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Collège Sismondi

Gruppo di italiano

Marco LODOLI
Margherita
(Einaudi, Torino, 2003)

Fin da bambina Margherita ha capito che i pensieri rendono piu triste la vita:
forse per via del nome che porta e di quel gioco stupido, m'ama non m'ama, che
strappa via i petali del fiore. Alla fine c'è una certezza, ma non c'è piu la
margherita, solo un bottoncino giallo e desolato. Allora è meglio non pensare,
non avere i dubbi che rubano la bellezza, meglio attendere che le storie si
risolvano da sole come nelle canzoni.
Ha camminato a lungo per la città, stamattina, è tanto che mancava da Roma
e voleva vedere se le cose erano ancora lì dove le aveva lasciate. È stata a
Fontana di Trevi e a Piazza di Spagna, come una giapponesina beneducata, e a
via Condotti è entrata nelle boutique piu ricche per sentirsi trattare con
gentilezza dai commessi. Le hanno mostrato stivaletti che valevano milioni e un
orologio che costava quanto una piccola casa con giardino. Se l'è messo al polso
per vedere se segnava l'ora della felicità, ed era solo un'ora del tempo che passa.
Un arabo che parlava dieci lingue le regalò un orologio ancora piu prezioso, un
gioiello con il tempo chiuso dentro, e un giorno glielo aveva ripreso perché gli
affari giravano male e anche l'amore s'era fermato. Ora Margherita non porta più
orologi, a trentatré anni le lancette sono un gorgo e la vita che era un mare è un
lavandino. Nella spazzola stamattina c'era un filo grigio di malinconia.
Ha camminato tanto per le vie del centro e poi, un passo dopo l'altro, s'è
trovata piu in là, dove i turisti non arrivano e le cose sono così semplici che fanno
male. Sulla Nomentana mancavano molti platani e la strada sembrava piu larga,
un luogo senza ripari, dove anche da lontano si vede chi è solo e avanza a caso.
Allora Margherita ha svoltato dentro villa Paganini e giu per via delle Alpi, fino al
cerchio perfetto di piazza Caprera. Da lì si vede bene la schiena bianca del Giulio
Cesare, il liceo che ha frequentato da ragazza, quando bisognava ancora
imparare tutto. A Margherita interessava solo l'amore, Dante e Catullo, ma
soprattutto Mirko, che aveva i capelli lunghi sulle spalle, occhi primaverili, che
camminava come un artista e faceva bellissimi discorsi da matto. Per Margherita
lui scriveva canzoni difficili da cantare, senza rime e senza ritornello, un
saliscendi di note e di parole strane che la mettevano quasi in imbarazzo.
Margherita ricorda ancora una strofa: «Sei la regina e la ruggine, la principessa e
il principio della fine». Dopo l'amore lui le si accucciava addosso e piangeva,
oppure le leccava le dita come un cane. Era fuoco e lacrime, un vortice che
faceva sentire importante Margherita e le lasciava addosso una pena simile a una
sporcizia. Finita la scuola, Mirko cominciò a bere perché nessuno voleva incidere
le sue canzoni impossibili, chiamava le case discografiche, bussava, supplicava e
le porte rimanevano chiuse, neanche une spiraglio, allora beveva, si spezzava
come il vetro di una piccola finestra e diventava tagliente, cattivo. Margherita
provava a rincuorarlo, gli faceva i discorsi della pazienza e dell'attesa, i discorsi
dell'amore, ma non bastava mai, anzi, era peggio, Mirko le rispondeva coi denti
stretti, versi e parole da animale ferito, e poi la dimenticava, si buttava sul letto,
la testa ficcata sotto il cuscino, dormiva un giorno intero. Lei restava seduta sul
bordo a guardarlo, provava tenerezza per quel ragazzo, le dava pena il suo
torace magro, tutte quelle costole sporgenti la facevano pensare alle mucche
indiane. «Io non voglio essere un fallito», diceva Mirko e riprendeva il giro delle
telefonate piagnucolose e dei rifiuti. «Scrivi un'altra canzone, che si possa
cantare in motorino, una di quelle che non si riescono a dimenticare», gli
suggeriva Margherita, e lui prima la fissava con schifo, le gridava il suo
disprezzo, buttava le sedie per aria, stracciava i libri, e poi si inginocchiava
chiedendo perdono, a lei, al mondo, a chiunque. Una volta prese dieci lumache,
le poggiò sul davanzale e le schiacciò una a una con il martello: «Così! fanno con
le mie canzoni». E una notte spaccò la chitarra a calci, prese a schiaffi Marghenta
che gli diceva stai calmo, tu sei un genio, presto ti capiranno, e tutto finì. L'ha
rivisto qualche anno fa in televisione. Era ingrassato, aveva una giacca d'
argento, teneva i capelli radi legati in un codino. Ritirava un premio per la musica
di una pubblicità, sorrideva e ringraziava con tanti leggeri inchini.
Ecco, Margherita è arrivata a piazza Caprera: sotto il piccolo portico il bar
