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EL INFIERNO TAN TEMIDO

La reconfiguración de las derechas y el impacto de la regresión conservadora

Poco meno di un decennio fa, la Regione viveva in un clima di ottimismo politico ed economico. L’FA era
tornato al governo in Uruguay, in Argentina il cambio nel clima politico era stato in relazione alle politiche
di trasformazione iniziate con Nestor Kirchner e in Brasile Dilma era sostenuta da un grande consenso che
la porterà ad essere in vantaggio alle elezioni presidenziali dell’ottobre 2010. Evo Morales in Bolivia e
Correa in Ecuador completavano il quadro di trasformazione sostenuto dall’azione dei governi di sinistra.

Proprio tali governi ottennero il risultato di ridurre la vulnerabilità economica delle economie della Regione,
portando avanti delle riforme alla tradizionale ortodossia economica, rompendo la relazione, frutto di
compromessi con il Fondo Monetario Internazionale, riducendo il debito, rivalorizzando la moneta locale e
dando nuovo impulso al mercato interno, controllando anche i flussi di capitale esterni.

Nel 2010, dunque, arrivavano solo buone notizie per la sinistra. La politica estera era una rappresentazione
del successo che la Regione stava ottenendo a livello internazionale. Brasile e Venezuela fecero richiesta
per l’ingresso nell’UNASUR; nel G20, 1999, (sette paesi più ricchi, più Russia, più 11 paesi di recente
industrializzazione), poi sostituito nel 2009 dal G8, come forum di discussione dell’economia mondiale,
erano presenti Argentina e Brasile, a sottolineare la rilevanza che l’America latina stava acquisendo a livello
internazionale.

Nello stesso anno, all’inizio delle giornate di riflessione «El desafío de la construcción política: el debate de
la izquierda», organizzate in Argentina per la Red de Fundaciones Progresistas, Marco Aurelio Garcia,
assessore/ consulente degli affari internazionali del governo Lula, sentenziò come l’America Latina stava
progressivamente acquisendo più voti e importanza a livello internazionale, ma permaneva la mancanza di
idee, mettendo in evidenza come le riforme modernizzatrici del governo Lula (riduzione della
disuguaglianza, importanza del Brasile nello scenario internazionale) erano paragonabili a quelle vissute dal
Brasile tra gli anni 1930, 1950 e 1960. Gli anni Trenta segnarono l’espansione del pensiero critico, gli anni
Cinquanta e Sessanta lo sviluppo brasiliano. Riguardo a questo tema, Fernando Henrique Cardoso e la
scuola di San Pablo rifletterono molto sulla possibilità di uno sviluppo nazionale, avvalendosi delle teorie
della dipendenza e della dinamica che contrapponeva il centro alla periferia. Ad oggi, per spiegare le
trasformazioni del governo Lula non vi era più un paradigma che fosse in grado di analizzare in profondità
tali processi, pertanto era necessario sviluppare un nuovo pensiero critico.

Le idee sembravano andare al di là della volontà politica, ma spesso ricadevano nei dettami di una
socialdemocrazia aggiornata. Il grande problema che si segnalò nel seminario menzionato
precedentemente, fu che l’America Latina non riuscì a sfruttare gli anni di crescita ininterrotta per dare vita
a delle trasformazioni strutturali delle società sudamericane. Furono introdotte misure “palliative”, con
progetti per la riduzione della povertà o della disuguaglianza, spesso dagli esiti solo apparenti.

Quando le sinistre salirono al governo nella Regione, si persero buona parte delle “idee-forza” che erano
state ricorrenti nel passato, legittimando tali movimenti. I governi di sinistra cercarono di allontanarsi dalle
rappresentazioni politiche legate alla vecchia Europa (es. ideali della Rivoluzione Francese), ma non
riuscirono a trovare una loro propria visione del mondo e persero la propria rotta.

<< Es hora de teenr nuestra propria visión del mundo para encontrar nuestro lugar en él>>

In molti casi l’affermazione della sinistra al governo fu difficile: il caso cileno a tal proposito è emblematico,
in quanto la sinistra dovette guidare la transizione dalla dittatura, in una società dove la struttura politica
era stata profondamente trasformata. D’altro lato, però, alle sinistre fu rimproverato di essersi servite degli
iper-presidenzialismi presenti in America Latina per affermarsi al potere.

Dunque, se dalle idee e critiche sopra menzionate è passato quasi un decennio e all’epoca il problema delle
sinistre era la mancanza di idee, ad oggi il problema risulta essere la mancanza di voti, in particolare in:
Venezuela, Brasile, Cile, e fino alle scorse elezioni, in Argentina.

Con un potere legislativo in mano all’opposizione e un potere esecutivo in discussione, il Venezuela


fronteggia oggi una grande crisi, di fronte ad un sistema internazionale che la condanna; con Bolsonaro il
Brasile è caduto nelle mani dell’estrema destra; in Cile governa Piñera; in Ecuador, le conquiste di Correa si
stanno poco a poco sgretolando, così come in Argentina sono state smantellati i progressi ottenuti da
Kirchner per opera del governo Macri.

