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V /

SI,
,

DIRETTORIO
ASCETICO,
la cui s’infegna il modo di condurre l’Anime per vie ordinarie
della grazia alla perfezione Criftiana

INDIRIZZATO
AI DIRETTORI DELL’ ANIME,
O T E % A DEL V A D-RE
GXO: BATTISTA SCARAMELLI
DELLA COMPAGNIA DI GESÙ'.
'

TOMO SECONDO*

IN VENEZIA MDCCLXXXIV,
presso Antonio Zatta, b Figli.
CON LICENZA DE SUPERIORI ,
E PRIVILEGIO.
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Il»

INDICE
DEGLI ARTICOLI, e DE' CAPI,
che fi contengono in quello fecondo Tomo.

TRATTATO TERZO. ARTÌCOLO IV,


Delle difpofituoni preflime alla perfezione criflia- Delle quarta virili cardinale, che é la Tempe-
na , concenti nelle virtù morali in grado per- ranza - qr
fetto . Capo I. Si ii$ni/ce la T
tmptmnz* , in quatti»
Introduzione al Trattalo. p. a. i una dilli virtù cardinali . ir!
Capo li. Si mojfra la Stilizza dilla Timptran-
ARTICOLO PRIMO. xd a confronto della brutttzza dei vie.) a Ili
'
contrari - s®

D
Capo
EIIa prima
derne .
virtà cardinale ,

Si dice in che confi a P e/fenica di que-


I.
eh' i la Pru- Capo III. Si fptig* in che ctnUjìe [la modera-
s tone che dà ai diletti del ftnfo la T impe-
rante» - il
fi* virtù , e quali pano i vitti opponi . ivi Capo IV. Àmirtimenti pratici al Direttore fui
Capo Si efpone P importanza grande di qne-
II. pnfinte Ai titolo- a
fla virtù . > a

Capo III. I metti per V acquilo della Pn»


denta - - ’** if
ARTICOLO V.
Capo IV. Avvenimenti pratici ai Direttore fo- Della virtà della Religione^ jf
tta qurfia virtù . a $ Capo I. Quale fia la virtù della Religione r
quanta la fua eccellenza ® ivi
ARTICOLO IL Capo II. Si dice in genere , in che confifi ano gli at-
ti di calta, con cui fi efe reità la virtù della Re
Delia feconda viriti cardinale, eh' è la Giudi- l igiene-, e quali fi ano le Jpecie di quefio culto.6x
zia . so Capo III. Se dice quali fi ano in particolare gli
r
Capo I. Si dichiara l efenica, e l’ eccellenza di atti di culto 9 con cui fi pratica la virtù della
qnejìa virtù • ivi Religione ‘

v **

Capo li. S» mofira la neceffità che vi è di pofe- Capo IV. Si parla di altri atti di culto che ap-
dere la virtù della Giufiizia » ij partengono alla virtù della Religione, e fpe-
Capo III. Si propongono i me zzi per V acquifio di cia Ime ni e del Sacrifizio , chi uno dei piè prin-
quefi a virtù » sS cipali - 67
Capo IV. Avvertimenti pratici al Direttore fo- Capo V. Avvertimenti pratici al Direttore /opra
pra i torti che fi fanno alla GiufiixJa » e fopra il prefwu Articolo- 7»
il modo di comperarli . >y
ARTICOLO V.I,
ARTICOLO II r.

Della Divozione^
Del!» terra vind cardinali* , che b la Forte*», jq Capo I. Si dichiara cofa è la Divozione - ivi
Capo I. Si e/ pone il ritratte *,/ quefi a virtù in Capo U. Si dii. e quali fono le cagioni, da cut
quanto alia fua fofianza » ivi procede la Divozione - . 7*
Capo II. Gradi di perfezione , a cui può fa lire Capo III. Si dipingue nella Divozione la fofian-
la virtù della Fortezza . t za da' fuoi accidenti» e fe ne deducono alcune
i
Capo III. Mezzi per acquifi are la virtù della pratiche, ed utili verità . **
Fortezza .
Capo IV. Degi' impedimenti della Divozione . 9?
Capo IV. Avvertimenti pratici al Direttore Jo- Capo V. Avvenimenti pratici al Direttore fu
if* il pufente vinicolo- 4* quefio Articolo- 9% *

AR

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. • -
* . ^ *,,

INDICE.
ARTICOLO VII. ARTICOLO IX.

Della vinù dell’ Obbeditimi • ss Dc-Ha virtù della Cafìità .


,
Capo I. £*ual fia la fofianza dell ’ Obbediente , e Capo I. Si dichiara la fofianza della
virtù della
a ehi fi debba prepare ivi Capirà fi divide in tre claffi , e
:
dicono i
fi
Capo II. Sé mofira la neceffità ebe tfè della Ob- pregi dt ctajcleduna
jvj
bediente , non fole per il vivere morale , e Capo IL La Capita piuccbè ogni altra virtù mo-
perfetto ma ambe per il vivere umane , e ci-
, rale ci fantifica , e ci rende fimili agli
An-
vile . ìoo t*li
Capo \ M#
III. Si moftra , che tra le virtù morali la * Capo III. Si apporta la ragione, per cui la Ca-
più nobile è 1 * Obbedienza . 101 pita c' innalza alla fantitè , e ci fa fidili agli
Capo IV. Si e/pongono altri pregi deir Obbedien- Angeli del Cielo . i M
f
za che mofirane la fua eccellenza /opra l* altre Capo IV. La Capita è una virtù ti illnfirt che
,
virtù . i o
j i Gentili , quantunque eccellenti Filoffi , non
Capo V'. Si efpongono tre gradi , a cui deve fa- arrivarono col loro lume naturale a ionofeet"
lire la virtù dell* Obbedienza , acciocché fia
perfetta, incomminei andò dal primo nel prtfen-
'*• -
Capo V. Premo metta per confervore la Caflirà
m
te Capo . >oS guardarp dal tratto familiare e
, convenzio-
Capo VI. Si efpone il fecondo e H terzo grado , ne con ptrfone di altro feffo. i$$
della Obbedienza perfetta . sa » Caro VI. Si mofra con C autorità de* SS. Padri
Capo VII. Si propongono alcuni motivi , che bi ebe la predetta cautela fpe ctalmente
fi convie-
fogna tener frmpre pre/enti, per obbedire con ne a quelle perfone , che fi fono confecrate a
quella perfezione , che abbiamo efpoflo a»< Dio con voto di Capirà. i9
i
Capo Vili. Si adducono altri motivi , che de- Capo VII. Si propongono altri mezzi per la cu-
vono averfi pronti affine dì obbedire con perfe- podia della Capita. ,$*
zione . a i$ Capo Vili. Avvertimenti pratici al Direttore fa
Capo IX. Alcuni Avvenimenti pratici al Diret- la materia di quefio Articolo. stf*
tore fui prrfente Articolo. iss

ARTI COL
ARTICOLO X.
O VTIL
Della virrà della Manfuttudiae * ts *
Della virtù della Pazien2a . nj Capo I. Si dice in che confifia la virtù della
Capo I. Si dice in che confifia la virtù della Pa- Manfue t udine , e come fi difiingua dalla Pa-
zienza , m
de fi àipingtra dalla virtù della zienza . ivi
Fortezza, e quanto importi acquifiarla i?i . Capo li. No n è uomo ragionevole chi i privo ài
Capo II. Si efpone una confider azione molto atta Afan fuetudine . i -<>

per paffute tra r travagli colla debita pazierr Capo IH. Non è uomo Cripiano chi i privo della
ua n; virtù della Manfaetudine. 17»
. *
Capo HI. Di quanto pinolo ci debba effiere a jap- Capo IV. Molto meno è uomo fpirituale chi è pri-
portare con pazienza qua:unque travaglio l vo di quepa virtù. 174
efempio di Gerù Crifio*. j o r Capo V. La manfeeot udine non fola ferve a raf-
Capo IV- Si propongono due altri motivi pa- di il proprio fdegno , ma anche a mitigar-
frenar t
zienza , la certezza del premio nell* altra lo negli open fori • » 77
vita , e l* nevi i abilità de * mali in quefia vi- Capo Vi. Si propongono due rìmedj propoli da
ta. i ) t San Gregorio per frenare la pajfione dell* ira 9
Capo V. Si difende al patti. olart, e per anima- ed acquifiare la virtù della Manfuttudi-
re alta pazienza di qualunque tribolazione che ne . ii«
pojfa accadere , fe ne propone l * e[empio d* uo- Capo VII. Avvertimenti pratici del Direttore fu
mini illupri . ij j le precedenti dottrine . »s$
Capo VI Si efpongomo tre gradi di perfezione •
cui pub fai ire la virtù, della pazienza . 140
Capo VII. Avvertimenti pratici al Direttore [ul-
ta materia del pre/ente Articolo.
ARTICOLO XL
Dell’ Umiltà . ,f 7
Capo I. Si dice qual fia in genere l' effe zza dell
Umiltà . ivi
Capo il. Sì e{pongono alcune confiderazioni ar-
ti ad acquifiare l* Umiltà di cognizione , iu re-
gnar-

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. . 7- .

INDI CE. V
guardo 4 ciò cbe fiamo nell* ardine della na-
tura . .
**• ARTICOLO III.
Capo IH. Si fanno alcune ponderazioni , affine di
acquetare baffo concetto di noi per quel (he fia-
mo nell'ordine della grava. *9 i Della Carità. verfo Dio. si;
Capo IV. Si dice qual fia I* umiltà deli * affieno Opo I. Si fpiega in che confifia I* amore di Ca-
verfo Iddio. l 9* rità verfo Iddio % e in cbe fi difiingua dall'amo-
Capo V. Si fpiega qual fia V umiltà di affieno re di concupìfc enza . ivi
verfo gli uomini. 1 Capo li. Si efpongono alcuni pregi della Carità
# B
Opo VI. Si grarla degli atti efieriori della U- verfo Iddio . 2(6
milta Opo HI. Alcuni mezzi per V acquifio della di-
Opo VII. Si mofira quanto fia neceffiaria alla vina Canta . z 70
perfezione la virtù dell ' Umiltà , cbe abbiamo Opo IV. Si dice in particolare quali fono gli
dichiarata ne* precedenti Capitoli. *07 atti di amore in cui dobbiamo ffercitarci per
,

Opo Vili. Avvertimenti pratici al Direttore fu acquifiare la divina Carità e fi fpiega :


il pri-
t< dottrine efpofie . *ii mo atto , cb' è l'amore di compiacenza . 177
Opo V. Si dichiara qual fia l'amore di prefe-
TRATTATO Q.U ARTO. renza , oppure appreziativo verfo Iddio . 17 p
Opo VI. Si fpiega qual fia l* amore dì benevo-
Della perfezione efienziale del Crifiiano confifitn * lenza verfo Dio. a Ss

te nelle virtù teologiche , /pecialmmte nella Opo VII. Si parla dell’ amore dolorofo di Con-
Carità . a 1 trizione . *87
Opo Vili, vAvvertimenti pratici al Direttore fo -
Introduzione al Trattato. i?i pra il prefente Articolo. tip

ARTICOLO I.
ARTICOLO IV.
Delia Fede teologica. zip
Capo I. In che confifi e la virtù teologale della
Fede . ivi Dell' amore di conformità. 199
Opo 11 .Proprietà della virtù della Fede. >24 Capo I. che la conformità alla volon-
Si mofira »

Capo III. guanto fia neceffiaria la Fede alla fa- tà di Dio in tutto ciò eh* egli vuole da noi ,
Iute ,e alla perfezione del Crifilano . »»7 è Fatto prineipalifilmo della divina Carità,
Capo IV. Si propongono i mezzi , con cui acqui- ivi
fiare una Fede perfetta, tanto neceffiaria per Capo II. Si dice qual fia il fondamento di quefia
li progrejfi nella perfezione . aji conformità. 097
.

Capo V. Modi con etti deve praticarfi la virtù Capo III. Si propone il primo motivo . per cui
della Fede . »j j dobbiamo conformarci alla volontà di Dio ed :

Opo VI. -Avvertimenti pratici ai Direttori fopra i il merito infinito eh* egli ha , che fi adempìfca
il preftnte -Articolo . *37 ogni fuo volere . * 99
Opo IV. Alcuni motivi di nofiro utile , per cui
ARTICOLO IL dobbiamo conformaci in tutto alla divina vo-
lontà . 304
Della virtù della Speranza teologica. *j 9 Capo V. Si adduce un altro motivo di nofira uti-
Capo I. SÌ dice in cbe confifie la Speranza teo- lità ,che rifulta dal conformarli alla divina
logica . ivi volontà ; ed è , cbe in quefio confifie la nofira
Opo II. Si /piegano i motivi cbe deve avere la felicità nella vita prefente . 30*
Speranza. *41 Opo VI. Dalle precedenti dottrine fi deducono
Capo IH. Li proprietà della virtù della Spe- alcune pratiche conftguenze jn
ranza. *4$ Capo VII. Avvertimenti pratici al Direttore fa-
O;o IV. Si efpone la terza proprietà della Spe- pra il prejent* Articolo. 3 13
ranza . * 49
Opo V. Si efpongono gli effetti , cbt produce in
noi la Speranza. ijo
Capo VI. Si dichiara un altro effetto , che ridon-
da dalla Speranza foprannatural* *jj
Opo VII. Si dice quali fono le occafioni in cui
fpeciafmente bifogna efercitar la Speranza .
Ili
Capo Vili. Avvertimenti pratici al Direttore fo-
pra il preferite Articolo .

r ÀR-

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. .

*» I N D ICE*
Capo V. Deglt atti di Cariti, eie
ARTICOLO V. verfo ri proffm» con l'elemefine
,
fi rferc.no
e con altre
opere ai mi/tricordìa corporali . .
» r
Dfl!a carità verfo il Prodi mo . j te Capo vr. Degli atti di Carità fpiritualt
che
Capo I. il epone il precetto dell a Cariti verfo efercttano verfo t proffmi
,
in prò delle lor ant-
fi

il Proffm», e fi ponderano It inaliti di un


tal precetta per affezionarli ad effa . ivi Capo vrr. SI parla dell' atto di Carità
fpiritml-
Capo II. Si molta , che la Cariti verfo il puffi- le. .fi dece ,1 modo con cui deve
piati, arfi.
ma i “"a. virtù- de
affiata la nofira eterna 11 *
falute { ir Capo VI ir. $mojlra , quanto fla propria
de' Ss»
Capei Ili. Si difende a parlare itili atti di Ca- cerdttt. t fptctalmente de’ l’afiori
deir aaime
rità, thè devono praticarli colle per/one parti- guefia Carità, che riguarda il lene fpiritualè
eoi ari, e nel prefrnte capo degli atti caritati- de’ Proffmi-
vi , che devono e/ercitarfi coi nemici - ji« Capo IX. Compendio pratico e breve di tutto cià
Capo IV. Si efpongono alcuni gradi di perfezio- che fi è detto in guejlo Direttori»
udfeetien , per
ne a cui deve ajctndtrt la Carità verfo i no- ifiruziotu de' Direttori jit
tti nemici- . ji»

J O-

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tl

JOANNES ANTONIUS TIMONI


SOCIETATIS JESU
T IN PROVINCIA ROMANA
PR £ P O S I T U S PROVINCIALI S.
C"j UM Librum cui titulus: Direttorio Afeetico: a P. Joanne Ba-
ptifta Scaramclli noli ras Societatis Sacerdote confcriptum, ali-

quot ejufdem Societatis Theologi recognoverint , & in luce m


edi polle probaverint ,
potevate nobis a R. P. Noftro Ignatio
Vicecomite PrxpoGto Generali ad id tradita , facultatcm con-
ccdimus, ut typis mandetur, fi ita iis, ad quos pertinet:, vi-
debitur . In quorum fidem has litteras manu noftra fubfcriptas ,

& figlilo noftro munitas dedimus, Rotnx die 8. Julii 1751.

Joannes Antonius limoni.

INO

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:

NO I RIFORMATORI
DELLO STUDIO DI PADOVA.

A Vendo veduto per la Fede di Revifione, ed Approvatone del


Tommafo Mafcberoni Inquifitor General del Santo Officio di
Libro intitolato ; P irettorio
P. F.
Vcntz.it
Afeetico iste, di Gio : Battila Scaramelli , Stampa , non
Gio
nel

vi efler cofa alcuna contro la Santa Fede Cattolica , e parimente per Attelìato
del Segretario Noftro , niente contro Principi , e Buoni Coftumi , concediamo
Licenza ad Antonio Zatta Stampator di Venezia che podi edere Rampato , ofler-
vando gli ordini in materia di Stampe , e prefentando le lolite Copie alle Pub-
bliche Librerie di Venezia, e di Padova,

Data li i$. Aprile 1785.

( Andrea Qubrini Rie.

( Niccolo’ Barbarico Rif.

< Alvise Contarini 2 K. Pròc. Rif.


.

Regillrato in Libro a Carte 79. al Num. 747.

Davidde Aìarchejini Seg.

Addi 26. Aprile 1783.

Reg. all' Ecccllcntiffimo Magiftrato contro la Beflemmia a C. no.

Andrea Sanfermo Seg.

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DIRETTORIO ASCETICO
TRATTATO T E K Z 0.
^elh difpofizioni profme alla perfezione crifiiapa , confiftenti nelle Virili morali
in grado perfetto .

INTRODUZIONE AL TRATTATO.
J. “WrVER. giungere alla criftiana perfezione non ballano le induArie gii da
noi divifate nel precedente Trattato Affine di rimuovere gli ofta-
.

Hj eoli , che a sì alto fine fi at'traverfano , è neceflàrio anche porre le


./AL. proffime difpofizioni. Nell' acquiAo delle cofe foprannaiurali , e di-
sine luccede quello Aedo , che fuole accadere nella generazione delle folìanzc
terrene , in cui oltre la rimozióne degl’ impedimenti , fi richiede 1’ introduci- -

mento di certe qualità , che immediatamente difpongono il Aggetto alla produ-


zione della nuova follanza . Così per accendere un legno verde , non baila di-
fcacciarne tutta l'umidità , e la freddezza , e tutte le altre qualità nemiche ; ma
fa d’ uopo intromettervi un calore intenfo in fommo grado, che apra la firada
all’ nuovo fuoco . Or-quefie difpofizioni profilale altro non fono
ingreflo del
che Virtù morali appoggiate alle Virtù cardinali , come a loro bafe , e fon-
le
damento. Quelle fono quelle divine qualità, che più da vicino preparano il no-
firo cuore , e v’ introducono il fuoco della perfetta carità verfo Dio , e verfo
il Profiìmo, in cui Ila tutta 1' cfienza della noflra perfezione. E però di quefle

converrà ragionare nel prefente Trattato , ed animare chi legge al loro perfetto
confeguimento.
Direttorio Afeetico Tomo IL A 3. Ma

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.

2 INTRODUZIONE.
2. Ma qui forge fubito una gagliarda obbiezione, che dichiara difettuofa , ed
imperfetta la tenitura della prelentc Opera. E
di che altro, dirà il divoto Let-
tore, parlammo noi nello feorfo Trattato, che di Virtù morali? Vi è forfè al-
tro modp di togliere gl’ impedimenti , che rifultano contra la perfezione da'fenli
ertemi, ed interni, dagli oggetti efteriori aggradevoli, e da’ nortri invifibili ne-
mici , che un continuo efcrcizio di virtù morali ? Come è portibile frenare il
fenfo del gallo , fe non fi pratica la temperanza? Moderare il fenfo della villa,
fe non fi efercita la modertia ? Come è portibile abbattere le paflioni del fenfo
interiore , fenza praticare tutte quelle virtù , che fi oppongono ai vizj , a cui
quelle inclinano coi loro fregolati muovimemi ? Lo fteffo dicafi degli altri im-
pedimenti , di cui allora ragionammo . Dunque parlando noi nel prefente Trat-
tato delle Virtù morali , decorreremo fu quello iftpflo foggetto , fu cui di già
decorremmo , incorporeremo una Parte dell’ Opera coll’ altra , confondendo le
materie con ifconcerto molto biallmevote
3. Direbbe vero il Lettore , fe tutte le Virtù morali fodero dello Aedo ran-
go- Ma no, dice S. Tommafo, che le Virtù morali , benché fiano dell' ideila
fpccie, non fono della ifteda qualità. Alcune tono purgative, altre fono di ani-
mo purgato Le virtù purgative quelle fono , che fi efercitano in mezzo al tu-
.

multo di padioni ribelli , e tra le oppugnazioni dei vizj non ancora abbartanza
domati. E quelle appunto looo le virtù, di cui ragionammo nel precedente Trat-
tato , in cui proponevafi il modo di irenarc la feiohezza dei fenfi , di abbattere
1’ ardire delle padioni fconvolte , e di ditlaccare il cuore mal avvezzo dagli og-
getti danno!! , o pericolofi . Ma quelle virtù imperfette non fono certamente I*
ultima difpofizione al perfetto amore di Dio , che non alligna fe non che ne*
cuori placidi, e quieti. Le virtù di animo purgato folamente fono quelle , che
vanno efenti da ogni moto di pafltone : onde efercitano con tutta placidezza gli
atti loro. S. Tommafo parlando delle Virtù cardinali, dice, che allora la Pru-
denza giunge a quello grado di total purgazione , quando altro non ha di mi-
ra, che Iddio nel fuo operare: allora vi giupge la Temperanza , quando non è
più foggetta ad alcuna cupidigia terrena : allora la Fortezza, quando è affatto
immune da ogni muovimento di {regolata patitone allora la Giullizia , quando
:

rimane unita con unione perpetua al divino volere (hutdam vero funt vbrtutee
.

jam affequenlium divinavi ftmiiitulmtm , qua wcantur virtutes jam purgati animi ;
ita feilieet quod prudenti* [ola divina intueatur ; temperarti ia terrena s eupiiitates nr-
feiat ; fortitudo pajfionei ignoret ; juftitia cttm divina mente perpetuo fendere fociet ur ,

eam fcilicH imitando. ( l.i.qitail.ói.art.q.incorp.)


4. Ma
qui convicn riflettere , che quelle virtù di animo purgato portbno pren-
derli in fenfo tiretto, e rigorofo; cd in fenfo largo, e difereto. Se fi prendano
nel primo lignificato , fi trovano folo io Cielo nelle anime beate , e in terra
folo allignarono nell' anima perfettirtima di Gesù Grillo , e della fua fantiflima
Madre , che fole furono efenti da -ogni ribellione di fenfo , come infegna io
fteffofanto Dottore : Quat quidam virtutei dicimut effe Beatorum , vel aliquorum
in kac vita ptrfelìtffimontm . ( artic. fuprac. ) Se poi tali virtù purgate s' inten-
dano nel fecondo lignificato più largo, competono a molte perfone grandemente
avvantaggiate sella perfezione : perchè prefe in un tal fenfo , non efigono una
totale eftinzione di fomite , nè di qualunque partionc difordinata , ma folo* una
gran mortificazione di effe, per cui fi muovano leggiermente, più di rado, e fi
r.-pri-

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. . I ,

INTRODUZIONE. 3
reprimano con molta facilità , come nota opportunamente il dottiamo Cardinal
Lauri» ; ( in 3. fintini. Tom, %. difp. }2. art. 4. ) onde fi renda facile, foatre,
e dilettevole il loro efircizio
j. E di quelle Virtù noi intendiamo parlare nel prefente Trattato. Supponia-
!

mo, che la perfona fpirituale coli' induftric, e direzioni date nello feorfo Trat-
tato abbia molto mortificato i fuoi (enfi , e le (uè padroni (corrette ; e che ne
abbia coll’ efcrcizio delle virtù purgative già fiaccato 1’ ardire . Onde passiamo
a ragionare delle virtù morali da efercitarfi con tranquillità, e placidezza, efen-,
za tanta refillenza dei fuoi contrari. Confidcrcremo dunque 1 eflenza , c le pro- '

prietà di tal virtù Proporremo i motivi , i modi , e le maniere per acquisir-


.

le . Daremo anche le Decedane cautele per non errare nella pratica : affinchè
entrando quelle nell' anima, vi traggano, come prossime difpofizioni , il perfet-
to amore ve rio Dio , e la perfetta carità verfo il prossimo . Un Piloto tra le
procelle, c tra gli urti dei venti contrari mai non giungerà a prendere il bra-
mato porto; ma predo arriverà a riposarvi per un mare tranquillo, a -eie! fere-'
no , e col favore dei venti profperi per la fua navigazione Cosi tra il torbido .

delle passioni, tra le tempefte degli affittii fconvolti , non fi giunge ( per quan-
to la perfona fi sforzi ) a ripofare con perfetto amore nel cuore di Dio. Predo
però vi arriva un animo fidato col placido cfircizio delle virtù.
6 . ÙJa prima di padare avanti, voglio dare ai Direttori delle anime un' altri
notizia nccefTaria al difccrnimento degli fpiriti foggetti al fuo regolamento ; cd è,
che le virtù di cui ragioneremo nel preieme Trattato , ed anche nel futuro ,
pofTono afeendere ad una tale eccellenza , per cui entrino nel grado dell' eroici-
tà. Vanta 1 Antichità nelle fue llorie un gran numero di Eroi, gli Ettori, gli

Aloidi, gli Achilli, i Fabrizj , i Fabj-, gli Scipioni , i Regoli , Catoni, i Socrati, i

i Platoni, Diogeni, ed altri molti. Ma in realtà, fi fi confiderino diligentemente


i-

le loro azioni, niuno di loro acquillò mai alcuna eroica virtù; e ciò perdue ra-
gioni. La prima, perchè gli atti virtuofi, che quelli praticavano, erano di ordì*
nario infetti di qualche vizio, o di qualche difetto: la feconda, perchè non può
polfederfi una virtù eroica fenza il conforzio di tutte le altre virtù : non dico ,
che tutte le altre abbiano ad edere in grado eroico ; ma almeno in grado ri-
metto. Ma chi vi fu mai tra' Gentili , che dette nel fuo animo ricetto a tutto
il coro venerabile delle virtù; mentre erano tutti macchiati di varj vizi ? L’eroi-

cità è ri (erbata foto ai fanti Martiri, ai fanti Confettori , e ad alcuni gran fer-
vi di Dio che corroborati dagli ajuti potentittimi delia divina grazia pottono
,

inalzarfi a quello modo eminente di operare. Se poi brama il Direttore fa pere


in che confida una tale eroicità, dirò, che è quel ludro, ed eccellenza di ope-
1’ uomo circa la materia di qualche virtù
rare , per cui s’ inalza fopra il modo

di Operare degli altri uomini virtuofi, e in quello fi fa Amile a Dio. Virhtt bt-
rotea Cardinale Lauria ( in Hi. 3. ftnt. toni. t. difp. 32. 11.17. ) tfi ili
,
dice il

VÌrtHtit gradui , ptrftiìio , fin fulgor , Ì excellentia 3


qua faci , ut homo circa ma,
1
'
teriam illiut virtutii , fupra communem aliar hw Itominum operandi modum tperttur
-

i) in hoc Dco Jimilis fit


7. Combina queda dichiarazione con la dottrina dell' Angelico . Dice egli ,
che 1' uomo fi trova in uno fiato medio tra le fidanze fuperiori , e le inferio-
ri . Partecipa della natura degli Angeli per la ragione : partecipa della natura
dei bruti per li lenii Or ficcome alcuni con la fiverchia condcfcendenza agli
.

A 2 «ppe-

\ V
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r . . -

4 INTRODUZIONE;
appetiti dei fenfi fi avvilirono tanto , fino a farfi fintili alle beftie ; così altri
coll’ operare viratolo fopra il modo amano, perfezionano tanto la ragione, fino-
a farfi fintili agli Angeli , ed alle fofUnze feparate da' corpi .. E quella , dice
egli, è virtù eroica , che ha un non fo chte del divino perchè tralcende la sfe-
ra delle virtù umane ordinarie , e comuni . Corfiderandum efi , quod efl bamana-
anima media inter fuperiores fubfìantiar , qaibat comm unica: per inteÙeffam ; ani » &
malia brut», qaibat communicat in fenfitivh potentiis . Siate ergo affedioner /enfiti
va partir alienando in bominc corra mpantar ttfqae ad fimilitudinem befliarum ; ita-
rtiam ratinati t pari aliqiùndo in bomine perfidiar , fct formatar ultra communem
modum bamana perfezioni , quafi ad fimilitudinem fubflantia /epurata . St bac ve-
catur vinai divina /apra bamanam virtutem , tì communem
,

8. Quello ladro di eminente eccellenza, che rilpiende nell' atto , o nell’ abi-
to della virtù eroica, il più dello volte nafee dall’ arduità dell' arto-, o perchè'
è arduo in fe fletto , come farebbe il dar la vita in olfequio della fanra fede , il
fare un gran beneficio a chi ti ha fatto un graviflimo oltraggio: oppure perchè
un tal atto è arduo nelle fue circoitanze. Cosi il vifitare gli Spedali , e fervine
in effi gl’infermi nei mìnilterj vili , non è atto di virtù per fe llelfo molto dif-
ficile, c malagevole; ma tale farebbe in un Re , o in un gran Monarca , che-
abbalfaffe la fua Maeftà a tali atti di fervitù . Ma fi avverta , che un tal atto-
virtuofo, acciocché tra le malagevolezre ,
che incontra , acquili! luftro ditfroici-
rà deve e (Ter fatto con facilità, e con prontezza, e fe è po (libi le , anche con-
dilettazione: perchè la tardezza in operare il bene non reca fpfendore aUenoflre-
azioni , ma imperfezione . E
ciò balli al Direttore per difeernere di qual grado
fiano nei fuoi dtfeepolf le virtù, di cui parleremo : onde porta formare di loro
una giuda idea.
9 Finalmente
. Lettore a ridurli alla memoria ciò chi dirti fin dai
prego il

principio di quello mio Direttorio: che -tutto ciò che noi andiamo lùccelìivamen-
te dicendo per via di Trattati, di Articoli -, e di Gap»; non fi va- operando nell'
anima con ì’ irtefla fuccessione di materie, e di tempo, ma fi va facendo tutto-
kifieme . Nell' atto fteffo , che 1» perlona fpirituale va ponendo mezzi della i

fua perfezione , va anche con essi rimuovendo gli oftacoli , e con quella rimo-
zione d’ impedimenti va tipnrgartdo le fue virtù, « con quello rafSnamentó di
virtù, va acquillando la carità: giunta poi che ella fia all’acquifto di quelle vir-
tù, che chiamanfi di animo purgato , già trovafi a- pieno diiporta alla perfetta
carità, che è la fna perfezione . Qucfle cofe fi fanno tutte ad un tempo ; ma
non poffor.o dirfi tutte ad un tempo con una parola fola Aggiungo , che la
.

rarità itlefla, che è H fine della vita fpitituale, n’ è anche il mezzo: perchè in-
cominciando ad entrare nell’ anima divota il divino amore , fi. pongono con-
m.iggior efficacia i mezzi della perfezione , più- predo fi tolgono gl’ impedimen-
ti, meglio fi raffinano le virtù; fi fale a grado di più fervido, di più fmo amo-
re Sicché la carità , che è 1' ertenza della noflra perfezione , c anche mezzo
.

per afeendere a maggior perfezione

A R-

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, ,

DIRETTORIO ASCETICO.
TRATTAI O PRIMO,
ARTICOLO PRIMO. et. Quindi fiegue fecondo la dottrina dell”
Angelico , che nella prudenza perfetta tre
Della prima virtù cardinale, che è 1» parti fi contengono r. il ritrovamento dei
.

Prudenza. mezzi pel perfetto riufeimento dell' open :


e quello egli lo chiama il configlio, a. un ree-
CAPO PRIMO. togiudizio circa l'idoneità dei mezzi rinvenuti,
fecondo la qualità delle circofianze prelènti;,
Si dice ni che confifia f effenza di quefta ide- e quello lo chiama giudizio. 3 un comando .

ili
, e
quali fono i vizi oppili . della ragione, che applichi I* volontà alt' efe-
cuzione dell’ opera, nel modo che ella ha
to: 'T’RA le virtù cardinali fi deve alla pru- giudicato dove rii efeguire . Si avverta petò
*- comando norv
denza ii primo luogo ,
perché ella dà- col Padre Loffio , che quefto
« tutte le virtù la norma ,
e a tutto aggiun- è diflinto dalla ragione , con sui f ifteffa.
ge lu (Irò col fuo retto regolamento. Viene ragione non- muove irrefiflibilmeme , ma dol-
chiamata da Arinocele rnia ratio agendorum , cemente , e piega la volontà ad operar© con-
1
» da S. Agofiino vien detta (db.l iQq-q.go. ) fosme i mezzi, e le circofianze, che ella
effe rerum appetendarum , 43" frigie aderiti» ba reputate conducenti al buon efito dell' ope-
fi lentiam ; mente d' ambidue fi
e fecondo- la ra. Dico quello , perchè vi fono fiati alcur
può definire dicendo che è una virtù dell'
, , ni Teologi , che hanno riputato un tal co-
intelletto che madre- ciò che deve ferjì o de-
, , mando difiinto dal giudizio doli a ragione, ©
ve Ometterfi ite ciafcun affare , o azione parti- ciò che più rilieva, ù efficace , che non pof-
colare, per operare con rettitudine. E però ù volontà in modo alcuno sfuggirlo, ma
la
aon t ella virtù della volontà , che fi muo- debba necefiàriamento efeguirlo , il cho non-
va, come fanno l'altro virtù morali T dall' pare che debba in modo alcuno ammetterli
amore <T una certa onefià particolare ; ma c come cofa troppo pregiudiziale all’ umana li-
ima virtù dell'intelletto dirigitrice di tutte 1’ bertà ; mentre un tal comando a guifa di le-
altre virtù ,
in <(uanto ritrova i mezzi , e game infolubile lega I<v voloncà , nè la lafcia.
confiderà le circofiance con cui deve ogni at- libera ad operare. Le parole dell'Angelico
ro di virtù praticarli ,
giudica di detti mezzi fono le foglienti, (i.zquteft.qq.art.Z.) Cujui
e delle dette circofianze, quali fieno le più quidem ( nempe prudenti» ) funi Irei aH.it a
opportune ; e finalmente comanda alia volon- quorum primus efi confiliari , quoti pertincl ad
tà o per dir meglio ( come dichiarerò in ap-
,
inventicnem : nam confiliari eft quercre , ut
pretto)muove la volontà alf elocuzione dell' fupra didum eft . Sccundui eft judicare de
atto virtuofo fecondo i mezzi , © le circo- inventii r & hoc facit fpeculativa ratio. Std
che ha giudicare opportune Cosi li at-
ftanz-j • prèdica ratio , qute crdinatur ad opus ,
proce-
to di virtù' con la direzione deita prudenza da ulterius adus ejtu pratipere , qui
; ir eft
1
riefee fattoeoo la debita perfezione . In tur- quidem. aditi in applicaticite confiliato-
confiftit
co ciò che abbiamo dette, la prudenza ha rum , ir judicatorum ad operandum . Et quia,
tèmpre di mira le operazioni particolari, che ipfe adus eft pmpinqtuor fini ratitnis , ideo eft
fi hanno ad intra prendere.- perche non è pru- principalit acini rationis pendice ,- per con- &
dente chi fa in genere il modo con- cui deve fequens prudenti*. Dichiariamo ora irv un. ti-

contenerfi per operare rettamente ; ma bensì fo pratico le dottrine ,


che abbiamo efpolle in
chi nei cali particolari che accadono fa re- attratto. Diamo il cafo, che voglia alcuno
golarti inmodo, che le fue operazioni fonif- ridurre a Dio un' anima traviata . In primo
«ano con- tutta rettitudine - luogo ,
fe egli •’
induct a ciò tare per rigira-
re 1

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. . ,

6 DIRETTORIO ASCETICO
re all'onor divino ,
che vede da colui vilipe- Angelico , è la terza parte della prudenza , *
si , farà atto di «lo ;
fe vi fi induce pel la più principale
bene fpiritUile di quell'infelice, Che Vede an- Vi. A
quelle tre parti e fienaia); adegua S.
dar perduto per li fentieri del vizio , farà at- Tommafo (i.i.qnafi.qSatrt.unic.) le fue parti
to di cariti verfo il fitti proliimo ed elfo da :
, che
irtlegraii rendono la virtù della pruden-
quelle due virtù dello zelo, e della cariti za perfetta nel dio edere : onde ne fiegua un
fari animato ad accinse rfi all' imprela della ottimo regolamento di operazioni . Qpe(le fo-
fua converfiofie. in tal cefo volendo egli ope- no otto : memoria ,
intelligenza , docilità ,

rare con perfezione, infogna che chiami in folerzia, ragione, previdenza ,


circofpezione
aiuto la virtù della prudenza, acciocché ven- e cautela . Cinque appartengono al configlio ,
ga a dare a quella opera di zelo , e di carit'a la feda al giudizio , le ultime due al coman-
la debita rettitudine . La prudenza allora o~ do efecutivo. Andremo fpiegando, ma con
prando conforme le fue dessi incomincierà a brevità ,
ciafcuna da fe -
rintracciare i mezzi idonei al di lui ravve- ig. Al confitlio appartiene primieramente la
dimento: quali farebbero e. g. efortarlo con. memoria , e intelligenza perché
l' : al ritrova-
dolcezza, o riprenderlo con rigore, o indur- mento dei mezzi arti a conseguire il proprio
re altri a fargli una correzione afpra, o amo- intento é neceflàrio aver memoria degli mez-
revole; oppure condurlo deliramente ad af- zi altre volte praticati : ed anche l'intelligen-
coltare le prediche , o a leggere qualche libro za , ecognizione dello fiato deile colè pre-
la
divoto , o a confefiarfi. da qualche dotto , e fenti , con cui fi vegga fe i mezzi altre vol-
zelarne Sacerdote ; oppure ancora farlo puni- te profperamente oliti fi adattino al prefeme
re de’ fuoi trafeorfi da chi ha fopra di lui cafo. Sapiens dice S. Ambrogio [hb.i.de offe,
,

autorità a fin di renderlo in quello modo cau- cap.10.) ut loquatur , multa priur confiderai ,,
to coi calighi , o adoperare altre indudrie quid die at, cui die ai , quo in loco, quo tempo-
atte ad ottenere l'intento. Or quello rintrac- re . L’ uomo favio , e prudente prima di par-
ciamento dei mezzi conducenti al (ine chia- lare confiderà ciò che deve dire , a chi deve
mali dall’ Angelico il configlio , che c la pri- dirlo , in qual luogo , ed in qual tempo , e
ma parte della prudenza, a cui anche fi ap- rammentandoli dell’ elìco felice, o infelice »

partiene il confiderare le circollanze prefenti che attre volte hanno fiutilo fimiii parole»
di tempo, di luogo, di difpofizioni perfonali, tali ne fceglie, che fiano proporzionate al fuo
(e fiano atte alla convezione del memorate- fine
peccatore . Fatto quello ,
palfa la prudenza a 14. La docilità k parte integrale del confi-
giudicare con. la ragione ,
quale tra tanti mez- glio, che molto conferifce all'invenzione dei
zi ritrovaci fia il più opportuno cioè quale
,
mezzi. E’quefia una virtù, che inclina a
fia quello, che dante f inclinazione e indole cercar da libri ,
o da perfone fagcie i modi
del foggetto, e danti le circodanze prefenti per operare rettamente . Lo Spirito Santo
di luogo tempodi più d' ogni altro condu- fpelfo ci ammonifee nelle facre Carte di non
, ,

ce al bramato fine . E quello lo chiama il S. fidarci della propria prudenza ,


ma ad efl'er

Dottore il giudizio, che é la fecondi parte docili in gli altrui configli. Noi ite
prender
apud vofmeiipfot , dice 1 Apo-
'

della prudenza . Finalmente , fervendoli la prudente s effe


prudenza della deHa ragione , fa un comando, fiolo: {adK0m.11.1S.) guardazevi d’elfer pru-
con cui non forza ma muove fidamente la denti fu gli occhj vollri . L’ inculca Salomon®
r
volontà all’ efecuzione dell’ opera , cioè net nei fuoi Proverà}. Ne innitaris prudenti* tu{,
afcolta volentieri gli altrui
calò nofira a procurare la convezione del Ma fe fei favio,
detto peccatore per i mezzi da lei ritrova- configli: Sui fapiens efi, audit confili a. (Prov.
ti, e reputaci più idonei: quello comando, n i}.) Nc ti accingere mai ad alcuna, opera
maturo
come ho detto, non è didimo dal giudizio; fenza aver prefo da periati® affamate
perché in fodanza altro non fc che un atto. conlìgfio : Fili , fine confilio nibii furiar Mo-
Sella tagione, per cui ella, conlidecato atten- dra San Giovanni Grifofiomo la necelfità cha
tamente il tutto ,
debba operarli
giudica che vi k di queda docilità per operare faggiamen-
te , con un celebre fatto del gran Mose . Etj-

cori . Or quello comando piatito, fecondo 1

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,..
, . .,

TRATT. 1. ART. I CAP. 1. 7


trò «gii -con Seicento mila Ebrei nel deferto entrò in una piazza , in cui facivafi in quel
di Arabia in cerca della Terra premerti ; ef- giorno il mercato. E mentre dava offervando
fondo di sì gran popolo il condottiere , n era ia moltitudine delle merci e il concorfo de* ,

anche il giudice , decidendo egli folo le liti , compratori , vide un uomo canuto nel
cbe inforgevano tra una moltitudine- Il che mento , e grave nell’ afpétto . L’ interrogò chi

vedendo il fuo fuocero , uomo per altro in- egli era , e quale era la mercanzia ,
che tfiì-

colto , ne lo riprefe ; e gli diede il configlio fo anch’ effo nel luogo de' venditori es-

che eleggerti altre perfone ,


le quali io ajutaf- poneva in vendica . Rifpofe quello : io fono
foto nella giudicatura delle caufe ,
che folomerce che vendo e la pruden-
Fiiofofo, e la
-non era badante a decidere. Mosi, Come za Sorrife il Re ad una tal rifpofia
. e ap- ;

quello che era dociliflùno , non folo udì vo- punto Soggiunte , di una tal merce ho io
,

lentieri il coafiglio, ma con prontezza lo fo- gran bifoguo , trovandomi al governo di tan-
gni, creando altri giudici, che udiffero le ti popoli in queda mia età giovanile Se pe- .

controverse del popolo , e con autorevole rò hai modo di vendermela non avrò io ,

fentenza le definiffero . Quindi deduce il S. diificoità di comprarla a prezzo di cento mar-


Dottore quanto convenga a tutti eflèr doci- che d'oro.
,
quedo rifpofe il Fiiofofo: io A
li , ed inclinati a prendere gli altrui configli ti datò un precetto, con cui tu reggerai pru-
mentre non vi è perfona d’alca levatura , dentemente te deffo e tutti i tuoi popoli ,

quantunque forte un alerò Mosi:, che non igno- Temere nibil loqutrit , nibil alleni et, tufi prima
ri alcuna cofa benché nota a perfone di baf-
,
cogitei quid fcquatur Non parlare mai , nè .

fo sfera. Confiliariii tmnes opus t babent, ctiam- intraprender mai alcuna opera Senza aver ,

fi Muffi conferri pofiìnl. Multa enim funi , qux preveduto 1* elìco delle tue parole , e de'
magni , (!T udmirabilei viri ignorasti qux tuoi affari Piacque tanto al Re quedo precet-
,
.

parvi abjedtqus feirt fcle/tl Nam pqftquam to, che ordinò che'glidsborfaflè rodo il dana-
Mojfei ex Mgfpto exiit , tT in foliludinem ve- ro; poi fece Scolpire quedo detto fopra tutte
nti , pnefuit fexecntorum mi II ito» pepalo, (X le porte e le finefire del Palazzo reale : fe-
,

fritti omnium conttndcntium litei dijudicavit : celo imprimere in tutti i vali d’ argento , e
q uad ut vidi t Socer e'jui J nitro homo alioquì d’oro, e fino lo foce Scrivere a 'caratteri di
,

barbanti , ix infipiem ( nibil enim gentiiibui ricamo in tutte le Sete di fuo ufo per averlo
efi infipientius ) eum correxit non curam ,
,
Sempre prefence E con queda previfione e .
,

quod fapiens rjfct Dei amicai llle vero fa-


. buona conghiettura non errò mai nell'ufo dei
pi em , èlle mjrìadum Duit otri ni manfuetudine mezzi , e gli forti di governare con Som-
eum dicentem audivii , fx confitto acquievit ma prudenza Se, ed il fuo Regno. Tanto c
['•tamil .q ode laud.Pauli .) vero, che la folerzia in prevedere, ed in
ij. E' parte ancora integrale del configlio conghietturare conferifce grandemente alla
la Solerzia . Per Solerzia qui i* intenda una perfezione del configlio Rimanga dunque fla- .

giuda conghiettura dei mezzi , che condu- bilico , che al conlìglio parte effenziale della
cono ai proprio fine. Cosi ancora la previ- prudenza fi devono , come parti integrali , la
denza è una previfione dei futuri eventi , memoria f intelligenza la docilità , la fo- , ,

che probabilmente Seguiranno dall’ opera , on- lerzia. La memoria conferisce al ritrovamen-
de ftegue che avendo la perfona l'occhio all' to dei mezzi con la rimembranza dei ca-
elìco profpero, o infaudo de' propri affari li altre volte accaduti ;
f intelligenza con la
conghiettura col lume della iua mente, quali intera cognizione
dello dato prefente delie
Siano abili,
e quali inabili per confoguirlo cofe di cui fi tratta ; la docilità con prende-
Ciafcuno vede quanto da neceffario al confi- re 1’
o in voce, o in ifcritto;
altrui parere
glio queda virtù, pere hi Senza una buona la folerzia con prevedere l’ elico o profpero
conghiettura è imponibile non isbagliare nel o infelice delle cofe, che lì hanno per le ma-
ritrovamento dei mezzi idonei all’intento, ni Le due ultime parti però fono più impor-
.

il Cantipracenfe riferisce un fatto molto op- tanti , e più conducono al buon regolamento
portuno per chiarire queda verità .
[-4pum lib. delle proprie , e altrui azioni
i-Mp.gj.) Un Re camminando per ia Citta id. Partiamo ora all'altro conditutivo della
pru- 'v

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e ,, ,, ,

-* DIRETTOP.IO ASCETICO
prudenza che' il giudizio- A quello attigna
,
Abate, io ci prometto, die 'volendo venir
f Angelico come parte integrale la ragione: meco, ti datò carni efquilite, pefei prelibati,
perchè il giudizio è quello, che tra moki vino eletto , pane bianco , làporito , lieto
mezzi adattati al confeguimenco d' un fine morbido, e velli molto decorofe. Si rallegrò
determina fpeculttivamente qual fu più op- colui ad offerte il prolufe ; e con cali condi-
portuno, mentre ad elia fola lì appartiene il zioni accettò d'andare in campagnia dell’Aba-
difcemere 1 opportunità delle cofe Tanto . te Arrivato al Manaflero
. il Servo di Dio ,

più, che può un mezzo a primo afpetto com- gli diede un Monaco per fervitore , fecegli

parire il più idoneo, e in pratica non efter trovare apparecchiato un letto molto foffice
caie : e può anche comparire il più inetto , e gli léce tagliare indotto una bella vede, .e

in realtà edere il più atto rf ogni altro . Sic- poi gli faceva approdare nella roenfa le vi-
ché c net diario che entri la ragione a ditco- vande più delicate, cbe potevanli avere nei
prire col lume naturale nelle cofe umane , e paefe. Ma mentre quello lautamente mangia-
con la luce divina nelle cofe foprannatutali ia va il Monaco fervente affilò in
, tetta ciba-
vera attitudine , e idoneità dei mezzi , e vafi di foto pane e acqua pura Si maravi- , .

