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Guida Linux: installazione

8.1 Premessa

Il primo passo necessario per poter usare Linux e' ovviamente la


sua installazione nella nostra macchina. Questa operazione
richiede alcune conoscenze tecniche che l'utente medio non
possiede, ma non occorre diventare dei guru informatici per poter
installare una distribuzione Linux. Prima di tutto occorre dire che
tali conoscenze sono necessarie anche se si desidera installare un
sistema Windows. Windows non e' piu' facile da installare rispetto
a Linux, ma e' semplicemente gia' installato sul nostro PC
appena acquistato! Chi ci ha venduto il PC ha fatto tutto il lavoro
per noi, ma se dovessimo decidere di cambiare sistema operativo,
sia esso Linux o Windows, dovremmo conoscere necessariamente
alcuni dettagli tecnici. Ormai le distribuzioni Linux sono diventate
facilissime da installare e, una volta inserito il CD-Rom, dovremo
solo rispondere ad alcune semplici domande, il resto del lavoro lo
fara' il programma di installazione. Pertanto potremmo installare
tutto senza possedere alcuna conoscenza informatica. Nonostante
cio' di seguito verranno illustrati molti dettagli tecnici, unicamente
allo scopo di fornire una base di conoscenza a cui poter attingere
in caso qualcosa vada storto. Chiarito cio', vediamo come
installare una distribuzione Linux sul nostro PC.

8.2 Scelta della distribuzione

Prima di smanettare sul nostro PC occorre ovviamente possedere


il sistema operativo da installare. Occorre cioe' scegliere una
distribuzione Linux che fa al caso nostro. Esistono molte
distribuzioni ed ognuna di loro ha un processo di installazione
leggermente diverso, pertanto analizzeremo le fasi generali della
installazione di una distribuzione Linux ipotetica qualsiasi, senza
entrare nei dettagli specifici di questa o di quella distribuzione.
Per maggiori informazioni sulle distribuzioni esistenti e sulle loro
caratteristiche, consultare la pagina distribuzioni.

8.3 Linux: dove lo metto? Lo spazio su disco

Ora che possediamo la nostra distribuzione Linux nuova


fiammante, dobbiamo copiarla sul disco fisso del nostro PC.
Abbiamo 3 possibilita':
1. Installare solo Linux sull' unico disco fisso che il nostro PC
possiede
2. Far convivere Linux e Windows sullo stesso disco fisso
3. Installare Linux su un disco fisso e Windows su un altro disco
fisso (il nostro PC ha 2 o piu' dischi fissi)

Non vengono analizzati casi con altri sistemi operativi come DOS
OS2 o MacOS, in quanto i casi sopra elencati sono quelli piu'
probabili, ma le informazioni che seguono sono delle linee guida
generali che valgono sempre, indipendentemente dai sistemi
operativi che si stanno usando. Non siamo di parte e schierati a
favore del 'consorzio' Wintel quindi, ma solo consapevoli che il
90% del mercato PC (escludendo il mercato server) e' occupato
da tale consorzio. Si parla quindi di piattaforme Windows su Intel
(i Macintoshiani non me ne vogliano). Ma torniamo ai casi in
esame. Il primo caso e' quello piu' semplice, il secondo un po'
meno ed il terzo richiede un piccolo trucco per ingannare
Windows. Partendo dal caso piu' semplice, vediamo come creare
sul disco lo spazio necessario per poter ospitare il nostro sistema
operativo. Immaginiamo il nostro disco fisso come una grossa
torta. Cosa occorre fare con una torta prima di poterla
assaggiare? Occorre tagliarla a fette! La stessa cosa e' vera per il
nostro disco fisso, nel senso che occorre tagliarlo logicamente a
fette prima di poterlo usare. Occorre cioe' suddividerlo in blocchi
logicamente e fisicamente isolati tra loro. Questi blocchi vengono
chiamati partizioni. Il processo di suddivisione del disco fisso in
partizioni viene definito partizionamento del disco fisso. Per
partizionare un disco fisso ci sono dei programmi appositi come
ad esempio Partition Magic o Fdisk. Il primo e' un programma
commerciale ed e' molto semplice da usare, il secondo e' un
utility del DOS e di Linux che solitamente si trova anche nella
distribuzione da installare. Consiglio l'uso del secondo anche se
meno semplice rispetto a Partition Magic. Esiste poi un altro
programma, FIPS per restringere alcune partizioni in modo da
aumentare lo spazio libero. Ogni partizione sotto DOS e sotto
Windows e' identificata da una lettera dell'alfabeto.
Originariamente, i primi PC non possedevano un disco fisso
interno, ma solo una o piu' fessure dove poter inserire dei floppy
disk da 5,25 pollici identificati dalle lettere A per la prima fessura
e dalla lettera B per l'eventuale seconda fessura. Tali fessure in
realta' si chiamano drive, e sono identificati da una lettera
dell'alfabeto maiuscola seguita dal simbolo ':' (due punti). Il
primo drive quindi e' A:, il secondo B:. Successivamente venne
inventato il disco fisso, che prese quindi il nome di drive C:. Se
inseriamo un secondo disco fisso nel nostro PC, questo prendera'
il nome di drive D: un terzo disco sara' E: e cosi' via. Anche altre
unita' di memorizzazione hanno una lettera diversa, pertanto se
aggiungiamo un lettore di CD Rom, questo acquisira' il nome di
drive D:. Un PC con due dischi fissi ed un CD Rom ad esempio,
avra' i drive A: per il floppy disk, C: e D: per i 2 dischi ed E: per il
CD Rom. B: non esiste piu' in quanto ormai i PC vengono costruiti
con un solo floppy disk drive cioe' con una sola fessura per poter
inserire dei dischetti (floppy disk, che tra l'altro ora sono piu'
piccoli, cioe' da 3,5 e non da 5,25 pollici e non sono piu' 'floppy',
cioe' flessibili ma sono rigidi). Probabilmente presto spariranno
anche i floppy disk e quindi anche il drive A:, ma questa e' un
altra storia. In pratica non appena si aggiunge una nuova unita' di
memorizzazione dati, questa prende il nome di drive X:, dove X e'
la lettera dell'alfabeto successiva all'ultima utilizzata. Ma se
possediamo un solo disco fisso (drive C:) ed intendiamo
suddividerlo in partizioni, e' come se aggiungessimo altre unita',
pertanto ogni partizione prendera' il nome di drive X: dove X e'
una lettera dell'alfabeto utilizzata. Un disco suddiviso in 2
partizioni avra' quindi le partizioni C: e D:. Se lo suddividiamo in
3 partizioni, queste si chiameranno C:, D: ed E:. 4 partizioni
saranno: C:, D:, E: ed F:. E cosi' via. Queste partizioni vengono
anche definite unita' logiche, in quanto in realta' non sono dei
dischi fisici diversi, ma e' lo stesso disco che viene suddiviso in
unita' fittizie, cioe' di tipo logico. Le unita' fisiche invece sono
delle vere e proprie unita' di memorizzazione diverse, cioe' dei
dischi aggiuntivi, dei CD Rom, dei masterizzatori, delle unita' ZIP
etc. Un disco fisso, prima di poter essere utilizzato deve essere
necessariamente partizionato, deve possedere cioe' almeno una
partizione logica. Se il disco non viene diviso a fette ma e'
composto da una unica grossa fetta, allora avra' una sola
partizione (C:). L'assegnazione delle lettere dell'alfabeto alle
unita' in realta' non segue una progressione logica costante, in
quanto un particolare algoritmo si occupa di assegnare le lettere
alle varie unita'. Se si effettuano operazioni strane (tipo non
caricare i driver di un CD-Rom) la sequenza delle lettere potrebbe
avere un andamento bizzarro. Ma non dobbiamo preoccuparci di
cio' al momento. Sotto Linux invece i dischi e le partizioni
vengono chiamati diversamente. Vengono usate 3 lettere ed un
numero. Le prime 2 lettere identificano il tipo di unita': FD per
floppy disk ed HD per hard disk ed SD per dischi di tipo scsi. La
terza lettera e' il numero dell'unita', pertanto in un PC con un solo
disco, tale disco sara' A, mentre in un PC con 2 dischi ci saranno
le unita' A e B (A il primo disco e B il secondo disco). Infine e'
presente una cifra che identifica il numero della partizione
all'interno di un dato disco fisico. Un PC con un solo disco fisso e
due partizioni ad esempio, si chiamera' hda, e le due partizioni si
chiameranno hda1 e hda2. Se a questo PC aggiungiamo un
secondo disco fisso, questo si chiamera' hdb e la sua prima
partizione sara' hdb1, la seconda hdb2, la terza hdb3 e cosi' via.
Sotto Linux anche i CD Rom vengono visti come dei dischi fissi,
pertanto in un PC con un disco fisso ed un CD Rom, il disco sara'
hda mentre il CD Rom sara' hdb ed il floppy disk fd0 (se ci sono
piu' unita' floppy disk i successivi dischetti si chiameranno fd1,
fd2 e cosi' via). Prima di partizionare o formattare un disco
occorre aver preventivamente salvato tutti i dati in esso registrati
da qualche parte. Il salvataggio dei dati viene definito backup,
mentre il ripristino di tali dati salvati viene definito restore. E'
possibile salvare i dati (cioe' farne il backup) di un disco su un
qualsiasi supporto di memorizzazione dati capace di contenerli.
Ad esempio si possono salvare in un altro disco, in uno o piu' CD
Rom, in altri supporti come le unita ZIP o DITTO, altre unita' di
tipo ottico e via dicendo. In teoria sarebbe anche possibile salvare
i dati su floppy disk, ma occorre sapere che per salvare 1
Gigabyte di dati contenuti in un disco fisso occorrono piu' di 700
dischetti, in quanto un Giga equivale circa a 1.000.000.000 di
byte, mentre un floppy disk contiene circa 1.400.000 byte
(1.000.000.000 / 1.400.000 = 715)! Forse e' il caso di utilizzare
un masterizzatore e salvare tutto su CD Rom... ;o)

8.4 Esame dei componenti hardware

Come gia' detto, attualmente le distribuzioni Linux sono diventate


tutte molto facili da installare, ed in genere la procedura di
installazione non e' piu' complessa di quella usata dai sistemi
Windows. Qualche anno fa le distribuzioni erano molto piu'
ostiche per un utente alle prime armi. Ricordo ancora la prima
distribuzione che installai anni fa, una mitica Slackware
1.2.3...affascinante ma assai ostica. La partenza del sistema
(boot) avveniva da floppy disk e la semplice lettura del CD-Rom
contenente la distribuzione era un grosso problema. Allora Linux
era completamente testuale, nel senso che occorreva digitare alla
tastiera tutti i comandi. Non esistevano finestre da aprire, icone
da cliccare e, se proprio si desiderava una interfaccia grafica
simile ai sistemi Windows, occorreva scaricare i programmi del
sistema X-Windows. Inutile dire che per installare X-Windows
occorreva rispondere a video ad una interminabile serie di
domande sul monitor usato, sulla risoluzione supportata, sul
refresh orizzontale/verticale etc..Allora molti componenti
hardware non erano supportati e ogni cosa sotto Linux era
problematica. Fornire un refresh rate orizzontale/verticale del
monitor errato, poteva significarne anche la distruzione
irreversibile! Oggi non e' piu' cosi', nel senso che si puo'
perfettamente ignorare l'esistenza di una frequenza di refresh del
nostro monitor, in quanto Linux ormai riesce a rilevare da solo i
componenti hardware che sono assemblati nel nostro PC (allo
stesso modo di Windows). Nonostante cio' pero', e' importante
conoscere alcuni dettagli dei componenti hardware che abbiamo,
se non altro per riuscire a far fronte ad eventuali problemi futuri
che si potrebbero presentare. Le informazioni di ogni componente
hardware assemblato che ci servono sono: il tipo di componente
(monitor, stampante, mouse, scheda video etc.), la casa
costruttrice (Philips, Hewlett-Packard, Logitech, Matrox etc.), il
modello e alcune caratteristiche tecniche. Ecco ad esempio le
componenti hardware di un ipotetico PC:

