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Mind Purification Vol.

IV
“Unlearning”by Hazrat Inayat Khan

La Purificazione della Mente Vol. IV


“Disimparare” di Hazrat Inayat Khan

Disimparare ciò che si è imparato in passato è una cosa molto difficile. Una cosa è imparare,
un’altra cosa è disimparare. Il processo di realizzazione spirituale consiste nel disimparare.
La gente considera il suo credo la sua religione. In realtà, un credo è un gradino verso la
religione. Inoltre, se dovessi rappresentare il credo, esso è proprio come una scala che
conduce ad una consapevolezza più alta. Ma invece di salire la scala, la gente si ferma su di
essa. E’ proprio come acqua corrente che non scorre più. Le persone hanno reso il loro
credo rigido, e così invece che trarre beneficio dal loro credo, regrediscono. Se così non
fosse, si dovrebbe pensare che tutti coloro che credono in Dio, nella verità e nell’aldilà,
siano migliori dei non credenti. Ciò che accade invece è che sono peggiori perché hanno
inchiodato i loro piedi al loro credo.

Sovente mi trovo in una posizione in cui posso dire pochissimo, soprattutto quando una
persona viene da me con le sue idee preconcette e vuole seguire le mie direttive e la mia
guida sul sentiero spirituale. Ma nello stesso tempo la sua prima intenzione è vedere se le
sue idee si accordano con le mie, e se i miei pensieri si accordano con i suoi pensieri. Egli
non riesce a creare il vuoto in se stesso per seguire la direzione che gli viene data. Non è
venuto da me per seguire il mio pensiero, vuole invece confermare a se stesso che le sue
idee sono giuste. Tra cento persone che vengono da me per essere guidate spiritualmente,
novanta appartengono a questa categoria. Questo cosa dimostra? Che non vogliono
abbandonare le proprie idee ma ricevere una conferma che le idee che hanno sono giuste.
La realizzazione spirituale dall’inizio alla fine significa disimparare quello che si è
imparato. Ma come si disimpara? Quello che abbiamo imparato è dentro di noi. Sì, possiamo
farlo diventando più saggi. Più saggi si diventa più si è in grado di contraddire le proprie
idee. Meno saggezza si possiede, più ci si tiene saldamente aggrappati alle proprie idee.
Nella persona più saggia c’è la disponibilità ad affidarsi agli altri. E la persona più sciocca è
sempre pronta a rimanere salda nel sostenere le proprie idee. La ragione è che la persona
saggia può facilmente abbandonare la sua idea, la persona sciocca vi si aggrappa. E’ questa
la ragione per cui non diventa saggia, perché si attacca alle sue idee. Questo è il motivo per
cui non progredisce.

La purificazione della mente è quindi l’unico metodo con cui si può raggiungere il
traguardo spirituale. Per realizzare questo, si deve prendere in considerazione il punto di
vista di un altro. Se questa persona è più o meno evoluta non importa. Ci si può benissimo
lasciar andare per un momento e provare a guardare dal punto di vista di un altro. Ed è
questo che una persona non fa. L’uomo rifiuta sempre quest’unica cosa e cioè dover

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guardare dal punto di vista di un'altra persona. Perché in realtà ogni punto di vista è il
proprio punto di vista.
Più ampi diventiamo, più grande è la realizzazione che ne deriva, più vediamo che ogni
punto di vista è giusto. Se siamo in grado di espanderci fino alla consapevolezza di un'altra
persona, la nostra consapevolezza diventa ampia come quella di due persone. E così può
essere ampia come quella di migliaia di persone quando ci abituiamo a cercare di vedere
quello che gli altri pensano

Il passo successivo nella purificazione mentale è essere in grado di vedere il giusto dello
sbagliato e lo sbagliato del giusto, e il male del bene e il bene del male. E’ un compito
difficile, ma una volta realizzato, ci si eleva al di sopra del bene e del male. Si deve esser
capaci di vedere il dolore nel piacere e il piacere nel dolore; il guadagno nella perdita e la
perdita nel guadagno. Quel che accade di solito è che si è ottusi verso una cosa e che gli
occhi sono aperti verso un’altra cosa; che non si vede la perdita o che non si vede il
guadagno; se si riconosce il giusto, non si riconosce lo sbagliato.