-formarne retto giudizio nei cali particolari. gliava il .ladro in vedere sì gran penitenza,
Potrebbe ciò moflratfi con molti avvenimenti A credendo che quello ciò facelfe in ifeont*
prefi dalle Vite dei Santi Uno però ne fcel- . di molte enormità commette; un .giorno lo
•po , il quale parmi che qui mi cada al pro- interrogò , fe avelie fatti omicidi , fe avelie
pofito. Dimorava in un iuogo fòlitario una •commetti molti furti , fe avelie menata vita
(quadra di affaffini lòtto un Capo difumano laida in lalciyie, ed in libertinaggi. E Dio
e crudele , cbe infidiava alla roba , ed alia mi guardi , tifpofe il Monaco , che io fia mai
-vita di quanti pattavano per la pubblica via. caduco in finii i feci lentezze . Dunque, ripi-

Un làuto Abate vedendo la perdizione di queff gliò quello ,


perchè fai sì afpra penitenza? Ri-
momo fpietato , fi riiblvè di Tarlo ravvedere fpofe il Monaco: per avere Iddio propizio
de' fuoi gravi ecreffr , e di metterlo fu la uel. punto della mia morte. Da quelle parole
fi rada della eterna filute ; -e penfando a qual rimafe colui altamente ferito nel cuore, e
niezio avelie ad appiglia rii per conseguire il fofpi rande , ditte feco (letto : mùcro me ,

fuo fine , uno ne fcelfe , cbe a primo afpetto che ho commetti tanti omicidi, tanti flirti
fembrava il più dìfadatto . Salì a cavallo , e tanti adulteri , tanti fircrileg) , e mai non ho
fi avviò vedo quella parte , in cui (lavano digiunato una volta ! E cerne potrò io aver
appiattati quegli uomini fanguinarj . Al pri- propizio Iddio? Compunto da quello penfieze
mo avvicinarli al luogo fu Cubito fermato da’ andò a gittarfi a’ piedi dell'Abate, proteftan-
ladroni , .e condotto alla prcfenza del loto doli con un profluvio di lagrime che voleva ,

Capitano. Giunto quivi -F Abate interrogollo ,


anch' elfo far penitenza : ed in fatti la fece
qual cofa volefle da lui Voglio , diffe quel-
. sì afpra , cheTuperò tutti i Monaci Rifletta .

ilo, il tuo cavallo, e le tue vedi. .Prendile qui il Lettore che , i mezzi propri per cor>-
pure, foggiunlè il Monaco: è ben dovere, vertire uno fcellerato ,
quale era certamente
clre avendone io fatto ufo, te ne debba fer- coflui , fono F atterrirlo col timore dei ca-
vire anche tu Ma dimmi , ti prego , in che
. flighi preferiti , e futuri ; fono l’ efortarlo alia
impieghi tu tante robe, che violentemente penitenza, ai digiuno, all' auflerità della vi-

rapitici ai miferi pa (leggieri ? Le vendo , rifpo- ta . Eppure la ragione illuflrata da celefle lu-
Se il Capo ladro , per procacciarmi con effe me perfualé a quello fanto Abate di fervirfi
tutto ciù che è neceffario al mantenimento della lautezza, della morbidezza , delle deli-
della propria vita. Se quefto è, ripigliò l’Aba- zie e con elìco molto felice
, , come abbiamo
te, lafcia dunque quefto meftiere crudele , veduto Quindi chiaramente.
lì vede , cbe per
che io ti provvederò di vitto di veftito , di ,
formare un retto giudizio dei mezzi , che
letto ,
di cafa , di tuttoa quella of-
. Scurrile devono praticarli per ottenere il buon elìco

Jèrta il ladrone ; e a me , dille , non dà l' a- di qualche affare, è neceifaria l'attinenza del-
nimo di cibarmi di fave , e di acqua pura la ragione , che mollri o col lume naturale
come fate yo< altri Monaci . No , foggifinfe F o con luce l'opraimacurale , fecondo la diver-

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. ,, . , . ..,,

TRATT. 111. ART. 1. CAP. I


fa qualità delle aiioni , quali nei cafì parti- quali fono gli errori , che li commettono con»
colari fimo i mezzi più opportuni tra quella virtù. Varj fono i mancamenti,
17. Finalmente all* terza parte elienriale per cui riefeono imprudenti le nbfire delibe-
della prudenza che h il comando efecutivo
(
razioni. In alcuni di quelli fi cade per difet-
dell'opera) 5' allegrano due parti integrali, to , in altri per eccedo . Si manca per difet-
<he fono la circofpezione , e la cautela La . to con la precipitazione , con l' inconfidera-
circofpezione è una retta confideraaione delle zione, con l'incofianza , e con la negligenza.
Circoflanze necelfarie ad averli, acciocché i La precipitazione è contro il configlio, quan-
mezzi rinvenuti fi adattino bene al fine Co- . do la perfona è troppo frettolofa in rintrac-
si l' intélleto mezza cón un
provveduto de' ciare i mezzi efpedienti : onde fiegue , che
buon cOnlìglio, opporr
e tra quelli dei più per eder troppo corriva , divenga impruden-
tuni con un retto giudizio , difcende a coman- te , non ritrovandoli confacevoli al bifogno
dare alla volontà l'decuzione dell'opera pre- S. Gregorio riprendendo quello mancamento
meditata , ma con un comando peto, che di prudenza dice In [thnmis rebus citum non
:

non la sforza, ma foto la perfuade, e la (R.egi/l.l.i.Ep.6. de eligen-


cportei effe confi /inm .

muove all' effettuazione di ciò die elfo ha do Punto Fpif.) Linconfiderazione è contro il
giudicato doverli fare nelle prefenri circoflan- giudizio quando lenza la debita rifieffióne fi
,

ze ; e quello è operare con prudenza , e con delibera dei mezzi che debbono praticarli
tutta rettitudine. Deliberandum efl dice Ariftotele ( Flbic.c.J. )
1 8. Si noti però, die la prudenza vede
fi quod ftatnendnm eft fernet 5 richiede matu- i

di varj nomi , fecondo la diverfità delle ma- ra ponderazione in quelle cofe che una vol- ,

terie , che prende a dirigere Se ella prende . ta devono dabilirfi. L’incofianza e la negli-
a regolare le proprie azioni , fi chiama folita- genza c contro M giudizio pratico ed elècu- ,

ria ; le prende a governare le azioni, altrui tivo , quando la perfona per frivoli motivi
finomina governatrice - E quella ideili fi di- e lenza giuda cagione fi muta in ciò che ave-
vide in altre fpecie: fe riguarda il buon go- va rettamente giudicato, oppure per lentez-
verno della cafa , fi chiama prudenza econo- za , o pir trafcurpggine ne differifee I’ efecu-
mica fe il buon governo della Città, fi dila-
, Zione . Onde lo dello Arifloreie ci àmmonifee
nia prudenza politica; fe il buon regolamento cito agenium effe <jh e cànfnltaveritis : ( in S.
,

delta milizia fi chiama prudenza militare ;


,
de moribus r.9, ) brlógna èièguir prontamente
fe il buon regolamento delle Famiglie Reli- ciò , che con maturo configlio avere rifoluto .

gioie , fi chiama monadica . Ma fpecialmente Acciocché dunque l'atto (Idia prudenza lìa
è da notarli al noflro propofito, che la pru- fatto lenza imperfezioni , dobbiamo a bell'
denza altra fe naturale ,
ed altra foprannatu- agio andar rintracciando i mezzi che con-
,

rale Se la prudenza rimiri le azioni umatre ducono al riufeimentò dei nollri affari ; dob-
lecondo una certa oneflà naturale, che rilu- biamo con matura pbuderdzione fcegliere i
ce in elfe, conofcibile al lume della natura, più idonei ; non dobbiamo incollantemente mu-

la prudenza è naturale, e di quella che ri- tarci nelle rilbluzioni già fatte he tardare ,

fiedeva nei Filolofi gentili , e fi trova bene fenza giufta cagione di venire aiia rifolu-
fpeflo in pedone prive di lume di f«de . Se zione
la prudenza riguardi le azioni umane con la io. Per eccedo pòi M lèi modi fi manca
luce deila fede , in quanto conducono a Dio contro la prudenza , fecondo 1 Angelico '

, ctin
ed al confeguimento della eterna beatitudine, la prudenza della carne , con 1' afluzia ,
col
è foprannaturale e divina ; e quella è quel-
, dolo, con la fraude, con la lòllecitudme del-
la prudenza di cui noi parliamo in tutta
,
le colè temporali , e con la follecitudine del-
quella opera come directrise di tutte le vir- le cofe future. La prudenza
è della carne
tù loprannaturali , e meritorie che fantificl- ,
quella, chè ha di mira il regolare le opèhe
no 1’ anima. dellacarne, e fiabilirè i mezzi per conle-
19. Dichiarata già quale Ila in foflanza la «uire ciò che è confinine alla natura corrot-
virtù della prudenza , fpiegate gi» le fue par- ta Quella è prudenza pefiima . Cosi un la-
.

ti elfenziali , ed integrali ;
palliamo a vedere dro, che trova mezzi atti per effettuare fe-
Dir. jtfe. Tom. IL B li-
.
, , . ,,

DIRETTORIO ASCETICO
licemente il fuo furto , e un latito prudente te circa il vitto, vellico, o altra eofa appar-
diretto da una prudenaa infame . Cori un gio- tenente ai proprj impieghi . Si avverta però
vine dilTolmo, che tende ali’onei& delie don- che non è biafimevole , r»è è contraria alla
ne lacci opportuni per farle cadere nel pecca- virtù deila prudenza una cura moderata circa
to ,
è un lafcivo prudente , ma di una pru- le cofe profetici , e una moderata premura

denza obbrobriola . E quella appunto è quel- circa il provvedimento delle cofe future .
la prudenza di carne, di cui parla 1' Apollo- Quella lo Spirito Santo ci eforta ad averla,
Io, e dice, che è nemica a Dio, ed uccide e ci manda ad apprenderla dalle formiche ,
l’ anima con morte eterna . Prudentia carni! che nei maggiori calori dell’ edace fono Solle-
mori efl prudenti t autem J'piritici -vita , &•
;
cite a radunare nei loro granai fotterranei la
pax , quaniam prudentia carmi inimica efl provvilione del loro neceflario mantenimento
Deo. L’ afiuzia c una certa, fpecie di pruden- pel futuro inverno . Vade ad formicam , e
za di carne , e confille in quello , che la per- piger , ir confiderà viai ejui , ir diffe /apien-

itata trova mezzi occulti per ingannare il fuo ti am ,


qua cum non habeat duccm , nec prx-
profilino Quella f Apertolo la chiama un di-
.
ceptarem , ir principem ,
parai in xfiate ci-
ioitore, che ogni Crifliano deve tener lungi bum , ir congregai in meffe quod comedot.
da fe . „Ahjiciamut occulta dedecorii , non am- Prov.cap.6 .) E la ragione di quello fi è, per-
{,

bulante! in ajlutia . S. Agollino dice , che aven- chè Iddio non ci vuole da fe foto provvede-
do tutti i vizj qualche fomiglianza con la vir- re il necelfario lòflentamento : vuole che ce
tù ,’
f afiuzia è fintile alla prudenza ; ma io 10 procacciamo con le nollre indullrie , ac-
realth è vizio. Omnibus virtutilui quxdam ciocché non giacciamo neghinoli nell ozio,
litio effe fimi Ha, fieni aflutia prudentix fimi- che è l' origine d’ ogni mate
Hi efl ,
qux lamen efl vilium . {lib.q.conlraju- 15 Dunque allora foto la follecitudioe del
.

iìasuap. }.) rimanente e dei futuro deve (limarli contra-


,

ir, li dolo è un' elocuzione dell’ afiuzia, ria alla prudenza , e riputarli viziofa , quan-
che pone In opera quei mezzi occulti, che do è (moderata Di quella dice il Redento-
.

ha premeditaci l' afiuzia; e quelli conftfiono re (Matth.6.) Dico voLii he folliciti fiiii ani-
••

in parole falle, e in opere ingannatrici. Si mar •oeftrx quid manducctii , neque corpori
dice ne' Maccabei , che Antioco dille al popo- •veflro quid induamini perchè quella ingom-
:

lo d' Ifraele parole pacìfiche con dolo ir •' bra rutta f anima , ed a guifa di folce (pine
locutui efl ad eoi veiba pacifica cum dolo: lòffoca la buona Temente del Padre di fami-
perchè moflrava pace nelle parole , ma nutri- glia , come ci avvifa lo fleffo Redentore , cioè
va guerra , e firage nel fuo barbaro cuore diffipa i buoni penlieri , eflingue i lami af-
La fraude poi anch' ella è un’efectuioae dell' fetti , ed aliena tutta l'anima dal cielo, e

afiuzia , ma con le fole opere fallaci Cosi . tutta l’ immerge in quella milèra terra . Con-
Giobbe , riprendendo i fuoi amici , dice lo- cludiamo dunque che tutti quelli difetti da
,

ro : E che ? Iddio può edere forfè iugannato noi enumerati, benché abbiano una certa fero»
come uomini , dalle vofire frodi ? Nunquid
gii bianza di prudenza , prudenza però non fono
flccipictur , ut homo t veflrii fraudulcnliii ) [job. anzi fono tante macchie, che (colorano tutto
11 lufito di quella bella virtù . Prudenza vir-
^ *J. )
za. La follecitudioe delle cofe temporali tuofa è quella che fe indagare i mezzi che
,

confifle in una occupazione eccelli va dellani- per vie legittime conducono ad un fine one-
.tno in accumulare , o in confervare beni ter- fio ; che fa fcegliere i più atti ad un tal fine

reni . Quella nafte da un affetto fmoderaro mandarli ad efecuzione con ia debita cofianza
ai beni caduchi di quella terra, e da un ti- « prefiezza , con un imperio non violento
more foverchio di perderli . La follecitudine ma eccitante , e movente la volontà all opera .
delle cofe future è un'occupazione eccedi va Se poi i mezzi faranno indirizzaci ad un fi-
dell’ animo citta le cofe che hanno ad avve- ne fanto, cioè a Dio, ed all'eterna beatitu-
nire, congiunta con anfietà, e poca fiducia dine , non foto farà onefla , ma firma , e làrà
nella divina provvidenza ; e. g. che non ci quella, di cui parliamo in quello Libro.
manchi colà alcuna necelfiuria, o conver len-
CA-

r
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. .. .

TRATT. III. ART. I. CAP. IL


fufìone non ma prodigo Solo
CAPO li quello
,

fc
fe libfetale
virtuofemente liberale che
mezzo, lèn-
de’ ptoprj beni fe contenerli nel
, .

nell'ufo

Si efpone t importanza grande di qui* za dare nei troppo, e fenza mancare nel po-
fi a Urti. co. E quedo fe appunto l’ officio della pruden-
za preferirete alle virtù
,
modi più pro- i -

*4. Z"\ Danto lìa importante la prudenza pri , per mantenerli -dentro i limiti della me-
per l' aequiflo della crifìiana perfe- diocrità, in cuida tutto il loro bello, il lo-
può dedurre da quello , che*
zione, fi ro buono, e tutta la loro dimabilità. Non
lènza effe non ri è vitti! , perche deve effe può inoltre alcun atto dirli virtuofo, fe non
concorrere con rotte , e ‘tutte aiutare nell’ fa fatto nelle debite circodanze di tempo,
diro zio de' loro atti rirtuoii , come afferma di luogo , e di perfone . Ma come potrà una
S. Tommafo : Ex ba; rottone babetur , quod virtù fpogliata di prudenza non errare oeir
prudenti a adjwvat omnet virtutei , ir inom- opportunità di tali circolfenze, mentre alla
nibui operatori ( i.i.q.47. art. 5, ad 1. ) onde prudenza fi appartiene il difcemerle con av-
può dirli, che effe fia l'ultimo compimento, vedutezza , e il giudicarne l’ idoneità ì
e perfezione di tutte le virtù , e quafi una a 6 . Dunque dille bene San Bafdio , che un
luce che da a tutte quel luftro d'oneflà , e uomo fenza prudenza fe una nave fenza Pilo-
di decoro , che è loro proprio come nota , to Poiché liccome quella , priva di condoc-
.

lo (leflò Santo DiCendant quod prudentia


.
,
tiere , non fa tener ia via diritta che condu-
efi completiva omnium virtutum moralium ce' ai bramato porto, ma fe fpinta or qua or ,

(i.x.q.t 66uirt.%.adi.) S. Ambrogio grullamen- là dall’ impeto de' venti ,. ed fe portata ad ur-
te la paragona ad una limpida fonte : perchè tare negli fcogli: cosi un’anima fenza pruden-
liccome quella con le fue acque pure da nu- za non fe tenere la via di mezzo, che fola
trimento alle piante, e vaghezza ai fiori ; co- fe retta ,
perchè fola conduce alla virtù-, ma
si la prudenza co' lùoi puri configli , e faggie dalla Tua indifereziene fe porcata ora ad un
determi nazioni dà a ratti 1 fiori delie virtù oliremo, ora ad un alerò, ed fe coflretta ad
morali quanto hanno di vago e di pregevo-
, urtare nello (coglie di qualche vizio. Haud
le. Prima 1 ojflcii font efi prudentia, qui la- abfurde homo confila expert , fimiìit tenfetur
men foni ir in viriutei derivatar celerai E navigio reòfori carente, quodque ventorum im-
lo moflra coll’ efetnpio di una virtù illuflre , pela bue, illucque impellitur. (orat. tt.de fe-
che tra le cardinali fecondo luogo,
ottiene il licitate ) Per quella ragione il Santo Dottoro
.

cioè la Giuftizia, dicendo, che fenza pruden- inculca molto a' fuoi Monaci, di non intra-
za non vi può effer giulfizia -• giacché k> flef- prender mai alcuna operazione , fenza averla
fo decidere, fe una cofa giuda, oppure
fia prima efàtrdnata eoo matura prudenza : poi-
, è atto di una non mediocre pruden- ché dice loro faggiameute , non elfervi opera
ingiufla
za . N eque enim potefl juftitia fine prudentia tanto buona , che non divenga viziofa , fe Ila
effe : cum examinare , quid juflum quidve in- , fatta imprudentemente, o in tempi impro-
jaftum fit , non mediocrii prudenti a efi . (/rè. 1 pri , o fenza la debita moderatezza In cm-
Offìc.cap.i 7.) ni , qua Jufcipitur , aEione antecedere pruden-
ij. La
ragione di quello fe mani fella- per- tia debet Nam prudentia remota, nibil cuptf-
.

chè la virtù fe quella , che procede per la via vi) generii efi , quod licet bonum -videatur ,
di mezzo tra due ed remi contrari ,
ambi due non in vitium reci dal , fi aut alieno tempore,
viziolì , uno pet dilètto , e l’ altro per l’ec- aut non adbibita moderatane fiat Al contra-
cello . Cosi quella fe virtù di liberalità , che rio poi , foggiugne fubito , qualunque opefa
fe tenerli collante fra la prodigalità, e l’ava- buona , fatta in tempi e in modi debiti , fe
rlzià fenza pendere nfc dall’ uno , nè dall' incredibile quanto iuflro riceva dalla pruden-
altro lato: polche inchinandoft ad una pane, za , e quanto rtefea a fe , ed agli altri profit-
perde rado ogni ludto di virtù , e comincia tevole . Patio vero , ir prudentia ubi rtbto
a contaminarli nelle macchie del vizio. Cosi borni idoneum tempui ,
oc modum definiunt ,
chi nell' ufo delle fue facoltà procede con pro- mirabile efi ,
quantum ex forum ufa ,
cum in
E z don-

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i

tt DIRETTORIO ASCETICO
dante i ,
tum in aecipientei fratini rednndet , tra le virtù . Quanti abbiamo noi veduti
{Idem in Confi. Monaft.ctp.\ }.) ellenuati in vigilie , e digiuni; fequeftrati da
*7. E’ celebre ciò ,
che riferifee Ca diana ogni umano commercio
nelle folitudini ; fpo-
nelfe Collazione feconda dell’ Abate Mose ». gliati diogni bene terreno in una rigidiflima
circa la deciCone che diede il Grande Anto- povertà ; dediti grandemente , anzi profufi in
nio fu quello punto ,
che ora andiamo trai- opere di cariti ; aver poi fvergognati quelli
tando . Erano da varie parti della Tebaide fervorofi principi con un efKO infelice , e la-
venuti al Santo Abate molti Monaci , per grimevole ? Per intendere dunque qual fia la
iilabilire qual fede quella vinù , per cui po* virtù principale » che con tutta Scurezza ci

tede il Monaco Ialite con rettitudine , e ficu- porca a Dio, conyiene oflèrvare d onda pre-
rezza alle, più alte cime della .perfezione . E fe 1' origine la rovina di quegli uomini fer-
perebè i pareri furono diverii, la conferenza -vidi , e vktuofi . Nè certamente altra fi tro-
fpirituale continuò dalla fera fino all' albeg- vera , che 1'
indifereaionp , e 1’ imprudenza ,.
giare del giorno Alcuni filmavano , che la . per cui non edendofi fatasti tenere nel mez-
virtù più neceflarig fede 1’ aullerità della- vi- za , che è U pollo della virtù , -ora hanno,
ta nella continuazione delle vigilie , e de' di- dato eccedo del troppo , ora fon caduti
nell'
giuni perchè , dicevano , che eflenuatoil
: nell' eccedo dej poco E però la penitenza , .

corpo e purgato io fpirito con tali afprez-


, la folitudine ,
il dillacco la carità, a tutte ,

ze , eragli agevole I’ unirli a Dio . Altri giu- le altro virtù imprudentemente praticate in,_ ,

dicavano che fede più. importante il totale


, vece di condurli alla perfezione , e a Dio
difprejio di tutte le cole terrene : perchè rot- gli ha portati miferamente al precipizio Dun-
ti tali legami , che ci tingono attaccati alla que, feguitù a dire il Santo Abate, la dire-
terra, potestà 1' anima libera ,
e fciolta vola- zione , e la prudenza è la principale tra 1»
re al fuo Dio. Altri riputavano , che più rir virtù Quello è quell’ occhio , di cui dide
.

levante fede la folitudiite : perchè 1’ anima Crifio , che edetido femplice, e puro , tutto
fiando fempre da fola a fofe con Dio.-, etile il corpo farà lumtnofo , ma edendo viziato
facile unirli a lui col vincolo del finto amo- c guaflo, tutto il corpo farà tenebrofo La— .

re . Altri erano di parere ,


che tra tutte le cerna corperii ini , efi ottiini latti . Si ocalat
virtù la» più necedaria feda la caritè , appog- ta ai fimplex fnerit , tttum ccrpai tua» taci -
giati alla autorità del Vangelo , in cui pro- dum eri! . Si aiitem catini tuoi fuetti neqaam ».
mette Crifio il Regno da' Cieli a chi fi farà tetum ccrpai txam teneirefam crit. ( Slatti. 6 .
molto efercitato in opere di pietà Efutivi : 11.1 3.) Poiché fe l occhio della prudenza la--
min* (X dedifit! mi hi manducare ; filivi , CT
, rà purgato., e faprà difeernere ciocché debba
dedifiit mihi. Ubere &c. Altri poi dittavano farfi , oppure ometterfi per operare con tee—
altre virtù , fecondo i divari! iilinti, ed incli- titudine , tutto I’ uomo farà adorno di fplen?
nazioni de' loto (pi riti . Intanto citando di dide operazioni Ma fe 1' occhio della pru- .

già feoefa quali tutta la notte in tali ragio- denza farà corrotto da indile: azioni , ed im-,
namenti , fi alzò in piedi Grande Antonio,
il prudenze, rimarrà tutto 1’ uomo offufeato
e- fatto filanzio, cominciò a dire coti: Omnia dalletenebra di viziole. operazioni Final- .

quidnn bai qa.e dixifi il , ncecffaria font, & mente dopo avere il fanto uomo conlemrata.
utiiia fiiientilni ,Denm , atque ad cnm capitar la fisa efempj di varj fitti
dottrina con gli
libai pervenire » [ed bis priniifaìem Iribacre recenti, dice Caifiano., che tanto da edo ,,
gratiam neqaaqaam noe innumeri multernm en- quanto da tutta quella refigiofa adunanza fu
fiti , &
experimenta permittnnt iXc. ( ead.Cci- riabilito, che la diferezione ,
cioè la pruden-
lat.cap.i. ) Tuttociò che avete detto,, è utile, za , è la virtù che conduce ficuramente a
cd anche necedario a chi brama accodarli a Dio , che dirige tutte 1* virtù , e tutte le
Dio , ed unirfi con lui ; ma le innumerahili conferva , e che cj fa falire con facilità alle»
caduto di molti , che camminano per U-via cime della più confumata perfezione Tarn .

delle virtù da voi enumerate, non d permet- Prati .Antoni ,


qaum. univerjqram Jententla
tono dare ad alcuna di effe il primato , e
di definrtum e/i , difcreiicmem effe ,
qua fixo gru-,
di riputarla la giù ficaia
, e la
più neceflària. dn inircpidam hominem perdutat ad Dmm J<

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. ,
, . -

Si

TRATT . ii/. ART. I. CAP. III. - 15


predici afque vii tuia jngiter conferve! illafai
tum qua ad confu mmotionii exceìfa fa/ligia G-- A P Q III.
minore pojft fatigittone confondi . ( eadXollat -
cop-b-Y I mezzi per T acquiflo delia Prudenza.
18. Tutta quella dottrina del Grande An-
tonio viene efprefla in poche parole da S. 19. -tjRìooo mezzo, chiederla a Dio perche :

Bernardo : Difcrttio orniti vietali ordinerà po- Jl il Signore fi é dichiarato, che la pru-

nit ,
ardo mo.tnrn tributi , ir decorem etiam , denza é fuo dono : Meum efl confilium ir
ÌT perpetuitatem . , . . Efl ergo Mfcrelio mn xquitas, mea efl prudenlia . (Prov-S. 14.) On-
a arti virtù i qua in quedam moderairix , ir
,
de il Santo David pregava Tempre Iddio: Vìa!
auriga virtutum, ordirutrixque affccluum ir , tua! , Domine , demonfira mibi , ir {entità!
morum doSrix Tei!e baite , virtus vitium
. & Inai edace me Mollratejni , Signore , le vo-
trit. ( iti Cani, fri nì. 49. ) La diCcrezione ( che ltre firade ,
cioè moflracemi i modi propri ,
con altro nome chiamali prudenza ) dà leilo con cui debba efercitare opere di voflro fer-
a tutte le virtù. , dice il Santo ,
dona loro vizio , che mi conducano a voi . Ridetta il
moderatezza , luftro , e (labilità . La pruden- Lettore alle tre parti elfenziali della pruden-
za non è tanto virtù , quanto governatrice » za di cui abbiamo ragionato di fopra , e in
,

e guida delle virtù , moderatrice degl' aderti cigfeuna di efi'e vi feorgerà la neceflìtà di ,

e maeflra de collumi . Togli dall' uomo la quello ricorfo a Dio .AI configlio , e ritro-
prudenza , e toflo diverrà vizio ogni virtù . vamento de’ mezzi , ognun vede quanto con-
Belle parole che motlrano la grande impor-
! ferisca la luce divina , di cui fc canto proprio
tanza , che vi è di poflèdere quella virtù , 10 fcuoprire alle noltre .menti le cofe occul-
non Colo inquanto alla perfezione, ma anche te , quanto é proprio della luce corporale ren-
in quanto alla foDauza del vivere crifliano . dere gli oggetti vifibili aUe nofire pupille Per .

Se la prudenza , a parere del Melliflua e de' , non errare circa il giudizio nella leelga de’
lopraccitati Santi , dà ordine , e moderazione mezzi più opportuni , non vTVcòfa certa-
a tutte. le virtù ; reca anche ad effe quanto mente ,
che polla più afiicurarci ; quanto il
hanno di oneflo di vago, di Iplendido, e di
, lume di Dio che più d' ogni altro lume è
luroinofo E fe L’ operare lenza prudenza an-
. chiaro, penetrante , e fincero i e meglio che
che il bene , è un continuo difordine , è an- ogni altra luce ci difeuopre 1’
attitudine di
che un Continuo vizio , ed imperfezione • Sic- tali mezzi Circa il comando elècùtivo , é
.

ché il dire , che uu Crifliano Ila prudente , manifello ,


quanto fu neceflària la grazia di
farà lo (ledo che dire , che fra buono , e che Dio ,
che corrobori la volontà , é la rendè
fra v fenolo e il dire che un Crifliano Ila
: pronta all' efecuzione de mezzi giudicati più.

imprudente , (ara lo fetio che dire , che Ha idonei al proprio intente .


F.fl dijeretia , dice
imperfetto, che fra viziolb. Con ragione dun- Calfiano ,
non mcdiocrit quadam virtù! , »<c
que il Savio chiama beato quello che abbonda qua humana pajfim valeat induflria ccmpreben-
di prudenza , perché e più ricco di chi ab- di divina fuerit largitale
, nifi collata ( Col! .

bonda di argento fino , e di oro puro : men- i.cap.i.) La prudenza è una gran virtù, che
tre frutti, che da elfa ritrae, fono più pre-
i
non può acquifiarfi con indultrie , ma ha da
gevoli , di quelli , che ridondano dal polièdi- provenire dalle mani liberali di Dio Perciò .

mento dì tali ricchezze . Bealus bemo , qui 11 Santt^Tobia internando al fuo diletto Fi-
inverni fapientiam , ir qui affluii prudenlia . gliuolo a camminare per la via della virtù ,
Metter efl acquiftiio ejtu negotiationc argenti , gl' inculcava di pregare Tempre Iddio a diri-
ir auri primi ; ir purismi fruflui ejui ( Pro- gere le fue operazioni col lume deila pruden-
Fino il Morale arrivò a cono-
iterb. 5.1 j.r 4.) za . Omni tempore benedir Deum , ir pete ab
feere col lume della natura quella beatitudi- co , ut viai tuo! dirigat ( Ttb. a, io. ) Il che .

ne che nella prudenza fi afeonde Prudenlia


, . febbene deve ferii in ogni tempo , conforme
ad beatane vitam fatis efl . (Seneca Epifl.t}.) T infegnamento del Tanto uomo ; particolar-
mente però , ei avvila Sant’ Agoftino , deve
ciò praticali! nei. cali , in cui ci- troviamo,
%rov- /

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. . s ,
,.

i4 DIRETTORIO ASCETICO
provvedati di configlio. Ubi bumanum deficit ma di quelli fregolata accieca anche le meati
auxilium , iilic intercedete drvintem adjuta- più faggio, e più prudenti.
rium : ( Jerm.6t. detemp .) nel modo appunto, ?«• E appunto in quelle parole excecant
che fece il Saihro Re Giofafac , allorché tro- prudente! di ripofla tutta la ragione di dò ,
vandoli ciato da una immenfa moltitudine che ora andiamo dicendo La prudenza cuna .

di nemici , e bifognofo di configlio , voltoli» virtù , che tutta fi fonda nella ragione': per-
a Dio con gran fede , dicendo : Cum ignare- ché alla ragione fi appartiene trovare i mez-
min quid agere dcleamm , hoc foittm babemus zi ,
giudicarne l* opportunità , e determinare
rtfiSui , ut aculei nafirai dirigamie t ad te . (a. 1

efecuzione. Dall'altra pane non vi è cofa,
Parq/ip. io. la.) Non dipendo Signore, ciò , che più perturbi la ragione , anzi , che affi»-'
che in tali angurie dobbiamo fare; altro non to 1’
acciecfai , quanto le padroni diforili nate :
ci rimane fenonchè alzare gli occhj a te , e
, poiché ficcome follevandofi alcune nebbiedal-
chieder luce , per non errare nelle noflre ri- la cerra, e dilìendendofi per F aria , ottene-
foluzioni brano la bella luce del Sòie; così ibi levandoli
30. Secondo mezzo, tenere le palfiomfog- nella parte inferiore dell’ uomo lo nebbie di
gette , e fpecialmente quelle , che inclinano alcune paffioni feorrette , vanno rodo ad of-
alle dilettazioni del fenfò . Lo infegna 1 An-

iùfeare il lume della ragione e della fede : ,

gelico: (t.z.qu. 53. ariq. ) Delefiatio maxime onde rimane la virtù della prudenza in tutte
CorrumpH efiimatianem prudentie , & preci- le fue parti impedita Quindi Tregue , che tra .

pue delefiatio quar eft in venerei , quee totem i tumulti degli appetiti mal regolati può re- .

animam abforbet, <*T trabit ad [enfibilem dele- gnare una prudenza pofitivamente cattiva ,
Bationem . PerfeBio autem prudenti x, & cu- può regnare 1’ ailuzia, può regnare la frode,
juilièet intelleffualii virtutìi confifiit inabfltra- perché quelle hanno per madre le paffioni
Bione a fenfibilibui . I Vecchj di Sufanna , ol- da cui prendono T origine ; ma non può tra
tre 1’ effere in età cadente , trovavanfi in
of- quelli torbidi perfiflere la virtù della perfetta
ficio d! non oflante procederemo
Giudici : ciò prudenza ,
di cui prefencemente ragioniamo
con fomma imprudenza come è nòto a cit- ,
perché quella ha per fua nudrice la ragione
iamo. perche erano dominaci dalla libidine illuflrata da’ raggi della fede.
(Daniel 13.) Sanfone ,
benché da Dio afTiflito
3 z. ,
procedere con riffe filo-
Terzo mezzo
con tuia infotica , e prodigiofa fortezza , ebbe ne lèpri le proprie operazioni già fatte . La
una condotta sì imprudente , per cui fu ac- prudenza fi acquiila coll’ efperienza. Ma Ve-/
ciecato da” Filiflei , come un bambino imbel- fperienza allora folo prodace un sì nobile ef-
le e poi condannato a girare la mola
, quali ,
fetto , quando la perfona va nllettendo all’

vile giumento: perché era pofleduto dal Famo- elico de’ propri affari : perché allora felo in
re dHordinato di una Donna. ( Judic.i 6.) Ab- pratica apprende quali fianca i mezzi atta , e
biamo de' Figliuoli di Samuele che procede- , quali gl’ per ottenere ora-
iroproporzionati
rono con tanta imprudenza e con sì poca , quefio ora quell’ altro fine
,
Alcuni impara- .

rettitudine in giudicare che T Popolo riclz.- , no a regolarli con le prime loro efperienre :
mò appreso il loro Padre e ricusò di aver- , altri non imparano dopo dieci ,
e dopo venti
gli più lungamente per loro Giudici. Ma per- efperiroenri avuti circa 1
:
itìeffe cofe. E per—
ritirili tv
ché perderonó quelli la prudenza nell’ eferci- che quello? Perchè quelli vanno con
zio della loro giudicatura mentre avevano '
ne , e quelli procedono alla balorda . Perciò
,

ottimi efempj , e faggi docnmsriti dal loro è molto utile il frequente efame della propria
Tanto Genitore ? Perché fi lafciarono accieca- cofeienza , in cui riconofeendo la perfona i-

re dal vizio dell’ avarizia e trafportare dal- cattivi fuccefii delle fue azioni ,
apprende
,

la cupidigia de’ doni . Declinavenent pofi ava- quali mezzi opportuni p*r dirigerla
fiano i

ritiam , acceperùntque munera ; (ir perverte- in avvenire con prudenza , e con rettitudine
runt judicium ( I. Re;. 8: 3.) Perciò lo Hello
. E queila è una delle ragioni ,
per cui racco-
Spirito Santo cl avverte netl' Efodo : JVrc ac- mandano tanto i Santi Padri quello divoto-
erpiet munera qua excecant eiiam prudente 1
,
: efercizio , da cui ,
quafi da pura fonte , dima-
Guardati dal prender donativi, perché la bra- nano rivoli di palétta prudenza Difce , dice .

S. Ber-
TRATT. ili. ART. I. CAP. III. 15
S. Bernardo ,• C vel ali ut ad Fratrer de Mante lempre più ficuro in caule propria i’ altrui
Dei circa medium ) ù» cella [ecundum corta- configlio , che 'I foo.
munii inftituti lega tu Mi pr reeffe , ir vìtam Ij. Gran benefizio e dunque , dice a que-
ordinare , &
mora componete , ir temetipfum llo propofito 5 Babbo , avete un configliele .

judicare , te ipfum apud te ipfum accufare , .prudente, e benevolo , che iupphfoa coi fiiot
[xpe ctiam coudemuare uec impumtum dimit- configli in ciò che manca alia tua prudenza ,
,

tere . . Mane preterita


.
noBis fac a te ipfo qualunque volta tu lo richieda del Tuo pate-
exaBitmem , &
venture dici tu tilt indiato re . Piane non etcìfui momenti beueficium cft ,
cautionem Vefperc , dici preterite rationem quod.a prudente , ir benevolo confiliario ema-
exige , ir fupervenientis nodii fac indirti onero nai confilium : quippe qui (no advtntu fupplrt .

5 j. Quarto mezzo
chiedere Tempre confi- quod defit prudenti e confilium de re quapiam
,

glio a pedone di fenno Di quello gik ragio- captantibus. (in Ifaie c:t .) Siegue poi il Santo
.

nai di (òpra , parlando della docilità in quan- a molirare il grande utile , che rilutta da ta-
,

to è parte integrale del coniglio Ora tomo li configli, colf elèmpio del gran Mosi , re-
.

a parlarne , in quanto quello b mezzo impor- cato anche da S. Gio: Gcifofiomo da noi di ,

tantilTimo per eleguire tutte le parti » che al- fopra citato. Poiché febbene egli dotato Toiìè
la prudenza fi appartengono E per non erra- . della fapienza degli Egiziani , e tenerti un si
re in alcun modo circa 1' efercizio di quella alto r e familiare commercio con Dio ; pure

virtù; non far mai , dice il Savio , cola al- ebbe bifogno di cordiglio, e lo ricevè op. ór-
cuna fenza averne preio prima configlio ;
,
tuniffituo dal Tuo Suocero Jetro , creandoti u-
nb mai ti pentirai di ciò , che avrai Tatto : dici , e Tribuni per udire, le caule del popo-
perché procedendo in tal modo, conoTcerai a lo . Proinde quantum emolumenti obveuiat ex
pruova di non aver imprudentemente opera- accepto eonfilio , declorai vel maxime Mojfet ,
to . Fili , fine eonfilio nihil facies , ir pofi fa- qui omni Japi enti a £gyptiorum emditui , qui
Bum no» pcenitebit .
(Eccli. 51.14.) E altrove: familiari colloquio cum Deo congrediebatur ,
Cum fapientibui , ir prudentibus traila : ( idem per inde fi
quii amichi cum fuo loquatur ami-
9. ir.) Se non vuoi prendere abbagli , tratta co. tìic tantus confilium fili redditum a Jetro
Tempre con perTonc Caggie , e prudenti E To- . Socero fuo accepit ,
nimiìum ut triburroi mille-
bia inflruendo il Tuo hgliuolo circa la virtù . naria conftitueret . Dunque , conclude in un
della prudenza , da vagì quello documento : i altro luogo il Santo Dottore
,
grande b la fu-
Confilium femper a fapientc perquire . i Tot. 4. perbia di chi Dima non aver bifogno del
di
19.). Prima di accingerti a qualunque opera- configllò di alcuno e del Tuo foto parere fi
,

zione , cerca Tempre da qualche Tavio il con- appaga , quafi che egli folo forte il Savio , nb
iglio perchè in realth la prima regola della
: mai gli mancartèro ottimi ripieghi in qualun-
prudqjiza fi b non fi fidare di Tua prudenza ; que evento. Superbia magna habetur , exifii-
ma più che alla propria appoggiarfi alla pru- mare fé nullius egere eonfilio, ac fili ipfipeni-
denza altrui. tuj acquiefcert , quafi vel folus fapiat , ir
34 Eccqpe la ragione . Per quanto abbia quam opiima in medium confulere valeat .
la peritura l’animo purgato dalle paffioni, ri- ( idemeodem loco. )
tiene Temper un certo fondo di amor pro- }é. S. Gregorio a quello propofito riferifee
prio , infeparabile dalla nollra corrotta natu- ne' Tuoi Dialogi un fatto di grande orrore io
ra , il quale , dovendo ella dar giudizio circa perfora di Pafcafio diacono , uomo di llraor-
le cole proprie, più che all' oneflo , la incli- dinaria bontà . Fa di lui il Santo quello me-
na a fcegliere vantaggioTo
e il dilettevo-
il , morabile elogio: Mudivi, quod Pafchafiui bu-
le . Dovechb dovendo alcuno dar giudizio in jui Mpofioltcre Sedii Diactmut eufia apud nos ,

cofe altrui , b più facile , che lo formi con rcBiJfimi , ir lutulenti de Spirita Sanerò libri
rettitudine ,
grulla le regole dell' anello , non mira fariBitatis
exifiunt, vir fuerit , eleemo-
avendo In tali affini alcun pregiudizio di paf- fynarum maxime cperitui vacarti, cultor P su-
fioni , e di amor proprio, che fogliono altera- per um cantemptor fui. ( Dial.lib.q.c.qo. ) Pa-
,

re la giufia eflimazione delle colè . Onde b fcafio Diacono di quella A polio Tea Sede , i
cui

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, , . .