A questa apparente crisi delle sinistre ha fatto seguito un maggior potere ottenuto dalle destre, con un
grado di coesione politica e sociale insperati.

ECOLOGÍA DE LA REGRESIÓN CONSERVADORA: ENTRE LA ECONOMÍA, LA SEGURIDAD Y LA JUDICIALIZACIÓN

DE LA POLÍTICA

L’America Latina sperimentò una regressione ai governi conservatori nei due più importanti stati della
Regione, ovvero Brasile e Argentina, che impattò anche sui processi politici in atto in: Chile, Bolivia,
Ecuador, Uruguay e Venezuela, nonché sulle istituzioni soprannazionali. Gli effetti di questa transizione li
possiamo riscontrare in due casi concreti: il ritiro di 5 paesi dall’UNASUR nell’aprile del 2018 (Argentina,
Brasile, Cile, Paraguay e Perù), nonché l’applicazione della clausola democratica contro il Venezuela da
parte dell’OEA, controfirmata/autorizzata da più di 17 paesi.

La stagnazione economica e la crisi politica sono due processi che risultano uniti, mettendo inesorabilmente
in evidenza come il costo della crisi sarà pagato dai più poveri. Il congelamento della spesa pubblica in
Brasile, lo smantellamento in Brasile e in Argentina dei ministeri sociali per ridurre il costo sopportato dallo
Stato, nonché l’incremento del debito estero in Argentina, mostrano come le misure utilizzate per
attenuare gli effetti della crisi, avranno un grandissimo impatto sulla vita di lavoratori, sulle donne e la parte
della popolazione maggiormente debole. Inoltre la dilagante mancanza di sicurezza, hanno portato i
governi a risolvere la questione dell’ordine pubblico “de mano dura” (“a punta de pistola”).

Tutto ciò non può, però, essere fatto senza un appoggio politico e sociale, inoltre il comportamento della
classe politica e di buona parte delle classi medie è chiave in questo processo. L’appoggio e il trionfo di
Bolsonaro portano, tuttavia, a pensare che sia alquanto improbabile che l’appoggio di ampi settori sociali ai
leader di estrema destra possa configurare la “tormenta perfecta”, in linea con una spirale rivoluzionaria
nella Regione.

In questa spirale reazionaria, le ragioni economiche devono essere messe in primo piano, poiché una delle
prime cause della regressione conservatrice della Regione è considerato l’esaurimento del ciclo espansivo.
Questa concezione è in linea con le teorie degli anni Novanta, sulla democrazia e lo sviluppo economico,
sottolineando come la democrazia politica era possibile solo grazie all’economia di mercato. Lo sviluppo
capitalista rinforza la società civile ed una società civile organizzata è l’unico mezzo per controbilanciare il
potere dello Stato.

Non è il capitalismo in sé, ma le sue contraddizioni che portano allo sviluppo della democrazia. Autori come
Barrington Moore (1993) sostengono che les chance di una relazione “felice” tra capitalismo e democrazia
dipendano da circostanze specifiche, difficilmente ripetibili nel Terzo Mondo, e che dei tre percorsi verso la
modernità solo uno conduce alla democrazia, gli altri sono il risultato di forme autoritarie (dittatura fascista
e comunista).

Prima che i governi progressisti potessero porre le basi di una nuova ideologia, che si sarebbe trasformata,
secondo Althusser (1981), in un’esperienza vissuta capace di dare un senso alla realtà delle persone, le basi
del consenso furono molto erose. I dati più recenti dell’ Estudio Mundial de Valores hanno rivelato che fino
al 2011, il 43% della popolazione uruguaiana sosteneva che i poveri erano poveri per mancanza di volontà e
il 60 % sosteneva che era effettivamente possibile emergere da una condizione di povertà. Questi dati
testimoniano come i governi di sinistra sono stati alquanto incapaci di trasformare i loro principi in realtà.

Le condizioni politico-sociali sono andate peggiorando con la crisi del capitalismo e la fine del boom-
economico che portò ad un aumento del prezzo le materie prime e afflisse le economie dipendenti da
risorse energetiche (Venezuela e Ecuador), tanto quanto le economie agricole (Argentina e Uruguay). Tutto
ciò ha notevolmente ridotto il margine dei governi progressisti per guidare le politiche di ridistribuzione del
reddito sulla base di risorse fiscali dello Stato.

Uruguay, Brasile e Argentina hanno subito pesanti effetti data la diminuzione della domanda cinese delle
commodities e dal declino del prodotto dei mercati emergenti.

Przeworski (1991), in Capitalismo y socialdemocracia, sottolinea come la democrazia è rara e instabile. Rara
perché dipende da un compromesso tra classi e instabile perché si sostiene su questo.

Pertanto, l’America Latina si è democratizzata, ma non sufficientemente da sostenere il peso di un


rallentamento dello sviluppo economico e la perdita di popolarità dei governi di sinistra. A partire dalla
caduta di popolarità di governi progressisti, inizia a delinearsi un fenomeno più profondo: l’erosione della
fiducia, prima nei governi, poi nei politici e nella democrazia stessa.

