sero colle loro famiglie in fra, t r e mesi. I n Lorena
nel 1726 un improviso editto ordinò agli Ebrei i
quali tenessero case, anche a titolo di locazione,
di disfarsene e rivolgersi agli officiali di polizia
perchè loro indicassero ( ( à l’écart e t dans les en-
droits les moins fréquentés, d e s terrains e t d e s
maisons pour leurs habitations ». Un editto del
Consiglio sovrano d’Alsazia del 23 dicembre 1740
vieta loro di abitare in un casamento nel quale
alloggiasse qualche abitante cristiano, e proibisce
(( aus propriétaires d’icelles d e leur- en passer
bail ».
Questa, proibizione di libero domicilio portava
seco più gravose conseguenze che a prima giunta
non parrebbe. Infatti era interdetto agli Israeliti
di vender merci in alcun luogo del regno tranne
quello dove avessero domicilio (1731). Ad un’epoca
assai recente (1775) fu rigettata la dimanda ch’es-
si fecero di poter vendere panni e mercerie nella
città. di Parigi. Ben poco si considerava in loro
anche la proprietà delle cose mobili; giacchè se
un Israelita abbracciava il cristianesinio, i1 signo-
re del feudo (e tutta le Francia era feudo, per
quella massima sei vile nulle terre S a n s scigneur),
il signor del feudo aveva diritto di confiscargli
tutti gli averi. È inutile il riferire le ragioni go-
tiche che si recano di questa contraddittoria co-
stumanza, la quale alla nostra età deve sembrar
piuttosto empia che altro ; giacchè rendeva quasi
impossibile la conversione degli Israeliti che non
fossero del tutto mendici. I n certi luoghi si estor-
ceva dagli Ebrei un pedaggio che del resto non si
pagava che per gli animali; nel quale a t t o non

1 Un péage corporel comme les animaux. MERLIN,


Rèpert., Art. Juifs.
186 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI -I
saprei se sia maggiore l’avarizia o l’insolenza. In-
somma le antiche leggi francesi cadute i n disuso
per la stessa loro assurdità, ma non pienamente
abolite, erano tali, che nel 1774 il celebre avvocato
Lacretelle al cospetto d i un primario tribunale
osò chiamarle (( leggi insensate, leggi perfidamente
crudeli )) senza che le sue parole venissero trovate
irreverenti. Le quali cose siano rammentate per
consolazione di quegli Svizzeri che si vergognas-
sero di veder macchiate d’intolleranza le leggi del
loro paese. Era un mal di stagione ; ogni cosa ha
il suo tempo ; però il tempo cammina sempre.

3. Stato civile degli Israeliti in Francia


dopo il 1791.

Alcuni professarono di credere e f a r credere


che la rivoluzione di Francia nel 1789 sia stata
prodotta, principalmente da odio contro la reli-
gione dominante e da desiderio di atterrarla. Ma
perchè mai nella memoranda notte del 4 agosto,
in cui si abolirono tutti i privilegi e tutte le classi
della cittadinanza cristiana furono fatte eguali
al cospetto della legge, perchè mai non si tolsero
le interdizioni civili che gravitavano sugli Ebrei?
F a t t o sta che le petizioni e i gravami degli Israe-
liti all’Assemblea, costituente non furono accolti.
Due volte vennero prorogate per loro le interdi-
zioni civili nell’atto che venivano abrogate per
tutte le altre sètte dissenzienti. P i ù di due anni
trascorsero fra alte vociferazioni di equità ed uma-
nità, prima che quei legislatori decretassero agli
Israeliti francesi la, commune cittadinanza. F u
solo alla fine d i settembre 1791 che l’Ebreo nato
o naturato i n Francia non fu più straniero e venne
SULLE I N T E R D I Z I O N I ISRAELITICHE 187

compreso nella generale appellazione e qualifica.


zione di cittadino; la qual cosa presso di noi era
avvenuta già molt’anni prima e fin dalla promul-
gazione del Codice Giuseppino. Conseguenza ne
fu che ad un sol tratto si accomunarono agli Ebrei
t u t t i i vantaggi sociali. Le leggi che riposero il
matrimonio sotto l’antorità civile, e più ancora
il decreto consolare (del 1° pluvioso anno X) che
tolse ai rabbini l’autorità di fermar le nozze,
apersero tra Ebrei e Cristiani il campo delle pa-
rentele ; del che per l’addietro s’erano notati ra-
rissimi esempli. Allora gli Ebrei, relegati dap-
prima alla sola proprietà mobile e a d una vita più
usuraia che mercantile, acquistarono il diritto di
libera possideza, prediale. I1 gran Sinedrio con-
vocato d a tutte le Sinagoghe d’Europa a Parigi
nel 1807 e che f u dopo la dispersione degli Ebrei
primo ed unico a t t o solenne celebrato a nome del-
l’università nazione israelitica, inculcò agli Ebrei
di Francia e d’Italia (( di acquistar beni stabili
anche pcr affezionarsi vieppiù alla p a t r i a rinun-
ciando a quelle pratiche che li avevano fatti odiosi
e spregievoli agli occhi della cittadinanza c fu-
cendo quant‘era in loro per cottirarsi la s t i m a c
la benevolenza
Infine, la legge che per l’addietro escludeva gli
Ebrei della milizia. trascorse all’opposto estremo.
Quasi per compensarli dell’antica interdizione del-
la gloria dell’armi che f u sempre (ed allora più che
mai) la prima sorgente della considei-azione del
vulgo, il decreto 17 marzo 1808, art. 17, ordinò:
che nessun coscritto ebreo potesse farsi supplire.
Cosicchè. quanta parte della popolazione israeli-
tica di Fiancia e d’Italia non era nè storpia, nè

1 Decreto dei gran Sinedrio, 4 febr. 1807, Art. VIII.


188 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

sdentata, nè nana, venne a d un tratto cacciata in


frotta sulla insolita carriera dell’armi. E quella
ch’era poc’anzi la parte più imbelle della nazione,
s’avviava a divenire in breve tempo la più guer-
riera di tutte. Così procedono le cose umane, d a
un estremo all’altro. Dum vitant stulti vitia, in
contraria currunt. Però quella legge cadde pochi
anni dopo con colui che l’aveva dettata. Ora sa-
rebbe arduo l’indovinare quali ne avrebbero po-
t u t i essere col decorso di una lunga età gli ef-
fetti sulla società israelitica. Si pensi alla immensa
ricchezza ch’ella possiede e che, secondo Adriano
Balbi scrittore moderatissimo ne’ suoi calcoli, ani-
monta,, come si disse, % un ottavo di t u t t o il nu-
merario d’Europa e di America. Si pensi quanto
avrebbe potuto compiere una così calda, e tenace
setta se poteva aggiungere all’accortezza degli
avi l‘ambizione promossa e la forza esercitata. di
una generazione t u t t a militare, se doveva strin-
gere ad un tempo nell’un pugno la borsa e nel-
l’altro la spada. Uno dei capitani israeliti surti
a quel tempo in Italia ha compiute dipoi imprese
militari nel cuor dell’Oriente.1 Ma il nostro pro-
posito non è questo.
Nel 1814 fu tolta alla mera autorità civile l a
facoltà di fondare colla. solennità nuziale le fami-
glie. Gli Ebrei francesi decaddero adunque dal
diritto di promiscua parentela coi Cristiani. Non
decaddero però da alcun altro dei più importanti
diritti privati. In tutte. le ordinanze interne e in
tutte le transazioni coll’estero sotto il nome fran-
cese si abbracciarono senza distinzione anche gli
Ebrei indigeni.

1 Rubino Ventura nel Penjab, presso i Sicki.


SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 189

§ 4. Trattati tra la Francia e la Svizera.

I n maggio dell’anno 1827 e luglio del 1828 il


governo francese conchiuse due trattati colle re-
publiche svizzere pei quali si riconosceva. le re-
ciprocità nei diritti civili dei cittadini francesi
in Isvizzera e dei cittadini svizzeri i n Francia.
Possiamo aver per certo che a nessuno degli in-
caricati elvetici venne in mente che sotto il nome
d i Francesi venissero compresi anche gli Israeliti
di Francia. Ma dall’altra parte siamo certi che
nessuno degli incaricati francesi ebbe o potè avere
l’intenzione di non inchiudere sotto il nome di
Francesi anche gli Israeliti. Nè alcuno aveva man-
dato o autorità di escluderli; perchè la legge che
li aveva fatti francesi era i n pienissimo vigore.
Adunque gli Svizzeri senza avvedersi ammisero
con tutti gli altri Francesi anche i Francesi israe-
liti alla possidenza sul suolo elvetico. I t r a t t a t i
sono reciproci, obbligatorj, corsi da lungo tempo
e f a t t i base di communi contrattazioni private ;
in somma, non revocabili senza gravi conseguenze.
Ciò avviene tanto più dal lato degli Svizzeri i
quali ne ricavano maggior vantaggio dei Francesi.
Essi hanno più stabilimenti i n Francia che i Fran-
cesi non abbiano in Elvezia, e più ancora ne for-
meranno col tempo. Infatti, per molte cagioni
assai chiare, cioè per la maggiore stabilità degli
animi e delle istituzioni, per la minor gravezza
delle imposte, per l’istruzione alquanto più dif-
fusa nel popolo e d’indole più mercantile, pei mag-
giori riguardi dei magistrati alla cittadinanza,
per la maggior libertà del commercio, e sopratutto
per il vivere meno vano e dispendioso, i capitali
crescono più rapidamente e costantemente negli
190 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I

Svizzeri che nei Francesi. Inoltre le terre sono


naturalmente più produttive in Francia. Perlochè
saranno maggiori i capitali svizzeri che andranno
ad impiegarsi nelle terre francesi, che i capitali
francesi i quali s’impegneranno a contrastare alle
naturali affezioni degli Svizzeri gli angusti e po-
veri loro tenimenti.

§ 5. Questione di diritto pubblico

I fratelli Wahl israeliti di Muhlhouse, città un


tempo libera, alleata più volte degli Svizzeri ed
ora unita alla Francia, comperarono un podere
nel territorio di Basilea-Campagna. l v i lo statuto
inunicipale esclude dalla possidenza gli Israeliti.
Benissimo ; m a i fratelli Wahl non vengono come
Israeliti. Vengono come cittadini francesi e in
forza dei trattati del 1827 e del 1828. I fratelli
Wahl sono in Francia indubitabilmente francesi.
Può forse avvenire che siano francesi in Francia e
siano non francesi all’estero? Sarebbero in una
condizione assurda’, contraddittoria. Gli stranieri
non hanno diritto di contrastare la qualità di
francese ad uno che tale è dichiarato dalla legge
d i Francia. Nessun magistrato estero ha questo
diritto d’intrudersi nel santuario delle leggi di
un’altra nazione per discutere le qualificazioni per
le quali essa ha conferito la ma cittadinanza.
Dopo i trattati lo statuto di Basilea può valere
contro gli Israeliti svizzeri e contro t u t t i gii
Israeliti del mondo, tranne quelli che hanno otte-
nuto la cittadinanza francese.1 P e r troncare ogni

1 I trattati esigono unicamente la nazionalità francese.


« Pour prendre domicile ou former un établissement
en Suisse, ils devront être munis d’un act d’immatricu-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 191
giro al discorso, basta ridurlo a questa semplicis-
sima argomentazione : (( I n forza dei t r a t t a t i i cit-
tadini francesi devono essere parificati a i cittadini
svizzeri. I fratelli Wahl sono cittadini francesi.
Dunque devon essere parificati a i cittadini sviz-
zeri)). Ma quei buoni uomini di campagna che
sembrano più addestrati a combattere che a ragio-
nare, v i stortano il discorso e pigliano l e conse-
guenza, a rovescio, e tirano in campo gli Ebrei
svizzeri che non sono nè cittadini svizzeri nè cit-
tadini francesi e non entrano menomamente nella
questione.
Ma lo statuto dovrà dunque rimaner senza
vigore? Così è. I trattati furon conchiusi solenne-
mente coll’autorità publica della nazione elvetica ;
I’autorità comune della nazione ha derogato alle
leggi anteriori. Quod populus postremum jusserit
i d jus ratum esto, è una legge che dalle SII tavole
è passata nell’uso di t u t t a l’Europa ed anche delle
nazioni più avverse alle massime dell’equità ro-
mana, che mirava nelle leggi ad un continuo pro-
gresso. Ella è penetrata persino nella legislazione
britannica che è pure il regno dei precedenti ; co-
sicchè anche nella pratica inglese leges posteriores
priores contrarias abrogant.1 A questo modo l’au-
torità che conchiuse colla Francia quei trattati,
derogò ad ogni statuto anteriore. Altrimenti bi-
sognerebbe negare i principj che t u t t i i popoli
inciviliti hanno ammesso.
Resta a vedere se i diplomatici svizzeri inca-
ricati d i trattare a nome della Dieta, e se l a Dieta,
stessa investita di un poter limitato e federale

lation constatant leur qualité d e français qui leur sera


délivré par E’ambassade d e France ». Convent. 30 mai 1827,
art. 2.
1 BLACKSTONE, tom. I, Prelim.
192 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I

avevano autorità d i derogare ed abrogare le leggi


civili dei singoli Cantoni, Ma concediamo eziandio
che gli inviati della, Dieta e l a Dieta, stessa non
avessero autorità, perchè i membri che le com-
pongono non hanno plenipotenza legislativa, ma
solamente un mandato ad a t t i speciali e determi-
nati. Però quando i Cantoni acquiescono nell’ope-
rato della Dieta, lo sanciscono e lo adottano. Nè
il vecchio Cantone di Basilea nè alcun altro Can-
tone infirmò i trattati in quanto fossero contrarj
alla legge municipale e conchiusi con eccesso di
mandato. Quindi coll’adesione ai t r a t t a t i s’involse
I la tacita deroga allo statuto municipale per parte
dell’ autorità sovrana e legislatrice di ciascun
Cantone. La fede verso l’estero e verso la Dieta
stessa, e la giustizia, verso i privati che all’ombra
di quel trattato impegnarono in Francia le loro
fortune, non permettono che si mova più dubio. Il
solo dubio arreca nocumento alle contrattazioni
e danneggia lo stato delle famiglie ed inoltre feri-
sce la dignità della Dieta e l’opinione dei ricini,
la quale nelle cose diplomatiche è di molto mag-
gior conseguenza che vulgarmente non si affetti
d i credere.
Gli Svizzeri trovano assurdo che gli Israeliti
indigeni abbiano nella loro patria minori diritti
degli Israeliti forestieri. Ed è assurdo per verità.
Resta a vedere se convenga piuttosto ritorre agli
Ebrei francesi ciò che si è loro pattuito, o conce-
dere agli Ebrei svizzeri ciò che finora si è loro
negato. I1 primo supposto è divenuto impossibile,
perchè il governo francese non avrebbe legale auto-
rità di decampare e di sconvolgere il patto sociale
della cittadinanza francese per compiacere ai pre-
giudizj di una nazione estere. I1 secondo supposto
ripugna alla, pratica, immemorabile, alle opinioni
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 193

popolari e fors’anche alle emulazioni dei privati.


Quindi gli Ebrei svizzeri difficilmente otterranno
tosto la parità dei diritti civili. Però se hanno
vaghezza. di comperasi un tetto o un giardino
nella terra svizzera, resta loro d i andare a farsi
cittadini francesi dacchè la Francia è così vicina ;
e con quella veste ripatriare e farsi largo. Certa-
mente non si può con forze umana, impedire che
le riforme introdottesi presso una numerosa na-
zione non s’infiltrino per mille modi a perturbare
le vecchie pratiche delle nazioni vicine.

§ 6. Questione d i diritto privato.**


Lo statuto di Basilea, a l pari di tutte le legi-
slazioni civili, si suppone promulgato per tutelare
i naturali diritti del cittadino. Gli uomini non
rimangono in società per servire all’arbitrio al-
t r u i ; nè tampoco per traviare dietro il loro pro-
prio arbitrio; v i sono certe necessità dalle quali
essi, auche volendo, non possono svincolarsi senza
farsi danno. Senza certo e continuo alimento non
è dato esistere ; nè vi è certo e continuo alimento
d’una, numerosa moltitudine senza agricultura, e
variata industria ; nè v i è buona industria e agri-

** Sella ristampa del lavoro nelle (( Memorie )) 1859,


il C . appose, a questo punto, la seguente nota: - Come
nella prefazione si accennò, questo paragrafo venne can-
cellato per ordine della Commissione aulica di Legisla-
zione, sebbene ciò debba parere un controsenso a chiun-
que lo legga. Il codice civile austriaco, publicato sola-
mente otto anni dopo il francese, non poneva ostacolo
alla possidenza degli Israeliti. Ma sebbene fosse intitolato
universale, cioè destinato ad esser commune a tutti gli
Stati di quell’imperio, nella maggior parte di essi la sua
autorità era limitata da Statuti di più antica origine
ch’erano avversi agli Israeliti e non si volevano abolire.
13. - CATTANEO.S c r i t t i economici. I.
194 CATTANEO - SCRITTI ECOMOMICI -I
cultura senza certezza di proprietà. La proprietà
involge l‘autorità d’agire sulle cose per renderle
utili, e la certa aspettativa d i poterne godere le
utilità. Quindi la proprietà diviene una delle ne-
cessita, dell’essere sociale. La proprietà vincolata
è proprietà impedita ; è proprietà imperfetta; è
una parte soia della proprietà. Quindi se non è
legittimata dalla necessità, è sempre riprovevole ;
perchè diminuendo la libertà di render utili le
cose, riesce sempre dannosa alla miglior esistenza
e sussistenza d’un popolo.
I1 primo modo d’esercitare la proprietà si è
quello di tener le cose per s è ; il secondo modo è
quello di cederle altrui. Anzi certe cose. come per
esempio il denaro, non si riducono a godimento se
non col cederle altrui per averne un equivalente
godibile. Epperò non si potrebbe dire proprietario
del denaro chi non potesse con esso denaro pio-
cacciarsi altra cosa d i maggior sua satisfazione.
Adunque la facoltà di permutare a proprio bene-
placito le cose proprie colle altrui è inerente alla
proprietà.
Anzi ella è il primo fondamento del commercio,
e quindi crea la divisione dei lavori, la quale
considerata da tutti i pensatori come fonte di ric-
chezza. Senza la facoltà di permutare, ognuno
dorrebbe prepararsi da, sè tutte le cose di cui
abbisogna ; o perciò non v i srebbero nè artigiani
nè a r t i ; il genere umano giacerebbe nella più
abjetta nudità e nei più desolante abbrutimento.
Tutti i privilegi mercantili e prediali, e tutte le
tariffe protettive che sotto fallaci pretesti limitano
il diritto d i libera permuta, sono un’infrazione
del sacro diritto d i proprietà, e una profonda fe-
rita alla prosperità generale.
Chi ha la facoltà di cedere il denaro per avere
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 195

un fondo, deve avere anche la facoltà di cedere il


fondo per riavere il denaro quando gli piaccia.
Altrimenti non v i sarebbe permutazione ; nel ce-
dere il denaro per avere il fondo egli avrebbe ce-
du to u n a proprietà pienissima e liberissima, per
ricevere in cambio una non-proprietà ; una cosa
cioè, di cui non potrebbe disporre pienamente P
liberamente.
S‘egìi può disporre del suo fondo liberamente,
nessuno ha diritto di comandargli di renderlo a
chi non gli piace, o di non venderlo a chi gli
piace. Ogni limite che gli s’imponga è una usurpa-
zione di proprietià : Sua qusque rci moderator
c t urbiter. P a n d
A questo diritlo di proprietà non v’è altro li-
mite che il fine stesso a cui mira esso diritto. Af-
finchè la proprietà possa esercitami è necessario
temperarla e limitarla. Così, a cagion d’esempio,
non si può esercitare la proprietà dove non son
leggi e tribunali che ne dichiarino lo stato d i fatto
e di d i r i t t o dove non sono forze sociali che tute-
lino la proprietà dall’usurpazione privata e dal-
l’invasione straniera, dove non si abbia libero ac-
cesso alle strade, alle acque, e così discorrendo.
È necessario adunque che la proprietà sopporti
questo peso dei tribunali, delle forze sociali, delle
publiche comunicazioni. Ma questa detrazione alla.
proprietà è soltanto legitima in quanto è necessa-
ria all’esercizio della proprietà stessa ed all’esi-
stenza della società civile. Lo proprietà sociale
non è una proprietà astratta, isolata, selvaggia ;
è una proprietà regolata per ottener meglio il fine
di essa. Ma ogni limitazione che non si riferisca
a questo fine, e non venga imposta d a un’assoluta
necessità finale, è un’usurpazione ed un’infrazione
del diritto di proprietà.
196 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Adunque chi vuol ingiungere a d un proprieta-
rio l' obligo di vendere piuttosto all' uno che al-
l'altro; deve provare che questa prelazione del-
l'uno, o questa esclusione dell'altro compratore,
è necessaria all'esercizio pieno ed utile della stessa
proprietà sociale.
Peggiore diventa il caso quando questa, prela-
zione imposta, dovesse recar danno, diminuendo
il valor venale della proprietà. Suppongo il caso
che io ed il mio vicino volessimo entrambi vendere
le nostre case. La situazione, in cui son collocate,
si supponga tale che il numero dei concorrenti
alla compera sia scarso. I1 m i o ricino trova un
ricco venuto ad abitar. lo stesso villaggio che gli
offre un prezzo convenevole. I o , dopo varie ricer-
che e molta aspettazione trovo finalmente un
compratore ; ma è un ebreo. Se voi m'impedite di
vendere all'ebreo, potete voi assicurarmi che tro-
verò un'altra offerta eguale? E se non la trovassi,
e per necessità di vendere fossi costretto a d ac-
cettare un vil prezzo da un altro compratore, chi
mi compensa della perdita? Non è vero che que-
sta, limitazione fa sì che la mia proprietà valga
meno di quella del mio vicino? Ebbene, perch'io
mi sottoponga a questa violazione del mio diritto
e a l danno che ne consegue, bisogna provarmi la
necessità di questa limitazione. Ora, io dimando:
come potranno i legislatori provarmi che vendendo
la mia casa piuttosto ad un ebreo che ad un cri-
stiano, io danneggio la causa dell'universale pro-
prietà'? Come potranno provarlo, quando in Fran-
cia, i n Austria, in America, il testimonio dei fatti
prova, il contrario? Come provare che all'esercizio
della proprietà, sia necessario imporre i n Basilea
una limitazione che fu giudicata inutile e dannosa,
e quindi abolita, i n una gran varietà d i paesi vi-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 197

cini e lontani? Sarebbe mestieri provare che le


natura delle cose e le sacre ragioni della proprietà
fossero diverse a Basilea d a quel che sono nelle
altre parti del mondo incivilito.
Il diritto di libera vendita è così necessario a
conservare il valor venale delle cose, che, mentre
le facoltà personali furono sempre in dominio delle
leggi particolari, la facoltà di comprare e vendere
f u sciolta. da ogni riguardo di luogo, e dichiarata
di diritto delle genti : Est autem emptio juris gen-
t i u m . Così un luogo delle Pandette che viene espo-
sto da Pothier: (( I1 senso è che nella compera si
osserva solo il diritto delle genti; epperò ella si
compie col consenso, come questo diritto unica-
mente richiede, e non desume alcuna solennità dal
diritto civile ».
I1 potere legislativo locale ha interdetto la
libera possidenza agli Israeliti; ma egli ha rico-
nosciuto i trattati colla Francia, dalla lettera dei
quali si ammettono alla possidenza t u t t i i Fran-
cesi senza divario di religioni. Qui fra l’anteriore
statuto e i t r a t t a t i recenti v’è une collisione che
pcr lo meno dà luogo a dubio e discussione. In
questo caso deve sempre prevaler l‘alternativa
della maggior libertà. Tale è il voto dell’antica
sapienza, legislativa : Quoties dubia interpretatio
libertatis est, secundum libertatem respondendum
crit. Pand.
Infatti dall‘una parte sta il diritto d i proprietà
la cui forza e santità è incontrastabile ; dall’altro
lato sta una limitazione la cui legale esistenza è
soggetta a dubio. Le due opposte forze non sono
eguali. Sta dunque la presunzione della libertà e
l e maggiore pienezza del diritto di proprietà. A
ciò si aggiunge la ragione del maggior vantaggio
del. cittadino alienante senza pregiudizio d’altro
198 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
privato. E anche qui il legislatore che non sia
affatto ignaro dei buoni principj legali deve ram-
mentarsi il trito principio : Prodesse unusquisque
sibi, d u m alii non nocet, non prohibetur. Pand.
Inoltre, la potenza con cui si è conchiuso il
trattato sembra deliberata d’esigerne l’adempimen-
to. Certo ch’essa non è così lontana e così debole
di cui si debba sprezzar l’opposizione Ma per
quanto benigno possa essere i1 modo di coazione
che essa h a scelto, riesce pur sempre molesto e
dannoso ai cittadini del Cantone che hanno inte-
ressi in Francia. In questo caso il Cantone ri-
stringerebbe il diritto d i proprietà, non solo senza
necessità publica, non solo con danno del proprie-
tario e con vantaggio di nessuno, ma con danno
inestimabile a tutta quella parte di cittadinanza
che ha o può avere faccende in Francia.
Taluno potrebbe dire che lo statuto debba
aver più forza della fede publica dei trattati, per-
chè l’autorità publica non lo ha ancora con solenne
dichiarazione abolito. Ma ciò non proverebbe che
la competente autorità, non dovesse immantinente
procedere a dichiararlo abolito come incompatatibile
con obligazioni verso l’estero sancite dalla rappre-
sentanze cantonale, c come indirettamente annul-
lato in conseguenza di quelle stesse obligazioni e
dall’istante i n cui quelle obligazioni furono as-
sunte. La cosa si ridurrebbe all’interpretazione
d’un atto publico posteriore in modo risolutivo
d’un a t t o publico anteriore.
Questa pratica, d’approfittare dell’ambiguità,
delle leggi per sempre più mitigarle, è invalsa da
lungo tempo. E anche qui abbiamo un dettato
dell’antica sapienza legislativa : (( Nessuna ragione
di diritto e nessun riguardo d’equità permette che
le pratiche salutevolmente introdutte per l’utilità
S U L L E INTERDIZIONI ISRAELITICHE 199

delle persone vengano con dure interpretazioni e


contro il comun bene richiamate al 1rigore». -
E altrove : « Ogniqualvolta la legge abbia intro-
dotto qualche nuovo principio, è un'opportuna
occasione di d a r complemento, o colle private in-
terpretazioni, o coll'autorità publica, a t u t t o ciò
che tende alla stessa utilità ».2

§ 7. circostanze economiche locali.

Basilea-Campagna teme forse che s'ella am-


mette un Israelita alla possidenza, tutti gli Israe-
liti del mondo debbano confluire sul suo territorio?
Se Basilea-Campagna fosse la prima terra che
desse agli uomini l'esempio di un Israelita possi-
den te, potrebbe forse aspettarsi una immigrazione
universale. Ma gli Israeliti hanno altro a fare a l
mondo che di correre tutti a Basilea. Sparsi sulla
superficie del globo dalle rive del lago Ontario
fino alle solitudini delle Nigrizia e alle pianure
della China, la più parte appena sanno l'esistenza
di codesto paese. Essi vivono fra le pompe di Pa-
rigi e di L o n d r a , e nei piangui campi d i Mantora ;
essi signoreggiano il commercio di Francoforte,
di Livorno, di Trieste, di Brodi, di Mosca, di
Odessa, di Smirne.
La Francia ha concesso da quaranta e più anni
la libera possidenza agli Israeliti. Ebbene, sono

1 « Nulla juris ratio, aut aequitatis benignitas, pati-


tur ut quae salubriter pro utilitate hominum introducun-
tur, ea nos duriore interpretatione contra ipsorum com-
modum producamus ad severitatem ». Pand.
2 « Quoties lege aliquid unum vel alterum introductum
est, bona occasio erit coetera quae tendunt ad eamdem
utilitatem vel interpretatione vel certe jurisdictione sup-
pleri ». Pand.
,.. . .. . .

200 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

forse venuti a milioni per invadere le sue campa-


gne e (( costringere in breve i veri cittadini e i col-
tivatori ad abbandonare la terra dei loro padri e
spatriare per far luogo agli Ebrei )) come temevano
tanto nel 1755 i giurisconsulti del Consiglio so-
vrano di Colmar? La Francia è tuttora uno dei
paesi di Europa ove gl’Israeliti sono più rari.
Essi stanno in Francia e Svizzera presso a poco
nella stessa proporzione col numero degli abitanti.
V’è qualche Israelita che ami portare nel ter-
ritorio di Basilea i suoi risparmj per fecondare la
terra e renderla ridente e ubertosa? perchè re-
spingerlo? Tito rimproverava Vespasiano di aver
messo un’imposta sulle cloache, e Vespasiano gli
porse una moneta proveniente da quella gabella,
e disse : Fiuta ; trovi t u che abbia cattivo odore?
E si potrebbe dire ai paesani di Basilea : I franchi
dell’Israelita han forse cattivo odore? una vite
piantata dall’Israelita in un campo finora incolto,
darà forse uve amare o velenose? La natura non
prende parte ai nostri ciechi rancori ; ella è madre
giusta e buona per t u t t i gli uomini laboriosi. Noi
facciamo guerra a noi stessi censurando e contra-
riando il voto della clemente natura. Lasciate fare
all’Israelita, e quell’industria che ha ammassato
i milioni, saprà anche nutrirne la fecondità e
l’amenità della terra.
Quegli abitanti non impediscono all’Israelita
di venir f r a loro a far denari, d’arricchirsi con-
trattando con loro, e poi gli vogliono impedire di
consecrar quei lucri alla stabile utilità del loro
paese. Vogliono che. venga fra loro a f a r denari
perchè gli esporti poi a vantaggio di terre stra-
niere. Vogliono che venga, fra loro finchè è povero
e nudo, e se ne vada appena che è ricco. Gli per-
mettono d i sovvenire il suo denaro sopra, ipoteca,,
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 201

e gli impediscono di investirlo nella immediata


possidenza ; perchè non sanno che l’immediata
possidenza è il modo d’impiego più vantaggioso
per l a terra e per gli abitanti tutti, e men lucroso
pel capitalista. La possidenza. associa il capitalista
al paese gli inspira l’amor di luogo, tanto da
fargli obliare il personale interesse. Perchè voler
mai che la parte più ricca e industriosa della po-
polazione viva senza affetto al suolo e senza inte-
resse agli abitanti? Chi si guarda intorno a veder
come si comportano le altre nazioni, comprenderà
il bisogno di presentare ai denarosi Israeliti un
equo trattamento perchè non preferiscano il sog-
giorno d’altro paese.
L’agricultura è la madre delle nazioni, ma bi-
sogna pur intendere che non v’è buona agricultura
senza capitali. I1 commercio la promuove per due
maniere; cioè prima’ procurando smercio ai pro-
dotti e con ciò creandone il valor venale; poi
raccogliendo i capitali necessarj alle grandi opere
riproduttive. Quindi v i sono due agriculture ben
diverse. L’agricultura primitiva, barbara, meschi-
na, seminuda, intrisa di sudore e di sucidume,
senza edificj, aenza macchine, senza scorte, senza
strade, senza irrigazioni, senza commercio ; gran
parte de’ suoi prodotti non potendosi permutare,
giace inutile ingombro e materia di brutale con-
sumo. La seconda agricultura è figlia, ta& di
un antico commercio e fornita di tutti i sussidj
della potenza pecuniaria, e di t u t t i i lumi della
scienza. Nella prima agricultura questa. nostra.
Insubria, era una terra di sabbia e di paludi ; l’in-
dustria del medio evo vi seppellì inestimabili te-
sori in movimenti di terre e di acque, e la rese la
più ricca, campagna del mondo. Si paragoni ora al-
le lande della Guienna, dell’Apulia, della Prussia.
202 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

La Campagna d i Basilea era, pochi anni sono,


unita a d una città piccola sì ma mercantile e ri-
dondantissima di capitali. Gran parte di quelle
ricchezze soleva diffondersi sulla campagna dipen-
dente ed animarvi la coltivazione, il piccolo traf-
fico e gli opificj. L’utilità era comune a campa-
gnuoli e cittadini. Ma l’amore di questi pel pre-
dominio territoriale alienò gli animi ; nacque
discordia e divisione ; fu necessario che la famiglia
formasse due focolari. Così si ebbe un riordina-
mento politico ; rimane a restaurarsi l’ordine eco-
nomico.
L’industria territoriale rimase interclusa dai
capitali soliti che la promovevano. È forza quindi
o lasciarla languire, come per vero avviene, o
trovare altro sussidio. La vicinissima città di
Muhlhouse, svizzera d’indole e d’istoria, assai più
che francese, manda nella Campagna d i Basilea
due Francesi a cercarvi impiego ai capitali accu-
mulati dalla loro attività. S o n è vero che quel po-
polo respingendoli grida, come dice Dante : viva
la mia morte e muoja la mia vita? L’interdizione
della possidenza agli Israeliti è una improrida cosa
in ogni paese, ma in nessun paese del mondo rie-
sce così pregiudicievole come i n un territorio che,
abbandonato dai capitali consueti, è attualmente
posto in uno stato di economico patimento.
I n questo caso è inopportuno parlare di tolle-
ranza e di umanità. Gli israeliti Wahl sono capi-
talisti che cercano un paese a cui affidare il loro
denaro; essi hanno avanti a sè t u t t a la vastità
della Francia, della Lombardia, dell’Inghilterra,
della Spagna e d’altri Stati ove accomodarsi. Ma
i campaguoli d i Basilea sono un popolo lasciato
così all’oscuro dei lumi della buona economia,
così ignaro del proprio interesse, che con perti-
SULLE interdizioni ISRAELITICHE 203
a

nace negativa, cospira a diminuire la concorrenza


dei compratori e il valor venale dei proprj fondi ;
mentre respingendo un capitale straniero si ado-
pera a diminuire il numero dei capitali ed accre-
scere la gravosità degli interessi.

Origine DELLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE

§ 8. Unico.

Vi f u un tempo in cui t u t t a Europa consentì


ad aggravare di dolorose interdizioni la vita degli
Israeliti. E ora è giunto un altro tempo in cui ogni
innovazione d i leggi e d’ordini civili concorre con
mirabile uniformità e costanza ad alleviare il peso
di quelle interdizioni, e a riannodare tra quelle e
le altre stirpi del genere umano i vincoli della ca-
rità e della pace. Perchè sono venute quelle in-
tedizioni allora? E perchè se ne vanno adesso?
L’origine loro si deve all’andamento universale
delle cose a quei tempi, e saprattutto a ragioni
economiche che qui si accenneranno di volo, o che
verranno a chiarirsi sparsamente nel decorso di
questo scritto. Quanto alla recondita forza con
cui il tempo le viene rimovendo e cancellando, se
ne toccherà qualche cosa, alla fine di questa Me-
moria.
Gli Israeliti erano, per tradizione dei maggiori
e per effetto delle loro instituzioni, dediti alla
vita campestre e avversi al commercio, ai pericoli
marittimi ed alle peregrinazioni d’ogni maniera.
Si è notato che le leggi mosaiche tendevano a
preservare gli Israeliti d a ogni commistione coi po-
204 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

poli confinanti, i quali, come t u t t i idolatri, avreb-


bero facilmente col consorsio delle faccende mer-
cantili alterata la loro credenza. Costretti per
forza alla vita girovaga nelle loro prime cattività,
serbai ono però l'amore della loro terra, vi ritor-
narono in gran numero e ((costretti a mutar
paese, preferivano alla vita la morte ».1
Dopo la conquista romana comparvero a poco
a poco anche in occidente, dove i popoli politeisti
li fecero bersaglio d i uno strano Certo
le loro dottrine sull’unità di Dio dovevano inge-
losire i sacerdoti della cadente idolatria. Tacito
narra che quattromila uomini dediti a' riti giu-
daici ed egizj furono cacciati in Sardegna a tener
presidio, o piuttosto a perirvi di malaria, ciò
ch'egli chiama un il danno.3 Gli altri vennero
espulsi d'Italia, ove non avessero abjurato i loro
riti, ch'egli dice profani, nel tempo stesso che cori-
fonde in u n o la religione giudaica e l'egizia !
Lo stesso autore ce li rappresenta come odiati
anche dai popoli loro vicini e dello stesso sangue.
Egli attribuisce loro riti sacri che non ebbero mai :
come quello di onorare nei penetrali secreti del
loro tempio l’effige d’un asino. e altre simili stra-
nezze, le quali dovrebbero diminuire la fede let-
terale che ottengono altri scritti di Tacito e
massime quelli sulla Germania. Perchè altra cosa
è il genio con cui Tacito svolge i secreti delle

1 Ac si transferre sedes cogerentur, major v i t a metus


quam mortis. Tacit., Hist. XXI.
2 Visne Judæis oppedere curtis? - Credat Judæus.
HOR.
3 Si ob gravitatem cœli periissent, vile damnum.
Cæteri cederent Italia, nisi certam ante diem profanus
ritus exuissent. TAC.i b .
4 Infensa Judæis Arabum manus. ID. i b .
SULLE I N T E R D I Z I O N I I S R A E L I T I C H E 205

1 Concessa apud illos quæ nobis incesta. - Hi ritus


quoquo modo indueti, antiquitate defendentur : cætera
instituta sinistra, fa d a p r a vitate valuere. - Alienarum
concubitu abstinent; inter se nihil illicitum. Rex Antio-
chus demere superstitionem et mores græcorum dare ad-
nixus, quominus teterrimam gantem in melius mutaret
Parthorum bello prohibitus est. TACIT.L. XXI.
206 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
delicate, e una fonte di facezie e di mode: per
d a r corpo a luride fantasie, le accolla ad un po-
polo vicino; come al Brasile si espongono alla
porta del padre di famiglia i parti d’ignota pec-
catrice. L’ideologo che volesse rinvenir l’origine
di queste aberrazioni della ragione c del cuore che
scindono l‘umanità avrebbe una lunga fatica.
M a qualunque fosse l‘opinione degli uomini,
non pare che in quei secoli gli Ebrei avessero rin-
venuta l’arte di raccor tesori. Molte altre nazioni
o disperse dalla patria al pari di loro, o diffuse
per tutto il mondo in colonie mercantili come Ve-
nici e Greci; e più di tutto gli stessi cavalieri io-
mani avevano già posto la mano sui più fruttuosi
rami del commercio, come il cambio, l’usura e le
finanze. S è altronde è chiaro che la legge romana
negasse agli Ebrei la possidenza. o alcun altro di-
ritto concesso agli altri sudditi peregrini. Quando
nel 212 Caracalla, pei frangere l’orgoglio degli
Italiani, divulgò la cittadinanza a tutti gli altri
abitanti liberi dell’imperio, e c o n ciò posc fine alla
romana nazionalità, non si legge che gli Israeliti
venissero segnati con alcuna sfavorevole distinzio-
ne. Dal Codice Giustinianeo si vede però che An-
tonino aveva infirmato un lascito fatto da una
signora alla communità israelitica di Antiochia, il
che involgeva la tacita dichiarazione che fosse una
corporazione illecita.’ Nel IV secolo, resasi gene-
rale nelle città la fede cristiana, crebbe l’avver-
sione agli Ebrei. Si cominciò ad escluderli in un
coi pagani dalla legge commune. Si intimò la con-
fisca a chi passasse dal cristianesimo al giudai-
smo,2 si minacciai ono le pene dell‘adulterio ad

1 L. 1, C . d e Jud. et cæl.
2 Anno 357, 1. 1, C. de Apostat.
SULLE, INTERDIZIONI ISRAELITICHE 207

ogni matrimonio fra Cristiani e Giudei,1 si inter-


dissero nelle nozze degli Ebrei le osservanze israe-
litiche.2 Nel secolo seguente si vietò agli Ebrei di
acquistar servi cristiani ; si esclusero da tutte
]e amministrazioni e dalle dignità anche munici-
p a l i ; si proibì l’edificazione di nuove sinagoghe;
si impose agli avvocati il giuramento di fede cat-
tolica.5 In seguito, sotto Giustino e Giustiniano.
si interdisse agli Ebrei la milizia e il professo-
rato ; si dichiararono inabili a far testimonio
contro un ortodosso e s’erano della setta sama-
ritana, inabili a far qualsiasi testimonio; si co-
mandò la demolizione delle sinagoghe dei Sama-
ritani; finalmente si ordinò che t u t t i i non
battezzati subissero la confisca d‘ogni bene mobile
e immobile e fossero puniti ed esiliati.9 Leone
l’iconoclasta costrinse gli Ebrei al battesimo.10
MA più della forza dovevano valere le varie di-
sposizioni che intercedevano le credità ai non
ortodossi. Quindi come gente che n o n aveva più
nulla a perdere nel concetto degli uomini e che
s o p r a t u t t o aveva bisogno di celare le proprie
sostanze, si diedero apertamente all‘arte fene-
ratizia.
L‘usura nel nostro presente linguaggio indica
l’eccessivo ed illegale interesse d’un capitale pre-

1 Anno 388, I. (i, C. de Jud. et cæl.


2 Anno 393, l. 7. C. de jud. et cæl.
3 Anno 417, l. 1, C . Christ. mancip.
1 Anno 439, 1. 19, C. d e Jud. et cæl.
5 Anno 468 I. 15, C. d e episc. aud
L. 12, C . de Hær. et Man. lib. 19, ib.
7 L. 21, ib.
8 L. 17, i b .
9 L. 10, Cod. da Pag.
10 Anno sesto imperator Hebræos at Montanos ad
batismum redegit. Const. Leon I.
208 SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE

stato; e il nome d’usuraio esprime a d un tempo,


acidità, mala f e d e e crudeltà. Ma verso il IV se-
colo il nome di usura già divenuto odioso, com-
prendeva anche il più, onesto e legittimo frutto dei
capitali. Era quello un secolo di miseria e d’igno-
ranza. S o n s’intendeva più qual fosse la natura
degli avanzi, dei capitali, dei prestiti, degli inte-
ressi. Non si pensava che senza capitali di qual-
che sorta o propi j o prestati non v’è commercio,
non v’è agricultura, non v’è riproduzione nè red-
dito. Si credeva che capitale e denaro fossero si-
nonimi. E siccome i pezzi di denaro non si pro-
pagano come i polipi: così s’insegnava il sofisma
aristotelico. che l a pecunia è infeconda; che chi
aveva il suo patrimonio i n terre, in case, in be-
stiami, poteva in buona coscenza godersene il
reddito; ma chi per sua disgrazia si trovava di
averlo in denaro, non aveva diritto a trarne alcun
frutto ; e ch‘era tenuto a prestarlo gratuitamente
a chicchessia affinchè gli altri se ne arricchissero
a suo rischio e senza suo vantaggio.
Questa opinione speculativa e per sè innocente,
venne accreditata e promossa dall’odiosità che
naturalmente eccitavano gli atti sforzosi dei ric-
chi creditori contro i debitori poveri. Perchè i n
quel tempo, pel disordine delle publiche finanze e
di tutto il regime, si era affidata all’avidità dei
, i accumu-
privati l’esazione dei publici aggravj. Si
lava sopra un capo solo l’odiosità dell’usurajo e
quella del publicano. L’opposizione privata. agli
usuraj involgeva l’opposizione ai tributi ; era ad
un tempo suggerita dall’umanità e allettata. dalla
popolarità. I1 sofisma della natura improduttiva
dell’oro e dell’argento f u i n seguito spinto tra i
Maomettani a tale esagerazione. che uno scrittore
nato nella loro setta diceva : « Nè alcun Maomet-
SULLE, INTRDIZIONI ISRAELITICHE 209

tano può usar l’arte dell’orefice, perchè essi dicono


essere usura a vendere le cose f a t t e d’argento o
d’oro pcr maggior p o di quello che le pesano ».1
Lo zelo una volta acceso varcò i limiti e di-
chiarò illecito perfino l’interesse imposto dalla
legge Ogni minimo frutto del denaro si chiamò
usura. « Usura è quando si ricerca più che non si
è dato. - Se conti ricevere più che non hai dato,
sei feneratore ».2 - Ogni usura, si dichiarò peggior
d’ogni fraude e piena d i un‘infernale pravità quan-
(l’anche fosse attribuita dalla legge e d a l l a sentenza
del giudice. 3 L’interesse del denaro, comunque
modico, venne paragonato alla guerra e all’omici-
dio.4 Questa esagerazione invase tutta la società,
disciolse la, forza dei contratti. inaridì le fonti
dell’agriculura, delle a r t i e del commercio ; vuotò
l’erario, recise i nervi della guerra e contribuì più
che non si crede a mutar le più fiorenti città in
tanti cadaveri di città
Imaginatevi che oggidì d’un sol colpo si an-
nullassero tutti i prestiti, le accomandite, le ipo-
teche, i vitalizj, gli sconti, i respiri, i cambi marit-
timi, le assicurazioni, le sicurtà dei fittajuoli, le
!
sovvenzioni ai possidenti ed ai filatori, le opera-
zioni bancarie le casse di risparmio i monti di
pietà. Che avverrebbe delle nostre case mercantili,
delle banche, delle manifatture, degli afitti rurali,

1 LEONE AFRIC.P. III Nella collezione di Ramusio.


2 Usura est ubi amplius requiritur quam datur. - Si
plus quam dedisti expectas accipere, fænerator es. C. Jur.
Canon.
3 Quid dicam de usuris quas etiam ipsæ Leges et
judices reddi jubent? C. Jur. Canon.
4 Ab hoc usuram esige quem non sit crimen occi-
dere. - Ubi jus belli, ibi etiam jus usura?. Ibid.
5 In tot semirutarum urbium cadavera.
14. - CATTANEO.Scritti economici. I.
210 CATTANEO - SCRITTI ECOSOMICI -I
delle costruzioni e speculazioni d’ogni sorta? Si
arresterebbe ogni circolazione ; la vita economica
della società rimarrebbe spenta ; una irruzione
orrenda di miseria, e disperazione divorerebbe i
popoli e ridurrebbe in poche generazioni l’Europa
a. una landa. inculta sparsa di ruinosi abituri.
I o non vogli0 esagerare un principio solo e
trarne tutta la storia e t u t t i i destini dell’umanità.
Desidero solo che si noti un fatto grave che gl’isto-
rici sentimentali hanno forse sdegnato d i notare.
Certo quella sventura non e r a sola. I1 re,’gime
orientale aveva fatto irruzione dalla novella Bi-
sanzio sull’occidente. L’ingerenza dei magistrati
nei commerci, l’arbitrario apprezzamento dei pro-
dotti, la enormità, delle imposte,’ l’ingorda viltà
dei barbari mercenarj, l’abbandono delle opere pu-
bliche, dei fiumi, delle vie, dei porti, la prepotenza
dei curiali nei municipj, la schiavitù delle cam-
pagne, l’ignoranza delle città, il disprezzo delle
antiche magistrature, del senato, del popolo, delle
lettere, delle tradizioni greche c romane, distrus-
sero i n poche generazioni la fortuna publica e la
universale civiltà. I Goti e gli altri stipendiarj e
federati, fuggendo davanti agli Unni, irruppero
nelle disarmate e desolate provincie, non d a vin-
citori come il vulgo degli istorici li chiama, ma
a modo di vermi che invadono un cadavere.
Così nacque la barbarie del medio evo. Il gregge
degli scrittori ne dà ora colpa ed ora gloria ai
barbari, le cui invasioni ne furono soltanto un fe-
nomeno ed una modificazione. Ma a Costantino-
poli venne senza barbari la stessa barbarie. Molti
scrittori oltremontani ne accusarono non so qual

1 Conferendis pecuniis devastata Italia, provincia:


eversæ.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 211

fisica degenerazione dei popoli meridionali d a


emendarsi con un crocicchio di razze. Costoro
avevano genio da scriver l’istoria dei cavalli e dei
cani.
I n mezzo alla miseria ed alla confusione d i
quell’età, gli Israeliti liberi dall’influenza delle il-
legali opinioni platoniche e aristoteliche, si tro-
varono caduta f r a le mani la maggior parte del
traffico feneratizio, i cui lucri naturalmente cre-
scevano col crescere dell’universale impoverimento.
Inoltre chi dichiarò illecito l’interesse legale, c
atterrì dal por denaro a f r u t t o l’uomo coscenzioso,
promosse senza saperlo il concorso dei disgraziati
alla porta dell’usurajo. Confuse le ragioni della
occupazione militare con quelle della privata pro-
prietà ; gli Ebrei esclusi dalla possìdenza armata,
sgomentati dalla rapacità dei tempi, venivano so-
spinti alle ricchezze mobili le quali divenivano
ogni dì più fruttuose.
Verso i tempi di Carlomagno (sec. V I I I ) già la
loro fortune giganteggiava. Avevano essi quasi
tutto il contante di quell’informe imperio. Essi
principalmente esercitavano il commercio degli
schiavi che anche a i nostri giorni è uno de’ più
infamemente lucrosi. Appagando ad un tempo la
vendetta e l’avarizia, rapivano con licenza e au-
torità publica i figli dei poveri e li trascinavano
principalmente in Ispagna per venderli a i Musul-
mani. Alla fine il clero si oppose all’esecrando
editto (a. 828). E fa veramente stupore come quei
regnanti professando di odiare e di sprezzare gli
Ebrei, li lasciassero poi fare sì vile strazio dei loro
compagni di fede. Ma l’età, di Carlomagno era già
stolta e vile, ed egli disciogliendo tutti i centri d i
vitalità politica e di volontà indipendente e rui-
nando gli agricultori collo stabilire a r b i t r a r i a
212 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I

mente il prezzo delle cose, l’aveva precipitata nella


miseria, l’aveva ordinata a stoltezza e viltà assai
maggiore : i Kormanni da settentrione, gli Arabi
d a mezzodì, gli Ungari da oriente si sparsero a
insanguinare e incendiare a loro bell’agio l’Euro-
pa. Tanto era vero « che il sangue de’ gran vinci-
tori Goti aveva infuso nuova vitalità nella in-
femminita razza meridionale )).
Si sciolse ogni vincolo politico. Dopo la Dieta
di Carisìaco (Kiersy) ognuno fece la propria leg-
ge ; ed era questa una legge tanto ragionevole, che
alcune nazioni la chiamarono la legge del Pugno
(Faustrescht), Ogni giudice, ogni capitano divenne
signore ereditario del suo distretto. I n cento anni
l’Europa f u scomposta in t a n t i principati quante
erano le case fortificate; e si cominciò fra i pa-
droni di queste castella a ordire il tessuto feudale.
Allora ognuno volle tenere i proprj schiavi
sulla propria terra, e quindi la tratta de’ bianchi
si cangiò in servitù della gleba. I romanzieri attri-
buirono l’abolizione della schiavitù venale ad uno
spirito improvviso di umanità che veramente in
quei secoli non esisteva in alcuna nazione del
mondo. Del resto, il commercio degli schiavi durò
qua e là per l’Europa molto tempo ancora.
Intanto il commercio di men disumane der-
rate cominciò a tentare un timido passaggio da
castello a castello. Gli Ebrei sparsi in Europa,
Asia ed Africa, posti quasi sensali fra i Cristiani
e g l i Islamiti, e strettamente collegati fra loro
nella commune degradazione, erano i n caso di
trarne massimo vantaggio. I varchi dell’oriente
non erano n o t i se non ad essi ed ai V e n e t i , i quali
altronde non erano ancora accostumati a d allon-
tanarsi gran fatto dalla marina. I baroni spre-
giavano il commercio. I loro servi non potevano
SULLE INTERDIZIONII S R A E L I C H E 213

muoversi dalla gleba. Adunque gli Ebrei domina-


vano t u t t i i traffici che quanto più erano difficili,
tanto più erano ciechi e lucrosi. Ma venivano na-
turalmente esclusi dal porre i loro lucri in terra,
per la natura stessa dell'ordine feudale che con-
fondeva la possidenza colla signoria e dipendeva
tutto da giuramenti e riti sacri. I guadagni accu-
mulati, ripulsi dal corso naturale che li spinge alla
possidenza , rigurgitarono adunque nell'usura.
Per naturale progresso delle opinioni av-
viate nel secolo IV, e per dimenticanza delle
buone leggi romane che regolando gli interessi ne
dichiaravano e consacravano la moralità, ogni mi-
n i m o interesse del denaro alla fine del secolo IX
(867) sotto Basilio Macedone si dichiarò anche
dalla podestà civile contraiio all’umano e divino
d i r i t t o . Eppure chi non aveva denaro doveva bene
in qualche modo trovarne e farsi ajutare da chi
ne aveva.
Il preteso rimedio recato ai poveri da mani
imperite peggiorava la loro condizione. Leone il
Filosofo, successore di Basilio, si vide in neces-
sità di abolire i! decreto d i suo padre. Così La
legge civile che trovavasi prima in conflitto col-
l'opinione dei moralisti, si trovò i n dissidio con
se stessa. Questo editto di Leone è dettato con
tanta ingenuità e pieno di tanta saviezza ch'io
credo debito di giustizia riferirlo ; giacchè mostra
che il titolo di filosofo che quel principe ottenne
dagli infelici suoi contemporanei non f u senza
merito. « S e la stirpe mortale si lasciasse guidare
dalle leggi dello spirito in modo che per nulla
abbisognasse di precetti umani. ciò sarebbe ben
bello e salutevole. Ma siccome non è dato a t u t t i
sollevar si alla sublimità dello spirito e abbracciar
la lettera della legge divina; e sono ben pochi di
214 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

numero quelli che la virtù conduce a tanto : sarebbe


gran ventura se si vivesse almeno a tenore della
legge umana. Le usure del denaro sono costante-
mente riprovate dai decreti dello spirito. Ciò sa-
pendo il padre nostro, principe di eterna memo-
ria, reputò dover proibire coll’ autorità sua il
pagamento delle usure. Ma per effetto dell’impo-
verimento la cosa non si volse in meglio come il
legislatore però si era proposto, m a anzi in peggio.
Poichè quelli che prima per la speranza delle usure
erano pronti a prestai. denaro dopo quella legge
non potendo percepire alcun lucro del mutuo, sono
inaccessibili e sordi a i bisognosi. Che anzi ciò
porse occasione a giurar facilmente e p e r conse-
guenza a spergiurare. I n breve, per la prevalente
perversità dell’umana natura, non solo quella vir- -
tuosa legge n o n giovò ma nacque.1 Benchè adunque
non possiamo incolpare la legge in sè stessa (ciò
che sia da noi lontano), però nulladimeno, giacchè
la natura umana, come dissimo, non raggiunge
tanta sublimità : noi quella egregia ordinanza abro-
ghiamo. E all’opposto comandiamo che l’uso del-
l’altrui denaro produca usura : e sia, come piacque
ai vetusti legislatori, il terzo della centesima ».2
Questo terzo della centesima mensile è il 4 per 100.
Ciò mostra che ancora, a1 principio del secolo X.
il nome di usura si applicava ad un interesse le-
gale tenuissimo.
Se non che, fissar limiti alle usure era un’im-
presa disperata. Coll’aggravarsi della miseria uni-
versale crescevano i lucri dei pochi denarosi. Lo-

1 In questo male cadranno sempre tutte le leggi che


si dedurranno dalle assereioni del nudo diritto dissociato
dai fatti dell’economia.
2 NOVELL.Leon. 83.
SULLE INTERDIZIOSI ISrAELITICHE 215

dovico il Bonario si lagna ((che laici e clerici


con molteplici e innumerevoli generi di usura, in-
ventati dalla, loro cupidità, affliggano i poveri
e li opprimano e dissanguino i n modo che molti
muoiono consunti per fame, e molti fuggono dalla
patria a terre straniere)). La publica e privata
riprovazione, e le pene che tratto tratto minac-
ciavansi, divenivano agli usuraj (( un nuovo titolo
per chieder compenso mediante usure più gravi ».
Le inerti e cenciose nazioni, non conoscendo i
vantaggi dell’industia e vedendosi sempre di-
pendenti dall’unico ceto che ne aveva, lo riguar-
davano come una società di depredatori; ma in
quell’odio entrava per gran parte i l dolore della
propria miseria e l’invidia della ricchezza altrui.
Le publiche calamità dovevano esser maggiori
d’ogni immaginazione ; giacchè gli stupefatti e di-
sperati popoli non parlavano più che della vicina
fine del mondo : appropinquante mundi termine.
Tanto odio preparava u n a terribile esplosione.
Alla fine, nel 1009, la profanazione del Santo Se-
polcro per opera del Sultano Hakem, attribuita
indistintamente agli Infedeli, trasse una fiera ruina
sugli Ebrei. Uno scrittore di quei tempi narra
che per un odio universale furono cacciati da
tutte le città; alcuni trucidati colla spada, altri
gettati nei fiumi, altri straziati dal carnefice;
molti si uccisero da sè : dimodochè « dopo una sì
degna vendetta ne rimase solo u n piccolissimo

1 Laicos et clericos ..., quod in multiplicibus atque


innumeris usurarum generibus sua adinventione et cupi-
ditate repertis, pauperes affligant, opprimant et exhau-
riant, adeo ut multi fama confecti pereant; multi etiam,
propriis derelictis, alienas terras expetant.
216 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
i
i
218 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

stragi i n Francia, Inghilterra e Spagna. Cosicchè


il pontefice Gregorio I X dovette interporre una
Bulla (1235) a salvamento dei miseri Israeliti, co-
mandando a i feroci popoli sotto pena di scomunica,
d i risparmiare il sangue, di non forzarli a. ricevere
il battesimo, d i non diseppellire i loro morti per
costringerli poi a redimerne le ossa. M a le sue
lettere dell’anno seguente mostraino che, ad onta
di questi umani ufficj, migliaja d’Israeliti ave-
vano tuttavia, bagnata del loro sangue la terra
d’Europa. Più d i 2500 erano stati assassinati nello
sole giurisdizioni di Bordò, Saintes Angoulême e
Poitiers.
S o n è del mio proposito compilare la facile
istoria dei supplizj e delle stragi che si continua-
rono per più di un secolo. noto ciò che può d a r
lume alla, questione economica tanto per i beni
quanto per la. popolazione. Il re d’Inghilterra.
Edoardo I V cacciò gli Israeliti prima da’ suoi
Stati continentali, poi dall’Inghilterra Da questa
solamente uscirono in t r e mesi 16500 Ebrei che,
ospitati nel regno di Francia per pochi mesi, fu-
rono poi sbalestrati senza asilo sulla faccia della
terra. Filippo il Bello nel 1306 fece incarcerare in
una notte tutti gli Ebrei di Francia, fece vendere
t u t t i i loro mobili e i m m o b i l i ; si appropriò tutti
i loro crediti; poi li cacciò alla frontiera con mi-
naccia, di morte a chi tornasse. (( Molti perirono
sulle vie di stanchezza e di dolore ». Rientrati a
poco a poco, furono espulsi d i nuovo nel 1311 e i
loro crediti appropriati al fisco. Filippo con un
editto legittimava l’interesse a l 21 per cento ; con
un altro dichiarava delitto d’usura ogni minimo
interesse. Dante 10 infamò come falsator di mo-

Sismondi, Hist des Franç. Tom. V I I .


SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 219

neta. Il suo successore Luigi X richiamò gli Israe-


liti nel 1315, rese loro le sinagoghe, i cimiterj, i
libri sacri, e permise loro di citare gli antichi de-
bitori a condizione d i cedere a lui d u e terzi degli
incassi. Ma poco dopo la setta dei Pastorelli co-
minciò a f a r macello degli Ebrei percorrendo tutte
le terre d i Francia, e ne uccise 500 nella sola città
d i Verdun. Alla fine i Pastorelli, avvicinati a d
Avignone e scomunicati dal Pontefice, andarono a
perir di miseria, nelle paludi del Rodano.
Tosto sopravenne la favolosa congiura dei Leb-
brosi, ai quali si diceva che gli Ebrei avessero
persuaso di avvelenar le acque d i tutta la Francia
con un composto magico di sangue umano, urina.
e t r e erbe. Lebbrosi ed Israeliti furono arsi vivi a
migliaja.. A pochi superstiti il re Carlo IV (1322)
vendette la grazia di uscire dal regno spogli d’ogni
cosa. Era popolare a quei tempi l’opinione che gli
Ebrei operassero sortilegj e scannassero fanciulli
in onor d‘idoli ch’essi non ebbero mai. Si trova
vestigio di questa opinione in varie leggi ed anche
nelle Partidas spagnuole (1255). Però in que’ tem-
pi, e massime sotto i r e Alfonzo SI, Pietro I ed
Enrico II di Castiglia, e Pietro IV e Giovanni I
di Aragona, gli Ebrei non solo avevano quasi t u t t e i
le ricchezze della, Spagna, ma esercitavano una
considerevole potenza politica. Ma quegli istorici
notano che i molti loro debitori li misero i n ese-
crazione a i popoli, cosicchè nel 1391 se ne posero
a morte quasi cinque mila. Gli altri, sgomentati,
si fecero battezzare i n grande numero ; giacchè si
vuole che montassero a un milione : il popolo so-
prannomò questi equivoci convertiti los marra-
nos. N a un secolo dopo (1481) la maggior parte di
queste famiglie fu astretta, dall’inquisizione a d
emigrare. I rimanenti Israeliti dovettero sgom-
220 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
brare in quattro mesi, vendendo a precipizio t u t t i
gli immobili, ma fu loro vietato di esportare il
prezzo i n oro o in argento. I1 buon curato Andrea,
Bernaldez scrittore contemporaneo racconta d’aver
veduto alcuni Israeliti « vendere una casa per un
asino, ed una vigna per una pezza di drappo o di
tela ». Alcuni ingojarono le monete, ma essendone
sparsa la voce, molti quando sbarcarono in Africa
furono sventrati dai Mori d i Fez. L’istorico Ma-
riana dice, che dalla Spagna ne uscirono ottocen-
tomila. Nel medesimo tempo, per altre cagioni, se
ne faceva macello dai Maomettani in varie città
interne di Barberia.
Una circostanza assai notevole si è che in
Francia, sulla fine del secolo XIIII si cominciò a d
involgere nelle persecuzioni anche i banchieri cri-
stiani e massime i Caorsini e gli Italiani. Questi
ultimi, fra le sventure degli Ebrei, avevano tratto
a sè la miglior parte del commercio di Francia. M a
in seguito i loro crediti vennero più volte appro-
priati al fisco; le loro persone incarcerate i n una
notte e i ripostigli della loro ricchezza scoperti
colla tortura. Sembra quindi che si prendesse d i
mira l’usura per sè; e coll’ardor delle crociate
s’intepidisse anche l’odio contro l a credenza israe-
litica.
Si erano aperte le scuole e iniziati gli studj.
L’errore «che ogni interesse è usura,» signoreg-
giava le menti. Ma l’insegnamento delle leggi
romane, risurto nelle università, cominciava a ri-
stabilire l a legalità dell’interesse. Quindi si cer-
ceva di conciliare le opinioni estreme con sottili
distinzioni di usure lucratorie e usure compensa-
t o r i e ; il lucro cessante e danno emergente, si
cercava di palliarle con termini fittizj, con ven-
dite simulate, con cembj e ricambj. Le diverse
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 221

autorità sostenevano tratto tratto colle leggi le


opposte sentenze. Abbiam visto Filippo il Bello
con un editto legitimare un enormissimo interesse,
e con un altro vietare anche il minimo interesse
possibile. Quindi s’intimò ai potenti di espellere
entro tre mesi t u t t i gli usurai (cioè, nel linguaggio
dei tempi, t u t t i i capitalisti) ; si vietò di tener con
loro alcuna pratica di civile consorzio ; si esclusero
dalla comunione e dagli onori della. sepoltura; si
vietò di assistere ai loro testalmenti; i testamenti
SI dichiararono invalidi ipso jure ; si ingiunse alle
autorità civili di cancellare dai loro s t a t u t i ogni
disposizione che obbligasse a pagare ai capitalisti
qualsiasi minimo interesse ; si dichiarò che chi
osasse affermare che si può senza delitto esigere
interesse, avrebbe dovuto soggiacere ai supplizj
decretati contro l’eresia. Si estese la publica) ma-
ledizione alle sovvenzioni d’ogni forma, e d’ogni
maniera ; si proibì l’anticrèsi quando oltrepas-
sasse il riacquisto del capitale ; s’interdisse persino
il cambio marittimo, ciò che avrebbe sterminata
la rinascente navigazione. Ma l a floridezza delle
città mercantili italiane di quel tempo, prova che
quelle prescrizioni non trovarono obedienza. 1

1 Usurarios manifestos omnes intra tres menses de


terris suis expellant (a. 1273). Cod. Jur. Can.
Tam in mercimoniis quam in aliis.... eis jubemus
communionem omnimodam denegari (1213).
Nec ad communionem admittantur altaris nec chri-
stianam accipiant sepulturam (1179).
Nullus manifestorum usurariorum testamentis inter-
sit (1273).
Testamenta quoque manifestorum usurariorum aliter
facta non valeant, sed sint irrita ipso jure (1273).
Quicumque Communitatum ipsarum Potestates, Capi-
tanei, Rectores, Judices, Consiliarii, aut alii quivis Of-
ficiales statuta ejusmodi, etc. etc. nisi statuta hujusmodi
222 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Invalse le idee commerciali, ristabiiita l'auto-
rità della legge romana, e diminuita naturalmente
l'usura pcr l'abbondanza d e i capitali mobili ai
quali il sistema, feudale impediva di investimi li-
beramente i n terre, cessò anche il furor popolare
contro l'usura. I popoli, conosciuto il valor dei
capitali, coniinciarono a d aver cari i capitalisti.
Gli Israeliti ripullularono in ricchezza e perciò in
n u m e r o m a avevano rivali; e non furono più i
soli dominatori del commercio universale. Gli Ita-
liani, i Catalani, i Portoghesi, i Fiamminghi gli
Anseatici lo dividevano con loro.
L'odio contro gli Ebrei degenerò piuttosto in
dispregio, sentimento assai lontano dal sangue.
S'introdusse allora la detestabile ipocrisia, che
alcuni usuraj si facevano nei loro odiosi baratti
rappresentar d a un Ebreo, astretto talora a pre-
stare il nome per acquistar la protezione di qual-
che potente. Questa turpitudine era tuttor prati-
cata pochi anni sono; e sarebbe dura a credersi
se non si trovasse attestata i n a t t i officiali. Sotto
Luigi XVI gli officiali regj hanno detto avanti al
Consiglio Sovrano di Colmar « aver essi inteso con
dolore che molti Cristiani di questa provincia
hactenus edita de libris Communitatum ipsarum intra
tres menses deleverint (1311).
Si quis pertinaciter adfirmare præsumat exercere usu-
ras non esse peccatum, decernimus eum velut hæccreticum
puniendum (1201).
Fructus rei pignoratræ computari debent i n sortem
(cioè nel capitale) (1176).
Si terram ipsam titulo pignoris detinetis et de fructi-
bus ejus sortern (cioè il capitale) recepistis, præedictam
terram reddatis (1176).
Navignati vel eunti ad nundinas certam mutuans pe-
cuniæ quantitatem, eo quod suscipit in se periculum re-
cepturus aliquid contra sortem, usurarius est censen-
dus (1236).
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 223 k

esercitavano il giudaismo verso i loro fratelli ....


che non osando far convenzioni usuraie, si vale-
vano dei raggiro
gg di farsi surrogare ai diritti degli
Ebrei i quali le avevano conchiuse ; che personaggi
d i riputazione e d i autorità. cadevano i n questo
traviamento ; un Ebreo che si sentiva colpevole,
cedeva il suo titolo ad u n personaggio potente il
cui grado abbagliava il debitore .... Essere infor-
mati che il male cresceva d i giorno in giorno, ecc.
Che già l’imperator Carlo V l’aveva giudicato de-
gno oggetto d‘una delle sue leggi, ed era quella
con cui condannava « i cessionarj della iniquità
de’ Giudei » a perdere i loro crediti, ecc. La qual
saggia disposizione trovasi fra le Costituzioni im-
periali raccolte d a Melchior Goldast : « Actiones
suas Judœi contra christianos nulla ex causa ce-
dunto; cessa ammittunto ». Dietro le quali consi-
derazioni, quel Consiglio Sovrano addivenne alla
risoluzione 21 giugno 1714, la quale annullò ogni
contratto di t a l natura ».1
S e i tempi moderni e miti queste infamie si
reprimevano dalle leggi ; ma nelle tenebre e nella
ferocia del medio evo le popolazioni infelici, irri-
tate dalla, miseria, traviate dall’ignoranza, tra-
scorrevano a farsi giustizia degli usuraj col sangue
e la rapina. Gli Ebrei venivano cacciati da paese a
paese, ma l’amor del lucro divenuto l’anima della
loro esistenza li rendeva imperterriti e indomabili.
Necessarj com’erano, sapevano destramente farsi
richiamare. Erano ammessi ancora, ma per preca-
rio favore e sotto le più umilianti condizioni.
F u allora che si stabilirono universalmente
quelle ignominiose esclusioni che da alcuni statuti
non sono peranco espunte, benchè i popoli quasi

Répertoire de Jurisgrudence. Juifs. Sect. 1, § 5 .


224 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
arrossiscano di mostrarne ricordanza, e la forza
irresistibile delle cose le abbia condotte all’obli-
vione. Esclusi dal diritto di possidenza e talvolta,
anche dal diritto di domicilio e di soggiorno:
esclusi dalla parentela. promiscua, ciò che non
avviene a d altre sètte: esclusi quindi dalle affe-
zioni intime e dalla communione delle cose e delle
eredità : esclusi dagli onori funebri, dalle armi,
dalle magistrature, dagli studj liberali, dal li-
bero studio della loro propria legge : esclusi dalle
corporazioni fabrili e quindi dall’esercizio delle
arti meccaniche: non potevano abitare sotto un
tetto che ospitasse cristiani. Severe leggi interdi-
cevano a i cristiani il sedere a, mensa, il giuocare,
il domestico conversar con loro.’ Non potevano
tenere più servi: non servi cristiani, perchè era
vietato : non s e m i ebrei, perchè era prefisso il nu-
mero delle famiglie che avevano diritto di risiedere,
e chi non era membro di una delle dette famiglie
doveva sgombrare ; quindi le famiglie dovevamo ser-
virsi d a sè. Si volle relegarli al solo commercio dei
interdicendo loro quello dei grani e delle
altre cose necessarie alla, vita ; si vietò ai poverelli
soccorsi da loro, di render loro alcun segno di
rispetto. 3 Erano relegati nella parte più fetida.
della città, che chiamossi ghetto; d’onde non po-
tevano uscire se non in certi giorni e in certe
ore; non potevano confondersi t r a la folla nelle

1 Cum ipsis Christianis ludere et comedere vel fami-


liaritatem seu conversationem habere nullatenus præsu-
mant. C. J. Can.
2 Judæi, sola arte strazzariæ seu cenciariae (ut vulgo
dicitur) contenti, aliquam mercaturam frumenti vel hor-
dei aut aliarum rerum usui humano necessariarum facere
nequeant. I b .
Nec se a pauperibus christianis dominos vocari
patiantur. I b .
SULLE INTERDIZIONI I S R A E L I T I C H E 225

vie, perchè la legge gli obligava a portare sulle


spalle un segno d’ignominia.
Ora io dico: è costume di chi ha il denaro, la-
sciarsi invogliare alle dolcezze degli agi e alle
satisfazioni dell’amor proprio. Come mai pote-
vano gli Israeliti durare a, tanti patimenti e tante
umiliazioni, quando v’erano paesi ove i loro corre-
li gionar. j vivevano indipendenti, anzi reg navano?
I n quella dura e bassa vita l’amor del lucro era
divenuto l’anima della loro esistenza. Ora tutte
queste esclusioni, comunque incomode, comunque
degradanti, non detraevano un centesimo ai loro
guadagni, anzi erano cagioni sussidiarie ad au-
mentare la loro ricchezza. I legislatori erano d i
buona fede, e certamente non l’avevano pensato ;
ma la posizione artificiale da loro creata alimentava
le gigantesche fortune degli Ebrei. rendendo da
un lato grossi ed assidui i lucri e stimolando l’at-
tività anche nell’apice della ricchezza, ed accre-
scendo dell’altro lato i rispaimj e le accumula-
zioni. L’abolire quelle interdizioni sarebbe stata
l’unica misura efficace a por limite alla loro opu-
lenza, adeguando le forze lucrative degli Israeliti
e quelle di qualsiasi altro ceto di viventi. Ma
l’odio è cieco come l‘amore. Tutte le passioni sono
cieche: e l’uomo « tanto può quanto sa ».
CAPO III
EFFETTIECONOMINI DELL’INTERDIZIONE
DEòòA POSSIDENZA.
§ 9. A u m e n t o comparativo dei capitali mobili I
ed i m m o b i l i .
L’agricultura è la madre delle altre industrie
e 12 prima nutrice delle nazioni ; ella dà una pa-
tria, stabile alle erranti tribù ; inizia la certezza e
15. - CATTANEO.Scritti economica. I.
226 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
l’ordine de’ loro destini; rende perpetue le fortuite
aggregazioni degli uomini, i loro linguaggi, le
loro tradizioni, e pone il primo fondamento alla
civiltà universale ed alla potenza del genere
umano.
Ma quando nella pienezza de’ tempi si sieno
aperte tutte le fonti della floridezza delle nazioni
ed all’agricuitura siasi associata tutta la serie
delle varie industrie, dei commerci e de’ servizi
sociali, le famiglie per la divisione de‘ lavori ven-
gono a trovarsi ripartite nelle diverse aziende.
Ognuna di esse tende a migliorare la sua privata
sorte e a trarre a sè quanto più può dei vantaggi
che la colleganza può offrire ; ma la distribuzione
di questi lucri e l’aumento delle private ricchezze
non avviene in ragione della necessità ed utilità
dei servigi prestati. Un cantatore può giungere a
splendida fortuna negata ad un industre vignajuo-
lo, a un probo giudice od anche ad un Guttemberg
e a d un Galileo. Quindi altro è parlare della neces-
sità, dell’eccellenza e della dignità di una profes-
sione; altro è parlare della sua attitudine a ren-
der denaroso chi le si consacra.
Prego adunque il lettore a, non considerare le
cose che dirò, come rivolte in dispregio della pro-
prietà, prediale e dell’agricultura : intendo sola-
mente di recare a confronto le diverse posizioni
sociali in quanto alla probabilità di un rapido ac-
crescimento di fortuna.
È manifesto che l’opinione popolare è avversa
alla possidenza degli Israeliti ; e non è difficile re-
carne le cause. Primieramente, la diversità di
culto, la tradizione antica, le abitudini e l’impulso
dato al pensar degli uomini dalle stesse massime
delle antiche leggi: poi la sinistra opinione che
il vivere errante e l’industria feneratizia hanno
SULLE INTERDIZIOSI ISRAELITICHE 227
creato nel trascorso tempo agli Israeliti. Molto
vale anche la, persuasione vulgare di una inarri-
vabile superiorità della stirpe israelitica nella
grand’arte di f a r tesori per ignote vie. Dal che
viene un secreto terrore di vedersi a poco a poco
invasa la possidenza e tolta quasi la tema di sotto
a i piedi, per poco che si apra l’adito ad una stirpe
così accorta ed insinuante.
Le pratiche del medio evo hanno attribuito alla
ricchezza prediale una preminenza sulla ricchezza
mobile; poichè la, prima involgeva dominio e di-
gnità : ed era difficile a conseguirsi altrimenti che
per eredità o conquista o regio favore. Portava
seco l’uso e il comando delle a r m i ; portava seco
i gradi e i giuramenti della feudalità ; e perciò si
negava non solo agli Ebrei, ma anche agli indigeni
che non, fossero della classe privilegiata. P e r lo
che fu assai difficile ai municipj mercantili del
medio evo di allargarsi sui vicini contadi. Le città
anseatiche rimasero per sempre chiuse i n angusto
circolo d i territorio ; mentre le più animose popo-
lazioni delle città mercantili dell’Alta Italia, per
non soffrire codesto blocco dei feudi rurali, do-
vettero invaderli a mano ai mata e assoggettarli
alla legge municipale. Solo adunque dopo grandi
opposizioni e lungo volger di tempi il libero di-
ritto di prediale possidenza fu comunicato a i mer-
canti e a tutti quelli che i n Europa soglionsi
chiamare il terzo stato, e in Italia, dore sono più
antichi e più numerosi e considerati, si chiamano
il medio ceto. Gli ultimi di tutti a giungere a, que-
sto fine tanto ambito furono gli Israeliti, com’era
ben naturale.
Le idee dei tempi andati esercitano sempre una
secreta forza sull’opinione dei posteri ; e quindi
dura tuttavia una certa persuasione dell’eccellenza
228 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

della proprietà fondiaria, la quale si considera


non solo come una proprietà ma come un onore;
una possessione in certi paesi non si chiama sol-
tanto proprietà ma signoria. Laonde (la alcuni
si crede che concedendo agli Israeliti il diritto di
possidenza, si conferisca loro un grado d‘onore di
cui non siano degni.
La ricchezza pecuniaria di rado si può f a r co-
noscere materialmente a! publico se non nell’atto
che la si spende, Ma la ricchezza prediale s’affaccia
agli occhi di tutti continuamente e in tutta la
massa del capitale. I1 publico conta le case e i
campi. e non vede i registri delle ipoteche e la
lista dei creditori; e pensa facilmente che una
larga possidenza sia una somma ricchezza. Inol-
tre la, proprietà dei gran signori essendo per la
maggior parte investita in terre, l’associazione
delle idee sublima agli occhi del vulgo anche l’al-
tra proprietà prediale più minuta. Siccome poi i
beni immobili si vedono e si toccano colle mani e
coi piedi, e non possono essere furati nottetempo
o perduti sulla strada, e non è necessario confi-
darli in mano altrui come i capitali, anzi servono
ad assicurare i capitali stessi: così ci destano
l’opinione d’una maggior sicurezza. Finalmente,
le ricchezze prediali non arrecano tanto affanno
e tante cure come le mercantili. Un affittuario
s’incarica di risparmiarcene ogni pensiero : e quan-
do il proprietario ha ottenuto una garanzia del
titto, può chiuder gli occhi a un pacifico sonno.
Tre potentissimi sentimenti accrescono adunque
il pregio delle proprietà fondiarie, cioè la vanità,
la sicurezza e l a pigrizia.
Ma nè la vanità nè la sicurezza nè la pigrizia
influiscono sulla quantità delle rendite. La ric-
chezza si aunienta per ben altre cagioni e per ben
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 229
altra maniera. Epperò qui nasce un forte dubio, se
quei popoli che hanno voluto riserbar per sè soli
il possesso delle terre e relegare gli Israeliti alla
sola proprietà mobile, abbiano scelta 1’ ottima

i semplice, il quale non ho trovato


sembra tale da cangiar le opinioni
di molti su questo argomento, e sulle fonti della
immensa ricchezza. degli Israeliti. Ma devo pre-
gare il lettore di seguirlo sino alla fine e di non
prenderlo in senso isolato.
Suppongo due famiglie, l‘una ebrea, l‘altra
cristiana, provedute entrambe di quanto è ne-
cessario a l loro annuo dispendio. Suppongo inol-
tre che ciascuna di esse si trovi avere di superfluo
un capitale, a cagion d’esempio di cento mila
franchi ; e che la famiglia cristiana lo impieghi
in un podere; mentre la famiglia ebrea, come
esclusa dal diritto di possidenza, lo impieghi in
contrattazioni mercantili o in prestiti di denaro.
Suppongo che entrambe le famiglie facciano accu-
mulare per due o tre generazioni i frutti di questo
capitale e stabilisco, a cagion d’esempio, un ter-
mine di cento mini. Quanto più lungo è il tempo.
l a cosa si rende più manifesta.
Il maggior valore che per le addotte cagioni
si a ttribuisce alla ricchezza prediale, e quindi la
ior concorrenza di ricerche, ne fa salire il
o. Say dimostra con una specifica precisa
che le migliori vigne di Borgogna danno sul
prezzo di compra un reddito netto di franchi tre
e centesimi settantacinque per cento. S e i paesi pro-
speri e denarosi, e massime vicino alle capitali, i
compratori di grossi tenimenti si accontentano di
ricavare l’interesse depurato del t r e per cento, e
spesse volte anche meno. Na voglio supporre che
230 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI - I

la famiglia in questione trovi l’interesse netto


non solo del tre, ma anche del quattro ed anche
di più. Tutti però converranno che l’altra fami-
glia, conducendosi colla accortezza e diligenza
che t u t t i attribuiscono alla nazione israelitica,
otterrà dal suo capitale messo in continuo giro
qualche unità per cento d i più. Altrimenti se i
capitali in commercio non producessero di più
dei capitali dormienti nel placido grembo della
madre terra, chi mai vorrebbe avventurare il
fatto suo al rischio dei naufragi e dei fallimenti?
chi vorrebbe darsi tanto affanno per non aver
nulla più dell’uomo inoperso, ed essere anzi sti-
mato persona di un grado inferiore? I n molte le-
gislazioni moderne l’interesse legale fra trafficanti
è stabilito dalla legge a l 6 per 100.1 Ciò involge
il supposto che il mercante che prende a prestito
soglia per o r d i n a r i o e con facilità ricavare net-
tamente dalle sue operazioni, prima il sei per
cento da pagare a l capitalista, poi la propria
sussistenza, poi un proporzionale avanzo. Suppo-
niamo 1 per cento di sussistenza e 1 di avanzo,
il che sarà una magra cosa; e ci darà annual-
mente per tutto ricavo 1’8 per 100. Al tempo di
Adamo Smith nella Gran Brettagna «il profitto
onesto, moderato, ragionevole dei negozianti si
valutava a l doppio dell’interesse del denaro ». E
i profitti dei commercianti ebrei non hanno fama
d’essere tosi moderati e ragionevoli. .A Venezia,
la legge concesse loro fino il 10 e il 12 per cento
e si lagnò che non se accontentassero.? È naturale
che quando si parla dei profitti ragionecoli e co-

1 Nella legge austriaca, v. Cod. Civ., univ. §§ 994, 995;


nella francese, V. Legge 3 sett. 1807, art. 2.
2 MARCO FERRO Diritto Comune e Veneto.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 231

stantì di t u t t a la massa dei fondi mercantili, si


suppone già fatta la deduzione delle perdite, delle
assicurazioni e dei fallimenti in via media ed
ordinaria.
I1 proposto capitale d i centomila franchi im-
piegato a l 4 per 100 a mero interesse semplice
salirà in 100 anni alla somma di 500 mila franchi
compreso il capitale. Impiegato medesimamente
all’8 per 100, salirà a 900 mila, il che non fa gran
differenza. Ma se terremo conto dell’interessa com-
posto, la differenza si farà immensamente mag-
giore. Centomila franchi al 4 per 100 con interesse I

composto daranno in 100 anni circa 5 milioni


(5,030,491). Ma con 1' interesse composto all' S
produrranno l'enormità di 220 milioni circa
(219,976,126). Cosicchè nella nostra ipotesi (e il
lettore si ricordi ch'è una ipotesi e un modo di
dire) i proposti centomila franchi, colla sola
differenza del 4 all’8 per 100, avrebbero reso la
famiglia, trafficante ricca come 44 famiglie che
non abbiano trafficato, e le avranno stabilito u n
pat rimonio regale.
Nè ciò basta ancora. Io vedo bene che l’Ebreo
col suo capitale tenuto in assiduo giro potrà fa-
cilmente avverare codesto interesse coniposto.
Poichè in commercio gli interessi si valutano
per mesi e per giorni ; gli affari ricominciano ogni
anno con tutta la somma accumulata negli anni
antecedenti ; e per virtù del credito mercantile
il detentore di un piccolo capitale estende le sue
operazioni su altri capitali traendone lucro. Ma
non vedo come i frutti di un capitale investito
in terre e appartenente a famiglie aliene e ine-
sperte del commercio, potrà fruttificare regolar-
mente e precisamente interessi composti e impie- I
garsi di giorno in giorno con pronti passaggi. I
23 2 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

ricolti giacciono improduttivi attendendo i prezzi


favorevoli, le stagioni, le fiere, i mercati, i com-
pratori soliti. Quanti proprietarj, per trovar I’ar-
gento sonante da pagare le perentorie rate delle
imposte, sono astretti a precipitare le vendite e
prendere anticipazioni sui frutti pendenti, o non
giunti ancora all’epoca della miglior vendita, o
venduti a persone il cui denaro vuol essere aspet-
tato? Non è questa la giornaliera istoria di molti
paesi non lontani da noi? I1 parlare in tal caso
d i costante interesse composto è un volere uscire
dai casi probabili e consueti per vagare nelle sup-
posizioni imaginarie. V‘ha dunque ragione a sup-
porre che il capital fondiario possa anche pro-
durre poco più del semplice interesse del 4 : e il
capital mercantile l’interesse composto dell’ 8.
Nel qual caso la differenza sarebbe maggiore an-
cora del già detto, perchè la famiglia traffìcante
giungerebbe, come si disse, ai 220 milioni ; mentre
l a famiglia possidente passerebbe di poco i 500 mila
franchi, e la famiglia ebrea sarà iicca non già
44 volte più della famiglia cristiana, ma presso
a, 440 volte. E ricordiamoci ancora ch’è un‘ipotesi.
F i n qui abbiam supposto il caso di una fami-
glia mercantile che si appaga dei f r u t t i all’8
per 100. Ma siccome il nostro discorso abbraccia
tutto il corso dei tempi andati, il fatto sta, vera-
mente in sì angusto limite? La ricerca dei capitali
andò cangiando di paese in paese e di secolo i n
secolo. Quanto più le popolazioni erano povere,
t a n t o più i capitoli che sono strumento necessa-
rio a tutte le operazioni agrarie, marittime c f u -
brili, divenivano preziosi. Quanto più i capitali si
dissipavano sotto il flagello delle perverse ammi-
nistrazioni e delle guerre devastatrici, tanto più ne
cresceva il bisogno, la ricerca ; E quindi l’interesse.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 233

L‘interesse mercantile e r a stabilito dalle con-


suetudini greche al 20 per 100. Anche sotto Co-
stantino e Giustiniano l’interesse legale in alcuni
contratti giungeva fino a l 12 per 100; e si chia-
mava l’usura centesima, riferendosi al mese, per-
chè si pagava ogni primo del mese: e perciò
riesciva in fatto molto maggiore del 12 per 100.
Per i prestiti agrarj di frutti ed altre cose fun-
gibili si permetteva dalle leggi il 50 per 100, che
si chiamava l‘usura hem iolia o semitotale. Questi
termini prevalsero sino a i tempi a noi più vicini.
Filippo il Bello (nel 1311) vietò di esigere più di
un denaro per lira alla settimana, il che f a soldi 4,
denari 4 all’anno cioè più del 21 per 100: e il
divieto prova che si sole fai e una usura anche
magggiore. Sotto l’imperatore Carlo V l‘usura mer-
cantile legale era tuttavia del 13 per 100. Nel
I
medesimo tempo molti statuti municipali, come
il Privilegio di Nizza e il Costume d’Orléans, per-
mettevano il 10. Lo stesso doveva essere in tutta
la Francia, dacchè i n una ordinanza di Carlo IX
(1576) l‘interesse non mencantile era il denaro
duodecimo (denier douze) il che vuol dire 81/2 t

per 100. E siccome la legge fu sempre avversa al


principio dell‘usura. così il limite da lei fissato
per sollievo al debitore, fu sempre inferiore al-
l’interesse che realmente da questo si pagava.
Quindi allorchè la legge permetteva il 10, il 12
O il 20, possiamo esser certi che il sovventore esi-
geva realmente molto di più.
Ora qual sarebbe stato sulle supposte 100 mila
lire l’aumento prodotto da sì strabocchevoli in-
teressi in un centinajo d’anni? Al 10 per 100 con
interesse composto avrebbero prodotto la stermi-
nata somma d i 1378 milioni. Al 12, al 20. al 50
per 100 darebbero somme spaventevoli che em-
234 CATTANEO - S C R I T T I ECONOMICI - I

pirebbero inutilmente le orecchie con un vano


apparato, senza aggiunger nulla alla forza del
ragionamentoto.
E non è solo coll’arte propriamente detta delle
usure che si giunge a incassare sì considerevoli
frutti. Lo schietto e leale commercio produce lu-
cri molto maggiori. Persino le imprese mercantili,
dirette da costose amministrazioni e guidate non
dall’oculatissimo interesse individuale, ma dal
tardo e impastojato interesse sociale, fruttano in
ragione assai vistosa. La banca di Firenze avverò
un dividendo di 12 per 100 e più nell’anno 1834.
I n alcune imprese di strade ferrate si avverò più
del 20 per 100.
È vero che l’ ampiezza dell’ interesse suol in-
volgere la gravità dei rischj, cioè la facilità di
perdere il capitale e la difficoltà d i ricuperarlo.
È vero che le usure crebbero in gravezza allora
principalmente quando i sovventori furono più
bersagliati dalla legge e più esposti a multe e
confische ; insomma, che l’usura si cangiò in giuo-
co di sorte. Ma, è vero eziandio che l’usura fu
grossissima anche quando era tollerata dalla
legge, e assicurata dal pegno, e quindi non era
più tentativo rischioso, ma, infallibile lucro. Fino
agli ultimi tempi l’interesse dei pignoratarj ebrei
fut o l l e r a t o al 10 p e r 100 ; e Gioja spiegò le ragioni
per le quali d a molti si amava meglio pagare il
10 per 100 all’ebreo che il 5 per 100 a l Monte di
Pietà.1 Nelle città poi dove non sono Monti d i
Pietà, e i pignoratarj, liberi dalla, loro concor-
renza, non hanno a, lottare se non colla miseria
urgente e colla vergogna, l’usura non ha limite
umano. Basti il dire, che i n qualche città dove

1 Prospetto delle scienze economiche, T. 111, p. 92.


SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 235

non v’è monte, sui piccoli pegni dei miserabili


si esigono ogni mese t r e carantani per fiorino.
il che fa 5 per 100 al mese o 60 per 100 all’anno.
Chi ha tempo e pazienza si provi A mettere in
cifre LE risultanze di simili premesse. S è si può
dire che tanto enorme usura involga probabile
rischio, giacchè il pegno assicura dal debitore, e
la vergogna del debitore assicura i l secreto e l‘im-
punità.
Abbiam supposto il caso di una famiglia che
perseveri un intero secolo, cioè t r e generazioni,
in una vita d’agiatezza insieme e d’industria. Ora
io dimando da quanti secoli queste arti non si
sono perpetuate nelle famiglie degli Ebrei? Quando
renne meno la loro assiduità e la loro avvedutez-
za? E gli effetti non furono quali appunto la ra-
gione dimostra che dovevano essere? S o n abbiamo
visto ai nostri giorni le più che regie fortune dei
Rothschild elevarsi in pochi anni? Supponiamo che
la stessa fortunata solerzia continuasse a tesoreg-
giare per più generazioni, e troveremo conse-
guenze da spaventare 1’ imaginazione. Perlocchè
quando pensiamo che la stirpe israelitica f u per
più di un migliajo d’anni forzatamente tenuta
nella necessità di studiare un impiego mercantile
ai proprj capitali, non solo non abbiam ragione
di stupirci delle sue ingenti ricchezze, ma dob-
biamo piuttosto maravigliarci che non siano mag-
giori.
Ma non è la sola ubertà degli interessi che
favorisce il superiore aumento dei capitali mer-
cantili. L a possidenza prediale ha molti altri svan-
taggi, meno evidenti sì m a p u r certi, la cui lenta
azione tende a impoverire quelle famiglie che per
più generazioni si tengono avvincolate unicamente
alla ricchezza fondiaria. Intraprendo a svilupparne
236 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
alcune nei seguenti paragrafi. Dai quali si verrà
a chiarire i n parte il singolar problema economico
offertoci d a molti paesi, t r a i quali non ultima
è la Toscana. Poichè fa stupore come nel medio
evo, tuttochè poco o mal coltivata, e devastata
continuamente dalle violenze dei castellani e dalle
guerre civili, la Toscana fosse così mirabilmente
ricca che Fiorenza sola potè mettere in campo
eserciti di 40 e più mila uomini, mentre nei se-
coli seguenti in seno della pace e della agricultura
f u sempre riguardata come un paese dei meno
opulenti

§ 10. Influenza comparativa della divisione dei


lavori, dello spirito d‘invenzione e dei subita-
nei lucri.

Adamo Smith ha messo in evidenza che la


divisione dei lavori è fonte primaria all’abbon-
danze e perfezione delle cose utili. Ma ha detto
altresì che « l‘impossibilità d i introdurre questa
divisione nei lavori dell’agricultura, è forse la
ragione p e r cui in quest’arte i progressi ed i lu-
cri sono più lenti che nelle altre ».
Ciò ch’egli si appagò d’accennare sarebbe fa-
cilissimo a dimostrarsi. Infatti o supponiamo che
per divisione di lavori in agricultura si intenda la
destinazione di un dato numero d’uomini a
un’unica operazione campestre ; m a siccome cia-
scuna delle successive operazioni agrarie non dura
che una breve parte dell’anno, e non si può ri-
mettere da una stagione all’altra : così gli uomini
destinati a quell’operazione rimarrebbero disoc-
cupati il resto dell’anno ; e il numero degli uomini
che dovrebbero partecipare a tutte le operazioni
di un’azienda diventerebbe immenso. O supponia-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 237

mo che per divisione di lavori s'intenda la desti-


nazione di un'azienda rurale a un’unica produ-
zione. E allora. 1"avremo il danno di non potere
eseguire le rotazioni agrarie, e quindi di esaurire
la capacità che il fondo avrebbe anche per l'unico
produtto. 2° Non potremmo mai giovarci della
varia esposizione e costituzione dei terreni. 3" Non
potremmo col variare i produtti contrapporre alla
contrarietà della stagione la sua opportunità ad
un altro produtto o al basso prezzo d'una derrata
l'alto prezzo di un'altra. 4° I lavoratori non sa-
rebbero occupati che a corti intervalli secondo
l a natura dell’unico produtto. 5° Per l’andamento
stesso dell’azienda sai-ebbe necessario andar qua
e là in cerca di molti produtti necessarj all'eco-
nomia, sciupando le forze e il tempo in inutili
,
trasporti e baratti di cose vili e voluminose giac-
chè l a maggior quantità dei consumi agrarj con-
siste in derrate prese sul fondo stesso.
La divisione dei lavori non solo ha ingigantito
gli effetti delle forze applicate alla produzione.
ma, come f u da molti osservato, ha promosso lo
spirito d’invenzione. Le rapide rivoluzioni che ven-
nero nelle arti, furono occasioni di rapidi gua-
dagni agli intraprenditori. I1 celebre Arkwright
lucrò u n patrimonio di milioni di cui gran parte i
dallo smercio della s u a privativa. Quanti milioni
non avranno lucrato tutti quelli che gli pagarono
a così alto prezzo l a facoltà di valersi della sua
macchina ? Certo quella invenzione condusse a
subitanea opulenza centinaja di famiglie, anzi creò
nuove città. Anche il filatojo serico arricchì molte
famiglie italiane ; trasportato da Lamb in Inghil-
terra v i produsse rapide fortune. Grandiose ven-
ture toccarono i~ molti che scopersero nuovi rami
di commercio, nuove strade, nuovi giri di banco.
238 CATTANEO - S C R I T T I ECOSOMICI -I
s o n si contano moltissime famiglie salite ad opu-
lenze principesca i n pochi anni?
Ma nè la divisione dei lavori, nè le sottili in-
venzioni possono cangiar così rapidamente la con-
dizione di un agricultore. Le mèssi si seguono
lentamente, il frutto delle piantagioni è più lento
ancora, il corso delle stagioni non si può affret-
tare. la violenza degli elementi non si assopisce;
la terra è un istrumento costoso e signorile, e la
industria dell’uomo non p u ò stendersi sopra una
sterm inata superficie, nè vincere facilmente le re-
sistenze delle male abitudini e della ignoranza ru-
rale. Anche in agricultura rale il detto di Ben-
tham, che la industria & limitata dal capitale. Per
luci are molto in un’impresa agraria bisogna avere
a disposizione molta terra e molte scorte; il che
suppone già un certo grado di ricchezza, perchè
in agricultura il credito poco vale; e non basta
per f a r fortuna l‘aver guadagnato « i primi cento
scudi » come si suol dire dei commercianti.
I rapidi e ingenti lucri di un proprietario sono
possibili solo nei due supposti, o che si sia acqui-
stato un fondo a un prezzo enormemente inferiore
al suo merito attuale, o che si possano enorme-
mente accrescere i suoi redditi. I1 primo suppo-
sto sarebbe un capriccio di fortuna; oppure l’ef-
fetto di una singolare destrezza da un lato e di
una singolare dappocaggine dall‘altro. Perciò non
entra nel corso ordinario delle cose che qui si
vuol considerare. E se è vero che lucrose compere
si fanno, massime nel caso di vendita in massa
di beni nazionali, è vero altresì che parte si deve
alla scarsa concorrenza per l’affollamento delle
offerte; ma in questo caso ciò che si guadagna dal
compratore si perde dal venditore. E quindi, avuto
riguardo alla massa totale delle proprietà fondia-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 239

rie, non è un miglioramento o una produzione di


valor e, ma una traslazione.
I1 secondo supposto può avverarsi in un nu-
mero di casi assai maggiore, m a che sarà sempre
un minimo in confronto della universale possi-
denza diffusa sulla superficie dei regni, Così po-
trebbe darsi che una vasta estensione d i terra
trovata in uno stato vicino all’ab-
bandono e alla primitiva selvatichezza ; ma ciò
non è nel corso ordinario delle cose in regioni
popolate e industri; nelle quali per lo più si
prodiga la cura dell‘uomo anche a i fondi meno
atti a ricompensarla.
Potrebbe darsi che si scoprisse una nuova ric-
chezza fossile, come avvenne, a cagion d’esempio,
a lord Byron ; ma anche questo è un raro evento.
La probabilità maggiore si è quella di una subi-
tanea frequenza di popolo attirata da un nuovo
giro di strade o di porti marittimi: ma molte
volte ciò che in questo caso si lucra ad Anversa si
perde ad Amesterdam : non è una nuova ricchezza
ma una ricchezza traslocata.
L’unica rivoluzione nel valore della possiden-
za la quale sia vastamente profittevole senza
danno alti ui, può esser prodotta da una grande
operazione idraulica, con cui teri e sterili, per ec-
cesso o per difetto d’acque siano repentinamente
cangiate d‘aspetto. Ma nella maggior parte di
questi casi bisogna dedurre dall’aumento di red-
dito l’interesse delle somme profuse in escava-
zioni e in edificj, a meno che la nazione non abbia
voluto fare un dono a pochi proprietarj coi de-
nari degli altri. Questo interesse poi, per l’incerto
esito delle operazioni, diviene assai gravoso. Bi-
sogna anco dedurre le spese necessarie alla con-
senrvazione, al ristauro, al rinovamento delle ope-
240 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

re. E poi torna sempre il riflesso che queste


splendide trasformazioni non si poterono finora
eseguire che su una parte direi quasi millesima
della universale proprietà

§ 11. Capacità, comparativa dei capitali


a trovare il migliore impiego.

La qualità di stabile o di mobile attribuita


alla ricchezza di un privato si suol legalmente de-
sumere dalla materiale stabilità o mobilità degli
oggetti in cui trovasi investita. Ma in economia
la mobilità dei valori vuolsi desumere dalla mag-
giore o minore attitudine ch’essi hanno a trasfe-
rirsi da oggetto a oggetto. La possibilità delle
permute elude la materiale immobilità delle cose.
S o n mni’importa che una campagna non si possa
meco trasportare, quando la posso vendere e tra-
sportarne meco il valore sotto la forma di carte
o di moneta. Se una famiglia possedesse, a cagion
d’esempio, una grande ricchezza in diamanti la
quale formasse un inalienabile fedecommesso, que-
ste ricchezza, benchè investita in un oggetto mo-
bilissimo, dovrebbe riguardarsi come economica-
niente stabile ; inquantochè non sarebbe dato
trasferirla d a paese a paese o da famiglia a fami-
glia, nè si potrebbe cangiarla d i forma investen-
dola in altro oggetto.
Se confrontiamo una somma investita i n un
podere con una somma investita in una cambiale
o in un carico di viveri, vediamo che la prima, può
per sua natura rimanere nell’attuale sua forma
per un tempo indefinito, Ma l’investimento in
cambiali o in viveri è temporario, cosicchè quella
ricchezza dopo breve tempo dovrà, trovarsi inve-
stita in un altro oggetto, altrimenti deperirebbe
SULLE ISTERDIZIONI ISRAELITICHE 241

in un coll’oggetto stesso. Epperò i valori mercan-


tili non solo per crescere ma per conservarsi, de-
vono subire perpetue traslazioni e trasformazioni.
Le ricchezze prediali riescono in realtà meno
trasferibili e girabili di tutte. La maggior parte
dei possessi prediali fu per molti secoli, ed i n
molti paesi è tuttavia, vincolata a certe discen-
denze, a certi titoli, a certi officj, e soggiace per-
ciò ad una legale inalienabilità. Dove poi non
sono questi legami, prevale almeno quel senti-
mento misto d’affezione, d’orgoglio e d’abitudine
che incatena la famiglia a i loro aviti possedimenti
anche quando il loro meglio le consiglierebbe a
cederli altrui.
Egli è ben vero che un immobile libero può
venir venduto dall’oggi al domani. Ma è vero
altresì che queste vendite traggono con sè tante
cautele legali e tanto strascico di atti e di scritti
e di stime e di consegne e notificazioni e intesta-
zioni, che mentre in un sol giorno si può trasferire
una somma d a merce a merce per più volte, vi
vuole un decorso di mesi a trasferire un valore
da immobile a immobile in una maniera completa
e sicura, quale gli uomini in siffatto genere di
cose sogliono desiderare. Questa è una delle ra-
gioni per cui si vede in tutti i paesi d’Europa il
singolar fenomeno di proprietarj che preferiscono
l’insicuro e insidioso impiego delle pubbliche carte
alla proprietà prediale.
Le merci mobili quando non trovino amatori
su un mercato possono venir trasportate a emporj
più o meno lontani, andare i n somma, esse mede-
sime i n cerca di un compratore. Ma le ricchezze
prediali sono confinate in angusto circolo di con-
correnti. Talora non vengono facilmente alla vi-
sta di chi potrebbe invaghirsene. Certa alterigia
16. - CATTANEO.Scritti economici. I .
242 CATTANEO - SCRITTI ECOSOMICI -I
vieta talora d i esporle a vulgar mercato. Talora
le loro posizione topografica non può facilmente
adattarsi agli altri affari e alle consuetudini di
certe persone. Le merci mobili possono, secondo
il caso, o dividersi in minori partite o adunarsi
in grandi ammassi, e con ciò quadrar precisa-
mente alla statura dei capitali che cercano inve-
stimento. Ma le case e i migliori poderi formano
corpi di ricchezza che spesse volte non ai pos-
sono suddividere senza danno. Quali sconcerti non
si aspettavano i n Lomellina dalla legge che li-
mitò l’estensione anco solamente delle affittanze?
Varj affittuarj si sarebbero trovati senza edificj ;
altri soprabbondanti di granaj avendo nella loro
porzione di terra pochi campi d a a r a t r o ; e man-
canti, a cagion d’esempio, di fenili e di stalle,
avendo sortito gran dovizia d i prati. Per dividere
tre più capitalisti il valore di u n a possessione
senza rompere l’unità del dominio, si ricorre al
ripiego dei residui prezzi e delle ipoteche ; il quale
si risolve i n una associazione di più capitalisti a
comperar un fondo coll‘intestazione della pro-
prietà, immediata, ad un solo.
Alcuni vedonsi far degli stabili una specie di
mercimonio, comperando non per serbare ma per
rivendere con lucro. M a il loro numero è sempre
assai scarso, perchè la quantità, degli stabili espo-
sti alla. vendita è sempre minore che delle altre
merci. Mentre è forza, che i n breve giro di mesi
quasi t u t t i i produtti, il denaro e molte altre ric-
chezze mobili di un paese, vengano in commercio,
molti fondi stanno per centinaje d’anni ignoti
alla contrattazione. Quindi se il numero d i que-
sti rivenditori di terre non fosse assai scarso, la
concorrenza in sì piccolo campo distruggerebbe
i loro lucri. Si aggiunga che per restaurare e mi-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 243
gliorare l’aspetto delle case e dei fondi e f a m e
scaturire le naturali utilità, è p u r necessario un
certo lasso di tempo.
Una nazione ben composta nel suo governo,
costumata, operosa, accresce naturalmente d’an-
no in anno i suoi capitali. Questi capitali a di-
venir fruttiferi richieggono pronto investimento.
Se supponiamo che questo investimento debba
farsi sempre in terre, siccome l‘estensione delle
terre di un popolo è limitata, così deve giungere
alla fine un tempo in cui, occupati tutti i fondi
migliori, i capitali debbano seppellirsi in mal fe-
condi solchi o i n edificj meno utili alla popola-
zione. Allora il reddito di questi capitali sarà
minore della misura consueta degli impieghi pre-
diali. Quindi 1’ accumulazione andrà. inoltrandosi
i n ragione sempre più lenta, seppure l a nazione
non dilata le sue coltivazioni in altri teriitorj.
Ma i n t a l caso le affezioni seguendo il soggiorno,
una parte della. nazione a n d r à smembrandosi da
sè stessa, o divenendo colonia, o sommergendosi
in un’altra popolazione.
Al contrario, gli impieghi mercantili non pos-
sono venire angustiati in impieghi minori del
consueto. Essi vanno d’ emporio ad emporio cer-
cando l’impiego più pingue. E siccome la vita
del mercante non affeziona ai luoghi, come la vita,
dell’agricultore che pasce de’ suoi sudori le glebe
della terra : così i capitali, comunque e dovunque
siano posti a moltiplicarsi, apparterranno p u r
sempre e frutteranno alla madre patria. Così
avviene tuttodì nelle valli svizzere, e più ancora
nelle nostre valli italiane, dove I’amor di luogo
sembra quasi indelebile ad onta di lunghissima
residenza i n terre lontane.
Aduaque, e per i vincoli civici, e per le affe-
244 CATTANEO - S C R I T T I ECOSOMICI - I

zioni domestiche, e per le formalità legali, e per


la stessa materiale immobilità e minor divisibi-
lità delle ricchezze fondiarie, e per la natura dei
lucri annessi, i trapassi dei capitali in esse inve-
stiti non sono così agevoli, così veloci, così nume-
rosi e così utili come nelle altre proprietà. Per
conseguenza, ad onta d’ogni solerzia e sagacità,
un capitale destinato ad un impiego fondiario
non potrà avere da giorno a giorno la scelta di
favorevoli incontri e di lucrosi investimenti. E al
contrario, un capitale libero e volante potrà con
maggiore agilità correr dietro alle occasioni, e
raggiugnere di luogo in luogo e di merce in merce
l’impiego migliore.
E se un capitale otterrà pel seguito di molte
generazioni codesta più lucrosa e favorevole de-
stinazione, è naturale ch’egli perciò giungerà a
crescere e raddoppiarsi entro più breve novero
d‘anni. Questa è una delle molte cagioni per cui
la ricchezza delle città mercantili cresce in ra-
gione più rapida di quella delle città popolate d a
antichi proprietarj; per cui Firenze, a cagion
d’esempio, f u più ricca prima de’ Medici merca-
tando, che non dopo i Medici possedendo.

§ 12. Varìabilità del Valore dei fondi.


L’opinione commune attribuisce al valor dei
beni stabili una costanza, e una certezza assai
maggiore del vero. Altro è che un bene stabile
sia materialmente meno esposto alla rapacità e
alla mala fede, altro è che il suo valor venale non
sia esposto a diminuzione. Prima di tutto il va-
lor degli edificj, delle piantagioni e di tutte le
opere riproduttive vien corroso dal tempo. Poi,
il valore dei fondi si risolve nel valore dei frutti
SULLE INTERDIZIONI I S R A E L I T I C H E 245

e degli usi, i quali sono soggetti a fluttuazione


continua, e talora, a durabile decadimento. E ben-
chè le diminuzioni di reddito siano espresse da
cifre comparativamente piccole. divengono somme
assai rilevanti quando si traducono in capitale,
perchè possono prendersi dalle 25 alle 30 volte.
Queste diminuzioni di reddito si avverano in
molti casi. Città. intere, capitali un tempo di
Stati o residenze di principi o emiporj di vasto
commercio, sono decadute d’industria, di ricchez-
za mobile e di popolazione. In conseguenza il
valore sì delle case che delle ville e dei campi
suburbani si è gravemente alterato. A Venezia si
vendettero magnifici palazzi per un prezzo che
saria stato scarso a farne le fondamenta, e le case
non rendono l’uno per cento del costo primiero.
A Trieste sull’opposta riva del golfo e in circo-
stanze politiramente eguali rendono il 10 per cento.
Ma fra le angustie del sistema continentale erano
discese sotto al 4. Cosicchè i n una trentina d’anni
hanno subìto una fluttuazione di valore dal 40
al 100, e dopo esser discese sotto la metà del va-
lore, sono risalite a maggior pregio che prima.
Il materiale de’ porti marittimi esserndo annesso
e avvinto al servigio del commercio, è soggetto a
molte vicende a cui i capitali mercantili sfug-
gono, perchè essi possono seguir da luogo a luogo
gli inviti della fortuna ; ma le case non viaggiano.
Sono innumerevoli le città che hanno subito si-
mili vicende, massime in Italia, in Ispagna, in
Fiandra e in Germania. Alcune delle celebrate
città anseatiche, alcune delle residenze imperiali,
appena conservano ai nostri giorni l’apparenza
di città.
Alcune diminuzioni d i valore avvengono an-
che in paesi floridi e in mezzo alla publica prospe-
246 CATTANEO - SCRITTI ECOSOMICI -I
rità. Alle volte il più frequentato rione di una,
città viene a. poco a poco abbandonato, perchè
un passeggio, un teatro, un canale, una strada
attirano verso opposta parte l a maggiore affluenza
dei cittadini, la ricerca delle case, e le esorbitanze
degli affitti. Quindi la necessità di rinovare di
tempo in tempo l’estimo delle case, il quale tutto-
chè stabilito a SUO tempo con rigida imparzialità,
diviene dopo il decorso di qualche generazione
sproporzionato alla rendita riva. L’aprimento di
u n a nuova strada mercantile, l‘instituzione e lo
scioglimento di una linea di dogane cangiano
corso a l commercio e influiscono sul valor venale
di ampj territorj. S o n ha molt’anni che il Hem-
pione era inaccesso: ad un t r a t t o divenne una
primaria via mercantile e militare ; ora è un pas-
saggio di dilettanti. E altri varchi dell’Alpi, ignoti
un tempo non solo ai nostri padri ma a noi stessi
che viviamo, acquistarono subita frequenza e ce-
lebrità.
Siccome il valore dei terreni dipende dal va-
lor consueto dei frutti. e il valore di questi è sog-
getto all’influenza delle leggi daziarie : così una
tariffa dettata dalla prevalenza d i certi individui
e di certe classi, e una massima di economia bene
o male intesa, alterano il valore dei fondi. Finchè
in Inghilterra le leggi furono dettate dai possi-
denti grossi o dai loro cortigiani e procuratori,
il divieto dei grani esteri, unito all’aumento della
potenza industriale e della popolazione, accrebbe
d’anno in anno il valore dei fondi e l a misura de-
gli affitti. Perlochè terre destinate dalla natura
ad una, debile fecondità poterono sopportar le
spese di coltivazione. Ora gli scrittori popolari si
sono levati contro le leggi granarie; gli antichi
misteri dell’economia publica son divenuti di-
SULLE INTERDIZIONI I ISRAELITICHE 247

scorso d’artigiani e di donne. I1 predominio dei


possidenti nella legislature decade ; decadrà an-
che il prezzo dei grani e il valore fattizio delle
terre. Giià la Danimarca ha pattuito 1’ introdu-
zione de’ suoi grani, e la Prussia oscilla fra le
pretese dei possidenti e degli industrianti ; gli uni
avidi di ti ovar libero mercato a i loro grani, gli
altri paurosi della concorrenza, dell’industria bri-
tannica. La stessa depressione di valore sovrasta
in Francia alle saline, alle ferriere, alle cave di
carbon fossile ; mentre quanto si perderebbe dai
pochi privilegiati si lucrerebbe a molti doppj da
tutta la nazione e sopratutto dai proprietarj delle
vigne. Questi sconvolgimenti sovrasteranno sem-
pre a tutte quelle nazioni che scambieranno i
principj dell’economia politica colle pretese del-
l’ingordigia privata e s’avvilupperanno nel labi-
rinto dei privilegj e delle protezioni.
La, forza delle armi e la composizione e scom-
posizione dei grandi Stati collettizj esercitarono
una gr andissiina influenza sul valore dei beni.
A nostra memoria, almeno u n terzo d‘Europa ha
cangiato dominio. La Norvegia, la Finlandia, la
Polonia, la Bessarabia, la Moldavia, la Valacchia,
l’IlIiria, la Grecia, la Dalmazia, l’Italia, Ginevra,
il Vallese, la Savoja, il Belgio, l’Olanda, la Vest-
falia, vennero ora attratte ora rivulse dalle grandi
masse continentali. Ognuno dei nuovi dominj, pei
amore di uniformità e pel maggior pregio in cui
ciascuna nazione suol tener le cose proprie, in-
troduceva i suoi sistemi daziarj, i suoi ordini di
succesione, di proprietà, d i privilegj, di mono-
polj ; ora i vincoli forzosi, ora lo svincolo improv-
viso e violento. Calcolate gli effetti d i tanti op-
posti sistemi sul valore dei prodotti, informatevi
dei prezzi successivi delle sete, dei vini, dei le-
248 CATTANEO - SCRITTI ECOSOMICI -I
gnami, del reddito delle case, dei porti. dei pe-
daggi: e poi dite se sia assoluta la stabilità nei
valori prediali.
La men facile alienabilità delle proprietà fon-
diarie, i vincoli che spesso le involgono, produ-
cono eziandio l’effetto che riesce difficile e spesso
impossibile ad un possidente evitare il danno della
decadenza nel valore di un fondo. Ma supponendo
eziandio che ad un individuo più pronto e destro
riesca di rovesciare la perdita su un compratore
meno accorto di lui, ciò non toglie che la massa
dei valori della possidenza universale non ne ven-
ga diminuita.
Non sempre la variazione del valore dei fondi
viene a dipendere dal prezzo de’frutti. Le subi-
tanee devastazioni della guerra, e il cangiarsi
d’una città mercantile i n una piazza d’armi scon-
sigliano i compratori e avviliscono il prezzo dei
fondi, senza che n e sia d i m i n u i t o il reddito. Così
i pingui poderi d i Mantova, esposti in passato
a frequenti invasioni, fanno paura a molti com-
pratori, che nella loro imaginazione e nella me-
moria del passato non vedono che pericoli, ruine,
ferite e saccheggi. Ma siccome queste cose non
tolgono la consueta fecondità dei luoghi, così i
fondi v i rendono il 6 ed il 7 per 100 del valor ve-
nale. Eppure difficilmente trovano altri compra-
tori che gli Ebrei, i quali soli sembrano capaci di
apprezzale i rischi terrestri come altrove si va-
lutano i rischj marittimi.
Da’ qualche secolo l’instituzione di tante arti
e di tanto commercio ha accresciuto l’utilità e la
ricerca dei viveri e delle materie prime, e quindi
dei fondi che le producono. Ma questo aumento si
deve anco alla maggior copia dei capitali tesoreg-
giati dall’industria e poi applicati alla feconda-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 249

zione dei fondi; cosicchè il maggior interesse che


se ne trae, suppone une maggior ampiezza di ca-
pitale applicato. Ciò arriva al punto che i più
recenti economisti non attribuiscono alla terra
stessa alcuna parte d i ricchezza. ma l’attribui-
scono tutta al lavoro. E siccome considerano il
lavoro come una trasformazione e applicazione
delle sussistenze, ossia dei salarj : così ripongono
tutta la ricchezza nel capitale applicato all’agri-
cultura. La qual sentenza, se presa così assoluta-
mente è falsa, h a però una parte di vero.
Il generale accrescimento poi non toglie che
una gran parte della massa delle possidenze non
abbia sofferto gravi diminuzioni di valore. Lo
Stato di Milano, dopo che per estinzione dei prin-
cipi e per effetto della feudalità si devolse alla
corona di Spagna, perdette quasi due terzi della
popolazione. il commercio e le manifatture, le
quali vennero dai profughi abitanti disseminate I
in tutta l’Europa. Questo stato d i cose durò un
secolo e mezzo. E benchè ciò non abbia estinto il
valor virtuale dei beni, nondimeno per 150 anni
ha duminuito il valor venale delle materie prime,
avuto riguardo alle vicende della moneta. Cosic-
chè menti e i capitali commerciali fuggivano in
parte altrove. anche i capitali affollati SU i fondi
producevano meno, e la ricchezza prediale si ac-
cumulava lentamente.