CPU:Intel Pentium III 551 Mhz


SCHEDA MADRE: Abit VT6X4 Apollo pro/133
MEMORIA RAM: 512 Mb 133 Mhz
MONITOR: Philips 107/G
SCHEDA VIDEO: Matrox millennium G400
DISCO FISSO: Quantum fireball LM15 13 Gb
CD-ROM:LG lite-on LTR 24102-B
FLOPPY DISK:Nec generico 1,4 Kb
TASTIERA:standard italiana 101/102 tasti
MOUSE:Trust ami mouse 2505 mini optical wireless USB
SCHEDA AUDIO:Creative soundblaster 128 PCI
STAMPANTE:Fujistu printpartner 10V

Queste sono le informazioni minime che occorre conoscere del


nostro PC. Per reperire queste informazioni e' possibile leggere i
manuali dei vari componenti, e' possibile consultare il BIOS, e'
possibile consultare Windows ed infine e' possibile usare dei
programmi ad hoc che analizzano i componenti hardware
assemblati ed elencano tutte le informazioni reperite in un
archivio formattato che e' possibile consultare o stampare. Per
consultare le informazioni fornite dal BIOS occorre spegnere il PC
e riaccenderlo. Mentre il PC sta ripartendo, prima che compaia la
schermata di Windows (fase di Power-On Self-Test, POST),
occorre premere il tasto DEL (o CANC se si ha una tastiera
italiana) se si dispone di un BIOS Award (il tipo piu' comune). Se
si dispone di un BIOS diverso il tasto da premere puo' essere
diverso. In genere quando si accende il PC il sistema comunica
all'utente quale tasto usare per entrare nel menu di
configurazione del BIOS con un messaggio a video (es: 'press del
to enter setup' o qualcosa di simile). Ecco un elenco di BIOS
diversi e dei relativi tasti da provare per accedere ai rispettivi
menu di configurazione:

Acer notebooks: F2
American Megatrends (AMI): CANC (o DEL)
Award: CANC (o DEL)
Compaq: F10
Dell: CTRL-ALT-INVIO
DTK: ESC
IBM Aptiva 535: F1
IBM PS/2: CTRL-ALT-CANC, poi CTRL-ALT-INS
Mr. BIOS: CTRL-ALT-S
Packard Bell: F1 o F2
Phoenix: CTRL-ALT-ESC, or CTRL-ALT-S, o CTRL-ALT-ENTER

Una volta entrati nei menu di configurazione del BIOS,


appariranno delle schermate azzurre che e' possibile consultare
(se non si sa cosa si sta facendo, ricordarsi di uscire senza
salvare). Per consultare Windows invece, occorre cliccare
sull'icona RISORSE DEL COMPUTER presente sul desktop (il
desktop e' la scrivania di Windows, cioe' lo sfondo dove sono
presenti le varie icone). Apparira' una finestra contenente alcune
icone. Cliccare sull'icona PANNELLO DI CONTROLLO. Cliccare
poi sull'icona SISTEMA. Selezionare GESTIONE PERIFERICHE
nel menu che si presenta. Appariranno una serie di icone
raffiguranti i vari componenti hardware presenti nel nostro PC.
Espandere le varie icone cliccando sul simbolo ' ', e selezionare i
vari componenti. Per ogni componente selezionato cliccare sul
bottone PROPRIETA'. Selezionando i vari componenti, si
otterranno le varie informazioni che ci occorrono. Infine e'
possibile usare un programma diagnostico creato ad hoc, per
ottenere tutte le informazioni che servono. Esistono vari
programmi, alcuni gratuiti, alcuni shareware ed altri commerciali.
Sono programmi che funzionano in ambiente DOS o Windows.
Purtroppo i programmi gratuiti che ho visto in giro non sono
all'altezza dei rispettivi programmi shareware o commerciali. Tra i
vari programmi provati, menzionerei in particolare: IDE Diag
v.0.5 di Martin Hinner (http://www.penguin.cz/~mhi/idediag/) e
SANDRA standard 2002.6.8.97 della SiSoftware
(http://www.sisoftware.co.uk/sandra o
http://www.sisoftware.demon.co.uk/sandra/). Il primo e' un
programma freeware (gratuito) che funziona in ambiente DOS.
Esamina i dischi presenti nel PC e fornisce alcune informazioni
(informazioni che pero' sono tranquillamente reperibili dalle
schermate del BIOS). Il secondo e' un programma shareware che
si puo' scaricare per usi personali e non commerciali che funziona
in ambiente Windows. La quantita' di informazioni che puo'
fornire questo programma e' impressionante. Nel mio caso,
eliminando tutte le informazioni relative al sistema Windows,
eliminando alcune informazioni troppo dettagliate, ha creato un
archivio zeppo di dati che una volta stampato su fogli in formato
A4, si e' rivelato un libretto di una trentina di pagine! Se non
avessi eliminato alcun dettaglio, la mole di informazioni prodotta
sarebbe stata tale da creare uno stampato di ben 322 pagine! E'
possibile inoltre scaricare questi programmi accedendo ai vari siti
specializzati tipo TUCOWS (http://www.tucows.com). Consiglio di
creare un report con SANDRA, di stamparlo, spillarlo e
conservarlo per usi futuri.

8.5 Scelta dei sistemi operativi da installare

In questa fase occorre decidere quali sistemi operativi installare


oltre a Linux. Infatti e' possibile avere una postazione Linux
(Linux box) stand alone (ossia da sola e senza altri sistemi
operativi) oppure una postazione con piu' sistemi operativi (ad
esempio Linux, Windows e DOS). L'installazione classica
comprende Linux e Windows. Se si possiede un unico disco fisso
e' possibile far convivere entrambi i sistemi sullo stesso disco,
facendo partire prima Windows e poi Linux o viceversa. Oppure se
si possiedono piu' dischi si puo' installare ciascun sistema su un
disco separato. Ma vediamo i casi possibili:

1. Linux e Windows sullo stesso disco, quando si accende il PC


parte prima Windows
2. Linux e Windows sullo stesso disco, quando si accende il PC
parte prima Linux
3. Linux e Windows su dischi diversi, parte prima Windows
4. Linux e Windows su dischi diversi, parte prima Linux

In realta' esiste un altro caso, in quanto e' possibile avviare un


sistema operativo partendo da un dischetto di avvio
precedentemente preparato. Questo sistema ha i suoi vantaggi
(e' possibile provare versioni diverse di kernel ad esempio) ma
non viene trattato qui (anche se verra' comunque spiegata la
preparazione del dischetto di avvio). Qui vengono trattate le
situazioni piu' comuni (tipo win98 Linux o win2000 Linux) ed i
principi generali relativi all'installazione di una distribuzione Linux.
Una 'rule of thumb' (cioe' regola non scritta, empirica, derivata da
giornate intere passate ad installare piu' sistemi operativi
contemporaneamente, a leggere svariati howto, ad aprire e
chiudere il PC e a lanciare anatemi a destra e a sinistra) e' quella
di installare prima il sistema operativo piu' vecchio e poi sopra di
questo installare il sistema operativo piu' nuovo. Tenendo
presente ad ogni modo che alcuni sistemi operativi hanno i loro
bootmanager e che quindi occorre installarli per ultimi. Windows
NT ad esempio puo' attivare Windows 9x, ma non e' vero il
contrario. Quindi se si vuole installare Windows 98 e Windows NT,
occorre installare Windows 98 per primo e Windows NT per
ultimo. Siccome Linux e' in grado di attivare piu' sistemi operativi
diversi (i vari Windows, il DOS etc.), e' necessario installarlo
come ultimo sistema operativo della serie. Seguendo questa
regola, se si possiedono 2 dischi Windows non vorra' saperne di
installarsi sul secondo disco: sara' necessario caricarlo sul primo
disco. Un secondo sistema invece (quello descritto di seguito) usa
un subdolo stratagemma per ingannare Windows, permettendoci
di installarlo sul secondo disco suo malgrado! ;o) Prima di
esaminare i vari casi pero', e' necessaria una piccola digressione,
occorre infatti sapere cosa accade quando si accende il PC. E'
l'argomento del prossimo paragrafo.