1 6 D IRETTOP.IO ASCETICO
cui libri dettati dallo Spirito Santo rettilTimi prudentemente balla che obbedivano efattl- ,

e chiarilfimi vanno ancor per mani , fu le mente a’ voflri configli nè è neceffario che :

uomo di mirabile fatuità , dedito grandemen- vadano efàminando le ragioni per cui operi- ,

te alle limoline , amatore de’ poveri e di- ,


no ne! modo che viene loro preferito : anzi
fpregiarore di fe fielfo Aggiunge che men-
.
,
con tanta maggior prudenza operano , quanto
tre flava morto nel feretro , fece miracoli ,
meno difeutono le ragioni del loro operare :

rifanando inflantaneamente un ofleflo . Ejus perche il loro ofizio non è 1’ indagare , ma


Dalmalicam feretro fuperpofitam dammiacui P efeguire . Cosi infegna S. Girolamo a Ru-
(
tetigit , fi ut inique fanatui efi . Dopo aver fat- ftico . ’.rrdai tihi {aiutare quidquid Vrctpcfitut
to di lui si belli elogi , baffevoli a canoniz- ìdcmfierii praceperit ,
nec de majorum fenten-
zarlo per Santo , riferifce , che comparve do- tia judicet , cujui eficii efi chedire , (7 im-
po morte a Germano Vefcovo di Capua ,
pure qua juffa junt ,
dicente Moyfe : ^ludi I-
chiedendogli fuffragi : poich’e era in iflato di frael CT ,
tace . Ma quefto non bafia a noi :

purgazione , non per altra cagione , fe non poiché ai Direttore fi appartiene il pondera-
pecche nell elezione di Simmaco Papà «
con- re , fe al convenga quella, o
fuo ddcepolo fi

tro fentimemo comune era flato pertinace


il quella operazione , fe gli convenga efeguirla
nel fuo parere di volere aliunto un certo Lo- in quello o in quel modo ; in queflo tem-
,

renzo al Romano Pontificato Pro militi alia .


po, o in quello con una tale reflrizione o ; ,

tan[a in hoc panali loco deputatili fan* nifi ,


con una tale ampiezza Sicché ruttò il carico .

quia in tempore Laurrntii contra Sjmmacbum della prudenza fla tulle (patte del Direttore .

fenfì . E benché non faceffc egli dò con ma- }8. Se dunque al Direttore piucchc ad ogni
lizia * come dice
Santo Dottore pur fu
il .
akro fi appartiene quella virtù , elio piucché
coftretco a foffrire
pene della fua perti-le ogni altro deve praticare i mezzi di cui ,

nacia . Impari dunque il Lettore a non diète ho ragionato nel precedente Capitolo per la ,

tenace del proprio parere ma facile a cerca- fptcial cura che deve avere di confeguitla
,
re gli altrui configli
, e a iogrettarfi a quel-
Perciò deve il Direttore attendere lèriamen-
li , giacchi: da quello dipende grandemente 1 te allo Audio di quelle materie che fi appar- ,

operare con prudenza e con^ettitudine ; e tengono al luo minifierio e fono le materie ,


,

in quello modo gli fortirà di non eifer reo morali, «fcetfohe , emifliche, le quali li adat-
avanti a Pio nelle fue operazioni , ne meri- tano alla direzione di tutti fecondo la diver-
tevole di alcuna pena a /«- fa qualità degli fpiriti e queflo a fine di aver
. Confilium femper
:

piente perquire, pronti i principi regolativi di ogni anima,


che egli prenda a coltivare. Deve poi dopo
CAPO IV.
*
aver dato il configlio , riflettere , fe ha ope-
rato conforme i principi , e dottrine appre-
•Avvenimenti pratici a! Direttore {opra tti a fè ha errato nella pratica , deve pro-
éurare di emendarli Cosi acquiflerà un mo- .

quefia virtù
do pratico retto , fodo , prudente di condur-
,

57- -jVvertimento primo . Si perfuada il re leanime a Dio Inoltre non fi metta mai
Direttore , che la prudenza fc virtù ad afcoltaie i fuoi Penitenti , fenza aver
fua propria perche die* Arifiotele , che le
:
prima chiefta a Dio con molta umiltà la fua
altre virtù fono comuni a chi foggiace all at- luce Dica al Signore
.
Da mibi Jedium tua- .

trai autorità , e a ehi fovrafla con la propria rum afjiflricem fapìcntiam ... Quoniam fervili
autorità , ma che la prudenza è propria fole luui finn ego , (7 filini ancilla tua homo
, &
di chi prefiede . Prudentia propria virtui efi infirmui , & exigui temporii , ir minui ad
prafideniis Nam
edera quidem virtutes vi-
.
intellectum judicii , <7 icgum ( Sap.q.q. j. )
dentar communei tam eorum qui prafunt , Né cali dubbi torni ad alzare la mente a Dio
,

quam eorum qui fuifunt at pnidentia non efi :


ed a pregarlo di uu raggio della fua iure..
,
virtur tjut, qui Ac- Nè'cafi più fcabrofi ed intricati prenda tem-
fulfit. (Ethk.art . **.§.)
,

ciocché i vofiri Penitenti e difcepoli operino po ad orare: e allora profirato alla pretènsa
,
di

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.,
, .,.
. ,

T RATT. III. ART. I CAP. IV. 17


Ai Dio gli dica con Giuditta In corde meo ,
,
: fche , fiano per me fervide , e tcfrroentofe »
Domine, confi lina» corrobora. (Judit, q. ti.) Cosi fu fatto ; e il candeliere di metallo,
Accrefci in me, Signore, il dono del confi- al tocco di quelle acque , fi liquefece Dubito
glio; rifchiara la mia mente, acciocché polTa come fe flato foflè un candeliere di cera
sbrigare la cofcienza del mio Dilcepolo , (cara Si offervi, Abate, benché foflè
che quello
allacciare la mia. .uomo dorato di molta
prudenza , e religiofi-

39. Procuri in fecondo luogo di tener 1 th come ce lo rapprefenta l'illoria, pure per*
,

animo purgato dalle paflioni . Non fi affezio- chi aveva l’ affezione nel cuore , non diede
ni fbverchiamcnte ad alcuna o ad alcuno , buon configlio , quantunque (ledè allora per
-de' fuoi Penitenti , né abbia ad alcuno l' ani- andare al Tribunale di Dio, per renderglie-
mo avvedo : perché quelle affezioni poco re- ne flretto conto. Dunque fe il Direttore bra-
golate pervertono il giudizio della mente , e ma di dare configli prudenti ai fuoi difcepoli,
fon cagioni che i configli non fiano reeri tenga l'animo libero da qualunque patitone
Sopra tutto fi guardi da’rifpetti umani; perché 40. In terzo luogo proceda con rifleflìone.
non vi é cola che più alteri l'eflimativa, e Dopoché avrh efercitato il fuo minifiero, o
renda l’ uomo refilo in dire il vero quanto ,
in prefcrivere regole , e direzioni ai fuoi Pe-
quelli umani riguardi. E' vero che 1 confi- nitenti , e in rifpondere ai loro dubbj ,
o in
glio é atto dell'intelletto, con cui fi giudica udire le loro Confefltoni ,
rifletta feco fleflo

ciò ,
che debba farli-per operare rettamente . alle rifpotle,e configli, che ha dato, o al
Ma fpeflo accade, che l'intelletto vada die- modo con cui fi è diportato. Cosi conofcen-
tro alla volontà : e fe quella fia fatta fchiava do i propri abbagli gli andrò correggendo ,

di qualche pafiìoncella , più fi giudica con ì' ed acquiflerà a poco a poco un abito di pru-
affezione ,
che con la ragione Si racconta denza facile , e ficuro a dar retti configli
nelle fiotie dell Ordine Cifiercienfe ( Spec.Exem- Finalmente fia facile a conlìgliarfi , e fpecial-
pl.di/l.ì.exem.tf.) che Dando per morire un mente nelle cofe dubbie . Siccome deve efige-
Abate , i Monaci cominciarono a ragionare re da' fuoi difcepoli che non operino fenza il
dei fuo fucceffore : perche però tra di loro proprio configlio ; così non deve egli operare
non convenivano, determinarono di comune fenza il configlio altrui : poiché ficcome quel-
coniénfo di rimetterne l’ eiezione all' Abate li appoggiandofi al proprio parere , poffono
moribondo ,
Dipendo ,
che era uomo di molta errare; così può egli sbagliare, fidandofi Do*
prudenza , e probità . Egli delle Dubito un verchiamente di lè. San Paolo riferifee di
fuo nipote ,
che aveva allevato nel Monafie- fe , che fi portò in Gerufalemme per conferi-
ro e poco dopo placidamente pafsò all' altra
, re con alcuni Apofloli , e fpeci-almente con
vira. -Or mentre un giorno Dava il Nipote S. Pietro la dottrina evangelica che predi*
nel giardino vicino ad una litnpidiffina fon- cava alle centi Contali rum illit Evangc*
.

te Denti riluonare nei fondo di quella una


, lium , qnòd predico in gentibm ; fcorfnm au-
voce lagrimevole : fi avvicinò al labbro della tem Hi , qui videbantur aliquid fife: ne forte
fonte: e chi Dei tu, dille, che piangi dentro in vocunm currcrem , aut co: n nfem (ad Ga*
quelle acque amene ? lo fono , Denti rifpon- lat. a. a,) Ma il più ammirabile fi è, che 1 A* ’

derfi ,
!'
Abate tuo predecelfore e tuo zio , poflolo fece quello palio , facendo di aver ri*
che peno, e fpafimo in quello luogo. Ma cevuto il Vangelo che predicava per divina
perché , ripigliò il nipote , te la vita da te rivelazione dalla bocca di Gesù Crilìo . ATc*
reiigiofamente menata merita premi , e non que enim ego ab homine eccepì Hiud , ncque
pene? Per cagion tua, rilpolé quello: perché didici , [ed per revelxtionem Jefn Chrifti (ad
dovendo dar configlio circa, f elezione del Ga.'ot.i. 11.) Ciò non ofiante volle prendere
mio fucceffore , più mi regolai con l’ affetto configlio da chi era maggiore di lui : ne ferie
che portava a te, che con lo zelo, che do- in •vacuum (urrertm ,
aut cucurrifem . Gran*
veva avere della regolare olfervanza E le . de efennio fe quello per noi ! Se il Dottor
vuoi afficurarti del vero , reca qui- un can- deile genti, e il Direttore della Cbieii uni-
deliere di bronzo, immergilo in quella fon- verfale volle prendere 1' altrui ccifqho in
te e vedrai quanto quelle acque a voi 51 fre* una dottrina , che poteva con tanta ficurezz*
Dir. jtjc. Tomo li. C pro-

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. ,,. . . ,

.8 '
DIRETTORIO ASCETICO
promulgare; qual Direttore vi fari mai , che prio di divertire i fantafmi da quelle menti
non voglia consigliar!: con altri circa il fuo tetre Proairi ancora di rimuoverli dalla
modo di procedere nella guida delle anime ,
Soverchia Solitudine , a cui Sono addetti ,
oc-
circa le proprie idee, e dottrine, Specialmen- cupandoli in cofe efleriori , e in opere di pie-
te ne' cali più ardui, e più diflieoltofi, che tà in prò de' loro proflimì , acciocché non
di tanto in accadono? unto gli fidino Soverchiamente la mente ora in una
41. Avvertimento fecondo Avverta il . cofa , ora in un' altra con loro danno
Direttore che per tenere una Curia condot-
, 4). I flemmatici a modo dell'acqua, le
ta coi Suoi difcepoli ,
c necedario , che com- cui qualità partecipano , fono freddi , fono
ica la qualità della loro compie filone , e che difficili a riscaldarli nel bene , pigri in intra-,

Sappia accomodarli al loro temperamento prenderlo, fàcili a tralasciarlo, volubili, in-


Un Intagliatore è necelfario che conofca la collanti , di poco cuore, facili a dare in if»
qualità de' legni , in cui vuol formar la fua gomene! , in ifeoramenti , in diffidenze.' fono
opera , altri dolci , altri duri , altri nodofi -, efenti da gran padroni , ma anche privi di
altri facili a fenderli ,
altri difpofli a Scheg- grandi virtù Il regolamento di quelli non è
.

giare : altrimenti sbagliando nella materia, si facile; perche da una parte non conviene
non gli fortir'a di condurre il fuo lavoro . Co- lafciarli giacere neghittosi nella loro Sonno-
si non riefeirà al Mgeflro di Spirito di con- lenza, e dall'altra parte non fi può far loro
durre alla perfezione crifliana i Suoi peni- gran forza , non effondo capaci di molto Da .

tenti , le non comprende le diverfe qualith un lato non conviene riprenderli acremente,
de' temperamenti , di cui Sono formati i loro pere hi predo fi abbattono , dall’ altro lato
corpi , e Se a quelli non va con molta pru- conviene qualche volta riprenderli , accioc-
denza adattando le Sue direzioni ché fi umilino , e non attribuiscano a virtù
4». 1 terpperamemi del nofiro corpo fono certa loro pace , che c mera natura . Sugge-
quattro, il malinconico, il flemmatico , il rifea dunque il Direttore a tali peritane a po-
Sanguigno, il collerico; e corrifpondono ai co a poco gliefercizj di divozione, e di mor-
quattro elementi terra , acqua , aria, fuoco , ,
tificazione, che dovranno praticare; non met- \
di cui ritengono anche le proprietà ; onde Si ta come Suol dirli molte legna al fuoco :
, ,

può agevolmente dalle qualità di quelli veni- altrimenti altro non Sarà che Soffocare quella
re in cognizione dei difetti , a cui Soggiac- fcintilla di buona volontà, die arde in loro.
ciono quelli 1 malinconici , a guifa della ter-
. Stimoli la loro freddezza ; ma inficine fi va-
ra , fono gravi , lenti , pigri , filli di mente da accomodando alla toro pigrizia. Circa il
tenaci del foro parere, rifleflivi , ombroli, regolamento del loro interno, più fi adatta-
facili a Sospettare ed a giudicare delle altrui
,
no a quelli cuori freddi , e pusillanimi malti-
azioni ,
tetri , taciturni, amanti della Solitu- ine di amore, che gli slarghino con ifperan-
dine , cupi , .e difficili in palefate i Senti- za e gli accendano con Santi affetti
, Circa .

menti dei loro cuori , poco grati agli altrui l'efterno, non accade commetter loro affari
benefici ,
parchi nel lodare , alieni dal fare di molto rilievo perchè dalla loro lentezza
:

atti di oflequio , e dal preflare fervizj ; e fa- altro non fi può afpettare che un efito molto
cendoli guastarli conia loro mala grazia. Con infelice
quelli dovrà il Direttore procedere con ma- 44. I Sanguigni, che ne’ loro andamenti li
niere dolci, affabili, cordiali , ed amorevo- raffomigliano all' aria , Sogliono elfere di co-
li , per non dare occafione alle loro ombre llumi leggieti
, dediti a Spalli , ai divertimen-
e per dar loro libertà di aprirfi, a cui Sono ti , , ed alle proprie comodità , fa-
ai piaceri
molto rilenti . E perche le perturbazioni , a ciliad affezionarli , c a prendere amicizie
cui quelli Sono Soggetti , k, i difetti , in cui ma ancora a difeioglierle ; difpofli ad
facili
cadono Sogliono avere origine dglla filiazio-
, accomodarli ai genio di tutti, per guadagnar-
ne della mente in varie loro Specie procu- : si f affetto, di tutti : Sogliono andar dietro le
ri che procedano per via di disprezzo e di , vanità , i cicàlamenti , le novelle , e in fiam-
una certa non curanza in tutte le loro inter- ma darfi bel tempo ed abborrire, come Sa ,

ne molellie : perche quello è il modo più pro- morte , ogni penitenza , ogni afprezza ed ,

ogni

\
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.

TRAVI. III. ART. I. CAP. IV. t 9


ogni rigore. Qiiefti il Direttore troverà di- non che ne’cafi di pura necelficà , di non con-
fpofti a maggior coltura ; ma bifogna che non tendere con gli
proprio amici, mapropoflo il

fi moftri loro rigido, ma piacevole; non fo- parere, quietarli; di non procedere ne’ loro
ilenuto, non tetro, non auftero, ma amore- dicorfi, e nelle loro operaiioni con un modo

vole ; altrimenti procedendo con modi alpri , troppo fervido , ma con maniere placide , e
ti metterebbe tofio in fuga . Per lo fleflò fi- moderate . Non accordi loro tutte le peni-
ne moflri loro la firada del Paradifo piana , teme corporali , che bramano ;
giacchi: in
ed agevole piena di pace , di quiete e di
, ,
quello fogkono dare in eccelli ,
e gli eccedi
tranquillità : in quello modo gli (or t tri di a- ne' naturali ardenti accendono più il loro
delirarli . Procuri di andargli fiaccando dalle fuoco ; doveché la moderazione lo fmorza
amicizie, dalle conver&ziceii ,
dalle affezio- Gli raffreni nel foverchio loro operare: per-
ni , dalle vanità , ed introdurre in loro cofiu- che la bile , coi troppo dibatterli , più fi ac-
mi più fodi , e più ferj Gl' introduca a po-
. cende, e il loro fuoco, in vece di ellinguer-

co a poco nella iìrada della penitenza, di cui fi, fi avvalora. Sopra tutto fi guardi il Di-
banno molto bilogno, con far loro praticare rettore di ammonire, o riprendere tali per-
qualche digiuno ,
ed ufare qualche ifiromento fone con zelo troppo accefo , perchè altro
di corporale mortificazione . non farà che efafperare le loro fiamme Pro- .

4j. I biliofi , che hanno un temperamento ceda con manfuerudinc , con pofatezza e ,

di fuoco, fono ardenti nelle loro brame, fa- con foavità , acciocché imparino col fuo
citi ad intraprendere gran cofe, impetuofi in efempio la piacevolezza, con cui devono pro-
efeguirle Vogliono a guifa del fiioco fovra-
. cedere in tutti i loro andamenti Avverta .

Ilare a tutti e però la loro padrone predo-


,
finalmente il Direttore, che febbene fuole ne'
minante è l’ambizione e l'arroganza; lodar loro corpi predominare una di dette qualità,
fe fiedi, efaitarc le cofe proprie, e predirne- o ia terrea, o l'acquea, o l’aerea, o lignea;
re delle proprie forze ; contraddire a tutti la qualità però predominante non va mai fo-

nelle converfazioni , non credere alla verità, la, ma è tempre mefcolata con alcun’ altra,
benché conofcinta; biafimare altri per atcre- E però deve anche iliregolamento edere ae-
ditare fe (ledi, elTer facili a riprendere, e comodato all’ una e all’altra qualità, ,

intolleranti delle altrui riprenfioni. Ma che ? 46 Avvertimento terzo Per fare unapru- .

trovando poi ofiacolo , oppure mancando cam- dente favia , e giuda condotta di anime è
,
,

po al loro operare fi abbattono e fi avvili- , ,


oeceflario avvertire varie cofe circa l’ eferci-
feono come accade alla fiamma, quando le
,
zio delle virtù. Primo, che le virtù altre fo-
nia nc a pafcolo, o incontra gagliarda oppofi- no interne, come conformità ai la carità, la
zione. Quelli naturali, fe vincono fe Aedi, divino volere , e l'umile, cognizione di le
acquifiano virtù madicce, e fono abili a' far llelfo, la pazienza, la raanfuetudine, la mor-
gran cofe per fi predimi; ma fi richiede perù, tificazione delle padroni; e nell' efercizio di
come coi poliedri ardenti , una mano forte quelle non fi può mancar per eccedo, ma fo
per domarli regolamento di quelli in quan-
. Il lo per difetto : poiché non fi può amar trop-
co all' interno ha da edere il meditare, ed po Iddio, troppo-conformarfi ai fuo fanto vo-
a ver fempre prefenre la roanfuetudine , ed lere edere troppo umile , troppo paziente ec.
,

umiltà di Gesù Crifio, per reprimere con un Altre virtù fono eflerne, come i digiuni, le
tale efempio I* impazienze , e le furie de loro flagellazioni , i cilicj ,
il vegliare , il dormire
animi e per ifmorzare quella gran voglia,
,
in terra, il leggere libri finti, l'orare vocal-
che hanno di comparire. Cadendo in qualche mente: in quelle fi può mancare per eccedo,
difetto, non fi adirino contro fe (ledi, ma e per difetto, eforbttando nel troppo, emart-
ri umiliino profondamente dentro di loro; non cando nel poco Secondo, che la perfezio- .

fi abbattano, non fi perdano d animo (come ne, o come elfenza, o come prodima difpo-
fuolea quelli accadere ) ma diffidino delle prò- fizione , conlifie nelle virtù interne; e levir-
prie forze mettano la fperanza in Dio
;
e ,
tù eflerne fono mezzi all' acquifio delle virtù
ricorrano a lui con gran fervore. Circa 1 ’
interiori . Onde fiegue, che quelle virtù cfte-
«ftcì no , proibifea loto di pariate di fe, fe . rieri debbano ufarii in tal milùia, « con tal
C a do-

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. , i . . . .

20 DIRETTORIO ASCETICO
, che
dofe fiano di ajuto all’acquifio delle vir- ce al fianco ; e in vederlo occupato in un si
tù interne , e riufcendo loro d’ impedimento ballo trattenimento , tanto fe ne flupi , che
devonfi tralafciare perchè allora non fono arrivò a fargliene anche qualche rimprovero
più mezzo, ma oflacolo alla perfezione . Per- T uriees, inquit , i/te J canne i , cujus fama infi-
ciò i digiuni ,
le vigilie, le difcipline devono rmi, ac celeberrima , me quoque fummo defl-
ufarli ,
finché con ifnervare le forze del cor- derk tua- agnitionii illexit ì Cur ergo ob/ecia-
po ,
diano vigore allo fpirito nell’ efercizio mentii tam vilibui occuparii ? (CoU.l^.cap.l l .)
de’ fuoi atti interiori ad op- : ma fe arrivino Tu dunque fei quel Giovanni , la cui fama
primere lo fpirito, ficchè non podi operare, celeberrima ha tirato anche me alla tua pre-
fé non che languidamente e con difficoltà , ,
fenza ,
per conofcerti ? Perchè dunque , fe fei
devono intrometterli come nocive. Cosi feil quell’ uomo si fanto, che 1 mondo predica ,

digiuno volontario impedifca alcuna virtù in- ti trattieni in si vili tradurti ? Rifpofegli S.
terna ,
e. g. la carità ,
deve tracciarli , per- Giovanni : Che cofa è quella , che tu porti
chè in tal cafo non c più mezzo, ma intop- in mano ? Soggiunfe quello arco per vi-
: è 1

po all’ acquifio della vera virtù. Ed in fatti brar le faette. Ma perchè, ripigliò il Santo ,
attefla Cagiano [lnflit.Mon.Iib. j. ap.i?.i j.iS.) 7 non lo tieni Tempre telo , ma lo lafci lento
che i Monaci di Egitto erano foliti all’ arri- cosi ? Perchè ,
rifpofe quello ,
flando del con-
vo di altri Monaci forefiieri di frangere i tinuo tefo , o fi fpezzerebbe o perderebbe
,

loro confueti digiuni , pofponendo quell atto una certa fua rigidezza , che lo rende forte
di fupererogazione ali' atto di carità , che al- in ifeoccare le frecce . Dunque , foggiunfe il

ia perfezione del Crilliano è fofianziale . E Santo , non ti fcandalezzarc o giovane , ,


di
apporta P efempio di due Monaci- vccchj , ed quello tenue follievo, che io mi prendo: per-
accreditati : uno da' quali fei volte in un chè nello llertò modo, fe la pedona f piritua-
giorno apparecchiò la '
mcnla ai forefiieri ,
le di tanto in tanto non rallenta un poco' il

che improvvifamente gli foppraggiunfero , fuo rigore, lo fpirito fianco, ed opprertonon


mangiando tempre con parcamente , elfo loro può, quando la necertità lo richiede, fervire
per animarli a mangiare , che noti :
1’ altro alla virtù. Nec noflri , inquit Bcatui Jcanner,
prendeva mai cibo fe non che in compagnia animi te offendei , o juvenii , tam pai i)a bxc ,
di qualche Monaco pellegrino Riferifce a . brevifque laxatio , qux nifi reminone quadam
quello propofito Teodoreto ( Hifl.Eccl.cap .}. ) rigorem intenfionis fuse interdum relrvct , ac
che Marziano Monaco nato da flitpe reale , re/axet ; irremifo rigore lentejcens , virtuli
benché fofle folito a prolungare i digiuni fino jpiriiu ,
cum necejfltas pofeet , o bfecuniate non
ai quarto giorno , e poi cibarfi con una fola poterit . Dunque la prudenza e di l'erezione ,

Libbra di pane , all’ arrivo di Avito Monaco , del Direttore ha da confifiere in contempera-
fi accinfc torto a mangiare con elfo lui , ap- re in tal modo I’ efercizio delle virtù inter-
partandogli il cibo : e perchè quello fi prote- ne che fono Tempre allo (pirico vantaggiole*
,

fiò che non avrebbe rotto >1 fuo digiuno fino che quelle fervano a quelle dì ajuto , e nau>
alla (èra ; Marziano rifpofe: io pei non ho mai dì ofiacolo ai loro progredì
difficoltà di preferire al digiuno la carità
+7- Nello (ledo modo non devono conti- ARTICOLO II.
nuarli le fatiche , le lezioni , il filenzio, la
fòlitudine, quando l’anima ha bifogno di fol- Della feconda Virtù cardinale ,.

lievo, oppredà da tali gravezze non può


e che è la Giufiizia
continuare nei fuoi efercizj interiori perche
ut rati cafi le virtù
di maggior bene
erterne fono impeditive
e della vera perfezione .
:
f

CAPO L
,

E’ noto il fatto ,
che ’l fopraccitato Caffiano Si dichiara I' effenza , e F eccellenza
riferifce di San Giovanni Evangelifia . Men- di quefla Virtù
tre il Santo trattenevart palpando una perni-

7VTON
ce , venne a vifitarlo un uomo in abito di 48. è uno fteflo il fignificato , che
Cacciatore coti ateo in mano, e con le frec- lotto quello nome di giufiizia fi el-

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. , . ,,

TRATT. IH. ART. IL CAP. I. 2 I

prime . Alle volte per giudizia » intendono quod fit ad alterum : nitrii enim efi fibi ecqua"
le virtù tutte onde firn» foliti , come o (fer-
: le , fed alteri ( eodem loco art. a. )

va il Grifollomo , di chiamare uomo giudo 50. La giudizia b di due forti , una che
quello, che è ornato di tutte le virtù: Juflus chiamali commutativa, e 1' altra ,
che nomi-
omnem virtuten compleBitur : hoc enim nomen nafi didributiva La prima è quella , che
confuevimui dicere de bii , qui omnimodam vuole tra le perfone l'egualità delle cole alle
virtutem cxercent . (Hom. a}.) E in quello cofe con debita proporzione ; e quella deve
fenfo dilTe il Redentore Beali qui efuriunt , : efercitarfi nei contratti , nelle compre, nelle

&
pliant juflìtiam : beati quelli , che nutri- vendite ,
nelle locazioni , nelle redituzioni ,

fcono nel cuore un' ardente fete , e un’ avi- ne’ prediti e in altre cofe fienili . La fecon-
,

da brama della giudizia , cioè , come inter- da è quella , che comparte premj , o cadighi
preta S. Gregorio Niffeno , di ogni virtù : fecondo il merito , o reato di ciafcuno . in
Omnii -virtù! bic nomine juflitix fi&nificatur . quanto dà premj proporzionati ai meritevoli,
(Or.q.deBeatit.) In quello fenfo ancora dille v. g. onori, podi, cariche, e donativi, chia-
lo (ledo Crifìo Nifi abundaverit juflitia ve-: mali rimunerativa ; in quanto alligna debiti i

firn plufquam Scriba rum , P'earifxorum , & cadighi ai colpevoli , v. g. carceri , efilj , ga-
non intrai itti in regna» ceelorum . {Mal. y.ao.) lere , e morti ,
chiamafi vendicativa
Se non avrete maggior giuflizia , cioè mag- \
51. Oriamo quella virtù illudri l'animo di
gior virtù dì quella, che riiìede negli Scribi , chi ia poltiede, fi può arguire da quedo, che
e Farifei , non entrerete nel Regno de’ Cie- Aridotele la paragona ad Efpero , e a Luci-
li , non giubilerete mai a mettere il piede in fero : ut ncque Hefperus , ncque Lucifer fit
quella foglia beata. teque admirabilii , (F.thicàap.f.) perche tanto

49. Ma qui non parliamo della giudizia fpier.dorereca òffa ai noflri animi , quanto
prela in lignificato cos» univerfale , e si am- ne diffonde nel cielo quel luminofo pianeta ,
pio ; ma bensì in fenfo ridretto , in quanto è che comparendo or la mattina , or ia fera ,
una virtù , che nel coro delle virtù cardinali prende nome or di Efpero , or di Lucifero .
tiene il fecondo luogo e vien definita da S. Agodino pruova , e fpiega a maraviglia
;

Ulpiano cosi : Confiìam & perpetua voluntas bene il gran (udrò che reca queda virtù . ,

jui fuum unicuique tribù erti. ( Ub.juftHiaS.de Ci mette fotto gli occhj un vecchio debole ,

jufi.ip- pure ) La giudizia c una dabiie , e co- cadente , e confermo nelle membra del cor-
llante volontà di dare a ciafcuno ciò che gli po ma che fia adorno di ogni giudizia
; in ,

compete fecondo il fiso diritto : quali parole qualunque fenfo fi prenda voglio dire, che ,
1
come dice l Angelico , volendofi ridurre a ama la rettitudine , che non brama 1' altrui
termini di perfetta dednizione , bifogna mu- che in (bccorlo delle altrui indigenze c pro-
tare f atto delia volontà , che ivi folo li ef- fufo del proprio e che dà anche a Dio ciò ;

prime nell' abito di dare a chi che fia ciò


, che e giudo , pronto a facrificare anche le
che per diritto gli fi conviene Si quii vellet . fuc- membra
fragili in protedazione della ian-
eam in debitam formam definii ioni s reducere ta fede. Certo è che di un tal vecchio tut- ,

pojfiet fic dicere : quod jufiitia efi habitat , /f- ti ne fanno grande dima , e tutti gli portano

cundum quem aliquii confitenti O' perpetua vo- un grande amore . Ma cofa mai , dice il San-
I untate jm Juum unìcuique tribuit ( s. 2.9. 5 3 . to , apparifee a’ nodri occhj , che fra degno
art. 1. ) Qiiindi liegue che la giudizia ha fenv di affetto in quefio vecchio pallido nel vol-
pre per oggetto alcuno didimo dalla pedona to rugofo nella ftonte , balbuziente nelle
,

che f efercita : perché qneda è una virtù , labbra , curvo nel dodo , debole , e tremo-
che cerca f egualità delle cofe fecondo il di- lante in tutte le membra ? Eccolo : la virtù
ritto di ciafcuno nb può .alcuno avere egua- : della giudizia queda loia ce io rende ama-
;

lità con fe delfo; ma è" neceiìario che 1 ab- , bile . Dunque conclude il Santo Dottore
, ,
bia con alcun altro da fe didimo, come dice nella giudiaia vi è un certo ludro ed una ,

Io delTo Saiuo Dottore Dicendum quod fieni .


, certa vaghezza , che non fi vede con gli oc-
fiupra dicium efi cum nomen jnfiitiet tequali- , chj del corpo , ma fi feorge con gli occhj
• alito imporle! ,
ex fua r aliene jufiitia babet della niente e vedendoli eoa la. mente ci
,

- muo-

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. . . .

22 DIRETTORIO ASCETICO
nuove ad amarla , e ad amarla con grande ad alium , nequeunt :
& propterc* Biantis jen-
ardore . Si nulla efi pulcbritudo ju/iitite , unde tentia illa bene fe kakere videtur : Magift tatui
amatur juftui fenex ? Quid affert in carpare , vi rum oftendet : ad alium enim eft . ( Jtrifi.
quod ocutoi deleBet f T amen fi fufiut lik.j.mcral.cap.j. )

eft , fi aiienam no» concupifcit , fi de fuo quod jj. All' autorità aggiungo la di Arinotele
batti erogai rndigentibui , fi bene menti , ix facra autorità di S. Ambrogio che con ter- ,

reSt {apii, fi integre credit , fi


paratus cfi prò mini molto chiari , ed efprelGvi conferma F
fide veritatis etiam ipfa confraclamembra di- accennata dottrina. E' grande, dice.il Santo,
pendere ( multi emm Martyres etiam {enei ) il luflro , e lo fplendore della giuflizia , e ne

unde illum amamw, quid in eo bonum vide- arreca la ragione da noi addotta : perché è
mui ooliti carnei > ? Niki! . Quecdam ergo eft una virtù, non uata per fe fleflk, ma per gli
pulcbrhudo jufiititr, quant videmui oculti cor- altrui vantaggi , e che molto conferifce per
dis <J amamus , exardefcimui { in Pf.tq.) & menare in focietà vita civile . Sta elfa collo-
ja. Quefio luflro (pedale fecondo il Filo- cata in eccelfo pollo, onde polla coi fuoi ret-
fofo fopraccitato , lo riceve la giuiliaia dall’ ti aver foggette , e tenere ordinate
ghidizj
efferr una virtù, che riguarda l’utile altrui. tutte le cofe , porgere ajuto agli epprefli , (oc-
Poiché tra le virtù altre ve ne fono , con cui correre col danaro , e coll’ olficiofità , ed ad-
facciamo bene lòlo a noi fleffi ed altre, con ; doflarfi gli altrui pericoli , per arrecarea tutti
•ui procuriamo f altrui utilità . Or quelle falute , e fscurezza . Finalmente conclude il
feconde , dice Ariflotele , e lo conferma l'An- Santo con dire : Chi vi farebbe mai , che nou
gelico , fono di maggior pregio , e devono volefle acquifiaie la perfezione delia giufli-
preférirfi , come più illuflri a ragione della zia ,
fe non fi opponefle F avaiizia , e con
loro beneficenza . Necefie cfi maximai virtu- fùe fordiderze non debilitalfe 1' elercizio di
tei effe e ai , qua {uni aliti boneflijfinet : fiqui- si bella virtù? Magnui pulistix [picador, qux
dem cfi virtui potenti a benefaBiva ( 1 . 1 qu. . aliti pattuì nata ,
quam fili, communitatem ,

j 9.art.^i.^rifi.Retb.lib.ix.q.) Ed in fatti ap- C7 fecietatem neftram adjuvat : e.xcelfitatem te-


preso di noi Fedeli , che con più chiara luce net , ut fuo judicio omnia fuifeda babeat , epe no
giudichiamo delle virtù , la carità è in mag- aliii forai , pecuniam conferai , officia non ab-
giore (lima , che le altre virtù : perché quelle nuat ,
pericula fujcipiat aliena .
Quii non cu-
riguardano folo la perfezione di chi 1' elèrci- peret banc virtutii arcem tenere , nifi prima
ta ; ma quella ha tutta la mira al bene altrui avaritia infirmar et , atque inficBcrct lantx
Applicando poi il Filofofo quella dottrina uni- virtutii vigor em * (de offe. lib. i. e z8. ) Veda
, dice , che quella k una
verfale alla giuflizia dunque il Lettore , che effondo si grande F
virtù fommaroente perfetta: perché nell'efer- eccellenza della giuflizia, ebbe ragione di af-
cizio de’ fuoi atti avendo fempre 1' occhio fermare S. Agoflino , che quella é una gran,
agli altri , é fommamente benefica , e in fe virtù , degna di fomma lode . Jufthia virtus
contiene , almeno per una certa eonfeffione , eli animi magna , prxcipueque laudabili.i ( in’

tutte le altre virtù. E reca il detto di Bian- Pf.lt». )

re, folito dire, che magiflnti, le cariche , i jq. Conofceva il valore di quella virtù*
le dignità fono una pruova dell’ uomo vir- Aleflandro Severo Imperatore mentre al dir ,

tuofo perché in elio non folo può egli efer-


: di Lampridio era si gelofo oflèrvatore delle
,

citare quelle virtù , che fono a fe profittevo- fue leggi, che mai non faceva alcun decreto,
li , ma anche quella, che k indirizzata ad ai- né pronunciava alcuna fentenza , fe prima
tali , ed agli altrui vantaggi , cioè la giullizia. non folle (lata diligentemente elàminata da-
Proverbio dicere ccnfuevimui : Juflitia in fe vanti dottiflìmi , e feviflimi Giurifli , e non
{e vit lutei continet omnci atque perfi. Ha ma- gli avalfo ciafcuno efpollo in ifcritto il fuo
,

xime virtui eft quia perfeBx vertuti t eft ti-


,
parere. Se poi mai accadeva , che alcun Giu-
fiti : idque eft ex eo , quia non ad fe folum , dice acciecato dall’ amor del danaro averte
[ed etiam ad alium il , qui ipjam habet , uti data qualche iniqua fentenza, correva ad ac-
vii tute pottfi . Con, plutei enim in propini qui- ciecarlo con le (ùe proprie mani . Poiché in
èta uti virlute pcfiuitt ,
[ed in iis ,
qux funi vedete rotte da quell' avaro le letcilfime bi-
lan-

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. . . . . i

TRATT. Ili ART. il. CAP. Il *5


lancie della giudizi* , fi accendeva di tanto giovano tutte le ricchezze di Crefe , tutto T
(degno che avventandofegli alla vita a giti-
,
oro del Perù , tutte le perle dell' Eritreo ad
la di on Leone
,
cavavagii con un fuo dico un cuore Tpogliato di pace ? Che gli giovano

gli occhi della fronte . E di Trajano Impera- tutte le delizie ,


i giardini , le caccie , i tor-
tore riferifce Niceforo , che era si amante nei , le gioii re , te dignità ,
gli onori , e i re-
della giudizi*, che tal volta trattati dal fian- gni fletti , e gl imperi l niente affatto : perchè
co la fpada alla prelenza di tutto il popolo , còtti quelli beni effettori lènza la pace non
lar conlegnava al Prefetto di Roma , dicendo- arrivano a quietare il noflro cuore, ed a ren-
gli : Se io non procederò con giudizi* nel derlo contento , e pago Onde ebbe a dire S. .

governo del mio impero , ferviti di quello Agofiino VeCiv.Dei lit.ip.c.i i.) Tantum efi
(

ferro per darmi morte fe poi io procederò : pacii toma» , ut eiiam in rebus terreni , ar-
con la debita equità , e rettitudine , fervitine gine mortairtui nìhii foleat gratius audiri , ni-
per mia dtfefa Cape ferrum hoc , (J yf gui-
. hil defideratiiius concupìfa, nihi! pofiremopof-
do» cecie imperiai» geffcrt i
,
prò me ; fi» ali- fit meli ut inveniri Tanto ,
dice il -Santo , è
ter ,
corata me hoc teiere ( Ub.iJlifior.Ecclef) ilbene della pace , anche umanamente par-
5 j. Ma più degno di ammirazione è ciò ,
lando , che non vi è cola di lei piu grata ,
che di Zeteuco racconta Valerio Maflimo . non vi è cofa più detiderabile , nè fi può rin-
Aveva quello Debilito con legge inviolabile venire cofa più pregevole : perchè in realtà
la pena ai rei di adulterio , ed era , che fco- in ella confile tutta la notira terrena beati-
perto il loro reato, gli ti cavillerò ambedue tudine .

gli occhi . Cadde in un tale errore il tiro a- tj. Or di quella pace beata è compagna
raatiflìmo figliuolo , ed egli Tubilo, lenza a- infeparabiie , ed amica indirifibile la giuiU-
vere alcun riguardo al proprio fangue , e lèn- zia : poiché colta la gluflieia , ti perde collo
za alcol tare i reclami del proprio cuore , lo la pare , e con la pace il perde ogni tempo-
condannò alla pena atroce (labilità per tutti rale felicità . La ragione fi è , perchè tutte
Tutto il popolo, per l'amore che portava al fe notile inquietudini , e turbazioni nafcuuo
figliuolo , e per 1' onore che profetava al dalla 1 elione di qualche diritto, che abbiamo
genitore, chiefe grazia per lui. Zeleuco però o alla roba , o all’ onore , o alia Tal ver za
attendendo più alle leggi della giutiizit che di notira pedona : il che è lo ffefib che dire,
alle voci del popolo , perfifteva immobile nel- che hanno origine da qualche rompimento di
la Temenza , che aveva gii pronunciata . Fi- giudizi! . Volete vedere quanto ciò fia vero?
nalmente vinto dalle grida , e dalle preghiere Girate attorno la voftra Città : e mettetevi
del popolo , pensò al modo di foddisfàre alla con orecchio attento ad afeoitare i lamenti ,
legge , e di non privare affatto il Tuo figli- eoo cui or quello , or quello efprime gli af-
uolo della luce degli occhi . Ordinò , che ti fanni del proprio cuore : e fentirete , che uno
cavalTe un occhio a fe , e l alerò il figliuo- fi querela , perchè gli è tiara tolta con pre-
lo: e con tale temperamento di giudizi] , potenza la cafa: un altro ti racrritia, perché
come dice T Iflorico, moflrolli padre miferi- gli è flato involato furtivamente il danaro ,
cordiolo , e giudo legislatore . Ila debitum o la roba : un alerò piange , perche con lite
fuppiicii modum legì reddidii ,
sequitalis ad - ingiufla è flato fpogliato del Tuo podere Ostel- .

miratili temperamento fe inter pattern miferi • lo fi lamenta , che non gli fi mantengono i
cordem t? juftum legislatore» partita! ( Ut.
, patti, quello , ebe non gii ti. pagano i credi-
j-c.j.de Jufiitia. ) ti , quell’ altro , che gli >' impedì Irono con

CAPO ''•IL
frode I Tuoi guadagni Intanto oflervare , che
tutti quelli hanno perduta la pace
.

perchè non
fono fiate loro mantenute ne' propri diritti le
:

'
Si mofirt la necefità , che vi è di poffedtre leggi della giufiizia . Proleguite avanti ad af-
la virtù della Giufiizja colcare le querele di quelli afflitti. Troverete
chi agitato dalle furie del Ino Ideano medita .

j<. /"'HI non cura la pace, e la quiete dell' vendette contro un maledico, che ha lacera-
animo , non ama la Tua felicità Che . to il Tuo onore , o ha denigrata la fama della
- figliuo-

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/

14 DIRETTORIO ASCETICO
figliuola, della eoo forte , e della fua famiglia, feparabili : fe non amerai l'amica della pace.
Troverete chi arde di odio contro un nemi- la pace non amerà te , ne verrà a vili tatti
co che ha fatto infiliti , e oltraggi alla fua nell'intimo del tuo cuore Parole tutte , che .

perfona . Notate , che tutti quelli hanno fmar- efprimono vivamente la gran connefiìone che
pace: perche fi fe contravvenuto ai di- vi fe tra la giufiizia , e la pace; e la ragione
rita la
ritti, che la giufiizia loro concedeva alla in- di quello fiello-la reca Ifaia dicendo che la ,

dennità della propria roba , del proprio ono- pace fe un frutto, che nafce dalla giulliria :
re e della propria, perfona . E fe In altri v'
,
ir erit oput juflitix pax : ( Ifaix }i. 17 .) la
imbatterete lenza pace , fenza quiete, lènza pr.ce fe un rampollo, che (punta da quell' al-

tranquiliità; troverete pure che da qualche of- beco; fe un balfamo, che dilla da quella pian-
fefa fatta alla giufiizia, ha prefo origine tur- ta fe un rivolo, che fgorga da quella fonte,
perchè in realtà pace Se 11 lecca il rivolo la pianta e albero
ta la loro infelicità : , , , I’

e giufiizia fon due care amiche, che tra loro della giufiizia, perilce toflo la pace,

mài nondi difgiungono: una porta l'altra nei 79 Ricordomi di aver letto ( fptc. exemp.
.

dift. j. cxcmp. 55 ) che celebrando un Curato


1‘
nollri cuori : e fe 1' una fi offende , altra .

torto »’ intorbida. di anime Sacerdote di vita efemplare , il


,

j*. Sentite come efprime bene tutto quello làuto Sacrifizio della Meda ,
un fuo Parroc-
Sant'Agoflino fpiegando quelle parole del Sai- chiano inferiore a lui di grado , ma non già
milla : fufiitia & pax
,
font Fac ofculat te , di bontà , vedeva nell' Odia (aera , (otto va-

ait ,
jufìitiam ,& habebit pacem ut ofculen- ,
ghe ed ammirabili fembianze Gesù bamb.no;
,

tur fe iufiitia, & pax Si auicm non amane- . e nel tempo che fi dava al popolo la pace ,
rit jufìitiam ,
pacem ncnbabibii. .Amarti enim oflervava , che '1 divin Pargoletto difienden-

fe duo ifta , juftitia & pax & cfculantur fe


, , ; do al collo del Sacerdote le tenere manine ,
ut qui fecerit juftiliam ,
invernai pacem ofeu- gli dava il bacio di pace . Intanto accadde ,

lantan jufìitiam . Tra* amie * filiti tu forte che il detto Curato (degnato contro un certo
urna» vis ,
&- alteravi non facit . Nomo enim animale , che entrava furtivamente nel fuo
efl qui non nuli pacem ;
[ed non omnet voiuni orto domeflico a danneggiare le piante , lo'
,

operati jufìitiam . Interinila omnet bomirtei : inverti col battone , e con molte pcrcolfe I’

Vultii pacem ? uno ore tibi refpondet omne gè- uccife , recando con tal atto un grave , ed
»ki homi numi opto, cupio, volo, amo. Ama ingiufio danno ad un povero vicino , a cui

ir jufìitiam , quia du.r amie* funi jufiilia , quella befiivola era una gran parte delle fue

ir pax. Si amicam patii non amaveris , tire foflanze . Tornò il Sacerdote all' Altare ; e
amabit te ipfapax, necnenieì ai te. [in Pf.Xq.) tornò giuda il folito il Parrocchiano ad afii-

Efercita la giufiizia ,
dice il fanto Dottore , fiere al fuo Sacrifizio: ma nell' atto eh' egli

e avrai la pace : e verranno , conforme il dava agli altri la pace , non vide più Getti

detto del Profeta Reale ,


ad abbracciarfi , e Criflo in atto di dar la pace a lui . Ad un
baciarli nel tuo cuore giufiizia , c pace. Ma accidente si inafpettato rimale egli molto tur-
fe non ami una neppur 1’ altra avrai . Si ,
bato, non facendo la cagione: maiochemol-
aniano quelle teneramente tra loro, come due to bene la cagione re feorgo, punto non mi
dilette amiche , e ai firettamente fi abbraccia- maraviglio . Aveva quel Sacerdote diaccia-
no , che chi fa la giufiizia , trovi la pace con ta dal fuo cuore la giufiizia colf atto ingoi-

la giufiizia. Ma tu vorrefii l' una , enonpra- riofo ,


ed ingiufio , che praticato aveva in
tichi l’altra. Conciofiìacofachfe niuno vi in fe danno di quel me (chi no : non era dunque più
quello che non voglia la pace. Ma
mondo ,
degno di pace. E
perche fecondo il detto del
il male fi è , che non tutti vogliono eferci- Salmifia , la giufiizia , e la pace fcambievol-
tar la giufiizia . Interroga quanti uomini fo- niente fi baciano , ju/ìitia , ir pax ofculat*
no fparfi fopra laterra. Volete la pace? Sen- funt , non meritava più il bacio deila pace
tirai rilpondetei da tutto il genere umano ad chi erafi fatto nemico della giufiizia Sedun- .

una voce: la defidero, la bramo , la voglio, que fono si firettamente tra loto conlederate
e 1’
amo. Dunque ama la giufiizia. Ricorda- quefie due amitjie giufiizia e pace , ognun ,

ti , che giufiizia e pace fono due amiche in- vede chiaramente , quanto abbiano tutti blfo-
gno

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.

