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GETA POPESCU

LINGUA ITALIANA CONTEMPORANEA

Fonetica

Morfologia

© Editura Fundaţiei România de Mâine, 2008

Editură acreditată de Ministerul Educaţiei, Cercetării şi Tineretului prin Consiliul Naţional al Cercetării Ştiinţifice din Învăţământul Superior

Descrierea CIP a Bibliotecii Naţionale a României POPESCU, GETA Lingua italiana contemporanea. Fonetica. Morfologia/ Geta Popescu. – Bucureşti: Editura Fundaţiei România de Mâine, 2008.

ISBN 978-973-725-979-0

811.131.1

Reproducerea integrală sau fragmentară, prin orice formă şi prin orice mijloace tehnice, este strict interzisă şi se pedepseşte conform legii.

Răspunderea pentru conţinutul şi originalitatea textului revine exclusiv autorului/autorilor.

UNIVERSITATEA SPIRU HARET

FACULTATEA DE LIMBI ŞI LITERATURI STRĂINE

GETA POPESCU

LINGUA ITALIANA CONTEMPORANEA

Fonetica

Morfologia

EDITURA FUNDAŢIEI ROMÂNIA DE MÂINE

Bucureşti, 2008

Prefazione

CONTENUTO

I. FONETICA II. MORFOLOGIA L’Articolo ………………………………………………………… Scelta delle forme dell’articolo …………………………… L’articolo determinativo con i nomi propri …………………. Preposizioni articolate ………………………………………. Il Nome (o sostantivo) …………………………………………… Distinzione dei nomi in base al significato ………………… Distinzione dei nomi in base alla forma …………………… Formazione del femminile ………………………………… Formazione del plurale ……………………………………… L’Aggettivo Classificazione degli aggettivi Accordo dell’aggettivo qualificativo Gradi dell’aggettivo qualificativo Il Numerale

132

Numerali cardinali e numerali ordinali

Il Pronome

Pronomi personali Pronomi personali soggetto

Pronomi personali complemento

‘Lo’, ‘ci’ – ‘vi’, ‘ne’: altri usi

Pronomi allocutivi

Pronomi allocutivi

Pronomi relativi

Pronomi allocutivi Pronomi relativi

Pronomi e aggettivi possessivi Pronomi e aggettivi dimostrativi Pronomi e aggettivi indefiniti

Pronomi e aggettivi interrogativi

Prefazione

Il presente volume comprende la Fonetica e la Morfologia italiana, due capitoli di basilare importanza per tutti quelli che vogliono studiare la lingua italiana, e i destinatari sono particolarmente gli studenti universitari del I anno. E’ un corso il cui impianto descrittivo e sis- tema terminologico sono sostanzialmente quelli tradizionali, rinnovato e arricchito lungo gli anni sia nella parte teorica e descrittiva sia nell’eserciziario, puntando sugli aspetti dell’italiano comune. Le regole, le strutture, gli schemi sono oggetto di una descrizione chiara, esaustiva e aggiornata e ogni singolo capitolo si chiude con un numero abbastanza grande di esercizi graduati al fine di valutare continuamente le conoscenze dello studente.

G. P.

I. FONETICA

La fonetica analizza e classifica i suoni del linguaggio o foni nel loro aspetto fisico. La fonologia o fonematica studia invece l’organiz- zazione e la funzione dei foni nella struttura di una determinata lingua. Essa studia i suoni distintivi di una lingua, detti fonemi, quei suoni al cui cambiamento corrisponde un cambiamento di significato: cero, mero, nero, pero, vero ecc. I fonemi, le più piccole unità distintive della lingua, vengono rappresentati nella scrittura per mezzo di segni grafici o grafemi, che sono le più piccole unità distintive della scrittura. In teoria ci dovrebbe essere una corrispondenza perfetta tra i segni del sistema ortografico e i suoni del sistema fonologico, tra grafemi e fonemi, in realtà non esiste un’assoluta corrispondenza tra suoni e segni. L’alfabeto – l’insieme dei segni grafici, disposti in un ordine preciso, con i quali si indicano i fonemi di una determinata lingua. L’alfabeto italiano – ventuno grafemi, ciascuno con il proprio nome, che possono scriversi con maiuscole o minuscole:

A, a B, b (bi) C, c (ci) D, d (di) E, e F, f (effe) G, g (gi)

H, h (acca) I, i L, l (elle) M, m (emme) N, n (enne) O, o P, p (pi)

Q, q (cu, qu) R, r (erre) S, s (esse) T, t (ti) U, u V, v (vu, vi) Z, z (zeta)

+ cinque lettere straniere ventisei lettere

J, j (i lungo) K, k (cappa) W, w (vu, vi doppio) X, x (ics) Y, y (ipsilon, i greco)

Quanto al genere dei nomi delle lettere, l’uso è tuttora oscillante; possiamo tuttavia considerarle di genere femminile, soprattutto quando si sottintende la parola ‘lettera’, ‘vocale’ o ‘consonante’, tutte e tre femminili: si dice, per esempio, dalla a alla zeta = dal principio alla fine; (fig.) mettere i puntini sulle i = precisare, chiarire qualcosa.

Sistema fonematico italiano

Vocale – il suono prodotto con un’emissione d’aria che non incontra occlusioni o restringimenti nel canale e nella cavità orale; essa può far sillaba da sola. Consonante – il suono articolato viene pronunciato col canale orale chiuso o semichiuso; essa non può formare sillaba da sola.

I. Vocali – i fonemi vocalici dell’italiano sono sette:

a

– aperta

e

– aperta: èrba

– chiusa: mése

i

– chiusa

o

– aperta: pòco

– chiusa: sólo

u

– chiusa

Possiamo raggruppare le vocali nel cosiddetto triangolo vocalico, nel quale si distinguono:

– tre vocali anteriori o palatali

– una vocale centrale

– tre vocali posteriori

e inoltre: – tre vocali aperte

– quattro vocali chiuse

i chiusa

u chiusa

e aperta
e aperta
o aperta
o aperta

anteriori

o palatali

e chiusa

o chiusa

posteriori

o velari

a aperta

centrale

Quando non sono accentate, le vocali ‘e’, ‘o’ hanno costantemente il suono chiuso; quando invece vi cade sopra l’accento, hanno ora il suono chiuso ora il suono aperto. La pronuncia aperta o chiusa di queste vocali assume particolare importanza nei casi in cui costituisce

l’unico elemento distintivo tra parole di significato diverso, ma uguali nella scrittura, i cosiddetti omògrafi:

è (aperta) èsse = lettera dell’alfabeto lègge = da ‘leggere’ pèsca = frutto del pesco rè = nota musicale vènti = plurale di ‘vento’

ò (aperta) còlto = da ‘cogliere’ fòro = piazza vòlto = da ‘volgere’

é (chiusa) ésse = pronome personale légge = norma pésca = da ‘pescare’ ré = monarca, sovrano vénti = numerale

ó (chiusa) cólto = istruito, dotto fóro = buco vólto = viso, faccia

Non esistono regole per stabilire quando la ‘e’ e la ‘o’ toniche hanno suono aperto e quando, invece, hanno suono chiuso. Nei casi dubbi è necessario ricorrere al dizionario.

Il dittongo – gruppo fonetico costituito da una vocale preceduta da semiconsonante o seguita da semivocale nella medesima sillaba. Il dittongo può essere:

ascendentesemiconsonante + vocale:

ia: fiamma, piatto, piazza ie: fieno, ieri, piede io: corridoio, gioco, pioggia iu: aiuto, fiume, schiuma

discendente vocale + semivocale:

ai: farai ei: lei oi: poi ui: altrui, suicidio

ua: guaio, lingua, quasi ue: guerra, questo, sangue ui: anguilla, guida, quindici uo: cuore, fuori, liquore

au: causa, laureato eu: neurologia

I dittonghi mòbili – i dittonghi ‘uò’ e ‘iè’ perdono le semicon- sonanti ‘u’, ‘i’ quando l’accento si sposta su un’altra sillaba:

o bno bontà mvere moviménto scla scolàro

e clo celèste pde pedèstre Sna senése

Si conserva il dittongo mobile:

– nelle parole composte: buongiorno, fuoribordo;

– negli avverbi in -mente: ciecamente, nuovamente;

– nei verbi ‘nuotare’, ‘vuotare’ per evitare ogni possibile ambiguità

con i verbi ‘notare’, ‘votare’;

– nei derivati: fieno fienile, fiero fierezza, piede piedistallo;

– nei superlativi: buonissimo, nuovissimo.

