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Stagione Concertistica 2010/2011

Venerdì 7 maggio 2011


Teatro delle Muse, ore 21.00

YUNDI, pianoforte
PROGRAMMA
FRÉDÉRIC CHOPIN
(Żelazowa Wola, 1810 – Parigi, 1849)

Cinque Notturni:
Op. 9 n. 1 in Si bemolle minore
Op. 9 n. 2 in Mi bemolle maggiore
Op. 15 n. 2 in Fa diesis maggiore
Op. 27 n. 1 in Do diesis minore
Op. 48 n. 1 in Do minore
Andante Spianato e Grande Polacca Brillante in Mi bemolle maggiore, Op. 22
***
Quattro Mazurke Op. 33:
Mazurka n. 1 in Sol diesis minore
Mazurka n. 2 in Re maggiore
Mazurka n. 3 in Do maggiore
Mazurka n. 4 in Si minore
Sonata n. 2, Op. 35 in Si bemolle minore
Grave. Doppio movimento
Scherzo. Più lento – Tempo I
Marche funèbre. Lento
Finale. Presto
Polacca n. 6 in La bemolle maggiore, Op. 53, Eroica

60121 ANCONA, Via degli Aranci 2 tel. e fax 071/2070119 www.amicimusica.an.it info@amicimusica.an.it P. IVA 00733590426
NOTE AL PROGRAMMA

“Come un pezzo di ghiaccio su un fiume di lava bollente: la poesia deve navigare sullo
sciogliersi di se stessa”. Questo folgorante aforisma di Robert Frost, oltre ad essere una delle più
stupefacenti definizioni di “poesia” che mai siano state scritte, veste alla perfezione, come un abito
su misura, il recital tout Chopin che YUNDI ci offre questa sera. La parte del ghiaccio, nella
drammaturgia “teatrale” del concerto, è interpretata dalle forme canoniche che Chopin utilizza
come impersonali, oggettivi strumenti di lavoro: il notturno, la mazurka, la sonata, la polacca sono
nelle sue mani niente altro che stampi vuoti, cornici senza quadro. Le “solite forme”, insomma, che
il tempo storico aveva prodotto e che erano a disposizione di qualunque “artigiano”. E in quel
tempo c’erano molti, moltissimi artigiani che si limitavano a mettere ordinatamente gli stampi sul
banco di lavoro, li riempivano con l’argilla di temi, timbri, ritmi e armonie più o meno originali e
poi li mettevano a cuocere nel forno dello stile. Chopin no. Chopin, da artigiano altamente
imperfetto, aveva l’abitudine di saltare i passaggi più lunghi e fastidiosi: lui le forme, i pezzi di
ghiaccio, gli stampi, li infilava con le proprie mani dentro la fornace lasciando che fosse il calore
naturale del fuoco a scioglierli più o meno lentamente. Laddove la parte del fuoco (o della lava…) è
interpretata, nei brani del concerto, da quel magma indistinto di sentimenti, di forze e di conoscenza
che i romantici tedeschi chiamano Ausdruk, ossia “espressione”.
In questo consiste la “poesia” di Chopin: nella capacità irripetibile di sciogliere la forma
nell’espressione, di dissolvere i canoni della tradizione in organismi formali fluidi e bollenti,
insomma di fondere il ghiaccio nella lava… Di questo processo creativo, tutt’altro che lineare e
dagli esiti scontati, il programma “composto” da YUNDI è un riflesso straordinariamente fedele.
Prendiamo il caso, ad esempio, della piccola rosa dei Notturni che inaugurano il programma. Il
formulario abituale, messo a punto da John Field e adottato generalmente anche da Chopin,
prevede che il “Notturno” sia un pezzo breve, rigidamente tripartito, in cui la mano destra “canta”
una melodia di ascendenza esplicitamente vocale, mentre la mano sinistra si limita ad
accompagnare la linea melodica con una serie di ampi accordi arpeggiati. Niente di tutto questo
accade nel Notturno che chiude la sequenza, l’Op. 48 n.1. L’attacco prevede, contro ogni regola di
diteggiatura, che le prime tre note del tema iniziale siano eseguite con le stesso dito (il terzo) in
modo da accrescere la nettezza, la profondità, la sonorità di tre suoni chiamati irresistibilmente a
costituire un evidente elemento tematico. Il Poco più lento successivo, inoltre, non possiede alcun
carattere “teatrale” o belcantistico, come accade in molti “Notturni”, chopiniani e no, bensì si
presenta come un ampio corale costruito su elementi accordali fissi e immutabili. L’ultima sezione,
infine, indicata dallo spartito come Doppio movimento, non richiama affatto, in modo simmetrico,
quella iniziale, ma introduce al contrario un nuovo elemento tematico, febbrile ed agitato, dal quale
si stacca un ulteriore variante: un ultimo soggetto dal carattere doloroso e meditativo che sembra
possedere l’andamento retorico del lamento barocco. Gli altri quattro Notturni, in particolare quelli
dell’Op. 9, ancora debitori della lectio di John Field, non si discostano in modo altrettanto
appariscente dalla regola aurea del genere, anche se nelle vene dell’Op. 27 n.1 il tasso di Ausdruck
(una febbre costantemente agitata e inquieta) eccede largamente i limiti imposti dalle convenzioni.
Così come l’alfa anche l’omega del concerto si svolge nel segno della esplicita trasgressione
delle regole formali correnti: la Polacca n. 6 in La bemolle maggiore, Op. 53, nata nel 1842, è
infatti un caso esemplare di ghiaccio sciolto nel fuoco. Quando l’antica e gloriosa polonaise giunge
nelle mani di Chopin possiede sostanzialmente tre anime diverse: una di carattere convenzionale e
salottiero, eredità dello stile galante, un’altra di carattere “nazionalista”, ed infine un’ultima di
carattere “concertistico”. L’Op. 53 riesce a rendere miracolosamente immanenti, e al tempo stesso
trascendenti, questi tre limiti storici. La galanterie settecentesca è spazzata via dal virtuosismo
“trascendentale” che soffia senza sosta lungo l’intero spartito, l’epos nazionalistico convenzionale,
che si riconosce nelle maestose scale ascendenti cromatiche delle prime misure, si dissolve nel
mistero e nella delicatezza dei passaggi meno esplicitamente “eroici”. E infine l’eco delle melodie
popolari che appare nella sezione mediana non è affatto una semplice evocazione di maniera, bensì
una vera e propria dichiarazione “poetica” estranea a qualunque intento vuotamente “concertistico”.
Se i confini estremi del concerto sono dunque i luoghi della “trasgressione”, il cuore sembra
pulsare a ritmi più regolari: la versione per piano solo dell’Andante Spianato e Grande Polacca
Brillante Op. 22, al di là del suo ingegnoso virtuosismo strumentale, appartiene al novero ristretto
delle opere occasionali ed esteriori di Chopin, le più lontane, forse, dal cuore del sua poésie du
piano. Le Mazurke dell’Op. 33, composte tra il 1837 e il 1838, non sembrano presentare, rispetto
alle circa sessanta che il compositore ha distribuito in oltre vent’anni di “carriera”, anomalie
particolarmente vistose, anche se Wilhelm von Lenz ha definito la terza della serie, in ragione del
suo carattere umbratile e tragico, “l’epitaffio delle mazurke”. E infine la Sonata n. 2 Op. 35,
incardinata intorno alla lancinante bellezza tragica della celeberrima “Marcia funebre”, non può non
testimoniare il disagio di Chopin nei confronti di una forma, quella della sonata classica, che
difficilmente consente al ghiaccio di sciogliersi interamente nel fuoco.

