Sei sulla pagina 1di 7

IL SITAR

Tecnica fondamentale

INDICE :

1 - Cenni storici

2 - Lo strumento

3 - L’accordatura

4 - L’impostazione

5 - La notazione musicale indiana

6 - Gli esercizi

7 - Tecniche avanzate

8 - La musica indiana

9 - Cura dello strumento

10-Alcuni consigli per l’acquisto di un sitar

CENNI STORICI.
_________________

Nel 13° secolo viveva nella corte del sultano Allauddin Khilji, uno straordinario personaggio, Amir
Khusrau.
Persiano di origine, ma nato e cresciuto in india, Amir khusrau era molto famoso per il suo
straordinario talento sia come cantante e strumentista che come poeta e inventore.
Di lui si dice che potesse riprodurre perfettamente qualsiasi suono o verso.
Durante il periodo che rimase alla corte di A.Khilji in qualità di cantante e spesso anche come
consigliere di stato, sviluppò e diffuse varie tecniche e stili canori, inventò differenti ragas, alcuni
dei quali ancora in uso oggi e apportò anche numerose modifiche a molti strumenti musicali.
Alcuni studiosi fanno risalire a lui l’invenzione del sitar, essi ritengono che abbia unito le
caratteristiche del tamburo persiano e della vina indiana, dando origine al “seh tar”( dal persiano seh
che significa tre, e tar che significa corde), altri ritengono che il sitar esistesse già da lungo tempo
prima di A.khusrau.
Comunque sia è documentato il fatto che sia stato lui a stabilire la disposizione delle corde ribaltata
rispetto a quella della vina, che è la stessa che si usa oggi, e ad inserire i capotasti mobili,
eliminando quindi alcuni capotasti, rendendo quindi la tastiera dello strumento più veloce.

LO STRUMENTO.
__________________

A differenza della chitarra che è nata come strumento armonico, con il compito cioè di
accompagnare melodie e si è poi affermata con il tempo anche come strumento melodico, il sitar è
rimasto attraverso i secoli fino ai giorni nostri uno strumento essenzialmente melodico, quasi al pari
dei nostri strumenti a fiato.
Ad alcuni può “suonare”strano il fatto che in India nessun musicista abbia mai pensato di sviluppare
una tecnica armonica su di uno strumento con circa 20 corde, ma non poteva che essere così visto
che la differenza sostanziale tra la musica classica indiana e quella occidentale sta nel fatto che la
musica classica indiana è priva dell’elemento armonico.
Questa considerazione è fondamentale per capire le caratteristiche dello strumento, l’accordatura, i
suoi limiti e l’approccio “corretto”.
Il sitar è quindi uno strumento melodico anche se è classificabile nella famiglia dei liuti a manico
lungo.
Monta 6 o 7 corde principali e 11 o 13 corde che risuonano per simpatia chiamate taraf.
Il numero delle corde principali dipende dal modello del sitar ( il modello del sitar dipende a quale
scuola il sitar si rifà, vedi il capitolo “l accordatura”), mentre il numero delle corde di risonanza
taraf dipende in parte dalle dimensioni del sitar, comunque non è rilevante ai fini dell’esecuzione
visto che i taraf hanno la funzione di risuonare solo per simpatia .
La struttura dello strumento è condizionata dalla tecnica del “mind”, ovvero la tecnica di tirare la
corda lateralmente( bending per i chitarristi), che normalmente raggiunge intervalli di quinta giusta,
ma può essere anche maggiore ( più il manico è largo e maggiore è l’escursione del mind ).
Il manico è composto da due parti, una scavata su cui vengono praticati i fori passanti per i bischeri,
e una leggermente concava che viene incollata sulla prima parte chiudendola.
Il manico viene poi unito alla cassa armonica che è formata da una zucca tagliata e chiusa da una
tavola armonica di legno.
Sulla tavola armonica vengono poi fissati due ponti di corno( i più pregiati) o di osso, uno piccolo
per le corde di risonanza e uno grande per le corde principali.
All’estremità del manico viene fissato il capotasto fisso di osso, e vengono legati con un filo di
nilon 20 capotasti mobili di acciaio.
Alcuni modelli inoltre montano all’estremità superiore un’altra zucca avente funzione di cassa
armonica supplementare.
Su di alcuni modelli sul 13 capotasto mobile circa viene legato un ferretto a forma di doppio gancio,
che ha il compito di bloccare la risonanza delle due corde più gravi ( il sol e il do ) quando non
vengono usate.
L’ACCORDATURA