La regressione conservatrice vissuta dalla Regione ha le basi nella questione economica, ma fu anche
alimentata dall’affermarsi di discorsi di destra nel campo della cultura.

Il tema della sicurezza si pose al centro del dibattito. Nel 2015, i dati del Latino barometro evidenziavano
come la delinquenza era il problema più importante (22% delle menzioni), seguita da disoccupazione (16%)
e corruzione (7%). Con il problema della sicurezza, aumentarono gli agenti, aumentò la spesa per
fronteggiare la delinquenza, che tolse risorse statali ad altri settori, nonché vennero creati nuovi corpi
armati e la militarizzazione della sicurezza pubblica era all’ordine del giorno. Tutto ciò fu legato ad un
sistema giudiziario che criminalizzava la povertà e faceva uso delle carceri come strumento punitivo,
ottenendo però effetti opposti: dalla riorganizzazione delle organizzazioni criminali alle denunce di
violazione dei diritti umani delle Nazioni Unite.

I corpi armati divennero più forti e sofisticati, il controllo sulla popolazione civile si intensificò, così come la
videosorveglianza che divenne una delle nuove tecnologie a disposizione dell’Amministrazione per il
Controllo delle Droghe (Administración para el Control de Drogas, DEA). La DEA mise in atto nuove politiche
antinarcotici, unitamente ad un aumento delle pene/ condanne inflitte per il sinistro e il traffico di droga.

Tutte queste componenti presero il nome di “POPULISMO PUNITIVO”, sottolineando un aumento del
controllo autoritario sulla politica pubblica, talvolta a discapito dei diritti umani. I governi di sinistra non
seppero contrastare questo processo e seguirono una linea più morbida in linea con gli USA.

Un merito della destra fu l’appropriarsi del tema della corruzione, con molti politici coinvolti. La politica e i
mezzi di comunicazione divennero legati al potere giudiziario, in linea con un processo che Rosanvallon, nel
2008, qualificò come forte trionfo della contro-democrazia. Il fatto che il popolo divenne il giudice supremo
produsse una perdita di fiducia generalizzata nella politica, il ché fu favorevole per il potere dei governi
conservatori. Tutto doveva diventare pubblico, pertanto lo sviluppo dell’anti-politica, unitamente
all’espansione dell’apatia politica e la perdita di fiducia interpersonale, erosero la capacità di progetti di
costruzione/ la capacità di costruire collettivamente.

Nonostante gli elementi sopra menzionati che mostrano come la Regione stia vivendo una regressione
conservatrice, alle elezioni elettorali si assiste ancora ad un sostanziale pareggio tra le forze contrapposte di
destra e sinistra (es. Scioli e Macri in Argentina), con però una preferenza per i movimenti di destra.
Tuttavia oggi i dati elettorali risultano alquanto imprevedibili. Infatti l’opinione pubblica appare un soggetto
influenzato dall’azione dei mezzi di comunicazione, sondaggisti ed altri interpreti privilegiati.

Le “aziende di sondaggi” si trasformano in attore politico di grande rilevanza: focalizzano l’attenzione sui
problemi reali, captano l’attenzione e l’appoggio delle masse e possono costruire o distruggere le
reputazioni di governi e leaders. In Brasile, ogni inchiesta relativa al governo Dilma si trasformava in una
inchiesta sulla legittimità del suo mandato; in Argentina i media e le inchieste sono inseparabili: le inchieste
informano i mezzi di comunicazione, i quali costruiscono o distruggono la legittimità della classe politica,
con l’appoggio del sistema giuridico.

LA DERECHA EN AMÉRICA LATINA: ESTRATEGIA, IDEOLOGÍA, INTERESES

I governi popolari del giro a la izquierda, o post neoliberali, ebbero dei fondamenti politici ed economici. I
secondi derivarono dal fallimento delle politiche neoliberali emanate dal Washington Consensus, in
particolare quando si esaurirono tra il 2001 e il 2002, diventando meno attrattive per il settore
conservatore e imprenditoriale. In campo popolare, il consenso venne meno nella “media década perdida”,
tra il 1998 e il 2002, quando la povertà, le disuguaglianze e la disoccupazione risultarono evidenti.

Fu grazie a partiti come il PT o l’FA e leader come Chavez, Kirchner, Cristina, Evo o Correa, che il
malcontento popolare ottenne visibilità e si trasformò in movimenti politici che trovarono concreta
espressione alle urne. La destra sopportò questo processo di accumulazione di consensi senza ricorrere a
destabilizzazioni troppo evidenti e grandi. Tuttavia, l’impossibilità di resistere alle cicliche crisi finanziarie e
all’insostenibilità del modello di accumulazione in campo sociale, esaurirono il progetto di modernizzazione
conservatrice nella Regione. Secondo Luna e Rovira Kaltwasser, nell’opera “The resilience of the Latin
American Right”, in società tanto diseguali come quelle latinoamericane, la destra, con la sua difesa della
democrazia e dell’economia di mercato, incontra serie limitazioni. A suo favore c’è il fatto che può influire
sulla politica pubblica senza necessità di organizzarsi. Anche se la destra può prescindere
dall’organizzazione a livello di partito, non può prescindere dal controllo del governo, anche se per via
indiretta e non può prescindere dalla sua influenza sulla politica pubblica, con un margine di manovra
considerevole nell’ influenza sui governi.