Il trittongo – complesso di tre suoni vocalici in una sola sillaba:

buoi, guai, miei, studiai.

Lo iàto – incontro di due vocali che fanno parte di sillabe distinte:

du-ello

ri-unire

ide-a

te-atro

po-eta

zo-ologi-a

II. Consonanti – in italiano sono quindici consonanti:

– semplici

– doppie

– gruppi consonantici: – digrammi – trigrammi

 

grafema

definizione fonetica

esempio

p

occlusiva bilabiale sorda

palla

b

occlusiva bilabiale sonora orale

bello

m

 

occlusiva bilabiale sonora nasale

mare

t

occlusiva dentale sorda

tela

d

occlusiva dentale sonora orale

donna

n

occlusiva dentale sonora nasale

nero

gn

 

occlusiva palatale sonora nasale

gnocchi

c + a, o, u   casa

c

+ a, o, u

 

casa

c + a, o, u   casa

ch + e, i

occlusiva velare sorda

chilo

q

+ ua, ue, ui, uo

quadro

+ a, o, u gh + e, i g occlusiva velare sonora gatto

+ a, o, u gh + e, i

g

occlusiva velare sonora

gatto

+ a, o, u gh + e, i g occlusiva velare sonora gatto

ghiro

z

affricata alveolare sorda

zio

 

grafema

definizione fonetica

esempio

z

affricata alveolare sonora

zero

c

+ e, i

affricata prepalatale sorda

cera

g

+ e, i

affricata prepalatale sonora

giro

f

continua costrittiva labiodentale sorda

fare

v

continua costrittiva labiodentale sonora

vedo

s

continua costrittiva alveolare sorda

sera

s

continua costrittiva alveolare sonora

smilzo

sc + e, i sci + a, o, u   scena

sc + e, i sci + a, o, u

 

scena

continua costrittiva prepalatale sorda

sciame

sciame

r

continua vibrante alveolare

rana

l

continua laterale alveolare

luna

gl + i gli + a, e, o, u continua laterale palatale gli

gl + i gli + a, e, o, u

continua laterale palatale

gli

gl + i gli + a, e, o, u continua laterale palatale gli

taglio

Si pronunciano come in romeno ‘b’, ‘d’, ‘f’, ‘l’, ‘m’, ‘n’, ‘p’, ‘r’, ‘t’, ‘v’: banca, dare, fare, libro, madre, nipote, padre, rumore, titolo, vento. Si pronunciano diversamente:

c

c

+ a, o, u casa, coro, cupola

c

+ l, r classe, credere

c + e, i cena, cinema ch, sc – digrammi sci – trigramma

g

g

+ a, o, u gallo, goccia, gusto

g

+ l, r globo, grande

g + e, i gelo, ginnastica gh, gl, gn – digrammi gli – trigramma

h

non rappresenta alcun suono, è soltanto un segno grafico;

– distingue le voci del verbo ‘avere’, per influenza del verbo

latino HABERE, dagli omòfoni (parole con suono uguale ma origine,

significato, a volte anche grafia diverse):

1ª persona singolare

ho

o

io ho / bianco o nero

2ª persona singolare

hai

ai

tu hai / vado ai laghi

3ª persona singolare

ha

a

egli ha / vado a Sinaia

3ª persona plurale

hanno anno essi hanno / anno accademico

si trova: – nei digrammi ‘ch’, ‘gh’ che, chino, ghetto, ghianda – nelle interiezioni ah!, ahi!, eh!

q

q + u + vocale quadro, questo, qui, quotidiano cq acqua, tacque qq soqquadro: mettere a soqquadro = in gran disordine

s

‘s’ sorda:

s + vocale sale, seme, sigaro; nei derivati e nei

composti: caposaldo, girasole

s + c, f, p, q, t scala, trasporto, squadra, pasto consonante + s corsa, penso ss gesso, rosso

‘s’

sonora:

s

+

b,

d, g, l, m, n, v, z sbarcatoio, sdraiarsi,

sguardo, slancio, smarrito, snello, sradicato, svenuto ‘s’ tra due vocali mese, viso

‘s’ impura = ‘s’ + consonante scolaro, stoffa, strada

z

‘z’ sorda: z + ia, ie, io grazie, spazio

l + z alzare, calza zz pazzo

‘z’ sonora: ‘z’ tra due vocali azoto, ozono zz analizzare

Le consonanti doppie – segnano differenza di senso:

consonante semplice

consonante doppia

capelli

cappelli

caro

carro

casa

cassa

eco

ecco

nona

nonna

pena

penna

rosa

rossa

sera

serra

sete

sette

sono

sonno

Esempi:

capelli neri, biondi / cappelli di stoffa un caro amico / un carro di legna casa paterna / Cassa di risparmio

farsi l’eco di qualcuno / ecco il treno che arriva

la nona sinfonia di Beethoven / nonna materna

pena capitale / penna a sfera offrire una rosa / bandiera rossa lavorare da mattino a sera / fiore di serra avere sete / le sette meraviglie del mondo

io

Il

sono (‘essere’) / parlare nel sonno

digramma – successione di due diversi grafemi per rappresentare

un solo fonema:

di due diversi grafemi per rappresentare un solo fonema: ci gi + a, o, u →

ci

gi

+ a, o, u ciao, panciuto

+ a, o, u mangio, giù

ch + e, i barche, pochi gh + e, i ghepardo, ghiaccio

gl + i in parole di origine greca o latina, si pronuncia come in

romeno: glicine, glicerina; anglicano, ganglio, geroglifico, negligenza

gl + a, o, u si pronuncia come in romeno: glaciale, gloria, deglutire

regnare, degne, magnifico, bagno, ognuno si pronuncia come in romeno: Wagner, wagneriano

gn + vocale

sc + a, o, u scafandro, scolaro, scudiero

sc + i
sc
+ i

sciroppo, sciare

sc

+ e scena, pesce

Il

trigramma – successione di tre grafemi indicanti un solo

fonema:

sci lasciare, sciogliere (la ‘i’ non si pronuncia) sce scena, pesce gli figlio, scegliere

Le lettere straniere

j (i lungo) – appare in:

– nomi propri: – topònimi Jesolo, Jonio – antropònimi Jacopo, Ojetti

– nomi stranieri

jambon (fr.)

 

jeans (ingl.)

Junker (ted.)

k (cappa) appare in:

– parole straniere karàte, karting, kayak, koàla

– sigle di origine greca kg, km, kl, kw; in forma piena è preferibile ricorrere alla grafia italianizzata: chilogrammo,

chilòmetro, chilòlitro, chilowatt.

w (vu, vi doppio) – pronunciata come:

– ‘u’ semiconsonantica weekend, western, whisky

– ‘v’ Walter, Wassermann, watt, wolframio

x (ics) appare in:

– parole formate con i prefissi di origine greca xeno-,

xero-, xilo– xenofobia, xenòfobo, xerocopia, xilòfono;

– toponimi Xanto

– antroponimi Marx; nei suoi derivati: marxismo

– forestierismi texano, mixer

y (ipsilon, i greco) yacht, yemenita, yoga, brandy, derby.

La sillaba – un fonema o un gruppo di fonemi che si articolano in modo distinto e autonomo, con una sola emissione di voce; può essere formata da una vocale o da un dittongo, soli o accompagnati da una o più consonanti. In italiano il centro di una sillaba è sempre costituito da una vocale.