§ 13. Gravità comparativa delle imposizioni.

Un altro svantaggio delle proprietà prediali


si è I’impoisibilità in cui sono di sottrarsi alle
esazioni fiscali e militari. Le tanto vantate esen-
zioni delle tenute feudali erano piuttosto appa-
renti che vere. Prima di tutto soggiacevano alla
250 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

decima e a molte altre prestazioni sacerdotali;


ma prescindiamo pure da questo. L’imposta fon-
diaria ha, dato ai governi il mezzo di sostenere gli
eserciti stanziali; ma quando i proprietarj non
pagavano l’imposta, avevano l’onere della, mili-
zia feudale. Essa era tutta a carico dei proprie-
tarj. Gli armamenti erano così gravosi che i ba-
etti ad impegnare ai sovventori le
rendite dei loro feudi. Le armature, le armi, gli
ornamenti guerreschi si comperavano a denaro
sonante, mentre i frutti della terra a grave stento
potevansi cambiare in denaro per la mancanza
delle strade e la difficoltà del commercio. Quegli
armamenti annuali, benchè durassero poche set-
timane, recavano u n continuo dispendio, perchè
le armi e i cavalli dovevano conservarsi tutto
l’anno. A carico dei proprietarj erano anche le
fortezze dalle quali si traeva il titolo della mag-
gior parte dei feudi. Ed essendo i tempi assai
procellosi, frequenti le guerre publiche, assidue
le ostilità private, era forza aver nelle castella
depositi d’armi, d i macchine e di viveri che il
tempo e l’incuria andavano consumando.
Gli eserciti feudali, procedendo senz’ordini,
desolavano le terre; il danno e lo strazio erano
senza confine, e cadevano piuttosto sui luoghi
aperti e campestri che sui borghi e sulle città, in
cui la ricchezza mobile stava allo schermo delle
mura e delle milizie borghesi. Nel transito degli
eserciti, d i rado si lasciava loro il passo per le
città, e tutt’al più si patteggiava una somma di
riscatto.
Quando l’imposta prediale si fu introdotta, i
poderi e le case divennero un pegno in mano de-
gli esattori. Il mercante fuggiva l’eccesso delle
gravezze e trovava nido nelle città, franche, e
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 251

sotto dominio meno ingordo ; ma, la proprietà ter-


ritoriale non poteva i n modo umano sottrarsi.
E quando le fonti dell’industria e del commercio
eransi deviate, tanto più acerba i icadeva sulle
terre la fiscalità. Gioja dice che nel secolo X V I e
nel XVII gli aggravj publici in Lombardia giun-
sero al punto che in molti poderi il reddito non
equivaleva alla metà delle imposte, la popolazione
si disperse e i campi rimasero senza cultura.1
Sopravvennero gli errori degli economisti. La
scienza falsa traviò gli amministratori delle na-
zioni. Il Colbertismo prodigò le pubbliche parzia-
lità alle arti. S’inceppò la circolazione delle ma-
terie prime, decimandosi gravemente le entrate
dei fondi, i proprietarj vennero forzati a pagare
i romanzeschi tentativi, le profusioni, le vane
promesse e l’imperizia dei fabbricatori. Più tardi
sopravvenne una opposta specie di fanatismo. Si
predicò che la terra è l’unica fonte delle ricchez-
ze, e si propagò la dottrina dell’unica imposta.
Per una esagerata ammirazione dell‘agricultura
si provocò su di essa tutto il peso dell‘avidità,
finanziaria, nel tempo appunto in cui le esigenze
del debito publico cominciavano a sovvertire l’or-
dine economico.
P e r forza d’esempio, tutte le nazioni si misero
sulla stessa strada. Da una parte si distrusse il
commercio delle materie prime, per promovere le
manifatture a, danno dell’agricultura ; dall’altra
gli agricultori disperati vollero l’esclusione del-
l’annona estera a, danno dei manifattori. I finan-
zieri rompevano le braccia a Martino per dar fa-
vore a Paolo; poi rompevano le gambe a Paolo
per d a r consolazione a Martino : le rappresaglie

Prospetto delle scienze economiche, T. IV.


252 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
soppressero anche l’estrazione dei grani, dei vini,
dei bestiami. L’imposta diretta gravitò sui fondi;
i dazj d i consumo gravitarono sui frutti: il te-
statico e la coscrizione gravitarono sui salarj.
Gli eserciti cresciuti a numero stravagante tol-
sero alle famiglie rurali il guadagno di quelle
braccia che indarno avevano allevate.
viva ancora dopo due secoli la memoria della
guerra dei trent’anni, e delle orribili devastazioni
dello Fiandra e del Palatinato. I n seguito la
guerra si fece men- disumana; le fiamme e i sac-
cheggi non furono più una consuetudine e un
trastullo. V a le requisizioni soldatesche, le con-
tribuzioni di guerra, i lunghi accampamenti, i
furti campestri, i carreggi forzosi, i sequestri del
bestiame e degli uomini distrussero i rivolti. Delle
poche città saccheggiate gli storici descrissero
le sventure e notarono il nome ; ma chi tien conto
de’ casolari spogliati ed arsi? La solitudine dei
luoghi, 1’ ignoranza e viltà de’ poveri contadini,
la lontananza dei capitani. il rilasso della disci-
plina in mezzo alle battaglie ed alle fughe degli
eserciti fanno gravitare sulle campagne danni
inapprezzabili ignoti alle città ; perchè queste
possano fornire testimonj, accusatori, e talora
anche repressori delle rapine e delle estorsioni.
I n tempo di guerra i fittajuoli e i possidenti
furono costretti a cangiare i fieni, i grani, i be-
stiami i n carte di credito, i n assegnati, in lontane

1 The order and government, that were thus esta-


blished in the cities, and the security of property en-
joyèd by theyr inhabitants while the rest of t h e country
was a preg to rapine and disorder, stimulated their in-
dustry, and gare them a decided superiority over the
cultivators of the soil. MACCULLOCH, Discourse on Poli-
tica$ Economy.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 2 53

promesse di rimborso che impinguarono gli usu-


raj ed i banchieri a carico dei possidenti e fecero
nascere in Europa un nuovo ceto, una nuova in-
dustria che si f a lucro della incertezza e dell’im-
pazienza degli infelici creditori delle guerra. E
anche qui la ricchezza stabile nutrì la ricchezze
mobiliare, che in mezzo alla depressione dei pos-
sidenti accumulava i più vistosi interessi.
I capitali volanti, non impiombati a l suolo
come le ricchezze prediali, fuggono davanti agli
eserciti, o li seguono alle spalle per ingrassarsi
nei magazzini e negli ospitali. I capitali volanti
sfuggono fra le dita al finanziere che crede affer-
rarli; perchè quando una speculazione vien so-
praggiunta d a un’imposta, il capitalista non l’ab-
braccia o non vi si ostina. E quando le dogane
passano il limite della moderazione e del ben
publico, i capitali volanti incamminano il contra-
bando, e cangiano in fonte di guadagno quelle
dogane stesse che s’instituirono per angustiarli.
I capitali quando sono vessati, tendono a traslo-
carsi, come l’aria compressa, come l’acqua cac-
ciata, fuor di livello. Intanto il proprietario
prediale diventa il servo della propria gleba. Fer-
tilissime regioni nell’Africa settentrionale e in
tutto l’Oriente rimangono quasi inculte, perchè
l’agricultore non ha animo di sepellir in terra le
sue fatiche, sui frutti delle quali pende la mano
della violenza. Ma i n mezzo a quelle solitudini
sopravive alla ruina. dei popoli agricultori le ric-
chezza mobile del Cairo, di Damasco, d i Aleppo
e di Smirne.
D i tutte le ricchezze mobili le meno soggette
alle imposte ed alle angherie sono quelle appunto
di cui gli Ebrei amano trafficare a, preferenza. A
questa, scelta essi non addivennero già solamente
254 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
per maggior sagacia a, scoprire le speculazioni più
sicure. Ve li condusse prima la loro vita) peregri-
nante e sciolta, d a amor di luogo, poi l’incessante
vessazione a cui soggiacquero per molti secoli,
quando ogni potente credeva aver un titolo di
giustizia a spogliarli e tassarli. A quei tempi fu
forza studiare quali fossero quelle ricchezze che
potessero facilmente celarsi o fossero così disprez-
zate da non tentare la vulgare rapacità che come
dietro alle apparenze delle cose. Perlochè fin
d’allora dovette sembrar più sicuro il giro quasi
invisibile ed aereo delle cambiali, il prestito se-
creto ai superbi bisognosi, il cambio delle monete,
il commercio delle gemme e delle altre ricchezze
di poco volume e di altissimo pregio. Si vide in
mezzo a i pericoli l’Ebreo gettare i suoi tesori nelle
immondezze, celarli nel bastone d a viaggio, nel
basto dei giumenti, nei rappezzi delle vesti, lo si
vide persino nel più grave pericolo inghiottirli.
Già, fin nell’assedio di Gerusalemme si narra
che, scoperta, questa astuzia!, la, soldatesca di Tito
sventrasse in due giorni d a duemila fuggiaschi
ebrei per trar loro dalle intestina le ingojate mo-
nete; e li avrebbe sventrati tutti, se Tito non
avesse minacciati di supplizio quelli inumani. Nel
medio evo i prepotenti usarono persin la tortura,
per t r a r di bocca agli Israeliti la confessione dei
loro nascondigli. Qui si potrebbe rammentar la
storia de’ sette denti strappati all’Ebreo di Bri-
stol. Senza ciò il pannoso mercante, come dice
Zanoja :
Dal domestico scrigno sempre esausto
Al ladro in faccia e all’esattor ridea.

Dalle cose più preziose e delicate il commer-


cio degli Ebrei balzava all’altro estremo delle più
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 255

vili e nauseose. Essi razzolavano pingui lucri nei


cenci delle vie, nel pattume dei lazzaretti, nel
rifiuto degli eredi. Queste abitudini infuse nei
loro padri dalla violenza del medio evo, si tra-
mandarono quasi arcano domestico di figlio in
figlio, fino alle nostra età. E benchè la mansuetu-
dine e la giustizia dei tempi moderni lasciasse
loro aperto tutto quanto il campo delle mercan-
tili contrattazioni, ben pochi abbandonarono la
strada vecchia, raccomandata d a un lungo uso e
divenuta quasi loro esclusivo possesso. Ora que-
sti commerci vennero preferiti appunto perchè
men tassabili degli altri. E le ricchezze degli
Ebrei, appunto perchè più bersagliate delle al-
tre, si ridussero a d essere le men tassabili di
tutte. Ai nostri giorni poi sono esenti anche dalle
violenze e dalle sorprese del medio evo.
A qual gravezza può mai soggiacere il com-
mercio delle carte publiche? La, traslazione della
proprietà di esse è facile e gratuita. Una tassa
qualunque imposta sulle carte medesime, si risol-
verebbe in una diminuzione d’interesse : l o Stato
pagherebbe con una mano, ed esigerebbe coll’al-
tra una frazione della somma pagata. Operazione
costosa e inutile: in somma, di mera perdita;
giacchè ogni simil decimazione dei frutti verrebbe
posta in conto e abbasserebbe il valor plateale
delle carte. S o n potrebbe cadere se non sull’at-
tual possessore; e nei susseguenti trapassi e in
tutti i posteriori imprestiti verrebbe calcolata, in
anticipazione e compensata ; e quindi elusa.
Si paragonino queste ricchezze coi redditi pre-
diali che sono soggetti a tassa, prima di nascere,
nella terra stessa in cui nascono, poi nei trasporti,
nelle esportazioni, nelle importazioni, nei con-
sumi. I1 peso dei pedaggi e delle tasse d’ogni
256 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
sorta sui prodotti agrarj f u talora sì esorbitante,
che nel 1258 un quarter di frumento, che valeva
scellini 8 1/2 a Dunstaple, giunto a Northampton
ne valeva 20. I prodotti agrarj, per ampiezza di
volume e viltà di prezzo, sono poco opportuni al
contrabando.
Le famiglie israelitiche, negli ultimi e più
tranquilli secoli, pagavano un annuo diritto d i
protezione al sovrano, o signore supremo del
paese, ed un diritto d ì residenza alle signorie lo-
cali. M a queste tasse, che nelle maggior parte
dei paesi sommavano a 50 o 60 franchi per fami-
glia, si riducevano a ben poche lire per testa. I1
motivo si era, che la, famiglie ebraiche si tenevano
unite in gran numero d’individui, perchè nella,
maggior parte delle città era limitato i l numero
delle famiglie che potevano risiedervi, ma non
quello degli individui che dovevano comporre une
famiglia, purchè discendessero da uno stipite co-
mune. La legge limitava l a moltiplicazione delle
famiglie, ma non limitava, quelle degli individui.
Perlochè a d onte delle limitazioni la popolazione
ebraica cresceva liberamente. Ognuno vede che la
legge impediva bensì che una. famiglia si spartisse
in due fuochi; ma non impediva ch’ella divenisse
col tempo una intera tribù!

§ 14. Delle liti.


Un altro genere di gravezza a cui una pro-
prietà, fondiaria continuata per lungo tempo è
più specialmente soggetta, si è l e facilità, delle
liti e la, loro complicazione e lunghezza. Le succes-
sioni privilegiate, i fedecommessi, le sostituzioni,
gli usi, gli usufrutti, le usucapioni, le regres-
sioni, i vincoli d’ogni sorta, stendono intorno
. . . ..,

SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 257

ai più splendidi patrimonj une rete insidiosa.


Si t r a t t a di procedere colla legge alla mano e
colle norme dell'equità civile in possessi e dirit-
ti fondati spesse volte sulle spogliazione e sulla
confisca, e temperati poi dal lungo corso del
tempo e dalle miti consuetudini delle età poste-
riori. Si tratta di leggi non iscritte, alterate poi
in mille modi d a una serie di editti opposti, di
statuti locali, di regolamenti temporanei, di ri-
pieghi mal pensati, di interpretazioni interessate
e discordi. I l commercio non si guarda mai in-
d i e t r o ; poco influiscono sulle sue operazioni le
leggi e gli atti delle generazioni trascorse, M a la
proprietà, fondiaria di ordine elevato abbraccia
più secoli e più nazioni.
I1 minor danno è il dispendio delle l i t i ; il
maggiore è l'incertezza dei possessi, la, quale disa-
nima e disamora il proprietario, condanna gli
edificj al decadimento e i campi alla, squallidezza.
Tutta l a oscurissima ragione delle acque e delle
alluvioni è sorgente di lunghe e dannose liti, tanto
più dannose quanto maggior è il pericolo che so-
vrasta dalle acque neglette e sfrenate. Questo pe-
ricolo cresce se le acque son rivolte all'uso dei
campi e degli opificj, e invece d'esser riguardate
come un nemico da risospingere sulla, terra, del
vicino, sono rirguardate come una ricchezza, da
disputarsi tra confinanti. Tutta la materia delle
servitù prediali è una causa di contestazioni fo-
mentate spesso dall'incuria di lontani possessori
e di agenti infedeli, massime in quei paesi dove
una semibarbara agriculture non ha ancora nè
cadastri, nè registri, nè periodiche consegne. Que-
ste liti sono spesso infiammate dalle ingiurie vi-
cinali, dall'orgoglio, dalla vendetta. Le liti di
emulazione, dette vulgamente d i puntiglio, sono
17. - Scritti economici. I.
CATTANEO.
258 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

quasi tutte a, carico della, possidenze prediale, e


straniere affatto alla, ricchezza mobile. Si è os-
servato che i due ceti i quali più di rado promo-
vono liti per conto proprio sono quelli degli av-
vocati e degli Ebrei; quelli, per cognizione di
causa ; questi, o per sagacia, o piuttosto per poca,
fiducia nella imparzialità degli uomini a loro ri-
guardo.
I1 commercio ha una procedura speciale e pro-
pria, la, quale colla sua semplicità e rapidità di-
strugge le incertezze sul loro nascere e assicura
il libero corso delle cose. I1 massimo scoglio della
legislazione mercantile è il processo edittale. Del
resto, qual maniera di trasmettere le proprietà, è
più rapida di quella delle cambiali, le quali pos-
sono passare per più mani in un giorno, correre
da: paese a, paese, bilanciare i debiti e i crediti di
lontane famiglie, mentre l’obbligo del protesto le
costringe a d una fatale e perentoria energia? I1
solo uso delle cambiali basta a dar rapidità e
precisione al commercio. Perciò non sono accette
nelle capitali ove abbondano feudatarj e legulej,
perchè gli uni e gli altri odiano la: precisione dei
pagamenti e mettono le loro speranze negli indugi
e nel cavillo.
Un altro vantaggio delle leggi mercantili è l a
loro uniformità tra nazione e nazione, per la
quale il mercante non si trova del tutto straniero
in terra straniera. Mentre nella Gran Britannia. i
titoli e i diritti dei proprietarj di terre vanno
fluttuando fra la consuetudine immemoratbile, le
tradizioni celtiche e sassoniche, le rapine nor-
manne, gli usi provinciali, gli statuti annui, e le
immunità ecclesiastiche divenute privilegio di
laici, le proprietà mercantili corrono quasi inte-
ramente sotto l a legge universale d’Europa. I beni
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 259

mobili d’ogni sorta, anche a termini delle leggi


più gotiche, sono soggetti a minori vincoli e si
ripartiscono f r a i membri delle famiglie con mag-
gior equità. La successione in porzioni eguali nelle
cose mobili reca a questo genere di proprietà, tutti
quei vantaggi che un ordine di successione par-
ziale, iniquo, insociale, toglie alla proprietà fon-
diaria.

15. Effetti del lusso e degli onori


sulla possidenza.

Ma v’è un altro genere di tributo ch’è impo-


sto alla ricchezza prediale non dalla guerre nè
dalla legge nè dall’arbitrio d i chicchessia ma dalla
natura stessa dell’uomo avida di plausi e di va-
nità. La possidenza, territoriale non solo ha. in-
fluenza sul destino di molti uomini, ma coll’ap-
parato imponente d i vasti spazj, d i voluminosi
prodotti, di numerosi dipendenti, colpisce lo
sguardo anche degli estrani e gonfia l’animo di
chi n’è investito. N i accade d’udire signorotti
semiselvatici che non traevano dalle loro bosca-
glie un migliajo d i scudi, sprezzare facoltosi
mercanti e uomini d’affari di grandissima im-
portanza sociale, trattandoli da tapini «senza una
crosta, al sole ». I n d i nei baroni rurali la ten-
denza notata dai romanzieri a, signoreggiare su-
gli inferiori, a rivaleggiare coi vicini, a far pompe
d’ozio, d’incuria, di fragorosa, oispitalità. La vita
cavalcatrice, cacciatrice, epulante, ebriosa, in-
grossa le facoltà, dell’animo ; rende l’ignoranza
paga di sè, difficili gli studj; nessuno scontro di
culte intelligenze che sia stimolo ad aver cura
della propria mente.
26 O CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
i
Quasichè la possidenza non fosse già per sè
inspiratrice di vanagloria, il consenso delle na-
zioni v i congiunse anche lo stimolo dei titoli, dei
gradi, dei privilegj, il predominio politico, le pre-
rogative elettorali e rappresentative. D a per tutto
i possidenti di terre ebbero il primato su tutte le
altre proprietà; ed anche su quelle che non pos-
sono esistere se non accompagnate con l'industria,
l'intelligenza e la buona condotta.
I I1 fasto dei castellani, nutrito nella solitudine
delle provincie, venne poi recato nel vortice delle
corti. Alle abitudini di una rozza agiatezza si
dovè aggiungere lo sfarzo delle eleganti appa-
renze. Le spese varcarono il confine delle rendite.
È per questa via che la possente baronia fran-
cese, quel ceto che nel secolo X aveva, paralizzata
e assorbita la sovranità, fu nel corso delle gene-
I razioni sottomessa a un ordine d'uomini ch'era
un tempo in sua servita. Gli orgogli provinciali
messi a, fronte si spossarono coi conati di una
ereditaria emulazione. A guisa delle antiche quer-
ce colossali dei loro semibarbari dominl, dopo un
lungo corso di età quelle vetuste grandezze si
trovarono corrose, e sorrette appena da una cor-
teccia di titoli e di apparenze. Da arbitri d i pro-
vincie si trovarono valletti di corte.
Questa tendenza, della nobiltà a sopraspendere
fu notata fin da Bacone che viveva in un'età non
ancora convertita ai sani pensieri. Egli disse che
«l a molta, nobiltà impoverisce gli Stati per la
soverchia spesa » e nella sua breviloquenza, in-
tendeva questa spinta alle spese emulatone e im-
produttive che i titoli necessariamente inspirano.
1 A numerous nobility causeth poverty and inconve-
niente in a State; for it is a surcharge of expence. BACON,
Essays, XV.
, SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 26 i

Quindi è facile predire qual sarebbe il destino di


un paese nel quale alla, possidenza che appena ha
scosso la polvere del mulino e la fuligine delle
fucine si prodigassero titoli e maggiorati e si in-
spirassero affettazioni di antica, ricchezza e di san-
gue illustre.
11consiglio di Bacone fu seguito in Inghilterra,
dove i titoli si concedono a, un numero di per-
sone ristrettissimo in confronto della, gran po-
polazione e della sterminata opulenza del regno.
La qual ristrettezza del numero cagiona rispetto
a i titoli ed a i gradi.
A raddoppiare i danni del fasto si aggiunge-
vano insidiosi privilegj che allettavano l’incauto
signore a indebitarsi, e prodigare dopo la propria
moneta anche l’altrui. I giudici mal pagati, i vi-
glietti d’esenzione, l’invendibilità dei fondi spa-
ventavano l’onesto capitalista. Egli chiudeva il
suo scrigno e rimandava l o sfarzoso giovane al-
l’usurajo il quale sapeva bene come schermirsi
della insecurità, delle leggi. Se i fondi erano alie-
nabili era grandissima, la, facilità, di f a r debiti e
di alienarli insensibilmente. S’erano inalienabili
e protetti d a immunità, le usure inasprite dal ri-
schio divoravano le mèssi in erba. I1 titolato di-
veniva in realtà il fattore dell’umile usurajo.
Una delle imputazioni più gravi fatte agii
Ebrei era quella di «condurre alla ruina i gio-
vani ricchi coll’offrir loro denaro d a soddisfare
i vizj». Ma questo era un caricare gli Ebrei dei
vizj nostri e della cattiva educazione data i n quel
tempo alla nostra gioventù. Si è mai fatta, una,
legge per impedire ai nostri usuraj d i nutrire i
vizj dei giovani Israeliti? Non era questo un con-
fessare colla voce solenne della legge che la no-
stra gioventù era più stolta e viziosa? Eppure
262 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

l’educazione della, gioventù ebrea, non costava allo


Stato nè cure nè spese. Prova questa, irrefraga-
bile della perversità di quelle instituzioni colle-
giali d a cui si cresceva il giovine ricco a t a n t a
imbecillità, d a divenire il nemico d i sè e de’ suoi ;
fenomeno avventurosamente sparito a i nostri
giorni.
I n tempi recenti la vendita de’ titoli era divenu-
t a in certi paesi un ramo di finanza. Si attribuiva
talora un’antidata alla nobilità, fingendola inco-
minciata più generazioni addietro. Le tasse impo-
ste a quelle patenti dovevano essere frequenti as-
sai. L’indole del nostro secolo preferisce il denaro
a l fasto; ossia ripone il fasto nella ostentazione
del denaro.
Ora si faccia un computo delle somme che ven-
nero così prelevate sulla, universale possidenza in
tutto quanto il corso dell’evo moderno. E si vedrà
quanta parte del reddito dei patrimonj stabili ne
venne assorbita ; giacchè i beni mobili non erano
soggetti a questa volontaria contribuzione. I mer-
canti arricchiti rinunciavano a l commercio ; e
quando salivano ai titoli, erano già entrati nella
condizione di meri possidenti, al contrario di ciò
che avviene ai nostri giorni. Quindi la tassa, ca-
deva sull’ordine dei possidenti. I n alcuni paesi si
acquista tuttavia il titolo col comperare una si-
gnoria titolata. Ma in questo caso i privilegj e la
soddisfazione di possederli entrano nella estima-
zione del fondo e vengono rappresentati in parte
di prezzo. Venendone quindi attenuato l’impiego
del denaro, il peso ricade sul reddito della, possi-
denza. È una decimazione che i capitali soffrono
all’atto di trasformarsi di mobili i n fondiarj e si-
gnorili : decimazione alla quale i soli t e s o r i accu-
mulati dagli Ebrei erano inaccessibili. Ora gli

-I
_-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 263

Ebrei in Austria e in altri paesi sono ammessi


alla nobiltà.
Vn titolo, obligando ad une maggior riserva e
dignità, impediva all’uomo di aver minuta e diretta
cura delle sue cose senza parer d‘animo abjetto;
e anche per questa parte tendeva in qualche ma-
niera a impoverirlo. Quando poi le ricchezze erano
scarse, un titolo rendeva la situazione del nuovo si-
gnore assai disagiata e penosa. Ciò che prima ali-
mentava una confortevole comodità, si stemperò
sulle apparenze; e in poche generazioni un grado
divenne un dono funesto che conduceva allo stento
ed alla ruina.1 Restava allora il ripiego tanto ber-
sagliato nelle satire e nelle comedie: unire con
nodo disuguale una famiglia splendidamente misera
ad una famiglia di denarosa oscurità, cioè inocu-
lare ad un arbore novello quel germe che aveva
instristita la pianta antica. Le apparenze sono ne-
miche della realtà, e la pompa è la lima della opu-
lenza. Chi profondeva alla ricchezza prediale quegli
onori che non erano concessi alla ricchezza mobile,
l a rendeva più caduca di questa. E chi accomunò
a i doviziosi Israeliti l’acquisto dei possedimenti
prediali e dei titoli, pose una remora all‘indefinito
incremento della loro opulenza e fece opera sa-
piente.
M a gli ammassi prediali non vengono dissipati
soltanto dall’amor del fasto. Talvolta vengono of-
ferti in olocausto all’ambizione, talvolta eziandio
al bene dello Stato ed al culto della patria. L’in-
fluenza politica, gli officj cortigianeschi, le magi-
strature municipali, le ambascerie appartengono
quasi sempre all’ordine dei possidenti. La stessa
Venezia, figlia del commercio, aveva interdetto il
1 It being of necessity that many of the nobility fall
in time to be weak in fortune. BACON, Essays, XV.
264 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
commercio al primario ordine de’ suoi cittadini.
La possidenza è la condizione necessaria alle di-
gnità municipali in quasi t u t t a Europa; essa è in
Francia il beniamino di quelle stesse leggi eletto-
rali che si pretendono dettate dall’influenza mer-
cantile. Si dà qualche raro esempio d’uomini destri
e ambidestri che di simili dignità fanno occasione
di lucri. Ma nel maggior numero le gravi spese,
o le elargizioni o l’indulgenza necessaria a far po-
polarità. o l‘incuria delle proprie terre, le quali
non possono viaggiar per le corti col loro padrone,
assottigliano gli splendidi patrimonj. Chi può dire
quanti milioni si profondano dalla possidenza in
una generale elezione nelle Isole Britanniche? Nè.
in questo caso ogni spesa suppone corruttela ; per-
chè si fanno spese di viaggi, di corrispondenze, di
comitati, di corteggi. di pompe quasi trionfali :
molte spese sono sostenute per soscrizione, ma la
maggior parte rica dono sulle famiglie dei candi-
dati, i quali sono quasi tutti dell’ordine dei possi-
denti, o almeno spinti innanzi da loro. È vero che
talora, massime in passato, una parte di quel de-
naro si spargeva come semente che fruttasse a
tempo opportuno ; v’era chi comperava per essere
comperato. Ma nessuno negherà che se in qualche
anima, abjetta può l’avarizia, nel maggior nu-
mero può piuttosto l’ambizione, in alcuni l’amor
della patria, in parecchi le tradizioni domestiche,
le suggestioni dei parasiti, lo spirito di corpo e
di setta. Ora tutti questi spendono senza spe-
ranza di rimborso. Questi impegni politici sono
giunti talora a segno che in molti paesi si videro
numerose famiglie esporre i loro beni alla confisca
piuttosto che adattarsi a d un ordine politico con-
trario alla loro persuasione; il qual fenomeno
non può sopravvenire a una considerevole pro-
SULLE ISTERDIZIONI ISRAELITICHE 265

prietà mobiliare, e men di tutto a quella degli


Ebrei; perchè questi essendo esclusi dagli onori
politici, difficilmente possono infervorarsi i n si-
mili pensieri, e in caso di pericolo possono cangiar
paese senza, danno.

§ 16. Necessità dei capitali all’agricultura.


La, terra abbandonata alle naturali sue forze
non basta ai bisogni della umana specie. Una na-
zione numerosa non può vivere di caccia o di pe-
sca o di radici selvagge. lo necessario che l’espe-
rienza dei secoli discopra le arti necessarie alla
vita; è necessario che le opere dell’uomo destino
la dormente fecondità del suolo. A somministrare
le materie a quest’opere e l’alimento agli operaj
ed alle altre forze vive e morte, bisogna che
l’uomo provvido abbia tenuto in serbo una parte
delle cose ritratte già dal seno della tema. Queste
cose poste i n serbo per essere applicate alla fe-
condazione del suolo vengono sotto il nome gene-
rico di capitali. Essi si appresentano Variamente
sotto forma di sementi, di concimi, di animali,
di strumenti, di piantagioni, di fosse, strade,
pozzi, ponti, edificj. In parte ci consolidano e si
fondono nel suolo stesso coll’asciugarsi delle pa-
ludi, coll’estirparsi delle selve, col progressivo
ammollimento dell’ispida superficie. Parte s‘im-
piegano in usi d’un ordine più eccelso, sicchè la
recondita utilità non cade facilmente sott’occhio
dell’uomo irriflessivo ; e giovano a rendere la per-
cezione dei frutti naturali più certa, più tutelata,
più copiosa, più giovevole, col procurare i be-
nefìcj della difesa armata, della giurisdizione,
della sanzione religiosa, dei lumi scientifici e della,
letteraria educazione.
266 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
D a questa quasi nuzial congiunzione della
terra e dei capitali, ossia delle opere umane, pro-
viene la ricchezza agraria delle nazioni ; la quale
riesce in ragion composta della naturale benignità
dei luoghi e dell’abondanza dei capitali. Ma senza
questi, cioè senza lavori e piantagioni, l a fertilità,
ingenita a l suolo nulla varrebbe o si esaurirebbe
presto.
Inoltre parte di queste opere, come le arature
e le sementi, si fungono nel corso di un a n n o ;
cosicchè, non rinovandosi l’anno seguente, lasce-
rebbero la terra infeconda. P a r t e si consumano
in breve lasso di tempo, come il concime gli ani-
mali gli strumenti. P a r t e finalmente durano molto
a l di là dei confini di una vita, come le strade e
gli edificj, m a richieggono assidua cura e spesa
ad essere conservati; la incuria di pochi anni li
renderebbe preda degli elementi e della loro na-
turale corruttibilità. Quindi comunque prodigiosi
fossero gli sforzi che gli uomini avessero fatti per
diffondere su un territorio i beneficj dell’agri-
cultura, dopo certo tempo si vedrebbero languire
su un mucchio di ruine in mezzo ad una landa
ritornata selvaggia. È questo lo stato d i quasi
tutte le ubertose regioni dell’Oriente, d a che la
sfrenatezza del regime rendendo incerto il godi-
mento dei frutti, h a disanimato gli uomini dal-
l’avventurare i loro averi sulla malsicura super-
ficie della patria.
Questa naturale e progressiva consunzione dei
capitali agrarj, la quale trae con sè una propor-
zionata diminuzione di reddito, esige che l’uomo
con sempre nuovi capitali soccorra alla possiden-
za. I1 che si f a per due modi. O l’uomo mette in
disparte ogni anno una porzione dei frutti della
terra per riversarli sul d i lei seno e darle ali-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 26 7

mento, O l’uomo deve cercar lucro, aggiungendo


pregio alle materie disutili; il che egli fa sì col
Iavorarle, sì col trasportarle altrove per farne
cambio con qualche oggetto più opportuno a’ suoi
casi. Le materie su cui si esercitano queste due
operazioni delle a r t i e del commercio, costituiscono
la ricchezza mobile; mentre le terra cogli edificj
e le adjacenze consacrate a l suo immediato ser-
vigio costituiscono la ricchezza prediale. Prescin-
diamo per ora dai capitali forniti dall’industria
e dal commercio; supponiamo che la terra venga
alimentata soltanto dai capitali di origine agri-
cola, ossia dai risparmj fatti dal proprietario,
ossia dalla differenza tre il reddito ed il consumo.
S e i modi che abbiamo enumerati, molte forze
tendono a decimare il reddito della terra ; e molte
altre forze spingono l’uomo ad accrescere i con-
sumi e a portare le spese a livello delle rendite
ed anche a varcarlo. Quindi se si dovesse alimen-
tare la fecondità del terreno unicamente colla
porzione dei frutti che fosse residua, al consumo,
ne accadrebbe che per difetto d’alimento la, fe-
condità delle terre verrebbe meno, e scemerebbero
i redditi stessi.’ La diminuzione dei redditi re-
stringerebbe sempre più il residuo destinato ad
alimentare la terra; quindi le diminuzione dei
redditi s’endrebbe sempre più aggravando. Que-
sto è il precario e deplorabile stato dell’agricul-
tura nei paesi meramente agricoli, cioè nei paesi

1 Uno scrittore della Edimburgh Review di gen-


naio 1848, disse all’incirca ciò ch’io qui aveva detto
nel 1836: - Improvements are generally made out of
capital, not out of income. Owners of entailed estates,
for the most part, live up to their means; and when they
do not, their savings are seldom suffìcient t o carry on
works of any importance. The Irish crisis, p. 241.
268 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
senz’arti e commercio; essi non ponno sollevarsi
gran f a t t o sulla primitiva barbarie. La Francia
e r e in tale stato prima delle guerre d’Italia, e
Machiavello chiamando barbari i Francesi d i quel
secolo, non serviva alla passione; diceva aspra-
mente la verità.

§ 17. Necessità maggiore dei capitali ai beni vin-


colati; propensione a vincolare i beni.

F r a i diversi modi di esercitare la, proprietà


alcuni sono più favorevoli alla produzione agra-
ria, perchè inspirano all’uomo maggiore inclina-
zione a fare di questi risparmj e confidarli alla
terra. Tale è la proprietà piena e libera per la
quale l’uomo può a d ogni istante ed a proprio
beneplacito alienare ed acquistare. Poichè non
solo prende maggiore affezione alle cose per il
piacere dell’assoluto dominio che ne tiene ; ma in
caso di grave diminuzione del reddito o di avve-
nuto eccesso di spese, egli può colla pronta ven-
dita di una parte del fondo, o colla summissione
a men gravosa, ipoteca; ritrovar quei capitale che
è necessario a mantener vivida la forza riprodut-
tiva del fondo. I1 suo interesse è d i mantenere il
terreno nello stato migliore, o per trovare mi-
glior patto quando voglia alienarlo, o per trarne
più lauto reddito quando voglia conservarlo per sè.
Al contrario, lo stato più sfavorevole alla ri-
produzione è quello della proprietà imperfetta,
per la, quale il proprietario ha, solamente un di-
ritto vitalizio coll’obbligo di trasmetterlo a d un,
dato ordine di successori. A questo genere appar-
tenevano tutte le proprietà feudali. Nondimeno
questa limitazione non è considerata dalle fami-
glie come un a g g a v i o ma, bensì come un’assicu-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 269

razione di ricchezza perpetua). Perlochè le leggi


che svincolarono le proprietà e cangiarono molti
usufruttuarj in liberi possidenti’, riescirono odio-
sissime a coloro stessi la cui liberazione tende-
vano. Sembrò loro che la legge rimettendo l’ar-
bitrio delle cose alla loro prudenza e buona con-
dotta, mirasse a spogliarli.
Questa affezione a i vincoli della proprietà do-
mina tuttavia nell’ordine più ricco della possi-
denza europea, parte per instituzione ereditaria,
parte per un geloso sentimento di conservazione,
parte per l’amor del nome che non trapassa per
discendenza femminile ; parte ancora per una bra-
ma di dominio sulla posterità.
Bisogna che nell’idea di un possesso perpetuo
vi sia una singolare attrattiva ; giacchè uomini,
allevati nella semplicità della vita mercantile e
balzati dal caso a subitanea ricchezza, mostrano
spesse volte questa inclinazione a rendere inalie-
nabili le loro eredita per lo meno in qualche por-
zione. Uomini rozzi, nel dare l’addio alla vita, si
arrestano nel pensiero di sopravivervi colla, in-
stituzione di un maggiorato, di una dote alla po-
sterità, di un padronato. Dopo aver goduto i
piaceri della libera proprietà, agognano a soppri-
mere nei loro eredi la più preziosa prerogativa del
doniinio, che è quella di poter usare della roba
propria a proprio beneplacito.
Un altro genere di possessi, che si può consi-
derare come inalienabile e quindi posto nella con-
dizione d i mero usufrutto, vien costituito dai beni
di mano morta, dai demanj nazionali, dai beni
delle corone, delle instituzioni pie, delle fonda-
zioni academiche e clericali.
Un altro genere si è quello dei beni comunali,
abbandonati al godimento o piuttosto alla deva-
270 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

stazione delle moltitudini. Sono frequenti nei pae-


si montani; essi allettano il povero a d una vita
pigra e lo trattengono a spigolare miseramente
una superficie devastata, invece di attendere ad
una industria riproduttiva, inoltre tengono i n uno
stato d i calvedine quelle pendici che la natura
aveva destinate a coprirsi d’utili selve.
Se si radunano in una somma t u t t i questi ge-
neri di beni, ne risulta che la massima parte della
possidenza universale fu sino a queste ultime età
variamente vincolata; e che a d onta delle più
recenti riforme economiche, la parte vincolata
ancora assai vasta; e che nei privati vi è una
costante propensione a d accrescerne la quantità,
tanto con vincoli di successione domestica, quanto
con vincoli di manomorta; cosicchè si rese neces
sario di porvi freno colla legge.
Questa propensione porta nei beni il danno
della, proprietà divisa fra’ i viventi e i posteri.
I1 possessore è privo del diritto di disporre; è
privo delle compiacenze del pieno dominio; non
estende le sue speranze al di là d i un breve ter-
mine; e le spese riproduttive, ch’egli versa sul
fondo, mirano sempre a un utile piccolo e ricino,
e raramente abbracciano l’utile dei successori. I n
questo la riprovazione degli economisti è unanime.
Gioja chiama stolte le leggi «che vincolando la
circolazione dei fondi, annullarono le forze che
gli avrebbero migliorati ». Quanto poi alle possi-
denze dei communi e delle nazioni, esse o riman-
gono senza, amministrazione in uno stato di sel-
raggio abbandono, o sono amministrate da mani
che non hanno interesse a farne tutto quello che
un industre padre di famiglia ne farebbe; o per
lo meno soggiacciono ad aziende complicate, lente
e dispendiose.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 271

La conseguenza di quanto si premise si è che


la massime parte delle ricchezze prediali, per ef-
fetto delle instituzioni vincolanti, è ridotta in
uno stato che rende minima la probabilità di suc-
cessive accumulazioni. Cosicchè, escludendo da
questo genere d’investimento le ricchezze degli
lsraeliti, sì è potentemente promossa la rapida
loro moltiplicarione. E riservando questa esclusive
collocazione alle ricchezze dei nostri, si è posto un
grave ostacolo al loro naturale incremento. L’abo-
lizione dei vincoli basta a duplicare in pochi anni
l’opulenza d’un regno e la sua potenza pecunia-
ria e militare.

§ 18. Tendenza dei capitali mobili


verso la possidenza.
Le ricchezze mobili, tesoreggiate dalla libera
attività, delle a r t i e del commercio, crescono con
incredibile rapidità anche i n mezzo alle più (lisa-
strose condizioni ; dissipate, si raccapezzano ; op-
presse, cangiano paese; ma, non cedono se non
alla, continuata violenza di molte generazioni, o
fra il totale esterminio delle nazioni. Questo ac-
crescimento, circondando l’uomo e i suoi figli d i
tutte le fonti dell’agiatezza e del piacere, am-
morza a poco a poco quell’acre concitazione del-
l’animo avido di lucri e di lucrose fatiche. I ri-
schj della vita industriosa richiedendo continua
tensione di pensieri e di opere, e l’attività do-
vendo crescere oltre misura col dilatarsi delle
raccolte ricchezze, mal s’accordano con quella po-
satezza d’animo che è necessaria al godimento e
vien dal godimento inspirata. Allora, l’uomo co-
mincia a, guardarsi intorno se non vi sia un’esi-
stenza men piena di pericoli e di cure. Allora
272 CATTANEO - SCRITTIECONOMICI - I
l’uomo più avverso alla possidenza comincia ad
invogliarsene, tanto più che l a maggior reverenza
resa dal vulgo a quel genere di ricchezze e l a mag-
gior evidenza e splendidezza di dovizie distese
ampiamente sulla faccia della terra, lo adescano
anche cogli allettamenti della vanità. Per lo più,
anche senza una decisa voglia di cangiare stato,
l’uomo coll’acquisto di una, proprietà fondiaria
cerca di restringere il malagevole volume dei ca-
pitali da lui posti in giro e divenuti soverchj alla
sua attività, ed a’suoi avviamenti; o cerca di
acquistarsi maggior credito con una apparenza
di solidità che appaga gli animi della moltitu-
dine; o è costretto dal corso delle cose a por-
gere certe sicurtà alle contrattazioni mercantili e
alle stipulazioni nuziali. Comunque sia, certo è
che le dovizie raccolte fra le incertezze e le cure
della vita industriosa tendono a riposarsi nella
sicurezza e nella spensieratezza della proprietà
f ondiaria.
Questa inclinazione degli industrianti a fissar
nella terra le loro ricchezze è l’anima della vita
agraria. L’industriante avvezzo a sottilmente spe-
culare sui lucri delle operazioni e a tenere am-
ministrazione solerte e scrupolosa, avvezzo a oc-
cupare assiduamente il suo tempo e le sue facoltà,
non indurito nelle pratiche cieche e nel pregiudi-
zio, non costretto d a una ereditaria’ vanità a te-
nersi sollevato sopra le cure vulgari, o abbando-
narsi allo scialacquo d’una vita grandiosa, non
asgustiato d a scarsezza di capitali : eleva generosi
edificj, affolla le piantagioni, va in cerca, d’acque
irrigatrici; insomma satolla di spese e di cure l a
terra, l a quale allora soltanto può esternare la
innata, sua vigorìa.
È in questo modo che le paludi dei Paesi Bassi,
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 2 73
le ghiaje del Milanese, i magri monticelli di
Lucca e di Firenze e della valle del Reno diven-
nero i paesi più lieti e popolosi e civili del globo.
Sono i tesori della industria antica, che addensati
su un suolo riconoscente lo hanno reso così folto
di pingui villaggi e di suntuose città. I n ciò con-
siste tutta la differenza fra, i numerosi e magnifici
municipj dell’Alta Italia e le povere città pro-
vinciali dell’Italia bassa e delle isole e di tutto
il settentrione e l’oriente d’Europa,. I v i le nazioni
indocili alle attrattive delle arti appena hanno
di che decorare un’unica capitale; e t u t t a la
superficie del paese presenta una, disadorna ru-
sticità. In ciò consiste la differenza fra la Spagna
lavoratrice e comuniera del medio evo e la Spagna
cortigianesca, oziosa e sucida. dei secoli seguenti.
I1 sagace Guicciardini vantavasi che già d a più
generazioni l’Italia era coltivata fin sul dorso dei
monti. I1 che era segno di gran potenza pecunia-
ria diffusa su t u t t a la popolazione e perciò atte-
stava un’antichissima industria. Nel settentrione
invece si videro bensì le città propagarsi sulle
pianure, ma i monti rimasero tanto selvaggi, che
nella geografia il nome d i Selva e di Monte vi è
usato promiscuamente. E monticultura (Bergbau)
non significa le coltivazione dei monti ma l’arte
delle miniere.

§ 19. Dei rnodi d’investire i capitali


nella possidenza.

I lucri dell’industria hanno un modo di dif-


fondersi ancor più largamente sulla superficie del
molo. Non è necessario che i campi, illanguiditi
t r a mani impotenti ad alimentarli, divengano tutti
possesso d i ricchi industrianti. Basta che si fac-
18. - CATTANEO. Scritti economici. I.
274 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
cia sovvenzione di un capitale al possidente. Qui
s i offre tutta la selve delle ipoteche, dei subin-
gressi, dei livelli, dei censi, degli anticrési, con
un lungo codazzo di contratti fittizj, che sotto
varie forme più o meno screditate involgano sem-
pre una sovvenzione. Questi contratti sono tanto
più frequenti quanto più i fondi sono vincolati;
perchè i capitalisti che aspirano alla possidenza,
non trovando fondi d a acquistare in proprietà,
sono costretti ad accontentarsi d’impiegare il de-
naro sul fondo altrui. I più vasti dominj feudali
ne sono ingombri; n’era ingombra la Francia
prima, della rivoluzione; e ciò ne fu una delle
cause più potenti. Gli stessi regnanti si videro
ipotecare non solo il reddito dei demanj, ma an-
che i prodotti delle regalie e delle pubbliche im-
poste. Durante l’accessione del Ducato d i Milano
alla corona di Spagna, le regalie erano divenute
proprietà di privati. I re di Francia, dopochè la
loro baronia fu nel soggiorno i n corte ridotta, a
povertà, concedevano i n sussidio ai Signori men-
dici le gabelle provinciali. È immensa le quantità
delle ipoteche e dei pegni morti (mortgages) che
gli Ebrei posseggono in Inghilterra e nelle altre
regioni d’Europa dove la possidenza è meno di-
visa. Giova considerarne gli effetti.
Nelle ipoteche più perfette il capitale prestato
si assicura sul fondo e sui frutti. I1 sovventore ha
diritto non solo di sequestrare i frutti ma di
espropriare il possidente, e sulla vendita del fondo
riavere il suo capitale. Nelle ipoteche imperfette,
che si esercitano sui fondi di fedecommesso e di
manomorta, il sovventore ha: diritto soltanto su
quei frutti che appartengono all’attual proprie-
tario, cioè quei f r u t t i che matureranno vita sua
durante.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 275

Nel caso dell’ipoteca perfetta, il possidente


paga un annuo interesse, il quale è limitato dalla
maggior sicurezza dell’impiego e dalla solidità
della cosa ipotecata. Ma se si considera, che limi-
tati sono pure i proventi agrarj, si vedrà che
quando il proprietario abbia dedotto dal ricevo
l’interesse da pagarsi al sovventore, ben poco gli
rimane di reddito netto su, quelle parte di fondo
che corrisponde alla somma presa ad ipoteca.
Qualche altro piccolo vantaggio può raccogliere
il proprietario sul reddito lordo, in caso ch’egli
stesso risieda sul fondo. Tale è il vantaggio del-
l’abitazione e di certi piccioli risparmj che si
fanno da chi vive dei prodotti delle propria terra
senza intervento di trasporti e di vendite ; i quali
vantaggi non si valutano nel prezzo del fondo e
nel suo interesse, perchè sono inerenti al sog-
giorno e non alla possidenza. Ma in conclusione,
sulla parte di fondo che corrisponde alla somma,
ipotecata., il proprietario si cangia i n affittajuolo
del sovventore. Imperrochè egli raccoglie i frutti, li
smercia, ne paga l’aumento i n forma d’interesse,
e riserva per sè un piccolo residuo sul reddito
lordo. I1 pagamento di questo affitto mascherato
viene ampiamente garantito sulla, totalità del fon-
d o ; i rischj sono tutti a carico dell’apparente
proprietario e vero affittajuolo.
Nel caso dell’ipoteca, caduca o vitalizia, vo-
glio dire dell’ipoteca data da un fedecommissario,
il sovventore non gode più le garanzia, della to-
talità del fondo, ma solo quella dei frutti. E an-
che sui frutti stessi non ha che un diritto d’incerta,
durata, la cui estinzione dipende dalla vita del-
l’attual proprietario. Quindi il prestito in questo
caso partecipa d’un contratto di sorte; e porta,
un aggravamento d’interesse a proporzione dei
276 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
rischj. Abbiamo già osservato che in questo ge-
nere di beni il proprietario inclina a n o n fare se
n o n quelle spese delle quali può sperare d’essere
in tempo a godere il frutto. Epperò il fondo me-
schinamente alimentato, produce sempre meno che
in quei fondi in cui la proprietà è libera e piena.
Ma se d a un lato cresce l’interesse d a pagami
a l sovventore, dall’altro diminuisce il reddito del
fondo: è certo che al proprietario pressochè nulla
rimane, cosicchè, senza speranza di vantaggio,
soggiace a l rischio dì perdere, Eppure questa fa-
coltà. di poter indebitare e di poter alienare il go-
dimento senza alienare un vano diritto di pro-
prietà (charge on t h e property) fu concessa dalle
leggi come un privilegio e un beneficio. Ora, i o
dimando che proprietà è m a i quella che n è d i -
spone del fondo perchè appartiene alla posterità,
n è dei frutti perchè appartengono al sovventore? -
Ma l’uomo è tale che una vuota apparenza, lo ap-
paga e lo insuperbisce.
L’anticrési è una contrattazione più dannosa
ancora alla proprietà agraria : giacchè il debitore
in questo caso cede per un certo tempo il godi-
mento della proprietà al sovventore, il quale è
interessato dalla brevità del suo godimento a
strapazzare ed esaurire il fondo, spremendone
quanto più se ne possa, spremere. I1 che è propria
mente m e t t e r le cose in mano nemica.
La men gravosa maniera di ottener sovven-
zione è quella di assoggettarsi a livello, perchè
l’allettamento della perpetuità e l’ampiezza del
margine che si suol lasciare, rende minimo l’inte-
resse da pagarsi. Del resto per poco che il cànone
sia grande, cominciano a, nascervi gli stessi effetti
dell’ipoteca, con questo di più che il pagamento
del laudemio, nei trapassi di proprietà, vi fa en-

i
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 277

t r a r e un elemento di contratto di sorte, n o n po-


tendosi d e t e r m i n a r e il numero d e i t r a p a s s i . V’è
anche l’inconveniente che questo carico del lau-
demio è tanto più replicato quanto più frequenti
sono i casi calamitosi di morte dell’utilista o di
necessità di vendere.
Però i livelli sono utilissimi non solo come pro-
prietà facile ad amministrarsi e trasferirsi, ma
come snello di transizione tra la possidenza com-
patta e l a possidenza divisa e civile. Nei paesi
feudali essi introducono il rustico alla indipen-
denza ed alla proprietà. Ma allora avvengono in
caso opposto al contemplato d a noi. Non è allora
il proprietario che invoca sopra di sè un diret-
tario, ma il proprietario che chiama sotto di sè un
utilista, e cangia il prodotto lordo del suolo in un
reddito liquido e accertato.
È inutile il dire che l’ipoteca, I’anticrési e le
altre maniere indirette di succhiare I’adipe del
terreno senza averne la proprietà sono più o meno
pregiudicevoli all’effetto della massima produ-
z i o n e ; tanto più se si faccia confronto dei van-
taggi dell’assoluta proprietà. Poichè la proprietà
assoluta, unita a quell’affluenza di capitali. e a
quello spirito intraprendente che abbiam notato
negli uomini di fresco arricchiti, è la più deside-
rabil condizione affinchè la terra esterni tutta la
sua, ubertà E ciò tanto meglio in quanto la pro-
prietà reca una, tal soddisfazione nell’animo del-
l’uomo ch’egli talvolta prodiga i suoi d o n i alla
t e r r a anche al di là d e l l a misura del consueto in-
teresse. Il milionario che s’innalza una, splendida
casa, per invecchiarvi negli agi e lasciarne il co-
spicuo godimento a’ suoi figli, decampa dalla, ri-
gidezza, dei soliti calcoli. Non ai t r a t t a più di
fare un contratto lucroso con un estranio che cerca
278 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
denari. Si tratta, di ornare ed abbellire une cosa,
dalla cui magnificenza ridonda plauso e soddisfa-
zione a l proprietario. Quindi egli dona a l proprio
fondo con mano più liberale che non sovvenga al
fondo altrui. I1 palazzo meglio in ordine in t u t t a
Venezia è quello di un signore israelita. Si dice
che abbia speso duecentomila franchi a restau-
rarlo e decorarlo, senza f a r conto delle sculture
e pitture che v i ha, radunato e che essendo t u t t e
di artisti contemporanei, esclusa ogni cose an-
tica, sono una grandezza ad un tempo ed un pu-
blico beneficio. Avrebbe egli fatto tanto se l a
possidenza gli fosse stata interdetta e concesso
solamente il vecchio diritto di casacato, e il pa-
lazzo non. fosse stato suo? Era forse più utile e
piacevole alla città, che quel palazzo rimanesse
prede del tarlo e del nitro?
Insomma, paragonando l’effetto delle ipoteche
e delle altre proprietà imperfette a quello della
piena proprietà, si può dire che nel primo caso
il capitalista mira a ricavare il massimo interesse
del denaro senza curarsi che il fondo ne venga o
no migliorato. Nel secondo caso egli prende pen-
siero a d un tempo e dell’interesse e del fondo.
Dov’era concessa l’ipoteca e vietata la, proprietà,
gl’ Israeliti divenivano i sostanziali proprietarj
di molti grandi patrimonj che restarono nominal-
mente dei loro primi possessori ; cosicchè v’era
reale traslazione del godimento dei beni con t u t t i
i suoi danni, senza alcuno de’ suoi vantaggi.
I n un antico legista francese si trova che
«giusta l’uso, è ben permesso ai Giudei d i com-
prar fondi, m a sono obligati d i rivenderli entro
l’anno ».Ore un Giudeo poteva ben pagar caro un
fondo per affezione quando lo avesse potuto tenere
a perpetuità. Ma quando non doveva comperarlo
-- . .

SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 279

se non per rivenderlo i n breve e perentorio ter-


mine, è certissimo ed evidentissimo ch’egli, per
non esporsi al rischio d i perdere, doveva compe-
rarlo solamente a, vilissimo prezzo. L’effetto d i
questo uso era dunque d’impedire che gli Ebrei
comperassero fondi se n o n con grosso guadagno ;
e inoltre d’impedire che essi vi facessero alcuna
spesa riproduttiva, se non quando dovesse ac-
crescere ipso facto il valor del fondo. Si consi-
deri che compere a siffatta condizione dovevano
accrescere la calamità delle infelici famiglie ch’era-
no costrette a rendere; e si veda se quelle leggi
porgessero soccorso all’infortunio.
Adunque i divieti agli Ebrei tendevano a risol-
vere questo problema: Cercare qual’è la maniera
per la quale i loro capitali si impiegassero sulle
terre col massimo guadagno e minor rischio del
sovventore israelita, col massimo aggravio del pos-
sidente cristiano e col minimo utile d e l fondo e
della produzione nazionale.

CAPO IV

EFFETTIECOSOMICI DELLE ALTRE INTERDIZIONI.

§ 20. Della interdizione del libero consorzio.


L’esclusione degli Israeliti dal socievole con-
sorzio, l’ incertezza del loro soggiorno, 1’ aduna-
mento loro nei ghetti, l’ignominia, delle vestì,
tutto insomma il loro stato civile tendeva- a strin-
gerli fortemente insieme. Già si è notato da, Gib-
bon e d a altri, che l’Ebreo anche ai suoi giorni
migliori, fu sempre alieno dall’accomunarsi colle
altre stirpi; e si curò sempre poco di acquistar
seguaci alla sua fede, perchè la, riguardava come
280 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
un privilegio distintivo della sua discendenza. Se
il Cristiano e il Musulmano diedero il nome d’in-
fedeli ai popoli di altra credenza, gli Ebrei non
li indicarono dalla fede ma dalla- stirpe ; e li chia-
mavano ghoim, cioè popoli, genti. E dalle tradu-
zioni letterali dell’ebraico venne nel greco e nel
latino il senso agiografico delle voci etnico e gen-
tile che presso gli scrittori pagani non si rin-
viene.
Un popolo così unito per antica e originaria
persuasione, si doreva condensar più potentemente
nelle sue affezioni quando si vide disperso in rari
gruppi in mezzo a popolazioni inimiche. E r a so-
lamente nel consorzio di loro setta ch’essi pote-
vano d a r tregua un istante a i sentimenti più pe-
no& e amari; dalla, sola loro setta potevano
sperare aiuto o almen consiglio e conforto. La
loro vita errante doveva. stendere assai lontano
le fila delle loro relazioni e corrispondenze, e il
velo del secreto le involgeva. Nessuno nel medio
evo intendeva le loro scritture: tuttociò che non
era latino. e latino assai barbaro non s’intendeva
La prosa. latina d i Dante f a compassione. Pe-
trarca latinista elegante passava per un mago
perchè leggeva correntemente Virgilio, di cui gli
altri non sapevano t r a r costrutto, e la cui tomba
era dalla stolta moltitudine riguardata come quella
d’un antico incantatore. Uno dei dotti inglesi di
quel tempo scrisse i n margine a un libro in cui
era un testo non ebraico ma solamente greco:
Grœcum est; legi non potest. R i trovano molte
ordinanze di tutti i paesi che ingiungono sotto
gravi pene agli Israeliti di tenere i registri e le
altre scritture in lingue vulgare e caratteri co-
muni.
Un’altra cagione di secreto stava nelle leggi,
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 281

che impedivano, come si disse, agli Ebrei d i tener


servi anche d i loro setta. Tutti gli affari si trat-
tavano nell’ impenetrabile recinto dei consangui-
nei; perlochè un trafficante ebreo aveva un van-
taggio costante i n tutte quelle transazioni che
volevano esser celate alla publica e privata cen-
sura. Questo spirito di secreto e questa fidatezza
dell’ebreo per l’ebreo passarono in proverbio.
Presso d i noi, parlandosi d i famiglie cautissime
e taciturne, si dice «sono fra, loro come ebrei)).
Adunque le esclusioni e le vessazioni davano tem-
pra più salda al ferreo vincolo che congiungeva
d a tanti secoli nell’unità dell’origine, del pensiero,
del destino questa schiatta, pertinace.
Ora chi non sa che il « secreto è l’anima degli
affari » ; che in commercio nessuna cosa è più
importante che la vastità, la sicurezza e il secreto
delle corrispondenze? Quanto più la stirpe israe-
litica veniva rejetta dal consorzio degli uomini,
tanto più concentrava le sue affezioni, estendeva
e assicurava, le sue corrispondenze. Era dunque
nelle esclusioni stesse una fonte indiretta di lu-
cri. L’Israelita era collocato in situazione di con-
durre imprese impossibili a d altri.
Si aggiunga la difficoltà che v’era a quei tempi
nelle relazioni mercantili, le quali per difetto di
concorrenza ne divenivano perciò più lucrose. Non-
chè poste e corrieri, non v’erano strade. Nessuna
protezione, anzi nessun rispetto allo straniero.
Ogni castellano traeva pedaggio dai viandanti
quando pure non li spogliava o non li incarce-
i‘ava, per trarne riscatto, a modo degli Algerini.
I naufraghi si denudavano per diritto; quindi
un naufragio dagli empj litorani si diceva man-
dato da Dio (Godsend). I viaggiatori venivano
talora, colti al varco, dichiarati servi fuggitivi,
282 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
messi alla gleba e a l remo. La roba dei morti stra-
nieri toccava per albinaggio al signor della, terra ;
tutti conoscono gli amari sarcasmi del Viaggio
Sentimemtale. Quando gli assassini avevano tru-
cidato alla strada un viandante straniero e tol-
togli il bello e il buono, veniva il giudice a levar-
gli la camicia, e quant’altro rimaneva, per conto
della Signoria. Poche miglia di distanza termina-
vano il mondo noto e accessibile alla commune
degli uomini.
Intanto I’Israelita giungeva con caute e salde
relazioni di emporio in emporio fino alle estremità,
del globo i n paesi di cui gli altri non sapevano il
nome: dai monti dei Falasci iicll’Etiopia, dal
Golfo Persico, dal Catai fino alla Scozia e al
Portogallo. Gli Ebrei formavano nel fondo del-
l‘Arabia il regno possente degli Amjari; fonda-
vano una republica in Abissinia, un’altra nel
Malabar; e gli scrittori arabi Ibn Haukal e Mas-
sudi parlano dei due regni israeliti di Bat e di
Amol che fiorivano sulle frontiere orientali d’Eu-
ropa, nel secolo X.1 Chi poteva, misurare i loro
guadagni, in un tempo i n cui gli aromi, dopo aver
percorso t u t t a la gran catena commerciale dei
Malesi, degli Arabi. degli Italiani, ed esser giunti
dall’Arcipelago Indico fino ai mercati delle Fian-
dre e del Baltico, vi valevano il 300 per 1 del-
l’originario prezzo? Tanta, era l’enormità dei lu-
cri, nell’impossibilità, della concorrenza.
I1 commercio delle monete, giacchè le monete
son merce, era prediletto dagli Ebrei; ed era an-
ch’ esso avvantaggiato dalle vastità e sicurezza
delle corrispondenze. I n alcune città di Barberia,

1 V. BALBI, G a z z e t t a Privilegiata d i Milano dal 2 al


G marzo 1834.
.......

SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 283

essi si erano destramente incaricati d i tener la


zecca.1 Quasi i n ogni baronia, o per diritto che
si voglia o per abuso, si coniava moneta ; chi non
aveva privilegio di batter moneta forte, batteva
rame e biglione. Nel secolo XIII, solamente i n
Francia,, v'erano 80 signori che battevano moneta,
e tutta trista e mendace, come si può vedere nei
medaglieri. Essi non permettevano nella loro si-
gnoria altra moneta che la propria, dimodochè
era d'uopo cangiar numerario a d ogni baronia e
scapitar nel cambio ogni volta.2
I n mezzo alla feudale anarchia, era, facile al
falsatore ritrovar nido sicuro e sottrarsi alle pene
Pochi de' miei lettorl sapranno qual era il sup-
plicio de'monetarj falsi. E r a dunque d i farli
bollire nell'acqua, e in caso d i maggior rigore
nell'olio. A Parigi il luogo destinato a questa
parodia delle giustizia era il mercato dei porci
alla Butte St. Roch. Quindi la voce bouillir i n
Francia non esclusiva, del libro del cuoco, ma
tiene formidabil posto nei libri della vetusta giu-
risprudenza. Ma chi poteva f a r bollire i potenti?
Chi poteva far bollire Filippo il Bello, le cui ri-
petute fraudi monetarie furono condannate da
Dante all'eternità dell'infamia? Dante non di-
menticò altri monetarj falsi di quei tempi, in cui
non si può dire se gli uomini fossero più sfrenati
a, delinquere o più spietati a. punire. Una adulte-
razione officiale o un ribasso di t u t t a le moneta
era allora un sussidio d i finanza a cui si ricorreva
nelle straordinarie necessità, come oggidì si parla
di ribassar le carte publiche di un mezzo o d i una

1 « E la più parte degli abitanti sono Giudei e questi


tengono la zecca e fanno batter moneta)). LEONEAFRI-
CANO, P. II.
2 SISMONDI, Hist. des Français, T. XIII, 109.
284 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
unità per cento. A questa fraude ricorsero i re
di Francia, i re di Scozia; il re Giovanni di Boe-
mia, dopo la sua, gita di Avignone, inargentò le
monete di rame. Chi non falsava la lega dei me-
. talli, falsava il peso della moneta; rimaneva l’an-
tico nome e il peso andava progressivamente
calando. Un creditore riceveva il numero nomi-
nale, ma i pezzi d i metallo erano sempre più leg-
geri e vili. Il nome di libra si trova applicato ad
una quantità di metallo assai minore di un’oncia. i
Quindi nella nostra lingua la voce latina, libra
produsse le due voci libra e lira, la cui differenza
è un monumento perenne della dislealtà dei no-
stri antichi. Adamo Smith notò che certe rendite
e certi làsciti che nel medio evo vennero costituiti
i n moneta, sonante, si erano ridotti a 1/4 del valore
di altre simili rendite costituite in grano o in
altri naturali prodotti.
Ora chi poteva trarre emolumento mercantile
da quelle continue alterazioni, se non quel ceto
d’uomini che a guisa d i presidio mercantile era
appostato per tutte le città d’Europa e d’Asia?
Gli Italiani e gli Ebrei, per salvarsi dalle vio-
lenza delle confische e dai pericoli dei falsatori,
adottarono allora il mirabile ripiego delle cam-
biali, con cui facevano volare ingenti tesori da
un angolo all’altro d’Europa, deridendo la fraude
ad un tempo e la rapacità. Erano come uno stuolo
di giganti che giocasse alla palla in mezzo a una
generazione di nani, i quali vedessero la palla
balzare per di sopra il loro capo da un punto
all’altro dell’orizzonte, senza poterla raggiungere,
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 285
§ 21. Della interdizione
degli studj letterarj e cavallereschi.

La depressione civile degli Ebrei era per altra


parte ancora un fomento alla loro opulenza. Po-
vera e nuda mi filosofia, Dice la turba al vil qua-
dagno intesa. Così correvano le cose anche nei
tempi d i Petrarca. Ora questi studj delle scienze,
che hanno sulle anime generose tanto potere d a
f a r loro obliare le lusinghe dell’ambizione e le
dolcezze del guadagno, erano quasi inaccessibili
agli Ebrei.
Infatti coll’imporre a chi aspirarai ad un grado
academico l’obligo d’una professione giurata di
fede cattolica, si eliminarono indirettamente gli
Ebrei d a tutte le università dei paesi cattolici:
ciò che nel medio evo comprendeva tutte le uni-
versità d’Europa. Venivano essi esclusi anche
dallo studio delle scienze naturali e matematiche.
Appena alcuno di loro prendeva qualche tintura
delle vane scienze di quel tempo nelle scuole della
Spagna maomettana. Ivi i rabbini avevano nel
secolo XII inalzato qualche grido, tentando, giu-
s t a la moda del tempo, di torcere con lunghi com-

1 Neque scholares .... quantitâlibet eruditione praeditos


ad ullum gradum in iisdem facultatibus suscipiendum re-
cipere et admittere .... valeant, nisi .... catholicam fidem
verbis juxta formæ infrascriptæ tenorem conceptis pa-
lam et solemniter profiteri teneantur. - Sept. Decr. 1. 3,
t. 3, c. 2.
Questo regolamento fu Presso di noi abolito il 3 feb-
braio 1785: In occasione che venga conferito qualche
grado ad alcuno in qualsivoglia facoltà, sarà vietato tut-
tociò che sarà conforme ad ogni ecclesiastica solennità,
come sono la confessione della fede, il giuramento alla
sede romana e simili ». La nuova formola era espressa :
in prcemihm scientiœ.
286 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
menti a scolastica sottigliezza l e semplicità de’ te-
sti sacri. Anzi gli istorici della filosofia attribui-
scono a Moisè Maimonide di Cordova e a d altri
pensatori israeliti l’introduzione in Europa della
metafisica speculativa degli Arabi, e li dicono
« imtermediarj t r a i Saraceni e gli Occidentali».
Ma in Europa lo studio di quegli stessi volumi,
che comunque vacui e sofistici sarebbero sempre
stati un esercizio dell’intelletto, venne loro impe-
dito colla interdbione dei libri stessi; e talora
colle interdizione di tenerli in a l t r a lingua che
nell’ebraica, nota bastevolmente a pochissimi ;
forse da quelle gravi insipidezze gli ingegni avreb-
bero potuto farsi scala a, più utili meditazioni,
come nella ginnastica i giochi dell’adolescenm
preparano un tesoro di forze alla virile età. M a
l’albero reciso dal piede non giunse a, fruttificare.
A troncare ogni varco che conducesse agli studj,
si era in Venezia vietato all’Ebreo l’esercitare la
stampa e il fare s t a m p a r libri neppure s o t t o nome
de’ C r i s t i a n i (1566). Le leggi venete del secolo XV
gli vietavano di (( tener scuola alcuna di giuoco,
arie, d o t t r i n a , danza suono e canto».4
Chiuso per gli Israeliti era il libero esercizio
della medicina, E r a loro vietato severamente di

1 TENNEMANN, Manuale, 5 259.


2 Impii Thalmudici, Cabalistici aliique nefarii He-
breorum libri omnino damnati et prohibiti maneant et
censeantur. - Const. 1562.
3 Librum Magazor Hebrzorum, qui continet partem
officiorum et cieremoniarum ipsorum et synagogæ, Lusita-
nicâ Hispanid, Gallica, GermanicB, ItalicB aut quâvis
aliil vulgari lingua preterquam H e b r a editum, jamdiu
ex speciali decreto rationabiliter prohibitum esse. -
Observ. ad I X reg. Ind.
4 iMARC0 FERRO, D. C. V .
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 287
assistere infermi cristiani,’ e l’assistenza d’un
Ebreo era dichiarata, un mezzo illecito d i guari-
gione.2 Chiuso per gli Israeliti era. lo studio delle
leggi, non solo per istituto delle università, come
già si disse, ma eziandio perchè non potevano spe-
rar fortuna nè sull’una nè sull’altra delle car-
riere a cui la legge introduceva. Non potevano
lucrar come giureconsulti, perchè a, ciò volevasi
il favore dell’opinione, non concesso certamente
a chi era, escluso dagli studj. Non potevano fiorire
nelle magistrature, perchè e r a vietato di loro
conferirle.3 Adunque non iniziati agli studi dai
genitori, i quali negli studj de’ figli consultano
sempre le aspettative della fortuna : esclusi dagli
onori: cresciuti nell’assidua idea di un abjetto
lucro, non dovevano consumare i loro anni nel
rivolger libri ma nel rivolger monete. Tutte quelle
occupazioni che la. società c o m p e n s a con poco lu-
cro e tardi omaggi, e che conducono l’uomo per
una vita povere ad un sepolcro venerato, erano
negate al giovine israelita, la cui anima, comun-
que per natura potesse esser generosa, e r e spinta
d a tutte le parti verso l’unica meta del far de-
nari, senza alcun pietoso o gentil sentimento che

1 Et qui ex eis medici fuerint, etiam vocati et vogati,


ad curam christianorum accedere aut illi interesse ne-
queant. - Sept. Decr. l. 5, t. l.
2 Illlcitis mediis et præcipue Judœorum ac aliorum
infidelium operâ sanari cupiunt .... Idcirco .... districte
inhibemus et interdicimus ne posthac Judaeos vel alios
infideles ad ipsorum christianorum curam vocent. - Sept.
Decr. 1. 3, t. 6, c. 2.
3 Innovamus prohibentes ne Judaei publicis officiis
praeferantur. - Sept Decr. 1. 5, t. 6, c. 16.
Mandamus quatenus regem ipsum (Portugalliæ) soli-
cite inducatis ne in offciis publicis Judæros Christianis
præficiat. - Sept. Decr. 1. O, t. 6, c. 18.
288 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
temperasse quella sola passione. Si vedevano a
quel tempo nobili e facoItosi donzelli, nauseati
dalla crudeltà e dalla dissolutezza di secoli ipo-
criti e sanguinasj, fuggire dai loro crudeli ca-
stelli per ricoverarsi nei chiostri solitarj a vivervi
una vita di pensieri e di pace. Essi spargevano
tra le lacere turbe i segni del nativo fasto, dona-
vano i loro feudi all’altare, paghi d i nutrirsi di
pane e vestirsi di sacco. Altri passavano l’adole-
scenza nell’addestrarsi all’armi, poi lasciato ogni
avere, prendevano la croce e andavano a cercar la
morte t r a gli infedeli. Tutto l’ordine dei possi-
denti era un ordine di guerrieri; e non poneva le
sue cure a fecondare il seno della, terra. Ma que-
sto abbandono degli interessi, questo impero delle
calde passioni e della fantasia, nell’Ebreo non
si vedeva mai. S è la sua credenza ve lo spingeva;
nè l’anima sua, educata- solo al guadagno, ser-
bava cavallereschi ardori.
Così t u t t a l a casta israelitica, scevra. di pen-
sieri disinteressati, scevra di occupazioni impro-
duttive, unicamente e assiduamente per t u t t a la
vita tesoreggiava. Adunque l’esclusione dagli stu-
dj letterarj e cavallereschi e ameni era, una spinta
sussidiaria che tendeva a d accrescere la loro opu-
lenza.

§ 22. Della ifiterdizione del libero vestiario.

Nello splendore delle vesti e dell’apparato, il


ricco fa una solenne dichiarazione della sua. ric-
chezza. Anche i men facoltosi hanno sempre affet-
tato questa indiretta maniera di cattivarsi l’opi-
nione e il credito di una fortuna le cui apparenze
giovano talvolta quanto la realtà. M a nei tempi
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 289
di violenza guai a, chi affettava ricchezza senza
aver la forza di difenderla. I baroni la, difende-
vano dalle loro castella; gli artigiani e i mercanti
l e difendevano sotto le bandiere della loro arte e
del loro commune. L’Ebreo solo era ricco, inerme
e isolato : vae soli ; indi il bisogno di dissimular
le sue dovizie coll’umiltà de’ modi e la sordidezza
delle vesti, spontaneamente, e quand’anche la legge
non ve lo astringesse.
Finalmente I’ influenza de’ municipj d a u n la-
to, l’influenza delle corti dall’altro, gli eserciti
stanziali, le armi da fuoco, la lenta azione della
giurisprudenza romana, soppressero l’anarchia
feudale. Le corporazioni si rilasciarono,; non fu-
rono più corpi armati per mutue tutela, ma com-
pagnie privilegiate di trafficanti. F r a l’universale
sicurezza,, cessava nell’Ebreo il timore di svelare
il secreto delle sua opulenza; egli poteva asse-
condare senza pericolo il naturale impulso della
vanità. Nelle città la ricchezza mercantile nutrita
da lontane sorgenti affrontava, col suo squisito
lusso d’arti e di eleganze la grossa e villanesca
ospitalità delle castella.
I1 ceto predominante tentò con leggi suntuarie
d i riservare a sè solo lo splendor delle apparenze e
di tenere il ceto cittadino a quell’umile livello di
cui ere pago nell’età anteriori. Ma le leggi sun-
tuarie, non appena promulgate, furono sempre
deluse ; l’emulazione repressa, in un lato s’accen-
deva in un altro. V’era, l’emulazione delle vesti;
v’era quella delle cavalcature, del Bervidora-me,
dei palazzi, dei conviti ; i n alcune città le famiglie
gareggiavano almeno nella magnificenza dei tem-
pli e delle cappelle patronali. L’opulenza, si era,
diffusa a nuove classi; e questo fatto grande e
luminoso non si poteva celare con minute fiscalità.
19. - CATTANEO. Scritti economici. I.
290 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
È certo che gli immensi tesori accumulati degli
Ebrei fra. le tenebre del medio evo, avrebbero do-
vuto stupefare la moltitudine se si fossero appa-
lesati cogli sfarzi del lusso. Ma t u t t i i ceti si uni-
i ono a reprimere questa aborrita concorrenza.
S’imposero all’Ebreo segnali degradanti. Le leggi
venete fin dal secolo XIV gli comandavano di por-
tare un segnale, perchè potesse essere conosciuto
c rigettato dalle adunanze de’ Cristiani (1385,
1134, 1443, 1496). Le ordinanze di Carlo V pre-
scrissero un cappuccio giallo all’uomo, e un pezzo
di tela gialla alla donna « largo tanto da nascon-
dere le forme del petto e della spalla».1 Era un
acconciamento simile nella forma a quello delle
publiche meretrici, solo che queste lo portavano
d i cotone bianco.2 I n Roma era presciitto un
berretto azzurro agli uomini, un qualunque altro
segnale dello stesso colore alle donne, ma così
patente che « i n nessun modo potesse ascondersi
o celarsi».3 Nel Codice Piemontese del 1770 si co-
manda che debbano « portare scopertamente t r a il
petto e il braccio destro un segno d i color giallo

1 U t a christianis dignoscantur necesse habent ma-


sculi caputium croceum et non alterius coloris. Fœmine
autem (ut vulgo dicitur) coletum ejusdem coloris ita la-
t u m et patentem u t humerum et pectus cooperiat, deferre
tenetur. - Constitut. Domin. Mediol. 1541. Tit. I, de
Judœis.
2 Ut ab aliis mulieribus dignoscantur, teneantur de-
ferre vestem (quam vulgo mantelletum vocant) confectam
ex bombyce albo, adeo latam et patentem u t huimeros et
pectus cooperiat.. .. Liceatque unicuique meretricibus con-
trafacientibus vestes per vim auferre tute libere et im-
pune. - Ib., Lib. IV.
3 Ct pro Judæis ubique dignoscantur, masculi birre-
tum, fœmine vero aliud signum patens, ita ut nullomodo
celari aut abscondi possint, glauci coloris palam deferre
teneantur. - Sept. Decr. 1. O. Anno 1555.
SULLE ISTERDIZIONI ISRAELITICHE 291

dorato di seta o di lana, e di lunghezze un terzo


di raso ».1 Nel Codice Estense del 1771 si trova
comandato di portar nel cappello un «nastro d i
color T O S S O , alto un dito ».2 Chi avesse ozio, po-
trebbe facilmente rintracciare i n tutte le vetuste
legislazioni non dissimili ordinanze, figlie tutte
del tempo e quindi dal tempo stesso ricamiate i n
oblio. Si trovano anche presso i popoli maomet-
tani, i quali ereditarono dal loro fondatore l’odio
del nome ebraico e f o r s e f u r o n o i primi institutori
di queste distinzioni. Leone Africano, il quale vi-
veva ai tempi della presa di Granata, nella de-
scrizione dell’africa, parlando degli Ebrei di Fez,
dice: «Nè alcun di loro può portar scarpe, ma
usano certe pianelle fatte di giunchi marini, e in
capo alcuni dolopani neri. Quegli che vogliono
portar berretta, conviene che portino insieme un
panno rosso attaccato alla berretta ». E parlando
di Tlemsen dice : « V’ha una gran regione (rione)
o contrada che dir la vogliano, nella quale si
stanno molti Giudei, quasi tutti egualmente ric-
chi: e portano in capo dolopani gialli, per. esser
conosciuti dagli altri ». Alcuni re dell’Africa in-
terna spingevano l’odio più oltre; così il re di
Tombuctù. « È questo re nimicissimo de’ Giudei ;
nè vuole che niuno stanzii nella sua città, e
s‘egli intende che alcuno dei mercatanti di Bar-
beria tenga con loro pratica o faccia alcun traf-
fico, gli confiaca i beni ».
Laonde non potevano gli Israeliti andar con-
f u s i nella turba in resti eleganti e procacciarsi i
diletti di una giovanile vanità ; il segno dell’igno-
minia dissipava ogni speranza di rimaner celati,

1 Leggi e Costit. lib. 1, t. 8, e. 4


2 Cod. Est., lib. III, c . IX, 15.
292 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
e gli esponeva alle beffe del vulgo. Si soppresse
quindi i n loro quella tendenza che h a l’uomo, e
più ancora la donna, a cattivarsi, se non le stima
almeno l’attenzione altrui, e se non altro l’invi-
dia, cogli ornamenti e l’aassetto d i una bella per-
sona.
Così mentre le altre classi si struggevano per
superarsi e vicenda nella magnificenza del vivere
e dello spendere, e dissipavano i capiteli di un
commercio e d i una industria ancora nascenti, le
legge teneva l’Ebreo in disparte di questa dannosa,
emulazione. Essa lo costringeva per forza a un
continuo e rilevante risparmio. Chi sa per prova
a che enormi somme possa giungere la profusione
signorile; chi sa quanto più sfrenato fosse nei
passati secoli il lusso delle gemme, delle arma-
ture, dei broccati, delle pelliccie, delle livree :
faccia un computo di quanto può essersi profuso
dai nostri padri, e viceversa risparmiato dalle ric-
che famiglie israelitiche, nel corso di molte gene-
razioni. Sono tesori che vincono l’immaginazione.
Questa abjettezza del sembiante preservava gli
Ebrei anche d a un’altra via di dispendio e di
profusione, a cui gli altri uomini andavano tanto
più soggetti quanto più adorni e gloriosi erano
nelle vestimenta. Le leggi che volevano l’Israelita
distinto per l’abito dall’altra gente, miravano ad
allontanarlo non solo dagli amori ma, eziandio
dalla dissolutezza, e lo dicevano apertamente. « In
alcune provincie la diversità dell’abito distingue

1 In nonnullis provinciis a Christianis Judæos seu


Saracenos habitus distinguit diversitas, sed in quibusdam
sic quædam inolevit confusio u t nulla differentia discer-
nantur. Unde contigit interdum quod per errorem Chri-
stiani Judæorum seu Saracenorum, et Judæi seu Saraceni
Christianorum mulieribus commiscentur .... Statuimus ut
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 293

dai Cristiani i Giudei ed i Saraceni, me in alcune


prevalse una tal confusione che omai non si di-
scernono menomamente. Onde avviene talora che
per errore i Cristiani conversano con donne di
Giudei o Saraceni, ed i Giudei o Saraceni con
donne di Cristiani. Ordiniamo adunque che co-
deste persone d’ambo i sessi, i n ogni provincia
cristiana e in ogni tempo, si distinguano publi-
camente dagli altri popoli per la qualità del-
l’abito ».
Anzi le leggi miravano ad allontanar dal con-
sorzio degli Israeliti anche le donne d i più abomi-
nevoli costumi, anche quelle la cui vita era a l
cospetto della legge e della società un continuo
peccato. Giovanna Prima, regina di Napoli e
contessa di Provenza, trovandosi rifugiata in Ari-
gnone, dopo aver fatto strangolare il marito An-
drea d’Ungheria, publicò 1’8 agosto 1347 uno sta-
tuto che vieta sotto pena della frusta, publica ai
Giudei di entrare nel publico lupanare.1 Il qual
divieto involge una specie di tacita licenza a t u t t i
quelli che non erano Giudei; giacchè « exclusio
unius, inclusio alterius ». Gli istorici ed i roman-
zieri che furono così inesorabili alle dissolutezze
di quella troppo famosa peccatrice, forse non po-
sero mente che l’infelice si dimenticò di sè stessa
forse per troppo materna cura ch’ella ebbe della
pudicizia degli Ebrei.

tales utriusque sexus, in omni Christianorom provinciâ


et omni tempore, qualitate habitus publice ab aliis populis
distinguantur. - Decr. Greg., 1. 5, t. 6, 13, AMO 1216.
1 Que la baillive ne permette à aucun Juif d’entrer
dans la maison; et s’il arrive etc. etc. qu’il soit mis en
prison pour avoir ensuite le fouet par tous les carrefours
de la ville. Art. IX. - V. MERLIN Repertoire d e Jurispru-
dence Art. Bordel.
294 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Del resto non vale d a r ridicolo alla regina Gio-
vanna perchè nelle sue leggi abbia seguìto un
principio professato universalmente dai giuristi
di quel tempo, i quali mettevano molto maggior
rigore nel ritener dalla lascivia gli Ebrei che i
Cristiani. Trovo in Julio Claro che «il Giudeo
era punibile criminalmente anche quando si trat-
tava d’una meretrice».1 E poche pagine dopo,
soggiunge: «Ed i o vidi un Giudeo accusato d i
questo delitto venir mandato in galera per dieci
anni, benchè la donna fosse publica meretrice .... ». ,
E a detta sua Boerio (decis. 316, n. 5) riferisce
che a Parigi fu arso vivo un certo Giovanni Alard
per avere avuto piùU figli da una giudea che seco
teneva.

§§ 23-24. Della libera abitazione.

Fra, le più gravi spese di emulazione e com-


parsa devono comprendersi anche quelle d’abita-
zione. I1 gusto del fabricare non è così vulgare
e comniune come quello delle resti ; ma dove s’ap-
prende lascia più profonde ferite alla. privata for-
tuna. In Italia dove da tremila anni è distintivo
principalissimo della nazione, si tiene così fune-
sto alla, ricchezza delle famiglie che si chiama per
facezia il mal della pietra. I1 commercio di Vene-
zia e di Genova s’immortalò nella magnificenza
delle costruzioni e dell’ornato. Le case di alcuni
re sono modeste dimore a fronte delle moli mar-
moree inalzate da, quei magnanimi cittadini. I1
Canal Grande di Venezia conta più palazzi di
marmo che non abbiano alcuni regni.

1 Coitus judæi cum christiana, etiam soluta e t me-


retrice, est punibilis. Sentent. Recept. 1. 5.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 295

I magnifici edificj sono un deposito che s’au-


menta coi secoli; sono una parte d i ricchezza che
si sottrae ai pericoli della fortuna ed alle profu-
sioni della. vita giornaliera per consolidarla nel
suolo della patria e renderlo più bello e veneran-
do. I1 numero e la bellezza degli edificj è un te-
stimonio della maggior dignità e delicatezza dei
sentimenti d i un popolo, mentre un altro popolo
di natura più basso e sessuale, ingoia tutto i n
ignobili bagordi e non si cura di soprarivere a sè
stesso. E qui mi si conceda. di digredire un istante
per notare il torto di molti economisti, di quella
scuola che Romagnosi chiamava scuola del ven-
tre, i quali riguardano come valore perduto t u t t a
quella parte di spese che non si scialacqua in
grossa, agiatezza.
Un autore, parlando delle opere fatte per ul-
timare il Louvre, dice: « pourra demander
quel avantage le public en retirera pour son argent,
si ce n’est la faculté qu’aura le gouvernement de
distribuer quelques logements de faveur aux gens
en crédit, et d’obstruer l’un des quartiers les plus
fréquentés de Paris ». E così le opere del genio
sono des obstructions e una irruzione di Vandali
sarebbe un rémede désobstruant. A questo modo,
per imperfezione di metodo e bassezza e ristret-
tezza di vedute, la scienza vien ritorta ad abbru-
tir le nazioni.
Chi è conscio a sè di un generoso sentimento
non deve disprezzare quelle nazioni nelle quali
la plebe conferisce le sue gratuite fatiche e il dono
dell’obolo per avere uno splendido tempio, un
dipinto, un organo, un portico, un teatro, un qua-
lunque altro abbellimento del paese e della vita,
invece di brutaleggiar nelle bettole e ingozzar
carne e aquavite cinque volte al giorno. I n Italia
296 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

i paesani, certe ore della, festa, si radunano tal-


volta a portar sassi e calce e far altri servigj onde
avere una chiesa più bella. Le donne vengono a d
accompagnarli filando, per offrir poi il frutto del
lavoro alla fabrica. E’ un tempo sottratto ai vizj
ed alle spese e che la genialità, la libertà e la com-
pagnia fanno equivalere a l riposo. Bisognava es-
ser un’anima scortese per dire di loro come
Goldsmith : « And sensual bliss is all this nation
knows ».
M a per ritornare a l proposito, t u t t a quella
suntuosità degli edificj fu una enorme imposta
che la borsa delle nazioni mercantili pagò alla
generosa passione del publico ornato e dell’amor
delle arti. Ebbene, le leggi dei nostri avi hanno
proveduto perchè questa imposta non pesasse su-
gli Ebrei; epperò gli hanno liberati da ogni pe-
ricolo di mal di pietra, relegandoli nelle ignobili
casipole del ghetto.1 Le porte del ghetto dovevano
venir serrate a chiare d a un custode cristiano;
nessun israelita poteva ((uscirne dal cadere fino
al sorgere del sole, se per avventura non si sve-
gliasse qualche improvviso incendio ». Così pre-
scrivevano leggi promulgate nel 1770.
La viltà del domicilio traeva con sè anche il
dispregio d’ogni addobbo e d’ogni domestica lau-
tezza; l’angustia e il fetor delle strade disviava
dalla lindura e nitidezza delle case. Era un’esi-
stenza tutta tessuta di risparmj e di sordidezze.

1 Judæi omnes in uno et eodem, a c si ille capax non


fuerit, in duobus aut tribus vel tot quot satis sint, conti-
guis et ab habitationibus christianorum penitus sejunctis,
per nos.... et per magistratus nostros .... designandis vicis,
ad quos unicus tantum ingressus pateat, e t quibus solum
unicus exitus detur, omnino habitent. - Sept. D., 1. 5,
t. 1, A. 1555.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 297

Più rigidamente era interdetta ogni magnifi-


cenza nelle cose sacre. Chi potrebbe mai valutar
le ricchezze che i popoli cristiani deposero negli
edificj sacri dal secolo X fino al presente? Alcuni
han computato, non so con quanta giustezza, che
il solo duomo di Milano sia costato 300 milioni di
franchi. Le offerte dei popoli inalzarono in Europa
milioni di chiese, di cappelle, di chiostri, di mor-
t o r j ; ogni villaggio d’un centinajo d’anime ne
ebbe almeno una. Non so se mal s’apporrebbe chi
valutasse i communi d’Europa a trecentomila ;
in molte città poi si trovano le chiese a centinaja.
I n molte città gli uomini di un secolo si misero
a demolir le chiese erette nei secoli precedenti; e
i loro tigli nel secolo susseguente si misero a ri-
edificarle. Lo stesso può dirsi delle nazioni mao-
mettane, presso le quali gli edificj sacri sono i n
così strabocchevol numero, che la sola, città di
Balkh vuolsi contasse nei giorni del suo splendor
mercantile ben diecimila meschite.
Alla sontuosità degli edificj corrispose la ric-
chezza degli addobbi, dei rasi sacri, dei capi d’arte
inestimabili, le dotazioni del clero, la magnifi-
cenza delle sacre solennità e delle pompe funebri.
A tuttociò sopperirono i frutti dell’agricoltura,
dell’industria e del commercio.
Tutt’al contrario presso gli Israeliti. Una squal-
lida sinagoga nascosta allo sguardo dei cittadini,
un povero rabbino, un umile apparato, una, lapide
segnata da semplici caratteri, affondata nella pol-
ve, maldifesa dagli insulti del popolazzo, ecco lutto
ciò ch’essi ebbero a provvedere per compiere gli
officj del culto e della tenerezza famigliare in t u t t i
questi secoli. I loro sepolcri dovevano esser lon-
tani da quelli dei fedeli; un cadavere ebreo li
avrebbe contaminati, poichè « la pollution d’un
298 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
cimétière. arrive toutes les fois qu’on y enterre un
infidèle ».1 Cosicchè dovevasi disotterrarlo e get-
tarlo lungi dalla sepoltura sacra.’
Le leggi non permettevano loro di trascorrere
a d alcuna sontuosità di culto. «Non potranno gli
Ebrei edificare nè i n veruna maniera fondare
nuore sinagoghe, o ampliare quelle che avessero ;
ed in ogni caso contrario dovranno gli officiali
nostri far demolire subito, ecc. Si guarderanno
d’alzare strepitosamente la voce nell’esercizio dei
loro riti, ma saranno obligati ad esercitarli in
tuono modesto e sommesso)). Queste sono leggi
promulgate sulla fine dello scorso secolo per ema-
nazione di ordinanze anteriori già volgenti al-
l’oblio.3 Nel secolo XVI si era stabilito che non ri
potesse avere più di una sinagoga per c i t t à ; e le
altre tutte si demolissero e devastassero.4
Instituzioni di t a l tenore hanno represso ogni
moto di religiosa liberalità e magnificenza. Per
qual fine donerebbe l’Ebreo a d un tempio senza
bellezza, senza pompa, senza sacerdozio? Già, le
munificenze testamentarie ed i l e g a t i d i terre al

1 MERLIN, Répertoire, art. Cimétière.


2 U t quibus non conimunicavimus vivis non commu-
nicemus defunctis ..., exhumari debent et procul ab eccle-
siastica sepultura jactari. - Decr. l l l .
Igitur nec Paganus, nec Judæus, nec Hæreticus ....
ecclesiasticæ sepulturæ tradi poterit .... Et si contigerit ....
exhumari debent, et ab ecclesiastica sepultura procul
jactari. Institutiones Juris Canonici 11. XXIV. 9. 10.
3 Legalis definito Judæus novas non patitur erigere
synagogas. - Decr. 1. 5, t. 6, c. 3.
Judæus denovo construere synagogas, ubi non habue-
runt, pati non debes.... Non autem u t eas (te antiche)
exaltent, aut ampliores aut pretiosiores faciant. - 1b.
c. 7. A. 1180.
4 Omnes eorum synagogas, præter unam tantum, de-
moliri et devastare. - Sept. D. l. 5, t. l, A. 1555.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 299

tempio erano vietate agli Ebrei anche quand'essi


erano nazione. « Dixitque Dominus ad Aaron: in
terra eorum nihil possidebitis (Num. XXXVI, 20) ».
La legge aveva limitato anche le offerte. « Jussit-
que ergo Noyses præconis voce cantari: nec vir
nec mulier quidpiam offerat ultra in opere sanc-
tuarii; sicque cessatum est a numeribus offerendis
(Ex. XXXVI, 6 ) ». L'interdizione della possidenza
prediale e del culto publico ha terminato d i chiu-
dere ogni varco per cui i beni delle famiglie ebrai-
che potessero fluire al loro sacerdozio. Ed ecco
un'altra forza conservatrice e cumulatrice dell'opu-
lenza privata degli Ebrei.
Al contrario, nelle communioni cristiane la
publicità e la solennità del culto unita a l suf-
fragio pei defunti h a sempre inspirato agli uomini
una pietosa liberalità. Ciò è tanto vero, che ap-
pena In legge imperiale aveva concesso alle chiese
il diritto di eredità,1 lo dovè tosto limitare, rim-
proverando con gravi parole quelli che abusavano
della larghezza dei fedeli, e chiamandoli eredi-
peti.2 Della qual legge un contemporaneo padre
della Chiesa riconobbe la giustizia dicendo : Non
mi legno della legge, m a mi d u o l e che l'abbiamo
meritata.3 Da quell'epoca ebbe principio una
nuova cura al governo civile, quella cioè d i limi-
tare i possessi di manomorta, ciò che fino ai nostri
tempi fu origine di gravi controversie. I1 celebre
giureconsulto ed economista Campomanes ne tes-
sè l'istoria per ciascun paese d'Europa. Me non

1 Habeat unusquisque licentiam sanctissimo cath.


venerabilique Concilio decedens bonorum quod optaverit
relinquere. - Leg. 1, Cod. de sacr. Ecc.
2 Leg. 20, 22, 27, Cod. Theod. De Ep. et Cler.
3 Nec de lege conqueror, sed doleo quod meruerimus
hanc legem. - D. Hieronim. ad Nov.
300 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
vi si perla, mai di manimorte ebraiche ; perchè in
questo caso il poter civile senza alcuna controver-
sie e per naturale impulso di opinione nazionale,
avrebbe potuto impedire ogni ammasso di beni.
Solo in questi ultimi tempi si cominciò in varj
paesi a permettere acquisti testamentarj e d’altro
genere a d instituti israelitici di beneficenza e
d’istruzione, per esempio e quello di Mantova. Ma
come confrontare queste esigue liberalità a quelle
che in alcuni paesi d’Europa versarono nelle ma-
nimorte la terza parte dell’ universo patrimonio
della Nazione?
Per conchiudere diremo che il complesso dei
regolamenti stabiliti nel medio evo, e antiquati
ornai dalle nuove legislazioni de’ più grandi Stati
d‘Europa e d’America, produceva, per molte vie
l’effetto di accrescere i guadagni e i risparmj de-
gli Israeliti al d i là di quella misura che avrebbero
naturalmente avuto. Accresceva i n loro il natural
conato all’acquisto delle ricchezze. Li forzava a
dare al loro denaro l’impiego più fastidioso e più
spregiato bensì, ma eziandio il più fruttuoso e
cumulativo, men soggetto elle liti, alle imposte,
alle spese emulatorie e vane. Affratellandoli nella
loro vita errante, li rendeva dominatori della uni- -
versale corrispondenza, mercantile. Inoltre gli
emancipava dalle suntuosità delle abitazioni, delle
vesti, delle pompe sacre e profane, dalle vanaglorie
cavalleresche, dagli infruttiferi ozj letterarj e da-
gli infruttiferi negozj politici. La somma di que-
sti risparmj era enorme. « Ora - dice Bentham -
l’addizione che si fa ogni anno alla massa delle
ricchezze è la, somma dei risparmj f a t t i da t u t t i
gli individui in quell’anno ». E più avanti : » L’ad-
dizione alla ricchezza pecuniaria d’una, comunan-
za è la. differenza tra la somme prodotta o impor-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 301
tata, e la somma, consunta o esportata in un dato
intervallo)). La conseguenza è chiara. I regola-
menti che astringevano ai risparmj, moltiplicavano
le ricchezze degli Ebrei. E certo che i legislatori
non se ne avvidero.

CAPO V

EFFETTI DELLE INTERDIZIONI SULLA POPOLAZIONE.

§ 25. Numero probabile degli Israeliti viventi.

Per poco che alcuno sia iniziato nell'economia


publica o anche solo nella statistica, saprà ch'è
sommamente difficile di conoscere lo stato preciso
della popolazione di qualsiasi paese anche più
incivilito e meglio fornito di publici registri. Inol-
tre, anche sui dati veri si suol talora esagerare
per ostentazione di potenza; giacchè il vulgo mi-
sura fallacemente la potenza politica dalla popo-
lazione.
Nel fatto degli Ebrei riesce poi quasi impos-
sibile il pervenire anche ad una lodevole appros-
simazione per varie cause. 1° Gli Ebrei sono sparsi
anche in molte regioni dove non si tiene alcun re-
gistro di popolazione. 2° Non si conosce appieno
il totale dei luoghi ov'essi sono diffusi, massime
nelle parti più interne e inaccesse dell'Asia e del-
l'Africa. 3° In molti paesi vanno indistintamente
confusi nella massa della, popolazione, e talora, si
celano sotto le apparenze d'altra setta. 4° Hanno
interesse a: farsi credere d i minor numero per sot-
trarsi alla capitazione e alle altre tasse personali
e per eludere i regolamenti con cui si tentò d i
limitare il loro numero. 5° Alcuni di essi vanno
continuamente mutando paese ; sicchè talora figu-
302 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
rano i n due registri, talora in nessuno. 6° Le loro
tradizioni religiose sin dal tempo di Davide fanno
riguardare come illecito il censo della popolazione.
L’illustre geografo Adriano Balbi osserva che
quando Negri f u mandato ambasciatore di Russia
in Bocaria, era accompagnato dai due dotti
Jacovleff e Meyendorf, i quali fecero nel medesimo
tempo diligenti ricerche sul numero degli Ebrei
di quel paese. Ora Meyendorf trovò che quegli
Ebrei erano quattromila ; e Jacovleff trovò ch’era-
no quarantamila ; il che f a nientemeno del decuplo.
A chi dei due crederemo noi? E sopratutto come
dar ragione della nostra preferenza? E quale sa-
rebbe il risultamento numerico se la differenza del
decuplo si applicasse a d uno o più milioni d’uo-
mini?
Per effetto d i queste difficoltà, autorevoli scrit-
tori recenti hanno dato diversissime cifre sulla
totale popolazione israelitica. La minima, si è quel-
la proposta dall’Annual Register, ed è milioni 2 1/2,
le maggiori sono quella della Quarterly Review,
che è di 6 milioni; quella di Wallace e d’altri
moltissimi, che è di 7 milioni ; e quella di Raumer,
che è di 9 milioni. Prendiamo un istante il proba-
bile supposto che la popolazione ebraica ammonti
a 5 milioni; sempre ritenendo che con qualunque
altro dato correrebbe pur sempre lo stesso di-
scorso.

§ 26. Dell’incremento del numero degli Israeliti.


b e leggi con cui s’aumentano le popolazioni
vennero diligentemente investigate in questi ul-
timi tempi ed i n qualche parte condotte a lode-
vole evidenza. Calcoli tratti da lungo ordine di
f a t t i assegnano 26 anni come termine i n cui le
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 303

forze fisiche del genere umano, fatta astrazione


dalle sussistenze, basterebbero a triplicare la ci-
fra di una popolazione. I n tal supposto, economi-
camente impossibile, un popolo di O milioni rag-
giungerebbe in un secolo la cifra. di 360 milioni
all’incirca.
Ma siccome le sussistenze non si aumentano
con tanta rapidità e costanza, così l’effettiva mol-
tiplicazione degli uomini procede con lentezza in-
finitamente maggiore. Le forze produttive della
terra non sono inesauribili; e vengono in gran
parte frustrate da difetto d i capitali, di arte, di
diligenza, di commercio, d i legislazione ; gli spazj
sono limitati; gli uomini col progresso della so-
cietà divengono più esigenti ; dimodochè quella
massa di consumi che bastava a un dato numero
d’uomini delle generazioni passate, non basta al
medesimo numero d’uomini della generazione vi-
vente. Coltivando le naturali esigenze degli uo-
mini e accrescendone gli agi ed il lusso, si rallenta
la loro moltiplicazione ; perchè una persona., a
viver bene, consuma quanto basta a fai viver male
più persone.
Gli Stati Uniti, che pur sono nelle circostanze
più favorevoli alla popolazione, la raddoppiano,
giusta i fatti raccolti da Warden, solamente i n
anni 21. Supponendo che questo progresso si ser-
basse costante, i sopradetti 5 milioni i n un secolo
raggiungerebbero tutt’al più la cifra di 140 mi-
lioni; adunque la differenza t r a 140 e 360 rappre-
senterebbe il divario tra la forza aumentativa de-
gli uomini presa i n astratto, e quella combinata
degli uomini e delle sussistenze ; e ciò negli Stati
Uniti è supposta la base di 3 milioni e l’intervallo
d i un secolo. Cosicchè la forza riproduttiva eco-
nomica negli Stati Uniti non giunge a 2/5 delle
304 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
forza riproduttiva meramente fisica. Si consideri
inoltre che la ragione con cui questo incremento
procede in un dato paese non è perpetua; ma si
va progressivamente rallentando, a mano a mano
che per così dire viene a saturarsi la capacità
che una data ampiezza di paese ha per la popo-
lazione, o per meglio dire la capacità ch’esso ha
di servir di base alle sussistenze.
Perlochè questa forza moltiplicante in Europa
è molto minore. L’aumento delle sussistenze vi è
men rapido, e la popolazione è già in molte regioni
così condensata, che, per modo di dire, è quasi
estinta la detta capacità’. Infatti, giusta Schön,
la popolazione si duplica nell’intervallo d’anni 26
in Prussia ; d’anni 42 in Inghilterra ; d’anni 60 in
Austria ; d’anni 63 in Sicilia, ; d’anni 100 in Fran-
cia. Ammettendo l a precisione di questi dati, che
non possono essere molto lontani dal vero, ne
conseguirebbe che 5 milioni nell’intervallo di 100
anni diverrebbero :
Negli Stati Uniti 140 milioni circa
In Prussia 75
In Inghilterra 27 »
In Austria 17 »
In Sicilia 16 »
In Francia 10 »

La forza aumentativa, già così piccola i n Fran-


cia, è ancora minore dove l a popolazione è molto
più condensata. I n Sicilia il sistema vincolante
elude la capacità, naturale del paese.
Adunque le forze moltiplicanti della comples-
siva popolazione cristiana ed israelitica. in Euro-
pa e in America variano da 10 milioni a 140. Ora
qual sarebbe la, forzai moltiplicante della. sola po-
polazione israelitica?
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 305

Si può tentare la via delle congetture o quella


dei fatti.
Nella v i a delle congetture si può dire, che se
l’incremento della popolazione deriva dall’incre-
mento delle sussistenze e dalla capacità della SU-
perficie, il popolo israelita deve crescere assai ra-
pidamente. Le sussistenze degli Ebrei sono poste
in beni piuttosto mercantili che agrarj. Ora, per
le cose più sopra discorse, l’accumulazione dei
beni mercantili è assai più rapida. Supponendo
poi gli Israeliti sotto il regime delle interdizioni,
i loro capitali in quanto esclusi dalla possidenza
sarebbero posti in diligentissimo impiego mercan-
tile, il quale sarebbe sussidiato d a tutti quei ri-
sparmj che abbiam detto essere annessi alla loro
condizione. Quanto poi alla capacità delle superfi-
cie, il popolo israelita, in quanto alienato dalla
possidenza, non ha limite alcuno. Esso tende a
spandersi di regione in regione su tutta la su-
perficie della terra abitata. Questo popolo sotto il
regime dell’interdizione deve per necessità vivere
in seno di altre popolazioni a, guisa dei viventi so-
pra i viventi. Vi sono popolazioni, che ne alimen-
tano un 20° del loro numero totale ; cosicchè dal-
l’incremento generale della popolazione di quei
paesi si potrebbe a, questo modo congetturare il
possibile proporzionale aumento della. popolazione
israelitica. I n Africa e in America vi sono territorj
abitati unicamente d a israeliti e nei quali l’in-
cremento dovrebbe seguire le norme generali. I n
questo proposito si potrebbero discorrer molte
cose. Ora notiamo alcuni fatti:
I n Prussia gli Israeliti erano nel
1817 127.745
1828 160.978
33.233
20. - Scritti economici. I.
CATTANEO.
306 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I-
Vi sarebbe raddoppiamento in 42 anni.
In Ungheria erano nel
1786 75.089
1820 150.000
Si sono raddoppiati di numero i n 34 anni. Si
noti però che in seguito l’incremento sembra aver
cominciato a rallentarsi ; perchè gli effetti morali
delle interdizioni antiche si vanno sempre più
cancellando nelle novelle generazioni.
Nel regno di Polonia erano nel
1816 212.944
1828 384.263
Incremento 171.319
I1 che supporrebbe raddoppiamento nel termi-
ne incredibilmente breve d i 15 anni scarsi. E’ a no-
tarsi che nel 1827 vi f u qualche immigrazione de-
gli Ebrei eliminati dal governo di Kiev. I n Po-
lonia gli Israeliti formano gran parte delle città,
e le loro sussistenze provengono da beni mobili;
il che per le cose dette deve promuovere la popola-
zione. Un incremento egualmente rapido ebbe
luogo anche a Metz, dove le famiglie giudaiche
erano 4 nel 1567 e 24 nel 1603, il che suppone il
raddoppiamento i n 14 a n n i ; nel 1718 erano già
480; però l’aumento riesce alquanto minore. An-
che a Wintzenheim i n Alsazia, erano 2 nel 1669
e 25 nel Si raddoppiarono adunque nel pe-
riodo di 14 ovvero 15 anni. Forse vi furono immi-
grazioni, ma certamente vi furono anche espul-
sioni, perchè gli statuti tendevano a limitare il
numero degli Ebrei.
Sarebbe utile lavoro il tessere u n a buona, serie
di simili fatti officialmente, per quanto si può,
avverrati. Frattanto d a que’ pochi che abbiamo alle
1 Repert. d e Jurisprudence.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 307

mani risulta duplicazione del numero degli Israe-


liti nell’intervallo d’anni 42 in Prussia, d’asini 34
in Ungheria, d’anni 14 ovvero 15 in Polonia, Lo-
rena ed Alsazia, Questi ultimi casi ebbero luogo
dove gli Ebrei erano dediti alla vita mercantile
ed alieni dalla possidenza. Mentre la popolazione
degli Stati Uniti eziandio col favore di continue
immigrazioni dall’Europa e dalla Guinea, si rad-
doppia solamente in 21 anno, la popolazione
israelitica in alcuni luoghi si è raddoppiata in
soli 14 o 15 anni ; del che nessun’altra stirpe offre
l’esempio. E certamente è forza supporvi anche
l’influenza di una immigrazione ; altrimenti biso-
gnerebbe dire che la fecondità, presso gii Israeliti
avesse superato i limiti delle comuni forze fisiche
del genere umano, le quali triplicano l a popola-
zione in 26 anni.
Vuolsi inoltre notare che la metà, all’incirca
degli Ebrei, cioè per lo meno 2 milioni, abita le
parti orientali d’Europa, cioè la Russia, la Prus-
sia, l a Polonia, l’Ungheria e la Turchia, nei quali
paesi forma forse il 20° della popolazione. Ora la
parte orientale dell’Europa è quella i n cui la,
capacità di popolarsi e l’aumento sperabile della
popolazione è di gran lunga maggiore; perché l o
spazio è vastissimo e l’incivilimento è ancora, re-
cente e superficiale.
La, minor parte degli Ebrei d’Europa vive nella,
parte occidentale ove la popolazione già ben fitta
cresce più rimessamente. Si può valutare che sieno
poco più di un 1000° della, popolazione In Italia.
Sono un po’ più numerosi nel Belgio e in Francia,
massime nelle provincie già, appartenenti all’Im-
perio Germanico come le Lorena, e l’Alsazia; ma .
in Inghilterra,, Svizzera e Svezia, appena giungono
ad uno per mille.
308 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
I1 campo più favorevole alla, moltipiicazione
degli Ebrei viene offerto: 1° da t u t t i i popoli mu-
sulmani i quali nutrono contro gli Ebrei un odio
grandissimo ; 2° dai popoli cristiani di stirpe slava,
magiara e tedesca. Le maggiori masse vivono
ne' paesi feudali, ov'essi tengono un luogo di mez-
zo fra i signori e i servi rurali, epperò in molte
città della Russia e della. Polonia formano la metà
della popolazione. I n Italia, Francia e Inghilterra,
dove la civiltà, ha condotto il medio ceto a pìù
giuste proporzioni, la sua solerzia e intelligenza
preclude in gran parte agli Israeliti il campo delle
speculazioni e delle ricchezze.
Raccogliendo quanto si è detto, abbiamo:
1° che il numero degli Ebrei crebbe con diversa
proporzione in diversi paesi e diversi tempi;
2° che realmente raddoppiò in alcuni casi più ra-
pidamente di qualunque nazione d'Europa e Ame-
rica ; 3° che crescono di numero coll'aumento delle
sussistenze, ossia dei loro averi ; 4° che i loro averi
crescono in ragione composta dei guadagni e dei
risparmj, ossia in ragione diretta delle interdi-
zioni. Insomma, quanto pìù interdizioni, tanto più
milioni di Ebrei!
E qui giova osservare che le interdizioni non
solo accrescono le sussistenze degli Ebrei, ma pro-
vocano l'aumento della popolazione anche per al-
t r a maniera. Allontanandoli d a tutte le vanità,
e dissipazioni, gli spingono verso la vita dome-
stica e conjugale ; e moltiplicano quella situazione
che è più propizia al migliore allevamento delle
specie umana-. Al contrario, lo scioglimento delle
interdizioni infievolirebbe questa, spinta coll'apri-
re ai giovani Israeliti tutto il vesto campo delle
vanità e delle dissipazioni.
Questa singolare moltiplicabilità degli Ebrei
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 309
f u già riconosciuta, da, quegli stessi legislatori che
pure per inscienza delle più evidenti verità del-
l’economia contribuivano con false misure a sti-
molarla. « Si sa che il celibato e la sterilità sono
aborrite dagli Ebrei, perlochè appena nubili si
maritano, e se un conjuge premuore, è raro che
l’altro non si rimariti. Questa nazione moltiplicata
all’infinito forzerebbe i n breve i ceri cittadini, i
coltivatori, ad abbandonare la terra dei loro pa-
dri e spatriare per far luogo agli Ebrei».1 Così
nei motivi dell’editto del 9 dicembre 1755 s’espri-
meva il Consiglio sovrano d i Colmai..