MÁS ALLÁ DE LOS PARTIDOS: ESTRATEGIAS POLÍTICAS DE LA DERECHA

Il comportamento della destra in difesa della democrazia condiziona molto il processo di rafforzamento o
indebolimento della democrazia, influenzandone parimenti la sua qualità.

Luna e Rovira Kaltwasser (2014), identificano tre strategie per l’azione pubblica delle destre, tra cui la
necessità di costruire un partito politico in difesa dei loro interessi e la prosecuzione degli interessi non per
la via politica, né per la via elettorale, ma attraverso forme di influenza diretta, ed alternative elettorali no
partitarie, né anti-establishment, troppo vincolate al populismo della destra.

Le influenze extrapolitiche, inclusi i colpi di stato e le diverse forme di sottomissione dell’orientamento dei
governi alla dinamica della competenza elettorale, sono parte della strategia della destra. La creazione di
uno o più partiti con competenza elettorale è il cammino seguito dalla destra, quando il contesto lo
permette. ( es: Partido Acción Nacional (PAN) en México, de la Unión Democrática (UDI) o Renovación
Nacional (RN) en Chile)

IDEOLOGÍA Y PREFERENCIAS POLÍTICAS

Le tematiche dall’uguaglianza, della democrazia e delle preferenze in materia di politica economica sono
centrali per comprendere l’articolazione delle preferenze sull’asse sinistra-destra.

Le inchieste mostrano come in America Latina la percezione della disuguaglianza sia forte e maggioritaria,
per cui il popolo richiede l’intervento dello Stato per attenuarla.

Per quanto riguarda la democrazia, la tematica è maggiormente controversa, ma uno studio di Bobbio
(2014), mette in luce come la libertà venga considerata secondaria rispetto all’uguaglianza. La sinistra è più
populista e progressista (importante azione nel dibattito sull’aborto e per i diritti delle donne), mentre la
destra risulta maggiormente elitaria, dispregiando la partecipazione popolare in politica.

Le preferenze in materia di politica economica si articolano nella difesa della proprietà privata e del libero
mercato da parte della destra, mentre la sinistra sostiene un maggior interventismo dello Stato.

LOS FORMATOS POLÍTICOS DE LA DERECHA: ANÁLISIS DE CASOS NACIONALES

La base dell’appoggio di questi partiti è quella che determina la loro identità. Questa base d’appoggio sono
gli interessi più importanti nella loro agenda, quelli che difenderanno in politica e da cui estrarranno le
risorse per la loro sopravvivenza come partiti.

Uno studio di James D. Bowen (2014) sulla destra e le forme di rappresentazione e partecipazione no
partitica in Bolivia e Ecuador, mostra in Bolivia ci fu un grande impulso alle riforme neoliberali negli anni
Ottanta, ma queste trasformarono radicalmente le forme di rappresentazione politica delle destre.

La base del sostegno delle destre erano i settori esportatori, che collaborarono con le riforme neoliberali a
minare lo Stato e la sua struttura politica. Al contrario, in Ecuador le elite collaborarono con lo Stato e
contribuirono a bloccare le politiche di riforma. In entrambi i casi, un importante appoggio ai partiti di
destra fu fornito dalle organizzazioni sociali a livello subnazionale. Altri importanti attori per implementare
il consenso elettorale e politico verso le politiche conservatrici furono la Chiesa e l’esercito.

Bowen conclude che affinché la democrazia possa sopravvivere nella Regione occorre che i partiti di destra
si organizzino in partiti competitivi a livello nazionale.

Nel caso del Brasile, il potere della destra di esercitò attraverso la conquista elettorale dei livelli
subnazionali, prodotto di un sistema elettorale molto sproporzionalizzato, nel quale gli Stati più spopolati,
arretrati e rurali arrivarono ad ottenere cariche nel Congresso e, in particolare, nel Senato. Al contrario il PT
costruì la sua struttura dal basso.

L’impeachment contro Dilma e il trionfo di Bolsonaro mostrano come la destra sia responsabile della
maggior parte delle manovre che portarono al collasso della democrazia brasiliana e che nemmeno i partiti
conservatori risultarono vincitori, perché furono sostituiti da leader come Bolsonaro e da forze sociali come
la Chiesa e i militari, perdendo consensi e voti (situazioni visibili alle lezioni del 2018), con il discreto
lanciato alle forze della sinistra con l’operazione Lava Jato.