Si può distinguere tra:

– sillaba

tonica

– su cui cade l’accento

atona

– senza accento tonico

– sillaba

aperta o libera – finisce in vocale: ca-sa; chiusa o implicata – finisce in consonante: car-ne.

Dal punto di vista del numero delle sillabe, in italiano le parole si dividono in:

– monosillabi: e, ma, giù, tuoi;

polisillabi:

bisillabi: bràc-cio, fór-ma, vì-a; trisillabi: àn-ge-lo, con-tè-sto, far-fàl-la;

– quadrisillabi: far-ma-cì-a, pa-pà-ve-ro, re-pli-ca-re;

– cinque, sei, sette o più sillabe: a-rit-me-ti-ca, pa-ra-go-na-bi-le.

Regole per la divisione dei vocaboli in sillabe

Si dividono:

– una vocale iniziale di parola, seguita da una consonante semplice: i-so-la, u-ti-le;

– le vocali in iato: pa-u-ra, sci-a-re;

– una consonante semplice seguita da vocale: ma-re, vo-la-re;

– le consonanti doppie e il gruppo ‘cq’ si dividono a metà: con- nes-sió-ne; stel-la; ac-qua, nac-que;

– nel caso di due o tre consonanti diverse tra loro:

1. se si tratta di un gruppo di consonanti in principio di parola,

il gruppo non si divide e fa sillaba con la vocale che segue:

stra-da; spro-fon-da-re; bra-vo; dram-ma; gran-de; tre-no; in questo gruppo va considerata anche la ‘s impura’, che si unisce sempre alla consonante o alle consonanti che seguono:

o-spi-te; a-stro;

2. se invece il gruppo di consonanti non si trova in principio di

parola, allora questo si divide: la prima consonante del gruppo va con la vocale precedente, l’altra o le altre con la vocale della sillaba che segue: ar-ma; par-co; tec-ni-ca; en-tra-re;

– le parole composte si dividono tra prefisso e base: sub-nor-ma-le.

Non si dividono:

– i dittonghi e i trittonghi: pio-ve; guai;

– i digrammi e i trigrammi: bar-che; ghiac-cio; re-gna-re; scim-

mia; sce-na; mo-glie; sba-glia-re;

– i gruppi consonantici costituiti da ‘b’, ‘c’, ‘d’, ‘f’, ‘g’, ‘p’, ‘t’, ‘v’ + ‘l’, ‘r’ ca-blo-gram-ma.

– nel caso in cui si giunga in fin di riga con un apostrofo, è

consigliabile mantenere l’integrità della sillaba che comprende

l’apostrofo: del- / l’a-mi-ca; quel- / l’uo-mo; nel- / l’i-so-la;

– nel caso in cui si debba dividere in fin di riga una parola

composta contenente un trattino, è opportuno segnare il trattino due volte, uno in fin di riga, l’altro all’inizio della riga seguente: guerra russo- / -giapponese.

L’accento – rafforzamento della voce nella pronuncia di una sillaba, in particolare di una vocale in essa contenuta. La sillaba e la

vocale accentate si chiamano toniche; le altre sillabe e le altre vocali si chiamano atone. Si distinguono:

– accento intensivo o dinamico, proprio dell’italiano, del francese, del tedesco, che consiste in un aumento dell’intensità della voce;

– accento musicale o cromatico, nel cinese, che consiste in un

aumento dell’altezza della voce;

– accento fisso, quando in una lingua cade in tutte le parole su una data sillaba (in francese, sempre sull’ultima);

– accento libero, quando in una lingua può cadere su tutte le sillabe, come in italiano.

– accento tonico, proprio di ogni parola;

– accento grafico, usato solo in certi casi nella scrittura in corrispondenza dell’accento tonico. Quindi tutte le parole hanno un accento tonico, ma solo alcune hanno anche l’accento grafico.

In italiano l’accento cade normalmente:

– sull’ultima sillaba parola tronca o ossitona: cit; perché;

– sulla penultima sillaba parola piana o parossitona: cànto; pasre;

– sulla terzultima sillaba parola sdrucciola o proparossitona:

volo; ùmile; dere;

– e raramente sulla quartultima sillaba parola bisdrucciola:

àbitano; dederano. o sulla quintultima, in alcune forme verbali composte con pronomi enclitici parola trisdrucciola: citamelo.

Come segno grafico, l’accento si usa in italiano per indicare la vocale tonica:

accento grave [`], si segna su: – ‘e’, ‘o’ aperte; – ‘a’, ‘i’, ‘u’;

accento acuto [´], si segna su ‘e’, ‘o’ chiuse.

Nell’ortografia italiana l’accento è obbligatorio:

– sui polisillabi tronchi: carità, università, desiderò, partirà;

– sui monosillabi: già, più, può;

– su alcuni monosillabi, per distinguerli da parole uguali nella

pronuncia (gli omofoni) o nella scrittura (gli omografi), di significato diverso:

Ugo mi dà un libro.

da santa Caterina da Siena; contare da

la

è Ugo è studente.

uno a dieci; comportarsi da amico; Ti aspetto da un’ora. e buono e bello; io e voi;

quel ragazzo là; Vai là!

Salutò e uscì.

la casa; La prego, Signore; La vidi ieri a teatro.

lì dentro; quel volume lì; Mettilo lì!

li Li ho incontrati ieri in montagna.

Non ti aiutiamo né io né lui. Appena lo conobbe ne divenne amico. Dammi una caramella, io non ne ho più.

ne

se

essere pieno di sé;

Tu, se ben ricordo, sostenevi il

La cosa in sé ha

poco valore.

contrario.

Se vincessi alla lotteria! si

dire di sì

si dice; Carla si veste con gusto.

una bustina di tè; tè col limone; servizio da tè

te Tuo fratello verrà con te. Te lo dico io.

Quando il pronome ‘sé’ è seguito da ‘stesso’ o ‘medesimo’, l’accento grafico è facoltativo. Quando l’accento cade all’interno di parola, l’accento grafico non si mette. Tuttavia ci sono dei casi in cui una parola può avere due significati diversi a seconda di dove cade l’accento; si tratta di alcuni omografi, termini che non si distinguono per come vengono scritti ma per come vengono pronunciati:

àncora di salvezza bàlia: far da ~ a qualcuno cómpito in classe nòcciolo dell’oliva pèsca (fruto del pesco) prìncipi: i ~ di casa Savoia sùbito: vieni qui ~

ancóra: non è ~ arrivato balìa = potere: in ~ della sorte compìto = cortese: una persona ~a nocciòlo (albero) pésca: andare a ~; ~ del tonno princìpi: i ~ della logica subìto: un danno ~ = rìcevuto

L’apòstrofo – segno [‘] che indica:

– l’elisione di una vocale: l’anima, quest’uomo, sant’Agostino;

– il troncamento di una sillaba: po’ = poco Ugo vuole un po’

d’acqua.

– la soppressione del millesimo e del centesimo nelle date: il ‘500.

L’elisione – soppressione della vocale finale atona di una parola dinanzi alla vocale iniziale della parola seguente. Nella grafia, a

differenza del troncamento, si segna con l’apostrofo: l’arte, anch’io, senz’altro. Si elidono: – articoli l’uomo, l’amica, un’amica;

– preposizioni articolate: nell’età;

– aggettivi: ‘bello’, ‘buono’, ‘grande’, ‘questo’, ‘quello’,

‘santo’ bell’orologio, bell’architettura; buon’amica; grand’opera;

quest’anno, quest’aria; quell’uomo, quell’aula; sant’Andrea, sant’Agnese;

– ‘come’, ‘ci’ davanti al verbo ‘essere’: com’è andata?,

c’è, c’erano;

tutt’altro, senz’altro, nient’altro, mezz’ora;

alcune

espressioni

idiomatiche:

a

quattr’occhi,

– alcune preposizioni: ‘di’ d’accordo, d’oro, una domenica d’autunno; ‘da’ d’altra parte, d’altronde, d’ora in poi. Il troncamento o l’apòcope – caduta di uno o più suoni in fine di parola. Può essere:

vocalico: mal(e) di mare, a fior d’acqua, essere in fin di vita;

sillabico: fra(te) Cristoforo, quel(lo) signore.