§ 27. Cause che ritardarono l’incremento.

Ma si dirà : come mai non sono gli Ebrei finora


cresciuti a numero immenso? E’ facile trovarne i
motivi. Prime di tutto, le frequenti espulsioni e
le confische repentine di t u t t i gli averi che annien-
tavano a d un t r a t t o tutte le sussistenze, e produ-
cevano l’esterminio di t u t t a una, generazione. Bi-
sognava restaurar d a capo le proprietà e le fami-
glie, per vederle tosto sperperate nuovamente.
P o i le stragi assidue e giornaliere, e massime nei
tempi delle crociate e della inquisizione. I n un sol
giorno ne furono distrutti due mila a Strasburgo
chiusi nel recinto del loro cimiterio. Finalmente
vuolsi ricordare il passaggio al cristianesimo di

1 On sait que le célibat est en horreur parmi les


Juifs, ainsi que la stérilité, raison pourquoi ils se ma-
rient dès qu’ils sont nubiles; et si l’un des conjoints vient
à mourir, il est très rare que I’autre ne passe à des se-
conds Iiens. Cette nation multipliée & l’infini, forcerait
donc bientôt les vrais citoyens, les cultivateurs, à aban-
donner le domicile de leurs pères, et s’expatrier pour
faire place aux Juifs.
310 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
un milione di Ebrei spagnuoli, vuolsi ricordare
la, dispersione degli Amjari che furono trascinati
dai re d’Abissinia nelle solitudini dell’Africa. Un
lettor diligente potrebbe raccogliere i n tutte le
istorie centinaja di simili fatti.
Ma vi sono altri f a t t i di un ordine assai meno
evidente. I n alcuni paesi si determinava per legge
il numero delle famiglie israelitiche alle quali era
permesso di risedere. ll re Stanislao nel 1753 lo
fissò ne’ suoi Stati di Lorena a 180 famiglie, sotto
il quale nome si compresero i padri colla loro
prole e la discendenza, dei loro figli maschi, pur-
chè abitassero in una sola e medesima casa; co-
sicchè, i n caso di dissenso e divisione dei discen-
denti, chi usciva. dalla casa avita doveva uscire
anche dal paese. E molte famiglie vennero i n ef-
fetto cacciate.
Vi fu un altro modo per reprimere la molti-
plicazione degli Israeliti, il quale era i n uso po-
chi anni sono in qualche città Anseatica, e forse
lo è ancora. Questo consisteva nel limitare il nu-
mero de’ matrimonj agli Ebrei, cosicchè, tranne
i pochi privilegiati e ammessi d’anno in anno alle
nozze, gli altri dovessero rimaner tutta la vita
in uno stato eslege.
I n Alsazia le lettere patenti del 1784 proibi-
vano agli Ebrei d i maritarsi senza espressa li-
cenza del re, sotto pena, di immediata, espulsione.’
Ora se il re doveva dare questo permesso a t u t t i
quelli che lo cercavano, era, per lui un inutile in-
comodo e per i matrimonj un ritardo pericoloso.
Se poi lo doveva d a r a d uno e negarlo a d un altro,

1 Nous faisons très-espresses


inhibitions et défenses
à tous Juifs et Juives actuellement résidens en Alsace
de contracter à I’avenir aucun mariage sans notre permis-
sion expresse, même hors des étas de notre domination, etc.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 311

l’effetto si riduceva i n ultima analisi ad una, for-


zata, diminuzione di matrimonj.
Ognuno vede che la proibizione dei matrimonj
doveva accrescere naturalmente ogni disordine, e
sopratutto il numero de’ figli illegittimi. Ora chi
il crederebbe? La legge mirava, appunto a molti-
plicarla quanto più si poteva. Ed ecco la ragione
che espongo nei termini stessi di un atto officiale
del 24 luglio 1767 : « Sua Maestà (il re di Francia)
ha deciso che si dovesse applicare in questo caso
la legge generale del regno, a tenor della quale
ogni figlio nato illegittimo deve essere allevato
nella religione cattolica: perchè appartiene al So-
vrano, e quindi alla religione dello S t a t o». ll
« caso » era che se i due genitori ebrei si univano
in nozze dopo la nascita della loro prole, con que-
sto conseguente matrimonio legittimavano bensì
i figli e acquistavano i diritti di paternità e ma-
ternità, ma non potevano però allevarli nella pro-
pria religione. Questa legge contradiceva alle
umanissime ordinazioni regie e pontificie, che
proibivano di t r a r per forza gli Ebrei, fanciulli o
adulti, a l cristianesimo.’
Codesti fanciulli col crescer-e d’età si trova-
vano in assai pericolosa condizione; perchè se
mai per tenerezza a i loro genitori o per senso na-
zionale avessero voluto, ad onta del battesimo ri-
cevuto nell’infanzia, praticare la religione pa-
terna, dovevano subir le pene dell’eresia. Poichè,
per ordinanza promulgata nel 1298, « contro i
Cristiani che saranno passa-ti o ritornati al rito

1 Nullus invitos vel nolentes Judæos ad baptismum


venire compellat. Clem. lll, A. 1190.
Ne Judæorum filios .... auferre vel subducere nec....
baptizare debeant vel præsumant. Jul. 111, A. 1191.
312 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
giudaico (benchè fossero stati battezzati ancora
infanti o per minaccia di morte, m a senza assoluta,
e precisa condizione) si procederà come contro gli
eretici)). Questa accusa, di eresia portava seco la
confisca,dei beni ; e poteva intentarsi anche contro
persone già defunte.1 Grande fu il numero degli
uomini d i stirpe ebraica che per questo modo in
Ispagna, perdettero i loro beni ed eziandio la vita.
V’era un altro modo indiretto di diminuire il
numero dei fanciulli allevati nella fede ebraica,
eludendo le sopra dette umanissime ordinanze
pontificie. Nei secoli X I I , X I I I , X I V si vietò alle
donne cristiane di allattar bambini di Ebrei, come
pure alle levatrici di assistere le puerpere ebree.2
Nella loro vita errante, nelle subitanee espulsioni
che loro s’infliggevano, le famiglie ebree dovevan
trovarsi spesse volte i n un totale isolamento. I n
questo frangente non potendo ottener l’opera di
levatrici o nutrici cristiane, le puerpere e i lat-
tanti avrebbero talora dovuto perire. P e r impetrar
soccorso era forza cedere i bambini, i quali veni-
vano allevati al cristianesimo ed erano per sempre
allontanati dai loro genitori ; giacchè severe leggi
interdicevano loro ogni corrispondenza o consue-
tudine coi rimasti ebrei.3

1 Post mortem hæretici declarari potest eum hæreti-


cum fuisse ad finem confiscandi. C . Jur. C.
2 Obstetricibus et nutricibus eorum prohibere cure-
tis ne infantes Judæorum .... nutrire præsumant. Nutrices
quoque seu ancillas.... habere vel eorum infantes per
mulieres christianas lactari aut nutriri facere.... nulla-
tenus præsumant. C . Jur. C .
3 Operam dent ne cum aliis Judæis seu infidelibus
saltem per longum tempus conversentur .... Neophyti vero
si se corrigere neglexerint .... contra eos tamquam perfidos
hæreticos .... procedatur. C. Jur. C .
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE) 313

CAPO VI

EFFETTIDELLA INTERDIZIONE SULLA MORALE.

§ 28. Effetti della condizione economica.


Officio massimo del publicista si è di avvalo-
rare le dottrine del diritto con quelle dell’econo-
mia, le quali ne formano la sanzione. Le due
scienze unite cospirano a produrre il trionfo della
morale ; poichè l’equilibrio degli interessi pro-
duce l’equilibrio delle passioni, e questo abituale
temperamento delle passioni costituisce appunto
la prima moralità d i un popolo.
Dilucidata la questione di diritto publico e
privato, e svolti gli effetti economici delle inter-
dizioni israelitiche, resta dunque a dare un cenno
fugace alle conseguenze morali dell’ordinamento
dei diritti e degli interessi.
Io dimando. E’ vero o no che l’opinione dei
popoli attribuisce agli Ebrei une eccessiva avi-
dità di lucro congiunta all’astuzia, alla bassezza,
e persino alla insensibilità?
Dimando ancora. Questa avidità astuta, bassa,
disumana è una qualità morale o immorale?
Incumbeva adunque al legislatore di rimoverne
le cause; perchè chi tollera le cause, approva gli
e f f e t t i . Ora quali sono le cause di questa procla-
mate perpetua, immoralità d’una numerosa, classe
degli abitanti d’ogni Stato?
L’Ebreo viene accusato d’essere usurajo. L’idea
fondamentale dell’usura sta nel prestito del nu-
merario o d’altro surrogato circolante. Chi non è
abitual possessore di ricchezza mobile, non ne può
essere abitual prestatore. Adunque se l’Ebreo fosse
solito a investir le sue ricchezze i n cose che per
314 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
loro natura non si dessero a prestito, egli non
potrebbe abitualmente e costantemente imprestare.
Ebbene, la terra e gli altri immobili non si pre-
stano; è chiaro d u n q u e che l’Ebreo in quanto
sarà possidente e in proporzione della sua possi-
denza, cesserà d’essere usurajo. Adunque chi non
lo vuole usurajo, lo voglia possidente, e sarà pago
del suo onesto desiderio.
Ma i nostri avi condannavano l’Ebreo a vivere
di usura e di baratti ; e poi lo maledicevano come
usurajo e barattiere. Poi intraprendevano a com-
battere con minuti regolamenti, con vane limi-
tazioni, con irrite penalità una necessità ch’essi
stessi avevano creato.
Supposta l’alternativa., bisognava. piuttosto so- ,
spingere l’Ebreo verso la possidenza.. Tutto il de-
naro ch’egli avesse collocato in terre, si sarebbe
sottratto all’usura ; le sue ricchezze non sarebbero
cresciute a dismisura. Non si sarebbe visto escir
capitale da capitale, escir dalle usure la materia
di nuove usure. Non credo che fosse lecito al le-
gislatore l’ingerirsi di coartare l’Ebreo piuttosto
ad un genere di proprietà che all’altro. Ma quando
il legislatore era pur determinato di infrangere i
sacri limiti del privato dominio, egli nelle sue
proprie intenzioni doveva piuttosto relegar l’Ebreo
alla gleba che condannarlo all’usura.
M a dopochè l a forza delle tradizioni domesti-
che e l’ereditaria possessione di t u t t i i secreti
dell’arte usuraria avevano ingenerato nell’Ebreo
una proclività irresistibile a questo genere di vita ;
dopochè le tendenze immorali delle antiche legi-
slazioni ebbero profondamente infetti gli animi,
non bastava più lasciar libero all’Israelita l’op-
zione t r a la ricchezza pecuniaria e la prediale,
per estinguere in lui la cupidità dei lucri usuraj.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 315
Era necessario promovere le spinte morali e sus-
sidiarie con t u t t i i valevoli mezzi, Ecco perchè
il Sinedrio Parigino del 1807 adoperò la sua civile
e religiosa autorità per imprimere negli Israeliti
la persuasione che la legge mosaica non permette
i lucri vietati dalla legge civile, e per consigliarli
all’acquisto dei beni stabili e a quell’onorato si-
stema di vita che cattiva la estimazione e la
benevolenza.

§ 29. Dell’educazione.

La via più diretta per immutare i costumi d i


una stirpe d’uomini si è quella di riformare il
loro stato economico, ossia di dare un diverso
corso a i loro interessi. Dopo d i ciò viene il rime-
dio della educazione. Ma l’educazione non consi-
s t e nell’imbeccare i fanciulli con precetti e pro-
verbj, e nel ripeter loro agli orecchi certe formole
che l’abitudine cangia in vani suoni nè attesi nè
intesi. Spesso una sola parola dei consorzio dome-
stico o sociale dissipa t u t t a l’incanto d i una lunga
disciplina scolastica. I1 giovine Arouet, educato
d a mani sacerdotali, si trasforma inaspettata-
mente in Voltaire. Adunque se il maestro ripe-
tesse a i figli delle famiglie israelitiche che non
bisogna pensare al guadagno e che melius est dare
quam accipere, perderebbe il fiato e l a fatica.
L’educazione si riduce a svolger nell’uomo certe
capacità, e imprimergli certe abitudini. Un uomo
che non abbia altra, capacità, che il conteggio e le
lingue, si trova quasi i n necessità di dedicarsi al
commercio; se avesse la capacità delle lettere, delle
arti, delle armi, potrebbe essere un altro uomo.
Le professioni liberali collocano il fine immediato
degli sforzi dell’uomo nel conseguimento del sa-
316 CATTANEO - SCRITTIECONOMICI - I
pere. I1 conseguimento delle ricchezze diviene un
fine secondo e remoto, il quale spesse volte si perde
d i mira per l’ardore soverchiante di raggiungere
il più prossimo fine della perizia nell’arte. Certe
dottrine aprono alla mente giovanile un nuovo
universo e pur troppo le infondono un generoso
disdegno della brutale ricchezza e della! boria
brutale ch’ella inspira.
I legislatori che interessandosi alla, morale
publica ne hanno studiato le fonti, apersero ai
giovani Israeliti i cancelli delle università, e delle
accademie. Altri gli avviano artificiosamente alle
a r t i meccaniche, all’agricoltura, alla vita milita-
re. Mendelsohn, che scrisse egregiamente sull’im-
mortalità dell’anima, era, ebreo ; Spinosa, che la-
sciò il suo nome a l più audace volo dell’idealismo,
era ebreo; l’incisore Jesi è un ebreo, il composi-
tore Mayerbeer è un ebreo; Basevi, l’avvocato che
a Mantova prese la difesa, di Andrea. Hofer, è un
ebreo ; Rubino Ventura, ebreo modenese, comanda
l’esercito del possente sovrano di Lahore ch’egli
addestrò nella tattica europea. L’arte usuraia non
è un affare di sangue ma di educazione e di po-
sizione; e gli ebrei sono capaci d’altri generi di
bene e d’altri generi di male.

30. Dell’onore.

Grande influenza h a sugli animi il godimento


delle onoranze sociali. L’esempio dei pochi for-
tunati accende le aspettative dei molti. Chi ha
riposto una volta le speranze della sua vita nelle
dolcezze degli onori e nel gusto della lode publice,
o almeno della publica approvazione, tende a pur-
garsi della scoria d’ogni pratica bassa e spregiata.
SULLE) INTERDIZIONI ISRAELITICHE 317

Le più generose virtù sono facili a certi animi, ma


i n certi altri sono un faticoso omaggio reso al-
l’amor della stima. sociale.
Romagnosi e Bentham hanno collocato l’onore
tra le « potenze cospiranti a prevenire i delitti))
e hanno imposto a l legislatore il preciso dovere
di attivar questa sanzione e di trarne t u t t o il pos-
sibile sussidio. Poichè la pena è rimedio di estre-
ma necessità e degenera. in gratuita violenza
quando non siansi poste in opera, tutte le altre
forze preventive del male. Vuolsi distinguere poi
l’onore di mero applauso dall’onor che concilia.
fiducia e che Romagnosi chiama. onor morale. Ora
questo onore diviene inaccessibile a coloro che la
legge costituisce in uno s t a t o permanente di de-
gradazione. Che giova il mento personale a una
classe d’uomini sulla quale a nativitate pesa il
publico disprezzo sanzionato e inspirato dalla leg-
ge? I1 mostrar riguardo al merito personale di
siffatti uomini è quasi un contiadire alla legge
stessa.
La legge è strumento di giustizia, non è stru-
mento d’ingiurie. Non vi sono due giustizie dì-
verse ; nè la giustizia ha due diverse misure. Ese-
guiamo con umiltà e con. fedeltà ciò che la giu-
stizia ci detta, e avremo sparso negli uomini t u t t i
i semi dell’onore e della virtù. «Non traviate gli
interessi e i poteri e l’onore morale e sociale sarà
collocato a l suo posto. Allora operando in ogni
tempo, in ogni luogo e in t u t t e le transazioni della
vita civile, egli potrà, giovare non solo a risospin-
gere e contenere le azioni malvage, ma, servirà di
stimolo a compiere azioni virtuose ed anche am-
mirabili ». Così Romagnosi.
«La censura dell’opinione ed i rifiuti di com-
mercio producono una specie di scommunica ci-
318 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
vile, per la quale taluno, benchè abiti nel seno di
una società, si trova esiliato dalla medesima ».
Così si esprime lo stesso scrittore. Questo diniego
dell’intimità sociale e dei reciproci vicinali ser-
vigj, coltiva nell’uomo t u t t i i sentimenti odiosi e
nimichevoli e fomenta quell’egoismo che risolve
la civile società i n una congrega fortuita e infor-
me. « Convivere non è meramente coesistere sullo
stesso suolo. Gli schiavi della persona e della
gleba propriamente non convivono cogli ingenui,
ma servono ai medesimi. ll bue ed il cavallo non
convivono con noi ». La convivenza dunque diffe-
rendo assai dalla mera coesistenza, consiste nel
ricambio delle leali transazioni, degli officj civili
e delle sociali carità. Ora questi officj, queste ca-
rità si rendono maggiori a chi tiene una condotta
più buona e cordiale e si mostra più capace di
giovare altrui. L’aspettativa del ricambio spinge
gli uomini a f a r e i primi passi. Epperò chi stringe
i legami della convivenza, chi avvicina gli uomini
agli uomini e ne avvalora la reciproca dipendenza,
costringe l’individuo a condursi lodevolmente per
provocare colle buone e generose azioni l’assi-
stenza e la cordialità altrui. Allora il pensiero che
un solo atto vituperevole può privarlo dell’assi-
stenza sociale e dei vantaggi e dei piaceri che ne
ridondano, gli diviene un saldissimo freno.
Perchè questa perpetua responsabilità pesi su
tutti gli uomini, è necessario che la convivenza so-
ciale li congiunga tutti. Epperò quelle leggi che
proscrivono un ceto qualunque, e lo escludono
dalla sociale convivenza, lo sciolgono eziandio dalla
necessità di rendersi utile e accetto agli altri ceti,
e lo abbandonano alla spinta grossolana. e immo-
rale dell’egoismo. Se poi alle esclusioni si aggiun-
gono distinzioni odiose e affliggenti, l’egoismo de-
SULLE INTERDIZIOSI ISRAELITICHE 319

genera in ostilità. Allora il ceto proscritto diviene


un inimico accampato nel grembo della nazione,
il quale nel secreto delle transazioni private rende
a più doppj quel male che gli viene inflitto dalle
publiche ordinanze.

§ 31. Della permissione legale degli atti illeciti.

Si è visto che ai tempi di Tacito si imputava


alla legge giudaica una strana immoralità dai po-
poli occidentali che non conoscevano quella legge
nè punto nè poco. E’ chiaro adunque che le gravi
accuse date agli Israeliti provengono d a età ben
remote, sicchè non è agevole rinvenirne la prime
fonte. Non sembra però che a quei tempi si in-
colpassero tanto di usura quanto di impurità;
accusa questa che andò tosto cancellata, dacchè i
popoli giunsero a conoscere le pagine originali
dell’antico Testamento.
Si è visto che le sediziosa proscrizione dell’in-
teresse lecito e legittimo del denaro nel I V secolo
promosse le contrattazioni illegali e usurarie ; ma
che questa proscrizione, avvalorata dall’oblio fu-
nesto della legge romana, non si adottò dai dottori
e maestri del popolo ebreo.
Esso continuò adunque anche nel medio evo e
conservar l’opinione della legalità dell’interesse,
mentre gli altri uomini lo confondevano sotto
l’unico nome di usura, distorto dal suo nativo e
radicale significato. Surse allora il pregiudizio che
l’Israelita si credesse per coscienza, autorizzato
all’usura e a d ogni baratteria. Siccome poi si sa-
peva d’altra parte che l’antica legge vietava al-
l’Ebreo di lucrare interesse sui fratelli bisognosi,
e gli comandava un prestito caritatevole e disin-
teressato : così se ne compose l’errore, che l’Ebreo
320 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
si credesse per coscienza autorizzato a fraudare
bensì il Cristiano ma non l’Ebreo; e si attribui-
rono le usure degli Israeliti non solo all’ingordi-
gia ma all’odio altresì del nome cristiano.
, Sarebbe a desiderarsi che i metafisici abban-
donando il perpetuo circolo della ideologia trita
ed usuale, indagassero l’origine istorica di qual-
cuna di quelle idee dritte o storte, le quali diffuse
nel genere umano gli hanno preparato le più fe-
lici vicende e le più dolorose.
L’interdizione d’ogni interesse sotto gravi pe-
nalità, accrescendo i rischj dei prestatori, accreb-
be naturalmente l’usura, sicchè il prestito dege-
nerò realmente e necessariamente in usura. La
necessità divenuta abitudine soppresse quasi ogni
senso di morale discernimento; il figlio di una
lunga discendenza d’usuraj trasse dalle sole tra-
dizioni domestiche le sue nozioni sul bene e sul
male, mentre il difetto d’ ogni buona e regolare
istruzione sottometteva le generazioni novelle al
prolungato impulso delle anteriori. Le confische e
le violenze d’ogni sorta destarono la brama della
rappresaglia ; un calcolo usurario parve l’arme
unica colla quale il debole potesse ritogliere a poco
a poco al forte i frutti d’una subitanea rapina.
Non era quello un consorzio sociale, m a uno stato
di disordine continuo e d’ereditaria ostilità.
Vennero i tempi della, mansuetudine e della
giustizia. Legislatori benigni non vollero che la
potente loro parola rinnovasse la funesta condan-
n a che relegava l’Israelita a d una esistenza de-
gradata. M e dall’una parte si opponeva l’opinione
dei vulghi, dall’altra l’avvilimento morale in cui
tanti secoli di disagio e d’ignominia avevano af-
fondato l’Ebreo. Si pensò quindi non solo a scio-
glierlo d a quei funesti lacci di cui portava le im-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 321

pronte, ma eziandio a sospingerlo alla cultura


dell’intelletto, la quale promove la generosità del
cuore. Così presso di noi allo scioglimento delle
interdizioni economiche si aggiunse : 1° l’ammis-
sione degli Ebrei alle università, mediante l’abo-
lizione del giuramento di fede; 2° l’obligo di fre-
quentar le scuole popolari posto come condizione
necessaria al contratto nuziale ; 3° l’officiale ri-
provazione dei libercoli cabalistici e superstiziosi,
la cui letture nutriva negli Ebrei moderni t u t t o
l’abbrutimento dei secoli barbari.3
Ma la vita misera di t a n t i secoli aveva conta-
minato le tradizioni popolari degli Israeliti. Molti
di loro più non sapevano distinguere gli a t t i il-
leciti d a quelli che la legge permetteva e prescri-
veva. La dispersione impediva l’unità delle dot-
trine ; e l’interesse privato favoreggiava le opinioni
più dannose e disonorevoli. Era dunque necessità,
che a i dichiarassero solennemente le genuine pre-
scrizioni della legge ebraica, sì per depurare la
morale degli Israeliti, sì per emendare l’opinione
che il mondo ne aveva.
ll 30 maggio 1806 si emanò dunque un decreto
imperiale che convocava a Parigi un’assemblea dei
notabili Israeliti di Francia e d’Italia. Furono 113
tra rabbini, proprietarj, negozianti e banchieri, e
si radunarono sotto la presidenza di Abramo Fur-
tado il 15 luglio. I commissarj imperiali Molè,
Pasquier e Portalis (giureconsulti e politici che
tuttora fioriscono) proposero 12 quesiti ai quali
l’assemblea fece partitamente risposta ; ne sog-
giungo qui un brevissimo sunto.

1 3 febbraio 1785.
2 8 agosto 1786.
3 2 novembre 1785
21. . CATTANEO.Scritti economici. I.
322 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
1° Quesito. E’ lecita agli Ebrei la poligamia?
La risposta si fu, che gli Ebrei d’Europa., non
ostante la permissione mosaica, si conformano uni-
versalmente già d a molti secoli al costume di un
unico nodo. Essersi nell’XI secolo radunato a Tor-
mazia un sinodo di 100 rabbini presieduto dal
dotto Gersone, in cui si fulminò anatema contro
ogni Israelita che in avvenire si fosse a d un tempo
permesso più mogli.1

2° E valido un divorzio non, pronunciato dal


giudice civile?
Benchè il ripudio sia stato concesso da Mosè,
primo dovere d’ogni Israelita si è la sommissione
alle leggi del principe. E come i n forza. del de-
creto consolare il rabbino non può pronunciar la
benedizione nuziale, se prima non gli consta del
contratto civile: così non può egli pronunciare il
ripudio rituale se non gli consta del civile divorzio.
3° Un’Ebrea può sposare un Cristiano, e ui-
ceversa?
I1 divieto delle nozze vale soltanto contro gli
idolatri. Laonde vi furono matrimonj t r a Ebrei e
Cristiani in Francia, Germania e Spagna. Ma il
voto dei rabbini è avverso a queste nozze. E gli
sposi si riguarderebbero come uniti legittimamen-
te, ma non ritualmente.

1 Non è a dimenticarsi che la poligamia fu vietata


civilmente agli Ebrei con una legge di Teodosio, Arcadio
e Onorio promulgata nel 393 e che è la 7a del titolo IX
del Codice ( D e Judæis et cœlicolis) « Nemo Judaeorum -
juxta legem suam nuptias sortiatur, nec in diversa sub
uno tempore conjugia conveniat »
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE . 323

4° Gli Ebrei riguardano come fratelli i con-


cittadini cristiani?
Anche quando gli Israeliti erano nazione, la
legge ingiungeva loro : «Lo straniero sia fra voi
come un indigeno e lo amerete come voi stessi. -
Rammentate che voi pure foste stranieri in Egit-
to. - Non raccogliere nella tua vigna, i grappoli
e gli acini caduti; ma lasciali al povero ed allo
straniero ». Quando un popolo professa i precetti
noachidi (cioè dati a Noè), gli Ebrei son tenuti
ad amarlo fraternamente, a, visitarne gli infermi,
seppellirne i morti, soccorrerne i poveri, al pari
di quei d'Israele. Questi precetti noachidi sono :
non essere idolatra., blasfematore, adultero, omi-
cida, feritore, ladro, fallace ; non mangiar carne
d'animali ancor vivi; osservar la giustizia. ll
rabbino Hillel rispose ad un idolatra : « Non fare
a l tuo simile ciò che non vorresti fatto a t e : ecco
tutta, la legge : tutto il resto ne è la conseguenza ».

5° Quali relazioni permette la legge tra Ebreo


e Cristiano?
Le stesse come tra Ebreo ed Ebreo.

6° Gli Ebrei francesi riguardano la Francia


conte patria?
Sì, e talmente, che nell'ultima guerra si vi-
dero Ebrei francesi combattere all'estremità con
Ebrei d'altro paese nemico alla Francia..

7° Chi nomina i rabbini?


I padri di famiglia, a pluralità di voti ; me non
è costume universale.
324 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

8° C h e giurisdizione ha i l rabbino sul popolo


e sugli altri rabbini?
La, legge mosaica, non riconosceva rabbini; il
nome di rabbino ai dottori delle legge venne ap-
plicato solo nella Misnà e nel Talmud. I n Francia
e i n Italia non vi sono più tribunali rabbinici, es-
sendovisi gli Israeliti conformati alle leggi dello
Stato. F r a i rabbini non v’è gerarchia o gradazione.

9° La legge vieta agli Ebrei qualche utile


professione?
Nessuna.

10° La legge vieta agli Ebrei d i far usura sui


loro fratelli?
La voce ebraica necheh significa meramente in-
teresse, e non interesse illegittimo. Se significasse
interesse illegittimo, dovrebbe esservi un’altra
voce che significasse interesse legittimo ; la quale
appunto nella lingua ebraica n o n esiste. I1 legisla-
tore intese di stimolare gli Ebrei a soccorrersi con
disinteresse.

11° Quai prestiti potevano mai farsi tra loro


in tempi che n o n avevano commercio o giro di
contante, e che la legge cercava d i conservare
l’eguaglianza dei beni?
I1 prestito non poteva essere che di poco grano
o bestiame, o di qualche strumento rusticale; e
Mosè voleva appunto che fosse gratuito. E r a quello
un principio di carità. Il Talmud lo riguarda co-
me un prestito meramente domestico; e dichiara
che nel prestito mercantile fatto anche a d un
Ebreo, è lecito un profitto proporzionale al ri-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 325

schio. La parola, usura rende equivoco il testo.


Perlochè la, Bibbia d i Osterwald e quella degli
Ebrei portoghesi preferirono la voce interesse.1
Laonde il prestito dev’esser sempre gratuito
quando è un sussidio domestico e non serve a d
una operazione mercantile.

12° L a legge vieta agli Ebrei d i fare usura


agli stranieri?
La permissione dell’interesse si riferisce solo
alle nazioni con cui si esercita il commercio. La
legge comanda di trattar lo straniero come il na-
zionale. S i t inter vos quasi indigena, et diligetis
e u m quasi vosmetipsos. Perlochè il testo: Extra-
neo fœnerabis et fratri t u o non fœnerabis, non si
riferisce che al commercio esterno.

Per effetto di queste umane condizioni non si 1


videro fra gli Israeliti quelle scandalose scene che
si videro a Roma e i n Grecia fra creditori e debi-
tori. Quindi Clermont Tonnerre ebbe a dire: « Si
pretende che l’usura sia, lecita all’Ebreo. Quest’as-
serzione si fonda su una falsa interpretazione d’un
principio di beneficenza e fraternità che vietava
di prendere interesse f r a loro e loro ». E’ questa
l’opinione d i Puffendorf e d’altri publicisti. Nel
Talmud si trova che una delle vie d i perfezione
sta nel prestito senza interesse allo straniero an-
che idolatro. Le opinioni assurde e insociali di un
qualche scrittore non devono riputarsi dottrina
nazionale degli Ebrei.

1 Si noti che nell’antico latino la voce usura non


aveva il senso sinistro che prese da poi. Epperò tolta nel
suo valor primitivo ella può benissimo corrispondere alla
voce ebrea.
326 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Questi dodici responsi, debitamente ma non
prolissamente svolti, vennero presentati a l prin-
cipe, il quale fece annunziare che dimandava al-
l’Assemblea una guarentigia sacra della piena os-
servanza delle massime in essi dichiarate. Do-
versi convertire le risposte in decisioni solenni, e
tali che potessero collocarsi a lato del Talmud, e
ottenere presso gli Ebrei d’ogni secolo e d’ogni
terra l a più veneranda autorità. La turba dei com-
mentatori della legge averne offuscata la, purità,
e il loro dissenso aver resi esitanti i lettori. Trat-
tarsi adunque di accettare la, credenze della mol-
titudine ebrea. Esser d’uopo risalire al Gran Si-
nedrio. Questo consesso, disciolto alla caduta del
Tempio, doveva adunarsi per richiamare la legge
al suo principio e dissiparne le mendaci interpre-
tazioni.
Tutte le Sinagoghe d’Europa, ebbero l’invito
di mandar deputati a l Gran Sinedrio che si assise
il 4 febbrajo 1807 nel numero legale di 70 membri
ed un presidente. E nel decorso di un mese pu-
blicò una serie di decreti corrispondente ai 12 sur-
recati quesiti.
Cominciò col dichiarare che la Legge contiene
disposizioni religiose e politiche ; le prime assolute
e perpetue ; le altre non applicabili agli Israeliti,
dopochè più non formano corpo di popolo. Questa
differenza già stabilita dalla tradizione vien con-
sacrata dal Gran Sinedrio. I1 quale in nome del
Signore intima agli Israeliti di osservare queste
dichiarazioni e ordinanze sotto pena di peccato.
Le ordinanze in succinto sono:
Art. I. Poligamia. -
Dovunque la, legge civile
vieta l a poligamia, la vieta anche la religione
ebrea.
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 327

ll. Ripudio. - I1 ripudio rituale non si può


applicare se non dove e quando il giudice civile
abbia pronunciato il legale divorzio.
lll. Matrimonio. - E’ vietato ai rabbini bene-
dir matrimonj se non sia precorso il contratto ci-
vile. I matrimonj fra Ebrei e Cristiani sono obbli-
gatorj e legittimi, quantunque non benedetti dal
rabbino; e non soggiacciono a d anatema.
IV. Fraternità. - Si comanda a d ogni Ebreo
di vivere fraternamente con tutti i cittadini di
qualsiasi religione; perchè così vuole lo spirito e
la lettera della legge.
V. Giustizia e c a r i t à . - Si prescrive ad ogni
Ebreo la pratica abituale e costante delle opere di
giustizia e d i carità verso tutti gli uomini di qua-
lunque credenza.
VI. Doveri politici e militari. - Si comanda
all’Israelita di considerar lo Stato a cui appar-
tiene come sua patria, servirlo, difenderlo, con-
formarsi alle leggi. Si dispensa l’Ebreo, finchè è
soldato, da tutte le osservanze religiose incompa-
tibili colla disciplina della sua milizia.
VII. Professioniutili. - Gli Israeliti avendo
abbandonato l’agricultura per forza delle loro T i -
cende, per l’incertezza del loro stato e gli osta-
coli posti alla loro industria ; ma ciò non essendo
effetto dei loro principj religiosi o delle interpre-
tazioni dei dottori: così si comanda, a t u t t i gli
Israeliti di adoperarsi ad inspirare alla gioventù
l’amor della fatica, delle a r t i e delle professioni
liberali. E s’invitano ad acquistar beni stabili
anche per affezionarsi viepiù alla p a t r i a ; ed a
f a r quanto è in loro per cattivarsi la stima e la
benevolenza.
328 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
VIII. Imprestito fra Israeliti. - Si dichiara
che la voce necheh esprime un interesse qualun-
que, e non l’interesse eccedente il limite legale;
giacchè la legge d i Mosè non ha stabilito alcun
limite legale dell’interesse. Si dichiara che è sa-
cro dovere d’ogni Ebreo di soccorrere senza al-
cun interesse il padre di famiglia bisognoso, e di
non esigere interesse dal suo correligionario se
non nei casi di rischio mercantile o di lucro ces-
sante e nei termini stabiliti dalla legge dello Stato.
IS. Imprestito a non-israeliti. - Si dichiara
che la voce nochri indica gli abitanti d’altro Stato,,
e non i concittadini d’altra fede, i quali per gli
Ebrei sono fratelli. Si comanda di non distinguere
nei prestiti il concittadino dal correligionario.
L’interesse illegale è indistintamente vietato fra
tutti e con tutti e di qualsiasi nazione, come ini-
quità, abominevole agli occhi del Signore. Si to-
manda ai rabbini d i nulla omettere nella predi-
cazione e nell’istruzione per radicare queste mas-
sime nell’animo degli Israeliti.

L’intero contesto di questi decreti del Gran


Sinedrio si trova nelle collezioni di Sirey e di
Merlin.
Una così solenne e autorevole interpretazione
delle legge, segnando col marchio della ignominia
e della maledizione ogni pratica civilmente ille-
gale, deve aver dissipato ogni illusione che l’igno-
ranza dei tempi andati avesse fatto alle coscienze
degli Israeliti. E nel medesimo tempo ha riconci-
liato colla universale umana società un ceto d’uo-
mini il quale per l’addietro credevamo imbevuto
dall’idea che l’arte di nuocere fosse per esso un
diritto anzi un dovere. Ma più di tutte le interpre-
tazioni e le insinuazioni dei dottori delle legge,
SULLE INTERDIZIOSI I S R A E L I T I C H E 329

potrà sulla publica morale degli Israeliti il libero


accesso alle leali cure campestri, alle imprese in-
dustriali, alle scienze, alle lettere, alle cure po-
litiche e militari.
Del resto, se il basso stato in cui giaceva per
l’addietro questa stirpe, era fomento a l vizio del-
l’avidità e della doppiezza, non mancarono os-
servatori che notassero in mezzo a quella abjezione
ed a que’ vizj anche la frequenza d i virtù poco
communi a l resto dei viventi.
Si notò la rassegnazione nell’infortunio, la
tolleranza. alle ingiurie, se pure questa è virtù:
l a costanza irremovibile nel proposito ; la destrezza
nell’eludere gli ostacoli ; l’amor della pace anche
nei secoli più turbolenti e guerrieri ; l‘orror delle
risse e delle ferite e di quelle vendette ereditarie
che il medio ero consacrò presso popoli cristiani ;
il rispetto alla legge, tuttochè avversa e nimiche-
vole ; la fedeltà a quelle tradizioni per effetto delle
quali vedevansi sdegnati dal genere umano ; l’odio
del cavillo forense, del giuoco, dell’intemperanza,
dell’ostentazione, della publica dissolutezza ; le
abitudini prudenti e domestiche, e uno spirito di
beneficenza che prevalse molte volte all’angusto e
meschino spirito d i setta. E’ un fatto riconosciuto
da tutti i criminalisti, che la galera e il patibolo
erano correggimenti quasi ignoti a questa stirpe
nel tempo in cui per gli altri vulghi sembravano
divenuti quasi una giornaliera necessità. Perlo-
chè la stirpe israelitica aveva pur luogo a dire
colla Maria Stuarda di Schiller che il mondo co-
nosceva di lei soltanto il peggio, e ch’essa era
migliore della sua, fama.1

1 Das Aergste
weiss die Welt von mir und ich
Kann sagen ich bin besser als mein Ruf.
330 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I

CAPO VIl
CAUSE DELLA DECADENZA
DELLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE.

§ 32. Unico.
Le nazioni europee fino ad ora non furono so-
cietà di individui o di famiglie, ma colleganze più
o meno fortuite di corporazioni.
Quindi quelle filosofie che considerano le na-
zioni o piuttosto gli Stati come società di indivi-
dui convenuti per patto o rivestiti a priori d'una
trascendentale eguaglianza di natura e di attri-
buti, non si sono potute applicare alle società
positive senza grandissime turbazioni. Epperò agli
indotti ogni filosofia parve principio di sovversio-
n e ; e ogni ragionamento parve insidia d'uomini
congiurati contro la pace publica.
I popoli più antichi d'Europa, Etruschi, Greci,
Liguri, Celti, ancora vergini di conquista o al-
meno non congiunti in servaggio ad altre genti,
formavano ciascuno in sè un tutto proprio, ben-
chè compartito in varie membrature. Vi era un
corpo di ottimati, un popolo e un famulato; que-
sti ordini talora erano nati dalla violenza, ma si
erano fusi dal tempo; v'era un corpo unico di
leggi, di riti, di tradizioni confluite da varie parti
e per varie oscure vicende, ma appropriate alle
nazione. Le ragioni delle legge si prendevano tutte
nel seno della nazione stessa. E benchè la civiltà
si fosse propagata da popolo a popolo, pochi di
essi sapevano l'origine straniera dei loro instituti,
e nelle publiche urgenze non risalivano alle fonti
rimote e primitive.
Venne la conquista romana. In grembo ad essa
SULLE INTERDIZIOSI ISRAELITICHE 331

t u t t i questi sparsi nodi di popoli si disciolsero co-


me le masse saline nella vastità dei mari. La le-
gislazione romana, f u i n continuo progresso, tra-
smutando prima le prerogative dei patrizj in di-
ritto civile, e poi le prerogative della cittadinanza
romana in sudditanza uniforme. Così nelle pro-
vincie gli ottimati, perduto il predominio mili-
tare e sacerdotale, divennero meri possidenti, ri-
vestiti tutto al più d i rappresentanza municipale ;
cangiarono vesti e modi e pompe; si trasforma-
rono in vani riverberi del Senato romano. I1 fa-
mulato si sciolse ; sottentrarono gli schiavi venali
fortuitamente congregati da ogni popolo dell’uni-
verso, stranieri alla terra, stranieri ai padroni,
stranieri fra loro, massa informe senza affezioni
e senza opinioni. I1 popolo rimase senza capi, e
non più ristretto in sè per unità politica cominciò
a varcare l’angusto circolo municipale, a espan-
dersi sullo spazio dell’immenso imperio, e formare
animassi fortuiti intorno alle piazze d’armi dette
colonie, o sui crocicchj delle grandi vie militari,
o presso a i ponti di quei gran fiumi che separano
colle loro paludi le nazioni barbare, e riuniscono
colle navigazioni le genti incivilite.
Per intendersi sui mercati, sulle vie, nelle co-
lonie si sforzarono fra t a n t a varietà di linguaggi
a parlare con vocaboli romani, mal uditi, mal
pronunciati, e combinati senza sintassi nell’ordine
più semplice e più facile. Obliarono i riti patrj o
11011 seppero più come debitamente adempierli in
tanta novità di luoghi e di persone ; nè più v‘era- i
no inflessibili ottimati che imprimessero nelle sur-
genti generazioni le tradizioni avite, e precedes-
sero con pertinaci esempj. Ne venne confusione
di nomi e di tradizioni e di r i t i ; ne venne una
credenza ineguale, incerta, le cui parti erano
332 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
incompatibili, che riesciva assurda a sè stessa,
che non inspirava, nè fiducia nè riverenza. La
gente più culta correva a cercare u n a persuasione
o nelle sette filosofiche che promettevano di con-
segnare la verità aperta, o nei misterj arcani che
promettevano la manifestazione della verità figu-
rata. Queste dottrine palesi o recondite spingevano
all’unità ; perchè redimendo dalle pratiche cieche,
richiamavano al dominio della, intelligenza e della
ragione, il cui fine ultimo è l’unità, cioè il vero.
Quindi si tracciarono in Europa quattro gran-
di unità, cioè quella del potere nell’autorità im-
periale, quella delle leggi nel diritto romano, quella
della credenza nella fede cristiana, quella della
lingua in un latino popolare e snodato. Invano gli
uomini si assottigliarono l’intelletto a, crear sette
e divisioni. Invano i capitani goti e franchi as-
sunsero il titolo di re, e si sbranarono le provin-
cie. Essi ponevano sulle monete il loro nome, ma
non osavano cancellarvi le insegne dell’ imperio ;
parlavano gotico nei malli e nei campi, ma non
curavano scriverlo ; scrissero in latino anche le
loro costumanze avite ; scrittura e lingua latina
sembrarono cose indivisibili. I Goti si procura-
rono la versione di qualche libro sacro; ma i
Franchi già si dicevano cristiani d a quattrocento
anni quando ebbero i primi testi nel loro incondito
e malcerto dialetto. I barbari introducevano nel
mezzodì la legge della vendetta privata, P inse-
gnavano a bere nel cranio dei nemici, ma profes-
savano la religione del perdono. Essi erano pro-
fondamente imbevuti della, idea di una legge e di
une autorità eccelsa e sovranissima che signoreg-
giava come dalle altezze del cielo e dalle viscere
della terra la loro imperfetta nazionalità. I1 sa-
cerdozio, depositario della lingua una e della fede
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 333
una, divenne inconscio interprete anche dell’equi-
tà una ; tradusse le Pandette in Diritto canonico,
e mantenne vira la tradizione dell’unità imperiale.
Per tutto ciò le novelle nazioni d’Europa non
poterono più divenire tanti corpi separati con una
esistenza. tutta propria e nazionale, come si re-
deve nei popoli primigenj. La universa popola-
zione d’Europa era divenuta una massa i n cui
varj principj erano mescolati in una proporzione
quasi uniforme dappertutto. Dappertutto s’incon-
trava il cristiano e l’ebreo, il laico e il clerico, la
scrittura latina e le denominazioni gotiche, i te-
sti civili e le saghe barbariche, il diritto e la rio-
lenza, le instituzioni municipali e la conquista ;
una rimanenza indelebile di pratiche domestiche,
agrarie, mercantili e fabrili; e sopra ogni cosa.
l’idea di una commune e suprema ragione impe-
riale e romana.
Questa massa uniforme era spaccata in tanti
compartimenti quant’erano i regni ; ma si ricom-
poneva e decomponeva senza fatica come le zolle
d i un campo arato. Ecco l’origine della rapida po-
tenza di Carlo Magno, di Guglielmo il Conqui-
statore o di Ottone.
I re longobardi non potevano tener fronte a
Carlo Magno, perchè il loro regno non aveva ca-
rattere nazionale ; il sacerdozio e l a moltitudine
non erano più aderenti a loro che a Carlo, anzi
aderivano più a Carlo d e cui avevano ricevuto
promesse molte e ingiuria. nessuna, e d a cui, come
persona e cosa nuora, era lecito sperar meglio.
Carlo li assaliva con un esercito venuto di lon-
tano, e isolato da ogni mistura ; istrumento sem-
plice e fedele. Gli eserciti meccanici combattendo
in difesa e i n casa propria facilmente falliscono ;
in terra straniera tengono fermo. Desiderio si tro-

i:
334 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
vava in mezzo a’ suoi secreti nemici, come Carlo
lo sarebbe stato in Francia. F a t t o il colpo, l’idea
dell’unità, predominare e conteneva,; i popoli si
acquietarono nell’unità, dell’imperio come gli ato-
mi terraquei attorno a l centro del globo.
Dopo Carlo Magno più non vi f u autorità pu-
blica in Europa. I re parziali erano distrutti; il
re centrale non poteva in tanta selvatichezza di
tempi, senza strade, senza commerci, senza tesoro,
senza esercito stanziale dominar così lontano.
Ogni capitano, ogni possidente comandò dove si
trovava. Sismondi h a dimostrato che la Francia
per più secoli non ebbe nè legislatori nè leggi.
I n seguito per necessità di sicurezza; si confede-
rarono in gremj feudali; e crearono, senza sa-
perlo, un sistema. Ma questo sistema era fortuito
e tumultuario. I confini delle nazioni eran pro-
miscui. Parte della Francia era unita all’Inghil-
terra, parte all’Aragona, parte allo Stato Pontifi-
cio, parte alla Germania; il resto era diviso fra
i re, i duchi e i conti di Francia, di Borgogna, di
Bretagna, di Tolosa, di Provenza, d i Fiandra.
Così altrove.
I n mezzo a quell’anarchia, ognuno seguì le
proprie tradizioni. I n luogo dell’equità, domina-
rono le consuetudini dei forti e le colleganze dei
deboli. Quindi due fonti principali di leggi: il
costume e gli statuti. I castellani, informe esercito
disseminato su t u t t a la superficie del paese, for-
marono il gius feudale. I1 sacerdozio promulgò il
diritto canonico, adattando successivamente i prin-
cipj romani alle esigenze della fede e della gerar-
chia. Nelle città, i mercanti e gli artigiani tennero
il diritto municipale. I naviganti, toccando nel
giro di un anno più porti e più nazioni, sublima-
rono le pratiche commerciali in diritto marittimo.

-._ -.-_I_-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 335

Ogni corporazione stabilì una pratica che scritta


divenne regola e legge. Ogni ordine monastico ebbe
regole proprie e nome ed abito distinto, sicchè fu
necessario limitarne con prammatiche il numero
sempre crescente. Gli ordini cavallereschi attras-
sero colla varietà degli instituti, dei privilegi,
delle insegne la bisognosa gioventù, a cui il si- i
stema feudale negava le debita parte della terra
paterna. Tutta l’Europa si trovò schierata i n
corporazioni mercantili, fabrili, nautiche, caval-
leresche, monastiche, universitarie.
Ma tutte le regole, i diritti, i privilegi non si
combinavano armonicamente fra loro. Nel medio
evo un uomo professava di vivere colla legge ro-
mana e un altro colla legge longobarda. Si vedeva
un barone f a r decidere le liti col duello sulle
piazza della chiesa, mentre nella chiesa si leggeva
le scomunica contro i duellanti. Vicino a un porto
ove i naviganti avevano una sicurezza, un uomo
autorizzato dalla legge raccoglieva le spoglie dei
naufraghi. Qua un barone non conosceva eguali
nel suo distretto; là beccaj e ciabattini collegati
in corporazioni con armi e bandiere pattuivano
con baroni e con re. I regni del medio evo erano
accozzamenti fortuiti e tumultuarj. I varj ceti
coesistevano in una perpetua lotta, ora palese e
armata, ora involuta nei contratti e nelle legi-
slazioni.
Nel mezzo d i queste corporazioni v’era anche
quella degli Israeliti, distinta non solo per la
diversità della fede. ma anche per l’indole de’ suoi
interessi al pari d’ogni altra corporazione. Quindi
il suo isolamento non era effetto solamente del-
l’opinione, ma anche della s u a posizione econo-
mica. Se non che la fede diversa riuniva nell’odio
del ceto israelitico tutte le altre corporazioni co-
336 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
munque fra loro rivali e nemiche. Ciascuna delle
altre era difesa dal commune equilibrio. Ma fra,
tutte da, un lato ed una sola dall’altro l’equilibrio
non poteva serbarsi. Quindi, a fronte di t u t t a la
massa sociale, l’Israelita doveva soccumbere in
ogni caso in cui valesse la forza; e non poteva
pareggiar la partita se non colla pazienza e l’ac-
cortezza.
L’anarchia del medio evo aveva. formato e nu-
trito tutte queste colleganze. L’azione governa-
tiva dell’evo moderno le sciolse. I1 privato, sen-
tendosi protetto e sicuro, trovò nelle corporazioni,
nei privilegi, nelle privative, nelle proibizioni una
molestia’ inutile. L’autorità nazionale cercò di li-
berarsi da un continuo inciampo che rendeva la
gestione degli affari, lenta, faticosa, minuziosa,
litigiosa. Centinaja di statuti fecero luogo a codici
uniformi e nazionali. Centinaja di squadre feu-
dali indisciplinate e tumultuarie fecero luogo ad
eserciti animati da una sola volontà. Centinaja di
corporazioni divennero una società, civile, aperta
a i vitali impulsi della libera concorrenza. Cen-
tinaja di dialetti si collegarono in lingue nazionali.
L’uso del latino, che velava tutte le nazionalità,
sotto una uniforme livrea, venne meno. La lette-
ratura uscì dai sepolcri degli antichi, e si fece
specchio delle passioni e delle idee dei viventi.
Dalla cultura della lingua venne lo spirito na-
zionale, il quale è in ragione inversa dell’uso dei
dialetti e i n ragion diretta dell’uso della lingua
commune. Dal che viene la forte nazionalità della
Francia, dell’lnghilterra, e la poca nazionalità
d’altri paesi. Lo sviluppo delle lingue determi-
nando meglio i confini naturali delle nazioni di-
venne un fomento alla pace universale. Così, a
cagion d’esempio, la diffusione del francese in
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 337

Linguadoca e Guascogna tolse ogni guerra di con-


fini tra la Francia e la Spagna. I1 poter nazionale
coll’uniformità e perpetuità delle sue tendenze
eguagliò le sorti, e restaurò l’opera dell’equità ci-
vile già fondata sotto il regime romano. I n alcuni
paesi l’esplosione popolare precipitò in un giorno
gli avvenimenti che il potere consueto avrebbe
quietamente prodotti in un secolo. E’ un fenomeno
curioso che il Codice civile di Francia, intrapreso
dai tribuni, fu compiuto e promulgato a nome di
un principe assoluto, senza alcuna deviazione nè
da’suoi principj nè da quelli della antica legisla-
zione romana. Tanto il poter popolare come il
potere assoluto convennero nella dissoluzione dei
privilegi e nell’adeguamento delle utilità. L’ef-
fetto si fu di pareggiare i membri dello Stato nel
cospetto della legge e nel godimento dei diritti
civili.
Dov’era l’unità. della fede, questa fusione riescì
più agevole. Ma dov’essa non esisteva, la molti-
tudine preponderante riserbò l’idea dell’eguaglian-
za giuridica. a sè stessa,. Chi era fuori della co-
munione religiosa, si trovò fuori della comunione
civile. E qui giova richiamare uno dei fatti da cui
prendemmo già le mosse. L’Assemblea. Costituente
distrusse d’un precipitoso colpo tutte le interdi-
zioni civili tra cristiani, ma per più di due anni
esitò a sciogliere le interdizioni inflitte agli Ebrei.
L’unificazione civile ed economica delle sètte dis-
sidenti colla, comunione predominante, è l’ultimo
e più difficile trionfo dell’equità sociale ; perchè
gli uomini cedono più docilmente i loro interessi
che le loro opinioni.
I primi passi a questa, ancor lontana meta, fu-
rono segnati a mezzo il secolo XVI nelle paci di
Passavia e di Augusta, l’infrazione delle quali f u
22. - CATTANEO. Scritti economici. I.
338 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
punita tremendamente colla guerra dei trent’anni.
Furono segnati in Francia coll’editto di Nantes,
la cui rivocazione trasse seco il dissesto della. pu-
blica economia, e f u il primo seme delle posteriori
agitazioni. La Svizzera riconobbe questo principio
nella pace di Aarau (1712) e nell’atto di Media-
zione (1803). Gli Stati Uniti lo abbracciarono senza
riserve e lo mantennero con pienezza e lealtà.
l’Inghilterra lo adottò inconsciamente colla disso-
luzione del Parlamento irlandese ; la qual misura
ostile preparò la fusione sociale dell’Irlanda e del-
l’Inghilterra, e l’emancipazione politica dei cat-
tolici, avvenuta trent’anni dopo. I suoi autori in-
tesero di fare un’opera di tenebre e di sangue; e
doveva riescire di fratellanza e di pace, Presso
di noi l’editto di tolleranza e il Codice civile
del 1786 iniziarono senza ostentazione un’epoca
che f u continuata con perseveranza. I n Russia
l’ucase del 13 aprile 1835 non solo alletta gli
Israeliti alla agricultura e alle arti, ma p u r an-
che agli studj dell’Università e delle Accademie
colla promessa di accoglierli giusta il loro merito
nel servizio civile ed anche nella publica istru-
zione. E fa meraviglia come quelli che i nostri
antichi non ammettevano ad essere scolari, oramai
siano giunti a d essere institutori con publica
autorità. L’esempio di molte nazioni t r a r r à seco
il consenso di tutte. Ma non è meraviglia che
quest’epoca immensa e sublime non sia ancora
condotta a compimento ; può dirsi cominciata
appena.
Chi ben miri addentro in tutte le riforme e
innovazioni e interpretazioni legislative e politi-
che, vedrà il principio dell’equità insinuarsi sot-
tilmente in tutte le parti dell’azienda sociale ; e
l’equilibrio dei lumi e dei poteri diffondersi pro-
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 339
gressivamente su tutte le classi e tutte le nazioni.
Le più grandi nazioni si vanno disingannando dai
sanguinosi delirj della conquista. e dell’universale
dominio della terra e del mare. I popoli più am-
biziosi e più armigeri si troveranno divenuti in
breve tempo i più poveri, i più ignoranti, i più
inoperosi, i più deboli. Le nazioni più modeste e
più tranquille, più contente del proprio, più alie-
ne dalla turbolenza diplomatica e militare, si tro-
veranno le più illuminate, industri, ricche, con-
cordi e poderose.
P u r troppo vi sono ancora popoli che credono
avere al di fuori di sè il principio della propria
vitalità. I loro timori, le loro speranze, le loro
vanità sono tutte al di là delle loro frontiere.
Quindi le ingerenze pericolose, le competenze in-
definibili, le gelosie al di fuori, i sospetti a l di
dentro, i perpetui armamenti che divorano migliaja
di milioni, e aprono l’abisso del debito publico
nel quale le infelici dinastie vengono crudelmente
sommerse d a servi stolti e infedeli. Chi cercherà,
d’onde venne quella forza fatale che spense la
potenza di molti antichi e venerandi Stati, tro-
verà che in mezzo alle sorprese di avvenimenti
inaspettati e strani e quasi incredibili, operavaiio
pur sempre due sorde influenze : l’opposizione alla
progressiva universale equità, e il peso morto di
un debito divoratore. I consigli della buona eco-
nomia avrebbero salvato ogni cosa.

