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IL DUELLO DI ORLANDO E AGRICANE

XVIII, 38
Né più parole: ma trasse Tranchera, Agricane non parlò più, ma sfoderò la spada Tranchera
E verso Orlando con ardir se affronta. e andò verso Orlando per affrontarlo con ardimento.
Or se comincia la battaglia fiera, Ora inizia una feroce battaglia, con aspri colpi di taglio
Con aspri colpi di taglio e di ponta; e punta; ciascuno dei due è un esempio di prodezza, e
Ciascuno è di prodezza una lumera, si scontrarono, come racconta il libro [la cronaca di
E sterno insieme, come il libro conta, Turpino] da mezzogiorno sino a notte, sempre più
Da mezo giorno insino a notte scura, decisi a darsi battaglia.
Sempre più franchi alla battaglia dura.

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Ma poi che il sole avea passato il monte, Ma dopo che il sole era tramontato e in cielo iniziarono
E cominciosse a fare il cel stellato, a comparire le stelle, il primo a parlare fu il conte
Prima verso il re parlava il conte: [Orlando] rivolto al re: - Che cosa faremo, - disse - ora
- Che farem, - disse - che il giorno ne è andato? che il giorno se ne è andato? - Agricane rispose
- prontamente: - Entrambi ci riposeremo su questo prato;
Disse Agricane con parole pronte: e domattina, al primo spuntare del giorno,
- Ambo se poseremo in questo prato; riprenderemo il duello. -
E domatina, come il giorno pare,
Ritornaremo insieme a battagliare. -

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Così de acordo il partito se prese. Così si accordarono insieme. Ognuno lega il suo
Lega il destrier ciascun come li piace, cavallo a proprio piacimento, poi si stesero sull'erba;
Poi sopra a l'erba verde se distese; stavano l'uno accanto all'alto, come se tra loro ci fosse
Come fosse tra loro antica pace, un'antica pace. Orlando giaceva steso vicino alla
L'uno a l'altro vicino era e palese. fontana, Agrigane era coricato vicino al bosco,
Orlando presso al fonte isteso giace, all'ombra di un gran pino.
Ed Agricane al bosco più vicino
Stassi colcato, a l'ombra de un gran pino.

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E ragionando insieme tuttavia E intanto parlavano insieme di argomenti degni e adatti
Di cose degne e condecente a loro, a loro, Orlando guardava il cielo e poi diceva: - Questo
Guardava il conte il celo e poi dicia: che ora vediamo è un prodotto straordinario della
- Questo che or vediamo, è un bel lavoro, potenza di Dio; Dio ha fatto tutto questo per gli uomini,
Che fece la divina monarchia; la luna d'argento, le stelle d'oro, la luce del giorno e il
E la luna de argento, e stelle d'oro, sole luminoso. -
E la luce del giorno, e il sol lucente,
Dio tutto ha fatto per la umana gente. -

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Disse Agricane: - Io comprendo per certo Agricane disse: - Io capisco che tu vuoi parlarmi della
Che tu vôi de la fede ragionare; fede; io non ho alcuna conoscenza e quando ero
Io de nulla scienzia sono esperto, fanciullo non volli imparare, e anzi ruppi la testa al mio
Né mai, sendo fanciul, volsi imparare, maestro come ricompensa; poi non se ne poté trovare
E roppi il capo al mastro mio per merto; un altro che mi insegnasse la scrittura o mi mostrasse
Poi non si puoté un altro ritrovare un libro, perché tutti erano spaventati da me.
Che mi mostrasse libro né scrittura,
Tanto ciascun avea di me paura.

