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N° 23 - Agosto 2017 Clavajas - il nešti Paiš Pag.

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Associazione Culturale Clavajas

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Numero 28
Settembre 2020
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 2

Piazza di Clavais, anno 1957, Raduno di motociclette di Clavais e Liariis organizzato da Mario Soravito,
foto scattata da Daniele Soravito.

Sommario
L’Igiene che Inquina - Giorgio Ferigo pag. 3
San Martino 2019 - Tiziana Puschiasis pag. 7
Ai nuovi sposi - a cura di Giuseppe De Caneva pag. 8
Sprofondano nel Travò 200.000 € - Mattia Primus pag. 9
Il gruppo scout di San Daniele - Squadriglia Stelle Alpine pag. 11
Cronache e Notizie pag. 12
La mia maestra - Ennio Giacometti pag. 13
L’Albero dei Libri - Claudia Gregoratto pag. 15
Il Meteo - a cura di Arianna Primus pag. 16
Quando nasce il sole - Maria Angela De Campo pag. 17
70 mûz di jesi stupit pag. 19
Sagra di San Lorenzo 2020 - Debora Ariis pag. 19
L’Assemblea dei Soci pag. 20
La nuova Pro Loco di Ovaro - Alberto Soravito pag. 20
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L’igiene che inquina


Questa che segue è la trascrizione di un intervento tenuto dal dott. Giorgio Ferigo nel settembre del 2006, alla
Fiera de’ Sdaz (Fiera dei Setacci) di Sasso Marconi (BO) durante il Convegno sull’Utilità delle Certificazioni.
Basato sul capitolo “stupidezzi e altri stupidezzi” del libro dello stesso Ferigo “Il certificato come sevizia”, del
2001. Anche a distanza di quasi vent’anni, è ancora attualissimo e può far riflettere su quello che stiamo
vivendo in questo 2020, sul perché vengano imposte certe leggi, e come vengano tenute in vita leggi non più
in vigore da decenni.

Molti cervelli statali e regionali, dopo lunghe cotture, hanno partorito fanfaluche, baggianate e obbrobri
igienici senza raziocinio, adatti a favorire solo l’industria alimentare che è l’unica vera causa dei grandi
flagelli contro la salute pubblica degli ultimi cinquant’anni, dalla mucca pazza all’influenza aviaria.
Mi chiamo Giorgio Ferigo, faccio di mestiere il responsabile dell’igiene degli alimenti e della nutrizione
nella USL dell’Alto Friuli, ma il lavoro che mi diverte di più è quello di far fuori leggi, le leggi italiche…
molte di loro sono sciocche o imbecilli o molti altri aggettivi che si possono dire.
Anche con alcuni colleghi dell’Emilia Romagna, abbiamo costituito un gruppo che si chiama EBP vuol
dire Evidence Based Prevention, la prevenzione basata su prove di efficacia. Abbiamo fatto una
ricognizione e abbiamo scoperto che circa il 25% delle cose che noi facciamo sono dimostrabilmente
efficaci. Il 25% sono dimostratamente inutili e il rimanente 50% delle cose che facciamo nessuno si è mai
preoccupato di dimostrare se siano utili o inutili. Abbiamo ottenuto udienza presso il Ministero della
Sanità, una prima legge di semplificazione burocratica sta per essere varata dal governo, altre leggi di
semplificazione burocratica sono state varate dalla Regione e continuiamo a lavorare adesso anche con la
benedizione del Ministro.
Stasera vi parlo dei maggiori dettagli di tutte quelle stupidaggini che abbiamo imposto ai produttori di
alimenti, ai ristoratori, per anni, per 20-30 anni. In realtà queste stupidaggini hanno un manico, un
nocciolo duro che non si riesce mai a distruggere, questo nocciolo duro si chiama: autorizzazione
sanitaria. Tutti voi sapete che cos’è l’autorizzazione sanitaria, tutti quelli che hanno aperto un bar o un
ristorante, tutti quelli che hanno organizzato una sagra, tutti quelli che hanno inaugurato un
prosciuttificio o un’industria conserviera, tutti quelli che fanno i formaggetti, il salame o il miele si sono
dovuti procurare un’autorizzazione sanitaria una o più volte nella vita. Il fondamento teorico di questa
autorizzazione state ad ascoltare qual è.
Dice Savino Cassese che è il massimo dei giuristi amministrativi italiani: “L’autorizzazione toglie un limite
all’esercizio di un diritto proprio di un privato, è una forma di controllo pubblico su attività privata che si esercita
subordinando il loro svolgimento al consenso della pubblica amministrazione”, complicato ma adesso provo a
spiegare. Preparare cibo da somministrare al prossimo è un diritto soggettivo di ogni cittadino italiano
che lo voglia fare. C’è questo diritto, tuttavia è un’attività senza pari, pericolosa più della Luftwaffe o
anche più degli Spitfire sui cieli di Dresda. Allora la pericolosità insita nella cottura del cibo o nella
mescita del vino rosso costituisce una condizione ostativa all’esercizio del diritto soggettivo. Particolari
cautele possono rimuovere questa condizione ostativa. Le particolari cautele sono quelle
minuziosamente descritte nel DPR 327 dell’80 che sono in genere di tipo strutturale. La pubblica
amministrazione le scrutina, poi guarda la relazione, fa il sopralluogo e se piastrelle, lavabi, finestre,
porte, frigo, bancone, pignatte, cuccume, forchettoni, mestoli, batticarne, segaossa, taglieri e ceppi sono
presenti e vengono dichiarati idonei, la spaventevole pericolosità connessa con la preparazione degli
alimenti si intende rimossa o attenuata; le condizioni ostative scompaiono, il diritto soggettivo si
ripristina, l’attività si autorizza, e così l’oste può finalmente preparare in tutta calma le polpette
all’arsenico da somministrare ai causidici legulei e burocrati per farne conveniente strage.
Questi requisiti igienico-sanitari hanno almeno due importanti difetti. Il primo difetto è questo: come
tutti sanno e come le massaie, rurali e non rurali, sanno, l’igiene non è uno stato, l’igiene è un processo,
vale a dire una serie di atti semplici ma ripetuti quotidianamente o più volte al giorno, capaci di
eliminare temporaneamente la sporcizia, i batteri ecc. Cioè pulisco e rimuovo provvisoriamente la
polvere, la terra o quello che c’è, sapendo benissimo che fra un’ora si riaccumuleranno, torneranno a
proliferare e io dovrò riscopare, ripulire perché questa è la condizione.
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Non dipende dalle piastrelle, dipende