TRATT. III. ART. II. CAP, II. ij


gtio della virtù -dell» giurtizia : mentre (enti Si. Ma febbene tutti devono amare la giu»

e(fa non portiamo confeguite non dico inCie- ftizia, come virtù necertiriflìraa alla conce r-
j 0j mi neppure in terra la noflra felicita ,
dia ,
ed alla fociet'a della vita unnana ;
più
che Ila tutta riporta nella interna pace del però ne devono edere gelofi i Sovrani , a cui
cuore . la giurtizia ha confegnate le Tue bilance , ae-

do. Ma io voglio dir di vantaggio , tolta ciocché procedano in tutte le cofe con ia de-
ia giurtizia,
non lolo non vi può efler pace , bita equità . E fìccome devono da' ioro fuddi-
ma neppur vita civile : poiché feruta giurtizia, ti efigere 1'
ortervanza delle di lei leggi , e
come dice lo fiefl'o Agoflino, non fi può dare punirne i trafgrefiori ; così devono erti mo-
Repubblica ,
Regno, Città , e popolo, che vi- rtrarfene più che gli altri gelofi oilervatorì
va al modo umano in comunità di vita per- : Ond' ebbe a dire S. Gregorio Summum in :

ché popolo unito in vita civile vuol dire una Rcgìbm bonum eft juftitiam colere Jua cui- , &
adunanza di gente obbligata alle leggi pel que jura fervere cr fuLjcEii non finere quod
,

bene comune: ed é manifelto, che dove non poteftitis efi fieri , fed quod requum eft cuftodi-

vi é giurtizia, non vi é ortervanza di leggi . re. {Ut. 7. Epift. ut. ) La fomma virtù nei
Ubi ergo juftitia vera non eft , nec jui poteft Monarchi fi é praticar la giurtizia conferva- ,

effe: quod ertim jure fit profedo jufte fit ; quod


,
re a tutti i fuoi diritti e non permettere net ,

autem injufte fit, jure fieri non poteft Onde . fudditi nè prepotenze , nè opprertioni Rife- .

conclude il Santo Dottore , che dove non è rifee S. Agoftino , che condotto un Corfaro

vera giurtizia , non può ertervi forma di po- alla prelènza del Grande Aleflàndro quello ,

polo , o di Repubblica , die civilmente viva . Io riprelè con acri parole dicendogli Per- , :

dati circa ubi non eft vera juftitia , jurit con- ché ribaldo
, vai tu infertando con le tu#
,

jenfu [ociatur cactus hominum non poteft effe , feorrerie cotefli mari ? Rifpofè quello con
ÉT ideo nec popului , juxta illam Scipionii , & grande ardire : E perchè tu fai lo fleliò in
Ciceroni 1definitianem . . Procul dubio colli- . terra ì lo perché ciò faccio in mare con una
gitur ubi juftitia non eft , non effe Rempubli-
,
piccola barca , fono chiamato col titolo di la-
cam (DcCivit.Deilib.iq cap.il.) Ellerminate
,
dro : e tu perchè ciò fai in terra con una
dal mondo la virtù della giurtizia : già regna grande armata , fei chiamato col titolo glo-
per ogni parte ia forza , domina per ogni la- riofo di Duce ) e d’ Imperatore : Abarn cult»
to la violenza. Niuno è più padrone del fuo : idem Kex hominem interrogaffet , quid ei t«-
tutto è (oggetto a fimi , tutto clpofto alle deretnr ut mare haberet infeftum > ille libera
rapine. Non vi è più chi fia ficuro della fua contumacia. Quid libi, inquit , ni oibem ter-
vita ,
chi fia padrone del proprio onore : tut- rarum ? Sed quia ego id exiguo navigio facio ,

co rimane fottopofìo alla crudeltà , alla bar- latro vocor quia tu magna claffe , Imperato
;
!
• ,

barie , agli oltraggi. Saremmo tutti in tal cafo ( de Civ.Dei lib.g. cap.g. ) volendogli lignificare
come quegl' Indiani , che vivono rintanaci che contravvenendo i Sovrani alla giurtizia
nelle grotte ,
e nelle caverne , e s’ inleguifco- fono rei al par dei fudditi
no T un 1
'
altro a modo di fiere ,
riputandoli Si. lo qui non mi difendo a parlare degli
tra loro il più felice quello, che è il più pre- atti particolari della giurtizia , che devono
potente ,
il più barbaro ,
jl più crudele . In praticarli nei contratti , nelle vendite , nelle
fomma dille bene il citato Santo , che rimorta compre , e nelle rellituzioni ; e molto meno
dal mondo la giufìizia Regni altro non fa-
,
i nella diftribuzione dei premi, e dei caftighi:
rebbero che gran latrocini ; e i gran latrocini perchè quella è una materia vallirtima , che
farebbero piccoli Regni. Remota juftitia , quid appartiene ai Giurirti, e Teologi Morali. A
funi Regna , nifi magna latrocinia ? quia (7 ire , come femplice Afceta , balia aver mo-
ipfa latrocinia quid junt , nifi parva regna ? Arato T ertènza , 1 pregi , e la necertuà di que-
t de Civ. Dei lib. 4.
cap. 4. ) Dunque ci deve a Ila virtù per invaghirne il Lettore: ed ora
tutti effere sì a cuore la virtù della giurtizia, parto a fuggerirgli alcuni mezzi più acconci
quanto ci preme di vivere a modo di uomi- per confegu/rla.
ni, e non a modo di beilie felvaggie, e non
ad ufanza di fiere indomite.
D ;r. -dfc. Tomo 11. D £

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, , . ,

26 DIRETTORIO ASCETICO
Padrone ricevuta la borda , ne eflraflé venti
CAPO III. monete , e a lui le offèrte in degno di grato
riconofcimeuto ; ma egli le rigettò . Glie ne
Si propongono i mezzi per d acqui/lo di offerfe dieci; ed anche quelle ricusò: glie ne
quefla vini . offerfe cinque , e neppur quelle volle riceve-
re . Allora quello gli gettò la boria a' piedi
(j. "53 Rimo mezzo fia ,
dicendo rifoluto: Nulla io ho perduto. Se
tenere il cuore di-
-* (laccato dalla roba , e dal danaro
ricever niente , neppur io ho : tu non vuoi
perché da quello fordido attacco prendono perduto niente . Qui attonito per la meravi-
origine tutti i torti , che fi fanno al profu- glia efclamj il Santo Dottore Quale certa- :

mo , e tutti gli errori , che fi commettono men , firatrei mei , quale cenarne» ! qualir pu-
contro la virtù della giuflizia Abbiamo in gna , quali: confidai Tbcatrum mundut fipe-
. !
,

noi, dice S. Balli io, innata la giuflizia ind- flator fìeui qual mirabile contrailo , qual :

iataci nel cuore dalla ideila natura: Ed ìn- ammirabile combattimento fia quello , fratel-
fima quxdam infitta , indilaque /equi difirilu- li miei , degno di aver per teatro il mondo
th : {Hom.ii.inprinc-Prov.) ma l’affetto di- tutto , e per ifpettatore lo dello Dio ! Final-
fordinato alla roba , e l' avidità del danaro mente dopo una lunga altercazione rimafe
offufca quel bel lume , perverte quella buona vinto il giovane , e prefo il regalo offerto-
inclinazione che abbiamo ad operare fecondo gli , andò tollo a didribuirlo ai poveri lenza

il retto ; ci trafporta a contravvenire alle volere un fol danaro per fe . Confiderete , fira-
leggi , che la giufiizia ci prefcrive , e a dive- trei conclude il Santo, tam fio, iofinm exem-
nire ingialli poffeffori dell altrui roba . On- plum , i? tam aimiralile fiaduin : ponderate
de ebbe a dire fi Ecclefiaftico che non ve ora , fratelli , un efempio si gloriofo , un fat-
,

colà più indegna che amare difordinatamente to tanto ammirabile di didacco dal danaro ,
il danaro Alibi/ efi iniquità , quarti amare pe-
: per effème imitatori
cunia m (F.ccl. to.to.) Chi dunque vuol eiler
. <p. A quello dilìaccamento dal danaro ,
fcguace della giudizia , é neceflario che tenga voglio in brevi parole aggiungerne un altro
1’ animo didaccato dalla roba e dal dana- di didaccamento dalla roba , riferito da S.
,

io, e fia alieno dall' accumulare ricchezze. .Gregorio nei fuoi Dialogi Libertino Abate .

dq. S. Asodino riferifce in due divedi di- del Monadero di Fondi viaggiando per gli
fendi un efempio di didacco dal danaro si affari del luo Monadero , s'imbattè nei faldati

fiugolare , che non fi fazia di ammirarlo , e di Totila Re dei Goti , da cui fu baizito da
di efaltarlo fino alle delle. (Hom.q.ex jo.ciS" cavallo, e poi lo deflò cavallo gli fu violen-
Serm.il-deverb.udpcft.) Mentre dimorava il temente rapito . A quella perdita non (ólo
Santo in Milano , uno Scolare di Gramatica non di commoilè, nc punto fi turbò il Servo
povero di beni di fortuna ma ricco di cri- , di Dio; anzi rivolto ai foldati rapaci dille
diane virtù, trovò per accidente una boria, loro con volto placido , e con fronte ferena :
in cui erano ducento monete di argento E .
Prendete anche la fiuda, con cui polliate
come quello che era amante della giudizia guidarlo ed incitarlo al cordo
,
Qui jumenti .

didaccato dall’ amore del danaro, efpofe du- perditi damnum libenter fercni , etiam flagel-
bito pubblici cartelli , in cui dava notizia lum , quod tenebai , diripientibui obtulit , di-
del danaro ritrovato del ritrovatore , e del
, reni : Tollite , ut babeatis qualiter hoc jumen-
luogo in cui eflò dimorava Il Padrone , che . tum minare pejfitii . E benché i foldati , rav-
dolente per la perdita fatta della fua moneta veduti per un prodigiolo avvenimento , tor-
ne andava in cerca per ogni lato ,
ritrovato, nalìero a redimirgli il cavallo ingiudamence
e letto il cartello , corfe veloce alla cala del rapitogli però con un’ ammirabile fu-
,
egli
giovane, per ripetere da lai il danaro fmar- periorità ricusò di riceverlo , dicendo che
wto. Qtiedp 1’ interrogò ideila qualità della non ne aveva bifogno . Ite cum tono ;
ego epui
borfa , e del numero delle monete : e veden- cabalio non balco . (lib.t.c.i.) Procuri dunque
do che ’1
tutto corrifpondeva fedelmente al il Lettore un Limile didacco dalla roba , e
vero, il tutto interamente gli condegno. 11 dal danaro ;
e 1 adìcuro du la mia lede che ,

mai

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. . ,,,
. .

TRATT. Ili ART. II. CAP. III. 17

mai66.
non offenderà la giuflizia ; nè mai gli lì conto dei piccoli trafcorlì , cadr'a in grandi
attaccherà alle mani un danaro, nè un ato- errori , con cui lì far'a nemico di quella bella
mo di roba altrui. virtù In oltre f attacco tanto pericolofo al
.

Ma per giungere a quello diflactamen- danaro ed alla roba , di cui dianzi ho ra-
,

to tanto proàttcvole , è neceffario fpedò ru- gionato crefce a poco a poco con quell' ia-
,

minare, ed avere avanti gli occhj quella gran giufli quadagni benché leggieri: ed avanzan- ,

ma (Trina , che in breve tutto li ha da lafcia- dofi molto , induce le pecione leniate a cat-
re . La necefftt'a in cui ci troviamo di averci pelìare con piè protervo le fante leggi delia
a lèpararc da tutti i beni di fortuna in effet- giuflizia. Chi fece cadere Giuda il traditore
to la che gli lafciamo ancor con 1' affetto
, nell' atto della più enorme ingiuftizia che fia-
Dives , dice il Santo Giobbe cum dormii- , li mai commetta nel mondo ? Chi fu che lo
rit, nibil fecum auferet (J0A.17.19.) L’uomo indulfe a vendere la vita innocemiffima del
ricco dopo morte niente porterà feco : HÌbil , Figliuolo di Dio a prezzo di poche vili mo-
uibil: non un quattrino delle fue borie; non nete ? Furono appunto alcuni piccioli fùrtarei-
un gl d' erba dei Tuoi poderi ; non un (allò li , in cui il mifero abicuato Perciò
orafi .

delle fue cale. Nudi, dice l’Apollolo, fumo Sant' Agollino parlando del maneggio del ,

entrati in quefto mondo , e nudi ne dobbia- danaro , o ricevere , afferma , che


,
in dare
mo Nibil enim intulimut in butte mun-
efcire . in ciò deve molto temerli dell’eterna danna-
dum ; baud dubito» , qmd nec Bufare quid zione perchè niun errore in quello genere li
:

poffumus ( 1 .dd T imci e.q . ) Se una perirai ha da riputare piccolo, il che deve intender-
invitata ad un nobile, e foninolo convito, li, o perché l’ ingiuftizia far'a in fe fleto gra-
dopo efferfi pafeiuta di efquifrte vivande , vo- ve , o fe tale non far'a in fe (leda a cagione
lete portar via i piatti e vafr d' argento , della materia aliai tenue, perchè almeno dif-
che direbbe il padrone della cafa ? Fermati porra ad alcre ingiuftizie maggiori , ed alla
gli direbbe freuramenre, che quelle cofe ti perdizione . Ecco le fue parole Vii etìam
tòno date per ufo, durante il breve tempo cavendui cft eternili intentili omnia magna
del convito ; e non acciocché tu te ne pren- Junt ,
qua dicimm , ufque adea , ut nec de ip-
da uno If abile e perpetuo potedimento Co-
,
.
fis pecuniariis rebus 1tei acquirendii , ve! amia
si appunto l'oro, l'argento, i danari, le tendis parva videri debeant ,
qua Dodor Ec-
ricchezze le belle vedi , i poderi
, i giardi- , 68.
clcfiajiicus dici t : fide fit illa magna , fi ve par-

ni , le ville , le cafe i palagi , non ci fono


, va pecunia, (lib.q.de D0dCbrif.cap.1i.) E con
Hate concedè per Tempre ma folo gnchfc du- ; ragione paria cosi il Santo Dottore : mentre
ra breve convito di nollra vita terminato
il : il Redentore c' infegna , che qui fidelis cft in
67. bifogna tutto falciare . E allora
quello qua , minimo &
in majori fidelis cft :
, qui in &
parafi ! , cujur eruntì {Lue. 11,11.) Or ficco- modico iniquut efi , in majori iniquus eft : (Lu-
me flolto farebbe quel convitato , che fi at- ca 16.10.) che chi è fedele nelle cole mini-
taccaffe con l'affetto ai preziolì vafellamenti, me , è anche fedele nelle grandi e chi nelle ,

che ha in ufo nella fonatola cena , fapendo cofe piccole è infedele, ed ingioilo, ingiuflo,
che dopo poche ore dovrà lafciarli : così flot- ed infedele fata ancor nelle grandi . Onde
to è quell’uomo, il quale prende amore a niuna ingiuftizia deve riputarli picciola, poi-
quelli beni terreni , che deve abbandonare ché o ha in fe una gran malizia, o almeno
dopo pochi anni , o pochi mefi , che fuggono ad elfa difpone
in un baleno Quelli fono i penfteri , che
. Qui cade a propofito l’avvenimento,
fmorzano nel cuore umano la brama di ave- che riferifee Celario (/iA.n.r.57.) come udito
re , che induce canti , e tanti a (pezzate le da lui non una ma molte volte dalla bocca .

bilance della giuflizia con fordidi guadagni di quello ifleffo, a cui accadde. Un certo
e con manififie ingiuftizie. Sacerdote ,
per nome Einolfo., Religiofo dell’
11 fecondo mezzo per f acquiflo della Ordine dei Templari , eflèndo giovanetto , fu
virtù della giuflizia guardar fi dalle pic-
lia il forprefo da grave infermith , per cui venne a
cole ingiuftizie : perchfc qui (pernii modica morte nel’ fior degli anni . Sciolta l'anima dai
paulatim decide! ; (Ecc/i, j 9. j chi non fa corpo e prefemata al di via tribunale
.) , ,

Q' z vide

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. ,

iS DIRETTORIO ASCETICO
ride la fàccia di Cri (lo Giudice , ma ricoper- lunque altro contratto chiunque ama la gitv-

ta da un velo, e Tocco la trafparenza di quel lìizia


, e brama edere podeditore di sì illu-

velame gli parve grandemente feveta In . flre virtù


unto comparve il Demonio in forma di ac- 69. Il terzo mezzo Ita , che circa le obbli-
cufarore ;
n'e trovando altro da opporgli , gazioni della giudizia proceda la perfona coir
quello, dilfe , ha rubato al fuo fratello un efatco, e delicato efame fopra fe (ledo ,
a
quattrino nc avendone fatta mai penitenza
:
,
fine di dilcuoprire ogni iùa mancanza , e
deve eller punito Subitamente fu gettato in
. procurarne follecitamente P emendazione .

'

un pozzo di fuoco, dove (offri pene si atro- E’ vero che quedo c mezzo universale per 1
,

ci , eh’ egli poi tornato in vita


,
non ave- ,
acquido di ogni virtù ; ma é fpeciatidimo , e
va parole , con cui efprimerne l’ acerbità . quali Ipecifico pel confeguimento d una incor-
Dopo un'ora ne fu edratto dall'Angelo, e rotta giudizia , perchè dice S. Bifilio , che h
ricondotto al tribunale divino, ove elTendo molto difficile conofcere i diritti della giudi-
già purgato da quella colpa , vide la faccia zia, e confaguentemente anche i torti, che
del Giudice non più fevera , ma ferena , non le fi fanno Quaniam jufiitire habitat cft ,
qui
.

più coperta di velo ma folgoreggiarne di


,
prò dignitate cuique fuum tributi ; difficili!
bella luce: vide affila alla di lui delira in bete ifl irvventu , atque cognita : partim quii
un foglio fplendido , e luminofo Maria Ver- deficiente peudentia , non cuique pattai quii
gine; e attorno attorno una moltitudine di tfquum fit : partim quei animo afficeliImi imma-
Angeli, e di Santi, che facevano loro fon- ni: occupato, re cium cbfcuretur . (Homil.it .in
tuofo corteggio . Dopo quella gloriofa villa , princip.Proverb.) Dice egli , che è cofa mala-
per ordine del divin Giudice fu ricondotto gevole rinvenire neinofirt affari i doveri del-
in vita con iflupore dei circortanti , che già la giudizia: parte per ia mancanza di un
lo piangevano morto. Che quello non folli: certo lume prudenziale , con cui fi viene a
on fogno , ma vera vifione , lo mollrarono difeernere il retto parte perche le padioni
gli effetti che rodo ne feguirono : perche il che regnano nei nollri animi , offufeano la
giovane , atterrito dalle pene , che aveva fpe- mente e la rendono incapace di un tale di-
,

rimentate, ed allettato da quel faggio di glo- feernimento . E dice il vero perchè il deli- :

ria , che aveva per breve tempo guflato , die- derio di avere ,
di accumulare di mantenere ,

de fubico le fpalle alla cafa , ai parenti, alla fe dedo , e la propria cafa , follevano tanta
patria, ed alle vanità del mondo, e ri ti rolli caligine nelle menti di alcuni , che più non
nel Cbiortro a menar vita religiofa. Or io didinguono il giudo dall’ ingiudo , più non
fu quello fatto la difeorro cosi : fo per un pic- conofcono i pregiudizi che recano al prolli-
colo atto d ingiullizia ,
in rapire furtivamen- ir.o , nè l' offsle , che fanno alla giudizia .

te un quattrino ad un domertico conjiuntil- Gran colà dico io tutti in quedo mondo fi


! :

funo di {àngue , non meritò quel fanciullo di lamentano di ricevere qualche aggravio nella
mirare la fàccia di Crìilo, fe non quanto ba- roba tea
grande dento fi trova chi candi-
dava a dilcuoprirgliene il rigore e la leve- ,
damente confarti di aggravare il fuo prodimo.
rità ; e poi gli convenne pagarne la pena in Ma- come va queda cofa? mentre tra l'edera
un fuoco st atroce; convien dire, che abbia offel'o , e l' offendere , tra l' edere danneggia-
gran ragione di affermare S, A rollino , che to , e ’l danneggiare vi è un tale riporto da
qualunque errore fi commetta contra I» giu- un termine all’ altro , che è impodrbile che
(lizia non e mai piccolo-. Poiché fe ogni
, porta darfi l’un lenza l’altro? Vel dirò io d’
tentaffima ingiullizia quantunque confida nel
,
onde ciò procede gl’ interertàfi , e gl’ ingiuilt
:

furto folo dì un làido , è un' azione molto vi fimo pur troppo ; ma acciecati dalla cupi-
obbiobriofa fugli occb; degli uomini, quanto digia del danaro , non difeernono le ingiù-
più dovrà edere abbomincvolc fu gli occiq rtizie ,
che commettono contro il loro proir
pairilfimi di un Dio ? Si guardi dunque di fa- fimo.
re al profumo qualunque torto, aggravio, o 70. Che rimedio vi è dunque per non ca-
danno benché tenue nelle vendite, nelle com- dere in una tal cecità con danno della giu-
pre , nei pagamenti, delle mercedi , e in. qua.- dizia, e dalla propria coicienza? Eccolo dal-
lo

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. a . ,.

TRATT. III. ART. TI. CAP. IP. 29


Jo (ledo S. Bafilio: Quoniam ex ipfiui Salo- mente tornò, ma
in tal forma, e con tal»
monìi [emenda , cogitationei juftorum j «dici atteggiamenti che avvedi detto che quali a»-
,

funt ; viro japienti omnino fatagendum erit , rolfivafi del , e ne chiedeva perdo-
fuo (urto
intra ardii arcana tribunal conflituerc , reda- no poiché non ebbe ardire di accollarli alla
:

que facere judicia , mentem quoque in trutina foglia della porta ; ma fiavafene da lontano

fu [pendere ad ea qux reHa funt . . . ( in eadem con la teda bada , e con gli occhi a terra
Ihmil. PlWerb.cap.tx.f.) Aliare ogni giorno Intenerito a quella vida il tanto Eremita , la
tribunale nel fuo cuore , e fare una retta chiamò a le, cominciò a palparla, e ad acca-
giudicatura di tutte quelle operazioni fpecial- rezzarla , e le diede una replicata rifezione :

mente che riguardano qualche intereffe coi e quella quafichè aveflè ccxnprefo di aver ri-
proffinii , Spendendole prima , ed eliminan- cevuto il perdono , tornò come prima ad aflì-
dole fu le bilance della rettitudine , e della dere alla di lui cena. Lo Spirito Santo c»
giudizia. La luce della divina grazia rifebia- manda talvolta alle creature irragionevoli ad
rer'a ogni offufeamento , che la pailicne dell’ apprendere efempj di virtù: Vaie ad formi-
interrile abbia ingenerato nella mente , e fa- cam,piger. Cosi chi trova nel dio efame di
rà che venga lofio a fcuoprirfì ogni neo d' avere in qualche modo danneggiato ingiufta-
ingi uffizi a mente il fuo proffimo nella roba , può da
71. Se poi la perfona fi riconofea colpevo- queda Fiera apprendere il roflore che deve
le di qualche mancamento, fi penta del fuo concepire di un fallo j! deforme il dolore
errore, prometta l'emendazione, flabilifca il che deve provarne nel cuore, e l' emendar
rifarcimento di ogni danno , e (opra tutto fi zione, che ne ha efficacemente a procurare.
confonda molto di un trafeorfo tanto contra- Eliminandoli fpeflò in quella guifa, conolce-
rio alle leggi della giuffizia e , della ragione, rà , e rifarcirà ogni pregiudizio, che gli acca-
del Decalogo . Nè
credo che le farà difficile da di fare alla giuflizia, e giungerà al perfet-
concepire tu» tal roflore: mentre trovo, che to poflèdimento di queda virtù.
anche le fiere hanno Caputo qualche volta
vergognarli dei danni fatti contro la giuffi-
zia . E' ammirabile ciocché di una Lupa fi rl-
CAPO rv.
atwertìmemi pratici al Direttore fopra i tor-
ferifee nelle Vite dei Padri (pati. 5 cap.q.) e
ri cbi fi fanno alla giufiizia , e fopra
li rapporta anche da Severo Suipizio nei Cuoi
il modo di compenfarti
Diaiogi . (Dial.i.cap.%.) Soleva quella trovarli
iempre prelente, ed aflìilere alia cena di Po- 7*. primo. O il vodro Pe-
A Yvertimento
li umiano Monaco, lènza mai fallir l’ora, e nitente farà di (Scienza ri (affiata o ,

dopo aver ricevuto da lui un pezzo di pane, di Scienza delicata Se la cofcienza del Pe- .

lambivagii la delira, quali in légno di rin- nitente farà libera, fàcile a lordarli in colpe
graziamento, e di gratitudine, e tornava a gravi accaderà non di rado di trovarvi in-
,

.rintanarli tra le felve Una fera venuta la . giudizie manifede. In tali cali deve il Diret-
Fiera all’ ora conlueta , non vi trovò il fuo tore far loro comprendere la gravezza dell*
benefattore, perchè era ito ad accompagnare loro colpe: e a qnedo fine ponga loro avanti
un Monaco forefliere, che in quel giorno era gli occhj » pregi Angolari della giudlzia di
venuto a vifitario. Entra dunque nella cella, fopra rammentati, che edì albamente offendo-
* girando attorno , trova una fporca con cin- no con le loto ingiudizie Sopra tutto intuo- .

que pani , 1 apre con le lue zampe , ne eflrae ni loro alle orecchie quei detto di S. Paolo ,
uno con le Tue- zanne , le lo mangia , o poi che la roba di altri è un laccio quad Solu-
parte. Torna Pofiuraiano; riconofco il fur- bile, con cui il Demonio imprigiona tòrta-
to ; e da alcuni
fragmenti di pane fparfi mente le anime, le fa fue (chiave, e le ftrw
fui liminare della cella , viene in. cognizione feina all' Inferno. Qui volunt divitei fieri,
del ladro. Chi crederebbe? Stette la Lupa,
| incidunt in tentai ionem , & in- laqjfum Dia-
fuori del fuo confueto, fette giorni! non la- boli .
(iadTimol.6.9.)
nciarli vedere quali vergognandofi del danno
, 7}. Se poi i- Penitènti fono di- timorata
in|iulhqnente. fatto al luo benefattore. Final- Scienza fpeflò vi troverà injìadizie vere-,
non

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, ,

3® DIRETTORIO ASCETICO '

non però tinto minitene, ma palliate e co- zia ( la quale vuole che fi Soddisfi interamen-
perte fotto vani pretedi Troverà donne di- te al diritto,che ciafcuno ha di riavere la
vote, che pagano Je lavoratrici con ciò che roba Sua ) ma è comandato da queda virtù
hanno di più vile , e quali con la Spazzatura con tanto rigore die non vi è Sacerdote
,

di cala, prezzando gli altrui lavori, non fe- che con la propria autorità lo podà difpenfa-
condo le leggi della equità ma fecondo 1' , re. Dico quedo, perché Spedo troverà il Di-
ritinto della loro tenacità Troverà uomini . rettore perfone ignorami , le quali credono ,
fpirituali che non fi fanno alcuno fcrupoio
, die la reflituzione fia una penitenza , o una
di differire lungamente i loro pagamenti di : obbligazione arbitraria , che '1 Confelfore lo-
non Soddisfare ogni forte di mercede agli ope- ro impone in pena del furto commelfo, o di
rai , o di non foddisfàrle a dovere , cioè con altro danno recato al profilino; e però obbli-
debita proporzione alle loro fatiche. Troverà gati ad efeguirla , rifpondono : Non mi pre-
chi non mantiene ai propri contadini o Ser- , ferirete , Padre , queda penitenza ; non ra’
vitori patti flabiliti , o aggiunge loro nuovi
i imponete queda obbligazione, che mi c trop-
peli e nuove fatiche , a cui non fono obbli-
, po grave Comandatemi alcun'altra colà , che
.

gati , Senza dar loro il pagamento convenien- volentieri l’efeguirò. Qtielli devono edere in-
te; quafichè le fatiche dei poveri non foiTero druiti circa la dottrina che infegna S Angeli-
(limabili con giudo prezzo al pari di ogni al- co Dottore (qulifl.t ]j)ufft.\.*rt j.) cioè che
tra merce. Troverà chi nelle compre, nelle ’lSacerdote è Luogotenente di Dio; ma non
vendite, e nei contratti ha tutto l'occhio al- è Luogotenente di quell’uomo, a cui e tenu-
la fua utilità; ma non ha lo (ledo riguardo to il Penitente a fare la redituzione . E però
all equità, quafichè tutto quello che è van- fe Penitente avrà per mezzo di qualche I

taggioso, anche giudo. E di quelle, ad al- voto contratta con Dio l' obbligazione d‘ im-
ila

tre limili cofe non fi fanno cofcienza , appa- piegare per lui roba , o danari; potrà il Con-
gandosi con alcune ragioni , che loro Sugge- fedore , ricevutane la debita facoltà , arbitra-
risce più l’ interefSe , che la giudizi» A que-- re a' nome di Dio di cui è Vicario , e dif-
. ,

Ili parli il Direttore con fanta libertà , e pa- penfarlo da un tal obbligo, o commutarglie-
lefiloro Senza alcun riguardo le ingiudizie lo in altro men grave. Ma fe egli per mez-
che commettono , acciocché le conofcano , e zo di qualche azione ingiufia fi farà addofTi-
ne procurino S emendazione . Imiti lo Spiri- ta l' obbiigazione di redimire ; non potrà il

to di S. FranceSco di Paola , che trovandoli Sacerdote benché munito di qualunque auto-


,

alla prel'enza di Re di Francia pre-


Luigi XI. rità , difpenfarnelo , perchè di quel fuo credi-
so alcune monete
erano date riScofle
, che tore non fa egli in modo alcuno le veci nel
dalle confuete gabelle, e Stingendole con le fuo facro tribunale. Solo potrebbe quello di-
Lue mani prodigiose , ne fece Pollar vivo fan- fobbligarlo, a cui è tenuto a rendere: ma egli
gue Indi rivolto al Re , Sire , dillegli , ecco
. non vuole, come Supponiamo: onde o’ deve
il Sangue dei voliri poveri va ila Ili , che cava- obbedire alle leggi rigorofe della giudiz a ,

te loro con tante gcavofe impofizioni Con 1’ . che gl impone T


intera foddisfazione , o deve
LP.efià libertà il Diiettore apra gli occhj a eternamente perire , come conclude lo deffo
quePi ciechi Criliiani , e falli fpirituali , e Angelico, i.art.x.) Cutn conferva-
faccia loro vedere gli aggravi > che arrecano re jn/htiam fit de necejfitale falutis , confetpsens
ai giornalieri ,
agli opera; , agli artieri , ai eft , qnod reftìtuerc
id quod inju/ìe ablatum efl
ferventi , e ad altri"; con cui fi porge loro alieni , fit de neccjfiute falutis EfTendo dice .
,

occafione di contrattare Dica loro franca-


. il Santo, necedàrio all'eterna falate S obbe-
mente ,
come il battola ad Erode , rum licct dire alle leggi della giudizi» ne fiegue che ,

quello, perchè è ing.udamc.ite dannofo : non fia anche necedàrio alla nodra eterna Salvez-
licet quello perche pic e iudica agli altrui di- za rellituire tutto ciò che ingiudaroente fi è
,

ritti , o perchè non fi conferva la debita egua- tolto.


glianza . 75. Avvertimento terzo. Non fia facile il
74. Avvertimento fecondo. La redituzio- Direttore a dar credenza alle feufe che da
ne non Solo ’e atto che appartiene alla giudi- molti fi recano per non adempire gli obblighi,
che

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, ,,

T RATT. III. ART. IL CAP. IV.

che U giuflizia loto ptefcrive , dicendo che ,


fporto ? Alzerebbe forfè tutto in una volta
non poflono reflituire altrui perchè tali l' :
quel monte di falli ,
e tutto infieme lo traf-
impotenze il più delle volte non fono fugge- ferirebbe altrove? no certamente: perchè non
nte dalla ragione ,
ma
Elimi- dalla patitone . potrebbe ciò fare, ancorché avelie le braccia
ni egli col pelo del Santuario tali impotenze di Sanfone Ma incominrerebbe poco a po-
.

e troverà che conlìflono di ordinario in un co, e trafportando una pietra dopo I altra in
certo attacco alla roba , o al danaro di cui ,
breve tempo toglierebbe quell' imbarazzo dal-
non vorrebbero fpogliarfi: oppure in qualche la fua cafa . Faccia dunque lo fieflo per to-

incomodo, che converrebbe loro loflrire, pri- gliere dalla fu» cofcienza quell aggravio di
vandoli del proprio danaro. Ma quella non è roba altrui, che la tiene abbattuta, ed op-
impotenza , nè è motivo ragionevole che ,
prelfa Non può
egli reflituire in una volta
polla difobbligarli dal compire ai loro doveri: il rutto renda un poco per volta e in que-
? :

altrimenti niuno farebbe mai tenuto alla re- llo modo reflerà in breve tempo foddivfacta
lìituzione, non elfendo poflibile che polla la la giuflizia , (caricata la fua cofcienza , ed
aellituzione effettuarli lenza qualche incomo- allìcurata la fua anima.
do, e difficolta. Nè giova fempre il dire , 78. In fomma procuri il Direttore d'im-
che l' incomodo è grave perchè fe anche nei : primere altamente nella mente , e nel cuore
creditore è grave, deve il debitore ingioilo di tali perfone quel principio tanto ricevuto

lòffrire tali gravezze , volendo ogni ragione nelle fcuole , che non remittitnr peccatum
che patifca il reo che ha danneggiato , piut- nifi rt/lituatur aUatnm ;
che non fi faidano
tofto che l’ innocente che ha fcflerto l' ag- mai le gravi ferite fatte alla giuflizia , e all’

gravio . anima propria, finché non fi loddisfa alla iltef-


7 6. Altri poi mollrano la loro impotenza fa giuflizia con una intera , e compita refli-
con dire che non hanno danari , con cui fod- tuzione. Poflono pur elleno confettarli, e ri-
disfare ai doveri della giufìizia . Ma olfetvi confeflarfi poflono pure deteflare, e piange-
:

però il Direttore , che non mancano loro da- re 1 calde lagrime le ingiuflizie cominelle :

nari per procacciai le vanità, per foddisfare che vane fatanno le loro lagrime, e finta fa-
alla gola per ifcialacquare nei giuochi , e fin
, rà la loro penitenza ,
finche non vengono all'

talvolta per isfcgare la libidine Dunque dica . atto di rifatene con la reflituzione ai danni
loro che rifechino tutte le fpefe lùperflue
, , recati con le loro ingiutle operazioni , come
ed anche fi tengano un palio indietro dentro conclude Sant’ Agoflino . Si rct aliena propter
i limiti del necelfario ; e in quello modo po- quam peccatum efi , cum redolì p sfili , non red-
tranno date alla giuflizia la debita foddisfa- ditur , pernii entia non agitar , fed fingitur .
zione, con «Diluire ciò che hanno tolto, (Epìfi. j q.ad Mactd. )
ciò che hanno fraudato ciò che hanno dan- , 79. Avvertimento quarto. Il Direttore da
neggiato in una parola
, tutto ciò che han- , ciò che fi è detto, e molto più da ciò che
no iniquamente acquillato: perchè fe inganna- con la lunga efperienza del filo miniflero avrà
no il Miniflro di Dio con un non poffo , non comprefo , farà rimallo molto ben perfuafo
potranno certamente ingannare Iddio che tut- che delle refiituzioni le ne fanno poche. Ma
to vede. vorrei che folle perfuafo anche di un’ altra
77. Se poi folfe tale il Penitente, che fi verità , cioè che quelle ideile reflituzioni
tenelTe corto nelle fue fpefe fenza eccedere che fi fanno , molte volte non fi fanno a mo-
io alcuna fuperfluità ; gli intimi il reflituire do , non fono legittime , nè con eflè riman-
a poco a poco, parte a parte ciò che render gono rifarciti gl: aggravi tacci alla virtù delia
non può tutto inficine: rerchè a quello l’ob- giuflizia. Mi fpiego. Mollivi fono, che han-
bliga gravemente la giuflizia , e Dio. Che no le mani piene della roba altrui : poflono
farebbe egli ,
fe avelie avanti la porta della reflituire o il tutto, o qualche parte dei
lo-
fua cafa un gran mucchio di pietre, che glie ro ingiufli guadagni ; ma vanno differendo
ne impediflè l’ingreflò? E’ certo che le traf- fenza giuda cagione le loro «(Udizioni • Con-
porterebbe in altro luogo per aver libero il tuttociò vivono quieti , non fi prendono altro
palio . Ma come fi conterrebbe in un tale tra- fctupolo : perchè avendo buona volontà di
te-

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.
. , .

DIRETTORIO ASCETICO.
reflituire, par loro di aver con quella fuffi- danza , fiegue a farfi fentire nella cofcienza
cientemente foddisfatto alla giudizia , ed alla rea con quel fuo divieto Non ritenere la ro- :

propria cofcienza . Quelli vivono in un con- ba altrui : e mai la giullizia non fi qnieta
tinuo peccato grave , continuamente ingiurio- finché la roba non torna in mano del lùo pa-
fi alla giullizia, e al loro prolfimo . La ragio- drone, né mai lafcia quietar la cofcienza con-
ne é chiara 11 precetto della reHituzione
. tumace nel fuo peccato . Faccia dunque in-
benché in parte fra affermativo, inquanto po- tendere il Direttore a quelle peritane ingiulle
litivamente comanda la reintegrazione dei una tal dottrina: altrimenti le loro ideile re-
danni , é anche in parte negativo , inquanto llituzioni ,
prima che maturino ,
faranno pre-
vieta l' ingiufla ritenzionedella roba altrui. cedute ,
come bene fpelfo accade ,
da mille
Or é certo, che '1
precetto negativo obbliga ingiufiizie coramelle per una troppa lunga di-
in ogni illante all' odervanza delle fue pre- lazione.
icrizioni : e però pecca contro di Ini in ogni 8 i. Altri troveri il Direttore che preten-
illante chiunque le ne fa trafgreflòre . Un dono con qualche Meda, o con poche e lemo-
concubinario , a cagione di eiempio , il quale fme rifarcire i molti danni arrecati al loro
è premuto Tempre dal precetto negativo, che proffimo benché per altro fia ad efli molto
;

gli vieta il ritenere apprello di fe la rea don- ben nota la perfona che é fiata aggravata con
na , pecca continuamente , finché non l' al- le loro ingiufiizie e ciò che è peggio t ro-
: ,

lontana dalla Tua cala Nello fieflò mralo . veri Confelfori , che accordano , e talvolta
l’ uomo ingiofio , e rapace , che ha Tempre anche impongono reflituzioni si irragionevoli.
al fianco un rigorofo comando, con cui la Quelli devono elfere ifiruici , che le elemofi-
giullizia gli proibifce di ritenere la roba, o ne , e le Mede , come dice i Angelico (*.».
il danaro altrui ,
trafgredifce di continuo il qu.(i.arty) pedono edere un giudo compen-
luo precetto, c Tempre pecca finche non ren- do per gli aegrav) apportati a peritane incerte ,

de , potendo , l’ ingiullo acqui Ilo o ignote ;


ma non gii , fe fiano fiati recati
80. Spiego quello con ciò, che 1 Surio rac- a rerfone note che hanno tutto il diritto al-
,

conta nella Vita di S. Medardo. (i.Junii.) la roba ingiullamente rapita. La roba di al-
Rubò al Santo un contadino un Bue che tri è una voce , come gii dilli ,
che Tempre
aveva un campanello appefo al collo lo tra- : grida al cuore della prrlona rapace di voler
fugò in Tua flalla , e chiufe la porta a chia- tornare al fuo padrone, Rea clamai ad domi-
ve , acciocché il furto rimaneflè nafcollo num . Può pur quello difiribuire ai poveri le
Ma che? Il campanello, benché quella befiia ricchezze di Crefo, e l’oro di Salomone, che
lleflé ferma , e immobile nella Tua man- la roba altrui non 11 quieta ; ma fiegue ad
giatoia, pur Tuonava Allora il ladro, temen- . i letamare che vuol tornare al padrone.
,

do di rimanere fcoperto, fiaccò dal collo del 8 :. Ci dia di ciò l'efempio Zaccheo, vera
Bue il campanello , e lo pol'e in terra ; ma idea di un intereffato compunto, e ravvedu-
in terra ancora (donava. Riempi di fieno il to. Appena pofe il Redentore il piede in lua
campanello ; ma ancor fuonava lo chiufe : cafa , eh' egli illuminato da quella divina
dentro in una cada ma nella calla fuonava ; prefenza ,
rilolvé dì fare una compita rellitu-
Sicché atterrito ad un si manifello prodigio, zione di tutta la roba ingiullamente acquida-
riportò a S. Medardo il fuo Bue E quando .
ta nei fuoi traffici . Primo fi ehbi di compar-
quello fu nelle mani del fuo padrone il cam- , tire ai poveri la meta dei Tuoi beni per de-
panello ccfsò di tuonare e ammutolì Lo ,
. biti incerti: Ecce dimidittm bonorum meorum
fielTo accade a chi imbratta le mani negli al- do pauperibus : Poi fi obbligò a quelle perfo-
trui averi La giullizia, quali campanello no-
. ne particolari , cui lapeva di aver fraudato
•ofo gli rifuona Tempre nel cuore con quel
, E non contento di rendere fino all' eguaglian-
tiro rigorofo precetto: Non ritenere la roba za dei proprj debiti, e degli altrui diritti, fi
altrui. Quello per liberarli dal crucio di quel- compromife di compenlare a quattro doppj
la interna voce ficontila; torna più volte a ogn’ ingiullizia commelfa nei fuoi contratti:
conteflarfi .•
ma perché non viene mai all'at- & fi quid aliquem defraudavi , reddo quadra-
to di refiicuire, la giuf.izia offefa da tale tar- plum. Perciò Gesù Crifio, vedendo eh' egli
com-

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. . ,

TRATT. III. ART. III. CAP. I.