Il caso argentino si configura per essere leggermente differente, con la destra che non era preponderante in
quanto legittimità politica. L’ideologia del maggior partito del movimento, il PRO, si configurava per essere
culturalmente conservatrice, socialmente restrittiva, orientata al mercato, ma comunque democratica e
aperta all’intervento statale in diverse aree (fornitura di servizi, politiche sociali). Il governo Macri amplificò
le difficoltà di una situazione già instabile: aumentò del 56% il debito estero argentino, facendo diventare
l’Argentina il paese più indebitato della Regione, concentrò le entrate, portando la disuguaglianza, misurata
con l’indice di Gini da 0,417 a 0,434, solamente tra 2017 e 2018, la povertà aumentò fino ad affliggere il
32% della popolazione.

LA AGENDA DE LOS GOBIERNOS DE DERECHA

Il grande problema dei governi di destra è como tematizzare e concettualizzare politicamente la loro
strategia, in contesti di grande disuguaglianza dove la maggior parte della popolazione richiede riforme
sociali. Le tematiche della sicurezza pubblica e della lotta alla corruzione rappresentano due temi su cui si
articola il dibattito dei movimenti di destra, impattando sull’opinione pubblica e permettendogli così di
ottenere consensi elettorali.

Se i governi conservatori miravano a creare delle società in cui il benestare era generale, i governi di destra
miravano a recuperare il potenziale di rendimento del capitale, unitamente alla valorizzazione dei diritti
degli individui, anche se spesso questi obiettivi non vengono raggiunti. Le denunce per corruzione contro i
governi di sinistra sono state fondamentali per consolidare la posizione di potere, unitamente ad una
grande esposizione mediatica.

Negli anni Novanta, le destre si configuravano come grandi difensori dei dettami del Washington
Consensus, sostenendo la globalizzazione, pur sapendo che le riforme economiche avrebbero impattato
sulla condizione periferica dell’America Latina e sul suo inserimento nel mercato internazionale. D’altro
canto, però, la crisi del debito estero della decada perdida misero in luce come la legittimità politica
dipendeva molto dalle forme di organizzazione sociale, in particolar dalla grande influenza giocata dai
sindacati. Talvolta, però, quando vi sono forme di organizzazione troppo stringenti c’è il rischio che si
tramutino in regimi autoritari.

Il tema delle riforme economiche risultò di grande rilevanza, con anche i partiti di destra che subirono i
contraccolpi di quelle politiche attuate per portare avanti un aggiustamento strutturale all’apparato
economico.

Tra gli anni 80 e 90 del novecento, si assiste ad una fase di grande incertezza, con la destra tormentata
dall’incertezza ideologica, i movimenti sindacali in declino e i partiti populisti che avevano abbandonato il
loro compromesso storico di un maggiore centralità statale (paradigma che fallì). Ogni paese in America
latina rispose alle pressioni inflazionistiche e al bilancio nei pagamenti liberalizzando i mercati.

L’incapacità dei partiti di destra di rispondere con misure adeguate alla crisi economica generata dalla fine
del Washington Consensus, unitamente alla volontà della popolazione di un interventismo statale che
generasse un benessere generalizzato, portarono i governi di sinistra a tornare ad avere un maggiore
consenso.

Riguardo alle agende dei due movimenti si possono notare notevoli differenze: la destra sostiene il primato
della sicurezza e dell’economia, mentre la sinistra quello della questione sociale. L’educazione la pagherà
chi potrà, con conseguente aumento del dualismo tra educazione pubblica e privata e crescita delle
differenze sociali.

Pertanto, il ritorno della questione sociale sembra aver segnato l’eliminazione della stessa come problema.

In campo economico le destre porteranno avanti ingenti privatizzazioni (es. Bolsonaro con Petronas),
mentre la politica estera risulta il loro punto forte: appoggio a Trump, volontà di destituire Maduro,
rafforzamento delle relazioni Sud-Sud a livello Regionale con la creazione di organizzazioni indipendenti
(Mercosur/UNASUR). Le campagne della destra si baseranno sempre su tre aspetti fondamentali: critica ai
governi di destra per i loro errori (critica che varia a seconda del contesto politico del paese), includendo
scandali di corruzione; la conflittualità sociale e, in contesti di crisi, come quello attuale, la mancanza di una
governance economica.

La destra difende i principi dell’interventismo sociale e della mano dura nelle repressioni per raggiungere
l’uguaglianza sociale, ma spesso le sinistre continuano ad avere maggiori consensi per un bacino elettorale
maggiormente incentrato sulla classe media (destra: Chiesa, militari, imprenditori). Per ovviare alla
mancanza di consenso, le destre ricorreranno a tutti i mezzi di influenza possibili, per ottenere un’influenza
extra-politica.

ECOLOGÍA DEL VOTO CONSERVADOR EN AMÉRICA LATINA. VOTO Y POLÍTICA: FUNDAMENTOS

Se la sinistra non avesse dovuto affrontare così tanti golpe militari, il giro a sinistra si sarebbe prodotto
molto prima. Tuttavia, in società altamente diseguali come quelle sudamericane, le élite sono poco disposte
a tollerare l’impatto delle politiche redistributive. Pertanto, questi ideali potrebbero portare ad un maggior
successo della sinistra, animata dall’implementazione di politiche redistributive, dando vita ad un esercizio
della democrazia che progressivamente ridurrà le disuguaglianze.