dall’olio di gomito che è un’altra cosa.
Quindi questo non lo può garantire un
medico della pubblica
amministrazione, lo può garantire
soltanto l’imprenditore, che i locali
facilmente pulibili lavabili e
disinfettabili, come dice la legge, siano
davvero puliti, lavati e disinfettati. Si
possono fare migliaia di esempi su
questo, dai comandi non manuali alle
antilatrine, oggi abbiamo visto perfino
la pozione monouso e monodose di
olio, di aceto per condire l’insalata,
tutte queste sciocchezze e follie... In
secondo luogo la legge non distingue
fra una multinazionale dello yogurt e
un’osteria di villaggio o una Il chiosco della Sagra di Clavais (2008 a sinistra e anni ’90 a destra) non
macelleria di paese. Non distingue fra ha mai rispettato le assurde leggi sanitarie italiane ma solamente le
alimenti deperibili e alimenti secolari regole della pulizia, dell’ordine e del buonsenso di chi sa
sempiterni, come per esempio bagigi; cucinare. Infatti ha sempre ottenuto grandi apprezzamenti da parte della
non distingue tra cibi che possono clientela.
venire consumati fra tre anni a mille chilometri da qui e cibi che vengono consumati nella sala da pranzo
accanto alla cucina, cinque minuti dopo ancora bollenti. Non distingue tra alimenti che hanno un rischio
per la salute, che è nullo o basso, e alimenti che hanno un rischio per la salute, che è elevato o altissimo.
Allora è davvero facilissimo arguire che la salubrità degli alimenti non dipende dai metri quadri di
piastrelle e dall’acciaio inossidabile dei banconi, dipende dall’uso ripetuto dello Spic e Span e dalla cura
nella preparazione e conservazione degli stessi. L’utilizzo dei detergenti e la scelta degli ingredienti, dei
tempi di cottura, delle temperature di conservazione non si possono verificare durante quel sopralluogo
preventivo che fa la pubblica amministrazione (cioè l’ASL) per rilasciare l’autorizzazione sanitaria.
Infatti, durante il sopralluogo gli addetti mica lavorano… Così l’autorizzazione sanitaria è una pratica di
clamorosa inutilità, un controsenso logico, a meno di non mettere alle spalle di ogni operatore alimentare
un poliziotto che giorno dopo giorno verifichi che le condizioni ostative siano davvero rimosse, non
serve proprio a niente. Milioni di poliziotti per milioni di esercizi. È chiaro che bisogna cambiare
direzione. La responsabilità “effettiva” non può che essere in capo all’imprenditore, che è insieme
garante e responsabile della salubrità dei cibi che distribuisce, e che paga il fio se sgarra; e non invece in
capo alla pubblica amministrazione. Nel 1997 l’Italia ha recepito una direttiva CEE, che è diventata poi la
famosissima 155, la legge per intenderci, che tutti conoscerete, sulla HACCP. Questa legge dice che il
responsabile dell’industria alimentare è anche responsabile del fatto che tutte le fasi di preparazione del
cibo siano effettuate in maniera igienica. Il processo igienico è affidato alla responsabilità del produttore.
Il sistema è definito “autocontrollo”: e il produttore è autonomo, dice la legge, nell’individuare le
soluzioni, anche tecnologiche, più consone al tipo e alle dimensioni della sua azienda. Le soluzioni che
ha individuato, purché siano efficaci a garantire la salubrità dei prodotti, vengono accettate dall’autorità
che controlla l’autocontrollo.
Tuttavia anche questo sistema del 1997 aveva due difetti, il primo è il difetto tutto italico che quando si
introduce una legge nuova non si abolisce la vecchia, cosicché la vecchia e la nuova hanno continuato a
convivere. E così è accaduto a tutti quelli di voi che producono alimenti di dover fare l’autorizzazione
sanitaria e insieme anche l’autocontrollo: le due cose insieme.
E c’è stata anche un’altra cosa intortigliata: che l’autorità autorizza l’imprenditore a usare
autonomamente la sua autonomia imprenditoriale affinché possa autonomamente fare quello che
l’autorità gli ha concesso di fare: cioè una follia. Il secondo difetto era quello di prima, cioè anche questa
volta, anche questa legge non distingue fra piccoli e grandi stabilimenti. Questo sistema HACCP è nato
per mandare gli astronauti nello spazio: è stato inventato durante il progetto del volo Mercury e
catapultato nell’Osteria di Sasso Marconi così senza alcun adattamento. Poi però, grazie a Dio e a
Bruxelles che salva gli italiani dalle leggi dell’Italia, anche questa contraddizione finalmente è finita. Dal
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1 gennaio di quest’anno 2006 è entrato in vigore un altro regolamento CEE che ha sostituito il 155 e ha
finalmente fatto piazza pulita dell’autorizzazione sanitaria, se ancora voi continuate a farle è soltanto
perché noi siamo pigri, perché l’inerzia… ma insomma il regolamento 852 in vigore dal 1 gennaio ha
fatto piazza pulita di questa cosa qui. Ascoltate, l’italiano è bruttino, però il concetto è chiarissimo: “la
responsabilità principale per la sicurezza degli alimenti incombe all’operatore del settore alimentare”, perciò
l’imprenditore non deve più essere autorizzato, ma deve semplicemente “notificare” all’autorità la sua
intenzione di aprire un locale, un’impresa alimentare, una produzione di formaggi pecorini… “ogni
operatore del settore alimentare notifica all’opportuna autorità competente ogni stabilimento posto sotto il suo
controllo che esegua una qualsiasi fase di produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti ai fini della
registrazione del suddetto stabilimento”. La notifica serve perché la pubblica amministrazione (da noi l’ASL)
possa andare a fare la dovuta vigilanza sulle fasi di lavorazione, sui rischi e pericoli, perché la vigilanza
in realtà ci vuole davvero ma si esercita dopo l’apertura dell’esercizio commerciale.
Però anche la vigilanza è cambiata. Voi ricorderete la distanza di potere fra controllore e controllato: i
vigili sanitari che venivano a fare le ispezioni e cominciavano a dire, questo contraddice l’articolo tale
della legge, questo contraddice l’articolo talaltro della legge, questo e avanti, ragionavano per leggi e per
violazioni dell’articolo di legge, per pregiudizi e superstizioni igieniche e avevano alle spalle un intero
Stato che la pensava come loro. C’era una differenza di status fra il vigile sanitario, pubblico ufficiale o
addirittura ufficiale della polizia giudiziaria, il tecnico che ha dietro di sé il corpus delle leggi dello stato,
e il cittadino che, avendo dalla sua soltanto l’esperienza anche secolare, il rigore professionale e magari
anche l’evidente approvazione del consumatore, è inerme di fronte a queste leggi e può al massimo
protestare o seccarsi.
In realtà adesso cambia anche la vigilanza, perché diventa un rapporto paritario fra cittadino e pubblica
amministrazione, in cui il cittadino deve dimostrare che quello che fa è adeguato dal punto di vista della
sicurezza alimentare e la pubblica amministrazione deve dimostrare che quello che chiede è adeguato
dal punto di vista alimentare. Il rapporto di parità si sviluppa in una fase particolare di questo rapporto
che è l’audit in cui si discute, si dimostra a vicenda e in cui bisogna avere cognizioni scientifiche, non
vaghe idee, non dire “vabbè voglio l’antilatrina perché altrimenti la puzza si diffonde nel locale di non
so chi”, questo non è un concetto sanitario, questo è un vago concetto di buona educazione che non
spetta a me imporre a nessuno.
Per la patria del diritto, troppo razionale, troppo efficace, troppo semplice. Cosicché, cosa ti inventano i
nostri soloni? Ti inventano (Accordo Stato-Regioni del 9 febbraio 2006) che la notifica si fa attraverso la
cosiddetta “dichiarazione inizio attività differita” (DIA). E qui cominciano le complicazioni, e le assurdità.
È ovvio che il titolare debba dichiarare il vero. Presupposto della DIA è che al momento della
presentazione della comunicazione, il titolare dichiari che l’esercizio possiede i requisiti minimi
prestabiliti dalla norma in funzione dell’attività svolta”. Dunque, la comunicazione si può fare soltanto
quando l’esercizio alimentare è terminato e pronto ad aprire. Da quel momento, per aprirlo davvero al
pubblico, devono trascorrere 45 giorni. Per far che? Per far sì che “l’ASL, se lo ritiene necessario, effettui un
sopralluogo di verifica”. Può anche non ritenerlo necessario, e perciò non andarci affatto; può andarci e
trovare tutto in ordine; può andarci, trovare lievi difformità, e prescrivere gli adatti accorgimenti; può
anche dichiararlo del tutto inidoneo.
Se l’imprenditore comincia la sua attività senza aspettare i 45 giorni commette un atto illegittimo (“va
considerato alla stregua di un soggetto privo di autorizzazione sanitaria”, ma non era stata abrogata?). Se
l’imprenditore notifica prima che il bar sia completato, dichiara il falso. Le cose si svolgeranno più o
meno così. Un tale intende aprire un bar. Si fa preparare un progetto dal geometra, accende il mutuo,
trova i muratori, chiama l’idraulico e il piastrellista, l’arredatore e l’elettricista. Quando il bar è pronto,
rifinito a puntino, lustro e mondo, allora (e solo allora) il barista può notificare la sua intenzione di
aprirlo. Da quel momento il bar resta chiuso agli avventori per 45 giorni, a disposizione di un’ASL che
verrà oppure non verrà, a sua discrezione, aleatoriamente. Un altro esempio. Un tale acquista il camion
furgonato isotermico per trasportare carne. Si procura la vidimazione ATP, lo immatricola, stipula
l’assicurazione; quando tutto è in regola, inoltra la sua DIA. Da quel momento tiene il camion lì sul
piazzale, per 45 giorni, inoperoso, a poltrire.
Un terzo esempio. La Pro-Loco di Bugnins vuole organizzare per la Madonna di Agosto la sagra del
pandispagna. I volontari costruiscono nella piazza di Bugnins i baracchini e la pedana del ballo liscio,
preparano le griglie, allacciano l’acqua potabile e la corrente elettrica. A questo punto, notificano. Ma è
soltanto dopo 45 giorni di occupazione della piazza e di intralcio diurno e notturno al traffico, che la Pro-
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Loco può dare avvio alle danze, far sfrigolare le salsicce, spillare le birre. La sagra dell’Assunta o è
pronta per San Pietro (29 giugno) o si fa per San Remigio (primo ottobre). Naturalmente, si tratta di
inezie per i sardanapali italiani, che nuotano nell’oro, qualche centinaia di migliaia di euro soltanto. Ma
immaginate che si voglia impiantare un prosciuttificio, una fabbrica di conserve, un caseificio...
C’è qualche superbo ministeriale in grado di spiegare se c’è logica in tutto questo, e quale logica è? e che
cosa, e soprattutto chi, si vuole tutelare con questo marchingegno? Non la salute, statene certi. Quella si
tutela in altro modo, in Europa e ovunque. E allora, cosa? Sorge il sospetto che la pubblica
amministrazione non si voglia arrendere al buon senso europeo, e intenda perpetuare sotto forme nuove
(e sadiche) le sue vecchie e stupide pantomime. Infatti, la
“DIA differita” è una dichiarazione soggetta al consenso,
muto o esplicito, della pubblica amministrazione; è
un’autorizzazione sanitaria larvata, che ha,
gattopardescamente, cambiato nome ma non natura; e
che al cittadino costa non più i 100 euro di diritti sanitari,
ma ben 45 giorni di mancato guadagno.
Molti cervelli statali e regionali si son dati da fare per
partorire un tale obbrobrio. Ma i neuroni davvero
connessi erano, purtroppo, rari. Ne sono uscite queste
fanfaluche e baggianate. Né il buon Dio né Sabino
Cassese li perdoneranno. A fronte di simili sesquipedali
scemenze, c’è una via d’uscita? C’è. Le leggi nazionali in
contrasto con i regolamenti europei, o con le direttive
comunitarie recepite nell’ordinamento nazionale, vanno
“disapplicate”: dice la sentenza 170/1984 della Corte
Costituzionale. Non è facoltà del cittadino abrogarle (ma
sarebbe ora passata che i parlamentari si dessero una
mossa); è tuttavia diritto del cittadino fare come se non ci Ada Tomat, malga Arvenis, 1989, foto di
fossero. Ulderica Da Pozzo. Anche i malgari, forti di un
Ma noi abbiamo avuto forse un piccolo colpo di fortuna, esperienza plurisecolare hanno subito le
abbiamo bloccato il tentativo di impedire l’applicazione conseguenze del diabolico sistema dell’
semplice di questa legge. In Friuli abbiamo bloccato autorizzazione sanitaria.
questa cosa e siamo passati alla notifica semplice, i nostri
colleghi dell’Emilia Romagna adesso si muoveranno anche loro, non sarebbe male che non passasse
nemmeno qui, non passasse da nessuna parte tutto quello che non ha a che fare con il raziocinio.
Concludendo a proposito di questa 852, anche il secondo difetto, quello di creare leggi che valgono per il
grande e per il piccolo, per l’industria e per l’artigianato, per il piccolo contadino e avanti, prevedendo
obblighi uguali per situazioni anche abissalmente diverse, anche questo in qualche modo è stato
superato. Bisogna adesso cominciare a conoscere questa legge e a pretendere che venga applicata. Un
prezioso vademecum intitolato Documento di orientamento sull’applicazione di talune disposizioni del
regolamento CE 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, datato Bruxelles, 21 dicembre 2005, dice a
chiare lettere quello che noi tutti abbiamo pensato in questi anni, tutto il male che abbiamo pensato
dell’HACCP e le novità che questo regolamento introduce sono musica per le nostre orecchie. Ascoltate:
“Negli stati membri i prodotti alimentari possono essere fabbricati secondo procedimenti tradizionali che si sono
dimostrati sicuri anche se non sempre sono pienamente conformi alle prescrizioni tecniche del regolamento”.
Questa è musica. “Il regolamento riconosce la necessità di mantenere questi metodi di produzione tradizionali che
sono espressione della diversità culturale dell’Europa e prevede quindi la flessibilità necessaria per le imprese
alimentari” e ancora “la nuova normativa in materia di igiene alimentare contiene una serie di prescrizioni che
lasciano all’operatore alimentare uno spazio di discrezionalità”: non sono io medico che ti dico quello che devi
fare, sei tu che discrezionalmente fai quello che ritieni utile. E ancora “la metodologia HACCP è per sua
natura flessibile” com’ è evidente “in quanto si basa su una serie limitata di principi che perseguono l’obiettivo
evidente della sicurezza alimentare senza imporre alle imprese alimentari di rispettare regole o di seguire procedure
non pertinenti”.
E ancora “nel determinare se una prescrizione è necessaria, opportuna, adeguata, sufficiente per raggiungere gli
obiettivi del regolamento occorre tener conto della natura del prodotto alimentare e dell’uso a cui è destinato”,
com’è naturale. E ancora “il regolamento non si applica ai piccoli quantitativi di prodotti primari forniti
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direttamente dal produttore al consumatore locale, o a dettaglianti locali che forniscono direttamente il consumatore
locale. In generale le norme nazionali dovrebbero consentire il mantenimento delle pratiche in uso, purché
garantiscano il conseguimento degli obiettivi del regolamento”, cioè che i cibi siano sani, e infine ancora a
proposito di tutto quel pacco di documentazione, di quel metro cubo di carta che serve tener da parte
per documentare l’HACCP ovvero le 600.000 lire che bisogna sborsare a qualcuno affinché ve lo faccia,
“esistono diverse possibilità di predisporre la documentazione necessaria. I manuali di corretta prassi operativa
possono contenere in tutto o in parte la documentazione necessaria, ma le imprese alimentari possono decidere di
predisporre una documentazione specifica adatta alla loro situazione”, perfino in una pagina di quaderno di
terza elementare. E avanti e avanti ancora.
Cambia, è ribaltato il mondo con il culo in su. Allora adesso io credo che sia necessario che queste notizie
passino, si diffondano, i ragionamenti comincino a girare. Il guaio è l’inerzia della pubblica
amministrazione: siamo a settembre, è in vigore dal 1 gennaio e continuiamo a fare le autorizzazioni
sanitarie, continuiamo a fare le visite, continuiamo a fare le multe, i NAS continuano, allora bisogna
imporre altri ritmi perché vedete la Cina è vicina non nel senso maoista della parola, ma nel senso
capitalista della parola, e corrono come lepri e noi stiamo qui, capito come stanno le cose?
Giorgio Ferigo

