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Giovanni Petralia 880528 Università Ca’ Foscari, Venezia

Esame di Poetica e Retorica - Maggio 2020

La Satira politica nei Sonetti di Trilussa

INTRODUZIONE
Lo scopo di questo scritto è di guidare alla lettura dei Sonetti di Trilussa fornendo
un’introduzione storica e sociale delle condizioni che hanno portato alla stesura. Illustrerò,
tramite una ricerca dei fatti storici più rilevanti, le idee dell’autore, collocandole all’interno
dell’ambiente intellettuale di fine Ottocento. Dopo aver trattato delle origini e degli scopi della
poetica di Trilussa, mi concentrerò sulla scelta dell’utilizzo del dialetto romano per le sue
poesie, cercando a riguardo delle linee di pensiero condivise da altri autori dell’epoca.
Seguiranno delle riflessioni sullo stile letterario, con maggiore attenzione alla satira politica e
alle diverse strategie poetiche con le quali è stata introdotta all’interno dei Sonetti. Verranno
fatte infine, dopo aver inquadrato le posizioni politiche contenute nei componimenti, delle
denotazioni conclusive sui temi trilussiani rilevanti all’interno del dibattito contemporaneo.
Mi limito, in questo paragrafo introduttivo, a delineare la struttura dell’opera di Trilussa in
questione: I Sonetti.
Pubblicata nel 1922, la raccolta contiene 101 poesie in forma di sonetto, alcuni dei quali
racchiusi sotto lo stesso titolo e ordinati secondo numeri romani, la cui composizione è
iniziata nel 1890. L’opera è divisa in quattro raccolte più piccole che si differenziano per il
periodo in cui sono state composte e gli argomenti trattati. Il primo capitolo è intitolato ​Robba
Vecchia e comprende i sonetti scritti tra il 1890 e il 1912; nei versi della prima sezione, che è
anche la più ricca, si trovano situazioni vicine al popolo e con un’elevata spontaneità di
linguaggio1. A seguire troviamo ​Baracche e Baracconi​, il capitolo più corto della raccolta,
contenente solamente 5 componimenti. La terza sezione è intitolata ​Dialetto Borghese ed è
dedicata alla rappresentazione di scenari della borghesia, con una forte esaltazione del
costume e dell’importanza dell’apparenza a discapito della persona, per concludere l’opera
con 24 sonetti raccolti sotto il nome di ​Vari​ e incentrati su diversi temi politici e sociali.

1
Trilussa, nato nel 1871, inizia a scrivere i sonetti di ​Robba Vecchia all’età di 19 anni, questa sezione
perciò gode di maggiore interesse verso la classe proletaria e le proteste dettato dalla giovane età.
Interesse che rimane anche nelle poesie successive, ma che nei primi anni di attività vede il culmine
massimo.

1
I SONETTI NELL’ITALIA UNITA
Nella Roma post-unitaria, Trilussa si colloca tra i più noti autori della città, riuscendo ad
ottenere una posizione di spicco grazie allo stile linguistico e letterario ben riconoscibile.
Carlo Alberto Salustri, nome al secolo del poeta, ripercorre i passi del collega Giuseppe
Gioacchino Belli, scrittore ricordato per le aspre critiche nei confronti della classe dirigente,
ma ambientando i suoi sonetti in una società profondamente cambiata.
Se infatti Belli compose durante la prima metà dell’800, Trilussa scrive in (e di) una Roma
che, dopo l’Unità d’Italia, nel 1871 passò dall’essere ​una figura presa dalla geologia2, piccola
città di circa 200.000 abitanti costituita per la maggior parte da edifici ecclesiastici e ville
patrizie, a capitale d’Italia. Inoltre la Rivoluzione Industriale, come già aveva fatto in altri Stati
europei, portò ad un inasprimento delle differenze tra la nuova borghesia industriale e la
neonata classe operaia. È da questo punto che partono molte delle critiche dei ​Sonetti,​
attente al contrasto culturale tra le ​due popolazioni3 d’Italia; Trilussa, appartenente alla
piccola borghesia, ma vicino al popolo, riesce a conoscere entrambe le facce di questa
società, presentando all’interno dei suoi versi, sempre attraverso una spiccata ironia, sia la
spontaneità e, in certi casi, l’ingenuità de ​la crasse proletaria4, sia la vuota cultura borghese,
basata sulle apparenze del costume, che di fronte ai problemi del popolo si pone su un
piano di superiorità, non mancando di chiudere più di un occhio sulle questioni non agevoli.
Un’ulteriore immagine ricorrente è lo Stato, spesso presentato sotto la figura delle Forze
dell’Ordine intente a sopprimere le rivolte operaie, ma ancora più frequentemente si trova un
ricorrente riferimento alle politiche del trasformismo5 e alla diffusa ipocrisia della classe
dirigente italiana, a sinistra come a destra; punto, quest'ultimo, che solo in un paio di poesie
viene esplicitato, ma che è reso brillantemente nella maggior parte dei componimenti tramite
figure retoriche e immagini provenienti da diversi contesti della vita urbana.