33
compiva in modo cosi perfetto le fue refti-

tuzioni , lo artìcurò , che in quel giorno ave- ARTICOLO III.


va pollo in (alvo la fua anima Hodie [ahu .

buie domai a Dn falla eft . (Lue* r p.) Fac- Della terza virtù cardinale ,
che è
cia dunque nello fleflò modo le compenfazio- la Fortezza.
ni chi li è aggravato la cofcienza con l’altrui
roba, fé brama anch'egli falva rii con molta CAPO PRIMO.
perfezione
85. Alcuni t roveri il Direttore, che vor- Si efpone il ritrailo di qutfta virtù in qua*,
rebbero fare la reftituzione lènza cavare lo alla juj fefiana.
dalla boria un danaro. Padre, dicono, afcol-
terò Mede (arò Comunioni
, reciterò Rofa- ,
8 j. rjn RA le virtù morali alcune chiaman-
,

rj per l' anima del mio creditore Interroghi . JL d cardinali , perchè fono cardini
quelli tali il Direttore ,
fe farebbero eglino che reggono e che regolano tutte le altre
,

contenti, che un loro debitore, invece di cen- virtù : fono fondamenti , fu cui tutte d ap-
to feudi, che deve ad erti pagare, offende poggiano . Non d maravigli il Lettore , che
molte Comunioni , e molte preghiere per le ora io mi riduca a fpiegare la etimologia di
loro anime. Rifonderanno edì di no: e di- quello nome ,
quale pare ,
che doverti edere
ranno francamente che non vogliono da lui
,
dichiarato dn dal principio del predente Trat-
le lue orazioni ma il danaro che loro di
, , tato ho ditto a bella porta
. L' perchè aven- :

giuilizia compete Cosi , ripigli egli il voflro


.
,
do egli ora di gii comprefa l’edenza delle
creditore non vuol da voi le vodre preghie- due principali virtù cardinali Prudenza e ,

re , ma la fua roba : perchè in realta l’ opere Giufiizia ,


gli farà più facile l’intendere
, qual
fante, edèndo beni fpirituali di sfera affatto da l’ officio di tutte , ed il lignificato del loro
diverti non fono proporzionaci a compenfa-
, nome
re i pregiudizi fatti al proffimonei beni tem- 86 . La Prudenza dunque è virtù cardina-
porali. le , in quanto dirige la ragione , acciocché
84. Avvertimento quinto. Non Ila facile fàccia retta determinazione circa gli atti par-
il Direttore a predar fede alle parole di chi ticolari di tutte le virtù . La giurtizia è car-
gii promette la redituzione della roba, ed il dinale, perché regola la ragione circa ilpor-
rifarcimento dei danni . Ma prima di profeio- re l’ egualità tra le cofe umane: onde è bade
glierli dalle loro colpe ,
gli codringa ad adem- di tutte le virtù, che riguardano il prortimo.
pire gli obblighi di giitdizia,' e ciò fpecial- Ma perchè la ragione trova molti olìacoti
mente in due ca’fi . Primo , in calo che frano circa l'efecuzione dei fuoi atti ragionevoli , c
dati infedeli ad alcri Confederi , a cui abbia- virtuod ; è neceffario , che da da due altre
no fatte limili promede : perchè la loro infe- virtù cardinali aiutata a fuperare tali impe-
deltà gli rende troppo fofpetti . Secondo , in dimenti . 61 impedimenti

, che rimuovono la
cafo che. abbiano ancora appreifo di fe la ro- ragione dal fentiero
fono della rettitudine,
ba , o il danaro fraudato poiché confumato : due : il primo fono le cofe difficili , che la
che quedo da, d rende più malagevole la re- (paventano: il fecondo fono le cofe dilette-
dituzione In fonema le redituzioni fono co-
. voli , che la pervertono. Onde ha bifogno di
me cerei frutti che non maturano nell’ Au-
, due virtù fondamentali , che la rendano fer-
tunno: onde poi fopraggiungendo il freddo ma, e collante contro le cofe ardue, e ma-
del verno rimangono ièmpre acerbi . Cosi
, lagevoli ; e che la raffrenino dalle attrattive
fe nei calore, che quede perdane concepifco- delle cofe piacevoli . Quelle due virtù fono
no nel facramento della Penitenza , non com- la fortezza, e la temperanza. La prima ren-
pifeono le loro redituzioni e non le condu- , de (labile la volontà contro l’afpro, e con-
cono a perfezione; forpred poi dal freddo tro il difficile , che fperto s’incontra nella pra-
dei loro vizj non le maturano mai più. tica delle virtù. La feconda la rende (chiava
delle dilettazioni dei (enfi, che fperto (i op-
pongono all’ onefio della virtù .
Quindi fi de-

Dir.vdfc. Tom. JI. E du-

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1 . .,

34 DIRETTORIO ASCETICO
duce, che prudenza, lagiuRizia, la fot-
la fitpulfata mole/Mt incerte uffa pernianti; [ed
rezza, e temperanza danno regolamento a
la etìam nullii uoluptatum Hìecetris refoluta Juc-
cutte le virtù morali, chi con determinare le cumbit. flit, f.cap. io.) Quella, dice il Santo,
loro azioni con rettitudine, chi con porre nei è Tortezza di animo ( ma però generale , e
loro atti la debita eguaglianza, chi con farle comune) che combattuta da varie molefiie ri-
robufie contro l' arduo , chi con renderle ino- mane immobile , e non fi arrende alle lulìu-
derate nel dolce nocivo all' .efercizio delle lo- ghe di alcun piacere.
ro azioni. E però lì chiamano cardinali, cioè £8. Può anche la fortezza pigliarli in un
baiì, e
toftegno di tutte le virtù . altro fenfo più rigorofo ,
in quanto che ha
87. Pollo ciò, veniamo ora a mettere in per oggetto le cole fommamente difficili a
chiaro qual iìa la virtù della fortezza, a cui tollerarli, quali fono i mali terribili ; e ren-
dete la temperanza cedere il luogo : perchè de l’ animo fermo e collante in riceverli
,

è maggiore l' impedimento che pone al bene oppure lo rende pronto a rigettarli quando ,

morale della virtù il timore dei mali , che 1 *


convenga ciò fare E in quello fenfo è virtù
.

amar del diletto, come dice S. Tommafo : e particolare, che entra nel coro delle virtù
poi conchiude : linde inter 'virtutes cardinale cardinali , ed ottiene tra e(Te il terzo luogo :
eft prior Prudentia ; [ecunda Jufiitia ; tenia Così dice S. Tommafo : Alio modo pcteft ac-
Fortitudo; quarta Temperanza ; irpofi bai ce- dpi fonitudo, jecundum quid impanci frmita-
icrce vinata {i.i.qux/l.i 1;. art. 11.) Equi per
. iem animi in fuftinendii , repellendo hit, &
non equivocare lui bel principio circa l'intel- in quibut maxime diffidle eft firmitaiem babe-
ligenza di quefia virtù cardinale, conviene re ,
graviti»] .. .
feilicet in aliquibttt periculit
olfervare col citato Angelico, che Ja virtù Et fonitudo ponitur fpecialit virtui, utpo-
fic
della fortezza può prenderli in un fignificato te materiam determinatam boleti . quxfì.dt >
(

aitai largo, ed in un altro molto riRretto. artic. a.) Convien fapere, che i mali quando
Per fortezza può intenderti quella colìanza , fono già già imminenti , e già vicini ad alfa-
con cui luperando la perlina le difficoltà or- lirci , fvegliano in noi il timore , e tanto lo

dinarie ,
che s'incontrano nella pratica di tut- dellano maggiore , quanto quelli fono più gra-
te le virtù, li tiene ferma nell' efercizio di vi. E perchè il timore è una paflionc poten-
elte . Prefa in queRo fenfo la fortezza non è tiltima ad efpugnare i noRri cuori , ed a ri-
virtù cardinale ;
ma è una virtù comune , muoverli dal bene arduo, è officio della virtù
che a tutte le virtù cernirete , come condi- cardinale della fortezza raffrenare queRo ti-

zione necelfaria all'ufo delle loro azioni. La more, fpecialmente quando è grande a villa
ragione è chiara . Non vi è virtù , che nell’ dei mali terribili ; e rendere gli animi nofiri
efercizio dei propri atti non incontri. qualche fermi, ed intrepidi, onde non volgano brut-
difficoltà. Così l’obbediente prova repugnan- tamente le lpalle alle virtù, e non fi abban-
za in andar contro all inclinazione naturale , donino in braccio ai vizi loro contrari
che tutti abbiamo , di fecondare la propria 89. Ci lia efempio di una tal fortetza

volontà per foggettarfi agli altrui voleri .
, quell’ atto illuRre , che ’l Baronio riterifee
Così 1 umile fente pena in vincere l’inRinto del gloriofo Martire Barbara. fBaron.cx Pivi
naturale , che ha l’ uomo , di fovrafìare , fot- Bafilii orat. in Barlaham lom. 1. annoi, anno Dom.
tomettendoli ora a quefio, ora a quello. Lo 504.) Vedendolo il Tiranno intìeffibile alle
Hello dico delle altre virtù. E però l’eltere lufmghe, imperturbabile alle minacce, ed in-
fermo, ed immobile contro queRe difficoltà vincibile a qualunque forte di più fpietato
ordinarie nè (afeiarii da quelle fmuovere
, tormento, fi lufingò di poter vincere almeno
dal retto tenciere
,
non è virtù fpeciale; ma la mano,-, giacché non poteva efpugnare il
è una virtù, che a tutte le virtù compece; cuore di quell' invitto Eroe. Fece dunque er-
come infegna AriRotele. virtutem requi- Ad gere un Altare avanti il limulacro di Giove,

ritur firmiter
, &
immoti Uter operati. lEtbic. ed accendere in elio un gran fuoco. Indi co-
lib.i.cap.q.) E a queRa fortezza volle allude- mandò ai fuoi Miniflrt ,
che fopra di quello
re San Profpero, allorché ditte: Animi forti- diRendelfero la mano del Martire, e poflo
ludo ea debet intelligi qua non folum diver- incenfo nella palma di effa lo lafciaRèro in-
, ,

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, . . 1 . .,
,

TRATT. III. ART. HI. CAP. I. 35


libei ti. Divifavafiil Barbaro ch’il Confedo- tra majora , con/equcm efl quod fit firmai con-
re di Chilo non avrebbe potuto reggere alle tro minora ; /ed non converti tur .... Maxime
orrende dettature del fuoco, che ardeva fol- autem terrìbile inter omnia corporalia mala efi
to la Tua mano ; e che vinco dall' acerbità mori , qme tollit omnia corporalia bona (z.z.
del dolore , avrebbe fcolTa la delira , e dato q.nf.art.q.) Hd in fatti volendo il Redento-
all’ Idolo profano forzatamente 1’ onore di re che i fuoi difcepoli fodero tutti Toldati di
quei profumi che non avevagli voluto mai
,
forte tempra, gli efortò a non temere l’orri-
porgere per elezione di volontà. Intanto fcin- do ceffo della morte, qualora fi prefentalTe
tillavano lotto la mano i carboni ardenti : loro davanti per atterrirli, allegando loro per
Itrideva attorno ad elfa la fiamma, lacera va- motivo di una tale intrepidezza, che la mor-
ia , confumavala ma però non ne indeboliva te momentanea e fugace di quella vita non
;

punto la coflanza, perche, coma dice il Baro- deve effere oggetto di timore ad un animo for-
nio, quella delira invitta non voltò mai le te , ma l’olo la morte eterna Nolite iimere .

fpalle al fuoco nemico; mai non gli il diede eoi , qui occidunt corpui .... /ed timete eum ,
per vinta: ma refiflfe fempre immobile, ed in- qui potèfi animam, i? corpui perdere in geben-
trepida alla violenza dei fuoi ardori . Perdu- 'nam (Mjrti.ro. 18.)
ravi illa ,
cinerii infilar , flammam fcrem j 91. Animati da quelle voci di Chilo mil-
tergum /svienti igni non dedit, quemadmodum le e mille, anzi milioni e milioni di Eroi
/agitivi, &
imbelle s (olcnt ; /ed immota per- fortiflìmi fi lardarono per fuo amore frappa-
flitit. Cosi rimafe vincitrice di quel fiero ele- re di doifo prima la carne , e le membra , e
mento, che vince il fero, e l' ammolli fce , poi la vita. Milioni e milioni di Martiri an-
vince i metalli, e gli liquefa, vince gl’ ideili darono ad incontrare la morte tra le faerte,
macigni , e gli «farina . E quello appunto fu e le fpade , fu gli ecutei , fotto le mannaje
uno di quegli atti di fortezza, di cui qui fopra le graticole roventi , dentro le fornaci
ragioniamo Se il Santo Barlaam altro non
. ardenti, e tra mille altri •crudeliflimi llrazj.
avertè fitto che fortore qualche percorta, qual- Mlii vero ludibrio , ir verbera esperti , in-
che dileggio , o qualche infulto ,
per tenerli [uper &
vincala , ir carcere : lapidati /unt
collante nella Tua Fede ,
non avrebbe eferci- fedi /unt, tentati /unt , in occifione gladii mor-
tato fortezza maggiore di quella ordinaria, e tai /unt : circuierunt in melotii ,
in pellibut
comune che fi trova nell’ elèrcizio di ogni
, caprini 1 , egentei , anguftiati , a/fiicìi ,
quibus
virtù . Ma tenere la mano fida, e ferma fo- dignui non eroi mandai : in /olitadinibus er-
pra le vive brage, e tra le fiamme ardenti, rante! ,
in montibut & in c aver-
/peluncii, &
per non dare un fegno apparente di culto fa- mi terra. (adHebr.ii.j 6 .&/eq.) Balla dire
crilego ad una diviniti bugiarda , e cofa fuor che Città intere , come riferifce
di Crifliani
di modo ardua, che richiede una fpeciale for- Tertulliano , andavan a prefentarfi ai tiranni
tezza . per eflère trucidati in odequio della fanta fè-
90. Aggiunge l’Angelico, che officio par- de -Arias -Antonimi! in -Afia cui» per/eque-
.

ticolare della fortezza fi è ,


rendere f animo retur inflar.ter ,
cmnes illiui civitatis Cbrtfiia-
intrepido contro i pericoli dellamorte per- : ni ante Tribunal /e manu /oda obtulerunt
chè all' uomo forte fi l' edere
appartiene im- Cum ille ,
paucis duci ju/fis , reliquii ait: O
perterrito contro i mali forami; mentre fu- mijeri , fi
cupitis perire ,
pescipiti a , & reflex
perati quelli ,
gli altri non hanno più forza habetit ( lib . ad Scapulam Puefidem cap.y) El-
di fmuovere la lua fermezza Ora è certo. le ndo morti , dice quello Dottore , in Alia da
che tra i mali terreni il più terribile è la Ario Antonino una fiera perfèciizione , tutti
mone , che ci toglie tutti ad un tratto i be- i Crifliani di quella Città uniti infieme fi pre-
ni temporali . E però alla fortezza in modo fentarono con impeto al fuo tribunale , per
particolare fi appartiene armarci contro di edere uccifi . Allora quello , faccine imprigio-
quella con la fua imrerturbabilita . Oportet nare alcuni pochi , ah milèri , efclamò , Ce
quod titudo animi dilatar, qus firmiter re-
/'.> bramate morire, non mancano già precipizi,
ti net voluntatem bominii in tono rationii coa- dentro cui gettarvi , nè funi con cui fortbcar-
tta maxima mola ; quia qui fiat firmai con- vi.iu lemma J come dice S. Girolamo, la
E a mor-

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. .. . . .

36 DIRETTORIO ASCETICO
morte fofferta per amore del Redentore , non liil fornimento di Seneca , il quale vuole ,
era in quei tempi felici oggetto di orrore ai che la ragione nelle fue intraprefe non abbia
Criftiani , ma di defiderio. Poto tutte Chriftianii bilogno fe non che di fe fletta ; e chefiauna
eroi prò Chrifli nomine gladio perenti ( in il io finitezza il dire: che le convenga talvolta
'vitto Paul- p. Eremita ) Quella sì che è for- chiamare l’ira in fuo aiuto per condurre a
tezza degna di un Campione di Còtto fine certe opere malagevoli . *4 d rei gerendo!
91. Dichiarato gii primo atto della for-
il fati] ejt per fe ipfan ratio : flultom & efl ,
tezza , che confitte in una cena fermezza , o Itane alt iracondia potere prtc/idmm (L. . 1 . de
intrepidezza di animo in ricevete i mali gran- Ira c. 1 6.) Poiché le pattioni , come infogna
di ; pattiamo a confiderai il fecondo atto di l’Angelico , ( a. x. qotrft. j 13. art. io. quando
)

quella virtù, il quale confitte in un certo co- fiano dirette dalla ragione , non fi oppongono
raggio nell’ aflalire chi è caufa di tali mali , alla virtù; ma la fpalleggiano ; e coi loro mo-
quando però la ragione detti doverfi quefii ri- ti fenfibili rendono facili , e pronti i fuoi at-
gettareo per la propria , o per l' altrui fico- ti ragionevoliCosì fe f iracondia , e l’ ardi-
.

rezza : nei quali cafi la fortezza fuperato il re fiano dalla ragione moderate, aiutano gran-
timore, ha moderare l’audacia,
di proprio di demente la fortezza nel rigettamento dei ma-
acciocché non trafeorra termini di unagiu- i li gravi imminenti : onde ebbe a dire il Pro-
tta, e moderata aggrettìone. Vediamolo nella feta reale : I rajeimini , & notile peccare .

fortezza militare, in cui riluce moltodione- ( Pfal. 4. j.) Sdegnatevi , ma con tal modera-
fio, e di virtuofo. Può un Capitano mottrarfi zione che lo fdegno fia libero da quegli ec-
,

forte , ora con ricevere intrepidamente pel cefli che lo rendono peccaminofo. E però
,

publico bene grandi flrazj per mano dei concbiude il fanto Dottore , che tram mode-
fuoi nemici come fece il famofo Regolo che
:
, rat am aSfornii foriii ad Jonm atlom , non au-
per amor della patria andò incontro ad ima lir» tram immederatam che l’uomo forre :

motte tormentofittima chiufo ignudo da' fuoi , non fi ferve dello fdegno fmoderato inforto
emoli dentro una botte foderata di acute pun- per impeto di sregolata pattfone ; ma fi ferve
te di ferro , e da quelle in mille guife trafit- foto dell’ ira
,
e dell'audacia temperata dal-
to : ed ora con attalire gl' ittetti nemici tra le la ragione , per eleguire quegli atti robulli ,

punte di mille lance , e di mille fpade, e tra con cui rigetta da fe i grandi mali affalen- ,

mille pericoli di morte per la falvezza dei do con vigore chi n’ è la cagione
fuoi cittadini , come accade tutto giorno ai 94. Concludiamo dunque che due fono ,

generofi guerrieri nelle' guerre giufìe . In que- gli offizj della fortezza. 11 primo render l’ani-
llo cafo la fortezza fi ferve dell’ tra ,
come mo intrepido nel ricevimento dei mali terri-
di fuo latellite, per effettuare le fue imprefe : bili : e ciò ella ottiene con frenare il timore,
perchè eflendo quefla una palfione ardente , e tener l'animo fermo, e immobile all’arri-
rende l’uomo nei pericoli generofo. Ma pe- vo di tali mali il fecondo rende l’animo vi-
:

rò fi ferve dell’ira non come padrona, ma gorofo nel rigettamento dei mali lèmmi ,
tome ferva regolandola , moderandola , e
,
con un inforgimemo potente contro chi n è-
moderando anche 1' audacia che elfi le ifpi- l' origine : e per ciò fare fi ferve delio fde-
ra acciocché non dia in eccedi
, ma fi con- ,
gno , e dell’ audacia ,
moderata però conforme-
tenga dentro i limiti della virtù . Cosi il pro- i dettami della ragione. Tutta quella è dot-
de Davidde armato di una fola fionda andò ad trina dell’ Angelico ,
quale voglio che vedia-
adattare il Gigante Golia , che arrecava tan- mo efpreffa in alcune nobili azioni riferite

to terrore ad Ifraele ; ed elfendo ancor gio- nelle fiere Carte


vanetto fi fcagliava contro i leoni, che infi- 9J. Intimoriti gli Ebrei per le relazioni
diavano alla fua greggia , e foffbcavagli con loro recate dagli efploiacozi della terra pro-
le fue robufle mani: ( t. Reg. 17. 34.) nè una metta , che colè erano popoli da efpugnare ,
tale audacia era punto fmoderata perchè ve- :
che vi era gente fomttìma, Cittè grandi , e
niva attilliti da una virtù fuperiore , che pro- ben munite , cominciarono a mormorare di
metteva efito felice alle fue imprefe Dio, e del loro condottiero Mos*. Giofuè ,
9J. Mè in quello particolare deve attender- e Caleb , per animare il popolo sbigottito
co-

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. . . . ,

TR ATT. III. A R T. 111. CA P. I.

cominciarono a dire.- ( Num.iq.q.) Ncque li- fua fortezza efercitata in difefa della Patria,
neati . pcpulum terra bujus : quia fica! panem delle Leggi ,
e della Religione
ita eoi poffumus decorare Recejftt ai eo ornile 97 I.afcio molti altri atti ammirabili di for-
prx/idium Dominai notijcum e/i notile timo-
. ,• tezza elpredi in quelle facre pagine, e folo
re temere , o irradici , gli abitatori di
. Non mi appiglio a quelli che praticarono i Mac-
codeflo paefe, a cui ci andiamo avvicinando: cabei con Antioco in odequio della loro Re-
perchè a modo che divorali il pane , pollia- ligione e della loro fanta fede: e acciocché
mo noi tutti sbranarli Iddio è con noi : già . facciano più bel rifatto fu gli occhi del pio

lì è allontanato da loro. Fatevi animo dun- Lettore , gli efporrò con le parole idede con
que , e non temete . Ecco il primo atto della cui S. Gregorio Nazianzeno induce quei ge-
fortezza , che efclude ogni timore , e rende nerolì campioni a parlare col Tiranno. Elea-
I' animo intrepido alla prefenza dei gravi zari difcipuli fumai cujus lu ,
foilitudineni
pericoli. Parlò un' altra volta Caleb al popo- perfpedam , ir exp.'oralam babei . Pater piior
lo e per incoraggirlo gli dille : ^4jeendamm ,
,
decretavi I ;
decertabmt pofica filii . -/ibfcefftl

(T po/ftdeamus terram , queniam poteiimui ob- facerdoi fequtniurvidima. Muttarum quidem


:

linere eam . ( Num tj. jt.) Andiamo avan- rerum lerrorem nobis injicere tentai ; verum ad
ti , o Ebrei , combattiamo generolì ,
impoffef- plura parati fumai. Quid autem nobis, virfuper-
lìamoci di quello pache fertile, e fecondo : be atque infoimi , minis iflis tuis facies ? Quos
perchè a noi non mancano forze per efpugnar- cruciatili inferri ? Nibit bis hominibus fortini

lo Ecco il lécondo arco della fortezza , che


. qui ad quidvis perfci endum prompto , & ala-
inlorge con audacia ad invadere gli avverfa- cri funi animo .'
( Orai. 3 1. de Macbab.) Non
rl; ma perù con audacia regolata dalla pru- ti perfuadere , o barbaro ,
dicevano quei for-
denza , che rnifura le forze coll imprefa tiEroi rivolti ad Antioco , di piegare i noflri
96. Efcc da Betulia la famofa Giuditta , animi Ti badi fapere che damo allievi di
.

ed altri non prende per compagni che una Eleazaro, la cui fortezza ha danzato la tua
timida ferva , che le fra di decoro al viag- crudeltà ; come tuo malgrado
hai pur troppo
gio, non già di difefa alla perfona . Entra fpcrimentato padre ha già combattuto ge-
. Il

con elfa nel campo nemico : s' imbatte nelle nerofamente contro la tua fierezza , e 1‘ ha
fentinelle : è arredata , e codretta a dar con- vinta con lo Cello coraggio combatteranno
:

to di fe, e a render ragione della fua venu- i fuoi figliuoli . 11 Sacerdote è morto glorio-
ta : eppure tra si gravi cimenti ella non ce- famente: moremo anche noi vittime e mola-
ibe . dada per le fquadre dei foldati : mira trici del fuo valore Non ti credere d’ atter- .

1'armi feroci , vede i volti minacciod dei fuoi rirci con moltitudine dei tormenti, perchè
la
nemici eppure non paventa , non trema ,
: damo apparecchiati a patire affai più di quel-
non impallidifce; e ad oggetti di tanto terro- lo che podi inventare la tua crudeltà . Uo-
re non ifmarrifee punto il colore, e la bel»- mo fupeibo, e altero, e che potrai mai otte-
lezza de! volto Grande intrepidezza fu que- . nere con cotede tue minacce da pedone di
lla : paflare una donna difarmata , ed imbelle sì forte tempra , che fono pronte ad ogni
tra si grandi pericoli col cuore fgombro di drazio, e ad ogni carnificina? E qui dopo
ogni timore! Penetra dnalmer.ee Giuditta nel aver quegli uomini forti modrata una intre-
Padiglione del fiero Oloferne : dringe il fer- pidezza di animo inefplicabile a vida dei fie-
ro: lo invede, lo ferifee , gli tronca il capo. ri tormenti , e della morte che gii.
fpietata
Grande adatto fu quedo , e grande audacia : già loro fi apparecchiava , fi voltarono ad af-

ma non però (moderata , perchè animata da falire i carnefici , non gii per rimuovere da
una viva fiducia in Dio, che la rendeva ficura fe mali sì orrendi , ( come pure modrammo
della vitti ria camam capitis. Jipprebendit poterfi fare coi* fortezza in altri cali) ma per
tjut , ir Demine Deus , in
ail : Confirma me , incitarli con raro efempio di robudezza a più
bac bora ir percuffit bis cerviccm ejus ( Ju -
: infierire , e per (ollecicarli alla elocuzione dei
Jitb.10.gr feq.) Dunque nulla mancò a queda loro crudeli difegni .
Quid cunBamini, carni-
{rande Eroina , .chep «elle rendere eroica la cci ? ( tono parole dei Spiaccicato Santo )
Quid

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. . .

38 DIRETTORIO ASCETICO
Quid mcras nclìiiìs ? Quii benignum , £*7* [uà- enim tanta vis, ut ait Orai or, qua non fer-
ve juffum expeUatiil Vii gladii f Uti vinco- ro debilitati, frangique poffit . Jft animum
la ì Fefiinatiomem requiro . Igisis major accen- vincere , iracundiam cobiiere , fortiffxmi ejì :
datar: aerhres befiia , magifque aduofa prò- qua nec fecit umquam, nec potai t . Hac
il/e
incantar cxquifitiora tormenta proda; antur :
:
qui facit, non modo ego eum cum fammi s vi-
finiomnia regia &
magnifica. Via fu, carne- ris comparo, fed fimillimum Deo judico ( Cic
Bei, non più dimora. Dove fono le catene? prò Marcel.) VcUem adjecijjet de libidine , lu-
Dove le fpade? Dove lemannaje? Beco le xuria , cupidilate , infclentia , utvirtutem ejus
mani, ecco il collo, ecco il feno: legate pu- impleret, quem fimi lem Deo judicabat . Non
re, ferite, trucidate. Le fiere fono troppo enim fortior judi, andai eft qui lemem ,
quam
miti le fiamme fon troppo lente
, Si cerchi- . qui viotentam in je inclufam feram fuperat
no beflie più crude per divorarci : fi accen- iracundiam ; aul qui rapacifftmas volucret de-
iina fiamme più Vive por confumarci . Siano jicit ,
quam qui cupiditates avidijfimas coer-
più Angolari , fiano pure fquifiti tutti i tor- cet aut qui amazonem bellatricem , quam qui
:

menti Cosi dilfero : e con quel fanto ardire,


. libidinem vincit,
pudori i , fama delella- &
con cui parlarono, diedero tra acerbillimi tricem ( Us.de Infl. c. 9.) L'imprefe di Hrco-
.

tormenti intrepidamente la vita. Un caracte- le, dice quello grave Autore, furono azioni
re di Tortezza più iliufire di quello , credo forti , ma però azioni di un mero uomo ,
die non poffa darli , anzi neppure idearli . Poiché uccider 1’ idre , foffocare leoni , de-
bellare le Ammazoni trafiggere gli uccelli
CAPO II. devaflatori
,
di Arcadia , e tuttociò che egli
fece di poderofo, furono opere proprie di un
Gradi di perfezione, a cui pui olire la
j, uomo mortale, e fragile , da non averfi in
vil tà della fortezza gran pregio : perche non vi b cofa , come di-
ce Cicerone, che non poffa domarfi con la
pi. /'"'Hi fi pone a confiderare un quadro* forza del ferro. Ma il vincere fe Beffo, il
Gì delineato dalla mano di
un eccelle»-
1

frenare I iracondia ( il che non fece mai Er-


te Pittore, prima con uno fguardo generale cole) folo b cofa propria di un uomo forti!-
rimira tutta l’ immagine e Ce ne compiace ,
••
fimo . Chi fa quello , io non foloio paragono
poi con fuo maggior piacere va contemplan- agli uomini più eccellenti , ma lo reputo linai-
dò la perfezione delle parti, la grazia del liffimo a Dio. Aggiunge Lattanzio che Ora- ,
1

volto, la politura del corpo, 1’ atteggiamen- toreRomano doveva a quell' uomo, che fo-
to delle membra, la difpofizione delle vedi- mava railomigtia rfi a Dio, aggiungere anco-
menta, la
naturalezza dei gefo , ed il ri- ra la vittoria della libidine, della luffuria ,

falco che fanno tra le ombre tutte le parti . della cupidigia , dell'oro, e
di altre fuesfre-
Cosi noi , avendo nel precedente capitolo ri- nate paflioni , perchè in realtà non fi* ha da
mirato con un’occhiata generale, e confufa giudicare più forte chi vince un leone, che
il ritratto della fortezza, voglio che ora con- rugge, che chi vince l'ira fiera indomita, che
fideriamo i gradi di perfezione , che l' adorna- Ha nell’ intimo dei noflri animi ; chi getta a
no , quali parti integrali di si bei corpo non : terra gli uccelli , che deva
(lana le campagne,
tanto per diletto, di contemplarla, quanto pel che chi abbatte gli appetiti, eh» maneggiano

(rutto di conferirla . i nofiri cuori ; chi debella un’Ammazone


J ). Primo grado di fortezza mortificare guerriera , che chi vince la libidine debella-
^
tane le lue paffioni , abbbatrere tutti i vi- trice della pudicizia , e dell’ onore .
lo fo™'
zj ,
difpergere i piaceri , ed efercitare con fer- ma vuole Lattanzio di concerto col grande
mezza e collanza tutte le virtù . Cosi dice
, Oratore di Roma , che fi» maggior fortezza
Lattanzio, che dopo aver rammemorato le vincere i via), e le inclinazioni fregolatedel
prodezze di Ercole, foggiunfè : Opera funt ifla proprio animo , che abbattere i leoni , le ti-
fcrtii viri , bominis lamen. llla enim, qua gri , i moli ri , le Ammazoni, ed i più forti
vici* , fraglia , ir mortaha furiant. Nulla combattenti , di cui tanto fi vantavano gli
Eroi

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. t

TR ATT. III. ART. III. CAP. II.

"Eroi dell' Amichiti . Il che combina con ciò queda continua annegazione de’ propri affetti,
che dice Io Spirito Santo : Melior eft patititi e in un tenore di vita afpra , penitente, ed
•viro forti : (? qui dominatur attimo [no expu- suderà molto più li modra radicato in quel-
;

gnatore urbium : ( Proverb. 16. }». ) che deve la fortezza, di cui ora parliamo,' non eflendo
riputarli più forte chi domina il fuo animo , podibile durare lungamente in una indefedà
reprimendone ogni movimento difordinato , mortificazione di corpo, e di fpirito lènza li ,

che chi è chiamato forte , folo perchè efpugna potente aiuto di queda robuda virtù . Ed in
intere Cirti. fatti Sant’ Atanafio nella Vita che feri de di

100. Nè vi Ila chi mi opponga ciò che ho S. Antonio Abate da queda fua codanza ar-
,

detto nel precedente Capitolo ,


che ’1
fupera- guiate quanto foffe grande la fua fortezza .
re le difficoltà che occorrono nell' efercizio Et bine cvlligite , quantm vir Dei Antonina
delle virtù, è fortezza ordinaria, non è quel- fnerìt , qui ab adolefcentia nfquc ad tam gran-
la (ingoiare che rifplende tra le virtù cardi- dem retatem idem findinm aere , promptnmqne
nali perche ciò che io dilli , deve intenderli
,
in afeetica fervavit , nec feneSfnli lantiorem
di qualche difficoltà , che occorra nella pratica
cibum defiderando fncenbnerit ; nec amiffiu cor-
or di quella, or di quella virtù, in cui non vi è porii viribai indumentum mutaverit Quindi .

molto di malagevole . Ma fe fi parli di vincere deducete , dice il Santo Dottore , che gran
tutti gli odacoli , che s'incontrano nell'edir- fervo di Dio folle Antonio che dalla fanciul- ,

pazione di tutti i vizj , nel dilìaccamento da lezza fino alla età decrepita mantenne Tempre
tutti i piaceri, nel confeguiroento di tutte lo deffo fervore , e 1 ideila prontezza nello '

le virtù ; quella è una cofa arduiffima , e fom- dudio della perfezione: nè cede alla vecchia-
roamente difficile, a cui pochi giungono: on- ia , con concederle un cibo più lauto ; nè per-
de vi li richiede una fortezza cardinale , e dute le forze condifcefe al luo languido cor-
,

malTìccia Lo afferma S. Gregorio . ( in Pf.


. po il iollievo di un vedimento più molle.
Pacnitcnt.Pfal.i.) Quid fortini , qnam omnei ìoz. Secondo grado di fortezza, efporre a
animi fui motui rationi fubjicere, omnia car- cimento la vita pel bene fpirituale o cor- ,

ni f dcjideria fpiiitui viriate franare, propriai


. porale del fuo pruffimo Dice Crido che non .
,

voluntatei abjiccrc ,
contempli s vifibilibm , ea vi è carità maggiore , che porre a sbaraglio
qne non videntur , amarci Qual cofa può im- la vita per li fuoi amici Majorem hac dile-
.

maginarfi più forte , che foggettare alla


ragio- lììonem nemo balet ,
ut animam fnam ponat
ne tutti i moti mal regolari dell'anima fre- ;
quii prò amicii fnit : (Joam.i j.t ) perchè il
nare con la forza dello fpirito tutti gli appe- dare la vita per altri è cofa arduiffima : e
titi della carne ; rompere tutte le proprie vo- conièguentemente , fe è fegno di grande amo-
lontà ; e difpregiare le cofe tutte vilibili , ed re , è anche atto di gran fortezza Efercita- .

apparenti amare foto le cofe fovrumane , e


; no queda carità , e queda fortezza quelli ,
celedi ?Lo deffo inlègna Sant'Ambrogio. (.de che fi danno a fervire gli appedati , efponen-
Pevera jnre ea fortitudo
officiti lib. r. c. jfi.) dofi a manifefio pericolo di contrarre il male
voialttr ,
quando unufquifque [e ipfum vinci ; • concagiofo , ed incontrare la morte quelli :

tram continct nullii illecebrii emollitnr , at-


; ancora , che vanno a portare ia lènta fède in
que inflelìilnr non adverfii peilurbatur ; non paefi rimoti , e barbari , come fece un San
extoilitnr fecundis , quafi vento qnodam va- & Francefco Saverio , e molti altri dopo lui ,
riarum rerum circnmfertur mutatione. In re- che per zelo di dilatare il Regno di Crid*
altà , dice il Santo , quella è la vera fortez- con la conquida di molte anime andarono
za , quando alcuno vince fe deflò reprime ; per Oceani barrafcoliffimi ad un nuovo mon-
lo fdegno; non li piega alle attrattive di al- do, attorniati Tempre in mare, e in terra da
cun diletto ,non li turba alle cofe avverfe ; mille pericoli di morte : In itineribui jeepe ,
non $’ innalza alle cofe profpere , nè li lafcia perteulit flnminum ,
pericuiii ex gentilni , pe-

trafportare dal vento incodante delle umane rienlii in civitate ,


pericuiii in /chiudine ,
pe-
vicende riculii in mari ,
pericuiii in [alpi fratribui ,

ror. Se poi perfeveri alcuno per Io fpazio come conièdà di lè I’ Apodolo ( a. ad Corint.
di molti anni fino all’ edrema vecchiezza in ai. i(.) Tutti quedi atti di particolare for-
tez-

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-,

4° DIRETORIO ASCETICO
rezza fono Angelico ; e general-
riferiti dall' membrorum divifio , ir totiui corporii contri-
mente è da ammeifo tra le azioni illuflri
Ini I/o , & tormenta Diaboli in me veniant : tan-
di quella virtù qualunque rifchio di morte a ,
tum ut Cbrifio fruar: ( S.Hieron. in lib. de Scri-
cui f uomo fi efponga per f altrui utilità . ptorib. Ecclefiafi. Fuoco , fiamme croci fie-
) , ,

Eortitudo proprie efi circa pericala morti i, qua re , fpezzamento di odi laceramento di mem- ,

eft in bello : jed circa pericula cujufcumque bra, flritolamento di tutto il corpo , e tutti
altarini mortii fortù bene fe babet : prxfcrtim i tormenti del Diavolo vengano pure fopra di
quia &cujufcumque mortii homo potefi peri- me; fot che giunga a godere i dolci ampledi
cuium fubire propter virtutcm : pula cum ali- dei mio Gesù.
quii non refugit amico infirmanti obfequi pro- 104. Nb mancano ai fecoli nodri più re-
pter timorem mortifera inferi ioni s ; me l cum centi efempj di limile fortezza in un Giovan-
non refugit itinerariad aliquod pium negotium ni Fifcerio Cardinale di fama Chiefa , che
profequendum , propter timorem naufraga , vel giunto luogo del fupplicio , a cui dall’ em-
al
latronum . ( i.i.q.t i^.art. j. ) E però ammette pio Errigo Vili. Re d’ Inghilterra era dato
anche tra gli atti di una fpeciale tortezza , condannato per la fua codanza in proferiate
cum aliquii Judex , vel etiam privata perfona la vera fede ; in vedere il volto truce del
non rcccdit a jufio judicio timore gtadii immi Carnefice , in mirare il lampo della fua fpa-
nentii , vcl cujufcumque periculi , etiam fi fit da , non fofpirò , non pianfe non s inorridì : ,

mortiferum: quando un Giudice, o altra per- ma pieno di celede allegrezza intonò ad alta
itura privata non fi lafcia indurre a corrom- voce Te Deum Inno di lode , e di giubilo ,

pere la giufiizia per pencolo, e timore della modrando che era giunto al temiine delle
morte già imminente. fue brame (Tbom.Bofmi deSignii Eccldib.i.cap.
io]. Terzo grado di fortezza, efporfi con ìi.dnn.Dcm.t s$q.) e in altri ancora, che po-
grande animo al martirio . Se è forte quello di tra le fiamme prefero colle proprie mani i

che non teme il pericolo della morte , più carboni ardenti , fe gli pofero in teda facen- ,

forte certamente farà chi non teme la morte doli gloria de' loro tormenti ; o che divinco-
ifiefià , quando e già prefente ; anzi le va in- landoli , fi fvelielfero Valle mani de’ carnefi-
contro con generofità maffime pel fine fu- , ci , e fi andadèio fpontaneamente a gettare
blimiflìmo di eflèr fedele a Crifio , e alia fua nel fuoco, impazienti di dare la vita per chi
fede. Ammirabile in quello fu la fortezza di 1

aveva data prima per loro . Sorgano ora
S. Ignazio martire, che condannato ad eiTere da’ loro avelli gli Scevoli ,
gli Orazi i Cur- ,

divorato dalle fiere nell’ Anfiteatro Romano zj, e quegli altri, che tanto fonoefaltati nel-
come fe folle chiamato al trionfo ,
Ulinam , le Storie Romane , come Eroi di fortezza , e
diceva , ,
qua mibi funt paratie ,
fruar befiiit vedano , fe allignò mai ne’ loro petti tanta
quai cr oro mibi veloce ejfe ad interitum ’i , pri mezza, tanto defiderio, e tanta impazien-
& ad fupplicia ; ir aitici ad comedendam za di morire per la gloria vana del mondo ,
me: ne ficut aliorum , non audeant corpus meum quanta ne ardeva nel cuore di quelli , e di
attingere .
Quod fi venire noluerint ,
ego vim mille altri Eroi di Santa Chiedi di morire per
faciam , ego me ingeram ut devorer . Quando la gloria vera di Dio.
farà che io giunga , non diceva già a patire , ioj. Quarto grado di fortezza tollerare ,

ma a gioire tramorfi i di quelle fiere ,


che con fermezza mali terribili ne' cali repentini:
•già mi fon preparate ? Bramo folo che non perche dice Aridotele, che quello propriamen-
vengano lente , ma veloci , ma furibonde ad te è uomo forte , che all' arrivo della mor-
uccidermi , e che corrano con avidità a di- te , e di altri mali tremendi ,
che refpettiva-
vorarmi Non fia mai che accada a me co-
.
,
mente accadono , fc imperterrito li homo for-
.

me ad altri Martiri , che fatte manfuete alla ili proprie dicitur ,


qui circa honeftam mor-
loro prelenza non ardivano toccare,
loro i tem , ir ea omnia ,
qua repente eveniunt . ir
corpi Che fe ciò mai mi accaderié , io flelfo
. ajferunt illam ,
imperterritus efi . ( in J .Ettie. )
mi prefenterò loro avanti , io le irriterò , le Poiché ne' cafi fubitanei conofce fe fi i for-
fdegnerò per edere trucidato dalle loro zan- mata nell’ animo quell' abito d' imperturbabi-
ne . Ignit , Crux , Befiite , confiradio ofifmm , lità , in cui confille la fortezza . La ragione
la

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. , ,s

TRATT. III. ART. III. CAP. II. 4*


la reca S. Tommafo : perchk I' abito opera a voce ,
erano di tormento ai loro fleflì tor-
modo delia natura : habitus agit in modus* mentatori .

natura : e però non potendo la pcrfona ne'cafi 107. Ma ciò che fi k, parrà più Arano,
improwifi riflettere , premeditare , prepararli che in quelle anime fortiflime talvolta crefce*
contro i mali che la forprendono , o opera va tanto il guflo di patire per Iddio, che o
imperfettamente per iflinto di natura o ope* ,
non fentivano più l’acerbità de' dolori, o fi-
ra virtuofamente per abito onde facendo : la fentivano, i dolori ideili fi cangiavano
atti di fortezza , dimoflra che ne ha aojui- loro in una foave dilettazione: come accade-
flato l'abito, e la virtù. va agli Apolidi , a cui le contumelie non

joé. Qsiinto grado di fortezza , ricevere partorivano trillezza , ma gaudio lbant gau- :

mali terribili con dilettazione. Quello k 1 e- '


dente s a confpedu concilii: quoniam digni ha-
roico della fortezza perchk l’ eroicità confi- :
liti funt prò nomine Jefu contameliam pati .

fle inoperare con diletto 1' arduo della vir- ÌA3. j.41.) Tra mille avvenimenti , che io
tù. Due dilettazioni difiingue l'Angelico, {qu- qui potrei addurre, uno ne fcelgo più ammi-
ii t. art. i.) una che riflede nel corpo ;
1’ altra rabile di ogni altro ,
perchk accaduto In un
che fi fperimenta nell' anima . Òr è. certo ,
giovanetto di frefca età : (Thom.Bofiu: de Signi
che tra i flagelli ,
le mannaie le fpade le , ,
lib.ii.cap.t.n.6.anno Dom.t iq6.) Un fanciullo
fornaci ,
le fiamme non vi può elfere gufto Spagnuolo chiamato Giovanni nativo di Me-
corporale ,
perché vi e dolore mortale ; ma dina del Campo , in età di dodici anni fu
però penando il corpo ,
vi può elfere diletto fatto fchiavo dagl’indiani del Malavare, e
Spirituale nell’ anima ,
che gode di patire in fu dato in dono al loro Re. Quello vedendo
offequio del lùo divin Signore. E di fatto vi la bella indde , e le dolci maniere , di cui
era In Eleazaro , che pollo tra tormenti dice- era dotato il giovanetto fe ne invaghì ; ma ,

va Duros corporìs fuflinto dolores ; [ecundum


: con un affetto perverfo peggiore di ogni odio
animam vero ,
propter timorem iuum libenler mortale: perche l’amore, che gli portava 1’
bere patior. i.Macbab.6. 50. ) Patifco crudeli
( iuduffe a tentare ogni arre , ed ogni Arata-
dolori nel corpo; ma gli patifco però volen- gemma per pervertirlo dalla fanta fede, e
tieri nell’ anima Vi era nel martire S. Vi- . per tirarlo agli errori dell'Alcorano. I primi
cenzo, di cni dice S. Agoflinot Tanta graffa- affiliti che gli diede, per efpugnare fuo il

iatur Ci additar in Martyris corpose , & tanta animo , furono le prom effe , fpecialmente di
tranquillità s profercbatur in voce, tantaque poe- dargli per ifpofa la fua figliuola, fanciulla di
narum afperitat favi fiat miro in membris ,
ut vago afpetto ; e per Svaghimelo glie la fece
modo putares , {'incendo patiente , alium io- comparire avanti tutta in gala , e tutta in
qtsentem nontorqneri ( Serm.t.MartyrVincent .) vezzi pompofamente vedendo, veflita. Ma
Sì grande dice che era 1 atrocità delle pene ’
che con quelle prime macchine non cadeva
che (daziavano le membra del Santo Marti- la forte rocca del fuo cuore , fi appigliò alle
re e sì grande la ferenità
, e l’allegrezza ,
minacce , intimandogli pene atrociflìroe fe ,

che moflrava parlando, che avrefli certamen- non fi arrendeva ai fuoi voleri E perchk il .

te creduto, che uno folfe quello Che pativa generalo fanciullo fi offerì a foffrir tutto
Sì crudi flrazj , e un altro da lui diverlo quel- pi ritrailo che elfere ribelle, ed infedele al
lo che ragionava con sì lieta fronte. Vi era fuo Dio , fi venne alla efecuzione . Comandò
in S. che camminando fopra un
Tiburzio ,
il Barbaro, che gli folfero affettate in minu-
pavimento carboni accefi , dice-
laflcicato di tiffimi pezzi tutte le dita, poi ambedue le
va, che fembravagli di camminare fopra mor- mani , poi le braccia , poi i piedi : e così fe-
bidi fiori. Vi era in mille, e mille altri, che cegli tagliare tutte le membra a brano a bra-
annovera la Santa Chiefa nel Catalogo de'fuoi no , con martirio tanto più fpietato , e più
Eroi , che in mezzo a fpietatiflìmi tormenti crudo, quanto più lento. E perchk i carnefi-
lodavano Iddio, lo benedicevano, e coll’ ila- ci nell’ atto di efeguire gli ordini crudeli gli
,

rità che palefavano in volto, e con la fupe- dicevano di tanto in tanto , che avelfe pietà

riorit'a dell animo , che indicavano con la di fe Ceffo che rinunziaffe a quel CriAo ,
;

Dir, yA/c, Tom, JJ. F che

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. . ,,

4» DIRETTORIO ASCETICO
che era la cagione di quelle fue carnificine; Diminuì firmamentum meum , pj refugium
egli rifpondeva con fronte ilare, con voce meum, C7 liberator meni: [P. 17.1.) Ti ame-
Ubera , che mai non aveva provato tanta al- rò , mio Dio perchè tu lei la mia fortezza
,

legrezza nel tuo cuore , n'e mai una piena di la mia fermezza , il mio rifugio
, il mio li-
tanta loavita nello fpirito, quantochè allora: beratore. Domina: fortitndo plebii fax: ( Pf.
che moitiplicafi'ero pure i tormenti ,
perchè 17.8.) Signore è la fortezza del fuo popo-
Il

avrebbero accrefciute le fue confolazioni . lo: Fortitudinem meamad te cufiodiam: quia


Casi il forte giovanetto, non fo fé debba dir- Deui fufeeptor meni et, (Pf. jg.io.) Tu cuffo-
li , tra fpafimi inefplicabili , oppure tra godi- difei la mia fortezza, Signore, perchè tu fei
menti ineffabili , refe la bell' anima al Re- il mio foffenitore Quindi deduce egregia-
dentore . mente S.. Agoffino , che in tempo di grandi
mali Dio hanno da edere indirizzate le
CAPO I1L
, a
noflre preghiere
la fortezza
: perchè da lui ha da venire
in lui abbiamo a trovar requie
,

MfZzi per acquifiare la virtù della ne’ travagli, in lui adiutorio nelle afflizioni .