San Martino
Il tradizionale mercato di San Martino che si svolge da sempre l’11 di novembre a Ovaro,
nell’omonima località, era già stato annullato nel 2018 in seguito all’alluvione, e anche l’edizione
2019 era rischio, poiché le varie Associazioni e gruppi che solitamente lo organizzavano, per un
motivo o per l’altro hanno dato forfait. Solo il Coro “Rošas di Mont” era disponibile ma si trovava
privo delle strutture (gazebi e quant’altro) spazzate via dalla tempesta Vaia. Un gruppo di giovani
di Ovaro, armati di buona volontà, hanno preso l’iniziativa di organizzare un proprio chiosco per
far si che la più longeva delle feste di Ovaro si
svolgesse ugualmente. Per fare ciò, hanno chiesto
l’appoggio dell’Associazione Culturale Clavajas, che si
è fatta trovare pronta per espletare la parte
burocratica. Anche perché il comune, ha si noleggiato
un tendone in cui ospitare la manifestazione, ma
nessuno poteva firmare le pratiche per fare la festa…
Così mi sono ritrovata con un bel gruppo di ragazzi
giovanissimi con tanta spensieratezza e voglia di fare
che hanno dato il meglio di se. Una bella esperienza, in
cui personalmente ho potuto dare qualche
consiglio, in cambio di tanta allegria e
divertimento. E quello che doveva essere un
chioschetto improvvisato si è ritrovato a
cucinare oltre 200 porzioni fra cjarošons,
spezzatino, trippe e minestrone!
Siamo stati felici di poter donare il ricavato al
progetto “l’Aga di Andrea” che con il
supporto dottor Paolo Agostinis e della
Fondazione Ivo De Carneri, costruisce dei
pozzi di acqua potabile nell’isola di Pemba
(arcipelago di Zanzibar).
Tiziana Sopra: i preparativi e il carico delle attrezzature a Clavai;
Sotto: Lo staff di San Martino
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un l’ûl vueli, l’altri sâl,


Ai Nuovi Sposi ioi… çe gust… di carnevâl.
Il componimento che segue risale al 1910 ed è Poi il part de femenuta
stato scritto, in occasione delle nozze tra Le un gušt… vedarâs… Miuta
Osvaldo De Caneva “Svuâlt” e Giacomina quant che Svuâlt, cun grand amôr
Crosilla, dai loro amici e paesani; la coppia, par il prim… qualche licôr
che visse a Clavais nella casa detta in Svuâlt, Nel second: tu âs pazienze
ebbe sei figli: Speranza, GioBatta (morto sul plui di lui ch’al rešte çençe,
fronte greco nel ’41), Anna (sposata a Lenzone, un panade, un papâ
madre di Giuseppe De Caneva a cui si deve la i rice il pêl, al scuen scjampâ
conservazione di questo scritto), Gino, E vô ducj di Compagnia,
Caterina e Osvaldo. Gli ultimi due, Catina e le saves cheste cjanzon,
Švualdìn vissero a Clavais fino ai primi anni maridinši in carnevâl
quand che simpri han usât
’50 quando, dopo la morte di Švualdin, la casa
venne venduta a Elio Not e da allora venne E Švualdìn, Miutte biele
chiamata da Nota, nome che porta ancora oggi ten pur cont di ste cartele
impensais dai biei dîs
che è abitata da Emil Not, nipote di Elio.
dai patîts e dai amîs

Ai nuovi Sposi Qualchi cjasa iò hai dèt


Ma però no par dispièt,
e il plui par diligenza
De Caneva Osvaldo - Crosilla Miutte della nešta confidenza.