Tuttavia le sinistre non sono state una minaccia fino all’ultima decada.

ANALIZANDO EL COMPORTAMIENTO ELECTORAL EN TÉRMINOS DEL CLIVAJE IZQUIERDA-DERECHA

Per quanto riguarda le elezioni americane, gli ispanici votarono in massa per Hilary Clinton (oltre il 65%), in
linea con quella che era stata la politica di inclusione portata avanti da Obama, ma la vittoria andò
comunque a Trump, grazie all’appoggio di conservatori lontani dalla difesa dei diritti civili, i sostenitori delle
armi e élite nostalgiche del passato.

In Brasile l’elezione di Bolsonaro presentò alcune similitudini. Anche se il discorso razzista fu mal visto dalla
popolazione nera, Bolsonaro trionfò grazie all’appoggio dei religiosi, soprattutto evangelici, e il sostegno
delle élites bianche e ricche, fu in questi stati che Bolsonaro trionfò. Il sostegno pervenne dai latifondisti e
dai grandi proprietari agricoli, ma anche da tutti coloro che erano nostalgici di un passato maggiormente
facile da gestire, al punto che i discorsI sulla sicurezza pubblica e la repressione del crimine, in un paese che
registra 60.000 omicidi l’anno, segnarono una base importante per la legittimità del nuovo presidente.
(zone di frontiera e Amazzonia: narcotraffico e latifondi=consenso a Bolsonaro)

Ancora una volta il discorso fu mediato dai mezzi di comunicazione di massa, ma il voto risulta variabile da
paese a paese. Una delle variabili che influenza il processo di voto è l’occupazione: impieghi stabili
garantiscono maggiore appoggio alla destra, impieghi precari maggior sostegno alla sinistra.

LA SEGURIDAD Y LA CORRUPCIÓN EN EL CENTRO DE LA AGENDA ELECTORAL DE LAS DERECHAS

Se la percentuale dell’elettorato che sosteneva forze di sinistra o destra non era molto differente (circa il
10%, con gli schieramenti più forti che arrivavano ad un 40% massimo ed un 20% si definiva senza
schieramento), il tema della sicurezza e della repressione della criminalità risultava uno dei temi
maggiormente condivisi dalla popolazione. Sulla politica della “mano dura” i partiti di destra fondavano la
loro legittimità.

Nel consenso politico la classe media gioca un ruolo fondamentale. Un esempio rilevante risulta il caso del
Brasile: l’operazione contro la corruzione nel Governo LAVA JATO portò alla delegittimazione popolare
dell’esecutivo, con una classe media (in larga parte generata dal nuovo capitalismo finanziario) che,
sconvolta dallo scandalo, diede il consenso alla destra e, quindi, a Bolsonaro. Il dominio sulla classe
popolare si raggiunge con la violenza, mentre quello sulla classe media con il convincimento (Souza), quindi
il discorso anticorruzione risulta in larga parte rivolto a quest’ultima.

DESCRIPCIONES DENSAS SOBRE EL ASCENSO DE LAS DERECHAS:15 ECONOMÍA, ANOMIA,


CONTRADEMOCRACIA

La crisi dei governi di sinistra e della democrazia si produsse per svariate ragioni. In primo luogo, la crisi
economica che affligge tutto il mondo riduce notevolmente la base di consenso dei governi: la crescita
economica dei decenni passati ha posto in essere le basi per il consenso verso la democrazia, i diritti sociali
e la mobilità sociale, ma una volta che queste basi materiali vengono meno, il consenso si erode, riducendo
il margine di manovra dei governi (es. Venezuela=difficoltà nella gestione dell’industria del petrolio/
Brasile= governo affossato dalla crisi e dagli scandali).

In secondo luogo, la modernità genera insicurezza, incertezza, indeterminatezza del futuro e sensazione di
rischio costante. Inoltre vi è un’ingente sfiducia nei confronti della classe politica, pertanto si sono generati
svariati movimenti di contro democrazia, attraverso i quali il popolo mira ad esprimersi e ad autogovernarsi.

DESCRIPCIONES DENSAS: EL TRIUNFO DE LA DERECHA CONSERVADORA COMO UN CASO DE «RETORNO DE


LO REPRIMIDO»

Essere di destra comporta un conservatorismo sociale riconducibile per lo meno a quattro dimensioni:
xenofobia, razzismo, maschilismo e omofobia, unitamente alla glorificazione del patriarcato. Pertanto,
essere di destra significa un ritorno di tutte quelle concezioni primitive che il progresso aveva cercato di
reprimere.