CAPO VIIl
CONCLUSIONE.
Quali sarebbero gli effetti d’un generale pareg-
giamento degli Israeliti agli altri abitatori?
L’esperienza f a t t a dalle più grandi nazioni
340 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
d’Europa lo dimostra. La forza delle cose e del-
l’umana natura difenderebbe i n loro, come negli
altri, l’amore del lusso, degli onori, degli studj,
dei luoghi, dell’estimazione publica, insomma pro-
durrebbe l’assorbimento loro nell’unità sociale. La
smania di un sordido guadagno odioso alla molti-
tudine, umiliante oll’orgoglio signorile, si sceme-
rebbe; la naturale inclinazione al riposo e al-
l’agiatezza ricondurrebbe sul seno della. terra il
numerario successivamente ammassato.
Non v’è un poter magico per cui l’oro del-
l’Ebreo si moltiplichi più di quello del Turco o
dell’Indiano. La magia che lo ha arricchito, stava
nelle ereditarie interdizioni. Anche la sola inter-
dizione della possidenza, prodotta d a cause geo-
grafiche, bastò ad imprimere un’indole essenzial-
mente mercantile a molte città ed a renderle mi-
rabili per opulenza; tali furono Tiro, Atene,
Amalfi, Venezia, Genova., Ginevra.
Le nazioni più provide hanno già dissipato
l’incanto. Seguendo la voce dell’umanità, della
tolleranza e delle ancor più appassionate che ra-
gionatrici dottrine del passato secolo, esse hanno
sciolto un problema d’economia politica. Questa’
scienza insegna come gli Ebrei divennero i più
ricchi tra gli abitanti della t e r r a ; essa svolge pra-
ticamente le verità del sacro adagio : « Gli ultimi
saranno i primi)). N o i abbiamo tenuto gli Ebrei
in rigidissima tutela, costringendoli anche già
ricchi IL trafficare e industriarsi senza posa, ed a
vivere senza piaceri e senza distrazioni. Noi ab-
biamo tessuto di dispendiose vanità t u t t a la no-
stra vita e abbiamo tessuto t u t t a la vita loro di
solide realtà.
Distruggere il giudaismo non è del nostro po-
tere, nè della nostra competenza. Quando questa
SULLE INTERDIZIONI ISRAELITICHE 341

impresa fosse anche possibile, ella certo non lo


sarebbe nel breve termine di vita. che è concesso
a noi quanti viviamo. Dacchè dunque una potenza
prevalente h a disposto che il genere umano, vita
nostra durante, appartenga a diverse credenze :
cerchiamo almeno di coniporci in modo che questo
dissidio perturbi men che si possa quella pace che
per noi può godersi. Nè dalla pacifica. coesistenza
di Israeliti e Cristiani sullo stesso suolo v’è a te-
mere pel contatto delle opinioni. Facile potrà,
forse essere il passaggio dall’una all’altra delle
communioni cristiane; ma non so se a i nostri
tempi si sia notato alcun esempio di cristiani
giudaizzanti.
Resta un’ultima questione. Se lo stato d‘inter-
dizione è un fomento alla fortuna degli Israeliti,
può egli dirsi che loro convenga maggiormente
il rimaner sotto il giogo delle degradazioni, oppure
l’invocare un equo pareggiamento al cospetto della
legge?
La risposta è facile. Non v‘ha dubbio che la si-
tuazione più favorevole a l lucro potrà sembrar la
più desiderabile a d animi che fossero predominati
dalla cupidigia. Ma il pieno godimento della. uma-
na dignità e della considerazione sociale, la par-
tecipazione libera a i più eletti piaceri, alla po-
tenza politica e militare, alla gloria delle arti e
degli studj, alle dolci cure della vita campestre,
sono più confacienti se non a satisfare la cupidità,
per certo ad appagare le altre più degne e più
generose passioni. Gli animi onorati non potreb-
bero esitare un istante i n tale alternativa.
Questo scritto è di materia. occasionale e tran-
sitoria, la quale però potendo, anzi dovendo, rin-
novarsi più volte e presso molte nazioni, può ri-
guardarsi come argomento stabile e perenne. Nel
342 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
congedarmi dal mio lettore mi farò ardito a ri-
petere i l detto del savio inglese a l conte Toreno:
« Anche vincolandomi strettamente ai principj
della logica, anche consacrandomi alle considera-
zioni della morale e della politica, ho sopratutto
prese a mia regola la più esatta delle scienze,
l’aritmetica ».
L’aritmetica, porge verità evidenti ed errori
facili a d emendami. Ma le verità e gli errori di
una più ambiziosa e litigiosa specie scendono mal-
distinti per molte generazioni, ed involgono il
genere umano in insuperabili perplessità. Confido
cotanto ne’ miei principj, che chi cercasse a, cor-
reggermi gli errori in cui fossi per avventura in-
corso, sarà da me considerato come un amico che
redime dalla nativa insufficienza. i miei pensieri
e dà perfezione e compimento a’ miei voti.
X.

Della carità legale.*

Questo novello benefattore dell’umanità con-


sacrò viaggi, spese e fatiche gravissime a racco-
gliere e ordinar fatti riguardanti le Instituzioni
di publica carità in Europa e in America. I1 suo
nome merita d’essere onorato al pari di quello
di Howard il visitatore degli ospitali; ma il suo
libro è d’importanza assai maggiore e getta molta
luce sul più arduo e pericoloso problema della
sociale economia, cioè sulla sussistenza e sulla
moralità dei poveri. Noi non ci faremo scrupolo
di trattenere a lungo su questa opera i nostri let-
tori, a pochi dei quali sarà venuta alle mani.
Vorremmo che questo ammasso di notizie positive
facesse sentire ai nostri lettori il bisogno di risa-
lire alle elevate dottrine che sul Pauperismo già
dettò in questi Annali l’illustre Romagnosi.

* « Annali », 1836, L, pp. 248-265 e LI, 1837, pp. 32-61.


Ampia recensione di F. M. L. NAVILLE, De la charité legale
(Parigi, 1836, 2 voll. in 8°). Una segnalazione di que-
st’opera si trova pure a pp. 108-172del vol. XLVIII, l=,
del medesimo periodico. - Era nella intenzione di C. ri-
stampare questo scritto, come si rileva da una nota a
p. 154 del vol. lll di « Alcuni Scritti » : « Allo scritto
su la Beneficenza pubblica, avrei potuto soggiungere al-
tro s u la Carità legale, inserito una dozzina d’anni ad-
dietro negli Annali di Statistica; ma poichè lo spazio
non consente, lo serbo ad altra raccolta d’argomenti di
Pubblica Economia.... ».
344 CATTANEO - -
SCRITTI ECONOMICI I

I1 prospetto che l’autore ci porge dei regola-


menti pauperarj in varie regioni, è tessuto mi-
nutamente e diligentemente con dati officiali ci-
tati a piè di pagina; cosicchè nel tempo stesso
che ci guida in questo vastissimo labirinto, som-
ministra anche una ricca, bibliografia a servigio
di chi volesse meglio approfondirsi nei partico-
lari di questo nuovo ramo dell’Economia.

1. Della carità legale in Inghilterra.

Rei settimi dello imposta parochiale si ap-


plicano in Inghilterra e in Galles al sollievo dei
poveri. Le parochie più vaste talvolta si suddivi-
dono per questo oggetto in giurisdizioni; e vice-
versa più parochie minori si associano più o meno
intimamente. Colle imposte di contea le Corti
d’Assise talora sussidiano gli ospitali comuni e
le parochie cadute in subitanee necessità.
La tassa si leva sui possessi, gli affitti, le of-
ficine e le manifatture. I n certi luoghi chiunque
possiede o paga fitto, paga la tassa; in altri si
fanno larghissime eccezioni, come a Liverpool
dove sopra 24.000 tassabili, circa 13.000 sono
esenti. Altrove la tasse che dovrebbero pagare i
piccoli locatarj vien prelevata sul locatore; a
Lancaster e in alcuni altri luoghi nel pagare i
sussidj al povero locatario gli si detrae quella
somma ch’egli stesso dovrebbe contribuire.
Talora gli indigenti validi e massime i ragazzi
si mandano presso il contadino o il manifattore,
il quale deve pagarli non a proporzione dell’ope-
ra loro ma del loro bisogno. Questo si chiama la
ronda o sistema dei biglietti (rounds, tickets).
Talora i parochiani non avendo lavoro oppor-
tuno o sufficiente, si tassano fra loro stessi in
DELLA CARITA’ LEGALE 345
varie maniere e proporzioni ; il qual contributo
si chiama tassa d i lavoro (labour rate).
Le parochie prestavano i sussidj con diversis-
sime regole tanto per la scelta delle persone quan-
to per il modo della distribuzione. Ma l’atto par-
lamentario del 1834 le assoggettò ai commissarj
regii.
Nelle Contee meridionali talora le tasse sono
dirette a supplire alla insufficienza dei salarj ; e
allora si misurano o sul numero dei figli del sus-
sidiato o sul prezzo del pane: ciò che si chiama
payment of wages out of rates.
Talora invece di denaro si distribuisce pane
o farina o vestimenta o medicinali, o si assegnano
biglietti per il fornaio o il pizzicagnolo; o si
paga il fitto della casa, o si concede l’uso di
certe case (poor houses), o l’ingresso in una casa
d’industria (work h o u s e ) ; o si dà in appalto il
mantenimento d’un certo numero di poveri. Eli-
sabetta faceva costruir loro capanne in luoghi in-
culti. Più parochie talora si uniscono a fondare
una casa d’industria; talora danno a prestito
certa somma ai bisognosi; talora pagano ad una
famiglia le spese di emigrazione. Talora i1 tri-
bunale ordina ad una parochia di soccorrerne
un’altra della stessa Centina (hundred), ciò che
si chiama tassa sussidiaria (rate in aid). I1 di-
ritto di ricever soccorso non si acquista più col
mero soggiorno o coll’esercizio di certe funzioni.
I n caso di estrema necessità la parochia soccorre
anche gli estranei, ma si fa poi rimborsare dalla
parochia alla quale appartengono : questi sus-
sidj si chiamano casuali e occasionali. i poveri
non inglesi ricevono talora qualche soccorso.
Gli amministratori della tassa compongono
la così detta vestierìa (vestry) che può corrispon-
dere alle nostre fabbricerìe. Si chiamava vestie-
rìa aperta (open) se ne facevano parte tutti i
possidenti; scelta (select) se si formava dei loro
deputati; e chiusa (close) se formava un corpo
privilegiato che si rieleggeva nel suo interno. Gli
inspettori delle vestierìe si chiamavano soprave-
d i t o r i (overseers) e vennero instituiti fino dal 1572.
Coll’Atto del 1834 l’amministrazione è rimessa a
una vestierìa scelta, al giudice di pace e tre regii
commissarj ; nelle corporazioni di più parochie,
alla vestierìa si sostituisce un corpo di guardiani,
eletti dai contribuenti. Chi contribuisce meno di
200 sterline h a un voto; chi ne contribuisce da
200 a 400 ha due voti; chi contribuisce ancor più
ha t r e voti. Gli inspettori non hanno arbitrio di
dar soccorsi da sè se non in caso estremo; ma i
giudici d i pace possono far porgere soccorsi e
assistenza medica tanto ai parochiani quanto agli
estranj e sorvegliano le case d’industria.
L’amministrazione generale per l’Inghilterra
e Galles si compone di t r e commissarj (poor law
commissioners) nominati dal re per cinque anni ;
i quali ponno far provvisioni e regolamenti ma
non applicarli ; intervenire nelle vestierìe ma non
votarvi ; incorporare più parochie o coll’assenso
dei guardiani scorporarle ; fondar case d’indu-
stria ; riveder conti ; fare investigazioni ; ma ren-
dono ragione al re ed al parlamento, del quale
nè essi nè i loro aggiunti possono esser membri.

2. Della carità legale in altri paesi.

E’ comune errore di attribuire la tassa dei po-


veri alla sola Inghilterra. La Scozia ha institu-
zioni consimili; e la tassa pauperaria nel 1824 vi
si riscuoteva già. in un terzo delle parochie con-
DELLA CARITÀ LEGALE 347

tenenti metà della popolazione del regno. I n Li-


vonia la tassa si paga in grano. L’uso della ronda
vige anche nelle Orcadi e nelle Scetlandiche, in
Norvegia, Svezia, Holstein, Baviera, Virtember-
ga, nei Cantoni di Berna e Friburgo e in alcune
parti d’Italia ; e dai Bàvari fu introdotta nel 1834
anche in Grecia.1 Nei Paesi Bassi, nella Prussia
propria, e in altri Stati della Germania e del-
l’Austria il publico supplisce soltanto all’insuf-
ficienza annuale della carità, privata. I n Baviera
e in varj Cantoni Svizzeri questa tassa suppli-
mentaria si aggiunge alla fissa. I n alcuni luoghi
di Svizzera e Germania i privati si tassano da sè
medesimi e l’autorità rettifica gli abusi di chi
non volesse prestarsi congruamente a questa tas-
sa semivolontaria.
Tanto in Europa quanto in America il diritto
di soccorso si confonde generalmente coi diritti
comunali di nascita, di matrimonio, di lungo sog-
giorno e di professione ; ma vien determinato con
più o meno d’arbitrio dalle autorità locali, da
cui v’è appello ai giudici ovvero alle autorità
provinciali ; e le parochie impotenti vengono per
lo più sussidiate dalla divisione territoriale di
cui fanno parte. La tassa dei poveri si riscuote
sotto svariati nomi di doni, di legati, di multe,
di tasse sui publici divertimenti, di lotterìe, di
bollo sugli almanacchi, di imposta sugli incanti,
sulle poste, sui tabacchi. Però comunque varie
siano le forme, la tassa dei poveri realmente esi-
ste quasi dapertutto ; come si può raccogliere dai
fatti raccolti in quelle opere stesse nelle quali
una tale instituzione si attribuisce soltanto al-
l’Inghilterra.

1 I1 sig. Naville in una serie di Note e Tavole, espo-


ne molti particolari su ciascuno di questi paesi.
348 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
3. Influenza della carità legale
sul benessere e la morale.
Quando la carità viene riscosse dalla legge,
il povero non ha più nè vergogna, nè riconoscen-
za; egli la esige come un diritto, disputa, cavilla,
minaccia; e talora deride il magistrato; e gli
dice con impudenza: Con questo berò alla vostra
salute. L’esempio dei pitocchi sfacciati perver-
tisce i modesti e i vergognosi. La sicurezza del
soccorso fomenta la pigrizia, l’imprevidenza, la
, dissolutezza. Talora si rifiuta l’offerta di lavoro
o si preferisce il lavoro men produttivo quando
sia men faticoso e men lungo; e perfino si rifiuta
un campo dato a coltivarsi senza obbligo d’affitto.
La sola proposta di stabilire la tassa poverile in
una parochia raddoppiò il numero delle dimande
di soccorso. Secondo la Rivista d’Edimburgo, un
operaio che vive de’ suoi sudori fa tanto lavoro
come quattro o cinque pitocchi. E quindi si pre-
ferisce il servigio dei lavoratori estranei a quello
dei parochiani mendicanti; e in alcuni luoghi si
paga a quelli una giornata assai più forte. Quindi
viene la necessità di mettere numerosi inspettori,
ossia almeno uno per sei lavoranti ; e se gli inspet-
tori sono poveri anch’essi, bisogna impor loro al-
tri sovrainspettori.
L’elemosina corrompe chi la riceve ; nella
Contea, di Buckingam gli inspettori per rimeri-
tare due lavoranti che colle loro fatiche sostene-
vano numerosa famiglia, regalarono loro una ghi-
nea; da quel momento i due onesti padri di fa-
miglia che non avevano mai limosinato, divennero
insanabili accattoni della parochia. Quel generoso
orgoglio che raddoppia le forze dell’uomo biso-
gnoso, viene affetto estinto nelle popolazioni col
DELLA CARITÀ LEGALE 349
propagarsi della carità. Le famiglie soccorse si
distinguono per la immondezza delle loro case;
non fanno alcun risparmio ; non prevedono nulla ;
e nei luoghi ove domina la tassa dei poveri l’ope-
raio congedato oggi per infortunio del padrone,
ricade domani a carico della parochia, perchè
non ha un soldo di avanzo. Per ottenere più lar-
ghi soccorsi, i pitocchi affrettano i matrimonj
dei loro figli; e quindi una numerosa posterità,
cresce nell’inerzia e nella depravazione ; e col suo
affollamento facendo invilire i salarj, angustia
maggiormente i poveri morigerati e toglie loro
il mezzo d’accasarsi e allevare un’onesta figlio-
lanza, Talora per far dispetto ai magistrati il
povero si ammoglia con donne estranee alla pa-
rochia, le quali con ciò acquistano il diritto d’es-
servi soccorse; le nascite illegittime e gli altri
sregolamenti crescono a dismisura ; lo sfarzo de-
gli abiti e l’intemperanza nel bere talora distin-
guono il pitocco dal padre di famiglia che paga
la tassa. Una improvida estate conduce i lavo-
ranti a vivere il verno a spese altrui.
Talora per non collocare la carità ove non sia
il bisogno, la si nega a chi abbia qualche reliquia
di averi; e così si vede l’operaio dissipare ogni
avanzo e aborrire dal farne alcuno, per non ri-
maner privo dei titoli d’assistenza. La sicurezza
del soccorso fa sprecare nell’intemperanza i gua-
dagni ; e la dissipazione rende stabile i:&miseria.
fomenta le infermità e affretta la morte, La pre-
ferenze forzata che il sistema delle ronde fa dare
ai lavoranti e servitori pitocchi, talvolta priva
di lavoro gli altri servitori ed operaj, che i n
breve precipitano nella stessa miseria. L’eccessi-
va attività degli industriosi diviene allora una
calamità per il possidente, perchè diminuisce il
i’
E
350 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
lavoro ch’egli deve riservare ai pitocchi mandati
dalla parochia i quali ad ogni modo bisogna man-
tenere. Quando Elisabetta promulgò una legge
che assicurava la tassa dei poveri, questi ne fe-
cero una canzone, rallegrandosi di non aver più
nè guai nè pensieri. La degradazione dei genitori
si perpetua nella prole. I vincoli del sangue si
rilasciano : perchè cessa l’obligo di assistersi a
vicenda e diventa funzione del magistrato. I figli
del povero diventano cosa della parochia; e ta-
lora i genitori fuggono abbandonando alla paro-
chia la prole; talora nella sucidezza e infermità
dei figli trovano una fonte di lucro; talora si
veggono abbandonati in cadente età dai loro figli.
Qual meraviglia che questo sistema di depra-
vazione accresca spaventosamente il numero dei
delitti? quel meraviglia se i magistrati attribui-
rono alla carità legale lo strano fenomeno che
nel 1826 il numero dei furti fu i n Inghilterra il
quadruplo del 1810? L’illustre Brougham dichia-
rò nel 1834 che la tassa dei poveri bastava a con-
trariare e distruggere tutto il bene che poteva
promettere il progresso della publica educazione.
!
4. lnfluenza del modo d’amministrare s u i poveri.

Nell’applicazione della legge non si può ser-


bar differenze che nella legge stessa non siano
specificate. Da ciò viene la legale necessità di
prodigare al malvagio i soccorsi che dovrebbero
serbarsi alla miseria innocente, e di negarli quan-
do il caso del bisogno non si possa ridurre sotto
quelle classificazioni che la legge ha stabilite.
L’importunità, e l’audacia hanno reso necessario
di ricercare con diligenze il bisogno nascosto. A
questo officio si destinano negli Stati Uniti certi
,

DELLA CARITÀ LEGALE 351


ministri, detti ministers at large; e a Friburgo
ogni quartiere ha un padre e una madre dei po-
veri. Quando si lascia agli amministratori una
facoltà di discrezione, essi trascorrono facilmen-
te all’arbitrio. Negano soccorso ai poveri che
non parteggino nella loro setta o nel loro fana-
tismo ; indutti dalle minaccie danno all’uomo fa-
cinoroso ciò che negano alla vedova ed all’infer-
mo. Non è facile sventare gli artificii dell’astuto
che passa la vita a meditare inganni. A Londra si
scoperse un furbo che mendicava destramente da
dodici parochie. Nelle case di soccorso si ammuc-
chia l’innocenza colla depravazione, e la debo-
lezza avvilita colla violenza tracotante. I soccorsi
a domicilio sono sorgente d’infiniti abusi e di
diffamazione agli amministratori ; le case dei po-
veri divengono facilmente una sentina d’inerzia
e di litigi; il sistema delle ronde dissocia le fa-
miglie indigenti e le dissemina di casa in casa, le
rende dimentiche d’ogni dover di natura: mala
accoglienza ; nessuna affezione ; nessuna gratitu-
dine ; il pudore innocente posto in balia dell’agia-
tezza scostumata, ; e l’intimità domestica resa
fomento al furto e al ladroneggio.
I n alcuni luoghi d’Inghilterra e d’America i
poveri vengono ripartiti sulle famiglie a sorte.
I n altri luoghi se ne fa un publico incanto. Nel
Vodese e nel Bernese questo si fa ogni anno nelle
sala comunale; e per lo più i poveri vengono ri-
lasciati a persone miserabili che offrono di ali-
mentarli a minor prezzo e forse non hanno pane
per sè. Talora il fanciulletto vien ritolto a una
famiglia che lo aveva caro, perchè un’altra lo
accetta per una più vil moneta. Nel Cumber-
land, nel Massacciussett, nell’Appenzello i pitoc-
chi vengono assegnati in massa a un appaltatore
352 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI-I
che li fa lavorare per suo conto o ne rivende in
ritaglio il servigio o li cede in massa ad u n altro ;
così quei di Framingham in America appaltati
a 1000 dollari furono sublocati a 750 e quindi
i a 325. Le forme della carità legale non sono sem-
pre le medesime, ma sempre lo stesso spirito,
i
sempre lo stesso disprezzo della morale e della
natura. Perlochè dovunque si propaga la tassa
dei poveri, i figli della publica carità divengono,
al dire del dottor Doyle, uomini viziosi e donne
dissolute.
Nelle leggi bàvare con indefessa pazienza si
volle andar contro a questi disordini, ma l’insuf-
ficienza delle minuziose ordinanze del 1816 lascia
poco sperare dalle minuziose aggiunte del 1835.
Infine la miseria degli indigenti dove esiste la
tassa dei poveri, non è per nulla minore che dove
ella non esiste. Nel 1817 i territorj della Svizzera
ove la tassa è stabilita videro perir di fame una
folla d’infelici. A Hundwyl di 275 morti 198 suc-
cumbettero alla fame. A Londra talora si veg-
gono i miserabili cadere di sfinimento nelle stra-
de, e il numero dei morti d’inedia sta al numero
dei morti come i a 5000.
A reprimere le insolenti pretese provocate
dalla carità legale molte volte si reputa necessa-
rio un sistema di umiliazione e di avvilimento.
Nell’Appenzello i nomi dei sussidiati si publicano
in chiesa ; a Friburgo si espongono nelle osterie ;
in alcuni luoghi della Contea di Lancastro si
stampano e vi si pone a fronte l’ammonto della
elemosina. I n alcuni luoghi si ingiungono loro
segnali nell’abito ; a Berna e Friburgo s’interdi-
sce loro l’ingresso nelle osterie; in Unterwald
si vieta loro il giuoco e il ballo; in varie parti
di Svizzera e Germania non possono maritarsi
DELLA CARITÀ LEGALE 353
senza licenza, e senza aver rimborsato i ricevuti
sussidj. I n Inghilterra s’impongono loro lavori
inutili e ridicoli, di cernire diversi legumi me-
scolati a bella posta, di trasportar sassi innanzi
e indietro, di far fosse e ricolmarle. E queste
umiliazioni cadono sulla indigenza, senza distin-
zione di cause nè di persone. Così la sventura di-
vien un titolo per mettere fuori delle leggi dello
onore e dell’umanità, l’infelice che n’è soprag-
giunto; mentre quegli che non vuole avvilirsi a
ricever doni infamati dalla pubblicità, rimane
nella più orribile destituzione.
Questi mali cadono in parte anche su coloro
che quandanche non abbiano ricevuto sussidj,
sono in condizione confinante colla miseria. I n
molte parti della Svizzera e in Baviera soggiac-
ciono alle stesse minaccie e alla stessa dura vi-
gilanza ; e soprattutto alla interdizione del ma-
trimonio. Non solo gli sposi devono aver rimbor-
sato i soccorsi percepiti, ma devono per parecchj
anni non averne più ricevuto; cioè per quattro
anni a Svitto e per dodici a Unterwalden-So-
praselva. I n Unterwalden-Sottoselva un tribu-
nale senza appello decide dei matrimonj dei po- ,
veri. I n varj Cantoni gli sposi devono versare
una somma nella cassa dei poveri ; in Brisgovia e
a Francoforte devono provare i loro modi di sus-
sistenza ; in Turgovia e a Donaueschingen devono
possedere 300 fiorini. Questi divieti moltiplicano
stranamente gli infanticidj ed i figli illegittimi ;
cosicchè in Brisgovia si contano famiglie che da
tre generazioni non hanno matrimonj ; a Fürth,
a Erlangen, a Schwabach gli illegittimi sono
quasi eguali in numero ai legittimi. I n Brisgo-
via, a Francoforte, a Jena fanno un terzo od u n
quarto della popolazione. Gli operai vivono in
23. - CATTANEO. Scritti economici. i.

i
354 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
publico concubinato ; le donne abbandonate ab-
bandonano i figli al Comune; così si alleva una
classe dissoluta e audace che tormenta e minac-
cio la società. E invano lo legge si affaccenda ora
a punire i genitori, ora ad opprimere gli inno-
centi figli.
La previdenza inquieta dei regolamenti invi-
luppa anche coloro che non aspirano ad essere
soccorsi. A Friburgo basta esser ozioso e appar-
tenere alla famiglia di un mendicante per venire
incarcerato ; l'oste che accoglie un uomo soccorso
dal publico, paga una multa di 33 franchi ; nella
Contea di Gloster chiunque vede un povero a bere
in una bettola, è tenuto a darne avviso al magi-
strato. Così si propaga nella società la delazione
e la calunnia.

5. Influenza della carità legale sui contribuenti.

La carità legale sostituisce alle inspirazioni


della benevolenza e della carità l'aborrito pre-
cetto della forza. A Londra nel 1830 si videro
cinquanta padri di famiglia tratti al tribunale
per non aver soddisfatto alla tassa de' poveri;
alcuni avevano posto in pegno i loro mobili e il
letto per pagarne almeno una porzione, e vede-
vansi minacciati nella libertà della persona se
non pagavano il rimanente. Nel Bernese il con-
tadino è talora costretto a indebitarsi e invol-
gersi nelle insidie degli usurai per pagar la sua
tassa a i mendici, finchè il tempo lo conduca alla
I
stessa mendicità. Nel Connecticut una donna che
produce un parto illegittimo resta a carico del-
l'officina presso la quale era stata presa a lavo-
rare.
I n Norvegia famiglie in angustia sono astrette
DELLA CARITÀ LEGALE 355
a dividere il pane col pitocco che la legge delle
ronda invia fra, loro ; e si videro proprietarj chia-
mati ad alimentare quaranta poveri in una volta.1
La presenza importuna di codesti estranj di-
strugge la dolcezza del consorzio domestico ;
quando pure ella, non lasci deplorabili vestigia
nella corruzione dei servi e dei figli.
La propagazione della tassa dei poveri estin-
gue ogni senso di beneficenza nei ricchi e di mu-
t u o soccorso nei poveri. La sola proposta di in-
stituir la tassa fa, diminuire le offerte volontarie
nelle chiese; dopo quella legge il fittajuolo in-
glese è divenuto duro e scortese ; e come dice Mac
Farland, fu un gran fallo dei legislatori di to-
gliere il povero di mano a Dio.

6 . Effetti economici dell’ineguale distribuzione


dei soccorsi.

I n Inghilterra la tassa dei poveri è stabilita


sull’estimo della rendita prediale, che sovente si
desume da antiche e ineguali valutazioni; e in
alcuni luoghi ella serve a costituir parte dei sa-
larj, cosicchè i fondi ne sono assai variamente
affetti. Sella parochia d i Seaford un podere che
produce mille sterline ne paga per tassa dei po-
veri 577; mentre un altro podere della stessa
rendita nella vicina parochia di Bishopstone ne
paga sole 160. I n qualche luogo della Contea di
Dorset e di Lancastro la tassa ammonta a l 5 per
cento dell’entrata; mentre a Shipley e Brede
nella Contea di Sussex la tassa assorbirebbe il
100 per 100; laonde le terre vennero abbandonate.
I1 fallimento d’una gran manifattura a Winlaton

1 V. l’Opera del Paroco Wergeland di Eidsvold.


356 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
nel 1815 vi accrebbe la tassa all’80 per 100; co-
sicchè quella parochia non potè mai più asse-
starsi. A Hinckley la floridezza di certe intra-
prese industriali adunò molti operai che vi acqui-
starono domicilio ; la susseguente decadenza di
quelle aziende, ne ridusse gran numero a carico
della parochia la quale contribuisce il 75 per 100,
mentre le altre confinanti contribuiscono sola-
mente il 12. Questa ineguaglianza da luogo a
luogo ai riscontra anche in Olanda, in Dani-
marca, in Germania; di modo che talora le Co-
muni ove la mendicità è vietata sono costrette a
tollerarla. Alcune terre svizzere mandano sus-
sidj ai poveri che stanno lavorando all’estero per
timore che non ritornino in patria colle loro fa-
miglie a crescervi la comune miseria. Alcuni po-
deri del Lucernese ricettano fino a 25 pitocchi
che vi pernottano nelle stalle. Nel Vodese un vil-
laggio di cinque case a poco a poco si ridusse a
sussidiare all’estero più di 200 terrazzani. Nel-
l’Iutlanda una stirpe detta degli uomini notturni
va errando senza vincolo di famiglia; e lascia la
sua prole a carico dei Comuni dove nasce, L’esor-
bitanza delle tasse in certe parti della Svizzera e
dell’Inghilterra sospinge all’emigrazione i pro-
prietarj.
Dovunque si è instituita la tassa dei poveri,
i magistrati sono solleciti di respingere dal loro
territorio quelle persone che potrebbero cadere
in bisogno di soccorso. I poveri non solo vengono
respinti dai luoghi ove la loro industria potreb-
be meglio prosperare, ma essi medesimi preferi-
scono di vivere stentatamente nei luoghi ove han-
no diritto d’implorar sussidio che di tentar
miglior sorte in altro paese. Così la classe dei
braccianti non può distribuirsi sul territorio in
DELLA CARITÀ LEGALE 357
proporzione del loro bisogno e delle dimande del-
l’economia pubblica. I n alcuni paesi la mano
d’opera incarisce estremamente, l’operaio inso-
lentisce e l‘industria si arena; in altri l’affolla-
mento delle braccia produce l’avvilimento delle
mercedi ; e migliaia d’infelici diventano trastullo
degli speculatori, o languiscono nell’inerzia.
Ciò non avviene negli Stati Uniti, ove la mano
d’opera è sempre insufficiente al bisogno. E av-
vien meno nella Svizzera perchè il diritto di sus-
sidio ivi non dipende dal soggiorno ma dalla cit-
tadinanza ; cosicchè il magistrato non si oppone
all’immigrazione dei giornalieri estranei. All’in-
contro in Inghilterra il valor dei salarj è così
vario che mentre presso Cambridge tre scellini
sono il salario d’una giornata, in altri luoghi
sono il salario d’una intera settimana; e allora
appena bastano a pagare i l pane. I n qualche pa-
rochia due terzi della tassa si distribuiscono ad
operai validi a cui il luogo non somministrava
bastevole lavoro. I1 proprietario si vide astretto
ad occupar dodici operai mentre gliene sarebbero
bastati cinque; e il fittaiuolo ebbe a cacciare i
suoi servi per far luogo a i miserabili della pa-
rochia. I rapporti officiali del 1833 fanno men-
zione di varie parochie ove i poveri soggiacevano
a un ozio forzato. Quando l’offerta delle braccia
e quindi la viltà della mercede varca il limite della
somma necessaria a l vivere, bisogna che la tassa
supplisca all’insufficienza del salario. Così l’one-
sto operaio riceve in forma di vile elemosina il
frutto de’ suoi sudori nelle stretta misura del
bisogno e senza speranze di far alcun serbo di
denaro. E il piccolo proprietario contribuisce
sulle scarse sue fortune una parte delle mercedi
che il ricco manifattore o il gran possidente pa-
358 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
gano ai loro lavoranti. Certi prodotti possono
da certi manifattori smerciarsi per un prezzo
inferiore al costo comune di fabbrica con danno
della nazione e vantaggio di lontani consumatori
che hanno il buon senso di permettere l’ingresso
di quelle merci nel loro paese. Nell’atto parla-
mentario del 1834 si diede ai commissarj regj il
diritto di sospendere e limitare i soccorsi agli
indigenti validi; ma questo non gioverà finchè
il sistema affollerà gli operai in certi luoghi ove
non hanno sufficiente impiego.
Nell’Inghilterra meridionale si sono calcolate
certe tariffe di elemosina in ragione inversa del
valor dei salarj. A Mennheim si stabilì il prin-
cipio di proporzionare l’assistenza ai bisogni. A
Monaco nell’instituto di Rumford si stabilì il
i principio di proporzionare i soccorsi al numero
dei figli. Ad Amburgo si aggiunge al salario ciò
che manca a compiere uno scellino e mezzo. Qual-
che volta si pagò una parte del salario agli operai
d’una manifattura pericolante per impedire che
la sua ruina non rovesciasse per intero gli operai
sulla pubblica carità. Tutti questi sono sempre
modi di pagar parte dei salarj colla elemosina.

7. Delle condizioni sul d i r i t t o di domicilio.

I1 diritto di domicilio essendo il fondamento


di tutto il sistema della carità legale diventa og-
getto di continua contestazione. Una sola Corte
di Assise ebbe a giudicare 4700 appelli nel corso
di un anno. Gli amministratori della carità per
liberarsi da un povero non fanno risparmio di
liti. L’enormità del numero rende impossibile
l’equa trattazione di simili affari. I n quaran-
t’anni questo ramo di publica spesa, in Inghil-
DELLA CARITÀ LEGALE 359
terra si è decuplato e nel 1825 era giunto oltre
gli otto milioni di franchi; una sola, di tali liti
nelle Contea di Norfolk costò 1760 franchi. Mac
Farland dice che due parochie per disputarsi un
solo indigente, spesero quanto avrebbe bastato a
mantener t u t t i i loro poveri un anno intero.
Queste liti insurgono in t u t t i i paesi ove pe-
netra la carità legale, Ciò si avvera in Germania,
nei Paesi Bassi, in America e perfino i n quei
luoghi ove il diritto di sussidio è limitato alla
stretta cittadinanza, come per cagion d’esempio
a Friburgo. Winterfeld racconta come un sol-
dato mutilato di nome Lange morì di fame nel
Brandeburghese mentre due Comuni litigavano
sulla competenza del soccorso. E un certo Sum-
mers morì per lo stesso modo di fame in une
casa d’industria d’Inghilterra.1

8. Belle vessazioni, crudeltà, ed immoralità


cagionate dalle liti di domicilio.
Per respingere gli indigenti estranei spesso è
forza violare i limiti dell’umanità. Nel Ducato di
Weimar le Comuni non lasciano stanziar sul loro
terreno i pastori oltre un certo tempo, perchè non
vi acquistino domicilio. Errando così continua-
mente perdono il diritto che avevano i n patria
senza acquistarlo altrove e divengono nomadi. I n
Inghilterra molti non patteggiavano coi loro servi
che per 51 settimane; giacchè tenendoli un anno
intero, avrebbero conferito loro il diritto di pa-
rochia. A Iene per avere i diritti di domicilio
bisogna possedere 100 risdalleri ; a Francoforte,
anche solo per fermarsi, un operaio straniero
deve aver seco 5 fiorini. Nei Grigioni s’era messe

1 Cam. de’ Comm. 30 settembre 1831.


360 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI I-
una multa di 100 coronati a chi facesse anche solo
proposizione di dar la cittadinanza ad uno stra-
niero. I n varj Cantoni chi sposa una donna stra-
niera al suo Comune o al suo Cantone o alla
Svizzera soggiace a varj gradi di multa. I n Pen-
silvania si esige una sicurtà dai nuovi arrivati ; e
nei Paesi Bassi si promovono mille difficoltà a
tutti gli stranieri che non mostrano di posseder
mezzi sufficienti.
Si videro 40 e 50 famiglie espulse da una pa-
rochia in un sol giorno; operai respinti verso i
luoghi donde l’interruzione dei lavori o il falli-
mento delle manifatture gli aveva fatti rifluire ;
operai cacciati d a un luogo ove guadagnavano 15
ad un altro ove appena potevano guadagnar 10.
Adamo Smith fin dal suo tempo diceva che era
difficile trovare un giornaliero di 40 anni che
non avesse soggiaciuto qualche volta alle vessa-
zioni del controverso domicilio. Talora gli in-
spettori fanno abbattere le capanne ch’essi chia-
mano nidi d i pitocchi ; e sforzano gli indigenti ad
affollarsi sotto tetti angusti insalubremente e
immoralmente. Così la carità legale opera talora
come il contagio, e bisogna ripopolare i luoghi
da essa desolati. Winterfeld ci rappresenta avve-
nimenti così fatti nel Brandeburghese. I n Ba-
viera si cacciarono buoni e laboriosi contadini
dopo anni di soggiorno perchè non acquistassero
il domicilio; in alcune parti di Svizzera e Ger-
mania si cacciarono fuori della frontiera le donne
incinte perchè la loro prole non nascesse a carico
del paese; e si videro queste sciagurate errare
colle loro famiglie in luoghi deserti e perirvi di
freddo e di fame fra i dolori del parto.1
1 Vedi : Atti della Società Svizzera di utilità publica;
1830, p, 220.
DELLA CARITÀ LEGALE 361

Quando le leggi non sembrano abbastanza ri-


gide, l’avarizia dei terrazzani ricorre all’astuzia
ed alla corruzione. Si danno attestati di condotta
eccellente ad uomini scapestrati, perchè portino
altrove i loro vizi ; si defraudano i poveri dei loro
diritti di domicilio per gettarli a carico dell’altro
territorio ; si fanno allevare destramente i figli
dei poveri entro i confini d’altra parochia; un
privato che possedeva un’intera parochia, prese
a fitto un podere nella parochia vicina, tenendovi
a lavorare i suoi poveri perchè vi acquistassero
domicilio a carico altrui. Talora si alletta con
doni il povero a recare altrove la sua miseria, o
si sostenta secretamente in altro territorio finchè
vi acquisti il domicilio; il che riesce più facile
a farsi nelle grandi città dove il povero sfugge
alla vigilanza del magistrato. Siccome a Lucerna
il diritto d’abitazione si concede a ognuno che
paghi annualmente 4 lire svizzere, così le comuni
somministrano questa somma a i loro indigenti
finchè se ne siano liberati. Talora si estorcono
agli indigenti le loro carte e così si rendono pro-
fughi sulla faccia della t e r r a ; talora si concede
il soggiorno al padre od alla madre e non a i figli
che restano a carico del loro Comune; si pagano
le donne incinte perchè vadano a partorir di
soppiatto altrove ; si espongono nei vicini terri-
torj i fanciulli illegittimi. Nel Cantone di Berna
l’uso di dotar le povere fanciulle a patto che si
cercassero marito in altro Comune era così aperto
che il Consiglio di Stato nel 1829 interdisse ogni
sussidio sotto forma di dote. A Berna e in Ar-
govia era invalso l’abuso di negare o alterare gli
attestati necessarj al matrimonio. Talvolta l’im-
moralità penetrò nella legge stessa, A Berna
nel 1807 si diede facoltà ai tribunali di togliere
362 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
i diritti di domicilio o cittadinanza agli oziosi o
a quelli che non alimentavano i loro figli. Gli al-
t r i Cantoni riclamarono contro questa legge che
spingeva entro ai loro confini questi esigliati co-
sicchè fu forza riformarla. I figli illegittimi in
Appenzello si accollano ai loro padri se questi
sono stranieri e le donne sono nazionali, o alle
madri se queste sono straniere e sono nazionali
i padri. San Gallo non ammette alcuna dimanda
contro i suoi cittadini per illegittimità di prole ;
cosicchè Friburgo fu obligata a d esigere una si-
curtà da ogni Sangallese che soggiornasse più
di 15 giorni.
Gli indigenti per eludere tutte queste angu-
stie ricorrono ad ogni guisa di fraudi e turpitu-
dini e perfino alla bigamìa ed allo spergiuro.

9. Delle famiglie senza domicilio.

Tutte queste cause danno origine a quella


sciagurata stirpe che si chiama in Germania de-
gli Heimathlos cioè Sdomiciliati, detti in altro
idioma Apolides, Extorres. L'Estorre tollerato a
stento, vive sempre incerto dell'avvenire, senza
vincoli di professione o di famiglia, guardato co-
me prigioniero nelle città, o vagante nei boschi,
respinto da ogni tetto soccorrevole, senza parenti,
senza amici, senza testimonj della sua miseria;
I senza difensore che osi provocar sopra di sè l'odio
publico per tutelarlo; senza una terra in cui
riposarsi cadavere. Una madre portò seco di vil-
laggio i n villaggio il corpo del suo bambino che
nessuno voleva seppellirle ed ella non voleva la-
ciare insepolto.1 Un famoso delitto scoperse

1 Journ. de Genève, I Sept. 1832.

3
DELLA CARITÀ LEGALE 363

nel 1825 a tutta l’Europa l’esistenza di questo


ceto sventurato il quale perirebbe i n silenzio se
la miseria non conducesse alla colpa.
Le devastazioni della guerra trassero a vita
vagabonda varj infelici che perduti i diritti di
domicilio erravano qua e là per le terre svizzere.
A poco a poco questi estorri si ordinarono sotto
il nome di Clara Wendel, e sparsero ovunque
l’incendio e l’omicidio ; alla fine settanta finirono
nei ferri, o i n mano al carnefice. Deplorabile so-
pra tutto f u la sorte d’un d’essi chiamato Arnold.
Abbandonato da gente vagabonda nel Cantone
di Lucerna in tenera età, e raccolto da persone
pie, fu cacciato dal suo asilo per la legge di do-
micilio; errò lungo tempo estorre e mendico e
perseguitato ; finalmente trovò rifugio nel Can-
tone di Zurigo ove frequentò con buona speranza
le scuole. Ma la spietata legge del domicilio lo
cacciò al di là della frontiera; addormentatosi
in un bosco venne svegliato da una giovane della
banda di Clara Wendel che lo allettò e lo trasse
seco. Involto nelle vicende di quegli sciagurati e
quindi incarcerato, passava il tempo leggendo
la Bibbia e confortando i suoi compagni od esor-
tandogli al pentimento; finchè fra, la pietà uni-
versale f u tratto al supplicio.

10. Degli amministratori della carità legale.

Gli amministratori della tassa dei poveri co-


stretti a respingere, a espellere, a perseguitare
in ogni maniera il mendicante; tempestati da
preghiere, da lagnanze, da fraudi, da contesta-
zioni, da odiosità d’ogni maniera, sono in sì tra-
vagliata situazione che in molti paesi vengon
legalmente forzati ad accettare quel tristo officio.
364 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
I1 rifiuto si punisce con la multa’, e a Brusselles
anche col carcere, e a Berna colla privazione dei
diritti di cittadino. Quindi cangiamento conti-
i nuo di persone ; frammezzo alle quali s’insinuano
talora anime crudeli e perverse che raddoppiano
le sventure che dovrebbero alleviare.

11. Le continue riforme prova di cattivo sistema.


I regolamenti pauperarj si riformano ad ogni
istante; ora un regime di clemenza, ora uno di
estremo rigore. Nelle Società Svizzere d’utilità
publica quei filantropi illuminati discussero as-
sai se valesse meglio ristringere il domicilio alla
parochia o dilatarlo a tutto lo Stato. Le due parti
riescirono scambievolmente a mostrar la debolezza
dell’opposta opinione senza avvalorar bastevol-
mente la propria ; il che le dimostra viziose ambe-
due. Anche in Inghilterra molti sostennero do-
versi dilatare il domicilio; ma, poi si trovò ne-
cessario suddividere le parochie stesse ; giacchè
nella vastità del luogo e nel numero degli abi-
tanti si smarriva ogni guida. La Prussia ebbe a
rendere a i Comuni l’amministrazione de’ poveri
assunta dallo Stato ; e Appenzello-Esterno ebbe
a dividere fra i Comuni la borsa de’ poveri. Ma
la legge del domicilio è per ogni lato, come disse
Lord Salisbury, una legge di miseria e di di-
sperazione.
12. Del lavoro imposto a i poveri
presso famiglie private.
Per diminuir l’aggravio della tassa e l’ozio
dei poveri, s’impone ad essi qualche lavoro, il
quale in certe instituzioni diviene oggetto prin-
cipale, in altre oggetto secondario.
DELLA CARITÀ LEGALE 365
I1 lavoro presso le famiglie private si accom-
pagna al sistema della ronda e si riduce per lo
più ad occupazioni agrarie. La ronda è onerosa
al fittajuolo inglese il quale vien sopracaricato
di gente quando forse non ne ha bisogno e ne
può restar privo nel momento forse delle mag-
giori faccende. Egli non può stabilire un numero
costante di lavoranti suoi proprj; ed è costretto
a valersi d'uomini avveniticci, inabili, indocili.
Ma il maggior danno ricade sugli onesti giorna-
lieri i quali trovandosi usurpato il luogo e com-
promesso il salario, sono ridotti alla miseria ed
alla degradazione.
Le ronde si introducono anche nelle manifat-
ture. Nel distretto di Blything chi paga 50 ster-
line di tassa poverile, è tenuto a ricevere un la-
vorante della casa d'industria, chi paga il dop-
pio ed il triplo, è tenuto a riceverne due o t r e ;
chi paga meno di 50 lire sterline, tiene il lavo-
rante per una proporzionata frazione di tempo.
Ma molti preferiscono pagar la multa all'intro-
dursi in casa uomini ignoranti e immorali.

13. Effetti del lavoro dei mendici


sulla concorrenza.

I1 numero dei mestieri ai quali si possono ap-


plicare i mendicanti è assai ristretto ; giacchè co-
storo non hanno nè capacità, nè attenzione ;
quindi i lavori si accumulano senza la necessaria
varietà e senza proporzione con la ricerca. Da
ciò nasce un avvilimento di prezzo tanto mag-
giore in quantochè l e carità sostiene parte delle
spese di produzione. Al contrario il manifattore
indipendente, costretto a sostener tutta la spesa
di produzione, non può reggere a fronte di una
366 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
tal concorrenza Privilegiata. La tassa propaga
così la miseria che dovrebbe diminuire. Defoe,
l’autore di Robinson Crusoe, in un suo libretto
provò che le manifatture instituite sollievo
i
de’ poveri danneggiano le altre. Questo fatto
venne riconosciuto a Lilla, a Toledo, a Iena, a
Sumiswald, a Nimes, a Filadelfia, e nelle lavan-
derie dei poveri instituite a Venezia nel 1829.
Quindi in molti luoghi come a Dresda, a Monaco,
a d Agen gli operai si opposero alle intraprese
della casa d’industria; e il mal volere da loro
diffuso nella popolazione diminuì le offerte dei
benefattori.
Per rimediare a questi mali si divisarono varj
provvedimenti. A Trieste ed Augusta si stabilì
di vendere i prodotti della Casa d’industria al
prezzo corrente per non avvilire la mano d’opera.
Altrove si esclusero i lavori che potevano far
concorrenza in paese, e si introdussero industrie
novelle: come a Strasburgo il lavoro dei cappelli
di paglia; a Gotha quello dei soppedanei, delle
gualdrappe, dei legni colorati. Nel Massacciussett
si preferì il riattamento delle strade; e a Chau-
mont nel 1825 si cessò dai lavori forzati nelle pri-
gioni per non far danno agli operai.

14. Dìfficile smercio dei lavori del mendico.

Se non che il più sicuro riparo a questa con-


correnza $ le incapacità, la pigrizia e la corru-
zione dei poveri stessi. Anzi queste cagioni ba-
stano talvolta a mandare in ruina le Case d‘in-
dustria. La produzione illimitata, costante, non
proporzionata alle fluttuazioni della ricerca, pro-
duce un’accumulazione di prodotti invenduti, e
finalmente la sospensione dei lavori. Ciò si av-
DELLA CARITÀ LEGALE 367

verò a Cadice e in Francia fin dallo scorso secolo ;


e più di fresco ad Innsbruck, a Francoforte, a
Mannheim; a Berna e a Svitto f u mestieri far
lotterie per dare uno sfogo ai prodotti ; nelle Co-
lonie agricole dei Paesi Bassi si ebbe a sospen-
dere la fabbricazione di certi prodotti ; a Venezia,
non ostante il privilegio esclusivo, le stuoje fab-
bricate dai poveri si smerciano con difficoltà.
Ecco perchè in molti instituti si lasciano lan-
guire i poveri nell'inerzia o in lavori inutili e
talvolta ridicoli, e non si sa divisare un fruttuoso
modo d i occuparli. Ma questo ozio assoluto o
questa mezza occupazione tornano funeste alla
loro moralità. I1 danno è eziandio maggiore se
in tempi calamitosi si porge straordinario lavoro
agli indigenti. La momentanea chiamata alle
nuove opere disordina altre industrie; e la sus-
seguente interruzione delle intraprese di carità
lascia i poveri in maggior bisogno di prima.

I prodotti delle Case d'industria sono per lo


più inferiori alla mediocrità e difficili a smerciarsi
anche con perdita. Per lo più l'indigente non
guadagna il suo vitto. E se nella Casa d'indu-
stria di Firenze si ha qualche buona riuscita dai
tappeti e dalle berrette greche, è necessario per
ottenerla farvi por mano da buoni operai. I po-
veri che in Inghilterra riparano le strade non
guadagnano la manutenzione dei loro arnesi; e
sopra 437 individui ricoverati a Trieste, soli 84
giunsero a guadagnarsi il loro sostentamento. I
poveri sono già individui che nella vita non hanno
potuto sostenersi con le loro fatiche o per debo-
lezza o per infermità o per ignoranza o per iner-
368 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

zia. E’ difficile l’impedire f r a tanta miseria e im-


moralità che le materie prime non vengano de-
predate o guaste; tanto più che i ricoverati si
addestrano scambievolmente all’inganno e alla
menzogne e si collegano per deludere i direttori.
La loro situazione invece di stimolare l’attività
e l’energia, toglie loro ogni pensiero di sè mede-
simi, ogni cure dell’avvenire, e li riduce ad uno
stato macchinale d’imbecillità. Un povero, rico-
verato una volta, finisce a ritornare all’asilo
quante volte ne vien rimandato.
Si imaginarono varj modi per incitare l’atti-
vità dei poveri. A Monaco si concedevano a i più
operosi certe distinzioni nell’abito e posti d’ono-
re, e premj di denaro; ad Amburgo il lavoro si
pagava il 30 per 100 più del suo prezzo comune.
I n Francia, Italia e Svizzera e in alcune case
d’Inghilterra si rilasciava loro una parte del
valore dell’opera. Ma tutti questi stimoli non
valgono ad elidere la costante impressione di
tante forze che fomentano l‘infingardaggine e
l’avvilimento.

16. Dispendiosa manutenzione


delle Case d’lndustria.
Ogni sorta di lavoro fatto dagli accattoni sog-
giace a questi inconvenienti. Ma le grandiose Case
d’industria hanno ancora tutti gli svantaggi del-
la vasta amministrazione e delle manutenzione
degli edificj e del mobiliare. Perlochè uomini di
senno riconobbero questo sistema di soccorso co-
me uno dei più costosi. I1 fondatore d’una Casa
nella Contea di Suffolk dichiarò ai regi commis-
sarj che le Case d’industria non alleviavano il peso
della tassa, nè miglioravano la condizione del
povero ; uno scrittore della Quarterly Review ag-
DELLA CARITÀ LEGALE 369
giunge che non solo non hanno diminuito la tas-
sa, ma tendono ad un effetto opposto; Mac Far-
land attribuisce alla Casa d’industria il progresso
della tassa dei poveri in Edimburgo, e vuole che
questa instituzione triplichi la spesa del mante-
nimento de’ poveri. Lo stesso avviene in Dani-
marca e in Isvizzera e massime a Berna. Se si è
qualche volta avverato il contrario, fu per sin-
golari circostanze.

l’i. Stato deplorabile dei ricoverati.

Anche senza considerare lo stato di quelle


Case che sono viziosamente amministrate e pre-
siedute da una sordida avarizia, bisogna ricono-
scere i mali che sono inerenti alle migliori am-
ministrazioni. I1 regime degli ospizj tronca affatto
i vincoli del sangue t r a i ricoverati, e spesso non
è per le famiglie se non un facile mezzo di levarsi
l’impaccio e la vergogna di parenti miserabili,
relegandoli lungi dalla vista del mondo. Nell’in-
terno regna il malcontento, la discordia, la cu-
pidigia, la rapacità, la dissimulazione, la men-
zogna ; i fanciulli v i imbevono quella viltà d’animo
che dopo li conduce nel mondo ad esercitare il
furto, la prostituzione e il lenocinio. A Stra-
sburgo nel 1831 gli amministratori pregarono i
magistrati di ritirare dalla Casa d’industrie i
fanciulli perchè v i si pervertivano. I n Germania
un operaio che sia stato ricoverato non ottiene
più credito e non può dimandare il consueto sa-
lario; le donne uscite dalla Casa di Oxford non
trovano servigio in case rispettabili ; in Baviera,
giusta un atto officiale, siffatte persone sono ri-
dotte a rubare o morir di farne. Come mai quella
disciplina e quella costumatezza che riesce tanto
24. - CATTANEO.
Scritti economici. I.
370 ’ -
CATTANEO SCRITTI ECONOMICI -I
d i f i c i l e a serbarsi nei collegi dei giovani bennati,
si potrà sperare in un ricettacolo di uomini rozzi,
inetti, avviliti, depravati? E’ vero che gran parte
di questi mali si potrebbe prevenire ripartendo
in distinti domicilj i ricoverati giusta l’età., il
sesso, lo stato e la moralità. M a questo genere di
riforme, ad onta degli sforzi di Tuckerman in
America e di Fetscherin in Isvizzera, non fa pro-
gresso; perchè vi si oppone il supremo principio
della, troppa spesa,; e perchè le popolazioni sono
già. troppo aggravate dalle tasse. Ad effettuare
simili ordinamenti bisognerebbe confederare di-
versi territorj, il che solleva un altro genere di
difficoltà.
Perlochè appare la necessità d’un regime se-
vero e penale che f u forza introdurre anche in
quegli stabilimenti alla fondazione dei quali ave-
va presieduto la speranza del contrario. E’ neces-
sario conferire ai direttori un potere di discre-
zione e d’arbitrio ; anzi alcune Case in Inghilterra
e in Isvizzera vennero poste sotto la salvaguardia
dell’interesse personale, lasciandosi lo stabili-
mento a privato lucro dell’amministratore, il
i
quale riceve une specie di testatico giusta il nu-
mero dei ricoverati e può mandarli ai lavori for-
zati quando non compiano quel tanto di lavoro
che a di lui arbitrio sarebbero capaci di fare. I1
qual regime rinovella nel nostro secolo gli orrori
della schiavitù, rovescia ogni idea di civiltà e di
religione, e insulta a quella carità, di cui prende
il nome e le insegne.
La degradazione e la miseria delle Case di
Rifugio non si può paragonare ad alcun’altra, e
non si vede altrove, come la febbre carceraria
non si vede che nelle prigioni. Quindi le difficoltà
che i viaggiatori incontrano se vogliono entrare
DELLA CARITÀ LEGALE 371
in siffatti stabilimenti. E’ difficile che un uomo in-
gegnoso, culto, morale si adatti lungamente a
una situazione che fa continua violenza ad ogni
delicato sentimento; cosicchè in molte Case i
mali dell’instituzione sono aggravati dalle im-
perfezioni dell’amministratore.
Un mezzo d’allontanare dalle Case di lavoro
gli infingardi si è quello di assoggettarveli a
opere pesanti e moleste. Nella Casa di S. Maria
Lambeth a, Londra, imponendo ai ricoverati di
occuparsi a spezzare un masso di granito, si ri-
dussero da 50 ad un solo, Col diminuirsi dell’oc-
casione di lavoro il numero dei ricoverati cresce ;
e viceversa diminuisce. La negativa di sussidio
a tutti quelli che non entrino nelle Case di soc-
corso, diminuisce talora le richieste degli accat-
toni validi. Ma talora accresce fuor di misura
l’affollamento dei ricoverati e diviene onerosa al-
l’eccesso, giacchè si viene a, dare un pieno mante-
nimento a certuni ai quali bastava un più lieve
soccorso a domicilio. Cosicchè la Quarterly Re-
view ebbe a notare che se l’instituzione degli
ospizj dapprincipio diminuisce la spesa de’ sussidj,
col corso del tempo riesce quasi sempre ad au-
mentarla.