31 gennaio 1910 eviva i sposi eviva la compagnia


Gli Amici
Un augurio špeciâl
voi portati gnò e cjâr Švuâlt
Consegnanlu a tô Miute
che lu ricêv cun graziute.
Ses rivâts al dì di uê
plens di zelo, e di amôr;
badant mai ai petegolèz
ben pluitòst i bons precèts;
Adacordo sês bušats
simpri quanc chi sês cjatats,
in tal clâr in tal scurît il manoscritto originale per gentile concessione di Giuseppe De Caneva
fin a tant vevis finît;
Finalmenti ben viodìnt
che di lunc al tira il timp
par no iessi indipendents
ves volût i sacraments?
Dal Plevan al Stât Civîl,
poi dal Santul, all’amîc,
preparànt confèts, e vin,
e la plaça al gnûv cušin,
Tu poi Švualt tu te l’infòtis,
biel nuviz… e biel di Nozis
poi in iet, cul’to cjâr ben
un di nizze! Chest’an cu ven?
Ioi ce gušt… magari doi;
impàra Švuâlt… tocja zegnâši
io di gnot voi a durmî,
tu iveze… sint a vaî;
A un o l’altri i dûl la panze, Foto di Giuseppe De Caneva: Lenzone, località Cjôli, 1950, da sinistra,
o il gastrich, o la gjambe, Pietro De Caneva “Pieri Seòn”, suo figlio GioBatta fratello di Bepi, e a
destra, che fa la polenta, Anna De Caneva “Anuta di Svualt” madre di Bepi.
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Sprofondano nel Travò 200.000 €


di soldi pubblici
Rio Travò. Ad eccezione degli abitanti di
Clavais, in pochi nel comune di Ovaro
conoscevano questo nome. I più non l’avevano
nemmeno mai sentito… fino al mese di
novembre 2019, quando il Travò è entrato
prepotentemente nelle cronache Ovaresi
irrompendo fra gli argomenti più gettonati nei
discorsi da osteria.
Il motivo di una fama così improvvisa e
inaspettata è semplice: gli assurdi lavori
pubblici di cui è stato fatto oggetto. Tali lavori
sono stati finanziati con i fondi della
In primo piano lo sbocco sul rio della strada di accesso al
Protezione Cilvile stanziati in seguito alla cantiere, al centro della foto si notano i 40 m di scogliera
tempesta “Vaia” del 2018 (Ordinanza Capo realizzati in corrispondenza di una sponda naturale di
Dipartimento Protezione Civile n. 558 del 15 m di altezza!
15/11/2018); Divisi in due parti: “Rio Travò,
Ma prima di passare ai lavori inutili vi spiego
messa in sicurezza versanti” (Cod. D19 -
che cos’è il Rio Travò (o meglio “il Travò”
Ovaro, intervento n.1476 per un importo di €
senza “rio” come si chiama in realtà).
100.000), e: “Completamento messa in
Il Travò è stato un corso d’acqua che in ere
sicurezza Rio Travò” (intervento n.1621 per un
geologiche passate doveva avere una portata
importo di € 125.000). Sono iniziati a
considerevole, tale da permettergli di scavare
novembre 2019 e terminati ad aprile 2020.
una piccola forra che tutt’ora si sviluppa per
300 m da Clavais verso Liariis parallelamente
all’attuale Via Vît. Non aveva, e non ha una
vera e propria sorgente, ma convogliava le
acque del ripidissimo versante boscoso che
sovrasta l’attuale abitato. Oggi questi colatoi
sono ancora ben visibili ma le acque sono
scarsissime e affiorano solo in seguito a lunghi
periodi di pioggia, e in ogni caso, si perdono
nel terreno in prossimità del paese nelle
località Plàit e Ombladîš. Un’altra fonte era
costituita dall’acquedotto di Clavais che,
Il dispiegamento di mezzi e materiali impiegati per oltre
prima dell’avvento dell’acqua nelle case,
tre mesi nel cantiere del Travò
alimentava la fontana che si trovava
Gran parte dei lavori, fra cui la famigerata all’imbocco della strada per Tàuz, il flusso
strada di accesso al cantiere realizzata ex-novo quasi continuo della fontana formava poi la
spendendo 2000 € solo per espropriare i “ròia” che attraversa il paese (oggi
terreni a diversi proprietari, sono stati eseguiti completamente intubata) e che sbocca nella
a dicembre 2019, infatti nel periodo natalizio forra del Travò appena sotto l’ex Latteria.
gli abitanti di Clavais si sono trovati a ricevere L’unica fonte attiva ancora oggi è costituita
da amici e concittadini, assieme agli auguri, dalla spianata erbosa del “Plan di Val”, a nord
una serie di domande e battute irriverenti sui di Clavais, un catino naturale che convoglia
lavori in corso nella frazione: “ma da ca l’è chel una discreta quantità d’acqua che un tempo,
Rio Travò?!?”, “ma nol sarà mica un riù chel aì?”, rappresentava forse un problema per il paese,
“Par Nadâl a šu fašin la štrada nova!”. Tutto ciò tanto da spingere gli abitanti a costruire una
era certamente divertente ma anche specie di argine-terrapieno proprio al centro
particolarmente irritante alla luce dell’importo della “Val”, sbarramento che è ancora ben
dei lavori in relazione alla loro completa visibile attualmente.
inutilità.
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 10

Queste ultime (assieme alla fognatura del fino a un certo punto…), mentre nel Travò
paese) sono le uniche acque che oggi piovevano milioni!
alimentano il Travò, e proprio per questo Facendo due calcoli il Travò negli ultimi 12
motivo il rio è sicuramente il più secco e anni è costato ai contribuenti più di 27.000 €
innocuo del comune di Ovaro! Quindi perché all’anno! Quindi com’è possibile che quando si
spendere soldi pubblici per mettere in chiedono 500 € per una qualsiasi causa di
sicurezza un rio che è già sicuro? interesse comune la risposta è sempre che non
Un’altra caratteristica fondamentale del Travò ci sono soldi?
sono le sue sponde; la forra precedentemente
citata è tutt’altro che stretta, si allarga a “V” e
alla sommità le due sponde sono distanti
anche 20-30 m. con una profondità che supera
i 15 m! una difesa quindi che farebbe
impallidire qualsiasi argine artificiale. Se mai
ci fosse acqua nel Travò dovrebbe essercene
una quantità inverosimile per riempire un tale
bacino.
Infine analizziamo il suo corso: passando a
nord dei paesi di Liariis e Chialina, il Travò
sfocia ovviamente nel torrente Degano; ma
prima del Degano in qualche punto deve
attraversare la strada statale… sfido chiunque Una delle briglie costruite una decina di anni fa (questa
a indicarmi quel punto! Per un Rio che nel suo è alta solo 2 m, la più grande arriva a 4) e la sottostante
pavimentazione in ciottoli realizzata nel 2019. Oltre a
tratto iniziale necessita di opere per centinaia
piastrellare il letto del corso d’acqua un altro lavoro
di migliaia di euro, ci sarà un ponte di notevoli degno di nota è l’istallazione, sui ripidi versanti che
dimensioni per attraversarlo nel suo tratto sovrastano il rio, delle reti paramassi! Si proprio quelle
finale dov’è più imponente. E invece non c’è che si usano per trattenere i sassi a protezione delle
niente, provate a cercare, se siete bravi strade. Delle strade appunto, non dei fiumi, in questo
troverete solo qualche tubatura come in un caso chi dovrebbero proteggere?
qualsiasi canale di scolo. La parte più divertente viene fuori
Nonostante questa inconfutabile situazione già esaminando i progetti. Non vorrei essere nei
nel 2009 erano stati spesi 100.000 € dalla panni dei tecnici che hanno dovuto giustificare
Regione (comparto Forestale) per la opere del genere… Infatti nella relazione di
realizzazione di diverse briglie, due delle quali progetto esordiscono con una frase piuttosto
di dimensioni notevoli, nel tratto iniziale fra evasiva, cito testualmente: “il progetto tiene
Clavais e Liariis. Diciamo che già all’epoca si conto sia delle prescrizioni pervenute dall’ufficio
sarebbe potuto discutere sull’utilità di tecnico dell’ente appaltante sia delle testimonianze
quell’intervento… Ma in quel caso non c’erano degli abitanti del luogo che hanno vissuto in prima
altre emergenze in atto. Questa volta invece persona l’esondazione del rio” come dire: siccome
dopo la tempesta “Vaia” con centinaia di non abbiamo visto nessun problema su cui
chilometri di strade danneggiate, ponti intervenire o pericolo da arginare ci siamo
spazzati via, infrastrutture da ricostruire, si basati sulle testimonianze di questi
sprecano soldi pubblici in questo modo? Senza fantomatici “abitanti del luogo”. Per quanto
contare le moltissime persone rimaste senza riguarda l’immaginaria “esondazione del rio”
casa in varie regioni del Nord Italia, fra cui non mi esprimo, ma invito a chiedere lumi a
anche il nostro concittadino e stimato membro chi un’esondazione l’ha vissuta in prima
dell’Associazione Tiziano, che per mesi ha persona veramente.
dovuto traslocare da una parte all’altra del Sembra passare l’idea che un qualsiasi
comune senza vedere un centesimo di viandante di passaggio poteva “segnalare” un
risarcimento ne dagli enti pubblici, ne dai intervento, e la Regione prontamente lo
privati che hanno causato l’inondazione di San eseguiva! Fortunatamente non era così,
Martino (già perché in quel caso Vaia centrava almeno nella stragrande maggioranza dei casi
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 11

