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LA SOCIOLINGUISTICA LINGUISTICA P ROF .

BOURENANE
LA SOCIOLINGUISTICA è un ramo della linguistica che studia le diversità della lingua, che si
manifestano a causa delle differenze (culturali, sociali, economiche) degli individui e a causa delle
differenti situazioni in cui avviene la comunicazione.

Più precisamente la sociolinguistica prende in esame vari aspetti della comunicazione


linguistica chiedendosi:

 Chi parla
 Quale lingua usa
 Quale varietà di lingua usa
 Quando si parla
 A proposito di che cosa
 Con quali interlocutori
 Come (cioè con quale stile)
 Perché (cioè con quali fini)
 Dove (cioè in quale situazione, in quale ambiente).

Si parla in molti modi: italiano comune, italiano regionale, dialetto regionale, dialetto sono le
principali varietà linguistiche parlate in Italia .Ogni regione possiede, oltre a questi quattro tipi
principali, delle sottovarietà intermedie che non è facile classificare: per esempio il dialetto può
essere più o meno toccato da regionalismi e da italianismi; l'italiano regionale può essere più o
meno vicino alla lingua comune. Questa situazione complessa e differenziata è segno di un notevole
dinamismo sociale, accentuato anche dalla sempre maggiore diffusione dei linguaggi settoriali.

Ma, lasciando per un momento da parte le differenze che dipendono dalla diversità dei
luoghi, fermiamoci a considerare di nuovo le differenze che dipendono dalla situazione. Si può dire
che parliamo diversamente in rapporto a quattro fattori:
1. il nostro interlocutore;
2. l'argomento di cui si parla;
3. il fine che ci si propone.
4. il contesto in cui si svolge l’interazione.

È inutile dire che anche in questa circostanza esaminiamo separatamente dei fattori che nell'uso
concreto della lingua si realizzano contemporaneamente.

L'interlocutore può essere una persona conosciuta o non conosciuta, una persona che
trattiamo con confidenza o con riguardo. Queste differenze condizionano una serie di scelte
linguistiche; il conoscere una persona, il trattarla confidenzialmente comporta l’uso del tu, di
formule di appello sbrigative (senti un pò, dimmi, che dici?), di parole e di espressioni comuni,
proprie del parlato, di strutture sintattiche semplici e lineari. La confidenza permette di parlare di
argomenti privati e intimi, trattati con parole semplici. Invece il rispetto impone l’uso del lei, di
formule di appello come se permette, mi scusi, se posso rivolgerle una domanda ecc., di parole
castigate, eleganti (se si vuole fare una bella figura), e, eventualmente, di frasi più lunghe e ben
costruite. Il rispetto consiglia di solito di evitare argomenti personali e scabrosi.

L'argomento di cui si parla può essere noto oppure sconosciuto all'interlocutore; può essere
un fatto della vita di ogni giorno oppure un tema particolare (per esempio, un argomento scientifico,
tecnico). Di una cosa nota e quotidiana si parla di solito con parole comuni e con frasi semplici; per

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trattare un tema specialistico si fa uso di termini tecnici, di espressioni particolari, si ricorre a
spiegazioni e chiarimenti che interrompono la linea del discorso.

Il fine per il quale si parla condiziona la scelta delle parole, delle espressioni, dei tipi di frase
e della sintassi; dare un'informazione, richiederla, raccontare una storia, descrivere un paesaggio,
chiedere un favore, dare un ordine, spiegare un teorema di geometria sono tutti tipi di discorso
normalmente diversi tra loro.

Il contesto si può intendere in più modi: l’insieme dei discorsi che si sono fatti prima oppure
la situazione in cui si svolge il dialogo; la situazione condiziona il tipo di lingua che si usa, la quale
può essere elegante, accurata oppure “alla buona”, sciatta; può essere comune oppure specialistica
(tecnica, scientifica). Anche se parliamo con un amico o con un parente stretto, terremo conto del
luogo in cui ci troviamo e delle persone che assistono al nostro colloquio. Inoltre possiamo
distinguere tra un contesto globale e un contesto locale.

L’interlocutore, l’argomento, il fine e il contesto rappresentano i quattro fattori principali


della situazione in cui si svolge il discorso.