18. Sorte delle Case d’industria.


Un’instituzione insufficiente all‘uomo, dispen-
diosa, vessatoria, corruttrice, porta con sè i germi
del suo deperimento. Quindi un numero infinito
di ospizj d’industria ebbe presta fine. A tacer
d’altri, in breve tempo perirono i n Inghilterra
le Case di Rye, d’Eastbourn, di Kinkley, di Wi-
sborough-Green ; i n Isvizzera quelle di Sciaf-
fusa, di Wolfaden, di Urnaesch ; in Francia quelle
372 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
di Strasburgo, di Carcassone, di La Woûte; in
Ispagna quelle di Guadalajara ; in Germania
quelle di libero lavoro a Berlino e Pforzheim; e
molte nei Paesi Bassi e nell’America Spagnuola.
Negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi alcune
Case d’Industria si cangiarono in colonie agri-
cole; e in varj altri luoghi esse divennero case
di forza o di correzione, o semplici alberghi di
carità,. Ma tutte e dappertutto a chi segua passo
passo il loro andamento appajono, giusta i rap-
porti stessi dei loro amministratori, avviate alla
decadenza, oppresse dalla spesa, e soprattutto in-
sufficienti a bandire la mendicità. I1 che si può
asserire con bastevole fondamento delle Case di
Strasburgo, di Bordò, dei Paesi Bassi, di Man-
nheim, ed eziandio di quelle di Monaco ed Am-
burgo, le quali per lungo tempo formarono la
meraviglia dei filantropi.
Si venne in pensiero che il lavoro campestre
soggiacesse a minori inconvenienti del lavoro fa-
brile. Quindi nel 1819 un atto del Parlamento bri-
tannico diede facoltà alle parochie di prendere a
fitto o in proprietà t r a t t i di terra da 50 acri per
occuparvi i mendicanti, Si chiamarono Parish
farms ovvero Cottage farms. Questo sistema si
propagò negli Stati Uniti, nella Svizzera.
Nello Stato di Nuova York si destinò a que-
st’uso l’estensione di quasi quattromila acri ; nel
Massacciussett 26 Case d’industria divennero
Case agrarie e lo stesso avvenne degli instituti
bernesi a Summinswald e Langnau. I1 maggior
vantaggio d i questa specie di lavoro consiste nel-
l’immediato uso dei prodotti ottenuti, nella fa-
cilità dello smercio, nella esenzione d’ogni con-
correnza ; cosicchè il mantenimento del povero
costa meno. M e benchè queste instituzioni siano
DELLA CARITÀ LEGALO 373
di fresca data, lasciano già intravedere la loro
tendenza ad un progressivo aumento di spese e
quindi alla decadenza. ll podere parochiale di
Calne subisce un’annua perdita; quello d i Ti-
cehurst per inconvenienti morali cessò dopo t r e
anni; quello di Rüderswyl nel Bernese cessò
nel 1833 ; in quello di Summiswald la sola decima
parte dei ricoverati giunge a guadagnarsi la
sussistenza ; una tavola dei conti di 21 Case agra-
rie in America, Olanda, Belgio e Svizzera dimo-
stra che nell’anno 1832 il lavoro di questi stabi-
limenti in termine medio coprì appena il sesto
delle spese. Perlocchè stimando che gli alimenti
d’ogni individuo costino 180 franchi, restereb-
bero a supplirsi per ogni individuo fr. 150; il
che porterebbe tuttavia quindici mila franchi per
ogni centinaio di poveri. Negli stabilimenti di
Summiswald e Langnau la terra rimane in gran
parte inculta, perchè il povero non lavora se non
alla vista degli inspettori ; e ad onta del carcere,
del digiuno e perfino delle percosse, la disciplina
vi è in tale stato che quegli abitanti pensano a
ordinar le cose diversamente e sottrarre almeno
i fanciulli alla corruzione del mal esempio.

20. Delle colonie agricole nel Belgio e in Olanda.

Gli instituti agricoli sulle terre inculte si chia-


mano colonie. Quelli dei Paesi Bassi vennero
fondati nella speranza di estinguere affatto la
mendicità, servirono di esemplare ad altre im-
prese dello stesso genere e furono onorati del-
l’attenzione degli uomini di Stato e dei pensa-
tori. Col debito rispetto ai nomi autorevoli che
stanno in favore delle colonie agricole, vuolsi
osservare che non appar ragione per cui le cause
374 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
morali ed economiche che affliggono gli altri in-
stituti di simil natura, non abbiano ad operare
anche su di questi. Certo le spese devono esser
grandi, e per lo più si può giudicare che terre
rimaste inculte in mezzo a folte popolazioni, non
debbano essere le più fertili.
Le colonie agricole dei Paesi Bassi sono al-
cune libere, alcune forzose. Quest'ultime servono
di reclusorio ai vagabondi. Nelle colonie libere
ogni famiglia riceve un tratto di terra, una casa
coi mobili e gli arnesi rusticali, nonchè due
vacche; lavora il fondo a mercede e conto del-
I' l'instituto finchè sia tutto dissodato ; in seguito
lo riceve a modico fitto e a tempo illimitato. La
fondazione si deve a l Generale Van den Bosch.
Le colonie del Belgio furono instituite nel 1822,
e la prima fu quella di Wortel diretta dal Capi-
tano Van den Bosch, fratello del Generale. Nel
giro di sei anni le terre e i bestiami erano stati
ritolti a i coloni i quali da fittajuoli s'erano ri-
dotti a giornalieri. Per impedir loro di sciupare
il denaro nelle vicine bettole, si era dovuto bat-
tere una particolar moneta che non aveva corso
fuori della colonia. I magazzini dei prodotti erano
ingombri, e i mezzi pecuniarj ridotti a tale che
negli ultimi tre anni si erano accettate in tutto
i 12 famiglie. Questi fatti sono presi dal Philanthro-
p e , giornale apposito delle Colonie agricole del
Belgio. Lo stesso Huerne de Pommeuse che pro-
poneva per modello alla Francia quelle fondazioni
scriveva : « Ebbi a notare il tristo aspetto che of-
frivano in gran parte le terre della colonia (di
Wortel) scarse di cultura e ingombre di male
erbe. Palesai schiettamente le mie osservazioni
al direttore .... Le sue spiegazioni sulle cause del
male non dissiparono in me quei pensieri che
i
DELLA CARITÀ LEGALE 37 5

mi suggeriva uno stato di cose che poteva aggra-


varsi e divenire disastroso ». I1 direttore si stu-
diò di rassicurarlo, parlandogli delle riforme che
si stavano introducendo; le quali in sostanza
dovevano ravvicinare quelle colonie libere alla
condizione di colonie forzate. Nel 1833 l’ispettore
generale di publica beneficenza nel Belgio, Duc-
pétiaux, scriveva : « Questi instituti sono ben
lontani dal prosperare. E’ un fatto che non pos-
sono, e non potranno, se giammai, almeno per
lungo tempo bastare a sè medesimi ». Non si sono
sostenuti finora che a forza d’imprestiti; la cui
somma totale salì fino a un milione e settecento
mila franchi incirca (1.699.469) dei quali non si
giunse a rimborsarne trecento mila (283.597). F u
mestieri sospendere le rate di rimborso e quelle
d’interesse per la somma di fr. 100.304. Inoltre
la direzione era debitrice di più di cento mila
franchi per somministrazioni ricevute e salarj
arretrati. Contrapponendo tutti i valori mobili
e immobili che la società possedeva, restava un
vacuo di mezzo milione e più (539.197), di cui la
metà almeno era sopravvenuta nel corso dell’an-
nata precedente. E dai conti risultava’ un‘annua
eccedenza delle spese sugli introiti ; alla quale
come antivenire? Il ripiego degli imprestiti era
esausto ; mobili ed immobili erano già sopraca-
richi di debito oltre il loro valore; le offerte li-
bere andavano diminuendo d’anno in anno, e il
fervore del publico per un’impresa così poco pro-
spera andava raffreddando. I1 governo col ri-
durre aila metà il numero dei mendicanti che
aveva facoltà, di mandare alla colonia forzata,
aveva già alleggerito i carichi della società ac-
crescendo i suoi proprj; e inoltre pagava alla
colonia per ogni mendicante valido 47 centesimi
376 CATTANEO - SCRITTl ECONOMICI -I
al giorno ; mentre i mendicanti invalidi che stan-
no oziosi al Deposito gli costano tutt’al più
36 centesimi. Gli ulteriori sussidj che il governo
potesse accordare non adeguerebbero certamente
l’annua deficienza. Nei progetti che lo stesso
Ducpétiaux propone per le colonie francesi, tra-
spare la mal celata idea di sconsigliare da simili
intraprese, delle quali gli sembra impossibile il
buon successo.
Quanto alle colonie olandesi, nei rapporti of-
ficiali si nota la scarsa disposizione dei coloni
all’agricultura, l’infingardigia loro, il disordine,
la scontentezza, l’ingratitudine e la nessuna vo-
glia d’imparare. Per allontanarli dall‘intempe-
ranza, ivi pure fu necessario fondar botteghe
apposite di commestibili ; introdurre una mo-
neta esclusiva ; discacciare gran numero dei ri-
coverati o mandarli alle colonie forzose. La men-
dicità va continuando ; i sussidj pattuiti si fanno
desiderare ; le offerte spontanee diminuiscono
d’anno in anno; si sono già contratti undici
imprestiti ; cosicchè il debito residuo è tuttora
di milioni S 1/2 (8.611.632) ; e nel 1832 si erano
già dovute sospendere le rate d’ammortamento.
Le cose devono procedere peggio ancora che non
sia confessato nei rapporti officiali, giacchè il
barone Lüttwitz che andò a visitar le colonie
all’intento di esplorarne l’utilità prima di pro-
pagarle in Prussia, ebbe a dire: Che i conti delle
colonie erano tenuti con tale artificio che non
era facile farsi una idea chiara del ricavo; che
l’inventario del capitale è illusorio, perchè le
terre vi figurano oltre il loro valore; e che si ve-
deva essersi applicata alle colonie la massima già
enunziata dal Generale Van den Bosch che biso-
gnava far lavorare i poveri quand’anche il loro
DELLA CARITÀ LEGALE 377
lavoro non fruttasse nulla. Considerate per ogni
parte le cose, appare che le stesse colonie olan-
desi invece di diminuire la pitoccheria l'hanno
fomentata. E il mistero in cui lo stato intimo
delle colonie vien tenuto non fa che avvalorare
questo giudizio.

21. Della proscrizione della mendicità.

La, proscrizione della mendicità fa parte del


sistema della Carità legale. Duchatel mostrò
quanto contravvenga alla giustizia ed alla uma-
nità (V. De la Charitè Morale
Chrétiènne).
Nei
tempi barbari la proscrizione si manteneva dalle
verghe, dal marchio rovente, dalla mutilazione
delle orecchie col ferro e col fuoco, dal bando
dalle galere, dalla schiavitù e dalla morte; nei
nostri tempi è men crudele, ma ripugna mag-
giormente collo spirito del secolo. Ella vien pro-
mossa colla perdita dei diritti civili, colla reclu-
sione, colla prigionia, col digiuno, col lavoro for-
zato; a Mannheim, a Innsbrucke in varie città
svizzere colle percosse ; nella Svizzera il lavoro
forzato consiste anco a coltivare la terra con ceppi
di legno alle gambe.
Tristo rimedio si è quello dei Depositi di men-
dicità ; giacchè la feccia più degradata essendovi
in maggior numero che nelle Case d'industria,
la corruzione fermenta più gravemente e l'ec-
cesso della licenza richiede un regime più severo
e vessatorio. Cacciar un indigente nel deposito
di mendicità non è solo togliergli il consorzio do-
mestico, la libertà, l'onore e l'onestà ; ma, quasi
un condannarlo a morte; giacchè la mortalità
in siffatti luoghi è talora, più forte che negli ospi-
tali. Nei Paesi Bassi in 12 anni ella fu di 1 a 8,9 ;
378 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

e i n varie ’città, francesi fu di 1 a 5 , di 1 a 3,


e a Metz nel 1801 perfino di 1 a 2,22 cioè poco
meno della metà dei ricoverati. Talora a popolar
codesti depositi si tennero artificj poco lodevoli ;
così nel secolo scorso a Monaco si tollera lungo
tempo la licenza del mendicare per fomentar la
confidenza dei mendicanti e trarli quindi alla
rete; cosicchè a d un colpo se ne colsero 806. Si
instituirono usseri, gendarmi ed altre milizie non
per altro che per dare la caccia ai poveri; ed in
alcuni luoghi tutti i cittadini sono astretti a
darvi mano. Si punì chi faceva elemosina; e a
Friburgo dove il denunciatore lucra la multa, si
vide un mendico accusare un uomo spettabile
d’avergli fatto elemosina.
I n Francia nel 1793 la Convenzione condannò
a due giorni di lavoro forzato chiunque avesse
fatto elemosina ad un mendicante. La multa vie-
ne tuttora imposta in molte città, di Germania.
I1 mendicante studia mille modi di sottrarsi
alla vigilanza ; si finge venditor d‘oggetti di poco
valore ; senza cercar nulla, tenta far compassio-
ne collo squallor del sembiante; atterrisce i su-
perstiziosi colla minaccia di maledizioni : cosic-
chè nell’Appenzello la proscrizione della mendi-
cità fu riguardata come un presagio di sventure.
L’arresto dei mendicanti trova opposizione nel
popolo, ed anche nelle persone incaricate di ese-
guirlo e nei magistrati stessi che devono coman-
darlo. I tribunali di Lione giustamente rifiutarono
di esporre alla depravazione delle prigioni i men-
dicanti consegnati dalla Prefettura. Negli anni
di carestia e nei tempi di qualsiasi calamità,
tutte le provvisioni contro i mendicanti si so-
spendono necessariamente ; nei paesi poveri si
lasciano cadere per impotenza. Gli asili instituiti
. . ... , . . .

DELLA CARITÀ LEGALE 379

da Napoleone si erano riempiti in due o t r e


anni, e più non bastavano al bisogno. A Copen-
hagen i reclusi incendiarono i depositi per ria-
ver libertà. L’estinzione della mendicità non è
che apparente e parziale; quindi il numero im-
menso dei mendicanti che bisogna catturare e
che in molti paesi crescono d’anno in anno;
quindi le Comuni talvolta costrette ad autorizzare
e contrassegnare con medaglie certi mendicanti ;
quindi la periodica rinovazione del diritto di
mendicare: cosicchè a Berna si rinova nelle gaz-
zette ogni settimana, e nella parochia d i Mary-
le-Bone a Londra un uomo percorre continua-
mente le strade con un cartello sospeso ad un’asta
sul quale è scritto in lettere cubitali il divieto
di mendicare.
Un gran documento dell‘impossibilità di rie-
scire in questa impresa è la lettera che Napoleo-
ne scrisse al suo ministro Crétet il 24 novem-
bre 1807, in cui egli dichiara di annettere un’idea
di gloria alla distruzione della mendicità,; e si
lagna che l’opera cammini troppo lentamente, e
vuole che « all’aprirsi della bella stagione la
Francia offra lo spettacolo d’un paese senza men-
dicanti, dove tutta la popolazione sia in moto
per abbellire e fecondare l’intiera ampiezza del
territorio ». Ma la mendicità si rise della potenza
ed a dispetto della potenza s’accrebbe.

22. Degradazione dei popoli


per effetto della carità legale.

La carità legale cangia il beneficio in dura


esazione. Ella rompe il vincolo socievole tra il
ricco e il povero. Questi viene in nome di un di-
ritto ad estorcere il soccorso coll’importunità e
380 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
colla impudenza; quegli cerca colle minacce e
colla forza di difendere ciò che la sorte gli ha
dato. L’ordine della Provvidenza vien deturpato
e sovvertito. L’indigenza si moltiplica ; la carità
legale imprigiona il povero ne’ suoi carceri filan-
tropici, lo condanna a una vita vagabonda ed
eslege, e lo incatena alla gleba e all’officina. I1
mondo si ripopola di nomadi e di schiavi. La
carità legale divide le famiglie, si oppone alle
nozze, risommerge la plebe nella venere vaga ;
una moltitudine illegittima cresce senza freno di
educazione. Uomini di vita morale osano procla-
mare che « questo è il minor male, e che se si
moltiplicano i tigli illegittimi, è una necessità
che nasce dall’obbligazione di mantenere i poveri ;
e che se si lasciassero libere le nozze, i figli del
povero nascerebbero Iegittimi sì, ma il loro nu-
mero sarebbe più sterminato ancora ».

23. Accrescimento della publica indigenza.


Le tre cause principali della miseria sono:
1.° la sproporzione t r a la popolazione e le sussi-
stenze ; 2.° la mancanza di lavoro e l’insufficienza
dei salarj ; 3.° il difetto di previdenza e d‘econo-
mia.’ Ora la carità legale fomenta tutte queste
cause e quindi l‘indigenza. Ella ripartisce le po-
polazioni in ragione estranea all’ordine delle
sussistenze ; ella provoca i matrimonj imprudenti
e quindi l’accrescimento dei poveri ; ella abbassa
la misura dei salarj e l’utilità del lavoro; ella
rovescia ogni idea di risparmio e di antivedenza,

Di altre cause più riposte si parlò già in questi


Annali; ma ciò non toglie che queste tre siano cause se-
condarie ed immediate della miseria,
DELLA CARITÀ LEGALE 381
fomentai la corruzione, l'inerzia, l'imperizia,
l'ignoranza, e aggravando di tasse l'uomo ono-
rato lo sospinge alla povertà. Quindi il progresso
della carità legale è accompagnato dal progresso
dell'indigenza.
La tassa dei poveri si aumenta in tutta l'Eu-
ropa spaventosamente. A Copenhagen in 5 anni
(1825-1829) crebbe da fr. 243,600 a 473.200. Ad
Amburgo in 18 anni (1815-1832) crebbe da
fr. 77.973 a 225.600 A Ruderswyl salì da fr. 370
a 8888; a Eggywyl si decuplò in 20 anni e a Ro-
thenbach in 13. A Berlino in 12 anni (1821-1832)
crebbe da f r . 358.318 a 1.078.269, vale a dire la
tassa si triplicò mentre la popolazione si accrebbe
solo d'un quinto. Ad Augusta in 8 anni la tassa
si è raddoppiata. Venezia ha 40.000 sussidiati.
La Germania fa emigrare ogni anno molte mi-
gliaia di poveri ; nel 1832 giunsero 31.000 emigrati
tedeschi nei sette porti principali degli Stati
Uniti. Il numero degli indigenti nel Belgio egua-
glia un sesto della popolazione. Nel distretto di
Vévay nel Vodese i sussidiati formavano nel 1822
il 27 per 100 dei morti. Nel Cantone di Berna
si videro alcune famiglie per sottrarsi all'insop-
portabil peso della tassa rinunciare alla cittadi-
nanza tanto ambìta dai loro padri. Nella Scozia,
a Glasgovia, la, tassa dei poveri in 10 anni salì
da 3000 sterlini a 12.000; in qualche luogo quin-
tuplicò in 7 anni. Alcune parochie non potendo
reggere a l sostentamento de' poveri, videro ab-
bandonate le campagne e le miniere. I n Inghil- .
terra, dal 1800 al 1817 la tassa si levò da 95 mi-
lioni di franchi a 195 milioni; ella assorbe un
sesto del reddito netto degli immobili; e si vuole
che il numero dei sussidiati sorpassi di molto
il quarto delle popolazione. Più volte si fece legge
382 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

che la tassa non si dovesse più accrescere; la


forza delle cose vinse la vanità del precetto. Al-
cune parochie impotenti a pagar la tassa inon-
dano dei loro mendicanti le parochie vicine, in-
volgendole nella stessa ruina ; alcuni possidenti
non lo sono più se non di nome, giacchè tutto il
reddito si devolve agli indigenti; e alcuni fit-
tuarj non convengono d’altro fitto che del paga-
mento della tassa; il suolo s’inselvatichisce, e la
stirpe umana degenera moralmente e fisicamente.
I n tanta miseria e tanta depravazione un comi-
tato parlamentario nel 1817 e i commissarj regii
nel 1833 palesarono il timore che la tassa paupe-
raria non portasse la sovversione dell’ordine so-
ciale in quell’imperio.
Gli Stati Uniti in tanta ampiezza di terre
fertilissime bagnate per ogni parte d a mari da
fiumi da canali, e fiorenti per impareggiata pro-
sperità, sono tocchi da questa cancrena. A Nova
York in 17 anni (1815-1831) la tassa poverile si
innalzò da 1.306.000 franchi a 3.731.000. Nella
Nova-Hampshire nel 1800 si contava un sussi-
diato ogni 333 abitanti ; ammirabile scarsità ! ora
se ne conta già un per 100. Nel Massacciussett
in 20 anni la tassa salì nella proporzione di 2 a 5.

24. V i e dirette che conducono alla carità legale.


La carità legale è un abisso nel quale i po-
poli possono immergersi senza saperlo, e dietro
la spinta di pensieri giusti, umani e ragionati;
ma caduti una volta non è facile che possano
uscirne, Lo spettacolo di chi geme nella inedia e
nella nudità commove a compassione ; la religione
e la morale assecondano la voce della natura.
« Quelli che vogliono che s’instituisca una tassa
DELLA CARITÀ LEGALE 383

dei poveri levino la mano », diceva alla dieta de-


gli Appensellesi adunata a Gais, il buon capitano
Bruderer che la presiedeva. Poche mani si le-
varono. Afflitto a quella vista il capitano gridò:
« Ebbene quelli che vogliono che i poveri muojano
di fame, levino la mano ». Nessuna mano essen-
dovi levata, il voto della tassa si considerò come
voto della maggioranza.
La, guerra, la carestia, la fame, gli sconvol-
gimenti subitanei preparati d a l monopolio mer-
cantile e industriale fecero instituire ricoveri per
gli infelici, e con essi una sovrimposta per soste-
nerli. I1 Comune di Kirchberg nel Sangallese
trovandosi dopo la orrenda carestia del 1817 di
avere 108 orfanelli, mise una sovrimposta per
salvarli dalla fame. Talora la tassa non è sug-
gerita da un impulso di beneficenza, ma dall’ab-
bandono in cui la poca carità dei fedeli lascia i
poverelli, o dal desiderio di far cessare l’impor-
tunità degli accattoni. Talora nacque da riforme
civili ; come in Livonia dalla abolizione della ser-
vitù della gleba e in Inghilterra da quella del
monacismo, oppure dal desiderio di fare per i
mano del magistrato un equo e ordinato riparto
tanto dei pesi quanto dei sussidj. Alcuni vi vi-
dero un atto di giustizia verso famiglie disere-
date d’ogni parte ai frutti della terra ed ai doni
della provvidenza; alcuni vi videro un supple-
mento a tutti gli errori d’una viziosa legislazione
che agglomera i beni in poche mani oziose e un
provvedimento di comune sicurezza contro la di-
sperazione dei proletarj. Ma tutti questi non pen-
sarono che lo sforzo fatto per diminuire il male
per questa via, lo accresceva.
384 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I

2.5. V i e indirette che conducono alla carità legale.


All’instituzione della tassa si perviene per
vie indirette. Introdotto che siasi il regime del
, domicilio d i soccorso e l’obbligazione reciproca
d’ogni Comune a tenersi i suoi poveri, la prima
publica disgrazia che sopracarica il Comune ol-
tre i mezzi ordinarj della carità spontanea e delle
fondazioni pie, dà principio alla carità legale
I ossia forzata. A Svitto il domicilio fu stabilito
nel 1806 e la tassa dei poveri nel 1808. Nell’Olan-
da prima del 1814 i soli membri della chiesa do-
minante avevano diritto all’elemosina comunale ;
abolito questo principio per l’unione col Belgio,
ivi pure bisognò nel 1818 instituire il regime del
domicilio. I n qualche paese vi si giunse indiret-
tamente con l’espulsione dei poveri estranei ;
così per diverse strade si giunge allo stesso fine,
Basta che gli abitanti dicano «noi abbiamo i
nostri poveri, ognuno pensi ai suoi », e il prin-
cipio del domicilio è stabilito e posta la prima
base della carità forzata.
Fondata che siasi una Casa d’Industria o un
asilo di mendicanti con lasciti o doni privati,
il progresso continuo della mendicità supera ben
presto le sostanze dello stabilimento e introduce
la necessità d i un debito. I1 timore di veder ca-
dere un’utile instituzione spinge a sussidiarla ;
si ripartisce l’ònere e ne surge una tassa. A Mo-
naco si lottò contro il principio della tassa; si
lasciò cadere l’Instituto dopo nove anni di esi-
stenza; ma infine fu forza restaurarlo e allora si
pose una tassa sugli affitti. Nel Cantone di Zu-
rigo la tassa venne dietro alla fondazione delle
Case d’industria. Le officine pauperarie di Stra-
sburgo dopo dieci mesi già imploravano i sus-
sidj del governo. L’asilo dei mendici di Bordò
dopo cinque anni d’esistenza si dovè soccorrere
con 10.000 franchi del Comune per riempire una
deficienza. I1 solo instituto di Mannheim non
subì il bisogno di un costante aumento di soc-
corsi legali, ma i donativi liberi che egli riceve
da diversi principi ne tengono il luogo. S’ingan-
nano adunque coloro che opponendosi alla tassa
de’ poveri promovono le Case d’industria, non
vedendone il necessario nesso. Non solo le Case
d’industria sono immensamente più dispendiose
che non pensino i fondatori; non solo le fonti
della loro esistenza dipendono dal corso degli
eventi : ma l’interessamento che promosse la loro
instituzione col tempo illanguidisce, e vien re-
presso e deluso dalla invincibile continuazione
della mendicità. Una tavola presenta la progres-
siva annua diminuzione delle offerte volontarie
per cui la Casa di Monaco in dieci anni si trovi
ridotta da franchi 82.725 a 43.852; quella di Stra-
sburgo in cinque anni da franchi 28.303 a 18.000 ;
quella di Bordò i n sette anni d a franchi 98.100
a 43.164; e quella di Siena parimenti in sette
anni da franchi 25.583 a 13.251.

26. Inavvertite origini della Carità legale.

Proscritta la mendicità, forse potrà darsi che


la carità privata basti all’indigenza, ma qual
popolo rimane sempre allo stesso grado di pro-
sperità? qual popolo può sostenere senza, sforzo
i tempi calamitosi? La fondazione della tassa dei
poveri in Inghilterra si fa risalire all’Atto
del 1601; ma realmente allora.

25. - S c r i t t i economici. I.
CATTANEO.
386 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
riordinare antichissime prescrizioni che a comin-
ciare dal 1350 avevano combattuta la mendicità,
che nel 1547 avevano stabilito il domicilio di soc-
corso e il lavoro pei validi, e nel 1572 avevano a
quest’uopo tassate le case, le terre e le decime.
E’ notabile che mentre la maggior parte degli
scrittori non s’avvide di questo effetto della pro-
scrizione della mendicità, la Vestierìa della pic-
cola parochia di Maybole nella Contea d’Ayr i n
Iscozia respinse l’interdizione della mendicità,
perchè questa misura le pareva il primo passo
verso la tassa. Così il semplice buon senso di
quei parochiani giunse ove non giunsero i pen-
satori e gli uomini di Stato.
I1 domicilio di soccorso, il lavoro obligato, la
proscrizione della mendicità e la tassa dei poveri
sono i quattro costitutivi della carità legale. Essi
si trovano spontaneamente adunati in tutti i re-
golamenti sulla mendicità ; cioè nell’Atto inglese
del 1601; nella legge francese del 24 vendem-
miale anno 2°; e nella serie delle leggi publicate
dalle Cortes spagnuole nel secolo XVI.
Siccome da lievi principj cominciano le grandi
cose, anche la carità legale comincia talora da
soccorsi momentanei prodigati per bisogno straor-
dinario; dal volontario si passa al necessario e
quindi a l coattivo. L’ingerenza dell’amministra-
zione publica nel riparto delle elemosine tende
a imprimer loro un carattere di legalità e di obli-
gazione. Talora si permise ai poveri stessi la li-
cenza di vessare coloro che rifiutavano l’elemo-
sina; la qual tolleranza era già. per sè una coa-
zione indiretta.
DELLA CARITÀ LEGALE 387

27. Propagazione della Carità legale.

La carità legale si propagò molto inegualmen-


t e sulla superficie dell’Europa; le due sedi pre-
cipue sembrano l’Inghilterra meridionale e la
Germania settentrionale, d’onde lo spirito d’imi-
tazione contribuì forse a diffonderla in altre re-
gioni. Siccome ella è un supplemento alla carità
volontaria, così la diminuzione di quelle institu-
zioni che involgevano il principio di mendicità e
fomentavano l’abitudine dell’elemosina, ha do-
vuto darle accrescimento.
Il sistema della carità legale fu combattuto in
Inghilterra da Malthus e Chalmers; ai quali si
possono aggiungere Mac Farland, Davison, Town-
send ed altri. Ma il maggior numero degli scrit-
tori e degli amministratori sembra imbevuto del-
l’opposta opinione e persuaso che i mali effetti
del sistema non si debbano alla sua natura ma,
bensì agli abusi che si sono introdotti. Perlochè
confida nelle riforme che si vengono introducendo
in quell’instituzione. E’ comune il desiderio che
la tassa dei poveri s’introduca anche in Irlanda.
La stessa favorevole opinione sembra dominare
anche in America, e venne apertamente procla-
mata da Livingstone nell’introduzione al suo Pro-
getto di Codice penale per la Luisiana. Alcuni
privati inglesi pieni d’ammirazione per tutte le
cose della loro patria, fecero sforzi per introdurre
la carità legale anche in luoghi dov’essa era af-
fatto ignota; e un certo Brewer domiciliato a
Smirne tentò fondarvi una Casa d’industria per
distruggere la mendicità, se non che le diverse
comunità religiose non si poterono accordare in
una impresa comune.
..... . .

388 CATTANEO SCRITTI ECONOMICI I

I1 principio della carità legale si è propagato


in tutti i paesi di idioma tedesco; ma in gradi
diversi. Però l’opinione degli scrittori è tale che
può credersi che il sistema vi si radicherà e svol-
gerà progressivamente. Le Case d’industria sem-
brano attrarre singolarmente la predilezione pu-
blica ; e massime nella Svizzera, dove fervorosa-
mente vennero promosse da Fetscheri, Wateville,
Mummenthale, Kasthofer, Fellenberg, Schintz,
Segesser, Scherer, Siegwart Müller, Schuler, Me-
rian. Essi le riguardano non solo come un sollie-
vo alla miseria, ma come una via sicura di per-
fezionare l’industria depurare i costumi, met-
tere in onore la virtù e promovere la publica
felicità. I1 che riproduce quelle stesse speranze
che si coltivavano i n Inghilterra quando nel 1675
vi si proponevano simili instituzioni e si annun-
ziava che dovevano ricondur sulla terra l’età
dell’oro.
I costumi dell’Europa meridionale si oppon-
gono a l sistema della tassa dei poveri ; e ciò spiega
il perchè le ordinanze contro la mendicità non vi
ottennero vigore.1 Le Case d’industria dell’Ita-
lia sembrano modellate sull’imitazione degli stra-
nieri. Però vige in Italia l’opinione che queste in-
stituzioni sieno segnali di buon governo. L’abo-
lizione della mendicità fu commendata d a Rous-
seau, da Montesquieu, d a Bossuet, da Voltaire;
e all’autorità dì questi vecchi scrittori consuona
il maggior numero dei moderni francesi, Fodéré,
Huerne de Pommeuse, Cochin, Villeneuve, Moro-

Non appare alcuna circostanza che rende l’interdi-


zione della mendicità più o meno difficile in Italia che
in altri paesi. La nostra città ove la mendicità è inter-
detta, non offre alcuna differenza dalle grandi città del
Settentrione.
DELLA CARITÀ LEGALE 389
gues, Bouvier du Molart, Dupin, Valentin, De la
Borde, che direttamente o indirettamente, in tutto
o i n parte propongono quelle misure il cui com-
plesso costituisce la Carità legale. Morogues met-
te fuori un sistema di colonie agricole, orticole,
saccaricole, policole che richiederebbero le sov-
venzione d’un capitale producente 34 milioni d’in-
teresse; ossia il carico d’un franco a testa sulla
popolazione francese. Ora se questa non è tassa
dei poveri, che cosa mai lo sarà,? Qual fondamento
abbiano le filantropiche speranze di quel pensa-
tore, apparirà dai fatti che abbiam recato. Bou-
vier du Molart costruisce tutto l’edificio della
carità legale comprese le prescrizioni vincolanti
le nozze dei poveri. Villeneuve limita il sistema
legale ai poveri invalidi, abbandonando gli altri
alla elemosina spontanea, senza osservare che
questa difficilmente s’accorda a chi sembri capace
di sostenersi da sè. I1 giornale della, Società di
Morale Cristiana ha una perpetua tendenza a
rendere popolare il principio della carità legale.

28. False opinioni sugli stabilimenti pauperarj.

L’isolamento intellettuale i n cui vivono tut-


tora le diverse nazioni d’Europa toglie loro di
profittare della reciproca esperienza, e distri-
garsi da quel cerchio di perpetui sofismi che fanno
attribuire agli abusi ciò ch’è costante effetto del-
le instituzioni stesse. Mentre le esperienze degli
uomini chiaroveggenti rimangono neglette nei li-
bri, la stampa periodica ripete ciecamente e in-
defessamente i vecchi errori. Intanto la persua-
sione che v’è chi pensa al povero, rallenta gli
sforzi della privata pietà; la mancanza di edu-
cazione, di onoratezza, di attività, di parsimonia
,
39O CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

nelle infime classi nutre la, vile mendicità ; l’egoi-


smo municipale si ristringe nell’angusto suo cer-
chio ; l’imitazione degli stranieri disanima l’in-
telligenza nazionale ; la moltitudine diffida anche
de’ suoi magistrati ed istruttori ; la necessità delle
forme ritarda il corso della giustizia e il timor
dell’arbitrario avvilisce le aspettative. Fra tutto
questo le Case d’industria sorgono in mezzo al
publico favore, e sotto l’influenza d’uomini d’egre-
gio merito la quale corregge e vela i difetti delle
instituzione ; il paese viene pel momento alleviato
dei mendici ; un’apparente prosperità seduce gli
zelatori del bene che ne ripetono d’ogni parte
l’annunzio. Al contrario il susseguente andamen-
to delle cose, la decadenza degli stabilimenti, la
propagazione della mendicità e della corruzione
si dissimula. I rapporti degli amministratori sono
involti di cifre; i miglioramenti sono esposti i n
modo che il lettor superficiale se ne accorga, e
gli sfuggano i risultati avversi; le difficoltà, si
attribuiscono a circostanze politiche, a cause
transitorie che il tempo potrà emendare ; la indi-
sciplina e l’immoralità si attribuisce alla cattiva
scelta dei ricoverati, come se non si trattasse ap-
punto di ricoverare le parte più abjetta della
società; l’uomo vano cerca, di trarre onore dalle
proprie fatiche, e l’uomo servile loda senza di-
scernimento le fatiche altrui. Così la società s’in-
ganna da sè. Così le prime illusioni si fanno per-
petue; e il publico loda talora la floridezza di
instituzioni da lungo tempo cadute in ruina. I n
Europa gode ancora d’une cospicua riputazione
l’instituto di Rumford a Monaco. Ora dopo 9 anni
e 9 mesi di esistenza, esso ebbe a soccombere al-
l’indebitamento fin dal Settembre del 1799. Ep-
pure se ne parla in un Viaggio in Baviera scritto
DELLA CARITÀ LEGALE 391

da Elisa Recke dal 1804 al 1806; il Philanthrope


nel 1822 raccomandava a' suoi lettori di viaggiare
a Monaco per riconoscerne l'ammirabile successo,
le Società di Morale Cristiana lo commendava
ancora nel 1828 e la, Revista Enciclopedica ripe-
teva quella lode; nel 1832 Huerne de Pommeuse
lo citava a modello; e infine il Propagatore delle
utili cognizioni di Ginevra nel 1833 lo proponeva
all’emulazione degli altri popoli. E prima che il
secolo cominciasse l'instituto non era più !

29. Della carità publica.

Quando un abuso si è profondamente radicato


in un paese, il tentare di estirparlo d'un tratto,
può turbare gli ordini sociali. Sembra che i po-
poli i quali da lungo gemono sotto il peso della
tassa pauperaria non possano venire alleviati se
non da riforme radicali instituite fuori della sfera
della carità legale. L'Atto parlamentario del
14 agosto 1834 si limita a questioni di domicilio,
di amministrazione e di personale; e quindi non
altera i prediali effetti della carità legale. Ma il
Cantone di Neufchàtel ha dato fin dal 1819 l'esem-
pio di sopprimere il regime della carità legale.
La sola urgenza di straordinarie sovversioni
politiche o di gravissime publiche calamità, per
cui la miseria minacci la publica sicurezza, può
giustificare il transitorio rimedio della tassa
de' poveri, ma esso deve cessare collo svanir della
crisi che lo rese necessario. Quindi giova che la
tassa sia diretta e speciale affinchè possa più fa-
cilmente sopprimersi a miglior tempo; giova che
non si adoperi in fondazioni d'indole permanente,
come per es. le colonie agrarie; giova che si ero-
ghi piuttosto sotto forma di provedimento ammi-
392. CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
nistrativo che di elemosina. F r a le tasse indirette
quella che si leva sugli spettacoli è preferibile e
quella che si leva sulle multe, e più ancora a ,
quella che si leva sui consumi. Quest’ultima è
d’indole men volontaria e può facilmente spingersi
oltre il debito confine. Quando poi la publica be-
neficenza prenda di mira principalmente i ciechi,
i sordi-muti, gli incurabili, gli epilettici, i pazzi,
i fanciulli derelitti, ella fomenterà meno l’inerzie
e l’avvilimento.
Per prevenire la propagazione della miseria i
governi devono ordinare le imposte in modo che
non pesino troppo sulle classi povere ; sopprimere
ogni vincolo di domicilio, d’industria, di com-
mercio ; agevolare il corso della giustizia, promo-
vere la divisione de’ beni, e il dissodamento dei
fondi inculti ; proteggere le emigrazioni ; repri-
mere i danni del giuoco, della bettola, del l o t t o ;
diffondere l’educazione ; moltiplicare le casse di
risparmio e d’assicurazione. Quanto agli infelici
estorri (heimathlos) se non è ingiustizia negar
loro i diritti politici, è un’empietà di contender
loro il diritto di vivere, di respirar l’aere, di
soggiornare sulla faccia della terra. Ma a, dar
provedimento alle calamità di questi sciagurati
è necessario il concorso di tutti i paesi che ebbero
la mala sorte di lasciarsene infestare.

30. Della carità privata.


A consolare di qualche speranza i cuori com-
passionevoli afflitti dalla vista di tanti sforzi inu-
tili e di tanti pensieri delusi, gioverà ricondurre
le nostre considerazioni nel campo della carità,
privata e volontaria. E’ a desiderarsi che lo scrit-
tore che è già disceso dalle più sublimi contempla-
DELLA CARITÀ LEGALE 393
zioni della filosofia per condurre alla dimora del
povero le anime benefiche (Degerando), ci prodi-
ghi su questo argomento i lumi del suo consiglio.
Frattanto indichiamo alcuni principj, che pos-
sono servire di scorta alla privata carità.
1. Nell’esercizio della beneficenza bisogna aver
riguardo a non comprimere nel povero quell'atti-
vità per cui può in tutto od in parte bastare a sè
medesimo.
2. Convien aver riguardo alla moralità del
povero.
3. Rispettare nel povero i vincoli di famiglia.
4. Prevenire la miseria.
5. Fomentare nei privati il sentimento della
beneficenza.
6. Sospingerli a porsi in diretta relazione col
povero e illuminarli sul miglior modo di alleviare
la miseria altrui.
Frattanto la carità, muove fra due opposti
scogli, una pietà imprudente che propaga la iner-
zia e la dissipazione; e una soverchia circospe-
zione che ristringe troppo il campo della bene-
ficenza.
31. Della Carità restrittiva.

E qui si apre il varco a parlare della nuova


dottrina della Carità, restrittiva, la quale tende
a diminuire gradatamente i sussidj concessi al
povero. Essa parte dal supposto che l'elemosina
moltiplica i pitocchi; che gli instituti di benefi-
cenza inspirano all'uomo industrioso una sicu-
rezza che rallenta i suoi sforzi; che il soccorso
gratuito deve concedersi soltanto ai mali che la
prudenza umana non può prevedere.
Ma veramente non vi è quasi disgrazie che
l'uomo cauto e penetrante non possa in qualche
.
394 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
modo prevedere, come ve ne ha poche le quali
non superin le previdenza di uomini semplici e
grossolani. Si verrebbe dunque a far base piut-
tosto sul vario grado di penetrazione e di pru-
denza che sulla miseria o sulla moralità,; giacchè
gli uomini non hanno tutti la medesima intelli-
genza. Talora taluno cade in povertà o per colpa
altrui, o per troppa docilità, o per troppo zelo
nell’adempiere officj di vicendevole assistenza. Chi
potrebbe valutare l’influenza, del temperamento,
della salute, dell’ingegno, dell’educazione, del
commercio, degli eventi politici, e precisare dove
cominci l’imputabile imprevidenza? Non sarebbe
inumanità il sindacare così rigorosamente la sven-
tura? E qual povero meriterebbe mai soccorso?
I1 destino del dissipatore è soventi volte congiunto
a quello di una innocente famiglia; nè alla ca-
rità è lecito o possibile disunirli. Coprire la nu-
dità, o sfamare il digiuno della madre o dei figli
non sarebbe dunque alleviare il padre da’ suoi
doveri, ed animare gli altri padri alla dissipa-
zione? Del resto nei paesi ove per singolari cir-
costanze, il voto della carità restrittiva è com.
piuto, ed il povero viene abbandonato al suo de-
stino, il fatto prova che l’urgenza del bisogno non
promove l’energia, nè la capacità,, nè la previ-
denza. Ginevra ne vede un patente esempio nel
territorio che giace sul pendio meridionale del
monte Salève ; dove una popolazione miserabile
che nei tempi più prosperi appena riesce sulla
paglia degli affumicati suoi tugurj a sostenere
una vita cenciosa, viene al primo apparir della
carestia a precipitare nella più disperata indi-
genza, e ad onta dei soccorsi delle carità cit-
tadine si vide nel 1817 dar molte vittime alla
fame.
DELLA CARITÀ LEGALE 395

32. Dell’esercizio della carità. in via d’associazione.


i
Per trovare un passaggio fra l’alternativa di
una cieca mollezza e di una prudenza crudele, è
utile introdurre nell’esercizio della carità il prin-
cipio dell’associazione ; ma bisogna che le diverse
aggregazioni vengano a ordinarsi sotto un dise-
gno generale per abbracciare tutta la vastità dei
bisogni, ripartire proporzionalmente i soccorsi, e
accomunare anche all’opera della beneficenza il
gran principio della divisione dei lavori. Ogni
specie d’indigenti può essere oggetto d‘una spe-
ciale amministrazione. I soccorsi agli invalidi
devono essere distribuiti colle viste della pietà ;
quelli ai validi devon essere negli interessi del
lavoro e dell’industria. Adunque un comitato di
lavoro ajuterà il valido a trovarsi nei casi d’ur-
genza una occupazione; un comitato di prestito
lo sovverrà di istrumenti, di materie prime,
d’istruzione, od anche di qualche anticipazione
qualora egli non possa aspettare il momento di
percepire il frutto delle sue fatiche; e infine un
comitato di liberalità gli farà un donativo ogni-
qualvolta gli debba tornare insopportabile il peso
di un debito. La distribuzione dei prestiti e quella
delle liberalità devon essere ben separate, per non
ferire il sacro e prezioso sentimento dell’onora-
tezza e della moralità.. Per egual modo tra gli
invalidi si ordineranno a parte i fanciulli, i vec-
chi, i ciechi, i sordo-muti, gli ammalati, gli incu-
rabili. Così difficilmente le elemosine si cumule-
ranno su un solo individuo, e bene spesso su chi
ne è men degno ; la pietà publica avrà una giusta
soddisfazione e non tralignerà in una prodigalità
senza discernimento. E in pari tempo i benefat-
tori potranno distribuirsi giusta la loro inclina-
396 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
zione e le loro abitudini; e le varie loro classi
potranno tutelare il povero in quelle industrie
nelle quali hanno più cognizione e influenza, e
fornire a d esso ed alla sua famiglia consigli e
istruzione. La maggior cura vuolsi nel sovvenire
a i bisogni morali che nelle infime classi sono
tanto più grandi quanto meno s e n t i t i ; e che una
sapiente carità deve svolgere artificiosamente.

33. Dello spirito d i famiglia nei poveri.


E’ mestieri soprattutto fomentare nel povero
l’amor di famiglia e le domestiche virtù; i fan-
ciulli cresciuti nelle corporazioni e nella vita di
comunità dove i loro bisogni sono da mano altrui
regolarmente e costantemente prevenuti, poco im-
parano l’arte di condursi; l’arte di lottar con le
cose ; l’arte di evitare gli inganni della malvagità
e le seduzioni del vizio; il coraggio, la perseve-
ranza, i misterj tutti della vita. Usciti da quella
situazione fattizia essi si trovano improvidi, ine-
sperti in mezzo a i pericoli ed alle diffjcoltà. E’
perciò che nella Scozia e nel Ducato di Weimar
si deliberò di collocare presso oneste famiglie di
contadini o d’artigiani i poveri orfanelli. I1 che
però non toglie che per alcuni fanciulli non sia
a preferirsi quella educazione reclusa che può
sottrarli all’influenza di genitori scapestrati, o
corrispondere in altro modo alle loro particolari
circostanze. La vita di famiglia riesce eziandio la
più opportuna a confortare le miserie della, ca-
dente età.
34. Degli ospitali.
Si suol da molti disapprovare negli ospitali
l’amministrazione complicata, il molto personale,
una tendenza a spese fastose, l’accumulazione de-
DELLA CARITÀ LEGALE 397

gli infermi, la durezza, del trattamento; ma gran


parte di questi inconvenienti può venir tolta, Gli
ospitali di Parigi, a onor del vero, devono rico-
noscersi come modelli di un progressivo perfe-
zionamento.

35. Dei ricoveri di pentimento.

Una specie di stabilimenti che è più degna


delle cure della beneficenza, è quella degli asili I

ove si rifugiano gli esseri che la degradazione del


vizio, del delitto, della pena., rende aborriti al-
l'onesta società ; dove gli avanzi del postribolo
e della prigione trovano una protezione al loro
pentimento e u n soccorso agli sforzi di una tarda
industria, Siffatti luoghi non solo ripurgano da
molta infezione il consorzio sociale, ma prove-
dono anche alla comune sicurezza.

36. Dell'istruzione d e i poveri


e dei loro benefattori.

Tra i mezzi preventivi il principale è quello


della istruzione dei fanciulli poveri, la quale non
solo deve tendere ad abilitarli a certe occupazio-
ni, ma eziandio a svolgere i n generale le loro fa-
coltà, cosicchè possano flessibilmente adattarsi
alle varie emergenze d'una vita laboriosa. E re-
cherà eziandio giovamento alla, società il diffon-
dere nelle classi più elevate u n a sufficiente cogni-
zione dell'economia sociale per dissipare certi
pregiudicj i quali rendono inutili e talvolta per-
niciose le più rette e pietose intenzioni. Una parte
di questi lumi vorrebbesi propagare nella parte
più adulta delle classi povere, perchè colle loro
irragionevoli pretese, e le loro stolte ed ingrate
398 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
lagnanze non avessero a contrariare gli sforzi de-
gli illuminati benefattori e le viste della filosofia
sociale.
37. D i varj instituti benèfici.
Più immediatamente gioverebbe in certi paesi
il promovere e dirigere la, cultura delle lande
e la prudente e regolare emigrazione dei biso-
gnosi. Gran sollievo alla miseria sono i Monti di
Pietà quando siano veramente instituiti nel pu-
rissimo scopo della beneficenza; ma in alcuni
paesi si è iniquamente aggravato l’interesse, per
dare alimento agli ospitali e ad altre pie fonda-
zioni ; mostruoso modo di spogliare il povero con
una mano per rendergli una paste delle sue spo-
glie coll’altra.1
Le Casse d i risparmio già per sè utilissime
possono avvantaggiarsi ancora col mezzo della
associazione ; così in alcuni paesi si introdusse
di fare in comunione la provista di certe cose
necessarie alla vita; in Isvizzera, si introdusse la
pratica delle fruttiere (fruitières) per cui tutto il
latte del vicinato si raccoglie per turno presso
uno dei socj che così può trarre miglior prodotto
di butirro e formaggio da quelle piccole porzioni
che altrimenti non basterebbero all’uopo.2

1 L’autore fa menzione di alcuni Monti di Pietà ove


i poveri pagano l’interesse del i2 come a Parigi; del
16 2/3 come a Postdam; del 17 come a Lione; del 25 come
a Nova York; del 34 per 100 come nei Paesi Bassi; del 42
come pochi anni sono all’Havre. A questo si aggiunga
l’abuso comune a quasi tutti g l i stabilimenti d i stimar
troppo basso e vender male, massime per la poca publi-
cità e solennità delle vendite. Però con decreto del 30 di-
cembre 1830 l’interesse del Monte di Parigi f u ridotto al 9.
2 E un uso simile a quello dei Mungini nei Basso
Milanese, il quale però non vige fra i poveri ma solo
fra i minori affittaiuoli.
DELLA CARITÀ LEGALE 399

Meglio ancora giovano le società di assicura-


zione mutua o di mutua previdenza, le quali or-
dinate colle opportune cautele alleviano la mise-
ria nell’atto stesso che provocano la temperanza
e la cordialità. Bisogna sostituire agli eccessi del
giuoco e del vino piaceri più semplici e innocenti,
gli esercizj del corpo, la musica, il passeggio, la
lettura. Nel far le collette non bisogna oltrepas-
sare lo stretto bisogno, nè ricorrere a straordina-
rie istanze, ove non sia straordinaria necessità.
Ma soprattutto conviene che ogni persona che
abbia mezzi e tempo si metta in relazione diretta
con qualche famiglia indigente; e che mentre
ognuno si asssocia all’opera comune, ponga mano
a quella parte che gli è più convenevole; e che si
diriga all’uopo coi lumi e colle forze dell’intera
unione; col che scema il pericolo di collocar cie-
camente la beneficenza. M a tutti questi sforzi
dell’umanità non valgono, quando non movano
da un cuore semplice, retto, che ami il bene pel
bene, che non sia infetto di superbia, d’intolle-
ranza, di superstizione; che ami Iddio in tutte
le sue creature, in tutti i popoli, in tutto l’ordine
de’ suoi voleri e della sua Providenza.

Conclusione.
L’opera del sig. Naville è dettata con sì vasto,
diligente e religioso studio dei fatti d’ogni paese
d’Europa e d’America e con tanta importanza di
ragionamenti e di conseguenze, che avutane noi
lettura per gentilezza dell’amico nostro lo sti-
mabiìe institutore Racheli, abbiamo creduto utile 1

darne l’intero prospetto ai nostri lettori, che al-


trimenti non ne avrebbero forse avuto condegna
nozione.
. ... . , . . . . . . . . . . .

400 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I


Ora è debito di quelli che conoscono l’intimo
andamento degli instituti di publica beneficenza
in Italia, verificare nel cerchio della loro perso-
nale esperienza se quelle ardite asserzioni sull’au-
mento della mendicità e sul procedimento delle
Case d’industria abbiano reale fondamento anche
fra noi. La scienza viva e vera scaturirà a suo
tempo dallo studio dei fatti proseguito con co-
stanza e lealtà,. Gli eterni andirivieni dell’ideale
si devono lasciare ai sofisti, e le illusioni del sen-
timento ai poeti.
i

XI.
Sui progetto di una strada di ferro
da Milano a Como.*

Nel numero d’Ottobre della Biblioteca Italia-


n e l’esimio Ingegnere Bruschetti modestamente
e saviamente sottomette alla publica discussione
le sue viste intorno al Progetto di strada ferrata
tra Milano e Como. Benchè pressati dal tempo,
non vogliamo che questo nostro fascicolo esca,
senza recar qualche sollecito cenno d’un’opera
che interessa tanto la comune prosperità.
L’Autore che dalle letture e dai viaggi sem-
bra aver raccolto molti lumi dell’esperienza stra-
niera, fa precedere al suo Progetto alcune pa-
gine di osservazioni economiche, additando di
volo alcune delle utilità, publiche e private che
voglionsi sperare da quest’impresa. I n ciò fugge
ogni apparenza di millanteria e si mostra for-
s’anche più sobrio e moderato che non avrebbe
avuto diritto di essere. I1 che gli deve valere un
aumento della publica fidanza.
I1 buon successo della strada ferrata di Como,
si fa dipendere: 1) Dall’amenità di quelle riviere
che allettano a frequenti gite la numerosa e ricca

* a Bollettino », L, ottobre-novembre 1836, pp. 121-133.

26. - CATTANEO. Scritti economici. I.