(mi auguro). È vero si, che chiunque, cittadini, Gruppo Scout di San Daniele
imprese, enti, poteva segnalare un problema al
proprio Comune che lo passava direttamente Nell’estate 2019 il gruppo scout di San Daniele era
alla Protezione Civile per la parte esecutiva; accampato a Clavais. Gli organizzatori hanno chiesto
ma è altrettanto vero che venivano mandati all’Associazione la possibilità di far fare ai ragazzi
dei tecnici in sopralluogo a verificare la reale qualche esperienza istruttiva e di lavoro, che possa
presenza del problema e l'eventuale necessità anche essere utile alla comunità. La proposta è stata
quella di illustrare loro la vicenda del bombardiere
di un intervento. Tuttavia nel caso del Rio
schiantatosi nella Seconda Guerra Mondiale, portarli
Travò, ne sono certo, i tecnici hanno detto
nel luogo dove è stato realizzato il cippo e metterli al
chiaramente che non era necessario alcun tipo lavoro per rendere accessibile il sentiero ostruito dalle
di intervento, ma chi gestiva i fondi in quel piante cadute. Questo è il resoconto della giornata
periodo (Riccardi Riccardi) aveva tutti i poteri scritto dalle ragazze che vi hanno partecipato.
conferitigli dallo “stato di emergenza” e ha
detto altrettanto chiaramente che i lavori si Clavais di Ovaro. Vecchia latteria di Clavais: è
fanno punto e basta. questa la destinazione che i capi Scout del
Ma per quale motivo direte voi? Perché nostro reparto, “Baden Powell San Daniele”
avrebbe rischiato pesanti accuse di peculato, hanno dato alla nostra squadriglia delle Stelle
solo per fare/restituire un favore a qualche Alpine nel tardo pomeriggio di domenica 4
amico? Si proprio così! Perché ormai è così che agosto. Era la meta che ci avrebbe dato la
funzionano le cose a tutti i livelli; lo dimostra possibilità di crescere in indipendenza e
anche l’ultima sciagurata Amministrazione responsabilità, gli obiettivi principali della
Comunale di Ovaro, crollata proprio durante i cosiddetta “missione”. Cammina, cammina, è
lavori del Travò per questioni di dominio proprio il caso di dirlo, siamo arrivati a
politico-territoriale, a cui ambivano alcuni destinazione, dove abbiamo trovato ad
burattinai che si sono visti sfuggire di mano i attenderci due abitanti del luogo, Mattia e
fili, la baracca e i burattini. Paolo. Dopo i saluti di benvenuto, Mattia ci ha
Bisogna sottolineare comunque che quell’ offerto moltissime informazioni riguardo a
Amministrazione nulla ha a che fare con le Clavais, una frazione di Ovaro, perché
Grandi Opere del Travò, perché come detto, potessimo conoscere bene gli ambienti dove ci
l’iter era iniziato a fine 2018 subito dopo la trovavamo. Mattia ci ha illustrato l’iniziativa
tempesta Vaia… del resto non centra niente del “Giornalino di Clavais”, mentre Paolo ci
neanche l’Amministrazione in carica allora, ha raccontato la storia del bombardiere B-25
poiché è stata bypassata dal meccanismo che “Pretzel” caduto sulle montagne del paese
prevedeva la segnalazione da parte di privati, durante la Seconda Guerra Mondiale,
e soprattutto dalle imposizioni arrivate mostrandoci il piccolo museo all’interno della
dall’alto. In pratica, il sindaco e latteria. La storia narra che il bombardiere, in
l’amministrazione comunale, sui lavori che seguito ad un vuoto d’aria, si è scontrato con
venivano svolti nel loro territorio, non un altro aereo della formazione ed è
avevano alcuna voce in capitolo e potevano precipitato sulle montagne lì vicine. Dopo aver
solo assistere inermi. Facendo però da ringraziato le nostre “guide”, abbiamo aperto
“Stazione Appaltante” (con il compito di un biglietto, scritto in codice, che i capi ci
vigilare su eventuali illeciti) che ovviamente avevano consegnato prima di partire dal
non si sono verificati poiché l’illecito era già campo base. Lì, infatti, erano nascoste le
ben visibile a monte di tutto! indicazioni riguardo al luogo dove avremmo
Un sistema che continua a predicare passato la notte. Non è stato difficile capirlo: in
trasparenza ma che è talmente corrotto da un fienile. Adagiate su comode balle di fieno
venire soggiogato dalla stessa mafia che ha abbiamo vissuto anche una bella serata,
contribuito a creare, che dovrebbe rimanere parlando e confrontandoci. Un’ opportunità
sottotraccia ma che a volte sfugge al controllo. per rafforzare i legami all’interno della
Come direbbe un famoso blogger “Carnia squadriglia. L’indomani ci siamo dirette verso
infetta, Regione malata!” il luogo del ritrovamento del bombardiere,
Mattia Primus dove abbiamo svolto un servizio di pulizia.
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 12

Abbiamo rastrellato l’area e abbiamo costruito


Eventi 2019-2020
una nuova panchina con l’aiuto di Alessio,
uno dei nostri capi, che ha tagliato con la Gli ultimi mesi del 2019 sono stati, come ogni
motosega i tronchi abbattuti dal maltempo. anno, ricchi di impegni per l’Associazione.
Questo servizio sarà di aiuto ai volontari che Dopo il mercato di San Martino di cui si è
organizzeranno, nel prossimo aprile, la detto a pag. 7, è stata organizzata una cena per
cerimonia di commemorazione. tutti i collaboratori inclusi quelli della Sagra di
San Lorenzo, presso la pizzeria “da Lodo” ad
Alesso di Trasaghis, gestita dalla famiglia del
nostro compaesano Roberto Longhino.
Il 23 novembre è stata la volta della
castagnata, in una Villa Ines con i lavori in
ancora in corso d’opera.

Il gruppo scout al lavoro per ripulire il sentiero.


L’attività che abbiamo svolto è stata una tappa
importante della nostra missione, perché
abbiamo potuto vedere con i nostri occhi il
luogo dove è accaduto questo fatto di guerra
che continua a rimanere vivo nella memoria
della gente di Clavais e abbiamo contribuito
alla manutenzione e pulizia del sentiero. I capi
ci hanno affidato questa missione anche per
completare il nostro percorso per la specialità Il 29 dicembre, la piazza di Clavais si è
di squadriglia, dedicata al giornalismo. Essa animata come fosse il 10 agosto, con la musica
rappresenterà la nostra competenza in questo delle fisarmoniche, i ceppi preparati da Dario
settore. per riscaldare l’atmosfera e il vin brulè, la 14°
Squadriglia Stelle Alpine edizione della Bicchierata di fine anno ha visto
la partecipazione di oltre ottanta persone!
Anche il Calendario 2020 di Clavais, con le
foto realizzate con i droni e le poesie di Gianni
Tulisso è stato molto apprezzato.

Villa Ines, domenica 20 ottobre 2019


Piazza di Clavais, domenica 29 dicembre 2019
Aperitivo con Sarde alla Griglia…
Bicchierata di fine anno e presentazione del 12°
attenti a quei due!
Calendario di Clavais
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NOTIZIE TRISTI
La mia maestra
Lucio Vecchiet (1954-2019) mentre prepara la
polenta per la Sagra di San Lorenzo. Un ricordo della maestra Lucia Giacometti,
Nell’ottobre 1943 iniziai la prima classe
elementare con la maestra Fantozzi di Luint
nei locali sopra la latteria del paese di Liariis,
ma nei primi mesi del 1944 venne aperta la
scuola a Clavais sopra la latteria, nell’ampio
spazio che seguiva al corridoio di entrata. Era
la sala dove solitamente si riuniva il Consiglio
frazionale per le necessità del momento.
Lo spazio era ampio quanto l’intera superficie
della latteria. Al centro era stata sistemata una
grande stufa tipo Becchi ad elementi
sovrapposti, sufficiente a riscaldare l’intero
ambiente. A turno un’ora prima delle lezioni
qualcuno passava ad accenderla e per
alimentarla noi bambini avevamo il compito
di riempire una cassa di legno vuota, posta
vicino alla stufa, portando ciascuno un legno
da casa. Le pareti erano completamente libere.
Spiccava per altezza tra quelli della casa con gli Sul lato nord della stanza era posto un tavolo
scuri rossi. Chi ha potuto apprezzarlo e gustare abbastanza grande che fungeva da cattedra,
la sua amicizia? Tutti. davanti al quale ai due lati, erano posizionate
Ciao Lucio di Capriva. E di Clavais. per noi scolari due file di banchi da due posti
ciascuno. Sul lato sud all’esterno della scuola
troneggiava un grandissimo ciliegio che in
L’11 febbraio 2020 ci ha lasciato Lucia fase di fioritura diventava un vero spettacolo
Giacometti “di Bidùt” classe 1924, storica da ammirare.
maestra del paese che ha insegnato a Ma la sorpresa più grande del mio primo
generazioni di clavajani. Da anni viveva in giorno di scuola a Clavais è stata quella di
provincia di Cremona ma ogni anno tornava ritrovare seduta su quella cattedra mia cugina
con la famiglia a Clavais per trascorrere il Lucia, persona che stimavo grandemente e che
periodo estivo e rivedere molti dei suoi ex consideravo come una cara sorella maggiore.
allievi. Le pareti non erano più spoglie, ma adornate
Di seguito pubblichiamo un suo ricordo scritto da ben ventun cartelli illustrati con parole e
dal cugino Ennio Giacometti. immagini ed indicativi delle lettere
dell’alfabeto, disegnati scritti e colorati
ordinatamente da Lucia.
Mia cugina era severa, come era consuetudine
nella mia famiglia, e quel tanto che era
necessario per mantenere la disciplina fra noi
ragazzi vivacissimi e spesso distratti, ma era
anche dolce e paziente con tutti noi. Sapeva
porre al centro di un grande interesse le
lezioni che svolgeva ed era anche capace di
una carezza o di pensieri positivi verso tutti
noi scolari. Sapeva aiutare ed incoraggiare
nella giusta misura ciascuno di noi tanto da
renderci grandemente interessati allo svolgersi
Lucia Giacometti (1924-2020)
delle lezioni. Lucia amava molto i suoi alunni
indipendentemente dalle loro abilità. Li
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 14

considerava tutti potenzialmente capaci e È NATO SAMUELE!


ricchi di risorse. Ha sempre raccontato che i
Il 9 marzo 2020 è nato Samule Crosilla,
suoi alunni carnici erano molto intelligenti.
secondogenito di Gabriele e Erika Brovedan,
da parte dell’Associazione i migliori auguri
alla famiglia!

