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Progetto Ripartenza

Relatori del progetto:


Francesco Leone
Mirco Michelon
Vivien Hewitt
Alessandro Luciano
Nicolò Ceriani

Supervisione:
Domenico Balzani

Indice

1. Premessa
2. Il progetto di Assolirica
3. Le linee guida del progetto
4. Utilizzo del Patrimonio Storico e Archittettonico
5. Ipotesi di Protocollo di Sicurezza Covid-19 per la riapertura dei teatri (a cura di Alessandro
Luciano)
6. Ipotesi di riforma delle modalità operative del teatro dal vivo, Idee per ripartire (a cura di
Nicolò Ceriani)
Premessa

Le riaperture previste nella fase 2 permetteranno a 4milioni di persone di riprende a lavorare, solo
nella prima settimana, più altri milioni di occupati che si approprieranno del sacrosanto diritto al
lavoro nelle settimane prossime. Verranno riaperti gli uffici pubblici, i centri estetici e i
parrucchieri, i luoghi di culto, si permetterà la pratica di sport di gruppo, i negozi di abbigliamento
e infine i ristoranti ed i bar.
A questo punto la domanda che pone Assolirica è la seguente: perché i teatri non possono
riaprire?

Noi chiediamo che venga permesso anche ai lavoratori di ritornare nelle loro aziende artistiche e si
consenta di ritornare a produrre bellezza, arte e cultura.
Gli uomini hanno bisogno di soddisfare i bisogni di spiritualità e quindi ecco la riapertura delle
chiese ma hanno anche bisogno di soddisfare il bisogno di un bene primario come la cultura.

Il Governo tedesco, quello francese e quello spagnolo lo hanno detto a chiare lettere: la cultura è
un bene primario anche in tempo di Corona Virus.
Ci aspettiamo che il Governo italiano faccia lo stesso!
In questi mesi tutti i cittadini hanno imparato a fare le file al supermercato e alle poste, a
rispettare le distanze e le norme igieniche: due mesi di comportamenti coordinati sono più del
tempo necessario all’educazione di un determinato schema comportamentale.
Per questo motivo è lecito pensare che con l’obbligo di frequenti test sierologici agli artisti che non
possono indossare una mascherina per lavorare e con un’organizzazione del lavoro che consenta a
tutti di svolgere la propria professione in sicurezza, si possano soddisfare nuovamente i bisogni del
pubblico, distanziato e ripartito con “logiche sanitarie” in platea e negli altri spazi del teatro.
Pertanto, chiediamo di partecipare al lavoro del Comitato Tecnico Scientifico per stilare entro
tempi brevissimi un regolamento che consenta la riapertura dei Teatri lirici e di prosa in un
tempo che si conti in settimane, non in mesi o in anni.

L'unico rischio che corre lo Stato nel riaprire il teatro è quello di non dover più elargire una parte
ingente di denaro in cassa integrazione e contributi volti al sostegno di molti lavoratori, poiché i
Teatri adesso hanno le somme di denaro necessarie per poter retribuire gli artisti, e lo Stato
potrebbe trarre vantaggio da ogni forma di “risparmio” in questo momento preciso.
L'unico rischio che si corre quindi è per i lavoratori che si assumono un dovere ulteriore, il dovere
della salute. Ciò per poter riacquisire il diritto di lavorare, il diritto all'indipendenza economica, e
una serie di altri diritti strettamente legati alla libertà individuale.
Permetterci di riprendere le prove e le attività senza pubblico immediatamente consentirebbe
un’interruzione della contribuzione da subito e permetterebbe ai teatri di ridurre o evitare del
tutto la restituzione degli abbonamenti già venduti.
C’è anche da considerare che molti teatri si trovano in città a minor rischio di contagio, rispetto ad
altre. I Teatri di Cagliari, Bari, Napoli, Palermo, Roma, Firenze, Bologna, Trieste e Macerata (per
citarne solo alcuni che hanno delle produzioni in contemporanea ogni mese), sono quelli in cui si
correrebbero rischi minori, allorché potrebbe essere molto basso il rischio di una chiusura per
comparsa improvvisa di focolari epidemici. Scongiurata in particolare da alcuni compromessi e
misure virtuose, volte al raggiungimento di un “regime igienico” e di sicurezza difficilmente
raggiunto anche in momenti “salubri” o comunque non compromettenti come quello che stiamo
vivendo in questi mesi.