Purificazione mentale significa che le impressioni come bene e male, giusto e sbagliato,
guadagno e perdita, piacere e dolore, questi opposti che bloccano la mente devono essere
eliminati vedendo l’opposto di queste cose. Allora si può vedere il nemico nell’amico e
l’amico nel nemico. Quando si può riconoscere il veleno nel nettare e il nettare nel veleno,
questo è il momento in cui morte e vita diventano veramente un’unica cosa. Gli opposti non
permangono più opposti davanti all’uno. Questa è chiamata purificazione mentale. E coloro
che arrivano a questo stadio sono saggi viventi.

Il terzo terreno della purificazione mentale consiste nell’identificarsi con ciò che non si è. In
tal modo si purifica la propria mente dalle impressioni della propria falsa identità. Vi offrirò
come esempio la storia di un saggio dell’India. La storia comincia narrando che un giovane
adolescente chiese a sua madre, che era una contadina che viveva in un villaggio: “ Qual è
la migliore occupazione mamma?”. E la madre rispose: “ Non lo so figlio mio; so soltanto
che chi cercava la cosa più alta è andato alla ricerca di Dio.”
“ Allora dove devo andare madre”, chiese il ragazzo. “ Non so se la cosa è fattibile o no, ma
dicono di andare nella solitudine, in una foresta”, rispose la madre. E così vi si recò per un
lungo periodo e visse una vita di solitudine e pazienza. Una o due volte andò a trovare sua
madre. A volte la sua pazienza era al limite, il suo cuore a pezzi. A volte era deluso di non
aver trovato Dio. E ogni volta la madre lo rimandava indietro incoraggiandolo sempre più.
Alla terza visita disse: “ Ora sono stato laggiù per molto tempo”. “Sì”, disse sua madre, “ora
penso che tu sia pronto per andare da un maestro”. Così il giovane andò a trovare un
maestro. Vi erano molti discepoli che imparavano guidati da quel maestro. Ogni discepolo
aveva una piccola stanza personale per la meditazione, e anche a questo discepolo venne
detto di andare in una certa stanza a meditare. Il maestro gli chiese: “ C’è qualcosa che tu
ami nel mondo?”. Il ragazzo, essendo stato lontano da casa sin dall’infanzia, non avendo

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visto nulla del mondo, non riuscì a pensare a nessuno che conosceva, tranne una piccola
mucca che si trovava a casa sua. E disse: “ Amo la mucca che abbiamo a casa nostra”.
E il maestro disse: “ Allora nella tua meditazione pensa alla mucca”.

Tutti gli altri discepoli andavano e venivano, e rimanevano nella loro stanza per quindici
minuti per una breve meditazione; poi si stancavano e andavano via; ma questo giovane
rimase seduto dov’era dal momento in cui il maestro glielo aveva detto. Dopo un certo
tempo il maestro chiese: “ Dov’è ?” e gli altri discepoli risposero: “ Non lo sappiamo. Deve
essere nella sua stanza”. Andarono a cercarlo: la porta era chiusa e nessuno rispondeva.
Allora il maestro andò di persona, aprì la porta e vide il discepolo seduto in meditazione,
completamente assorto. E quando il maestro lo chiamò per nome, egli rispose muggendo.
Il maestro disse: “ Esci”, ed egli rispose: “ Le mie corna sono troppo grandi per passare
attraverso la porta”. Allora il maestro disse ai suoi discepoli: “ Ecco un esempio vivente di
meditazione. Voi meditate su Dio e non sapete dov’è Dio, mentre lui medita su una mucca
ed è diventato una mucca, ha perso la sua identità. Si è identificato con l’oggetto su cui
meditava”.

Tutte le difficoltà nella nostra vita consistono nel fatto che non riusciamo a uscire da una
falsa concezione.
Vi farò un altro esempio. Una volta stavo cercando di aiutare una persona che era
ammalata, che aveva avuto i reumatismi per vent’anni. Questa donna era a letto e non
poteva muovere le sue articolazioni. Andai da lei e le dissi: “ Ora lei farà questo e io tornerò
tra due settimane”. Quando tornai dopo due settimane la donna aveva già cominciato a
muovere le sue articolazioni. Dissi: “ Tornerò tra sei settimane”. E in sei settimane si era
alzata dal letto e aveva una speranza ancora più grande di guarire. Tuttavia la sua pazienza
non era così grande come avrebbe dovuto essere. Un giorno si sdraiò a letto e pensò: “
Potrò mai guarire?”. Nel momento in cui pensò così ritornò alla stessa condizione di prima;
perché la sua anima si era identificata con una persona ammalata, per lei era impossibile
vedersi sana, non era capace di immaginare che sarebbe guarita completamente; non
riusciva a credere ai suoi occhi vedendo che le sue articolazioni si muovevano; non poteva
crederlo.