La scuola nella latteria di Clavais, nell’unica foto fin’ora


ritrovata grazie alla disponibilità di Egle Zanier.
Ricordo che per Santa Lucia faceva trovare a
ognuno, sotto la ribaltina del proprio banco, la
sorpresa di un pacchettino contenete frutti di Con il ritorno in paese della famiglia di Mirco
stagione, noci nocciole e mele o mandarini e Zanier, che con Vanessa e la piccola Chiara si
quant’altro permettevano le ristrettezze del sono finalmente trasferiti nella casa nuova,
momento. Quel giorno era per tutti noi una Clavais ora conta 49 abitanti fissi (più alcuni
festa da ricordare. che vanno e vengono) in crescita costante dal
Ora mi rendo conto che le lezioni erano 2013. Senza contare ovviamente gli oltre
sicuramente impegnative, trattandosi di ottanta proprietari di seconde case.
pluriclassi dalla prima alla quarta. I
programmi dovevano essere svolti
separatamente e con molto impegno, ma non
ho mai sentito Lucia lamentarsi del carico di
lavoro che lei svolgeva con molta passione.
Allegra e gioiosa, Lucia ha sempre amato la
sua gente e il suo paese. Considerava i carnici
persone di poche parole ma fattive ed
ingegnose, capaci di stare assieme, con
costanza e dignità per realizzare insieme i
migliori risultati dai loro propositi essenziali.
Tornava ogni anno immancabilmente nel suo
paese per salutare con fervore questa gente,
passava a trovare più persone possibili. Con
Sopra: Chiara
la sua presenza rallegrava appassionatamente
nella “Cort di
e affettuosamente tutti noi familiari, per Batišta”.
ognuno aveva la parola giusta e un’attenzione
particolare. A sinistra: lo
riconoscete?
Ringrazio questa donna che ho sempre amato
e che ancora amo come se fosse ancora fra noi.
Mi sento ancora il bimbo che lei prendeva
sulle ginocchia e cui faceva il solletico per farlo
ridere a crepapelle.
Ci mancherà il suo sorriso
Mandi Lucia
tuo cugino Ennio
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L’Albero dei Libri


Quest’estate a Clavais è spuntato in piazza “L’albero dei libri”, è una postazione di bookcrossing
ovvero un punto di incontro e scambio di libri. L’idea di base del bookcrossing è la circolazione,
diffusione, divulgazione delle idee, delle vite, dei racconti, un servizio aperto a chiunque voglia
condividere i propri libri. Il concetto di condivisione e diffusione dei libri e degli scritti anche se con
modalità diverse nacque già nell’antica Grecia. Il filosofo Teofrasto usava spargere in mare scritti
chiusi in bottiglie. “Lasciare “ un libro significa “liberarlo” fargli iniziare una nuova avventura, una
nuova vita, è offrire ad altri la possibilità di arricchirsi di contenuti, stimoli, emozioni.
L’idea dell’albero come contenitore è legata al concetto di recupero ed utilizzo di una pianta dei
boschi attorno al paese che la tempesta Vaia del 2018 aveva sradicato dalla sua sede naturale ma che
ora in altro aspetto ha messo radici a Clavais per continuare a vivere al servizio della comunità.
Il recupero della pianta e la prima parte del lavoro è stato effettuato da Dante Verardo a Ovaro, poi
assieme a Paolo Giacometti si è proseguito nella lavorazione ed infine con i mezzi della ditta
Verardo l’albero è stato trasferito a Clavais dove è stato collocato, ancorato e ricoperto con un tetto
di planelas.

COME FUNZIONA
“Bookcrossing”, che letteralmente
significa “incrociare un libro” ma anche
“far viaggiare un libro” e in senso più
lato indica l’incontro, seppur solo
virtuale, tra i lettori tramite un volume.
L’idea di base del book crossing è che i
libri possano essere trovati e letti da
altri per poi farli proseguire nel loro
viaggio.
Ecco qualche semplice regola da seguire
per permettere il corretto utilizzo della
postazione:
- l’Albero dei Libri nasce come punto di
scambio e passaggio di libri, abbi
rispetto dello stesso e del libro che
leggerai;
- Puoi prendere un libro a tua scelta,
leggerlo senza fretta… non ci sono
scadenze! e riportarlo una volta
terminato.
- Puoi decidere di tenere il libro che hai
scelto donandone un altro in cambio,
contribuendo al continuo scambio di
libri.
- La comunità stessa è responsabile e
custode della postazione e dei libri che
vi circoleranno. L’albero dei libri: dal prelievo della ceppaia nei boschi
- è possibile fare donazioni di più libri schiantati dall’alluvione, alle fasi di lavorazione, ed infine
posizionato accanto alla bacheca nella piazza di Clavais.
contattando l’Associazione Culturale
Clavajas (clavajas@libero.it)
Claudia Gregoratto
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 16

Il Meteo: com’e stato il tempo a Clavais


Anche in questo numero riportiamo i dati degli ultimi 10 mesi, da ottobre 2019 a luglio 2020.

Ottobre Novembre Dicembre Gennaio Febbraio


2019 2019 2019 2020 2020
Temperatura media (°C) 11,90 6,00 3,57 3,83 4,78
Temperatura massima 24 15 15 14 18
Temperatura minima 3 0 -4 -4 -2
Pressione media (hPa) 1013,52 1003,13 1009,95 1018,35 1011,94
Pressione massima 1020 1016 1027 1035 1024
Pressione minima 1001 980 984 999 992
Umidità media (%) 75,85 83,53 61,80 52,55 54,67
Umidità massima 99 97 93 93 99
Umidità minima 33 40 19 19 15
Condizioni cielo (ottanti) 5,17 6,82 3,73 2,26 4,27
Giorni di pioggia 11 21 6 1 4
mm di pioggia totali 77,5 711,2 157 10,5 12,9
Giorni di neve 0 1 1 1 0
Neve (cm) 0 2 5 1 0
Vento velocità media (km/h) 2,21 1,31 1,76 1,98 3,04
Raffiche vento (km/h) 17,3 13,3 14,8 19,4 20,9
Temperatura vento media 11,61 5,89 3,46 3,7 4,4
Temp. vento massima 24 15 15 14 18
Temp. vento minima 3 0 -4 -4 -2

Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio


2020 2020 2020 2020 2020
Temperatura media (°C) 5,53 11,52 13,67 16,24 19,01
Temperatura massima 18 24 24 28 30
Temperatura minima -4 -4 5 8 10
Pressione media (hPa) 1010,84 1011,93 1012,40 1008,91 1012,81
Pressione massima 1025 1024 1024 1017 1020
Pressione minima 990 1002 1000 993 1007
Umidità media (%) 58.65 46.87 62,04 73,87 67,92
Umidità massima 97 99 88 99 98
Umidità minima 19 15 20 24 21
Condizioni cielo (ottanti) 4,18 3,34 5,31 5,84 4,38
Giorni di pioggia 7 3 13 17 13
mm di pioggia totali 85,5 18,9 160,3 206,1 111,19
Giorni di neve 4 0 0 0 0
Neve (cm) 17,5 0 0 0 0
Vento velocità media (km/h) 3,58 5,02 3,85 4,15 4,02
Raffiche vento (km/h) 28,1 20,9 25,6 23,3 23,4
Temperatura vento media 5,09 11,03 13,36 15,99 18,76
Temp. vento massima 17 22 24 28 30
Temp. vento minima -7 -4 5 8 10
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Come sempre, la tabella riassume i valori medi, massimi e minimi di temperatura, pressione e
umidità, oltre a velocità e temperatura del vento ed entità delle precipitazioni. Il grafico invece
illustra le precipitazioni mensili.
Anche in questo periodo ci sono state alcune “stranezze” che meritano di essere segnalate!
Sicuramente saltano all’occhio i
711,20 mm di pioggia del mese
di novembre: sono stati
distribuiti su 21 giorni, ma il
totale mensile è di molto
superiore a quello di ottobre
2018, mese della tempesta Vaia,
in cui avevamo registrato 351,5
mm totali!
Durante l’inverno c’è stata
qualche nevicata ma, oltre ad
essere state scarse nel numero e
nella quantità di neve (massimo
10 cm nella nevicata del 2
marzo), sono sempre state
seguite da giorni di pioggia e
scirocco. Ancora riguardo alle precipitazioni, da notare è il mese di gennaio: solo due giornate con
10,5 mm di pioggia e una leggera nevicata.
Durante l’inverno le temperature non sono state particolarmente fredde: la minima è stata di -4°C
(la stessa del mese di marzo e aprile!). Il vento più freddo invece è stato registrato il 30 e 31 marzo,
con raffiche fino a -7°C.
Infine due anticipazioni per i prossimi numeri del giornalino. Il 2020 è il quinto anno da quando
siamo ripartiti con la registrazione del meteo: stiamo cominciando a confrontare i dati raccolti in
questi anni e dal prossimo numero pubblicheremo i grafici stagionali comparativi di temperatura e
precipitazioni. L’altra novità riguarda l’ampliamento dei dati raccolti: metteremo in funzione un
sensore che misura il livello di inquinamento dell’aria, e dopo un periodo di rodaggio cominceremo
a registrare anche questi dati!
Arianna Primus