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E così spesi la mia fanciulezza E così passai la mia fanciullezza tra cacce, tornei e
In caccie, in giochi de arme e in cavalcare; cavalcate; e non credo che sia degno di un nobile stare
Né mi par che convenga a gentilezza tutto il giorno a studiare sui libri; ma il cavaliere deve
Star tutto il giorno ne' libri a pensare; esercitare la forza e la destrezza. Al prete e al dottore
Ma la forza del corpo e la destrezza si addice la dottrina: io so tutto quello che mi serve. -
Conviense al cavalliero esercitare.
Dottrina al prete ed al dottor sta bene:
Io tanto saccio quanto mi conviene. -
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Rispose Orlando: - Io tiro teco a un segno, Orlando rispose: - Io sono d'accordo con te, che le armi
Che l'arme son de l'omo il primo onore; sono il primo onore di un guerriero; ma il sapere non lo
Ma non già che il saper faccia men degno, fa meno degno, anzi lo adorna come un fiore abbellisce
Anci lo adorna come un prato il fiore; un prato; e chi non pensa al Creatore è simile a un
Ed è simile a un bove, a un sasso, a un legno, bue, a un sasso, a un pezzo di legno; e non si può
Chi non pensa allo eterno Creatore; pensare alla somma e alta maestà di Dio senza
Né ben se può pensar senza dottrina dottrina. -
La summa maiestate alta e divina. -

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Disse Agricane: - Egli è gran scortesia
A voler contrastar con avantaggio. Agricane disse: - È molto scortese voler disputare con
Io te ho scoperto la natura mia, vantaggio. Io ti ho svelato la mia natura e riconosco
E te cognosco che sei dotto e saggio. che sei dotto e saggio. Se parlerai ancora, non ti
Se più parlassi, io non risponderia; risponderò; se vuoi dormire fallo pure, e se invece vuoi
Piacendoti dormir, dòrmite ad aggio, parlare con me parlami di armi o di amore.
E se meco parlare hai pur diletto,
De arme, o de amore a ragionar t'aspetto.

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Ora te prego che a quel ch'io dimando
Rispondi il vero, a fé de omo pregiato: Ora ti prego di rispondere sinceramente alla mia
Se tu sei veramente quello Orlando domanda, con la fede di un uomo nobile: dimmi se tu
Che vien tanto nel mondo nominato; sei davvero quell'Orlando che ha tanta fama nel
E perché qua sei gionto, e come, e quando, mondo; e perché sei arrivato qui [ad Albraca], e come e
E se mai fosti ancora inamorato; quando, e se sei mai stato innamorato; perché se un
Perché ogni cavallier che è senza amore, cavaliere è senza amore, in apparenza è vivo ma lo è
Se in vista è vivo, vivo è senza core. - senza cuore. -

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Rispose il conte: - Quello Orlando sono
Che occise Almonte e il suo fratel Troiano; Il conte rispose: - Io sono quell'Orlando che uccise
Amor m'ha posto tutto in abandono, Almonte e suo fratello Troiano; l'amore mi ha spinto ad
E venir fammi in questo loco strano. abbandonare ogni cosa, e mi induce a venire in questo
E perché teco più largo ragiono, luogo strano. E per spiegarti meglio, voglio che tu
Voglio che sappi che 'l mio core è in mano sappia che il mio cuore appartiene alla figlia del re
De la figliola del re Galafrone Galifrone [Angelica], che ora è tra le mura di Albraca.
Che ad Albraca dimora nel girone.

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Tu fai col patre guerra a gran furore
Per prender suo paese e sua castella, Tu fai guerra a suo padre con gran furore, per
Ed io qua son condotto per amore conquistare il suo regno e i suoi castelli, e io invece
E per piacere a quella damisella. son condotto qua dall'amore e per piacere a questa
Molte fiate son stato per onore fanciulla. Molte volte sono stato in sella per l'onore e la
E per la fede mia sopra alla sella; mia fede; ora invece combatto solo per conquistare
Or sol per acquistar la bella dama quella bella dama, e non ho altre ambizioni. -
Faccio battaglia, ed altro non ho brama. -

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Quando Agricane ha nel parlare accolto
Che questo è Orlando, ed Angelica amava, Quando Agricane capì che questo era Orlando e che
Fuor di misura se turbò nel volto, amava Angelica, si turbò in viso in modo incredibile,
Ma per la notte non lo dimostrava; ma non lo mostrava a causa del buio; piangeva tra i
Piangeva sospirando come un stolto, sospiri come uno sciocco, l'anima, il petto e lo spirito gli
L'anima, il petto e il spirto li avampava; bruciavano; e una tale gelosia gli fa battere il cuore che
E tanta zelosia gli batte il core, non è vivo, e non muore di dolore.
Che non è vivo, e di doglia non muore.