Fortezza - Fortitndo tua Deui fit ; firmila: tua Deus fit :

exoratiS tua ipfe fit ;


laus tua ipfe fit ;
in quo
108. Ti Rimo mezzo, chiederla a Dio. E' requiefeat , ipfe fit adjutcrium ; cum latorai ,
SSche quello è mezzo univer-
vero , ipfe fit. (inPf.it.)
fale : virtù ha da effere dono
perche ogni 109. Secondo mezzo: prevedere le cole
del Donator di ogni bene Omne datum opti- : afpre, ed ardue , ed abbracciarle in lontanan-
mum, &
omne donum perfeBum de furfum za : cosi fi perde a poco a poco il timore
eft dejcendens a Patre luminum , (Jacobil.
, onde poi fopraggiungendo improwife , fi af-
17.) Ma è vero ancora , che è mezzo molto frontano con intrepidezza. Dice l'Angelico,
1
particolare per l acquiflo della fortezza : si per- che la lunga , e frequente premeditazione de
chè quella c un albero fecondo di molte frut- mali a tutti è utile per riceverli con fermez-
ta fpirituali , che non può nafeere dalla fra- za di animo , ma fpecialmenge a quelli , che
gile creta della no!ìra debole natura, fe non ancora non hanno acquiflato l'abito della for-
ve con le fue mani il celefle Agri-
lo pianta tezza. Foteft autem aliquii, etiam qui balitu
coltore: perchè Iddio Hello fpeffo ce l’in-
si fortitudini1 caret , ex diuturna premediaticne
culca nelle lacre carte: Invocarne in die tri- animum fuum cantra pcrieula preparare qua ,

bulationis: eruam te , Ù" bonorificabii me. (Pf etiam preparatione foriti utitur , cum tempui
49.1 J.) Ricorri a me , dice Iddio per bocca adefi . (x.i.quefi.ii).art.q.) S. Ambrogio di-
del Profeta Reale , in tempo delle tribolazio- vinamente efpone , e con evidenza dimoflra
ni , e de' grandi mali: io ti darò fortezza per I' utilità di quello mezzo . Fortii ergo eft vi-
efeirne fuori , e ne rimarrò glorificato In ri non dijfimulare cum aliquid immineat ;
,

Deo fperavi, non timi Lo quid fadat mibi ca- [ed pretendere , Ór tamquam explorare de
ro (PJ.SS- J.) Collo fperare nel mio Dio fgom- Jpecula quadam mentii , Pj deviare eogitatio-
brerò dal mio cuore il timore di qualunque ne provida rctui futurii ; ne forte dicat pcftea :
male che mi polla provenire dagli uomini
, Ideo in ifta incidi, quia non ariitrabar pefie
Dominai proteBor vite mere a quo trepida- : evenire . Denique nifi explorentur adverja ,
to ? (PJ.16.1.) Siate voi, Signore, il mio pro- cito occupant. Ut in bello improvifo koflit vix
tettore , che io non temo , che io non pa- Juftinetur , &
fi imparata inventai facile
op-
vento di che Ila. Si confi/} ant adverfum me primit J ita animum mata inexpiorata plus
caflra non tinteti t cor meum: exurgat ad- frangunt ( lib.taieOff.c.1 % .) E' proprio
di un
, fi
verfum me prelium , in hoc ego /pesalo ( Idem uomo forte, dice il Santo, non diflìmulare 1
3.4.) Se inforgeranno contro di me eferciti mali gravi quando fono imminenti , ma pre-
interi, e mi muoveranno afpta guerra , affi- vederli , e con la fua mente , quali da un'al-
dato in voi il mio cuore non temerà i loro ta fpecula , mirarli da lungi , prima che fo-
albica: Diligam te , Domine fortitndo mea ; ,
pr aggiungano, e con una provvida cognizio-
ne

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. ,, . . ,.

TRATT. III. ART. 111. CAP. Ili,

ne andare loro incontro, acciocché poi non quella mortificazione crefce fempre la perfe-

abbia a dire fono ridotto a quello flato


: zione delta fortezza Perciò fono fofpette le .

perchè non credeva che mi poterti accadere brame di alcune perfone immortificate , che

tanto male. In fomma fe non fi premedicano defiderano gran patimenti e. g. ioccombere :

le awerfità, improvvifamente ci forprendo- al martirio; ricevere villanie, contumelie,


no e in un Albico ci opprimono . E liccome
,
tertimonì falli , derilioni , ed oltraggi : perchè
non fi relitte al Nemico, che vie-
in guerra quello che è debole in foflenere mali piccio-
ne improwifo, e non trovandoci apparec- li , non può elfer forte in affrontarli con ma-
chiati alla battaglia , fe facile rimanere op- li grandi , e terribili
preflo dalle fue armi repentine : cosi un'ani- uà. Quarto mezzo: meditare fpsflb la
mo, che non fiaapparecchiato con la previ- fortezza ,
con cui Gesù Criflo andò incontro
fione de' mali ,
rimane più fàcilmente da erti alle pene, ai tormenti, alla morte. Sentendo

abbattuto il Redentore , che già


avvicinava la fqua- li

110. La ragione fi fe: perchè il timore, dra de' lòldati fotto la condotta del Difcepolo
contro cui ci arma la virtù della fortezza , traditore non fuggi già per non elfere rag-
,

fe una partione dell’apperiro fenfitivo, che giunto ; nè fi nafeofè per non elfere trovato
dipende dalla fa titilla ,
in quanto che quella da uomini , che lo cercavano a morte : ma
gli rapprefenta alcuna cofa come pregi udi- rivolto ai tre Apolidi , che aveva feco, Sur-
ciale ,
nociva , e fconvenevole alla propria gite , eoinut , dice loro , ecce qui me tradet ,
natura fi rifente con quel moro
: onde quello prope efì: ( Marci 14.4S.) Sorgete, o miei Di-
vile . Ma
perfona preveda i mali , che
fe la letti : il traditore è vicino andiamo incon- :

gli portono accadere, e con li motivi fopran- tro ai ltagelli , alle fpine , alla Croce , alla
narurali fe gli rapprelenti utili , proficui , e morte . E appunto , dice San Pietro , volte
convenienti almeno alla natura ragionevole ; egli accettare con tanta prontezza, e foffrire
forma di erti una idea totalmente contraria , con tanta intrepidezza i dolori acerbiflimi
per cui T appetito non fi muove più a timo- delta fua Partione, per lafifiare a noi un gran-
re ma può anche muoverfi a diletto , ed a
,
de efempio di fortezza ,
che ci forte di ili-
compiacimento di elfi, come accadeva a que- molo , e d’incitamento ad imitarlo : Cbriftus
gli uomini fortilfimi che ho di fopra ram- , pagai eji prò ncbit volli reltnquem exempi um,
,

memorati Onde veda il Lettore . quanto , ut fequamini veftigi* ejnt. ( t. tetri ». ai. )
convenga premeditare tutte le cofe difficili Quella fortezza del Redentore in foffrire pe-
td ardue che ci portono fuccedere
,
maflìme , ne si acerbe fu quella che refe forti tanti
quando trattiamo con Dio nella orazione,' e giovani di compielfione delicati, tante donne
con gl' infognamene! fanti, che ci propone la di fello fragile , tanti fanciulli di anni tene-
fede , ci pervadiamo ertèrci iomraamente gio- ri , tanti vecchi di età cadente; e gli, tenne
vevoli , e vantaggiofe allo fpirico ,
acciocché intrepidi tra le fpade, trai ltagelli, tra le
venendo poi , non ci arterrifeano ; ma le ri- ladre infocate , tra gli uncini di ferro , tra
ceviamo con imperturbabilità , e con co- le ruote, tta le mannaie, e tra mille afprif-
raggio . fime carnificine : anzi quella fu , che talvol-
ur. Terzo mezzo: avvezzarli ad abbrac- ta gli fece gioire, efultare , tripudiare in
ciare fenza timore i mali piccoli ,che accado- mezzo ai più barbari , e più fpietati martiri
no alla giornata : perchè cosi l' animo va ac- Con Gesù Crifto appartìomto avanti gli occhj.
quetando quella fermezza ,che fe neceflària nulla temerono quelle anime fotti le minac-
avere nei mali terribili: Ei, dice San Cle- ce de’ Tiranni , il volto feroce de* carnefici
mente Aleflandrino , (Stram. 7.) qui e/l copti- e afpetto orribile di pene atroci
l'

tiene pnrditui , una cum cognitione augetur ilj. Riferifce Girolamo Qforio (de retiti
ferfeSio fortitudinis ex vitte txercitatione , Emmanuelii Regii Lufitan.HB.to.) che Gundif-
q«< cf) femper meditata vincere mutui ani- falvo Vafcio uomo di animo grande , di na-
mi Alla perfona ragionevole, dice il Santo, zione Mauro, e di religione Maomettano,
che Ita Tempre fulle patate di vincere moti i conofciuta la falfità della fua fetta , abbrac-
timidi , e vili dell’ animo , colf efereizio di ciò la vera fede di Gesù Critto. Poi in un
Fa fuo

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t ,,
, 1 ,,

44 DIRETTORIO ASCETICO
filo viaggio di mare , non fo fe debba dire dagli Angeli, che gli vennero incontro a rice-
per fua difgrazia ,
o per fua gran fortuna verlo nel lùo gloriofo trionfo alla patria bea-
cadde (chiavo in mano de'Maomettani Que- .
ta , l’ uomo forte : Attonite portai
, Primi•
lli fuor di modo fdegnati contro di lui per pei , veflrai , <? elevamini portee eternala
aver rinunziato all' empia fuperflizione di & introibit R.ex gloriie Quii eft ifte B.ex glo-
.

Maometto, rilbiverooo di vendicare coi tor- rile ? Dominai fortii &


potem ; Dominai po-
,

menti più crudi , che loro aveffe faputo fùg- . tem in prxlio . (Pfial. zj.7.) E
fa anche forti
gerire la fierezza de' proprj cuori ,
1’ ingiuria tutti quei fuoi feguaci fedeli
che tengono ,

fatta al loro fallo Profeta . Due volte lo prefente la grande intrepidezza ,


con cui egli
martirizzarono : una volta nel fuo figliuolo foflenne le pene della fua amarirtima Paf-
l’altra volta nella fua propria perfona. GII fione.
condulfero avanti l' innocente pargoletto ed ,
1 « j. Quinto mezzo , un ardente amor#
alla fua prefenza lo lacerarono in mille gui- verfo Iddio .
Qriedo era quello , che tendeva
fe . Egli perù , che con la memoria de pati- forte , e robulfo ne’ patimenti I' Apodolo :

menti di Crirto aveva già dato al fuo cuore quedo non né le tabula-
gli faceva temere
una tempra di acciaio, non foto non fi com- zioni nè l’angudie, nè la fame, nè la nu-
,

stoffe a quella villa per verità troppo acerba dità, ne le perfecuzioni , né i pericoli della
agli occhj <f> un Padre ; ma colf ideila me- vita nè le l’pade de carnefici ; quefio faceva-
,

moria del Redentore animò il figliuolo a (of- gli fuperare tuttociò che può accadere di ter-
frir tutto intrepidamente per amor fuo Do- . ribile uomo mortale, come egli fe ne pro-
ad
po aver tolta la vita al figliuolo, pacarono bocca . Quii mi feparabit a
tefia di propria
ìd edinguere quell'avanzo di vita , eh’ era ? tribulatio è un angufìia ?
Caritate Cbrifii art
rimado al Padre. Lo- legarono ad una trave, fame an nuJitai ? an periculum ? an perfie-
1 ì

e lo flagellarono si fpietatamente , che fecero colio ? an gladhn } ... . Sed in hit cmnibui
di tutto il fuo corpo una piaga poi per due : fuperamui propter eum , qui dilexit noi. (Ad
giorni continui 1’ andarono (cantando a poco Row.8,5 p.}7.) Perciò dice opportunamente S.
a poco, acciocché marirte lentamente, o per Agodino, che nirii eft tam duroni atque fei••
dir meglio, acciocché patirti le pene di mol- reum quod, non anioni igne •vincolar : quo con
te morti, prima di morire. Egli intanto, fe anima rapii in Deum , fuper omnem cami-
come dice lo Storico, altro non faceva che ficinam libera , admiranda volabit penati &
invocare il dolce nome di Gesù , e protefiar- pulcherrimii ir integerrimi! , quitti 1 ad Dei
,

C che non poteva accadergli cofa più gloriola, complexum amor cajìui inaititur Nifi vera :

che morire tra grandi pene per amore di chi amatore 1 auri , amatore s lauda amatore fe - . s
avevate fopportate si gravi per lui fopra la minarum amaioribus faii Deus finat effe fortie-
Croce v Ncque enim fi ti carini in bae vita re! ; cum i!le non amor, fed congruentiui cu-
muniti concedi potuiffe , dicebat , quam prò il- pidità. vel libido tuamnetur
, ( lib. de morii* .

lini nomine qui tantoi in Crucr prò generii Ecclef.t.ii.) Dice, che non v’è cofa tanto
immani fahtte crociatili pertaìififiei , viiam in- dura , tanto afpra , e tanto ferrea , che non
figni cruciata profumiere Intanto non poten- . fi vinca col fuoco di amore Poiché l’anima .

do quei Barbari fentirepiù ripetere quel Tan- portata fu le ali purirtìme del divino amore
to Nome , alle loro orecchie cotanto odiofo libera dal dolore di ogni carni ficina ,
in mo-
né più feneire rammemorare quella Croce, e do mirabile firn vola a Dio , ed ai fuoi foavi

quelle pene a loro ignote ,


gli fvelfero la lin- amplerti Bifogna confortare che accada cosi
.

gua dalle fauci-. Allora quello codretto a ta- fe pure non vogliamo dire , che Iddio per-
cere con le parole, dava > conofcere con gli metta che gli amatoti dell’oro, gli amatori
atteggiamenti del volto , e coi moti degli oc- della gloria, gli amatori delle donne fiano
chj , che teneva imprertb nella mente, e nel più forti in patire, che i fuoi cari amanti ;
cuore ciò, che non poteva proferir con la quando per altro l’ affetto di quelli propria-
lin gua Cosi con la Palfione
.
di Còllo avanti mente non è un vero amore ma una vita ,

gli occhi fpirò l'anima avventurata. palfione Dice quarto il Canto Dottore , per-
.

Mf lo {oroma Gesù Crido fu chiamato chè vediamo tutto giorno a quanti patimenti
fi.

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. , .

T RAT T. III. ART. III. CAP. IV. 45


fi foggettlno
bellezza ,
gli flolti amanti per una vana
a quanti pericoli di morte vadano
Soldati fpinti dall'aura di una glo-
CAPO IV.
incontro i

ria vana ;
a quanti gravitimi pericoli e di Avvertimenti pràtici al Direttore [opra il

terra, e di mare fi efpoogano i Mercanti pre[ente Articolo.


per la cupidigia dell'oro. Or fe l’amore de’
beni frali , e caduchi , che in foftanza è una ri*. Vvertimento primo . Avverta di
debole patitone ,
genera tanta fortezza nel YjL non isbagliare il Direttore in pren-
cuor de’ mortali;
quanto più ve la recherà der per oro preziofo un’ alchimia vile ,
vo-
l’amor di Dio , che è vero amore, che è pu- glio dire in credere ,
che ogni intrepidezza
ro amore , che è amore di un oggetto infini- in fofienere mali grandi fia virtù di fortez-
tamente meritevole ,e per confeguenza Toma- za : perchè dice S. Gregorio, che vi è una

mente robuflo a fortificare il nofiro cuore fortezza , che è vizio , ed un’ altra fortezza ,
contro qualunque male , benché terribile ? che è virtù: quella propria de’ giudi ,
quella
ir 6 Ed in fatti parlando il Pontefice S.
. de’ reprobi Alia jufìorum , alia efi fortitudo
.

Leone del gran Martire San Lorenzo , al reprotornm Jufiorum qnippe fortitudo efl car-
.

grande amore che gli ardeva nel cuore ver- nem vincere, propriit voluptatibus contraire;
fo Dio attribuifce quella ammirabile fortez- deieéiationem vita prafentii extinguere ; hujuc
za, con cui pollo fopra una graticola roven- mandi afpera , prò aternii pr amici amare ;

te , quali giacefié fopra un letto di rofe ,


di- profferitati! blandimenti contemnere ; adverfi-
leggiava i carnefici , infultava il Tiranno tatii metum in corde [aperare. Keproborum
e in vece di atterrire i circolanti con l’atro- vero fot tiiudo efi , tranfitoria fine ceffatione
cit'a delle fue pene , gli animava con la fila diligere ; contri flagella conditorii infenfibili-
collanza al martirio .
Quam gloriofa polle- ter perdurare ;
ab amore rerum temporaiium
rà dignità!.-, etiam perfecutores ejut fentire nec adverfitate quiefeert ; ad inanem gloriai»
potucrant ,
cum animi forti-
admirabilii illa etiam cum vita detrimento pervenire; mali-
tudo de Cbrifti principaìiter amore concreta , tia augmenta acqui rere ; honorum vilam non
non [cium ipfts non cederei, [ed etiam alioi [0 lum verbii
, ac mori bui , Jed etiam gladiir
exemph [noe tolerantia ristorar et ( [erm.de S. impugnare; In Jemetipfii [pem pone/ e ; iniqui-
Laur enfio. ) totem quotìdie fine ulto defiderii defeda per-
ri 7. Se poi brama Tape re il Lettore, per- petrare ( Mor-lib.q.c.S .) Dice il Santo, eh*
chè la carità fervida porti all' anima aman- la fortezza de’giufii fi è domar la propria
te tanta fortezza m
patire, eccola in poche carne : contraddire alle proprie voluttà ; ri-
parole: perchè il timore de’ mali nafee dall’ nunziare ai diletti delta vita prefente; ama-
amore di fe Hello : perchè amiamo molto re le colè afore di qneflo mondo pel defi-
noi flefir, perciò temiamo grandemente tut- derio de’ premj eterni ; diforegiare le attrat-
tuciò che ci nuoce. Se però mai accada, che tive deile mondane profperità; fuperare il
r amore verfo Dio divenuto fervente pre- timore delle avvertirà , qualora venga ad af-
domini l' amor proprio , e l’ abbatta rimana ,
falire i noflri cuori . Ma la fortezza de’ re-
ancora abbattuto il timore de' mali e la ;
probi fi è , amare inceffantemente i beni va-
perfona diviene fubito forte in foffrire qual- ni , e mnfitorj di quella vita indurarli , e
;

fi voglia ccrfa benché afora, e malagevole.


, divenire infonfibile contro i colpi del divino
Ami dunque molto chi vuol poffedere la vir- flagello; non di (laccarti dall’amore delle col*
tù della fortezza . temporali , neppure quando vengono amareg-
giate dalle avvertiti, e da’ difaflri ;
afpirare
alla gloria vana anche con detrimento della
fanità , impugnare ia vita one-
e della vita
;

fla de' buoni, non foto con parole maligne,

e con la pervertirà de propri collumi, ma


talvolta ancora coi ferro ; mettere rutta la
loro fperana» in fe fleffi ; operare tutto gion-
no

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, ,,

46 DIRETTORIO ASCETICO
no fcelleratezze con una abbominevole infa- miferamente la fua vita ; s’ indufirii che oc*
ziabilità. cupi quella fordida paffione in accumulare
119. In Commi dice bene il Santo Dotto- per (ollievo de' poveri, e per accrefcimento
re che anche le perfone mondane fi fogget-
,
del divin culto ; e in breve diverrà un uo-
tano a cofe grandemente difficili , e malage- mo di (Iraordinaria pietà Cosi fe quello .

voli ; ma perché tali cofe o non fono in fe che con pertinace Audio fi lambicca il cer-
Aelfe buone ,
o non fono intraprefe per fine vello fu i libri per li fuoi .avanzamenti tem-

onefio, la loro fortezza è perverrà, e gli porali ,


impiegherà fatiche si enormi all'utile
conduce alla perdizione. Il Direttore dunque de'proflimi ,
ed ai vantaggi di Santa Chiefa
oifervi il fine , che ha il fuo penitente in fantifirherà quella fua letteraria pazienza ,
(offrire cofe alpre : quindi dedurrà qual fìa la Cosi , fe quello che confuma la fua vita in
fua fortezza , fe buona ,
o rea . Se egli fen- lunghe, e penofe Aazioni nelle anticamere
za punto atterrirfi abbraccia cofe molto pe- per ottenere il favore de’ Grandi, Amili fia-
nofe, ed ardue, o per amor di Dio, o per rioni farà nelle Chiefe per ottenere il la-
motivo della virtù, o pel defiderio della vor deU'Altiflìmo, ramificherà la fua collan-
gloria beata, la fua fortezza c virtuofa, è za. In quefio modo la fortezza, che è vizio,
(anta. Ma fe egli a tali cofe dure fi forco- prende luAto di virtù, prende valore di me-
pone per fini terreni , e per impulfo di qual- rito , e di abbominevole che ella era , divien
che feorretta paflìone , la (ua fortezza t vi- gradita agli occhj di Dio.
Ztofa. Iti. Avvertimento fecondo Dicemmo , .

tao. In tali cali procuri il Direttore, che che f audacia in affitlire chi è cauta di gran-
quefie perfone ,
le quali occupano in macerie di mali per ripulfarli , appartiene alla virtù
vili la loro naturale fortezza, la rivolgano della fortezza ; ma però in quanto è da lui
ad oggetti foprannaturali , e divini. Se gli moderata: perché non effondo 1 ardire rego- ’

fortifea , afpirando alle fue indultrie la divi- lato dalla fortezza , diviene una vera temeri-
tà grazia, di ottener ciò, prefio gli cangie- tà Forti ludo
: dice l’Angelico (i.a.q. 141.arr.3-)
rà di cattivi che fono, in uomini fanti. Ve- mod tratur nudiciam, qua aggr editar t erriti -
de v. g. che alcuno è fermo, e cofiante in Ha fub fpe alicujui toni. Si narra ne'Macca-
patir molto per la gloria mondana , e che bei , che Giofeffo , ed Azaria , in fornire le
per elfa efpone a cimento anche la propria gloriole vittorie ,
che Giuda , Gionata , e Si-
vita ,
procuri , che rivolga alla gloria di Dio meone avevano riportate nelle loro batta-
quefia fua forte paffione , e prefio lo (irà ghe , bramofi di pari gloria andarono ad af-
uomo di gran virtù. Cosi Sant’ Ignazio di frontare l’inimico ; ma ne furono tofio ri-
Lojola avido della gloria militare , efponeva fpinti con grande firage de’ loro foldati : per-
a mille rifchj la propria vita per ottenere il eh: , come dice il (acro tefio , credendo di
vanto di prode guerriero. Ma dopo che in- operate con fortezza con aflàlire arditaroen-
dirizzò a Dio quefia fua generofa paffione, te i nemici , non feppero moderare la loro
che non fece di forte , che non operò di audacia conforme i configli di Giuda , e de’
grande per la maggior gloria di Dio ? Se ve- loro fratelli : Faci a efl plaga magna in popu-
de che alcuno è dominato dall’amore delle lo : quia non audierunt Judam , & frairta
donne e per eflè non teme di foffrir gran
, tjui ,
cxijìimantcs fortitcr fe faBurot ed ag- .-

ipfi auiem non troni de femine


travagli menare una vita infelice
, di prò- giugne : yiro-
;

curi die occupi in Dio quefio fuo robufia rum , per


illorumquei fatui fafia eft inlfratl:
affètto, e l’avrà un uomo di gran bontà. ( 1. a. Machab. y. di.
da. ) che non erano della
Cosi Raimondo Lullo , che fembrava divenu- fchiatta di quegli uomini forti , per cui fu
to pazzo per l’amoc delle femmine, divenne falvato il popolo d’ Ifraelio : poiché la loro
poi faggiamente pazzo per l’ amore di Dio , fortezza era inconfiderata ed imperfetta , né ,

e operò cofe inaudite in forvigio del fuo a- fapeva regolare 1' ardire militare conforme le
maio Signore Se vede che alcuno è dedito
.
foggi della prudenza . Lo fiefio dicefi in quel-

a radunare la roba , e danari , e per un vi- le l'acre pagine de’ Sacerdoti , che volendo
le guadagno confuma tra mille patimenti farla da uomini foni , efeirono con arditez-
za

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.

TRATT. III. ART. IV. CAP. I.

za in battaglia ma fenza configlio onde fu-


,
: rettore di aflòdarle in quella virtù per li mez-
rono da' nemici trucidati In illa die cecide- . zi , che ho propolli nel precedente capitolo ,

rnnt Sacerdote i in bello ,


dum -volani fortiter e fpecialmente dopo averle fondate fufficien-
falere , dum fine confilio exeunt in praeiium . temente in un ianto timore , le ponga nella
{eod.cap.s.6-J.) via dell' amore , e della confidenza in Dio :

uà. Troverh il Direttore perlone intra- perché febbene fello é molto poflèdu-
il loro
prendenti ,
che' a guifa di quelle , di cui ab- to dal timore , ;
come ora diceva
é anche
biamo ora ragionato timbrano dotate di , grandemente predominato dall’amore: ficché
gran fortezza , perché aspirano ad ardue im- radicandoli quello ne’ loro cuori , modera
prese ma non fecondo le leggi della mode-
,
quell’ altro affetto vile, e pufillanime, e le
razione e della prudenza
,
Troverà donne , . rende divino fervizio Offervi , che
forti nel .

le quali fapendo che alcune Sante hanno quelle donne


che Iddio ha elette per opere
,

eretti Monafierj , e hanno loro impolle leggi grandi , e difficoltofe , come una Caterina
rigide ed auRere , viene anche ad effe vo-
, da Siena , una Terefa di Gesù , ed altre fimi-
glia di far lo fleffo Troverà uomini , che . li Eroine , Iddio le ha prima infiammate di
leggendo nelle (lorie 1 opere eroiche di quei '
uno flraordinario amore , per mezzo di una
gran fervi di Dio , che fi fono portati in paefi moltitudine di favori eccelli ,
che ha loro
barbari a promulgare la Santa Fede , e che compartiti : e in quello modo le ha refe abi-
alcuni di efli anche ve la difliminarono col li a grand' imprefe. Ufi dunque anch'egli una
proprio fangue , vorrebbono far lo lleffo op- : limile condotta con con-
effe per fortificarle
pure leggendo la vita folitari^ , die hanno tra la timidezza, lo fgomento e la pulilla- ,

menato Anacoreti nelle foreile , e dentro


gli nimita ; onde non li fermino in mezzo al
le fpelonche , cibandofi di radiche amare , s’ cammino della perfezione , ma vi facciano
invogliano di una fimil vita . Ma non hanno fempre maggiori progredì
" ne talenti , né fpirito per intraprendere ope-
re si grandi e quando ancora lo aveffero ,
: ARTICOLO IV.
non hanno modo di efeguirle . Dica a quelli
il Direttore , che non funt de )emine -virorum Della quarta virtù cardinale, che é
illorum ; che efli non fono del taglio di que- la Temperanza.
gli uomini fanti ; che impieghino quella tal
qual fortezza ch'iddio ha loro data, per vin- CAPO PRIMO.
cere fe ftefli , per mortificare le loro paflio-
ni , per fuperare le tentazioni del Nemi- Si dijfinifce la Temperanza in quanto è ,

co infernale , e per ifpianare gli oflacoli , una delle virtù cardinali.


che incontrano alla perfezione nello flato »
in cui Iddio gli ha polli; e che operando tut- 1 14- ATEI modo che parlammo della For-
to quello , non faran poco fenza meditare , tezza , ragiona l’Angelico della
imprefe fuperiori alle loro forze. Temperanza: e ficcome di quella dicemmo ,
jzj. Avvertimento terzo. Avverta il Di- che può prenderfi in fenlb largo , ed anche
rettore, che della virtù della fortezza hanno in lignificatoriflretto , e rigorofo cosi il
— bifogno fpecialilfimo le donne : perché fon ti- Santo lo fleffo dice anche di quella virtù .
;

mide ,
fon fragili , fon pulillanimi di Ior na- Per nome di Temperanza può intenderli una
tura , e fe non fono ben
zflìflite da quella certa moderazione, che la ragione preferive
robufla virtù li arenano nel cammi-
, preflo alle paflioni e a tutte le umane operazioni :
,

no delia perfezione . Troverà egli


crifliana e in quello fenfo é una virtù generate , che
molte donne che intraprendono con fervore
, limefcola nell’ efercizio di tutee le virtù :
la vita divota , e fpirituale ; ma poche tro- poiché fenza quello ragionevole moderamen-
verà , che vi facciano qualche notabile prò to niuna virtù può fuflillere . E di una tal
gretto. Balla una perfecuzione , anzi un ri- temperanza prefa sì ampiamente parla S. Ago
fpetto umano , acciocché fi perdano di ani- flino , laddove dice , che ad temperantiam per•
mo, e fi raffreddino. Procuri pertanto il Di- tinent ,
Dee fe intrgrxm , incorruptumque fez-
vare :

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. . . . .

48 DIRETTORIO ASCETICO
•vaie : che appartiene all* temperami cuflo- delle cofe veneree ,
perche fono piu conna-
dirii illibato avanti a Dio Qui il Santo , co- turali all' uomo ,
gli uni pel mantenimen-
-

me ognuun vede , unifce nella temperanza to dell individuo ,


gli altri per la conferva-
tutte le virtù : giacche tutte lon neceffarie zione dalla fpecie . Meno veementi fono le
per ottenere una tale illibatezza . Può anche dilettazioni ,
che nafeono dagli altri fenfi ,
quello nome di temperanza lignificare una dal vedere , dall' udire , dall’ odorare per- :

particolare moderazione in quelle cofe , che ché quelle alla confervizione del foggetto, e
più allettano 1'
appetito leniitivo , e che han- della fua fpecie fono meno neceffarie. Quin-
no più forza di travolgere la ragione con le di liegue , che alla temperanza , inquanto è
loro fenfibili attrattive, e rimuoverli dal ret- virtù cardinale deve appartenere in primo
,

to fendere. E in quello lènto è virtù fpecia- luogo il moderare i diletti fenfibili più ga-
le, che entra tra le virtù cardinali , e vi go- gliardi della concupifcenza: e in fecondo luo-
de il quarto luogo . E appunto della terope- go il temperare i meno gagliardi Ma fi av- .

iznza intefa in quello lignificato parliamo nel verta però , che 'tra < piaceri fenfibili quelli
prefente Articolo. Atornea temperanti,* , dico fono i viziofi e confeguentemente anche
,

1

Angelico 14» ai.'t/V.t.) dupliciter adi- foggetti alla moderazione della temperanza ,
pi pclcfl . Uno modo [ecundum communitatem che fono (tegolati , cioè difformi ai dettanti
(me figiificeetionii \ &
fio Umpcraniia non eji vir- della ragione che fe fiano alia ragione con-
:

tù i fpecialh , Jed generali s , quia nomen tem- formi , fono


piuttollo virtuofi , perchè 1’ aiu-
peranti a fgnifeat quamdam temperiem , fcili- tano a confeguire con maggiore prontezza ,
(et moderationem , quam ratio poni t in huma- c preflezza l’ oneflo fine
mi operati :nil ut , pajpontlus . ... Si vera& 1*7. Pollo ciò , la virtù cardinale della
ionfiderctur antonomafiiee tempri antia , [ecun- temperanza può definirli cosi un abito , che :

dum qued refranai appetilum ab hit , qux ma- inclina a moderare ia concupifcenza princi-
xime alliciunt hominem , fic eft [pedali t vir- palmente circa i diletti del tatto , che nafeo-
tut ,
nipote babens [pccialem materiam no dal cibo , e dalla bevanda , e dall' ufo
lag. Ma per toccare il fondo di quella delle cofe veneree : e fecondariamente dai
dottrina, convien fapere , che l'appetito fen- diletti degli altri fenfi . Tutto quello è dot-
fitivo nell' uomo ( il quale chiamafi anche trina di S. Tomroafo: ( t.i.qiqi.art.f.f.}.)
concupifcenza ) altra non riguarda coi tuoi né diffuona da ciò , che infegna S. Agolìino
atti, e moti interni, che 'I bene fenfibile, e (Hb.demorib.Eccle.19.) Temperantia eji afe-
il male fenfibile col timore foverchio di :
dio coercent , & cohthent appetitum ab hit ,

quello , e col deliderio xforbitante di quello qme turpiter appetuntur . La temperanza c


ha gran forza rimuovere la ragione dalladi un’ affezione onefla dell’ animo , che ritira P
rettitudine E
però ha bifogno la ragione di
. appetito fenfitivo da quelle cofe ,
che brutta-
due virtù per moderare quello cavallo indo- mente fi appetirono : quali certamente fono
mito ora troppo tiniorafo del male fenfiti-
, i diletti ,
che rifultano dal foverchio mangia-
vo ora troppo avido del bene voluttuofo .
, re , e bere , e da
ogni impudica , e illecita
Una è la fortezza , con cui la ragione com- foddisfazioae
prime il timote , acciocché la volontà atter- iz 8. Infigne fu in quelli virtù San Ber-
rita non fi allontani dal bene onello; mafia nardo e inquanto all' alienazione da ogni di-
ferma in effe ,
come abbiamo già veduto . V letto impuro: mentre aflalito più volte e ne-
altra è la temperanza , con cui raffrena que- gli alberghi e nella propria danza da fem-
,

llo cavallo ardente ,


acciocché la volontà al- mine invereconde , Tempre le rigettò da fe
lettata dal e dilettevole , non
bene fenfibile , con eroica collanza e inquanto al guflo de :

fi (moderatezza
porti inverfo elfo .con i cibi e delle bevande mentre giunfe con le
, ,

1 16. Inoltre convien ripetere , che tra 1 fue rigide allinenze non folo a moderarlo ,
diletti fenfibili altri fono più veementi , ed ma neppure a fentirlo ; come gli accadde al-
altri meno. I più veementi quelli fono, che lorachè beve , fenza avvederfene un bicchie- ,

appartengono al fentimento del tatto per mez- re di oglio ,


riputandolo una ordinaria , ed
zo del cibo, e dellabevanda , e per mezzo ufuale bevanda . Ma Tentiamo ciò che egli
fi elfo

\
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. . . .