Quando nasce il Sole


Questo articolo è stato scritto da Maria Angela De Campo di Lauco, e pubblicato su Carnia News del mese di
gennaio 1999. Ci è stato fornito dalla stessa autrice affinché lo potessimo pubblicare anche sul nostro
giornalino. Purtroppo Maria Angela non lo potrà leggere, né potrà conoscerci di persona, ma spero che questa
pubblicazione in suo ricordo possa valere come ringraziamento per il grande interesse ad ammirazione che ha
da subito dimostrato per l’impegno della nostra Associazione.
Da sempre c’è chi tenta di predire il futuro. A tale scopo nel corso dei secoli si sono interrogati
streghe e maghi; si sono praticati riti propiziatori con acqua, fuoco, fumo; si sono osservati la luna,
le stelle, i venti…
Anche la nostra gente ha cercato in vari modi di sapere che cosa sarebbe accaduto nella loro vita e
nella loro terra, e per sapere che cosa Madre Natura riservava loro, hanno provato in svariati modi a
interpretare i messaggi del fuoco, dei venti, dei cambi di luna. Quindi per sapere come sarebbe stato
l’anno nuovo (ed in particolare le stagioni dei lavori nei campi e il raccolto) anche in Carnia, come
altrove, si sono ripetuti, ed in alcuni paesi fortunatamente ripetiamo ancora, riti antichissimi:
l’accensione di grandi falò e l’attenzione alla direzione del fumo; il lancio delle “cidulas” per
inneggiare alla luce; l’interpretazione dei “pindui” del ghiaccio per sapere quanta neve verrà
ancora, e dei prodotti della natura per capire come sarà la stagione fredda “tantes cocules, tante nêf”.
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 18

Non molto noto è il modo in cui venivano fatte le previsioni del tempo per l’anno nuovo a Lauco. Si
tratta forse di un metodo insolito, ma che indica comunque sempre un grande rispetto per gli astri.
Ecco di cosa si tratta: a Lauco si aspettavano le “albe”, ovvero il sorgere del sole, nei giorni del mese
di gennaio. In altre parole, la gente dell’altopiano di Lauco non si affidava né al fuoco né al fumo,
ma osservava il sorgere del sole e ad ogni alba di gennaio faceva corrispondere un mese dell’anno.
E così l’alba del 1° gennaio avrebbe permesso di conoscere l’andamento meteorologico di gennaio,
l’alba del 2 gennaio prevedeva il mese di febbraio, l’alba del 3 gennaio corrispondeva al mese di
marzo e così via fino all’alba del 12 gennaio che rappresentava il mese di dicembre. E dopo questi
primi dodici giorni si ricominciava l’osservazione delle albe a partire da quella del 13 gennaio, ma
con un procedimento a ritroso: il 13 gennaio corrispondeva al mese di dicembre, il 14 a quello di
novembre, l’alba del 15 a quello di ottobre e così di seguito. Il risultato costante dell’osservazione
costante del sorgere del sole per 24 giorni era tuttavia un lunga previsione che poteva riservare
grandi incognite, ragion per cui una ”alba” in particolare era considerata decisiva per la previsione
della stagione “buona”: quella del 25 gennaio, l’Alba di San Paolo. Perché la semina e il raccolto
andassero per il meglio, l’Alba di San Paolo non doveva mai essere “scura” (a tale proposito c’è
addirittura un proverbio che, tradotto in italiano per così dire “maccheronico” dice: “Di tutte le albe
non mi curo, fuorchè l’Alba di San Paolo che non sia scuro”. Un tentativo di “mediazione”, questo,
che dimostra la saggezza e l’equilibrio della nostra gente che non ha mai cercato di strafare o di
attribuirsi poteri eccezionali ma ha sempre tentato sì la previsione, affidandosi nel contempo al
Santo Propiziatore per avere maggiori certezze.
Chi aveva il compito di osservare le albe di gennaio? In questo sistema c’è un solo protagonista: la
donna. E si trattava di un’osservazione fatta quasi in segreto e senza coinvolgimento dell’uomo, al
quale la vita affidava compiti ben più pesanti, e che fa emergere, ancora una volta, una figura
femminile un po’ maga un po’ strega, compagna di eventi che vanno oltre il vivere quotidiano.
Per concludere, pur sapendo che questo “sistema astrologico” oggi non ha più senso, ugualmente lo
proponiamo in uno schema per chi volesse, almeno per scherzo o per conservare una antica
tradizione, tornare alle radici di questa nostra Carnia antica.
Maria Angela De Campo
Il sistema delle albe di gennaio
tramandato nell’altopiano di Lauco
Alba del 1 gennaio vale per: gennaio Questo curioso metodo, del quale non avevamo mai
Alba del 2 gennaio vale per: febbraio sentito parlare prima e che è tipico del solo territorio di
Alba del 3 gennaio vale per: marzo
Lauco, ci ha fatto pensare a quanti detti e usanze
Alba del 4 gennaio vale per: aprile
Alba del 5 gennaio vale per: maggio riguardanti le previsioni delle stagioni o dei raccolti
Alba del 6 gennaio vale per: giugno esistano nella nostra tradizione. Da qui l’idea di
Alba del 7 gennaio vale per: luglio arricchire la pagina del meteo riportando sui prossimi
Alba del 8 gennaio vale per: agosto numeri del giornalino alcune di queste tradizioni, dalle
Alba del 9 gennaio vale per: settembre più comuni alle più particolari. Sicuramente anche a voi
Alba del 10 gennaio vale per: ottobre lettori ne verranno in mente molte, quindi chi volesse
Alba del 11 gennaio vale per: novembre
darci una mano in questa idea può farlo raccontandocela
Alba del 12 gennaio vale per: dicembre
Alba del 13 gennaio vale per: dicembre a voce o preparando direttamente uno scritto che
Alba del 14 gennaio vale per: novembre pubblicheremo sui prossimi numeri!
Alba del 15 gennaio vale per: ottobre
Alba del 16 gennaio vale per: settembre
Alba del 17 gennaio vale per: agosto
Alba del 18 gennaio vale per: luglio
Alba del 19 gennaio vale per: giugno
Alba del 20 gennaio vale per: maggio
Alba del 21 gennaio vale per: aprile
Alba del 22 gennaio vale per: marzo
Alba del 23 gennaio vale per: febbraio
Alba del 24 gennaio vale per: gennaio

A lato uno schizzo di Clavais,


realizzato nel 1977 dall’amico
dell’Associazione, Franco Straulino
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 19

70 Muz ˇ
ˆ di jesi Stupit Sagra di San Lorenzo
Facil dâ dal štupit … ma ce tipo di štupit êsal? Nonostante le numerose restrizioni dovute al
Covid-19, quest’estate a Clavais, si è svolta
Gnorànt, teštedicuàtri, štupidàtt, ugualmente la 46° edizione della tradizionale
šdarnâli, macaròn, scèmpio, margiocc, Sagra di San Lorenzo, organizzata per il 14°
pampalùgo, merlott, babèo, mušàt, anno dall’Associazione Culturale Clavajas.
marquardo, totoblò, panâli, sciocc, Per rispettare le nuove norme e garantire la
imbècîl, çjadiuèss, flonflon, trussàtt, distanza di sicurezza, si sono dovuti
insensât, çjadilèn, macàco, çocc, modificare diversi aspetti organizzativi che
hanno richiesto un maggiore impegno da
palandràn, basòâl, çjastròn, çussàtt,
parte di tutti, sia dal personale che dalla
cozzonàtt, çjàditèmul, mâmo, gnocc,
clientela. Ma la volontà di portare avanti la
babàn, cjavòn, marmòte, carnavâl, tradizione e festeggiare tutti assieme hanno
uàuào, tambûr, cocoss, maçûl, sturnèll, prevalso e reso possibile la buona riuscita
catùss, dandàn, martùff, biadàss, stivâl, della sagra.
barbezuàn, pantalòn, tòni, panziell,
implàštri, pipinòt, bertòldo, pâl,
colò, fasàn, batâli, purcinell …
e no mušiell,
autòme, orgnàn, cùcc, rocc, salàm, melòn,
mamalùc, tululù, balòss, minçjòn?
E in conclušion
son altriš cuatri che sul po’ e sul mò
A vuelin dî chell che no uèi dìšius jò.