402 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

popolazione della capitale ; e la alletteranno


maggiormente quando la corsa, ridotta a un'ora
circa di tempo, diverrà quasi un passeggio nelle
lunghe giornate estive e nelle festività. 2) Dal
concorso dei passaggieri del minuto popolo e del
ceto campagnuolo ai quali l a brevità del tragitto
e quindi il risparmio della giornata e la tenuità,
della spesa non lascerà più convenienza di viag-
giare in altro modo. 3) Dal movimento mercantile
interno, il quale al presente si fa ascendere tra
Milano e il Lago a 600 mila quintali metrici per
la sola, via d'acqua, non compresi i trasporti per
le via di terra. Quanto al transito del commercio
estero, si può asserire che il più arduo problema
economico sarebbe di rinvenire in qual modo l'an-
tica via mercantile del Lago di Como possa riac-
quistare la concorrenza colla via del Lago Mag-
giore. Perlochè per ora è prudenza non farvi as
segnamento.
Stabilita la convenienza fondamentale del pro-
getto, siccome nel territorio intermedio non v'è
alcuna città, o alcun popoloso territorio a cui si
debba avere uno speciale riguardo : cosi cessa ogni
ricerca statistica. sulla linea da preferirsi ; la
questione diventa assai più semplice che non per
la strada ferrata di Venezia, e si riduce tosto a l
problema d'arte ; sciolto il quale, bilanciare le
spese e i redditi per giungere ad una delibera-
zione finale.
La superficie del Lago di Como è 74 metri al
di sopra di Milano. Ma Como che abbraccia
co' suoi opposti sobborghi l'estremità. meridio-
nale del lago, giace i n una conca tutta cerchiata
di colline, Per giungervi da, Milano, si ha una
comoda salita per una ventina di miglia, me dopo
breve ripiano si discende assai rapidamente, gi-
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO. 403
rando quasi in semicerchio intorno alla falda
orientale del Monte Baradello. La somma e quasi
unica difficoltà dell’arte sta nel minorare questa
altura intermedia e addolcirne la spirale discesa. t
A questo fine l’ingegnere divisò tre ripieghi:
i) Nella salita tenersi alquanto più basso
della presente strada postale, la quale si divaga
sulle circostanti alture, e invece penetrare per le
valli dei fiumi; cioè per quella del torrente Sè-
veso, poi per quella del suo influente Acquane-
gra, e così raggiunto il colmo discendere nel ver-
sante opposto per la valle del fiume Aperto che
decorre a Como.
2) Perforare con una galleria lunga 620 me-
t r i un colle pietroso che stringe la valle del Sè-
veso di fronte a Cuciago.
3) Tagliare a cielo aperto il colle terroso di
Baraggiola intorno a cui I’Acquanegra fa un se-
micerchio.
Con tutto ciò il sommo giogo sarebbe 151 me-
tri sopra Milano, e 77 metri sopra il lago; e il
pendio lungo il fiume Aperto rimarrebbe sempre
di 1 per 56; mentre sulla strada-esemplare di Li-
verpool il massimo declivio è di 1/96. Quindi rie-
scirà impraticabile alle macchine locomotive nel-
lo stato presente dell’arte. Laonde per l’ultimo
tratto di strada l’Autore propone l’uso dei ca-
valli; nella quale promiscuità di macchine e ca-
valli sta il massimo inconveniente dell’opera. Nel
resto si hanno naturalmente lodevoli livelli ; il
più ripido declivio essendo di 1/194.
La parte della strada più vicina a Milano è
quasi rettilinea; la parte più vicina a Como ri-
sente la tortuosità, delle valli f r a cui s’insinua ;
ma tuttavia il suo asse può dirsi rettilineo ed ha
404 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
sicuramente il vantaggio di qualche miglio sulla
strada postale; giacchè fino al labbro del lago
riesce di metri 41,422, ossia poco più di 22 miglia
geografiche italiane.
Però le curve principali hanno un raggio di
1000 metri; due lo hanno di 900; una di 800, ed
una è di soli 500 metri di raggio. Ora le curve, il
cui raggio è minore di un miglio inglese ossia di
circa metri 1600, in Inghilterra si tengono perico-
lose alle macchine le quali tendono a prendere
la tangente e uscir di carriera; e dannose alle
\
commessure delle rotaie le quali sostengono un
continuo sforzo laterale. Ciò si avvera maggior-
mente se l’effetto della curva venga complicato con
quello di una ripida discesa. E siccome la gra-
vezza di quelle curve si deve all’angustia delle
valli ; e la perpetua vicinanza dei torrenti al fon-
damento del terrapieno potrà facilmente arrecar
guasti; e la parte culminante della strada deve
fondarsi nelle lande paludose presso Prato Pa-
gano: così rimane ancora in problema se la linea
di queste valli sia da preferirsi; dacchè non rag-
giunge l’intento di render possibile l’uso generale
delle macchine locomotive.
A Milano la strada farebbe capo dietro l’Are-
n e vicino alla Piazza d’Armi i n un luogo spa-
zioso d’onde la strada può facilmente giungere a
diversi quartieri della città. A Como essa fa
capo alla riva del lago a occidente della città,
dove le alluvioni del Cosio hanno formato un
ampio pascolo, Quivi non manca luogo ai magaz-
zini e all’approdo delle barche; benchè nelle di-
rotte pioggie sopravvengano spesso le escrescenze
del lago, e le devastazioni del torrente. Le fre-
quenti torbide del torrente si vedono colorare a
gran distanza le acque del lago.
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO 405

Sarebbe inutile o presuntuoso seguir l’Autore


in t u t t i i minuti particolari dell’arte s u a : quindi
noteremo solo ciò che può interessare la curiosità,
dei lettori, Pei lavori di pietra egli riprova l’uso
dei nostri graniti e preferisce quello delle arena-
rie pel minor costo del lavoro; ma in t a l caso
i
bisognerà forse tener conto della spesa di un pe-
riodico rinovamento. La strada sarà d ’ u n a sola
carriera con cinque t r a t t i doppj pel cambio, i
quali saranno distribuiti ad eguale intervallo ed
equivarranno a 1/8 dell’intera linea, ossia a me-
t r i 5000. Per ombreggiar la strada e trar profitto
dell’area, si orlerà di due filari di gelsi; intorno
a che si potrebbero ragionar varie cose.
La conservazione e l’uso delle rotaie richiedo-
no a detta dell’Autore un fondo battuto e sodis-
simo in ogni sua parte, formato in gran parte di
sassi, e un piovente fermo e resistente alle acque,
massime per la continua vicinanza di un fiume di
rapina; al contrario il gelso novello richiede un
letto di terreno soffice. La piantagione obblighe-
rà di tenere il piano stradale alquanto più largo
di ciò che sarebbe strettamente necessario; nel
che si consideri il valore dell’area da pagarsi a
prezzo d’espropriazione, cioè a caro prezzo; e la
spesa della formazione e conservazione del terra-
pieno ; cosicchè la piantagione verrebbe a costare
assai più che in un fondo naturale. I1 luogo che
è in tutto di 8 metri, ossia di poco più di 13 brac-
cia t r a fossi, muri, scarpe, margini, piantagioni
e rotaia, lascia un ripiano così angusto che due
filari di prosperi gelsi verrebbero, se non a toc-
carsi f r a loro, almeno a lambire la macchina lo-
comotiva; la quale passando e ripassando otto
volte al giorno col crasso fumo e l e scintille del
fossile, recherebbe guasto alla foglia nascente.
406 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - 1

Inoltre la strada non avrebbe godimento d’ombra


nelle ore meridiane ; perchè il raggio del mezzodì
infila la direzione della strada, se si eccettui
!
qualche breve t r a t t o di curva. E finalmente nella
stagione in cui il bisogno dell’ombra è maggiore,
i gelsi verrebbero sfogliati.
T r a le altre notizie che l’Autore comunica al
i publico, vi è l’intero tenore della sua dimanda
di Privilegio; del quale non vennero ancora su-
periormente determinati i particolari. Nella sua
dimanda egli si attenne all’esempio dato i n altre
simili intraprese, Vi intrecciò nondimeno qual-
che nuova idea che meriterebbe d’essere venti-
lata dagli economisti ; perlocchè fu bene proporla
alla publica discussione, e noi profitteremo del-
l’opportunità.
Nel § 3 si parla di occupazione immediata dei
fondi privati e comunali, salva la liquidazione
successiva. Ora l’unanimità dei giurisconsulti nei
casi di espropriazione per publica utilità stabili-
sce il diritto e la convenienza della liquidazione
preventiva, anzi del preventivo pagamento.
Nel § 5 si parla d’espropriazione senza com-
penso i n t u t t i i fondi comunali infruttiferi. Ora
fondi infruttiferi in atto e i n potenza non ce ne
h a ; dacchè servono al pascolo, alla estrazione
delle ghiaie, delle crete, delle torbe, e alla rac-
colta delle ginestre e del brugo ; possono col tem-
po servire alla costruzione di strade, piazze, cam-
pisanti, o coltivarsi od alienarsi ; sicchè potendo
ricevere un valore, sono proprietà d a rispettarsi
a l pari d’ogni altra. Con queste espropriazioni
gratuite i Comuni verrebbero a contribuire alla
creazione della strada i n modo troppo ineguale.
Poichè non contribuirebbero a misura di estimo
o almen d i estensione; ma a caso, ed a seconda
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO 407

delle rette e delle curve della strada. I Comuni


più inculti e poveri verrebbero a contribuire in
ragione diretta della loro squallidezza e povertà ;
e i Comuni in piena coltivazione non contribuireb-
bero nulla. Nè questo diritto frutterebbe molto
all’imprenditore ; giacchè i fondi infruttiferi son
di vil valore, e sono ormai ridutti a piccola esten-
sione nei luoghi non soggetti al guasto dei tor-
renti; nel qual caso, inutili agli altri, non sareb-
bero opportuni nemmeno per lui. Questo suo de-
siderio non sarebbe dunque applicabile che a d al-
cuni spazi liberi a Milano e Como.
Nel § 6 l’Autore assoggetta la strada alla leg-
ge comune per ciò che riguarda i frutti e i guasti ;
il che s’intende per sè e non è cosa da implorarsi.
Questo articolo è copiato dai privilegi concessi
i n quei paesi, dove certi fondi non soggiacciono
alla legge comune, ma bensì alle giurisdizioni
signorili. Presso di noi le cose sono legalmente
diverse ; e piuttosto gioverebbe impetrare qual-
che più rigida tutela che non sulle strade comuni,
per il pericolo che dal minimo guasto e disturbo,
e anche da uno scherzo innocente può derivare
alla vita dei passaggieri; almeno finchè sia lo-
gorata la novità; e riconciliata al nuovo spetta-
colo la massa ignorante e nemica del suo bene, e
cresciuta a buon frutto l’educazione dell’infimo
ceto per mezzo delle novelle nostre istituzioni.
Nel § 13 si parla di f a r partecipare alla im-
presa i Comuni. Prima di t u t t o finchè si trattasse
della somma, comparativamente lieve, di circa
2 milioni la quale è assai facile a trovarsi altri-
menti, il concorso dei Comuni sarebbe superfluo.
Inoltre non appare che i Comuni abbiano cassa
piena e vadano cercando impieghi di capitali. Se
poi i Comuni debbono concorrere coi capitali
408 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
altrui, è meglio che i proprietarj di codesti capi-
tali vengano in persona, senza impacciare i Co-
muni e senza introdurre indirettamente fra noi
la ruinosa pratica, francese del debito publico
comunale. Finalmente essendo i Comuni nell’or-
dine amministrativo pareggiati ai minorenni, il
loro intervento involgerebbe l’amministrazione
della strada ferrata e t u t t a la gerarchia gover-
nativa in una serie continua di corrispondenze,
di consulte, di revisioni e di questioni miste di
amministrativo e di mercantile, con complica-
zione e rallentamento dell’azienda.
Nel § 19 si dimanda il privilegio dell’escavo
dei combustibili in tutto il regno. Per quanto ri-
guarda l’occupazione delle cave che per avventura
venissero scoperte sulla linea dei lavori, la di-
manda è ragionevole; perchè sarebbe una ric-
chezza non cercata con alcuno speciale dispendio
ma fortuitamente trovata. E se ne potrebbe trar
profitto anche senza complicare l’amministrazio-
ne e col semplicissimo espediente di un appalto
o di un affitto. Ma l’escavo generale di tutte le
miniere inoccupate del nostro regno, involgereb-
be un’impresa accessoria, la quale riescirebbe as-
sai più vasta della principale, e d’un’indole af-
fatto diversa ; e introdurrebbe in questa un nuovo
ordine di rischi e di aspettative, Cosicchè si avreb-
be sotto un solo nome un corpo di due teste di-
seguali, tendenti in parti diverse.
Per ciò che riguarda il tempo dell’esecuzione
(§ 21) l’Autore calcola che in due anni si possa
compiere tutto il movimento di t e r r a ; e in due
altri l’armamento delle rotaie; ma dimanda il
termine d’anni 12. Questa latitudine del privile-
gio riescirebbe inutile quando non si dovesse pro-
fittarne, e dannosa quando lo si volesse. I1 capi-
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO 409

tale delle prime annate di lavoro giacerebbe in-


fruttifero per u n troppo lungo corso d’anni, ac-
crescendo sordamente la passività.
I n fatti se si ripartisce la spesa totale valutata
dall’autore a lire aust. 2.151.000, in quattro rate
annuali si avranno lire 537.750 per ciascuna, e gli
interessi parziali di lire 26.887,50 importeranno
in complesso alla fine dei quattro anni lire 268.815.
Se le spesa invece si ripartisce nel massimo spa-
zio di dodici annate, si avranno lire 179.230 per
ciascuna rata e gli interessi parziali di lire 8.962,50
in complesso importeranno lire 701.075. I due
estremi sarebbero dunque L.180.000 e L. 700.000. i
Quanto più tempo si metterà all’impresa, tanto
più ci approssimeremo a l secondo limite. Ben
poco sollievo si potrà avere ripartendo le somme
inegualmente e facendo cadere sui primi anni
rate alquanto minori.
Se poi la spesa del lavoro riescisse dupla o
tripla delle valutazioni dell‘Autore ; questa spesa
morta degli interessi si aumenterebbe in propor-
zione. Tutto questo capitolo degli interessi fu
dall’Autore ommesso nel suo Prospetto.
Nel calcolare la compera del terreno si è sup-
posto che basti una larghezza uniforme di met. 8
per t u t t a la linea, i quali vengono interamente
occupati dal piano stradale per una carriera sola.
Ora per un ottavo della strada si deve avere dop-
pia carriera. I1 relativo soprappiù d’area, di mo-
vimento di terra e di adattamento, venne om-
messo dall’Autore nel suo preventivo ; nel quale si
calcolò solamente un ottavo di soprappiù nell’ar-
mamento delle rotaie. La doppia carriera esige
per lo meno 3 metri di più ; e quindi il soprappiù
d’area compreso dall’Autore nei 32’7.000 metri,
non corrisponde al bisogno,
[-

410 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

Trattandosi di cosa d’arte a cui sarebbe pre-


sunzione metter mano, contraporremo il parere
d’altri periti; come d‘asse si trae chiodo con
chiodo. Gli ingegneri veneti nel calcolare il loro
primo Progetto della pianura a doppia carriera,
attribuirono all’area totale da occuparsi tanto
col terrapieno quanto cogli escavi una larghezza
costante di 38 metri. Tra 8 e 38 la differenza è
troppo enorme perchè i due progetti possano coe-
sistere.
La linea di Como essendo almeno per 20 mila
metri inviluppata fra le sabbie del Sèveso e le
paludi dell’Acquanegra, le quali acque essa passa
e ripassa ben 18 volte, avrà bisogno di tenersi a d
una certa altezza perchè non rimanga facilmente
annegata nelle stagioni piovose. L’altezza del ter-
rapieno suppone escavazioni estese e costantemente
vicine per raccogliere la terra necessaria col minor
dispendio possibile di carreggio. Quindi è neces-
sario un lembo di fossato ; quindi scarpe e contro-
scarpe quanto più alta è la strada e profondo il
fossato; quindi un’area sempre più larga. Le
quali cose furono saviamente contemplate nel
progetto veneto ; e fecero stabilire l’altezza me-
dia di metri 4 e la larghezza costante di metri 38.
Come mai il progetto di Como che ha di soprappiù
uno spazio da occuparsi con due filari di gelsi si
stabili di un solo metro d’altezza, con un’area di
soli 8 metri? Questa in certi luoghi lascerebbe ap-
pena spazio di formare un piano stradale di t r e
o quattro metri, il quale non basterebbe tampoco
alle piantagioni. L’Autore richiese bensì nel § 17
della dimanda di privilegio il diritto di occupare
i fondi per cavar terra, ma non considerò nel
Prospetto nè gli spazj necessarj nè le somme ne-
cessarie per pagarli. Gli 8 metri messi in conto
STRADA Dl FERRO DA MILANO A COMO 411
sono interamente occupati dal terrapieno ; cioè
2 dalla rotaia ; 2 per ogni parte dai ripiani late-
r a l i ; e i per parte dalle scarpe. Questo capitolo
si potrebbe dunque portar comodamente a l duplo
o anche al triplo. E sarebbe tuttavia inferiore di
molto ai limiti del progetto veneto, il quale dai no-
stri ingegneri fu pure giudicato scarso anzi che no.
Lo stesso si dica del movimento di terra che
l’Autore stabilì a d 1 metro solo su t u t t a la linea,
mentre i Veneti ne supposero 4. Almeno nel t r a t -
to compreso nelle valli che è di 20 mila e più
metri, bisognerebbe per le cose discorse dare a l
piano della strada una qualche altezza maggiore.
Ogni metro di più, a l prezzo dato dall’Autore di
cent. 20, porterebbe adunque, in quel solo tratto,
tante volte 20 mila cubici, ossia tante volte 4000
lire, quanti metri sarebbe larga la strada.
Con queste vedute vuolsi riformare in qualche
parte anche il capitolo che riguarda i 3000 metri
di accompagnamenti e diramazioni lungo il re-
cinto di Como e dentro il recinto di Milano; e
aggiungervi per buona cautela anche il valor
maggiore dell’area, qualora le due città non vo-
lessero concedere alcuna agevolezza e pretendes-
sero il valore di squadra che è certamente mag-
giore di centesimi 50 a l metro quadro.
I ponti a l di sopra delle strade intersecanti,
si fanno per prevenire i facili infortunj che na-
scerebbero dallo scontro di carri, uomini, o ani-
mali sul passaggio delle macchine e per togliere
a i malevoli ogni pretesto di trovarsi presso le ro-
taie. I n vicinanza della città, riescono assoluta-
mente necessarj. Nel progetto veneto si valutò
ogni ponte colle sue rampe da lire 35.000 A li-
re 40.000. I1 che se venisse recato a d effetto sa-
rebbe un gran sacrificio fatto alla publica sicu-
412 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I
rezza e un gran tributo reso a l pregio della vita
umana. I1 nostro Autore volle prescindere da
questa cautela e ridusse tutto a d una semplice
selciatura che costerebbe 100 lire per ogni strada
publica e lire 80 per ogni strada privata. Così
il capitolo delle intersezioni che sono 64 di nu-
mero si ridusse a lire 5600. Questa è la cosa
degna di seria ponderazione ; eziandio perchè
l’opinione del publico in queste imprese potrebbe
ruinarsi affatto da una frequenza qualunque d’in-
fortunj che si potesse attribuire a spirito di ri-
sparmio e si potrebbero inimicare pericolosa-
mente le popolazioni. Laonde giova intraprendere
soltanto quelle strade le quali fanno sperare un
reddito bastevole a compensar tutte queste prov-
vide spese. I 64 ponti verrebbero a d aggiungere
al Progetto una somma assai vistosa.
Se si adottasse il sistema dei ponti per le in-
tersezioni, si porterebbe un gran cangiamento i n
t u t t a l’elevazione del terrapieno ; e quindi ver-
rebbe a verificarsi in molti luoghi quel movimento
di più metri di terra di cui poc’anzi.
Sulle acque si avranno 32 ponti, 9 dei quali
di grande dimensione, a detta dell’Autore, e la
più parte sul torrente Sèveso, il quale i n alcuni
giorni dell’anno diviene assai gonfio e impetuoso.
Epperò difficilmente basterà il prezzo medio di
lire 1250 ciascuno. Almeno ai 9 ponti di gran
dimensione si vorrebbe dare un costo di 5 o di
6 mila lire, e così la partita s’accrescerebbe di
lire 50.000,
Non è a dimenticarsi che se per debolezza di
costruzione un solo di questi 32 ponti avesse a
ruinare, gli introiti della strada che devono es-
sere di 1000 e più lire al giorno, verrebbero inter-
rotti per tutto il tempo bisognevole al restauro.
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO 413
Al terreno da occuparsi l’Autore diede in ge-
nere il valore agrario di espropriazione di 50 cent.
al metro quadro; ma non contemplò alcuna de-
molizione di case, chiese, cappelle, campisanti,
giardini, mulini, ponti, argini, fontanili, cola-
toj, ecc., il che deve pur prevedersi su una linea
che attraversa i sobborghi di due città e rade
una dozzina di grosse terre e percorre t r e o quat-
tro miglia di terreni irrigativi. La sola demoli-
zione di quattro o cinque case a prezzo d’espro-
priazione potrebbe importare un centinaio di
mila lire. E infatti nel progetto veneto si valuti,
questa partita a d un milione.
L’Autore stabilì la lunghezza delle guide di
ferro pel tronco principale a spranghe 18.364 di
metri 4,30 ciascuna, ciò che darebbe i n totale
metri 78.535; ora il tronco principale essendo, a
detta sua, lungo quarantamila metri, una coppia
di guide dovrebbe essere di metri ottanta mila.
Mancano adunque a compiere la misura me-
t r i 1465, i quali nei dati dell’Autore avrebbero
un valore di circa lire 10.000.
L’Autore attribuisce a d ogni spranga di me-
tri 4,30 il peso di kg. 61,60, ossia kg. 14,325 per
ogni metro. Ora nelle Ricerche sulla strada d i
Venezia si è già detto che i n Inghilterra a i dà
alle guide pertino il peso di kg. 37 a l metro. E
sulla strada-esemplare di Liverpool in questo mo-
mento si vanno cangiando a enorme spesa t u t t e
le spranghe perchè trovate troppo deboli alla
prova di pochi a n n i ; e in queste cose che devono
durar mezzo secolo, chi più spende meno spende.
Su questi dati la somma che nel Prospetto, 01-
trepassa già il mezzo milione (lire 5’73.781) sa-
rebbe d a elevarsi comodamente al milione intero.
Per la stessa ragione sarebbe a d accrescersi il
414 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

costo dei metri 1465 ricordati qui sopra, nonchè


quello dei 5000 metri per la doppia carriera, e
quello dei 3000 metri d’accompagnamenti e dira-
mazioni; le quali t r e aggiunte sommano a me-
tri 9465. I1 peso da aggiungersi sarebbe dunque
più di cento trenta mila kilogrammi; e il prezzo
più di 60 mila lire.
Quanto a l peso dei cuscinetti, sulla strada-
esemplare di Liverpool si vanno rifacendo t u t t i
al peso uniforme di 20 di quelle libbre, ossia
kg. 9.06; mentre nel conto dell’autore i congiu-
tivi peserebbero kg. 5.60 e gli i n t e r m e d j che sono
in numero cinque volte maggiore peserebbero solo
kg. 4.48. I n t a l supposto i 109.542 cuscinetti, va-
lutati dall’Autore al peso totale di kg. 511.203,
potrebbero accrescersi di altri kg. 481.247. Que-
sto capitolo sarebbe adunque a d accrescersi di
lire 150.000 circa.
Inoltre i cuscinetti congiuntivi devono esser
tanti quante sono le spranghe ; bisogna quindi
aggiungere altri 340, e accrescendo in proporzione
anche i cuscinetti intermedj, bisognerà aggiun-
gere altri 1700 ; ossia i n tutto più di 2000. I1 loro
peso sarà di kg. 18.000 e più.
Gli edificj sono calcolati con estrema parsi-
monia, essendo in tutto di lire 128.500, compresa
la compera dell’area; i dieci casini isolati a due
piani con t u t t i i loro adattamenti e mobili neces-
sarj furono stimati a sole lire 2400 coll’1¾ per
cento di manutenzione per anni 50. Non si è pre-
veduta alcuna devastazione d’edificj nè lungo il
Sèveso nè alla foce della Cosia, e nessun infortu-
nio od assicurazione d’incendj.
Due sole macchine non possono bastare per
8 come quotidiane di passaggieri ; e pel trasporto
di cinquecentomila quintali metrici di mercanzia.
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO 415
Sulla strada di Liverpool che è lunga 48.000 metri,
cioè poco più di quella di Como, si tengono in
moto continuo d a dieci a dodici macchine loco-
motive; altrettante stanno in riparazione o in
riserva. È si adoperano inoltre 10 macchine fisse
in diversi servigi sussidiarj. Se le macchine sono
due sole, e una di esse si trovasse i n riparazione.
ogni infortunio che sopravvenisse all’altra arre-
sterebbe le corse. Bisognerebbe sostituire i ca-
valli ; il che a un dipresso triplicherebbe il tempo
della corsa, e sconcerterebbe tutto l’ordine, e
tutte le aspettative dei passaggieri, e farebbe ri-
gurgitare alla via d’acqua i1 passaggio delle
grosse merci. Non conviene affrontar grandi im-
prese con mezzi troppo limitati.
Una sola macchina non può trasportare nello
stesso tempo passaggieri e merci grosse, come le-
gnami d a fubbrica, sassi e ferramenta, La cele-
rità del viaggio non giova menomamente a sif-
fatti materiali, e reca sforzo di combustibili e inu-
tile spesa.
Una macchina col suo carro di munizione (ten-
d e r ) e i pezzi necessarj di ricambio, compresi gli
spazzastrada e le sei ruote di ghisa, costa più di
lire austriache 25.000 ; giacchè vale i n Inghilterra
sterline 1400, che è lire aust. 40.000 incirca. 11
nolo marittimo a lire 33 per tonnellata importa
altre 400 lire, senza valutare il trasporto dal
mare a Milano e t u t t i gli altri sopraccarichi. Sup-
ponendo che le macchine debbano essere almeno
4, si dovrà aggiungere a questa partita almeno
lire 120.000, colla sua conseguenza annuale di
restauri e rinnovamenti.
Per 18 carrozze. dodici delle quali coperte
ed agiate a d uso di velocifero, l’Autore stabilisce
il tenue costo di lire 1000 per ciascuna, con lire
416 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

70 annue per riparazione e rinnovamento. Vi sono


molti dati per credere che ogni buona diligenza
col suo carretto di ferro a sei ruote debba costare
lire 3.500, Sicchè a questo capitolo potranno co-
modamente aggiungersi altre lire 45,000.
Poco diversamente si dica dei 24 carriaggi
valutati a sole lire 500 per ciascuno.
L’ascesa dal Lago alla Cà Merlata è assai fa-
ticosa e lunga. I cavalli devono farvi otto come
al giorno coi passaggieri e loro bauli; e inoltre
nel decorso dell’anno devono strascinare all’insù
per lo meno 500 mila quintali metrici di sassi,
travi, calce, ecc., e non avranno un sol giorno
di riposo. I cavalli per le corse dei passaggieri
devono essere corridori e vivaci; quelli che de-
vono strascinare all’insù le lastre di granito e le
travi di rovere devon essere di tutt’altra mem-
bratura e andatura, Sella dimanda di Privilegio
si parla di poter adoperare all’occorrenza i ca-
valli di ricambio su t u t t a la strada. E si può pen-
sare che in caso di subita necessità difficilmente
si troverà chi voglia prestarsi con buoni cavalli
a questo inusitato e temuto genere di servigio.
Quanti dunque saranno i cavalli da tenersi se-
condo l’Autore?
Secondo l’Autore i cavalli saranno in tutto e
per tutto soli 4 ; e coi loro fornimenti costeranno
lir. 1250 per ciascuno. Questa sembra eccessive
scarsezza.
Accresciuti così quasi t u t t i i capitoli della
Prima spesa devono accrescersi a proporzione
tutte le spese di conservazione, restauro e rin-
novamento.
La spesa del combustibile, che l’Autore stabilì
in annue lir. 20.000 ossia in tonnellate 800 circa,
potrebbe saviamente misurarsi d’ una quantità
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO 417
tripla e d’un prezzo per ora doppio. Infatti il
carbone ricotto (coke) che per ora bisogna trar
di lontano e forse d’Inghilterra, costa colà lir.
36 alla tonnellata, a cui se si aggiungono lir. 33
per nolo marittimo, e qualche altra lira pel tra-
sporto terrestre, riescirà certo il doppio e forse
il triplo del prezzo di lir. 25 valutato dall’Au-
tore. Con queste considerazioni la spesa del com-
bustibile dovrebbe recarsi da lire 20.000 a non
meno forse di lire 180,000. E infatti sulla strada
di Liverpool ogni corsa si considera recare una
spesa di sterline 2 e scellini 14. Nel qual sup-
posto le 2920 corse di passaggieri dall’Autore
prevedute costerebbero più di 1.200.000. È vero
che questa somma potrebbe alleviarsi di forge
annue lire 100.000 se si compissero le speranze
concepite fra noi sul ritrovamento di buon car-
bone fossile capace di d a r coke. Ma nei Prospetti
delle spese convien separare il certo dall’incerto.
Nelle annue spese incerte si potrebbe consi-
derare anche l’imposta e sovrimposta prediale per
t u t t a l’area, qualora non si impetrasse la diman-
data esenzione. Nel supposto dell’Autore si t r a t -
terebbe di 344.000 metri quadri; il che potrebbe
recare un 30 mila lire annue. Nel nostro sup-
posto si tratterebbe d’una somma proporzional-
mente maggiore,
Se non si isola la strada col fosso perpetuo,
coll’altezza del terrapieno e coi ponti-strade, biso-
gnerà tenere le guardie a brevissimi intervalli.
Bisognerà collocarne una fissa a d ognuna delle
64 strade intersecanti per respingere i n tempo
gli uomini e le bestie ; bisognerà collocarne un’al-
tra a d ambedue i capi dei tratti di doppia car-
riera. Un numero grande sarà, necessario nelle
vicinanze e nell’interno delle due città e loro sob-
27. - CATTANEO.
Scritti economici. I.
418 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

borghi massime nei giorni festivi. Anche senza


tener conto dei ricambj per assenza o per ma-
lattia, 10 guardie sole non basterebbero certa-
mente.
Se con queste riforme si riducesse l’intera
somma capitale per modo di dire i n lir. 4.300.000 ;
e la spesa annua i n lire 225.000 o circa, dedotta
questa dall’introito lordo, che venne supposto
dall’Autore poco meno di lir. 400.000: ne rimar-
rebbe un utile netto d i lir. 175.000 che sarebbe
circa del 4 per 100 sulla Prima spesa. La sco-
perta dell’opportuno carbone i n Valle Intelvi o
in altro prossimo luogo recando un sollievo di
lir. 100.000 annue, potrebbe recare l’interesse tra
il 6 ed il 7 a l più.
Ma per uscire di questo minuzioso sindacato,
e ridur la cosa a d un confronto semplice ed evi-
dente ; la maggior parte dei pratici chiamò troppo
leggieri le valutazioni fatte dagli ingegneri ve-
neti sulla prima linea delle campagne, Eppure
dei t r e conti che mi vennero veduti, l’uno era
di 40, l’altro di 42 e l’altro di 43 milioni di lire
per la sola linea maestra; e l’annua passività
i n due conti era valutata i n lire 3.368.000 e i n
un altro lir. 4.116.000.
Ora quella prima linea veneta, lodevolissima
come opera d’arte, ma incompatibile col miglior
ricavo perchè lontana dalle città, misurava i n
tutto metri 250.000. Quella di Como, con accom-
pagnamenti e diramazioni misura metri 43.000,
cioè più di un sesto di quella. Ebbene la sesta
parte di una somma tra 42 e 43 milioni è circa
7 milioni ; e la sesta parte di una spesa annua tra
3.368.000 lire, e 4.116.000 è circa 600.000 lire.
Me siccome la linea di Como è per 7/8 della
sua lunghezza a d una sola carriera, e quella di
STRADA DI FERRO DA MILANO A COMO 419
Venezia si progettò t u t t a doppia : riduciamo pure
i 7 milioni a 4.300.000, e le 600 mila lire annue a
meno della metà,; e avremo appunto le somme
ch’io qui sopra ho moderatamente dedotte.
Dunque si dimanderà,: questa impresa non
promette riescita? Risponderei che la riescita di-
pende dal rapporto fra la spesa e l’introito. Ora
degli introiti fin qui non s’è parlato. E d è una
questione affatto statistica e di somma difficoltà ;
e avrebbe dovuto essere la prima di tutte a farsi.
Se dunque i calcoli dell’Autore fossero d a rifor-
marsi per egual proporzione anche da questo
lato : il rapporto tra l’introito e la spesa potrebbe
rinvenirsi favorevole, e l’impresa risultar vantag-
giosa. Ora la questione d a sciogliersi è questa, ed
è per questa parte che la pubblicazione del Pro-
getto potrà riescir utile al paese, mostrando di
qual genere di lumi la cosa abbisogni.
Per quanto riguarda la questione d’arte, ri-
mane ancora intatto il problema di estendere
l’uso delle macchine locomotive a t u t t a quanta
la linea tanto per i passaggieri quanto per le
merci. E la soluzione non è certamente impossi-
bile ed è forse di qualche facilità e d i non grave
dispendio.
I1 Sig. Bruschetti abbia lode e grazie di questi
suoi studj i quali aprono fra noi una discussione
che riescirà utile al paese ; perchè o ci salverà, dal
cominciare un’impresa infruttifera, o ci assicu-
rerà di cominciarne una bella e fruttuosa, Le sue
proposte sono preziose quando si riferiscano a
quell’aurea massima che fece succedere alle ven-
tose e sterili idealità la feconda ed efficace filo-
sofia baconiana e sostituì le buone esperienze ai
magri indovinelli ; quella massima che dettò l’im-
presa dell’immortale Accademia del Cimento :
27*. - CATTANEO. Scritti economici. I.
420 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
Provando e Riprovando : massima con cui il sem-
plice buon senso ottenne tante volte ciò che le
molta dottrina non seppe ottenere.
Questi cenni facciano prova della nostra sol-
lecitudine per ogni cosa di comune utilità e ripu-
tazione. Il nostro giornale che destina un’appo-
sita parte alle strade ferrate, non può rimanersi
silenzioso in una questione appunto di tal genere,
proposta alla pubblica discussione d a uno scrittore
di tanto credito nel più autorevole giornale d’Ita-
lia. Siamo pronti a .riconoscere pubblicamente
t u t t i gli errori in cui il nostro modo di vedere
ci avesse condotti.
M e posto che gran parte delle nostre osserva-
zioni non reggesse all’esame, ciò che non cre-
diamo: sarà difficile non riconoscere la conve-
nienza di adottarne pur qualcheduna**

** Alle osservazioni contenute nel precedente articolo


rispose il progettista della ferrovia : Risposta dell’lnge-
gnere Giuseppe Bruschetti all’articolo del Dottor Carlo
Cattaneo sul progetto di una strada d i ferro d a Milano a
Como (« Bollettino », dicembre .1836, L, pp. 281-288); alla
quale replicò il Cattaneo con le Note alla risposta del
Sig. Ing. Bruschetti (ibidepm, pp. 290-296). Il succo della
polemica è di carattere economico-finanziario, avendo
osservato il Cattaneo, in base anche a considerazioni
d’ordine tecnico, che la spesa di poco più di due milioni,
prevista dal progettista per la Costruzione della ferrovia
in questione, doveva ritenersi notevolmente inferiore a
quella che si verrebbe effettivamente a sostenere; e per-
ciò consigliava di a accrescere a più doppj la somma della
spesa, accrescendo però in egual proporzione anche la
cifra dell’introito ».
La polemica continuò da parte del Cattaneo con il
Dottor Giacomo Bermani : AZ signor Dottore Giacomo
Bermani. Intorno al progetto della strada ferrata d i Como

.
STRADA DI FERRO DA MILANO A CONO 421
(((Bollettino », gennaio 1837, LI, pp. 117-120). Il Ber-
mani si era occupato delle osservazioni cattaneane nel
n. 11 della « Gazzetta Privilegiata di Milano, ma era
caduto in gravi errori, dando così facile esca alla prosa
caustica del Nostro, che, fra l’altro, si diverte a scoprire
la scarsa conoscenza della lingua inglese da parte del
suo Competitore. Questi rispose brevemente nel « Bollet-
tino », fasc. di febbraio del 1837, pp. 243-246.
Dopo qualche anno, il Cattaneo ritornò sulla que-
stione: Nuovo progetto d i strada ferrata d a Milano a
Corno (« Il Politecnico », 1840, III, pp. 583-590), per r i -
confermare l’esattezza delle sue osservazioni, brevemente
ora riprodotte. Infatti, il nuovo progetto, fatto « con pon-
derazione e buona fede», prevede una spesa per la co-
struzione della strada ferrata pari al quadruplo di quella
preventivata dal Bruschetti.
Può essere richiamata qui anche una memoria ri-
guardante il prolungamento della ferrovia verso Basilea,
in cui sono sviluppate alcune considerazioni accennate
nelle memorie precedenti: L a ferrovia d i Como (« Il Po-
litecnico «, 1860, V I I I , pp. 2-43).
Primi studi dell'ingegnere Tomaso Meduna di Ye-
nezia, intorno al progetto di un Ponte sulla Ye-
neta Laguna ad uso della strada ferrata tra
I
Venezia e Milano.+

Questo valente ingegnere ha voluto parteci-


parci alcuni suoi pensieri su un oggetto di sommo
interesse per il paese e per l'arte ; e noi non tar-
diamo a presentarli al publico.
La prodigiosa rapidità della corsa che costi-
tuisce il principale vantaggio delle strade ferrate
verrebbe in gran parte resa frustranea, se l a
strada dovesse far capo allo squallido e deserto
margine della laguna. Nel tragitto, comunque
breve, il tumultuario cangiamento dei veicoli, la
tardità del remeggio, il pericolo dei venti e delle
burrasche e dei ghiacci galleggianti talora arre-
sterebbero i timidi passaggieri e sempre poi li
tratterrebbero inutilmente. Il progetto di un Ponte
sulla laguna surto già da altre considerazioni di
publica utilità, sarebbe adunque un necessario
complemento della strada ferrata.
E noto che la laguna in mezzo a cui siede
Venezia è un lago salso di poca profondità, il cui

* « Bollettino », L, dicembre 1836, pp. 297-303. Ripub-


blicato in « Cosmorama Pittorico », 111, 1837, n. 44,
pp. 346-349.
PONTE SULLA VENETA LAGUNA 423

letto è attraversato da alcuni solchi più profondi


i quali si chiamano canali, perchè porgono pas-
saggio alle barche e danno sfogo alle acque dei
fiumi e a l corso del flusso e riflusso marino. Nella
uniforme vastità, della laguna codesti canali
sono contrassegnati da masse di pali che piantati
a certi intervalli guidano il navigante. I canali
più angusti e tortuosi che si diramano in mezzo
ai guadi si chiamano ghebbi, e sono frequentati
soltanto d a pescatori e ostregheri. Tutte queste
ramificazioni sono come arterie e vene delle quali
è cuore il mare, Quei t r a t t i di fondo che rimangono
scoperti soltanto nella, più bassa marea ricevono
il nome di paludo ; quei dorsi più elevati che solo
nelle più alte maree vengono sommersi si chia-
mano barene. Queste sono formate d’un terreno
nerastro prodotto in gran parte dalla decompo-
sizione di corpi organici. I paludi sono coperti
d’un cedevole strato fangoso, deposto già dalle
torbide de’ fiumi tributarj della laguna in epoca
posteriore alla formazione delle prime. Più sotto
giace uno strato d’argilla, talora pura, talora
mista alla sabbia; sotto all’argilla giace uno
strato di caranto, materia di consistenza petrosa
che alcuni chiamano tufo arenario; più sotto
ancora si accumula la sabbia. È naturale che
nella potenza e giacitura di questi strati vi siano
alcune varietà. Su questo fondo riposa Venezia
non con a l t r a sede che con un sistema di palafitte
di quercia o di larice sopra le quali è steso un
tavolato: tale è la base di quelle moli marmoree
di cui l’Europa stupisce.
Due sono i luoghi in terra ferma dai quali
si suole far tragitto a Venezia, cioè il popoloso
borgo di Mestre che è l’emporio terrestre di Ve-
nezia, ed il piccolo villaggio di Fusina. E varie
424 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
sono le linee che si potrebbero seguire ; sull'utilità
delle quali vuolsi instituire accurato confronto.
La prima linea partendo da Mestre raderebbe
il forte di Malghera da1 lato di mezzodì, e scor-
rendo parallelamente a l canale di S. Secondo che
forma la consueta via delle barche tra Mestrè e
Venezia, giungerebbe alla città presso S. Giobbe
in luogo assai spazioso e in quartiere assai po-
polato e trafficante. posto f r a lo sbocco del Canal
Grande e del Canal regio che formano le princi-
pali vie interne di Venezia. Questa linea dal-
l'una all'altra sponda della laguna misurerebbe
metri 3165; e in tutto il suo corso avrebbe sola-
mente a d attraversare su una lunghezza di metri
44 il canale Colombola che fa orlo alla città ed
è profondo fra metri 2,1/2 e metri 3. I n t u t t o il
rimanente scorrerebbe su un continuo fondo di
p a l u d o ; il quale forma quasi un parti-acqua che
devia la marea pei due gran canali di S. Secondo
e delle' Tresse, cosicchè tanto nel flusso quanto
nel riflusso il moto delle acque vi rimane eliso.
La seconda linea si traccerebbe alterando lie-
vemente la prima, cioè facendo capo alla Sacca di
S. Lucia. Ma la lunghezza riescirebbe di me-
tri 3285 ossia di metri 120 più della prima, men-
t r e non prometterebbe alcun maggiore vantaggio.
La terza linea partendo da Mestre passerebbe
a settentrione del forte di Malghera e del ca-
nale di S. Secondo e giungerebbe alle Penitenti
in luogo poco lontano dalle altre due. Questa linea
sarebbe ancor più lunga; cioè metri 3300, ossia
135 più della prima. E il canal Colombola non
solo si presenterebbe i n una sezione obliqua di
130 metri di larghezza, me i n una profondità, di
metri 7,50. Perlochè si avrebbero t r e elementi di
maggior dispendio e difficoltà.
PONTE SULLA VENETA LAGUNA 425
La quarta linea proposta d a alcuni correrebbe
d a Fusina a Santa Marta. E sarebbe più lunga
ancora giacchè giungerebbe a metri 3500. Inoltre
avrebbe a varcare alcuni larghi canali, cioè Sco-
menzera, Buranei, Donena e dei Burchi, nonchè
un ghebbo; e non si potrebbe evitare la costru-
zione di un ponte levatoio. per dar libero passo
a i navigli, I1 capo del ponte riescirebbe nella
più miserabile e squallida parte della città, col-
l’unico vantaggio di un facile approdo pel canale
della Giudecca.
La quinta linea d a Fusina a San Giorgio Mag-
giore sarebbe la più bella ad un tempo e la più
lunga, difficile e dispendiosa. I1 solo tragitto della
laguna sarebbe già di metrì 4880, cioè una metà,
di più della prima linea. Giunto poi il ponte a
toccar Venezia nella rimota estremità occiden-
tale dell’isola della Giudecca, dovrebbe ancora
percorrere tutto il lembo meridionale di quel-
l’isola attraversando orti e giardini e canali per *

la lunghezza d’altri metri 2020. Poi dovrebbe r a r -


care il profondo canale di S. Giorgio, largo me-
tri 85 ; e con ciò i passeggieri si troverebbero’ nel-
l’isola di S . Giorgio Maggiore, divisi ancora dal
corpo della città per l‘ampio canale di S. Marco
largo 300 metri, il cui tragitto in certi momenti
non è nè breve, nè piacevole, nè sicuro. Vero è .
però che lo spettacolo quivi sarebbe propriamente
incantevole e stupendo. Nessuna città del mondo
può offrire a d un t r a t t o all’attonito sguardo una
più bella corona di splendidi edificj, e monumenti
di tanti secoli e di tante mirabili vicende. E se
si trattasse d’un’opera destinata a ostentazione
di publica magnificenza, nessun pensiero potrebbe
meglio rispondere all’intento.
Ma non solo il ponte della laguna sarebbe in
426 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI -I
questa linea lungo una metà di più che nella
prima; non solo l’intera costruzione per la la-
guna, la Giudecca e S. Giorgio sommerebbe a
metri 6985, cioè al doppio della prima linea; ma
verrebbe condotta obliquamente attraverso ai lar-
ghi e profondi canali Contorta, Veccio e Nuovo
con maggiore difficoltà o maggior pericolo. Altri
ponti sarebbero a farsi sui minori canali che fra-
stagliano la Giudecca, e inoltre si dovrebbe get-
tare sul canale di S. Giorgio un immenso ponte
levatoio, il quale per lasciar libero il passo alle
numerose barche veliere dovrebbe essere in con-
tinuo movimento.
Paragonate fra loro le cinque linee, non è
dubbio che la brevità, facilità ed opportunità
dell’opera non faccia preferire la prima ; quella
cioè che da’ Mestre si dirige a San Giobbe, con-
cedendo più sempre all’ultima il vanto di una
bellezza incomparabile.
La più speciosa objezione che si potrebbe fare
alla linea di Mestre si è che Venezia, Fusine e
Padova si trovano su una linea retta, mentre
passando per Mestre la retta si spezza e forma un
angolo assai pronunciato. Ora la linea retta è la
più breve di tutte.
Si può rispondere con molte ragioni le quali
avevamo raccolte da qualche tempo e servirebbero
di complemento alle osservazioni sensatissime
proposte dal lodato ingegnere.
1) La linea di Mestre, varcata la laguna,
tocca Venezia al principio del Canal Grande ossia
alla sua estremità occidentale ; mentre quella
di Fusina dopo aver varcata la laguna costeggia
t u t t a la lunghezza della città e con un vasto
arco di cerchio va a raggiungere il Canal Grande
all’opposta estremità. L’aggiunta di questo t r a t t o
POSTE SULLA VENETA LAGUNA 427
compensa ampiamente l’angolo di Mestre, cosic-
chè da Padova per Mestre a S. Giobbe la strada
resterebbe qualche centinaio di metri meno lunga
che d a Padova, per Fusina a S. Giorgio Maggiore.
2) La linea di Mestre incontra un sol canale
della laguna, come si è veduto, e sei canali o fiumi
in terra ferma cioè la Brentella, il Canal Botte-
nigo due volte, il Canal di Mirano, quello di Pe-
raga e la Brenta. La linea di Fusina ne incontra
cinque nella città di Venezia, cioè S . Giorgio, la
Croce, Pontelungo, Pontepiccolo e S . Eufemia ;
cinque nella laguna, cioè San Biagio, Contorto,
Vecchio, Cappello e Nuovo, e quattro in terra
ferma cioè la Brenta, il Taglio Novissimo, il
Brentone, il Piòvego. La linea di Mestre ne ha
dunque 7 e la linea di Fusina ne h a 14.
3) La linea di Fusina corre attraverso le
ville e i giardini della Brenta, dimodochè o dovrà
costare assai per l’acquisto dei terreni o per evi-
tarli’dovrà deviare e quindi prolungarsi. È dif-
ficile senza passare e ripassare la Brenta di evitare
il recinto di Strà. Al contrario la linea di Mestre
corre nella maggior parte per terreni ordinarj che
non hanno valor d’affezione.
4) La linea di Mestre comprende questo po-
poloso borgo di 6000 abitanti il cui traffico è vivo
e giornaliero e trasmette a Venezia gran parte
delle sue sussistenze. Ivi si accentrano tutte le
strade di terra ferma e fanno deposito tutte le
vetture e i carreggi. I Mestrini vanno e vengono
continuamente a Venezia ; dove rendono varj ser-
vigi domestici alla cittadinanza e fanno quasi
una vita anfibia tra la terra ferma e la laguna.
Ora sulle strade ferrate del Belgio e dell’Inghil-
terra si è trovato che il continuo passaggio di
persone di siffatta classe a, minimo prezzo dà
428 CATTANEO, - SCRITTI ECONOMICI - I

molto lucro. Sulla strada tra Brusselles e Mali-


nes i primi posti pagavano 50 soldi di Francia,
gli ultimi pagavano 10 soldi ossia circa un soldo
per miglio; ma furono tanto più numerosi delle
altre classi che l’introito medio, ossia l’introito
totale diviso pel numero dei viaggiatori d’ogni
classe, f u di 13 soldi. Mestre servirebbe di tra-
gitto tra Venezia e t u t t a la terra ferma, mentre
Fusina non servirebbe che a d alcune provincie.
5) La linea di Fusina accrescerebbe l’affol-
lamento delle merci e delle persone in u n quar-
tiere la cui floridezza è già di molto superiore
al rimanente e che del resto non forma se non
un’estremità di Venezia. La linea di Mestre infi-
lando il Canal Grande animerebbe da un capo
all’altro tutto il corpo della città, senza nuocere
per questo al primario quartiere.
6) Gli amatori del bello prospettico non
mancano di considerare che appunto perchè la
vista delle vicinanze di S. Marco è d’un incom-
parabile effetto, ella previene il viaggiatore e lo
dispone a sentir meno la bellezza e la varietà
sparsa negli innumerevoli palazzi di Canal Gran-
de. E al contrario a chi entra d a Mestre la vista
prima del Canal Grande riesce pittoresca e mi-
rabile, e l’effetto va gradatamente crescendo fin-
chè oltrepassato il quartiere di Rialto si giunge
in mezzo alle spaziose acque di San Marco, scena
che reca sempre la stessa sorpresa da qualunque
parte vi si giunga, perchè nessun’altra parte della
città può raffrontarsi a quella.
Per passare ora alla costruzione del ponte,
l’esimio ingegnere osservando che l’altezza deve
corrispondere all’altezza degli argini che ricin-
gono le laguna, trova che basterebbe stabilire i l
piano superiore del ponte a metri 2,50 sopra il
PONTE SULLA VENETA LAGUNA 429

livello della comune alta maree. A rispermio di


spazio e di spesa converrebbe sul ponte appagarsi
d’una sola rotaja; ma gioverebbe lasciare ad
ambo i lati un margine pel passaggio dei pedoni,
segregandolo dalla rotaja con una continua sbar-
ra. Il ponte co’ suoi parapetti e lateralipresidij
avrebbe la larghezza di metri 8.
Una struttura i n cui avesse più o meno parte
il legname minorerebbe d’alquanto la prima spe-
sa,, ma accrescerebbe di molto il carico perpetuo
della manutenzione, e richiedendo non infre-
quenti restauri cagionerebbe interruzioni alle cor-
se. Inoltre non si potrebbe del tutto evitare una
qualunque vibrazione del sistema, la quale se
anche non avesse a turbare la precisa connes-
sione delle rotaie, riescirebbe molesta e sembre-
rebbe pericolosa a i passeggieri i n t a n t a lunghezza
e tanto isolamento nel mezzo d’uno spazio im-
menso che h a l’aspetto di un mare.
Un altro effetto delle sterminata lunghezza
del ponte sarebbe quello di dargli a d onta della
convenevole sua larghezze l’apparenza di una
estrema esilità. L’illusione ottica non lascerebbe
vedere se non un’angusta zona coi lati conver-
genti quasi in una punta, e talvolta dalla rifra-
zione interrotta. Soggiungiamo che in tempi neb-
biosi sembrerebbe ai passeggieri di correre a furia
a precipitarsi nel mare. A dissipare questo illu-
sorio m a sgradevole e terrifico senso e dar soli-
dità e ornamento alla costruzione, l’ingegnere
imaginò di suddividere t u t t a la tratta del ponti,
frapponendovi a simmetrici intervalli piccole isc-
lette a guisa di piazze, le quali con la sporgenza
Ioro rompano l’uniformità della linea e diano
riposo all’occhio ed allo spirito. Cinque bastereb-
bero, e quella di mezzo si vorrebbe alquanto più
430 CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

spaziosa tanto che vi si potesse costruire un edifi-


cio bastevole a d a r momentaneo ricovero a t u t t a
la comitiva dei rotanti in caso di turbine o d’altra
necessità. Questo asilo sarebbe ancor più neces-
sario ai guardiani della strada ed a i pedoni i
quali non potrebbero sottrarsi colla velocità, della
macchina locomotive. Si aggiunga che nei giorni
festivi sarebbero convegno sollazzevole alle bri-
gate dei cittadini.
Durante la costruzione, le isolette rendereb-
bero un altro notabile servigio. Per dare adito
alle barche cariche di materiale, bisognerebbe
incavare un canale entro il p a l u d o ; e la materia
di siffatti scavi non si potrebbe più opportuna-
mente smaltire che nel fondar codeste isolette
sulle quali si stabilirebbero le officine e i rico-
veri degli operai occupati alla opportuna ridu-
zione dei materiali ed alla costruzione.
Nota l’esimio ingegnere che la corda e le frec-
cie degli archi devono dipendere dal piano del
ponte e dall’impostatura, e che nella dimensione
delle pile si devono calcolare le azioni A reazioni ;
e che per dare una maggior fermezza bisogna am-
pliare la base delle pile ed elevarle a scarpa. La
coincidenza della linea del ponte col divisorio
delle acque più sopra accennato renderebbe fosse
inutile il munir di rostri le pile; perchè tenue il
moto delle acque e pressochè nullo contro la testa
delle pile. Qnanto ai ghiacci che si formano sui
paludi, essi per lo più non fanno che alzarsi
ed abbassarsi secondo il flusso e riflusso marino.
Soltanto presso i labbri dei canali se ne staccano
alcuni pezzi e sollecitati dalla maggior corrente
seguono quelli che vengono artificialmente rotti
per mantenere la libera navigazione; ed allora
avviene che guastino i pali di segnalamento. I
PONTE SULLA VENETA LAGUNA 431
soli spigoli delle pile potrebbero forse subir qual-
che detrimento; ad evitare il quale basterà di
arrotondarli per quanto si estende la projezione
della scarpa, incrostandoli di pietra ; della quale
gioverà rivestire le fronti dei muri di terrapiena
ed il piede delle vôlte per quei tratti nei quali
l’alterno contatto dell’acqua e dell’aria rende-
rebbe insussistente la semplice struttura late-
rizia.
Quanto alla profondità delle fondamenta, si
può considerare che i canali di navigazione dalla
parte del ponte si scavano e si mantengono tino
a metri 2,50 sotto la comune alta marea; «che
a questa profondità havvi sempre uno strato con-
venevolmente compatto; e che questo limite cor-
risponde a un bel dipresso a quello che si stabi-
lisce per la ricostruzione dei ponti in città. Co-
sicchè a questo punto si potrebbe determinare
l’origine delle murature ». Per condensare il ter-
reno della base e toccare gli strati di maggior
consistenza occorrerà un castello di legname con
pali d a metri 3,50 a metri O di lunghezza, sicchè
il piede dei primi penetrasse fino a metri 6 sotto
la comune alta marea ed a metri 7,5O quello dei
secondi. Risulta poi dagli scavi che si fanno con
la macchina a vite nei canali di grande navigazione
verso i porti dell’estuario, che incontrasi talvolta
il caralnto prima di giungere alla profondità, d i
metri 6 sotto la comune alta marea, e che allora la
molta resistenza di quello strato impedisce il
progresso del lavoro, Risulta inoltre che nella
barena f r a S. Giuliano e il forte di Malghera
colle terebrazioni fatte dallo stesso signor Me-
duna il caranto si trovò a soli metri 1,25.Perloc-
chè se nel contiguo paludo fra S. Giuliano e Ve-
nezia si trovasse alla medesima od anche a dop-
432' , CATTANEO - SCRITTI ECONOMICI - I

, pia grofondità, tornerebbe inutile la palafitta, e


la costruzione diventerebbe oltremodo semplice
e poco dispendiosa. Queste sono le viste fonda-
. mentali su cui il lodato ingegnere sta meditando .
un regolare progetto di costruzione; ed è troppo
manifesto che i suoi pensamenti non solo pro-
mettono una sensata e provida soluzione del que-
sito economico, ma eziandio una bell'opera d'arte
e un monumento degno della città e della na-
zione. Si vede che qualunque sia, l'impresa a cui
si ponga mano, non si può temere che manchino
operatori capaci di ridurla a condegno compi-
mento.
. . . .

INDICE

I ...... - Porto franco di Singapore . . . . Pag. 3


II..... - Notizia sulla questione delle tariffe da-
ziarie negli Stati Uniti d'America desunta
da documenti ufficiali . . . . . . . . 11
III ... - Sulle leggi vincolanti il commercio dei grani,
versi di un fabbro-ottonajo di Sheffield. 56
IV. ... - Compenso ai coloni britannici per la libe-
razione dei Negri . . . . . . . . . . 60
V ..... - Notizie su la lega daziaria germanica . . 66
VI .... - Osservazioni sui prezzi attuali delle sete . 82
VII.. - Stato delle finanze nel Regno di Napoli;
con alcuni cenni sulla crescente prosperità
di quel Paese . . . . . . . . . . . . 100
VIII. -,Ricerche sui progetto di una strada di
ferro da Milano a Venezia . . . . . . 112
IX ... - Ricerche economiche sulle Interdizioni
imposte dalla legge civile agli Israeliti. 178
X ..... - Della carità legale . . . . . . . . . . . 343
XI ... - Sui progetto di una strada di ferro da
Milano a Como . . . . . . . . . . . 401
XII.. - Primi studi dell'ingegnere Tomaso Meduna
di Venezia, intorno al progetto di un
Ponte sulla Veneta Laguna ad uso della
strada ferrata tra Venezia e Milano ..
422
. .
STAMPATO A FIRENZE
NEGLI STABILIMENTI TIPOGRAFICI
’ « E. ARIANI » E L’ARTE DELLA STAMPA »
CASA EDITRICE FELICE LE MONNIER - FIRENZE

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Vol. II, pp. VIII-482 . . . . . . . . . . . L. 800
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Vol. 11, pp. IV-478 . . . . . . . . . . . L. 1500
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terario. Pensieri, con introduzione e a cura di B. CROCE,
PP. XLII-280 . . . . . . . . . . . . . . . . L. 800

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