LA SCELTA DEL DIALETTO


Un ulteriore aspetto da trattare in questo punto riguarda la lingua dei Sonetti: il poeta, infatti,
non si limita a seguire semplicemente la strada già percorsa da Belli, ma si distacca da quel

2
Definizione ricavata dalla relazione della ​Commissione sugli edifici da desti​narsi per la residenza del
governo in Roma f​ irmata dalla commissione Barilari il 28 novembre 1870.
3
Utilizzo quest’espressione per evidenziare come si tratti di due classi, borghesia e proletariato, che
storicamente sono ben separate e in un conflitto inconciliabile tra loro.
4
La locuzione «crasse proletaria» è tratta ​da ​Trilussa, ​I Sonetti,​ ​Robba Vecchia​, Er teppista a la
dimostrazzione, 1922.
5
Su questo argomento una trattazione in una nota a pie’ di pagina non può bastare, perciò mi limito a
descriverlo come il doppiogiochismo attuato dai politici dell’Italia post-unitaria nella ricerca del
consenso da entrambe le parti del popolo.

2
dialetto romano più marcato, utilizzando un idioma alleggerito, facilmente comprensibile
anche a lettori non romani, che derivava dall’influenza dell’Unità d’Italia6.
Resta da chiedersi, però, il perché Trilussa abbia scelto di non diffondere la nuova lingua
secondo le indicazioni di Manzoni7, ma abbia seguito la tradizione dialettale della sua città.
Un primo fattore è da individuare nella ​novità dell’Unità d’Italia: a fine Ottocento, non vi era
ancora un sentimento di appartenenza così radicato, da portare l'autore ad abbandonare il
proprio dialetto per una lingua lontana dagli ambienti di frasi fatte ed espressioni territoriali
che, da ventenne romano, era solito frequentare8. L'idea che qualsiasi lingua nazionale, per
quanto sviluppata, non potesse rendere la spontaneità e la saggezza racchiusa nei detti
popolari era condivisa da molti intellettuali di quel periodo9; si riteneva, infatti, che le lingue
locali tramandassero da generazioni espressioni nate in luoghi specifici, e che contenessero,
perciò, la storia di tutti i territori della Nazione.
Inoltre, la scelta di Trilussa è indubbiamente spinta da motivazioni politiche: come si è visto, i
suoi Sonetti parlano del popolo partendo da critiche alla società borghese e alla situazione di
sempre maggiore squilibrio sociale che essa causava; la lingua nazionale sarebbe andata,
perciò, a favore della borghesia stessa. Si legge in una lettera di Gramsci alla cognata
Tatiana Schucht: «​é dialettale, o popolare la lingua che si distingue da quella dotta degli
​ ; questa lettera risale al Novembre del 1930, posteriore ai
intellettuali e delle classi colte»
Sonetti, ma non è difficile credere che l’idea veicolata fosse ritenuta vera anche dal poeta
romano. È da sottolineare, però, che Trilussa durante la sua vita non si schierò mai
politicamente, probabilmente per paura della censura, fino ad arrivare al punto di definirsi