Chiediamo quindi che ci sia una distinzione tra le varie realtà territoriali che costituisca anche una
sperimentazione di alcune misure di prevenzione che consentirebbero anche di raccogliere
maggiori informazioni sulla sicurezza per le aperture già previste e richieste del Teatro alla Scala a
settembre e dell’Arena di Verona ad agosto; uniche realtà che abbiano risonanza nazionale e
internazionale situate nelle regioni e nelle città che sono tutt’ora centri di contagio molto forti.
Se loro possono programmare per i prossimi mesi è ragionevole pensare che gli altri teatri possano
riprendere a lavorare nelle prossime settimane.
Si possono realizzare le opere programmate in forma semiscenica e con prove a sezione volte a
evitare al massimo gli assembramenti.

Noi artisti dello spettacolo se ci ammaliamo e non lavoriamo non percepiamo la paga dovuta,
perché veniamo retribuiti a performance, allorché temiamo anche il minimo raffreddore. Alla luce
di questa emergenza ci riteniamo responsabili e pronti a mantenere una disciplina tale da prestare
attenzione a tutelare noi stessi e di conseguenza tutti quelli che ci stanno intorno.
Le linee guida del Progetto Ripartenza

Per una specifica progettualità occorre affermare il ruolo dei professionisti nelle iniziative legate
alla ripresa delle attività artistiche, secondo uno schema qui proposto.

Si richiedono specifici protocolli Governo/CoLAP per quattro aree di intervento:


1. sicurezza e norme sanitarie di lotta al COVID-19;
2. ammortizzatori sociali, misure di sostegno, fiscalità;
3. accesso alle tecnologie e pari opportunità per tutti;
4. norme speciali per specificità professionali, soprattutto in relazione alle professioni che
prevedono interazione ravvicinata;

1. Sicurezza e norme sanitarie di lotta COVID-19.

• Si richiedono linee guida e protocolli concordati per specifiche aree professionali, certezza
delle norme e armonizzazione delle norme territoriali: aperture, prassi di sanificazione,
modalità ingresso del pubblico nelle sale e Teatri. Certezza su chi sia il responsabile delle
norme di sicurezza: committente o professionista?
• Si richiede di NON caricare il professionista/artista solista con responsabilità di atti medici
(es. misura temperatura), ma strutturare i livelli di responsabilità.
• Si richiede inoltre facilità di accesso a tamponi e test sierologici per artisti e pubblico specie
per coloro che per la natura del proprio lavoro non possono lavorare con la mascherina.

2. Ammortizzatori sociali, misure di sostegno, fiscalità. È opportuno:

• Il coordinamento di questi contenuti con gli altri gruppi, formando un unico pacchetto di
richieste al Governo.
• Estensione ai professionisti forfetari delle agevolazioni e
deduzioni/detrazioni/finanziamento/ammortizzazione spese sostenute per adeguamenti
normativi.
• Facilitazione economica accesso ed estensione assicurativa Responsabilità Civile
professionale (es. in sessioni a distanza).
• Estensione protezioni previdenziali e malattia per malati Covid.
• Estensione fino 31 dicembre di ammortizzatori e bonus per e calo del lavoro in assenza di
orizzonte temporale certo.
• Certezza del completamento dei contratti professionali e progetti interrotti causa Covid.
• Riduzione/rinvio fiscalità e rinforzo misure di sostegno collegate, togliendo vincoli di
reddito e giornate Enpals per accesso ai bonus.
• Sblocco pagamenti dovuti dalla Pubblica Amministrazione ai professionisti.

3. Accesso alle tecnologie e pari opportunità per tutti.


• Colmare il Digital Divide e promuovere parità di opportunità e accesso alle tecnologie.
• Finanziamenti diretti a fondo perduto per adeguamenti tecnologici per professionisti in
vista dello sviluppo di forme di spettacolo via web. Apertura accesso banda larga,
finanziamento connessioni.
• Apertura accesso ad HUB collettivi /piattaforme tecnologicamente strutturate per attività
professionale e formativa.
• Facilitazione ed orientamento alle competenze sull’apprendimento nel virtuale.