Guido Barbieri

YUNDI
YUNDI è nato a Chongquing nella parte Centrale della Cina e ha manifestato fin dall'età di tre anni
uno spiccato amore per la musica: ha iniziato a suonare la fisarmonica e a soli quattro anni ha
deciso di dedicarsi allo studio di questo strumento.
Ha debuttato all’età di dodici anni, dopo il superamento di una rigorosa selezione che lo ha condotto
ad entrare a far parte della Scuola di Musica della Provincia di Sichuan. Un anno più tardi ha deciso
di frequentare la School of Arts di Shenzen nel Sud della Cina, dove la sua famiglia si è trasferita
per consentirgli di continuare gli studi. Il talento del giovane musicista è stato subito riconosciuto e
gli sono state assegnate numerose borse di studio che gli hanno permesso di proseguire la sua
carriera.
Ma la vera e propria svolta è la vittoria della “Stravinskij Competition”, negli Stati Uniti, a soli
tredici anni, cui fanno seguito una serie di vittorie in prestigiosi Concorsi Internazionali: “Gina
Bachauer International Piano Competition” negli Stati Uniti, “Franz Liszt International Piano
Competition” nei Paesi Bassi e “Second China International Piano Competition” di Pechino.
A diciotto anni, infine, YUNDI vince il Primo Premio nell'ambito della “Frédéric Chopin
International Piano Competition” di Varsavia, nell'ottobre del 2000. Con questa vittoria YUNDI
conclude la propria partecipazione ai Concorsi Internazionali di pianoforte, annunciando di non
voler più concorrere.
Attualmente YUNDI è un artista in esclusiva Deutsche Grammophon. Per questa prestigiosissima
etichetta ha inciso, tra l'altro, un album basato sui propri recital su musiche di Chopin, immesso sul
mercato nel maggio 2002. Di pari passo, YUNDI continua il suo perfezionamento musicale in
Germania.
BIGLIETTI
INTERI: Platea € 35,00 – I Galleria € 29,00 – II Galleria € 18,00
III Galleria € 10,00 – Palchi laterali € 14,00

RIDOTTI: Platea € 28,00 – I Galleria € 23,00 – II Galleria € 14,00


(riservato a: Palchettisti, Amici delle Muse, ARCI, UNITRE, giovani fino a 26 anni, studenti
universitari - questi ultimi solo in II Galleria, iscritti ANFN-Associazione Nazionale Famiglie
Numerose, invalidi e disabili – un biglietto omaggio per l’accompagnatore)

RIDOTTI EXTRA: € 6,00 (giovani da 15 a 19 anni in posti predefiniti)

INGRESSO GRATUITO: bambini sotto i 15 anni e studenti dell’Università Politecnica delle


Marche fino ad un numero di 20.

BIGLIETTERIA TEATRO DELLE MUSE


Tel. 071 52525 – Fax 071 52622
boxoffice@teatrodellemuse.org
Lun. – ven. 9.30 – 15.30
Sab. 16.30 – 19.30

INFO
Società Amici della Musica “Guido Michelli”
Via degli Aranci, 2
Tel. – fax: 071/2070119 (9.30-12.30)
info@amicimusica.an.it
www.amicimusica.an.it