6
È da notare come le varie popolazioni dell’Italia del secondo Ottocento, prima dell’unificazione, si
trovassero spesso in conflitto tra loro, presentando differenze culturali che non diminuiranno
sensibilmente se non a distanza di quasi un secolo dall’Unità d’Italia. A questo proposito è necessario
sottolineare che la letteratura, a causa dell’analfabetismo della grande maggior parte del popolo
italiano di fine 1800, era destinata alle sole famiglie borghesi e altolocate in grado di permettersi
un’istruzione adeguata (inoltre in campo letterario si era già manifestata l’intenzione di accomunare la
penisola sotto la stessa lingua con la pubblicazione di fortunatissimi romanzi quali Cuore e Pinocchio
che, oltre a fornire una lingua italiana promossa a modello per la lingua nazionale, erano finalizzati al
creare delle linee guida morali per le nuove generazioni).
7
A. Manzoni, ​Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla,​ 1868.
8
Nonostante in ​Dell’unità d’Italia e dei mezzi di diffonderla il Manzoni sottolinei che il tentativo di
elevare il dialetto fiorentino a lingua nazionale non avrebbe causato tale problema in quanto «in
Firenze si trovano tutte le cognizioni, le opinioni, i concetti d’ogni genere che ci possano essere in
Italia» e concluda: «Si dice tutti le stesse cose; solo le diciamo in modi diversi», per Trilussa è
evidente come nelle scene di vita che descrive sia essenziale, per fornire un’immagine adeguata e
per ricreare fedelmente in poesia l’atmosfera spontanea, riferirsi al linguaggio utilizzato nella realtà di
quelle situazioni che era ancora ben lontano dalla lingua unitaria manzoniana.
9
Riporto qui un pensiero contenuto nel Quaderno 27 dei ​Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci,
secondo cui il folclore è «un agglomerato indigesto di frammenti di tutte le conoscenze del mondo e
della vita, che si sono succedute nella storia». Al fine di preservare questa storia della società è
necessario, perciò, coltivare i dialetti e, anche se parallelamente ad un lingua comune che faciliti un
dialogo su scala nazionale, non permettere che essi si spengano come lingue a noi lontane.

3
non-fascista, ma mai antifascista, durante e dopo il ventennio successivo alla Marcia su
Roma.

DENTRO L’OPERA: L’IRONIA NELLA SATIRA POLITICA DI TRILUSSA


Trilussa fa parlare personaggi di varie classi del popolo, dai servi alle signore borghesi,
descrivendo situazioni di quotidianità, ma allo stesso tempo inserendo evidenti riferimenti
alla politica o alla società. Una strategia caratteristica e ricorrente all’interno dell’opera è la
trasposizione di scene della politica contemporanea in scene della vita cittadina. A questo
proposito è inevitabile il richiamo alla poesia ​Er barbiere e l’avventore10:

Qui Trilussa è riuscito a portare argomenti politici su


due livelli: uno più evidente, all’interno del discorso
diretto, in cui ci viene presentato, tramite le parole del
barbiere, il sentimento socialista crescente tra i
lavoratori; ma più celatamente il poeta ricostruisce
esattamente quello che succedeva nel lavoro dei
politici. La scena infatti rappresenta il barbiere, talmente
preso da teatrali discorsi sugli ideali, da distrarsi dal
lavoro pratico che deve svolgere, raffigurando, perciò,
da un lato tutti quegli uomini dello Stato che indirizzano
l’attenzione del popolo su mirati argomenti distraendolo
dal cattivo svolgimento del proprio lavoro, dall'altro lato
parla, invece, di tutti quegli intellettuali che guidano le masse popolari in lotte per degli ideali,
ma che contemporaneamente non si accorgono dei veri problemi che affliggono la
popolazione11.
Una seconda forma di satira trilussiana è certamente data dalla parodia; le figure caricaturali
occupano gran parte dei suoi sonetti, anche qui presentate in due modi: ci sono situazioni,
infatti, in cui sono i personaggi della scena narrata a costruire delle esplicite caricature di
figure istituzionali, come nel caso del sonetto ​In pretura nel quale una signora, accusata
davanti al giudice, risponde pungentemente:

10
Si tratta del secondo sonetto in ordine di collocazione e appartenente alla raccolta ​Robba Vecchia​.
11
Lo stesso tema viene trattato da altri sonetti, dei quali cito per importanza ​Er ventriloco​; nel testo mi
limiterò a portare solamente un esempio per tipologia.