8.6 Piccola digressione: cosa accade quando


accendiamo il PC

Premendo il tasto di accensione del PC, come prima cosa si attiva


automaticamente il programma BIOS presente nella memoria
ROM (memoria che non viene mai cancellata anche quando si
spegne il PC, a differenza della RAM che viene azzerata
completamente non appena si toglie la corrente). Il BIOS prende
immediatamente il controllo della macchina. Il BIOS (Basic Input
Output System) e' un programma che dialoga tra la CPU (Central
Processing Unit) ossia il calcolatore vero e proprio, il cuore del PC
e i vari componenti hardware come la scheda video, la memoria
RAM, i dischi etc. La CPU infatti, esegue solo dei calcoli e delle
istruzioni, ma non dialoga direttamente con gli altri componenti
hardware. Il BIOS contiene dei programmi che sono sempre attivi
e controllano continuamente i vari componenti hardware della
macchina. Quando viene premuto un tasto sulla tastiera ad
esempio, uno dei vari programmi del BIOS, quello che si occupa
del controllo della tastiera, si accorge di cio', legge il carattere
premuto e lo comunica alla CPU. Se non esistesse il BIOS, la CPU
non saprebbe minimamente interagire con la tastiera. La CPU e'
un circuito elettronico capace unicamente di eseguire dei calcoli e
poche istruzioni ad una velocita' impressionante. Sa fare solo
questo. Non sa minimamente cosa sia una tastiera. E' il BIOS
che, interagendo tra tastiera e CPU, traduce la pressione dei tasti
in istruzioni per la CPU. Ad ogni modo non e' importante
conoscere le funzionalita' del BIOS in dettaglio, ma e' importante
sapere che la prima cosa che viene fatta dal BIOS e' l'analisi di
tutte le componenti hardware presenti nel PC. E' una fase
diagnostica che serve per controllare che tutti i componenti siano
funzionanti. La seconda cosa che viene fatta dal BIOS e' una
attivita' che al contrario ci interessa piu' da vicino. E' la ricerca del
disco dove e' contenuto il sistema operativo da caricare in
memoria. Ma perche' il sistema operativo contenuto nel disco
deve essere caricato in memoria? Semplice: la CPU esegue
milioni di istruzioni in un secondo, elaborando i dati che vengono
forniti dall'utente o che vengono prelevati dal disco o che
vengono calcolati dalla CPU stessa. I dati possono essere
registrati in memoria centrale (memoria RAM) o su disco. La
memoria centrale puo' essere raggiunta dalla CPU molto
velocemente mentre l'accesso al disco e' molto piu' lento. La CPU
ha bisogno di leggere dei dati o di scrivere i dati da lei prodotti da
qualche parte. Ha bisogno di farlo in tempi rapidissimi pero'. Se la
CPU dovesse per ogni istruzione eseguita leggere o scrivere dei
dati, dovrebbe poter essere in grado di leggere o scrivere tali dati
milioni di volte al secondo. Ed in effetti e' un po' quello che
accade. Una memorai RAM da 100 Mhz infatti, significa una
memoria che puo' viaggiare a 100 milioni di cicli al secondo. Una
velocita' adatta a supportare la velocita' della CPU. Tutto questo
non e' vero per quanto riguarda i dischi fissi. Il disco piu' veloce
mai prodotto e' in effetti molto ma molto piu' lento della memoria
RAM. La memoria RAM infatti e' composta da circuiti elettronici e i
dati viaggiano alla velocita' della corrente elettrica per intenderci.
Il disco fisso al contrario possiede all'interno dei meccanismi
meccanici. Possiamo assimilarlo molto grossolanamente ad un
vecchio giradischi. Possiede infatti un disco, un braccetto ed una
puntina (che qui si chiama testina). Il disco pero' non e' di vinile
ma di metallo e non contiene canzoni ma dati. Il disco metallico
effettua migliaia di giri ogni secondo ed il braccetto si sposta
continuamente per accedere a questa o a quella parte del disco.
Questi movimenti per accedere ai dati registrati sul disco sono
lentissimi se paragonati alla velocita' della memoria RAM. Quando
la CPU deve accedere ai dati contenuti sul disco, non puo' far
altro che aspettare che la testina spostata dal braccetto abbia
raggiunto la parte del disco interessata, abbia letto i dati e glieli
abbia passati. Nel frattempo non puo' eseguire altre istruzioni,
perche' per proseguire ha bisogno dei dati che sono presenti sul
disco. Essendo la CPU migliaia di volte piu' veloce del disco,
dovrebbe passare gran parte del tempo ad aspettare i dati che
elaborerebbe in tempi brevissimi. Ecco perche' e' preferibile non
usare mai il disco ed usare sempre la memoria RAM. Peccato
pero' che i dati che sono presenti sul disco rimangono
memorizzati per sempre, anche quando viene spento il PC,
mentre i dati presenti nella memoria RAM vengono persi
irrimediabilmente non appena cessa di passare corrente nei
circuiti. Inoltre produrre una memoria RAM di decine di Gigabyte
ha dei costi proibitivi. Un sistema operativo di varie centinaia di
megabyte deve quindi essere necessariamente registrato sul
disco. Non puo' essere contenuto tutto per intero nella memoria
RAM ed inoltre se anche cio' fosse possibile, si cancellerebbe ogni
volta che si spegne il PC. Ecco perche' viene registrato
permanentemente su disco e recuperato un pezzo alla volta e
caricato in memoria RAM ogni volta che si accende il PC. In realta'
il sistema operativo potrebbe risiedere su un disco fisso, su un
floppy disk, su un CD-Rom o su un'altra supporto come ad
esempio le unita' ZIP. Ma torniamo alla seconda attivita' svolta
dal BIOS all'accensione del PC: la ricerca del disco dove e'
contenuto il sistema operativo da caricare in memoria. Il BIOS
cerca sui vari supporti presenti nella macchina (floppy, disco, CD-
Rom etc.), secondo la sequenza che abbiamo impostato noi nel
suo menu di configurazione, l'MBR (Master Boot Record), ossia
quella piccola parte iniziale del disco che contiene l'indirizzo del
disco dove e' registrato il sistema operativo. Se non lo trova nel
primo supporto, lo cerca nel secondo, se non lo trova nemmeno
nel secondo lo cerca nel terzo. Se alla fine non lo trova in alcun
supporto, si arrende ed invia a video un messaggio del tipo 'disco
non di sistema' che ci informa che non e' stato possibile trovare
l'MBR. Tutto cio' tradotto in parole povere significa che il video
rimarra' nero, con un laconico messaggio che ci avverte che non
e' possibile caricare alcun sistema operativo. Se accade cio' il
nostro PC e' inutilizzabile. Se al contrario lo trova, gli cede il
controllo della situazione. I'MBR e' diviso in 2 parti: nella prima
parte e' presente un piccolissimo programmino che si occupa di
caricare il sistema operativo dal disco nella memoria RAM, nella
seconda parte e' presente una tabella che contiene - per ogni
sistema operativo installato - il relativo indirizzo fisico del disco
dove questo e' memorizzato. Non e' esattamente cosi' in realta',
perche' in effetti in tale tabella sono presenti gli indirizzi delle
partizioni attive (ossia partizioni che possono contenere un
sistema operativo avviabile) ma si tratta di un dettaglio non
importante in questo momento. Ma chi e' che scrive questo MBR
sul disco? E' il sistema operativo stesso. Gia', ma come fa a
scriverlo se ancora non lo abbiamo installato? ;o) Semplice, non
puo' farlo. Ecco perche' occorre avere un dischetto di avvio (detto
anche di boot o di bootstrap) per far partire il sistema operativo
per la prima volta. Cioe' un dischetto preparato in modo da avere
un MBR al suo interno ed in grado di far partire tutto il sistema
caricandolo da un altro disco o da un CD-Rom. Il dischetto
contenente l'MBR possiamo preparlo noi oppure possiamo usarne
uno gia' pronto: il CD-Rom di installazione. Il CD-Rom che
contiene la nostra distribuzione Linux infatti, e' normalmente un
CD-Rom di avvio, ossia un CD-Rom gia' pronto che contiene
questo famoso MBR. E' possibile avere un floppy disk di avvio, un
CD-Rom di avvio o una unita di memorizzazione diversa come ad
esempio le unita' ZIP. Tutti questi dettagli tecnici servono a
comprendere perche' non e' possibile installare Linux sul nostro
PC semplicemente copiando tutti i file che sono contenuti nel CD-
Rom! Ora che sappiamo che occorre avere un disco di avvio,
possiamo tornare ad esaminare i vari casi possibili delinati prima,
argomento questo che sara' oggetto del prossimo paragrafo.

8.7 Stesso disco o dischi diversi? Come ingannare


Windows con il BIOS

Nel primo caso preso in considerazione (Linux e Windows


convivono nello stesso disco, ma parte Windows per primo) sara'
Windows che si occupera' di scrivere l'MBR sul disco necessario
per far partire Windows stesso. All'accensione del PC il BIOS
cerchera' l'MBR sul disco, lo trovera' e cedera' il controllo al
programmino che carichera' Windows in memoria. A questo punto
la macchina e' governata da Windows, pertanto se si vuole
passare a Linux occorre eseguire un programma che gira sotto
Windows e che si chiama Loadlin. Tale programma si occupera' di
avviare Linux. Inutile dire che un sistema cosi' implementato non
e' molto efficiente in quanto Linux non e' stato installato in modo
nativo ed e' costretto ad usare il file system di DOS/Windows
(fat16 o fat32). Lo stesso discorso vale per il terzo caso. Vediamo
invece cosa accade nel secondo caso (Linux e Windows sullo
stesso disco ma parte prima Linux). In questo caso e' Linux a
partire per primo. Pertanto l'MBR verra' scritto sul disco a cura di
Linux. Con una differenza pero': Linux possiede un boot manager
che scrive l'MBR in base ad alcuni parametri forniti
dall'installatore. Un boot manager infatti e' un programma che
parte all'accensione del PC e che mostra all'utente un menu di
scelta. In tale menu e' possibile scegliere quale sistema operativo
far partire. Il boot manager di Linux si chiama LILO (LInux
LOader). Lilo e' un boot manager testuale, ma esistono anche dei
boot manager con interfaccia grafica come GRUB, dove e'
possibile cliccare con il mouse o usare le freccie della tastiera. Ok,
ma cosa fa il boot manager? Il boot manager scrive l'MBR per
conto del sistema operativo salvandosi da qualche parte l'indirizzo
del disco dove e' memorizzato il sistema operativo e scrivendo
nell' MBR l'indirizzo di se stesso. Quando si accende il PC, si attiva
il BIOS che effettua la diagnostica dei vari componenti hardware e
poi va alla ricerca dell'MBR per scoprire l'indirizzo del disco dal
quale prelevare il sistema operativo. A questo punto, trovato
l'MBR carica il programma all'indirizzo trovato. Solo che cosi'
facendo, invece di caricare il sistema operativo, carica il
programma LILO, che chiedera' all'utente quale sistema operativo
intende usare. Se a questo punto l'utente sceglie di usare
Windows, il programma LILO andra' a cercare Windows nel disco,
a partire dall'indirizzo che si era salvato prima. Lo carichera' in
memoria e Windows prendera' il controllo completo della
macchina. Se viceversa l'utente scegliesse di usare Linux, LILO
caricherebbe Linux in memoria, andandolo a cercare sul disco
all'altro indirizzo che si era salvato prima. Questo sistema e'
molto piu' efficiente del primo, ma se si possiedono 2 o piu'
dischi, suggerirei di adottare l'ultima configurazione che andiamo
ad esaminare, cioe' il quarto caso: Linux e Windows su dischi
diversi e parte prima Linux (il terzo caso e' simile al primo e non
lo analizziamo). Cosa c'e' che non va nella configurazione
precedente? Semplice, poiche' in ambiente Windows e' possibile
cancellare tutti i file presenti sul disco, e' anche possibile
inavvertitamente cancellare non solo Windows, ma anche Linux.
Anche se non si e' cosi' avventati da cancellare i file di sistema di
Windows e di Linux, il rischio di perdita dei dati rimane, in quanto
il sistema potrebbe venire infettato da un virus che potrebbe
cancellare tutti i file del disco, Windows e Linux compresi. Se
viceversa i due sistemi risiedono su dischi separati, se non altro si
limita il danno: il virus potrebbe cancellare Windows ma non
Linux. Ma il virus non potrebbe accedere anche al disco che
contiene Linux? Se il virus e' un normale programma che gira
sotto Windows (ad esempio un virus di macro, ormai il tipo piu'
diffuso) la risposta e' no, ma ovviamente, se parliamo di
programmi scritti in assembler, tutto diventa possibile...Ad ogni
modo una configurazione a due dischi e' molto piu' sicura e, se
non altro, teniamo lontano Linux dal virus Windows! ;o) Per
capire meglio una configurazione di questo tipo, occorre sapere
che quando sono presenti 2 o piu' dischi, il primo visibile dal
BIOS, e' il disco collegato come master al canale primario.
L'ordine di ricerca del BIOS per i dischi IDE/EIDE infatti e': 1)
master canale primario, 2) slave canale primario, 3) master
canale secondario e 4) slave canale secondario). Bene, il sistema
operativo 'di partenza' ossia quello che gestisce l'MBR si deve
trovare sul primo disco visibile dal BIOS. Percio' il problema si
pone quando, dopo aver installato Linux sul primo disco, andremo
ad installare Windows sul secondo. Windows non vorra' saperne
di installarsi sul secondo disco e fara' tutto il possibile per andare
ad installarsi sul primo. Allora si accorgera' che saranno presenti
altri dati sul disco primario e ci chiedera' in pratica di cancellare
tutto cio' che si trova sul primo disco per potersi installare lui.
Come risolvere il problema? Giocando d'astuzia, ossia ingannando
Windows per costringerlo ad installarsi sul secondo disco! Il
metodo e' semplicissimo e sfrutta la possibilita' di modificare la
configurazione del sistema via BIOS. Quando si accende il PC
infatti, e' possibile accedere al menu di configurazione del BIOS
(premendo il tasto CANC o DEL) in modo da disabilitare
temporaneamente uno o piu' dischi. Disabilitando il primo disco
contenente Linux gia' installato, Windows non potra' rilevarlo e
credera' che il PC sia dotato di un solo disco. Secondo questa
configurazione quindi, installeremo prima Linux sul primo disco e
successivamente disabiliteremo tale disco per poter installare
Windows sul secondo ed infine, dopo aver installato Windows,
riabiliteremo il primo disco. Una volta riabilitato il primo disco,
questo rimarra' per sempre invisibile a Windows, che credera' di
governare un sistema dove e' presente un unico disco fisso e del
quale possiede l'assoluto controllo. Viceversa Linux potra' vedere
entrambi i dischi. I vantaggi di questa configurazione si
apprezzeranno via via che si approfondisce la conoscenza del
sistema Linux. In tutto cio' che e' stato visto fino ad ora, sono
presenti volutamente alcune imprecisioni, allo scopo di non
introdurre troppi dettagli tecnici che potrebbero confondere e
distogliere l'attenzione dalla linea principale dell'argomento che si
sta trattando. La quantita' di dettagli presentata in questa pagina
e' a dire il vero notevole, forse un tantino eccessiva, ma cio' si e'
reso necessario per poter comprendere alcuni principi basilari
riguardanti l'installazione di un sistema operativo, nonche' il
significato di termini come boot manager, disco di avvio, LILO
etc.