Fino a pochi anni fa non era possibile dire quale fosse l’accordatura standard del sitar, e nemmeno
quale fosse la “tonica” ( suono fondamentale) dello strumento perché le dimensioni dei sitar non
erano fisse come per la chitarra in occidente.
Le dimensioni del sitar erano determinate dal costruttore probabilmente anche in base alla zucca e
ai legni che aveva a disposizione per costruirlo.
Inoltre in India non esisteva il concetto del diapason assoluto ( ovvero la possibilità di intonare le
note sempre con le stesse frequenze indi con lo stesso suono ) ,di conseguenza ogni cantante
cercava la propria tonica, quella che più si prestava alle proprie esigenze tecniche ed emotive così
come ogni strumentista cercava la tonica più consona al proprio strumento.
Oggi questa realtà si sta perdendo.
Con la dominazione inglese è arrivato anche l’armonium che ha un intonazione più o meno fissa, ed
è entrato a far parte degli strumenti tradizionali indiani; con l’avvento della tecnologia si sono
diffuse le tabla elettroniche ( molto utili per studiare ); le dimensioni dei sitar si sono più o meno
omologate e di conseguenza anche il diapason si è assestato prevalentemente sul do diesis, mentre
prima la tonica variava tra il si bemolle per gli strumenti più grandi al re diesis per quelli più
piccoli.
Per quanto riguarda l’accordatura vera e propria dello strumento bisogna sapere che in India vi sono
due distinte “scuole” musicali: quella induista che si rifà alle antiche tradizioni vediche, e quella
musulmana, collegato alla musica di corte tardo-medievale.
I capiscuola del ramo induista sono il defunto maestro Nikhil Banarjee ,e il più famoso e tutt’ora
vivente maestro Ravi Shankar, mentre il caposcuola del ramo musulmano è il maestro Vilajat Khan.
Per motivi funzionali all’esecuzione del loro “genere”, N.Banarje e R.Shankar utilizzavano
accordature differenti.
Ravi Shankar è stato il primo maestro indiano a far conoscere il sitar e la musica classica indiana in
occidente. Esso è divenuto popolare negli anni 50 per aver collaborato con il famosissimo violinista
e direttore d’orchestra Yehudi Menuhin e successivamente negli anni 60 per essere stato il maestro
di Gorge Herrison il famosissimo chitarrista dei Beatles che per primo inserì il sitar in alcuni
celebri brani, per aver suonato a Woodstock, e per aver suonato con i più famosi musicisti di tutti i
generi musicali.
L’accordatura più usata è quindi quella usata da Ravi Shankar, che è la stessa che usava il maestro
N.Banarjee .
Questa accordatura ha il pregio di dare allo strumento la possibilità di avere una maggiore
estensione verso i suoni gravi.

Accordatura adottata da N.Banarjee e R.Shankar.


Corde principali Nota

1 fa diesis
2 do diesis _____________________________________________
3 sol diesis _____________________________________________
4 do diesis _____________________________________________
5 sol diesis _____________________________________________
6 do diesis _____________________________________________
7 do diesis

Occorre precisare che il maestro Ravi Shankar ha apportato una modifica a questa accordatura.
Dato che lui utilizza molto la quarta corda anche melodicamente, spesso elimina la quinta corda il
sol diesis (cicari), che ostacolerebbe il fraseggio sulla corda più grave .

Accordatura adottata da Vilayat Khan.

Corde principali Nota

1 fa diesis
2 do diesis _____________________________________________
3 re,omi,ofa diesis * _____________________________________________
4 sol diesis _____________________________________________
5 do diesis _____________________________________________
6 do diesis _____________________________________________

* a seconda del raga suonato.


Esiste un’altra accordatura anch’essa molto usata , sviluppatasi a Delhi, che è una via di mezzo tra
le due.

Accordatura scuola di Delhi

Corde principali Nota

1 fa diesis
2 do diesis _____________________________________________
3 sol diesis _____________________________________________
4 re,o mi, o fa diesis* _____________________________________________
5 sol diesis _____________________________________________
6 do diesis _____________________________________________
7 do diesis

* a seconda del raga suonato.

La prima delle corde principali è in acciaio ed è la più importante in quanto è su di essa che si
condensa la maggior parte del lavoro melodico dello strumentista, è l’unica corda che viene
utilizzata lungo tutta la tastiera che ha un estensione di due ottave.
La seconda è in una lega di bronzo e viene suonata sopratutto a vuoto assieme alla prima , viene
spesso impiegata melodicamente ma solamente nella prima parte della tastiera fino al quinto
capotasto.
La terza è in ottone e non viene impigata spesso nelle melodie.
La quarta è la più grossa anch’essa in ottone e viene usata quasi sempre a vuoto come bordone,
La quinta unita alla sesta e alla settima sono chiamate “cicari”, ed hanno una funzione ritmica
importantissima, la mano destra le suona alternativamente alla prima corda con varie combinazioni
ritmiche a volte velocissime.

Corde di risonanza “taraf”

Le corde di risonanza (taraf) sono tutte in acciaio e possono essere accordate in vari modi a seconda
del” raga “che si intende suonare e della sonorità dello strumento e del gusto del musicista.
Esse hanno solo il compito di creare un riverbero naturale che arricchisce il timbro dello strumento,
non vengono mai utilizzate direttamente, ovvero per ottenere qualche effetto particolare che
comunque non è importante ai fini dell’esecuzione del “raga”.
Possibili e consuete accordature dei taraf :

1, do diesis-2, si diesis- 3, do diesis- 4, de diesis- 5, e diesis- 6, fa diesis- 7 sol diesis- 8 sol diesis- 9
la diesis- 10, si diesis- 11, do diesis-12 do, diesis-13, re diesis.

OPPURE

1, do diesis – 2, si diesis - 3, do diesis – 4, re diesis – 5, mi diesis- 6, fa diesis- 7 sol diesis- 8, la


diesis- 9 si diesis- 10 do diesis- 11, re diesis- 12 mi diesis – 13 fa diesis.

ANCHE

1, do diesis – 2, si diesis – 3, do diesis – 4, de diesis – 5, mi diesis – 6, mi diesis – 7, fa diesis – 8,


sol diesis – 9, sol diesis – 10, la diesis – 11, si diesis – 12 do diesis – 13 do diesis.

________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________

Potrebbero piacerti anche