4
Ma naturalmente Trilussa non si fa scappare l’occasione di dedicare anche sonetti interi a
parodie politiche; uno dei più chiari esempi è senz’altro ​Lo sciopero​, nel quale viene
descritta una manifestazione proletaria in cui, all’arrivo di uno squadrone di cavalleria, quasi
ci scappa il morto non a causa di spari sulla folla, ma degli spari intimidatori in aria. Il sonetto
si conclude così:

LE POLITICHE DI AFFABULAZIONE NEI SONETTI


L’ironia di Trilussa, si è visto, è pienamente influenzata dagli avvenimenti del suo tempo, le
sue poesie sono ricche di riferimenti più o meno velati alle politiche e alle situazioni sociali
che investono il periodo a cavallo tra la fine del 1800 e i primi del 1900. Riporto, per intero, a
questo riguardo la terza poesia dei Sonetti, ​La tintura​:

Questo componimento è un fine esempio di quanto sia spontanea ed efficace la sua satira; il
sonetto parla di una donna, ​la padrona,​ e delle sue tecniche di approccio agli attendenti, ma
allo stesso tempo rende in maniera chiara ed istantanea l’immagine del trasformismo
giolittiano, di quel cambio di volto, anche estetico da come si evince dai manifesti dell’epoca
12
, che caratterizzava le strategie politiche di quegli anni e che, come nel testo sopra
riportato, mostrava la sua intrinseca debolezza non appena si trovava al di fuori dei due
estremi.
L’incompatibilità di borghesia e proletariato è un tema molto caro al poeta romano, che non
perde occasione per ribadire le differenze tra le due, fino alla fine della raccolta. Tra le ultime

12
Mi riferisco alla famosa vignetta satirica presente nella rivista l’Asino del 14 maggio 1911
rappresentante Giolitti bifronte vestito da borghese o da proletario in base alla folla che si trova
davanti.

5
poesie della sezione ​Vari si trova, infatti, il sonetto ​L’ingiustizzie der monno, il quale
evidenzia come la ​legge uguale per tutti non valesse nell’effettiva realtà delle vicende
quotidiane. Trilussa parla, qui, del trattamento dei reati da parte della giustizia in base alla
provenienza sociale, per cui se «è un signore ch’ha rubbato: / er ladro ricco è sempre un
ammalato», con la giustificazione del reato come ​cleptomania​, mentre:

Non manca nemmeno la critica al modo di rivolgersi della classe dirigente nei confronti del
popolo, abbindolandolo con dati costruiti appositamente per accordarsene il favore, come in
La statistica​, sonetto che rientra anch’esso in Vari,​ in cui lo scrittore si lamenta, tramite un
uomo del proletariato, dell’illusorietà della statistica, sottolineando che, «dove centra la
percentuale, [...] risurta che te tocca un pollo all’anno», quando in realtà, se il pollo non te lo
puoi permettere «c’è un antro che ne magna due».

IL FASCISMO E LE LOTTE IDEOLOGICHE


I temi politici nei Sonetti di Trilussa sono svariati, ma uno in particolare ha influenzato
notevolmente, per motivi storici, il suo operato: il fascismo. I ​Sonetti sono stati pubblicati nel
1922, anno della Marcia su Roma con cui il fascismo prese il potere in maniera definitiva in
Italia, perciò in quest’opera non sono ancora evidenti gli effetti della censura mussoliniana,
ma come già detto, Trilussa si definiva non-fascista, e questa posizione è facilmente
riscontrabile in alcune poesie della raccolta.

Questioni de razze è il sonetto che più di tutti si


schiera contro l’antisemitismo; la riflessione di
Trilussa cerca di mostrare l’infondatezza delle
differenze “razziali”, ma soprattutto mette in
evidenza la circolarità delle discriminazioni
antisemite mostrandone l’origine e l’ipocrisia delle
posizioni. Si tratta di una riflessione sulla causa
economica del razzismo fascista e delle correnti
affini in Europa (dal riferimento a Lutero e
Maometto): gli affari da ​strozzini che impegnavano gli ebrei nel continente e che soffocavano
numerose famiglie benestanti. Ma ciò che sottolinea Trilussa in questo sonetto è che è
proprio grazie a ​un giudìo che tutte quelle famiglie hanno potuto «fa’ ‘na vita da cristiano»,

6
da benestante13, perciò andarle a discriminare, una volta stabilizzati, era un atto di alta
slealtà che sottolineava le fondamenta instabili del sistema borghese.
D’altra parte, però, nonostante il poeta si collochi al di fuori del fascismo, non trova una
controparte valida alla quale unirsi14 e lo ribadisce chiaramente in sonetti come ​L’istinto​, in
cui fa riferimento all’indole furtiva di tutti gli uomini di qualsiasi appartenenza15 o riferendosi
aspramente ai moti proletari nel sottolineare la non-eccezionalità dell’ipocrisia anche in
quelle proteste. Un caso esemplare si trova nel sonetto ​Er teppista a la dimostrazzione, in
​ ella violenza per la
cui si legge il commento di un manifestante nell’appellarsi all’​infamia d
soppressione delle rivolte; manifestante che, però, utilizza a sua volta durante la protesta
metodi violenti. Un caso di autocontraddittorietà frequente nelle proteste popolari fino ai
giorni nostri16.