Talvolta si segna con l’apostrofo:

– po’ = poco Sono un po’ stanco stasera.

– ca’ = casa Ca’ Foscari (palazzo veneziano);

– mo’ = modo a mo’ di = in funzione di;

– da’, di’, fa’, sta’, va’, forme dell’imperativo dei verbi ‘dare’, ‘dire’, ‘fare’, ‘stare’, ‘andare’:

Di’ a Maria di tornare subito!

Si troncano:

– articoli: ‘uno’ un albero; e i composti: ‘alcuno’, ‘nessuno’, ‘ciascuno’ nessun operaio, ciascun abito;

– aggettivi: ‘buono’ buon affare, buon prodotto;

‘bello’, ‘frate’, ‘grande’, ‘quello’, ‘santo’ bel giovane; fra Cristoforo; gran giocatore, gran bellezza; quel libro; san Giovanni, san Iacopo; ‘suora’ suor Ana; suor Maria; ‘tale’, ‘quale’ un tal individuo; qual è.

Esercizi

1. Con l’aiuto del dizionario, completa le parole con:

vocali: c_sa, d_re, fars_, lett_ra, m_gma, p_ne, r_sa, s_le, tass_, z_na;

dittonghi: bugg

rdo,

camp

ne,

glor

so,

graz

,

ins

me,

trinom

,

ug

le,

ultras

no,

umil

re,

valig

;

consonanti doppie: a

u

o,

bo

e

ino,

gia

a,

i

ediato,

le

enda,

ma

o,

profe

ore,

tu

el,

ve

hio,

vi

ima;

digrammi: bolo

ese,

campa

a,

iamare,

co

ome,

iacciaio,

 

lava

a,

ma

etico,

ri

iedere,

spu

a,

un

ia;

trigrammi: cana

a,

conchi

a,

consi

o,

fami

 

a,

icco,

sce

ere,

are,

entifico,

sba

o,

ugua

anza.

2. Completa le seguenti parole con la lettera adeguata. Attenzione, c’è più di una possibilità! e

mese

me

lame

la

e

neve

ne

e

rane

ane

vede

ede

rive

ive

meno

eno

vena

ve

a

sere

ere

tara

ara

3. Ora inserisci le parole in corsivo dell’esercizio precedente

invertendo l’ordine delle sillabe:

I

amici si riconoscono al momento del bisogno. Hai pagato

la

del mutuo? E’ una persona che non ha sangue nelle Mia nonna, quando legge i giornali, s’interessa solo della Marco ha una faccia tonda come una

tener conto di tutte le

cronaca Prima di prendere una decisione si

difficoltà da affrontare. Ti prego di chiamare le cose col loro

conto di avere torto, quindi preferì tacere. Se

vuoi andare in Sardegna, devi prendere la

Si

4. Inserisci le seguenti parole a, ha, ah, ai, hai, anno, hanno, o,

ho al posto dei puntini:

– Mamma, mi sono ferito

– Fammi vedere, ma come

– mi fai male!

,

– Da domani non andrai più

sopra i capelli.

una mano!

fatto?

giocare in cortile, ne

fin

– Sono stati i miei amici, mi

– Non c’è un giorno che vada bene,

vestiti rotti, per fortuna che il prossimo

– sai che bello!

– Ma io non voglio, il nonno non

– Non dire sciocchezze, ci tieni così tanto

continuare c’è scritto sopra?

spinto e sono caduto. torni ferito andrai

con i

scuola!

,

Bello

brutto, ci andrai!

mai studiato.

tuoi giornalini! Vuoi

immaginare quello che

guardare le figure e

Uffa!

5.

Dividi in sillabe:

attaccapanni, attraversare, bellissimo, compagno, demoralizzazione, equilibrista, famiglia, ghigliottina, inutilità, liquidità, medicazione, mediocrità, neurologico, ostacolare, professoressa, ruscello, sfruttatore,

tranquillamente, videosegnale, zairiano.

6. Metti l’accento, se è necessario:

Perche non ti piace il te al limone? La nostra aula e la? Si, ti ho detto di si. Di solito Carla va in campagna la domenica: la trova la pace che invano cerca qui in citta. Questa rivista non mi piace piu perche e troppo femminista. Il fatto e che l’Umanesimo, pur non rinnegando la

grande opzione cristiana della civilta, non e piu disposto a puntare sulla caducita dell’uomo.

7. Metti l’apostrofo, se è necessario:

Bevo un po di latte perché ho mal di gola. Andrea, lo amico di Eva, è venuto a cercarla ieri sera. Santo Antonio è il protettore di Padova. Sei proprio un bello furbo e un bello imbroglione. Abbiamo una vita e una anima sola. Di autunno cadono le foglie. Nessuna altra donna lo avrebbe fatto.

II. MORFOLOGIA

La morfologia classifica tutte le parole di una lingua, ne studia la forma e i cambiamenti che queste possono subire.

Le parti del discorso – le categorie nelle quali si dividono, in

grammatica, le parole di una lingua secondo la loro forma e funzione. Le parti del discorso sono:

– variabili:

– articolo

– nome

– aggettivo

pronome

verbo

invariabili:

– avverbio

– preposizione

– congiunzione

– interiezione

Nelle parole si riconosce:

– la radice o morfema lessicale, una parte immutabile: ragazz-

grand-

studi-

– la desinenza o morfema grammaticale, una parte terminale, soggetta a variazioni: -o, -a, -i, -e -e, -i -are, -erò

L’ARTICOLO

E’ una parte variabile del discorso che precede il nome a cui si riferisce e concorda con esso in genere e numero:

Un caffè con lo zucchero in una tazzina.

L’articolo, insieme ad altre parti del discorso, gli aggettivi dimostrativi (‘questo’, ‘quello’), indefiniti (‘alcuni’) o qualificativi (‘bello’), svolge un’importante funzione, quella di determinante del gruppo nominale. C’è un legame molto stretto tra l’articolo e il sostantivo. Solo in determinate condizioni il sostantivo può fare a meno dell’articolo (con alcuni nomi propri Monica, Parigi), mentre l’articolo è sempre seguito da un sostantivo. L’articolo può precedere anche parole che non sono nomi:

– un verbo al participio Gli abitanti dell’isola non sono numerosi. all’infinito Il bere fa male.

– un aggettivo Il rosso è il mio colore preferito.

– una congiunzione Spiegatemi il come e il perché.

– un avverbio Il troppo stroppia. Se precedute dall’articolo, queste parole diventano nomi a tutti gli effetti.

Articolo determinativo: il, lo, la, i, gli, le; indeterminativo: un, uno, una; partitivo: del, dello, della, dei, degli, delle Dammi dell’acqua!

articolo

determinativo

indeterminativo

genere numero
genere
numero

maschile

femminile

maschile

femminile

singolare

il, lo, (l’)

la, (l’)

un, uno

una, un’

plurale

i, gli

le

L’articolo rappresenta due opposizioni fondamentali:

«classe» / «membro» Il leone è il re degli animali. / (= i leoni, tutti i leoni) Ho visto un leone allo zoo. / (un membro della classe dei leoni)

«noto» / «nuovo» Il bambino è nel giardino. / (noi già lo conosciamo ed è noto anche a chi ci ascolta) Un bambino è nel giardino. / (non lo conosciamo)

In alcuni casi lo stretto legame tra articolo e sostantivo viene spezzato mediante l’inserimento di:

– un aggettivo: il nuovo edificio;

– un participio passato: il suddetto autore;

– un avverbio: l’allora capo del governo.