TKATT. III. ART. 17. CAP. 1. 4*


hi lafciato (cricco di fé circi la fui
TVeiTo ci rio . Poi cominciarono a leggere
i Libri de 1

temperanza ; giacchi teflimonio più ficuro , e Profeti e adorimi in quella facra lezione ,
,

più veridico, e più autorevole non 'ne pollia- e in quei divoti lalmeggiamenti , pattarono
mo avere ^Ahjiìnto a 'vino quia in vino In-
. ,
tutto il giorno ,
e tutta la nocte , feordaci
furia cfl : a ut fi infirmili fum ,
modico utor , affatto del cibo che dava loro preparato .
jniila confi! ium Palili. ,4tfiine o a camalibus , Spuntando intanto F aurora , d avvidero che
nr cium nimium nulriunt carncm , fimul & era tralcorfa la nocte ; ma neppure allora
carmi nuiriant vilia Pantm ipfum cum men- . penfarono a rifocillare le loro danche mem-
Jura fiudebo funere , ne oneralo venire fin re bra ; ma profeguirono i loro fami ragiona-
ad orandum tediai ; £? ne impropcret mibi menti fino all’ ora di Nona , in cui giunto il
Profilila , quia panini meum comeierim cum tempo di ritornare alle loro Celle, fe ne par-
faturìiate Sed nec fimplici aqua ingurgitare
. tirono affatto digiuni Gran temperanza era .

ne ajfuefcam , ne difientio fané ventris ufque queda, che rendeva quei Servi Dio non folo
a l tilillationem pcrtingai libidini ; . ( in Cani, moderati , rea anche dimentichi di ogni cibo,
Mi adengo dal vino, dice il Santo,
cap. SS.) e di ogni bevanda; e che dopo si lunga adi-'
perchè nel vino , come dice l’ Apodolo , da mura non faceva loro fentire i latrati della
nafeofla la lufTuria Mi aliengo dalle carni ,
. fame
Acciocché dando troppo nutrimento alla car- 130. Prima di efeire da quello Capitolo ,
ne , non venga anche a nutrire i vizj defe- avverto il Lettore , che non a cafo ho dato
chili della carne . Mi Audio di mangiare a alla il quarto
temperanza luogo nella clalfe
miliari parcamente il pane acciocché aggra- ,
delle virtù cardinali 1’
ho fatto lui fonda- ;

vato lo flomaco , non mi rincrefca di (lare in mento delle ragioni , che ne adduce 1 Ange- ’

orazione, e non vi provi tedio; e acciocché lico.Dice egli, che le virtù teologiche, eia
non mi rimproveri il Profeta di aver man- prudenza devono precedere a tutte le altre
giato pane in fazieta . Fino mi guarderò di
il virtù : quelle , perchè fono le più illudri ;

Severe in abbondanza I' acqua pura , accioc- queda, perché è la regolatrice di tutte. Di-
ché dilatato il ventre , non dia qualche in- ce che ,
giudizia
e la fortezza fono più
la

centivo alla libidine Qtii fi feorga quanto . eccelleteci temperanza ; e ne rende la


della
folle eroica la temperanza di quello gran San- ragione r perchè tra le virtù quelle tono le
to mentre non contento di .moderar: il su-
: più dimabili , che riguardano il bene delia
'
do, che naturalmente rilutta da' cibi, e dalle moltitudine Tale è la giudizia , che pone 1
bevande, fervivafi di cibi vili , e di bevande egualità tra le cofe-, che ad altri appartengo-
infìpide, per dar pofitivo difgudo al palato , no . Tale è la fortezza ,
che lébbene tende
e per affiggerlo: e quello dello lo indirizza- di fua natura a folìenere , ed a propulfare i
va all' edintione di quell' altro diletto più ab- mali propri , quando ciò da efpedience ; ha
bominevole, che avvelena affano lo (pirico però anche di mira di foffrire e rigettare i ,

tip. Singolare anche mi fembra la tempe- mali altrui come accade nelle guerre giude
,

ranza tnodrata da certi fami Monaci dell' li- Ma tale non è la temperanza che altro fine ,

re no ad un altro Monaco vecchio, in occa- non ha che moderare le proprie toncupifcen-


done di una videa , che a lui fecero , come ze e però le d deve I’ ultimo luogo
, Onde .

d riferifee nelle Vite dei Padri. ( cap. 3.4. j. ) conchiude il Santo Unde manifefium efi quod :

Vennero quedi a trovarlo nella fua Cella , juftitia , ir fortitudo funi exceUcnliores vir-
per confolard fpirirualmente con elfo lui . lutei quam temperantia quibu prudentia , ij
, 1

Furono dal buon Ofpite ricevuti con molta virtutei tbeologicee funi poi iorei ( z.i. qu.t^t.
cordialità ,
ed allegrezza , e fu lubfto loro art. S.)
apprefata per rifezione corporale , una mi-
n-lira di lente 1 tanti foredieri però prima

di porli a incula
,
(acciaino orazione , dille ro
tra loro, diamo ridoro allo fpirito, prima di
concederlo al corpo, e cominciamo afalmeg-
1
19 re . l odando Iddio feditolo tutto il Salte-
Dir. site. Tomo II, c C A-
. . -
,

5» DIRETTORIO ASCETICO
133. La faconda ragione è perche nel
CAPO IL vizio dell
quella bella dote
1
incontinenza nulla apparifee di
che didingue 1’ uomo da’
fi :

Sì mtftra la bellezza della temperanza a bruti ,


voglio dire di ragione Si odèrvi , ebe .

confronto della bruttezza de vizj di tutti gli altri vizj didimi dalla intempe-
a lei contrari . ranza non fono capaci le bedie : perchè , feb-
bene fono ancheffi difformi dal dettami del-
131. /“VUalunque cola (picca più, e più vi- la retta ragione , pur qualche feintiila di ra-
vainente rifalla , fe fia pofla al gione in edi riluce . Non fon rapaci le fiere
paragone del i'uo contrario . Cosi il bianco della fuperbia , che è un appetito difordinato
niello vicino al nero comparile e più vago : il della propria eccellenza: perchè decerne non
caldo , die viene dopo il freddo , pare più conofcono alcuna eccellenza , cosi non pedo-
fervido il freddo , che nafee dopo il caldo ,
: no appetirla. Non fon capaci dell’ avarizia,
pare più rigido : la luce che fpunta dopo le ebe è una brama fmoderata delle ricchezze t
tenebre , fembra più fplendida le tenebre , : perchè decome non intendono cofa da opu-
che inforgono dopo la luce, fembran più fol- lenza di beni temporali , cosi non polfono
te Cosi acciocchir il luftro di una virtù fac- volerla , nè procacciarla . Non fono capaci
cia un nobile rifallo , bada porla a frontedel propr. amente dell' ira ,
che tende alla ven-
vizio oppoilo . il che tanto è più vero nel detta de' proprj torti ; perchè decome non
cafo noiiro , quantocbè 1’ intemperanza nel comprendono i proprj diritti, così non podi)
mangiare , e net bere , e 1' incontinenza ne' no conofcere le proprie ingiurie ,
nè volerne
piaceri impuri , a cui fi oppone , come a Cuoi la compenfazione Non fon capaci dell' invi- .

capitali nemici , la virtù delta temperanza , dia ,


che è una tridezza deli' altrui bene , in-
fono tra tutti i vizj , i più fordidi , i più lai- quanto fi apprende impeditivo del bene pro-
di , i più vili , e piu abbominevoli : onde con prio ; perchè decerne non conofcono il bene
la loro fporchezza fono di maggior vaghezza altrui, cosi non poffono rattrillarfene . Mol-
a quella nobile virtù. to meno fono capaci dell’accidia ebe riguar- ,

13». E in realtà parlando l' Angelico della da il bene fpirituale , a loro affatto ignoto .

intemperanza , dice che quello vizio è il più ,


Solo fono capaci del vizio della gola , e del-
obbrobriofo, e il più rimproverabile all’ uo- la luduria bruttamente s'immergono,
,
in cui
mo : E/l ergo intemperantia maxime exprcbta- in cui tiovano iurta la loro felicità E però .

bilii prepter duo tre. ( a. a. qmrft.t ^.art.^. ) e fi può dire , che un uomo , il quale è dedito

ciò per due ragioni la prima perchè 1' in-: a quelli due vizj , fi fpogli dell’ eifer iùo ra-
temperante non curando di 0 ITeie limile a gionevole e , fi veda di una vera brutalità ;

Dio , di cui foflieoe 1’ immagine , vuole più e, come dice S. Pier Crifologo, a fe migiat,
tolto cangiarfi in .un bruto , come dice il Pro- & ab bomine tetti tranfit in befiiam : falcia
feta Reale : Homo , cum in botare effet , non di efier uomo , e d muta in bef.ia
intellexit comparatiti efl jumentii in/ipiniti- t34- Anzi divien più vile di una beili* :
bui , & Jimitic /acini eft illii ( Pfal. 48.13.) perche un bruto non c oggetto di orrore alla
Che altro fanno le belile che dar guilo alla
, prefenza di Dio : dovechc un incontinente è
gola col mangiare , e condefcendere alla libi- femmamente abbominevole , e dttefiabile agli
dine qualunque volta fi accenda loro nelle
, occhj fuoi . Riferilce S. Antonino nella iua
vene Or quello appunto che quelle fanno
? Somma lpai~tq.tit.iq. cap. 6 .S.t.) che viaggian-
per nec editi di natuia operano gl' inconti- , do un Angelo fotto lembianze di vago Gio-
nenti per elezione di volontà . Onde dille be- vane con un fanto Romito , s' imbatterono
ne il Profeta , che Jimilis /acini eft Uhi non
, per idrada in un cadavero fradicio e vermi- ,

già natili : perchè quello è il fopnmo vitupe- nolo che diffondeva per ogni parte un feto-
,

rio di un uomo dimenticato per di le dello re intollerabile. li Romito, non potendo lòf-
la gola e per la lullùria , non eller nato
, frire il gran puzzo , ebe da quello efalava
beflia, pur Volerlo edere a difpetto della fua fi chiufe immantinente con ambe le mani la
natura ragionevole. bocca , ed il nalo Ma 1' Angelo pafsò avan- .

ti,

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, .

TRATT. UL ART. IV. CAP. U. 5 »

ti ,
fenza dar fegno alcuno di naufea . Intan- gere in una teda ingombrata tutta dai fumi
to proleguendo il loro viaggio » videro l'pun- delle vivande, e del vino, e acciecata dall’
tarc da lungi un giovane vagamente vedilo amore de' diletti fenfuali ? Forfè agli ftudj , alle

con abito pompofo indolìo , con fiori , e na- fpeculazioni , all’ acquilo delle feienze ? Ma
flrì in petto , che (en veniva fopra un cavallo quale attitudine al diicorfo, quale abilita al-
generalo ricoperto con gualdrappa ricamata la penetrazione , ed alla intendenza delle
di oro ; e 1 Angelo alla fua prima compariti,

verità potrà trovarli inuna mente ingranata
volgendo altrove il volto , fi cbiufe le nari- da' cibi ? Come potrà Affarli fu i libri una
ci . Maravigliatofi il Romito , ma voi ,
dilfe teda cofiretta a vagare colà coi fuoi penlie-
Angelo fanto ,
fiele dianzi pallaio sì intrepi- ri , ove fe f oggetto de' fuoi fozzi piaceri ?

do avanci quel cadavere marcio, e puzzolen- Sarà forfè abile all' orazione, ed al conofci-
te ed ora tanto vi ritentile alla comparfa
: mento delle cofe foprannaturali , e celefli ?
S di qnefio giovane gaio , e tutto profumato di Ma quale inettitudine al ricevimento della
odori ì Ah figlio , rilpole l’ Angelo lènto la , divina luce fi può dare maggiore di quella
puzza della incontinenza , in cui è marcito che nafee dai diletti brutaif de' fenfi ; che non

roteilo giovane all' apparenza si avvenente . folo impedirono la luce fovrumana della gra-
Sappi che cofiui fe più fetente avanci a Dio , zia ,
ma offiifcano anche il lume naturale del-

e avanti gli Angeli delParadiio di quello che la ragione?


fia appredò di- voi qualunque cadavere il più 137. Scende Mosè dalle cime del Sinai ,
fradicio , che dia dentro le
fepolture. portando feco le tavole della legge All' av- .

13 j. Ma fe 1 intemperanza nell' ufo de' vicinarli alle falde del Monte, vede il popolo
'

diletti corporei rende l' uomo limile alle be- tutto innnerfo nella crapola : a quella villa
lile ,
anzi di loro più abbonai uevole ,’
la tem- arde di un filmo zelo , e 1 pezza quelle fiacre
peranza all' oppodn folleva 1' uomo fopra fe tavole in cui aveva ferino Iddio la fua leg-
Aedo, lo fa fuperiore alla fua natura , ren- ge perchè reputa cofa troppo indegna come
: ,

agli Angeli del Cielo


dendolo limile Gli An- . dice S. Baffi io , promulgare la. divina legge
gelinon prendono alcun diletto di' cibi , e ad un popolo inzuppato di vino . Propheta
dalle bevande t perchè non ne fono capaci . Jandijjimo indignum judìcantc vmclentum pj- ,

L’ uomo temperante n è capace eppur noti , pulum a Deo legem ateipere . ( Homil. t de je- .

lo prende; o lo prende con rotale di fiacco , junio ante medium .) Penfate dunque fe farà
foto quando gli è necelfario . Angelo non V degno di meditare lòlla legge di Dio , e di
prova alcun diletto di fenfo , perche non può ricevere la luce necelfaria all intelligenza del-
efperimentarlo. L'uomo temperante può pro- le divine cofe chi, a fimilitudine di quel po-
varlo , ma non Io pruova ; o le lo pruova , polo intemperante , fia proclive ai mangia-
con virtuofo difpregio lo calpeda, e loefiin- menti al vino : peggio poi fè diali in preda
,

gue . E però fe l’ intemperante con f attacco ad ogni forte di piacere illecito


imoderato ai diletti carnali fi fe bediale , il > 38. Non farà poco il mefehino fe giun- ,

temperante con la. fua moderazione li rende ga a non ifmarrire affatto ogni cognizione di
angelico - Dio, e a non perder affatto la fede: giaccia
>3<. Ma
vi è ancora di peggio: pofciach'e quefto fe il termine , e la
, a cui la crapola
l’intemperanza non folo rende 1‘ uomo bru- lafciviaconduce i fuoi feguaci , delirando lo-
tale ,
perché lo tiene iromerfo in quei piace- ro fempre più la mente , ed indurando il

ri, che fono propri de' bruti , come ora dice- cuore . Duri» infipiem in corde /no: Non eft
va , ma molto più perchè lo rende inetto a Deui : (Pf. 13.) Diire Fuorno folto nel fecre-
tntie quelle operazioni , che fono proprie to del fuo cuore: Non vi fe Dio - Sono paro-
dell uomo . Ditemi per pietà : a qual cola le del Santo David , il quale reca fìtbito la
mai febuono un uomo inremperante dedito cagione di tanta fioltczza , ed empietà : Cor-
alla crapola , e alla lulfuria ? Forfè ai nego- rupti [uni , Gr abominabile1 farli [uni in flu-
ai , ai maneggi , ai traffici , e ad affari,di gran diis Jais : perchè fono fiati corrotti da' loto

rilievo? Ma quali avvedutezze, quali confi- fordidi affetti; per cui fi fono anche refi ab-

gli ,
quali partiti , quali ripieghi polio no iot- bominevoli : come fe accaduto alla maggior
G x par-

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DIRETTORIO ASCETICO
patte degli Erefiarchi , che acciecati dai pia- rore poiché fi certificarono , che I’ accaduto»
,

ceri de lenii diedero affatto le fpalle alla fan- nella notte, non era data un illudono, oun
ta fede, e a Dio, traboccando nell' abilfo di fogno ; ma un veto cadigo di Dio mentre :

grandi errori . trovarono fui pavimento il Monaco compa-


i
j 9. Voglio dare di ciò un faggio in un gno de loro falli morto, e abbindolilo Ter- .

fitto , che Martino del Rio riferifce nel li- mina I’ Autore il fumilo racconto con que-
bro delle fue Magiche Difnuif aloni , cerne re- de parole : Haxd jcio , an ab alitici Ja.uli)
cente , e notìffmo in quei tempi in alcune qxidquam ai cximf’.um *1 ilim acciderit Sdo .

parti della Fiandra, (tom.a./ih.; pait.i.qu.j. ) Ictxm Cf 0, dinem ; jcd utrumqzf Ji/entio »*-
,

Tre Monaci crapuloni , ed impudici , cialcu- "voluti . Non lo, le da alcuni (ecoli add etto
no de' quali teneva la fua concubina ave- , fia accaduta cola più utile ad efempio degli
vano pailato parte del giorno, e della nette empi . So I’ Ordine Religiofo ,
a cui erano
in bagordi e di ione db quando uno di efTi
, ; aferitti quei Monaci feelierati . So il Mona-
meno fcellerato e meno empio Orsù dilTe , :
, dero, in cui accade un sì fpaventefo, e me-
ai compagni , la notte é già avanzata : ab- morabile avvenimento; ma pillo i‘ uno , e 1’

biamo ccndifcefo abbadanza al viro ed alla , altro in filenzio . Dica era il Lettore, le io
libidine è tempo ormai che ringraziamo Id-
: ebbi ragione di erre, che l'intemperanza del-
dio del tene che egli ci fa Rifpofe un al- . ta gola , l’incomincrza deila libidine arriva
tro io rendo grazie al Demonio
: e a lui ; ad efiinguere nella mente degli ucmini car-
flimo che fi debbano rendere , giacché a lui nali ogni lume , non fedo di ragione , ira aa-
ferviamo. Detto quedo , diede in Smoderati cor di fede. Gfa quel Monaco fventurato non
cachinni , e alzatoli in piedi , li pofe a dor- riconofeeva p.ù Iddio per fuo Padrone , ma
mire . Lo fleffo fecero gli altri nella deffa il Diavolo ; r.on a Dio , ma al lùo cernirò
danza Quando nel più piofondo del lonno
• rendeva le grazie e predava cmarg'o di lar- ,

fentono (palancare con impeto e con frago- , viti! e da lui anche re riceve una giuda ri-
;

re la porta : e vedono entrar dentro un De- compenfa. Eprure dobbiamo dire, che in al-
monio alto di datura, negro di volto, truce tri tempi quel Relig'olo infelice , elfcndoit

di affetto abito di cacciatore ; e due


, in dedicato a Dio nel facto Chiod.ro , dor elle
cuochi di
, più bada corporatura
che gli da- avere cognizioni molto divede di Dio e len- ,

vano , Appena ebbe pollo ii piede


ai fianchi timenti affai differenti circa le verità di no-
'nella danza
cominciò a volgere 1’ occhio , dra fede . Ma quedo é il proprio della in-
torbido e feroce attorno ai letti e dir con
, , continenza , fmorzare , edinguers , abolire
voce orrenda : dove é quello che mi ha relè quanto é di ragionevole , e di Sacro in chi
le grazie ? Son venuto per dargliene il tùi- nel fuo cuore le dia ricetto.
derdore E in cosi dire trattolo a forza dal
.
140. Al contrario la temperanza perfezio-
letto in cui giaceva
, io confegrò a quei due , na fa ragione , corrobora ia fede , e rende la
cucchi ,
acciocché io intìlafléro in uno ((fe- Ferfona difpodiffnra a tutte le operazioni
do ,
che avevano in mano , e Io abbruflorif- umane, e fovrumane: perché quella e quella
fero . Accefero quelli immantinente un gran virtù che rilchiara la mente
,
illudra 1 ino- ,

fuoco , e fi accinlèro alla efecuzione dei cru- telietto rende anima monda il cuore pu-
, I ,

do comando. Allora il cacciatore d' Inferno ro , e confeguentemente fa l’ uomo abile


,
e
rivolto agii altri due , eie a si truce fpetta- pronto a tutte quelle azioni , che lòno più
colo davano palpitanti per lo fpavento : an- proprie deli' uomo si nell’ ordine baffo della
che voi ,
diffe loro , liete meritevoli di un natura, che nell’ordine (ùblime delia divina
limile fupplicio ; né a me manca la volonth grazia. Soprattutto abililfimo lo rende alia
di efeguirio ; ma da forai fuperiore fon rat- orazione poiché al ricevimento de' lumi ce-
:

tenuto . Parto di mala voglia ; ma vi fo fa- iedi , e deile divine mozioni non vi é difpx>
pere . che vi afpettano più tremendi cadighi. zione migliore che la mondezza da tutte ,

A vida di si orrida tragedia rimafero ambi- quelle vili dilettazioni, cheabbomina la tem-
due i Monaci più morti che vivi La matti- . peranza onde ebbe a dire Gesù Crido , che
:

na poi , allo fpuntar delia luce , crebbe 1’ or- chi da quede ba il cuor purgato, arriverà a
vede-

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, . E . ,,,

TRATT. III. ART. IV. CAP. III. 5 3


vede re Iddio
quella vita mortale
,
quanto è podi bile a mirarli in
: Be ali mando corde , .7*0- CAPO III.
niam ipji D. itm videbunt . 5 {Mail. 80 Ed in-

fatti i Santi , che molto bene intendevano Si fpiega in che confifte la moderazione che dì
quelle verna, niuna cola ebbero tanto a cuo- ai diletti dei fenfo la Temperanza
re quanto il privarli di ogni diletto che na-
fee da' cibi laporofi , e dalle bevande delicar j 41. i\7 Trattato fecondo a! Capo V.
1

te ; e niuna cola ebbero tanto in orrore del terzo Articolo parlando del
quanto I immondeaza di 03111 carnale diletta- fentimento del gullo ,
dilli , che fi deve que-
zione. llo moderare col guardarli f uomo (pirituale -

i4t. Ma chi brami vedere compendiati in diligentemente di non cadere in quei cinque

poche parole tutti i pregi frugolar! di quella 1


mancamenti a cui il vizio della gola c' in-
,

virtù , e quali vagheggiare con un femplice clina e fono da S. To.nmafo chiamati figli
,

fguardo della fua mente tutte le Tue bellez- di quello vizio. Ora dovendo parlare della
ze , fenta ciò che ne dice S. Profpero Tem- . temperanza, a cui propriamente li appartiene
perantia temperantem facit , abjlinentem ,
par- il regolamento di quello lubrico feutimento ;
don , fobrium moderatala pudiatm taci-
, , , dirò, die non è officio di quella virtù cardi-
tum , ferium , verecundum. Hxc virtù! , fi nale il far si , che non fi lènta il diletto
in animo habitat ,
libidine! franai , affecius nella comellione de' cibi , e nell' ufo delle be-
temperai , defideria fonda moltiplica! , tulio- vande : perchè quello farebbe lo Hello che
fa cafligat , omnia intra not confufa ordinai , dire , che la tolleranza de' Martiri confitta in
ordinata corroborai : cogitationei provai remo- non feutir dolore , mentre foao da’ Tiranni
vet , fondai : igne in libidinifre ziolu-
inferii ttraziaii con acerbi tormenti; il che è impol-
ptatii extinguit, animi teporem defiderio futu- linile perche ti il gutto , che il tatto fono
:

ro retribullo rii accendit , msntem placida potenze neceifarie , che applicate ai loro og-
tranijuillitate componi! , virtutei» jemper & getti , iòno cottrette a far la loro fenlàzione
ab omni viticrum tempefiate defendit . (de vi- o dilettevole ,
o dolorala . La virtù della
ta comtem. lib.i.c.i 9.) Ea temperanza, dice temperanza confitte in regolare il fenfo del
quello Santo , fa l' uomo alimenta , parco gutto in tal modo , die non gii fi dia cibo
fobrio , moderato, pudico, taciturno, ferir), e bevanda in maggior copia, nc in modo di-
e verecondo . Quella virtù , le alligna ne 110- verto da quello che richiede la neceifità.
lìri animi , vi raffrena la libidine , vi tempe- 14}. Ma qui bilogna col lòpraccitato An-
ra gli affetti fmoderati , vi accielce i defide- gelico dittinguere due uccellila: una che rif-,
rj (ànfli vi mortifica le brame viziofe, met- guarda il fòttentameoto accettano alla vita
te in buon ordine tutto ciò che dentro di f aitra che riguarda il conveniente manteni-
noi trova difordinato , e confinò e vi tta- , mento della illeifa vita . Neteftat human*
bìltfce il buon regolamento degii affetti , ne vit* potefi attendi duplicità: uno modo Je-
rimuove i penfreti cattivi , e v' infertile i cundum ijuod dioitur neceffarium illud , fine
làmi , ellingue il fuoco della libidine nella quo rei nullo modo potefi effe ; fieni cibui efi
volontà , accende cori la (paranza da' premi neccjfarius animali adlio modo, fecundum quod.

eterni f animo rattiepidito ratferena con , dicitur neceffarium illud , fine quo rei non po-
tranquilliti la niente , difende dalla tempella tèfi contieni enter effe T emperantia aulem non .

de’ vizj le virtù , e le alfìcura . Ecco il vago folum attendi t primam neceffitatcn , fed etiam
ritratto, in cui efprime il Sunto le frugolati jecundam. (l.i.ynayf 1 4 1 .a ri. 6 ad 1.) In quan- . .

bellezze della temperanza. to alla prima necdfit’a la temperanza vuole ,

ciré fi conceda tanto di alimento al corpo

quanto di oglio fi da alla lampada accioc- ,

ché non rimanga edilità Ma perche quetto è .

poco efige ancora quella virtù , che la per-


,
\
lona dia al corpo tanto pafcolo, che batti a
conlsrvati 1» lamia, a non indebolire iover-
dui-

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. . m, . ,

DIRETTORIO ASCETICO
chiamente le forze, e a non renderfi inabile la di acqua , briciola di pane , e lènza aver
agl' impieghi del proprio fiato perchè , co- del fuo corpo alcuno governo, come confes-
me dice il Filofofo , temperarti appeiit dele- sò egli Aedo. In dielui Ulti ego Daniel luge-
Babilia propter [anitatem , nel propter lana lam trium hebdomadarum diebut : pattern de-
babitudinem : (l-Etbic.cap. t r.) e quella chiama- fiderabilem non comedi , (X caro , ex vinum
lineceflita di convenienza. Quindi pecche- non introierunt in 01 meum [ed ncque unguen- :

rebbe contro quella virtù chi o con lecceflo, to ufu 1 fum. (Danìe/cap.to) Perchè è certo,

o con la fottrisione indiscreta del cibo in- che146.


quelli non prendevano un alimento ('uffi-
correre in qualche grave infermith , o fmar- ciente al mantenimento della Sanità , delle
rehdo le forze corporali ,
divenifle troppo forze, e conveniente al loro flato, e al loro
languido ,o cagionevole. Offenderebbe que- impiego
lla virtù un Artiere che o col fovercbio ri-
,
Ma
non accade che ’l pio Lettore fi
gore delle aftinenze, e digiuni, o con l’ in- A racchi in promuovere quella fua difficoltà :
continenze della crapola , e della ebrietà , fi perchè l'Angelico ha preveduta , e con for- 1

rendette inabile ai lavori della fua arte: un ce rifpofla l'ha gettata a terra. Dice egli (z.
Letterato , e un Maeflro , che fi rendelfe i.qu. 14:. art. 1 . in corper.) che la privazione
inetto allo Audio e un Religiofo, che fi ren-
: dei diletti neccflkrj alla confervazione dell'in-
dette impotente alt efercizio della orazione , dividuo , e della fpecie, che in alcuni fareb-
e agli atti della ottervanza regolare be peccato contro la temperanza , in altri è
1 44. Alla necelfità di convenienza S. Toni- efereizio di virtù. Arreca per efempio gli
malo riduce anche un cibo, che fia propor- Atleti , che fi aflengono da molti piaceri per
zionato alla qualità delle perlòne ; porpor- renderfi abili alle forti impiefe. Apporta i
zionato,
dico , alle loro cariche, al loro gra- Penitenti ,
i quali con rig ditfime aflinenze
do, ed alle loro facoltà. Temperantia rejpicit eflenuano i loro corpi , per purificare le loro
neceptatem, quantum ai convenìeniiam •vita , anime, e condurle a maggior perfezione . Ar-
qua quidam attendila ! , non folum fecundum reca i Contemplativi , che privano , quan-
fi

convenientiam corporit [ed etiam fecundum ,


to 'e più loro pollini !e , dei diletti corporab ,
conevenientìam exerciticrum , CT rerum , puta ancorché convenienti per eller dilpofli alla ,

divitiarum, tfficiorum ; multo magii fe- & contemplazione , ed alla intelligenza delle
cundum convenientiam hone/ìatii . (.er.citat.ad divine cofe . E tutti quefli , dice egli , opera-
tertium .) Però quella menta, che per un ric- no vircuofamente : perchè le loro aflinenze
co Cittadino è parca , per un povero conta- benché Angolari , fono conformi alla ragione
dino farebbe imbandigione di
lauta: quella o naturale , o foprannaturale : quia [uni fe-
vivande, che per un Sovrano fi reputa fru- cundum rationem retbam perchè tebbène re- :

gale ad un Cavaliere privato farebbe trop-


, cano al corpo qualche detrimeato , fanno ciò
po fplendida: perchè, come dice S. Agofiino per un bene di sfera molto (uperiore , qual è
citato dallo Aedo Angelico , l'uomo tempe- là purgazione dell' anima , U propria perfe-
rante non riguarda foto ciò che è neceffario zione, e la penetrazione delle celefli cofe.
alia fua vita , ma anche all' onefla del tuo E parlando particolarmente della contempla-
Scado , e de’ fuoi impieghi aione , dice Haminei , qui bec afficium ajfum-
:

145. Dunque , dirà il Lettore, peccava pferunt , ut comtemplatiom vacent , ÌX bonum


contro la temperanza S. Pietro di Alcantara [pirituale , quafi quadam [pirituali prepagatio-
e molti altri gran fervi di Dio , i quali non ne in alios tranfmrttant , a multii deleBaticni-
odoravano il corpo col cibo, fe non che do- bm laudali li ter abft inerti , a quibui illi , qut-
po tre , o quattro giorni , e tal volta dopo bui ex officio compatii open bui corporalibni, ÌX

un'intera fettimana Peccarono contro quefla


. gener aliarti carnali vacare, laudabiliter non
virtù tanti divoti Anacoreti , che fi cibavano abfiincnt . (eod.artic.ad fecundum .) Se dunque
di poche radiche di erbe , e di acqua pura fia il Lettore da Dio chiamato a Araordina-
e quello una foia voltati giorno al tramonta- rie aflinenze , e la fua vocazione fia provata
re del Sole . Anzi peccò Daniele , allorché da chi gli tiene il luogo di Dio, non abljia
pafiò digiuno tre Settimane lènza gufiate dil- Scrupolo d intraprendere un tenore di vita
più

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. . . . ,

TRATT. in. ART. IV. CAP. III. 55


più rigida perchè il fuo operare da una par-
:
inquanto al tempo , e inquanto alta rettitudi-
te non contrario alla temperanza , e
farà ne del fine , e d ella intenzione
dall’ altra parte (ari conforme a molte altre 14J. Circa la moderazione dei diletti che
virtù nafcono dalia villa , dall’ odorato , e dall’udi-
147. Sopra tutto fi appartiene a quefia vir- to , e che fono l’oggetto fecondario della
tù ciò che inculcai nel luogo fopraccitato del temperanza, nulla dico : perchè ne parlai
Trattato fecondo , cioè che nella coroeflione diffufamente nel Trattato fecondo Solo ri- .

dei cibi alforbimento delle bevande non


,
nell’ cordo di palléggio al Lettore , che fia cauto
fi cerchi mai diletto che ne ridonda ma
il , ;
in non udire , in non mirare oggetti vizio!!
s' mantenimento della vita , della
indirizzi al o perle olofi , o in qualunque modo impediti-
fanit’a delle forze in fervizio di Dio, ed an-
,
vi del bene morale; e di non cercare nell’
che alla convenienza del proprio uffizio o ,
ufo di detti fenfi quel piacere lenfibile , e
fiato ; che fono i fini onefii , che ci prefcrive materiale , che da elfi forge ; ma fervirfena
il fopraccitato fanto Dottore , e prima di lui Tempre per qualche fine oneflo.
S. Agoflino . Habet vir temperimi in rebus
bujui vit<e regulam uircquc tcftamcnto firma- C A P -X) IV.
tami ut ecrum nibil diliga! , nibil per fe ap-
pclendum putct ; fed ad vitx bujus ,
atquc Avvertimenti pratici al Direttore fu I pre-
ifilciorum nccejfitatem ,
quanlum fatii efi ufur- /ente Articolo.
pet , utenti! modefiia , non amanti! offerì*
(de morib.Eccl.cap.il .) Quefia è la regola, di- rjo. yjVvertimento primo. Avverta il Di-
ce Agoflino. che deve tenere ogni .omo tem- Àì. rettore , che nel precedente Ca-
perante, (labilità gii re. l'.uno , e nell’altro pitolo io ho parlato degli errori, che fi com-
Teflamento circa l’ufo celle cofe dilettevoli mettono e nel troppo, e nel poco cibarli;
della prelénte vita, che niente appetifca per non già perchè (limi l’uno e altro eflremo ,
I

(è Hello , e pel diletto che porta feco ma , egualmente pericolofo ; ma perchè l’ uno e ,

fe ne ferva per neceflìtà della vita , e dei l’ altro è oppoilo alla temperanza ed è di- ,

fuoi impieghi, fenza attacco di affetto con , lettolo Del redo poi deve ciafcuno più
.

modella moderazione. Non operando egli in guardarli di cadere nell’ diremo vizioiò dei
quello modo è certo che peccherà contro la
, troppo ; di quello deve temere contro que- ,

temperanza llo deve munirfi con le armi della mortifica-


148. Alla temperanza fpetta ancora co- , zione :poiché dall’ altro eflremo del poco lo
me già dilli, la moderazione, e continenza difenderà fufficientemente il luo amor pro-
dei piaceri venerei . Ma perchè non convie- prio . Cosi hanno fatto i Santi , che per ti-
ne molto a ravvolgere quello fan-
trattenerfi more di eforbitare in una materia ,
in cui il

go con accurate fpiegaztoni , dirò in poche gufio ci alletta ,


ci lufinga, e ci fa travedere,
parole , che a perlòne libere dal matrimonio hanno voluto Tempre pendere dalla parte dell’
ogni diletto, e compiacenza di quella fpecie altinenza Di Santa Paola riferilce S. Girola-
.

« mortale: perchè non ha quello vizio mate- mo (in Epìtapb.Paulx ad Euftocb.) che efortata
ria leggiera , come 1’ hanno i peccaci di altra da’Medlci ad ufare un poco di vino dopo una
fpecie- Non vi è veleno si pelli fero al cor- Tua malattia mortale non Teppe mai indurti a
,

po, quanto è all’ anima quefia dilettazione : dare quello tenue rifloro al luo corpo : nep-
mentre bada una fiilla per darle morte , e pure fi arrefe ai configli di Eufebio Veicolo
per indurla all’ eterna perdizione : perciò di di Gerufalemme ; ma gli rifpofe con tanta
niuna colà devono tali perlòne più temere, forza di ragioni in deteflazione del vino ,
e da niuna difenderti con più caurela I con- . che qual! induflè quel Prelato ottuagenario a
iugati poi fi fervano delle regole , che ho farli afiemio nella Tua decrepita età , come
date circa l’ ufo dei cibi ; e però fi guardino egli Aedo riferì a San Girolamo. E’vero che
di non declinare dalla debita oneflà , e in ilSanto Dottore non approva quella Tua trop-
quanto alla folla n za , e inquanto al modo c , po rigida coltanza contro gli altrui configli;
coa-

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, .,

55 DIRETTORIO ASCETICO
rontuttocio quello farro prova , che i Santi ca il penitente avvilito pel fuo peccato fili

trattandoli delie foddisfaziom delia cola, han- mare lenza lido , e lènza fondo della di-
no voluto piutrofto eccedere nel poco, che vina mifericordia quivi gli molici Iddib tut- :

rei troppo . JLo Hello fi lette della Santa to pronto a riceverlo nella fua grazia e ad ,

Conte il a Edvige, {Suriui in vita S.Hedvig. r.4. ammeterlo atl antica confidenza. Gii dica
die 1 .OS.) che eforcata , anzi ripiefa dal Vef- che ha permeilo una tal colpa per fuo mag-
eovo fuo fratello, e da altre peritane di au- gior (iene; acciocché umiliandofi in fe fteffo
toma della fua troppo rigida parfimonia di e diffidando d> te, confidi più in lui. Gii
cibo in un digiuno quali perpetuo , e della tolga d attorno ogni occafione , e gli dia al-
fua cotale attinenza dalle carni e da ogni , tri mizzi, che lo alficurino dalle ricadute.

altro cibo gradito; non fi laici ò frouovere Cosi partirà compunto e infieme animato ,

dal (uo Tanto cofiume rifpondendo , che al , al fervizio di Dio, e riforgerà dalie lue ca-
fuo foflentamento badava quel parco cibo. dute più vigorofo per lèguire il cammino
Dunque chi brama di elfere temperante neli' della perfezione-
u(o dei cibi ad efempio dei Santi, tema Tem- 1 js. Padri {de
Si racconta nei
libri dei

pre l'eccedo del troppo , e penda Tempre firn » un Monaco vecchio che vificato
9. ) di ,

piurtodo all’ edremo del poco . Il tutto però ds una fua parente commiife un grave pec-
proceda con la debita difcrezione , che è il cato , e ciò che fe peggio , difperato del per-
in le che da condimento a tutte le virtù. dono già penfava di abbandonare il fervizio
jji. Avvertimento fecondo. Circa i pia- di Dio, e di tornarfene al fecolo. Difpof*
ceri impari , il cui raffrenamento ha di mira Iddio, che un altro Monaco lenti in mezzo
h temperanza, io non ho qui che dire al Di- alla notte demoni parlamentare tra loro ,
i

rettore: perchè qui trattiamo di perfezione, e dire con vanto e con allegrezza Abbiamo :

da cui fono molto da lungi quelle anime tra- alla fine preciphato in fornicazione il tal

viate ,
che camminano per la firada del vi- Monaco: fe caduto alta fine il mif-10 nella
zio. Contuttociò fe mai accadere che gli , noflra rete . In lèntir quello fervo di Dio il

qualche anima dopo efierfi lungamente efer-


, grandemente fi conturbò: e fenza dimora fi
ritata nella vita (pirituale fono la fua con- portò alla cella del Monaco , che aveva pec-
dotta, e dopo avere per le fue indudrie ac- cato Quivi lo trovò fommerfo in un mare
.

caldata qualche virtù, cade:Te in qualche fra- difperazione Interrogato- •


di triflezza , e di .

gilità ,
(il che non farebbe cafo imponibile lo , (ubico gli conlèlsò il fuo fallo , e infieme
ad accadere , fpecialmcnte in cadigo di qual- aggiunfe , che già voleva tornare al mondo e
che fua vanita ) e che piena di rolfore fi ac- gettare la briglia fui colto alle fue paffìoni
cufalfe del fuo trafcorlo : fi guardi , per a- Non fate , fratello ripigliò il Servo di Dio ,

mnr di Dio, il Direttore di nnn ricevere la con amore e piacevolezza Licenzia da te


,
.

fila Confedione con fegni di ammirazione, la rea donna e rimanti in quello fanto luo-
,

di non efcire in parole di rimprovero, e di go, in cui per tanti anni hai fervito al tuo
non prorompere in acri , e fdcgnofe riprenfio- Dio Non ti perder di animo , che quello
.

ci : perche quello farebbe arundinem quafa- fe (lato una trama un inganno del nemico ,

tevi confringere, un finir di fpezzareuna can- infernale. Non temere, che Iddio (la con !e
na già fefa: voglio dire, un difanimaria affat- braccia aperte per accoglierti ; fpera, confida
to ; un precipitarla in profondo di difperazio- nella fua gran bontà . Con quefie , ed altre

ne, e toglierle ogni confidenza, ficchi appe- dolci , e foavi parole lo rincorò , lo animò :

lli avrebbe faccia di comparirgli più avanci. ficchi quello rientrato in ifperanza ,
cominciò
In tali cali deve il Direttore rifvegliare Tubi- a piangere dirottamente il fuo peccato ,
e

lo nel fuo cuore una tenera compaffione ver- feguitò a vivere in quel deferto con più
fo il penitente ,
fui ridedo eh' egli è capace fervore che non era villino per lo palfato.
di cadere in limili falli , e che ritirando Id- Or fe quel Servo di aveife incomin- Dm
d o da lui la mano ,
ficuramente vi cadreb- ciato a Ibridare quei povero vecchio , e
be . Poi parlando con manfuetudine , condu- mettendogli avanti gli occhj ia profctfione di
Mo-

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,. . t .

TRATT. III. ART. IV. CAP. IV. 57


Monaco,. e 1’
età cadente, fi Coffe dato ad attaccamento . E benché a quello primo mo-
cfagerare il fuo- fallp ,
ceno è che gliavreb- do dobbiamo fpeffo appigliarci , come avrà il

be data lafpinta al precipizio. Chi mai avreb- Direttore offervato in varj Articoli del fe-
be potuto rattenere colui ,
che non foflè ito condo Trattato, non fe però Tempre pratica-
al fecolo ,
e che non fi folle dato, in preda non fi può andar Tempre con la
bile: perchfe

ai vizj, come già ideava di fare? Dovech'e bocca con gli occhj e con le orecchie chiu-
, ,

con la carità ,
e con la dolcezza Io rillabill fe , può dar Tempre digiuno E’ pur ne-
nfe fi .

nel fervizio di Dio. ceilàrio rillorare


il corpo col cibo a line di ,

IJ3. Avvertimento terzo . Parlando dei mantenere la vita , la lenità , le forze e T ,

diletti per fe beffi leciti , ed onelti , che ri- abilità ai proprj uffici i necef- 1 e minilleri .-

fultano dagli altri fenfi , dall' odorato , dall' (ario guardare , quando
parlare , difeorrere ,

udito ,
dalla villa , dal palato, nella come- lo richiedono Anzi conviene
i nollri affari .

ilione dei cibi, la temperanza vuole che an- .


di tanto in tanto follevare la mente affatica-

che quelli fi moderino, come coda dal già ta o dallo fludio, o dalla orazione, o dai

detto nei precedenti Capitoli E però bifogna . rigori della ollèrvanza con qualche onello dif-

che ’l Direttore -preferiva ai (boi difcepoli i eorfo , e con qualche villa amena nfe il Di- :

modi ,
che hanno a tenere in dar loro una rettore deve edere si rigido che voglia te- ,

conveniente , e ragionevole moderazione ner Tempre alla tortura di una inceffante mor-
Due fono i modi: il primo, privare i fenfi tificazione i (entimemi dei Tuoi difcepoli .

dei loro oggetti gradevoli : il fecondo , priva- Perciò dica loro , che in quelli cali fi appi-
re i fenfi , non degli oggetti dilettevoli ,
ma glio al fecondo modo ; cioè che dando ai
del diletto , che ne featurifee dall' applicazio- fenfi pa (colo conveniente ,
fi facciano coll'ani-
ne dell'animo ai me(Jefimi oggetti In quan- . mo fuperiori di quel piacere fenfibile , e ma-
to al primo, mi fpiegherò con vari atti vir- teriale , che da elfi rifulta

tuofi praticati da’ Santi Luigi Gonzaga co- . S. 1 jj- Si racconta nella vita di
San Betnar-
firetto ad intervenire a qualche fpettacolo di do, che viaggiò tutto un giorno fu le rive di
commedia, o di gioflra, abballava gli occhj un Iago ameno, fsnza neppure avvertire alla
e toglieva a quello fenfo la villa di quei gio- amenità di quelle acque Un’altra volta doven- .

condi oggetti Lo (ledo faceva S. Lorenzo


. do portarli alla vifita di un Abate fuo amico,
Giufiiniano , che mai non difeendeva nell'or- gli fu recata una Mula con gualdrappa (uper-

to domeltico per non dare alle pupille il pa- bamente guarnita . Egli lai! fu di quella com- ,

fcolo di quelle amene Verdure . L’Abate Ma- pì il fuo viaggio lènza punto avvederfi degli
,

chete altrove da me rammemorato , infingen- ornamenti vani, che aveva attorno. L'Abate
do tra Monaci qualche difeorfo inutile , fi in vedere un uomo si aullero , si fanto ve-
addormentava e col fonno chiudeva le orec-
,
nirfene con tanta pompa fe ne (lupi e non , :

chie a quei ragionamenti . A Santa Terela potendo dilfimulare la maraviglia, gliene fe-
mentre una lua infermità trovava!! con
in ce una dolce , ed amorevole riprenfione S. .

grande inappetenza le fu approdata una vi- , Bernardo gli ripolè, che lo compatiffc, per-
vanda molto faporofa, ed efquifitamente con- che non fi era accorto di quella vanità Dun- .

dita Ella
. dopo averla allàggiata la mandò , que collretti noi a fervirci dei fenfi in cofe
indietro. Interrogata dalle Infermiere, per- piacevoli, palliamo fopra il diletto, che da
che non fi cibaffe di una vivanda si ben ac- effi forge, con una limile alienazione di ani-
concia ,- rifpofe Io non ne mangio , . appunto mo; ficchi' il piacere rimanendo nei fenfi

perche b faporita: dando con ciò ad intende- citeriori ,


non paffi ad impaniare
cuore con il

re , che voleva privare il palato di quel di- qualche attacco imperfetto , e dannofo li .

letto . che c appunto quello che c' infogna 1' Apollo-


x 54. Quello primo modo 'e il più pratica- Io . Qui bah ini uxores , tamquam non bitin-
to da' Santi, ed fc certamente il più ficuro: ta Jint ir qui flint tamquam non penta :
:
,

perche togliendo ai fenfi ogni oggetto gullo- & qui gaudent , tamquam non gaudenti : ir
fo, l’ animo rimane digiuno da ogni diletto qui emunt , tamquam non pojfldenlei ir qui :

lènfibile , e confeguentemente libero da ogni utuntur hoc mando ,


tamquam non utantur
Dir. Tomo IL H |(l.