degli studenti esiste ancora, è aperto e Margherita si siede a un tavolino. Poggia
le mani sulla superficie di metallo e la sente fresca come l'acqua di una sorgente.
Mirko è stato il primo, il grande amore, dopo ce ne sono stati tanti altri e si
somigliavano tutti. Erano uomini straordinari, la conquistavano con parole che
erano falò e con gesti impressionanti. Un regista d'avanguardia, bello come un
angelo, una notte le fece trovare davanti a casa i re magi carichi di doni, e
pastori con i cani e le pecore vere, donne con le anfore sulla testa, stelline di
mille colori, tese da lampione a lampione, che sprizzavano luce a intervalli, e
sopra al portone un'immensa stella cometa. «Sei apparsa nella mia vita per
salvarmi», le disse con un sorriso carico di malinconia e di fascino, e Margherita
si fidò del suo amore. Fu una storia di psicofarmaci e crepe che si spalancavano
all'improvviso e risucchiavano ogni cosa nel nero della depressione. Lui parlava
solo di quanto facesse schifo la vita, giocava con le parole e aveva altre due
donne. «Potremmo fare un figlio, forse ci aiuterebbe ad andare avanti», disse
una mattina Margherita, che già era incinta di tre mesi. Il regista scoppiò a ridere
come non aveva mai fatto in tutti quegli anni, con una voce acuta da ragazzino, e
il giorno dopo Margherita era da sola all'ospedale ad abortire. Poi arrivò il
giornalista di Washington, due stagioni d'America e di cocaina, e poi il giocatore
di poker, e l'arabo e gli alberghi di lusso, farfalle dalle ali grandi e colorate, deboli
insetti che pungevano la rosa e non sapevano difenderla.
- Un caffè e un bicchier d'acqua, - ordina Margherita al cameriere che è poco
piu di un bambino perso in una giacca bianca.
Mi piaceva venire qui il pomeriggio a leggere quei romanzi dove tutto è
importante e la vita cresce come un incendio.
Mi piaceva anche che i ragazzi piu grandi del Giulio Cesare m'interrompessero
con le loro battute e le moto impennate, che facessero gli scemi per me. Mi
dicevano piano sei la più bella, dammi un bacio e ti porterò in cima al mondo.
Fatti toccare il seno, fammi felice e vedrai che vita da sogno. Ora la sera arrossa
le facciate delle villette e il grande caldo sembra passato. In mezzo alla piazza
corre veloce un cane con il pelo mangiato dalla rogna, e lentamente scivola via
una coppia di anziani che si tengono per mano.
- Ecco l'acqua e il suo caffè, signora.
Nessuno mai l'aveva chiamata cosi, quella parola è una pietra rotolata per
sempre sopra al cuore. È strano, però, pensava che fosse piu pesante, piu
dolorosa. Le cose cambiano e cambiano anche i nomi, diventano semplici, quasi
non tremano piu per la paura.
Un uomo è seduto al tavolino accanto, legge il giornale adesso che è sera e
tutto sembra accaduto secoli fa, morto e sepolto. Attorno all'altissimo lampione
piantato nel centro di piazza Caprera volano le rondini, salgono nel cielo che poco
a poco si svuota di luce e tornano a sfiorare quel palo fermo. Lo sguardo di
Margherita s'inclina per un attimo verso l'uomo al tavolino: le mani che reggono
il giornale sono tozze e pelose, le unghie larghe, il rossa della maglietta stringe
un torace massiccio, sulle tempie c'è del bianco. Basta, Margherita distoglie lo
sguardo, dimentica. Dalla borsa estrae un romanzo d'amore comprato
all'aeroporto di Londra o di Parigi, legge le prime righe, le ultime, poi sotto al
pollice fa scorrere veloci le pagine.
- Fa caldo, eh? - dice l'uomo ripiegando con cura il giornale.
- Abbastanza.
- Sarà un' estate tremenda.
Margherita guarda di nuovo quel tipo e le sembra molto piu vecchio di un
attimo fa, un uomo di quarant' anni almeno. Ora vorrà attaccare discorso, pensa
Margherita, e io non ne ho voglia, non lo trovo per nulla attraente, non mi piac -
ciono i suoi sandali, le sue mani grosse, io sono ancora una ragazza, ho gambe
belle per correre nel mondo e farmi corteggiare da giovani pieni di talento. Nella
mente le frasi si alzano come una diga, ferro e cemento, ma dietro a loro un'on-
da s'alza ancora di più, preme. Margherita vorrebbe dire ormai io sono una
straniera in questa città, è da una vita che manco, ho visto luoghi che lei
neanche s'immagina, il Gange, la suite dell'hotel Plaza a New York, i lofts dei
pittori a Berlino, mi lasci in pace, la prego. Vorrebbe dire tante cose, ma sta
zitta, perché lo sa, lo sa benissimo che quell'uomo sarà suo marito, e nel petto
prova dolore e gioia, ma più dolore.
- Insegno scienze qui alle scuole medie, - dice l'uomo e sorride con un sorriso
buono. - Posso offrirle un bicchiere di vino?
- Grazie, - dice Margherita trattenendo le lacrime. Nella piazza non ci sono piu
rondini, solo quel lampione che ora s'è acceso e tiene lontano il buio.