L’opposizione tra «determinato» e «indeterminato» avviene in modo diverso al singolare e al plurale:

– al singolare l’articolo ha forme specifiche per indicare sia la

determinatezza sia l’indeterminatezza: il ragazzo / un ragazzo; la finestra / una finestra; – al plurale l’articolo ha forme specifiche solo per indicare la determinatezza, mentre l’indeterminatezza è indicata dall’assenza dell’articolo o dall’articolo partitivo ‘dei’, ‘degli’, ‘delle’: i ragazzi / _ ragazzi (dei ragazzi); le finestre / _ finestre (delle finestre). Davanti a nomi che hanno una stessa forma per il maschile e il femminile o per il singolare e il plurale, l’articolo ne specifica il genere e il numero: il / la nipote; la / le specie.

L’articolo determinativo Indica una cosa ben definita, che si presuppone già nota. L’articolo determinativo è impiegato per indicare:

– una classe, un tipo, una specie: L’uomo è dotato di ragione. (= ogni uomo)

– l’astratto: La pazienza è una gran virtù.

– parti del corpo: Mi fa male la testa.

– oggetti: Non trovo più le scarpe.

– cose uniche in natura: il sole, la luna, la terra;

– nomi di materia: il grano, l’argento.

L’articolo indeterminativo Indica una cosa generica, indefinita, non ancora nota; la sua

funzione è quella di introdurre nel discorso un nome di cui non si era parlato in precedenza. Nel linguaggio parlato si usa per esprimere:

– ammirazione: Ho conosciuto una ragazza!

– senso superlativo: Ho avuto una paura!

– approssimazione: Dista un tre chilometri.

Scelta delle forme dell’articolo

Per quel che riguarda l’articolo maschile:

– le forme ‘il’, ‘i’ / ‘un’ si usano davanti a una parola iniziante per consonante semplice o per gruppi di due o più consonanti

il fiore, il ragazzo, il cane, il wafer; il prestito, il treno, il grande

specchio;

i fiori, i ragazzi, i cani, i wafer; i prestiti, i treni, i grandi specchi; un fiore, un ragazzo, un cane, un wafer; un prestito, un treno, un grande specchio. Casi speciali: l’ / gli / un whisky; l’uso tende a preferire oggi le forme il / i / uno whisky.

– le forme ‘lo’, ‘gli’ / ‘uno’ si adoperano davanti a una parola iniziante per:

– ‘s’ + consonante lo scandalo, lo spettacolo, lo stesso giorno; gli scandali, gli spettacoli, gli stessi giorni; uno scandalo, uno slavo, uno svizzero;

– ‘sci’, ‘sce’ lo sciame, gli sciami, gli scialli; uno scemo;

– ‘gn’ lo gnocco, gli gnocchi, uno gnomo;

– ‘z’, ‘x’ lo zero, lo zolfo, lo zucchero, gli zii, uno zaino; lo xilofono;

– ‘pn’, ‘ps’ lo pneumatico, gli pneumatici; lo psicologo, uno

pseudonimo;

– ‘y’, ‘i’ + vocale lo yogurt; lo iodio, gli iugoslavi, uno iato.

– si ha ‘lo’ in alcune locuzioni avverbiali: per lo più, per lo meno.

– le forme l’, ‘gli’ / ‘un’ si usano davanti a una parola iniziante per vocale

l’albero, l’errore, l’incendio, l’ospite, l’utile libro, l’hambùrger, l’handicap; gli alberi, gli errori, gli ospiti, gli utili libri, gli handicap; un albero, un errore, un ospite, un utile libro, un habitat, un hobby.

– ‘gli’ si adopera con la parola ‘dei’, plurale di ‘dio’ il dio, gli dei.

Per quel che riguarda l’articolo femminile:

– le forme ‘la’ / ‘una’ si usano davanti a una parola iniziante per consonante e per i + vocale la classe, la donna, la studentessa, la zia, la bella amica, la hall, la holding; la iena;

una classe, una donna, una studentessa, una zia, una bella amica, una hall; una iena.

– le forme l’/ un’si usano davanti a una parola iniziante per vocale

l’amica, l’isola, l’oca, l’università, l’energica mano; un’amica, un’isola, un’oca, un’università, un’energica mano.

– la forma ‘le’ si usa al plurale

le classi, le studentesse, le zie, le belle amiche, le hall, le iene; le isole, le oche, le università, le energiche mani.

L’articolo indeterminativo è privo di plurale. Al suo posto, per accompagnare un nome plurale, è possibile adoperare:

– le forme dell’articolo partitivo ‘dei’, ‘degli’, ‘delle’:

Ho sentito una strana voce. Ho sentito delle strane voci.

– gli aggettivi indefiniti ‘alcuni’, ‘alcune’ o ‘qualche’ (seguito dal singolare):

Ho sentito alcune strane voci. Ho ancora qualche dubbio.

– oppure non adoperare niente:

Ho sentito _ strane voci. Ho ancora _ dubbi.

L’articolo partitivo è rappresentato dalle preposizioni articolate ‘del’, ‘dello’, ‘della’, ‘dei’, ‘degli’, ‘delle’, usate con il significato di ‘una parte di’, ‘un po’ di’:

Compra del pane! Avete mangiato dello strudel. L’articolo partitivo si usa soltanto con i «nomi massa», cioè con quei sostantivi che indicano una certa quantità di qualcosa:

E’ caduta della pioggia.

Prestami del denaro!

Articolo partitivo + nomi astratti = espressioni del tipo ‘avere dell’ingegno / del buon senso / del fegato’ ecc.

Al plurale l’articolo partitivo sostituisce l’inesistente plurale dell’articolo indeterminativo:

Ho visitato dei musei molto interessanti. Quando l’articolo partitivo è preceduto da una preposizione, quindi inserito in un complemento indiretto, si preferisce dire:

con Ho scritto ad (alcuni) amici. / invece di

E’ venuto con amici. / invece di

*degli

a *degli

L’articolo determinativo con i nomi propri

Nomi propri di persona

– con i nomi di battesimo l’articolo non va usato:

E’ arrivato Carlo.

Ho sentito Lucia.

– se i nomi hanno un determinante, l’articolo è obbligatorio:

l’imperatore Traiano, Stefano il Grande, l’astuto Ulisse;

– con i soprannomi di personaggi antichi e meno antichi

l’articolo è quasi sempre obbligatorio: (il) Poliziano, il Valentino, il Che, l’Alighieri, l’Ariosto, la Passionaria.

– con i cognomi di uomini contemporanei l’articolo non si usa:

Ciampi, Prodi, Chirac;

– si usa invece se i cognomi sono al plurale, cioè indicano tutti i

membri di una famiglia: i Medici, i Visconti, gli Sforza;

– con i cognomi di donne contemporanee l’articolo è facoltativo:

(la) Clinton, (la) Bellucci;

– con i cognomi di uomini e di donne illustri del passato

l’articolo è facoltativo: (il) Manzoni, (la) Serao; ma l’articolo non si adopera con i cognomi di personaggi che sentiamo vicini a noi perché appartenenti alla nostra memoria storica: Colombo, Garibaldi,

Mazzini, Cavour, Verdi, Pirandello, Mussolini, Marconi, Gramsci;

– l’articolo non si usa neanche con i cognomi di stranieri illustri:

Mozart, Beethoven, Voltaire, Shakespeare.

Nomi propri di luogo

non richiedono l’articolo i nomi dei paesi, delle città, delle

isole considerate piccole: Orbetello; Roma, Parigi; Capri, Corfù, Ischia,

Malta, Rodi;

ecc. città: L’Aquila, La Spezia, L’Aia, L’Avana, La Mecca, Il Cairo; isole: L’Elba, il Giglio.