8.8 Generalita' sul partizionamento dei dischi

Continuando ad illustrare il metodo di installazione di Linux su un


disco e Windows su un altro, a questo punto non ci sarebbe altro
da fare che fornire qualche informazione aggiuntiva sul significato
e sulle caratteristiche delle partizioni usate da Linux. Pero',
considerando che nella maggioranza dei casi non si hanno due
dischi ma uno solo, vale la pena illustrare alcuni procedimenti da
seguire per cio' che riguarda il partizionamento di un disco dove
e' gia' installato Windows. In effetti e' anche possibile evitare il
partizionamento, installando Linux senza LILO, sfruttando le
possibilita' offerte dal programma LOADLIN. Con LOADLIN e'
possibile far partire Linux senza creare nuove partizioni, in quanto
Linux andra' ad usare la stessa partizione di Windows. Purtroppo
pero' e' piu' efficiente creare un sistema che abbia un filesystem
Linux nativo, ed in tal caso la creazione di partizioni Linux e' una
scelta obbligata. Pertanto, fermo restando che avere Windows su
un disco e Linux su un altro disco rimane la cosa migliore in ogni
caso, vediamo quindi cosa occorre sapere a questo riguardo. Con
il passare degli anni le dimensioni degli hard disk sono aumentate
continuamente ed oggi i dischi hanno raggiunto capacita'
incredibili: mentre scrivo il muro dei 100 Gigabyte e' stato
ampiamente superato. Con tanto spazio a disposizione, far
convivere piu' sistemi operativi nello stesso disco e' ormai cosa
agevole. Per far questo pero' occorre suddividere lo spazio in
modo da assegnarlo in parte ad un sistema operativo ed in parte
ad un altro (e' anche possibile far convivere piu' di 2 sistemi
operativi nello stesso disco). Occorre cioe' partizionarlo, ossia
suddividerlo in partizioni. Esistono dei sistemi (RAID) per
estendere una partizione in piu' dischi, ma cio' che ci interessa a
questo punto e' la suddivisione in partizioni di un unico disco
fisso. Esistono 3 tipi di partizioni: le partizioni primarie le
partizioni estese e le partizioni logiche. Il concetto di
partizione e' stato introdotto sostanzialmente per 2 motivi: la
necessita' di ospitare sistemi operativi diversi sullo stesso disco
da una parte e la necessita' di superare i limiti imposti dai vari
sistemi operativi dall'altra. I primi sistemi operativi non
prevedevano infatti l'uso di dischi di grandi capacita', pertanto
possedevano delle limitazioni. Non riuscivano cioe' a 'vedere'
dischi piu' grandi di una data dimensione. Il primo limite dei primi
sistemi operativi su PC (per PC intendiamo il PC IBM e le sue
evoluzioni) e' stato quello dei 32 Mb. Il DOS versione 3.0 ad
esempio non riusciva a vedere dischi piu' grandi di 32 Mb. Questo
limite era imposto dall'uso del LSN (Logical Sector Number) usato
dal DOS, che usava 2 byte per indirizzare i settori del disco (1
byte e' composto da 8 bit, 2 byte sono percio' 16 bit, ossia
2**16, cioe' 65536). Questo sistema infatti permetteva di
indirizzare al massimo 65536 settori di 512 byte ciascuno
(65536x512=33554432 ossia circa 32Mb). Successivamente con
il DOS 4.0 tale limite venne spostato a 4 Tb (Terabyte, cioe'
1.000 Gigabyte). Nel frattempo le dimensioni dei dischi
continuavano ad aumentare e ben presto subentro' un secondo
limite, quello del BIOS. Il programma del BIOS che si occupava di
leggere/scrivere sul disco (l'INT 13h) aveva infatti la possibilita' di
gestire (sarebbe piu' corretto dire: indirizzare) fino a 528 Mb.
Senza continuare troppo con la storia dei dischi, vediamo che ben
presto per superare queste limitazioni venne introdotto appunto il
concetto di partizioni. Il DOS allora permetteva di gestire al
massimo fino a 4 partizioni primarie. Le partizioni primarie hanno
un filesystem (sistema di suddivisione logico del disco) che
permette di installare un sistema operativo e di avviarlo. Poiche si
rese necessario avere a disposizione piu' partizioni per uno stesso
sistema operativo, venne introdotto il concetto di partizione
estesa. Una partizione estesa sostanzialmente e' una fetta di
disco che non puo' contenere un sistema operativo avviabile,
pero' puo' contenere altri dati di qualsiasi natura. Una partizione
estesa per poter essere usata deve essere a sua volta suddivisa
in una o piu' partizioni logiche. Su un disco non e' possibile avere
piu' di una partizione estesa. Il DOS non gestisce piu' di 4
partizioni, pertanto sono possibili al massimo 3 partizioni primarie
ed una estesa (suddivisa in piu' partizioni logiche). Le partizioni
primarie sono delle partizioni che possono ospitare sistemi
operativi, ma in questo caso si devono anche rendere avviabili.
Per essere resa avviabile una partizione primaria deve essere
marcata come partizione attiva. Percio' e' possibile avviare un
sistema operativo presente su disco a patto che questo venga
installato su una partizione primaria che sia resa attiva (maggiori
informazioni sui dischi i filesystem e le partizioni sono reperibili
presso il sito della Red Hat all'indirizzo:
http://www.europe.redhat.com/documentation/rhl7.3/rhl-ig-x86-
it-7.3/ch-partitions.php3). Per creare partizioni, suddividerle,
configurarle, per creare dei filesytem etc., esistono vari
programmi di utilita' tra i quali fdisk, fips, format, scandisk etc.
Vedremo alcuni di questi nei prossimi paragrafi.

8.9 Riduzione della partizione di Windows

Per installare Linux su un disco che gia' contiene Windows,


occorre prima di tutto ricavare lo spazio necessario liberando il
disco dai file che non ci servono piu'. Successivamente si
potranno creare delle nuove partizioni riducendo quella utilizzata
da Windows. Per fare questo e' possibile usare un programma
commerciale molto facile da usare come Partition Magic oppure
altri programmi non commerciali (e quindi gratuiti) come FIPS,
FDISK, PARTED (meno facili da usare),oppure Ranish Partition
Magic, Partition Resizer (scaricabile dal sito 1 o dal sito 2),
DISKRAKE etc. Abbandonando senza indugi la strada
commerciale,vediamo le alternative non commerciali cominciando
ad analizzare l'uso di FIPS. FIPS (First nondestructive Interactive
Partition Splitting program, cioe' primo programma non
distruttivo ed interattivo di suddivisione delle partizioni) e'
reperibile al sito dell'autore ma solitamente e' contenuto anche
all'interno del CD-Rom che contiene la distribuzione Linux. E' un
programma di utilita' DOS, e' un po vecchiotto e l'ultima versione
e' la 2.0. FIPS non e' intuitivo come Partition Magic, percio'
occorre fare molta attenzione a quello che si fa. Inutile dire che
prima di tutto e' conveniente fare un backup di tutti i dati
contenuti sul disco. A causa di alcune limitazioni imposte da
alcune vecchie versioni di BIOS (in genere le versioni di BIOS
precedenti al 1998, percio' su un PC appena acquistato non
dovrebbero esserci problemi) occorre creare lo spazio per la
partizione Linux il piu' possibile all'inizio del disco. Le vecchie
version di BIOS infatti non riescono a caricare i file di avvio del
sistema operativo se questi sono memorizzati dal cilindro 1024 in
poi. Il lavoro svolto da FLIPS e' semplice: dividere una partizione
in 2 partizioni. FIPS ha pero' alcune limitazioni: puo' modificare
solo partizioni primarie (FAT16 o FAT32), non puo' modificare le
partizioni logiche ed inoltre non puo' spostare dati da una
partizione all'altra. I file sul disco non sono registrati collocando
un byte affianco all'altro in modo sequenziale e contiguo, ma sono
deframmentati sull'intero disco. Un dato file puo' essere
spezzettato in 100 parti ognuna lontana dall'altra e qualche parte
potrebbe anche essere registrata in prossimita' della fine del
disco. Questo crea un problema, perche' supponendo di avere un
disco da 10 Gb di cui 6 occupati e 4 liberi, cosa accade se un
pezzo di un file si trova verso la fine del disco? Non e' possibile
creare una partizione da 4 Gb (lo spazio libero) da dedicare a
Linux, in quanto quel pezzo di file non puo' si puo' spostare e
FIPS non e' in grado di fare questo per noi. Conviene quindi che
tutti i file risiedano all'inizio del disco e che non esistano file
spezzettati in giro per il disco. Per fare questo occorre
deframmentare il disco. Per deframmentare il disco si potrebbe
usare il deframmentatore fornito da Windows
(programmi/accessori/Utilita' di sistema/Utilita' di
deframmentazione dischi), ma purtroppo tale programma non e'
capace di spostare alcuni file come quelli nascosti, di sistema o di
swap. Occorre quindi usare un deframmentatore piu' potente
oppure preparare il disco per poter avviare la deframmentazione.
Per preparare il disco e' necessario uscire da Windows e svolgere
alcune operazioni in ambiente DOS utilizzando un dischetto di
avvio DOS che avremo creato preventivamente. Una volta
deframmentato il disco e verificata l'assenza di pezzi di file in
fondo al disco stesso, possiamo suddividere la partizione Windows
in 2 partizioni usando il programma FIPS, in modo da creare la
partizione da riservare a Linux. Una volta suddivisa la partizione
con FIPS si potra' o formattare la nuova partizione creata
(creando in questo modo un filesystem di tipo FAT utilizzabile
sotto Windows) o cancellarla nuovamente in modo da crearne una
nuova ma con un filesystem di tipo EXT2, cioe' il filesystem di
Linux. FIPS infatti e' un programma DOS come abbiamo detto,
percio' creera' delle partizioni di tipo DOS/Windows (usano lo
stesso filesystem). Qui viene utilizzato unicamente per dividere in
2 la partizione Windows originaria. Per creare una nuova
partizione Linux o, in altre parole, per modificare il filesystem
della partizione creata da FAT a EXT2 e' possibile usare il
programma FDISK (di tale programma esiste una versione DOS e
una Linux). Una volta creata la partizione Linux (sarebbe piu'
corretto dire le partizioni, poiche' con FDISK dovremo creare piu'
partizioni per Linux) si puo' finalmente creare un disco di avvio
Linux ed avviare finalmente il programma di installazione di
Linux. Tutte queste fasi possono far ritenere l'installazione di
Linux un'operazione abbastanza complessa, ma occorre precisare
che tutti i passi qui elencati fanno parte di una procedura di
installazione di tipo manuale, mentre in realta' il CD-Rom di
installazione delle moderne distribuzioni svolge tutte queste
operazioni automaticamente o quasi, richiedendo il nostro
intervento unicamente per rispondere ad alcune semplici
domande. La distribuzione Mandrake in particolar modo e' molto
facile da usare ed ha un programma di utilita' (Diskrake) che
partiziona il disco all'interno della procedura di installazione. Con
Diskrake e' come avere Partition Magic: e' uno strumento grafico
(e non testuale come FDISK e FIPS) e permette non solo di
creare o eliminare partizioni ma anche di ridimensionarle. Percio'
la procedura di installazione manuale qui illustrata, puo' essere
utile per poter utilizzare distribuzioni piu' ostiche (magari
Slackware o Debian per esempio) ma ha principalmente uno
scopo puramente didattico. Torniamo quindi a parlare delle fasi
necessarie per preparare il disco alla fase di installazione vera e
propria analizzandole in dettaglio.