LE RELAZIONI DI RUOLO si chiamano relazioni di ruolo quegli insiemi di diritti e di doveri


reciproci che sono riconosciuti in modo implicito da tutti i componenti di una determinata comunità
linguistica.

All’interno di quest’ultima, gli interlocutori devono rendersi conto delle relazioni di ruolo
che intercorrono fra loro. È una consapevolezza che, se si vuole ottenere uno scambio dialogico di
successo, deve essere viva in ogni momento della comunicazione.

Gli errori comunicativi (l’intervenire nella conversazione inopportunamente, l’uso di


espressioni non adatte alla situazione e all’interlocutore, la scelta di un’intonazione sbagliata)
possono compromettere il raggiungimento di quei fini che ci proponiamo quando parliamo con il
nostro prossimo. Gli errori comunicativi sono pericolosi allo stesso modo – e talvolta più- degli
errori di grammatica e di lessico.

Padre-figlio, marito-moglie, insegnate-allievo, datore di lavoro-dipendente, amico-amico


sono alcune tra le molte relazioni di ruolo possibili nella nostra società; esse sono fondate su
determinate regole di comportamento sociolinguistico che devono essere rispettate nel corso della
comunicazione.
Si pensi, innanzi tutto, all’uso dei pronomi personali:

 Il tu reciproco indica relazione paritaria fra i due interlocutori;


 Il tu non reciproco (una persona anziana usa il tu, un giovanissimo risponde con il lei) indica
relazione non paritaria.
Questa scelta linguistica serve ad affermare il proprio ruolo nei riguardi dell’interlocutore e
nell’ambito di una determinata comunità linguistica.

Mutamenti delle relazioni di ruolo sono indizio di dinamismo sociale. Tali mutamenti possono
avvenire nel tempo e secondo la situazione. Cento anni fa in Italia i genitori usavano fra di loro il
voi e lo stesso pronome era usano dai figli nei riguardi dei genitori, i quali invece li ricambiavano
del tu. Ai giorni nostri c’è invece un uso generalizzato del tu nell’ambito della famiglia.

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Con le circostanze mutano anche i rapporti. Conseguentemente mutano certi usi linguistici
(pronomi personali, formule per avviare il discorso, per richiamare l’attenzione, per proporre un
argomento). Ma mutano anche le cose che si possono dire, gli argomenti che si possono toccare e il
modo in cui gli stessi temi possono essere trattati. Conoscere una lingua vuol dire conoscerne non
soltanto la grammatica, il lessico, ma anche gli usi e le regole sociali.
Le varietà della lingua: nessun parlante usa un’unica varietà di lingua. Il signor Rossi, che vive a
Roma, parlerà e comprenderà almeno l’italiano comune (o standard); la varietà romana di italiano,
che si distingue per alcune particolarità fonetiche e per alcune scelte lessicali; il dialetto romanesco
borghese. Supponiamo però che questo signore sia sposato, abbia dei figli, vive con i propri
genitori, di origine calabrese, e –pecrhé no?- che tutta la famiglia abbia abitato per un periodo
abbastanza lungo a Milano. Allora alle tre varietà già elencate dovremmo aggiungere una o più
varietà di calabrese (il dialetto è una varietà semidialettale) e una o più varietà del milanese (il
dialetto e l’italiano di Lombardia). Di queste ultime varietà, non tutti i membri della famiglia
avranno lo stesso tipo e grado di conoscenza. Del dialetto calabrese soltanto i nonni avranno una
conoscenza attiva (cioè la capacità di comprendere frasi e di produrle), gli altri membri della
famiglia avranno soltanto una conoscenza passiva (cioè la capacità di comprendere). Invece del
dialetto milanese i più giovani avranno una conoscenza attiva, i nonni avranno una conoscenza
passiva; i genitori si porranno probabilmente a metà strada. Tutte queste varietà costituiscono il
repertorio linguistico della famiglia Rossi.

IL REPERTORIO LINGUISTICO è l’insieme delle varietà possedute da un parlante o da una comunità


di parlanti.

Il repertorio comprende almeno una lingua e alcune delle sue varietà, ma ci possono essere
situazioni più complesse. Gli studiosi parlano in questi casi di variabile sociolinguistica, cioè la
gamma di modi diversi di realizzare una certa unità del sistema linguistico; tali modi variano con il
variare dei fattori sociali. Un insieme di varianti solidali, che appaiono in concomitanza con alcuni
tratti sociali, costituisce una varietà di una lingua.