– se i nomi di città hanno un determinante, l’articolo è obbligatorio:

l’industriosa Milano, la Venezia dei dogi;

– non richiedono l’articolo i nomi dei pianeti e delle stelle: Marte, Andromeda.

– richiedono l’articolo i nomi delle regioni, degli stati, dei continenti, delle isole considerate grandi: il Piemonte, la Lombardia; il Marocco, lo Yemen, la Spagna, l’Italia; l’Europa, l’Asia; il Madagascar, la Groenlandia, i Caraibi, le Azzorre;

ecc. isole: Cipro, Creta, Sumatra;

– i nomi dei mari, degli oceani, dei laghi, dei fiumi: il Mediterraneo,

lo Ionio, l’Adriatico; il Pacifico, l’Atlantico; il Trasimeno; il Po, l’Arno, la Senna;

– i nomi dei monti: il Vesuvio, lo Stromboli, l’Etna, i Balcani,

gli Appennini, le Alpi. Questi nomi possono fare a meno dell’articolo quando sono usati

come:

complemento di specificazione: il re di Svezia, l’ambasciatore

di Gran Bretagna;

ecc. il presidente degli Stati Uniti, il rappresentante della Romania.

– complemento di luogo introdotto dalla preposizione ‘in’: andare

in Australia, vivere in Toscana;

ecc. abitare nel Lazio, recarsi nel Veneto. Con tutte le altre preposizioni l’articolo si usa sempre: viaggiare per l’America, dirigersi verso la Cina, tornare dal Brasile.

Omissione dell’articolo determinativo L’articolo non si usa in:

– espressioni: abito da sera/ballo, scarpe da tennis, servizio da tè, vino da tavola;

– espressioni predicative formate da verbo + nome: avere fame/

sete, aver paura, cambiare casa/argomento, dare aiuto/ragione/importanza,

prendere posto, sentire caldo/freddo;

– espressioni formate da verbo + preposizione + nome: parlare

di sport, giocare a carte;

– locuzioni avverbiali: in fondo;

– complementi di luogo: andare a letto, tornare a casa, abitare in

montagna, recarsi in chiesa;

– modi di dire e proverbi: chiudere bottega; Can che abbaia non morde.

– titoli di libri, capitoli, di opere d’arte e di articoli di giornale:

Fisica applicata, Canto V, “Natura morta”, “Moto contro treno: nessun

ferito”;

insegne: Entrata, Partenze, Ristorante;

con la preposizione ‘senza’: senza dubbio.

Infine, l’articolo non è compatibile con:

– gli aggettivi dimostrativi: questo quaderno, quella città;

– alcuni aggettivi indefiniti: nessun aiuto;

– gli aggettivi interrogativi ed esclamativi: Che libro leggi?;

– gli aggettivi possessivi seguiti dai seguenti nomi di parentela

singolari: ‘padre’, ‘madre’, ‘figlio’, ‘figlia’, ‘fratello’, ‘sorella’, ‘marito’,

‘moglie’, ‘zio’, ‘zia’, ‘nipote’ ecc. mio/tuo/suo/nostro/vostro padre; mia/tua/sua/nostra/vostra madre; tuo marito, sua moglie;

ecc. ‘loro’ è sempre preceduto dall’articolo: il loro padre, la loro madre.

– alcuni appellativi onorifici quando sono preceduti da ‘Sua’,

‘Vostro/Vostra’: Sua Eccellenza, Sua Maestà, Sua Santità, Vostro Onore,

Vostra Altezza. Gli aggettivi possessivi sono preceduti dall’articolo determinativo se i nomi di parentela:

– sono ‘nonno’, ‘nonna’: (la) mia nonna;

– sono al plurale: le mie sorelle, i suoi nipoti;

– hanno un determinante, aggettivo o complemento: la mia cara figlia, il tuo zio di Roma;

– sono seguiti dal possessivo: il figlio suo;

– sono alterati: il mio papà, la tua mamma, il suo fratellino, la sua sorellina.

– sono nomi composti: il mio bisnonno.

Preposizioni articolate Tutte le preposizioni proprie possono unirsi ai vari articoli determinativi e formare delle preposizioni articolate:

‘di’ + ‘la’ della

‘in’ + ‘lo’ nello ‘fra’ + ‘il’ fra il con gli stessi valori e le stesse funzioni delle preposizioni semplici da cui derivano. Delle preposizioni articolate, alcune hanno forma:

analitica, cioè la preposizione e l’articolo si scrivono separati:

con il, fra la;

sintetica, cioè la preposizione e l’articolo si scrivono uniti:

sul, dalla.

 

il

lo

l’

la

l’

i

gli

le

a

al

allo

all’

alla

all’

ai

agli

alle

con

con il

con lo

con l’

con la

con l’

con i

con gli

con le

col

coll’

coll’

da

dal

dallo

dall’

dalla

dall’

dai

dagli

dalle

di

del

dello

dell’

della

dell’

dei

degli

delle

fra

fra il

fra lo

fra l’

fra la

fra l’

fra i

fra gli

fra le

in

nel

nello

nell’

nella

nell’

nei

negli

nelle

per

per il

per lo

per l’

per la

per l’

per i

per gli

per le

su

sul

sullo

sull’

sulla

sull’

sui

sugli

sulle

tra

tra la

tra lo

tra l’

tra la

tra l’

tra i

tra gli

tra le

 

Esercizi

1. Metti l’articolo determinativo davanti ai nomi:

maschili: autunno, giornale, ospite, sbaglio, commento, tavolo, intervallo, sparo, addio, architetto, studio, ufficio, mestiere, programma, appuntamento, sciopero, soprano, inverno, negozio, manoscritto; femminili: cena, informatica, spesa, opera, indagine, birra, intervista, scatola, zebra, iena, estate, macchina, recluta, autostrada, telecronaca.

2. Metti l’articolo determinativo davanti ai nomi:

a) spazzole, esercizi, domande, stranieri, biglietti, medicine,

occhi, scrupoli, dischi, canzoni, esami, barzellette, critiche, intrighi,

telegrammi, alberghi, feste, progetti, elettrodomestici, automobili;

b) tragedie, colazione, cioccolatini, valigia, soldi, cartoline,

figlio, chiavi, orologio, sigarette, problemi, specchio, anelli, ristorante,

biciclette, ditta, chiacchierate, cavallo, sorpresa, righe.

3. Metti l’articolo indeterminativo davanti ai nomi:

museo, cattedrale, scrivania, stupro, appartamento, cioccolato, aula, lettera, ingegnere, attrice, soggiorno, scolaro, visita, mese, fabbrica, albergo, camera, cappuccino, insegnante, funzione.

4. Metti l’articolo determinativo davanti ai nomi propri, se è necessario:

a) Roma, Rodi, Creta, Roma dei papi, Garda, Tevere, industriosa Torino, Sicilia, Danubio, Veneto, Abruzzo, Toscana, Argentina, Portogallo, Egitto, Africa, Olimpo, Pirenei, Ande, Marna;

b) Marco, Visconti, Chiara, Loren, Estensi, Alighieri, Boccaccio, Mussolini.

5. Crea tutte le frasi possibili:

 

città

medievale.

Ho visitato

la città

del famoso Palio.

una città

ricca di monumenti. dove sono nati i miei nonni.

6. Cambia l’ordine delle parole facendo attenzione all’articolo:

la scorsa settimana, il coraggio eccezionale, l’atroce guerra, il panorama stupendo, il consiglio adatto, l’infinita dolcezza, la passata stagione, l’acuto dolore, la notizia inutile, lo spettacolo interessante.

7. Cancella la forma scorretta:

La Sardegna / Sardegna offre ai turisti spiagge bellissime. Spezia / La Spezia è nota soprattutto per il suo porto. La nostra sorellina / Nostra sorellina ha appena compiuto due anni. Come sta il tuo / tuo padre? La sua moglie / Sua moglie è casalinga. Venezia / La Venezia è la città del Carnevale. La Milano / Milano del Medio Evo lottò contro il Barbarossa. Il Luigi Pirandello / Luigi Pirandello è nato ad Agrigento. Po / Il Po passa per Torino / la Torino.