4. Norme speciali per specificità professionali.

• Un tavolo specifico per i lavoratori dello spettacolo che hanno per commitenti i Teatri
sovvenzionati con FUS.
• Partecipazione alla task force ministeriale.
• Affermare il ruolo delle professioni associative nelle iniziative legate alla ripartenza.

Sta prevalendo una visione culturale pericolosa, che confonde il distanziamento spaziale e fisico
con quello sociale. Le professioni di aiuto e promozione sociale (disciplinate dalla legge 4/13) sono
portatrici di competenze per elaborare e realizzare progetti di lotta all’isolamento sociale.
Vogliono quindi usufruire della possibilità di partecipare ai bandi che verranno aperti in tale
materia da una posizione paritetica tra professioni ordinistiche e associative.

Utilizzo del Patrimonio Storico e Archittettonico

Tra le strategie percorribili nel Post-CoVid, Assolirica individua la valorizzazione e l’uso dell'ingente
patrimonio storico italiano di Musei, Parchi nei pressi dei castelli e spazi pubblici urbani. Questi
sono luoghi ideali per la creazione di concerti e rappresentazioni musico-vocali e coreografici
pensati come "site specific" ossia specifici alla location.
Ricordiamo che i luoghi all’aperto sono quelli più adeguati a mantenere il distanziamento sociale.

Il Ministro Franceschini ha parlato della creazione di un canale TV dedicato alla lirica. Questo
potrebbe ospitare sia in streaming dal vivo che in differita le esibizioni site specific. Pensando alle
iniziative già intraprese con successo mondiale negli anni precedenti sarebbe possibile mettere in
programma una serie di film opera sfruttando location "ad hoc" che portino l'attenzione sulle
bellezze d'Italia, nel contempo offrendo agli artisti lirici, agli orchestrali, alle masse corali e ai
ballerini dei teatri condizioni in cui possono lavorare in sicurezza.
Ipotesi di Protocollo di Sicurezza Covid-19 per la riapertura dei
teatri.
A cura di Alessandro Luciano

Il seguente Protocollo di Sicurezza diventa operativo esclusivamente previa accettazione,


individuale e da parte delle Istituzioni, di un fattore di rischio calcolato, necessario ed
indispensabile per l’esercizio del diritto inalienabile al lavoro delle categorie nel presente
documento specificate.

• Dotare ogni teatro o spazio teatrale dove si intende presentare spettacoli dal vivo di
termoscanner che, posizionati all'ingresso del personale, rilevi la temperatura corporea
che, dove superiore ai 37,5°, comporterebbe il divieto di entrata e l’allontanamento del
soggetto.
• Obbligo per tutti i dipendenti, fornitori, ospiti, visitatori di indossare mascherine durante
tutto il periodo di permanenza all'interno del teatro.
• Obbligo per tutti i dipendenti legati al teatro da qualsiasi tipologia contrattuale di effettuare
test sierologico e di presentazione del referto su richiesta.
• Coloro i quali che, per esercitare, svolgere e adempiere le proprie mansioni contrattuali,
non possono indossare le mascherine protettive (Cantanti solisti, Artisti del Coro, Maestri
Collaboratori, Professori d’orchestra delle sezioni dei fiati), devono essere sottoposto a n. 2
tamponi settimanali.
• Disporre (almeno) n.1 sanificazione settimanale di tutti gli ambienti lavorativi.
• Ingresso del pubblico contingentato per settori debitamente e preventivamente suddivisi.
• Tutti gli spettatori dovranno obbligatoriamente indossare la mascherina. Auspicabile
sarebbe che venisse fornita dal teatro – magari insieme con il programma di sala - in modo
da evitare qualsiasi dimenticanza voluta o casuale.
• Fornire il teatro di dispenser di gel disinfettante in misura e quantità necessarie per una
copertura capillare della struttura.
Ipotesi di riforma delle modalità operative del teatro dal vivo
Idee per ripartire
A cura di Nicolò Ceriani

Introduzione

In tempi di pandemie virali estese e ipoteticamente ricorrenti è assolutamente necessario attivarsi