ESTRATEGIA 1: EL ABATIMIENTO MORAL DE LOS CIUDADANOS

Uno dei principali mezzi con cui questa strategia è stata portata avanti è l’attacco frontale contro la
credibilità dei leader politici di sinistra (es. processo Lula, critica a Dilma e Cristina), attraverso i mezzi di
informazione e procedimenti giuridici miranti a distruggere la credibilità politica. Tuttavia, la giustizia, date
le numerose lotte politiche e sociali, divenne l’ultimo baluardo di difesa dello status quo, mettendo in atto
procedimenti che hanno favorito un avanzamento dei diritti sociali. Mezzi di comunicazione di massa,
unitamente alla sfiducia dei cittadini nei confronti della credibilità politica della sinistra hanno permesso il
trionfo culturale della destra.

ESTRATEGIA 2: VOLVIENDO A LOS «VIEJOS VALORES» (AUTORITARISMO, XENOFOBIA, NACIONALISMO Y


MISOGINIA)

La destra ha elaborato un’agenda positiva, volta alla difesa dei valori che è interessata di difendere.

Ha avuto un esito più o meno grande nel frenare l’evoluzione dei movimenti di difesa dei diritti umani,
tentando di frenare la rivoluzione progressista, ma la tematica su cui la destra ha maggiormente giocato il
ruolo di movimento politico con lo scopo di ottenere il consenso risulta essere la tematica della criminalità.

Il tema della sicurezza pubblica è stato usato ampiamente dalla destra per criminalizzare le proteste sociali
piuttosto che l’inasprimento della legge penale e il controllo sulla popolazione, giustificando tali misure
restringenti con il paradigma della “mano dura”. La valorizzazione della “mano dura” in opposizione
all’autorità legittima si produce in contesti nei quali, da un lato, l’autorità familiare è stata profondamente
sfidata dalla riconfigurazione del nucleo familiare (es. Aumento del potere della donna nelle famiglie
monoparentali), d’altro la repressione delle rivolte, un aumento della vigilanza e un maggiore importanza
data alle punizioni dei crimini, l’autorità pubblica è stata incalzata dalle operazioni permanenti discredito
della dimensione pubblica e politica.
Un altro valore rispolverato dal conservatorismo è quello da sempre sostenuto dalle destre, ovvero il
nazionalismo, perfetto per alimentare la paura “dell’altro”. Per molti il nazionalismo è usato per alimentare
la xenofobia, il razzismo dei paesi ricchi contro l’immigrazione, le discriminazioni in politica, ma anche il
passato imperiale ormai perduto (soprattutto casi: UK e Francia). Tra i valori maggiormente negativi: lotta
contro l’ampliamento dei diritti della donna, sfiducia nello Stato e nelle istituzioni politiche.

La lotta contro la difesa e l’ampliamento dei diritti delle donne è, in particolar modo, legata alla lotta contro
l’aborto, in linea con le posizioni della Chiesa cattolica, molto importante in America Latina. Solo nel
DISTRITO FEDERAL, in Messico e in Uruguay, l’aborto risulta depenalizzato. Questa lotta risulta contraria ai
principi dei movimenti di sinistra che si erano sempre impegnati per una maggiore equità salariale e nella
lotta contro il patriarcato.

La critica allo Stato ha riscosso molto successo tra le classi medie e i lavoratori, anche se l’entità statale
risulta la maggior fonte di accumulazione del potere della sinistra, la quale ha da sempre lottato per una
democrazia forte con uno Stato forte.

Y POR CASA, ¿CÓMO ANDAMOS? LA DERECHA URUGUAYANA. LAS ESTRATEGIAS NO PARTIDARIAS

La strategia della destra in Uruguay nella storia recente deve far riferimento, indubbiamente, al colpo di
Stato, che strumentalizzò, attraverso la violenza (violenza politica, militare e con altri alleati), la repressione
delle proteste sociali, del conflitto e delle organizzazioni sociali, nonché dei partiti politici identificati con la
sinistra. La strategia non partitaria (relativa alle organizzazioni in partiti) di influenzare direttamente la
politica pubblica, rileva/mostra almeno tre sfaccettature. La prima è la dimensione transnazionale,
attraverso la quale l’influenza dei condizionamenti esterni derivati dalla firma di accordi bilaterali è enorme.

La seconda modalità di influenzare la politica pubblica si configura attraverso le diverse lobbies impresarie,
che influenzano la burocrazia pubblica e gli operatori giuridici dello Stato, riducendo il conseguimento delle
politiche pubbliche o richiedendo risorse (lo stato uruguaiano ha fatto generose contribuzioni a distinti
settori produttivi attraverso accordi preferenziali e esenzioni dalle tasse).

La terza strategia è l’azione di inchiesta attuata dai mezzi di comunicazione che hanno messo in atto
inchieste sulla corruzione, sui problemi del paese e sulle candidature, distruggendole o ricomponendo i
problemi.

La quarta strategia è generare, in massima parte grazie al ruolo delle università pubbliche e private, un
insieme di tecnici e accademici vincolati al pensiero conservatore, unitamente alla formazione di think
thank non politici e una profusa tecnocrazia “natica che possa accedere allo Stato e ai punti chiave della sua
politica.