8. Completa con l’articolo partitivo appropriato:

Compro … fiori. Vedo … libri. Sento … rumori. Sui nostri banchi ci sono … matite. Mangio … burro, … latte e … pane. Ho visitato … città straniere. Devi comprare soltanto … patate. E’ caduta … pioggia.

9. Completa il testo con le preposizioni articolate adatte:

Faccio una visita … amico di Carlo. Chiedo un libro …

amiche di Monica.

Offro

l’esercizio … lavagna. Ogni domenica vado … nonni e ogni sabato

vado

scaffali. Gli studenti parlano … esami. Il quaderno è … zaino, le

matite sono

chiesto … invitati di fare meno rumore. Il padre … mia amica mi ha telefonato per chiedermi l’indirizzo.

astuccio. Ci sono … errori … vostro esercizio. Ho

professore d’italiano. Telefoniamo … amici e

otto in punto. Scriviamo

fiori … attrice. Scendo … treno

stadio. I giornali e le riviste sono … tavolo, i libri sono

10. Completa gli spazi liberi con articolo determinativo, indeterminativo o preposizioni articolate:

« freddo ha mille forme e mille modi di muoversi

mondo:

mare corre come

mandra di cavalli,

campagne si getta come

sciame di locuste,

città come lama di coltello taglia

vie e infila

fessure

case non riscaldate. A casa di Marcovaldo quella sera erano

finiti

ultimi stecchi, e

famiglia, tutta incappottata, guardava

stufa impallidire

braci, e

loro bocche

nuvolette salire a ogni

respiro.

fine Marcovaldo si decise: – Vado per legna. – Si cacciò

quattro o cinque giornali

cappotto

sguardi speranzosi bavero.»

giacca e

camicia, si nascose sotto

notte, seguito

lunga sega dentata, e così uscì

familiari,

lunghi

sega che ogni tanto gli spuntava

Italo Calvino, I racconti, Edit. Einaudi

11. Analizza gli articoli e le preposizioni articolate del testo di

sopra.

IL NOME (O SOSTANTIVO)

E’ una parola variabile che serve a nominare:

– esseri animati: persone e animali Carlo, Monica, sorella, fratelli; cani, gallina;

– cose libro, piatti, cattedra, matite;

– idee libertà, giustizia;

– sentimenti simpatia, amore;

– fenomeni tempesta, terremoti;

– sensazioni freddo, piacere;

– azioni furto, dormita;

– fatti reali o irreali guerra, stregoneria.

Parole usate in funzione di nome Possono svolgere la stessa funzione del nome:

– il pronome, che molto spesso sostituisce un nome:

Ugo è studente. Egli è studente.

– altre parti del discorso, in particolare:

– l’aggettivo: Spero che domani tornerà il bello.

– il verbo all’infinito: Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. In tal caso si dice che le parole sono sostantivate.

Sul piano morfologico, le due classi più importanti, il nome e il verbo, sono contraddistinte dalla diversa flessione:

– il nome varia in:

genere, maschile e femminile ragazzo / ragazza;

ragazzo / ragazzi; ragazza / ragazze.

– numero, singolare e plurale

– il verbo varia in:

modo indicativo (sono), congiuntivo (sia), participio (stato);

tempo presente (sono), passato prossimo (fui), futuro (sarò);

persona sei (tu), siamo (noi).

Esistono però verbi che non indicano azioni o processi ma “stati” (essere, possedere, comportare, v. VERBI STATIVI) e analoga- mente, nomi che indicano azioni: aggressione, preparazione ecc.

Anche rispetto all’aggettivo, il nome presenta alcune caratteristiche specifiche:

– l’opposizione “determinato” / “indeterminato”:

il cavallo

un cavallo

_spazioso

_ spazioso

– il nome “regge” l’aggettivo e ne determina il genere e il numero:

un libro nuovo / *nuova, nuovi, nuove cinque matite nere / *nero, nera, neri

– il nome non ha gradi di paragone:

l’aggettivo ‘bello’ bellissimo

il nome ‘bellezza’

-

La forma del nome La parte finale del nome, detta desinenza o morfema gram- maticale, cambia a seconda del:

genere, maschile e femminile il gatto / la gatta;

numero, singolare e plurale il gatto / i gatti.

Distinzione dei nomi in base al significato In base al loro significato, i nomi vengono suddivisi in varie classi:

1. comuni – indicano persone, animali, cose e concetti in modo

generico: donne; cane; libri; bontà; propri – indicano persone: – nomi Marco, Paola; – cognomi Rossi; animali Fido; topònimi Roma, Lazio, Po, Alpi; pianeti e stelle Terra; Andromeda.

Molti nomi comuni derivano da nomi propri. Il fenomeno è frequente nel linguaggio scientifico, in cui vari nomi hanno alla base il cognome di uno scienziato:

– volt dal nome di Alessandro Volta.

Ma il fenomeno interessa anche parole della lingua comune:

– ‘ghigliottina’ < fr. guillotine risale al nome del suo ideatore, il medico francese J.-L. Guillotin;

– ‘Borsa’ deve il suo nome alla piazza antistante il palazzo della

nobile famiglia Van der Burse, a Bruges, dove fin dal XIV secolo si radunavano i mercanti per svolgere i loro affari.

2. concreti – indicano individui e oggetti materiali: ragazzo,

lupi; rivista; astratti – indicano concetti non materiali, percepibili solo attraverso la mente: amore, coraggio, adolescenza;

La distinzione tra nomi concreti e astratti non è sempre chiara; molti nomi possono essere ora concreti ora astratti:

‘celebrità’

possono essere ora concreti ora astratti: ‘celebrità’ è un nome astratto se adoperato nel senso di

è un nome astratto se adoperato nel senso di ‘fama’ raggiungere la celebrità

è un nome concreto quando significa ‘persona celebre’ E’ una celebrità nel campo della medicina.

3. individuali – indicano un solo individuo o oggetto: calciatore,

ape, giornale, rivista; collettivi – indicano un insieme di individui o di oggetti dello stesso tipo: flotta, squadra, sciame, biancheria.

4. numerabili – indicano entità delimitabili: libro, sedia;

non numerabili o ‘nomi massa’ – indicano – sostanze amorfe: acqua, sale, colla; materiali: ferro, legno, gomma.

I ‘nomi massa’ hanno alcune proprietà:

– non hanno plurale; se volti al plurale, subiscono uno slittamento

di significato: i vini, gli zuccheri, i sali si adoperano soprattutto in

contesti tecnico-scientifici:

Il fruttosio e il glucosio sono zuccheri semplici.

I sali sono composti chimici derivanti dall’unione di un acido

con una base.

– al singolare possono essere preceduti dall’avverbio ‘abbastanza’:

Nel latte non c’è abbastanza zucchero.

o dagli aggettivi indefiniti ‘molto’, ‘poco’: C’è poco latte.

– prendono l’articolo partitivo singolare ‘del’: Vorrei del prosciutto.

Distinzione dei nomi in base alla forma

1. semplici o primitivi – non derivano da altre parole e sono

formati soltanto da radice + desinenza corp-o, mont-e, vent-o;

2. derivati – si formano aggiungendo a una parola di base un

elemento, detto:

– prefisso, se si mette all’inizio della parola di base: corpo ac / corp / are = unire, annettere: ~ due terreni; – suffisso, se si mette alla fine della parola di base: corpo corp / etto Il derivato ha un significato diverso e autonomo rispetto a quello della parola di base:

acqua, elemento naturale;

acquaio = lavello;

acquata, (fam.) pioggia improvvisa, breve.

3. alterati – si formano aggiungendo alla parola di base un

suffisso ma, senza cambiare completamente il significato del termine

di base, lo modificano soltanto, presentandolo come più grande, più

piccolo, più bello o più brutto:

corpo DIM. corp / icino; PEGG. corp / accio / iciattolo

4. composti – si formano unendo due o più parole: anticorpo,

capolavoro, manoscritto.