Si ringrazia Paolo De Caneva “di Blâš” per averci


fornito questo scritto tratto dalla rivista “Pagine
Friulane”, n. 9, Domenica 25 novembre 1888.
In questa spettacolare veduta della piazza di Clavais
dal drone di Emil, si può notare come è stato rispettato
il distanziamento sociale.
L’Associazione non può che essere soddisfatta
A sinistra: I soliti
dei due giorni di festa (8-9 agosto) in quanto,
protagonisti non
hanno mancato nonostante alcune difficoltà riscontrate (come
l’appuntamento con ad esempio i 14 black-out elettrici che hanno
la Sagra di Clavais. animato il sabato sera) tutto è andato per il
Sotto: il coretto
meglio.
durante l’esibizione Oltre che a tutti i collaboratori, un
finale. ringraziamento particolare quest’anno lo
dobbiamo al nostro amico Alain che ha messo
a disposizione le sue attrezzature e
competenze per la realizzazione di un
impianto audio da far invidia ai migliori
complessi che si siano mai esibiti a Clavais!
Sperando di avere portato alla gente un po’ di
normalità in questo periodo particolare, si
rinnova l’invito per il prossimo anno
augurandoci di poter ritornare a festeggiare
tutti assieme meglio di prima!
Debora Ariis
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 20

Assemblea dei Soci La nuova ProLoco di Ovaro


Lo scorso febbraio abbiamo ottenuto dalla Di seguito pubblichiamo un resoconto di Alberto
Regione FVG, la qualifica di “Associazione di Soravito, sulla situazione e le prospettive della ProLoco
di Ovaro. La prima parte è tratta da un’intervista del
Promozione Sociale” utile per poter accedere a
marzo 2019 a cura del Messaggero Veneto.
diversi bandi regionali e, non meno
importante, poter essere esentati dal Alberto Soravito, 63 anni, Luogotenente
pagamento della tassa di occupazione del dell’Aeronautica Militare in quiescenza, già
suolo pubblico per lo svolgimento della Sagra presidente della Pro Loco nel post terremoto,
di San Lorenzo (che negli ultimi anni si 4 mandati di consigliere comunale alle spalle,
aggirava attorno ai 500 €!). attualmente amministratore del Privato
Con la “Riforma del Terzo Settore” attuata Consorzio di Liariis, e di nuovo Presidente
dalla Regione, eravamo chiamati anche ad della Pro Loco di Ovaro.
effettuare gli adeguamenti statutari previsti Presidente, perché questo ritorno?
dalla normativa per poter essere inseriti nel Dopo aver assistito alle imbarazzanti
Registro Unico Nazionale del Terzo Sottore. dimissioni della Giunta e del Sindaco a pochi
Le modifiche statutarie (di natura tecnica più mesi dal loro insediamento, cui ha fatto
che sostanziale) sono state approvate seguito l’inevitabile Commissariamento del
dall’Assemblea dei Soci che si è svolta a Villa Comune di Ovaro, ho partecipato in qualità di
Ines domenica 23 agosto. L’Assemblea era Socio all’ Assemblea Annuale della Pro Loco
chiamata anche al rinnovo delle cariche di Ovaro dove l’ordine del giorno prevedeva
sociali, che hanno visto la riconferma del le “dimissioni in blocco di tutto il Consiglio
Consiglio Direttivo con l’aggiunta di Davide Direttivo”, Presidente compreso. Per farla
Fabris e l’uscita di Denis Not che ha fatto breve, in quella sede, si prospettava la fine del
parte del Consiglio per tredici anni fin dalla Sodalizio anche perché nessuno dei presenti
nascita dell’Associazione nel 2007. Nell’ottica era intenzionato ad assumersi la
di ampliare il Direttivo ed integrare più responsabilità di una eventuale carica. Nel
persone possibili nel gruppo, l’Assemblea ha rispetto di quanti nel passato, (sacrificando
approvato all’unanimità la proposta di talvolta anche gli affetti) hanno dedicato
incaricare il direttivo attuale di trovare in volontariamente il proprio tempo libero in
tempi ragionevoli altre persone disposte da favore della Comunità, ho chiesto ed ottenuto
aggiungere o sostituire nell’organo di un rinvio della riunione, garantendo il mio
Amministrazione. La settimana successiva impegno a effettuare una ricerca sul territorio,
all’Assemblea, Riccardo Bassanello, già in di persone disposte a formare un gruppo di
forza nell’organizzazione della sagra da alcuni lavoro.
anni, è stato il primo ad accettare l’incarico. Ci descrive questa delicata fase?
Al 10 settembre il Consiglio Direttivo, non A fine novembre 2019, dopo aver parlato
ancora definitivo, che resterà in carica fino al singolarmente con diversi rappresentanti delle
2024 è così composto: frazioni di Ovaro, ho convocato una riunione
Mattia Primus presidente fra questi e il direttivo uscente della ProLoco.
Arianna Primus segretario A dire il vero, a quella prima riunione, la
Clara Da Pozzo consigliere partecipazione non è stata confortante, ma ha
Davide Fabris consigliere permesso comunque di gettare le basi per un
Riccardo Bassanello consigliere
nuovo futuro, un gruppo formato dai
rappresentati delle diverse associazioni e
Bevi realtà ovaresi.
alc? Infatti da quell’incontro è nato anche il nuovo
Consiglio Direttivo della Pro Loco, eletto
nell’Assemblea dei Soci regolarmente
riconvocata il 6 dicembre 2019 e che ho scelto
di “traghettare”, fino all’insediamento del
nuovo Consiglio Comunale.
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 21

Le persone che in quella sede hanno dato la


loro disponibilità per mantenere in vita la
ProLoco sono:
Alberto Soravito (Presidente) Gloria Gortan
(Ovasta), Speranza De Caneva (Cella), Mattia
Primus (Clavais), Josef Gloder (Liariis), Giulia
Cimenti (Lenzone), Irina Bulfon (Mione).
Ma non era ancora abbastanza, poiché anche
nell’Assemblea la partecipazione è stata
limitata, ma grazie alla sensibilità e alla
grande disponibilità della Commissaria Silvia
Zossi, dopo un’attenta analisi dei Gruppi e
Associazioni di Ovaro (26 realtà), abbiamo
convocato tutti i legali rappresentanti delle
Associazioni operanti sul territorio, in una
riunione tenuta nella sala del Consiglio Sabato 5 settembre, il passaggio del radio-mobile
Comunale l’11 gennaio 2020. Tutti erano di Studio Nord a Clavais
presenti. L’ambizioso progetto di reperire una
o due persone per ciascuna Associazione, ha
Sotto: due fotografie del Presepe realizzato
continuato a prendere corpo grazie alla
dall’Associazione per le festività natalizie 2019-2020.
disponibilità a mettersi in discussione di L’anno precedente avevamo ricevuto il Premio speciale
alcuni giovani, e ha permesso la formazione di del concorso “Presepi del Friuli Venezia Giulia”,
un “Comitato Organizzatore”. Che oltre a quest’anno invece abbiamo ricevuto una segnalazione
consentire, grazie alle tecnologie, di tenere anonima alle autorità per aver rimosso (e riposizionato
tutti informati sulle attività dei singoli gruppi, 3 settimane dopo) il cartello con la scritta “Clavais”
si pone l’ambizione di poter organizzare all’ingresso del paese. No comment.
qualcosa in collaborazione con tutti.
Ambizione che si è concretizzata in occasione
del “Giro delle Frazioni” di Radio Studio
Nord, (sponsorizzato da diversi imprenditori
di Ovaro) in cui la ProLoco ha chiesto a tutte
le Associazioni di paese di organizzare un
momento di incontro e di accoglienza per il
passaggio della Radio-mobile sabato 5
settembre. Anche in questo caso, quasi tutte le
frazioni hanno risposto presente!
Oltre all’evento di RSN che ha visto il
coinvolgimento di tutto il comune, il nuovo
gruppo della ProLoco si è subito dimostrato
operativo, in quanto, nonostante un anno
segnato dalle restrizioni anti-covid siamo
riusciti ad organizzare la festa di Carnevale a
Liariis, il corso di pittura curato da Danilo
Romanin presso l’ex Latteria di Ovasta; le due
serate in omaggio a Dante Spinotti con la
proiezione di due film nella piattaforma
polivalente; la collaborazione al progetto Arte
in Natura inaugurato a giugno e al Memorial
Patric Cattarinussi che si svolgerà ad ottobre.
Insomma, si è cercato di fare il massimo in un
anno così difficile, sperando in un 2021
migliore.
Alberto Soravito
N° 28 - Settembre 2020 Clavajas - il nešti Paiš Pag. 22

ˇ Pais
Clavajas - il Nesti ˇ
Periodico dell’Associazione Culturale Clavajas
N. 28 - Settembre 2020 - anno 14°

Associazione Culturale Clavajas


Via dai Lôfs di Clavais, s.n. – 33025 Ovaro (UD)
Codice Fiscale: 02482930308
Fondata nel 2007
N. Soci: 98 (2019-2020)
Iscritta al n. 1021 del Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale
Con decreto n. 356/SPS del 19/02/2020

Indirizzo e-mail: clavajas@libero.it


PEC: associazioneclavajas@pec.csvfvg.it
Sito internet: http://clavajas.wix.com/clavajas

In quarta di copertina: foto di Mattia Primus,


Clavais, Questa Vierta, ottobre 2019
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