(considerando obbligatorio mantenere in vita una delle manifestazioni pubbliche più antiche della
storia: il Teatro) per reinventare modalità di produzione e di ricezione di spettacoli teatrali dal
vivo.
Questa ipotesi di riforma di una modalità specifica del teatro lirico e di prosa dal vivo vale solo nel
caso in cui non ci sia alcuna possibilità per il pubblico pagante di entrare in sala ma sia invece
consentito l’accesso al palcoscenico, in un periodo considerato intermedio di sicurezza, a tutte le
masse artistiche (Orchestra, Coro, attori, solisti, macchinisti, attrezzisti, comparse, mimi, ballerini,
maestri sostituti, sarte) anche se ridotte nel numero (magari alternate nelle esecuzioni) e
opportunamente sistemate e dislocate tra il palcoscenico e la platea.

La proposta nasce certamente dall’ipotesi che a breve si potrebbero alternare periodi di fruizione
di uno spettacolo teatrale dal vivo a tutti gli effetti, come si è fatto fino ad ora, ad altri in cui
l’accesso in sala per il pubblico abbonato o pagante giornaliero sia interdetto per motivi di
sicurezza sanitaria;
ma si estende comunque quale proposta integrativa per qualsiasi forma di abbonamento futuro,
che serva sì da integrazione all’ipotetica mancanza di fruizione diretta, ma anche come bonus
aggiuntivo di conoscenza con visione multimediale su schermo (anche in caso ad esempio di
malattia personale individuale)

Non è certo un’ipotesi remota che almeno per i prossimi tre anni ci si ritrovi in situazioni di nuove
momentanee emergenze sanitarie e lavorative (anche se probabilmente non così estese come
quelle drammaticamente attuali) ed è obbligo di tutte le istituzioni preposte, Fondazioni, Enti di
tradizione e Teatri Stabili, attrezzarsi in qualsiasi modo per evitare di rinunciare a programmare gli
spettacoli e le sue relative stagioni, certe, con le nuove modalità previste, che non si addiverrebbe
più alla perdita dei titoli programmati.

Si tratta di fare di necessità virtù, forti della certezza che il pubblico per primo capirebbe
l’imperfezione di queste soluzioni emergenziali, e non si soffermerebbe sulle evidenti differenze
che si verrebbero a creare tra la specificità ontologica dello spettacolo dal vivo, (che per una serie
di caratteristiche note è evento irripetibile ed insostituibile, dove il contatto diretto è
imprescindibile, assieme all’occhio di ogni singolo spettatore che decide cosa e dove guardare, e
l’orecchio individuale di ognuno, che seleziona anche cosa e come ascoltare), ed una sorta di
riproposizione meccanica di un evento che ha la sua regia obbligata ed il suono riprodotto
attraverso un filtro di passaggio tecnologico.
Ma la necessità potrebbe essere comunque foriera di nuove virtù, se nel frattempo si
individuassero e si sperimentassero, grazie all’emergenza, nuove tecnologie e, perché no, nuove
possibilità di conoscenza integrata.

Modalità operative

Basta da subito con gli archivi on line

È evidente a chiunque che entro breve gli archivi video di un qualsiasi Teatro italiano, europeo,
asiatico od americano, si esauriranno e nessuno sarà più interessato a vedersi per l’ennesima volta
sul tablet o a casa sul megaschermo la Carmen di Bieito o il Rigoletto di Miller, La Cenerentola di
Michieletto o la Traviata di Zeffirelli. E questo vale per la lirica come per la prosa ed il Concertismo
sinfonico.
È se anche è indubbio che ogni appassionato dell’arte teatrale e/o musicale, dagli inizi del
Novecento in poi si è abituato a collezionare e possedere archivi di edizioni storiche di esecuzioni a
lui care, e che le stesse, nel corso di una vita di studi e di ascolti, saranno state fruite più volte
all’occorrenza, questo sarà avvenuto sempre in prospettiva di un confronto con le esecuzioni
FUTURE.

(Se non c’è più la possibilità di un raffronto operativo con l’oggi, l’interesse scema e si trasforma in
archeologia. Infatti nessuno costruisce più edifici come il Partenone dove, al massimo, ognuno di
noi potrebbe decidere di recarsi una volta nella vita per ammirarlo di persona, ma dove questo, di
certo, non rappresenterà più, come per la civiltà periclea, il centro luminoso della vita sociale né di
quella spirituale.)