Il genere: maschile e femminile Per quel che riguarda il genere, occorre distinguere fra:

– genere naturale, che corrisponde al sesso dell’essere indicato, come accade:

– nei nomi maschili:

Francesco; padre, attore; lupo;

– nei nomi femminili:

Francesca; madre, attrice; lupa.

– genere grammaticale, che solo per convenzione stabilisce:

– che siano maschili nomi come: tavolo, sole;

– che siano femminili nomi come: sedia, luna.

Non sempre esiste una corrispondenza tra genere “grammaticale” e genere “naturale”:

– ci sono nomi di persona che dal punto di vista grammaticale sono femminili, ma che designano per lo più uomini la guardia, la recluta, la scorta, la spia, la staffetta;

– ce ne sono altri invece che si riferiscono a donne, sebbene

siano maschili dal punto di vista grammaticale il soprano, il mezzosoprano, il contralto. In tutti questi casi l’accordo va fatto tenendo conto del genere grammaticale:

la recluta è arrivata / le reclute sono arrivate; il soprano è applaudito / i soprani sono applauditi.

Il genere in base al significato

Sono maschili:

– i nomi degli alberi: il melo, il pero, il pioppo, l’abete, l’arancio, l’olmo, l’ulivo; sono femminili: la palma, la quercia, la vite, l’acacia;

– dei fiori: il bucaneve, il crisantèmo, il garòfano, il giglio, il

gladìolo, il girasole, il mughetto, il narciso, il papàvero, il tulipàno, l’anémone; sono femminili: la camelia, la dalia, la margherita, la ninfea, la peonia, la petunia, la rosa, la viola;

– dei metalli, dei minerali, degli elementi chimici: il bronzo, il ferro, il manganese, l’argento, l’oro; il carbonio, lo zolfo, l’idrogeno, l’uranio;

– dei colori: il rosso, il verde;

– dei punti cardinali: il Nord, il Sud, il Settentrione, il Mezzogiorno, il Meridione, l’Est, l’Oriente, l’Ovest, l’Occidente;

– dei mesi: il febbraio, il luglio, l’aprile, l’agosto;

– dei giorni: il martedì, il venerdì, il sabato; è femminile la domenica.

– i nomi propri dei monti: il Monte Bianco, lo Stromboli,

l’Himalaya, i Pirenei, gli Appennini; sono femminili: la Maiella, le Alpi, le Ande, le Dolomiti;

– degli oceani, dei mari, dei fiumi, dei laghi: il Pacifico,

l’Atlantico, il Tirreno, lo Ionio, l’Egeo, il Tevere, l’Arno, il Trasimeno;

sono femminili: la Loira, la Marna, la Senna, la Garonna.

Sono femminili:

– i nomi dei frutti: la ciliegia, la mela, l’albicocca, l’arancia; sono maschili indicando albero e frutto:

il dattero, il fico, il lampone, il limone, il pistacchio, il ribes, l’ananas;

– delle scienze e delle discipline: la chimica, la filosofia, l’economia; è maschile il diritto;

– delle nozioni astratte: la cultura, la fede, la virtù; sono maschili: il coraggio, l’amore, l’eroismo.

– i nomi propri di città, isole, regioni, stati, continenti: Bucarest,

Firenze; la Sardegna, le Antille; la Campania, la Lombardia; la Francia,

l’Argentina; l’Asia, l’Europa; sono maschili: Il Cairo; il Madagascar, i Caraibi; il Lazio, il Veneto; il Belgio, il Perù, lo Yemen, l’Iraq.

Il genere in base alla desinenza Nella maggior parte dei casi il genere di un nome si individua dalla vocale finale. In particolare, sono maschili quasi tutti i nomi che terminano in:

-o: il collo, lo sviluppo, l’albero; ecc. – la mano, la radio, la dinamo, la virago, la biro; – ‘l’eco’ è femminile al singolare: destare una vasta eco; maschile al plurale: gli echi; – nomi abbreviati la bici (bicicletta), la foto (fotografia), la metro (metropolitana), la moto (motocicletta), l’auto (automobile); il cinema (cinematografo), il frigo (frigorifero);

-e: il dente, il ponte, l’amore; – consonante, di origine straniera: il bar, il camion, il deficit, il film, il filobus, il tram, lo sport, l’album (termine latino), l’autobus; ecc. la card, la gang, la hall, la holding.

Sono femminili molti nomi in:

-a: la casa, la finestra, l’aula, l’isola; ecc. sono maschili vari nomi derivanti dal greco che terminano in:

-ma il clima, il diploma, il problema, il sistema, il tema, il teorema, il dramma, il programma, il telegramma;

-ta

il despota, il gesuita, il pilota, il poeta, il profeta, l’atleta, l’eremita; ecc. la ferita, la matita;

-ca il duca, il monarca;

– altri nomi: il papa, il nulla, il pigiama, il vaglia;

– alcuni nomi propri: Andrea, Mattia, Nicola;

-e: la gente, la mente, l’arte, l’emozione; -i: la crisi, la diagnosi, la sintesi, la tesi, l’analisi, l’eclissi, l’oasi; ecc. il brindisi;

– vocale accentata: -: la carità, la libertà, la verità, l’università; -: la gioventù, la tribù, la virtù; ecc. il caffè, il caucciù, il martedì, il falò, il tabù.

Formazione del femminile

I nomi di cosa non possono subire trasformazioni nel genere e

rimangono o maschili o femminili. Alcuni di essi presentano una differenza nella terminazione, come se avessero una forma per il maschile e una per il femminile; in questi casi, però, non si tratta di variazioni del genere ma di nomi diversi con senso diverso.

I. Nomi abbastanza simili come forma, ma con senso diverso a seconda del genere:

il baleno = lampo, fulmine; in un ~ = in un attimo

il banco: ~ di scuola / degli imputati; vendere al ~; ~ di prova; ~ di pesci; = banca: ~ di Sicilia

il bilancio: (econ., fin.) il ~ di una società; ~ trimestrale / annuale

la balena: grasso / olio di ~

la banca: ~ centrale; andare in ~; (inform.) ~ (di) dati

la bilancia: ~ elettronica; (astr.) B~; (econ.) ~ commerciale, ~ dei pagamenti

il bollo = timbro: ~ a secco

il buco: il ~ della chiave; (astr.) ~ nero; = intervallo: un ~ di un’ora; (fig.) debito: un ~ di cinquantamila euro il busto: fotografia a mezzo ~

il cappello: ~ di stoffa / di paglia

il cartello: ~ pubblicitario; artista di ~ = di gran fama; (econ.) trust

il collo: ~ grosso; (fig.) ~ di cigno; = colletto; il ~ di una bottiglia; (anat.) ~ dell’utero

il colpo: ~ di martello; un ~ in testa; ~ di pistola; ~ di grazia; (fig.) ~ di fulmine = innamoramento a prima vista; ~ di telefono = telefonata rapida; (pol.) ~ di stato

il corso: ~ d’acqua; nel ~ di = durante; volume in ~ di stampa; l’anno in ~; ~ di francese; = circolazione: moneta fuori ~

il costo = prezzo: il ~ del pane; vendere sotto ~; (fig.) a ogni ~ / a tutti i ~i; a ~ della vita

il filo: ~ di seta / di cotone; il ~ del telefono; (estens.) ~ d’erba; ~ di perle; (fig.) il ~ delle idee; trovarsi sul ~ del rasoio = in una situazione delicata

il foglio: ~ a quadretti / da disegno

la bolla: ~ di sapone; = documento:

~ papale /imperiale; = ricevuta

la buca = fossa: scavare una ~;

= contenitore: la ~ delle lettere

la busta: ~ per lettere;

= contenitore: la ~ degli occhiali