1. Margherita la mattina ha fatto shopping


2. Margherita amava le canzoni di Mirko
3. Mirko cominciò a bere perché voleva avere successo
4. Gli uomini di Margherita erano molto responsabili
5. L’uomo che incontra al bar è simile agli uomini del suo passato

Perché secondo Margherità i dubbi rubano la bellezza?


Perché Margherita non porta più gli orologi?
Mirko è riuscito ad avere successo con le sue canzoni?
Margherita definisce i suoi uomini: “farfalle dalle ali grandi e colorate, deboli
insetti che pungevano la rosa e non sapevano difenderla”. Che significa, secondo
te?
Quale parola è “una pietra rotolata per sempre sopra al cuore”? Perché
Margherita la definisce così?
Che significa, secondo te, questa parte? Perché Margherita dice che sposerà
un uomo che non trova attraente?

Margherita guarda di nuovo quel tipo e le sembra molto piu vecchio di un


attimo fa, un uomo di quarant' anni almeno. Ora vorrà attaccare discorso, pensa
Margherita, e io non ne ho voglia, non lo trovo per nulla attraente, non mi piac -
ciono i suoi sandali, le sue mani grosse, io sono ancora una ragazza, ho gambe
belle per correre nel mondo e farmi corteggiare da giovani pieni di talento. Nella
mente le frasi si alzano come una diga, ferro e cemento, ma dietro a loro un'on-
da s'alza ancora di più, preme. Margherita vorrebbe dire ormai io sono una
straniera in questa città, è da una vita che manco, ho visto luoghi che lei
neanche s'immagina, il Gange, la suite dell'hotel Plaza a New York, i lofts dei
pittori a Berlino, mi lasci in pace, la prego. Vorrebbe dire tante cose, ma sta
zitta, perché lo sa, lo sa benissimo che quell'uomo sarà suo marito, e nel petto
prova dolore e gioia, ma più dolore.

Cosa rappresentano, secondo te, il lampione e le rondini?

Attorno all'altissimo lampione piantato nel centro di piazza Caprera volano le


rondini, salgono nel cielo che poco a poco si svuota di luce e tornano a sfiorare
quel palo fermo

Nella piazza non ci sono piu rondini, solo quel lampione che ora s'è acceso e
tiene lontano il buio.