Il lato positivo però della riproposizione massiccia attuale di opere in video sta nel fatto che
l’utente medio si è abbastanza assuefatto all’idea della fruizione da casa, dove, più passa il tempo,
più questa sembra normale ed accettabile.

Perché quindi non proporla nel pacchetto d’abbonamento come alternativa all’ascolto dal vivo,
qualora questo sia impossibile da realizzare per i motivi di un’eventuale emergenza sanitaria
descritta nell’introduzione?

Ma anche come alternativa, qualora una recita cada proprio in un momento in cui o per improvvisi
obblighi di lavoro si fosse impossibilitati ad essere presenti in città, od una lieve malattia
individuale lo impedisse o un forte maltempo improvviso facesse desistere dall’uscire. Quanti
biglietti di abbonati non utilizzati finora sono rimasti invenduti per situazioni simili?

Ed ecco che potrebbero (con le modalità descritte a seguire) diventare abbonati anche pubblici
assai più numerosi di quelli che riempirebbero per capienza il Teatro di ogni singola città, i quali
oltre ad avere l’abbonamento fisico e reale, ad esempio, su Milano, se desiderosi, potrebbero
avere l’abbonamento solo video sulle recite di un tal turno specifico pure su Palermo o Venezia.

Cos’è un abbonamento di Teatro video on line?


È la possibilità di accedere, tramite una piattaforma dedicata del Teatro (non dissimile di quelle su
cui ora le singole Fondazioni mandano generosamente in onda i loro spettacoli d’archivio) con
codice e password, alla propria serata in abbonamento (e solo a quella) guardandola da casa, allo
stesso modo in cui si legge un giornale on line con un abbonamento comprensivo di più opzioni:
archivio storico, supplementi letterari o medici e così via. Se l’ipotetico abbonato poi desiderasse
vedere uno spettacolo con l’ipotetica compagnia alternativa o rivedere quella stessa compagnia in
un’altra recita (qualora queste si facessero con compagnia a Teatro chiuso), dovrebbe comperare
nuovi biglietti come se andasse al botteghino, e gli verrebbe consegnato in quel caso un nuovo
codice con nuova password dedicata.

I nuovi abbonamenti

Da ora in poi si potrebbero ipotizzare tre diverse modalità di abbonamenti (che a breve però
diverrebbero solo due):
• una per gli irriducibili, che non accetterebbero mai di guardare lo spettacolo su uno
schermo e non a Teatro (e sarebbe un abbonamento, visti i rischi futuri nel medio
termine, di non vederne tanti in una stagione, di costo intermedio e destinato ad una
rapida estinzione);
• una, a prezzo pieno, per il grosso del pubblico della città che, pur abbonandosi alla
Stagione teatrale per tutti gli spettacoli in Sala, acconsentirebbe all’eventuale fruizione
di qualche singolo spettacolo non dal vivo, per evitare di perderlo, non pretendendo
nulla da parte del Teatro per la restituzione della serata teatrale non usufruita in Sala.
• una, a prezzo ridotto, per la visione degli spettacoli interamente su tablet o schermo on
line (e questo sarebbe dedicato per lo più ad un pubblico non raggiungibile sulla piazza
o in provincia, ma distante dal punto di vista chilometrico, e quindi potenzialmente
internazionale)

Quali i vantaggi

La visione su schermo di uno spettacolo dal vivo presenta moltissime penalizzazioni per chi è un
autentico appassionato di Teatro (come già accennato nell’introduzione) e quindi l’alternativa
necessaria dovrà essere ricca di nuovi contenuti: per offrirli i Teatri si dovranno dotare di eccellenti
squadre di tecnici informatici, di esperti nell’audio video e di storici ed archivisti competenti

Questi contenuti saranno sempre visitabili anche ad esecuzione conclusa in visione diretta (con la
password si potrà sempre rivedere la serata) e passo per passo, si potranno scoprire molteplici
aspetti della composizione appena eseguita: storia dell’opera, libretto o traduzione in simultanea,
curiosità aneddotiche della composizione e storia comparata della prassi esecutiva precedente,
partitura o spartito da seguire in contemporanea alla visione in un PIP dello schermo e, segnalato
attraverso dei segni grafici, la possibilità di rivedere molte prove dello stesso allestimento in
backstage, comparate con l’atto esecutivo.