La strategia degli outsiders non ha funzionato in Uruguay.

Il ruolo del paradigma confessionale in Uruguay non si esprime solo attraverso il ruolo dei grandi esponenti
della Chiesa cattolica, ma con un ruolo di prossimità dispiegato sul territorio, soprattutto in quartieri in
grande difficoltà socio-economica, dove le organizzazioni sociali di base confessionale sono chiamate a
fornire servizi sociali alla comunità, come parte della strategia del Governo di uno maggiore sviluppo del
settore terziario.

Il ruolo dei militari non può essere negato. La dottrina della sicurezza nazionale, l’obbedienza richiesta
dentro le FFAA, la negazione delle responsabilità dell’esercito nella negazione dei diritti umani durante la
dittatura, nonché l’apparizione dell’ex-comandante in capo dell’esercito, Guido Manini Rios, come
candidato presidente e la creazione di un partito militare (Cabildo Abierrto) mostrano come il ruolo dei
militari sia chiamato ad esercitare il proprio peso politico in una situazione politica crocevia delle elezioni
del 2019.
Il ruolo degli impresari agricoli espresso nella lotta sul campo contro le politiche dell’FA, deve essere
menzionato. Queste modalità di organizzazione segnalano una certa impazienza per la politica e la ricerca
di un’alternativa alla sinistra sociale, con cui si posero in conflitto nel 2018, mobilitazione che si produsse
nella strategia UN SOLO URUGUA, che mise in discussione la politica cambiaria, fiscale, del lavoro e sociale
del governo. La messa in rilevanza delle manifestazioni sociali di UN SOLO URUGUAY, misero in luce come
fosse importante analizzare anche questi tipi di movimenti nell’ambito della riconfigurazione del panorama
politico del paese.

LAS ESTRATEGIAS POLÍTICO-PARTIDARIAS

Nel panorama uruguagio, i movimenti di destra hanno sempre avuto un’organizzazione politico-partitica.
Tanto è vero che FA ha incorporato i due maggiori partiti, PN e PC, arrivando ad occupare tutto lo scenario
politico da sinistra al centro, situandosi tra le posizioni dei movimenti di destra e centro-destra.

Le posizioni della destra hanno influenzato il panorama politico del paese con la formazione di nuovi partiti
tra cui: il PDG (creato da Edgardo Novick, fonda il suo programma elettorale sulla sicurezza e la repressione
delle rivolte con la “mano dura”), un partito creato dall’imprenditore Sartori e il FFAA, un partito di stampo
militare che mira a rivendicare e difendere lo status quo. Sono tutti partiti che si allineano ai principi dei
movimenti di destra, ma, al contempo, presentano delle posizioni più moderate, tra cui quella
maggiormente neoliberale di Sartori, in linea con quelle che erano state le riforme economiche degli anni
90, incentrate sulla riduzione della spesa pubblica.

Luis Lacalle Pou, il candidato vincitore del movimento nazionalista, promuove la realizzazione di 5 shocks:
austerità, per equilibrare i conti dello Stato e abbattere il deficit fiscale; competitività; sicurezza e la lotta
contro il crimine, con annessa ridiscussione del Codice Penale; sociale; conoscenza e cultura.

L’Uruguay, oggi, vive una fase particolare della sua storia caratterizzata da un progresso importante.
Nonostante la perdita di alleati regionali nel Mercosur e la crisi economica che ha pesato duramente su
Argentina e Brasile, l’Uruguay si configura come l’unico paese in crescita (seppur limitata). Il panorama
politico nel paese si presenta alquanto frammentato, ciò nonostante i partiti tradizionali sopportano l’arrivo
e la crescita di nuovi partiti e l’ingresso in politica di nuovi attori, tra cui gli impresari.

EN SÍNTESIS

Nuovi attori sono apparsi nel sistema politico latinoamericano: movimenti per i diritti delle donne e la lotta
al patriarcato, indigenismo e forme di lotta anticoloniale che metto in discussione il “buon vivere” e sono
parte del socialismo del ventunesimo secolo= forze che mettono in discussione il processo di
accumulazione capitalista. Inoltre vi sono gli intellettuali, rilevanti nel definire nuovi diritti e i sindacati che
combattono per i diritti dei lavoratori, anche se il sindacalismo varia da paese a paese. Le classi medie,
invece, si presentano come gli attori ideali a sostegno della regressione conservatrice.

Oltre ai problemi che la sinistra ha dovuto fronteggiare e a cui non ha saputo dare risposta, vi è la tematica
del recupero e della ridefinizione delle alleanze nei movimenti di organizzazione sociale.

Pertanto, si può evidenziare come la sinistra sia in una fase di sofferenza di fronte a nuovi attori come i
mezzi di comunicazione e l’apparato giuridico che alimentano la regressione conservatrice. Dunque,
occorre analizzare tutti questi elementi e trovare una soluzione, una linea di pensiero comune per la
risoluzione dei problemi che affliggono al Regione.