8.10 Preparazione del disco, fase 1: eliminare i file


che non servono

Svuotare la cache di Internet Explorer: per velocizzare


l'accesso alle pagine visitate di frequente, il browser web
Internet Explorer le memorizza su disco. Se la pagina che si
desidera visitare e' gia' presente sul PC Explorer visualizzera'
quella, in caso contrario la prelevera' dal sito web. Percio'
nella cache (area di disco utilizzata a tale scopo) sono
presenti moltissimi file che non servono piu'. Per cancellarli,
da Internet Explorer cliccare su Strumenti/Opzioni
Internet/Generale/File temporanei Internet/Elimina
avendo selezionato 'Elimina tutto il contenuto non in linea'.
Infine cliccare su Okay.
Cancellare la cronologia (le pagine visitate recentemente)
cliccando su Strumenti/Opzioni Internet/Generale
/Cancella Cronologia.
Eliminare i cookie: cliccare poi su Strumenti/Opzioni
Internet/Generale/File temporanei
Internet/Impostazioni/Visualizza file si aprira' una
cartella con vari file (molti sono cookies). Cliccare a questo
punto su Modifica/Seleziona tutto, cliccare su File e
selezionare Elimina. Alla richiesta di conferma 'Eliminare il
cookie selezionato?' rispondere Si. Alcuni cookie servono ai
siti per memorizzare le preferenze dei loro visitatori
(myYahoo ad esempio), ma il nostro scopo e' creare spazio
per il partizionamento: successivamente (una volta installato
Linux) sara' possibile visitare il sito interessato e reimpostare
eventuali preferenze nuovamente.
Eliminare i file che non servono piu': per scoprire quali file
occupano maggiormente spazio nel disco, esiste un
programmino freeware (gratuito) grande una manciata di
byte che puo' essere utile allo scopo: Zdu.

8.11 Preparazione del disco, fase 2: backup dei


dati

Prima di effettuare qualsiasi operazione che potrebbe


compremettere l'integrita' dei dati memorizzati su disco, occorre
effettuare il salvataggio (backup) di tutto quello che non e'
possibile reinstallare o reperire nuovamente da altre fonti che non
siano il disco stesso. Cosi' facendo, nel malaugurato caso che
qualcosa vada storto, sarebbe possibile ritornare alla situazione
originaria ripristinando i dati salvati (restore). Ovviamente e'
anche possibile salvare il contenuto dell'intero disco, ma
occorrerebbe una unita' di memorizzazione dati abbastanza
capiente. Ipotizzando un hard disk di 10 Gbyte interamente
occupato, sarebbero necessari piu' di 10 CD-Rom. Non vale la
pena sprecare tanta memoria per salvare programmi che
potrebbero tranquillamente essere reinstallati. Ad esempio e'
inutile salvare il sistema operativo Windows, in quanto anche in
caso di perdita sarebbe sempre possibile reinstallarlo partendo dal
CD-Rom di installazione originario. Stessa cosa vale per i
programmi scaricati dalla rete e scaricabili nuovamente.
Ovviamente e' inutile salvare un programma come Microsoft
Outlook, ma di certo e' auspicabile un salvataggio delle
impostazioni del programma e dei dati sensibili (come ad esempio
gli indirizzi di posta elettronica) memorizzati all'interno di
Outlook. Il salvataggio dei dati e' un'operazione che deve essere
eseguita analizzando scrupolosamente la situazione corrente. La
prima cosa da fare e' aprire esplora risorse e scorrere il contenuto
di tutte le cartelle: qualsiasi file o documento che riteniamo
sensibile va salvato. Possiamo usare un CD-Rom riscrivibile per
copiare tutti i dati. Una volta salvati i dati, la seconda cosa che
occorre fare e' lanciare tutti i programmi installati sul nostro PC
uno per uno, partendo da avvio/programmi. Per ogni programma
lanciato annotare tutte le impostazioni e le configurazioni su un
foglio di carta oppure editare un file di testo, scriverle all'interno e
poi salvarlo nel nostro CD-Rom. Infine, finita anche questa
operazione occorre salvare quelle impostazioni che non sono
presenti all'interno dei programmi installati ma fanno parte di
Windows. Ad esempio le impostazioni di rete (Risorse del
computer/Accesso remoto/) delle stampanti (Risorse del
computer/Stampanti/), delle operazioni pianificate (Risorse del
computer/Operazioni pianificate), del video (Risorse del
computer/Pannello di controllo/Schermo), del modem (Risorse del
computer/Pannello di controllo/Modem) e tutte le altre cose che
troviamo all'interno di Pannello di controllo.

8.12 Preparazione del disco, fase 3: creazione del


dischetto di avvio DOS

Per lanciare alcuni programmi e per eseguire alcune operazioni su


disco, occorre uscire da Windows ed entrare sotto DOS. Conviene
percio' creare un dischetto di avvio DOS contenente tutte le utility
che possono servire. A tale scopo inserire un floppy disk nel drive,
cliccare su Avvio/programmi/Prompt di MS-DOS. Si aprira' una
finestra nera ed il cursore lampeggera' aspettando dei comandi. A
questo punto digitare il comando format a: /s. Questo comando
formatta il dischetto appena inserito copiando dentro i file di
sistema IO.SYS, MSDOS.SYS e COMMAND.COM. Questi file si
trovano su C:\. Attenzione: si tratta di file nascosti, pertanto e'
possibile che Windows sia configurato in modo da non visualizzare
i file di sistema ed i file nascosti. Per verificarlo occorre eseguire
esplora risorse (Avvio/Programmi/Esplora Risorse) e verificarne le
impostazioni cliccando su Visualizza/Opzioni Cartella/Visualizza e
selezionare 'Visualizza tutti' alla voce 'File nascosti'. A questo
punto abbiamo creato un dischetto che permette di avviare il PC
con il sistema operativo MS-DOS al posto di Windows. MS-DOS
pero' non e' composto unicamente dai 3 file copiati dal comando
format, percio' occorre copiare a mano i file DOS all'interno del
dischetto. Si potrebbe copiare tutto il contenuto di C:\WINDOWS
\COMMAND ma servirebbero due dischetti. Copieremo allora solo i
file DOS che ci servono. I comandi MS-DOS non sono altro che
dei programmi che sotto DOS vengono lanciati semplicemente
digitandone il nome e premendo il tasto INVIO. Nella cartella
C:\WINDOWS\COMMAND sono presenti dei programmi (i comandi
DOS) dei file di sistema e dei file di configurazione. Ecco i file che
copieremo nel nostro dischetto:

KEYB.COM
KEYBOARD.SYS
DRVSPACE.BIN
DRVSPACE.SYS
EXTRACT.EXE
SCANDISK.EXE
SCANREG.EXE
MSCDEX.EXE
FORMAT.COM
DISKCOPY.COM
DOSKEY.COM
EDIT.COM
MODE.COM
MORE.COM
SYS.COM
EGA.CPI
ATTRIB.EXE
CHKDSK.EXE
DELTREE.EXE
XCOPY.EXE
SCANDISK.INI
ANSI.SYS
COUNTRY.SYS
DISPLAY.SYS

A questo punto dobbiamo copiare anche due file presenti nella


cartella C:\:

AUTOEXEC.BAT
CONFIG.SYS

Abbiamo in realta' eliminato alcuni file del DOS che non ci


servono e abbiamo messo alcuni file di Windows che possono
risultare utili. Questo che abbiamo creato e' un disco di avvio
DOS. Dobbiamo ora copiare anche i programmi FDISK.EXE
(presente nella cartella C:\WINDOWS\COMMAND), il programma
FIPS.EXE ed i file error.txt e restorrb.exe (questi ultimi due fanno
sempre parte di FIPS). FIPS lo troviamo nel CD-Rom di
installazione di Linux o possiamo scaricarlo dal sito dell'autore e
comprende anche un manuale (FIPS.DOC) che consiglierei di
stampare. Per far partire il PC con il sistema operativo MS-DOS al
posto di Windows, occorre pero' ricordarsi di controllare la
sequenza di avvio nel menu di configurazione del BIOS. La prima
unita' di avvio che il BIOS deve controllare deve essere l'unita'
floppy disk, altrimenti il BIOS accederebbe al disco fisso e farebbe
partire Windows. Di solito il BIOS e' preimpostato in modo da
controllare prima l'unita' floppy disk e successivamente il disco C:
(ecco perche' quando accendiamo il PC si accende per un secondo
il led verde del floppy disk: e' il BIOS che controlla la presenza o
meno di un dischetto di avvio). Per controllare (ed eventualmente
modificare) la configurazione del BIOS, vediamo la procedura da
seguire con il BIOS Award (il piu' comune, ma se si dispone di un
BIOS diverso la procedura e' simile e ad ogni modo presso il sito
del produttore della scheda madre contenuta nel nostro PC e'
possibile reperire maggiori informazioni). Spegnere il PC e
riaccenderlo. Non appena appare il messaggio 'Press DEL to enter
Setup', premere il tasto CANC (o DEL se si possiede una tastiera
non italiana) due o tre volte: in realta' basterebbe una volta sola
ma a volte il nostro PC e' leggermente sordo ;o). A questo punto
dovrebbero comparire delle schermate azzurre. E' il menu' di
configurazione del BIOS. Usare i tasti freccia su/giu' per spostarsi
tra le voci dei menu, usare i tasti pagina su e pagina giu' per
cambiare i parametri delle varie voci. Selezionare la voce
'Advanced BIOS Features' e premere il tasto INVIO. Posizionarsi
sulla voce 'First Boot Device' e scegliere 'FLOPPY'. Posizionarsi su
'Second Boot Device' e segliere HDD-0. Posizionarsi su 'Third Boot
Device' e scegliere CDROM. Premere il tasto ESC per uscire da
questo menu. Posizionarsi sulla voce 'Save & Exit Setup' e
premere il tasto invio. Alla richiesta di conferma se si vuole uscire
e salvare premere 'Y'. Ora il BIOS e' configurato in modo da far
partire un sistema operativo presente su un dischetto di avvio
(nel nostro caso i sistema operativo MS-DOS).