Tutto ciò costituirà materiale didattico da vendere alle scuole, verso le quali ci dovrà essere un
pacchetto di abbonamento dedicato solo ai contenuti esterni, accorpati per l’occasione, in vista
anche di una futura visione diretta.
Come avviene la registrazione

In realtà, al di là dell’emergenza, ci dovrebbe essere una concessione da parte degli esecutori alle
riprese, ben compensata, in un nuovo protocollo d'intesa per ogni contratto con le Fondazioni
liriche italiane proposto in separata sede da Assolirica, foriera di vantaggi descritti
successivamente e si dovrà sempre dedicare una delle prove canoniche (che prima venivano
aperte al pubblico) alla registrazione dello spettacolo, anche in tempi tranquilli, pur avendo in
previsione di fare dal vivo tutte le serate.

Nei casi invece di incipiente emergenza la registrazione dovrebbe avvenire con modalità che di
volta in volta si chiariranno e che verranno stabilite da un protocollo nazionale accettato da tutti i
Teatri, suggerito da staff medico sanitari, e che solo sommariamente si potrebbero descrivere così:
- l’orchestra in buca, altrimenti a distanza di sicurezza in platea
- Il coro (ridotto se necessario) distanziato quanto serve, interno o preregistrato
- la regia ridotta al minimo e pochi mimi o comparse
- solisti mai troppo vicini

Quali i vantaggi per i solisti

L’esecutore non dovrà da ora in poi perdere alcun compenso per recite non eseguite, sia
ovviamente che le faccia ogni sera con pubblico pagante in sala, sia che le faccia ogni sera senza
pubblico pagante in sala ma solo connesso sia che sia impossibilitato a farle per motivi sanitari, in
quanto la registrazione effettuata prima della prima, varrebbe come garanzia di una
riproposizione dello stesso a tutti gli abbonati.

L’eccezionalità di questo compenso cumulativo di quest’unica eventuale recita a porte chiuse e poi
più volte riproposta a diversi turni di abbonamento, insieme ad una nuova forma contrattualistica
che preveda un compenso aggiuntivo alla necessità di essere sempre ripresi (anche in alcune fasi
delle prove) lo ricompenserebbe degli abbonamenti fuori sede (nazionali ed internazionali) che il
Teatro riceverebbe, e per i quali non sarebbe facile equiparare un compenso.

Conclusione

È vero che da sempre nella Storia ci sono stati eventi che hanno spezzato totalmente gli equilibri
del mondo presente per riformarlo e costringerlo ad inventarsi parametri nuovi su una prospettiva
di vita diversa e futura, e che intere civiltà sono state spazzate via all’improvviso (spesso per cause
ancora ignote agli storici): dai Moche del Perù alla civiltà minoica, dai Khmer della penisola
indonesiana agli Olmechi in Messico, dai Rapa Nui agli Etruschi, dagli Shardana ed i popoli del
mare ai Maya;
ma una cosa è certa: mai, fino ad ora, un’attività artistica così pervasiva tra tutte le civiltà - il
Teatro - è stata spazzata via dalla storia, ma si è solo ripresentata tutt’al più in forme sempre più
estese e complesse.

Oggi potremmo essere difronte ad un bivio:


rinunciare per sempre ad una delle cose che più di altre caratterizza il nostro essere umani: il
Teatro (distinti per questo dal resto del mondo animale: mai si è sentito un leone suonare la lira, o
un cerbiatto recitare Callimaco) e dapprima far perdere il lavoro ad un’intera categoria di
professionisti estesa in tutto il mondo, successivamente farne perdere la conoscenza tecnica dello
stesso per arrivare infine all’impossibilità di trasmetterlo alle generazioni future, arrivando in
breve, a causa dell’inerzia delle decisioni politiche e della mancanza di progettazione, alla perdita
totale della memoria della sua esistenza,

Riformarlo ancora una volta ed adattarlo alle nostre nuove vite future.
Questa non è altro che una prima idea.
Chi si muoverà per primo forse sopravviverà