Ogni lingua conosce al suo interno una serie di diversificazioni, o varietà. Tali parametri
aiutano ad identificare cinque diverse dimensioni della variazione:
1) il tempo: una lingua cambia lungo l'asse del tempo, e perciò parliamo di varietà diacroniche;
2) lo spazio: una lingua cambia nelle diverse aree geografiche in cui viene usata, dando vita alle
cosiddette varietà diatopiche;
3) lo strato o gruppo sociale cui appartengono i parlanti, e perciò parliamo di varietà diastratiche;
4) la situazione comunicativa in cui viene usata la lingua, per cui parliamo di varietà situazionali o
contestuali, dette varietà diafasiche;

5) il mezzo fisico, vale a dire il canale attraverso cui viene usata una lingua, che dà luogo alle
cosiddette varietà diamesiche.

Anche l’argomento trattato condiziona la varietà usata. Quante volte, passando da un


argomento futile a un argomento serio abbandoniamo il dialetto per una varietà di italiano più o
meno elevata? La commutazione di codice ( inglese code switching), ovverosia la capacità di
passare da una varietà all’altra del nostro repertorio linguistico, non avviene casualmente, ma in
rapporto al contesto comunicativo e secondo proprie regole. In conclusione, si parla in maniera
diversa anche a seconda delle situazioni.

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Si chiamano REGISTRI quelle varietà del codice che dipendono dalla situazione e che si realizzano
non aggiungendo qualcosa al codice, ma piuttosto scegliendo tra le diverse possibilità offerte dal
codice stesso.

Mediante registri si può scegliere fra diverse possibilità di pronunce, fra diverse possibilità
morfologiche e sintattiche. Fra queste due frasi;
Eseguo questo lavoro durante tutti i giorni della settimana.
Faccio `sto lavoro tutti i santi giorni della settimana.

c’è una differenza di registro formale/informale, la quale si fonda su una serie di scelte:
eseguo/faccio, questo/`sto, durante/ø, tutti i giorni/tutti i santi giorni.

I SOTTOCODICI
In rapporto alla funzione che deve svolgere e alla situazione in cui si realizza, la lingua
compie delle scelte, le quali si distinguono in due varietà: i sottocodici e i registri.

I sottocodici sono delle varietà del codice e presentano questa caratteristica : ai dati di
base del codice aggiungono dei dati particolari che si riferiscono a un determinato
settore di attività culturale e sociale.

Il sottocodice politico della lingua italiana comprende una base di parole e di


espressioni che sono comuni al codice “lingua italiana” + un insieme di parole ed
espressioni che servono per rappresentare le istituzioni, le ideologie, le esperienze della vita
politica italiana: Parlamento, Presidente del consiglio, partito politico, socialismo, potere
esecutivo, decreto, decreto-legge, opposizione ecc. Tra i sottocodici più importanti e più
noti ricordiamo: il sottocodice burocratico, il sottocodice politico, il sottocodice economico-
finanziario, il sottocodice dello sport, il sottocodice della medicina, il sottocodice
marinesco.
Ciascun sottocodice può arricchirsi di parole e espressioni nuove, adattando a nuovi
significati e contesti parole es espressioni che già esistono nel codice.
Il sottocodice della medicina non possiede termini in esclusiva (colangite, discinesia,
immunologia, stetoscopio), ma anche vocaboli ripresi dal codice “lingua italiana” e
opportunamente adattati alle esigenze della scienza medica: dalle parole comuni canale e
vaso si sono formate le espressioni tecniche canale atrio-ventricolare e vaso sanguino. Il
sottocodice sportivo possiede termini ed espressioni particolari, ma ha ripreso dal codice
“lingua italiana” parole come portiere, punta, tridente dando loro significati particolari.
Ciascun sottocodice si può suddividere in successive partizioni, i sottosottocodici, che
corrispondono alla suddivisione e specializzazione dei vari campi del sapere.

Nell’ambito del sottocodice della medicina si distinguono i sottosottocodici della


chirurgia, della radiologia, della odontoiatria, della dermatologia ecc.

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