8.13 Preparazione del disco, fase 4: controllo di


eventuali errori e di virus presenti sul disco

Per controllare l'assenza di errori sul disco e' possibile usare


programmi con Chkdsk, Scandisk, Norton Disk Doctor etc. Chkdsk
e Scandisk sono programmi che fanno parte del sistema operativo
DOS e Norton Disk Doctor e' un programma commerciale (fa
parte delle note Norton Utility). Questi programmi controllano la
presenza di settori danneggiati e permettono di correggere gli
errori trovati. La sintassi del comando Chkdsk e':

CHKDSK [unita':][[percorso] nomefile] [/F] [/V]

Il parametro /F permette di correggere gli errori trovati mentre il


parametro /V visualizza i file e le directory controllate da Chkdsk.
E' preferibile comunque usare il programma Scandisk (non
presente nelle prime versioni di DOS). La sintassi di Scandisk e':

SCANDISK [unita': [unita': ...]|/ALL] [/CHECKONLY | /AUTOFIX


[/NOSAVE] | CUSTOM] [/SURFACE] [/MONO] [/NOSUMMARY]

Dove:

/ALL controlla e ripristina tutte le unita' locali

/AUTOFIX corregge gli errori senza chiedere prima conferma


(cosi' facendo tutti i cluster persi rilevati sull'unita', verranno
salvati come file nella directory principale dell'unita'. Per fare in
modo che ScanDisk elimini i cluster persi invece di salvarli,
includere l'opzione /NOSAVE. Utilizzando l'opzione /AUTOFIX, se
vengono rilevati errori verra' richiesto un disco Undo. Per evitarlo,
includere l'opzione /NOSUMMARY)

/CHECKONLY controlla la presenza di errori nell' unita' ma non li


corregge

/SURFACE esegue automaticamente una scansione della


superficie del disco

A questo punto e' conveniente controllare la presenza di virus sul


disco. Per effettuare questa operazione occorre disporre di un
programma antivirus aggiornato (acquistandolo o prelevando una
versione shareware dalla rete da un sito sicuro come ad esempio
McAfee). L'antivirus deve essere installato ovviamente su un PC
sicuramente NON infetto, dal quale poter creare un dischetto
contenente il programma antivirus stesso ed un dischetto di
ripristino del sistema. E' importante inoltre che l'antivirus venga
eseguito da floppy DOPO AVER SPENTO il pc (non semplicemente
ctrl-alt-canc).

8.14 Preparazione del disco, fase 5: trattamento


dei file irremovibili

Poiche' il programma di deframmentazione del disco presente su


Windows non e' in grado di spostare alcuni tipi di file come i file di
sistema, quelli nascosti e quelli di swap, occorre effettuare alcune
operazioni preliminari su detti file prima di poter eseguire tale
programma. Terminata anche questa operazione sara' possibile
eseguire il programma di deframmentazione di Windows entrando
in modalita' provvisoria oppure eseguire il programma defrag da
DOS. E' consigliabile scegliere la seconda opzione, in quando
esiste una remota possibilita' che terminata la deframmentazione,
chiudendo il programma e chiudendo la sessione, Windows vada a
scrivere proprio nell'area appena deframmentata! Per ovviare a
cio' si potrebbe resettare il PC (con il tasto reset) senza chiudere
il programma di deframmentazione e tantomeno Windows ma e'
superfluo dire che si tratta di un'operazione pericolosa ;o). Prima
di far partire il programma DEFRAG da DOS quindi, vediamo
come agire sui file 'irremovibili'. A tale scopo torna utile il
dischetto di avvio DOS che abbiamo preparato prima, in quanto
occorre eseguire alcune operazioni sotto DOS. Ogni file presente
su disco (sotto DOS/Windows) ha 4 attributi: 1) Sola lettura, 2)
Nascosto, 3) Archivio e 4) Sistema. I file nascosti e di sistema
non possono essere spostati dal programma di
deframmentazione, pertanto occorre eliminare tali attributi.
Cliccare su Avvio/Programmi/Prompt di MS-DOS, si aprira'
una finestra DOS. All'interno di questa finestra digitare i seguenti
comandi:

C:\ (e premere INVIO)

DIR C:\ /A:H >> C:\ELENCO.BAT (e premere INVIO)

DIR C:\ /A:S >> C:\ELENCO.BAT (e premere INVIO)

EDIT PIPPO.BAT

A questo punto si aprira' il file ELENCO.BAT appena creato che


conterra' qualcosa di simile:

Il volume nell'unità C non ha etichetta


Numero di serie del volume: 1E38-1D09
Directory di C:\

RECYCLED <DIR> 18/11/01 18.53 RECYCLED


DETLOG TXT 73.158 10/08/02 16.44 DETLOG.TXT
DETLOG OLD 74.829 17/11/01 23.59 DETLOG.OLD
IO SYS 222.390 05/05/99 22.22 IO.SYS
3 file 370.377 byte
1 dir Spazio disponibile 2.617.41 MB

Se non si dispone di Windows98 ma di una versione di Windows


diversa si potrebbe avere anche una versione di DOS diversa e la
sintassi del comando DIR potrebbe risultare leggermente diversa.
Per scoprire la sintassi di tale comando digitare DIR /? (verra'
mostrata la sintassi del comando). IMPORTANTE: Da questo file
cosi' ottenuto eliminare tutte le righe che contengono IO.SYS,
MSDOS.SYS, IBMBIO.COM e IBMDOS.COM. In caso contrario tali
file verranno spostati dal programma deframmentatore e
probabilmente il sistema non partira' piu' (se dovesse accadere
cio' ad ogni modo sara' sufficiente ripartire dal dischetto
riavviando il PC e successivamente digitare il comando A:SYS C:).
Eliminare le righe che non contengono nomi di file:

Il volume nell'unità C non ha etichetta


Numero di serie del volume: 1E38-1D09
Directory di C:\

ed anche:

3 file 370.377 byte


1 dir Spazio disponibile 2.617.41 MB

Alla fine si dovrebbe ottenere qualcosa di simile:

RECYCLED <DIR> 18/11/01 18.53 RECYCLED


DETLOG TXT 73.158 10/08/02 16.44 DETLOG.TXT
DETLOG OLD 74.829 17/11/01 23.59 DETLOG.OLD

Eliminare da queste righe tutta la prima parte lasciando solo il


nome del file (ad esempio DETLOG.TXT) e per ogni riga inserire
questa scritta:

attrib -s -h (elimina gli attributi sistema e nascosto, cioe' system


e hidden)

Alla fine il file dovrebbe risultare simile a questo:

attrib -s -h C:\RECYCLED
attrib -s -h C:DETLOG.TXT
attrib -s -h C:\DETLOG.OLD

A questo punto occorre salvare premendo i tasti ALT e F


contemporaneamente scegliere SALVA e premere INVIO, poi di
nuovo ALT e F e scegliere ESCI.

Abbiamo appena creato un file .BAT che e' un piccolo


programmino. E' come un nuovo comando che puo' essere
eseguito digitando:

ELENCO.BAT (e premere INVIO)

Copiare il file ELENCO.BAT nel dischetto chiamandolo


ELENCO2.BAT con questo comando:

COPY C:\ELENCO.BAT A:\ELENCO2.BAT

Modificare il secondo file (ELENCO2.BAT) in modo da ripristinare


gli attributi:

EDIT A:\ELENCO2.BAT (e premere INVIO)

attrib s h C:\RECYCLED
attrib s h C:DETLOG.TXT
attrib s h C:\DETLOG.OLD

Salvare e uscire da EDIT come fatto in precedenza. Ora il file


ELENCO.BAT elimina gli attributi (-s e -h) mentre il file
ELENCO2.BAT li ripristina ( s e h). Infatti '-' elimina un attributo e
' ' lo imposta. Percio' una volta effettuata la deframmentazione
del disco e' possibile ripristinare gli attributi dei file lanciando il
comando ELENCO2.BAT.

E' possibile ora deframmentare il disco, ma prima occorre


disabilitare la memoria virtuale di Windows ed entrare in
modalita' provvisoria, per far partire la deframmentazione da li'.
Molti sistemi operativi Windows incluso, usano un tipo di gestione
della memoria RAM chiamata memoria virtuale. In sostanza
poiche' la dimensione della memoria RAM e' limitata, e poiche'
viene esaurita in brevissimo tempo, il sistema operativo crea su
disco il file Win386.swp, dove copia momentaneamente le
applicazioni che sono caricate in memoria RAM ma non sono in
uso. Quando la CPU deve leggere le istruzioni che sono contenute
all'interno di questi programmi, questi vengono nuovamente
caricati in RAM. Questo continuo processo di travaso da disco a
memoria RAM viene detto swap-in/swap-out, o swapping, cioe'
trasferisci da RAM a disco e viceversa. Ecco perche' il file di
Windows si chiama Win386.swp: swp sta per SWaP file, ossia file
usato per lo swapping, ossia i 'travasi'. Il file Win386.swp non
puo' essere spostato dal programma di deframmentazione e
quindi e' un ostacolo che va eliminato. Occorre quindi disabilitare
la memoria virtuale, riavviare Windows in modalita' provvisoria ed
effettuare la deframmentazione. Per disabilitare la memoria
virtuale cliccare con il tasto destro del mouse sull'icona Risorse
del computer, cliccare su Proprietà, cliccare su Prestazioni,
cliccare su Memoria virtuale, selezionare le caselle
Impostazione manuale della memoria virtuale e Disattiva
memoria virtuale. Cliccare su OK, cliccare su SI (ignorare il
messaggio di avvertimento di Windows), riavviare il PC. Non
appena il PC riparte, prima che venga visualizzata la schermata di
Windows, premere il tasto F8 oppure tenere premuto il tasto
CTRL (se si usa Windows98) e apparira' un menu' di scelta:
scegliere Avvia in modalita' provvisoria. Una volta entrati sotto
Windows in modalita' provvisoria, lanciare il programma di
deframmentazione:

Avvio/Programmi/Accessori/Utilita' di sistema/Utilita' di
deframmentazione dischi

Partira' a questo punto il programma defrag.exe, ossia il


deframmentatore del disco di Windows. Un'ultima cosa: ci sono
alcuni programmi in esecuzione, come ad esempio gli antivirus
che interferiscono con l'azione del deframmentatore
costringendolo a ricominciare da capo continuamente: occorre
chiudere tali programmi. Alcuni programmi che interferiscono e
che vanno chiusi o disabilitati sono gli antivirus e lo screen saver.
Per disabilitare lo screen saver (salvaschermo):

Risorse del computer/Pannello di controllo/Schermo


/Screen saver e selezionare: nessuno

Nel caso il programma di deframmentazione si rifiutasse di


spostare un file che non e' di sistema, nascosto o di swap, ma e'
un file normalissimo, e' possibile procedere in questo modo:

copiare il file nella stessa cartella dove si trova


eliminare il file originario
rinominare il file copiato con il nome del file originario

Se per esempio pippo e' il file incriminato, copiandolo nella stessa


cartella dove si trova, verra' chiamato da Windows 'copia di
pippo'. Eliminando pippo e rinominando 'copia di pippo' come
pippo, avremo in pratica spostato il file pippo al blocco del disco
successivo a quello dove si trovava originariamente. ;o)
Finita la deframmentazione e' possibile riavviare Windows
normalmente, riabilitare la memoria virtuale procedendo
inversamente a quanto si e' fatto per disabilitarla ed infine
suddividere il disco in partizioni: qui entra in azione il programma
FIPS.