UNA CRITICA LINGUISTICA COME CRITICA ALLA SOCIETÀ


L’ipocrisia è, quindi, un tema presente in tutta l’opera e alla quale vale la pena dedicare
queste ultime righe. Non sono rari i riferimenti all’ipocrisia borghese, ma come si è visto, si
trovano anche esempi a sfavore del popolo, garantendo al poeta una posizione di neutralità
narrativa. Un caso non ancora citato riguarda le ripercussioni della forma del costume sulla
lingua. Nella sezione ​Dialetto borghese si trova un sonetto intitolato ​La lingua francese che
riporta un ipotetico dialogo tra due signori della borghesia sull’uso della lingua francese nella
società. La prima quartina scrive così:

e dopo una serie di battute in un francese storpiato e trascritto in simil-pronuncia romana17, i


due interlocutori si lasciano ad un commento confidenziale su come percepiscano usanze
della borghesia quali questa come inutili e imbarazzanti:

13
Si fa, quindi, una critica più generale a tutta quella borghesia che poteva vantare la sua elevazione
sociale solo grazie ai prestiti ricevuti (non basata su una vera meritocrazia dei prodotti) sostenitrice
del fascismo avendogli permesso l’ascesa al potere; una sorta di scambio di interessi.
14
da qui la sua definizione come non-fascista, ma non antifascita, oltre a non potersi permettere di
perdere il lavoro per la censura, non credeva nelle parti che al fascismo si contrapponevano;
15
È importante sottolineare che Trilussa non si pone mai in una posizione da moralista, ma, anche in
questa situazione, fa utilizzo del pronome ​Noi​, a sottolineare di non sentirsi ​super partes come i
membri della borghesia di cui fa parte, ma esprime sempre la sua vicinanza al popolo.
16
Un caso eclatante è quello degli scontri violenti del Mouvement des Gilets jaunes, nato in Francia
nel 2018 per questioni economiche, ma al quale hanno aderito presto molti altri manifestanti per
ulteriori cause, tra cui delle proteste contro la violenza delle forze armate.
17
Ad esempio termini come ​purquà,​ ​la praticche​ o ancora ​la grammaticche.​

7
Vi è infine un ultimo riferimento alla lingua che è bene riportare in quanto racchiude molti dei
temi presenti nella raccolta: la diffusa ignoranza del popolo e il sentimento di lontananza nei
confronti della classe istruita, l’incomprensibilità della lingua utilizzata dagli studiosi per la
classe meno colta e lo snobismo del ceto dirigente nell’approccio alla divulgazione. Si tratta
del sonetto ​L’eclisse​:
Qui Trilussa rende ironicamente l’incomprensione e
lo scetticismo di un uomo appartenente
probabilmente al proletariato18, rispetto alla
Scienza. Sono molti i punti che emergono nella
lettura di questo sonetto, il più evidente è la
convinzione che l’eclissi sia un fatto attuato dagli
uomini, esplicitato con la domanda sul perché
venga effettuata a cielo coperto, credendo
evidentemente che sia un fenomeno governabile
dall’uomo. Se ne deduce subito una denuncia del
poeta dell’estrema distanza del mondo culturale
rispetto al popolo19, il quale si appella agli scienziati come a delle figure superiori, distanti,
quasi delle divinità.
Il tema del rapporto popolo-comunità scientifica trattato in questa poesia rimane tuttora di
rilevante importanza nel dibattito contemporaneo, rappresentando un ingente problema etico
e linguistico in continuo sviluppo, per la facilità di circolazione delle informazioni raggiunto
con l'avanzamento tecnologico20.

18
La poesia è, infatti contenuta in ​Robba Vecchia​ che, si è visto, contiene per la maggior parte
riferimento alla classe proletaria.
19
Situazione che probabilmente lo ha spinto a comporre in dialetto.
20
A questo proposito ritengo che sia una lettura interessante: G. Gigerenzer, ​Quando i numeri
ingannano, Imparare a vivere con l’incertezza​, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003 sul rapporto tra
la comunicazione dei dati scientifici e statistici e la loro interpretazione corretta.

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