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. . , . , m

58 DIRETTORIO ASCETICO
{t.adCorint.c.q.iq 50.31.) Chi ha moglie, di-
ce egli, proceda come (è noo I avelie : chi ARTICOLO V.
gode di quelle cofe terrene , come fe non ne
godefle: chi po diede i beni temporali come , Della Virtù della Religione.
fe non podèdede e chi lì ferve di quello
li :

mondo, come fe non fe ne fervide. E vuol CAPO PRIMO.


con ciò 1 Apoflolo lignificare che dobbiamo ,

ufare podedere godere dei beni terreni con


, , Quale fa la virtù della Religione, e quan-
tale adrazione di peniìeri , e con tale fupe- ta la fua eccellema
riorìc'2 di animo, che il diletto fe ne redi
pi di fuori ,
non penetri a guadagnare la vo- 1 57- jr\lchurata
già 1'edènza, e la pratica
lontà ,
nè fe la faccia /chiava : fioche ella aJ! delle quattro virtù cardinali , reda
concedendolo per giudi motivi ai (énfi, ne a parlare delle altre virtù morali , che dall’
rimanga per fe deda libera Qpedo fe godere . Angelico fon chiamate parti potenziali di
di tali beni ,
come fe non fi godedfero . Beve quelle . Per quedo nome parti potemiaii in-
nn uomo fobrio, beve un intemperante ma : tende il Santo quelle virtù, -che in qualche
con quella di veriliÌ!, che H bevitore aflbrbi- modo convengono con alcuna virtù card ina*
fce vino a forfoa forfo, lo va faporeggiin-
il le, ma da quella ancora in qualche modo difeon- %
do lentamente, e non falò ne inzuppa le vi- vengono. Tale 1: la religione rifpelto alla
fcere, ma vi s'immerge con tutta la volon- giudizia : poiché la giudizla richiede, che li

tà. Al contrario fummo temperante, fenza dia a ciafcuno ciocché gli compete: e la virtù
fermarli gran tratto , vota predamente la tal- della religione vuole che fi dia a Dio il culto,
ea, perchè alieno con l'animo da quel piace- che gli conviene. In quedo fi adomigliano
re, lo concede al corpo per un necedario rido- quede due belle virtù; ma però fi didòmiglia-
ro . Lo dedo dicali delle altre foddisfazioni no ancora: perchè la giudizia elìge che fi dia
de’ fendi a ciafcuno il fuo dovere fino alla perfetta egua-

1 j 6. Ma per ottenere quedo , fe necedario lità; e la Religione nonpuò dare a Dio tutto

procedere con intenzione molto retta , e (in- ilculto, ch'egli merita: perchè il inerito di
cera, ne altro volere nelle foddistazioni che Diofe infinito , e gli atti di oflequio , che el-
fi concedono alia gola , agli occhj , alle orec- la gli porge, fon limitati. Si avverta però,
chie, alla lingua, che'l piacere, eJ il volere che io in avvenire non intendo parlare di
di Dio, o alcuno di quegli altri fini onedi, tutte quelle virtù morali , che, come
potenzia-
che ho accennati nel precedente capitolo : li, fono e fubordina-
alle cardinali foggette,
perchè operando la perdona in quedo modo te: poiché andrebbe troppo a lungo il predente
la fua volontà non ama quei piaceri fenlìbili , Trattato. Ma
dolo ragionerò di quelle virtù,
che per giude ragioni dona ai Tuoi (énfi ; ma che tra le morali fono fe più illudri , e che
ama il volere , il piacere di Dio , e l’ onedà entrando nell’anima , traggono feco con mol-
di qualche altro fine , che fi prefigge : onde ta connaruralezza quell' altre , che fono di
teda da quel gudo materiale, ‘e vile aliena, minor pregio
e didaccata. E però per' la virtù della tem- ijU. Parlando dunque della religione il
peranza , tanto in riguardo al regolamento fopraccitato Dottore, dice che ad religione
ederiore dei /entimemi ,
quanto in riguardo pertinet exbiiere reverentiam uni Dto fecon- ,

alla moderazione interiore della volontà fe ,


dane imam rationem , inquantum feilieet efi
fommamente necelfaria la rettitudine della in- principiala creationii, s rerum. & gubernaticni
tenzione , come ho detto altre volte {z.i.quaf.S i.art.%.) Dice, che una virtù, fe

che dà a Dio il debito onore fervitù , e ,

culto; inquanto fe primo principio, e creato- .

re di tutte le cofe e di tutte fe il conferva-


,

tore . che a qualunque perdona che


Si noti , ,

fra adorna di qualche dote eccellente , fi de-



ve onore Onore fi deve ad un Re per 1
.

eroi-

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. . . ,,

TRATT. III. ART. V. CAP. I. 59


eminenza della fua dignità. Onore fi deve férvitù in protedazione della fua fortuna ec-
ad un uomo dotto Fer 1’ eccellenza del fuo cellenza , È anche atto di culto , e di reli-

Capere Onore fi deve ad un uomo dotato di


. gione.
gran bontà , pel luliro Angolare delle lue 160 Quanta . fia la nobiltà di queda virtù ,
virtù E però e (tendo in Dio una eccellenza
. fi può di leggieri arguire da ciò che dice S.
infinita , a cagione della Comma fua onnipo- Tommafo, cioè, che febbene ella non entra
tenza , eoo cui d'a l' edere a tutte le cole , e nel coro fublime delle virrù teologali, ha
a tutte lo mantiene , gli fi deve un fonano però tra le virtù morali il primo podo , co-
onore ; e quello gli fi porge con gli atti di me la più iliudre di tutte , e la più ptlege-
culto , quali altro in fortanza non Cono che vole. l*.iq.ti.ar. g.Ì76 .) Noti b ella Virtù
una lineerà protedazione della fua infinita teologica perche non prende per fuo ogget-
,

eccellenza to immediatamente Iddio , come fa ia fede


jjj. La bontà di Dio infinitamente incli- che crede in Dio , ed b moda ad una tal
nata a favorirci , può edere anch’etfa di mo- credenza dallo dedb Iddio, cioè dalla fua fa-
tivo alla religione pei dare, a Dio il Culto pìenza per cui non può errare , e dalla fu*
,

dovuto perche anch’effa b primo principio ,


:
veracità per cui non ci può ingannare coi
,

e prima fonte da cui ci fgorga ogni bene


,
fuoi detti come fa la fperanza , che fpera il
,

Fino i nodri peccati, e lenoftre tniferie pof- portèdb di Dio, e dallo dello Iddio fi muove
fono foavninidrare a quella virtù motivo di a fperare un tanto bene, cioè dalla fua on-
efercitare i fuoi atti umili ed odequiofi : ,
nipotenza, che può, e dalia fua fedeltà, che
perche umiliandoci quelle avanti a Dio più ,
vuole mantenerci la promedà fattaci di un
profondamente ci lòctomettono alia fua im- tal podédimento; come fa la carità, che am*
pareggiabile grandezza, e fanno si che gli at- Iddio , e dallo dello Iddio b moda ad amar-
ti di riverenzavenerazione , e di ade-
,
di lo ,
cioè della foa immetifa bontà . Non cosà
qui'* gli rechino maggior onore. E’ certo, la Religione, che ha per fuo oggetto imme-
che le lodi fono atti di vera religione, come diato fokanto T odéquio , è il culto interio-
vedremo in appreflo, perche danno gran glo- re, cd ederiore di Dio, il quale non b Dio,
ria a Dio. Ora (piegando S. Agodino quelle ma fono gli atti nodri umani , con cui ono-
parole del Salmo , Praocmpemui facicm ejue riamo Iddio ; e fi muove a volerli dall' one-
in confcjjime , dice , che ’l confortare avanti dà ,
che riluce negli Delfi atti , in quanto gli
a Dio con profonda umiltà i propri peccati (coree doverofi alla fua infinita eccellen-
è un dargli lode un arrecargli gloria nel
, fc ; za . Ciò non oda n te però queda virtù fovra-
modo che un inférmo dà al Medico, che lo ffa a tutte le virtù morati e tutte le fuper* ,

fana , lode tanto maggiore quanto moflra più col fuo fplendore : perchè più di tutte fi ac-
grave la foa infermità Aiamquid Ì7 hoc . coda a Dio . E’ veto eh’ ella non prende di
non pertinet ad tandem Dei quando confitene ,
mira Iddio in fe dedb; ma pur volendo i
peccata tua ? lmmo vero maxime pertinet ad proprj alt riverenti, ed odequiofi, vuole I’

laudem Dei , quando confitene peccata tua. onore vuole la gloria , che a Dio da tali at-
,

Quia tanto ampline lauda tur Medicai quanto ,


ti rifulta: e però b vicinilfima a Dio. Re li-
ptue dejperabatur cegrotne . Confitere itaque gio , diceilSanto, (rnprac ar.S) magie de pro-
peccata tua , quo magò defperatae de te prò- pinquo accedit ad Deum quam alia virtutee
pter iniquitatei tuae . tanto enim major lane morale e inquantum operatur ea , quf dircele ,
,

tft ignofcentii ,
quanto major efi exaggeratt» i'7 immediate ordinantur in honorem dìvinum
peccata committenti i : Non enim putemue noi <7 ideo religia praeminet inter aliae virtutee
aecejfijfe a laude Cantici , fi jam bic confejficr moralee
nem inteiiigamue ,
qua canfitemur peccata no- iti. Vi b cofa forfè più vicina a Dio,
fira. Et toc ad tandem cantici pertinet quia : che l’onore idedo di Dio? no certamente.*
tum peccata nofira cognofcimut Dei gioriam ,
perchè pare , dirò coti , che immediatamente
commendamut .
(inPfal.pq.) Concludiamo dun- lo tocchi Dunque neppur vi b virtù più
.

que ,
che tutto quello , che e verlo Dio atto prolfima a Dio che la Religione , che con li
d' oilequio , di livcreoza, di fotumeflioue , di fuoi atti di culto porge quefi' onore a Dio.
Ha ÒU

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.. .

6o DIRETTORIO ASCETICO
Ma fe tra i raggi quello è il più folgoreggian- di religione, e anch’efiè hanno l'onore fi ci-
te, che (la più d'apprefio al Sole; fe tra le golare di edere le più vicine a Dio. Onde
acque più e limpida quella , che più fi acco- pare che altro non vi voglia per farli fanto,
lla alla fonte ;
Infognerà dire , che tra le vir- che acquidare la virtù della religione in gran
tù morali quella Ha la più fplendida, che è do perfetto.
più vicina al Sole increato ; che quella fia iSj.Ma chi vuole meglio intendere quan-
la più pura , la più perfetta , che è più prof- to fiano fingolari i pregi di quella virtù , ri-

fima alla fonte inefaufia di ogni perfezione fletta alla grande (lima che ne fanno gli An-
E fe nelle Grandi quel perfonag-
Corti dei gioli del Paradifo ; ed alla gran divozione ,
gìc fe riputato il più degno, che ha pollo più e fervore, con cui l'efercitano, non Colo in
vicino al foglio, in cui rifìede il Re: chi cielo , ma ancora in terra , dove non itde-
potrà negare, che quella tra le morali Ha la gnano difeendere fovente per corteggiare of-
virtù più illuflre, che ha vanto di più avvi- fequiofi , ed adorare riverenti il loro divin
cinarfi coi fuoi atti al Re del Cielo , e al facitore Dice S. Giovanni Grifoflomo che
. ,

facitore dell' univerfo ? celebrandoli il (apro Sacrificio delia Mei fa ,


i ii. Si aggiunge un' altra ragione pure re- ( che certamente è atto di religione princi-
cata dal fopraccitato Angelico ,
con cui più palidìmo ) feendono gli Angioli dal cielo a
chiaramente fi molfra l'eccellenza di quella numerofe fchiere , fi affollano attnrnp I' Al-
virtù . Dice egli , che la religione non fi di- tare, per fare onore alla rmeft'a di quel Dio
f! incu« fecondo la fue elfenza dalla fantifa che quivi fi facrifica, eccitano dolci canti di
iilelfa . Sancì ila: dici tur ,
per quam mais bo- lode , e alTillono tremanti al minillro che of-
rninis fe ipfam funi aHiis applicai Dco :
, & ferifee all' Altilfiino la facra vittima. Per id
unde non digest a religione freundum fuam tempui ir Angeli Sacerdoti ajj'tdent , Ór caelc-
effentiam , fed fohtm ratione . ( in cit.ar.c.q. ) ftium potr/lalam univerfat orda clamore i ar-
La religione, Santo, preda
fiegue a dire il disi , & /orar altari -vicinai , in iliias hono-
a Dio omaggio di fervitù con certi atti di rem qui immolatar , Angelorum chorit plenus
culto fpeciale, quali fono i facriticj lobbla- ,
ejì . Id qnod credere olande licrt -vel ex tan-

xioni , le adorazioni , e cofe limili La fanti- . to ilio facrificio , qnod tane per api tur ( de .

ta indirizza ancor ella per comando della re- facerdotio lib. 6.) Detto quello, riferifee la vi-
ligione al fervizio, ed all onore di Dio i none di un fanto vecchio , a cui loleva Id-
predetti atti ,
ed altri fuoi propri > con cui dio fvelare i fuoi fecreti ; e dice, che aveva
tamilica il loggetto ;
ficchi viene ad edere veduta una gran moltitudine di Angioli at-
anch’ elfa virtù di religione : e confeguente- torno all'Altare, in cui li faceva il facrificio-
roente la religione ad edere l' illeda fanti t'a incruento, tutti ricoperti con ifplendidi am-
Ed in fatti dice S. Giacomo che Hcligio , manti , tutti chinati con la fronte in terra ,
manda CT immaculata apud Dettai Cd Pa-
,
,' nel modo che fogliono (lare i iòldati , e i

ttern ,
bai eli , vietare papi Hot CZ -viduas , cortigiani alla prelènza del loro Re. E dopo
in trilmlatione eorum ,
Òr immaculalum fe aver narrato il farro ,
gli aggiunge lede con
luflodire ab hoc Jteculo . (Jacob.t-iq.) Dice, la fua autorità ,
proteflandofi , eh' egli lo te-
che la virtù di religione immacolata , e pura neva per vero : Id qaod facile mihi ipfe per-
al cofpetto di Dio ,
e dell' eterno Padre fi b faodeo
il vifitare , e il foccorrere i pupilli , e le ve- 164. Ma che maraviglia è, che’l Grifoflo-
dove nelle loro tribolazioni , e il confervarfi mo credelle circa quello particolare alle al-
mondo, ed incontaminato tra le lordure di trui vilìoni , fe egli Hello ne aveva Irequen—
quello lèccio. Ma a dire il vero, pare che temente : e entrando nella Chiefa ,
come ri-

tali virtù, piuttofio che religione, debbano feiilce il Baronio , quali fempre la vedeva
dirfi milericordia , carità , dillacco , illibatez- piena di Angioli , i quali olTequiofi venerava-
za. Ma no; che dille bene il Santo Apollo- no in ella quel Dio che vi rilìede il che :
,

Io : perche efercitandoli quelle virtù per co- fpeeialmeme gli accadeva in tempo che cele-
mando della religione in lerviziodi Dio, ed in bravafi il divin Sacrificio ? J canne: Cbryjé/h-
odèquio deli’ AJtiflkuo , tono anch’ elle virtù mas Sacerdoi admii andai ,
Ecclepx Confanti-
no-

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. . .

TRATT. III. ART. V. CAP. IL 61


wopolitanet
,
imma vero totiui oibis fplendor , non è virtù ,
ma un cadavere , un tronco ,

vir animi perjpicacis omni fere tempore vi- , un' ombra fallace di virtù . Lo flefTo accade
debat Dcmum Domini refertam ^ngelorum nella virtù della Religione . De fu me quella
ceto : & ione in primis , cum divinimi , {? tutti i fuoi pregi dagli atti interiori, con cui
incroentum facrificium offerebatur . ( Baron. l'anima conofcendo la infinita eccellenza di
Tom.sAuual.ann.qoq.) Indi fiegue a dire que- Dio fuo benefico creatore , e fuo perpetuo
llo celebre i dorico , che’l Santo raccontava confervatore ; e vedendo dall' altra parte la
tal volta con ilìupore , e con gaudio a’ Tuoi fomma balfezza, e la fua gran viltà, si fog-
più cari amici , che incominciando il Sacer- getta interamente con profonda fommilfione
dote la Santa Meda , vedeva feendere dall’ a quella eccelfa grandezza. In queflo interno
alto Angioli luminod nel volto, rifplendenti foggettamento conside principalmente il culto
nelle vedimenta , fcalzi nei piedi , porli at- che si da a Dio: fenza quedo qualunque azio-
torno l'Altare : e quivi con guardo fido, con ne ederiore fi faccia , farà una mera appa-
capo chino , con filenzio, e riverenza offe- renza di culto , una larva di virtù
quiare i lacroianti Mideri . Poi gli vedeva s6S. Dice S. Tommafo , che Iddio vuol
alzarli a volo , porli al fianco dei Vescovi , elTere da noi onorato , non per utile fuo ,
dei Sacerdoti , dei Diaconi , mentre dilania- mentre in fe dello è pieno d' immenfa glo-
vano al popolo il divin Sacramento. Quindi ria ; ma per vantaggio nodro mentre log- ,

arguifea il Lettore quanti frano i pregi della gectandoci a lui con umili oilèqu; , veniamo
virtù della religione , e di quanta dima lìa a perfezionare noi defiì . Dicendum quod ,

degna ; mentre gli Angioli non contenti di Deo revcrentiam , honorem exbibtmus , non &
praticarla in Cielo, ove è la loto lède, ven- propier fe ipfum , quia in [e ipfo efi gloria pie-
gono ad efercitarla anche in terra , e fin tal nui , Cui nihil a creatura adjici poi efi , fed
volta fi fan vedere agli occhj riodri in atteg- propter noi ,
quia videiicet in hoc quod Deum
giamenti ti divoti , si dimedì , ti riverenti rnjcrcmur & bonoramus , meni nofira ci fub-
per animarci ad imitare il loro efempio. jicitur : & in hoc ejus perf:8io Confiflit (z.z.

CAPO IL
qu xft.it. art. q.) Convien fapcre che qualun-
que cofa inferiore, con foggettarsi a ciò che
c fuperiore, divien perfetta,
,

come dice
a lei

Si dice in genere ii citato Dottore corpo con fogget- . Cosi il


in che confidino gli atti di
culto, con cui tarsi all’ anima divien vivo , divien vegeto ,
fi cfercita te virtù della re-
ligione divien lènsitivo, e ragionevole : cosi l’aria
; r quali fono te fpccie di quefìo
fot opponendosi alle percoli» dei raggi folari
culto
divien chiara , e luminofa: e negl’ Ideili ar-
tefatti la creta filettandosi alle mani del
Jfj. /^Ià fi fa, che le virtù prendono da- Vafajo, da terra vile diventa un yafo nobi-
gli atti interiori tutto il lorol’plen- le : e il mani» fottoponendOsi alle mani del-
dore . Siccome 1 nollri corpi ricevono dall’ lo Scultore da pietra rozza diventa una bei-
,

anima la ragionevolezza ,
gli alberi dalla ra- la datua per collocarsi o in una Galleria per
dice la vita, pianeti dal Sole la luce; cosi
i
diletto del Principe,o fu gli Altari alla ve-
gli atti edemi delle virtù prendono dagli at nerazione dei Fedeli Cosi soggettandosi l’ a- .

ti interni 1 onedà , la foprannaturalitè , il lu- nima con interno umile affetto a Dio che ,

flro . e la vaghezza , per cui piacciono agli vede con infinito eccedo fuperiore a dei-
fe
occhi di Dio: gli atti interni poi la delumo- fa , divien perfetta fu gli occhi fuoi . E a
uo dal motivo , e fe frano fopiannaturali , quedo Agodino , allorché
volle alludere Sant'
dalla grazia che vi concorre E ficcome un
, .
dille: quo i recto cclitur Deus, 'nomini prode]-
corpo lènz anima è un cadavere deforme
, fe , non Deo : ncque enim quifquam fonti di-
un albero fenza radice è un tronco vile un xerit prcfuijfe aut luci .fi vide-
,
, fi biberit ;
pianeta lenza ii Sole è un corpo folco e te-
, rii. [dcCiv. Dei lib.ta. Cap.q.) Che Idd.o sia
nebralo ; cosi una virtù che non Ita accom-
, venerato con debito culto , grava all' uomo ,
pagnata dagli atti interni onefii
, e virtuofi , e non a Dio . Chi mai difa di aver recato
g:o-

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. n , .

ex DIRETTORIO ASCETICO
giovamento alla fonte con bevere della ac- nel Cielo potremmo come «nulle onorare Id-
,

qua, o alla luce col riir i, aria ? dio con mente ; ma eilendo
ali atti foli della

j 6 j. Perciò si querelava iddio degli Ebrei, comperili e di (pirico , e di corpo , perchè


molti dei quali offerendogli lacrifizj , non gli non abbiamo da venerare ancora con le a-
1’

univano con gli oiTequj interiori del cuore , zioni efleriori di quello? B forfechè Iddio ha
che fono l'anima di ogni culto , che si preila dato l’ edere folo alfe anime noflre , c non
a Dio. Numquid diceva loro per bocca del ai nodri corpi ? Di quelle forlè folamente fe
Profeta Reale, (Pfal.tf. ij) manducato carnet il primo principio, e non ancora di quelli ?
t Murar ut ,
ai-t fanguinem bircorum potato ì Perché dunque non ha arche il corpo a rico-
Credi fori* che io abbia a mangiare le carni nofeere con gli atti tuoi propri >1 fuo d vira
i

dei Tori , e abbia a bavere il fangue degli Facitore , e predargli anch' elfo omaggio di
Arieti , che tu fveni fopra gli Altari ì Mie oflèquio, e di fervitù ?
lotto le tiere del bofco : miei gli. augelli dell' 1 6p. 11 dir quedo é delirio di menti cie-

aria . Tutto è mio ciò che verdeggia nella che ,


di gi'a condannato dal Sacro Concilio di
terra , ciò che rifplende nel Cielo , ciò che Trento . Cum natura bominum , dice la Santa
adorna 1' Univerfo Me* lutti {eroe fylvarum, . Sinodo ( feff.it.c j.) ea fit ,
ut non facile que-
pimenta in montibtts , beves Cogitavi om- & . ai fine adminiculisexlerioribus ad rerum di-
nia volatili 0 cicli , CT pukbritudo agri mecum vinarum meditaiionem Inficili : phpterea piu
efi Se vuoi che le vittime che mi offèrifci , Maier Ecclefia rimi quofdam ut feilicei qua- ,

siano a me gradite , immola Deo j,atrificium derni f.tbmijfa voce ,


alia vero tllhre in Miffó
landis , C? ridde -Aliijfimo vota tua : con- pioimr.tiarcntur , infi iiuit . Cxremcmias itene
giungi il facrificio citeriore della vittima col adhibuit ut myfiicat tcnedicìionci , lumina ,
,

(àcriticio interiore del cuore , unifcilo con le iberniamola , vefiet , aìiaque id genut multa
lodi ,
con gli olfequ) , e con gli affetti di u- ex apofiolica difciplina , CT tradilione ; quo CT
mile foggezion» . Quindi apprenda il Letto- majeflas tonti jacrifi.ii commendaretnr , &
re , che volendo cfercitarsi in atti di religio- mentes fidelium per hac vifitilia religioni t ,
ne la prima cofa che deve fare,
,
si e, dare ÌT pi etiti s figna ad rerum altiifimarum , qua
uno fguardo ali infinita eccellenza Dio, ed di in hoc facrificio latcnt , contemplationcm exci-
alia propria piccolezza , e poi onorarlo con tarentur . Eilendo tale la condizione degli uo-
l' intima fommeffione del cuore : giacché que- mini, dice il farro Concilio, che difficilmen-
lla e la parte principale', e la più eifenziale te può fenza 1’ aiuto degli oggetti efleriori
del culto, che da noi esige l’Altiilìmo. follevarii alla meditazione deile divine cofe ;
i*8. Da ciò però non siegue , che non- la Sama Chiefa pia noflra Madre ha inflituici

debbano farfi anche atti efleriori di culto e , alcuni riti cioè che nei facrofanto facrifizio
,

che non appartengano anch’eflì alla virtù del- della Meda alcune cofe li pronuncino con vo-
la religione . Il dir quello farebbe un cadere ce bada , altre ad alta voce . Si è ancora
ed
meli’ erroredei (èttari » thè difepprovano le fempre ter vita di alcune ceremonie divote ,
cerimonie eccleCalìkhe , e il culto citeriore come di lumi di timiami , di vedi , di mi—
,

deile Chiefe : e nell’ erelia de' Trinitari , i diche benedizioni , e di altre molte limili co-
quali dicono , che /o/o fpiritn Dettm adorare fe , a lei derivate per tradizione apoflolica ;
debemns , che col folo fpirito deve adorar!! acciocché rifiliti la ma ella di si gran Sacrifi-
Iddio Altro è il dire che gli atti erteriori di
. zio , e le menti dei Fedeli per mezzo di que-
culto affatto fcevri di ogni culto interiore , lle fenfibili dimodrazioni di religione ,
e di
non fiano atti veri di religione altro è il : pietà s'innalzino alla contemplazione di quel-
dire, che gli atti edemi uniti con gli atti in- le altidime cofe , che fiotto quello gran Sa-
terni non fiano anch’ elfi un vero culto e
, , cramento fi afeondono
che non debbano anche quelli tributarli a Dio, 170. La ragione chequi arreca il Conci-
come nofiro Sovrano . H primo è vero : il lio ,
per moli rare la necediia che v' é dei ri-
fecondo non folo "e fallo ; ma é errore dete- ti , c degli atti efleriori di culto , k convin-
fiabile in fede . Se noi foflìmo puri fpiriti , centiflima La noftr’ anima , finché é legata a
.

come fono gli Angioli , e le anime feparate quello mifero corpo , non può operare gli atti

fùoi

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,

TRATT. Ili: ART. V. CAP. IL 6}

fuoi fpiiituali ,
nè folle varfi alla confiderazio- non concepita flima del luogo facro , ed of-
ne delie cofe foprannaturali , e divine, fenza fequio a’ facri mirteti , che in quello fi rap-
la cooperazione dei fenfi interni : e perchè preièntano Dunque è pur troppo vero ciò
?

quelli dipendono, da feotimenti eflerni , con che dice il Tridentino, chef culto efiemo ,
diflicoltà può la poverina far le dette fpiri- oltre federe a Dio dovuto , come ho detto

tuali fue operazioni , fenza l’ ajuto di quelli di fopra , è anche necertèrio per eccitare la
ancora . quello volle alludere 1 A portolo
A ’
nortre menti alla contemplazione , e i nortri

allorché dille , che ipvì/ililia a creatura Dà cuori alla venerazione delle divine cofe Bi-
mundi , per ca qua; foSa fmt , inteìtecìa , fogna perfuaderfi , che finché fiamo in quella
aufpiciutUur ; (.ad Rem. i. io. ) che la noltra valle di lagrime quanto abbiamo la
, per
mente per mezzo delle colè vilìbili , che ti mente colta , ed elevata*, fiamo tutti mate- \

fono rapprefentate da' fenfi , faie alla cogni- riali


, ed abbiamo tutti bifogno di oggetti

zione delle cofe di Dio invifibili , e ignote ai materiali , per folievard all' intelligenza delle
fenfi . Quindi fiegue , che volendo noi ve- cole (pi rimali . .

nerare Iddio, che tanto lo merita per la fua 171. Dirò dò che accadde al Re Clodo-
tanto eminante grandezza , abbiamo blfogno veo : ( In vita S.R.emig.apudSur.1 %.Jan. ) Con-

di azioni elicine , e di oggetti fenfibili , thè vertito quello Monarca alla lènta Fede , ed
muovano noi , e deliino gli altri a tali ofle- iftruito nei dogmi ncceflèrj a faperfi dal Ve-
*iuj • dovo S. Remigio , fe n anda -a alla Chiefa
171. E vaglia il vero r chi v’ è che non per eflèrvi bagnato, e rigenerato a Dio nel-
gurovi in fe fìelfo la forza che ha quello cul- le acque battefimali • La firada che dal Pa-
to elleriorc di eccitarci alla confiderazione , lazzo Reale conduceva al Tempio , era tutta
ed alla venerazione dei divini Mirterj ? Chi fuperbamente adornata , e con tende fofpefe
v’ è che vedendo in alcuni giorni dell’ anno in aria era tutta adombrata ; le mura delle
fpogliate le Chiefe dei facri arredi, denudaci cafe veflite di fine fete : la Chiefa , in cui
gli Altari ,
ricoperte le Croci ,
in vedere in- aveva a celebrarli il lènto Raccertino era va- ,

terdetto ogni fuono alle Campane , ed agli gamente addobbata , e in ella eretto un fon-
ì finimenti unificali ; -in mirare i Sacerdoti in tuofo e l' aria tutta afperfa di
Battilleriu ;
verte lugubre efercitare le facre funzioni con foavi profumi. Precedeva una ProcelTione de-
canto niello, ed ora portarli con mani giun- corala , e divota di tutto il Clero , in cui
1
te , con fronte dimelfa , e a piedi fcalzi all portando i Chierici , e Sacerdoti aperti i faa-
adorazione della Croce ; ora giacere boccone ti Evangel; , inalberate le Croci , e quantità
a piè degli Altari chi , dico , tra quelli rtien-
: di Cerei ardenti , imploravano con dolce can-
zj, tra quelli oggetti ferali non fi fentemuo- to l' ajuto di Dio , e dei fuoi Santi con le
vere a compunzione? non fi fente deflare al- lolite preci di fanta Chielè . Seguiva il Re
ia confiderazione della Partione , e Morte del tenuto per mano dal lènto Prelato : poi ve-
Redentore, che per mezzo di tali cerimonie niva la Regina , ed appreflo una moltitudine
funerte ci rapprefenta la fanta Chiefa ? Chi infinita di gente II Re in vedere il beli' or- .

v‘ è , che in veder poi cangiata feena , nuo- dine dei lècri Minirtri , in udire quei facri
vamente adorne le Cbiefe , abbelliti gli Al- canti , in mirate lo fplendore divoto di quel-
tari , i Sacerdoti in verte di giqja ,
in udire- la lècra funzione , tanto fi commoffe inter-
rimbombar l' aria di fuoni , e canti fèrtofi , namente , e fi ricolmò di tanta confoiazione,
non fi fenta rifvegliar nella mente il penfiero che rivolto al fanto Vefcovo l’interrogò , fe
di Gesù Crifio ritorco per cui fi celebrano , a forte forte quello il Regno di Dio che gli
tali felle , e nel cuore affetti di allegrezza , aveva promeflb , abbracciando la fanta Fe-
e di congratulazione con elfo lui per la fua de ? No Sire, rifpofe S. Remigio , non è,

immenfa felicita? Chi v'è, che in mirare la quello Regno da me promertòvi ; ma è la


il

magnificenza delle nortre Chiefe , io fplendo- via ,


che conduce a quel celerte Regno Quin- .

re degii Altari la fontuofitè degli apparati , la


, di fi deduca quanta fia f efficacia che hanno
,

ricchezza dei broccati , dei ricami , degli ori di piegare i nortri animi i riti facri che ap-
,
degli argenti , di cui quelli vanno adorai partengono al culto di Dio mentre unto
, ;

am-

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. . . ,

/ /

64 • D IRETTORIO ASCETICO
ammollirono cuore di quello Monarca av-
vezzo per al
della Tua Corte
il

ero a vivere tra le magnificenze


,
fino a fargli parere di tro-
,

CAPO HI.,

varli già in Paradifo, quando foto era in via Si dice quali fiano in particolare gli atti di
per confeguirlo . Rimanga dunque conclufo , culto , con cui fi pratica la 'virtù
che 1 culto di Religione ft efercita principal- della Religione .
mente con fommelfione all’
gli atti interni di

eccellenza di Dio , e (econdariamente con 1 74. y-vlchiarata già l'elTenza del divin cul-
atti , ed operazioni eflerne , che efprimono , . JLJ to palliamo a parlare degli atti
e insieme ivegliano noi , e_ gli altri a quello con cui praticamente fi efercita,
particolari,
interiore foggettanJento del noflro cuore a e confeguentemence con cui anche fi efercita
Dio. la virtù della religione, la quale altro non
17J. Ma qui convien notare , che quello è che un abito , o facilita in produrre tali
culto fpcttante alla virtù della Religione , di atti . Atti di culto dunque fono le
adorazio-
ni ragioniamo , non e della ideili fperie , ni , che abbiamo fpiega-
fatte però nel modo
rifpecto ai Perfonaggi diversi che con elio ve- to nel precedente Capitolo : perché fi trova-
n erriamo . In riguardo a Dio diceli culto di no nella facra Scrittura molti atti di adora-
latria ,
perchè 1 onoriamo per la fua infinita zione che non contengono certamente al-
,

ecceilenza ,
che ha da fe , nè riceve da al- cun culto. Cosi Giacobbe fette volte prodra-
cuno. Rifpetto ai Santi chiamasi culto di du- to in terra adorò il fuo fratello Efau: Et
lia ,
perche gli oflequiamo per quella eccel- ipfe progredirne adoravi I pronai in terrai« fe-
lenza finita, e limitata , che non polTono a- ptiei , dcncc appropinquaret frater ejui (fer-
ver da fe ma ricevono da Dio , come Cuoi
, nefis jj.j.) Cosi Giufeppe fu adorato da’ fuoi
cari fervi e amici , e come i Cortigiani favo- fratelli incurvatili alla lùa prefenza : Et in-
viti della fua Reggia Rifpetto poi a Maria . curvati adoraverunt eum. (ffra.4j.1j.) Cosi
Vergine nominali d’ iperdulia perchè la fua : i figli vedendo che lo fpirito di
dei Profeti ,

eccellenza, per cui noi l'onoriamo , benché Elia era fcefo fopra Eli fio con inchino prò- ,

sia limitata , c di gran lunga fuperiore al fondo fino a terra adorarono Vi denta au- '
1 .

mento dei Santi ,


elfendo ella Madre di Dio, tem filii Propbetarum , qui erant in Jerico e
e (fendo loro Regina , ed elfendo fopra ogni cantra , dixerunt Rcquicvit fpiritus Etile fu-
:

altro dotata di eccelsi pregi . Sicché il culto per Elifeum Et veniente1 in oceurfum ejui
.

che noi prediamo ai Santi , ed alla loro Si- adoraverunt eum proni in terram . (q.Reg.i.
gnora, va alia fine a rifondersi tutto in Dio, 17.) Tutte quede adorazioni però non furo-
come definì la fettima Sinodo . ( Sept. Syn. no atti di culto ,
ma atti di mera olfervanza
aS. 4. ) SanSoi veneramur ut Dei amica : fatti ad uomini mortali per qualche loro me-
CT 1bonor qui Sanciti imprnditur ,
in Deum re- rito particolare ,
o per qualche loro dote
currit: qui Matlyrem coiit ,
Deum ipfum co- di cui erano fregiaci . Atto di adorazione è
Ut : qui Matrem ipfiut adorai , ipfi Ixmcrem quella umile fommelfione, ed odéquio , che
affignat Noi veneriamo i Santi, dice il fan- fi pieda all' infinita maed'a di Dio. Tali fa-
to Concilio , come amici di Dio: e l'onore rono gli atti di adorazione che efibirono a
che a quedi prediamo , ritorna in Dio Chi . Dio gl' Ifraeiiti nel Tempio nel giorno tedo-
dà culto ad un Martire , da culto a Dio : chi fo, in cui ne celebrò Salomone con folenne,
adora la Madre di Dio , porge onore al fuo e fontuofo rito la dedicazione . Riferifce il

divino Figliuolo. facrotedo, che avendoli Re porte a Dio


Le fue preghiere, fcefe il fuoco dal Cielo, e
confumò tutte le vittime , e gli olocaufii ; e
la maedh di Dio riempi tutto il Tempio :

Igni! defeendit de c<t!o, & devoravit holo-


caufia , & vidimai
Domini im- ;
Ù~ majefias
plevit domum. Cioè una nu-
(i.Paralip.-j.i.)
vola iplendida, e .liminola, come fpiega Cor-
nelio

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. . . t,
,,

T RATT. III. ART. V. CAP. III. 6 j


«elio a Lapide fi (parie per tutto
, il Tem- Hanc oh caafam igilur faciet , ac pedei tegere
pio , rapprefentando viabilmente agli occhj dicantar Hom.prima in lfaiam ) Cosi con
. ( .

del popolo la ma e ila, e da gloria invilì bile di quella umile confefiione verremo a fupplire a
Dio Majefiat Domini, id e/i gloria, fata ca-
.
quell' abbafiamento maggiore , che farebbe
ligo , five nata fplendida , glorio/a Dei in- V dovuto all'infinita grandezza di un Dio,- ma

majefiatem ,
vifitilii &
ghriam reprecfenUmi . non è pottibile ad averli da noi

Allora gli Ebrei fi profilarono tutti boccone 177. Ma quello filetto affetto ha <ja andar
(opra il pavimento incrofiato di lini marmi , e congiunto con atti efieriori proporzionati di
con profondo ofièquio adorarono la divina genufleffioni , d' inchini , di curvamcnti , ed
maefi'a . Et corruentei proni in icrram fuper anche di protefiazioni , come fece il popolo
pavimentarti ftratam lapide adcraverant , CT Ebreo : Corraentes proni in tenram fuper pa-
laudarvermt Dominum vimcntum ftratam lapide adoraverunt (i. Pa- :

17/. Volendo dunque noi elercitarci in rai. 7.5.) perchè febbene Iddio già vede l’ab-
atti limili di adorazione , giacchi; non ponia- balfamento interiore, fenzachè vi fia bifogno
mo come
, gl Ilraelki , rimirare in modo vi- di pacarglielo con azioni apparenti pure ,-

fibile la maefi'a del Signore ,


rapptelentiamo- come dice S. Agofiino, e noi già dicemmo
cela alla mente coi colori , che ci fommini- di fopra, quelli umili edemi atteggiamenti,
ftra la fede . Conlideriamolo infinitamente fu- non lo come , accrefcono l' affetto interno
periore a tutte le creature ,
per l immenfo del cuore da cui procedono . Oranies de mem-
dominio che ha l'opra di ette a titolo di lor bri; fiili corporii faciunt qaod [upplicaniibut
Creatore., come faceva S. Agofiino contem- , congruit ,
cam genita figunt , cui» extendunt
plando quelle parole del Salmo . Quoniam tu manui , -rtei etiam pnfiernantar folo , ir fi
Dominai siltijjimai juper omnlm terram , ni- quid aliai vijiliiiter faciunt. Quamvit CO-
mit trai tata: es fuper cmnes Deci. Pire fo- rum inviftlilit -voluntas , (? cordit intentio
lum fnper Demoni a , [ed etiam fnper homi net Dee nota fit , nec ille indìgeat bis indiciii ,
ut
maxime ju/loi , qui dicuntur Dii • C7 hoc pa- kumanus ei pandatur animai ; [ed hit magi
rarnefi , fnper omnet -dngeloi (in Pfq 6 .). Con- fe ipfam excitat homo ad orandam gemen- ,

fideriamolo , dico, fupenorenon folo alle di- dttmque burnitia ; , GT vebrmentiui Et nejcio .

vinità bugiarde, ma a tutti gli nomini, fpe- qaomodo , cam hi motus corporii fieri nifi mo-
cialmente a giudi, che godoqo il gloriolo no- ta animi prete adente non pojfint , eifdemque rar-
me di Dei : fuperiore anche a tutte le Ge- fai exteriai vifibiliter faéiii , ille interior in-
rarchie degli Angioli ; in una parola con ec- vifiliiis , qui eoi facit , auge tur ac per hoc
cello infinito fuperiore a tutto il creato , ed cordii affeHui , qui ut fiercnt illa prxcefiit
il creabile Poi con profondifiìma interna
. quia faéia funi , crejcit. (De cara promettali
fommelfione foggettiamoci a quella (termina- gerend.cap.t.)
ta grandezza. 17H. I Santi erano s'i dediti a quelli atti
1 76. E perchè ogni nofiro foggettamenco di culto , a noi tiepidi
e di religione ,. che
far a infinitamente inferiore alla fua fomma e freddi fembrerà gli praticatterocon eccetto.
eccellenza, confettiamo quello fleiTo col mag- Di S. Francefco Borgia dice la Santa Chiefa
giore abbaiamento, che ci fia pottibile, co- che centiei quetidie de gena Deam adorabat
me fanno Serafini del Cielo , che dopo
i che cento volte in ciafeun giorno piegava le
aver adorato, e lodato Iddio con quel loro ginocchia in terra per adorate 1' Alci (lìmo.
famofo trifagio Sandai Santini , Sonerai , fi , Dice di San Patrizio , eh' era folito trecentiei
velano con le ali la fronte in protefiazione per diet fingaloi fiexh genibai Deam adorare
che i loro ofiequj fono infinitamente minori trecento volte in ogni di produrli con le gi-
all.' infinito futi merito, come dice il Grifo- nocchia in terra per adorare la Maefià del
Homo interpretando quella loro unni* azione. Signore. Marulo riferifee, (tib.i.cap. t.) che
Cam enim piai imam babeant erga conditsrem S. Marta cento volte il giorno e cento voi* ,

reverentiam , bone undeqaaq ne cenantur pri- te la notte genufletteva per adorare regnante
llare : deinde rum non ajfeqnantar qaod ex- in cielo quel Dio , che ofpire aveva ricevuto
pelant , qnod dee,fi afferai hoc velo oltegant fopra la terra. Un fimi le numero di adora*
,
Dir, udfe. Tom. IX. I zio-

i
\
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. ,, 8

66 direttorio ascetico
dobbiamo fare anche noi fe punto ci ca-
Hate praticate da Sit- 5i ,

tieni leggiamo etere l'onore Alriffimo Dobbiamo nelle


la fila colonna Ne man- . le dell’ •

inone Stiliti fopra nolre orazioni porci a confiderare l’ onnipo-


noftri perfone di fama
vita a
cano a' tempi che trate fuora dal
frequen- tenza infinita di Dio ,

me ben note , che con ifiraordinaria nulla tante nobili creature , che rifplendono
quelli atti di religione.
ta fi efercitano in terra : la
qualche parte anche in Cielo , che adornano la noftra
Dunque imitiamoli in
Re del Cielo bra- fua gran provvidenza , con cui ie follenta: la
noi fe come fudditti del
,

onore : afficurandoci , che fua iòmma borni , con cui ci fopporta : la


miamo di fargli
fomma fapienza , che tutto fa , tutto in-
ve- fua
ficcane i Monarchi della terra godono di

vadali! ; cosi il Mo- tende , e tutto vede : la fua immenfiti,


derti otequiati da’ loro
con atti fre- per cui fe prefente ad ogni luogo , e non fe
narchi dei Cieli gode di etere
da alcun luogo comprefo la fua infinita mae- :

quenti onorato dalle fue creature. del Cielo :


adora- fìa , avanti cui tremano i Serafini
> 79 Atto di culto fi fe unire alle cui gli tiene
la fua ineffabile bellezza , con
.

gl' Ifraeliti nel


zioni le lodi , come facevano di flupore e di
tutti incantati in un’ eflafi ,

teflo fopraccitato , che


dopo avere prode!; in
proruppero tutti in gaudio: poi per ogni fua perfezione offerir-
terra adorato i’Altiflimo , di bene-
voce la bontà gli un tributo di lodi , e un cantico
grandi lodi , efaltando ad alta
a
eterna, e illimita- dizioni . Dobbiamo ancora rifletter fovente
e la miferi cordia infinita, ed ai generali
tanti benefici, che egli ci fa:
loro ti gran favore.
ta di Dio, che predava di redenzio-
Domtnum .dì creazione di confervazione ,

CT ìaudaverunt , ,
^fdoraverunt ,
che ci conparte ad
<rtcrnum mijeri- ne : ed ai particolari ,

nuoniam bonus , quoniam in allordine del-


gl' atti ogni ora: a quelli chefpettano
cordia ejus Dice Lattanzio , che tra che appar-
iom- la natura , e a quelli più eccelfi ,
di culto, con cui fi fa
onore a Dio il
,

bocca dell uo- tengono all’ordine delta grazia , e per ciafcu-


mo la lode, che efee dalla
no efaltarlo nei nofiri cuori con atetto fin-
fe

fue grandezze .
mo giudo per efaitare le
terò ed invitare tutte le creature a darglie-
Summus Dcum rii»! tfl ex ore
colendi ,
,

di
ne lòmme lodi . Quello fari un efercizio
bominis ad Dcum direna laudano. (lnfl.hb.6. graduo agli
che li lodi culto , e di religione tanto più
Perchi in realfa nelle
rap.ig.) guanto più dovuto al fuo
gran pro- occhj del Signore
danno al Signore , fi contiene una
,

eccellenza. Ed in merito impareggiabile.


tefiazione della fua divina prehiere Non
o. Atto di culto fono le .

quanto giubilo nei tuoi


1

fatti vediamo con lungamente fu quello punto ,


Reale in cantici mi tratterrò
Salmi prorompa il Profeta quella materia
perché parlai diffufameme fu
di lode verfo l’AItiffimo
e doro averlo elal- Soio
,
primo articolo fello.
affetti nel Trattato all
tato nel fuo cuore coi più fervidi domande fi arrar-
chiana dirò in breve ciò che alle
chiama a lodarlo tutte le creature
:

tiene, inquanto fono atrodi


culto. E che ta-
le gemi della terra :
chiama gli Angio i
tutte dubitare : perche a
Luna, le Stel- le frano , non fe ne può
del Cielo: chiama il Sole ,
la
fi appartie-
quella nobile virtù della religione
chiama iroari, i pefei , le tempefte: chia- pte"*
le: offequio che fi

le felve , prati in : ne ogni riverenza, ed


ma monti le valli
i , ,
i

all’eccelfe, ed eminenti
perfezioni di Dio:
fortunachiama tutti a dar gloria a Dio: udf- a Dio, lo r.ccnofce
e certamente chi chiede
ferle Domino gloriam , honorem, affette &