8.15 Preparazione del disco, fase 6: suddivisione


della partizione Windows con FIPS

Se si possiede un PC vecchio con un vecchio BIOS, a causa del


problema del 1024o cilindro illustrato prima, sara' bene creare
una partizione per Linux che sia all'inizio del disco e che non
superi 1023 cilindri. Nel caso cio' non fosse possibile, e' sempre
possibile creare una piccola partizione esclusivamente dedicata
all'avvio di Linux. In pratica occorre creare una partizione /boot di
16 Mb: in tale partizione il programma di installazione di Linux
sistemera' tutti i file necessari al suo avvio. Ma torniamo a FIPS.
L'unica cosa che FIPS e' in grado di fare e' suddividere la
partizione primaria in due partizioni piu' piccole. Niente di piu'.
Una servira' per Windows e l'altra per Linux. Terminata la
deframmentazione eseguire immediatamente FIPS, in modo da
evitare che Windows cominci a scrivere sul disco. FIPS e' un
programma DOS e come tale deve essere eseguito in ambiente
DOS, pertanto occorre uscire da Windows e riavviare il PC con il
dischetto di avvio DOS che avremo precedentemente preparato.
Inserire quindi il dischetto di avvio DOS nel drive, uscire da
Windows e riavviare il PC con il dischetto inserito. Una volta
riavviato saremo sotto DOS e potremo digitare il comando FIPS al
prompt (il prompt e' rappresentato da:

A:>_

dove A: rappresenta il dischetto di avvio ed il carattere di


sottolineatura '_' rappresenta il cursore lampeggiante. Questo
significa che il DOS e' in attesa (pronto, prompt) di eseguire
qualsiasi comando venga dato dall'utente. Pertanto digitare:

FIPS (e premere INVIO. In realta' il file/comando si chiama


FIPS.EXE, ma non serve scriverlo per intero in quanto il DOS e' in
grado di capire che si tratta di un programma da eseguire
dall'estensione '.exe'. La stessa cosa e' valida per le estensioni
'.com' e '.bat').

Per passare alle schermate successive di FIPS premere qualsiasi


tasto, mentre per uscire in qualsiasi momento da FIPS premere i
tasti CTRL e C contemporaneamente. A questo punto FIPS si
accerta di essere fuori da Windows. Accertato cio', controlla i
dischi presenti e qualora ne trovasse piu' di uno chiede all'utente
su quale disco intende operare. Infine mostra la tabella delle
partizioni trovata sul disco scelto dall'utente. Nel caso venissero
trovate due o piu' partizioni, FIPS chiede all'utente su quale
partizione intende operare. Dopo aver eseguito alcuni controlli
(operazione che puo' durare qualche minuto) FIPS chiede se si
intende salvare su dischetto una copia dei settori root e boot. In
caso affermativo tali settori verranno salvati all'interno del file
rootboot.000. Nel caso si volesse annullare tutte le operazioni
fatte con FIPS questo file servira' per ripristinare la configurazione
originare precedente. In questo caso occorrera' lanciare il
comando restorrb (presente nel dischetto) e seguire le istruzioni.
Quindi sara' opportuno rispondere affermativamente
(premendo Y due volte) alla richiesta di creazione di una
copia di backup dei settori root e boot. Di solito funziona
tutto, ma a volte possono esserci errori, pertanto e' caldamente
consigliato rispondere affermativamente alla richiesta di creazione
di una copia di backup dei settori di boot e di root! A questo
punto FIPS chiedera' il numero del cilindro dal quale dovra'
partire la nuova partizione visualizzando un range di valori tra cui
scegliere. Ad esempio:

Enter start cylinder for new partition (456 - 892):

Use the cursor keys to choose the cylinder, <enter> to continue

Old partition Cylinder New Partition


2565 MB 456 3584 MB

Per specificare il numero del cilindro si usano le frecce (a sinistra


si aumenta mentre a destra si decrementa di 1) oppure i tasti
pagina su e pagina giu' che permettono di andare avanti o
indietro di 10 cilindri per volta. Una volta scelto il cilindro di
partenza FIPS mostra la nuova situazione. A questo punto e'
possibile proseguire o tornare indietro e modificare nuovamentei
il numero del cilindro di partenza. Per tornare indietro premere R
e per proseguire peremere C. Se si prosegue, una volta effettuati
gli ultimi controlli FIPS chiede se si vuole continuare scrivendo le
modifiche sul disco. Per continuare premere Y. A questo punto
FIPS scrive sul disco ed esce. IMPORTANTE: non eseguire
alcuna operazione su disco ma riavviare immediatamente!
Percio' appena usciti da FIPS premere i tasti CTRL ALT e CANC (o
CTRL ALT DEL) contemporaneamente senza togliere il dischetto
dal drive: il sistema si riavviera' sempre in ambiente DOS. E'
molto pericoloso eseguire scritture sul disco senza aver
prima riavviato il PC!!! Una volta riavviato il PC senza togliere il
dischetto, si puo' eseguire una prova digitando il comando:

FIPS /T

Ripartira' FIPS in modalita' test, ossia visualizzera' nuovamente le


varie schermate e la situazione del disco senza pero' scrivere
nulla. Se tutto e' a posto sara' possibile arrivare al menu che
propone il numero del cilindro di partenza da selezionare per la
nuova partizione. Se si riesce ad arrivare a questa schermata, e'
tutto corretto ed e' possibile uscire da FIPS premendo i tasti CTRL
e C contemporaneamente. A questo punto togliere il dischetto e
riavviare il PC normalmente. Una volta tornati sotto Windows
eseguire Scandisk nuovamente e se tutto e' a posto riattivare la
memoria virtuale, l'antivirus, lo screen saver ed eventuali altri
programmi disabilitati. Questa nuova partizione appena creata'
potra' essere formattata per essere usata da Windows o da DOS
oppure dovra' essere modificata ulteriormente per poter essere
utilizzata da Linux. Poiche' lo scopo di questa nuova partizione e'
l'installazione di Linux, sara' necessario modificarla usando un
altro programma: FDISK. Prima di illustrare FDISK pero' occorre
creare un altro dischetto di avvio: quello per Linux.

8.16 Preparazione del disco, fase 7: creazione dei


dischetti di avvio Linux

Oggi la creazione del dischetto di avvio (boot) di Linux e' in


realta' necessaria solo se non si dispone del CD-Rom di
installazione. Infatti anche la classica distribuzione Slackware
ormai permette l'installazione da CD-Rom e non richiede piu' la
preparazione dei dischetti di avvio (per installare da CD-Rom
occorre ricordarsi di modificare la configurazione del BIOS in
modo da avviare il PC da CD-Rom e non da disco o da dischetto).
Questa fase viene percio' riportata a solo scopo didattico. Per
creare il dischetto di avvio occorre utilizzare il programma
Rawrite. Tale programma e' presente all'interno della
distribuzione (di solito nella cartella 'dosutils'). Esiste una
versione per DOS ed una per Windows. Nella versione per
Windows appare una finestra che richiede il nome del file
immagine che si instende usare, mentre nella versione DOS
occorre lanciare il comando rawrite e specificare il file immagine
da usare quando richiesto. Ecco un esempio dell'uso di rawrite da
DOS (con rawrite presente sul CD-Rom della distribuzione Linux):
C:\>_ (prompt del DOS con il cursore lampeggiante che attende i
comandi dell'utente)

C:\> D: (premere INVIO)


D:\> cd \dosutils (premere INVIO)
D:\> rawrite (premere INVIO)

D:\dosutils> Enter disk image source file name:

..\images\boot.img (premere INVIO)

Enter target diskette drive:

a: (premere INVIO)

Please insert a formatted diskette into drive A: and press


--ENTER-- : [Enter]

Quest'ultima riga significa che occorre inserire un dischetto


formattato. Quando rawrite ha terminato, il disco di boot di Linux
e' pronto. Ma cosa e' il file immagine (image file)? Ogni
distribuzione Linux prevede piu' image file, ognuno valido per una
data configurazione hardware del PC. Occorre scegliere quella piu'
adatta in base alle caratteristiche del proprio PC (ad esempio
presenza o meno del CD-Rom). Con la distribuzione Slackware
occorrono pero' 2 dischetti. Per installare una vecchia versione
della distribuzione Slackware (precedente alla 8.1) infatti, poiche'
non e' supportata l'installazione da CD-Rom, occorre creare il
dischetto di boot e il dischetto di root. Il dischetto di boot infatti
serve per far partire il PC con Linux e contiene solo i file
essenziali, mentre il dischetto di root contiene i programmi di
utilita' utili ad esempio per procedere all'installazione di Linux
(come il programma FDISK ad esempio). Per avvire il PC con il
dischetto di boot di Linux appena creato, lasciare il dischetto nel
drive e riavviare il PC. Apparira' il prompt:

boot:

Qui premere semplicemente INVIO. Se serve si possono digitare


dei parametri aggiuntivi, ma in questo caso non e' richiesto.
Esempi di parametri aggiuntivi:

mount=root /dev/hdaX

dove X e' il disco dove e' stata montata la partizione di Linux


native, in genere hda1 o hda2 se si dispone di un solo disco. Da
non confondere con il comando mount. Qui mount non e' un
comando ma solo una etichetta che serve per distinguere i vari
tipi di avvio che il dischetto di boot e' in grado di gestire. Oppure:

mount=/dev/fd0

Dove fd0 rappresenta il floppy disk.

Una volta premuto invio al prompt boot: il sistema carichera' il


kernel minimo e, se si sta installando una distribuzione
Slackware, il sistema chiedera' di inserire il secondo dischetto,
quello di root:

VFS: Insert root floppy disk to be loaded into ramdisk and press
ENTER

Una volta inserito il dischetto e premuto invio, dopo una serie di


altre informazioni a video, Linux invitera' ad entrare come utente
'root'. Premendo nuovamente INVIO si otterra' il prompt '#', che
significa utente root. A questo punto e' possibile creare le
partizioni Linux, in quanto fino ad ora il sistema e' stato caricato
dal dischetto di avvio e continua ad utilizzare tale dischetto. Per
poter accedere al disco fisso occorre prima partizionarlo.