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Poi disse a Orlando: - Tu debbi pensare
Che, come il giorno serà dimostrato, Poi disse a Orlando: - Tu devi pensare che non appena
Debbiamo insieme la battaglia fare, farà giorno, riprenderemo il duello e uno di noi rimarrà
E l'uno o l'altro rimarrà sul prato. morto sul prato. Ora ti prego di una cosa: prima che
Or de una cosa te voglio pregare, veniamo a battaglia, abbandona questa fanciulla che il
Che, prima che veniamo a cotal piato, tuo cuore desidera e lasciala a me.
Quella donzella che il tuo cor disia,
Tu la abandoni, e lascila per mia.

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Io non puotria patire, essendo vivo,
Che altri con meco amasse il viso adorno; Io non potrei sopportare, essendo in vita, che un altro
O l'uno o l'altro al tutto serà privo amasse come me quel bel viso; uno di noi domani sarà
Del spirto e della dama al novo giorno. privo della vita e della dama. Nessuno saprà mai,
Altri mai non saprà, che questo rivo all'infuori di questa fontana e di questo bosco che ci
E questo bosco che è quivi d'intorno, attornia, che tu l'hai rifiutata in questo luogo e in questo
Che l'abbi riffiutata in cotal loco tempo, che sarà così breve. -
E in cotal tempo, che serà sì poco. -

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Diceva Orlando al re: - Le mie promesse
Tutte ho servate, quante mai ne fei; Orlando diceva al re: - Io ho mantenuto tutte le
Ma se quel che or me chiedi io promettesse, promesse che ho fatto; ma se ora io promettessi quello
E se io il giurassi, io non lo attenderei; che mi chiedi e lo giurassi, non lo manterrei; piuttosto
Così potria spiccar mie membra istesse, che lasciare l'amore di Angelica, preferirei strapparmi le
E levarmi di fronte gli occhi miei, membra e gli occhi dalla testa, e vivere senza spirito e
E viver senza spirto e senza core, senza cuore. -
Come lasciar de Angelica lo amore. -

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Il re Agrican, che ardea oltra misura,
Non puote tal risposta comportare; Il re Agricane, che ardeva in modo incredibile, non può
Benché sia al mezo della notte scura, sopportare questa risposta; anche se è il cuore della
Prese Baiardo, e su vi ebbe a montare; notte, prese Baiardo e vi montò in groppa; e
Ed orgoglioso, con vista sicura, orgoglioso, con sguardo torvo, grida verso Orlando e lo
Iscrida al conte ed ebbelo a sfidare, sfida, dicendo: - Cavaliere, ti conviene lasciare questa
Dicendo: - Cavallier, la dama gaglia bella dama, o batterti con me. -
Lasciar convienti, o far meco battaglia. -

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Era già il conte in su l'arcion salito,
Perché, come se mosse il re possente, Il conte era già montato in sella, perché non appena il
Temendo dal pagano esser tradito, possente re si era mosso, temendo un tradimento del
Saltò sopra al destrier subitamente; pagano, saltò subito sul suo cavallo; quindi rispose in
Unde rispose con l'animo ardito: modo ardito: - Non posso assolutamente lasciare
- Lasciar colei non posso per niente, Angelica, e se anche potessi non lo vorrei; dovrai
E, se io potessi ancora, io non vorria; conquistarla in altro modo. -
Avertila convien per altra via. -

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Sì come il mar tempesta a gran fortuna,
Cominciarno lo assalto i cavallieri; I cavalieri iniziarono l'assalto come il mare quando è
Nel verde prato, per la notte bruna, scosso dalla tempesta, soffiando il fortunale; sul verde
Con sproni urtarno adosso e buon destrieri; prato, nella notte oscura, spronano i loro destrieri e si
E se scorgiano a lume della luna urtano; e si vedevano alla luce della luna dandosi colpi
Dandosi colpi dispietati e fieri, spietati e feroci, poiché ciascuno di loro era forte e
Ch'era ciascun di lor forte ed ardito. coraggioso. Ma non dico altro: il canto finisce qui.
Ma più non dico: il canto è qui finito.

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