La gente può star bene nel suo corpo ma non nella sua mente. Molto speso si resta
aggrappati ad una malattia di cui ci si potrebbe liberare. E la stessa cosa accade con
l’infelicità. Le persone che sono consapevoli dell’infelicità attraggono infelicità. Loro stessi
sono la loro infelicità. Non è la sfortuna ad interessarsi di loro ma loro che si interessano
alla sfortuna. La sfortuna non sceglie le persone, le persone scelgono la sfortuna. Restano
attaccati a questo pensiero e questo pensiero diventa loro. Quando una persona è convinta
che sta andando verso la rovina, va verso la rovina; il suo pensiero l’aiuta a sprofondare.
Quindi il terzo aspetto della purificazione mentale è essere in grado di identificarsi con
qualcos’altro.

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I Sufi hanno il loro modo di insegnarlo. Molto spesso ci si attiene al pensiero del proprio
maestro spirituale e con quel pensiero si ottiene la conoscenza, l’ispirazione e il potere che
il maestro spirituale possiede. Proprio come un’eredità. L’uomo che non riesce a
concentrarsi abbastanza da dimenticare se stesso e penetrare a fondo nell’oggetto su cui si
concentra, non riuscirà ad avere il pieno dominio sulla concentrazione.

La quarta purificazione mentale è liberarsi dalla forma ed avere il senso dell’astratto. Ogni
cosa suggerisce una forma ai nostri occhi, ogni cosa; tanto che se viene menzionato il nome
di una persona che non abbiamo mai visto, le attribuiamo una forma. Anche cose come le
fate, gli spiriti, gli angeli, non appena vengono nominate, vengono sempre immaginate in
una certa forma. Questo è un ostacolo a raggiungere la presenza di ciò che non ha forma.
Quindi questa purificazione mentale ha una grandissima importanza. Il suo scopo è di
riuscire a pensare a un’idea senza forma. Senza dubbio a questo si arriva soltanto grazie a
una grande concentrazione e meditazione, ma quando ci si arriva da’ una grande
soddisfazione. Il quinto modo è essere capaci di far riposare la propria mente. In altre
parole rilassare la mente.

Immaginate, dopo aver faticato tutto il giorno, quanto il corpo abbia bisogno di riposo e
quanto di più ne abbia la mente! La mente lavora molto più velocemente del corpo; è ovvio
che la mente sia molto più stanca del corpo. E non tutti sanno come far riposare la loro
mente e quindi la mente non ha mai riposo. Allora quello che accade dopo un po’ è che la
mente si indebolisce, perde la memoria, la forza di agire; perde la ragione. Gli effetti
peggiori sono principalmente causati dal fatto di non dare alla mente il giusto riposo. Se
accade che debolezze quali il dubbio o la paura penetrano nella mente, allora una persona
diventa irrequieta, e non riesce a trovar pace. Per tutta la notte la mente continua a
rimanere sulla scia delle stesse impressioni. Per quanto sembri semplice, pochissime
persone conoscono il riposo della mente e quanto sia meraviglioso di per sé! E quale
potere, quale ispirazione, ne derivi di conseguenza, e quale pace si prova grazie ad esso, e
come giovi al corpo e alla mente! Lo spirito si rigenera quando la mente ha avuto il suo
riposo. Il primo passo verso il riposo mentale è il rilassamento del corpo. Se si è in grado di
rilassare i propri muscoli e il proprio sistema nervoso a volontà, allora la mente
automaticamente si ristora. Oltre a ciò, si deve esser capaci di buttar via ansietà,
preoccupazioni, dubbi, e paure con la forza di volontà, mettendosi in uno stato di quiete.
Questa volontà sarà realizzata con l’aiuto della giusta respirazione.

Acquietando e purificando la mente si produce un grande magnetismo. E la mancanza di


purificazione provoca mancanza di magnetismo. La presenza di persone che non hanno
purificato e placato la loro mente è fonte di inquietudine tanto per gli altri quanto per se
stessi. Attirano poco perché la forza di attrazione è perduta; la loro presenza affatica
chiunque, la loro atmosfera provoca ansietà e disagio. Sono un peso per se stessi e per gli
altri.

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Una volta che la mente è purificata, il passo successivo è la coltivazione delle qualità del
cuore che culmina nella realizzazione spirituale.

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