8.17 Preparazione del disco, fase 8: creazione


partizioni Linux con FDISK

La partizione appena creata con il programma FIPS cosi' come si


trova ora e' perfettamente inutilizzabile da Linux. Si tratta
infatti di una partizione DOS e non Linux (FIPS e' un
programma DOS) e Linux ha bisogno di una partizione
particolare. Per creare quindi una partizione Linux occorre usare il
programma FDISK. Attenzione: FDISK e' presente in 2 versioni:
una per DOS ed una per Linux; inutile dire che a questo punto
occorre usare la versione per Linux. ;o) Con FDISK e' possibile
creare la partizione o meglio le partizioni per Linux. Linux richiede
infatti almeno 2 partizioni: quella di root (/root) e quella di swap
(/swap). A differenza di Windows infatti, Linux richiede una
partizione a se' stante per la gestione della memoria virtuale
(partizione di swap). Windows usa un file (win386.swp) all'interno
della stessa partizione dove risiede il sistema operativo. Il
sistema adottato da Linux e' percio' molto piu' efficiente. In
realta' e' possibile, anzi e' consigliabile creare delle ulteriori
partizioni: quella di boot, quella degli utenti e quella usr. Ma
vediamo il comando FDISK. La sintassi e':

FDISK dispositivo
dove 'dispositivo' e' il nome del disco che si desidera partizionare.
Se il nostro PC contiene un unico disco fisso al cui interno e' gia'
presente Windows, il nome del disco sara' hda. Pertanto
occorrera' lanciare FDISK in questo modo:

FDISK /dev/hda (e premere INVIO)

FDISK rispondera' con il prompt:

Command (m for help)

Digitando m e premendo INVIO apparira' l'elenco dei comandi


utilizzabili ed il corrispondente effetto:

Command action
a toggle a bootable flag
b edit bsd disklabel
c toggle the dos compatibility flag
d delete a partition
l list known partition types
m print this menu
n add a new partition
p print the partition table
q quit without saving changs
t change a partition's system id
u change/display entry units
v verify the partition table
w write table to disk and exit
x extra functionality (experts only)

Per creare la prima partizione (quella di swap) occorre verificare


lo stato del disco visualizzando l'elenco delle partizioni gia'
presenti dando a FDISK il comando p (print the partition table):

p (e premere INVIO)

Verra' visualizzata a video una situazione del disco simile a


questa:

Disk /dev/hda: 16 heads, 63 sectors, 1024 cylinders


Units = cylinders of 1008 * 512 bytes

Device Boot Begin Start End Block Id System


DOS 16-bit
/dev/hda1 * 1 1 82 41296 6
>=32M
DOS 16-bit
/dev/hda2 83 83 1024 474768 6
>=32M

I valori potrebbero essere molto diversi (qui ad esempio e'


presente una FAT a 16 bit ed un disco non molto grande), ma non
e' importante. E' invece importante sapere che la prima partizione
e' quella DOS contenente Windows, mentre la seconda e' la
partizione DOS creata con FIPS che occorre sostituire con una
partizione Linux. Percio' come prima cosa occorre eliminare la
seconda partizione, quella vuota, con il comando d (delete a
partition):

d (e premere INVIO)

FDISK chiedera' il numero di partizione da eliminare:

Partition number (1-4):

dove si dovra' rispondere 2:

2 (e premere INVIO)

Visualizzando nuovamente lo stato delle partizioni sul disco con il


comando p si otterra' ora:

Device Boot Begin Start End Block Id System


/dev/hda1 * 1 1 82 41296 6 DOS 16-bit >=32M

E' possibile ora creare la nuova partizione Linux con il comando n


(add a new partition):

n (e premere INVIO)

FDISK chiedera' il tipo di partizione da creare (primaria od


estesa):

Command action:
e extended
p primari partition (1-4)

Si dovra' creare una partizione primaria (p):

p (e premere INVIO)
Ora FDISK chiedera' il numero della partizione e, dovendo
ricreare la seconda partizione, si rispondera' 2:

2 (e premere INVIO)

FDISK richiedera' ora il cilindo di partenza della nuova partizione


indicando i valori possibili:

First cylinder (83-1024)

Si dovra' rispondere ovviamente digitando il primo cilindro


disponibile, in questo esempio sara' 83:

83 (e premere INVIO)

Ora FDISK chiedera' l'ultimo cilindo o comunque la dimensione


minima della partizione che si sta creando:

Last cylinder or size or sizeM or sizeK (83-102):

E' possibile specificare il cilindro finale o la dimensione minima in


Megabye o in Kilobyte. Poiche' si sta creando una partizione di
swap la dimensione sara' ridotta, ad esempio 16 Mb:

16M (e premere INVIO)

Visualizzando la situazione con il solito comando p si otterra':

Device Boot Begin Start End Block Id System


/dev/hda1 * 1 1 82 41296 6 DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2 83 83 148 33264 83 Linux native

Come si puo' vedere la partizione appena creata e' una partizione


di tipo Linux native (id=83) mentre la partizione che si desidera
creare e' di tipo swap. Occorre quindi cambiare il tipo di
identificazione della partizione con il comando t (change a
partition's system id):

t (e premere INVIO)

Verra' richiesto il numero di partizione da modificare:

Partition number (1-4):

Che ovviamente sara' 2:


2 (e premere INVIO)

Ora FDISK chiedera' il codice esadecimale del tipo di partizione


ma sara' possibile visualizzare un elenco di valori possibili se non
si conosce gia' il codice:

Hex code (type L to list codes):

digitando L per visualizzare l'elenco dei codici:

L (e premere INVIO)

Si otterra' qualcosa di simile:

0 Empty 9 AIX bootable 75 PC/IX b7 BSDI fs


1 DOS 12-bit a OS/2 Boot
80 Old MINIX b8 BSDI swap
FAT Manag
81
2 XENIX root 40 Venix 80286 c7 Syrinx
Linux/MINIX
3 XENIX usr 51 Novell 82 Linux swap db CP/M
4 DOS 16-bit 83 linux
52 microport e1 DOS access
<32M native
5 Extended 63 GNU HURD 93 Amoeba e3 DOS R/O
6 DOS 16-bit 64 Novell 94 Amoeba f2 DOS
>=32 Netware BBT secondar
65 novell
7 OS/2 HPFS a5 BSD/386 ff BBT
Netware
8 AIX

E molti altri valori ancora. Come si puo' vedere i sistemi operativi


ed i relativi filesystem supportati da Linux sono molti. Questo e'
un elenco un po' vecchiotto in quanto non sono presenti ad
esempio i filesystem Windows (vfat) a 32 bit, ma la cosa
importante e' notare che il codice della partizione Linux di tipo
swap e' 82 e non 83. Si potra' percio' indicare 82:

82 (e premere INVIO)

FDISK avvertira' l'avvenuta modifica del tipo di partizione:

Changed system type of partition 2 to 82 (Linux swap)

Si potra' verificare cio' con il solito comando p:


Device Boot Begin Start End Block Id System
/dev/hda1 * 1 1 82 41296 6 DOS 16-bit >=32M
/dev/hda2 83 83 148 33264 82 Linux swap

Per memorizzare le varizioni sul disco si utilizzera' il comando w


(write table to disk and exit):

w (e premere INVIO)

A questo punto occorre riavviare il PC senza togliere il dischetto di


avvio Linux con il comando shutdown:

shutdown -r now (e premere INVIO)

Una volta riavviato il sistema occorrera' inizializzare la partizione


di swap appena creata usando il comando Linux mkswap,
specificando la partizione (hda2) ed il numero di blocchi (33264 in
questo esempio):

mkswap -c /dev/hda2 33264 (e premere INVIO)

Se si possiede poca memoria RAM (cosa abbastanza inverosimile


con i PC di oggi) si puo' attivare subito la partizione di swap con il
comando swapon:

swapon /dev/hda2 (e premere INVIO)

Ma poiche' non e' questo il caso, a questo punto e' possibile


procedere con FDISK per creare la terza partizione, cioe' la
partizione di tipo Linux native. Il procedimento e' lo stesso usato
per la partizione di swap solo che occorrera' specificare 3 come
numero di partizione, il numero di cilindro immediatamente
successivo a quello finale della partizione di swap come cilindro di
partenza (in questo esempio 149, dato che la partizione di swap
termina al cilindro 148), l'ultimo cilindro utilizzabile come cilindro
finale (1024 o superiore). Una volta dato il comando w per
scrivere le modifiche sul disco, sara' possibile visualizzare lo stato
delle partizioni con il solito comando p:

Device Boot Begin Start End Block Id System


DOS 16-bit
/dev/hda1 * 1 1 82 41296 6
>=32M
/dev/hda2 83 83 148 33264 82 Linux swap
/dev/hda3 149 149 1024 441504 83 Linux native

Occorrera' ora formattare la partizione Linux native con il


comando mke2fs (che corrisponde al comando format del DOS),
specificando il numero della partizione (hda3) ed il numero di
blocchi (441504 in questo esempio):

mke2fs -c /dev/hda3 441504 (e premere INVIO)

Riavviare quindi il sistema con il solito comando shutdown:

shutdown -r now (e premere INVIO)

Le partizioni Linux indispensabili sono state create. Come gia'


specificato in precedenza, in realta' con le distribuzioni di oggi la
procedura di installazione avviene automaticamente facendo
partire il PC da CD-Rom, pertanto non occorre conoscere tutti i
dettagli esposti per installare Linux. A esempio la distribuzione
Mandrake permette di creare le varie partizioni (swap, root, boot,
usr etc) usando il programma Diskrake presente all'interno del
programma di installazione. E' un programma facile da usare
come Partition Magic e permette di vedere graficamente cio' che
si sta facendo sul disco. Inoltre la distribuzione Mandrake
consente un partizionamento del disco di tipo automatico,
preimpostando le partizioni che servono ed i relativi parametri.

8.18 L'installazione dei pacchetti

In questa fase della procedura di installazione Linux chiede quali


pacchetti (programmi) si intende installare. Sono presenti
centinaia e centinaia di pacchetti all'interno di una distribuzione e
non e' possibile spiegarli uno per uno. L'unico consiglio valido e'
quindi installare tutto, provare i vari pacchetti e poi magari,
quando si e' sufficientemente esperti reinstallare Linux con i soli
pacchetti che servono (o semplicemente disinstallare i pacchetti
che non si desiderano). Molti pacchetti sono inutili per un utente
medio (ad esempio i pacchetti per lo sviluppo di software o per la
gestione di un server) ma perche' non provarli ugualmente? Ci si
potrebbe scoprire appassionati programmatori o si potrebbe
semplicemente essere curiosi di vedere questi pacchetti.
Purtroppo non si possono dare altri consigli. Occorre solo provare.

Infine, come fare per eliminare un sistema Linux dal PC? Per
eliminare la partizione Linux occorre ripristinare l'MBR di Windows
(se si e' installato LILO) avviando il PC con il dischetto di avvio
DOS e dando il comando:

FDISK /MBR

Inizio della guida Le distribuzioni Indice Linux

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